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gennaio/febbraio 2012

Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB (Bologna) - Bimestrale n. 1/2012 - anno XXI/BO - 2,00

La settima edizione di MICO nel segno di Schoenberg Debutti eccellenti: la prima volta a Bologna di Alisa Weilerstein e Sergej Nakariakov

La musica senza confini di Stefano Bollani

SOMMARIO n. 1 gennaio - febbraio 2012


Musica a Bologna - I programmi di Musica Insieme
Nuovo governo, tempi nuovi?
di Fabrizio Festa

Editoriale

13 14 16 20 22 24 26 28 30 35 56 58

Imprenditoria e cultura
Confcommercio Ascom - Enrico Postacchini

MICO - Musica Insieme COntemporanea


Intorno a Schoenberg
di Fabrizio Festa

Musica Insieme in Ateneo


Generazione di talenti
di Elisabetta Collina

Interviste
Stefano Bollani di Fulvia de Colle Rt Vanbrugh Quartet - Pavel Haas Quartet di Cristina Fossati I Musici - Sergej Nakariakov di Alessandro Di Marco

Il profilo
Ottorino Respighi
di Lico Larvati

MI ricordo
Kissin - Bashmet - Maisky - Zimerman
di Bruno Borsari

Il calendario
I concerti gennaio / febbraio 2012

Per leggere
Musica patriottica
di Chiara Sirk

Da ascoltare
Made in Italy di qualit
di Carlo Vitali

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In copertina Stefano Bollani (foto Paolo Soriani)


MUSICA INSIEME

EDITORIALE

NUOVO GOVERNO TEMPI NUOVI?


Ogniqualvolta cambia il ministro dei beni culturali si spera in un cambiamento di rotta. Che in Italia signicherebbe qualcosa di molto semplice: prendere nalmente atto del valore del nostro patrimonio culturale. Patrimonio che, dagli scavi di Pompei alla Scala, si estende lungo tutto lorizzonte delle arti umane. Cio, sia che lo si guardi sotto il prolo museale e della conservazione dei beni (biblioteche e archivi inclusi), sia che lo si osservi dal punto di vista delle arti performative, e quindi del contributo in termini di tradizione e di innovazione, che la nostra storia nella musica, nella danza, nel cinema, e cos via, ha dato e pu dare. Peraltro, proprio la pi che centenaria storia delle arti performative nel nostro Paese ha dato luogo a esiti rilevanti sotto entrambi i proli. Ad esempio, la costruzione e quindi luso di molti tra i maggiori teatri del mondo, quei teatri storici che tutti cinvidiano, ma che per alcuni sono solo un problema perch non sanno valorizzarli e non osano esprimere apertamente quello che pensano (cio: magari li avessero bombardati gli alleati!). Il ministro Ornaghi si appena insediato, e nel decreto Monti (a oggi, 8 dicembre 2011) leggiamo gi una decisione importante, che potremmo sintetizzare come il blocco della riforma Bondi. Qualche segnale verso il rinanziamento delle molte attivit sotto il controllo del MIBAC gi arrivato. Si riparla (ottava volta) di detassazione delle sponsorizzazioni per la cultura. Staremo a vedere. Certo che ci si attenderebbe prima di tutto una scelta di tipo losoco: operare con energia e decisione per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Non solo rinanziando un settore che tra i pochi in attivo in Italia (ogni euro investito in attivit culturali ne rende tre e sono migliaia coloro che lavorano, con riconosciute competenze e professionalit, nel settore), ma anche e soprattutto aggiornando le regole. Le risorse pubbliche dovrebbero essere investite seguendo una metodologia che sia adeguata al contesto attuale, e che quindi tenga conto di alcuni fattori, ignorati no ad oggi. In primo luogo i risultati in termini di progettualit artistica e di consolidamento dellattivit. Il che signica valutare leffettivo limpegno di chi opera (istituzione o privato), il suo impatto nellambito in cui opera (per esempio, lincidenza dellattivit di formazione rispetto al complesso del progetto artistico), ed ovviamente la correttezza della gestione. Si tratta di semplici indicatori, alcuni dei quali no ad oggi sono stati considerati solo in maniera discrezionale, generando parecchie distorsioni del sistema. Tale rinnovamento dovrebbe riguardare tanto le regole che valgono per le istituzioni che lo Stato sostiene per intero (come di fatto le fondazioni lirico-sinfoniche), quanto quelle riferite ad attivit che lo Stato (nelle sue diverse componenti) sostiene parzialmente (come stagioni, festival, eccetera). Un passaggio questo che potrebbe riequilibrare non solo le molte singolarit, che facile trovare, per esempio, nella ripartizione del Fondo Unico per lo Spettacolo, ma anche, e soprattutto, costituire uno stimolo fondamentale a far meglio e a fare di pi.

Fabrizio Festa

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MUSICA INSIEME

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IMPRENDITORIA E CULTURA

Un commercio di qualit

Enrico Postacchini, Presidente di Confcommercio Ascom Bologna, ci parla del ruolo della sua associazione a sostegno delle imprese del terziario, ma anche di accoglienza turistica, in una societ dove cultura e commercio sono indissolubilmente legate
a anni Confcommercio Ascom Bologna interpreta, difende e tutela gli interessi delle forze imprenditoriali che operano nel commercio, nel turismo, nei servizi e nelle piccole e medie imprese e professioni, senza mai dimenticare il territorio in cui opera e le sue tradizioni.
Presidente Postacchini, come opera la sua associazione in una realt come Bologna e quali sono le difcolt maggiori che incontra nella sua azione?

Quella di Confcommercio unazione di supporto e afancamento che viene attuata dalla nascita, dallo start up, no allo sviluppo di tante piccole e medie aziende del terziario; oggi il mercato complicato, quindi anche il ruolo delle associazioni di categoria pi complesso e deve rispondere ad esigenze sempre pi sosticate. Bologna naturalmente non indenne da questo tipo di necessit.
Sempre pi spesso a Bologna si sente parlare di rilancio della citt, rivitalizzazione delle zone di degrado, e sviluppo della promozione turistica. Le attivit culturali, una realt di forte impatto a Bologna, possono essere un traino per favorire la rinascita della citt?

accoglienza che si predispongono e sono ovviamente ci che fa s che una citt si distingua rispetto a unaltra, cio la peculiarit, al di l del patrimonio artistico, che una citt pu offrire. Lenogastronomia, la cultura, la musica sono tutti fronti che costituiscono la peculiarit di una citt, e appunto l bisogna operare, creando dei simboli. Bologna Incoming unesperienza che oggi appannaggio di Federalberghi e Ascom, un piccolo esempio di come, rischiando assolutamente in proprio perch di fatto unagenzia privata, si possa lavorare anche negli interessi del pubblico e quindi a favore del territorio, perch non ci si pone solo il problema di catturare clienti, ma di fare unopera di promozione implicita del territorio di Bologna allestero.
Confcommercio rappresenta una realt importante a Bologna come il mondo del commercio e dei servizi. In che modo cultura del consumo e consumo di cultura possono coesistere nella societ del XXI secolo?

Enrico Postacchini

Questo sicuramente, perch la cultura anche industria e quindi ricchezza, ed un formidabile strumento di catalizzazione di tante citt che hanno fatto questa scelta molto prima di noi. Bologna ha grandi risorse in questo senso, si tratta di metterle in qualche modo a regime, come gi si sta cercando di fare, in un pacchetto accoglienza che veda anche la cultura come motivo di attuazione. Devo dire che Ascom Confcommercio Bologna, cos come Confcommercio nel panorama nazionale, una delle associazioni pi attive in questo senso e si sempre occupata anche del territorio in cui opera con interventi diretti, non soltanto sot14

to il prolo della pulizia e del decoro ma anche della sicurezza, con azioni che vanno ben al di l di quelli che sarebbero i meri vincoli statutari, spinta da un puro senso di appartenenza e responsabilit.
Proprio a riguardo del territorio, Confcommercio Bologna e Federalberghi Bologna hanno creato Bologna Incoming, struttura dedicata allinformazione ed allaccoglienza turistica in modo completo e articolato. Nellepoca della globalizzazione, secondo lei, quanto investire sul territorio pu rivelarsi una carta vincente e che ruolo gioca in questo processo la riscoperta delle tradizioni locali?

Le tradizioni diventano un segno distintivo dellofferta e dei vari pacchetti di

Cultura del consumo e consumo di cultura possono e debbono coesistere, come dimostra lesempio di tutte le nostre citt. Anche la morfologia di Bologna, se pensiamo al quadrilatero, ci fa capire come e dove nata la nostra citt: nello stesso luogo sono cresciute infatti le attivit mercantili e commerciali e il nucleo della citt stessa, sono nate lUniversit, la Camera di Commercio, i monumenti, le chiese, tutto cresciuto intorno al mercato. Quindi proprio quando il nucleo si sviluppa e prolifera, la citt, nel momento in cui cresce e fa affari, investe sul proprio territorio. Questo un esempio che viene dalla storia e un punto fondamentale del quale non ci dobbiamo dimenticare: se la citt cresce, investe in cultura, crea e si sviluppa, cos come in passato ha creato

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MUSICA INSIEME

CARTA DIDENTIT
CONFCOMMERCIO ASCOM BOLOGNA
Presidente

Enrico Postacchini Giancarlo Tonelli

Direttore Generale
Confcommercio Ascom Bologna unorganizzazione di categoria, aderente al sistema della Confcommercio Imprese per lItalia, che rappresenta in via diretta ed esclusiva nella provincia di Bologna. Confcommercio Ascom Bologna rappresenta oltre 16.000 Aziende ed interpreta, difende, tutela gli interessi delle forze imprenditoriali che operano nel commercio, turismo, servizi e nelle piccole e medie imprese e professioni. Attraverso le societ del gruppo, infatti, garantisce alle Imprese associate tutti i servizi di supporto nel campo politico-sindacale, amministrativo, pubblicitario, assicurativo, finanziario, formativo, delle relazioni sindacali e della contrattazione aziendale, legale e tributario ed in ogni altro settore tecnico ed economico connesso alla loro attivit.

Il Salone dei Carracci nella sede di Confcommercio Ascom Bologna

chiese, torri, monumenti, proprio perch cera anche un sano spirito di sda e di concorrenza allinterno delle forze che nella citt lavoravano, che costituiva la molla di questo processo. Ecco quindi che affari e cultura sono indissolubilmente legati.
Con il periodo di crisi economica e sociale che stiamo vivendo, inevitabilmente a farne le spese sono i contributi alle attivit culturali di ogni genere. Come pensa che operatori privati e istituzioni pubbliche possano collaborare in un ottica di sostegno della cultura?

cile, e quindi dovr venire dalle stesse fondazioni e istituzioni culturali la forza di reggersi anche da sole.
Negli ultimi anni si notato un proliferare nelle principali citt italiane del fenomeno delle Notti Bianche, fenomeno che trova in Confcommercio un attivo sostenitore. A dispetto dellincombere sempre pi potente della cultura virtuale, questi fenomeni dimostrano che resistono ancora la sicit e la compresenza nella fruizione culturale. Come pensa si possa spiegare?

evidente che in momenti di crisi come questi, la cultura viene vista come un lusso in pi, che molte aziende, anche per cos dire sotto il prolo del mecenatismo, non possono pi permettersi, o quanto meno, possono permettersi in misura molto ridotta rispetto a prima. chiaro che oggi sempre pi la cultura debba organizzarsi sotto forma di impresa e quindi trovare anche al proprio interno risorse ed energie, con una sana e oculata gestione che faccia s che i conti vengano a quadrare anche allinterno delle stesse istituzioni culturali, proprio perch viene a mancare il sostegno pubblico e privato, essendoci altre esigenze primarie. In questottica pensare a una cultura sostenuta da forze esterne sar sempre pi dif-

Innanzitutto perch molto forte il senso di riappropriarsi di alcuni luoghi della citt, sposando un connubio di offerta commerciale e offerta anche culturale; ove possibile normalmente in queste serate gli esercizi commerciali rimangono aperti oltre lorario di chiusura e lo stesso avviene per musei, basiliche, luoghi dinteresse culturali che fanno orari straordinari; questo gi crea un momento unico di condivisione di obiettivo legato allaccoglienza. Bisogna inoltre dire che le Notti Bianche a Bologna hanno un taglio, per quanto riguarda liniziativa su strada, volutamente nazional-popolare, se pur di qualit, perch crediamo che per muovere grandi masse di gente occorra dare un taglio anche di quantit di per-

sone, allinterno del quale poi facile trovare i veri appassionati per i luoghi culturalmente meno raggiungibili durante il corso dellanno. Si tratta quindi di aprire aree, piazze o luoghi a un pubblico che normalmente magari non abituato a frequentarli o vederli. Quindi da parte nostra in queste esperienze c anche una ricerca, sempre con locchio alla qualit, anche alla quantit delle persone. Queste volutamente non sono esperienze di nicchia, altrimenti dovremmo chiamare artisti per cos dire sperimentali, ma una sorta di fiera che per assicura sicurezza, pulizia, ordine, proprio per aprire a un pubblico che di norma pi abituato a stare al di fuori dei centri storici sia dei paesi che delle citt, perdendosi magari in luoghi esclusivamente commerciali pi freddi e pi asettici; lidea quindi proprio quella di fare conoscere la citt e le sue attivit commerciali come strumento unico di attrazione.
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MICO - Musica Insieme COntemporanea 2012

Con il titolo Arnold Schoenberg. Frammenti per un ritratto, la settima edizione di MICO sinserisce nel progetto The Schoenberg Experience di Fabrizio Festa

Intorno a Schoenberg
a venticinque anni, limpegno per la divulgazione e la promozione delle esperienze novecentesche e contemporanee uno degli elementi costanti della programmazione di Musica Insieme. Anzi, potremmo affermare senza tema di essere smentiti che ne abbiamo fatto una delle architravi del nostro impegno, sia sotto il prolo della divulgazione di una parte essenziale della produzione musicale (la modernit, comunque venga declinata, non pu essere negletta o relegata in alla mente) a chi gi molti anni fa viveva al conne tra accademismo e non, come Friedrich Gulda. E poi, basterebbe qui rammentare i nomi di Luciano Berio o Giuseppe Sinopoli, ed ancora le straordinarie interpretazioni di Maurizio Pollini centrate su Luigi Nono o su Karlheinz Stockhausen, questultimo a sua volta ospite delle nostre stagioni. Lunga sarebbe la lista, tanto pi che ad essa andrebbero aggiunti tutti i contributi come le serate speciali dedicate a Prokof ev e a ostakovic , le tante esecuzioni in prima assoluta, o i numerosissimi inserimenti di pagine novecentesche (da Gershwin a Schnittke) che hanno caratterizzato e caratterizzano le nostre diverse programmazioni che in qualche modo hanno arricchito e sostenuto le attivit specicamente focalizzate sulla musica dei nostri giorni. Il tutto dimostrando ampiamente la debolezza di un assunto tutto italiano: cio che la musica dei nostri giorni, accademica o meno, colta o jazz, etnica o minimal, sia sgradita al grande pubblico. Si tratta chiaramente di un errore prospettico, in gran parte addebitabile alle modalit in cui la musica del presente viene presentata. Daltronde, sarebbe bene sempre tenere a mente che la musica del presente (che fosse il presente di Bach, di Beethoven o di Puccini) non ha incontrato automaticamente il favore del pubblico. Al contrario, laneddotica dei aschi (anche eccellenti) sterminata, cos come ampia e variegata la letteratura critica, cronachistica o musicologica. Fra stroncature e previsioni, poi rivelatesi errate, ecco che abbiamo una storia parallela della musica in Occidente

Giulio Rovighi

Silvia Donadoni

un canto per mere ragioni di carattere ideologico e/o estetico), sia in quella pi articolata strategia che orientata alla formazione del pubblico. Un pubblico formato e informato un pubblico che riconosce il valore delle differenze, consapevole della storia, e quindi ha coscienza delle trasformazioni. In altre parole, un pubblico che non ha paura di confrontarsi col proprio presente, perch daltro canto conosce bene il passato. Cos sotto i nostri riettori si sono alternati testimoni e testimonianze, certo molto diverse tra loro, del presente e del recente passato. Dal jazz (Gil Evans Orchestra, Uri Caine, solo per citare i primi che ci vengono

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MUSICA INSIEME

musica insieme contemporanea

CALENDARIO

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gennaio 2012 mercoled ore 20.30 Foyer Rossini del Teatro Comunale

SILVIA DONADONI voce recitante ANTONELLA MORETTI MAURO RAVELLI pianoforte a 4 mani
Musiche di Schoenberg, Galante

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febbraio 2012 venerd ore 20.30 Foyer Rossini del Teatro Comunale

Walzerabend STRUMENTISTI DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA


Musiche di J. Strauss, Schoenberg, Webern, Berg

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FontanaMIX Ensemble

marzo 2012 gioved ore 20.30 Foyer Rossini del Teatro Comunale

GIULIO ROVIGHI violino ANDREA REBAUDENGO

pianoforte

Musiche di Schoenberg, Debussy, Dallapiccola, Webern, Stravinskij

fatta solo di ci che poi si rivelato sbagliato: dinsuccessi divenuti capolavori, di capolavori che son durati lo spazio di un mattino e son stati subito dimenticati. in questo contesto in un contesto cio consapevole della mutevolezza dellanimo umano e della caducit del giudizio che Musica In-

sieme n dai suoi primi passi ha deciso di dare spazio al recente passato e al presente, accogliendone con il dovuto rispetto i suoi multiformi ingegni ed inserendone le opere nelle proprie programmazioni nella maniera pi opportuna. Con queste premesse, nel 2006 Musica Insieme ha creato la rassegna

marzo 2012 gioved ore 20.30 Foyer Rossini del Teatro Comunale

FONTANAMIX ENSEMBLE NICHOLAS ISHERWOOD voce recitante FRANCESCO LA LICATA direttore


Musiche di Cage, Rihm, Fedele, Schoenberg

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marzo 2012 gioved ore 20.30 Foyer Rossini del Teatro Comunale

FONTANAMIX ENSEMBLE FRANCESCO LA LICATA direttore


Musiche di Fedele, Boulez, Schoenberg, A. Clementi

MICO, patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna e specicamente dedicata alla musica contemporanea. Non stupisce che, date appunto le premesse di cui sopra, la nostra iniziativa sia divenuta ben presto una vetrina importante, nella quale esporre alcune delle pi interessanti esperienze delloggi, con prime esecuzioni assolute e italiane afdate a specialisti riconosciuti quali
Quartetto dArchi del Teatro Comunale di Bologna

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MUSICA INSIEME

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MICO - Musica Insieme COntemporanea 2012

Andrea Rebaudengo

Giovanni Sollima, Monica Bacelli, Gianluca Cascioli, il Quartetto di Cremona, Pascal Gallois, o il gi citato Pollini, con ci dimostrando sempre particolare attenzione anche per gli artisti interpreti e compositori del nostro Paese. Ed altrettanto naturale che MICO abbia trovato immediata collocazione nel contesto del progetto The Schoenberg Experience. Con il titolo Arnold Schoenberg. Frammenti per un ritratto, la settima edizione di MICO intende dare il proprio contributo a tale iniziativa. Uniniziativa del resto che ci vede al anco delle principali istituzioni musicali cittadine e che si congura come una delle maggiori mai dedicate sinora al compositore austriaco. Il programma di MICO 2012, realizzato con il contributo di Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna e Cassa di Risparmio di Bologna, e da questanno con la colla-

borazione tecnica di SOS Graphics, si arricchisce quindi di un tributo a Schoenberg, omaggio realizzato attraverso una panoramica, mirata ad illuminare le innite sfaccettature della sua opera. Tutti i concerti avranno luogo al Teatro Comunale (nel Foyer Rossini), a testimoniare unaltra ormai longeva collaborazione, quella con il teatro cittadino. Secondo unaltra consolidata consuetudine dei nostri cartelloni, le partiture del compositore viennese saranno inserite a loro volta entro una prospettiva storica, da un lato allo scopo di delineare i legami storico-musicali con le radici del suo linguaggio, dallaltro per cogliere le diramazioni future della sua eredit, lascito che, com noto, stato fonte di fecondissima ispirazione. Nel concerto inaugurale, il 25 gennaio 2012, la parabola creativa del Viennese sar quindi necessario preludio ad un recentissimo melologo di Carlo Galante, Storie di fan-

tasmi, completato nel 2011, con la voce recitante di Silvia Donadoni e il pianoforte del duo formato da Antonella Moretti e Mauro Ravelli. Alloriginale percorso in musica lungo le pi interessanti tipologie del racconto di fantasmi che approder per la prima volta a Bologna per MICO, si accosteranno due pagine schoenberghiane destinate al pianoforte a quattro mani: rispettivamente i Sechs Stcke del 1896, ancora intrisi di sonorit tardoromantiche, ed il raro frammento della Fantasia del 1937, dove il linguaggio atonale ha gi impresso alle note il proprio marchio di razionalit. Lo Schoenberg straordinario trascrittore di un altro grande viennese, qual Johann Strauss, sar invece al centro della successiva Walzerabend, il 24 febbraio, afdata al Quartetto dArchi del Teatro Comunale di Bologna insieme ad alcune fra le prime parti dellOrchestra cittadina, da Devis Mariotti (auto) a Luca Milani (clarinetto). Il 1 marzo, il recital di Giulio Rovighi e Andrea Rebaudengo (luno gi prima parte della Scala e di Santa Cecilia ed oggi primo violino del Quartetto Prometeo, laltro accreditato interprete della contemporaneit, in duo con Cristina Zavalloni come nei Sentieri Selvaggi) afancher lo Schoenberg cameristico della Fantasia op. 47 alle originali esperienze novecentesche di Debussy, Dallapiccola e Webern. Inne, i due concerti afdati da Musica Insieme al FontanaMIX Ensemble, rispettivamente l8 e il 29 marzo 2012, inseriti nel ritratto dedicato questanno alla gura di Ivan Fedele, coglieranno di Schoenberg altri due aspetti fondamentali: la scrittura per il cinema, con la Begleitmusik zu einer Lichtspielszene del 1930, e limpegno politico, con lOde a Napoleone del 1942, potente messaggio contro ogni tirannide da parte di un grande esule dalla Germania nazista.

ACQUISTO BIGLIETTI

BIGLIETTERIA DEL TEATRO COMUNALE (Largo Respighi, 1) A partire da venerd 20 gennaio 2012 negli orari di apertura (dal marted al venerd ore 12-18 / sabato ore 10,30-16). PREZZI: Posto unico 10 Abbonati Musica Insieme e Teatro Comunale, studenti Universit e Conservatorio 7

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MUSICA INSIEME

MUSICA INSIEME IN ATENEO

Generazione di talenti
usica Insieme in Ateneo celebra quindici anni di concerti, un traguardo raggiunto anche grazie al fondamentale contributo di ASCOM Bologna, Cassa di Risparmio di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Fondazione del Monte e Unicredit, e con la preziosa partnership tecnica di SOS Graphics. Da tre lustri si rinnova quindi limpegno di Musica Insieme per offrire al pubblico dei giovani unoccasione formativa che vada ben oltre il momento del concerto: ogni appuntamento del cartellone infatti parte di un organico percorso didattico, che sia al contempo accattivante e stimolante, e che ci vede costruire un itinerario nella storia del repertorio e degli strumenti della musica. Ci possibile grazie alla

Giunge alla sua XV edizione la rassegna organizzata dalla Fondazione Musica Insieme e dedicata agli studenti e al personale dellAteneo bolognese di Elisabetta Collina

Orchestra da Camera del Collegium Musicum

Beatrice Magnani

scelta di programmi mirati, che Musica Insieme afda ad artisti forti della vittoria nelle principali competizioni internazionali. Come vedremo sfogliando brevemente il cartellone, straordinari sono i musicisti ospiti di questa quindicesima edizione, che si arricchisce questanno di unulteriore, importante collaborazione: quella con lAccademia Pianistica Incontri col Maestro di Imola, dal 1989 eccezionale fucina di talenti diretta dal Maestro Franco Scala. La strategia di Musica Insieme in Ateneo peraltro assai vicina a quella dellAccademia imolese: non soltanto insegnare, ma favorire anche lincontro e lo scambio fra docenti e studenti, prediligendo la pluralit delle letture e delle esperienze al tradizionale insegnamento autoritario e autoreferenziale. Al centro lo studente, quindi, che intorno a s trova uno spazio aperto, stimolante, e ricco di incontri nei quali matura insieme allinsegnante gli aspetti estetici, storici, tecnici dellinterpretazione. Nello stesso spirito sono concepiti gli appuntamenti di Musica Insieme in Ateneo, che attraverso conversazioni introduttive tenute dai docenti, s, ma anche dagli stessi artisti sul palco, mira ad abbattere quella barriera che spesso si instaura fra pubblico e artista, avvicinando

ancor pi gli studenti a coloro che da quel palco desiderano soprattutto comunicare un messaggio, e comunicare la propria arte (e spesso la loro et anagraca li fa sentire ancor pi vicini al pubblico in sala, innescando un altrettanto importante processo di identicazione). Ad inaugurare la rassegna lo scorso 16 novembre, stato dunque un duo pianistico formato da due brillanti allievi dellAccademia di Imola, Andr Gallo e Alessandro Tardino, entrambi vincitori di numerosi concorsi internazionali ed ospiti dei pi prestigiosi teatri, dalla Fenice di Venezia alla Konzerthaus di Berlino. Altro duo proveniente dallAccademia di Imola, quello formato da Alberto Casadei al violoncello e Federico Colli al pianoforte, sar sulla scena il 15 marzo 2012. Venendo agli appuntamenti di questo bimestre, ecco ancora due allieve dellAccademia di Imola che si sono gi ampiamente distinte in campo internazionale, come Anna Fedorova e Beatrice Magnani: la prima, che ascolteremo il 26 gennaio, vincitrice di numerose competizioni pianistiche, tra cui il Premio al Concorso Fryderyk Chopin di Mosca; a soli ventanni si esibita nelle sale di tutta Europa, da Amsterdam a Parigi, a Francoforte, ed ha suonato in Argentina e

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MUSICA INSIEME

CALENDARIO
gennaio/febbraio 2012
gioved 26 gennaio 2012di Santa ore 20.30 Aula Absidale Lucia

Anna Fedorova

pianoforte

Musiche di Scarlatti, Schubert, Liszt


ore 20.30 2 febbraio 2012digioved Lucia Aula Absidale Santa

Orchestra da Camera del Collegium Musicum Almae Matris Caterina Centofante direttore
Musiche di Wolf - Ferrari, Gounod, Britten, Bartk
ore 20.30 9 febbraio 2012digioved Lucia Aula Absidale Santa

Beatrice Magnani

pianoforte

Musiche di Beethoven, Liszt

Anna Fedorova

Messico in tour con lOrchestra Filarmonica di Buenos Aires e lOrchestra Sinfonica Nazionale del Messico. Beatrice Magnani (sul palco il 9 febbraio) ha suonato alla Sala Cajkovskij di Mosca, alla Feng-Youang Music Hall di Taiwan, alla Sala Piccola della Filarmonica di San Pietroburgo ed stata chiamata a partecipare a numerosi festival e stagioni concertistiche, oltre a collaborare con orchestre come la Sinfonica di Cernivci (Ucraina), la Filarmonica Morava di Olomuc (Repubblica Ceca) e la Mozart Chamber Orchestra di Padova. Si conferma inoltre anche per questa edizione il concerto del Collegium Musicum, attivo dagli anni Cinquanta e ormai realt importante sia per lAteneo bolognese che per la citt. Il 2 febbraio, lOrchestra da Camera del Collegium Musicum sar diretta da Caterina Cen-

tofante, che ha debuttato nel 2002 alla testa dei Pomeriggi Musicali, e ha diretto orchestre quali Stuttgarter Philharmoniker, Orchestra della Toscana, Accademia del Maggio Fiorentino, Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, Florence Symphonietta e Junge Philharmonie Salzburg ed stata maestro collaboratore per diversi enti nazionali e internazionali, come Nuovo Teatro di Bolzano, Pergine Spettacolo Aperto, Opera and Ballet Theatre Tbilisi. Come da tradizione, ricordiamo che il concerto conclusivo della rassegna, gioved 19 aprile 2012, si realizzer grazie alla collaborazione tra Fondazione Musica Insieme e Centro La Softta del Dipartimento di Musica e Spettacolo dellUniversit di Bologna. Protagonista sar il Wiener Mozart Trio: attivo da ventanni sulle scene di tuttEuropa e Asia, il Trio ha suonato

nelle pi rinomate sedi concertistiche, quali Sala Verdi di Milano e Wigmore Hall di Londra, Concertgebouw di Rotterdam e Wiener Konzerthaus, ed ancora, le sale da concerto di Shanghai e Beijing. Emblematici i repertori proposti, che mirano come sempre a fornire un quadro il pi possibile esaustivo della grande letteratura musicale: dalle rarit per pianoforte a quattro mani proposte in apertura, ai capisaldi del trio con pianoforte che concluderanno la rassegna, i nomi di Beethoven, Brahms, Schubert, Schumann, Liszt e Chopin costituiranno le fondamenta pi profonde e signicative del repertorio maggiore, di fronte alle quali sillumineranno con maggior forza e nella necessaria prospettiva storica le esperienze novecentesche di Bartk e di Britten, di Faur come di Prokof ev.

INFORMAZIONI PER IL RITIRO DEGLI INVITI

Lingresso a tutte le manifestazioni della rassegna gratuito per gli studenti ed il personale docente e tecnico amministrativo dellUniversit di Bologna; gli inviti possono essere ritirati presso la sede dellURP in Largo Trombetti n. 1 la settimana precedente ciascun concerto (Luned, Marted, Mercoled e Venerd dalle 9 alle 12,30; Marted e Gioved dalle 14,30 alle16,30). Il giorno del concerto, tutti i cittadini potranno ritirare gli inviti ancora disponibili (sempre allURP, dalle 14,30 alle 16,30).

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LINTERVISTA

STEFANO BOLLANI

Intrattiene come un concerto la parlata del pianista e performer milanese, capace di passare da Topolino a Ravel con la forza dellimprovvisazione di Fulvia de Colle
ricordi, reperti tramite Youtube, del quale invece sono davvero addicted Devo dire che Youtube una grande trovata, pericolosa anche quella perch se ne pu fare abuso, per bellissimo avere a disposizione un archivio enorme di immagini, qualcosa che puoi richiamare in un attimo alla memoria.
Quindi saprai bene che Youtube pullula di tuoi video

Elogio del presente

tefano Bollani suona il jazz, ma anche i Concerti di Gershwin e Ravel con lOrchestra del Gewandhaus di Lipsia diretta da Chailly. Suonando sa persino far ridere (e lo dimostrano i suoi ghignanti colleghi Riondino e Marcor nel Dottor Djemb di Rai Radio 3) e di musica sa anche parlare (e lo dimostra la sua recente trasmissione Sostiene Bollani, questa volta sullo schermo televisivo della stessa rete). Per Bollani i generi si suddividono semplicemente in musica bella e musica brutta. Jazz, rock e tutto il resto sono generi che abbiamo inventato noi per poter parlare di musica, per la musica una sola.
La diffusione via web, da Youtube alle pagine su Facebook e via dicendo, fa bene o male alla musica oggi?

specie quando uno improvvisa, se qualcuno si prende la briga di registrare e di condividere una serata anche bello, tanto non sostituisce lesperienza live di un concerto; semmai anzi invoglia qualcuno a venirci, ai concerti.
Infatti: di recente qualcuno ha detto che andare al cinema come andare a messa. Il momento della fruizione insieme ad altre persone rimane comunque un rito.

Di Facebook non ne faccio molto uso, anzi vedo in giro un po di dipendenza per anche vero che forse sono troppo vecchio, perch invece vedo che i giovani ci si accostano con molta naturalezza; probabilmente come per noi il personal computer, che ci ha tutti entusiasmati ed esaltati perch in un certo senso labbiamo visto nascere. Ad ogni modo il web fa bene alla comunicazione, oggi vedo che ci si scambiano informazioni,

Li ho visti, e consideriamo il lato positivo: mi rassegno al fatto che qualsiasi cosa io stia facendo, un concerto in una qualche parte del mondo, possa nire su Youtube; ma questo di stimolo a tutti, perch non puoi fare passi falsi. Non puoi fare un brano brutto una sera da qualche parte, perch il giorno dopo magari il video pi cliccato, grazie a un titolo accattivante, o non so che altro... poi siccome i concerti jazz sono tutti diversi,

Esatto, c la contemporaneit che fa la differenza. La condivisione su Facebook cerca di sostituire proprio questo. Io ti mando un video e magari tu lo guardi cinque minuti dopo che te lho mandato, e quindi un po come se lo stessimo guardando insieme, pi o meno come lidea di essere insieme al cinema. Poi, il teatro e il concerto dal vivo sono una cosa ancora diversa, perch c una persona vera che sta facendo qualcosa, non stato semplicemente acceso un proiettore.
A proposito del momento del concerto, sappiamo che non sapremo che cosa suonerai: Ravel, Prokofev, standard jazz o canzoni come avviene la scelta, sempre che sia un processo descrivibile?

molto semplice da descrivere: suono

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MUSICA INSIEME

In Ravel c tutto: c la Francia, ma anche le sue origini basche, la sapienza dei cembalisti francesi e lamore per la musica antica
Infatti bisogna semplicemente dimenticarsi anche di quello, come ti dimentichi la cena di un attimo prima. Con Chailly abbiamo un buon metodo, di solito ascoltiamo molto le incisioni altrui, ma io in particolare mi soffermo su quelle che non mi piacciono, perch un modo per decidere cosa non fare, e cos mi rimangono aperte le possibilit su cosa fare. Se invece ascolto quelle che mi piacciono nita, perch poi si tende allemulazione, e ovviamente non sarai mai al livello delloriginale.
Fai queste premesse perch quando suoni tu ci si aspetta che incominci ad improvvisare allimprovviso?

quello che mi viene in mente. Quando suono in gruppo diverso, ma quando sono da solo non decido nulla, perch il bello proprio poter improvvisare, entrare e uscire da un brano, e se un brano mi annoia lo chiudo prima, cos un pezzo pu durare tre minuti e un altro quindici. Prima di suonare sto semplicemente in relax, se posso, e non penso affatto al concerto. Limportante pensare ad altro, cos quando sali sul palco vivi il presente e sei completamente concentrato, cos come un attimo prima eri concentrato a mangiare o a chiacchierare.
Sarebbero validi consigli per la gestione dellansia.

esperimento che gli riuscito talmente bene da sfuggirgli di mano: se si potesse scrivere una storia della musica vista dai compositori, sono convinto che ognuno sceglierebbe del proprio repertorio un altro brano rispetto a quello che poi passato alla storia. Vale per i cantautori, gurarsi per autori come Stravinskij o Ravel. Forse solo Gershwin avrebbe scelto la Rapsodia, dal momento che per lui il successo equivaleva in un certo senso al valore dellopera.
Nel 2006 uscito il tuo libro La Sindrome di Brontolo, e si parlato di Queneau per limprovvisazione e il continuo gioco con le parole e con le strutture narrative. Un po come fai quando suoni, smontando e rimontando le note come faceva Queneau con le parole?

Lo chiameremo Elogio del presente, un testo losoco.


Dopo Gershwin, riuscitissima fusion di classica e jazz, con Chailly hai appena inciso il Concerto in sol di Ravel. Come mai hai scelto proprio Ravel?

Chailly ha proposto Ravel, pensavamo anche al Concerto per la mano sinistra, poi sono stato io a dirottarlo sul Concerto in sol perch ne sono innamorato, come sono innamorato di Ravel in generale, non c bisogno di dirlo. Ma la molla in pi che mi ha spinto a pensare che forse in effetti lo avrei potuto avvicinare il fatto che Ravel viveva in unepoca in cui il jazz stava nascendo, ne sentiva il profumo e il sapore, e lo usava in mezzo a tante altre spezie. Perch poi in Ravel c tutto: c la Francia, ma anche le sue origini basche, la sapienza dei cembalisti francesi e lamore per la musica antica. Quindi ho pensato che forse, specie in alcuni passaggi, ci fosse la possibilit di affrontare questo concerto da unaltra angolazione. Ci detto, nessuno deve aspettarsi niente di rivoluzionario. nei dettagli, nelle sfumature che abbiamo tentato di fare qualcosa di diverso, anche perch ci sono delle incisioni di questo concerto che sono inarrivabili: se qualcuno dovesse pensare a Martha Argerich o ad Arturo Benedetti Michelangeli, non lo suonerebbe pi.

Un po cos. Certo ormai credo simmaginino tutti che non improvviseremo su Ravel, per si aspettano comunque unesecuzione pi jazzistica: non si sa bene cosa voglia dire, ma magari si aspettano una versione pi ritmica, pi veloce o con pi accenti del solito. Invece non detto che andremo in quella direzione; per esempio nel secondo tempo del Concerto abbiamo tentato di mantenere lo stesso metronomo dallinizio alla ne, senza quei languori che possono scappare nei tempi lenti, specialmente a chi viene dal jazz. Invece ci sarebbe piaciuto, da interpreti, restituire un po di patina di glacialit a Ravel, che era un uomo del Novecento e non un romantico.
In effetti allorologiaio svizzero, come lo deniva Stravinskij, i languori avrebbero forse dato fastidio

S, il libro visibilmente un omaggio a Queneau, anche se non voluto. Me ne sono accorto dopo; un po come quando uno scrive un pezzo, si accorge che assomiglia a una canzone di Pino Daniele, e lo intitola Omaggio a Pino Daniele Per effettivamente cos, perch un libro con una struttura molto ferrea e precisa, e poi dentro i personaggi improvvisano, come cinque temi che si rincorrono. Mi ha dato una mano proprio quello che accade quando uno suona jazz: prende una struttura che il pubblico perlopi non avverte, e ci improvvisa dentro.
Limprovvisazione, insomma, non simprovvisa: se non ci si d qualche regola, non si rischia mai di perdersi?

S, anche se strano, perch per come siamo abituati ad ascoltare Ravel e ad immaginare la Francia ai primi del secolo scorso ci rappresentiamo unaltra cosa, un po languida, che invece sotto sotto nelle sue partiture non vorrebbe esserci. C piuttosto un riferimento se va bene alla musica antica e senn allorologio svizzero: come il Bolero, che una cosa che parte con un tempo e va avanti no in fondo in quel modo, dopo di che languido il risultato, ma lidea molto secca Credo che il Bolero fosse un

Io tendo a darmele, me le do in corsa a volte, ma me le do, perch limprovvisazione senza rete oltre a essere pi difcile pu risultare anche meno interessante. A me piacciono quelle cose, anche in letteratura, dove il risultato sembra senza rete ma in realt non lo . Ma mi piacciono anche, allopposto, quegli assoli che sembrano scritti e invece sono stati inventati sul momento. Limportante alla ne sempre il risultato....

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INTERVISTA DOPPIA

RT VANBRUGH QUARTET - PAVEL HAAS QUARTET

Storia, passioni e progetti a confronto tra due dei pi affermati quartetti darchi oggi in attivit, ospiti di Musica Insieme rispettivamente il 23 gennaio e il 20 febbraio
di Cristina Fossati

La musica dal Nord allEst


inserirli al top della lista. Ugualmente, sebbene il concetto di preferito sia difcile da intendere e la nostra preferenza cambi certamente in accordo con il mondo musicale nel quale stiamo vivendo in un particolare momento, possiamo dire che nel programma che suoneremo per Musica Insieme sono presenti tre dei nostri autori preferiti!. Pavel Haas Quartet: Al di l di Pavel Haas, alla cui memoria abbiamo voluto intitolare il nostro quartetto, non comunque facile, vista anche la vastit del repertorio per quartetto darchi, indicare una predilezione. Dovessi fare una lista di nomi, ecco Schubert e Janc ek. Certamente, per, e parlando in generale, il mio preferito resta Beethoven. Lo considero il musicista pi importante in assoluto, anche al di l del suo pur rilevantissimo contributo alla musica per quartetto darchi.
C un particolare riferimento a cui guardate?

ue formazioni molto diverse, ma legate da una profonda ammirazione per Beethoven. Il primo, Quartetto residente della Radio Televisione nazionale, festeggia proprio come la nostra Fondazione venticinque anni di concerti; il secondo invece un quartetto giovane, ma gi affermato internazionalmente dopo il trionfo al Borciani nel 2005. I due violoncellisti, Christopher Marwood per lRT Vanbrugh Quartet e Peter Jar uek per il Quartetto Pavel Haas, si fanno portavoce del gruppo nel raccontarci esperienze, passioni, motivi di soddisfazioni e progetti per il futuro.

dini diverse nellaffrontare il repertorio quartettistico. Oltre alla fondamentale esperienza esolana, abbiamo studiato Beethoven con Norbert Brainin, o Smetana con Milo kampa dellomonimo ensemble, o il repertorio russo con Valentin Berlinskij del leggendario Quartetto Borodin. Insomma, abbiamo cercato gli specialisti ogniqualvolta volevamo avvicinarci a speciche sezioni del repertorio. Potremmo dire che abbiamo seguito sempre il medesimo percorso: ad ogni tassello del repertorio che abbiamo aggiunto corrisponde un musicista con cui lo abbiamo studiato.
Quando e com nato il vostro Quartetto?

Il compositore preferito?

RT Vanbrugh Quartet: I quartetti di Beethoven hanno una cos grande variet e profondit che sarebbe veramente difcile per i musicisti di un quartetto non

RT Vanbrugh Quartet

RT: Io vorrei rendere omaggio sia allAmadeus Quartet che al Guarnieri: entrambi, in modi diversi, hanno avuto una grande inuenza su di noi. Per il presente invece mi vengono in mente le fantastiche performances dei Quartetti Auryn e Casals, ma davvero un esercizio impossibile estrarre nomi di singoli quartetti tra i tanti giovani ensembles di qualit che suonano oggi. PHQ: Se pensiamo che siamo un quartetto formatosi a Praga, sarebbe quasi del tutto naturale guardare alla nostra grande tradizione quartettistica. Per noi ci siamo formati presso diverse scuole, a cominciare da quella di Fiesole. Dunque, abbiamo potuto in certo senso conoscere e approfondire modalit ed attitu-

RT: Il nostro Quartetto nato alla Royal Academy of Music di Londra nel 1985; nei suoi 25 anni di storia ha visto solo un cambio di componente, Keith Pascoe, proveniente dal Quartetto Britten, che si unito allensemble nel 1998. PHQ: Veronika, il primo violino, che anche mia moglie, ha fondato il Quartetto nel 2002 assieme a Pavel, la viola. Io mi sono unito a loro nel 2004, mentre Eva arrivata tre anni fa. Quindi, sono tre anni allincirca che suoniamo con questa formazione. Prima di entrare a far parte del Pavel Haas, io suonavo con il Quartetto kampa. Veronika rimase affascinata dal lavoro che facevamo con quel Quartetto, e proprio sullonda di quella fascinazione decise di fondarne uno suo.
Quali sono stati i vostri pi importanti maestri?

RT: Ce ne sono sicuramente troppi tra cui scegliere, ma sicuramente Sidney Griller e i membri dei Quartetti Amadeus e Vermeer, Emanuel Hurwitz e William Pleeth.

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PHQ: Al di l di quelli che ho citato, uno su tutti stato il nostro vero mentore: Milan kampa, la viola del Quartetto Smetana. Tra di noi si era creata una relazione che andava ben al di l della musica. Daltronde, quando lo abbiamo conosciuto eravamo giovani, ma non cos giovani. Non cera bisogno di dirci come suonare le note. Quello sapevamo gi farlo. Cos, oltre che discutere di musica, parlavamo di tutto ci che concerneva la nostra attivit, della vita stessa. Per noi stato anche molto importante poterci confrontare con un musicista che era diventato famoso negli anni Cinquanta e Sessanta, e che in quegli anni era on the road. Anni completamente diversi dai nostri, anni dove cera meno competizione, ma le cose erano anche pi difcili.
Il riconoscimento pi importante?

RT: Meno di un anno dopo aver iniziato a suonare insieme a Londra, ci siamo trasferiti in Irlanda per occupare la posizione di Quartetto residente della RT. Due anni dopo abbiamo vinto la London International String Quartet Competition. PHQ: Sicuramente il primo premio vinto nel 2005 al Concorso Borciani [e fu in quelloccasione che Musica Insieme ospit per la prima volta a Bologna il Quartetto Pavel Haas, ndr]. Un anno davvero unico per noi quello. Per prepararci al Borciani avevamo deciso di partecipare al Concorso della Primavera di Praga. Dieci mesi passati a provare. Nel maggio di quellanno affrontammo il concorso a Praga e lo vincemmo. stato il passaggio fondamentale che ci ha portati poi al Borciani.
Il pi bel concerto?

naria lettura dellopera 127 di Beethoven eseguita dal Quartetto Guarnieri a Londra nel 1986. PHQ: Rispondendo cos, senza riettere: Steven Isserlis che suona Bach.
Qual il pezzo che pi vi emoziona suonare insieme?

canto al brillante Quartetto n. 1 di Cajkovskij troviamo un capolavoro assoluto qual quello di Debussy, e con Smetana proponiamo un tributo alla nostra grande tradizione ceca.
C un brano o un autore che vi piacerebbe particolarmente approfondire in futuro?

Pavel Haas Quartet

RT: Uno dei pi bei momenti stata certamente la nostra interpretazione, nel 2010, dei Quartetti di Beethoven alla Cadogan Hall di Londra. Una forte e profonda conoscenza dellopera, unita allapprossimarsi del nostro venticinquesimo anniversario, ci ha evidentemente ispirato per unesibizione speciale, di altissimo livello. rimasta inoltre impressa nella mia mente la nostra splendida recente collaborazione con Barry Douglas nel Quintetto con pianoforte di Brahms. Pensando invece ad altri musicisti, non dimenticher mai la straordi-

RT: Questa una domanda davvero personale, alla quale posso rispondere per quanto riguarda me tra i pezzi eseguiti insieme, ho un ricordo davvero emozionante del Quartetto n. 6 di Bartk e del n. 8 di ostakovic : entrambi sono pezzi molto espliciti e forti nel loro contenuto emotivo. PHQ: Al di l dei quartetti di Haas, non ho dubbi: il Secondo di Janc ek. Nella sua musica c tutto. Si dispiega, cio, lintera gamma delle emozioni con una spontaneit e una naturalezza che non trovo neppure in Bach o in Mozart. musica che parla direttamente della vita.
Come avete scelto il programma per Bologna?

RT: Abbiamo intenzione di metterci a lavorare sui Quartetti di Benjamin Britten per la prima volta, considerando che nel 2013 ricorrer il centesimo anniversario della sua nascita.
Il quartetto darchi insieme al pianoforte lorganico principe della cameristica, e certo lOttocento austrotedesco ha lasciato in questo genere moltissimi capolavori: quanto conta nel vostro Quartetto invece la tradizione musicale della vostra terra?

RT: Abbiamo semplicemente voluto rappresentare tre importanti opere di tre fra i pi grandi compositori di quartetti per archi. PHQ: Abbiamo deciso di riunire tre brani che ci rappresentassero. Cos, ac-

RT: Non c tradizione di musica classica in Irlanda prima del ventesimo secolo (anche se Dublino ospit la prima esecuzione del Messiah di Hndel). Comunque negli ultimi 100 anni la musica classica diventata una parte molto forte dellarte e della cultura del nostro Paese, ed esplorare e presentare opere di compositori irlandesi costituisce una parte rilevante del nostro ruolo in patria.
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INTERVISTA DOPPIA

I MUSICI - SERGEJ NAKARIAKOV

Il concerto del 6 febbraio inaugurer una felice collaborazione: quella che unisce il pi longevo complesso darchi italiano e il novello Paganini della tromba
di Alessandro Di Marco
tico, in particolare Schumann e Brahms, naturalmente trascritte. Di recente sono stato invitato dal compositore tedesco Jrg Widmann a tenere a battesimo il suo Konzertstck per tromba e orchestra [dal titolo Ad Absurdum, composto nel 2002, ndr]. stata una bellissima esperienza, e peraltro una delle pochissime da me fatte nellambito della musica dei nostri giorni. Inne, ci sono le pagine composte da musicisti come Arban, ovvero da grandi virtuosi della tromba, che hanno dato un contributo fondamentale allevoluzione tecnica dello strumento, e che ovviamente amo suonare e fanno parte stabilmente del mio repertorio.
Dal compositore, allinterprete. Sente di essersi ispirato a qualcuno dei grandi trombettisti del passato?

Dal barocco al rock

n giovane virtuoso, il trombettista Sergej Nakariakov, salutato come il Paganini del suo strumento, va in scena assieme ai Musici, ovvero a un complesso che ha fatto la storia musicale italiana (e non solo), e che ha ormai superato i 60 anni di attivit. Pi che naturale, allora, un confronto tra due esperienze tanto diverse. A dargli voce lo stesso Nakariakov da un lato e Silvio Di Rocco dallaltro, viola e presidente de I Musici. Cominciamo con Sergej Nakariakov.
Il repertorio classico per tromba non cos vasto, ed in gran parte costituito da trascrizioni, ma potrebbe dirci qual il suo compositore preferito?

facile per me rispondere, e non ho dubbi. Per me il numero uno era e resta Timofei Dorkshitzer [celebrato solista, scomparso nel 2005 dopo una brillantissima carriera, passata anche dallesser stato prima tromba presso il Boloj e docente di tromba alla celebre Scuola Gnessin, ndr]. stato il pi grande trombettista dellUnione Sovietica, certamente, ed anche un uomo molto popolare nel mio Paese. Lui stato ed la mia fonte dispirazione.
E se dovesse guardarsi intorno oggi?

Sergej Nakariakov: S, davvero una domanda cui non facile rispondere, e principalmente proprio per la specicit del repertorio per tromba. I brani originali non sono molti. Possiamo citare i due Concerti di Haydn, qualche pagina nel barocco, ed altre, comunque non molte, moderne e novecentesche. Questa, del resto, la ragione per la quale nei miei concerti eseguo molto spesso trascrizioni e/o rielaborazioni. Dovessi, per, indicare un nome, sicuramente sarebbe quello di Aleksandr Arutjunjan, il compositore armeno che ha composto una pagina importante, uno dei maggiori lavori per il mio strumento, il Concerto per tromba [del 1950, subito divenuto brano centrale del repertorio e inserito nei programmi accademici. Nakariakov lo ha eseguito pi volte, ndr]. Altrimenti, amo eseguire opere del periodo classico e romanSergej Nakariakov

Sergej Nakariakov: Non saprei dire. Nutro un grande rispetto per tutti i miei colleghi e guardo anche con ammirazione, ad esempio, ai grandi virtuosi di tromba in ambito jazzistico. Tra di loro ci sono molti eccellenti musicisti.
Quali sono stati i suoi maestri, quelli che pi hanno contribuito alla sua formazione?

Sergej Nakariakov: In questo caso pi


Foto Thierry Cohen

Sergej Nakariakov: Il mio vero insegnate stato mio padre, Mikhail. Della tromba era un dilettante. Lui suonava il pianoforte, e lo insegnava. Eppure stato lui a formarmi, a seguirmi giorno dopo giorno negli studi. Ed anche a organizzarmi un repertorio, scrivendo pezzi originali sia per tromba sia per icorno, oppure rielaborando (ecco ad esempio il Concerto in re minore per violino di Mendelssohn che suoner a Bologna) apposta per me pagine del repertorio solistico di altri strumenti.
Restando in argomento e guardando alla lunga esperienza dei Musici: il vostro complesso ha raggiunto i sessantanni di attivit. Quali sono stati i vostri maestri storici, quelli che maggiormente hanno contribuito alla vostra formazione ed affermazione?

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I Musici

Silvio Di Rocco: Durante i 60 anni trascorsi dal debutto del 30 marzo 1952 a Roma, I Musici ha avuto come componenti sempre strumentisti di altissimo livello. Li cito tutti: Franco Tamponi, Felix Ayo, Roberto Michelucci, Salvatore Accardo, Pina Carmirelli, Federico Agostini, Mariana Sirbu, Antonio Salvatore, Arnaldo Apostoli, Italo Colandrea, Anna Maria Cotogni, Walter Gallozzi, Luciano Vicari, Dino Asciolla, Aldo Bennici, Paolo Centurioni, Carmen Franco, Alfonso Ghedin, Bruno Giuranna, Enzo Altobelli, Mario Centurione, Francesco Strano, Lucio Buccarella, Maria Teresa Garatti.
Qual stato il concerto, o il riconoscimento, che ha contribuito maggiormente alla vostra carriera, o che ricordate con particolare emozione?

Come descrivereste il giovane trombettista Nakariakov, che ospiterete nel vostro concerto per Musica Insieme?

Silvio Di Rocco: Nakariakov un autentico genio del suo strumento. Riesce ad unire il suono pi bello e puro ad un virtuosismo spettacolare, tanto che sempre il pubblico a rimanere senza ato. Siamo veramente felici ed onorati di collaborare con lui.
Torniamo ai Musici e al programma del concerto. Ai due brani per tromba solista che ne costituiscono il centro, fanno da cornice opere prevalentemente italiane, perno bolognesi nel caso di Bossi e Respighi: da sempre siete riconosciuti come ambasciatori della musica italiana nel mondo. Quanto importante per voi questa missione, soprattutto oggi?

nostro patrimonio musicale addirittura pi profondo di quanto non lo si dimostri qui da noi. Oggi avvertiamo il bisogno di aiutare la musica anche in Italia; proprio perch la musica uno dei nostri principali punti di forza, non pu essere trascurata proprio dove nasce, come purtroppo sta avvenendo.
Oltre allitalianit, spicca loriginalit della scelta dei brani in programma: nel caso di Rota e Bacalov, poi, si tratta di brani a voi espressamente dedicati. Secondo lei, quali caratteristiche colgono ed esaltano dei Musici questi due compositori?

Silvio Di Rocco: Il riconoscimento pi prestigioso lo ha sicuramente rappresentato il Disco di platino con diamante, ricevuto per i successi discograci derivati dalla lunga e felice collaborazione con la Philips. Il ricordo pi commovente quello di un concerto a favore di un gruppo di bambini focomelici, e i loro assordanti applausi silenziosi. Sergej Nakariakov: Certamente lemozione della prima volta che mi sono esibito assieme ad unorchestra ancora molto vivida. Daltronde ero un bambino. Poi c stata una prima svolta, la mia partecipazione al Festival di Korsholm in Finlandia, dove ho ottenuto il primo grande riconoscimento internazionale. Poi sono arrivati altri grandi festival, alcuni passaggi in televisione, dai quali sono nati altri inviti, e tra questi quello di Vladimir Spivakov, con il quale ho avuto lonore di collaborare pi volte.

Silvio Di Rocco: La musica italiana sempre molto amata allestero, e pensiamo che sia anche merito di tutti quegli artisti italiani che, a cominciare da Toscanini, hanno sempre promosso con tenacia e fervore gli autori italiani nel mondo, includendoli nel loro repertorio concertistico. Per esempio, abbiamo scoperto i tanto meravigliosi quanto sconosciuti Intermezzi Goldoniani di Marco Enrico Bossi proprio nei programmi che Toscanini (emiliano anchegli) eseguiva in America. LAria per strumenti ad arco di Ottorino Respighi ancora di rarissima esecuzione in Italia ma gi pi volte incisa in altri Paesi. Allestero, limmagine che hanno dellItalia attraverso la musica decisamente positiva, tanto che soprattutto in Asia spesso riscontriamo, con piacere ed amarezza al tempo stesso, un rispetto per il

Silvio Di Rocco: Principalmente, entrambi i brani mettono in risalto le qualit liriche, timbriche e virtuosistiche del nostro ensemble. Nel Concerto per archi scritto per I Musici nel 1965, pur non rinunciando al suo caratteristico stile satirico e malinconico, Nino Rota cerca la forma antica della suite. In particolar modo nel Largo centrale, non mancano citazioni bachiane. Luis Bacalov invece ci ha regalato per il nostro sessantesimo compleanno una nuova versione del suo famosissimo Concerto grosso originariamente scritto per i New Trolls nel 1971. Il brano una vera e propria sda fra i due stili, Barocco e Rock (Barock?). NellAdagio centrale poi risuona il nobile tema della celeberrima canzone Shadows in the dark, le cui parole, tratte da Shakespeare, recitavano: To die, to sleep, maybe to dream. Nelle nostre recenti esecuzioni allestero ci ha gradevolmente sorpreso che i vari temi del Concerto grosso siano stati riconosciuti persino dai giovanissimi, a testimonianza della grande popolarit della composizione.
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Foto Tommy della Frana

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IL PROFILO

Precario in patria...
nni di apprendistato, di viaggio, di magistero: per Ottorino Respighi le tre epoche del Wilhelm Meister sintrecciano con qualche deviazione rispetto al canone. Allievo di composizione al Liceo musicale e violinista precario al Teatro Comunale della natia Bologna, dopo le ferie estive del 1900 parte in terza classe per la lontana Pietroburgo, scritturato per la stagione dopera al Mariinskij. Un teatro dove le paghe sono ottime, il repertorio ricco, e si fa esperienza sotto due celebri direttori residenti: il boemo Eduard Npravnk e il padovano Riccardo Drigo. Gli ospiti non sono da meno: Mahler, Nikisch, Rachmaninov, Muck, Richter. In pochi mesi Ottorino, che in orchestra maneggia la viola, il violino e la viola damore, suoner in opere di Verdi, Me yerbeer, Wagner, C ajkovskij e Rubin-

Ottorino Respighi, ovvero un Bolognese nel mondo: dalla Russia agli Stati Uniti, il compositore riscuoter un successo che lItalia gli tributer solo alle soglie della Grande Guerra. Il 6 febbraio I Musici ne proporranno un inedito del 1905 di Lico Larvati

Ottorino Respighi (Bologna, 1879 - Roma, 1936)

stein. Nel tempo libero fa pratica al piano, studia il russo e bussa alla porta di Rimskij-Korsakov, il direttore del Conservatorio che a 66 anni gi considerato un monumento vivente. Il rafnato strumentatore apprezza i saggi di composizione del giovanotto. Gli d lezioni per cinque mesi, al termine dei quali Respighi torna a casa con quel Preludio, Corale e Fuga che gli varr la risposta di Giuseppe Martucci a chi lo congratulava per la buona riuscita dellallievo: Respighi non un alunno, Respighi un maestro. La gloria di maestro e allievo si spande sulla scuola e sulla citt, al punto che il corrispondente del Musical Courier newyorkese cos conclude la recensione (23.9.1902) del suo primo Concerto per pianoforte: Senza dubbio il Liceo Rossini il focolare dellarte musicale italiana e Bologna lAtene musicale dItalia. Come non detto. Dopo unaltra stagione al Comunale, Respighi torna in Russia nellinverno del 1902: prima viola a Pietroburgo, e poi al Boloj moscovita. Da questo viaggio ritorna nellagosto del 1903, affascinato dalle scenograe di Bakst e di Aleksandr Benois. Ma intanto il posto sso a Bologna non si trova, e dal settembre 1908 al giugno 1909 Respighi a Berlino come accompagnatore in una scuola di canto privata. Strumenta e fa eseguire antiche musiche italiane, frequenta Busoni e Max Bruch. Allgemeine Musikzeitung e Berliner Tageblatt portano alle stelle la sua orchestrazione del monteverdiano Lamento dArianna, cantato nel 1908 a Berlino da Julia Culp sotto la direzione di Artur Nikisch. Una rivelazione. Ottime critiche anche per lopera Semirama, inscenata al Comunale bolognese nel 1910; ciononostante il trentenne Respighi rester profeta allestero e precario

in casa nch il 15 gennaio 1913, vincitore di concorso, non metter piede con trepidazione nel Conservatorio di Santa Cecilia quale professore di composizione. Cominciano gli anni di magistero; la fama verr nel 1916 con Fontane di Roma. Tre anni dopo sposa la sua ex allieva Elsa Olivieri-Sangiacomo, discreta cantante che da quel momento ne amministrer la vita, e pi tardi la memoria. Nel 1923 nominato direttore del Conservatorio, ma per poco. Il successo repentino dei Pini di Roma (1924) lo proietta per le vie del mondo: alla ne del 25 parte per gli Stati Uniti, nel marzo del 26 in Olanda per un Festival Respighi interamente dedicato alle sue musiche. Anatolij Lunac arskij, lenciclopedico russo suo amico n dai tempi dellesilio bolognese, ora commissario del popolo allistruzione nel governo sovietico. Insiste afnch Respighi si rechi in Unione Sovietica; per lui, poco interessato alla politica, sceglie gli Stati Uniti, dove torner a pi riprese come direttore e pianista. Interpreta in prima mondiale alla Carnegie Hall la sua Toccata per pianoforte e orchestra, accompagnato dalla New York Philharmonic sotto la bacchetta di Mengelberg; un anno dopo Toscanini salir sullo stesso podio per dirigere Feste Romane, lattesa conclusione del trittico che ormai risuona nelle sale di tutto il mondo e ben presto, inciso dalla RCA, su ogni grammofono domestico. Fama, ricchezza e, nel 1932, la nomina ad Accademico dItalia. Il volo interrotto da uninfezione cardiaca che lo porta alla tomba allet di 56 anni. Un anno dopo lingrata patria bolognese tumulava le sue spoglie al cimitero della Certosa (Campo Carducci, lato ovest, sarcofago 12/2).

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MI ricordo

di Bruno Borsari

11 APRILE 1994, TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA


Uno. Due. Aspetta, non andare, ne fa un altro. E poi un altro ancora. E un altro, e ancora un altro. Il pubblico non sa bene cosa fare. la prima volta che Evgenij Kissin si esibisce a Bologna. La sala quella del Bibiena. Qualcuno fa per uscire, ma linsistenza dei pi, entusiasti per la sua performance, e che hanno cominciato a capire, lo trattiene. Siamo al sesto, poi al settimo, ed ecco lottavo bis. A memoria nessuno rammenta una simile schiera di encores. Nove, dieci. La platea sempre piena. Adesso siamo alla sda: si fa a chi abbandoner per primo. Undici, dodici. Kissin sfodera non solo uninvidiabile memoria, ma anche una resistenza davvero unica. Certo giovane, gi famosissimo. Eppure, questa serie di bis stupisce anche il pi smaliziato degli acionados. Anche perch Kissin tira fuori, un pezzo dopo laltro, pagine di tutto il repertorio. E via quindici, sedici sembra davvero non aver alcuna in-

EVGENIJ KISSIN

tenzione di smettere. Di fatto, ha eseguito un altro concerto, dopo il primo, quello previsto, con un programma tuttaltro che leggero. A interrompere la s-

da tra il pianista russo ed il pubblico ecco limperioso diktat dei vigili del fuoco. Basta, si deve chiudere: una questione di sicurezza.

27 OTTOBRE 1997, TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA / 14 MARZO 2005, TEATRO MANZONI DI BOLOGNA
La bicicletta un mezzo comune dalle nostre parti. Cos, a naso, ci pare lo sia un po meno in Russia. Forse, a Rostov sul Don, dov nato Bashmet chiss! Certo che il grande violista e direttore dorchestra lultima volta che stato nostro ospite diede prova di grande destrezza, dopo il concerto e la cena, percorrendo via dellIndipendenza in bicicletta s, ma girato allindietro. Abilit circense, gusto dello spettacolo, e soprattutto un mix di straordinaria vitalit. Qualche anno prima, tanta esuberanza aveva generato un momento di pi che giusticato panico. Bashmet nostro ospite coi suoi Solisti di Mosca. Il concerto alle 21 (eravamo ancora al Comunale), la prova alle 19.30. In teatro aspettiamo duciosi solista e orchestra, tanto pi che li sappiamo gi tutti sistemati nel loro albergo, che si trova a qualche centinaio di metri dal luogo dello spettacolo. Passano i minuti, che diventano mezze ore. Alle 20.30 di loro non c traccia alcuna. Inutili le telefonate in albergo, dove un concirge alla ne irritato continua a ripetere: Sono usciti tutti insieme alle sette. Primo annuncio al pubblico, perch ormai si sono fatte le 21.15. Siamo gi pronti al peggio, quando dimprovviso, alle 21.30, si materializzano allingresso artisti Bashmet e orchestra. Alle 21.40 sono in scena. Il concerto fu magnico.

YURI BASHMET E I SOLISTI DI MOSCA

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MUSICA INSIEME

Foto Roberto Serra

Foto Roberto Serra

19 APRILE 2010, TEATRO MANZONI DI BOLOGNA


Che un imprevisto possa sempre accadere nellordine naturale delle cose, e chi organizza concerti pronto a tutto. Ma che lordine naturale delle cose assuma laspetto di una nube di cenere (di per s, pur nella sua eccezionalit, naturalissima) certo pi improbabile. Qualcuno ricorder il vulcano islandese che un paio danni fa decise di riprendere la sua attivit, scatenandosi come non faceva da tempo. Risultato: i cieli europei oscurati dalla nube di cenere appunto, che dalla bocca di quel remoto vulcano il vento aveva portato sul continente. Mischa Maisky, musicista a suo modo vulcanico, in aeroporto a Bruxelles, quando apprende che non potr partire per Bologna. Con lui la glia Lily. domenica, sono le 12, il giorno dopo deve suonare a Bologna. Non gli resta allora che mettersi al volante. Primo tratto no a Lugano. Poi, il luned mattina il resto del viaggio, compresa Via DAzeglio contromano per raggiungere rapidamente lalbergo. Il pomeriggio sono entrambi al Manzoni. La sera in scena.

KRYSTIAN ZIMERMAN

26 SETTEMBRE 2006, TEATRO MANZONI DI BOLOGNA


Ancora un ricordo legato alla guida. Questa volta al volante c Krystian Zimerman. Per chi conosca, anche supercialmente, il pianista polacco, non immediato immaginarlo in quella pur comunissima attitudine, che guidare unauto. E tanto meno guidare un grosso furgone. E ancor meno assistere ad un singolarissimo rito. Sul furgone c lui solo. Arriva nei pressi del Manzoni. Parcheggia lato scarico. Scende. Apre il portellone posteriore. Tira fuori un carrellino a motore cingolato e da solo (avete letto bene: da solo!) fa scivolare il suo pianoforte sul pianale dellattrezzo. Poi, lo avvia, e sempre da solo, riutando qualsiasi aiuto, lo conduce il pianoforte di taglio appoggiato sul carrello no a sopra il palcoscenico. Poi, lo lascia l e se ne va. Torna, si fa aiutare per montare le gambe e la pedaliera, e quindi mette in posizione orizzontale lo strumento. A questo punto, da un grosso involucro tira fuori una grande tenda da campo, con la quale ingloba il pianoforte. Nascosto sotto la tenda registra le meccaniche e lo accorda. Toglier la tenda solo qualche ora prima del concerto. Inutile dire che a riettori spenti si ripetuto, a rovescio, lo stesso rito.

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Foto Maurizio Guermandi

MISCHA E LILY MAISKY

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I CONCERTI gennaio // febbraio 2012 I CONCERTI gennaio febbraio 2012

Luned 16 gennaio 2012 TEATRO MANZONI ore 20.30

Carta bianca a

STEFANO BOLLANI................................... pianoforte


Dalla classica al jazz. Due mondi si incontrano
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Luned 23 gennaio 2012 TEATRO MANZONI ore 20.30

RT VANBRUGH QUARTET
Musiche di Haydn, Beethoven, Schubert
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Luned 6 febbraio 2012 TEATRO MANZONI ore 20.30

I MUSICI SERGEJ NAKARIAKOV..........................tromba


Musiche di Bossi, Respighi, Mendelssohn,Arban, Rota, Bacalov
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Musica per le Scuole

Luned 13 febbraio 2012 TEATRO MANZONI ore 20.30

ALISA WEILERSTEIN..............................violoncello INON BARNATAN.........................................pianoforte


Musiche di Brahms, Britten, Stravinskij, Chopin
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Luned 20 febbraio 2012 TEATRO MANZONI ore 20.30

PAVEL HAAS QUARTET

Musiche di ajkovskij, Debussy, Smetana


Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Musica per le Scuole

ATTENZIONE - CAMBIO DATA


IL RECITAL DI LANG LANG PREVISTO PER SABATO 14 APRILE 2012 AVR LUOGO LUNED 25 GIUGNO 2012 AL TEATRO MANZONI ORE 20.30

Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria di Musica Insieme: Galleria Cavour, 3 - 40124 Bologna tel. 051.271932 - Fax 051.279946 E-mail: info@musicainsiemebologna.it - Sito web: www.musicainsiemebologna.it

Note creative
Debutta nel nostro cartellone un pianista e performer capace di travalicare i confini di genere, nel nome della buona musica di Fabrizio Festa

Foto Paolo Soriani

Luned 16 gennaio 2012

e vicende del jazz in Italia meriterebbero uno studio approfondito. Quello italiano un caso davvero particolare e in primo luogo per ragioni prettamente musicologiche. Ad esempio, lesistenza di un retroterra etnico, a base regionale, basti pensare alla canzone napoletana, gi pronto ad accogliere quanto sarebbe arrivato dallaltra costa dellAtlantico. Poi, la vivacit di una scena teatrale dintrattenimento, che aveva nelloperetta e nel variet gi coltivato generi molto vicini al musical; ed ancora linnovazione armonica nellopera italiana introdotta da Puccini, e che tanta inuenza avr sulla musica americana, gi prima della pur fondamentale Fanciulla del West. E cos via, nel sommarsi di una serie di suggestioni, che daranno vita ad un genere eclettico e variegato, che solo per mero amore di semplicazione deniamo jazz. A seguire, ci sono le ragioni della storia. LItalia fascista, se da un lato ufcialmente rinnega il jazz (e tutto quanto veniva incluso anche impropriamente sotto quelletichetta), dallaltro lo lascia vivere e prosperare sotto mentite spoglie. Del resto, sufciente una traduzione, spesso letterale o quasi (Armstrong = Fortebraccio, St. Louis Blues = Le tristezze di San Luigi), per superare indenni la censura. Accanto allesemplare vicenda di Romano Mussolini, glio del Benito, ma pianista di jazz per vocazione oltre che per mestiere, qui sufciente ricordare Gorni Kramer, la cui musica chiaramente jazz (nel senso ampio, che va dalla classica alla canzonetta, col quale

LUNED 16 GENNAIO 2012 TEATRO MANZONI ORE 20.30 Carta bianca a

STEFANO BOLLANI
Dalla classica al jazz. Due mondi si incontrano

pianoforte

usiamo tale termine per lItalia), e si permette persino qualche non troppo velata critica al regime, come nella sua celebre Crapa pelada, cantata, su testo di Tata Giacobetti (poi Quartetto Cetra), da quellAlberto Rabagliati che era nito a Hollywood dopo aver vinto il concorso come sosia di Rodolfo Valentino. La carriera nel cinema non la fece, ma fece in tempo ad imparare a cantare allamericana. Ecco allora lo scat italiano: Ba-babaciami piccina (1940), che in realt andava ad aggiungersi ai successi di un altro che la traversata laveva fatta nei due sensi: Natalino Otto, il primo vero cantante di jazz italiano. Certo tra i due si mise di mezzo il fascismo, nel senso che Rabagliati, troppo famoso per poter essere censurato, continu a cantare in radio appunto allamericana, mentre Otto (nonostante Mister Paganini fosse diventato Maestro Paganini e malvisto allEIAR per il suo palese americanismo canoro) si afd ai dischi, che vendette in misura da vera star. Kramer, Otto, Rabagliati, e DAnzi, e Pippo Barzizza. Chiunque ascoltasse i programmi radiofonici di quegli anni (i Trenta e i Quaranta) non faticherebbe a comprendere come fosse gi stata intrapresa la via italiana al jazz: melodie accattivanti e ben ritmate, swing col drive

giusto, e orchestrazioni che gli Americani del dopoguerra copieranno (daltronde il capola nel settore si chiama Respighi, lautore italiano di musica sinfonica pi eseguito negli USA), e sempre con quel tocco di classico che fa Vecchia Europa, ma non dispiace al pubblico. Canzoni s, ma composte da professionisti (spesso con una solida formazione accademica alle spalle) aggiornati (altro che provincia!), pensate per grandi voci, presentate nella maggior parte dei casi in versioni che utilizzano unorchestra ritmo-sinfonica a ranghi completi. I testi sono spesso un sagace mix di scat, giochi di parole, assonanze, ed ovviamente con una struttura prosodica fortemente swingante. Qualcosa di molto simile a quanto si poteva vedere nei musical o nei lm musicali americani, in un Paese, lItalia, in cui peraltro il lm musicale nasceva in quei medesimi anni (con lopera a dir la sua anche dal grande schermo). A guerra nita sar del tutto naturale che accanto a Gorni Kramer e al Quartetto Cetra (ascoltateli prima di stupirvi per i Manhattan Transfer e i loro emuli) comincino ad emergere i coetanei Nicola Arigliano e Lelio Luttazzi (entrambi classe 1923), ai quali pi tardi si aggiunger un altro geniale musicista: Enrico Simonetti (classe 1924, ma attivo in Italia solo dal 61). Con loro la nuova Napoli di Renato Carosone (che nel 49 fonda il suo trio insieme al chitarrista olandese, poi astrologo, Peter van Wood) e il rinnovamento cantautoriale di Domenico Modugno, che nel 58 trionfer a Sanremo con Nel blu dipinto di blu assieme a quel Johnny Dorelli che proprio

Primo musicista europeo vincitore nel 2003 del New Star Award, premio conferito da Swing Journal, e nel 2007 del Premio come Miglior musicista europeo dellanno, ha suonato sui palcoscenici pi prestigiosi del mondo, dallUmbria Jazz Festival al Festival di Montreal, alla Town Hall di New York. Fondamentale la collaborazione iniziata nel 1996 e mai interrotta con Enrico Rava, al fianco del quale tiene centinaia di concerti e incide ben 15 dischi. Il referendum dei giornalisti della rivista americana Downbeat nel 2007 lo vede ottavo fra i nuovi talenti del jazz mondiale e terzo fra i giovani pianisti, mentre i critici della rivista Allaboutjazz di New York lo votano fra i 5 musicisti pi importanti del 2007, accanto a Ornette Coleman e Sonny Rollins. La sua carriera caratterizzata da innumerevoli collaborazioni, oltre a quella storica con Enrico Rava: Richard Galliano, Miroslav Vitous, Michel Portal, Phil Woods, Lee Konitz, Paolo Fresu. Grande showman e improvvisatore, oltre che pianista e compositore, anche conduttore televisivo (sui Rai 3 al fianco di Caterina Guzzanti) e radiofonico (su Radio Rai 3 con David Riondino e Mirko Guerrini), nel 2006 ha pubblicato il romanzo La sindrome di Brontolo. Molto stretto il suo legame con il Sudamerica; dopo aver realizzato il disco Carioca nel 2009, stato il secondo nella storia del Brasile a suonare un piano a coda in una favela di Rio de Janeiro.

Stefano Bollani

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a New York aveva studiato canto e recitazione. Sono questi solo alcuni dei nomi di musicisti che, pur ciascuno a suo modo, reinterpretano il jazz allitaliana, nel mentre in Italia si affermano jazzisti (in senso stretto questa volta) eccellenti (uno per tutti, ricordiamo il nome di Franco Cerri), che portano nel nostro Paese (anche attraverso radio e televisione pubbliche) il jazz, quello nuovo per allora, il bop, lhard-bop, seguendone poi levoluzione no ai giorni nostri. Eppure, di quellimprinting originario sviluppato con sagacia dai Luttazzi, dai Simonetti, dai Carosone (e nel cinema da Piero Piccioni e Umberto Umiliani) rimasto molto di pi che una traccia. Lo dimostra proprio la parte pi recente della carriera di Stefano Bollani, che con sagacia e personalit sinserisce in quel lone dove canzone e accademia, classica e jazz (in senso stretto), swing e opera, convivono felicemente. Ancora un ashback. TV in bianco e nero, un pianoforte, che sia Studio uno (Luttazzi, il quale in una puntata di quella trasmissione sintetizza unepoca nella sua Canto, anche se son stonato, con un assolo scat da manuale) o Il signore ha suonato (Simonetti), lo schema simile, e pi che una semplice canzone si racconta una storia. Il pianista un virtuoso. Conosce tutti gli stili e i trucchi del mestiere: da Bach a Mario Tessuto. Gioca su piani emotivi differenti. Diverte e commuove. Ti guarda negli occhi, e tu spettatore non sai se seguire quelle mani che volano su e gi per la tastiera, o stupirti perch tra uno sketch e laltro di Gino Bramieri appare sullo schermo Marianne Faithfull, o si palesa al pianoforte Erroll Garner, o accanto a Tot e Mina trovi Louis Armstrong. Ma a condurre il gioco, a tirare le la, sempre quel pianista (elegante, come si usava allora), anche quando spinge il pianoforte fuori scena. Le sue mani volano, la voce incanta, e le sue storie fanno sorridere, vero, ma il retrogusto amaro. Bollani ne ha fatto uno stilema. bene precisare

DA ASCOLTARE

Gran Visir del Sultanato dello Swing (fantomatica associazione nata, manco a dirlo, a Sanremo), e dottore honoris causa dellUniversit di Boston; saggista, romanziere, autore teatrale, conduttore radiotelevisivo, produttore e arrangiatore, alloccasione vocalista. Sono solo alcune delle tante maschere indossate di volta in volta da questo milanese eroe del cross-over, il quale afferma di prendere come criterio di riferimento la qualit senza appartenenza di genere. In ambito classico si esibisce come pianista con formazioni titolatissime quali il Gewandhaus di Lipsia, la Royal Liverpool Philharmonic, lOrchestra Nazionale di Santa Cecilia, la Filarmonica del Regio di Torino, la Verdi di Milano. A chi, del tutto comprensibilmente, nutrisse un pizzico di scetticismo sui risultati di tanti sconfinamenti e scavalcamenti possiamo consigliare due ascolti: Gershwin, Rhapsody in Blue e Concerto in Fa (Decca, con Riccardo Chailly e la Gewandhausorchester); New York Days (ECM), in quintetto con Enrico Rava, Mark Turner, Larry Grenadier e Paul Motian. Come il calabrone che coglie il nettare da tutti i fiori, Stefano Bollani una sfida alle leggi dellaerodinamica musicale: non dovrebbe esistere, eppure vola. (cv)

che non mero intrattenimento, per quanto realizzato da professionisti. Lelemento che fa la differenza che il pianoforte bisogna saperlo suonare davvero (come Bollani appunto, e come Luttazzi, Carosone o Simonetti). Questo un genere in cui non si pu barare. un genere cui, per, si pu approdare partendo da porti diversi. Bollani non nasce autore di canzoni, non nasce in televisione, n comincia alla radio. Semmai su radio e tiv ci arriva dopo. Nato nel 1972, si forma in un contesto jazzistico che poco aveva a che spartire con il jazz italiano dei decenni Cinquanta e Sessanta. Enrico Rava, che stato il suo mentore, fa parte di una generazione di jazzisti che prenderanno consapevolmente le distanze da quella matrice, per dirigersi verso un territorio tra improvvisazione libera e innovazione ritmico/melodica, che verr attraversato per tutti gli anni Ottanta e Novanta. Cos le registrazioni che vedono Bollani pubblicare per la prestigiosa ECM sono il frutto di un diverso ramo della storia del jazz nel nostro paese. Eppure, n dal 1998, con lOrchestra del Titanic, inizia anche un altro percorso, che sintreccer ovviamente con quello gi citato. Un percorso che lo porter ad incontrare

Peppe Servillo prima, David Riondino poi. E culminer appunto nel suo approdo prima in radio, poi in televisione. Se ai grandi musicisti gi evocati aggiungiamo Paolo Conte (e qualcosa dellArbore dei primi anni), ecco che il quadro dei riferimenti bollaniani ad un tempo esplode e si completa. Esplode perch apparentemente Lelio Luttazzi e Paul Motian non stanno insieme. Eppure, una delle caratteristiche vincenti del jazz italiano proprio la sua straordinaria capacit mimetica, che poi si traduce nellinvenzione di un nuovo inatteso e imprevedibile. Si tratta di un eclettismo non manieristico, di cui forse il pi grande esponente stato proprio Enrico Simonetti. Di questo stilema Bollani lalere pi recente, oggi il pi blasonato, anche perch la sua solida formazione accademica gli permette di passare, come fa nei suoi recital solistici, dalla canzone no a Debussy, di giocare con le citazioni, di raccontare delle storie o di eseguire questo o quel brano del repertorio classico. Commedia allitaliana, e dautore, dunque, ma non cinepanettoni. Dietro Arlecchino e Pulcinella stanno arte e pensiero. E ci vuole tecnica. In fondo, la dimostrazione che per innovare bisogna conoscere la tradizione.

Lo sapevate che... Stefano Bollani apparso, con il nome di Paperefano Bolletta, in due storie a fumetti del settimanale Topolino, rivista di cui stato ufficialmente nominato Ambasciatore
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La Vienna del quartetto

Luned 23 gennaio 2012

Dopo 12 anni, torna a Musica Insieme il Quartetto irlandese, che come la nostra Fondazione festeggia la sua venticinquesima stagione concertistica di Maria Chiara Mazzi
zione impegnata. Il fatto stesso, poi, che tutti questi lavori siano stati pubblicati nel corso della sua vita dimostra non solo la naturale prolicit dellautore, ma anche il gradimento del pubblico dei conoscitori e dei dilettanti, che vedeva in questi brani lespressione di quella civilt della conversazione, che sicuramente il portato pi autentico della cultura dellIlluminismo. Il Quartetto op. 76 n. 2, detto delle quinte, appartiene allultima fase artistica di Haydn e vede la luce per Artaria (assieme agli altri 5 che compongono la raccolta) nel 1799. Il sottotitolo non di fantasia, come spesso accadeva, ma motivato dallidea tematica principale dellintera composizione, che nel suo incipit propone una successione di intervalli di quinta discendenti. I quattro tempi sono costruiti infatti sullelaborazione di questo tema-intervallo che viene utilizzato sia come elemento tematico vero e proprio che come mattone per un complesso edicio contrappuntistico. Saldezza e severit caratterizzano il primo movimento, nel quale tutto nasce da questo intervallo cos fondamentale nella storia della musica occidentale (anche la Nona di Beethoven inizia con una successione di quinte discendenti nella tonalit di re minore, la stessa di questo quartetto). La quinta discendente caratterizza sia lAndante che il Minuetto, detto delle streghe per la sua vena sarcastica. La seriosit dellelaborazione lascia un po spazio, nellultimo tempo, ad una vivace esplosione di musica ungherese: si tratta di un elemento di felice caratterizzazione popolaresca frequente in Haydn, e che

un vero e proprio viaggio nella viennesit quello proposto da questo importante gruppo cameristico, un viaggio l dove, tra gli ultimi dieci anni del Settecento e i primi trenta dellOttocento e proprio grazie agli autori proposti qui, la musica da camera e in particolare il quartetto darchi, da genere da casa divenuto una struttura complessa (con Haydn), passato progressivamente dai salotti nobiliari alle sale da concerto (con Beethoven) e si trasformato (con Schubert) in una composizione lirico-intimistica in grado di esprimere le ansie e i tormenti interiori di un artista al punto quasi da non richiedere nemmeno un ascoltatore. Nonostante Haydn si sia espresso nellambito di quasi tutti i generi musicali, quello del quartetto (oltre ottanta composizioni) il pi ricco di capolavori, al punto che, a buona ragione, egli pu essere indicato come vero e proprio creatore di un genere nuovo, del quale stabilisce una prassi e un modello di composizione che diventer imprescindibile nellepoca successiva. Dallantica sonata barocca, dove esistevano una gerarchia tra gli strumenti e il basso continuo, e dalla forma galante e disimpegnata del divertimento, egli giunge alla parit espressiva tra gli interpreti e ad una nuova densit di scrittura ottenuta grazie alla dialettica della forma-sonata e allapprofondimento in senso contrappuntistico del dialogo tra i quattro strumenti, portando il genere a una formulazione denitiva e alla sua connota-

LUNED 23 GENNAIO 2012 TEATRO MANZONI ORE 20.30

RT VANBRUGH QUARTET
GREGORY ELLIS violino KEITH PASCOE violino SIMON ASPELL viola CHRISTOPHER MARWOOD

violoncello

Introduce il concerto Maria Chiara Mazzi. Docente al Conservatorio di Pesaro, autrice di libri di educazione e storia musicale

Franz Joseph Haydn Quartetto in re minore op. 76 n. 2 Delle quinte Ludwig van Beethoven Quartetto in do minore op. 18 n. 4 Franz Schubert Quartetto in re minore D 810 La Morte e la fanciulla

qui assume la funzione di una stabilizzazione stilistica, in una sorta di compensazione degli ardui procedimenti polifonici messi in atto da Haydn nei tre movimenti precedenti. Quando ancora Haydn sta preparando questi ultimi capolavori, ed al culmine della popolarit (raggiunta proprio con lopera 76), Beethoven inizia il suo straordinario percorso nel quartetto per archi; e il fatto che il giovane Tedesco si voglia cimentare proprio in questa forma sicuramente dimostrazione di una acquisita competenza compositiva, oltre che un inevitabile omaggio ad un genere di grande tradizione. Quale fosse il peso di questa tradizione dimostrato proprio dai Quartetti op. 18 che, pur preparati fra

Vincitore del Concorso Internazionale per Quartetto dArchi di Londra nel 1988, il Vanbrugh gode di una solidissima reputazione nel mondo della musica da camera. Per i rapporti artistici intrattenuti con la Radio Televisione Irlandese e con lUniversity College di Cork, gli stato assegnato il premio National Entertainment per la musica classica. stato ospite del Concertgebouw di Amsterdam, del Konzerthaus di Berlino, della Carnegie Hall di New York e del Kennedy Center di Washington, mentre in Italia le societ di concerti pi prestigiose lo hanno pi volte ospitato sin dal 1994, anno della loro prima tourne. Oltre che per la Radio Televisione Irlandese, lensemble effettua spesso registrazioni per la BBC; nel dicembre 2000 un loro concerto trasmesso dalla European Broadcasting Union ha avuto circa quattro milioni di ascoltatori. Il Quartetto ha fondato nel 1996 il Festival di musica da camera di Cork, che oggi uno dei maggiori eventi del calendario musicale europeo.

RT Vanbrugh Quartet

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Luned 23 gennaio 2012

DA ASCOLTARE
RT lacronimo di Radio Telefis ireann, la radiotelevisione pubblica irlandese con sede a Cork che offre al Vanbrugh Quartet la sua prima residenza; la seconda presso lo University College della stessa citt, dove fra laltro esiste una tradizione musicologica di eccellenza nel campo degli studi vivaldiani. Nel 2005 questo capoluogo di contea stato nominato dallUNESCO Capitale europea della cultura. Bellezza di suono, chiaro profilo delle singole parti, rigore storico-stilistico dellinterpretazione, variet di repertorio: ecco glingredienti che nel corso di un quarto di secolo hanno proiettato il Vanbrugh Quartet nellolimpo del camerismo internazionale con tournes in ogni parte del mondo. Catalogo discografico ancora ristretto ma curato con perfezionismo quasi maniacale; bench uscita nel 2003 e abbastanza costosa, la loro registrazione dei Quintetti di Boccherini resta edizione di riferimento: Luigi Boccherini, Cello Quintets, in due CD Hyperion con la partecipazione del violoncellista Richard Lester. (cv)

il 1778 e il 1800 (il n. 4 del 1799), furono pubblicati solo nel 1801, quando ormai la fama dellautore era consolidata e questi brani erano gi noti grazie a numerose esecuzioni private nei salotti dei principi Lichnowsky e Lobkowitz, dedicatario, questultimo, dellintera serie. Inoltre, forse, la ritardata pubblicazione della raccolta rispetto alla composizione e alla presentazione in pubblico dei singoli brani, fu motivata non solo dalla mancanza di serenit del musicista (con le prime avvisaglie di quellincipiente sordit che avrebbe dettato, lanno successivo, il cosiddetto Testamento di Heiligenstadt), ma anche dalla chiara consapevolezza che egli aveva del proprio nuovo modo di esprimersi. Se poi confrontiamo questi lavori con le originalissime sonate per pianoforte degli stessi anni, scopriamo come in questi quartetti Beethoven fosse tuttavia desideroso di mostrarsi non troppo iconoclasta nei confronti dei Maestri, proponendo un doveroso omaggio ai modelli (i Prussiani di Mozart e i quartetti centrali di Haydn), non modicando ancora radicalmente la scrittura e la struttura delle composizioni e raccogliendo una serie di sei lavori dello stesso tipo, come era consuetudine sin dallepoca barocca, anche se il desiderio di libert non tarda a mostrarsi nella variet degli accenti e nella ricchezza degli intenti, ormai lontani dal gusto settecentesco. Esempio di questa

posizione di svolta dello stile quartettistico beethoveniano proprio il Quartetto n. 4, lultimo della serie ad essere composto, che nel suo stile ripropone una sorta di riassunto delle convenzioni di quegli anni, quali la preminenza del primo violino e le melodie simmetriche e prevalentemente accompagnate piuttosto che lelaborazione paritaria tra le voci. Beethoven non amava affatto questo quartetto tra i sei, ritenendolo troppo commerciale. Eppure anche in esso serpeggia gi tutto il vero spirito del musicista: nella scelta tonale, quel do minore che tanto sar importante per lui e che gi qui fa sentire a tratti una certa qual gravit, nellalternanza tra severit e trasalimenti che caratterizza i bruschi cambiamenti dumore del primo tempo e nellandamento quasi eroico del Minuetto che segue il tradizionale Andante anche se poi tutto ritorna nei ranghi della normalit nel conclusivo, tradizionale, Rond. Nel ventennio che segue i Quartetti op. 18, Beethoven porter il genere denitivamente nella sala da concerto, aumentandone la monumentalit, lo spessore sonoro e la densit costruttiva. Ma negli stessi anni dei suoi ultimi capolavori, anche Schubert compone gli ultimi suoi tre quartetti, nei quali invece sottolinea e privilegia laspetto lirico-intimistico, e dove la saldezza costruttiva viene mascherata da una vena musicale ricchissima e allapparenza spon-

tanea. La diversit di queste composizioni dalle analoghe contemporanee beethoveniane ne spiega il riuto da parte degli editori dellepoca (il Quartetto D 810 La Morte e la fanciulla del 1824 ma sar pubblicato postumo da Czerny solo nel 1831), che preferivano il senso abissale e quasi esoterico del grande di Bonn alle inquietudini e al senso di rassegnazione veicolati da questi stupendi capolavori. Come avviene per altre composizioni strumentali, qui Schubert utilizza il tema di un Lied (da cui il sottotitolo), tuttavia, a differenza di quanto accade in altri casi, il Lied non viene utilizzato solo come tema per lAndante con Variazioni, ma rappresenta il vero e proprio cuore emotivo ed ideale di tutta la composizione. Nel Lied scrive Alfred Einstein Schubert aveva soltanto potuto suggerire quello che qui trova unespressione totale, in una sfera musicale pi ricca, pi libera. Egli non scrive musica a programma, e non neppure necessario che noi conosciamo il Lied per sentire nel valore simbolico di questa musica lineluttabilit del destino e la consolazione dellanima. La scansione ritmica dattilico-spondaica non segna solo il tema dellAndante, ma aleggia opportunamente trasformata nella struttura di ciascun movimento del quartetto. Cellula base del primo tempo, viene adeguata al clima dello Scherzo e inne si trasforma nella parossistica pulsazione di un Finale che viene denito, sempre da Einstein, una tarantella della morte. In ogni caso, il cuore espressivo di tutto la trasgurazione che il tema subisce nelle variazioni che con grande intensit spirituale ne trascendono lo spirito di partenza, rielaborandolo attraverso un modello costruttivo germinativo. Un quartetto che dimostrazione delle capacit costruttive schubertiane e della coerenza interna delle sue ultime grandi composizioni. E che indica quale fosse la sua scelta nella ricerca dellespressione cameristica romantica, raggiungendo una sfera musicale cos alta da non sentire pi la necessit, pur in una composizione derivata dal canto, dellaiuto delle parole.

Lo sapevate che... Gli ensemble pi rappresentativi dIrlanda sono tutti riuniti sotto la Radio TV nazionale: oltre al Quartetto, lOrchestra Sinfonica Nazionale, la Concert Orchestra e due cori
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MUSICA INSIEME

Foto Thierry Cohen

Sergej Nakariakov. Gi invitato da Martha Argerich come da Evgenij Kissin, debutta a Bologna il prodigioso trombettista russo
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Luned 6 febbraio 2012

60 anni di Musici
di Alessandro Taverna
e sue Memorie Carlo Goldoni le scrisse in francese come in francese ha scritto le proprie Giacomo Casanova. Veneziani tutti e due, il commediografo e il libertino hanno ricapitolato la loro esistenza votata ad una passione predominante, passione coltivata con un lucido accanimento, e si potrebbe arrivare a scambiare i titoli delle commedie scritte da Goldoni e i nomi delle donne amate da Casanova per accorgersi che la passione resta uguale, no allultimo giorno. Goldoni ha scritto a Parigi i Mmoires, pubblicandoli appena prima che scoppiasse la Rivoluzione Francese, che lo priver della pensione sprofondandolo nella miseria che accompagner gli ultimi mesi della sua vita. Quando muore segnata anche la sorte di Luigi XVI, a cui aveva dedicato la sua fatica letteraria. Sono nato a Venezia nel 1707 in una grande e bella casa situata tra il ponte dei Tomboli e quella della Donna Onesta. Nellinfanzia e nelladolescenza goldoniana evocata nei primi cinque capitoli c, ancor pi importante dellapprendistato teatrale, la chiamata alla scena. Non basta aver scritto a nove anni la prima commedia; non basta aver riconosciuto nel padre che gli fa il regalo di uno spettacolo allestito in un teatrino di palazzo il primo impresario della sua vita; prima dei quattordici anni Goldoni fa in tempo a fuggire con una compagnia di comici. C abbastanza per capire che il teatro non abbandoner pi il ragazzo. Come le donne non abbandoneranno Casanova. E sia Casanova che Goldoni con la mente non abbandoneranno mai Venezia, dove lacqua il riesso della musica. Neppure c da stupirsi che Venezia sia sempre stata allagata di musica. Proprio qui, dove il suono galleggia sullacqua, il melodramma nato nel Seicento una seconda volta per non morire mai pi, tenace come il contagio del morbo pi pernicioso. Ed un fenomeno

Un programma che omaggia Bologna per I Musici, complesso di riferimento per la musica italiana nel mondo, e protagonista nel 1988 della prima stagione di Musica Insieme

LUNED 6 FEBBRAIO 2012 TEATRO MANZONI ORE 20.30

I MUSICI SERGEJ NAKARIAKOV

tromba

Introduce il concerto Silvio Di Rocco, violista e presidente dei Musici

Marco Enrico Bossi Tre Intermezzi Goldoniani op. 127 Ottorino Respighi Aria per strumenti ad arco (composizione inedita del 1905) Felix Mendelssohn Concerto per violino e archi in re minore MWV O 3 (trascrizione per tromba di Mikhail Nakariakov) Jean-Baptiste Arban Il Carnevale di Venezia per tromba e archi Nino Rota Concerto per archi (dedicato ai Musici) Luis Bacalov Concerto grosso per archi (nuova versione cameristica, dedicata ai Musici)

naturale che nella citt lagunare si sia investiti dalla musica perno quando essa allapparenza sembra tacere, come sulle tele dei grandi maestri veneti del Cinquecento. Perno in questi dipinti un viaggiatore accorto come Hippolyte Taine risent larmonia che scaturisce dai colori ben distribuiti, opposti, e ricomposti come un concerto che riempie le orecchie. Concerto. Anzi: Concerto grosso. Quarantanni fa spiega Luis Bacalov mi chiesero di fare la colonna sonora per un lm dove il protagonista era un giovane veneziano decadente. Mi venne lidea di contaminare gli stilemi della musica vival-

Definito il Paganini della tromba" ha suonato con Martha Argerich, Evgenij Kissin, Tatyana Nikolayeva, e con le pi prestigiose compagini, come English Chamber Orchestra, Orchestra da Camera di Praga, St. Paul Chamber Orchestra, London Philharmonic Orchestra e sotto la direzione di musicisti del calibro di Bender, Bashmet, Ashkenazy. Nel 1991, a soli 14 anni, partecipa al Festival di Ivo Pogorelich di Bad Wrishofen, dove viene acclamato come Il giovane stregone della tromba. Nellagosto dello stesso anno debutta al Festival di Salisburgo ed un anno pi tardi ospite allo Schleswig-Holstein Musikfestival dove viene premiato con il Grand Prix Davidoff.

Sergej Nakariakov

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diana con il rock progressive. Assolo e ripieno: la dialettica innescata dal concerto barocco fu fatta rivivere dal compositore argentino in una forma contaminata e la formula del Concerto grosso di Bacalov sopravvissuta alla fortuna della pellicola per cui era originariamente destinata, e sullonda del favore del pubblico ha ritrovato gli archi, la fonte dispirazione. Per me gli steccati tra i generi, i muri dentro alla musica non esistono, sono tutti articiali. Nel mio paese, in Argentina, daltronde, ai miei tempi era normale che i musicisti classici suonassero per guadagnarsi da vivere, magari nei locali jazz. Certo qualche mio maestro ha storto il naso quando ho iniziato a frequentare la musica popolare, ma io non ci ho mai fatto caso. Si potrebbero confondere le parole di Bacalov, autore di tanti arrangiamenti musicali concepiti per il grande schermo, con certe dichiarazioni di Nino Rota, che agli stessi archi aveva destinato nel 1964 un Concerto chiaramente scandito in quattro mosse Preludio, Scherzo, Aria e Finale dove riannodarsi alla tradizione e alla lezione dei classici non sembra costare il superamento di nessun ostacolo. Non credo a differenze di rango nella musica. Non esiste per me differenza tra la musica

leggera, semileggera, colta. Musica per lm o altra musica, vi metto sempre lo stesso impegno. Diverso soltanto il territorio tecnico in cui mi muovo. Preludio, Gagliarda, Serenatina, Burlesca, Coprifuoco. Non sono nomi che distinto portano a evocare il nome di Goldoni. Nome peraltro costantemente evocato dai viaggiatori del Grand Tour che si affacciano a Venezia e sono subito investiti da un orizzonte da commedia. Del resto, di intermedi o intermezzi non ne ammettono le commedie goldoniane. Autore controvoglia di libretti dopera (per Baldassarre Galuppi), Goldoni restato un autore di testi refrattari alle inltrazioni di qualsiasi musica. Sorte ben diversa toccher alle creazioni teatrali di un altro veneziano. Tanto distanti dal realismo dei dialoghi goldoniani, le abe teatrali di Gasparo Gozzi saranno pronte ad invadere lEuropa musicale, con la Donna Serpente o con Turandot. Eppure si chiamano Intermezzi goldoniani le pagine per archi apprestate da Marco Enrico Bossi, e tenute a battesimo al Teatro Comunale di Bologna nel 1905 dalla bacchetta di Arturo Toscanini. Pi che Goldoni, quel che si respira aria di Venezia. Si stenta comunque a riconoscere la citt lagunare preFoto Tommy della Frana

Nati nel 1951, sono il pi antico gruppo da camera in attivit; hanno aperto la strada nel mondo intero alla musica italiana del Settecento e hanno inciso per la prima volta Le Quattro Stagioni di Vivaldi, vendendone la cifra record di oltre 25 milioni di copie. Regolarmente ospiti dei pi importanti festivals internazionali, hanno suonato nelle sale pi prestigiose, quali il Teatro Colon di Buenos Aires, la Carnegie Hall e il Lincoln Center di New York, lOpera di Tokyo, la Philharmonie di Berlino, il Palau de la Musica di Barcellona, lArts Center di Seul, la Boston Symphony Hall. Giunti al sessantesimo anniversario dalla loro fondazione, negli anni sono stati dedicatari di importanti composizioni da parte di autori quali Rota, Bacalov, Morricone, Bucchi, Sakamoto.

I Musici

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scelta sei anni dopo dallo scrittore Thomas Mann per mandarvi a morire Gustav von Aschenbach e nello stesso anno il compositore Franz Schreker a Venezia fa approdare il protagonista della sua opera lirica, Der Ferne Klang, esponendolo ad un contagio di mascheramenti e abiezioni. Niente di infetto nella Venezia del compositore italiano che al nome di Goldoni ascrive una suite di danze dove si respira aria dantico e dove gli esercizi di contrappunto sono di fattura squisita. Nulla di vivaldiano nella citt lagunare, non ancora nita nellorbita della musica del Prete Rosso: dovranno passare ancora degli anni prima della clamorosa riscoperta, alle Settimane Musicali Senesi, del nome di Antonio Vivaldi, tanto a lungo dimenticato n dai tempi delle querelles settecentesche fra musicisti italiani e stranieri e assente no a Novecento inoltrato dalle pur innumerevoli evocazioni del paesaggio sonoro veneziano. Tanto di goldoniano piuttosto, in questa Venezia denotata negli Intermezzi. Goldoni lidea della musica antica, che ai tempi si connota benissimo nella sofce coltre di uno stuolo di archi primo Novecento. Di archi si servir un giorno non troppo lontano Igor Stravinskij imboccando la strada del neoclassico in Apollon Musagte, e di archi si era gi valso Ottorino Respighi, innalzando un piccolo gioiello tutto intessuto di nostalgia con la sua Aria. Niente tracce vivaldiane nemmeno nel Carnevale di Venezia del compositore francese Jean-Baptiste Arban. Troppo presto per accorgersi di un compositore sfuggito allocchio e allorecchio e che pure sembra appartenere quanto Tintoretto o Tiepolo alla fonosfera veneziana. Altro evocher la citt a turisti stanziali o di passaggio come saranno nel primo Ottocento Lord Byron o Felix Mendelssohn-Bartholdy. Questultimo vi approda negli anni di una maturit precoce quanto lo era stata linfanzia prodigiosa, che porta a traguardi di inquietante facilit, in tutti i campi. LOttetto in mi bemolle maggiore stato scritto a sedici anni da un enfant prodige che era pronto a tradurre in versi tedeschi una commedia di Terenzio, mentre era impegnato nelle stesse settimane in esercizi di equitazione. In tutta la propria opera Mendelssohn evidenzia un carattere fantastico rivelatosi subito per uno dei tratti pi riconoscibili e connaturati della sua scrittura, che trascolora anche in quel precocissimo Concerto per violino e dove riafora quella cifra inconfondibile del compositore, che riecheggia lironia romantica di Ludwig Tieck o la paradossale leggerezza di Jean Paul. Le sue memorie, Felix Mendelssohn non le ha mai scritte, ma le sue parole rivivono in un ritratto afdato a Johann Christian Lobe e pubblicato nei Fliegende Bltter fr die Musik nel 1855. Lautore era troppo cauto per denirla come sarebbe oggi, unintervista. Eccone un brano, che suona esattamente come la vivace trascrizione di un nastro registrato a farsi sentire per prima la voce di Felix Mendelssohn: Io

DA ASCOLTARE
Dopo i fasti del periodo barocco, quella che era stata la tromba regale, sacra e guerriera conobbe perfezionamenti costruttivi che ne facilitarono molto il maneggio ma ne involgarirono il repertorio. Fra coloro che cercarono di opporsi alla china discendente brillano i nomi di alcuni francesi, in particolare quel Jean-Baptiste Arban (18251899) che con le sue variazioni su temi celebri in chiave di virtuosismo trascendentale (Il Carnevale di Venezia, La Norma) merit il soprannome di Paganini della tromba. Lo stesso appellativo circola a proposito di Sergej Nakariakov, ex fanciullo prodigio di Gorkij ed oggi divo globale poco pi che trentenne. Lincontro con I Musici di Roma, che di anni ne compiono giusto sessanta, propizia fra laltro la ricomparsa in appositi arrangiamenti di brani dedicati al prestigioso complesso cameristico da alcuni musicisti come Rota e Bacalov, suoi storici fiancheggiatori. La tendenza ad appropriarsi di repertorii disparati per epoca e veste originale Nakariakov laveva manifestata fin dal 2000 con le mirabolanti Variazioni su un tema rococ di ajkovskij (cd No Limit). Per emulare il violoncello, il funambolico russo si serve qui di uno speciale flicorno soprano a quattro pistoni capace di scendere unottava sotto quello ordinario. (cv)

sono dellopinione che nulla dies sine linea. Non faccio passare giornata senza comporre qualcosa. Ma quale artista gode ogni giorno del favore delle muse? Nessuno, ma io ugualmente posso sempre comporre qualcosa e questo qualcosa lo faccio per restare in forma. Allo stesso modo in cui un virtuoso perde sicurezza se abbandona il suo strumento anche solo per un breve lasso di tempo, cos succede per la mente che perde di freschezza e agilit se certi esercizi sono trascurati. Per restare in esercizio, compongo sempre, ma lo spirito non sempre con me. Tante volte mi sono accorto di aver creato composizioni che mi hanno recato poco piacere e che non mi sono sembrate niente di speciale.... Ho sempre pensato alla sorte dellartista che obbligato a creare per guadagnarsi da vivere. Ma ci sono altre ragioni per un artista. Sarei curioso di conoscerle. Il mondo si dimentica facilmente di noi not Mendelssohn e lartista una volta apparso in pubblico, deve cercare di contrastare questa tendenza alloblio attraverso frequenti pubblicazioni di nuove opere. Non deve restare assente da nessun catalogo. Ci sono tanti e tanti compositori. Sparisci da un catalogo di musica per qualche anno e sei perduto perch ti hanno gi dimenticato.

Lo sapevate che... Nakariakov inizia allet di 9 anni gli studi di pianoforte, ma nel 1984 subisce un incidente che gli lesiona la colonna vertebrale e gli impedisce di stare seduto a lungo; inizia cos a studiare la tromba, incoraggiato dal padre, suonatore dilettante dello strumento
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Foto Christian Steiner

Lapogeo della sonata

Luned 13 febbraio 2012

Debutta a Bologna la straordinaria violoncellista americana, gi diretta da Barenboim, Mehta e Temirkanov, e protagonista nel 2009 del concerto per il primo anniversario della presidenza Obama di Margherita Scherpiani
pubblicato quando lautore era ancora in vita. Dedicatario dellopera era il celebre violoncellista Auguste Franchomme, che la esegu per la prima volta nel 1848, alla Salle Pleyel di Parigi, insieme allo stesso Chopin. Il lavoro di composizione, interrotto da continui ripensamenti, riprese e abbandoni, si protrasse per quasi due anni, rivelandosi assai impegnativo sia sul piano strettamente intellettuale che su quello della traduzione formale e strumentale delle idee musicali. Ma il risultato di questo travagliato processo creativo fu una delle pagine cameristiche pi potenti del Maestro polacco, che contribu in maniera determinante a consacrarne limmagine di romantico visionario e appassionato. Il turbamento che ha accompagnato la genesi dellopera emerge chiaramente dalla struttura compositiva, dallinquieto snodarsi delle linee melodiche e dallimpetuosa dinamicit dellelaborazione tematica, soprattutto nellultimo movimento, Allegro, e nel primo, un Allegro moderato che supera in durata linsieme dei tre seguenti. Di segno meno sperimentale sono invece i due movimenti centrali, lo Scherzo, che esibisce nel Trio una melodia calda e appassionata, e il Largo, dallatmosfera distesa e sognante. Da ogni singola nota di questa partitura emerge prepotente la grandezza dello Chopin maturo, capace di ottenere effetti dineguagliabile in-

a nascita del violoncello pu essere fatta risalire agli inizi del XVII secolo, quando lo strumento inizi ad assumere una forma e una struttura stabili, differenziandosi sempre pi dagli altri componenti di quella che veniva genericamente denita la famiglia dei bassi di viola da braccio. Gi in epoca barocca autori come Bach, Geminiani e Vivaldi utilizzarono il violoncello in numerosi lavori, sia come basso continuo che in veste di strumento solista, mentre tra la ne del Settecento e linizio del secolo successivo furono soprattutto Haydn e Beethoven a dare al violoncello un ruolo primario nelle loro composizioni. Fu soltanto a partire da met Ottocento, tuttavia, che lo strumento ricevette la sua denitiva consacrazione, grazie soprattutto alla progressiva affermazione della sonata per violoncello e pianoforte. Molti fra i pi grandi compositori del XIX secolo si cimentarono in questo genere musicale, che a partire da allora, e no ai giorni nostri, si progressivamente arricchito di un repertorio vasto e composito, di cui limpaginato di questo concerto intende restituire un signicativo spaccato. La Sonata in si minore op. 65, scritta nel 1847, fu uno dei pochissimi lavori chopiniani a contemplare la presenza di un altro strumento accanto al pianoforte, e lultimo ad essere

LUNED 13 FEBBRAIO 2012 TEATRO MANZONI ORE 20.30

ALISA WEILERSTEIN violoncello INON BARNATAN pianoforte


Johannes Brahms Sonata in mi minore op. 38 Benjamin Britten Sonata in do maggiore op. 65 Igor Stravinskij Suite Italienne Fryderyk Chopin Sonata in sol minore op. 65

Introduce il concerto Giordano Montecchi. Saggista e critico musicale per quotidiani e riviste,insegna Storia della musica e Musicologia sistematica al Conservatorio di Parma

tensit espressiva con una scrittura elegante e cristallina, che non lascia spazio a sterili esercizi di stile. La Sonata in mi minore op. 38 fu ultimata da Brahms nellestate del 1865 ed eseguita per la prima volta a Lipsia nel 1871. Il compositore dedic lopera allamico Joseph Gnsbacher, per ringraziarlo del sostegno accordatogli qualche tempo prima nella nomina a direttore della Singakademie di Vienna. Avvolta da unatmosfera plumbea e drammatica, che in tanti hanno interpretato come un cenno autobiograco dellautore alla recente scomparsa della madre, questa partitura rivela in realt uninnegabile felicit inventiva, proba-

Dalla sua prima esibizione pubblica a soli 12 anni con la Cleveland Orchestra ad oggi, la carriera di Alisa Weilerstein stata in netta ascesa e lha portata a suonare nelle sale pi prestigiose, dalla Carnegie Hall di New York alla Salle Pleyel di Parigi, al Barbican Center di Londra; ospite abituale delle pi famose orchestre, quali New York Philharmonic Orchestra, Berliner Philharmoniker, Filarmonica di San Pietroburgo e Orchestra Simn Bolvar, stata diretta da Maestri come Maazel, Mehta, Barenboim, Temirkanov, Dudamel. Ospite di festival internazionali quali lAspen Music Festival e il Verbier Festival, stata protagonista nel 2007 di una tourne del ciclo Gil Shaham & Friends. Nel novembre 2009 ha avuto lonore di esibirsi alla Casa Bianca in occasione del concerto per il primo anniversario della presidenza Obama.

Alisa Weilerstein

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bilmente collegata al momento di grande appagamento esistenziale che il trentaduenne Brahms stava vivendo. Nellincantevole cornice naturale della cittadina di Baden-Baden, ritemprato da una lunga vacanza e circondato dallaffetto di amici artisti, intellettuali e musicisti, il compositore si trovava infatti nel pieno di un periodo di

fervido estro creativo e intensi stimoli intellettuali, il cui esito pi immediato fu appunto la creazione di uno dei suoi pi noti capolavori. La Sonata composta da tre movimenti ed priva del tradizionale movimento lento centrale, anche se pare che Brahms avesse abbozzato un Adagio, poi soppresso, e verosimilmente riutilizzato a distanza di ventanni nella composizione dellAdagio della Seconda Sonata op. 99. Il materiale melodico da cui si sviluppa il processo compositivo

viene quindi interamente esposto nel primo movimento, lAllegro non troppo, che costituisce un brillante esempio di forma-sonata a tre temi anzich a due, come nella tradizionale sonata classica. A un primo tema in modo minore, di carattere intimamente cantabile ed espressivo, ne segue un secondo, ancora in modo minore, costruito su un gioco dincastri che ricorda gli incipit di alcuni canoni settecenteschi, arricchiti per da unemotivit appassionata tipi-

Nato a Tel Aviv, e trasferitosi a Londra per studiare alla Royal Academy, nel 2009 vince lAvery Fischer Career Grant e viene premiato come Young Artist dellanno dalla Classical Recording Foundation di New York. Si esibito nei pi famosi centri musicali, quali Carnegie Hall e Lincoln Center di New York, Concertgebouw di Amsterdam, Wigmore Hall di Londra, Salle Gaveau di Parigi, Teatro dellArte di Shanghai. Ha suonato con compagini quali lOrchestra Filarmonica dIsraele, lOrchestra Sinfonica di Shanghai, la London Soloists Chamber Orchestra, la New Europe Orchestra, e si esibito allinterno del prestigioso ciclo Rising Stars di Bruxelles. Fondatore del Fidelio Piano Quartet, ha collaborato, tra gli altri, con il Jerusalem String Quartet e la violinista Liza Ferschtman.

Inon Barnatan

Foto Marco Borggreve

Luned 13 febbraio 2012

camente brahmsiana. Subentra poi un terzo tema, stavolta in modo maggiore, percorso da uninessibile pulsazione ritmica al basso, che lascia trasparire ancora una volta un tentativo di recupero del barocco. Tale tentativo viene del resto reso esplicito nel Finale, che difcile non interpretare come una vera e propria citazione del Bach dellArte della fuga. La Suite Italienne di Igor Stravinskij, originariamente scritta per violino e pianoforte, nacque come arrangiamento di alcuni brani del balletto Pulcinella, composto nel 1919 dallo stesso Stravinskij a partire dallelaborazione di materiali tematici tratti dal primo Settecento strumentale italiano, in particolare dal repertorio di Giovanni Battista Pergolesi. La scelta di attingere a modelli cos lontani nel tempo, dopo che lautore aveva rmato alcuni dei pi signicativi capolavori dellavanguardia novecentesca, fu accolta dalla critica coeva con un certo scetticismo e tanto bast, in unepoca particolarmente turbolenta per le vicende estetiche della musica colta occidentale, ad attirare su Stravinskij laccusa di aver abbandonato la sua vocazione sperimentale in favore di un neoclassicismo patinato e di maniera. Allascoltatore contemporaneo, tuttavia, le riletture stravinskiane appaiono dotate di una prospettiva totalmente autonoma, quasi eversiva nella metodica opera di scomposizione e raccostamento dei diversi piani armonici, melodici e timbrici. La trascrizione per pianoforte e violoncello, realizzata nel 1932 con la collaborazione di Gregor Piatigorskij, conserva della Suite originaria quasi tutti i movimenti, soprattutto quelli esterni con la loro prorompente carica espressiva, ovvero la brillante Introduzione e lo sfarzoso Minuetto che, con un graduale crescendo, sfocia in un Finale brioso e spumeggiante. La Sonata in do maggiore op. 65 la prima di una serie di cinque

DA ASCOLTARE
Del 2009 il dvd Euro Arts che vede Alisa Weilerstein eseguire il Concerto op. 85 di Elgar accanto ai Berliner Philharmoniker diretti da Daniel Barenboim. Ma ricordiamo anche rimpatriate familiari di altissimo livello sotto letichetta del Weilerstein Trio di Boston: il padre Donald al violino, la madre Vivian al pianoforte e lei stessa al violoncello, ad esempio per i Trii di Dvok (Koch Records, 2006), o di Schumann (E1 Music, 2009). Laltro fratello Joshua, minore di cinque anni, ha scelto invece la carriera direttoriale. Non disperiamo di ascoltarli riuniti un giorno o laltro nel Triplo Concerto op. 56 di Beethoven, una pagina che parrebbe fatta apposta per loro. Intanto la riccioluta Alisa continua in giro per i continenti una carriera solistica cominciata a soli 13 anni, quando debutt con la Cleveland Orchestra nelle Variazioni su un tema rococ di ajkovskij. Nel frattempo, chiss come, ha pure trovato il tempo di laurearsi alla Columbia University di New York con una tesi in storia della Russia. Del suo accompagnatore Inon Barnatan, nato a Tel Aviv nel 1979, ci piace ricordare la parentela spirituale con lItalia: allievo a Londra di Maria Curcio. Non risulta al momento alcuna registrazione comune del nostro duo; attendiamo speranzosi. (cv)

composizioni che Benjamin Britten dedic al violoncello. Allorigine di questopera vi lincontro con il violoncellista Mstislav Rostropovic, la cui tecnica prodigiosa affascin il compositore inglese a tal punto da suscitare in lui la curiosit e il desiderio di misurarsi con le possibilit espressive di questo strumento. Fu Dmitrij ostakovic a presen tare i due musicisti, nel 1960, in occasione della prima londinese del suo Primo Concerto per violoncello, eseguito proprio da Rostropovic . Al ter mine dello spettacolo Britten espresse al solista la propria sincera ammirazione e questultimo gli chiese di scrivere un pezzo per lui, proposta che il compositore accett di buon grado, a patto di poter essere egli stesso ad afancarlo al pianoforte nella prima esecuzione pubblica dellopera. Terminata pochi mesi dopo, la Sonata debutt nel luglio del 1961 al celebre Festival di Aldeburgh e, oltre a ricevere consensi entusiastici da parte del pubblico, fu salutata dalla critica come uno dei lavori pi interessanti del decennio. Nonostante ci rimase sempre una delle pagine meno eseguite dellau-

tore inglese, a causa delle enormi difcolt tecniche insite nella partitura. Il brano, nella brevit dei suoi cinque tempi, riesce a coniugare con straordinaria efcacia la tradizione della sonata classica e la prorompente vocazione narrativa di Britten, esponendo gi nel quieto movimento dapertura, Dialogo, tutto il materiale musicale che diverr oggetto delle successive elaborazioni. Il secondo movimento, uno Scherzo-pizzicato, offre infatti una rilettura in chiave percussiva delle progressioni armoniche gi presenti nel Dialogo, mentre le terze parallele del primo movimento ritornano, cromaticamente alterate, nella successiva Elegia. Segue una Marcia dal carattere grottescamente bitonale, il cui andamento scalare ricalca la stessa alternanza di toni e semitoni gi ascoltata in apertura, mentre il nale, lacceso Moto Perpetuo, sembra racchiudere in unastratta forma di rond le guizzanti articolazioni melodiche del violoncello e gli arditi cromatismi del pianoforte, nch la tonalit di do maggiore non ritorna, come unattesa benedizione, a suggellare la chiusura del cerchio.

Lo sapevate che... Dal 2008 Alisa Weilerstein portavoce della Fondazione per la ricerca sul diabete giovanile, del quale affetta. Il suo impegno di concertista mira a sensibilizzare il mondo su questa grave malattia, e a dimostrare che il diabete non deve impedire di perseguire i propri sogni

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Luned 20 febbraio 2012


Il pluripremiato quartetto di Praga, presentato a Bologna da Musica Insieme dopo la vittoria al Concorso Borciani 2005, reca un omaggio a Debussy nel 150 anniversario della nascita
di Sara Bacchini

Geografia del quartetto


l quartetto per archi, affermatosi come genere autonomo nella seconda met del XVIII secolo ad opera di Haydn, Mozart e Beethoven, sin da allora si conquistato il ruolo di genere strumentale pi rappresentativo della scuola austro-tedesca. facile quindi intuire come dovesse risultare problematico scrivere un quartetto per i compositori delle nuove scuole nazionali russa, francese, moldava, ungherese rappresentanti di Paesi musicalmente giovani ma che, nella seconda met del XIX secolo, stavano cercando un proprio posto e una propria sionoLUNED 20 FEBBRAIO 2012 TEATRO MANZONI ORE 20.30

PAVEL HAAS QUARTET


VERONIKA JARUKOV violino EVA KAROV violino PAVEL NIKL viola PETER JARUEK violoncello

Introduce il concerto Alessandro Taverna. Da pi di ventanni si occupa di cronache musicali su riviste e quotidiani, fra cui le pagine bolognesi del Corriere della Sera

Ptr Ilic Cajkovskij Primo Quartetto in re maggiore op.11 Claude Debussy Quartetto in sol minore op. 10 Bedrich Smetana Primo Quartetto in mi minore Dalla mia vita

mia, e per far ci dovevano svincolarsi dalla predominante cultura austro-tedesca. In Russia, Ptr Ilic C ajkovskij era, a differenza di altri suoi contemporanei, un artista aperto agli inussi della grande tradizione musicale europea, i cui alti esiti avrebbero potuto arricchire la stessa musica russa, e sarebbe stato quindi insensato, secondo la sua prospettiva, riutarli. Altri, al contrario, ritenevano che i musicisti russi dovessero respingere ogni inquinamento proveniente dallOccidente e attingere esclusivamente alle tradizioni nazionali, per poter esprimere lo spirito autentico del proprio po polo. Cajkovskij per, nonostante le tendenze occidentalizzanti e lammirazione per i classici, non riusciva a farsi piacere sino in fondo la sonorit del quartetto per archi e non condivideva il severo spi-

rito architettonico di questo genere musicale; cerc quindi di trasformarlo in una specie di diario dellanima, travasandovi melodie e ritmi tradizionali della propria terra. Il suo Quartetto per archi n. 1 (in re maggiore, op. 11), composto nel 1871, fu anche uno dei suoi primi successi. Opera ricca di emotivit, nel cui pathos controllato si sente la voce dellanima segreta dun artista rafnato e sensibile, essa si esprime in una lingua familiare e tenera, che richiama leggerezze mendelssohniane, tra intime essioni malinconiche ed echi di vita popolare. Il romantico primo movimento (Moderato e semplice Allegro giusto) sembrerebbe guardare a Schubert, ma i temi che lo contraddistinguono hanno una reminescenza e una tenerezza tipicamente slave, che emergono anche nellAndante can-

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Impostosi allattenzione di critica e pubblico con la vittoria al Concorso Rimbotti nel 2004, ed al Festival Primavera di Praga nonch al Concorso Borciani nel 2005, il praghese Quartetto Pavel Haas ha da allora suonato nelle pi prestigiose sale, dalla Carnegie Hall di New York al Konzerthaus di Vienna, dal Mariinskij di San Pietroburgo alla Royal Concert Hall di Glasgow. Invitato regolare di manifestazioni come le Schubertiadi di Schwarzenberg, il Festival di Edimburgo, il Festival Dvok di Praga, ha tenuto tournes in Australia, negli Stati Uniti e in Giappone, dove ha registrato un programma su Janek e Haas per la TV nazionale NHK. Nel 2007 la Filarmonica di Colonia ha scelto il Quartetto Pavel Haas per il ciclo ECHO Rising Stars, mentre nel 2009 il Quartetto ha preso parte al ciclo BBC Generation Artists; lanno successivo, sempre la BBC ha ospitato il Pavel Haas come Quartetto in Residenza per un ciclo di quattro concerti. Nel 2010 il Pavel Haas ha ottenuto la prestigiosa borsa di studio assegnata dalla Fondazione BorlettiBuitoni, istituzione nata per promuovere i giovani talenti musicali.

Pavel Haas Quartet

tabile, dove una melodia popolare si alterna a un tema dal carattere pi mondano, ma egualmente molto espressivo. Il terzo movimento, Scherzo Allegro non tanto, una robusta danza contadina russa, la cui allegria popolare prosegue nel Finale, in cui salternano un esuberante tema di danza e un secondo tema cantabile e profondamente espressivo. Anche in Francia la storia del quartetto breve e alquanto discontinua: non risulta infatti nessun capolavoro prima degli ultimi anni dellOttocento e pochi, ma signicativi, lavori a partire dal 1889, anno in cui il Quatuor di Csar Franck (belga di nascita, ma attivo sulla scena musicale francese) riscosse grande e inatteso successo. Ad esso seguiranno poi i Quartetti di Gabriel Faur (1876, 1885), il Quartetto di Vincent dIndy (1890) e

i due lavori di Debussy e Ravel. Claude Debussy compose il Quartetto per archi in sol minore op. 10 fra lestate del 1892 e il febbraio del 1893, in un periodo dominato da lavori di marca simbolista (Prlude laprs-midi dun faune, Nocturnes) ma ancora sensibile agli inussi franckiani, soprattutto nella forma ciclica che permea la struttura dellopera, unita qui alla forma della variazione. I quattro movimenti dellop. 10 sono caratterizzati infatti da un unico tema in continua trasformazione e sostenuto da unarmonia dai colori sempre cangianti, oltre che da micro-variazioni che interessano tanto laspetto ritmico quanto quello coloristico-modale e si alternano a riesposizioni del tema fondamentale, in un variegato e coloratissimo mosaico musicale. Il primo movimento, Anim et

trs decid, in forma-sonata e si apre con lesposizione del tema principale proposto dai quattro strumenti con energica fermezza: il prolo tagliente e il disegno ritmico ben denito permettono allascoltatore di percepirlo immediatamente come cardine dellintera composizione, facilitandone il riconoscimento nelle successive riapparizioni. Seguono lo sviluppo, che si apre enfaticamente con una ripresa del tema principale che inttisce il tessuto strumentale no a raggiungere lapice e a frantumarsi in varie schegge motiviche, e una ripresa priva di qualunque analogia con lesposizione. Il secondo movimento, Assez vif et bien rythm, in forma di scherzo, si apre con un virtuosistico pizzicato dei quattro strumenti, ed attraversato da un ostinato che sembra essere un ricordo della fortissima impressione che esercit su Debussy lorchestra giavanese allEsposizione Universale parigina del 1889.
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LAndantino (Doucement expressif ), sempre in forma tripartita, presenta nelle due sezioni estreme una sonorit rarefatta e impalpabile, che crea forte contrasto con lepisodio centrale pi mosso: nella prima parte i quattro archi usano la sordina, creando unatmosfera sonora dolce e delicata, mentre la sezione centrale aperta dal recitativo della viola ripropone una variazione del tema seguita da un progressivo animando delle quattro voci che raggiungono un intenso apice dinamico per poi ricadere nel suono ovattato della sordina. La ripresa abbreviata conduce allultimo movimento (Trs moder Trs mouvement et avec passion), che prende lavvio da una introduzione lenta ed elabora il tema principale in arabeschi melodici dalle sonorit misteriose. Nel successivo episodio, le quattro voci strumentali entrano in successione quasi a canone, creando unincalzante progressione ascendente che si dissolve nel pianissimo. A seguito di cromatismi, variazioni tematiche e dinamiche, nel nale Trs vif ritorna trionfale, in virt di una sapiente trama contrappuntistica, il tema fondante lintera composizione, che chiude il quartetto. A differenza della scuola russa e francese, la musica di ceppo boemo si diffuse in Europa nel Settecento e si intrecci strettamente alla tradizione austro-tedesca. Con i moti del 1848 e con le relative concessioni politiche alle etnie che formavano lImpero, la musica locale assunse una propria individualit, e il primo musicista in cui la nazione boema si riconobbe fu Smetana, anche se lidentit nazionale non fu, almeno dal punto di vista musicale, una scoperta autonoma ma avvenne gi in anni precedenti per merito di Franz Liszt. La produzione strumentale cameristica di Smetana, nonostante sia quantitativamente limitata, offre al suo interno esempi di rara intensit, come il Primo Quartetto per archi (1876), non a caso divenuto molto popolare. Del resto,

DA ASCOLTARE
Prima di scomparire nella diabolica fornace di Auschwitz, Pavel Haas, un ebreo moravo pupillo di Janek, fece in tempo a comporre tre quartetti per archi che il giovane complesso a lui intitolato ha da poco inciso per letichetta Supraphon. Tira aria di famiglia: dopo varie scissioni e rimpasti, i coniugi Jarek (la fondatrice Veronika al primo violino e Peter al violoncello) restano padroni del campo. La viola Pavel Nikl, in ballo fin dal debutto, e il secondo violino Eva Karov, ultima arrivata, completano questa formazione la cui et media supera di pochissimo la trentina. In Italia i quattro ragazzi cechi sono gi di casa, avendo vinto i premi Rimbotti e Borciani nonch una borsa di studio della Fondazione Borletti-Buitoni. Il loro suono maturo e classicamente composto, le scelte di programma si orientano in primo luogo sul ricchissimo repertorio nazionale di quella Boemia che gi Charles Burney definiva il gran seminario musicale dEuropa. Ma anche Haydn e Mozart, Beethoven e Schubert, Ravel e Prokofev sono al centro delle loro attenzioni interpretative. Di certo il loro volo appena allinizio. Consigli per lascolto: i Quartetti di Dvok op. 96 e 106, sempre per la gloriosa etichetta Supraphon risorta dalle ceneri.(cv)

Smetana scelse coscientemente di seguire una via personalissima che non contemplasse imitazioni o consumo acritico di materiali popolari, per ripensare invece con spontaneit e freschezza il romanticismo tedesco. Ed proprio laspetto sentimentale che nel Quartetto in mi minore acquista proporzioni perfette a rappresentare la sua qualit pi convincente. In questopera, cui il compositore stesso volle dare il sottotitolo Dalla mia vita, si contemperano due esigenze: quella di conservare larchitettura cameristica di provenienza tedesca e quella di osservare lestetica progressista, teorizzata da Liszt, di conferire un contenuto, un programma, alla musica. La connessione d un risultato molto suggestivo grazie allequilibrio fra la struttura formale e il mlos boemo: la vita, per Smetana, si rispecchia in una serie di rimembranze musicali rese ancor pi struggenti dal fatto che il musicista era ormai completamente sordo, quando compose il Quartetto, nel 1876. Una lettera di Smetana allamico Debrnov costituisce il programma del brano: A proposito del quartetto, ne lascio giudicare lo stile ad altri e non mi irrito se non piace o se viene considerato contrario allo stile quartettistico []. La forma di ogni

composizione, per quanto mi riguarda, dettata dal suo soggetto []. Mia intenzione era di descrivere con la musica la mia vita. Il primo movimento descrive il giovanile accostarmi allarte, lo spirito del romanticismo, lindicibile tenerezza suscitata in me da qualcosa che non posso esprimere n definire, e un presagio della sventura. La lunga ed insistente nota nel finale la rievoca. Essa simboleggia il fatale echeggiare, nei miei orecchi, delle note acute che, nel 1874, annunciarono linizio della mia sordit. Il secondo movimento, quasi-polka, riporta alla mia mente i giorni felici della giovent, quando componevo musiche di danza ed ero conosciuto dappertutto come un appassionato ballerino. Il terzo movimento (quello che, secondo i signori esecutori, sarebbe ineseguibile) mi ricorda la felicit del primo amore, la ragazza che in seguito divent la mia prima moglie. Il quarto movimento descrive la scoperta di poter inserire elementi nazionali nella musica, la mia gioia di poter seguire questa via fino a quando non venni colpito dalla catastrofe della sordit, la prospettiva di un terribile futuro, le esili speranze di riprendermi, infine, un sentimento di penoso rammarico, ricordando tutte le promesse iniziali della mia carriera.

Lo sapevate che... Il Quartetto prende il nome dal geniale compositore ceco Pavel Haas (18991944), allievo di Janc deportato a Theresienstadt nel 1941 e morto ad Auschwitz tre anni dopo ek,
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MUSICA INSIEME

PER LEGGERE
Eric Siblin
Le Suites per violoncello (Il Saggiatore, 2011)

di Chiara Sirk

MUSICA

Il libro di Eric Siblin Le Suites per violoncello. Da Johann Sebastian Bach a Pablo Casals: storia e misteri di un capolavoro barocco, edito da Il Saggiatore (310 pagine), piacevole da leggere e ricco di curiosit. Lautore un critico di musica pop pentito. Hanno contribuito al suo ravvedimento la pessima qualit di tanta musica che era costretto ad ascoltare per lavoro, ma, soprattutto, la scoperta delle Suites di Bach. Il volume racconta storia, aneddoti e curiosit relativi a questo capolavoro. Siblin spazia dalla storia allinterpretazione, dedicando un omaggio a unopera rimasta nascosta per due secoli e poi impostasi allattenzione degli ascoltatori con un successo sbalorditivo. Del resto, le Suites stesse non sono forse una continua sorpresa? Scrive Siblin: Se ho seguito il cammino di questa musica per cos tanto tempo, perch nelle Suites per violoncello c davvero tanto da ascoltare. Il genere pu essere barocco, ma ci sono personalit multiple e cambi di atmosfera. Io sento pittoresche melodie contadine e minimalismo postmoderno, balli medievali e colonne sonore di lm di spionaggio.
Natalie Bauer-Lechner
Mahleriana. Diario di unamicizia (Il Saggiatore, 2011)

PATRIOTTICA
Dal melodramma agli inni popolari, dai libretti alla censura: i complessi rapporti fra musica e Risorgimento in un saggio ampio e ben documentato

Nel 1890 Natalie BauerLechner, viola del celebre quartetto femminile Soldat-Rger, conosce Gustav Mahler e no al 1902 mantiene con lui un sodalizio intenso e costante. Mahleriana. Diario di unamicizia, edito da Il Saggiatore (301 pagine), riporta i suoi ricordi in un libro ricco di testimonianze sul musicista e sulla vita musicale dellepoca, ma non mancano toccanti aspetti umani. Sono gli anni in cui Mahler si afferma come direttore dorchestra, dalla direzione dellOpera di Amburgo alle gloriose stagioni al Teatro di Corte di Vienna. Natalie, che gli sempre accanto, ne registra i pensieri e le riessioni su Bach, Brahms, Beethoven, Liszt, Berlioz e Wagner. Lo vede comprenderne la grandezza e trasmetterla ai musicisti, ai cantanti e inne al pubblico, grazie al suo genio interpretativo. Assiste alla genesi delle prime sinfonie mahleriane, dei Lieder di Des Knaben Wunderhorn e ai tormenti creativi del musicista. Partecipa alle difcolt di Mahler col pubblico che, se da un lato lo esalta come direttore dorchestra, dallaltro stenta ad accogliere le sue composizioni, per poi amarle sempre di pi.
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Per i tipi delleditore Dalai, esce O mia patria. Storia musicale del Risorgimento, tra inni, eroi e melodrammi, curato da Giovanni Gavazzeni, Armando Torno e Carlo Vitali. Prefazione di Philip Gossett. Nellanno del 150 dellUnit non certo mancata lattenzione alla musica e al suo ruolo nel periodo risorgimentale. Sono stati pubblicati parecchi libri, con vari esiti. Questo ci sembra il pi ampio (336 pagine), ben documentato, pieno di connessioni fra storia, losoa, letteratura, pronto ad offrire un quadro dei rapporti fra musica, storia e politica, sempre esistiti, ma forse mai come in questo caso evidenti e forti. Tutti conoscono il ruolo di Verdi: si studia a scuola, se n scritto abbondantemente, ma i rapporti fra musica e Risorgimento non si esauriscono qui. Il maggior pregio del volume di rendere conto di un variegato mondo della musica in senso lato, che non si esaurisce nel melodramma e nei suoi maggiori protagonisti: da Verdi padre musicale della Patria, a Rossini super partes, a Donizetti osteggiato dalla censura suo malgrado. Accanto ai musicisti sono interessanti, per capire il clima dellepoca, i rapporti tra librettisti e censori, pi tolleranti prima del 1848, spietati dopo, una volta compresa lenorme inuenza dellopera sugli animi. Del resto, quando Si ridesti

il leon di Castiglia dallErnani di Verdi diventava Leon di San Marco (si era ovviamente a Venezia, nel 1848) facilmente intuibile quanto sinammassero i cuori e quanto le gi severe autorit ancora pi sindisponessero. Ma la lotta allo straniero, spiega il libro, si consumava nei teatri in molti modi e registrava piccoli episodi di eroismo niti dimenticati: come i casi di celebri cantanti incarcerati per aver inserito la parola libert in unaria o che sostenevano esuli indigenti. Anche il cinema, con Senso di Visconti, ci ricorda come nel 1866, in una Venezia ancora occupata, linvito di Manrico a prendere le armi nella famosa Pira del Trovatore scatenasse il pubblico della Fenice in una dimostrazione contro gli Austriaci, coperti di volantini e ori tricolori, al grido di Viva lItalia!. Ma al di l della mitologia risorgimentale, costruita e imposta nel periodo post-unitario, esiste anche un corpus di inni popolari cancellati dalla storia che si vanno riscoprendo, e di cui ci offre un prolo la prefazione di Philip Gossett. Versi per cui i nostri antenati simmolavano. La musica, dunque, stata il grande veicolo degli ideali patriottici, costituendo una vera storia non scritta del Risorgimento.
Giovanni Gavazzeni, Armando Torno, Carlo Vitali O mia patria, Dalai, 2011

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MUSICA INSIEME

DA ASCOLTARE

di Carlo Vitali

MADE IN ITALY DI QUALIT


Dal violoncello virtuoso di Nino Rota ai Concerti per archi del Prete Rosso: nella scelta discografica di questo numero, autori e interpreti italiani la fanno da padroni

Vronique Gens, soprano Les Talens Lyriques, Christophe Rousset dir.


Tragediennes 3: Les Hrones Romantiques Virgin Classics 50999 0709272 25 DDD 67:49

Terza dispensa di unantologia storica sullopera seria francese, che era partita con Lully ed oggi procede di un altro secolo, pi o meno dalla Bastiglia a Sedan, senza trascurare lungo il percorso quelle migrazioni del gusto che videro Sacchini e Piccinni, Salieri, Cherubini e Verdi cimentarsi in generi come la tragdie lyrique e il grand opra. Si vorrebbe forse obbiettare allequilibrio delle scelte: al posto di un Mermet del 1864 o di un Saint-Sans del 1883 si poteva dare pi spazio ad un capolavoro proto-romantico come Les Danades di Salieri, qui campionato solo da una risaputa ouverture, per di pi diretta da Christophe Rousset ad un tempo precipitoso che ne frantuma larticolazione interna. Ma questo lunico neo imputabile al maestro transalpino e ai suoi Talens Lyriques, come sempre ammirevoli per suono cristallino, ampia tavolozza coloristica e preziosi vibrati darco. Ben sostenuta da s lussuoso accompagnamento, Vronique Gens sale in cattedra quale forte chanteuse addetta ai ruoli di eroina tragica: Iphignie di Gluck, Didon di Berlioz, Hrodiade di Massenet e perno unimprevista Andromaque di Kreutzer (s, proprio quello della Sonata a...). Diverse prime esecuzioni moderne rendono imperdibile la presente registrazione per gli appassionati della materia.
I Musici
Antonio Vivaldi: Concerti per archi e continuo fon CD085 DDD 57:06

Nasceva nel 1951 e debuttava un anno dopo, salutato dalla benedizione di Toscanini, quel gruppo di dodici neodiplomati di Santa Cecilia che con la ragione sociale I Musici scelse Vivaldi quale autore di riferimento o italica griffe da esportazione. Adeguandosi con cautela alle novit e rinnovando i ranghi da cima a fondo, sono ancora qui: col sound terso e il ritmo alacre che privilegia i tempi forti poco concedendo allimprovvisazione. Classici o neoclassici? Godibile laudio digitale hi-tech.

La formazione di Nino Rota era avvenuta in seno a unItalia musicale del primo Novecento impegnata a corteggiare la forma semplice e quella smodata spontaneit di cui parla Giovanni Morelli. Nel secondo dopoguerra la musica italiana aveva poi riagganciato il passo radicale delle avanguardie europee, pur senza riuscire a spegnere la vitalit di uno stile nazionalpopolare. Ma di ci basti; perch poetica, fonti e parentele stilistiche del Rota compositore serio sono analizzate da Giovanni Gavazzeni nelle note di copertina con un mix di dottrina e affabile sobriet quali oggi sempre pi raro trovare in tal genere di letteratura. Due composizioni nellimmodesto formato del concerto classico per strumento solista e orchestra, scritte nel biennio 1972-73. Sono gli anni delle Olimpiadi di Monaco e della visita di Nixon in URSS. Ecco: forse solo nella Russia breneviana di quel tempo, mentre si stava spegnendo la corrosiva ironia di ostakovic contro limperativo ideologico realismo socialista pi romanticismo rivoluzionario, Rota avrebbe potuto trovare come di fatto trov qualche apprezzamento per il suo modo di comporre. Tutto il contrario qui da noi. Immediatezza, ingenue certezze del sentimento, malinconia stranamente felice sono i valori riconosciuti al suo dettato dai pochi estimatori di allora, ma rovesciati di segno dalla critica militante in nome dellobbligo alle Tre D: disagio, distacco, denuncia. Se fosse ancora tra noi nel centenario della sua nascita, il Maestro potrebbe godersi lo sdoganamento che gli offre il violoncello virtuoso di Silvia Chiesa: severo nelle introduzioni in grande stile di forma-sonata, vibrante di pathos nei cantabili, spumeggiante di grazia neoclassica nelle variazioni, soggiogante nei nali. E soggiogata appare difatti, forse un po oltre il dovere, lOrchestra RAI sotto la guida di Corrado Rovaris.
Silvia Chiesa, violoncello - Corrado Rovaris dir. Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
N. ROTA, Cello Concertos N.os 1 & 2

Sony Classical 88697 924102 DDD 49:44


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MUSICA INSIEME

Editore
Fondazione Musica Insieme Galleria Cavour, 3 40124 Bologna Tel. 051 271932

Direttore responsabile
Fabrizio Festa

In redazione
Bruno Borsari, Fulvia de Colle, Marco Fier, Cristina Fossati, Roberto Massacesi

Hanno collaborato
Sara Bacchini, Elisabetta Collina, Alessandro di Marco, Lico Larvati, Maria Chiara Mazzi, Margherita Scherpiani, Chiara Sirk, Alessandro Taverna, Carlo Vitali

Grafica e impaginazione
Kore Edizioni - Bologna

Stampa
Grafiche Zanini - Anzola Emilia (Bologna) Registrazione al Tribunale di Bologna n 6975 del 31-01-2000

Musica Insieme ringrazia:


AEROPORTO G. MARCONI DI BOLOGNA, ASCOM BOLOGNA, BANCA DI BOLOGNA, BANCA ETRURIA, BANCA POPOLARE DELLEMILIA ROMAGNA, BANCO DI DESIO E DELLA BRIANZA, CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO E AGRICOLTURA DI BOLOGNA, CASSA DI RISPARMIO DI BOLOGNA, CASSA DI RISPARMIO DI CENTO, COCCHI TECHNOLOGY, COOP ADRIATICA, COOPERATIVA EDIFICATRICE ANSALONI, COSWELL, COTABO, CSR CONGRESSI, EMILBANCA, FATRO, FONDAZIONE CAMST, FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO IN BOLOGNA, FONDAZIONE DEL MONTE DI BOLOGNA E RAVENNA, GRAFICHE ZANINI, GRUPPO GRANAROLO, GRUPPO HERA, GUERMANDI.IT, MAX INFORMATION, M. CASALE BAUER, PELLICONI, PILOT, UNICREDIT BANCA, UNINDUSTRIA, UNIPOL BANCA, UNIPOL GRUPPO FINANZIARIO MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVIT CULTURALI, REGIONE EMILIA-ROMAGNA PROVINCIA DI BOLOGNA, COMUNE DI BOLOGNA

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