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Accento distintivo sui monosillabi Con accento distintivo si intende un accento grafico la cui funzione non tanto quella

a di indicare la pronuncia tronca di un monosillabo, quanto il suo valore grammaticale, distinguendolo dagli omografi, per renderne immediatamente riconoscibile il significato. Inutile ragionarci: in italiano la normativa ortografica non sempre motivata sul piano logico n coerente, ma si rif perlopi a ragioni d'ordine storico o di prevalenza d'uso. La situazione attuale cos riassumibile:

l'accento obbligatorio su: ch (perch, affinch), d (dare), d (giorno), (essere ), l e l (avverbi), n (congiunzione), s (pronome tonico), s (avverbio), t (bevanda);

omissibile su

"s",

per

consolidamento

dell'uso,

quando

accompagnato da stesso e medesimo, ma tale prassi non assurge comunque a una regola grammaticale n "s stesso" pu essere, quindi, considerata una grafia errata.

ammesso ma sconsigliato su: di e d (dare), s (avverbio).

Ch In italiano, la grafia ch (/ke/), con l'accento rigorosamente acuto, indica o distingue un particolare tipo di che, che introduce determinate classi di proposizioni, interpretabile di volta in volta come aferesi della congiunzione introducente; che pu essere:

un'interrogativa diretta, per cui assume un valore di 'perch' - in questo caso pi propriamente un avverbio interrogativo -; una causale, per cui assume un valore di 'giacch, poich'; o, raramente, una finale, per cui assume un valore di 'affinch'.

D In italiano, la grafia d indica la 3 persona dell'indicativo dal verbo dare (egli d) per distinguerla dalla preposizione semplice da; in realt servirebbe anche per distinguerla, all'interno dello stesso paradigma verbale, dalla 2 persona dell'imperativo (tu) da forma apocopata del fiorentino dai. D

In italiano, la grafia d indica il sinonimo di "giorno", distinto dalla preposizione semplice di, nonch dal nome della lettera D; l'accento serve anche per distinguere questa forma dalla seconda persona dell'imperativo del verbo dire, (tu) di', apocope dell'etimo latino DC

In italiano, la grafia (// con accento sempre grave, anche nel derivati cio) indica la 3 persona dell'indicativo del verbo essere (egli ), per distinguerla dalla congiunzione coordinativa e. L In italiano, la grafia l indica l'avverbio locativo col valore di 'in quel posto', situato in un luogo terzo rispetto a chi parla e a chi ascolta, per distinguerlo dall'articolo determinativo e dal pronome personale la femminile singolare, e dalla nota la. L In italiano, la grafia l indica l'avverbio locativo col valore di 'in quel posto', ma pi puntuale di l, per distinguerlo dal pronome personale li maschile. N In italiano, la grafia n (/ne/ non con l'accento rigorosamente acuto) indica la congiunzione coordinativa negativa, per distinguerla da ne avverbio (col valore di 'di l') e pronome. S In italiano, s (/se/), pronome personale di terza persona riflessivo forte (non atono), uno dei monosillabi che in italiano richiedono obbligatoriamente la presenza dell'accento (sempre acuto) per distinguersi dagli omografi se congiunzione e se pronome atono (variante posizionale di si). Tuttavia sono assai diffuse, anche in ambito colto e letterario, la prassi e la relativa "regola" di non accentarlo davanti ai rafforzativi stesso e medesimo con la motivazione che tali aggettivi chiarirebbero automaticamente il valore pronominale della particella rendendo cos superflua la presenza dell'accento