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Ricette varie

Insalata di pasta con melanzane e pomodori secchi


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Categoria: Portate - Piatti Freddi

• Difficoltà:
Bassa
• Cottura:
15 min
• Preparazione:
15 min
• Dosi per:
4 persone
• Costo:
Basso
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L’insalata di pasta con
melanzane e pomodori
secchi è un primo piatto che
può essere gustato sia
freddo che caldo. Leggera e
veloce da preparare
l’insalata di pasta con
melanzane e pomodori
secchi è un trionfo di sapori
mediterranei.
Il tocco di originalità per
l’insalata di pasta con
melanzane e pomodori
secchi sono i pinoli tostati
che le donano croccantezza e sapore. Una manciata di ricotta salata grattugiata completa il piatto.

Ingredienti
• Aglio
uno spicchio
• Basilico
20 foglie
• Brodo
vegetale un mestolo
• Cipollotto fresco
due
• Melanzane
lunghe 300 gr
• Olio di oliva
4 cucchiai
• Peperoncino
fresco metà
• Pinoli
60 gr
• Pomodori
secchi 40 gr
• Ricotta
salata grattugiata una manciata
• Rigatoni
400 gr

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■ Preparazione
Per prima cosa mettete a rinvenire i pomodorini secchi in una ciotola immergendoli
in acqua calda per 5 minuti (1). Quando si saranno ammorbiditi tagliateli a listarelle e metteteli
da parte (2). Quindi tagliate lemelanzane in rondelle dello spessore di 3 mm circa (3).

Tritate l’aglio, affettate i cipollotti e il peperoncino e mettete tutto in una padella capiente
insieme ai 4 cucchiai di olio (4). Fate soffriggere per un paio di minuti e poi unite
le melanzane (5), aggiustate di sale e unite i pomodori secchi tagliati a listarelle (6).

Lasciate cuocere aggiungendo un mestolo di brodo vegetale o di acqua calda (7), controllate
di sale (state attenti a non aggiungerne troppo perché pinoli e melanzane sono già molto
saporite). Quando lemelanzane si saranno ammorbidite, spegnete il fuoco e aggiungete le
foglie di basilico spezzettate grossolanamente con le dita (8). Quindi mettete a lessare
la pasta in acqua salata e nel frattempo in una padella antiaderente, senza aggiungere alcun
condimento, mettete a tostare i pinoli (9).

Una volta che la pasta sarà cotta, scolatela velocemente lasciando all’interno un po’
di acqua di cottura e versatela in padella (10). Fatela saltare per un minuto in modo da
amalgamare bene il tutto, aggiungete ipinoli tostati (11) e in ultimo la ricotta salata macinata
(12). Mescolate per bene e servite calda o fredda a seconda della stagione e della vostra
preferenza.

Ricette varie
Collegatevi anche su Made in Kitchen per leggere la ricetta.
Lo so non è una ricetta tradizionale romana, ma una rivisitazione… Se fin ora siamo andati di pari
passo con la tradizione direi che una piccola eccezione per oggi la possiamo fare. Per questa idea (che
ho trovato subito strepitosa!) devo ringraziare la più Precisina delle blogger Nadia, durante un incontro
a tema sempre cucina romana ha proposto questi sfiziosi bicchierini che ho subito riproposto alla prima
occasione.
Conoscete tutti il classico romano “la cacio e pepe” non è vero? Preferibilmente tonnarelli. Bè pensate
di mettere quello stesso sapore in un bicchierino finger food? Ok ci siete? Adesso togliete i tonnarelli e
pensate a qualcosa che dia un tocco etnico, si, il cous cous.
Piace l’idea? Piacerà anche alle vostre papille gustative.
Il suggerimento è di fare delle porzioni sempre piccole dato che resta molto saporito, è sfizioso se
mangiato in piccole dosi, perfetti per un antipasto e per un buffet.
COUS COUS CACIO E PEPE

250 gr di cous cous


brodo vegetale (stesso volume del cous cous)
200 gr di panna
200 gr di pecorino
pepe nero
olio evo
Cuocere il cous cous nello stesso volume di brodo vegetale con un goccio d’olio.
Farlo raffeddare e sgranarlo.
A bagnomaria sciogliere stesso peso di panna e pecorino, mescolare di tanto in tanto e aggiungere
pepe.
Vi consiglio di grattugiare il pecorino molto fino per far si che questo si sciolga prima e non avere grumi
nella salsa.
Nel caso comunque vengano dei grumi, potete sempre ricorrere al vecchio rimedio (poco ortodosso lo
so!) del frullatore ad immersione. Disporre il cous cous nei bicchieri e sopra la crema di pecorino che
avrete fatto riposare un pochino ma che resta è ancora calda
QUI OCCHIO: la crema calda fa si che il bicchierino si appanni creando un effetto di condensa brutto a
vedersi.
Dovete aspettare il tempo necessario che “l’appannamento” vada via per servirli. Il tempo è variabile
chiaramente dipende dal bicchierino nel mio caso c’è voluta un ora abbondante.
Quando sono freddi potete servire.

PESTO DI RUCOLA di Eva

100 gr di rucola
50 gr di pamigiano reggiano grattugiato
50 gr di pecorino romano dop grattuggiato
1 spicchio d’aglio
1 bicchiere circa di olio evo
50 gr di pinoli
7 gr sale grosso
80 gr di philadelphia o robiola (o altro formaggio cremoso)
Lavare la rucola e inserla nel boccale del frullature con i pinoli il formaggio l’aglio sgusiato e mezzo
bicchiere d’olio, mandare le lame del frullature ad intermittenza in modo che non surriscaldino troppo e
la rucola annerisca.
Mentre fate questa operazione continuare ad aggiungere olio a filo nel buco del boccale, la parte
necessaria per ottenere la giusta densità del pesto. Questa operazione potete farla anche con mortaio
e pestello.
Quando più o meno sarà ben frullato aggiungere il sale, assaggiate prima per calibrare a vostro gusto
quanto aggiungerne e per dare quel tocco di cremosità in più 80 gr di formaggio cremoso. Mescolare e
tenere da parte.
COUS COUS DI VERDURE CON MENTA GLACIALE E SESAMO NERO
200 gr di cous cous semintegrale di grano duro
lo stesso volume di cous cous di brodo vegetale
2 zucchine
2 carote
1 rametto di menta glaciale
sesamo nero
olio evo
sale
La cosa fondamentale per il cous cous è non dar retta ai pesi scritti sulla confezione secondo me!
Ogni volta che ho rispettato quelle dosi il cous cous mi è venuto un terribile pappone. Quindi
una volta che è stato preparato il brodo vegetale (sedano carota cipolla e patata) aggiugerlo al cous
cous. Il volume deve essere lo stesso. Secondo me è sempre meglio un pò meno brodo, che in più.
Aggiungere un cucchiaio di olio e sale mescolare e sgranare con le dita i grani di cous cous. Lasciarmi
freddare e grattare a striscioline le carote e le zucchine ben lavate.
Per le zucchine, dato che io le ho usate crude, non ho eliminato l’inteno bianco. Tagliare finemente la
menta unire alle carote e alle zucchine e condire con olio e sale.
Aggiungere le verdure e la menta al cous cous e una volta tostato in una padella antiaderente il
sesamo unire anche questo.
Guarnire con un foglia di menta… Adesso con la vostra insalata di cous cous glaciale… Potete anche
andare al mare! :))
…A meno che qualcuno per sbaglio non vi abbia preparato per pranzo la polenta! :)

varie
4 mag '09 · 32 commenti · Antipasti, Finger Food, Piatti Unici, cucina giapponese, premi, riso · Tags: pesce, riso
Zighinì con Berberè e injera

Andiamo in Eritrea, i popoli berberi


usavano molto cucinare uno “spezzatino speziato” e lo accompgnavano con del pane non lievitato,
chiamato injera, che usavano proprio per portarlo alla bocca a mò di piatto. Ho tentato di fare lo Zighinì
cercando un pò di info qua e là ma l’aiuto più grande mi è arrivato proprio da un post di Daniela di
senza panna scritto qualche tempo fa ormai. Io l’ho rifatto un pochino con quello che avevo a
disposizione e quello che il mio gusto predilige, nonchè in versione ultra rapida. Forse per molti avrò
stravolto la ricetta, ma non ce l’ho proprio fatta a usare il burro (anche se chiarificato) e tanto aglio, il
burro l’ho sostituito con dell’olio d’oliva e l’aglio l’ho solo usato per insaporire l’olio all’inizio e poi
eliminato. Ho trovato delle ricette che accompagnavano anche questo spezzatino con delle uova sode,
che io ho omesso. L’injera invece assomiglia un poco ai tacos messicani prorio per l’utilizzo della farina
di mais che io ho trovato da Castroni a Roma. Il risultato? E’ piaciuto molto a tutti, il sapore delle spezie
non è così forte, ma ha rievocato nella mia mente l’odore dell’Egitto e del Marocco. La piccantezza era
giusta e l’injera croccante era il perfetto accompagnamento, è stato come mettere un pò di africa a
tavola.
ZIGHINI’ con BERBERE’ E INJERA
Zighinì:
300 gr di manzo tagliato a pezzettoni
1/4 di cipolla
1 spicchio d’aglio
2 cucchiai di berbere’
1 bicchiere d’acqua
sale
farina di grano duro
Tagliare la cipolla e farla appassire in padella nell’olio di oliva insieme allo spicchio d’aglio chiacciato
che dopo elimineremo. Passare lo spezzatino nella farina e metterlo in padella con un pò di sale.
Aggiungere l’acqua e solo verso la fine della cottura aggiungere il berberè.
Piccola parentesi: Come tutte le spezie in polvere (come curry e curcuma) ho imparato da poco che
non vanno messe all’inizio perchè in ambiente umido rilasciano il massino nell’aroma, se noi infarinamo
lo spezzatino mescolando la farina con le spezie, finiamo per bruciarle troppo e perdono un pò il loro
sapore originario.
Far rosolare la carne in padella fino a che non è cotta e si è formato il sughetto.
giusta
Injera:
100 gr farina di mais
80 gr farina di grano duro
3 cucchiai olio d’oliva
acqua
sale
pepe
Mettete gli ingredienti in un recipiente, aggiungete l’olio e impastate il tutto aggiungendo l’acqua poca
alla volta. L’impasto che otterrete sarà tra il liquido come quello delle crepes. Scaldate la padella
antiaderente (io ho usato quella piccolina per le crepes) e con un tovagliolo di carta ungerla con l’olio.
Realizzate dei dischi con lo stesso procedimento delle crespelle, a fuoco bassisimo. Una volta cotta la
injera io l’ho adagiata su un portatovaglioli per dargli la piega in mezzo a mò di tasca.
Comporre il piatto:
Insalata mista
olio d’oliva
sale
semi di sesamo
Riempiere la injera con la carne e il suo sughetto. Consire l’insalata aggiungendo dei semi di sesamo
tostati in padella antiaderente e metterla sul piatto a formare un letto.
Noi l’abbiamo mangiato aggiungendo l’insalata sopra la carne.
Infine veniamo al berberè, io l’ho acquistato da Bizzarri a Firenze, sotto consiglio della mia carissima
amica Carolina di Semplicemente Pepe Rosa. Se volete fare il berberè in casa ecco la ricetta, presa
così come è da ‘Senza Panna’
Berberè:
2 cucchiaino di semi di cumino
1 cucchiaino di semi di cardamomo
1/2 cucchiaino di pepe di Giamaica o pimento
1 cucchiaino di fieno greco
1 cucchiaino di semi di coriandolo
8 chiodi di garofano
1 cucchiaino di pepe nero
5 cucchiaini di peperoncino
1 cucchiaino di zenzero
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino di sale
3 cucchiai di paprika
1/2 cucchiaino di cannella
In una padella antiaderente fate tostare i semi per due minuti, mescolando continuamente (aprite la
finestra perché si forma un gas difficile da respirare). Tritate tutte le spezie con il robot da cucina.
Conservate in un vaso di vetro ben chiuso.
28 apr '09 · 25 commenti · Finger Food, Piatti Unici, cucina etnica · Tags: carne, cereali, etnico
Hummus bi tahina ‫طحينية‬

Oggi è il Natale di Roma e sarebbe stato il caso di festeggiare con una ricetta della mia città, ma in
effetti proprio ieri ne ho riproposta una qui, rispolverando una mia ricetta più vecchia dei carciofi. Quindi
oggi non me la sono sentita di parlare ancora di cucina romana. In fondo ultimamente direi che da
queste parti non ce la stiamo facendo mancare! Invece un pochino assenti sono diventate quelle
preparazioni un po’ etniche, che mi piacciono tanto.
Avevamo già visto una versione di hummus un po’ rivisitata da me, la verità è che questa cremina di
ceci mi piace davvero un bel pò e finisco per prepararla periodicamente durante l’anno. Ideale per
accompagnare felafel oppure semplicemente da mangiare con dei crostini di pane, oppure pitta.
HUMMUS BI TAHINA
250 gr si ceci lessati
2 spicchi d’aglio
2 cucchiai di tahina
1 limone
1 mazzetto di prezzemolo
paprika o peperoncino
olio evo
sale
Potete decidere di lessare i ceci da voi, ma potete anche optare per l’opzione ceci in scatola, non è poi
la fine del mondo farlo qualche volta no?
Se invece utilizzate ceci secchi è necessario ricordare di metterli a bagno la sera prima e lasciarli in
ammollo almeno 12 ore. Lessarli in acqua salata e cuocerli lentamente per 45 minuti fino a che non
saranno morbidi.
Quando i ceci saranno pronti inserire nel boccale del frullatore tutti gli ingredienti: ceci, aglio, olio, sale,
il succo di limone, la tahina e il prezzemolo conservando solo qualche fogliolina per guarnire.
Frullare il tutto, se il composto risulta troppo denso si possono aggiungere due cucchiai d’acqua.
Mettere la crema in una ciotola e servire fredda.




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21 apr '10 · 25 comm
CAT | cucina spagnola
Gazpacho Salmorejo

Quando sono buone in estate le zuppe da mangiare


fresche? Tra le tante qual’è la zuppa fredda per eccellenza? Si, il gazpacho. Nasce in Andalusia e ne
esistono tantissime versioni, ci si sbizzarrisce nell’uso delle verdure (sempre aggiunte crude) e delle
spezie. Io, preferisco la versione salmorejo: più pane, niente peperoni e di una consistenza più
grossolana che conferisce a questa zuppa fredda un tipico colore rosa. Questa zuppa è caratteristica in
particolare della città di Cordoba. Io ho provato a farla tante volte (non la servo però con il ghiaccio)
ogni volta uso un ingrediente diverso e la modifico :)
Stavolta l’ho servita lasciando dei pezzetti di cetriolo intero in fondo al bicchiere in modo che la zuppa
abbia la sua parte croccante, normalmente questa viene data da dei crostini di pane, ma in questo caso
aggiungere ulteriore pane mi sembrava troppo. Alla fine dei conti, non trovate che il gazpacho ricorda la
nostrana panzanella??
In effetti conserva tutti i profumi e gli odori tipici mediterraei, il gazpacho si contraddistingue per la
semplicità della sua esecuzione, è solo un assemblaggio di ingredienti in effetti.
GAZPACHO SALMOREJO
2 pomodori
200 gr di pane raffermo
1 cetriolo medio
basilico
olio evo
sale
basilico
2 cucchiai di aceto di vino
5/6 capperi dissalati
Qualche goccia di tabasco (se piace)
Frullae tutti gli ingredienti insieme usando solomente mezzo cetriolo. L’altra metà tagliarla a pezzetti e
metterla sul fondo del bicchiere. Aggiungere un paio di cucchiai di aceto di vino (ma è a gusto
personale) e salare.
Versare nelle coppe il composta sopra ai cetrioli. Conservare in frigo un ora prima di servirlo, ben
fresco. Chi lo gradisce può, in aggiunta, mettere qualche goccia di tabasco.
Con questa ricetta partecipo alla racconta di Marsettina e Lory:
La quinoa è un cerale, antichissimo a dir la verità, usato addirittura tra le popolazioni Inca e Azteche,
trascurato per molti anni e ma riscoperto di recente. Questi semini sono molto particolari, perché
nonostante vengano considerati un cereale ma appartengono alla famiglia delle bietole e degli spinaci.
Sono semi molto ricchi di proteine (qui i valori nutrizionali) poveri di grassi e introdotti nell’alimentazione
aiutano a ridurre il colesterolo e la pressione sanguigna,prevenendo così le malattie cardiovascolari.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha persino classificato le proteine ad elevato valore biologico
della quinoa di qualità pari a quelle del latte. Inoltre per la presenza di magnesio fornisce un aiuto a
ridurre la frequenza di attacchi di emicranea (questo lo trovate anche nel libro: la dieta dei cereali). Che
cosa volente ancora da questa quinoa? Che vi pulisca pure casa insomma?
Veniamo ora ai modi in cui si può preparare: la cosa più semplice forse è quella di condirla come se
fosse un cous cous o un insalata di riso, io ho optato per la versione polpettosa però questa volta,
consigliata anche fritta nell’olio invece che al forno come indicato nella ricetta. Servire queste polpette
come antipasto e usare la foglia di alloro a mò di piattino è un idea davvero comoda anche perchè si
può preparare in anticipo e proporle anche tiepide.
POLPETTE DI QUINOA E ZUCCHINE
100 gr di quinoa
1 uovo codice 0
50 gr di pecorino
1 zucchina piccola
pan grattato o mollica di pane qb
sale
olio evo
Come cuocere la quinoa:
si procede lasciando la quinoa a bagno in acqua per almeno mezza giornata. Se la lasciate 24 ore non
temete andrà bene lo stesso.
L’importante è ricordarsi di cambiare l’acqua, almeno 2 o tre volte. Questo procedimento permette ai
grani di quinoa di perdere la saponina che li ricopre. Se saltate questo procedimento oppure tenete la
quinoa a bagno solo per poco tempo sentirete il gusto amaro di “sapone” quindi non è raccomandabile,
anche se comunque non è tossico, potrebbe irritare il tratto digerente.
Scolare bene dall’acqua i grani, cuocerli per 20 minuti in acqua e sale con un cucchiaino d’olio che non
li farà incollare.
Il quantitativo di acqua in cui si cuoce è indifferente perché la quinoa non “assorbe” (come il cous cous)
quindi potete fare ad occhio.
Scolare nuovamente la quinoa ed è pronta per essere condita.
Come procedere per le polpette:

Tagliare la zucchina a pezzetti molto piccoli, aggiungerle alla quinoa e condirle con olio e sale.
Grattugiare il pecorino e aggiungerlo alla preparazione insieme anche all’uovo. Mescolare e aggiungere
anche il pan grattato o la mollica di pane sbriciolata, un cucchiaio per volta mescolando fino a che non
vedrete che l’impasto diventa maneggiabile. A questo punto formate delle polpettine con le mani e
disporle su una teglia coperta di carta forno. Irrorate con olio evo e infonate a 180° per 15/20 minuti
dipende da quanto le avete fatte grandi, vi accorgete che sono cotte quando assumeranno un colore
dorato.

Per presentarle infilzatele con uno stuzziacandenti e una foglia d’alloro, sarà più facile prenderle e
morderle come finger food.

2
9 nov '09 · 26 commenti · Antipasti, Finger Food, Secondi Piatti, cucina etnica, cucina spagnola · Tags: carne

Pinchos caprino aromatizzato e uva

Los Pinchos sono un bel ricordo del mio periodo Alicantino…


Quante serate inziavano in un bar de copas cenando o “picando” qualcosa. Gli spagnoli sono stati gli
inventori dei fingerfood che adesso qui in Italia vanno tanto di moda, ma a dir la verità per loro è un
abitudine diffusa da molti anni. Uno dei bar a cui ero particolarmente affezionata, diffusi un pò in tutta la
Spagna peraltro, era il Lizzaran, assolutamente imperdibile… E dove ho anche preso molte idee e il
mio modo di cucinare ne è stato fortemente contaminato.
Tra l’altro ci si chiedeva qui, se valesse anche il detto di non far sapere al contadino, oltre che delle
pere, anche dell’uva con il formaggio… Quindi mettete questi due ingredienti, metteteci lo stecchino e
soprattutto, se vi a piace, mettete un goccio di aceto balsamico: questo, prendete due calici e aprite
anche il vino. Che volte anche un sottofondo? Eccovelo!
PINCHOS CAPRINO AROMATIZZATO E UVA (per 6 pinchos)

100 gr di formaggio fresco caprino


cumino
pimenton dulce
1 cucchiaino raso di farina integrale (se resta troppo molle)
3 acini d’uva bianca

3 acini di uva rossa


aceto balsamico di Modena
Mescolare il caprino con le spezie e lasciar in frigorifero un ora per farlo solidificare, tiratelo fuori e se
rimane ancora troppo molle aggiungere un pizzico di farina, questo dipende dal caprino e da quanto è
fresco. Formate delle palline con le mani grandi quanto gli acini d’uva e mettetele di nuovo in frigorifero
per mezz’ora.
Per ogni stuzzicadenti infilzare una pallina di formaggio e un acino d’uva.
Se vi piace potete finire con aceto balsamico, sta decisamente bene io l’ho omesso nella foto perchè
l’ho aggiunto solo l’istante prima di servire.
….In the cinema for love
Per una serata di pinchos, soprattutto dopo la la colonna sonora di Paco de Lucia, il mio suggerimento
va per questo film:

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Tapenade olive verdi e fiori di zucca

Gli ultimi… Si spera! Dico la verità le piante di zucchini che sono in giardino quest’anno non smettono
più di fiorire ed è un vero peccato non usare questi meravigliosi fiori freschi che ogni giorno sbocciano.
Li ho messi nella pasta, c’ho fatto il pesto e adesso mi sono detta ma perchè non un antipasto? Lenny,
ed io ci siamo proprio sbizzarrite in quest’ultimo periodo!
Avevo delle olive verdi greche in casa, buonissime e l’associazione è stata abbastanza facile:
ok tapenade! La ricetta di questa salsina a quanto pare è proprio antica, nasceva prima degli antichi
romani ma non era proprio come quella che conosciamo oggi, bisogna aspettare il 1700 quando dai
paesi tropicali venne importato l’elemento principe di questa preparazione: il tapenò, ossia il cappero.
Gli ingredienti della tapenade classica li conoscete tutti credo: olive, capperi, acciughe, olio. Ma i fiori di
zucca stanno benissimo con le acciughe per non parlare dei capperi. Insomma questi fiori hanno
davvero un gusto talmente neutro che sembrerebbero sposarsi un pò con tutto, chiaramente i gusti forti
coprono totalmente il loro sapore perciò ho deciso in questo caso di eliminare le acciughe e lasciare più
spazio al loro gusto delicato.
La prepazione si esegue come da tradizione con un mortaio e io adoro farla così perchè rimangono dei
pezzeti molto più grossolani e soprattutto la crema viene molto meno acquosa che con il frullatore.
TAPENADE DI OLIVE VERDI E FIORI DI ZUCCA
150 gr di olive verdi già private dei noccioli
15 fiori di zucca
4 capperi sotto sale
olio evo
Denocciolate le olive lavate i fiori di zucca tenete le corolle lavatele e asciugatele bene e fatele a
striscette. Aggiugere i capperi dissalati e mettete tuto in un mortaio di legno o di pietra.
Pestare fino a quando ne avete voglia o non raggiunge la giusta consistenza. OTTIMO ANTISTRESS!
Aggiumgendo un cucchiaino d’olio.
Bruscate il pane e servite.
Con queste dosi otterrete all’incirca la tapenarde per 4 bruschette con fette grandi di pane casareccio.
Con questa ricetta partecipo alla racconta di Erborina: Tapas per l’estate visto che è stata prorogata
ancora fino al 30 settembre:

11 mag '09 · Nessun commento · Antipasti, Finger Food, cucina russa · Tags: blinis, formaggi, pesce
Tortilla al forno con fave, pecorino e grani di senape

La tortilla, non credo che ci sia bisogno di dire che è l’equivalente della nostra frittata, in Spagna. La
tortilla più famosa e quella di patatas servita di solito in piccole porzioni più con gli antipasti che come
secondo piatto. Io credo che gli spagnoli siano un pò gli inventori del finger food, infatti la loro abitudine
di cenare con delle tapas e una birra al bancone di un bar, ha contagiato anche noi che abbiamo
scoperto relativamente da poco l’aperitivo. In realtà in Spagna da sempre si cena con
los pinchos assaggiando bocconcini diversi, spiluccando qua e là.
Io ho un pezzetino di Spagna nel cuore, come credo di avervi già raccontato è un paese che mi ha
sempre incantato.
Ma ora veniamo a questa ricetta, che mischia un pò di Spagna e un pò di Italia! :)
Avendo al suo interno già il fomaggio ho deciso di non appesantire la preparazione friggendo la tortilla
ma semplicemente passandola in forno, l’aggiunta della senape l’ho trovato azzeccato gli da un sapore
diverso e stuzzicante. E il trucco per dargli una consistenza più soffice è: il latte. Lo sapevate?
TORTILLA AL FORNO CON FAVE PECORINO E GRANI DI SENAPE
3 uova
100 gr di fave sbucciate
50 gr di pecorino romano DOP
50 gr di parmigiano reggiano
2 cucchiaini di grani di senape
3 cucchiai di latte
sale
pepe
Sbucciare le fave e lessarle nell’acqua qualche minuto, tuffarle in acqua fredda, così è più agevole
liberarle dalla buccia. Rompere le uova con una forchetta in una terrina, aggiungere il latte, i formaggi
grattuggiati, le fave, il sale e il pepe. I grani di senape dopo averli leggermente tostati in una padella
antiaderente, vanno schiacciati con il mortaio. Io ho conservato alcuni granelli interi da mettere sopra
alla tortilla. Rovesciare l’impasto dentro uno stampo (io ne ho fatte 2 nei contenitori dei plum cake)
riempiendolo per meno di metà. Cuocere a 200° per 30 minuti.
Tagliare a quadretti o a fettine per servirla sia calda che fredda.