Sei sulla pagina 1di 2

Etimologia[modifica 

| modifica wikitesto]
Il termine tamarindo deriva dall'arabo ‫تمر هندي‬ traslitterato in tamr hindī, "dattero dell'India".
Diversi erboristi e medici del primo medioevo scrivevano tamar indi, il latino medievale
scriveva tamarindus e Marco Polo scrisse tamarandi.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Tamarindus indica

Il tamarindo è un albero sempreverde, massiccio. Ha una crescita lenta ed è un albero longevo


diventando plurisecolare, in condizioni favorevoli può arrivare anche a trenta metri di altezza e più di
sette metri di circonferenza.
Le foglie sono pennato-composte (quindi costituite da numerose foglioline) lunghe fino a 15 cm
a fillotassi alterna.
Come accade in altre specie di Mimosoidee, le foglie si richiudono durante la notte. Le foglie sono
caduche durante la stagione asciutta solo nei luoghi che hanno una stagione secca particolarmente
prolungata.
I fiori sono poco appariscenti, lunghi circa 2,5 cm gialli con strie rosse o arancioni, riuniti
in infiorescenze (racemi). Hanno 5 petali e un calice di quattro sepali caduchi alla fioritura.
Il legno ha un midollo duro e compatto, rosso scuro, intorno è più giallastro.
il frutto è un lomento, ovvero un legume indeiscente, lungo 10–15 cm e leggermente incurvato.
Contengono una polpa marrone succosa ed edule e dei semi duri appiattiti e lucenti.
In condizioni normali, l'albero fruttifica non prima del suo sesto-settimo anno d'età.[3]
Usi[modifica | modifica wikitesto]
Uso alimentare[modifica | modifica wikitesto]

Frutti di tamarindo

Nella cucina occidentale il tamarindo viene utilizzato nella preparazione di bevande rinfrescanti,
nella salsa Worcestershire e nella salsa HP, un tipico condimento britannico.
La parte commestibile è polpa che circonda i semi nei frutti. La polpa verde e dura di un frutto giovane
è considerata da molti troppo acida, ma viene spesso utilizzata come componente di piatti salati,
trasformata in sottaceti o usata per rendere commestibili alcuni igname velenosi in Ghana[4].
Man mano che il frutto matura diventa più dolce, meno acido e più appetibile. L'acidità varia tra le
cultivar e alcune cultivar di tamarindo dolce non hanno alcuna acidità quando sono mature.
La pasta di tamarindo ha molti usi culinari tra cui l'uso nei chutney (in particolare quelli indiani e
pakistani), nei curry e negli sciroppi.
Nella cucina thailandese viene utilizzato nella preparazione di svariati piatti, tra i quali il pad thai e
alcuni tipi di curry.
In Messico e nei Caraibi, la polpa viene diluita con acqua e zucchero per fare una bevanda denominata
"agua fresca".