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Marcello Marchesi

Marcello Marchesi (1912 – 1978), scrittore,


sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale,
paroliere e attore italiano.

Citazioni di Marcello Marchesi


A far ridere gli altri, non ci si arricchisce né
moralmente né finanziariamente. Adesso vorrei
soltanto capire gli altri e, attraverso loro, capire
me stesso.[fonte 1]
Ah, dimenticavo: ho un altro desiderio; mi
piacerebbe non morire per vedere come va a
finire.[fonte 2]
Il passato si allunga, il futuro si accorcia, il
presente si muove in un senso solo. Il
calendario è puntato contro di te e ti spara
raffiche di settimane che ti invecchiano a morte.
Perché non provi a fare il complice di te
stesso?[fonte 3]
Più che altro, vado a capo ogni tanto. È
un'abitudine che ho preso durante la guerra,
quando mancava la carta, e scrivevo sul bordo
Marcello Marchesi
bianco del giornale; per cui tutto, anche un
indirizzo, assumeva l'aspetto di una
poesia.[fonte 2]
Presi dall'entusiasmo,
riempimmo la sceneggiatura Indice
[di Imputato, alzatevi!] di tante
battute che il pubblico non Citazioni di Marcello Marchesi
aveva il tempo di ridere: se Slogan pubblicitari ideati da Marcello Marchesi
rideva ne perdeva metà, una
metà coprendo di risate le Citazioni tratte da canzoni
battute pari, l'altra metà le Che bell'età/Ah! Se avessi vent'anni di meno
dispari.[fonte 1] Bella tardona/Sono vivo
Scrivo dalla mattina alla
sera, ma non ho archivio. Mi Diario futile di un signore di mezza età
illudo che i testi che non Prefazione
riesco a trovare siano Citazioni
piuttosto belli. Mi piace solo
Explicit
quello che farò.[fonte 2]
Se ritardo di un paio di giorni Il dottor Divago
succede la fine del mondo, Essere o benessere
se muoio non se ne accorge Il sadico del villaggio
nessuno.[fonte 4][1] L'osso sacro
Sono sempre stato un uomo Il "Chi sarebbe?" Definizionario delle celebrità
di destra, con dubbi. Sono
Gente
per il progresso, ma un I coorbitanti
progresso I lamenti
paternalistico.[fonte 1] Sancta Publicitas. 100 flores sententiarum
Mezza età
Slogan pubblicitari ideati Dìtteri sui dàtteri
Ballate sballate e comunicazioni spirituali
da Marcello Marchesi
100 neoproverbi
in Panta. Agenda Marchesi (https://boo Citazioni su Il dottor Divago
ks.google.it/books?id=pwKhDQAAQBAJ),
Il malloppo
a cura di Mariarosa Bastianelli e Michele
Sancisi, Giunti. ISBN 88-587-7230-X Incipit
Citazioni
Con quella bocca può dire Explicit
ciò che vuole. (Chlorodont: p. Citazioni su Il malloppo
558)
Contro il logorio della vita Sette zie
moderna. (amaro Cynar: p. Incipit
308) Citazioni
Falqui: basta la parola! Explicit
(confetto Falqui: p. 308)
Il signore sì che se ne Citazioni su Marcello Marchesi
intende. (brandy Stock 84: p. Oreste del Buono
569) Guido Clericetti
La Pasta Combattenti? Si Gino e Michele
mangia con la baionetta!
(Pasta Combattenti: p. 569) Collaborazioni
Non è vero che tutto fa Note
brodo!!! (dado Lombardi: p. Fonti
308)
Vecchia Romagna etichetta Bibliografia
nera, il brandy che crea Filmografia
un'atmosfera. (Vecchia
Altri progetti
Romagna: p. 557)

Citazioni tratte da
canzoni

Che bell'età/Ah! Se avessi vent'anni di meno

Etichetta: CGD, N 9448, 1963.

Che bell'età, | la verde età, | col verbo amar | da coniugar | e addizionando il cuore mio con il
tuo cuore, | un solo amore trovar. (da Che bell'età[2], lato A)
Che bell'età, | la mezza età, | tranquillità, | serenità. (da Che bell'età[2], lato A)

Bella tardona/Sono vivo


Etichetta: CGD, N 9449, 1963.

Si sentiva bella, si sentiva proprio su | però una frase l'ha buttata giù, giù, giù... | "Bella
tardona-ona-ona, dove vai? | Bella pacioccona-ona-ona, cosa fai?" | Lei si fermò, | poi
accelerò | e il suo viso rosso per la rabbia bruciò. (da Bella tardona[2], lato A)
Ma guarda un poco tu, | questa gioventù, | che critica, che sfotte e ti dà pure del tu! (da Bella
tardona[2], lato A)

Diario futile di un signore di mezza età

Prefazione
Lo stesso tipo di cappello che porto io. Mi sta male, ma la gente non sa quanto mi stanno
male gli altri. (p. 7)
La gioventù, prima o poi, finisce; la mezza età non finisce mai. (p. 8)
La vecchiaia non esiste. È una mezza età portata male. (p. 8)
Mi salvo sempre, grazie al mio istinto di conversazione. (p. 8)
Un uomo di mezza età allegro è meno ridicolo di un giovane col muso. (p. 8)
Futile? Strana parola. Mi fa venire in mente un fucile che spara a borotalco. A pensarci bene,
un fucile così non ammazza nessuno e fa sorridere. Sì, sì, sono futile. (p. 8)
Cambierei di nuovo mestiere. Non c'è nulla che ringiovanisca di più. Un uomo privo di
esperienza è sempre giovane... (p. 9)
Ogni nuovo libro danneggia quelli già usciti. Che rimorso, rubare un solo lettore ai classici.
(p. 10)
I diari pesano, ricordare invecchia. (p. 10)

Citazioni
C'è chi si sente giovane perché, in cinquant'anni, non ha combinato niente e c'è chi si sente
giovane perché tutto quello che ha combinato l'ha dimenticato. È il caso mio. (p. 14)
Milano. Il Duomo gocciola verso l'alto.[3] (p. 22)
A quarant'anni l'uomo fa il punto. A cinquant'anni fa la virgola, e con il punto e virgola può
continuare, seppure faticosamente, il periodo delle sue riflessioni. (p. 24)
Certi paesi perdono per me tutto il loro fascino quando sento che sono stati raggiunti, con
facilità, da gente che mi sta antipatica. (p. 24)
Quel tipo di mogli che sposano il portafogli. (p. 24)
Una vita idiota, tutti i giorni le stesse azioni, gli stessi incontri, le stesse facce. Eppure tiene
un diario minuziosissimo. Per assicurarsi il suo alibi giornaliero. Non si sa mai. (p. 24)
Un episodio che mi fa amare Raimondo.
Bombardamento. Batteria contraerea inceppata. Tutti via per i campi, lunghi stesi fra le zolle
a bocca sotto. Mentre l'inferno continua, Raimondo si alza, solleva una zolla meno dura
delle altre, la soppesa, si guarda in giro e la getta con forza sull'elmetto di un artigliere,
rannicchiato e tremante.
"Aiuto... sono stato colpito... mamma!"
Raimondo si distende vicino a lui.
"Non è niente. Sta' tranquillo, sono stato io. Ti ho tirato un po' di terra, sei contento? Di' la
verità: sei contento che sia stato io? Pensa se era una scheggia. Allegro, era uno scherzo."
(p. 27)
Non aveva la parola facile, ma il silenzio, oh! il silenzio lo aveva difficile. (p. 28)
La caratteristica dei giovani è trascurarsi. Il loro motto: "La salute dopo tutto." (p. 31)
Intransigente. Sbagliando si spara. (p. 34)
Stasera ho proprio voglia di andarmi a vedere un bel film di denuncia. Guarda un po' se ci
sono film di denuncia in giro. No? Peccato, dovrò andare a vedere un film per divertirmi e
basta. Uffa! (p. 35)
Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. (p. 35)
Un portacenere a forma di orologio. Tempo e fumo passano. (p. 35)
Fellini 8½: il posto delle fregole. (p. 37)
G. ancora oggi, prima di scrivere gli articoli per il suo giornale, si purga, poi prende la
simpamina. A. G. Rossi diceva: "Non dovrebbe firmarli col suo nome ma così:
fenilisopropilamina ß. Sarebbe più onesto." (p. 41)
Ipocrita: assisteva tutte le domeniche alle Sacre Finzioni. (p. 44)
Bisogna resistere alla tentazione di comprendere i giovani. Non vogliono essere capiti. Li
umilia. Fingiamo di non capirli. L'unico modo per farsi sopportare da loro. (p. 44)
Abbiamo un nuovo ordine religioso: i cappuccini Hag. (p. 45)
Regola per la mezza età
Non parlare | non vedere | non sentire | e cercare | di far finta | di capire. (p. 46)
"Ah, io il giornale lo leggo a modo mio" dice il vecchietto. "La prima pagina la salto, il resto
non m'interessa. Io leggo solo gli annunci funebri e gli spettacoli. Se è morto qualcuno che
conosco vado al funerale, se non è morto nessuno vado al cinema." (p. 49)
Ed ecco Mina con quella faccia di bambola spaventata trovata in solaio. (p. 49)
Il successo fa scandalo. Lo scandalo fa successo. (p. 50)
Un caso pietoso commuove, due anche, tre deprimono, dieci amareggiano, cento scocciano,
mille rallegrano gli scampati. (p. 51)
"La pubblicità è necessaria" dice F.M., pontefice dell'advertising. "La gallina, quando ha fatto
l'uovo, canta; l'anatra no. Nei negozi tutti chiedono uova di gallina, ma nessuno chiede uova
di anatra. Chiaro?" (p. 51)
Oggi tutto non basta più.[3] (p. 52)
Milano. Vivo in una città occupata da gente occupatissima. Camminano tutti svelti, guardano
le donne solo dopo le nove di sera. Questa città si sveglia ogni giorno un minuto prima. Sta
già vivendo il gennaio del 1965. Qui gli uomini di affari ti dicono le cose delicate in
automobile, su quattro ruote che girano a cento all'ora, coi paracarri che passano veloci. I
paracarri non hanno orecchi. In questa città la gente viene a sapere che è primavera dai
manifesti: "È primavera, cambiate l'olio al motore." È l'unica città in cui ho sentito tossire gli
uccellini. (p. 54)
Dodecafonico: improvvisa al pianoforte con estro e la fantasia di un grande accordatore. (p.
59)
La signora Colgate va a cambiarsi d'alito e torna subito. (p. 60)
Non c'è più tempo per scrivere gli auguri, né per rispondere. Andremo in giro con due timbri:
uno di "auguri", e uno di "grazie, altrettanto". Incontrandoci, ci timbreremo. Poi ognuno a
casa controlla. Se ha dimenticato qualcuno, al prossimo incontro lo timbrerà. (p. 61)
Burocrazia: bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli.[4] (p. 62)
"Lei è di destra o di sinistra?"
"Sono troppo vecchio per essere di sinistra e troppo giovane per essere di destra."
"Allora?"
"Centro-frivolo." (p. 63)
L'utilitaria si fermò all'angolo. Partorì un passeggero e ripartì. (p. 63)
Le calze da uomo muoiono per consunzione, quelle da donna per un incidente. (p. 67)
Un po' di pane e un po' di salame dentro, nella vetrinetta del bar. Per un romano è una
pagnottella, per un milanese è un "sànguis". Per un dongiovanni è un panino gravido. Per
un giovanotto è un toast e per una ragazza è una tartina. Per un borghese sposato è un
panino imbottito. Per un purista è un tramezzino, per un nostalgico è un tra i due, per il
padrone del bar è un club sandwich. Ma sempre pane e salame è. (p. 67)
Quella signora grassa mangia sei volte al giorno per mantenere la linea. La linea cotica. (p.
68)
L'unica consolazione della vecchiaia è che hai tante cose da raccontare. Se trovi chi te le
ascolta. (p. 74)
Non è un tipo aperto, non è nemmeno un tipo chiuso; è un tipo socchiuso. Attenti agli spifferi.
(p. 74)
La sua figura di poeta naneggia in tutta la sua pochezza nel panorama della poesia
contemporanea. (p. 75)
Si nutre | di carta stampata | produce | qualche idea | risaputa. (p. 75)
L'uomo spaziale tornò da Venere con una malattia del luogo.[5] (p. 75)
Mangiare è un diritto, digerire è un dovere.[3] (p. 81)
I registi da piccoli guardano attraverso i buchi delle serrature. (p. 81)
Sammy Davis: un grillo con la lingua rossa. (p. 83)
È chiaro che non ha figli. Giudica i giovani per quello che sono: tutti figli degli altri. (p. 88)
Il cellophane cadaverizza il pane, il frigidaire rincretinisce i cibi, l'aria condizionata frolla gli
uomini. (p. 92)
È uno scrittore in stato interessante. Aspetta un romanzo. (p. 94)
Questa è l'epoca delle materie di nuovo tipo. L'epoca della plastica. Memoria di plastica,
classe di plastica, raccomandato di plastica. Sembra pesante è leggera, sembra cedevole è
resistentissima. Insomma è l'epoca di tutto ciò che sembra ma non è. (p. 96)
Domenica. Le cambiali in sosta, l'accertatore delle tasse alla partita. I creditori, fuori, nelle
loro ville. Le amanti presso i mariti. Sfratti e sequestri, come tutto il resto, al lunedì.
Benedetto giorno del Signore. (p. 97)
Night
Buone ragazze | di cattiva famiglia | con cattivi ragazzi | di buona famiglia. (p. 101)
Rumori che ci perdiamo in città. Il tac di una pera che cade, il porcogiuda del contadino
colpito dalla pera. (p. 103)
Piange di fronte, sorride di profilo: è una donna che si conosce bene. (p. 103)
Concilio: una nevicata di vescovi. (p. 163)
La gente "bene" | sui giornali viene | solo per ragioni | di tre sorte: | nascita | matrimonio |
morte. (p. 107)
Parole, come gocce di sangue simpatico, scompaiono asciugandosi e tornano al calore di
un sentimento in fiamme. (p. 109)
Collaborazione. Io l'insulto. Tu lo tieni, lui gli mena, noi aiutiamo e voi guardate se essi
arrivano. (p. 109)
Balera
Ragazze buone | ragazze belle | con l'odore | di minestrone | sotto le ascelle. (p. 109)
Ho la febbre. È come una sbronza. (p. 110)
Non lava, non frulla, non lucida, non stira, non aspira, non refrigera, non riscalda, non
depura, non umidifica, e pure è l'elettrodomestico più diffuso. I palazzi hanno i capelli dritti.
Sono le antenne del più inutile degli elettrodomestici: il televisore. (p. 111)
Io quando lavoro mi annoio anche se è divertente. È la parola lavoro che mi uggia. Sono
capace di divertirmi con un hobby noioso, purché sia un hobby. (p. 112)
Medioevo
Fra pestilenze | prepotenze | crociate | e santa Inquisizione | si era vivi | per combinazione.
(p. 113)
La voce della coscienza è antipatica come la nostra, ascoltata al registratore.[6] (p. 117)
La decadenza del decadente è una frana. (p. 120)
Pieno di vitalità e di malattie. È un sano immaginario. (p. 124)
Ama la semplicità. Se gli chiedi: "Come stai?" risponde: "Se stessi bene, come sto male,
starei benissimo." (p. 125)
Quando c'è la salute c'è tutto. Quando non c'è la salute c'è lutto. (p. 129)
"Mi sono vendicato. Ho usato il sistema della dolcezza."
"Bravo."
"Sì, gli ho messo lo zucchero nel serbatoio della benzina." (p. 133)
Sindacalista: il cavilliere del lavoro. (p. 137)
Chiacchierone: dategli una pillola antifacondativa. (p. 138)
Famiglia del Sud. Basta spostare un mobile, che viene fuori un ragazzino. (p. 139)
"A San Rossore" dice Giancarlo "si è svolto il 'Congresso dei timidi'. Ma, per timore, non si è
presentato nessuno." (p. 139)

Explicit

La più bella poesia dell'anno: Canzone per bambini di Aurora Ciliberti Tallone.

pipì
pepè popò
papà pupù

L'infanzia! Quanti ricordi! Oh! Se chiudo gli occhi... mi addormento.

Il dottor Divago

Essere o benessere
Quando il benessere bussa alle porte poveri e onesti tenetevi forti. (p. 27)
Paradiso per industriali
I cavalieri del lavoro | giunti in quel luogo | diventano | cavalieri del riposo | e giocano | a
bocce, contenti, | con le teste | dei loro concorrenti. (p. 27)
Proprietario triste
Sono padrone di duecento cessi | forse duecentoventi, | con annessi | alcuni appartamenti.
(p. 28)
L'allenamento
È un industriale | della stretta di mano. | Produce | 10.000 | strette di mano al giorno | su per
giù. | A casa si allena | con la | servitù. (p. 29)
Pianificazione
Inverno a Montecarlo. | Estate alle Bahamas. | Autunno in Scozia. | Primavera a Capri... |
L'anno è sistemato. | La coscienza no. (p. 30)
Essere o benessere? | Questo è il problema.[7] (p. 31)
Il sadico del villaggio
I cari istinti
Cari istinti | sempre vivi | mai sopiti | vi fate ricordare da soli | con un morso alle reni | un
lampo nella rètina | un formicolìo | al punto giusto. || Cari, cari, cari istinti | non mi
abbandonate | per carità di un uomo. (pp. 33-34)
Anche i vermi ricordano | ma io non ho memoria. | Dice che, sollecitandoli | con scosse
elettriche | scelgano, nei tubi di vetro, | una strada piuttosto che un'altra. | Anche i vermi
ricordano | io niente | non ho memoria di me. (p. 35)
Oggi è rimasto eguale | solo il mare. | Non può invecchiare | né incanutire | non ha rughe il
mare | né assume quell'aria | da fico sfatto, mai. | È giovane come al tempo di Ulisse. (pp.
35-36)
Devo
Devo fare una cura di calcio | imparare cioè | cos'è | e cercare di capire i segreti | del
Campionato | o sarò radiato | dalla vita incivile. (p. 36)
È così bello mettere | la salute dopo tutto. (p. 39)
Missionario laico
Va ad insegnare | l'empietà ai negri | convertiti da un povero frate. | Ha con sé | "La Storia |
delle Grandi Bestemmie | Illustrate" | in fascicoli | e a rate. (p. 41)
Allegretto
I teschi ridono | sempre. || Sentono ancora | il solletico | dei vermi.[3] (pp. 42-43)
La torre di Pisa
Voglio preoccuparmi | della torre di Pisa | intensamente | voglio farmene una croce | una
manìa | starò lì a sostenerla | con una mano | come nei vecchi fotomontaggi. | Tempesterò
sui giornali | farò cortei da solo | avrò uno scopo nella vita | finalmente | e la gente esclamerà
| alla mia morte | "Ecco uno | che non poteva vedere | le cose storte. (p. 44)
Minaccia
Ti strappo le unghie | e ti faccio | battere a macchina | un capitolo | dei "Promessi Sposi".
(pp. 44-45)
Catttttivo
Legge trattati | di chirurgia | immaginando | tutto | senza anestesia. (pp. 45)
A l'unico amico
Vieni a trovarmi | se puoi | fra un taxi e una telefonata | un contratto | e un'arrabbiatura | tra un
giornale e una preghiera | tra un film e un aperitivo | vieni a trovarmi | finché son vivo | una
mattina | una sera | scambiamoci un sacco | d'idee sbagliate || invecchiamo un'ora insieme
(p. 52)

L'osso sacro
Qui | non c'è niente di sacro | tranne l'osso | dove si prendono i calci. (p. 54)
Stagione alta
Nella Chiesa | di Cattolica | atmosfera balneare | fino a un metro dall'altare. | Donne in
pantoloni, | uomini in shorts, | Cristo in slip. (p. 54)
Orgoglio missionario
Ci ho messo tutta la vita | ma ora | cento negri al giorno | d'acqua lustrale aspergo. |
Tutt'intorno, | nella giungla convertita, | risuona il tam tam... | tum ergo. (p. 56)
Il pavone si pavoneggia | la cutrettola scutrettola | la cingallegra | si finge allegra | ma si
piange l'anima. (p. 58)
Non parliamo dell'ippopotamo. | Se io fossi | l'ippopotamo bestemmierei. | Ma che si tratta
così | una creatura? (pp. 59-60)
Consolati | pensando a questo qua: | la foca non l'ha finita | e il pinguino | l'ha lasciato a
metà. (p. 60)
Disfunzione religiosa
È un turbamento della psiche | mai capitato finora: | ha gettato la tonaca alle ortiche... | è
diventato suora. (pp. 60-61)

Il "Chi sarebbe?" Definizionario delle celebrità


GIULIO ANDREOTTI. Chi non muore si risiede. (p. 62)
ALBERTO ARBASINO. Non è una miniera, è un magazzino. (p.
62)
B.B.. Dio me l'ha data, guai a chi non me la tocca. (p. 62)
INGMAR BERGMAN. La psicanalisi delle urine. (p. 63)
GIUSEPPE BERTO. La Coscienza di Zero. (p. 63)
MIKE BONGIORNO. Tutto è perduto, fuorché l'ospite d'onore.
(p. 63)
WALTER CHIARI. Il ragazzo della Via Bluff. (p. 64)
GIGLIOLA CINQUETTI. Come la lana: pura, vergine e pettinata.
(p. 64)
CHARLES DE GAULLE. L'impiccione viaggiatore. (p. 64)
VITTORIO DE SICA. Dài a Cesare quel che è di Cesare. (pp.
64-65)
UMBERTO ECO. La pietra di Pappagone della cultura italiana.
(p. 65)
FEDERICO FELLINI. Il Gioco del Lotto e mezzo. (p. 65)
DARIO FO. Molière elevato a Cuba. (pp. 65-66)
VITTORIO GASSMAN. Via col vanto. (p. 66)
RENATO GUTTUSO. Una picassata alla siciliana. (pp. 66-67)
Marcello Marchesi
HELENIO HERRERA. L'allenatore in scarica. (p. 67)
LYNDON JOHNSON. John Wayne andato a male. (p. 67)
UBALDO LAY. Un impermeabile vestito da uomo. (pp. 67-68)
GINA LOLLOBRIGIDA. Il petto atlantico. (p. 68)
LEO LONGANESI. Il Toulouse-Lautrec della Brutta Époque. (p. 68)
MINO MACCARI. L'ostile è l'uomo. (p. 68)
DACIA MARAINI. La penna montata. (p. 68)
MARCELLO MASTROIANNI. Marlon Blando. (p. 68)
SANDRA MILO. La Venere di Ergas. (p. 69)
INDRO MONTANELLI. L'Italia dei Luoghi Comuni. (p. 69)
ALBERTO MORAVIA. L'amaro Gambarotta. (p. 69)
ALDO MORO. Il Dottor Divago. (p. 69)
PIETRO NENNI. Le Confusioni di un Ottuagenario. (p. 69)
RUGGERO ORLANDO. Coca Cola di Rienzo. (pp. 69-70)
GUIDO PIOVENE. Il Conte Rosso. (p. 70)
ANTONIO PIZZUTO. Mi spezzo ma non mi spiego. (p. 70)
ANNA PROCLEMER. Il pallore gonfiato. (pp. 70-71)
ANGELO RIZZOLI. La Divina Commenda. (p. 71)
JEAN-PAUL SARTRE. Voltaire a sinistra. (p. 71)
OMAR SIVORI. Il pallone di Achille. (p. 71)
BONAVENTURA TECCHI. Non ha idee ma le sa scrivere. (pp. 71-72)
CLAUDIO VILLA. L'acuto ottuso. (p. 72)
LUCHINO VISCONTI. L'ape regìa. (p. 72)
MONICA VITTI. Una matta che si crede Monica Vitti. (p. 72)
UGO ZATTERIN. L'ottimista di Stato. (p. 72)

Gente
Dio ti fa | e poi ti dà | la forza di sopportarti. | Bisogna vedere | se ti sopportano | gli altri. (p.
73)
Biografia
Tra i venti | e i sessant'anni | l'uomo si rade | venti metri abbondanti | di barba. || Lui ventuno.
|| Questa è la storia | della sua vita. (p. 73)
Il solitario
Mi piace | di più | giocare a carte | che andare a donne | anche perché | qualche volta | il
solitario | riesce. (p. 78)
La noia di Moravia
Di scene d'amore | quante ce ne ha messe! | È diventato ormai | un autore | di pubico
interesse. (pp. 78-79)
Longanesi
Mi sentivo qualcuno | quando | mi ascoltava. (p. 79)

I coorbitanti
Italia
Il bel Paese là | dove il sì suona | suona, suona, suona | fino a romperti l'anima. || È uno
stivale | pieno di gente | troppo intelligente. || È la terra | dei geni | troppo compresi[8] | dove |
bisogna incoraggiare | lo scoraggiamento. (p. 80)
Per Bacchelli
È uno di quelli | che, in una certa maniera, | hanno raggiunto | l'adipe della carriera. (p. 81)
Paparazzo
Di intelligente | non brilla in te | che l'obiettivo | della tua macchina | giapponese. (p. 84)
Moralista
Compra i libri | per strapparne | le pagine oscene. | Gli costa un po' | ma gli fa bene. (p. 84)
Critico
Nel libro ci fa un tassello | come ai cocomeri | se è rosso dice che è bello | senza
assaggiarlo. (p. 84)
Il dramma del tecnico
Capire il tubo | e non capire | altro. (p. 85)
Ateo
Uno | che crede | nell'al di qua. (p. 85)
Sensibile
Sulla scala mobile | si sente inseguita | dagli scalini. (p. 86)
La differenza è tutta lì | tra chi beve il grappino | e chi il cappuccino | alle sette del mattino.
(pp. 88-89)

I lamenti
Lacrima tristi
Ho il pianto facile | la lacrima sciolta. | Se una cipolla | fa lo spogliarello | piango a ruscello. |
Se il raffreddore | s'incoccia in sinusite | piango come una vite | o un vitello. | E se c'è troppo
fumo | in lacrime mi consumo. | Piango quando sbadiglio, | piango | dal gran ridere, | ma non
piango mai | per piangere. (p. 92)
Matti a Mauthausen
Per errore | restò chiuso | quella volta | nella nostra camera a gas | uno delle SS. | Morimmo
ridendo. (p. 93)
Il debito
Gli pagai il debito | come d'accordo | venendogli in sogno | ogni venerdì | e dandogli tre
numeri al lotto. | Sei rate | sei sogni | più un sogno d'interessi. (p. 99)
Pura
L'amavo | ma morii pura. | Poi, | per stabilire | una colpevolezza | non mia, | mi tolsero la
purezza | durante l'autopsia. (p. 104)

Sancta Publicitas. 100 flores sententiarum


AMINTORE FANFANI. Brevi nanu.[9] (p. 105)
NIXON. Cicero pro domo USA.[10] (p. 105)
GIANNI AGNELLI. Fiat dux![11] (p. 106)
MAFIA. Si vis pacem | lupara bellum[12] | per omnia sicula | siculorum. Amen[13] (p. 108)
L'ILLEGITTIMO. Lapsus talami.[14] (pp. 109-110)
TRISTI INTERISTI. Herrera inhumanum est.[15] Perseverare in Herrera diabolicum.[16] (p. 110)
LYNDON B. JOHNSON. In dubiis pro rodeo.[17] (p. 110)
JANE FONDA. Quo Vadim?[18] (p. 111)
POMPIDOU. Noli MEC tangere.[19] (p. 111)
COMPROMESSO. Honoris pausa.[20] (pp. 111-112)
STITICO. Post "fatta" resurgo.[21] (p. 112)
ORIUNDO D'ORO. In hoc Cinesinho vinces.[22] (p. 112)
BECKETT "NO" A STOCCOLMA. Nobel esse oblige.[23] (p. 114)
CONDOMINIO. Homo condomini lupus.[24] (p. 115)

Mezza età
...è un signore | di mezza età | l'altra mezza | non si sa... (p. 117)
Bollettino
Ritirata | su tutta la fronte | dei pochi capelli | ribelli | alla dittatura | del generale Tempo. (p.
117)
Lo sbaglio
È sbagliato | raccontar le favole | ai bambini per ingannarli, | bisogna | raccontarle ai grandi |
per consolarli. (p. 119)
Infarto allo stadio
Come mai un goal | può aver avuto per lui | più effetto del suicidio | del figlio | e della fuga
della moglie? | La palla entrò | nella porta della sua squadra | e nel suo cuore |
contemporaneamente. (p. 120)
Nel bosco
Oh! dorato deserto | della gioventù. | Nel bosco fitto | dei ricordi | invecchio | e li ho piantati io
| questi alberi. (p. 123)
Complici
Il bimbo è basso | è curvo il vecchio | e vanno a spasso | parlandosi all'orecchio. (p. 123)
Si nasce | per far guerra alla morte | ed esserne sconfitti. | Da giovani | il nemico è lontano |
muoiono quelli più avanti. | Oh bellezza | delle retrovie! | Qualche tiro lungo | uccide un
giovanissimo, qua e là | ma pochi | e tu procedi, giochi, | vivi, ami e dimentichi | la battaglia
che non ci sarà. | Poi | la morte aggiusta il tiro. | Te ne accorgi | quando colpisce | o i tuoi
amici in giro | o qualche scheggia di malattia | ti scalfisce. | Poi tocca a te. | Prima di morire |
si passa la bandiera ai figli. | Ma anche loro | non vinceranno. (pp. 125-126)
A tavola si invecchia
Mi colpiscono | di una donna | le stesse parti del pollo: | coscia, petto, collo... (pp. 127-128)
Mi sento superfluo | ma non inutile | futile | ma necessario | almeno come termine | di
paragone | del meno... (p. 128)
Mangio un caffelatte, | mi verso un film | negli occhi | e vado a letto | ma prima | mi faccio la
barba | per rispetto | al cuscino. (p. 129)
Oggi mi fa male | uno schiaffo | morale | di tre anni fa. (pp. 132-133)
Non ho bisogno | di entrare in orbita | per essere un uomo | senza peso. (p. 133)

Dìtteri sui dàtteri


Progresso
Bella | la vita di adesso: | si vive più a lungo | si muore più spesso. (p. 134)
Processo
Condannato il Questore | per "oltraggio | alla mancanza | di pudore". (p. 134)
Pigrizia
Alzarsi presto | perché? | Per essere il primo | a vedere | i bidoni dell'immondizia? (p. 135)
Nella notte
Suonò la sveglia | erano | le due di notte. | Commiserai il poveretto | che avrebbe dovuto |
lasciare il letto. | Ero io. (pp. 135-136)
Vocazione
Divenne scrittore | durante | la luna di miele. | Non sapeva | che fare. (p. 136)
Ricetta
Disossate | la verità | per cucinarla | meglio. (p. 137)
Non si scappa
La lussuria | si sconta | col matrimonio | e con la solitudine. (pp. 137-138)
Moglie gelosa di grande avvocato
Se ti ammazzo | mi difendi? (p. 138)
Supertimido
Affogò | perché si vergognava | a gridare | aiuto. (p. 138)
Padre di famiglia
Diviso | tra il piacere | della casa | e la casa | del piacere. (p. 140)
L'"erba voglio" | cresce come il fieno | nel portafoglio | pieno.[25] (p. 141)
Prudente
Non salirò | mai | su una macchina | guidata | da me. (pp. 141-142)
Lunga la fila, | stretta la via, | fece un sorpasso | e... così sia. (p. 142)
Lapide consolante
Uomo retto. | Dopo una vita | lineare | morto in curva. (p. 142)
Mediocre
Solo al suo funerale | riuscì | ad essere | primo. (p. 143)
Promesse
Se lei viene | al mio funerale | io verrò al suo. (p. 143)
Congedo
Pescare l'ostrica | sperando nella perla. | Aprire l'ostrica | restando come un pirla. | Gettare
l'ostrica | e dentro il mar riporla. | Questa è la vita | del pescator... (p. 143)

Ballate sballate e comunicazioni spirituali


Poco e niente
Chi si diverte | con niente | ha fantasia. || Chi si diverte | con poco | è fesso.[15] (pp. 145-146)
Neodivismo
Divinizziamo | i mediocri | potremo sempre | sostituirli noi stessi. (p. 146)
C'è padre e padre
Il sacerdozio | è padre | dei novizi. (p. 148)
Un manuale di pubblicità | anche fra i più noti | è una raccolta di istruzioni | ai cretini | per
convincere gli idioti? (p. 153)
Noi faremo di tutti | uomini donne giovanotti | un popolo di contenitori | di prodotti. (p. 155)
Attenzione
Non si deve | essere grati | a chi cessa | di essere ingiusto.[26] (p. 156)
I colti sono pochi | i paracolti | molti. (p. 159)
È provato
Il fantasma | di una bambola | è ancora | una bambola. (p. 160)
Non puoi
Non puoi permetterti | di annoiarti. | Non sei intelligente | abbastanza. (p. 161)
Non mi tenta
Potere | è godere. | Ma non mi tenta. | Chi gode | non si contenta. (p. 163)
Il clistere rompe il digiuno? (p. 163)
Posso usare qualche artificio | per essere gradevole | al mio fidanzato? | Solo dentifricio. (p.
164)
Ho al mio passato | quaranta anni di peccati | ne vorrei altri quaranta | per rimediarli. (p. 164)
La catena di sant'Antonio? | Un esempio di cretinismo religioso. (p. 165)
La via del peccato è in discesa. (p. 166)
Quanto dolore | cani vivisezionati | interrogatori | investimenti | rivoluzioni | esecuzioni | una
mano nell'ingranaggio | un parto cesareo | un naufragio... | Questo | grida il giornale | al
mattino | sul comodino | odoroso | di stampa e sangue. (p. 167)
Fa male | leggere il giornale | a tavola. | Finisce che uno non bada | a quel che mangia |
mentre legge | le disgrazie della strada. | Mormora "poveretti" | e si asciuga una lacrima | con
una forchettata | di spaghetti. (pp. 167-168)

100 neoproverbi
L'uomo propone e Dio indispone. (p. 169)
Chi troppo vuole firma cambiali. (p. 169)
Chi non lavora si arrangia. (p. 169)
Chi lascia il «Viareggio» per lo «Strega» del «Marzotto» se ne frega. (p. 169)
Malcostume | grande gaudio. (p. 169)
Querelando si para. (p. 169)
Non c'è lue senza re. (p. 169)
Chi tardi arriva male parcheggia. (p. 169)
Chi rompe paga. Chi corrompe paga di meno. (p. 170)
Dimmi con chi vai e ti dirò se vengo anch'io. (p. 170)
Allora che un vigile | si toglie i guanti | quella è una multa | non ci son santi.[27] (p. 170)
La cultura a dispense dispensa dalla cultura. (p. 170)
Una mano lava l'altra | e tutte e due rubano | l'asciugamano. (p. 170)
A chi ti dà uno schiaffo porgi la guancia di un altro. (p. 170)
Quando c'è la salute c'è rutto. (p. 171)
Al contadino | non far sapere | quanto in città | costano le pere. (p. 171)
L'erba voglio cresce nel portafoglio pieno.[28] (p. 171)
Quando piove chiunque vale un ombrello. (p. 171)
Impara l'arte, mettila da parte e fatti raccomandare. (p. 171)
Chi va con lo zoppo impara il twist.[29] (p. 171)
Si dice il peculato ma non il peculatore. (p. 171)
Le bugie hanno le gambe corte ma vanno in automobile. (p. 172)
I poveri hanno preoccupazioni, i ricchi hanno problemi. (p. 172)
Gallina vecchia fa la plastica. (p. 172)
Nessuna nuora | buona nuora. (p. 172)
Chi trova un amico chiede un prestito. (p. 172)
Le pistole non discutono. I pistola sì. (p. 172)
Tra il dire e il fare | c'è una busta da dare. (p. 172)
La superbia andò a cavallo e tornò in yacht. (p. 172)
Raglio d'asino vince il festival.[29] (p. 173)
Meglio tordi che mais. (p. 173)
Il diavolo fa le pentole, i preti fanno i coperchi. (p. 173)
L'unione fa lo sciopero. (p. 173)
La miglior vendetta è il pernacchio. (p. 173)
A champagne donato | non si guarda in coppa. (p. 173)
Il mondo è fatto a scale. Chi è furbo piglia l'ascensore. (p. 174)
Chi va piano va sano e viene tamponato poco lontano. (p. 174)
La donna è mobile | l'uomo è falegname. (p. 174)
Da cosa nasce "Cosa Nostra". (p. 174)
Ogni rovescio ha la sua medaglia. (p. 174)
L'eccezione conferma la corruzione. (p. 175)
Insegnando si impara. (p. 175)
L'occasione fa l'uomo ministro. (p. 175)
La fiducia nasce dal luogo comune. (p. 175)
La gente meno si vuol bene e più si fa regali. (p. 176)
Chi si ferma è panciuto. (p. 176)
Buone parole, pochi intenditori. (p. 176)
Si vis pacem para bellum,[12] si vis bellum para culum. (p. 176)
Contentarsi sempre di più del sempre di meno.[30] (p. 176)
Chi non ha testa abbia delle belle gambe. (p. 176)
Tutti sono necessari | nessuno è utile. (p. 177)
Mentre voi dormite | Freud lavora. (p. 177)
La pubblicità | è il commercio dell'anima.[31] (p. 177)
Nel rischio astieniti. (p. 177)
La tonsillite vien dalla campagna | in sul calar del sole.[32] (p. 177)
Chi muore giace e chi vive fa un telegramma. (p. 177)

Citazioni su Il dottor Divago


"Il Dottor Divago", autentico gioiello di humour corrosivo e nero. (Piero Degli Antoni)

Il malloppo

Incipit

La presente trascrizione dei nastri magnetici registrati dall'A.


nel segreto della sua stanza è dovuta alla cortesia, alla
pazienza e alla carità di Suor Otaria, delle Piccole Sorelle del
Divino Rantolo, in Santa Maria della Frana.

......................................................................... ci trovi vivi.[33]


In un mondo così bisogna essere così. I sogni non perdonano.
Non c'è tre senza due. Date i peli superflui ai poveri.

Citazioni
Il sesso è sporco? Basta lavarlo. (p. 17)
La Giustizia deve avere il suo corso, come Garibaldi.
(p. 17)
Anche i nani sono stati bambini. (p. 17)
Solo una vita sbagliata è interessante. (p. 17)
Quando nacqui in casa non c'era nessuno. Mio padre
era al bar e mia madre in fabbrica. Il mio primo
soprannome fu "Bustapaga". (p. 17) Marcello Marchesi
Caffè Kag! Bevetene quanto volete, e anche di più.
(p. 17) [pubblicità]
Voltaire era spiritoso perché beveva caffè. Uno stimolante liquido convenzionale. Cosa
avrebbe inventato Leonardo dopo un espresso ristretto? Con la simpamina sarebbe arrivato
subito alla bomba atomica. (p. 17)
Siamo i superstiti di turno di un massacro continuo. (p. 17)
Non vi scaccolate in taxi, l'autista ha il retrovisore. (p. 17)
Non bisogna essere grati a chi cessa di essere ingiusto.[34] (p. 17)
Bocciate, bocciate un po' di figli del popolo. Che rimanga qualche idraulico. (p. 17)
Chi fa da sé fatica il doppio. (p. 17)
I testicoli del toro vanno mangiati sul posto. Se il toro ci sta. (p. 17)
Non è vero che tutti i vecchi sono rompicoglioni. Io, per esempio, sì. (pp. 17-18)
Quando la dissacrazione è a portata di stupido, bisogna dissacrare lo stupido. (p. 18)
Mi sono accorto di essere troppo gentile per il mio carattere. (p. 18)
Chi apre le inchieste le chiuda. (p. 18)
Se non riuscite a fare la cacca comperatela bella e fatta. (p. 18)
I poveri non hanno spiccioli hanno solo pochi soldi. (p. 18)
Il girello dei bambini bisogna tenerlo da parte per quando si è vecchi, che si cade sempre.
(p. 18)
Quelli che si alzano presto sono un po' tutti parenti. (p. 18)
Anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano.[35] (p. 18)
Non sprecate il vostro suicidio, ammazzate prima qualcuno che vi è odioso. (p. 18)
Era avarissimo: quando dava la mano porgeva solo due dita. (p. 18)
Non mi sono mai ammalato in un giorno di lavoro. C'era la domenica per questo. (p. 18)
Lavoratori di tutto il mondo unitevi. Ma durante le vacanze sparpagliatevi. (p. 18)
La lussuria non è più un lusso. (p. 18)
Solo quattro pomodori su dieci diventano pelati Girio. Gli altri sono buoni. (p. 18) [pubblicità]
"Baldrache", è una nuova profumazione di Guerlaine. (p. 18)
L'importante è che la morte ci trovi vivi.[33] (p. 18) [truismo]
L'uomo è nato per soffrire. Se non soffre, soffre. (p. 18)
Lutero ha fondato il protestantesimo perché non digeriva le ostie. (p. 19)
Parole come formiche corrono su grandi fogli che ritornano bianchi dopo il loro passaggio.
(p. 19)
I simpatici invecchiano. Gli antipatici non muoiono mai. (p. 19)
E se i giovani di oggi fossero fessi? Può capitare, ogni tanto, una generazione di fessi. Poi,
la prossima, intelligentissimi. (p. 19)
Prima di dire che uno è stronzo bisogna leccarlo. Se sa di merda allora sì. Se no, si rischia
una querela. (p. 19)
La colomba della pace ha preso la pillola. (p. 19)
Cupido invecchiando somiglia al nano Bagonghi. (p. 20)
Il gelato non è un premio ma un prezioso alimento per i piccoli assassini. (p. 20)
Non esistono innocenti: tutti abbiamo passato un raffreddore a qualcuno. (p. 20)
L'innocente è sempre colpevole di avere, con il suo maldestro comportamento, indotto la
giustizia in errore. (p. 20)
Super-Supergnomo fa il bucato bianco ma cosi bianco, ma così bianco che la neve si
vergogna e il giglio va a cagare. (p. 20) [pubblicità]
Nei paesi occupati gli abitanti sono disoccupati. (p. 20)
Il 5 maggio non è l'anniversario della morte di Napoleone. È il compleanno di Carlo Marx. (p.
20)
Venderei le mie memorie al miglior offerente, ma non mi ricordo un tubo. (p. 21)
La parola pudicizia mi ricorda la puzza dei piedi. (p. 21)
Dio, dammi un assegno della tua presenza. (p. 21)
Gli astronauti russi non vogliono andare su Venere. Temono di ritornare con una malattia del
luogo.[36] (p. 22)
Se il Milite Ignoto risuscitasse, chi ammazzerebbe per primo? (p. 22)
Le valigie non sono come i cani, non si affezionano ai padroni. (p. 22)
La parte preparatoria dei rimorsi di solito è abbastanza piacevole. (p. 22)
La rivoluzione si fa a sinistra, i soldi si fanno a destra. (p. 22)
Chi è felice è stupido. Non è vero ma consola. (p. 22)
La felicità non è ereditaria, la lue sì, il cancro forse. (p. 22)
La bestemmia aiuta a vivere, la preghiera a morire. (p. 22)
Dato che la guerra non la fate, è così che fate l'amore? Sentite, non fate la guerra, non fate
l'amore, andate alla partita e ammazzate l'arbitro. (p. 22)
In caso di pericolo tirate un moccolo. (p. 22)
Gesù è morto troppo giovane per conoscere gli acciacchi della vecchiaia. Ecco perché non
ci sono cure adatte per certe malattie dei vecchi. (p. 22)
Pende sull'umanità il satellite di Damocle. (p. 23)
Padre nostro che sei nei cieli dacci odio, il nostro pane quotidiano. (p. 23)
Mafia tempora currunt. (p. 23)
Da giovane avevo una vena umoristica. Adesso ho una vena varicosa. Fosse una soltanto!
(p. 23)
Ma procediamo con disordine. Il disordine dà qualche speranza. L'ordine nessuna. Niente è
più ordinato del vuoto. (p. 24)
L'impresa più ardua del sindacato è convincere la base che un capitalismo colpevole non
può essere punito subito, pena il disastro generale. (p. 24)
Il peccato originale fu un peccato di lussuria? (p. 24)
Nessuno è ateo in trincea. (p. 24)
In guerra muoiono solo quelli che non vogliono morire perché sanno che devono morire. (p.
24)
Una buona notizia, finalmente: l'atomica non causa il cancro. (p. 24)
Consigli per una cura dimagrante: basta dare lo smalto rosso alle unghie dello zampone per
renderlo meno appetitoso. Con un braccialetto alla caviglia, poi, è repellente. (p. 24)
L'uomo d'azione quando muore muore tutto. (p. 25)
Te l'immagini avere Israele al posto della Svizzera? (p. 25)
Dicono che una frase, quando viene tagliata dalle forbici della censura, continui a vivere. (p.
25)
La censura in TV non esiste. Esiste bensì l'autocensura che ogni autore deve esercitare su
se stesso nell'atto di stendere un testo per un così grande mezzo di diffusione. Se, per caso
lo dimentica, il funzionario gentilmente si presta ad applicare lui questa autocensura ma
sempre per conto dell'autore. (p. 25)
Quando la parola "volgare" non avrà più senso, saremo tutti uguali. (p. 25)
Il candelotto fumogeno è l'allucinogeno della polizia. (p. 25)
Inquinatevi acque marine a Sua Maestà il Petrolio. Porti una conchiglia all'orecchio e senti il
rumore del water. (p. 25)
Una delle cose fondamentali della vita è la dignità. Non bisogna mai perderla. Per non
perderla basta non averla. (p. 25)
La voce della coscienza è antipatica come la nostra sentita al registratore.[37] (p. 26)
La sagra degli osei è stata vinta da un merlo drogato con larve, semi di canapa e grappa. (p.
26)
Ognuno ha la sua droga. La droga di Dante è l'Allegoria. (p. 26)
La droga è bella. La droghiera è meglio. (p. 26)
Dicono ai gobbi che portano fortuna. Per consolarli. (p. 26)
Anche i maschietti devono giuocare con le bambole. Così acquistano il senso della famiglia.
Ne acquistano tanto che da grandi finiscono, quasi sempre, per averne due. (p. 26)
Vivi e lascia convivere.[38] (p. 26)
Testa di sesso è un insulto? (p. 26)
È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva
degli amici irreprensibili. (p. 26)
Oggi vanno di moda i preti elastici. Concilianti con i protestanti. Commossi con gli ortodossi.
Disinvolti con i capovolti. Felici con le peccatrici. Le sposerebbero! (p. 26)
La fellatio non provoca gengiviti. (p. 26)
Ho fatto l'amore dappertutto meno che in una cabina elettorale. Là ho preso solo delle
fregature. (p. 26)
Per evitare che le cambiali vadano in protesto basta mettere un punto interrogativo. Pagherò
per questa mia cambiale? Mah!? Boh? Io vi avevo espresso il mio dubbio. (p. 26)
Sono un amico. Valgo un tesoro. (p. 26)
Nessuno scrupolo. Lo scrupolo è la rovina dello scapolo. (p. 26)
Un amante è per poco, un diamante è per sempre. (p. 26)
Il lavoro va considerato come una terapia occupazionale. (p. 27)
Non fate troppi esami di coscienza. Sono nocivi. I detersivi corrodono le tubature. Meglio i
tranquillanti. I tranquillanti, però sono sconsigliati ai fedeli perché sostituiscono la preghiera
e danno la serenità dello spirito senza la Grazia Divina. (p. 27)
Togliamo a Cesare quello che non è di Cesare. Meglio. "Diamo a Cesare quello che è di
Cesare. Ventitré pugnalate."[39] (p. 27)
Esercito al potere sono calci nel sedere. (p. 27)
Ministro senza portafoglio non teme lo scippo. (pp. 28)
Le formiche lavorano otto ore? (p. 28)
Lo schiavo si affeziona. L'impiegato no. (p. 28)
Bisogna battere il fesso finché è saldo. (p. 28)
Non c'è mai uno sciopero dei Postini contro le lettere anonime. (p. 28)
"Muore una madre al matrimonio del figlio". Il modo migliore per rovinare la cerimonia alla
nuora. (p. 28)
Dòmine subisco. (p. 29)
Dal mio fioraio le corone da morto le fa la nonna così si abitua all'idea. (p. 29)
Se sono scritte sul vocabolario non sono parolacce. (p. 30)
I film si rivedono con le persone che si amano. (p. 30)
Il boia che ammazza l'innocente è più colpevole dell'innocente che ammazza il boia? (p. 30)
Se Giordano Bruno avesse avuto un microfono si sarebbe salvato dal rogo? (p. 30)
Chi ben ipotizza è alla metà del niente. (p. 30)
Il premio "LA DONNA IDEALE" è stato conferito quest'anno ad Anita Garibaldi che, come risulta
dal monumento al Gianicolo, va a cavallo, allatta il bambino e spara. Tutto
contemporaneamente. (pp. 30-31)
La gomma da masticare è un vizio capitalistico. (p. 31)
Muore mentre aspetta che gli facciano l'autopsia. (p. 31)
Chi trova un'amica gli costa un tesoro. (p. 31)
La salute è la madre degli stravizi. (p. 31)
Ho tante e tante idee moderne per la testa. Ma ce l'ho da tanti anni che oramai non sono più
moderne. (p. 31)
A me capita di odiare non una classe ma solo una persona. Alla volta. (p. 32)
Non ho fame. Non ho sete. Non ho caldo. Non ho freddo. Non ho sonno. Non mi scappa
niente. Come sono infelice. (p. 32)
Intanto i rivoluzionari ingrassano, i vini invecchiano, le auto si deprezzano, le aureole
arrugginiscono. (p. 32)
Gli omosessuali, non potendo sposarsi, si adottano tra di loro. (p. 33)
Attenzione! Gli uomini vaccinati sono mortali per i bacilli del tifo. (p. 33)
Nuovi giochi per fanciulli poveri: incipriate una merda. Sembrerà un paesino di montagna
sotto la neve. (p. 33)
La logica è una forma di pigrizia mentale. (p. 33)
L'uomo fa dei movimenti inutili. Per questo è superiore alla macchina. (p. 33)
Tra la bomba atomica che li fa morire e la pillola che non li fa nascere, meglio la pillola.
Diverte di più. E fa meno rumore. (p. 34)
Nell'isola di Whight le mucche si sono messe a fumare l'erba. (p. 35)
Non si vive di Ricordi. Solo Giuseppe Verdi c'è riuscito.[40] (p. 35)
Tira più un biglietto della Lotteria che cento paia di Buoni del Tesoro. (p. 35)
I pompieri sottraggono al fuoco quello che vogliono distruggere loro. (p. 35)
Il futuro sarà meraviglioso. Però le tasse e la morte saranno inevitabili.[41] (pp. 35-36)
Infermiera, mi sento sotto la cresta dell'onda. Uno psicotonico, per favore. Anzi due. Grazie.
Sì, ora mi sento più sollevato. Di un millimetro. (p. 36)
Meglio dallo psicanalista che dal confessore. Per questo è sempre colpa tua, per quello è
sempre colpa degli altri. (p. 36)
Il mondo è fatto a scale. Salgono i disoccupati, discende il tenore di vita. (p. 37)
Anche un cretino può scrivere un saggio e non viceversa. (p. 37)
Chi non capisce la sua scrittura è un asino per natura o ha dei guai con la questura. (p. 37)
Essere giovani è diventata una professione. Andranno in giro con i biglietti da visita. "Giov.
Mario Verdi." "Giovaniss. Ada Odi." "Remo Castri Giov. Drog. Contest." Questi giovani non
mi sembrano del tutto padroni delle loro facoltà. Universitarie. (p. 37)
Sono troppo individualista per cedere la mia personalità a un farmaco. (p. 37)
L'umanità è un personaggio umoristico. (p. 37)
Le femminucce nascono sotto i fiori. I maschietti sotto i cavoli. Gli altri sotto i cavolfiori. (p.
38)
L'Italia è una donna di facili consumi. (p. 38)
Prima di accendere una sigaretta alla marijuana chiedete ai presenti se gli dà piacere il
fumo. (p. 38)
Tancredone ha trenta ville. Una a Capri, una a New York, una nel Perù. In tutto il mondo.
Identiche. Fuori e dentro. Struttura, mobili, quadri, serramenti. Sembra di vivere sempre nella
stessa casa. Cambia solo il panorama, fuori dalla finestra. A volte non sa nemmeno lui dove
si trovi. Apre la finestra e fa "Toh! sto a Tokio" "Guarda sto a Frascati". Una volta, che si era
svegliato all'improvviso e non ricordava più dove fosse, andò ad aprire e disse "Toh! sto in
galera". Aveva aperto un armadio vuoto. (pp. 38-39)
La parola squallido dovrebbe essere proibita agli squallidi. Sono quelli che la usano di più.
(p. 39)
Ognuno si tenga il suo cattivo gusto e non sfotta quello degli altri. (p. 39)
Tre tedeschi su quattro sono fieri di esserlo. Il quarto piange. (p. 39)
Se nessuno tentò gli angeli perché si ribellarono? (p. 39)
Tutti gli uomini hanno un prezzo. Per le donne basta un regalo. (p. 39)
Col tempo, poi, delle passate avventure, resta nella memoria solo il corteo delle circostanze.
La figura femminile scompare. (p. 39)
Si era talmente applicato agli studi sessuali che vinse una borsa di stupro. (p. 39)
Prima dell'educazione sessuale come si faceva a nascere? (p. 39)
Quelli che muoiono in un bombardamento al Napalm vanno egualmente all'inferno? (p. 40)
Tutti gli uomini sono uguali. "A chi?" (p. 40)
Tutti gli uomini sono uguali "ma solo pochi riescono a liberarsi da questo handicap." (p. 40)
Un popolo con una così grande varietà di aperitivi come il nostro non può morire di fame. (p.
40)
L'amore ha diritto di essere disonesto e bugiardo. Se è sincero. (p. 40)
Perché da quando ho incominciato a zoppicare tutti nel salutarmi mi dicono "in gamba!" e
prima no? (p. 40)
Nessuno si è mai ammazzato perché non riusciva ad amare il prossimo suo come sé
stesso.[42] (p. 41)
L'autocritica più sincera non obbliga necessariamente a modificare il proprio
comportamento. Anzi conforta a riproporlo identico suffragato dall'alibi. (p. 41)
Niente di più eccitante che passare da stupido agli occhi di un cretino.[43] (p. 41)
La verità è che odio bonariamente tutti. (p. 41)
Ho il frigorifero pieno di vendette che non mangerò mai. (p. 41)
Vi sopporto perché siete di passaggio. Come me. Se no vi ammazzerei. (p. 41)
È un uomo inflessibile in queste cose. Quando vede un'ingiustizia, se ne va. (p. 42)
"Ma chi è l'uomo medio?" gridò l'avvocato Sotgiu. "È colui che ha negato per secoli che la
terra girasse, che ha gettato nel rogo le streghe ed ha bruciato in piazza i pazzi; che ha
massacrato Pisacane e gli eroi del Risorgimento. È colui che è destinato ad essere smentito
dalla storia, dalla vita e dalla scienza mentre la Società si evolve e si trasforma!" Vuoi
vedere che l'uomo medio sono io? (p. 42)
Esistono ottantotto tipi di ombelico. (p. 43)
Chi siamo? Fortezze con i ponti levatoi perennemente abbassati. Entrano amici nemici spie
fate streghe e tutti insieme ci distruggono dall'interno. (p. 43)
Passavano donne come bandiere di una nazione dalla quale ero stato esiliato per troppo
tempo. (p. 44)
Mi divertivo a chiedere alle donne quanti anni avessi. Secondo loro. E questo sempre
appena uscito dal barbiere. Aiuta. La pelle, sotto l'azione del panno caldo e del rasoio che
hanno richiamato il sangue alle guance, è rosea. Il dopobarba dona. Il profumo fa la sua
parte. Il capello, ancora bagnato di frizione è più scuro. E quelle mi davano sempre dieci
anni di meno. Sì, ero ringiovanito. (p. 45)
L'umorismo ride di. Bisogna ridere contro. L'umorismo è il modo di ridere della borghesia e
con la borghesia morirà. (p. 46)
Gli estremi si toccano ma gli estremisti si picchiano. (p. 46)
La fama aguzza l'ingenuo. (p. 47)
Non fiori ma opere di Carmelo Bene. (p. 47)
Io invece cacciai a pedate i disturbi dell'età. Cercai di demoralizzarli con strapazzi giovanili.
Una volta mi bastava ignorarli. Diventati più aggressivi bisognava beffeggiarli. (p. 48)
Cominciai a odiare i vecchi. Tutti. I collaudatori di panchine. I cornettacusticati. I pisciasulle‐
scarpe. Gli sputasulgilet. I mentolisti asmatici. I saggi merdosi. Tutti. (p. 49)
La vita comincia a quarant'anni a romperti le scatole con i primi acciacchi. (p. 50)
L'uomo è costruito per il massimo del peggio. (p. 51)
All'epoca del Ferro, della Torre Eiffel, del FerroChina, l'alluminio, così leggero, insospettiva.
Mio nonno produceva tegamini d'alluminio in un pezzo solo, manico e tutto, senza il chiodo
ribattuto e la gente continuava a friggere le uova al burro in quelli di ferro smaltato. Quando
lo smalto si scrostava erano appendiciti. (p. 52)
La libidine si sconta con la solitudine o con il matrimonio. (p. 52)
Gli elogi non ammettono indugi. (p. 53)
Gli orologi dei teologi vanno indietro. (p. 53)
Un gentiluomo lucida anche le suole. (p. 53)
Mettersi nudi toglie i tabù e facilita gli etcì. (p. 53)
Il circolo vizioso non è un club di omosessuali. (p. 53)
Umanizzate la vostra cucina con le appetitose ricette dei cannibali. (p. 53)
Tutte le scuse sono buone per incendiare l'archivio delle tasse. (p. 54)
Il primo abbonato al telefono non sapeva a chi telefonare. (p. 54)
La legge è uguale per tutti. Basta essere raccomandati. (p. 54)
È morto Alessio. Un infarto. "Peggio per lui. Non ha avuto la pazienza di aspettare il cancro."
(p. 54)
Non voglio più rivedere Maura. Nuota nel mio subconsciente come in un mare di ricordi
sfilacciati e di parole incerte, abitato da mostri ingranditi dalla mia fantasia e quando torna a
galla vuole raccontarmi quello che ha veduto anche se non voglio. (p. 57)
Vittorio voleva andare da un chirurgo a farsi fare una faccia da cretino per fregare la gente.
(p. 57)
Vorrei morire ucciso dagli agi. Vorrei che di me si dicesse: "Come è morto? Gli è scoppiato il
portafogli". (p. 57)
Mi piacciono tanto i bambini. Specialmente quando piangono. Così li portano via. (p. 58)
Il solito account propose "Il dentifricio che vi distingue." Era uno slogan che proponeva
sempre. "La lavatrice che vi distingue". "La lametta che vi distingue". Per tutti i prodotti.
Senza distinzione. (p. 60)
La famiglia non è un'unità biologica. È una unità economica. In mutazione. (p. 64)
[...] l'assicurazione è obbligatoria, l'incidente è facoltativo [...]. (p. 65)
I figli sono un genere voluttuario. (p. 67)
Sfido chiunque ad aprirsi così. Un karakiri simile, con fuori frattaglie e pezzi grossi. Forse
Fellini. Lui appena vede un giornalista s'apre tutto. Mostra tutto, ma non si squarta. No. Ha la
chiusura lampo. Dopo richiude subito. Per la prossima volta. (p. 69)
Collezionando le sconfitte degli altri ho quasi messo insieme la mia vittoria. (p. 69)
Il canguro suda rosso. (p. 69)
Ai pigmei non piace il panettone. Non rientra fra i sapori della loro gamma gustativa. Quando
lo seppe, un industriale milanese ci fece una malattia. (p. 69)
Ogni uomo ha diritto di disporre del proprio corpo da tutte le parti, compreso il diritto di
distruggerlo con alcool, sigarette e droga o con un colpo di rivoltella. A patto che si
preoccupi in tempo della rimozione del suo cadavere. (p. 69)
Non c'è sabato senza il solito. (p. 69)
Amare una donna intelligente è da pederasti. (p. 69)
Il debitore che si dimentica non estingue il debito. Il creditore forse sì. Però se lo ricordano
gli eredi. (pp. 69-70)
Gli Orazi e i Curiazi è l'unico esempio di guerra a costi ridotti. Irripetibile. (p. 70)
E infine il monumento ai Caduti di Consonno, un paese piccolo piccolo. Due o tre caduti.
Uno è scivolato. (p. 70)
Il socialismo è un lusso che tutti oggi si possono permettere. (p. 71)
Quando i presunti mafiosi si abbracciano è per controllare se sono presunti armati. (p. 72)
La paura del buio è solo nostalgia del grembo materno. (p. 72)
Quando nasci scopri che tutto è già di tutti e che anche tu sei già di qualcuno o di tanti. (p.
72)
Un terzo di qualcosa è meglio di metà di niente. (p. 72)
"Sono in procinto di non farcela più." Come scrisse a un giornale quella povera madre che si
sparò nell'armadio per non spaventare i bambini. (p. 73) [wellerismo]
La vita è bella. È bella perché non conosciamo altro di meglio. (p. 73)
La liberazione che si può ottenere con la lotta politica non è che una piccolissima parte della
liberazione globale dell'individuo. (p. 73)
Il vero rivoluzionario è un eroe senza macchina e senza paura. (p. 73)
Perché denunciare il reddito dopo il bene che vi ha fatto? (p. 73)
Ricordati di pontificare le feste. (p. 73)
La domenica è festiva ma non festosa. (p. 73)
Monumento ai Caduti in Disgrazia. Dovrebbe esserci. In ogni Stato. (p. 73)
Diceva Don Peloso di Valdagno: "La pillola è satanica. Grazie alla pillola lei ha peccato e
non si vede". (p. 73)
Ho fame. Mangerei tanto volentieri un pezzo di quel delizioso formaggio dal turpe sapore di
orinatoio, o l'altro, meraviglioso, che sa di fodera di cappello. (p. 73)
Da regina credeva di avere il sangue blu. Quando si tagliò un dito e lo vide rosso pensò che
la mamma avesse tradito il papà con un comunista. Non glielo perdonò mai del tutto a quella
povera vecchia. (p. 74)
Che Dio ti perdoni. E ti perdonerà. È il suo mestiere.[44] (p. 74)
Fermate, fermate l'attimo fuggente videotapisti, polaroidari, musicassettieri e tutti voi che
kodakolorate ogni attimo della vostra incolore esistenza. (p. 75)
Il fatto è che quando nacqui esistevano già il problema razziale, l'Alta Finanza, la Pittura del
Quattrocento, la Mafia, La Santa Romana Chiesa, la Democrazia non ancora Cristiana, la
Cina, l'assegno circolare, la canzone napoletana, il duralluminio, il gioco delle tre carte, il
bacillo di Cok, il delitto d'onore, Freud, la Berlitz School, Picasso e la mazurka. Per non
parlare di tutto quello che sarebbe venuto dopo. Era troppo anche per un genio. Figuratevi
per un cretino come me. (pp. 75-76)
Alla mattina prest te respiret quell'arietta pura che non ha ancora respirato nessuno. (p. 76)
La vita comoda non è immorale è comoda a tutti. (p. 76)
Comunque, dovessi scegliere, sceglierei la religione che ha meno inferno delle altre. O
quella per la quale l'inferno è facoltativo e il paradiso obbligatorio. (p. 76)
A quale vigliaccheria devo il fatto di essere ancora vivo? (p. 76)
L'uomo versatile | è un uomo inutile | e quello duttile | è da ammazzar. | Il malleabile | non è
salvabile | l'influenzabile | da eliminar. (p. 76)
Meglio l'aria condizionata che l'aria da stupido. (p. 76)
"Diffidate da chi guarda il sole senza sternutire" e da chi starnuta senza guardare il sole. (p.
76)
Nessuno comanda ma tutti si impongono. (p. 76)
Cos'è l'amore? Una emozione stenica permeata di vigore psicofisico. (p. 76)
I poeti lasciano il tempo che perdono a scrivere le loro poesie. (p. 77)
Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se casco per terra spazzolatemi...[45] (p.
77)
Mamma è la parola più bella perché le labbra nel pronunciarla si baciano due volte... o tre?
Oh! (p. 77)
Cosa vuoi sapere tu? Parli senza consenso del cervello. (p. 77)
Le condoglianze non si mandano su carta igienica... in nessun caso... (p. 78)

Explicit

L'abbiocco è l'ultimo stadio del malloppo. Ha vinto lui... l'abbiocco si vince dormendo. Per dormire si
contano i numeri... I numeri illazionali... Bruno, bue, re, gatto... J'aime Vaime... pingue, osei, tette, botto... I
hate Saviane... Bove, feci, ùnici, mòdici... En attendent Becaud... Lèrici, catòdici, Quilid, médici... en
aiutand Larà... 17, 18... all sommed è ita good...
L'importante è che la morte ci trovi[33]...

Citazioni su Il malloppo
Scrisse un libro, Il malloppo, fatto solo di battute, una dietro l’altra, senza lasciare al lettore il
tempo di respirare (una tecnica dell'avanspettacolo, della rivista di varietà ma anche del
romanzo d'avanguardia). Il malloppo, monologo di un uomo che per ragioni terapeutiche
incide in un registratore il flusso di parole che lo ha invaso. (Antonio D'Orrico)
Una sorta di monologo ininterrotto fatto di battute fulminanti. (Umberto Eco)

Sette zie

Incipit

Oramai sono a Roma da due mesi e della settima zia nessuna traccia. Forse non esiste. Io penso che queste
zie siano soltanto sei. La settima non è un'altra di loro, no, è tutte le zie messe insieme, è l'Idea di Zia: la
Ziità.
Ma chi glielo spiega alla Mosca Pulita? È la terza volta, in un mese, che il Cane da Tartufi viene a Roma
"appositivamente" per ritirare il manoscritto che non c'è. Senza contare che la Faina telefona tutti i giorni
avvertendo che la Mosca Pulita è molto irritata con me e lo sarà ancora di più se il Cane da Tartufi farà un
altro viaggio inutile. N'est pas?
Mi sembra di essere al centro di una favola di Perrault.
Ma perché non mi danno tempo? A questa operazione sono più interessato io di loro tre.

Citazioni
Ho anche un terrazzino a livello rondini. Al tramonto se ne vanno e arrivano i pipistrelli.
L'ultima rondine e il primo pipistrello procedono al cambio della guardia con un certo
nervosismo, evitano l'incidente diplomatico, fingono di non conoscersi, ma rischiano più
volte di scontrarsi fra loro. (cap. I; pp. 20-21)
Mi piace come parla questa donna. Un linguaggio "sboccato" e pudìco. Un turpiloquio
temperato dall'eufemismo, molto simile a quello delle zie, pieno di echi e frange fluttuanti.
(cap. I; p. 22)
Sotto le sue mani mi torna la memoria. Ne ho avuta sempre poca, anche perché non ho mai
amato i ricordi. Uno specchio che va in frantumi. I ricordi sono le schegge. È inutile cercare
di rimetterle insieme, per vederci qualcosa che non c'è più. Meglio gettarle via prima che ti
feriscano. Guardavo sempre avanti. Chi si volta non è contento di dove sta. La pensavo così.
(cap. I; p. 23)
«"Padre, l'esclamazione DIO TASSISTA è una bestemmia?"»
«E lui?»
«"Dipende. Se c'è l'apostrofo, no!"»[46] (cap. I; p. 24)
Per dire chi è coso, lì, comesichiama, chi è questo Amedeo. È uno scrittore. Molti, ancora
oggi, credono che questa parola voglia significare: scrivano, scritturale, impiegato che
scrive, maestro di calligrafia e anche pittore di insegne. Invece Amedeo scrive e basta.
Intinge la penna nel cervello e scrive. Ha molta fantasia, però gli manca la cosa, la,
comesichiama, gli manca la memoria. Fantasia tanta, memoria niente. Forse perché sta
sempre a pensare alle parole da mettere in bocca a qualche personaggio inventato da lui e,
nello stesso tempo, a quelle da imboccare a un altro personaggio che risponde al primo che,
poi, a sua volta, non può restare, tutto a un tratto, a bocca aperta senza ribattere qualche
cosa, sennò si ferma tutto. (cap. II; p. 25)
Mica facile scrivere, pensandoci, quelle cose che la gente dice senza pensarci. (cap. II; p.
25)
[...] nella sua testa non c'è posto per merce in deposito, ma solo per pacchi in arrivo e in
partenza, di passaggio. (cap. II; p. 25)
Dopo tanti anni di velluto nero tra lui e la sua infanzia, per la prima volta un nome, un
soprannome, un personaggio, una frase, due frasi, tante frasi dimenticate che tornavano su a
galla, come bolle d'aria, da un lago profondo. Forse l'età. Dicono che, a un certo momento,
"prima della fine", ci sia un ritorno di memoria, una memoria lucida, di ferro, da elefante.
(cap. III; p. 28)
Prima cosa: via la barba. Così depilato, aveva due chiappe al posto delle guance. (cap. III, p.
32)
Tutte le sere, prima di andare a letto, beve un fiasco di vino per neutralizzare tutta la
simpamina liquida, il Deadin e tutti gli altri stimolanti convenzionali (come il caffè o la Coca‐
Cola con l'aspirina) che prende all'alba, per svegliarsi dal torpore alcoolico della sera
precedente e mettersi a lavorare alle sue sceneggiature. Fuma a stantuffo, ma fra quelle
nuvole che gli avvolgono la testa, avanzano come guerriglieri mimetizzati parole, idee,
invettive. È sempre preceduto da se stesso. Sa ciò che pensa quando ascolta ciò che dice e
dice sempre ciò che pensa. Pene al pene, culo al culo. Parole sue. (cap. IV; p. 41)
Lo aggredisco con una sequela di parolacce e di oscenità tipiche del suo repertorio. Ma
cerco di rispettare la forma. Gli do dell'escremento umano e per di più carente dal punto di
vista estetico, lo mando a fare in qui e in là, calunnio sua madre, gettando il discredito sulla
sua onorabilità e quanto al padre, gli attribuisco spropositate protuberanze frontali in
dipendenza dal comportamento della moglie [...]. (cap. IV; p. 43)
Solo oggi si accetta l'ambiguo nonpeso della plastica in nome della sua indistruttibilità e
anche della sua silenziosità all'urto, per cui, non sentendo cadere il secchio di plastica e non
sapendo che è lì per terra, ci inciampi, cadi, ti rompi il naso, ma te lo rifai di plastica, e se non
senti gli odori, poco male, e, quanto ai profumi, fiori di plastica ce n'è quanti ne vuoi. (cap. V;
pp. 45-46)
Oggi dicono che l'autoerotismo in età puberale preserva dalla delinquenza minorile. Ma non
me lo potevano dire prima? Quanti spaventi di meno, confessioni, fioretti, mea culpa. (cap. V;
p. 49)
La fatica, intesa come sofferenza fisica nell'atto dello scrivere, migliora lo stile, spinge alla
scelta del vocabolo appropriato, dell'aggettivo raro ma, soprattutto, stimola la rievocazione.
(cap. VI; p. 51)
Ubriacarsi e fumare non dava il gusto che dà ai grandi: non avevamo niente da dimenticare.
(cap. VII; p. 56)
Ho la sensazione di aver vissuto troppo. Prima, quando del passato non mi importava
niente, questa sensazione non l'avevo, anzi ero sicuro che l'ultimo orizzonte fosse molto
lontano. Non è più così. Se tento un bilancio, se tiro i conti di cassa, ho tanti ricordi e nessun
progetto: sono fottuto. (cap. VII; p. 57)
Non mi danno più né simpamina né Deadin senza ricetta. E io ne ho bisogno. Quelle cose lì,
per me, sono come un calcio in culo. Alè, dopo dieci minuti parto e per fermarmi, alla sera,
mi ci vuole un fiasco di vino. (cap. IX; p. 63)
Quando il marito morì d'infarto, lo buttò dalla finestra per incassare l'assicurazione sugli
infortuni. (cap. X; p. 68)
"Zio Guido, com'è il Paradiso?" "Il Paradiso è noioso. Chi ci sta? Preti, sante, Maria Goretti,
vergini incallite, monache arcigne, benefattori pallidi e miracolati piagnoni. Meglio l'inferno;
puttane, bari, ubriaconi, gente allegra, magari caratteracci, come dire, eretici, spregiudicati,
briganti tipo il Passatore. Però bisogna vedere com'è il Regolamento. Può darsi pure,
quando vai di là, che trovi un'affiche, un manifesto, all'ingresso, che dice "CHI È DESTINATO AL
PARADISO È AUTORIZZATO A FARE TUTTO CIÒ CHE NON HA MAI FATTO . I SETTE VIZI CAPITALI SINO LIBERAMENTE
UTILIZZABILI E SENZA LIMITI. PER QUANTO RIGUARDA QUELLI CHE HANNO LATESSERA ROSSA (INFERNO ) DA QUESTO
MOMENTO , NON POTRANNO PIÙ FARE QUELLO CHE FACEVANO IN TERRA. BASTA GOZZOVIGLIE. DA QUI
ALL'ETERNITÀ NOVENE DIGIUNI E CASTITÀ. IL CONTRAPPASSO . QUELLI LASSÙ SE LA GODONO E VOI QUAGGIÙ
GRATATTEVI. COME SI DICE? SAN ROCCO . CHI GODE PRIMA NON GODE DOPPO . FIRMA (ILLEGGIBILE)"." (cap. X;
p. 68)
Leopardi era dedito alle pratiche solitarie. Con tutto ciò, un grande poeta. La prima versione
della famosa poesia L'infinito, all'ultimo verso non suonava "... e naufragar m'è dolce in
questo mare", bensì "... e naufragar m'è dolce in questa mano". Probabilmente l'aveva scritta
in stato di tensione autoerotica. (cap. X; p. 70)
Era l'epoca di Rodolfo Valentino con la testa tenuta insieme dalla brillantina, [...]. (cap. X; p.
71)
Il confine fra un ricordo e il ricordo di un ricordo, si fa, col passare del tempo, sempre più
sottile. (cap. X; p. 71)
Se Cappuccetto è rosso, il lupo è reazionario? (cap. X; p. 71)
La droga non serve per viaggiare nei ricordi, ma per viaggiare nella fantasia. (cap. X; p. 73)
E poi il dolore anche inutile, anche ingiusto, non andava mai sprecato. Si devolveva in
sconto dei peccati. E se non si avevano peccati personali, andava in sconto del Peccato
Originale, vecchio debito di famiglia, contratto dai nonni Adamo ed Eva e mai estinto nei
secoli, per il peso eccessivo degli interessi celesti. (cap. XI; pp. 75-76)
E poi stavo sempre lì tra i piedi, come mercoledì. (cap. XI; p. 78)
"Questo" disse indicandomi una specie di girino allungato "è lo spermatozoo, che molti si
ostinano a chiamare ancora cicogna."
"Quando volano le cicogne?"
"Quando volano le cicogne, gli uccelli hanno già volato."
Mi presentò il processo di ovulazione come una partita di calcio.
"Lo spermatozoo, come un piccolo pallone, cerca di entrare nella porta (ovulo) superando
una infinità di ostacoli e di nemici. Se fa goal, nasce un pupo."
Poi un bel giorno, quando pensò di avermi spiegato tutto, ma proprio tutto disse: "Basta con
la teoria, fra due anni passeremo alla pratica. In ogni modo ricorda: fare all'amore è il
tentativo dell'uomo di rientrare nel grembo materno dalla parte da cui è uscito, cominciando
con la parte, grazie alla quale, è entrato." (cap. XI; p. 80)
A quei tempi, al sabato sera, circolavano per le strade molti ubriachi. L'osteria era l'unico
svago dei lavoratori mal pagati e mal nutriti, cui il solo odore di un bicchiere di vino dava
subito alla testa. (cap. XI; p. 83)
Però, nel suo russare, c'era tutta una gamma di rantoli, di trombonate e di stop improvvisi,
quasi a commento di quanto gli risuonava intorno. (cap. XI; p. 85)
Il lessico delle zie era vario, colorito e composito. Un montaggio di proverbi ritoccati dall'uso;
di modi dialettali adattati a lontani e segreti episodi di famiglia; il finale di una storiella
piccante di cui non si conosceva la prima parte; il titolo di una farsa da parrocchia; il
soprannome di uno sconosciuto. A volte due versioni della stessa parola. Per esempio, gli
ortaggi crudi, intinti in oliosalepepe, venivano chiamati "pinzimonio" alla mia presenza, e
"cazz'imperio" quando io mi trovavo di là, a origliare dal buco della serratura. (cap. XI; p. 88)
Ogni "accadimento" che mi riguardasse aveva la sua frase di corollario. Se dimenticavo di
chiudere una porta alle mie spalle, la zia più vicina, continuando nelle sue faccende, gridava
al vento: "Cani, ruffiani e figli di mignotte, lasciano sempre aperte le porte."
Subito le faceva eco, dalla cucina, un'altra zia: "Che ci vuoi fare? Lui abita al Colosseo."
Se a tavola mi dedicavo più al companatico che allo sfilatino, s'innalzava tutt'a un tratto un
coro: "Il pane è bianco, la bocca è scura, il pane è bianco, e ci ha paura."
Se digerivo ad alta voce, interveniva zia Esther: "All'epoca di Troia li chiamavano sospiri."
(cap. XI; pp. 88-89)
La vita fu difficile subito. Andò a parlare con l'elefante dello zoo, ma era indiano e non si
capirono. Amedeo era un elefante africano, un elefante di El Alamein. Anche con il "Pulcino
della Minerva" il discorso fu difficile. Era di marmo. La cosa che lo disturbava di più era lo
schioppettìo delle orecchie quando le tendeva. Lo stesso rumore che si ottiene aprendo un
ombrello con decisione. Aveva dei problemi; doveva mangiare, bere. Si presentò al direttore
dello zoo. Gli offrirono la paga di un normale elefante: otto chili di crusca, otto di segale, due
di riso, ventinove di fieno, più la paglia del giaciglio, se gli piaceva, e centocinquanta secchi
di acqua al giorno. (cap. XV; p. 112)
Fino a poco tempo fa mi riposavo con il rimorso. Mi sembrava di perder tempo, di lasciarmi
sfuggire le ore come monete d'oro da una tasca bucata. Dev'essere Roma che fa
quest'effetto. Qui il tempo non ha importanza, non c'è un orologio che segni un'ora giusta.
Anch'io, ora, posso perdere tempo. (cap. XVII; p. 117)
Anche le zie usavano chiamare suffragette le donne che la buttavano in politica. Io pensavo
che "suffragetta" fosse una donna con la frangetta, come Lilì Pons in Varieté. (cap. XVII; p.
119)
La strada per arrivare a casa non finisce mai. (cap. XVII; p. 119)
Gabriella ride, ma non come riderebbe se queste cose le sentisse per la prima volta. Ride a
sentirne riparlare. (cap. XVIII; p. 121)

Explicit

Per distrarsi, Amedeo aprì il libro che aveva comprato prima di salire sul treno. Lo aprì a caso e lesse:
"Molto spesso basta sommare una piccola quantità di fatti semplici, perfettamente naturali, ciascuno in se
stesso, per ottenere un totale mostruoso."
Il giorno in cui fosse entrato nell'ordine di idee di pubblicare un libro sulle sette zie, avrebbe messo quella
citazione di Gide in alto a destra, nella prima pagina.
Poi ci ripensò. Niente libro.
Non poteva fare uno sgarbo simile a Gabriella.

Citazioni su Marcello Marchesi


Con tutti questi titoli, Marchesi avrebbe potuto darsi delle arie, e invece era un uomo
semplicissimo, sempre pronto all'accoglienza di giovani autori e alla ricerca di continue
novità. Il suo motto era: dite dite, sparate anche cazzate, in fondo qualcosa resterà. (Pippo
Baudo)
Dietro la telecamera, da autore puro, il suo polimorfismo linguistico si traduceva in un'opera
omerica. Una decina di libri; una cinquantina di sceneggiature cinematografiche (tra cui il
primo film comico italiano, Imputato alzatevi! con Macario, anno 1939); una trentina di
spettacoli di rivista, innumerevoli testi di canzoni (Bellezze in bicicletta), una quattrocentina
di caroselli («Il signore sì che se ne intende», o «Falqui, basta la parola!», o«Anche le
formiche nel loro piccolo s'incazzano» sono roba sua, per dire): tutti distillati di un'ironia
indelebile. (Francesco Specchia)
È quasi incredibile, ripensandoci, che un uomo abbia potuto essere, in una vita non
lunghissima, tante cose insieme. Uomo di penna e uomo di spettacolo, inventore di caroselli
e "signore di mezza età", cesellatore di battute e benevolo fustigatore dei costumi. (Mario
Cervi)
Era il Mark Twain italiano, un satiro sottotraccia. E, al di là del paletot stazzonato, dagli
occhialoni, del baffo finto (citazione questa, da Groucho Marx, il suo surrealista di
riferimento) che lo rendevano un livido «signore di mezz'età», Marcello Marchesi possedeva
la telegenia dell'intelligenza. (Francesco Specchia)
Gli umoristi da noi non hanno mai avuto fortuna. Non che non ce ne siano. Ce ne sono, ma
si contano sulle dita d'una mano: mosche bianche in uno sciame di mosche nere, e pecore
nere in un gregge di pecore bianche.
Uno dei più fecondi è Marcello Marchesi.
Del grande umorista ha la sagacia psicologica, l'indulgenza e la malinconia, soprattutto la
malinconia. (Roberto Gervaso)
Ha l'agilità, l'entusiasmo, la verve d'un ventenne. È sempre pronto a far brigata, spettacolo,
bisboccia. Come animatore non ha rivali: surclassa persino Walter Chiari, che gli deve i più
bei testi del suo repertorio e i suoi successi più clamorosi. (Roberto Gervaso)
Intanto che si parlava era scappato a Marchesi un neologismo che non avevo mai udito
prima di quel momento. Marcello aveva detto: "Perché, vedi, io sono un battutista". Poi si era
corretto, peggiorando la situazione e aveva detto: "Io sono un battutaro, uno sloganaro". Mi
crucciava il suo autolesionismo; mi dispiaceva che Marcello cacciasse se stesso nella buca
di chi sforna soltanto battute... (Max David)
Leo Longanesi che amava Marcello Marchesi rabbiosamente per lo spreco che faceva del
suo talento, quando lo incontrava, gli diceva: "Devo fare una telefonata, mi dai un gettone di
intelligenza?". E un giorno mi ordinò un epitaffio per lui. Eccolo: "Qui giace un nessuno —
che se avesse voluto — avrebbe potuto diventare — Marcello Marchesi —. Purtroppo o per
fortuna — non lo seppe mai —. Come tutti i geni — era un cretino". (Indro Montanelli)
Marchesi diceva di sé stesso (col gusto dell'autoflagellazionne tipico dei veri umoristi) di
essere un battutista, un battutaro (lo diceva alla romanesca). Così come per un altro grande
battutista (Ennio Flaiano) il problema di Marchesi è stata la dispersione del talento in molte
(troppe) attività: cinema, tv, pubblicità, teatro, radio, giornalismo... (Antonio D'Orrico)
Marchesi usava le parole come giocattoli, è stato uno dei più grandi umoristi italiani,
umorista e non comico, solleticava il cervello e mai la pancia. I tasti della sua Olivetti ogni
tanto non rispondevano agli ordini dei polpastrelli, le lettere macchiate di inchiostro nero
saltavano sul foglio inserito nel rullo, per Marchesi erano come formiche impazzite, ebbe
l'intuizione, «anche le formiche nel loro piccolo si incazzano», formula utilizzata e data alle
stampe, nei secoli a venire, da Gino e Michele. Dormiva pochissimo, Marchesi, tre ore per
notte, il resto era occupato da pensieri e parole, da appunti, telefonate, dialoghi con amici e
sodali, il silenzio notturno stimolava riflessione e ilarità, «siamo nati per soffrire e ci
riusciamo benissimo» fu una delle sue frasi migliori. (Tony Damascelli)
Parlare di Marcello Marchesi è una cosa entusiasmante perché raramente un personaggio è
stato così ricco di qualità professionali, così capace di spaziare in ogni campo dello
spettacolo. (Pippo Baudo)
Per circa vent'anni, fino alla morte tragica per un banale incidente sulla spiaggia, avvenuta
nel 1978, Marcello Marchesi fu il prolifico autore di slogan, ispiratore di marchi e di
campagne, sceneggiatore di Caroselli. Il nerboruto eroe o atleta, che scolpiva la parola
Plasmon alla fine del Carosello, nacque da un'idea di questo umorista prestato alla
pubblicità. (Gianluigi Falabrino)
Sento dire in questi giorni, che Marcello Marchesi è stato il Campanile dei poveri. E ciò, oltre
che sciocco, è crudele. Comunque, non c'entra. Più esatto, anche se paradossale, sarebbe:
Marchesi è stato il Campanile dei ricchi. Ma, di nuovo, non c'entra affatto lo stereotipo della
ricchezza. Intendo ricchi non di denaro, di altre cose: di amici, solerti e un po' distratti, di
amiche, belle (addirittura dalla carnalità inscenata, tipo varietà vecchia maniera), di
benessere, nel senso di ottimo livello domestico più che di libretto bancario, di capacità
frettolosamente mondane, di contatti anche effimeri, soprattutto di una sottile disperazione
urbana. (Alberto Bevilacqua)
Un buffo omino vestito tutto di nero, con un paio di grossi baffi, un paio di grandi occhiali, un
cappello piatto calcato in testa. Una figura anomala nel mondo dello spettacolo, figuriamoci
in quello della tv anni Sessanta. Eppure Marcello Marchesi seppe conquistare il cuore degli
italiani con un umorismo così poco italiano, tutto fatto di calembour, giochi di parole,
situazioni assurde, battute caustiche e talvolta anche irritanti. (Piero Degli Antoni)
Oreste del Buono
Ma il Signore di mezza età ha fatto ben altro. Non si è limitato a ricordare il passato, ha
anticipato il futuro. Nel senso che ha creato una parte del linguaggio dei più giovani. Sono
stati i giovani ad adottare le definizioni di "matusa" o "semifreddo". Marcello Marchesi,
nonostante i baffi posticci e gli occhiali esagerati o proprio grazie ad essi, si rivelò non più
persuasore occulto, ma confidente esplicito, quasi direttore di coscienza.
Marcello Marchesi è uno di quegli italiani che ha conciliato Milano e Roma, non patendone
l'antiteticità, ma, anzi, alimentandosene.
si avverte il sospetto, se non la certezza che Marcello Marchesi sia stato il suggeritore
occulto di buona parte della nostra vita di teledipendenti.

Guido Clericetti
Che capacità geniale era, la sua, di avvertire nel suono delle parole l'eco di un significato
più grande che è lì, sospeso nell'aria, e di rivelarcelo!
Chi era Marcello Marchesi? Certo l'umorista più citato d'Italia magari senza essere
nominato, le cui battute sono spesso diventate patrimonio popolare e i cui libri sono
saccheggiati da tutti, dagli umoristi alle prime armi agli spiritosi da salotto, dalle stelle del
cabaret agli autori radiotelevisivi più affermati, scrittori umoristici italiani di questo secolo di
cui però sono proprio pochi a ricordarsi, quattordici anni dopo, forse perché, come diceva
spesso, in Italia "umoristico" è un aggettivo squalificativo; ma è solo questione di tempo: altri
suoi colleghi altrettanto illustri ma scomparsi prima di lui solo recentemente hanno avuto la
loro riabilitazione, da Campanile a Longanesi, da Guareschi a Flaiano, mentre Manzoni e
Mosca aspettano ancora.
Ecco perché di Marcello Marchesi, annegato quattordici anni fa nel bel mare di luglio, che ho
frequentato da amico intimo per meno di dieci anni ma sul quale potrei scrivere per mesi,
torno a dire che è stato imprevedibile fino alla fine, chiudendo il grande spettacolo per sé e
per gli altri che è stata la sua vita secondo il suo stile: con un colpo di scena da sorprendere
tutti, sia chi lo conosceva bene, sia chi pensava di sapere chi fosse, sia chi di lui s'era solo
fatta un'idea dalla tivù, dalla radio, dai libri, dalle riviste, dalle battute del personaggio che
sembrava essere.
Ma soprattutto, per chi l'ha incontrato, Marcello Marchesi era un generoso: nessuno ha
bussato alla sua porta, al suo portafoglio come alla sua genialità, alla sua esperienza come
al suo tempo, senza ricevere gratuitamente. Dal grande al piccolo, dall'oscuro all'illustre, dal
più squallido aspirante professionista al divo, chiunque l'abbia accostato gli deve qualcosa.
Ma era anche un umile, che si abbatteva per l'ingiustizia di una critica malevola o faziosa o
stupida, che si commuoveva per un riconoscimento ampiamente dovutogli, che si stupiva e
commuoveva dell'amicizia di tanti che così naturalmente e continuamente gli nasceva
intorno.
Nell'entusiastica e forse eccessiva rivalutazione della comicità di Totò in questi ultimi tempi,
dovuta – credo – in gran parte anche alla martellante divulgazione che ne fa la tivù
riproponendone spessissimo quei film, si disserta e disquisisce sempre della genialità del
principe De Curtis, dimenticando che per lui lavoravano abili artigiani della risata – e
qualcosa di più – del calibro appunto di Marchesi e Metz. Un milanese e un romano che,
all'indubbia, istintiva originalità del grande clown napoletano, sapevano fornire
sceneggiature di ferro, inattese situazioni adatte a scatenarne tutto l'estro, abili diversioni
della storia per inserire e valorizzare le performances più classiche e i pezzi di repertorio più
sicuri di anni di palcoscenico.

Gino e Michele
Che dire ancora di Marcello Marchesi... Resta una pietra miliare di chi scrive di spettacolo, a
tutti i livelli, e nello specifico di chi lo fa cercando di ottenere la cosa più difficile in assoluto:
far ridere la gente. Ci ha regalato una quantità spropositata di idee, battute, intuizioni, trame,
calembour... Ci ha insegnato che ci si può misurare in diversi campi e su diversi piani, con lo
stesso impegno e risultati comparabili. Ci ha confermato che quando si lavora per il pubblico
– sia esso di lettori, o in teatro, al cinema, in TV – occorre rispettarlo e rispettarsi.
D'altra parte la sua materializzazione in TV per noi è legata all'originale prima serata del
Signore di mezza età, varietà ovviamente RAI datato 1963. Lui aveva poco più di
cinquant'anni, noi solo tredici, età che allora non era già adolescenza ma ancora una specie
d'infanzia. Eppure quell'omino tutto vestito di nero, così anomalo per essere un milanese, di
certo troppo milanese per essere romano, ci colpì subito in TV , tanto che ce lo ricordiamo
ancora adesso, con quella sua presenza quasi spiazzante nella pur geniale palude del
piccolo schermo di quegli anni.
Marcello Marchesi ha il pregio di essere tra i rari esempi di cultura collettiva e trasversale,
quella che fa l'ossatura di un popolo e di un paese. Piaccia o no, anche il comico, inteso
come genere, partecipa e rafforza questo processo di maturazione. Abbiamo utilizzato il
termine cultura con la dovuta premeditazione: Marcello Marchesi ha contribuito alla crescita,
nel dopoguerra, di tutti noi attraverso la scrittura umoristica libraria, quella satirica periodica,
quella pubblicitaria, soprattutto nei mille caroselli, quella cinematografica (basterebbero
appunto solo tutti i film di Totò), quella televisiva (varietà) e quella teatrale (rivista). Quasi
tutte espressioni culturali di "un dio minore" che gli intellettuali respingono solitamente con
un certo sussiego e che invece spesso, proprio perché presenti in ogni radice di una storia
nazionale, segnano più di ogni altra cosa un'epoca.

Collaborazioni
Loretta Goggi
Gianni Morandi
Silvana Pampanini
Quartetto Cetra

Note
1. Guido Clericetti dichiara di aver ritrovato questa frase su un appunto in cima a una pila di
fogli nello studio di Marchesi in via Frattina, a Roma.
2. Testo di Marcello Marchesi e Luciano Beretta.
3. Frase presente anche in Il malloppo.
4. Cfr. Vittorio Alfieri: «Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli».
5. Cfr. citazione tratta da Il malloppo.
6. Cfr. citazione tratta da Il malloppo.
7. Il riferimento è alla celeberrima citazione "Essere o non essere?" dall'Amleto di William
Shakespeare.
8. Cfr. Diario futile di un signore di mezza età, p. 138: "Italia, la terra dei geni troppo compresi."
9. Cfr. locuzione latina: «brevi manu» («alla mano (per vie brevi, non formali)»). Cfr. voce su
Wikipedia.
10. Cfr. locuzione latina: «Cicero pro domo sua» («Cicerone [che parla] per la propria casa»). Cfr.
voce su Wikipedia.
11. Cfr. Genesi: «fiat lux» («sia fatta la luce»). Cfr. voce dedicata.
12. Cfr. Publio Vegezio Renato: «si vis pacem para bellum» («chi aspira alla pace, prepari la
guerra»). Cfr. voce su Wikipedia.
13. Cfr. formula liturgica latina: «per omnia saecula saeculorum. Amen» («per tutti i secoli dei
secoli. Amen»).
14. Cfr. locuzione latina: «lapsus calami» («errore dovuto alla penna»). Cfr. voce su Wikipedia.
15. Incluso anche nei 100 neoproverbi.
16. Cfr. locuzione latina: «errare humanum est, perseverare autem diabolicum» («commettere
errori è umano, ma perseverare (nell'errore) è diabolico») Cfr. voce su Wikipedia.
17. Cfr. locuzione latina: In dubiis pro reo. («nel dubbio [decidere] in favore del [presunto] reo»).
18. Cfr. locuzione latina: «quo vadis?» («dove vai?»). Cfr. voce su Wikipedia. Il riferimento è al
matrimonio tra Jane Fonda e il regista francese Roger Vadim.
19. Cfr. Gesù, Vangelo secondo Giovanni: «Noli me tangere» («Non mi toccare, non mi
trattenere»). Cfr. voce su Wikipedia. La sigla "MEC" sta per "Mercato Europeo Comune".
20. Cfr. laurea honoris causa.
21. Cfr. locuzione latina: «post fata resurgo» («dopo la morte mi rialzo»). Cfr. voce su Wikipedia.
22. Cfr. locuzione latina: «in hoc signo vinces» («in (sotto) questo segno vincerai»). Cfr. voce su
Wikipedia.
23. Cfr. detto francese: «noblesse oblige» («la nobiltà comporta obblighi»). Cfr. voce su
Wikipedia. Riferimento al fatto che nel 1969 Samuel Beckett fu insignito del Premio Nobel
per la letteratura, ma non si presentò a ritirarlo.
24. Cfr. espressione latina: «homo homini lupus» («l'uomo è lupo per l'uomo») e Tito Maccio
Plauto: «lupus est homo homini.» Cfr. voce su Wikipedia.
25. Cfr. citazione tratta dai 100 neoproverbi.
26. Cfr. citazione tratta da Il malloppo.
27. Presente in una forma leggermente diversa in Ballate sballate e comunicazioni spirituali.
28. Cfr. citazione tratta dai Dìtteri sui dàtteri.
29. Incluso anche in Ballate sballate e comunicazioni spirituali.
30. Incluso anche in Mezza età.
31. Cfr. Henry Ford: «La pubblicità è l'anima del commercio.»
32. Cfr. Giacomo Leopardi, Il sabato del villaggio: «La donzelletta vien dalla campagna, | in sul
calar del sole»
33. Frase ripetuta più volte nel corso del libro.
34. Cfr. citazione tratta da Il dottor Divago.
35. Questa citazione è divenuta poi il titolo della raccolta di aforismi umoristici curata da Gino e
Michele e Matteo Molinari.
36. Cfr. citazione tratta da Diario futile di un signore di mezza età.
37. Cfr. citazione tratta da Diario futile di un signore di mezza età.
38. Inclusa anche in Dìtteri sui dàtteri
39. Cfr. Gesù, Vangelo secondo Matteo: «Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a
Dio quel che è di Dio.»
40. Si riferisce alla storica casa editrice musicale milanese Ricordi, che ebbe Verdi sotto
contratto.
41. Cfr. Christopher Bullock: «È impossibile essere sicuri di qualcosa se non della morte e delle
tasse.» Attribuita erroneamente anche a Benjamin Franklin.
42. Cfr. Gesù, Vangelo secondo Matteo: «Ama il prossimo tuo come te stesso.»
43. Cfr. Georges Courteline: «Passare per idiota agli occhi di un imbecille è voluttà da finissimo
buongustaio.»
44. Cfr. Heinrich Heine, ultime parole: «Dio mi perdonerà. È il suo mestiere.»
45. Cfr. slogan fascista: «Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono
vendicatemi.»
46. Spesso riportata nella forma semplificata: «Dio tassista, senza apostrofo, è una
bestemmia?» Cfr. Luigi Galella e Antonio Ricci, Me tapiro, Mondadori, 2017, p. 195 (https://b
ooks.google.it/books?id=xP87DwAAQBAJ&pg=PT195). ISBN 88-520-8366-9

Fonti
1. Citato in Oreste del Buono, Vita, morte e miracoli di un battutista, prefazione a Il malloppo.
2. Dall'Autobiografia; in Panta. Agenda Marchesi, a cura di Mariarosa Bastianelli e Michele
Sancisi, Giunti, p. 59 (https://books.google.it/books?id=pwKhDQAAQBAJ&pg=PT59). ISBN
88-587-7230-X
3. Citato da Gianni Turchetta nell'introduzione a Il Dottor Divago, pp. 22-23 e in Grazie zie,
prefazione a Sette zie, p. 5.
4. Citato da Guido Clericetti nella postfazione a Il malloppo, p. 81.

Bibliografia
Marcello Marchesi, Diario futile di un signore di mezza età (https://books.google.it/books?id=
1-2gDQAAQBAJ), postfazione di Guido Clericetti, Bompiani, Milano, 2014. ISBN 88-587-
6833-7
Marcello Marchesi, Il dottor Divago (https://books.google.it/books?id=vWmgDQAAQBAJ),
prefazione di Gino e Michele, introduzione di Gianni Turchetta, Bompiani, Milano, 2013.
ISBN 88-587-6286-X
Marcello Marchesi, Il malloppo (https://books.google.it/books?id=bdagDQAAQBAJ),
prefazione di Oreste Del Buono, postfazione di Guido Clericetti, Bompiani, Milano, 2013.
ISBN 88-587-6275-4
Marcello Marchesi, Sette zie (https://books.google.it/books?id=gn9GDgAAQBAJ), prefazione
di Gianni Turchetta, Bompiani, Milano, 2017. ISBN 88-587-7459-0

Filmografia
Catene invisibili (1942) – sceneggiatura
Totò al giro d'Italia (1948) – sceneggiatura
L'imperatore di Capri (1949) – sceneggiatura
Figaro qua, Figaro là (1950) – soggetto e sceneggiatura
Totò sceicco (1950) – sceneggiatura
Tototarzan (1950) – sceneggiatura
Totò terzo uomo (1951) – sceneggiatura
Totò lascia o raddoppia? (1956) – sceneggiatura

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