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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE 2010

Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO.
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

Introduzione al corso
Buongiorno, oggi inizia il corso di Elettrotecnica,
esso appartiene al Corso di Laurea in Ingegneria
Informatica e dell’Automazione ed ha 9 CFU. Elenco
di seguito i nuclei tematici che affronteremo durante
il corso:
1. Circuiti elettrici in corrente continua
2. Circuiti elettrici in regime sinusoidale
3. Sistemi trifase
4. Fenomeni elettromagnetici
5. Circuiti dinamici del primo e del secondo ordine
6. Macchine elettriche
(trasformatore e motore asincrono)
7. Impianti elettrici
Il corso prevede 72 lezioni, ognuna di esse sarà costituita da quattro parti in cui tratteremo
argomenti teorici, esercizi svolti, esercizi proposti, test, verifiche e approfondimenti.

© 2007 Università degli studi e-Campus - Via Isimbardi 10 - 22060 Novedrate (CO) - C.F. 08549051004
Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE 2010
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO.
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

Introduzione al corso
OBIETTIVI DEL CORSO
Acquisizione di tutti gli strumenti necessari ad analizzare il comportamento dei circuiti elettrici a
parametri concentrati in corrente continua, in transitorio e in regime sinusoidale; gli aspetti
energetici e di potenza; i circuiti magnetici; le macchine elettriche; gli impianti elettrici.

AUTOVERIFICHE DURANTE IL CORSO


All’interno del corso sono presenti diversi momenti di autoverifica. Gli strumenti usati sono gli
esercizi proposti, i questionari a risposta aperta e i test a risposta multipla. Alla fine di ogni
nucleo tematico è prevista un’ autoverifica dell’intero nucleo. Alla fine del corso è presente una
simulazione dell’esame. Si raccomanda di affrontare con grande attenzione tutte le
autoverifiche.
Non è necessario inviare nessun documento al docente.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO.
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

Introduzione al corso
MODALITA’ DI SVOLGIMENTO ESAME:

l’esame consiste in una prova scritta (somministrata presso tutte le sedi) con orale eventuale
(solo presso la sede di afferenza del docente)
lo studente che consegua nello scritto una votazione pari o superiore alla sufficienza (18/30)
può alternativamente accettare la valutazione o chiedere di sostenere anche la prova orale.
la prova orale si svolge esclusivamente presso la sede di afferenza del docente e deve essere
svolta, previa prenotazione, non oltre l’appello immediatamente successivo a quello nel quale si
è sostenuto lo scritto.
in presenza di una valutazione dello scritto inferiore alla sufficienza (comunque non inferiore a
16/30) lo studente può svolgere la prova aggiuntiva orale, intesa quale ulteriore possibilità per
raggiungere il minimo consentito per il superamento dell’esame, alle medesime condizioni
indicate al precedente punto.
MODALITA’ D’ESAME: risoluzione di esercizi numerici, accompagnati da domande a risposta
aperta e/o domande a risposta chiusa (quiz)

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Lezione n°: 1
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Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

Introduzione al corso
SEMINARI
Durante l’anno verranno svolti dei seminari in concomitanza degli appelli d’esame. Si
raccomanda la partecipazione ad almeno uno di essi. In tale occasione verrà affrontata
l’impostazione metodologica per lo studio della disciplina.

PROPEDEUTICITA’
Conoscenza dei contenuti dei corsi di Analisi Matematica, Geometria e Fisica Generale

TESTI DI RIFERIMENTO (l’acquisto non è obbligatorio)


Consigliato: Renzo Perfetti, “CIRCUITI ELETTRICI”, ZANICHELLI (ULTIMA EDIZIONE)
Fortemente consigliato: Gennaro Infante, "ESERCIZI SVOLTI DI ELETTROTECNICA“, Società
Editrice Esculapio, ISBN 978-88-7488-899-3.

MATERIALE DIDATTICO
Dispense del corso.

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Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO.
Attività n°: 1

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Introduzione al corso
MODALITA’ DI INTERAZIONE CON IL DOCENTE
• Sistema di messaggistica

• Indirizzo di posta elettronica : gennaro.infante@uniecampus.it

• Orario di ricevimento settimanale ufficio virtuale: martedi 16.00-17:00. Nel ricevimento


verranno trattati argomenti su richiesta degli studenti (generalmente sulla risoluzione di
esercizi) oppure, in assenza di richieste specifiche verrà affrontata ciclicamente la risoluzione
di esercizi/trattazione teorica relativi ai vari nuclei tematici

• Orario ricevimento telefonico: mercoledì 16.00-17:00

• In generale qualsiasi mezzo messo a disposizione dall’Università

(Non esitate a contattarmi per qualsiasi chiarimento).


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1
Titolo: INTRODUZIONE AL CORSO.
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

Introduzione al corso
RINGRAZIAMENTI
Ringrazio tutti i colleghi che negli anni mi hanno dato un grande supporto nella realizzazione e
“manutenzione” del corso.
Ringrazio gli studenti che con il loro studio attento del materiale didattico mi hanno consentito
di migliorarlo nel tempo; aspetto, naturalmente, i Vostri suggerimenti “migliorativi”.

Ringrazio la mia Famiglia, Sandra Alfredo ed Antonio perché, nonostante tutto, mi ha consentito
e mi consente ancora di svolgere questo lavoro in serenità.

A questo punto non mi resta che “augurarci” BUON LAVORO

Ing. Gennaro Infante

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S1
Titolo: CORRENTE ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CORRENTE ELETTRICA
In questa sessione di studio introdurremo il concetto di corrente elettrica.
Una modellizzazione dell’atomo utile alla comprensione degli argomenti trattati nel corso è
quella in cui ogni atomo è formato da un nucleo centrale, in cui sono presenti protoni (cariche
elettriche elementari positive, vincolate al nucleo) e neutroni (cariche elettriche neutre), e da
una nuvola di elettroni che orbitano intorno al nucleo (cariche elettriche elementari negative di
dimensioni ridotte, libere di muoversi). Il numero degli elettroni è uguale al numero dei protoni
cioè ogni atomo è elettricamente neutro.
Nel Sistema Internazionale (SI) l’unità di misura della carica elettrica Q è il coulomb (C), noi
scriveremo [Q] = C.
Un coulomb è un valore di carica estremamente grande se confrontato con la carica di un
singolo elettrone (o di un singolo protone), infatti, si ha che 1 C=6,24*1018 e, di conseguenza la
carica e di un elettrone (o di un protone) in valore assoluto è pari a 1.602 x 10-19 C.
La carica elettrica contenuta in una data regione di spazio è la somma delle cariche positive e
negative contenute in essa: ciascuna carica deve essere sommata con il proprio segno. Si ha
cioè: QTOT = (Q+) + (Q-)

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S1
Titolo: CORRENTE ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CORRENTE ELETTRICA
Fenomeno di attrazione-repulsione di cariche elettriche

Q1 * Q2
F =k Forza di Coulomb
d2

In figura abbiamo indicato con il simbolo – la carica di un elettrone e col segno + la carica
di un protone.
Il lato destro polarizzato positivamente attrae gli elettroni e respinge i protoni, il lato sinistro
polarizzato negativamente attrae i protoni e respinge gli elettroni. La forza F con cui le
cariche interagiscono è detta forza di Coulomb, secondo quest’ultima cariche (ferme) dello
stesso segno si respingono e cariche di segno opposto si attraggono con una forza
proporzionale ai valori delle cariche (Q1 e Q2) ed inversamente proporzionale al quadrato
della distanza esistente tra esse (d).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S1
Titolo: CORRENTE ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CORRENTE ELETTRICA
Se consideriamo il rame ogni atomo contiene 29 protoni e 29 elettroni. Per ogni atomo vi è
all’incirca un elettrone libero di muoversi all’interno del materiale.
In assenza di campi elettrici esterni, gli elettroni liberi si muovono in maniera casuale a
causa dell’agitazione termica. Si ha una corrente elettrica quando le cariche si muovono in
maniera ordinata all’interno di un conduttore sotto l’azione di un campo elettrico esterno
prodotto da sorgenti come, ad esempio, una pila. Quando c’è una corrente elettrica al moto
disordinato degli elettroni liberi, dovuto all’agitazione termica, si sovrappone un moto di
insieme avente velocità media diversa da zero in una data direzione.
Se consideriamo una superficie generica S, un intervallo di tempo T (che inizia all’istante t e
termina all’istante t+∆T), definiamo la carica elettrica netta che attraversa la superficie S
nell’intervallo (t, t +∆T) come la somma,
qS (t;t+∆T) = Σ(±)qi

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S1
Titolo: CORRENTE ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CORRENTE ELETTRICA
Il rapporto IS(t;t+∆T)=qS(t;t+∆T)/∆T definisce l’intensità media della corrente elettrica che
attraversa la superficie S nell’intervallo (t,t+∆T).
Se introduciamo la quantità QS(t) definita come la carica elettrica netta che attraversa la
superficie S nell’intervallo di tempo (0, dt) avremo
iS (t) = dQS/dt.
Possiamo affermare che l’intensità della corrente elettrica che attraversa la superficie S al
generico istante t è uguale alla derivata prima rispetto al tempo della carica elettrica netta
che attraversa la superficie S nell’intervallo (0,dt).
L’unità di misura della corrente I è l’ampere, [I]= A, 1A=1C/1sec; diremo che una sezione è
attraversata da una corrente di un ampere quando essa, in un secondo, è attraversata da
una carica di 1 coulomb.
Nel caso in cui la superficie è attraversata da una carica costante nel tempo diremo che
l’intensità della corrente è costante.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S1
Titolo: CORRENTE ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CORRENTE ELETTRICA
E’ evidente allora che la carica netta che attraversa la superficie S nell’intervallo di tempo
infinitesimo (t,t+dt), cioè dQS , può essere espressa come dQs = iS(t)dt . La carica netta QS
che attraversa la superficie S in un generico intervallo (t1,t2) (con t2>t1) è data dall’integrale
definito sull’intervallo t1 ,t2 dell’intensità della corrente elettrica iS(t).

QS = ∫tt12 is (t )dt

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S2
Titolo: RESISTENZA ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTENZA ELETTRICA
In questa sessione studieremo la resistenza elettrica.
La resistenza elettrica è un parametro che indica quanto un dato componente circuitale si
oppone al passaggio della corrente; quanto maggiore è il valore della resistenza tanto più
l’elemento si oppone al passaggio della corrente. La resistenza dipende dalle dimensioni fisiche
del componente (lunghezza e sezione), dalla struttura atomica del materiale e dalla
temperatura (resistività).
La relazione che consente di calcolare la resistenza è la seguente:
R= ρ . l / s (*)
ρ = resistività elettrica [Ω x m] (è funzione della temperatura)
l = lunghezza conduttore [m]
s = sezione conduttore [m2]

Nel SI l’unità di misura della resistenza R è l’ohm (Ω), ([R]= Ω).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S2
Titolo: RESISTENZA ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTENZA ELETTRICA
Dall’espressione (*) si evince che, per un dato conduttore, maggiori sono la sua lunghezza e la
sua resistività, maggiore sarà la sua resistenza; minore è la sua sezione maggiore sarà la sua
resistenza.
La resistività dei materiali (e quindi la resistenza) varia al variare della temperatura.

Il rame a 20 °C ha una resistività ρ=0.0175 Ω ⋅ mm 2 / m

Quesito:
Si considerino 4 conduttori in rame di sezione 1.5 - 2.5 - 6 - 10 mm2 , lunghezza 10 m alla
temperatura di 20 °C, si calcolino le resistenze (risposta 0,12-0,07-0,03-0,0175 Ω).

La resistività di un materiale varia con la temperatura, essa può sia aumentare che diminuire al
crescere della temperatura. In alcuni casi per lo stesso materiale, i due comportamenti possono
essere presenti in diversi intervalli di temperatura.

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Lezione n°: 1/S2
Titolo: RESISTENZA ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTENZA ELETTRICA

La resistività di un materiale dipende da numerosi parametri quali:


 temperatura;
 sollecitazione dielettrica;
 sollecitazioni meccaniche;
 composizione chimica (presenza di impurità, prodotti di ossidazione).
Se consideriamo solo la dipendenza di ρ dalla temperatura, per i conduttori usati generalmente,
notiamo che questa dipendenza risulta pressoché lineare in un ampio intervallo di temperatura

ρ 2 = ρ1 + α (θ 2 − θ1 ) In cui α è il coefficiente di temperatura, θ è la temperatura

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S2
Titolo: RESISTENZA ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTENZA ELETTRICA
Il resistore può essere anche caratterizzato attraverso la conduttanza G definita come G = 1/R.
Nel sistema SI l’unità di misura della conduttanza elettrica è denominata siemens (S) ([G]=S).
Il dispositivo fisico “resistore”, impiegato nei circuiti, è un componente a due terminali costituito
da materiale conduttore. Quando nel conduttore è presente un campo elettrico nasce una
corrente elettrica.
La resistenza elettrica riveste notevole importanza in elettrotecnica in quanto essa rappresenta
un modello per studiare il comportamento di molti componenti quali lampade ad
incandescenza, resistenze di una stufa elettrica o di un forno etc.
Un’altra classificazione utile per le resistenze è quella che le vuole divise in due classi:
• resistori a valore fisso. Per resistori di piccola potenza il valore della resistenza (e della
tolleranza) sono individuabili tramite bande colorate la cui corrispondenza con i valori è
tabellata.
• resistori e valore variabile (in gergo potenziometri). A loro volta possono essere distinti in
resistori a contatto rotante, resistori a contatto strisciante.

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Lezione n°: 1/S2
Titolo: RESISTENZA ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTENZA ELETTRICA
COMPORTAMENTO ELETTRICO DEI MATERIALI
In base alla loro struttura atomica i materiali hanno diverso comportamento elettrico,
distingueremo in:
 Materiali conduttori , sono quelli che mettono a disposizione alcuni dei loro elettroni più
esterni per formare la corrente elettrica. Questi sono i metalli come il rame, l’alluminio, etc. I
materiali conduttori hanno meno di 4 elettroni sull’ultimo orbitale. Se ai capi di tali materiali
colleghiamo un generatore di tensione avremo che gli elettroni poco legati ai rispettivi nuclei
si muoveranno formando la corrente elettrica;
 Materiali isolanti , sono quelli all’interno dei quali gli elettroni sono fortemente legati ai nuclei,
pertanto, anche se soggetti ad una differenza di potenziale non mettendo a disposizione
elettroni, non consentono il crearsi del flusso degli stessi cioè della corrente. Questi sono le
materie plastiche, ceramica, vetro, PVC etc.). I materiali isolanti hanno più di 4 elettroni
sull’ultimo orbitale;
 Materiali semiconduttori , sono quei materiali che hanno sull’ultimo orbitale quattro elettroni.
Sono fortemente utilizzati in elettronica, hanno un comportamento elettrico intermedio tra
conduttori ed isolanti. I più utilizzati sono il silicio ed il germanio.

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Lezione n°: 1/S3
Titolo: TENSIONE ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TENSIONE ELETTRICA
Dalla fisica sappiamo che il campo elettrico presente nello spazio circostante alle cariche elettriche
può essere descritto sia dal vettore campo elettrico E sia da una grandezza scalare denominata
potenziale elettrico V. Se consideriamo una regione di spazio in cui è presente un campo elettrico E,
e spostiamo una carica elettrica q0 (positiva) dal punto A al punto B, misurando il lavoro WAB che
bisogna compiere contro le forze del campo possiamo definire la differenza di potenziale tra i punti
A e B come segue:

WAB
VB − V A = ( 1 volt = 1 joule/1 coulomb )
q0

Il lavoro WAB può essere positivo, in tal caso il potenziale del punto B sarà maggiore di quello del
punto A; negativo in tal caso il potenziale del punto B sarà minore di quello del punto A; nullo in tal
caso il potenziale del punto B sarà uguale a quello del punto A.
Se immaginiamo di scegliere il punto A a distanza infinita e gli assegniamo un potenziale pari a zero
possiamo definire il potenziale in un punto generico come
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Lezione n°: 1/S3
Titolo: TENSIONE ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TENSIONE ELETTRICA
W
V=
q0

In tale espressione W è il lavoro che un agente esterno deve compiere sulla carica q0 per spostarla
dall’infinito al punto in questione.
Facciamo adesso alcune considerazioni:
 il potenziale intorno ad una carica positiva è positivo in quanto per spostare dall’infinito al punto
finale una carica q0 positiva bisogna compiere lavoro positivo contro le forze di repulsione;
 il potenziale intorno ad una carica negativa è negativo in quanto per spostare dall’infinito al punto
finale una carica q0 positiva bisogna compiere lavoro negativo contro le forze di attrazione;
 la differenza di potenziale tra due punti, cioè il lavoro da compiere, è indipendente dal percorso
che si compie ma dipende unicamente dalla posizione reciproca dei due punti;
 la differenza di potenziale tra due punti che coincidono vale zero ( la circuitazione del campo
elettrico lungo una qualsiasi linea chiusa è sempre uguale a zero ).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 1/S3
Titolo: TENSIONE ELETTRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TENSIONE ELETTRICA
Come vedremo durante il corso la tensione elettrica o differenza di potenziale è misurabile ai
morsetti dei componenti circuitali.
Così come nella fisica quando esiste una differenza di quota tra due punti si ha il moto dei corpi dal
punto in alto (quello a quota maggiore) verso quello in basso (quello a quota minore), nei circuiti
elettrici quando si ha un generatore di f.e.m. collegato ad un circuito si crea la corrente cioè un
moto di elettroni dovuto alla differenza di potenziale elettrico tra i due morsetti del generatore.
Possiamo pertanto dire che la tensione è la causa della corrente.
Da un punto di vista operativo per calcolare la differenza di potenziale elettrico VAB tra il punto A ed
il punto B bisogna eseguire la seguente differenza

VAB = VA − VB
Si ha che VAB = −VBA per ogni A e B

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Lezione n°: 2
Titolo: BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

BIPOLI

Prima di iniziare a trattare degli argomenti previsti per questa lezione, dobbiamo introdurre due
concetti aventi validità generale.
Il primo è quello di modello ; nel presente corso studieremo i circuiti elettrici, alcuni esempi di
circuiti elettrici reali sono: il circuito elettrico che costituisce la scheda madre del PC, il circuito
elettrico dell’impianto elettrico del nostro appartamento etc.. Questi sono costituiti da svariati
componenti fisici collegati opportunamente tra di loro, ma come è possibile studiare i circuiti
elettrici reali? Si utilizzano i modelli rappresentativi dei singoli componenti , si “collegano” tali
modelli (come i singoli componenti fisici sono collegati tra loro a formare il circuito reale) per
ottenere il modello dell’intero circuito. Attraverso lo studio sul modello del circuito (svolto
tramite impostazione e soluzione di equazioni matematiche) otteniamo i risultati riguardanti il
comportamento del sistema reale.
Il secondo concetto è quello di circuiti a parametri concentrati ; ossia quei circuiti ottenuti
collegando tra di loro elementi concentrati quali resistori, induttori, condensatori etc.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2
Titolo: BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

BIPOLI

Diremo che un elemento è concentrato quando ha una dimensione d ridotta rispetto alla
lunghezza d’onda λ corrispondente alla frequenza di funzionamento d<<λ. Per gli elementi
concentrati a due morsetti si ha che in ogni istante di tempo la corrente entrante in un
morsetto coincide con quella uscente dall’altro morsetto e che la tensione tra i due morsetti può
essere stabilita univocamente tramite misure (la corrente e la tensione sono definite in ogni
istante). Ad esempio, se consideriamo il circuito di un amplificatore audio avremo la frequenza
massima pari a fM=25 kHz, essendo la velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche
pari a c=3*108 m/s si ottiene λ=c/fM=1,2*104 m , quindi essendo verificata la condizione d<<
λ possiamo ritenere il circuito a parametri concentrati.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2
Titolo: BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

BIPOLI

BIPOLI
L’importanza dello studio dei bipoli consiste nel fatto che collegando vari
bipoli a formare una rete di bipoli otteniamo un modello rappresentativo
dei circuiti elettrici di interesse.
Un bipolo è un componente circuitale dotato di due morsetti, tra essi
esiste una tensione V e circola una corrente I. Il comportamento elettrico
del bipolo può essere studiato analizzando la sua caratteristica tensione-
corrente (V-I). Tale caratteristica rappresenta l’insieme delle coppie
tensione-corrente possibili per il funzionamento del bipolo stesso. Per una
data condizione di funzionamento il bipolo lavorerà sempre e solo su un
punto della caratteristica; questo punto verrà denominato punto di
lavoro.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2
Titolo: BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

BIPOLI

CLASSIFICAZIONE DEI BIPOLI


Una prima suddivisione può essere fatta tra bipoli lineari e bipoli non lineari.
I bipoli lineari hanno la caratteristica lineare, cioè rappresentabile tramite una retta passante
per l’origine; i bipoli non lineari hanno la caratteristica che non è rappresentabile tramite una
retta o è una retta non passante per l’origine.
Un’ulteriore suddivisione può essere fatta tra bipoli tempo-invarianti e bipoli tempo-varianti. I
bipoli tempo-invarianti hanno una caratteristica, e quindi un comportamento, che non varia nel
tempo, i bipoli tempo-varianti hanno una caratteristica, e quindi un comportamento, che varia
nel tempo.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S1
Titolo: CONVENZIONI DEI SEGNI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CONVENZIONI DEI SEGNI


Durante il corso studieremo il comportamento dei circuiti elettrici, prima di iniziare lo studio di
un circuito è fondamentale stabilire la convenzione con cui assegnare i versi alle tensioni e alle
correnti sui bipoli e, in generale per i vari elementi circuitali. Inoltre, è importante sottolineare il
fatto che le correnti e le tensioni nel circuito hanno i loro versi reali indipendentemente dalle
convenzioni da noi utilizzate.

CONVENZIONE DEGLI UTILIZZATORI


La corrente entra dal morsetto contrassegnato con il segno
della tensione + (morsetto A) e lascia il bipolo dal morsetto
contrassegnato col segno – della tensione (morsetto B)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S1
Titolo: CONVENZIONI DEI SEGNI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CONVENZIONI DEI SEGNI

CONVENZIONE DEI GENERATORI


La corrente esce dal morsetto contrassegnato con il segno +
della tensione (morsetto A) ed entra nel morsetto
contrassegnato col segno – della tensione (morsetto B).

In generale useremo la convenzione degli utilizzatori in tutti i


casi in cui ipotizziamo di essere di fronte ad un utilizzatore,
useremo la convenzione dei generatori in tutti i casi in cui
ipotizziamo di essere di fronte ad un generatore.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S2
Titolo: TRIPOLI,QUADRIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TRIPOLI
Un tripolo è un elemento circuitale caratterizzato dalla presenza di tre morsetti 1, 2 e 3; il suo
funzionamento è descritto dalle relazioni tra le tre tensioni ai morsetti e le tre correnti (supposte
positive se entranti nel tripolo). Le relazioni non dipendono tutte dalla costituzione fisica del
componente che si intende modellare, come vedremo in seguito le tre correnti e le tre tensioni
non sono tra di loro indipendenti.

La somma algebrica di tutte le tensioni del


tripolo è uguale a zero: nella somma le tensioni
che hanno verso concorde con il verso di
percorrenza avranno il segno positivo, le
tensioni che hanno versi discordi con il verso di
percorrenza avranno il segno negativo.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S2
Titolo: TRIPOLI,QUADRIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TRIPOLI
Ogni tripolo è completamente descritto da due correnti e due tensioni. L’insieme delle correnti e
delle tensioni descrittive dipende dalla scelta del terminale comune. L’unione di questi due
insiemi di grandezze è in grado di caratterizzare univocamente l’elemento e consente, inoltre, la
determinazione di tutte le altre: esso costituisce un insieme minimo fondamentale.
Un bipolo ha una sola corrente e una sola tensione descrittiva. Il funzionamento di un tripolo è
descritto attraverso due relazioni indipendenti tra le correnti e le tensioni descrittive: esse
dipendono dalla costituzione fisica del bipolo e costituiscono le relazioni caratteristiche
dell’elemento.
Esistono numerosi componenti con tre terminali, menzioniamo i transistori (bipolari, MOSFET
etc.), i generatori di tensione trifase e i motori trifase.
Secondo la classificazione introdotta per i bipoli un transistore bipolare ideale è un tripolo (cioè
un elemento a tre terminali), non lineare e tempo invariante.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S2
Titolo: TRIPOLI,QUADRIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

QUADRIPOLI
Molti componenti sono caratterizzati dall’avere quattro morsetti, ad esempio, in un amplificatore
audio la coppia dei terminali di “ingresso” è collegata a un microfono e la coppia dei terminali di
“uscita” a una cassa acustica. Il trasformatore è un elemento circuitale a quattro morsetti.
Una coppia di morsetti è detta porta se la somma delle correnti che li attraversano è uguale a
zero o in altre parole la corrente che entra da un morsetto esce dall’altro. A ciascuna porta è
possibile associare una corrente e una tensione.
Un doppio bipolo è un elemento circuitale a due porte. Per entrambe le porte i versi di
riferimento per la corrente e la tensione sono scelti concordemente con la convenzione
dell’utilizzatore.
Come vedremo meglio in seguito, il funzionamento di un doppio bipolo è descritto da due
relazioni indipendenti che legano tra di loro le due correnti e le due tensioni di porta.
L’importanza dello studio dei doppi bipoli consiste nel fatto che questi modellizzano numerosi
elementi circuitali (trasformatori, linee elettriche etc.).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S2
Titolo: TRIPOLI,QUADRIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

DOPPI BIPOLI

Le grandezze che caratterizzano il doppio


bipolo sono le due tensioni V1 e V2 e le due
correnti I1 ed I2, possiamo definire il vettore
delle tensioni e il vettore delle correnti,

V1 I1
V = , I=
V2 I2

Nel seguito del corso


analizzeremo i legami
esistenti tra i due vettori.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S2
Titolo: TRIPOLI,QUADRIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

QUADRIPOLI
Riportiamo di seguito i circuiti relativi ad un doppio bipolo resistivo (a), tripolo transistor npn
(b), amplificatore operazione (c) induttori accoppiati (trasformatore ideale ) (d).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S3
Titolo: RETI DI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RETI DI BIPOLI
Una rete di bipoli è un insieme di bipoli collegati elettricamente tra di loro. L’importanza delle
reti di bipoli risiede nel fatto che esse rappresentano un modello per poter studiare circuiti
elettrici reali comunque complessi.
DEFINIZIONE DI NODO-LATO-MAGLIA
Per lo studio delle reti di bipoli abbiamo l’esigenza di definire i concetti di nodo, lato e maglia;
familiarizzaremo meglio nel seguito del corso con tali concetti. Per gli scopi attuali possiamo
considerare valide le seguenti definizioni intuitive:
• Nodo, un punto del circuito dove si collegano almeno tre lati;
• Lato, un percorso compreso tra due nodi;
• Maglia, qualsiasi percorso chiuso cioè un percorso che inizia da un nodo, attraversa uno o più
lati e termina nello stesso nodo;
• Maglie indipendenti: per le reti piane , cioè per le reti che si possono immaginare stese su di
un piano senza che i lati si intersechino, sono le maglie contigue che non contengono lati al
loro interno (in alcuni testi sono detti anelli). (le maglie dipendenti sono quelle maglie che
possono essere ottenute “sommando” maglie indipendenti)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S3
Titolo: RETI DI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RETI DI BIPOLI
Per la rete di bipoli riportata in figura
possiamo individuare:

• Sette bipoli
• Due nodi (n=2) (A e B)
• Tre lati (l=3) (A-1-B, A-B, A-2-B)
• Due maglie indipendenti (m=2) (A-1-B-A ,
A-B-2-A).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S3
Titolo: RETI DI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RETI DI BIPOLI
ESERCIZIO PROPOSTO

Per la rete di bipoli riportata di seguito determinare :


• Il numero dei bipoli
• Il numero dei nodi n
• Il numero dei lati l
• Il numero delle maglie indipendenti m

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 2/S3
Titolo: RETI DI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RETI DI BIPOLI

RISPOSTA

• numero dei bipoli 13


• Il numero dei nodi n=5
• Il numero dei lati l=8
• Il numero delle maglie indipendenti m=4

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3
Titolo: RESISTORI LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTORI LINEARI TEMPO INVARIANTI


Sono componenti circuitali a due morsetti, in ogni istante di tempo t la corrente i(t) che li
attraversa e la tensione v(t) presente ai morsetti sono legate da una relazione rappresentabile
nel piano corrente-tensione (I,V) (oppure (V,I)) denominata caratteristica all’istante t. Un
resistore può appartenere ad una delle seguenti tipologie: lineare e tempo-invariante, non
lineare e tempo-invariante, lineare e tempo-variante, non lineare e tempo-variante. Analizziamo
separatamente i quattro tipi:
RESISTORE LINEARE TEMPO-INVARIANTE
La sua caratteristica è una retta passante per l’origine che non varia nel tempo. Per esso vale la
legge di Ohm:

v(t ) = R ⋅ i (t ) dove R è la resistenza che si misura in ohm [R]=Ω ed è indipendente da v,i,t

Alternativamente possiamo scrivere


i (t ) = G ⋅ v(t )
dove G è la conduttanza che si misura in Siemens [G]=S ed è
1 indipendente da v,i,t
G=
R
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3
Titolo: RESISTORI LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTORI LINEARI TEMPO INVARIANTI


Riportiamo il simbolo e la caratteristica (I,V) per tre resistori lineari tempo-invarianti

I tre resistori R1, R2 ed R3 hanno valore R3>R2>R1


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3
Titolo: RESISTORI LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTORI LINEARI TEMPO VARIANTI


RESISTORE LINEARE TEMPO-VARIANTE
La sua caratteristica è una retta passante per l’origine che però ha la pendenza che varia nel
tempo. Per essi vale la legge di Ohm scritta nella seguente forma:

v(t ) = R(t ) ⋅ i (t ) dove R(t) è la resistenza che si misura in Ω ed è indipendente da v,i, ma


dipendente da t

Alternativamente possiamo scrivere

i (t ) = G (t ) ⋅ v(t ) dove G è la conduttanza che si misura in Siemens (S) ed è


1 indipendente da v,i ma dipende da t
G (t ) =
R(t )

Possiamo realizzare un resistore lineare tempo variante tramite un potenziometro con contatto
scorrevole .

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3
Titolo: RESISTORI LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RESISTORI LINEARI TEMPO VARIANTI


Riportiamo il simbolo e la caratteristica (I,V) per un resistore lineare tempo-variante in tre
istanti di tempo t1, t2 e t3

Nei tre istanti il resistore assume tre valori diversi in particolare R(t3)>R(t2)>R(t1)
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3/S1
Titolo: BIPOLI CORTO CIRCUITO E CIRCUITO APERTO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

BIPOLO CORTO CIRCUITO


Consideriamo due casi particolari di bipoli lineari e tempo-invarianti, il circuito aperto ed il corto
circuito.
Bipolo Corto circuito, la sua resistenza vale R=0, la tensione ai suoi morsetti vale
costantemente zero, la corrente che lo attraversa può assumere tutti i valori possibili in
dipendenza del circuito a cui esso è collegato. Riportiamo di seguito la sua caratteristica
corrente-tensione.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3/S1
Titolo: BIPOLI CORTO CIRCUITO E CIRCUITO APERTO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

BIPOLO CIRCUITO APERTO


Bipolo Circuito aperto, la sua resistenza vale R=∞, la tensione ai suoi morsetti può assumere
qualsiasi valore, la corrente che lo attraversa vale I=0. Riportiamo di seguito la sua
caratteristica tensione-corrente.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3/S2
Titolo: DIODO IDEALE E REALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

DIODO IDEALE
Un esempio molto importante di bipolo non lineare tempo invariante è il diodo ideale.
E’ un bipolo non lineare in quanto la sua caratteristica tensione-corrente non è una retta ma una
spezzata. Il suo comportamento è il seguente: quando la tensione ai suoi morsetti è negativa
(polarizzato inversamente) si comporta come un circuito aperto (OFF); quando la tensione ai suoi
morsetti è positiva (polarizzato direttamente) si comporta come un corto circuito (ON). Ha, in
dipendenza del segno della tensione applicata ai suoi morsetti, il comportamento da interruttore
nelle posizioni ON/OFF. Riportiamo di seguito il simbolo e la sua caratteristica tensione-corrente.

Nota operativa sulla risoluzione di circuiti contenenti un


diodo ideale.
Nel momento in cui dobbiamo risolvere un circuito
contenente un diodo ideale basta stabilire il segno della
tensione ai morsetti del diodo. Se il diodo risulta
polarizzato direttamente deve essere sostituito con un
corto circuito (ON), se il diodo risulta polarizzato
inversamente deve essere sostituito da un circuito
aperto (OFF).

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Lezione n°: 3/S2
Titolo: DIODO IDEALE E REALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

DIODO REALE
I diodi reali sono costituiti da una giunzione pn tra due materiali semiconduttori drogati con
impurità di diversa natura. Il comportamento del diodo reale, e quindi la caratteristica tensione-
corrente di seguito riportata, dipendono dalla temperatura alla quale il componente opera. Se
immaginiamo di far lavorare un diodo in condizioni di temperatura variabile otterremo un
componente non lineare e tempo variante.
Durante il corso studieremo i circuiti elettrici in cui sono contenuti sia componenti lineari sia
componenti non lineari ma comunque tempo invarianti.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3/S3
Titolo: GENERATORE DI TENSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERATORE DI TENSIONE
Studiamo in questa sessione il generatore di tensione indipendente, che deve essere distinto da
quello dipendente che verrà studiato nel seguito del corso; per brevità parleremo di generatore
di tensione omettendo il termine indipendente.
È un bipolo che ha la caratteristica tensione corrente rappresentabile tramite una retta. Ha la
peculiarità di mantenere ai suoi morsetti la tensione v(t)=V*(t) costante; l’intensità di corrente
i(t) può assumere tutti i valori possibili. Esso è tempo-invariante se la v(t) è costante, se v(t)
varia è tempo-variante .

Riportiamo il simbolo
rappresentativo e la caratteristica
tensione-corrente.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 3/S3
Titolo: GENERATORE DI TENSIONE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERATORE DI TENSIONE
Per tale bipolo abbiamo adottato la convenzione dei generatori. Il bipolo descritto in precedenza
nella realtà non esiste, tuttavia ci sono alcuni dispositivi che approssimano il suo
comportamento; questi dispositivi sono chiamati comunemente batterie.
Nel caso in cui v*(t) è identicamente nulla esso si comporta come un corto circuito e la sua
caratteristica coincide con l’asse delle ascisse.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4
Titolo: GENERATORE DI CORRENTE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERATORE DI CORRENTE
Il generatore di corrente è un bipolo che ha la caratteristica tensione corrente rappresentabile
tramite una retta; questo ha, inoltre, la peculiarità di mantenere la corrente pari a i*(t) nel lato
del circuito in cui è inserito; la tensione ai suoi morsetti può assumere qualsiasi valore. Esso è
tempo-invariante se la i*(t) è costante, se i*(t) varia è tempo-variante .
Riportiamo di seguito il simbolo rappresentativo e la caratteristica tensione-corrente.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4
Titolo: GENERATORE DI CORRENTE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERATORE DI CORRENTE
Anche per tale bipolo abbiamo adottato la convenzione dei generatori. Nel caso in cui i*(t) è
identicamente nulla esso si comporta come un circuito aperto e la sua caratteristica coincide
con l’asse delle ordinate.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S1
Titolo: CONDENSATORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CONDENSATORI
I condensatori sono bipoli in cui in ogni istante di tempo la carica q(t) immagazzinata sulle
armature e la tensione v(t) presente tra le armature stesse soddisfano una data relazione
rappresentabile nel piano (v,q).
Il simbolo del condensatore è riportato in figura, la grandezza che caratterizza il condensatore é
la capacità C la cui unità di misura è il Farad (F) ([C]=F).

dq
i (t ) =
dt

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S1
Titolo: CONDENSATORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CONDENSATORI
Se la caratteristica nel piano (v,q) è una retta passante per l’origine esso è lineare, altrimenti è
non lineare.
Se la caratteristica non cambia nel tempo è tempo-invariante altrimenti è tempo-variante.
CONDENSATORI LINEARI TEMPO-INVARIANTI
La capacità C non dipende da t e da v

dq dv 1
i (t ) = =C ⇒ dv = i (t )d (t )
dt dt C

Integrando su un intervallo di tempo (0-t) otteniamo


1t
v(t ) = v(0) + ∫ i (t )d (t )
C0

In ogni istante di tempo la tensione ai capi del condensatore è data dalla somma di due
termini, la tensione all’istante iniziale v(0) e la tensione all’istante t di un condensatore avente
capacità C che a t=0 è scarico.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S1
Titolo: CONDENSATORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CONDENSATORI
I condensatori sono componenti in grado di immagazzinare carica elettrica sulle armature.
Un condensatore molto diffuso che può rappresentare un condensatore lineare tempo
invariante potrebbe essere quello ad armature piane e parallele. Possiamo considerarlo
costituito da due superfici conduttrici dette armature, fra le quali è interposto un mezzo
isolante, detto dielettrico. La capacità dipende in maniera direttamente proporzionale dalla
carica Q, e in maniera inversamente proporzionale dalla tensione applicata alle armature.

Q
C=
V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S1
Titolo: CONDENSATORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CONDENSATORI
Per un condensatore ad armature piane avente una geometria come quella riportata in figura
per il calcolo della capacità possiamo scrivere la seguente equazione

S
C = εa ⋅
d

In tale espressione S è la superficie di una armatura, d è la distanza tra le armature e εa è la


costante dielettrica del mezzo che si trova interposto tra le due armature. La costante dielettrica
assoluta εa è data dal prodotto tra la costante dielettrica del vuoto εo e la costante dielettrica
relativa del materiale εr

εa = ε0 ⋅εr in cui ε 0 = 8,85 ⋅10 −12 F / m

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S1
Titolo: CONDENSATORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CONDENSATORI
CONDENSATORE LINEARE TEMPO-VARIANTE
La capacità C dipende dal tempo, la caratteristica è una retta che passa per l’origine del piano
(v,q) ma ha una pendenza che varia nel tempo. Possiamo immaginare di realizzare un
condensatore ad armatura piane e parallele dove un’armatura è fissa e l’altra si muove nel
tempo , variando S e/o d si ha come conseguenza una variazione della capacità C.

q (t ) = C (t )v (t )

CONDENSATORE NON LINEARE


E’ un condensatore che ha nel piano (v,q) ha una caratteristica non lineare (o che non passa
per l’origine).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S2
Titolo: INDUTTORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

INDUTTORI
Gli induttori sono bipoli in cui in ogni istante di tempo il flusso magnetico concatenato Φ(t) e la
corrente i(t) che lo attraversa soddisfano una relazione rappresentabile nel piano (Φ,i).
Il simbolo dell’induttore è riportato in figura, la grandezza che caratterizza l’induttore é
l’induttanza L la cui unità di misura è l’Henry (H), ([L]=H).


v(t ) =
dt

Se la caratteristica nel piano (Φ,i) è una retta passante per l’origine esso è lineare, altrimenti è
non lineare; se la caratteristica non cambia nel tempo è tempo-invariante altrimenti è tempo-
variante.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S2
Titolo: INDUTTORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

INDUTTORI
INDUTTORE LINEARE TEMPO INVARIANTE
L’induttanza L non dipende da t e da i

dΦ di
v(t ) = e Φ (t ) = L ⋅ i (t ) ⇒ v(t ) = L
dt dt

Se integriamo su un intervallo di tempo (0-t) otteniamo

1t
i (t ) = i (0) + ∫ v(t )d (t )
L0

In ogni istante di tempo la corrente che attraversa l’induttore è data dalla somma di due
termini, la corrente all’istante iniziale e la corrente all’istante t di un induttore avente induttanza
L che a t=0 ha una corrente nulla.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S2
Titolo: INDUTTORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

INDUTTORI
INDUTTORE LINEARE TEMPO-VARIANTE
L’induttanza L dipende dal tempo, la caratteristica è una retta che passa per l’origine del piano
(Φ,i) ma ha una pendenza che varia nel tempo.

Φ (t ) = L(t ) ⋅ i (t )

INDUTTORE NON LINEARE


L’induttore non lineare è un induttore che ha nel piano (Φ,i) ha una caratteristica non lineare (o
che non passa per l’origine).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 4/S3
Titolo: GENERATORI CONTROLLATI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERATORI CONTROLLATI
I generatori controllati o dipendenti di tensione o di corrente hanno il loro valore che dipende
da una grandezza che può essere una corrente in un lato qualsiasi del circuito o una tensione
tra due punti qualsiasi del circuito.
Questi sono rappresentati dai i seguenti simboli. Per definirli per ognuno di essi bisogna
specificare la legge che consente di stabilire da quale grandezza e in che modo sono
controllati.

GENERATORE DI TENSIONE CONTROLLATO GENERATORE DI CORRENTE CONTROLLATO


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Insegnamento:E =ELETTROTECNICA
K·I
Lezione n°: 4/S3
Titolo: GENERATORI CONTROLLATI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERATORI DI TENSIONE CONTROLLATI


Esistono quattro tipi di generatori controllati.

GENERATORE DI TENSIONE GENERATORE DI TENSIONE


CONTROLLATO IN TENSIONE CONTROLLATO IN CORRENTE

E = K · VAB E=K·I
[V]= […] · [V] [V] = [Ω] · [A]
(K è adimensionale) (K ha le dimensioni
di una resistenza)
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Insegnamento:E =ELETTROTECNICA
K·I
Lezione n°: 4/S3
Titolo: GENERATORI CONTROLLATI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERATORI DI CORRENTE CONTROLLATI


GENERATORE DI CORRENTE GENERATORE DI CORRENTE
CONTROLLATO IN TENSIONE CONTROLLATO IN CORRENTE

I = K · VAB I=K·I
[A]= [G] · [V] [A] = […] · [A]
(K è una conduttanza) (K è adimensionale)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5
Titolo: LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

LEGGI DI KIRCHHOFF
Capirete durante il corso l’enorme l’importanza che rivestono le due leggi di Kirchhoff nello
studio dei circuiti elettrici.
LEGGE DI KIRCHHOFF DELLE CORRENTI (LKC)
La legge di Kirchhoff esprime la conservazione della carica elettrica ai nodi, cioè il fatto che in
ogni nodo tutta la carica elettrica in ingresso deve uscire; ai nodi non si verificano ne accumuli
ne ammanchi di carica. La LKC può essere enunciata così: per ogni nodo, in ogni istante di
tempo, la somma delle correnti in ingresso è uguale alla somma delle correnti in uscita.
Da un punto di vista operativo, nella risoluzione dei circuiti, come prima cosa bisogna assegnare
le direzioni di riferimento a tutte le correnti nei lati e, successivamente, considerare nelle
somme algebriche col segno positivo, le correnti uscenti dal nodo e col segno negativo le
correnti entranti nel nodo (o viceversa).
Possiamo fare alcune considerazioni:
• dall’applicazione della LKC ai vari nodi di un circuito scaturiscono equazioni algebriche lineari
a coefficienti costanti 0,1,-1
• la LKC ha validità generale, nel senso che essa è indipendente dalla natura dei componenti
per quanto attiene a linearità e tempo invarianza.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5
Titolo: LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

LEGGI DI KIRCHHOFF

Esempio
Per il nodo rappresentato in figura possiamo scrivere la LKC
come segue

i1 (t ) + i2 (t ) − i3 (t ) + i4 (t ) + i5 (t ) − i6 (t ) = 0

RACCOMANDAZIONE OPERATIVA:
“DAL PUNTO DI VISTA DIMENSIONALE TUTTI I TERMINI
COSTITUENTI L’EQUAZIONE ALGEBRICA DEVONO ESSERE CORRENTI”
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5
Titolo: LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

LEGGI DI KIRCHHOFF
LEGGE DI KIRCHHOFF DELLE TENSIONI (LKT)
Per qualsiasi circuito elettrico, per ogni maglia, in ogni istante di tempo, la somma algebrica
delle tensioni dei lati è pari a zero. Per applicare la LKT si assegna arbitrariamente ad ogni
maglia un verso di percorrenza e si considerano di segno positivo le tensioni concordi con tale
verso, di segno negativo le tensioni discordi con tale verso. Anche per la LKT possiamo fare
alcune osservazioni:
• dall’applicazione delle LKT scaturiscono equazioni algebriche lineari a coefficienti costanti;
• la LKT non dipende dalla natura dei componenti, nel senso che essi possono assumere
qualsiasi combinazione riguardo linearità e tempo invarianza.

RACCOMANDAZIONE OPERATIVA:
“TUTTI I TERMINI COSTITUENTI L’EQUAZIONE ALGEBRICA DAL
PUNTO DI VISTA DIMENSIONALE DEVONO ESSERE TENSIONI”

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5
Titolo: LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

LEGGI DI KIRCHHOFF
Esempio
Per la maglia riportata in figura applichiamo la LKT, partendo dal punto 1 percorrendo la maglia
in senso orario e ritornando nel punto 1, possiamo scrivere la seguente equazione
e1 (t ) − vR1 (t ) + e2 (t ) − vR 2 (t ) = 0

Si ha un’ulteriore conferma del


fatto che la differenza di
potenziale tra due punti
coincidenti è pari a zero, infatti
nel lato 1-2 il potenziale cresce,
nel lato 2-3 decresce, nel lato
3-4 cresce, nel lato 4-1
decresce; tutte queste
variazioni sommate danno zero
in quanto i punti di partenza e
di arrivo coincidono, ed anche i
loro potenziali.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI


Nei circuiti elettrici due o più bipoli possono essere collegati tra di loro in diversi modi. Nei casi in
cui i due (o più) bipoli sono collegati come riportato nella figura seguente, diremo che essi sono
collegati in serie, essi hanno un morsetto in comune (quello B).
In questo collegamento la LKT impone che V=VR1+VR2 cioè la tensione totale ai capi della serie è
data dalla somma delle tensioni ai capi dei singoli bipoli, inoltre risulta che i=i1=i2.
In generale, se i bipoli hanno ognuno la propria caratteristica (I-V) qual e’ la caratteristica (I-V) del
bipolo equivalente al collegamento serie?
Da un punto di vista grafico, la caratteristica del bipolo serie (Rs) è ottenibile sommando per ogni
valore della corrente I le tensioni corrispondenti sui due bipoli (R1 ed R2), come illustrato in figura.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI


Analizziamo cosa succede collegando in serie n bipoli di diversa tipologia.

COLLEGAMENTO IN SERIE DI RESISTENZE


Nel caso in cui gli n bipoli sono resistori lineari tempo-invarianti
si ha che Vk=Rk* i per K=1..n è la tensione ai capi della
resistenza k.
La resistenza equivalente vista dai morsetti della serie è pari a

n
Rs = ∑ Rk
k =1

ESEMPIO (banale ma importante!)


Calcolare la serie di R1,R2 ed R3 in cui Ri=i Ω
Rs=R1+R2+R3=1+2+3=6 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI


COLLEGAMENTO IN SERIE DI GENERATORI DI TENSIONE
Un caso particolare di collegamento serie è quello in cui i bipoli sono n generatori di tensione
aventi ognuno tensione vk con k=1..n. La loro serie è un generatore equivalente con tensione
data dalla somma algebrica delle singole tensioni .

n
v s = ∑ vk
k =1

COLLEGAMENTO IN SERIE DI GENERATORI DI CORRENTE


Il collegamento in serie tra due o più generatori di corrente è possibile solo se essi hanno tutti
la stessa corrente i che coincide con la corrente della serie.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI


COLLEGAMENTO IN SERIE DI CONDENSATORI
Consideriamo n condensatori aventi ciascuno capacità Ck con k=1..n , lineari e tempo
invarianti. Abbiamo visto che per ognuno di essi si ha
1t
v(t ) = v(0) + ∫ i (t )d (t )
C0

Se supponiamo che tutti i condensatori siano inizialmente scarichi avremo vi(0)=0 per i=1..n,
per la LKT avremo

n n 1 t 1
v(t ) = ∑ vi (t ) = ∑ ∫ i (t )dt Cs =
i =1 i =1 Ci 0 n 1

i =1 Ci

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI


COLLEGAMENTO IN SERIE DI INDUTTORI
Consideriamo n induttori lineari e tempo invarianti, aventi ciascuno induttanza Lk con k=1..n. ,
abbiamo visto che per ognuno di essi si ha
di
v(t ) = L
dt

Se supponiamo che tutte le correnti iniziali siano nulle, avremo ik(0)=0 con k=1..n, per la
LKT avremo

n n di n
v(t ) = ∑ vk (t ) = ∑ Lk Ls = ∑ Lk
k =1 k =1 dt k =1

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

GENERATORE DI TENSIONE REALE


Consideriamo un generatore reale (ad esempio una batteria per l’automobile), questo può
essere rappresentato attraverso un generatore di tensione E collegato in serie ad una resistenza
RS che rappresenta la resistenza elettrica dei circuiti interni al generatore. La caratteristica
esterna del generatore può essere ottenuta determinando due punti di funzionamento, ad
esempio quello con i morsetti AB aperti (I=0, V=E), e quello con i morsetti AB in cortocircuito
(V=0, I=E/Rs)

V = E − Rs I

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: COLLEGAMENTO IN SERIE DI BIPOLI
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria

PARTITORE RESISTIVO DI TENSIONE


Consideriamo due resistenze R1 ed R2 collegate in serie, attraversate dalla corrente I, e
supponiamo che la serie sia soggetta alla tensione V.. La domanda a cui vogliamo rispondere è
la seguente: come si suddivide la tensione V tra R1 ed R2 ?

R1 ⋅ V R ⋅V
VR1 = R1 ⋅ I = , VR 2 = R2 ⋅ I = 2
R1 + R2 R1 + R2

La tensione si suddivide tra le due resistenze in maniera


direttamente proporzionale ai loro valori.
Il risultato ottenuto è facilmente estendibile al caso di n
resistenze collegate in serie.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI BIPOLI


Se consideriamo i due bipoli della figura seguente diremo che essi sono collegati in parallelo in
quanto sono collegati tra gli stessi punti.
In questo collegamento la LKC impone che i=i1+i2 , ossia la corrente totale assorbita dal
parallelo è data dalla somma delle correnti dei singoli bipoli, inoltre risulta che v=v1=v2.
In generale, se i bipoli hanno ognuno la propria caratteristica (V-I), qual è la caratteristica (V-I)
del bipolo equivalente al collegamento parallelo?
Da un punto di vista grafico la caratteristica del bipolo parallelo (Rp) è ottenibile sommando per
ogni valore di tensione le correnti che attraversano i bipoli, i1 ed i2 , come illustrato in figura.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI BIPOLI


Analizziamo cosa succede collegando in parallelo n bipoli dei diversi tipi.

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI RESISTENZE


Nel caso in cui gli n bipoli sono resistori lineari tempo-invarianti si ha ik=Gk*v per K=1..n,
la conduttanza equivalente è pari a

n 1 1 1
G = ∑ Gk R = = n = n
k =1 G ∑G 1
k ∑
k =1 k =1 Rk

ESEMPIO (anch’esso banale ma importante!)


Calcolare il parallelo tra R1 ed R2 in cui Ri=i Ω
Rp=(R1*R2)/(R1+R2)=2/3 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI BIPOLI


COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI GENERATORI DI CORRENTE
Un caso particolare di collegamento in parallelo è quello in cui ci sono n generatori di corrente
aventi ognuno corrente ik con k=1..n, il loro parallelo è un generatore equivalente con corrente
data da

n
i = ∑ ik
k =1

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI GENERATORI DI TENSIONE


Il collegamento in parallelo tra due o più di due generatori di tensione è possibile solo se hanno
tutti la stessa tensione v che coincide con la tensione del parallelo.
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Lezione n : 5/S1
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI BIPOLI


COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI CONDENSATORI
Consideriamo n condensatori aventi ciascuno capacità Ck con k=1..n lineari e tempo invarianti.
Se supponiamo che tutti i condensatori siano inizialmente alla stessa tensione vi(0)=Vk(0) con
i=1..n, avremo

n
C = ∑ Ck
k =1

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI INDUTTORI


Consideriamo n induttori aventi ciascuno induttanza Lk con k=1..n lineari e tempo invarianti. Se
supponiamo che tutti gli induttori siano inizialmente attraversati da una corrente i(0) avremo

1
Lp = n 1

i =1 Li

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Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

PARTITORE RESISTIVO DI CORRENTE


Consideriamo due resistenze R1 ed R2 collegate in parallelo, esse sono soggette alla stessa
tensione V e assorbono la corrente I. La domanda a cui vogliamo rispondere è la seguente:
come si suddivide la corrente I tra R1 ed R2 ?

R1 R2
I
V RP I R1 + R2 R2
I1 = = = = I;
R1 R1 R1 R1 + R2
R1
I2 = I
R1 + R2

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Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO STELLA TRIANGOLO


COLLEGAMENTO STELLA (Y) E TRIANGOLO (D)
Tre resistenze (lineari e tempo invarianti) possono essere collegate tra loro, oltre che in serie e
parallelo, in altri due modi: a stella e a triangolo. Tali collegamenti sono fondamentali nei
sistemi trifase che studieremo in seguito.

Collegamento a stella Collegamento a triangolo

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Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI BIPOLI


TRASFORMAZIONE TRIANGOLO-STELLA
In alcuni casi è necessario sostituire al triangolo connesso ai morsetti 1-2-3 la stella
equivalente. Si possono utilizzare le seguenti espressioni:
R12 ⋅ R31 R12 ⋅ R23 R23 ⋅ R31
r1 = r2 = r3 =
R12 + R23 + R31 R12 + R23 + R31 R12 + R23 + R31

TRASFORMAZIONE STELLA-TRIANGOLO
Nei casi in cui è necessario sostituire alla stella connessa ai morsetti 1-2-3 un triangolo
equivalente, si possono utilizzare le seguenti espressioni:

r1 r2 + r2 r3 + r3 r1 r1 r2 + r2 r3 + r3 r1 r1 r2 + r2 r3 + r3 r1
R12 = R23 = R31 =
r3 r1 r2

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Lezione n : 5/S1
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S1
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n : 2

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOST0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 5/S2
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n°: 1

Resistenze in serie e parallelo

1
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 5/S2
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n°: 1

Resistenze in serie e parallelo

2
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 5/S2
Titolo: LE LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n°: 1

Resistenze in serie e parallelo

3
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S3
Titolo: RISOLUZIONE DI CIRCUITI CON LE LKT E LKC
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria
RISOLUZIONE DI CIRCUITI ATTRAVERSO LE LEGGI DI
KIRCHHOFF
Se assumiamo come note le caratteristiche V-I di tutti i bipoli componenti una rete elettrica e i
collegamenti tra loro, attraverso l’analisi della rete si ottengono le tensioni e le correnti relative
ai bipoli della rete. Attraverso la sintesi è possibile scegliere delle caratteristiche da assegnare
ad uno o più bipoli affinché la rete nel suo complesso abbia un dato comportamento.
Supponiamo per semplicità di considerare una rete costituita esclusivamente da elementi lineari
e da generatori di tensione e di corrente; supponiamo che questa abbia l lati e n nodi: per
risolvere la rete, cioè per conoscere tutte le correnti e tutte le tensioni, possiamo scrivere un
sistema di l equazioni lineari come segue:
• scriviamo n-1 equazioni ai nodi applicando la LKC ( l’equazione relativa all’n-mo nodo dipende
dalle n-1 quindi non fornisce informazioni utili)
• scriviamo m=l-(n-1) equazioni ad altrettante maglie indipendenti applicando la LKT
Il sistema sopra descritto è lineare ed ha l equazioni in l incognite. Una volta risolto,
dall’applicazione delle l equazioni caratteristiche dei bipoli, è possibile pervenire alla conoscenza
di tutte le tensioni e tutte le correnti dei bipoli della rete. L’unico limite di questo metodo risiede
nella risoluzione del sistema per l maggiore di tre.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S3
Titolo: RISOLUZIONE DI CIRCUITI CON LE LKT E LKC
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria
RISOLUZIONE DI CIRCUITI ATTRAVERSO LE LEGGI DI
KIRCHHOFF
ESERCIZIO RISOLTO 1. Per il circuito riportato di seguito calcolare I1, I2, I3 e VAB

E1 = E3 = 12 V
E2 = 6 V
DATI R1 = R12 = 1 Ω
R2 = 2 Ω
R3 = R32 = 3 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S3
Titolo: RISOLUZIONE DI CIRCUITI CON LE LKT E LKC
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria
RISOLUZIONE DI CIRCUITI ATTRAVERSO LE LEGGI DI
KIRCHHOFF

Notate che le tensioni e le correnti hanno il verso determinato applicando la convenzione degli
utilizzatori alle resistenze e la convenzione dei generatori ai generatori di tensione (possiamo
dire fin da ora che almeno una corrente dovrà risultare negativa).
A questo punto bisogna stabilire il numero dei nodi ed il numero dei lati (che coinciderà con il
numero di equazioni).
Si ha
n=2, l=3
n-1 = 1 LKC nodo A - I1 - I2 - I3 = 0
E1 - R1I1 - R12I1 + R2I2 - E2 = 0
l-(n-1) = 2 LKT M1 ed M2 E2 – R2I2 + R3I3 + R32I3 - E3 = 0

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S3
Titolo: RISOLUZIONE DI CIRCUITI CON LE LKT E LKC
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria
RISOLUZIONE DI CIRCUITI ATTRAVERSO LE LEGGI DI
KIRCHHOFF
Sostituendo tutti i termini noti si ottiene il seguente sistema:

- I1 - I2 - I3 = 0
-2I1 + 2I2 =-6
- 2I2 +6I3 = 6

Che risolto fornisce I1=-2,14 A, I2=0,85 A, I3=1,29 A

Per il calcolo della VAB si può utilizzare la seguente espressione

VAB=E2-R2I2 =10,3 V

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⎧ E1 = 12 V Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
⎪E = 6V Insegnamento: ELETTROTECNICA
⎪ Lezione n : 5/S3
DATI ⎨ 3 Titolo: RISOLUZIONE DI CIRCUITI CON LE LKT E LKC
⎪ I2 = 5 A Attività n : 1
⎪⎩ Ri = i Ω

Facoltà di Ingegneria
RISOLUZIONE DI CIRCUITI ATTRAVERSO LE LEGGI DI
KIRCHHOFF
ESERCIZIO RISOLTO 2. Per il circuito riportato di seguito calcolare I1, I3, V2

E1 = 12 V
E3 = 6 V
DATI I2 = 5 A
Ri = i Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S3
Titolo: RISOLUZIONE DI CIRCUITI CON LE LKT E LKC
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria
RISOLUZIONE DI CIRCUITI ATTRAVERSO LE LEGGI DI
KIRCHHOFF

Notate che nel lato dove è presente il generatore di corrente la corrente è fissata, l’incognita
sarà la tensione V2 ai morsetti del generatore di corrente.
Individuiamo il numero dei nodi ed il numero dei lati (che coinciderà con il numero di
equazioni).
Si ha
n=2, l=3
n-1 = 1 LKC nodo A -I1+I2+I3=0
E1 – R1I1 - R2I2 +V2 = 0
l-(n-1) = 2 LKT M1 ed M2 -V2 + R2I2 - R3I3 + E3 = 0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n : 5/S3
Titolo: RISOLUZIONE DI CIRCUITI CON LE LKT E LKC
Attività n : 1

Facoltà di Ingegneria
RISOLUZIONE DI CIRCUITI ATTRAVERSO LE LEGGI DI
KIRCHHOFF

Sostituendo tutti i termini noti si ottiene il seguente sistema:

I1 - I3 = +5
-I1 + V2 = -2
- 3I3 - V2 = -16

Che risolto fornisce I1=8,25 A, V2=6,25 V, I3=3,25 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 6
Titolo: PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE DEGLI EFFETTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE DEGLI EFFETTI

Questo principio rappresenta uno strumento fondamentale per la soluzione di circuiti lineari. Sia
data una rete lineare, contenente n generatori di tensione ed m generatori di corrente se
indichiamo con Wi una generica tensione-corrente del circuito si ha che

n m
Wi = ∑ H ij E j + ∑ K ij I j
j =1 j =1

Ossia, qualsiasi tensione-corrente è ottenibile come somma di una combinazione lineare dei
generatori di tensione E e una combinazione lineare dei generatori di corrente I.

H ij e K ij Sono coefficienti costanti che dipendono dai parametri costituenti il circuito


(es. dal valore delle resistenze) e dal collegamento tra i componenti; detti
parametri non dipendono dai generatori di corrente e di tensione.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 6
Titolo: PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE DEGLI EFFETTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE DEGLI EFFETTI

Facciamo alcune considerazioni sull’applicabilità del principio di sovrapposizione degli effetti:


• la rete deve essere lineare, cioè deve essere costituita da generatori di tensione e/o di
corrente e da elementi lineari quali resistori lineari, induttori lineari, condensatori lineari etc.;
• il principio vale anche se la rete contiene componenti tempo-varianti;
• la forma d’onda dei generatori può essere qualsiasi.

Dal punto di vista della risoluzione delle reti, il contributo di un generico generatore può essere
valutato considerando un circuito contenente solamente il generatore in questione in cui tutti i
generatori di tensione sono sostituiti da un corto circuito e tutti i generatori di corrente sono
sostituiti da un circuito aperto.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 6/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Per il circuito riportato in figura calcolare simbolicamente i coefficienti H31 e K31 tali che

I3 =H31⋅ES +K31⋅ IS

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 6/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
CALCOLO DI H31

Es I 1
I3 = ⇒ H 31 = 3 Is = 0 =
R1 + R2 Es R1 + R2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 6/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
CALCOLO DI K31
R1 I R1
I3 = I S ⇒ K 31 = 3 ES =0 =
R1 + R2 IS R1 + R2

CALCOLO DI I3

1 R1
I 3 = H 31Es + K 31 I S = ES + IS
R1 + R2 R1 + R2

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E1 = 12 V Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
E2 = 6 V Lezione n°: 6/S2
Ri = i Ω Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Dato il circuito in figura, calcolare la corrente I3 utilizzando il principio di sovrapposizione degli
effetti

E1=12 V

DATI E2=6 V

Ri=i Ω

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E = 12RV⋅ R 3⋅ 2 6 11 Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
RT1 = 3 2 + R1 = +1 = +1 = = 2,2 Ω Insegnamento: ELETTROTECNICA
3 + R2
E 2 = 6RV 3+ 2 5 5 Lezione n°: 6/S2
Ri = i Ω Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Consideriamo due circuiti aventi ciascuno un generatore. Per il circuito in figura calcoliamo I’3
(componente di I3 dovuta al generatore E1)

R3 ⋅ R2 3⋅ 2 6 11
RT = + R1 = + 1 = + 1 = = 2,2 Ω
R3 + R2 3+ 2 5 5
E1 12
I* = = = 5,45 A
RT 2.2
R2 2
I3 ' = −I * ⋅ = −5,45 ⋅ = −2,18 A
R2 + R3 2+3

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E = 12RV⋅ R 3⋅ 2 6 11 Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
RT1 = 3 2 + R1 = +1 = +1 = = 2,2 Ω Insegnamento: ELETTROTECNICA
3 + R2
E 2 = 6RV 3+ 2 5 5 Lezione n°: 6/S2
Ri = i Ω Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Consideriamo due circuiti aventi ciascuno un generatore. Per il circuito in figura calcoliamo I’’3
(componente di I3 dovuta al generatore E2)

R1 ⋅ R3 1⋅ 3 3 11
RT = + R2 = + 2 = + 2 = = 2,75 Ω
R1 + R3 1+ 3 4 4
E2 6
I* = = = 2,18 A
Rtot 2.75
R1 1
I3 ' ' = I * ⋅ = 2,18 ⋅ = 0,54 A
R1 + R3 1+ 3

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E = 12RV⋅ R 3⋅ 2 6 11 Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
RT1 = 3 2 + R1 = +1 = +1 = = 2,2 Ω Insegnamento: ELETTROTECNICA
3 + R2
E 2 = 6RV 3+ 2 5 5 Lezione n°: 6/S2
Ri = i Ω Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
A questo punto per il calcolo della I3 basta sommare i contributi dati dai singoli generatori.

I3 = I3 '+ I3 ' ' = −2,18 + 0,54 = −1,64 A

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 6/S3
Titolo: ESERCIZIO PROPOSTO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO
Dato il circuito in figura, calcolare la corrente I4 utilizzando il principio di sovrapposizione degli
effetti.

E1 = 12 V

DATI Ri = i Ω
I2 = 3 A

RISULTATO I4 = 1,1 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7
Titolo: TEOREMA DI THEVENIN
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI THEVENIN

In questa lezione studieremo un teorema che consente di pensare non all’intera rete
lineare ma solo a due morsetti della stessa.
Il teorema di Thevenin può essere enunciato come segue: data una rete lineare R
(tempo-invariante o tempo-variante) e dati due suoi morsetti A e B a cui è connessa una
rete generica RAB di qualsiasi natura (rispetto a linearità e tempo invarianza),
supponendo che tra la rete R e la rete RAB non ci sia alcun collegamento se non quello
tra i morsetti AB (esempio accoppiamento di tipo magnetico o con generatori controllati),
la rete lineare R è equivalente ad un circuito costituito da una resistenza RTh in serie ad
un generatore di tensione VTh.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7
Titolo: TEOREMA DI THEVENIN
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI THEVENIN

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7
Titolo: TEOREMA DI THEVENIN
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI THEVENIN
Con il termine equivalente si intende che i due circuiti (rete lineare R e circuito equivalente di
Thevenin) ai morsetti AB hanno le stesse forme d’onda per quanto riguarda tensione v(.) (*) e
corrente i(.); o detto in altri termini i due circuiti hanno lo stesso comportamento elettrico.
Diamo di seguito i criteri per calcolare i componenti del circuito equivalente di Thevenin.
RTh è la resistenza equivalente calcolata ai morsetti A e B dopo aver reso passiva la rete R (si
cortocircuitano i generatori di tensione e si aprono i generatori di corrente). Se la rete lineare R
ha una resistenza equivalente infinita (circuito aperto) non si può applicare il teorema di
Thevenin.
VTh è la tensione che si misura tra i morsetti A e B quando questi sono scollegati dalla rete RAB
(indicazione operativa: attenzione al verso di VTh, deve essere con il + in A e con il – in B).
Dopo aver determinato i parametri del circuito equivalente di Thevenin, sarà possibile
determinare il punto di lavoro di una qualsiasi rete RAB connessa tra i morsetti AB, esso potrà
essere ottenuto come intersezione tra la caratteristica del generatore equivalente VAB=VTh-RThI
e la caratteristica (V,I) ai morsetti AB della rete RAB.

(*) con la notazione g(.) indichiamo la forma d’onda generica


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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Per il circuito riportato in figura calcolare simbolicamente la corrente I3 utilizzando il teorema di
Thevenin

VTh
I3 =
RTh + R p 3

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Rth = Rs = 1,5 Ω Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Vth = VRs = -Rs I2 - E1 = 12 – Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S1
4,5 = 7,5 V Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Di seguito riportiamo i circuiti da risolvere per calcolare VTh ed RTh

VTh = -Rs I2 + E1 RTh = Rs

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Per la rete in figura calcolare il circuito equivalente di Thevenin ai morsetti AB.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Per calcolare, la resistenza equivalente di Thevenin RTh bisogna rendere la rete passiva,
cortocircuitando i generatori di tensione, ed aprendo quelli di corrente. Otterremo il circuito
riportato di seguito.

R1 ⋅ R3
RTh = R1 // R3 =
R1 + R3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Valutiamo VTh utilizzando il principio di sovrapposizione degli effetti.
L’ effetto del generatore di tensione sulla VTh si valuta facilmente utilizzando il partitore di
tensione.

VTh ' = E1 ⋅
R3
R1 + R3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
L’effetto del generatore di corrente sulla VTh può essere valutato risolvendo il seguente circuito.
Applicando la formula del derivatore di corrente, otteniamo la corrente che attraversa la R3,
applicando la legge di Ohm possiamo ricavare VTh’’. E’ importante tenere presente che la
tensione ai capi di R3 ha verso discorde rispetto quello di VTh è quindi sarà negativa.

I3 = I 2 ⋅ R
R1
1 + R3

VTh ' ' = − I 3 ⋅ R3

I3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Il circuito equivalente di Thevenin ai morsetti AB sarà il seguente:

VTh = VTh ' + VTh ' '

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Corso di Laurea: #corso#
Insegnamento: #insegnamento#
Lezione n°: #lezione#
Titolo: #titolo#
Attività n°: #attività#

Facoltà di Ingegneria

AVVISO
Se lo Studente lo ritiene necessario, può inviare al docente usando l’opportuna procedura
presente nel portale (e-portfolio) lo svolgimento del/degli Esercizio/i proposto/i nella
seguente attività, per ricevere un feedback da parte del docente.
Si precisa che tale attività non inciderà in alcun modo sullo svolgimento/esito dell’esame
finale.

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1
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 1. Per la rete in figura calcolare il valore di I4 utilizzando il circuito
equivalente di Thevenin ai morsetti AB.

E1 = 12 V
DATI Ri = i Ω
I2 = 3 A

Risposta I4=1,1 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 7/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 2. Per la rete in figura determinare il bipolo equivalente di Thevenin ai
morsetti AB. ( i numeri in corrispondenza dei bipoli rappresentano i valori in ohm, ampere e volt )

Risposta: VTh=7 V, RTh=2 Ω


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8
Titolo: TEOREMA DI NORTON
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI NORTON
In questa lezione studieremo un teorema che consente di pensare non all’intera rete
lineare ma solo a due morsetti della stessa.
Il teorema di Norton può essere enunciato come segue: data una rete lineare R (tempo-
invariante o tempo-variante) e dati due suoi morsetti A e B a cui è connessa una rete
generica RAB di qualsiasi natura (rispetto a linearità e tempo invarianza), supponendo che
tra la rete R e la rete RAB non ci sia alcun collegamento se non quello tra i morsetti AB
(esempio accoppiamento di tipo magnetico o con generatori controllati), la rete lineare R
è equivalente ad un circuito costituito da una resistenza RN in parallelo ad un generatore
di corrente IN.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8
Titolo: TEOREMA DI NORTON
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI NORTON

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8
Titolo: TEOREMA DI NORTON
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI NORTON
Con il termine equivalente si intende che i due circuiti (rete lineare R e circuito equivalente di
Norton) hanno le stesse forme d’onda per quanto riguarda tensione v(.) e corrente i(.) ai
morsetti AB; o detto in altri termini i due circuiti hanno lo stesso comportamento elettrico.
Diamo di seguito i criteri per calcolare i componenti del circuito equivalente di Norton:
RN è la resistenza equivalente calcolata ai morsetti A e B dopo aver reso passiva la rete lineare
R (si cortocircuitano i generatori di tensione e si aprono i generatori di corrente), essa coincide
con RTh. Se la rete lineare R ha una resistenza equivalente nulla (corto circuito), non si può
applicare il teorema di Norton.
IN è la corrente che si misura tra i morsetti A e B quando questi sono cortocircuitati (indicazione
operativa: attenzione al verso della IN deve essere quello da A verso B).
Dopo aver determinato i parametri del circuito equivalente di Norton, sarà possibile determinare
il punto di lavoro di una qualsiasi rete RAB connessa tra i morsetti A e B.
(Nel caso in cui 0<Req=RTh=RN<∞ esistono entrambi i circuiti di Thevenin e Norton.
Se Req=∞ esiste solo l’equivalente di Norton, se Req=0 esiste solo l’equivalente di Thevenin).

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Dato il circuito in figura calcolare la corrente I3 utilizzando il teorema di Norton.

E1 = 12 V
Ri = i Ω
Dati
RS = 7 Ω
E2 = 6 V

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Per calcolare RN cortocircuitiamo i generatori di tensione ed otteniamo la rete in figura

3R1 ⋅ R2
Otteniamo RN = = 1,2 Ω
3R1 + R2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Per calcolare IN utilizziamo la sovrapposizione degli effetti, studieremo due circuiti, il primo è
riportato in figura e considera il contributo alla IN proveniente dal generatore E1

E1
Otteniamo I 'N = =4A
3R1

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Il secondo contributo alla IN è dato dal generatore E2, il circuito corrispondente è riportato in
figura

E2
Otteniamo I ' 'N = − = −3 A
R2

Sovrapponendo otteniamo I N = I N '+ I ' ' N = 1 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
A questo punto possiamo eseguire il calcolo della I3 considerando il circuito riportato in figura

RN
Otteniamo I3 = I N = 0,14 A
RN + RS

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°:

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Dato il circuito in figura calcolare la corrente I5 utilizzando il teorema di Norton.

E1 = 12 V
Dati Ri = i Ω
I7 = 7 A

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°:

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Per calcolare RN cortocircuitiamo i generatori di tensione ed otteniamo la rete in figura

R S1 ⋅ R3 3⋅3
Otteniamo R p1 = R S1 + R3
= 3 + 3 = 1.5 Ω

RN = R p1 + R4 + R6 = 1.5 + 4 + 6 = 11.5 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°:

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Per calcolare la corrente IN, ovvero la corrente che circola nel cortocircuito tra i morsetti AB,
possiamo utilizzare la sovrapposizione degli effetti.
Considerando gli effetti del generatore di tensione E1, avremo il seguente circuito:

Otteniamo

RS 2 = R4 + R6 = 4 + 6 = 10 Ω
R3 ⋅ R S 2 3 ⋅10
R p1 = R3 + R S 2
= 3 +10 = 2.3 Ω
RT = RS1 + R p1 = 3 + 2.3 = 5.3 Ω
IT = = 512.3 = 2.26 A
E1
RT

I N ' = − IT ⋅ R = −2.26 ⋅ 3 + 43 + 6 = − 6.78


= −0.52 A
R3
3 + R 4 + R6 13

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°:

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Il secondo contributo alla IN è dato dal generatore di corrente I7, il circuito corrispondente è
riportato in figura

Otteniamo

R S ⋅ R3 3⋅3
R p1 = 1
RS + R
= 3 + 3 = 1.5 Ω
1 3

RS 2 = RP1 + R4 = 1.5 + 4 = 5.5 Ω


I ' 'N = I 7 ⋅ R = 7 ⋅ 5.56+ 6 = 3.6 A
R6
S 2 + R6

Sovrapponendo otteniamo I N = I ' N + I ' ' N = 3,08 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°:

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
A questo punto possiamo eseguire il calcolo della I5 considerando il circuito riportato in figura

Otteniamo

I5 = −I N ⋅ R = −3.08 ⋅ 1111.5.+5 5 = −2,14 A


RN
N + R5

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Titolo: #titolo#
Attività n°: #attività#

Facoltà di Ingegneria

AVVISO
Se lo Studente lo ritiene necessario, può inviare al docente usando l’opportuna procedura
presente nel portale (e-portfolio) lo svolgimento del/degli Esercizio/i proposto/i nella
seguente attività, per ricevere un feedback da parte del docente.
Si precisa che tale attività non inciderà in alcun modo sullo svolgimento/esito dell’esame
finale.

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1
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 1
Dato il circuito in figura calcolare il circuito equivalente di Norton ai morsetti AB.

R1 = 4 Ω
R2 = 2 Ω
R3 = 6 Ω
Dati R4 = 6 Ω
R5 = 4 Ω
R6 = 2 Ω
R7 = 2 Ω
I1 = 3 A
E1 = 12 V
E2 = 18 V

Risposta: RN=8 Ω, IN=-0,25 A


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI

ESERCIZIO PROPOSTO 2
Risolvere gli esercizi della lezione n. 8 utilizzando il circuito equivalente di Thevenin.

ESERCIZIO PROPOSTO 3
Risolvere gli esercizi della lezione n. 7 utilizzando il circuito equivalente di Norton.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 8/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO
ESERCIZIO PROPOSTO 4
Per la rete in figura determinare il bipolo equivalente di Norton ai morsetti AB.
( i numeri in corrispondenza dei bipoli rappresentano i valori in ohm, ampere e volt )

Risposta: IN=3,5 A , RN=2 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 9
Titolo: MILLMANN
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MILLMANN
In questa lezione studieremo il teorema di Millmann, attraverso la sua applicazione ad un
circuito lineare e tempo invariante in cui sono presenti solamente due nodi A e B sarà possibile
calcolare la tensione VAB esistente tra di essi.
Vediamo l’enunciato: in un circuito lineare tempo invariante costituito da l lati e da due nodi A e
B la tensione VAB presente tra di essi è ottenibile tramite la seguente espressione:

Ei
∑ + ∑ IG
Ri
VAB =
1

Ri

Sui lati in cui è presente un generatore di corrente la conduttanza di lato Gi=1/Ri da


considerare a denominatore è zero mentre la corrente da considerare al numeratore è IG.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 9/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Per il circuito riportato in figura calcolare la VAB utilizzando il teorema di Millmann.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 9/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Per ogni lato costituito da generatore di tensione in serie con resistenza calcoliamo il circuito
equivalente di Norton, ottenendo

RN 1 = R1

E1
I N1 =
R1

Lo stesso ragionamento può essere ripetuto per il lato contenente E2 ed R2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 9/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Il circuito può essere visto come segue

RN 2 = R2

E2
IN2 =
R2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 9/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Il circuito può essere ridisegnato come segue

GT = G1 + G2 + G4

I = I N1 − I N 2 + I3

E1 E2
− + I3
I R1 R2
VAB = =
G1 + G2 + G4 1
+
1
+
1
R1 R2 R4

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 9/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Per il circuito riportato in figura calcolare la I3 utilizzando il teorema di Millmann

Sono noti

E1= 12 V
I2=3 A
Ri=i Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 9/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
E1
+ I 2 12 + 3
R 12 + 3 15
VAB = 1 = 1 = = = 11,5 V
1 1 1 1 1 + 0,3 1,3
+ +
R1 R3 1 3

VAB 11,5
I3 = = = 3,8 A
R3 3

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Lezione n°: #lezione#
Titolo: #titolo#
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Facoltà di Ingegneria

AVVISO
Se lo Studente lo ritiene necessario, può inviare al docente usando l’opportuna procedura
presente nel portale (e-portfolio) lo svolgimento del/degli Esercizio/i proposto/i nella
seguente attività, per ricevere un feedback da parte del docente.
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finale.

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1
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 9/S3
Titolo: ESERCIZIO PROPOSTO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO
Dato il circuito in figura calcolare la corrente I4 utilizzando il teorema di Millmann.

E1 = 12 V

DATI Ri = i Ω
I2 = 3 A

RISULTATO I4 = 1,1 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA
Consideriamo il circuito elettrico riportato in figura, in esso un generatore è collegato ad un
bipolo attraverso due morsetti; siamo interessati al trasferimento di potenza attraverso tali
morsetti. Per il momento non prendiamo in considerazione il contenuto del bipolo.

La potenza p(t) espressa in Watt (W) entrante nel bipolo è pari al prodotto tra la tensione v(t) e
la corrente i(t), si utilizza per il bipolo la convenzione degli utilizzatori.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA
Dalla fisica sappiamo che l’energia W(t0,t) è l’integrale della potenza nel tempo, possiamo
scrivere

t t L’unità di misura dell’energia è il joule,


W (t0 , t ) = ∫ p (t ) ⋅ dt = ∫ v(t ) ⋅ i (t ) ⋅ dt 1J=1W*1sec, spesso nella pratica tecnica
t0 t0
utilizziamo i suoi multipli come ad esempio il
kW*h

Analizziamo il segno della potenza in un bipolo; come abbiamo visto in precedenza ogni bipolo
è caratterizzato da una curva nel piano V-I (o I-V), una volta stabilito il punto di lavoro (cioè la
coppia tensione v(t) e corrente i(t)) la potenza p(t)=v(t)i(t) è univocamente determinata ed è
pari all’area del rettangolo formato tra il punto di lavoro e gli assi V-I. Se il punto di lavoro si
trova nel I o nel III quadrante (v*i>0) la potenza è positiva, cioè il bipolo riceve potenza
dall’esterno, per lo stesso motivo se il punto di lavoro è nel II o nel IV quadrante la potenza è
negativa, cioè il bipolo fornisce potenza all’esterno.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA
Diremo che un bipolo è passivo se per ogni istante t la caratteristica si trova nel I o nel III
quadrante, esso non fornisce mai potenza all’esterno; diremo che un bipolo è attivo se non è
passivo, ad esempio un generatore di tensione (con tensione diversa da zero) è un bipolo attivo
in quanto non ha tutta la caratteristica nel I e III quadrante.
Vediamo alcuni aspetti energetici di interesse applicativo.
LEGGE DI JOULE
Tutti sappiamo dall’esperienza quotidiana che ogni volta che una corrente elettrica percorre un
conduttore (che possiamo rappresentare come una resistenza lineare e tempo–invariante)
quest’ultimo si riscalda. In effetti la resistenza si oppone al passaggio della corrente
determinando una caduta di tensione ai suoi capi vR(t)=R*i(t), nel caso di corrente continua si
ha VR=R*I, a tale coppia tensione-corrente corrisponde la potenza dissipata per effetto joule
Pj=VR*I=R*I2=VR2/R.
POTENZA GENERATA, EROGATA E RENDIMENTO DI UN GENERATORE
Consideriamo un generatore avente una f.e.m. costante pari ad E, sia esso attraversato da una
corrente I, indichiamo come potenza generata Pg la potenza Pg=E*I. La presenza della
resistenza interna Ri del generatore provoca una dissipazione di potenza Pd=Ri*I2
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA
La potenza elettrica erogata all’esterno dal generatore è pari a P=Pg-Pd=E*I-Ri*I2
Se consideriamo il generatore come un sistema in cui individuiamo l’ingresso e l’uscita,
possiamo definire il rendimento del sistema generatore come rapporto tra la potenza erogata
all’esterno e la potenza generata

P V ⋅ I E ⋅ I − Ri ⋅ I 2 R ⋅I
ηe = = = = 1− i
Pg E ⋅ I E⋅I E

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA
POTENZA ASSORBITA DA UN GENERATORE
Supponiamo di collegare ai morsetti di un generatore G2 avente f.e.m. E un secondo generatore
G1 avente una fem E1>E in tal caso circolerà nel circuito una corrente I=(E1-E)/(Ri1+Ri). In
questo caso il generatore G1 genera la potenza Pg1 che decurtata dalle perdite interne Pd1=Ri1*I2
da la potenza erogata ai morsetti AB (e quindi al generatore G2). Il generatore G2 assorbe una
potenza Pa=V*I

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA
La potenza assorbita da G2 è costituita da due parti Pa=E*I+Ri*I2, il termine Ri*I2 è la potenza
dissipata per effetto joule nella resistenza interna del generatore Ri, il termine (E*I) è una
potenza trasformata in potenza di altra forma; si pensi a due batterie di auto, in questo caso la
batteria G1 si sta scaricando mentre la batteria G2 si sta caricando.
Possiamo dire che, nel momento in cui per un generatore la corrente esce dal morsetto a
potenziale maggiore, questo sta generando; se al contrario la corrente entra dal morsetto a
potenziale maggiore il generatore sta assorbendo potenza.
In sintesi, dal punto di vista energetico un generatore avente una f.e.m. E ed una resistenza
interna Ri collegato ad un bipolo B può funzionare in uno dei tre modi:
• E=VAB il generatore funziona a vuoto, non circola corrente, non ci sono scambi energetici;
• E>VAB il generatore eroga potenza al bipolo B;
• E<VAB il generatore assorbe potenza dal bipolo B.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S1
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA 2
In questa sessione di studio applicheremo a diversi bipoli i concetti visti nell’attività precedente.
RESISTORE LINEARE TEMPO-INVARIANTE

Se R>0 il resistore assorbe


potenza; P>0; il punto di lavoro si
trova nel I oppure nel III
quadrante.
Se R<0 il resistore cede potenza;
P<0; il punto di lavoro si trova nel
II oppure nel IV quadrante.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S1
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA 2
GENERATORE DI TENSIONE

Se i(t)>0 il generatore di tensione


genera potenza; P>0; il punto di
lavoro si trova nel I quadrante.
P<0 P>0

Se i(t)<0 il generatore di tensione


assorbe potenza; P<0; il punto di
lavoro si trova nel II quadrante.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S1
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZA ED ENERGIA 2
GENERATORE DI CORRENTE

Se v(t)>0 il generatore di corrente


genera potenza; P>0; il punto di
P>0 lavoro si trova nel I quadrante.

Se v(t)<0 il generatore di corrente


assorbe potenza; P<0; il punto di
P<0 lavoro si trova nel IV quadrante.

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Lezione n°: 10/S1
Titolo: POTENZA ED ENERGIA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI TELLEGEN
Ipotizziamo di avere un circuito con n nodi ed l lati. Stabiliamo i versi di riferimento per tutti
i lati secondo la convenzione dell’utilizzatore.
Sia {V1… Vl } l’ insieme di tensioni che soddisfano la LKT per il circuito considerato e sia {I1,
..., Il } l’ insieme di correnti che soddisfano la LKC per il circuito considerato.

Il teorema di Tellegen dice che la somma estesa a tutti i lati del circuito dei prodotti Vk* Ik è
nulla

l
∑ Vk ⋅ I k = 0
k =1

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Dato il circuito in figura calcolare la potenza generata, le potenza dissipata dalle resistenze di
linea Rl e la potenza utilizzata dalle resistenze RU1 ed RU2.
Verificare l’uguaglianza tra la potenza generata e la somma delle potenze dissipata e utilizzata.

 E 1 = 12 V

R l = 1 Ω
DATI 
R U 1 = 4 Ω
R = 8 Ω
 U2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1

U1 ⋅ U 2
R R
Rp = RU + RU
= 2.66 Ω Calcoliamo la potenza generata
1 2

I= E
Rl + R p + R l
= 2.57 A Calcoliamo la potenza dissipata nelle resistenze di
linea
Pg = E ⋅ I = 30,7 W
Pd Rl = R l ⋅ I 2 = 6.6 W
Pd = 6.6 + 6.6 = 13.2 W

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
VRp = R p ⋅ I = 6.83 V Calcoliamo la potenza utilizzata dalle resistenze di
V2
carico
PU RU 1 = = 11.66 W
RU
1 Verifichiamo l’uguaglianza tra la potenza generata
V2 e la somma delle potenze dissipate ed assorbite
PU RU 2 = = 5.83 W
RU 2 (a meno di approssimazioni)
P U = 11.66 + 5.83 = 17.49 W
PU + Pd = Pg
17.49 + 13.2 = 30,7 W

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Per il circuito in figura verificare che la somma algebrica delle potenze erogate dai generatori
coincide con la somma delle potenze dissipate nelle resistenze o utilizzate nei generatori. Per
quanto riguarda i segni delle tensioni e delle correnti si adottino per tutte le resistenze la
convenzione degli utilizzatori, per tutti i generatori la convenzione dei generatori.

DATI:
R1=50 Ω,
R2=5 Ω,
R3=10 Ω,
R4=1Ω,
E1=100 V,
E2=50V,
E3=150 V,
E4=200 V,
A1=2 A,
A2=1 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
VR1
VR1 = E1 − E4 = −100 V ; I E1 = = −2 A; PE1 = E1 I E1 = −200 W
R1
I E 4 = − A2 − I E1 = 1 A; PE 4 = E4 I E 4 = 200 W
VA1 = E2 − E3 = −100 V ; PA1 = VA1 A1 = −200 W
I E 2 = I E1 + I E 4 − A1 = −3 A; PE 2 = E2 I E 2 = −150 W
VR 4 = R4 A2 = 1 V ; VA2 = VR 4 + E4 + VA1 = 101 V ; PA2 = VA2 A2 = 101 W
E3
I R2 = = 10 A; I E 3 = I R 2 − I E 3 = 13 A; PE 3 = E3 I E 3 = 1950 W
R1 + R2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
La potenza totale generata dai generatori vale Pg=PE4+PA2+PE3=200+101+1.950=2.251
W.
Valutiamo la potenza dissipata nelle resistenze

V r21
PR1 = = 200 W
R1
PR 4 = R4 A22 = 1 W
PR 2 = R2 I R2 2 = 500 W
PR 3 = R3 I R2 2 = 1.000 W

La potenza totale assorbita è pari a:


Pass=PR1+PR2+PR3+PR4 +PE1+PA1+PE2 =200+500+1.000+1+200+200+150=2.251 W
come volevamo dimostrare.

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Corso di Laurea: #corso#
Insegnamento: #insegnamento#
Lezione n°: #lezione#
Titolo: #titolo#
Attività n°: #attività#

Facoltà di Ingegneria

AVVISO
Se lo Studente lo ritiene necessario, può inviare al docente usando l’opportuna procedura
presente nel portale (e-portfolio) lo svolgimento del/degli Esercizio/i proposto/i nella
seguente attività, per ricevere un feedback da parte del docente.
Si precisa che tale attività non inciderà in alcun modo sullo svolgimento/esito dell’esame
finale.

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1
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 1. Si considerino tre utilizzatori che assorbono le potenze P1, P2 e P3 e
funzionano in un giorno rispettivamente per i tempi T1, T2 e T3 in ore indicati di seguito:
P1= 1.000 W, T1=12 h/giorno; P2=100 W, T2=6 h/giorno; P3=0,1 W, T3=24 h/giorno.
Disegnare i diagrammi di carico e calcolare l’energia assorbita in un giorno dall’intero sistema.

(risposta: WTOT=12,6 kWh )


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 10/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 2. Dato il circuito in figura verificare l’uguaglianza tra la somma delle
potenze generate e la somma delle potenze dissipate/assorbite.

R1 = 1 Ω E1 = 6 V
R2 = 1 Ω E2 = 6 V
R3 = 2 Ω E3 = 18 V
R4 = 1 Ω
R5 = 2 Ω

(risposta: Pg=Pd=201 W).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE

Per una migliore comprensione degli argomenti proposti riprendiamo alcuni concetti visti in
precedenza. Rivediamo il concetto di nodo, questa volta, però il nodo può essere
rappresentato come segue:

In questo contesto diremo quindi che un nodo è l’estremo di un componente (morsetto) o


l’unione di almeno due morsetti; si individuano perciò come nodi i morsetti terminali di
ogni componente. I nodi possono essere in comune con altri nodi di altri componenti.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE
- Un ramo (o lato) è un qualunque collegamento compreso tra 2 nodi; se non c’è alcun elemento
circuitale tra i due nodi si dice che il ramo è un corto circuito.

Corto circuito

Ramo con un elemento circuitale

• Una maglia è un percorso chiuso che contiene un insieme di elementi circuitali connessi
fra di loro. In una maglia si individuano i nodi e i rami o lati.
• Un bipolo è un qualunque elemento circuitale a 2 morsetti (ad esempio una resistenza,
un generatore, una induttanza, una capacità, etc.).
• Un tripolo è un qualunque elemento circuitale a 3 morsetti (ad esempio un transistor).
• Un quadripolo è un qualunque elemento circuitale a 4 morsetti (ad esempio un
trasformatore).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE
Tripoli: se l’elemento circuitale è a 3 morsetti si ha un tripolo T.
Si possono applicare le convenzioni viste sui versi di corrente e
tensione (convenzioni degli utilizzatori e dei generatori).

T
corrente
tensione

Nodo (o morsetto)

Quadripoli: se l’elemento circuitale è a 4 morsetti si ha un


Q quadripolo Q. Si possono applicare le convenzioni viste sui versi
di corrente e tensione (convenzioni degli utilizzatore e dei
generatori).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE
Un grafo G è un insieme di nodi connessi attraverso degli archi (un arco collega un nodo A
ad un nodo B). Ad ogni circuito si può associare un grafo in cui un nodo è collegato ad un
altro nodo solo se nel circuito è presente tra di essi un qualsiasi elemento circuitale (non ha
importanza quale).

A A

Il verso dell’arco sarà concorde con


quello della corrente nel lato.

B
B

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE
Diremo che un grafo G è connesso quando da un qualunque nodo si può raggiungere un
qualsiasi altro nodo muovendosi esclusivamente sui lati del grafo.
Un grafo non connesso è costituito da almeno due parti non collegate.
Si può passare da un grafo non connesso ad un grafo connesso inserendo un arco fittizio che
si può dimostrare non avere alcuna influenza in quanto la corrente che lo attraversa è nulla.

1 2

I
3 4
Lato fittizio dove I=0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE

DEFINIZIONI DI ALBERO, COALBERO E INSIEME DI TAGLIO


Sia dato un grafo connesso G, un albero A di G è un suo sottografo connesso costituito da
tutti i nodi del grafo che non contiene maglie.
Il coalbero di G, corrispondente all’albero A, è l’insieme dei lati complementare a quelli
dell’albero. L’unione dei lati dell’albero e del coalbero coincide con l’insieme di tutti i lati del
grafo G.

Un insieme di taglio è un sottoinsieme dell’insieme dei lati ed è tale che:


1. per tutti i lati che lo costituiscono, qualora eliminati dal grafo, fanno si che il grafo
stesso rimane non connesso.
2. basta eliminare dal grafo tutti i lati di un insieme di taglio tranne uno qualsiasi perché il
grafo rimanga connesso.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE
Esempio: sia dato il seguente grafo orientato ottenuto da un circuito:

7
2 3
1

8
4
6 5

Il grafo è non connesso ma si può rendere connesso aggiungendo un lato fittizio tra il
nodo 4 e il nodo 8. Si ottiene il grafo connesso riportato nella figura seguente
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE

7
2 3
1

I=0 8
4
6 5

In base alle definizioni date, un insieme di taglio potrebbe essere costituito dai lati (1-6, 1-5),
chiaramente questo non è l’unico insieme di taglio che si può definire.
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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TOPOLOGIA CIRCUITALE
MATRICE DI INCIDENZA
Consideriamo un grafo orientato con n nodi ed l lati. A questo possiamo associare una matrice,
avente n righe ed l colonne, detta di incidenza.
Gli elementi possono essere calcolati usando la seguente regola:

+ 1 se il lato j esce dal nodo " i"; 


 
aij = − 1 se il lato j entra nel nodo " i"; i = 1,2,....., n 
 0 se il lato j non è collegato al nodo " i". j = 1,2,......, l 

Ad esempio, al grafo corrispondente al circuito in figura possiamo associare la matrice A di
seguito riportata.

1 1 0 0 −1 Nodo 1
−1 0 0 1 0 Nodo 2
A=
0 0 −1 −1 1 Nodo 3

0 −1 1 0 0 Nodo 4

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S1
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE, GRAFI, MATRICI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 1: Data la rete di bipoli in figura, individuare il grafo corrispondente.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S1
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE, GRAFI, MATRICI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Il grafo non orientato G corrispondente è il seguente

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S1
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE, GRAFI, MATRICI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 2: Data la rete di bipoli in figura per la quale è stabilito il verso della
corrente in ogni lato, individuare il grafo orientato G corrispondente.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S1
Titolo: TOPOLOGIA CIRCUITALE, GRAFI, MATRICI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Il grafo orientato G corrispondente è riportato in figura

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S2
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 1: Dato il seguente grafo orientato G, individuare un possibile insieme
di taglio

Risposta, lati (1-5-4)


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S2
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 2: Per il grafo orientato riportato in figura, individuare le possibili maglie
indipendenti, un possibile albero e relativo coalbero.

Maglie : (“1”-”4”-”3”-”1” );
(” 1”-”3”-”2”-”1”),
Albero: lati (1-5-4)
Coalbero: lati (2-3).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S3
Titolo: GRAFI E LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GRAFI E LEGGI DI KIRCHHOFF


In questa sessione utilizziamo i grafi e le LKT e LKC per risolvere un circuito elettrico.
Ricordiamo che la soluzione di un circuito elettrico costituito da l lati può essere ottenuta
scrivendo (e risolvendo) un sistema di n-1 equazioni date dalla applicazione della LKC ad
altrettanti nodi, ed l-(n-1) equazioni date dalla applicazione della LKT ad altrettante
maglie indipendenti.
Ciascun lato del coalbero individua almeno una maglia indipendente, pertanto le l-(n-1)
equazioni alle maglie indipendenti possono essere scritte alle maglie che contengono un
lato del coalbero.
Le n-1 equazioni date dall’applicazione della LKC si ottengono considerando n-1 nodi a
nostra scelta.

Chiariamo meglio quanto detto con un esempio.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S3
Titolo: GRAFI E LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GRAFI E LEGGI DI KIRCHHOFF


Data la rete di bipoli in figura A, dopo avere disegnato il grafo orientato corrispondente e
scelto un albero, scrivere un sistema di equazioni utilizzando le leggi di Kirchhoff.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 11/S3
Titolo: GRAFI E LEGGI DI KIRCHHOFF
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GRAFI E LEGGI DI KIRCHHOFF


Alla rete data che ha l=6 lati e n=4 nodi corrisponde il grafo orientato riportato in figura B.
Se scegliamo ad esempio l’albero indicato con tratto continuo in figura C possiamo
ottenere il seguente sistema completo di equazioni

Sistema di sei equazioni in sei incognite (l=6);


− I 1 + I 2 + I 6 = 0
 le prime tre equazioni sono ottenute applicando la LKC ad
− I 2 − I 3 + I 4 = 0 n-1=3 nodi;
− I 4 + I 5 − I 6 = 0

+ V1 + V2 − V3 = 0 le ultime tre equazioni sono ottenute applicando la LKT a
+ V3 + V4 + V5 = 0 tre maglie indipendenti cioè alle tre maglie che
 contengono un lato del coalbero
− V2 − V4 + V6 = 0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12
Titolo: METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA


Abbiamo visto nelle lezioni precedenti che, per ottenere la soluzione di un circuito avente l lati
applicando la LKC e la LKT è necessario scrivere (e risolvere) un sistema di l equazioni in l
incognite. Il metodo che studieremo in questa lezione consente di ridurre il numero di
equazioni. Per un dato circuito consideriamo tutte (e solo) le m maglie indipendenti e
introduciamo una corrente fittizia circolante in ognuna di esse. Scrivendo la LKT a tali maglie si
ottiene un sistema di m=l-(n-1) equazioni che risolto restituisce le correnti fittizie di maglia. Se
sommiamo algebricamente le correnti fittizie che interessano i vari lati (considerandole col segno
positivo se sono concordi alla corrente circolante nel lato), avremo un legame tra le correnti
fittizie e le correnti sui lati, sarà così possibile valutare queste ultime.
La procedura da seguire per applicare il metodo è la seguente:
- scegliere una corrente fittizia per ogni maglia indipendente indicandone il verso;
- orientare tutte le correnti fittizie nello stesso verso (ad esempio il verso orario);
- rappresentare tutti i lati non puramente resistivi tramite il circuito equivalente di Thevenin (per
gli ni lati contenenti solo un generatore di corrente si introducano ni equazioni);
- scrivere il sistema di m+ni equazioni che risolto fornisce le correnti fittizie alle maglie più le
tensioni sui generatori di corrente.
L’esempio che segue ci aiuterà a capire meglio.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12
Titolo: METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA


Consideriamo il seguente circuito per il quale possiamo individuare le quattro maglie
indipendenti: M1 (4-2-3-4), M2 (4-1-2-4), M3 (4-5-1-4), M4 (5-1-5) e due lati contenenti
esclusivamente un generatore di corrente (ni=2)

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Lezione n°: 12
Titolo: METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA


Immaginiamo che ognuna delle maglie indipendenti sia attraversata da una corrente fittizia:
J1, J2, J3 =-Ig1, J4 =Ig2 .
Se applichiamo la LKT ad ogni maglia otteniamo le prime quattro equazioni del sistema,
aggiungiamo due equazioni per i due lati contenenti i generatori di corrente. Otteniamo il
seguente sistema che risolto fornisce i valori di J1, J2 , Vg1 e Vg2:

(R1+R4) J1 - R4 J2 =-E1
-R4 J1 +(R3+R4) J2 -R3J3 =E2
-R3 J2 (R2+R3) J3 -R2 J4 =Vg1
-R2 J3 R2 J4 =-Vg2

J3=-Ig1
J4=Ig2

Le correnti J3 e J4 a meno del segno sono le correnti note dei generatori Ig1 e Ig2 (difatti le
maglie 3 e 4 sono quelle attraversate dalle correnti dei due generatori). Le tensioni Vg1 e
Vg2 sono le tensioni incognite ai capi dei due generatori Ig1 e Ig2 rispettivamente.
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Lezione n°: 12
Titolo: METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA

Il sistema può essere risolto con uno dei metodi noti dalla matematica in quanto è ben
posto essendo è costituito da 6 equazioni in 6 incognite.
Una volta risolto saranno note le correnti fittizie delle maglie Ji e le tensioni sui generatori di
corrente. Sarà possibile successivamente valutare le correnti in ogni lato. Ad esempio,
supponendo che la corrente nel lato 2-4 abbia verso dal nodo 2 al nodo 4, essa sarà
ottenibile come J2-J1. Possiamo ripetere tale ragionamento per valutare tutte le correnti reali
di tutti i lati della rete.
Se avessimo risolto il circuito con l’applicazione delle leggi di Kirchhoff avremmo impostato
un sistema di l=7 equazioni in 7 incognite, applicando il metodo delle correnti cicliche di
maglia abbiamo impostato e risolto un sistema di m+ni=l-(n-1)+ni=6 equazioni (di cui due
identità).

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Lezione n°: 12
Titolo: METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA
Attività n°: 1

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METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA


Supponiamo per un dato circuito di aver ottenuto il seguente sistema, per generalizzare il
metodo è interessante riscriverlo in forma matriciale:

(R1+R4) J1 - R4 J2 = - E1
-R4 J1 (R3+R4) J2 -R3J3 = E2
-R3 J2 (R2+R3) J3 -R2 J4 = Vg1
-R2 J3 R2J4 = - Vg2

(R1+R4) - R4 0 0 J1 = - E1
-R4 (R3+R4) -R3 0 J2 = E2
0 -R3 (R2+R3) -R2 J3 = Vg1
0 0 -R2 R2 J4 = -Vg2

La matrice delle resistenze ottenute è detta matrice dei coefficienti, essa è simmetrica.
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Lezione n°: 12
Titolo: METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA


Possiamo generalizzare il metodo come segue: una volta ricavata la matrice delle resistenze, si
impone il seguente legame tra quest’ultima il vettore delle correnti fittizie ed il vettore delle
tensioni (dopo avere sostituito eventuali lati contenenti generatori di corrente e resistenze col
circuito equivalente di Thevenin):

Rii : auto-resistenza della maglia i, si calcola come somma di tutte le resistenze che si incontrano
lungo la maglia i (prese col segno positivo). Rij : mutua resistenza tra la maglia i-esima e la maglia
j-esima, è la resistenza presa col segno negativo del lato comune tra le maglie i e j. Se le maglie i e
j non hanno lati in comune si considera Rij=0. Ji corrente fittizia della maglia i. Ei generatore di
tensione della maglia (se sono più di uno si sommano considerando positive le tensioni col verso
concorde alla corrente fittizia della maglia).
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Lezione n°: 12
Titolo: METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA


Esempio: dato il seguente circuito in cui i versi delle correnti fittizie J1, J2 e J3 sono indicati in
figura, risolverlo con il metodo delle correnti cicliche di maglia

Si ricava la matrice delle resistenze:


R11= 2+1 =3 Ω
R22 =3 + 2 + 1 = 6 Ω
R33 = 4+3+2 = 9 Ω
R21= -1 Ω
R23 = -3 Ω
R12= - 1 Ω
R13 = -2 Ω
R31= - 2 Ω
R32= - 3 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12
Titolo: METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DELLE CORRENTI CICLICHE DI MAGLIA


Si ottiene il seguente sistema

3 − 1 − 2   J 1  6 
− 1 6 − 3  ⋅  J  = 12
   2  
− 2 − 3 9  J 3  0 

Dalla soluzione del sistema si ricava il vettore delle correnti di fittizie di maglia J=(J1,J2,J3).

Anche in questo caso notiamo che applicando tale metodo è stato possibile ridurre la
dimensione del sistema da 6 a 3 equazioni.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12/S1
Titolo: CORRENTI E MATRICE DI INCIDENZA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CORRENTI E MATRICE DI INCIDENZA


In questa sessione mettiamo in relazione i concetti di LKC e di matrice di incidenza di un grafo.
Consideriamo il seguente grafo orientato ottenuto da un circuito elettrico:

Si individuano
1
quattro nodi, n=4 ( 1 – 2 – 3 – 4)
e sette lati, l=7
i6 i1 i2 i7 Si possono scrivere 3 (n-1)
4 i3 equazioni indipendenti per le correnti,
2
i4 difatti se scriviamo le 4 equazioni
i5 per le correnti:
Nodo1: i1+i2 = i6+i7
Nodo2: i5 = i2+i3
3
Nodo3: i6+i7 = i4+i5
Nodo4: i3+i4 = i1
Solo 3 di queste equazioni sono linearmente indipendenti e lo dimostra il fatto che sommando
membro a membro le 4 equazioni si ottiene una identità.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12/S1
Titolo: CORRENTI E MATRICE DI INCIDENZA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CORRENTI E MATRICE DI INCIDENZA

Indichiamo con Ī il vettore delle correnti nei lati, e con A la matrice dei coefficienti delle correnti
che deduciamo dal sistema delle 4 equazioni precedentemente ricavato:

i1 
1 1 0 0 0 − 1 − 1
i  0 − 1 − 1
 2 0 1 0 0
 
i3  A = 0 0 0 −1−1 1 1 
   
I = i4  − 1 0 1 1 0 0 0
 
i5 
 
i6 
i  Notiamo che la matrice A coincide con la matrice di incidenza.
 7

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12/S1
Titolo: CORRENTI E MATRICE DI INCIDENZA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CORRENTI E MATRICE DI INCIDENZA


Il sistema di equazioni sulle correnti può essere riscritto in forma matriciale come segue:
A *Ī =0
Se si sommano colonna per colonna i coefficienti della matrice A, la somma è 0, quindi il
determinante della matrice A è nullo. Le 4 righe non sono indipendenti per cui è possibile
eliminarne una che corrisponde all’equazione ridondante. Se ne può eliminare una a caso, ad
esempio quella corrispondente al nodo 3.
Cancellando un’ equazione la matrice di incidenza A diventa una matrice detta matrice di
incidenza ridotta Ar, si avrà:

Ar *Ī= 0

La matrice Ar avrà n-1 righe tante quanti sono i nodi meno uno, e l colonne tante quanti
sono i lati del circuito.

Ar (n-1,l)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Dato il seguente circuito, calcolare le correnti che attraversano le resistenze applicando
il metodo delle correnti cicliche di maglia.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Nel circuito ci sono tre maglie indipendenti, quindi avremo un sistema di tre equazioni
(LKT alle tre maglie indipendenti) in tre incognite (J1,J2,J3). Come primo passo indichiamo
le correnti fittizie di maglia e il loro verso.

J1
J2

J3

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Lezione n°: 12/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Possiamo scrivere le tre equazioni ottenute dall’applicazione della LKT alle tre maglie
ottenendo:

V01 − R1 ⋅ J 1 − R3 ⋅ ( J 1 − J 2 ) = 0

− V02 − R3 ⋅ ( J 2 − J 1 ) − R2 ⋅ J 2 = 0
− V + V − R ⋅ J = 0
 01 02 4 3

Risolvendo il sistema si ottengono le correnti fittizie di maglia; a questo punto si possono


ricavare le correnti reali in funzione delle correnti fittizie di maglia:
I1 = -J1 , I2 = -J2 , I3 = +J1-J2 , I4 = -J3 , I5 = +J1-J3 , I6 = +J2-J3 .
Notare che è stato necessario risolvere un sistema di 3 equazioni, se avessimo utilizzato
le leggi di Kirchhoff sarebbero state necessarie 6 equazioni.
Per esercizio scrivere direttamente il sistema in forma matriciale e verificare l’uguaglianza
con il sistema ottenuto.
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Corso di Laurea: #corso#
Insegnamento: #insegnamento#
Lezione n°: #lezione#
Titolo: #titolo#
Attività n°: #attività#

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AVVISO
Se lo Studente lo ritiene necessario, può inviare al docente usando l’opportuna procedura
presente nel portale (e-portfolio) lo svolgimento del/degli Esercizio/i proposto/i nella
seguente attività, per ricevere un feedback da parte del docente.
Si precisa che tale attività non inciderà in alcun modo sullo svolgimento/esito dell’esame
finale.

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1
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Lezione n°: 12/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 1. Dato il seguente circuito, determinare le correnti nei lati utilizzando
il metodo delle correnti cicliche di maglia, verificare l’esattezza della soluzione ottenuta
applicando la LKC a tutti i nodi del circuito.

E1=460 V, E2=230 V, E3=115 V, R1= 8 Ω,


R2=4 Ω, R3=10 Ω, R4=2 Ω, R5=6 Ω,
R6=12 Ω.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI

Suggerimento:

scrivere le LKT per tre le maglie M1, M2


e M3 considerando per ognuna di esse
una corrente fittizia J1, J2, J3.
Risolvere il sistema nelle incognite Ji
quindi calcolare le correnti reali nei lati
Ii come funzioni delle correnti fittizie Ji

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 12/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
Il sistema che si ottiene è il seguente

E1-R4J1+R2J1-E2-R1J1=0
E2-R2J2-R5J2-E3-R3J2=0
R5J3-R4J3+R6J3=0

Risolvendo il sistema si ottengono le correnti fittizie di maglia J1, J2 e J3; note queste ultime
si possono ricavare le correnti reali nei lati (ad esempio I4=J1-J3)

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Lezione n°: 12/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

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ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 2. Dato il circuito in figura, calcolare le correnti nei lati con il metodo delle
correnti cicliche di maglia.

V01= 100 V, V02= 200 V, R1= 1 Ω,


R2= 2 Ω, R3= 3 Ω, R4= 4 Ω

Risposta: I1= 9 A, I2= 45,5 A, I3= 36,4 A


I4= -25 A, I5= -34 A, I6= -70,5 A
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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DEL POTENZIALE AI NODI


Il metodo del potenziale ai nodi consente di risolvere una rete avente l lati risolvendo un sistema
di dimensioni minori di l.
Consideriamo un circuito avente n nodi e scegliamone uno di riferimento; l’obiettivo è quello di
calcolare le tensioni tra gli n-1 nodi ed il nodo di riferimento, fatto questo possiamo determinare
qualsiasi tensione d’interesse.
Le n-1 tensioni si possono calcolare risolvendo un sistema di n-1 equazioni ottenute applicando la
LKC agli n-1 nodi.
I passi da seguire per applicare correttamente il metodo in esame sono i seguenti:
- scegliere un nodo come riferimento ed indicare con V1,V2, … Vn-1 le tensioni esistenti tra gli n-1
nodi ed il nodo di riferimento;
- rappresentare tutti i bipoli della rete che non sono puramente resistivi tramite il circuito
equivalente di Norton. Se ci sono ne lati in cui è presente solamente un generatore di tensione
aggiungere ne equazioni al sistema;
- scrivere un sistema di n-1+ne equazioni ottenute come segue: n-1 applicando la LKC agli n-1
nodi ed ne identità, una per ogni generatore di tensione presente da solo sul lato.
Di seguito vedremo un esempio di applicazione del metodo.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DEL POTENZIALE AI NODI


Consideriamo il circuito in figura, esso ha n=4 nodi, scegliamone uno come riferimento ad
esempio il nodo 4. Lo scopo è quello di calcolare le tensioni V1,V2, e V3 tra gli n-1 nodi ed il nodo
di riferimento. Dalla conoscenza di queste n-1 tensioni possiamo determinare qualsiasi tensione
d’interesse. Le n-1 tensioni si possono ricavare risolvendo un sistema di n-1 equazioni ottenute
applicando la LKC agli n-1 nodi.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DEL POTENZIALE AI NODI


Scriviamo un sistema di n-1=3 equazioni ottenute applicando la LKC ai 3 nodi, otterremo:

− J 1 + I 1 + I 2 = 0

− I 2 + I 3 + I 4 = 0
− J − I − I = 0
 2 1 3

Esprimiamo le correnti dei lati I1,I2,I3,I4 in funzione dei potenziali ai nodi V1, V2 e V3, otterremo:

V1 − V3 V2 − V3
I1 = = G1 ⋅ (V1 − V3 ) I3 = = G3 ⋅ (V2 − V3 )
R1 R3
V1 − V2 V2
I2 = = G2 ⋅ (V1 − V2 ) I4 = = G 4 ⋅ V2
R2 R4

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DEL POTENZIALE AI NODI


Sostituendo i valori delle correnti sui lati ed ordinando rispetto ai potenziali V1,V2 e V3 otteniamo

(G1 + G 2 ) ⋅ V1 − G 2 ⋅ V2 − G1 ⋅ V3 = J 1

 − G2 ⋅ V1 + (G 2 + G3 + G4 ) ⋅ V2 − G3 ⋅ V3 = 0
 − G1 ⋅ V1 − G3 ⋅ V2 + (G1 + G3 ) ⋅ V3 = J 2

Risolvendo il sistema si ottengono le tensioni dei tre nodi V1,V2 e V3 rispetto al nodo di
riferimento. Conoscendo le tensioni V1,V2 e V3 si possono calcolare tutte le tensioni e correnti
della rete.

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Lezione n°: 13
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DEL POTENZIALE AI NODI


Per generalizzare possiamo riscrivere il sistema in forma matriciale

G1 + G2 − G2 − G1  V1   J 1 
 −G
 2 G 2 + G3 + G 4 − G3  ⋅ V2  =  0 
 − G1 − G3 G1 + G3  V3   J 2 

La matrice è detta matrice delle conduttanze ed ha dimensioni (n-1)*(n-1).

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Lezione n°: 13
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DEL POTENZIALE AI NODI


Riscrivendo tutto in forma matriciale genericamente otteniamo:

 G11 G12 ... G1n −1 


       V1   J 1 
 ⋅   =   
     
  Vn −1   J n −1 
G( n −1)1 G( n −1) 2 ... G( n −1)( n −1) 

dove Gii è detta auto-conduttanza del nodo i e si calcola come somma (col segno positivo) di
tutte le conduttanze che fanno capo al nodo i. Gij è detta mutua conduttanza tra i nodi i e j e
si calcola considerando col segno negativo le conduttanze presenti tra i nodi i e j. Se tra i nodi
i e j non ci sono resistenze Gij=0. La matrice delle conduttanze è simmetrica.
Vi è la tensione incognita tra il nodo i ed il nodo preso a riferimento.
ji è la somma algebrica di tutte le correnti impresse al nodo i (positive se entranti al nodo)

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Lezione n°: 13
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DEL POTENZIALE AI NODI

Prendiamo ad esempio il circuito in figura:


se sostituiamo ai lati dove sono presenti i
generatori di tensione il circuito
equivalente di Norton (ad esempio per il
lato contenente E1 ed R1 si ha RN=R1,
IN=E1/R1), potremo scrivere il seguente
sistema di tre equazioni che risolto ci
consente di ottenere i valori di V1, V2 e V3.

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Lezione n°: 13
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

METODO DEL POTENZIALE AI NODI

Matrice delle conduttanze Vettore delle tensioni incognite

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S1
Titolo: TENSIONI E MATRICE DI INCIDENZA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TENSIONI E MATRICE DI INCIDENZA


Consideriamo un grafo G avente n nodi ed l lati vogliamo determinare il legame esistente tra le
l tensioni dei lati Vi e le n-1 tensioni ei esistenti tra n-1 nodi ed un nodo di riferimento da noi
individuato.

V2 V1
Se prendiamo come nodo di riferimento il V3
nodo 3 avremo: 4 2 V6
e1= tensione tra il nodo 1 ed il nodo 3,
V4 V5
e2= tensione tra il nodo 2 ed il nodo 3
e4= tensione tra il nodo 4 ed il nodo 3
3
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S1
Titolo: TENSIONI E MATRICE DI INCIDENZA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TENSIONI E MATRICE DI INCIDENZA


Analizzando il grafo otterremo le seguenti equazioni che rappresentano il legame tra le
tensioni di lato Vi e le tensioni di nodo ei:

V1= e1 -e2
V2= e1 -e4
V3= -e2 +e4
V4= -e4 Questo sistema scritto in forma matriciale diventa V=M*E
V5= e2 (i coefficienti della matrice sono i coefficienti delle ei del sistema)
V6=-e1

V1 1 -1 0
V2 1 0 -1
e1
V3 0 -1 1
e2
V4 = 0 0 -1
e4
V5 0 1 0
V6 -1 0 0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S1
Titolo: TENSIONI E MATRICE DI INCIDENZA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TENSIONI E MATRICE DI INCIDENZA

Si può facilmente verificare che M= ArT dove ArT è la matrice di incidenza ridotta
trasposta introdotta nella lezione n. 12 (senza il nodo tre),

quindi V= ArT * E

In conclusione: Sia per scrivere le equazioni sulle correnti, sia per scrivere
le equazioni sulle tensioni è importante determinare la matrice di incidenza
ridotta.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1

ESERCIZIO RISOLTO 1.
Dato il circuito in figura
calcolare la tensione ai
capi di R4 utilizzando il
metodo dei potenziali ai
nodi.

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Lezione n°: 13/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Il nodo scelto come riferimento è il nodo D; applicando la LKC ai nodi A B e C si ottiene .

i1 + i2 + i3 + i4 = J1 + J 2
G1V A + G2V A + G3 (V A − V B ) + G4 (V A − VC ) = J 1 + J 2
 
 − i3 + i5 = J3 − G3 (V A − VB ) + G5VB = J 3
 − i 4 + i6 = − J 3 − G (V − V ) + G V = − J
  4 A C 6 C 3

o equivalentemente in forma matriciale

G1 + G2 + G3 + G4 − G3 − G4  V A   J 1 + J 2 
Risolvendo il sistema si

 − G3 G3 + G5 0  ⋅ V B  =  J 3  ottiene il vettore delle
 − G4 0 G4 + G6  VC   − J 3  tensioni VA,VB e VC

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
ESERCIZIO RISOLTO 2. Dato il circuito in figura calcolare tutte le correnti mediante il metodo
dei potenziali ai nodi.

E1 = 10 V, E3 = 70 V, E4 = - 20 V, R1 = 10 Ω, R2 = 5 Ω, R3 = 2 Ω, R4 = 4 Ω, R5 = 1 Ω.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO SVOLTO
Il circuito ha n=3 nodi quindi dobbiamo impostare un sistema di due equazioni in due incognite,
la matrice delle conduttanze avrà dimensioni 2x2.
Scegliamo il nodo 3 come riferimento e sostituiamo ai lati contenenti i generatori di tensione il
circuito equivalente di Norton otteniamo:

 E1 
G1 + G 2 + G5 − G5  V1   R1 
  ⋅  =  
− G5 G3 + G 4 + G5  V2   − E E
 3
+ 4
 R3 R4 

G1=1/R1, G2… G5 sono le conduttanze dei lati.


Ricavate le tensioni V1 e V2 si possono ricavare tutte le grandezze.
N.B.: Se avessimo risolto l’esercizio utilizzando le LKT e LKC avremmo dovuto impostare
un sistema di cinque equazioni in cinque incognite.

Risposta: I1 = 4 A, I2 = 6 A, I3 = 15 A, I4 = 5 A, I5 = 10 A.
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Corso di Laurea: #corso#
Insegnamento: #insegnamento#
Lezione n°: #lezione#
Titolo: #titolo#
Attività n°: #attività#

Facoltà di Ingegneria

AVVISO
Se lo Studente lo ritiene necessario, può inviare al docente usando l’opportuna procedura
presente nel portale (e-portfolio) lo svolgimento del/degli Esercizio/i proposto/i nella
seguente attività, per ricevere un feedback da parte del docente.
Si precisa che tale attività non inciderà in alcun modo sullo svolgimento/esito dell’esame
finale.

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1
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S3
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

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ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 1: Per il circuito in figura determinare la corrente I

Suggerimento: spostare il generatore E1 prima di applicare il metodo dei potenziale ai nodi


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S3
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

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ESERCIZI PROPOSTI
Il circuito che si ottiene dopo lo spostamento del generatore E1 è riportato in figura :

Sostituiamo alla serie dei due generatori di tensione un unico generatore dato dalla somma
algebrica tra E1 e E2
Risposta I=5 A
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 13/S3
Titolo: METODO DEL POTENZIALE AI NODI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
ESERCIZIO PROPOSTO 2: Dato il circuito in figura, calcolare le correnti in tutti i rami applicando il
metodo dei potenziali ai nodi.
E = 50 V, J = 0.75 A, R1 = 800 Ω, R2 = 80 Ω, R3 = 40 Ω, R4 = 50 Ω, R5 = 200 Ω.

Risposta I= 0,196 A , I1= - 4 mA , I2= 0,2 A , I3= - 0,48 A , I4= 0,68 A , I5= 0,266 A
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE DELLE RESISTENZE PER UN DOPPIO BIPOLO

DOPPI BIPOLI DI RESISTORI LINEARI


Esaminiamo i doppi bipoli costituiti da resistori lineari e tempo invarianti.
Possiamo considerare le seguenti rappresentazioni:
- rappresentazione su base corrente: le correnti I1 e I2 sono le variabili indipendenti, le
tensioni V1 e V2 sono le variabili dipendenti;

- rappresentazione su base tensione: le tensioni V1 e V2 sono le variabili indipendenti, le


correnti I1 e I2 sono le variabili dipendenti;

- rappresentazione ibrida: la tensione V1 e la corrente I2 sono le variabili indipendenti, la


corrente I1 e la tensione V2 sono le variabili dipendenti (o il duale);

- rappresentazione di trasmissione: la tensione V1 e la corrente I1 sono le variabili


indipendenti, la tensione V2 e la corrente I2 sono le variabili dipendenti (o il duale).

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Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE DELLE RESISTENZE PER UN DOPPIO BIPOLO

Nella rappresentazione su base corrente le tensioni V1 e V2 vengono espresse in funzione delle


correnti I1 e I2 attraverso le seguenti equazioni:

V1 = R11 ⋅ I1 + R12 ⋅ I 2



V2 = R21 ⋅ I1 + R22 ⋅ I 2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE DELLE RESISTENZE PER UN DOPPIO BIPOLO
I parametri R11, R12, R21 e R22 del doppio bipolo possono essere determinati come segue.

R11 è la resistenza vista dalla porta 1 quando la porta 2 è aperta (circuito aperto), è la
resistenza equivalente vista dai morsetti della porta 1 quando la porta 2 è aperta

V1
R11 = I 2 =0
I1

R22 è la resistenza vista dalla porta 2 quando la porta 1 è aperta (circuito aperto), è la
resistenza equivalente vista dai morsetti della porta 2 quando la porta 1 è aperta

V2
R22 = I1 = 0
I2

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Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE DELLE RESISTENZE PER UN DOPPIO BIPOLO

R12 ed R21 sono chiamate resistenze mutue del doppio bipolo:

R12 è il rapporto tra la tensione V1 della porta 1 quando essa è aperta e l’intensità della corrente I2 .
Per il suo calcolo bisogna esplicitare V1 in funzione di I2.

V1
R12 = I1 = 0
I2

R21 è il rapporto tra la tensione V2 della porta 2 quando essa è aperta e l’intensità della corrente I1 .

Per il suo calcolo bisogna esplicitare V2 in funzione di I1.

V2
R21 = I 2 =0
I1

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE DELLE RESISTENZE PER UN DOPPIO BIPOLO

Se introduciamo i due vettori colonna I =(I1 ,I2)T e V = (V1 ,V2)T , possiamo riscrivere in
forma matriciale le equazioni:

V1 = R11 ⋅ I1 + R12 ⋅ I 2


[R] = 
R12 
V = [R ] ⋅ I
R11

V2 = R21 ⋅ I1 + R22 ⋅ I 2  R21 R22 

Alla matrice [R] si dà il nome di matrice delle resistenze del doppio bipolo.

La potenza assorbita dal doppio bipolo vale

P = V1 ⋅ I 1 + V2 ⋅ I 2 = V T ⋅ I

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE DELLE CONDUTTANZE PER UN DOPPIO BIPOLO

Se per il doppio bipolo, si rappresentano le tensioni in funzione delle correnti otteniamo la


Matrice delle conduttanze

 I1 = G11 ⋅ V1 + G12 ⋅ V2

 I 2 = G21 ⋅ V1 + G22 ⋅ V2

I coefficienti G11, G12 , G21 e G22 si possono valutare come segue:

I1 I2
G11 = V2 = 0 ; G22 = V1 = 0
V1 V2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE DELLE CONDUTTANZE PER UN DOPPIO BIPOLO

I1 I2
G12 = V1 = 0 ; G21 = V2 = 0
V2 V1

Possiamo definire la Matrice delle conduttanze come segue

[G ] = 
G11 G12 

G21 G22 

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE IBRIDA PER UN DOPPIO BIPOLO
Se vogliamo determinare il legame esistente tra la corrente in uscita I2 e la tensione in ingresso
V1, con la corrente di ingresso I1 e della tensione di uscita V2, dobbiamo valutare la Matrice
ibrida H

V1 = H11 I1 + H12V2 H H12 


 H =  11
 I 2 = H 21 I1 + H 22V2  H 21 H 22 

V1 I2 V1 I2
H11 = H 22 = H12 = H 21 =
I1 V V2 V2 I1 V
2 =0 I1 = 0 I1 = 0 2 =0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14
Titolo: DOPPI BIPOLI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
MATRICE DI TRASMISSIONE PER UN DOPPIO BIPOLO

Se si considerano la tensione e la corrente di ingresso in funzione della corrente e della


tensione di uscita, si ottiene la Matrice di trasmissione T del doppio bipolo

V1 = T11V2 + T12 (− I 2 ) T T 


 T =  11 12  Matrice di trasmissione
 I1 = T21V2 + T22 (− I 2 ) T21 T22 

V1 V1 I1 I1
T11 = , T12 = , T21 = , T22 =
V2 I 2 =0
− I2 V V2 − I2 V
2 =0 I 2 =0 2 =0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S1
Titolo: DOPPI BIPOLI A T E PI GRECO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
RAPPRESENTAZIONI A T E A PI GRECO DI DOPPI BIPOLI
I doppi bipoli a T o a Π possono essere utilizzati, ad esempio, negli impianti elettrici per
rappresentare l’unità di lunghezza (1 km) di una linea elettrica in alta tensione:

Alla configurazione in figura (a) si dà il nome di configurazione a T, alla configurazione in figura


(b) si dà il nome di configurazione a Π. E’ possibile rappresentare un doppio bipolo di cui è
nota la matrice delle resistenze tramite la configurazione a T. E’ possibile rappresentare un
doppio bipolo per il quale è nota la matrice delle conduttanze tramite la configurazione a Π.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S1
Titolo: DOPPI BIPOLI A T E PI GRECO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RAPPRESENTAZIONI A T E A PI GRECO DI DOPPI BIPOLI

Se sono noti i valori della matrice delle resistenze (R11, R12, R22, R21) si possono ricavare le
resistenze della configurazione a T (Ra, Rb ed Rc) e viceversa. Si utilizzano le seguenti
espressioni:

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S1
Titolo: DOPPI BIPOLI A T E PI GRECO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RAPPRESENTAZIONI A T E A PI GRECO DI DOPPI BIPOLI

Se sono noti i valori della matrice delle conduttanze (G11, G12, G22, G21) si possono ricavare le
conduttanze della configurazione a Π (Gx, Gy e Gz) e viceversa. Si utilizzano le seguenti
espressioni:

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S1
Titolo: DOPPI BIPOLI A T E PI GRECO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
PASSAGGIO DALLA FORMA A T ALLA FORMA A PI GRECO
E’ possibile passare dalla rappresentazione a T a quella a Π e viceversa tramite le seguenti
espressioni

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 1: Per il doppio bipolo riportato in figura si calcoli la matrice delle
resistenze

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Calcolo di R11 =V1/I1|I2=0. Il circuito da utilizzare per calcolare la R11 è il seguente

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Nel circuito le resistenze R3 e R4 sono in serie (ricordiamo che questo circuito è stato
ottenuto ponendo uguale a zero la corrente I2 = 0 , di conseguenza la corrente ia attraversa
le due resistenze R3 e R4).
A sua volta la serie R3 ed R4 è in parallelo con il resistore R1 e il risultante gruppo di
resistenze è in serie con il resistore R2.
In sintesi R11 è data da:

( R3 + R4 ) ⋅ R1
R11 = R2 +
( R3 + R4 ) + R1

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Calcolo di R22=V2/I2|I1=0. Il circuito da considerare per il calcolo di R22 è il seguente. Le
resistenze R1 e R4 sono in serie ( ricordiamo che questo circuito è stato ottenuto ponendo
I1 = 0, di conseguenza la corrente ib le attraversa.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
A sua volta la serie di R1 ed R4 è in parallelo con la resistenza R3 e il risultante gruppo di
resistenze è in serie con la resistenza R2.
In sintesi R22 è data da:

Calcolo di R12 =V1/I2|I1=0 bisogna determinare V1 in funzione di I2 nel circuito della slide
precedente (C2). In questo caso si ha

V1 = R1ib + R2 i2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Siccome la serie R1 ed R4 è in parallelo con la resistenza R3, la corrente ib può essere
determinata applicando il partitore di corrente. Troviamo

R3
ib = i2 ⋅ Sostituendo la ib nell’espressione della V1
( R1 + R4 ) + R3 e dividendo tutto per i2 otteniamo

V1 R3
R12 = = R2 + R1 ⋅
I2 ( R1 + R4 ) + R3

Si determini per esercizio il parametro R21 procedendo in modo analogo (deve risultare
R21=R12).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 2: per il circuito in figura dopo avere calcolato i parametri della matrice
delle conduttanze G e calcolato i parametri del doppio bipolo equivalente a pi greco,
calcolare la potenza assorbita dal doppio bipolo

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
I parametri della matrice G di un doppio bipolo si ricavano dalle relazioni seguenti:

 I1 = G11 ⋅ V1 + G12 ⋅ V2

 I 2 = G21 ⋅ V1 + G22 ⋅ V2

Calcolo di G11
Si calcola la conduttanza equivalente vista dalla porta 1 con la porta 2 cortocircuitata.

Si ottiene
G11=I1/V1|V2=0= 8/5 S

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Calcolo di G22.

Si calcola la conduttanza equivalente alla porta 2 con la porta uno cortocircuitata.

si ottiene
G22= I2/V2|V1=0= 8/5 S

Circuito con V1=0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Calcolo di G12. (fare riferimento al circuito con V1=0 della slide precedente)

G12= I1/V2|V1=0=-2/5 S

Si deve inizialmente mettere in relazione I2 con la V2 , dopo di che si mette in relazione tra I1 ed I2,
a questo punto si ha la I1 come funzione di V2 e sarà possibile ottenere G12

I2=Geq*V2 =1/Req*V2 =8/5 *V2 Relazione tra I2 e V2

I’=I2*1/1+R’=3/8*I2 Relazione tra I2 e I’ (partitore di corrente al nodo C)

I1=-I’*2/3=-2/8*I2 =-2/8*8/5*V2=-2/5*V2 Relazione tra I1 e V2 (partitore di corrente al nodo A)

Per esercizio calcolare G21 (deve essere G21 =G12)


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S2
Titolo: ESERCIZI SVOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Per determinare i parametri della rete a pi greco si usano le relazioni viste in precedenza, si
ottengono i valori riportati in figura:

Per calcolare la potenza assorbita dal doppio bipolo si calcolano le tensioni V1 e V2 ai morsetti
dei generatori. Applicando la sovrapposizione degli effetti otteniamo V1=5/3+20/3=25/3 V,
V2=20/3+5/3=25/3 V. La potenza assorbita vale: P=V1*I1+V2*I2=500/3 W
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Corso di Laurea: #corso#
Insegnamento: #insegnamento#
Lezione n°: #lezione#
Titolo: #titolo#
Attività n°: #attività#

Facoltà di Ingegneria

AVVISO
Se lo Studente lo ritiene necessario, può inviare al docente usando l’opportuna procedura
presente nel portale (e-portfolio) lo svolgimento del/degli Esercizio/i proposto/i nella
seguente attività, per ricevere un feedback da parte del docente.
Si precisa che tale attività non inciderà in alcun modo sullo svolgimento/esito dell’esame
finale.

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1
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 14/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO
Dato il circuito in figura determinare la matrice delle conduttanze

Risposta: G11=G22= 1/3 S G12=G21=1/12 S


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15
Titolo: STUDIO DI CIRCUITI CON COMPONENTI NON LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
STUDIO DI CIRCUITI NON LINEARI

I circuiti non lineari sono circuiti in cui almeno un componente non è lineare. Per studiare tali
circuiti è possibile procedere per via analitica ma è preferibile procedere per via grafica.
Il simbolo grafico utilizzato per indicare un bipolo non lineare è il seguente:

I bipoli non lineari sono caratterizzati da una caratteristica nel piano V-I (o I-V) che non è una
retta oppure è una retta che non passa per l’origine.
E’ importante determinare il punto di lavoro del bipolo non lineare che coincide con
l’intersezione tra due curve: la caratteristica V-I del bipolo non lineare e la caratteristica V-I
equivalente della rete a cui il componente non lineare è connesso.
In dipendenza da come è fatta la caratteristica del bipolo non lineare potrebbero esserci più di
un punto di intersezione.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15
Titolo: STUDIO DI CIRCUITI CON COMPONENTI NON LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
STUDIO DI CIRCUITI CON COMPONENTI NON LINEARI

Abbiamo visto che il comportamento di una rete lineare può essere rappresentato tra due
morsetti A-B attraverso il circuito equivalente di Norton o di Thevenin.
Se per una rete è noto il circuito equivalente di Norton ai morsetti AB, la sua caratteristica è
ottenibile considerando due condizioni di funzionamento, ad esempio il funzionamento con AB
aperti ed il funzionamento con AB cortocircuitati. Si ottiene la caratteristica riportata in figura.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15
Titolo: STUDIO DI CIRCUITI CON COMPONENTI NON LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
STUDIO DI CIRCUITI CON COMPONENTI NON LINEARI
Se per una rete è noto il circuito equivalente di Thevenin ai morsetti, AB la sua
caratteristica è ottenibile considerando due condizioni di funzionamento, ad esempio il
funzionamento con AB aperti ed il funzionamento con AB cortocircuitati. Si ottiene la
caratteristica riportata in figura.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 1

Dati i due bipoli riportati in figura determinare le caratteristiche V-I nei caso in cui essi siano
connessi in serie ed in parallelo.

R=1 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 1

COLLEGAMENTO IN SERIE
Riportiamo le caratteristiche V-I per i due bipoli

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 1

Per ottenere la caratteristica del collegamento serie bisogna sommare le tensioni sui bipoli a
parità di corrente che li attraversa, si ottiene la caratteristica V-I tratteggiata.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 1
COLLEGAMENTO IN PARALLELO
Per ottenere la caratteristica del collegamento in parallelo bisogna sommare le correnti dei due
bipoli a parità di tensione, si ottiene la caratteristica V-I tratteggiata.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S2
Titolo: CIRCUITI NON LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 2

Valutare graficamente la caratteristica V-I per il circuito riportato in figura. Il circuito è costituito
da due componenti non lineari B1 e B2 di cui sono note le caratteristiche in forma grafica sul
piano V-I ed il loro collegamento (parallelo).

La caratteristica sopra riportata è quella del bipolo B1 (diodo ideale), B1 conduce quando la
V≤0 (corto circuito), mentre non conduce quando la V>0 (circuito aperto).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S2
Titolo: CIRCUITI NON LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 2
Il bipolo B2 è anch’esso non lineare ed ha la caratteristica riportata in figura.

I due bipoli B1 e B2 sono collegati tra di loro in parallelo, pertanto per ottenere la caratteristica
V-I del parallelo bisogna riportare nel piano V-I le due caratteristiche e per ogni valore di
tensione V bisogna sommare le due correnti assorbite/generate da B1 e B2 per ottenere la I
(applicazione grafica della LKC al nodo I=IB1+IB2)
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S2
Titolo: CIRCUITI NON LINEARI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 2

La caratteristica V-I del parallelo è riportata tratteggiata.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 3

Per il circuito non lineare riportato in figura determinare la caratteristica ai morsetti del
generatore di tensione (1-1’) e la corrente erogata dal generatore di tensione E.

E=10 V
Ri=1Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 3

Procediamo per sezioni dalla 4-4’ verso il generatore (sezione 1-1’); calcoliamo la caratteristica
equivalente alla sezione 4-4’ (diodo in serie con R3)

essendo i componenti in serie a parità di corrente si sommano le tensioni


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 3

sezione 3-3’ (bipolo 4)

Essendo i lati in parallelo, per ottenere


la caratteristica alla sezione 3-3’
bisogna sommare le correnti nei due
lati per ogni valore di tensione. A
partire dalla caratteristica della
resistenza R2 (in grigio) e del bipolo
costituito dalla serie tra il diodo ed R3
(in nero), si ottiene la caratteristica
alla sezione 3-3’ (tratteggiata)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 3
LATO 2-2’ (BIPOLO A)
Per ottenere la caratteristica V-I da utilizzare per il bipolo A (quella con V positiva sul morsetto
x e negativa sul morsetto y), la caratteristica originaria deve essere specchiata rispetto ai due
assi

Caratteristica originaria Caratteristica da utilizzare

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 3

A questo punto il circuito equivalente è quello riportato in figura, conosciamo le caratteristiche


dei due bipoli che abbiamo chiamato A e 4.

Notiamo che il bipolo A ha il verso della tensione V coincidente con quello del bipolo 4.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 3
A questo punto il parallelo tra il bipolo A, che ha la caratteristica riportata in nero, ed il bipolo 4
,che ha la caratteristica riportata in grigio, si ottiene sommando per ogni tensione V le correnti
I, esso ha la caratteristica tratteggiata:

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 3

Il bipolo F ottenuto dal parallelo tra i bipoli A e C risulta essere in serie con la resistenza R1. Per
ottenere la caratteristica richiesta dal problema sovrapponiamo le caratteristiche e per ogni
valore di corrente I sommiamo le tensioni V, otterremo la caratteristica tratteggiata.

Vediamo ad esempio alcuni punti “notevoli”:


per I=10 A sul bipolo F si hanno 5 V, sulla
resistenza R1 si hanno 10 V, sulla serie tra F e R1
si hanno 15 V.
per I=1 A sul bipolo F si hanno 0,5 V, sulla
resistenza R1 si ha 1 V, sulla serie tra F e R1 si
hanno 1,5 V.
Per I>10 A sul bipolo F si hanno 5 V sulla R1 si
hanno I volt (la pendenza della risultante
coincide con la pendenza di R1 , cioè 45°)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 15/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
ESERCIZIO RISOLTO 3

La corrente erogata dal generatore I* si ottiene intersecando la caratteristica del circuito con la
caratteristica del generatore di tensione (10V)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 16
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Dato il circuito rappresentato in figura determinare la corrente I.

Sono noti:
R1=1 Ω
R2=5 Ω
E=45 V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 16
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Applichiamo la LKT alla maglia

3 ⋅ V − 45 − V − 5 ⋅ I = 0
3 ⋅1 ⋅ I − 45 − 1 ⋅ I − 5 ⋅ I = 0
− 3 ⋅ I = 45
45
I = − = −15 A
3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 16/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 2
Per i due circuiti riportati in figura calcolare la resistenza equivalente Req vista ai morsetti AB.

V R ⋅ I1 R
Req = = =
I I1 + kI1 1 + k

V R ⋅ I1 R ⋅ ( I − kI ) R ⋅ I ⋅ (1 − k )
Req = = = = = R ⋅ (1 − k )
I I1 + kI ( I − kI ) + kI I

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 16/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 3
Per il circuito riportato in figura calcolare la tensione V.

Sono noti:
E=9 V
R1=2 Ω, R2=3 Ω, R=6 Ω

⎧ E − R1 ⋅ I1 − V = 0

⎨V + R2 ⋅ I 2 − 2V = 0
⎪V = R ⋅ ( I + I )
⎩ 1 2

⎧ 9 −V
⎪ 9 − 2 ⋅ I 1 − V = 0 ⇒ I 1 =
2

⎪ V
⎨V + 3 ⋅ I 2 − 2V = 0 ⇒ I 2 =
⎪ 3
⎪ 9 −V V
⎪⎩V = 6 ⋅ ( + ) ⇒ V = 13,5 Volt
2 3
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 16/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 4
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 4
Per il doppio bipolo riportato in figura calcolare la matrice delle resistenze.

Sono noti:

R1=5 Ω
R2=3 Ω
R=10 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 16/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 4
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO ESERCIZIO

V1
R11 = = R1 + R = 15 Ω
I1 I 2 =0

V1 R ⋅ (kI 2 + I 2 )
R12 = = = R ⋅ (k + 1) = 10 ⋅ (k + 1) Ω
I2 I1 = 0
I2 I 1= 0

V2 R2 ⋅ I 2 + R ⋅ ( I 2 + kI 2 )
R22 = = = R2 + R (1 + k ) = 13 + 10k Ω
I2 I1 = 0
I2
V2 R ⋅ I1
R21 = = = R = 10 Ω
I1 I 2 =0
I1

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17
Titolo: ESERCIZI D'ESAME I
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 1
Per il circuito riportato in figura, calcolare la corrente I.

Sono noti:

R1=1 Ω
R2=3 Ω
R=3 Ω
E=12 V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17
Titolo: ESERCIZI D'ESAME I
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
Trasformo il triangolo costituito dalle tre resistenze R nella stella equivalente, ottengo il circuito in
figura.

R
Ra = =1Ω
3
calcolo la resistenza RT vista dal generatore
RT = [( R1 + Ra ) //( R2 + Ra )] + Ra = 2,33 Ω
Calcolo la corrente I T erogata dal generatore
E
IT = = 5,15 A
RT
( R2 + Ra )
I1 = I T ⋅ = 3,43 A
( R2 + Ra ) + ( R1 + Ra )
( R1 + Ra )
I 2 = IT ⋅ = 1,72 A
( R1 + Ra ) + ( R2 + Ra )

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17
Titolo: ESERCIZI D'ESAME I
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
V AB + R1 ⋅ I1 − R2 ⋅ I 2 = 0 ⇒
V AB = − R1 ⋅ I1 + R2 ⋅ I 2 = 1,73 V
V AB
I= = 0,576 A
R

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 2
Per il circuito riportato in figura, determinare il valore di J tale che la corrente I sia pari a zero.

Sono noti:

E1=12 V
R1=10 Ω
R2=20 Ω
E2=6 V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO
I = 0 ⇒ I1 = J e quindi V AB = E2
in questa condizione
E1 − J ⋅ R1 − E2 = 0
E1− E2 12 − 6
J= = = 0,6 A
R1 10

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 3
Per il circuito riportato in figura, verificare il bilancio energetico e calcolare VCD.

Sono noti:

E1=12 V
Ri=i Ω
J2=2 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO
La resistenza R2 è cortocircuitata
E1
+ J2
R1 12 + 2
V AB = = = 10,5 V
1 1 4
+
R1 R3 3
V AB
I= = 3,5 A
R3
I1 = I − J 2 = 1,5 A
potenza generata
Pg = E1 ⋅ I1 + V AB ⋅ J 2 = 12 ⋅ 1,5 + 10,5 ⋅ 2 = 39 W
potenza assorbita
Pa = R1 ⋅ I1 + R3 ⋅ I 2 = 1 ⋅1,52 + 3 ⋅ 3,52 = 39 W
2

si ha Pg = Pa
V AB = VR1 = R1 ⋅ I1 = 1,5 V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17/S3
Titolo: ESERCIZIO ESAME 4
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 4
Dato il circuito non lineare rappresentato in figura
determinare la potenza assorbita (o generata) dal bipolo
non lineare.

Sono noti:
R1=1 Ω
R2=1 Ω
R3=2 Ω
E=12 V
Caratteristica (V-I) del
bipolo non lineare

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17/S3
Titolo: ESERCIZIO ESAME 4
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO
Calcolo il circuito equivalente di
Thevenin ai morsetti del bipolo non
lineare.

RTh = ( R1 + R2 ) // R3 = 1 Ω
E
VTh = ( R1 + R2 ) ⋅ = 6V
( R1 + R2 + R3 )

Traccio la caratteristica tensione-


corrente per il circuito equivalente di
Thevenin individuando due punti (a
vuoto e in corto circuito)
vuoto (V=VTh=6; I=0)
corto circuito (V=0; I=VTh/RTh=6/1=6)

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Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 17/S3
Titolo: ESERCIZIO ESAME 4
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO

Sovrapponendo le due caratteristiche si ottiene il punto di


lavoro del doppio bipolo.
La potenza richiesta vale
P=V*I=3*3=9 W (assorbita).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 5
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 5
Per il circuito riportato in figura, calcolare la potenza PR1 assorbita dalla resistenza R1 e la
tensione VAB sia con il tasto T aperto sia con il tasto T chiuso.

Sono noti:

V=12 V
R=2 Ω
R1=1 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 5
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO
Tasto T chiuso: PR1=0, VAB=0.
Tasto T aperto: il circuito da considerare è riportato in figura.

Il diodo è polarizzato direttamente,


esso equivale ad un cortocircuito
Rt = ( R // R1 ) + 3R = 6,66 Ω
V
I= = 1,8 A
Rt
R
I1 = I ⋅ = 1,2 A
R + R1
PR1 = R1 ⋅ I1 = 1,44 W
2

V AB = R ⋅ I + R ⋅ ( I − I1 ) = 4,8 V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 6
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 6
Per il circuito riportato in figura calcolare la tensione VAB.

Sono noti:
V=6 V
J=5 A
Ri=i Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 6
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO
Utilizzo la sovrapposizione degli effetti

RT = ( R1 // R2 ) + ( R4 // R5 ) = 2,88 Ω
V AB ' = RT ⋅ J = 14,44 V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 6
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO
RT = ( R1 + R2 ) //( R4 + R5 ) = 2,25 Ω
V
IT = = 2,66 A
RT
( R4 + R5 )
I1 = I T ⋅ = 2A
( R4 + R5 ) + ( R1 + R2 )
( R1 + R2 )
I 4 = IT ⋅ = 0,665 A
( R1 + R2 ) + ( R4 + R5 )
V AB ' '+ R1 ⋅ I 1 − R4 ⋅ I 4 = 0 ⇒
V AB ' ' = R4 ⋅ I 4 − R1 ⋅ I 1 = 0,66 V

V AB = V AB '+V AB ' ' = 15,1 V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 7
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 7
Per il circuito riportato in figura, determinare il valore di R tale che il trasferimento si potenza ai
morsetti AB sia massimo. Determinare la potenza P e l’energia W trasferita dal sistema al carico
in 24 ore. Determinare,inoltre, il rendimento del sistema in tale condizione di funzionamento.

Sono noti:

V=12 V
Ri=i Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 7
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO ESERCIZIO
Determino il circuito equivalente di Thevenin ai morsetti AB:

1⋅ 2
RTh = ( R1 // R2 ) + R3 = + 3 = 3,66 Ω
1+ 2
V
VTh = V R 2 = R2 ⋅ = 8V
R1 + R2

2
⎛ VTh ⎞
2
La condizione di massimo ⎛ 8 ⎞
P = R ⋅ I 2 = R ⋅ ⎜⎜ ⎟⎟ = 3,66 ⋅ ⎜ ⎟ = 4,37 W
trasferimento di potenza si ha quando ⎝ RTh + R ⎠ ⎝ 3,66 + 3,66 ⎠
R=RTh=3,66 Ω. W = P ⋅ t = 4,37 ⋅ 24 = 104,8 W ⋅ h
Il diodo ideale è sostituito con un corto
Pg = VTh ⋅ I = 8 ⋅ 1,09 = 8,74 W
circuito in quanto è polarizzato
direttamente. η=
P
=
4,37
= 0,5
In tale condizione si ha Pg 8,74
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 8
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 8
Per il circuito riportato in figura, calcolare i circuiti equivalenti di Thevenin e di Norton ai
morsetti A-B.
Disegnare le caratteristiche corrente-tensione dei due circuiti e verificarne l’identicità.

Sono noti:

V=12 V
Ri=i Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 8
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO

Calcolo il circuito equivalente di Thevenin ai


morsetti AB.

RTh = [(R1 + R2 ) // R3 ] + R4 = (3 // 3) + 4 = 5,5 Ω


R3
VTh = V ⋅ = 6V
R1 + R2 + R3

Disegno la caratteristica corrente-tensione


considerando i due punti di funzionamento a
vuoto ed in corto circuito.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 18/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 8
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO

Calcolo il circuito equivalente di Norton ai


morsetti AB.

RN = RTh = [(R1 + R2 ) // R3 ] + R4 = (3 // 3) + 4 = 5,5 Ω


RT = (R3 // R4 ) + R2 + R1 = 4,71 Ω
V
I= = 2,54 A
RT
R3
IN = I ⋅ = 1,1 A
R3 + R4

Disegno la caratteristica corrente-tensione


considerando i due punti di funzionamento a
vuoto ed in corto circuito.
Le due caratteristiche sono identiche cvd.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 9
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 9
Per il circuito in figura calcolare il circuito equivalente di Thevenin ai morsetti AB.
Sono noti E=12 V, Ri=i Ω, J=2 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 9
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO ESERCIZIO N.
Calcolo RTh dopo aver reso passiva la rete
RTh =[(R1//R2)+R1+R3]//R4=2,15 Ω
Calcolo VTh=VAB utilizzando il PSE

generatore E
Req=[(R1+R3+R4)//R2]+R1 =2,6 Ω
Itot=E/Req=4,61 A
IR4’=Itot*[R2/(R2+R1+R3+R4)]= 0,92 A
VAB’=R4*IR4’= 3,68 V

generatore J
RSX=(R1//R2)+R1 = 1,66 Ω; RDX=R3+R4=7 Ω
IR4’’=j*[RSX/(RSX+RDX) = 0,38 A
VAB’’=R4*IR4’’= 1,53 V
VTh=VAB’+VAB’’=5,21 V
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 10
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 10
Per il circuito riportato in figura calcolare la tensione VAB e la potenza PR1 dissipata nella
resistenza R1 utilizzando il metodo del potenziale ai nodi.

Sono noti:

V1=12 V
V2=6 V
Ri=i Ω
J=2 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 10
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
Prendo a riferimento il nodo C
Nodo A : + I 1 − I 2 − I 3 − I 4 + I 5 = 0
Nodo B : − I 5 − J + I 4 + I 9 = 0
V A = tensione tra A e C
VB = tensione tra B e C
VA V V
I1 = ; I3 = − A ; I9 = B ;
R1 R3 R9
V A − VB
I5 = ;
R5
V1 − V A
I 2 : V1 − R 2 ⋅I 2 − V A = 0 ⇒ I 2 = ;
R2
I 4 : V2 − R 4 ⋅I 4 − (V A − VB ) = 0 ⇒
V2 − (V A − VB )
I4 = ;
R4

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 10
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
 V A V1 − V A V A V2 − (V A − VB ) V A − VB
+ R − R + − + =0
 1 2 R 3 R 4 R5

− V A − VB − J + V2 − (V A − VB ) + VB = 0
 R5 R4 R9
 1 1 1 1 1   1 1  V V
 + + + +  ⋅ V A +  − −  ⋅ VB = 1 + 2
 R1 R2 R3 R4 R5   R4 R5  R2 R4

 − 1 − 1  ⋅ V +  1 + 1 + 1  ⋅ V = J − V2
 R R  A R R R  B R4
  4 5   4 5 9 
2,28 ⋅ V A − 0,45 ⋅ VB = 7,5

− 0,45 ⋅ V A + 0,56 ⋅ VB = 0,5
V A = 4,11 V , VB = 4,17 V
V AB = V A − VB = −0,06 V
2
V
PR1 = A = 16,89 W
R1

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 11
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 11
Per il circuito riportato in figura, utilizzando il metodo delle correnti cicliche di maglia, calcolare
la potenza dissipata nella resistenza R2.

Sono noti:

V1=12 V
V2=6 V
Ri=i Ω
J=2 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 11
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO ESERCIZIO
Sostituisco i due lati riportati in figura con il circuito equivalente di Thevenin

RTh = R4 = 4 Ω
VTh = R4 ⋅ J = 8 V
calcolo le correnti fittizie J 1 e J 2

V1 − R1 ⋅ J 1 − R2 ⋅ J 1 + R2 ⋅ J 2 + V2 = 0

− V2 + R2 ⋅ J 1 − R2 ⋅ J 2 − RTh ⋅ J 2 − VTh = 0
− 3 ⋅ J 1 + 2 ⋅ J 2 = −18

 2 ⋅ J 1 − 6 ⋅ J 2 = 14
risolvendo ottengo J 1 = 5,71 A ; J 2 = −0,428 A
I 2 = J 1 − J 2 = 6,138 A
2
PR 2 = R2 ⋅ I 2 = 75,35 W

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 12
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 12
Per il circuito riportato in figura calcolare la matrice delle resistenze del doppio bipolo compreso
tra le porte 1-1’ e 2-2’ e la potenza assorbita dalla resistenza RU.

Sono noti:

R=1 Ω
I1=1 A
RU=0,1 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 12
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO ESERCIZIO
V1 = R11 ⋅ I 1 + R12 ⋅ I 2
(*) 
V2 = R21 ⋅ I 1 + R22 ⋅ I 2
calcolo R11
V1
R11 = = R // 2 R = 0,66 Ω
I1 I 2 =0

calcolo R22
V2
R22 = = R // 2 R = 0,66 Ω
I2 I1 = 0

calcolo R12 (vedi circuito)


R
R ⋅ I2 ⋅
V1 R⋅I 2 R + R = 0,33 Ω
R12 = = =
I2 I1 = 0
I2 I2

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Lezione n°: 19/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 12
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO ESERCIZIO
calcolo R21 (vedi circuito)
R
R ⋅ I1 ⋅
V2 R⋅I R + 2 R = 0,33 Ω
R21 = = =
I1 I 2 =0
I1 I1

Calcolo della potenza assorbita dalla resistenza RU


Dalla sec onda equazione del sistema (*) si ha
V2 = R21 ⋅ I 1 + R22 ⋅ I 2
− RU I 2 = R21 ⋅ I 1 + R22 ⋅ I 2
− 0,1 ⋅ I 2 = 0,33 ⋅ 1 + 0,66 ⋅ I 2
I 2 = −0,43 A
2
P = RU ⋅ I 2 = 0,018 W

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 19/S3
Titolo: ESERCIZI III
Attività n°: 2

Facoltà di Ingegneria

MAPPA CONCETTUALE

Lo studente costruisca una mappa concettuale relativa agli argomenti trattati nel nucleo
tematico.
Si può utilizzare il programma cMap tool o creare la mappa con ausili diversi.
Coloro che lo desiderano possono inviarmi il proprio elaborato in modo da ricevere un
feedback. L’invio delle mappe deve avvenire esclusivamente tramite e-Portfolio.
Non verranno prese in considerazione elaborati copiati o scaricati da internet o realizzate da
altri studenti.
Si precisa che tale attività non verrà presa in considerazione ai fini della valutazione finale
dell'esame.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20
Titolo: VERIFICA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

VERIFICA N. 1
CORRENTE CONTINUA

INDICAZIONI OPERATIVE PER L’AUTOVERIFICA

Risolvere tutti gli esercizi ed il test proposti di seguito.


Si suggerisce di mostrare in sede d’esame al docente gli esercizi svolti durante lo
studio.
Nel caso in cui non si riuscisse a risolvere qualcuno degli esercizi proposti si
contatti il docente all’indirizzo gennaro.infante@uniecampus.it
E’ auspicabile che svolgiate altri esercizi simili a quelli risolti, proposti nelle lezioni
precedenti e nella presente verifica.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20
Titolo: VERIFICA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 1
Per il circuito in figura si ha
R1=10 Ω, R2=6 Ω, R3=8 Ω, R4=15 Ω.
Calcolare R12, R34, R23

Risposta: R12=10 Ω, R34=0 Ω, R23 =2,8 Ω.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20
Titolo: VERIFICA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 2
Per il circuito in figura verificare l’uguaglianza tra la potenza generata e la potenza assorbita

Risposta: Pg=886 W

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20
Titolo: VERIFICA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 3
Dato il circuito in figura dove I=2 A, R1=3 Ω, R2=7 Ω, R3=5 Ω e R4=12 Ω, calcolare il circuito
equivalente di Thevenin ai morsetti AB

Risposta VTh=5,1 V, RTh=6,3 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20
Titolo: VERIFICA 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 4
Utilizzando il metodo delle correnti alle maglie, calcolare le potenze erogate/assorbite dai
generatori e da ogni resistenza

Risposta: PE=-1,5 kW, PI=180 kW, PR1=4,5 kW, PR2=1 kW, PR3=98 kW, PR4=75 kW
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S1
Titolo: VERIFICA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

VERIFICA N. 2
CORRENTE CONTINUA
INDICAZIONI OPERATIVE PER L’AUTOVERIFICA

Risolvere tutti gli esercizi ed il test proposti di seguito.


Si suggerisce di mostrare in sede d’esame al docente gli esercizi svolti durante lo
studio.
Nel caso in cui non si riuscisse a risolvere qualcuno degli esercizi proposti si
contatti il docente all’indirizzo gennaro.infante@uniecampus.it
E’ auspicabile che svolgiate altri esercizi simili a quelli risolti, proposti nelle lezioni
precedenti e nella presente verifica.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S1
Titolo: VERIFICA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 1
Per il circuito in figura calcolare il circuito equivalente di Norton ai morsetti AB.
Sono noti R1=5 Ω, R2=7 Ω, R3=16 Ω, R4=22 Ω, I1=4 A, I2=3 A.

Risposta: IN=-1,9 A, GN=0,24 S

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S1
Titolo: VERIFICA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 2
Per il circuito in figura calcolare la potenza erogata/assorbita dai due generatori

Risposta: PE=-7,7 W (potenza assorbita), PI=740 W


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S1
Titolo: VERIFICA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 3
Utilizzando il metodo delle correnti alle maglie calcolare la I2

Risposta: I2=-1,5 A
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S1
Titolo: VERIFICA 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 4
Calcolare la potenza dissipata in R5 e in R3 usando il metodo del potenziale ai nodi

Risposta: PR5=2,08 μW, PR3=0,43 μW

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S2
Titolo: VERIFICA 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

VERIFICA N. 3
CORRENTE CONTINUA
INDICAZIONI OPERATIVE PER L’AUTOVERIFICA

Risolvere tutti gli esercizi ed il test proposti di seguito.


Si suggerisce di mostrare in sede d’esame al docente gli esercizi svolti durante lo
studio.
Nel caso in cui non si riuscisse a risolvere qualcuno degli esercizi proposti si
contatti il docente all’indirizzo gennaro.infante@uniecampus.it
E’ auspicabile che svolgiate altri esercizi simili a quelli risolti, proposti nelle lezioni
precedenti e nella presente verifica.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S2
Titolo: VERIFICA 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 1
Dato il circuito in figura calcolare la potenza dissipata nella resistenza R4 utilizzando il
circuito equivalente di Thevenin (le tensioni sono espresse in Volt, le resistenze in Ω)

Risposta: PR 4 ≅ 7 W

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S2
Titolo: VERIFICA 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 2
Dato il circuito in figura calcolare la potenza dissipata nella resistenza R1 utilizzando il
principio di sovrapposizione degli effetti.
(Le unità di misura delle tensioni, delle correnti e delle resistenze sono espresse
rispettivamente in Volt, Ampere, Ohm)

Risposta : PR1 = 264 W

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S2
Titolo: VERIFICA 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 3
Dato il doppio bipolo in figura, determinare la matrice delle resistenze

Risposta: R11=6,7 Ω, R22=10,3 Ω, R12=R21=0,8 Ω


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S2
Titolo: VERIFICA 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 4
Per la seguente rete di bipoli individuare un albero, il corrispondente coalbero e le maglie
indipendenti

Risposta: albero (1-2,1-4,2-3) , coalbero (2-4,3-4,2-X-3), maglie indipendenti (1-2-4-1, 2-3-


4-2,2-X-3-2)
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 20/S3
Titolo: VERIFICA 4 (QUESTIONARIO)
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

QUESTIONARIO DI VERIFICA SU CIRCUITI IN


CORRENTE CONTINUA
Lo studente affronti le seguenti questioni:
1. Elencare dieci grandezze elettriche e indicarne le relative unità di misura;
2. Enunciare le LKT e LKC commentandone il significato fisico e l’applicazione nella risoluzione
dei circuiti;
3. Enunciare il Principio di Sovrapposizione degli Effetti e le condizioni di applicabilità;
4. Dato un sistema reale individuando uno (o più) ingresso ed una (o più) uscita svolgere
considerazioni energetiche e sul rendimento;
5. Nella risoluzione di un circuito esporre in quali casi conviene utilizzare il metodo delle
correnti cicliche di maglia, il metodo del potenziale ai nodi o le leggi di Kirchhoff;
6. Perché utilizzare i teoremi di Thevenin e Norton;
7. Disegnare le caratteristiche V-I per due bipoli non lineari, indicare come procedere per
valutare la caratteristica corrispondente al loro collegamento in parallelo;
8. Si considerino N resistenze connesse tra di loro una prima volta in serie, una seconda volta
in parallelo, fare delle considerazioni rispetto alla dualità (similitudini).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21
Titolo: GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI


GRANDEZZE PERIODICHE E GRANDEZZE ALTERNATE
Le grandezze periodiche sono rappresentabili tramite funzioni del tempo che assumono tutti i
valori possibili in un determinato intervallo di tempo T. Tutti i valori si ripetono ordinatamente
negli intervalli di tempo successivi e di ampiezza T. Il parametro T caratterizza la funzione, è
chiamato periodo e la sua unità di misura è il secondo.
Se la grandezza periodica ha il valore medio nel periodo pari a zero diremo che essa è una
grandezza alternata.
La quantità che si ottiene dall’espressione f=1/T è detta frequenza e rappresenta il numero di
periodi al secondo, essa si misura in hertz (Hz).
Oltre al periodo, un altro parametro necessario a definire le grandezze alternate è la forma
d’onda, cioè la legge con cui varia la grandezza in un periodo. Tale legge può essere definita
tramite un’ espressione analitica oppure in forma grafica.
Nelle due figure che seguono riportiamo un esempio di grandezza periodica ed un esempio di
grandezza alternata.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21
Titolo: GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI

Grandezza periodica Grandezza alternata

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21
Titolo: GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI


GRANDEZZE SINUSOIDALI
Fra le infinite grandezze alternate, una categoria molto importante per il nostro corso è quella
delle grandezze che hanno la forma d’onda sinusoidale. I motivi dell’importanza di tali
grandezze sono molteplici: in Italia le tensioni e le correnti per usi impiantistici sono di tipo
sinusoidale con frequenza pari a 50 Hz; inoltre, se conosciamo il comportamento di un circuito
lineare e tempo-invariante nei confronti di qualunque sinusoide conosciamo il comportamento
del circuito nei confronti di qualsiasi segnale.
Definiamo grandezza sinusoidale una grandezza la cui espressione analitica è la seguente:

v(t ) = VM ⋅ sen(ωt + α ) Diremo che essa è data in forma trigonometrica

La rappresentazione grafica è riportata nella figura seguente.


I parametri che caratterizzano le grandezze sinusoidali sono:
- il periodo T, che è il tempo impiegato dalla grandezza per assumere tutti i possibili valori.
Come diretta conseguenza si ha la frequenza f=1/T che è il numero di cicli al secondo compiuti
dalla grandezza;
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21
Titolo: GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI


- il valore massimo VM cioè il valore massimo assunto dalla grandezza;
- il valore efficace Veff =VM/√2 (nel caso di correnti elettriche il valore efficace è quel valore che
dovrebbe avere una corrente continua per avere gli stessi effetti termici);
- la pulsazione ω o frequenza angolare ω=2πf si misura in rad/sec.;
- α angolo di fase della grandezza all’istante t=0 espresso in radianti o in gradi

(α = 0)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21
Titolo: GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GRANDEZZE PERIODICHE E SINUSOIDALI


PRECISAZIONE SULLE NOTAZIONI
Per quanto attiene alle notazioni per tutto il corso cercheremo, per quanto possibile, di indicare:
• con lettera minuscola le grandezze variabili nel tempo, esempio v(t), i(t);
• con lettera maiuscola le grandezze costanti, esempio VM, Ieff ;
• con lettera maiuscola col punto sopra o con lettera maiuscola in grassetto (V, I) un vettore o
un numero complesso;
• con f(.) una forma d’onda qualsiasi (non specificata).

E’ possibile incontrare espressioni in cui sono presenti somme o differenze tra angoli espressi gli
uni in radianti, gli altri in gradi , esempio (π+90°), tale operazione formalmente non è corretta
ma verrà utilizzata.

In qualsiasi caso, il contesto in cui si trova il simbolo contribuirà a stabilirne il corretto


significato.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S1
Titolo: OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI IN FORMA TRIGONOMETRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI


Siano date due grandezze sinusoidali espresse in forma trigonometrica v1(t) e v2(t) (ad
esempio due tensioni), diamo di seguito le regole per compiere le operazioni necessarie alla
risoluzione dei circuiti.
v1 (t ) = V1M ⋅ sen(ωt + α ) e v2 (t ) = V2 M ⋅ sen(ωt + β )

SOMMA s(t) e DIFFERENZA d(t)

s (t ) / d (t ) = v1 (t ) ± v2 (t ) = VM sen(ωt + γ )
V1M ⋅ senα ± V2 M ⋅ senβ
con VM = V12 M + V22 M ± 2V1M ⋅ V2 M ⋅ cos(α − β ) e tgγ =
V1M ⋅ cos α ± V2 M ⋅ cos β

La s(t) è la somma tra v1(t) e v2(t) in ogni istante di tempo.


La d(t) è la differenza tra v1(t) e v2(t) in ogni istante di tempo.
(la somma algebrica di sinusoidi aventi stessa pulsazione ω e le derivate di qualsiasi ordine
sono sinusoidi che hanno la stessa pulsazione ω).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S1
Titolo: OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI IN FORMA TRIGONOMETRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI


PRODOTTO PER UNA COSTANTE K

v(t ) = Kv1 (t ) = KV1M ( senωt + α )

Se ad esempio la costante è K=2, si


ottiene il grafico in figura dove le due
sinusoidi v(t) e v1(t) sono in fase, la v(t)
ha ampiezza doppia .

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S1
Titolo: OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI IN FORMA TRIGONOMETRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI


PRODOTTO TRA DUE SINUSOIDI
V1M ⋅ V2 M
vP (t ) = v1 (t ) ⋅ v2 (t ) = ⋅ [cos(α − β ) − cos(2ωt + α + β )]
2

Il prodotto tra due sinusoidi aventi stessa


pulsazione è dato dalla somma di due
componenti: una componente costante e
una componente sinusoidale avente
pulsazione doppia rispetto alla pulsazione
delle sinusoidi.
Ad ogni periodo delle sinusoidi originarie
ne corrispondono due della grandezza
prodotto. (vedi il grafico qualitativo
riportato in figura).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S1
Titolo: OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI IN FORMA TRIGONOMETRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI


CONSIDERAZIONI

Evidenziamo due casi particolari:


α=β le due sinusoidi tra cui eseguiamo il prodotto sono in fase il cos(α-β)=1 => la componente
costante è massima => vp(t) ha un valore medio diverso da zero.

α-β=π/2 le due sinusoidi sono sfasate di π/2, cos π/2=0 => la componente costante è nulla =>
vp(t) ha valore medio nullo.

(N.B.: Queste considerazioni saranno utili in seguito quando tratteremo di potenza in regime
sinusoidale).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S1
Titolo: OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI IN FORMA TRIGONOMETRICA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

OPERAZIONI TRA GRANDEZZE SINUSOIDALI


DERIVATA RISPETTO AL TEMPO

dv(t ) d (VM sen(ωt + α )) ⎛ π⎞


v' (t ) = = = ω ⋅ VM ⋅ sen⎜ ωt + α + ⎟
dt dt ⎝ 2⎠

Si ottiene una sinusoide che ha modulo pari a ω volte il modulo della sinusoide di partenza, e
fase pari alla fase α della sinusoide di partenza +π/2 (+90°)

INTEGRALE

VM ⎛ π⎞
∫ v(t ) ⋅ dt = ∫ VM sen(ωt + α ) ⋅ dt = ⋅ sen⎜ ωt + α − ⎟
ω ⎝ 2⎠

Si ottiene una sinusoide che ha modulo pari a VM/ω e fase pari alla fase α della sinusoide di
partenza -π/2 (-90°).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S2
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA CARTESIANA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

NUMERI COMPLESSI IN FORMA CARTESIANA


Abbiamo visto che le grandezze di interesse, come ad esempio la tensione e la corrente in un
circuito, sono rappresentabili da funzioni sinusoidali; le operazioni tra tali grandezze (come ad
esempio la somma di tutte le correnti entranti in un nodo) sono operazioni che coinvolgono
funzioni sinusoidali. Ad esempio applicando la LKC ad un nodo otteniamo l’equazione

i3 (t ) = i1 (t ) + i2 (t ) = I1M sen(ωt + α1 ) + I 2 M sen(ωt + α 2 )

Da un punto di vista analitico tale calcolo può risultare “abbastanza” complicato in quanto porta
ad eseguire operazioni su funzioni sinusoidali. Il problema si può risolvere se ogni grandezza
sinusoidale viene rappresentata con un numero complesso. In tal caso le operazioni tra
grandezze sinusoidali (come ad esempio la somma o la sottrazione) possono essere eseguite
come operazione sui numeri complessi rappresentativi delle sinusoidi.

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Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S2
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA CARTESIANA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

NUMERI COMPLESSI IN FORMA CARTESIANA


NUMERI COMPLESSI IN FORMA CARTESIANA
Se un numero complesso V è rappresentato nel piano complesso tramite la sua parte reale Vx
e la sua parte immaginaria Vy diremo che esso è rappresentato in forma cartesiana.

V& = Vx + jV y dove j = −1

Valgono le seguenti relazioni:

V = Vx2 + V y2 (modulo del vettore )


Vy
α = arctg (fase del vettore )
Vx

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S2
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA CARTESIANA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

NUMERI COMPLESSI IN FORMA CARTESIANA


Vediamo cosa comporta l’applicazione dell’operatore j ad un numero complesso V .
Svolgiamo alcuni semplici prodotti:

V&1 = j ⋅ V&

V&2 = j ⋅ V&1 = j ⋅ j ⋅ V& = −1 ⋅ V& = −V&

V&3 = j ⋅ V&2 = j ⋅ −V& = − j ⋅ V&

Rappresentando i quattro numeri complessi sul piano complesso notiamo che, moltiplicando
uno qualsiasi di essi per l’operatore j, si ottiene un numero complesso che ha lo stesso modulo,
ma risulta sfasato di π/2 nel senso antiorario (diremo π/2 o 90° in anticipo).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S2
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA CARTESIANA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

NUMERI COMPLESSI IN FORMA CARTESIANA


OPERAZIONI CON I NUMERI COMPLESSI IN FORMA CARTESIANA

Siano dati due numeri complessi in forma cartesiana A& = Ax + jAy e B& = Bx + jB y
ed una costante reale positiva K

SOMMA E DIFFERENZA S& = A& ± B& = ( Ax + jAy ) ± ( Bx + jB y ) = ( Ax ± Bx ) + j ( Ay ± B y )

PRODOTTO P& = A& ⋅ B& = ( Ax + jAy ) ⋅ ( Bx + jB y ) = ( Ax ⋅ Bx − Ay ⋅ B y ) + j ( Ax ⋅ B y + Ay ⋅ Bx )

& A& ( Ax + jAy ) ( Ax + jAy ) ( Bx − jB y ) P&


QUOZIENTE Q= = = ⋅ =
B& ( Bx + jB y ) ( Bx + jB y ) ( Bx − jB y ) Bx 2 + B y 2

PRODOTTO PER UNA COSTANTE P&K = K ⋅ A& = K ( Ax + jAy ) = KAx + jKAy

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S2
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA CARTESIANA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

NUMERI COMPLESSI IN FORMA CARTESIANA


COMPLESSO CONIUGATO

Sia dato un numero complesso A

A& = Ax + jAy

Definiamo complesso coniugato di A, e lo indichiamo con A*, il numero complesso stessa


parte reale di A e parte immaginaria cambiata di segno.
A& * = Ax − jAy

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S3
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA POLARE ED ESPONENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

FORMA POLARE ED ESPONENZIALE


NUMERI COMPLESSI IN FORMA POLARE
Possiamo rappresentare un numero complesso V in forma polare considerando il modulo V e la
fase α. Sia dato un numero complesso V in forma cartesiana, quindi siano note la sua parte
reale Vx e la sua parte immaginaria Vy, possiamo calcolare il suo modulo e la sua fase (o
argomento), questi due valori consentono di rappresentare il numero complesso in forma
polare

V& = Vx + jV y

V = VX + VY
2 2

Vy
α = arctg
Vx
V& = V < α Rappresentazione di un numero complesso in forma polare (modulo e fase)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S3
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA POLARE ED ESPONENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

FORMA POLARE ED ESPONENZIALE


OPERAZIONI CON VETTORI IN FORMA POLARE
Siano dati due numeri complessi V1 e V2 espressi in forma polare

V&1 = V1 < α1 e V&2 = V2 < α 2

PRODOTTO: il numero complesso prodotto P ha modulo pari al prodotto dei moduli e fase pari
alla somma delle fasi

P& = V&1 ⋅ V&2 = V1 ⋅ V2 < α1 + α 2

QUOZIENTE: il numero complesso quoziente Q ha modulo pari al rapporto dei moduli e fase
pari alla differenza delle fasi

V& V
Q& = 1 = 1 < α1 − α 2
V&2 V2
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S3
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA POLARE ED ESPONENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

FORMA POLARE ED ESPONENZIALE


NUMERI COMPLESSI IN FORMA ESPONENZIALE
Possiamo rappresentare un numero complesso V in forma esponenziale considerando modulo V
e fase α dello stesso. Sia dato un numero complesso V in forma cartesiana, quindi siano note la
sua parte reale Vx e la sua parte immaginaria Vy, possiamo calcolare il suo modulo e la sua fase,
questi due valori consentono di rappresentare il numero complesso in forma esponenziale

V& = Vx + jV y = V cos α + jVsenα = Ve jα

Infatti dalla formula di Eulero si ha cos α + jsenα = e jα

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 21/S3
Titolo: NUMERI COMPLESSI FORMA POLARE ED ESPONENZIALE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

FORMA POLARE ED ESPONENZIALE


OPERAZIONI CON VETTORI IN FORMA ESPONENZIALE
Siano dati due numeri complessi V1 e V2 in forma esponenziale

V&1 = V1e jα1 , V&2 = V2 e jα 2

PRODOTTO: il numero complesso prodotto P ha modulo pari al prodotto dei moduli e fase pari
alla somma delle fasi

P& = V&1 ⋅ V&2 = V1 ⋅ V2e j (α1 +α 2 )

QUOZIENTE: il numero complesso quoziente Q ha modulo pari al rapporto dei moduli e fase
pari alla differenza delle fasi

V& V
Q& = 1 = 1 e j (α 1−α 2)
V&2 V2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22
Titolo: RAPPRESENTAZIONE DI GRANDEZZE SINUSOIDALI MEDIANTE FASORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
RAPPRESENTAZIONE DI SINUSOIDI CON FASORI
Sia data una grandezza sinusoidale v(t)=VMsen(ωt+α) dove VM, ω e α sono rispettivamente il
valore massimo, la pulsazione e la fase. La grandezza può essere studiata attraverso un vettore
rotante; vediamo come. Con riferimento alla figura di seguito riportata la grandezza v(t)
all’istante t=0 ha valore pari a zero (scelta a fase zero per comodità di rappresentazione),
all’aumentare del tempo il suo valore istantaneo aumenta passando dal valore corrispondente al
punto 1 al valore corrispondente al punto 2 , 3 e 4 e così di seguito per i quattro quadranti.

Osserviamo il vettore rotante


che ha modulo pari a VM che
ruota in senso antiorario nel
piano complesso compiendo
un giro completo per ogni
periodo T della sinusoide; se
consideriamo la proiezione di
tale vettore rotante sull’asse
immaginario otteniamo per
ogni t il valore della v(t).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22
Titolo: RAPPRESENTAZIONE DI GRANDEZZE SINUSOIDALI MEDIANTE FASORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
RAPPRESENTAZIONE DI SINUSOIDI CON FASORI
A questo punto, possiamo affermare che è possibile rappresentare, e quindi studiare, una
qualsiasi sinusoide attraverso la proiezione su un asse (noi considereremo quello immaginario
Im) di un vettore rotante con velocità angolare ω=2πf e fase all’istante t=0 pari ad α.

v(t ) = VM sen(ωt + α ) = Im(VM e j (ωt +α ) )

Ad esempio se VM=√2*110, ω=2*3,14*60 e α=60°=π/3 rad si ha


π
π j ( 2 ⋅π ⋅ 60 + )
v(t ) = 2 ⋅ 110 ⋅ sen(2 ⋅ π ⋅ 60 + ) = Im( 2 ⋅ 110e 3 )
3

Definiamo fasore di una grandezza sinusoidale v(t) la quantità V& = VM e jα

Se conosciamo il fasore di una grandezza sinusoidale, conosciamo il suo modulo VM e la sua


fase α all’istante t=0, cioè tutte le informazioni necessarie a definirla completamente.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22
Titolo: RAPPRESENTAZIONE DI GRANDEZZE SINUSOIDALI MEDIANTE FASORI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
RAPPRESENTAZIONE DI SINUSOIDI CON FASORI

Se consideriamo anche la pulsazione ω, possiamo rappresentare la grandezza sinusoidale v(t)


attraverso il suo fasore V come segue

v(t ) = VM sen(ωt + α ) = Im(V& ⋅ e jωt ) = Im(VM e jα ⋅ e jωt )

A questo punto, vista la corrispondenza biunivoca tra grandezze sinusoidali e fasori, le correnti
e le tensioni di un circuito in regime sinusoidale possono essere rappresentate attraverso fasori.
Lo studio dei circuiti richiederà, in questo caso, la risoluzione di equazioni algebriche lineari e
non di equazioni algebriche e differenziali lineari.
Una volta determinati i fasori rappresentativi delle grandezze sinusoidali sarà sempre possibile
risalire alle corrispondenti funzioni sinusoidali nel dominio del tempo.
In questo consiste il metodo dei fasori comunemente detto metodo simbolico.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22/S1
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 1.Dati i seguenti numeri complessi A& = 2 + j 3, B& = 3 − j 3, C& = 1 − j 4
e la costante K=3
Calcolare: modulo e fase di A& , A& + B& , C& − B& , A& ⋅ B& , C& ÷ A& , K ⋅ A&

A = A2 x + A2 y = 2 2 + 32 = 13
3
ϕ = arctg = (56,30)°
2
A& + B& = (2 + j 3) + (3 − j 3) = 5
C& − B& = (1 − j 4) − (3 − j 3) = −2 − j
A& ⋅ B& = (2 + j 3) ⋅ (3 − j3) = [(2 ⋅ 3) − ( −3 ⋅ 3)] + j[(−3 ⋅ 2) + (3 ⋅ 3)] = (6 + 9) + j (−6 + 9) = 15 + j 3
C& (1 − j 4) (1 − j 4) (2 − j 3) 2 − j 3 − j8 − 12 − 10 − j11
= = ⋅ = = = −0,77 − j 0,85
A& (2 + j 3) (2 + j 3) (2 − j 3) 4+9 13
K ⋅ A& = 3 ⋅ (2 + j 3) = 6 + j 9

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22/S1
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 2. Dati i due numeri complessi A e B rappresentati in figura calcolare
l’angolo di fase compreso tra di essi.

Dal grafico si ottiene

A& = 5 + j 3, B& = 4 + j 2

AY 3
α A = arctg = arctg = 30,96°
AX 5
VY 2
α B = arctg = arctg = 26,56°
VX 4
α A − B = 30,96° − 26,56° = 4,4°

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22/S2
y1( t ) Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
in forma cartesiana: Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Date le grandezze sinusoidali y1 (t ) = 5sen(ωt + 30°) e Y&2 = 2 + j 4

riportarle in forma trigonometrica ed in forma cartesiana ed eseguirne la somma sia in forma


trigonometrica che in forma cartesiana.

Trasformiamo innanzitutto y1(t) in forma cartesiana ed y2(t) in forma trigonometrica

Y&1 = (5 ⋅ cos 30°) + j (5 ⋅ sen30°) = 4,33 + j 2,5


Y2 = 2 2 + 4 2 = 20 = 4,47
4
α 2 = arctg = arctg 2 = 63°
2
y2 (t ) = 4,47 ⋅ sen(ωt + 63°)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22/S2
y1( t ) Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
in forma cartesiana: Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Eseguiamo la somma in forma cartesiana S& = (2 + j 4) + (4,33 + j 2,5) = 6,33 + j 6,5

Eseguiamo la somma in forma trigonometrica

S (t ) = y1 (t ) + y2 (t ) = y M ⋅ sen(ωt + γ ) = [5 ⋅ sen(ωt + 30°)] + [4,47 ⋅ sen(ωt + 63°] = 9,05 ⋅ sen(ωt + 45,5°)


dove
yM = y1M + y2 M ± 2 y1M ⋅ y2 M ⋅ cos(α1 − α 2 ) =
2 2

= 52 + 4,47 2 + 2 ⋅ 5 ⋅ 4,47 ⋅ cos(30° − 63°) = 9,05

con fase
y ⋅ senα1 ± y2 M ⋅ senα 2 5 ⋅ sen30° + 4,47 ⋅ sen63° 6,48
tgγ = 1M = = = 1,02
y1M ⋅ cos α1 ± y2 M ⋅ cos α 2 5 ⋅ cos 30° + 4,47 ⋅ cos 63° 6,36
γ = arctg1,02 = 45,5°

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 1. Data una costante K=3 ed i vettori

A& = 1 + j , B& = 2 − j 2, C& = 3 + j 3

Calcolare e rappresentare sul piano complesso

S& = A& + B& , D& = B& − C& , P& = A& ⋅ C& , Q& = A& ÷ B& , N& = K ⋅ S&
S& = A& + B& = (1 + j ) + (2 − j 2) = 3 − j
D& = B& − C& = (2 − j 2) − (3 + j 3) = −1 − j 5
P& = A& ⋅ C& = (1 + j ) ⋅ (3 + j3) = [(1 ⋅ 3) − (1 ⋅ 3)] + j[(1 ⋅ 3) + (1 ⋅ 3)] = (3 − 3) + j (3 + 3) = j 6
& A& (1 + j ) (1 + j ) (2 + j 2) 2 + j 2 + j 2 − 2 j 4
Q= = = ⋅ = = = j 0,5
B& (2 − j 2) (2 − j 2) (2 + j 2) 4+4 8
N& = K ⋅ S& = 3 ⋅ (3 − j ) = 9 − j 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 22/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Riportando sul piano complesso i
risultati ottenuti si ottiene il
seguente diagramma vettoriale

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE RESISTIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO PURAMENTE RESISTIVO


Consideriamo un circuito costituito da un generatore di tensione sinusoidale collegato ad un
resistore lineare e tempo invariante. Supponiamo che il circuito si trovi a regime e che la
corrente abbia la seguente espressione

i(t ) = I M sen(ωt + α i ) = Im(I& ⋅ e jωt ) A

la tensione ai capi della resistenza sarà sinusoidale e per la legge di Ohm varrà vR(t)=R*i(t)

vR (t ) = R ⋅ I M sen(ωt + α i ) = VM sen(ωt + α v ) = R ⋅ Im(I&e jωt ) = Im(V&R e jωt ) dove

V&R = VM e jα v , I& = I M e jα i , V&R = R ⋅ I&, VM = R ⋅ I M , α v = α i = α

Dalle precedenti equazioni si evince che:


• il modulo VM del fasore della vR(t) è pari al modulo IM del fasore della i(t) moltiplicato R;
• i due fasori hanno la stessa fase (diremo che tensione e corrente sono in fase).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE RESISTIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO PURAMENTE RESISTIVO


Possiamo sintetizzare il comportamento del circuito puramente ohmico come segue. (abbiamo
supposto R=2 Ω).

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Lezione n°: 23/S1
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE INDUTTIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO PURAMENTE INDUTTIVO


Consideriamo un circuito costituito da un generatore di tensione sinusoidale collegato ad un
induttore lineare e tempo invariante. Supponiamo che il circuito si trovi a regime e che la
corrente abbia la seguente espressione

i (t ) = I M sen(ωt + α i ) = Im(I& ⋅ e jωt )

la tensione ai capi dell’induttore sarà sinusoidale e varrà vL(t)=L*di(t)/dt


vL (t ) = VM sen(ωt + α v ) = ωL ⋅ I M cos(ωt + α i ) = Im(V&L e jωt ) = jωL Im(I&e jωt ) dove

π
V&L = VM e jα v = jωL ⋅ I& = jX L I& , I& = I M e jα i , VM = ωL ⋅ I M , α v = α i +
2

Dalle precedenti equazioni si evince che:


• il modulo VM del fasore relativo alla tensione vL(t) è pari al modulo IM del fasore della corrente
i(t) moltiplicato ωL, definiamo XL=ωL come reattanza induttiva [Ω];
• i due fasori sono sfasati tra di loro di π/2 (90°) con la tensione in anticipo.
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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S1
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE INDUTTIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO PURAMENTE INDUTTIVO


Possiamo sintetizzare il comportamento del circuito puramente induttivo come segue (abbiamo
ipotizzato XL=2 Ω) .

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S1
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE INDUTTIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO PURAMENTE INDUTTIVO


Analizziamo il comportamento della reattanza induttiva e quindi, di conseguenza, dell’intero
circuito, al variare della frequenza

X L = 2π ⋅ f ⋅ L = k ⋅ f Ω

All’aumentare della frequenza, la reattanza induttiva aumenta, quindi l’induttore tende a


diventare un circuito aperto. Al contrario, al diminuire della frequenza, la reattanza induttiva
diminuisce, quindi l’induttore tende a diventare un corto circuito. In corrente continua essendo
f=0, esaurito il transitorio, l’induttore si comporta come un corto circuito.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S2
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE CAPACITIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO PURAMENTE CAPACITIVO


Consideriamo un circuito costituito da un generatore di tensione sinusoidale collegato ad un
condensatore lineare e tempo invariante. Supponiamo che la corrente abbia il seguente andamento

i (t ) = I M sen(ωt + α i ) = Im(I& ⋅ e jωt ) Essa è legata alla tensione ai capi del condensatore vC(t)
tramite la seguente espressione i(t)=C*dvC(t)/dt

1 1
VC (t ) = VM sen(ωt + α v ) = Im(V&C e jωt ) = ∫ i (t )dt = − I cos(ωt + α i ) =
C ωC M
1 π 1
= I M sen(ωt + α i − ) = I M sen(ωt + α v ) dove
ωC 2 ωC

1 & 1 π
V&C = VM e jα v = − j I = − jX c ⋅ I& , VM = I M , αv = αi −
ωC ωC 2
Dalle equazioni precedenti si evince che:
• il modulo VM del fasore relativo alla vC(t) è pari al modulo IM del fasore della i(t) moltiplicato 1/ωC,
definiamo Xc=1/ωC come reattanza capacitiva [Ω];
• i due fasori sono sfasati tra di loro di π/2 (90°) con la tensione in ritardo.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S2
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE CAPACITIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO PURAMENTE CAPACITIVO


Possiamo sintetizzare il comportamento del circuito puramente capacitivo come segue. Abbiamo
ipotizzato che Xc=2 Ω.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S2
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE CAPACITIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO PURAMENTE CAPACITIVO


Analizziamo il comportamento del circuito al variare della frequenza

X C = 1 /[(2 ⋅ π ⋅ f ) ⋅ C ] = k / f Ω

All’aumentare della frequenza, la reattanza capacitiva diminuisce, quindi la capacità tende a


diventare un corto circuito. Al contrario, al diminuire della frequenza, la reattanza capacitiva
aumenta, il condensatore tende a diventare un circuito aperto.
In corrente continua essendo f=0, esaurito il transitorio, il condensatore si comporta come un
circuito aperto.

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Lezione n°: 23/S2
Titolo: CIRCUITI PURAMENTE CAPACITIVI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TABELLA RIASSUNTIVA CIRCUITI R-L-C


Riportiamo di seguito una tabella riepilogativa riguardante i circuiti R-L-C in corrente alternata.

Simbolo Impedenza Legame Grandezze nel tempo Legame vettori Diagramma


[Ω] moduli vettoriale

Ri V = R⋅I v(t ) = VM sen(ωt + α ) V& = R ⋅ I&


i(t ) = I M sen(ωt + α )

XL = ω ⋅ L V = XL ⋅ I π V& = jX L ⋅ I&
v(t ) = X L ⋅ I M sen(ωt + α + )
2
i(t ) = I M sen(ωt + α )

1 V = XC ⋅ I π V& = − jX C ⋅ I&
XC = v(t ) = X C ⋅ I M sen(ωt + α − )
ω ⋅C 2
i(t ) = I M sen(ωt + α )

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 1. Per il circuito in figura

R = 10 Ω
Dati
e(t ) = 2 ⋅ 220 sen(ωt )

i(t) = ?
E=?
Calcolare
I=?
Tracciare il diagramma
vettoriale

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Innanzitutto calcoliamo la corrente i(t)

e(t ) 2 ⋅ 220
i (t ) = = ⋅ sen(ωt ) = 2 ⋅ 22 ⋅ sen(ωt ) A
R 10
E = EM / 2 = 220 V (valore efficace della tensione)
I = I M / 2 = 22 A (valore efficace della corrente)

I vettori rappresentativi saranno quindi uguali a:

E& = EM cos α + jEM senα = 2 ⋅ 220 cos 0 + j 2 ⋅ 220 sen0 = 2 ⋅ 220 + j 0


I& = I M cos α + jI M senα = 2 ⋅ 22 cos 0 + j 2 ⋅ 22 sen0 = 2 ⋅ 22 + j 0

Possiamo rappresentare i fasori delle grandezze, come mostrato nel diagramma che segue

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Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 2. Per il circuito in figura

E& = 2 ⋅ 220 + j 0
Dati f = 50 Hz
L = 30 mH

i(t) = ?
αE = ?
Calcolare
I=?
Tracciare il diagramma
vettoriale
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
La prima cosa da calcolare è la fase della tensione, e la sua espressione in forma
trigonometrica:
Ey 0
α E = arctg = arctg =0
Ex 2 ⋅ 220

EM = E x + E y =
2 2
( )2
2 ⋅ 220 + 0 2 = 2 ⋅ 220 V
e(t ) = VM sen(ωt + α E ) = 2 ⋅ 220sen(ωt )

Calcoliamo ora la corrente i(t):


e(t ) 2 ⋅ 220 2 ⋅ 220 π
i (t ) = = sen (ω t ) = sen (ω t ) = 2 ⋅ 23,35 sen (ω t − )
jω ⋅ L j 2π ⋅ 50 ⋅ 30 ⋅ 10 − 3 j 9,42 2

Pertanto, il vettore rappresentativo della corrente i(t) sarà uguale a:


π π
I& = I M cos α I + jI M senα I = 2 ⋅ 23,35 cos (− ) + j 2 ⋅ 23,35sen(− ) = 0 − j 2 ⋅ 23,35 A
2 2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Possiamo rappresentare i fasori delle grandezze (valori efficaci):

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 3. Per il circuito in figura

E& = 2 ⋅ 220 + j 2 ⋅ 10 V
Dati f = 5.000 Hz
C = 1·10-6 F

I=?
Calcolare I=?
E=?
Tracciare il diagramma
vettoriale
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
I:
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI

Calcoliamo innanzitutto la corrente

E& E& 2 ⋅ 200 + j 2 ⋅ 10 2 ⋅ 200 + j 2 ⋅ 10 j 31,83


I& = = = = ⋅ = − 2 ⋅ 0,31 + j 2 ⋅ 6,28
− jX C − j 1
−j
1 − j 31,83 j 31,83
2π ⋅ f ⋅ C 2π ⋅ 5000 ⋅ 10 − 6

I M = I X + I Y = ( 2 ⋅ 0,31) 2 + ( 2 ⋅ 6,28) 2 = 2 ⋅ 6,287


2 2
Possiamo calcolarne il valore A
massimo

Possiamo calcolare il valore massimo della tensione

EM = V X + VY = ( 2 ⋅ 200) 2 + ( 2 ⋅ 10) 2 = 2 ⋅ 200,25 V


2 2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 23/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU CIRCUITI R-L-C
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Possiamo tracciare il diagramma vettoriale (valori efficaci):

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 24
Titolo: CIRCUITO RL SERIE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RL SERIE
Consideriamo il circuito in figura, se scriviamo la LKT alla maglia otteniamo
e(t ) = vR (t ) + vL (t ) che in ter min i vettoriali diventa
E& = V&R + V&L = R ⋅ I& + jX L ⋅ I& = ( R + jX L ) ⋅ I& = Z& ⋅ I&

Z& = R + jX L

Z è l’impedenza del circuito e si misura in Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 24
Titolo: CIRCUITO RL SERIE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RL SERIE
E& E X
Valgono le seguenti relazioni I& = • , I = , Z = R 2 + X L , γ = arctg L
2

Z Z R
Z è il modulo dell’impedenza, γ è l’angolo caratteristico dell’impedenza, ovvero l’angolo tra le due
sinusoidi corrente i(t) e tensione e(t) ovvero ancora l’angolo compreso tra i relativi fasori.
La corrente è in ritardo sulla tensione dell’angolo caratteristico γ. I vettori stanno tra di loro come
riportato nel seguente diagramma vettoriale.

Se dividiamo i lati del


diagramma vettoriale per I
otteniamo il triangolo
dell’impedenza.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 24/S1
Titolo: CIRCUITO RC SERIE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RC SERIE
Consideriamo il circuito riportato in figura, se scriviamo la LKT alla maglia otteniamo

e(t ) = vR (t ) + vC (t ) che in ter min i vettoriali diventa


E& = V&R + V&C = R ⋅ I& − jX c ⋅ I& = ( R − jX C ) ⋅ I& = Z& ⋅ I&

Z& = R − jX C

Z è l’impedenza del circuito e si misura in Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 24/S1
Titolo: CIRCUITO RC SERIE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RC SERIE
&
Valgono le seguenti relazioni &I = E , I = E , Z = R 2 + X C 2 , γ = −arctg X C

Z Z R
Z è il modulo dell’impedenza, γ è l’angolo caratteristico dell’impedenza, ovvero l’angolo tra le due
sinusoidi corrente i(t) e tensione e(t) ovvero ancora l’angolo compreso tra i rispettivi fasori. La
corrente è in anticipo sulla tensione dell’angolo caratteristico γ. I vettori stanno tra di loro come
riportato nel seguente diagramma vettoriale.

Se dividiamo i lati
del diagramma
vettoriale per I
otteniamo il
triangolo
dell’impedenza.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 24/S2
Titolo: CIRCUITO RL PARALLELO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RL PARALLELO
Consideriamo il circuito in figura, se scriviamo la LKC al nodo A otteniamo

i (t ) = iR (t ) + iL (t )
che in ter min i vettoriali diventa
& & E&
&I = I&R + I&L = E + E = ( 1 + 1 ) ⋅ E& =
R jX L R jX L Z&

& E& E& 1 1


Z= = = =
I& E& ( 1 + 1 ) ( 1 + 1 ) Y&
R jX L R jX L
1 1
Y& = + = G − jBL
R jX L

Y è l’ammettenza, G=1/R è la conduttanza, BL=1/XL è la suscettanza induttiva.


Y, G e BL si misurano in Siemens [S].
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 24/S2
Titolo: CIRCUITO RL PARALLELO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RL PARALLELO
BL
Valgono le seguenti relazioni I& = Y& ⋅ E& , I =Y ⋅E , Y = G 2 + BL , γ = arctg
2

Y è il modulo dell’ammettenza, γ è l’angolo caratteristico dell’ammettenza ovvero l’angolo tra la


corrente e la tensione ovvero ancora l’angolo compreso tra i fasori della corrente e della
tensione. La corrente I è in ritardo sulla tensione E dell’angolo caratteristico γ. I vettori tensione
e corrente stanno tra loro come riportato nel seguente diagramma vettoriale.

Se dividiamo i lati
del diagramma
vettoriale per E
otteniamo il
triangolo
dell’ammettenza

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 24/S3
Titolo: CIRCUITO RC PARALLELO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RC PARALLELO
Consideriamo il circuito in figura, se scriviamo la LKC al nodo A otteniamo

i (t ) = iR (t ) + iC (t )
che in ter min i vettoriali diventa
& & E&
&I = I&R + I&C = E + E = E& ⋅ ( 1 + j 1 ) =
R − jX C R XC Z&

& E& E& 1 1


Z= = = =
I& E& ⋅ ( 1 + j 1 ) ( 1 + j 1 ) Y&
R XC R XC
1 1
Y& = + j = G + jBC
R XC

Y è l’ammettenza, G=1/R è la conduttanza, BC=1/XC è la suscettanza capacitiva.


Y, G e BC si misurano in Siemens [S].
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 24/S3
Titolo: CIRCUITO RC PARALLELO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RC PARALLELO
BC
Valgono le seguenti relazioni I& = Y& ⋅ E& , I = Y ⋅ E , Y = G 2 + BC , γ = arctg
2

Y è il modulo dell’ammettenza, γ è l’angolo caratteristico dell’ammettenza ovvero l’angolo tra la


corrente e la tensione ovvero ancora l’angolo compreso tra i fasori della corrente e della tensione .
La corrente è in anticipo sulla tensione dell’angolo caratteristico γ.
Se riportiamo su un diagramma le correnti e le tensioni otterremo il seguente diagramma vettoriale.

Se dividiamo i lati del


diagramma vettoriale
per E otteniamo il
triangolo
dell’ammettenza

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Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25
Titolo: CIRCUITI RLC SERIE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RLC SERIE


Consideriamo il circuito in figura, se scriviamo la LKT alla maglia otteniamo

e(t ) = vR (t ) + vL (t ) + vC (t ) che in ter min i vettoriali diventa

E& = V&R + V&L + V&C = R ⋅ I& + jX L ⋅ I& − jX C ⋅ I& =


= ( R + jX L − jX C ) ⋅ I& = Z& ⋅ I&

Z& = R + j ( X L − X C )

Z è l’impedenza del circuito e si misura in Ω

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25
Titolo: CIRCUITI RLC SERIE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RLC SERIE


&
Valgono le seguenti relazioni &I = E , I = E , Z = R 2 + ( X L − X C ) 2

Z Z
γ è l’angolo caratteristico dell’impedenza ovvero l’angolo tra la
X L − XC
γ = arctg corrente e la tensione ovvero ancora l’angolo compreso tra i
R rispettivi fasori. La corrente è in ritardo/anticipo sulla tensione
dell’angolo caratteristico γ. Il diagramma vettoriale che segue
illustra le posizioni reciproche tra i vettori.

Se dividiamo i lati del


diagramma vettoriale per
I otteniamo il triangolo
dell’impedenza

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25
Titolo: CIRCUITI RLC SERIE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN SERIE DI IMPEDENZE


Consideriamo il collegamento in serie tra n impedenze riportato in figura.
Valgono le seguenti relazioni:

I&1 = I&2 = L = I&n = I&

V& = V&1 + V&2 + L + V&n

V& = Z&1 ⋅ I& + Z& 2 ⋅ I& + L + Z& n ⋅ I& = Z& s ⋅ I&

n
Z& s = ∑ Z& i
i =1

ZS è l’impedenze equivalente ai morsetti AB detta anche impedenza serie.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S1
Titolo: CIRCUITI RLC PARALLELO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RLC IN PARALLELO


Consideriamo il circuito in figura, se scriviamo la LKC al nodo otteniamo

i (t ) = iR (t ) + iL (t ) + iC (t ) che in ter min i vettoriali diventa


& & & E&
&I = I&R + I&L + I&C = E + E + E = ( 1 + 1 + 1 ) ⋅ E& =
R jX L − jX C R jX L − jX C Z&

& E& E& 1 1


Z= = = =
I& E& ⋅ ( 1 + 1 + 1 ) ( 1 + 1 + 1 ) Y&
R jX L − jX C R jX L − jX C
1 1 1
Y& = + + = G − jBL + jBC = G + j ( BC − BL ) = G + jB
R jX L − jX C

Y è l’ammettenza, G=1/R è la conduttanza, BL=1/XL è la suscettanza induttiva, BC=1/XC è la


suscettanza capacitiva.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S1
Titolo: CIRCUITI RLC PARALLELO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

CIRCUITO RLC IN PARALLELO


Valgono le seguenti relazioni I& = Y& ⋅ E& , I = Y ⋅ E , Y = G2 + B2

γ è l’angolo caratteristico dell’ammettenza ovvero l’angolo tra la


B corrente e la tensione ovvero ancora l’angolo compreso tra i fasori
γ = arctg
G della corrente e della tensione. La corrente è in ritardo/anticipo sulla
tensione dell’angolo caratteristico γ. Il diagramma vettoriale che
segue illustra le posizioni reciproche tra i vettori.

Se dividiamo i lati
del diagramma
vettoriale per E
otteniamo il
triangolo
dell’ammettenza

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S1
Titolo: CIRCUITI RLC PARALLELO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

COLLEGAMENTO IN PARALLELO DI IMPEDENZE


Consideriamo il collegamento in parallelo tra n impedenze riportato in figura.
Valgono le seguenti relazioni:

V&1 = V&2 = L = V&n = V&

I& = I&1 + I&2 + L + I&n

I& = Y&1 ⋅ V& + Y&2 ⋅ V& + L + Y&n ⋅ V& = Y&P ⋅ V&

n
Y&P = ∑ Y&i
i =1

Y è l’ammettenza equivalente vista dai morsetti AB

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S1
Titolo: CIRCUITI RLC PARALLELO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI STEINMETZ E KENNELLY


Questo teorema consente di applicare all’analisi dei circuiti in regime sinusoidale tutti i metodi di
analisi visti per i circuiti in corrente continua. Basta utilizzare, al posto delle espressioni algebriche
viste per la corrente continua, espressioni simboliche cioè espressioni contenenti le grandezze
vettoriali.
Si possono utilizzare i metodi di risoluzione basati su:
• LKC e LKT;
• principio di sovrapposizione degli effetti;
• metodo del potenziale ai nodi;
• metodo delle correnti cicliche alle maglie;
• teoremi di Thevenin e Norton;
• teorema di Millmann;
• collegamenti serie e parallelo, partitori di tensione e corrente;
• trasformazioni stella-triangolo e triangolo-stella.
Nota operativa
Per eseguire i calcoli con il metodo simbolico si consiglia di utilizzare calcolatrici
scientifiche dotate di funzioni operanti sui numeri complessi.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
ESERCIZIO RISOLTO 1
Dato il circuito in figura calcolare il fasore della i(t), il suo modulo I e rappresentare i vettori su
un diagramma vettoriale (possibilmente su carta millimetrata o al PC).

E& = 220 + j 50
Dati R = 10 Ω
X L = 30 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1


calcoliamo l’impedenza equivalente vista dai morsetti Z = R + jX L = 10 + j 30
del generatore

E& 220 + j 50 10 − j 30
calcoliamo il vettore della corrente che circola nel I& = • = ⋅ = 3,7 − j 6,1
circuito: Z 10 + j 30 10 − j 30

calcoliamo il modulo della corrente: I M = I X + I Y = 3,7 2 + 6,12 = 7,13 A


2 2

XL 30
calcoliamo lo sfasamento tra tensione e corrente γ = arctg = arctg = 71,56°
R 10
(ritardo)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1

Per poter rappresentare il diagramma vettoriale


dobbiamo calcolare le tensioni sui singoli
componenti

V&R = R ⋅ I& = 10 ⋅ (3,7 − J 6,1) = 37 − j 61


V&L = jX L ⋅ I& = j 30 ⋅ (3,7 − j 6,1) = 183 + j111

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
ESERCIZIO RISOLTO 2.
Dato il circuito in figura calcolare la corrente i(t).

e(t ) = 2 ⋅ 220 ⋅ sen(314t + 30°)


R1 = 10 Ω
Dati R2 = 20 Ω
XL = 5 Ω
XC = 2 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Calcoliamo il fasore della tensione e(t) E& = 2 ⋅ 220 ⋅ e j 30

Calcoliamo l’impedenze equivalente ZT vista dai morsetti del generatore, valutando prima
l’impedenza Z1 equivalente al parallelo tra R2 e Xc e successivamente la serie tra Z1 ed R1 in serie
con XL

R ⋅ (− jX C ) − j 40 °
Z&1 = 2 = = 0,19 − j1,98; Z&T = 10 + j 5 + 0,19 − j1,98 = 10,19 + j 3,02 = 10,62e j16
R2 + (− jX C ) 20 − j 2

E& 2 ⋅ 220e j 30
j14 °
Calcoliamo il fasore della i(t) I& = = = 29,3e
Z& 10,62e j16

Calcoliamo la i(t) i (t ) = Im(I& ⋅ e jωt ) = 29,3sen(ωt + 14°)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
ESERCIZIO RISOLTO 3.
Dato il circuito in figura calcolare la vR(t) utilizzando il metodo delle correnti cicliche alle maglie

sono noti
e(t ) = EM sen(ωt + φ E )
R1 , R2 , X L , X C
Calcoliamo il fasore della i(t)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Facendo riferimento alle correnti fittizie delle maglie I1, I2 ed I3 come riportato nel circuito,
applichiamo la LKT alle maglie 1, 2 e 3

⎧ E& − R1 ⋅ I&1 + R1 ⋅ ( I& 2− I&1 ) + jX L ( I&3 − I&1 ) = 0 per la maglia 1



⎨− (− jX C I&2 ) + R1 ( I&3 − I&2 ) + R1 ( I&1 − I&2 ) = 0 per la maglia 2
⎪ jX ( I& − I& ) + R ( I& − I& ) − R I& = 0 per la maglia 3
⎩ L 1 3 1 2 3 2 3

ordinando rispetto alle incognite I&1 , I&2 ed I&3 otteniamo

⎧(−2 R1 − jX L ) I&1 + R1 I&2 + jX L I&3 = − E



⎨ R1 I&1 + ( jX C − 2 R1 ) I&2 + R1 I&3 = 0
⎪ jX L I&1 + R1 I&2 + (− jX L − R1 − R2 ) I&3 = 0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Risolvendo il sistema utilizzando ad esempio il metodo di Cramer, si ottengono i tre fasori delle tre
correnti fittizie I1, I2 ed I3. Chiaramente in ogni lato del circuito la corrente reale che circolerà, sarà
ottenibile come somma algebrica delle correnti di cui sopra (ad esempio la corrente I che attraversa
la reattanza induttiva XL è pari ad I=I1-I3).
Supponiamo di aver ottenuto

I&3 = (a + jb)
avremo che
V&R = R2 ⋅ I&3 = R2 ⋅ a + jR2 ⋅ b = c + jd
d
VR = c 2 + d 2 , φVR = arctg
c
vR (t ) = VR sen(ωt + φVR )

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
ESERCIZIO RISOLTO 1.
Dato il circuito in figura calcolare i circuiti equivalenti di Thevenin e Norton ai morsetti AB

i (t ) = 10 ⋅ sen(ωt + 45°)
Dati R=2Ω
X L = 10 Ω
XC = 5 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Thevenin ai morsetti AB

Calcoliamo la ZTh annullando il generatore


di corrente

Z&Th = ( R + jX L ) //(− jX C ) = 1,72 − j 9,31

Calcoliamo il vettore corrente del generatore

I& = 7,07 + j 7,07

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Calcoliamo VTh

V&Th = Z&Tot ⋅ I& = 78 − j 53,66

VTh

Circuito equivalente di Thevenin

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Circuito equivalente di Norton ai morsetti AB

Calcolo di ZN
Anche in questo caso annulliamo il generatore
di corrente, notiamo che ZN=ZTh

Z& N = ( R + jX L ) //( − jX C ) = 1,72 − j 9,31

1
Y&N = = 0,019 + j 0,103
Z&Th

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Calcoliamo IN Circuito equivalente di Norton

I&N = I& = 7,07 + j 7,07

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
ESERCIZIO RISOLTO 2
Dato il circuito in figura calcolare la VR utilizzando il metodo del potenziale ai nodi

sono noti
e(t ) = EM sen(ωt + φ E )
Calcoliamo il fasore della i(t) R1 , R2 , X L , X C

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 25/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Scegliamo il nodo A come riferimento, utilizziamo come incognite le tensioni ai nodi V1, V2 e
V3 come riportato nel circuito. Applicando la LKC ai nodi 1, 2 e 3 otteniamo il seguente
sistema

⎧ & 1
⎪ − I + (1 / R ) ⋅ V& + ⋅ (V&1 − V&3 ) + (1 / R1 ) ⋅ (V&1 − V&2 ) = 0 nodo 1
− jX C
1 1

⎪ 1 & 1 1
⎨ V2 − (V&1 − V&2 ) + (V&2 − V&3 ) = 0 nodo 2
⎪ jX l R1 R1
⎪1 1 1
⎪ V&3 − (V&2 − V&3 ) − (V&1 − V&3 ) = 0 nodo 3
⎩ R2 R1 − jX C

Ordinando rispetto a V1, V2 e V3 e risolvendo il sistema, utilizzando ad esempio il metodo di


Cramer, si ottengono i tre fasori delle tre tensioni V1, V2 e V3. Chiaramente, in ogni lato del
circuito la tensione reale sarà determinabile come somma algebrica tra le tensioni di cui sopra.
In questo caso VR=V3
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26
Titolo: POTENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 1
CIRCUITO PURAMENTE OHMICO
Consideriamo un circuito in regime sinusoidale costituito da un generatore e da una
resistenza R. Se è nota la corrente che attraversa la resistenza i(t)=IMcos(ωt+Φi)
possiamo calcolare la potenza istantanea come p(t) = v(t)*i(t) = R*IMcos(ωt+Φi)*IMcos(ωt+Φi)
= R*I2Mcos2 (ωt+Φi)=R*i2 (t), si noti che essa è una funzione periodica.
Possiamo definire la potenza media o potenza attiva come

1T 1T 2 RT 2 RT 2
P = ∫ p(t )dt = ∫ Ri (t )dt = ∫ i (t )dt = ∫ I M cos 2 (ωt + φi )dt =
T0 T0 T0 T0
R 2 T1 1 R 2 T I 2M
= I M ∫ + cos(2ωt + 2φi )dt = I M + 0 = R = RI 2 eff = RI 2 [Watt ]
T 02 2 T 2 2

Il termine pari a zero deriva dal fatto che l’integrale definito di una funzione sinusoidale in un
intervallo pari al periodo (o ad un numero multiplo di periodi) è pari a zero.
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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26
Titolo: POTENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 1
Possiamo giungere allo stesso risultato considerando un altro punto di vista. Come abbiamo
visto in precedenza in un circuito puramente ohmico la tensione e la corrente sono in fase,
essendo la potenza istantanea p(t)=v(t)*i(t) se consideriamo il diagramma di seguito riportato
avremo che la potenza istantanea (tratteggiata) è sempre positiva tranne negli istanti in cui i(t)
e v(t) valgono zero. La potenza attiva P risulta anch’essa positiva, essendo definita come
l’integrale sul periodo T della potenza istantanea.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26
Titolo: POTENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 1
CIRCUITO PURAMENTE INDUTTIVO
Consideriamo un circuito in regime sinusoidale costituito da un generatore e da una induttanza
L. Se è nota la corrente che attraversa l’induttanza i(t)=IMcos(ωt+Φi) possiamo calcolare la
potenza istantanea come p(t)=v(t)*i(t), come abbiamo visto v(t)=Ldi(t)/dt=-
LωIMsen(ωt+Φi)=LωIMcos(ωt+Φi+90°), sostituendo si ha:

p(t)=ωLI2Mcos(ωt+Φi)cos(ωt+Φi+90°)=XLI2M1/2[cos(-90)+cos[2(ωt+Φi)+90°]] (*) =
XLI2M1/2cos[2(ωt+Φi)+90°]

Si noti che, a meno di una costante, la p(t) ha andamento sinusoidale con pulsazione doppia
rispetto a i(t) e v(t)

(*) formula di Werner cos(α)*cos(β)=1/2[cos(α+β)+cos(α-β)]


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26
Titolo: POTENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 1
Essendo la potenza media o potenza attiva definita come

1T
P = ∫ p (t )dt = 0 [Watt ]
T0

L’induttanza è un elemento circuitale che non ha dissipazioni in termini di potenza attiva, cioè la
potenza media è pari a zero.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26
Titolo: POTENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 1
Anche in questo caso possiamo giungere alla stessa conclusione facendo riferimento alle seguenti
considerazioni: in un circuito puramente induttivo tensione e corrente sono sfasate di 90° con la
corrente in ritardo. Essendo la potenza istantanea p(t)=v(t)*i(t), se consideriamo il diagramma
riportato di seguito avremo che la potenza istantanea (tratteggiata) ha pulsazione doppia rispetto a
v(t) ed i(t) ed ha valore medio nullo. Essendo la potenza attiva data dall’integrale su un periodo T
della potenza istantanea essa risulta nulla.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26
Titolo: POTENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 1
CIRCUITO PURAMENTE CAPACITIVO
Consideriamo un circuito in regime sinusoidale costituito da un generatore e da una capacità C.
Se è nota la tensione ai morsetti della capacità v(t)=VMcos(ωt+Φv) possiamo calcolare la
potenza istantanea come p(t)=v(t)*i(t), come abbiamo visto i(t)=Cdv(t)/dt=-
CVMωsen(ωt+Φv)=(VM/Xc) cos(ωt+Φi+90°), sostituendo si ha:
p(t)=(V2M/XC)*cos(ωt+Φv)*cos(ωt+ΦV+90°)]=V2M/2XC[cos(-90)+cos[2(ωt+Φi)+90°]] (*) =
(V2M/2XC)cos[2(ωt+Φi)+90°]
Si noti che, a meno di una costante, la p(t) ha andamento sinusoidale con pulsazione doppia
rispetto a i(t) e v(t)

(*) formula di Werner cos(α)*cos(β)=1/2[cos(α+β)+cos(α-β)]

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26
Titolo: POTENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 1
Essendo la potenza media o potenza attiva definita come

T
1
P = ∫ p (t )dt = 0 [Watt ]
T 0

La capacità è un elemento circuitale che non ha dissipazioni in termini di potenza attiva cioè la
potenza media è pari a zero.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26
Titolo: POTENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 1
Anche in questo caso possiamo giungere alla stessa conclusione facendo considerazioni diverse.
In un circuito puramente capacitivo tensione e corrente sono sfasate di 90° con la corrente in
anticipo. Essendo la potenza istantanea p(t)=v(t)*i(t), se consideriamo il diagramma riportato di
seguito, avremo che la potenza istantanea (tratteggiata) ha pulsazione doppia rispetto a v(t) ed
i(t), ed ha valore medio nullo. Essendo la potenza attiva essendo data dall’integrale su un
periodo T della potenza istantanea essa risulta nulla.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S1
Titolo: POTENZE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 2
Analizziamo cosa avviene in termini di potenze per un bipolo generico.
Supponiamo che v(t)=VMcos(ωt+ΦV) e che i(t)=IMcos(ωt+Φi), la potenza istantanea p(t) vale

VM ⋅ I M
p(t ) = v(t ) ⋅ i (t ) = [cos(φV − φI ) + cos(2ωt + φV + φI )]
2

La potenza media o attiva vale

1T VM ⋅ I M
P= ∫ p(t )dt = [cos(φV − φI )] = Veff ⋅ I eff ⋅ cos φ = V ⋅ I ⋅ cos φ [W ]
T0 2

Nell’ultima espressione abbiamo posto V=VM/√2, I=IM/√2 e Φ=ΦV-ΦI , tali grandezze


rappresentano rispettivamente i valori efficaci della tensione e della corrente e l’angolo di fase
tra tensione e corrente. Diremo che P è la potenza attiva e che cosΦ è il fattore di potenza.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S1
Titolo: POTENZE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 2
Analizziamo meglio la potenza istantanea

VM ⋅ I M
p(t ) = v(t ) ⋅ i (t ) = [cos(φV − φI ) + cos(2ωt + φV + φI )] = V ⋅ I ⋅ cos φ + V ⋅ I ⋅ cos(2ωt + φV − φI )
2

Dall’ultima espressione possiamo dire che la potenza istantanea è data dalla somma di due
componenti, uno costante pari alla potenza attiva o media, l’altro sinusoidale a pulsazione
doppia (2ω) rispetto alla pulsazione di v(t) ed i(t), (ω). Mediante alcuni artifici matematici è
possibile pervenire alla seguente espressione per la potenza istantanea

p (t ) = v(t ) ⋅ i (t ) = P + ( P cos 2ωt + Qsen 2ωt )

In quest’ultima espressione Q=V*I*senΦ è detta potenza reattiva , si misura in Volt Ampere


Reattivi [VAR], e coincide con la potenza messa in gioco dagli induttori e dai condensatori (non
è dissipata ma è scambiata).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S1
Titolo: POTENZE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 2
POTENZA APPARENTE COMPLESSA
Abbiamo definito P e Q, definiamo la potenza apparente A=V*I la cui unità di misura è il Volt
Ampere [VA].
Consideriamo il prodotto tra il fasore della tensione V ed il complesso coniugato del fasore della
corrente I*, a tale prodotto diamo il nome di potenza apparente complessa A.

A& = V&I&* = VM e jφV ⋅ I M e − jφ I = VM ⋅ I M e j (φV −φ I ) =


= VM ⋅ I M ⋅ cos(φV − φ I ) + jVM ⋅ I M ⋅ sen(φV − φI ) =
= VM ⋅ I M ⋅ cos φ + jVM ⋅ I M ⋅ senφ =
= V ⋅ I ⋅ cos φ + jV ⋅ I ⋅ senφ = P + jQ
Q
A = P 2 + Q 2 , φ = arctg
P

Le potenze attiva P, reattiva Q e apparente


complessa A, stanno tra di loro come i lati di un
triangolo detto triangolo della potenza.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S1
Titolo: POTENZE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 2
MASSIMO TRASFERIMENTO DI POTENZA DA UN GENERATORE AD UN CARICO
Vogliamo analizzare il circuito in figura dal punto di vista del trasferimento della potenza dal
generatore al carico (Load) attraverso i morsetti AB. Il generatore, o il circuito equivalente serie
o di Thevenin tra i punti AB del circuito, ha un’impedenza interna Zi=Ri+jXi, è connesso ad un
carico che ha un’ impedenza ZL=RL+jXL con fase ϕ.
La domanda a cui vogliamo rispondere è la seguente:
quali condizioni si devono verificare nel circuito affinché
ci sia massimo trasferimento di potenza attiva dal
generatore al carico?
La potenza attiva assorbita dal carico vale
P=VIcosϕ=RLI2=RLE2/[(RL+Ri)2+(XL+Xi)2]
Affinché ci sia massimo trasferimento di potenza attiva
dal generatore al carico devono essere verificate le
seguenti condizioni:
ƒ RL=Ri
ƒ XL=-Xi
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S1
Titolo: POTENZE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE 2
In termini di impedenza si ha
ZL=Z*i
cioè l’impedenza del carico deve essere pari al complesso coniugato dell’impedenza interna del
generatore.
In tali condizioni si ha una potenza trasferita pari a
PMAX=E2/4Ri .
Per quanto riguarda il rendimento del sistema si ha
P RL I 2
η MAX = = = 0,5
Pg RL I 2 + R i I 2

Il rendimento massimo sarà pari a 0,5, cioè di tutta la potenza generata solo metà sarà
utilizzabile, l’altra metà sarà dissipata all’interno del generatore.
Tutto quanto detto sul massimo trasferimento di potenza può essere riportato ai circuiti
funzionanti in regime continuo. In tal caso si ha la semplificazione dovuta al fatto che vengono a
mancare le reattanze.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S2
Titolo: BOUCHEROT
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI BOUCHEROT
Se consideriamo un circuito comunque complesso dove sono presenti resistori, induttori e
condensatori il calcolo delle potenze può essere fatto utilizzando il teorema di Boucherot.
Il teorema dice che la potenza attiva totale PT è data dalla somma aritmetica delle potenze
dissipate da ogni resistore:

PT = P1 + P2 + ... + PN

La potenza reattiva totale QT è data dalla somma algebrica delle singole potenze reattive. Le
potenze induttiva e capacitiva hanno segno opposto, quindi nel momento in cui sono uguali in
valore assoluto la potenza reattiva complessiva è pari a zero.

QT = QL1 + QL 2 + ... + QLN − (QC1 + QC 2 + ... + QCN )

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S2
Titolo: BOUCHEROT
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI BOUCHEROT
La potenza apparente complessa totale AT è data dalla somma vettoriale delle singole
potenze apparenti complesse.

A&T = A&1 + A& 2 + ... + A& N

Per quanto detto sopra la potenza apparente totale può essere calcolata come:

AT = P 2T + Q 2T

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S2
Titolo: BOUCHEROT
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TEOREMA DI BOUCHEROT
Se consideriamo ad esempio un circuito costituito da tre componenti (tre carichi), ognuno dei
quali ha le sue Pi, Qi e Ai, da un punto di vista grafico avremo che le potenze parziali e le potenze
totali stanno tra di loro come riportato in figura.
Si noti che gli angoli γi rappresentano lo sfasamento tra la tensione e la corrente del carico i.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
ESERCIZIO RISOLTO 1.
Dato il circuito in figura, utilizzando le potenze, calcolare la tensione V alla sezione 1-1’

PU = 3 kW
cos φU = 0,6
VU = 220 V (efficaci)
Dati
f = 50 Hz
L = 1 mH
R = 0,1 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 26/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI SVOLTI
Nella risoluzione applichiamo il teorema di Boucherot. Iniziamo dalla sez. 2-2’ e ci spostiamo verso
la sez. 1-1’
QU = PU ⋅ tgφU VAR Potenza reattiva alla sezione 2-2’
PU
IU = = 22,7 A Corrente assorbita dal carico
VU ⋅ cos φU
QL = X L ⋅ I 2U = 2 ⋅ 3,14 ⋅ 50 ⋅ 0,001 ⋅ 22,7 2 VAR Potenza reattiva della reattanza di linea

PR = R ⋅ I 2U = 0,1 ⋅ 22,7 2 W Potenza attiva della resistenza di linea


P1−1' = PU + PR = 3.050 W
Potenza attiva alla sezione 1-1’
Q1−1' = QU + QL = 4.140 VAR
Potenza reattiva alla sezione 1-1’
A1−1' = P 2
1−1' +Q 2
1−1' VA
Potenza apparente alla sezione 1-1’
A1−1'
V1−1' = = 226 V
IU Tensione alla sezione 1-1’

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELLA AUTOMAZIONE
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27
Titolo: RIFASAMENTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO 1
Consideriamo il circuito in figura dove un utilizzatore U di natura ohmico induttiva, avente
resistenza RU, reattanza XLU e fase Φ, è alimentato da un generatore di tensione sinusoidale
attraverso una linea di resistenza R e reattanza induttiva XL. I fasori delle varie grandezze sono
riportati nel diagramma vettoriale seguente.

Il carico assorbe le seguenti


potenze:
PU = EUIcosΦ = EUIa
QU = EUIsenΦ= EUIr
Facciamo alcune considerazioni:
ƒ la componente Ia della corrente I
è legata alla potenza attiva PU.
ƒ la componente Ir della corrente I
è legata alla potenza reattiva QU.
ƒ per il dimensionamento di
macchine ed impianti si considera
l’intera corrente I.
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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELLA AUTOMAZIONE
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27
Titolo: RIFASAMENTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO 1
Se inseriamo in parallelo al carico un condensatore, esso assorbirà una corrente di modulo IC a
90° in anticipo sulla tensione EU.

Notiamo quanto segue:


ƒ PU=EUIcosΦ=EUIa non varia
ƒ QU=EUI’senΦ’=EU(Ir-Ic)
diminuisce
ƒ L’angolo di fase tra tensione e
corrente diminuisce da Φ a Φ’
ƒ Il modulo della corrente
diminuisce da I ad I’

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27
Titolo: RIFASAMENTO 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO 1
Analizziamo cosa avviene nel sistema a seguito dell’inserimento del condensatore in parallelo al
carico, cioè a seguito del rifasamento:
ƒ il funzionamento del carico rimane invariato, esso continua ad assorbire la corrente I alla
tensione EU;
ƒ il generatore prima del rifasamento erogava una corrente I, dopo il rifasamento eroga una
corrente I’ dove I’<I;
ƒ sulla linea di alimentazione si ha una diminuzione della caduta di tensione, infatti prima del
rifasamento essa valeva ∆V=ZLI, dopo il rifasamento vale ∆V’=ZLI’;
ƒ le perdite di potenza per effetto Joule sulla linea diminuiscono da PL=RI2 prima del
rifasamento a PL’=RI’2 dopo il rifasamento.
Se consideriamo che la misura dell’energia elettrica, da pagare al fornitore , avviene ai morsetti
del carico, ci rendiamo conto che l’ente fornitore trae i vantaggi sopra elencati dal rifasamento
del carico, pertanto “impone” il rifasamento dei carichi (oltre certi limiti di potenza
contrattuale).

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELLA AUTOMAZIONE
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27/S1
Titolo: RIFASAMENTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO 2
A questo punto è importante stabilire quanto deve valere la capacità C da inserire in parallelo al
carico per far diminuire l’angolo di fase da Φ a Φ’.
Distingueremo due casi: rifasamento totale e rifasamento parziale.
RIFASAMENTO TOTALE
In questo caso si elimina completamente la potenza reattiva Q. Dopo il rifasamento si ha A=P;
Φ’=0; Q’=0. Operativamente calcoleremo il valore della potenza reattiva del carico Qu e lo
porremo uguale alla potenza reattiva del condensatore QC da usare per rifasare. Nota la
potenza reattiva e la tensione che interessano il condensatore calcoleremo la reattanza
capacitiva e quindi la capacità da utilizzare.
In formule:

QC = QU
E 2U E 2U 1 1
dall ' espressione QC = ⇒ XC = = ⇒ C= [F ]
XC QC ωC ωX C

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27/S1
Titolo: RIFASAMENTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO 2
RIFASAMENTO PARZIALE
In questo caso si riduce la potenza reattiva in modo da passare da quella messa in gioco
normalmente dal carico Q (a cui corrisponde l’angolo Φ) a quella messa in gioco dall’insieme
carico+condensatore di rifasamento Q’ (a cui corrisponde l’angolo Φ’). Se considerando il
triangolo delle potenze la QC del condensatore è pari a Q=PtgΦ meno la Q’=P*tgΦ’.
Nota la potenza reattiva e la tensione del condensatore calcoleremo la reattanza capacitiva e
quindi la capacità da utilizzare.

In formule:

QC = Q − Q' = P ⋅ tgφ − P ⋅ tgφ ' = P ⋅ (tgφ − tgφ ' )


E 2U E 2U 1 1
dall ' espressione QC = ⇒ XC = = ⇒ C= [F ]
XC QC ωC ωX C

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELLA AUTOMAZIONE
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27/S1
Titolo: RIFASAMENTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO 2
In realtà la potenza assorbita dal carico varia nel tempo; se ad esempio consideriamo una
piccola azienda di produzione di ceramiche, durante la giornata avremo delle variazioni del
carico. Ciò comporta che la capacità da utilizzare per rifasare il carico non può essere costante,
ma deve variare nel tempo. Allo scopo si utilizza una centralina di rifasamento che, una volta
collegata al carico, determina ad intervalli di tempo regolari la potenza reattiva QC necessaria a
mantenere un dato sfasamento tra tensione e corrente. La capacità necessaria è ottenuta
collegano in vario modo (serie-parallelo) i condensatori contenuti nella centralina.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELLA AUTOMAZIONE
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
ESERCIZIO RISOLTO 1
Dato il circuito in figura provvedere al rifasamento totale

⎧V& = 200 + j 0 (efficaci)


⎪•
DATI ⎪⎨Z U = 10 + j 20
⎪ f = 50 Hz
⎪⎩

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELLA AUTOMAZIONE
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
V = VX + VY = (200) 2 + (0) 2 = 200 V
2 2 Calcoliamo il valore efficace della tensione

ZU = Z X + Z Y = (10 ) 2 + (2 0) 2 = 22,36 Ω
2 2
Calcoliamo il modulo dell’impedenza
V 200
I= = = 8,94 A Calcoliamo il valore efficace della corrente
ZU 22,36

QU = X L ⋅ I 2 = 20 ⋅ (8,94) 2 = 1.598 VAR = QC Calcoliamo la potenza reattiva assorbita dal


carico e imponiamo l’uguaglianza alla Qc
V 2 (200) 2 Calcoliamo il valore della reattanza
XC = = = 25,03 Ω
QC 1598 capacitiva

1 QC 1 Q 1 1598
C= ⋅ 2 = ⋅ C2 = ⋅ = 127 μF Calcoliamo il valore della capacità
ω V 2π ⋅ f V 2π ⋅ 50 (200) 2

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELLA AUTOMAZIONE
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
ESERCIZIO RISOLTO 2
Dato il circuito in figura provvedere al rifasamento a cosΦ’=0,95, (φFIN = 18,19°)

⎧V& = 200 + j 0 (efficaci)


⎪•

DATI ⎨Z U = 10 + j 20
⎪ f = 50 Hz
⎪⎩

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELLA AUTOMAZIONE
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 27/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
V = VX + VY = (200) 2 + (0) 2 = 200 V
2 2
Calcoliamo il modulo della tensione

ZU = Z X + Z Y = (10 ) 2 + (2 0) 2 = 22,36 Ω
2 2
Calcoliamo il modulo dell’impedenza
V 200
I= = = 8,94 A
ZU 22,36 Calcoliamo il modulo della corrente
PU = R ⋅ I 2 = 10 ⋅ (8,94) 2 = 799 W
Calcoliamo la potenza assorbita dal
φ = arctg
20
= 63,43° carico
10 Calcoliamo l’angolo di fase del
carico
QC = P ⋅ (tgφ − tgφ ' ) = 799 ⋅ (tg 63,43° − tg18,19°) = 1.335 VAR
2 2
Calcoliamo la potenza reattiva
V (200)
XC = = = 29,96 Ω
QC 1.335 Calcoliamo la reattanza capacitiva
1 QC 1 Q 1 1.335
C= ⋅ 2 = ⋅ C2 = ⋅ = 106 μF Calcoliamo la capacità
ω V 2π ⋅ f V 2π ⋅ 50 (200) 2

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 13
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 13
Dato il circuito in figura in cui sono noti Pu = 400 W, Qu = 800 VAR (induttivi), Iu = 10 A, R1 = 4
Ω, R2 = 2 Ω, L = 20,5 H, C = 0,16 F, ω = 1 rad/sec, determinare V1, I1 e ϕ1.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 13
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
Risolvo con Boucherot, individuo le sezioni indicate in figura.

sezione A
PA = Pu = 400 W
Q A = Qu = 800 VAR
I A = I u = 10 A
sezione B
I B = I A = 10 A
PB = PA + 2 I B = (400 + 200 ) = 600 W
2

QB = Q A = 800 VAR
AB = PB2 + QB2 = 600 2 + 800 2 = 1000 VA
AB
VB = = 100 V
IB
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 13
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

sezione C SVOLGIMENTO
VC = VB = 100 V
PC = PB = 600 W
2
V
QC = QB − C = 800 − 1600 = −800 VAR
6,25
AC = PC2 + QC2 = 600 2 + 800 2 = 1.000 VA
AC
IC = = 10 A
VC
sezione D
I D = I C = 10 A
PD = PC + 4 I D = 1.000 W
2

Q D = QC = −800 VAR
AD = PD2 + Q D2 = 1.280,62 VA
AD
VD = = 128,062 V
ID
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 13
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
sezione E
V E = V D = 128,062 V
PE = PD = 1.000 W
2
V
Q E = QD + E = 0 VAR
20,5
AE = PE
AE
IE = = 7,8087 A
VE
ϕ 1 = 0°
V1 = V E = 128,062 V

I 1 = I E = 7,8087 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 14
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 14
Per il circuito in figura calcolare V1 e V2 e tracciare il diagramma vettoriale delle grandezze.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 14
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
tgϕ=Q/P= 0,75 => ϕ=arctg 0,75=36°,8

V2=P/I*cosϕ= 249,7 V ; arg V2=45°+ϕ=81°,8 ;

V2=35,61+j247,14

V1=(R+jXl)*I+V2=
=(0,2+j0,314)*(70,7+j70,7)+(35,61+j247,14)=
=27,56+j283,48

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 15
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 15
Per il circuito in figura calcolare la corrente I, la tensione VAB, le correnti IR ed IL e disegnare il
diagramma vettoriale delle grandezze.

R1=20 Ω
R2=10 Ω
R3=3 Ω
XL1=37,7 Ω
XC2=53,1 Ω
XL3=4 Ω
V=230 V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 15
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
Z&1 = R1 + jX L1 , Z& 2 = R2 − jX C 2 , Z& 3 = R3 + jX L 3
Z& P = Z&1 // Z& 2 = 67,36 + j11,74 Ω
Z& = Z& + Z& = 70,36 + j15,74 Ω
T P 3
& 230 + j 0
&I = V = = 3,11 − j 0,69 A
&
Z T 70,36 + j15,74
V& = Z& ⋅ I& = 217,5 − j 9,96 V
AB P
&
&I = V AB = 2,18 − j 4,61 A
Z&1
R

&
&I = V AB = 0,926 + j 3,92 A
Z&
L
2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 16
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 16
Per il circuito in figura calcolare la potenza apparente complessa A erogata dal generatore.

Sono noti:

R1=10 Ω
R2=10 Ω
L=5.10-3 H
C=100 μF
e(t)=√2.400 sen(1.000t+30°) V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 28/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 16
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
E& = 400 ⋅ cos 30° + j 400 ⋅ sen30° = 346,41 + j 200 V
X L = ω ⋅ L = 1.000 ⋅ 5 ⋅ 10 −3 = 5 Ω
1
XC = = 10 Ω
ω ⋅C
R ⋅ (− jX C )
Z& SX = 1 = 5 − j5 Ω
R1 − jX C
R ⋅ jX L
Z& DX = 2 = 2 + j4 Ω
R2 + jX L
Z& = Z& + Z& = 7 − j Ω
T SX DX
&
&I = E = 44,44 + j 34,92 A
Z& T
A& = E& ⋅ I&* = (346,41 + j 200) ⋅ (44,44 − j 34,92) = 22.378 − j 3.208
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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 17
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 17
Per il circuito in figura verificare il bilancio energetico per le potenze attiva e reattiva.

Sono noti:
e(t)=√2.10.cos(ωt)
j(t)=√2.5.cos(ωt+90°)
f=50 Hz
R1=1 Ω
L=1.10-3 H
C=200 μF

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 17
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
1
E = 10 V , J = j 5 A , X L = ω ⋅ L = 0,314 Ω, X C = = 15,91 Ω
ω ⋅C
Applico la sovrapposizione deg li effetti utilizzando il metodo simbolico
(è possibile usarlo in quanto le grandezze sono isofrequenziali )
Agisce solo il generatore E
E
I' = = 9,10 − j 2,85 ; V ' = −VR1 = − R1 ⋅ I' = −9,1 + j 2,85
R1 + jX L1
Agisce solo il generatore J
R1
I' ' = J ⋅ ( ) = 1,429 + j 4,55 ; V ' ' = Z T ⋅ J = 78,125 + j 0,4485
R1 + jX L
R ⋅ jX L
in cui Z T = 1 − jX C = 0,0897 − j15,625
R1 + jX L
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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 17
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

sovrapponendo si ottiene
SVOLGIMENTO
I = I'+ I' ' = 10,529 + j1,7 da cui I = 10,66 A
V = V '+V ' ' = 69,025 + j 3,298
calcolo le potenze apparenti complesse dei due generatori
A = E ⋅ I* = 105,29 − j17
E

A J = V ⋅ J* = 16,49 − j 345,125


sommando parti reali e parti immaginarie ottenengo la potenza attiva e reattiva generata
Pg = 121,78 W ; Q g = −362,125 VAR
Verifico che le potenze attiva Pg e reattiva Q g erogate dai generatori
coincidono con le potenze attiva P e reattiva Q dissipate nei componenti R − L − C
I = J − I = −10,529 + j 3,3 da cui I = 11,034 A
R1 R1
2
P = R1 ⋅ I R1 = 1 ⋅ 11,034 2 = 121,75 W = Pg (a meno di approssimazioni )
Q = X L I 2 − X C J 2 = 0,314 ⋅ 10,66 2 − 15,91 ⋅ 5 2 = −362,06 VAR = Q g (a meno di approssimazioni )
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 18
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 18
Dato il circuito rappresentato in figura funzionante a regime, determinare la corrente i(t).

Sono noti:
R=10 Ω
XL=10 Ω
V=100 V
j(t)=100*sen(ωt) A
ω=314 rad/sec

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29/S1
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 18
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
Applichiamo la sovrapposizione degli effetti
agisce solamente il generatore di tensione
l ' indut tan za in continua equivale ad un corto circuito
V 100
i ' (t ) = −
=− = −10 A
R 10
agisce solamente il generatore di corrente
J = 100 A
jX L j10
I '' = J ⋅ = 100 ⋅ = 50 + j 50 A
R + jX L 10 + j10
I '' = 2 ⋅ 50, ϕ = π / 4
i '' (t ) = 2 ⋅ 50 ⋅ sen (ω t + π / 4) A
la corrente i (t ) è data dalla sovrapposizione
della componante i ' (t ) (cos tan te) con la
componente i ' ' (t ) (sin usoidale)
i (t ) = i ' (t ) + i '' (t ) = −10 + 2 ⋅ 50 ⋅ sen (ω t + π / 4) A

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 19
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 19
Per il circuito riportato in figura, funzionante a regime, calcolare la corrente i3(t).

Sono noti:
Z1=-j4 Ω
Z2=j10 Ω
Z3=2 Ω
v(t)=√2*220*sen(314t+30°) V
i(t)=√2*10*sen(628t+60°) A

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 19
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
SVOLGIMENTO
Applico la sovrapposizione deg li effetti.
Avendo i generatori frequenze diverse bisogna
sommare le correnti nel do min io del tempo.
Agisce solo il generatore di tensione
V = 2 ⋅ 220 ⋅ cos 30° + j 2 ⋅ 220 ⋅ sen30° = 269,44 + j155,56 V
Calcolo l ' impedenza totale vista dai morsetti del generatore
ZT = Z1 + Z 3 = 2 − j 4 Ω
Calcolo la corrente erogata dal generatore
I 3' = V = 269,44 + j155,56 = −4,16 + j 69,44

A
ZT 2 − j4
' ' 69,44
I 3 = 69,56 A ; arg( I3 ) = arctg = −86°
− 4,16
(rispetto all ' asse reale negativo)
' ' ' 47
i3 (t ) = I 3 sen(314t + faseI3 ) = 69,56 sen(314t + ⋅π )
90
'
(lo sfasamento di i3 deve essere espresso rispetto all ' asse reale positivo)
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29/S2
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 19
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
Agisce solo il generatore di corrente
I = 2 ⋅ 10(cos 60° + jsen60°) = 7,07 + j12,24 A
''
Calcolo la corrente I3
'' Z1 (− j 4)
I3 = I ⋅ = (7,07 + j12,24) ⋅ =
Z1 + Z 3 ( − j 4) + 2
= 10,55 + j 6,96 A
'' '' 6,96 11
I 3 = 12,63 A, arg( I3 ) = arctg = 33° = π rad
10,55 60
'' 11
i3 (t ) = 12,63 ⋅ sen(628t + π)
60
' ''
La corrente i3 (t ) è ottenibile sommando le due correnti i3 (t ) e i3 (t )
' '' 47 11
π ) + 12,63 ⋅ sen(628t + π )
i3 (t ) = i3 (t ) + i3 (t ) = 69,56 ⋅ sen(314t +
90 60
(non sommo i fasori in quanto hanno frequenza diversa.
La corrente i3 (t ) NON è sin usoidale).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 20
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO ESAME 20
Per il circuito riportato in figura, funzionante in regime sinusoidale, dopo aver calcolato il circuito
equivalente di Thevenin ai morsetti di Z5 , calcolare la potenza apparente complessa assorbita da
Z5.

Sono noti:
Zi=i+ji Ω
v(t)=√2*220*sen(314t+30°) V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29/S3
Titolo: ESERCIZI D'ESAME 20
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
SVOLGIMENTO
V = 2 ⋅ 220 ⋅ cos 30° + j 2 ⋅ 220 ⋅ sen30° = 269,44 + j155,56 V
Calcolo l ' impedenza equivalente di Thevenin
ZTh = [(Z1 + Z 2 ) // Z 3 ] + Z 4 = 5,5 + j 5,5 Ω
Calcolo la VTh
V
VTh = Z 3 ⋅ = 134,72 + j 77,78 V
Z1 + Z 2 + Z 3
considerando il circuito in figura
VTh 10,47
I = = 10,12 − j 2,71 A ⇒ I= = 7, 4 A
ZTh + Z 5 2
P = R5 ⋅ I 2 = 5 ⋅ (7,4 ) = 274 W
2

Q = X L 5 ⋅ I 2 = 5 ⋅ (7,4 ) = 274 VAR


2

A5 = P + jQ = 274 + j 274 VA

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 29/S3
Titolo: ESERCIZI V
Attività n°: 2

Facoltà di Ingegneria

MAPPA CONCETTUALE

Lo studente costruisca una mappa concettuale relativa agli argomenti trattati nel nucleo
tematico.
Si può utilizzare il programma cMap tool o creare la mappa con ausili diversi.
Coloro che lo desiderano possono inviarmi il proprio elaborato in modo da ricevere un
feedback. L’invio delle mappe deve avvenire esclusivamente tramite e-Portfolio.
Non verranno prese in considerazione elaborati copiati o scaricati da internet o realizzate da
altri studenti.
Si precisa che tale attività non verrà presa in considerazione ai fini della valutazione finale
dell'esame.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30
Titolo: VERIFICA LEZIONI 21-29 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

VERIFICA N. 2
CIRCUITI ELETTRICI IN REGIME
SINUSOIDALE
INDICAZIONI OPERATIVE PER L’AUTOVERIFICA

Risolvere tutti gli esercizi ed il test proposti di seguito.


Si suggerisce di mostrare in sede d’esame al docente gli esercizi svolti durante lo
studio.
Nel caso in cui non si riuscisse a risolvere qualcuno degli esercizi proposti si
contatti il docente all’indirizzo gennaro.infante@uniecampus.it
E’ auspicabile che svolgiate altri esercizi simili a quelli risolti, proposti nelle lezioni
precedenti e nella presente verifica.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30
Titolo: VERIFICA LEZIONI 21-29 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 1
Per il circuito in figura si ha : R = 5 Ω, X1 = 3 Ω, X2 = 10 Ω, X3 = 4 Ω.
Calcolare ZAB

Risposta: ZAB = 8.2 + j3.1 .


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30
Titolo: VERIFICA LEZIONI 21-29 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 2
Per il circuito in figura calcolare il circuito equivalente di Thevenin ai morsetti AB

Risposta: VTh=j/(2+j) , ZTh=(1+j)/(2+j)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30
Titolo: VERIFICA LEZIONI 21-29 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 3
Per il circuito in figura

Calcolare:
La capacità da collegare in parallelo al carico per rifasarlo completamente
C=0,29 mF
La corrente di linea prima e dopo il rifasamento Iprima=41 A, Idopo=22,8 A
La potenza attiva dissipata sulla linea prima e dopo il rifasamento Pprima=675 W, Pdopo=208 W
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S1
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

VERIFICA N. 2
CIRCUITI ELETTRICI IN REGIME
SINUSOIDALE
INDICAZIONI OPERATIVE PER L’AUTOVERIFICA

Risolvere tutti gli esercizi ed il test proposti di seguito.


Si suggerisce di mostrare in sede d’esame al docente gli esercizi svolti durante lo
studio.
Nel caso in cui non si riuscisse a risolvere qualcuno degli esercizi proposti si
contatti il docente all’indirizzo gennaro.infante@uniecampus.it
E’ auspicabile che svolgiate altri esercizi simili a quelli risolti, proposti nelle lezioni
precedenti e nella presente verifica.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S1
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 1
Per il circuito in figura, che funziona a regime, calcolare la tensione VR(t) utilizzando il principio
di sovrapposizione degli effetti.

Nota: quando agisce il generatore in corrente continua la capacità è un circuito aperto,


l’induttanza è un corto circuito. Risposta: VR(t)=12+cos (1000t) V
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S1
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 2
Per il doppio bipolo in figura calcolare la matrice delle impedenze

Risposta: Z11=Z22=6-j, Z12=Z21=1

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S1
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 3
Dato il circuito in figura si considerino due casi:
Tasto S aperto calcolare P e Q;
Tasto S chiuso calcolare la capacità tale da rifasare completamente il circuito (angolo tra E ed I
pari a zero)

Risposta: Tasto aperto P=3.620 W , Q=3.980 VAR, Tasto chiuso C=79 μF


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S2
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

VERIFICA N. 2
CIRCUITI ELETTRICI IN REGIME
SINUSOIDALE
INDICAZIONI OPERATIVE PER L’AUTOVERIFICA

Risolvere tutti gli esercizi ed il test proposti di seguito.


Si suggerisce di mostrare in sede d’esame al docente gli esercizi svolti durante lo
studio.
Nel caso in cui non si riuscisse a risolvere qualcuno degli esercizi proposti si
contatti il docente all’indirizzo gennaro.infante@uniecampus.it
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precedenti e nella presente verifica.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S2
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 1
Per il doppio bipolo riportato in figura calcolare la matrice di trasmissione

Risposta:

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S2
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO PROPOSTO 2
Per il circuito in figura, calcolare la corrente I col tasto S aperto. Col tasto S chiuso ricalcolare la
corrente dopo aver provveduto al rifasamento totale.

Risposta: I S aperto=13,5 A. Con il tasto chiuso C=79 μF, I S chiuso= 9,1 A


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S2
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

QUESITI PROPOSTI
DOMANDA. Si consideri un circuito funzionante a regime, costituito esclusivamente da
componenti lineari, si supponga che nel circuito agiscano due generatori, uno in continua (di
tensione o di corrente) ed uno sinusoidale con pulsazione ω (anch’esso di tensione o di
corrente). Come è possibile determinare l’espressione di una qualsiasi tensione/corrente nel
dominio del tempo all’interno del circuito?

(RISPOSTA. La tensione/corrente incognita è costituita da due componenti, una continua ed


una sinusoidale. Per risolvere il problema si può applicare il PSE, si fanno agire i generatori
separatamente e si sommano i risultati ottenuti. Quando agisce il generatore in continua si
esclude il generatore in alternata (se quest’ultimo è di tensione si cortocircuita, se è di corrente
si apre), studiando il circuito si ottiene la componente continua della grandezza incognita.
Viceversa, quando agisce il generatore in alternata si esclude il generatore in continua, si studia
il circuito operando con il metodo simbolico e successivamente si trasforma la grandezza
ottenuta nel dominio del tempo, si ottiene la componente sinusoidale della grandezza incognita.
La tensione/corrente incognita si ottiene sommano algebricamente le due componenti.
E’ possibile generalizzare il metodo per circuiti aventi n generatori in continua e m generatori in
alternata sinusoidale.)
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S2
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 3
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

QUESITI PROPOSTI
DOMANDA. Si consideri un circuito funzionante a regime, costituito esclusivamente da
componenti lineari. Si supponga che nel circuito agiscano due generatori sinusoidali, uno avente
pulsazione ω1, l’altro avente pulsazione ω2. I generatori possono essere indifferentemente di
tensione o di corrente. Come è possibile determinare l’espressione di una qualsiasi
tensione/corrente nel dominio del tempo all’interno del circuito?
(RISPOSTA. La tensione/corrente incognita è costituita da due componenti, entrambe
sinusoidali ma a pulsazioni diverse ω1 ed ω2. Per risolvere il problema si può applicare il PSE, si
fanno agire i generatori separatamente e si sommano i risultati ottenuti. Quando agisce il
generatore avente pulsazione ω1 si esclude il generatore avente pulsazione ω2, studiando il
circuito col metodo simbolico si ottiene la componente sinusoidale a pulsazione ω1 della
grandezza incognita. Si riporta nel dominio del tempo la grandezza calcolata. Viceversa, quando
agisce il generatore avente pulsazione ω2 si esclude il generatore avente pulsazione ω1, si
studia il circuito operando con il metodo simbolico e successivamente trasformando la
grandezza ottenuta nel dominio del tempo; si ottiene la componente sinusoidale a pulsazione
ω2 della grandezza incognita. La tensione/corrente incognita si ottiene sommano
algebricamente le due componenti nel dominio del tempo .
E’ possibile generalizzare il metodo per circuiti aventi n generatori in alternata sinusoidale aventi
pulsazioni diverse. Notare che la grandezza ottenuta non è sinusoidale.)
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 30/S3
Titolo: VERIFICA (LEZIONI 21-29) 4
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

QUESTIONARIO SU CIRCUITI ELETTRICI IN


REGIME SINUSOIDALE
Rispondere alle seguenti domande:

1. Quali sono i parametri che caratterizzano le grandezze sinusoidali?


2. Discutere delle varie rappresentazioni di funzioni sinusoidali e dei passaggi tra le
rappresentazioni
3. Confrontare il comportamento di circuiti RL ed RC evidenziandone gli aspetti legati alla
dualità
4. Tracciare i diagrammi vettoriali per circuiti RLC serie e parallelo
5. Definire i vari tipi di potenza ed i legami che intercorrono tra queste
6. Discutere sul teorema di Boucherot
7. Analizzare i vantaggi che si hanno nel rifasamento
8. Si considerino N impedenze connesse tra di loro una prima volta in serie, una seconda volta
in parallelo; fare delle considerazioni rispetto alla dualità (similitudini).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE
Gli argomenti che affronteremo in questo nucleo tematico riguardano i sistemi trifase. Questi
sono di grande interesse applicativo in quanto tutti i sistemi di generazione-trasmissione-
distribuzione dell’energia elettrica, a qualsiasi livello di tensione, appartengono a tale tipologia.
Un generatore trifase G è una macchina elettrica, denominata generatore sincrono o
alternatore, generalmente installato nelle centrali elettriche. Per descriverne brevemente il
funzionamento possiamo utilizzare lo schema riportato in figura. Un motore primo M, ad
esempio un motore diesel, una turbina idraulica, un sistema di pale eoliche, fornisce attraverso
un asse rotante a velocità angolare Ω l’energia sotto forma meccanica al generatore G.

Il generatore G ha la capacità di trasformare


l’energia meccanica in ingresso, presente
sull’asse, in energia elettrica in uscita, disponibile
ai morsetti 1-2-3.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE
Tra i morsetti 1-2-3 ed il morsetto N (neutro) del generatore si ha una terna di tensioni
sinusoidali e1(t), e2(t) ed e3(t), aventi lo stesso modulo EM, stessa frequenza e fase relativa di
120°. Diremo che tale terna è simmetrica (e diretta). Possiamo rappresentare la terna di
tensioni attraverso tre fasori come riportato in figura. Nel diagramma, per comodità grafica,
abbiamo scelto Φ=0°. Chiameremo questa terna col nome di terna delle tensioni stellate.

e1 (t ) = EM sen(ωt + φ ) ⇔ E&1
e2 (t ) = EM sen(ωt + φ − 120°) ⇔ E& 2
e3 (t ) = EM sen(ωt + φ − 240°) ⇔ E& 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE
Se consideriamo le tensioni presenti tra i morsetti 1-2-3 senza tenere in conto il morsetto di neutro
N, si ha una terna di tensioni sinusoidali v12(t), v23(t) e v31(t), aventi lo stesso modulo VM, stessa
frequenza e sfasate tra di loro di 120°, anche in questo caso diremo che la terna è simmetrica.
Possiamo rappresentare la terna di tensioni attraverso tre fasori come riportato nella figura che
segue (abbiamo scelto per la terna delle tensioni stellate con la E1 a Φ=90°). Chiameremo tale
terna con il nome di terna delle tensioni concatenate. E’ facile dimostrare che le terne delle tensioni
stellate e concatenate sono sfasate tra di loro di 30° e che VM=√3EM.

v12 (t ) = e1 (t ) − e2 (t ) = VM sen(ωt + φ + 30°) V


V&12 = E&1 − E& 2
v2 3 (t ) = e2 (t ) − e3 (t ) = VM sen(ωt − 120° + φ + 30°) V
V&23 = E& 2 − E& 3
v31 (t ) = e3 (t ) − e1 (t ) = VM sen(ωt − 240° + φ + 30°) V
V&31 = E& 3 − E&1

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE
Per le terne delle tensioni stellate e concatenate sussistono le relazioni seguenti.

e1 (t ) + e2 (t ) + e3 (t ) = 0 ∀t
E&1 + E& 2 + E& 3 = 0
v12 (t ) + v2 3 (t ) + v31 (t ) = 0 ∀t
V&12 + V&23 + V&31 = 0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE
Vediamo il legame esistente tra una generica tensione concatenata V ed una generica tensione
stellata E

V
2 = cos 30°
E
V
= cos 30° ⋅ E
2
V 3
= ⋅E
2 2

V = 3⋅E

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 2

Facoltà di Ingegneria
IMPEDENZE A STELLA E A TRIANGOLO

Così come avviene per le resistenze, anche tre impedenze possono essere collegate tra di loro a
stella o a triangolo. Questi collegamenti sono diffusi nelle macchine e negli impianti, si pensi ad
esempio ai motori elettrici trifase, in essi gli avvolgimenti statorici possono essere connessi o a
stella o a triangolo.

IMPEDENZE COLLEGATE A STELLA (Y)


Consideriamo tre impedenze (che
possono essere identiche o diverse tra
di loro), diremo che queste sono
collegate a stella se hanno un estremo
collegato in comune (punto o) e gli
altri tre estremi collegati ad altrettanti
punti del circuito (1-2-3).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 2

Facoltà di Ingegneria
IMPEDENZE A STELLA E A TRIANGOLO

IMPEDENZE COLLEGATE A TRIANGOLO (D)


Consideriamo tre impedenze (che possono
essere identiche o diverse tra di loro), diremo
che queste sono collegate a triangolo se il
morsetto finale della prima è collegato al
morsetto iniziale della seconda, il morsetto
finale della seconda è collegato al morsetto
iniziale della terza e il morsetto finale della
terza è collegato al morsetto iniziale della
prima. Il collegamento che si ottiene è
riportato in figura.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 2

Facoltà di Ingegneria
TRASFORMAZIONI TRIANGOLO-STELLA e STELLA-
TRIANGOLO

TRASFORMAZIONE TRIANGOLO-STELLA
In alcuni casi è necessario/conveniente sostituire al triangolo presente tra i morsetti 1-2-3 una
stella equivalente. Si possono utilizzare le seguenti espressioni:

Z&12 ⋅ Z& 31 Z&12 ⋅ Z& 23 Z& 23 ⋅ Z& 31


Z&1 = ; Z& 2 = ; Z& 3 =
Z&12 + Z& 23 + Z& 31 Z&12 + Z& 23 + Z& 31 Z&12 + Z& 23 + Z& 31

Nel caso in cui le tre impedenze a triangolo sono uguali si ha Z12=Z23=Z31=Z∆


conseguentemente anche le tre impedenze a stella saranno uguali tra di loro a varranno

Z& 2 Δ Z& Δ
Z&Y = Z&1 = Z& 2 = Z& 3 = =
3Z& Δ 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31
Titolo: SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 2

Facoltà di Ingegneria
TRASFORMAZIONI TRIANGOLO-STELLA e STELLA-
TRIANGOLO

TRASFORMAZIONE STELLA-TRIANGOLO
In alcuni casi è necessario sostituire alla stella presente tra i morsetti 1-2-3 un triangolo
equivalente, si possono utilizzare le seguenti espressioni:

& Z&1 ⋅ Z& 2 + Z& 2 ⋅ Z& 3 + Z& 3 ⋅ Z&1 & Z&1 ⋅ Z& 2 + Z& 2 ⋅ Z& 3 + Z& 3 ⋅ Z&1 & Z&1 ⋅ Z& 2 + Z& 2 ⋅ Z& 3 + Z& 3 ⋅ Z&1
Z12 = ; Z 23 = ; Z 31 =
Z& 3 Z&1 Z& 2

Nel caso in cui le tre impedenze a stella sono uguali si ha Z1=Z2=Z3=ZY


conseguentemente le tre impedenze a triangolo saranno uguali tra di loro a varranno

& & & & 3 ⋅ Z& 2Y


Z Δ = Z12 = Z 23 = Z 31 = = 3 ⋅ Z&Y
&
ZY

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S1
Titolo: IMPEDENZE A STELLA Y E A TRIANGOLO?
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

IMPEDENZE A STELLA E A TRIANGOLO


Così come avviene per le resistenze, anche tre impedenze possono essere collegate tra di loro a
stella o a triangolo. Questi collegamenti sono diffusi nelle macchine e negli impianti, si pensi ad
esempio ai motori elettrici trifase, in essi gli avvolgimenti statorici possono essere connessi o a
stella o a triangolo.

IMPEDENZE COLLEGATE A STELLA (Y)


Consideriamo tre impedenze (che
possono essere identiche o diverse tra
di loro), diremo che queste sono
collegate a stella se hanno un estremo
collegato in comune (punto o) e gli
altri tre estremi collegati ad altrettanti
punti del circuito (1-2-3).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S1
Titolo: IMPEDENZE A STELLA Y E A TRIANGOLO?
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

IMPEDENZE A STELLA E A TRIANGOLO


IMPEDENZE COLLEGATE A TRIANGOLO (D)
Consideriamo tre impedenze (che possono
essere identiche o diverse tra di loro), diremo
che queste sono collegate a triangolo se il
morsetto finale della prima è collegato al
morsetto iniziale della seconda, il morsetto
finale della seconda è collegato al morsetto
iniziale della terza e il morsetto finale della
terza è collegato al morsetto iniziale della
prima. Il collegamento che si ottiene è
riportato in figura.

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S1
Titolo: IMPEDENZE A STELLA Y E A TRIANGOLO?
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TRASFORMAZIONI TRIANGOLO-STELLA e
STELLA-TRIANGOLO
TRASFORMAZIONE TRIANGOLO-STELLA
In alcuni casi è necessario/conveniente sostituire al triangolo presente tra i morsetti 1-2-3 una
stella equivalente. Si possono utilizzare le seguenti espressioni:

Z&12 ⋅ Z& 31 Z&12 ⋅ Z& 23 Z& 23 ⋅ Z& 31


Z&1 = ; Z& 2 = ; Z& 3 =
Z&12 + Z& 23 + Z& 31 Z&12 + Z& 23 + Z& 31 Z&12 + Z& 23 + Z& 31

Nel caso in cui le tre impedenze a triangolo sono uguali si ha Z12=Z23=Z31=Z∆


conseguentemente anche le tre impedenze a stella saranno uguali tra di loro a varranno

Z& 2 Δ Z& Δ
Z&Y = Z&1 = Z& 2 = Z& 3 = =
3Z& Δ 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S1
Titolo: IMPEDENZE A STELLA Y E A TRIANGOLO?
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

TRASFORMAZIONI TRIANGOLO-STELLA e
STELLA-TRIANGOLO
TRASFORMAZIONE STELLA-TRIANGOLO
In alcuni casi è necessario sostituire alla stella presente tra i morsetti 1-2-3 un triangolo
equivalente, si possono utilizzare le seguenti espressioni:

& Z&1 ⋅ Z& 2 + Z& 2 ⋅ Z& 3 + Z& 3 ⋅ Z&1 & Z&1 ⋅ Z& 2 + Z& 2 ⋅ Z& 3 + Z& 3 ⋅ Z&1 & Z&1 ⋅ Z& 2 + Z& 2 ⋅ Z& 3 + Z& 3 ⋅ Z&1
Z12 = ; Z 23 = ; Z 31 =
Z& 3 Z&1 Z& 2

Nel caso in cui le tre impedenze a stella sono uguali si ha Z1=Z2=Z3=ZY


conseguentemente le tre impedenze a triangolo saranno uguali tra di loro a varranno

& & & & 3 ⋅ Z& 2Y


Z Δ = Z12 = Z 23 = Z 31 = = 3 ⋅ Z&Y
&
ZY

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S2
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA


In questo tipo di collegamento, come riportato in figura, al generatore trifase è collegato un
utilizzatore costituito da tre impedenze identiche connesse tra di loro a stella. Il punto in
comune O è detto centro stella. Considereremo impedenze ohmico-induttive in quanto
rappresentano la quasi totalità dei carichi elettrici.

Z& = R + jX L
Z = R2 + X L
2

XL
α = arctg
R

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S2
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA


In ogni fase della stella circolerà una corrente determinabile dalla legge di Ohm.

& & &


&I F 1 = I&L1 = E1 ; I&F 2 = I&L 2 = E2 ; I&F 3 = I&L 3 = E3 ;
Z& Z& Z&
I&N = I&F 1 + I&F 2 + I&F 3 = 0
V = 3⋅E

Ci sono da fare alcune considerazioni:


• la corrente che attraversa i conduttori di linea coincide con la corrente che attraversa i
conduttori di fase;
• per ogni t la somma delle tre correnti di linea, che coincide con la corrente che attraversa il
conduttore di neutro, è pari a zero (pertanto il conduttore di neutro è superfluo)
• il modulo della tensione concatenata V è pari a √3 volte il modulo della tensione stellata E.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S2
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA

Le terne delle tensioni stellate e


delle correnti di fase(o di linea)
stanno tra di loro come riportato
nel diagramma.
In ogni fase la tensione e la
corrente sono sfasate di un angolo
α coincidente con l’angolo
caratteristico dell’impedenza.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Dato il sistema trifase simmetrico ed equilibrato rispondere ai quesiti proposti

Dati
E&1 = 2 ⋅ (220 + j 0)
Z& = 20 + j 25
Calcolare
E& 2 , E& 3 , I&F 1 , I&F 2 , I&F 3 , I&N

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Innanzitutto calcoliamo i vettori delle tensioni stellate o di fase; per fare ciò basta riferirsi al
diagramma riportato in figura

E& 2 = 2 ⋅ [−(220 ⋅ sen30°) − j (220 ⋅ cos 30°)] = 2 ⋅ (−110 − j190)


E& 3 = 2 ⋅ [−(220 ⋅ sen30°) + j (220 ⋅ cos 30°)] = 2 ⋅ (−110 + j190)

Calcoliamo le correnti di fase, che coincidono con le correnti di linea

E& 2 ⋅ (220 + j 0)
I&L1 = I&F 1 = 1 = = 2 ⋅ (4,29 − j 5,37)
Z& 20 + j 25
E& 2 ⋅ (−110 − j190)
I&L 2 = I&F 2 = 2 = = 2 ⋅ (−6,78 − j1,02)
Z& 20 + j 25
E& 2 ⋅ (−110 + j190)
I&L 3 = I&F 3 = 3 = = 2 ⋅ (2,49 + j 6,39)
Z& 20 + j 25

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 31/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI SU SISTEMI TRIFASE A STELLA EQUILIBRATA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI
Possiamo così calcolare la corrente che circola sul neutro:

I&N = I&F 1 + I&F 2 + I&F 3 = (4,29 − j 5,37) + (−6,78 − j1,02) + (2,49 + j 6,39) = 0 + j 0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA CON NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA


CON NEUTRO
In questo tipo di collegamento, come riportato in figura, il generatore trifase è collegato a tre
impedenze tra di loro diverse connesse a stella, il punto in comune O è detto centro stella.
Esempio: un fabbricato è alimentato attraverso una linea trifase con neutro; le tre unità
immobiliari che costituiscono il fabbricato sono alimentate ognuna con una fase e con il neutro.

Z&1 = R1 + jX L1 , arg γ 1
Z& 2 = R2 + jX L 2 , arg γ 2
Z& 3 = R3 + jX L 3 , arg γ 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA CON NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA


CON NEUTRO
In ogni fase della stella circolerà una corrente determinabile dall’applicazione della legge di
Ohm.

& & &


&I F 1 = I&L1 = E1 ; I&F 2 = I&L 2 = E2 ; I&F 3 = I&L 3 = E3 ;
Z&1 Z& 2 Z& 3
I&N = I&F 1 + I&F 2 + I&F 3 ≠ 0

Possiamo fare alcune considerazioni:


• le correnti che attraversano i tre conduttori di linea coincidono con le correnti che
attraversano i conduttori di fase;
• la somma delle tre correnti di linea coincide con la corrente che attraversa il conduttore di
neutro. In generale non è pari a zero, pertanto il conduttore di neutro è necessario.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA CON NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA


CON NEUTRO

Le terne delle tensioni stellate e delle


correnti di linea (o di fase) stanno tra
di loro come riportato nel
diagramma.
In ogni fase la tensione e la corrente
sono sfasate di un angolo pari
all’angolo caratteristico
dell’impedenza di fase.
La corrente che attraversa il neutro è
ottenibile come somma vettoriale
delle correnti delle tre fasi (LKC al
nodo O).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO STELLA SQUILIBRATA CON NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
ESERCIZIO RISOLTO 1: Per il circuito trifase simmetrico e squilibrato in figura

DATI
E&1 = 2 ⋅ (100 + j100)
Z& = 5 + j 3
Z&1 = 0 + j 3
Z& 2 = 0 − j 4
CALCOLARE
I&N
e verificare che
I&N = I&1 + I&2

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO STELLA SQUILIBRATA CON NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Facendo riferimento al diagramma riportato in figura calcoliamo le tensioni stellate

EM = ( E X + EY ) = 2 ⋅ 141,42 V
2 2

E& 2 = 2 ⋅ (141,42 ⋅ sen15° − j141,42 ⋅ cos15°) =


= 2 ⋅ (36,6 − j136,6) V
E& 3 = 2 ⋅ (−141,42 ⋅ sen75° + j141,42 ⋅ cos 75°) =
= 2 ⋅ (−136,6 + j 36,6) V

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO STELLA SQUILIBRATA CON NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Calcoliamo le correnti assorbite dalla stella e le correnti assorbite dai due carichi monofase:

E& 2 ⋅ (100 + j100)


I&L1 = I&F 1 = 1 = = 2 ⋅ (23,53 + j 5,88)
Z& 5 + j3
E& 2 ⋅ (36,6 − j136,6)
I&L 2 = I&F 2 = 2 = = 2 ⋅ (−6,67 − j 23,31)
Z& 5 + j3
&
&I L 3 = I&F 3 = E3 = 2 ⋅ (−136,6 + j 36,6) = 2 ⋅ (−16,89 + j17,43)
Z& 5 + j3
&
&I1 = E1 = 2 ⋅ (100 + j100) = 2 ⋅ (33,33 − j 33,33)
Z&1 0 + j3
E& 2 ⋅ (−136,6 + j 36,6)
I&2 = 3 = = 2 ⋅ (−9,15 − j 34,15)
Z& 2 0 − j4

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO STELLA SQUILIBRATA CON NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Calcoliamo la corrente che circola sul neutro sommando le correnti calcolate in precedenza,
otteniamo

I&N = I&L1 + I&L 2 + I&L 3 + I&1 + I&2 =


= 2 ⋅ (23,53 + j 5,88) + 2 ⋅ (−6,67 − j 23,31) + 2 ⋅ (−16,86 + j17,43) +
+ 2 ⋅ (33,33 − j 33,33) + 2 ⋅ (−9,15 − j 34,15) = 2 ⋅ (24,18 − j 67,48) A

Possiamo verificare che la corrente circolante sul neutro coincide con la somma delle due
correnti circolanti nei carichi monofase

I&1 + I&2 = 2 ⋅ (33,33 − j 33,33) + 2 ⋅ (−9,15 − j 34,15) = 2 ⋅ (24,18 − j 67,48) A

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S2
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA SENZA NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA


SENZA NEUTRO
In questo tipo di collegamento il generatore trifase è collegato a tre impedenze tra di loro
diverse, connesse a stella; il punto in comune O’ è detto centro stella. Non è presente il
conduttore di neutro, pertanto le correnti dovranno avere una risultante nulla e dovranno
richiudersi sui conduttori delle tre fasi. Questo comporta che varieranno le tensioni stellate sulle
singole impedenze. Si ha il cosiddetto spostamento del centro stella, consistente nel fatto che le
tensioni stellate devono generare una terna di correnti avente risultante nulla.

Z&1 = R1 + jX L1 , arg γ 1
Z& 2 = R2 + jX L 2 , arg γ 2
Z& 3 = R3 + jX L 3 , arg γ 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S2
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA SENZA NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA


SENZA NEUTRO
Indichiamo con E1, E2 ed E3 le tre tensioni di fase nel caso di stella equilibrata (ideale), e con
E’1, E’2 ed E’3 le tre tensioni di fase nel caso di stella squilibrata (reale). Il vettore Vo’-o
rappresenta la tensione esistente tra il centro stella reale e il centro stella ideale. Dal
diagramma in figura si evince che:

E& '1 = E&1 − V&o '− o


E& '2 = E& 2 − V&o '− o
E& '3 = E& 3 − V&o '− o
se Y&1 , Y&2 ed Y&3 sono le ammettenze
dei lati della stella si ha :
I&1 = Y&1 ⋅ E& '1
I&2 = Y&2 ⋅ E& '2
I&3 = Y&3 ⋅ E& '3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S2
Titolo: SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA SENZA NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A STELLA SQUILIBRATA


SENZA NEUTRO
Dovendo essere verificata la condizione che la somma delle tre correnti è pari a zero, possiamo
scrivere le seguenti equazioni e quindi determinare la tensione Vo’-o

I&1 + I&2 + I&3 = 0


Y&1 ⋅ ( E&1 − V&o '− o ) + Y&2 ⋅ ( E& 2 − V&o '− o ) + Y&3 ⋅ ( E& 3 − V&o '− o ) = 0
che risolta rispetto a V&o '− o restituisce
Y& ⋅ E& + Y& ⋅ E& + Y& ⋅ E&
V&o '− o = 1 1 2 2 3 3
Y&1 + Y&2 + Y&3
( formula di Millmann)

Nota: nella soluzione degli esercizi possiamo trasformare la stella squilibrata in un triangolo
squilibrato e risolvere il circuito, si otterranno gli stessi risultati’
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO STELLA SQUILIBRATA SENZA NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Dato il sistema trifase in figura, sapendo che il valore efficace delle tensioni concatenate vale
400 V, calcolare le correnti di linea.

Z&1 = 5 + j10
Z& 2 = 10 + j 5
Z& 3 = 5 − j 2,5

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO STELLA SQUILIBRATA SENZA NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
400 Calcoliamo la terna delle tensioni stellate nel
E&1 = (cos 0° + jsen0°) = 230 + j 0 V caso di carico a stella equilibrata (tensioni ideali
3
400 diverse da quelle reali E’1, E’2 ed E’3)
E& 2 = (cos 240° + jsen240°) = −115 − j 200 V
3
400
E& 3 = (cos120° + jsen120°) = −115 + j 200 V
3
1 1 5 − j10
Y&1 = = ⋅ = 0,04 − j 0,08 S
Z&1 5 + j10 5 − j10 Calcoliamo le ammettenze delle fasi della stella
1
Y&2 = = 0,08 − j 0,04 S
Z& 2
1
Y&3 = = 0,04 − j 0,08 S
&
Z3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 32/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO STELLA SQUILIBRATA SENZA NEUTRO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Calcoliamo la tensione V0’-0

& Y&1 ⋅ E&1 + Y&2 ⋅ E& 2 + Y&3 ⋅ E& 3


Vo '− o = =
Y&1 + Y&2 + Y&3
(0,04 − j 0,08) ⋅ (230 + j 0) + (0,08 − j 0,04) ⋅ (−115 − j 200) + (0,16 + j 0,08) ⋅ (−115 + j 200)
= = −145 − j 46
(0,04 − j 0,08) + (0,08 − j 0,04) + (0,16 − j 0,08)

E& '1 = E&1 − V&o '− o = 376 + j 46 V Calcoliamo le tensioni reali sulle fasi della stella E’1,
E& '2 = E& 2 − V&o '− o = 29,6 − j153,9 V E’2 ed E’3
E& '3 = E& 3 − V&o '− o = 29,6 + j 246 V
Calcoliamo le correnti reali nelle tre fasi che coincidono
I&1 = E& '1 ⋅Y&1 = 18,7 − j 28,2 A con le correnti di linea.
I&2 = E& '2 ⋅Y&2 = −3,78 − j13,5 A Notiamo che la loro somma risulta pari a zero.
(dopo avere studiato i sistemi a triangolo squilibrato
I&3 = E& '3 ⋅Y&3 = −14,9 + j 41,7 A svolgere l’esercizio effettuando la trasformazione stella-
triangolo) .
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33
Titolo: SISTEMI TRIFASE A TRIANGOLO EQUILIBRATO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A TRIANGOLO EQUILIBRATO


In questo tipo di collegamento il generatore trifase è collegato a tre impedenze identiche
connesse tra di loro a triangolo. Questo è il caso pratico di tutte le macchine elettriche trifase
con collegamento a triangolo.

Z& = R + jX L
Z = R2 + X L
2

XL
α = arctg
R

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33
Titolo: SISTEMI TRIFASE A TRIANGOLO EQUILIBRATO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A TRIANGOLO EQUILIBRATO


In ogni fase del triangolo circolerà una corrente determinabile tramite la legge di Ohm.
Valgono le relazioni riportate di seguito:

V&12 = E&1 − E& 2 ; V&23 = E& 2 − E& 3 ; V&31 = E& 3 − E&1


& & &
&I F 1 = V12 ; I&F 2 = V23 ; I&F 3 = V31
Z& Z& Z&
I&L1 = I&F 1 − I&F 3 ; I&L 2 = I&F 2 − I&F 1; I&L 3 = I&F 3 − I&F 2
IL = 3 ⋅ IF

Alcune osservazioni:
• l’ impedenza di fase è soggetta alla tensione concatenata;
• la corrente che attraversa i conduttori di linea non coincide con la corrente che attraversa i
conduttori di fase del triangolo ma risulta √3 volte maggiore (vedi dimostrazione fatta per le
tensioni);
• in ogni istante di tempo la somma delle correnti di linea è pari a zero.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO SU TRIANGOLO EQUILIBRATO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Per il circuito in figura

DATI
E&1 = 2 ⋅ (220 + j 0) V
Z& = 20 + j 25 Ω
DETERMINARE
E& 2 , E& 3 , V&12 , V&23 , V&31 , I&F 1 , I&F 2 , I&F 3 ,
I&L1 , I&L 2 , I&L 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO SU TRIANGOLO EQUILIBRATO
E2 Attività n°: 1
ed
E:3

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Calcoliamo innanzitutto le tensioni stellate mancanti
E& 2 = 2 ⋅ (−(220 ⋅ sen30°) − j (220 ⋅ cos 30°)) = 2 ⋅ (−110 − j190)
E& 3 = 2 ⋅ (−(220 ⋅ sen30°) + j (220 ⋅ cos 30°)) = 2 ⋅ (−110 + j190)

Calcoliamo le tensioni concatenate


V&12 = E&1 − E& 2 = 2 ⋅ ((220 + j 0) − (−110 − j190)) = 2 ⋅ (330 + j190)
V&23 = E& 2 − E& 3 = 2 ⋅ ((−110 − j190) − (−110 + j190)) = 2 ⋅ (0 − j 380)
V&31 = E& 3 − E&1 = 2 ⋅ ((−110 + j190) − (220 + j 0)) = 2 ⋅ (−330 + j190)

Calcoliamo le correnti di fase

V& V& V&


I&F 1 = 12 = 2 ⋅ (11,07 − j 4,34); I&F 2 = 23 = 2 ⋅ (−9,27 − j 7,42); I&F 3 = 31 = 2 ⋅ (−1,8 + j11,76)
Z& Z& Z&

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33/S1
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO SU TRIANGOLO EQUILIBRATO
Attività n°: 1
:

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO 1
Il valore efficace della corrente di fase è uguale a

I F = I X + I X = (11,07) 2 + (4,34) 2 = 11,89


2 2
A

Possiamo determinare le correnti di linea

I&L1 = I&F 1 − I&F 3 = 2 ⋅ ((11,07 − j 4,34) − (−1,8 + j11,76)) = 2 ⋅ (12,87 − j16,1)


I&L 2 = I&F 2 − I&F 1 = 2 ⋅ ((−9,27 − j 7,42) − (11,07 − j 4,34)) = 2 ⋅ (−20,34 − j 3,07)
I&L 3 = I&F 3 − I&F 2 = 2 ⋅ ((−1,8 + j11,76) − (−9,27 − j 7,42)) = 2 ⋅ (7,47 + j19,18)

Il valore efficace della corrente di linea è pari a

I L = I X + I X = (12,87) 2 + (16,1) 2 = 20,59 A


2 2

Si può verificare l’uguaglianza

I L = 3 ⋅ I F = 3 ⋅ 11,89 = 20,59 A
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33/S2
Titolo: SISTEMI TRIFASE A TRIANGOLO SQUILIBRATO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A TRIANGOLO SQUILIBRATO


In questo tipo di collegamento (come riportato in figura) il generatore trifase è collegato a tre
impedenze diverse connesse tra di loro a triangolo.

Z&1 = R1 + jX L1
Z& 2 = R2 + jX L 2
Z& 3 = R3 + jX L 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33/S2
Titolo: SISTEMI TRIFASE A TRIANGOLO SQUILIBRATO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SISTEMI TRIFASE A TRIANGOLO SQUILIBRATO


In ogni fase del triangolo circolerà una corrente determinabile tramite la legge di Ohm.

V&12 = E&1 − E& 2 ; V&23 = E& 2 − E& 3 ; V&31 = E& 3 − E&1


V& V& V&
I&F 1 = 12 ; I&F 2 = 23 ; I&F 3 = 31 in genere diverse per mod ulo e fase
Z&1 Z& 2 Z& 3
I&L1 = I&F 1 − I&F 3 ; I&L 2 = I&F 2 − I&F 1 ; I&L 3 = I&F 3 − I&F 2 in genere diverse per mod ulo e fase

Facciamo alcune considerazioni:


• ogni impedenza di fase è soggetta alla tensione concatenata;
• la corrente che attraversa i conduttori di fase è ottenibile come rapporto tra la tensione
concatenata e l’impedenza della fase;
• l’angolo di sfasamento tra la tensione concatenata e la corrente di fase è quello caratteristico
dell’impedenza;
• le correnti di linea possono essere calcolate applicando la LKC ai nodi;
• in ogni istante di tempo la somma delle correnti di linea è pari a zero.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO SU SISTEMI A TRIANGOLO SQUILIBRATO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO SVOLTO
Dato il circuito simmetrico e squilibrato in figura calcolare le correnti di fase e di linea

V&12 = 210 + j 0 V
Z&1 = 7 + j 0 Ω
Z& 2 = 9 + j12 Ω
Z& 3 = 6 + j8 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO SU SISTEMI A TRIANGOLO SQUILIBRATO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO SVOLTO
Calcoliamo le tensioni concatenate mancanti

V&23 = −105 − j181,6 V


V&31 = −105 + j181,6 V

Calcoliamo le correnti di fase

&
&I F 1 = V12 = 30 A
Z&1
&
&I F 2 = V23 = −13,88 − j1,66 A
Z& 2
&
&I F 3 = V31 = 8,23 + j19,3 A
Z& 3

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 33/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO SU SISTEMI A TRIANGOLO SQUILIBRATO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO SVOLTO
Calcoliamo le correnti di linea

I&L1 = I&F 1 − I&F 3 = 21,7 − j19,3 A (notare che la somma vettoriale delle correnti di
linea è nulla. In ogni istante di tempo c’è almeno
I&L 2 = I&F 2 − I&F 1 = −43,88 − j1,66 A
un conduttore di linea attraverso cui si richiude la
I&L 3 = I&F 3 − I&F 2 = 22,12 + j 20,96 A corrente proveniente dal carico)

A cui corrispondono i seguenti moduli

I L1 = 29,1 A
I L 2 = 43,9 A
LL 3 = 30,4 A

Per esercizio tracciare il diagramma vettoriale delle terne delle tensioni stellate e concatenate e
delle correnti di fase e di linea.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34
Titolo: POTENZE NEI SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE NEI SISTEMI TRIFASE


In ogni istante di tempo la potenza istantanea assorbita (o erogata) da un sistema trifase
generico è pari alla somma algebrica delle potenze istantanee delle singole fasi.
Indichiamo con e1(t), e2(t) ed e3(t) i valori istantanei delle tensioni di fase e con i1(t), i2(t) ed
i3(t) i valori istantanei delle correnti che attraversano le tre fasi. Avremo che la potenza
istantanea p(t) è data dalla seguente espressione:
p(t)=p1(t)+p2(t)+p3(t)=e1(t)*i1(t)+e2(t)*i2(t)+e3(t)*i3(t).

Nel caso in cui il sistema è simmetrico ed equilibrato avremo che le terne delle tensioni e
delle correnti possono essere espresse come segue:

e1(t)=EMsen(ωt) EM è il valore massimo della tensione sulle tre fasi,


e2(t)=EMsen(ωt-120°) E=EM/√2 è il valore efficace della tensione sulle tre fasi
e3(t)=EMsen(ωt-240°)

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Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34
Titolo: POTENZE NEI SISTEMI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE NEI SISTEMI TRIFASE


i1(t)=IMsen(ωt+ϕ) IM è il valore massimo della corrente nelle tre fasi,
i2(t)=IMsen(ωt+ϕ-120°) I=IM/√2 è il valore efficace della corrente nelle tre fasi,
i3(t)=IMsen(ωt+ϕ-240°) ϕ è l’angolo caratteristico dell’impedenza di fase

In tal caso la potenza istantanea del sistema vale:


p(t)=p1(t)+p2(t)+p3(t)=e1(t)*i1(t)+e2(t)*i2(t)+e3(t)*i3(t)=3/2(EMIMcosϕ)=3EIcosϕ
Notiamo che la potenza istantanea p(t) è costante nel tempo, essa coincide con la potenza
attiva o media P.

1T
P = ∫ p (t )dt = 3EI cos ϕ = p(t )
T0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S1
Titolo: POTENZE NEI SISTEMI SIMMETRICI ED EQUILIBRATI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE NEI SISTEMI SIMMETRICI


ED EQUILIBRATI
Abbiamo visto che nei sistemi simmetrici ed equilibrati valgono le seguenti relazioni (valori
efficaci):
E1 = E2 = E3 con angolo di fase pari a 120°
V12 = V23 = V31 con angolo di fase pari a 120°
I L1 = I L 2 = I L 3 con angolo di fase pari a 120°
I F 1 = I F 2 = I F 3 con angolo di fase pari a 120°

Supponiamo che ogni fase abbia un’impedenza Z=R+jXL con fase ϕ=arc tg (XL/R)

Vediamo come determinare la potenza attiva, la potenza reattiva e la potenza apparente


complessa nei sistemi a stella e a triangolo.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S1
Titolo: POTENZE NEI SISTEMI SIMMETRICI ED EQUILIBRATI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE NEI SISTEMI SIMMETRICI


ED EQUILIBRATI
COLLEGAMENTO A STELLA: le potenze attiva PT, reattiva QT ed apparente complessa AT sono
date da
V
PT = P1 + P2 + P3 = 3 ⋅ R ⋅ I F = 3 ⋅ E ⋅ I F ⋅ cos ϕ = 3 ⋅ ⋅ I F ⋅ cos ϕ = 3 ⋅ V ⋅ I L ⋅ cos ϕ W
2

3
V
QT = Q1 + Q2 + Q3 = 3 ⋅ X L ⋅ I F = 3 ⋅ E ⋅ I F ⋅ senϕ = 3 ⋅ ⋅ I F ⋅ senϕ = 3 ⋅ V ⋅ I L ⋅ senϕ VAR
2

A&T = PT + jQT
AT = PT + QT
2 2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S1
Titolo: POTENZE NEI SISTEMI SIMMETRICI ED EQUILIBRATI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

POTENZE NEI SISTEMI SIMMETRICI


ED EQUILIBRATI
COLLEGAMENTO A TRIANGOLO: Le potenze attiva PT, reattiva QT ed apparente complessa AT
sono date da
IL
PT = P1 + P2 + P3 = 3 ⋅ R ⋅ I F = 3 ⋅ V ⋅ I F ⋅ cos ϕ = 3 ⋅ V ⋅ ⋅ cos ϕ = 3 ⋅ V ⋅ I L ⋅ cos ϕ W
2

3
I
QT = Q1 + Q2 + Q3 = 3 ⋅ X L ⋅ I F = 3 ⋅ V ⋅ I F ⋅ senϕ = 3 ⋅ V ⋅ L ⋅ senϕ = 3 ⋅ V ⋅ I L ⋅ senϕ VAR
2

A&T = PT + jQT
AT = PT + QT
2 2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Date tre impedenze identiche collegate prima a stella e successivamente a triangolo, quando
queste sono alimentate da una terna simmetrica di tensioni, calcolare la potenza attiva PT, la
potenza reattiva QT e la potenza apparente AT.
COLLEGAMENTO A STELLA

DATI
E1M = 2 ⋅ 220 V
Z& = 10 + j8 Ω

CALCOLARE
PT , QT , AT = ?

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Determiniamo innanzitutto i vettori costituenti la terna delle tensioni stellate:

E&1 = 2 ⋅ 220 + j 0
E& 2 = −( 2 ⋅ 220 ⋅ sen30°) − j ( 2 ⋅ 220 ⋅ cos 30°) = 2 ⋅ (−110 − j190)
E& 3 = −( 2 ⋅ 220 ⋅ sen30°) + j ( 2 ⋅ 220 ⋅ cos 30°) = 2 ⋅ (−110 + j190)

Calcoliamo la corrente, di linea (che coincide con quella di fase):


E& 2 ⋅ (220 + j 0)
I& = I&L1 = I&F 1 = 1 = = 2 ⋅ (13,41 − j10,73) A
Z& 10 + j8

Il cui valore efficace è pari a:

I = I L = I F = (13,41) 2 + (10,73) 2 = 17,17 A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Calcoliamo la tensione concatenata:

V&12 = E&1 − E& 2 = 2 ⋅ (220 + j 0) − 2 ⋅ (−110 − j190) = 2 ⋅ (330 + j190) V

Il cui valore efficace è pari a:

V = (330) 2 + (190) 2 = 380 V

L’angolo di sfasamento tra la tensione e la corrente, è pari a:

X 8
α = arctg = arctg = 38,66°
R 10

Possiamo così PT = 3 ⋅ V ⋅ I ⋅ cos α = 3 ⋅ 380 ⋅17,17 ⋅ cos 38,66° = 8.820 W


calcolare le potenze QT = 3 ⋅ V ⋅ I ⋅ senα = 3 ⋅ 380 ⋅17,17 ⋅ sen38,66° = 7.060 VAR
attiva, reattiva ed
apparente AT = PT + QT = (8.820) 2 + (7.060) 2 = 11.290 VA
2 2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
COLLEGAMENTO A TRIANGOLO

DATI
E1M = 2 ⋅ 220 V
Z& = 10 + j8 Ω

CALCOLARE
PT , QT , AT = ?

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Determiniamo la terna dei vettori delle tensioni stellate:

E&1 = 2 ⋅ 220 + j 0
E& 2 = −( 2 ⋅ 220 ⋅ sen30°) − j ( 2 ⋅ 220 ⋅ cos 30°) = 2 ⋅ (−110 − j190)
E& 3 = −( 2 ⋅ 220 ⋅ sen30°) + j ( 2 ⋅ 220 ⋅ cos 30°) = 2 ⋅ (−110 + j190)

Calcoliamo le correnti di fase:

&
&I F 1 = V12 = 2 ⋅ (330 + j190) = 2 ⋅ (29,39 − j 4,51) A
Z& 10 + j8
&
&I F 2 = V23 = 2 ⋅ (0 − j 380) = 2 ⋅ (−18,54 − j 23,17) A La corrente di linea è pari a:
Z& 10 + j8

I& = I&L 2 = I&F 2 − I&F 1 = 2 ⋅ [(−18,54 − j 23,17) − (29,39 − j 4,51)] = 2 ⋅ (−47,93 − j18,66) A

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Il cui valore efficace è pari a: I L = (47,93) 2 + (18,66) 2 = 51,43 A

X 8
L’angolo di sfasamento tensione-corrente è pari a: α = arctg = arctg = 38,66°
R 10

Possiamo calcolare la PT = 3 ⋅ V ⋅ I l ⋅ cos α = 3 ⋅ 380 ⋅ 51,43 ⋅ cos 38,66° = 26.430 W


potenza attiva, reattiva QT = 3 ⋅ V ⋅ I l ⋅ senα = 3 ⋅ 380 ⋅ 51,43 ⋅ sen38,66° = 21.145 VAR
ed apparente:
AT = PT + QT = (26.430) 2 + (21.145) 2 = 33.850 VA
2 2

OSSERVAZIONE: A parità di impedenza, variando solo il collegamento, nel collegamento a


triangolo si ottengono una corrente di linea, una potenza attiva reattiva ed apparente triple
rispetto a quelle che si ottengono nel collegamento a stella.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
ESERCIZIO RISOLTO 1: Per il circuito in figura calcolare la potenza apparente complessa
fornita dal generatore trifase ai morsetti 1-2-3.

E = 480 V
Z& Δ= 5 − j 2 Ω
Z&Y = 2 + j 4 Ω
RL = 2 Ω
RN = 10 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Dopo aver trasformato il triangolo nella stella equivalente e dopo aver osservato che la corrente
sul neutro è nulla, possiamo fare riferimento al seguente circuito monofase equivalente ad una
fase (ad esempio la prima).

Z&
Z& eq = Δ = 1,66 − j 0,66
3

Calcoliamo l’impedenza totale vista dal generatore

(1,66 − j 0,66) ⋅ (2 + j 4)
Z& T = ( Z& eq // Z& Y ) + R L = + 2 = 3,62 − j 0,018 = RT + jX T ⇒ Z T = 3,62 Ω
(1,66 − j 0,66) + (2 + j 4)
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Calcoliamo la corrente erogata dal generatore, e successivamente la potenza attiva e reattiva
erogata:

E1 480
I= = = 132 A
Z T 3,62
PT = 3 ⋅ RT ⋅ I 2 = 3 ⋅ 1,62 ⋅ 132 2 = 84.680 W
QT = 3 ⋅ X T ⋅ I 2 = 3 ⋅ 0,018 ⋅ 132 2 = 940 VAR

La potenza apparente complessa sarà pari a

A& T = PT + jQT = 84.680 + j 940

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
ESERCIZIO RISOLTO 2: I carichi in figura sono alimentati da una terna simmetrica di tensioni
aventi valore efficace pari a 380 V, calcolare:
• la corrente di linea quando Q2=1 kVAR
• il valore di Q2 tale che il carico complessivo sia puramente ohmico e la corrente di linea in tali
condizioni (rifasamento)

P1 = 10 kW
Q1 = 6 kVAR
P2 = 2 kW

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Per rispondere al primo quesito calcoliamo la potenza attiva e reattiva totali, l’angolo di fase e
infine la corrente di linea

PT = P1 + P2 = 12 kW
QT = Q1 + Q2 = 7 kVAR
QT
α T = arctg ≅ 30°
PT
PT
I= = 21,2 A
3 ⋅ V ⋅ cos α T

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 34/S3
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Per rispondere al secondo quesito imponiamo che la Q2 sia uguale alla Q1 e di segno opposto
(capacitiva). Q2=-Q1=-6 kVAR
In tali condizioni avremo

PT = P1 + P2 = 12 kW
QT = Q1 + Q2 = 0 kVAR
QT
α T = arctg = 0°
PT
PT
I= = 18,2 A
3 ⋅ V ⋅ cos 0°

( la corrente è diminuita, questo è dovuto all’effetto del rifasamento)


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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35
Titolo: GENERALITA' SULLE MISURE ELETTRICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERALITA' SULLE MISURE ELETTRICHE


La presente lezione ha lo scopo di introdurre alcuni concetti fondamentali riguardanti le misure
elettriche; non vuole essere considerata esaustiva in quanto la materia è vasta e per essere
trattata esaustivamente necessita di interi corsi.
Per la presente lezione non sono previsti esercizi ma esclusivamente argomenti teorici che
potranno essere oggetto d’esame.
Misurare una grandezza fisica, nel nostro caso una grandezza elettrica, significa determinarne il
valore in rapporto ad un’altra grandezza dello stesso tipo assunta come unità di misura.
Tra il valore misurato Am ed il valore vero della grandezza AV c’è sempre una differenza (in
difetto o in eccesso) che costituisce l’errore di misura. E’ fondamentale stabilire il grado di
precisione che si vuole raggiungere nella misura, a tal proposito distingueremo tra misure
industriali (quelle in cui il grado di precisione non ha importanza) e misure di laboratorio (quelle
in cui il grado di precisione ha importanza). Alla prima tipologia appartengono ad esempio le
misure di tensione e/o di corrente realizzate in un quadro elettrico di tipo industriale, per esse
non si pretende un “elevato” grado di precisione ma delle indicazioni legate alla funzionalità
degli impianti (ad esempio: le tre fasi assorbono pressoché la stessa corrente; c’è tensione su
ogni fase).
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35
Titolo: GENERALITA' SULLE MISURE ELETTRICHE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

GENERALITA' SULLE MISURE ELETTRICHE


Alla seconda tipologia appartengono ad esempio le misure fatte per la taratura ed il controllo dei
campioni delle grandezze elettriche, per tali misure oltre che al metodo utilizzato ed al circuito di
misura bisognerà tenere in considerazione l’ambiente in cui esse vengono svolte.
Possiamo classificare le misure (e gli strumenti di misura) in funzione della grandezza da misurare,
ad esempio misure di corrente, misure di tensione, misure di energia etc. Possiamo classificare gli
strumenti di misura in base al loro principio di funzionamento; per i nostri scopi possiamo
immaginare che siano tutti di tipo elettronico.
ERRORE ASSOLUTO E CLASSE
Definiamo errore assoluto ∆A della misura la differenza tra il valore misurato Am ed il valore vero
Av della grandezza (ammesso che si possa conoscere).
Definiamo classe dello strumento Cl l’errore assoluto massimo espresso in % rispetto alla portata
P (massimo valore misurabile dallo strumento), avremo Cl=(∆A/P)*100. Se ad esempio un
voltmetro (strumento adatto alla misura della tensione ) ha una classe di 0,5 e portata P=300 V
se misuriamo Vm=220 V in effetti VV=Vm±∆ =220 ± 1,5 V dove ∆A=Cl*P/100 =1,5 V è l’errore
massimo commesso dallo strumento.
In genere le classi degli strumenti vanno da Cl=0,05 degli strumenti campione a Cl=1 strumenti
portatili per verifiche su impianti a Cl=5 per strumenti da quadro.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: GlLI STRUMENTI DI MISURA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

STRUMENTI DI MISURA
Elenchiamo i principali strumenti utilizzati per la misura delle grandezze elettriche:
VOLTMETRO
Il voltmetro è uno strumento in grado di misurare la tensione sia in continua (dc) che in
alternata (ac).
Deve essere collegato tra i due punti tra cui si vuole misurare la tensione. Essendo connesso in
parallelo è auspicabile che la sua resistenza interna tenda ad infinito, in modo che non venga
attraversato da corrente e quindi non “perturbi” con la sua presenza il funzionamento del
circuito (una parte di corrente verrebbe shuntata al suo interno non interessando il carico,
quindi variandone il reale funzionamento).
E’ possibile selezionare una portata tra quelle previste; ad esempio il voltmetro la cui immagine
è riportata di seguito ha una portata selezionabile tra i seguenti valori 0,2 V – 2 V – 20 V – 200
V - 750 V (ac) e 1000 V (dc).
E’ necessario, inoltre, selezionare tra misure di tensioni continue e misure di tensioni alternate.
Per poter funzionare deve essere alimentato alla tensione di rete (220 V).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: GlLI STRUMENTI DI MISURA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

STRUMENTI DI MISURA

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: GlLI STRUMENTI DI MISURA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

STRUMENTI DI MISURA
AMPEROMETRO
L’amperometro è uno strumento di misura in grado di misurare la corrente sia in continua (dc)
che in alternata (ac).
Deve essere collegato in serie al lato in cui si vuole misurare la corrente. Essendo connesso in
serie è auspicabile che la sua resistenza interna tenda a zero in modo che la caduta di tensione
ai suoi morsetti risulti nulla (caso ideale) e quindi non “perturbi” con la sua presenza il
funzionamento del circuito (il carico sarebbe alimentato ad una tensione minore).
E’ necessario selezionare una portata tra quelle previste; ad esempio l’amperometro la cui
immagine è riportata di seguito ha una portata che varia tra 0,002 A - 0,02 A - 0,2 A - 2 A - 10
A.
Anche in questo caso bisogna selezionare il tipo di misura da effettuare tra continua o alternata.
Per poter funzionare deve essere alimentato alla tensione di rete (220 V).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: GlLI STRUMENTI DI MISURA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

STRUMENTI DI MISURA

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: GlLI STRUMENTI DI MISURA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

STRUMENTI DI MISURA
WATTMETRO
Il wattmetro è uno strumento in grado di misurare la potenza sia in continua (dc) che in
alternata (ac).
Per ogni fase si hanno due circuiti uno voltmetrico ed uno amperometrico. Il primo deve essere
collegato in derivazione al carico, il secondo in serie. Essendo connesso sia in parallelo che in
serie è importante che la resistenza interna del circuito amperometrico tenda a zero e che la
resistenza del circuito voltmetrico tenda ad infinito in modo che la sua inserzione all’interno del
circuito di misura non “perturbi” il funzionamento del circuito (variazioni di tensione e corrente
sul carico dovute alla presenza dello strumento nel circuito).
Anche in questo caso è necessario selezionare tra misura di potenza in continua o in alternata.
Ad esempio il wattmetro trifase la cui immagine è riportata di seguito ha una portata
amperometrica di 5 A ed una portata voltmetrica di 400 V.
Per poter funzionare deve essere alimentato alla tensione di rete (220 V).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: GlLI STRUMENTI DI MISURA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

STRUMENTI DI MISURA

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: GlLI STRUMENTI DI MISURA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

STRUMENTI DI MISURA
MULTIMETRO
Il multimetro è uno strumento in grado di misurare la corrente e la tensione sia in continua (dc)
che in alternata (ac) e la resistenza.
E’ necessario selezionare il tipo di misura da effettuare (tensione continua/alternata, corrente
continua/alternata o resistenza) e la portata dello strumento.
Per quanto riguarda le portate, ad esempio, il multimetro la cui immagine è riportata di seguito
ha una portata amperometrica selezionabile tra 0,0002 A - 0,002 A - 0,02 A - 0,2 A - 2 A – 10
A. Una portata voltmetrica selezionabile tra 200 mV - 2 V - 20 V - 200 V - 750 V in ac e 1000 V
in dc ed una portata ohmmetrica selezionabile tra 200 Ω - 2000 Ω - 20 kΩ - 200 kΩ - 2000
kΩ e 20 MΩ.
Per poter funzionare deve essere alimentato alla tensione di rete (220 V).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S1
Titolo: GlLI STRUMENTI DI MISURA
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

STRUMENTI DI MISURA

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S2
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE


MISURA DI POTENZA ATTIVA SU SISTEMI A QUATTRO CONDUTTORI
Il sistema trifase più neutro è quello utilizzato nella distribuzione in bassa tensione dell’energia
elettrica. Per la misura della potenza attiva lo schema di riferimento è riportato nella figura
seguente. La terna delle tensioni stellate, e di conseguenza quella delle tensioni concatenate,
può essere comunque dissimmetrica, le tre correnti di linea possono essere comunque
squilibrate (diversi moduli e diverse fasi).
Per tale sistema la corrente sul neutro è pari alla somma vettoriale delle correnti sulle fasi
(cambiata di segno) IN=-(I1+I2+I3).
Nei wattmetri le bobine amperometriche saranno attraversate dalle correnti di linea, le bobine
voltmetriche saranno soggette alle tensioni stellate.
Si ha P=P1+P2+P3=E1I1cosϕ1+E2I2cosϕ2+E3I3cosϕ3
La potenza attiva totale è data dalla somma delle potenze misurate dai tre wattmetri.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S2
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S2
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE


MISURA DI POTENZA ATTIVA SU SISTEMI A TRE CONDUTTORI
Si possono considerare due metodi distinti:
1) Metodo dei tre wattmetri
Il carico può essere comunque squilibrato. Lo schema di inserzione dei tre wattmetri è riportato
in figura. Si noti che attraverso l’uso di tre resistenze R (o di tre impedenze) si crea
artificialmente il centro stella O.
In questo caso la somma delle correnti sulle tre fasi è in ogni istante di tempo nulla, cioè
I1+I2+I3=0
La potenza attiva P sarà data da P=P1+P2+P3=E1I1cosϕ1+E2I2cosϕ2+E3I3cosϕ3
Nel caso particolare in cui il sistema è simmetrico ed equilibrato i tre wattmetri danno la stessa
indicazione, sarà possibile misurare la potenza attiva utilizzando un solo wattmetro. Per non
squilibrare il sistema sarà necessario aggiungere, in serie alla resistenza R sulle due fasi in cui
non ci sono wattmetri, una resistenza pari alla resistenza voltmetrica del wattmetro.
In tal caso si avrà P=3P1 essendo P1 l’indicazione dell’unico wattmetro.

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Lezione n°: 35/S2
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S2
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE


2) Metodo dei due wattmetri (inserzione Aron)
Tale metodo è applicabile a sistemi comunque dissimmetrici e squilibrati. Lo schema di
inserzione degli strumenti è riportato nella figura che segue.
In tale metodo si fa coincidere il centro stella con uno dei conduttori di fase (in questo caso il
terzo). I due wattmetri segnano rispettivamente:
P13=V13*I1*cos(V13-I1), e P23=V23*I2*cos(V23-I2) in cui (Vij-Ii) è l’angolo compreso tra i due
vettori Vij ed Ii.
Anche in questo caso in ogni istante di tempo la somma delle tre correnti di linea deve essere
nulla, cioè I1+I2+I3=0.

La potenza attiva P è data da P=P13+P23 essendo P13 e P23 le indicazioni dei wattmetri con
voltmetrica sui conduttori di fase 1-3 e 2-3 rispettivamente.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S2
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S2
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE


Nel caso di sistema simmetrico si ha il seguente
diagramma vettoriale da cui si evince che
P13=V13*I1*cos(V13-I1)=V13*I1*cos(ϕ1-30°), e
P23=V23*I2*cos(V23-I2)=V23*I2*cos(ϕ2+30°)
P=P13+P23
Per carichi ohmico induttivi ϕ1 e ϕ2 sono positivi
ne consegue che cos(ϕ1-30°)>cos(ϕ2+30°)
pertanto il primo wattmetro darà una indicazione
maggiore rispetto al secondo. Per ϕ2=60° il
secondo wattmetro segna 0, per ϕ2>60° si ha che
il secondo wattmetro tende a segnare un valore
negativo in tal caso si inverte la corrente nella
voltmetrica e si considera la lettura negativa cioè
P=P12-P23.
Nel caso in cui i due wattmetri danno la stessa
indicazione siamo di fronte ad un carico
puramente ohmico.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S3
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE


MISURA DI POTENZA REATTIVA SU SISTEMI A QUATTRO CONDUTTORI
Il sistema trifase più neutro è quello utilizzato nella distribuzione in bassa tensione dell’energia
elettrica. Per la misura della potenza reattiva lo schema di riferimento è riportato in figura. Si
possono utilizzare tre varmetri monofase.
Si ha Q=Q1+Q2+Q3=E1I1senϕ1+E2I2senϕ2+E3I3senϕ3
IN=-(I1+I2+I3)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 35/S3
Titolo: MISURA DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

MISURE DI POTENZA NEI SISTEMI TRIFASE


Metodo dei due varmetri (inserzione Aron)
Nel caso di sistema a tre conduttori lo schema di riferimento è riportato in figura, vale per
sistemi comunque dissimmetrici e squilibrati. I due varmetri segnano rispettivamente
Q13=V13*I1*cos(V13-I1), Q23=V23*I2*cos(V23-I2)
La potenza reattiva Q è data da Q=Q13+Q23
I1+I2+I3=0

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36
Titolo: RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE


Abbiamo visto nella in che cosa consiste il rifasamento, quali sono i vantaggi che ne derivano e
come rifasare totalmente o parzialmente un carico monofase. In questa lezione studieremo come
rifasare un carico trifase.
Dato un sistema simmetrico ed equilibrato, per rifasare un carico si può utilizzare una terna di
condensatori collegati in parallelo al carico stesso. I tre condensatori possono essere collegati tra
di loro a stella o a triangolo. Anche nel caso trifase possiamo avere un rifasamento totale, in cui si
elimina totalmente la potenza reattiva, o un rifasamento parziale, in cui si ha una riduzione della
potenza reattiva.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36
Titolo: RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE


Indichiamo con QT la potenza reattiva del carico e con QC la potenza reattiva della batteria di
condensatori. Diremo che il rifasamento è totale quando la QC=QT pertanto il carico
complessivo risulterà essere puramente ohmico; diremo che è parziale quando la QC<QT.
Stiamo supponendo che il carico assorba una potenza reattiva induttiva e cioè che sia di tipo
ohmico-induttivo. Se così non dovesse essere, cioè se il carico dovesse essere di tipo ohmico-
capacitivo il rifasamento dovrà essere eseguito utilizzando un terna di induttanze (tale
eventualità nella pratica impiantistica è remota).

Rifasamento Rifasamento
Totale Parziale

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36
Titolo: RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE


RIFASAMENTO TOTALE A STELLA
In questo caso si collega in parallelo al carico una terna di condensatori identici collegati a
stella; la potenza reattiva QC messa in gioco dalla terna dovrà essere pari alla QT del carico.

E2
QC = 3 ⋅ VAR da cui
XC
QC Ptgϕ
CY = = F
3ωE 2 3ωE 2

RIFASAMENTO TOTALE A TRIANGOLO


In questo caso si collega in parallelo al carico una terna di condensatori identici collegati a
triangolo; la potenza reattiva QC messa in gioco dalla terna dovrà essere pari alla QT del carico.

V2
QC = 3 ⋅ VAR da cui
XC
QC Ptgϕ
C∆ = = F
3ωV 2 3ωV 2
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36
Titolo: RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE


RIFASAMENTO PARZIALE
Nel caso in cui volessimo rifasare parzialmente il carico, quindi passare da un angolo di fase ϕ
ad un angolo di fase ϕ’, bisognerà considerare nelle espressioni precedenti QC=PT(tgϕ-tgϕ’).
Alcune considerazioni:
• si evince che la capacità dei condensatori collegati a triangolo C∆ è la terza parte della
capacità dei condensatori collegati a stella CY
• i condensatori collegati a triangolo sono soggetti alla tensione concatenata V, mentre i
condensatori collegati a stella sono soggetti alla tensione stellata E, pertanto i condensatori
connessi a triangolo richiedono accorgimenti costruttivi maggiori (che generalmente
comportano un aumento di prezzo)
• in genere la potenza reattiva totale QT assorbita dal carico non è costante ma varia nel tempo
secondo, ad esempio, la curva riportata con linea continua nel diagramma di carico seguente.
La curva con linea tratteggiata indica la QC dei condensatori. Si nota che le curve non si
sovrappongono perfettamente in quanto le centraline di rifasamento “inseguono” la potenza
reattiva del carico ma non riescono ad azzerarla completamente (cosϕ’=0,9999). In pratica i
valori di QC non sono continui ma, essendo ottenuti collegando in serie e parallelo un certo
numeri di condensatori, variano secondo un andamento a gradini.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36
Titolo: RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

RIFASAMENTO DI CARICHI TRIFASE

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S1
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Dato il circuito in figura calcolare il valore della corrente di linea IL prima e dopo la chiusura del
tasto T. I tre condensatori sono connessi a stella e provvedono a rifasare totalmente il carico.

E1 = 2 ⋅(220 + j100 ) V


P1 = 10 kW
γ 1 = 40° (induttivi )
Z 2 = 15 + j 3 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S1
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Notiamo che il sistema è simmetrico ed equilibrato, tutti i carichi sono connessi a stella,
pertanto possiamo considerare il circuito monofase equivalente.
Calcoliamo i valori efficaci della tensione stellata E e della tensione concatenata V

E = (220) 2 + (100) 2 = 241 V ; V = 3 ⋅ E = 418 V

TASTO T APERTO
P1 10.000
calcoliamo la corrente I1 assorbita dal primo carico I1 = = = 18 A
3 ⋅ V ⋅ cos γ 1 3 ⋅ 418 ⋅ cos 40°

che in forma vettoriale vale: I1 = 2 ⋅ (18 ⋅ cos16° − j18 ⋅ sen16°) = 2 ⋅ (17,3 − j 4,96) A

calcoliamo ora la potenza reattiva del primo carico: Q1 = P ⋅ tgγ 1 = 10.000 ⋅ tg 40° = 8.390 VAR

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Lezione n°: 36/S1
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Passiamo ora al secondo carico, possiamo calcolare la corrente I2, il suo valore efficace e la
potenza reattiva Q2:

E 2 ⋅ (220 + j100)
I2 = 1 = = 2 ⋅ (15,38 + j 3,59) A
Z 2 15 + j 3
I 2 = (15,38) 2 + (3,59) 2 = 15,79 A
Q2 = 3 ⋅ X L ⋅ I 2 = 3 ⋅ 3 ⋅ (15,79) 2 = 2.240 VAR
2

Calcoliamo la corrente di linea I’L ed il suo valore efficace I’L

I'l = I1 + I2 = 2 ⋅ (17,3 − j 4,96) + 2 ⋅ (15,38 + j 3,59) = 2 ⋅ (32,68 − j1,37) A


I 'l = (32,68) 2 + (1,37) 2 = 32,7 A

La potenza reattiva QT dei due carichi vale: QT = Q1 + Q2 = 8.390 + 2240 = 10.635 VAR

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S1
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
TASTO T CHIUSO
Affinché la batteria dei condensatori provveda al rifasamento totale dell’impianto devono
verificarsi le seguenti condizioni:
QC = QT
E2 (241) 2
XC = 3⋅ = 3⋅ = 16,47 Ω
QC 10.635
1 1
CY = = = 193,36 µF
ω ⋅ X C 314 ⋅16,47
E 2 ⋅ (220 + j100)
IC = 1 = = 2 ⋅ (−6,07 + j13,36) A

ZC − j16,47
Calcoliamo la corrente IC che
I' 'l = I1 + I2 + IC =
attraversa i condensatori e
successivamente la corrente di = 2 ⋅ [(17,3 − j 4,96) + (15,38 + j 3,59) + (−6,07 + j13,36)] =
linea a tasto chiuso I’’L = 2 ⋅ (26,61 + j11,99) A
I ' 'l = (26,61) 2 + (11,99) 2 = 29,19 A.
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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S1
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 1
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 1
Il diagramma vettoriale qualitativo, che comunque ci consente di stabilire le posizioni
reciproche dei vettori, è il seguente:

argE1=arc tg(110/220)=24°
γ1=40°
γ2=arctg(3/15)=11°

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Dato il circuito in figura rispondere ai quesiti di seguito riportati.

E1 = 220 + j 0 V
Q1 = 15 kVAR
cos γ 1 = 0,6
Z = 10 + j 5 Ω
f = 50 Hz

Sono noti il costo di un kWh=0,15 € e di un kVarh=0,30 €. Si supponga che il sistema


funzioni per otto ore al giorno per due mesi (60 gg). Calcolare il costo prima e dopo il
rifasamento totale (realizzato con tre condensatori connessi a triangolo).

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Utilizzatore a stella.
E’ necessario calcolare la potenza attiva. Per fare questo occorrono il modulo della tensione
concatenata, l’angolo di sfasamento e il modulo della corrente della stella.

E = (220) 2 + (0) 2 = 220 V


V = E ⋅ 3 = 220 ⋅ 3 = 380 V
γ 1 = arc cos 0,6 = 53°
Q1 15.000
I1 = = = 28,53 A
3 ⋅ V ⋅ senγ 1 3 ⋅ 380 ⋅ sen53°
P1 = 3 ⋅ V ⋅ I1 ⋅ cos γ 1 = 3 ⋅ 380 ⋅ 28,53 ⋅ cos 53° = 11,3 kW

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Utilizzatore a triangolo.
Calcoliamo la potenza attiva e reattiva.

Z = (10) 2 + (5) 2 = 11,18 Ω


V 380
IF = = = 33,99 A
Z 11,18
I L = 3 ⋅ I F = 3 ⋅ 33,99 = 58,87 A
5
γ 2 = arctg = 26,6°
10
P2 = 3 ⋅ V ⋅ I L ⋅ cos γ 2 = 3 ⋅ 380 ⋅ 58,87 ⋅ cos 26,6° = 34,6 kW
Q2 = 3 ⋅ V ⋅ I L ⋅ senγ 2 = 3 ⋅ 380 ⋅ 58,87 ⋅ sen26,6° = 17,3 kVAR

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Calcoliamo la potenza attiva totale e la potenza reattiva totale, successivamente le energie
attiva WA e reattiva WR ed i relativi costi.

PT = P1 + P2 = 11,3 + 34,6 = 45,9 kW


QT = Q1 + Q2 = 15 + 17,3 = 32,3 kVAR
WA = PT ⋅ t = 45,9 ⋅ 8 = 367,2 kW ⋅ h (al giorno)
WR = QT ⋅ t = 32,3 ⋅ 8 = 258,4 kVAR ⋅ h (al giorno)
€ A = WA ⋅ € ⋅ 60 gg = 367,2 ⋅ 0,15 ⋅ 60 = 3.304 € (cos to energia attiva )
€ R = WR ⋅ € ⋅ 60 gg = 258,4 ⋅ 0,30 ⋅ 60 = 4.651 € (cos to energia reattiva )
€TOT = € A + € R = 7.955 € (cos to totale)

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S2
Titolo: ESERCIZI RISOLTI 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI RISOLTI 2
Effettuiamo il rifasamento totale a triangolo

QC = QT
QC 32,3 ⋅ 103
C∆ = = = 237,45 µF
3 ⋅ ω ⋅ V 2 3 ⋅ 2 ⋅ 3,14 ⋅ 50 ⋅ (380) 2
1 1
XC = = = 13,41 Ω
ω ⋅ C 314 ⋅ 237,45 ⋅10 − 6
Q'T = QT − QC = 32,3 − 32,3 = 0 kVAR
W ' R = Q'T ⋅t = 0 ⋅ 8 = 0 kVAR ⋅ h
€' R = W ' R ⋅€ ⋅ 60 gg = 0 ⋅ 0,30 ⋅ 60 = 0 €
€'T = € A + €' R = 3.304 + 0 = 3.304 €

Il costo totale dopo il rifasamento coincide con il costo dell’energia attiva.

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Corso di Laurea: #corso#
Insegnamento: #insegnamento#
Lezione n°: #lezione#
Titolo: #titolo#
Attività n°: #attività#

Facoltà di Ingegneria

AVVISO
Se lo Studente lo ritiene necessario, può inviare al docente usando l’opportuna procedura
presente nel portale (e-portfolio) lo svolgimento del/degli Esercizio/i proposto/i nella
seguente attività, per ricevere un feedback da parte del docente.
Si precisa che tale attività non inciderà in alcun modo sullo svolgimento/esito dell’esame
finale.

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1
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 36/S3
Titolo: ESERCIZI PROPOSTI
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZI PROPOSTI
Una linea trifase con tensioni concatenate simmetriche pari a 380 V, alimenta alla frequenza di
50 Hz i seguenti carichi ohmico induttivi:
1. Un impianto che assorbe 12 kW a cosϕ1=0,7;
2. Un motore asincrono che assorbe 18 kW con cosϕ2=0,62;
3. Un impianto che assorbe 10 kW con cosϕ3=0,69.

Calcolare
La corrente IL sui conduttori di linea ed il cosϕ complessivo dell’impianto;
La potenza reattiva QC e la capacità CY tali da portare il cos ϕ dell’impianto complessivo a 0,82

Risposta: IL =92,1 A, cosϕ=0,66, QC =17,6 kVAR, CY =387,5 μF

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37
Titolo: TERNE ALLE SEQUENZE DIRETTA-INVERSA-OMOPOLARE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
TERNE ALLE SEQUENZE DIRETTA-INVERSA-OMOPOLARE

Abbiamo visto che tre vettori A1, A2 ed A3 costituiscono una terna simmetrica se valgono le
seguenti condizioni: i tre moduli coincidono A1=A2=A3 e i tre vettori sono sfasati tra di loro di
120°. Abbiamo sempre supposto che A2 fosse sfasato di 120° in ritardo su A1 e che A3 fosse
sfasato di 120° in ritardo su A2.
Consideriamo l’operatore matematico α=ej120°=ej2π/3=cos120°+jsen120°=-0,5+j√3/2, se
applichiamo α ad un vettore V otterremo un nuovo vettore V ‘=αV che si trova a 120° in anticipo
rispetto a V ed ha lo stesso modulo di V.
Sia ad esempio V=220+j0, V’=αV=(-0,5+j0,866)(220+j0)=-110+j190 che ha modulo pari al
modulo di V ed è a 120° in anticipo su V.
L’operatore α2=ej240° provoca una rotazione del vettore V a cui è applicato di 240° in anticipo e ne
lascia inalterato il modulo.
L’operatore α3=ej0°=1 applicato ad un vettore V restituisce il vettore cioè ne lascia inalterato il
modulo e la fase.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37
Titolo: TERNE ALLE SEQUENZE DIRETTA-INVERSA-OMOPOLARE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
TERNE ALLE SEQUENZE DIRETTA-INVERSA-OMOPOLARE

TERNE ALLA SEQUENZA DIRETTA


Supponiamo di avere la terna di vettori (A1, A2, A3) riportata in figura, possiamo riscriverla come:

⎧ A&1 = A&
⎪&
⎨ A2 = α ⋅ A&
2

⎪& &
⎩ A3 = α ⋅ A
oppure
S d : A& : 1, α 2 , α

NOTA
Tutte le terne fin ora considerate sono terne
alla sequenza diretta.
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37
Titolo: TERNE ALLE SEQUENZE DIRETTA-INVERSA-OMOPOLARE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
TERNE ALLE SEQUENZE DIRETTA-INVERSA-OMOPOLARE

TERNE ALLA SEQUENZA INVERSA


Supponiamo di avere la terna di vettori (A1, A3, A2) riportata in figura, possiamo riscriverla come:

⎧ A&1 = A&
⎪&
⎨ A2 = α ⋅ A&
⎪&
⎩ A 3 = α 2
⋅ A&
oppure
S i : A& : 1, α , α 2

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37
Titolo: TERNE ALLE SEQUENZE DIRETTA-INVERSA-OMOPOLARE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria
TERNE ALLE SEQUENZE DIRETTA-INVERSA-OMOPOLARE

TERNE ALLA SEQUENZA OMOPOLARE


Supponiamo di avere la terna di vettori (A1, A2, A3) riportata in figura, possiamo riscriverla come:

⎧ A&1 = A&
⎪&
⎨ A2 = A&
⎪& &
⎩ A3 = A
oppure
S o : A& : 1,1,1

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37/S1
Titolo: SCOMPOSIZIONE ALLE SEQUENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SCOMPOSIZIONE ALLE SEQUENZE


Data una terna generica di vettori A1, A2 ed A3 aventi moduli diversi tra di loro e sfasamenti
reciproci diversi tra di loro , brevemente una terna dissimmetrica , possiamo ottenere tale terna
dalla somma di tre terne opportunamente calcolate, una alla sequenza diretta, una alla sequenza
inversa ed una alla sequenza omopolare.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37/S1
Titolo: SCOMPOSIZIONE ALLE SEQUENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SCOMPOSIZIONE ALLE SEQUENZE


⎧ A&1 = A& o + A& d + A& i
⎪&
⎨ A2 = A& o + α ⋅ A& d + α ⋅ A& i
2

⎪& & + α ⋅ A& + α 2 ⋅ A&


⎩ A 3 = A o d i

risolvendo rispetto ad A& o , A& d e A& i si ottiene

& & &


&A = A1 + A2 + A3 è ottenuta sommando le tre equazioni
o
3
& & & è ottenuta sommando le tre equazioni dopo aver
&A = A1 + α ⋅ A2 + α ⋅ A3
2

d
moltiplicato la seconda per α e la terza per α2
3
& + α 2 ⋅ A& + α ⋅ A&
A
A& i = 1 2 3 è ottenuta sommando le tre equazioni dopo aver
3 moltiplicato la seconda per α2 e la terza per α

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37/S1
Titolo: SCOMPOSIZIONE ALLE SEQUENZE
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SCOMPOSIZIONE ALLE SEQUENZE

Possiamo affermare che data una qualsiasi terna comunque dissimmetrica essa è ottenibile dalla
somma di tre terne, determinate come abbiamo visto, una alla sequenza diretta, una alla
sequenza inversa ed una alla sequenza omopolare.
Questo risultato è utilizzabile nella soluzione dei circuiti trifase dissimmetrici e squilibrati e/o in
condizioni di guasto. L’idea è questa: al posto di lavorare su un unico circuito trifase dissimmetrico
e squilibrato opero su tre circuiti monofase ottenuti considerando le sequenze diretta-inversa-
omopolare, e “sommo” i risultati ottenuti.

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37/S2
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Data la terna di correnti di linea che attraversa una linea trifase a quattro fili determinare le
componenti alle sequenze diretta-inversa-omopolare

⎧I&1 = 100 + j 0 A
⎪&
⎨I 2 = 50 − j 200 A
⎪&
⎩I 3 = −50 + j100 A
basta utilizzare le seguenti equazioni

I& + I& + I& 100 + j0 + 50 − j 200 − 50 + j100


I&o = 1 2 3 = = 33,33 − j33,33
3 3
& + α ⋅ I& + α 2 ⋅ I& 100 + j 0 + (−0,5 + j 0,866) ⋅ (50 − j 200) + (−0,5 − j 0,866) ⋅ (−50 + j100)
I
I&d = 1 2 3
= = 119,9 + j 45,5
3 3
& 2 & &
&I = I1 + α ⋅ I 2 + α ⋅ I 3 = 100 + j 0 + (−0,5 − j 0,866) ⋅ (50 − j 200) + (−0,5 + j 0,866) ⋅ (−50 + j100) = −53,27 − j12,2
i
3 3
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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 37/S3
Titolo: ESERCIZIO RISOLTO 2
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO RISOLTO
Determinare la terna di correnti di linea I1 , I2 ed I3 essendo note le correnti alle sequenze diretta,
inversa ed omopolare

⎧I&o = 17 − j37,8 A
⎪&
⎨I d = 124,4 + j33,3 A
⎪&
⎩I i = −41,4 + j 4,5 A
basta utilizzare le seguenti equazioni
⎧I&1 = I&o + I&d + I&i = (17 − j37,8) + (124,4 + j33,3) + (−41,4 + j 4,5) = 100 A
⎪&
⎪I 2 = I&o + α ⋅ I&d + α ⋅ I&i = (17 − j37,8) + (−0,5 − j 0,866) ⋅ (124,4 + j33,3) + (−0,5 + j0,866) ⋅ (−41,4 + j 4,5) =
2


⎪= 0,44 − j 200 A
⎪I& = I& + α ⋅ I& + α 2 ⋅ I& = −49,44 + j86,88 A
⎩ 3 o d i

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 38
Titolo: ESERCIZIO ESAME 21
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO
Per il circuito riportato in figura determinare il modulo delle correnti assorbite dal triangolo e dalla
stella e stabilire in che rapporto stanno.

Sono noti:

E1=220+j0 V (terna simmetrica


alla sequenza diretta)
Z∆=ZY=5+j5 Ω

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Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 38
Titolo: ESERCIZIO ESAME 21
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
Calcolo la terna delle tensioni stellate
E& = 220 + j 0 V
1

E& 2 = − 110 − j190 V


E& 3 = − 110 + j190 V
Calcolo la terna delle tensioni concatenat e
V& 12 = E& 1 − E& 2 = 330 + j190 V
V& = E& − E& = − j 380 V
23 2 3

V& 31= E& 3 − E& 1 = − 330 + j190 V


Confronto i valori delle correnti sulla prima fase . Per il carico a triangolo si ha

& V&12 330 + j190


fase 1 − 2 I 12 f = = = 52 − j14 A
Z& Δ 5 + j5
V& − 330 + j190
fase 3 − 1 I&31 f = 31 = = − 14 + j 52 A
Z& Δ 5 + j5
corrente sulla prima fase del triangolo
I&1lΔ = I& 12 f − I&31 f = ( 52 − j14 ) − ( − 14 + j 52 ) = 66 − j 66 A ⇒ I 1lΔ = 93 ,33 A
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Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 38
Titolo: ESERCIZIO ESAME 21
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

SVOLGIMENTO
Per il carico a stella si ha che la corrente di linea coincide con quella di fase
&
&I = I& = E 1 = 220 + j 0 = 22 − j 22 ⇒ I = 31,11 A
Z& 5 + j5
1lY 1 fY 1lY
Y

Le correnti assorbite dal triangolo e dalla stella s tan no nel rapporto


I 1l Δ 93 ,33
= =3
I 1lY 31,11

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Corso di Laurea: INGEGNERIA INFORMATICA E DELL'AUTOMAZIONE (D.M. 270/04)
Insegnamento: ELETTROTECNICA
Lezione n°: 38/S1
Titolo: ESERCIZIO ESAME 22
Attività n°: 1

Facoltà di Ingegneria

ESERCIZIO
Per il circuito riportato in figura, determinare il costo dell’energia attiva e reattiva con T aperto.
Con il tasto T chiuso provvedere al rifasamento totale determinando il valore di CY; ricalcolare il
costo previsto per l’energia attiva e reattiva
In entrambi i calcoli si supponga che l’utilizzatore funzioni per 60 giorni e per 8 ore al giorno.

Sono noti:

V=380 V
PU=5 kW
cosϕU=0,6
f=50 Hz
costo Wa=0,15 €/kW*h
costo Wr=0,25 €/kVAR*h

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Insegnamento: ELETTROTECNICA