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Istituto di Ricerca per lo sviluppo

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L ’ Enneagramma dei tipi psicologici

presentazione

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Una “mappa della psiche” per riscoprire le potenzialità e il vero


volto di noi stessi

L’Enneagramma è un modello antichissimo, la cui origine affonda nella tradizione mistica


orale sufi, e per lungo tempo rimasto dottrina segreta. Agli inizi del secolo, in concomitanza con
l’affermarsi delle teorie di Freud sull’inconscio e gli studi di Jung sui tipi psicologici,
l’Enneagramma viene ripreso dal maestro caucaso G. I. Gurdjieff ed elaborato in una misura
originale, tale da sollecitare lo sviluppo di tecniche mirate al riconoscimento delle personalità. Ma è
negli anni Sessanta-Settanta che il modello viene riscoperto e reinterpretato alla luce delle moderne
scienze psicologiche (psicologia dinamica, gestalt, psicologia cognitiva, etc.), ad opera di
psicoterapeuti-ricercatori, tra cui, in particolare, Claudio Naranjo: da questo momento
l’Enneagramma verrà adottato come modello avanzato e fondamento metodologico e scientifico per
studi sulle personalità e sulle tipologie psicologiche.

Ora entriamo più nello specifico attraverso le osservazioni di C. Naranjo:

«Per iniziare dirò che il degrado della coscienza è tale che l’individuo che ne è colpito ignora che le
cose stanno diversamente, cioè ignora che è avvenuta una perdita, una limitazione, che è sopraggiunta
un’impossibilità di sviluppare tutte le proprie potenzialità. La caduta è tale che la consapevolezza diventa cieca
alla propria stessa cecità… una perdita di consapevolezza…una relativa inconsapevolezza. Ma la “caduta” non
è soltanto questo; è anche, al tempo stesso, un degrado della vita emotiva, un degrado delle motivazioni che ci
spingono ad agire. »1

Chi, per una volta nella sua vita, non s’è posto l’eterno interrogativo ”chi
sono?”, senza magari trovare una risposta.
Ma ancor prima bisognerà capire chi sta parlando mentre dice “io”.

Con l’Enneagramma d’improvviso faccio la conoscenza della bugia primaria, che consiste nel
credere che sono uno, un sé unificato e coerente. Ma se immaginassi di registrare le emozioni che
vivo durante una singola giornata – entusiasmo e tristezza, rabbia e intolleranza, curiosità e
seduzione, ansia e tranquillità…- noterei come senza posa, di momento in momento, desideri,
bisogni, paure, giudizi… mutano in modo incongruente e divengono più o meno prioritari: ogni
emozione che vivo sembra essere il bisogno e la soluzione diversa dell’io che in quella circostanza
ha preso il sopravvento. E’ come se una nave cambiasse di continuo il suo capitano: e di colpo
scoprirei che esistono tanti io in me stesso, ognuno in lotta per affermare e soddisfare i propri
bisogni.

1
Claudio Naranjo, Carattere e Nevrosi. L’enneagramma dei tipi psicologici, Astrolabio, 1996

2
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Secondo l’Enneagramma, queste innumerevoli manifestazioni del sé si organizzano in


modalità diverse attorno a nove tipi di personalità, strutturatesi nell’infanzia a seguito dei
condizionamenti e limitazioni che nel processo di crescita, ovvero dello sviluppo emozionale e
cognitivo dell’individuo, divengono determinanti, “caratterizzanti”.

«Una volta formatasi la personalità, l’attenzione è assorbita dalle preoccupazioni peculiari di ogni tipo
psicologico. Perdiamo l’essenziale capacità infantile di rispondere al mondo quale esso è, e cominciamo a
diventare selettivamente sensibili solo a ciò che conferma la nostra visione del mondo.»2

Il carattere è dunque il risultato di quanto è stato plasmato nella psiche del bambino: essendo
l’io una reazione (struttura di difesa) ad una perdita − della qualità e quantità di amore che sono
venute a mancare −, la personalità si organizza secondo una struttura caratteriale che tenderà a
colmare tale perdita originaria e, allo stesso tempo, a mantenere inconscia la consapevolezza di
quanto è avvenuto. E’ così che il carattere si plasma come falsa personalità, contro la perdita,
incapace di accedere e riconoscere la propria carenza esistenziale, e quindi l’essenza originaria e
piena.
Nella vita di ogni giorno agisco per meccanismi automatici, ne sono schiavo, e per di più non ne
sono cosciente, o peggio, non sono affatto disposto a riconoscerlo.

Ora, se ci soffermiamo a riflettere, possiamo renderci conto come l’insieme di questi aspetti
− falsa personalità come perdita, e vero sé − 3 potrebbe farci riscoprire l’essenza in germe, che
senza tregua cerca di manifestarsi, venire alla luce e fiorire: è l’espressione più completa del nostro
essere che, al di là di ogni conflitto interiore, ci restituirebbe la sensazione di essere veramente
unificati, di vedere e percepire il mondo nelle sue svariate forme e colori, avendo in sé la fonte del
benessere e del tutto.

PRIMA TAPPA: la scoperta.


Per decifrare i nostri condizionamenti, l’Enneagramma porta, attraverso un lavoro d’introspezione,
a riconoscere e identificare se stessi in uno dei nove tipi, ovvero in una delle nove dinamiche di
comportamento, che chiamiamo “compulsione”. La compulsione ad essere e pensare in un certo
modo ci fa vedere il mondo da un punto di vista che necessariamente resta parziale. Inoltre, dietro a
ciò che dall’esterno a volte interpretiamo come timidezza, disponibilità o gentilezza, si potrebbe
nascondere sospetto, orgoglio, vanità…. Lo choc che costituisce la scoperta del proprio tipo diventa
la condizione per la futura crescita, all’interno di una integrazione cognitiva ed emozionale del
proprio sviluppo.

2
Helen Palmer, L’Enneagramma. La geometria dell’anima che vi rivela il vostro carattere, Astrolabio, 1996
3
Il concetto di “vero sé” e “falso sé” è ripreso dalle analisi di W. Winnicott.

3
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SECONDA TAPPA: il risveglio dell’essenza, il ritorno all’unità.

Allorché avrò compreso il funzionamento della “macchina” che è in me – ovvero i comportamenti e


le scelte automatiche, che dimostrano l’incapacità di trasformare reazioni e abitudini, anche quando
queste divengono limitanti, se non addirittura d’ostacolo, al raggiungimento del benessere fisico e
del successo −, a quel punto io sono sveglio e potrò diventare veramente libero.

«Il principale ostacolo al raggiungimento della consapevolezza di sé è che pensiamo di


averla. Non avremo mai consapevolezza di noi stessi finché crederemo di averla. Ci sono
parecchie altre cose che pensiamo di avere e che per questa ragione non possiamo avere. C’è
l’individualità o unità: noi crediamo di essere uno, indivisibili. Crediamo di aver volontà, o
che se anche non l’abbiamo sempre, possiamo averla […]
Se un uomo potesse essere descritto come un tipo zoologico, sarebbe definito “l’animale
bugiardo”[…]
Questa è la ragione per cui ci troviamo nello stato in cui siamo attualmente e perché
non possiamo conoscere la verità… Pensiamo e agiamo come se conoscessimo la verità.
Questo è mentire. Quando io so di non sapere qualcosa e al tempo stesso dico di saperlo, o
agisco come se lo sapessi, ciò è mentire. Per esempio, non sappiamo nulla di noi stessi, e
veramente sappiamo di non saper nulla, tuttavia non riconosciamo mai o ammettiamo questo
fatto; non lo confessiamo mai, nemmeno a noi stessi, agiamo, pensiamo e parliamo, come se
sapessimo chi siamo.»4

L’Enneagramma è uno strumento pratico per evolverci nell’esperienza di ogni giorno: riscopro le
risorse per equilibrare i miei tre centri − fisico, emozionale e mentale −, trasformo le mie relazioni
sociali e familiari, mi rappacifico con me stesso, mi centro e attiro a me gli avvenimenti positivi in
rapporto alle qualità crescenti del mio essere. Questo il modo per vivere attraverso l’amore di un
obiettivo che restituisce un senso ad ogni momento della mia vita.

4
P. D. Ouspensky, La Quarta Via. Discorsi e dialoghi secondo l’insegnamento di G. I. Gurdjieff, Astrolabio, 1974