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Primo viaggio
intorno al mondo

di Antonio Pigafetta

Storia dItalia Einaudi


a

Edizione di riferimento:
Relazione del primo viaggio attorno al mondo, Editrice
Antenore, Padova 1999

Storia dItalia Einaudi II


RELAZIONE DEL PRIMO VIAGGIO ATTORNO
AL MONDO

Antonio Pigafeta patricio vicentino e cavalier de Rodi a


lillustrissimo ed exellentissimo signor Filipo de Villers
Lisleadam, inclito gran maistro de Roddi, signor suo
observantissimo.
Perch sono molti curiosi, illustrissimo ed exellentis-
simo signor, che non solamente se contentano de sape-
re e intendere li grandi e admirabilli cose che Dio me ha
concesso de vedere e patire ne la infrascripta mia longa e
pericolosa navigatione, ma ancora vogliono sapere li me-
zi e modi e vie che ho tenuto ad andarvi, non prestando
quella integra fede a lexito se prima non hanno bonna
certeza de linitio, pertanto saper vostra illustrissima si-
gnoria che, ritrovandomi ne lanno de la nativit del No-
stro Salvatore 1519 in Spagna, in la corte del serenissi-
mo re de Romani con el reverendo monsignor France-
sco Chieregato, alora protonotario apostolico e oratore
de la santa memoria de papa Leone X, che per sua ver-
t dapoi acceso a lepiscopato di Aprutino e principa-
to de Teramo, avendo io avuto gran notisia per molti li-
bri letti e per diverse personne che praticavano con sua
signoria de le grande e stupende cose del Mare Occean-
no, deliberai con bonna gratia de la magest cezaria e
del prefacto signor mio far experientia di me e andare a
vedere quelle cose che potessero dare alguna satisfatio-
ne a me medesmo e potessero parturirmi qualche nome
apresso la posterit. Avendo inteso che alora si era pre-
parata una armata in la cit de Siviglia che era de cinque
nave per andare a scoprire la speceria ne le isolle de Ma-
luco, de la qualle era capitanio generalle Ferando de Ma-
gaglianes gentilomo portughese ed era comendatore de
Santo Iacobo de la Spada, pi volte con molte sue laude
aveva peregrato in diverse guize lo Mare Occeanno, mi

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parti con molte letere di favore de la cit de Barsalonna,


dove alora resideva sua maest, e sopra una nave passai
sino a Malega onde, pigliando el camino per tera, iunsi a
Siviglia e, ivi essendo stato ben circa tre mesi espetando
che la dicta armata se ponese in ordine per la partita, fi-
nalmente, como qui de soto intender vostra exellentissi-
ma signoria, con felicissimi auspitii incomensiamo la no-
stra navigatione. E perch ne leser mio in Italia, quan-
do andava a la santit de papa Clemente, quella per sua
gratia a Monteroso verso di me se dimostr assai beni-
gna e umana e dissemi che li sarebe grato le copiasse tute
quelle cose aveva viste e passate nella navigatione, ben-
ch io ne abia avuta poca comodit, niente di meno se-
gondo el mio debil potere li ho voluta satisfare. E cos
li oferisco in questo mio libreto tute le vigilie, fatiche e
peregrinatione mie, pregandola, quando la vacher dal-
le asidue cure rodianne, se degni transcorerle, per il che
me poter essere non poco remunerato da vostra illustre
signoria, a la cui bonna gracia mi donno e recomando.
Avendo deliberato il capitanio genneralle di fare cos
longa navigatione per lo Mare Occeanno, dove sempre
sonno impetuosi venti e fortune grandi, e non volendo
manifestare a niuno de li suoi el viagio che voleva fare
aci non fosse smarito in pensare de fare tanto grande e
stupenda cosa, como fece con lo aiuto de Idio, li capitani
sui che menava in sua compagnia lo odiavano molto; non
so perch, se non perch era portoghese ed essi spagnoli.
Volendo dar fine a questo, che promise con iuramento a
lo imperatore don Carlo re de Spagna, aci le nave ne le
fortune e ne la nocte non se separasseno una de laltra,
orden questo ordine e lo dete a tuti li piloti e maestri
de le sue navi, lo qual era lui de note sempre voleva
andar inanzi de le altre navi ed elle seguitaseno la sua
con una facela grande di legno (che la chiamano farol),
qual sempre portava pendente de la popa de la sua nave.
Questo segnale era aci de continuo lo seguitaseno. Se

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faceva uno altro fuoco con una lanterna o con uno pezo
de corda de iunco (che la chiaman strengue), di sparto
molto batuto ne lacqua e poi secado al sole overo al fume
(ottimo per simil cosa), ge respondeseno aci sapesse per
questo segnalle che tute venivano insieme. Se faceva dui
fuochi senza lo farolo, virasseno o voltassenno in altra
banda. Quando el vento non era buono e al preposito
per andar al nostro camino o quando voleva far poco
viagio, se faceva tre fuochi, tolesseno via la bonneta,
che una parte de vela che se ataca da basso de la vela
magiore; quando fa bon tempo, per andar pi, la se tol
via aci sia pi facile a racogliere la vela magiore quando
se amaina in pressa in uno tempo subito. Si faceva quatro
fochi, amainasseno tute le vele, facendo poi lui uno
segnale di fuoca. Como stava fermo, se faceva pi fochi
overo tirava alcuna bombarda, fose segnale de tera o de
bassi. Poi faceva quatro fuochi quando voleva far alsare
le vele in alto aci loro navegasseno seguendo sempre
per quela facela de poppa. Quando voleva far metere la
honeta faceva tre fuochi. Quando voleva voltarse in altra
parte faceva dui. Volendo poi sapere se tute le nave lo
seguitavano e venivano insieme, faceva uno perch cuss
ogni nave facesse e li respondese.
Ogni nocte se faceva tre guardie: la prima nel princi-
pio de la nocte, la seconda (che la chiamano modora) nel
meso, la terza nel fine. Tuta la gente de le nave se partiva
in tre coloneli: el primo era del capitanio overo del con-
tramaistro mudandose ogni nocte, lo secondo del piloto
o nochiero, lo terzo del maestro. Pertanto lo capitanio
genneral comand che tute le nave observaseno questi
segnali e guardie aci se andase pi seguri.
Luni a 10 de agusto, giorno de sancto Laurentio ne
lanno i deto, essendo la armata fornita de tute le cose
necessarie per mare e dogni sorte de gente (ramo du-
cento e trentasete omini), ne la matina le cinque nave se
feceno preste per partirse dal mole de Siviglia e, tiran-

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do molta artegliaria, deteno il trincheto al vento e ven-


ne abaso del fiume Betis, al presente detto Gadalcavir,
passando per uno luoco chiamato Gioan Dalfarax, che
era gi grande abitatione de mori, per mezo lo qualle sta-
va un ponte che pasava el dicto fiume per andare a Sivi-
glia, dil che li restato fin al presente nel fondo de lac-
qua due colonne che, quando passano, le navi hanno bi-
sogno de omini che sapianno ben lo loco delle colonne
perci non desseno in esse. Ed bisogno passarle quan-
to el fiume sta pi cressente e anche per molti altri luo-
chi del fiume che non ha tanto fondo che baste per pas-
sare le navi cargate e quelle non sianno tropo grandi. Poi
venirono ad un altro che se chiama Coria, passando per
molti altri villagii a longo del fiume, tanto che aionseno
ad uno castello del duca de Medina Cidonia, il qualle se
chiama San Lucar, che porto per entrare nel Mare Oc-
ceanno, levante ponente con il Capo de Sanct Vincent,
che sta in 37 gradi de latitudine e longi dal deto porto 10
leghe. Da Siviglia fin a qui per lo fiume gli sonno 17 o 20
leghe.
Da l alquanti giorni vene el capitanio genneralle con
li altri capitani per lo fiume abasso ne li bateli de le na-
ve e ivi stesseno molti giorni per finire la armata de alcu-
ne cose li mancavano. E ogni d andavamo in tera ad al-
dir messa ad uno loco che se chiama Nostra Dona de Ba-
remeda, circa San Lcar. E avanti la partita, lo capita-
nio genneral volse tucti se confessaseno e non consentite
ninguna dona venisse ne larmata per meglior rispecto.
Marti a 20 de septembre nel medesimo anno ne par-
tissemo da questo loco chiamato San Lcar pigliando la
via de garbin e a 26 del dicto mese arivassemo a una iso-
la de la Gran Canaria che se dise Tenerife, in 28 gradi de
latitudine, per pigliar carne, aca e legna. Stessemo ivi tre
giorni e mezo per fornire larmata de le decte cose; poi
andassemo a uno porto de la medesma isola, deto Mon-
te Rosso, per pegolla, tardando dui giorni. Saper vostra

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illustrissima signoria che in queste isolle de la Gran Ca-


naria g una infra le altre ne la qualle non si trova pur
una goza de acqua che nasca, si non nel mezod descen-
derc una nebola dal ciello e circunda uno grande arbore
che ne la dicta isola stilando da le sue foglie e rami mol-
ta acqua; e al piede del dicto arbore adrissado in guiza
de fontana una fossa ove casca tuta la acqua de la qualle
li omini abitanti e animali, cos domestici como salvatici,
ogni giorno de questa acqua e non de altra abondantissi-
mamente si saturano.
Luni a tre doctobre a mezanocte se dete le velle al
camino de laustro ingolfandone nel Mare Occeanno,
passando fra Capo Verde e le sue isolle in 14 gradi e
mezo. E cuss molti giorni navigassimo per la costa de la
Ghinea overo Etiopia, ne la qualle una montagna detta
Siera Leona, in 8 gradi de latitudine con venti contrari,
calme e pioge, senza venti fin a la lignea equinotialle,
piovendo sesanta giorni de continuo contra la opignone
de li antichi. Inanzi che aiungessemo a li legnea a 14
gradi, molte gropade de venti impetuosi e corenti de
acqua ne asaltaronno contra el viagio. Non tossendo
spontare inansi e aci che le nave non periculasseno,
se calavano tute le velle e de questa sorte andavamo de
mare in traverso finch passava la grupada, perch veniva
molto furiosa. Quando pioveva non era vento; quando
faceva solle era bonnasa.
Venivano al bordo de le nave certi pessi grandi che se
chiamano tiburoni che hanno denti teribilli e, se trovano
omini nel mare, li mangiano. Pigliavamo molti con ami
de fero, bench non sonno bonni da mangiare se non li
picoli, e anche loro mal bonni.
In queste fortune molte volte ne aparse il Corpo Sanc-
to, cio sancto Elmo in lume. Fra le altre, in una obscu-
rissima nocte d tal splendore come una facella arden-
te in cima de la magiore gabia; e st circa due ore e pi
con noi consolandone che piangevamo. Quanto questa

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bennedeta luce se volse partire da nui, tanto grandissimo


splendore dete ne li ochi nostri che stesemo pi de mezo
carto de ora tuti ciechi, chiamando misericordia e vera-
mente credendo essere morti. El mare subito se aquiet.
Viti molte sorte de ucelli, tra le qualle una che non
aveva culo. Unaltra, quando la femina vol far li ovi,
li fa sovra la schena del maschio e ivi se creanno; non
hanno piedi e sempre viveno nel mare; unaltra sorte
che viveno del sterco de li altri ucelli e non de altro,
s como viti molte volte questo ucello, qual chiamamo
cagassela, corer dietro ad altri ucelli fin tanto quelli sonno
constrecti mandar fuora el sterco. Subito lo piglia e lassa
andare lo ucello. Ancora viti molti pessi che volavano e
molti altri congregadi insieme che parevano una isola.
Passato che avessemo la linea equinotiale, inverso el
meridianno perdessemo la tramontana e cos se naveg
tra el mesoiorno e garbn fino in una tera che se dise la
Tera del Verzn, in 23 gradi 1/2 al polo antartico, che
tera del Capo de Sancto Augustino, che sta in 8 gradi
al medesimo polo, dove pigliassemo gran refresco de
galine, batate, pigne molto dolci (fruto invero pi gentil
che sia), carne de anta como vaca, canne dolci e altre
cose infinite che lascio per non essere prolixo. Per uno
amo da pescare o uno cortello davano 5 o 6 galinne, per
uno petine uno paro de occati, per uno spechio o una
forfice tanto pesce che averebe bastato a 10 omini, per
uno sonaglio o una stringa uno cesto de batate (queste
batate sonno al mangiare como castagne e longo como
napi) e per uno re de danari (che una carta de iocare)
me deteno 6 galine e pensavano ancora averni inganati.
Intrassemo in questo porto il giorno de sancta Lucia e in
quel d avessemo el solle per zenit e patissemo pi caldo
quel giorno e li altri quando avevamo el solle per zenit
che quando ranio soto la linea equinotialle.
Questa Tera del Verzn abondantissima e pi grande
che Spagna, Fransa e Italia tute insieme. E del re de

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Portugalo. Li populi de questa tera non sonno cristiani


e non adorano cosa alguna; viveno secondo lo uzo de la
natura e viveno centovinticinque anni e cento e quaranta.
Vano nudi coss omini como femine. Abitano in certe
case longhe che le chiamano boii e dormeno in rete de
bambaso, chiamate, amache, ligade ne le medeme case da
uno capo e da laltro a legni grossi; fanno foco infra essi
in tera. In ognuno de questi boii stano cento omini con le
sue moglie e figlioli facendo gran romore. Hanno barche
duno solo carburo, ma schive, chiamate cano, cavate
con menare de pietra (questi populi adoperano le pietre
como nui el fero per non avere); stanno trenta e quaranta
omini in una de queste. Vogano con palle como da forno
e cuss negri, nudi e tosi asimigliano quando vogano a
quelli de la Stige palude. Sono disposti, omini e femine,
como noi. Mangiano carne umana de li sui nemici non
per bonna, ma per una certa uzansa. Questa uzansa lo
uno con laltro fu principio una vechia, la qualle aveva
solamente uno figliolo che fu amazato da li suoi nemici.
Per il che, passati alguni giorni, li sui pigliorono uno de la
compagnia che aveva morto suo figliolo e lo condusero
dove stava questa vechia. Ela, vedendo e ricordandose
del suo figliolo, como cagna rabiata li corse adosso e lo
mordete in una spala. Costui de l a poco fug ne li soi e
disse como lo volsero mangiare, mostrandoli el segnalle
de la spala. Quando questi pigliarono poi de quelli, li
mangiarono; e quelli de questi: si che per questo venuta
tal uzansa. Non se mangiano subito, ma ognuno taglia
uno pezo e lo porta in casa metendolo al fumo. Poi,
ogni 8 iorni, taglia uno pezeto mangiandolo brutolado
con le altre cose per memoria de gli sui nemici. Questo
me disse Ioane Carvagio piloto che veniva con nui, el
qualle era stato in questa tera quatro anni. Questa gente
se depingeno maravigliosamente tuto il corpo e il volto
con foco in diverse amaniere, anco le done; sono tosi e
sensa barba perch se la pelanno; se vestono de vestiture

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de piume de papagalo con rode grande al cullo de le


penne magiore (cosa ridicula). Casi tuti li omini, eccepto
le femine e fanciuli, hano tre busi ne lavro de soto, ove
portano pietre rotonde e longhe uno dito e pi e meno
di fora pendente. Non sonno del tuto negri, ma olivastri:
portano descoperte le parte vergoniose; il suo corpo
senza peli e coss omini qual donne sempre vano nudi.
Il suo re chiamato cacich. Hanno infinitissimi papagali
e ne danno 8 o 10 per uno speco, e gati maimoni picoli
fati como leoni, ma ialli (cosa belissima). Fano panne
rotondo bianco de medola de arbore, non molto bonno,
che nasce fra larbore e la scorsa ed como recotta.
Hanno porci che sopra la schena teneno il suo lombelico
e ucceli grandi che hanno el beco como un cuchiaro
sensa linga.
Ne davano per una acceta o cortello grande una o due
de le sue figliole giovane per schiave, ma sua mogliere
non darianno per cosa alguna. Elle non farebenno ver-
gonia a suoi mariti per ogni gran cosa, come n stato re-
ferito. De giorno non consentono a li loro mariti, ma so-
lamente di nocte. Esse lavorano e portano tuto el man-
giare suo da li monti in zerli overo canestri sul capo o
atacati al capo, per essendo sempre seco sui mariti so-
lamente con uno arco de verzn o de palma negra e uno
mazo de freze di canna; e questo fano perch sonno gelo-
si. Le femine portano sui figlioli tacadi al colo in una rete
de bambazo. Lascio altre cose per non essere pi longo.
Se disse due volte messa in tera, peri il che questi sta-
vano con tanta contrictione in genochioni alsando le ma-
no giunte che era grandissimo piacere vederli. Edifica-
rono una casa per nui, pensando dovessemo star seco al-
gun tempo, e tagliarono molto verzin per darnela a la no-
stra partida. Era stato forse dui mesi non aveva piovesto
in questa terra e, quando aiongesemo al porto, per caso
piovete: per questo decevano noi vegnire dal cielo e ave-

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re menato nosco la piogia. Questi populi facilmente se


converterebenno a la fede de Ies Cristo.
Imprima costoro pensavano li batelli fossero figlioli de
le nave e che elle li parturisseno quando se butavano fora
di nave in mare e, stando cos al costado como uzansa,
credevano le nave li nutrisseno. Una iovene bella vene un
d ne la nave capitania ove io stava, non per altro se non
per trovare alguno recapito. Stando coss e aspectando,
but lo ochio supra la camera del maistro e vide uno
chiodo longo pi de un dito, il che pigliando con grande
gentilessa e galantaria se lo fic a parte a parte de li labri
della sua natura e subito bassa bassa se partite, vedendo
questo il capitanio generale e io.

Alguni vocabuli de questi populi del Verzn:


1| al miglio maiz
2| alla farina hui
3| a lamo pinda
4| al cortello tacse
5| al petine chigap
6| alla forfice pirame
7| al sonaglio itanmaraca
8| buono pi che bono tum maragathum

Stessemo 13 giorni in questa tera. Seguendo poi il


nostro camino, andasemo fin a 34 gradi e uno terso al
polo antartico, dove trovassemo in uno fiume de acqua
dolce omini che se chiamano Canibali e mangiano la
carne umana. Vene uno de la statura casi como uno
gigante nella nave capitania per asigurare li altri suoi.
Aveva una voce simille a uno toro. Intanto che questo
stete ne la nave, li altri portoronno via le sue robe dal
loco dove abitavano dentro nella terra per paura de
noi. Vedendo questo, saltassimo in terra cento omini
per avere linga e parlare seco overo per forsa pigliarne
alguno. Fugiteno e fugendo facevano tanto gran passo

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che noi saltando non potevamo avansare li sui passi. In


questo fiume stanno sette izolle; ne la maior de queste
se trova pietre preciose. Qui se chiama Capo de Sancta
Maria; gi se pensava che de qui se pasasse al Mare de
Sur, cio mezod, n mai pi oltra fu discoperto. Adesso
non capo si non fiume e ha larga la boca 17 leghe. Altre
volte in questo fiume fu mangiado da questi Canibali per
tropo fidarse uno capitanio spagnolo che se chiamava
Ioan de Sols e sesanta omini che andavano a discovrire
terra como nui.
Po, seguendo el medesimo camino verso el polo an-
tartico acosto de terra, venissemo a dare in due isolle
pienni de occati e lovi marini. Veramente non se poria
narare il gran numero de questi occati: in una ora car-
gassimo le cinque nave. Questi occati sonno negri e han-
no tute le penne ad uno modo coss nel corpo como nel-
le ale, non volano e vivono de pesse. Eranno tanti gras-
si che non bisognava pelarli ma scorticarli. Hanno lo be-
co como uno corno. Questi lovi marini sonno de diver-
si colori e grossi como viteli ed el capo como loro con le
orechie picole e tonde e denti grandi; non hanno gam-
be se non piedi tacade al corpo simille a le nostre ma-
ni, con onghie picolle e tra li diti hanno quella pele co-
mo le oche. Sarebenno ferocissime se potesseno corere;
nodano e viveno de pesce. Qui ebenno li nave grandissi-
ma fortuna, per il che ne aparseno molte volte li tre corpi
sancti, cio sancto Elmo, sancto Nicol e sancta Chiara,
e subito sessava la Fortuna.
Partendone de qui arivassemo fin a 49 gradi e mezo a
lantartico. Essendo linverno, le navi introrono in uno
bon porto per invernarse. Quivi stesemo dui mesi senza
vedere personna alguna. Un di a limproviso vedessemo
uno omo de statura de gigante che stava nudo ne la
riva del porto, balando, cantando e butandose polvere
sovra la testa. Il capitanio generale mand uno de li
nostri a lui, aci facesse li medesimi acti in segno de pace

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e, tati, lo conduce in una izolleta dinanzi al capitanio


generalle. Quando fo nella sua e nostra presentia, molto
se maravigli e faceva segni con uno dito alzato credendo
venissemo dal ciello. Questo erra tanto grande che li
davamo a la cintura e ben disposto; aveva la faza grande
e depinta intorno de rosso e intorno li ochi de iallo
con dui cori depinti in mezo de le galte; li pochi capili
che aveva erano tinti de bianco; era vestito de pelle de
animale coside sotilmente insieme, el qualle animalle ha
el capo e orecchie grande como una mula, il colo e il
corpo como uno camello, le gambe di cervo e la coda de
cavalo e nitrisse como lui. Ge ne sonno asaisimi in questa
tera. Aveva a li piedi albarghe de le medesme pelle che
copreno li piedi a uzo de scarpe e nella mano uno arco
curto e grosso, la corda alquando pi grossa di quelle
del lauto, fata de le budelle del medemo animale, con
uno mazo de frece de canna non molto longhe, impenade
como le nostre, per fero ponte de pietra de fuoca bianca
e negra, a modo de freze turchesche, facendole con
unaltra pietra. Lo capitanio genneralle li fece dare da
mangiare e bere e, fra le altre cose che li mostrete, li
mostr uno spechio grande de azalle. Quando el vide sua
figura, grandamente se spavent e salt indrieto e but
tre o quatro de li nostri omini per terra. Dapoi li dete
suonagli, uno spechio, uno petine e certi paternostri e
mandlo in tera con 4 omini armati. Uno suo compagno,
che mai volse venire a le nave, quando el vite venire
costui con li nostri, corse dove stavano li altri. Se misseno
in fila tuti nudi. Arivando li nostri a essi, comensorono a
balare e cantare levando uno dito al ciello e mostrandoli
polvere bianca de radice de erba posta in pignate de tera
che la mangiasseno perch non avevano altra cosa. Li
nostri li feceno segno dovesseno vegnire a le navi e che li
aiuterebenno portare le sue robe, per il che questi omini
subito pigliorono solamenti li sui archi e le sue femine
cargate como asine portorono il tuto. Queste non sonno

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tanti grandi ma molto pi grosse. Quando le vedessimo,


grandamente stessemo stupefati: hanno le tete longhe
mezo brazo, sonno depinte e vestite como loro mariti,
se non dinanzi a la natura hanno una pelessina che la
copre. Menavano quatro de questi animali picoli ligadi
con ligami a modo de caveza. Questa gente, quanto
voleno pigliare de questi animali, ligano uno de questi
picoli a uno spino; poi veneno li grandi per iocare con
li picoli ed essi, stando asconsi, li amazano con le freze.
Li nostri ne condussero a le navi dizidoto tra omini e
femine; e foreno repartiti a le due parte del porto aci
pigliasseno de li dicti animali.
De l a 6 iorni fu visto uno gigante depinto e vestito
de la medesima sorta de alguni che facevano legna. Ave-
va in mano uno arco e freze: acostandose a li nostri, pri-
ma se tocava el capo, el volto ed el corpo e il simile face-
va a li nostri e dapoi levava li mani al ciello. Quando el
capitanio generale lo sepe, lo mand a tore con lo schi-
fo e menlo in quella izola che era nel porto dove aveva-
no facta una casa per li fabri e per meterli alcune cose de
le nave. Costui era pi grande e meglio disposti de li al-
tri e tanto tratabile e gratioso. Saltando balava e, quando
balava, ogni volta cazava li piedi soto terra uno palmo.
Stete molti giorni con nui, tanto che l batisassemo chia-
mandolo Ioanni. Cos<> chiaro prenuntiava Ies, Pater
Noster, Ave Maria e Iovani como nui, se non con voce
grocissima. Poi el capitanio generale li don una cami-
za, una camisota di panno, braghesse di pano, un bonet,
un spechio, uno petine, sonagli e altre cose e mandlo da
li sui: ge li and molto alegro e contento. El giorno se-
guente costui port uno de quelli animali grandi al capi-
tanio generale, per il che li dete molte cose aci ne por-
tasse de li altri, ma pi no l vedesemo. Pensasemo li suoi
lo avessero amazato per aver conversato con nui. Passa-
ti 15 giorni, vedessemo quatro de questi giganti senza le
sue arme perch le avevano ascosse in certi spini: poi li

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dui che pigliassemo ne le insegnaro. Ognuno era depin-


to diferentiatamente. Il capitanio generalle retenne dui,
li pi ioveni e pi disposti, con grande astutia per con-
durli in Spagna; se altramente avesse facto, facilmente
averebenno morto alguni de nui. Lastutia che uz in re-
tenerli fo questa: ge dete molti cortelli, forfice, spechi,
sonagli e cristalino. Avendo questi dui le mani pienne de
le dette cose, il capitanio generale fece portare dui para
de fori che se meteno a li piedi, mostrando de donnarli,
ed elli, per essere fero, li piacevano molto ma non sape-
vano como portarli e li rincresceva lassarli. Non avevano
ove metere quelle merce e bisognavali tenerli con le ma-
ni la pelle che avevano intorno. Li altri dui volevano aiu-
tarli, ma il capitanio non volse. Vedendo che li rincre-
sciva lassare quelli feri, li fece segno li meterebe a li pie-
di e che li portarebenno via. Essi risposero con la testa
de s subito. Ad uno medesimo tempo li fece metere a
tucti dui e, quando linchiavavano con lo fero che traver-
sa, dubitavano, ma, sigurandoli il capitanio, pur steteno
fermi. Avedendose poi de lingano, sbufavano como to-
ri e chiamando fortemente Setebos che li aiutasse. Agli
altri dui, apena potesimo ligarli li mani, li mandassemo a
terra con nove omini aci guidasseno li nostri dove sta-
va la moglie de uno de quelli avevano presi, perch for-
temente con segni la lamentava aci ella intendessemo.
Andando, uno se deslig li mani e corse via con tanta ve-
locit che li nostri lo perseno de vista. And dove stava
la sua brigata e non trov uno de li soi che era rimasto
con le femine perch era andato a la caza. Subito lo an-
d a trovare e contli tuto el fatto. Laltro tanto se sfor-
sava per desligarse che li nostri lo ferirono un poco so-
pra la testa e sbufando conduce li nostri dove stavano le
loro donne. Gioan Cavagio piloto, capo de questi, non
volse tore la donna quella sera, ma dormite ivi perch se
faceva nocte. Li altri dui veneno e, vedendo costui feri-
to, se dubitavano e non disero niente alora, ma ne lal-

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ba parloro a le donne; subito fugiteno via e corevano pi


li picoli che li grandi, lassando tute le sue robe. Dui se
trasseno da parte tirando a li nostri frece; laltro mena-
va via quelli soi animaleti per cazare e, cos combatendo,
uno de quelli pass la cossa con una freza a uno de li no-
stri, il qualle subito mor. Quando visteno questo, subito
corseno via. Li nostri avevano schiopeti e balestre e mai
non li poterono ferire. Quando questi combatevano, mai
stavano fermi, ma saltando de qua e de ll. Li nostri se-
pelirono lo morto e brasarono tute le robe che avevano
lassata. Certamente questi giganti coreno pi veloci che
cavali e sonno gelosissimi de loro mogliere.
Quando questa gente se sente malle al stomaco, in lo-
co de purgarse se meteno ne la golia dui palmi e pi du-
na friza e gomitano coloro verde mischiade con sangue
perch mangiano certi cardi. Quando li dole el capo se
danno nel fronte una tagiatura nel traverso e cuss ne le
brace, ne le gambe e in ciascuno loco del corpo, cavan-
dosse molta sangue. Uno de quelli avivamo presi, che
stava ne la nostra nave, diceva como quel sangue non vo-
leva stare ivi e per quello li dava passione. Hanno li ca-
peli tagliati con la chierega a modo de frati, ma pi lon-
ghi, con uno cordonne di bambaso intorno lo capo, nel
qualle ficano le freze quando vano a la caza. Libano el
suo membro dentro del corpo per lo grandissimo fredo.
Quando more uno de questi ge apareno 10 o dudice de-
moni balando molto alegri intorno del morto tucti de-
pinti. Ne vedono uno sovra li altri asai pi grande, gri-
dando e facendo pi gran festa. Cos como el demonio
li apare depinto, de quella sorte se depingeno. Chiama-
no el demonio magior Setebos, a li altri Cheleulle. Anco-
ra costui ne disse con segni avere visto li demoni con dui
corni in testa e peli longhi che coprivano li piedi getare
foco per la boca e per il culo. Il capitanio generale no-
min questi populi Patagoni. Tutti se vestono de la pelle
de quello animale gi deto; non hanno case se non traba-

Storia dItalia Einaudi 14


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

che de la pelle del medesimo animale e con quelli vano


mo di qua mo di l como fanno li cingani; viveno de car-
ne cruda e de una radice dolce che la chiamano chapac.
Ognuno de li dui che pigliassemo mangiava una sporta
de biscoto e beveva in una fiata mezo sechio de acqua. E
mangiavano li sorgi senza scorticarli.
Stessemo in questo porto, el qual chiamassemo Porto
de Sancto Iulianno, circa de cinque mesi, dove acadeten-
no molte cose. Aci che vostra illustrissima signoria ne
sapia algune, fu che, subito entrati nel porto, li capitani
de le altre quatro nave ordinorono uno tradimento per
amazare il capitanio genneralle; e questi erano el veado-
re de larmata, che se chiamava Ioan de Cartagena, el te-
sorero Alovise de Mendosa, el contadore Antonio Coca
e Gaspar de Cazada e, squartato el veador de li omi-
ni, fo amazato lo tesorero a pognalade, esendo descoper-
to lo tradimento. De l alquanti giorni Gaspar de Casada
, per voler fare uno altro tradimento, fo sbandito con
uno prete in questa tera Patagonia. El capitanio generale
non volse farlo amazare perch lo imperatore don Carlo
lo aveva facto capitanio.
Una nave chiamata Sancto Iacobo, per andare a de-
scovrire la costa, se perse. Tucti li omini si salvarono per
miracolo non bagnandosse. Apenna dui de questi veni-
rono a li navi e ne dissero el tuto, per il che el capitanio
generale ge mand alcuni omini con sachi pienni de bi-
scotto. Per dui mesi ne fu forsa portarli el vivere perch
ogni giorno trovavano qualche cosa de la nave. El via-
gio ad andare era longo 24 leghe (che sonno cento mil-
lia), la via asprissima e pienna de spini. Stavano 4 giorni
in viagio; le nocte dormivano in machioni; non trovava-
no acqua da bevere se non giacio, il che ne era grandisi-
ma fatiga. In questo porto era asaissime cape longhe, che
le chiamano missiglioni (avevano perle nel mezo), ma pi-
cole che non le potevano mangiare. Anco se trovava in-
senso, struzi, volpe, pssare e conigli pi picoli assai de li

Storia dItalia Einaudi 15


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

nostri. Qui, in cima del pi alto monte, drizassemo una


croce in signo de questa terra che erra del re de Spagna
e chiamassemo questo monte Monte de Cristo.
Partendone de qui in 51 grado manco uno terso a lan-
tartico trovasemo uno fiome de acqua dolce nel qualle le
navi quasi se persenno per li venti teribili, ma Dio e li
corpi sancti le aiutarono. In questo fiume tardassemo
circa dui mesi per fornirne de acqua, legna e pesce longo
uno braso e pi con squame: era molto bonno, ma po-
co. E inansi se partissemo de qui, el capitanio genneral-
le e tuti nui se confessasemo e comunicassemo como veri
cristianni.
Poi, andando a cinquantadui gradi al medesimo po-
lo, trovassemo nel giorno delle Undicimillia Vergine uno
streto, el capo del qualle chiamamo Capo de le Undici-
millia Vergine, per grandissimo miracolo. Questo streto
longo cento e diece leghe (che sonno 440 millia) e largo
pi e manco de meza lega, che va a referire in uno altro
mare chiamato Mar Pacifico, circundato da montagne al-
tissime caricate de neve. Non li potevamo trovare fondo
si non con lo proise in tera in 25 e 30 braza e, se non era
el capitanio generale, non trovavamo questo strecto, per-
ch tuti pensavamo e dicevamo como era serato tuto in-
torno. Ma il capitano generale, che sapeva de dover fa-
re la sua navigatione per uno streto molto ascoso, como
vite ne la tesoraria del re de Portugal in una carta fata
per quello exelentissimo uomo Martin de Boemia, man-
d due navi (Sancto Antonio e la Concepitone, che cos-
s le chiamavano) a vedere che era nel capo de la baia.
Noi con le altre due nave (la capitania se chiamava Tri-
nitade, laltra la Victoria) stessemo ad aspectarle dentro
ne la baia. La nocte ne sovravenne una grande fortuna
che dur fino a laltro mezoiorno, per il che ne fu forza
levare lancore e lassiare andare de qua e de l per la ba-
ia. A le altre due navi li era traversia e non potevano ca-
valcare uno capo che faceva la baia quasi in fine per vo-

Storia dItalia Einaudi 16


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ler venire a noi; s che li era forsa a dare in seco. Pur aco-
standose al fine de la baia, pensando de essere persi, vi-
teno una boca picola che non pariva boca ma uno canto-
ne e, como abandonadi, se cazaronno dentro, s che per
forza discoperseno el streto e, vedendo che non era can-
tone ma uno streto de tera, andarono pi inanzi e trovo-
rono una baia. Poi andando pi oltra, trovorono uno al-
tro stretto e unaltra baia pi grande che le due prime.
Molto alegri subito voltoron indrieto per dirlo al capita-
nio generale. Noi pensavamo fosseno perse, prima per la
fortuna grande, laltra perch eranno passati dui giorni
e non aparevano; e anco per certi fumi che facevano dui
de li sui mandati in tera per avisarne. E cos stando su-
spesi, vedemo venire due navi con le velle pienne e con le
bandere spiegate verso de noi. Essendo casi vicine, subi-
to scaricorono molte bombarde ... e gridi; poi tuti in-
sieme, rengratiando Idio e la Vergine Maria, andasemo a
cercare pi inanzi.
Essendo entrati in questo streto, trovassemo due bo-
che: una al siroco, laltra al garbino. Il capitanio genera-
le mand la nave Sancto Antonio insieme con la Conce-
tione per vedere se quella boca che era verso siroco ave-
va exito nel Mare Pacifico. La nave Sancto Antonio non
volse aspectare la Conceptione perch voleva fugire per
retornare in Spagna, como fece. Il piloto de questa nave
se chiamava Stefan Gomes, lo qualle odiava molto lo ca-
pitanio gennerale perch, inanzi se facesse questa arma-
ta, costui era andato da lo imperatore per farse dare al-
gune caravele per discovrire terra, ma per la venuta del
capitanio gennerale sua magest non le li dete. Per que-
sto se acord con certi spagnolli e nella nocte seguente
pigliarono lo capitanio de la sua nave, el qualle er<a> er-
mano del capitanio generale e aveva nome Alvaro de Me-
schita, lo ferirono e lo messeno in feri e cos lo condusse-
ro in Spagna. In questo nave era laltro gigante che ave-
vamo prezo, ma, quanto entr nel caldo, morse. La Con-

Storia dItalia Einaudi 17


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ceptione, per non potere seguire questa, la aspectava an-


dando di qua e de l. Sancto Antonio a la nocte torn
indrieto e se fug per lo medesimo strecto. Nui ramo
andati a descovrire laltra boca verso el garbn, trovando
pur ognora el medesimo streto. Arivassemo a uno fiume,
che l chiamassemo el Fiume delle Sardine, perch apres-
so de questo ne eranno molte, e cos quivi tardassemo
quatro iorni per aspectare le due nave. In questi giorni
mandasemo uno batello ben fornito per descoprire el ca-
po de laltro mare. Venne in termine de tre iorni e dis-
sero como avevano veduto el capo ed el mare ampio. El
capitanio gennerale lagrim per allegreza e nomin quel
capo Capo Dezeado, perch lavevano i gran tempo de-
siderato. Tornasemo indrieto per sercar le due nave e
non trovassemo si non la Conceptione e, domandando-
li dove era laltra, rispose Ioan Seranno, che era capita-
nio e piloto de questa e anco de quella che se perse, che
non sapeva e che mai non laveva veduta dapoi che ella
entr ne la boca. La cercassemo per tuto lo streto fin in
quella boca dove ella fugite. II capitanio gennerale man-
d indrieto la nave Victoria fina al principio del streto a
vedera se ella era ivi e, non trovandola, metesse una ban-
dera in cima de alguno monticello con una letera in una
pignatella ficada in tera apresso la bandiera, aci veden-
dola trovasseno la letera e sapesseno lo viagio che face-
vamo, perch cuss era dato le ordine tra noi quando se
smarivamo le nave una de laltra. Se misse due bandere
con le letere luna a uno monticello ne la prima baia, lal-
tra in una izoleta nella terza baia dove eranno molti lovi
marini e ucceli grandi. Il capi<tanio> le lespet con lal-
tra nave presso el fiume Isleo e fece metere una croce in
una izoletta zirca de questo fiume, el qualle era tra alte
montagne caricate de neve e descende nel mare apresso
lo Fiume de le Sardine. Se non trovavamo questo stre-
to, el capitanio generale aveva deliberato andare fino a
setantacinque gradi al polo antartico, dove in tal altura

Storia dItalia Einaudi 18


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

al tempo de la estate non ge nocte e, se glie n, po-


ca; e coss ne linverno iorno. Aci vostra illustrissima si-
gnoria il creda, quando ramo in questo strecto le nocte
eranno solamente de tre ore ed era nel mese doctobre.
La terra de questo strecto a man manca era voltata al si-
roco ed era bassa. Chiamassemo a questo streto el Streto
Patagonico, in lo qual se trova ogni meza lega segurissimi
porti, acque exelentissime, legna si non di cedro, pesce,
sardine, missiglioni e appio (erba dolce, ma ge n anche
de amare; nasce atorno le fontane), del qualle mangiassi-
mo assai iorni per non avere altro. Credo che non sia al
mondo el pi bello e megliore streto como questo. In
questo Mar Occeanno se vede una molto delectevol caza
de pesci: sonno tre sorte de pessi longhi uno brazo e pi
che se chiamano doradi, albacore e bonniti, li qualli segui-
tano pesci che volanno, chiamatti colondrini, longhi uno
palmo e pi e sonno obtimi al mangiare. Quando quelle
tre sorte trovano alguni de questi volanti, subito li volan-
ti saltanno fora de lacqua e volano finch hanno le alle
bagnate pi de uno trar de balestra. Intanto che questi
volano, li altri corenno indrieto socta acqua a la sua om-
bra, non sonno cuss presto cascati ne lacqua che questi
subito li piglianno e mangiano, cosa invero belissima de
vedere.

Vocabuli de li giganti paragoni:


1| Al capo her
2| a lochio other
3| al nazo or
4| alle cillie occhechel
5| a le palpebre sechechiel
6| a li bussi del nazo oresche
7| a la boca xiam
8| a li labri schiahame
9| a li denti phor
10| a la linga schial

Storia dItalia Einaudi 19


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

11| al mento secheu


12| a li pelli archir
13| al volto cogechel
14| a la golo ohumez
15| a la copa schialeschin
16| a le spalle pelles
17| al gomedo cotel
18| a la man chene
19| a la palma de la man canneghin
20| al dito cori
21| a le orechie sane
22| soto el braco salischin
23| a la mamela othen
24| al peto ochij
25| al corpo gechel
26| al membro sachet
27| a li testiculi sacaneos
28| a la natura de le donne isse
29| a luzar con esse io hoi
30| a le cosse chiaue
31| al genochio tepin
32| al culo schiaguen
33| a le culate hoij
34| al brazo mar
35| al polso holion
36| a le gambe coss
37| al piede thee
38| al calcagno tere
39| a la cavechie del pi perchi
40| a la sola del pi caotscheni
41| a le onghie colim
42| al core thol
43| al gratare gechare
44| a lomo sguerco calischen
45| al giovane calemi
46| a lacqua holi

Storia dItalia Einaudi 20


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

47| al fuoco ghialeme


48| al fumo giaiche
49| al no chen
50| al s rey
51| a loro pelpeli
52| a le petre lazure secheg
53| al solle calexchen
54| alle stelle settere
54| al mare aro
56| al vento oni
57| a la fortuna ohone
58| al pesse hoi
50| al mangiare mechiere
60| a la scutella elo
61| a la pignata aschanie
62| al demandare ghelhe
63| vien qui hon si
64| al gardar choime
65| a landar reime
66| al combater oamaghce
67| a le freze sethe
68| al cane holl
69| al lupo ani
70| a landare longi schien
71| a la guida anti
72| a la neve then
73| al covrire hiam
74| al struzo ucelo hoihoi
75| a li sui ovi iam
76| a la polvere derba che mangiano capae
77| a lodorare os
78| al papagalo cheche
79| a la gabiota ucelo cleo
80| al misiglion siameni
81| al panno rosso terechai
82| al bonet aicchel

Storia dItalia Einaudi 21


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

83| al colore negro ainel


84| al rosso taiche
85| al gialo peperi
86| al cocinare yrocoles
87| a la cintura cathechin
88| a loca cache
89| al diavolo grande Setebos
90| a li picoli Cheleule

Tucti questi vocabuli se prenuntiano in gorga perch


cuss li prenuntiavano loro.
Me disse questi vocabuli quel gigante che avevamo
nella nave perch, domandandome capae (cio pane,
ch cus chiamano quela radice che uzanno loro per
panne), e oli (cio acqua), quando el me vite scrivere
questi nomi, domandandoli poi de li altri con la penna
in mano, me intendeva. Una volta feci la croce e la
basai mostrandoglila; subito grid: Setebos!; e fecemi
segno, se pi facessi la croce, me intrarebe nel corpo
e farebe crepare. Quando questo gigante stava male,
domand la croce abrassandola e basandola molto. Se
volse far cristiano inanzi la sua morte; el chiamasemo
Paulo. Questa gente, quando voleno far fuoco, fregano
uno legno pontivo con uno altro infine che fanno lo
fuoco in una certa medola darbore ch fra questi dui
legni.
Mercore a 28 de novembre 1520 ne disbucasemo da
questo strecto ingolfandone nel Mare Pacifico. Stesse-
mo tre mesi e vinti iorni sensa pigliare refrigerio de co-
sa alguna. Mangiavamo biscoto non pi biscoto ma pol-
vere, de quello con vermi a pugnate, perch essi avevano
mangiato il buono: puzava grandamente de orina de sor-
zi; e bevevamo acqua ialla gi putrifata per molti giorni
e mangiavamo certe pelle de bove che erano sopra lan-
tena magiore, aci che lantena non rompesse la sarzia,
durissime per il solle, piogia e vento. Le lasciavamo per

Storia dItalia Einaudi 22


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

quatro o cinque giorni nel mare e poi le metevamo uno


poco sopra le braze e cos le mangiavamo; e ancora as-
sai volte segature de ase. Li sorgi se vendevano mezo du-
cato lo uno e se pur ne avessemo potuto avere! Ma so-
vra tute le altre sciagure questa era la pegiore: cressiva-
no le gengive ad alguni sopra li denti cos de soto como
de sovra, che per modo alguno non potevano mangiare
e coss morivano. Per questa infirmit morirono 19 omi-
ni e il gigante con uno indio de la Terra del Verzn; vin-
ticinque o trenta omini se infirmarono, chi ne li brazi, ne
li gambe o in altro loco, s che pochi restarono sani. Per
la gratia de Dio, io non ebi algunna infirmitade. In que-
sti tre mesi e vinti giorni andasemo circa de quatromillia
leghe in un golfo per questo Mar Pacifico. Invero ben-
ne pacifico perch in questo tempo non avessemo fortu-
na sensa vedere tera alcuna si non due isolote desabitate,
nelle qual non trovassemo altro se non ucelli e arbori. La
chiamassemo Isolle Infortunate, sono longi luna da lal-
tra ducento leghe. Non trovavamo fondo apresso de lo-
ro se non vedevamo molti tiburoni. La prima izolla sta in
quindisi gradi de latitudine a laustralle e laltra in nove.
Ogni iorno facevamo cinquanta, sesanta e setanta leghe
a la catena o a popa e, se Idio e se la Sua Madre benne-
deta non ne dava cos bon tempo, morivamo tucti de fa-
me in questo mare grandissimo. Credo certamente non
si far mai pi tal viagio.
Quando fussimi usciti da questo strecto, se avessemo
navigato sempre al ponente, averessemo dato una volta
al mondo senza trovare terra niuna se non el Capo de
la Vergine, che capo de questo strecto al Mare Occea-
no levante ponente con lo Capo Deseado del Mare Pa-
cifico, li qualli dui capi stanno in cinquantadui gradi di
latitudine puntualmente al polo antartico.
Il polo antartico non cosi stellato como lo artico. Se
vede molto stelle picolle congregate insieme che fanno
in guiza de due nebulle poco separate luna de laltra

Storia dItalia Einaudi 23


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

e uno poco ofusche, in mezo de le qualle stanno due


stelle non molto grandi n molto relucenti e poco se
moveno: queste due stelle sonno il polo antartico. La
calamita nostra, zavariando uno poco, sempre tirava al
suo polo artico; niente de meno nonaveva tanta forza
como de la banda sua e per, quando ramoin questo
golfo, il capitanio generalle domand a tucti li piloti:
Andando sempre a la vela, per qual camino navigando
pontasemo ne le carte?. Risposero tucti: Per la sua via
puntalmente datta. Li rispose che pontavano falso cos
como era e che conveniva agiutare la guchia del navegare
perch non receveva tanta forza como da la parte sua.
Quando eramo in mezo di questo golfo vedessemo una
croce de cinque stelle lucidissime drito al ponente; e
suono iustissime luna con laltra.
In questi giorni navigassemo fra il ponente e il mae-
stralle e a la quarta del maestralle finch aiungessemo a
la linea equinotialle, longi da la linea de la ripartitione
cento e vintidui gradi. La linea de la ripartitione tren-
ta gradi longi dal meridionale e l meridionale tre gra-
di al levante longi de Capo Verde. In questo camino pa-
sassemo poco longi da due izolle richisime, una in vin-
ti gradi de latitudine al polo antartico, che se chiama Ci-
pangu, laltra in quindici gradi chiamata Sumbdit Pradit.
Passata la linea equinotialle, navigassemo tra ponente e
maistralle e a la carta del ponente verso el maestrale poi;
duzente leghe al ponente mudando el viagio a la quarta
inverso garbn fin in tredici gradi al polo artico per apro-
pinquarse pi a la tcra del Capo de Gaticara, il qual ca-
po, con perdon de li cosmografi perch non lo visteno,
non si trova dove loro il pensavano, ma al setentrione in
dodeci gradi, poco pi o manco.
Circa de setanta leghe a la detta via in dodeci gradi di
latitudine e 146 de longitudine, mercore a 6 de marso
discopressemo una isola al maistrale picola e due altre
al garbino. Una era pi alta e pi granda de laltre

Storia dItalia Einaudi 24


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

due. Il capitanio generale voleva firmarse nella grattde


per pigliare qualche refrigerio, ma non puot perch la
gente de questa izolla entravano ne le navi e robavano
chi una cosa chi laltra, talmente che non potevamo
gardarsi. Volevano calare le vele aci andasemo in tera.
Ne robarono lo schifo che estava ligato a la popa de
la nave capitania con grandissima presteza, per il che
corozato el capitanio generalle and in tera con quaranta
uomini armati e bruzarono da quaranta o cinquanta caze
con molti barchiti e amazarono sette uomini e reebe
lo schifo; subito ne partisemo seguendo lo medesimo
camino. Inanzi che dismontasemo in tera, alguni nostri
infermi ne pregorono, se amazavamo uomo o donna, li
portasemo li interiori, perch subito sarebenno sani.
Quando ferivamo alguni de questi con li veretuni che
li passavano li fianchi da luna banda a laltra, tiravano il
veretone mo di qua mo di l, gardandolo; poi lo tiravano
fuora maravigliandose molto e cuss morivano; e altri
che erano feriti nel peto facevano el simille: ne mosseno
a gran compasione. Costoro, vedendone partire, ne
seguitorono con pi de cento barchiti pi de una lega. Se
acostavano a le navi mostrandone pesce con simulatione
de darnello, ma traevano saxi e poi fugivano. Andando
le nave con velle piene, pasavano fra loro e li batelli con
quelle sui barcheti molto destrissimi. Vedesemo algune
femine in li barcheti gridare e scapigliarsi, credo per
amore de li suoi morti.
Ognuno de questi vive secondo la sua volont; non
hanno signori. Vano nudi e alguni barbati con li capeli
negri fino a la cinta ingropati; portano capeleti de palma
como li albanezi; sonno grandi como nui e ben disposti.
Non adorano niente. Sonno olivastri, ma nascono bian-
chi; hanno li denti rossi e negri perch la reputano belis-
sima cosa. Le femine vano nude se non che dinanzi a la
sua natura portano una scorsa streta sotille como la car-
ta, che nasce fra larbore e la scorza de la palma. Sonno

Storia dItalia Einaudi 25


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

belle, dilicate e bianche pi che li uomini, con li capilli


sparsi e longhi, negrissimi, fino in tera. Queste non la-
vorano, ma stanno in casa tessendo store, casse de palma
e altre cose necessarie a casa sua. Mangiano cochi, bata-
te, ucceli, fighi longhi uno palmo, canne dolci e pesci vo-
latori con altre cose. Se ongeno el corpo e li capili con
oleo de coco e de giongioli. Le sue case tute sonno fac-
te di legno, coperte de taule con foglie de figaro de sopra
longhe due braza, con solari e con fenestre; li camare e li
lecti tucti forniti di store belissime de palma. Dormeno
sovra paglia di palma molto mole e menuta. Non han-
no arme se non certe aste con uno osso pontivo de pesce
ne la cima. Questa gente povera, ma ingeniosa e mol-
to ladra, per questo chiamassemo queste tre isole le Iso-
le de li Ladroni. El suo spaso andare con le donne per
mare con quelle sue barchete[...] sono como le fucele-
re, ma pi strecti, alguni negri, bianchi e altri rossi; han-
no da laltra parte de la vella uno legno grosso pontivo
ne le cime con pali atraversadi, che l sustentano ne lac-
qua per andare pi seguri a la vela. La vela di foglie de
palma cosite insieme e facta a modo de latina. Per timo-
ne hanno certe pale como da forno con uno legno in ci-
ma. Fanno de la popa prova e de la prova popa e sonno
como delfini nel saltar a lacqua de onda in onda. Que-
sti ladroni pensavano, a li segni che facevano, non fusero
altri omini al mondo se non loro.
Sabato a sedize de marso 1521 dessemo ne la aurora
sovra una tera alta, longi trecento leghe delle Isolle de li
Latroni, la qual isola e se chiama Zamal. EI capitanio
generale nel giorno seguente volse dismontare in unaltra
isola desabitata, per essere pi seguro, che era di dietro
de questa, per pigliare acqua e qualche diporto. Fece
fare due tende in terra per li infermi e feceli amazare una
porca.
Luni a 18 de marso vedessemo dapoi disnare venire
verso de nui una barca con nove omini, per il che lo ca-

Storia dItalia Einaudi 26


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

pitanio generale comand che niuno si movesse n di-


cesse parolla alguna senza sua lisentia. Quando arivoro-
no questi in terra, subito lo suo principalle and al capi-
tanio generale mostrandose alegro per la nostra venuta.
Restarono cinque de questi pi ornati con nui: li altri an-
dorono a levare alguni altri che pescavano e cuss veniro-
no tucti. Vedendo lo capitanio generale che questi erano
omini con ragionne, li fece dare da bere e da mangiare e
li donn bonneti rossi, spechi, petini, sonagli, avorio, bo-
cassini e altre cose. Quando vistenno la cortesia del ca-
pitanio li presentorono pesci, uno vaso de vino de pal-
ma (che lo chiamano uraca), fighi pi longhi dun palmo
e altri pi picoli, pi saporiti, e dui cochi. Alora non ave-
vano altro; ne fecero segni con la mano che infino a qua-
tro giorni porterebenno umay (che riso), cochi e molta
altra victuvaglia.
Li cochi sonno fructi de la palma. Cos como nui
avemo il panne, il vino, lo oleo e lacetto, cos hanno
questi populi ogni cosa da questi arbori. Hanno el
vino in questo modo: forano la dicta palma in cima,
nel coresino deto palmito, dal qualle stilla uno licore
como mosto, bianco, dolce ma un poco bruscheto, in
canne grosse come la gamba e pi. L atacano a larbore
la sera per la matina e la matina per la sera. Questa
palma fa uno fructo, il qualle lo coco; questo coco
grande como il capo e pi e meno. La sua prima
scorsa verde e grossa pi de dui diti, ne la qualle
trovano certi filitti, che fanno le corde che liganno le
sue barche. Soto di questa ne una dura e molto pi
grossa di quella de la noce; questa la brusano e fano
polvere bonna per loro. Soto di questa una medola
bianca grossa come un dito, la qual mangiano fresca con
la carne e pesse como nui lo panne, ed de quel sapore
che la mandola; chi la secasse se farebe panne. In
mezo di questa medola una acqua chiara, dolce e molto
cordialle e, quando questa acqua sta un poco acolta, se

Storia dItalia Einaudi 27


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

congella e diventa como uno pomo. Quando voleno


fare oglio, piglianno questo coco e lassano putrefare
quella medola con lacqua e poi la fanno buglire e vene
oleo como butiro. Quando voleno far aceto, lasanno
putrefare lacqua solamente; poi la meteno al solle ed
aceto como de vino bianco. Si p fare anco latte,
como nui facevamo: gratavamo questa medola, poi la
mischiavaino con lacqua sua medesima. strucandola in
uno panno e cosera late como di capra. Queste palme
sonno como palme de li datali, ma non cos nodose, se
non lisce. Una famiglia de 10 personne con dui de queste
se manteneno fruando octo giorni luna e octo giorni
la altra per lo vino, perch, se altramenti facesseno, se
secarebenno; e durano cento anni.
Grande familliaritade pigliarono con nui questi popo-
li; ne discero molte cose como le chiamavano e li nomi
de algune isole che se vedevano de qui. La sua se chiama
Zuluan, la qualle non tropo grande. Pigliascemo gran
piacere con questi perch eranno asai piacevoli e conver-
sabili. Il capitanio generale, per farli pi onnore, li men
a la sua nave e li mostr tuta la sua mercadansia: garofo-
li, cannella, pevere, gengero, nosce moscade, matia, oro
e tute le cose che eranno nella nave. Fece descaricare al-
gune bombarde: ebero gran paura e volsero saltar fuo-
ra de la nave. Ne fecero segni che l dove nui andavamo
nascessevano le cose i dete. Quando si volsero partire,
pigliarono lisentia cot molta gratia e gentileza, dicendo
che tornarebeno segondo la sua promessa. La isola do-
ve ramo se chiama Humunu, ma noi, per trovarli due
fontana de acqua chiarissima, la chiamassemo lAcquada
da li Buoni Segnalli, perch fu il primo segno de oro che
trovassemo in questa parte. Quivi si trova gran cantita-
de de coralli bianco e arbori grandi, che fanno fructi po-
co menori de la mandola e sonno como li pignoli, e an-
co molte palme, algune bonne e algune altre cative. In
questo loco sonno molte isole, per il che lo chiamassemo

Storia dItalia Einaudi 28


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

lArcipelago de San Lazaro, descovrendolo nella sua do-


minica, il quale sta in 10 gradi de latitudine al polo arti-
co e cento e sesantauno di longitudine della linea de la
repartitione.
Vennere a 22 de marzo venirono in mezod quelli
omini, secondo ne avevano promesso, in due barche con
cochi, naransi dolci, uno vaso de vino de palma e uno
galo per dimostrare che in queste parte eranno galine.
Se mostrarono molto alegri verso de noi: comprassemo
tute quelle sue cose. Il suo signor era vechio e depinto,
portava due schione de oro a le orechie; li altri molte
maniglie de oro a li brazi con fazoli intorno lo capo.
Stesemo quivi octo giorni, ne li qualli el nostro capitanio
andava ogni d in terra a visitare li infirmi e ogni matina
li dava con le sue mani acqua del coco, che molto li
confortava. Di dietro de questa isola stanno omini che
hanno tanto grandi li picheti de lorechie che portanno
le braci ficati in loro. Questi popoli sonno cafri (cio
gentili); vanno nudi con tella de scorsa darbore intorno
le sue vergonie, se non alguni principali con telle de
bambazo lavorate ne li capi con seda a guchia. Sonno
olivastri, grassi, depinti e se ongeno con olio de coco e
de giongioli per lo solle e per il vento; hanno li capili
negrissimi fina a la cinta e hanno daghe, cortelli, lanse
fornite de oro, targoni, facine, arponi e rete da pescare
come rizali. Le sue barche sonno como le nostre.
Nel luni sancto a vinticinque de marso, giorno de la
Nostra Donna, passato mezod, essendo de ora in ora per
levarsi, andai a bordo de la nave per pescare e, metendo
li piedi sopra una antena per descendere ne la mesa de
garnitione, me slizegarono li piedi perch era piovesto e
cos cascai nel mare che ninguno me viste ed, essendo
quasi sumerso, me venne ne la mano sinistra la scota de
la vella magiore che era ascosa ne lacqua. Me teni forte
e comensai a gridare tanto che fui aiutato con lo batelo.
Non credo i per mei meriti, ma per la misericordia di

Storia dItalia Einaudi 29


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

quella fonte de piet fosse aiutato. Nel medesimo iorno


pigliassemo tra il ponente e garbn infra quatro isolle,
cio Cenalo, Hiunanghan, Ibusson e Abarien.
Iove a vintiocto de marzo, per avere visto la nocte pas-
sata fuoco in una isola, ne la matina surgissemo apresso
de questa. Vedesemo una barca picola (che la chiamano
boloto) con octo omini de dentro apropincarse ne la nave
capitanea. Uno schiavo del capitatnio generale, che era
de Zamatra, gi chiamata Traprobana, li parl, il qual-
le subito inteseno. Venero nel bordo de la nave non vo-
lendo entrare dentro, ma stavano uno poco discosti. Ve-
dendo el capitanio che non volevano fidarsi de nui, li bu-
t un bonnet rosso e altre cose ligate supra un pezo de
taula. La piglioronno molto alegri e subito se partirono
per avisare el suo re. De l circa due ore vedessemo ve-
gnire dui balanghai (che sonno barche grande e cuss le
chiamano) pienni de uomini. Nel magiore era lo suo re,
sedendo soto uno coperto de store. Quando el giunse
apresso la capitania, il schiavo li parl. Il re lo intese per-
ch in queste parte li re sanno pi linguagii che li altri,
comand che alguni soi intrasseno ne le nave. Lui sem-
pre stete nel suo balanghai poco longi de la nave, finch
li suoi tornoronno e, subito tornati, se part. Il capitanio
generalle fece grande onnore a quelli che vcnirono ne la
nave e donnli algune cose, per il che il re, inanzi la sua
partita, volse donnare al capitanio una bara de oro gran-
de e una sporta piena de gengero, ma lui, rengratiandol
molto, non volce acceptarle. Nel tardi andasemo con le
nave aprcsso la abitatione del re.
Il giorno seguente, che era el venerd sancto, el capita-
nio generale mand lo schiavo che era lo interprete no-
stro in tera in uno batello a dire al re, se aveva alguna co-
sa da mangiare, la facesse portare in nave, ch restaria-
no bene satisfati da noi, e como amici e non como nimici
ramo venuti a la sua isola. El re venne con sei overo oc-
to omini nel medesimo batello ed entr ne la nave abra-

Storia dItalia Einaudi 30


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

zandosi col capitanio generale e donli tre vazi di porce-


lanna coperti de foglie pienne de rizo crudo e due orade
molto grande con altre cose. El capitanio dete al re una
veste de panno rosso e giallo fato a la torchesca e uno
bonnet rosso fino, a li altri sui a chi cortelli e a chi spe-
chi. Poi se fece dare la colatione e per il schiavo li fece di-
re che voleva essere cun lui casi casi, cio fratello. Rispo-
se che coss voleva essere verso de lui. Dapoi lo capita-
nio ge mostr panno de diversi colori, tela, corali e mol-
ta altra mercantia e tuta lartigliaria, facendola descarga-
re: alguni molto si spaventorno. Poi fece armare uno or-
no como uno omo darme e li messe atorno tre con spa-
de e pugnali che li davano per tuto il corpo, per la qual
cosa el re rest casi fora di s. Li disse per il schiavo che
uno de questi armati valeva per cento de li suoi. Respose
che era cuss e che in ogni nave ne menava duzento che
se armavano de quella sorte. Li mostr corazine, spade e
rodelle e fece fare a uno una levata. Poi lo condusse su-
pra la tolda de la nave, che in cima de la popa, e fece
portare la sua carta de navigare e la bussola e li disse per
linterprete como trov lo streto per vegnire a lui e quan-
te lune sono stati senza vedere terra: se maravigli. In ul-
timo li disce che voleva, se li piacesse, mandare seco dui
omini aci li mostrasse algune de le sue cose. Respose
che era contento; io ge andai con uno altro.
Quando fui in tera, lo re lev le mani al ciello e poi se
volt contra nui dui; facessemo lo simille verso de lui, co-
s tuti li altri fecero. Il re me pigli per la mano; uno suo
principale piglio laltro compagno e cuss ne menorono
soto uno coperto de cane dove era uno balanghai longo
octanta palmi de li mei, simille a una fusta. Ne sedes-
semo sopra la popa de questo, sempre parlando con se-
gni. Li suoi ne stavano in piede atorno atorno con spade,
daghe, lanze e targoni. Fece portare uno piato de carne
de porco con uno vazo grande pienno de vino. Beveva-
mo ad ogni boconne una tassa de vino. Lo vino che li

Storia dItalia Einaudi 31


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

avansava qualche volta, bench fosceno poche, se mete-


va in uno vazo da per si. La sua tasa sempre stava coper-
ta, ninguno altro li beveva se non il re e io. Inanzi che lo
re pigliasse la tassa per bere, alzava li mani giunte al cie-
lo e verso de nui; e quando voleva bere extendeva lo pu-
gno de la mano sinistra verso di me (prima pensava me
volesse dare un pogno) e poi beveva; faceva cos io verso
il re. Questi segni fanno tuti luno verso de laltro quan-
do beveno. Con queste cerimonie e altri segni de amisi-
tia merendasemo. Mangiai nel vennere sancto carne per
non potere fare altro. Inanzi che venisse loro de cenare,
donai molte cose al re che aveva portati. Scrisse asai cos-
se como le chiamavano. Quanto lo re e li altri me visten-
no scrivere e li diceva quelle sue parolle, tutti restorono
atoniti. In questo mezo venne lora de cenare: portoron-
no dui plati grandi de porcelanna, uno pienno de rizo e
laltro de carne de porco con suo brodo. Cenassemo con
li medesimi segni e cerimonie: poi andassemo al palatio
del re, el qualle era facto como una teza da fienno, coper-
to de foglie de figaro e de palma. Era edificato sovra le-
gni grossi, alti de terra che l se conviene andare con scal-
le. Ne fece sedere sopra una stora de canne, tenendo le
gambe atracte como li sarti. De li a meza ora fo portato
uno piato de pesce brustolato in pezi e gengero per alo-
ra colto e vino. El figliolo magiore del re, chera il prin-
cipe, vene dove ramo; il re li disse che sedesse apresso
noi e coss sedete. Fu portato dui piati, uno de pesce con
lo suo brodo e laltro de rizo aci che mangiassemo col
principe. Il nostro compagno, per tanto bere e mangiare,
divent briaco. Uzano per lume goma de arbore (che la
chiamano anime) voltata in foglie de palma o de figaro.
El re ne fece segno che l voleva andare a dormire; las-
s con nui lo principe, con qualle dormisemo sopra una
stora de canne con cossini de foglie. Venuto lo giorno, el
re venne e me pigli per la mano; coss andassemo dove
avevamo cenato per fare colatione, ma il batelle ne ven-

Storia dItalia Einaudi 32


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ne a levare. Inanzi la partita, el re molto alegro me ba-


s le mani e noi le sue. Venne con nui uno suo fratello,
re dunaltra isola, con tre omini. Lo capitanio generale
lo retenete a disnare con nui e donli molte cose. Nel-
la isola de questo re che condussi a le navi, se trova pezi
de oro grandi como noce e ovi crivelando la terra. Tut-
ti li vaso de questo re sonno de oro e anche alguna par-
te dela casa sua (cos ne referite lo medesimo re). Segon-
do lo suo costume era molto in ordine e lo pi bello uo-
mo che vedessemo fra questi populi. Aveva li capili ne-
grissimi fin a le spalle con uno velo de seta sopra lo capo
e due schione grande de oro tacatte a le orechie; portava
uno panno de bombazo tuto lavorato de seta che copriva
da la cinta fino al ginochio; al lato una daga con lo mani-
co alcanto longo tuto de oro; il fodro era de legno lavo-
rato; in ogni dente aveva tre machie doro che parevano
fosseno ligati con oro; oleva de storac e belgiov; era oli-
vastro e tuto depinto. Questa isola se chiama Butuan e
Calagan. Quando questi re se voleno vedere, veneno tu-
ti dui a la caza in questa isola dove ramo. El re primo se
chiama rai Colambu, il segundo rai Siain.
Domenica ultimo de marso, giorno de Pasca, ne la
matina per tempo el capitanio generale mand il prete
con alcanti a parechiare per dovere dire messa, con lo
interprete a dire al re che non volevamo discendere in
terra per disnar seco ma per aldire messa; per il che lo
re ne mand dui porchi morti. Quando fu ora de messa,
andassemo in terra forse cinquanta omini non armati la
persona ma con le altre nostre arme e meglio vestiti che
potessemo. Inanzi che arivassemo a la riva con li bateli,
forenno scaricati sei pezi de bombarde in segno de pace.
Saltassemo in terra: li dui re abrassarono lo capitanio
generale e lo messeno in mezo de loro. Andassemo in
ordinanza fino al loco consacrato, non molto longi de la
riva. Inanzi se comensasse la messa, il capitanio bagn
tuto el corpo de li dui re con acqua moscada. Se oferse

Storia dItalia Einaudi 33


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

a la messa; li re andorono a bassiare la croce como nui,


ma non oferseno. Quando se levava lo corpo de nostro
Signor stavano in genochioni e adoravanlo con le mane
gionte. Le nave tirarono tuta la artigliaria in uno tempo
quando se lev lo corpo de Cristo, dandoge lo segno
de la tera con li schiopeti. Finita la messa, alquanti de
li nostri se comunicorono. Lo capitanio generale fece
fare uno ballo con le spade, de che le re ebenno gran
piacere. Poi fece portare una croce con li chiodi e la
coronna, a la qual subito fecero reverentia. Li disse
per lo interprete como questo era il vessilo datoli da lo
imperatore suo signore aci in ogni parte dove andasse
metesse questo suo segnalle e che voleva meterlo ivi per
sua utilit, perch, se venesseno algune nave de le nostre,
saperianno con questa croce noi essere stati in questo
loco e non farebenno despiacere a loro n a le cose soe
e, se pigliasseno alguno de li soi, subito mostrandoli
questo segnalle, le lasserianno andare; e che conveniva
metere questa croce in cima del pi alto monte che fosse
aci, vedendola, ogni matina la adorasseno e, se questo
facevano, n troni n fulmini ni tempesta li nocerebe
in cosa alguna. Lo ringratiorno molto e dissero che
farebenno ogni cosa volentieri. Anco li fece dire se
eranno mori o gentili o in che credevano; risposero che
non adoravano altro si non alsavano le mani giunte e la
faza al ciello e che chiamavano lo suo dio Abba, per la
qual cosa lo capitanio ebe grande alegressa. Vedendo
questo, el primo re lev le mani al ciello e disse che
voria, se fosse possibille, farli vedere il suo amore verso
de lui. Lo interprete ge disse per qual cagione aveva
quivi cos poco da mangiare; resposc che non abitava in
questo loco se non quando veniva a la caza e a vedere
lo suo fratello, ma stava in una altra isola dove aveva
tuta la sua famiglia. Li fece dire, se aveva inimici, lo
dicesse, perci andarebe con queste nave a destringerli
e faria lo obedirianno. Lo rengrati e disse che aveva

Storia dItalia Einaudi 34


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

benne due isolle nemiche, ma che alora non era tempo de


andarvi. Lo capitanio li disse, se Dio facesse che unaltra
fiatta ritornasce in queste parte, conduria tanta gente
che farebe per forsa eserli sugette e che voleva andare
a disnare e dapoi tornarebe per far pore la croce in
cima del monte; risposero eranno contenti. Facendosse
un bataglione con scaricare li schiopeti e abrasandosi lo
capitanio con li dui re, pigliassemo lisentia.
Dopo disnare tornassemo tucti in gioponne e andas-
semo insieme con li dui re nel mezod in cima del pi al-
to monte che fosse. Quando arivassemo in cima, lo capi-
tanio generalle li disse como li era caro avere sudato per
loro perch, esendo ivi la croce, non poteva si non gran-
damente iovarli e domandli qual porto era migliore per
victuvaglie. Dicessero che ne erano tre, cio Ceylon, Zu-
hu e Calaghann, ma che Zubu era pi grande e de me-
glior trafico e se profersenno di darni piloti che ne in-
segnarebenno il viagio. Lo capitanio generale li rengra-
ti e deliber de andarli perch cuss voleva la sua infe-
lice sort. Posta la cruce, ognuno dice uno Pater Noster
e una Ave Maria adorandola; cos li re fecenno. Poi de-
scendessemo per li sui campi lavoratti e andassemo do-
ve era lo balanghai. Li re feceno portare alquanti cochi
aci se rinfrescassimo. Lo capitanio li domand li pilo-
ti perch la matina seguente voleva partirsi e che li tra-
tarebe como s medesimo, lasandoli uno de li nostri per
ostagio. Risposero che ognora li volesse eranno al suo
comando, ma ne la nocte il primo re se mud dopigno-
ne. La matina, quando ramo per partirsi, el re mand a
dire al capitanio generalle che per amore suo aspectasse
dui giorni finch facesse coglire el rizo e altri sui menu-
ti, pregandolo mandasse alguni omini per aiutareli aci
pi presto se spazasse, e che lui medesimo voleva essere
lo nostro piloto. Lo capitanio mandli alguni omini, ma
li re tanto mangiorono e beveteno che dormitero tuto il
giorno: alguni, per escusarli, dicero che avevano uno po-

Storia dItalia Einaudi 35


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

co de male. Per quel giorno li nostri non fecero niente,


ma ne li altri dui seguenti lavororono.
Uno de questi populi ne port force una scudela de
rizo con octo o dieze fighe ligati insieme per baratarli
in uno cortello che valeva il pi tre catrini. El capitanio,
vedendo che questo non voleva altro se non uno cortello,
lo chiam per vedere pi cose; misse mano a la borsa e li
volce dare per quelle cose uno reall: lui no l volse. Lui
mostr uno ducato: manco lo accept. Al fine li volce
dare uno dopionne de dui ducati: non volce mai altro
che un cortelo e cuss li lo fece dare. Andando uno de li
nostri in terra per tore acqua, uno de questi li volce dare
una coronna pontiva de oro masicio grande como una
colana per sei filce de cristalino, ma il capitanio non volce
che la baratasse, aci che in questo principio sapessero
che pritiavamo pi la nostra mercantia che lo suo oro.
Questi populi sonno gentili; vanno nudi e depinti;
portano uno pezo de tella de arbore intorno le sue vergo-
nie; sono grandissimi bevitori. Le sue femine vanno ve-
stite de tella de arbore de la cinta in gi, con li capili ne-
gri fina in terra; hanno forate le orechie e pienne de oro.
Questa gente sempre masticanno uno fruto (che lo chia-
mano areca, como uno pero): lo taglianno in quatro
parti e poi lo volveno ne le foglie del suo arburo (che le
nominano betre, sonno como foglie di moraro) con uno
poco de calcina e, quando le hanno ben masticate, le spu-
tano fora: fanno diventare la boca rocissima. Tucti li po-
puli de questa parte del mondo le uzanno perch rinfre-
scali molto el core: se restasseno de uzarle morirebenno.
In questa izolla sonno cani, gati, porci, Galine, capre, ri-
zo, gengero, cochi, fighi, naranzi, limoni, miglio, panizo,
sorgo, cera e molto oro. Sta de latitudine in nove gradi
e dui tersi a lartico e cento e sesantadui de longitudine
della linea de la ripartitione e vinticinquce leghe longi de
la Acquada e se chiama Mazaua.

Storia dItalia Einaudi 36


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

Stessemo sette giorni quivi; poi pigliassemo la via del


maistrale passando fra cinque isolle, cio Ceylon, Bohol,
Canighan, Baybai e Gatighan. In questa isola de Gatigan
sonno barbastili grandi como aquille. Perch era tardi
ne amacassemo solamente uno: era como una galina
al mangiare. Ge sonno colombi, tortore, papagali e
certi ucceli negri grandi Como galine con la coda longa.
Fanno ovi grandi como de oca; li meteno uno bracio soto
la sabia per lo gran caldo li crea. Quando sonno nasciuti
alzano la arena e vieneno fora. Questi ovi sonno boni
de mangiare. De Mazaua a Gatighan sonno vinti leghe.
Partendone de Gatighan al ponente, il re de Mazaua non
ne puot seguire; perch lo espectassemo circa tre isolle,
cio Polo, Ticobon e Pozon. Quando el gionse, molte se
maravigli del nostro navigare. Lo capitanio generale lo
fece montare ne la sua nave con alguni soi principali, dil
che ebero gran piacere, e coss andassemo in Zubu. Da
Gatighan a Zubu sonno quindice leghe.
Domeniga a sete de aprille a mezod intrassemo nel
porto de Zubu. Passando per molti vilagii vedevamo
molte caze facte sopra li arbori. Apropinquandone a la
cit, lo capitanio generale comand le navi simbande-
rasseno; furono calate le velle e poste a modo de bataglia
e scaric tuta lartigliaria, per il che questi populi ebe-
ro grandissima paura. Lo capitanio mand uno suo alie-
vo con lo interprete imbassiatore al re de Zubo. Quan-
do arivorono ne la cit trovorono infiniti uomini insieme
con lo re, tuti paurosi per le bombarde. Linterprete li
disse questo esere nostro costume intrando in simili luo-
ghi: in segno de pace e amisitia e per onnorare re del luo-
go scaricavamo tucte le bombarde. El re e tucti li soi se
asegurorono e fece dire a li nostri per lo suo govvernato-
re che volevamo. Linterprete rispose como el suo signo-
re era capitanio del magiore re e principe fosse nel mon-
do e che andava a discovrire Maluco, ma per la sua bon-
na fama, como aveva intezo dal re de Mazaua, era ve-

Storia dItalia Einaudi 37


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

nuto solamete per vizitarlo e pigliare victuvaglia con la


sua mercadantia. Li disse che in bonna ora fosse venuto,
ma che aveva questa uzansa: tutte le navi che intravano
nel porto suo pagavano tributo e che non eranno quatro
giorni che uno iunco de Ciama cargato doro e de schiavi
li aveva dato tributo e per segno di questo li mostr uno
mercadante de iama che era restato per mercadantare
oro e schiavi. Lo interprete li disse como el suo signore,
per essere capitanio de tanto gran re, non pagava tribu-
to ad alguno signore del mondo e, se voleva pace, pace
averebe e, se non, guerra, guera. Aloro el moro merca-
dante disse al re: Cata raia chita, cio: Garda ben, si-
gnore: questi sonno de quelli che hanno conquistato Ca-
licut, Malaca e tuta lIndia Magiore. Si bene si li fa, ben
se ha; se male, male e pegio, como hanno facto a Calicut
e a Malaca. Linterprete intese lo tuto e dissegli che l
re de suo signore era pi potente de gente e de navi che
lo ro de Portugalo ed era re de Spagna e imperatore de
tutti li cristiani e, se non voleva esserli amico, li manda-
ria unaltra fiata tanta gente che l destrueriano. Il mo-
ro nar ogni cosa al re; alora li disse se consigliarebe con
li sui e nel d seguente li risponderebe. Poi fece porta-
re una colatione de molte vivande tute de carne poste in
piati de porcelane, con molti vazi de vino. Fata la cola-
tione, li nostri retornoronno e ne dissero lo tuto. Il re de
Mazaua, che era lo primo dopo questo re e signore de al-
cante isolle, and in tera per dire al re la grande cortezia
del nostro capitanio genneralle.
Luni matina il nostro scrivano insieme con linterprete
andorono in Zubu. Vene il re con li sui principali in
piaza e fece sedere li nostri apresso lui: li dise se pi
duno capitanio era in questa compania e se l voleva
lui pagasse tributo a limperatore suo signor. Rispose
de non, ma voleva solamente mercadantase con lui e
non con altri. Disse che era contento e, se lo capitanio
nostro voleva essere suo amico, li mandasse uno poco

Storia dItalia Einaudi 38


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

de sangue del suo bracio drito e coss farebe lui per


segno de pi vera amisitia. Respose che lo faria. Poi
lo re li disse como tucti li capitani che venivano quivi se
davano presenti luno con laltro e se lo nostro capitanio
o lui doveva comensare. Linterprete li disse, poich lui
voleva mantegnire questo costume, cominciasse. E cuss
commens.
Marti matina il re de Mazaua con lo moro venne a le
navi, salut lo capitano generale da parte dil re e discelli
como il re de Zubu faceva adunare pi victuvaglia poteva
per darnela e como mandarebe dopo disnare uno suo
nepote con dui o tre de sui principali per fare la pace.
Lo capitanio generale fece armare uno de le sue proprie
arme e feceli dire como tuti nui combatevamo de quella
sorta. Il moro molto si spavent; il capitanio li disse non
si spaventasse, perch le nostre arme eranno piacevoli a li
amici e aspere a li nemici e, cos como li fazoli asciugano
il sudore, cos le nostre arme ateranno e destrugeno tuti
li adversari e malevoli de la nostra fede. Fece questo acio
el moro, che pareva esere pi astuto de li altri, lo dicesse
al re.
Dopo disnare vene a le navi lo nipote del re, che era
principe, col re de Mazaua, il moro, il govvernatore e il
barizello magiore con octo principali per far la pace con
noi. Lo capitanio generale sedendo in una cadedra de
veluto rosso, li principali in sedie de corame e li altri in
tera sovra store, li disse per lo interprete se lo suo costu-
me era de parlare in secreto overo in publico e se que-
sto principe col re de Mazaua avevano potere de fare la
pace. Risposero che parlavano in publico e che costoro
avevano il potere de far la pace. Lo capitanio disse mol-
te cose sovra la pace e che l pregava Idio la confirmasse
in cielo. Discero che mai non avevano aldite cotalle pa-
rolle e che pigliavano gran piacere a udirle. Vedendo lo
capitanio che questi volentieri ascoltavano e respondeva-
no, li cominci a dire cose per indurli a la fede. Doman-

Storia dItalia Einaudi 39


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

d qual dopo la morte del re succedesse a la signoria. Ri-


spose che lo re non aveva figlioli ma figliole e che que-
sto suo nipote aveva per moglie la magiore, perci era lo
principe e, quando li padri e madri eranno vechi non si
onoravano pi, ma li figlioli li comandavano. Lo capi-
tanio li disse como Idio fece lo ciello, la terra, lo mare e
tucte le altre cose e como imposse se dovesseno onnorare
li padri e madri e chi altramente faceva era condempna-
to nel fuoco eterno e como tuti descendevamo de Adam
ed Eva, nostri primi parenti, e como avevamo lanima in-
mortalle e molte altre cose pertinenti a la fede. Tuti ale-
gri li suplicorono volesse lasarli dui omini o almeno uno,
aci li amaistrasse ne la fede e che li farebeno grande on-
nore. Gli respose che alora non poteva lasciarli alguno,
ma, se volevano essere cristiani, lo prete nostro li bapte-
zarebe e che unaltra fiata menaria preti e frati che li inse-
gnarebeno la fede nostra. Risposero che prima volevano
parlare al re e poi diventarebenno cristiani. Lagrimasse-
mo tuti per la grande alegreza. Lo capitanio li disce che
non ce facero cristiani per paura n per compiacerne, ma
volontariamente, e a coloro che volevano vivere secondo
la sua lege non li sarebe facto dispiacer alguno, ma li cri-
stiani serianno meglio visti e caregiati che li altri. Tut-
ti gridaronno ad una voce che non se facevano cristiani
per paura n per compiacerne, ma per sua spontanea vo-
lontate. Alora li disse che, si devcntavano cristiani, gli
lassarebe una armatura, perch cuss li era stato imposto
dal suo re, e como non potevano uzare con le sue donne,
esendo gentilli, senza grandissimo pecato e como li ase-
gurava che, essendo cristiani, non li aparerebe pi el do-
monio, si non nel ponte extremo de la sua morte. Dice-
no che non sapevano responderli per le sue belle parol-
le, ma se rimetevano ne le sue mani e facesse de loro co-
mo de soi fidelissimi servitori. Lo capitanio piangendo li
abraz e, agiungendo una mano del principe e una del re
fra le sue, li disse, per la fede portava a Dio e a limpe-

Storia dItalia Einaudi 40


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ratore suo signore e per lo abito che aveva, li promete-


va che li dava la pace perpetua col re de Spagna; respo-
sero che lo simille prometevano. Conclusa la pace lo ca-
pitanio fece dare una colatione; poi lo principe e re pre-
sentarono al capitanio, da parte del suo re, alquanti ce-
stoni de rizo, porci, capre e galine e li discero li perdo-
nasce perci tal cose erano poche a uno simille a lui. Lo
capitanio don al principe uno panno bianco di tella so-
tilissima, uno bonnet rozo, alquante felce de cristalino e
uno bichiere dorato de vetro (li vetri sonno molto apre-
ciati in queste parte). Al re di Mazaua non li dete algu-
no presente, perch gi li aveva dato una veste de Cam-
baia con altre cose, e a li altri a chi una cosa a chi unal-
tra. Mand poi al re de Zubu per mi e un altro una ve-
ste de seta gialla e morella a guisa turchesca, uno bon-
net roso fino, alquante filce de cristalino (posto ogni co-
sa in uno piato dargento) e dui bichieri dorati in mano.
Quando focemo ne la cit, trovassemo lo re in suo pala-
tio com molti omini che sedeva in tera sovra una stora di
palma; aveva solamente uno panno de tella de bomba-
zo dinanzi a le sue vergonie, uno velo intorno lo capo la-
vorato a guchia, una colana al colo de gran precio, due
schione grande de oro tacate a le orechie con petre pre-
ciose atorno. Era grasso e picolo e depinto con lo fuo-
co a diverse maniere; mangiava in tera sovra unaltra sto-
ra ovi de bissa scutelara posti in dui vazi de porcelana e
aveva dinanzi quatro vazi pienni de vino de palma sera-
ti con erbe odorifere e ficati catro cannuti per ognuno;
con questi beveva. Facta la debita reverentia, linterpre-
te li disse como lo suo signore lo rengratiava molto del
suo presente e che li mandava questo non per il suo ma
per lo trinsico amore li portava. Li vestissemo la veste,
gli ponessemo il bonnet in capo e li dessemo le altre co-
se; e poi, basando li vetri e ponendoli sovra lo capo, le li
presentai e, facendo lui el similli, li accept. Poi il re ne
fece mangiare de quelli ovi e bere con quelli canuti. Li

Storia dItalia Einaudi 41


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

altri sui in questo mezo gli dissero lo parlamento del ca-


pitanio sopra la pace e lo exortamento per farli cristiani.
Il re ne volce tener seco a cene; li dicessemo non pote-
vamo aloro restare. Pigliata la lisentia, il principe ne me-
n seco a casa sua, dove sonavano catro fanciulle: una
de tamburo a modo nostro, ma era posta in tera; unal-
tra dava con uno legno facto alcanto grosso nel capo con
tella de palma in due borchia picate mo in la una mo in
laltra; laltra in una borchia grande col medesimo mo-
do; la ultima con due brochiete in mano dando luna ne
laltra faceva uno suave sonno. Tanto a tempo sonavano
che pareva avesseno gran ragion del canto. Queste eran-
no asai belle e bianche casi como le nostre e cos gran-
de; eranno nude si non che avevano tella de arbore de la
cinta fima al ginochio e algune tute nude col pichieto de
le orechie grande con uno cerchieto de legno dentro che
lo tene tondo e largo, con li capeli grandi e negri e con
uno velo picolo atorno il capo e sempre discalce. Il prin-
cipe ne fece balare con tre tutte nude. Merendassemo e
dapoi venissemo a le navi. Queste borchie sonno de me-
talo e se fanno ne la regione del Signo Magno, che det-
ta la China. Quivi le uzanno como nui le campane e le
chiamano aghon.
Mercore matina, per essere morto uno de li nostri nel-
la nocte passata, linterprete e io andassemo a domander
al re dove lo poteriaao sepelire. Trovassemo lo re acom-
pagnato de molti omini, a cui, facta la debita reveren-
sia, li lo disse. Rispose: Se io e li mei vasalli semo tucti
del tuo signore, quanto magiormente debe essere la ter-
ra. E li dice como volevamo consacrare il luoco e me-
terli una cruce. Rispose che era molto contento e che la
voleva adorare como nui altri. Fu sepolto lo morto ne la
piaza al meglio potessemo per darli bon esempio, e poi la
consacrassemo. Sul tardi ne sepelissimo uno altro. Por-
tassemo molta mercantia in terra e la metessemo in una
casa, qual el re la tolse sovra sua fede, e quatro omini che

Storia dItalia Einaudi 42


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

eranno restati per mercadantare in grosso. Questi popu-


li viveno con iustitia, peso e mezura; amano la pace, lo-
tio e la quiete. Hanno bilance de legno: lo legno ha una
corda nel mezo, con la qual se tiene; duno capo piom-
bo e de laltro segni como carri, terci e librre. Quando
voleno pezare, pigliano la belansia che con tre filli co-
mo le nostre e la meteno sovra li segni e cus pesano iu-
sto. Hanno mezure grandissime senza fondo. Le iova-
ne iogano de zampogna fate como le nostre e le chiama-
no subin. Le case sonno de legni, de taule e de cane edi-
ficate sopra pali grossi, alti de terra che bisogna andar-
vi dentro con scalle; e hanno camare como le nostre. So-
to le case teneno li porci, capre e galine. Se trovono qui-
vi corniolli grandi, belli al vedere, che amazano le bale-
ne, le qualle le inghiotano vivi. Quando loro sonno nel
corpo, veneno fuora del suo coperto e li mangiano el co-
re. Questa gente le trovano poi vivi apresso del core de
le ballenne morte. Questi hanno denti, la pelle negra, il
coperto bianco e la carne; sonno boni da mangiare e le
chiamano laghan.
Vennere li mostrassemo una botega pienna de le no-
stre mercantie, per il che restoronno molto admirati. Per
metalle, fero e laltra mercantia grossa ne davano oro; per
le altre menute ne davano riso, porci e capre con altre vi-
tuvaglie. Questi populi ne davano 10 peci de oro per 14
libre de ferro (uno pezo circa duno ducato e mezo). Lo
capitanio generale non volse se pigliasse tropo oro per-
ch sarebe stato alguno marinaro che averebe dato tuto
lo suo per uno poco de oro e averia disconciato lo trafigo
per semper. Sabato, per avere promesso lo re al capitanio
de farsi cristiano ne la dominica, se fece ne la piaza che
era sacrata uno tribunalle adornato de tapisseria e rami
de palme per baptizarlo. E mandli a dire che nella ma-
tina non avese paure de le bombarde, perci era nostro
costume ne le feste magiore descaricarle senza pietre.

Storia dItalia Einaudi 43


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

Domeniga matina a quatordize de aprille andassemo


in terra quaranta omini con dui omini tucti armati di-
nanzi a la bandiera realle. Quanto dismontassemo se ti-
r tucta lartigliaria: questi populi figivano di qua e de l.
Lo capitanio e lo re se abraciorono; li disse che la ban-
dera realle non si portava in terra si non con cinquanta
omini como erano li dui arnati e con cinquanta schiope-
teri, ma per lo suo grande amore cos la aveva portata.
Poi tuti alegri andassemo presso al tribunalle. Lo capita-
nio e lo re sedevano in catedre de veluto rosso e morel-
lo, li principali in cussini, li altri sovra store. Lo capita-
nio disse al re per lo interprete ringratiasse Idio perci lo
aveva inspirato a farse cristiano e che vincerebe pi facil-
mente li sui nemisi che prima. Rispose che voleva esse-
re cristiano, ma alguni sui principali non volevano obe-
dire, perch dicevano essere cuss omini como lui. Alo-
ra lo nostro capitanio fece chiamare tucti li principali del
re e disseli, se non obedivano al re como suo re, li fare-
be amazare e daria la sua roba al re. Risposeno lo obe-
direbeno. Disse al re, se andava in Spagna, retornarebe
unaltra volta con tanto potere che lo faria lo magior re
de quelle parte, perch era stato primo a voler farse cri-
stiano. Levando li mani al ciello lo rengrati e preglo
alguni de li soi rimanesse, aci meglio lui e li sui populi
focero instructi ne la fede. Lo capitanio respose che per
contentarlo, li lassarebe dui, ma voleva menar seco dui
fanciulli de li principali aci imparasseno la linga nostra
e poi, a la ritornata, sapessero dire a questi altri le cose de
Spagna. Se mise una croce grande nel mezo de la piaza;
lo capitanio li disse, se si volevano far cristiani como ave-
vano deto nelli giorni passati, li bisognava brusare tuc-
ti li sui idoli e nel luoco loro metere una croce e ogni d
con le mane ioncte adoraria e ogni matina nel vizo farsi
lo segno de la croce, mostrandoli como si faceva; e ogni
ora, almeno de matina, dovesseno venire a questa croce
e adorarla in genochioni; e quel che avevano i deto vo-

Storia dItalia Einaudi 44


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

leseno con le bonne opere confirmarlo. El re con tucti li


altri volevano confirmare lo tucto. Lo capitanio genera-
le li disse como sera vestito tuto de bianco per mostrar-
li lo suo sincero amore verso de loro; risposero per li sui
dolci paroli non saperli respondere. Con queste bonne
parolle lo capitanio condusse lo ro per la mano sul tribu-
nalle per baptizarlo; e disseli se chiameria don Carlo co-
mo a limperatore suo signore; al principe don Fernando
como al fratello de limperatore; ai re de Mazaua Ioan-
ni; a uno principalle Fernando como il principalle no-
stro, cio lo capitanio; al moro Cristoforo; poi a li altri a
chi uno nome e a chi uno altro. Forenno baptizati inan-
zi messa cinquecento omini. Udita la messa, lo capitanio
convit a disnar seco lo re con altri principali: non volse-
ro. Ne acompagnarono fina a la riva; le navi scaricorono
tutte le bombarde e, abrazandose, pressero combiatto.
Dopo disnare, il prete e alguni altri andassemo in ter-
ra per baptezar la reina, la qualle venne con quaranta da-
me. La conducessemo sopra lo tribunalle, facendola se-
dere sovra uno cossino e laltre zirca ella. Finch l prete
sappar, li mostrai una imagine de la Nostra Donna, uno
Bambino di legno belissimo e una croce, per il che li ven-
ne una contrictione che, piangendo, domand lo batesi-
mo. La nominasemo Ioanna como la madre de limpera-
tore; sua figliola, moglie del principe, Caterina; la reina
de Mazaua Lizabeta: a le altre ugnuna lo suo nome. Bap-
tizassemo octocento anime fra omini, donne e fanciulli.
La regina era iovene e bella. Tuta coperta duno panno
bianco e nero; aveva la boca e le onge rosissime, in capo
uno capello grande de foglie de palma a modo de sola-
na, con una coronna incirca de le medesme foglie, como
quella del papa; n mai va in alguno loco senza una de
queste. Ne demand il Bambino per tenerlo in loco de li
soi idoli e poi se part. Sul tardi il re e la reina con asais-
sime personne vennerono al lito; lo capitanio alora fece
tirare molte trombe de fuoco e bombarde grosse, per il

Storia dItalia Einaudi 45


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

che pigliaronno grandisimo piacere. El capitanio e lo re


se chiamavano fratelli. Questo re se chiamava rai Hu-
mabon. Inanzi pasasseno octo giorni, forenno baptizati
tucti de questa isola e de le altre alguni. Brusassemo una
vila per non vollere obedire al re n a noi, la qualle era in
una isola vicina a questa. Ponessemo quivi la croce per-
ch questi populi eranno gentilli. Se fossero stato mori,
li averessemo posto una colonna in segno de pi dure-
za, perch li mori sonno asai pi duri per convertirli ca li
gentilli.
In questi giorni lo capitanio generalle andava ogni d
in terra per dire messa e diceva al re molte cose de la
fede. La regina vene uno giorno con molta pompa ad
udir la messa. Tre donzelle li andavano dinanzi con
tre de li sui capelli in mano; ela era vestita de negro e
bianco con uno velo grande de seta traversato con liste
de oro in capo che li copriva li spalle e con lo suo capello.
Asaissime donne la seguivano, le qualle erano tute nude
e discalce, se non intorno le parte vergoniose avevano
uno paniocolo de tella de palma e atorno lo capo uno
velo picollo e tucti li capilli sparsi. La regina, facta la
reverentia a laltare, sedete supra uno cossino lavorato di
seta. Inanzi se comensasse la messa, il capitanio la bagn
con alquante sue donne de acqua roza muschiata; molto
se delectavano de talle odore. Sapendo lo capitanio che
l Bambino molto piaceva a la reina, liel don e li disse lo
tenesse in loco de li sui idoli, perch era in memoria del
figliol de Dio. Ringratiandolo molto lo accept.
Uno giorno lo capitanio generale, inanzi messa, fesse
venire lo re vestito con la sua vesta de seta e li principali
de la cit. Il fratello del re, padre del principe, se
chiamava Bendara, uno altro fradello del re Cadaio e
alguni Simiut, Sibnaia, Sisacai e Maghalibe e molti altri
che lasso per non essere longo. Fece tuti questi iurare
essere obedienti al suo re e li basaronno la mano; poi fece
iurare quel re dessere sempre obediente e fidelle al re de

Storia dItalia Einaudi 46


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

Spagna; cosi lo iur. Alora il capitanio cav la sua spada


inanzi la imagine de Nostra Donna e disse al re, quando
coss se iurava, pi presto dovevasi morire che aromper
uno simil iuramento, s che l iurava per questa imagine,
per la vita de limperatore suo signore e per il suo abito
desserli sempre fidelle. Facto questo, lo capitanio donn
al re una catedra de veluto rosso, dicendoli, ounque
andasse, sempre la facesse portare dinanzi a uno suo pi
porpinquo e mostrli como la si doveva portare. Respose
lo farebe volentieri per amore suo e disce al capitanio
como faceva far una ioia per donarlila, la qual era due
schione doro grande per tacare a li orechie, due per
metere a li brazi sovra li gomedi e due altre per pore a li
piedi sovra le calcagne e altre petre preciose per adornare
le orechie. Questi sonno li pi belli adornamenti possano
uzare li re de queste bande, li qualli sempre vano descalci
con uno panno de tella de la cinta fina al ginochio.
Il capitanio generale uno iorno disse al re e a li altri per
qual cagionne non bruzavano li soi idoli, como li aveva-
no promesso, esendo cristianni, e perch se li sacrificava
tanta carne. Risposero quel che facevano non lo faceva-
no per loro, ma per uno infermo, aci li idoli li dasse sa-
lute, lo qual non parlava i catro giorni. Era fratello del
principe e lo pi valente e savio de la isolo. Lo capitanio
gli disse che brussasero le idoli e credesseno in Cristo e,
se linfermo se baptisasse, subito garirebe e, se ci non
foce, li tagliassero lo capo. Alora rispose lo re lo fare-
be perch varamente credeva in Cristo. Facessemo una
processionne de la piaza fino a la casa de linfermo al me-
glio potessemo, ove lo trovassemo che non poteva parla-
re n moverse. Lo baptizassemo con due sue mogliere e
10 donzelle. Poi lo capitanio li fece dire como stava. Su-
bito parl e disse como, per la gracia de nostro Signor,
stava assai benne. Questo fu uno manifestissimo miracu-
lo nelli tempi nostri. Quando lo capitanio lo ud parlare,
rengrati molto Idio e a loro li fece bevere una mando-

Storia dItalia Einaudi 47


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

lata, che gi laveva facta fare per lui. Poi mandgli uno
matarazo, uno paro de lensoli, una coperta de panno ial-
lo e uno cussino; e ogni giorno finch fo sanno li man-
d mandolatte, acqua rosa, oleo rozato e algune conser-
ve de zucaro. Non stete cinquo giorni che l cominci a
andare. Fece bruzare uno idolo che tenivano ascoso cer-
te vechie in casa sua in presentia del re e tuto lo populo;
e fece disfare molti tabernacoli per la riva del mare, ne
li qualli mangiavano la carne consacrata. Loro medesimi
cridarono: Castiglia! Castiglia!; li rovinavano e disse-
no, se Dio li prestava la vita, brusarebenno quanti ido-
li potesse trovare e sebenne fussero in casa del re. Que-
sti idoli sonno de legno, concavi senza li parti de drieto;
hanno li brazi aperti e li piedi voltati in suso con le gam-
be aperte e lo volto grande con quatro denti grandissimi
como porci cingiari; e sonno tucti depinti.
In questa isola sonno molte ville, li nomi de le qualle e
de li suoi principali sonno questi: Cinghapola, li sui prin-
cipali Cilaton, Ciguibucan, Cimaningha, Cimatichat, Ci-
canbul; una Mandani, il suo principalle Lambuzzan; una
Cotcot, il suo principale Acibagalen; una Puzzo, il suo
principalle Apanoan; una Lalan, il suo principalle The-
ten; una Lalutan, il suo principalle Tapan; una Cilumai e
unaltra Lubucun. Tucti questi ne obedivano e ne dava-
no victuvaglia e tributo. Apresso questa izola de Zubu ne
era una che se chiamava Matan, la qual faceva lo porto
dove ramo; il nome de la sua villa era Matan, li sui prin-
cipali Zula e Cilapulapu. Quella villa che bruzassemo era
in questa izola e se chiamava Bulaia.
Aci che vostra illustrissima signoria sapia le cerimo-
nie che uzanno costoro in benedire lo porco: primamen-
te sonano quelle borchie grandi; poi se porta tre pia-
ti grandi, dui con roze e fogace de rizo e miglio cote e
rivolte in foglie con pece brustulato, laltro con panne
de Cambaia e due banderete di palma. Uno pano de
Cambaia se distende in terra; poi veneno dui femine ve-

Storia dItalia Einaudi 48


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

chissime, ciascuna con uno trombonne de cana in ma-


no. Quando sonno montate sul panno, fanno reverentia
al solle; poi se vestenno con li panni. Una se pone uno
faciollo ne la fronte con dui corni e piglia un altro facio-
lo ne le mani e, balando e sunando, con quello chiama il
solle. Laltra piglia una de quelle banderete e balla e suo-
na col suo trombonne. Ballano e chiamano cuss uno po-
co fra s, dicendo molte cose al solle. Quella del facio-
lo piglia laltra bandereta e lascio lo faciolo e ambedue,
sonando con li tromboni gran pezo, balanno intorno lo
porco ligato. Quella da li corni sempre parla tacitamen-
te al solle e quela altra li risponde. Poi a quella de li cor-
ni li apresentato una taca de vino e, balando e dicendo
certe parolle e laltra respondendoli e facendo vista ca-
tro o cinque volte de bevere el vino, sparge quello sovra
el core del porco; poi subito torna a ballare. A questa
medesima vien dato una lancia; lei, vibrandola e dicen-
do alquante parolle, sempre tute due balando e mostran-
do catro o cinque volte de dare con la lancia nel core al
porco, con una subbita prcsteza lo passa da parte a par-
te. Presto si sera la ferita con erba. Quella che ha mazato
il porco, ponendose una torsa accesa in boca, la smorza,
la qualle sta sempre accesa in queste cerimonie. Laltra
col capo del trombonne, bagnandolo nel sangue de por-
co, va sanguinando col suo dito la fronte prima a li soi
mariti, poi a li altri, ma non venerono mai a noi. Poi se
disvesteno e vano a mangiare quelle cose che sonno nel-
li piati e convitano se non femine. Lo porco si pella con
lo fuoco, si che nisuno altro che le vechie consacrano la
carne di porco; e non la mangiariano se non fosse morta
de questa sorte.
Questi populi vano nudi; portano solamente uno pezo
de tella de palma otorno le sue vergonie. Grandi e
picoli hanno passato il suo membro circa de la testa de
luna parte a laltra con uno fero de oro overo de stanio,
grosso como una penna de oca, e in uno capo e laltro

Storia dItalia Einaudi 49


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

del medesimo fero alguni hanno como una stella con


ponte sovra li capi, altri como una testa de chiodo da
caro. Asaissime volte lo volsi vedere da molti, cos vechi
como ioveni, perch non lo potteva credere. Nel mezo
dil fero un buso per il qualle urinano. Il fero e le stelle
sempre stanno ferme. Loro diceno che le sue moglie
voleno cuss e, se fossero de altra sorte, non uzariano
con elli. Quando questi voleno uzare con le femine, loro
medisime lo pigliano non in ordine e cominciano pian
piano a metersi dentro primo quella stella de sovra e poi
laltra. Quanto dentro diventa in ordine e cus sempre
sta dentro finch diventa molle, perch altramenti non
lo porianno cavare fuora. Questi populi uzanno questo
perch sonno de debille natura. Hanno quante moglie
voleno, ma una principalle. Se uno de li nostri andava in
tera, cos de d como de nocte, ognuno lo convitava che
mangiasse e che l bevesse. Le sue vivande sonno mezo
cote e molto salate; beveno spesso e molto con quelli
sui cannuti da li vazi e duro cinque o sei ore uno suo
mangiare. Le donne amavano asai pi noi che questi. A
tucti, da sei anni in su, a poco a poco li apreno la natura
per cagion de quelli sui membri.
Quando uno de li sui principali morto, li uzanno
queste cerimonie: primamente tutte le donne principale
de la terra vano a la casa del morte. In mezo de la casa
sta lo morto in una casa. Intorno la casa poneno corde
a modo duno stecato, ne li quali atacano molti rami de
arbore. In mezo de ogni ramo uno panno de bombaso
a guisa de paviglione, soto li qualli sedeanno le donne
pi principali tute coperte de panni bianchi de bombaso
con una donzella per ognuna, che li faceva vento con
uno sparaventolo di palma. Le altre sedeanno intorno la
camera meste. Poi era una che tagliava a poco a poco con
uno cortello li capilli al morto. Unaltra, che era stata la
moglie principale del morto, giaceva sovra lui e giungeva
la sua boca, le sue mani e li sui piedi con quelli del

Storia dItalia Einaudi 50


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

morto: quando quella tagliava li capili, questa piangeva


e quando restava de tagliarli, questa cantava. Atorno
la camera erano molti vazi de porcelanna con fuoco e,
supra quello, mira, storac e belgiov, che facevano olere
la casa grandamente. Lo tenono in casa cinque a sei
giorni con queste cerimonie; credo sia onto de canfora.
Poi lo sepelisseno con la medesima casa serata con chiodi
de legno in uno loco coperto e circundato de legni. Ogni
nocte in questa cta, circa de la mezanocte, veniva uno
uccelo negrissimo, grande como uno corvo e non era
coss presto ne le case che l gridava, per il che tucti li cani
urlavano e durava quatro o cinque ore quel suo gridare e
urlare. Non ne volseno mai dire la cagion de questo.
Vennere a vintisei de aprille Zula, principale de quella
isola Matan, mand uno suo figliolo con due capre a pre-
sentarle al capitanio generale e dicendoli como li manda-
va tuta sua promessa, ma per cagion de laltro principal-
le Cilapulapu, che non voleva obedire al re de Spagna,
non aveva potuto mandarglila e che, ne la nocte seguen-
te, li mandasse solamente uno batello pienno de omini,
perch lui li aiutaria e combateria. Lo capitanio generale
deliber de andarvi con tre batelli. Lo pregassemo molto
non volesse vegnire, ma lui, como bon pastore, non vol-
se abandonare lo suo grege. A mezanocte se partissemo
sexanta omini armati de corseletti e celade, insieme col
re cristiano, il principi e alguni magiori e vinti o trenta
balanguai; e, tre ore inansi lo iorno, arivassemo a Matan.
Lo capitanio non volse combater alora, ma li mand a di-
re per lo moro, se volevano obedire al re de Spagna e ro-
cognoscere lo re cristiano per suo signore e darne lo no-
stro tributo, li sarebe amico, ma, se volevano altramen-
te, aspectasscno como ferivano le nostre lance. Rispose-
ro, se avevamo lance, avevamo lance de canne brustolat-
te e pali brustolate; e che non andassemo alora ad asal-
tarli, ma aspectasemo venisse lo iorno, perch sareben-
no pi gente. Questo dicevano aci andasemo a ritro-

Storia dItalia Einaudi 51


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

varli, perch avevano facto certi fossi fra le caze per far-
ne cascare dentro. Venuto lo giorno saltassemo ne lac-
qua fina a le cossie carantanove omini e cuss andassemo
pi dui trati de balestra inanzi potesemo arivar al litto.
Li bateli non poterono vegnire pi inanzi per certe petre
che erano ne lacqua. Li altri undici omini restarono per
gardia de li bateli. Quando arivassemo in terra, questa
gente avevano facto tre scadroni de pi de millecinque-
cento personne. Subito, sentendone, ne venirono ados-
so con voci grandissimi, dui per fianco e laltro per con-
tro. Lo capitanio, quando viste questo, ne fece dui par-
ti e cos cominciassemo a combater. Li schiopeti e ba-
lestreri tirarono da longi casi meza ora invano, solamen-
te passandoli li targoni facti de tavole sotille e li brazi.
Lo cappitanio gridava Non tirare, non tirare!, ma non
li valeva niente. Quando questi vistenno che tiravamo li
schiopeti invano, gridando deliberorno a star forte; ma
molto pi gridavano quando erano descarigati li schio-
peti. Mai non stavano fermi, saltando de qua e de l, co-
perti con li sui targoni. Ne tiravano tante frece, lance de
canna, alguno di fero; al capitanio generalle pali pontivi
brustolati, pietre e lo fango. Apena se potevamo defen-
dere. Vedendo questo, lo capitanio generale mand al-
guni a brusare le sue case per spaventarli. Quando que-
sti vistenno bruzare le sue caze, deventorono pi feroci.
Apresso de le case forenno amazati dui de li nostri e vin-
ti o trenta case li brusassemo. Ne venirono tanti adosso
che passarono con una freza venenata la gamba drita al
capitanio, per il che comand che se retirassemo a poco
a poco, ma loro fugirono si che restassemo da sei o octo
con lo capitanio. Questi non ne tiravano in altro si non
a le gambe perche erano nude. Per tante lance e petre
che ne traevano non potessemo resistere. Le bombarde
de li batelli, per essere tropo longhi, non potevano aiuta-
re, s che venissemo retirandose pi de una bonna bale-
strata longi de la riva, sempre combatendo ne lacqua fin

Storia dItalia Einaudi 52


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

al ginochio. Sempre ne seguitoro e, repigliando una me-


desima lance, quatro o sei volte ne la lanciavano. Que-
sti conniossendo lo capitanio, tanti si voltorono sopra de
lui che dui volte li botarono lo celadone fora del capo,
ma lui, como bon cavaliero, sempre stava forte con algu-
ni altri. Pi de uno ora coss combatessemo e, non vo-
lendosi pi retirare, uno indio li lanci una lanza di cana
nel vizo. Lui subito con la sua lancia lo amaz e lascili-
la nel corpo. Poi, volendo dar de mano a la spada, non
puot cavarla se non meza per una ferita de canna aveva
nel brazo. Quando visteno questo, tuti andorono ados-
so a lui. Uno con uno gran terciado (che como una si-
mitara, ma pi grosso) li dete una ferita ne la gamba si-
nistra, per la qualle casc col volto inanzi. Subito li fore-
no adosso con lance de fero e de cana e con quelli sui ter-
ciadi, finch il spechio, il lume, el conforto e la vera gui-
da nostra amazarono. Quando lo ferivano, molte volte se
volt indietro per vedere se ramo tucti dentro ne li ba-
telli. Poi, vedendolo morto, al meglio potesemo, feriti se
ritrassemo a li batelli che gi se partivano. Lo re cristia-
no ne avereba aiutato, ma lo capitanio, innanzi dismon-
tassemo in tera, li comisse non si dovesse partire dal suo
balanghai e stesse a vedere in che modo combatevamo.
Quando lo re sepe como era morto, piance. Se non era
questo povero capitanio, niuno de noi si salvava ne li ba-
telli perch, quando lui combateva, li altri se retiravano
a li batelli. Spero in vostra illustrissitna signoria la fama
duno s generoso capitanio non debia essere extinta ne
li tempi nostri. Fra le altre vert che eranno in lui, era lo
pi costante in una grandissima fortuna che mai alguno
altro fosse; suportava la fame pi che tucti li altri e pi
iustamente che omo fosse al mondo carteava e navigava
e, se questo fu il vero, se vede apertamente ninguno altro
avere avuto tanto ingenio ni ardire de saper dar una vol-
ta al mondo como i cazi lui aveva dato. Questa bataglia
fo facta al sabato vintisete de aprille 1521 (il capitanio la

Storia dItalia Einaudi 53


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

volse fare in sabato perch era lo giorno suo devoto), ne


la qualle foreno morti con lui octo de li nostri e catro in-
dii facto cristiani da le bombarde de li bateli che eranno
dapoi venuti per aiutarne; e de li nimici se non quindici,
ma molti de noi feriti.
Dopo disnare, lo re cristiano mand a dire con lo
nostro consentimento a quelli de Matan, se ne volevano
dare lo capitanio con li altri morti, che li daressemo
quanta mcrcadantia volessero. Risposero non si dava
uno tal omo como pensavamo e che non lo darebenno
per la magior richessa del mondo, ma lo volevano tenire
per memoria sua.
Sabato che fo morto lo capitanio, quelli catro che sta-
vano ne la cit per mercadantare fecero portare le no-
stre mercantie alle navi. Poi facessemo dui gubernato-
ri: Duarte Barboza portughese, parente del capitanio, e
Ioan Seranno spagnolo. Linterprete nostro, che se chia-
mava Enrich, per essere uno poco ferito non andava pi
in terra per fare le cose nostre necessarie, ma stava sem-
pre ne la schiavina; per il che Duarte Barbosa, guverna-
tore de la nave capitania, li grid e dissegli, sebenne
morto lo capitanio suo signore, per questo non era libe-
ro: anzi voleva, quando fossemo arivati in Espagna, sem-
pre fosse schiavo de madona Beatrice, moglie del capita-
nio generale, e minaciandoli, se non andava in terra, lo
frustaria. Lo schiavo si lev e mostr de non far conto
de queste parolle e and in tera a dire al re cristiano co-
mo se volevamo partire presto, ma, se lui voleva far a suo
modo, gadaneria li nave e tucte le nostre mercadantie; e
cuss ordinorono uno tradimento. Lo schiavo retorn a
le nave e mostr essere pi sacente che prima.
Mercore matina primo de magio lo re cristiano man-
d a dire a li govvernatori como erano preparete le gioie
aveva promesso de mandare al re de Spagna e che li pre-
gava, con li altri soi, andasero disnar seco quella matina,
ch li la darebe. Andorono 24 omini in tera; con que-

Storia dItalia Einaudi 54


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

sti and lo nostro astrologo, che se chiamava San Martin


de Sivilla. Io non li pot andare perch era tuto infiato
per una ferita de freza venenata che aveva ne la fronte.
Iovan Carvaio con lo barizello tornorono indietro e ne
discero como visteno colui resanato per miracolo mena-
re lo prete a casa sua e per questo seranno partitti, per-
ch dubitavano de qualche malle. Non dissero cos pre-
sto le parolle che sentissimo gran gridi e lamenti. Subi-
to levassemo lancore e, tirando molte bombarde ne le
case, ne apropinquassemo pi a la terra e, cuss tirando,
vedessemo Ioan Seranno in camiza ligato e ferito gridare
non dovessemo pi tirare perch lamazarebenno. Li do-
mandassemo se tucti li altri con lo interprete erano mor-
ti. Disse tucti erano morti salvo linterprete. Ne preg
molto lo dovessemo rescatare con qualche mercadantia,
ma Ioan Carvaio, suo compare, e li altri non volsero, per
restare loro patroni, andasse lo batello in tera. Ma Ioan
Seranno pur piangendo ne disse che non averessemo co-
s presto facto vella che laverianno amazato e disse che
pregava Idio, un iorno del Iuditio, dimandasse lanima
sua a Ioni Carvaio suo compadre. Subito se partissemo;
non so se morto o vivo lui restasse.
In questa izola se trova cani, gati, rizo, millio, panizo,
sorgo, gengero, fighi, neranzi, limone, canne dolci, agio,
mel, cochi, chiacare, zuche, carne de molte sorte, vino
de palma e oro. Ed grande isola con uno bon porto
che ha due intrate, una al levante e grego, laltra al
ponente e garbn. Sta de latitudine al polo artico in
10 gradi e undici minuti, de longitudine de la linea
de la repartitione centosexantacatro gradi; e se chiama
Zubu. Quivi, inanzi che morisse lo capitanio genneralle,
avessemo nova de Maluco. Questa gente sonano de viola
con corde de ramo.

Vocabuli de questi populi gentili


1 A lomo lac

Storia dItalia Einaudi 55


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

2 a la donna paranpoan
3 a la iovene beni beni
4 a la maritata babay
5 a li capilli boho
6 al vizo guay
7 a le palpebre pilac
8 a le ciglie chilei
9 a lochio matta
10 al nazo ilon
11 a le masselle apin
12 a li labri olol
13 a la bocca baba
14 a li denti nipin
15 a le gengive leghex
16 a la linga dilla
17 alle orechie delengan
18 a la gola liogh
19 al collo tangip
20 al mento silan
21 a la barba bonghot
22 a le spale bagha
23 a la schena licud
24 al peto dughan
25 al corpo tiam
26 al soto li braci ilot
27 al bracio botchen
28 al gomedo sico
29 al polso malanghai
30 a la mano camat
31 a la palma de la mano palan
32 al dito dudlo
33 a la ongia coco
34 al lombelico pusut
35 al membro utin
36 a li testicoli boto
37 a la natura de le donne billat

Storia dItalia Einaudi 56


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

38 a luzar con loro tiam


39 a le cullate samput
40 a la cossa paha
41 al ginochio tuhud
42 al schinco bassag bassag
43 a la polpa de la gamba bitis
44 a la cavechia bolbol
45 al calcagno tiochid
46 a la solla del pi lapa lapa
47 a loro balaoan
48 a largento pilla
49 al laton concach
50 al feto butan
51 a le canne dolce tube
52 al cuchiaro gandan
53 al rizo bughax baras
54 al melle deghex
55 a la cera talho
56 al salle acin
57 al vino tuba nio nipa
58 al bere minuncubil
59 al mangiare macan
60 al porco babui
61 a la capra candin
62 a la galina monoch
63 al miglio humas
64 al sorgo batat
65 al panizo dana
66 al pevere manissa
67 a li garofoli chianche
68 a la cannella mana
69 al gengero luia
70 a laio laxima
71 a li naransi acsua
72 a lovo itlog
73 al coco lubi

Storia dItalia Einaudi 57


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

74 a lacceto zucha
75 a lacqua tubin
76 al fuoco claio
77 al fumo assu
78 al sofiare tigban
79 alle belance tinban
80 al pezo tahil
81 a la perla mutiara
82 a le madre de le perle tipay
83 a la zampogna subin
84 al mal de santo Iob alupalan
85 portame palatin comorica
86 a certe fogace de rizo tinapai
87 buono maiu
88 non ti da le
89 al cortello capal sundan
90 a le forfice catle
91 a tosare chunthinch
92 a lomo ben ornato pixao
93 a la tella balandan
94 a li panni che se copreno abaca
95 al conaglio colon colon
96 a li pater nostri dogni sorte tacle
97 al petine cutlei missamis
98 al pentinare monssughud
99 a la camiza sabun
100 a la guglia de cosire daghu
101 al cusire mamis
102 a la porcelana mobuluc
103 al cana aian ydo
104 al gato epos
105 a li sui veli gapas
106 a li cristalini balus
107 vien qui marica
108 a la caza ilaga balai
109 al legname tatamue

Storia dItalia Einaudi 58


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

110 alle store dove dormeno tagichan


111 alle store de palma bani
112 a le cussini de foglie ulunan
113 a li piati de legno dulan
114 al suo idio Abba
115 al solle adlo
116 a la luna songhot
117 a la stela bolan binthun
118 a la aurora mene
119 a la matina uema
120 a la taza tagha
121 grande bassal
122 a larco bossugh
123 a la freza oghon
124 a li targoni calassan
125 a le veste imbotide per combater baluti
126 a le sue daghe calix baladao
127 a li sui tertiadi campilan
128 a la lancia bancau
129 cl talle tuan
130 a li fighi saghin
131 a le zuche baghin
132 a le corde de le sue violle gotzap
133 al fiume tau
134 al risaio per pescare pucat laia
135 al batello sampan
136 a le canne grande cauaghan
137 a le picole bonbon
138 a le sue barche grande balanghai
139 a le sue barche picolle boloto
140 a li granci cuban
141 al pesce icanm yssida
142 a uno pesce tuto depinto panapsapan
143 a uno altro rosso timuan
144 a uno certo altro pila
145 a uno altro cimaluan

Storia dItalia Einaudi 59


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

146 tuto e uno siama siama


147 a uno schiavo bonsul
148 a la forca boll
149 a la nave benaoa
150 a uno re o capitanio generale raia

Numero:
151 uno uzza
152 dui dua
153 tre telo
154 quatro upat
155 cinque lima
156 sei onom
157 sette pitto
158 octo gualu
159 nove ciam
160 diece polo

Lungi dizidoto leghe de questa isola Zzubu, al capo de


quela altra che se chiama Bohol, bruzassemo in mezo de
questo arcipelago la nave Conceptione, per essere restati
tropo pochi, e fornissemo le altre due de le cose sue
megliore. Pigliassemo poi la via del garbn e mezod
costando la izola che se dise Panilongon, ne la qualle
sonno omini negri como in Etiopia. Poi arivasemo a una
isola grande, lo re de la qualle, per fare pace con noi, se
cav sangue de la mano sinistra, sanguinandose lo corpo,
lo volto e la cima de la linga in segno de magior amitisia.
Cos facessemo anco nui. Io solo andai con lo re in tera
per vedere questa isola. Subito che intrassemo in uno
fiume, molti pescatori presentarono pesce al re. Poi lo re
se cav li pannni che aveva intorno le sue vergonie con
alguni sui principali e cantando cominciorono a vogare.
Passando per molti abitationi che erano sovra lo fiume,
arivassemo a due ore de nocte in casa sua. Dal principio
de questo fiume, dove estavano le navi, fino a casa del

Storia dItalia Einaudi 60


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

re erano due leghe. Entrando ne la casa, ne venirono


incontra molte torce de canna e de foglie de palma.
Queste torce erano de anime como li dete de sovra.
Finch se aparechi la cene, lo re con dui principali e
due sue femine belle beverono uno gran vazo de vino
pienno de palma senza mangiare niente. Io, escusandomi
avere cennato, non volce berre si non una volta. Bevendo
facevano tutte le cerimonie como el re de Mazaua. Venne
poi la cena de rizo e pesce molto salato posto in scutelle
de porcelana; mangiavano lo rizo per panne. Cocono lo
rizo in questo modo. Prima meteno dentro in pignate de
terra como le nostre una foglia grande che circunda tuta
la pignata; poi li meteno lacqua e il rizo coprendola; la
lasciano bugliere finch venne lo rizo duro como panne;
poi lo cavano fuora in pezi. In tucte queste parte cocono
lo rizo in questa sorte. Cenato che avessemo, lo re fece
portare una stora de canne con unaltra de palma e uno
cucino de foglie, ac io dormisse sovra queste. Il re
con le due femine and a dormire in uno luoco separato;
dorm con uno suo principale. Venuto il giorno, mentre
se aparechi lo disnare, andai per questa izolla. Vidi in
queste loro case assai massaritie de oro e poca victuvaria.
Poi disnassemo solamente rizo e pesce. Finito lo disnare,
dice al re con segni volentieri vederia la reina; me respose
era contento. Andassemo de compania in cima duno
alto monte, dove era la casa de la reina. Quando entrai in
casa, le fece la reverentia e lei coss verso de me. Sedeti
apresso a ella, la qualle faceva una stora de palma per
dormire. Per la casa sua eranno atacati molti vazi de
porcelana e quatro borchie de metalo, una magiore de
laltra e due pi picole, per sonare. Gli eranno molti
schiavi e schiave che la servivano. Queste case sonno fate
corno le altre i dete. Pigliata lisentia, tornasemo in caza
del re; subito fece darne una colatione de canne dolce.
La magior abundantia che sia in questa isola de oro (mi
mostrarono certi valoni facendomi segno che in quelli

Storia dItalia Einaudi 61


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

era tanto oro como li sui capilli), ma non hanno tero


per cavarlo; neanche voleno quela fatiga. Questa parte
de la isola una medesma terra con Butuan e Calaghan
e passa sopra Bohol e confina con Mazaua. Perch
tornaremo una altra fiata in questa izolla non dico altro.
Passato mezod, volse tornare a le navi; el re volse venire
e li altri principali, e cuss venessemo nel medesimo
balanghai. Retornando per lo fiume viti aman drita sopra
uno monticello tre uomini apicati a uno arbure che aveva
tagliati li rami. Domandai al re chi eran quelli; rispose
che erano malfactori e robatori. Questi popoli vano nudi
como li altri de supra. Lo re se chiama rai Calanao.
Lo porto buono e quivi se trova rizo, gengero, porci,
capre, galine e altre cose; sta de latitudine al polo artico
in octo gradi e centosexantasete de longitudine della
linea repartitionalle e longi da Zubu cinquanta leghe; e
se chiama Chipit. Due iornate de qui al maistrale se trova
una isola grande detta Lozon, dove vanno ogni anno sei
overo octo iunci de li popoli Lechii. Partendone de qui
a la meza partita de ponente e garbn, dessemo in una
isola non molto grande e casi desabitata. La gente de
questa sonno mori ed eranno banditi duna isola deta
Burne. Vano nudi como li altri; hanno zarobotane con
li carcasseti a lato pienni de freze con erba venenata;
hanno pugnalli con li manisi ornati de oro e de pietre
preciose, lance, rodelle e corazine de corno de bufalo.
Ne chiamavano Corpi Sancti. In questa isola se trovava
poca victuvaglia, ma arbori grandissimi. Sta de latitudine
al polo artico in sette gradi e mezo e longi da Chippit
quarantatr leghe; e chiamasse Caghaian.
Da questa isola circa de vinticinque leghe fra ponente
e maistralle, trovassemo una izola grande, dove si trova
rizo, gengero, porci, capre, galine, fighi longhi mezo
brazo e grossi como lo bracio (sonno boni) e alguni altri
longhi uno palmo e altri manco (molto megliori de tucti
li altri), cochi, batate, canne dolci, radice como napi al

Storia dItalia Einaudi 62


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

mangiare e rizo cotto soto lo fuoco in canne o in legno


(questo dura pi che quello coto in pignatte). Questa
tera potevamo chiamare la Terra de Promissione perch,
inanzi la trovassemo, pativamo gran fame. Assai volte
stessemo in force de abandonnare le navi e andare in
terra per non morire de fame. Lo re fece pace con noi
tagliandosse uno poco con uno nostro cortello in mezo
del pecto e, sanguinando, se toc la lingua e la fronte in
segno de pi vera pace: cos fecemo anco nui. Questa
isola sta de latitudine al polo artico in nove gradi e uno
terso e cento e septantauno e uno terso de longitudine
de la lignea de la ripartitione; e se chiama Pulaoan.
Questi populi de Polaoan vano nudi como li altri.
Quasi tucti lavoranno li sui campi; hanno zarabotan-
ne con freze de legno grosse pi duno palmo, arpona-
te e algune con spine de pesce con erba venenata e altre
con ponte de cana arponate e venenate. Hanno nel ca-
po ficato uno poco de legno molle in cambio de le pen-
ne. Nel fine de le sue zarabotane liganno uno fero co-
mo di iannetone e, quando hanno tracte le freze, comba-
teno con questo. Precianno aneli, cadennete de latone,
sonagli, corteli e pi al filo de ramo per ligare li sui ami
da pescare. Hanno galli grandi molto domestici; non li
mangiano per una certa sua venneratione. Alguna volta
li fanno combatere luno con laltro e ognuno mete per lo
suo uno tanto e poi de cului che suo el vincitore, suo
el premio. E hanno vino de rizo lambicato pi grande e
megliore de quello de palma.
Longi de questa isola dieze leghe al garbn, dessemo in
una izola e, costeandola, ne pareva alquanto ascendere.
Intrati nel porte, ne aparve el Corpo Sancto per uno tem-
po oscurissimo. Dal principio de questa isola fina al por-
to li sonno cinquanta leghe. Lo iorno seguente, a nove
de iuglio, lo re de questa isola ne mand uno prao molto
bello con la prova e la popa lavorate doro. Era supra la
prova una bandiera de bianco e lazuro con penne de pa-

Storia dItalia Einaudi 63


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

vonne in cima. Alguni sonavano con cinfonie e tambu-


ri. Venivano con questo prao due almadie (li prao son-
no como fuste e le almadie sonno le sue barche da pesca-
re). Octo omini vechi de li principali entrorono ne le na-
vi e sederonno ne la popa sopra uno tapeto; ne apresen-
tarono uno vazo de legno depinto pieno de betre e are-
ca(che quel fructo che masticano sempre) con fiori de
gelsomini e de naranci coperto de uno pano de seta ial-
lo, due gabie pienne de galine, uno paro de capre, tre va-
zi pieni de vino de rizo lambicato e alquanti fasci de can-
ne dolci; e coss detero a laltra nave e, abraciandone, pi-
gliaronno lisentia. El vino de rizo chiaro como lacqua,
ma tanto grande che molti de li nostri sembriacarono, e
lo chiamano arach.
De l a sei giorni, lo re mand unaltra volta tre prao
con molta pompa. Sonando cinfonie, tamburi e borchie
de latone, circondorono le navi e ne fecero reverentia
con certe sue berete de tella che li copreno solamente la
cima del capo. Li salutassemo con le bombarde senza
pietre. Poi ne detero uno presente de diverse vivande
solamente de rizo, algune in foglie facte in pezi alquanto
longhi, algune como panni de zucaro e alguni altri facti a
modo de torte con ovi e melle. Ne dissero como lo suo re
era contento pigliassemo acqua e legna e contratassemo
al nostro piacere. Udendo questo, montassemo sette de
nui altri sopra lo prao e portassemo uno presente al re, el
qualle era una vesta de veluto verde a la turchesca, una
catedra de veluto morello, cinque bracia de panno rosso,
uno bonnet e uno bichier dorato, uno vaso de vetro
coperto, tre quinterni de carta e tino calamaro dorato;
a la regina tre bracia de panno giallo, uno paro de scarpe
argentate, uno guchiarollo dargento pieno de guge; al
govvernatore tre bracia de panno rosso, uno bonnet e
uno bichier dorato; al re darme, che era venuto nelli
prao, gli desemo una vesta de panno rosso e verde a la
turchesca, uno bonnet e uno quinterno de carta; a li altri

Storia dItalia Einaudi 64


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

sete principali a chi tella, a chi bonnet e a ognuno uno


quinterno de carta; e subito se partissemo.
Quando iongessemo a la cit, stessemo torsi due ore
ne li prao, finch venirono dui elefanti coperti de seta e
dudizi omini con uno vazo per uno de porcelana coperto
de seta per portare nostri presenti. Poi montassemo so-
pra li elefanti; e questi dodici omini ne andavano dinanzi
con li presenti ne li vazi. Andasemo cuss fin a la casa del
govvernatore, ove ne fo data una cena de molte vivan-
de. La nocte dormissemo sovra matarasi de bambazo: la
sua fodra era de tafet, li linsoli de Cambaia. Lo giorno
seguente stessemo in casa fin a rnezod; poi andassemo
al palacio del re sovra elefanti con li presenti dinanci co-
mo lo giorno davanti. Da casa del govvernatore fin in ca-
sa del re, tute le strate erano pienne de omini con spa-
de, lance e targoni, perch cuss aveva voluto lo re. In-
trassemo sovra li elefanti ne la corte del palatio; andasse-
mo su per una scala acompagnati dal govvernatore e altri
principali e intrassemo in una sala grande, piena de mol-
ti baroni, ove sedcssemo sopra uno tapeto con li presenti
ne li vazi apresso noi. Al capo de questa sala ne unal-
tra pi alta, ma alquanto pi picola, tuta ornata de pan-
ni de seta, ove se aprirono due fenestre con due cortine
de brocato, da li qualli veniva la luce nella sala. Ivi era-
no trecento omini in piedi con stochi nudi sovra la cossa
per guardia del re. Al capo de questa era una grande fe-
nestra, da la qualle se tir una cortina de brocato. Den-
tro de questa vedessemo el re sedere a taula con uno suo
figliolo picolino e masticare betre. Dietro da lui erano si
non donne. Alora ne disse uno principalle nui non pote-
vamo parlare al re e, se volevamo alguna cosa, lo dicesse-
mo a lui perch la direbe a uno pi principale e quello a
uno fratello del govvernatore che stava ne la sala pi pi-
cola e poi lui la direbe con una zarabotana per una sfisu-
ra del pariete a uno che stava dentro con lo re. E ne inse-
gn dovessemo fare al re tre reverentie: con li mani ionte

Storia dItalia Einaudi 65


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

sopra lo capo, alzando li piedi mo uno mo altro, e poi le


basassemo. Cos fo facto. Questa la sua reverentia rea-
le. Li dicessemo como ramo del re de Spagna e che lui
voleva pace seco e non domandavamo altro, salvo pote-
re mercadantare. Ne fece dire el re, poich l re de Spa-
gna voleva esere suo amico, lui era contentissimo de es-
ser suo; e disse pigliassemo acqua e legna e mercadanta-
semo a nostro piacere. Poi li dessemo li presenti: faceva
dogni cosa con lo capo un poco de riverentia. A ciascu-
no de nui altri fo dacto brocadelo e panni de oro e de se-
ta ponendoneli sopra la spala sinistra, ma poco lascian-
donegli. Ne deteno una colatione de garofoli e canella.
Alora foreno tirate le cortine e serate te fenestre. Li omi-
ni che era nel palatio tuti avevano panni de oro e de se-
ta intorno loro vergonie, pugnali con lo manico de oro e
ornato de perle e petre preciose e molti aneli ne le ma-
ni. Retornassemo sovra le elefanti a la casa del govverna-
tore; sete omini portorono il prezente del re sempre di-
nanzi. Quando fossemo ionti a casa, deteno a ognuno lo
suo e ne l missero sovra la spala sinistra, a li qualli, per
sua fatica, donassemo a ciascaduno uno paro de cortelli.
Venirono in casa del govvernatore nove omini con altri
tanti piati de legno grandi da parte del re. In ogni piato
erano 10 overo dudize scudelle de porcelana pienne de
carne de vitello, de caponi, galine, pavoni e altri animali
e de pesce. Cenassemo in tera sovra una stora de palma
de trenta a trentadui sorte de vivande de carne, eccep-
to lo pesce e altre cose. Bevevamo a ogni bocone pieno
uno vazeto de porcelana grande como uno ovo de quel
vino lambicato. Mangiassemo rizo e altre vivande de su-
caro con cuchiari doro como li nostri. Ove dormisse-
mo le due nocte, stavano due torce de cera bianca sem-
pre acceze sovra dui candellieri de argento uno poco alti
e due lampade grande pienne dolio con catro paveri per
ognuna e dui omini che sempre la spavilavano. Venisse-
mo sovra li elefanti fino a la riva del mare, dove forono

Storia dItalia Einaudi 66


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

dui prao che ne conduscero a le navi. Questa cit tu-


ta fondata in acqua salsa, salvo la casa del re e algune de
certi principali, ed de vinti o vinticinquemiglia fochi.
Le case sonno tute de legno, edificati sovra pali grossi al-
ti da tera. Quando lo mare cresce, vanno le donne per la
tera con barche vendendo cose necessarie al suo vivere.
Dinanzi la casa del re uno muro de cadreli grosso con
barbacani a modo de forteza, nel qualle erano cinquan-
tasei bombarde de metalo e sei de fero. In li dui giorni
stessemo ivi, scaricorono molte. Questo re moro e se
chiama rai Siripada; era de quaranta anni e grasso. Nin-
guno lo governa se non donne, figliole de li principali.
Non si parte mai fora del palatio se non quando va a la
caza. Ninguno li p parlare si non per zarabotane. Tene
10 scrivani che scriveno le cose sue in scorse de arbore
molto sotille; a questi chiamano xiritoles.
Luni matina a vintinove de iullio vedessemo venire
contro nui pi de cento prao partiti in tre scadroni con
altri tanti tunguli (che sonno le sue barche picole). Quan-
do vedessemo questo, pensando fosse qualche inganno,
ne dessemo lo pi presto fo possibile ne la vella e, per
pressa, lasciassemo una ancora. E molto pi ne dubita-
vamo de essere tolti in mezo de certi iunci che, nel giorno
passato, restarono dopo nui. Subito se voltassemo con-
tra questi e ne pigliassemo catro, amazando molte per-
sonne. Tri o catro iunci fugirono in seco. In uno de quel-
li che pigliassemo era lo figliolo del re de la isola de Lo-
zon. Costui era capitanio generale de questo re de Burne
e veniva con questi ionci da una vila grande deta Laoe,
che in capo de questa isola verso Iava Magiore, la qual-
le, per non volere obedire a questo re ma a quello de Ia-
va Magiore, la aveva ruinata e sachegiata. Giovan Carva-
io nostro piloto lass andare questo capitanio e lo ionco
senza nostro consentimento per certa cantit de oro, co-
mo dapoi sapessemo. Se non lassava questo capitanio, lo
re ne averia dato tuto quello avessemo demandato, per-

Storia dItalia Einaudi 67


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ch questo capitanio era molto temuto in queste parte,


ma pi da gentilli, perci sonno inimicissimi de questo
re moro. In questo porto gli unaltra cit de gentilli,
magiori de quella de li mori, fondata anche ella in acqua
salza, per il che ogni iorno questi dui populi combateno
insieme nel medesimo porto. Il re gentille potente co-
mo lo re moro, ma non tanto superbo: facilmente se con-
vertirebe a la fede de Cristo. Il re moro, quando aveva
inteso in che modo avevamo tractati li ionci, ne mand a
dire, per uno de li nostri che erano in tera, como li prao
non venivano per farne despiacere, ma andavano contra
li gentilli e, per verificatione de questo, li mostrorono al-
guni capi de omini morti e li discero che erano de gentili.
Mandassemo dire al re li piacesse lasciare venire li nostri
dui omini che stavano ne la cit per contratare e lo figlio-
lo de Iona Carvaio, che era nasciuto ne la Tera del Ver-
zn, ma lui non volce. De questo fo cagione Ioan Carva-
io per lassiare quel capitanio. Retenissemno sedizi omini
pi principali per menarli in Spagna e tre donne in nome
de la regina de Spagna, ma Ioan Carvaio le usurp per
sue.
Li ionci sonno le sue navi e facti in questo modo:
lo fondo circa dui palmi sovra lacqua e de taule con
cavechie di legno assai ben facto. Suvra de questo sonno
tucti de cane e porta uno de questi tanta roba como una
nave. Da una parte e da laltra sono canne grosissime
per contrapezo; li sui arbori sonno de canne e le velle de
scorse de arbore.
La porcellana una sorte de tera bianchissima e sta
cinquanta anni soto terra inanzi la si adopere, perch
altramente non saria fina. Lo padre la sotera per lo
figliolo. Se l si ponne veneno in uno vazo de porcelana
fino, subito se rompe.
La moneta che adoperano li monri in questa parte
di metalo, sbusata nel mezo per infilzarla e ha, solamente
duna parte, quatro segni che sonno lettere del gran re

Storia dItalia Einaudi 68


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

della Chiina; e la chiamano picis. Per uno cathil de


argento vivo (che due libre de le nostre) ne davano sei
scutelle de porcelana; per uno quinterno de carta cento
picis; per un cathil de metalo uno vazeto de porcelana;
per tre cortelli uno vazo de porcelana; per 160 cathili de
metalo ne davano uno bahar de cera (che duzento e
tre cathili); per octanta cathili de metalo uno bahar de
sale; per quaranta cathili de metalo uno bahar de anime
per conciar le navi, perch in queste parte non si trova
pegola. Vinti tahil fanno uno cathil. Quivi se apretia
metalo, argento vivo, vetro, cenaprio, panni de lana, telle
te utte le altre nostre merce, ma pi lo fero e li ochiali.
Questi mri vano nudi como li altri. Bevono largento
vivo: lo infermo lo beve per purgarse e lo sano per restare
sanno.
Il re de Burne ha due perle grosse como dui ovi de ga-
lina e sonno tanto rotonde che non puono firmarse sovra
una tavola; e questo so certo perch, quando li portasse-
mo li presenti, li fo facto segno ne le mostrase. Lui dis-
se le mostrarebe laltro giorno. Poi alguni principali ne
dissero loro averle vedute.
Questi mori adoranno Maometo; e la sua lege non
mangiar carne de porco; lavarsi il culo con la mano sini-
stra; non mangiare con quella; non tagliare cosa alguna
con la dextra; sedere quando urinano; non amazare gali-
ne n capre se prima non parlano al solle; tagliare a le ga-
line le cime de le alle con le sue pelecine che li avanzano
de soto e li piedi, e poi scartarla per mezo; lavarse lo vol-
to con la mano drita; non lavarse li denti con li ditti e no-
ne mangiare cosa alguna amazata se non da loro. Sonno
circunsisi como li iudei.
In questa isola nasce la canfora, specie de balsamo,
la qualle nasce fra li arbori e la scorsa e menuta como
le remole. Se la se tiene discoperta, a poco a poco
diventa niente; e la chiamano capor. L nasce cannela,
gengero, mirabolani, neranci, limoni, chiacare, meloni,

Storia dItalia Einaudi 69


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

cogomari, zuche, rapani, cevole scarlogne, vache, bufali,


porci, capre, galine, oche, cervi, elefanti, cavali e altre
cose. Questa isola tanto grande che si sta a circundarla
con uno prao tre mezi. Sta de latitudine al polo artico
in cinque gradi e uno carto e in cento e setantasei e dui
tersi de longitudine de la linea repartitionale e se chiama
Burne.
Partendone de questa isola, tornassemo indrieto per
truvare uno loco apto per conciare le navi, pcrch face-
vano acqua. Una nave, per poco vedere del suo piloto,
dete in certi bassi duna isola deta Bibalon, ma con lo
aiuto de Dio la liberassemo. Uno marinaro de quella na-
ve, non avedendose, despavil una candella in una baril-
le pien de polvere de bombarda. Subito la tolse fora sen-
sa danno nissuno. Seguendo poi lo nostro camino, pi-
gliassemo uno prao pienno de cochi che andava a Bur-
ne. Li omini fugirono in una isoleta. Finch pigliassemo
questo, tre altri fugirono de drieto da certe isollete.
Al capo de Burne fra questa e una isola deta Cimbon-
bon, che sta in octo gradi e sette menuti, uno porto
perfecto per conciare navi; per il che entrassemo den-
tro e, per non avere tropo le cose necessarie per conciare
le navi, tardassemo quarantadui giorni. In questi giorni
ognuno de nui se afaticava chi in una cosa chi in unaltra,
ma la magior fatica avevamo era andar far legna ne li bo-
schi senza scarpe. In questa isola sonno porci salvatici:
ne amazassemo uno de questi con lo batello ne lacqua,
passando de una isola in unaltra, lo qualle aveva lo capo
longo dui palmi e mezo e li denti grandi. Gli sonno co-
codrili grandi cuss de terra como de mare, ostrighe e ca-
pe de diverse sorte; fra le altre no trovassemo due: la car-
ne de luna pez vintisei libre e laltra quarantacatro. Pi-
gliassemo uno pesce che avevva lo capo como uno por-
co, con dui corni; el suo corpo era tuto duno osso solo;
aveva sovra la schena como una sella ed era picolo. An-
cora qui se trova arbori che fanno la foglia. Quando ca-

Storia dItalia Einaudi 70


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

scano sonno vive e caminano. Quelle foglie sonno n pi


n meno como quelli del moraro, ma non tanto longhe.
Apresso el pecolo de una parte e de laltra hanno dui pie-
di. Il pecollo corto e pontivo. Non hanno sangue e chi
le toca, fugino. Io ne teni una nove giorni in una scato-
la. Quando la apriva, questa andava intorno intorno per
la scatola. Non penso vivono de altro se non de arie.
Essendo partiti de questa isola, cio del porto nel
capo de quella isola Pulaoan, incontrassemo uno ionco
che veniva da Burne, nel qualle era lo govvernatore de
Pulaoan. Li facessemo segno amainasse le velle e, lui
non volendole amainare lo pigliassemo per forsa e lo
sachegiassemo. Se l governatore volse essere libero,
ne dete in termino de sette giorni quatrocento mesure
de rizo, vinti porci, vinti capre e centocinquanta galine.
Poi ne apresent cochi, fighi, canne dolci, vazi de vino
de palma e altre cose. Vedendo nui la sua liberalit,
gli rendessemo alguni sui pugnalli e archibusi. Poi li
donassemo una bandniera, una vesta de damasco giallo e
15 bracia de tella; a uno suo figliolo una capa de panno
lazuro e uno fratello del govvernatore una vesta de panno
verde e altre cose. Se partissemo da lui como amici e
tornassemo indrieto fra la isola de Cagaian e quel porto
de Cippit. Pigliando lo Camino a la carta del levante
verso siroco per trovare le isolle de Maluco, pasassemo
per certi monticelli circa de li qualli trovassemo lo mare
pienno de erbe con lo fondo grandissimo. Quando
pasavamo per questi, ne pareva intrare per uno altro
mare. Restando Chipit al levante, trovassemo due isolle
Zolo e Taghima al ponente, apresse de le qualle nascono
le perle. Le due del re de Burne forono trovatte quivi
e le ebe, como ne fo referito, in questo modo. Questo
re pigli per moglie una figliola dei re de Zolo, la qualle
li disse como suo padre aveva queste due perle. Costui
se deliber averli in ogni modo. And una nocte con
cinquecento prao pigli lo re con dui sui figlioli e menli

Storia dItalia Einaudi 71


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

a Burne. Se l re de Zolo se volse liberare, li fu forsa darli


le due perle.
Poi, al levante carta del grego, pasassemo fra dui
abitatione dete Cauit e Subanin e una isola abitata deta
Monoripa, longi 10 leghe da li monticeli. La gente de
questa hanno loro case in barche e non abitano altrove.
In quelle due abitatione de Cauit e Subanin, li qualli
sonno ne la isola de Butuan e Calaghan, nasce la meglior
canella che si possa trovare. Se stavamo ivi per dui giorni,
ne carigavano le navi, ma, per avere bon vento a pasare
una ponta e certe isollete che erano circa de questa, non
volessemo tardare; e, andando a la vella, baratassemo
disisette libre per dui cortelli grandi avevamo tolti al
govvernatore de Pulaoan. Larbore de questa cannella
alto tre o catro cubiti e grosso como li diti de la mano;
e non ha pi de tre o catro rameti. La sua foglia como
quella del lauro; la sua scorsa la cannella. La se coglie
due volte a lanno. Cos forte lo legno e le foglie,
essendo verde, como la cannella. La chiamano caiumana:
caiu vol dire legno e mana dolce, cio legno dolce.
Pigliando lo camino al grego e andando a una cit
grande detta Maingdanao, la qualle nella isola de Bu-
tuan e Calaghan, aci sapessemo qualche nova de Malu-
co, pigliassemo per forsa uno biguiday ( come uno prao)
e amazassemo sette omini. In questo erano solum dizido-
to omini disposti quanto alguni altri vedessemo in que-
ste parte, tucti de li principali de Maingdanao. Fra que-
sti uno ne disse che era fratello del re de Maingdanao e
che sapeva dove era Maluco. Per questo lasassemno la
via del grego e piglasemo la via de siroco. In uno capo
de questa isola Butuan e Caleghan, apresso de uno fiu-
me, se trovammo omini pelozi, grandissimi combatitori e
arceri. Hanno spade larghe uno palmo; mangiano si non
lo core de luomo crudo con sugo de neranzi o limoni; e
se chiamano Benaian, li pelosi. Quando pigliassemo la

Storia dItalia Einaudi 72


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

via del siroco stavano in sei gradi e sete menuti a lartico


e trenta leghe lungi de Cauit.
Andando al siroco, trovassemo quatro isolle Ciboco,
Biraham Batolach. Sarangani e Candighar. Uno sabato
de nocte a vintisei de octobre, costeando Birahan Bato-
lach, ne assalt una fortuna grandissima, per il che pre-
gando Idio abassasemo tucte le velle. Subito li tri nostri
sancti ne : aparsero descaciando tuta la scuritate. Sanc-
to Elmo stette pi de due ore in cima la gabia como una
torcia, sancto Nicol in cima de la mezana e sancta Chia-
ra sovra lo trincheto. Prometesemo uno schiavo a sancto
Elmo, a sancto Nicol e a sancta Chiara: gli dessemo a
ognuno la sua elemosina. Seguendo poi nostro viagio, in-
trassemo in uno porto in mezo de le due isolle Sarangha-
ni e Candighar e se afermassemo al levante apresso una
abitatione de Sarangani, ove se trova oro perle. Questi
populi sonno gentili e vano nudi como gli altri. Questo
porto sta de latitudine in cinque gradi e nove menuti e
longi cinquanta leghe de Cauit.
Stando quivi, uno giorno pigliassemo dui piloti per
forsa, aci ne insegnaseno Maluco. Facendo nostro via-
gio fra mezogiorno e garbn, pasassemo per octo isole
abitate e desabitate poste in modo de una via, le quall se
chiamano Cheaua, Cauiao, Cabiao, Camanuca, Cabalu-
zao, Cheai, Lipan e Nuza, finch arivassemo in una iso-
la posta in fine de queste molto bella al vedere. Per ave-
re vento contrario e per non potere passare una ponta de
questa isola, andavamo de qua e de l circa de ella, per il
che uno de quelli avevamo pigliati a Saranghani e lo fra-
tello del re de Maingdanao con uno suo figliolo picolo ne
la nocte fugirono nuotando in questa isola, ma il figliolo,
per non potere tenere saldo sovra le spalle de suo padre,
se eneg. Per non potere cavalcare la dicta punta, passa-
semo de soto de la isola, dove erano molte isolette. Que-
sta isola tenne quatro re: rai Matandatu, rai Lalagha,
rai Bapti e rai Parabu: sonno gentili. Sta in tre gradi e

Storia dItalia Einaudi 73


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

mezo a lartico e 27 leghe longi de Saranghani; ed detta


Sanghir.
Facendo lo medesimo camino, pasassemo zirca sei
isolle Cheama, Carachita, Para, Zanghalura, Ciau, lon-
tana diece leghe da Sanghir (questa tenne uno monte al-
to, ma non largo; lo suo re se chiama rai Ponto) e Pa-
ghinzara, longi octo leghe da Ciau (la qualle ha tre mon-
tagne alte; lo suo re se chiama rai Babintau): tute que-
ste isolle sono abitate da gentili. A levante de Cheama
una isola detta Talaut. Poi trovassemo al levante de Pa-
ghinzara, longi dodici leghe, due isolle non molto gran-
di abitate dette Zoar e Meau. Passate queste due isolle,
mercore a sei de novembre, discopersemo quatro isolle
alte al levante, longi da le due cadordice leghe. Lo pillo-
to che ne era restato disse como quelle quatro isolle era-
no Maluco, per il che rengratiassemo Idio e per allegre-
za descaricassemo tuta la artigliaria. Non era de maravi-
gliarsi se ramo tanto alegri, perch avevamo passati vin-
tisette mesi manco dui giorni in cercare Malucho. Per
tutte queste isolle fin a Malucho, el menor fondo trovas-
semo era in cento e ducento bracia, al contrario como
dicevano li portughesi che quivi non si poteva navigare
per li gran bassi e il ciello obscuro como loro se avevano
imaginato.
Venere a octo de novembre 1521, tre ore inanzi lo tra-
montar del solle entrasemo in uno porto duna isolla de-
ta Tadore e, surgendo apresso terra in vinti bracia, de-
scaricassemo tuta lartigliaria. Nel giorno seguente ven-
ne lo re in uno prao a le navi e circundle una volta. Su-
bito li andasemo contra con lo batello per onnorarlo. Ne
fece intrare nel suo prao e sedere apresso de s. Lui se-
deva soto una umbrela de seta che andava intorno. Di-
nansi de lui era uno suo figliolo col scettro realle e dui
con dui vazi e oro per dare acqua a le mani e dui altri
con due cassetine dorate pienne de quelle betre. Lo re
ne disse fossemo li benvenutti e como lui i gran tempo

Storia dItalia Einaudi 74


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

se aveva sognato alquante nave vegnire a Maluco da luo-


ghi lontani e, per pi certificarsi, aveva voluto vedere ne
la luna e vite como venivano e che nui ramo quilli. En-
trando lo re nelle navi, tucti li basaronno la mano. Poi
lo conducemo sovra la popa e, ne lentrare dentro, non
se volsce abassare, ma entr de sovra via. Facendolo se-
dere in una catedra de veluto rosso, li vestissemo una ve-
sta de veluto iallo a la turchesca. Nui, per pi suo onno-
re, sedevamo in terra apresso lui. Esendo tucti asentati,
lo re cominci e disse lui e tucti sui populi volere sempre
essere fedelissimi amici e vassali al nostro re de Spagna
e acceptava nui como sui figlioli e dovescemo descende-
re in terra como ne le proprie case nostre, perch da qui
in avanti sua isola non se chiameria pi Tadore ma Casti-
glia, per lamore grande portava al nostro re suo signo-
re. Li donassemo uno presente, qual fo la veste, la Cate-
dra, una pessa de tella sotille, quatro bracia de panno de
scarlata, uno saglio de brocato, uno de damasco) giallo,
alguni panni indiani lavorati de oro e de seta, una peza
de berania bianca, tella de Cambaia, dui bonnetti, sei fil-
ce de cristalo, dodici corteli, tre spechi grandi, sei forfi-
ce, sei petini, alquanti bichieri dorati e altre cose; al suo
figliolo uno panno indiano de oro e de seta, uno spechio
grande, uno bonnet e dui cortelli; a nove altri sui princi-
pali a ognuno uno panno de seta, bonneti e dui cortelli;
e a molti altri a chi bonneti e a chi cortelli dessemo, in-
fin che l re ne disse dovessemo restare. Dopo ne disse
lui non aver altro si non la propria vita per mandare al
re suo signore e dovessemo nui pi apropincarse a la cit
e, se alguno veniva de nocte a le navi, li amazassemo con
li schiopeti. Partendosse de la popa, mai se volce abas-
sare. Pigliata la lissentia, discarecassemo tucte le bom-
barde. Questo re moro e forsi de quarantacinque anni,
ben facto, con una presentia realle e grandissimo astro-
logo. Alora era vestito duna camiseta de tella bianca so-
tilissima con li capi de le manighe lavorati doro e de uno

Storia dItalia Einaudi 75


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

pano de la cinta quasi fina in terra; ed era descalso. Ave-


va intorno lo capo uno velo de seta e sovra una girlanda
de fiori; e chiamasse rai sultan Manzor.
Domenica a 10 de novembre, questo re volse inten-
dere quanto tempo era se ramo partiti de Spagna e lo
soldo e la quintalada ne dava il re a ciascuno de nui; e
voliva li dessemo una firma del re e una bandiera reale
perch, da qui inanzi, la sua isola e unaltra chiamata Ta-
renate, de la qualle se l poteva coronare uno suo nepo-
te deto Colanoghapi, farebe tucte due serianno del re de
Spagna; e, per onnore del suo re, era per combatere insi-
no a la morte; e, quando non potesse pi resistere, veni-
ria in Spagna lui e tucti li sui in uno ionco faceva far de
nuovo, con la firma e bandera reale, perci da gran tem-
po era suo servitore. Ne preg li lasciassemo alguni omi-
ni, acio ognora se arecordasse del re de Spagna, e non
mercadantie perch loro non gli restarebenno. E ne dis-
se voleva andare a una isola chiamata Bachian per for-
nire pi presto le navi degarofali, perci ne la sua non
erammo tanti de sechi fucero soficienti a carigar le due
nave. Ogi, per esser domenica, non volsemo contractare.
Il giorno festigiato da questi populi lo nostro vennere.
Acci vostra illustrissima signoria sapia le isolle do-
ve nascono li garofali, sonno cinque: Tarenatte, Tado-
re, Mutir, Machian e Bachian. Tarenate la principalle,
quando viveva, lo suo re signorigiava casi tucte le altre.
Tadore quella dove ramo; tienne re. Mutir e Machian
non hanno re, ma se regenno a populo e, quando li dui
re de Tarenate e de Tadore fanno guera insieme, que-
ste due li serveno de gente. La ultima Bachian e tien-
ne re. Tucta questa provintia dove nascono li garofali se
chiama Maluco. Non era ancora octo mesi che era mor-
to in Tarenate uno Francesco Seranno portughese, capi-
tanio generale del re de Tarenate contra lo re de Tado-
re. E oper tanto che constrinse lo re de Tadore donnare
una sua figliola per moglie al re de Tarenate e quasi tuc-

Storia dItalia Einaudi 76


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ti li figlioli de li principali per ostagio; de la qual figlio-


la nascete quel nepote del re de Tadore. Poi, facta fra
loro la pace, essendo venuto, uno giorno Francesco Se-
ranno in Tadore per contractare garofali, questo re lo fe-
ce velenare con quelle foglie de betre; e vivete si non ca-
tro iorni. Il suo re lo veleva far sepelire secondo le sue
lege, tua tre cristiani sui servitori non consentirono. Lo
qual lasci uno figliolo e una figliola picoli de una don-
na che tolse in Iava Magiore e ducento bahar de garofo-
li. Costui era grande amico e parente del nostro fidel ca-
pitanio generale e fo causa de comoverlo a pigliar que-
sta impresa, perch pi volte, essendo lo nostro capita-
nio a Malaca, li aveva scripto como lui stava ivi. Don Ma-
nuel i re de Portugal, per non volere acrescere la previ-
sione del nostro capitanio generale solamente de uno te-
stonne al mese per li sui bennemeriti, venne in Spagna
ed che da la sacra magest tucto quello sepe demandare.
Passati 10 giorni dopo la morte de Francisco Seranno, il
re de Tarenate, deto rai Abuleis, avendo descaciato suo
gennero, re de Bachian, fu avelenato de sua figliola, mo-
glie del decto re, soto ombra de voler concludere la pace
fra loro. Il qualle scamp solum dui giorni e lasci nuo-
ve figlioli principali; li loro nomi sonno questi: Chechili
Momuli, Tadore Vumghi, Chechili Deroix, Cili Manzur,
Cili Pagi, Chialin Chechilini, Cathara, Vaiechu Serich e
Colanoghapi.
Luni a 1 de novembre, uno de li figlioli del re de Ta-
renate, Chechili Deroix, vestito de veluto rosso, venne a
li navi con dui prao sonnando con quelle borchie e non
volse alora entrare ne li navi. Costui teneva la donna, li
figlioli e le altre cose de Francisco Seranno. Quando lo
cognossemo, mandassemo dire al re se l dovevamo rece-
verc, perch ramo nel suo porto. Ne rispose facessemo
como volevamo. Lo figliolo del re, vedendone star su-
spesi, se discost alquanto da le navi. Li andasemo con
lo batello a presentarli uno panno de oro e de seta india-

Storia dItalia Einaudi 77


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

no con alquanti cortelli, spechi e forfice. Acceptli con


uno poco de sdegno e subito se parti. Costui aveva seco
uno indio cristiano chiamato Manuel, servitor dun Pe-
tro Alfonso de Lorosa portughese, lo qual, dopo la mor-
te de Francesco Seranno, vene de Bandan a Taranate. Il
servitore, per sapere parlare in portughese, entr ne le
nave e dissenne, se ben li figlioli del re de Tarenate eran-
no nemici del re de Tadore, niente de meno sempre sta-
vano al servitio del re de Spagna. Mandasemo una lette-
ra a Pietro Alfonso de Lorosa, per questo suo servitore,
dovesse vegnire senza suspecto nissuno.
Questi re teneno quante donne voleno, ma ne hanno
una per suo moglie principale e tutte le altre obediscon-
no a questa. Il re de Tadore aveva una casa grande fuo-
re de la cit, dove estavano ducento sue donne de le pi
principali con altretante le servivano. Quando lo re man-
gia, sta solo overo con la suo moglie principalle in uno
luoco alto como un tribunalle, ove p vedere tucte le al-
tre che li sedenno atorno e, a quella pi li piace, li co-
manda vada dormire seco quela nocte. Finito lo mangia-
re, se lui comanda che queste mangiano insieme, lo fan-
no; si non ognuna va mangiare nella sua camera. Niuno
senza lisentia del re le pu vedere e, se alguno trova-
to o di giorno e de nocte apresso la caza del re, ama-
zato. Ogni famiglia obligata de dare al re una e due fi-
gliole. Questo re aveva vintisei figlioli: octo maschi, lo
resto femine. Dinanzi a questa isola ne una grandis-
sima chiamata Giailolo, che abitata de mori e da gen-
tilli. Se troverano dui re fra li mori, s como ne disse el
re, non aver avuto seicento figlioli e laltro cinquecento e
venticinque. Li gentili non teneno tante donne, n vive-
no con tante superstitioni, ma adorano la prima cosa che
vedeno la matina quando esconno fora de casa per tuto
quel giorno. Il re de questi gentilli, deto rai Papua, ri-
chissimo de oro e abita dentro ne la isola. In questa iso-
la de Giailolo nascono, sovra sassi vivi, canne grosse co-

Storia dItalia Einaudi 78


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

mo la gamba, pienne de acqua molto buona da bere: ne


compravam assai da questi populi.
Marti a dudici de novembre, il re fece fare in uno gior-
no una casa ne la cit per la nostra mercantia. Gli la por-
tassemo quasi tuta e, per guardia de quella, lasciassemo
tri omini de li nostri e subito cominciasemo a mercadan-
tare in questo modo: per 10 bracia de panno rosso asai
bonno ne davano uno bahar de garofali (che quatro,
cinque e sei libre; un quintale cento libre); per quindici
bracia de panno) non tropo bonno un bahar, per quindi-
ce accette uno bahar, per trentacinque bichieiri de vetro
uno bahar (il re li ebe tucti); per dizisette cathili de cena-
prio un bahar; per dizisete cathili de argento vivo uno ba-
har, per vintisei bracia de tella uno bahar, per vinticinque
bracia de tella pi sotille uno bahar; per centocinquanta
cortelli uno bahar, per cinquanta forfice uno bahar; per
quaranta bonneti uno bahar; per 10 panni de Guzerati
uno bahar; per tre de quelle sue borchie dui bahar; per
uno quintal de metalo uno bahar Tucti li spechi eranno
rocti e li pochi boni li li volse el re. Molte de quieste co-
se eranno de quelli iunci avevamo presi. La prestesa de
venire in Spagna ne fece dare le nostre mercantie per mi-
glior mercato non avessemo facto. Ogni giorno venivano
a le navi tante barche pienne de capre, galine, fighi, co-
chi e altre cose da mangiare che era una maraviglia. For-
nissemo li navi de acqua buona: questa acqua nasce cal-
da, ma, se sta per spacio duna ora fora de suo fonte, di-
venta frigidissima. Questo perch nasce nel monte del-
li garofoli, al contrario como se diceva in Spagna lacqua
esser portata a Maluco de longi parti.
Mercore lo re mand suo figliolo, deto Mossahap,
a Mutir per garofoli, acci pi presto ne fornisseno.
Ogi dicessemo al re como avevamo pressi certi indii.
Rengrati molto Idio e dicene li facessemo tanta gratia
gli dessemo li presoni perch li mdarebe nelle sue terre
con cinque omini de li sui per manifestare del re de

Storia dItalia Einaudi 79


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

Spagna e de sua fama. Alora li donassemo li tre donne


pigliate in nome de la reina per la cagione i detta. Il
giorno seguente li apresentassemo tucti li presoni salvo
quelli de Burne: ne che grandissimo piacere. Dapoi ne
disce dovessemo per suo amore amazare tucti li porci
avevamo ne le navi perch ne darebe tante capre e galine.
Gli amazassemo per farli piacere e li apicassemo soto
la covverta. Quando costoro per aventura li vedevano,
se coprivano lo volto per non vederli n sentire lo suo
odore.
Sul tardi del medesimo giorno vene in uno prao Pietro
Alfonso portughese e, non essendo ancora desmontato,
il re lo mand a chiamare e, ridendo, disegli, se lui ben
era de Tarennate, ne dicesse la verit de tuto quello che li
domandassemo. Costui dice como i sedizi anni stava ne
la India, ma 10 in Maluco, e tanti erano che Maluco stava
descoperto ascosamente ed era uno anno manco quindici
giorni che venne una nave grande de Malaca quivi e se
partite caricata de garofali, ma per li mali tempi rest in
Bandan alquanti mesi, de la qualle era capitanio Tristan
de Meneses portughese; e, como lui li demand che nove
erano adesso in Cristianitatte, li disse como era partita
una armata de cinque navi de Siviglia per descoprire
Maluco in nome del re de Spagna, essendo capitano
Fernando de Magallianes portughese; e como lo re de
Portugallo, per dispecto che uno portughese li fosse
contra, avea mandatte alquante nave al capo de Bonna
Speransa e altre tante al capo de Sancta Maria (dove
stanno li Canibali) per vietargli lo passo; e como non lo
trov. Poi il re de Portugalo aveva inteso como lo dicto
capitanio aveva passato per uno altro mare e andava a
Maluco. Subito scrisse al suo capitanio magiore de la
India, chiamato Diego Lopes de Sichera, mandasse sei
nave a Maluco, me, per causo del Gran Turco che veniva
a Malaca, non le mand, perch li fu forsa mandare
contra lui sexanta velle al Streto de la Meca, nella Tera

Storia dItalia Einaudi 80


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

de Iuda, li quali non trovorono altro, solum alcante


gallere in seco ne la riva de quella forte e bella cit
de Adem, le qualle tucte brusorono. Dopo questo,
mandava contro a nui a Maluco uno gran galeone con
due mani de bombarde, ma, per certi bassi e corenti de
acqua che sonno circa Malaca e venti contrari, non puot
passare e torn indrieto (lo capitanio de questo galione
era Francesco Faria portughese). E como erano pochi
giorni che una caravella con dui ionci erano stati quivi
per intendere de nui. Li unci andarono a Bachian per
caricare garofali con sette portughesi. Questi portughesi,
per noti avere respecto a le donne del re e de li suoi,
lo re li disce pi volte non facessero tal cosa, ma loro,
non volendo restare, furono amazati. Quando quelli de
la caravella intezero questo, subito tornorono a Malaca
e lasciarono li iunci con catrocento bahar de garofoli e
tanta mercantia per comperare cento altri bahar. E como
ogni anno molti iunci veneno de Malaca a Bandan per
pigliare matia e nosce moscade, e da Bandan a Maluco
per garofali. E como questi populi vanno con questi sui
iunci da Maluco a Bandan in tre giornie e de Bandan
a Malaca in quindici. E como lo re de Portagalo i 10
anni godeva Maluco ascosamente, aci lo re de Spagna
no l sapesse. Costui stete con nui altri insino a tre ore de
nocte e discene molte altre cose. Operassemo tanto che
costui, prometendoli bon soldo, ne promisse de venire
con nui in Spagna.
Vennere a quindici de novembre, il re ne disce como
andava a Bachian per pigliare de quelli garofali lassatti
da li portughesi. Ne dimand dui presenti per darli a li
dui gubernatori de Mutir in nome del re de Spagna e,
passando per mezo de le navi, volse vedere como tirava-
no li schiopeti, li balestre e li versi (che sono magiori du-
no arcabuso). Tir lui tre volte de balestra perch li pia-
ceva pi che li schiopeti. Sabato lo ro moro de Giailolo
vene a le navi con molti prao, al qualle donascemo uno

Storia dItalia Einaudi 81


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

saio de domasco verde, dui bracia de panno rosso, spe-


chi, forfice, cortelli, petini e dui bicheri dorati. Ne disce,
poich ramo amici del re de Tadore, ramo ancora soi,
perch amavalo como uno proprio suo figliolo e, se mai
alguno de li nostri andasseno in sua terra, li farebe gran-
dissimo onnore. Questo re molto vechio e temuto per
tutte queste isole per essere molto potente; e chiamasse
rai Iussu. Questa isola de Iaialolo tanto grando che
tardano catro mesi a circundarla con uno prao. Dome-
nica matina, questo medesimo re venne a le navi e volse
vedere in che modo combatevamo e como scaricavamo
le nostre bombarde, dil che pigli grandissimo piacere e
subito se part. Costui, como ne fu detto, era stato ne la
sua iovent gran combatitore.
Nel medesimo giorno andai in terra per vedere como
nascevano li garofali. Lo arburo suo alto e grosso como
uno omo al traverso; e pi e meno. Li sui rami spandeno
alquanto largo nel mezo, ma nel fine fanno in modo de
una cima. La suo foglia como quella del lauro; la scorsa
olivastra. Li garofoli veneno in cima de li ramiti diece o
vinti insieme. Questi arbori fanno sempre casi pi duna
banda che de laltra segondo li tempi. Quando nascono,
li garofali sonno bianchi, maturi rossi e secchi negri. Se
coglieno due volte a lanno: una de la nativit del Nostro
Redemptore, laltra in quella de sancto Ionne Baptista,
perch in questi dui tempi pi temperato larie, ma
pi in quella del nostro Redemptore. Quando lanno
i caldo e con manco pioge se coglienno trecento e
quatrocento bahar in ognuna de queste isolle. Nascono
solamente ne li monti e, se alguni de questi arbori sottili
sonno piantati al pianno apreso li monti, non viveno. La
suo foglia, la scorza e il legno verde cos forte como
li garofoli. Se non si coglieno quando sonno maturi,
diventano grandi e tanto duri che non bono altro de
loro si non la suo scorsa. Non nascono al mondo altri
garofali si non in cinque monti de queste cinqtue isolle.

Storia dItalia Einaudi 82


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

Se ne trovano ben alguni in Giailolo e in una isola picola


fra Tadore e Mutir detta Mare, ma non sonno buoni.
Vedevamo nui casi ogni giorno una nebula discendere
e circumdare mo luno mo laltro de questi monti, per
il che li garofoli diventano perfecti. Ciascuno de questi
populi hanno de questi arbori e ognuno custodiscono
li sui, ma non li coltivano. In questa isola se trovano
alguni arbori de noce moscada: larbore como le nostre
noghere e con le medesime foglie. La noce, quamudo
se coglie, grande como uno codogno picolo, con quel
pelo e de medesimo colore. La sua prima scorza grossa
como la verde de le nostre noce. Soto de questa una
tella sotille, soto la qualle sta la matia rossisima rivolta
intorno la scorsa della noce e, de dentro de questa,
la noce moscade. Le case de questi populi sonno
facte como le altre, ma non cuss alte da terra, e sonno
circundate de canne in modo de uno sieve. Queste
femine sonno bructe e vano nude como le altre. Con
quelli panni de scorca de arbore fanno questi panni in
tal modo: piglianno uno pezo de scorsa e lo lascianno ne
lacqua finch diventa molle e poi lo bateno con legni e
lo fanno longo e largo como volemo. Diventa como uno
vello de seda cruda con certi filecti de dentro che pare
sia tesuto. Mangiano panne de legno de arbore como
la palma facto in questo mnodo: piglianno uno pezo
de questo legno mole e li cavano fuora certi spini negri
longhi; poi lo pestanno e cos fanno lo panne. Luzano
quasi solo per portare in mare e lo chiamano saghu.
Questi omini vano nudi como li altri, ma sonno tanto
gelosi de le sue moglie che non volevano andassemo nui
in terra con le braghete discoperte, perch dicevano le
sue donne pensare nui sempre essere in ordine.
Ogi giorno venivano de Tarenate molte barche carica-
te de garofali, ma, perch aspectavamo il re, non contrac-
tavamo altre si non victuvaglia. Queli de Tarenate se le-
mentavamo molte perch non volevamo contractare con

Storia dItalia Einaudi 83


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

loro. Domenica de nocte a vinticatro de novembre, ve-


nendo al luni, lo re vene suonando con quelle sue bor-
chie e, passando per mezo li navi, discaricassemno mol-
te bombarde. Ne disse infine a quatro giorni venirianno
molti garofali. Luni lo re ne mand setecento e noran-
tauno cathili de garofali senza levar la tara (la tara pi-
gliare le speciarie per manco de quel che pezanno, per-
ch ogni giorno se secano pi). Per essere li primi garo-
foli avevamo messi ne li navi, discaricassemo molte bom-
barde. Quivi chiamano li garofali ghomode, in Sarangha-
ni (dove pigliassemo li dui piloti) bonghalauan e in Mala-
ca chianche.
Marti a vintisei de novembre, il re ne disce como non
era costume de alguno re de partirsi de sua isola, ma lui
se era partito per amore del re de Castiglia e perch an-
dassemo pi presto in Spagna e retornassemo con tante
navi che potessemo vendicare la morte de suo padre, che
fo amazato in una isola chiamata Buru e poi botato nel
mare. E dissenne como era uzansa, quando li primi ga-
rofoli eranno posti ne le navi overo ne li iunci, lo re fa-
re uno convito a quelli de le navi e pregare lo suo dio li
conducessi salvi ne lo suo porto; e anche lo vola far per-
cagione del re de Bachian e uno suo fratello, che veni-
vano per vizitarne. Faceva netare li vie. Alguni de nui
pensando qualche tradimento (perch quivi dove piglia-
vamo laca foreno amazati da certi de questi ascosi ne li
boschi tre portughesi de Francesco Seranno e perch ve-
devamo questi indi susurare con li nostri presoni), dices-
semo contra alquanti volentorosi de questo convito non
si dovere andare in terra per conviti, ricordandogli de
quelaltro tanto infelice. Facessemo tanto se concluse de
mandare dire al re venisse presto ne le navi, perch vole-
vamosi partire e consegnarli li catro omini promissi con
altre mercantie. Il re subito venne e, intrando ne le navi,
disse ad alguni sui con tanta fidutia entrava in queste co-
mo ne le sue caze. Ne disse esere grandamente spaven-

Storia dItalia Einaudi 84


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

tato per volerne partire cos presto, esendo il termine de


carigare le navi trenta giorni; e non esersi partito per far-
ne algun mal, ma per fornire pi presto li navi de garo-
foli; e como non si dovevamo partire alora, per non es-
sere ancora lo tempo de navigare per queste isolle e per
li molti bassi se trovano zirca Bandan e perch facilmen-
te averesemo potuto incontrarsi in qualche navi de por-
tughesi; e, se pur era la nostra opignone de partirsi alo-
ra, pigliassemo tute le nostre mercadantie perch tucti li
re circumvicini direbenno il re de Tadore avere recevu-
ti tanti presenti da uno si grande re e lui non averli dato
cosa alguna; e pensarebeno nui essersi partiti si non per
paura de qualche inganno e sempre chiamarebenno lui
per uno traditore. Poi fece portare lo suo Alcoranno e,
prima basandolo e metendoselo catro e cinque volte so-
vra lo capo e dicendo fra s certe parolle (quando fan-
no cuss chiamano zambahean), disse in presentia de tuc-
ti che iurava per Al e per lo Alcoranno aveva in mano
sempre volere essere fidelle amico al re de Spagna. Disse
tuto questo casi piangendo. Per le sue bonne parolle li
prometessemo de aspectare ancora quindici giorni. Alo-
ra li dessemo la firma del re e la bandera realle. Niente
di meno intendessemo poi per buona via alguni princi-
pali de queste isole averli dicto ne dovesse amazare, per-
ch farebe grandissim piacere a li portughesi e como lo-
ro perdonnarianno a quelli de Bachian; e il re averli ri-
sposto non lo fara per cosa alguna, cognossendo lo re de
Spagna e avendone data la sua pace.
Mercore a vintisette de novembre, dopo disnare lo
re fece fare un bando a tuti quelli avevano garofali li
potesseno portare ne le navi. Tuto queste giorno e
laltro contratassemo garofoli con gran furia. Venner sul
tardi vene lo govvernatore de Machian con molti prao.
Non volse desmontare in tera perch stavano ivi suo
padre e uno suo fratello banditi da Machian. Il giorno
seguente lo nostro re con lo gevvernatore suo nepote

Storia dItalia Einaudi 85


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

entraronno ne le navi. Nui, per non avere pi panno,


ne mandamo al re a tore tre bracia del suo e ne l dete,
lo qualle con altre cosse donnassemo al govvernatore.
Partendose, se discaric molte bombarde. Dapoi lo re
ne mand sei bracia de panno rosso, aci lo donnasemo
al govvernatore. Subito lo li presentasserno, per il che
ne ringrati molto e disse ne mandarebe assai garofoli.
Questo govvernatore se chiama Humar ed era forsi de
vinticinque anni.
Domenica primo de decembre, questo govvernatore
se part. Ne fu deto il re de Tadore avergli dato panni
de seta e alguue de quelle borchie, aci custui pi presto
li mandasse li garofoli. Luni il re and fuora de la isola
per garofoli. Mercore matina, per essere giorno de sanc-
ta Barbara e per la venuta del re, se descaric tuta larti-
gliaria. La nocte lo re venne ne la riva e volse vedere co-
mo tiravamo li rochetti e bombe de fuoco, dil che lo re
pigli gran piacere. Iove e vennere se comper molti ga-
rofoli cuss ne la cit como nelle navi: per catro bracia
de frizetto ne davano uno bahar de garofoli; per due ca-
denelle de latonne (che valevano uno marcello) ne dete-
ro cento libre de garofoli. Infine, per non aver pi mer-
cadantie, ognuno li dava chi le cape e chi li sagli e chi le
camise con altre vestimente per avere la sua quintalada.
Sabato tre figlioli dil re de Tarennate con tre sue moglie,
figliole del nostro re, e Pietro Alfonso portughese veni-
ronno a le navi. Donassemo a gni uno de li tre fratelli un
bichier de vetro dorato; a ie tre donne forfice e altre co-
se. Quando se partironno, forenno scaricate molte bom-
barde. Poi mandassemo in tera a la figliola del nostro re,
i moglie dil re Tarenatte, molte cose, perch non volse
vegnire von le altre a le navi. Tutta questa gente, cuss
omini como donne, vanno sempre descalsi.
Domenica a octo di decembre, per essere giorno de
la Conseptione, se scaric molte bombarde, rocheti e
bombe di fuoco. Luni sul tardi, lo re venne a le navi con

Storia dItalia Einaudi 86


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

tre femine li portavano il betre (altri non pne menare


seco donne se non il re). Dopo venne lo re de Iaialolo e
volse vedere nui unaltra fiata combatere insieme. Dopo
alquanti giorni, il nostro re ne disse lui assimigliare uno
fanciulo che latasse e cognocesse la sua dolce madre
e quella, partendosi, lo lassiare solo, magiormente lui
restare desconsolato, perch gi ne aveva cognossuto
e gustato alcune cose di Spagna e perch dovevamo
tardare molto al retornare. Carissimamente ne preg
li lasciassemo per sua defentione alquanti de li versi
nostri e ne avis, quanto fossemo partiti, navigassemo
se non de giorno per li molti bassi sonno in queste
isolle. Li respondessemo, se volevamo andar in Spagna,
nera forsa navigare de giorno e de nocte. Alora disse
farebe per nui ogni giorno oratione al suo idio, aci
ne conducesse a salvamento, e dissene como doveva
venire lo re de Bachian per maritare uno suo fratello
con une de le sue figliole. Ne preg volessemo far
alcuna festa in segno dallegreza, ma non scaricassemo
le bombarde grosse, perch farebenno gran danno a le
navi per essere carigate. In questi giorni venne Pietro
Alfonso portughese con la sua donna e tute le altre sue
cose a stare ne le navi. De l a dui giorni venne a le navi
Chechili Deroix, figliolo del re de Tarennate, in un prao
ben fornito e disse al portughese decendesse un poco
al suo prao. Li rispose non li voleva discendere, perch
veniva nosco in Spagna. Alora lui volse intrare ne le navi,
ma nui non lo volsemo lasciar intrare. Costui, per essere
grande amico del capitanio de Malaca portughese, era
venuto per pigliarlo e grid molto a quelli stantiavano
apresso il portughese perci lo avevano lasciato partire
sensa sua lisentia.
Domenica a quindici de decembre, sul tardi il re de
Bachian e il suo fratello vcnirono in uno prao con tre
mani de vogatori per ogni bamida. Eranno tucti cento e
vinti con molte bandiere de piuma de papagalo bianche,

Storia dItalia Einaudi 87


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ialle e rosse e con molti soni de quelle borchie (perch


a questo sonni li vogatori voganno a tempo) e con dui
altri prao de donzelle per presentarle a la sposa. Quando
passarono apresso li navi, li salutassemo con bombarde
e loro, per salutarne, circumdorono li navi e il porto. Il
re nostro, per essere costume ningune re descendere ne
le terre de altrui, venne per congratularse seco. Quando
il re de Bachian lo viste venire, se lev dal tapeto ove
sedeva e posessi de una banda. Il nostro re non volse
sedere sovra lo tapeto, ma da laltra parte, e cos niuno
stava sopra lo tapeto. Il re de Bachian dete al nostro re
cinquecento parolle perch desse sua figliola per moglie
al suo fratello. Queste patolle sonno panni de oro e
de seta facti ne la Chiina e molti preciati fra costoro.
Quando uno de questi more, li altri soi, per farli pi
onnore, se vestonno de questi panni. Danno per uno
de questi tre bahar de garofali, e pi e meno secondo che
sonno.
Luni il nostro re mand uno convito al re de Bachian
per cinquanta donne, tucte vestite de panni de seta de
la cinta fina al genochio. Andavano a due a due con
uno omo im mezo de loro. Ognuna portava uno piato
grande pienno de altri piatelli de diverse vivande. Li
omini portavano solamente lo vino in vazi grandi. Dieze
donne de le pi vechie eranno le maciere. Andarono in
questo modo fina al prao e apresentarono ogni cosa al
re, che sedeva sovra lo tapeto soto uno baldachino rosso
e giallo. Tornando costoro indietro, pigliarono alguni
de li nostri e, se loro volsero essere liberi, li bisogn
darli qualche sua coseta. Dopo questo il re nostro ne
mand capre, cochi, vino e altre cose. Ogi metessemo le
velle nove a le navi, ne le qualle era una croce de Sancto
Iacobo de Galitia con litere che dicevano: Questa la
figura de la nostra bomina ventura.
Marti donassemo ai nostro re certi pezi de artigliaria
como archibusi, che avevamo pigliati in questa India,

Storia dItalia Einaudi 88


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

e alguni versi de li nostri con catro barili de polvere.


Pigliassemo quivi octanta botte de acqua per ciascuna
nave. Gi cinque giorni lo re aveva mandato cento
omini a fare legna per noi a la isola di Mare, perch
convenivamo passare per ivi. Ogi lo re de Bachian con
molti altri de li suoi dicendete in terra per fare pace con
nui. Dinanzi a lui andavano quatro omini con stochi driti
in mano. Disse in presentia del nostro re e de tucti li
altri como sempre starebe in servitio del re de Spagna e
salvaria in suo nome li garofoli lasciati da li portughesi
finch venise unaltra nostra armata; e mai li darebe a
loro senza lo nostro consentimento. Mand a donare
al re de Spagna uno schiavo, dui bahar de garofoli (gli
ne inamidava 10, ma le navi, per essere tropo cargate,
non li poterono portare) e dui ucceli morti belissimi.
Questi ucceli sonno grossi como tordi; hanno lo capo
picolo con lo beco longo; le sue gambe sono longhe
un palmo e sotilli como un calamo; non hanno ale ma,
in loco de quelle, penne longhe de diversi colori como
gran penachi; la sua coda como quella del tordo; tute
le altre sue penne, eccepto le alle, sonno del colore de
taneto; e mai non volano se non quando vento. Costoro
ne dicero questi ucceli venire dal paradiso terestre e le
chiamano bolon diuata, cio uceli de Dio. Ognuno
de li re de Maluco scrssero al re de Spagna che sempre
volevano eserli sui veri subditi. Il re de Bachian era
forsi de setanta anni e aveva questa uzansa: quando
voleva andare a combatere overo a fare qualche altra cosa
importante, prima si l faceva fare due o tre volte da uno
suo servitore, che no l teniva ad altro efecto si non per
queste.
Un giorno il nostro re mand a dire a quelli nostri
che stavano ne la casa de la mercantia non andassero de
nocte fora de casa per certi de li sui omini che se ongeno
e vano de nocte e parenno siano senza capo. Quando
uno de questi truova una de li altri, li toca la mano e

Storia dItalia Einaudi 89


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

li la onge un poco dentro. Subito cului se infirma e,


fra tre o quatro giorni, muore; e, quando questi trovano
tre o catro insieme, non li fanno altro male si non che
limbalordiscono; e che lui ne aveva facto impicare molti.
Quando questi populi fanno una casa de nuovo, prima li
vadanno ad abitare dentro, li fanno fuoco intorno e molti
conviti: poi atacano al teto de la casa un poco dogni cosa
se trova ne la isola, aci non possino mai mancare tal
cose a li abitanti. In tucte queste isole se trova gingero:
noi lo mangiavamo verde como panne. Lo gingero non
arbore, ma una pianta picola che pulula fuora de la terra
certi coresini longhi un palmo como quelle de le canne
e con le medesime foglie, ma pi strecte e corte. Questi
coresini non valeno niente, ma la sua radice il gengero
e non cuss forte verde como seco. Questi populi lo
secano in calsina, perch altratmente non durarebe.
Mercore matina, per volerse partire de Maluco, il re
de Tadore, quel de Iaialolo, quel de Bachian e uno fi-
gliolo del re de Tarennate, tucti erano venuti per acom-
pagnarne infino a lisola de Mare. La nave Victoria fe-
ce vela e discostsi alquanto aspectando la nave Trinita-
de, ma quella, non potendo levare lancora, subito fece
acqua nel fondo. Alora la Victoria torn al suo luoco e
subito cominciamo a scaricare la Trinitade per vedere se
potevamo remediarli. Si sentiva venire dentro lacqua co-
mo per un canone e non trovavamo dove la entrava. Tu-
to ogi ed el d seguente non facessemo altro si non dare a
la bomba, ma niente li iovavamo. Il nostro re, intenden-
do questo, subito venne ne la nave e se afatig per vedere
dove veniva lacqua. Mand ne lacqua cinque de li suoi
per vedere se avesseno potuto trovare la sfissura. Stete-
no pi de meza ora soto acqua e mai la trovarono. Ve-
dendo il re costoro non potere iovare e ognora crescere
pi la acqua, disse casi piangendo mandarebe al capo de
la isola per tre omini stavano molto soto acqua. Venne-
re matina, a bona ora venne lo nostro re con li tre omini

Storia dItalia Einaudi 90


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

e presto mandli ne lacqua con li capilli sparsi, aci con


quelli trovassero la sfissura. Costoro stetero una bonna
ora soto acqua e mai la trovarono. Il re, quando viste non
poterli trovare remedio, disse piangendo: Che andare-
mo in Spagna dal mio Signore e darli nova di me?. Li
respondessemo li andarebe la Victoria per non perdere li
levanti (li qualli cominciavano) e la altra, fin se concias-
se, espetarebe li ponenti e poi andaria al Darin, che
ne laltra parte del mare, ne la tera de Diucatan. Il re ne
disse aveva duzentovinticinque marangoni che farebeno
il tuto) e li nostri, che restavano ivi, li tenirebe como sui
figlioli e non se afaticarebeno, se non dui in comandare
a li marangoni como dovescero fare. Diceva queste pa-
rolle con tanta pasionne che ne fece tucti piangere. Nui
de la nave Victoria dubitando se aprisse la nave per es-
sere tropo caricata, la ligerissemo de sexanta quintali de
garofoli e questi facesemo portare ne la casa dove eran-
no li altri. Alguni de la nostra nave volsero restare quivi
per paura che la nave non potesse durare fin in Spagna,
ma molto pi per paura de morire de fame.
Sabato a vintiuno de decembre, giorno de san Toma-
so, il re nostro venne a le navi e ne consign li dui pilo-
ti avevamo pagati perch ne conducessero fora de queste
isolle dissene como alora era bon tempo da partirse, ma,
per lo scrivere de li nostri in Spagna, non si partissemo
si non a mezod. Venuta lora, le navi pigliarono lisentia
luna de laltra con scaricare le bombarde e pareva loro
lamentarsi per la sua ultima partita. Li nostri ne acom-
pagnarono un poco con loro batello e poi, con molte la-
grime e abraciamenti, se dispartissemo. Lo govvernatore
del re venne con nui infino a la isola de Mare. Non fus-
semo coss presto ionti, comparseno quatro prao caricati
de legna e, in manco duna ora, caricassemo la nave e su-
bito pigliassemo la via del garbn. Quivi rest Ioan Car-
vaio con cinquantatr personne de li nostri. Nui ramo
quarantasette e tredici indi. Questa isola de Tadore ten-

Storia dItalia Einaudi 91


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ne episcopo e alora ne era uno de quarantacinque anni


che aveva quaranta moglie e assaissimi figlioli.
In tucte queste isolle de Maluco se trovano garofoli,
gengero, sagu (ch l suo panne di legno), riso, capre,
oche, galine, cochi, fighi, mandolle pi grosse de le no-
stre, pomi granati dolci e garbi, naranci, limoni, batate,
mele de ape picoll como formiche (le qualli fanno la mel-
le ne li arbori), canne dolci, olio de coco e de giongioli,
meloni, cocomari, zuche, uno fructo refrescativo grande
como le angurie deto comulicai e uno altro fructo casi co-
mo lo persico deto guaue e altre cose da mangiare. E se
li trovano papagali de diversa sorte, ma fra le altre algu-
ni bianchi chiamati cathara e alguni tucti rossi decti no-
ri; e uno de questi rossi vale un bahar de garofoli e par-
larle pi chiaramente che li altri. Sonno forsi cinquanta
anni clhe questi mori abitano in Maluco: prima li abi-
tavano gentilli e non apreciavano li garofoli. Gli ne son-
no ancora alguni, ma abitano ne li monti dove nasconon
li garofoli.
La isola de Tadore sta de latitudine al polo artico
in vintisete menuti e de longitudine de la linea de la
repartitione in cento e sesantauno grado e longi de la
prima isola de larcipelago, detta Zamal, nove gradi e
mezo a la carta dei mesoiorno e tramontana verso grego
e garbn; Tarenate sta de latitudine a lartico in dui
tersi; Mutir sta pontualmente socto la linea equinoctialle;
Machian sta al polo antartico in un quarto e Bachian
ancora lui a lantartico in un grado. Tarenate, Tadore
Mutir e Machian sonno quatro monti alti e pontivi ove
nascono li garofoli. Essendo in queste quatro isole, non
se vede Bachian, ma lui magiore de ciascuna de queste
quatro isolle e il suo monte de li garofoli non cuss
pontivo como li altri, ma pi grande.

Vocabuli de questi populi muori


1 Al suo idio Alla

Storia dItalia Einaudi 92


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

2 al cristiano naceran
3 al turco rumno
4 al moro musulman isilam
5 ai gentille caphre
6 al sue meschite mischit
7 a li sui preti maulana, catip, mudin
8 a li omini sapienti horan pandita
9 a li omini sui devoti mosssai
10 a le sue cerimonie zambahehan de ala meschit
11 al padre bapa
12 a la madre mama ambui
13 al figliolo anach
14 al fratello saudala
15al fratello de questo capatin muiadi
16 al germano saudala sopopu
17 a lavo ninny
18 al socero minthua
19 al genero minanthu
20 a lomo horan
21 a la femina poranpoan
22 a li capili lambut
23 al capo capala
24 al fronte dai
25 a lochio matta
26 a le ciglie quilai
27 a le palpebre cenin
28 al nazo idon
29 a la boca mulut
30 a li labri bebere
31 a li denti gigi
32 a le gengive issi
33 a la lingua lada
34 al palato langhi
35 al mento aghai
36 a la barba iangut
37 a li mostachi missai

Storia dItalia Einaudi 93


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

38 a la macella pipi
39 a la orechie talingha
40 a la golla laher
41 al colo tundun
42 a le spale balachan
43 al peto dada
44 al core atti
45 a la mamela sussu
46 al stomaco parut
47 al corpo tundunbutu
48 al membro botto
49 a la natura de le donne bucchij
50 a luzare con loro amput
51 a le nalghe buri
52 a le cosce taha
53 a la gamba mina
54 al schinco de la gamba tula
55 a la sua polpa tilor chaci
56 a la cavechia del pi buculai
57 al calcagna tumi
58 al piede batis
59 a le solle del piede empachaqui
60 a la ongia cuchu
61 al bracio langhan
62 al gomedo sichu
63 a la mano tanghan
64 al dito grosso de la mano idum tanghan
65 al secondo tungu
66 al terso geri
67 al carto mani
68 al quinto calinchin
69 al rizo bugax
70 al coco in Maluco e in Burne biazzao
71 in Lozon nior
72 in Iava Magiore calambil
73 al figo pizan

Storia dItalia Einaudi 94


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

74 a le canne dolce tubu


75 a le batate gumbili
76 a le radice como ravi ubi
77 a le ciacare mandicai sicui
78 al melone antimon
79 a le angurie labu
80 a la vaca lambu
81 al porco babi
82 al bofalo carbau
83 a la pecora birj
84 a la capra cambin
85 al galo sambunghan
86 a la galina aiambatina
87 al caponne gubili
88 a lovo talor
89 a loccato itich
90 a loca ansa
91 a luccelo bolon
92 a lelefante gagia
93 al cavalo cuda
94 al leonne hurimau
95 al cervo roza
96 al canne cuiu
97 alle ape haermadu
98 al melle gulla
99 a la cera lelin
100 a la candela dian
101 al suo stopino sumbudian
102 al fuoco appi
103 al fumo asap
104 a la cenere abu
105 al cucinato azap
106 al molto cucinato lambech
107 a lacqua tubi
108 a loro amax
109 a largento pirac

Storia dItalia Einaudi 95


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

110 a la pietra preciosa premata


111 a la perla mutiara
112 a largento vivo raza
113 al metalo tumbaga
114 al feto baci
115 al piombo tima
116 a le sue borchie agun
117 a lo cenaprio galuga sadalinghan
118 a largento soliman davas
119 al panno de seta cain sutra
120 al panno rosso cain mira
121 al panne negro cain itam
122 al panno bianco cain pute
123 al panno verde cain igao
124 al panno giallo cain cunin
125 al bonnet cophia
126 al cortello pixao
127 a la forfice guntin
128 al spechio chiela min
129 al petine sisir
130 al cristalino manich
131 al sonaglio grin grin
132 a lannello sinsin
133 a li garofoli ghianche
134 a la cannela caiumanis
135 al pevere lada
136 al pevere longo sabi
137 a la noce moscada buapala gosoga
138 al filo de ramo cauot
139 al piato pingham
140 a la pignata priu
141 a la scutela manchu
142 al piato de legno dulan
143 a la conca calumpan
144 a le sue mesure socat
145 a la terra buchit

Storia dItalia Einaudi 96


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

146 a la tera ferma buchit tana


147 a la montagna gonum
148 a la pietra batu
149 a lisola polau
150 a un capo de tera banium buchit
151 al fiume sanghai
152 como se chiama questo? apenamaito?
153 a loleo de coco mignach
154 a loleo de giongioli lana lingha
155 al sale garan, sira
156 al muschio e al suo animale castori
157 al legno che mangian li castori comaru
158 a la sansuga linta
159 al gibeto iabat
160 al gato che fa lo gibeto mozan
161 al reobarbaro calama
162 al demonio saytan
163 al mondo bumi
164 al fromento gandum
165 al dormire tidor
166 a le store tical
167 al cussino bantal
168 al dolore sachet
169 a la sanitate bay
170 alla sedola cupia
171 al sparaventolo chipas
172 a li sui panni chebun
173 a le camise baiu
174 a le sue case pati, alam
175 a lanno taun
176 al mese bullan
177 al d alli
178 a la nocte mallan
179 al tarde malamari
180 al mezod tamhaharj
181 a la matina patan patan

Storia dItalia Einaudi 97


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

182 al solle matahari


183 a la luna bulan
184 a la meza luna tanam patbulan
185 a le stelle bintan
186 al ciello langum
187 al trono gunthur
188 al mercadante sandagar
189 a le citade naghiri
190 al castello cuta
191 a la casa ruma
192 al sedere duodo
193 sedeti, gentilomo duodo, orancaia
194 sedeti, omo da benne duodo, horanbai et anan
195 signor tuan
196 al puto cana cana
197 a uno suo alievo lascar
198 al schiavo alipin
199 al s ca
200 al no tida
201 a lintendere thao
202 al non intendere tida taho
203 non me gardare tida liat
204 guardame liat
205 a essere una medesma cosa casi casi, siama siama
206 al mazare mati
207 al mangiare macan
208 al cuchiaro sandoch
209 a la magalda sondal
210 grande bassal
211 longo pongian
212 picolo chechil
213 corto pandach
214 a lavere ada
215 al non avere tida tida
216 signor, ascolta tuan, diam
217 dove viene il ionco? dimana aiun?

Storia dItalia Einaudi 98


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

218 a la guchia da cusire ialum,


219 al cusire banan
220 al filo da cusire pintal banan
220 al scufia del capo dastar capala
221 al re raia
223 a la reina putli
224 al legno caiu
225 al stentar caraiar
226 al solassare buandala
227 a la venna del bracio dove se salassa urat para-
tanghan
228 al sangue che vien fuora del bracio dara carval
229 al sangue buona dara
230 quando stranutano diceno: ebarasai
231 al pece ycam
232 al polpo calabutan
233 a la carne dagin
234 al corniolo cepot
235 poco serich
236 mezo satanha sapanghal
237 al fredo dinghin
238 al caldo panas
239 longi iau
240 a la verit benar
241 a la bugia dusta
242 al robare manchiuri
243 a la rogna codis
244 piglia na
245 dame ambil
246 grasso gamuch
247 magro golos
248 al capelo tundun capala
249 quanti barapa
250 una fiata satu chali
251 uno bracio dapa
252 al parlare catha

Storia dItalia Einaudi 99


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

253 a quivi sini


254 a l sana datan
255 bon iorno salamalichum
256 al rispondere alichum salam
257 signori, bon pro vi facia mali horancaia macan
258 gi ho mangiato suda macan
259 omo, levati de l pandan, chita horan!
260 al disdisidare banunchan
261 buona sera sabalchaer
262 al risponder chaer sandat
263 al dare minta
264 a dare ad alguno bripocol
265 a li cepi de fero balanghu
266 oh como puza! bossochini!
267 a lomo iovene horan muda
268 al vechio tua
269 al scrivano xiritoles
270 a la carta cartas
271 al scrivere mangurat
272 a la penna calam
273 a linchiostro dauat
274 al calamaro padautan
275 a la letera surat
276 non lo ho guala
277 vien qui! camarj!
278 che voletti? appa mau?
279 che mandati? appa ito?
280 al porto de onore labuan
281 a la galia gurap
282 a la nave capal
283 a la proa allon
284 a la popa biritan
285 al navigare belaiar
286 al suo arbore tian
287 a lantena laiar
288 alle sartie tamira

Storia dItalia Einaudi 100


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

289 a la vella leier


290 a la gabia sinbulaia
291 a la corda de lancora danda
292 a la ancora sau
293 al batello sanpan
294 al remo daiun
295 a la bombarda baiun
296 al vento anghin
297 al mare laut
298 uomo, vien qui! horan, itu datan!
299 a li sui pugnali calix, golog
300 al suo manico daganan
301 a la spada padan, gole
302 a la zorabotana sumpitan
303 a le sue freze damach
304 a lerba venenata sumpitan
305 al carcasso bolo
306 a larco bossor
307 le sue freze anac paan
308 a li gati cochin, puchian
309 al sorge tieug
310 al legoro buaia
311 a li vermi che mangiano le navi capan, lotos
312 a lamo da pescare matacuir
313 a la sua esca unpan
314 a la corda de lamo mundi
315 al lavare mandi
316 non aver paura iangan tacut
317 straca lala
318 uno baso dolce sadap, manis
319 a lamico saudara
320 al nemico saubat
321 certo zonghu
322 al mercadantare biniaga
323 non ho auis
324 a essere amico pugna

Storia dItalia Einaudi 101


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

325 due cose malupho


326 s oue
327 al rufo zoroan, pagnoro
328 a darce piacere mamami
329 a essere agrizato amala
330 al mato gila
331 a linterprete giorobaza
332 quanti lingagi sai? barapa bahasa tau?
333 molti bagna
334 al parlare de Malaca chiaramalaiu
335 dove sta cului? dimana horan?
336 a la bandiera tonghol
337 adesso sacaran
338 da matina hozoch
339 laltro giorno luza
340 ieri calamarj
341 al martelo palmo colbasi
342 al chiodo pacu
343 al mortaro lozon
344 al pilone da pistare atan
345 al balare manarj
346 al pagare baiar
347 al chiamare panghil
348 a non essere maritato ugan
349 a essere maritato suda babini
350 tuto uno samua
351 a la piogia ugian
352 a lebraico moboch
353 a la pelle culit
354 a la bissa ullat
355 al combater guzar
356 dolce manis
357 amaro azon
358 como stai? appa giadi?
359 benne bay
360 malle sachet

Storia dItalia Einaudi 102


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

361 portame quello! biriacan!


362 questo uomo un poltrone giadi hiat horan itu
363 basta suda
Li venti
364 A la tramontana iraga
365 al mezod salatan
366 al levante timor
367 al ponente baratapat
368 al griego utara
369 al garbn berdaia
370 al maestrale bardaut
371 al siroco tunghara

Numero
372 Uno satus
373 dui dua
374 tre tiga
375 catro ampat
376 cinque lima
377 sei anam
378 sette tugu
379 octo duolappan
380 nove sambilan
381 diece sapolo
382 vinti duapolo
383 trenta tigapolo
384 quaranta ampatpolo
385 cinquanta limapolo
386 sexanta anampolo
387 settanta tuguppolo
388 octanta dualapanpolo
380 novanta sambilampolo
390 cento saratus
391 duzendo duaratus
392 trecento tigaratus
393 quatrocento anamparatus

Storia dItalia Einaudi 103


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

394 cinquecento limaratus


395 seicento anambratus
396 setecento tugurattus
397 octocento dualanpanratus
398 novecento sambilanratus
399 mille salibu
400 duemillia dualibu
401 tremillia tigalibu
402 quatromille ampatlibu
403 cinquemillia limalibu
404 seimillia anamlibu
405 settemillia tugulibu
406 octomillia dualapanlibu
407 novemillia sanbilanlibu
408 dicccmillia salacza
409 vintimillia dualacza
410 trentamillia tigalacza
411 quarantamillia ampatlacza
412 cinquantamillia limalacza
413 sesantamillia anamlacza
414 settantamillia tugulacza
415 octantamillia dualapanlacza
416 novantamillia sambilanlacza
417 centomille sacati
418 ducentomillia duacati
419 trecentomillia tigacati
420 quatrocentomillia ampatcati
421 cinquecentomillia limacati
422 seicentomillia anamcati
423 setecentomillia tugucati
424 octocentomillia dualapancati
425 novecentomillia sambilancati
426 diece fiate centomillia saiuta.

Storia dItalia Einaudi 104


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

Tucti li cento, li mille, li diecemille, li centomille e


diece fiate centomille se congiungenno con il numero de
satus e dua, et cetera.
Andando al nostro camino, pasassemo fra queste isol-
le: Caioan, Laigoma, Sico, Giogi, Caphi (in questa isola
de Caphi nascono omini picoli como li nani, piacevoli, li
qualli sono pigmei e stanno subiecti per forsa al nostro
re de Tadore), Laboan, Tolimau, Titameti, Bachian i
deto, Latalata, Tabobi, Maga e Batutiga. Passando fuora
al ponente de Batutiga, caminassemo fra ponente e gar-
bn e discopersemo al mezogiorno alquante isolete, per
il che li piloti de Maluco ne dicero se arivasse perci ne
caciavamo fra molte isolle e bassi. Arivassemo al siroco e
descemo in una isolla che sta de latitudine al polo antar-
tico in dui gradi e cinquantacinque leghe longi de Mal-
toco; e chiamasse Sulach. Li omini de questa sonno gen-
tili e non hanno re; mangiano carne umana; vano nudi
cosi omini como femine, ma solamente portano un pe-
zo de scorsa larga dui diti intorno la sua vergonia. Mol-
te isolle sonno per quivi, ove mangiano carne umana; li
nomi de algune sono questi: Silan, Noselao, Biga, Atula-
baou, Leitimor, Tenetun, Gondia, Pailarurun, Manadan
e Benaia. Poi costegiasemo due isole dete Lamatola e Te-
netun. Da Sulach circa 10 leghe a la medesima via tro-
vassemo una isola assai grande, ne la qualle se trova ri-
so, porci, capre, galine, cochi, canne dolci, sagu uno suo
mangiare de fighi ... el qualle chiamano chanali.
Longi da questa isola de Buru circa trentacinque leghe
a la carta del mezogiorno verso garbn se truova Bandan.
Bandan dudice isole. In sei de queste nasce la matia
e nosce moscada e li nomi loro sono questi: Zoroboa
(magiore de tucte le altre), Chelicel, Samianapi, Pulae,
Pulurun e Rosoghin. Le altre sei sono queste: Unuveru,
Pulau Baracan, Lailaca, Manucan, Man e Meut. In
queste non si trovano nosce moscade, se non sagu, rizo,
cochi, fighi e altri fructi; e sonno vicine luna de laltra. Li

Storia dItalia Einaudi 105


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

popuili de queste sonno mori e non hanno re. Bandan sta


de latitudine al polo antartico in sei gradi e di longitudine
de la linea repartitionalle in cento e sexantr gradi e
mezo e, per essere un poco fuora del nostro camino, non
fussemo ivi.
Partendone de quella isola de Baru a la carta del
garbn verso ponente circa otto gradi de longitudine,
arivassemo a tre isolle una apresso laltra, dette Zolot,
Nocemamor e Galiau. E, navigando per mezo di queste,
ne assalt una gran fortuna, per il che facessemo uno
pelegrino a la Nostra Donna de la Guida e, pigliando a
popa lo temporale, dessemo in una isola alta e, inanci
aiungessemo ivi, se afaticassemo molto per le refeghe
decendevano de li sui monti e per li grandi corenti de
acqua. Li omini de questa isola sonno salvatici e bestialli:
mangiano carne umana e non hanno re; vanno nudi
con quella scorsa como li altri, se non quando vanno a
combatere portanno certi pezi de pelle de bufalo dinanzi
e de drietto e ne li fianchi, adornati con corniolli e denti
de porci e con code de pelle caprine atacate denanzi e
de drietto. Portano li capili in alto con certi petini de
cana longhi che li passano da parte a parte e li tieneno
alti; hanno le sue barbe rivolte in foglie e posti in canutti
de cann (cossa ridicula al vedere); e sonno li pi bruti
sianno in questa India. Li sui archi e le sue freze sonno
de canna e hanno certi sachi facti de foglie de arbore, ne
li qualli portanno lo suo mangiare e bere. Le sue femine,
quando ne vistenno, ne venirono incontra con archi, ma,
dandoli alguni presenti, subito diventassemo sui amici.
Quivi tardassemo quindici giorni per conciare la nave ne
li costadi.
In questa isola se trova galine, capre, cochi, cera (per
una libra de fero vechio ne donorono quindici de cera)
e pevere longo e rotondo. Il pevere longo como quelle
gatelle che fanno li nizolle quando linverno. Il suo
arbure come elera e atacasse a li arbori como quella,

Storia dItalia Einaudi 106


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

ma le sue foglie sonno como quelle dil moraro; e lo


chiamano luli. Il pevere rotondo nasce como questo, ma
in spighe como lo fromentone della India, e se desgrana;
e lo chiamano lada. In queste parte sonno pienni li
campi de questo pevere, facti in modo de pergoladi.
Pigliassemo quivi uno omo aci ne conducesse ad alguna
isola avesse victuvaria. Questa isola sta de Latitudine al
polo antartico in octo gradi e mezo e cento e sesantanove
e dui terzi de longitudine de la linea repartitionalle e
chiamasse Malua.
Ne disse il nostro piloto vechio de Maluco como
apresso quivi era una isola chiamata Arucheto, li omi-
ni e femine de la qualle non sonno magiori dun cubito e
hanno le orechie grande como loro: de una fanno lo suo
lecto e de laltra se copreno. Vanno tosi e tuttii nudi; co-
renno molto; hanno la voce sotille; abitano in cave soto
terra e mangiano pesce e una cosa che nasce fra larbo-
re e la scorsa, che bianca e rotonda como coriandoli de
confeto, deta ambulon; ma per li gran corenti de acqua e
molti basi non li andasemo.
Sabato a vinticinque de iennaro 1522, se partissemo
de la isola de Malua e, la dominica a vintisei, arivassemo
a una grande isola longi de quella cinque leghe fra me-
zod e garbn. Io solo andai in terra a parlare al magio-
re duna vila deta Amaban, aci ne desse victuvaria. Me
rispose ne darebe bufali, porci e capre, ma non si potes-
semo acordare, perch voleva molte cose per uno bufa-
lo. Noi, avendone poche e costringendone la fame, rete-
nessemo ne la nave uno principalle con uno suo figliolo
de unaltra vila deta Balibo; e, per paura non lo amazas-
semo, subito ne dette sei bufali, cinque capre e dui por-
ci; e, per compire lo numero de diese porci e diece ca-
pre, ne dete uno bufalo, perch cus lavevamo dato ta-
glia. Poi li mandassemo in tera contentissimi con tella,
panni indiani de seta e de bombaso, accete, cortelazi in-
diani, forfice, spechi e cortelli. Quel signore a cui andai

Storia dItalia Einaudi 107


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

a parlare teniva solum femine lo servivano. Tutte vanno


nude como le altre e portano atacate a le orechie schio-
ne picole de oro, con fiochi de seta pendenti; e ne li bra-
ci hanno molte maniglie de oro e de latonne fin al cubi-
to. Li omini vanno como le femine, se non hanno atacate
al colo certe cose de oro tonde como un tagliere e petini
de canna adornati con schione de oro posti ne li capili; e
alguni de questi portanno coli de zuche seche posti ne le
orechie per schione de oro.
In questa isola se truova lo sandalo bianco (e non
altrove), gengero, bufali, porci, capre, galine, rizo, fighi,
canne dolci, naranci, limoni, cera, mandolle, fazoli e
altre cose e papagali de diversi colori. De laltra parte
de lisola stano catro fratelli che sonno li re de questa
isola. Dove stavamo nui erano ville e alguni principalle
de quelle. Li nomi de li catro abitatione de li re sonno
questi: Oibich, Lichsana, Suai e Cabanaza. Oibich
la magiore. In Cabanaza, s como ne fu deto, se
truova asai oro in uno monte e comperano tute le sue
cose con pezetti de oro. Tuto lo sandalo e la cera che
contractano queli de Iava e di Malaca, contractano da
questa banda: aqu trovamo uno ionco de Lozon venuto
per mercadantare sandalo. Questi populi sonno gentilli
e, quando vanno a tagliare lo sandalo, como loro ne
discero, se li mostra lo demonio in varie forme e li dice,
se hanno bisogno de qualche cosa, li la demandino; per
la qualle aparitione stanno infermi alquanti giorni. Lo
sandalo si taglia a uno certo tempo de la luna, perch
altramente non sarebe bonno. La mercantia che vale
quivi per lo sandalo panno rosso, Tella, accete, fero
e chiodi. Questa isola tuta abitata e molto longa da
levante a ponente e poco larga de mezod a la tramontana
sta de latitudine al polo antartico in diece gradi e cento e
settantacatro gradi e mezo di longitudine da la linea de la
repartitione; e se chiama Timor. In tutte le isolle avemo
trovate in questo arcipelago regna lo mal de santo Iop e

Storia dItalia Einaudi 108


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

piu quivi che in altro luoco; e lo chiamano for franchi,


cio mal portughese.
Longi una giornata de qui tra il ponente e il maestra-
le, ne fu deto trovarse una isola in la qualle nasce assai
cannella e se chiama Ende (el suo populo gentille e non
hanno re), e como sonno a la medesma via molte isolle
una dietro a laltra infina a Iava Magiore e al Capo de Ma-
laca, li nomi de le qualle sonno questi: Ende, Tanabutun,
Creuochile, Bimacore, Aranaran, Mani, Zumbaua, Lom-
boch, Chorum e lava Magiore (questi populi non la chia-
mano Iava, ma Iaoa). Le magiori ville sono in Iava son-
no queste: Magepaher (il suo re, quando viveva, era ma-
giore de tutte queste isolle e chiamavasse rai Patiunus),
Sunda (in questa nasce molto pevere), Daha, Dama, Ga-
ghiamada, Minutaranghan, Cipara, Sidaiu, Tuban, Cres-
si, Cirubaia e Balli. E como Iava Minore essere la isola
de Madura e stare apresso Iava Magiore meza lega. An-
co ne dissero, quando uno omo de li principali de Iava
Magiore more, se brusa lo suo corpo. La sua moglie pi
principalle adornassi con girlande de fiori e fassi portare
de tre o catro omini sovra uno scanno per tuta quella vila
e, ridendo e confortando li sui parenti che piangeno, di-
ce: Non piangere perci me vado questa cera a cennare
col mio caro marito e dormire seco in questa nocte. Poi
portata al loco dove se brusa lo suo marito e lei, vol-
tandosi contra li sui parenti e confortandoli unaltra fia-
ta, se getta nel fuoco ove se brusa lo suo marito e, se que-
sto non facesse, non saria tenuta donna da benne ne vera
moglie del marito morto. E como li ioveni de Iava, quan-
do sono inamorati in qualche gentildonna, se ligano certi
sonagli con fillo tra il membro e la pelessina e vanno soto
le fenestre de le sue inamorate e, facendo mostra de ori-
nare e squasando lo membro, sonano con quelli sonagli
e, fin tanto le sue inamorate odeno lo sono, subito que-
le veneno i e fanno suo volere, sempre con queli sona-
gliti, perch loro donne se piglianno gran spasso a sen-

Storia dItalia Einaudi 109


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

tirsi sonare de dentro. Questi sonagli sonno tucti coper-


ti e pi se copreno, pi sonano. Il nostro piloto pi ve-
chio ne disse com in una isola deta Ocoloro, soto de Iava
Magiore, in quella trovarsi si non femine e quell impre-
gnarsi de vento e poi, quando parturiscono, si l parto
maschio, lamazano; se femina, lo alevano; e, se omini
vanno a quella sua isola, loro amazarli purch possianno.
Anco ne discero de soto de Iava Magiore verso la tra-
montana nel golfo de la Chiina, la qualle li antichi chia-
mano Signo Magno, trovarsi uno arbore grandissimo, nel
qualle abitano ucceli deti garuda, tanto grandi che porta-
no un bufalo e uno elefante al luoco dove larbore chia-
mato puzathaer, arbore caiu pauganghi, al suo fructo bua
pauganghi, el qualle magiore che uno anguria. Li mo-
ri de Burne avevamo ne li navi ne discero loro averne ve-
duto perch lo suo re aveva dui mandatigli dal regno de
Siam. Niun ionco n altra barca da tre o catro leghe se p
aproximare al luoco de larbore per li grandi revolutio-
ne de acqua che sonno circa questo. La prima fiata che
si sepe de questo arbure, fu un ionco spinto da li venti
ne la rivolutione, il qualle tuto se disfece. Tutti li omini
se anegorono, ecceto uno puto picolo, il qualle, essendo
atacato sovra una tavola, per miraculo fo spinto apresso
questo arbore e, montato sovra lo arbore, non acorgen-
dosi, se misse soto lala a uno de quelli ucceli. Lo gior-
no seguento, lo uccelo andando in tera e avendo piglia-
to un bufalo, il puto venne de soto a la ala al meglio puo-
t. Per custui se sepe questo e alora cognobero queli po-
puli vicini li fructi trovavano per il mare essere de questo
arbore.
Il Capo de Malaca sta in un grado e mezo a lantartico.
A loriente de questo capo, alongo la costa se tro-
vano molte ville e citade, li nomi de algune sono que-
sti: Cinghapola (che sta nel Capo Pahan), Calantan, Pa-
tani, Bradlun, Benan, Lagon, Cheregigharan, Tumbon,
Prhan, Cui, Brabri, Bangha, Iudia (questa la cit dove

Storia dItalia Einaudi 110


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

abita il re de Siam, el qualle chiamaasse Siri Zacabede-


ra), Iandibum, Lanu e Langhonpifa. Queste citade son-
no edificade como le nostre e subgecte al re de Siam. In
questo regno de Siam, ne le rive de li fiumi, s como ne
fu deto, abitanno ucceli grandi, li quali non mangerian-
no de alguno animale morto sia portato ivi, se prima non
vienne un altro uccelto a mangiarli il cor; e poi loro lo
mangiano. Dopo Siam se trova Camogia (il suo re deto
Saret Zacabedera), Chiempa (il suo re rai Brahaun Mai-
tri). In questo loco nasce lo reubarbaro e se trova in que-
sto modo: se acaodunano vinti o vinticinque omini insie-
me e vanno dentro ne li boschi. Quando venuta la noc-
te, montano sovra li arbori s per sentire lodore del reo-
barbaro, conio amico per paura de leonni, elefanti e altre
fere; e, da quella parte dove lo reubarbaro, il vento li
porta lodore. Poi, venuto lo giorno, vanno in quella par-
te dove li venuto il vento e lo cercano fin tanto lo tro-
vano. Lo reobarbaro e uno arbure grosso putrefato e, se
non fosse cuss putrefacto, nomi darebe lo odore. Il me-
gliore de questo arbore la radice, niente di meno il le-
gno reobarbaro, el qual chiamano calama. Poi se truova
Cochi (el suo re detto rai Seribumnipala). Dopo que-
sto se trova la gran Chiina: il suo re magiore de tuto el
mondo e chiamasse Santhoa rai, il qualle tenne setanta
re de corona soto de s, alguni de li qualli hanno diece
e quindice re de corona de soto s. El suo porto detto
Guantan; fra le altre asaissime citade, ne ha due princi-
palle dette Namchin e Comlaha, ne li qualli sta. Questo
re tienne catro sui principali apresso lo suo palatio, uno
verso il ponente, laltro al levante, laltro a mezod e lal-
tro a la tramontana. Ognuno de questi danno audientia
se non a quelli che veneno de sua parte. Tucti li re e si-
gnori de la India Magiore e Superiore obediscono a que-
sto re e, per segnalle che sianno sui veri vasali, ciascuna
ha in mezo de la sua piaza uno animale scolpito in mar-
more pi galiardo che il leonne e chiamasse chinga. Que-

Storia dItalia Einaudi 111


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

sto chinga lo figlio del dito re de Chiina e tucti quelli


che vanno a la Chiina convieneno avere questo animale
scolpito in cera in un dente de elefante, perch altramen-
te non potriammo intrare nel suo porto. Quando algu-
no signore inobediente a questo re, lo fanno scorticare
e secanno la pelle al solle con sale e poi la empienno de
paglia o de altro e lo fanno stare con lo capo basso e con
le mani ionte sovra lo capo in uno luoco eminente ne la
piaza, aci alora si veda cului far zonghu, cio riverentia.
Questo re non si lascia vedere de alguno e, quando lui
vole vedere li sui, cavalca per il palatio uno pavone fac-
to maestralmente (cosa richissima), acompagnato da sei
donne de le sue pi principalle vestite como lui, finch
entra in un serpente, deto nagha, rico quanto altra cosa
si possa vedere, il qualle sopra la corte magiore del pa-
latio. Il re e le donne entrano dentro, aci lui non sia co-
gnossuto fra le donne. Vede li sui per uno vedro gran-
do che nel pecto del serpente: lui e le donne se ponno
vedere, ma non si pu discernere qual lo re. Custui se
marita ne le sue sorelle aci lo sangue realle non sia mis-
sidiato con altri. Circa lo sumo palatio senno sette cer-
che de muri e, fra ognuna de queste cerche, stano die-
cemillia omini che fanno la gardia al palatio, finch so-
na una campana. Poi vieneno diecemillia altri omini per
ogni cerca; e cus se mudanno ogni giorno e ogni nocte.
Ogni cerca de muro ha una porta: ne la prima li sta uno
omo con uno granfionne in mano, deto satu horan con
satu bagan; nella seconda un canne, detto satu hain; nella
terza un omo con una maza ferata, dcto satu horan cum
pocum bicin; ne la quino uno omo con uno arco in ma-
no, deto satu horan con anac panam; nella quinta un omo
con una lancia, deto satu horan con tumach; ne la sexta
uno leonne, deto satu horimau; nella septima dui elefanti
bianchi, detti duo gagia pute. In questo palatio li sonno
setantanove salle, dove stanno se non donne che serveno
al re e li sonno sempre torce accese. Se tarda uno iorno a

Storia dItalia Einaudi 112


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

sercare questo palatio. In cima de questo li sonno catro


salle, dove vanno alguna volta li principali a parlare al re:
una ornata de metalo cos de sete como de suvra; una
tuta de argento; una ttmta de oro e laltra de perle e pe-
tre preciose. Quando li sui vassali li portanno oro o al-
tre cose preciose per tributo, le butano per queste salle,
dicendo: Questo sia a onnore e gloria del nostro San-
thoa rai. Tute queste cose e molte altre de questo re ne
disse uno moro e lui averle vedute. La gente de la Chii-
na bianca e vestita e mangiano sovra taule como nui; e
hanno croce, ma non si sa perch le tengonno. In que-
sta Chiina nasce lo muschio: il suo animale uno gato
como quelo del gibeto e non mangia altro se non un le-
gno dolce, sotile como li diti, chiamato chamaru. Quan-
do voleno far lo muschio, atacano una sansuga al gato e li
la lascianno atacata infin sia ben pienna de sangue: poi la
strucano in uno piato e meteno il sangue al solle per ca-
tro o cinque giorni. Poi lo bagnano con orina e il mete-
no altre tante fiate al solle; e cuss diventa muschio per-
feto. Ognuno che tienne de questi animali convien pa-
gare uno tanto al re. Quelli pezeti che parenno sian gra-
ni de muschio sonno de carne de capreto pestatagli den-
tro. Il vero muschio se non il sangue e, se ben diven-
ta in pezetti, se disfa. Al muschio e al gato chiamano ca-
stori e a la sansuga lintha. Seguendo poi la costa de que-
sta Chiina, se trovano molti populi, che sonno questi: li
Chienchii, e stano in isole ne le qualli nasconno perle e
cannela; li Lechii, in tera ferma (sopra lo porto de que-
sti traversa una montagna per la qual se convien desar-
burare tucti li ionchi e navi voleno intrare nel porto). Il
re Mom in terra ferma: questo re ha vinti re soto di s ed
obediente al re de la Chiina; la sua cit deta Barana-
ci; quivi il Gran Cataio orientalle. Han isola alta e fri-
gida, dove se truova rnetalo, argento, perle e seta; il suo
re chiamasse rai Zotru. Mliiaula, el suo re detto rai
Chetisirjmiga. Guio, lo suo re rai Sudacali. Tucti que-

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Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

sti tre luoghi sonno frigidi e in terra ferma. Triaganba,


Trianga due isolle nelle qualle vieneno perle, metalo, ar-
gento e seta; il suo re rai Rrom. Bassi Bassa, terra fer-
ma. E poi Sumbdit Pradit, due isole richisime de oro, li
omini de le qualle portanno una gran schiona de oro ne
la gamba sovra il piede. Apresso quivi, ne la tera ferma,
in certe montagne stano popoli che amazano li sui padri
e madre quando sonno vechi, aci non se afaticono pi.
Tucti li populi de questi luoghi sonno gentilli.
Marti de nocte, venendo al mercore, a undici de fe-
braro 1522, partendone de la isola de Timor, se ingolfas-
semo nel grande nominato Laut Chidol e, pigliando lo
nostro camino tra ponente e garbn, lasciasemo a la ma-
no dricta a la tramontana, per pagura del re de Portoga-
lo, la isola Zamatra (anticamente chiamata Traprobana),
Pegu, Bengala, Uriza, Chelin (nela qualle stanno li Ma-
labari soto il re Narsingha), Calicut (soto lo medesimo
re). Cambaia (nela qualle sonno li Guzerati), Cananor,
Ghoa, Armus e tutta laltra costa de la India Magiore. In
questa India Magiore li sonno sei sorte de omini: nairi,
panichali, yrauai, pangelini, macuai e poleai. Nairi sonno
li principali; panichali sonno li citadini (queste due sorte
de omini conversano insieme); irauai colgeno lo vino de
la palma e fighi; pangelinj sonno li marinari; macuai son-
no li pescatori; poleai seminano e colgeno lo rizo. Que-
sti abitanno sempre ne li campi; mai intrano in cit al-
guna e, quando se li d alguna cosa, la se ponne in tera;
poi loro la piglianno. Costoro, quando vanno per le stra-
de, cridano: Po po po, cio Gardate da mi. Acade-
te, si como ne fu referito, uno nair essere toco per disgra-
tia da un polea, per il che il nair subito se fece amazare,
aci non rimanesse con quel desonnore. E per cavalca-
re lo Capo de Bonna Speranza, andassemo fin a quaran-
tadui gradi al polo antartico. Stessemo sovra questo ca-
vo nove setimane con le velle amainate per lo vento occi-
dentale e maistralle per proa e con fortuna grandissima.

Storia dItalia Einaudi 114


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

Il qual capo sta de latitudine in trenquatro gradi e mezo


e mille e seicento leghe longi dal Capo de Malaca ed lo
magiore e pi pericoloso capo sia nel mondo. Alguni de
li nostri, amalati e sani, volevano andare a uno luoco de
portughesi deto Mozanbich per la nave che faceva mol-
ta acqua, per lo fredo grande e, molto pi, per non ave-
re altro da mangiare se non rizo e acqua, perci la car-
ne avevamo avuta, per non avere sale, ne era putrefata.
Ma alguni de li altri, pi desiderosi del suo onnore che
de la propria vita, deliberorono, vivi o morti, volere an-
dare in Spagna. Finalmente, con lo aiuto de Dio, a sei
de magio pasassemo questo capo apresso lui cinque le-
ghe: se non laproximavamo tanto, mai lo potevamo pas-
sare Poi navigassemo al maistrale dui mesi continui sen-
za pigliare refrigerio alcuno. In questo poco tempo ne
morseno vintiuno omo: quando li butavamo nel mare, li
cristiani andavano al fondo con lo volto in suso e li in-
dii sempre con lo volto in gi. E, se Dio non ne condu-
ceva bon tempo, tucti morivamo de fame. Al fine, con-
strecti de la grande necesitade, andassemo a le isole de
Capo Verde. Mercore a nove de iulio agiungessemo a
una de queste deta Sancto Iacobo e subito mandasserno
lo batelo in tera per victuvaglia con questa inventione, de
dire a li portoghesi como ne era rocto lo trincheto soto
la lignea equinoctialle, bench fosse sovra lo Capo Bon-
na Speranza, e, quando lo conciavamo, lo nostro capita-
nio generalle con le altre due nave esersi andata in Spa-
gna. Con queste bonne parolle e con le nostre mercadan-
tie avessemo dui batelli pienni de rizo. Cometessemo a
li nostri del batelo, quando andarono in tera, doinandas-
sero che giorno era. Ne discero como era a li portoghe-
si iove: se maravegliassemo molto perch era mercore a
nui e non sapevamo como avessemo erato. Per ogni ior-
no io, per essere stato sempre sanno, aveva scripto senza
nissuna intermissione. Ma, como dapoi ne fu deto, non
era erore, ma, il viagio facto sempre per occidente e ri-

Storia dItalia Einaudi 115


Antonio Pigafetta - Primo viaggio intorno al mondo

tornato a lo istesso luoco como fa il solle, aveva portato


quel vantagio de ore vinticatro, como chiaro si vede. Es-
sendo andato lo batelo unaltra volta in tera per rizo, fu-
ronno retenuti tredici omini con lo batello, perch uno
de quelli, como dapoi sapesemo in Spagna, dice a li por-
tughesi como lo nostro capitanio era morto e altri, e che
noi non osavamo andare in Spagna. Dubitandone de es-
sere anco nui presi per certe caravelle, subito se partis-
semo. Sabato a sei de septcmbre 1522, intrassemo nella
baia de San Lcar se non disdoto omini e la magior par-
te infermi. Il resto, de sexanta che partissemo da Maluco
chi morse de fame, chi fugite ne la isola de Timor e chi
furenno amazati per sui delicti. Dal tempo che se partis-
semo de questa baia fin al giorno presente avevamo facto
catordicimille e quatrocento e sexanta leghe e pi, com-
piuto lo circulo del mondo del levante al ponente. Luni
a octo de septernbre butassemo lancora apreso lo mo-
lo de Seviglia e descaricassemo ttmta lartigliaria. Mar-
ti nui tucti in camisa e discalci andassemo con una torcia
per uno in mano a visitare il luoco de Sancta Maria de la
Victoria e quella de Sancta Maria de lAntiqua.
Partendomi de Seviglia, andai a Vagliadolit, ove apre-
sentai a la sacra magest de don Carlo non oro n argen-
to, ma cose da essere assai apreciati da un simil signore.
Fra le altre cose li detti uno libro scripto de mia mano de
tucte le cose passate de giorno in giorno nel viagio no-
stro. Me part de l al meglio puot e andai in Portagalo e
parlai al re don Ioanni de le cose aveva vedute. Passan-
do per la Spagna, veni in Fransa e feci donno de algune
cose de laltro emisperio a la madre dei cristianissimo re
don Francisco, madama la Regenta. Poi me venni ne la
Italia, ove donnai per sempre me medesimo e queste mie
poche fatiche a lo inclito e illustrissimo signor Filipo de
Villers Lisleadam, gran maestro de Rodi dignissimo.
Il cavalier Antonio Pagafetta

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