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2003 Principi Di Database Management in

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PRINCIPI DI DATABASE MANAGEMENT razioni che aprono questo paragrafo, sarebbe auspicabile che

IN ARCHEOLOGIA: L’ESPERIENZA SENESE le pubblicazioni prevedessero descrizioni dettagliate dell’ar-


chitettura secondo la quale il dato è stato organizzato.
di
Questo contributo intende chiarire gli aspetti da tenere
VITTORIO FRONZA in considerazione nell’applicazione delle tecniche di data-
base management all’archeologia; deriva direttamente dal-
l’esperienza maturata presso il LIAAM (Laboratorio di In-
INTRODUZIONE formatica Applicata all’Archeologia Medievale – Univer-
sità degli studi di Siena) da oltre un decennio. Si tenterà di
Da qualche anno si nota la sporadica presenza di contri- delineare alcuni principi che dovrebbero essere alla base
buti riferibili al settore dell’informatica applicata anche al di della riflessione sull’avvio di un progetto di archiviazione.
fuori delle sedi specialistiche nelle quali è solitamente rele- Alcuni, di carattere generale e quindi potenzialmente rife-
gata. Nonostante ciò, manca una chiara presa di coscienza da ribili a tutte le implementazioni informatiche in archeolo-
parte della comunità archeologica circa il ruolo chiave svol- gia, sono già stati affrontati in altre pubblicazioni del
to da questi strumenti. Le nostre pubblicazioni contengono LIAAM (si vedano soprattutto FRANCOVICH, VALENTI 2000;
normalmente riferimenti (più o meno dettagliati) alle meto- VALENTI 2000). Altre considerazioni sono più specifiche e
dologie usate per l’indagine e la documentazione; fra questi riguardano le tecniche di database management e le loro
dovrebbe essere sempre compresa una descrizione delle even- implicazioni nello sviluppo di DBMS in ambito archeolo-
tuali applicazioni di tecnologia digitale. gico. Lo scopo, in definitiva, è quello di tracciare alcuni
In altre parole, l’informatica applicata è ormai matura lineamenti metodologici, eterogenei e trasversali, utili per
per diventare patrimonio metodologico comune in ambito ar- l’archeologo che si appresta alla gestione in digitale del
cheologico, e meriterebbe quindi uno spazio più appropriato proprio dato alfanumerico.
nei contributi relativi a progetti che ad essa fanno ricorso.
Affinché ciò avvenga è indispensabile che l’archeologo pre-
valga sull’informatico (si tratta di uno dei principi sui quali GLI INDIRIZZI DI FONDO
si è fondata la scuola senese di informatica applicata all’ar-
cheologia; a questo proposito FRONZA, NARDINI, VALENTI 2002 Il chiarimento degli indirizzi di fondo assunti nell’ela-
c.s. e bibliografia ivi citata). Una simile affermazione può borazione di una soluzione informatica sono elemento in-
essere intesa in due diversi modi, entrambi riferibili alla no- dispensabile per una comprensione adeguata del lavoro svol-
stra esperienza. In primo luogo, crediamo che l’archeologo to; di seguito riportiamo, fra i principi generali riferibili al-
debba essere coinvolto direttamente nella gestione dell’inte- l’approccio della scuola senese, quelli più direttamente le-
ro processo di trattamento digitale del dato, attraverso le fasi gati al database management.
di acquisizione, analisi e divulgazione. Il secondo significato
va ricercato nell’approccio alla ricerca: vi è il rischio concre- Gli obiettivi del database management in archeologia
to di essere assorbiti da una scienza, quella informatica, con Occorre innanzitutto chiarire quali sono gli obiettivi (e,
problematiche e metodologie proprie; esiste già, di fatto, una al contempo, i vantaggi) del database management in ar-
figura di ricercatore in ambito archeologico che privilegia cheologia. Si possono richiamare almeno due validi motivi
approcci e metodi prettamente informatici, matematici, stati- per l’utilizzo massiccio di basi di dati digitali:
stici. L’archeologo, invece, mette in primo piano le sue parti-
colari problematiche storiche, le sue metodologie e le rispo- – Facilità nella gestione. I vantaggi gestionali immediati
ste che vuole ottenere da un insieme di dati: l’ottimizzazione introdotti dall’uso di database automatizzati risultano piut-
delle risorse informatiche cede il passo a soluzioni che aderi- tosto ovvi; in questo senso l’efficacia cresce esponenzial-
scono più strettamente alle indagini in corso. Dobbiamo quindi mente con l’aumento quantitativo delle informazioni. Oggi
avere un approccio pragmatico nei confronti della tecnolo- è possibile gestire agevolmente e in tempo reale insiemi di
gia: si tratta di trovare una via archeologica all’informatica, dati di ragguardevole dimensione. Le funzionalità maggior-
piuttosto che una via informatica all’archeologia. mente coinvolte nella facilità di gestione riguardano l’ag-
Affrontare qualsiasi argomento di informatica applicata giornamento, la consultazione e l’analisi del dato. Un buon
comporta rischi direttamente legati all’alfabetizzazione del- database in ambito archeologico dovrebbe permettere al-
l’archeologo che scrive, al suo approccio nei confronti delle l’utente elaborazioni complesse, non limitate alla semplice
tecnologie digitali, al tipo di applicazione descritta. Spesso interrogazione: occorre implementare funzioni che permet-
si assiste all’esposizione di concetti ovvi e banali, o di sterili tano di semplificare alcuni passaggi tradizionalmente con-
elenchi delle caratteristiche proprie di una specifica applica- siderati dispendiosi in termini di tempo e energie.
zione o categoria di software; in altri casi, ancora peggiori, – Interscambio del dato. Anche se di intuizione meno im-
può accadere di imbattersi in inutili compendi di tecnologie mediata rispetto al precedente, la possibilità di interscam-
digitali, che non di rado sconfinano in eccessivi tecnicismi. bio del dato è da considerarsi uno dei vantaggi primari de-
Ancora, è altrettanto diffuso l’uso errato o improprio di ter- rivati dall’uso dei database in archeologia. A nostro avviso,
mini e concetti propriamente informatici da parte di archeo- questa seconda caratteristica è forse anche più importante
logi che si improvvisano esperti del settore. della prima in quanto offre potenzialità maggiori sul terre-
In ogni caso, non pensiamo che la redazione di trattati no della costruzione di modelli storici. Alcune tecniche di
di informatica rientri fra i compiti di un archeologo o fra gli database management consentono infatti di uniformare il
argomenti da trattare in una pubblicazione specialistica (sa- dato, creando i presupposti per una reale condivisione delle
rebbe come scrivere trattati di zoologia ogni volta che si informazioni e quindi del sapere.
nomina una specie in un articolo sui reperti faunistici). No-
zioni informatiche di base dovrebbero far parte del nostro La necessità di un’architettura del dato aperta
bagaglio, oppure essere acquisite quando se ne ha la neces-
sità. Nonostante ciò, la trattazione di aspetti tecnici di base L’esigenza di avere il massimo numero di informazioni
può rivelarsi pertinente purché direttamente legata alla pra- possibile in linea, per una consultazione e analisi che ten-
tica della ricerca archeologica. gano conto di tutti i dati prodotti dalla ricerca, può essere
Un ragionamento diverso vale, invece, per l’illustrazio- considerato uno dei requisiti dell’informatica applicata al-
ne dei modelli del dato: in questo caso si tratta di argomenta- l’archeologia; in sostanza si tratta di pensare una soluzione
zioni essenzialmente archeologiche; riprendendo le conside- onnicomprensiva nella quale potersi muovere liberamente

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e reperire con facilità qualsiasi combinazione di dati, a par- rivelati in questi anni una soluzione buona (se non ottima-
tire dal livello più basso e oggettivo per arrivare a registra- le) per la gestione del dato archeologico; permettono infatti
zioni di tipo astratto o interpretativo. la strutturazione di schemi complessi che rispecchiano la
Si rende in questo senso indispensabile la creazione di realtà della ricerca, mantenendosi ad un livello sufficiente-
un’architettura aperta e facilmente integrabile con nuove mente astratto (si veda FRONZA 2001 e le considerazioni re-
tipologie di informazioni, derivanti dalle mutevoli dinami- lative al DBMS Carta Archeologica). Da evitare, invece,
che della ricerca sui singoli contesti. Ciò vale sia per le di- un uso esclusivo del modello relazionale basato su albero
verse classi di dati alfanumeriche, sia per la loro relazione gerarchico, tranne i casi in cui la natura stessa dei dati lo
con altri tipi di dati (ad esempio, per l’integrazione fra GIS suggerisce (come avviene per la stratigrafia; FRONZA 2000).
e database si veda NARDINI 2001). In effetti i vasti e spesso Simili implementazioni si configurano infatti come solu-
interdisciplinari ambiti coperti dalla ricerca archeologica, zioni rigide e mostrano limiti nella gestione di contesti ap-
il costante miglioramento delle metodologie e le particola- plicativi complessi; basti pensare alla relazione non gerar-
rità di ogni singolo contesto, rendono impossibile la previ- chica che intercorre fra le entità Sito e Bibliografia: un sito
sione di tutte le variabili e classi di dati potenzialmente coin- può essere pubblicato in vari titoli di bibliografia e ciascun
volte in un progetto. Un’architettura del dato che presenti titolo di bibliografia può trattare più siti. Nel caso di una
caratteristiche di flessibilità rappresenta quindi un requisi- struttura gerarchica del dato una simile eventualità non è
to imprescindibile nello sviluppo di strumenti e soluzioni prevista: un’us può avere molte schede di reperti ceramici,
digitali per l’archeologia. ma ciascun reperto appartiene sempre ad una sola us.
La nostra scelta di continuare nello sviluppo di basi di
Creare gli standard: un processo di approssimazione dati relazionali nasce dall’efficacia ormai assodata nella
soluzione dei problemi di gestione archeologica. Siamo
A nostro avviso è fondamentale progettare soluzioni che
comunque perfettamente convinti dell’utilità legata a qual-
non esauriscano il loro potenziale all’interno della ristretta
siasi tipo di sperimentazione relativamente a tecniche inno-
cerchia degli “addetti ai lavori” ma possano essere di utilità
vative o non elevatesi a standard, soprattutto se finalizzate
a tutta la comunità scientifica, indipendentemente dagli
a verificarne l’efficienza in campo archeologico.
obiettivi di uno specifico progetto o dal grado di alfabetiz-
zazione digitale dei suoi attori. Il rischio concreto è, infatti, Grado di dettaglio: la definizione di un compromesso
quello di relegare la nascente disciplina dell’informatica
applicata all’archeologia ad un ruolo specialistico di nic- Stabilire un grado di dettaglio, non necessariamente
chia, sottolineandone l’ausiliarietà senza sfruttarne il po- uniforme per tutte le categorie dei dati, significa ragionare
tenziale che la pone come una novità metodologica trasver- sull’efficienza di un archivio; l’argomento, direttamente
sale di larghissimo impatto. legato alla progettazione dell’architettura del dato, va af-
Si rende quindi necessario uno sforzo, il più possibile frontato almeno a due livelli: i campi e le entità.
collettivo, per avviare un processo di creazione degli stan- Secondo le formulazioni informatiche, i dati rappresen-
dard che garantiscano l’interscambiabilità del dato. Una col- tati in un campo dovrebbero presentare il massimo grado di
laborazione fattiva fra studiosi, che prescinda dai particolari- frammentazione; da un punto di vista maggiormente ade-
smi metodologici soggettivi, costituisce la premessa indispen- rente alla realtà archeologica, questa affermazione va tarata
sabile per conseguire l’obiettivo. Occorre ragionare il più in base alle esigenze di un database. Se prendiamo in consi-
possibile in termini di gestione globale del dato, slegandosi derazione la cronologia di un sito, a seconda del grado di
da metodi di archiviazione sviluppati per singoli siti o pro- dettaglio, possiamo prevedere un campo unico Datazione
getti. Si tratta di un processo da innescare almeno a livello oppure più campi distinguendo, ad esempio, fra Periodo,
della singola unità di ricerca; ancora più auspicabile sarebbe Fase, Cronologia iniziale, Cronologia finale, Affidabilità
l’avvio di collaborazioni fra unità di ricerca che operano su datazione, ecc. Nel primo caso abbiamo possibilità molto
siti cronologicamente e spazialmente diversificati. minori di controllo su linguaggio e consistenza (trattati più
Per esperienza possiamo affermare che un simile per- avanti), interrogazione, analisi; nel secondo caso tutte que-
corso non si esaurisce in un unico momento progettuale. Si ste operazioni risultano più agevoli e potenti, a scapito di
rende anzi necessario (e fondamentale) “aggiustare” conti- una maggiore complessità (che si traduce in maggiori diffi-
nuamente la struttura degli archivi con il procedere della coltà di gestione e carico di lavoro per gli utenti e il calco-
ricerca, l’immissione sul mercato di nuovi prodotti e tecno- latore). I ragionamenti esposti per i campi valgono anche,
logie, la maggiore consapevolezza nell’uso del mezzo in- ad un livello più alto, per le entità coinvolte in un progetto
formatico. Ogni volta che all’interno di un progetto si espri- di schedatura.
me la necessità di gestire una nuova classe di dati, ampliare In definitiva, la soluzione ideale coniuga le esigenze
lo spettro delle informazioni relative ad una classe di dati specifiche degli approfondimenti su particolari aspetti del
esistente o effettuare nuovi tipi di elaborazione, queste fun- progetto di ricerca con i criteri di agilità indispensabili per
zioni devono essere integrate nell’architettura (aperta) e una proficua fruizione dei dati.
quindi rese disponibili a tutti gli utenti della soluzione. Que-
sto modo di procedere, per approssimazione successiva, rap- Allineamento del dato: un problema congenito al database
presenta il nostro approccio alla creazione di standard nel- management archeologico
l’ambito del database management in archeologia.
Le situazioni nelle quali molto spesso vengono condot-
te le ricerche archeologiche comportano, per loro natura,
ASPETTI DI DATABASE MANAGEMENT forti problemi di disallineamento del dato. La questione
dell’aggiornamento dei dati si pone ogni qual volta più per-
Nella costruzione di basi di dati archeologiche comples- sone in luoghi diversi (cantieri di scavo, laboratori di sche-
se non è possibile prescindere da alcuni aspetti direttamen- datura, laboratori informatici, ecc.) lavorano localmente su
te derivati dalla teoria del database management; tutti gli copie degli stessi archivi; avere molte trasposizioni dei me-
argomenti trattati di seguito influiscono pesantemente sulla desimi dati, magari ad uno stadio di avanzamento della sche-
reale fruibilità del dato. datura differente, può seriamente comprometterne la frui-
Il modello relazionale bilità. Nel caso migliore può risultare difficile stabilire quali
siano i file più aggiornati (ad esempio, le schede us di un
Grande attenzione va prestata alla scelta del modello settore di scavo possono essere più recenti in una copia del
sui cui basare l’architettura del dato. I database relazionali database e quelle di un altro settore in un’altra). La situa-
e il metodo di progettazione detto “entità-relazione” si sono zione si complica se più persone lavorano sugli stessi re-

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cord (ad esempio due persone modificano le stesse schede dalla linguistica e dalle discipline classificatorie. Lo stru-
us su due copie diverse di un database). Problemi di questo mento principe per la normalizzazione del linguaggio è il
tipo non possono essere del tutto risolti; una corretta impo- thesaurus, un vocabolario controllato che rende esplicite le
stazione può però ridurli ad un ruolo marginale. Nell’espe- relazioni fra i termini in esso contenuti. Dalla chiarezza for-
rienza senese siamo giunti, nel corso degli anni, ad una so- male e dalla completezza di questi strumenti dipende in gran
luzione di compromesso che ha dato buoni risultati. L’ac- parte la leggibilità e l’interpretabilità di una base di dati. In
cesso ai dati “ufficiali” (quasi sempre i più aggiornati) av- sostanza si tratta, insieme alla progettazione dell’architet-
viene in rete locale, attraverso un DBMS che consente di tura relazionale, dello sforzo maggiore implicato nella co-
gestire l’intero panorama informativo prodotto dalle inda- struzione di un database efficiente.
gini archeologiche (siti, indagini territoriali, stratigrafia, In archeologia può risultare utile dividere i vocabolari
reperti, dati archeometrici, edilizia, ecc.); tutti i ricercatori in tre grosse categorie, a seconda del livello di standardiz-
possono accedere al database, ovunque si trovino, purché zazione del linguaggio raggiunto: chiusi (valori fissi, non
vi sia un collegamento di rete (anche via modem); sono modificabili dall’utente; l’elaborazione del linguaggio è
perciò incoraggiati ad aggiornare i dati sul server centrale. completa), semichiusi (l’utente può suggerire valori man-
Quando ciò non è possibile sono previste versioni locali del canti), aperti (si aggiornano automaticamente in base ai
database, dotate di routine che prevedono un aggiornamen- valori liberamente immessi dall’utente).
to automatico dell’archivio centrale.
Questo tipo di organizzazione prevede anche una ripar- Identificatori relazionali
tizione dei ruoli delle persone coinvolte; occorre almeno In ambito archeologico, la definizione degli identifica-
distinguere fra responsabili della progettazione/ammini- tori relazionali (o chiavi primarie) assume importanza mag-
strazione della base di dati, responsabili raccolta dati, giore rispetto alle più diffuse applicazioni di database ma-
rilevatori, utenti a più livelli. nagement. I frequenti interventi sui dati catastati e soprat-
tutto la necessità di aggiornamenti continui (in particolare
Consistenza del dato durante la fase di data entry) suggeriscono di evitare l’uso
Nel caso di basi di dati complesse, quali effettivamente di numeri progressivi che si possono facilmente ripetere sia
sono quelle archeologiche, occorre prestare particolare at- fra classi di dati diverse, sia all’interno dello stesso conte-
tenzione alla definizione dei controlli sulla consistenza attra- sto applicativo. Si rivela sicuramente più funzionale un si-
verso vincoli di integrità del dato; si tratta di un momento di stema di chiavi complesse, basato su campi calcolati che
attenta riflessione e sintesi dei processi che producono le in- definiscono univocamente le classi di dati (attraverso sigle)
formazioni da far confluire negli archivi. Commettere errori e i dati stessi (attraverso valori). Nel caso di un database dei
di valutazione nella progettazione di questi strumenti, soprat- reperti ceramici, ad esempio, l’univocità è garantita dal-
tutto in relazione ad eccessi o difetti di severità, significa l’unione di scavo e numero di inventario del reperto. Un
andare incontro a tempi piuttosto onerosi nella ristrutturazio- esempio potrebbe essere “PROPI%CER6784”, dove “PRO”
ne dell’archivio e nella correzione del dato o a seri ostacoli e “CER” rappresentano le sigle delle classi di dati (Proget-
nella fruizione (in casi estremi può essere pregiudicata la stes- to e Reperti ceramici), “PI” e “6784” i valori del dato (in-
sa utilizzabilità dei dati); occorre elaborare una soluzione che ventario 6784 del progetto Poggio Imperiale); il carattere
permetta di effettuare un data entry corretto senza tuttavia “%” è usato come separatore fra classi di dati. Una simile
rendere i controlli soffocanti al punto da rallentare anziché impostazione assicura inoltre una più facile memorizzazio-
facilitare l’immissione e la revisione dei dati. ne degli identificatori da parte dell’archeologo.
I controlli sulla consistenza sono parte integrante della Gli identificatori relazionali necessitano chiaramente di
struttura di un database. Le verifiche più semplici riguarda- un assoluto controllo sulla consistenza del dato, in partico-
no l’obbligo di inserimento e il tipo di dato (numerico, te- lare riguardo ai vincoli di obbligo d’inserimento e unicità
stuale, data, ecc.) cui ci si deve attenere; il campo Numero del dato; nel caso archeologico, vista la praticità delle chia-
US di un database relativo alla stratigrafia avrà, ad esem- vi calcolate sulla base di più dati, l’ideale sarebbe prevede-
pio, entrambi i vincoli: un valore deve sempre essere inse- re un inserimento guidato dei valori che formano l’identifi-
rito e deve essere esclusivamente numerico e intero. Con- catore.
trolli più complessi possono riguardare un intervallo di va-
lori consentiti o vincoli basati su calcoli. Interfaccia utente: uno strumento per tutti
Si tratta di un aspetto direttamente legato al concetto di
Normalizzazione del linguaggio: la questione dei thesauri utilizzo universale dei prodotti dell’informatica applicata
in archeologia più volte citato in questo lavoro; la creazione di un’inter-
Normalizzare il linguaggio di un database, soprattutto faccia di semplice utilizzo e che consenta di effettuare le
per quanto riguarda i campi di sintesi, costituisce un requi- operazioni di base costituisce, a nostro avviso, un parame-
sito fondamentale per la fruibilità dei dati. Come avviene tro importante per la valutazione della qualità di un databa-
per i controlli sulla consistenza, un linguaggio non unifor- se. Si tratta della fase più dispendiosa in termini di tempo
me comporta inefficienze che possono anche determinare nella costruzione di un database; anche per questo motivo
la completa inutilizzabilità dei dati raccolti. Considerando viene spesso trascurata.
un esempio molto semplice, supponiamo di avere un archi- I criteri cui ci si dovrebbe attenere riguardano la persona-
vio di siti per il quale non sia previsto un linguaggio coe- lizzazione delle funzioni principali, facilitando l’uso del softwa-
rente sul campo Definizione; nell’inserire il valore “Inse- re attraverso ambienti grafici e visuali intuitivi, controlli tarati
diamento urbano”, rilevatori diversi possono utilizzare ter- specificatamente sui singoli contenitori e percorsi guidati ed
mini diversi (ad es. “Città”, ”Centro urbano”, “Insediamen- obbligati nell’espletamento di alcune operazioni.
to cittadino”, ecc.). Volendo richiamare tutti gli insediamenti
urbani di un certo periodo il nostro compito risulterebbe CONCLUSIONI
piuttosto complicato; immaginiamo di voler effettuare ana-
lisi statistiche che coinvolgono lo stesso dato: l’operazione Gli argomenti trattati evidenziano come l’elaborazione
sarebbe impossibile. Se proiettiamo questo esempio banale di un modello dei dati rappresenti, nell’analisi di una solu-
su casi più complessi, i risultati dell’uso di un linguaggio zione informatica, il momento di più stretto coinvolgimen-
non normalizzato possono rivelarsi catastrofici. to del processo di cognizione proprio dell’archeologo. Dal-
Le scienze informatiche non si occupano direttamente le pagine che precedono risulta chiaro come la struttura del
di questo tipo di problematiche, le cui regole sono stabilite dato è concettualmente (e in parte anche logicamente e fisi-

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camente) indipendente dalle piattaforme hardware/softwa- mente alla disponibilità dei ricercatori che producono, ge-
re e dalle tecnologie impiegate per la costruzione di un stiscono e mettono a disposizione i dati. In un modello stan-
DBMS. Riteniamo migliore un database forse meno coe- dard si può comunque prevedere la possibilità di effettuare
rente da un punto di vista informatico, ma duttile ed ade- schedature “personalizzate” su specifiche classi di dati o
rente alle esigenze della nostra disciplina. Siamo inoltre tematiche di ricerca; analisi particolari possono prevedere
convinti che un database, per poter essere definito efficien- caratteristiche di dettaglio dell’architettura e flessibilità del
te, deve essere testato su una mole rilevante di dati, sia in dato troppo onerose da prevedere in un sistema di gestione
senso qualitativo (casistica il più possibile varia), sia in senso globale.
quantitativo (la gestione di grandi quantità di dati rappre- Resta ancora molta strada da percorrere prima che la
senta un fattore importante per attestare la “bontà” di una comunità scientifica possa recepire appieno, ed in larga
soluzione). Nell’esperienza senese, la progettazione si at- maggioranza, la portata delle tecnologie digitali nell’ambi-
tua attraverso riunioni periodiche, a livelli diversificati, fra to delle metodologie archeologiche; si spera che in futuro,
le persone coinvolte nella gestione digitale (responsabili di anche attraverso l’attivazione di specifici insegnamenti pres-
progetti, responsabili database management, rilevatori, ecc.); so i corsi di laurea archeologici, questo problema possa es-
la fase di codifica vera e propria è svolta da archeologi che sere progressivamente risolto. Ad oggi manca ancora un’al-
hanno acquisito conoscenze di alto livello nell’ambito del fabetizzazione tecnologica sufficientemente estesa e, soprat-
database management. tutto, un tentativo approfondito e collettivo da parte dei ri-
cercatori di comprendere e accettare il mezzo informatico
Alcune considerazioni finali riguardano la standardiz- come strumento per la produzione di conoscenza. Al con-
zazione e l’interscambio del dato, aspetti già citati in quan- trario, si nota una diffusa mancanza di volontà nel confron-
to principali obiettivi/vantaggi dell’archiviazione digitale. tarsi (criticamente ma senza preconcetti) con la standardiz-
Lo scopo è quello elevare la massa dei dati raccolti ad «un zazione del dato, un processo cognitivo prettamente archeo-
accumulo di sapere collettivo destinato a far crescere il li- logico rispetto al quale le tecnologie digitali sono solamen-
vello ed i contenuti della ricerca» (FRANCOVICH 2001); ciò te un mezzo di attuazione o, in alcuni casi, uno stimolo per
significherebbe creare strumenti efficaci per il confronto e il miglioramento qualitativo della ricerca.
la vicendevole integrazione fra modelli diversi e spesso in-
dissolubilmente legati a particolari tematiche della ricerca,
periodi storici o aree geografiche. BIBLIOGRAFIA
Non è questa la sede per analizzare i molti tentativi di BOSCATO P., FRONZA V., SALVADORI F. 2000, Un archivio informa-
creare strumenti uniformi per la documentazione archeolo- tizzato per la gestione dei reperti archeozoologici, in BRO-
gica, susseguitisi ripetutamente negli ultimi decenni e stret- GIOLO (a cura di), II Congresso Nazionale di Archeologia
tamente legati a vari orientamenti teorici della ricerca; in Medievale, Società degli archeologi Medievisti Italiani –
questo senso la proposta più attuale e onnicomprensiva è il Musei Civici di Santa Giulia, (Brescia, 28 settembre-1 otto-
CRM (Conceptual Reference Model) del CIDOC. Simili bre 2000), Firenze, pp. 46-52.
lavori costituiscono una base di partenza imprescindibile FRANCOVICH R. 2001, Introduzione al workshop, in FRANCOVICH,
per la definizione dei requisiti di minima nella catastazione VALENTI 2001.
del dato archeologico; siamo comunque convinti che l’ef- FRANCOVICH R., VALENTI M. 2000, La piattaforma GIS dello sca-
fettiva operatività di database standard possa concretizzar- vo ed il suo utilizzo: l’esperienza di Poggibonsi, in BROGIOLO
2000, pp. 14-20.
si solamente attraverso la sperimentazione pratica su uno
FRANCOVICH R., VALENTI, M.
stesso archivio da parte di un ampio numero di ricercatori.
La tecnologia attuale renderebbe facilmente attuabile un FRONZA V. 2000, Il sistema di gestione degli archivi nello scavo di
Poggio Imperiale a Poggibonsi (Insegnamento di Archeolo-
progetto che si ponga questi obiettivi; già in altre occasioni gia Medievale dell’Università di Siena). Una soluzione al-
abbiamo proposto la sperimentazione di DBMS centrali, l’interno della “soluzione GIS”, «Archeologia e Calcolato-
residenti su server, da parte di gruppi di ricerca diversi (BO- ri», 11, pp. 125-137.
SCATO, FRONZA, SALVADORI 2000). Risulta chiaro che il pro- FRONZA V. 2001, Il sistema degli archivi nella gestione di un can-
blema non è assolutamente di tipo tecnologico; la motiva- tiere di scavo e la sua integrazione in un sistema globale
zione della mancata standardizzazione va piuttosto ricerca- (l’esperienza senese), in FRANCOVICH, VALENTI (a cura di), Re-
ta nelle obiezioni di vario ordine spesso poste dagli stessi lazioni preliminari, Workshop “Soluzioni GIS nell’informa-
tizzazione dello scavo archeologico” (Siena 9 giugno 2001),
ricercatori. Viene soprattutto contestata l’applicabilità di pubbl. digitale online: [Link]
metodi di documentazione comuni a contesti fra loro diso- NewPages/FORUM2/[Link]
mogenei nella cronologia, nello spazio, nel tipo di sito, nel- FRONZA V., NARDINI A., VALENTI M. 2002 C.S., An integrated infor-
le problematiche coinvolte. In realtà, l’uso del mezzo infor- mation system for archaeological data management: latest
matico garantisce qualità e trasparenza nelle ricerche, co- developments, in The digital heritage of archaeology. Com-
stringendo i ricercatori ad effettuare controlli ripetuti ed puter Applications and Quantitative Methods in Archaeol-
approfonditi sulla correttezza, completezza e affidabilità ogy, Proceedings of the 29th Conference. Heraklion (Crete,
Greece, 2nd-6th April 2002), Oxford.
delle informazioni acquisite.
Da parte nostra, crediamo (forse utopicamente) nella NARDINI A. 2001, Il modello dei dati nell’applicazione GIS dello
scavo (l’esperienza senese), in FRANCOVICH, VALENTI 2001.
possibilità di elaborare standard di minima che possano ga-
VALENTI M., 2000 La piattaforma GIS dello scavo nella speri-
rantire l’interscambiabilità delle informazioni indipenden- mentazione dell’Insegnamento di Archeologia Medievale del-
temente dal contesto applicativo; l’obiettivo è raggiungibi- l’Università di Siena. Filosofia di lavoro e provocazioni,
le attraverso una corretta progettazione del modello dati (in modello dei dati e “soluzione GIS”, «Archeologia e Calcola-
questo senso vanno intesi i principi delineati sopra) unita- tori», 11, pp. 93-109.

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