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UNA SOLITUDINE TROPPO RUMOROSA di Bohumil Hrabal Traduzione e versione teatrale di Giorgio Pressburger

Cividale del Friuli (Udine) MITTELFEST 9 novembre 1992

Hanta Primo ragazzo, raschiafogne, Rimbaud, una ragazza, sciatrice, una zingara, zingarella, operaia Traduttore, professore, madre di Macinka, Shelling, industriale, operaio, scultore ubriaco, Socrate Capo, Leonardo da Vinci, zio, fuochista, un uomo, Goethe, Laozi, Kant, operaio Commissario, addetto ai crematori, cacciatore, Hegel, un uomo, Leibniz, sciatore, zingaro, operaio, voce finale Mancinka, Caterina, Carlotta Sofia, zingara, vecchia, operaia Ragazzo, poliziotto, guardaboschi, Cristo, un uomo, sciatore, Schopenhauer, operaio, Seneca

Paolo Bonacelli Patrizia Burul Paolo Meloni Franco No Tiziano Pelanda Monica Samassa Luigi Tontoranelli

Scene e costumi Enrico Job Musica Edi Meola Luci Stefano Laudato Regia Giorgio Pressburger

Manifesto

Hanta ama i libri che distrugge. Prima di gettarsi anche lui nella pressa, come in un sogno, rivive gli eventi della propria esistenza. Hrabal rivisita i grandi filosofi: da Socrate a Hegel, da Seneca a Schelling, a Ges Cristo luce dellultima stazione di Hanta. una metafora toccante sul destino della cultura del libro nella societ di massa. Un testo altamente teatrale. La presente versione intende riprodurre lintrinseca teatralit, oralit, del libro, e loggetto-libro in s. Punta sulla parola, ma anche sullevento scenico spettacolare (Giorgio Pressburger, Programma di sala). Se non desiderata, la solitudine non un rifugio e il suo senso doloroso anche pi acuto in mezzo al continuo prevaricante rumore della vita. La solitudine di Hanta ha per trovato sollievo con i fantasmi usciti dalle pagine dei libri. Ma desiderio ultimo e inconfessato di ogni processo di corruzione intellettuale lannientamento. E Hanta progredito in tale desiderio, al punto da seppellire i libri che tanto gli animano la vita dentro anonimi blocchi di carta pressata. Cos la carta insignificante avr come cuore segreto le pagine su cui sono tracciate le testimonianze pi alte delluomo, cancellate per sempre, ma preservate dallaltra, pi temibile morte: quella di continuare a esistere dimenticate. Apologo estremo del nostro tempo, in questa solitudine troppo rumorosa, come in unassurda ipnosi, brillano luci forse gi spente da molto tempo. Perch il nostro ormai un sempre pi greve, ottuso sopravvivere. Cos Hanta, in quellantro confinato chiss dove nelle viscere della citt, solo con la sua macchina, e seguita a produrre cubi pressati, come mostruose bare della civilt. Secondo la mia prima ipotesi tale macchina doveva apparire paurosa e tuttavia anche un po ridicola, come certe immaginazioni avveniristiche dei primi anni del secolo. Ma quando lidea sembra essere chiara e tuttavia non riesco a esprimerne una forma soddisfacente, mi sono abituato a dubitare di quellidea e provo a valutare altre ipotesi. In realt era velleitario pretendere di inventare una simile macchina.Vederla in azione sulla scena ne avrebbe minimizzato la terribile funzione divoratrice. La distruttivit visionaria della macchina di Hanta era simbolo di un

Hanta loves the books he destroys. Before throwing himself, too, into the compressor, he relives the events of his life as if in a dream. Hrabal revisits the great philosophers: from Socrates to Hegel, from Seneca to Schelling, to Jesus Christ, the beacon of Hantas last station. It is a touching metaphor about the fate of book culture in mass society. It is a highly theatrical text.This version aims to reproduce the books intrinsic theatricality and orality, and the book-object in itself. It hinges on the word, but also on the theatrical event (Giorgio Pressburger, Programme Notes). If it is not desired, solitude is not a refuge and its pain is all the more acute in the midst of lifes continual, abusive noise. Hantas solitude has therefore found solace in the noise of the ghosts emerging from the pages of books. But the ultimate, unconfessed desire of every process of intellectual corruption is annihilation. And Hanta has proceeded to the point of this desire, burying the books which so enliven his life within anonymous blocks of mashed paper. In this way the insignificant paper will have as its secret heart the pages upon which are traced the highest testimonies of man, cancelled forever but saved from that other, more fearsome death: that of continuing to exist, forgotten.This is an extreme apology of our time, in this too loud a solitude, as in an absurd hypnosis. Here shine lights which have perhaps been long extinguished. Because ours has become an increasingly heavy, obtuse survival. So Hansa, in that cramped cave, lost in the bowels of the city, is alone with his machine, and proceeds with the production of compressed cubes, like monstrous coffins of civilization. According to my initial hypothesis, the machine was to appear frightening and at the same time a little ridiculous, like certain futuristic contraptions of the early years of this century. But when I have a clear idea but I do not succeed in expressing it in a satisfactory form, I usually question the idea and I try to develop other hypotheses. In reality, it was too ambitious to try to invent such a machine. Seeing it in action on stage would have reduced its terrible function as a devouring force. The visionary destructiveness of Hansas machine was the symbol of a mythical terror, and so it was not to be depicted, in order to preserve this mythicality. As if the compressor were in

Una solitudine troppo rumorosa. Prospetto della scena a Cividale del Friuli

mitico terrore, per questo, per lasciarlo nel mito non andava descritto. Risolsi di limitare la scena alla parte che precede la macchina. Come se la pressa stesse in un luogo pi profondo, in un sotterraneo, e il pubblico vedesse solo i nastri trasportatori che conducono la carta verso il baratro in cui precipiter e verr macerata, trasformata e compattata in grossi blocchi, mentre un intestino di grandi tubi, dalla soffitta, continua a inviare e a espellere la carta rifiutata della citt. Lasciare immaginare alleggerisce la realt e lironia gioca meglio se precede il fantasma dellorrore. Quellironia che, nonostante il tema disperato, costante sottolineatura del testo di Hrabal ironia che diviene grottesca quando tutta quella carta insignificante preserver pietosamente anche Hanta che, alla fine, decider di mescolarvi la propria carne (Enrico Job, Una nota dello scenografo, Programma di sala). Dimezzata, o comunque abbondantemente ristretta per entrare sul palcoscenico del Teatro Ateneo, la bella, imponente scenografia di Enrico Job dove Hanta vive la sua affollata solitudine, somiglia a un antro infernale, a un sottoscala abbandonato di Metropolis invaso dai rifiuti, un posto da topi non certo una biblioteca (Nico Garrone, Un amore di carta, la Repubblica, 20 gennaio 1993). Regia e scene da brivido (Giorgio Serafini, Quel carnefice di se stesso, Il Tempo, 21 gennaio 1993). Una riduzione dalla pagina alla scena che sembrava impossibile e che sbocciata invece in un allestimento di forte impatto. Non solo visivo, con quei megatubi vomita-libri, quelle pareti di carta pressata e ingabbiata, quel binario sulla ribalta, davanti ai tapisroulant della pressa, dove scorrono i pacchi imballati, il trenino dello zio ferroviere o il ricordo della fidanzata Mancinka (Stefania Chinzari, La solitudine di Hanta, creatura del sottosuolo, lUnit, 24 gennaio 1993).

a deeper, subterranean place, and the audience could see only the conveyor belts bringing the paper towards the abyss into which it would fall and in which it would be mashed to a pulp, transformed and compressed into big blocks, while an intestine of big tubes, coming down from the ceiling, continued to convey and expel the citys waste paper. Reality is lightened if some things are left to the imagination, and irony works best if it precedes the spectre of horror.That irony which, despite the desperate subject, constantly underlies Hrabals text, an irony which becomes grotesque when all that insignificant paper will mercifully preserve even Hanta who, in the end, decides to mix the paper with his own flesh (Enrico Job, Una nota dello scenografo, Programme Notes). Halved in size, or at any rate greatly diminished in order to make it fit onto the stage of the Teatro Ateneo, Enrico Jobs beautiful, imposing set in which Hanta lives out his crowded solitude resembles an infernal cave, an abandoned stairway of Metropolis invaded by refuse, a place for rats, and certainly not for a library (Nico Garrone, Un amore di carta, la Repubblica, 20 January 1993). Spine-chilling direction and scenery (Giorgio Serafini, Quel carnefice di se stesso, Il Tempo, 21 January 1993). A transformation from page to stage which seemed impossible and which has, on the contrary, resulted in a production of great impact. And not only visual, with those big tubes vomiting books, those walls of mashed, compressed paper, and that railway track on stage, in front of the machines conveyor belt, upon which we see, passing before our eyes, wrapped up packages, the train of his railway-employee uncle or the memory of his girlfriend Mancinka (Stafania Chinzari, La solitudine di Hanta, creatura del sottosuolo, lUnit, 24 January 1993).

Professore, Cristo tennista, Industriale