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anche un camminar verso se stessi

di Renata Ada Ruata

ITINERANZE

ITINERANZE, anche un camminar verso se stessi


di Renata Ada Ruata

La Fondazione Adriano Olivetti e il Comune di Montalto Dora ringraziano in modo particolare Oreste Valente e Rosanna Tezzon per il loro contributo personale nella creazione e nello svolgimento di questo progetto.

2007 Fondazione Adriano Olivetti Tutti i disegni di alberi viandanti sono stati realizzati dagli allievi della Scuola Materna Salvador Allende di Montalto Dora

INDICE

Presentazione del progetto ITINERANZE: Renzo Galletto, sindaco di Montalto Dora e Davide Olivetti, vice-presidente della Fondazione Adriano Olivetti Introduzione di Paola Corti, professore di storia contemporanea allUniversit di Torino Testo teatrale Note storico-politiche degli allievi del Liceo Scientifico Antonio Gramsci di Ivrea Estratti di ricerca della Scuola Media Sandro Pertini di Montalto Dora Postfazione: due parole dellautrice, Renata Ada Ruata

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PRESENTAZIONE

LAmministrazione Comunale di Montalto Dora, piccolo Comune del Canavese, in provincia di Torino, ha sempre avuto fra i suoi obiettivi principali quello di favorire e incentivare le attivit culturali. Il progetto ITINERANZE nasce dallanalisi della cultura nella fabbrica di Adriano Olivetti, luogo in cui si sono formati, tecnicamente e culturalmente, migliaia di lavoratori immigrati da varie Regioni italiane. Riteniamo che le Istituzioni traggano forza, nel loro operare, dalla sensibilit degli uomini che temporaneamente le rappresentano. LAmministrazione Comunale ha affinato la sensibilit nei confronti delle problematiche del mondo del lavoro proprio perch gli uomini che la compongono sono anche il prodotto di una concezione di convivenza civile sul territorio sicuramente frutto anche di una certa cultura Olivettiana. La Fondazione Adriano Olivetti si propone, tra altri scopi, di continuare le ricerche in campo socio economico condotte da Adriano Olivetti e ha ritenuto di unirsi al Comune in questo progetto. stata quindi condotta una ricerca in collaborazione anche con due importanti Istituzioni culturali, una Belga, nella Regione di Mons e una del Nord Pas de Calais che, con il Canavese, rappresentano tre regioni europee che con caratteristiche culturali, sociali e geografiche simili hanno collaborato, superando i loro confini. Si poi sviluppata lidea di lavorare insieme ad un progetto, che rafforzasse un comune spirito europeo. Confrontarsi salvaguardando le proprie specificit, riflettendo sui rapporti tra lavoro, arte e cultura. Il Comune di Montalto Dora e la Fondazione Adriano Olivetti, con

i partenaires francesi e belgi , hanno proposto una serie di seminari su territori segnati da migrazioni di lavoratori italiani: il Borinage belga, il Nord/Pas-de-Calais ed il Canavese. Questi Seminari hanno trattato le caratteristiche socio-storiche dei territori e le loro specificit in materia di politiche culturali legate al mondo del lavoro. In Francia si svolto il Seminario franco-belga che ha trattato in modo particolare le politiche culturali dei Sindacati e dei Comits dEntreprises. In Italia il Seminario ha trattato in modo particolare le politiche culturali nel territorio Canavesano legate alliniziativa dellAzienda Olivetti. Gli obiettivi del progetto ITINERANZE che Comune di Montalto Dora e Fondazione Adriano Olivetti si sono prefissati sono stati diversi, come quello di valorizzare e trasmettere le memorie viventi del mondo del lavoro, soprattutto ai giovani, favorendo la produzione di immagini contemporanee e originali del mondo del lavoro legato allemigrazione delle popolazioni, lottare contro lintolleranza, il razzismo e lesclusione legate allimmigrazione, creare dei nuovi rapporti con le organizzazioni scolastiche e del mondo del lavoro e stimolare gli scambi culturali, artistici, economici e turistici in Europa. La scelta dei partenaires europei stata motivata da alcune considerazioni: Il contesto socioeconomico della zona del Canavese molto simile a quello della regione del Nord Pas-de-Calais, in Francia: prima a dominanza industriale, poi attraversata da una crisi economica, in seguito ha subito e continua a subire delle profonde mutazioni nel mondo del lavoro. Gli italiani provenienti da un ambiente per la maggioranza popolare sono arrivati in massa in Francia, dopo le due guerre mondiali e durante la ricostruzione in Francia e in Belgio. Nel 1994 si stimava che circa 100.000 italiani (emigrati e discendenti di emigrati) fossero presenti nella regione Nord Pas-de-Calais. Tra il 1919 e il 1926 essi provenivano soprattutto dal nord e dal centro Italia per impiegarsi principalmente nella siderurgia e nelle miniere,

soprattutto nella valle della Sambre, nella zona di Valenciennes e nella regione di Lille. Dopo la seconda guerra mondiale sono stati reclutati degli italiani del sud, in gran parte nelle miniere di carbone francesi e belghe. Daltra parte in quello stesso periodo lOlivetti di Ivrea aveva assunto un grosso numero di italiani del sud. Molti emigrati conservano limmagine dellItalia che hanno lasciato, quellItalia non esiste pi perch ha conosciuto (come la Francia e il Belgio) dei profondi mutamenti. Questa emigrazione, pi o meno forzata dalle condizioni socioeconomiche dellepoca, li ha da una parte privati di una storia, di una lingua e di una cultura, e dallaltra li ha fatti confrontare con un processo di integrazione nel loro lavoro, con la loro adesione ad un partito politico, sindacale o ad unassociazione. Daltra parte essi sono stati vittime di una discriminazione razziale pi o meno violenta da parte dei Paesi che li hanno accolti, almeno a partire dalla prima emigrazione. La loro identit spezzettata, fatta di differenti strati culturali. I bambini della seconda e terza generazione conoscono poco e male questa memoria dei loro genitori o nonni che hanno vissuto lo sradicamento dalla loro cultura dorigine e un percorso fatto di erranza attraverso pi culture. Al termine dellanalisi socio economica stato affidato, ad Ada Ruata, lincarico di elaborare un testo teatrale che potesse trasmettere, con una certa immediatezza, anche alle nuove generazioni, i contenuti delle vite itineranti del passato. La scrittrice lo ha fatto volgendo uno sguardo anche al nuovo fenomeno migratorio. Con Ada Ruata hanno collaborato la Scuola Materna Statale e la Scuola Media di Montalto Dora e due classi di studenti del Liceo Scientifico Tecnologico Antonio Gramsci di Ivrea, dando vita ad un lavoro sinergico che ci riempie di soddisfazione. Davide Olivetti - Vice Presidente Fondazione Adriano Olivetti Renzo Galletto - Sindaco di Montalto Dora

INTRODUZIONE Renata Ada Ruata, Itineranze, anche un camminar verso se stessi

stato il giornalista-scrittore polacco Slawomir Mrozek, tra gli altri, a porre lemigrazione al centro del titolo di un testo teatrale scritto ormai pi di trentanni fa, nel 1974. Il suo Emigranti -rappresentato gi nel 1975 a Genova, con due attori del calibro di Gastone Moschin e Giulio Brogi, ma pubblicato ben pi tardi in lingua italiana (Einaudi, 1987)- era un dialogo tra due soli personaggi. Nel confronto-scontro di due uomini accomunati dallestraneit verso una citt straniera, lesperienza nostalgica dellemigrazione -accentuata in questo caso dal sentimento verso una patria, come quella polacca, reiteratamente negata ai suoi appartenenti- faceva da sfondo a una vicenda incentrata sul tema esistenziale della solitudine e dell incomunicabilit fra uomini-vittime. Lemigrazione -sia essa la metafora di una pi diffusa condizione umana, come accade appunto nel testo del polacco Mrozek o, come vedremo invece nella pice scritta da Ada Ruata, sia invece la concreta vicenda delle differenti generazioni di una famiglia- quasi assente dal panorama teatrale e letterario del nostro paese. una carenza che risulta particolarmente grave, questa, se si tiene conto che lItalia stata la terra di origine di un numero di emigranti valutato pari a circa 24 milioni di persone tra il 1876 e il 1976, ossia dopo un secolo di partenze di massa. I motivi della scarsa presenza di opere letterarie e teatrali, o di romanzi, relativi a un fenomeno sociale di cos vasta portata sono ben noti e lamentati tanto dagli storici quanto dai critici letterari. La rimozione -o la pi colpevole esclusione di tale evento dalla storiografia e dalla letteratura italiana- risponde alle ambiguit con cui nel paese ci si confrontati con un episodio

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ritenuto a lungo assai scomodo per la dignit nazionale. Sta di fatto che per risalire ad opere teatrali sullemigrazione bisogna rivolgersi alla ben pi folta produzione letteraria - autobiografica e non - che ha accompagnato il lungo cammino degli italiani nelle varie sedi di destinazione allestero, o alle pi rare prove messe in atto di recente anche in Italia grazie allopera di singoli autori e alle iniziative di enti e istituzioni in differenti realt di esodo. Itineranze, di Ada Ruata, rientra a pieno titolo in questo secondo filone di opere. La scrittrice parigina -nata vicino ad Alba, da una famiglia emigrata in Francia, il paese dove tuttora vive e dove ha pubblicato diversi racconti e romanzi nel corso di una fertile attivit letteraria iniziata nel 1985- ha preso infatti come sfondo della sua vicenda teatrale il Canavese, una delle tante aree migratorie della sua regione di origine: unarea nella quale alcune istituzioni pubbliche e private hanno favorito gi da tempo lo studio delle migrazioni locali. La famiglia al centro di questa breve azione teatrale si pu considerare idealtipica dellemigrazione da una delle tante zone protoindustriali dellarco alpino e prealpino. Nellesperienza delle tre generazioni familiari, rappresentate dal nonno Dante, dai genitori Giovanni e Rosa, e da Dominique, la pi giovane, traspaiono infatti le linee di una pi ampia storia collettiva e di altre storie familiari vissute nel corso di una lunga tradizione di mobilit territoriale. una storia di uomini che partivano come spazzacamini, come ramai, come venditori ambulanti, come minatori, come muratori; una storia di donne che andavano a prestare la loro opera nelle case e nelle manifatture, anche oltre le frontiere, o restavano in paese, a lavorare la loro terra, a governare gli animali, a tessere sui propri telai, sostenendo cos le migrazioni degli altri membri della famiglia. Questo fino a quando le guerre, e altri importanti eventi pubblici o privati, andarono a interrompere un modo di vita sostenuto lungo una sequenza plurigenerazionale. Ma la storia narrata da Itineranze anche quella di uomini e donne che arrivavano. il racconto di scambi e di incontri reiterati. Sono immigrazioni antiche, legate alle risorse minerarie locali; sono

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movimenti temporalmente meno remoti, dovuti ai richiami delle industrie tessili e manifatturiere; sono le immigrazioni ben pi vicine, quelle stimolate dalle pionieristiche sperimentazioni della pi celebre e prestigiosa fabbrica eporediese, quella Olivetti che seppe riplasmare un intero territorio alimentando, tra molti, lutopia di nuove forme di modernit. Di questo vasto bagaglio di mobilit antiche e recenti, dei loro rapporti con il territorio e con il resto del mondo il testo di Ada Ruata restituisce tutta la ricchezza attraverso pochi dialoghi essenziali, il gioco dei ricordi e delle memorie familiari, la semplicit degli affetti di un nucleo domestico. una famiglia, quella di Dominique -lalter ego della scrittrice, la curiosa nipote che vuole apprendere la storia dellitineranza familiare dal racconto dei vecchi- che superando ripetutamente le frontiere con la Francia non ha solo seguito il cammino tracciato dai propri antenati. Nei suoi percorsi transalpini essa ha incontrato anche la grande storia, quella dei rapporti internazionali tra i due paesi vicini, dello scontro tra la democrazia e il totalitarismo, dellimpegno civile e dellantifascismo. E non solo questo. Attraverso lincessante itineranza -che la riporter ancora una volta alla terra di origine- la famiglia di Dominique giunger a incontrare lesperienza dei nuovi migranti. Le Itineranze che descrive Ada Ruata, insomma, non diversamente dagli Emigranti descritti da Mrozek nel 1974, non sono riducibili alla sola dimensione spaziale dei movimenti territoriali. A ben vedere esse sono soprattutto la metafora di una condizione esistenziale in anni di profondi mutamenti e inquietudini. C tuttavia una distanza sostanziale tra il cupo pessimismo espresso dallo scrittore polacco trentanni fa, in un mondo segnato dalla divisione e dallincomunicabilit, e la speranza che emana oggi dal testo scritto da Ada Ruata. la distanza che si coglie immediatamente nel senso e nei significati espressi dai titoli delle due pices teatrali. A differenza delle-migrazione -semanticamente intesa come distacco spaziale e come perdita ed estraneazione esistenziale- litineranza la condizione delle mobilit continue che non fa perdere i rapporti

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tra i luoghi, non fa recidere i legami tra le persone ma - assai pi ottimisticamente di quanto avveniva tra gli emigranti di Mrozek e come recita appunto la seconda parte del titolo di Itineranze - permette anche di camminar verso se stessi. proprio questo percorso deterritorializzato, nel quale si va dai piccoli spazi delle relazioni domestiche e sociali al mondo, per ritornare infine a s, che permette ai protagonisti di Itineranze di ri-conoscere anche laltro. Paola Corti Professore di Storia contemporanea allUniversit di Torino

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ITINERANZE, anche un camminar verso se stessi


Testo teatrale di Renata Ada Ruata

PERSONAGGI

Dante Ruga detto l chef: il padre di Giovanni e il nonno di Dominique. Parla litaliano con la cadenza del parlare di montagna. Giovanni detto Giuanin detto anche Giuanin l bel: figlio di Dante e padre di Dominique, marito di Rosa. Parla litaliano con la cadenza piemontese. Rosa detta Rosina a volte la Rossa: moglie di Giovanni e madre di Domi, figlia di madre anche lei di nome Rosa. Parla litaliano con la cadenza piemontese. Rosa: madre di Rosa (sar la stessa attrice a interpretare i due ruoli). Parla litaliano con la cadenza del parlare di montagna. Dominique detta Domi: figlia di Rosa e Giuanin, nata in Francia. Parla litaliano con laccento francese. (Nelle parole in dialetto la lettera si pronuncia come u francese, la come eu francese).

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Luogo dellazione: Lazione si svolge nel Canavese, vicino al cimitero del paese di montagna dove sono nati Dante e suo figlio Giovanni e, allo stesso tempo al paese di Rosa ed in altri luoghi. Tutto in un unico scenario. Tempi dellazione: Lazione finisce verso gli anni 1970/80 ma interferiscono vari momenti della vita passata di Dante, di Giuanin e di Rosa. Domi rappresenta il presente, lei il filo conduttore dellazione.

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ATTO I

Scena 1 Sulla scena entra un personaggio giovane vestito con pantaloni di velluto, camicia a quadretti, cappello da uomo sulla testa, di quelli antichi di tipo Borsalino. Porta un sacco di montagna, anche quello antico. In mano tiene un bastone. Domi ma non pu apparire chiaramente che una donna. Si avvicina ad una tavola, posa il sacco e il bastone, li guarda, li tocca, poi si gira verso la parte della scena che ancora in ombra e dove sintravede una strada in salita con un albero in cima, un castagno. Del castagno si vedranno anche le radici potenti.
DOMINIQUE, detta DOMI: Ti ricordi Nonno, il gioco del silenzio?

Ti ricordi, ci giocavamo. DANTE (scende e viene vicino a Domi): Su chiudi gli occhi, come da cita. DOMI: Chiusi! (Le luci si abbassano, in penombra sono visibili solo Domi e il nonno Dante) DANTE: Ascuta! Ascuta. Si sente in crescendo il torrente, poi il vento tra i pini, i tuoni, lululare di una civetta poi la marmotta fischiare, un uccello di montagna, un metallo che qualcuno frega con la pietra, il tintinnio delle campane delle mucche, un cane, una voce femminile che chiama oe, una voce maschile che risponde oe. DANTE: Le riconosci?

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DOMI: Credo DANTE: Dimmi DOMI: Son Mamma e Pap. DANTE: Brava! Sun lur, Giuanin e la Rosa. E chiel?

Si sente un uomo che canticchia, un rumore di latta battuta. Domi resta silenziosa. DANTE: A l Barba Pinot, Buca dur, mi fratel.

Scena 2 La luce si alza pian pianino. DOMI: con lui che in autunno partivi? DANTE: Lui era partito per primo, a piedi verso la Svizzera, col padre. Da un villaggio allaltro rattoppando pentole, tutto quel che trovavano, e poi da un albergo allaltro. DOMI: Non lho conosciuto Nonno Anselmo, Barba Pinot si. DANTE: Siamo tutti qua su noi i Rga, in questo cimitero. Quasi tutti. (silenzio) Ettore manca Lui morto nel 45, dicembre 45.(1) DOMI: Subito prima che nascessi io... DANTE: Non labbiamo saputo subito Lui restato laggi, al di l del mare DOMI: Perch? DANTE: Brta sturia... Non ne voleva pi sapere dellItalia gli hanno proposto di andare in Argentina, partito. DOMI: morto in Argentina? DANTE: No in America, in una miniera, l cera un amico suo, uno del Bosc. DOMI: Ma non eravate minatori in famiglia? DANTE: Noi si fa di tutto! Si sa far di tutto. (sognando) Mio bisnonno DOMI: Tuo bisnonno?

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DANTE: Nel 1800, a forare la galleria del Moncenisio, per anni.

Cera andato per guadagnare qualche soldo, comprare un prato in pi, una vacca per poter sposarsi. E io pi tardi in Lorena, nelle miniere. Per poco. Sono tornato subito, troppi ne vedevo morire. E poi cera la Ghittin che maspettava! Te la ricordi Nonna Ghittin? DOMI: Naturalmente che me la ricordo! DANTE: Ti voleva cos bene. DOMI: Sempre mi aspettava con un fiore, un nastro, qualcosa! Appena finita la scuola arrivavo con Lili e Piero. Da Parigi ci portava zia Lucia con i suoi figli. DANTE: Da piccola identica, identica tu eri alla nostra povera Maria. DOMI: Pap e Mamma arrivavano pi tardi, in Agosto, con te e Neto DANTE: Mi Ghittin non ha mai voluto lasciare la sua valle, sempre qua ferma, dove era la sua casa, anno dopo anno sempre pi sola. Quando gli uomini non sono pi tornati che in Agosto, le altre non hanno resistito, Nonna Ghittin, si. DOMI (sospirando lievemente): Voi tornavate DANTE: Da giovane, tornavo in primavera, poi quando ho lavorato nel btiment, a costruire case, solo un mesetto in agosto. DOMI: Nonno Pino, invece lui DANTE: Gent da poc! DOMI: Nonno, non dire cosi! DANTE (Fa un gesto della mano, come per dire calma, calma): Da giovane andavamo in Svizzera, partivamo dopo i Santi, e tornavamo in primavera. Lestate a fare il fieno, a pascolare, a preparare le cose per linverno. Ballare, divertirsi anche. Poi si ripartiva. Sempre era stato cos. DOMI: Tutti? DANTE: Nen propi tti, ma molti. I ragazzi pi piccoli restavano con le ragazze, le donne, i ragazzi pi grandi partivano con i padri, gli zii.

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Scena 3
GIUANIN (uscendo dallombra): Noi eravamo allo stesso tempo con-

tenti e pieni di apprensione! Non vero Padre?


DANTE: Ah le mamme piangiu! quasi tte piangiu. GIUANIN: Io la prima volta avevo appena 12 anni! Subito dopo la

Grande Guerra (2), lautunno del 1919 Mi ricordo, gi in pianura mi sembrava gi di essere in un altro paese! Gente mai vista che parlava strano, ma poi siamo arrivati nel Valais, la addirittura parlavano Franzeis! DOMI: Hai visto, ti servito per pi tardi! GIUANIN: Ma che lo sapevo io che avrei persino avuto una figlia con un nom (pronuncia la m finale come un italiano che parla francese) franais! DOMI: Il mio nome lha scelto la mamma, no? GIUANIN: Si, un nome francese, era quello e non un altro! Scena 4
ROSA (entrando): Avevamo deciso di restare in Francia no? costruire

la casa DOMI: Ma non era solo perch era un nome francese, vero? ROSA: No, era perch era femminile e maschile, allo stesso tempo! DANTE: Sempre le sue (fa un segno della mano come per dire follie) Una donna deve essere una donna, e un uomo, un uomo! ROSA: Quando ero bambina, andavo anchio in giro come un maschio! DANTE: Bella cosa! Si vede dopo DOMI: Non me lhai mai detto! ROSA: Ah, figlia mia, quante cose non ti ho mai detto GIUANIN: A i tu mare cat ciama. Tua madre

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ROSA: Chiami pure, la dove , ha tutto il tempo di aspettare,

(guardando in su) Vero Mare? DOMI: Andavi in giro con tuo padre? ROSA: Andavamo dappertutto come rondinelle! Prima vendevamo ceste poi abbiamo aggiunto un po di tutto, lui sapeva Non aveva figli maschi da portare con s, allora portava le figlie, io la prima. DOMI: E la gente? ROSA: Cosa la gente? Niente. DOMI: Ah? ROSA (ridendo): Ero vestita da ragazzo! DOMI: Altre facevano come te? ROSA: Non credo. Certe donne, in gruppo, attraversavano le Alpi, andavano a vendere, a vendere anche le loro braccia, anche (scuote la testa) Anche di l dal mare andavano, per dalle nostre valli, poche. DOMI: Con tuo padre andavate in Francia? ROSA: Si andava a piedi in tutto il Piemonte, qualche volte anche fino a Mentone, Nizza(3), si capiva il loro provenzal! Poi pi tardi nella valle del Rodano e a Grenoble. E a Lione, appena sposata con tuo padre. DANTE: Chiel li mai ca fazia cume l iauti, mai! GIUANIN: Non vero, come tanti altri sono andato a lavorare sui cantieri di Lione. Era mi csin Neto che mi ha fatto sapere che si cercava gente che non pativa, per lavorare sui tetti, un lavoro pericoloso ma ben pagato. Io non ho mai avuto paura di niente... ROSA: Per essere coraggioso E duro al lavoro! Ci si poteva fidare. Per quello i padroni se lo volevano sempre tenere. Ma lui era uomo di libert, di movimento! E poi una testa dura! GIUANIN: E tu! DOMI: Ah! Non ricominciate voi due! Mamma piuttosto, raccontami di nuovo come vi siete incontrati. DANTE: Preferisco andeme! (risale verso lalbero, e sparisce)

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ATTO II

Scena 1 Domi si siede in disparte per ascoltare la storia dei genitori. Si leva il cappello e lo posa sul tavolo.
GIUANIN: Rosa ti ricordi lanno scorso, qui ad Ivrea, sotto lalbero

delle meraviglie? ROSA: Si pu dimenticare il primo bacio? GIUANIN: Forse ROSA: Io no. GIUANIN: Sei cos giovane! ROSA: Ma cosa dici ! Che tu hai solo sedici anni! GIUANIN: Ma mi sun unom. Rosa ride GIUANIN: Ti ho portato un regalo. ROSA: Fammi vedere, fammi vedere! Giuanin dalla tasca esce un fazzolettino. GIUANIN: ricamato in rosso. Rosa lo prende, lo apre, lo guarda in silenzio GIUANIN: Non ti piace? ROSA: Ma cosa dici! Mi piace tanto, tanto (si alza in punta dei piedi e lo bacia frettolosamente) GIUANIN: Io vorrei sposarti Rosa. ROSA: Mi anche ma siamo troppo giovani ancora. GIUANIN: Aspetame. ROSA: Ti aspetter.

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GIUANIN (fa un giro su se stesso dalla gioia): Adesso dico a mio

padre che voglio andare con Zio Cecco in Francia, laggi si guadagna bene. Rosa si allontana, ogni tanto si volta, e lo saluta di nuovo. Scena 2 Giuanin va su e gi freneticamente, contando sulle dita. GIUANIN: 1922, 23, 24, 25, basta.(4) No forse bisogna aspettare ancora un po 26, 27, 28 questa volta basta, basta, la sposo, la porto via con me! Nessuno potr impedirlo, nessuno. No padre, quella l che voglio, nessunaltra! No padre, non cambier idea! No padre non mi fa paura quel che si dice di lei! No padre non finir come per Zio Ettore, io ho fiducia in Rosa! Giuanin cammina, si ferma, ascolta. Dalle quinte si sente un rumore di folla, la voce di Mussolini, canti. Io sono nato sotto una buona stella! La mia madrina, Magna Rita me lo ha detto, lei sa, indovina il futuro, parla con gli spirit fulet. Sempre salvo io, sempre. Il clamore della Storia, non pu nulla. Che gridino pure! Giuanin legge una lettera. GIUANIN: Caro Giuanin, ho chiesto al padrone se cera lavoro per un giovane serio e lavoratore come te. C. Vieni pure. Visto le difficolt presenti, cerca di passare dal colle. Ti aspetto. Tuo zio Francesco. Non andare a trovare il sindaco, parti cos, per le carte provveder io. Giuanin si rimette a camminare su e gi. GIUANIN: So lavorare il rame, sapr lavorare lo zinco, costruire case.... Imparo tutto veloce io, mander soldi a mi Mare, ne terr per me, per Rosa e me.

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Cammina su e gi. Si sente linizio della canzone Jolicoeur: Dime n po bel galant bel giuvu /duva si-vi ncamin/ ncamina su n vers la Franza/ duva j mia speranza/ duva j mi Zolicr/duva j mi Zolicr. GIUANIN: Adesso tempo che vada! Prendo la Rosa e la porto qui a Lione. Esce Scena 3 Mentre Giuanin stava ancora parlando, su un balcone di legno apparsa una donna vestita tutta di nero, i capelli coperti. Si siede, si china, in una cesta prende della lana e dei ferri, comincia a fare la maglia. Accanto a lei un arcolaio e una rocca. Attaccata al muro una gerla.
ROSA: (Nel ruolo della madre di Rosa) girata verso dietro

Rosa non guardi pi il Nato, come mai? Silenzio Tutte le altre nelle stalle ad ascoltare le storie di fulet, a raccontarsi segreti, a ridere, a ballare, e tu Rumore di pentole E adesso te ne vuoi andare, con un fureste, uno che vive in Franza. Ed io come faccio adesso sola ? Rumore di qualcuno che sbatte delle uova. Tua sorella sposata a Montalto con quello l che voleva sposare te! Ma la Rossa lei sempre sto Giuanin in testa! Il miagolio di un gatto. Dovevi restare gi, non dico da quel spurcacion che voleva la serva e lamante, tutto in una, ma l, alla Varzi, a lavorare in filanda, s. Si sente di nuovo un rumore casalingo. Come faccio io? Che tu Pare da tre anni non torna pi!

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Posa la maglia un attimo, si passa la mano sulla faccia, brusca. Sembra che lo si abbia visto con unaltra, una giovane. Santa Maria, che vergogna, che vergogna! Scuote la testa, poi riprende a fare la maglia. Si, si, scender, scender anchio, un giorno. Ma chi si occupa dellorto, della vacca, delle capre? Chi far nascere i figli? (Pensierosa) Domani viene il Bicerin a comprarmi fieno, gli manca, linvern a l lung. Si sente una campana che suona. Battezzano il figlio della Rina Che travail btalu al mund cuts ci! Non avevo mai visto un ragazzo cosi robusto. Povera donna, che sofferenza! Va gia bin che il Battista non gliene fa uno ogni estate! Guarda in su, posa la maglia. Che sul oggi, sembra quasi est! Si alza prende la gerla, se la mette sulle spalle e sparisce. Scena 4
DOMI: Che vita queste donne! 50, 60, 70 chili sulle spalle! Su e

gi. Fieno, legna, di tutto. Anche le bambine. La loro piccola gerla carica di patate, di pietre! Alla forgia dicevano: una donna costa meno di un mulo, si dicevano cos! In fila a portare gi il ferro, curve! ROSA: Chi ti ha raccontato queste cose? DOMI: Antonella a Fsina, poi le ho anche lette, tu non me ne hai mai parlato. ROSA: Della miseria, non fa bene parlare. DOMI: Questa non era solo miseria, era volont, forza! Le donne qua su erano tutto quando gli uomini erano lontani. Sole, sole ma in tante. ROSA: Le donne sapevano sposandosi, a molte andava bene cos, forse Donne forti, nel loro piccolo mondo, autonome. Lo

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sai che ancora prima dellobbligo, loro sapevano leggere e scrivere. Le donne e gli uomini. DOMI: E dove imparavano? ROSA: Nelle stalle, si imparava da certi vecchi, da uno che passava e sapeva, e anche dal prete. Pi tardi, noi bambini siamo andati a scuola dinverno, due, tre anni. Abbiamo incominciato ad imparare litaliano cos, che prima mica si sapeva. DOMI: Tu non sapevi? ROSA: Quando andavo in giro per il Piemonte, parlavo il piemontese. Veramente litaliano lho imparato andando a servizio, lo volevo. Pi tardi a Lione, dopo un anno parlavo gi il francese, quasi meglio il francese dellitaliano! (ride) DOMI (ride anche lei): Ti ricordi, mi hai raccontato che a Parigi quando mi avete voluto mettere a scuola, la maestra vi ha detto che quello che parlavo era du charabia. Sil-vousplat mi pude passer le casl! Du charabia, elle parle votre fille! Un miscuglio incomprensibile! ROSA (facendo finta di essere mortificata): Mortificata ero! Dallora non ho pi permesso che parliate unaltra lingua che il francese, solo francese, fuori e dentro casa! DOMI: Tu ci parlavi in italiano, dicevi: Niente piemontese, litaliano la lingua che serve. Dicevi anche (Rosa parla allo stesso tempo di Domi): quella la lingua dellItalia! ROSA: Altri tempi! DOMI: Per con Pap parlavi sempre solo il Piemontese! (ridendo) Lui il tuo dialetto non lha mai capito bene! ROSA (ride civetta): Con Pap si parla cos tante lingue !

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Scena 5
GIUANIN (si avvicina, prende Rosa fra le braccia, Domi si allontana

e va a sedersi pi in l): Madamin am vlcum spus?


ROSA: Si bel Giuanin, at vlu, at vlu!

Ballano su una musica tipica piemontese.


GIUANIN: Cum as ciamer nost prim fil ? ROSA: Sar na fia, as ciamer Liliana. GIUANIN: Mi vi un fil! ROSA (ride, sempre girando): Allora si chiamer Carlo. GIUANIN: Si quello un bel nome! am pias. ROSA: Quando partiamo per la Francia? GIUANIN: Aprs-dimain Madam! Dopo domani, guarda ho gia il

biglietto per la corriera, fino a Courmayeur, dopo si vedr.


ROSA: Cun ti pdu ande fin in America! GIUANIN: No, in America non voglio andar (5), no, noi, no.

Smettono di ballare, Rosa fa per sedersi, ma Giuanin la tira per mano. GIUANIN: Anduma a salte mi Pare. ROSA: Anchio? GIUANIN: Naturalmente anche tu, cos deve essere. Scena 6 Salgono verso lalbero, il padre le va incontro.
DANTE: La moglie dovresti lasciarla qui, con tua madre. ROSA: Ma io non voglio! DANTE (come se non lavesse sentita): Le donne devono restare con

i figli, a custodire la casa. ROSA: Io figli non ne ho, e neanche una casa tutta mia. DANTE (sempre senza darle retta): Te lavevo detto: cosa sbagliata prendere moglie al di fuori, dai maret. Rosa fa per parlare, Giuanin le fa segno di star zitta.

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GIUANIN: Pare, non pi tempo per questi discorsi, siamo venu-

ti a salutarti. DANTE: Ad fas sempre a testa ta. GIUANIN: Per il momento potete continuare a scrivere a Lione da zio Cecco. Dopo vi dir. DANTE (brontolando): Duman matin la curriera, a che ura? GIUANIN: Alle 7. DANTE: Ti accompagner. GIUANIN: Bene, ci accompagnerai. Giuanin prende Rosa per la vita e scendono. Dante se ne va per conto suo, dopo un po si gira per guardarli scuotendo la testa. Scena 7 Giuanin e Rosa seduti a tavola.
ROSA: Credo che sar per questa notte. 27 febbraio 1933(6): nascita

della nostra figlia! GIUANIN: Forse figlio! Ridono. Rosa si alza e stringe a se lo scialle nero che porta sulle spalle, per il resto vestita di un vestito rosso scuro (un po come i suoi capelli) piuttosto corto. Si sente il crepitare di un gran fuoco, delle grida con sonorit di tedesco (incendio del Reichstag). ROSA: Che freddo, ci vorrebbe un gran fuoco! GIUANIN: Domani porter legna e un po di carbone. ROSA: Non potresti trovarne un po oggi? GIUANIN: Vado da Amerigo e torno. (esce). ROSA: Lili, Carlino, mi senti. (posa una mano sulla pancia e si mette a canticchiare una ninna nanna in piemontese). DOMI: Anche a me cantavi cos. ROSA: A tutti e quattro ho cantato cos, ma lui poverino, cos poco, cos poco un anno appena, piccolo mio. (piange) Bisogna sempre stare attenti, allerta Domi viene vicino a lei, le accarezza il viso, la bacia sulla testa

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come fosse lei la madre e la madre la figlia, poi si allontana, ma senza uscire di scena. Ritorna Giuanin con un sacco. GIUANIN: Qualcosa ho trovato. ROSA: Stringimi. GIUANIN (scherzando): Sempre la stessa! Scena 8 Giuanin prende Rosa fra le braccia e la culla. Si sente il vagito di un bambino, poi la ninna nanna di prima, poi terribili gridi di dolore. ROSA (staccandosi violentemente da Giuanin): Non lo sai che un bambino non si lascia mai solo, mai! GIUANIN: Non fare cos, non.... Rosa lo picchia con le mani ROSA: Maledetto, vai via, non ti voglio pi vedere, mai! mai! GIUANIN: Rosa, Rosa! Rosa corre fuori scena urlando di dolore. Scena 9 Giuanin si siede al tavolo e si mette a bere, a bere. Si sente linno fascista. GIUANIN: Niente Pi niente Andare lontano, perdermi. Si perdermi. Mentre linno suona, Dante sta scendendo dallo spasso dove c il grande castagno con le forti radici. DANTE: No, figlio mio, in Etiopia(7), no. Tu hai casa, famiglia, non si parte per linferno. (Silenzio) Cecco si stabilito a Parigi, dice di raggiungerlo, vieni andiamo noi due, insieme, camminando come prima. Giuanin dapprima non si muove, il padre gli da il suo bastone,

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finalmente Giuanin si alza e si mette in moto col padre, escono di scena camminando lentamente. Scena 10 Rosa appare al balcone di legno ROSA (girandosi verso la porta): No Mamma, non voglio pi vederlo, il mio Carlino morto per colpa sua, colpa sua ! Domi sale verso la madre, appare accanto a lei. DOMI: Mamma non dire cos. Lo sai che Pap lavorava a perdifiato. Avevi dovuto lasciare la filanda e per guadagnare qualche soldo, cos tante ore tu passavi a lavare, stirare, cucire attraversando poi di corsa tutta Lione. Volevate tirar su una bella famiglia! Mamma, lui senza di te cosa diventa? ROSA: Non me ne importa nulla! Assassino! Assassino! DOMI: Non dire cos. Mamma scrivi, digli di venirti a trovare, che qui, tu e la Nonna lo aspettate. Mamma scrivi. ROSA: Mai! Non voglio mai pi vederlo, che mi tocchi, disgraziato! Scena 11
GIUANIN (ha la lettera di Rosa in mano ma non la legge, la sa a

memoria): Son due anni che son partita, due anni che leggo le tue lettere senza risponderti. Ora ci dobbiam vedere. Non so se ti potr perdonare, ma ci voglio provare. Quando potrai venire, vieni, e capir se puoi ancora essere il mio sposo. Ti aspetto. Rosa (ripete commosso) Ti aspetto, Rosa. Giuanin che era in piedi, si siede per terra.
DANTE: Una donna cos, la lascerei l dove .

Giuanin resta immobile con la lettera in mano.


DANTE: Don Bosco dice che lass la Rosina

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GIUANIN (urlando): Padre, basta! DANTE (scrollando le spalle): Io dico per te Lo sai come era il

padre, come se la passava GIUANIN: Basta! DANTE: Il lavoro poco, quelli che c lhanno, sono fortunati, se vai via GUANIN: Domani vado da Amerigo e poi parto. DANTE: Aspetta almeno linverno. Giuanin piega la lettera nella tasca e esce. DANTE (fra s): Tonin deve far ragionare il fratello, forse tenerselo con se a Montalto Diceva che in quella fabbrica di alluminio a Borgo Franco forse cera lavoro Dante risale verso il castagno. Rimane Domi sola gi. Scena 12
DOMI: Dicevano La Franza a l l paradis dla panza, dicevano

cos. Mio Nonno anche, diceva cos.


DANTE (da lass): l paradis dla panza, si perch qui a casa si man-

giava solo sempre castagne, patate e polenta, polenta, patate e castagne, e poi con i castagni malati, pi nemmeno castagne! (scuote la testa, sognante) Per io avrei preferito mangiare polenta a casa mia. DOMI: Ma cosa dici che ti piaceva andare per conto tuo, portare soldi a casa, essere libero. DANTE: Ma di che libert parli ! Cambiare letto ogni sera, letto per modo di dire. Ogni giorno cercarti il lavoro, camminare, camminare. DOMI: Ma non avevi padrone. DANTE: Il padre era il padrone. Da lui tutto dipendeva. Il sole e la luna! DOMI: Il sole e la luna? DANTE: Si, ed eri solo davanti alla malora.

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DOMI: La malora? DANTE: Braccia, gambe rotte, polmonite, la morte. DOMI: per quello no, che con Barba Pinot hai messo su la

Societ di Mutuo Soccorso? (8) DANTE: Si, proprio per quello. Era comessere tutti attaccati forte alla stessa corda, saldamente fissata qua su, da noi. Tutti a sostenere chi ne aveva bisogno. Tutti ad organizzarci qua lestate ad ogni incontro. Si proprio una bella storia. DOMI: Da dove veniva questidea del Mutuo ? DANTE: Credi che si andava in giro con le orecchie e gli occhi chiusi! (Fa finta di essere cieco, Domi ride) Non eravamo mica branci! Girando si impara. In Svizzera ne avevo sentito parlare di queste cose, ci siamo informati, siamo anche andati a trovare il notaio, qua (ride). Dopo la nostra visita era corso dal prete (ride di nuovo). Forse pensava che eravamo diventati diavoli rossi! DOMI: E non lo eravate ? DANTE: Macch ! Non si ha bisogno di un partito noi, per sapere quello che giusto e quel che non lo ! Mah (scuote la testa). DOMI: Viaggiando avete imparato altre cose? DANTE: Ma si quante, quante! Che neanche Ghittin a volte ci credeva a quel che gli raccontavo, pensava che ero andato a bagnarmi nelle fosse della canapa! Gi mio padre a Torino GIUANIN: Adesso ti racconter che suo padre nel 1884 (lui aveva solo nove anni allora) di ritorno da Torino dove aveva visto lesposizione sullelettricit (9), ebbene suo padre gli aveva raccontato di quella meraviglia del DANTE: Macch solo raccontato, fatto, si, fatto. DOMI: Cosa fatto? GIUANIN: Lui con due altri, vicino alla forgia aveva costruito una piccola centrale elettrica!

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DOMI: No!? DANTE: Si, si. E facevano luce! La mia Ghittin quando gli ho fatto

vedere questa meraviglia corsa in chiesa a pregare! (ride). DOMI: Perch? GIUANIN: Ma perch la gente era superstiziosa, credeva al diavolo, alla magia! DANTE: Magia! Questo era progresso! E noi siamo gente che sa guardare e fare, si. Guardare, poi fare. Tutto si impara con osservazione, perseveranza e capacit. GIUANIN: Guardalo l come si gonfia! DANTE: Non vero? Non vero che tu sai fare qualunque cosa, dal tetto alla cantina! GIUANIN (ridendo): Si, si, forse. ROSA (si inoltra tutta giocosa): E non dimentichiamo che sa anche ballare! (due passi di danza) e farmi sognare (gli d larmonica, lui suona qualche nota). DANTE: La musica lha imparata da me. DOMI: E tu lhai imparata da chi? DANTE: Da nessuno, tutto ad orecchio, ascoltando. GIUANIN: Sa suonare di tutto, persino melodie americane! DOMI E ROSA (insieme): Ma va americane! GIUANIN: Si, si americane, non vero Pare? Dante ride. DANTE: Cos dicevano perch le avevo sentite suonare da uno che era andato in America! Si sente un pezzo di blues alla fisarmonica. Poi sempre la fisarmonica suona Les amants de Saint-Jean, si sente qualche parola in francese. Si alzano grida di vittoria, di gioia, in Francese: Vive Lon Blum! Vive le socialisme ! Le pouvoir aux ouvriers !. Domi appende una bandiera rossa e dei lampioni di carta colorata.

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ATTO III

Scena 1 Giuanin e Rosa ballano lentamente sullaria di Les amants de Saint Jean.
ROSA: Vorrei che Lili sia qua con noi ! GIUANIN: Vedrai fra poco, la faremo venire. E faremo un altro

figlio, forse labbiamo gi fatto (la bacia, Rosa ride). Potr venire anche tua madre se vuole. ROSA (triste): Mia madre no, aspetta sempre mio padre. GIUANIN: Non torner pi. ROSA: Non dire cosi! Giuanin ascolta la musica, le grida Vive Leon Blum. GIUANIN: Come sono contenti per che abbia vinto lo Blum! (10) ROSA: Ci credo, finalmente un governo dalla parte degli operai! GIUANIN: Si ma speriamo che riesca a darci un po pi di lavoro, perch cos non va ROSA (pensierosa): Quando non c lavoro per i francesi se gli italiani lavorano GIUANIN: E quando non lavorano, si sa bene che gli italiani (si mette a girare attorno a Rosa) pensano solo a ballare, a suonare e a fare lamore! ROSA: Ma smettila! Sono seria. GIUANIN: Oh anchio! La bacia, e poi sempre ballando tira fuori la fisarmonica e suona qualche nota.

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ROSA: E poi quella guerra in Spagna (11) mi fa paura! GIUANIN: Noi non facciamo politica avere solo da vivere, da

lavorare, e basta. Scena 2


DOMI: Dopo il dramma della morte del piccolo Carlino, la

Mamma era andata da sua madre, al paese era nata la Lili. Poi quando Giuanin venuto a riprendersi la sua Rosa, la piccola Lili restata con la Nonna, al sicuro. Sono tornati a prenderla pi tardi e lhanno portata via con loro. Mamma, ogni anno se poteva, la portava al paese a trovare la Nonna. Quellestate del 39 era venuta. In autunno avrebbe partorito un figlio e sapeva che per qualche anno non sarebbe pi tornata. ROSA: In quellanno, si parlava di guerra, ma io non ci volevo credere. Volevo portare Lili dalla Nonna, rivederla prima di partorire. DOMI: Ma il piccolo Piero non lintendeva cos ! Si vede che la montagna gli piaceva! Scena 3
GIUANIN: Io avevo deciso di restare a Parigi. Avevo appena trovato

un buon lavoro, soldi se ne aveva ben bisogno. Rosa partita con mia cuginetta Ernestina, che lei aveva il padre morente. Il Neto, lui non voleva prendersi il rischio di essere preso da Musolina! (Ride) Mussolini o Marzialino, io sapevo che nessuno mi avrebbe preso, sun un ciams io! Un tsamoun! ROSA: Quando ho sentito che la guerra era stata dichiarata tra la Francia e la Germania(12), non ci volevo credere! Io qui in Italia con i bimbi, e tu Giuanin laggi, dallaltra parte!

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GIUANIN: Poi anche lItalia entrata in guerra contro la Francia,

accanto ai nazisti! Robe da mat! Per essere pi vicino, io appena ho potuto mi sono trasferito nei dintorni di Lione. DANTE: Son sceso con te, Cecco lui andato quasi subito dal fratello di sua moglie in Normandia. GIUANIN: Si faceva tutti come si poteva. Quasi quattro anni senza vedere, senza accarezzare la mia Rosa e i bimbi, l picinin che neanche conoscevo! DANTE: Nemici da qui, nemici da li. Che burdel! GIUANIN: Fratelli che combattevano, uno da una parte delle Alpi e laltro dallaltra parte! DANTE: Che miseria! Scena 4
ROSA: Poi un mattino del 43(13), era di venerd mi ricordo, lho

visto spuntare in fondo al sentiero. Non ci credevo.


GIUANIN: Scoppiavo dalla gioia ma non potevo dire una parola!

Rosa va incontro a Giuanin, Dante e Domi si allontanano.


ROSA: A t stes propi ti? Ti?

Giuanin le accarezza il viso. Propi ti. Girandosi verso il balcone ROSA: Lili vieni fuori, porta Pierino, c Pap, c Pap! Nessuno esce. GIUANIN: Avranno paura, guarda come sono, sporco, una faccia da far paura Rosa gli accarezza il viso. GIUANIN: Non mi conoscono, neanche pi la Lili ROSA: Bambini, arrivo.

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Scena 5
DOMI: Io il babbo lho sempre avuto in casa, vicino a me. Sono

stata la pi fortunata.
GIUANIN: Eh gi! quando tu sei nata, finalmente tutta la famiglia

era riunita!
DANTE: Cero persino io! Dalla Rosa, figuratevi. GIUANIN: Avevi imparato a conoscerla. DANTE: As razon, quando non si impara a conoscere la gente

(Silenzio) DOMI: Pap, a Parigi, quante persone lavoravano per te? GIUANIN: Ma cosa dici! Eravamo solo quattro. Io, Nonno, cugino Neto e suo figlio pi grande. Dopo guerra, cera lavoro in Francia, tutto era da ricostruire, da costruire. Ma noi si doveva cominciare con misura, almeno cos pensavo io. DOMI: E Mamma? GIUANIN: Cosa Mamma? Lei si occupava di voi tre, faceva ROSA: Faceva di tutto, dai lavori in casa, alla pulizia del magazzino, alle fatture e persino aiutava a trasportare il cemento ! GIUANIN E DANTE (insieme): i l! Non esageriamo! ROSA: Non esagero! per quello che appena siete stati tutti a scuola ho voluto andare un po fuori, avere qualche soldo tutto mio! DANTE: Adesso rincomincia con ste sturie! GIUANIN: Si capisce subito perch la Lili, dopo avere aiutato il padre per anni, ha voluto anche lei volar via! DOMI: Ma Pap, non volevi mica che lavorasse con te per tutta la vita!? DANTE: E perch no? DOMI: Altri tempi! GIUANIN: Altri tempi, altri tempi, avete solo queste parole in bocca, tu, la Lili, la Mamma, persino Piero! Se io ho potuto fare tutto quello che ho fatto, perch cera solidit, fiducia, lavoro in famiglia.

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DOMI: Ebbene adesso c solidit, fiducia e lavoro fuori della

famiglia. DANTE: Beh! ROSA: Non servito forse che la Lili andasse a lavorare in Inghilterra, conosca tanta gente e sappia cos bene lInglese! GIUANIN: servito soprattutto a lei, e a suo marito! (Tutti ridono) ROSA (girandosi verso Domi): Glielo diciamo adesso? DOMI: E perch no! GIUANIN (diffidente): Di che cosa si tratta? ROSA: Ebbene lultima volta che Domi andata a Montalto, ha incontrato qualcuno. GIUANIN: Cosa vuol dire qualcuno, lo zio? Rosa ride ROSA: Si lo zio, ma non solo DANTE: Che cosa sono tutti questi misteri? ROSA: Sono che ad Ivrea, alla Fiera, Domi ha incontrato un uomo e si sono innamorati! GIUANIN: Cosa l sta sturia? ROSA: Una storia damore, no? GIUANIN: Si puo sapere come si chiama, questo moroso? DOMI: Si chiama Safet. GIUANIN E DANTE (insieme): Come?! DOMI: Safet Vukovar(14) GIUANIN: Da dove esce questo qui!? DOMI: Suo padre e sua madre sono iugoslavi (15), di Zagabria, lui nato e ha studiato a Torino, adesso lavora alla Olivetti. GIUANIN E DANTE (insieme): Ma va la! Domi e Rosa si mettono a ballare insieme, poi vanno a prendere il padre e il nonno che sono un po reticenti ma poi accettano di ballare. Poi si sente la marcia nuziale, ognuna prende per mano il suo compagno (Rosa Giuanin, Domi il Nonno), solennemente escono dalla scena. Resta la marcia nuziale che si mescola a

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rumori di festa e parole, in italiano, francese, piemontese, inglese, serbo-croato: Evviva gli sposi! Vivent les maris! Viva gli spuz! Happy life! Ziveli Mladenci! (il ci si pronuncia tzi). Mentre gli evviva sminuiscono e il sipario si chiude lentamente una voce off (voce forte ma intima) dice il testo che appare scritto sul sipario. Le radici le portiamo nella nostra testa, in fondo al nostro cuore. Il paese nostro non sarebbe un luogo su una mappa ma un essere nello scorrere del tempo, abitato dalle vite passate, presenti e future, un luogo costruito da noi stessi con la gente che amiamo, i libri che leggiamo, le musiche che ascoltiamo... Forse siamo solo degli alberi viandanti. Le luci si accendono tutte in una volta, illuminando gli spettatori. FINE

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NOTE STORICO-POLITICHE stabilite da allievi del Liceo scientifico e tecnologico Antonio Gramsci di Ivrea (anno scolastico 2005-2006, classe 1A e 1B)

1) 2) 3) 4)

5)

6)

7) 8)

9)

1945: liberazione dellItalia, fucilazione di Mussolini. Grande guerra: prima guerra mondiale (1914-1918). Nizza fu dei Savoia dal 1388 al 1860. 1922: il 28 ottobre, marcia su Roma di Mussolini e dei suoi volontari in camicia nera. Questa marcia segna la presa del potere da parte del regime fascista e la destabilizzazione degli equilibri politici. LAmerica (America del Nord e America Latina) fu la principale destinazione degli emigrati italiani e europei fin dal XIX secolo. Questa frase un richiamo al testo di una canzone degli emigrati italiani Mamma dammi 100 lire che in America voglio andar. 27 febbraio 1933: incendio del Reichstag, il parlamento tedesco (repressione contro i partiti di sinistra e i sindacati). Segna la fine delle libert e delle speranze dei cittadini che si opponevano al nazionalsocialismo e linizio delle discriminazioni razziali contro gli ebrei (il 30 giugno a Berlino avverr la Notte dei lunghi coltelli). LEuropa si accorge dellinevitabilit della guerra. Seconda guerra italo-etiopica 1935-36. Le Societ di Mutuo Soccorso sono nate alla fine del 700 come associazioni volontarie nelle quali i soci versavano un contributo che permetteva di garantire assistenza ai soci in difficolt economiche a seguito di malattia, invalidit, disoccupazione. Esposizione dellelettricit di Torino del 1884 dove vennero presentati nuovi strumenti e apparati elettrici, tra cui quelli di

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Galileo Ferraris, inventore del trasformatore e del motore con induzione. 10)Leon Blum (Parigi 1872 - Jouy-en-Josas 1950). Politico di spicco della sinistra francese. Si batt per i diritti degli operai e fu Presidente della Repubblica durante il Fronte Popolare (1936-37 e 1938). Fu deportato a Buchenwald dal 1943 al 1945, poi nel 1946-47 fu Presidente del Consiglio. Dopo divenne ambasciatore per la Francia negli Stati Uniti. 11)Guerra in Spagna: 1936-1939. Guerra tra la fazione dei Nazionalisti (con il generale Franco) e quella dei Repubblicani (con i partiti di sinistra) per il controllo del paese. In effetti, nel 1936, alle elezioni prevalse il fronte popolare (repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici), il generale Franco non accetto il risultato delle elezioni e insorse contro il governo repubblicano iniziando la guerra civile. Numerosi furono gli interventi dei Russi e degli Europei (i militari Italiani mandati da Mussolini combatterono accanto ai Nazionalisti, gli Italiani antifascista con i Repubblicani). Questa guerra civile fu considerata il preludio della seconda guerra mondiale. 12)Il 3 settembre 1939 la Francia entra in guerra contro la Germania. Il 10 giugno 1940 lItalia entrer in guerra contro la Francia accanto alla Germania. 13)A Luglio 1943 gli Alleati sbarcano in Sicilia e cade il governo di Mussolini. I tedeschi occupano Roma. In Centro e Nord Italia si organizza la Resistenza. 14)Safet un nome musulmano. Il cognome Vukovar un richiamo al nome della citt iugoslava dove, durante la guerra civile che inizier nel 1991, sar massacrata la maggior parte della popolazione, come accadde anche nella citt di Srebrenica. 15)Invasione italo tedesca della Iugoslavia nel 1941, resistenza organizzata dal comunista, Josip Broz detto Tito, che prender la direzione del paese. Lemigrazione dalla Jugoslavia cominciata dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, si molto intensificata fin dal 1991, inizio della guerra civile.

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ESTRATTI DELLA RICERCA realizzata dagli allievi della Scuola Media Sandro Pertini di Montalto Dora. (Anno scolastico 2005-2006, classi 2A, 3A, 3B)

Itineranze, Montalto Dora: storie di emigrazione e immigrazione Questo lavoro stato svolto tramite vari documenti e delle interviste (tutte le persone citate sono state intervistate a Montalto Dora dove vivevano), presenta anche molte fotografie. Questa ricerca conservata alla biblioteca di Montalto Dora. Gli allievi: Dedichiamo questo nostro semplice lavoro a tutte le persone coraggiose che hanno trovato la forza di lasciare quanto avevano di pi caro per proiettarsi verso lignoto. () Siamo convinti che lincontro con coloro che portano ancora vivo nel cuore il ricordo di parenti e amici emigrati in terre lontane sia stato per noi un nuovo approccio alla Storia (). unesperienza che sicuramente conserveremo per il futuro. Il Signor Luciano Banchelli spiega: Nel nostro Canavese nei primi anni del Novecento le industrie erano quasi inesistenti, fortissima era la disoccupazione, la terra non era sufficiente per il sostentamento e le necessit di tutti. Le famiglie avevano da spartirsi solo la fame. () I Canavesani rivelavano la loro natura di ottimi lavoratori. Ma non sempre erano apprezzati per la qualit e la quantit del loro lavoro, anzi, in certi casi erano derisi. Abbiamo sentito racconti dolorosi di emigranti considerati fannulloni e licenziati perch perdevano tempo ad

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asciugarsi il sudore. () Gli abili muratori di Andrate e Caravino raggiungevano la Francia con la cassola e la sparavel nello zaino ; per gli abitanti di Chiaverano, Bollengo e Palazzo, produttori e conoscitori del vino, la meta era lInghilterra, dove trovavano impiego quali camerieri, cuochi, caffettieri. Alcuni col tempo si sistemarono onorevolmente. Da Ronco e da tutta la valle Soana, si mettevano in cammino per la Francia e la Svizzera dove avrebbero esercitato la mansione di vetrai. Da Traversella e dalla Valchiusella se nandarono i primi minatori, continuatori della loro tradizione, alcuni di loro, un pochino avventurosi, raggiunsero la Russia e la Cina () Col tempo si distinsero e con caparbiet, volont e intelligenza, divennero degli ottimi imprenditori () Anche le donne seguivano questi temerari. La prima galleria ferroviaria dellImpero Celeste sulla linea Pechino-Han Kan fu opera di un Valchiusellese divenuto grande imprenditore. Parla il Signor Pietro Perotti: Della famiglia Perotti molti sono emigrati, alcuni sono stati in America, altri in Francia. Mio nonno Perotti faceva il sarto in Francia e anche il mio padre faceva il cuoco negli alberghi in Francia. Parla il Signor Francesco Baldioli: Alcuni partivano e non tornavano, come il signor Massera che risulta disperso in Francia dalla quale non pi tornato. Altri si spostavano invece con le navi in America del Nord (Stati Uniti e Canada), dove facevano inizialmente i camerieri, i lavapiatti anche per venti ore al giorno (alcuni poi diventavano proprietari degli alberghi), oppure in Argentina dove si lavorava come contadini o come mungitori () Generalmente non si partiva soli, ma in gruppi di parenti (fratelli, cugini) o amici (). La difficolt pi grande era la conoscenza della lingua ed in genere si parlava il dialetto con i compaesani che si incontravano nel nuovo Paese. () Altre dif-

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ficolt erano portate anche dal nuovo ambiente e dalla conoscenza di abitudini diverse. Parla il Signor Gianotti: Quando partivano non avevano un lavoro, partivano perch qui a Montalto cera una grande miseria. Se trovavano qualcosa in pi allestero era tanto di guadagnato, ma molte famiglie tornavano senza aver realizzato niente. (..) Chi partiva non lasciava molti beni in Italia perch non cerano beni, solo miseria, e chi aveva una casa in genere non la vendeva. () Mia madre era emigrata a Ginevra. Lavorava in una fabbrica di gomma, che produceva anche biberon per i bambini. Era andata in Svizzera perch aveva gi una sorella l () Aveva un fratello a Londra con il Signor Pesando, ma dovettero rientrare per prestare il servizio militare nella guerra del 1915-18. Dopo la guerra mio zio andato a Parigi, ma mai pi nessuno lha visto. Pensate che scriveva solo a me, anche se non mi aveva mai visto, e mi raccontava della sua vita. Parla il Signor Quagliotti: Sia dalla parte di mio padre che dalla parte di mia madre sono emigrati tutti. Mio padre aveva quattro fratelli e sono emigrati in Svizzera, a Ginevra, eccetto un fratello che andato negli Stati Uniti, in California. Mio padre aveva sedici, diciassette anni. Portavano al pascolo le mucche. Lui ha fatto solo la seconda e la terza elementare, poi l alla sera andava da un prete ad imparare il francese... () Mio zio () era un buon suonatore, sapeva suonare gli ottoni e in America era entrato anche nella banda della citt di Los Angeles, di cui conservo ancora una fotografia. Gli ultimi trentanni, ha avuto un buon lavoro, era guardia notturna in una fabbrica di whisky. () Il nostro paese ha incominciato ad avere un po di benessere negli anni intorno al 1910 quando ad Ivrea Camillo Olivetti ha aperto la fabbrica di macchine per scrivere.

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Mia mamma mi raccontava che lei () lavorava nel cotonificio Varzi a Ivrea e a undici anni andava a Ivrea alle cinque del mattino per il primo turno di lavoro che durava fino alle quattordici. () Anchio nel 1942-43 mi recavo a piedi a Ivrea dove andavo a imparare un mestiere in un laboratorio di meccanica nei sotteranei dellattuale liceo classico Botta e i tedeschi aggiustavano le armi l vicino a noi. () Chi andava oltre oceano doveva per forza usare la nave, ma chi si spostava in Europa partiva a piedi e ho sentito raccontare che alcuni passavano il Monte Bianco o il Gran San Bernardo perch non avevano i documenti e cercavano di passare illegalmente nel Paese straniero. () Poi nel nuovo Paese si arrangiavano. Non cera una lira e molti hanno avuto una brutta vita anche allestero. Mio fratello ha avuto abbastanza fortuna perch aveva un padrone bravo, un cecoslovacco ebreo che lha aiutato, bisogna dire che lui era un buon meccanico.() La moglie faceva la sarta e riusciva anche lei a guadagnare qualcosa. Parla la Signora Maria Bellini: Dato che nel meridione c carenza di lavoro sono venuta qui per cercarne uno e garantire un futuro sereno alla mia famiglia. Nel mio paese lavoravo, ma facevo sempre lavori pesanti e in nero. Un giorno ho deciso di cercare fortuna al Nord e nel gennaio del 2002 sono partita sola senza mio marito e i miei figli. () I primi sei mesi sono stati molto difficili, perch non conoscevo nessuno ed ero completamente sola. Gli allievi: Negli anni Ottanta si assiste invece ad un aumento dellimmigrazione nei Paesi dellEuropa meridionale, come la Spagna e lItalia, che necessitano di lavoratori dopo una ripresa economica, ma mancano di forze per la scarsa natalit. Ecco allora giungere immigrati provenienti dallAfrica e dallAsia (). Dal 1989 si assiste ad un nuovo spostamento da Est a Ovest dellEuropa. Chi si

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sposta verso i Paesi industrializzati non lo fa soltanto per ragioni di lavoro, ma anche per motivi politici e/o sociali. Parla lallieva Ioana Madalina Busuiol Birgu: in Italia si vive meglio. In Romania non c lavoro e gli stipendi sono bassi. () Conoscevo molti rumeni abitanti ad Ivrea e mi trovavo con loro. A scuola poi ho fatto amicizia con altri ragazzi italiani. Parla lallievo Marius Dulica Cosmin: A Bocsia conoscevo tutti i posti e tutte le persone, invece a Montalto non conoscevo nessuna persona e ho avuto difficolt a fare amicizia perch ho un carattere timido e riservato. Adesso conosco abbastanza bene il paese di Montalto perch vado in bicicletta a giocare nel parco. () Inizialmente non uscivo molto da casa mia. () Mio padre aveva gi un lavoro, mia madre non ha trovato subito lavoro perch venuta in Italia dopo mio padre. () In Italia cerano gi alcuni miei parenti. () Erano in Italia da due anni. () Ho avuto qualche difficolt allinizio perch non conoscevo la lingua italiana e quando la professoressa spiegava qualcosa io non capivo.

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POSTFAZIONE

Questo libro una delle due tappe finali del progetto Itineranze, la seconda sar la messa in scena del testo. Per me, un momento importante non solamente perch mi stato chiesto di scrivere in italiano, ma anche perch il soggetto era lemigrazione italiana verso la Francia. Da questa storia demigrazione io stessa provengo. Fin dalla prima infanzia ho dovuto abbandonare lItalia ma i suoi visi, i suoi suoni, i suoi odori mi sono restati per sempre impressi nel cuore. Pi volte nella mia vita ho pensato di ritornare a vivere nel paese della mia nascita, non lho mai fatto per paura di essere, anche l, accolta come una straniera. Che sia il mio paese a chiamarmi, a scegliermi, per me una grande emozione. Di questimpasto di culture, di lingue, di sentire e di pensare io sono il risultato, come tutti quelli che la vita fa itinerare, questo itinerare anche un costruirsi, un camminar verso se stessi, ognuno il suo, personale e universale. Qual la lingua nella quale ho scritto e pubblicato in Francia ? Cosa si trova nellalambicco della mia scrittura ? Ebbene c il piemontese, lingua proibita dalla madre, lingua dalle strane sonorit, lente, larghe, c litaliano leggero della mia infanzia, quello della gente modesta e pi tardi, quello colorato della lingua di Boccaccio, il francese imparato nelle scuole della Repubblica nel quale si mischiano largot dei quartieri popolari e la lingua potente delle periferie parigine. Tutto covava, si mescolava e prendeva corpo per nutrire la lingua nella quale un giorno ho cominciato a scrivere i miei libri. Oggi per la prima volta, grazie a Itineranze, questa lin-

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gua si realizza anche nellItaliano, in un testo teatrale, ed un giorno sincarner nel corpo, la voce di attori. Spero che leggendo, sentendo questo testo, proverete lemozione e la felicit che mi hanno dato la sua creazione, spero che queste frasi e queste storie vissute sapranno dirvi quanto la scrittura di questa pice fu importante per me. Spero che, anche per voi, sar un momento intenso. Per finire voglio ringraziare tutte e tutti quelli che, avendo fiducia in me, mi hanno fatto un dono prezioso. Renata Ada Ruata Parigi, giugno 2006

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ITINRANCES, cheminer aussi vers soi-mme


de Renata Ada Ruata

La Fondation Adriano Olivetti et la ville de Montalto Dora remercient tout particulirement Oreste Valente et Rosanna Tezzon pour leur apport personnel lors de la cration de ce projet et tout au long de son laboration.

2007 Fondazione Adriano Olivetti Tous les arbres voyageurs ont t raliss par les levs de lcole Maternelle Salvador Allende de Montalto Dora

SOMMAIRE

Prsentation du projet ITINERANZE: Renzo Galletto, maire de Montalto Dora et David Olivetti, vice-prsident de la Fondation Adriano Olivetti Introduction de Paola Corti, professeur dhistoire contemporaine lUniversit de Turin Texte thtral Notes historiques et politiques tablies par les lves du Lyce Scientifique et Technologique Antonio Gramsci dIvrea Extraits des travaux des lves du Collge Sandro Pertini de Montalto Dora Postface: deux mots de lauteur, Renata Ada Ruata

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PRSENTATION DU PROJET ITINERANZE

LAdministration communale de Montalto Dora, petite commune du Canavese de la province de Turin, a toujours eu parmi ses objectifs premiers, celui de favoriser et dencourager les activits culturelles. Le projet ITINERANZE nat de lanalyse de la culture au sein de lusine de Adriano Olivetti, lieu o se sont forms, techniquement et culturellement, des milliers de travailleurs immigrs, venus de diverses rgions dItalie. Nous pensons que, dans leur activit, les Institutions se fortifient grce la sensibilit des hommes qui temporairement les reprsentent. LAdministration communale de Montalto Dora a affin sa sensibilit face aux problmatiques du monde du travail, justement parce que les hommes qui la composent sont aussi le produit dune ide de vie communautaire civile sur le territoire, ide qui est certainement aussi le fruit dune certaine culture olivettienne. La Fondation Adriano Olivetti se propose, entre autres buts, de continuer les recherches conduites par Adriano Olivetti dans le champ socio-conomique, cest pourquoi elle a choisi de sunir la Commune pour ce projet. Aussi a-t-on commenc une recherche de collaboration avec deux importantes institutions culturelles, lune belge dans la rgion de Mons, lautre franaise dans le Nord-Pas-de-Calais, lieux qui avec le Canavese, reprsentent trois rgions europennes. Ces entits ont des caractristiques culturelles, sociales et gographiques similaires et ont collabor, en cherchant dpasser leurs frontires.

Ensuite sest dveloppe lide de travailler ensemble un projet qui puisse renforcer un esprit europen commun. Un change dides qui permette de sauvegarder les spcificits propres, en rflchissant aux rapports entre le travail, lart et la culture. La Commune de Montalto Dora et la Fondation Adriano Olivetti, avec les partenaires franais et belges, ont propos une srie de sminaires sur leurs territoires marqus par les migrations de travailleurs italiens : le Borinage belge, le Nord Pas-de-Calais et le Canavese. Ces sminaires ont abord les caractristiques socio-historiques des territoires concerns et leur spcificit quant aux politiques culturelles lies au monde du travail. Le Sminaire franco-belge sest droul en France, il a port plus particulirement sur les politiques culturelles des Syndicats et des Comits dEntreprises. En Italie, le sminaire sest pench plus prcisment sur les politiques culturelles menes sur le territoire du Canavese en relation avec les initiatives de la Socit Olivetti. Les objectifs du projet ITINERANZE que la Commune de Montalto Dora et la Fondation Adriano Olivetti se sont fixs, ont t multiples. Ce furent en particulier : - de valoriser et transmettre les mmoires vivantes du monde du travail, surtout auprs des jeunes, en favorisant la production dimages contemporaines et originales sur ce monde reli lmigration des populations concernes, - de lutter contre lintolrance, le racisme et lexclusion lies limmigration, - de crer des rapports nouveaux avec les organisations scolaires et le monde du travail, - de stimuler les changes culturels, artistiques, conomiques et touristiques en Europe. Le choix des partenaires europens a t motiv par plusieurs considrations. Le contexte socio-conomique de la zone du Canavese est

trs proche de celui du Nord Pas-de-Calais en France : aprs une prdominance de lindustrie et une traverse de crise conomique, la zone a subi et continue de subir de profondes mutations au sein du monde du travail. Aprs les deux guerres mondiales, et en particulier pour la reconstruction de la France et de la Belgique, des italiens sont arrivs en masse. Ils provenaient pour lessentiel des couches populaires. En 1994 on estimait quenviron 100.000 italiens (migrs et descendants dmigrs) taient prsents dans le Nord Pas-de-Calais. Entre 1919 et 1926, ceux-ci arrivaient en premier lieu du Nord et du Centre de lItalie. Ils travaillaient surtout dans la sidrurgie et dans les mines, principalement dans la Valle de la Sambre, dans la zone de Valenciennes et dans la rgion de Lille. Aprs la seconde guerre mondiale, pour travailler dans les mines de charbon franaises et belges, on a recrut des italiens du Sud. Durant cette mme priode, Olivetti Ivrea a embauch un nombre important ditaliens du Sud. De nombreux migrs conservent en eux limage de lItalie quils ont quitte, cette Italie l nexiste plus parce quelle a connu (comme la France et la Belgique) de profondes mutations. Lmigration, plus ou moins provoque par les conditions socio-conomiques de lpoque, dune part a priv les migrs dune histoire, dune langue et dune culture, et dautre part les a contraints affronter un processus dintgration au sein de leur travail, travers ladhsion un parti politique, un syndicat ou une association. Par ailleurs ces migrs ont t les victimes de discriminations raciales plus ou moins violentes dans les pays qui les ont accueillis, du moins lors de la premire vague dmigration. Leur identit est morcele, faite de diffrentes strates culturelles. Les enfants de la seconde et de la troisime gnration connaissent peu et mal cette mmoire de leurs parents et grands-parents qui ont vcu le dracinement de leur culture dorigine et un parcours fait derrances travers deux ou plusieurs cultures. la fin de lanalyse socio-conomique, nous avons confi Ada

Ruata, la charge dlaborer un texte thtral qui puisse transmettre avec simplicit, entre autres aux jeunes gnrations, les contenus des vies itinrantes du temps pass, travers divers pays. Lcrivaine la fait en portant aussi son regard sur le nouveau phnomne migratoire. Avec Ada Ruata ont collabor lEcole Maternelle dtat et le Collge de Montalto Dora ainsi que deux classes dlves du Lyce Scientifique Antonio Gramsci de Ivrea, ce qui a donn naissance un travail synergique qui nous a normment satisfaits. Davide Olivetti - Vice Prsident Fondation Adriano Olivetti Renzo Galletto - Maire de Montalto Dora

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INTRODUCTION Renata Ada Ruata Itinrances, cheminer aussi vers soi-mme

Ce fut le journaliste crivain polonais Slawomir Mrozek, entre autres, qui mit lmigration au centre du titre dun texte thtral crit il y a maintenant plus de trente ans, en 1974. Son Emigranti tait un dialogue entre deux uniques personnages. Il fut reprsent Gnes ds 1975, par deux acteurs de lenvergure de Gastone Moschin et Giulio Brogi, mais publi bien plus tard en langue italienne (Einaudi 1987). travers la rencontre-affrontement de deux hommes rapprochs par leur non-appartenance une ville trangre, lexprience nostalgique de lmigration (accentue ici par lattachement une patrie rgulirement nie son peuple comme la Pologne) servait de dcor une action centre sur le thme existentiel de la solitude et de lincommunicabilit entre des hommes-victimes. Lmigration - quelle soit montre comme mtaphore dune plus vaste condition humaine dans le texte du polonais Mrozek ou comme cheminement de plusieurs gnrations dune mme famille dans celui de Ada Ruata - est quasi inexistante dans le panorama thtral et littraire de notre pays. Cest une carence qui est particulirement grave, si lon considre que lItalie a t la terre dorigine dun flux dmigrants valu prs de 24 millions de personnes entre 1876 et 1976, donc aprs un sicle de dparts de masse . Les raisons de linfime prsence duvres littraires et thtrales, de romans qui ont trait un phnomne social de si vaste porte sont bien connues et regrettes aussi bien par les historiens que par les critiques littraires. Lescamotage - ou plus blmable, lexclusion - dun tel vnement de lhistoriographie et de la littrature italienne, rvle lambigut avec laquelle dans ce pays,

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on a affront un phnomne social considr pendant longtemps comme plutt drangeant pour notre dignit nationale. Il est de fait que, pour en revenir aux uvres thtrales sur lmigration italienne, il faut se tourner vers la production littraire plus fournie - autobiographique ou non - qui a accompagn le long chemin des italiens vers leurs diffrents lieux de destination ltranger, ou aux plus rares preuves mises jour rcemment en Italie mme, grce au travail dauteurs autonomes et linitiative de groupes ou dinstitutions appartenant diverses ralits dexode. Itineranze, de Ada Ruata, appartient pleinement ce second filon duvres. Lcrivaine parisienne - ne prs dAlba dune famille migre en France, pays dans lequel elle vit toujours et o elle a publi divers rcits et romans au cours dune fertile activit littraire commence en 1985 - a pris comme dcor de son action thtrale le Canavese, lune des nombreuses aires dmigration de sa rgion dorigine: rgion dans laquelle plusieurs entits publiques et prives ont favoris depuis des annes ltude des migrations locales. La famille protagoniste de cette brve action thtrale peut tre considre comme idalement typique de lmigration de lune des nombreuses zones proto-industrielles de lArc alpin et pralpin. travers lexprience de trois gnrations dune mme famille, reprsentes par le grand-pre Dante, les parents Giovanni et Rosa, et par Dominique, la plus jeune, apparaissent en fait les lignes dune plus vaste histoire collective et dautres histoires familiales lies une longue tradition de mobilit territoriale. Cest une histoire dhommes qui partaient comme ramoneurs, tameurs, vendeurs ambulants, mineurs, maons ; cest une histoire de femmes qui allaient prter leurs bras dans les maisons bourgeoises et dans les manufactures, au-del mme des frontires, ou qui restaient au pays, travailler leur terre, soccuper des animaux, tisser sur leurs mtiers, soutenant ainsi les migrations des autres membres de la famille. Cela jusqu ce que les guerres, et dautres vnements importants publics et privs, viennent interrompre un mode de vie qui perdura sur plusieurs gnrations.

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Mais lhistoire raconte par Itineranze est aussi celle dhommes et de femmes qui arrivent. Cest le rcit de rencontres et dchanges rpts. Ce sont des migrations anciennes, lies aux ressources minires locales; ce sont des mouvements moins lointains dans le temps relis lappel des industries textiles et manufacturires ; ce sont les immigrations plus proches, celles incites par les expriences pionnires de la plus clbre et prestigieuse usine de la rgion dIvrea, lusine Olivetti qui sut redessiner un territoire entier, nourrissant ainsi, chez beaucoup, lutopie dune nouvelle forme de modernit. De ce vaste bagage de mobilits anciennes et rcentes, de leurs rapports avec le territoire et le reste du monde, le texte de Ada Ruata restitue toute la richesse grce quelques dialogues essentiels, le jeu des souvenirs et de la mmoire familiale, la simplicit des affections dun foyer. Cest une famille, celle de Dominique - lalter ego de lcrivaine, la petite-fille curieuse qui veut connatre lhistoire de litinrance familiale par la bouche de ses ans - qui, passant et repassant les frontires avec la France, na pas seulement suivi le chemin trac par ses propres anctres. Dans ses parcours transalpins, celle-ci a galement rencontr la grande histoire, celle des rapports internationaux entre les deux pays voisins, celle du choc entre la dmocratie et le totalitarisme, de lengagement civil et de lantifascisme. Et pas seulement cela. travers lincessante itinrance - qui la ramne une fois encore la terre dorigine - la famille de Dominique en viendra rencontrer lexprience des nouveaux migrants. En somme, les Itinrances de Ada Ruata, aussi bien que les Emigrants de Mrocek en 1974, ne peuvent tre rduits la seule dimension spatiale de mouvements territoriaux. Ces textes seraient bien plutt et surtout la mtaphore dune condition existentielle des priodes de profondes mutations et dinquitudes. Il y a cependant une distance certaine entre le sombre pessimisme exprim par lcrivain polonais il y a trente ans dans un monde marqu par la division et lincommunicabilit, et lesprance qui

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mane aujourdhui du texte crit par Ada Ruata. Cest la distance que lon saisit immdiatement dans le sens et les significations exprims par le titre des deux pices. Au contraire de l-migration - smantiquement entendue comme dtachement spatial et comme perte et tranget existentielle - litinrance est la condition de la mobilit continue. Cette dernire ne fait pas perdre les rapports entre les lieux, ne coupe pas les liens entre les personnes mais - de faon beaucoup plus optimiste par rapport ce qui arrivait aux migrants de Mrozek et comme le montre la seconde partie du titre de Itineranze - permet aussi de cheminer vers soi mme. Cest prcisment ce parcours dterritorialis entre les petits espaces des relations familiales et sociales, le monde et soi-mme, qui permet aux protagonistes de Itineranze de re-connatre aussi lautre. Paola Corti Professeur dHistoire Contemporaine lUniversit de Turin

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ITINRANCES, cheminer aussi vers soi-mme


Texte thtral de Renata Ada Ruata

PERSONNAGES

Dante Rga dit l chef: pre de Giovanni et grand-pre de Dominique. Il parle avec un accent rocailleux de montagne et un accent tranger. Giovanni dit Giuanin dit aussi Giuanin l bel: fils de Dante et pre de Dominique, mari de Rosa. Il parle avec un accent paysan (en roulant les r par exemple) et tranger. Rosa dite Rosina/Rosine parfois la Rossa/la Rouge: femme de Giovanni et mre de Dominique, fille de sa mre, elle aussi appele Rosa. Elle parle avec un accent paysan et tranger. Rosa: mre de Rosa/Rosine (ce sera la mme actrice qui jouera les deux rles). Elle parle avec un accent rocailleux de montagne et tranger. Dominique dite Domi: fille de Rosa et de Giuanin, elle est ne en France. Elle parle avec un accent parisien. (Dans les parties en dialecte le se prononce comme le u franais, le u se prononce ou, le comme le eu franais, le in se prononce comme le in anglais, les consonnes finales se prononcent).

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Lieu de laction: Laction se droule dans le Canavese (zone montagneuse du Nord de lItalie ), prs du cimetire du village o sont ns Dante et son fils Giovanni /Giuanin et, simultanment au village de Rosa et dans dautres lieux. Tous ces lieux en un unique dcor. Temps de laction: Laction se termine vers les annes 1970/80 mais fait intervenir diffrents moments de la vie passe de Dante, Giuanin et Rosa. Domi reprsente le prsent, cest elle le fil conducteur de laction.

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ACTE I

Scne 1 Sur la scne entre un personnage jeune, vtu dun pantalon de velours, dune chemise carreaux, dun chapeau dhomme. Il porte un sac de montagne, galement de type ancien. la main, il tient un bton. Cest Domi, mais on ne peut pas savoir de faon prcise que cest une femme. Elle sapproche dune table, pose le sac et le bton, elle les regarde, les touche puis se tourne vers la partie de la scne qui est encore dans lombre et o lon devine une route en pente avec un arbre tout en haut, un chtaignier. Du chtaignier on verra aussi les puissantes racines.
DOMINIQUE, dite DOMI: Tu te rappelles Grand-Pre, le jeu du

silence? Tu te rappelles nous y jouions. DANTE (il descend et vient ct de Domi): Allez ferme les yeux, comme lorsque tu tais petiote. DOMI: a y est! (Les lumires sabaissent, dans la pnombre on aperoit seulement Domi et son grand-pre, Dante) DANTE: Ascuta! Ecoute! En crescendo, on entend le torrent puis le vent dans les sapins, des roulements de tonnerre, le hululement dune chouette puis le sifflement dune marmotte, un oiseau de montagne, un mtal que quelquun frotte avec une pierre aiguiser, le tintement des cloches des vaches, un chien, une voix de femme qui appelle

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oh, la voix dun homme qui lui rpond oh.


DANTE: Tu les reconnais? DOMI: Je crois DANTE: Dis moi. DOMI: Ce sont Maman et Papa. DANTE: Brava! Sun lur, Giuanin et la Rosine. Et lui?

On entend un homme qui chantonne, un bruit de mtal frapp au marteau. Domi reste silencieuse. DANTE: Cest Barba Pinot (le t final se prononce), Buca dur, la Voix dor, mon frre. Scne 2 La lumire envahit le plateau petit petit.
DOMI: Cest avec lui quen automne tu partais non? DANTE: Lui est parti le premier, pied vers la Suisse, avec le Pre.

Dun village lautre, rparant les marmites, tout ce quils pouvaient trouver, et puis plus tard dun htel lautre. DOMI: Grand-Pre Anselmo, je ne lai pas connu, Barba Pinot, lui oui. DANTE: Maintenant nous sommes presque tous enterrs ici nous les Rga, dans ce cimetire. Presque tous (silence) Ettore manque Lui il est mort en 45, dcembre 45. (1) DOMI: Juste avant que je naisse, moi... DANTE: Nous ne lavons pas su tout de suite Il est rest l-bas, de lautre ct de la mer DOMI: Pourquoi? DANTE: Brta sturia... Triste histoire oui Il ne voulait plus rester en lItalie On lui a propos daller en Argentine, il est parti. DOMI: Il est mort en Argentine? DANTE: Non, en Amrique, dans une mine. L-bas il y avait un ami lui, un gars du Bosc.

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DOMI: Mais vous ntiez pas mineurs dans la famille? DANTE: Nous on sadapte tout! On sait tout faire! (rveur) Mon

arrire-grand-pre DOMI: Ton arrire-grand-pre? DANTE: Vers 1800, creuser le tunnel du Mont Cenis, des annes durant. Il y tait all pour gagner quelques sous, acheter un pr en plus, une vache pouvoir se marier. Et moi plus tard en Lorraine dans les mines. Peu de temps. Je suis revenu tout de suite, jen voyais trop mourir. Et puis il y avait la Ghittin qui mattendait! Tu te la rappelles Mm Ghittin? DOMI: Naturellement que je me la rappelle! DANTE: Elle taimait tant. DOMI: Elle mattendait toujours avec une fleur, un ruban, quelque chose! Ds que lcole tait finie jarrivais avec Lili et Piero. Tante Lucia nous amenait de Paris avec ses enfants. DANTE: Petite, toute pareille, pareille notre pauvre Maria tu tais. DOMI: Papa et Maman arrivaient plus tard en aot, avec toi et Neto. DANTE: Ma Ghittin, jamais elle na voulu quitter sa valle, toujours ici, enracine, l o tait sa maison, anne aprs anne toujours plus seule. Quand les hommes ne sont plus revenus quen aot, les autres ont craqu, ta grand-mre, elle, non. DOMI (avec un lger soupir): Vous, vous reveniez DANTE: Lorsque jtais jeune, je revenais au printemps, puis quand jai travaill dans le btiment, l-bas construire des immeubles, seulement un petit mois en aot. DOMI: Au lieu de a, Grand-Pre Pino, lui DANTE: Bah, des moins que rien ces gens-l! Gent da poc! DOMI: Pp, ne dis pas a! DANTE (Il fait un geste de la main comme pour dire du calme, du calme): Quand jtais jeune jallais en Suisse, nous partions aprs la Toussaint et nous revenions au printemps. Lt on le passait faire les foins, monter lalpage, prparer les choses pour lhiver. danser aussi, samuser. Puis nous repar-

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tions. Toujours il en avait t ainsi.


DOMI: Pour tout le monde? DANTE: Pas vraiment tout le monde, mais beaucoup.

Les garons les plus jeunes restaient avec les filles, les femmes; les autres, plus grands, partaient avec les pres, les oncles. Scne 3
GIUANIN (sortant de lombre): Nous tions la fois contents et

pleins dapprhension! Pas vrai Pre? DANTE: Ah comme les mres pleuraient! Presque toutes, elles pleuraient! GIUANIN: Moi la premire fois je venais davoir 12 ans! Tout de suite aprs la Grande Guerre(2), lautomne 1919 Je me rappelle, arriv en bas dans la plaine il me semblait dtre dj dans un autre pays! Des gens inconnus qui parlaient dune faon bizarre, mais aprs nous sommes arrivs dans le Valais, l-bas ils parlaient mme Franzeis! Le franais! DOMI: Tu as vu, a ta servi pour plus tard! GIUANIN: Mais est-ce que je savais moi que mme jaurais une fille avec un nom franzeis! DOMI: Mon nom cest Maman qui la choisi, non? GIUANIN: Oui, un nom franais, ctait celui-l et pas un autre! Scne 4
ROSA (entrant en scne): Nous avions dcid de nous tablir en

France, non? Construire la maison


DOMI: Mais ce ntait pas seulement parce que ctait un prnom

franais, nest-ce pas? ROSA: Non, cest parce quil tait la fois fminin et masculin!

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Tout la fois!
DANTE: Toujours ses (il fait un signe de la main comme pour dire

folies) Une femme doit tre une femme, et un homme, un homme! ROSA: Quand jtais petite, jallais moi aussi de par le monde, comme un garon! DANTE: Belle habitude vraiment! On voit ce que a donne aprs DOMI: Tu ne me las jamais dit! ROSA: Ah, ma fille, que de choses je ne tai jamais dites GIUANIN: A i tu mare cat ciama. Ya ta mre qui tappelle ROSA: Quelle appelle donc! L o elle est, elle a tout son temps pour attendre (elle regarde vers le ciel). Pas vrai, Mre? DOMI: Tu allais en tourne avec ton pre? ROSA: Nous allions partout comme des hirondelles! Dabord on a vendu des paniers, puis on y a ajout un peu de tout, lui seul savait quoi Il navait pas de garon emmener, alors il emmenait ses filles, moi la premire. DOMI: Et les gens? ROSA: Quoi les gens? a ne faisait rien. DOMI: Ah bon? a ne faisait rien? ROSA (riant): Jtais habille en garon! Ils voyaient un garon, les gens. DOMI: Dautres filles faisaient comme toi? ROSA: Je ne crois pas. Certaines femmes, en groupe, traversaient les Alpes, elles allaient faire du commerce, vendre leurs bras, vendre aussi.... (elle secoue la tte) Elles allaient mme au-del de la mer, elles allaient, mais de nos valles pas beaucoup. DOMI: Avec ton pre, vous alliez en France? ROSA: On parcourait tout le Pimont pied. Quelques fois nous allions jusqu Menton, Nice(3), nous comprenions leur provenal! Puis plus tard dans la valle du Rhne et Grenoble. Et Lyon, tout juste marie avec ton pre. DANTE: Chiel li mai ca fazia cume l iauti, mai!

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GIUANIN: Jamais comme les autres, jamais comme les autres! Ce

nest pas vrai, jai fait comme beaucoup dautres, je suis all travailler sur les chantiers de Lyon. Ctait mon cousin Neto qui mavait fait savoir quon cherchait des gars qui navaient pas le vertige, pour travailler sur les toits, un travail dangereux mais bien pay. Moi, je nai jamais eu peur de rien ROSA: a pour tre courageux Et dur au travail aussi! On pouvait compter sur lui. Cest pour a que les patrons voulaient toujours se le garder. Mais lui tait homme de libert, de mouvement! Et puis une de ces ttes de mule! GIUANIN: Et toi! DOMI: Ah! Ne recommencez pas vous deux! Maman plutt raconte-moi encore une fois comment vous vous tes rencontrs. DANTE: Je prfre men aller! (Il remonte vers larbre et disparat).

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ACTE II

Scne 1 Domi sassoit sur le ct pour couter lhistoire de ses parents. Elle enlve son chapeau et le pose sur la table.
GIUANIN: Rosa tu te souviens de lanne dernire, ici Ivrea, sous

larbre aux merveilles? ROSA: Peut-on oublier le premier baiser? GIUANIN: Peut-tre. ROSA: Moi, srement pas. GIUANIN: Tu es si jeune! ROSA: Mais quest-ce que tu racontes! Toi-mme, tu nas que seize ans! GIUANIN: Oui mais moi je suis un homme. Rosa rit GIUANIN: Je tai apport un cadeau. ROSA: Montre moi, montre moi! De sa poche Giuanin sort un petit mouchoir. GIUANIN: Il a t brod avec du rouge. Rosa le prend, louvre et le regarde en silence. GIUANIN: Il ne te plat pas? ROSA: Mais quest-ce que tu dis! Il me plat, beaucoup, beaucoup (Rosa se hausse sur la pointe des pieds et dpose un baiser furtif sur les lvres de Giuanin) GIUANIN: Rosa, je voudrais tpouser. ROSA: Moi aussi mais nous sommes trop jeunes encore.

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GIUANIN: Aspetame. ROSA: Oui, je tattendrai. GIUANIN (emport par sa joie, il fait un tour sur lui-mme):

Maintenant je vais dire mon pre que je veux aller en France rejoindre lOncle Cecco, l-bas on gagne bien. Rosa sloigne, de temps autre elle se retourne, et fait un nouvel au revoir. Scne 2 Guanin effectue des va-et-vient frntiques sur la scne, en comptant sur ses doigts. Non peut-tre il faut attendre encore un peu. 26, 27, 28. Stop, cette fois a y est, a y est, je lpouse et je lemmne avec moi! Personne ne pourra lempcher, personne. Non Pre, cest celle-l que je veux, aucune autre! Non Pre, je ne changerai pas dide! Non Pre je nai pas peur de ce quon raconte sur elle! Non Pre, cela ne finira pas comme pour lOncle Ettore, moi jai confiance en Rosa! Giuanin marche, il sarrte, coute. Des coulisses arrivent une clameur de foule, la voix de Mussolini, des chants. Je suis n sous une bonne toile, moi! Ma marraine Magna Rita, me la bien dit, elle sait elle, elle lit le futur, elle parle avec les esprits fulet. Toujours labri je serai, toujours. Les clameurs de lHistoire ny pourront rien! Quils continuent donc crier! Giuanin lit une lettre. GIUANIN: Cher Giuanin, Jai demand mon patron sil y avait du travail pour un jeune courageux et travailleur comme toi. Il y en a. Viens. tant donn les difficults actuelles, essaie de
(4)

GIUANIN: 1922, 23, 24, 25. Stop.

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passer par le col. Je tattends. Ton oncle Francesco. Ne va pas voir le maire, pars comme a, pour les papiers je marrangerai. Giuanin recommence marcher de long en large. GIUANIN: Je sais travailler le cuivre, je saurai travailler le zinc, construire des maisons Moi japprends tout trs vite, jenverrai de largent ma mre, jen garderai pour moi, pour Rosa et moi. Il marche de long en large. On entend le dbut de la chanson Jolicoeur: Dime n po bel galant bel giuvu /duva si-vi ncamin/ ncamina sun vers la Franza/ duva j mia speranza/ duva j mi Zolicr/duva j mi Zolicr. GIUANIN: Maintenant il faut que jy aille! Je vais chercher ma Rosa et je lamne ici Lyon avec moi. Il sort. Scne 3 Pendant que Giuanin tait encore en train de parler, sur un balcon de bois une femme, toute vtue de noir, la tte couverte dun foulard, est apparue. Elle sassoit, se penche vers un panier, y prend de la laine et des aiguilles tricoter. Elle commence tricoter. Prs delle un rouet et une quenouille. Accroche au mur une hotte en chtaignier.
ROSA (Dans le rle de la mre de Rosa - se retournant vers une porte):

Dis donc ma Rosa, Nato tu le ne regardes mme plus maintenant? Silence Toutes les autres filles qui se retrouvent dans les tables pour couter les histoires des esprits fulet, se raconter leurs secrets, rire, chanter, danser, et toi Bruit de casseroles quon remue. Et voil que tu veux ten aller, avec ce fureste, un tranger,

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un qui vit en Franza. Et comment je vais faire moi seule, maintenant? Bruit de quelquun qui bat des oeufs. Ta sur marie Montalto avec celui-l qui voulait tpouser, toi! Oui mais Rosa la Rouge, elle, toujours son Giuanin dans la tte! On entend le miaulement dun chat. Tu aurais d rester en bas, je ne dis pas chez ce porc, sto spurcacion, qui voulait se payer la fois une bonne et une matresse, tout en une, mais la Filature Varzi, travailler le cutun, a oui. On entend un bruit familier. Comment je vais faire moi? Que ton Pre a fait trois ans quil ne revient plus! Elle pose son tricot un instant, passe la main sur son visage avec un geste nerveux. Il semble quon lait vu avec une autre, une jeune, Sainte Vierge, quelle honte, quelle honte! Elle secoue la tte, puis recommence tricoter. Oui, oui, je descendrai moi aussi, un jour. Mais qui soccupera du potager, de la vache, des chvres? Qui tirera les enfants du ventre de leur mre? (Pensive) Demain le Bicerin vient pour macheter du foin, il lui en manque, et oui lhiver cest long. Linvern a l lung. On entend une cloche qui sonne. On baptise le fils de la Rina. Che travail btalu al mund cuts ci! Oui vraiment un rude travail que de le mettre au monde celui-l! Je navais jamais vu un gars aussi robuste. Pauvre femme, quelle souffrance! Heureusement que le Battista ne lui en fait pas un chaque t! Elle lve les yeux vers le ciel et pose son tricot. Quel soleil aujourdhui, on se croirait en t! Elle se lve, prend la hotte, lajuste sur ses paules et disparat.

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Scne 4
DOMI: Quelle vie pour ces femmes! 50, 60, 70 kilos sur le dos!

monter, descendre. Du foin, du bois, de tout. Mme les gamines. Avec leur petite hotte lourde de patates, de pierres! la forge on disait: une femme cote moins quune mule Oui, on disait a! Les unes derrire les autres descendre le fer, courbes! ROSA: Qui ta racont ces choses-l? DOMI: LAntonella de La Forge, et puis je les ai lues aussi, toi tu ne men as jamais parl. ROSA: De la misre, vaut mieux ne pas en parler. DOMI: Mais a ntait pas seulement de la misre, ctait aussi de la volont, de la force! Les femmes dans nos montagnes, elles taient tout quand les hommes taient au loin. Seules. Seules, mais en nombre. ROSA: En se mariant, les femmes savaient que a allait tre comme a, pour beaucoup a allait, peut-tre Des femmes solides, dans leur petit monde, qui se dbrouillaient seules. Tu sais, bien avant que lcole ne devienne obligatoire, elles, savaient lire et crire. Les femmes, et les hommes. DOMI: Et o apprenaient-ils? ROSA: Dans les tables, on apprenait de certains vieux, dun homme qui passait et savait, et aussi du cur. Plus tard, lorsque jtais enfant, en hiver nous allions lcole, pendant deux, trois ans. Cest comme a quon a commenc apprendre litalien, avant on ne savait pas, non. DOMI: Toi tu ne savais pas? ROSA: Quand je parcourais le Pimont, je parlais le pimontais. En fait, jai appris vraiment litalien en me plaant dans les bonnes maisons, je le voulais. Plus tard Lyon, en un an je parlais dj franais, presque mieux le franais que litalien. (Elle rit) DOMI (elle rit aussi): Tu te rappelles, tu mas racont qu Paris,

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quand vous avez voulu minscrire lcole, la matresse vous a dit que ce que je parlais ctait du charabia: Sil-vous-plat mi pude passer le casl! Du charabia, elle parle votre fille, Madame! ROSA (faisant semblant dtre vexe): Vexe jtais! Aprs a je ne vous ai plus autoriss parler autre chose que le franais, seulement et toujours le franais, dedans et dehors! DOMI: Toi tu parlais en italien, tu disais: Niente piemontese, litaliano la lingua che serve. Pas de pimontais, litalien est la langue utile. Tu disais aussi (Rosa parle en mme temps que Domi): Quella la lingua madre, la lingua dellItalia! (Domi seule) Cest la langue mre, la langue de lItalie!. ROSA: Autre poque! DOMI: Cependant avec Papa tu parlais toujours et seulement en pimontais! (Elle rit) Lui ton dialecte, il ne la jamais bien compris! ROSA (elle rit avec malice): Avec Papa nous parlons tant de langues! Scne 5
GIUANIN (il sapproche et prend Rosine dans ses bras. Domi sloigne

et va sasseoir plus loin): Madamin am vlcum spus? Ma jolie dame me prendriez vous comme poux? ROSA: Si bel Giuanin, at vlu, at vlu! Ils dansent sur une musique typiquement pimontaise. GIUANIN: Comment sappellera notre premier fils? ROSA: Ce sera une fille, elle sappellera Liliana. GIUANIN: Mais moi je veux un garon! ROSA (elle rit, toujours en dansant): Alors il sappellera Carlo. GIUANIN: Oui, daccord, cest un beau nom! Il me plat. ROSA: Quand partons-nous pour la France?

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GIUANIN: Aprs-dimain Madame! Aprs-demain, regarde jai dj

le billet pour le car, jusqu Courmayeur, aprs on verra. ROSA: Avec toi, je pourrais aller jusquen Amrique! Fin in America! GIUANIN: Non, en Amrique, je ne veux pas aller (5), pas nous. Non. Ils arrtent de danser, Rosa est sur le point de sasseoir mais Giuanin lentrane en la tirant par la main. GIUANIN: Allons dire au revoir au Pre. ROSA: Moi aussi? GIUANIN: Naturellement, toi avec moi, il doit en tre ainsi. Scne 6 Ils montent vers larbre, le pre vient leur rencontre.
DANTE: Lpouse tu devrais la laisser ici, avec la Mre. ROSA: Mais moi je ne veux pas! DANTE (comme sil ne lavait pas entendue): Les femmes doivent

rester auprs des enfants, veiller sur la maison. ROSA: Moi denfant je nen ai pas, et je nai pas non plus de maison pour moi, seule. DANTE (toujours sans la remarquer): Je te lavais dit: cest une erreur que te prendre femme au-dehors, chez les trangers, les maret. Rosa veut parler, mais Giuanin lui fait signe de se taire. GIUANIN: Pre, il nest plus temps de faire ces discours, nous sommes venus te dire au revoir. DANTE: Ad fas sempre a testa ta. Toujours nen faire qu ta tte. GIUANIN: Pour le moment vous pouvez continuer crire Lyon chez lOncle Cecco. Aprs je vous dirai. DANTE (en grommelant): Demain matin, le car quelle heure? GIUANIN: 7 heures. DANTE: Je taccompagnerai.

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GIUANIN: Bien, tu NOUS accompagneras.

Giuanin prend Rosa par la taille et ils redescendent. Dante sen va de son ct, aprs quelques instants il se retourne, les regarde sloigner et secoue la tte. Scne 7 Giuanin et Rosa assis table.
ROSA: Je crois que ce sera pour cette nuit. Le 27 fvrier 1933
(6)

naissance de notre fille!


GIUANIN: Notre fils peut-tre! Ils rient.

Rosa se lve et serre son chle autour de ses paule; pour le reste, elle est vtue dune robe rouge sombre (un peu comme ses cheveux), plutt courte. On entend le crpitement dun grand feu, des cris aux sonorits allemandes (incendie du Reichstag). ROSA: Quel froid il fait, il faudrait un grand feu! GIUANIN: Demain japporterai du bois et du charbon. ROSA: Tu ne pourrais pas en trouver un peu ds maintenant? GIUANIN: Je vais aller voir chez Amerigo et je reviens. (il sort) ROSA: Lili, Carlino, vous me sentez? (elle pose une main sur son ventre et commence chanter une berceuse en pimontais) DOMI: moi aussi tu chantais a. ROSA: tous les quatre je vous lai chant, mais lui pauvre petit, si peu, si peu un an peine, mon tout petit. (elle pleure) Il faut toujours tre vigilant, sur ses gardes Domi sapproche delle et lui caresse le visage, dpose un baiser sur sa tte comme si elle tait devenue la mre et la mre la fille, puis elle sloigne, mais sans sortir de scne. Giuanin revient avec un sac. GIUANIN: Jai trouv un petit quelque chose. ROSA: Serre moi fort. GIUANIN (plaisantant): Toujours la mme!

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Scne 8 Giuanin la prend entre ses bras et la berce en chantonnant. On entend le vagissement dun enfant, puis la berceuse de tout lheure, puis de terribles cris de douleur. ROSA (se dtachant de Giuanin avec violence): Tu ne sais pas quun enfant ne se laisse jamais seul, jamais! GIUANIN: Arrte, arrte, ne fais pas Rosa le frappe avec ses mains. ROSA: Maudis sois-tu, va-t-en, va-t-en, je ne veux plus te voir, jamais, jamais! GIUANIN: Rosa, Rosa! Rosa court hors de la scne en hurlant de douleur. Scne 9 Giuanin sassoit table et se met boire, boire. On entend lhymne fasciste. GIUANIN: Rien Plus rien. Men aller loin, me perdre. Oui, me perdre. Pendant que lhymne joue, Dante descend de la plate-forme o se trouve le grand chtaignier aux puissantes racines. DANTE: Non mon fils, en Ethiopie (10), non. Tu as une maison, une famille, on ne part pas pour lenfer. (Silence) Cecco sest tabli Paris, il dit quon le rejoigne, viens allons-y tous les deux ensemble, remettons-nous en marche comme avant. Tout dabord Giuanin ne bouge pas, le pre lui tend son bton, enfin Giuanin se lve et se met en route avec son pre, ils sortent de scne en marchant dun pas lent.

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Scne 10 Rosa apparat sur le balcon de bois. ROSA (elle se tourne vers la porte): Non Maman, je ne veux plus le voir, mon Carlino est mort cause de lui, par sa faute! Domi monte vers sa mre, apparat ct delle. DOMI: Maman ne dis pas a. Tu le sais que Papa travaillait comme un forat. Toi, tu avais d quitter lusine, la filature, et pour gagner quelques sous, tu passais toutes ces heures laver, repasser, coudre, traversant ensuite la ville en courant. Vous vouliez construire une belle famille! Maman, lui sans toi quest-ce quil va devenir? ROSA: Maintenant cela mest gal. Assassin! Assassin! DOMI: Ne dis pas a. Maman cris, dis lui de venir te voir, quici toi et grand-mre vous lattendez. Maman, cris. ROSA: Jamais plus! Jamais plus je ne veux le voir, quil me touche, ce criminel! Scne 11
GIUANIN (il a la lettre de Rosine entre les mains mais il ne la lit pas, il

la connat par cur): Cela fait deux ans que je suis partie, deux ans que je lis tes lettres sans te rpondre. Maintenant nous devons nous voir. Je ne sais pas si je peux te pardonner, mais je veux essayer. Quand tu pourras venir, viens et je comprendrai alors si je peux encore tre ta femme. Je tattends. Rosa. (il rpte, mu) Je tattends, Rosa. Giuanin qui tait debout, sassoit sur le sol. DANTE: Une femme comme celle-l, je la laisserais l o elle est. Giuanin reste immobile, la lettre entre les mains. DANTE: Don Bosco dit que l-haut la Rosine GIUANIN (hurlant): Pre, a suffit! DANTE (haussant les paules): Moi je dis a pour toi Tu le sais

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comment tait le pre, comme il samusait


GIUANIN: a suffit! DANTE: Il ny a pas beaucoup de travail, ceux qui en ont, ont de la

chance, si tu ten vas


GIUANIN: Demain je vais chez Amerigo et puis je pars. DANTE: Attends au moins lhiver.

Giuanin replie la lettre et la met dans sa poche, puis sort. DANTE (pour lui-mme): Tonin doit ramener son frre la raison, sans doute le garder auprs de lui Montalto Il disait qu Borgo Franco, dans cette usine daluminium, peut-tre il y aurait du travail Dante remonte vers le chtaignier. Domi reste seule en bas. Scne 12
DOMI: On disait: La Franza a l l paradis dla panza, un paradis

pour le ventre, la France, oui, on disait comme a. Mon grand-pre aussi, disait a. DANTE (du haut de sa plate-forme): l paradis dla panza, oui, parce quici chez nous on mangeait seulement chtaignes, patates et polenta, polenta, patates et chtaignes et plus tard, avec tous les chtaigniers malades, mme plus de chtaignes! (Il secoue la tte, rveur) Pourtant jaurais prfr manger de la polenta, chez moi. DOMI: Mais quest-ce que tu racontes, tu adorais aller ton chemin, rapporter des sous la maison, tre libre. DANTE: Mais bon sang, de quelle libert tu parles! Changer de lit tous les soirs, de lit cest une faon de parler Chaque jour chercher du travail, marcher, marcher, marcher DOMI: Oui mais tu navais pas de patron. DANTE: Le pre tait le patron. Tout dpendait de lui. Le soleil et la lune! DOMI: Le soleil et la lune?

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DANTE: Oui, et on tait seul devant le malheur. DOMI: Le malheur? DANTE: Des bras, des jambes briss, les pneumonies, la mort. DOMI: Cest pour cela non, quavec Barba Pinot tu as mont la

Socit de Secours Mutuel? (8) DANTE: Oui, exactement pour a. Ctait comme dtre tous fortement relis une mme corde, solidement fixe ici, dans nos montagnes, chez nous. Tous soutenir qui en avait besoin. Tous nous organiser ici lt, chaque rencontre. Oui, vraiment une belle histoire. DOMI: Do vous tait venue cette ide de la Mutuelle? DANTE: Tu crois peut-tre que nous allions de par le monde les oreilles et les yeux ferms! (Il fait semblant dtre aveugle. Domi rit) On ntait pas des nes! De par le monde, on apprend. En Suisse jen avais entendu parler de ces choses, nous nous sommes renseigns, nous sommes mme alls chez le notaire ici. (Il rit) Aprs notre visite, il a couru chez le cur (il se remet rire). Il croyait peut-tre quon tait devenus des diables rouges! DOMI: Et vous ne ltiez pas? DANTE: Mais non voyons! On na pas besoin dun parti, nous, pour savoir ce qui est juste et ce qui ne lest pas! Bah (il secoue la tte). DOMI: En voyageant vous avez appris dautres choses? DANTE: Mais oui, tellement, tellement! Que mme ma Ghittin certaines fois elle ne voulait pas y croire ce que je lui racontais, elle pensait que jtais all me baigner dans leau de rinage du chanvre! Dj mon pre Turin GIUANIN. Maintenant il va te raconter que son pre, en 1884 (lui navait que neuf ans alors), de retour de Turin o il avait vu lexposition sur llectricit (9), et bien son pre lui avait racont de cette merveille qutait DANTE: Mais non, pas seulement racont, fait, oui fait. DOMI: Cest--dire, fait?

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GIUANIN: Lui, avec deux copains, prs de la forge, il avait

construit une petite centrale lectrique! DOMI: Non? DANTE: Si, si. Et on fabriquait de la lumire! Ma Ghittin quand je lui ai fait voir cette merveille, elle sest sauve jusqu lglise pour prier! (il rit) DOMI: Pourquoi? GIUANIN: Eh bien parce que les gens taient superstitieux, ils croyaient au diable, la magie! DANTE: Magie! Mais ctait le progrs, a, le progrs! Et nous on est des gens qui savent observer et faire, oui. Observer, puis faire. On peut tout apprendre avec lobservation, la persvrance et la capacit. GIUANIN: Regarde le comme il se gonfle, fier! DANTE: Ce nest pas vrai peut-tre? Ce nest pas vrai que tu sais faire nimporte quoi de tes mains, de la toiture la cave! GIUANIN (riant): Oui, oui peut-tre. ROSA (savance toute joyeuse): Et noublions pas quil sait aussi danser! (deux pas de danse) et me faire rver (elle lui tend un harmonica, il joue quelques notes). DANTE: La musique, cest moi qui lui ai appris. DOMI: Et toi, tu las apprise de qui? DANTE: De personne, tout loreille, en coutant. GIUANIN: Il sait tout jouer, mme des mlodies amricaines! DOMI ET ROSA (ensemble, moqueuses): Ben voyons, amricaines! GIUANIN: Parfaitement, oui, amricaines, cest pas vrai Pre? Dante rit. DANTE: On disait comme a, parce que je les avais entendues jouer par un gars qui tait all en Amrique! On entend un morceau de blues laccordon. Puis laccordon continue jouer, mais il joue Les amants de Saint-Jean. On entend quelques mots en franais. Des coulisses arrivent des cris de victoire en franais. Domi accroche un drapeau rouge et des lampions de papier multicolore.

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ACTE III

Scne 1 Giuanin et Rosa dansent lentement sur lair de Les amants de Saint Jean. ROSA: Je voudrais que Lili soit ici avec nous! GIUANIN: Tu vas voir, dici peu nous la ferons venir. Et nous ferons un autre enfant, peut-tre lavons-nous dj fait. (Il lembrasse, Rosine rit.) Ta mre aussi pourra venir si elle veut. ROSA (triste): Non, ma mre non, elle attend mon pre, toujours. GIUANIN: Il ne reviendra pas. ROSA: Ne dis pas a! Giuanin coute la musique, les cris de Vive Lon Blum. GIUANIN: Dis donc, ils sont drlement contents que leur Blum(10) ait gagn! ROSA: Je crois bien, finalement un gouvernement du ct des ouvriers! GIUANIN: Ouais, mais esprons quil russira nous donner du travail, parce que comme a, a ne va pas ROSA (pensive): Et quand il ny a pas de travail pour les Franais, si les Italiens travaillent GIUANIN: Et les Italiens, quand ils ne travaillent pas, on le sait bien (il se met tourner autour de Rosine) ils ne pensent qu danser, chanter et faire lamour! ROSA: Mais arrte donc! Je parle srieusement. GIUANIN: Oh moi aussi!

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Il lembrasse et puis toujours en dansant il sort son harmonica et joue quelques notes. ROSA: Et puis cette guerre en Espagne (11) me fait peur! GIUANIN: Nous, nous ne faisons pas de politique avoir seulement de quoi vivre, travailler, voil tout. Scne 2
DOMI: Aprs le drame de la mort du petit Carlino, ma mre tait

alle chez sa mre, Lili tait ne au pays. Puis quand Giuanin est venu reprendre sa Rosa, la petite Lili est reste, en sret, avec sa grand-mre. Plus tard, ils sont revenus la chercher et ils lont emmene avec eux. Maman, chaque anne si elle le pouvait, ramenait Lili voir Grand-Mre. En cet t 1939, elle tait venue. lautomne, elle mettrait au monde un enfant et elle savait que pendant quelque temps elle ne retournerait plus au village. ROSA: Cette anne-l on parlait de guerre, mais moi je ne voulais pas y croire. Je voulais amener Lili sa Grand-Mre, la revoir avant daccoucher. DOMI: Mais le petit Piero ne lentendait pas ainsi! Sans doute que la montagne lui plaisait! Scne 3
GIUANIN: Moi javais dcid de rester Paris. Javais trouv un

bon boulot, de largent nous en avions bien besoin. Rosa est partie avec ma cousine Ernestina qui elle, avait son pre mourant. Lui, le Neto, il ne voulait pas prendre le risque dtre pris par Musolina! (Il rit) Mussolini ou Martialino. Moi, je savais que personne naurait russi mattraper. Rapide

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comme un chamois je suis! un tsamoun!


ROSA: Quand jai entendu que la guerre avait t dclare entre la

France et lAllemagne (12), je ne voulais pas y croire! Moi, ici en Italie avec les enfants, et toi Giuanin, l-bas, de lautre ct! GIUANIN: Puis lItalie aussi est entre en guerre contre la France, aux cts des Nazis! Une histoire de fous! Pour tre plus prs, ds que jai pu, je suis all minstaller dans les alentours de Lyon. DANTE: Je suis descendu avec toi, Cecco lui est all presque tout de suite chez le frre de sa femme en Normandie. GIUANIN: On faisait tous comme on pouvait. Presque quatre ans sans voir, sans caresser ma Rosa et les enfants, mon tout petit, l picinin que je ne connaissais mme pas! DANTE: Ennemis par-ci, ennemis par-l. Che burdel! GIUANIN: Des frres qui combattaient, lun dun ct des Alpes et lautre de lautre ct! DANTE: Quelle misre! Scne 4
ROSA: Puis en 43, un matin

, ctait un vendredi je men souviens, je lai vu dboucher au bout du sentier. Je narrivais pas y croire. GIUANIN: Jtais submerg de joie, mais je narrivais pas prononcer un mot! Rosa va la rencontre de Giuanin. Dante et Domi sloignent. ROSA: A t stes propi ti? Ti? Giuanin lui caresse le visage. Vraiment toi? Elle se tourne vers le balcon. Lili sors, viens, amne Pierino, cest Papa! Cest Papa! Personne ne sort. GIUANIN: Ils auront peur, regarde comme je suis, sale, et cette tte faire peur
(13)

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Rosa lui caresse le visage.


GIUANIN: Ils ne me connaissent pas, mme Lili ne me reconnatra

plus ROSA: Les enfants, jarrive. Scne 5


DOMI: Mon pre, moi je lai toujours eu la maison, mes cts.

Cest moi qui ai eu le plus de chance. GIUANIN: Eh oui! Quand toi tu es ne, finalement toute la famille tait runie! DANTE: Il y avait mme moi! Chez la Rosine, cest vous dire. GIUANIN: Tu avais appris la connatre. DANTE: Tu as raison, quand on napprend pas connatre les gens Silence DOMI: Paris, combien de personnes travaillaient pour toi Papa? GIUANIN: Mais quest-ce que tu racontes! On tait seulement moi, Grand-Pre, cousin Neto et son fils an. Aprs la guerre, il y avait du travail en France, tout tait reconstruire, construire. Mais nous, nous devions commencer petit, avec mesure, du moins moi je pensais comme a. DOMI: Et Maman? GIUANIN: Quoi Maman? Elle soccupait de vous trois, elle faisait ROSA: Elle faisait de tout, du mnage la maison au mnage latelier, aux factures et mme elle aidait transporter le ciment! GIUANIN ET DANTE (ensemble): Oh la la! Nexagrons pas! ROSA: Je nexagre pas! Cest pour a qu peine avez-vous t tous lcole, jai voulu aller un peu au-dehors pour gagner quelques sous, tout moi! DANTE: Maintenant elle va recommencer avec ces histoires! GIUANIN: On comprend tout de suite pourquoi notre Lili, aprs avoir aid son pre pendant des annes, a voulu elle aussi senvoler!

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DOMI: Mais Papa, tu ne voulais tout de mme pas quelle travaille

avec toi toute sa vie? DANTE: Et pourquoi pas? DOMI: Autre poque! GIUANIN: Autre poque, autre poque, vous navez que ces mots-l la bouche, toi, Lili, la Mre et mme Piero! Si jai pu faire tout ce que jai fait, cest parce quil y avait solidarit, confiance et travail en famille. DOMI: Eh bien maintenant il y a solidarit, confiance et travail hors de la famille. DANTE: Ben! ROSA: a na pas servi peut-tre que Lili aille travailler en Angleterre, rencontre tant de gens et sache si bien langlais! GIUANIN: elle surtout a a servi, et son mari! (Ils rient tous) ROSA (se tournant vers Domi): On le lui dit maintenant? DOMI: Pourquoi pas! GIUANIN (mfiant): De quoi sagit-il? ROSA: Eh bien, la dernire fois que Domi est venue Montalto, elle a rencontr quelquun . GIUANIN: a veut dire quoi quelquun, son oncle? Rosa rit. ROSA: Oui son oncle, mais pas seulement DANTE: Quest-ce que cest tous ces mystres? ROSA: Cest que, Ivrea, la Foire, Domi a rencontr un homme et ils sont tombs amoureux! GIUANIN: Quest-ce que cest encore que cette histoire? ROSA: Une histoire damour, non? GIUANIN: Et on peut savoir comment sappelle cet amoureux ? DOMI: Il sappelle Safet. GIUANIN ET DANTE (ensemble): Comment?! DOMI: Safet Vukovar. (14) GIUANIN: Mais do il sort celui-l!? DOMI: Son pre et sa mre sont yougoslaves(15), de Zagreb, lui est

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n et a fait ses tudes Turin, maintenant il travaille Ivrea chez Olivetti. GIUANIN ET DANTE (ensemble): Mais nimporte quoi! Domi et Rose se mettent danser ensemble, puis elles vont inviter le pre et le grand-pre qui se font un peu prier mais finalement acceptent de danser. Puis on entend une marche nuptiale, chacune prend la main de son partenaire (Rosa celle de Giuanin, Domi celle de son grand-pre) et solennellement ils sortent de scne. lair de la marche nuptiale se mlent des bruits de fte et distinctement des mots en italien, pimontais, franais, anglais, serbo-croate: Evviva gli sposi! Vivent les maris! Viva gli spus! Happy life! Ziveli Mladenci! (le ci se prononce tzi). Puis les sons sattnuent et, pendant que le rideau lentement se ferme, slve une voix off. Alors que le texte est dit ( voix forte et haute mais intime aussi), il apparat crit sur le rideau. Les racines nous les portons dans nos ttes, au fond de notre cur. Le pays qui est le ntre, ce ne serait pas un lieu inscrit sur une carte, mais une prsence dans le cours du temps habite par les vies passes et futures, un lieu construit par chacun de nous, avec les gens que nous aimons, les livres que nous lisons, les musiques que nous coutons Peut-tre ne sommes-nous que des arbres voyageurs. Les lumires sallument, toutes dun coup, illuminant les spectateurs.

FIN

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NOTES HISTORIQUES ET POLITIQUES tablies par des lves du Lyce scientifique et technologique Antonio Gramsci dIvrea (Anne scolaire 2005-2006, classes 1A e 1B)

1) 2) 3) 4)

5)

6)

7) 8)

9)

1945: libration de lItalie, Mussolini est fusill. Grande Guerre: premire guerre mondiale (1914-1918). Nice a fait partie de la Savoie de 1388 1860. 1922: le 28 octobre, Mussolini marche sur Rome avec ses volontaires en chemise noire. Cette marche marque la prise du pouvoir par le rgime fasciste et la dstabilisation des quilibres politiques. LAmrique (Amrique du Nord et Amrique Latine) fut la principale destination des migrs italiens et europens jusqu la fin du XIXme sicle. Cette phrase fait rfrence au texte dune chanson dmigrs italiens Maman donne-moi 100 lires quen Amrique je veux aller). 27 fvrier 1933: incendie du Reichstag, le Parlement allemand (rpression contre les partis de gauche et les syndicats). Cette date marque la fin de la libert et des espoirs des citoyens qui sopposaient au national-socialisme, et le dbut des discriminations raciales contre les juifs (le 30 juin aura lieu Berlin, la Nuit des longs couteaux) LEurope prend conscience que la guerre est invitable. Seconde guerre italo-thiopienne (1935-36). Les Socits de Secours Mutuel sont nes la fin du XVIIIe sicle en tant quassociations de volontaires qui versaient une contribution qui permettait de garantir une assistance aux membres de ces association en difficults conomiques la suite dune maladie, dune invalidit, du chmage. Exposition sur llectricit de Turin de lanne 1884 o furent

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prsents de nouveaux instruments et appareils lectriques, parmi lesquels ceux de Galileo Ferraris, inventeur du transformateur et du moteur induction. 10)Lon Blum (Paris 1872 - Jouy-en-Josas 1950). Important homme politique de la Gauche franaise. Il se battit pour les droits des ouvriers et fut Prsident de la Rpublique pendant le Front Populaire (1935-37 et 1938). Il fut dport Buchenwald de 1943 1945, par la suite, en 1946-47, il fut Prsident du Conseil. Plus tard, il devint ambassadeur de France aux Etats-unis. 11)Guerre dEspagne: 1936-1939 Guerre entre les factions des Nationalistes (diriges par le gnral Franco) et celles des Rpublicains (avec les partis de gauche) pour le contrle du pays. En effet, en 1936 le Front Populaire (rpublicains, socialistes, communistes, anarchistes) avait gagn les lections, mais le gnral Franco nen accepta pas le rsultat et sinsurgea contre le gouvernement rpublicain commenant ainsi la guerre civile. Nombreuses furent les interventions aussi bien des Russes que des Europens (les militaires italiens envoys par Mussolini combattirent auprs des Nationalistes, les italiens anti-fascistes auprs des Rpublicains). Cette guerre civile fut considre comme le prlude de la seconde guerre mondiale. 12)Le 3 septembre 1939 la France entre en guerre contre lAllemagne. Le 10 juin 1940, lItalie entrera en guerre contre la France aux cts de lAllemagne. 13) Au mois de juillet 1943, les Allis dbarquent en Sicile et le gouvernement de Mussolini tombe. Les allemands occupent Rome. Au Centre et au Nord de lItalie, la Rsistance sorganise. 14)Safet est un prnom musulman. Le nom Vukovar renvoie la ville yougoslave du mme nom o, durant la guerre civile commence en 1991, la plus grande partie de la population sera massacre, comme cela advint aussi dans la ville de Srebrenica. 15)Invasion italo-allemande de la Yougoslavie en 1941, le commu-

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niste Josip Broz, dit Tito, organisera la rsistance et prendra la direction du pays. Lmigration des yougoslaves, qui commena aprs la fin de la Seconde Guerre mondiale, sest particulirement intensifie depuis 1991, dbut de la guerre civile.

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EXTRAITS TIRS DU MMOIRE ralis par des lves du Collge Sandro Pertini de Montalto Dora
(Anne scolaire 2005-2006, classes 2A, 3A, 3B)

Itinrances, Montalto Dora: histoires dmigration et dimmigration Ce travail a t men grce des tudes de documents et des interviews (toutes les personnes cites ont t interviewes Montalto Dora o elles vivaient.) Il comporte aussi de nombreuses photographies. Il est dpos la bibliothque de Montalto Dora. Les lves: Nous ddions ce modeste travail toutes les personnes courageuses qui ont trouv la force de quitter tout ce quelles avaient de plus cher pour se jeter vers linconnu. () Nous sommes convaincus que cette rencontre avec ceux qui portent en eux, encore vivant dans leur cur, le souvenir de parents et amis migrs dans des terres lointaines, a t pour nous une nouvelle approche de lHistoire (). Cest une exprience qui trs certainement nous restera pour le futur. Monsieur Luciano Banchelli explique: Dans notre Canavese, au dbut du XIXme, les industries taient pratiquement inexistantes, le chmage tait trs lev, la terre ne suffisait pas nourrir tout le monde. Les familles navaient se partager que la faim. () Les gens du Canavese montraient leurs grandes capacits de travailleurs. Mais ils ntaient pas toujours apprcis leur juste mesure pour la qualit et quantit de leur travail, bien au contraire, dans certains cas, on se moquait deux.

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Nous avons entendu des histoires douloureuses dmigrs considrs comme des fainants et licencis parce quils perdaient du temps essuyer leur sueur. () Les habiles maons de Andrate et de Caravino allaient en France avec la truelle et la taloche dans leur sac dos ; pour les habitants de Chiaverano, Bollengo et Palazzo, producteurs et connaisseurs de vins, la destination tait lAngleterre, o ils trouvaient semployer comme serveurs, cuisiniers, cafetiers. Certains, avec le temps, sinstallrent honorablement. De Ronco et de toute la valle de la Soana, ils partaient pour la France et la Suisse o ils exercrent le mtier de vitriers. De Traversella et de la Valchiusella partirent les premiers mineurs, dans la ligne de leur tradition, certains dentre eux, un peu aventuriers, arrivrent jusquen Russie et en Chine. () Les annes passant ils se distingurent et avec persvrance, volont et intelligence, ils devinrent dexcellents entrepreneurs. () Les femmes aussi suivaient ces tmraires. Le premier tunnel ferroviaire de lEmpire Cleste sur la ligne Pkin-Han Kan fut luvre dun homme de la Valchiusella devenu grand entrepreneur.... Parle Monsieur Pietro Perotti: Dans la famille Perotti nombreux sont ceux qui ont migr, certains sont alls en Amrique, dautres en France. Mon grandpre Perotti tait tailleur en France et mon pre tait cuisinier dans les htels en France. Parle Monsieur Francesco Baldioli: Certains partaient et ne revenaient plus, comme Monsieur Massera qui est port disparu en France do il nest pas revenu. Dautres au contraire partaient par bateau en Amrique du Nord (Etats-Unis et Canada), o tout dabord ils travaillaient comme serveurs, plongeurs jusqu vingt heures par jour (certains dentre eux ensuite devenaient propritaires dhtels), ou bien en Argentine o lon travaillait comme paysans ou la traite des vaches () Gnralement on ne partait pas seul, mais en groupe avec des

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parents (frres, cousins) ou des amis (). La difficult la plus grande tait lapprentissage de la langue et en gnral on parlait le dialecte avec les compatriotes que lon rencontrait dans le pays nouveau. () Dautres difficults venaient aussi du nouvel environnement et de la confrontation avec des habitudes diffrentes. Parle Monsieur Gianotti: Quand ils partaient ils navaient pas de travail, ils partaient parce quici Montalto il y avait une grande misre. Sils trouvaient quelque de chose de plus ltranger, ctait toujours a de gagn, mais de nombreuses familles revenaient sans avoir rien russi. () Celui qui partait laissait peu de biens en Italie parce quil ny en avait pas, seulement de la misre, et celui qui avait une maison gnralement ne la vendait pas. () Ma mre a migr Genve. Elle travaillait dans une usine de plastiques, qui produisait aussi des biberons pour les enfants. Elle tait alle en Suisse parce que, dj, elle avait une sur l-bas (). Elle avait un frre Londres avec Monsieur Pesando, mais ils durent rentrer pour faire leur service militaire pendant la guerre 1915-18. Aprs la guerre, mon oncle est all Paris, mais plus personne ne la revu. Figurez vous quil crivait seulement moi, mme sil ne mavait jamais vu, et il me racontait sa vie. Parle Monsieur Quagliotti: Aussi bien du ct de mon pre, que de celui de ma mre, ils ont tous migr. Mon pre avait quatre frres et ils ont migr en Suisse, Genve, sauf un frre qui est all aux tats-Unis, en Californie. Mon pre avait seize, dix-sept ans. Il allait faire patre les vaches. Il na t lcole que deux ans, puis l-bas le soir il allait chez un prtre pour apprendre le franais (). Mon oncle () tait un bon musicien, il savait jouer des cuivres et en Amrique il tait entr dans la fanfare de la ville de Los Angeles, dont je conserve encore une photographie. Les trente dernires annes, il avait trouv un bon travail, il tait gardien de nuit

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dans une usine de whisky. () Notre ville a commenc avoir un peu de bien-tre autour des annes 1910 quand Ivrea, Camillo Olivetti a ouvert son usine de machines crire. Ma mre me racontait quelle () allait lusine Varzi travailler le coton Ivrea et onze ans elle allait Ivrea cinq heures du matin pour la premire quipe qui ne terminait qu quatorze heures. () Moi aussi en 1942-43 je me rendais pied Ivrea o jallais pour apprendre un mtier dans latelier de mcanique au sous-sol de lactuel lyce classique Botta et les allemands venaient rparer leurs armes l ct de nous. () Celui qui partait au del de lOcan devait forcment prendre le bateau, mais qui se rendait en Europe partait pied et jai entendu dire que certains passaient par le Mont Blanc ou le Grand Saint Bernard parce quils navaient pas leurs papiers en rgle et quils cherchaient un moyen de passer illgalement dans le Pays tranger. () Puis dans le nouveau Pays, ils sarrangeaient. On navait pas un sou, et nombreux sont ceux qui ont eu une dure vie mme ltranger. Mon frre a eu pas mal de chance parce quil a eu un bon patron, un tchcoslovaque juif qui la aid, il faut dire que lui tait un bon mcanicien. () Sa femme faisait la couturire et russissait elle aussi gagner quelques sous. Parle Madame Maria Bellini: tant donn que dans le Sud il ny a pas de travail, je suis venue ici pour en chercher et garantir un futur serein ma famille. Dans mon village je travaillais, mais je faisais toujours de lourds travaux et au noir. Un jour jai dcid de tenter ma chance au Nord et en janvier 2002 je suis partie seule, sans mon mari et mes enfants. () Les premiers six mois ont t trs difficiles, parce que je ne connaissais personne et jtais compltement seule. Les lves: Pendant les annes 80 on assiste () une augmentation de

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limmigration dans les Pays dEurope mridionale, comme lEspagne et lItalie, qui ont besoin de travailleurs aprs une reprise conomique, mais manquent de force de travail cause de leur faible natalit. Voici alors quarrivent les migrs en provenance dAfrique et dAsie. (). Depuis 1989 on assiste un nouveau dplacement de population de lEst vers lOuest de lEurope. Celui qui se dirige vers les Pays industrialiss ne le fait pas seulement pour des raisons de travail, mais aussi pour des raisons politiques et/ou sociales. Parle llve Iona Madalina Busuiol Birgu: en Italie on vit mieux. En Roumanie il ny a pas de travail et les salaires sont bas. () Je connaissais de nombreux roumains qui habitaient Ivrea et je les rencontrais. lcole ensuite je me suis lie damiti avec des italiens. Parle llve Marius Dulica Cosmin: Boscia je connaissais tous les endroits et toutes les personnes, Montalto au contraire je ne connaissais aucune personne et jai eu des difficults me lier damiti parce que jai un caractre plutt timide et rserv. Maintenant je connais assez bien la ville de Montalto parce que je vais en bicyclette jouer au parc. () Au dbut je ne sortais pas beaucoup de chez moi. () Mon pre avait dj un travail, ma mre na pas trouv tout de suite un travail parce quelle est venue en Italie aprs mon pre. () En Italie il avait dj certaines personnes de ma famille. () Elles taient en Italie depuis deux ans. (.) Jai eu quelques difficults au dbut parce que je ne connaissais pas la langue italienne et quand le professeur expliquait quelque chose je ne comprenais pas.

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POSTFACE

Ce livre est lune des tapes finales du projet Itineranze, la seconde sera la mise en scne du texte. Pour moi, cest un moment important non seulement parce que lon ma demand dcrire en italien, mais aussi parce que le sujet tait lmigration italienne vers la France. De cette histoire dmigration, moi-mme je suis issue. Ds ma petite enfance jai d abandonner lItalie mais ses visages, ses sons, ses odeurs sont rests pour toujours imprims dans mon cur. Plusieurs fois au cours de ma vie, jai pens retourner vivre dans le pays qui ma vu natre, je ne lai jamais fait par peur dtre, l aussi, accueillie comme une trangre. Que ce soit lui qui mappelle, me choisisse, est pour moi une grande motion. De cet amalgame de cultures, de langues, de sensations et de penses je suis le rsultat, et comme tous ceux que la vie fait itinrer, cette itinrance est aussi une construction de soi, une faon de cheminer vers soi-mme, chacun la sienne, personnelle et universelle. Quelle est la langue dans laquelle jai crit et publi en France ? Que trouve-t-on dans lalambic de mon criture ? Il y a le pimontais, langue interdite de mes parents, langue aux tranges sonorits, lentes, tales, il y a litalien lger de mon enfance, celui des gens modestes et plus tard litalien libre de la langue de Boccace, le franais tenu des coles de la Rpublique dans lequel va simmiscer largot des quartiers populaires et la langue puissante des faubourgs parisiens. Tout couvait, se mlait et prenait corps pour nourrir la langue dans laquelle un jour jai commenc crire mes livres. Aujourdhui, pour la premire fois, grce Itinrances, cette langue

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se concrtise aussi dans litalien, dans lcriture dun texte thtral, un jour elle sincarnera dans le corps, la voix de comdiens. Jespre quen lisant, en entendant ce texte, vous prouverez lmotion et le bonheur que mont donn sa cration, jespre que ces phrases et ces histoires vcues sauront vous dire combien lcriture de cette pice fut importante pour moi. Jespre que, pour vous aussi, ce sera un moment intense. Pour finir je veux remercier toutes celles et tous ceux qui, dposant leur confiance en moi, mont fait un don prcieux. Renata Ada Ruata Paris, juin 2006

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