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DOMENICA 25 APRILE 2010

I MEDIA, SEGNO VIVO DI CHIESA IN DIALOGO

FEDE E CULTURA
ludienza Amore nella verit No allomologazione

Da Avvenire a Tv2000, da InBlu al Sir, dai periodici cattolici alla rete capillare dei settimanali diocesani ai numerosi siti internet di ispirazione cristiana: voi siete segno vivo di quanto i moderni mezzi di comunicazione siano entrati a far parte degli strumenti ordinari con cui le comunit ecclesiali si esprimono, entrando in contatto col proprio territorio e spesso instaurando forme di dialogo a pi vasto raggio
BENEDETTO XVI

Passione per Dio e per luomo: dal Papa la bussola per i media
Benedetto XVI, ieri alle 12 nellAula Paolo VI, ha ricevuto in udienza i partecipanti al Convegno nazionale Testimoni digitali promosso dalla Cei. Pubblichiamo integralmente il suo discorso. minenza, venerati confratelli nellepiscopato, cari amici, sono lieto di questa occasione per incontrarvi e concludere il vostro convegno, dal titolo quanto mai evocativo: Testimoni digitali.Volti e linguaggi nellera crossmediale. Ringrazio il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, per le cordiali parole di benvenuto, con le quali, ancora una volta, ha voluto esprimere laffetto e la vicinanza della Chiesa che in Italia al mio servizio apostolico. Nelle sue parole, signor cardinale, si rispecchia la fedele adesione a Pietro di tutti i cattolici di questa amata Nazione e la stima di tanti uomini e donne animati dal desiderio di cercare la verit.

il saluto di Bagnasco Da credenti nel continente digitale assieme a chi abita i deserti doggi
Pubblichiamo lindirizzo di saluto rivolto ieri al Papa dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. adre Santo, Chi crede non mai solo... Non siamo soli, siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio... Noi tutti siamo la comunit dei santi, noi battezzati, noi che viviamo del dono della carne e del sangue di Cristo, per mezzo del quale egli ci vuole trasformare e renderci simili a se medesimo (dallOmelia per linizio del ministero petrino, 24 aprile 2005). Era il 24 aprile di cinque anni fa quando Lei, Santit, pronunciava queste parole, nel giorno in cui iniziava il ministero petrino. Padre Santo, oggi siamo qui anzitutto per esprimerLe dal profondo del cuore il nostro ringraziamento per aver accettato la missione di essere nostro pastore e guida nel cammino attraverso questo tempo. Con la sua parola e la sua testimonianza non ha smesso di dirci che la Chiesa viva, che la Chiesa giovane e che porta in s il futuro del mondo e perci mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro (ivi). Questa realt rimane vera anche nei momenti in cui sperimentiamo la prova; quando per riprendere le Sue stesse parole desidereremmo che Dio si mostrasse pi forte (...), che sconfiggesse il male. Non sono, infatti, proprio questi momenti di sofferenza quelli nei quali pi entriamo nel mistero della pazienza di Dio, con la quale Egli redime il mondo? Padre Santo, iniziando il ministero petrino Lei ci additava il buon Pastore, confermandoci che tutti noi siamo portati da Cristo, il quale nello stesso tempo ci invita a portarci lun laltro. Sullo sfondo, le sue parole davano voce alle tante forme di deserto in cui lumanit si dibatte: Il deserto della povert, il deserto della fame e della sete, il deserto dellabbandono, della solitudine, dellamore distrutto; il deserto delloscurit di Dio, dello svuotamento delle anime senza pi coscienza della dignit e del cammino delluomo (ivi). Padre Santo, oggi davanti a Lei sono riuniti gli operatori e gli animatori della cultura e della comunicazione. In questi giorni abbiamo riflettuto sul grande potenziale costituito dalle tecnologie digitali e su come esse stiano modificando non soltanto il nostro modo di informarci e di comunicare, ma anche e pi in profondit le stesse relazioni tra le persone. Siamo consapevoli che aprono grandi opportunit anche per la diffusione dellannuncio cristiano. Siamo qui con la disponibilit a nostra volta a non rimanere indifferenti davanti alle tante persone che oggi vivono nei deserti del mondo. Intendiamo valorizzare tutte le strade che il continente digitale offre per farci sempre pi prossimi alluomo; intendiamo, con la forza che ci viene dal Suo limpido Magistero, portare avanti la missione di costruire ponti di comprensione e di comunione, perch cresca il dialogo e la pace nella societ e mostrare agli uomini del nostro tempo, allumanit smarrita di oggi, che Dio vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda (dal Messaggio per la XLIV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali). Grazie, Padre Santo, di quanto vorr ora dirci: accogliamo la Sua parola con gratitudine grande e devozione filiale.

l tempo che viviamo conosce un enorme allargamento delle frontiere della comunicazione, realizza uninedita convergenza tra i diversi media e rende possibile linterattivit. La rete manifesta, dunque, una vocazione aperta, tendenzialmente egualitaria e pluralista, ma nel contempo segna un nuovo fossato: si parla, infatti, di digital divide. Esso separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che gi allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. Aumentano pure i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale, gi ben riconoscibili nella flessione dello spirito critico, nella verit ridotta al gioco delle opinioni, nelle molteplici forme di degrado e di umiliazione dellintimit della persona. Si assiste allora a un inquinamento dello spirito, quello che rende i nostri volti meno sorridenti, pi cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia... (Discorso in Piazza di Spagna, 8 dicembre 2009). Questo convegno, invece, punta proprio a riconoscere i volti, quindi a superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondit delle persone e appiattirci sulla loro superficie: quando ci accade, esse restano corpi senzanima, oggetti di scambio e di consumo.

ome possibile, oggi, tornare ai volti? Ho cercato di indicarne la strada anche nella mia terza enciclica. Essa passa per quella caritas in veritate, che rifulge nel volto di Cristo. Lamore nella verit costituisce una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione (n. 9). I media possono diventare fattori di umanizzazione non solo quando, grazie allo sviluppo tecnologico, offrono maggiori possibilit di comunicazione e di informazione, ma soprattutto quando sono organizzati e orientati alla luce di unimmagine della persona e del bene comune che ne rispetti le valenze universali (n. 73). Ci richiede che essi siano centrati sulla promozione della dignit delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carit e siano posti al servizio della verit, del bene e della fraternit naturale e soprannaturale (ibid.). Solamente a tali condizioni il passaggio epocale che stiamo attraversando pu rivelarsi ricco e fecondo di nuove opportunit. Senza timori vogliamo prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa. Pi che per le risorse tecniche, pur necessarie, vogliamo qualificarci abitando anche questo universo con un cuore credente, che contribuisca a dare unanima allininterrotto flusso comunicativo della rete.

questa la nostra missione, la missione irrinunciabile della Chiesa: il compito di ogni credente che opera nei media quello di spianare la strada a nuovi incontri, assicurando sempre la qualit del contatto umano e lattenzione alle persone e ai loro veri bisogni spirituali; offrendo agli uomini che vivono questo tempo "digitale" i segni necessari per riconoscere il Signore (Messaggio per la 44 Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 16 maggio 2010). Cari amici, anche nella rete siete chiamati a collocarvi come animatori di comunit, attenti a preparare cammini che conducano alla Parola di Dio, e ad esprimere una particolare sensibilit per quanti sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verit non caduche (ibid.). La rete potr cos diventare una sorta di portico dei gentili, dove fare spazio anche a coloro per i quali Dio ancora uno sconosciuto (ibid.).

uali animatori della cultura e della comunicazione, voi siete segno vivo di quanto i moderni mezzi di comunicazione siano entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari, attraverso i quali le comunit ecclesiali si esprimono, entrando in contatto con il proprio territorio ed instaurando, molto spesso, forme di dialogo a pi vasto raggio (ibid.). Le voci, in questo campo, in Italia non mancano: basti qui ricordare il quotidiano Avvenire, lemittente televisiva Tv2000, il circuito radiofonico inBlu e lagenzia di stampa Sir, accanto ai periodici cattolici, alla rete capillare dei settimanali diocesani e agli ormai numerosi siti internet di ispirazione cattolica. Esorto tutti i professionisti della comunicazione a non stancarsi di nutrire nel proprio cuore quella sana passione per luomo che diventa tensione ad avvicinarsi sempre pi ai suoi linguaggi e al suo vero volto. Vi aiuter in questo una solida preparazione teologica e soprattutto una profonda e gioiosa passione per Dio, alimentata nel continuo dialogo con il Signore. Le Chiese particolari e gli istituti religiosi, dal canto loro, non esitino a valorizzare i percorsi formativi proposti dalle Universit Pontificie, dallUniversit Cattolica del Sacro Cuore e dalle altre Universit cattoliche ed ecclesiastiche, destinandovi con lungimiranza persone e risorse. Il mondo della comunicazione sociale entri a pieno titolo nella programmazione pastorale.

entre vi ringrazio del servizio che rendete alla Chiesa e quindi alla causa delluomo, vi esorto a percorrere, animati dal coraggio dello Spirito Santo, le strade del continente digitale. La nostra fiducia non acriticamente riposta in alcuno strumento della tecnica. La nostra forza sta nellessere Chiesa, comunit credente, capace di testimoniare a tutti la perenne novit del Risorto, con una vita che fiorisce in pienezza nella misura in cui si apre, entra in relazione, si dona con gratuit. Vi affido alla protezione di Maria Santissima e dei grandi Santi della comunicazione e di cuore tutti vi benedico.

Benedetto XVI

cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei

Alziamo le nostre vele nella Rete


DA ROMA GIACOMO GAMBASSI E VITO SALINARO

a definiscono uniniezione di fiducia che adesso va trasferita nelle diocesi. Dalle parole del Papa che ha concluso il Convegno Testimoni digitali e dai tre giorni di confronto che hanno scandito levento, i vescovi ricavano un invito ad alzare le vele nel mare della Rete, consapevoli della forza che il messaggio del Vangelo porta con s. In diciotto hanno partecipato alludienza con Benedetto XVI. Fra loro alcuni hanno seguito anche tutti i lavori. Quello che portiamo nelle nostre Chiese spiega il vescovo di Albano, Marcello Semeraro un incoraggiamento a superare le difficolt e ad entrare nel continente digitale senza paura. Per il presule lincontro degli operatori della cultura e della comunicazione col Papa apre

nuovi orizzonti ed un esplicito riconoscimento del loro ruolo. Oggi, il parere del vescovo di Noto, Antonio Staglian, si pu reimpostare la pastorale, intendendo la comunicazione come trasversale e non come un settore a s stante. Agli animatori della cultura guarda il vescovo di Prato, Gastone Simoni: Nellevangelizzazione in Rete occorre impegnare persone e risorse afferma . Da questo appuntamento sono scaturite rinnovate motivazioni perch la Chiesa investa su una sapiente presenza che sar tanto pi fruttuosa quanto si dimostrer pi competente e testimoniale. Lo stile dellazione viene indicato dal vescovo ausiliare de LAquila, Giovanni DErcole: Nellera digitale serve parlare attraverso la vita con coraggio. Anche se il mondo cambia, la buona notizia che noi proponiamo non invecchia mai e va annunciata con

Unanimi i diciotto vescovi presenti alludienza papale: uniniezione di fiducia da trasferire adesso nelle diocesi
fierezza. Gi al termine delludienza c gi chi pensa alleredit. Come accaduto 8 anni fa con "Parabole mediatiche" evidenzia il vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi va iniziato un percorso che consenta di arrivare a una significativa ricaduta dei numerosi spunti venuti alla luce in questi giorni. Ne convinto anche larcivescovo di Oristano, Ignazio Sanna. Non abbiamo vissuto un momento celebrativo ma unoccasione di riflessione che necessita di entrare nella pastorale ordinaria, a cominciare dal richiamo a creare comunit nella Rete e

a salvaguardare la dignit delluomo. Per il vescovo di ConversanoMonopoli Domenico Padovano lentusiasmo non basta a riversarci in questo nuovo contesto mediale. C una sola strada da perseguire con fermezza e continuit: lalta formazione dei nostri operatori. Mentre il vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, Gianfranco Todisco, rileva che levento di Roma servito a farci comprendere che non abbiamo ancora colto del tutto limportanza dei media. Di informazioni aggiunge il presule ce ne sono tante ma necessario distinguere la bont di uninformazione rispetto a unaltra. Si affida al vocabolo incoraggiamento Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo emerito di Lecce: Il linguaggio dei testimoni digitali sottolinea sar quello della coerenza, dellassenza di ipocrisie e dellamore per la verit.