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Sia questa lultima partita (Fabio Piedimonte)

Quanto aveva camminato? E quandera lultima volta che aveva visto il sole? Lauran non lo ricordava. Nella sua mente cera solo quella voce che lo aveva chiamato, quella voce che gli aveva detto di seguirlo, quella voce a cui non era stato in grado di dire no. Ed era partito. Per dove? Non lo sapeva, seguiva la voce. Non che la voce gli indicasse la strada; ne seguiva piuttosto lintensit: quando la voce si abbassava fino a diventare un sussurro cambiava direzione. E seguendo la voce aveva superato la grande catena di montagne, fino ad arrivare in quella pianura dove anche il sole si rifiutava di sorgere. Gi, da quando aveva superato le ultime cime non lo aveva pi visto. Non riusciva a distinguere cosa dicesse la voce, talvolta sembrava un canto melodioso, altre volte un pianto; ma aveva un fascino misterioso, e lo aveva come ipnotizzato. Fu cos che arriv a quelli che sembravano i resti di unantichissima citt dellet perduta. Quanti anni potevano avere i ruderi che gli si presentavano di fronte? Ottocento? Novecento? O forse mille anni? Let perduta, let nella quale luomo era padrone del suo pianeta e nella quale aveva imparato a volare nel cielo. E poi cosera successo? In pochi lo sapevano. Forse dopo aver tanto progredito la razza umana era finita con il regredire, forse la terra e la natura le si erano rivoltati contro. Di quellantico splendore rimaneva solo il ricordo. Mentre si addentrava tra i cumuli di macerie Lauran si rese conto che la citt era ancora abitata. Di tanto in tanto scorgeva qualche baracca, e pi si dirigeva verso il suo interno, pi le baracche aumentavano e per le vie cominciava a notare un certo movimento di carri e di persone. Proprio in fondo al viottolo che stava percorrendo scorse una locanda. Erano settimane che non mangiava un buon pasto caldo e nonostante la voce si 1

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fosse fatta pi intensa - forse era vicino alla sua meta - decise di entrarvi per mangiare. Il locandiere lo fece accomodare ad un tavolo abbastanza appartato e gli port una minestra calda. Come si chiama questo villaggio? chiese Lauran. Mino, rispose il locandiere. Devessere molto antico. Risale allet perduta, anzi, a molto prima. Un tempo era una grande citt e contava pi di un milione di abitanti. Un milione di abitanti. Lauran non credeva che al mondo potessero esistere cos tante persone, e ancora meno riusciva ad accettare lidea che in una sola citt potesse abitare cos tanta gente. Dun tratto lintensit della voce crebbe vorticosamente trasformandosi in un urlo e Lauran non pot fare a meno di portare entrambe le mani alla testa. Non era la prima volta che succedeva, ma dopo pochi istanti lintensit della voce cal fino a tornare tollerabile. Il locandiere lo guard e incuriosito gli chiese: anche tu senti la voce? Lauran fu percorso da un brivido: forse non era lunico a sentirla, forse non era pazzo come talvolta aveva ritenuto. Prima che potesse dire qualcosa il locandiere aggiunse: no, non ho mai sentito la voce, ma non sei il primo che si ferma in questa locanda e dice di essere stato guidato fin qui da una voce. Allora cerano degli altri che erano stati attratti dalla voce, pens Lauran, e tutti erano passati di l: forse la meta finale era veramente vicina. Fu nuovamente il locandiere a rispondere a questa domanda mai posta. Dentro Mino c un antichissimo tempio, un luogo maledetto dove nessuno si avventura mai. Si dice che sia infestato da demoni e fantasmi

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dellet perduta. Negli ultimi tempi la situazione anche peggiorata: il cielo sopra il tempio diventato pi buio della notte stessa. Ed allincirca dallo stesso periodo che non vediamo pi il sole. Nessuno ha il coraggio di avvicinarsi, ed per questo che mi sembrato strano che alcuni mi chiedessero notizie su come arrivarci. Ho parlato con loro e mi hanno raccontato della voce e di come li avesse costretti a seguirla. Quanti erano? chiese Lauran. Una quindicina, anche se non sono arrivati tutti contemporaneamente. Dov questo tempio? domand Lauran. La strada te la indicher appena avrai finito di mangiare: ci vuole poco per arrivarci da qui. Lauran avrebbe voluto controbattere qualcosa, ma era vero, era stanco e affamato, e forse la voce avrebbe potuto attendere ancora un po il suo arrivo. Poi gli venne in mente unaltra domanda: com fatto questo tempio? immenso, anche se ora alcune sue parti sono crollate. I fedeli si sedevano su delle gradinate disposte su anelli. Aveva una copertura sostenuta da quattro grandi torri e al suo centro si svolgevano vari riti. Non cerano altari, ma solo un grande prato verde con delle linee bianche. Il prato era rettangolare e sui lati pi corti cerano degli archi. Non so bene che riti vi si svolgessero, i sacerdoti erano pi di venti, divisi in due gruppi, e usavano una reliquia sacra a forma di sfera. Il locandiere fece una piccola pausa e poi chiese: non hai mai visto templi del genere? Ce ne sono molti sparsi per il mondo. Vengo da un paese molto piccolo, e non abbiamo templi, rispose Lauran. Era molto turbato: non gli piaceva lidea che la voce provenisse da un luogo tanto tetro. Eppure era cos seducente, come poteva essere

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pericolosa? Fin di mangiare molto velocemente e con questi dubbi si incammin verso il tempio. Come aveva detto il locandiere il tempio non era lontano, ed era veramente grande. Il cielo era divenuto talmente buio che a malapena riusciva a distinguere le macerie che lo circondavano. La voce era molto pi intensa del solito ed era ormai sicuro che quellantico tempio fosse la sua meta. Aveva paura, ma nulla poteva trattenerlo dallentrare. Riconobbe le quattro grandi torri di cui aveva parlato il locandiere, ma oltre a quelle ne scorse tante pi piccole. Molte delle strutture che formavano il tempio erano crollate, nonostante questo dava unidea di estrema imponenza. Quanti fedeli poteva contenere? Migliaia. Fece il giro della struttura alla ricerca di un ingresso tra le macerie, ma non ne scorse alcuno. Chiuse gli occhi e si concentr sulla voce, ma era troppo intensa per riuscire a trovare una direzione da seguire. Si sedette su un masso che affiorava dal terreno e guard il tempio: sebbene la luce fosse sempre pi fioca i contorni della struttura erano ancora ben definiti. Chi poteva averlo costruito? E quale culto vi si svolgeva dentro? Per la prima volta nella sua vita si trov a farsi domande sul passato, sulla storia. Non aveva studiato, nella sua epoca erano pochi coloro che lo avevano fatto. Non sapeva n leggere n scrivere, ma da piccolo rimaneva ore ed ore ad ascoltare gli anziani che raccontavano le leggende e i miti del passato. Sarebbe mai tornata let perduta? In quel momento si rese conto di quanto fosse importante il ricordo. Forse, ricordando, lumanit avrebbe potuto ripercorrere la strada che laveva portata a tanto splendore, e forse, ricordando anche gli errori commessi, avrebbe potuto costruire un futuro migliore dellet perduta stessa. Che strane idee gli venivano in mente! Forse era quel luogo a stimolarlo: emanava qualcosa che non riusciva a comprendere. In quei minuti la paura era diminuita: sentiva di non correre alcun

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pericolo. La voce era molto intensa, si era messo ad ascoltarla con attenzione, forse gli avrebbe spiegato come entrare. Ma la voce continuava a passare dal canto melodioso alla litania dolorosa: no, dalla voce non avrebbe ricevuto alcuna indicazione. Poi dun tratto scomparve. Per la prima volta in tanti mesi non cera pi. Non percep la cosa come una liberazione e nei minuti seguenti ne sent la mancanza. Svuot la mente da ogni pensiero, ora voleva solo ascoltare quella miriade di piccoli e insignificanti rumori che la voce aveva coperto negli ultimi mesi. E fu cos che sent delle nuove voci, delle voci umane, che discorrevano animatamente tra loro. Si alz e cerc di capire da dove provenissero. Allimprovviso vide un piccolo tunnel su uno dei lati del tempio: lingresso che aveva tanto cercato era di fronte a lui, e le voci sembravano provenire proprio dalla fine del tunnel. Non c la faccio pi ad aspettare, disse una voce femminile, pi di un mese che siamo arrivati, e non successo nulla, voglio andarmene da questo posto maledetto. Sai benissimo che non possiamo farlo, replic una voce maschile, appena ci allontaniamo dal tempio la voce ricomincia. E sia, ma che senso ha trattenerci in questo posto per non farci fare assolutamente nulla? Non appena la ragazza ebbe terminato di pronunciare quelle parole Lauran entr nella stanza. La ragazza lo guard, per un breve istante parve sorpresa, poi disse: anche tu sei stato portato qui dalla voce? S, mi chiamo Lauran e vengo da molto lontano. Come tutti noi. Io mi chiamo Edith e lui Cavit Anche voi siete stati guidati dalla voce? S, rispose Cavit, siamo arrivati da pi di un mese, ed da allora che aspettiamo.

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Non lo sappiamo, questa volta fu Edith a rispondere, e non sappiamo perch la voce ci ha portati qui. Lunica certezza che non possiamo andarcene: appena ci allontaniamo la voce ricomincia. E come fate per mangiare? C una sala nei sotterranei del tempio, rispose Edith, due volte al giorno la porta si apre e troviamo una tavola apparecchiata con del cibo. Dopo un po di tempo suona una campana e dobbiamo uscire. Non sappiamo chi prepara da mangiare. La sala ha un solo ingresso, ci siamo appostati fuori ma non abbiamo mai visto entrare nessuno, e non abbiamo sentito mai nessun rumore: come se il cibo comparisse dal nulla. Ancora un mistero, pens Lauran. Non siete soli, vero? So che siete una quindicina. Siamo venti, ventuno con te, replic Cavit, se mi segui, ed indic una porta, ti presento gli altri. Mentre camminavano Edith e Cavit descrivevano a Lauran gli ambienti che incontravano. Cerano stanze da letto, bagni, palestre e sale ricreative. Chiunque o qualsiasi cosa fosse chi li aveva condotti fin l ora li ospitava con il massimo confort. Di tanto in tanto incontravano qualcuno. Nessuno sembrava molto meravigliato dalla presenza di un nuovo arrivato, e tutti lo accoglievano molto calorosamente. In breve tempo Lauran conobbe tutti. Ognuno aveva una sua storia e un suo passato, e tutti erano accomunati dalla voce che li aveva condotti fin l. Nessuno sapeva il perch. Era un gruppo molto variegato: cera Ron il cacciatore, Lana la pescatrice, Simon il guerriero, Alex, Fran... Lauran gi non ricordava pi tutti i nomi. Il gruppo era formato da un numero pi o meno uguale di uomini e di donne. Venne lora del pasto, e, mentre chiacchierando con gli altri aspettava

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davanti alla porta chiusa della sala da pranzo, questa come previsto si apr, rivelando una tavola imbadita di ogni tipo di cibo. Lauran mangi a saziet, come forse non aveva mai fatto nella sua vita. Gli altri gli indicarono dove poteva dormire e quella notte si addorment, per la prima volta dopo tanto tempo, senza la compagnia della voce. Il giorno dopo fu svegliato da Edith che venne a sincerarsi di come stava il nuovo arrivato. Si alz e si ritrov a passeggiare con la ragazza tra le strutture del tempio. A Lauran tornarono in mente alcune delle parole del locandiere, guard Edith e le chiese: possibile vedere il grande prato verde nel quale si svolgevano gli antichi rituali? Certo che possibile, rispose Edith, anche se il prato ora non esiste pi. La ragazza si incammin per un lungo tunnel, alla fine del quale cera una scala che saliva verso lalto. Ecco, siamo arrivati, disse la ragazza. Lauran si sent piccolo come non mai. La struttura che gi dallesterno sembrava immensa, vista dallinterno assumeva una maestosit anche maggiore. Al posto del prato cera solo del terreno. Poteva vedere il cielo; il centro del tempio non aveva una copertura vera e propria. Le gradinate ad anelli erano altissime, e solo su di esse si ergeva una parziale copertura. Lauran cammin verso il centro del campo. Nonostante fosse mattina il cielo in quel punto era scurissimo. Guardando con attenzione verso lalto not come tutte le nuvole sembravano partire dal centro del tempio come in un enorme vortice. incredibile, disse alla ragazza. Gi. Lauran rimase alcuni minuti a fissare lo strano fenomeno, poi si incammin verso Edith.

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Fu un istante. Apparvero come dal nulla: erano migliaia. Edith e Lauran si ritrovarono circondati da decine di... persone? No, non cera alcun dubbio, non erano persone, emanavano un bagliore innaturale e se Lauran avesse dovuto usare una parola per descriverli avrebbe detto che si trattava di spettri. Corse verso Edith e con lei cerc di raggiungere le scale ma lapertura non esisteva pi. Si voltarono, gli spettri camminavano lentamente verso di loro. Erano strani, portavano delle divise: magliette e pantaloni corti. Ogni divisa era diversa dallaltra: alcune magliette erano rossoblu, altre bianconere, altre ancora rossonere. Cerano magliette giallorosse, biancoazzurre, neroazzurre e viola; alcuni spettri erano vestiti in maniera diversa, con magliette nere o gialle, altri ancora avevano un abito pi elegante. Dopo qualche istante Lauran not che anche le gradinate erano piene di spettri. Non avevano una divisa, ma erano vestiti con colori che richiamavano quelli degli spettri che li circondavano e alcuni di essi sventolavano delle bandiere. Uno degli spettri vestiti con abito elegante si diresse verso di loro e disse: Finalmente anche lultimo di voi arrivato. Chi siete? chiese Edith facendosi coraggio. Forse avrebbero finalmente avuto delle risposte. Veniamo da un tempo molto antico. Nel frattempo riapparve il tunnel dal quale Edith e Lauran erano passati, e da esso usc Cavit, seguito a breve distanza dagli altri. Alex chiudeva la fila. Cavit guard Edith e chiese: state bene? S rispose, la ragazza, sono apparsi allimprovviso. La stessa cosa successa sotto, sono apparsi in tutte le sale e ci hanno costretti a venire qui. Lauran si rivolse allo spettro che prima aveva parlato. Siete dei

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sacerdoti del culto che si svolgeva nel tempio? Poi, indicando le gradinate aggiunse: e loro sono i fedeli della vostra religione? Tutti gli spettri chiusero gli occhi contemporaneamente, forse stavano comunicando tra loro, poi li riaprirono. In un certo senso quel che tu dici vero. Sai cos lo sport? No, rispose Lauran che non aveva mai sentito quella parola. Lo sport conoscere i propri limiti e provare a superarli, lo sport gioco, divertimento. Lo sport pu essere agonismo, e deve essere lealt e rispetto per lavversario. Un tempo esistevano molti tipi di sport, alcuni erano individuali, altri di squadra. Cera chi li praticava solo per divertirsi con gli amici e chi gareggiava in competizioni ufficiali. Noi tutti giocavamo a calcio. Il calcio era lo sport pi diffuso nel mondo. Tutti potevano praticarlo, dai pi poveri ai pi ricchi: bastava una palla e un po di fantasia. Le regole erano semplici: bisognava riuscire a far entrare la palla dentro una porta delimitata da due pali e una traversa. Per fare questo si doveva colpire la palla usando solo i piedi e la testa, ad eccezione del portiere che difendeva la porta e poteva usare le mani. Si giocava undici contro undici e un arbitro giudicava le varie azioni di gioco. E quando la palla entrava nella porta, quando veniva segnato un gol, tutta la squadra si fermava ad esultare. Vinceva chi alla fine della partita aveva segnato pi gol. Chi era molto bravo a giocare entrava a far parte di squadre importanti, prosegu lo spettro, e giocava in campi come questi. Si chiamavano stadi. Le squadre avevano dei sostenitori, i tifosi, che riempivano lo stadio per tifare per la propria squadra. Quindi voi eravate giocatori, disse Cavit, e loro, indic le gradinate, tifosi. Non proprio, lo corresse lo spettro, quelli che indossano una divisa

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erano giocatori, ma le squadre erano composte anche da altre persone. Io ero un allenatore, sceglievo e preparavo i giocatori che dovevano scendere in campo. Fu Ron, che per indole era pi combattivo a porre la domanda successiva. E noi con tutto questo che centriamo, siete stati voi a condurci fin qui? Cosa volete da noi? Come vi ho detto, disse lo spettro, nello sport si dovrebbe essere leali e rispettosi dellavversario. Certo, lo scopo vincere, senza mai per dimenticare i veri valori della vita. Noi invece li avevamo dimenticati, eravamo disposti a tutto. Tra di noi ci sono simulatori, venduti, violenti e imbroglioni: pur di vincere abbiamo buttato via la nostra anima. E lo stesso vale per gli arbitri, tra di loro non tutti erano onesti e imparziali; e per i tifosi, che spesso dimenticavano il vero senso del tifo, trasformandosi in violenti in grado di compiere i gesti pi scellerati, caricando la loro passione di significati del tutto estranei al calcio. E tutti noi siamo stati condannati ad una terribile maledizione. Ogni sette giorni in tutti i campi del mondo squadre di spettri si affrontano. Prima dellinizio della partita ci trasformiamo completamente, ed il nostro unico scopo diventa vincere a tutti i costi, anche facendo del male allavversario. Anche gli arbitri si trasformano e fanno di tutto per favorire una delle due squadre, mentre i tifosi cominciano a lanciare oggetti di ogni tipo in campo. Questo avviene da pi di mille anni. Ma c una profezia che ci da speranza: un giorno un gruppo di persone sarebbe arrivato in uno stadio prescelto e avrebbe affrontato e sconfitto una delle nostre squadre liberandoci dalla maledizione. In altre parole questa squadra ci avrebbe insegnato il valore della sconfitta. E noi saremmo questa squadra? chiese Lauran. assurdo, replic Edith, nessuno di noi conosce questo sport.

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Non vi abbiamo scelti noi, sappiamo solo che un giorno sareste arrivati, condotti dallo stesso fato che ci ha maledetto. Noi vi abbiamo visto giungere, e abbiamo provveduto a tutte le vostre necessita. La profezia diceva che sareste arrivati in ventuno, abbiamo aspettato che lultimo arrivasse e ci siamo manifestati. Sappiamo che siete stati selezionati in base alle vostre caratteristiche, e a ciascuno di voi verr donato un talento per affrontarci. Tu, Lauran, sarai lallenatore della squadra e insegnerai il gioco del calcio agli altri. Come posso farlo se non lo conosco nemmeno io? Sulle mani dello spettro si materializz un libro. Tieni, il manuale del gioco del calcio. Non so leggere. il tuo dono. Lauran prese il libro senza ben comprendere le parole dello spettro, lo apr e con suo grande stupore si accorse che sapeva leggere. Non era quello che desideravi? chiese lo spettro. Ora sai leggere. A tutti voi sono state donate delle qualit che vi permetteranno di imparare molto velocemente a giocare a calcio. La partita avr luogo tra trenta giorni e inizier allora del tramonto. Siete liberi di andarvene se volete, i talenti che vi sono stati donati non vi saranno tolti. Ci fu una breve pausa. Sappiate, per, che noi faremo di tutto per vincere, anche se desideriamo ardentemente perdere: la nostra maledizione e non possiamo fare altrimenti. Allimprovviso, esattamente come erano apparsi, gli spettri scomparvero, mentre sul campo era comparso un prato verde delimitato da strisce, con le due porte sui lati pi corti. Edith, Cavit, Lauran e gli altri si guardarono perplessi. Nel gruppo qualcuno cominci a protestare per quella che sembrava una follia. Molti di loro, per, erano soprattutto

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curiosi: volevano conoscere questo sport, il calcio, che in passato aveva appassionato e coinvolto milioni di persone. E fu cos che quasi allunisono decisero di accettare la sfida. Mano a mano che i giorni passavano cominciavano ad amare e ad apprezzare il calcio. Lauran trascorse notti intere sul libro. Si accorse che non solo sapeva leggere, ma che aveva poche difficolt a comprendere e ad imparare il contenuto del testo. Come prima cosa decise i ruoli. Lana, ad esempio, era in grado di pescare a mani nude e aveva riflessi eccellenti. Questa sua caratteristica si era notevolmente acuita, probabilmente grazie ai doni di cui aveva parlato lo spettro. Lauran decise che era perfetta per il ruolo di portiere. Ron, invece, era molto veloce e agile: unala ideale. Edith e Cavit erano adatti a ruoli di interdizione. Alex, dotato di buoni riflessi, un po dastuzia e molta agilit era invece unattaccante nato. Era una squadra mista, sul libro non si parlava di questa eventualit, ma era palesemente il volere della voce. In breve la formazione era pronta, dei ventuno membri del gruppo diciotto sarebbero stati calciatori. Gli altri due rimanenti, oltre a lui che era lallenatore, lo avrebbero aiutato nella preparazione della squadra. Giorno dopo giorno gli allenamenti proseguivano, sebbene Lauran si chiedeva come avrebbero potuto sconfiggere una squadra di... come li definiva il libro? Ah, s, una squadra di professionisti. Sper solo nel buon senso della misteriosa voce che li aveva chiamati. I giorni trascorrevano tra frenetici allenamenti e momenti di pausa. Stava nascendo un gruppo affiatato: si allenavano e si divertivano. Il mese pass molto velocemente, ma alla fine la squadra era pronta e ben motivata; tutti avevano un desiderio: giocare, divertirsi e, perch no, vincere. Il trentesimo giorno inizi come sempre. La tensione nella squadra era palpabile e crebbe notevolmente quando Lauran comunic ai diciotto calciatori chi sarebbe partito dalla panchina. Nessuno si lament, il loro

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Unora prima del tramonto Lauran fece entrare tutti negli spogliatoi. Come aveva previsto sugli appendiabiti si erano materializzate le loro divise. I suoi giocatori si cambiarono e in breve furono pronti. Entrarono nello stadio, gli spettri erano a centro campo. Sulle tribune migliaia di spettri erano pronti ad assistere alla partita. Lauran and verso lo spettro con il quale aveva parlato trenta giorni prima e disse: siamo pronti. E allora, rispose lo spettro, sia questa lultima partita. E si diresse verso la sua panchina. Mentre i giocatori si schieravano in campo anche Lauran si diresse verso la propria panchina. La luce era scarsissima, come avrebbero fatto a giocare? Improvvisamente lo stadio si illumin e cambi. La luce ora era intensissima e lo stadio sembrava molto pi alto, non ne vedeva lestremit superiore. Era come se tutte le anime che in quel millennio avevano vagato a causa della maledizione fossero l a vedere la partita. S volt verso il campo e not che anche gli spettri erano cambiati. Ora sembravano pi umani, ma i loro occhi erano rabbiosi e il loro viso estremamente aggressivo. Da una curva della stadio inizi una pioggia di oggetti di ogni tipo. La maledizione era allopera: anche in quella partita giocatori, tifosi e arbitro avrebbero fatto di tutto pur di far vincere la squadra degli spettri. La partita inizi in un clima surreale. La squadra di Lauran era ben schierata in campo, ma la squadra avversaria era estremamente scorretta, e larbitro al minimo pretesto interrompeva le azioni assegnando calci di punizione agli spettri. Il primo tempo si chiuse sullo zero a zero. Lauran si rese conto che se volevano vincere dovevano cambiare strategia. Dovevano cercare di sfruttare a proprio vantaggio la violenza e la scorrettezza degli avversari. Gli spettri giocavano accecati dalla rabbia, dovevano riuscire a farli

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sbagliare. Larbitro era scorretto, ma per fortuna sembrava voler salvare le apparenze recitando in pieno il ruolo dellarbitro subdolo: se gli spettri avessero commesso falli eclatanti sarebbe intervenuto suo malgrado, e se loro fossero riusciti a segnare in modo limpido non avrebbe potuto annullare i loro gol. Edith, Cavit, scegliete un giocatore avversario e impeditegli qualsiasi mossa. Niente falli, nessuna scorrettezza, ma stategli addosso. Poi si rivolse agli altri. Vi voglio chiusi in difesa, li dobbiamo attirare nella nostra tre quarti di campo e ripartire sfruttando la velocit di Ron. Appena in campo Edith e Cavit fecero quello che gli aveva chiesto il loro allenatore. Il giocatore che avevano preso di mira era furibondo: non gli permettevano di toccare palla. Cavit intercett un pallone diretto allo spettro e lo scavalc con un tunnel. Lavversario gli si scaravent contro disinteressandosi della palla. Cavit pass la palla ad Edith e corse verso la propria porta inseguito dallo spettro. La ragazza not che Ron stava partendo in contropiede, seguito da Alex e gli passo la palla con un lancio lungo. Gli spettri erano troppo distratti dal gustoso inseguimento per reagire prontamente, e Ron ed Alex si trovarono oltre la linea difensiva avversaria. I difensori erano superati e non fecero in tempo a rientrare. Ron e Alex correvano sulle due fasce opposte. Il portiere usc per intercettare Ron che allultimo istante pass la palla ad Alex. Questultimo tir al volo: secco, deciso e, soprattutto, preciso. Gol. Larbitro non pot fare a meno di convalidare il gol. Tutta la squadra si riun intorno ad Alex e Ron per festeggiare. Mentre tornavano verso la loro met campo due spettri si scagliarono verso Cavit, insultandolo e spingendolo a terra. Ancora una volta larbitro si vide costretto a fare quello che non voleva: estrasse il cartellino rosso ed espulse i due spettri e

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Cavit, questultimo reo di aver provocato i suoi avversari. Lauran sapeva che non era vero, ma andava bene cos: uno a zero a met tempo dalla fine e vantaggio numerico in campo. Il resto della partita fu un assedio, ma Lana, Edith e gli altri bloccarono ogni tentativo degli spettri di pareggiare. Il recuper sembr infinito, ma infine larbitro decret la fine della partita. In quello stesso istante una fortissima luce azzurra part dal campo verso il cielo, spazzando via tutte le nuvole. Le anime degli spettri erano attratte dalla luce e salivano verso lalto: la maledizione era finita. Lo spettacolo dur pochi minuti, poi torn loscurit. Ma il cielo era pieno di stelle, e una splendida luna rischiarava la notte. E ora che facciamo? chiese qualcuno. Torniamo a casa, rispose qualcun altro. Magari una volta a casa organizziamo anche qualche partita di calcio, disse Edith. Tu che farai, Lauran? Beh, cercher la biblioteca di Milano, se esiste ancora. Milano? lantico nome di Mino, lho letto su alcune targhe dello stadio. Per adesso voglio divorarmi questo libro che ho trovato negli spogliatoi, e mostr un antichissimo libro. E di che parla? Sono racconti, e parlano di giochi che si fanno con le palle. Soffi sulla copertina e lesse ai suoi amici il titolo: Una palla di racconto. Fine
Per contattarmi: fabpie1@yahoo.it

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