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Indice

1. Cenni storici 2. Classificazione botanica 3. Il fico in Sicilia e a Salemi


4. Caratteristiche botaniche del fico 5. Esigenze pedoclimatiche 6. La coltivazione del fico 3 5 6 8 8 9 11 12 13 20 20 21 21 21 21 22 23 26 27 35

7. La fruttificazione del fico 8. La fecondazione del fico


9. Variet

10. Le malattie pi comuni


10.1 Malattie provocate da insetti 10.2 Malattie causate de coleotteri 10.3 Malattie causate da ditteri 10.4 Malattie causate da funghi

11. Produzione, commercio e usi 12. Propriet 13. Il fico nella cucina siciliana 14. Il fico e i proverbi siciliani 15. Interviste 16. Scheda dellalbero Note alle immagini Bibliografia Sitografia

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Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Genesi 3, 7 Lascia Paro e quei fichi e la vita sul mare. Archiloco, fr. 53 D Ammirevole la premura di questo frutto che solo tra tutti si affretta naturalmente alla maturazione. Plinio, Naturalis historia XV, 21

1. Cenni storici
Pianta millenaria che accompagna luomo fin dai suoi primi passi verso la civilt, il fico compare con le prime attestazioni della cultura umana. Nella Genesi1, in particolare, specificato il ruolo delle sue foglie: quello di coprire le nudit dei corpi dei progenitori dellumanit dopo la scoperta del peccato originale. C addirittura chi suppone che la stessa mela del peccato originale in origine fosse un fico2, ipotesi che fa di questalbero il primo compagno vegetale dellumanit. In effetti la provenienza del fico dallarea mediorientale del Mediterraneo comprovata dalla stessa etimologia della nomenclatura botanica. Lattributo carica, infatti, denota in maniera evidente le origini carie dellalbero da frutto. Questa coltura, forse per la sua eccezionale adattabilit a una grande variet di climi e per la sua resistenza, ebbe molta fortuna tra le prime civilt del Mediterraneo. La specie attestata anche in Egitto, dove troviamo anche un parente affine: il Ficus Sycomorus, un albero che, a detta di Plinio Cecilio Secondo Gaio3, era simile al gelso nel portamento e nel fogliame. Questa pianta produceva dei frutti similari ai fichi, ma pi piccoli di dimensioni, i quali costituivano un importante alimento per la loro ricchezza nutritiva. Questalbero dunque si rivest di un importante valore simbolico, indicando la vita, in quanto legato ad Hathor: nel suo legno venivano intagliati i sarcofagi, i mezzi che portavano il defunto nellaldil, dove si prolungavano le gioie e i piaceri della vita. La variet del fico domestico probabilmente era ben conosciuta in Egitto, e risulta citata in molti testi. Questalbero, dai nutrienti frutti zuccherini, fu probabilmente una delle prime scoperte alimentari ed economiche dellumanit. Le grandi propriet nutritive dei suoi frutti fecero s che le culture del Mediterraneo lo eleggessero a coltura prima della civilt agraria. Molti autori sostengono la presenza della coltivazione del ficus carica su tutte le coste del Mediterraneo: in particolare sono stati ritrovati resti di frutto essiccato in un antico villaggio presso Gerico, sulle sponde del Mediterraneo4. Ci testimonierebbe la presenza del fico domestico nelle prime civilt gi millenni prima dellulivo e del frumento. Ci che infatti attesta limportanza fondamentale del fico domestico allinterno delle culture della Mesopotamia la continua presenza allinterno della Bibbia del fico, che insieme alla vite conta il pi alto numero di occorrenze. In un passo del libro di Samuele cos si legge: Allora Abigail subito prese duecento pani, due otri di vino, cinque montoni gi preparati, cinque misure di grano tostato, cento grappoli di uva passa, duecento schiacciate di fichi secchi e, caricatili su alcuni asini, disse ai suoi servi: Precedetemi alquanto, io vi seguir.5 Questo passo di estrema
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Genesi 3, 4-7 Grassi 1991, 11 3 Plinius Caecilius Secundus Gaius, XIII 56-57 44 M. E. Kislev, A. Hartmann et alii 2006, 1372-4 5 Samuele I, 25, 18-19

importanza in quanto riporta unantica consuetudine che si propag nel Mediterraneo fino agli anni dellagricoltura tradizionale in Sicilia. Il pasto principale dei contadini era infatti costituito da un po di pane e dai fichi secchi: anchi uno chi lavorava in campagna si purtava un sacchetto di fichi, si portava lolive, per esempio, e si manciavano6. In Grecia, crocevia del Mediterraneo antico, il fico trov le condizioni ambientali pi adatte, venendo ad assumere una capitale importanza nelleconomia e nellalimentazione. La pianta e i frutti del fico assunsero talora anche importanti significati simbolici legati al dio Dioniso e a Demetra: concrezione di significati legati alla fecondit e allabbondanza, il fico rappresent spesso un albero divino, di propriet assoluta del dio. A Eleusi non mancava infatti un fico sacro, come riferisce Pausania:
In questa localit dicono che Fitalo abbia accolto nella propria casa Demetra e che la dea, in cambio dellospitalit, gli abbia donato la pianta di fico. A quanto io dico rende testimonianza lepigramma che inscritto sulla tomba di Fitalo: - Qui il signore, eroe Fitalo accolse un tempo la veneranda Demetra, quando per la prima volta ella fece spuntare il frutto della tarda estate, che il genere umano chiama sacro fico: da allora la stirpe di Fitalo ebbe onori immortali 7.

Questo passo conferma il ruolo di albero simbolico rivestito dal fico, un albero posto a protezione del focolare domestico, in quanto dono di Demetra, la dea principale del pantheon greco, la dea madre dellagricoltura, simbolo della civilizzazione delluomo. Nondimeno questalbero era legato ai culti della fecondit. Priapo e Dioniso si appropriarono delle sue foglie, facendone i propri simboli iconici; nel suo legno venivano scolpiti i falli portati in processione durante i riti dionisiaci. Il bene della comunit era rappresentato dai frutti del fico, per cui in alcuni rituali di cacciata dei pharmakoi individui che rappresentavano il male della comunit questi ultimi portavano al collo una treccia di fichi, neri o bianchi a seconda che essi fossero uomini o donne. Teofrasto, nel suo trattato, elenc puntigliosamente le caratteristiche dellalbero di fico, e diede inoltre una delle prime attestazioni della diffusa pratica della caprificazione 8. Ci testimonia come gi nellantica Grecia questalbero da frutto fosse fondamentale nellalimentazione e nella religione. A suggellare la tradizione di questo simbolo, lo stesso Aristofane pi volte nelle sue commedie ricorder quali sono i principali prodotti legati alleconomia domestica:
Oggi brucio di desiderio di tornare ai campi e di lavorare con la mia zappa il mio pezzetto di terra [] Andiamo! ricordate, uomini, la vita di un tempo che la dea ci dispensava, quelle trecce di fichi secchi e i fichi freschi e i mirti e il vino dolce e le aiuole di viole vicino al pozzo e le olive che tanto rimpiangiamo!9

Non meno importanza venne ad assumere lalbero di fico nellantica Roma. Il ficus ruminalis era il famoso albero che sorgeva sulle rive del Tevere sotto le cui fronde Romolo e Remo vennero allattati dalla lupa. Plinio narra anche che nel Foro Comizio fu piantato un fico, diventato simbolo civico durante let della repubblica, a rappresentazione della potenza dellurbe, in quanto arbor felix, diretto discendente per talea del famosissimo ruminalis e albero capace di tenere lontano i fulmini. Infatti, si riteneva che con una cerimonia adatta sotto il fico, un rito pressoch identico presso gli Etruschi, potessero essere sotterrati i fulmini, quelle potenze che potevano distruggere la citt. Se il fico del foro moriva, ci era considerato di cattivo auspicio per la citt e si provvedeva subito a piantarne uno nuovo10.
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Cfr. infra, pag. 29 Pausania I, 37, 2 8 Teofrasto 2, 9, 5 sgg. 9 Aristofane, 569-579 10 Gaius Plinius Secundus XV

Dunque il fico non aveva soltanto una grande importanza commerciale nella Roma repubblicana; proprio per la sua grande produttivit fu assimilato alla floridezza stessa dellurbe, in quanto diretto discendente del prosperoso albero alla cui ombra Romolo e Remo furono allattati. A ci si deve aggiungere che il fico ebbe una grande importanza alimentare. Seneca ne ricorda la rilevanza nutritiva allinterno di un pasto frugale11e Columella ci descrive una sorprendente pratica:
Altri scelgono qualunque grossissimo fico verde e lo dividono in due parti colla canna o colle dita e cos dilatato lo mettono ad appassirsi al sole. Dopo che si ben seccato al calore del mezzod, e che lardor del sole lo ha ammollito si raccoglie unitamente agli altri fichi e come accostumano gli Africani e gli Spagnoli li uniscono vicendevolmente e li comprimono.12

Le somiglianze con la pratica di essiccazione tradizionale dellarea di ricerca sono impressionanti, nonostante il trascorrere dei secoli: Prendi la fico, la apri in due. Se grande la fai pi allargata, la apri, e la metti al sole ad asciugare fintanto che pronta per chiuderla cu unaltra, prendi due e le metti cos (fa il gesto di chiudere le mani, come se avesse i fichi su ogni palmo) e le chiudi.13 Lalbero di fico consegu una buona sorte anche in seguito, propagandosi in Spagna e poi da l venendo esportato, durante il periodo rinascimentale, nel Nuovo Mondo. Le tante variet che fin dallet dellImpero Romano nei secoli si sono originate sono la testimonianza del valore nodale che i frutti di questalbero ebbero nella dieta sostanzialmente povera di culture di sussistenza. Albero a met tra il selvatico e il colturale, il fico lemblema della civilizzazione umana, presenziando al limen che separa la natura dalla cultura. Dalla variante pi selvatica del caprifico ai tipi pi pregevoli e raffinati del fico domestico, levoluzione varietale della pianta indice della progressiva specializzazione delluomo nelladdomesticare la natura. Cos oggi i fichi che adornano le nostre tavole deliziano il palato raccontando il gusto dei primi esponenti dellumanit.

2. Classificazione botanica
Classificazione Cronquist Regno Divisione Classe Ordine Famiglia Genere Specie Plantae Magnoliophyta Magnoliopsida Urticales Moracee Ficus Carica

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Lucius Anneus Seneca, LXXXVII,1-3 Columella 12, 15, 1 13 Cfr. infra pag. 28

Classificazione APG Ordine Famiglia Rosales Moracee

Nomenclatura binominale: Ficus Carica L. Tipi principali della specie: Ficus Carica Caprificus

3. Il fico in Sicilia e a Salemi


Pare che la Sicilia voglia dire Terra di fichi, derivando il suo nome dal greco siki, che vuol dire appunto fico14 Ecco la definizione del Nuovo Dizionario Siciliano, che testimonia la grande fortuna della pianta nellisola:
Ficu, s. f. che nel numero del pi si pronunzia anche ficu, come nel numero del meno, t. bot. Ficus Carica L. nome dellalbero e del frutto di questo nome comunissimo nella Sicilia, e di cui si distinguono molte variet che fruttificano in tempi diversi dalla primavera sino al fine dellautunno []La mole, il colore, ed il nome di ogni variet sono molto diversi, e si troveranno registrati nel loro luogo []ed altre sono le variet, di cui non facile trovare la esatta corrispondenza con la nomenclatura dItalia, onde si consultino i botanici15.

Dunque, come in tutto il Mediterraneo, il fico ebbe una grande fortuna anche in Sicilia. Il clima caldo e la giusta dose di umidit favorirono nei secoli sia il tipo selvatico sia il tipo addomesticabile. In Sicilia non ci sono mai stati veri e propri appezzamenti monoculturali di piante di fico: ci a causa dellindisponibilit di acqua e dei costi dimpianto troppo elevati per la povera economia isolana. A questo si aggiungono gli alti costi per le cure delle malattie delle piante e la mancanza di personale specializzato16. Come tutte le citt della parte occidentale della Sicilia, Salemi ebbe il medesimo rapporto con la pianta di fico. Il fico un silenzioso ospite della sua storia, cosicch oggi in mezzo ai rigogliosi giardini delle campagne che adornano la citt di tanto in tanto possibile vedere un fico che si erge solitario e quasi selvatico in mezzo alle altre colture. Il fico troneggia tuttoggi allinterno di questi 01. immensi appezzamenti, fornendo con poche cure dei frutti succulenti che arricchiscono le tavole estive e autunnali. Le sue chiome, se lasciate incolte, offrono un riparo considerevole dallarsura estiva della campagna, un rifugio nel quale si pu riposare prima di ritornare al duro lavoro dei campi. La storia di Salemi vede questalbero come un importante elemento per la sussistenza familiare: una sola pianta era in grado di sfamare tutti i componenti delle tipiche famiglie allargate, fornendo anche frutti in abbondanza da donare agli ospiti e ai vicini.

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Maffioli, G., 1975, vol. 5 Mortillaro (a cura di), 1838, 408 16 Rochefort, 2005, 191

La fisionomia della campagna salemitana determinata dalla storia, che la vede protagonista di vicende millenarie. Gli Arabi furono i principali dominatori di questo centro, il cui nome deriverebbe da Salam, o luogo di delizie. Gi allora dunque, limportante cittadina che gi era stata conosciuta dai Greci sotto il nome di Halycia, era rinomata per il rigoglio delle sue campagne e per le miti condizioni climatiche che favorivano la vegetazione lussureggiante. Daltronde lo stesso Al-Idrisi non esita a descrivere la citt con parole molto eloquenti per ci che riguarda la sua caratteristica. In questa localit, un vero tripudio di alberi e giardini, le acque sono copiose ed diffuso per ogni dove il benessere17. Salemi fu un nodo nevralgico in cui confluirono tutte le dominazioni che si succedettero in Sicilia, dagli Arabi ai Borboni, e come tale anchessa fu in pieno 500 un centro tipicamente feudale. Con il passare degli anni per il feudalesimo sindebol, cosicch i vasti agri salemitani, prima dallora in mano ai grandi principi feudatari, passarono ai gabelloti, che sfruttarono al massimo i contadini nullatenenti. Labolizione giuridica del feudalesimo si ebbe nel 1812, in periodo borbonico. Con la soppressione dellistituzione gli ex feudi vennero trasformati in beni demaniali, lasciando il posto allaccaparramento delle terre da parte dei privati pi forti. Unulteriore beffa allabolizione del feudalesimo, che port alla luce la pura formalit della riforma del 1812, si ebbe dopo lunit dItalia, sotto il regno sabaudo. Con la legge sullenfiteusi dei beni ecclesiastici si auspicava infatti laffitto a piccoli proprietari che favorisse lo spezzettamento dei grandi terreni, ma di fatto si venne a creare un vasto latifondo laico, che del feudalesimo conservava tutte le caratteristiche tradizionali. Ad aggravare ulteriormente la povert dei contadini si aggiunse il latrocinio che il regno della neonata penisola oper ai danni delleconomia dei paesi siciliani, cosicch chi poteva produrre dei beni di sussistenza con il proprio piccolo appezzamento nascondeva tutto per evitare che i controlli delle dogane se ne appropriassero. Solo negli anni 50 leconomia di Salemi vide unevidente ripresa nel settore dellagricoltura, e i piccoli proprietari poterono finalmente coltivare per la propria sussistenza, visto che, seppure in ripresa, il reddito agricolo e i mezzi a disposizione non permettevano ai contadini di andare al di l della mera sfera della produzione in proprio. Soltanto negli anni 60 la produzione cerealicola, fino ad allora predominante nelle campagne del circondario salemitano, lasci il posto alle due principali colture specializzate, che mantennero intatta la 02. fisionomia della sua campagna fino a oggi. Impianti di viti e di olivi segnarono con la loro presenza laspetto dellagro salemitano, costituendo il principale prodotto il cui surplus venne destinato allesportazione. Allinterno di qualsiasi uliveto o vigneto non mancano delle piante di fico disseminate qua e l, che forniscono frutti in periodi dellanno diversi a seconda delle variet. Simbolo della cultura mediterranea e di quella siciliana in particolare, la pianta di fico permane nei secoli, la sua presenza laconica accompagna ogni trattato sullagricoltura e sulla frutticoltura siciliana. Il fico l, solitario in mezzo a un grande appezzamento. Non se ne parla perch c sempre stato, nato con lappezzamento. Ogni contadino di Salemi sa che nel suo jardinu di vigne o di olivi ci sono delle piante di fico. Il fico un albero povero, che produce dei frutti ricchi. Le sue foglie danno anche un gran nutrimento al bestiame. Gli ovini e gli equini dellassolata Sicilia degli anni 50 si deliziavano ogni tanto di prelibate e succulente foglie fresche di fico, che, fatte seccare e conservate al coperto, al riparo dallumidit, si trasformavano
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Idrisi, 1966, 40

anche in ricco foraggio invernale18. Lutilit di una pianta di fico implicita perch nasce occasione per occasione, ma la necessit della sua presenza nellappezzamento agricolo evidente. Ed la Sicilia la terra ideale del fico: Il fico pu vivere normalmente nella regione della vite, si esprime meglio in quella dellolivo, d il massimo di s nella zona degli agrumi.

4. Caratteristiche botaniche del fico


Lalbero di fico raggiunge in piena maturit unaltezza compresa tra un minimo di 3 e un massimo di 10 metri, specialmente se lasciato incolto. Il tronco ha legno di colore grigiocenerino, liscio e senza spaccature, di scarsa qualit, ed composto da pi strati di corteccia, che racchiudono uno strato di latice. Le radici del fico sono robuste e raggiungono grandi espansioni. Questo perch possono crescere molto in lunghezza se nel sito sono presenti fonti dacqua anche in lontananza rispetto alla pianta. Inoltre il fico pu emettere radici avventizie dai rami e dal fusto. I rami si espandono soprattutto in larghezza, evidenziando subito la principale caratteristica dellalbero di fico nei secoli: quella di riparo dalla forte arsura del sole estivo. Su di essi si possono osservare in molti punti le cicatrici lasciate dagli organi degli anni precedenti, come frutti e rametti. Le foglie del fico sono caratterizzate dalla cosiddetta eterofillia, fenomeno per cui sulla stessa pianta sono presenti foglie dalle diverse forme, caratteristiche e dimensioni. Non raro dunque trovare sullo stesso albero foglie unilobate e polilobate. In genere per il numero dei lobi cambia da variet a variet, e va da un numero di tre a un numero di otto. Le pi diffuse sono quelle a tre o a cinque lobi. Il caprifico presenta le stesse caratteristiche, ma si differenzia perch le sue foglie sono visibilmente pi piccole di quelle del tipo domestico. Le foglie hanno un colore pi scuro allinterno e pi chiaro nella parte esterna, sono ruvide e squamose. Visivamente dunque le differenze sono evidenti:
Se tu hai presente quei disegni tipo solchi che ci sono nella punta della foglia, nel caprifico sono molto pi profondi, nel fico domestico invece stincisioni non vanno molto in profondit, rimangono pi in superficie. E poi la lamina fogliare molto pi larga 19.

Sullalbero sono visibili tanti tipi di gemme per forma e posizione. In genere le gemme sono localizzate sullascella fogliare e si distinguono in gemme a frutto e in gemme a legno o gemme miste. Sono numerose sulla pianta le gemme avventizie, che possono originare sia succhioni, fronde emesse dal tronco sulla parte laterale e in dormienza per molte stagioni, sia polloni, cio dei rami che nascono direttamente dal tronco o dalla radice dellalbero, e che si chiamano rispettivamente polloni basali e polloni radicali. I frutti della pianta in realt sono tali solo nella vulgata comune. I siconi sono solo dei ricettacoli con delle infiorescenze nella parte interna, le quali, una volta fecondate, produrranno il vero frutto. Dunque, i veri frutti sono questi piccoli granellini presenti allinterno del siconio, i cosiddetti acheni. Il siconio, inoltre, ha unapertura verso lesterno, detta ostiolo.

5. Esigenze pedoclimatiche
Il fico una pianta a larga adattabilit, che non richiede condizioni particolari per produrre bene. In genere cresce molto in zone a clima mite, preferibilmente sulle coste e sulle fasce collinari a discreta altitudine, anche a 1000 metri di quota nelle zone del sud. La pianta tollera una ventosit moderata. Non molto resistente ai climi rigidi e la sua soglia di sopravvivenza si attesta intorno ai 10 gradi sotto lo zero. La resistenza al freddo comunque determinata dalla giovinezza del
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Perrino, 1950 Cfr. infra pag. 24

tronco. Un tronco maturo ha una soglia di resistenza pi alta, essendo fornito di quelle resine e di quegli amidi essenziali a isolare la pianta dal gelo, sostanze che si formano principalmente durante il periodo estivo, con lesposizione della pianta al calore del sole. Per quanto riguarda i climi caldi, la pianta tollera anche lunghi periodi di siccit e una piccolissima dose di ventosit salina. Per questo cresce molto bene sui litorali. Essendo una pianta xerofila, non necessita di molta acqua, cos come allo stesso tempo tollera male i ristagni idrici. In particolare per la produzione frutticola sono dannose le piogge dopo lunghi periodi di siccit, che provocano delle spaccature sui frutti fino allostiolo, rendendone impraticabile il commercio e la trasportabilit, e aumentandone anche la deperibilit. Per quanto riguarda la composizione dei terreni, il modello ottimale costituito dai suoli asciutti e ben drenati, con pochi ristagni e con falde acquifere lontane o in profondit. La pianta comunque sopporta anche i terreni moderatamente argillosi e con una certa dose di calcare e di elementi salini. Infatti
Noi dobbiamo parlare di terreni anche poco profondi, freschi, molto freschi, l avremo delle piante monumentali, enormi piante di fichi. E terreni un poco pi rocciosi con meno terreno agrario, poco profondi, avrai delle piante di fico pi piccole, per loro campano ugualmente, si abbarbicano con le loro radici anche in superficie e praticamente la pianta resiste, resiste bene alla siccit 20

Sono buoni i suoli con una discreta quantit di humus e di elementi nutritivi, che, se in quantit elevata, producono uneccessiva vigoria nel fogliame della pianta, a discapito dei frutti. I terreni sabbiosi sono altamente sconsigliati, cos come quelli freddi e compatti. La concimazione non strettamente necessaria, in quanto storicamente lalbero di fico ha sempre tratto vantaggio dalle concimazioni delle colture consociate, come, nel caso di Salemi, lulivo e la vite. In genere, comunque, meglio non nutrire eccessivamente la pianta con azoto, mentre concimando con calcio si pu incidere significativamente sulla produzione di fichi essiccati di qualit. Inoltre, un sovescio21 di leguminose particolarmente adatto per tenere nutrita in modo equilibrato e naturale la pianta. In zone esposte alle condizioni atmosferiche pi estreme meglio porre la pianta in luoghi naturalmente riparati, in quanto lutilizzo di ripari artificiali, come coperture in plastica, pu indurre un prematuro risveglio vegetativo dellalbero.

6. La coltivazione del fico


La pianta di fico, oltre a essere molto adattabile, non richiede particolari cure per crescere. Inoltre gli interventi mirati alla sua moltiplicazione e al suo mantenimento non sono i pi difficili tra quelli dedicati agli alberi da frutto. Gli interventi mirati alla propagazione e alla moltiplicazione vanno effettuati in autunno o nella fase iniziale della primavera. La propagazione gamica, cio con la tradizionalissima semina, non per raccomandabile, in quanto le probabilit di ottenere variet diverse, rispetto alla pianta madre, sono altissime. Infatti c una probabilit pari al 50% di ottenere un caprifico, oltre al restante 50% riguardante tutte le altre possibili variet di fico domestico: Le probabilit di avere, la pianta, le stesse caratteristiche della pianta madre dalla quale proviene sono nulle, non minime.22 Gli acheni contengono i semi della pianta, e in genere si utilizzano per ottenere nuove variet o per procurare portainnesti. La semina si effettua intorno al mese di novembre. Altro tipo di propagazione quella agamica, che comprende le tecniche dellinnesto, della talea e dei polloni.
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Cfr. infra pag. 32 Pratica consistente nelinterrare alcune colture per fornire elementi nutritivi alla cultivar cui la pratica stessa destinata. 22 Cfr. infra pag. 31

La propagazione per innesto si effettua pi che altro per ottenere unaltra variet dal portainnesto. Sul fico vengono principalmente effettuati tre tipi dinnesto (fig. 03): a scudetto, a pezza e a spacco23. importante assicurarsi che le gemme siano ben legate ai rami del portainnesto e che siano protetti con collanti cerosi, in modo da evitare lesposizione delle ferite allingresso di agenti patogeni. Raramente necessario lausilio di un tutore, e in ogni caso, solo per il primo anno e se la pianta ne manifesta un reale bisogno. 03. La tecnica di propagazione per talea utilizza i resti della potatura della fine dellinverno, prima che la pianta attui il risveglio vegetativo. La talea, in particolare, consiste nel rinvigorire parti staccate dalla pianta, in genere quelle pi giovani, che possiedono maggiore vitalit. Nel caso del fico si preferiscono talee lunghe non pi di 20-25 cm, mediamente idratate, prelevate dai rami e dalle branche. Una volta raccolte in mazzi le talee vengono conservate a bassa temperatura, chiuse in sacchetti di plastica o poste in barbatellai. Dopo circa due settimane le talee hanno gi emesso le prime radici, per cui si pu procedere con leliminazione delle parti pi vecchie della talea e delle radici troppo lunghe. Le talee anticamente, e tuttora anche a Salemi, erano direttamente piantate in situ. Si faceva particolare attenzione a proteggere le gemme apicali della talea dallesposizione alle condizioni climatiche, piantando la stessa per met della sua lunghezza e quando ancora le gemme non erano visibili.
Nel momento in cui il rametto in aria le gemme fanno le foglie, se il rametto lo metti sottoterra le gemme non che muoiono, le gemme vedono che sono sottoterra ed emettono i peli radicali, non emettono foglie, e quindi radicano e formano una nuova pianta. 24

La propagazione per polloni radicali estirpati dalla pianta madre viene effettuata principalmente per ringiovanire la pianta madre stessa o per eliminare il tronco deperito della vecchia pianta. Infatti estirpare un pollone richiede un taglio netto e pulito, in quanto lasportazione lascia delle cicatrici di notevole profondit, che espongono la pianta a un maggiore rischio dinfezione. La pianta di fico non richiede una potatura eccessiva. In questo caso la potatura ha la finalit di consentire un giusto equilibrio tra la vigoria fogliare dellalbero e la produzione frutticola. In genere lintervento si effettua in inverno e vengono tagliate le parti della pianta risalenti allinverno precedente, quelle danneggiate o secche (fig. 04). Ma se si volesse dare una forma preventiva alla giovane piantina di fico si pu intervenire anche molto presto. Nel momento stesso in cui si pianta lalbero si pu decidere se dargli una forma a vaso, tagliando i rami a 40-90 cm dal suolo: la 04. forma a vaso permette uno sviluppo in larghezza della pianta, in quanto viene stimolato maggiormente lo sviluppo delle gemme dai
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Cfr. infra pag. 32 Cfr. infra pag. 31

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rami delle branche. La forma definitiva verr assunta dallalbero a partire dal quarto anno di vita. I successivi interventi modereranno lo sviluppo in altezza, leliminazione delle parti pi vecchie o danneggiate e il diradamento del fogliame interno. A seconda delle variet e delle destinazioni dei frutti, gli interventi di potatura cambiano. Se lalbero destinato alla produzione di fichi forniti per lessicazione, visto che questi frutti si sviluppano dal basso verso lapice della gemma, la potatura invernale sar molto leggera, affinch la pianta possa produrre a lungo nel tempo e precocemente. Se invece i forniti saranno destinati al consumo fresco, la potatura sar pi invasiva, taglier le parti di ramo che hanno gi prodotto, in modo che si possa scaglionare bene la raccolta. Nel caso in cui si vogliano produrre fioroni, che si sviluppano nella parte superiore dei germogli, la potatura mirer a incrementare la produzione di frutti, lasciando dunque un gran numero di rami. importante ricordare che la potatura deve essere effettuata con tagli precisi e netti, in quanto delle cicatrici aperte o lente a rimarginarsi possono provocare delle infezioni anche molto gravi.

7. La fruttificazione del fico


La fruttificazione del fico segue schemi molto complessi, in quanto dipende principalmente dalle variet, ma anche e soprattutto dalle condizioni ambientali del sito in cui ubicata la pianta. Ad esempio, unestate pi lunga e pi secca incide significativamente sulla produzione di fichi forniti o veri, e dunque anche sulla loro commercializzazione. In genere le principali variet sono raggruppate sotto tre tipi: - unifere: producono i frutti solo una volta allanno (fichi fioroni o forniti, a seconda delle variet); - bifere: producono i frutti due volte allanno (fioroni e forniti pedagnuoli); - trifere: producono i frutti tre volte allanno (fioroni e forniti pedagnuoli e cimaruoli). Il caprifico tende a essere invece principalmente trifero, in quanto la sua produzione fruttifera si suddivide in: - mamme: frutti germogliati sui rami dellanno precedente; maturano in primavera, al risveglio vegetativo della pianta, corrispondono ai cimaruoli delle trifere del domestico; - profichi: frutti che maturano in giugno-luglio, e che corrispondono ai fioroni del fico domestico; - mammoni: frutti a tarda maturazione, nel periodo di agosto-settembre, che corrispondono ai forniti pedagnuoli del fico domestico. La completa produzione fruttifera (trifera) di un fico domestico comprende: - fioroni o primaticci; - fichi forniti, veri o pedagnuoli; - fichi cimaruoli. Quando la pianta giunge al risveglio vegetativo dopo il periodo invernale i suoi rami hanno una gemma apicale sulla parte pi alta. Scendendo, sempre sulla sommit, si possono trovare delle gemme a frutto. Nella parte centrale del ramo, infine, spesso anche nella sua parte basale, si possono trovare delle gemme miste, o laterali. Dunque in primavera le gemme apicali e le gemme miste si schiudono dando vita a rami pi giovani. Sui rami dove si trovavano le gemme da frutto, queste giungono a maturazione, dando origine ai fioroni, nel periodo di giugnoluglio. I fioroni dunque sono i frutti maturati sui rami dellanno precedente. Le altre fruttificazioni verranno dora in poi dai rami originatisi dalle nuove gemme apicali e laterali. A partire dalle gemme miste o laterali, in piena estate maturano i cosiddetti forniti o fichi veri. I fichi forniti originati dalle gemme miste o laterali si troveranno sulla parte basale dei nuovi rami e si chiameranno forniti pedagnuoli. Essi costituiscono la parte caprificabile di alcune variet, e inoltre sono i veri frutti della pianta, la parte pi cospicua della produzione, adatta dunque al commercio e al grande consumo.
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Nella parte apicale matureranno, nelle variet trifere presenti in luoghi dal clima molto mite, altri forniti, i cosiddetti cimaruoli. Tali frutti maturano tardi, da ottobre-novembre fino alla primavera successiva basti fare un esempio di variet: quella del fico di tre volte, in siciliano pasqualinu. In questo caso per si tratta pi che altro di una produzione non molto cospicua. Infine pu anche succedere che si originino dei frutti dalle branche, ovvero dai rami dallanno in su det, che vengono detti muli. Questi frutti cadono anzitempo o giungono a maturazione in periodo irregolare. Questo un fenomeno tipico di alcune variet, e comunque raro. Variet Tipi
Fico domestico Unifera Bifera Forniti pedagnuoli (agostosettembre) - Fioroni (giugno-luglio) - Forniti (agosto-settembre) - Fioroni (giugno-luglio) - Forniti o pedagnuoli (agostosettembre) - Cimaruoli (marzo-aprile) Caprifico

Trifera

- Profichi (giugno-luglio) - Mammoni (agosto-settembre) - Mamme (marzo- aprile)

8. La fecondazione del fico


Il processo di fecondazione del fico molto complesso in quanto a seconda delle variet intervengono due diversi processi nella maturazione del frutto. Infatti proprio nella sessualit risiede la principale differenza tra il tipo del caprifico (fig.05) e le variet di fico edule o domestico. I fiori del fico si trovano tutti dentro il siconio, e occupano il posto di quelli che poi saranno gli acheni, i veri frutti. Allinterno del siconio si trovano dunque fiori maschili e fiori femminili, a loro volta suddivisi in fiori brevistili o galligeni, e fiori longistili, che sono, a seconda delle variet, sterili o fertili (fig.06). Il 05. caprifico, a differenza dei fichi domestici, possiede fiori maschili e femminili. Il fico domestico invece possiede solo fiori femminili di tipo longistilo. La particolarit del processo di fecondazione di questa pianta sta nel fatto che essa non si pu attuare se non tramite lintervento di un insetto con cui il caprifico ha istituito un processo di simbiosi. Si tratta di un imenottero delle Agaonidae, la Blastophaga psenes. Questinsetto il principale protagonista del processo di fecondazione delle piante di caprifico e di alcune variet di fico domestico. Le sue larve svernano allinterno delle mamme del caprifico e dimorano nei fiori brevistili. Tali fiori sono anche detti galligeni, in quanto adibiti a contenere le galle, le uova dellinsetto pronubo. I maschi delle larve, intorno al mese di marzo, fecondano le femmine e muoiono nel frutto. Le femmine fecondate 06. sciamano intorno ad aprile-maggio e depositano le uova nei fiori galligeni dei profichi. Le femmine della seconda nidiata sciamano nei mesi di giugno-luglio. Le balstofaghe sciamando passano attraverso lostiolo, imbrattandosi del polline dei fiori maschili che nel frattempo dallo stesso ostiolo si riversato in grande quantit allinterno del frutto. Nel momento in cui entrano nei mammoni, le femmine fecondano con il polline i fiori longistili del ricettacolo, mentre depongono le uova nei fiori galligeni o brevistili, essendo il mammone provvisto sia di fiori brevistili sia di fiori longistili. A questo punto per pu intervenire un piccolo errore che
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ha una grande importanza nel ciclo di riproduzione di molte variet di fico domestico. Se nel raggio di volo delle blastofaghe sono presenti anche i ricettacoli dei forniti del fico domestico, gli insetti possono entrare l e impollinare i fiori longistili con il polline dei fiori maschili del caprifico. La caprificazione, dunque, quella pratica, nota fin dallantichit, per la quale luomo attaccava dei rami di caprifico ai rami del fico domestico, in modo da provocare la fecondazione tramite limenottero. Molte variet di fico non hanno bisogno di caprificazione in quanto i fioroni possiedono dei fiori longistili sterili che producono i frutti da s. Queste sono le cosiddette variet partenocarpiche. Per quanto riguarda invece i fioroni, essi in ogni caso non hanno bisogno della caprificazione. Ci sono per alcune variet bifere che necessitano della caprificazione per la produzione dei forniti, che altrimenti cadono a terra. Altre variet, infine, con la caprificazione aumentano la produzione di forniti e spesso la caprificazione viene utilizzata anche per le variet partenocarpiche, in quanto fa produrre frutti dalla polpa pi consistente e dal sapore un po pi acidulo, caratteristiche ottimali per lessiccazione. Per altre variet, invece, la caprificazione pu addirittura incidere negativamente sulla qualit e sul sapore dei frutti. In genere nel frutteto familiare inusuale ricorrere alla pratica della caprificazione, spesso perch lo stesso fico domestico molto prossimo alla selvatichezza, come nei frutteti del circondario salemitano. Inoltre spesso manca lo spazio per piantare un caprifico accanto al fico edule. Dunque la caprificazione pi ricorrente nei ficheti specializzati per conferire delle caratteristiche specifiche ai frutti, a seconda della destinazione di consumo. Tipi di fico e di ricettacolo
FICO DOMESTICO Fioroni Forniti

Tipi di fiori Maschili


Assenti (rare eccezioni) Assenti (rare eccezioni)

Femminili galligeni
Assenti Assenti

Femminili longistili
Presenti, funzionalmente sterili Presenti, a seconda delle cultivar sono fertili o sterili

CAPRIFICO Mamme Profichi Mammoni

Assenti (generalmente) Presenti Presenti (pochi), maturano assai tardi

Presenti (abbondanti) Presenti (abbondanti) Presenti

Assenti Assenti Presenti, fertili

9. Variet
Il fico domestico ha numerosissime variet con diverse caratteristiche, che vengono sfruttate per la destinazione pi adatta, in quanto per lessiccazione o per il consumo di frutti freschi alcune cultivar sono pi pregiate. A seconda delle finalit di produzione le principali variet si distinguono cos: - unifere adatte alla caprificazione; - unifere e bifere non caprificabili; - bifere caprificabili solo sulla produzione di forniti. Inoltre ci sono variet la cui produzione di forniti pu essere tardiva o precoce, con i vantaggi commerciali che ne conseguono. In genere per lessiccazione vengono preferite quelle variet
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che producono precocemente dei forniti bianchi, dalla buccia resistente e priva di spaccature, e soprattutto dalla polpa densa e molto dolce. Per il consumo fresco vanno bene tutte le variet, anche se alcune producono frutti pi gustosi, pi saporiti e con acheni assenti o limitati. Alcune variet hanno inoltre delle caratteristiche che le rendono pi pregiate per il mercato, ad esempio una produzione di fioroni molto precoce o di forniti molto tardiva per prolungare il periodo di presenza in commercio Qui di seguito troviamo alcune delle variet pi comuni in Sicilia. Si rammenta che le dominazioni volgari e dialettali spesso da area ad area non coincidono tra di loro. Questo fa s che, anche a causa delle numerose variet di fico presenti e per le caratteristiche simili, si generi una grande confusione. Questo schema, dunque si propone dindividuare nella maniera pi schematica possibile le caratteristiche pi importanti di ogni tipo di cultivar domestica.

Albo
bianco; bianculidda Fruttificazione: bifera. Periodo di maturazione: - fioroni: luglio; - forniti: settembre. Pezzatura: medio-grande. Forma: turbinata per i fioroni; sferico-appiattita per i forniti. Colore epidermide: verde-giallo chiaro. Colore della polpa: rosato. Bifera pregiata e molto diffusa, con frutti dal sapore molto dolce e intenso. un albero che produce bene i suoi frutti anche in altitudine. Resiste bene al freddo. I frutti sono principalmente destinati al consumo fresco per la loro morbidezza.

Brogiotto Bianco
burgisotta Fruttificazione: perlopi unifera tardiva (forniti). Periodo di maturazione: agosto-ottobre. Pezzatura: discreta. Forma: a trottola, con collo grassetto e cortissimo. Colore epidermide: verde molto chiaro con fenditure bianche. Colore della polpa: rosso vivo. Si tratta di una pianta il pi delle volte unifera in quanto raramente produce dei fioroni, e in quantit discreta. I frutti sono adatti al consumo fresco, perch molto gustosi, anche se la prima raccolta veniva spesso destinata allessiccamento familiare.

Brogiotto Nero
africano; schiavo; burgisotta; burgisi; citrularu Fruttificazione: generalmente unifera tardiva (forniti). Periodo di maturazione: settembre-ottobre. Pezzatura: discreta. Forma: a trottola, con collo grassetto e cortissimo. Colore epidermide: bruno-violaceo con fenditure bianche. Colore della polpa: rosso vivo. Anche questa una variet praticamente unifera, in quanto produce pochissimi fioroni. I forniti sono tardivi. Sono molto pregiati poich arrivano nel mercato molto tardi e hanno una
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pezzatura notevole e delle considerevoli propriet organolettiche. I fichi, dalla buccia scura e dalla polpa bruna, sono prevalentemente destinati al consumo fresco.

Catalano
Cavaliere (pervenuto in Sicilia negli anni 50)25 catalanisca; minni di vacca; milinciana; murinciana; moro Fruttificazione: bifera. Periodo di maturazione: - fioroni: luglio; - forniti: agosto-settembre; Pezzatura: voluminosa o media. Colore epidermide: violaceo chiaro con fenditure bianche. Forma: bislunga senza collo. Colore della polpa: roseo. Si tratta di una variet molto fertile e per questo apprezzata sul mercato. Il frutto destinato prevalentemente al consumo fresco, ma la dolcezza dei forniti non ne pregiudica lessiccazione, soprattutto in ambito familiare.

Dottato rosso
ottato rosso; napoletano; milinciana; murinciana; ficazzana; uttata; ncurunata Fruttificazione: bifera, prevalentemente di forniti. Periodo di maturazione: - fioroni: fine giugno; - forniti: fine luglio. Pezzatura: voluminosa o media. Forma: conica con collo allungato. Colore epidermide: da rosso a violaceo con sfumature verdi-violacee e lievi costolature. Colore della polpa: roseo. Variet bifera i cui fioroni hanno una polpa leggermente acidula e zuccherina. Hanno una forma allungata. I forniti invece sono piccoli, meno allungati rispetto ai fioroni. Hanno buccia scura, polpa corposa e grandi acheni, anche se poco numerosi. Per questo sono utilizzati anche per lessicazione, anche se il frutto prediletto per il consumo fresco.

Della signora o della Monaca


Fruttificazione: unifera (forniti). Periodo di maturazione: met agosto. Pezzatura: media. Forma: globosa con collo allungato. Colore dellepidermide: verde con sfumature violacee, spaccature longitudinali. Colore della polpa: rossastro. Si tratta di una variet unifera poco diffusa in Sicilia, ma molto apprezzata per il sapore mieloso dei suoi forniti. Per questo pi adatto al consumo fresco, anche se ci non impedisce una buona essiccazione.

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Perrino, 1950

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Di tre volte
Natalino; nataloru; nataliscu; pasqualinu Fruttificazione: trifera, se bene ubicata. Periodo di maturazione: - fioroni: fine maggio; - forniti pedagnuoli: luglio-agosto; - forniti cimaruoli: ottobre-novembre. Pezzatura: grossa nei fioroni; medio-grossa nei forniti. Forma: sferico-piriforme nei fioroni; sferico-allungata nei forniti. Colore dellepidermide: verde tendente al giallo. Colore della polpa: roseo. Questa variet molto apprezzata sul mercato perch molto prolifica e perch produce forniti cimaruoli fuori stagione se ubicata in posizione felice. La produzione invernale non copiosa quanto quella estiva, destinata al consumo fresco, mentre la produzione estiva ottima per entrambi gli usi.

Dottato Bianco
fico bianco; ficazzana bianca; bifarigna; bifara virdi; bifara; ottata; ficu solitu ha la scorza verdastra, che si accosta appena al nereggiante, e produce in una stagione due volte26 Fruttificazione: bifera Periodo di maturazione: - fioroni: giugno-luglio - forniti: agosto-settembre. Forma: trottola, senza collo (fioroni); piriforme o ovoidale. Pezzatura: medio-voluminosa nei fioroni, mediopiccola nei forniti. Polpa: bianco-giallo-rosea (fioroni); giallo (forniti). Colore epidermide: verdastro.

Dottato nero (fig. 07)


ficazzano nero; ficazzana; bifarigna; bifara niura Fruttificazione: bifera. Periodo di maturazione: - fioroni: giugno-luglio; - forniti: agosto-settembre. Forma: trottola, senza collo (fioroni); piriforme o ovoidale. Pezzatura: medio-voluminosa nei fioroni, medio-piccola nei forniti. Polpa: rosa-ambrata. Colore epidermide:verde-violaceo. Questa la variet pi versatile e adatta al commercio. Lalbero ha un grosso margine di adattabilit a condizioni climatiche variabili. La maggior parte della produzione fruttifera della
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07.

Mortillaro, 1838, 408

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pianta riguarda i forniti, in quanto gran parte dei fioroni cade prima della maturazione, soprattutto nelle zone pi esposte ai climi rigidi. La produzione dei forniti comincia alla fine di agosto. I frutti hanno una polpa molto densa, acheni numerosi e duri, con un sapore non dolcissimo, ma mielato. Questa variet appartiene alla gamma delle caprificabili. I frutti caprificati infatti hanno una pezzatura pi grossa, acheni pi numerosi, buccia pi spessa e sapore meno dolce, un po pi acidulo. La variet pregiata anche per lampia portata produttiva, e per la versatilit di usi dei frutti. Infatti i frutti sono adatti sia allessiccazione, sia al consumo fresco, sia alla confettura.

Filacciano bianco
Fiorone; ficazzana; bifara; bifarigna Fruttificazione: bifera, con prevalenza di fioroni. Periodo di maturazione: - fioroni: met giugno; - forniti: luglio-agosto. Pezzatura: medio-grossa. Forma: piriforme globosa. Colore dellepidermide: verde chiaro. Colore della polpa: rosso chiaro. Questa variet produce prevalentemente fioroni, e in certi luoghi resta anche unifera. In Sicilia sia unifera sia bifera, per cui spesso viene confusa con il dottato. La polpa non molto dolce, ed leggermente acidula, di consistenza densa e carnosa. Queste caratteristiche e la poca resistenza alla manipolazione la rendono adatta soprattutto al consumo fresco.

Gentile
Fruttificazione: unifera (fioroni); bifera se caprificata. Periodo di maturazione: luglio. Forma: piriforme, con collo molto corto. Pezzatura: molto voluminosa. Polpa: rosea. Colore epidermide: verde chiaro. Unifera con la migliore produzione di fioroni, molto gustosi, dolci e grandi, che per sono poco resistenti alla manipolazione. I fioroni sono tardivi, maturano a met luglio. I forniti generalmente germogliano, ma cadono prima della maturazione. Possono svilupparsi in seguito a caprificazione, ma non sono allo stesso livello qualitativo dei fioroni. La produzione destinata prevalentemente alluso fresco, in quanto la pianta produce fioroni in quantit per circa due mesi, prestandosi dunque molto bene allo smercio.

Messinese
ficu missinisi27 Pianta partenocarpica molto pregiata, diffusa nella parte orientale della Sicilia, con pezzatura piccola e polpa dei frutti giallo-rosea.

Dinverno
vernino; vernice; natalino; nataloro; nataliscu; ficu dinvernu Fruttificazione: unifera tardiva (fioroni).
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Perrino, 1950

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Periodo di maturazione: dicembre. Forma: rotonda triangoliforme. Pezzatura: piccola. Polpa: rossastra. Colore epidermide: verde cenere. Il fico particolarmente apprezzato sul commercio per via della sua fruttificazione tarda, che dunque gli permette una presenza fuori stagione sul mercato. Per via della sua maturazione a dicembre preferito per il consumo fresco. La polpa tende a diventare pi dura nei frutti a fine periodo di raccolta.

Paradiso
Fruttificazione: bifera, con produzione tardiva di fioroni. Periodo di maturazione: - fioroni: agosto; - forniti: settembre. Forma: - fioroni: piriforme allungata; - forniti: trottola. Pezzatura: media. Polpa: rossastra. Colore epidermide: verde chiaro nei fioroni, con punti bianchi; giallastro nei forniti. Si tratta di una bifera che produce una buona qualit di fioroni tardivi. Il sapore dei fioroni dolcissimo ma un po caustico, mentre i forniti sono molto mielosi.

Portoghese
ficu rossu; buzzuni Fruttificazione: bifera. Periodo di maturazione: - fioroni: luglio; - forniti: fine agosto. Forma: piriforme. Pezzatura: grossa per i fioroni, media per i forniti. Colore dellepidermide: bruno-marrone-violaceo. Polpa: rossastra. Questa variet tardiva in entrambe le produzioni e produce fioroni dal gusto mieloso e delicato, mentre i forniti, pur essendo di pezzatura minore, sono molto pi dolci al palato. La variet produce pi fioroni che forniti, ma nel complesso molto produttiva, quindi molto adatta al commercio. La variet ottima anche per lessicazione.

San Giovanni
columbro bianco; san giuvannaru Fruttificazione: bifera. Periodo di maturazione: - fioroni: met giugno; - forniti: agosto. Forma: piriforme globosa. Pezzatura: grossa nei fioroni; media nei forniti. Colore dellepidermide: verde con puntinature bianche sparse. Polpa: rosea.
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Si tratta di una variet pregiata che produce in quantit fioroni e forniti precoci. Entrambe le fruttificazioni hanno una polpa molto morbida e dolce che le rende adatte sia al consumo fresco sia allessiccazione.

San Piero Bianco


san Pietro; minna schiava; minna longa Fruttificazione: bifera. Periodo di maturazione: - fioroni: met giugno; - forniti: met luglio. Forma: piriforme con collo allungato. Pezzatura: voluminosa in entrambe le fruttificazioni. Colore dellepidermide: verde chiaro con fessure longitudinali. Polpa: bianco giallognolo. Si tratta di una variet antica e molto diffusa in Italia. In Sicilia la variet era in via di sparizione28, in quanto non molto fertile, nonostante produca fioroni di grande pezzatura e dal gusto delicato. I forniti sono un po pi piccoli ma mantengono comunque una pezzatura voluminosa. La variet si presta sia al consumo fresco sia allessiccazione.

San Piero Nero


columbro nero; san Pietro; minna di schiavo Fruttificazione: bifera. Periodo di maturazione: - fioroni: giugno-luglio; - forniti: agosto. Forma: piriforme con collo allungato. Pezzatura: voluminosa in entrambe le fruttificazioni. Colore dellepidermide: dal bruno-violaceo al nero con fessure longitudinali. Polpa: bianca e rosea allinterno. Ci sono molte variet raggruppate sotto questetichetta e ancora oggi molti agronomi non concordano tra di loro sulle denominazioni. Questalbero in generale forte e vigoroso, e produce pi tardi rispetto allomonima variet bianca. La pezzatura di entrambe le produzioni frutticole voluminosa, anche se minore per i forniti. La polpa molto fluida, dolce, piena di miele, anche se dal retrogusto un po caustico. I fioroni sono pi adatti al consumo fresco, mentre i forniti a causa della loro carnosit sono preferiti per lessicazione.

Turco
turca Fruttificazione: bifera. Periodo di maturazione: - fioroni: inizio luglio; - forniti: agosto-settembre. Forma: piriforme con collo allungato, tendente al cucurbiforme. Pezzatura: medio-grande nei fioroni; media nei forniti. Colore dellepidermide: nero-violaceo. Polpa: roseo-rosso.
28

Manzo, 1986

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Si tratta di una variet molto diffusa nellisola, che produce soprattutto forniti delicati al gusto, dolci e moderatamente succosi. Si presta maggiormente al consumo fresco, essendo la variet a buccia nera pi diffusa e con una produzione di forniti doppia rispetto a quella dei fioroni.

Verdino29
Verdolino; ficu dagustu Fruttificazione: unifera tardiva. Periodo di maturazione: settembre (forniti). Forma: piriforme. Pezzatura: piccola. Colore dellepidermide: verde tendente al giallo. Polpa: rosso. Questa variet produce essenzialmente forniti tardivi, che dunque proprio per questo sono molto apprezzati sul mercato. Il sapore frizzante e vinoso, oltre che dolce, dei fichi freschi lo rende anche buono per il consumo fresco, soprattutto per la presenza sul mercato fuori dal periodo. Ma il modo migliore per consumarli dopo averli essiccati. Essiccazione che ne migliora le qualit organolettiche se i frutti vengono fatti appassire sullalbero. una variet molto diffusa nel circondario salemitano e in generale nella Sicilia occidentale.

Fico vezzoso (bianco e nero)


dattero; passuluni Fruttificazione: unifera tardiva. Periodo di maturazione: met agosto (forniti). Forma: campana o trottola con collo molto corto. Pezzatura: piccola. Colore dellepidermide: verde-marrone-rossiccio. Polpa: giallognolo. Questa variet molto diffusa in Sicilia, a causa della sua eccellente fruttificazione. Infatti la variet produce solo forniti che, a causa della loro dolcezza non caustica, ma un po acidula, unita alla pastosit della polpa, sono ideali da essiccare. Infatti la buccia essiccata non diventa coriacea o croccante, ma quasi un tuttuno con la polpa morbida e mielosa. Da ci la sua pregevolezza per il mercato dellessiccato. I passuluna, chiddi nicareddi. Si mittiano tri gghiorna a pigghiari lu suli. Comu eranu anticchia sicchi pigghiavi u quararuni chinu dacqua, dintra un panaru ci li nfilavi dintra u stesso quararuni, i facivi vugghiru undicidieci minuti e li uscivi. Comu sculavanu i mettivi nta a cartedda30.

10. Le malattie pi comuni


10. 1 Malattie provocate da insetti COCCINIGLIE Esistono vari tipi di cocciniglie, a seconda delle parti in cui tali insetti scelgono di ovideporre. In generale le varie cocciniglie possono condurre numerose generazioni sulla stessa pianta, provocando necrosi dei tessuti e deperimento vegetativo.

29 30

Cfr. infra pag. 35 Cfr. infra pag. 29

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PSILLA Le larve di questinsetto attaccano prima le gemme e poi le nervature delle foglie, provocano uno stadio evidente di sofferenza e di deperimento nella pianta.

10. 2 Malattie provocate da coleotteri IPOBORO Questo coleottero scava lunghe gallerie trasversali sulla corteccia, causandone la caduta e interessando tutto il tronco. Attacca preferibilmente i rami deperiti o morti che non sono stati tagliati con un adeguato intervento di potatura. 10. 3 Malattie provocate da ditteri MOSCA MEDITERRANEA Questinsetto attacca principalmente i frutti causandone il marciume. I frutti cadono a terra immangiabili. 10. 4 Malattie causate da funghi CANCRO DEL TRONCO il principale parassita del fico, che attacca gli organi legnosi. Il parassita attacca la pianta a partire da ferite di anni precedenti mal disinfettate. Il cancro matura in 2-3 anni, si evolve in necrosi del legno e poi in lesioni. Il distacco della corteccia levoluzione ultima della malattia, il cui vettore potrebbe essere il sopracitato Ipoboro. MARCIUMI RADICALI Il marciume attacca le radici ed provocato principalmente da due parassiti: - Rosellina necatrix, che prolifera nei terreni freschi; - Armillaria mellea, che prospera in quelli caldi. Gli insetti provocano delle lesioni, poich si addentrano da ferite presenti nelle cicatrici del legno. Per evitare lattacco di questo fungo bene assicurare un corretto drenaggio dei terreni, in quanto colpisce le radici della pianta in profondit. 10. 5 Malattie causate da virus MOSAICO Questa malattia, causata dallacaro Aceria ficus, attacca tutte le parti molli della pianta. Causa delle macchie bruno giallastre sui tessuti delle foglie, evidenti necrosi sulle nervature e deformazioni. I frutti della pianta colpita presentano malformazioni e caduta precoce. Allo stadio ultimo la pianta produce foglie sempre pi piccole fino alla morte.

11. Produzione, commercio e usi


Una pianta di fico mediamente comincia a produrre intorno ai 4-5 anni det. La produzione in seguito comincia a diminuire progressivamente dopo i 30-40 anni. La raccolta dei fichi destinati al consumo fresco avviene in tre periodi diversi. Nelle cultivar unifere con produzioni di fioroni essa comincia a giugno-luglio. Nelle cultivar che hanno una produzione di forniti si colloca prevalentemente intorno ad agosto-settembre. Nel caso di produzioni trifere previsto un periodo di raccolta intorno a marzo, ma si tratta di raccolta per uso familiare. Il frutto, una volta staccato dalla pianta, arresta il suo processo di maturazione, per cui bene osservare i tempi di raccolta. Inoltre, se raccolto troppo maturo, il frutto, s, incrementa il
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suo sapore in gusto e dolcezza, ma diventa anche pi fragile per il trasposto, essendo la buccia pi sottile e delicata. Dunque i frutti devono essere abbastanza maturi, senza il latte che spunta dal picciolo, ma anche senza spaccature troppo profonde, sebbene i fichi con la maturazione avanzata emettano un succo dolcissimo. I frutti per il consumo fresco vengono raccolti in maniera graduale, nel caso dei fioroni ogni 2-3 giorni, con tutto il peduncolo. La raccolta si effettua nelle ore mattutine; i frutti raccolti vanno tenuti allombra o al fresco, nei tradizionali panari o nelle coffe, recipienti semi-aperti che consentono ai fichi di stare fermi e allo stesso tempo arieggiati. Con i moderni mezzi di refrigerazione i fichi appena raccolti possono essere conservati per un margine di tempo che a seconda delle variet pu andare da una a tre settimane. I fichi destinati allessiccazione possono venire lasciati appassire sullalbero. Durante la stagione si possono effettuare 2-3 raccolte per lessiccazione. Anticamente i fichi da essiccare venivano esposti sui cannizza, dei materassini fatti di canne intrecciate. I frutti venivano tagliati in due, e poi, una volta secchi, si richiudevano, come delle chiappe. Bisognava fare la massima attenzione a non esporre i frutti da essiccare allaria aperta durante le ore notturne o esposti allumidit, per evitare gli attacchi di eventuali muffe. La durata di essiccazione si pu protrarre a seconda della quantit dinsolazione della zona in cui i fichi vengono esposti. In genere va dai sei ai quindici giorni. Lessiccazione totale avviene con la perdita del 30-40% di acqua, e si pu verificare premendo il frutto. Se la polpa non fuoriesce il fico pronto per la conserva. Durante lessiccazione bisogna fare attenzione agli attacchi dellEfestia (Ephestia Cautella), un lepidottero particolarmente temuto perch depone le larve allinterno dei fichi essiccati. Le larve rodono il frutto e lo riempiono di escrementi schiudendosi dopo un periodo di essiccamento prolungato, per questo utile disinfestare i fichi che sono stati per molto tempo in essiccazione. I processi tradizionali di disinfestazione dei fichi secchi prevedevano la loro immersione in acqua di mare bollente per circa due minuti, o la cottura nel forno a una temperatura compresa tra i 40 e i 60 C per 3-4 ore. Questo procedimento per non attestato nella Sicilia occidentale, dove gli informatori intervistati raccontano che la sola essiccazione bastava per la disinfezione stessa del prodotto. Con i fichi secchi scartati si potevano produrre distillati. Alla fine il prodotto viene conservato in lunghi fili di spago, oppure infilzato in spiedi di canne. A Salemi invece tradizionalmente venivano usate le carteddi, dei recipienti in canna che ne garantivano lareazione, dove i fichi venivano separati tra loro con delle foglie di alloro e poi coperti con delle mappine31. Altro uso alimentare commercializzabile quello legato alla produzione della marmellata, seppure meno abbondante rispetto a quella dei fichi secchi. A Salemi oggi lazienda Alicos vanta una discreta produzione industriale di marmellata di fichi neri, la cui esportazione ha superato i confini della provincia.

12. Propriet
Lalbero di fico possiede molte propriet largamente sfruttate dalla medicina popolare. In particolare, per quanto riguarda le gemme fresche, gli enzimi digestivi in esse contenuti regolarizzano la motilit e la secrezione gastro-duodenale, soprattutto in soggetti affetti da reflussi dovuti a reazioni psicosomatiche. Le foglie, raccolte nel periodo compreso tra maggio e agosto, hanno propriet antinfiammatorie, espettoranti e digestive. A tal proposito, Pitr, in Medicina Popolare Siciliana annota che le foglie di fico sono un ottimo rimedio contro le emorroidi, i murroiti: per farle sanguinare si strofinano fortemente con foglie di fico []32.
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Tovaglioli di cotone, anticamente ricamati a mano. Pitr, 1986, 403

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I frutti immaturi, come le parti molli della pianta, contengono lattice, utile nelleliminazione di calli e verruche. Secondo quanto ci riporta lo stesso Pitr, i porri o le verruche per tradizione nascono sulle mani o sulla nuca di chi vuole contare le stelle. Il medico riporta un rimedio della tradizione: Si unge sulla verruca: o il latte di scattiola, cio lumore lattiginoso del fico acerbo, o del fico selvatico, sugo che a volte si sala33. I fichi freschi assunti in grandi quantit hanno effetti lassativi, per la presenza della siconina, e sono ottimi rimedi alla stipsi, mentre i frutti essiccati, ricchi di vitamine A e B, contengono molti zuccheri e sali minerali. Hanno inoltre calcio, fosforo e ferro, oltre a quantit non trascurabili di iodio, di zolfo, di rame e di manganese. La loro assunzione sconsigliata in caso di diabete, di obesit e di colite. Nella medicina tradizionale i fichi sono noti per le propriet lassative, emollienti ed espettoranti. Pitr infatti riporta luso dei fichi secchi per la cura del catarru, cio la secrezione polmonare e bronchiale. In particolare la decozione di fichi secchi un utile rimedio per la cura della tosse34. La medicina popolare attribuiva consistenti valori apotropaici alla pianta di fico. Quando si colpiti dalla febbre, lammalato deve correre a un ficu murrincianu35 incidendo il suo tronco con una croce. Dopodich lo deve abbracciare dicendo: Ficu murinciana, haju u mali a quartana a me mi scinni, a te mi tacchiana (Fico moro, ho il male della quartana a me scende e a te sale) Pronunciata questa formula, secondo la credenza lalbero doveva seccare e lammalato guarire: una sorta di magia per contatto36. Sempre secondo le credenze popolari riportate da Pitr il frutto del caprifico cucito alla camicia era un altro rimedio apotropaico per le emorroidi37.

13. Il fico nella cucina siciliana


I fichi sono stati nella gastronomia siciliana un elemento essenziale. Nelle diete ipocaloriche dei contadini siciliani, il fico costitutiva il principale elemento nutritivo nel periodo che andava da giugno a dicembre. Infatti con lessiccazione i fichi potevano essere conservati pi a lungo e il loro regime calorico aumentava. Dunque nella povera dieta dipendente in gran parte dalle risorse del proprio jardinu, il fico costitutiva circa il 40% dellapporto calorico giornaliero. Serviti appena raccolti in nguantere, o mangiati direttamente sotto le fronde dellalbero pescandoli dai panara, i frutti succosi costituivano la prelibata conclusione del pranzo esiguo del contadino siciliano. Nel ricettario siciliano, dunque, le principali ricette riguardano la preparazione di dolci con ripieno di fichi secchi, soprattutto con lapprossimarsi del Natale, quando le squisite conserve, riposte con cura sopra gli armadi delle povere abitazioni, venivano alloccorrenza tratte fuori per la preparazione dei dolci ambiti. Nel palermitano tali dolci erano i buccellati, i cucciddati, mentre nel trapanese i cannolicchi. Il nome buccellato viene probabilmente dal latino buccellatum, in quanto la forma di questo dolce risaliva ai tempi degli antichi Romani. Con questo nome nellantica Roma si indicava il pane da tagliare a piccoli bocconi, particolarmente morbido. Nel trapanese invece il nome varia tra cannilicchi, cannolicchi e cannalicchi, voce questultima attestata a Salemi. Per quanto riguarda la prima denominazione, secondo la raccolta
33 34

Ibidem, 254 Ibidem, 406 35 variet che potrebbe coincidere con la denominazione italiana del Catalano o del Dottato Rosso 36 Ibidem, 330 37 Ibidem, 405

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I Racconti del Belice, essa sarebbe la pi antica e sembra che sia riferita alla forma originaria di questi dolci, che erano delle piccole ciambelle il cui buco accoglieva una candela, per cui da cannila i dolci si sarebbero chiamati cannilicchi, dando poi origine alle varianti affermatesi in seguito. I dolci con i fichi secchi avevano un alto potere nutritivo ed erano occasione di festa e di aggregazione per celebrare labbondanza della tavola e del raccolto dellanno: La preparazione ed il consumo di detti dolci si accompagnavano alla parte devota delle festivit natalizie, in particolare alle novene38. Di seguito sono elencate le principali ricette siciliane con i fichi, inoltre sono riportate le due varianti, salemitana e palermitana, dei dolci natalizi.

FICHI SECCHI AL CIOCCOLATO (fig. 08)


Anche questo un dolcetto tipico del Natale. Ingedienti: 500 g di fichi secchi; 200 g di cioccolato fondente; 100 g di mandorle tostate spellate. Procedimento 08. Spezzettare il cioccolato, metterlo in un pentolino e farlo sciogliere a bagnomaria. Aprire i fichi e inserire una mandorla in ogni fico. Chiudere bene i fichi premendo con le dita. Passare ogni fico nel cioccolato fuso e farlo asciugare su un foglio di carta da forno in un luogo fresco.

MARMELLATA DI FICHI39
Ingredienti 1 kg di fichi; 1 kg di zucchero; 1 limone non trattato (succo e buccia grattugiata). Preparazione Pulire i fichi con uno canovaccio umido e tagliarli a quarti senza pelarli. Mettere una casseruola con i fichi su fuoco basso e aggiungere la buccia di limone. Lasciare cuocere i fichi, fino al loro spappolamento. Aggiungere lo zucchero e cuocere per altri 20-30 minuti sempre mescolando. Se, presa con un cucchiaino tenuto in verticale, la marmellata non scivola, ma lascia solo il filo, allora la marmellata sar cotta. Invasare la marmellata di fichi nei barattoli gi in precedenza sterilizzati riempiendo questi ultimi fino allorlo. Chiudere ermeticamente e rovesciare i barattoli tenendoli appoggiati per i coperchi, in maniera che creino il sottovuoto. Lasciare i barattoli coperti da un canovaccio da cucina a raffreddare completamente. Infine, avvolgere i singoli barattoli con dei tovaglioli e sistemarli in una pentola capiente e con i bordi alti. Coprire i vasetti con acqua fredda e portare il tutto a ebollizione, facendo bollire per almeno 20 minuti dal primo bollore. Spegnere il fuoco e farli freddare nella stessa acqua, quindi tirarli fuori, asciugarli e sistemarli in un luogo fresco, asciutto e in semioscurit.

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Loiacono G., 2007, III, 27 Cfr. infra pag. 29

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CUCCIDDATI (BUCCELLATI)
Per questi dolci esistono delle varianti nella forma e nella preparazione. A Palermo i dolci assumono forma di ciambella; nella zona di Bagheria e di Casteldaccia hanno la forma di semplici salsicciotti intagliati e spolverati di zucchero a velo. Nel ripieno si trovano talvolta le noci e i chiodi di garofano. Ingredienti Per la pasta: 1 Kg di farina; 250 gr. di sugna (o strutto); 250 gr. di zucchero; 30 gr. di farina di riso; 1 bicchiere di latte; 1 cucchiaino di lievito per dolci. Per il ripieno: 60 gr. di mandorle sgusciate e abbrustolite; 300 gr. di noci; 800 gr. di fichi secchi; 300 gr. di uva sultanina; 3 chiodi di garofano; 1 pizzico di scorza darancia grattugiata; 50 gr. di cioccolato fondente; 4 cucchiai di miele; 1 pizzico di cannella; 2 cucchiai di zucchero. Preparazione Impastare la farina con il lievito, la sugna, lo zucchero e la farina di riso, aggiungendo pian piano il latte in modo che la pasta non si indurisca troppo. Lasciare riposare per 15 minuti. Tritare finemente le mandorle, le noci, e i fichi secchi, aggiungendoli in un tegame assieme a cannella, chiodi di garofano, uva sultanina, miele, zucchero e a un bicchiere dacqua. Lasciare amalgamare per circa dieci minuti su fiamma bassa. Una volta tolto lamalgama dal fuoco aggiungere il cioccolato fatto a pezzi e la buccia darancia grattugiata. Porre a raffreddare il ripieno e poi farne dei rotoli di circa 4 centimetri di diametro. Spianare la pasta con il mattarello in foglie non troppo sottili e dividerla in quadrati di circa sei centimetri per lato. Mettere al centro dei ritagli le palline di ripieno e richiudere le estremit. Si otterranno cos dei salsicciotti aperti alle estremit superiori. A Palermo si uniscono le estremit di salsicciotti pi lunghi, ottenendo delle ciambelle. Posare i dolci su una teglia imburrata e tenere in forno per circa mezzora. Prima di porli in forno, praticare delle incisioni con la punta del coltello, in modo da permettere la fuoriuscita del vapore durante la cottura. I cucciddati possono essere spennellati con luovo, o a fine cottura, quando saranno freddi, spolverati di zucchero a velo. Si possono aggiungere pezzetti di pistacchio, frutta candita o confettini colorati, a seconda delle zone.

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CANNALICCHI40 (fig.09)
Ingredienti 250 gr. di farina per dolci; 150 gr. di zucchero; 120 gr. di margarina (anticamente sugna); un pizzico di ammoniaca per dolci. Per il ripieno: 300 gr. di fichi secchi; 75 gr. di mandorle; una scorza di arancia; un pizzico di cannella.

09.

Preparazione Preparare limpasto per linvolucro esterno dei dolci mescolando lo zucchero con la farina, con lammoniaca e con la margarina, fino a ottenere una miscela omogenea e morbida. Nel frattempo in un pentolino unire ai fichi secchi la scorza di arancia grattugiata e le mandorle, la cannella e se si desidera un po di miele. Fare riscaldare e amalgamare bene il composto. Stendere la pasta e ritagliare dei rettangoli, al cui centro andr depositato con un cucchiaino limpasto per il ripieno. Richiudere i rettangoli di pasta ad arco e decorare a piacere con luso di strumenti appositi, quali la lametta e il coltellino. Prima di infornare i dolci, essi si possono anche decorare con dei confettini colorati che andranno leggermente pressati sulla pasta. Infornare a 220 per circa mezzora. Da consumare caldi o freddi, decorati infine con zucchero a velo.

14. I fichi e i proverbi siciliani


Ecco una raccolta dei principali proverbi siciliani legati ai fichi, in cui facile notare come la fama di questi frutti sia chiara nella sapienza popolare siciliana. Lalbero il simbolo dei lavori che vanno fatti in agricoltura, in particolare la potatura e linnesto, mentre dalle qualit pi note dei ricchi frutti si traggono similitudini con la vita di tutti i giorni, secondo un procedimento analogico tipico del sapere legato ai proverbi e ai motti. A nuci e ficu, sicci nnimicu Il detto si riferisce alla potatura delle piante. Queste due piante vanno potate a fondo per ottenere pi frutti. Cirasi e ficu, sicci nimicu! Variante del detto precedente. Dici lu muttu anticu: mancia ficu e nzita ficu Il proverbio si riferisce al fatto che lalbero di fico si deve innestare solo quando pu dare frutti. Divessiri lu ficu murincianu, lacrimusu, divotu e piddirinu. Se il fico non stilla miele diventa come i falsi fedeli, i bacchettoni; se inoltre non ha la pelle logora come il manto del pellegrino non risulta buono da mangiare. E chi su ficu? Come maturano facilmente i fichi, questo detto si riferisce a chi vuole dire che c tempo per ogni cosa, in relazione alla facilit di fare comparire maturo un fico, premendolo. La ficu ncurunata, si la mancia la malata; la ficu burgisotta, si la mancia la picciotta. Il detto si riferisce alla delicatezza della variet ncurunata, tanto che questa commestibile anche per i malati; il fico burgisotto pregiato e il ragazzo lo riserva alla propria fidanzata. Nun valiri un ficu Riferito a cose che hanno poco pregio.
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Cfr. Infra pag. 28

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Mi mporta un ficu Detto di chi si riferisce alla poca importanza di una cosa nella propria considerazione. Ficu Male che colpisce i genitali, consistente in unescrescenza di carne nella parte interessata. Anche atto dispregiativo che si fa con il dito medio. Farisi na fico qualchi cosa In siciliano indica il verbo scafazzarisi, dunque il farsi poltiglia come i fichi troppo maturi. Darreri lu re si fa la ficu Detto che indica che di nascosto certe cose sono pi facili che sotto gli occhi di chi vi si pu opporre. Tri sunnu li boni vuccuna: ficu, persica e muluna. Il detto si riferisce alla bont della frutta estiva siciliana.

15. Interviste
Le interviste sono state condotte presso tre differenti informatori di Salemi, con diversa et e sesso. Presso le donne si approfondito laspetto relativo allessiccazione, alla conservazione e alle ricette legate ai fichi. Allinformatore maschio, agricoltore della contrada Filci di Salemi e proprietario della scheda dellalbero presente in seguito41, si sono chieste delucidazioni in merito alle cure colturali da dedicare alla pianta e alla destinazione della produzione frutticola. Informatore: Ducato Caterina Data di nascita: 23/09/1928 Luogo di nascita: Palermo Luogo di residenza: Salemi Chi su i cucciati? - I cucciati sunnu un dolce nataliziu. - Comu si fannu? - A farina, zuccaru, si cci metti puru a sugna, pi bbeneri a pasta tennira, per nto un chilu un sacciu quantu si cci nni mjetti 200 grammi - E poi, u ripieno? - E poi simpasta, e poi prima di tutti cosi savi a preparari limpastu di ficu. Limpastu di ficu macinati, e poi si cci mjetti i cioccolati pizzittina pizzittina, passula, una tazza di caff si cci mjetti ddocu sempri arriminati e - E poi comu si cocino? - E poi simpastano e si fanno belli comu i vo fari - Ma comu si fannu,? - Au furnu si fannu, si puortanu au furnu. - E i fichi secchi comu si facianu? - I fichi secchi sannu a fari quannu su cugghiuti di larvulu e si preparanu belli belli. - E dicivi ca si mettunu au filu - Si mittevano nau filu e si siccavanu, per ci su cchiddi ca i fannu diversi, chiddi pratici, unnu sacciu comu i fannu. - E ora saccattano nei putii - No nei putii ancora un ci nn - Vabbe per ora sarovano nei putii, prima invece si facevano dinra - S, prima sarovavanu davanzi i porti a tacca pigghiatillu, ora un ci nn comu prima.
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Cfr. Infra par. 16

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- E si manciavanu, i cucciati - Pi festi natalizi. - Con i fichi, oltre ai cucciati soccu si faceva? - I pasticciuotti. - E su comi i cucciati? - Su ccomu i cucciati, per ca pasta accuss (fa il gesto con la mano a indicare la forma di un panzerotto). - E con i fichi freschi chi si faca? - No, i fichi freschi sannu a manciari, nna pocu si fannu frischi, nna pocu, chii ca sannu a siccari si mettono belli belli nto filu. Informatore: Piazza Mimma Data di nascita: 14/05/1931 Luogo di nascita: Salemi Luogo di residenza: Salemi Come si facevano i fichi secchi? Prendi la fico, la apri in due. Se grande la fai pi allargata, la apri, e la metti al sole ad asciugare fintanto che pronta per chiuderla cu unaltra, prendi due e le metti cos (fa il segno di chiudere le mani, come se avesse i fichi su ogni palmo) e le chiudi. Poi le fai stare al sole, quando sono asciutti una savi a regolari, giustamente asciugati, li metti tutti a un posto, e poi quando sono che sono finiti di fare tutti questi fichi, prima si faca che simpustavano, si mittanu unu ncapo natru ni nna cartedda e simpustavano il 4 novembre, che era un giorno pi iddi stari freschi. Dintra la cartedda simpustavano cu i peri, poi si cci mittia un pannu e poi le fogghie dalloro. Poi si pusavano auti, chi saccio, ncapu larmadi. E poi durante lanno tu li ivi tirannu e manciavi, li ivi tirannu e manciavi. E questa la ficu. Poi se tu la voi fari a cannalicchia la macini cu nna macchina, li macini e metti un poco di limone, la mandorla atturrata un pochino, tutto la macini tutta perfetta e ti veni tutta fina fina picch tu lha vistu a ficu macinata S poi si macinavano Poi si macinavano e si mittanu qualche buccia di cosi, si c a buccia darancia o a marmellata darancia ci nni metti un poco per insaporire un poco e poi la conzi tutta. Un po di zucchero e si metti dunni si voli mettere. Poi c chiu cu mele. Io faccio il mele, lo sciogghiu u mele, metto le mandorle atturrate, sempre macinate, e poi vaiu mittennu un po di farina, fintantoch che io mi regolavo che pigghiavu un cucchiau, quannu viria che era bonu pigghia e lastutavu. Pirci la ficu secca era accuss. La scanava tutta, ci mettevo un po di zucchero, anche un po di miele, la scani tutta. Si fa Una sorta di impasto S, un impasto, s. E poi, pronti per la cannalicchia. La cannalicchia la impasti e fai: un chilo di farina bianca, 250 di sugna, 250 di zucchero, nna bustina di lievito, picch si cci metti u lievito pi dolci, e la impasti col latte. Poi, se vuoi, certuni ce li mettono, certuni no, se vuoi, nna un chilo di farina puoi sbattere tre tuorli duovo e ce li metti, se vuoi. Cos viene pi ricca, la pasta? No, pi colorata. Se vuoi. Se non vuoi bastano 250, 250 e il lievito, lo devi mettere. Prima cera lammoniaca, era megghio. Sei grammi era la quantit di una bustina, difatti io quannu faca i dolci faca anticchia chia anticchia chia. E poi simpastava tutto, ta regulari a mpastarla, giustamenti, n dura nn moa. E poi, pigghi i pizzittina, vai allargannu e metti la fichi secca, il miele, e quello che vuoi mettere il ripieno. La chiudi e la tagli come ti pare a te. C quella che capace di farla tutta arriccamata, c quella che la fa mettiamo normale. La fa accuss (fa segno di avvolgere il ripieno nella pasta e di incidere la stessa pi volte in senso obliquo), che ora vero
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e proprio unni fannu cchi. Nveci prima, cun quarto di cannolicchi chi si impastava si cci stavano cinque persone un giorno. U sai perch? Picch si facano tagghiati e poi tutti lavorati a intorcigliare, venanu bellissimi, cu la lametta. Io e me zia nni facamu sapiu quantu. Poi la metti a forno quanto ti piace di cucinarla, giustamente si deve vedere quanto deve cucinare, un po di colore ci fai prendere. E poi, se ci vuoi fare il marmorato sopra lo fai, a sinn prendi lo zucchero velato e lo sfiocchi ncapu. Oppure niente. E gli intacchi si facevano per fare evaporare lumidit del ripieno? Si lavoravano, si facevano i mustazzoni42, tutta chiusa sul ripieno e lavorata. E si facano tutti a nturciunari, cu li piria E invece la marmellata si faceva con i fichi freschi? Ora, la marmellata dei fichi. Quannu gi cera la ficu, che a sti tempi gi c la ficu, fai: ci levi la buccia, oppure con tutta la buccia, ma se levi la buccia meglio. E fai, li tagli a pezzettini e fai: un chilo di fico e 700 grammi di zucchero, e basta. E poi la metti sul fuoco a rriminare piano piano finu ca la scinni, ni pigghi nnanticchia, la metti nto un piatto. Si ti regoli che bella muulia lastuti, a sinn a fai cucinare naro pocu. E poi quand pronta come la conservi? Nto barattolo, o fatta a bagnomaria oppure oggi ci sono i frigoriferi, i congelatori Quando facevi i fichi secchi la notte si entravano? No, se pioveva s. Un chiuvennu stavanu a ssirenu, megghiu anzi era. Quanto ci stavano? A secondo un tre giorni per chiuderli, perch devono asciugare. Poi li chiudi e poi li metti ancora a asciugare. Quannu dici, chi una si sapi regolare, bona , pigghia e li metti dinra. E li metti tutti ni nna banna e poi, per il 4 novembre, che era la tradizione dimpustare i fichi secchi, li impustavi e poi linvernu si manciavanu. Prima chi ccerano sti cosi doggi? Anzi, anchi uno chi lavorava in campagna si purtava un sacchetto di fichi, si portava dolive, per esempio, e si manciavano. Ma cerano ficu tinti mmezzo, si scartavano? Se, ci putia essere qualcunu chi magari pussibilmente putia fari acchi verme. Cc di staricci attentu, per Quanno mittemu tu la rapi e viri chi niura, pigghia e la etti, vistu chi lha teneri aperta. Pi cchiudili ad asciugari a secondo la temperatura chi fa, minimu a tre giorni. A li vote a temperatura fa comu oggi 43chi u suli unnaffaccia e ci stannu cchi assai. Si facevano in questo periodo?44 S, ora. Gi i fichi ci sono, perci que chi nnavi assai, tanno i fichi cerano, si rapanu gi ora. Perci tutto agosto si putiano fari ficu. Ma erano megghiu chiddi bianchi o chii niuri pi ffalli sicchi? Chii bianchi pi ffalli secchi erano megghiu. La ncurunata era cchi uci. Comera la ncurunata? La ncurunata era a usu rossiccio, bianca e rossiccia era a ncurunata. Poi c la bianculia che era tutta bianca, ma a bianculia un si nni faca. La uttata era chia proprio adatta. Poi cerano anche i passuluna? I passuluna, chii nicarei. Si mittiano ri gghiorna a pigghiari lu suli. Comu eranu anticchia sicchi pigghiavi u quararuni chinu dacqua, dinra un panaru ci li nfilavi dinra u stesso quararuni, i facivi vugghiru undici-dieci minuti e li uscivi. Comu sculavanu i mettivi nta a cartea. Quindi chissi si vugghano. S, si vugghanu pi falli asciugari prima, altrimenti infradicanu. Si facanu cu tutta a scoccia, lhanno cchi tennera.
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Cannalicchi molto decorati Cera molto caldo, ma non cera il sole 44 Mese di Luglio

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E poi si vendevano sti fichi secchi? Se, tannu cerano i rivenditori per le strade. Si nni facano assai e ogni famigghia chi carristavano li vinna. Informatore: Piero Lipari Data di nascita: 08/03/1951 Luogo di nascita: Salemi Luogo di residenza: Salemi

Nel periodo cosiddetto invernale, di dormienza praticamente, la pianta non subisce particolari attacchi. Alla ripresa vegetativa che chiaramente si svolge nel periodo di marzo-aprile si ha la caratteristica fondamentale dei fichi che praticamente prima spuntano i frutti, e successivamente le foglie. Cio, dalle gemme apicali le prime a nascere sono le fruttificazioni. I frutti sono i cosiddetti sicheni, nel senso che praticamente sono dei falsi frutti, cio, il frutto tutto sommato rivolto allinterno della forma che noi vediamo. Allinterno, se tu rapi un frutto di fico, viri che ci sono quei cosini diritti: quelli sono i frutti che praticamente rappresenta la parte commestibile. Il periodo di maturazione chiaramente quello estivo, varia in base alla variet. Ci sono variet precoci che danno fichi pi grossi. Quelli pi noti in Sicilia sono i cosiddetti fichi verdini45, quelli che si maturano ad agosto. Il fico rappresenta nel nostro ambiente una pianta per uso familiare. Non si hanno esempi di coltivazioni di pianta per uso industriale e che alimenti unindustria, un commercio o un tipo di lavoro particolare. E quindi un uso domestico che se ne fa, che so, sia fresco, ma anche essiccato il tipico frutto che va consumato in periodo invernale. Quannu si dica che era lalimento dei poveri, per il fatto che veniva conservato per tante settimane, per tanti mesi, un frutto molto energetico, dava energie, e quindi veniva utilizzato per il consumo interno. Siccome siamo sempre nellambito delluso non economico in cui tu tendi a farlo rendere il pi possibile per avere un reddito maggiore, la potatura non viene curata particolarmente. Si pu dire che una pianta di fico, anche se subisce una potatura energica, sempre capace di fruttificare, anzi i frutti vengono pure pi grossi, per cui se tu preferisci avere dei fichi pi grossi fai una potatura energica, molto drastica, con tagli molto drastici. Se tu invece dici: No, a me piace avere tanti frutti, anche se pi piccoli, allora fai una potatura pi leggera, lasci rami pi lunghi, ne lasci di pi, in modo tale che possano avere pi frutti. Quindi una pianta che si presta ad ambedue i casi. La potatura dellalbero la cosa pi importante della tenuta dellalbero. La potatura va fatta nel periodo invernale, prima ancora della schiusura delle gemme. Quindi con questo tipo dindirizzo. Dice: Voglio fare tutti grossi, allora ci do pi tagli, Voglio fare tutti piccoli, allora ci do meno tagli in modo tale che c pi fruttificazione. Dopo che la pianta vegeta e produce, le cure colturali con cui si mantiene la pianta sono soltanto lirrigazione, se c lacqua presente, perch se non c lacqua presente la pianta pu anche sostentarsi, e siccome le radici vanno molto in profondit, vanno a captare quel minimo di umidit che presente, e quindi la pianta si mantiene. Anzi la caratteristica del fico specialmente nelle zone nostre dellinterno dove scarseggia lacqua, della Sicilia, consiste proprio nel fatto che i frutti, che provengono dalle zone in cui non c acqua, hanno una capacit di resistenza maggiore al marciume. Mentre i frutti che derivano dalla piante che tu magari hai la possibilit dirrigare, quelli marciscono prima. Quindi c lirrigazione e la raccolta, poi in inverno c la caduta delle foglie, perch la pianta si appresta alla rinascenza. Per quanto riguarda gli attacchi parassitari eventuali, il fico soggetto soltanto allattacco delle cocciniglie. Sono come un grano di pepe, lhai presente come un grano di pepe nero, quello rotondo intero? Ecco, immaginatene met, met di questo grano che praticamente si va, sono le cocciniglie queste, che va a succhiare la

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Cfr. supra, pag. 20 infra, pag. 35

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linfa dai rametti e dalle foglie della pianta, e questo praticamente causa una diminuzione della linfa che va alle foglie, e un deperimento generale della pianta. Pu portare alla morte? No, alla morte non la porta, perch nel momento in cui si interviene con un trattamento banale a base di olio minerale, lhai presente stolio bianco che si usa in campagna, il medicinale pi comune e il pi semplice, tra laltro anche il meno tossico, che praticamente va ad agire per contatto sulla cocciniglia, si ci deposita tutto addosso e linsetto muore per asfissia perch come se si formasse una pellicola che va ad occludersi con questo trattamento, e quindi muoiono. Questo linsetto pi dannoso, principalmente presente su questo tipo di piante di cui stiamo parlando. La propagazione avviene generalmente per talea, non per semina. Cio, la talea il rametto, che tu stacchi dalla pianta. Lo metti in profondit, o lo puoi mettere anche in superficie, dipende dal tipo di cio, praticamente la talea il rametto che tu prendi dalla pianta. La talea pu essere o interrata per lungo, per esteso in orizzontale; fai un solco, che so, di dieci-quindici centimetri, e poi ci metti questo rametto per lungo, come se fosse coricato in questo solco, lasciando soltanto lestremit scoperta in superficie. Tutto il resto lo copri. Oppure la talea questo tipo di propagazione viene chiamata per margotta: metti la talea in profondit facendo un buco nel terreno con dei pali di ferro appositi, a una profondit di 30-40 cm, pianti questo rametto in questo buco che hai fatto, e praticamente nel 90% dei casi i rametti attecchiscono, perch il fico una pianta molto rustica e ha una capacit di radicazione molto alta. Il periodo di propagazione e dimpianto sempre quello pre-primaverile: gennaio, febbraio, prima che i rametti si schiudono. Nel momento in cui il rametto in aria le gemme fanno le foglie, se il rametto lo metti sottoterra le gemme non che muoiono, le gemme vedono che sono sottoterra ed emettono i peli radicali, non emettono foglie, e quindi radicano e formano una nuova pianta. Un tipo di propagazione che molto utilizzato nelle nostre zone, sempre per il discorso poco industriale, delluso familiare, che tu vedi una bella pianta di fichi, per esempio ti piace quella variet, lapparato radicale dei fichi, specialmente nelle piante adulte, emette molti succhioni in superficie, attorno al tronco, i cosiddetti polloni, si chiamano polloni. Attorno al tronco, se tu hai abbastanza attenzione per poterlo tagliare un po in profondit, puoi tirare fuori un pollone con lapparato radicale, anche con i peletti radicali, e quelli praticamente il vantaggio che tu hai un albero gi formato e della variet certa che deriva dalla pianta madre. Se tu, per dire, vai a scegliere un pollone di un metro un metro e mezzo di altezza e magari con quei quattro peletti radicali, lo impianti, subito devi dare lacqua, perch nel momento in cui piccola lapparato radicale ha bisogno dellaiuto idrico apportato da noi, e gi ti ritrovi una pianta sviluppata in altezza che magari lanno successivo ti fruttificher. Se invece parti dal rametto piccolo impiegherai pi tempo per ottenere una pianta pi adulta, pi alta. Quindi nellambito dellutilizzazione domestica la semina non utilizzata. No, no, la semina non usata per niente. Anche perch la semina, vedi, praticamente la semina la cosiddetta riproduzione sessuata, che in quanto tale non ti d le caratteristiche della pianta madre dalla quale proviene. Cio, se a te interessa un determinato tipo di variet, un determinato tipo di pianta, devi prendere assolutamente il rametto, non puoi seminare, perch se semini losso ti verr un frutto completamente diverso da quello che io vedo. Le probabilit di avere, la pianta, le stesse caratteristiche della pianta madre dalla quale proviene sono nulle, non minime. Perch nel seme c la riproduzione sessuata, cio lincontro tra due gameti diversi, cio ognuno porta il suo corredo genetico che diverso da quello della pianta madre. E nascono piante completamente diverse. Cio, la sicurezza tu la puoi avere soltanto se prendi la talea dalla pianta che consideri. Perch la pianta madre non che la scegli solo per le caratteristiche del frutto, la scegli anche per vigoria, per portamento, per altezza, per tutto, un sacco di fattori, come succede per la selezione degli animali, che so, degli stalloni una selezione che ti consente di avere quello che tu desideri. E in media quanto pu vivere un albero di fico?
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molto longevo, molto longevo. Per larco di produzione Chiaramente larco di produzione, a parte i primi anni di sviluppo, sono i primi cinque anni, per poi come produttivit si possono considerare venti-trentanni, di piena attivit produttiva. Poi chiaramente va decrescendo la produttivit con let. Quindi qua in Sicilia, sempre in ambito domestico, quali erano le variet preferite? S, ad esempio dipende dalle zone che noi consideriamo. Ad esempio io in campagna ho una variet che abbiamo portato dalla zone di Barcellona, Messina, che sono dei fichi lunghi, neri, con la pellicola molto sottile, e linterno rosso. Ad esempio nella nostra zona abbiamo la variet di fichi verdini che sono quelli pi conosciuti anche a livello nazionale. Quante fruttificazioni fa questa variet, ne fa solo una? No, la fruttificazione principale ad agosto, che praticamente il periodo clou della maturazione. C soltanto una leggera maturazione di alcuni frutti che singrossano precocemente verso la fine di giugno, ma sono casi sporadici. Che poi sono dei frutti che sono diversi da quelli che mette la pianta ad agosto. Cio, diversi sia per forma che per contenuto. Cio sono dei fichi che allinterno sono rossastri mentre quella stessa pianta che poi va a produrre il frutto che tu raccogli ad agosto il fico di dentro bianco, non rossastro come quello che tu hai raccolto a giugno. Poi nella zona di Vittoria e Ragusa c un altro tipo di fico che pi piccolo, schiacciato, che matura sempre nel periodo estivo, per anzich agosto anticipa a luglio, e quello un tipo di fico che praticamente ha un portamento un po diverso rispetto a quello che noi conosciamo. In genere pi alto, le foglie sono pi piccole, i frutti anchessi sono pi piccoli, e se irrigati inacidiscono subito e quindi quelli consigliato tenerli in asciutto dove il terreno non irrigato. E poi la pianta rusticissima, ha bisogno di pochissime cure. Nel momento in cui soggetta a pochi attacchi parassitari, poche cure colturali a livello di potatura, perch una pianta molto rustica, che si adatta bene a tutti gli ambienti, anche dove c poco terreno a disposizione, ad esempio zone pietrose, particolarmente rocciose O anche saline No, no, la salinit fa male a tutte le piante. Noi dobbiamo parlare di terreni anche poco profondi, freschi, molto freschi, l avremo delle piante grandi, enormi piante di fichi. E terreni un poco pi rocciosi con meno terreno agrario, poco profondi, avrai delle piante di fico pi piccole, per loro campano ugualmente, si abbarbicano con le loro radici anche in superficie e praticamente la pianta resiste, resiste bene alla siccit, resiste bene al caldo, per non alla salinit. I venti salini distruggono le foglie. Si pu innestare? S, si pu innestare. Linnesto va fatto o a gemma o a marza. Praticamente tu hai una pianta, per dire una pianta di fichi che tu vuoi cambiare variet perch ne hai visto unaltra, vai da questa pianta madre, vai nella pianta che cresciuto il frutto e tagli un rametto. Il rametto lo devi tagliare, se lo vuoi innestare a marza, nel periodo vegetativo, per esempio ad aprile-maggio, quando gi la pianta ha preso vegetazione. Pigghi stu ramettu vigitatu e lo vai, poi c tutta a tecnica particolare dinnesto, a mettere sulla pianta che tu vuoi innestare. Si lega, si incappuccia e dopo una ventina di giorni, se tutto va bene, hai una nuova piantina. Quindi va fatto per ottenere nuove variet? S, va fatto per ottenere delle variet diverse, chiaro. Linnesto a gemma invece va eseguito prima. Pu essere eseguito o nel periodo autunnale o nel periodo primaverile, cio nel senso che tu puoi innestare, sempre da questa famosa pianta prendi una gemmetta, si fa una piccola incisione a scudetto, si tira fuori dalla corteccia, praticamente a forma di scudetto, e si va a fare questincisione a forma di scudetto allinterno della corteccia della pianta che hai scelto. Questo tipo di lavoro va fatto o nei primi di settembre-fine ottobre e basta, o nel periodo di febbraio. Se lo fai nel periodo di novembre, dicembre e gennaio inutile. Va fatto nel periodo di settembreottobre massimo, a gemma dormiente, oppure a gemma vegetante nel periodo di febbraio, poco prima che la pianta si risvegli. Oppure a marza nel periodo di piena vegetazione, aprile-maggio.
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Mentre, una pianta al massimo della sua produttivit a quante raccolte pu dare luogo? Tu devi considerare che la produzione unica, per non unica nel senso che tu la puoi fare nel giro di due giorni o di una settimana. La raccolta unica, ad esempio concentrata in un mese. Allora tu da una pianta adulta in produzione puoi raccogliere anche 200 chili di fichi, grosso modo. Per la raccolta unica, la pianta produce una sola volta allanno. Non ci sono piante che producono in continuazione. Se noi per, dico, non va considerata produzione, nellambito di una stessa pianta quei pochi chili di fichi che far a giugno. Se tu consideri che a giugno ne fanno quindici frutti, ad agosto ne raccoglierai 200-300, per darti lidea della proporzione. Ecco perch ti dico fruttifica una sola volta allanno la pianta. Quindi quella di giugno una fruttificazione sporadica. S, sporadica, che praticamente alcuni frutti precoci maturano prima, per non fanno testo rispetto allepoca di maturazione e di raccolta. Quindi visto che anticamente una pianta di fico in campagna c sempre, se i fichi restavano che cosa si faceva? Niente, la conservazione, la conservazione e lessiccamento, perch praticamente nel momento in cui non venivano consumati tutti data lelevata quantit, cera sta possibilit di poterli conservare essiccati. Questo sempre in ambito familiare? S, venivano utilizzati anche in ambito medicinale: decotti per la tosse, per la febbre ad esempio, lo sciroppo. Venivano utilizzati principalmente per questo. Cio, non venivano venduti, perch devi considerare, non devi considerare i tempi moderni in cui viviamo noi, cu stu consumismo che c. Cio, quasi tutta la societ dellepoca era agricola e in quanto agricola produceva per il proprio sostentamento, non tanto per la vendita, per il commercio. Erano delle attivit agricole volte alla famiglia. Si seminava il frumento per il proprio fabbisogno familiare, si piantavano altre determinate piante, altri ortaggi per il proprio consumo interno. Quindi nei terreni degli agricoltori una pianta di fico cera S, s, come il fico dIndia, il carrubo, il mandorlo, tutte coltivazioni tipiche, per ripeto a livello familiare. Comunque i frutti si conservavano dinverno S, limportante questo. Ad esempio il mandorlo e il noce che si essiccava. Cio tutti prodotti che praticamente servivano allalimentazione tutto lanno e non soltanto nel periodo di maturazione. Cio, perch tu larancio, lagrume te lo mangi qua nel periodo di maturazione, poi non lo puoi pi conservare. Considera che un cerano frigoriferi I fichi freschi in media quanto possono durare? Ma, i fichi freschi dipendono dal tipo di coltivazione. Abbiamo detto quando abbiamo parlato di quelle piante che producono in zone senza acqua, quelli durano anche dieci giorni, per dire. Quando invece sono frutti che derivano da piante aracquate, hanno una durata di pochi giorni, un paio di giorni e gi poi subito si inacidiscono. A meno che non vanno conservati in frigorifero. E tu vai a vedere lelevata produttivit di questa pianta. importantissimo, il frutto non andava mai perso, anche se era assai, perch veniva essiccato. Veniva essiccato sullalbero oppure No, vengono raccolti i fichi, infilati in delle stecche fatte con delle canne, le felle, ed esposti al sole. Continuamente rivoltati fino a quando i frutti erano completamente secchi. Si erano seccati completamente, assume quel colore nocciola, marroncino chiaro. Praticamente veniva poi avvolto in delle pezze di stoffa e conservato durante tutto lanno praticamente. Cerano dei processi allora per disinfettarli? No, non si prestava nessun tipo di cura, perch nel momento in cui il frutto era completamente essiccato e disidratato, non soggetto pi a nessun tipo di attacco. lacqua e lumidit che aumenta linfezione. Quindi la notte dovevano essere entrati. S, s, dovevano essere tolti ed essere esposti al sole durante il giorno.
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Quindi solo per la conservazione a uso proprio. S, magari cera qualcuno che non aveva campagna e ce li dava il vicino, o che ne aveva pi a disposizione e ce li vendeva. Era una pianta che si prestava, la caratteristica della pianta di fico era che il portamento poteva essere vario: nel momento in cui tu decidi di gestire la pianta e di farla portare in larghezza, la pianta cresce in larghezza e la puoi tenere con i rami pi bassi. Oppure vuoi la pianta alta e allora utilizzi un tipo di potatura e la pianta si innalza. Cio, si presta bene a qualsiasi tipo di allevamento, ha i rami molto flessibili, per cui anche se sembra impossibile da raccogliere data laltezza facilitata anche la raccolta, facilmente accessibile anche ai bambini. Ad esempio il fico aveva alcune propriet per la pelle? Il latte che esce quando stacchi il frutto verde, esce una gocciolina di latte che ha delle propriet per la pelle. Nel momento in cui i frutti si raccolgono il processo di maturazione avanza o si arresta? No, si arresta. importante raccoglierli maturi. Cio se il frutto non maturo e tu lo raccogli lui non avanza nella maturazione, appassisce, si rinsecchisce ma non matura. Unultima domanda, si pu distinguere visivamente tra un caprifico e un fico domestico? S, la differenza fondamentale sta nella larghezza della lamina fogliare, il fico domestico ha una lamina fogliare molto pi larga. Se tu hai presente quei disegni tipo solchi che ci sono nella punta della foglia, nel caprifico sono molto pi profondi, nel fico domestico invece stincisioni non vanno molto in profondit, rimangono pi in superficie. E poi la lamina fogliare molto pi larga. I frutti del caprifico sono pi piccoli? S, sono pi piccoli, non sono buoni da mangiare.

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16. Scheda dellalbero


Luogo Et Variet Altre denominazioni Periodo di riferimento C.da Filci, Salemi (TP) 36 anni Verdino Verdolino ; ficu dagustu Giugno 2011

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Note alle immagini


01. Pianta di fico, della variet Dottato Nero, che si erge nella campagna di Salemi 02. Campagna salemitana. Si noti la maggioranza di colture a ulivi, in mezzo alle quali si trovano gli alberi di fico. 03. Tipi principali dinnesto (da: wikipedia voce innesto). 04. Potatura invernale sui rami di fico. Le frecce in rosso indicano i rami su cui effetturare lintervento (da: Verde). 05. Infiorescenze e siconi del caprifico. A destra la Blastophaga Psenes (da: Pomona Italiana). 06. Sicono sezionato con fiori femminili e maschili ingranditi (da wikipedia voce sicono). 07. Fioroni della variet Dottato Nero. 08. Fichi secchi al cioccolato (da Tinaincucina). 09. Cannalicchi salemitani. 10. Variet di fico verdino, in contrada Filci a Salemi. 11. Particolare dei frutti della pianta. Si tratta di soli forniti in maturazione, in quanto la variet ununifera di agosto. 12. Gemma apicale dello stesso albero, fotografata in periodo invernale.

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Sitografia
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