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Diario di viaggio

Camminando sui sentieri di san Francesco dal 21 ottobre al 5 novembre 2007

Diario di viaggio Camminando sui sentieri di san Francesco dal 21 ottobre al 5 novembre 2007

Tarquinio Minotti

Premessa Qualcuno potrà sentire queste righe, fredde, troppo descrittive. Voglio ricordare che è solo un diario di viaggio, pertanto, mancano i pensieri, le riflessioni, i sentimenti intimi che si accavallano nella mente di ognuno durante le pause e i silenzi che accompagnano il cammino. Durante le ore di cammino, si ride, si scherza, si parla di tutto: di quello che si è visto, di quello che si vede, delle persone che si sono incontrate, delle difficoltà del percorso, della fatica, degli acciacchi di ognuno di noi ecc. Ma i silenzi sono lunghi, in quei momenti tutto passa nella mente: si riflette, ci si interroga, si ritorna a pensare al passato, al presente, al futuro. Quando sembra che questi silenzi non siano sufficienti si rimane indietro, o si accelera volutamente per rimanere più tempo con se stesso.

questi silenzi non siano sufficienti si rimane indietro, o si accelera volutamente per rimanere più tempo

Sono le 7:25, del 20 Ottobre 2007, quando squilla il telefono: “Sei pronto?” -“Si” -“Tra cinque minuti sono sotto casa”.

Peppe è puntuale come sempre. Tutto è pronto, lo zaino carico come non mai. Anche Federico e Diego, i nipotini, sono svegli. Hanno dormito con noi insieme alla mamma, Daniela. Vogliono vedere il nonno che parte con lo zaino in spalla. Quando esco corrono alla finestra, pronti a salutare, allegri e felici. “Nonno va in montagna”. Salgo in macchina mentre le loro manine salutano da dietro i vetri. Andiamo a prendere Pino; con lui ed Enzo, che ci raggiungerà a La Verna da Ravenna, abbiamo formato un trio affiatatissimo, sperimentato sulla via di Santiago de Compostela. Il viaggio, ci accompagna anche Andrea il figlio di Pino, da Monte Compatri a La Verna dura circa tre ore. Man mano che ci avviciniamo alla meta il clima peggiora sensibilmente. A Chiusi della Verna, dove ci fermiamo ad attendere Enzo, un vento gelido ci consiglia di attenderlo al coperto. Entriamo in un bar mentre iniziano a scendere lenti fiocchi di neve. Dopo qualche minuto arriva Enzo, accompagnato all’appuntamento dalla figlia, dal genero e dalla nipotina Sofia, di pochi mesi. Pranziamo tutti insieme

dalla nipotina Sofia, di pochi mesi. Pranziamo tutti insieme La Verna a Chiusi della Verna, un

La Verna

a

Chiusi della Verna, un buon pranzo

e

tanta allegria.

Ci accompagnano su al Santuario e,

prima Peppe, poi gli altri, ripartono:

troppo freddo per la piccola Sofia.

Al Santuario prendiamo contatto con suor Priscilla, che per il dormire

ci sistema in una bella e semplice

stanza, di quello che è stato un antico

con suor Priscilla, che per il dormire ci sistema in una bella e semplice stanza, di

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di Tarquinio Minotti

ospizio, ora rimesso a nuovo, a “La Beccia”, piccolo borgo ai piedi del Santuario. Per la cena e la colazione invece, dovremo tornare a La Verna.

Abbiamo un po’ di tempo per fare i turisti. Il luogo ha molto da offrire sotto quest’aspetto:

dalle stupende ceramiche di Andrea della Robbia, alle pitture che racontano la vita di san Francesco, ma è l’armonia che emana la semplice architettra delle costruzioni, che rende piacevole l’insieme e da una sensazione di quiete e di pace. Sono le 18,00 quando, sistemate le nostre cose giù a La Beccia, torniamo su per l’erta stradina, di circa cinquecento metri, che ci separa dal Santuario. Ci dicono che stanno per iniziare i Vespri, entriamo, si sente cantare, conto, sono venti i frati che si alternano cantando, in una specie di gregoriano modernizzato (lo capirò solo in seguito), Lodi e Salmi.

È una preghiera nuova per me, ascoltarla cantata da quello strano coro mi da

piacere. Devo fare un balzo di 50 anni per ritrovare nei meandri della mia mente qualcosa che gli somigli. Ero a Farfa, quando i Benedettini cantavano e pregavano quasi allo stesso modo.

A funzione terminata, uscendo dalla chiesa per andare nella sala mensa, troviamo

una bella sorpresa, sta cadendo una fitta neve granulosa, che ha già ammantato

tutto di bianco.

La cena è discreta, ma risentiamo ancora dell’abbondante pranzo e gli facciamo

poco onore.

Sono le ore 20,30 quando usciamo; qualcuno ha chiuso il portone prima del tempo. Dobbiamo tornare indietro e chiedere che ci vengano ad aprire per poter raggiungere La Beccia.

Ci sono ormai circa cinque centimetri di neve, percorriamo la ripida stradina

facendo molta attenzione, è notte e il tratto è diventato molto scivoloso, preziosi sono i bastoni a cui ci appoggiamo. Un lampione in lontananza che rischiara la via, i giochi di luce tra la neve, danno suggestione al momento e ci inducono a fermarci per scattare alcune fotografie.

al momento e ci inducono a fermarci per scattare alcune fotografie. La Verna 5 La stradina

La Verna

5

al momento e ci inducono a fermarci per scattare alcune fotografie. La Verna 5 La stradina

La stradina che porta alla Beccia

Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

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21/10/2007 – 1a Tappa - La Verna - Cerbaiolo Km. 27 Lasciamo il santuario de La Verna dopo aver fatto colazione. Suor Priscilla che salutiamo, ci augura un buon viaggio raccomandandoci di stare attenti. Un uomo al bar ci da dei consigli sul percorso e sulle insidie della neve. Sono le ore 8:25.

sul percorso e sulle insidie della neve. Sono le or e 8:25. Si parte La neve

Si parte

La neve scende lentamente, ma non sembra eccessiva. Seguiamo la segnaletica, il sentiero si inoltra nel folto del bosco. Arriviamo su monte Calvano, quota 1253, da dove ci godiamo lo spettacolo della valle sottostante totalmente imbiancata. La segnaletica cambia: sentiero n. 50, 066, 075. Si costeggia il crinale del bosco. Affondiamo le scarpe nella neve. A tratti il vento freddo sembra bucare i nostri

nella neve. A tratti il vento freddo sembra bucare i nostri Tra La Verna e Pieve

Tra La Verna e Pieve Santo Stefano

sembra bucare i nostri Tra La Verna e Pieve Santo Stefano indumenti, poi quando il sentiero

indumenti, poi quando il sentiero scende leggermente sotto il crinale, silenzio e calma infinita; sembra quasi far caldo. Il cielo si apre ad improvvise schiarite e in quei momenti la luce del sole fa risplendere in modo incredibile tutti i colori della vegetazione intorno a noi. Da quota 1253 s.l.m. stiamo scendendo verso Pieve Santo Stefano a quota 432

Man mano la neve lascia il posto alla terra e al verde dei prati. Pieve Santo

s.l.m

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Stefano è silenziosa e vuota, pochissime

Stefano è silenziosa e vuota, pochissime persone in strada (oggi è domenica, staranno tutti riposando). Ci fermiamo per mangiare un panino

e subito si riparte in direzione di Cerbaiolo. Si

risale fino a quota 785 m. In Cielo, le nuvole corrono impazzite, improvvisi

sprazzi di sole lasciano il posto ad altrettante improvvise spruzzate di neve. Poco prima di Cerbaiolo troviamo l’Ostello Francescano, ci fermiamo qualche minuto a parlare con il guardiano e proprio in quel momento si scatena un’improvvisa nevicata. Dura poco, riprendiamo

il cammino e poco dopo vediamo Cerbaiolo, la

in alto, riparato dal cucuzzolo della montagna. Chiara ci attende sulla porta e ci conduce, dopo averci salutati, a prendere possesso delle nostre camere. Sono tre piccole celle con un letto. L’ambiente è molto freddo, infatti, non appena

sistemate le nostre cose scendiamo a riscaldarci al fuoco del camino, dove passiamo, dopo una piccola visita all’eremo, il resto della serata. Chiara è in compagnia di due cani e di alcuni gatti che gironzolano in quella che è la stanza più calda dell’Eremo. C’è una donna ospite di Chiara in questi giorni ed insieme ci preparano la cena.

In vista di Cerbaiolo

A letto, con calzamaglia e tre coperte, la notte è calda.

22/10/ 2007 – 2a Tappa - Cerbaiolo - Sansepolcro Km. 29 Scendiamo per la colazione, Chiara è in cucina attorniata da cani, gatti e da Bambi,

una capretta che gli salta continuamente sulle braccia cercando di sottrargli le sue fette biscottate. Chiara è da 41 anni eremita, qui a Cerbaiolo. Alleva capre, ora ne ha ottantasette,

ci dice di averne avute fino a duecento, ma gli anni avanzano…

Cerbaiolo deve a Chiara la sua esistenza; l’eremo bombardato e completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale, è stato ricostruito grazie al suo interessamento. Dopo una buona colazione ed un caloroso saluto partiamo, sono le ore 8:20. Chiara non pretende nulla per la sua ospitalità. Siamo noi a lasciare, in una cassetta per le elemosine, un’offerta. Una leggera pioggia mista a neve ci fa compagnia per qualche chilometro. Ci diciamo che forse sarebbe meglio un po’ di sola neve, almeno non ci bagneremmo.

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso Sansepolcro Siamo “accontentati”, stiamo salendo

Verso Sansepolcro

Siamo “accontentati”, stiamo salendo di quota, la neve ci farà compagnia per tutta la giornata. Stiamo camminando spediti, quando incontriamo il primo daino, ancora qualche minuto e davanti a noi vediamo un piccolo branco di lupi, sono

in quattro, fortunatamente spariscono subito dalla nostra vista.

Arriviamo al valico di Viamaggio, quota 984 s.l.m. alle ore 10:00. C’è un bar, prendiamo un buon cappuccino caldo, alcuni panini da mettere da parte per il pranzo e di nuovo in pista. La salita per Monte Verde, m. 1149, è dura, la neve, alta circa 15 cm., ci crea le prime difficoltà, sul crinale il vento gelido ne ha

accumulata, in alcuni punti, fino a 50 cm. rendendoci difficoltoso il cammino. In alcuni tratti è come se si fossero formate delle onde, dove c’è un albero, un palo

di recinzione, un qualunque ostacolo, dietro di esso si è depositata la neve, mentre,

subito dopo il vento l’ha spazzata via quasi tutta, costringendoci così a camminare

come se dovessimo scavalcare degli ostacoli. Lasciamo il sentiero e troviamo una strada di campagna, più larga, il peggio, pensiamo, è passato. Il prossimo punto

di riferimento è Pian delle Capanne dove la nostra guida segnala un rifugio. Il

percorso si fa sempre più difficile, la neve non smette di scendere e a terra se ne sono ormai accumulati dai 30 a 35 cm. Le nostre gambe affondano nella neve, il passo si fa sempre più faticoso. In testa ci diamo il cambio, il primo fa molta più fatica aprendo la pista, gli altri di meno mettendo i piedi nelle orme lasciate dal

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso Sansepolcro primo. Ogni tanto uno

Verso Sansepolcro

primo. Ogni tanto uno scivolone o una caduta, nel rialzarmi da una di queste ho avuto un crampo che mi ha fatto vedere le stelle. Il percorso si fa impraticabile, la neve ha raggiunto ormai i 40 cm. In un tratto aperto, il vento ha spazzato i prati ed accumulato la neve sulla strada, rendendola barriera insormontabile, coprendo inoltre tutta la segnaletica a cui facciamo riferimento per proseguire nella giusta direzione. Cerchiamo di andare avanti. Superiamo due casolari distrutti dal terremoto, andiamo ancora avanti per circa 200 m., poi nell’impossibilità di proseguire, torniamo sui nostri passi. Torniamo al casolare, quello meno devastato, lo perlustriamo in cerca di un riparo, ma non c’è più tetto, solo pochi metri quadri di un corridoio è coperto, ci ripariamo li, mettiamo a terra gli zaini e facciamo, benedetti telefoni, una chiamata al 113. Sono le ore 13,20. Ci passano la Guardia Forestale alla quale facciamo presente la nostra situazione, e chiediamo consiglio, “Torniamo indietro?” – “No! Aspettateci, veniamo noi a prendervi, abbiamo capito dove siete (a “Il Bastione”), rimaniamo in contatto telefonico, chiamateci ogni 20 minuti” Intanto non stiamo fermi, accendiamo un fuoco, la legna non manca, di travi e travicelli è ricoperto il terreno. Il legno marcio prende subito fuoco e questo ci da sollievo: al caldo ci sentiamo più sicuri.

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Mentre siamo così in attesa, davanti al fuoco, riparati sotto quei pochi metri coperti, con gli occhi arrossati per il fumo che si incanala proprio dove siamo costretti a stare noi, squilla il telefono. È Anna la moglie di Pino che chiede notizie. Pino con voce allegra, per non farla preoccupare, “Stiamo benissimo, qui davanti al fuoco, sotto la neve”. Noi scoppiamo in una risata sdrammatizzante.

Ancora oggi quando, ci ripenso, non mi trattengo dal ridere, tanta è stata la sua spontaneità nel rispondere. Passa la prima ora, la seconda, ormai stiamo prendendo in seria considerazione

la possibilità di dormire in quel casolare. Alle quindici e venti l’ultima telefonata.

“Siamo qui vicino, sentite la sirena?” Tendiamo le orecchie, in effetti si sente in

lontananza qualcosa, diamo conferma. Ci chiedono di andargli incontro, anche loro hanno difficoltà ad avvicinarsi. È il punto dove la neve si è accumulata di più. Rimettiamo gli zaini in spalla e andiamo verso di loro. Sono venuti con un fuoristrada munito di catene, mentre un altro è rimasto a circa un chilometro. Ci fanno i complimenti per il nostro comportamento e ci raccontano le difficoltà

incontrate nel venirci a prendere: alberi e rami caduti, sotto il peso della neve, intralciavano la via, ogni tanto dovevano scendere e liberarla. Avevano fretta di arrivare nel timore che potessero rimanere intrappolati anche loro, nel caso la bufera continuasse.

Ci accompagnano a Sansepolcro che è la nostra meta del giorno e dove hanno il

loro comando. Qui, sbrigate le formalità di rito, ci salutano augurandoci il buon proseguimento del nostro peregrinare.

A Sansepolcro la nostra destinazione è l’ex convento dei Servi di Maria,

trasformato in un ostello. Un’ottima cena in una piccola trattoria del centro ci

riconcilia delle fatiche del giorno. Siamo ormai sazi e soddisfatti quando la telefonata di Peppe ci mette in subbuglio. “Ma che è successo, mi ha telefonato Pucci (un amico comune), lo ha chiamato

il figlio (abita ad Arezzo), dice che Tele Etruria ha dato notizia di tre pellegrini salvati dalla prima bufera di neve della stagione, dalla Guardia Forestale, siete voi?” “A Peppe… piantala de scherza’…noi stiamo cosi bene”.

Ci mancava solo che la notizia allarmasse le nostre famiglie.

23/10/2007 – 3a Ta ppa – San Sepolcro – Città di Castello Km. 27 Scendiamo alle 7:30 per la colazione. La signora Margherita è molto affabile e

sempre pronta a rispondere alle nostre domande che chiedono notizie sulla città

e sul luogo dove abbiamo alloggiato, ha preparato una colazione 5 stelle, certo

non da pellegrini, come invece è il conto. Il più onesto di tutto il nostro percorso. Grazie signora Margherita.

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Citerna Usciamo, fortunatamente non piove, è

Citerna

- 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Citerna Usciamo, fortunatamente non piove, è molto

Usciamo, fortunatamente non piove, è molto nuvoloso e lo rimarrà per tutta la giornata. È la mia condizione ideale per camminare. Ci attardiamo a fare qualche foto per le strade di Sansepolcro, la sera prima piovigginava e le macchine fotografiche le avevamo lasciate al coperto. Si riparte di buona lena. Il percorso è pianeggiante, andiamo con passo molto veloce fino a Petriolo, da dove iniziano i saliscendi fino alla bella cittadina di Citerna che visitiamo con cura, tanto è graziosa e ben tenuta, peccato che non troviamo aperto l’unico bar esistente. Poi inizia un tratto micidiale, strade di campagna argillose, sicuramente ottime per camminarci in altri periodi dell’anno, sono, dopo le piogge dei giorni scorsi,

ridotte a fanghiglia, e mentre nei tratti in piano si avanza, anche se lentamente, in salita non si riesce a tenere un passo decente, è uno slittare continuo, si fa un passo in avanti e mezzo indietro. Arriviamo sfiniti in località Burgne, dove ci fermiamo a riprende fiato e mangiare qualcosa. Qualche minuto prima era arrivata la seconda telefonata di Peppe “Ma allora che

è successo? Ha telefonato il figlio di Pucci, dice che anche il giornale di Arezzo

porta la notizia del salvataggio di tre pellegrini. Mi dite che è successo?” A questo

punto dobbiamo dirgli la verità raccomandandoci di non dire nulla alle nostre mogli. Siamo diventati “famosi”, arrivano altre due telefonate: la prima da un collega di Enzo che ci mette al corrente dell’articolo pubblicato sul Resto del Carlino nell’edizione di Ravenna, parla del salvataggio da parte della forestale di tre pellegrini, due romani e un ravennate (Enzo è residente a Ravenna), la seconda

è quella di una delle figlie di Enzo, Martina, che ci telefona dicendoci di aver letto

anche lei il Resto del Carlino, sembra che la notizia sia a tutta pagina con una foto del Santuario de La Verna. Ridiamo insieme, Martina è tranquilla, aveva già parlato con il padre la sera prima.

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Città di Castello La cosa ci
Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Città di Castello La cosa ci

Città di Castello

La cosa ci fa sorridere, pensiamo alla Forestale, si è fatta una bella pubblicità. Siamo contenti perché in questo modo è stato pubblicizzato anche il percorso, che merita veramente di essere fatto conoscere e valorizzato. La strada continua senza più problemi, solo la mancanza di segnali alla confluenza con la statale per Città di Castello ci fa perdere del tempo. In città, abbiamo trovato alloggio al Monastero di santa Cecilia delle suore Clarisse. Ci accoglie, da dietro un’inferriata, con un “Pace e Bene” e una dolcezza incredibile, una suora. Le pareti e la volta dell’atrio, sono ricoperte di pitture del ‘200/’300. Rimaniamo ad ammirarle mentre ci aprono la stanzetta dove dormiremo; non male, solo per noi tre. Ci sono anche le lenzuola. Questa notte niente sacco a pelo. Visitiamo il centro storico di Città di Castello, gironzolando tra le sue stradine; ammiriamo il Duomo e dopo un paio d’ore rientriamo. Più tardi, sono le ore19,30, una voce ci dice di accomodarci nella stanza dirimpetto alla nostra, entriamo, una tavola è apparecchiata, lì vicino un carrello con zuppiera, affettati e contorni, la nostra cena. La suora dietro un’altra inferriata ci chiede se è sufficiente. La nostra risposta non può che essere affermativa, non ci aspettavamo tanto. La suora ci porge un registro e ci chiede di scrivere i nostri nomi e se vogliamo, di lasciare un pensiero scritto. Al mattino successivo troviamo, allo stesso modo, pronta la colazione. Chiediamo alla suora quanto dobbiamo per il disturbo arrecato, ci risponde che non dobbiamo nulla per la loro ospitalità, spera invece, che siamo rimasti soddisfatti, ci augura un buon cammino e ci assicura che pregheranno per noi. Lasciamo la nostra offerta tra le pagine del registro.

24/10/2007 – 4a Tappa – Città di Castello – Pietralunga Km. 29 6,20 ore Oggi partiamo tardi, sono le ore 9,00 quando lasciamo Piazza Garibaldi. Ci siamo attardati acquistando prodotti alimentari per la giornata.

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Il passo è subito ve- loce.

Il passo è subito ve- loce. La- sciata la città alle nostre spal le, c’inol- triamo tra le stupen- de colline umbre, coperte di boschi e trapuntate da piccoli

casali. I vivi colori dell’autunno ci sollazzano la vista. Il cielo è plumbeo e a tratti pioviggina, ma il passo svelto e il calore sprigionato dal movimento annullano ed asciugano l’umidità. Facciamo tappa dopo circa quattro ore alla Pieve di Saddi. Non c’è anima viva. Apriamo una porta, è una vecchia stalla con tutt’intorno le mangiatoie ancora intatte. Sicuramente è abbandonata da anni. Improvvisiamo una tavola con quanto troviamo, apparecchiamo le nostre provviste e al caldo mangiamo quanto acquistato al mattino. Per frutta, tante noci raccolte lungo il tragitto da Enzo e Pino. Ripreso il cammino, la piccola sosta si fa sentire alla prima salita, le mie gambe sembrano di pietra, devono sciogliersi nuovamente. Abbiamo fatto circa un chilometro quando sentiamo belare, c’è un gregge di pecore che pascola sul prato che costeggia la nostra via. Un abbaiare di cani fa alzare la nostra guardia, l’adrenalina va alle stelle quando li vediamo, sono quattro grossi cani pastori che

si avvicinano a noi ringhiando. Facciamo gli indifferenti e proseguiamo senza

guardarli, ci seguono ringhiando e abbaiando per circa 200 metri, sembra un’eternità, poi si fermano e finalmente ci rilassiamo. Arriviamo, dopo un’ultima

impennata della strada e una lunga scalinata, a Pietralunga, sono le 15:20. L’albergo è nuovo e pulitissimo, il proprietario ci fa lo “sconto” pellegrini: 25,00 • a testa compresa la colazione. Troviamo i riscaldamenti accesi, abbiamo così la possibilità

di lavare la nostra biancheria e metterla ad asciugare.

A cena andiamo nell’unico locale aperto del paese. L’ambiente è simpatico, le

sale sono state ricavate nelle stalle di un vecchio palazzo del ‘600, le pareti sono completamente in roccia viva e le volte in mattoni. “La Locanda di Fiorucci”. Buona cucina, ottimo vino rosso, buon prezzo. Pietralunga è un bel paese, tutto ristrutturato e rimesso a nuovo, tanti vicoli ben tenuti, una bella piazza centrale con i resti di una fortezza Longobarda con un possente torrione pentagonale. L’illuminazione ne mette in risalto tutta la sua potenza.

Pietralunga

con un possente torrione pentagonale. L’illuminazione ne mette in risalto tutta la sua potenza. Pietralunga 13

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Pietralunga 25/10/2007 – 5a Tappa –

Pietralunga

25/10/2007 – 5a Tappa – Pietralunga – Gubbio Km. 27 – ore 6,10 Dopo qualche centinaio di metri, la strada si fa subito salita, e ci fa capire cosa ci aspetta oggi. La prima grande impennata ci porta a san Benedetto Vecchio, vecchia fortezza

benedettina, di cui sopravvive il torrione ed alcuni tratti delle mura. Al suo interno

ci

sono delle abitazioni, vediamo un paio di persone indaffarate. Da questa altura

si

gode un paesaggio incantevole, oggi sfumato da una leggera coltre di nebbia

che lo rende un po’ irreale. La successiva ripida discesa non promette niente di buono, la superiamo, non senza però aver fatto una rapida visita, dall’esterno, all’abbazia di san Benedetto, che è chiusa. Scesi in località Sorbo, una strada in ghiaia si inerpica ripida con un dislivello superiore al 15/18% fino a Cerqueto,

quota 744 s.l.m., poi ancora discese e salite, le gambe iniziano a sentire la fatica. Fortunatamente a Loreto troviamo un luogo adatto alla sosta, uno spiazzo di fianco la chiesa (del 1300 ci dicono con orgoglio). Ci sono due persone che stanno preparando in un locale attiguo alla chiesa, la tavolata per una cena. Ci fanno accomodare all’interno, dove ci sono tavoli e sedie, qui comodamente ci ristoriamo con i nostri panini.

Il cammino verso Gubbio è quasi dolce e pianeggiante, ma la fatica ci rallenta il

cammino.

i nostri panini. Il cammino verso Gubbio è quasi dolce e pianeggiante, ma la fa tica

Gubbio

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Gubbio Entriamo in città fiancheg giando

Gubbio

Entriamo in città fiancheggiando il teatro romano, un forte e freddo vento, disturba il nostro estro di artisti togliendoci stabili-

tà nello scattare fotografie. Facciamo un

giro della città accarezzati, finalmente da un debole sole. A Gubbio al convento di Sant’Antonio, ci aspettano le suore domenicane di clausura (prenotiamo di giorno in giorno, prendendo dalla guida i numeri di telefono di quanti possono of- frire ospitalità). Veniamo sistemati in una camera con tre letti, in un mini apparta- mento. Il nostro unico contatto è con una suora che viene dal sud America, pochi mi-

nuti per farci vedere l’abitazione, informar-

ci di quanto dobbiamo pagare e poi spari-

sce nel nulla (non per niente sono di clausura), abbiamo anche una cucina a disposizione, perciò dopo esserci riposati un po’ facciamo un giro alla ricerca di un negozio di alimentari. Non abbiamo fortuna, oggi a Gubbio i negozi hanno il pomeriggio di riposo. Chiediamo infor- mazioni ai passanti, ci dicono che il supermercato della Coop è aperto, però è molto distante; non rinunciamo alla cena per così poco. Siamo di ritorno al con- vento dopo un’ora e mezza. Enzo si mette subito ai fornelli. Questa sera cena alla “Transerici”: spaghetti al tonno, frittata di zucchine, insalata, e per annaffiare il tutto, vino Gotto d’Oro di Marino. Finalmente cuciniamo da soli. Enzo è un gran cuoco!

26/10/2007 – 6a Tappa - Gubbio – Biscina Km. 22 - ore 5,20 Usciamo da Gubbio passando

accanto alla statua di san Francesco e il lupo, alla Vittorina. Il cielo è sempre buio, pioviggina leggermente. Prime difficoltà per la segnaletica a Ponte d’Assi e poi ancora dopo un paio di chilometri. Oggi dovrebbe essere una giornata di cammino tranquillo, solo una salita fino a quota 655 m.

dovrebbe essere una giornata di cammino tr anquillo, solo una salita fino a quota 655 m.

Gubbio la “Vittorina”

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Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso

Verso Biscina

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Eremo di San Pietro in Vigneto

Eremo di San Pietro in Vigneto

2007 di Tarquinio Minotti Eremo di San Pietro in Vigneto Castello di Biscina Il sentiero si

Castello di Biscina

Il sentiero si snoda tra colline boscose, strade sterrate, senza traffico. Inizia a piovere, anche se non forte, siamo costretti a mettere le mantelline antipioggia. L’intensità della pioggia è aumentata quando giungiamo a S. Pietro in Vigneto, suoniamo all’eremita, nessuno risponde, proseguiamo sperando di trovare un

nessuno risponde, proseguiamo sperando di trovare un posto al coperto dove sostare per il pranzo, purtroppo
nessuno risponde, proseguiamo sperando di trovare un posto al coperto dove sostare per il pranzo, purtroppo

posto al coperto dove sostare per il pranzo, purtroppo non incontriamo nessuno dei tanti casali abbandonati che abbondano in Umbria. Enzo, che ha un orologio nello stomaco, non resiste, non sente ragioni, ci fa fermare! Si mangia in piedi sotto la pioggia. Si riprende il cammino, avvistiamo due daini. Un bellissimo sentiero nel bosco diventa per noi e specialmente per me, che non sopporto le

avvistiamo due daini. Un bellissimo sentiero nel bosco diventa per noi e specialmente per me, che

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avvistiamo due daini. Un bellissimo sentiero nel bosco diventa per noi e specialmente per me, che

Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

di Tarquinio Minotti

ripide salite a stomaco pieno, un calvario. È già una bella salita di suo, l’acqua e il fango la rendono anche viscida, è una fatica immensa andare avanti, sembra non finisca mai.

Finalmente si arriva a Biscina alle 13,20. Per noi, all’agriturismo “Tenuta di Biscina” c’è una baita con camino, una cucina, un letto matrimoniale e un divano. Tiriamo

a sorte, il divano tocca a me. Che fortuna!!

Riposiamo. Alle 16,00 Enzo prepara il tè, una bevanda calda è proprio quello che

ci vuole. È pronto, riempie le tazze. È così contento che lasciamo che lo assapori per primo. Porta la tazza alle labbra, ingoia un sorso, … un’imprecazione esce dalla sua bocca. Ha messo il sale invece dello zucchero. Buttiamo tutto. Usciamo

a visitare il castello. Biscina è tutta qui: il castello la chiesetta e quattro case di- strutte dal terremoto del 1989. Il castello è stato in parte rinforzato all’interno, con travi e solai in cemento armato, l’esterno è rimasto intatto, mentre la chiesetta

e le quattro case sono ridotte a macerie, solo il campanile sembra reggersi quasi

per scommessa. Alle 19,00 ci portano a casa la cena, fettuccine con melanzane (una squisitezza) e ancora: arrosto misto, contorno e due bottiglie di vino rosso della casa. Bevuto tutto fino all’ultima goccia. Facciamo tutti e tre un pensierino per tornare da turisti qui a Biscina. Il posto è ideale per una vacanza tranquilla e riposante, isolata com’è tra queste splendide

è ideale per una vacanza tr anquilla e riposante , isolata com’è tra queste splendide Da

Da Biscina a Valfabbrica

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di Tarquinio Minotti

Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso Valfabbrica Valfabbrica colline ricoperte di

Verso Valfabbrica

5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso Valfabbrica Valfabbrica colline ricoperte di f itta vegetazione .

Valfabbrica

colline ricoperte di fitta vegetazione. Inolte ha una bella vista sul sottostante vallone che conteneva il lago artificiale di Valfabbrica, ora prosciugato per la riparazione della diga e due splendide cittadine: Gubbio ed Assisi a pochi chilometri per eventuali escursioni.

Sabato - 27/10/2007 – 7a Tappa – Biscina - Assisi Km. 27 – ore 6,20 La colazione si fa nella sala da pranzo dell’agriturismo. Chiediamo i deplians del luogo, ci carichiamo sulle spalle il bagaglio e iniziamo a scendere per il sentiero che costeggia il castello. Si va verso Valfabbrica passando per sentieri boschivi e via asfaltata. Ci guardiamo attorno cercando il lago artificiale segnato sulla guida, solo giunti in prossimità delle diga, dove fervono i lavori, ci rendiamo conto che non c’è. È stato prosciugato, proseguiamo delusi. A Valfabbrica facciamo sosta in un bar. Superato il centro abitato, dovremmo prendere il sentiero lungo il “Fosso delle lupe”, ma ce lo sconsigliano, le piogge cadute l’hanno reso viscido e pericoloso. Seguiamo la strada asfaltata per Pieve san Nicolò e seguitiamo a salire. Giungia- mo in vetta dopo un’ora esatta di dura salita, fortuna che non abbiamo fatto il sentiero, ci fermiamo e allestiamo la nostra tavola su un muretto di recinzione. Prima di ripar- tire, bussiamo alla porta di un casale e chiediamo dell’acqua, una signora molto gentile ci riempie le borracce.

bussiamo alla porta di un casale e chiediamo dell’acqua, una signora molto gentile ci riempie le

Assisi

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Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

di Tarquinio Minotti

Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Assisi In lontananza, controluce, vediamo molto

Assisi

In lontananza, controluce, vediamo molto sfumata la sagoma di Assisi. Ce n’è ancora di cammino! Il sentiero corre nella valle, si inerpica e ridiscende in una pineta, fino a ad immettersi in via Padre Pio. Ora la strada sembra allontanarsi da

Assisi, gli giriamo attorno fino al Ponte dei Galli. Qui la strada diventa molto ripida, e sembra voglia dirci: “Assisi vale bene un ultimo sforzo, poi ve la gustere-

te di più”. È vero! Quando arriviamo a Porta san Giacomo, non ci sembra vero

che sia finita. Sono le ore 14,20. Scendiamo verso la Basilica, visitiamo per prima

la parte superiore ammirando le pitture di Giotto, poi quella inferiore ed infine la

cripta dove riposano le spoglie di san Francesco. La basilica è gremita da turisti, come è gremita la piazza porticata all’esterno. Ad uno degli uffici d’informazione chiediamo dove si trovi Santa Maria degli Angeli, la nostra meta, dove abbiamo prenotato per dormire. Ci prende un po’ di sconforto quando ci dicono che dista da Assisi circa quattro chilometri, giù nella valle. Eravamo convinti che fosse in città e che, così, avremmo avuto il tempo di visitarla con comodo. Non

ci rimane che far buon viso a cattiva sorte, iniziamo a camminare per il centro

cercando di vedere il più possibile; entriamo in tutte le chiese aperte, e ci fermia- mo a guardare ogni scorcio interessante ed ogni affresco a vista sui muri. Sono le ore 17,00 esatte quando ci presentiamo all’ostello in Santa Maria degli Angeli (Per arrivarci da Assisi abbiamo preso un bus). Angela, che gestisce l’ostello, è l’autrice della nostra guida “Di qui passò Francesco”, arriva dopo qualche minuto. Si fanno quattro chiacchiere, come se ci si conoscesse

minuto. Si fanno quattro chiacchiere, come se ci si conoscesse A Santa Maria degli Angeli Angela

A Santa Maria degli Angeli

minuto. Si fanno quattro chiacchiere, come se ci si conoscesse A Santa Maria degli Angeli Angela

Angela prepara la cena

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Su Monte Subasio da tanto tempo,

Su Monte Subasio

da

tanto tempo, d’altronde è lei che avevo contattato per chiedere le “Credenziali

ed

a lei avevo portato i saluti di persone conosciute in Spagna, sulla via di Santiago

de

Compostela.

Ci

sono altre persone, venute ad incontrare Angela, tra queste anche una coppia

che ha segnato il percorso, ed altre che hanno progetti per ampliarlo.

Si cena tutti insieme, Angela ci offre una cena vegetariana, molto sostanziosa. Si

conversa, si scambiano impressioni, si danno consigli, si sentono gli umori e le speranze di tutti, dei pellegrini e degli organizzatori. A tavola facciamo la conoscenza di due suore che vengono dalla Germania. Stanno facendo il cammino anche loro, le incontreremo anche nei giorni seguenti.

Domenica 28/10/2007 (torna l’ora solare) – 8a Tappa – Assisi - Spello Km. 24 (fatti almeno 30). Come da accordi presi la sera prima, Angela ci viene a prendere alle ore 6,40. Tutti insieme andiamo alla chiesa di san Damiano per assistere al Mattutino e alla SS. Messa (cantata da circa 20 frati francescani). La chiesa è piccola, il canto riempie le volte, le parole sono ben scandite, e qualcuna entra nel cuore. Verso le 8,30, Angela, ci accompagna con la macchina all’inizio del sentiero. Salutiamo tutta la comitiva ed insieme alle due suore iniziamo ad incamminarci lungo il sentiero. Lasciamo Assisi (quota 530 ca.) e saliamo ripidamente fino all’Eremo delle Carceri (quota 800). Passiamo una buona mezz’ora a visitarlo: veramente un luogo suggestivo con le costruzioni aggrappate alla montagna. Riprendiamo a salire verso Monte Subasio (quota 1230). Mai come in questo caso il dislivello di quota può far capire quanto sia ripida la salita. A tratti sembra di salire una scalinata e non c’è nessun tratto che ti permetta di recuperare un po’ di fiato. Troviamo le due suore, che non sono passate all’eremo delle carceri, stanno facendo una sosta, ci offrono della cioccolata, proseguiamo fino ad una croce in legno da dove la vista spazia sulla valle Spoletana: Assisi è in basso, alle nostre spalle.

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Castello di Collepino Qui iniziano le

Castello di Collepino

5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Castello di Collepino Qui iniziano le nostre disavventure. Il sentiero

Qui iniziano le nostre disavventure. Il sentiero è segnato con i segni rosso e bianco del C.A.I., dovremmo seguire il n. 50 poi il 60 ed ancora il 50. Usciamo sicuramente dal nostro, perché ci ritroviamo sotto le antenne poste nel punto più alto di Monte Subasio, poi riusciamo a riprendere il sentiero giusto, ci ritroviamo presso Fonte Bregno, segnata sulla nostra Guida. Senza rendercene

conto ci ritroviamo di nuovo fuori percorso, su di una strada sterrata, bianca. Insicuri, con qualche dubbio sul tracciato, fermiamo un motociclista. Il conducente

ci assicura che questa strada porta a Spello e che fra qualche chilometro troveremo

una chiesetta, da dove parte un sentiero che conduce direttamente in città. Cosi non ci preoccupiamo troppo e proseguiamo. La strada è in discesa e il passo è veloce. Troviamo la Chiesetta, è chiusa, ha un luogo riparato all’esterno, ci fermiamo per consumare il pasto. Faccio un giro del fabbricato, proprio dietro è segnato il sentiero C.A.I. n. 52, Enzo e Pino, invece hanno trovato il sentiero n.

60, che avevamo seguito per un tratto. Rimessi gli zaini sulle spalle, decidiamo di seguire il sentiero n. 60. Subito il viottolo scende nel bosco e diventa una scoscesa

e sassosa carrareccia, ad occhio scendiamo con un dislivello tra il 50 e il 60%.

Dopo circa mezzora ci ritroviamo su una strada asfaltata, c’è un bivio, non troviamo più segnali. Ci fermiamo ad aspettare che passi qualche macchina. Il conducente

di quella che fermiamo ci dice che ci troviamo sulla provinciale Assisi Spello e

che stiamo tornando verso Assisi. Spello dista 7/8 chilometri. Ci mettiamo l’anima

in pace e, seguendo la provinciale, ci incamminiamo. Abbiamo fatto un giro

enorme, abbiamo aggirato Spello e invece di arrivarci da Nord ci arriveremo da Sud. Fatti circa tre chilometri, piccola beffa, arriviamo dove confluisce il sentiero n. 52. Abbiamo sbagliato anche nella scelta del sentiero. Ma non tutto viene per nuocere, siamo alle porte del Castello di Collepino, visitiamo un paese di cui non sapevamo neanche l’esistenza. Un bel centro medievale che vale la pena di visitare. I quattro chilometri che ci separano da Spello sono ricoperti da oliveti. Il terreno

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Spello Foligno sotto gli olivi è

Spello

- 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Spello Foligno sotto gli olivi è coperto

Foligno

sotto gli olivi è coperto di teli, mani veloci, di gente di tutte le età, raccolgono il frutto, molte persone contraccambiano il nostro saluto.

Ci accolgono le monache francescane al Piccolo san Damiano. Un bel complesso

utilizzato come casa di riposo per suore e di accoglienza per gruppi e pellegrini.

La

prima cosa che faccio, non appena prendiamo possesso delle stanze, è togliermi

le

scarpe. Ho i ditoni dei piedi a pezzi, tante sono state le ripide discese in cui

hanno dovuto sostenere il peso del mio corpo e dello zaino.

Ci

chiamano alle 19,00. Si cena tutti insieme, noi e una ventina di anziane suore,

la

più grande, ce lo dirà lei stessa, ha 95 anni. Mangiamo le stesse cose, solo si

preoccupano di darcene abbastanza. Finito di cenare ci passano accanto e tutte con fare gentile ci chiedono notizie. Una, suor Cesarina, è originaria di Valmontone, è felicissima quando gli diciamo di essere di Monte Compatri. (Solo 20 Km. separano i nostri paesi) Il mattino successivo alle sette siamo con loro per il Mattutino e la SS. Messa. La Messa è officiata da un cappuccino ultraottantenne, appena lo vedo mi sembra di vedere padre Pio. Da principio mi sembra tutto irreale, falso: tutti vecchi, voci stentate, sia nel cantare che nel pregare, poi man mano cerco di immedesimarmi in loro, penso alla loro età, alla vita che hanno condotto dedicata interamente alla preghiera e agli altri, finisco per sentirmi emozionato. Esco con un certo malessere interno. Il Vangelo parlava degli ipocriti…

emozionato. Esco con un certo malessere interno. Il Vangelo parlava degli ipocriti… Panorama della valle da

Panorama della valle da Trevi

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Trevi Facciamo colazione, nuovamente insieme a

Trevi

- 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Trevi Facciamo colazione, nuovamente insieme a loro.

Facciamo colazione, nuovamente insieme a loro. Si preoccupano che mangiamo a sufficienza, “Dovete fare tanti chilometri, c’è ancora della frutta sui tavoli, prendetela ne avete bisogno”! Alla madre superiora che viene a salutarci, lasciamo la solita offerta, la prende senza controllare, poi mi guarda e quasi restituendomela “Siete sicuri che non servano a voi?”… La ringraziamo per l’accoglienza e l’ospitalità che ci hanno dato, e ripartiamo portando con noi, di loro, un buon ricordo. E la loro benedizione scritta sulle nostre credenziali

29/10/2007 – 9a Tappa – Spello – Trevi -

Km. 14

Oggi si preannuncia una tappa di riposo, dobbiamo percorrere solo 14 chilometri. Ce la prendiamo comoda, il passo è lento, la nebbia ci fa vedere ben poco. Si dirama pian piano, quando arriviamo a Foligno si è quasi dissolta. Ci fermiamo a visitare il Duomo e le piazze circostanti: è tutto un cantiere, non è più la Foligno che ricordo in una gita di circa 15 anni fa, brutta grigia, trasandata. Il suo centro sta diventando colorato, gli intonaci stanno coprendo parte di quei brutti mattoni rossi, scrostati e anneriti. Dopo qualche chilometro ci fermiamo in un piccolo borgo fortificato, non riusciamo a saperne il nome. È tutto in ristrutturazione.

Dopo aver attraversato oliveti su oliveti, giungiamo a Trevi. È un centro Medievale, ricco di angoli suggestivi anche se poco godibili a causa delle solite ristrutturazioni in corso. I negozi stanno chiudendo, facciamo appena in tempo a prendere qualcosa per il pranzo. Ci sistemiamo su alcune panchine a fianco del Monumento ai Caduti di tutte le guerre e mangiamo godendoci il bel sole

su alcune panchine a fianco del Monumento ai Caduti di tutte le guerre e mangiamo godendoci

San Giacomo

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caldo che finalmente a preso il posto della nebbia. Un piacere che sicuramente non avremmo assaporato in un ristorante. Al Monastero di santa Lucia, le suore benedettine ci danno un appartamentino con camera, bagno, angolo cottura e una bella vista sulla vallata. Visitiamo

accuratamente il paese, e qui rivediamo le due suore, ci salutiamo come vecchi amici, ci raccontano del loro cammino. Sono alloggiate in un altro convento, ci rivedremo domani alla partenza. Alla riapertura dei negozi ci attrezziamo, comprando il necessario per la cena al ristorante “da Transerici”, Matriciana, fettine alla pizzaiola, insalata.

Matriciana, fettine alla pizzaiola, insalata. 30/11/2007 - 10a Tappa - Trevi - Spoleto, Monteluco Km. 25

30/11/2007 - 10a Tappa - Trevi - Spoleto, Monteluco Km. 25 Siamo pronti prima del solito, sono le 7,15 quando ci chiudiamo alle spalle la porta dell’appartamento. Abbiamo deciso di superare Spoleto e arrivare fino all’eremo francescano di

Monteluco, sette chilometri oltre Spoleto, ad una quota di 804 m. La giornata non è delle migliori, le condizioni metereologiche sono pessime. Indossiamo la mantellina, la pioggia scende fitta. Il percorso non è difficoltoso, solo, come al solito, la segnaletica all’uscita delle città lascia a desiderare. Scendiamo verso la parte bassa di Trevi. Ci rendiamo conto di non

aver preso la direzione giusta dopo circa un chilometro, torniamo sui nostri passi fino alla chiesa della Madonna delle Lacrime e prendiamo la direzione di San Pietro in Bovara, dove ritroviamo la nostra freccia gialla con il Tau (sono i segni che indicano il percorso). Abbiamo perso circa mezzora per questo disguido. Attraversiamo piccoli borghi (frazioni), intravediamo, tra nebbia ed acquolina, i

contorni ovattati di campanili, torri e mura di fortificazione, costeggiamo le Fonti del Clitunno, dove sguazzano allegri dei

di campanili, torri e mura di fortificazione, costeggiamo le Fonti del Clitunno, dove sguazzano allegri dei
di campanili, torri e mura di fortificazione, costeggiamo le Fonti del Clitunno, dove sguazzano allegri dei

Spoleto

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Spoleto Ponte delle Torri germani (anatre),

Spoleto Ponte delle Torri

germani (anatre), ma il maltempo non ci consente di sostare ed ammirare altro.

Riusciamo a leggere una poesia del Carducci posta in una bacheca, sul marciapiede.

Il

rammarico è di non poter riportare neanche una fotografia, la pioggia sconsiglia

di

aprire la macchina fotografica.

Ci

fermiamo nel paesino di San Giacomo, attratti dal borgo medievale fortificato

e per ammirare, nella chiesa omonima, gli affreschi che raffigurano il miracolo di

San Domingo della Calzada (Spagna). Del miracolo e della storia abbiamo avuto notizie durante il nostro cammino a Santiago de Compostela.

Giungiamo a Spoleto dopo aver fatto chilometri su una strada pianeggiante e senza traffico, che costeggia la statale. Hanno rallentato il nostro passo solo la raccolta di noci, ogni tanto c’è qualche albero, e la pioggia incessante. A Spoleto, verso mezzogiorno ci fermiamo sul sagrato del Duomo, in tempo per visitarlo, sarebbe stato un peccato non ammirare gli affreschi che racchiude, fra tutti l’Incoronazione della Vergine di Filippo Lippi, nell’abside. Alle 12,30, ci fanno uscire, chiudono. Pioviggina ancora, cosi decidiamo di consumare le nostre provviste sotto i portici del Duomo. Riprendiamo dopo circa un’ora il nostro cammino; non piove più, andiamo su, nella parte alta. Dobbiamo attraversare il Ponte delle Torri e prendere il sentiero che conduce a Monteluco. Giunti sul posto, troviamo il ponte sbarrato per lavori. Rimaniamo perplessi, dovremmo tornare nella parte bassa di Spoleto per risalire, costeggiando una strada provinciale, fino al monastero, sono circa 9 chilometri!

Ci guardiamo intorno, sul ponte non c’è anima viva. Pino da un’occhiata, sembra

che…, anche se con qualche difficoltà, si possa passare. Ci decidiamo, scavalchiamo

le strutture di sbarramento e ci inoltriamo sul ponte, passiamo, con molta

prudenza, sotto le impalcature, stanno facendo dei lavori proprio al centro del ponte, e giungiamo dall’altra parte. Qui è più complicato, lo sbarramento è molto più complesso, c’è una recinzione alta circa tre metri. Si arrampica prima Pino,

che fa da battistrada, (ormai siamo atleti allenati), poi io, che trovo qualche difficoltà

a scavalcare per via dello zaino ed infine Enzo. Finalmente! Abbiamo evitato

almeno quattro chilometri di strada. Adesso cerchiamo l’inizio del sentiero per

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Spoleto Monteluco, lo troviamo, ma è

Spoleto

Monteluco, lo troviamo, ma è sbarrato anche questo. Il sentiero passa sotto una torre su cui stanno lavorando. Ci sono degli operai, non sentono ragioni, non ci

fanno passare. Siamo costretti a prendere la provinciale che allunga il percorso di alcuni chilometri. La strada asfaltata è molto ripida, ma la salita è costante, per cui andiamo avanti

di buona lena, finché dopo tre chilometri incrociamo il sentiero che avremmo

dovuto prendere all’inizio. Proseguiamo su quest’ultimo che attraversa un fitto bosco e dopo venti minuti ci ritroviamo davanti alla porta dell’eremo francescano.

Ci accoglie fra Adriano offrendoci del caffè. Ci presentiamo, un po’ di convenevoli,

si parla delle avventure del viaggio, ci facciamo raccontare la storia del monastero, poi, dopo avercelo fatto visitare, ci porta nelle nostre camere. Quando scendiamo, una sorpresa: troviamo le due suore. Siamo felici di rivederle,

ci raccontano le loro disavventure: hanno perso circa un’ora all’uscita da Trevi,

per trovare il sentiero; poi a Spoleto, arrivate al ponte delle Torri e viste le difficoltà, hanno telefonato al Monastero dicendo che non ce l’avrebbero fatta ad arrivare, pertanto disdicevano la prenotazione fatta. I frati sono andati a prenderle. Alle diciotto accettiamo di andare ai Vespri (cerimonia religiosa) con i frati. Ci sono dieci ragazzi sui 20/30 anni che stanno “provando” la Vocazione. (Stanno provando a vivere secondo la “Regola Francescana” sperimentano così la loro “Vocazione”).

secondo la “Reg ola Francescana ” sperimentano così la loro “Vocazione”). Macerino, verso la Romita di

Macerino, verso la Romita di Cesi

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Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

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Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso

Verso la Romita di Cesi

Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso

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Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

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Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso

Verso la Romita di Cesi

Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Verso

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Per i Vespri ci danno i libri delle preghiere, leggiamo, preghiamo e cantiamo con loro, questa specie di canto gregoriano moderno che intenerisce. Alle 19,30 a tavola. Ci offrono una succulenta cena, siamo così sazi, che rifiutiamo qualche portata, da ultimo ci offrono un bicchierino di Vin Santo con dei biscottini. Finita la cena l’ambiente diventa conviviale, si parla di tutto, qualche ragazzo ci racconta le sue esperienze. A fra Adriano, che ci offre anche una grappetta, chiediamo ragguagli sull’ordine dei Minori e notizie sulle loro attività nel mondo. Passiamo così circa un’ora prima di andare a dormire. (Anche qui i frati non vogliono nessun compenso, ci comportiamo come al solito)

31/10/2007 11a Tappa - Spoleto, Monteluco – Romita di Cesi - Km 32 (ne faremo 20) Questa mattina in chiesa alle ore 7,00 e colazionealle 8,00. Dopodiché

salutiamo tutti i ragazzi, i frati e la “Provvidenza”, come la chiama suor Patrizia. Infatti, fra Adriano si è offerto, visto che il sentiero è chiuso e che la tappa, per questo diventerà troppo lunga, di accompagnarci con il pulmino oltre Spoleto.

Ci

risparmia così molti chilometri pericolosi da fare sulla statale.

Ci

salutiamo a Baiano, dove fra Adriano ci da la sua benedizione.

C’è un alimentari aperto, facciamo scorta, secondo la nostra guida non ce ne saranno altri. Inizia un percorso fantastico, tutto tra boschi, ogni tanto qualche radura da dove si dominano le valli sottostanti. Suor Patrizia e suor Anna, partite con noi, ben presto rimangono indietro. Lungo il percorso, nei punti più scabrosi, per la

scarsezza dei segnali, lasciamo dei segnali per loro. Più tardi ci ringrazieranno per questo.

Ci fermiamo spesso a fotografare piccole frazioni e panorami. Oggi non piove,

possiamo farlo senza problemi. Arriviamo tranquillamente alla Romita di Cesi., dove troviamo fra Bernardino, che custodisce il romitorio da lui ricostruito con

R omita di Cesi., dove troviamo fra Bernardino, che custodisce il romitorio da lui ricostruito con

La Romita di Cesi

R omita di Cesi., dove troviamo fra Bernardino, che custodisce il romitorio da lui ricostruito con

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti La Romita di Cesi l’aiuto di

La Romita di Cesi

l’aiuto di volontari. Il primo impatto non è buono, sembra di vedere un barbone. Ma mai dare giudizi affrettati! Man mano che lo conosciamo apprezziamo la sua bonarietà, la sua cultura, la sua fede, la sua umanità e la passione che ha messo in questa ricostruzione Qui siamo veramente in un eremo! Dormiamo in una cella con due finestre, una è senza vetri. Non c’è corrente elettrica, solo candele. Non c’è acqua potabile, c’è solo quella del pozzo. Per lavarci dobbiamo tirarla su, portarla nel bagno, metterla nel lavandino e lavarci. Lo stesso vale per gli altri servizi. Non siamo soli. Nell’eremo sono ospiti: una famiglia svizzera con due bambine, una ragazza, un uomo che aiuta da qualche tempo fra Bernardino e quattro grossi

cani bianchi, di cui uno ha le sembianze di un leone, che prima di starsene tranquilli e farsi fare una carezza ci annusano per alcuni minuti. Alle 18,30, il suono delle campane annuncia la funzione liturgica dei Vespri e la SS. Messa.

Al primo rintocco, inizia un mistico ululare di cani, tutti e quattro in piedi con la

testa verso il cielo, sembra quasi che cantino accompagnati da quel suono. All’ultimo rintocco, si avviano verso la chiesa, entrano e si accomodano sotto il banchi, dove rimangono fermi e calmi fino alla fine della funzione religiosa.

Fra Bernardino, che a prima vista non ci aveva lasciato una buona impressione, durante la liturgia si trasforma; la sua semplicità e le sue parole entrano nel cuore

di tutti i presenti, dandoci la sensazione di essere di fronte ad un gran frate.

Subito dopo, in cucina, si trasforma di nuovo: si dimostra buon cuoco preparandoci dei piatti vegetariani, con ortaggi del suo orto, che gustiamo davanti ad un grande camino acceso e a lume di candela. Il dopo cena è ancora una sorpresa, si parla e si fraternizza con gli altri ospiti, fra Bernardino ci stupisce: tira fuori una chitarra, poi una balalaica dal suono delicato e dolce, stupendo! Però solo musiche a sfondo religioso. “Adesso”, ci dice, “c’è una sorpresa per i bambini, e per gli ospiti. Andate tutti fuori!” Usciamo, fuori è buio pesto, le nuvole coprono le stelle, e fa un freddo cane. Ci accomodiamo su una rampa di scale e qui attendiamo la sorpresa. All’improvviso, uno scoppiettio annuncia lo spettacolo, dal camino escono migliaia di faville,

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sbattono sulle tegole di copertura e sospinte dal vento si spandono tutte intorno.

È veramente uno spettacolo strabiliante ed unico, le due bambine gridano e

battono felici le manine, anche noi presi dalla loro allegria applaudiamo felici.

Sfortunatamente, come tutti gli spettacoli riusciti, dura troppo poco. Rientrati nello stanza, pochi minuti di commenti, davanti al fuoco del camino e poi a nanna. Il freddo ci consiglia di coprirci bene. Chiusa la finestra senza vetri “Avete anche l’aria condizionata” ci aveva detto scherzando fra Bernardino, con un cuscino ed una tavola, rimetto la calzamaglia usata solo nei giorni della neve, mi infilo nel sacco a pelo, mi copro con due coperte e scambiataci la buona notte con gli amici d’avventura, cerco di addormentarmi, mentre fuori il rumore del vento promette una notte gelida.

La notte passa tranquilla e “calda”, a differenza di quanto pensavamo.

Siamo già pronti quando sentiamo della musica, un suono dolce, che viene verso

di noi. È fra Bernardino che voleva darci la sveglia al suono di quello strano

strumento, che ci dice essere africano.

di quello strano strumento, che ci dice essere africano. Un paesino ripreso dall’alto mentre scendevamo a

Un paesino ripreso dall’alto mentre scendevamo a Cesi

Ci offre un’abbondante colazione, durante la quale abbiamo il tempo di salutare

tutti i presenti e le due suore che da oggi non incontreremo più, faranno una tappa diversa dalla nostra. Riprendiamo il cammino, non dopo aver lasciato nella cassetta delle elemosine,

in chiesa, la nostra offerta. Fra Bernardino non voleva nulla.

1/11/2007 12a Tappa – Romita di Cesi – Stroncone Km. 27 ore 6

offerta. Fra Bernardino non voleva nulla. 1/11/2007 12a Tappa – R omita di Cesi – Stroncone

Stroncone

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Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

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Premessa, oggi la tappa avrebbe dovuto essere: Romita di Cesi - Collescipoli, ma non abbiamo trovato dove dormire, pertanto ci siamo decisi ad arrivare a Stroncone, che sarebbe dovuta essere la meta del giorno successivo. Abbiamo così dovuto rinunciare a visitare il Sacro Speco. Lasciamo la Romita ed è subito discesa, un bel sentiero corre tra lecci secolari, si notano resti di fortificazioni preromane, è un bel “correre” finalmente, una discesa

di qualche chilometro comoda e riposante, silenziosa. Raggiunta e lasciata Cesi

alle nostre spalle, il percorso ci fa fare un grande ed inutile giro intorno alla città

di Terni. Inutile perché non ci fa vedere niente di bello e non ci permette neanche

non ci fa vedere niente di bello e non ci permette neanche Stroncone Stroncone Vista dal

Stroncone

vedere niente di bello e non ci permette neanche Stroncone Stroncone Vista dal Sentiro per Greccio

Stroncone Vista dal Sentiro per Greccio

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neanche Stroncone Stroncone Vista dal Sentiro per Greccio 33 Stroncone di visitare la città, per quanto

Stroncone

di visitare la città, per quanto moderna,

industriale e “squallida” possa essere!

Arriviamo a Collescipoli, sotto la pioggia

lo superiamo, Stroncone è a 8 chilometri,

seguiamo la provinciale ed arriviamo dopo circa due ore. Ci fermiamo per il tempo di una visita al convento di San Francesco, riposiamo e ci asciughiamo sotto i suoi portici. Tutt’intorno è festa,

di una visita al convento di San Francesco, riposiamo e ci asciughiamo sotto i suoi portici.

Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

di Tarquinio Minotti

Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Da Stroncone a Greccio ci sono

Da Stroncone a Greccio

5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Da Stroncone a Greccio ci sono alcune bancarelle, molta gente

ci sono alcune bancarelle, molta gente indaffarata, devono aver organizzato

qualcosa per il pomeriggio inoltrato. Noi riprendiamo i bagagli e ci dirigiamo

verso l’ostello “La Piccola Quercia”. È un villino adattato, letti a castello nelle camere, ma con riscaldamento, lenzuola e coperte. Ci preparano una buona cena.

La notte non è delle più tranquille, dormo male, il mio letto pende da una parte,

ho la continua sensazione di cadere.

2/11/2007 13a Tappa – Stroncone - Greccio Km. 14 Usciamo alle 7,45, Stroncone è a un chilometro e mezzo. Visitiamo il paese, la parte più antica è un susseguirsi ed intersecarsi di vicoli con scorci mozzafiato e vedute sui paesi e sulla valle di Terni Prima di lasciarlo compriamo le provviste per il pranzo e la cena, sembra che al

santuario di Greccio non ci sia dove ristorarsi. Il sentiero, seguiamo quello tracciato come, di san Francesco, è qualcosa di mirabile. La salita è dura, si parte dai 425 m.

di quota di Stroncone e si sale ai 1000 m. della località Prati. Ma oggi abbiamo

tutto il tempo che vogliamo per goderci quanto questa meravigliosa natura ci offre. Il sole, che si fa rivedere dopo qualche giorno di pioggia, indora tutto il paesaggio e fa risaltare a tal punto il vestito autunnale delle montagne, coperte di querce e castagni, che gli occhi ne sono incantati. Ci fermiamo spesso per fare

che gli occhi ne sono incantati. Ci fermiamo spesso per fare Il sentiero che dai Piani

Il sentiero che dai Piani di Ruscio porta al Santuario di Greccio

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Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

di Tarquinio Minotti

Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Il campanile del Santuario fotografie. Stroncone

Il campanile del Santuario

fotografie. Stroncone visto dall’alto è una cartolina d’altri tempi, irto su di un colle con ai piedi Terni e la sua valle.

Ci fermiamo ancora su, a quota 1000 ai Prati, colori smaglianti anche qui, il verde

dei prati in contrasto con i colori (tutte le sfumature del giallo sono presenti), delle foglie dei noci che a decine coprono la piana (ci fermiamo a far scorta di

che a decine coprono la piana (ci fermiamo a far scorta di Il Santuario G r

Il Santuario

coprono la piana (ci fermiamo a far scorta di Il Santuario G r e c c

Greccio

noci). Attraversiamo i Piani di Ruscio e all’improvviso la vista spazia sulla valle di Rieti e su Greccio. Un ripido sentiero acciottolato, che scende nel fitto del bosco,

in poco tempo ci conduce alla Croce che domina il santuario di Greccio.

fitto del bosco, in poco tempo ci conduce alla Croce che domina il santuario di Greccio.

L’alba sulla valle reatina

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Visitiamo la chiesa, la mostra di presepi, la grotta dove fu allestito il primo, le celle in legno fatte costruire da san Bernardino e poi, in attesa del padre guardiano, risaliamo su alla Croce, dove al sole e godendoci un paesaggio incantato, ci curiamo i morsi della fame. È trascorsa un’ora quando riscendiamo. Un frate ci da la chiave di un locale dislocato poco sotto il Santuario, è un locale molto grande, sistemato per i pellegrini potrebbe ospitare fino a 15 persone, ci sono, invece, solo quattro brande con i materassi. Facciamo l’ultimo bucato e riposiamo un poco, più per passare il tempo che per la stanchezza. Oggi ci siamo appena scaldati i muscoli. Gironzoliamo nei dintorni. C’è un bar poco distante, chiediamo, possono anche cucinare, cosi ci accordiamo per la cena e riponiamo gli alimenti comprati per il giorno seguente. Torniamo a visitare il Santuario. Il piazzale è pieno di turisti, sta per iniziare una SS. Messa, ci accodiamo ed entriamo anche noi. Finita la funzione andiamo nel vicino bar, dove attendiamo che sia pronta la cena. Questa sera andiamo a dormire prestissimo, fa fresco e non c’è dove andare. I fari che illuminano il Santuario, illuminano anche le finestre (c’è solo il vetro), del nostro locale, cerchiamo di coprirle alla meglio, ma è inutile. Al mattino, alle 7,15 siamo pronti, davanti alla chiesa per il mattutino. Il padre guardiano viene ad aprire e ci invita, la funzione è nella piccola chiesetta dedicata

Il padre guardiano viene ad aprire e ci in vita, la funzione è nella piccola chiesetta

Verso Fonte Colombo

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Contigliano a san Francesco, nel piccolo

Contigliano

21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Contigliano a san Francesco, nel piccolo e raccolto

a san Francesco, nel piccolo e raccolto coro in legno. I frati sono solo in tre, uno

dei quali è di un paese vicino al nostro, Palestrina, e un altro è stato a Frascati

nella chiesa che i frati minori hanno vicino l’ospedale san Sebastiano. Leggiamo

e cantiamo con loro le preghiere e i salmi.

Terminato il mattutino ci salutano fraternamente. Partiamo. Un’altra tappa ci attende.

3/11/2007 – 14a Tappa dal santuario di Greccio a Fonte Colombo Km. 19 Alle 8,15, abbiamo già fatto i due chilometri che ci separavano da Greccio. Sulla piazza ci fermiamo davanti al bar; è chiuso, aspettiamo qualche minuto, poi prendiamo gli avanzi del giorno prima e sul bordo della fontana spalmiamo un po’ di marmellata su una fetta di pane. Bastano pochi minuti per visitare il paese, tanto è piccolo. Proseguiamo verso Contigliano, dove sostiamo il tempo necessario per un cappuccino. Il vicino centro storico, adagiato su di un colle, riesce a farci passare dalla mente lo squallore della periferia, è come i tanti paesini dell’alto Lazio meritevole di essere visitato, magari in un orario e in un giorno in cui chiese e musei sono aperti. Usciti da

ole di essere visitato, magari in un orario e in un giorno in cui chiese e

Contigliano

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Vedute di Fonte Colombo Contigliano, il

Vedute di Fonte Colombo

5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Vedute di Fonte Colombo Contigliano, il sentiero ci riporta tra

Contigliano, il sentiero ci riporta tra i boschi. Costeggiamo la valle reatina ammirandola dall’alto. Qualche saliscendi, qualche incertezza per dei segnali non

chiari e poi ripidamente verso S. Elia Reatino, quota 705 m., a qualche centinaio

di metri dal quale ci fermiamo per una sosta. Il panorama della valle sottostante

è limpido e nitido, così possiamo ammirare la maestosità del Terminillo sull’altro

versante. La sosta è più lunga del solito, Fonte Colombo è a soli due chilometri e non vogliamo arrivare troppo presto a disturbare i frati. Questo piccolo tratto, facile

e in discesa, si rivela per me quasi tragico, un improvviso e forte mal di schiena mi fa vedere le stelle.

A Fonte Colombo, ci accolgono due giovani frati (uno è di Velletri), ci portano in una

stanzetta, dove subito dopo portano tre materassi, solo un tavolo con due sedie adornano la stanza. Disfiamo i nostri zaini, andiamo per una doccia, nei bagni non c’è

acqua calda, ci arrangiamo alla meglio. Alle 15,30 partecipiamo con una quindicina di frati ad una cerimonia religiosa: il giro, in processione, dei luoghi santi del Santuario. Passiamo il resto del pomeriggio visitando il luogo e infilandoci poi, dentro i sacchi a pelo, per ripararci dal freddo. Mentre gli altri fanno un sonnellino sento cantare: esco, vado verso quelle voci, entro nella chiesa. Una cinquantina di ragazzi stanno assistendo alla messa e cantano accompagnati da chitarre e tamburi. Mi fermo ad ascoltarli e anche a riscaldarmi, ci sono i termosifoni accesi. Alle venti, mentre già stiamo mettendo mano alle nostre provviste, due premurosi frati ci portano: una zuppiera colma di minestra calda, delle tartine e acqua fresca, che uniamo alle nostre vivande facendo, cosi, un’ abbondante cena . Tornano poco dopo con delle coperte, quello che ci voleva per non dormire vestiti! Anche questa tappa finisce nel migliore dei modi.

Al mattino ci alziamo presto, diamo fondo alle ultime nostre risorse, una fetta di pane

a testa con marmellata, andiamo in chiesa dove i frati sono pronti per il mattutino,

che recitiamo con loro. Finita la funzione liturgica, salutiamo i frati e facciamo per

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Rieti partire. Ci bloccano, dobbiamo prima

Rieti

- 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Rieti partire. Ci bloccano, dobbiamo prima fare

partire. Ci bloccano, dobbiamo prima fare colazione. Così completiamo il pasto con caffelatte e biscotti. Ora siamo pronti per l’ultima tappa.

e biscotti. Ora siamo pronti per l’ultima tappa. La Foresta Domenica 4/11/2007 – 15a Tappa -

La Foresta

Domenica 4/11/2007 – 15a Tappa - Fonte Colombo - Poggio Bustone Km. 26 Da Fonte Colombo un bel sentiero scende, ripido, nel bosco e ci porta verso Rieti. Il sole ormai ci fa compagnia per il terzo giorno consecutivo. Camminiamo veloci. All’entrata in città, la classica foto sul Velino con i resti del ponte romano, è uno splendore di colori.

Visitiamo il centro città. Su un marciapiede, Pino, trova un portafoglio pieno di carte di credito, non guardiamo all’interno, proprio in quel mentre, stanno passando tre ufficiali della Guardia di Finanza, vanno alla cerimonia per la commemorazione della vittoria nella Grande

ufficiali della Guar dia di Finanza, vanno alla cerimonia per la commemorazione della vittoria nella Grande

Cantalice

ufficiali della Guar dia di Finanza, vanno alla cerimonia per la commemorazione della vittoria nella Grande

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Cantalice Guerra (1915-1918). Oggi è festa

Cantalice

Guerra (1915-1918). Oggi è festa nazionale. Li fermiamo, consegniamo loro il portafogli e proseguiamo. Usciti dalla città, la strada inizia a salire. Arriviamo al Santuario della Foresta, proviamo ad entrare ma desistiamo. La chiesa è gremita all’inverosimile, stanno celebrando la SS. Messa. Una ricognizione dall’esterno e

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Poggio Bustone via in un bel

Poggio Bustone

ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Poggio Bustone via in un bel sentiero tra castagni

via in un bel sentiero tra castagni e lecci, sgargianti di colori. Attraversiamo veloci qualche frazioncina, la nostra poca attenzione ci fa fare un po’ di strada in più, poi quasi all’improvviso siamo in vista di Cantalice: splendido paesino “da

siamo in vista di Cantalice: splendido paesino “da Poggio Bustone convento di San Giacomo presepio”,

Poggio Bustone convento di San Giacomo

paesino “da Poggio Bustone convento di San Giacomo presepio”, incastonato com’è sulla parete della

presepio”, incastonato com’è sulla parete della montagna. Al sole sulla piazzetta della chiesa dedicata a san Felice, mangiamo il nostro panino quotidiano.

dedicata a san Felice, mangiamo il nostro panino quotidiano. Poggio Bustone finalmente si riposa 41 Poggio

Poggio Bustone finalmente si riposa

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a san Felice, mangiamo il nostro panino quotidiano. Poggio Bustone finalmente si riposa 41 Poggio Bustone

Poggio Bustone foto ricordo

Camminando sui sentieri di san Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007

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Francesco - 21 ottobre 5 novembre 2007 di Tarquinio Minotti Poggio Bustone Il tramonto e l’alba

Poggio Bustone Il tramonto e l’alba visti dalla finestra dell’Ostello

Il tramonto e l’alba visti dalla finestra dell’Ostello Da qui si domina la parte sottostante del

Da qui si domina la parte sottostante del paese, quella vecchia, dove un sentiero fatto di “mille” scalini si snoda tra i vicoli e gli archetti di un paese da sogno, e la parte nuova, che sembra far parte di un altro mondo, di un altro paese, tanto è diversa dalla prima. Una banda musicale, con una divisa rossa sgargiante, sta suonando in una piazza, anche qui “festeggiano” il ricordo di una guerra. Dall’alto sembrano tanti soldatini di piombo.

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Scendiamo i “mille” scalini, attraversiamo la parte nuova e il sentiero riprende tra oliveti e querce, costeggia la montagna, fin sotto Poggio Bustone. Qui un’ultima ripidissima salita (a tratti si sale in punta di piedi), degna conclusione di un duro cammino, ci porta prima in paese e poi al convento di san Giacomo, meta del nostro pellegrinare. L’Ostello della locanda francescana, è un albergo, entriamo nella stanza ed è come se fossimo tornati alla normalità: letti con lenzuola, riscaldamento, televisione. La notte soffriremo anche il caldo, inutile scoprirsi. Si torna alla

emo anche il caldo, inutile scoprirsi. Si torna alla normalità anche per la cena: antipasto ecc.,

normalità anche per la cena: antipasto ecc., con noi si siede il gestore, ci scoliamo due caraffe e mezza di ottimo vino rosso. Un locale da rivisitare… Il tramonto è spettacolare, una palla rosso fuoco si spegne pian piano dietro i monti, inondando il cielo ed il paesaggio, che s’imbruna, con colori che dal rosso

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vivo sfumano fino al violetto intenso. I tetti di Poggio Bustone cambiano colore, sembrano prender fuoco prima che la notte prenda il sopravvento. Per noi questo splendore è la festa conclusiva del nostro pellegrinaggio e sicura- mente ne farà durare più a lungo il ricordo. Si parte all’alba, si sale sul pulman, si torna a casa. Riprende il solito tran tran, ma… tanti ricordi, tanta bellezza, tanta pace, tante cose che non conoscevamo, entrano a far parte del nostro bagaglio culturale e inciderenno sicuramente sul nostro futuro.

non conoscevamo, entrano a far parte del nostro bagaglio culturale e inciderenno sicuramente sul nostro futuro.

Fine

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