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Facciamo chiarezza sul crueltyfree | 02/08/2011


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Argomento: Vivisezione Notizia da: NoVivisezione.org Troppi simboli, sigle e "autocertificazioni a pagamento" confondono gli animalisti. Una delle prime cose che si impara quando ci si avvicina al problema della vivisezione per combatterla, che possiamo comprare cosmetici (sia make-up che prodotti per l'igiene personale) e detergenti senza crudelt o "cruelty-free", cio che non incrementano la vivisezione. Questo aspetto purtroppo pi complesso di quanto si creda e non facile capire quali sono le marche di prodotti che si possono comprare quando si decide di non incrementare la vivisezione. Purtroppo negli ultimi tempi si aggiunto un ulteriore elemento che contribuisce non poco a rendere pi fumosa la situazione: la diffusione del circuito pubblicitario VeganOK, una "autocertificazione a pagamento" che aggiunge confusione a una materia gi complessa e allontana le persone dalle scelte realmente crueltyfree. Esaminiamo la situazione per fare chiarezza.

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Test cosmetici su animali: il problema degli ingredienti


Su questa complessit giocano coloro che vogliono spacciare certi prodotti come "cruelty-free", siano esse le aziende produttrici o chi le pubblicizza a pagamento. Vediamo allora come fare per capire cosa bisogna comprare e cosa bisogna evitare, per non incrementare la vivisezione. Ad oggi, nessun cosmetico come "prodotto finito" (shampoo, crema, schiuma da barba, ecc.) viene

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testato su animali (mentre fino a pochi anni fa anche quello poteva essere testato), mentre sono sempre obbligatoriamente testati su animali gli ingredienti che compongono quel prodotto. Questo un obbligo di legge, non si pu evitare. E non si tratta certo di test innocui per gli animali: a parte che solo il tenere gli animali in gabbia e ucciderli a "fine uso" un maltrattamento estremo, oltre a questo i test che gli animali devono subire sono davvero invasivi e dolorosi. Sono pi di vent'anni che la battaglia per rendere completamente illegali i test su animali per i cosmetici continua, e FORSE nel 2013 verranno vietati tutti, anche quelli sugli ingredienti, a livello europeo, ma la parola "forse" d'obbligo, infatti sono attive diverse petizioni da parte di varie associazioni antivivisezioniste europee allo scopo di scongiurare il pericolo di slittamento di questa data. Se consideriamo che la prima pubblicazione della direttiva che avrebbe dovuto vietare tutti i test su animali per cosmetici risale al 1993, e da allora ci sono stati slittamenti continui, facile capire come non si possa certo cantar vittoria.

Petizioni Banner Materiali/multimedia

Lo Standard Internazionale
Allora, quando possiamo definire un prodotto cosmetico "cruelty-free", se le cose stanno in questo modo? Ebbene, esiste uno Standard Internazionale, chiamato appunto "standard crueltyfree", sostenuto da associazioni antivivisezioniste di tutto il mondo, sia europee che statunitensi che di altre parti del mondo, il quale definisce che una data azienda conforme allo Standard stesso quando ovviamente il prodotto finito non testato su animali (e questo, in Europa vero sempre, mentre in altre parti del mondo pu non essere cos), e i singoli ingredienti utilizzati nel prodotto non sono stati testati dopo un certo anno, chiamato cut-off date fissa (fixed cut-off date). Questo cosa significa? Significa che il produttore di cosmetici si impegna a non comprare nuovi ingredienti, che verrebbero sottoposti per legge a test su animali, e quindi incrementerebbero la vivisezione. Un produttore che, per esempio, aderisce allo Standard nel 2010, dice: "Io sto usando certi ingredienti, che per forza di cose sono gi stati testati nel passato; chiedo ai vari fabbricanti di questi singoli ingredienti quando sono stati testati su animali e vedo che la data pi recente (per esempio) il 1995. Mi impegno allora, da ora in avanti, a non utilizzare ingredienti nei miei prodotti che siano stati testati DOPO il 1995. In questo modo, sicuramente non incremento la vivisezione". Infatti, se si continuano a usare ingredienti qualsiasi, senza prendere alcun impegno, per ogni ingrediente nuovo che si introduce nella
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formulazione dei prodotti, questo avr causato nuovi test su animali. Se invece si afferma: "Mi impegno a non usare pi nessun ingrediente nuovo, che sia stato testato su animali DOPO la data dichiarata come cut-off date", questo equivale a non incrementare la vivisezione, ed il criterio che tutte le associazioni antivivisezioniste di tutto il mondo usano.

Il metodo della cut-off date fissa l'unico metodo affidabile per assicurarsi di non incrementare la vivisezione a fini cosmetici, quello che tutte le associazioni antivivisezioniste di tutto il mondo usano. Le aziende che aderiscono a questo Standard e si sottopongono a certificazione da parte di un ente di controllo possono utilizzare su tutti i loro prodotti il simbolo del coniglietto che salta con le due stelline che vedete qui sopra. Attenzione, per: molte aziende che aderiscono a questo Standard non mettono questo bollino sulla confezione, quindi il fatto che non ci sia non significa che quei prodotti non vanno bene. Vanno bene tutti i prodotti delle aziende che aderiscono allo Standard. Come fare dunque a sapere quali sono? L'unico modo affidarsi a una lista che elenchi tutte e solo le marche che soddisfano i requisiti di questo Standard. Si pu fare riferimento per questo alla lista di VIVO - Comitato per un consumo consapevole, che alla pagina: Le ditte "cruelty-free": quali sono e dove trovare i loro prodotti http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/lista_crueltyfree.html elenca: le aziende che aderiscono alla certificazione ICEA-LAV attraverso l'organismo di controllo ICEA; pi quelle che aderiscono allo stesso Standard ma con autocertificazione gratuita direttamente presso il Comitato VIVO, gestita dalla dott.ssa Antonella de Paola, autrice del libro "Guida ai prodotti non testati su animali". L'autocertificazione gratuita serve per dare la possibilit anche alle aziende che non vogliono pagare per la certificazione ICEA, ma che soddisfano comunque i requisiti dello Standard, di essere elencate tra quelle cruelty-free. Vi sono inoltre aziende straniere i cui prodotti si
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trovano anche in Italia: queste possono certificarsi attraverso organismi della propria nazione, e sono elencate nel database globale gestito dalla BUAV, l'associazione antivivisezionista inglese (il link a questo database si trova sempre nelle pagina di VIVO sopra citata).

La cortina fumogena
Vista la situazione complessa, molto facile per chi vuole spacciarsi per cruelty-free senza esserlo fare delle affermazioni che sono "vere" tecnicamente, ma che di fatto confondono le idee alle persone. Un modo molto comune affermare, da parte di un'azienda "i nostri prodotti non sono testati su animali". Tecnicamente vero, il prodotto finito non di certo testato, ma questo vero sempre, la differenza tra cruelty-free o meno la fanno i test sugli ingredienti, quindi se uno compra tranquillo quel "prodotto non testato" in realt sta comprando un prodotto qualsiasi, i cui ingredienti non soddisfano alcuni standard. Un altro modo di creare una cortina fumogena, pi "sofisticato" dire che il produttore del cosmetico "non commissiona" test su animali, n sul prodotto finito, n sugli ingredienti. Qui viene da sentirsi pi rassicurati, si pensa "ah, bene, qui prendono in considerazione anche gli ingredienti!". Invece anche questa frase non assicura nulla, perch non certo il produttore del cosmetico che commissiona al fabbricante di ingredienti i test su animali, nessun produttore lo fa! Questi test sono fatti dal fabbricante della singola sostanza chimica per norma di legge. Quindi, di nuovo, un'affermazione tecnicamente vera (nessuno pu accusare di menzogna o di truffa), e che per non serve a nulla, perch afferma un'ovviet, qualcosa che vero per tutte le aziende. Queste affermazioni si trovano abbastanza spesso sui siti delle aziende, oppure nelle loro mail di risposta quando si chiede loro se i loro prodotti sono cruelty-free o meno. Ma da un po' di tempo a questa parte, un altro attore sorto all'orizzonte, che sostiene le stesse cose, e confonde le idee alle persone: si tratta di VeganOK, un circuito pubblicitario che offre una "AUTOcertificazione a pagamento" alle aziende i cui siti e prodotti verranno pubblicizzati sul sito VeganOK - che fa parte del network di Promiseland, VeganBlog, VeganExpo, ecc. VeganOK una iniziativa commerciale, importante notare che le iniziative del network di Promiseland sono commerciali, a scopo di lucro, gestite da un'azienda, NON sono attivit non profit gestite da associazioni e volontari. Non che questo sia un problema, non c' nulla di male in una iniziativa commerciale, di per s, ma teniamolo presente, non si tratta di iniziative animaliste e vegan di volontariato.
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Riguardo ai test su animali, VeganOK NON assicura in alcun modo l'adesione allo Standard cruelty free, ma afferma solo che il produttore di cosmetici "non ha commissionato" test su animali per prodotto finito e ingredienti, vale a dire che afferma l'ovvio. Il problema che chiamandosi il marchio "VeganOK" si portati a pensare che il prodotto sia vegan, quindi "senza crudelt" anche per quanto riguarda i test su animali. Invece no, ed importante saperlo per scegliere quali marche di cosmetici comprare, se si vuole evitare di incrementare la vivisezione.

Gli ingredienti animali


Un altro aspetto per giudicare se un prodotto "senza crudelt sugli animali" la presenza o meno di ingredienti di origine animale al suo interno (ad es. sego, latte e derivati, uova, prodotti delle api, collagene, placenta, seta, ecc.), perch, se vi sono ingredienti animali, significa che degli animali sono stati uccisi per produrli, qualsiasi essi siano. Il discorso fatto finora era relativo al cruelty-free dal punto di vista della sperimentazione animale, perch lo Standard Internazionale citato riguarda solo quello. In aggiunta dunque all'essere cruelty-free dell'intera marca, quindi di tutti i prodotti di una data azienda, va considerato il problema della presenza o meno nei singoli prodotti di ingredienti di origine animale. Nell'elenco delle marche sul sito VIVO, siano essere certificate ICEA o provviste di autocertificazione gratuita, viene riportato (quando l'informazione stata fornita dal produttore) se una data azienda non usa alcun ingrediente animale (ed ovviamente questo il caso da preferire) o se ne vengono usati in alcuni prodotti, e quali. Se un'azienda "in regola" dal punto di vista della vivisezione, ma TUTTI i suoi prodotti hanno ingredienti animali, non viene riportata nella lista. Se invece solo alcuni prodotti contengono ingredienti animali, si cerca di evidenziare quali sono e comunque si avverte l'utente che deve fare attenzione agli ingredienti del singolo prodotto. Cosa fa in questo campo VeganOK? In teoria, il "bollino" VeganOK pu essere apposto solo ai singoli prodotti che sono vegan, cio senza ingredienti animali. Nella pratica, per, sappiamo che: 1. Il produttore spesso non mette il bollino sulla confezione, come non mette il coniglietto con le stelline che simboleggia il cruelty-free sulla sperimentazione animale. Quindi bisogna comunque esaminare tutti gli ingredienti. 2. Se si va a vedere sul sito del produttore, il bollino VeganOK di solito campeggia in home page o addirittura sull'header, e si vede quindi in tutte la
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pagine. Questo porta a pensare che tutti i prodotti siano vegan, cosa che non vera. 3. Ci sono casi in cui la quasi totalit dei prodotti non vegan, e solo qualcuno lo (es. 25 prodotti non vegan, 1 vegan). Un malcapitato che visita il sito, vede in home page il bollino VeganOK e poi naviga il sito per comprare qualche prodotto, non pu capire che nessuno di questi vegan, a meno di non incappare nell'unico vegan, in cui c' scritto "Certificato VeganOK" e rendersi conto che invece negli altri non c'era scritto... Morale, bisogna comunque leggere gli ingredienti e il bollino VeganOK aiuta ben poco anche nello specifico campo degli ingredienti di origine animale, anzi, crea confusione anche in questo campo. Molto pi utile sarebbe che il produttore scrivesse semplicemente "Non contiene ingredienti animali", cosa che pu sempre fare, senza bisogno di autocertificazioni-a-pagamento (perch se non fosse vero commetterebbe una frode, e chi glielo fa fare?).

Conclusione
Purtroppo la materia del cruelty-free complessa, e servirebbe far maggiore chiarezza, anzich rendere la situazione ancora pi confusa: in aggiunta alle dichiarazioni fumose e fuorvianti (ma legalmente e "tecnicamente" corrette) delle aziende, ora abbiamo una iniziativa, quella del circuito pubblicitario VeganOK, che crea ancora pi confusione, perch, pur essendo le sue dichiarazioni, come quelle delle aziende "legalmente e tecnicamente corrette" di fatto portano le persone a scegliere marche che non sono cruelty free. Questo equivale a portare persone che vorrebbero acquistare prodotti cruelty free ad acquistare invece prodotti qualunque, la qual cosa di fatto nuoce alla lotta contro la vivisezione, e quindi agli animali. Marina Berati - 2 agosto 2011 La riproduzione di questo articolo consentita, purch in versione integrale e con un link alla pagina originale dell'articolo sul sito AgireOra Network. Notizia dal progetto di AgireOra Network: 'NoVivisezione.org'. Novivisezione.org il punto di riferimento in Italia per l'informazione antivivisezionista, sia dal punto di vista etico che scientifico, con articoli, notizie, materiali. [ Dettagli sul progetto 'NoVivisezione.org' ] Visualizza tutte le notizie Notizie relative all'argomento 'Vivisezione' Notizie relative al progetto 'NoVivisezione.org'

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