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ALESSANDRO MANZONI

Alessandro Francesco Tommaso Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 22 maggio 1873) stato uno dei maggiori scrittori e poeti italiani. La famiglia Il nonno materno di Manzoni, Cesare, marchese di Beccaria-Bonesana, era un autore ben conosciuto (scrisse il trattato Dei delitti e delle pene posto nell'indice dei libri proibiti), ed anche la madre Giulia Beccaria era una donna con qualit letterarie. Il padre ufficiale del Manzoni il Conte Pietro Manzoni - era ormai sulla cinquantina quando il futuro scrittore e poeta nacque, ed era membro di un'antica. In realt il suo vero padre Giovanni Verri (fratello minore di Pietro e Alessandro Verri). Biografia In seguito alla separazione dei genitori (la madre dal 1792 convive con il colto e ricchissimo Carlo Imbonati, prima in Inghilterra, poi in Francia), Alessandro Manzoni dal 1790 al 1803 viene educato in collegi di religiosi. Pur essendo insofferente di tale pedantesca educazione, della quale denunci i limiti anche disciplinari, e pur venendo giudicato uno studente svogliato, egli da tali studi deriva una buona formazione classica ed il gusto letterario. A quindici anni sviluppa una sincera passione per la poesia e scrive due notevoli sonetti. Il giovane Manzoni dal 1803 al 1805 frequenta l'ambiente illuministico dell'aristocrazia e dell'alta borghesia milanese. Il compiacimento neoclassico del tempo gli ispira le prime esperienze poetiche, modulate sull'opera di Vincenzo Monti, idolo letterario del momento e al quale Manzoni rester legato da lunga e affettuosa amicizia. Ma, oltre questi, il Manzoni si volge a Giuseppe Parini, portavoce degli ideali illuministici, nonch dell'esigenza di moralizzazione nella societ. Nel 1805 raggiunse la madre a Parigi, partecipando al circolo letterario dei cosiddetti ideologi, filosofi di scuola ottocentesca, tra i quali si fece molti amici. Alessandro si imbeve della cultura

francese ed assiste all'evoluzione del razionalismo verso posizioni romantiche. Fondamentale l'incontro con il critico e filologo Claude Fauriel (1772-1844) elaboratore delle dottrine romantiche, con il quale il Manzoni stringe una duratura amicizia. Per mezzo del Fauriel il Manzoni entra in contatto con l'estetica romantica tedesca, prima ancora che Madame de Stal la diffonda in Italia. Manzoni ormai sulla via del realismo romantico. La conversione religiosa I cinque anni parigini sono segnati oltre che dalla maturazione intellettuale di Manzoni anche da avvenimenti capitali nella sua biografia, in particolare il matrimonio. Infatti dopo il matrimonio, sotto l'influenza della moglie, pass al fervente cattolicesimo che color la sua vita successiva. Nel 1808, a Milano, lo scrittore aveva sposato la calvinista Enrichetta Blondel di Casirate, figlia di un banchiere ginevrino; il matrimonio si rivel felice. Tornato a Parigi la frequentazione con il sacerdote Eustachio Degola, genovese, giansenista, porta i due coniugi l'una all'abiura del calvinismo e l'altro ad un riavvicinamento alla pratica religiosa cattolica (1810). Tale riconciliazione con il cattolicesimo per lo scrittore il risultato di lunghe meditazioni. La riscoperta della fede fu per Manzoni la conseguenza logica e diretta del dissolversi, nei primi anni dell'800, del mito della ragione, donde la necessit di individuare un nuovo sicuro fondamento della moralit. Gli ultimi anni La fine della vita di Manzoni fu rattristata da molti dispiaceri. La perdita della moglie nel 1833 fu seguita da quella di molti dei suoi figli tra cui la primogenita Giulia, moglie di Massimo D'Azeglio, e da quella della madre. Nel 1837 spos la seconda moglie, Teresa Borri, vedova del Conte Stampa. Egli sopravvisse pure a quest'ultima, mentre dei nove bambini nati dai due matrimoni solo due morirono successivamente al padre. La morte del figlio maggiore, Pier Luigi, il 28 aprile 1873, fu il colpo

finale che acceler la fine del Manzoni, dopo una rovinosa caduta occorsagli all'uscita da una chiesa milanese, in cui sub un trauma cranico: mor di meningite cerebrale, il 22 maggio, a Milano. Nella citt ambrosiana si tenne il solenne funerale che vide una grandissima partecipazione e la presenza dei principi e di tutti i grandi ufficiali di stato.

ADELCHI
LAdelchi fu composta da Manzoni nel 1820-22 dedicata alla moglie Enrichetta, fu stampata a Milano nel 1822. LAdelchi tratta la storia dei longobardi. Ermengarda, figlia del re longobardo Desiderio, stata ripudiata da Carlo Magno. Nel conflitto tra papa Adriano e Desiderio, Carlo interviene in difesa del papa scoppia cos la guerra. Alcuni duchi longobardi sono pronti a tradire, mentre al campo dei franchi il diacono Martino rivela lesistenza di un valico segreto attraverso cui prendere di sorpresa i longobardi attestati alle Chiuse di Susa. Ermengarda muore straziata dal dolore a Brescia. Davanti ai due re giunge Adelchi morente.

La vicenda raccontata nellAdelchi si svolge tra il 772 e il 774. Gran parte dellItalia era allora occupata dai longobardi, guidati da re Desiderio e dal figlio di questi, Adelchi. Quando la politica di consolidamento del potere spinse il re longobardo a minacciare i territori dello Stato della Chiesa, il papa chiam in aiuto Carlo Magno, re dei franchi, che ben volentieri assunse la difesa del papato intimando a Desiderio di recedere dai suoi progetti. Linevitabile guerra tra longobardi e franchi, nel frattempo penetrati in Italia, si concluse con la sconfitta di Desiderio e la morte di Adelchi. Manzoni inser nella tragedia due momenti lirici, due cori, il primo dei quali coglie il pavido sgomento del popolo italico alla notizia della sconfitta dei loro dominatori, i longobardi, per opera dei franchi. La massa anonima e silenziosa dei latini si limita ad assistere passivamente agli eventi che si risolveranno nella sostituzione di una dominazione con unaltra e offre a Manzoni lo spunto per unanalogia con la condizione servile dellItalia del suo tempo, della quale rivendica il riscatto morale. Comprensibile quindi linteresse suscitato da questi versi nei patrioti del Risorgimento italiano. Nel secondo coro si parla di Ermengarda (figlia del re dei Longobardi) morente, circondata dalle suore nel convento in cui rinchiusa e se ne analizza la mutevole sorte: la giovane donna vittima anche se nata dalla parte dei vincitori e la ragione di tutto ci non umanamente comprensibile. Anche lAdelchi corredato di scritte teorici, come le Note Storiche e il successivo Discorso su alcuni punti della storia

longobardica in Italia.

5 MAGGIO
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38. Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, cos percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale; n sa quando una simile orma di pie' mortale la sua cruenta polvere a calpestar verr. Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque; quando, con vece assidua, cadde, risorse e giacque, di mille voci al snito mista la sua non ha: vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, sorge or commosso al sbito sparir di tanto raggio; e scioglie all'urna un cantico che forse non morr. Dall'Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno; scoppi da Scilla al Tanai, dall'uno all'altro mar. Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza: nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito pi vasta orma stampar. La procellosa e trepida gioia d'un gran disegno,

39. 40. 41. 42. 43. 44. 45. 46. 47. 48. 49. 50. 51. 52. 53. 54. 55. 56. 57. 58. 59. 60. 61. 62. 63. 64. 65. 66. 67. 68. 69. 70. 71. 72. 73. 74. 75. 76. 77. 78. 79. 80. 81. 82.

l'ansia d'un cor che indocile serve, pensando al regno; e il giunge, e tiene un premio ch'era follia sperar; tutto ei prov: la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio; due volte nella polvere, due volte sull'altar. Ei si nom: due secoli, l'un contro l'altro armato, sommessi a lui si volsero, come aspettando il fato; ei fe' silenzio, ed arbitro s'assise in mezzo a lor. E sparve, e i d nell'ozio chiuse in s breve sponda, segno d'immensa invidia e di piet profonda, d'inestinguibil odio e d'indomato amor. Come sul capo al naufrago l'onda s'avvolve e pesa, l'onda su cui del misero, alta pur dianzi e tesa, scorrea la vista a scernere prode remote invan; tal su quell'alma il cumulo delle memorie scese. Oh quante volte ai posteri narrar se stesso imprese, e sull'eterne pagine cadde la stanca man! Oh quante volte, al tacito morir d'un giorno inerte, chinati i rai fulminei, le braccia al sen conserte, stette, e dei d che furono l'assalse il sovvenir! E ripens le mobili tende, e i percossi valli, e il lampo de' manipoli, e l'onda dei cavalli,

83. 84. 85. 86. 87. 88. 89. 90. 91. 92. 93. 94. 95. 96. 97. 98. 99. 100. 101. 102. 103. 104. 105. 106. 107. 108.

e il concitato imperio e il celere ubbidir. Ahi! forse a tanto strazio cadde lo spirto anelo, e disper; ma valida venne una man dal cielo, e in pi spirabil aere pietosa il trasport; e l'avv, pei floridi sentier della speranza, ai campi eterni, al premio che i desideri avanza, dov' silenzio e tenebre la gloria che pass. Bella Immortal! benefica Fede ai tronfi avvezza! Scrivi ancor questo, allegrati; ch pi superba altezza al disonor del Glgota giammai non si chin. Tu dalle stanche ceneri sperdi ogni ria parola: il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola, sulla deserta coltrice accanto a lui pos.

L'ode si apre con un forte inciso "Ei fu". Egli fu. Il corpo di Napoleone (il cui nome sempre taciuto nel testo) che ormai dimentica le sue vicende terrene (la spoglia immemore) giace immobile sul letto di morte, dopo aver esalato lultimo respiro (dato il mortal sospiro), privo di un cos energico spirito vitale (orba di tanto spiro) allo stesso modo il mondo, allannuncio di quella morte (la terra al nunzio sta), colpito e stupefatto (cos percossa, attonita) immaginando la probabile morte di quelluomo scelto dal fato (uom fatale); si chiede quando mai un altro uomo altrettanto grande potr lasciare impressa una traccia (orma) paragonabile a quella che egli ha lasciata sulla polvere insanguinata dalle guerre (cruenta polvere). Ma lespressione di Manzoni pi mortale vuole sottolineare che Napoleone era solo un uomo e quindi le sue imprese erano eccezionali, mentre con limmagine della cruenta polvere ci fa intendere che la storia umana sanguinosa e tragica. Poi il Manzoni spiega perch lo canta ora che morto. Il poeta (il mio genio) vide Napoleone nel suo massimo splendore sul trono imperiale (lui folgorante in solio) e lo vide poi, con alterna vicenda (con vece assidua) cadere (in

seguito alla sconfitta di Lipsia e allabdicazione di Fontainebleau, allorch Napoleone fu relegato sullisola di Elba, nel 1814), risorgere (nel periodo dei Cento giorni, quando Napoleone sbarcato in Francia, recuper gran parte del potere dun tempo), ricadere (fu sconfitto definitivamente a Waterloo nel 1815 e relegato a SantElena), eppure aveva sempre taciuto di lui (il poeta), e non aveva mai mescolato la sua voce al coro dei tanti (mille voci al sonito Il soggetto rimane il suo genio, il Anastrofe, sonito = latinismo per suono). quale, conservatosi puro da adulazioni servili (vergin di servo encomio) come da offese vili (codardo oltraggio) ora che Napoleone scomparso cos improvvisamente (subito sparir di tanto raggio metafora), manifesta la sua commozione (sorge or commosso) e sulla sua tomba (allurna) innalza un canto solenne che forse rester nel tempo. Enumera le campagne napoleoniche. Lazione fulminea di quelluomo deciso e geniale (di quel securo il fulmine Anastrofe) seguiva immediatamente al concepimento di un piano (tenea dietro al baleno); questo si verific nelle Alpi (la vittoriosa campagna dItalia del 1797) alle Piramidi (la campagna dEgitto del 1798-99) dal Manzanarre (il fiume che bagna Madrid e quindi la campagna di Spagna del 1808-9) al Reno (le campagne di Germania, dal 1805 al 1813). Questo fulmine scoppi (prosegue la metafora del fulmine con il rumore del tuono) dallo stretto di Messina (Scilla si trova in Calabria) fino al Don in Russia (Tanai: nome classico del Don) da un mare allaltro (dallAtlantico al Mediterraneo). Manzoni si chiede se quello di Napoleone da reputarsi vera gloria. La difficile risposta (ardua sentenza Ellissi) lasciata ai posteri perch loro non possono che chinarsi riverenti di fronte alla volont del Creatore (nui chiniam la fronte al Massimo Fattor Antonomasia) che ha voluto imprimere in quelluomo un cos grande segno del suo potere (che volle stampar). Egli prov (ei prov) la gioia tempestosa e trepidante di chi progetta grandi disegni, lemozione di un cuore che, sia pur controvoglia, costretto ad obbedire (indocile si riferisce a quando Napoleone era ancora ufficiale), meditando gi la conquista del potere (pensando al regno). Ed ecco che lo ottiene (il giunge) e anzi ottiene un premio tale che era folle sperare (tiene un premio che era follia sperar). Prov anche la gloria, che tanto maggiore quanto pi grandi sono i pericoli superati, la sconfitta e la vittoria, la reggia e la tristezza dellesilio (chiasmo); Due volte nella polvere (metafora) (all'Elba e a Sant'Elena) e due volte sull'altare (metafora)(nomina a Primo Console nel 1799 e nomina ad imperatore). Egli si autoproclam (Ei si nom): due secoli, il 700 e l800, rappresentanti di due situazioni politiche (rivoluzione e restaurazione) in lotta fra loro, dovettero sottomettersi (sommessi a lui si volsero), aspettando da Lui la decisione sul loro destino. E si sedette in mezzo a loro (sassise) in posizione di dominio. Il poeta si trasferisce ora al tempo dellesilio di SantElena (s breve sponda sineddoche contrasto con lampiezza territoriale delle sue conquiste). Dice che egli scomparve e concluse i suoi giorni nella pi totale inattivit (nellozio). Fatto segno di sentimenti opposti ed estremi: immensa invidia da parte dei rivali, piet profonda dagli uomini che riuscivano a

captare il dramma della sua vita, inestinguibile odio dai nemici e indomato amor (cio amore eterno) dai fedeli. Comincia adesso un lungo ed elaborato paragone: come (similitudine) sul capo del naufrago savvolge e minaccia di travolgerlo, quella stessa onda sulla quale fino a poco prima spingeva la sua vista nella vana speranza di scorgere in lontananza la costa, allo stesso modo su quellanima scese il peso troppo grave delle memorie. (Napoleone in esilio qui paragonato a un naufrago che cerca inutilmente una via di scampo, ma alla fine si lascia sommergere dal mare in tempesta; cos egli, dopo aver lottato tanto, quasi schiacciato dal peso dei ricordi e delle responsabilit, sabbandona alla disperazione). Inutilmente lesule saccinse pi volte a scrivere le sue memorie per i posteri: la mano gli cadeva scoraggiata di fronte a quelle pagine interminabili (eterne) e a quelle vicende che ora non capiva pi. Manzoni continua a descrivere la vita dellesule a SantElena. Quante volte al silenzioso tramonto di un giorno trascorso in una forzata inattivit (inerte), con gli occhi fissi a terra (la figura di questa sconfitta magistralmente descritta dall'immagine "chinati i rai fulminei" (similitudine) : gli occhi, rai, una volta balenanti sono ora chini al suolo) e le braccia conserte, egli rimase immobile ed era assalito dal ricordo (sovvenir) del passato. Segue poi lelenco di quei ricordi, rappresentati per lo pi da guerre e battaglie: il continuo spostarsi degli accampamenti (le mobili tende), i colpi alle fortificazioni nemiche (i percossi valli), lo scintillare delle armi dei plotoni (il lampo de manipoli), londa della cavalleria, i comandi veloci (concitato imperio), lesecuzione altrettanto rapida degli ordini (celere ubbidir). Il poeta immagina che forse davanti al contrasto straziante tra il passato tumultuoso e il presente cos inerte, quellanimo spossato (anelo latinismo) fu preso dalla disperazione. Qui comincia lultimo tema dellode, la fiducia in Dio, che speranza per tutti quelli che soffrono. Cos anche Napoleone, caduto nella disperazione, trova rifugio e conforto nella mano di Dio, che pietosamente lo trasporta in pi spirabil aere (espresso con un iperbato) e lo avvia per i sentieri fioriti della speranza, verso orizzonti infiniti, verso una meta che pi radiosa di ogni desiderio (la gloria eterna che supera ogni desiderio umano), in un regno dove tutto pace, dove non giunge pi leco della gloria fragile e debole degli uomini (la gloria che pass). Fede benefica e immortale. Fede abituata ai tronfi. Registra anche questa tra le tue vittorie. Mai un uomo pi potente di Napoleone si chin dalla sua altezza per rendere onore alla croce della passione di Cristo, (quella croce eretta sul colle del Golgota, che doveva essere nellintenzione dei carnefici una pena disonorante -disonor del Golgota- e fu invece un simbolo di sublimazione). A conclusione dellode invita la Fede a fare il silenzio intorno alla spoglia (stanche ceneri) di Napoleone morente e a disperdere ogni parola irriverente nel momento solenne della morte: perch accanto a quelluomo, sul suo letto di morte abbandonato da tutti (deserta coltrice latinismo- letteralmente il materasso), venne Dio stesso, quel Dio che atterra e suscita, che pu abbattere gli uomini superbi e risollevare coloro che si umiliano, che pu punire con la disperazione, ma anche concedere la serenit

che consola.

Tema: L'ode il Cinque Maggio fu scritta, di getto, in soli tre o quattro


giorni, dal Manzoni commosso dalla conversione cristiana di Napoleone avvenuta prima della sua morte. Nonostante la censura austriaca, l'ode ebbe una larga diffusione europea grazie a Goethe che la fece pubblicare su una rivista tedesca L'ode scritta dal Manzoni, per alcune tematiche (tema del ricordo, evocazione della storia) ha delle analogie con il Coro di Ermengarda e con la Pentecoste e soprattutto ha in comune con essi, quello schema che parte da un inizio drammatico e si conclude con un moto di preghiera. Ha un andamento epico-marziale e Napoleone diventa un personaggio metastorico (fuori dalla storia). L'Ode pu essere divisa in due parti: - la prima che va dal prologo fino alla nona strofa, di tono epico, in cui emerge la figura storica di Napoleone, dall'ascesa alla caduta. - la seconda dalla decima strofa in poi, di tono pi contemplativo e lirico (si entra qui nell'animo dell'imperatore) il cui motivo conducente e la definitiva caduta di Napoleone come uomo e l'inizio del suo riscatto spirituale e religioso. Forma metrica: Ode di 18 strofe di settenari.

IN MORTE DI CARLO IMBONATI


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(...) Or dimmi, e non ti gravi, Se di te vero udii che la divina De le Muse armonia poco curasti. Sorrise alquanto, e rispondea: Qualunque Di chiaro esempio, o di veraci carte Giovasse altrui, fu da me sempre avuto In onor sommo. E venerando il nome Fummi di lui, che ne le reggie primo

Si riferisce al fatto che I era, essendo illumini riformatore, pi atten diffusione di una civilmente utile che alla poe Imbonati conferma di ved rispetto una poesia che dellutilit e della verit il e contenuto. Avuto = considerato Si riferisce a Vittorio Alf visto come il 1 trage italiano (coturno era la c

173. 174. 175. 176.

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l'orma stamp de l'italo coturno: E l'aureo manto lacerato ai grandi, Mostr lor piaghe, e vendic gli umili; E di quel, che sul plettro immacolato Cant per me: Torna a fiorir la rosa. Cui, di maestro a me poi fatto amico, Con reverente affetto ammirai sempre Scola e palestra di virt. Ma sdegno Mi fero i mille, che tu vedi un tanto Nome usurparsi, e portar seco in Pindo L'immondizia del trivio e l'arroganza E i vizj lor; che di perduta fama Vedi, e di morto ingegno, un vergognoso Far di lodi mercato e di strapazzi. Stolti! Non ombra di possente amico, N lodator comprati avea quel sommo D'occhi cieco, e divin raggio di mente,

utilizzata dagli attori gre tragedie) e che aveva n tragedie mostrato le mis potenti (i protagonist tragedie alfieriane erano in re e personaggi dalto ligna Si riferisce a Parini (que Torna a fiorir la ros lincipit dellode LEducazi Parini, che questi scris festeggiare la guarigione d di Imbonati. Il plettro imm indica la poesia imm (ripresa dal nobil plettro in unode pariniana).Cui = ch Gli provoca sdegno chi us tanto Nome (di po contamina la poesia (Pin monte sacro alle Muse tutelari della poesia) con Trasformando, per la loro reputazione (perduta fam mancanza di ingegno (morto ingegno) la poesi mercato di adulazioni contumelie (lodi mercat strapazzi). Stolti! Con il (sommo...cie per la Grecia and mendi riferisce ad Omero, il qua avvalse di protezioni (om possente amico) e di a comprati. Ascra era la citt sede de (fide amiche).

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Che per la Grecia mendic cantando. Solo d'Ascra venian le fide amiche Esulando con esso, e la mal certa Con le destre vocali orma reggendo: Cui poi, tolto a la terra, Argo ad Atene, E Rodi a Smirna cittadin contende: E patria ei non conosce altra che il cielo. Ma voi, gran tempo ai mal lordati fogli Sopravissuti, oscura e disonesta Canizie attende. E tacque; e scosso il capo, E sporto il labbro, amaramente il torse, Com'uom cui cosa appare ond'egli ha schifo. Gioja il suo dir mi porse, e non ignota Bile destommi; e replicai: Deh! vogli La via segnarmi, onde toccar la cima Io possa, o far, che s'io cadr su l'erta, Dicasi almen: su l'orma propria ei giace.

ArgoSmina: cita le citt contendevano i natali di Om

Si rivolge di nuovo ai poeta Voi), sopravvissuti al stesse opere (mal lordati attende una sen nelloscurit. Manzoni sposta qui il dialo livello ideale. Non ignota bile: si rife fatto che lo stesso ra disprezzo per il p malcostume gli aveva gi is composizione dei Sermoni. Su lorma propria ei Manzoni allude a chi muo aver vissuto senza essere compromessi. Manzoni, attraverso luso s dellinfinito, espone un proprio decalogo laico d traccia un programma morale e poetica a cui il rester sostanzialmente fedele: lunit del sentir meditare, non togliere (to occhi alla meta, conservare mano e la mente, non d troppo peso (curarle), non il santo vero, non applaudir vizio n mai deridere la vir

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Sentir, riprese, e meditar: di poco Esser contento: da la meta mai Non torcer gli occhi: conservar la mano Pura e la mente: de le umane cose Tanto sperimentar, quanto ti basti Per non curarle: non ti far mai servo: Non far tregua coi vili: il santo Vero Mai non tradir: n proferir mai verbo, Che plauda al vizio, o la virt derida.

Tema: In morte di Carlo Imbonati un carme, composto la morte dell Imbonati, col quale essa conviveva fin dal 1792 La composizione del carme, in cui sono celebrate le virt d calunnie dei malevoli, ma risponde anche allo spirito di quel Il carme, analogamente a tutte le poesie precedenti la conv Il testo pu essere distinto in tre momenti fondamentali: Il Manzoni finge che gli appaia in sogno l Imbonati che il dolore suo e della madre. A una domanda del Manz di aver abbandonato una societ priva di virt. Segu verso la corruzione di quello che viene definito secol s I versi qui antologizzati (165-215) costituiscono la parte ad un generico ideale morale anche al ruolo civile tessendo alte lodi del Parini e dell Alfieri, condannand etico di intellettuale. La chiusa del testo (vv. 216-242) segna il distacco da provocata dall incontro con Imbonati, il quale fina strada solo negativa della satira. Nel carme domina un tono pacato che si accompagna con u

Schema metrico: Il metro usato sono gli endecasillabi sciolti

IL NATALE
1.

Luomo, condannato per lantico pecc masso che, caduto dalla vetta (vertic erta), resta immobile a valle senza a

L dove caduto rimane immobile ne accadr (fia) nel tempo che egli poss un intervento benevolo (virtude amic

Cos giaceva luomo, erede del peccat giorno che uninesprimibile (ineffabil parole secondo una concezione mistic Adamo e Eva (ira promessa) oppress male. Superbo = perch luomo si era reso

Quale tra i nati dopo il peccato origi rivolgersi a Dio (Santo inaccessibile nuovo patto e strappare allinferno v

Annunzia la nascita del Salvatore att biblico (Eccofiglio Isaia IX,6) e la grazie allincarnazione di Cristo. Avverse forze = dellinferno.

1. 2.

Tema: Tra il luglio e il settembre del 1813 fu steso Il Natale , terzo in ordine di com reminiscenze bibliche e liturgiche, spegnendo in parte lo slancio lirico iniziale. Tema dell inno l evento della nascita di Cristo, e il suo carattere insieme di Grazia divina e L inno pu essere diviso in due segmenti: > Il tema dogmatico dell intervento della grazia divina (tramite il sacrificio di Cristo) come > la descrizione dell evento della nascita di Ges. Le due componenti tematiche sono connotate nell inno da un diverso trattamento stilistico: - il tema dogmatico ha uno svolgimento pi difficile con un frequente ricorso a figure reto e virgiliani soprattutto) evidenti sul piano lessicale per l utilizzo di latinismi e arcaismi. - La narrazione storica ha un andamento pi facile e lineare, con una sintassi e un lessico Schema metrico: 16 strofe di settenari.

MARZO 1821

sull' arida sponda, 2. volti i guardi al varcato Ticino, 3. tutti assorti nel nuovo destino, 4. certi in cor dell'antica virt, 5. han giurato:Non fia che quest'onda 6. scorra pi tra due rive straniere: 7. non fia loco ove sorgan barriere

1. Soffermti

8. tra 9. L' 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38. 39. 40. 41.

l' Italia e l' Italia mai pi !

han giurato: altri forti a quel giuro rispondean da fraterne contrade, affilando nell' ombra le spade che or levate scintillano al sol. Gi le destre hanno stretto le destre; gi le sacre parole son porte: o compagni sul letto di morte, o fratelli sul libero suol. Chi potr della gemina Dora, della Bormida al Tanaro sposa, del Ticino e dellOrba selvosa scerner londe confuse nel Po; chi stornargli del rapido Mella e dellOglio le miste correnti, chi ritorgliergli i mille torrenti che la foce dellAdda vers, Quello ancora una gente risorta potr scindere in volghi spregiati, e a ritroso degli anni e dei fati, risospingerla ai prischi dolor; una gente che libera tutta o fia serva tra lAlpe ed il mare; una darme, di lingua, daltare, di memorie, di sangue e di cor. Con quel volto sfidato e dimesso, con quel guardo atterrato ed incerto con che stassi un mendico sofferto per mercede nel suolo stranier, star doveva in sua terra il Lombardo: laltrui voglia era legge per lui; il suo fato un segreto daltrui; la sua parte servire e tacer. O stranieri, nel proprio retaggio

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torna Italia, e il suo suolo riprende; o stranieri, strappate le tende da una terra che madre non v' . Non vedete che tutta si scote, dal Cenisio alla balza di Scilla ? non sentite che infda vacilla sotto il peso d barbari pi ? O stranieri! sui vostri stendardi sta l' obbrobrio d'un giuro tradito; un giudizio da voi proferito v' accompagna all' iniqua tenzon; voi che a stormo gridaste in quei giorni: Dio rigetta la forza straniera: ogni gente sia libera, e pera della spada l' iniqua ragion. Se la terra ove oppressi gemeste preme i corpi d vostri oppressori, se la faccia d' estranei signori tanto amara vi parve in quei d; chi v detto che sterile, eterno sara il lutto dell' itale genti ? chi v detto che ai nostri lamenti sara sordo quel Dio che v' ud ? s, quel Dio che nell'onda vermiglia chiuse il rio che inseguiva Israele, quel che in pugno alla maschia Giaele pose il maglio, ed il colpo guid; quel che Padre di tutte le genti, che non disse al Germano giammai: va, raccogli ove arato non hai; spiega l' ugne, l' Italia ti do. Cara Italia! dovunque il dolente grido usc del tuo lungo servaggio; dove ancora dell' umano linguaggio ogni speme deserta non ;

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dove gi libertade fiorita, dove ancor nel segreto matura, dove ha lacrime un' alta sventura non c' cor che non batta per te. Quante volte sull' Alpe spiasti l' apparir d' un amico stendardo! quante volte intendesti lo sguardo n deserti del duplice mar! ecco alfin dal tuo seno sboccati, stretti intorno tuoi santi colori, forti, armati d propi dolori, i tuoi figli son sorti a pugnar. Oggi, o forti, sui volti baleni il furor delle menti segrete: per l'Italia si pugna, vincete! Il suo fato sui brandi vi sta. O risorta per voi la vedremo al convinto d popoli assisa, o pi serva, pi vil, pi derisa, sotto l' orrida verga star. Oh giornate del nostro riscatto! oh dolente per sempre colui che da lunge dal labbro d' altrui, come un uomo straniero, le udr! Che suoi figli narrandole un giorno dovr dir sospirando: io no c' era; che la santa vittrice bandiera salutata quel d non avr.

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Il poeta immagina che l'esercito piemontese abbia gi varcato il Ticino e che i soldati siano fermi sulla sponda sabbiosa del fiume e per un attimo si volgono dietro. tutti sono assorti con la mente nei fatti che accadranno e sicuri, nei loro cuori, del valore della loro gente, hanno

giurato: il Ticino non separer pi due stati diversi, non ci sar un luogo in Italia dove sorgano frontiere! (non fiamai pi) Altri valorosi patrioti lombardi (forti) hanno risposto a quel giuramento (giuro) da altre regioni d'Italia (fraterne contrade = perch tutte italiane), preparandosi alla lotta dapprima clandestinamente (nellombra), e venendo adesso alla luce del sole. Le sacre parole del giuramento sono state, proferite; o moriranno combattendo, o insieme gioiranno sulla terra liberata.

Solo chi potr distinguere nell'acque del Po quelle dei suoi affluenti (Dora Baltea e Riparia, Bormida affluente del Tanaro, Ticino e Orba che scorre tra i boschi), chi potr separare le acque che nel Po sono arrivate dal Mella e dallOglio (gi fra loro confuse prima di arrivare al Po), chi potr togliere dal Po i mille torrenti che vi versa lAdda,

solo lui riuscir a dividere un popolo che ha conquistato la sua libert e, andando indietro nella sua storia e nel suo destino (fati), farla ritornare agli antichi (prischi) dolori; un popolo che sar o tutto libero e unito, o tutto schiavo, cos come unico di armi, di lingua, di religione, di storia, di stirpe e di indole.

Il Lombardo era straniero sulla sua terra, doveva starci con lo stesso volto sfiduciato (sfidato) ed umile, e con lo sguardo rivolto a terra (atterrato) e pieno di paura con cui (con che) sta un mendicante in terra straniera, tollerato per piet (sofferto per mercede). Il volere dello straniero (laltrui voglia) costituiva legge; il suo destino dipendeva dalle decisioni segrete (imposte quindi) del dominatore, il suo dovere (la sua parte) era quello di servire senza parlare.

L'Italia torna nei propri diritti (retaggio: eredit nel senso di patrimonio storico e spirituale nazionale), e il suo suolo viene riconquistato. Oh stranieri, raccogliete in fretta e furia le vostre cose ed andate via da una terra che non vi ha generato. Non vedete che tutta in movimento dalle Alpi allo stretto di Messina? Non vedete che ormai ribelle (infida) e trema sotto il peso del piede straniero? Sulle vostre bandiere, oh stranieri, sta la macchia vergognosa di un giuramento tradito (le promesse di libert fatte dagli austriaci nel 1814 dopo la cacciata dei francesi), un principio da voi proclamato vi accompagna verso un'ingiusta guerra (iniqua tenzon). Voi che insieme (a stormo) gridaste in quei giorni (all'epoca delle battaglie contro Napoleone): Dio non tollera le oppressioni; ogni popolo deve essere libero e cessi (pera) lingiusto diritto (iniqua ragion) imposto con la forza delle armi (spada). Se la terra, che vi vide soffrire per lo stato di servit, copre i morti di coloro che vi hanno sfruttato, se il volto di genti stranieri vi sembr insopportabile in quei giorni, chi ha detto che il dolore degli italiani sar infruttuoso (sterile) ed eterno? chi vi dice che il Dio che ha esaudito i vostri desideri non ascolti anche le nostre grida di dolore? S, proprio quel Dio che copr con le onde del Mar Rosso (onda vermiglia) il malvagio faraone che inseguiva il popolo di Israele; proprio quel Dio che pose in pugno alla coraggiosa (maschia) Giaele il martello (il maglio) e guid il colpo (con cui uccise Sisara), quel Dio che padre di tutti i popoli e che non pu aver detto al germano (Germano: austriaci e tedeschi sono accomunati sotto la stessa stirpe) di raccogliere i frutti di una terra che non sua e di togliere gli artigli (ugne) e conquistare l'Italia. Cara Italia, dovunque arrivato il grido di dolore per la tua lunga servit! Dove ancora ogni speranza del genere umano non andata perduta, dove ormai la libert gi stata conquistata, dove ancora cresce nell'ombra (nel segreto), dove si piange per la situazione di

oppressione c' qualcuno che dalla tua parte.

Quante volte hai sperato in un aiuto straniero, quante volte vanamente hai atteso l'arrivo di un aiuto dal mare! (duplice: adriatico e tirreno) Alla fine laiuto sorge da te stessa, i tuoi figli sono usciti a combattere, nati dalla tua terra, stretti intorno alla bandiera, incitati e resi ancor pi forti dalle sofferenze (armati d propi dolori).

Oh valorosi, sui volti oggi risplenda apertamente l'ira nutrita in tanti anni di clandestinit, si combatta per l'Italia. Il destino sulle vostre spade (brandi). O vedremo l'Italia risorta, seduta all'assemblea de popoli, o la vedremo pi avvilita, insultata, sotto il simbolo del potere, il terribile scettro straniero (orrida verga).

(Strofa aggiunta nel 1848 ed allusiva forse alle 5 giornate di Milano) Oh giornate della nostra rivincita; misero (dolente) colui che da lontano, dalle parole degli altri, come un estraneo, ne sentir parlare; povero colui che dovr dire ai suoi figli di non aver partecipato, di non aver potuto salutare quel giorno la bandiera vincitrice.

Tema: Marzo 1821 un ode composta di getto nel marzo 1821 durante i moti insurrezionali piemontesi. Il Manzoni precorrendo gli eventi, immagina che l esercito di Carlo Alberto fosse sul punto di varcare il Ticino per soccorrere i patrioti lombardi contro l Austria. Ma in realt ci non avvenne perch fu firmato un accordo con gli austriaci, per questo l ode fu occultata dal Manzoni. La lirica dedicata alla memoria di un combattente straniero, Teodoro Koerner, caduto per la libert della sua patria combattendo contro Napoleone. In questo modo fissato il tema dell ode, cio il diritto di ogni popolo a conquistare e difendere la propria libert, e inoltre il Manzoni esalta l ideale nobile dell unit nazionale. Schema metrico: 13 strofe di otto versi decasillabi (riprende con minima variazione lo schema del coro del Carmagnola) scelta che imprime al testo un ritmo fortemente scandito, quasi da marcia militare, e insieme permette un forte rilievo delle singole parole e immagini.

ROMANTICISMO
Il termine "romantico" stato usato per la prima volta in Inghilterra nella met del Seicento con unaccezione negativa. In inglese indicava narrazioni di contenuto particolarmente fantasioso: romantici erano i temi e gli argomenti assurdi tipici dei romanzi cavallereschi medievali, ma anche i paesaggi naturali tanto inconsueti e pittoreschi da colpire le emozioni e i sentimenti dello spettatore. Solo nel corso del Settecento si comincia ad abbandonare questaccezione negativa, prima per indicare irrazionalit, poi, con Rousseau, per indicare il rapporto sentimentale che luomo intrattiene con la natura ed il paesaggio. A partire da Rousseau il termine romantico utilizzato per definire paesaggi naturali selvaggi, solitari e malinconici. Alla fine secolo lo stesso termine delinea le emozioni soggettive suscitate in chi contempla un paesaggio romantico. Romantik in tedesco ha identificato invece un movimento culturale che si appellava alla straordinaria sensibilit dell'artista, in contrapposizione alla visione illuminista. Il termine "Romanticismo" stato utilizzato per il nuovo

movimento nel 1798 da Friederich Schlegel, romantico tedesco, per indicare la corrente inglese. In seguito stato usato per indicare il gruppo di Jena, il punto pi avanzato del romanticismo tedesco. Nei manifesti romantici italiani della prima met dell800, la parola designava la poesia moderna dei vivi, contrapponendola a quella dei morti e allimitazione dei classici. Il movimento letterario del Romanticismo si afferma in Europa tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Esso assume tempi e modi diversi nel diffondersi in tutta Europa. Lanno di nascita stabilito convenzionalmente in Germania e Inghilterra il 1798, anno in cui i due fratelli Sheghel fondano a Jena la rivista Ateneum e in Inghilterra esce la Preface to Lyrical Ballads di Wordsworth. Il romanticismo introdotto dal movimento Sturm un Drung tedesco (tempesta ed impeto) dal titolo del dramma teatrale di Kling. In Italia lo stesso movimento nascer solo dopo alcuni anni, nel 1816, anno di pubblicazione sulla rivista milanese "Biblioteca italiana" dell'articolo intitolato "Sulla maniera e l'utilit delle traduzioni" della baronessa De Stal, che accusava la letteratura italiana di essere arretrata rispetto agli altri paesi europei e invitava gli italiani a adattarsi al modello tedesco. Il Romanticismo termina idealmente nel 1848/49, anno in cui culminano numerosi moti. In Italia, data la relazione tra il Romanticismo ed il Risorgimento, la data di chiusura in Italia pu essere il 1861, anno della nascita del Regno dItalia; lo stesso vale per la Germania, in cui si conclude nel 1871. Il movimento Romantico per eccellenza si sviluppa inizialmente in Germania, per poi espandersi in tutta Europa. Sul piano culturale si ha una differenza fra il romanticismo nei vari paesi perch alcuni, come quello tedesco, ed anche il romanticismo in generale, avevano un atteggiamento di rottura con gli illuministi, mentre in Italia troviamo idee diverse. Addirittura alcuni studiosi sostengono che il Romanticismo in Italia non sia mai esistito. Allarticolo di Madame De Stael, che segna linizio del movimento in Italia, risposero i classicisti ribadendo il carattere eterno e immutabile dei modelli

antichi, degni di perenne imitazione, ma anche mossi da sentimenti patriottici nel timore che la tradizione culturale italiana fosse dimenticata o messa da parte nell'uso di forme o temi delle letterature straniere. Ci fu per un gruppo di intellettuali pi aperti che possiamo indicare come i primi romantici, che difesero Madame De Stael e che pubblicarono numerosi saggi ed opuscoli, per poi unirsi in un giornale che fu censurato bruscamente dagli austriaci: "Il Conciliatore". Essi, in opposizione ai classicisti, affermarono che vi era l'esigenza in Italia di un rinnovo della cultura: cera bisogno di mettere da parte la mitologia classica, destinata solamente ad un pubblico di alto livello, per avvicinare la letteratura al popolo, ossia ai ceti medi borghesi. Per questo motivo bisognava abbandonare il linguaggio aulico, incomprensibile per i pi, e le numerose e rigorose regole che soffocavano l'ispirazione dell'intellettuale, per avere un linguaggio pi "popolare". Questo gruppo di romantici (tra i quali Berchet) si allontanava per dalle forme estreme di Romanticismo che si stavano sviluppando in Europa, cio quelle forme di irrazionalismo e di anarchia formale che erano un abuso della mente, anzich uno sfogo, per avere una letteratura che si avvicini di pi al vero, alle cose reali. Questo fa capire come il movimento romantico italiano abbia rappresentato l'esigenza di un cambiamento in Italia, ove non esisteva una classe borghese intraprendente e vivace come all'estero e dove si era ancora nell'arretratezza economica e sociale. Da qui si capisce anche come il Romanticismo italiano si distacchi nettamente dal Romanticismo europeo con i suoi aspetti irrazionali, satanici, fantastici, bui, e le sue tematiche negative contro la societ, ma abbia aderito al vero e quindi alla ragione. Infatti non vi una rottura netta tra l'Illuminismo e il romanticismo italiano, in quanto tutti e due si fondano sui lumi della ragione, ma il romanticismo presenta degli elementi nuovi: in primo luogo ora si possiede una nuova concezione

della storia, di cui si ha una rivalutazione, specialmente del Medioevo, e che aiuta il formarsi di uno spirito e di una coscienza nazionale; in secondo luogo i rappresentanti del romanticismo non hanno pi come pubblico una lite aristocratica come nell'Illuminismo, ma hanno un pubblico popolare; infine i romantici italiani non credono pi alla monarchia assoluta illuminata. Il programma del Conciliatore, rivista manifesto delle nuove ideologie, ricorda quello del Caff, per lintento che si proponevano entrambi di diffondere i lumi e per la ricerca di uno slancio progressivo della societ italiana. Comunque gli intellettuali romantici possedevano un diverso senso della storia e avevano orientamenti decisamente liberali che davano fiducia al popolo, che doveva portare una profonda trasformazione dellassetto politico dal basso. Il Romanticismo italiano profondamente differente rispetto a quello europeo, nel senso che mancavano tutti gli aspetti irrazionali, fantastici e mistici, ma vi era unaderenza al vero e ai principi della ragione: il Romanticismo italiano semmai espressione di un momento costruttivo e di crescita della societ, e, dato che lo scrittore non in conflitto con essa, riveste un ruolo costruttivo nel corpo sociale. Infatti le tematiche esasperatamente irrazionalistiche si presenteranno in Italia nella Scapigliatura, a fine secolo, non appena il processo risorgimentale sar compiuto.