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CIUDAD DE LA FURIA

M A U R I Z I O C I M I N O

ISBN 978-88-6419-026-6
ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI

CIUDAD DE LA FURIA
M A U R I Z I O C I M I N O

Presentazine di Pino Bertelli

ARTE TIPOGRAFICA EDITRICE

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Progetto grafico
Vincenzo Piccini

Traduzione francese
Sarah Nora Pinto

# Photo: Maurizio Cimino


Buenos Aires 2009 - Zaagoom

Editing redazione
Sarah Nora Pinto

2ë Festival del Cinema dei Diritti di Napoli


(Napoli, 9-14 novembre 2009)

FACOLTAÁ DI SOCIOLOGIA

Stampa: Arte Tipografica s.a.s.


Napoli, Novembre 2009

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A Sarah e Margot

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Desidero ringraziare

Mariana Ballestero, Prospero Bentivenga, Pino Bertelli,


Mimmo Calopresti, Luigi Caramiello, Fabio Catapano, Liliana Contrera,
Manuel De Vita, Maurizio Del Bufalo, Michele Del Vecchio, Alzira Della Ragione,
lo staff di DERHUMALC, Phil Drake and Thank Mary, Amaneh Zohreh Eskandari,
Antonio Gargano, Pasquale Lettieri, Maria Teresa Panariello, Paskua,
Gianfranco Pecchinenda, Angelo Rossi, Diego Rossi,
Julio e Florencia Santucho, Vanessa Sciarretta, Oreste Ventrone

Un particolare ringraziamento al prof. Antonio Gargano


dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
che ha reso possibile la realizzazione di questo catalogo

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``Bisognerebbe sapere a quale genere appartenga ``Il faudrait savoir aÁ quel genre appartient l'uni-
l'universo, se al realistico o al fantastico''. vers, au reÂalisme ou au fantastique''.
(Jorge Luis Borges) (Jorge Luis Borges)

MAURIZIO CIMINO MAURIZIO CIMINO

Ciudad de la furia Ciudad de la furia


Buenos Aires ti entra nelle vene, languida come un bacio di Buenos Aires te rentre dans les veines, langoureuse comme
nostalgia sanguemista. une baiser de nostalgie sang meÃleÂ.
Buenos Aires degrada in un mare viola di struggente rim- Buenos Aires se deÂgrade en une mer violette d'un regret
pianto che ti si fissa nel cuore. bouleversant qui vient se planter dans ton cúur.
Allegria disperata artisti di strada Sante Madres, riaffiora il Joie deÂsespeÂreÂe artistes de rue Saintes Madres, la douleur
dolore.. MansõÁon SereÁ! refait surface... MansõÁon SereÁ !
I ragazzi di MoroÁn gridano Justicia... gatillo faÁcil strascichi Les jeunes de MoroÁn crient Justicia... gatillo facõÁl traõÃneÂe
di orrore. d'horreur.
Cartoneros affamati di vita, bordelli istituzionali, el paco Cartoneros affameÂs de vie, bordels institutionnels, el paco
consuma ragazzini innocenti. consume de jeunes innocents.
Il vortice ondeggiando frenetico culla scioperi cantati e am- Un tourbillon ondoyant freÂneÂtique berce les greÁves chanteÂes
malia tassisti immigrati. et fascine les taxis immigreÂs.
Buenos Aires ti brucia, ti desidera, ti stringe: passione vera Buenos Aires te bruÃle, te deÂsire, t'eÂtreint: vraie passion
amore totale. amour total.

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SULLA FOTOGRAFIA DEL MARGINE E LA FILOSOFIA DELLA MASCHERA

Mentre Parigi era sotto l'occupazione nazista... un generale della Gestapo chiamoÁ Picasso e gli mostroÁ il quadro che
raffigurava ``Guernica''. Picasso l'aveva dipinto dopo che il piccolo paese basco era stato raso al suolo dalle bombe degli
aerei di Hitler. Il generale mostroÁ il quadro al pittore e gli disse: ``L'hai fatto te?''. Picasso rispose: ``No! L'hai fatto te''.
Nel 1939 la Germania nazista invase la Polonia.
In una buca di bomba c'era un soldato polacco ferito. Un giovane nazista gli punta la pistola alla testa, per finirlo. In quel
momento il cielo si apre e appare Dio! Che dice al giovane nazista: ``Fermati sciagurato, cosa fai? Non sai che quell'uomo
che stai per uccidere un giorno diventeraÁ Papa?''. Il giovane nazista: ``E io?''. ``Tu dopo!'', rispose Dio.
C'era una volta e una volta non c'era... che sulle coste della Catalogna, in Spagna, un giovane pescatore di frutti di mare
molto speciali, che nessuno riusciva a mai pescare... vendeva i suoi frutti Ð uno alla volta Ð alle famiglie povere del
quartiere. Un giorno, uno dei piuÁ ricchi affaristi di Barcellona, gli disse: ``Senti ragazzo, pesca questi frutti di mare per
me... te li compro tutti insieme e al doppio di quanto li vendi a quei poveracci... li porteroÁ ai migliori ristoranti della
cittaÁ''. Il giovane pescatore rispose: ``No signore, preferisco venderli uno alla volta a chi pare a me''.
L'uomo chiese: ``E perche� Ti risparmio molto lavoro e te li pago il doppio?''. Il ragazzo rispose: ``Perche io sono il
padrone della mia fame''.

I. SULLA FILOSOFIA DELLA MASCHERA

Di nessuna patria e di nessun padrone eÁ la fotografia del margine o di strada... gli uomini guardano sempre l'ignoranza che
li avvolge e la paura che li atterrisce... guardare non significa vedere e fotografare non vuol dire fare della fotografia il
mercimonio di banalitaÁ truccate sotto la falsa spiritualitaÁ dell'arte... l'arte, come il patriottismo, eÁ l'ultimo rifugio della

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SUR LA PHOTOGRAPHIE DES MARGES ET LA PHILOSOPHIE DU MASQUE

Alors que Paris eÂtait sous l'occupation nazie..... un geÂneÂral de la Gestapo appela Picasso et lui montra «Guernica». C'est
un tableau que Picasso avait peint apreÁs la destruction du petit village par les bombes des avions d'Hitler. Le geÂneÂral
montra le tableau au peintre et lui dit: «C'est toi qui a fait cËa?» Picasso reÂpondit: «Non! C'est toi qui a fait cËa».
En 1939 l'Allemagne nazie envahit la Pologne.
Dans un trou laissë par une bombe, un soldat polonais blessë. Un jeune nazi lui pointe son pistolet sur la teªte, pour l'achever. A ce mo-
ment, le ciel s'ouvre et Dieu apparait! Qui dit au jeune nazi: ûArreªte, malheureux! Que fais-tu? Tu ne sais pas que l'homme que tu allais
tuer deviendra pape un jour?ý Le jeune nazi: ûEt moi?ý. ûToi, apre©s!ý rëpondit Dieu.
Il eÂtait une fois et il n'y avait pas une fois... que sur les coÃtes de la Catalogne, en Espagne, un jeune peÃcheur de fruits de
mer treÁs particuliers, que personne n'arrivait jamais aÁ peÃcher ... ne vendait ses fruits de mer Ð un par un Ð aux familles
pauvres de son quartier. Un jour, un des hommes d'affaires les plus importants de Barcelone lui dit: «EÂcoute moi jeune
homme, peÃche pour moi ces fruits de mer... je te les acheÁte tous ensemble le double de ce que tu les vend aÁ ces
malheureux... je les ameÁnerai dans les meilleurs restaurants de la ville». Le jeune peÃcheur reÂpondit: «Non Monsieur,
je preÂfeÁre les vendre un par un aÁ qui me plait». L'homme demanda: «Pourquoi donc? Si je t'eÂpargne un gros travail et
que je te les paie le double?». Le jeune homme reÂpondit: «Parce que moi, je reste maõÃtre de ma faim.»

I. SUR LA PHILOSOPHIE DU MASQUE

Sans patrie ni maõÃtre, telle est la photographie des marges ou de rue... les hommes regardent l'ignorance qui les entoure et
la peur qui les terrifie ... regarder ne veut pas dire voir et photographier ne veut pas dire transformer la photographie en
trafic de banalite camoufleÂe sous la fausse spiritualite de l'art... l'art, comme le patriotisme, est le dernier refuge de la

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carogne, diceva. La fotografia eÁ un atlante del conoscere, una cartografia umana, una poetica della bellezza infranta... o eÁ
poca cosa. I mercanti del tempio lo sanno bene... e non sono molti i fotografi che danno voce e immagine ai soggetti
``messi'' di fronte alla fotocamera e si trasformano in narratori di se stessi... qui la scrittura fotografica cessa di essere un
rituale o un'astrazione narcisistica per diventare ``specchio'' e ``traccia'' della storia.
Maurizio Cimino eÁ un fotografo della vita quotidiana struccata di ogni artificio e banalitaÁ ordinarie... a vedere la sua
opera in bianco e nero non eÁ difficile cogliere la complessa tessitura poetica e il suo sguardo si fa indagatore e
raccoglitore di veritaÁ eterne. Le immagini di strada di Cimino sono maschere (volti, segni, suoni...) che smantellano la
tradizione del reportage come racconto giornalistico e si chiamano fuori anche dalle scuole accademiche... la visione
libertaria di Cimino si richiama invece ai maestri dell'attimo rubato sui marciapiedi del mondo (William Klein, Josef
Koudelka, Robert Frank su tutti) ma soprattutto eÁ la destrutturazione dell'immagine canonica spettacolarizzata (quella
destinata all'impero dei media) che incrina e senza stravaganze estetiche denuncia l'esercizio del potere nella societaÁ in
cui vive.
Nel teatro orientale antico, maschera significa persona e dietro la finzione o visione della maschera, l'amore, la diversitaÁ, la
tenerezza delle anime belle sborda oltre i confini dell'innocenza e inventa la divina capacitaÁ di volare di laÁ dal reale e fuori
del fantastico.
L'anima della maschera conserva e delizia i cuori in amore per il rivissuto iconico del tempo androgino che custodisce il
tesoro d'amore del sempre e del mai. L'amore affranca i diversi ma anche i simili. Si ama per il pudore delle lacrime di
stelle e per l'impudore dei baci al profumo di tiglio... l'amore, come la maschera, eÁ parte di un immaginario liberato che si
Ð chiama fuori Ð dal convenzionale e dal prestabilito. Amami e fai di me quello che vuoi: dammi la tua maschera e io ti
daroÁ la mia persona. Questo eÁ quanto si legge, credo, nell'affabulazione fotografica del fotografo napoletano.
La filosofia della maschera di Cimino eÁ ritagliata (fotografata) in una malinconia amorosa incisa sui corpi, sui volti, nei
gesti... dei suoi ritrattati e se tutto questo non eÁ proprio cosõÁ, fa lo stesso. Poiche l'immaginario fa parte dell'amore e
l'amore eÁ un rizoma d'accadimenti, un incrocio di bellezza e di oblõÁo, di pane e di rose dove tutti gli atti sono impuri, si
trascolorano in maschere e fanno del sangue sulla luna dei quasi adatti, una forma di felicitaÁ estrema, per la quale eÁ
importante vivere quanto morire.
Le maschere di carta bagnata e polvere di sogni di Cimino sono uomini, donne, strade, pezzi di respiro ordinario e prima di
mettere le ali segrete degli angeli e fantasmare la magia degli spiriti irriverenti della terra di nondove, mostrano il respiro
delle cose e riescono a far tornare ciascuno bambino, almeno una volta. La maschera non ha cittadinanza. Il mondo intero

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charogne, disait-il. La photographie est un atlas de la connaissance, une cartographie de l'homme, une poeÂtique de la
beaute briseÂe... ou bien elle est peu de chose. Les marchands du temple le savent bien... et il y a peu de photographes qui
donnent une voix et une image aux sujets «poseÂs» devant leur appareil se transformant alors en narrateur d'eux-meÃmes ...
ici, l'eÂcriture photographique cesse d'eÃtre un rituel ou une abstraction narcissique pour devenir «miroir» et «trace» de
l'histoire.
Maurizio Cimino est un photographe de la vie quotidienne deÂbarrasseÂe de tout artifice et de toute banalite ordinaire ... en
voyant son úuvre en noir et blanc il est pas difficile d'en saisir le complexe tissage poeÂtique et son regard se fait enqueÃteur
et glaneur de veÂriteÂs exteÂrieures. Les images de rue de Maurizio Cimino sont des masques (visages, signes, sons...) qui
deÂconstruisent la tradition du reportage en tant que reÂcit journalistique et s'eÂloignent aussi des eÂcoles acadeÂmiques... la
vison libertaire de Maurizio Cimino se reÂfeÁre en fait aux maitres de l'instant vole sur les trottoirs du monde (William Klein,
Josef Koudelka, Robert Frank ,plus que tous les autres) mais surtout, c'est la deÂstructuration des canons de l'image mise en
spectacle (celle destineÂe aÁ l'empire des meÂdias) qui compromet et deÂnonce sans extravagances estheÂtiques l'exercice du
pouvoir dans la socieÂte ouÁ il vit.
Dans le theÂaÃtre oriental antique, masque signifie personne et derrieÁre la fiction ou la vision du masque, l'amour, la
diversiteÂ, la tendresse des belles aÃmes deÂbordent des frontieÁres de l'innocence et inventent la divine possibilite de voler
au dessus du reÂel et au dehors du fantastique. L'aÃme du masque preÂserve et ravit les cúurs amoureux avec un temps
androgyne reveÂcu de facËon iconique, temps gardien du treÂsor d'amour des toujours et des jamais. L'amour deÂlivre ceux qui
sont diffeÂrents mais aussi ceux qui sont semblables. On s'aime pour la pudeur des larmes d'eÂtoiles ou pour l'impudeur des
baisers aÁ la senteur de tilleul... l'amour, comme le masque, fait partie d'un imaginaire libeÂre qui s'eÂloign du conventionnel
et du preÂeÂtabli. Aime-moi et fais de moi ce qu'il te plait: donne-moi ton masque et je te donnerai ma personne. C'est ce qui
ce lit, je crois, aÁ travers l'affabulation photographique du photographe napolitain.
La philosophie du masque de Maurizio Cimino est deÂcoupeÂe (photographieÂe) dans une meÂlancolie amoureuse graveÂe sur les
corps, les visages, les gestes ... de ses portraits et si ce n'est pas exactement cËa, cËa revient au meÃme. Puisque l'imaginaire
fait partie de l'amour et que l'amour est un rhizome d'eÂveÁnements, un croisement entre la beaute et l'oubli, fait de pain et
de roses ouÁ tous les actes sont impurs, ouÁ ils se changent en masque et transforment le sang de la lune en presque adapteÂs,
une forme de bonheur extreÃme, pour lequel il est aussi important de vivre que de mourir.
Les masques de papier mouille et de poussieÁres de reÃve de Maurizio Cimino, ce sont des hommes, des femmes, des rues, des bribes
de respiration ordinaire et, avant meÃme de mettre les ailes secreÁtes des anges et de fantasmer la magie des esprits irreÂveÂrencieux de

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eÁ il suo teatro. Attraverso una maschera siamo condannati alla genuflessione teologale, attraverso un'altra maschera
abbiamo appreso che l'obbedienza non eÁ mai stata una virtuÁ. La maschera eÁ l'immagine a fior di pelle dell'anima e
l'anima eÁ amore allo stato ereticale dove ogni sacralitaÁ eÁ dissolta e ogni abbraccio d'amore riporta a noi che desideriamo
ancora il teatro delle marionette senza fili della nostra interminabile infanzia amorosa. Fino a vent'anni, ciascuno scrive
poesie o scatta fotografie... poi restano i poeti e gli stupidi (Benedetto Croce, diceva). Uno sguardo diretto sul reale eÁ sempre
intollerabile. Non perche dice la veritaÁ, perche non la dissimula.
I fotografi piuÁ grandi hanno cercato di ``raggelare'' il mondo nelle loro immagini, il problema ora eÁ di cambiarlo... la vita
comincia dove l'incisione, il disegno, la pittura, la fotografia, il cinema... finiscono e l'opera d'arte diventa memoria o
denuncia, immaginazione o poesia, evento o fine della farsa dell'immaginale mercantile... la fotografia, come il plotone di
esecuzione, sta sempre dalla parte dei piuÁ forti... la macchina fotografica eÁ uno strumento utile al potere per registrare la
menzogna, l'impostura e serve a costruire la dimenticanza... il tempo fotografato diventa storia quando eÁ assunto dalla
memoria sociale e dall'uomo in rivolta.
La fotografia del margine viene da nessun luogo e non va da nessuna parte che non sia il nido del cuore. Ogni immagine
cosõÁ fatta s'iscrive nella trasversalitaÁ di un amore o di una solitudine senza rimedio. Decifra ogni persona (e ogni stella)
come una parola ritrovata. L'anima della fotografia del margine, ma non marginale! fiorisce nella terra di nessuno dove
vanno a pisciare i cani randagi e i gatti in amore. EÁ l'amore che mangia l'anima e fa della paura l'abbaglio dello stupore di
esistere. La fotografia randagia o del margine eÁ senza inizio. La fine eÁ la fatalitaÁ del vero che diviene il florilegio di
qualcosa che eÁ stato e non eÁ piuÁ.
C'eÁ un modo di vedere nella fantasticazione poetica che eÁ decifrabile e un modo di vedere l'ombra di seÂ. Soltanto la
banalitaÁ eÁ reale. D'altronde cioÁ che eÁ stato scritto diviene segno e non si esaurisce nello sguardo. La fotografia radicale
taglia la lingua alla neutralitaÁ. Disvela l'irrealtaÁ dell'irreale. CioÁ che ci lega alla fotografia delle periferie (anche a quella di
Cimino) eÁ la sete di dolore o la malinconia della gioia che lascia negli occhi la fame del mistero.
Diffidare della fotografia patinata eÁ opportuno. Non deporre la composizione spettacolare nel fuoco dei saperi, eÁ un'umi-
liazione. Consenso e convenzione sono operazioni disdicevoli. Nessuno puoÁ comprare il sorriso dei bambini con la guerra
sulla faccia o ammansire il canto delle stelle. EÁ inglorioso farsi spezzare dalla nientificazione dell'apparenza della propria
epoca.
La dittatura del gusto ha omologato merci, idee, opere... e mai la morte della parola sembra cosõÁ prossima alla tomba come
la fotografia prodotta e consumata nella civiltaÁ dello spettacolo.

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la terre de non lieu, ils donnent aÁ voir la respiration des choses et savent nous faire tous redevenir enfant, une fois au moins. Le
masque n'a pas de nationaliteÂ. Le monde entier est son theÂaÃtre. AÁ travers un masque nous sommes condamneÂs aÁ la geÂnuflexion
theÂologale, aÁ travers un autre nous avons appris que l'obeÂissance n'a jamais eÂte une vertu. Le masque est l'image a fleur de peau de
l'aÃme et l'aÃme est amour aÁ l'eÂtat heÂreÂtique, ouÁ toute sacralite est dissoute et toute eÂtreinte d'amour nous renvoie aÁ notre deÂsir
inassouvi de theÂaÃtre de marionnettes sans fil de notre interminable enfance amoureuse. Jusqu'aÁ vingt ans, tout un chacun eÂcrit des
poeÂsies ou prend des photos... ensuite il reste les poeÁtes et les imbeÂciles (disait Benedetto Croce). Un regard direct sur le reÂel est
toujours intoleÂrable. Non parce qu'il dit la veÂrite mais parce qu'il ne la dissimule pas.
Les plus grands photographes ont tente de «congeler» le monde dans leurs images, le probleÁme aÁ preÂsent c'est de le
changer.... La vie commence laÁ ouÁ la gravure, le dessein, la peinture, la photographie, le cineÂma.... finissent et l'úuvre
d'art devient meÂmoire ou deÂnonciation, imagination ou poeÂsie, eÂveÁnement ou fin de la comeÂdie de l'imagier marchand... la
photographie, comme le peloton d'exeÂcution, est toujours du cote des plus forts... l'appareil photo est un instrument utile au
pouvoir pour enregistrer le mensonge, l'imposture et sert aÁ construire l'oubli .... le temps photographie devient histoire
quand il est retenu par la meÂmoire sociale et par l'homme reÂvolteÂ.
La photographie des marges ne vient de nulle part et ne va nulle part si ce n'est dans le nid du cúur. Toute image ainsi
faite s'inscrit dans la transversalite d'un amour ou d'une solitude sans remeÁde. Elle deÂchiffre chaque personne ( et chaque
eÂtoile) comme un mot retrouveÂ. L'aÃme de la photographie des marges, mais non marginale! fleurit sur la terre de personne
ouÁ vont pisser les chiens errants et les chats en amour. C'est l'amour qui mange l'aÃme et fait de la peur un eÂmerveillement
eÂblouissant face aÁ l'existence. La photographie errante ou des marges n'as pas de commencement. La fin est la fatalite du
vrai qui devient alors le florileÁge de quelque chose qui a eÂte et qui n'est plus.
Il y a une facËon de voir avec la reÃverie poeÂtique que l'on peut deÂchiffrer et une facËon de voir l'ombre de soi-meÃme. Seule la
banalite est reÂelle. D'ailleurs, ce qui a eÂte eÂcrit devient signe et le regard ne peut l'eÂpuiser. La photographie radicale coupe
la parole aÁ la neutraliteÂ. Elle deÂvoile l'irreÂalite de l'irreÂel. Ce qui nous lie aÁ la photographie des peÂripheÂries (mais aussi aÁ
celle de Maurizio), c'est la soif de la douleur ou la meÂlancolie de la joie qui laisse au fond des yeux une faim de mysteÁre. Le
moment est venu de deÂfier la photographie patineÂe. Ne deÂpose pas la composition spectaculairedans le feu des savoirs, c'est
une humiliation. Personne ne peut acheter le sourire des enfants qui ont la guerre sur le visage ou amadouer le chant des
eÂtoiles. Il n'est pas glorieux de se faire eÂcraser par l'aneÂantissement de l'apparence de son eÂpoque. La dictature du gouÃt a
uniformise marchandises, ideÂes, úuvres ... et jamais la mort de la parole a eÂte aussi preÁs de la tombe comme la photo-
graphie produite et consommeÂe dans la civilisation du spectacle.

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II. SULLA FOTOGRAFIA DEL MARGINE

La fotografia del margine o randagia di Maurizio Cimino ci obbliga a vedere, a parlare di cioÁ che ci eÁ oscuro o che non
vogliamo riconoscere come male del nostro tempo... le sue immagini recano disturbo laÁ dove regna la mediocritaÁ e
l'impotenza... ogni cosa, persona, frammento sociale fotografato da Cimino si trascolora in testimonianza e va a far parte
di una democrazia dello sguardo dove ciascuno eÁ protagonista della propria caduta o della propria insorgenza... in questo
senso la fotografia di Cimino ci sembra emergere da un proprio sistema spaziale che mescola linguaggi, allarga orizzonti,
rivendica emozioni... le sue immagini non temono di contenere influenze, contaminazioni, citazioni... c'eÁ un senso profondo
di sradicamento nella scrittura fotografica di Cimino, che eÁ anche un cammino, un sentiero, un percorso che avvicina gli
uomini o li divide su veritaÁ che possono essere scoperte o tradite. La sua non eÁ una fotografia della spontaneitaÁ o un
esercizio di stile... semmai di stiletto... che infrange ogni mitologia sul buon governo dell'umanitaÁ e si fa anima del mondo.
La scrittura fotografica di Cimino lavora sulla ricerca di una diversa interazione tra immagine e comportamenti sociali. Le
sue fotografie sono la rivisitazione di un pensiero che denuda le responsabilitaÁ del potere... il fotografo sa che l'economia
mercantile eÁ sostenuta da un'accumulazione di spettacoli, di linguaggi spettacolarizzati, e il rapporto sociale fra persone eÁ
mediato attraverso le immagini. ``Lo spettacolo compreso nella sua totalitaÁ eÁ nello stesso tempo il risultato e il progetto del
modo di produzione esistente'' (Guy Debord). Lo spettacolo eÁ il linguaggio del potere, eÁ la comunicazione dominante
divenuta merce. La cultura dello spettacolo eÁ la continuazione della guerra con altri mezzi.
La fotografia del margine di Cimino diserta le burocrazie e le culture dell'ostaggio e cerca altre vie del comunicare...
inquadrature asciutte, ``imperfette'', di derivazione cinematografica, anche... neri forti, bianchi profondi... tagli selvatici,
inserti coraggiosi, surrealtaÁ metropolitane... sono gli arnesi espressivi del suo linguaggio fotografico... l'irriverenza contro
ogni scuola celebrata lo conduce dentro un'autopsia dell'arte e di tutte le forme di comunicazione asservite al potere...
nell'inverno dei nostri scontenti, l'estetico e il politico del suo fare-fotografia si trascolora critica radicale dell'esistenza.
Lo sguardo di Cimino eÁ quello dell'etnologo... la sua fotografia s'interessa a cioÁ che incontra nella strada e nei suoi sogni...
le immagini che coglie al volo o che costruisce intensamente... testimoniano una ``vivenza''... il fotografo si rifiuta di
restituire il reale cosõÁ come accade di fronte alla fotocamera... la sua iconografia infatti esprime una scelta, una struttura
elaborata, un'analisi della cosa fotografata... non c'eÁ peroÁ l'istituzionalizzazione delle forme nelle fotografie di Cimino, ma la
liberazione dei sentimenti diretti e la testimonianza di affetti appena fissati nella macchina fotografica. ``L'artista Ð dice
Nietzsche Ð sceglie i suoi soggetti: eÁ il suo modo di lodare''. Cogliere i significati della fotografia significa decifrare il

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II. SUR LA PHOTOGRAPHIE DES MARGES

La photographie des marges ou errante de Maurizio Cimino nous oblige aÁ voir, aÁ parler de ce qui nous est obscur ou que
nous ne voulons pas reconnaõÃtre comme le mal de notre temps... ses images deÂrangent laÁ ouÁ reÁgnent la meÂdiocrite et
l'impuissance... Chaque chose, personne, fragment social photographie par Maurizio Cimino se change chromatiquement en
un teÂmoignage et rejoint une deÂmocratie du regard ouÁ tout le monde est le protagoniste de sa propre chute ou apparition...
en ce sens la photographie de Maurizio Cimino eÂmerge, nous semble-t-il, d'un systeÁme spatial qui lui est propre, qui meÃle
les langages, eÂlargit les horizons, revendique des eÂmotions... il y a un sens de deÂracinement profond dans l'eÂcriture photo-
graphique de Maurizio, qui est aussi une route, un chemin, un trajet qui rapproche les hommes ou les divise sur des veÂriteÂs
qui peuvent eÃtre deÂcouvertes ou bien trahies. Il ne s'agit pas d'une photographie de la spontaneÂite ou d'un exercice de style
... tout au plus de stylet... qui fait voler en eÂclats toute mythologie de bon gouvernement de l'humanite et devient l'aÃme du
monde.
L'eÂcriture photographique de Maurizio Cimino travaille sur la recherche d'une interaction diffeÂrente entre l'image et les
comportements sociaux. Ses photographies sont une reÂvision d'une penseÂe qui met aÁ nue les responsabiliteÂs du pouvoir... le
photographe sait que l'eÂconomie marchande est soutenue par une accumulation de spectacles, de langages mis en spectacles,
et que dans les rapports sociaux, les images servent de meÂdiateur. «Le spectacle compris dans sa totalite est aÁ la fois le
reÂsultat et le projet du moyen de production existant.» (Guy Debord). Le spectacle est le langage du pouvoir, c'est la
communication dominante devenue marchandise. La culture du spectacle est le prolongement de la guerre avec d'autres
moyens.
La photographie des marges de Maurizio Cimino deÂserte les bureaucraties et les cultures de l'otage et cherche d'autres voies
pour communiquer.... cadrages secs, «imparfaits», de deÂrivation cineÂmatographique aussi .... noirs forts, blancs profonds....
coupes sauvages, insertions courageuses, surreÂel meÂtropolitain... voici les outils expressifs de son langage photographique...
l'irreÂveÂrence envers toute eÂcole porteÂe au nues le conduit aÁ une autopsie de l'art et de toutes les formes de communication
asservies au pouvoir.... dans l'hiver de nos meÂcontentements, l'estheÂtique et le politique de son faire photographique se
change en une critique radicale de l'existence.
Le regard de Maurizio Cimino est celui de l'ethnologue ... sa photographie s'inteÂresse aÁ ce qu'il rencontre dans la rue et
dans ses reÃves... les images qu'il attrape aÁ la voleÂe ou qu'il construit intenseÂment ... teÂmoignent d'une «survivance» ... le
photographe refuse de restituer le reÂel tel qu'il se preÂsente devant l'objectif... son iconographie en effet exprime un choix,

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presente, superare la tecnica e il narcisismo e trovare quell'estetica popolare che fa della fotografia un viatico verso
l'acquisizione di un'etica e di un'estetica intimamente legate agli scopi universali della giustizia e della bellezza. ``Il male
sboccia nel mondo e il bene, l'uomo giusto, eÁ fondamentalmente cioÁ che lo combatte'' (Luigi Zoja). CioÁ che eÁ autentica-
mente bello, eÁ naturalmente giusto.

III. SULLA FOTOGRAFIA DELLA BELLEZZA

Quando ero bambino, mio padre mi insegnoÁ a non piegare mai la testa di fronte alla cattiveria e non scendere mai cosõÁ in
basso tanto da odiare una persona.
Quando ero bambino, mia madre mi disse di non avere timore di piangere, ne quando si ama ne quando si soffre... mi disse
anche di non aver paura dell'amore ma di temere di non averlo incontrato mai!
Davanti al dolore degli altri eÁ difficile sorridere, com'eÁ difficile piangere. La crudeltaÁ della civiltaÁ dello spettacolo eÁ
straziante e cercare una ragione per esistere al di fuori dei consumatori di violenze o mercanti di armi eÁ difficile quanto
cercare un uomo onesto in parlamento.
Crediamo a una forma di ``ecologia delle immagini'' (Susan Sontag), una sorta di ``fotografia randagia'' che si schiera dalla
parte degli oppressi e contro gli oppressori.
Non ci interessano le iconografie della compassione ne i sudari della povertaÁ... sappiamo che la ricchezza di pochi implica
l'indigenza di molti. E nessuno puoÁ dire che il mondo non va cosõÁ.
Le guerre coloniali, le guerre del petrolio, le guerre di religione... sono lõÁ a ricordare all'umanitaÁ che ad Auschwitz, mentre
si assassinavano milioni di persone, gli aguzzini si facevano suonare Schubert prima di cena e nel resto del pianeta
impazzava il boogie-woogie di Glenn Miller. L'era atomica inaugurata da Hiroshima, annunciava nuovi presagi di bruttezza
dell'umanitaÁ. La terribilitaÁ, come l'indifferenza, sono alla base di ogni genocidio accettato. La guerra tecnologica eÁ entrata
nelle case e l'idea di onnipotenza dei paesi ricchi eÁ divenuta planetaria.
E Dio, dov'eÁ il buon Dio? Si chiedeva il filosofo ebreo Elie Wiesel di fronte al bambino impiccato nel campo di sterminio di
Auschwitz: ``PiuÁ di una mezz'ora restoÁ cosõÁ, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era
ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti. Dietro di me udii il solito
uomo domandare: Dov'eÁ dunque Dio? E io sentivo in me una voce che rispondeva: Dov'eÁ? Eccolo: eÁ appeso lõÁ, a quella

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une structure eÂlaboreÂe, une analyse de la chose photographique... il n'y a pas pour autant d'institutionnalisation des formes
dans la photographie de Maurizio Cimino, mais une libeÂration des sentiments directs et un teÂmoignage d'affections qui
viennent d'eÃtre fixeÂes par l'appareil. «L'artiste Ð dit Nietzsche Ð choisit ses sujets: c'est da facËon de flatter». Saisir les
significations de la photographie veut dire deÂchiffrer le preÂsent, deÂpasser la technique et le narcissisme et trouver cette
estheÂtique populaire qui fait de la photographie un viatique vers l'acquisition d'une eÂthique et d'une estheÂtique intimement
lieÂes aux objectifs universaux de la justice et de la beauteÂ. «Le mal eÂclot dans le monde et le bien, l'homme juste,
fondamentalement, est ce qui le combat.» (Luigi Zoja). Ce qui est authentiquement beau est naturellement juste.

III. SUR LA PHOTOGRAPHIE DE LA BEAUTEÂ

Quand j'eÂtais petit, mon peÁre m'a appris aÁ ne jamais courber la teÃte face aÁ la meÂchancete et aÁ ne jamais m'abaisser au
point de haõÈr quelqu'un. Quand j'eÂtais petit, ma meÁre me disait qu'il ne faut jamais avoir honte de pleurer, ni quand on
aime ni quand on souffre... elle me disait aussi de ne pas avoir peur de l'amour mais plutoÃt de ne l'avoir jamais connu!
Il est difficile de sourire devant le malheur des autres, tout comme il est difficile de pleurer. La cruaute de la civilisation du
spectacle est deÂchirante et trouver une raison d'eÃtre en dehors des consommateurs de violence ou des marchands d'armes
est aussi difficile que de trouver un homme honneÃte au parlement. Nous croyons aÁ une forme d' «eÂcologie des images»
(Susan Sontag), aÁ une sorte de «photographie errante» qui prend position pour les opprimeÂs contre les oppresseurs. Les
iconographies de la compassion et les suaires de la pauvrete ne nous inteÂressent pas... nous savons que la richesse de
quelques uns implique l'indigence de beaucoup. Et personne ne peut dire que ce n'est pas ainsi que va le monde.
Les guerres coloniales, les guerres du peÂtrole, les guerres de religions... elles sont laÁ pour nous rappeler aÁ l'humanite que aÁ
Auschwitz, pendant que des millions de personnes eÂtaient assassineÂes, les bourreaux faisaient jouer Schubert avant le dõÃner
et dans le reste de la planeÁte le boogie-woogie de Glenn Miller battait son plein. L'eÁre atomique inaugureÂe aÁ Hiroshima
annoncËait de nouveau preÂsages de laideur de l'humaniteÂ. La terreur comme l'indiffeÂrence sont aÁ la base de tout geÂnocide
accepteÂ. La guerre technologique est entreÂe dans les foyers et l'ideÂe de l'omnipotence des pays riches est devenue planeÂtaire.
Et Dieu? OuÁ est le bon Dieu? Ainsi s'interrogeait le philosophe juif Elie Wiesel face aÁ cet enfant pendu dans le camp
d'extermination d'Auschwitz: «Il resta ainsi, plus d'une demi-heure, agonisant sous nos yeux. Et nous devions bien regarder
son visage. Il eÂtait encore vivant quand je passai devant lui. Sa langue eÂtait encore rouge, les yeux n'eÂtaient pas encore

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forca''... nessun uomo eÁ un isola e se ``il ricco o eÁ un ladro o un erede di un ladro'' (diceva giaÁ nel IV secolo il vescovo
Basilio), educazione liberatrice, solidarietaÁ comunitaria e dialogo interculturale significano responsabilitaÁ di ciascuno verso
l'intera rete sociale.
La scrittura fotografica della bellezza non sempre eÁ parte del giogo del mercimonio.
Qualche volta essere pionieri incompresi non comporta solo raccogliere gli sputi, ma anche i sorrisi traditi dei bambini che
muoiono per fame ai quattro venti della terra. Nessuno puoÁ comprare un sorriso. La sola epopea che ci commuove eÁ quella
dei fra' Dolcino, dei Camilo Torres, della Banda Bonnot o dei ``Che'' Guevara... che hanno liberato l'utopia nel quotidiano e
sognato un'umanitaÁ libera come un passero in cielo. La societaÁ dello spettacolo imprigiona, eÁ l'amore dell'uomo per l'uomo
che ci rende liberi. Un mondo differente eÁ possibile.
La fotografia, quando eÁ grande, esprime il ritratto di un'epoca. Non evoca nulla. Mostra una parte per il tutto. In ogni
forma d'arte cioÁ che eÁ importante eÁ fare una scelta, elaborare una sintesi, escludere l'inutile e il troppo facile. Si tratta di
tagliare le fronde dell'opulenza descrittiva per lavorare nel rizoma del segno rovesciato. Dietro ogni grande fotografia c'eÁ un
criminale o un poeta.
La fotografia in forma di poesia, non registra la realtaÁ, la interpreta. La fotografia della bellezza non corteggia la morte,
anzi denuncia la cultura del disastro della quale eÁ icona adorante e adorata. L'estetica del terrore poggia sull'ordinaria
amministrazione di un esistente banalizzato. EÁ la morale spicciola degli affari sporchi e dei terrorismi di ordinaria follia. Il
ritorno alla ragione significa ritrovare l'innocenza perduta e lavorare affinche le Utopie si trasformino in ``topie'', ovvero in
cammini possibili per la conquista di un'umanitaÁ piuÁ giusta e piuÁ umana. ``La connessione tra gli uomini non passa per la
superioritaÁ, che isola, bensõÁ per la debolezza: l'umanitaÁ ha bisogno di senso di comunanza'' (James Hillman), di un'ela-
borazione poetica del quotidiano, condotta nel piacere di un incessante immaginare.
L'iconografia della bellezza si fonda sulla visione utopica della libertaÁ. La fotografia cosõÁ fatta, assume su di se la
responsabilitaÁ per l'altro. EÁ mettere l'altro al centro della propria attenzione. La libertaÁ, come la bellezza, non si daÁ, si
conquista. Nessun uomo eÁ veramente libero di godere della bellezza se da qualche parte della terra altri esseri umani sono
privati della libertaÁ. Dove c'eÁ lo spirito d'amore dell'uomo per gli altri uomini, lõÁ c'eÁ la bellezza della libertaÁ.
L'amore per la libertaÁ e per la bellezza eÁ un cammino, un segno, un sogno... la vita buona nasce dal lievito della
conoscenza, diceva. Lo stupore e la meraviglia sono le stelle comete sulle quali andare a cavalluccio lungo la Via Maestra
della solidarietaÁ, della fraternitaÁ, dell'accoglienza del diverso da seÂ... e rompere il disamore, la predazione, il massacro di
una societaÁ del dolore che non merita essere difesa. Chi (come noi) eÁ di nessuna chiesa, non si ritrova nemmeno in una

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eÂteints. J'entendis derrieÁre moi un homme poser cette eÂternelle question : Mais ouÁ est Dieu? Et je sentais en moi une voix
qui reÂpondait: OuÁ est-il? Il est laÁ: suspendu, aÁ cette fourche»... aucun homme ne vit sur une õÃle et si « le riche est un voleur
ou l'heÂritier d'un voleur» (comme le disait deÂjaÁ au IV sieÁcle l'eÂveÃque Basile), eÂducation libeÂratrice, solidarite communautaire
et dialogue interculturel, tout cËa veut dire responsabilite de tous dans le reÂseau social entier.
L'eÂcriture photographique de la beaute n'est pas toujours sous le joug du trafic. Parfois, eÃtre des pionniers incompris, ce
n'est pas seulement ramasser des crachats, mais ce sont aussi les sourires trahis des enfants qui meurent de faim aux quatre
vents de la terre. Personne ne peut acheter un sourire. La seule eÂpoque qui nous eÂmeut est celle des fra' Dolcino, des
Camilo Torres, de la Bande aÁ Bonnot ou des «Che» Guevara... qui ont libeÂre l'utopie du quotidien et reÃve d'une humaniteÂ
plus libre, comme un oiseau dans le ciel. La socieÂte du spectacle emprisonne et c'est l'amour de l'homme pour l'homme qui
nous libeÁre. Un monde diffeÂrent est possible.
La photographie, quand elle est bonne, exprime le portrait d'une eÂpoque. Elle n'eÂvoque rien. Elle montre une partie pour le
tout. Dans toute forme d'art, ce qui compte est de faire un choix, d'eÂlaborer une syntheÁse, d'exclure l'inutile et le trop
facile. Il s'agit de tailler le feuillage de l'opulence descriptive pour travailler dans le rhizome du signe renverseÂ. DerrieÁre
chaque bonne photographie, il y a un criminel ou un poeÁte.
La photographie sous forme de poeÂsie n'enregistre pas la reÂaliteÂ, elle l'interpreÁte. La photographie de la beaute ne fait pas
la cour aÁ la mort, mais elle deÂnonce la culture du deÂsastre, dont elle est l'icoÃne adorante et adoreÂe. L'estheÂtique de la
terreur repose sur la gestion ordinaire d'un reÂel banaliseÂ. C'est la basse morale des affaires sales et des terrorismes de la
folie ordinaire. Le retour aÁ la raison signifie retrouver l'innocence perdue et travailler jusqu'aÁ ce que les Utopies se
transforment en «topies», c'est-aÁ-dire en chemins possibles vers la conqueÃte d'une humanite plus juste et plus humaine.
«La connexion entre les hommes ne passe pas par la supeÂrioriteÂ, qui isole, mais bien par la faiblesse: l'humanite a besoin
d'un sens de la communion» (James Hillman), d'une eÂlaboration poeÂtique du quotidien, conduite dans le plaisir d'un
imaginaire incessant.
L'iconographie de la beaute se fonde sur la vision utopique de la liberteÂ. La photographie ainsi faite prend sur soi la
responsabilite de l'autre. Mettre l'autre au centre de sa propre attention. La liberteÂ, comme la beauteÂ, ne se donne pas, elle
se conquiert. Aucun homme n'est vraiment libre de jouir de la beaute si quelque part sur la terre d'autres eÃtres humains
sont priveÂs de liberteÂ. LaÁ ouÁ il y a l'esprit d'amour pour les autres hommes, il y a la beaute de la liberteÂ.
L'amour de la liberte et de la beaute est un chemin, un signe, un reÃve... la vie juste nait du levain de la conscience, disait-
il. L'eÂtonnement et la merveille sont des comeÁtes sur lesquelles on monte a cheval le long de la voie royale de la solidariteÂ,

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congrega di miscredenti, e la sola bellezza e libertaÁ che ama fino a morirne laÁ, al limitare del bosco, eÁ la vita sognata degli
angeli del non-dove che annunciano Ð in amore Ð la comunitaÁ che viene.

Le scritture fotografiche del margine di Cimino lavorano sul deÂtournement e lo spossessamento dell'immagine... disvelano il
linguaggio del dominio decomposto... figurano una critica della totalitaÁ e sotto un certo taglio avvelenano le gogne delle
ideologie e delle fedi... rovesciano un universo che tende all'organizzazione razionale di tutti gli aspetti della vita e fanno
dell'insignificanza il principio di tutte le cadute... la decomposizione storica di ogni forma d'arte mercantile passa dall'ab-
battimento di malevoli idioti che fanno professione di pensare e sostengono la circuitazione della ragione della fotografia nei
salotti intellettuali dell'amena dialettica gauchiste dello spettacolo. Il lavoro fotografico di Cimino si raccorda con la messa a
fuoco di una scelta... le sue immagini rispecchiano e al tempo stesso creano un discorso con una parte di mondo... ri-creano
uno scenario e affermano un discorso culturale, un ``punctum'' (Roland Barthes) che rende possibile la lettura critica della
fotografia e al contempo la demistificazione della storia imposta.
La fotografia randagia non eÁ colta radicalmente finche non eÁ sperimentata e restituita alla realtaÁ dagli insorti della volontaÁ
di vivere. La fotografia cosõÁ fabbricata vuole riprendersi la facoltaÁ di parola e all'interno della cultura che la emargina o la
cancella amabilmente dai suoi articolati convegni e cattedre di ordinaria castrazione, mostrare i valori e il prestigio ereticale
che le compete. L'etica e l'estetica (giustizia e bellezza) della fotografia randagia o del bordo contiene la sua propria
critica... sputa in faccia a chiunque, presente e futuro, che non prenda coscienza del proprio fallimento Ð fuori dalla
dissoluzione teorica (non solo) dell'immagine mercantile fotografica Ð come fine di un'epoca.

Pino Bertelli
(Reporters Sans FrontieÁres)
17 volte ottobre, Piombino, dal vicolo dei gatti in amore.

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de la fraterniteÂ, de l'accueil de qui est diffeÂrent de soi... pour rompre le deÂsamour, la preÂdation, la massacre d'une socieÂteÂ
de la douleur qui ne meÂrite pas d'eÃtre deÂfendue. Qui (comme nous) n'appartient aÁ aucune eÂglise ne se retrouve pas non
plus dans une bande de meÂcreÂant, et la beaute et la liberte que seules il aime au point d'en mourir, aÁ la lisieÁre du bois,
c'est la vie reÃveÂe des anges du non-pays qui annoncent Ð en amour Ð la communaute qui arrive.

Les eÂcritures photographiques des marges de Maurizio Cimino travaillent sur le deÂtournement et la deÂpossession de
l'image... deÂvoilent le langage de la domination deÂcomposeÂe... repreÂsentent une critique de la totalite et d'un certain
point de vue empoisonnent les carcans des ideÂologies et de la foi... renversent un univers qui tend aÁ l'organisation
rationnelle de tous les aspects de la vie et font de l'insignifiance le principe de toutes les chutes... la deÂcomposition
historique de toute forme d'art marchand passe par la deÂmolition des idiots malveillants qui se vantent de penser et qui
soutiennent le court-circuitage de la raison photographique dans les salons intellectuels de la plaisante dialectique gauchiste
du spectacle. Le travail photographique de Maurizio Cimino se rattache aÁ une mise au point d'un choix... ses images
refleÁtent et creÂent aÁ la fois un discours avec une partie du monde... re-creÂent un deÂcor et affirment un discours culturel, un
«punctum» (Roland Barthes) qui rend possible la lecture critique de la photographie et en meÃme temps une deÂmystification
de l'histoire qu'on nous impose.
La photographie errante n'est pas saisie radicalement tant qu'elle n'est pas expeÂrimenteÂe et restitueÂe aÁ la reÂalite des
insurgeÂs de la volonte de vivre. La photographie ainsi fabriqueÂe veut reÂcupeÂrer sa faculte de parole et, au sein d'un culture
qui la marginalise ou l'efface aimablement de ses colloques bien organiseÂs et de ses chaires de castration ordinaire, montrer
les valeurs et le prestige heÂreÂtique qui lui reviennent. L'eÂthique et l'estheÂtique (justice et beauteÂ) de la photographie errante
ou des bords contiennent leur propre critique... crachent aÁ la figure de n'importe qui, preÂsent et futur, ne prend pas
conscience de son eÂchec Ð en dehors de la dissolution theÂorique (pas seulement) de l'image photographique marchande Ð
en tant que fin d'une eÂpoque.
Pino Bertelli
(Reporters Sans FrontieÁres)

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Biografia / Biographie

Maurizio Cimino nasce a Washington D.C. nel 1969. EÁ laureato in Scienze Politiche all'UniversitaÁ
Federico II di Napoli, oggi lavora come responsabile del Centro Audiovisuale presso la FacoltaÁ di
Sociologia. Ha pubblicato alcune delle sue ricerche visuali con il CNR e con l'Istituto Italiano per
gli Studi Filosofici.

Maurizio Cimino est ne aÁ Washington D.C: en 1969. Il fait des eÂtudes de Sciences Politiques aÁ
l'Universite Federico II de Naples et il est aujord'hui resposable du Centro Audiovisuel de la
Faculte de Sociologie. Certaines de ses recherches visuelles ont eÂte publieÂes avec le CNR et
l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Principali esposizioni / Principales expositions

Centro Cultural Rojas, Buenos Aires 2009


Galerie 52, Paris 2009
Casa della Pace, Milano 2009
Altrimenti - Istituto Italiano Cultura, Luxembourg 2008
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli 2007
Apparamment CafeÂ, Paris 2007
``Le Grenoble'' - Institut FrancËais de Naples - UniversitaÁ Federico II, Napoli 2006
Museo di Santa Chiara, Napoli 2005

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CIUDAD DE LA FURIA
M A U R I Z I O C I M I N O

ISBN 978-88-6419-026-6