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LA MIA META

1. La via verso ovest

di G ianluigi Gi Longar Salvi


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LA MIA META (web) La via verso ovest


...allora, io ero l, sulla pi alta delle montagne, e tutto intorno a me c'era l'intero cerchio del mondo. E mentre ero l, vidi pi di ci che posso dire e capii pi di quanto vidi; perch stavo guardando in maniera sacra la forma spirituale di ogni cosa, e la forma di tutte le cose che, tutte insieme, sono un solo essere. E io dico che il sacro cerchio del mio popolo era uno dei tanti che formarono un unico grande cerchio, largo come la luce del giorno e delle stelle, e nel centro crebbe un albero fiorito a riparo di tutti i figli di un'unica madre e di un unico padre. E io vidi che era sacro E il mondo dovunque. Alce Nero (Hehaka Sapa) Foto di copertina: Luglio 1984, da Genova a Halifax, Nuova Scozia, Canada su un C-130 Hercules (Fonte immagine: www.fas.org). Tag: clay casati, gianluigi salvi, halifax, la mia meta, longarello, praino, longar salvi, lupi, travel,viaggi usa e canada,vecchio sciamano, clark fork, Hastag: #praino, #travel, #ClarkFork, #sciamano, #usa, #canada, #Longarello,

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In Memoria del mio grande amico Mario compagno dinfanzia e di arrampicata, scomparso prematuramente in parete. Che il suo Spirito libero possa sempre proteggermi e spingermi a raccontare la nostra vita, chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.

Sommario
Prologo: Il Battesimo .............................................. 1 Capitolo 1 Le prime Esplorazioni .............................. 6 Capitolo 2 Volo da Milano ad Halifax NS Canada ............. 9 Capitolo 3 La via verso l'Ovest ................................ 15 Capitolo 4 Il vecchio Sciamano ............................... 19 Capitolo 5 Notte nella Foresta ................................ 24 Capitolo 6 Lupi .................................................. 31 Capitolo 7 Clark Fork ........................................... 37 Capitolo 8 Lavorare in Distilleria ............................. 42 Capitolo 9 Notte con Carol .................................... 49 Capitolo 10 Arrivo a Seattle ................................... 52 LAutore ........................................................... 63

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Indice analitico
A
Alberta; 32 anni psichedelici; 7 CCCP; 7 Depeche Mode; 7 Sex Pistols; 7 Anziano; 33 Fiume San Lorenzo; 15 Fort Peck; 25; 28 Free-climbing; 8

G
Grunge; 53; 56

H
Halifax; ii; 9; 11; 13; 65 Honda; 17; 19; 32; 33 Gigetta; 33; 39

B
Beat Generation; 57 Black Forest Indian Reserve; 33; 65 Black Hills; 26 Bob Dylan; 25 Budweiser; 33

I
Idaho; 65

C
Carol; 40; 43; 44; 45; 49; 50; 51; 52 Carolstan; 32 Cheyenne; 28 Clark Fork; 38; 39; 65 Clear Water Mountains; 53 Cobain; 58; 62 Colette; 58; 60; 61; 62; 63; 64 Cour D'Alene; 38; 40 Cristoforo Colombo; 20; 33

J
Jack Kerouac; 25 Jimi Hendrix; 58

K
Key Water; 27

L
lauggia (acquetta); 13 Lavorare in Distilleria; 43 Lo Zen e larte della manutenzione della motocicletta; 29 Logan Waterton Park; 65 Longarello; ii; 1; 3; 64 Lookeed C130; 11 lupi; ii; 1; 3; 26; 34; 35; 36; 37

D
David Zed; 7

F
Fenimore Cooper L'Ultimo dei Mohicani.; 30 Finale Ligure; 9

iv

M
madre Mariuccia; 6; 7 Manitoba; 19; 65 Medicine Lake; 30 Militor; 21; 50 Missula; 39 Montana; 38; 65 Morrison Hotel dei Doors; 14 musica elettronica e il Punk; 7

Riding Mountain National Park; 24; 65 Ronton; 57

S
Sally; 21; 22; 24; 29 saponette di Marsiglia; 38 Saskatchewan; 17; 24; 65 Scaffold; 31 Sciamano; 19; 23; 24; 30; 52 Scoley e Wolf Point; 27 Seattle; 53; 56; 57; 59 Seaway and Great Lakes; 18 Spokane; 53 St.Lawrence River System; 17 stato di Washington; 53 Stranger; 20

N
Nathaniel; 20; 21; 22; 23; 30 Nez Percee; 28 Nirvana; 58; 60 Nuova Scozia; ii; 11; 12; 65

P
parco del Mount Rainer; 53; 54 passo Logan; 34 Petra; 14 plumber; 45 Pra; 1; 3; 5; 8; 25; 38; 64 Prata Veituriorum; 64

T
The Great Lakes St. Lawrence Seaway; 65

W
washiku; 22 Waterton Park; 34

Q
Quebec; 17; 65

Z R
zaino Cassin; 25; 31; 34; 35

Rangers; 28

Prologo: Il Battesimo
Sono nato in un paese di pescatori [Longarello, sestiere di Pra GE], i miei avi da parte materna solcavano le onde di mari allora sconosciuti, tornando di rado per raccontare vecchie storie da forti lupi di mare, allietando i bambini e ingelosendo le donne a lungo lasciate in solitudine.

Longarello e Pra Longarello un sestiere di Pra (Prata Veituriorum) GE luogo storico patria dei Veiturii, del basilico e, a detta di molti, dei migliori pescatori liguri. Nel passato le principali attivit di Longarello (il cui nome deriva dal rio che scorreva nellarea, secondo il cartografo del '700 M.Vinzoni) ruotavano intorno alla pesca, attivit peculiare di tutti i praini (nativi di Pra), realizzate da pescatori, costruttori di gozzi e calafati, salatori di acciughe. Esisteva un lungo spiaggione dove le barche erano tirate in secca da verricelli. Tra la spiaggia e la ferrovia che la costeggiava sorgevano le caratteristiche baracche di rimessaggio. Non era raro vedere le lunghe reti da pesca stese al sole sulla spiaggia, i pescatori ricucirle e prepararle per la prossima cala, le donne e i bambini che tiravano la risolla dalla riva, i carretti dove le mogli vendevano il pescato. Il turismo era una fonte di reddito importante per i praini, infatti erano decine gli stabilimenti balneari e non si contavano le trattorie ed osterie; nel 1960 la passeggiata di Longarello, lunga mezzo chilometro, era tutta una trattoria. Olidin, olidin, olid sabbo a Camggi, domenega a Pra! Fonti: it.wikipedia, longarello.net

Ricordo la prima volta che ho solcato il mare con una piccola barca che chiamiamo lancia, leggera imbarcazione adatta ad una pesca limitata, ma allo stesso tempo avventurosa. Per la prima volta sentivo parlare di palamiti, delle ceste con metri di corda, finali di lenza, tanti ami con esche a base di sardina e tanta voglia di mare! La mattina fresca , io e il mio compagno di barca ed amico Ivano, ci prepariamo ad un viaggio di qualche miglia in mezzo al mare: un'inezia per i pescatori pi grandi, una grande avventura per noi novizi.

Pra e la piattaforma container Negli anni 70, del XX secolo, inizia una spirale negativa e penalizzante nei confronti di Pra ad opera del Comune di Genova che ne smembra parte del territorio storico a favore delle circoscrizioni limitrofe di Pegli e Voltri. Inizia un intenso programma di costruzione di quartieri di edilizia popolare che devasta le bellissime colline. Viene ampliato il casello autostradale posto a Pra erroneamente Casello di Voltri. Nel 1974 iniziano i lavori per la Piattaforma Container sul litorale di Pra: la fine delle meravigliose spiagge. I praini non hanno potuto opporsi al cambiamento, ma hanno preteso un risarcimento dello scempio compiuto alla locale spiaggia. Nasce cos l'idea della "Fascia di rispetto", ovvero un lembo di terreno ed un canale di calma che fungono da cuscinetto tra il porto container e la cittadina. Ci sono voluti trent'anni per vedere le prime bozze della Fascia, ma con il nuovo secolo XXI i praini possono finalmente godersi una lunga passeggiata in riva al mare costeggiando per tre lati il canale di calma lungo due chilometri diventato campo gara di canottaggio; si compiuto cos il primo passo verso una Pra' pi vivibile. Fonti: it.wikipedia, longarello.net

I remi sono insicuri ma la nostra giovent supera ogni ostacolo tecnico. Vogata dopo vogata siamo gi qualche miglia fuori e la diga Foranea gi lontana mentre ment il mare fino ad allora agitato si placa, dandoci la possibilit di armare in tranquillit i palamiti con le e esche e di calarli come i vecchi ci hanno insegnato. L'attesa lunga e verso mezzogiorno salpiamo i primi ami. Nulla, neanche l'ombra di un piccolo Sugarello, ma non ci perdiamo d'animo e dopo circa una ventina d'ami finalmente un nasello e anche bello grosso! Sembra quasi un Tonno ai nostri occhi tanta la voglia di dimostrare a noi stessi la nostra arte. Gli ami si susseguono mentre le prede aumentano sensibilmente, e a met pomeriggio non sappiamo pi dove posare i piedi scalzi che i pesci ci pungono pungon con le loro pinne caudali. Per siamo talmente felici che il ritorno una passeggiata nonostante il tempo fino ad allora incerto sia diventato brutto. La passeggiata di Longarello

[FONTE IMMAGINE: LONGARELLO.NET]

Al ritorno a terra Ivano invece di essere contento, visto che la barca sua, da buon genovese mi da il ben servito dividendo i pesci e mi dice che preferisce pescare da solo d'ora in avanti. Mi rattristo di questa situazione, ma le barche a Pra sono tante ed il mio un vero paese di autentici lupi di mare. Mio padre Angelo da un po' di tempo finito il lavoro va a calare la rete con Franco l'Oggettu, questo nome deriva dal suo pap, che aveva un occhio pi chiuso ma ci vedeva benissimo. Pescatore verace anche se un po' burbero e proprietario di tre gozzi in legno da favola, permette a mio padre di farmi andare con loro. Accetto con entusiasmo l'invito di mio padre e mi aggrego alla loro la vita di pescatori, che dura ma piena di soddisfazioni. Ho iniziato in inverno e l'alba per il pescatore sorge alle quattro. Gennaio periodo di Bianchetti e si pesca con la barca calando la rete con il ferro. Mi spiego meglio: Si getta l'ancora (ferro) e si lega una piccola boa, si stende la rizzola o rete a strascico in senso orario iniziando dalla manica e passando per il sacco fine come un collant, per poi arrivare allaltra manica e una volta chiuso il cerchio si inizia a salpare la rete. Il piombo tiene la parte inferiore chiamata bremme, verso il fondo e la corda con le natte di sughero tengono alto il cavo superiore,quindi la rete si muove come una grande bocca. Mentre il Bremme con i piombi sfiora leggermente il fondale, le nostre braccia recuperano metro dopo metro le maniche sino ad arrivare al sacco. A gennaio l'acqua veramente ghiacciata e le mani si induriscono mentre il fondo del sacco pesante come un macigno si avvicina a noi. Siamo fortunati perch saranno almeno 10 kg; oggi i ristoranti ci pagheranno bene, 4

hetti non fruttuosa e il nostro questanno la pesca dei bianchetti bottino di oggi oro! Quando sei senza lavoro ogni situazione va bene, mi faccio per una domanda: ma perch devo pescare per conoscere conosce il mondo? Quando potr viaggiare e conoscerlo a modo mio? Ci penser. Pra oggi

Basilico e pesto di Pra

www.guidadigenova.it/wp-content/uploads/2013/05/pesto-pra pra-genova.jpg 5

Capitolo 1 Le prime Esplorazioni


A 17 anni il modo tutto una scoperta. Mia madre Mariuccia soffre nel vedermi frequentare cattive compagnie e fa di tutto per evitare che la sera mi perda in quel mondo fatto di perdizione e droga. Mi sento impotente ma il calcio, lato molto positivo della mia vita, mi aiuta in questo allontanamento da casa e anche i due amici d'infanzia e del cuore Roby e Vito condividono la mia voglia di indipendenza. Il primo viaggio un'apoteosi. Si parte per la Spagna e con noi ci sono Maiga e China: uno assomiglia ad un paggetto, laltro veramente un fuori di testa. La vacanza meravigliosa. La Spagna ancora terreno fertile e gli anni 80 sono il regno di un'ottima musica. Forse l mi rendo conto che il mio sangue diverso, dentro di me si fa largo la voglia di andare oltre. Tornati dalla vacanza in Spagna siamo carichi di idee ma fare gruppo sempre difficile, alla domenica io Vito e Roby siamo sempre in un piccolo paese di campagna tra la Liguria ed il Piemonte, Ovada e precisamente a Costa d'Ovada. Noi genovesi siamo visti con ammirazione e con una punta di invidia, ogni nuova idea o soluzione da noi ideata accolta con entusiasmo, le ubriacature sono all'ordine del giorno e i bar fanno a gara per averci in sala perch siamo dei trascinatori. Tra l'altro io e Vito ci siamo specializzati come imitatori del famoso David Zed che fa il Robot! Passiamo da una discoteca all'altra e anche Fabry, fratello di Roby, pi giovane di noi di cinque anni, segue il mio esempio cimentandosi con successo nella nobile arte del robot. Sono anni psichedelici: CCCP, Sex Pistols, Depeche Mode la musica elettronica e il Punk sono una costante del nostro tempo, ma qualcosa in me scotta. Tutto questo non mi basta pi. Voglio saggiare i miei limiti e si affaccia nella mia mente 6

la montagna, sogno di bambino ed amore insegnatomi da mio padre Angelo, durante gli anni passati in campeggio tra Valle d'Aosta e Dolomiti. Mio padre, un avventuriero d'altri tempi solitario e coraggioso era pronto a piazzare la tenda in perfetta solitudine, sicuro e deciso nel dare fiducia a me e a madre Mariuccia. David Zed che fa il Robot

[http://cosmobells2.files.wordpress.com/2010/03/capture_0191.jpg] E' nelle Dolomiti che ho scoperto, oltre a cosa si fa con le ragazze, anche come si conquista e si ci fa conquistare da una montagna. Memore di quella esperienza, con Fabry che come vi ho detto pi giovane di me, ho riscoperto il sapore dell'arrampicata, il Free-climbing. 7

Con Fabry ho scoperto la paura e la solitudine, la disfatta e la conquista. Ricordo ancora con ammirazione, entusiasmo ed un po' di nostalgia la scoperta di una roccia sopra casa nostra a Pra, verso Punta Martin. A circa 800 metri sul livello del mare si erge un gruppo di massi granitici misti. Sono passaggi a pochi metri da terra, ma molto impegnativi e uno di questi, superato con Fabry, visto la sua aerea posizione e la situazione precaria di arrampicata l'ho soprannominato La roccia della morte che viene dopo. stata una conquista forte ed intensa che ha disegnato il mio futuro da viaggiatore ed esploratore.

Capitolo 2 Volo da Milano ad Halifax NS Canada


Il 1984 stato un anno di grandi arrampicate, ma anche testimone di una tragedia che ha segnato negativamente il mio futuro da free-climber. In quegli anni facevo gruppo con due ragazzi pi giovani di me, Marco e Mario. Spesso arrampicavamo insieme ma il mio lavoro di idraulico a tempo pieno mi lasciava poco tempo libero. Un gioved Mario e Marco decidono di andare da soli in un luogo famoso tra i frequentatori di Finale Ligure, un insieme di pareti calcaree armoniose e aeree. Il sabato andiamo sulle scogliere di Varazze preparandoci con meticolosit su alcuni passaggi in vista della domenica dopo, che ci avrebbe visti affrontare alcune vie impegnative nel Finalese. A met settimana Mario mi comunica che preferisce anticipare al gioved ma io gli dico che non posso perch lavoro. FALESIA DEL FINALESE

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Con l'irruenza della giovent loro vanno lo stesso, rispettando la mia decisione e facendo a meno della mia esperienza. La voglia per loro troppo forte e resistere pressoch impossibile. Nel tardo pomeriggio al mio rientro dal lavoro vengo a sapere che e Mario morto, schiantato nel fondo valle dopo un volo di settanta metri. Quella notte qualcosa in me cambia e penso di non volere pi soffrire per gli altri: ho deciso di voler vivere da solo e di cercare un piccolo rifugio dove poter conoscere meglio me stesso. Allontano da me il mondo dell'arrampicata e i miei genitori ne sono oltremodo modo contenti. Questo mi porta insistentemente a pensare al passato dei miei avi, voglio assolutamente viaggiare scoprire cose c' oltre il mio naso. E' luglio e i soldi sono no veramente pochi, ma tramite lo zio di mia cugina Anna trovo un volo su un Lookeed C130, C130 aereo militare adibito al trasporto di mercanzia. Il costo ridicolo, sono circa 180.000 lire, , ma naturalmente l'altra faccia della medaglia sono il numero degli scali. Viaggio coast-to-coast di Longar da Halifax NS in Canada a Seattle WA USA

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La partenza avviene da Milano Linate e l'arrivo del volo ad Halifax in Nuova Scozia, dall'altra parte del mondo. Sono eccitato, giovane ed inesperto, non so assolutamente l'inglese ma con il francese me la cavo benino, andr in un paese dove le due lingue vanno di pari passo, quindi mi adeguer senza paure. Il primo scalo l'aereoporto De Gaulle a Parigi dove salgono due francesi che conoscono la coppia di biologi milanesi che siedono davanti a me. Siamo in dodici persone ma io non ho assolutamente idea di ci che mi riservi questo volo e questo viaggio. Il secondo scalo Londra dove lasciano del materiale e poi via veloci verso Edimburgo, punto nevralgico della Scozia. Sento in lontananza rumori distinti di cornamuse e vedo gente vicino alla pista d'atterraggio che con la mano saluta e cerca conoscenti o amici. La notte si fa scura, ma la luna illumina l'oceano, su verso nord , e sotto di noi le onde creano strani giochi di luce, mentre seguiamo la rotta che ci porta in direzione dell'Islanda. Seguire la rotta degli antichi Vichinghi senza avvedersene, per trovarsi in posti da sogno, terre fredde ed inospitali dove si alzano Geyser immensi ed affascinanti. Qua l'aeroporto piccolissimo, come le case meravigliosamente minute, ma in ogni dove regna il silenzio, mentre intorno le persone sembrano muoversi come api industriose. Mentre attendiamo il carico del carburante lo steward ci annuncia che a breve forniranno una tazza di t ad ognuno dei passeggeri. I due Biologi milanesi tanto per rompere il ghiaccio mi raccontano il loro viaggio una volta arrivati in Canada: andranno nei territori del nord-ovest per filmare le migrazione delle Renne. 11

Rimango allibito ma nello stesso tempo affascinato dalla loro scelta, marito e moglie che lasciano la civilt per isolarsi in una regione grande due volte la Francia, dove le citt di confine, addentrandosi nello stato, sono solo un debole anello di congiunzione con la civilt in mezzo ad un Oceano Verde. Inizio ad entusiasmarmi mentre il giorno cos sereno mi regala scorci di paesaggi mozzafiato, e lasciando alla nostra destra le isole di Saint Pierre e Michelon e a sinistra la Nuova Scozia, ci appare un onda verde in un mare grigio e immobile dove orde di abeti scivolano gi da pareti scoscese quasi a voler toccare le sponde. Qualche sussulto e ci posiamo dolcemente sulla pista di atterraggio. Il comandante ci avverte che fuori ci sono 10 gradi ed io sono pronto ad affrontare il mio viaggio. Come vecchi compagni di avventura ci scambiamo i saluti guardandoci in volto, loro come genitori mi riempiono di consigli e allo stesso tempo rivedono in me la loro giovent. Ci accomiatiamo dal personale di volo, niente hostess ma solo steward e automaticamente dopo i saluti mi trovo davanti alla realt. Apro il mio sguardo su di un nuovo sistema di trasporto,senza prima n seconda classe e dove tutto deve essere per me solo avventura. Abbiamo deciso con i miei nuovi amici di cenare insieme in una Steack House appena fuori Halifax. Sono molto stanco ora, ma domani ci saluteremo e finalmente sar da solo. Il motel piuttosto male in arnese, d'altronde cosa posso pretendere? Chiedono 15$ compreso il caff americano che a me non dispiace. Mio padre in dialetto ligure lo chiama lauggia (acquetta), mio Padre..... La mattina molto fresca e il sole lontano rimane nascosto dalla linea dell'orizzonte, i miei nuovi amici biologi dormono. Ci penso un attimo e poi lascio un biglietto al 12

gestore del motel, scrivendo il mio nome ed il mio indirizzo in Italia. Che cosa strana, a malapena conosco i loro nomi: Nadia e Nico. Il mio zaino comodo e capace, un vecchio acquisto di quando arrampicavo. Ottanta litri di vestiario, il resto sono 400$ e il materiale solito per radermi e lavarmi. A 19 anni la barba cresce ancora poco con mio dispiacere! Credo che la sua crescita mi renderebbe pi maturo e non cos effeminato! Sto cercando un Bus che mi porti nel golfo del San Lorenzo. Ho sentito che da quell'estuario partono le navi pilota che risalgono il corso del fiume fino ai Grandi Laghi, un dislivello a dir poco impressionante: dall'oceano all'ultimo lago, il Superiore, sono circa 900 metri. Minchia! L'autista del bus comprende la mia difficolt linguistica e mi guida per il mio avvicinamento alla foce del San Lorenzo, chiedo di fare un biglietto e salgo al volo. Verso le 9,00 si parte cos mi piazzo in fondo, accendo il Walkman e sulle note di Morrison Hotel dei Doors, mi sparo 250 chilometri. S, in Canada le misure sono come da noi mentre negli stati Uniti tutto viaggia in miglia terrestri e questo mi ricorda un po' casa. Una ragazza dai tratti inglesi mi si affianca e cerca di scrutare il mio volto nascosto dai capelli lunghi e corvini, ma sembra comprendere la mia voglia di rimanere da solo e per tutto il viaggio ci scambiamo solo dei sorrisi. Ci fermiamo per poco, il Bus deve fare carburante, ed io ne approfitto per telefonare a casa. Voglio farlo ora perch nei giorni futuri difficilmente avr la possibilit di trovare paesi lungo la mia strada solitaria e perch rompere le acque rende tutto pi vero, come la voglia di attraversare quel poco di selvaggio che ancora esiste a queste latitudini , un 13

mondo selvaggio che ancora ai giorni nostri viene definito terra di frontiera. Petra, questo il nome della ragazza dai capelli rossi, mi fa segno additando un piccolo emporio dove comprare qualcosa e usare il telefono. Il negoziante molto gentile mi guida per chiamare in Italia. Cazzo, a casa mia mamma risponde ma sono le 6 di mattina! Mi scuso con un sorriso ma lei come al solito gentilissima, le dico di salutare Pap e mio fratello Paolo spiegandole in buono modo che per un po' di tempo non ci potremmo sentire, sento qualche lacrima anche se non la vedo: conosco mia madre. Sorrido e le mando un bacio mentre anche dai miei occhi scende qualche lacrima. Petra fuori mi chiama, il Bus sta per partire e l'autista mi strizza l'occhio. Non comprendo se lo ha fatto per farmi salire o per gli sguardi con cui Petra mi avvolge di cui anche lui si accorto. L'orizzonte si fa buio, ma non sono solo e in fondo al Bus i posti sono liberi con un gesto della testa invito Petra a sedersi con me. Le sue labbra sono morbide e calde la sua lingua ha un sapore di nocciola, cos passiamo la notte a limonare e forse qualcosa di pi, la stanchezza per ci prende e solo la frenata brusca dell'autista per un passaggio a livello abbassato ci desta. Sorridendo ci scambiamo gli indirizzi ed i nostri due braccialetti di corda. So che non la chiamer e so che non la rivedr, ma il suo profumo di fresco bucato mi passa ancora sotto il naso ...

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Capitolo 3 La via verso l'Ovest


Sono ora all'imbocco del Fiume San Lorenzo, forse dovrei chiamarla foce, ma mi appare pi come il lento scorrere di un grande fiume che si chiama Tamigi. Un Monsieur con una barba importante mi chiede: Cosa aspetti sulla banchina? Cerco di spiegargli che voglio arrivare su ai Grandi Laghi e lui mi sorride dicendomi che se ho buoni dollari americani il posto c'. Naturalmente gli comunico che ho poco grano e che sono un mezzo vagabondo, ma a posto e lui allora mi propone un piccolo scambio: aiuto cucina o mozzo sul ponte. Ovviamente scelgo il pi faticoso, ma cos posso stare in coperta a respirare ossigeno. Mi spiega che ci vogliono quattro giorni per arrivare a destinazione e cos sar ad un passo dalle grandi foreste canadesi. Il viaggio si rivela parecchio noioso: per superare il dislivello bisogna passare attraverso ben trentasei chiuse!

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L'occhio per viene ripagato dalle sponde che ad ogni ansa o chiusa appaiono sempre completamente diverse: fabbriche, segherie, legname che galleggia per essere issato e stivato sulle chiatte. ST.LAWRENCE RIVER SYSTEM

Le sere sono terse, un'infinit di stelle sembrano guardarmi da lass e l'assenza di luci artificiali mi fa percepire percepi la presenza senza di un mondo ancora selvaggio e indomito. La luce del quarto arto giorno si affaccia su di una baia dove la nebbia e la temperatura ora rigida mi entrano nelle ossa, mi accomiato da Pierre, , il comandante, e da Olaf un marcantonio mezzo vichingo che ha vissuto parecchio cchio in Italia lavorando in una compagnia di ormeggiatori atori di Napoli. Lui stesso mi consiglia di fare autostop solo di giorno e mai di notte, credo che seguir il suo consiglio. La mia idea ora di raggiungere la Columbia Britannica verso l'Alaska ma non so se ho calcolato bene la distanza, sono passati cinque giorni e sono ancora nello stato del Quebec. Quebec Ci sono quattro ragazzi che vanno verso il Saskatchewan per studiare le trib indiane del posto, li vedo troppo colti ed 16

ina per conto intellettuali e preferisco affittare una macchina mio. una Honda che ha pi anni che la polvere ma il rumore rumo del motore mi piace e costa 4 $ al giorno pi 1 $ di assicurazione. Se faccio 400 chilometri al giorno viaggiando per cinque o sei ore riesco anche a vedere cosa mi passa pa accanto agli occhi. Il gestore del Rent-a-Car Car mi avvisa che posso lasciare la macchina a Vancouver, basta non attraversare il confine con gli Stati Uniti, infatti osservando la cartina, noto che la strada lo costeggia millimetricamente. PROFILE OF ST.LAWRENCE SEAWAY AND GREAT LAKES

Il primo giorno mi imbatto in un dedalo denso di acquitrini ed essendo estate ci sono nuvole di zanzare! ! Lo scenario intorno mozzafiato, le cascate si alternano a laghi cristallini, mentre le radure vengono contornate da foreste ste immense. Il verde talmente carico che sembra colorato con dei pastelli a cera! Sono sulla via del tramonto di questo giorno solitario passato in auto, la schiena mi duole un poco ma il sapere sape di addentrarmi in uno dei luoghi pi selvaggi e solitari della terra, allevia ogni mio dolore ed ogni mia fatica. Un Lodge interamente in legno attrae la mia curiosit: 10$ mica male! Parcheggio l'auto e la chiudo bene tornando poi indietro a controllare, una coppia di anziani i sorride ed io 17

ricambio mentre dentro di me penso: Non per essere genovese, ma questa macchina dovr essere la mia compagna per quindici giorni! Pago subito ed il tipo alla cassa mi lancia le chiavi. Mi sento quasi uno del posto, cos mi avvio e apro la porta della camera: fantastico! Ogni angolo del locale mi piace e c' anche un camino, torno indietro per chiedere se posso accenderlo ed il responso favorevole, quindi prendo un po' di legna all'esterno ed accendo con parsimonia quel meraviglioso focolare. Mi sento un po' trapper e questo non fa male anzi, il calore della fiamma rende l'ambiente molto caldo e romantico. Mangio qualcosa che ho nello zaino che altro non se non pane, scatoletta di carne e un'ottima birra! La mattina dopo mi alzo presto perch voglio partire subito con l'obbiettivo di raggiungere oggi lo stato di Manitoba. So dai loro racconti che i due biologi Nico e Nadia si fermavano spesso presso un villaggio indiano facente parte di una vecchia riserva. La mia Honda si arrampica su per un passo montuoso come un trattore e meno male che estate, non oso pensare a quanta neve potrei trovare nel periodo invernale. Arrivato sul crinale accosto e scendo dalla macchina ed uno spettacolo incomparabile si presenta davanti ai miei occhi. La strada in discesa si snoda tra boschi e praterie sconfinate, chi dice che le praterie e foreste sono tutte uguali non ha mai visto queste del Canada. Ti senti immerso in un mondo selvaggio e non vorresti pi staccare gli occhi da un simile paesaggio, per ora voglio procedere quindi risalgo in macchina e lascio il passo alle mie spalle.

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Capitolo 4 Il vecchio Sciamano


Non so quanta strada ho fatto dal passo, ma in questa giornata i chilometri si sono susseguiti incessantemente, credo di averne fatti pi di 500! Trovo alla mia destra una deviazione recante un cartello con scritto Indian Reserve. Nico e Nadia avevano ragione sulla solitudine in luoghi selvaggi, il mio cuore batte forte e mi sento un po' agitato. Il tragitto breve e un piccolo lago contornato da un minuscolo gruppo di case si apre ai miei occhi come un fiore. Fermo la macchina, scendo, prendo il mio zaino e nel mentre mi viene incontro un ragazzo dai capelli lunghi e corvini che contornano un volto abbronzato e tagliente, risaltando sulla camicia bianco candido. Capisco che un pellerossa. Sorride mentre le sue labbra pronunciano la parola Stranger e io annuisco cercando di spiegargli che il mio inglese lascia molto a desiderare. Mi dice che non devo preoccuparmi e mi accompagna presso una casa dove una donna sta cucinando delle frittelle e senza dire nulla me ne offre una. Mentre assaporo di gusto il dolce parlo della mia nazionalit e della mia citt d'origine; il ragazzo mi dice di aver letto parecchio su Genova e sul navigatore del mar oceano Cristoforo Colombo. Lui si presenta come Nathaniel ed pi grande di me di una decina d'anni, io annuisco e ricambio dicendogli il mio nome e, con l'occasione, chiedo se hanno un giaciglio per potermi riposare per la notte. Mi chiede se preferisco il Lodge che usano quasi tutti i turisti o se mi accontento di un Tepee in pelle e il mio sguardo non lascia dubbi, accetto il Tepee! Nel frattempo ho rimediato anche un pezzo di carne e non chiedo altro. Mentre mi accomodo nella tenda mi accorgo di non essere solo e Nathaniel, che mi ha accompagnato, sorride: sono una coppia di cinquantenni senza figli. Il Tepee parecchio grande e non come lo vedi nei film, ci sono parecchie cose, ma forse quella che mi attrae di pi la 19

pelliccia stesa in terra che mi far da materasso: grande e credo anche immensamente calda. Nathaniel torna a prendermi ndermi per farmi conoscere conosce i suoi genitori e sua sorella. lla. La casa molto accogliente e piena di ombre e l'odore acre del tabacco mi riporta alla mente mio padre che quando si sentiva in vena fumava la pipa anzich le sigarette che io ho sempre odiato,e anche mio nonno paterno che chiamavano il Militor mentre masticava il Toscano! TEEPEE

FONTE IMMAGINE: WWW.LARSONFAMILYFARM .COM

I genitori di Nathaniel hanno la faccia solcata da rughe profonde come se il sole e gli elementi avessero tracciato una carta geografica sul loro volto. Sua sorella Sally ha venticinque anni ed di una tale bellezza da toglierti il respiro e mentre suo fratello parla io mi ritrovo 20

con le orecchie completamente ovattate e occhi solo per lei. Il tossire di Nathaniel mi riporta alla realt; incuriosito, mi sta chiedendo perch mi trovo cos lontano da casa, perch non vivo con la mia famiglia e se con i miei ho dei problemi. Cos a lui ed ai suoi spiego che il mio un viaggio di scoperta e conoscenza,per sperimentare cosa racchiude la loro terra, quei loro angoli ancora selvaggi e poco frequentati che si devono visitare prima di riposare per sempre sotto due metri di terra! Comprendono che un amore profondo mi lega alla mia famiglia, ma che amo anche l'avventura, la solitudine in cui poter ritrovare se stessi, senza perdersi come spesso succede nonostante si sia a stretto contatto con le altre persone che solitamente si frequenta. Sally che forse pi timida di me mi sorride ed osserva in religioso silenzio. In quello stesso momento Nathaniel mi offre un piatto con un pasticcio di verdura e una coka, che accetto con entusiasmo mentre il padre racconta di come si formata la riserva e di come ancora vivo lo spirito indiano. Verso sera accenno ai miei ospiti che si fatto tardi e come risposta vengo invitato in un Tepee, dove vengo presentato agli anziani come un buon washiku, che nella loro lingua vuol dire un bravo bianco. Vengo salutato nella loro lingua, di cui non capisco un cavolo e mi si chiede di accomodarmi leggermente in disparte. Al centro del Tepee un piccolo focolare arde costantemente e alcune donne anziane su indicazione dei saggi intensificano la fiamma, mentre un vecchio che a vederlo sembra abbia pi di un secolo inizia a cantare litania da brivido. Butta delle bacche nel fuoco ed un fumo profumato come di incenso si spande nell'aria. Vedo tutto leggermente offuscato e non solo, le immagini si sdoppiano ed il mio respiro si fa sempre pi lento. I primi attimi mi spaventano un po', ma Nathaniel mi riporta alla normalit o cos mi sembra, dicendomi di stare tranquillo e 21

sereno. Sento Sally accanto a me che delicatamente mi prende la mano sinistra e me la stringe forte e lo stesso fa Nathaniel con la destra. Ora tutto limpido e chiaro, il vecchio uno Sciamano sta cercando di mettersi in contatto con gli spiriti dei suoi antenati, chiama il bene per il suo villaggio, saluta l'arrivo di uno straniero dai lunghi capelli corvini. Vedo come su di uno schermo cavalli al galoppo ed io su di uno di loro senza sella, mi vedo libero sopra questo sauro agile e veloce e dentro di me tutto confuso: cazzo, io non sono mai stato a cavallo! Mi appare innanzi una prateria immensa, e vedo fiamme e fumo mentre nell'aria viaggia un odore di sangue e di morte. Stringo forte le mani dei miei due compagni di viaggio. Un fiume scorre e l'acqua riceve i riflessi del sole mentre i bambini giocano sul greto del torrente e l'autunno fa la sua prima comparsa con la caduta delle prime foglie gialle. I cacciatori tornano a casa con le loro prede, ma non sono di questo tempo, non vedo auto, non vedo telefoni, ne vedo televisori o radio, siamo tornati indietro nel tempo, il vecchio Sciamano ha voluto comunicarmi la sua versione del futuro. Ritorno in un attimo alla realt, Nathaniel mi chiede cosa ho visto ed io gli racconto tutto come se lo avessi vissuto realmente. Allontanandosi da me va a raccontare tutto al vecchio Sciamano e l'anziano mi guarda e ride come un pazzo,si alza, mi batte una pacca sulla spalla e mi saluta. Nathaniel mi dice che la prima volta che suo zio vede uno straniero europeo con i capelli cos lunghi e corvini, ed anche la prima volta che un bianco legge e capisce le sue visioni! 22

Rimango allibito mentre tutto intorno ritorna alla normalit. Ora meglio che vada a dormire ed Sally che mi accompagna al Tepee e le nostre mani si uniscono come le nostre labbra. Mi segue nella tenda facendo attenzione a non svegliare la coppia che dorme. Lentamente ci spogliamo, la cerco nel buio e il suo corpo sinuoso mentre le sue vesti a terra vengono lentamente allontanate. La mia bocca invade il suo corpo e nel massimo silenzio facciamo l'amore. Le nostra presenza stata percepita, e infatti un leggero ridacchiare arriva alle nostre orecchie dalla parte opposta del Tepee. Le nostre contrazioni ed i nostri gemiti a stento soffocati tradiscono l'eccitazione che ci pervade; la notte ancora lunga ed io sono solo all'inizio di questo mio viaggio. Il respiro leggero di Sally e la dolcezza delle sue labbra accompagnano il mio sonno. Domani sar un giorno diverso e mentre chiudo ancora una volta gli occhi sento lo spirito del vecchio Sciamano dentro di me.

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Capitolo 5 Notte nella Foresta


E' mattina. Dopo essermi accomiatato dai nuovi miei amici, salgo in macchina e lascio il Riding Mountain National Park. Una serie di strade secondarie mi portano all'interno dello stato del Saskatchewan, il regno di un ceppo indiano denominato Nez-Percee. La loro terra molto vasta e abbraccia anche parte del Nord Dakota. Mi fermo a fare benzina e prendo una nuova cartina perch non trovo pi la mia, e faccio colazione con una tazza di latte e caff accompagnata da frittelle e sciroppo d'acero: in questo paese famoso come a Pra il basilico! Ogni tanto quando sono solo con me stesso penso ai miei genitori, ma soprattutto a mio fratello Paolo che ha solo sei anni. Appoggio la cartina sul cofano ancora caldo della macchina per cercare di seguire la statale 13 che a occhio mi sembra la via pi giusta. Quando sei solo tutto ti appare maestosamente immenso, forse hai anche pi tempo per osservare tutto ci che ti sta intorno ed apprezzi con semplicit anche le cose pi insignificanti. Ripenso ai momenti di stasi passati in Italia, quando consumavo i libri di Jack Kerouac, che parlava di grandi viaggi vagabondando per gli stati americani, mentre in sottofondo ascoltavo i Doors o Bob Dylan. So che sono musiche da grandi, da ragazzi degli anni 60, ma avendo uno zio navigatore e un po' figlio dei fiori, ho avuto un vantaggio nella conoscenza della vera musica. Mi trovo nel nulla pi assoluto e la strada completamente liscia, come la pelle di un serpente. Penso tra me: Meno male che l'inverno ancora lontano... I passi sicuramente sarebbero chiusi! Lascio correre i miei pensieri mentre osservo il mio unico compagno di viaggio, lo zaino Cassin! Sto realizzando un'idea folle, ma la mia lucidit e la mia 24

incoscienza giovanile la rendono chiara e cristallina come acqua di sorgente. Lascer la macchina al confine e come un brigante lo attraverser, per avventurarmi in completa solitudine nella riserva indiana di Fort Peck. Controllo il mio vettovagliamento e tutto ci che mi occorre per stare in piena libert: zaino, sacco a pelo, fornellino Bunsen, pentola e piatto, latte condensato, gallette, un coltello da taglio che non guasta mai e la giacca a vento. Credo di avere tutto e di essere pronto, la cartina nell'area di servizio mi segna anche alcuni sentieri militari, cosa che mi ha sempre affascinato, anche se ho sempre nei miei pensieri i danni fatti da uomini come Custer finiti in tragedia alle Black Hills. Credo che l'idea di essere completamente solo alla mia giovane et sia una sfida con me stesso, anche perch nessuno mi vede e nessuno mi sta accompagnando in questo mio viaggio. Non ho la bussola ma qua non siamo in mare dove tutto uguale a parte le stelle, qua ci sono i sentieri segnati, i corsi d'acqua e le montagne che sicuramente non si spostano dalla loro millenaria posizione. Dopo tre ore di cammino continuo mi accorgo che oramai il confine dista parecchi chilometri, non vedo pi la valle dove ho parcheggiato l'auto o dovrei dire dove l'ho abbandonata? Nei film avventurosi americani senti sempre parlare di orsi, puma, lupi, ma magro come sono penso che debbano essere loro a preoccuparsi, perch potrei mangiarli visto la fame che mi ritrovo! Sto cercando di scherzare con me stesso e questo mi da coraggio, rendendo ogni mio passo e mio gesto pi sicuro mentre mi incammino verso il costone che si innalza sopra la sponda di un torrente. Sono circa le quattro del pomeriggio (penso gi in americano, in Italia sicuramente avrei detto le 16!) mentre scendo lungo 25

una scarpata abbastanza accessibile. In fondo al canalone mi attende un piccolo lago dove dissetare le mie labbra arse dal clima secco: l'acqua veramente gelata e tra l'altro il sapore non dei migliori. Mio padre mi ha insegnato che se l'acqua sa di cimice meglio non berla, ma questa non sa di nulla, lega solo un po' la lingua e forse domani, vista la chiara concentrazione di Magnesio andr pi volte in bagno! Il sole in questo periodo rimane alto all'orizzonte, ma i boschi di conifere sono molto alti e quindi le ombre sono molto pi lunghe che da noi in patria. Mi fermo serio e concentrato e cerco di interpretare al meglio la cartina, realizzando che posso camminare ancora per tre ore e poi il crepuscolo chiuder la luce sopra la mia testa, sono per ottimista soprattutto visto che amo la notte. Questa sera c'e' luna piena e la sensazione di solitudine non mi disturba affatto, ma non so se rallegrarmi di questo, il pensiero di condividere la vita con una donna per ora non mi crea pensieri. Cazzo ho solo diciannove anni! Strano,sono sceso in verticale verso Sud e mi trovo sulla statale 13 che si trova in territorio Americano, un cartello stradale li vicino segna Scoley e Wolf Point. Tiro nel frattempo un sospiro di sollievo e di buona lena in barba ai camminatori di sentieri, sfrutto la strada statale e recupero una decina di chilometri! Seguo sempre il torrente che credo si chiami Key Water o almeno cos sta scritto nei vari cartelli che costeggiano ogni tanto le sponde. Arrivato su un piccolo altopiano vedo dall'altra parte la strada scendere verso destra mentre ad Ovest si apre come una macchia la riserva di Fort Peck. Se non ricordo male qua hanno dimorato per parecchi lustri Cheyenne, Nez Percee ed altri clan indiani, ma la mia cultura in proposito lascia molto a desiderare. 26

Credo che questa notte dormir molto sodo. Mi preparo con cura il sacco a pelo e aver esperienza di bivacchi in alta montagna rende tutto molto pi facile.

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Meglio dormire dentro al sacco perch non potendo accendere un fuoco la notte diventa lunga e fredda e farmi nemici i Rangers per poche ore di focolare credo proprio non ne valga la pena, sicuramente avr modo di farlo in futuro. C' una rocca leggermente strapiombante e sotto di essa ho visto un bello spiazzo. Non c' un filo d'erba, segno certo che cinghiali o cervi ci dormono spesso. Raccolgo alcuni rami sottili e morbidi di pino e preparo un giaciglio morbido ed asciutto, cos in caso di pioggia sono tranquillo di non essere a diretto contatto con l'acqua! Stendo il sacco a pelo e mi ci sdraio sopra, nel frattempo prendo il fornello bunsen che posso trasformare in lume e cos leggo un po' nell'attesa di addormentarmi. 27

Ho tra le mani Lo Zen e larte della manutenzione della motocicletta di un certo Pirsig o qualcosa di simile, non ricordo mai gli autori, ma solo i titoli dei libri che mi interessano. Mi sento a mio agio mentre i rumori della foresta si animano come per incanto intorno a me, credevo che mi dessero pi fastidio ma mi rendo conto che sono animali curiosi di scoprire quale invasore sta passando sul loro territorio. Dopo aver letto alcune pagine spengo il lume, mi infilo nel sacco e la stanchezza prende subito il sopravvento. Non sento pi il calore corporeo di Sally e mi rendo subito conto che la sua conoscenza stata molto piacevole. Mi addormento subito ed i sogni si susseguono incessantemente: piccoli incubi in cui vedo mio fratello Paolo scomparire in un fiume sotterraneo ed io che mi allungo per prendere la sua piccola mano,ma nonostante i miei sforzi si allontana sempre di pi. Mi sento ancora devastato per la morte di un bambino di nome Alfredo Rampi, di Vermicino, morto in un pozzo artesiano. Ricordi che si susseguono e mi viene alla mente come subito dopo la tragedia io sia scappato nella nostra cantina e con delle spesse assi di legno abbia chiuso in modo sicuro la bocca del pozzo di mare usato in tempi antichi per lavare i pesci da salare. Si alternano anche bei sogni in cui rivedo nei miei pensieri lo zio Sciamano di Nathaniel, quel volto cos vecchio, antico e pacato che mi ha lasciato addosso una sorta di protezione percepibile a pelle! 28

Mentre sento di sprofondare in un sonno tonificante l'alba mi raggiunge, mentre alcuni scoiattoli stanno gi facendo incetta delle briciole della sera prima. Mi osservano mentre apro gli occhi e sembrano quasi salutarmi, chiss cosa penseranno di me? un risveglio che ha dell'incredibile perch tutto intorno regna il silenzio, contornato da una nebbia fine e bassa che ovatta i rumori del bosco. Mi stiracchio, mi alzo e preparo un po' di colazione. Credo che prender la via del ritorno passando per la riserva indiana; a est c' una piccola citt di nome Medicine Lake e questo, chiss perch, mi ricorda il libro di Fenimore Cooper L'Ultimo dei Mohicani.

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Lungo il sentiero recupero parecchi chilometri rispetto a camminare per strada, anche se facendo lautostop potrei andare di certo pi veloce, ma d'altronde sono qua per conoscere l'Ovest selvaggio, quindi andiamo avanti come i nativi, a piedi! 29

Credo che nel primo pomeriggio riattraverser il confine, il territorio canadese un po' mi manca, lo sento molto pi solitario come ambiente e su questo so di non sbagliare. Solo il tempo per vedere per la prima volta un cimitero indiano; ne rimango a giusta distanza e vedo delle palificazioni che non ricordo di aver mai osservato nei libri o nei film, che corrono a zig-zag come una staccionata. Noto i trespoli che loro chiamano Scaffold, ma credo che questi reperti siano solo un ricordo del passato per le nuove generazioni, di come i morti venivano posati su questi piani rialzati e lasciati sotto al sole del giorno ed al regno stellato nella notte,in modo che il loro spirito potesse innalzarsi verso i territori di caccia di Manit nelle celesti praterie. Lascio il sito con rispetto lanciando un ultimo sguardo a ci che resta di questo piccolo luogo di sepoltura indiano e percepisco una specie di presenza; mi giro intorno con lo sguardo ma non noto nulla. Il mio senso dellorientamento ereditato da mio Padre mi porta in breve tempo alla mia auto. Dovete sapere che quando si vive un viaggio cos solitario gli oggetti prendono vita in un modo particolare e le cose sembra che possano animarsi e ad avere un loro specifico ruolo personale. Per questo la saluto, apro la portiera e scarico lo zaino Cassin sul sedile posteriore. Traccio con la cartina il nuovo itinerario mentre lentamente il motore si scalda, e penso che ieri da buon genovese ho preso la decisione di dormire all'aperto dove ho potuto assaporare finalmente una vera sensazione di libert.

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Capitolo 6 Lupi
Si avvicina la sera mentre seguo la statale verso la route 13. Se voglio arrivare nello stato di Alberta devo mantenere la media che mi sono imposto. Quando viaggi da solo tutto sembra ovattato, i paletti rifrangenti che si susseguono lungo il ciglio della strada sembrano scandire lo scorrere del tuo tempo. Le luci delle stelle sono ben poca cosa, mentre i fari della mia Honda, anche se molto piccoli sono molto profondi. Vedo una figura che mi sembra un ragazzo mentre io vado oltre; non ha fatto nessun cenno e non ha chiesto nessun passaggio. Non so se io sarei cos coraggioso da camminare da solo di notte in una strada cos desolata, a meno che non avessi nulla da perdere. Credo sia solo un mio pensiero: forse che i suoi demoni siano pi paurosi della sua solitudine? La radio country mi tiene di buon umore e la strada numero 1, che immagino sia una superstrada, mi riporta sulla statale 41, devia alla 52 per portarmi poi sulla 5. Non capisco pi nulla, guardo la cartina e mi rendo conto, seguendo con le dita l'itinerario, di trovarmi nella zona pi selvaggia di questo stato. Questo dedalo di strade mi confonde, forse sono sopraffatto dalla stanchezza! Sono quasi le 10 di sera e mi trovo a transitare presso un paesino che credo si chiami Carolstan; tutte le insegne sono spente e in lontananza vedo la luce di un locale che penso sia una tavola calda. S, non ho sbagliato, cos entro dentro e camionisti anziani mi osservano come se fossi un marziano. Indosso solo la maglia di cotone mentre all'interno del bar le persone sono coperte con maglioni e giubbotti imbottiti. Una cameriera ,odorosa di ketch-up e patatine fritte, mi si fa incontro porgendomi la lista. La osservo e lei quasi mi sorride nel vedermi cos giovane ma sicuro in una regione fatta per uomini duri!

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Un Anziano con in mano una Budweiser si avvicina e mi chiede da quale parte del mondo sconosciuto io arrivi. Scopro che Cristoforo Colombo un'icona in ogni parte del Nord America e Canada. Non conosce Genova ma ama la cucina italiana e mi racconta di aver mangiato in giovent la pasta con il sugo all'amatriciana e che un suo fratello maggiore maggio che aveva preso so parte all'invasione degli alleati in Sicilia, alleviava con i suoi racconti la monotonia delle noiose sere se invernali passate a casa davanti al focolare. . Sorridente mi consiglia di passare passa la notte in un motel l vicino e io lo ringrazio con una a stretta st di mano, ma ho apprezzato app troppo la notte passata all'aperto per chiudermi tra quattro mura ignorando un paradiso del genere! gene Gli pago da bere e saluto con un arrivederci molto italiano facendo un inchino come una maschera Veneziana. Il motore ancora caldo e la luce della mia Honda segna la via. Questa sera ho trovato un nome per la mia auto: Gigetta. Se riesco ancora a fare un centinaio di chilometri (un'ora e mezza circa), posso arrivare alla Black Forest st Indian Reserve, segnata sulla cartina davanti ai miei occhi. Non so che possa avere, , mi trovo in un mondo assolutamente sconosciuto, e la mia voglia di scoprire mi coinvolge in modo impre ressionante! Alla tavola calda ho preso un po' di birre e qua gli alcolici sono vietati ai minori di 21 anni, io ne ho 19 quindi meglio non sgarrare, , perlomeno nei posti civilizzati dove scorre scor ancora un poco di civilt.

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Credo di essere al confine perch la luce di una torcia mi fa segno di accostare insieme ad un'altra autovettura. Mi chiedono passaporto e patente e mentre il ranger pi giovane guarda dentro, il pi vecchio invece mi sorride e mi chiede cosa faccio tutto solo in un paese cos immenso. Il mio sguardo meglio di ogni parola. Mi rende i documenti e mi fa segno di proseguire, e meno male che non mi hanno fatto aprire lo zaino Cassin o avrebbero trovato il mio coltello da caccia e non credo che mi avrebbero lasciato andare via con un sorriso! Prima di allontanarmi chiedo nel mio inglese scabeccio se ci sono aree di sosta sicure. Il ranger anziano si incuriosisce e mi raccomanda di sostare solo se dormo in macchina, la foresta, mi dice lui, ospita parecchi animali pericolosi, come orsi, lupi e puma. Ringrazio e saluto i due doganieri. Quando sei giovane sei anche incosciente e i consigli e le informazioni a volte passano dirette da un orecchio all'altro senza lasciare la bench minima traccia. Finite le luci del mondo civilizzato, dopo aver oltrepassato la piccola periferia, mi avvicino al passo Logan nel Waterton Park per poter scollinare in tempo, ma mi rendo subito conto che la collina un'impervia montagna. Non posso fermarmi sono quasi le 11 di sera e la stanchezza del giorno prima ritorna a farsi sentire. Arrivato in cima trovo solo un amena croce mentre i fari illuminano la discesa che viene letteralmente inghiottita dalla foresta. Al terzo tornante trovo una piccola area di pic-nic e parcheggio l'auto e lasciando il motore acceso punto i fari verso l'interno del bosco. Lo zaino pronto e una radura di fitti alberi mi invita a fare il bivacco per la notte. Qualcosa mi avverte di stare all'erta e decido cos di trovare un albero grande con i rami molto bassi. Devo dire con 33

sommo piacere che le conifere del Nord America e Canada non sono tutte gigantesche come le Sequoie loro parenti, quindi il primo albero con rami molto fitti lo rendo subito di mia propriet. Lo osservo bene e posiziono qualche ramo caduto sui primi rami rialzati a circa due metri da terra, apro il mio sacco a pelo e preparo il mio bivacco per la notte. Prendo la torcia, chiudo la macchina e mi avvio verso il mio rifugio. Si sa che il bosco pieno di rumori, ma ora ce ne sono veramente troppi. Non che io sia cos pauroso, ma sono pur sempre solo, quindi mi arrampico sui primi rami issando su il mio zaino Cassin, lo assicuro e ben incastrato tra due grossi rami mi infilo nel sacco a pelo. Devo dire che questa posizione anche se di fortuna ben pi comoda di quando dormi appeso in parete assicurato ad un esiguo numero di chiodi; l sei completamente sospeso nel vuoto avvolto da un'amaca magari a cento metri dal suolo su una parete completamente verticale! Qua la distanza da terra circa due metri ed io sono perfettamente a mio agio su questo incrocio di rami molto resistenti. Crollo in un sonno profondo per alcune ore che mi sembrano giorni, e assaporo il tepore del sacco a pelo, mentre il naso accusa il freddo pungente che pizzica anche le guance. Non ho la percezione di che ora sia ma qualcosa non va: il sottobosco sino a quel momento vivo e rumoroso improvvisamente tace e i miei occhi si aprono automaticamente come due fanali di una macchina cercando di scrutare il buio pi assoluto. Sento rumori arrivare da ogni lato intorno a me, seguiti subito da un cupo ringhiare alla mia destra, ma non mi rendo ancora conto di cosa ho sotto di me sino a che non sento chiaramente un ululato e tutto perfettamente chiaro nella mia mente: sono lupi! Cosa fare? Se mi muovo pericoloso e cercando di uscire dal sacco a pelo rischio di cadere passando dalla padella nella 34

brace. Accendo con cautela la torcia e guardo sotto di me: non sbagliavo, sono un branco di lupi. Non sono molti, ma il loro aspetto minaccioso suscita il terrore nel mio animo di uomo indifeso. I miei occhi cercano di non vedere rimanendo socchiusi; sapete com', la paura fa novanta ed io sono gi a duecento!

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Cerco con calma e per quanto mi possibile di capire se sono al sicuro, e non posso fare nientaltro che ammirare questa nuova meraviglia della natura in terreno straniero a me nuovo. Sono sei, una femmina con tre lupacchiotti ai quali sta insegnando a cacciare,mentre poco lontano un grosso maschio accovacciato su di una grande pietra mi osserva con uno sguardo sinistro. Noto che la luce della mia torcia li infastidisce, ma credo abbiano capito che da me non hanno nulla da temere. Si tengono a distanza pensando forse che di notte nessun uomo avrebbe invaso i loro territori, o per lo meno quello che immagino io. Mentre li osservo provo ad ululare in segno 35

di rispetto, tanto non ho nulla da perdere, e loro inclinano le testa di traverso come fanno tutti i cani. Quello che sembra il capobranco lancia un ululato molto pi forte del mio e dall'altra parte della valle un altro coro di ululati gli risponde in segno di saluto. Sento di aver instaurato un contatto con questo branco di lupi e forse solo una mia illusione, ma mentre la stanchezza prende il sopravvento sento ancora la nenia che questi abitanti meravigliosi dei boschi sembrano dedicarmi, per aver accettato senza paura ma sopratutto senza alcuna cattiveria la loro presenza o compagnia che dir si voglia. La notte passa velocemente mentre i sogni si susseguono come nuvole portate dal vento e allalba, il sole appena sorto mi regala uno spettacolo meraviglioso. Qui, lungo la valle, un torrente impetuoso si getta gi da un dirupo creando una bellissima cascata, mentre la polvere d'acqua crea un arcobaleno stupendo. Dei miei compagni notturni resta solo qualche ciuffo di pelo impigliato agli arbusti.

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Capitolo 7 Clark Fork


L'acqua nel torrente fresca e meno male che mi sono portato due saponette di Marsiglia, cos posso lavarmi un pezzo per volta. Ci sono abituato, in casa a Pra non ho avuto una vera vasca da bagno fino a quando non nato mio fratello Paolo nel 1978. Mi lavavo nella conca di plastica da bambino e per questo appena ho potuto sono andato a giocare a calcio, cos finito l'allenamento o la partita, potevo almeno fare la doccia! Mi asciugo velocemente mentre l'aria pungente mi fa apprezzare il sole nascente che mi scalda fin nelle ossa. Spero di non avere intoppi e di mettermi subito in viaggio, voglio raggiungere Cour D'Alene, centro minerario alla fine dell'800 e citt importante nello stato del Montana, una delle regioni pi belle del Nord America. Mi metto in marcia ma devo al pi presto fare benzina; la colazione questa mattina spiccia con gallette, latte condensato, acqua calda e un po' di cacao. Devo dire che il thermos fa egregiamente il suo lavoro. La giornata tersa intorno la natura selvaggia. Ora comprendo perch quando parlano degli spazi infiniti, uno dei paesi solitamente nominato l'America del Nord! La mia vista si perde in un oceano verde dove l'orizzonte una linea dal profilo frastagliato ed il sole ancora basso traccia fasci di luce che si perdono nella bassa nebbia del mattino dall'aspetto soffice e ovattato. Corro lungo la strada con il finestrino abbassato incurante dell'aria fresca che mi taglia la faccia mentre i profumi delle conifere si miscelano con quelli dei fiori. Finalmente un'area di servizio che fa al caso mio. Faccio il pieno, controllo il livello del refrigerante e dell'olio. Tutto perfetto, questa macchina eccezionale e non pu lasciarmi per strada, perch tra lei e me oramai si instaurato un 37

tacito accordo che intendiamo assolutamente mantenere. Sono veramente pazzo, ma questo ci che immagina la mia mente! Riparto con l'entusiasmo di un novello turista che vede il mondo per la prima volta e devo contenere la mia irruenza perch qua negli Stati Uniti sono molto severi con chi non rispetta i limiti di velocit, sopratutto se straniero. Che strano, la prima volta che vedo un incidente da quando ho messo piede in America: un autobotte si rovesciata e i servizi stradali sono gi all'opera. Mi fermo a distanza e mi rendo conto che l'autista morto. coperto da un telo scuro da cui restano scoperte le mani di un colore bronzo e la lunga chioma di capelli nero corvino e intuisco che si tratta di un Indiano. Credo di soffrire un po' anche se non conosco la persona sdraiata sullasfalto, ho avuto modo di conoscere il modo di pensare e di interpretate la vita di quello che reputo uno dei popoli pi sani di questa terra. So che tra qualche giorno arriver di nuovo in mezzo alla civilt e forse non ne vedo l'ora; conoscere a fondo queste citt che si affacciano sul Pacifico sicuramente risulter interessante, ma ora voglio assaporare tutto questo mondo selvaggio che mi sta affascinando sempre pi. Il pomeriggio volge al tramonto ma del mio obbiettivo non vedo neanche l'ombra. Accosto la macchina per controllare la carta stradale: ho preso la statale 2 e ora devo scendere lungo la 95, ho evitato di attraversare Missula e forse ho accorciato la strada senza accorgermene, ma la mia Gigetta non sicuramente un bolide e nelle lunghe salite ha sofferto un po' di pi. E' quasi sera e mi trovo vicino ad un bel lago che, da ci che leggo in una targa di legno, si chiama Clark Fork e in lontananza intravedo una luce giallastra che nel buio della sera sembra uscire dalla finestra di una casa. Mi avvicino e mi fermo in una specie di parcheggio e in quel momento esce 38

un ragazzo forse pi grande di me che mi chiede che cosa cerco. Gli spiego che sono un viaggiatore (non amo passare per il classico turista) e che sto cercando di raggiungere Cour D'Alene. Mi invita ad entrare in casa e scopro a quel punto leggendo il cartello che appeso ad una specie di grande granaio, che una distilleria di whisky! Parliamo del mio viaggio e delle motivazioni che mia hanno portato ad intraprendere questa avventura. Tony, cos si chiama e che ha trent'anni, mi fa accomodare in casa e mi presenta ai suoi genitori. Il pap, pi che un imprenditore e produttore di alcolici, sembra un prete e la mamma una bella donna sulla cinquantina. Mi chiedono di accettare l'invito a cena anche se frugale. Non immaginano assolutamente come ho mangiato in questi ultimi giorni e io mi accomodo volentieri alla loro tavola. Non sono abituato a ringraziare Dio prima di mangiare, ma d'altronde sono in casa d'altri e rispetto le loro usanze. Finito questo momento di silenzio, mossi da una curiosit indescrivibile, mi fanno una marea di domande: da dove vengo, come si vive nel mio paese ed io cerco di rispondere, anche se non mi danno il tempo di dare la risposta che arriva subito un'altra domanda. Carol, cos si chiama la donna, mi chiede come vestono le donne italiane, cosa che fa storcere un po' il naso al marito geloso della curiosit della moglie. Le dico che vivo in un paese non tutto rose e fiori, ma con un gusto del mangiare e del vestire che non secondo a nessuno. Le brillano gli occhi quando le parlo delle mode che in Italia cambiano continuamente, e le racconto che gli stilisti ogni anno cambiano lo stile del vestire italiano, sopratutto nel campo femminile.

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Parlando con Tony spiego che un ragazzo da noi cambia il tipo di vestiario parecchie volte durante la settimana, e che le donne cambiano abiti pi spesso degli uomini, cosa che a noi maschietti non spiace assolutamente! Scopro dai discorsi di Tony e di sua madre, che da loro in campagna questo assolutamente non avviene, sanno che in citt la vita diversa e questo spiega la loro curiosit, sopratutto ora che conoscono il mio paese d'origine. Nonostante la loro ditta sia bene avviata, restano una famiglia semplice e di buoni principi, che unisce al lavoro lunit familiare. Almeno questa l'impressione che mi hanno fatto percepire. Finita la cena mi accorgo che Tony vuole farmi ancora parecchie domande; farei la stessa cosa se fossi al suo posto, anche se tra me e lui ci sono undici anni di differenza. La mamma ci trasferisce nel salotto mentre lei con il marito, che si chiama Elliot, rimangono in cucina. Tony mi parla delle ragazze e mi spiega che da lui sono molto mascoline, la vita di campagna le rende diverse. Gli dico che sua mamma non conferma le sue parole, ma capisco che per un figlio la mamma una donna diversa e che la vede come un'icona intoccabile, quasi una figura religiosa, come una Madonna, e preferisco cambiare discorso. Mi chiede di parlargli del mio viaggio e della mia destinazione, ma gli rispondo che non ho una meta ancora chiara nella mia mente e non c' nulla di certo, solo che voglio andare avanti in questa mia ricerca. Mi chiede di come mi mantengo, come raggranello i soldi e gli spiego che mi adatto a tutto e lavoretto dopo lavoretto il gruzzolo resta sempre abbastanza stabile. L'educazione che ho avuto dai miei genitori mi ha insegnato parecchie cose e una di queste di ponderare sempre bene anche le piccole spese, limando su ogni acquisto sia nel cibo che nel resto. Mi chiede quali lavori so fare e gli parlo di quanto abbia imparato dagli insegnamenti di mio padre che 40

reputo una persona meravigliosa, capace di togliersi da qualsiasi situazione uscendone sempre vincitore. Mi chiede se ho dei problemi con i miei visto che sono andato via di casa cos giovane e da solo, e io gli rispondo che amo follemente i miei genitori e mio fratello, ma amo altrettanto l'avventura e la solitudine. Le generazioni di naviganti e boscaioli che mi hanno preceduto si sono fatte strada nella mia eredit genetica, facendo uscire allo scoperto il mio amore per l'avventura. Gli racconto delle arrampicate in invernale sulle Alpi, della pesca in mare anche quando il tempo inclemente fa di tutto per non farti tornare a riva e gli dico che tutto ci che ho fatto in Italia, la mia terra, non nulla in confronto alla vastit e alla natura selvaggia che ho trovato nella sua di terra!

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Capitolo 8 Lavorare in Distilleria


Tony, dopo aver consultato i suoi genitori, mi trova un posto per la notte: nel magazzino del malto c' un soppalco con una branda che perfettamente nascosta da sacchi di juta. Mi saluta e si allontana chiudendo la porta, lasciandomi solo con la luce di una piccola lampadina dal colore giallastro. Mi sdraio ma il sonno tarda ad arrivare mentre la mia mente invasa da una moltitudine di pensieri. Mi domando tra me e me se accetterebbero nel caso chiedessi domattina di poter lavorare qualche giorno per loro. Potrei guadagnare qualche soldo e avrei la possibilit di allungare la mia permanenza in questo meraviglioso paese. L'idea mi affascina e penso a come essere utile. Potrei sfruttare gli insegnamenti di mio padre con le loro caldaie a vapore, prestare a loro il mio sapere nel settore idraulico misto ad un buon uso degli attrezzi di falegnameria, d'altronde le botti poi non sono cos diverse dal fasciame di un gozzo! Domani di buon ora parler a Elliot, proponendomi senza chiedere visto la loro cortesia nell'accogliermi per la notte e offrirmi la cena e vedr la sua risposta. La mancanza di manovalanza esterna gioca sicuramente a mio favore e pensare di lavorare in una distilleria di whisky mi avvicina ai profumi della Scozia, un paese che mi sono prefissato di visitare in futuro. La mattina all'alba, mentre il sole ancora nascosto dagli alberi, la famiglia Mc Ginty (cos si chiama la distilleria) si mette all'opera. Non me la sono sentita di farmi avanti per la colazione, ma Carol non accetta scuse, tutti a tavola; il solito saluto all'onnipotente e poi via con latte, frittelle e sciroppo d'Acero. La mia offerta di prestazione lavorativa viene accettata con entusiasmo, Elliot subito chiaro, non pi di 30$ al giorno, vitto e alloggio compreso. Mi laver io la mia roba e, notizia 42

interessante, dormir in una piccola stanza che tipo una taverna con un accesso anche dalla cucina. Naturalmente la porta verr chiusa a chiave da Carol dall'interno, come richiesto da Elliot. Capisco la situazione e non dico nulla e questo mio silenzio assenso impressiona positivamente lo stesso Elliot, che mi da una pacca sulla spalla e mi invita a visitare la sua azienda familiare. Dal magazzino di stoccaggio dei malti, stesi sul pavimento per arieggiarsi, si passa al locale della tostatura, fatta ancora con il metodo tradizionale a legna. Elliot mi spiega che in Irlanda e Scozia viene solitamente fatta con la Torba. Questo tipo di tostatura dura in media un tempo di quattro ore e una volta tostato, il malto viene depositato in tini di circa quattro metri di diametro, messo a bollire con acqua di sorgente per poi fermentare. Passati dieci giorni viene passato negli alambicchi di rame, che assomigliano a delle alte caffettiere; una volta riempiti i cestelli si da il via all'ebollizione ed evaporazione dell'acqua creando per raffreddamento la famosa bevanda alcolica chiamata whisky e in questa fase di lavorazione viene tolto dal liquido distillato la testa e la coda che contengono metanolo. Una volta queste procedure venivano eseguite ad occhio mentre ora si usa la lettura dei gradi di temperatura. Questo mondo mi appaga e Elliot capisce al volo che potrei tornare utile per la sua azienda. Mi porta in una grande sala molto fresca dove il liquido raffreddato viene messo in botti di rovere che ne contengono circa 80 litri ciascuna, chiuse con tappi di sughero e ceralacca, dopodich sono distribuite in zone stabilite per gli anni di affinamento. E' gi ora di pranzo, e Tony mi prende da parte dicendomi che suo padre ha sempre asserito che un lavoratore per 43

rendere deve avere la pancia piena; che gli posso dire se non OK? A tavola oggi carne di manzo e una specie di pasticcio di patate e mais, il solito momento di raccolta silenziosa e poi le bocche piene che consumano avidamente il pranzo, almeno io e Tony. Nel pomeriggio finalmente inizio il mio lavoro alla distilleria, naturalmente nei reparti ossigenatura e tostatura, e da quel momento per tre giorni non faccio altro che girare il malto con un rastrello, caricarlo su dei vagoncini e trasportarlo nel locale tostatura dove Elliot lo carica all'interno della macchina tostatrice, una specie di impastatrice con dei micro-fori posizionata ad una giusta distanza dalla fiamma del braciere alimentato a legna. Sono preso da questo lavoro che risulta per molto faticoso e la stanchezza mi porta a starmene solo alla sera. Carol comprende e mi porta una tazza di latte con due frittelle che posa dietro alla porta della cucina su di un piccolo vassoio. Decido di scriverle un bigliettino affettuoso ringraziandola di aver capito che preferisco cenare da solo. La mattina del quinto giorno sento parlare concitatamente nel locale dei tini, mi avvicino e noto che una valvola a sfera di grandi dimensioni sta perdendo in modo notevole. Loro non capiscono niente di idraulica e padre e figlio si agitano parecchio anche perch il plumber, cos chiamano l'idraulico, nel paese vicino che dista per parecchi chilometri. Gli chiedo se hanno dei giratubi grandi e loro un po' titubanti mi portano nellofficina dove trovo, oltre ad una buona serie di giratubi e pinze, anche canapa per guarnire i filetti. La situazione non cos allarmante perch la valvola mal guarnita a valle oltre la sfera, la chiudo e tiene mentre svito 44

il tubo, avvito un controdado sottile che ho trovato in officina, faccio una guarnizione di battuta in canapa e mando in battuta il dado contro la valvola. Riapro la valvola e tutto mi sembra in ordine. Per me sicuramente stata una cosa ordinaria, ma per Elliot e famiglia una manna dal cielo. Ritorno in officina, poso gli attrezzi e mi riavvio verso il reparto tostatura, quando Elliot mi ferma e mi chiede se posso dare un'occhiata a tutta l'impiantistica della fabbrica e di casa in previsione dell'inverno imminente. Trovo alcune anomalie nell'impianto e consiglio di sfruttare con uno scambiatore a piastre l'acqua usata per il raffreddamento delle tostatrici, visto che viene buttata nei silos per il lavaggio e la seguente depurazione. La situazione non cos allarmante perch la valvola mal guarnita a valle oltre la sfera, la chiudo e tiene mentre svito il tubo, avvito un controdado sottile che ho trovato in officina, faccio una guarnizione di battuta in canapa e mando in battuta il dado contro la valvola. Riapro la valvola e tutto mi sembra in ordine. Per me sicuramente stata una cosa ordinaria, ma per Elliot e famiglia una manna dal cielo.

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In casa con l'approvazione di Elliot modifico limpianto di riscaldamento, isolando le quattro parti della casa e inserendo delle piccole valvole di zona motorizzate, atte a chiudere od aprire quella linea per scaldare eventualmente una zona pi vissuta anzich una dove non vivono mai a parte

These Are 6 Dirty Jobs, But Somebody Has to Do Them The cringe-worthy tasks that are all in a foul days work for a choice few By Jada A. Graves (http://money.usnews.com) Plumber: Mopping up animal waste as a farmer is pretty terrible, but contending with human waste as a plumber is also no picnic. Many of the pipes that plumbers install, connect and solder carry wet waste from our appliances (dishwashers and garbage disposals) and our persons (use your imagination), so a busy technician could easily end the workday smelling like whatever he or she released from a clogged drain, and covered in whatever he or she sat on while troubleshooting a septic problem. Fortunately, plumbers make good salaries for their willingness to deal with gunk: Their average salary in 2012 was $52,950 (41,150 in PPPPurchasing Power Parity per lItalia), the BLS (Bureau of Labor Statistics) reports, with the top-paid earning nearly $85,000 annually (66,000). Those at the top of the field most likely underwent a four- or five-year apprenticeship as well as nearly 300 hours of technical education in safety and regulations, applied physics, chemistry and maths.

l'estate.

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Dirty Jobs- Lavori sporchi Lavori sporchi un programma trasmesso su Discovery Channel in cui il conduttore Mike Rowe viene ripreso mentre sta svolgendo incarichi difficoltosi, strani o molto sporchi caratteristici di alcune professioni. La trasmissione cominciata con 3 episodi pilota nel novembre 2003, ritornando come serie nel 2005-2012.

Una caratteristica di questa trasmissione la giustapposizione del conduttore, Mike Rowe, un distinto uomo di televisione, con le particolari situazioni da operaio in cui messo, e le colorite personalit degli uomini e delle donne che normalmente svolgono quel lavoro per vivere. Lo show comincia con la frase: Mi chiamo Mike Rowe e questo il mio lavoro. Vado in giro per il paese alla ricerca di persone che non hanno paura di sporcarsi le mani. Uomini e donne il cui duro lavoro permette a tutti noi di vivere in un mondo pi civile. Preparatevi a sporcarvi le mani. Fonte: it.wikipedia

Visto che l'impianto funziona a gasolio, in questo caso avranno un beneficio certo, cosa di cui Elliot si rende conto appena finisco di modificare i due boiler dell'acqua sanitaria, 47

gi predisposti per l'integrazione del riscaldamento invernale, ma mai collegati. Gli spiego che in inverno, mentre limpianto scalda la casa, scalda praticamente gratis l'acqua sanitaria, con la possibilit avere un ripristino pi veloce del calore all'interno dei boiler. Carol entusiasta e mi chiede questa sera di cenare con loro. Visto lo sguardo suo e di Elliot non posso rifiutare, so che cucina molto bene e poi c' qualcosa nel suo sguardo e nel suo muoversi che mi affascina distogliendomi gli occhi da tutto il resto. La cena pronta, mi chiamano e mi fanno accomodare nel loro salone. Tutto buono e viene consumato non prima di aver ringraziato l'Onnipotente. Dopo cena Tony mi chiede se ho voglia di uscire con un suo gruppo di amici, ma gli dico che sono troppo stanco e non sarei di compagnia. Preferisco scrivere un po' mentre sorseggio un loro liquore a base di erbe. Elliot si ritira in camera sua a fumare la pipa e Carol finisce di mettere a posto la cucina, mi dice di stare comodo in salone che non le do alcun fastidio. Carol mi osserva mentre asciuga le ultime pentole. Io scrivo chino sul tavolo e quando sento il suo volto dietro la mia spalla, il suo profumo di donna mi agita un poco. Lei sembra accorgersene e mi lancia uno sguardo che nonostante la mia giovane et comprendo subito. Non credo che sia il momento e nel mio inglese studentesco le lascio una lettera che parla di me, di come sto vivendo la loro armonia e soprattutto la sua dolcezza mista ad una rara bellezza!

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Capitolo 9 Notte con Carol


La mattina dopo arriva un carico di Malto. Non hanno muletti di scarico e quindi tutto viene fatto a mano: sono quattrocento sacchi da 50 kg. Tony, un po' frastornato dalle libagioni della sera precedente, ha le gambe che non lo reggono molto, per me invece una pacchia: faccio palestra gratis per le gambe e sfrutto gli insegnamenti di mio nonno paterno Il Militor, uomo di grande forza e resistenza. Elliot a pranzo mi chiede di fermarmi a lavorare fisso presso la loro azienda, ma come padre mi guarda e capisce di aver detto una cazzata, non ritorner pi sull'argomento. Mi chiede comunque di rimanere fino alla fine della settimana, perch lui e Tony devono andare a prendere del materiale per il locale di stoccaggio, e staranno via due giorni.

[HTTP://0.TQN.COM/D/GOCANADA/1/0/L/6/-/-/GLENORA_DISTILLERY.JPG] 49

Mi domanda se non mi spiacerebbe questa sera cenare con Carol,visto che rimane sola, e io accetto con piacere! Penso che cenare con lei da solo mi dar la possibilit di conoscerla meglio e scoprire come il destino operi in questi frangenti. Mentre ci salutiamo Elliot mi dice di rabboccare i tini con l'acqua di fonte una volta che ho finito alla tostatura; annuisco con il capo e gli dico di andare tranquilli. Il pomeriggio passa velocemente e il suono della solita campanella mi avvisa che a breve sar pronta la cena. Mi ritiro nella mia cameretta passando dalla cucina, ora che la porta aperta ritengo inutile passare dal magazzino. La tavola gi imbandita, mi scuso del ritardo e chiedo a Carol un po' di tempo per poter far la doccia e rendermi presentabile. Una volta in camera noto che tutti i miei indumenti sono lavati e stirati,il mio pensiero va subito a Carol, una donna dolcissima. Mi infilo sotto la doccia e insisto col sapone tanto da togliermi l'odore del malto che ho sulla pelle, mi rado in contemporanea e mi asciugo accanto al camino. Entro in cucina e noto che sul tavolo Carol ha posato una bottiglia di vino rosso Californiano; mi dice che solitamente non lo bevono e lo sorseggiano dopo mangiato se hanno ospiti. Le spiego che il vino va bevuto durante il pasto e che si pu assaporare il romanticismo di una bottiglia gustandola lentamente, possibilmente in bicchieri panciuti di grandi dimensioni, in modo da poterlo ossigenare bene. I suoi bicchieri lasciano un po' a desiderare, ma il mio sguardo nota dei bicchieri da champagne all'interno della credenza e le dico di prendere due di quelli. Il tavolo cos grande sembra assumere una dimensione ancora maggiore visto che io e Carol siamo seduti ai due lati opposti, ma dopo uno sguardo dintesa ed un sorriso, decidiamo di metterci al centro uno in fronte all'altro.

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Le portate sono contenute, Carol ha capito che non sono un grande mangiatore, ma che apprezzo le pietanze particolari e soprattutto del luogo. Un abbondante sformato di verdure con formaggio fuso per noi antipasto e cena ed un calice di vino a testa gi andato. Mentre riempio i calici noto la sua pelle liscia e vellutata, il suo vestito di tessuto in stile Old America evidenzia la tonicit del suo seno che attrae il mio sguardo come una cascata. Cerco di essere indifferente, ma il suo piede piccolo e caldo scorre gi sulla mia caviglia e la seconda portata non viene neanche presa in considerazione, solo il tempo di svuotare dolcemente l'ultimo bicchiere e le nostre bocche sono gi unite. In cucina un divano vicino al grande focolare diventa il nostro giaciglio, rapidamente le tolgo il vestito e mentre le sue mani esperte di madre mi lasciano completamente nudo, la sua bocca scivola sul mio corpo e le mie mani accarezzano il suo seno. Il suo ansimare ed il nostro piacere ci proiettano in un mondo di passione sfrenata, i nostri movimenti cos armoniosi non tradiscono l'eccitazione che ci pervade e dolcemente raggiungiamo pi volte l'orgasmo in un apoteosi di sensazioni. Entriamo nella cameretta e ci sdraiamo sul letto che a malapena ci tiene insieme,mentre lei scivola sotto le coperte io aggiungo un po' di legna nel camino. Il suo corpo di donna matura non sfigura, anzi, la sento soda e snella come una trentenne e questo mio sincero apprezzamento la riempie di gioia portandole via qualche lacrima. Mi guarda negli occhi facendomi capire che la notte ancora lunga ed io sono il suo Sciamano!

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Capitolo 10 Arrivo a Seattle


La mattina parto presto senza attendere l'arrivo di Tony ed Elliot, Carol mi guarda dall'uscio di casa mentre mi allontano. Mi fermo ad osservare il contenuto della busta che lei mi ha lasciato: 200 dollari e due righe di ringraziamento; spero che leggano a cena il mio biglietto di saluti dove indico il mio indirizzo in Italia. Ho lasciato anche un piccolo foglio personale per Carol all'interno del suo grembiule, sono convinto che lo legger pi volte. La mia macchina stata un po' a riposo e ha voglia di sgranchirsi i pistoni, seguo la strada sino a Coeur D'Alene, citt dell'Idaho nel cuore delle Clear Water Mountains. Da qui pochi chilometri mi dividono dal confine con lo stato di Washington. Voglio arrivare al pi presto a Seattle, sono affamato di conoscenza riguardo i complessi Grunge che questa citt sforna continuamente. Inseguo la Route 90 verso Spokane vicino alla quale ci sono dei siti indiani dove si possono trovare rocce decorate dai Pellerossa. Sono qua anche per la storia di questo paese, per Dio! Il sapore di visitare luoghi mistici mi esalta: essere un ragazzo solo perso negli spazi di una nazione cos vasta, rende tutto unico e vergine, una ricerca della conoscenza in un mondo pieno di novit. La strada per Seattle pi lunga del previsto e i chilometri sono veramente tanti, so di essere ostinato e cocciuto, ma non voglio fondere la mia Honda, cos mi fermo per un controllo dell'olio e intanto faccio il pieno di benzina in questa area di servizio a Ellensburg. Chiedo al gestore quanto dista Seattle e mi dice che in tre ore posso arrivare a destinazione, intanto guardo la cartina e la mia curiosit viene attratta da una deviazione verso il parco del Mount Rainer: mi ricorda qualcosa e vale la pena di andarci!

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Gi che ci sono controllo il livello del liquido nel radiatore, l'olio dei freni e la batteria, il resto mi sembra a posto. Entro nel piccolo Market prendo caff solubile, gallette e parto. Prendo la statale 410 che attraversa un piccolo paese che si chiama Naches in cui trovo la desolazione pi assoluta e mi vengono in mente quei paesi fantasma abbandonati dell'et dell'oro, senza lode ne infamia! Lungo la strada trovo parecchi cartelli che segnalano ai viaggiatori che si sta entrando nel parco del Mount Rainer, e altri che avvisano che animali tra i quali orsi, puma, lupi e cervi potrebbero invadere le corsie e di fare attenzione a sostare nelle poche zone adibite alla sosta temporanea. Magari si vedesse qualche animale selvatico, finalmente potrei fare qualche foto! Non vedo nulla fino a quando non arrivo in prossimit del passo, dove un gruppo di procioni che ai miei occhi sembrano quasi una famiglia, attraversano la strada quasi incuranti del mio arrivo. Mi fermerei per una foto, ma il crepuscolo avanza e vorrei attraversare il passo rapidamente, dato che sul vetro dell'auto si comincia a vedere qualche tacca di neve. Mi fermo un attimo e controllo nel bagagliaio se ho le catene e con mia soddisfazione vedo una piccola cassetta di plastica gialla con la foto vecchia e sbiadita che evidenzia il suo contenuto. Credo che non siano mai state usate, ma quando apro e noto che gli elastici sono ancora in buono stato sono pi sereno! Per ora posso procedere senza, la strada volge in discesa e cercher una piazzola dove sostare o qualcosa che le assomigli. Verso le dieci di sera trovo un casotto di fianco alla strada che mi ricorda le nostre piccole case cantoniere, ma scopro con mio sommo dispiacere che un centro di informazione turistico chiuso. Un po' deluso vado ancora avanti e vedo un piccolo prato contornato dal bosco sul limitare della strada, totalmente 53

illuminato dal disco lunare, dove spicca una specie di fienile con il tetto di lamiera. So che un azzardo, ma la notte incombe e non voglio perdere ore di sonno, tra l'altro la curiosit dell'avventura stuzzica il mio interesse e intorno oltre il bosco c una prateria immensa! Prendo il mio zaino Cassin e mi avvio verso la montagna di fieno, l'erba secca lascia nell'aria un profumo pungente, altri cumuli messi a seccare delimitano la strada. Mi avvicino alla struttura in legno e mi accorgo che nella parte superiore c' un castello di tavole incrociate. Per essere al sicuro conviene che mi posizioni l sopra. Dopo aver legato lo zaino con la corda, salgo e poi lo tiro su. Devo crearmi un buon giaciglio per non cadere una volta addormentato, cos mi assicuro ad un trave centrale e faccio lo stesso anche con lo zaino. Preparo il sacco a pelo, anche se il fieno intorno offre parecchia protezione dal freddo della notte, e cerco di dormire. Passo da un sogno all'altro senza percepire nessun rumore umano o animale e l'abbraccio del sacco a pelo si sposa naturalmente con il fieno intorno a me. All'alba un'infinit di rumori del sottobosco mi sveglia dal il mio torpore e il canto degli uccelli mi dice di aprire gli occhi. L'aria pungente mentre ripiego il sacco a pelo e mi preparo a scendere dal tavolato, scalder un po' d'acqua e preparer il caff solubile. Alla luce del giorno mi accorgo che vicino c' un piccolo ruscello, prendo un pezzo di sapone Marsiglia e mi lavo la faccia: cazzo, quanto fredda! Freddo per freddo meglio che mi lavi tutto, tanto sono solo. Una volta asciugato i raggi del sole inondano il mio corpo oramai vestito e mi recano un sollievo immenso. Scaldo l'acqua con il mio Bunsen e bevo avidamente la mia tazza di caff masticando qualche galletta. Stivo tutto in macchina e riparto alla volta di Seattle e del suo mondo musicale Grunge! Alcuni dicono che Seattle sia 54

una citt sporca, per io non lo credo perch appena entrato nel bar di unarea di servizio subito prima di entrare in citt, la signora al banco per prima cosa ha guardato se avevo le scarpe sporche, visto che la mia direzione veniva dalle montagne! Chiedo dove posso trovare da dormire, anche per farmi una doccia finalmente completa. Seattle

http://farm2.staticflickr.com/1425/1209324210_52ee80c5af_b.jpg Ho per dei ricordi positivi di quando mia madre mi faceva lavare all'interno di una piccola conca in plastica, questo vuol dire prepararsi a lavarsi in ogni situazione, brava Mamma! Mi viene consigliato dalla signora un Motel nella periferia, fanno anche cucina e questo non mi dispiace, visto che ho una fame da lupo. Il pomeriggio inoltrato mi ricorda che per essere a Seattle prima di sera ho saltato il pranzo.

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Il motel Bellevue vicino a Ronton e di fronte al mare, anche se pi che di oceano ha l'aspetto di un fiordo! La posizione del motel e la calma dell'acqua ha un non so che di rilassante e questo molto positivo. Lascio riposare l'auto esausta nel parcheggio, ritiro le chiavi della camera e sprofondo un attimo nel letto. La doccia pu aspettare, cos come la cena. tardo pomeriggio e devo recuperare un po' di forze, tra qualche ora mi alzer e mi lever di dosso questo odore di selvatico, che il mio naso anche se sensibile ormai non percepisce pi. La mattina fresca sulla baia e nell'aria c' sentore di novit mentre penso di avvicinarmi mentalmente a Seattle. Questa citt sul pacifico protetta da una grande insenatura mi da un senso di sicurezza e protezione. Mi vesto dopo aver bevuto una tazza di caff, se mi verr fame manger per strada. La citt mi viene incontro con i suoi profumi, i suoi colori e le sue etnie. Una moltitudine di persone attraversa freneticamente le strade in cui io mi muovo al rallentatore osservando tutto in silenzio: un fiume di abitanti del nord America misto ad un mondo che ricorda la Beat Generation. Come un novello Jack Kerouac mi addentro in questo ambiente dall'aria perfettamente grounge, dove ragazzi vagabondi dai capelli lunghi che ricordano un po' i figli dei fiori attraggono la mia curiosit. Vedo parecchi gruppi, quasi dei clan, forse studenti che cercano di scoprire il loro futuro tra musica, spinelli e un po' di acidi. Sembra che il tempo si sia fermato ai tempi delle rivolte studentesche, come nel film Fragole e sangue di Horowitz, tutto cos lineare ma nello stesso tempo crudo e alienante. Vengo attratto da un gruppo di ragazzi sui trent'anni che vedo fuori da quella che sembra una sala di incisione, frementi di far ascoltare le loro melodie, che provano e riprovano pezzi del loro repertorio tesi come corde di violino. 56

Passanti non pi giovani si soffermano e scrutano con sospetto questi ragazzi con gli occhi un po' segnati dalleredit di miti come i Doors o Jimi Hendrix. Credo che questi gruppi non possano inventare pi nulla, ma sicuramente possono comunicare con la loro musica lo stato d'animo di questo grande paese Americano. Come me cercano di trasformare in poesia i loro sogni ed i loro pensieri, vogliono ribellarsi a questo mondo che si autodistrugge, a quelle persone che passano la loro vita andando al lavoro dentro auto che sono bare di metallo, lottano contro il sistema con le loro canzoni acide, trasgressive, alienanti, ma dai testi concreti e comprensibili. Sono gruppi che lasceranno sicuramente una traccia nel futuro della mia generazione e di quelle a venire e io sono qua ora per capire e conoscere . Mi affido alla mia buona stella e alla mia curiosit, sono cos solo in questa giornata che si preannuncia lunghissima. Non so da dove e come cominciare e il mio inglese di certo non mi aiuta, scopro per con entusiasmo che facile comunicare con i ragazzi del posto, hanno capito che sono solo e straniero, sono tutti molto disponibili e questo mi rincuora. Mi hanno informato che un nuovo complesso suona questa sera presso un locale chiamato Matusalem, una specie di Whisky a go-go di Los Angeles, dove suonavano i vecchi complessi poi diventati famosi. La differenza che qui fa molto pi freddo e si suona solo nei locali al chiuso. Pare che il gruppo si chiami Nirvana e che il loro leader, un certo Cobain, scriva veramente bene. Conosco due ragazzi francesi che credo arrivino da Lione e mi unisco a loro. Lui si chiama Didier e lei Colette, sono pi grandi di me, ma questo non sembra un problema, al loro confronto il vecchio sembro io! Mi raccontano il loro arrivo a Seattle alla ricerca di un futuro nel campo musicale. Sono compositori e poeti e questo mi affascina un casino, cosa che 57

loro percepiscono al volo. Amano Baudelaire, osannano Jim Morrison e su questo mi trovano perfettamente d'accordo. Trovano strano che un italiano ami questo genere di musica e mi dicono che secondo loro il ragazzo italiano pi attratto dalla musica da discoteca, non dai suoni cos particolari del rock Americano.

I Nirvana sono stati un gruppo grunge statunitense formatosi ad Aberdeen (Washington) nel 1987 e attivo sino al 1994, anno della morte del leader Kurt Cobain. Principali artefici del successo del genere grunge e in generale dell'alternative rock, furono una delle band pi innovatrici, note e influenti nella musica dei primi anni novanta. Fondatori e membri del gruppo sin dall'esordio furono Kurt Cobain (voce e chitarra) e il bassista Krist Novoselic. Fonte: it.wikipedia
Gli spiego che l'amore per il rock storico inglese, ma soprattutto americano nasce dai racconti di mio zio Franco, fratello di mia madre, che navigava parecchio e ascoltava nella sua cantina le vecchie cassette Stereo 8 di tutti questi gruppi, che acquistava, anno dopo anno, durante i suoi viaggi. Sono subito affascinati dal mio modo di propormi ed dalla mia linea di pensiero, si interessano anche a ci che scrivo e scorrono avidamente i miei taccuini, che io traduco per loro. Didier si sofferma su Natura, una delle mie prime poesie, e comprende che qualcosa di particolare, come una specie di 58

dono, mi permette di scrivere con semplicit la complessit della nostra vita e del mondo che ci circonda. Mi riconsegna i taccuini che stringo con entusiasmo e mi invita a fare due tiri con lo spinello, cosa che non disdegno affatto. Con mio sommo piacere il fumo mi entra dalla bocca nelle narici senza causarmi i soliti effetti dell'erba, che sia molto pi leggero? Non so cosa dire mi sento bene e basta! Sorrido con loro tra un racconto e l'altro come se li conoscessi da una vita e mi accorgo che avere una zia francese a qualcosa servito, infatti parlo liberamente con loro senza incespicare nell'inglese e allenando il mio francese. Prima di andare nel locale dove si esibir questo complesso dei Nirvana, decidiamo di mangiare qualcosa e un ristorante cinese fa al caso nostro. Colette, da vera ragazza parigina, mi incuriosisce con la sua libert baciandomi sulle labbra. Noto una leggera smorfia di Didier e comprendo che loro due sono solo grandi amici e non compagni come immaginavo, questo mi rilassa non poco. Mangiamo con appetito assaggiando tante piccole portate e devo dire che i ristoranti cinesi a Genova non hanno nulla da invidiare a quelli ben pi radicati di qui. Irroriamo il tutto con birra Tsing-Tao ed io ho perso il conto delle bottiglie bevute, Didier cerca di mangiare un piatto di gamberi e bamb con i bastoncini e Colette resta colpita da come uso la mia mano sinistra facendo danzare i bastoncini sopra il mio pollo in salsa agrodolce, con la delicatezza e la maestria di un cinese. Questo dice lei, mentre boccone dopo boccone il piatto si svuota finendo o nella mia o nella sua bocca. Concludiamo la cena con mezza bottiglia di grappa di rosa che svuotiamo velocemente nonostante i piccoli bicchieri di ceramica. Colette mi bacia ancora e Didier ridendo accenna una simpatica battuta incitando me e prendendo per il culo 59

Colette, che per risposta gli mostra tutta la lingua e poi mi bacia di nuovo sulla bocca. In un attimo di lucidit cerco di spiegare a Didier e Colette, per quanto riesca ad esprimermi in modo comprensibile, di non voler creare problemi. Loro due si guardano e poi rivolti verso di me scoppiano in una fragorosa risata che fa voltare tutti i presenti in sala, portando alla luce il mio modo di interpretare troppo italiano. Paghiamo il conto lasciando la classica mancia e ci viene offerto ancora un giro di liquore. Usciamo dal locale veramente storti, le auto ci passano accanto veloci e Colette asserisce di essere totalmente ubriaca e che siamo noi a vedere tutto distorto: le auto per lei sono battelli che galleggiano sull'asfalto. Io e Didier la prendiamo a braccetto e ci incamminiamo verso il Matusalem. Dopo circa venti minuti di strada arriviamo al famigerato locale, paghiamo 7$ a testa compresa la consumazione che io cedo volentieri a Didier, che sembra reggere lalcol pi di me ed entriamo. Il locale carino e Colette cerca un tavolo appartato, non vuole infilarsi nella mischia che si sta ammassando attorno al palco. Nel locale circola una marea di fumo ed i poliziotti ai lati delle uscite di sicurezza non sembrano curarsene pi di tanto. Mentre il gruppo viene presentato sul palco da un buffo personaggio stile Ed Sullivan, la cameriera porta tre gin-fizz e il mio lo lascio a Didier. Solo il pensiero di bere qualcosa di alcolico in questo momento mi da il voltastomaco: con il tasso attuale sto da Dio. Il gruppo inizia a suonare una musica nuova per le mie orecchie e anche Colette resta affascinata da questa ritmica strumentale alienante e dai contorni trasgressivi. La voce del leader gutturale e si sposa perfettamente con il suono del resto del gruppo, la gente del posto che conosce il gruppo va 60

completamente fuori di testa, non ricordo gente cos fatta da quando ho visto l'ultima volta i Cure, visti dall'alto si muovono come onde dell'oceano! Mi ritrovo Colette in braccio schiena al palco e la sua lingua dentro la mia bocca. Non so cosa sta succedendo, ma il fumo del suo spinello passa automaticamente nella mia gola. Sento la testa leggermente pesante, tutto per passa in un attimo: dovevo solo abituarmi alla situazione. Le canzoni scorrono via velocemente mentre il ritmo della musica ci prende interiormente. Dider scomparso con la ragazza che serve ai tavoli e Colette nel vedere la mia apprensione mi tranquillizza spiegandomi che entrambi conoscono benissimo sia il locale che i quartieri intorno: sono alloggiati al Park Hotel, a duecento metri dal Bellevue dove sono io.

www.lagrandetestata.com/wp-content/uploads/2013/02/kurt_cobain.jpg La notte oramai volge al termine e la canzone di uscita cantata da Cobain solo con voce e chitarra acustica. Prendo per mano Colette e mi avvio verso l'uscita, l'aria della notte mi riapre gli occhi e mi toglie dal torpore del locale, chiamo un taxi e dico solo Bellevue. Colette mi sorride mentre mi stringe la mano, ha ancora uno spinello, ma le dico di non accenderlo sino a quando non 61

saremo arrivati al motel. Stranamente lucida mi ascolta e mi poggia la testa sulla spalla. Arriviamo in pochi minuti, pago il conducente e sorreggendo Colette entriamo in camera lei si sdraia sul letto ed io mi infilo subito in bagno, ho una tale voglia di pisciare che sembra scoppiarmi la vescica. Mentre mi lavo il viso guardo riflessa nello specchio l'immagine di Colette che dorme profondamente. L'orologio sopra il letto segna le cinque di mattina e fuori ancora buio. Pensavo di fare chiss cosa e invece lei l addormentata come la bella nel bosco ed io il suo cavaliere senza cavallo e con la spada nel fodero a guardarmi i piedi al bordo del letto mentre mi sfilo i jeans. Mentre mi soffermo a pensare al mio viaggio con la testa tra le mani sento le sue dita che scorrono sulla mia schiena accarezzandomi il collo dolcemente, e lei con il suo sorriso un po sonnacchioso mi prende in modo intenso. Le mie mani grandi scorrono sui suoi fianchi e ogni suo indumento scivola via alla velocit della luce, il reggiseno sembra scoppiare sotto la pressione del grande seno, con la camicia non mi ero accorto di quanto fosse meraviglioso. Ora che la guardo ha le gambe un po' grosse ma questo particolare insignificante. Le sue mani mi tolgono i boxer mentre le mie cercano il suo sedere cos sodo e armonioso, la sua bocca mi bacia in ogni dove, e io sento di conoscere realmente l'animo femminile nonostante la mia giovane et. Si accorge subito che sono a mio agio e che so dove toccare e mi lascia invadere i suoi spazi. Il suo ansimare rende tutto molto sensuale e passionale, sento di poter fare l'amore con lei in ogni modo e cos . Lentamente, quasi tantricamente, raggiungiamo lorgasmo in modo totale, il suo sguardo sereno come un lenzuolo di seta che mi copre e rende sublime questo amplesso dai colori porpora. L'alba gi sorta mentre accarezzo i suoi capelli castani e la luce filtra dalla finestra mentre lei dorme ancora. 62

La guardo mentre mi vesto e lentamente socchiudo l'uscio. Quando si sveglier trover un fiore sul comodino e un grazie dal profondo del mio cuore. Colette lascer un segno tangibile nel mio futuro, il nuovo mondo anche questo!

LAutore
Gianluigi Longar Salvi esperto di impianti off-grid, termotecnico, poeta, scrittore, alpinista, freeclimber, runner, viaggiatore selvaggio - praino classe 1965, cresce a Longarello, borgo di Pra (Prata Veituriorum ) GE, luogo storico patria dei Veiturii, del basilico e, a detta di molti, dei migliori pescatori liguri. Ama lavventura e la solitudine. LA MIA META (web) Lavvincente racconto di un viaggio solitario e selvaggio tra Canada e USA. Il Volume 1, "La via verso ovest", racconta la partenza dall'Italia, l'atterraggio ad Halifax, Nuova Scozia, la navigazione The Great Lakes St. Lawrence Seaway, il noleggio auto, l'attraversamento di Quebec, Manitoba Riding Mountain National Park Indian Reserve, Saskatchewan (Black Forest Indian Reserve), Logan Waterton Park (Confine Canada/USA). Il viaggio USA prosegue verso Ovest con l'attraversamento del Montana, l'arrivo a Clark Fork, Idaho e la conclusione del viaggio coast-to-coast a Seattle. 63