Sei sulla pagina 1di 7

13/3/2014 Fassoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per la morte di Garramòn | Blitz quotidiano

assoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per


la morte di Garramòn
Tre grossolani errori nelle 41 pagine della sentenza di condanna di Marco Fassoni
Accetti, emessa dalla Terza Corte d’Assise di Roma il 30 maggio 1986. Verdetto
che lo dichiarò colpevole per aver mortalmente investito con un furgone il
tredicenne Josè Garramon, il 20 dicembre 1983, dalle parti della pineta di Ostia

Pubblicato il 11 marzo 2014 16.28 | Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2014 11.13

0 TAG: emanuela orlandi, jose garramon, marco fassoni accetti

ROMA – Anche se questa volta si tratta di una ciocca di capelli, la conclus


di Pino Nicotri

Leggi tutti gli articoli di Pino Nicotri

confronto tra il loroDna, quello degli Orlandi e


dei Gregori ricalca un po’ la conclusione relativa alla
perizia sul “flauto di Emanuela”. Le 33 pagine
dell’”indagine di genetica forense” firmate dal
professor Emiliano Giardinadell’Università di Tor
Vergata, si concludono infatti come queste poche
righe:

“ANALISI CRITICA DEI RISULTATI

I risultati di questa consulenza tecnica sono


inconclusivi. In particolare si è evidenziata una
insufficiente riproducibilità del dato analitico che
non consente di valutare i risultati ottenuti. Per la
personale esperienza di questo Consulente
Tecnico tale situazione non consente di
Il furgone con cui Marco Fassoni Accetti ha discriminare il genuino dato di sequenza dei capelli
investito e ucciso José Garramon da quelli eventualmente derivanti da materiale
esogeno, contaminazione da manipolazione nel
corso del tempo, effetti di trattamenti cosmetici
che alterano chimicamente la struttura delle
formazioni. I trattamenti chimici normalmente
impiegati a fini cosmetici possono facilmente
alterare la struttura della cuticola. E’ infatti noto
che le tinture possono facilmente penetrare negli
interstizi tra le cellule della cuticola e/o essere
assorbite direttamente dalle cellule stesse. In
particolare il perossido , largamente utilizzato
nelle tinture, distrugge direttamente il DNA
rompendo i legami fosfodiesterici. Il necessario
processo di lavaggio inoltre può comportare
ingente perdita di DNA. Ulteriori fattori quali età
del prelievo e condizioni di conservazione risultano
critici per l’analisi del DNA da formazioni pilifere”.

Come si vede, anche questa volta chi vuole a tutti i costi proseguire la sceneggiata del mistero
Orlandi, con annesso mistero Gregori, può dire una cosa e il suo contrario. Esattamente come chi non
trovando nessuna traccia delle due ragazze sulla Torre di Pisa, sul ponte di Brooklyn o sulla Grande
Muraglia cinese volesse sostenere che una tale mancanza di tracce non esclude che possano entrambe
essere state in quei luoghi. La mancanza di tracce è infatti, per gli affabulatori, “compatibile” con una
loro passata presenza lei cui tracce purtroppo – destino cinico e baro! – si sono deteriorate fino a
perdersi…

In fatto di documenti giudiziari è invece decisamente più interessante rilevare tre grossolani errori nelle
41 pagine della sentenza di condanna di Marco Fassoni Accetti, emessa dalla Terza Corte d’Assise di
Roma il 30 maggio 1986. Come è noto, la condanna è dovuta all’avere mortalmente investito il
13enneJosè Garramon, il 20 dicembre 1983 dalle parti della pineta di Ostia, mentre guidava un furgone
Ford Transit tra le 19,30 e le 20.

Come abbiamo già scritto, il violento impatto contro il corpo del ragazzo danneggiò il furgone al punto che
il suo autista dopo un po’ fu costretto a fermarsi. E a nascondere il furgone nella vegetazione per evitare
che glielo potessero rubare prima che lui tornasse da Roma in auto con una sua amica per recuperarlo. E
– sempre come abbiamo già scritto – Fassoni Accetti a recuperare il Ford Transit ci tornò guidando la Fiat
127 di suo padre, Aldo Accetti, e accompagnato dalla sua amica Patrizia D. B.. Nel frattempo però un
autista d’autobus aveva scorto Josè agonizzante sul bordo della strada e dato l’allarme. Portato in
autoambulanza all’ospedale S. Agostino di Ostia Lido, Josè vi giungeva ormai cadavere. Ed è così che, su
segnalazione dell’ospedale, i carabinieri di Ostia si mettono alla ricerca dell’investitore.

http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/fassoni-accetti-tre-errori-sentenza-condanna-morte-garramon-1813241/comment-page-1/#comment-34… 1/7
13/3/2014 Fassoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per la morte di Garramòn | Blitz quotidiano

Il furgone con cui Marco


Fassoni Accetti ha
investito e ucciso José
Garramon
I carabinieri che lo fermarono al volante dell’auto con a bordo la sua amica, e che in caserma lo
dichiararono in arresto, fermarono Fassoni Accetti a bordo della Fiat 127 di suo padre, Aldo, utilizzata
durante il pomeriggio dalla sorella di Marco. Nella sentenza invece c’è erroneamente scritto che la 127
era di Patrizia, che la guidava lei e che nel pomeriggio a usarla era stata sua sorella anziché quella di
Marco. Questo triplo errore ha probabilmente influito sulle convinzioni della madre di Josè, signora Maria
Laura Bulanti Garramon, che Patrizia fosse in realtà complice di Fassoni Accetti e quindi colpevole anche
lei.

E’ interessante notare che la sentenza non cita in nessuna delle 41 pagine né il giudice Severino
Santiapichi né la presenza della sua abitazione vicino dove i due furono fermati mentre cercavano il
furgone. Esattamente come il primo rapporto dei carabinieri, la sentenza cita come motivo dei sospetti per
il controllo dei documenti dei due nella 127 la presenza a pochi metri di distanza di una scuola, possibile
obiettivo di un’azione da estremisti di sinistra quali i due erano considerati allora. Non trova così nessun
riscontro quanto più volte affermato da Fassoni Accetti nelle sue “rivelazioni”, e cioè che a bloccarlo sulla
127 fu la scorta di Santiapichi preoccupata per la vicinanza della casa del magistrato e che lui col furgone
stava conducendo, assieme a una misteriosa “bionda straniera”, una “operazione” proprio contro il
giudice.

A guardare le foto del furgone Ford scattate dai carabinieri e dalla polizia non appena lo ebbero trovato si
capisce come sia improbabile che Josè sia stato investito di proposito: un’ammaccatura come quella che
si vede sulla calandra frontale può essere provocata solo da un impatto a velocità sostenuta, impossibile
anche per un campione della corsa. E se il furgone fosse stato lanciato a forte velocità per raggiungere
Josè fuggito già da qualche minuto a eventuali attenzioni eccessive di Fassoni Accetti è più ragionevole
pensare che il ragazzino in fuga non sarebbe rimasto sull’asfalto: per non farsi investire, sarebbe bastato
spostarsi oltre il ciglio della strada, talmente costeggiata da alberi da rendere impossibile che il furgone la
oltrepassasse. E una fuga per i campi avrebbe reso impossibile qualunque inseguimento.

La presenza del vistoso portapacchi sul tettuccio del furgone indica invece che è impossibile che il corpo di
Josè gli sia scivolato sopra per poi cadere alle spalle del Ford. E infatti le perizie hanno appurato che il
corpo è scivolato di lato. Dopo essere stato investito non di spalle, come se stesse fuggendo, ma un po’
di lato, come se stesse scappando sì, ma dalla zona a destra della strada attraversandola di corsa.

Guardando le foto è inevitabile porsi la domanda che ancora oggi si pone sulla pagina Facebook
“Giustizia per Josè Garramon” la mamma del bambino ucciso: perché tutti quei giornali stesi sul
pavimento della parte posteriore del furgone? L’impressione è che possa trattarsi di un giaciglio di
fortuna. Un giaciglio dal quale Josè era fuggito mettendosi a correre sulla strada? La sentenza di
condanna di Fassoni Accetti non contempla tale ipotesi. E le sentenze vanno rispettate. Il disagio però
resta. Anche perché nelle cronache italiane recenti non mancano i casi di indagini fatte in modo troppo
negligente. L’esempio forse più clamoroso è quello dell’uccisione , il 10 luglio 1991, della signora Alberica
Filo Della Torre: si è scoperto solo dopo una ventina d’anni che giaceva negli archivi della
polizial’intercettazione che avrebbe inchiodato l’assassino nel giro di pochi giorni dal delitto.

Come che sia, i giornali dell’epoca hanno scritto che per trovare il furgone c’è voluto l’impiego di un
elicottero dei carabinieri, che lo ha finalmente avvistato dall’alto alle 8 del mattino del giorno 21. I
giornali pubblicano anche la foto segnaletica di Fassoni Accetti, dalla quale risulta che aveva barba e baffi.
Si tratta di un particolare non irrilevante per far crollare l’accusa che le ammiratrici di Fassoni Accetti hanno
lanciato nei giorni scorsi contro la signora Garramon. La donna infatti ha dichiarato di recente che a casa
sua qualche giorno prima di quel dannato 20 dicembre si presentò un uomo vestito da prete, che con una
scusa cercava di Josè. Da quando è diventato famoso per avere portato “il flauto di Emanuela”
allaredazione del programma televisivo di Raitre “Chi l’ha visto?” lo scorso 3 aprile, in tutte le foto e
riprese televisive Fassoni Accetti compare privo di barba, anzi ben rasato. Solo giorni dopo l’exploit
televisivo è stata pubblicata una foto che lo ritrae con la barba e vestito da prete mentre partecipa a una
manifestazione del partito radicale o recita in quello che si chiama teatro di strada.

Le ammiratrici di Fassoni Accetti, Dany Astro, Sara P. ed Elisa S., tre donne che chissà perché pubblicano a
loro nome anche su Blitz commenti e comunicati scritti da lui, sostengono di avere studiato a fondo tutti
gli atti giudiziari sia del caso Orlandi che del caso Garramon, ma il non essersi accorte di nessuno dei tre
grossolani errori della sentenza dimostra che gli atti non li conoscono. E che quindi è vero che scrivono
sotto dettatura. Poiché non sono tutte e tre della stessa città è piuttosto arduo che abbiano fatto varie
copie della notevole mole degli atti giudiziari di entrambi i casi. Le tre donne affermano inoltre che la
signora Garramon parla di un prete con la barba in visita a casa sua solo dopo avere visto sui giornali la
foto di Fassoni Accetti guarda caso proprio in abito talare e con la barba. I giornali dell’epoca mostrano
invece fin dal 22 dicembre ’83 che Fassoni Accetti aveva davvero la barba. E che un prete con la barba si
fosse presentato a casa sua con motivazioni per nulla convincenti la signora Garramon lo ha confidato in
Uruguay, dove è tornata da molti anni, a un prete vero già alcuni anni fa. È quindi da escludere che la
mamma di Josè questo particolare se lo sia inventato sulla base della pubblicazione l’anno scorso della
foto in abito talare e con barba dell’investitore di suo figlio.

Per evitare lungaggini, quando furono fermati dai carabinieri alle 4 del mattino Fassoni Accetti chiese alla
sua amica di limitarsi a dire che erano una coppietta che s’era attardata e persa nella pineta. Pressata
però da domande per lei prive di senso da un magistrato – Domenico Sica – arrivato apposta da Roma
perché la vicinanza dell’abitazione di Santiapichi, all’epoca impegnato in processi di grande importanza
anche politica, faceva sospettare intenti terroristici, a un certo punto Patrizia D. B. ha espresso con
disappunto tutta la sua meraviglia: “Tanto casino per un furgone infortunato!”. E’ stato così che i
carabinieri hanno potuto appurare chi aveva investito a morte Josè Garramon. E Fassoni Accetti, anziché

http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/fassoni-accetti-tre-errori-sentenza-condanna-morte-garramon-1813241/comment-page-1/#comment-34… 2/7
13/3/2014 Fassoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per la morte di Garramòn | Blitz quotidiano
recuperare il furgone e sparire senza poter essere collegato alla morte di Josè, sparire quindi senza
conseguenze di nessun tipo, è stato arrestato, processato e condannato a due anni di detenzione. Da
allora ritiene Patrizia D. B. responsabile della sua disavventura giudiziaria e questa responsabile degli
insuccessi nella vita. Ecco perché la donna teme eventuali desideri di vendetta.

LASCIA UN COMMENTO COMMENTA SU FACEBOOK


Nome (obbligatorio)

Mail (non viene pubblicata)

Website

*cam pi obbligatori

PUBBLICA

20 commenti a “Fassoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per la morte di Garramòn”

Dany Astro scrive:


X Nicotri,
La foto segnaletica di Marco Fassoni Accetti, pubblicata dai media dell’epoca dopo l’incidente nella pineta risaliva ad
un arresto del 1979, anni in cui MFA portò per un breve periodo la barba e i baffi. Al momento dell’arresto per il fatto
della pineta, nel 1983, la nuova foto segnaletica dimostra che MFA non aveva affatto né barba né baffi. E comunque
nella nota foto riportata in quest’anno dai giornali e dalla televisione in cui MFA indossa un abito talare, non c’è
traccia né di barba né di baffi come l’articolo riporta. Per cui non siamo noi 3 ragazze che aiutiamo MFA ad aver
commesso questo errore.

11 marzo 2014 alle 21:47

Dany Astro scrive:


Inoltre la fotografia dell’interno del furgone non è stata fatta chiaramente al momento dell’impatto, e mostrerebbe
così come era il reale assetto dell’interno in quel momento, ma è stata fatta dopo la perquisizione che spostò,
disordinandoli, i giornali che erano in un angolo messi impilati.

11 marzo 2014 alle 21:53

Roberto scrive:
Ma quanti particolari conosce Dany Astro? Addirittura che i giornali erano stati spostati a seguito di una
perquisizione…sembra quasi che era presente sul posto…eppure mi sa che non era neanche nata …
C omplimenti Nicotri ! Aveva promesso che avrebbe letto attentamente gli atti del processo…ed ha mantenuto la
promessa…ottimo risultato ! Interessante anche il risultato della perizia delle ciocche

11 marzo 2014 alle 22:53

Eleonora scrive:
Dei giornali “impilati” al momento di un impatto, al massimo cadono sparpagliandosi, ma sempre chiusi restano.
NON SI APRONO DA SOLI A MO’ DI “GIAC IGLIO”!

11 marzo 2014 alle 22:55

Eleonora scrive:
E di certo anche chi fa perquisizioni non si mette ad aprire a tutta pagina dei giornali per sistemarli per benino per
terra!

http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/fassoni-accetti-tre-errori-sentenza-condanna-morte-garramon-1813241/comment-page-1/#comment-34… 3/7
13/3/2014 Fassoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per la morte di Garramòn | Blitz quotidiano
Astro sei patetica nella tua ridicolaggine di difendere l’indifendibile! (A comando del padrone, oltretutto).

11 marzo 2014 alle 22:58

alberto C. scrive:
però è un po’ strano, li fermano per l’incidente, poi li portano in caserma non per l’incidente ma perché sono ritenuti
estremisti e vicino c’è una scuola (a quell’ora chiusa, e una scuola che obiettivo è? – ma così i cc e la sentenza), poi
ancora arriva sica per interrogarli, ma perché vicino abita santiapichi, ovvero 3 motivi diversi in poche ore. poi,
sentita la ragazza, lo si ferma per l’investimento, il motivo iniziale. e tuttavia la sentenza cita il primo motivo e il
secondo ma tace il fatto che la ragazza svela l’investimento perché interrogata da sica sul terzo motivo. non è
proprio una circostanza trascurabile, anche se il motivo può essere che l’interrogatorio di sica è stato informale, e,
visto l’esito negativo, non ha lasciato traccia documentaria. ma se non ha lasciato traccia documentaria come si può
esserne sicuri, al di là di una testimonianza orale?
la faccenda del bambino anche è strana, perché lì non è arrivato a piedi, ma essendoci una sentenza e non
essendoci fatti nuovi, è chiusa, visto che il prete, barbuto o meno, se è esistito (ma perché la madre dovrebbe
mentie?) non è stato trovato allora e non può essere trovato ora.
le foto sono impressionanti per la velocità che doveva avere il furgone in una strada buia, visto che l’impatto non è
con un uomo di un quintale. e addirittura il furgone si sarebbe scassato tanto da non partire più. sarà possibile,
sapendo dimensioni e peso del bambino, calcolare la velocità che provoca effetti devastanti come quelli? come dice
lei, se il bambino fosse scappto dal furgone, la velocità sarebbe stata molto più bassa, non potendo certo accelerare
tanto in pochi metri, per cui si tratta veramente di una cosa non intenzionale. a MFA, senza alcuna malizia, chiederei,
si ricorda a che velocità andava e perché? magari è un furgone di lamiera scadente e si deforma facilmente, perché
altrimenti uno penserebbe che chi guidava o era lui che scappava o era un tipo nervoso.
però c’è una sentenza, quindi il discorso sull’incidente finisce qui. la faccenda di sica pure finisce, perché non cè
traccia documentaria. il collegamento con la orlandi idem, perché non c’è una traccia documentaria positiva (flauto e
capelli possono appartenere a circa 6 miliardi di persone). la faccenda di s. apolinnare, ossa e simili idem, per lo
stesso motivo (non ci sono prove positive per accusare MFA di nulla; lui non ha prove positive per autoaccusarsi o
per accusae qualcuno di nulla; nessuno ha prove documentarie positive per accusare de pedis, don vergari, la
banda della magliana ecc.). quindi punto a capo, finalmente. o no?

11 marzo 2014 alle 23:57

Marco Fassoni Accetti scrive:


C ari signori,
io non so chi voi siate, anche perché non avete il rigore di firmarvi per intero, così come faccio io e la tanto criticata
Dany Astro, la quale certamente prima di scrivere mi chiede ragguagli circa l’accaduto.
Ho subito ed assistito ad innumerevoli perquisizioni nella mia vita per ricordarmi quanto disordine queste riescano a
produrre. Tra l’altro l’apertura dei giornali fu fatta in mia presenza per verificare se al loro interno potessero essere
riscontrati scritti o altro di rilevanza giudiziaria. Tra l’altro credo che un miglior beneficio si possa ottenere
conducendo con sé un plaid, che non piuttosto pensare che un foglio di giornale possa risolvere il duro ed il freddo di
un pianale in ferro.
Per quanto riguarda “l’ottimo” Nicotri, vedo che sorvolate sul fatto che mi attribuisce barba e baffi, che al momento
dell’arresto non recavo affatto, come risulta da foto segnaletica.

12 marzo 2014 alle 00:09

fabio scrive:
sbaglio o a verbale il fermato dichiara…”cercavo all´interno del furgone il possiblile elemento estraneo rovistando
anche in una scatola colma di giornali e rovesciadone il contenuto” questo non contraddice che i giornali siano stati
messi in disordine al momento della perquisizione e che fossero impilati?

12 marzo 2014 alle 00:20

pino nicotri scrive:


x TUTTI

Non vorrei annoiare i lettori, ma io NON attribuisco barba e baffi a nessuno. Mi limito a riferire cosa ha pubblicato
per esempio il Messaggero di giovedì 22 dicembre 1983 a pagina 5 della C ronaca di Roma. Sotto la foto di un uomo
con tanto di barba e baffi, anche se non folti, leggo la seguente didascalia: “Marco Accetti, arrestato per omicidio
colposo e omissione di soccorso”. Se qualcuno vuole sostenere che i carabinieri o la polizia o i giornali si siano
divertiti a “ritoccare” la foto aggiungendo peluria, si comodi: far ridere è sempre utile, ridere infatti ossigena il
sangue..
Foto e didascalia sono a corredo di un articolo di quattro colonne, una delle quali occupata dalla foto de “Il padre del
ragazzino morto”, articolo intitolato su due righe “Arrestato l’investitore ma il mistero rimane”. L’articolo si trova in
basso a destra della pagina (5, ripeto, della C ronaca di Roma de Il Messaggero), nello spazio che in gergo si chiama
“taglio basso”. Sulla sua destra c’è solo un articolino di una sola colonnina che si occupa di Elsa Morante ricoverata a
Villa Margherita.

Serve altro?
Un saluto.
pino nicotri

12 marzo 2014 alle 11:44

Alberto Andraghetti scrive:


C aro Marco Accetti,
intanto si firmi Lei col suo reale nome che ha all’anagrafe e senza aggiungere il nome di sua madre per vantare
origini nobili, anche metaforicamente parlando, che proprio non ha. La panzana dell’apertura dei giornali per
“rilevarv scritti” non è convincente, non si scrive su pagine fittamente stampate, né vi si infilano fogli, per gli appunti

http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/fassoni-accetti-tre-errori-sentenza-condanna-morte-garramon-1813241/comment-page-1/#comment-34… 4/7
13/3/2014 Fassoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per la morte di Garramòn | Blitz quotidiano
ci si porta dietro un bloc notes. I giornali invece si portano dietro, e si aprono, per coprire una superficie sporca sulla
quale ci si potrebbe, e dico potrebbe, sedere o sdraiare. Solo un idiota, se malintenzionato, si sarebbe portato dietro
un plaid. Sarebbe stato come mettersi una freccia luminosa in testa che dice: “Avevo proprio cattive intenzioni, e
difatti mi sono portato un comodo plaid”.
Accetti ma chi volete FABULARE, Lei e la “Patetica” e “tanto criticata” Dany Astro con guinzaglio al seguito, BAU!
BAU!!!!! (che a causa sua è coperta di ridicolo avendo collezionato figure di M a non finire grazie ai ridicoli quanto
strampalati scritti in sua “difesa” di questi mesi. Neanche siete capaci a scrivere un qualcosa che abbia senso logico
e non sia risibile!)?

12 marzo 2014 alle 13:45

Elisa scrive:
Per Pino Nicotri:

Lei ha scritto “che i giornali dell’epoca mostrano che Fassoni Accetti aveva davvero la barba”, questo per far credere
che il racconto della signora Garramòn secondo il quale, poco tempo prima dell’incidente nella pineta, ella aveva
ricevuto la visita di un sacerdote con la barba, potesse essere anche vero. Ma se Lei Nicotri avesse indagato a fondo
avrebbe scoperto che quella foto pubblicata dai giornali è del 1979, mentre nella foto segnaletica fatta al momento
dell’arresto nell’83 Fassoni Accetti non aveva alcuna barba. Questo è stato anche chiarito in una puntata di C hi l’ha
visto che mostra proprio la foto segnaletica dell’83. Per cui non è affatto vero, come Lei sostiene, che Marco Fassoni
Accetti, nell’83, avesse barba e baffi. I giornali del resto, dovendo comunque pubblicare subito una foto, avevano a
disposizione solo quella del ’79. Ma durante tutto il processo istruttorio fu mostrata ai possibili testimoni la nuova foto
segnaletica, in cui non vi era alcuna barba. Per cui il racconto della signora Garramòn non acquista affatto maggior
valore. E poi c’è da chiedersi come mai questo sacerdote, testimone del racconto della signora non venga in Italia a
dar testimonianza, e come mai la signora Garramòn non ne parlò ai carabinieri e ai giudici dell’epoca, visto che la
fotografia di Fassoni Accetti era appunto su tutti i giornali, ma se la ricorda solo dopo 30 anni.

12 marzo 2014 alle 14:11

pino nicotri scrive:


x Elisa (sembra il titolo della canzone)

Ma anche se la foto fosse del 1501 o di epoca precolombiana o preromana, NON cambia NULLA: la signora
Garramon, che non è tenuta a sapere quanti peli avesse il suo eroe in faccia e altrove nell’83 o in altre epoche della
sua vita, avendo visto il 22 dicembre ’83 quella foto ha LEGITTIMAMENTE pensato che MFA, che più correttamente
sarebbe il caso di indicare semmai come MA, in quei tempi avesse la barba.
Arrampicarsi sugli specchi è un’arte difficile. E c’è sempre il rischio che lo specchio si rompa e si resti malamente
infilzati. C ’è chi ci ha rimesso la pelle. Perché lei vuole correre questo rischio?
Un saluto.
pino nicotri

12 marzo 2014 alle 14:41

alberto C. scrive:
invece che discutere, non fate prima a pubblicare la foto segnaletica scattata nell’83, presumo datata? questa, se
mostrasse un MFA senza barba, escluderebbe che MFA possa essere il prete (se esistito) che suonava alla porta (ma
se anche nella foto avesse la barba, ciò non PROVEREBBE il contrario).
infatti, in ogni caso, barba o no, non è possibile ora verificare chi ha portato il bambino dall’eur alla pineta, sulla
base di un’unica testimonianza resa tardivamente, che in buona fede può essere in parte sbagliata. ma quale
pedofilo chiederebbe del figlio suonando alla porta della madre? un pedofilo contatta un bimbo lontano dagli adulti.
se un prete (vero, falso, barbuto, glabro) ha mai cercato il bimbo a casa non era un pedofilo. nessun giudice
riaprirebbe il caso con questi elementi.
che poi è il problema vero, perché tutta la faccenda nasce da un bambino che attraversava la strada in una pineta a
kilometri da casa sua ed è finito investito da un furgone a forte – sembra – velocità condotto da MFA. anche la
documentazione giudiziaria esaminata, giustamente, da nicotri si ferma qui.
se l’avesse portato lì MFA non credo che avrebbe oggi riaperto un caso strachiuso, se no il problema sarebbe
psichiatrico. personalmente non credo al racconto sul rapimento della orlandi, ma certo tutto nasce da qui, e l’unico
che può aggiungere qc è MFA, che però a modo suo l’ha fatto con la faccenda orlandi. quindi, se non cambia idea lui,
non se ne esce.
invece, ripeto, a quale velocità correva col furgone?

12 marzo 2014 alle 14:42

Elisa scrive:
Per Alberto Andraghetti:

Lei dice che Marco Fassoni Accetti non ha neanche metaforicamente origini nobili. Ma Lei si è riletto il commento
“plebeo”, volgare, e becero che ha scritto? Intanto l’arroganza di essere sicuri che Fassoni Accetti si sia attribuito il
cognome della madre per “vantare origini nobili”. È un semplice nome d’arte con l’aggiunta di un gesto socio-politico
contro la discriminazione nei confronti delle donne di non poter, per legge, aggiungere il proprio cognome a quello
del padre. Fassoni Accetti lo ha adottato già all’inizio degli anni ’90 quando ancora non se ne parlava e oggi se ne
discute in Parlamento. Donne che Lei , in modo idiota, offende rivolgendo a Dany Astro un “bau bau”, e devo dire
che questo “bau bau” le viene proprio naturale. Inoltre, senza nessun senso logico, dice che “non si nascondono fogli
dentro un giornale ma ci si porta dietro un bloc notes”, quindi nel suo ragionamento un malintenzionato non
nasconderebbe uno scritto ma userebbe alla luce del sole un bloc notes. Ma Lei è un bambino? Infine, nei furgoni,
soprattutto quelli per il trasporto senza sedili, si portano delle coperte per evitare che i materiali trasportati possano
urtarsi tra loro. Basta guardare l’interno dei camion adibiti al trasporto che hanno spesso molte coperte piegate
all’interno e pronte all’uso. Tenendo conto che Fassoni Accetti trasportava spesso scenografie e il furgone nel libretto
di circolazione era indicato come appartenente ad una società di spettacoli, quindi sarebbe stata giustificata la
presenza di una o più coperte. E teniamo conto, come mi ha detto Fassoni Accetti, che se i C arabinieri, il PM e il
giudice istruttore, il nuovo PM e i giudici del dibattimento non gli hanno mai chiesto riguardo la presenza di questi

http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/fassoni-accetti-tre-errori-sentenza-condanna-morte-garramon-1813241/comment-page-1/#comment-34… 5/7
13/3/2014 Fassoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per la morte di Garramòn | Blitz quotidiano
giornali, penso che ci sarà un motivi, no?
Lei dice che i nostri racconti “si coprono di ridicolo”: intanto siamo nella pagina di persone che seguono le teorie di
Nicotri, per cui è chiaro che la maggioranza le condivide. Per cui il ridicolo lo percepite voi, a noi e a molti altri risulta
tutto il contrario.

12 marzo 2014 alle 14:45

pino nicotri scrive:


x Elisa (arridaje col titolo della canzone)

Lei è certamente meno incattivita della sua predecessora. Il che va a suo onore (suo di Elisa). Però parlare di “teorie
di Nicotri” è comunque ridicolo. Io NON ho teorie: analizzo fatti. Analizzo versioni , racconti e testimonianze: se non
stanno in piedi e fanno solo ridere, non è colpa mia. Forse le è sfuggito il piccolo particolare che io ho sempre
DIFESO il suo eroe dall’accusa di pedoflia e omicidio. E che in questo articolo ho anche scritto che in un Paese civile
le sentenze vanno rispettate, compresa quella che non addebita al suo eroe né pedofilia né omicidi. O forse lei
preferisce che io mi unissi al coro di chi vuole il suo eroe sul rogo?.
Le impressioni o i sospetti delle signora Garramon se hanno una loro base e dignità non vedo perché censurarli.
Mentre mi è sempre parso troppo tardivo il ricordo della colf riguardo “il fotografo che ha suonato alla porta”, tardivo
e magari anche un po’ sospetto, mi pare evidente che la faccenda del prete con la barba visto dalla signora
Garramon possa invece essere credibile. Visto anche che la Garramon ne ha parlato già qualche anno fa con un
sacerdote uruguaiano, come ho potuto appurare.
Sic stantibus rebus, le sue affermazioni, signora Elisa, sono semplicemente infondate, anzi francamente assurde.

Se sono stato cortese nel risponderle in entrambi questi suoi suoi commenti, non sprechi il suo tempo a scriverne
altri: NON cascherò nel giochino di fare il botta e risposta eterno. C i ha già provato la sua predecessora. A un certo
punto è meglio lasciare anche lei ai suoi soliloqui se è dimostrato, come è già abbondantemente dimostrato per
tabulas, che lei desidera solo menare il can per l’aia.

Un saluto.
pino nicotri

12 marzo 2014 alle 15:53

Dany Astro scrive:


X Alberto C .,
MFA la foto segnaletica l’ha spedita ieri sera alla redazione di Blitz insieme ad una richiesta di rettifica, ma a tutt’ora
nulla è stato pubblicato. Oggi la inseriamo nella pagina FB “C ontroinformazione per i casi Orlandi/Gregori/Garramòn”
( https://www.facebook.com/groups/220336048150720/ )
La velocità del furgone era intorno ai 70 km/h

12 marzo 2014 alle 19:16

Eleonora G. scrive:
Premesso che io non credo tanto al racconto né della governante né della madre Garramon in merito alla visita del
sacerdote barbuto, voglio però far notare questo: che quel giorno dell’arresto Marco Accetti fosse sbarbato non
significa proprio nulla: perché, non avrebbe potuto avere la barba fino a poco tempo prima, o addirittura anche il
giorno prima, ed essersela tagliata quel giorno?

Poi debbo contraddire il signor Alberto C . che mi sembra non conoscere affatto bene certe dinamiche mentali e di
“aggancio”. Alberto C . (sicuramente in buona fede) ha infatti scritto: “ma quale pedofilo chiederebbe del figlio
suonando alla porta della madre? un pedofilo contatta un bimbo lontano dagli adulti. se un prete (vero, falso,
barbuto, glabro) ha mai cercato il bimbo a casa non era un pedofilo.”

C he un pedofilo non si presenti mai ai genitori del ragazzo/a che gli interessa è una bufala spaventosa che solo chi
non si sia mai trovato davanti certe persone può credere. E’ nella normalità infatti anche entrare nella cerchia degli
“amici di famiglia”, se se ne ha l’occasione. Non sempre si ha, né sempre interessa farlo, ovvio. Ma non è una cosa
mai vista come pensa il signor Alberto.
Vorrei ricordare infatti il famoso fatto di cronaca degli anni intorno 1992/1993 dove un famoso gruppo per i “diritti
civili” che promuoveva per la prima volta il dibattito aperto sulla pedofilia in Italia, finì sulle pagine di tutti i quotidiani
per un mese intero, e non perché facessero chissà cosa oltre al discutere e scambiarsi opinioni, ma unicamente
perché un loro membro era uso “fare amicizia” con dei ragazzini presso la piscina del luogo in cui abitava. E di
questa persona venne proprio detto che si presentava, suonando alla porta di casa del ragazzino di turno, dove
aprivano la madre o il padre, e lui si presentava senza problemi come “un amico di suo figlio”.

12 marzo 2014 alle 19:56

pino nicotri scrive:


x TUTTI

Poco fa nella pagina Facebook gestita dalle tre tastieriste di Fassoni Accetti, signore Dany Astro, Elisa S. e Sara P., è
stato pubblicato a nome della prima delle tre quanto allego qui di seguito. C hiunque capisce da solo la pretestuosità
di questo nuovo cumulo di parole. Infatti – come ho già abbondantemente spiegato alla signora Elisa con il mio
commento delle ore 14:41 leggibile in questa pagina – io mi sono limitato a dire che, OVVIAMENTE, la signora
Garramon l’idea di come fosse la faccia di Fassoni Accetti se l’è fatta sulla foto pubblicata a corredo degli articoli che
parlavano dell’uccisione del figlio. Solo una persona diciamo strana può credere e pretendere che gli altri credano
che la signora Garramon, sconvolta com’era, si sia presa la briga di andare a controllare sui vari giornali nei giorni
successivi in che giorno fosse stata scattata la foto pubblicata dal Messaggero, cioè la foto della quale io parlo e sulla
quale le Tre Grazie tentano invano di sparare a zero.
Ecco il testo postato dalle tastieriste fassoniana:

“Dany Astro
Questa rettifica è stata indirizzata ieri 11 marzo da MFA alla redazione di Blitz Quotidiano in seguito a un nuovo
articolo del giornalista Nicotri, e a tutt’ora non è stata ancora pubblicata:

http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/fassoni-accetti-tre-errori-sentenza-condanna-morte-garramon-1813241/comment-page-1/#comment-34… 6/7
13/3/2014 Fassoni Accetti: tre errori nella sentenza di condanna per la morte di Garramòn | Blitz quotidiano
Sono Marco Fassoni Accetti e chiedo di rettificare l’informazione errata comparsa nell’ultimo articolo di Pino Nicotri
(http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/fassoni-accetti-tre-errori-sentenza-condanna-morte-garramon-
1813241/ ), in cui si asserisce che, al momento del mio arresto per il noto incidente verificatosi nella pineta vicino
Ostia la sera del 20 dicembre 1983, io recassi barba e baffi, mentre conversamente la foto segnaletica fatami in
seguito al suddetto arresto recita come io avessi il viso assolutamente rasato. Per cui non è affatto vero, come
sempre l’articolo in oggetto racconta, che il racconto della signora Garramòn verrebbe corroborato da questa
circostanza, anzi, al contrario ne viene penalizzato. Riporto il paragrafo in questione: “I giornali pubblicano anche la
foto segnaletica di Fassoni Accetti, dalla quale risulta che aveva barba e baffi. Si tratta di un particolare non
irrilevante per far crollare l’accusa che le ammiratrici di Fassoni Accetti hanno lanciato nei giorni scorsi contro la
signora Garramon. La donna infatti ha dichiarato di recente che a casa sua qualche giorno prima di quel dannato 20
dicembre si presentò un uomo con la barba vestito da prete, che con una scusa cercava di Josè. Da quando è
diventato famoso per avere portato “il flauto di Emanuela” alla redazione del programma televisivo di Raitre “C hi
l’ha visto?” lo scorso 3 aprile, in tutte le foto e riprese televisive Fassoni Accetti compare privo di barba, anzi ben
rasato. Solo giorni dopo l’exploit televisivo è stata pubblicata una foto che lo ritrae con la barba e vestito da prete
mentre partecipa a una manifestazione del partito radicale o recita in quello che si chiama teatro di strada.”
La foto segnaletica pubblicata dai giornali dell’epoca a cui si riferisce l’articolista, fu scattata in seguito ad un arresto
del 1979.
Inoltre non è affatto vero che nelle fotografie pubblicate da diversi media nelle quali mi trovo ad indossare un abito
talare, io possa esibire ugualmente barba e baffi.
Allego per vostra conoscenza la foto segnaletica del 1983 e quella in cui mi trovo ad indossare un abito talare.
In ultimo faccio presente che le fotografie scattate all’interno del furgone non documentano qual’era lo stato dello
stesso interno al momento dell’incidente, ma furono effettuate dopo la perquisizione dell’automezzo fatta in mia
presenza. Per cui posso testimoniare che i fogli di giornali in questione erano posti in ordine in un vano interno, poi
furono estratti ed aperti per verificare che al loro interno non vi fosse alcunché di rilevanza giudiziaria. Suggerisco
tra l’altro a chiunque voglia procurarsi un “comodo giaciglio”, di condurre con se un plaid piuttosto che dei fogli di
giornale, i quali posti sul duro e freddo pianale di un furgone non producono alcun beneficio.
foto di Dany Astro.
foto di Dany Astro.
Mi piace · C ondividi · circa un’ora fa
Visualizzato da 5″
—————————————
C hiedo scusa ai lettori se li annoio pubblicando una tale “smentita” che non smentisce un fico secco. Per giunta già
smentita dalla mia risposta delle 14:41 al commento di Elisa. Ma è bene documentare anche la stolidità di chi per
misteriosi motivi insiste ormai da molto mesi ad arrampicarsi sugli specchi.
Un saluto.
pino nicotri

12 marzo 2014 alle 22:36

pino nicotri scrive:


ERRATA C ORRIGE nel mio commento di qui sopra delle ore 22:36.

1) – Alla fine della mia introduzione a quanto scritto dalla signora Dany Astro si legge “Ecco il testo postato dalle
tastieriste fassoniana”, ma è da correggere in “Ecco il testo postato dalla tastierista fassoniana”.
2) – Alla fine dell’intero testo da me postato ho scritto “insiste ormai da molto mesi “, ma è ovviamente da
correggere in “insiste ormai da molti mesi”.

Mi scuso, ma oltre a essere miope e ad avere a che fare con caratteri di scrittura decisamente piccoli, come sempre
da una vita faccio un po’ di casino con la tastiera.
Un saluto.
pino nicotri

12 marzo 2014 alle 23:33

Elisa scrive:
Signor Nicotri, io non credo che un giornalista possa dire ad un’altra persona “poveretta” e “non sghignazzate”.
C redo che ogni persona, al di là di quel che dice, debba essere rispettata, sia per la deontologia giornalistica che per
una regola di civiltà umana.

13 marzo 2014 alle 00:21

http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/fassoni-accetti-tre-errori-sentenza-condanna-morte-garramon-1813241/comment-page-1/#comment-34… 7/7