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Jan Johansson nacque il 16 settembre 1931 in una famiglia che da generazioni

aveva mostrato interesse nella musica: il nonno materno suonava la chitarra, quello
paterno costruiva strumenti musicali - violini, piccoli organetti e un pianoforte che
esisteva ancora al momento dell’uscita del libro - e diresse anche un quintetto di fiati
ad Enånger.
Lo stesso padre di Jan fondò e diresse una big band di una dozzina di elementi, per
la quale scriveva gli arrangiamenti, e si distinse anche come radio-amatore,
costruendosi le proprie radio e, in seguito, lavorando come venditore ambulante di
radio.
Jan avrebbe fatto tesoro di queste competenze paterne, combinandole con quelle
ricevute dal lato materno, eccellente educatrice e pedagoga.
A scuola si distinse fin da subito per una mente brillante e vivace, prendendo lezioni
di pianoforte classico - come è testimoniato da un nastro registrato dalla madre nel
1951, quando il ventenne Jan suonava a casa Chopin, Schubert, Mozart e
Beethoven.
L’incontro col jazz non tardò ad avvenire: il padre di un compagno di classe, Gunnar
Hammarlund, possedeva un negozio di musica. Per i due ragazzi fu fin troppo facile
avventurarsi tra i grandi della musica jazz.
Ancora al liceo, Jan suonava in una band chiamata “Gerhard’s Orchestra”, che si
distingueva per fare spettacoli nelle sale da ballo della zona.
Jan suonava anche la chitarra in un’altra band, i “Five Swingers”; durante l’ultimo
anno di scuola, si unì ad un sestetto nel quale l’amico Gunnar suonava il clarinetto
nello stile di Benny Goodman: qui, Jan suonava il pianoforte e, quando questo era
scordato, faceva di necessità virtù passando alla fisarmonica.
Nel 54 il sestetto di Hammarlund venne riconosciuto come una delle jazz band
amatoriali migliori in Svezia, ma a quel punto Jan aveva già lasciato la propria città
natale: il servizio militare chiamava.

Grazie alla passione per le radio ereditata dal padre, fu assegnato ai Corpi di
Comunicazione, quartier generale a Solna, a nord di Stoccolma.
Ben presto divenne un validissimo operatore di telegrafo, sviluppando un suo ritmo
personale nell’usare il telegrafo: addirittura capitava che modificasse l’altezza del
segnale acustico usando una piccola manopola, e in questo modo creava una sorta
di “musica”.
Al contempo, era solito suonare chitarra e pianoforte per i suoi commilitoni, e
divenne così popolare che si guadagnò il soprannome di “One thousand one”, in
virtù del suo numero di targhetta, 1001 appunto, che fu poi abbreviato in “Thousand”.
Al termine del servizio militare, Jan si trasferì a Göteborg, dove si iscrisse allo
Stockholm Institute of Technology: il suo migliore amico ai tempi del servizio militare,
Lage Larsson, frequentava il Chalmers Institue of Technology, sempre a Göteborg,
ed era risaputo che il Chalmers offriva agli studenti molte opportunità anche dal
punto di vista musicale: Göteborg doveva essere, e fu.