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MUCCHIO

m e n s i l e d i m u s i c a c i n e m a l i b r i p o l i t i c a e a t t u a l i t à

Euro 6 Il Mucchio Selvaggio - Anno XXXV N. 680 - Marzo 2011 www.ilmucchio.it

ENRICO BERLINGUER
Ti vogliamo ancora bene
150 ANNI D’ITALIA
Poste Italiane Spa - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Roma

Sana e robusta
Costituzione
BENVEGNÙ
VS PARENTE
Album
a confronto
TESSERA
DEL TIFOSO
Cavie da stadio
ISABELLA
RAGONESE
La mia vita
curiosa
GIANCARLO
MANFREDI
A tu per tu
con Magico Vento

BORIS
Il cinema a cazzo di cane
ISSN 1121-354X
9!BLF<G<:RTSOOUoYfZ[ZaZcZe
MUSICA: MOGWAI, ORCHESTRE POLY-RYTHMO, CESARE BASILE, JONNY, KINKS, R.E.M., BRIGHT EYES, ASSALTI FRONTALI, SUBSONICA, J MASCIS, EDGAR BROUGHTON BAND, JAYHAWKS,
CHUCK E. WEISS, FUGS CINEMA: BLACK SWAN, UN GELIDO INVERNO, KICK-ASS, FROZEN, IL DISCORSO DEL RE LIBRI: VELADIANO, SANTAROSSA, DIJAN, PYNCHON, NOTHOMB, NABOKOV
BEGGARS GROUP 2011

IRON AND WINE THE DECEMBERISTS BRITISH SEA POWER


Kiss Each Other Clean The King Is Dead Valhalla Dancehall

“Questo è un disco opulento, ricco di suoni e “Dieci brani in bilico tra country e folk, pedal Il disco, quarto della loro carriera esclusa la
sfumature, trucchi e steel guitar, armoniche, soundtrack per il
riferimenti, melodie meravigliose e esecuzioni violini e chitarre acustiche nel segno di una documentario “Man of Aran” del 2009, è un
impeccabili.” Blow Up ritrovata essenzialità che qui lavoro molto eterogeneo nel quale
non fa rima con prevedibilità o scontatezza. trovano spazio episodi diretti e nervosi, ma
“Definire Kiss Each Other Clean il Revolver di La band si trova oggi davvero in stato di anche epiche ed orchestrali
Iron & Wine (o addiritura grazia, indovina le melodie e gli intarsi vocali ballate, puro rock ed atmosfere eteree.
della sua epoca) …è il solo mezzo per come mai prima d’ora…” Rockerilla – Album
trasmettere l’idea della rivoluzione Del Mese
pop costituita da un possibile (probabile?)
classico di riferimento.” Rumore – Disco Del “un disco che è un’oasi di pace e serenità
Mese dentro il frastuono delle brutture mediatiche.
Terapeutico e romantico.” Buscadero - Disco
Del Mese

ESBEN AND THE WITCH GIL SCOTT-HERON AND


Violet Cries JAMIE XX We’re New Here

Dal 01 Febbraio Dal 22 Febbraio


Esben and The Witch è un trio di Brighton Il bellissimo album del leggendario Gil Scott-
artefice di un dream pop onirico, Heron rivistato in chiave
claustrofobico e sensuale. Violet Cries è la dubstep da Jamie Smith di The XX, già autore
colonna sonora perfetta di una di un ottimo remix di You’ve
tempesta: rombi di basso che pulsano, crepitio Got The Love di Florence And The Machine.
elettronico e ondate di Una riuscita collaborazione fra
chitarra che avvolgono l’ascoltatore e, come due personaggi culto di ieri e di oggi.
la luce in una fiaba, la voce
gelida di Rachel che taglia il buio.

ON TOUR:
ADELE STORNOWAY
30/03/2011 Milano, Magazzini Generali 01/04/2011 Bologna, Covo Club
BELLE & SEBASTIAN 02/04/2011 Roma, Circolo Degli Artisti
14/04/2011 Milano, Alcatraz 04/04/2011 Milano, La Casa 139
MUCCHIO
6 OPEN
Lettere aperte

Mensile di musica, cinema, libri, politica e attualità


Via Antonio Silvani, 8, scala D - 00139 Roma
Tel. 06.8121374; Fax 06.8108317
10PRIMO PIANO
Boris, Paolo Benvegnù vs Marco Parente, Onda Calabra, Tessera del tifoso, Enrico
www.ilmucchio.it Berlinguer, Isabella Ragonese, Meritocrazia, Mogwai, Valerio Soave, Soluzioni
Semplici, Venice Beach, Gianfranco Manfredi, Europunk...
Direttore editoriale:
Max Stèfani (maxstefani@ilmucchio.it)
Redattore capo:
Daniela Federico (danielafederico@ilmucchio.it)
Art Direction: Linda Robinson

In redazione (redazionespettacoli@ilmucchio.it):
65MUSICA
66 INTERVISTE
Valentina Cassano (valentinacassano@ilmucchio.it)
Beatrice Mele (beatricemele@ilmucchio.it)
Andrea Provinciali (andreaprovinciali@ilmucchio.it)
Orchestre Poli-Rythmo, Cesare Basile, Jonny
Comitato di redazione:

72 FUORI DAL MUCCHIO


Massimo Del Papa (maxdelpapa@gmail.com)
Federico Guglielmi (MD7213@mclink.it)
John Vignola (vignola.j@gmail.com)

Consulenti alla redazione: ManzOni, Green Like July, Pitch, Ex-Otago, Thee S.T.P.
Alessandro Besselva Averame (a.besselva@tin.it)

74 SOUNDLAB
Carlo Bordone (carlo.bordone@fastwebnet.it)
Luca Castelli (lucacastelli@yahoo.it)
Eddy Cilìa (e.cilia@inwind.it)
Damir Ivic (damir@iol.it)
Aurelio Pasini (aurelio.pasini@tin.it) Italia Goes Wonky!, Aucan, Isolée, Netmage, Port-Royal...

78 SUL PALCO
Collaboratori: Fabio Massimo Arati, Simone Arcagni,
Carlo Babando, Luca Baldazzi, Gabriele Barone,
Michele Benetello, Luca Bernini, Riccardo Bertoncelli,
Paolo Bianchi, Antonio Bibbò, Alessandro Bolli, Iron And Wine, Laura Veirs, Santiago, Band Of Horses, Verdena
Giulia Bondi, Annarita Briganti, Alessio Brunialti,

82 STORIE DI R’N’R
Daniele Caluri, Fabio Cagnetti, Chiara Colli,
Liborio Conca, Beatrice Finauro, Manano Foschini,
Nicoletta Gemmi, Chiara Lalli, Claudio Lancia,
Paride Leporace, Federica Linke, Giovanni Linke,
Umore Maligno, Ilaria Mancia, Claudia Mangano, Doolin-Dalton degli Eagles

84 RECENSIONI
Andrea Marotta, Giorgio Nerone, Francesca Ognibene,
Riccardo Orioles, Giuliano Ortali, Gabriele Pescatore,
Alex Pietrogiacomi, Vittorio Pio, Massimo Pirotta,
Elena Raugei, Filippo Ricca, Mario Rumor, Hamilton
Santià, Alessandra Sciamanna, Diego Sileo, Daniele R.E.M., Marco Parente, Cesare Basile, Orchestre Poly-Rythmo, Grimes, Bright Eyes,
Silipo, Stefano Solventi, Antonio Tettamanti, Cristiano
L’Altra, Assalti Frontali, Subsonica, J Mascis, Colin Stetson, Drive-By Truckers, The
Tinazzi, Marco Tonus, Giancarlo Turra, Gianluca Veltri,
Carlotta Vissani, Antonio Vivaldi, Dario Zonta Unthanks, Josh T. Pearson, James Blake, Black Joe Lewis, The Luyas, Beady Eye,
David Lowery, Fleshtones, Ben Ottewell, Marcellus Hall, Earth, The Vaccines, Tu
Foto: Stefano Masselli, Ilaria Magliocchetti Lombi
Fawning, Small Town Boredom, Malachai, L’Enfance Rouge, Dustin O’Halloran,
Operazioni speciali: Antonio Portieri Charles Bradley, Sound Of Rum, Tapes’n Tapes...

104 FREAK
Diffusione, abbonamenti e arretrati:
Luca Maioli (lucamaioli@ilmucchio.it)

Amministrazione: The Kinks: Elogio della nevrosi


Rita Di Fazio (ritadifazio@ilmucchio.it)

107 CLASSIC ROCK


Distribuzione: Parrini & C.
Via di Santa Cornelia, 9 - 00060 Formello (Rm)
Prestampa: Graphic Art 6 srl (graphicart6@tiscali.it)
Via Ludovico Muratori, 9/13 - 00184 Roma Edgar Broughton Band, Chuck E. Weiss, Charles Mingus, Giant Sand, Jayhawks...

123 CINEPLEX
Stampa: Arti Grafiche Picene Srl
Via Aurelia, 386 - 00165 Roma

Pubblicità: Daniela Federico - 06.8121374


danielafederico@ilmucchio.it
Italian Instabile Orchestra, Monsters, Il cigno nero - Black Swan, Un gelido inverno,
Registr. Tribunale di Roma n. 16947 del 6/10/1977
Gianni e le donne, Kick-Ass, Frozen, Il discorso del Re...

135 BOOKLET
“Il Mucchio Selvaggio” è una pubblicazione mensile
della Stemax, Società Cooperativa a r. l.

Direttore responsabile:
Max Stèfani (maxstefani@ilmucchio.it)

Sede legale: Via Ottorino Gentiloni, 4 - 00139 Roma Mariapia Veladiano, Massimo Santarossa, Philippe Dijan, Thomas Pynchon, Lantana,
Roberto Bolaño, Gianluca Morozzi, Amélie Nothomb, Vladimir Nabokov...
Spiritual Guidance: John Belushi

163 RUBRICHE
© Stemax Coop a r. l. 2011
tutti i diritti di produzione sono riservati

Chiuso in redazione il 17/02/2011 UmoreMaligno, Mediapolis, Balloons, Crampi, Short Talks, Seppia e Triglia...
EDIT
di Max Stèfani

“Non prendere la vita troppo


sul serio, tanto non ne uscirai vivo!”
(Kin Hubbard)

D
al 1° gennaio 2011 l’Italia che naviga e innova in Rete si è enorme) Mentre scole e musei cadeno a pezzi (mentre scuole e
svegliata un po’ più libera. Non è più necessario mostrare musei cadono a pezzi) e l’atenei nun c’hanno più quadrini (e gli ate-
un documento d’identità prima di accedere alla Rete da un nei non hanno più soldi) pe’ la ricerca, e i cervelli più fini (per la
punto di accesso pubblico. Inoltre caffè, alberghi, bibliote- ricerca, ed i cervelli più fini) vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi
che, università, etc non dovranno più né fotocopiare i docu- (vanno in altre nazioni a lavorare) Mentre li fessi pagheno le tasse
menti degli utenti, né conservare i registri delle loro attività onli- (mentre i fessi pagano le tasse) e se rubba e se imbrojia a tutto spia-
ne. Anche se rimane l’obbligo di richiesta di una licenza al Que- no (e si ruba e si imbroglia a tutto spiano) e le pensioni so’ sempre
store. Dopo cinque lunghi, troppi, anni, dunque, l’Italia abbando- ppiù basse (e le pensioni sono sempre più basse) Una luce s’è acce-
na una norma unica tra i Paesi civili e torna alla normalità. sa nella notte (una luce si è accesa nella notte) Dormi tranquillo
Tutto a posto, dunque? popolo itajiano (dormi tranquillo popolo italiano) A noi ce sarve-
Dal 1° gennaio Wi-Fi ovunque e una popolazione improvvisamen- ranno le mignotte (a noi ci salveranno le puttane)”.
te connessa? Ovviamente no.
L’Istat, infatti, con il recente studio “Cittadini e nuove tecnologie” È morto sabato 13 febbraio Ernesto De Pascale. Vecchio collabo-
conferma che l’Italia, pur migliorata rispetto al 2009 per quello ratore del Mucchio, dj, produttore, musicista, amante della buona
che riguarda Internet, resta ancora tra gli ultimi Paesi dell’Europa. musica, caro amico. Firenze non sarà più la stessa e la mia vita
Il 57 percento delle famiglie con almeno un componente tra i 16 e un po’ più triste. Addio vecchio compagno. Mi mancherai. Que-
i 64 anni, infatti, possiede un computer e il 43 percento accede a sto numero è dedicato a te. 
Internet a banda larga, ma tali cifre ci collocano comunque in
fondo alla classifica europea. Inoltre c’è una realtà molto diffe-
renziata su base territoriale, demografica e sociale. Al divario
Nord-Sud (rispettivamente 54 percento e 47 percento di famiglie
con accesso a Internet) si affianca quello ancora maggiore tra
città (58 percento) e piccoli centri (45 percento). Le famiglie di
dirigenti, imprenditori e liberi professionisti hanno percentuali di Cia Ma
possesso del computer e di accesso a Internet paragonabili alle no o M tu
medie del Nord Europa, ovvero, rispettivamente 90 percento e 71 co que ax, s gu
percento, ma per gli anziani soli è un disastro: meno del 10 per-
r e
pia i di ste f con
d
ard
tre eri ami rasi: do te
c
,
a!
cento ha un computer e meno del 7 percento è connesso a Inter- de ni d sp gelle “Lus a ch
e
net, la qual cosa rappresenta un’importante occasione mancata, d.C ll’im i con rpe siria suria i si
perché gli anziani potrebbero trarre grandi benefici dall’uso di .) c per cu ri c ne e rif
he ato bin ap , i p ffem erisc
Internet, dal rimanere maggiormente connessi al resto della reg re e”? ricc iù i o
nò Eli S io sc nat -
società e ai propri cari all’usufruire di assistenza medica tempe- da oga i sta si, abro a,
i1 l s
stiva, mirata e a costi più contenuti. 5 a balo par ungh i
i1 l a i
9 a (218 ndo
Passando alla situazione politica italiana, questo scriveva Giu- nn -22
i. 2
seppe Gioachino Belli (Roma, 7 settembre 1791 - Roma, 21 dicem- MA
RC
bre 1863). “Mentre ch’er ber paese se sprofonna (mentre il bel O
paese sprofonda) tra frane, teremoti, innondazzioni (tra frane, ter-
remoti, inondazioni) mentre che so’ finiti li mijioni (mentre sono
finiti i soldi) pe turà un deficì de la Madonna (per coprire un deficit

5
OPEN Ciao Max, mi chiamo Antonio Conte e vivo (sopravvivo) a Napoli.

LETTERE
Oggi mi è arrivata la tassa dei rifiuti solidi con l’aumento (340 euro),
siamo ormai al limite della decenza. Le cose che ha detto Saviano
sono vere, solo che noi le sappiamo da sempre ed ora le sanno in 10
milioni di persone. Vuoi sentirne un’altra? A Napoli c’è il blocco della
circolazione dalle 7,30 alle 10,00 contro l’inquinamento, quindi nelle
ore in cui le persone vanno a lavorare, ma se sei uno che non fa un
cazzo puoi tranquillamente inquinare dalle 10,00 in poi! Vogliono
solo farci cambiare la macchina, dell’inquinamento se ne strafotto-
no e nel frattempo il Comune risana un po’ il bilancio con le multe
(50 euro). Io mi domando, ma esiste un fondo o si può andare oltre?
Ho 47 anni, una moglie malata di sclerosi multipla e una bambina

APERTE
di 4 anni, ma non posso mollare perché ho comunque il mio lavoro
in questa città di merda. Compro sempre due copie del Mucchio per
aiutare il giornale perché penso che la stampa libera oggi sia un
lusso che va finanziato con il sacrificio di chi si sente libero come
me, semplice stipendiato. W la vera libertà!
antonio.conte@conteconsulting.it

Grazie Antonio e anche tu, non mollare.

Ciao Max, questa te la devo. Hai fatto a tutti una testa così con
Barcellona e alla fine ci sono stato. Non la voglio fare lunga, ci
saranno luoghi e tempi per farlo con chi non l’ha mai conosciuta.
Hai fatto centro. Semplicemente tutto perfetto. Non riesco a capi-
re come possa una metropoli così funzionare con pulizia preci-
sione e puntualità di una città svizzera. Non c’è nulla fuori posto.
Le cose che mi hanno colpito di più: l’assenza di telefonini, le
✎ maxstefani@ilmucchio.it tre/quattro lingue che anche un ragazzotto che pulisce il pesce
alla Bouqueria è in grado di parlare, la cortesia e poi quello che
succede al Camp Nou. Lascia perdere il museo e la visita allo sta-
dio che da sole fanno venire la pelle d’oca. Siamo entrati allo sta-
dio per la partita con il Malaga circa sessanta minuti prima dell’i-
nizio. Si entra nello stesso identico modo con il quale valichi l’in-
gresso di una qualsiasi stazione della metro. Si apre il tornello e
sei dentro. Nessuno controlla cos’hai nello zaino, davanti a noi
ragazzi con il casco al braccio che una volta entrati se lo appog-
giano sotto le gambe seduti al proprio seggiolino. Niente ultrà,
solo un tamburo che ogni tanto dà il ritmo e la gente che batte le
mani e canta l’inno della squadra. Niente gabbie per i tifosi avver-
sari che sono seduti come nelle partite di baseball negli states a
by Andrea Pazienza fianco di quelli del Barça. Una festa. Settantacinquemila persone
e nessuna coda. Per vedere una partita di Serie B in Italia, dove ci
sono 4000 persone, devi stare in coda trenta minuti e non puoi
nemmeno portarti qualcosa da casa. Durante la partita ci sono
a attimi di silenzio al punto che dal primo anello puoi sentire i cal-
tà ! a rivistmi- ciatori parlare. Insomma un altro mondo, compreso il jazz nelle
, l’e ti per nl problbeassa-n- stazioni della metro, la maestosità della Sagrada Familia e gli arti-
Ah plimeni. Ho usi è anb ingraque-
sti di strada che ti invitano alla bestemmia pensando che da noi
un cretinetto come Zalone fa sette milioni di euro in cinque gior-
n a no ho ad,
om an ist ni. Infine mi sono posto parecchie domande. Ho trovato tutte le
x , c da ia v rché o io e l’iP
Ma zzo m Pe Sol tar .I risposte che cercavo nel numero 520 del Mucchio: pietra miliare
i a o pre tà la iali. ri? quis vo? DENT nella Storia della rivista. Una la lascio a te: ma è proprio tutta
C p l’ e h t e c l O
ea cc at ia so ART
ch , con gli o i car orre le ri INI@ il colpa del pervertito e degli straccivendoli padani se siamo con-
o ’ V t a LD ho ciati così da far schifo?
n uso po a? g i A i o
di ON ’
ta, ci un blem ne ELEM an
ch Grazie di tutto.
i s ro s i o NI a
d p er Davide - giants66@libero.it
sto la v
DA ,m
n p rei .
co a
s ma
n e Sì, confermo. La qualità della vita è migliore. E non è la solita storia
no robl
a d p dell’erba del vicino che è sempre più verde. Te lo dico con cogni-
P so
ll’i s
Su ste zione, vivendoci d’inverno. Pur vero che anche qui c’è la crisi e si
tu o sente, c’è pure un nuovo Presidente della Regione di destra (Artur
Mas), ma è tutto un altro vivere rispetto a quel paese di morti che
è l’Italia. Inoltre in quattro mesi non ho visto in giro né un prete né
una suora. Vuoi mettere?
8X4 Cd nel MUCCHIO
Max Stèfani
Queens Of The Stone Age
Rated R
Il primo video di Berlusconi, quello del 1994, quello in cui annunciava la sua discesa in The Who
campo (“L’Italia è il Paese che amo”) fu studiato dagli esperti di media di tutto il mondo Live At Leeds
The Soft Boys
come avanzatissimo modello di persuasione di massa. Forse un giorno qualche storico acco- Underwater Moonlight
sterà l’ultimo videomessaggio - che temo passerà alla Storia come prova di quanto sia mal Paolo Benvegnù
Hermann
messa l’Italia dei nostri tempi - a quello di diciassette anni fa. Un accostamento che potreb-
be contrassegnare l’inizio e la fine di un’epoca. Chissà. Non è detto che Berlusconi sia arri-
vato all’epilogo della sua avventura politica: il consenso di cui gode nel Paese è ancora altis- Federico Guglielmi
simo. Comunque la si pensi, incombono i grandi temi della riconversione industriale, delle Marco Parente
nuove relazioni con i sindacati, della competitività sul mercato internazionale, dei grandi La riproduzione dei fiori
Cesare Basile
investimenti. E invece siamo qui a parlare di Ruby Rubacuori e a vedere un Premier che, per Sette pietre per tenere...
rassicurare la Nazione, fa sapere di avere un rapporto stabile con una nuova compagna. Chi Twilight Singers
ci sarà dopo Berlusconi? Letta? Dynamite Steps
Anna Calvi
Pietro Anna Calvi

Il dopo-Berlusconi sarà Tremonti perché può contare su sponsor d’eccellenza come il pa-
triarca ciellino Angelo Scola e il banchiere del Papa, Ettore Gotti Tedeschi. E si sa che in Italia Alessandro Besselva
Orchestre Poly-Rythmo
senza il Vaticano non si va da nessuna parte. Cotonou Club
Egokid
Ecce Homo
Caro Max, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, te e Del Papa, di Marchionne. Mi pare che Tuxedomoon
di parole se ne siano spese tante, ma il nocciolo della questione sta nel voler ridefinire dopo Desire
tanti anni il rapporto tra capitale e lavoro. Ormai la Fiat non è più solo macchine, ma un’as- They Might Be Giants
A User's Guide To
semblaggio multinazionale di prodotti. Marchionne deve vendere nel mercato globale, deve
produrre ai costi e alle condizioni di quel mercato e se in Italia le condizioni e i costi sono
diversi o si adeguano se ne deve andare per forza all’estero. Pretende inoltre anche un con-
Carlo Babando
trollo totale della produzione, via dunque i diritti dello sciopero. Questo è chiaro. Sono le ra- Gun Club
gioni della globalizzazione. Però a questo punto i diritti legali al mondo del lavoro (che sono Miami
anche i diritti dei più deboli, portatori delle maggiori diseguaglianze) vanno a farsi benedire. David Lowery
The Palace Guards
Bisognerebbe sentire il parere di Foa, di cui tu hai recensito il bellissimo libro. Elephant Revival
Massimo Posocco Break The Clouds
Jimi Hendrix
West Coast Seattle Boy
Discorso che richiederebbe una lunga riflessione. Detto della gregaria incultura dell’attua-
le Sinistra e di quella parassitaria della Destra al Governo, che usa la forza altrui solo per
regolare i conti ideologici passati, il capitalismo globale ha ormai dissolto il nucleo di valo- Damir Ivic
ri della società del lavoro rompendo un’alleanza storica tra capitalismo, Stato sociale e de- Grimes
Halfaxa
mocrazia. Difficile ormai tornare indietro. Inoltre, come scrive Maltese, il dibattito che ha The Criminal Minds
accompagnato il referendum è stato paccottiglia ideologica anni Settanta. Il costo del lavo- T.C.M.
Isolée
ro incide per il 7 percento sul colosso Fiat e dovrebbe essere l’ultimo problema dell’indu- Well Spent Youth
stria italiana. La grande industria italiana è andata in malore grazie ai manager e ai politi- Sound Of Rum
ci più pagati e incapaci d’Europa. La criminalizzazione degli operai fannulloni segue quel- Balance
la degli studenti bamboccioni.
Giovanni Linke
Non capisco il senso di questi continui smarcamenti da Saviano e Grillo. Questa continua Port-Royal
ossessione di voler dimostrare di avere l’imene ancora intatta. Molto spesso e da molto The Golden Age Of...
tempo, voi del Mucchio sostenete le stesse ragioni di Grillo e Saviano e a volte con la stes- Tim Hecker
Ravedeath, 1972
sa superficialità. Grillo porta avanti attraverso il Web un’esigenza di rinnovamento e mora- Japanese Popstars
lizzazione della politica e dei processi di partecipazione difficili da non condividere. Saviano Controlling Your Allegiance
Parenthetical Girls
non credo avesse pianificato il suo successo e si trova a fare (con una “purezza” che si potrà Untanglements
pure discutere ma che non credo sia il caso di misurare) qualcosa cui lo Stato italiano ha
rinunciato da tempo: educazione civica. Il primadonnismo è una conseguenza più o meno
naturale dell’esposizione e della scelta di canali effettivamente di massa, ma di questo passo Riccardo Bertoncelli
arriveremo, per le stesse ragioni, a criticare Don Gallo, Don Ciotti e tutti quelli che scelgono Wanda Jackson
The Party Ain’t Over
come metodo la visibilità di massa. Non sarebbe il caso di incanalare le energie sprecate a Wire
contare i peli del culo di Grillo e Saviano per cause ben più gravi e degne? Non sarebbe giun- Red Barked Tree
North Mississippi All Stars
ta l’ora che tutti coloro che con il loro lavoro combattono le ingiustizie nelle sue diverse Keys To The Kingdom
forme, iniziassero a navigare nella stessa direzione? Il “distinguismo” contratto per eccesso Caparezza
di cultura, è malattia vecchia che ha già ucciso la cosiddetta Sinistra. Il consumismo invece Il sogno eretico
ci ha fottuto davvero tutti fino all’osso, almeno qui in Occidente. Ma davvero non abbiamo
alternative? Davvero vogliamo sprecare il nostro tempo a pensare alla barca di Grillo o agli
ingaggi di Saviano piuttosto che alle mafie, al precariato, ai disastri ambientali, al sequestro John Vignola
Paolo Benvegnù
dei nostri paesi e dei nostri destini da parte della finanza globale? Hermann
dpanessa@inwind.it Verdena
WOW.
Dennis Wilson
È facile, partendo da quello che credi, fare la morale e tracciare i confini di ciò che è lecito Pacific Ocean Blue
e ciò che non lo è. Fossi un berlusconiano, useresti gli stessi argomenti, sordi ad ogni evi- Miles Davis
Sketches Of Spain
denza: io credo che Berlusconi sia onesto, dunque non potete criticarlo. Il punto è proprio

7
OPEN questo: dove c’è materia di fede non c’è più

LETTERE
ragione, né informazione, né democrazia. C’è
solo la fede, che per sua natura è dogmatica.
Perché si possono criticare certi soggetti, e sono
intoccabili altri? Chi l’ha detto che il Mucchio
sostiene le stesse ragioni di Grillo e di Saviano?
Che questi signori vadano accolti acriticamen-
te? Che non si possa sindacare su una “purez-

APERTE
za” che sa tanto di fanatismo in chi la afferma? Verdena
Che loro sposino solo cause giuste, nobili, dis-
interessate? Vista da dentro, la situazione è
assai meno idilliaca. Rapporti, contatti, attività
di lobby, promesse di incarichi politici, il colos-
sale lavoro di vendita del personaggio da parte
di uffici stampa potentissimi e invasivi, i libri
per Mondadori, la trasmissione di Fazio-
Saviano prodotta da Berlusconi attraverso la
Endemol… O pensi che un Saviano vada in Rai
come un padrone, per quattro serate, dietro

CIAO
compenso milionario, a predicare in ragione
della sua santità? Del Papa su Grillo e su
Saviano ho articolato in modo razionale le sue

FOTO DI PAOLO DE FRANCESCO


critiche. Che reggono, tanto è vero che tu non

ERNESTO!
contrattacchi nessuna di queste. Muovi solo
un’accusa di “distinguismo”, che è fumosa
quanto pretestuosa. Su queste basi, è impossi-
bile confrontarsi. Non mi pare, infine, che il
Mucchio non si occupi di mafie, precariato o
Un infarto nel corso di un disastri ambientali. Anzi, molti si lamentano
forte attacco influenzale, perché se ne occupa troppo, invece di parlare
un ictus, il coma: così se n’è di musica.
andato nella sua Firenze, il Tale e quale
giorno del suo cinquan- È la prima volta che leggo sul Mucchio un arti-
tatreesimo compleanno, Er- colo così pieno di inesattezze e disinformazio- Caro Max, volevo riferirti che
nesto De Pascale, uno degli ne come quello sul nucleare (n. 678). Dire “in “XL” di Repubblica, nel numero
operatori più appassionati Italia il sole splende tre o quattro mesi all’anno” di gennaio, ha pubblicato alcuni
e attivi - in mille modi diver- testimonia che l’autore dell’articolo ignora la articoli simili a quelli del
si - del nostro ambiente. differenza tra il solare puro e il fotovoltaico: nel Mucchio (fra cui Verdena e
Musicista titolare di vari di- primo caso c’è bisogno del calore del sole per Michel Houllebecq...). E io dico
schi (Lightshine, Hypnodan- scaldare il fluido termovettore e quindi la frase sempre che il caso non esiste.
ce, persino un album assie- tra virgolette ha un senso, nel secondo basta ANDREA@ALTROQUANDO.COM
me all’ex Fairport Conven- che il sole sorga per fornire energia (serve lumi-
tion Ashley Hutchings), pro- nosità più che calore), e ciò avviene ogni giorno. Non mi sembra strano. Fino ai
duttore (fra i tanti, Sibe- Certo, l’efficienza è maggiore in una giornata primi anni Ottanta si poteva
ria dei Diaframma), auto- senza nuvole in estate, ma tutti sanno che la pensare che il Mucchio avesse
re/conduttore radiofonico nazione europea in cui sono installati il maggior una sorta di prelazione su certi
(“Stereonotte” e moltissi- numero di pannelli fotovoltaici è la Germania! artisti. Poi il rock è diventato di
mo altro), giornalista (an- Inoltre, la quasi totalità dei pannelli che vedia- dominio pubblico e adesso trovi
che sul Mucchio), curatore mo in giro anche in Italia sono fotovoltaici, per i nomi più underground su
di infinite iniziative volte cui la frase di Del Papa perde quasi completa- “Vanity Fair” come su “Famiglia
alla propaganda del rock, mente valore. Un altro appunto riguarda la que- Cristiana” o “Chi”. È la globaliz-
del folk, del soul e soprat- stione delle scorie, e qui siamo veramente al- zazione. Sono ben conscio altresì
tutto di quel blues da lui l’assurdo. L’autore disquisisce sulla minore che nei giornali musicali si trova-
profondamente amato (at- quantità delle scorie prodotte dal nucleare no più o meno gli stessi articoli
traverso il programma “Il senza accennare minimamente alla diversa e interviste. Da 3-4 anni cerco di
popolo del blues”, su Con- “qualità” (leggasi pericolosità) di esse, anzi scri- variare un po’ con interviste tra-
troradio e Popolare Net- vendo che “i pannelli rilasciano particelle di piom- sversali ma per il resto non è
work, e l’omonima associa- bo e cadmio il cui decadimento radioattivo è più facile anche perché pare quasi
zione ed etichetta), era un lento di quello delle scorie atomiche”: a questo impossibile occuparsi di un arti-
infaticabile workholic, una punto conviene lasciare le quasi innocue scorie sta (che sia di musica, cinema o
persona di grande garbo e nucleari in giro, in modo da limitare anche il libri) se non in occasione di una
contagiosa simpatia. Ci business delle mafie (altro argomento fonda- sua nuova opera. E allora man-
mancherà. mentale, la gestione criminosa dei rifiuti, bella- giamo tutti nello stesso piatto.
mente omesso dall’autore, a meno che non viva
in una nazione diversa dalla mia, beato lui).

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Meno male che l’intervista ad Alex Sorokin rimette un po’ le cose a
posto. Suggerisco in futuro, in un caso analogo, di gestire di-

IN REGALO
versamente lo spazio dedicato ad articolo e intervista. Saluti.
Piero

Se sono inesatto, sono in buona compagnia, dal nobel Rubbia a

AGLI ABBONATI
Giovanni Sartori, a Sergio Romano, alla comunità scientifica più
accreditata. Mi spiace, io non faccio ideologia: questa lettera sì.
Non confuta un solo punto, ci gira solo intorno. Per esempio: la
Germania adotta il fotovoltaico, ma, sapendo che non le basterà

CON IL MUCCHIO
mai, non rifiuta il nucleare. E io che ho detto nell’articolo? Che
tutto serve, ma il nucleare non si può escludere. Sulle scorie, peg-
gio: si pretende di lasciare libere quelle di piombo e cadmio, forte-
mente radioattive, a lunghissimo decadimento, e però ci si preoc-
cupa di quelle di origine atomica, che viceversa debbono, per una-
nime prescrizione internazionale, venire stoccate in modo presso-
ché inattaccabile, dall’uomo e dagli agenti atmosferici. Ma non mi
illudevo: su questo tema la malafede è palese, e si ammanta di
DI APRILE
pseudo informazione. Mi piacerebbe sapere se alimenti il tuo pc a
solare, oppure non disdegni la fonte nucleare dalla Francia (o altre
energie non meno inquinanti). Tralasciando la necessità impellente
di adeguarsi alla richiesta esponenziale di energia, come mai letto-
ri come te non si preoccupano minimamente per disastri quali
Bhopal, o quello nel Golfo del Messico? Disastri veri, epocali, non
ipotizzati come per il nucleare. Possibile che si debba sempre aver
paura di ciò che non è (e non si conosce) e non di quello che succe-
de davvero? È questa la buona fede? (MDP)

Max, ho letto sul Mucchio 679 la lunga intervista a Panarari. Le


nuove elite organizzate, per riaffermare il dominio sul mercato,
hanno ormai rotto tutti i legami che tenevano unita la società. Finiti
i partiti, in crisi le associazioni, più deboli i vincoli con le religioni,
perfino i legami famigliari più sottili. Sedotto dalla pubblicità e da
potenti modelli tv, l’individuo è solo di fronte al mondo globale. La
tv sembra orientare il mondo, ma forse lo segue. Se riesce a diffon-
dere nuovi modelli è perché li copia dalla vita reale. Abbiamo dun-
que diritto a lamentarci, ma le critiche vanno indirizzate a entrambi
i mondi: reale e fittizio, stretti in un abbraccio mortale. Se poi ci
aggiungi che solo cinque milioni di persone in Italia sanno ragiona-
re, vedrai che non c’è futuro.
Marco

Non mi sembra di ricordare nessuna vostra recensione di Small


Craft On A Milk Sea di Brian Eno. Non credo che si tratti di un capo-
lavoro, ma neanche di un album da ignorare del tutto (a meno che
non pensiate di riservargli un trattamento di favore sul prossimo
Extra). In ogni caso, sarei curioso di sapere cosa ne pensate visto
che una vostra recensione se l’è meritata anche Olympia di Ferry... Un’antologia,
jean7uc@yahoo.it
esclusiva per il Mucchio,
La recensione è uscita sul numero di novembre, firmata da Eddy
Cilìa. Due stelle, anche se magari sarebbero state due e mezzo se contenente brani scelti dal catalogo
adottassimo le mezze stelle. Come non si poteva trattare Brian Eno,
per di più su Warp? della leggendaria Cramps Records.
Caro Max, non sono un socio della LAV, sono vegano, non so se
sono animalista - credo di sì - sicuramente sono antispecista. A
A riceverla, con il numero 681,
molti sfugge che essere contro la vivisezione è frutto di un ragiona-
mento e di un’indagine scientifica. Anche diversi istituti scientifici saranno gli abbonati in corso
oncologici ormai sono più che cauti sull’argomento, e non certo su
basi sentimentalistiche come fanno gli animalisti da macchietta di e coloro che si abboneranno
Umoremaligno. Con stima più che ventennale.
Luca Barbuto alla formula standard o deluxe
All’argomento dedicheremo un servizio sul prossimo numero.  entro il 10 marzo 2011.
9
W BORIS
Il primo aprile esce nelle sale il film che prende le mosse dall’unica serie tv
che omaggia, nel suo titolo, un pesce rosso. Noi da veri fan della prima
ora abbiamo assistito ad una proiezione privatissima e abbiamo visto
cose, tagliate nella versione cinematografica definitiva, che non inten-
diamo tacere. Quello che leggerete è un report spudoratamente di parte.
di Beatrice Mele - foto di Luisa Cosentino e Assunta Servello

P
er voi che, dopo aver seguito tre stagioni sul piccolo scher- vo. L’insicurezza e l’ansia ci hanno portato a girare una marea alluci-
mo, considerate il cast di Boris una seconda famiglia; per voi nante di materiale”. Per raggiungere la durata definitiva di 108
che condividete su Facebook battute e sketch di Stanis, René minuti sono così rimaste fuori intere sottotrame come quella che
e Corinna che manco ai tempi del “Pippo Chennedy Show” si occupava di sviluppare la storia sentimentale tra Arianna, l’as-
e successivi; per voi, fetta insignificante di auditel, che nes- sistente di regia, e Alessandro, lo stagista; o il tentativo, poi falli-
suno mai tiene a compiacere; insomma per voi, lettori di questo to, di Duccio, il direttore della fotografia, di smettere di sniffare
giornale, abbiamo trascorso un pomeriggio di dicembre in una cocaina; o ancora il desiderio di cambiare vita di Alfredo, aiuto-
stanza buia e intrisa di fumo in Via Valadier, a Roma, davanti ad regista, che da spacciatore sarebbe potuto diventare un provetto
un televisore di pochi pollici per goderci una bozza di quello che procacciatore di prostitute se solo questo Paese non ti mettesse
avreste visto - e in taluni casi non vedrete mai - in sala. E l’inciso, sempre i bastoni tra le ruote, impedendoti di fare il grande salto,
qui, è la chiave delle righe che seguono perché del film vero e pro- e se, nello specifico, la casta in questione non fosse tanto esclu-
prio avrete modo di leggere (si spera) ovunque e sentir parlare (si siva e poco incline a nuovi innesti.
spera, sempre) a lungo. “Che poi - riflette pensieroso Giacomo -, i tagli erano necessari e in
alcuni casi anche efficaci e funzionali al film nel suo complesso. A
FORBICI tenere tutto avremmo dato vita ad un lungometraggio di tre ore”.
“Abbiamo tagliato un’ora e mezza di film - raccontano i tre autori e Boris, è bene precisarlo, non è una commedia alla Qualunque-
registi Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo. mente di Antonio Albanese, uno di quei titoli per i quali sarebbe
Boris è stato realizzato di corsa l’estate scorsa saltando completa- saggio limitarsi alla visione del trailer, tanto oltre quelle quat-
mente la preparazione, una fase cruciale non solo per la ricerca delle tro/cinque scene in cui si ride di gusto, sapientemente conden-
location ma anche per la revisione della sceneggiatura che noi abbia- sate nello spot, non resta molto altro di cui gioire in sala; Boris è
mo consegnato un venerdì per ritrovarci sul set già il lunedì successi- un film da gustare tutto in cui ritroverete lo stile e la scrittura che

ILMUCCHIOSELVAGGIO
COPERTINA

avete apprezzato nella serie; immutato, ovviamente, pure lo spi- spiega Luca - aveva due possibilità di riuscita: indovinare il nome del
ritaccio, marchio di fabbrica sempre lodato di quella sganghera- fumetto francese da veri iniziati sul quale gli uomini del consiglio
ta squadra al servizio della televisione - presa per i fondelli orgo- confabulavano destando così rispetto e ammirazione, o sbroccare del
gliosa e prepotente del mondo della tivvù italiana -, oggi pro- tutto, dimostrandosi folle e sui generis. Peccato che René sia il volto
mossa al cinematografo da una sorte beffarda. della semplicità - sembra appena uscito da un orto! - e ciò natural-
“Molte scene tagliate che sulla carta potevano sembrare divertenti - mente lo penalizza”.
racconta Mattia -, una volta realizzate non risultavano organiche al Non riceverà l’applauso del pubblico neanche l’unica battuta di uno
film”; una di queste riguarda il momento in cui il regista René, dei tanti sceneggiatori interpellato da Ferretti nella sua ricerca di
stranamente timido perché in soggezione, deve sostenere il col- autori per la pellicola: “Non posso accettare, sto lavorando al prossi-
loquio con i produttori per presentare il suo film “alla Gomorra” mo film di Nanni Moretti e siamo con l’acqua alla gola. Giriamo tra
- progetto su cui ruoterà l’intero Boris: “Quest’uomo - esclamano tre anni!”. Con estremo rammarico tra “gli avanzi” è finita pure la
i consiglieri respingendolo - non possiede né estro né fantasia per storia di Sergio, il direttore di produzione, che grazie al Girella, un
piacere alla sezione cinema”. L’intento - lo dimostra il numero di amico pronto a anticipargli i soldi a strozzo al 20 percento, riesce a
registi e autori che sono tali più per la loro stravaganza che per mandare avanti il film di René nell’attesa della firma del contratto
il loro valore in sé - era chiaramente quello di raccontare quanto da parte del committente. “Faceva ridere - dicono i ragazzi -, avreb-
in Italia sia importante la maniera in cui ci si pone: “Ferretti - bero finito per ringraziare Girella nei titoli di coda!”.

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Colpito dai tagli anche Stanis La Rochelle, attore protagonista nien- oggi, caro Stanis, l’abbiamo capito! - e uno sproloquio nonsense
tepopodimenoché de Gli occhi del cuore 1, 2 e 3, Medical Dimension e improvvisato davanti ad un contadino boliviano, da lui scambiato
Machiavelli. Non che nel film manchino momenti esilaranti legati a per un avvocato, nella convinzione di girare una scena chiave del
lui, tutt’altro, ma esistono scene incredibili che rimarranno nel cas- tutto inventata da René solo per toglierselo dalla scatole durante le
setto e che verranno recuperate, magari, come contenuti extra del riprese di un lunghissimo piano sequenza in cui continuava ad
futuro dvd. Una di queste, la più straordinaria, lo vede presenziare al entrare a sproposito.
pasto di Natale di alcuni senzatetto in una sala parrocchiale. Senza
un apparente secondo fine, Stanis si dedica alla beneficenza distri- “L’idea del film - raccontano i tre - è nata appena un anno fa da una
buendo, riciclandoli, beni anche costosissimi di sua proprietà come battuta di Lorenzo Mieli, uno dei nostri produttori e anche una sorta di
una racchetta da tennis da 600 euro o un Rolex, a suo giudizio, però, quarto autore che coinvolgiamo spesso in fase di brainstorming, fanta-
meno prezioso di una sua poesia autografa: “Guardo il mare e il mare sticando su René alle prese con un fantomatico progetto per il cinema.
mi dice: Stanis, chi sei? Guardo il cielo e il cielo mi dice: Stanis, chi sei? L’entusiasmo di alcuni interni a Rai Cinema ha fatto sì che la cosa si con-
Ho scritto il mio Iban sulla sabbia!”. Lo pseudo divo molto poco italia- cretizzasse. L’idea insomma non è stata nostra, ma abbiamo accettato
no sta vivendo in realtà un periodo di grande solitudine e frustrazio- con entusiasmo”. Girato con un budget “che ci ha permesso di fare
ne a causa dell’agenzia che gli propone solo ruoli non determinanti tutto quello che volevamo” e in tempi da record - meno di sette setti-
e che per questo merita il suo anatema “Io me ne vado e voi finite drit- mane “abbiamo preso pure due scioperi e due festività” - grazie ad un
ti in mezzo alla strada. E non pensate che darò qualcosa ai vostri figli che gruppo di attori ben amalgamato, Boris avrebbe richiesto di sicuro
incontrerò ai semafori intenti a chiedere l’elemosina!”. La sorte torna a molto più tempo se non avesse avuto l’omonima serie alle spalle
sorridergli quando apprende, proprio in questa caritatevole circo- perché “abbiamo fatto talmente tante versioni del film che gli attori non
stanza, che René sta per girare un film importante e pronto istruisce sanno cosa aspettarsi”. Una conferma, intanto, arriva dalla sigla,
il suo manager sui termini dell’eventuale ingaggio: “Spara 300mila Pensiero Stupesce, affidata anche in questa occasione ad Elio e le
euro e poi accordati su 200, al cinema so’ pulciari!”. In chiusura, poi, si Storie Tese: nel testo sono riportate battute prese dal film come quel-
congeda dai barboni con un surreale “Non cambiate mai!”. Sa- la in cui Diego Lopez, il delegato di rete “retrocesso” dalla televisio-
crificato pure un suo dubbio-tormentone scritto in tempi non so- ne al cinema, stigmatizza “Dopo il cinema c’è la radio, dopo la radio
spetti: “Come si pone Gianfranco Fini davanti a tanto malaffare?” - c’è la morte”.

Sergio Lariccia

SEMO RAGAZZI FATTI COR PENNELLO


Nella foto, da sin.:
Mattia Torre, Luca Vendruscolo
e Giacomo Ciarrapico

“La romanità per Boris potrebbe essere un limite? storia, se si punta sui suoi aspetti condivisibili, si
Potrebbe, sì, anche se per la serie non è stato un finisce per superare tutti i confini. Poi, ovvio che
handicap rilevante. Boris è più che altro un pro- a Roma Boris piaccia un po’ di più. Però, quan-
dotto urbano, molto amato a Milano, ad esempio, do facemmo Buttafuori, una fiction ambientata
ma non seguitissimo a Napoli, forse perché tal- nella Capitale e andata in onda qualche anno fa
mente napoletano nell’animo da apparire sconta- d’estate su Rai3, scoprimmo dai dati di ascolto
to. Arricciano il naso pure in Toscana per colpa di che eravamo molto seguiti da un pubblico di
una battuta con la quale Stanis si rallegrava del trentacinque/quarantenni maschi laureati val-
fatto che in Occhi del cuore non ci fossero attori dostani. Da allora in avanti abbiamo sempre
di questa regione pronti ad aspirare ad ogni pié scritto le nostre cose avendo in mente quel tar-
sospinto. In fondo, però, se si racconta bene una get lì (risate, Ndr)!” BM

ILMUCCHIOSELVAGGIO
COPERTINA

PRESSIONI

BORIS, UN PESCE FUORISERIE


La fiction più seguita nella storia della Rai è stata Papa Giovanni
XXIII; nel 2002 registrò 15 milioni di spettatori. In Italia siamo anche
stati capaci di mandare contemporaneamente in onda sulle reti pub-
bliche e private due differenti miniserie sulla vita di Padre Pio. A que-
sto filone l’incipit di Boris fa subito il verso con un giovane Ratzinger
che corre al ralenty sui monti per festeggiare la scoperta di un vacci- È dal 2007 che un delizioso pesciolino rosso di nome Boris
no. Una scena troppo brutta perfino per un regista televisivo come nuota muto e sinuoso nei sempre più numerosi schermi delle
René Ferretti che di monnezza nella vita ne ha girata tanta: narcotiz- televisioni e dei monitor (perché sì, lo sappiamo, nella Rete ci
zanti apologie del presente, inquietanti biografie di santi e tante altre restano soprattutto i pesci) degli italiani, zigzagando felice
ancora. E allora basta. Meglio l’insicurezza economica, meglio il tra le bolle di anidride carbonica emanate dalle irrefrenabili
cinema tanto più se la sfida è un copione libero, serio, forte, di risate dei telespettatori. È infatti lui la mascotte di una delle
denuncia. Sì, perché il cinema è più povero della tivvù ma ancora, serie televisive più intelligenti e perfettamente congegnate
teoricamente, libero e poetico. Peccato che i committenti del salot- del Belpaese, alla quale dà il nome. In Boris si raccontano le
to buono del cinema si rivelano, alla prova dei fatti, solo diversa- vicende di un’improbabile troupe televisiva alle prese con le
mente codardi. I nuovi collaboratori solo diversamente inaffidabili. E registrazioni di una fiction: tra stagisti maltrattati, magagne
la presunta grandeur del cinema una rogna senza fine. finanziarie, attrici cagne, tanti vizi e poche virtù. In tre sta-
gioni - solo la prima raccolta in un dvd - Boris, grazie a un cast
“In Boris mostriamo il cinema e i suoi meccanismi con tutte le deficienze memorabile e a ospiti di culto come Corrado Guzzanti, è
del caso che altro non sono che le debolezze di un Paese, il nostro, in cui riuscita a mettere a nudo tutti i difetti e le cialtronerie della
tutti fuggono, come possono, le responsabilità”, tengono a chiarire i due nostra italietta adottando un taglio esilarante e contagioso.
autori romani più uno d’adozione (Luca è nato ad Udine) che incon- E il 1 aprile arriverà il momento del tuffo nel grande schermo:
triamo nuovamente nel loro laboratorio creativo a due passi da piazza un pesce d’aprile perfetto, no? Andrea Provinciali
Navona pochi giorni prima di andare in stampa. In un piano terra della
vecchia Roma, con i soffitti alti ma senza finestre, dalle pareti bianche

tappezzate di post-it gialli con tutte le sequenze del film, Luca, Mattia Gianluca ricorda molto il personaggio di Sergio. In Italia, lo dicono le
e Giacomo ribadiscono di aver goduto di totale libertà sul piano della Nottole, il filone che va per la maggiore è quello delle commedie dai gran-
scrittura e della lavorazione sul set: “A dirla tutta, la vera anomalia è di incassi che, per essere tali, devono puntare necessariamente sulla sem-
essere liberi in televisione, cosa che abbiamo realizzato negli anni scorsi con plificazione dei contenuti. Al cinema, in conclusione, è difficile incontrare la
la serie, andata in onda su Fox, che a tratti è più scabrosa del film. In tivvù censura dal sapore politico, le pressioni semmai sono dettate dal mercato
è la norma avere un controllo editoriale molto forte addirittura sulle singo- al quale il produttore intende rivolgersi”, un mercato, il nostro, che ha
le battute”. Rai Cinema, nonostante alcuni difetti strutturali tipici per premiato l’ultimo film di Zalone con l’incasso record di oltre 42 milio-
chi lavora nel campo della Settima Arte nel nostro Paese, è oggi una ni di euro. “Quello a cui teniamo è vincere la partita sul piano dell’appro-
delle poche oasi di libertà rimaste nel servizio pubblico: in più que- vazione di chi ha amato la serie e anche di chi non l’ha mai vista prima”.
st’anno, come mai prima, si è buttata sul mercato tentando di fare Se ciò dovesse verificarsi, e noi ne siamo convinti, Luca, Giacomo e
grossi incassi. “Nelle nostre esperienze cinematografiche - confessano Mattia potrebbero aumentare, in un futuro quanto mai prossimo, di
giocherellando con un premio bulgaro dalla singolare forma di ombrel- peso specifico. Per riuscirci basterà che tutti coloro che hanno scarica-
lo - siamo stati e continuiamo ad essere molto fortunati. Viziati, quasi. In to le puntate della serie, il cui numero di download in Italia ha supera-
passato abbiamo lavorato con Arcopinto, un faro per il cinema indipen- to addirittura quello di Lost, raggiungano la sala cinematografica più
dente. Sono rari i tipi come lui che sposano un progetto e lo sostengono fino vicina. Un modo, questo, per manifestare gratitudine e solidarietà a tre
in fondo”. Alla Pablo Film, casa di produzione di Gianluca Arcopinto, autori assolutamente naïf che, con coraggio e incoscienza, ci hanno
oggi fallita, si devono le distribuzioni di Ospiti (1998) di Matteo fatto ridere, riflettere e immaginare che il futuro potrebbe non essere
Garrone e di Un amore (1999) di Gianluca Maria Tavarelli, ad esempio, necessariamente alla cazzo di cane. 
come pure di Piccole Anime (1998) di Ciarrapico e Piovono Mucche
(2003) di Vendruscolo: “In questo film - dicono i tre affettuosamente - SU WWW.ILMUCCHIO.IT/BORIS UNA SCENA TAGLIATA IN ESCLUSIVA

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FOTO DI FEDERICA AGAMENNONI, WWW.METAPICS.IT

ILMUCCHIOSELVAGGIO Paolo Benvegnù e Marco Parente


MUSICA

BENVEGNÙ
VS PARENTE
Nell’arco di un paio di settimane, Paolo Benvegnù e Marco Parente
hanno pubblicato i loro nuovi album, rispettivamente Hermann e
La riproduzione dei fiori: dischi di qualità superiore che costituiscono
tappe importanti - e, magari, anche di svolta - nelle carriere dei due
musicisti. Seppure assai diversi l’uno dall’altro, entrambi esprimono
una precisa volontà di aprirsi all’esterno, entrambi sono stati concepiti
con notevole cura per ogni dettaglio, entrambi sono stati realizzati sotto
l’egida di strutture autogestite, entrambi rappresentano per i loro titolari
punti di arrivo e di ripartenza, entrambi si collegano alla grande
tradizione della nostra canzone d’autore. A ben vedere Paolo e Marco,
legati anche da rapporti di stima, amicizia e collaborazione (ricordate
i Proiettili buoni?) sono come facce della stessa medaglia.
di Federico Guglielmi

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FOTO DI MAURO TALAMONTI/CAPICOIA

PAOLO BENVEGNÙ Definisci Hermann “la colonna sonora di un film mai girato”. Che
È evidente che, rispetto a quelli che l’hanno genere di film sarebbe, se lo si girasse?
preceduto, Hermann sia un album più estro- Beh… un kolossal: ci vorrebbe un budget pazzesco… a meno di
verso e meno introspettivo. Volevi fosse così, non limitarsi alla seconda metà, che si concentra nello specifico
oppure è semplicemente successo? sul 900. Si guarda al passato, ma non con nostalgia: questo è un
Non sono capace di scindere ciò che com- disco di indignazione.
pongo e suono dalla mia vita. Per me è stato
naturale smettere di scrivere delle mie espe- Di indignazione per la natura dell’Uomo?
rienze personali e allargare lo sguardo al mondo che vedo. Non è Da ragazzo credevo che tutte le conquiste tecnologiche e sociolo-
che avessi prosciugato il mio desiderio di conoscenza interiore, giche di quegli anni avrebbero portato a un 2011 migliore. Non mi
ma una volta giunto a capire cosa sia il bene e cosa il male, tra aspettavo certo un mondo così ipocrita e privo di dignità, dove
l’altro assolutamente inscindibili, mi è venuto in mente - assieme quasi tutti sono disposti a fare qualsiasi cosa pur di ottenere un
ai miei compagni, perché anche loro hanno preso parte alla ste- ritorno: non necessariamente di tipo economico, è noto che i
sura dei pezzi - di tracciare una specie di mini-storia del percorso soldi sono da sempre il principale motore degli eventi, ma anche
umano. Per raccontare noi stessi abbiamo utilizzato l’allegoria solo di misero appagamento del proprio ego. Se si mercifica
anche storica: parliamo dei miti e degli archetipi, e quindi della tutto, compresa la propria piccola etica personale, significa che si
nostra vita attraverso la vita degli altri. è travisato il senso dell’esistenza. Alla fine ne preferirei uno più
autentico: come nelle canzoni di gesta, dove le guerre sono guer-
Dunque è un disco a più mani, un disco - come sei solito dire - dei re e l’amore è amore. Nelle guerre quotidiane che si combattono
Paolo Benvegnù. oggi, nessuna conquista è davvero importante.
Sì, per la prima volta ho firmato un album “collettivo”. Persino
più che con gli Scisma: finalmente mi sento il cantante di una Hermann è il tuo album “politico”.
vera band. Anche i testi non sono tutti miei e l’ultimo brano - Senza dubbio sì, anche se dentro c’è pure l’amore. Non posso
L’invasore - è addirittura cantato dall’autore; il batteri- nascondere, per esempio, il disagio verso questo Paese: il nostro
sta/tastierista Andrea Franchi: mi piaceva l’idea che, dopo lo svol- modello sociale, perversamente mutuato su quello americano,
gimento “in soggettiva”, ci fosse una situazione da “cinema nel porta all’effettiva mancanza di occasioni di sviluppo, non solo
cinema”, con la macchina da presa che si alza e gli attori che rispetto alla meritocrazia ma soprattutto dal punto di vista del sen-
chiacchierano fra loro. tire, del pensiero. Noi italiani siamo arrivati adesso al “no future”

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MUSICA

del punk, e l’abbiamo fatto in maniera contorta, diabolica. Io sono


un privilegiato, perché posso permettermi di scappare ogni tanto

BATTUTA DOPPIA
sulle colline della Toscana e sai quanto me ne fotte, ma cerco di
mettermi nei panni di chi non ha la mia stessa fortuna.

Ti va di “spiegare” almeno un pezzo, con le sue connessioni al


presente? Quali artisti associ al concetto di “grande tradizione cantau-
Uno dei miei preferiti, Andromeda Maria, è derivato dalla lettura torale italiana”?
de Le mille e una notte ma incrociato con il mito di Andromeda, (Paolo) Modugno, Endrigo… Coloro che, per intrattenimen-
della donna imprigionata, di Perseo il conquistatore: riferimenti to e per propria poetica, scrivevano e cantavano cose legate
che, fra l’altro, si innestano in maniera incredibile con quanto sta alla loro terra di origine e alla loro esperienza.
accadendo in questi giorni. A mio avviso, una sconfitta della no- (Marco) Modugno, per il valore della scrittura oltre che delle
stra società è la scomparsa della matrilinearità… poi certo, molte interpretazioni: le sue erano note belle, così come belli sono
donne fanno ritenere che sia meglio così, perché avere una ma- i sentimenti che esse evocano. Battisti: pur non essendo un
dre come Sara Tommasi potrebbe essere abbastanza pericoloso. vero cantautore, perché non scriveva i suoi testi, è l’unico ita-
Sviluppare questo tema mi è piaciuto particolarmente, così come liano a giocarsela ad armi pari nel mondo. E poi De André.
l’inevitabile Melville in Achab In New York.
Tre dischi italiani che ti hanno fortemente ispirato.
In generale ti sei soffermato su momenti parecchio noti, senza (Paolo) Testa, dì cuore di Marco Parente è stato fondamen-
citazioni “di culto”. tale: mi ha insegnato che il proprio immaginario non è solo
Sono stato “superficiale” perché sono un apprendista studioso, e un patrimonio personale ma è anche qualcosa da ricercare.
quindi ho preferito dedicarmi a cose facili da reperire. Con il Poi Come un cammello in una grondaia di Franco Battiato,
tempo spero di poter andare più a fondo e analizzare anche per- quello di Povera Patria: Battiato è davvero un musicista inte-
sonaggi meno conosciuti: c’era di mezzo anche il mio desiderio ressante. Infine, Canzoni dell’appartamento di Morgan, un
di essere più facilmente leggibile. bell’album di leggerezza e intensità assieme. Lui è il più
grande talento italiano della nostra generazione.
Si può comprendere, dato che taluni ti accusano di “pesantezza”… (Marco) Sul piano autoriale non credo che ce ne siano… o, se
Sono d’accordo con loro, e infatti cercherò presto di muovermi ci sono, le ispirazioni sono inconsapevoli. Se invece parliamo
verso una dimensione un po’ più muta. Con le parole non riesco a di influenze musicali, il discorso cambia e puoi tranquilla-
esprimere bene ciò che provo, ma mi auguro di sviluppare presto mente pescare nelle produzioni di De André, Conte, Fossati.
una coscienza musicale più alta in modo da comunicare meglio
attraverso gli strumenti. Il punto è che mi sono sempre impegnato Ti senti “sottovalutato” rispetto a quelli che ritieni siano i
in una disperata, affannata ricerca di una verità, idea pesantissima e tuoi meriti artistici?
giustamente irraggiungibile. Nel mio piccolo, in Hermann provo a (Paolo) No, mi sento valutato giustamente. Anzi, mi sento
fare come Kurosawa in Rashomon: avvisare, me stesso in primis, che sopravvalutato, perché credo che che potrei dare molto di
esistono molte diverse verità. Puntavo a una scrittura “alla Shake- più. Se non fossi così pigro…
speare”, naturalmente non a quelle altezze: volevo occuparmi della (Marco) Senza dubbio penso che meriterei di più. Più che sot-
vita, della morte, dell’amore… argomenti molto classici. tovalutato, però, direi “non valutato abbastanza”.

Hai detto che ambiresti quasi al mutismo, ma intanto Hermann Qual è il tema attorno al quale ruotano le tue canzoni?
è pieno di parole. Nella tua formula, testi e musica hanno lo stes- (Paolo) L’ho capito da poco; sono convinto sia l’indignazione.
so peso? (Marco) Sono legate da un filo che identificherei nello stato
Purtroppo mi è riuscito raramente di realizzare il triangolo per- d’animo, nel sentimento. Però, ultimamente, sono sempre
fetto, contemporaneamente leggero e denso, fra melodia, armo- affascinato dalle patologie del nostro vivere quotidiano.
nia e testo, che a ben vedere è un quadrilatero perché bisogna
aggiungerci la voce. La voce che canta quel testo con quella melo- Parteciperesti al Festival di Sanremo?
dia su quella armonia: per me, come ascoltatore di musica altrui, (Paolo) Di indole non lo farei… non mi piace il fatto di ven-
questa è l’emozione vera. dere in modo così spudorato qualcosa che hai creato con
tutto l’amore del mondo. Però, se se ne presentasse l’occa-
Che effetto ti fa sentirti chiamare “poeta”? sione, alla fine ci andrei, benché a malincuore.
Un effetto strano: sono solo un uomo, non un poeta. Lo so che c’è (Marco) È una cosa che finora non ho minimamente con-
chi lo crede, ma sbaglia: i poeti sono molto più tormentati di me. templato, non per remore etiche ma per un mio personale
imbarazzo: non di me o della gara ma delle situazioni nelle
Ti danno anche dell’esteta, visto quanto lavoro di cesello c’è die- quali mi sarei trovato, che nulla hanno a che spartire con la
tro la tua musica. Questa definizione ti garba? musica e il mio percorso. Oggi, con il sostegno della maturi-
No, perché non credo di essere bravo come, per fare un nome, i tà, penso che potrei affrontarlo, con leggerezza.
Baustelle. Se invece parliamo di “estetica del sentire”, dell’armo-
nizzazione fra il mare enorme che c’è al di fuori di me e il mio per- Paolo Benvegnù vs Marco Parente.
sonale mare piccolo… allora sì, tendo a esserlo. Un esteta con (Paolo) Riscontro parecchie affinità nel cogliere il lato comi-
una grandissima autocensura, però. co, buffo, della vita e delle situazioni. Comunque lui ha
molto più talento di me.
Hai anche la fama di personaggio un po’ stravagante. (Marco) È un grande melodista, in grado di confrontarsi con
Ma no, sono solo svagato… La mia vita è comporre canzoni e leg- la migliore tradizione classica. Dovrebbe solo liberarsi di
gere libri per giungere magari, un domani, a scriverne di miei. qualche sovrastruttura e coltivare meglio questa sua qualità.
Forse la reputazione è figlia del mio uso dell’ironia, che ho svi-

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luppato da quando lavoro con una “famiglia” toscana: prima, con Non hai comunque rinunciato al tuo tocco inusuale.
gli Scisma, regnava il rigore. Per un verso sono il fratello maggio- Anche se il disco è pieno di formule sanremesi, è logico che all’in-
re un po’ bacchettone, per un altro sono un gran cazzaro. Con terno delle strutture “standard” devo sovvertire un po’ le regole.
loro mi diverto da matti… e ci siamo divertiti anche a realizzare Anche questo rientra nella ricerca della quale si è detto prima ma
Hermann! In realtà sono una persona molto sobria: per essere può anche dipendere da una sorta di schizofrenia artistica, e-
felice mi bastano del pane, dell’acqua e delle letture. spressa nell’eterogeneità dei vari episodi.

Sei inevitabilmente uno di quelli che concepiscono la musica in Che influenza hanno avuto, nella realizzazione del disco, i bravis-
termini di album. Come ti poni, oggi che il pubblico privilegia “for- simi collaboratori che hai radunato attorno a te, a partire da quel
mati” molto più agili e meno impegnativi? geniaccio di Alessandro “Asso” Stefana?
Rivendico la mia diversità… che è un po’ come quella di Herzog, Ho gestito il ruolo di titolare del lavoro lasciando accadere le
volendo azzardare un parallelo con il cinema. Negli ultimi anni cose, come un’agenzia matrimoniale. Quando presento il pezzo
penso di avere imparato a comporre bene e mi sono ritagliato a chi poi dovrà arricchirlo, prima di dire cosa vorrei lascio carta
uno spazio dove mi trovo a mio agio: non ce la faccio proprio, a bianca. Intervengo solo se ciò che vien fuori va in una direzione
condensare in tre minuti e mezzo tutto quello che mi interessa diversa, perché comunque la musica deve rispecchiare quanto
comunicare. Gli album sono come i romanzi, e la faccenda curio- più possibile la mia visione.
sa è che quando scrivo altro - cose mie, che nessuno finora ha mai
letto - mi pare di “funzionare” meglio nei racconti brevi. Però le parti di archi che Robert Kirby, lo storico arrangiatore di
Nick Drake, ha scritto per Sempre le hai tenute com’erano…
Come ti spieghi il fatto, un po’ bizzarro, di essere diventato una Veramente no, sono stato costretto a modificare qualche nota
sorta di icona del giovane pubblico indie? perché il brano, rispetto alla versione da lui conosciuta, aveva
Non mi sento per nulla un’icona, ma se davvero lo sono ritengo subito una piccola evoluzione. Stavo proprio per scrivergli per
che sia perché mi vedono come una “possibilità umana”. chiedergli come intervenire quando ho ricevuto, con grande tri-
Penseranno “se uno come Benvegnù, che ha pure un cognome di stezza, la notizia della sua scomparsa. Quello spartito, una delle
merda, è partito dal nulla e senza avere alcuna formazione può sue ultime creazioni, è stato un magnifico regalo, e una pur dolo-
permettersi di scrivere certe cose e ha il coraggio di cantarle, allo- rosa chiusura del cerchio del mio rapporto con Nick Drake, sno-
ra posso farlo anch’io”. Non ho molto talento ma mi impegno, e datosi attraverso una serie di tributi a Roma, a Fiesole e a Firenze.
la coerenza di questo impegno mi ha portato dove sono. Che poi
è da nessuna parte, eh. Nel comunicato-stampa de La riproduzione dei fiori si legge di
“canzoni allo stato puro” e di “bellissime radiografie”…
Sono canzoni ridotte alla loro essenza, qualunque essa sia: purez-
MARCO PARENTE za non significa necessariamente pulizia. Sono radiografie perché
Anche se non sei mai stato fermo, un tuo colgono il mio “dentro”, anche se questa definizione è ovvia-
nuovo album mancava dal 2006. Il lungo mente un paradosso: di norma si parla di bei ritratti o belle foto,
silenzio ti ha reso, mi pare, più aperto e non di “bella radiografia”.
comunicativo.
Sono due termini che rispecchiano il mio Dietro tutto questo c’è pure un concept?
approccio e il risultato finale che ho ottenu- No, a meno che non si voglia considerare tale l’intento di fare un
to: spesso ho fatto dischi non proprio auto- disco come ai tempi del vinile: visto il minutaggio di un LP si era
referenziali ma comunque volti più verso l’interno. Altre volte la costretti a ragionare per qualità e dividendo i pezzi nella facciate,
mia ricerca è stata barbara, mentre per La riproduzione dei fiori la con una pausa in mezzo. Queste canzoni sono indipendenti fra
lavorazione si è svolta in maniera più metodica. In questi anni ho loro, ma in qualche modo ciascuna fortifica le altre. In questo
cercato situazioni parallele, collaborazioni e confronti, evitando di caso il titolo non ha l’importanza che ha avuto in altre occasioni,
espormi troppo e di relazionarmi direttamente con il mondo tant’è che fino all’ultimo ero indeciso.
musicale in cui mi sono sempre mosso.
E poi cosa ti ha fatto decidere?
E dopo? Mi piaceva l’idea del produrre, del riprodurre, del riprodursi -
C’è stata una sorta di liberazione. Sono cambiate l’attitudine e la come i fiori, appunto, che oltretutto sono belli - senza bisogno di
consapevolezza, ho trovato una nuova struttura con la quale lavora- motivi: un processo naturale, niente a che vedere con le macchi-
re, un nuovo team di musicisti… tutte cose che sono arrivate in ne che realizzano in serie. È la mia idea di arte, che risiede nel-
maniera talmente naturale e perfetta che ho capito che era giunto il l’atto e non nell’azione.
momento di smettere di difendermi e di iniziare ad attaccare.
A te piace molto, “mischiare” varie forme di espressione artistica…
Anche le canzoni sono tutte nuove, oppure hai tirato fuori qual- Per me la musica è presente, come concetto, in ogni forma d’ar-
cosa dal cassetto? te, così come esse sono nella musica. Però io non “mischio”…
Loro sono sempre un passo avanti, aspettano solo di essere rag- cioè, lo faccio, ma ho molto rispetto dei ruoli: non amo l’idea del
giunte. La title track, per esempio, esisteva da tre o quattro anni, ed musicista che fa un libro o un film, è pericoloso… se proprio
è passata attraverso molte versioni prima di diventare ciò che è ora. vuole farlo dovrebbe mettere le mani avanti, dire che si sta cimen-
In generale ho lavorato tantissimo in sottrazione: l’album è ricco tando in qualcosa che non è proprio “suo” e sfruttare semplice-
strutturalmente, non sul piano estetico e degli arrangiamenti. Non è mente il fatto di poterselo permettere. Io continuerò con curiosi-
complesso ma è pieno di idee e, lo dico senza modestia, di idee chia- tà le mie incursioni in altri mondi, ma sempre “da musicista”.
re. Tutto quello che si ascolta è il frutto di un maniacale studio per
raggiungersi: c’è dunque molto sentimento e da qui probabilmente Questa tua piccola ossessione per il Diavolo, che ricorre spesso?
deriva la comunicatività alla quale accennavi prima, ma c’è anche La sua figura assomma in sé tutte le contraddizioni e anche le
una notevole posatezza. grandezze delle quali noi uomini siamo capaci. Il diavolo non esi-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MUSICA

“Il diavolo non esiste così come non esiste Dio,


ma Dio della propria assenza ha fatto un podio da rockstar
mentre il Diavolo finisce sempre bastonato”

FOTO DI RUGGERO LUPO MENGONI


ste così come non esiste Dio, ma Dio della propria assenza ha a un suono, ma sarebbe il caso di cercare di capire cosa abbia
fatto un podio da rockstar mentre il Diavolo finisce sempre basto- portato un musicista a quel tipo di suono.
nato. Le nostre nefandezze sono addossate al Diavolo, che veste
il male al nostro posto e a volte lo fa con eleganza: nella lettura- Hai attraversato una ventina d’anni di musica italiana alternativa.
tura il diavolo compra le anime, ovvero il luogo da cui è generata Come ti trovi, oggi?
l’arte, e in questo c’è della grandezza. Lui si riscatta nel momen- Sono cambiate tante cose, ma in fondo non per me. Prima ero
to in cui acquista queste anime. più giovane e di conseguenza più illuso e partecipativo, ma mi
sentivo già un diverso e quindi provavo un senso di disagio. No-
Da cosa credi nasca la percezione non corretta che alcuni hanno di nostante molti vogliano inserirmi in una “scena”, sono sempre
te? Parente è cervellotico, Parente è verboso, Parente è negativo… stato solo. Sono però stato anche fortunato a poter lavorare pri-
Penso dalla superficialità con la quale ci si accosta a me, e spero che ma con il Consorzio Produttori Indipendenti e poi con la Mescal,
con il nuovo disco si mettano un po’ di puntini sulle “i”: non sono che hanno sempre assecondato le mie “stravaganze”. Peccato
mai stato negativo e in ogni brano di questo disco c’è la luce alla fine che entrambe le etichette abbiano voluto strafare, ampliando
del tunnel. Ho sempre composto e suonato canzoni non standar- troppo le loro scuderie: si fossero concentrati su meno nomi,
dizzate e quindi non rassicuranti, e si sa che chi non ha voglia di magari operando in modo più “artigianale”, sarebbe andata
approfondire tende ad allontanarsi da ciò che spiazza, e conseguen- diversamente.
temente a lasciarsi andare a giudizi poco lusinghieri. Non sono “dif-
ficile”, ma non bisogna avere paura della ricerca. Adesso hai una struttura “tua”, la Woland.
È nata per sostenere i miei lavori, sia diretti che trasversali, e la mia
Ti senti un “padrino” di questa nuova generazione di cantautori attività in genere, ma non è detto che non si espanda ad altri artisti.
atipici? Questo dipenderà da Pierluigi Fontana, che è titolare dell’impresa,
So di questa tendenza, ma spero proprio di non esserne respon- nella quale io sono coinvolto a livello di direzione artistica: sarebbe
sabile. Al di là di questo, mi dispiace che in tanti, in ogni ambito, bello poter dare stabilità e serenità a chi intende muoversi, mi ripe-
si sforzino di imitare i loro ispiratori ma non si preoccupino di to ancora, nella ricerca. Non è detto che siano per forza dischi, può
quale approccio essi abbiano adottato. Non ci si dovrebbe rifare essere anche uno spettacolo teatrale o una mostra. 

19
ONDA CALABRA

È il tormentone del nuovo film di Albanese. Una canzone che


sta facendo discutere. Un brano preso dal Parto delle Nuvole
Pesanti, firmato Peppe Voltarelli, che il grande comico italiano
ha stravolto, nel testo, ad uso e consumo del suo personaggio.
di Jacopo Cosi e Max Stèfani

O
nda calabra, qualunque- quello di rappresentare una Ca- voro. In questa intervista a Pep- perto un dibattito interessante
mente. È il tormentone del labria in cerca di riscatto. Alba- pe Voltarelli, siamo partiti dalla fra la gente sul Sud, la sua im-
nuovo film di Albanese nese l’ha adattata al suo Cetto polemica tra il cantautore (re- magine, l’identità e l’apparte-
che sta sbancando il bot- La Qualunque. “Onda calabra, cente “targa Tenco” per la mu- nenza. Le mie riserve sul nuovo
teghino. Personaggio con qualunquemente, se c’è pilu non sica dialettale, grazie all’album testo hanno destato stupore
il quale Albanese conferma an- ci manca proprio niente!”. Di tut- Ultima notte a Malà Strana) e il nella Fandango, ma sono state
cora una volta il suo talento, la t’altro tenore, e spessore i versi regista, e siamo andati oltre. accolte con orgoglio da tanti
capacità di leggere nella cultura originali. Dove si parlava di e- che non digeriscono la mac-
contemporanea del nostro Pae- migrazione in Germania, di un Peppe, ci sono novità a proposi- chietta sul calabrese tutto ’ndu-
se come pochi altri. A Voltarelli popolo costretto a lasciare la to della querelle con Albanese? ja (salame tipico, Ndr) e pepe-
non è andata giù, però. La sua propria terra che sembra offrire Si è alzato un polverone media- roncino. Soprattutto in questo
musica aveva tutt’altro motivo: solo povertà, illegalità, zero la- tico e, cosa importante, si è a- momento di grave crisi sociale

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

ed economica che vive il Sud, soprattutto per amore di verità. sta, manciniana, e conosco l’a- Ma Vendola non sta un po’ gui-
con la Calabria in testa. Ti danno addirittura del “berlu- marezza di chi vedeva nella Ca- dando questa voglia di riscatto
sconiano”… labria e nel Sud una terra dove del Sud?
Ma l’operazione artistica di Al- Non sono stato mai invitato a era possibile coltivare l’innova- Credo sia uno dei pochi illumi-
banese in sé, ti piace, o no? suonare a Villa Certosa... zione, il cambiamento. Parlo nati, che ha un linguaggio nuo-
Il problema è che non c’è spa- dell’Università della Calabria, vo in cui riconoscersi. Alcune
zio per altro. Se ci fosse una Affermano anche che gli è stato dei cervelli che potevano studia- zone della Puglia sono molto a-
cinematografia seria che rac- chiesto di partecipare e collabo- re a casa loro nel primo vanti in questo senso. Dovrem-
contasse la Calabria, nel mio rare alla rielaborazione del bra- Campus del Sud Italia. mo prenderlo come esempio.
cuore ci sarebbe anche più spa- no però purtroppo ciò non è
zio per accettare la macchietta. stato possibile proprio per la Quindi tu, tra Mancini e Misasi, E la mafia, in Puglia, non ha at-
Ma solo la macchietta non va tua inspiegabile indisponibilità. stavi con Giacomo. Ma si stava tecchito come in altre regioni,
bene. Diamo lo stesso spazio Sono andato via dalla band per- meglio a quei tempi o era peg- oppure sì?
alla musica calabrese, al cine- ché non condividevo più il loro gio di adesso? Erano meglio i La mafia è come i topi, resiste a
ma calabrese, alla poesia, agli linguaggio, non parlo con loro politici della prima Repubblica? tutto e si rigenera senza porsi
artisti impegnati in battaglie da sei anni e non seguo quello È una questione di stile e di cul- limiti territoriali o ideologici ma
sociali di cambiamento. E poi che fanno. Non vedo perché a- tura. L’impressione è che il livel- è attaccabile. Hanno riempito la
allora accetteremmo di buon vrei dovuto collaborare con lo si sia notevolmente abbassa- terra di rifiuti tossici, hanno
grado anche la caricatura. Ma loro: per interessi promoziona- to, che trent’anni di pontifica- condannato a morte i loro figli
al Sud mancano le opportunità, li? No, grazie. to culturale Mediaset abbiano ancora prima di nascere. È gen-
gli spazi. generato delle nuove figure te senza domani. Non sono
Albanese da Fazio ha citato il politiche, nuovi immaginari che lungimiranti, hanno lo sguardo
Non trovi sia rischioso andare brano, il gruppo e il brano sta ancora non riusciamo a capire troppo corto.
contro Albanese in questo mo- diventando un tormentone su fino in fondo. Le categorie di
mento? Con la sua macchietta Internet, Tv e radio. Assegni più giudizio usate dieci anni fa oggi O forse no. Visto che ormai si
sta raccontando l’Italia in un grossi in arrivo dalla SIAE potrebbero risultare obsolete. parla di mafia che sta nel Nord,
modo eccezionale. Nel senso anche per te. In fin dei conti che Non mi va di pensare che una con la finanza, l’imprenditoria
che ha centrato il punto. c’è di male? volta fosse meglio di oggi. Su- edile…
L’unica vera opportunità per i Con gli assegni della SIAE periamo questo discorso. Questo è un discorso spinoso,
ragazzi del Sud è la malavita, è finanzio i miei progetti di cala- perché si presta ad essere frain-
questo il dramma. Non vado bresità sostenibile, due anni fa Il dramma delle mazzette? teso. Preferisco rimanere sul te-
contro Albanese che stimo da ho prodotto un bootleg di un La perdita della speranza unita ma delle riflessioni per un Sud
diversi anni. Vado contro il si- live fatto a Duisburg per dimo- al degrado culturale genera pau- che esiste davvero, seriamente.
stema che in questo momento strare a tutti la faccia di una ra e insicurezza, creando perico- L’Onda Calabra, in origine, era
ha deciso che il Sud è terra dove Calabria che fa canzoni e che lose derive violente e razziste: la un gruppo di artisti che parlava
sotterrare i rifiuti, da abbando- esporta musica senza armi e mazzetta è solo una voce del una nuova lingua, fatta non di
nare nelle mani della mafia. Chi cocaina. Il nuovo disco poi è bilancio dell’azienda che poi lamento ma di speranze. Lo fa-
legge da altre latitudini non può distribuito in tutta Europa in Ar- reinveste tutto a Nord cose no- ceva con un linguaggio pungen-
cogliere l’aspetto delle pari op- gentina e in Canada, paesi dove te ormai e non solo ai PM. Ma te, amaro, ma molto profondo.
portunità. Chi nasce e vive in suono regolarmente una volta c’è una mazzetta più sottile, Io voglio essere vicino alla gen-
Calabria sa di cosa parlo. all’anno. Da noi si dice “i chiac- una mazzetta fatta di sudditan- te che aspetta una voce positi-
chiere si porta ru vento”. za psicologica storicamente al- va, una luce. Non voglio difen-
Con Albanese non sei riuscito l’origine della questione meri- dere lo status quo. E siamo in
ancora a parlare? Hai una solu- La vedi senza speranza la tua dionale. Se sai fare qualcosa a tanti a volere opportunità di
zione alla disputa? Calabria? Sud sei un pericolo per l’equili- speranza.
Mi piacerebbe averlo a fianco in La speranza finisce quando si brio sociale, tutto sembra pial-
un giro nelle scuole calabresi, a inseguono modelli culturali lato qualitativamente verso il Anche se è Sicilia e non Cala-
parlare con i ragazzi di legalità, che non aderiscono alla nostra basso, come se la gente avesse bria, pensi che l’arresto di Cuf-
di cinema e di musica, fare dei storia. Quando nessuno ha il piacere a mangiare la merda. faro sia un buon segnale?
laboratori, aprire degli spiragli coraggio della condivisione po- Senza dubbio un segnale positi-
per chi non ne ha, scendere a litica, di un progetto serio. La Questo non solo in Calabria. L’I- vo contro la logica dell’impuni-
Sud. In fondo il mio attacco alla Sinistra in Calabria ha fatto un talia è un po’ tutta così, non cre- tà e del sopruso.
macchietta è solo un pretesto casino. Bisogna rivedere tutto. di? Con i vari distinguo per le
per denunciare altro. Usciamo Anche l’idea del politico che ru- tipologie di assistenzialismo. Lo scorso 14 gennaio è morto il
dalla logica del pro o contro ba è vecchia. L’Italia comincia ad Orvieto, no pentito Totuccio Cancemi, fu il
Albanese: non è una partita di ad Eboli. Bisogna che qualcuno primo a parlare di Silvio Berlu-
calcio. Perché la Sinistra ha fatto un lo dica agli eredi di Primo Levi. sconi e Marcello Dell’Utri come
casino? mandanti occulti delle stragi di
I tuoi ex amici del Parto Delle Perché alla scomparsa di vecchi Cristo s’è fermato a Orvieto? La Capaci e via D’Amelio. Pensi
Nuvole Pesanti dissentono to- leader di pensiero, illuminati, logica del “è meglio se non sai che i contatti tra malavita e
talmente da questo tuo giudizio come Giacomo Mancini, non fare” vige anche in altre zone, potere siano così alti?
artistico e da questa ricostruzio- ha saputo trovare continuità. E più a Nord, o no? La malavita aderisce al potere
ne della vicenda. Sembra non si è sbriciolata appresso a maz- Rispetto al Sud è sempre come politico come la statale 106 ade-
per spirito polemico ma per tu- zette e ricatti per le poltrone. Io stare in Svizzera, è desolante risce al Mare Jonio, fianco a fian-
telare le ragioni della band e vengo da una famiglia sociali- ma è vero, credimi. co, complici, parenti stretti. 

21
CAVIE
DA STADIO
L’offerta televisiva delle piattaforme digitali e la crisi economica allontana-
no i tifosi dagli spalti con la conseguenza che, a differenza del resto
d’Europa, gli stadi italiani - vecchi e inospitali - sono sempre più vuoti.
E quale è l’incentivo del Governo? La tessera del tifoso, una carta
di credito che, nelle intenzioni del Ministro Maroni, dovrebbe servire a
Pensi che lo stadio possa essere interpretato come il laboratorio del Ci sono analogie con la situazione degli stadi?
potere dove sperimentare, prima che nella società comune, disposi- Quando si vogliono introdurre crepe nel tessuto democratico, si
tivi per limitare il conflitto (DASPO - Divieto di Accedere alle manife- parte da lì perché nessuna voce si leverà in difesa degli ultras: è così
stazioni Sportive -, lacrimogeni, tessera del tifoso)? che il DASPO - pensato nella sua ultima stesura da un governo di
Assolutamente sì. I primi esperimenti risalgono alla fine dei No- centro-sinistra di ispirazione cilena - può essere applicato anche a
vanta. I tifosi di calcio - in particolare gli ultras - erano e sono la cate- chi non ha commesso alcun reato, sulla base di una semplice ed
goria più facile su cui sperimentare nuove tattiche di controllo socia- incontestabile relazione di polizia. Ed è così che un governo di cen-
le. Quando commettono atti di violenza, infatti, sono sostanzial- tro-destra se ne è appropriato invocandolo anche per le piazze, pro-
mente indifendibili e anche quando hanno ragione la verità viene vocando ridicole reazioni da parte di “garantisti” di sinistra che ave-
sottaciuta dai media, espressione del potere politico/economico. vano gli occhi chiusi quando provvedimenti del genere venivano
Per questo analoghi episodi di violenza accaduti per ragioni sporti- approvati in Parlamento, ed anzi dagli stessi propugnati. Penso
ve o politiche non hanno lo stesso peso e vengono trattati in modo all’arresto in flagranza differita: se rubi una mela e la telecamera del
diverso. L’esempio lampante è quello accaduto per i recenti fatti di supermercato ti riprende non puoi essere arrestato dalla polizia
Piazza del Popolo, in occasione delle manifestazioni studentesche a dopo due giorni ma solo al momento del fatto; puoi essere denun-
Roma. Non mi riferisco alla libertà restituita ai primi arrestati, visto ciato, processato e condannato ma non arrestato quando il reato è
che spesso gli arresti effettuati dal Reparto Mobile sono “ballerini” stato già consumato, perché è cessato lo stato di flagranza. Può
sotto il profilo probatorio e funzionali alla richiesta di intervento for- essere un magistrato a ordinarlo perché è (dovrebbe) essere un sog-
mulata dall’opinione pubblica, quanto all’ipotesi di reato avanzata getto terzo, mentre la Polizia è di parte. Altrimenti non si può fare, a
dal P.M. per gli episodi di danneggiamento avvenuti in quel conte- meno che tu non sia un tifoso. In questo caso è possibile. Davanti
sto: in questo caso il reato più grave contestato è stato l’incendio (da alla Costituzione tutti sono uguali tranne i tifosi! Bene, una volta
3 a 7 anni), nel caso dei disordini seguiti all’assassinio di Gabriele aperta una crepa nelle regole costituzionali, nessuno ha più il diritto
Sandri, per danneggiamenti di gran lunga inferiori, lo stesso P.M. ha di lamentarsi, perché la risposta sarebbe ovvia: “lo abbiamo già fatto
contestato la devastazione (da 8 a 15 anni). per gli stadi e ha dato buoni risultati”.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
CALCIO

Curva Sud Stadio Olimpico (Roma)

sconfiggere le (molto residue) sacche di violenza. Che, sempre


nell’immaginario governativo, rappresentano il vero male del calcio 2.0.
Ne parliamo con Lorenzo Contucci, avvocato penalista, (ex) ultras, web-
master di www.asromaultras.org, sito di riferimento per il tifo alternativo.
di Gabriele Pescatore

Così, però, tramonta lo Stato di Diritto… Già il Ministro Maroni ha ipotizzato (seguendo l’esempio inglese) di
Esatto. Ciò che distingue uno stato democratico da uno di Polizia sta utilizzare lo stesso metodo del DASPO per le manifestazioni in stra-
in chi decide di reprimere: se il potere è demandato, senza control- da. La tessera del tifoso si trasformerà in tessera del cittadino?
li, alla Polizia, si corrono seri rischi, magari a lungo termine e non Se si consente di introdurre, non con una legge ma con una circola-
immediatamente percepibili dagli intellettuali con la erre moscia. re amministrativa, uno strumento come la tessera del tifoso, si con-
I gas lacrimogeni, proficuamente impiegati a Genova tra lo sde- sente di poterla fare anche per gli studenti (e infatti una circolare del-
gno di politici e gruppettari sono stati sperimentati proprio negli
stadi italiani, così come i fantastici manganelli Tonfa, negli stadi
rigorosamente impugnati al contrario da poliziotti travisati e -
unico caso in Europa - senza numeri su caschi o divise. Quelle COS’È LA TESSERA DEL TIFOSO
splendide immagini di manifestanti calpestati da gendarmi e È figlia di una direttiva del 14 agosto 2009 del Ministro del-
presi a calci nei fianchi hanno centinaia di precedenti tra i tifosi l’Interno Roberto Maroni che prevede verifiche della Que-
del calcio, ma nessuno ha detto nulla perché, si sa, l’ultras può stura al fine di identificare i tifosi di una squadra calcistica o
essere massacrato, perdere un occhio o essere anche ucciso, il della Nazionale. Nella quasi totalità dei casi è rilasciata dalle
manifestante politico no, perché secondo qualcuno i suoi diritti banche o dal circuito Lottomatica; oltre a costituire titolo di
sono superiori rispetto ad altri. accesso allo stadio è una carta di credito ricaricabile e ha
I tornelli proposti dal Ministro Brunetta sono stati proficuamente validità di cinque anni. La tessera è generalmente gratuita
sperimentati negli stadi e, da ultimo, la tessera del tifoso è quella per gli abbonati o coloro che l’hanno richiesta entro un
che i perbenisti invocano a cuor leggero, perché tanto “non certo tempo utile, mentre ha un costo di 10 euro per i non
hanno nulla da temere”. Per lo meno fino a quando qualcuno che abbonati e per coloro che hanno preferito prendersi un
la pensa diversamente da loro dovesse avere i poteri assoluti. tempo maggiore per decidere.
Allora ce li ritroveremmo come pecorelle belanti a chiedere liber-
tà, democrazia e diritti.

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A FIRENZE MORÌ IL CALCIO ITALIANO

D
omenica 9 gennaio 2011 una cinquantina di Firenze contenuto in Stadio Italia - I conflitti del cal-
ultras non tesserati del gruppo Brescia 1911 cio moderno (La casa Usher, pp. 250, euro 15,50),
Curva Nord hanno deciso di seguire la propria libro collettivo pregno di contenuti dati i molti e dif-
squadra a Firenze in occasione della 19esima ferenti punti di vista sull’argomento affrontati (gli
giornata di Serie A, nonostante il divieto di tra- autori coinvolti sono: Bruciati, Cacciari, Contucci, Do-
sferta per i non possessori della tessera del tifoso im- ranti, Giudici, Giusti, Grillo, Mungo, Quadrelli, Stu-
posto dalle rigide limitazioni attuate in occasione riale e Tintori). Ne abbiamo parlato con Lorenzo Giu-
della partita Fiorentina-Brescia. La loro volontà però dici, tifoso viola classe 1983, che oltre essere l’autore
non era quella di violare la legge e recarsi ugual- del capitolo in questione è anche uno dei due cura-
mente allo Stadio Artemio Franchi causando proble- tori del prezioso volume - l’altro è Silvano Cacciari.
mi di ordine pubblico, bensì quella di organizzare un
pacifico corteo nel centro storico del Capoluogo to- Che cosa è il calcio moderno?
scano per celebrare “il il funerale del Calcio Italiano, scomparso Ti posso fare diversi esempi. Il calcio moderno è una partita di
dopo una lunga e straziante agonia a causa di un male pratica- domenica alle 12 e 30. A quell’ora da piccolo uscivo di casa col
mente incurabile” perché “purtroppo, ancora una volta, le spe- babbo e ci infilavamo nel traffico della città che si spostava allo
ranze di tutti sono state bruciate dagli interessi e dalle ambizio- stadio. Le curve erano già strapiene e il resto dello stadio si
ni di pochi, miopi reggenti”, come riportato sul comunicato uffi- riempiva pigramente, con i bar intorno pieni di tifosi che parla-
ciale nel loro sito www.brescia1911curvanord.net. E così alle ore no di calcio, i pic-nic e le partitelle ai giardini. Un rito collettivo
15, sotto gli occhi esterrefatti dei molti turisti, quel manipolo di che iniziava la mattina e finiva la sera. Può esistere se il match

“È morto il Calcio Italiano”, questo il triste annuncio dato dagli ultras,


quei tifosi che vivevano lo stadio sette giorni su sette e che rinnegano
il calcio moderno e ciò che gli ruota intorno. Il funerale è stato fatto.
colorati tifosi bresciani intonando il coro “No alla tessera” e esi- inizia alle 12? È andare al mare e incontrare ragazzi che tifano
bendo una funebre corona di fiori ha invaso due dei luoghi sim- squadre di grande tradizione, come il Catanzaro, il Messina, il
bolo di Firenze: Piazza Santa Croce e Piazza del Giglio, nelle Perugia, la Sanbenedettese, con gli occhi tristi perché l’ennesi-
quali “fin dal Rinascimento si gioca l’antico Calcio Fiorentino, mo presidente speculatore e avventuriero ha fatto precipitare
precursore del ‘nostro’ calcio moderno” (sempre dal succitato la squadra nel calcio dilettantistico. È uno stadio deserto, con le
comunicato). Ma non solo dal punto di vista prettamente stori- tribune avvolte da grandi teloni con i tifosi dipinti in modo da
co la città gigliata è in qualche modo collegata alla presunta suggerire allo spettatore in tv che tutto va bene. Più in genera-
“morte” del Calcio Italiano; infatti, venendo ai giorni nostri, le, il calcio moderno è un ordine, politico e economico, che agi-
proprio sotto la Fiesole sembra che l’idea della tessera abbia tro- sce a partire da un luogo, lo stadio, per penetrare in profondi-
vato il suo primo privilegiato laboratorio di sperimentazione. tà la società italiana.
Ciò si evince dalla lettura di un capitolo intitolato Il “modello”
In che senso?
Il tifo, l’amore per una maglia, nasce nelle strade, nei mercati,
nei ritrovi della notte, nelle comitive; nasce nei rioni e nelle bor-
gate. È qualcosa che era espressione e trasmissione della cultura
di una città, delle sue memorie, del suo orgoglio, dei lutti. È il
teatro della passione popolare, degli slanci più elevati, la solida-
rietà, l’amicizia, e dei sentimenti più violenti, più rozzi. L’idea
che plasma il calcio moderno è che questa appartenenza inva-
dente possa essere “ottimizzata” e divenire uno strumento di
consumo. Quello che accade al calcio non è che la spia, e un
mezzo, della mercificazione di ogni ambito sociale.

Firenze, il suo stadio e la sua tifoseria sembrano essere stati la


cornice entro la quale per la prima volta si è parlato di Tessera
del tifoso. Quando, come e perché è avvenuto questo?
Francesco Tagliente, oggi Questore di Roma, nel 2005 presiede-
va l’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive e propose l’idea
della tessera come uno strumento di “fidelizzazione” del tifoso.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
CALCIO

Divenuto Questore di Firenze ha deciso di renderne la città il


laboratorio privilegiato. La sua scommessa era la creazione di un
nuovo habitat da stadio, smilitarizzandolo e potenziandone a
dismisura l’appeal commerciale. Per questo il tifo organizzato
non doveva scomparire ma le sue potenzialità spettacolari anda-
vano asservite alla logica dello spettacolo. La creazione di una
tifoseria di consumatori passa strategicamente dal controllo e
dalla selezione dei tifosi. Questa è la tessera.

Spiegami la sinergia col progetto dei Della Valle e come hanno


reagito la città e la tifoseria a questa proposta.
Il disegno del Questore si è sposato con gli interessi dei Della
Valle. L’idea di una “Cittadella viola”, un grande complesso
commerciale con al centro lo stadio, in cui la tessera fosse l’uni-
co strumento di pagamento, era il grande disegno del presiden-
te. La tessera sarebbe stata in questo contesto una straordina-
ria banca-dati del consumo di ogni singolo tifoso-cliente. Si trat-
ta in sostanza di un progetto di marketing avanzato, che per-
metterebbe di sintonizzare le strategie commerciali sui consumi ogni città aveva per la squadra. È questa passione che non c’è
dei singoli tifosi, personalizzando il rapporto commerciale. Ma più. La violenza non c’entra nulla. Nel periodo d’oro del movi-
da qualche anno lo stadio è stato sempre più vuoto, la città ha mento, gli Anni Ottanta, gli stadi erano gonfi di gente, cioè del-
perso quel legame viscerale con la squadra, e i gruppi che han- le famiglie di cui tanto si parla e che oggi non ci sono più.
no accettato il dialogo col Questore non sono più riusciti a gui-
dare la curva. Parlaci del libro: come è nata l’idea?
È nato da alcune iniziative contro la repressione che abbiamo
Il progetto dunque sembra si sia totalmente arenato, perché? fatto a Firenze. L’idea era invertire la solita logica: non è un libro
Da un punto di vista tecnico, perché Della Valle non ha trovato sugli ultras, è un libro sul calcio moderno. Cioè sui poteri e le isti-
le sponde politiche che sperava. In profondità, perché un calcio tuzioni che governano il gioco, l’economia che lo guida, i con-
pensato come un’azienda, attento alla borsa, alla plusvalenza e flitti che lo attraversano. Gli autori coinvolti svolgono le più sva-
all’immagine globale non può incontrare il cuore dei tifosi. riate professioni - alcuni insegnano le scienze umane e molti
gestiscono i più importanti spazi della Rete dedicati al fenome-
Come hai vissuto in prima persona questo stravolgimento del no - ma tutti hanno in comune una lunga militanza nelle curve
“vivere” lo stadio? Qual è stata la tua reazione? italiane. C’è così l’avvocato Lorenzo Contucci (qui intervistato,
Ti parlo da ragazzo di curva. La vita ultras che ha fatto innamo- Ndr) che racconta le leggi speciali, un cameraman di Sky che de-
rare tanti ragazzi come me oggi è finita. Un tempo coi gruppi si scrive come gli viene ordinato di riprendere la partita, e tanti
facevano delle riunioni in trecento pazzi, e uno si potrebbe chie- capitoli di storie orali, sull’assalto alle caserme a Roma la notte
dere come fosse possibile accordare gente del genere, che non dell’uccisione di Gabriele Sandri, sugli scontri di Catania dove
riusciva a stare zitta e a sedere 2 minuti. Ma si decideva in un morì Raciti, sulla presenza degli ultras al G8, sulla deindustrializ-
attimo perché ovunque la Fiorentina giocasse l’appuntamento zazione di Torino e i conflitti che ne sono originati, su Firenze,
era “Dopo la notte, in stazione”. Si saliva sul primo treno che Livorno, Milano e quant’altro. L’importanza del libro, a mio pa-
passava, i biglietti dello stadio si fotocopiavano o si scavalcava, rere, è data dal fatto che registra quanto oggi ciò che si è co-
eravamo tantissimi e sempre nuove comitive si aggregavano. struito nelle nostre curve sta uscendo da esse, contribuendo alle
Ora per andare in trasferta devi stare a pianificare per ore, tra nuove scintille di conflitto sociale in questo Paese. Credo che ci
divieti, restrizioni e controlli. Voglio dire che mi manca tanto l’a- sia un’intera generazione, oggi sfruttata e precaria, che ha avu-
ria selvaggia che respiravamo. È la cosa che mi manca di più. to la sua formazione conflittuale dentro lo stadio, nei momenti
L’idea che potesse crollare il mondo da un momento all’altro. di autogestione di curva e di contrapposizione alle istituzioni,
L’eccitazione del giorno prima. E le chiacchiere sui treni nottur- cioè allo Stato e al mercato, e che farà di questa formazione un
ni del ritorno. Le bandiere, i pomeriggi a fare le coreografie, compagno fedele per tutta la vita.
l’ansia di quando arrivavi nella città avversaria. Oggi sono emo-
zioni che non puoi più provare. Per finire ci piace tornare al curioso quanto provocatorio fu-
nerale del Calcio Italiano allestito degli ultras bresciani unen-
Ma allora, nel presupposto di eliminare gli ultras, la tessera doci al loro cordoglio e alla loro speranza: “Auspichiamo che
funziona, magari a costo di aver fatto diminuire l’afflusso allo dalle ceneri di questo sacrificio e dalla perenne passione di
stadio? migliaia di tifosi rinasca presto un nuovo calcio popolare. Un
No, e ti spiego perché. Sta morendo l’atmosfera del calcio italia- calcio fatto di valori e d’aggregazione. Un calcio soprattutto
no, non solo il movimento ultras. La verità è che gli ultras erano senza limitazioni e divieti”. Chissà.
comunque un effetto, tra tanti, della passione smisurata che Andrea Provinciali

25
quella bella tesserina - totalmente inutile per la sicurezza - nascon-
Ivan Bogdanov, ultras serbo de uno dei più grandi colpi che si sia tentato di fare nell’epoca
repubblicana. La tessera del tifoso altro non è che un bancomat
ricaricabile. Ogni acquisto effettuato con quel bancomat porta una
provvigione per il circuito economico che lo ha emesso. Ora, ren-
dete questo bancomat obbligatorio per chi vuole abbonarsi alla
propria squadra (si parla di sentimenti e si approfitta dell’amore)
e inibite di andare in trasferta a quei ribelli che non dicono sissi-
gnore: ecco 700mila tessere/bancomat pronte a spendere e acqui-
stare, senza alcuna indagine di mercato.

Però la carta può anche non essere attivata e utilizzata unica-


mente come tessera del tifoso.
Già, peccato che l’obiettivo dichiarato del Ministro sia la smate-
rializzazione del titolo cartaceo. In altre parole, niente più bigliet-
ti, con buona pace dei collezionisti: gli ingressi dovranno essere
caricati solo sulla tessera del tifoso. Ma per caricarli dovete com-
prarli e quindi una parte di ciò che si spende finirà alla banca!
Moltiplicate 700mila tessere per qualche centinaio di partite che
si disputano ogni settimana in serie A, B e Lega Pro più qualcuna
in trasferta e moltiplicate ancora per la provvigione che finisce
all’istituto di credito. Ecco qui la vostra sicurezza!

Cosa replichi a chi sostiene che avendo già una carta di credito
non cambia nulla averne una in più?
A parte il fatto che se anche io ho tre tatuaggi sul braccio que-
sto non giustifica il fatto che il Ministero dell’Interno me ne
voglia imporre un altro “tantonehogiàtre” con su scritto “tifo-
so”, devo dire che è vero, siamo sommersi di carte di credito nel
portafogli e una in più o in meno conta poco. Peccato che per
quest’ultima carta ci voglia l’autorizzazione del questore - su
l’agosto scorso la prevede) e per i pescatori (e infatti l’hanno appe- parametri illegittimi, visto che chi ha avuto una condanna nel
na varata, nel silenzio e nel disinteresse generale, visto che tutti sono 1952 per reati da stadio e l’ha scontata non può averla - e che se
impegnati a verificare cosa accade ad Arcore e non a quello che non ce l’hai non puoi fare alcune cose. Vi lamentereste se vi
viene messo in pratica a livello legislativo e ministeriale). dicessero che dovete avere la tessera per il pane e che però que-
A tutti quelli che hanno accolto con favore - e con ignoranza - la sta vi viene rilasciata dal questore su presupposti illegittimi? E
tessera del tifoso vorrei chiedere: se un giorno il Ministro se nel lamentarvi vi dicessero che siete violenti e interessati
Maroni, che mi sembra piaccia molto anche al centro-sinistra, solo a comprare il pane senza alcun controllo, avreste qualcosa
dicesse che poiché le strade sono insicure è necessario fare la da ridire oppure “tantononhonulladanasconderealloramelafac-
tessera del buon cittadino e che solo se avete quella siete citta- cio”? E per quale motivo se gli operai scioperano e gli studenti
dini virtuosi e potrete uscire di casa, voi che fareste? E se, oltre- manifestano contro provvedimenti governativi, i tifosi di calcio,
tutto, i presupposti del rilascio della tessera fossero del tutto o anche solo gli ultras, non possono lamentarsi per qualcosa di
non costituzionali e ingiusti, voi che direste? Vi incazzereste, totalmente illegittimo? Ah, quest’articolo 3 della Costituzione…
gridereste all’attentato alla Costituzione, quando la vostra perché non levarlo?
Costituzione ve l’hanno già fottuta da tempo senza che ve ne
siate accorti, partendo dai più deboli, siano essi ultras o immi- E a chi sostiene che la tessera serve per “fidelizzare” il tifoso?
grati. Ecco, allora non avrete alcun diritto di incazzarvi e di Tu, quando nasci, tifi per un supermercato? Per una banca? O per
manifestare. E se quando in piazza griderete qualcosa contro il un centro commerciale? Immagino di no. Per questo vogliono
politico di turno e vi dasperanno sarò felice perché la vostra igna- fidelizzarti con agevolazioni e tessere varie che tutti abbiamo nel
via merita la firma settimanale in Questura. portafogli, rilasciate senza permesso del questore.
Quando si nasce - o per lo meno quando nasce qualcuno che dopo
La Tessera del tifoso muove interessi economici non indifferenti, due o tre anni inizierà ad amare una squadra di calcio - questo rap-
ma nessuno sembra occuparsene. porto di fidelizzazione è già in essere e non ha bisogno di altro. E
Verissimo. Se c’è un modo per ingannare l’opinione pubblica ita- se di altro ha bisogno è qualcosa di diverso dalla fidelizzazione.
liana è quello di invocare la sicurezza pubblica. Così puoi convin- Semmai il tifoso ha bisogno di agevolazioni e la tessera del tifoso
cere anche il più progressista dei progressisti che il provvedi- non dà alcun vantaggio in tal senso. Fino a qualche anno fa si
mento è, se non buono e giusto, per lo meno necessario. Chi ha poteva andare in trasferta liberamente; poi lo hanno vietato e ora
cervello e lo rifiuta viene bollato ed etichettato come estremista, dicono che posso ricomprare la libertà facendo la tessera del tifo-
violento e antidemocratico, quando invece nel suo rifiuto incardi- so. Qualcosa non quadra. Ciò premesso, la tessera del tifoso è già
na i principi della Carta Costituzionale. È la repressione del dis- fallita. I questori stanno disattendendo le linee guida di Maroni,
senso, un vecchio sistema sempre in auge negli stati polizieschi. È visto che i suoi rimedi hanno portato agli unici incidenti che que-
proprio con la scusa della sicurezza che hanno introdotto la tes- st’anno sono avvenuti in Italia all’interno degli stadi.
sera e i beoti l’hanno salutata con un bel “ci voleva” così come ave- Gli spettatori calano visibilmente e le famiglie negli stadi non ci
vano fatto per i tornelli, i biglietti nominativi, i divieti di striscioni sono tornate, perché non ci sono mai state o perché una famiglia
e amenità del genere. Nessuno, in effetti, aveva detto loro che ci va una volta l’anno, visto i costi dei biglietti.

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CALCIO

E in Inghilterra che sta succedendo? un fumogeno giallorosso per festeggiare. Il Questore mi diffida
A parte i due morti della scorsa stagione di cui nessuno ha sapu- (del resto la gioia va punita), prima ancora del processo, per due
to - solo ciò che si vede in televisione accade! -, lì i ceti popolari anni. Per un biennio non vado allo stadio, ma si deve ancora cele-
allo stadio non possono più andare non perché violenti ma solo brare il processo per quel fatto, considerati i tempi della giustizia
perché i biglietti “popolari” costano quanto un biglietto di tribu- italiana. Passati i due anni posso tornare allo stadio ma poi vengo
na a Roma e con quei denari si vedono la partita al pub insieme processato e condannato. A quel punto non posso nuovamente
a tutta la famiglia. Eppure sono loro i veri tifosi del football. andare allo stadio per almeno 5 anni (secondo Maroni) o mai più
(per l’art. 9 della Legge Amato).
Di recente il Garante della Privacy ha duramente sanzionato le
società calcistiche, ree di non aver informato i propri tifosi delle Che senso ha tutto questo?
conseguenze della sottoscrizione della tessera. Se il DASPO viene comminato ai soggetti ritenuti pericolosi per
È senz’altro un primo tassello importante. Le società non possono lo stadio, è evidente che una volta scontato non sono più ritenu-
più fare come vogliono e mettere sotto il naso un foglio con scritto to pericoloso per la stessa Questura: perché quindi, non posso
“firmi qui, firmi lì” senza dirti che stai facendo un bancomat e senza tornare ad avere gli stessi diritti degli altri cittadini?
dirti che i tuoi dati finiranno in Questura e poi in giro per istituti
bancari e tabaccherie. Ora ne pagheranno le conseguenze, visto E allora in, diciamo, cinque anni come ti immagini gli stadi?
che la violazione di tutto questo comporta il diritto al risarcimento Se guardo nell’ottica di Maroni e dell’Osservatorio Nazionale sulle
per chi, per amore della propria squadra, ha deciso di firmare quei Manifestazioni Sportive, li vedo come quelli della ex Germania Est
moduli. Il passo ulteriore sarà quello di modificare l’art. 9 della negli anni 80: spalti gremiti solo da militari, ordinati e silenziosi,
Legge Amato: questa norma prevede che chiunque abbia commes- tanto lo spettacolo è in campo, come dice lui. Del resto già ci sta pro-
so un reato da stadio o abbia avuto un DASPO non possa più vando, visto che la Tribuna Tevere per il derby di Coppa Italia dello
acquistare biglietti per lo stadio, anche se ha scontato la pena. scorso gennaio tra Roma e Lazio è stata riservata non ai possessori
Quindi un assassino che ha ucciso tre bambini, scontata la sua della tessera del tifoso, ma a militari e poliziotti. Se la vedo in un’ot-
condanna può andare allo stadio, un ragazzo che ha scavalcato una tica più morbida, penso al modello americano: tanti individui dece-
recinzione nel 1999 e che ha pagato il suo grave reato, no. rebrati con pop-corn e Coca-Cola che applaudono quando lo spea-
ker gli dice di farlo e passano il tempo a cercare di farsi inquadrare
C’è qualche incongruenza nel sistema, o sbaglio? dalla telecamera per far vedere i loro ridicoli travestimenti tipo i “tifo-
È corretto che chi ha un DASPO in corso non possa andare allo si” che vanno ai mondiali di calcio, autentici clown buoni solo per
stadio (del resto già non ci va, visto che si deve presentare in quell’occasione. Io, che come tanti altri ritengo di essere un autenti-
Questura durante le partite), e anche chi è stato condannato per co tifoso di calcio, di certo non ci sarò: vorrà dire che la “legge” ha
reati da stadio negli ultimi 5 anni, a meno che per lo stesso fatto vinto, ma - parafrasando i Clash - almeno l’avrò combattuta. 
non abbia già scontato il DASPO, altrimenti diventa un’inibizione
a vita! Faccio un esempio facile facile: la Roma segna e accendo Nella rubrica sportiva Crampi, pp. 158-159, la parola ai tifosi sul tema.

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BERLINGUER
Enrico e Andrea vanno in barca insieme per tanti anni: Enrico al timone,
Andrea a prua. Le prime uscite le fanno in gozzo con la vela latina,
poi è la volta di un catamarano bianco e giallo velocissimo.
Con tante altre barche veleggiano spesso a razzigoni, cioè arrivando
quanto più possibile vicino alla spiaggia evitando di arenarsi.
Andrea Saba ricorda Enrico Berlinguer.
di Chiara Lalli

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RITRATTI

S
iamo amici da tre generazioni. È una amicizia di famiglia
quella tra i Saba e i Berlinguer, che erano due famiglie di
avvocati sassaresi. I nostri nonni erano amici, Berlinguer
era sindaco di Sassari e Saba era assessore. Suo padre
Mario (zio Mario come tutti gli amici di babbo, secondo
l’uso sardo), insieme ai Segni, i Siglienti, i Satta Branca, i Cossiga
e gli Azzena, faceva parte delle famiglie antifasciste sassaresi.
Enrico era più grande di me di 10 anni e da piccoli fa una gran diffe-
renza. Poi era già in politica, era stato in galera per lo sciopero del
pane. Però a Stintino ci ritrovavamo tutti e le differenze d’età non
erano tanto rilevanti. C’erano anche i Segni e tanti altri ragazzi.
Il capobanda era Enrico, che era anche capitano del gozzo. La
nostra amicizia nasce in barca. Ci andavamo tutti i giorni. Lui era
capitano e io il ragazzino di prua. Facevo a gara con gli altri per
chi lo faceva meglio, chi riusciva a girare per primo la barca. Io ero
più forte e tosto, e vincevo sempre. Una alleanza barchereccia for-
tissima: abbiamo navigato dal 1950 al 1983, l’anno prima che
morisse. Ci vedevamo anche a Roma, ma a Stintino era davvero il
luogo dove riuscivamo a passare molto tempo insieme. Poi la
sera si facevano grandi cene.

A Stintino prendevamo in affitto casa e barca. Un gozzo, con la


vela latina e senza motore. Si usciva a remi, e con quella imbar-
cazione pesantissima era molto faticoso. Dovevi saperlo fare e le
prime volte le mani ti si riempivano di vesciche.
Ci avevano insegnato i pescatori a navigare. Eravamo temerari,
ma il più matto era Enrico. Matto come un cavallo. Accanto, in
ogni condizione, c’ero io, il suo fido secondo di bordo. Era dav-
vero spericolato. Adesso lo avrebbero internato! La barca era
senza motore e già uscire dal porto richiedeva perizia. Il levante
provoca grandi onde dal largo e i pescatori non escono in quelle
condizioni. Dovevamo remare contro corrente fino a fuori.
Veleggiare con il mare mosso e la vela latina è faticoso e perico-
loso, c’è il rischio di rovesciarsi. Dopo avere manovrato una barca
così tutte le altre barche fanno ridere.
Quando c’era maestrale fortissimo, Enrico arrivava e cominciava a grafico, con quei soldi ci compriamo una barca uguale e ci mettiamo
dire: “C’è un bel maestrale, e guarda che bel mare...”. E io: “Ho capito la bandiera italiana”. Lui non ha ceduto.
vuoi uscire”. Quelle fotografie sono state scattate con maestrale e
mare forza 9. I pescatori, quando siamo rientrati, ci hanno detto: Dopo il gozzo ho comprato un Hobbie Cat 16 che era una bomba.
“Gesù bambino doveva essere bagnante”. Secondo loro ci proteggeva. Il gozzo andava a 6 nodi, il catamarano faceva 20! Quasi come un
motoscafo. Quando l’ha visto, Enrico mi ha subito chiesto di usci-
Celestino Segni, primogenito di Antonino, è stato il primo che ha re. Eravamo sulla spiaggia di Tonnara, c’era un bel vento di libec-
comprato una barca moderna. Prima aveva la Rambla, una Alpa cio. Enrico, come sempre, era circondato da guardie del corpo:
11 con cui abbiamo fatto traversate stupende. Poi è andato negli c’erano quelle del questore di Sassari, quelle della Digos e quelle
Stati Uniti e ha comprato uno Swan 55 piedi. La Dyna. Erano gli del partito. “Onorevole, quando torna?”. “Dipende dal vento”. Noi
anni 70, in Italia non se ne vedevano di barche così, quasi 17 metri siamo partiti a razzo verso Porto Torres, mentre la scorta passeg-
e due alberi. Aveva la bandiera americana però, perché l’aveva giava nervosamente sulla spiaggia, lunga circa 12 chilometri e
comprata di seconda mano a Newport e poi se l’era portata in deserta. A bordo del catamarano bianco e giallo sfrecciavamo in
Italia attraversando l’Atlantico. silenzio terrorizzando aironi e cormorani.
Appena arrivata, siamo tutti impazziti e non vedevamo l’ora di L’Hobbie ce l’ho avuto per molti anni, poi si è sfasciato dopo la
andare a veleggiare. A Enrico piaceva moltissimo, ma c’era la ban- morte di Enrico. Siamo andati anche su tante altre barche.
diera statunitense e poi era di lusso, quindi non ci sarebbe mai Giocavamo anche a pallone nelle saline abbandonate. Le signore
salito. Allora, per convincerlo, inventavo stratagemmi fantasiosi. facevano tante cose buone per lui, cose sassaresi, lumache e così
“Facciamo così, ti travesti da nonna Ines, - che era la zia - con un bel via. Lui veniva da me e mi chiedeva di raccontargli delle storie,
foulard ti scambiano tutti per lei. Ti metti uno scialletto e a bordo nes- soprattutto sassaresi. Oppure parlavamo male di Bettino Craxi.
suno si accorge che non sei nonna Ines”. Io, che ero lombardiano purissimo, mi fingevo un fedele craxiano
In sassarese si chiamano “sciabbiddure”, in italiano cazzate leggere. e gli dicevo: “Ma tu guarda, non è possibile continuare a parlare
Poveraccio, gli costava tantissimo. Noi, dopo avere veleggiato, male di Craxi, hai scritto l’altro giorno che Bettino Craxi è un perico-
non facevamo che dire: “Che bello, che splendore”. Da Stintino fino lo per la democrazia. Se non ti rimangi queste dichiarazioni niente
a Porto Santo Stefano, erano bellissime traversate. frittelle di carnevale”. “No, no per carità, il compagno Craxi è un pila-
Allora ci abbiamo riprovato: “La ancoriamo nelle acque dell’isola stro dell’avvenire democratico di questo Paese”. “E allora dategli le
Piana, che è di tua proprietà, tra Punta Falcone e l’Asinara. Facciamo frittelle, ma che non si ripeta più”.
salire Franco Berlinguer - che era ricciolino e con gli occhiali e A lui piaceva tanto che gli raccontassi le storie. Il centro del nostro
somigliava a Henry Kissinger -, fingiamo che sia un incontro tra te rapporto, oltre alla barca, era costituito dal raccontare storie, soprat-
e Kissinger nelle acque territoriali tue. Poi ci vendiamo il servizio foto- tutto di sassaresi stravaganti. Sassari è sempre piena di personaggi

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“Moltissimi lo amavano, indipendentemente dalle simpatie politiche,
lo rispettavano. Aveva un fascino insolito e uno strano senso
dell’umorismo, era di una onestà assoluta. Era buono, integro”
bizzarri, anche ora vai e trovi in un caffè uno vestito da caccia alla

CHIÈANDREASABA
volpe. Chissà perché, che diavolo ci fa con il frustino. Me ne ricor-
davo molte ma qualche volta le inventavo, e lui si divertiva da matti.
Lui lavorava come un pazzo, quando vedeva me facevamo discorsi
Andrea Saba (Sassari, 1932) è allievo di Paolo Sylos Labini. leggeri, e molto sassaresi. Si rilassava e si divertiva. Anche io.
Partecipa alla formulazione delle politiche economiche del

scorso di Nikita Chruščëv al ventesimo congresso del PCUS in cui


Partito Socialista. Nel 1979 è membro del gruppo di studi Io stavo scrivendo la tesi di laurea, era il tempo del famoso di-
economici della Internazionale Socialista guidato da Michel
Rocard. Prende parte, come esperto, alle prime riunioni per denunciava gli eccessi di Stalin. Prima dell’estate il compagno
la creazione della moneta comune europea. Agli inizi degli Piana, operaio, ogni sabato si ubriacava - come molti operai sas-
Anni Ottanta assume l’incarico di Capo della Segreteria saresi - e passava davanti a casa mia cantando Bandiera Rossa o
tecnica del Ministro per il Mezzogiorno, diviene Presiden- l’Internazionale. Io uscivo e parlavamo della rivoluzione.
te dell’Istituto per l’Assistenza allo Sviluppo del Mez- “Compagno Piana, allora si fa la rivoluzione!”. “Sì, compagno Saba,
zogiorno (IASM) fino al 1992. Da consulente delle Nazioni la rivoluzione”. E descriveva cosa sarebbe successo. “Tu pensa che,
Unite compie numerose missioni di studio per i problemi con la rivoluzione, i miei figli potrebbero andare anche all’università,
dello sviluppo economico in Venezuela, Brasile, Tunisia, Ma- come le figlie dei signori!”. Il protagonista era lu cumpagnu Stalin.
rocco, Algeria. È stato anche professore di economia indu- Dopo il congresso, il compagno Piana passava davanti a casa che
striale all’Università La Sapienza di Roma e alcuni suoi libri era sempre ubriaco, ma non cantava più. Un giorno sono sceso e
(L’industria Sommersa - Marsilio, 1980 - e soprattutto Il gli ho chiesto: “Ma cosa è successo, perché non canti più?”. “Ma no,
modello Italiano: la specializzazione flessibile e i distretti compagno Saba”, lui cercava di aderire alla linea del partito. “C’era
industriali - Franco Angeli, 1995) sono stati tradotti e pub- questo culto della personalità, il compagno Stalin non doveva...”. Ma
blicati in diversi paesi del mondo. non ci credeva. Poveraccio, si è tolto il berretto e si è messo a
piangere. “Il compagno Stalin avvia li cuglioni di bronzo e questi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RITRATTI

sono mele di terra! E non conta più un cazzo. La rivoluzione non ci


sarà più”. E piangeva come un vitello.

BERLINGUER TI VOGLIO BENE


Quando l’ho raccontato ad Enrico lui si è commosso. Lui aveva
avuto lo stesso sogno: la rivoluzione. Tutto il resto era una
schifezza.

Una delle pochissime volte che abbiamo parlato di politica - non ne Un insuccesso memorabile, questo film
parlavamo mai, tranne che per scherzare - è stato in un incontro for- diretto da Giuseppe Bertolucci (fratel-
tuito. C’era la cerimonia per la fondazione delle cooperative agricole lo più giovane di Bernardo), uscito nel-
mantovane. Io ero relatore del convegno nello splendido teatro del l’Italia più plumbea che si possa imma-
Bibbiena, con Vincenzo Galetti, e dopo la cerimonia ci hanno offer- ginare (A.Ma Film, 1977). Mario Cioni,
to un pranzo luculliano, con i prodotti selezionati del luogo. il protagonista, già viveva in un mono-
Poi abbiamo preso il treno per Roma e c’era Enrico con la scorta che logo teatrale e la sua appartenenza,
tornava da Milano, dove aveva fatto il famoso discorso dell’austeri- sottourbana, a un proletariato primiti-
tà. Allora ci siamo seduti vicino a lui - anche Vincenzo era suo com- vo e genitale, è tutta affidata al verbo,
pagno ed amico - e gli abbiamo raccontato del pranzo e poi ci siamo alla scurrilità. Il Berlinguer che viene
scusati perché sembrava in opposizione con l’austerità. Vincenzo citato nel titolo rappresenta un po’ il mito stravolto di chi
incalza: “Fagli l’elenco di tutto quello che abbiamo mangiato!”. è succube, culturalmente, oltre che economicamente: le
E lui ci ha risposto: “Non vi preoccupate, l’austerità non è che deve rivoluzioni di Cioni si fanno solo a parole, bestemmiando e
iniziare domani, il mio è un discorso di carattere politico”. Ma poi dimostrando una spavalderia sessuale che in realtà non esi-
Galetti ha cominciato a dire: “Sono stato in Unione Sovietica da ste. Da un lato c’è il complesso di Edipo, perché il Cioni è
poco e ho visitato le loro cooperative e sono una schifezza. Non c’è sovrastato dalla figura materna (Alida Valli), dall’altro in-
confronto con quello che facciamo noi qui - si iniziava la grande dis- combe la figura del dirigente più integro, probabilmente,
tribuzione e la Conad faceva i primi supermercati -, perché dob- che la nostra politica abbia avuto, ma anche un personag-
biamo continuare a sentire le fregnacce che dicono questi? Sono cen- gio chiave della storia italiana del tardo Dopoguerra, fatta
t’anni indietro, e noi abbiamo un comunismo all’avanguardia”. Ed io di continue trasformazioni e dissolvenze.
insistevo: “Le cooperative sono imprese dove non c’è il padrone pri- La trama è meno importante dei discorsi e del clima che
vato e nemmeno lo Stato: è l’aspetto migliore del socialismo reale”. Bertolucci e Benigni hanno respirato in una casa dell’Ap-
Enrico ne era molto orgoglioso, però sul rapporto con l’URSS è pennino nella metà esatta dei Settanta, per cinque giorni
rimasto sempre in bilico. Una rottura, secondo me giustissima, in cui il primo ha annotato e il secondo ha parlato, quasi
non l’ha mai fatta. È stato un errore politico, io e Sylos Labini più ininterrottamente. Così, prima arrivò il monologo, alla fine
volte gli abbiamo chiesto perché il Partito Comunista Italiano non del 1975 (a Roma), e due anni dopo il film. Una pellicola
si staccasse. Un grande partito che era stato fondamentale per la calata nella provincia arcaica, in cui l’eloquio del toscano
crescita dell’Italia, ma in senso gramsciano e non in quello sovie- non ha nulla di edulcorato: reagisce in maniera istintiva al
tico. Perché non dire che noi siamo molto più avanti di questo malessere e coniuga sesso e Berlinguer, uno spaventapas-

ragioni, ma Brežnev e quegli altri erano di una incapacità eviden-


branco di incapaci? Non è solo Stalin, che condanni per altre seri che promette l’abbattimento delle classi sociali e quin-
di un godimento totale. È il primo lavoro al cinema di Giu-
te, una banda di imbriaconi che hanno lasciato morire un paese seppe e Roberto, come accennavamo un fiasco garantito,
che meritava molto di più. ma pure un cult movie, che si recupera con una certa fati-
ca ma con molta soddisfazione. Benigni era una forza della
La seconda volta che abbiamo parlato seriamente di politica è natura, Berlinguer era ancora vivo e quasi tutto, allora,
stato quando è venuto Wassily Leontief, Premio Nobel per l’eco- sembrava possibile. John Vignola
nomia. Leontief era fuggito negli Stati Uniti d’America dopo la
Rivoluzione. È venuto a Roma per un seminario all’Istituto ICPEC
di Riccardo Lombardi. Era tornato in URSS invitato dai dirigenti
politici e al suo ritorno aveva tenuto questo bellissimo seminario Io non sono comunista, ma il carattere straordinario del Partito
sulla vita e le condizioni sovietiche. Il discussant era Sylos Labini, Comunista Italiano l’ho sempre riconosciuto e apprezzato. Non
presiedeva Riccardo Lombardi. Ha fatto un quadro dell’URSS so perché Enrico non si sia mai staccato dall’URSS. Sicuramente
spaventoso, dicendo che senza ombra di dubbio sarebbe implo- c’erano spaccature nel partito. Forse temeva una scissione, non
sa, distruggendosi da sola. Era il 1983. Io ci ho scritto un pezzo e lo so. Credo di poter dire che se l’avesse fatto sarebbe diventato
l’ho inviato a “l’Espresso” e quelli non l’hanno voluto pubblicare il più grande uomo politico del Dopoguerra. Oggi il ricordo è
perché mi hanno detto che era fantaeconomia! quello di una persona straordinaria, ma non di uomo politico
Ne ho parlato con Enrico, gli ho detto che ciò che avevo ascolta- straordinario quale sarebbe potuto essere.
to era inquietante, sono dei pazzi, hanno un sistema economico Sicuramente moltissimi lo amavano, indipendentemente dalle
fatto in modo da non poter assorbire l’innovazione tecnologica, simpatie politiche, lo rispettavano. Aveva un fascino insolito e
nemmeno quando viene prodotta dal settore militare sovietico. uno strano senso dell’umorismo, era di una onestà assoluta.
Senza innovazione è inevitabile che collassino. Enrico non ne era Aveva sposato da bambino la causa comunista - un po’ lo sfotte-
sorpreso: “La burocrazia ha soffocato tutto”, diceva. “Ma perché vamo per questo, Giancarlo Pajetta diceva che “era iscritto dalla
non le denunciate pubblicamente queste cose?”. Lui tergiversava, nascita alla direzione del partito” -, era buono. Integro. Aveva qual-
forse non ha mai avuto il coraggio di farlo. Se l’avesse avuto, se cosa del mistico, tanto era integerrimo.
avesse fatto il passo di affermare la straordinarietà del comuni- Il suo rigore morale assoluto quasi non si riesce ad immaginare
smo italiano, staccandosi dall’esperienza sovietica, forse non davanti alle schifezze di oggi. Per vent’anni abbiamo avuto per-
saremmo nemmeno nello schifo come siamo, con quattro imbe- sone come Enrico - penso a Sandro Pertini, Riccardo Lombardi o
cilli incapaci che si sono fatti il loro centralismo democratico e Antonio Segni. E oggi siamo caduti nelle mani di questa specie di
vivono con i soldi pubblici. incompetenti voraci. 

31
LA MIA VITA CURIOSA

È una delle attrici italiane più interessanti. Un volto che


sta attraversando la scena, non solo cinematografica,
evitando le trappole della popolarità fine a se stessa o
dei ruoli che rendono monocordi. Isabella Ragonese
ci ha raccontato, volutamente divagando, la sua vita
artistica e quella di una semplice appassionata di
musica, cinema e teatro. Una dimostrazione che si
può ancora trovare una strada, senza dover passare
per raccomandazioni o disonestà intellettuali,
contando solo su ingegno e grande dedizione,
non priva di un velato senso di precarietà.
di Dario Zonta

ILMUCCHIOSELVAGGIO
PERSONAGGI

La tua formazione è molto varia e pesca in diversi campi, dal teatro In un lavoro di Manfredini, Al presente, ad un certo punto arrivava
al cinema, dalla musica alla tragedia classica, dagli studi di filosofia una canzone di Vasco Rossi, mi sembra Angeli. Quel brano, già
ai laboratori. Come si fa a mettere insieme tutte queste cose? Ci si molto forte, assumeva una forza ancor più dirompente in un conte-
trova a cominciare a esprimere una passione, come il teatro, per sto di teatro di ricerca esigente e rigoroso…
esempio, per poi vedere come va, senza rischiare troppo? Il teatro mi ha educato a non avere, ad esempio, pregiudizi musica-
La recitazione è sapere fare un po’ di tutto, o dare l’impressione di li. Nel periodo in cui ero a Napoli, lavoravo in laboratori teatrali per
saper fare un po’ di tutto: così diventi dilettante in tutte le cose. ragazzi che avevano difficoltà motorie. Beh, era incredibile il modo
Scegliendo il teatro come mestiere, istintivamente ho sentito che po- in cui reagivano alla musica di Maria Nazionale e l’atmosfera che si
teva essere interessante per esempio suonare uno strumento, fare creava tutt’intorno. Ricordo che Daniele Luchetti per La nostra vita
danza, ma anche andare all’Università, studiare filosofia: alla fine cercava una canzone per la scena sul lettone, e poi per il funerale.
tutte queste cose ritornano, entrano dentro il tuo mestiere d’attore. Durante il provino mi ha fatto portare E dimmi che non vuoi morire
Ho sempre pensato che più esperienze fai in vari campi, e meglio è. pezzo di Vasco Rossi cantata da Patty Bravo a Sanremo. Quando
Questo non vuol dire non approfondire le cose o non studiare, an- vengo presa per il film, Daniele decide che quella canzone non va
che se io non ho fatto il centro sperimentale, neanche l’accademia, bene musicalmente e si chiede che musica potevano ascoltare i due
ma invece ho seguito un’infinità di laboratori, dai pupi siciliani alla personaggi. Noi ci eravamo convinti che poteva funzionare Tiziano
danza… Non sono contraria alle scuole, ma per come sono fatta io Ferro, Il regalo mio più bello. Ci abbiamo lavorato a lungo, l’ho impa-
se fossi stata tre anni in un posto con dei maestri che neanche avevo rata. Ma neanche questa funzionava. Poi, a un certo punto, Daniele
scelto, sarei impazzita. ha detto: “Questi due personaggi della periferia di Roma si sono incon-
trati a un concerto di Vasco Rossi”. Tiziano Ferro sarebbe stato troppo
Quando hai capito che il teatro era la tua passione, la tua istanza per giovani, mentre anche per l’età era verosimile che si trovassero
comunicativa? a un concerto di Rossi. E così anche in quel caso la musica di Vasco
Il teatro è la cosa in cui sono stata più costante. Sono una persona è entrata in un film.
a cui piace fare un po’ di tutto, provare tutto e il teatro mi permette
di assecondare questa mia inclinazione, di non dover scegliere una Perché le canzoni di Vasco Rossi a un certo punto hanno fatto magi-
vita. Hai sempre sognato di fare la hostess, poi un giorno ti capita strale ingresso nel teatro sperimentale come nel cinema d’autore?
un ruolo da hostess e giochi a farlo, a inventarti una vita così. È un Basta ricordare Le chiavi di casa di Gianni Amelio e, appunto, l’ulti-
mestiere per indecisi. mo film di Daniele Luchetti.
Perché la musica crea un tessuto comune che colpisce sia il fan di
La tua prima volta sul palcoscenico mi ha ricordato la tua prima volta Vasco Rossi sia quello che non ha mai comprato un suo disco ma
al cinema. In entrambi i casi hai esordito con una sola battuta. Nello conosce le sue canzoni. Sono brani dell’immaginario collettivo che
spettacolo teatrale dovevi dire “pietre” e nel film di Crialese, Nuo- non puoi neanche più elaborare, ci sono e basta.
vomondo, dovevi dire una battuta in dialetto stretto sulla statura del
tuo promesso sposo. Qual è il tuo rapporto con la musica?
Da qualcosa si deve pur iniziare. Sin da quando avevo quattor- Ho una conoscenza musicale ampia nei vari generi e di qualità diver-
dici anni, a scuola, ho iniziato a fare i laboratori. Però, ero molto sa. Nascendo negli Anni Ottanta ho assorbito l’onda musicale di
timida e silenziosa, intervenivo poco ma ascoltavo molto. Le quel periodo, dalle canzonette che passavano in radio alle cose più
persone che mi hanno conosciuto in quel periodo non mi nota- sofisticate, e poi legavo i miei ascolti alle mie esperienze personali,
vano neanche nella classe. Quando alla fine del laboratorio che potevano essere gli studi all’estero in Francia oppure le musiche
dovevano assegnare i ruoli, al mio spettava quello meno impe- che piacevano al fidanzato dell’epoca. A casa mia c’erano i dischi
gnativo, proprio perché non mi ero fatta notare. Così nel primo che andavano da Donna Summer ai cantautori italiani. Ricordo in
spettacolo che ho fatto, l’unica battuta che dovevo pronunciare particolare un album che c’era in casa e io ascoltandolo dicevo: “Ec-
era “pietre”. Tra l’altro - durante le prove - ho anche sbagliato: co, io voglio far questo”. Era Milva che cantava Brecht. Il teatro, poi,
mi chiesero di ripetere più lentamente la parola “pietre”, e io mi è stato molto d’aiuto, perché quando ho iniziato a frequentarlo e
dissi “pie-tre”. È stato un momento molto brutto che ricorderò a farlo si usavano molto le canzoni degli Anni Settanta, come Ada-
tutta la vita. Capite che il percorso che mi ha portato alla recita- mo, e nel teatro sperimentale si usavano le canzoni di Renato Zero.
zione è stato lungo ed elaborato. All’inizio non dicevo che face-
vo l’attrice, ma la studentessa. Solo dopo Tutta la vita davanti di
Paolo Virzì mi sono sentita più legittimata nel dichiarare il mio

FILMOGRAFIA
mestiere. Siccome quello dell’attore è una professione al servi-
zio del pubblico, mi sono data un limite: se non avessi avuto
una sicurezza entro i trent’anni avrei rinunciato. Mi fanno un
po’ paura quelle persone che insistono fino alla morte, contro
Nuovomondo (2006) di Emanuele Crialese
ogni evidenza, come quei musicisti che continuano a suonare e
Detesto l'elettronica stop (2008) di Cosimo Messeri
non piacciono a nessuno… Comunque sulla mia carta d’identi-
Tutta la vita davanti (2008) di Paolo Virzì
tà c’è ancora scritto “studentessa”.
Il cosmo sul comò (2008) di Marcello Cesena
Viola di mare (2008) di Donatella Maiorca
Hai fatto riferimento ai laboratori: quali hai frequentato?
Due vite per caso (2009) di Alessandro Aronadio
Ho cominciato a recitare quando a Palermo succedevano molte co-
Dieci inverni (2009) di Valerio Mieli
se. C’era ad esempio Pina Bausch che veniva a fare uno spettacolo
Oggi sposi (2009) di Luca Lucini
sulla città, Carlo Cecchi che dirigeva il teatro Garibaldi, poi c’erano
La nostra vita (2010) di Daniele Luchetti
Emma Dante, Davide Enia… Seguivo qualsiasi cosa: mimo, canto,
Un altro mondo (2010) di Silvio Muccino
recitazione! Ho fatto un laboratorio anche con Danio Man-
Il primo incarico (2010) di Giorgia Cecere
fredini. Lui, ad esempio, lavora sulla musica in una maniera straor-
Il giorno in più (2011) di Massimo Venier
dinaria. Ricordo che faceva delle coreografie incredibili su Ivano
Fossati, per esempio, con Vola.

33
attenta con le opere prime, in cui sei meno supportata. Ora ho
voglia di un personaggio che non ho mai interpretato, o di un
Viola di mare
regista con cui vorrei lavorare. Quando un attore è in pausa, in
verità ha duemila cose da fare, allenarsi, come un danzatore. In
un lavoro artistico non stacchi mai. Fare l’attore è un modo di
guardare le cose.

Hai fatto molte cose e questo ti mette al riparo dal rischio tipico del
cinema italiano di vedersi affibbiato sempre lo stesso ruolo. Questo
è un problema, perché il cinema italiano non permette di scegliere.
Adesso hai delle responsabilità e devi fare scelte, ma le devi fare limi-
tatamente a quello che ti propongono…
Io penso che pure i grandi attori abbiano fatto per tutta la vita sem-
pre lo stesso personaggio. Prendiamo gli attori-feticcio come Sordi,
Tognazzi, Gassman… avevano una forte identità che sapevano decli-
nare in film diversi, dalla commedia alla commedia amara al dram-
ma. Insomma, erano delle maschere, e non è una cosa negativa. Ad
esempio, quegli attori all’americana, tra gli italiani, che ti dicono che
per entrare nel personaggio di un tassinaro trascorrono un anno con
un tassinaro vero e proprio: per me non è così. L’attore è come un
bambino che gioca al pompiere senza neanche averlo mai visto dav-
“Le pellicole di oggi si assomigliano vero in azione. Uno che fa il mio mestiere deve sempre trovare le
cose dentro e non imitare uno fuori. È un lavoro in cui per forza,
tutte. Il cinema venera il tratto entro certi limiti, ripeti sempre te stesso, anche perché hai una fisi-
cità che più di tanto non puoi tradire. È vero anche che mancano i
estenuatamente psicologico” film che mettano alla prova chi recita. Per un certo cinema anni
Novanta è stato tutto di un certo tipo. È vero che alcuni di noi a volte
si ripetono troppo nella loro maschere, ma è pure vero che le pelli-
Quando ti sei accorta di essere attrice? cole di oggi si assomigliano tutte. Ad esempio, ho cercato molto di
Secondo me si è sempre attori, non c’è un momento particolare in diversificare e ho preso dei rischi: quando fai una commedia pura e
cui te ne accorgi. Non è un fatto solo di talento, ci vuole carattere. semplice ti inimichi la parte che pensa solamente al cinema d’auto-
Ho conosciuto persone bravissime che però non sono nate per fare re. Oppure il contrario. Penso comunque, al di là di questo, che l’u-
questo mestiere. Ci vuole anche un’attitudine, una forza, perché è nica etica del lavoro è l’estetica nell’arte: se fai un film commerciale
un lavoro che ti porta ad essere giudicata continuamente. e cerchi di farlo bene ne esci in qualche modo, anche perché la
responsabilità del film è del regista. Se fai vedere che sei capace di
Nel tuo percorso formativo c’è stato anche lo spazio per la tragedia fare più cose, anche gli altri ti percepiranno in una varietà.
greca. Come ha influito su di te?
In Sicilia ci sono i teatri antichi più belli d’Italia e mi è capitato di fre- Un attore non è responsabile di una pellicola, dicevi, ma il regista sì.
quentarli da attrice. Questi teatri all’aperto erano pensati senza una E questo è vero. Ti capita mai di essere parte di una cosa che non ti
scenografia ed erano situati su dei promontori bellissimi. Si faceva- appartiene?
no spettacoli all’alba e al tramonto, ed era proprio il cambio di luce No, questo non accade. È come dire a una costumista se si ricono-
a portare un cambiamento naturale della scenografia. È vero che sce nei costumi che ha disegnato. Quando scelgo di fare un film, mi
tutto parte da lì, ma è anche vero che è difficile riportare arduo tro- fido molto del regista, è tutto in mano sua. Quello che posso fare è
vare nel nostro cinema delle figure morali come nella tragedia. lavorare al meglio. Se ho scelto una determinata produzione è per-
L’ultimo film che mi ha fatto pensare alle figure della tragedia greca
è Onora il padre e la madre… Il cinema di oggi venera il tratto este-
nuatamente psicologico, ed è ben lontano dalla tragedia.

Come sei arrivata a fare il cinema?


Sono arrivata a questa professione piano piano, ma con molta LE DIECI CANZONI DELLA VITA
convinzione. È capitato perché stavo facendo una tournée in
Toscana, mi ha vista un assistente di Virzì e mi hanno fatto fare il 1. Heroin, Velvet Underground
provino. Cerco di non ripetermi, anche sbagliando. In tre anni ho 2. Easter, Patti Smith
fatto dieci film e non me ne sono neanche accorta. Mi sono sen- 3. Five Years, David Bowie
tita di dover imparare un mestiere, allora ho fatto tante cose
4. Monkey Gone To Heaven, Pixies
molto diverse, come se avessi dovuto fare un corso accelerato. Se
vedi la mia filmografia ho partecipato a film strani e molti diversi 5. A Wolf At The Door, Radiohead
tra loro, dal piccolo film alla grande produzione, dalla commedia 6. Where Did You Sleep Last Night,
pura al film d’autore, perché provo il desiderio di cambiare, così Nirvana
come avveniva al teatro quando facevo Shakespeare e mi accor- 7. Loser, Beck
gevo di non avere la velocità e la prontezza, e così mi dicevo di 8. Cu ti lu disse, Rosa Balistreri
dover fare un po’ di cabaret per avere i tempi giusti. Non ho alcun 9. India Song, Jeanne Moreau
pregiudizio. Penso sempre alla cosa che non so fare e voglio
10. Sudamerica, Paolo Conte
imparare a farla. Quest’anno posso rallentare, sto più attenta a
non fare un ruolo non particolarmente diverso per me, sto più

ILMUCCHIOSELVAGGIO
PERSONAGGI

“Da attore quando vedi l’opera compiuta, la prima cosa con cui ti scontri
è il te stesso sullo schermo. E questo non è sempre piacevole”

Tutta la vita davanti

ché è una prova d’attrice interessante. Per esempio, nel film di Così, il movente è personale.
Luchetti molte persone hanno trovato delle cose che non erano giu- Per me sì. Viola di mare mi è stato proposto come una delle poche
ste sul piano etico. Ma è difficile capirlo da dentro e anche quando opere sulla omosessualità femminile, ma non è stato per questo che
vedi l’opera compiuta, la prima cosa con cui ti scontri è il te stesso, ho accettato. L’ho scelto perché il mio personaggio era molto inte-
e questo è un trauma non molto piacevole. Poi, in generale, a me ressante, perché mi piaceva la regista, e avevo voglia di misurarmi
non piace denigrare il lavoro altrui. col rendere credibile quella storia lì, non essendo, né io né Valeria
Solarino, esperte nell’amore saffico.
Prima di accettare un lavoro, quali sono i motivi che ti fanno aderire
a un progetto piuttosto che a un altro? Influiscono in questa scelta Hai avuto una formazione cinefila? Vai ancora al cinema con il can-
motivazioni di carattere ideologico, politico, etico? dore di un tempo?
Non ho mai una posizione ideologica, e credo che sia sbagliato La mia formazione è cinefila, ma anche casuale. Guardavo i film che
per un attore assumere questa posizione. L’unica scelta è tra un c’erano a casa e che ci faceva vedere mio padre: tutto Truffaut, tutto
film bello e uno brutto, ma siccome un attore non lo saprà fino Bergman, Il posto delle fragole, Il settimo sigillo, ma pure Il ponte sul
alla fine, l’unico metro di giudizio è sapere cosa puoi fare in quel fiume Kway. Non sono nata in una famiglia di intellettuali, però la cul-
film, qual è il tuo vero apporto. Questa è l’unica forma di onestà tura è stata sempre vista come elemento del quotidiano. In una con-
possibile. Non mi è mai capitato, ma può accadere che incontri versazione casalinga, che poteva coinvolgere gli amici che venivano
un regista e non sei d’accordo su quello che dice, sul suo punto a trovarmi, mio padre arrivava a tirare fuori in maniera molto legge-
di vista. In Tutta la vita davanti, il non calcare la superiorità di ra una citazione da Quarto potere. Da piccola spesso capitava che
Marta, il mio personaggio, il farlo in quella maniera, è un contri- non capissi la citazione o la battuta, e sentivo che dovevo rimediare.
buto a non rendere il tutto in un certo modo. Nel suo piccolo l’at- Così andavo a vedere i film, anche i più impensabili per una bambi-
tore può contribuire alla direzione del film, ma sempre attraverso na. Come i bambini che subito devono sembrare molto grandi, poi
la recitazione. Posso fare un film per molti motivi: perché ho sem- fanno gli attori perché è l’unico modo che ti legittima di continuare a
pre sognato di lavorare con quel regista, o perché voglio lavorare giocare. Noi, con il mestiere che abbiamo scelto, fino a cinquant’an-
con quel collega. ni possiamo continuare a fare il re e la regina. Mica male, vero? 

35
MERITOCRAZIAC’è una parola maledetta, si chiama meritocrazia, tutti ce
l’hanno in bocca ma i più con l’aria di sputarla, perché è l’esatto
contrario di raccomandazione, rendita di posizione, del familismo.
Ne parliamo con Roger Abravanel che sull’argomento ha scritto
un libro cui è seguito un sito gravido di considerazioni e proposte.
di Massimo Del Papa

R
oger Abravanel sulla me- parola c’è un futuro, za a una famiglia, un ovvero nell’esatto contrario
ritocrazia ci ha fatto un oppure solo il de pro- partito politico, ecc. della qualità?
libro che ha fatto discute- fundis. Il termine è stato Ci lamentiamo giustamente
re, che ha avuto un suc- coniato da Sir Mi- perché la situazione del Paese
cesso... meritato ma sor- Cosa si intende per chael Young nel 1954 è drammatica e la raccoman-
prendente (forse toccava qual- meritocrazia? Lo chie- che ha anche creato dazione è un fenomeno diffu-
che nervo scoperto?), e che do perché in Italia il l’“equazione del me- sissimo, ma nel contempo
non a caso con quella parola significato è fin trop- rito”: I+E=M. Si va siamo noi stessi a ricorrere
maledetta, “Meritocrazia”, si po articolato, declina- avanti grazie alla alla raccomandazione quando
intitola (Garzanti 2008, pp to secondo prospet- propria capacità (“I” ne abbiamo bisogno. Il pro-
380, euro 16,50); poi ci ha fat- tive personalistiche. Intelligence) e allo blema è l’Italia che non ha
to un sito internet, sempre Tutti la invocano, ma sforzo (“E” Effort).
Effort) fatto il salto dai valori famili-
battezzandolo con quella pa- viene quasi regolarmente con- stici di una società agricola a
rola eretica, www.meritocra- fusa con la fedeltà di gruppo, la Come la globalizzazione ha quelli di una capitalismo post-
zia.com; poi martella dal “Cor- militanza. cambiato il significato e la per- industriale che valorizza il
riere della Sera”, dai convegni Meritocrazia significa che si va cezione della meritocrazia? capitale umano. La “I” non
ai quali è invitato. Con lui cer- avanti solo grazie ai propri Una volta l’ideologia era tipi- esiste perché la scuola non
chiamo di capire se per questa meriti e non a una appartenen- ca del mondo anglosassone, azzera i privilegi della nascita
ora i paesi leader della merito- e la “E” non esiste perché
crazia sono la Scandinavia e mancano la concorrenza e il
quelli asiatici. La globalizza- libero mercato che creano gli

CHI È ROGER ABRAVANEL


zione ha aumentato la con- incentivi.
correnza, che da nazionale è
diventata globale e così facen- Lei ha lanciato diverse propo-
Roger Abravanel (Tripoli, 1946), laureato in ingegneria al do ha creato ancora più forti ste in svariati ambiti, dalla
Politecnico di Milano, master in Business Administration premesse per la meritocrazia. pubblica amministrazione al
all’Insead di Fontainbleau, ha lavorato per trentaquattro Meritocrazia in economia vuo- sistema educativo, sul presup-
anni in McKinsey come consulente di aziende italiane e le dire concorrenza. posto comune della necessità
multinazionali in Europa, America ed Estremo Oriente. di un sistema condiviso per la
Nel 2006 ha lasciato la McKinsey ed è attualmente consi- Perché noi abbiamo una pro- valutazione dei risultati.
gliere di amministrazione di varie aziende e advisor di pensione esasperata alla Perché in Italia concordare su
fondi Private Equity in Italia e all’estero. È autore di saggi lamentela, alla polemica e una valenza così evidente sem-
e articoli, tra i quali Privatizzare per liberalizzare (1993), I però nutriamo, contempora- bra impossibile?
distretti tecnologici (2001), Le sfide della crescita delle neamente, una soglia di tolle- Il motivo è semplice: perché la
imprese famigliari italiane (2006), Scelte coraggiose per ranza altissima per tutto ciò classe dirigente anziana vuole
sviluppare un’economia di servizi (2006). che è precario, raffazzonato, mantenere i propri privilegi,
dozzinale, specie nei servizi, senza favorire un ricambio.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

Quanto peso hanno le istitu- In un suo recente articolo lei


zioni e quanto la comunità, la auspica una soluzione tedesca Gelmini e Brunetta
società civile, nell’impedire per l’economia produttiva ita-
un’acquisizione di questo valo- liana. Lei sta con Marchionne,
re? Si assiste ad uno scaricaba- ma l’obiezione-cardine è nota:
rile tra le due entità... perché mai chi lavora dovreb-
Hanno peso tutte e due, ma be rinunciare a diritti faticosa-
senza la società civile che mente acquisiti, piegandosi al
capisce che le Istituzioni sono ricatto della globalizzazione?
fondamentali per il suo be- Perché la globalizzazione si-
nessere, le Istituzioni non gnifica che, contrariamente al
hanno peso. passato, i consumatori posso-
no scegliere facilmente pro-
Noi siamo così abituati al dotti da tutte le parti del mon-
“tanto peggio” da invocarlo do: per cui se un italiano trova
come un dato di fatto dal qua- la Punto troppo cara, compre-
le è impossibile uscire. Que- rà una Toyota senza tanti pro-
sto non rende, realisticamente, blemi.
impossibile svolte come quella
di Blair in Inghilterra, la deli- Quanto di vero contiene lo slo-
very unit? gan “Non pagheremo noi le
Per superare questa impas- vostre crisi”? Quali sono le
se, dobbiamo passare da un responsabilità della Finanza,
clima di sola denuncia a quel- ma anche degli industriali, i
lo di proposte concrete e fatti- cosiddetti “padroni”, nello sta-
bili. Senza questo salto di to di cose italiano?
qualità, tutto resta per forza di Bisogna distinguere Finanza e
cose statico, compresi i difetti Imprenditori. Finanza è un
e i punti critici sofferti dal problema di regole globali
Paese. sbagliate e delle quali si sono
approfittati manager bancari e
Lei come valuta l’azione di i loro azionisti; Imprenditori è
questo governo nel segno di un problema italiano perché
una meritocrazia? Alcuni mini- abbiamo troppe aziende pic-
stri - Brunetta, Gelmini - hanno cole che non rispettano le
manifestato una volontà di regole.
cambiare certe distorsioni, ma
non hanno avuto vita facile, Sul fattore immigrazione, ci si evadono le tasse, né alla Si- di una nuova governance della
anche all’interno del loro batte per una maggiore inte- nistra, i cui voti sono i lavorato- Rai. Sull’altro tema, la lotta al-
schieramento. grazione, ma poi si tende a ri e gli impiegati statali che l’evasione è necessaria per fi-
Gelmini ha fatto qualcosa, difendere il posto fisso di chi temono la concorrenza. nanziare un Welfare moderno e
soprattutto il rafforzamento già ce l’ha, il che implica la sostituire gli ammortizzatori
della cultura di testing e un totale impossibilità di un in- Assistiamo allo scandalo circo- sociali inesistenti (per i giovani
tentativo di mettere meritocra- gresso stabile nel mercato del lare delle liste dei vip evasori: precari) e quelli finanziati dalle
zia nell’Università. Ma siamo lavoro per chi bussa alle nostre stilisti, attori, artisti, sportivi. imprese (CIG). Ma la lotta all’e-
appena al 10 percento di ciò porte. Ma regolarmente i media, dopo vasione ha anche il vantaggio
che si dovrebbe fare. Quello che si può dire è che esserti stracciati le vesti, corro- di eliminare la concorrenza
l’immigrazione di qualità fa no al cospetto di questo o quel sleale della piccole imprese che
È noto l’accanimento col quale bene alla crescita. È un dato di personaggio con fondi all’este- evadono il fisco e non pagano i
i giovani, gli studenti asiatici fatto, del quale va tenuto ro, esaltandolo e quasi facen- contributi e creare opportunità
curano la loro formazione. I conto. done un martire. Anche questo di crescita per quelle oneste.
nostri invece sono fermi all’i- confligge con un’idea di merito,
dea della contestazione esteti- La riforma che lei caldeggia del sia pure, in quest’ottica, confi- Noi siamo un Paese che sem-
ca: la meritocrazia non dovreb- mercato del lavoro non è molto nante con l’etica. Vorrei un bra avere fatto della sua regola
be premiare anzitutto loro, sal- diversa da quella delineata da commento, perché lei conside- principe la mancanza di regole,
vandoli da dinamiche di casta, Ichino, senatore PD. Ma il ra prioritaria la lotta all’evasio- l’anarchia strutturale e funzio-
di rendita, di immobilità socia- paradosso è che la Sinistra ne sia per riassestare i conti nale. Ma le regole non sono già
le che privilegiano solo i “nati invoca meritocrazia ma nei fatti pubblici, sia per reperire risorse troppe? E non dovrebbero esse-
meglio”? la avversa; la Destra sostiene di utili ad un fondo per combatte- re il capolinea di un percorso
Certamente, dovrebbe essere privilegiarla, ma al dunque non re la disoccupazione e per riat- etico, più che la loro partenza?
così, ma i giovani non lo capi- vuole o non sa attuarla. tivare una concorrenza vera. No, le regole devono essere
scono, se non in percentuali Questo accade in quanto il libe- I media danno agli italiani ciò rispettate perché conviene, non
ancora troppo contenute. Per- ro mercato non piace né alla che vogliono e per questo il solo per ragioni etiche. Con-
ché non glielo spiegano né a Destra italiana, i cui voti sono problema principale è l’educa- viene alla collettività e, in essa,
scuola né in famiglia. le milioni di “partite IVA” che zione e da ciò la mia proposta conviene ai singoli. 

37
MOGWAI
P
er quanto sia un’etichetta molto vaga, post-rock è Persino affacciandosi tramite Rock Action nelle classi-
definizione che ai Mogwai è sempre andata di tra- fiche d’Oltremanica, mentre certa critica si affannava a
verso. Quando con tutte le precauzioni del caso mi condannare la ripetitività delle soluzioni sonore e il
azzardo a buttarla nel discorso durante l’intervista venir meno dello smalto. Non capendo che al contra-
telefonica con il chitarrista e fondatore Stuart rio i ragazzi di Glasgow procedevano spediti verso la
Braithwhite, questi si lascia scappare un sibilo di palese classicità. Oggi, a vent’anni dalla prima incarnazione, il
classicità
disapprovazione. Come a voler sottolineare che con la nuovo Hardcore Will Never Die, But You Will… coeren-
freddezza e gli intellettualismi lui non ha mai avuto nulla temente propone momenti di bella calligrafia, perdo-
a che fare. Con musica splendida sì, invece, specialmente per quel nabili inciampi e qualche discreta novità. Di questo e altro si è
che riguarda i primi singoli raccolti dall’antologia Ten Rapid e l’al- cercato di parlare con Stuart: immediatamente, però, lo stereo-
bum d’esordio Young Team, vecchi ormai di tre lustri. In misura tipo di una musica fatta apposta per teorizzare a ruota libera è
addirittura maggiore in quello che è unanimemente considerato il stato smontato da frequenti pause, da “non saprei” e “ok, hai
loro capolavoro, Come On Die Young, che nel 1999 ne racchiudeva ragione” proferiti con un accento scozzese meno impervio del
la grandezza sancendo un punto d’arrivo. Da lì in poi il quintetto è solito. Rimandando così ai dischi ogni spiegazione e rivelando-
sfuggito al manierismo attraverso piccoli passi, con la tenacia degli si, tranne poche eccezioni, personaggio cortese e tuttavia di-
ultimi artisti genuinamente “indipendenti”. Raggiunto il prestigio- staccato. Con una band il cui nome - tratto dall’ironico horror
so status di modello per almeno un paio di generazioni, nel mo- Gremlins di Joe Dante - significa in lingua cantonese “spirito
mento in cui il (non) genere di cui sopra crollava sotto l’eccessivo maligno”, il rischio che l’apparenza possa ingannare rappre-
astrattismo, i Mogwai riversavano emotività e partecipazione dove senta un valore aggiunto. In tempi di standardizzazione impe-
raramente se n’era sentita. rante, è il benvenuto.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MUSICA

Nell’attesa delle ormai imminenti tappe italiane del loro tour


(9 e 10 marzo, Bologna e Milano), ci è sembrata una buona
idea parlare con i Mogwai. Non lo facevamo da un po’,
e la bontà dell’ultimo album Hardcore Will Never Die,
But You Will… ci ha fornito uno stimolo in più.
di Giancarlo Turra

A quale “hardcore” si riferisce il titolo del nuovo disco? E perché Essendo in quattro a comporre, cerchiamo di fare in modo che i
non morirà? risultati finali mettano tutti d’accordo.
Parliamo della cosiddetta happy hardcore, una variante della
techno che si ascolta dalle nostre parti ed è autentica robaccia. L’album passa in rassegna gli stili che avete affrontato sin qui, e
contemporaneamente guarda avanti con materiale che per voi
Allora non c’è nessuna allusione a un’attitudine, a qualche stato rappresenta una novità. Ad esempio, come mai le influenze
mentale? kraut di Mexican Grand Prix e How To Be A Werewolf emergono
Capisco che lo si possa credere, però non c’è nessun “messag- solo adesso?
gio”. Le parole suonavano bene come titolo di un album, dunque Concordo sull’idea che ti sei fatto, ma riguardo alle sonorità di
le abbiamo scelte senza starci a pensare troppo. cui parli non so proprio che dire (ride, Ndr). Beh… forse è per-
ché abbiamo scritto ciascuno per i fatti propri. Ma è una mia
Come si è svolta la lavorazione, tenendo conto che Barry (Burns, ipotesi: non teorizziamo molto su quello che facciamo, capi-
tastierista, Ndr) e John (Cummings, chitarrista, Ndr) vivono a sci… Siamo estremamente pratici: cerchiamo di sviluppare la
Berlino e New York? musica in maniera naturale e spontanea. Al limite, ragioniamo
Nei primi mesi del 2010 abbiamo iniziato a inviarci file sonori, e a cose fatte.
in questo modo abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare con
calma e attenzione ciò che gli altri avevano da parte. In estate Si direbbe che, da Rock Action in poi, il vostro suono - piuttosto
abbiamo provato per un mese circa, dopodiché abbiamo regi- maturo dagli inizi, e che raggiunge la perfezione con Come On
strato. Nulla di diverso dal solito, se non che le canzoni sono Die Young - ha subito variazioni nei dettagli, più che rivoluzioni
state scritte principalmente in solitudine dai vari membri. drastiche. Ne consegue che ogni lavoro è innegabilmente “alla

39
Credi che ognuno dei vostri produttori abbia lasciato su di voi un
segno diverso?

PENSARE VISUALE
Senza dubbio: Tony Doogan è un “professionista” e in Mr. Beast
lo avverti nella maggiore pulizia sonora. Friedmann ha sperimen-
tato tantissimo su Rock Action, mentre Steve Albini - col quale
abbiamo lavorato per l’ep My Father, My King - mantiene un
approccio più ruvido.
Hardcore Will Never Die, But You
Will… è in commercio anche in Avete mai pensato di fare da soli? Oppure sentite la necessità di
un’edizione limitata che allega un una prospettiva esterna che aiuti a sviluppare i pezzi?
secondo dischetto contenente The In effetti quella è una delle componenti che cerchiamo in un pro-
Singing Mountain, pezzo di venti duttore. D’altra parte, qualora non potessimo permettercene uno,
minuti composto ed eseguito a basterebbe un ingegnere del suono e per il resto ci arrangerem-
commento di un’istallazione degli mo autonomamente. Non siamo degli sprovveduti sotto tale pro-
artisti Olaf Nicolai e Douglas Gordon. È la seconda filo, ciò nonostante un punto di vista aggiuntivo è sempre utile.
volta che i Mogwai collaborano con Gordon dopo la
colonna sonora del lungometraggio Zidane: A 21st Hardcore Will Never Die, But You Will… è il primo lavoro a vede-
Century Portrait risalente al 2006. “Douglas è un re la luce dopo la chiusura del rapporto con la Matador. In
amico e un grande artista e le cose sono andate a America siete su Sub Pop e in Europa vi autoproducete tramite la
meraviglia con la prima collaborazione; insomma, vostra Rock Action. Perché questo passaggio di label?
tutto si è svolto in maniera spontanea. Sapendo che Nessun motivo in particolare: alla Matador sono ottime persone,
la musica verrà inserita in un contesto multimediale, ma volevamo cambiare aria. Siccome Rock Action esiste da un
cioè in qualcosa di più ampio, adottiamo un approc- decennio, quando è scaduto il contratto con Play It Again Sam -
cio differente e credo si capisca. La colonna sonora che continua a seguirci con la distribuzione - non ci pareva sen-
del film su Zidane è stata concepita specificatamente sato rivolgerci altrove.
come tale e lo stesso vale per The Singing Mountain:
restano brani ‘nostri’, ciò nonostante posseggono un Due anni fa avremmo detto che il film concerto Burning e il live
diverso tipo di feeling. Per questo tour, tra l’altro, Special Moves sancissero la fine di un periodo. Un tempo i grup-
abbiamo convinto alcuni registi a preparare dei fil- pi pubblicavano dischi dal vivo con lo scopo di riassumere se stes-
mati da proiettare mentre suoniamo, ragion per cui si, per poi aprire un nuovo e diverso capitolo. E nel vostro caso?
non escludo che in futuro possiamo approfondire Era da un bel po’ che desideravamo far uscire un disco dal vivo su
questo aspetto“. Rock Action. Special Moves ha rappresentato una specie di “prova
generale” per pubblicare Hardcore Will Never Die, But You Will…,
dal momento che fino ad allora avevamo in catalogo essenzial-
mente dischi di altre formazioni.

Mogwai”, eppure descrive un particolare momento della vostra Vorrei stendere un ponte tra presente e passato: la vostra passio-
carriera. ne per i My Bloody Valentine risale a un’epoca in cui lo shoegaze
Esatto. Ritengo anche che l’arrivo di Barry in pianta stabile nel non era “di moda”. Nondimeno, ho sempre ritenuto che nei
1999, a scrittura di Come On Die Young ultimata, abbia giocato un Mogwai si sentisse l’influenza di una formazione grande e dimen-
ruolo importante. Prima del suo ingresso in organico usavamo ticata come i God Machine, più che degli Slint…
molti campionamenti e così ci siamo evoluti verso forme sonore Mi piacciono gli Slint, però rispetto a noi sono più tortuosi e intri-
più sofisticate. Spero che i Mogwai diano l’impressione di essere cati. Hai ragione: pensa che nei primi tempi eseguivamo perfino
ancora in movimento, e sono felice che la gente trovi delle novità alcune cover dei God Machine; il loro sound, più lineare e d’im-
in noi, che gli piacciano o meno. patto, ha esercitato una grande influenza su di noi, al punto che
li ascolto ancora di frequente.
Visto che tra non molto vi esibirete in Italia,
cosa possiamo aspettarci? La band esiste dal ’95: un periodo lungo, nel
Benché fino a oggi non abbiamo tenuto molti quale in genere si viene consider). In questi anni
concerti, posso affermare che ci sarà molta siete cambiati nell’approccio a scrittura e arran-
energia sul palco, e che i nuovi brani muteran- giamento?
no rispetto alle versioni in studio. Non mi pare: ora ci sono più aspettative di quan-
do eravamo giovani, ma per il resto è tutto come
L’album è prodotto da Paul Savage, col quale prima. Siamo rimasti legati al nostro modo di
avete lavorato nei primi quarantacinque giri e in agire e diamo continuamente il massimo, quindi
Young Team. Successivamente vi siete rivolti a può essere per questo che alla gente interessiamo
Dave Fridmann e Tony Doogan. Come mai siete tuttora: perché non ci siamo “seduti”, né siamo
tornati da Savage? divenuti autoindulgenti.
Si è trattata di una scelta ovvia, visto che siamo
amici, ci conosce benissimo e lo studio di regi- Come valuti il fatto che la line up non sia mai
strazione che volevamo usare è di sua proprie- mutata, tranne per l’ingresso di Barry Burns? Da
tà. Inoltre è bravissimo nel suo mestiere e di fuori sembrate sereni e molto uniti…
recente ha messo mano su dischi che abbiamo È senz’altro un fattore positivo che consente di
apprezzato. Sono convinto che sia stata una crescere assieme alle persone con cui suoni, di
buona decisione. conoscerli meglio in quanto individui. Prendere

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MUSICA

“Vorrei aver curato meglio la realizzazione di Young Team. Diversamente


penso che Come On Die Young abbia catturato un periodo in tutti
i sensi esaltante, nel quale eravamo pieni di idee e inventiva”

decisioni mettendo da parte gli egoismi diventa più facile; per noi e Nick Drake; ecco perché punto a suscitare qualcosa in chi ascol-
è molto importante, dato che stabiliamo cosa fare in totale demo- ta: questa è una delle differenze più grosse con formazioni che ci
crazia. somigliano.

In voi non ci sono “distrazioni”: niente glamour né rock and roll Recentemente in Scozia c’è una fioritura di formazioni parecchio
lifestyle… interessanti, diverse sia dalla generazione che ha prodotto voi,
Ah, un giorno arriverà anche quello, vedrai! (risate, Ndr). Delgados e Belle & Sebastian, però pure lontanissime dai Franz
Ferdinand. Che opinione hai della Phantom Band, tra l’altro pro-
Non è che vi vedremo sulle riviste scandalistiche al fianco di dotta da Paul Savage?
modelle e attrici? Forse è il caso che vi facciate dare qualche con- La Phantom Band è fantastica. In effetti il periodo è florido per
siglio da Bobby Gillespie… il nostro Paese, tuttavia non saprei spiegare i motivi di questa
Sì, magari anche qualche numero di telefono… (risate, Ndr) nuova ondata di gruppi. Comunque ogni epoca propone grande
musica…
Ve lo auguro… guardandoti indietro, Stuart, c’è qualche disco che
non è venuto come desideravi? Hai ragione: tanto per non far nomi, Luke Sutherland - ex dei
Vorrei aver curato meglio la realizzazione di Young Team… Long Fin Killie - ha suonato spesso con voi. Come si sono svilp-
pate le collaborazioni con lui, con Roky Erikson, con Aidan
Mi sorprendi: in tanti lo considerano la vostra opera più riuscita. Moffat degli Arab Strap?
Guarda, penso sia buono, tuttavia avrebbe potuto essere anche Aidan è un’amicizia che ci portiamo dietro sin dai primi giorni
migliore. Il mio preferito resta comunque Come On Die Young: ha della band. Luke lo conobbi a un concerto in cui i Long Fin Killie
catturato un periodo in tutti i sensi esaltante, nel quale eravamo suonavano insieme ai Tortoise ed è un rapporto che va avanti.
pieni di idee e inventiva. Con Roky è stato più difficile, c’è voluto qualcuno che fungesse da
tramite. Luke è in ogni caso quello che ha lasciato un segno più
Concordo: trovo che la sua grandezza stia nel fatto che non è profondo su di me per talento e carattere, ambedue veramente
datato; è potente ed evocativo ma pure assai minimale, quasi notevoli.
austero. Pensi che la politica del “less is more” e l’attenzione
verso il lato emotivo - raro in una band post-rock - servano a I Long Fin Killie, infatti, erano un grande gruppo. Come mai sono
mantenerlo fresco? rimasti a un livello di nicchia e voi siete in qualche modo “usciti”
Uh… non saprei, davvero. Può darsi. Rispetto ad altri ci siamo dall’underground?
sempre sforzati di mettere più sentimento nei brani, creando Forse loro erano troppo in anticipo e noi ci siamo trovati al
materiale complesso però dotato di una robusta componente posto giusto nel momento giusto. Sai, a volte è solo questione
emotiva. Tanta musica che amo è semplice, ad esempio Erik Satie di fortuna… 

41
SOAVEMENTE
Seconda parte dell’intervista a Valerio Soave, protagonista di vent’anni
di musica indipendente italiana con la Mescal. Un amarcord del Mucchio,
del Rock italiano ed una finestra inedita, ed interessante, di come
i percorsi artistici e quelli manageriali spesso s’intreccino in maniera
assai meno banale e scontata di quanto possa sembrare dall’esterno.
di Max Stèfani

Lo scorso numero abbiamo terminato con la collaboratore del gruppo, ma della casa discografica. Quindi le
domanda “Parliamo adesso degli Afterhours, major avevano un rapporto diretto con me come management, co-
Subsonica, il festival Tora!Tora!, della querelle con me agenzia live e come editore, mentre io m’interfacciavo tra loro e
Casacci & co, dell’attuale Mescal etc…”. Ripar- la casa discografica. Questo succedeva fino al 1996.
tiamo da qui. Chiuso con Ligabue che successe?
Nel momento in cui Ligabue mi lasciò il suo 50 Come entravi in contatto con gli artisti? Chi te li consigliava?
percento, continuai la ricerca di nuovi artisti, sem- I primi tempi con Lucio Serra - allora direttore artistico - passavamo
pre con la filosofia di assisterli come produzione esecutiva: Mescal, parecchie serate a girare per i locali di Torino, Milano, Genova, ecc…
cioè, si occupava di redigere per l’artista il miglior contratto possibi- ascoltando moltissime band. Spesso anche amici giornalisti mi con-
le con una major per la realizzazione degli album. Poi Mescal si sigliavano degli emergenti o capitava che gli stessi artisti consiglias-
sarebbe occupata del management e del booking. Questa situazio- sero degli amici. Prima Ligabue, poi Stefano Ronzani da esterno e
ne durò fino alla fine del 1996, quando mi trovai con quattro dischi Lucio internamente alla Mescal, erano i miei riferimenti. Con l’arri-
tra le mani, per me molto forti: uno degli Afterhours, già registrato vo in Mescal di Manuela Longhi come ufficio stampa, è diventata lei,
al Jungle Sound - però volevano 69 milioni di lire per darmelo. Né gli prima ancora di Elena Lattore, il riferimento interno artistico. An-
After né Conforti, allora loro manager avevano i soldi necessari per cora oggi sono Manuela ed Elena le persone con cui definisco i
sbloccarlo. Era Hai paura del buio?. Un altro era il disco di Cristina nuovi progetti Mescal.
Donà che avevo appena terminato di realizzare con Manuel produt-
tore. Il terzo era quello dei Subsonica che stava nascendo nello stu- I primi gruppi che hai messo sotto contratto?
dio di Casacci e l’altro ancora quello dei Massimo Volume. Pur- Come management: i Massimo Volume, i Modena City Ramblers,
troppo non riuscivo a trovare un direttore artistico all’interno delle Stefano Belluzzi, i La Crus, poi Mao e La Rivoluzione. Mao, ad esem-
major interessato a realizzarli, nemmeno la Virgin di Clary con cui pio era prodotto da Casacci ed ecco il contatto con Casacci. L’aiuto
avevo appena fatto sempre in forma di produzione Mao e i Fratelli di Ligabue è stato importante perché mi ha introdotto in un certo
di Soledad. Di conseguenza, questi progetti fecero sì, visto che vole- mondo e soprattutto per i contatti con la Wea. Il contratto Belluzzi-
vo assolutamente pubblicarli, che trasformassi la Mescal da società Wea è quello che ha dato il “la” a tutto. I Massimo Volume erano
di Produzione e Management in casa discografica. con la Wea come i La Crus. Comunque non era solo un contentino
per Ligabue; Tino Silvestri aveva apprezzato i Massimo Volume ma
Spiegati meglio. soprattutto i La Crus. Ricordo che s’innamorò di loro al Tenco. I
Prima di allora io facevo il produttore esecutivo, management e Massimo Volume vendettero 7mila copie, i La Crus superarono le
agenzia mentre le major erano etichetta. In pratica loro mi davano i 10mila. Oggi sembrano cifre importanti ma allora erano insignifi-
soldi per fare il disco. Io lo facevo realizzare gestendo il budget e otti- canti. Un disco senza nessun supporto pubblicitario a quei tempi
mizzando i costi e loro pensavano a promuoverlo, perché era di loro usciva comunque con 4mila copie. Oggi si parla di 700-800...
proprietà a tutti gli effetti. Io prendevo le edizioni, ero il manager e Comunque sui Massimo Volume, dopo il primo disco, la Wea tirò i
mi occupavo di curare anche la parte live. Il gruppo faceva un con- remi in barca e mi restituì il contratto. Così comprai il disco - e non
tratto diretto con la casa discografica ed io diventavo non tanto un a poco perché vollero 25 milioni -, anche se non avevo bene le idee

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BACKSTAGE

con Max

chiare sul cosa farci. Che poi era il loro secondo album perché il re, perché già avevano i Ritmo Tribale. La Donà idem, perché lui già
primo fu fatto con la Underground Record di Bologna. Speravo che aveva la Consoli. I Massimo Volume per carità, neanche cantavano!
qualche altra casa discografica fosse interessata. Oltretutto avevo Mi rispose “se vuoi te li fai da solo, a tuo rischio e pericolo perché non
chiesto a John Cale di collaborare con i Massimo Volume e lui si era ti dò anticipi di nessun tipo, e io te li distribuisco”. Quindi me li mette-
dimostrato interessato, ma c’era ovviamente un costo da sostenere. va solo nei negozi (magari lo avesse fatto: il primo anno è stata
Passano i mesi e io mi trovo con il disco dei Subsonica di cui Casacci durissima, i dischi Mescal non si trovavano quasi mai!). Così fui pra-
mi aveva portato i provini. Provo a piazzarli ma non piacevano a nes- ticamente costretto, se volevo pubblicare quei quattro, a stravolgere
suno. Né alla Wea, né alla Sony. Mi trovo con il disco di Cristina completamente la struttura: creare un ufficio marketing e assumere
Donà (che conoscevo perché l’avevo messa ad aprire i concerti dei altre persone. Inoltre gli investimenti cambiavano completamente,
La Crus, dei MCR, etc) che Agnelli stava producendo. ora tutto era a spese Mescal: registrazioni, mix, mastering, grafica,
video, pubblicità, promozione, ecc… Mi trovavo quindi ad avere arti-
Torniamo quindi ai quattro progetti. sti che curavo direttamente, ed erano i famosi quattro, sui quali
Come ti dicevo, ho fatto il giro delle sette chiese, tutte con le porte avevo investito molto denaro e a seguirne altri come Mao, Fratelli di
ben chiuse, e mi sono trovato a finire in Polygram. Vero che avevo Soledad, Mau Mau, MCR, La Crus come management. In più arri-
lavorato sempre alla Wea ma quando questi si rifiutarono di accet- vavano in Mescal nuovi artisti che avevo aiutato nella trattativa dei
tare i Modena City Ramblers - a loro parere invendibili - andai in contratti, come i Bluvertigo.
Polygram, con Senardi, che li apprezzò molto e facemmo insieme
un’operazione molto particolare. Cosa feci? Riuscii a fargli pubblica- Raccontaci di Morgan.
re lo stesso disco che era già uscito. Riportando tutto a casa era già Morgan aveva fatto di tutto per venire da me e quindi lo seguivo, ma
stata pubblicato dall’Esagono e distribuito dall’Helter Skelter di con la Sony. Come ben puoi capire, mentre per l’ufficio booking non
Roma. Rilevarono per pochi soldi il disco, che aveva già venduto vi era differenza tra artisti prodotti discograficamente da Mescal e
circa 4mila copie e che aveva un potenziale ancora non sfruttato e ci artisti seguiti solo in management, per il resto si creavano per forza
aggiungemmo qualcosa per giustificare il progetto. Feci arrivare Bob delle disparità. Per Subsonica, After, Cristina e Massimo Volume era
Geldof - del quale avevano già fatto una cover - all’Esagono per regi- Mescal a decidere tutto (chiaramente sempre di comune accordo
strare con loro un pezzo che avevano scritto apposta in cinque gior- con gli artisti stessi). Per gli altri dovevamo noi, insieme agli artisti
ni. È stato in studio con i Ramblers tre giorni e abbiamo ripubblica- che rappresentavamo, combattere quotidiane battaglie con le major
to il disco con in più il brano nuovo: Il bicchiere dell’addio. Nei primi titolari dei loro accordi discografici. Per farti un esempio: dopo alcu-
quattro mesi ha venduto più di 100mila copie. Oggi sta sulle ni mesi dall’uscita degli album avevo realizzato due o tre video ai
170mila! Tornando a monte, ovvero a Senardi, secondo la Polygram Subsonica e agli Afterhours, mentre la Sony non ne aveva realizzato
i Subsonica non avrebbero mai venduto un disco perché già c’erano nemmeno uno sui Bluvertigo! Non dipendeva da me, ma dalla Sony
i Casino Royale, che loro avevano in catalogo. Gli Afterhours neppu- che non ne voleva sapere. Morgan quindi si lamentava con me di

45
nello stand della Polygram, gestito da Maschio, un negozio di To-
rino, non erano presenti i dischi Mescal! I Subsonica avevano aper-
to anche i Texas in quell’occasione. Per dirti com’era la situazione:
ho dovuto comprare dei CD miei, allestire uno stand e venderli.
Avevo anche fatto suonare i Subsonica per MTV quando vennero gli
U2 in Italia, a Reggio Emilia, nel settembre 1997. Il disco dei Blu-
vertigo, invece, era reperibile ma non era promosso per niente.
L’unico gruppo che mi gratificava finanziariamente era i Modena City
Ramblers. Il resto era passivo netto. Avevo incassato la mia percen-
tuale sul tour di Ligabue di Buon compleanno, Elvis e sul successivo
contratto discografico, ma i notevoli investimenti fatti per diventare
etichetta avevano fatto sì che mi indebitassi molto con le banche.
Decisi così di muovermi anche con i Bluvertigo perché vedevo che i
concerti andavano benissimo. Feci così un accordo con Intra e la
Sony. Azzardai: “Non potrei farlo perché non sono titolare di niente,
ma, a mio rischio e pericolo, realizzo il video, rimasterizzo l’album e pa-
go un nuovo servizio fotografico”. Spesi 21 milioni di lire. Non una cifra
impossibile; per farti un esempio, un video dei Subsonica mi costa-
va intorno ai 10 milioni. Gli spiegai che lo facevo a fondo perduto,
ma nella mia testa non lo era. Facemmo un patto: se fossimo riusci-
ti a vendere in tre mesi più di 15mila copie mi avrebbero restituito i
soldi. Altrimenti pazienza, avrei regalato loro il tutto e stop. Il video
era su Fuori dal tempo che andò alla grande su MTV e soprattutto il
singolo girò in radio, quando il primo singolo non lo si era sentito
da nessuna parte. In due mesi vendettero più di 20mila copie.
Quell’anno i Bluvertigo, che per la Sony erano già morti, vinsero gli
MTV Music Award e superarono le 130mila copie. Morgan racconta
ancora oggi questo aneddoto.
Morgan con Manuel Agnelli
I gruppi sono sempre stati d’accordo sul fatto che ti tenessi le edi-
zioni delle loro canzoni?
Sì. All’inizio era un discorso legato al fatto che io investivo anche
sul live. Ad alcuni artisti ho anche comprato il furgone per poter
“La Columbia aveva messo girare in tour. Dopo il 1997 garantivo una serie d’investimenti
uguali se non superiori a quelli che garantivano le major. Io parti-
da parte i Bluvertigo. A mio rischio vo da zero, non avendo catalogo… niente. Dovevo rientrare quin-
di non solo dalla vendita dei dischi, sulla quale peraltro avevo per-
e pericolo realizzai il video di Fuori centuali basse, del tipo 2-3 percento. Avevo anche un 20 percen-
to sugli incassi dei concerti.
dal tempo, rimasterizzammo l’album
e superammo le 130mila copie” Che rapporti avevi con i musicisti? Ti erano grati? Ti vedevano come
un buon treno a cui attaccarsi?
Beh, grati è una parola grossa. C’era un bel rapporto con tutti. Io
aver venduto più dischi dei Subsonica (che allora stavano sulle sono sempre stato chiaro. Cerchiamo di fare delle cose, m’indebito
2mila copie) ma di non avere neanche un video che girava. D’altra e chissà, magari, tra 4-5 anni avrò un tornaconto. Come Mescal non
parte lui aveva firmato un contratto con la Sony visto che aveva un ho mai stipulato un contratto scritto di management con nessuno.
buonissimo rapporto con Roberto Rossi. Li aveva prodotti già ai Mai scritto “tu devi rimanere con me”. Tant’è vero che gli artisti
tempi dei Golden Age, allora con la Polygram. Insomma io per Mor- quando hanno deciso di andare via sono stati liberi di farlo. Mi sono
gan potevo curare solo il live, ma lui era frustrato. Aveva lo stesso sempre visto come un consulente e come tale l’artista si fa assiste-
agente, lo stesso editore che gli faceva promozione sui live, ma alle re da te se si fida delle tue capacità e se riceve quel valore aggiunto
spalle la Sony che in un certo qual senso lo boicottava, lavorando in grado di guidarlo efficacemente nell’evolversi della carriera. Al-
poco e male. Quando aveva registrato Metallo non metallo lui era un trimenti, ognuno per la sua strada. Ovviamente, per la parte disco-
artista Columbia, con Fabrizio Intra, Andrea Papalia, e appunto Ro- grafica, il discorso era diverso, perché in tal senso il contratto è d’ob-
berto Rossi. La Epic aveva come artista di punta Martelli, ex cantan- bligo: nel momento in cui io dò un disco in distribuzione, devo
te dei Quartiere Latino. In quell’anno a Sanremo vinsero i Jalisse e dichiarare che ho un contratto discografico. Stessa cosa sul fronte
tra le giovani proposte Paola e Chiara che diventarono le priorità editoriale.
della Columbia. Morgan fu messo da parte. Dopo 4-5 mesi per la
Columbia il disco dei Bluvertigo era finito. Morti. Avevano venduto Come si è evoluta l’organizzazione Mescal? La scelta dei tour mana-
circa 4-5mila copie. Nel frattempo io non riuscivo a far uscire i dischi ger, per esempio. Creare una buona squadra non è facile.
dei Subsonica o degli Afterhours nei negozi. Purtroppo capii suc- I tour manager sono persone che nell’ambiente si conoscono. C’è
cessivamente che la Polygram non aveva nessun interesse a far ven- quello che è amico di un artista piuttosto che di un altro. È un lavo-
dere i miei artisti; metti che i Subsonica avessero venduto più dei ro impegnativo perché deve portare un artista in giro, incassare il
Casino Royale che figura ci avrebbero fatto? Così mi sono trovato al dovuto, provvedere alle esigenze dell’artista, spesso sopportare i
primo “Salone della Musica” a Torino nell’ottobre del 1997, dove suoi momenti negativi o le sue paturnie.

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BACKSTAGE

Siamo nel 1997. Io decido di rompere con te il contratto pubblicita- stampa degli artisti ospiti. Tutto questo a pochi giorni dall’inizio del
rio a percentuale perché mi vengono degli scrupoli di coscienza. festival! Negli anni successivi diventerà più facile portare musicisti
Superflui con il senno del poi. Riesco nel frattempo anche a farti per- “indie” su quel palco, ma allora… Avendo già pubblicato Microchip
dere 50 milioni in un tentativo fallito di rilancio del giornale “Duel”. emozionale ho dovuto ritirarlo dal mercato per ripubblicarlo poi con
Che succede alla Mescal? il brano di Sanremo. Ne erano state distribuite 25mila e me ne arri-
Uscirono, come già detto, i primi progetti interamente Mescal. Gli varono 8mila.
Afterhours furono gli ultimi a uscire intorno a settembre-ottobre.
Fuori Milano non avevano pubblico e per me, che all’inizio contavo Il brano in concorso era Tutti i miei sbagli.
quasi esclusivamente sul live, era un problema. Decisi di non man- Sì. Brano con una gestazione molto lunga. Io avevo rigettato alme-
darli in tour, mentre gli altri galoppavano di brutto. Realizzai un mini no 3-4 pezzi che mi avevano portato e fino a due giorni prima dalla
cd con due brani: Voglio una pelle splendida e Male di miele. Lo man- presentazione ufficiale non avevamo la canzone. La scrissero nel-
dai a tutte le radio - tutte e non la solita manciata di trenta emitten- l’arco di una notte, seguendo almeno in parte le mie indicazioni. Un
ti -, non indicando quale canzone passare. Dopodiché, io, Lucio Ser- brano che saliva, saliva fino ad aprirsi in un certo modo per dare spa-
ra e altre quattro persone cominciammo a girare in tutti i locali zio alla voce di Samuel. Voce caratteristica anche se non perfetta.
d’Italia per portare il cd. Io me ne son fatti almeno quaranta. An-
davamo per fargli ascoltare la musica, parlargli, convincerli a passa- In effetti Samuel non sa cantare, anche se col tempo è migliorato.
re i brani prima e dopo i concerti… Ci vollero tre mesi di lavoro. Come fu giudicata dagli altri gruppi della scuderia la scelta di
Nessuno li voleva far suonare. A Torino avevano fatto 32 persone Sanremo?
dopo Germi. Feci dunque suonare gli Afterhours a Torino solo il 2 Beh, c’erano già stati tra le giovani proposte Mao e la Rivoluzione
gennaio 1998. Al Barrumba. Lo stesso promoter, Ivaldo, che aveva (Romantico) e i Soerba (Noi non ci capiamo) che seguivamo in qua-
fatto due anni prima 32 paganti, si trovò a contarne 1200! Su “La lità di management. All’inizio un po’ tutta la scena “indie” reagì
Stampa” il giorno dopo, la Venegoni parlò entusiasticamente di male, ma noi avevamo già fissato un concerto al Leoncavallo quasi
“questa band dal nome esotico che però cantava in italiano”. Non suc- come a dire “attenzione facciamo Sanremo, ma siamo sempre gli stes-
cesse così ovunque ma da 30 passammo a una media di 300. E si”. Andarono anche a “Domenica In” perché obbligati da vincoli
anche a Milano dove facevano 600-700 persone passammo subito promozionali collegati all’organizzazione del Festival, ma il lunedì
a 2000. I concerti e la promozione con uffici stampa su tutte le date, erano sul palco del Leoncavallo. Beh, c’erano 12mila persone a can-
di supporto ai promoter, erano fondamentali per il mio modo di tare a squarciagola Tutti i miei sbagli. Una scelta ponderata per con-
lavorare. Anche per la rassegna stampa del giorno dopo nei quoti- servare l’integrità della band. Come detto, Microchip emozionale
diani locali. Doveva crescere tutto insieme. Così il disco, a differen- aveva già venduto 17mila copie. Dopo Sanremo in un solo mese la
za di Germi che si era fermato a 5000, arrivò subito verso le 15mila
e poi a 30mila. Avevamo anche il tuo appoggio incondizionato. Sia
sul Mucchio che su “Rumore” che a quell’epoca era tuo. Fu quando
Guglielmi paragonò Male di miele a Smells Like Teen Spirit.

1999.
Fu un altro momento di svolta importante: riuscii a convincere i
Subsonica a presentarsi all’edizione di Sanremo del 2000 mettendo
in campo uno schieramento pazzesco per tutelare la loro integrità
artistica e fare in modo che non fossero fagocitati dallo stesso festi-
val. Ci fu uno sforzo economico e di lavoro enorme per dargli un
certo profilo. Fu studiata l’immagine, furono filtrate le interviste…
Prendemmo un albergo apposta, due piani solo per noi. Eravamo in
sette dietro la band a farci un “culo così”, con la Universal che alla
fine ebbe anche il becco di tentare di prendersi dei meriti sul risul-
tato (in tutti i giorni del Festival non si erano mai visti né sentiti,
comparvero solo a cena l’ultima sera). Tieni conto che prima del
Festival, un gruppo come i Subsonica aveva già fatto 300-400 con-
certi ed eravamo usciti con Microchip emozionale nella primavera
inoltrata del 1999. Per Sanremo, presentato da Fabio Fazio, gli avevo
chiesto un brano che fosse in linea con la loro produzione. C’era
anche Pavarotti. Ci furono molte discussioni in merito, specie con
Casacci che era il più anziano. Ma anche Boosta e Samuel dicevano
la loro. Il mio intento era di portare delle considerazioni che fossero
da loro condivisibili. Certo per il loro percorso era una piccola forza-
tura. Quell’anno c’era in concorso colui che lo ha presentato que-
st’anno, cioè Gianni Morandi che aveva un accompagnatore per
difendersi dalle varie Iene, Gabibbi etc che avrebbero potuto met-
terlo in imbarazzo, mentre i Subsonica erano bravissimi a giocarsi
situazioni “estreme” di questo tipo. Per un produttore indipenden-
te portare un gruppo “indie”, da 20mila copie, tra i big è quasi
impossibile. Però il figlio di Bardotti li aveva conosciuti e apprezzati
e il figlio di Morandi era un loro fan. Pensa che nell’annuncio delle
varie interviste si erano anche scordati di far sapere che i Subsonica
erano disponibili. L’ufficio stampa del festival pensava addirittura
che i Subsonica fossero stranieri e li aveva inseriti tra le conferenze

47
nuova edizione del disco superò le 100mila copie. Aiutato anche da plessi. Tutti gli artisti venivano a suonare solo con il rimborso spese,
varie campagne radiofoniche, ovviamente. Al di là delle solite pole- visto che il festival era nato per essere gratis, senza biglietto, né
miche, pensa che vetrina è, anzi era, Sanremo! “offerte” di alcun genere da parte del pubblico. Inoltre non richiede-
vamo un concerto intero ma venti-trenta minuti di esibizione.
Con mio sommo scorno visto che non ero più a percentuale. C’erano più di 100 persone coinvolte nell’evento. Ogni data aveva
Già. Facesti una scelta sbagliata. L’anno dopo con i Bluvertigo por- un costo di partenza che si aggirava intorno ai 130-160mila euro.
tati dalla Sony, nonostante la bellezza del brano L’assenzio, non fun- Con Manuel radunammo anche parecchie agenzie artistiche nel ten-
zionò altrettanto bene. È pur vero che Morgan e Asia avevano già dei tativo di coinvolgerle come partnership. Ci risposero tutti di no; il
problemi che si riflettevano nel progetto Bluvertigo, ma la Sony non rischio era troppo elevato. Manuel voleva mollare, allora decisi di
lavorò bene nonostante venissero dall’MTV Music Award e da rischiare tutto io. Cancelliamo dal progetto i grossi sponsor, che
150mila copie vendute. Non c’era l’umiltà che avevano i Subsonica tanto sarebbe stato difficile ottenere e proviamo a muoverci con gli
e la Mescal. Giocavano forse troppo sul glamour o forse troppo in enti pubblici. Magari ci daranno poco e ci faranno penare anni per
anticipo sui tempi e il pubblico non era ancora pronto. Per quanto prendere pochi soldi, pensai, però può darsi che ci diano dei servizi
riguarda gli altri gruppi della scuderia, ognuno aveva un percorso agevolati: la polizia, i vigili, spazi pubblicitari gratuiti, le transenne, i
diverso a seconda delle sue caratteristiche. Era il periodo in cui cer- lavori di ripulitura successivi, l’illuminazione… anche solo le torri
cavo di muovermi all’estero. Mi organizzavo con Mauro Valenti di faro per illuminare i parcheggi presi in prestito dalla Protezione
“Arezzo Wave”. Per esempio, mi portavo sempre dietro Agnelli Civile. La Regione Piemonte il primo anno non mi diede denaro ma
anche se andavo a fare delle cose con i Subsonica; organizzai i molta pubblicità gratis in tutte le stazioni. I 165mila già diventavano
Subsonica a Montecarlo e l’anno dopo ripetei con gli Afterhours. 150. Ho anche trovato alla fine degli sponsor: l’Heineken mi ha dato
Così a Lugano unendo Bluvertigo e La Crus. Cercavo di usare i cana- 150mila euro, la Lipton Ice Tea 100mila euro, ma dovevi spalmarli su
li che aprivo con un artista anche per gli altri. Era una grande fami- una serie di date. Qualcosina arrivava pure da sponsor locali. Era un
glia. Non c’era invidia. lavoro enorme. Avevo sei persone fisse in ufficio che lavoravano solo
per il Tora! Tora! per almeno otto mesi. Senza contare il mio lavoro,
La distribuzione era tutta Polygram? perché giravo come una trottola.
Sì, fino al 2001. Dal 2001 al 2004 Sony; dal 2004 in poi Emi. Oggi ci A Nizza Monferrato portai 40mila spettatori in due serate. Lì, per
distribuisce la Universal. colmo in casa mia, avevo anche la giunta comunale contraria no-
nostante fosse di sinistra. C’era solo l’assessore alla cultura, che era
Siamo arrivati al 2000, quindi al Tora! Tora!. Il primo anno è stato mi di Rifondazione Comunista, che mi appoggiava. I Vigili urbani si
pare il 2001. rifiutarono di prestarmi la sicurezza. Vennero addirittura fatti circo-
Si, il progetto del Festival rientrava nello spirito Mescal di cui parla- lare dei volantini invitando i negozi a chiudere paventando l’ipotesi
vamo sopra. L’idea era di Manuel che voleva cercare di far qualcosa che sarebbero arrivati i Black Block! Il primo giorno, sabato, i nego-
per la ricca scena musicale di quel periodo, e costringere i media più zi rimasero tutti chiusi, tranne un supermercato che fece affari d’oro.
grossi ad accorgersi che c’era un movimento musicale importante e Lo ripulirono. Non rimase niente. Avevo dovuto chiedere aiuto alla
di qualità. Che non erano quelli che magari facevano il Festival Bar Provincia e alla Questura perché mandassero uno straccio di sicu-
ma che facevano un botto di gente ai concerti. Una cosa sulla scia rezza. Così alla fine ebbi 12 gazzelle della Polizia da parte del
dell’Appaloosa, che non si limitasse agli artisti Mescal, ma coinvol- Questore. Successe poi che il presidente della Provincia, di Forza
gesse tutte le altre agenzie, cercando anche di non mettere gli artisti Italia, vedendo che tutta la sinistra mi boicottava, si schierò decisa-
meno noti sempre nella parte iniziale, ma magari dopo un artista di mente dalla mia parte. Tanto per farti capire le difficoltà a cui si va
punta, in modo che si esibisse con il pieno degli spettatori. L’idea era incontro in questi casi. Successe poi, a 500 metri dal festival, un
di prendere un ufficio stampa esterno, pagato da tutti, in modo che omicidio. Lì credetti che saltasse tutto. Perché le voci si rincorreva-
si garantisse a tutti i partecipanti uguale trattamento. Manuel avreb- no, nessuno capiva bene quello che era successo. I primi notiziari
be deciso a livello artistico, Mescal si sarebbe occupata di tutto il sulle tv erano drammatici: “Festival Tora! Tora! a Nizza Monferrato:
resto. Ovviamente c’era una forte percentuale di rischio; c’erano pro- un omicidio”. Era la fine. Arrivano i quotidiani, “La Stampa”, “La Re-
blemi a trovare gli sponsor. Si trattava di azzardare, mettere molti pubblica” e già cominciavano a mettermi in croce per aver voluto a
soldi, sperando che poi qualcuno appoggiasse il progetto. Nei me- tutti i costi organizzare il festival. Era un delirio di sciocchezze con-
dia patners la scelta cadde su “Radio Popolare” che non essendo in dite a base di droga, sesso, e violenza. La sera stessa, mentre i grup-
concorrenza con nessuno ci garantiva una buona visibilità senza en- pi suonavano, tutte le gazzelle spariscono. Erano andati a piantona-
trare in contrasto con radio più commerciali. Ci appoggiammo a re la caserma dei carabinieri assediata dai parenti della vittima che
“Tutto” per dei motivi precisi: c’era un rapporto di stima e amicizia volevano farsi giustizia da soli. Si saprà dopo poche ore che era stata
con il capo redattore Luca Valtorta, un giornalista atipico se lo inse- una lite tra due extra comunitari avvenuta davanti all’Ospedale di
risci in un contesto mainstream come il “Tutto” di quei tempi… Nizza. Quindi il giorno dopo il Questore si godette il momento di
spesso leggevi di artisti, ieri su “Tutto” e oggi su “XL” che lui dirige, gloria perché aveva piantonato un festival con 20mila persone e sal-
e ci trovi gli stessi che compaiono sulle pagine del Mucchio. Non a vato la caserma dei Carabinieri. Manuela con l’ufficio stampa fece
caso Manuel si è appoggiato ancora a lui per la compilation del un grande lavoro di seria informazione in quell’occasione, per chia-
dopo Sanremo dell’anno scorso. rire come si svolsero realmente i fatti.

Sì, a questo punto ci fu una lunga querelle con il Mucchio. Io capivo Economicamente come andavano le cose?
l’effetto Valtorta, ma non sopportavo che comunque vi appoggiaste Iil primo anno siamo riusciti a pareggiare i conti. Il secondo sono
a un giornale di Berlusconi. Sbagliai a portare avanti quella battaglia arrivati sponsor più grandi e quindi sulla carta un utile, però la
per un anno, invece di dirla e finirla lì. Anche perché l’unico risultato Regione Piemonte non mi ha mai dato i 170mila promessi; idem
che ottenni fu che tu smettesti di fare pubblicità sul Mucchio. Ma per i 100mila promessi dal Comune di Riccione. Bada: tutto deli-
andiamo avanti. berato. Vai a fargli causa… Dovevamo essere allo stadio, per la
Mi hai fatto risparmiare una trentina di milioni! prima volta con un biglietto a 5 euro, perché non c’era la possibi-
C’era anche il problema di organizzare le date perché il cast era sem- lità di coprire i costi. All’ultimo momento, mi costrinsero a spo-
pre deciso all’ultimo e quindi gli eventuali promoter locali erano per- starmi, perché avevano accettato i mondiali juniores di atletica, in

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BACKSTAGE

la serata finale del Tora!Tora!

“Il Festival Tora!Tora!, e l’idea che lo sorreggeva, è stata un’iniziativa


importante. Quello che è assolutamente mancata, purtroppo, è stata la
visibilità televisiva. Allora, come oggi, se non sei in televisione, non esisti”
un parco non protetto in cui era impossibile far pagare un bigliet- quei giorni a Rimini il film Da zero a dieci quando venne a trovar-
to. Si ritirò pure lo sponsor locale, la Valleverde. Altri 10 mila euro ci con il figlio, portandosi dietro anche le attrici (che erano fan di
persi. Comunque alla fine dei tre anni, devo dire che Manuel ha Samuel) rimase colpito dal clima che si respirava, oltre che dal
avuto un ritorno d’immagine enorme e il cachet sui live nonché le fatto che avessi fatto aprire alle 16 ai Mau Mau, seguiti dagli
vendite dei CD, per tutti gli artisti Mescal, registrò un incremento Afterhours mentre alle 21.00 sul palco c’erano band che avevano
del 30 percento. venduto mille copie, seguite in scaletta dai Subsonica. Tutto que-
sto, contro ogni regola del live business. Era un modo per costrin-
Il tentativo di far parlare attraverso il Tora! Tora! della crema della gere il pubblico ad arrivare alle 16.00; diffondevamo il cast ma
musica emergente, nonostante i numeri, mi sembra sia fallito. I non la scaletta. Fu una bella avventura che durò fino al 2005; poi
grandi mass media hanno continuato a ignorarvi-ci. Come mai? chiudemmo i battenti perché non c’erano nuovi headliners, non
Non sono d’accordo. A parte la crescita della quale ti ho appena par- c’era un ricambio e si rischiava di ripetersi un po’....
lato, abbiamo realizzato un’enorme rassegna stampa, con articoli
pubblicati da tutti i quotidiani più importanti, compresi “Corriere Qualche band che si rifiutò di venire?
della Sera”, “La Repubblica”, “La Stampa”, “Il Sole 24 Ore”, etc… Mi pare Carmen Consoli e i Negrita. Gli altri vennero tutti volentieri.
Quello che è assolutamente mancato, purtroppo, è stata la visibilità Sono uscite anche delle belle compilation…
televisiva. Allora, come oggi, se non sei in televisione, non esisti.

Cosa ti ricordi?
Ad impressionarmi furono l’umiltà e la disciplina di tutti i gruppi. Il prossimo mese parleremo degli anni 2004-2010, ovvero della querelle
Probabilmente perché Manuel era il gran Cerimoniere. Un musi- con Casacci e con gli Afterhours, dei nuovi progetti della Mescal. Uno
cista come loro. Tutti venivano trattati allo stesso modo. Elisa sguardo dietro le quinte del business musicale dove, come sempre, non
come i Julie’s Haircut. Lo stesso Ligabue che stava girando in sono tutte rose e fiori. 

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UN’ALTRA (WEB) TV
Dal 1° febbraio ha aperto i battenti una nuova web tv: si chiama
Soluzioni Semplici, si trova su www.soluzionisemplici.net e raccoglie
video, interviste e brani live di band che passano dal Circolo degli Artisti
a Roma. Due dei suoi ideatori, Christian Briziobello e Alessandro Ricci,
ci raccontano idee, prospettive… e future collaborazioni con Il Mucchio.
di Luca Castelli

Quando e come è nata Soluzioni tunità che vediamo noi. Di certo strati in redazione e trasmessi
Semplici? sono stati fonte d’ispirazione, su Mucchio Tv. Con Il Mucchio
L’idea è nata circa sei mesi fa. così come lo sarà in futuro tutto c’è un legame forte, dovuto sia
Gli spunti sono cresciuti, fino a ciò che avrà a che fare con mu- alla presenza sullo stesso terri-
convincere il Circolo degli sica e immagini. Sarebbe anche torio sia a un feeling umano.
Artisti a investire tempo e bello trovare delle forme di col- Più in generale, stiamo pensan-
risorse per pianificare, produr- laborazione. Il mezzo ce lo per- do di sviluppare anche un for-
re e promuovere la Web Tv. mette e potrebbe essere un mo- mat legato ai giornali di musica,
do per far crescere ancor di più per far vedere come funzionano
Quindi la si può definire co- il fenomeno. le varie redazioni.
me “la Web Tv del Circolo degli
Artisti”? Il sito è suddiviso in parecchie Pensate di rimanere concentrati
Il Circolo ha dato vita al proget- sezioni: addirittura nove, al mo- sulla musica?
to in collaborazione con Kick mento della partenza. Avete un No, affatto. La musica è solo la
Agency e Sporco Impossibile, piano di battaglia ben definito base di partenza. Ci piacereb-
due agenzie attive nel campo interessante, bello da vedere. Il per riuscire a riempirle tutte? be allargare il raggio d’azione
della produzione e promozione Web sta giocando un ruolo im- A noi interessava diversificare ad altre forme d’espressione,
musicale, a stretto contatto con portante nella circolazione della una serie di contenuti, sulla ba- come la letteratura. Non è e-
il club. Utilizzarla solo come la musica e delle idee. La nostra se delle loro caratteristiche. C’è scluso che la cosa non accada
Web Tv del Circolo sarebbe però intenzione è documentarlo at- il live, naturalmente, ma anche anche molto presto.
scontato e riduttivo, anche in traverso la musica stessa e i diverse tipologie di interviste, a
relazione alle aperture verso l’e- suoi protagonisti. Più che col- seconda del taglio delle riprese La collaborazione degli artisti è
sterno che un progetto del ge- mare il vuoto, ci piacerebbe al- o della sostanza dei personaggi necessaria. E in certi casi si trat-
nere può avere per natura. An- largare il cerchio. che ne sono protagonisti. Ab- ta di una collaborazione piutto-
che in termini di immagine e biamo dato grande importanza sto esigente: penso ai Baustelle
comunicazione. Pensiamo alle Un cerchio che, comunque, or- anche alla scelta dei luoghi che ripresi nel camerino, prima di
altre venue che potrebbero esse- mai non è più strettissimo. Da fanno da contorno. Dopo il lan- un concerto, nella sezione Pas-
re interessate a collaborare. O progetti pionieristici italiani co- cio del 1° febbraio, rispetteremo s(e)partout. Sono tutti così lieti
ai tanti interlocutori che Inter- me Pronti al peggio a consolida- delle cadenze settimanali, pub- di partecipare o c’è qualcuno
net, o altri mezzi di comunica- te realtà internazionali come La blicando due o tre video alla vol- che vi ha risposto picche?
zione, offrono. Blogothèque o Pitchfork TV, gli ta. Non escludiamo di accorpa- Finora abbiamo avuto solo una
esempi di Web Tv musicali sono re alcuni format o magari di pre- risposta negativa, ma non sa-
Perché lo fate? Vedete un vuoto ormai numerosi. Come vedete sentarne di nuovi. rebbe carino fare nomi. Per il
da colmare nel panorama ita- questa scena? È fonte d’ispira- resto, contro ogni pronostico,
liano? zione, di collaborazione, di con- Una gola profonda in redazione c’è stata grande disponibilità da
Vogliamo dare un contributo correnza? mi ha detto che c’è anche qual- tutti i musicisti che abbiamo
allo svilupparsi della tv sul Web, Quelli che fai sono esempi inte- cosa in ballo con Il Mucchio… coinvolto. Tra l’altro, ci hanno
e farlo con attitudine, piacere e ressanti, che raccolgono nella Sì, è vero. La nostra idea è di fa- dato fiducia a scatola chiusa, vi-
uno stile che sia riconoscibile, maniera giusta le stesse oppor- re versioni “deluxe” dei live regi- sto che la tv ancora non esiste-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
ONLINE

L’INESORABILE ASCESA DELLE WEB TV


Prima o poi bisognerà trovare un nome alternativo: Web
Tv non basta più. Soprattutto, indica e raccoglie un insie-
me di realtà che, nella loro eterogeneità, sono ormai sem-
pre più distanti dalla natura di semplici declinazioni su
Internet della vecchia televisione. Sulle Web Tv, non esiste
il palinsesto. Non c’è uniformità di linguaggio e tantome-
no di durata (i filmati possono essere da tre, dieci, venti
minuti, a seconda delle necessità e delle scelte editoriali).
Cambia, radicalmente, anche il rapporto con la pubblicità
e con il pubblico. Non sono più gli utenti del Web a rivol-
gersi alla tv, ma è la tv stessa a inseguire i suoi spettatori -
tramite le capacità di diffusione di YouTube e Vimeo -
attraverso blog e social network. Le Web Tv vivono e pul-
sano su Facebook, più che sul proprio sito d’origine. An-
va. Per questo dobbiamo rin- che all’estero. D’altronde, molti che nella pigra Italia, il fenomeno è ormai una realtà. In
graziare anche la mediazione musicisti stranieri che sono particolare in campo musicale, confermando quel ruolo di
dei vari management e delle a- famosissimi ovunque vengono avanguardia nei rapporti con le nuove tecnologie che la
genzie di booking. snobbati dai media nostrani. musica svolge fin dai tempi di Napster e dell’iPod.
Guardare solo alla musica na-
Quante persone lavorano a So- zionale, poi, non sarebbe solo
luzioni Semplici? limitante ma anche ripetitivo: e-
Circa dieci persone, che si al- sistono già altre realtà che da
ternano tra fase ideativa, reda- anni portano avanti un lavoro di
zionale, riprese, post-produ- divulgazione “italianocentrico”.
zione, interviste, artwork, Web
design, promozione. Ci stiamo Il legame con il Circolo vi per-
strutturando a seconda delle e- mette di poter contare su un
sigenze. Ogni video è una pic- buon bacino di artisti, a cui at-
cola creazione da seguire in tingere…
più passaggi: a seconda della Il club è il riferimento intorno a
complessità, può subire varia- cui ruota il progetto, ma l’inten-
zioni nel numero delle persone zione è coinvolgere altre situa-
coinvolte. zioni che riteniamo interessan-
ti, in giro per Roma e per il Pae-
Dal punto di vista economico, se. Poi, è ovvio che essere la tv
in questa fase di lancio siete del Circolo ci permette di ag- Tra i più riusciti esperimenti c’è Pronti al peggio (prontial-
riusciti a trovare una quadra ganciare con maggiore facilità i peggio.vitaminic.it), il primo sito che con genialità e pas-
soddisfacente? Si riesce a por- musicisti che passano sul palco sione ha cercato di tradurre per la scena alternativa italia-
tare avanti un progetto del ge- del locale. na esperienze di successo come quella del francese La Blo-
nere senza dissanguarsi? gothèque e dei suoi Les Concerts à Emporter (www.blogo-
Nel complesso, stiamo dedi- Inutile sottolineare come Solu- theque.net/-Concerts-a-emporter-). Ma l’ecosistema oggi è
cando al progetto gran parte del zioni Semplici sia un progetto molto articolato e si arricchisce sempre più man mano che
nostro tempo quotidiano, pur internettiano fino al midollo. Il i licei, le università, i centri sociali sfornano giovani appas-
portando avanti - ognuno di noi sito è partito da una decina di sionati, cresciuti a pane, Internet, rock e videocamera low-
- i rispettivi lavori. Con qualche giorni (quest’intervista è stata cost e desiderosi di partecipare alla grande conversazione
taglio ai costi, qua e là, per ora realizzata il 12 febbraio, Ndr): globale. Solo negli ultimi mesi, chi scrive ha avuto modo di
è assolutamente sostenibile. prime impressioni sulla rispo- entrare in contatto con nuove esperienze come La Subur-
sta del pubblico e sui canali bana (www.lasuburbana.it) o Rocklab (www.rocklab.it),
Mirate esclusivamente a un d’accesso preferenziali? ma gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine. E i
pubblico e a una “scena” na- Finora le critiche sono state po- migliori nascono quasi sempre dall’underground. In con-
zionale o avete il sogno di rag- che, per fortuna. In generale, fronto ai giganteschi e tradizionali network televisivi, le
giungere anche spettatori e abbiamo ricevuto un’accoglien- Web Tv danno una lillipuziana impressione di fragilità (e-
utenti oltre i confini? In fondo, za calorosa sia dal pubblico sia conomica e non). Eppure, stanno costruendo su Internet
una realtà squisitamente pa- dagli addetti ai lavori. I maggio- un universo alternativo d’informazione, comunicazione e
rigina come La Blogothèque è ri feedback arrivano da Face- vitalità socioculturale - non solo a sfondo musicale - che
riuscita a farsi conoscere in book: oggi il social network è in- potenzialmente non conosce confini. Né di diffusione, né
America. dubbiamente la cassa di riso- di linguaggio. L.C.
L’idea è proprio quella: creare nanza migliore per progetti co-
un prodotto che sia fruibile an- me il nostro. 

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CARTA CANTA
Quest’anno ricorrono i centocinquant’anni anni dell’Unità d’Italia.
Come in ogni celebrazione patriottica, il rischio di annoiarsi mortalmente
tra tricolori che sventolano e dichiarazioni tronfie è molto alto. La noia
rischia anche di farci dimenticare alcuni tasselli cruciali della nostra
identità, ancora zoppicante, come la Carta Costituzionale del 1948.
Ne parliamo con Sergio Lariccia, uomo di diritto.
di Chiara Lalli

Quali sono i diritti inviolabili degli uomini affermati e protetti dalla votano solo dal Dopoguerra! Oppure alla riforma del diritto di fami-
nostra Costituzione? glia del maggio 1975: dal 1966 era stata presentata una proposta di
L’uguaglianza e la libertà sono i primi che mi vengono in mente. riforma in Parlamento, ma l’iter parlamentare si protrasse per ben
Penso alle lotte di uomini come Gaetano Salvemini, Piero nove anni perché sarebbe stato impossibile approvare una riforma
Calamandrei, Guido Calogero, Lelio Basso, Giuseppe Alberigo e in tale materia fino a quando fosse rimasta in vigore la disposizione
Norberto Bobbio, per ricordarne soltanto alcuni, e al loro impe- del Codice Civile che stabiliva che il matrimonio non si poteva scio-
gno per garantire la pari dignità sociale e le libertà di tutti gli gliere se non con la morte di uno dei coniugi. Insomma, era impos-
uomini e di tutte le donne. sibile approvare una riforma adeguata alle esigenze della società
L’uguaglianza non è solo quella formale. In assemblea costituente perché era in vigore la disposizione normativa che impediva il divor-
Lelio Basso ha sottolineato l’importanza del compito dei poteri pub- zio. È stato necessario percorrere una strada lunga e piena di osta-
blici di garantire una uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini. È coli: mi riferisco all’approvazione della legge 898 del 1970 e alle pole-
necessario verificare cosa accade nella società e adottare le migliori miche politiche e sociali che hanno preceduto la consultazione
soluzioni per rimuovere gli ostacoli che impediscono l’attuazione di popolare del 13 maggio del 1974, quando il 59 percento degli italiani
tale principio che non deve rimanere un articolo astratto. Basta pen- ha confermato la legge che ha stabilito il principio divorzista in Italia.
sare alla parità tra uomo e donna e considerare che le donne in Italia Anche questa è stata una battaglia di uguaglianza e di libertà.

Quella italiana è una buona Costituzione? È una condizione suffi-

CHI È SERGIO LARICCIA


ciente per garantire i nostri diritti?
Direi che una buona Carta Costituzionale - e quella italiana del
1948 è una delle migliori in circolazione! - sia senza dubbio neces-
Sergio Lariccia ha esercitato per undici anni le funzioni di saria ma certo non sufficiente. La condizione fondamentale per la
magistrato della Corte dei Conti, dal 1962 ha insegnato Di- garanzia dei diritti è rappresentata dall’opinione pubblica, dal-
ritto Ecclesiastico nelle Facoltà di Giurisprudenza delle Uni- l’impegno civile dei cittadini, dalla conoscenza dei diritti ricono-
versità di Modena, Cagliari, Urbino e Perugia e, dal 1984, sciuti dalle disposizioni costituzionali e dalla consapevolezza di
nella Facoltà di Scienze Politiche della Sa- quanto sia importante l’obbligo del rigoroso rispetto dei limiti
pienza di Roma. Dal 1992 ha insegnato Di- dell’intervento statale nella vita dei consociati. Naturalmente le
ritto Amministrativo nella medesima facoltà leggi specifiche a garanzia dei diritti sono molto importanti, così
della Sapienza, nella quale è stato anche com’è essenziale il panorama circostante: penso alla convenzio-
presidente del corso di laurea di Scienza del- ne europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
l’Amministrazione. Il prossimo aprile uscirà fondamentali del 1950 e alle altre costituzioni e carte dei diritti
per Carocci il suo Battaglie di libertà. Diritti europee e di altri continenti. È importante la coerenza tra le carte
civili e democrazia in Italia (1943-2010). costituzionali dei diversi Paesi perché la rete di protezione diven-
ti sempre più ampia e resistente.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

FOTO DI CHIARA LALLI


Nel dibattito pubblico alcune parole sono abbandonate in una condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Negli anni più
ambiguità semantica che genera confusione. La palude semanti- recenti molti studenti, soprattutto i più giovani, sorridono amara-
ca riguarda per esempio “laicità” o molte delle parole su cui si mente e si chiedono dove sia finito questo diritto, tanto impor-
fonda la Costituzione e che vengono ripetute nel celebrare i cen- tante da essere sancito dalla Carta Costituzionale. Un principio
tocinquant’anni. Cosa è successo ad alcune parole? può anche rimanere solo un’astratta formula giuridica, priva di
Le parole e le espressioni delle carte costituzionali hanno grande effettivo riconoscimento sostanziale in tutte le ipotesi, purtroppo
rilievo, e la presenza o l’assenza di una parola - che comunque assai numerose, nelle quali manchi completamente l’attuazione
può avere molti significati - determinano importanti conseguenze di un principio teorico.
interpretative. A proposito di laicità, l’articolo 2 della Costituzione
francese del 1958 sancisce che la Francia è “una repubblica laica e Il pervertimento semantico può essere intenzionale, soprattutto
democratica”. L’articolo 1 della Costituzione italiana stabilisce che rispetto a parole importanti come “libertà”?
l’Italia è “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Nel Succede ogni giorno: la parola “libertà” compare nella denomi-
nostro Paese il percorso della laicità è accidentato: le scelte fatte nazione di molti partiti (Popolo della Libertà, Futuro e Libertà), di
in assemblea costituente sono state cruciali. Ma i Patti parecchi giornali e di numerose associazioni. Si vuole tentare di
Lateranensi (Trattato e Concordato) dell’11 febbraio 1929 conte- convincere che solo il partito, o il giornale, che si definisce “libe-
nevano norme che perseguivano l’obiettivo di garantire la confes- ro”, o che prevede il riferimento alla libertà nella propria denomi-
sionalità dello Stato e certamente non promuovevano il principio nazione, sia davvero garante delle istanze di libertà! Ma, ancora
di laicità delle istituzioni civili. Un aspetto interessante riguarda una volta, non basta una parola per rendere gli uomini liberi. Se
l’uso degli aggettivi: nel dibattito politico e nelle polemiche tra gli poi quella libertà nasconde, per esempio, un monopolio della
Stati e alcune confessioni religiose, come la Chiesa Cattolica, informazione diventa quasi grottesco e l’espressione “libertà”
assai spesso si adottano espressioni come vera laicità o sana lai- diventa uno schermo, un insopportabile artificio. È inevitabile che
cità, per indicare la contrapposizione rispetto a forme di laicità vi sia un uso diverso delle parole, che dipende anche dal piano
falsa e malata. della valutazione e dal contesto; bisognerebbe però limitare l’am-
Ad ogni modo, non basta certamente una parola per garantire i biguità semantica. La libertà non deve diventare privilegio. Faccio
diritti: in proposito è significativo l’uso delle espressioni riguar- un esempio: il cosiddetto lodo Alfano, nel quale il principio di
danti le garanzie del “lavoro”. Mi è capitato spesso, nella mia atti- uguaglianza davanti alla legge è stravolto. Una così accentuata
vità didattica, di citare l’articolo 4 della Costituzione: “la Re- lesione del principio di uguaglianza non può essere introdotta in
pubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le un ordinamento senza stravolgerlo e trasformarlo in un regime

53
La nostra Costituzione afferma la libertà religiosa. Non sarebbe
importante anche da parte dei religiosi garantirla? Non è offensi-
vo imporre una religione? Non si umilia, tramite l’obbligo, l’im-
portanza di una scelta?
Finora ho parlato soprattutto dal punto di vista dell’ordinamento
statale italiano. Penso all’articolo 7 della Costituzione: secondo
un’abitudine diffusa si dice che questo articolo regola i rapporti
tra Stato e “chiesa”. Invece bisognerebbe fare molta attenzione al
significato dell’aggettivo “cattolica” usato dal costituente, tenen-
do presente che la Costituzione, nell’articolo ora citato, prevede
espressamente i rapporti tra Stato e “Chiesa Cattolica”. Infatti
“tutte le confessioni religiose” sono, per impegno costituzionale,
“ugualmente libere davanti alla legge” e la confessione cattolica è
una delle confessioni, non “la confessione”. Questa differenza è
importante.
Dal punto di vista della Chiesa Cattolica lo scenario cambia: per
l’Ordinamento Canonico la religione cattolica è “la Verità”. Se si
parte dal presupposto che una chiesa costituisca l’unica chiesa, la
libertà somiglia all’errore: extra ecclesiam nulla salus. Con la pre-
messa che quella sia la strada giusta, come parlare di libertà?
Come potrebbe, la Chiesa Cattolica, garantire la libertà (di sba-
gliare), cioè di credere in altra verità o di non credere? Nell’or-
dinamento italiano, e in tutti gli ordinamenti democratici statali
che garantiscono pluralismo, libertà ed uguaglianza, i diritti dei
credenti (in diverse confessioni) convivono, devono convivere,
con i diritti dei non credenti. Non può esistere “la Verità”.
FOTO DI CHIARA LALLI

Quali dovrebbero essere i rapporti tra le religioni e gli Stati?


La partecipazione delle religioni alla vita democratica è molto
Sergio Lariccia
complessa. La pretesa di “Verità” mal si adatta alla laicità delle
istituzioni civili. E tuttavia, tra i documenti approvati durante i
lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), vi è un
passo illuminante della Costituzione Conciliare Gaudium et
illiberale: e questo stravolgimento andrebbe ostacolato, perché Spes. Il paragrafo 76 afferma: “Tuttavia essa [la chiesa cattolica,
sono pericolose le maggioranze che non credono più nei principi cioè l’unica chiesa] non pone la sua speranza nei privilegi offertile
costituzionali e perché nessun risultato elettorale può giustificare dall’autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all’esercizio di certi diritti
il superamento delle garanzie necessarie affinché l’ordinamento legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far
rimanga liberale e garantista dell’idea stessa di uguaglianza. dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze
esigessero altre disposizioni”. La Chiesa, in sostanza, avrebbe potu-
Perché è tanto importante soffermarsi sulle parole? to - a mio avviso, avrebbe dovuto - rinunciare ai diritti ottenuti a
Intendersi sulle parole e sui loro significati è di fondamentale impor- seguito della stipulazione dei concordati, perché i privilegi rico-
tanza per il rispetto delle regole. Se una regola non è comprensibile nosciuti da tali accordi avrebbero potuto suscitare dubbi sulla
è impossibile applicarla e rispettarla. Oppure la si può applicare in sincerità della sua testimonianza. Una formula molto raffinata e
modi molto diversi tra loro, e il risultato è comunque insoddisfa- problematica, frequentemente citata da quanti, anche tra i catto-
cente. È significativo cosa sia accaduto in Italia nel corso dei cento- lici, contestano la vigenza dei concordati negli Stati totalitari
cinquant’anni dalla formazione del nostro stato (17 marzo 1861), divenuti Stati democratici. In quegli anni si confidava molto in
con il passaggio dal periodo dell’Italia Liberale, a quello del Regime questa dichiarazione di intenti da parte chi è abituato a prende-
Fascista e poi, nel 1945, a quello dell’Ordinamento Democratico. La re sul serio le dichiarazioni contenute nelle disposizioni giuridi-
Costituzione del 1848, lo statuto concesso dal sovrano Carlo Alberto, che, anche di ordinamenti caratterizzati da forti peculiarità
il cui articolo 26 affermava che “la libertà individuale è guarentita”, è com’è l’Ordinamento Canonico. Era il 7 settembre 1965 quando
rimasta vigente per tutto il Ventennio Fascista, sebbene fosse stata Paolo VI dichiarò che “tutte e singole le cose, stabilite in questa
del tutto svuotata di contenuti. Le norme costituzionali dello statuto Costituzione Pastorale sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E
sono rimaste in vigore anche in quegli anni in cui tutte le libertà indi- Noi [...] le approviamo, le decretiamo e stabiliamo […]”. Qualche
viduali e collettive sono state soppresse, soprattutto nel periodo anno dopo, l’11 febbraio del 1973, nel periodo cruciale delle pole-
seguente l’assassinio di Giacomo Matteotti del 10 giugno 1924. miche collegate alla consultazione popolare per la legge sul
Negli anni del Regime le leggi sono cambiate, nonostante la divorzio, Pietro Scoppola pubblicherà un articolo sul quotidiano
Costituzione Albertina prevedesse la formale garanzia delle liber- “Il Giorno”, intitolato Alla Chiesa la prima mossa di rinuncia al
tà individuali. Ecco perché nel 1948 lo Statuto Albertino è stato Concordato. I cattolici democratici in quegli anni credevano nella
sostituito da una costituzione lunga e rigida, che si caratterizza concreta possibilità di nuovi comportamenti e orientamenti da
come una carta costituzionale completa e articolata, nella quale i parte ecclesiastica - mi viene in mente il titolo del bel film di
costituenti hanno voluto tenere presenti e assicurare le essenzia- Mario Martone Noi credevamo; oggi dobbiamo dire si illudevano
li esigenze di uguaglianza e di libertà al fine di garantire i diritti che alle parole potessero seguire i fatti. Ben presto le speranze si
fondamentali dei cittadini, anzi i diritti di tutte le donne e di tutti sono trasformate in delusioni; e quasi tutti i principi del Concilio
gli uomini (mi riferisco, in particolare agli articoli 2 e 3 e a tutta la Vaticano II sono diventati lettera morta, e di recente i silenzi pre-
prima parte della Costituzione). valgono sulle parole.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

“Il 13 maggio del 1974, il 59 percento degli italiani ha confermato


la legge che ha stabilito il principio divorzista in Italia.
Anche questa è stata una battaglia di uguaglianza e di libertà”

1974

Non si rischia la riduzione al ridicolo di alcune questioni religio-

LA COSTITUZIONE ILLUSTRATA
se? Dov’è il libero arbitrio, solo per fare un esempio?
La visione oggi dominante delle questioni religiose e cattoliche
è molto spesso volgare. Penso che i cattolici dovrebbero arrab-
biarsi, constatando quanto spesso i novelli paladini del Catto- Ventisei tra illustratori e fumettisti hanno
licesimo siano delle caricature e siano mossi da interessi e ridisegnato la Costituzione Italiana omag-
ambizioni esclusivamente di carattere politico, o meglio partiti- giandola originalmente (Comma 22, pp. 96,
co. E allora bisogna guardare ai migliori: penso al volontariato euro 16). Le tavole in questione - create
o ad alcuni preti di strada, impegnati nell’attraversare le fron- appositamente per una mostra allestita nel
tiere dell’emarginazione e della speranza. E penso alle posizio- 2009 e poi raccolte in questo volume-cata-
ni, quasi sempre condivisibili, per una valutazione delle esigen- logo -, non rappresentano certo un mero
ze di una società civile, sostenute da un amico di religione val- lavoro di illustrazione didascalica, anzi: ogni artista ha
dese con una sincera visione democratica come Giorgio Peyrot, reinterpretato personalmente uno dei primi 54 articoli
purtroppo morto da poco. Nelle gerarchie clericali non emergo- del testo costituzionale fornendo chiavi di lettura ora
no personalità di spicco. Nemmeno nel dibattito pubblico a stravaganti e ironiche, ora critiche e “incazzate”, ma
pensarci bene. E non è un caso. Dovremmo comunque supera- anche naif, romantiche e utopistiche, facendo emergere
re l’ottica che alla Chiesa Cattolica, a tutte le chiese, si possa tutte le contraddizioni di un paese alla deriva. E quando
chiedere l’impegno spontaneo nel garantire il rispetto delle mettiamo insieme nomi come Gipi, Bacilieri, Altan,
libertà di religione e delle garanzie di laicità. Quel rispetto lo Giardino, Toppi, Vinci, Liberatore etc il risultato non può
dobbiamo pretendere come cittadini e non aspettare che arrivi che essere sorprendente. Andrea Provinciali
dall’alto o dagli altri. 

55
VENI VIDI VENICE
A New York e Seattle i Bud Spencer Blues Explosion, giovane duo
romano batteria e chitarra, sono stati per lavoro; in California,
ultimamente e separatamente, per diletto. Ce lo racconta colui a cui
spetta tenere il ritmo in un pezzo a quattro mani con la sua compagna.
testo e foto di Alice Paesetto e Cesare Petulicchio

D
elle due settimane tra Los (Vedi Venezia e poi muori), con primo fra tutti il Re Lucertola, fachiro che stende vetri per terra
Angeles, i deserti e San cui si faceva riferimento alla Jim Morrison. La Ocean Front e ci salta sopra, la coppia di vec-
Diego abbiamo deciso di soddisfazione di chi visitava la Walk, il lungomare, è la vera chietti che se ne va in giro con le
tagliare corto e parlarvi città italiana tanto da poter poi attrazione di Venice. La gente va bici rivestite in pelo rosa, oppu-
solo di Venice, il posto do- morire felice e contento. Però lì non solo per fare sport (oltre a re l’artista che costruisce statue
ve ci siamo divertiti di più e do- chissà perché la campagna uno dei più grandi skate-park enormi di sabbia, chi fa contor-
ve abbiamo visto, a cavallo tra il pubblicitaria non ottenne il suc- gratuiti della California, ci sono sionismo, chi suona un piano-
2010 e il 2011, i concerti miglio- cesso sperato e gli intellettuali una pista ciclabile lunga chilo- forte a coda sulla spiaggia… Poi
ri. Che poi è quello che conta. non arrivarono, allora quel metri, attrezzi per il body-buil- al tramonto il cielo letteralmen-
Venice è un quartiere che si geniaccio di Kinney inventò un ding, campi da beach-tennis e te esplode e, sotto una luce
affaccia sul Pacifico, creato nel nuovo slogan, “To see Venice is poi, ovviamente, si fa tanto rosso fuoco, ogni domenica
1905 dall’eccentrico magnate to live” (Vedere Venice è vivere), surf), ma soprattutto per mo- dagli anni 60 sulla spiaggia si
del tabacco Abbot Kinney, il che questa volta funzionò seb- strarsi e fare qualunque cosa gli crea il “Drum Circle”: un enor-
quale, dopo aver visitato l’Eu- bene solo sulla gente semplice. passi per la testa: c’è chi va in me cerchio formato da centinaia
ropa ed essere rimasto incanta- Fu allora che Kinney abbandonò giro sui rollerblade vestito da di persone da ogni angolo del
to da Venezia, decise di costrui- il suo progetto iniziale, mandò santone indiano suonando la mondo che suonano percussio-
re a Santa Monica la sua “Ve- a quel paese gli intellettuali chitarra elettrica con tanto di ni e ballano rapite dal ritmo, dal
nice of America” con tanto di snob e trasformò Venice nella amplificatore, ci sono i nostalgi- sole e dall’alcol in circolo.
canali, ponti, gondole e gondo- “Coney Island della California”, ci della disco anni 70 che arriva- Camminando tra bancarelle e
lieri fatti venire dall’Italia. Kinney un luogo per il divertimento di no con un super impianto mon- negozietti di cianfrusaglie vinta-
voleva creare la Mecca culturale tutta la famiglia. Poi tra gli anni tato su un barbecue e giù tutti a ge si viene spesso fermati da
della South California e vi invitò 50 e 60 gli intellettuali si sve- fare coreografie sui pattini insie- ragazzi che ti dicono “Vieni dal
a vivere scrittori e intellettuali di gliarono. Si stabilirono a Venice me a bambini e ubriaconi, c’è dottore”. Non si tratta di ma-
fama. Per pubblicizzarlo scelse esponenti della beat genera- chi gironzola vestito da indios niaci sessuali fissati con i gio-
una frase molto usata ai suoi tion, come Lawrence Lipton e dell’Amazzonia (cioè quasi nu- chini di ruolo, bensì di spaccia-
tempi, “See Venice and die” Stuart Perkoff, e musicisti, do con dieci gradi al sole), c’è il tori di marijuana: in California,

ILMUCCHIOSELVAGGIO
ON THE ROAD

LA MUSICA PIÙ ASCOLTATA A LOS ANGELES


A CAVALLO TRA IL 2010 E IL 2011 QUALCHE INDIRIZZO

THE BLACK KEYS - Brothers (NONESUCH) NEGOZI: Amoeba Music: mitico negozio indipendente di
THE NATIONAL - High Violet (4AD) dischi, usati, nuovi e rarità - 6400 Sunset Blvd., Hollywood;
JONSI - Go (XL) Truetone Music: fornitissimo negozio di chitarre nuove e
usate, con pezzi artigianali provenienti da tutti gli Stati
TALLEST MAN ON EARTH - Wild Hunt (DEAD OCEANS)
Uniti - 714 Santa Monica Blvd., Santa Monica; Guitar Center:
DUM DUM GIRLS - I Will Be (SUB POP)
mitica catena statunitense di strumenti nuovi e usati - 7425
BAND OF HORSES - Infinite Arms (COLUMBIA) Sunset Blvd., Hollywood; Small World Books: minuscola ma
ARIEL PINK’S HAUNTED GRAFFITI - Before Today (4AD) fornitissima libreria sulle sponde dell’oceano - 1407 Ocean
ARCADE FIRE - The Suburbs (MERGE) Front Walk, Venice; Mr Musichead: galleria specializzata in
BEST COAST - Crazy for You (MEXICAN SUMMER) arte ispirata alla musica. Foto e poster a edizione limitata,
STARS - Five Ghosts (VAGRANT) nuovi e vintage - 7511 W Sunset Blvd., Hollywood.
THE DRUMS - The Drums (MOSHI MOSHI)
BLONDE REDHEAD - Penny Sparkle (4AD) RISTORANTI: Mao’s Kitchen: cucina cinese, arredamento
BEACH FOSSILS - Beach Fossils (CAPTURED TRACKS) minimalista e moderno, propone piatti tipici molto buoni,
TY SEGALL - Melted (GONER) in quantità industriali e a poco prezzo - 1512 Pacific
TEENAGE FANCLUB - Shadows (MERGE) Avenue, Venice; The Coffee Bean and Tea Leef: la risposta
californiana agli Starbucks (che pure abbondano). È una
FOALS - Total Live Forever (SUB POP)
catena diffusa un po’ ovunque; Howard’s Famous Bacon
and Avocado Burgers: il nome dice tutto, ed è buonissimo
- 11127 Venice Blvd., Venice; Roosterfish: ristorante spe-
cializzato in carne e pesce alla griglia. Punto di riferimento
della comunità gay del Westside da più di trent’anni - 1302
Abbot Kinney Blvd., Venice.

LIVE CLUB: The Smell: 247 S. Main Street, Los Angeles; The
Echo: 1822 Sunset Blvd., Los Angeles; McCabe’s Guitar Shop:
3101 Pico Blvd., Santa Monica; Babe & Ricky’s: 4339 Leimert
Blvd., Leimert Park; Spaceland: 1717 Silver Lake Blvd., Silver
Lake; Troubadour: 9081 Santa Monica Blvd., West
Hollywood.

OSTELLI: Venice Beach Hostel: ostello a due passi dalla


Ocean Front Walk, economico e dall’ambiente amichevole -
1515 Pacific Avenue, Venice.

infatti, la somministrazione di un gruppo reggae, in occasione bre al Circolo degli Artisti, otte- conosciute a una festa di
cannabis a scopo terapeutico è dell’ennesimo party viene chie- nendo un discreto successo di Halloween a San Francisco,
legale, e quindi esistono coffee- sto loro di suonare, e i due, pubblico, quindi ci aspettava- fanno pensare a due streghe di
shop travestiti da ambulatori insieme a Scott Montoya al mo un pienone, e invece è stato Salem. Il connubio tropical
dove ragazzini con la faccia basso e Brian “l’unico che non strano rivederli a L.A. in un goth potrebbe sembrare un
strafatta, ma con il camice fa surf” Stewart alla batteria, locale piccolino e all’apparenza ossimoro, ma, ascoltandole, un
immacolato, ti fanno compilare fondano il gruppo. Il loro suo- sfigato. Allo scoccare della certo senso lo ha. Bellissima e
un serissimo modulo sul tuo no, che definiscono “beach mezzanotte sono saliti sul lentissima la cover in versione
stato di salute per poi sommi- goth”, è un miscuglio di rock palco come degli stregoni dark dark di All That She Wants degli
nistrarti la tua cura: una cannet- psichedelico anni 60 e cazzeg- e hanno generato due ore di Ace Of Base. Il loro LP non è
ta già pronta. gio surf, pop, country, ai quali si muro di suono “neo psichedeli- ancora uscito, sono mesi che

N
aggiunge un pizzico di anima co” con brani dell’ultimo disco, stanno facendo collette on line
onostante non ci fossero messicana e un po’ vodoo. In The Mirror Explode, ma anche tra i fan, chissà se ce la faranno.
grossi tour in giro, band California, da quando nel 2010 un bel po’ di vecchi pezzi da Infine i The Meek: pare siano la
californiane non sono hanno pubblicato l’album Hot Phoenix. Con immagini malin- risposta per tutti quelli che sen-
mancate. I Growlers, ad Tropics, sono molto richiesti e coniche, atmosfere distanti e al tivano la mancanza del caro
esempio, un gruppo che l’anno scorso hanno aperto il tempo stesso potenti hanno vecchio shoegaze col cui sotto-
desideravamo vedere da tempo concerto dei Black Keys all’Hol- rievocato le notti lisergiche di fondo era bello strafarsi alla fine
ma che difficilmente esce dai lywood Palladium. Nico e dei Velvet Underground. degli anni 80, o almeno così
confini americani. Nascono nel Per l’ultimo dell’anno siamo La serata era già iniziata bene dicono. Toni cupi e post punk
2006 quando Brooks Nielson stati alla serata “Bobby’s Psy- con i Black Flamingo, una band che riportano al passato e testi
(voce) e Matt Taylor (chitarra e chedelic Death Rock New di L.A. che si definisce “tropical profondi che catturano l’atten-
voce) si trasferiscono a Long Year’s Eve”: The Warlocks pre- goth” e il cui motto è “We’re zione. Non a caso a febbraio
Beach da San Clemente per fare ceduti da Black Flamingo e The witches, bitches”. E in effetti le Cat Power li ha scelti per aprire
surf e frequentare feste. Dopo Meek. I Warlocks avevano suo- due cantanti e polistrumenti- i suoi concerti di San Francisco
un breve tentativo di mettere su nato a Roma i primi di dicem- ste, che manco a dirlo si sono e Los Angeles. 

57
IMMAGINAZIONE
Magico Vento

AL POTERE
ILMUCCHIOSELVAGGIO
AUTORI

Gianfranco Manfredi è, davvero, uno dei talenti più estrosi


della scena narrativa italiana. Dopo aver scritto canzoni e
sceneggiature, prima del 1983, ha firmato il suo romanzo
più celebre, Magia Rossa, per poi approfondire progressivamente
il suo talento narrativo attraverso la letteratura, i fumetti e il cinema.
di John Vignola

Nell’ambito fumettistico ha dato vita a Magico Vento, innovativa profonde, antiche, e potrei anche dire italiane, se non altro perché
serie di Sergio Bonelli Editore, terminata a luglio dello scorso il vero fondatore del gotico moderno è stato Dante Alighieri.
anno, che lo consacra come un autore fra i più significativi del
western contemporaneo. Parallelamente si è occupato, sporadi- Si può descrivere il contemporaneo partendo da così lontano?
camente, di Tex e della miniserie Volto Nascosto, sempre per Siamo ancora in mezzo alle macerie umane che venivano descrit-
Bonelli di cui è previsto fra qualche mese un sequel ambientato te da un Dickens, uno Stevenson o una Shelley?
nella Cina del primo Novecento, Shangai Devil. Tra gli autori citati metterei anche Shakespeare, che più degli altri,
Il suo ultimo romanzo, Tecniche di resurrezione, è stato pubblicato da ancor più di Dickens analizza le dinamiche del Potere, cui ogni
Gargoyle, che ha curato anche la ristampa più recente di Magia rossa. autore “nero” socialmente sensibile dovrebbe prestare attenzio-
È un ottimo spunto per affrontare con chi se ne intende davvero que- ne. Dickens sembrava, negli anni 60, diventato inattuale. Si ten-
stioni come l’ispirazione e la creatività oggi, nell’era di Internet e dei deva a ritenere ad esempio che la piaga del lavoro minorile fosse
generi espressivi sempre più comunicanti fra di loro. scomparsa e che dunque il modo in cui Dickens ne parlava fosse
diventato desueto e lontano dalla realtà. Oggi non è più possibi-
La tua carriera artistica, nel corso del tempo, ha abbracciato diver- le leggere Dickens dandogli dell’ingenuo (come fece persino
si campi espressivi, senza imboccarne uno definitivamente, alme- Cesare Pavese). Eravamo ingenui (e illusi) noi.
no per un po’ di tempo. Come mai?
È vero, sono eclettico, ma, tutto sommato, non credo di aver Qual è il tuo metodo di scrittura, per i romanzi, e quali gli obbiet-
cambiato mai lavoro, nel corso del tempo. La mia attività in vari tivi che ti poni (in altre parole, hai già in mente uno scenario e uno
campi mediatici ha sempre avuto a che fare con la scrittura. svolgimento preciso, o solo un punto di inizio e uno di arrivo)?
Casomai posso dire che, mentre prima potevo io stesso pensare Lo spunto di partenza può essere dei più diversi. L’importante per
che alcune scelte fossero frutto di una certa mia irrequietezza, me è sentirlo come fecondo. Dopodiché è soprattutto scrivendo
ora, a distanza di decenni, so che erano perfettamente in linea che mi vengono le idee. Musicalmente si potrebbe dire che mi
con l’emergere della cosiddetta comunicazione multimediale. piace improvvisare sul tema, piuttosto che eseguire uno spartito.

Forse le maggiori soddisfazioni, di sicuro le più recenti, ti sono Il tuo lavoro di sceneggiatore a fumetti influisce sulla tua scrittura
arrivate dall’ambito narrativo. narrativa pura, o viceversa, oppure riesci a separare questi moduli?
Se si intendono per soddisfazioni quelle personali, nessun campo Ogni medium espressivo ha una sua natura specifica che cerco sem-
può darti maggiori soddisfazioni della musica, per il rapporto pre di rispettare, ma è evidente che nella riflessione personale molti
tutto particolare che si crea con il pubblico, nessuno come la let- elementi narrativi si mescolano e influiscono gli uni sugli altri.
teratura per il rapporto particolare che si crea con la propria fan-
tasia, e nessuno come i fumetti per il legame di lungo periodo Magico Vento ha messo il lettore di fronte a un West piuttosto ine-
con i lettori che spesso vengono “accompagnati” dall’adolescen- dito, a tratti quasi gotico, altre volte minuzioso nella sua ricostru-
za all’età adulta, cosa che nessun altro mezzo espressivo riesce a zione storica. Sono due anime che convivono, in questo caso, alla
fare. Se si intendono, invece, per soddisfazioni quelle economi- perfezione.
che, nella Società dello Spettacolo si guadagna molto di più con Già in letteratura, basti pensare al mio libro Ultimi Vampiri, pub-
le cose non dico necessariamente brutte, ma abbastanza “qual- blicato nel 1987, mi è sempre piaciuto mescolare Storia e
siasi”, in quanto media come la televisione generalista si rivolgo- Leggenda, irrobustendo la prima (studio molta documentazione
no a un pubblico medio-basso, anziano e di provincia. Per fortu- mentre scrivo), ma sapendo, come disse John Ford, che tra Storia
na la televisione generalista sta crollando per insignificanza. e Leggenda vince sempre la seconda.
Meglio creare di più e di meglio e guadagnare di meno, che crea-
re il minimo sindacale guadagnando di più, perché alla fine i quat- Si tratta comunque di un fumetto che ha segnato, credo, la tua
trini passano, mentre le cose belle restano e si scopre persino che carriera. Come è nato il progetto, quante sono state le soddisfa-
fruttano a distanza. zioni ed eventualmente le frustrazioni?
Il progetto sinceramente non aveva molto a che fare con quanto
Il tuo progressivo interesse per certo horror, che mescola consi- poi ho scritto, nel senso che all’inizio avevo soltanto in mente di
derazioni sociali, anche se calato nel passato, ha segnato i tuoi ravvivare il genere western con l’inserimento di temi e situazioni
ultimi romanzi. tipicamente horror. Poi, siccome il mio tipo di horror viaggia tra
L’horror è un mio interesse da sempre. Le mie prime letture sono realismo sociale e delirio onirico, e non è del tipo giocherellone,
state la Bibbia, i Racconti di Edgar Allan Poe e i romanzi di mi è stato fatto notare che potevo correre il rischio di esagerare in
Stevenson. Ho letto anche romanzi di infimo ordine e non li ho cupezza e di fare troppa paura ai lettori più giovani e alle lettrici.
mai disprezzati, però l’orrore (cosiddetto) per me ha radici molto Queste preoccupazioni di tipo editoriale, ma non infondate, mi

59
Nel frattempo, oltre a sceneggiare sporadicamente le uscite regolari
di Tex, hai firmato una miniserie come Volto Nascosto, calata in una
zona d’ombra della storia italiana abbastanza recente.
Sto scrivendo un sequel di Volto Nascosto ambientato nella Cina del
1900, durante la rivolta dei boxer. Si intitola Shanghai Devil e comin-
cerà ad uscire dopo la prossima estate, per diciotto mesi consecuti-
vi. Anche la Guerra dei Boxer è una pagina trascuratissima nell’inse-
gnamento scolastico. Peccato, perché insegna molte cose in merito
al ruolo della Cina nel mondo moderno e contemporaneo.

Anche qui, ti faccio la stessa domanda: soddisfatto, o rimborsato?


Si prevedeva che Volto Nascosto sarebbe stato un flop, perché erano
troppi anni che non si mettevano in scena, nemmeno al cinema,
scenari coloniali. Invece il fumetto è andato al di là di ogni più rosea
aspettativa, e ha in certo modo dimostrato che i lettori sono molto
migliori e assai più curiosi e assetati di novità di quanto in genere
non li considerino i professionisti.

Non so se ami fare bilanci. Mi viene naturale, però, chiederti almeno


se la tua esistenza è oggi più contenta di ieri, ovvero se, avendo attra-
versato quattro decenni di creatività italiana, ti senti personalmente
Gianfranco Manfredi
soddisfatto. Magari non ti poni mai problemi del genere.
Io so che quando scrivo sono felice. Ci sono, certo, fasi in cui pro-
hanno spinto a dare maggiore preminenza al contesto storico e prio preferirei staccare e dedicarmi ad altro, perché scrivere ai miei
insieme alla psicologia dei personaggi. C’è una certa fragilità sia ritmi (tutti i giorni, inclusi quelli festivi) è pesante, ma quando senti
nel personaggio di Poe sia in quello di Ned Ellis detto Magico che stai lavorando a una cosa bella, allora passa anche la fatica.
Vento. La fragilità è in genere un elemento che si trascura nel Quando alla fine una cosa esce, che sia una canzone, un romanzo,
dipingere un eroe, ma se si vanno a vedere i poemi classici, l’eroe un fumetto o un film non fa differenza, appartiene al pubblico non a
è sempre un concentrato di forza e di debolezza, altrimenti dove te, e ha in larga misura, soprattutto quando funziona, una vita indi-
sta il coraggio? Tutti gli Achille hanno un tallone esposto, diciamo pendente da te.
così. Gli eroi tutti d’un pezzo sono intollerabilmente finti. I letto-
ri e le lettrici hanno molto apprezzato questo punto di vista. Da Appartieni anche a una generazione che pensava che si potesse
sceneggiatori a volte si è portati a pensare che quello che conta è cambiare il mondo con la poesia, con un disco, con un libro. Certo,
un plot avvincente, invece la vera centralità in un racconto d’av- magari non solo con quelli. Le trovi ancora importanti, queste forme
ventura è rappresentata dai personaggi. Se la storia non è storia di comunicazione?
di qualcuno, non è interessante. E se questo qualcuno non ha una Sono ancora convinto che la comunicazione possa contribuire a
personalità ricca e contrastata è solo un eroe di carta. cambiare le cose, mutando il punto di vista con cui le guardiamo. Se

MANFREDIANA
Cantautore, sceneggiatore, attore, scrittore, Gianfranco
Manfredi nasce a Senigallia nel 1948, ma si trasferisce a Milano
all’età di otto anni. Studia Filosofia e si laurea con Mario Dal
Pra. Agli inizi degli Anni Settanta, si divide tra la ricerca uni-
versitaria sull’Illuminismo francese e l’attività di cantautore:
escono gli album La crisi (1972), Ma non è una malattia (1976), Inizia a farsi conoscere come romanziere mescolando registri
e il saggio L’amore e gli amori in Jean-Jacques Rousseau (1978). narrativi e i caratteri della letteratura di genere, ottenendo
Come cantautore realizza gli album Biberon, 1978; Liquirizia, l’apprezzamento di personalità come Oreste Del Buono e Pier
1979 (colonna sonora dell’omonimo film di Salvatore Samperi); Vittorio Tondelli. È autore di: Magia Rossa (Feltrinelli 1983,
Gianfranco Manfredi, 1981; Dodici, 1985 (in coppia con Ricky Gargoyle 2006), Cromantica (1985), Ultimi vampiri (Feltrinelli
Gianco); In Paradiso fa troppo caldo, 1993; Danni collaterali, 1987, Gargoyle 2009 in Extended Version), Trainspotter
2003; firma, altresì, brani per interpreti del calibro di Mia (1989), Il peggio deve venire (1992), Una fortuna d’annata
Martini (Io donna, io persona, 1976), Gianna Nannini (2000) e Il piccolo diavolo nero (2001), Ho freddo (Gargoyle
(Riprendo la mia faccia, 1977), e Gino Paoli (Parigi con le 2008, www.hofreddo.it), Tecniche di resurrezione (Gargoyle
gambe aperte, 1988). Inoltre, comincia a lavorare per il cinema 2010). È, inoltre, il creatore delle serie a fumetti Magico
come sceneggiatore. Come attore recita in Un amore in prima Vento (tradotta in diversi paesi, attualmente al vaglio di
classe, 1980, e Fotografando Patrizia, oltre a essere protagoni- opzioni cinematografiche americane) e di Volto Nascosto,
sta del Tv movie Kamikaze di Corbucci (1986). editi dalla Sergio Bonelli. Vive e lavora a Gordona (Sondrio).

ILMUCCHIOSELVAGGIO
AUTORI

“C’è una certa fragilità


sia nel personaggio
di Poe sia in quello
di Ned Ellis detto
Magico Vento.
La fragilità è in genere
un elemento che si
trascura nel dipingere
un eroe, ma se si
vanno a vedere i
poemi classici, l’eroe
è sempre un concen-
trato di forza e di
debolezza, altrimenti
Magico Vento
dove sta il coraggio?”
la narrativa in tutte le sue forme non servisse a nient’altro che a costruire un altro rapporto con la fruizione musicale, a sprigionare
occupare il tempo libero, avrei preferito senz’altro fare il falegname, un altro tipo di musica, sarebbero stati una rivoluzione importante,
o il medico... qualsiasi lavoro immediatamente e chiaramente utile. invece il modulo è rimasto identico a quello già formattato con gli lp.
Ma saper narrare è un fatto raro e questo talento specifico non va Ma visto che esistevano già gli lp, quale novità vera hanno apporta-
sprecato. Quando scrivi una canzone, magari in mezz’ora, su un to i cd, per un progetto musicale creativo? Nessuna.
ginocchio (come mi è accaduto con Ma chi ha detto che non c’è?), e
poi vedi che viene adattata e fatta propria da generazioni diverse nel Rimane importante, secondo te, avere in ogni caso una struttura
corso degli anni, allora diventi anche umile perché scopri che tu hai mentale analogica, rispetto all’avanzare del digitale, o invece si deve
soltanto gettato un piccolo seme, ma la fioritura è qualcosa di miste- semplicemente accettare il cambiamento?
rioso. Un sacco di semi che hai sparso e coltivato con la stessa I cambiamenti ci sono comunque, o si accettano (criticamente,
attenzione non hanno prodotto niente: non è colpa (o merito) del certo) oppure uno non fa il comunicatore. Detto questo, conosco
seminatore, ma del seme e del contesto (il terreno, la stagione...). sceneggiatori di fumetti che ancora scrivono a mano e la storia sta
Quando scopri che quella piantina conta, non conta perché l’hai in piedi lo stesso. Nel cambiamento ci sono alcune permanenze e in
piantata tu, ma perché è cresciuta al sole e alla pioggia, con un suo certi settori esse sono più rimarcate che in altri. Se per dieci anni non
miracoloso equilibrio spontaneo. vai più su un set cinematografico, quando ci torni scopri che nel
modo di lavorare è tutto cambiato (non per gli attori, ma per i regi-
Di fronte alla velocità della tecnologia, soprattutto quella che riguar- sti) e ti senti spaesato. Con i romanzi e coi fumetti questo non acca-
da le informazioni, che le fa viaggiare da una testa all’altra, si può de, sono forme di creatività ancora legate all’artigianato, non alla
restare annichiliti, o forse vagamente nostalgici. Qual è il tuo atteg- grande fabbrica
giamento?
Le velocità ha sempre fatto parte del mio DNA. Basta vedere la quan- Un’ultima considerazione sul tuo rapporto con la musica, oggi. SEI
tità di pagine che ho scritto... sono un autore parecchio prolifico e ancora curioso, trovi ancora qualcosa che ti piaccia?
dunque rapido. Non rimpiango lentezze perdute, perché quelle len- La ascolto assai meno di un tempo, lo confesso. Quella italiana, in
tezze (e questo può essere un difetto, intendiamoci) non le ho mai particolare, la trovo deprimente, quella cantautorale insignificante
vissute. La tecnologia mi affascina, anche se il continuo rivoluziona- sotto il profilo dei testi, quella dei gruppi assai più interessante. Nel
mento dei format, dei sistemi e forme di comunicazione, è frustran- panorama internazionale abbiamo assistito alla ripresa del pop usa
te quando l’aspetto nuovo serve in realtà a rivestire una totale man- e getta che è sempre stato il genere preferito dai discografici. Anche
canza di creatività e una ripetizione continua del già fatto, rivenduto il pop peraltro è interessante, ma solo come fenomeno di costume,
alla nausea in modi sempre diversi. Una nuova tecnologia dovrebbe non certo sotto il profilo musicale. I Baseballs fanno cover di pezzi
secondo me sprigionare un nuovo racconto. Se i cd, per fare un attualmente in classifica con arrangiamenti anni 50 o 60, e rendono
esempio, potendo disporre di maggior spazio di un vecchio lp, aves- così esplicito come sotto molte presunte novità si ricicli in realtà
sero contribuito a dare maggior importanza ai gruppi, alle suites, a l’“abbiamo già dato”, come cantava Jannacci. 

61
EUROPUNK
Esiste un’arte punk? Una domanda semplice, ma non troppo
facile da svolgere. Nato come momento di distruzione sistematica
di tutto il resto, destinato a essere dimenticato in fretta o a
durare per sempre, in un continuo frammentarsi, il Punk non
ha probabilmente affrontato in maniera organica il problema
della posterità, né tantomeno quello del segno artistico.
di Jacopo Barozzi

E
ppure, visitando La cultura Vero fiore all’occhiello, oltre ai Europa”, dal 1976 al 1980. volantini, riviste che erano
visiva punk in Europa, 1976- film che vengono proiettati L’attenzione è stata riservata al assemblate in bianco e nero,
1980 (Accademia di Fran- ogni giovedì sera (Don Letts, Regno Unito e alla Francia, ma ciclostilate, con disprezzo per
cia, Villa Medici, Esposi- Julien Temple, Anton Corbijn le tracce sono state raccolte un qualsiasi forma compiuta.
zioni Grandes Galeries, fra i registi), l’esposizione po’ ovunque, dalla Germania Abbiamo rovistato in un imma-
Roma, fino al 20 marzo), l’idea delle opere del collettivo Ba- alla Svizzera, dall’Olanda alla ginario frammentato, che è ico-
di stile emerge con inattesa zooka, una compagine france- stessa Italia. nografia più che atto artistico.
prepotenza. Uno spazio in cui se che ha attraversato il mon- Quello che urgeva era ricostrui-
sono stati riuniti oltre cinque- do dell’illustrazione sporcan- C’è chi si lamenterà di alcune re il punk nei suoi risvolti meno
cento oggetti, fanzine (ovvero dolo a dovere, accostando mancanze, soprattutto sul ver- noti, meno eclatanti: artisti veri
ciclostili, legati alle scene loca- figure incompatibili, da Hitler sante dei gruppi che all’epoca e propri, non solo star del pop,
li, con la scontata preponde- ai simboli del comunismo e suonavano. con tutto il rispetto per le secon-
ranza di quella londinese), del maoismo con le icone dei In realtà l’intento è quello di de, che hanno già ottenuto una
poster, volantini, collage, co- fumetti americani, da utensili proporre una fotografia del visibilità congrua. Nel non voler
pertine di album, alcuni filmati di uso comune a facce strazia- periodo, intensissimo, in cui essere ricordati, proprio di tanti
storici e due vere e proprie te dalla vita. Prima di una quel tipo di cultura esplose. personaggi dell’epoca, sta pure
miniambientazioni. Non in- ripresa, a quanto si dice più Non c’è una tensione analitica, il problema quando si devono
gombrante, nel senso che le ampia, al MAMCO di Ginevra ossia quella di raccogliere tutte rinvenire i materiali: attribuzioni
didascalie non sovrastano la e anche della doverosa uscita le band, o tutte le fanzine, o incerte, opere collettive di sfida,
visione, e attenta a non strafa- di un catalogo, i curatori (Éric tutti i quadri che fossero atti- più che materiale organico.
re, questa rassegna accompa- de Chassey, direttore dell’Acca- nenti al punk. Ci siamo trovati
gna anche il semplice curioso, demia di Francia a Roma, e di fronte a una serie di scelte, Ci sono comunque video in
di sala in sala, suggestionando Fabrice Stroum, curatore asso- che abbiamo affrontato, spe- rotazione, che riguardano non
ma non restando in superficie. ciato indipendente) hanno riamo, con sensatezza. solo Sex Pistols e Joy Division,
Se alcuni potrebbero trovare precisato le coordinate di una tanto per avvicinare un po’ gli
affrettata la parte riservata al ricerca che ha prodotto un per- Ovvero? estremi dell’epoca, ma anche
movimento puramente musi- corso stimolante e ben attento Innanzi tutto, volevamo avvici- soggetti spazzati via dalla
cale, - su cui però si sono spesi a sfuggire alle banalizzazioni. nare un movimento che ha rifiu- memoria di tanti, con il tempo.
fiumi di inchiostro, da ogni tato il concetto classico di arte, Abbiamo allestito una saletta
parte del globo - quella icono- Quali sono gli intenti di in quanto trasmissione di valori, con un po’ di esibizioni, soprat-
grafica riesce nell’intento di Europunk? per esempio. Tutto lo è e niente tutto del panorama inglese e
scavare nei risvolti sociali ed Come recita lo stesso sottoti- lo è, nello stesso tempo. Molte abbiamo messo in primo piano
estetici di una rivoluzione tolo, quelli di fornire un ritratto pubblicazioni di quel momento i Sex Pistols, a cui è dedicata
moderna. della “cultura visiva punk in viaggiavano attraverso fogli, una sala intera.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MOSTRE

Sex Pistols

Perché? Segrate, il 14 marzo del 1972. Scott King. Poi abbiamo ospita- indubbia. Abbiamo cercato
In loro coincide la forza totaliz- L’ipotesi più accreditata, alla to al team francese Bazooka anche di chiederci perché la
zante del movimento “punk”, fine, è che sia stato dilaniato da (Olivia Clavel, Lulu Larsen, Kiki musica ha avuto il sopravvento
lo sbeffeggio delle regole, il una bomba che stava piazzan- Picasso, Loulou Picasso, Ti-5 su un movimento dagli altret-
sovvertimento del mercato a do lui stesso. Una vita estrema, Dur, Bernard Vidal e Jean tanto importanti risvolti nella
cui però, sempre con un moto la sua, con la fondazione del Rouzaud), di cui abbiamo espo- grafica o nell’abbigliamento, per
di irriverenza, si guarda. Mal- GAP, la paura di un complotto sto parecchio, dopo una ricerca esempio. Ci sono film, che fra
colm McLaren (che purtroppo se di stato, la clandestinità, l’ade- estenuante, condotta attraverso l’altro stiamo proiettando all’in-
ne è andato ad aprile del 2010, sione al comunismo nonostan- tutta l’Europa. Una produzione terno di questo evento, che
Ndr) è stato il loro deus ex te facesse parte di una delle rimasta a lungo anonima, che appartengono alla storia miglio-
machina e, soprattutto, un este- famiglie più ricche d’Italia. Ci ora ha una collocazione precisa. re della Settima Arte. Ci sono
ta, uno con in mente sempre la sono gli estremi per considerar- Non abbiamo poi evitato ogget- quadri ispirati direttamente alle
possibilità di anticipare mode e lo un eroe punk? ti emblematici, come i vinili, gli tematiche del punk. Manca una
tendenze, cosa che gli è spesso abiti, alcune scritte al neon per sistematizzazione, uno studio
riuscita. Anzi, per molti versi ne Ci sono? riprendere l’ambientazione di preciso di un connubio fra atto e
ha creato almeno un paio. Poi Non c’è risposta, probabil- un periodo di grandi energie suono, fra forma e sostanza,
c’è Jamie Reid, che ha raffigura- mente. Forse ne è stato un creative. Come un vero e pro- che è rimasto ancora a livello di
to la Regina Elisabetta con gli antesignano, ma di sicuro prio sipario, la Mostra si apre studio musicale. A una figura
occhi e la bocca coperti dal no- rimane una figura-simbolo per con la prima manifestazione come Jon Savage che ha studia-
me del gruppo, per il suo sin- molte delle cose a venire. Il ter- televisiva dei Sex Pistols nel to direttamente gli eventi musi-
golo più celebre, God Save The mine di “strategia della tensio- 1976 - data “ufficiale” di appari- cali dell’epoca, nel celebre
Queen Abbiamo raccolto ciò ne” è venuto fuori dalla sua zione del movimento punk - nel England’s Dreaming, o al critico
che è stato in presa diretta l’im- bocca, la prima volta. programma “So It Goes”, per la olandese Jerry Goossens, non
patto dell’uscita di una serie di Granada Television di Manche- fanno da contraltare studiosi
45 giri attraverso le pubblica- Come accennavamo, la mostra ster, e si chiude con il primo altrettanto illuminati sulle altre
zioni di allora, ne abbiamo è disposta su diverse focali: passaggio dei Joy Division sulla discipline espressive. Nel cata-
documentato l’impatto. otto sale con otto temi o artisti BBC nel 1979. logo (come accennato so-
precisi. È un modo per dare pra, mentre vi scriviamo non è
Fra le “sculture” spicca un tra- ordine al caos? Nonostante il suo carattere stato ancora pubblicato: probabi-
liccio della corrente elettrica, in Indubbiamente. Ci sono quattro frammentario, a questo punto, le che esca quando Europunk si
legno. personaggi in particolare, a cui si può quindi parlare di arte trasferirà a Ginevra, l’estate pros-
È un omaggio a Giangiacomo abbiamo dedicato spazi precisi: punk. sima, Ndr) tentiamo di dare
Feltrinelli, trovato morto sotto Francis Baudevin, Stéphane La legittimazione artistica degli qualche ulteriore spunto di
un palo dell’alta tensione, a Dafflon, Philippe Decrauzat e oggetti esposti in Europunk è riflessione in merito.

63
MUSICA

Orchestre Poly-Rythmo / Cesare Basile / Jonny


Fuori dal Mucchio / Soundlab / Sul palco / Storie di r’n’r /
Recensioni cd / Stelle / Freak / Classic Rock /

a cura di Federico Guglielmi


(MD7213@mclink.it)

65
ORCHESTREPOLY-RYTHMO
L’Orchestre Poly-Rythmo di Cotonou, Benin, è uno dei tanti tesori
recuperati nel corso del recente, rinnovato interesse per la musica africana
degli anni Sessanta e Settanta. Invece di limitarsi a fornire materiale
da catalogare, restaurare e ristampare, una delle più potenti compagini
locali è tornata in piena attività grazie a una intraprendente giornalista
francese e al sodalizio fra le etichette Strut e Sons D’Ailleurs. E Cotonou
Club è un disco assolutamente all’altezza della sua fama leggendaria.
di Alessandro Besselva Averame

I
n un certo senso quest’album è il frutto di una serie di un primo momento ci ha detto che la cosa non rientrava
circostanze fortunate. Elodie Maillot, giornalista di Ra- nel suo ordine di idee, visto che era una semplice giornali-
dio France innamoratasi dei nostri vecchi vinili, ha de- sta, ma anche che avrebbe cercato di capire se e come fosse
ciso di venire a Cotonou per intervistarci. È arrivata alla stato possibile aiutarci. Siamo rimasti in contatto telefoni-
vigilia dell’anniversario della nostra indipendenza, nel co, ci sentivamo quasi quotidianamente, e lei di tanto in
2007, ma una volta in città ha scoperto che ci trovavamo tanto ci sottoponeva qualche proposta di contratto. SiaSiamo
mo
ad Abomey, a più di cento chilometri. Il giorno dopo ha pre- poi venuti in Francia per un paio di settimane, e in quel-
so un taxi, ci ha raggiunti ed è rimasta sorpresa dal vederci l’occasione ci ha suggerito di provare qualche pezzo nuovo.
ancora in attività: credeva che fossimo i classici musicisti navigati ed Abbiamo suonato parecchio, e abbiamo deciso di riproporre anche
esperti ormai in pensione. Ha chiesto di poterci intervistare dopo il alcuni brani del passato, coinvolgendo per l’occasione un paio di ospi-
concerto ma eravamo stanchi e così le abbiamo proposto di raggiun- ti, Angelique Kidjo e una cantante del Mali, Fatoumata Diawara. È
gerci a Cotonou, dove avremmo potuto parlare con più calma. Du- stata una enorme gioia per noi ritrovarci in studio, e ci riteniamo mol-
rante l’intervista, il nostro bassista le ha chiesto se potesse darci una to fortunati per essere riusciti a pubblicare un disco in Europa. Nel
mano, se potesse rappresentarci all’estero, spiegandole che avrem- nostro Paese, ormai, se vendi cinquemila copie sei una star. È un’oc-
mo voluto mostrare al mondo quello che eravamo capaci di fare. In casione che abbiamo colto al volo”.
Vincent Ahehehinnou è all’altro capo del telefono, nella stanza di
un hotel londinese. È stata proprio la Maillot, divenuta nel frat-
tempo a tutti gli effetti manager e produttrice del gruppo, a ri-
spondere alla chiamata e a passarmelo. Vincent, cantante e com-

GLASGOW, AFRICA
positore, duplice ruolo condiviso con il bandleader Mélome Clé-
ment, fa parte dell’Orchestre (anzi, “Le Tout-puissante”, l’onnipo-
tente Orchestre Poly-Rythmo, stando alla guasconeria della dici-
tura originale) fin dagli inizi, collocabili intorno alla fine degli Anni
In coda alla scaletta di Cotonou Club troviamo Lion Is Bur- Sessanta. Nel vivacissimo contesto musicale dell’Africa Occiden-
ning, bonus track registrata insieme a Nick McCarthy e Paul tale dell’epoca, culla di quello che di lì a poco si sarebbe chiama-
Thompson dei Franz Ferdinand, grandissimi fan dell’Orche- to afrobeat e di mille altre interconnessioni tra generi in qualche
stre. “Siamo davvero onorati di averli incontrati. Siamo rima- misura occidentali (seppure tutti quanti fortemente legati alla plu-
sti molto sorpresi, felicemente sorpresi, di essere tra le loro risecolare diaspora africana: soul, r’n’b, funk-jazz e pure qualche
fonti di ispirazione. Ci siamo incontrati nel 2009, e in quel- incursione caraibica) e tradizioni autoctone, l’Orchestre poggiava
l’occasione ci hanno fatto ascoltare un po’ della loro musica, la propria musica su basi solide e molto antiche: i ritmi legati alla
poi abbiamo registrato questo pezzo. Il loro batterista ha ag- tradizione vodoun, diffusa soprattutto nella parte meridionale del
giunto alla canzone un che di multidimensionale che in ori- giovane Paese che aveva ottenuto l’indipendenza appena qualche
gine non aveva. L’incontro è stato molto proficuo, abbiamo anno prima. “All’inizio ci ispiravano soprattutto soul e jazz, ai quali
inciso altri brani in quella stessa occasione, materiale che cre- abbiamo voluto legare quello che sarebbe poi diventato il carattere
do potrà uscire in futuro. I Franz Ferdinand sono un gruppo più peculiare della nostra musica, l’utilizzo delle percussioni
fantastico, meticoloso, che prova moltissimo, quando siamo vodoun… in un primo momento la gente non sembrava particolar-
stati loro ospiti ne abbiamo avuto la prova”. mente interessata a questa scelta, ma poi abbiamo deciso di utilizza-
re gli strumenti tradizionali delle cerimonie - percussioni, campane e
nacchere - per dare corpo al nostro sound”.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
INTERVISTA

Una ricetta complessa non solo nell’ottica di un interscambio tra ti a trovare uno studio che facesse al caso nostro a Parigi, così non
il presente elettrico e funk dell’epoca e un passato ancestrale, ma siamo stati costretti a cambiare formula”. L’orchestra è infine atter-
anche in rapporto alle numerose etnie e culture presenti in Benin. rata sul suolo europeo, britannico nello specifico, nel 2009, in
“Abbiamo la fortuna - e la sfortuna, da un certo punto di vista - di occasione di un tour in compagnia della maliana Oumou Sangaré,
avere molte culture differenti, esistono cinquanta etnie diverse e ognu- piacevolmente sorpresa dall’interesse di un nuovo pubblico. “Anni
na è un discorso a sé stante. Immagina: un piccolo paese in cui si par- fa non ci pensavamo proprio ad andare all’estero, di girare in tour,
lano cinquanta lingue. Ognuna di queste realtà cerca di imporsi e valo- anche perché, come si suol dire, in Benin avevamo il vento in poppa.
rizzarsi, come è naturale che sia. Anche i componenti dell’orchestra, Inoltre erano in molti a dirci che la nostra musica non era esportabile.
tutti quanti, provengono da ambiti differenti, ognuno offre il suo con- Oggi siamo molto sorpresi che non è davvero così, evidentemente il
tributo mettendo in campo il proprio bagaglio culturale e musicale, mondo è molto cambiato. Avevamo smesso di sperare in un approdo
dopodiché si cerca di farli convivere al meglio. Nella nostra musica si al di fuori dei confini del nostro Paese, anche se abbiamo sempre cer-
manifestano ritmi differenti, e le fonti d’ispirazione sono ancora oggi cato di internazionalizzare il nostro suono, fin da subito”.
piuttosto varie. C’è chi ascolta il jazz, chi la musica della tradizione L’esperienza concertistica, a dire il vero, è stata al principio un po’
congolese, chi quella latina. In tutti i nostri dischi convive una grande traumatica. “In occasione delle prime date il pubblico non sembrava
varietà, una pluralità di ritmi e forme”. Pressoché sconosciuto nel del tutto soddisfatto da ciò che ascoltava: abbiamo dovuto un po’
resto del mondo, nonostante elogi da parte di Fela Kuti e un pre- ripensare il nostro modo di suonare e di stare sul palco. Ci abbiamo
zioso ruolo di backing band per chiunque - un nome tra i tanti: riflettuto e nelle serate immediatamente successive abbiamo cercato
Manu Dibango - passasse da quella Cotonou che è la Capitale eco- di cambiare. A Cotonou suoniamo a volumi altissimi, è così che piace
nomica e culturale del paese, il nome dell’orchestra è uscito dai alla gente, ma ci siamo resi conto che in Europa non era lo stesso,
confini del Benin solamente qualche anno fa grazie alla provvi- abbiamo moderato i volumi e lavorato sulla presenza scenica di cia-
denziale attività di archeologia musicale promossa da etichette scun componente per venire incontro ad una sensibilità molto diffe-
come Soundway e Analog Africa, che hanno pubblicato alcune rente dalla nostra. I primissimi concerti ci sono tuttavia tornati utili,
antologie dei Nostri, selezionando la punta di un iceberg costitui- ci hanno permesso di comprendere tutte queste sfumature. Quando
to da una discografia sterminata. Consapevole di quanto il suono siamo ritornati negli stessi posti, nel 2010, chi è venuto a vederci ci ha
naturalmente vintage di quelle registrazioni abbia contribuito al detto che a quel punto si parlava un po’ ovunque di noi, e poi ci
successo dell’operazione di recupero, l’Orchestre ha registrato hanno ringraziato per esser venuti loro incontro, per aver capito le loro
Club Cotonou in uno studio appositamente attrezzato. “Abbiamo perplessità iniziali. Abbiamo assottigliato la distanza tra quello che
ripreso tutto in analogico per preservare il nostro suono tradizionale, eravamo in precedenza e il genere di spettacolo che gli europei si
anche perché è quello che piace molto al nostro pubblico. Siamo riusci- attendevano da noi”. 

67
CESARE
BASILE
Parliamo con il songwriter catanese
il giorno del suo compleanno,
prima che spenga le candeline sulla torta.
Ma i festeggiamenti proseguono
con la pubblicazione di Sette pietre
per tenere il diavolo a bada.
di Elena Raugei

È un caso che il tuo settimo album di studio si chiami da nell’arco di due anni, senza reali intenzioni né pro-
Sette pietre per tenere il diavolo a bada? getti. Pur essendo frammentato e schizofrenico sia per
Potrebbe essere una lettura alla Five Leaves Left di Nick concezione sia per realizzazione, lo sento il più unitario.
Drake, morto cinque anni dopo la sua uscita. Ma non I brani hanno seguito una loro strada, a prescindere da
c’entra nulla perché ho scelto il titolo in base a coinci- me. Il suono mi ha stupito: nonostante gli ambienti
denze curiose. Durante i primi giorni di mix, a Sorren- diversi, sembra sia stato realizzato tutto in un posto,
to, le apparecchiature dello studio hanno smesso di nello stesso momento. Sono convinto, lo dico da sem-
funzionare. Le abbiamo provate tutte e poi a Napoli pre, che le canzoni fanno ciò che vogliono e si vede che
abbiamo preso il computer inutilizzato di Stefano, ex Almame- stavolta avevano deciso di funzionare in questo modo.
gretta morto nel 2004. All’avvio c’era una voce, presa probabil-
mente da un film, che diceva Sette pietre per tenere il diavolo a bada. Come riesci a unire così bene forma-canzone popolare e blues
È stato uno scongiuro suggerito dal caso, oltre che da un vecchio dalle sonorità internazionali?
musicista che in qualche modo ci ha aiutato a finire il lavoro. È il risultato di un approccio che ho da anni. Lavorare sulla can-
zone pura, spesso su quella folk, andando oltre il discorso dei
I brani sono stati incisi in vari momenti e luoghi, ma hai parlato cantautori. Ho sempre cercato di sposare tutto questo con le
del tuo disco “più unitario e concreto”. mie radici r’n’r. Con la maturità il r’n’r è andato indietro da solo
L’album è stato scritto e registrato quando capitava, salvo l’ulti- ed è arrivato al padre di tutte le acque, che è appunto il blues.
ma session di una settimana a Milano. È un lavoro fatto per stra- Nell’album l’unione fra il blues delle origini e la canzone popo-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
INTERVISTA

lare è determinato anche dal fatto di non aver usato la batteria Sei attento ai nostri emergenti, ma continui a collaborare con
come strumento portante per la struttura ritmica, a vantaggio di personaggi del calibro di John Parish o Hugo Race, come nel
percussioni molto scure. Canzone popolare e blues, del resto, supergruppo Songs With Other Strangers.
appartengono alla stessa famiglia, ma forse l’evoluzione dell’una Songs With Other Strangers è un privilegio che ciascuno di noi
e dell’altro ha condotto a un allontanamento. La mia idea è arri- concede all’altro, che ci tiene insieme e fa gioire di ogni picco-
vare dove tutto è cominciato. lo accordo. Tutti siamo in qualche modo legati umanamente.
John ti mette in una condizione di naturalezza, come se ciò che
I testi presentano al solito un immaginario ben preciso, di ascen- stai facendo fosse ciò che dovevi fare. All’inizio c’è felicità per-
denza biblica, e sono parecchio irruenti nello sviscerare contenu- ché lavori con persone reputate maestri e punti di riferimento,
ti di peso. ma poi ti rendi conto che stai imparando tantissimo e che
Sono decisamente meno intimisti dei precedenti, i più politici anche loro ti ascoltano perché vogliono imparare tantissimo.
che abbia mai scritto. Non è un caso se la canzone popolare non All’ultimo concerto ha partecipato persino Steve Wynn: un mito
si è mai nascosta nell’esprimere dei concetti. Un testo come La della mia adolescenza, che andai a vedere dal vivo a diciotto
Sicilia havi un patruni, di Ignazio Buttitta, ha un linguaggio sem- anni, con il quale ora, a quarantasei, stavo seduto in furgone e
plicissimo ed elementare, ma racconta una situazione dalla la sera avrei suonato assieme. Cioè, cosa voglio di più?
quale non puoi evadere. Quello è, non hai bisogno di parole più
complicate per raccontare certe storie. Ripensando a mente fredda al progetto Il paese è reale degli
Afterhours, che effetto fa trovarci dentro nomi attivi da vent’an-
Già, La Sicilia havi un patruni, cover di Rosa Balistreri, ed E alavò ni, come te, Benvegnù o Parente?
simboleggiano il tuo ritorno “a casa”, come artista e residente. È un’anomalia che fa parte di una tristezza tutta italiana. Uomi-
Le canzoni in dialetto mi hanno aiutato a risolvere un problema. ni fatti che devono aspettare di essere riconosciuti come nuove
La maggioranza dei siciliani scappa incazzata nera, ma sbaglia leve. Preferirei che fosse capitato a uno di vent’anni, perché che
l’obiettivo della propria rabbia. Per elaborare un dolore forte ci emergano nomi, capacità e competenze condivise nel e dal
vuole tempo. Io ci ho messo due anni, perlomeno cosciente- mondo musicale è un valore aggiunto, una risorsa e una ric-
mente. Mi chiedevo dove volevo stare, a cosa appartenevo e se chezza. Non ho mai avuto la copertina di un giornale, per cui va
aveva senso tornare. Mi sono reso conto che non era questa bene così e non ha senso pensarci ma è chiaro che ti sturba. È
terra che mi aveva cacciato, bensì quello che le persone hanno come se il millepiedi decidesse di capire perché i suoi mille
fatto di questa terra. Gli eventi hanno costretto intere generazio- piedi si muovono contemporaneamente. È molto più importan-
ni ad andare via, ma tornando si può fare lo stesso lavoro al con- te continuare a scrivere. Politicamente siamo incappati in una
trario: farsi il culo, non dico per cambiare le cose, ma quanto- delle anomalie più grosse di sempre, più del fascismo.
meno per invertire la tendenza. Mi sono riconciliato con le mie L’anomalia di un paese confuso, dove ognuno fa il cazzo che gli
radici, la mia identità. Ma tornare ha senso solo se ti metti in pare. Chi non appartiene al meccanismo deve fare bene il
gioco. Questo è un momento particolare per tutta la nazione e a suo lavoro e incidere nella sua fetta di territorio. Sperando
ognuno tocca fare la propria parte con ciò che sa fare, nel mio che ciò succeda da altre parti e che un giorno tutte le parti si
caso la musica. Se c’è un posto dove dovevo e potevo fare la mia parlino. 
parte, era la Sicilia. Politica significa partecipazione, passione
civica. Siamo al punto zero: se ci guardiamo in faccia e parliamo
di come venirne fuori, saremo pronti a ricominciare.

Rispetto ai tempi d’oro dei Candida Lilith, com’è adesso Catania?

TERRA CA NUN SENTI


C’è una storia nascosta: ciò che Catania ha vissuto all’inizio degli
anni 90 derivava dall’inizio degli ’80, quando è nato il vero movi-
mento catanese con i primi, seminali gruppi punk e new wave
che hanno aperto una strada per le influenze arrivate dagli Stati
Uniti o dall’Europa. I ragazzi si inventavano posti per suonare e “L’Arsenale è un movimento, il frutto d’incontri e di-
si sono gettate le basi per una cultura diversa, in seguito uffi- scussioni che coinvolgono uomini e donne da tutta la
cialmente riconosciuta come una specie di rinascimento catane- Sicilia, desiderosi di uno strumento che rappresenti i
se. Tutto è finito perché si è persa la voglia di vivere collettiva- bisogni collettivi’. Oltre alla partecipazione attiva nel-
mente: chi ha ottenuto dei risultati ha preferito viverli in manie- l’Arsenale, Federazione Siciliana delle arti e della musi-
ra individuale e raccogliere per se stesso, smettendo di conse- ca, Cesare s’imbarcherà ad aprile in un tour esclusiva-
guenza di essere stimolo per i successori. Ora avverto Catania mente siciliano: “La puoi prendere come una provoca-
più indietro rispetto al resto della Sicilia. Specialmente Palermo zione. Un tour solo in Sicilia è abbastanza folle perché
ha ripreso un’attitudine sociale che automaticamente sforna per- non ci sono neanche gli spazi, ma ogni posto può
sone che inventano un linguaggio. Se penso alle realtà palermi- diventare uno spazio. Dipende dalla disponibilità del-
tane di oggi, parlo di Dimartino, Pan del Diavolo o Marlowe. L’in- l’artista, di adattarsi e compiere sacrifici per comunica-
tera Sicilia può essere un enorme laboratorio d’indipendenza. re qualcosa che va oltre le canzoni. In estate ci saran-
no dei festival, mentre il tour nazionale dovrebbe par-
A proposito, cosa puoi dirmi del tuo ruolo di produttore con tire in autunno. Il Sud vuole avere una dignità negata-
Dimartino, Micol Martinez o Black Eyed Dog? gli da anni perché lasciato alla mafia, strumento utile
Mi sono trovato a lavorare con tante persone ed è bello notare la al potere. È semplice, ma si fa finta di non capire. La
stima e la fiducia nei miei confronti. Mi responsabilizza perché mafia non è un problema indigeno bensì l’anello di
non sono nato produttore e ho imparato negli anni, ma per me comunicazione per il potere centrale, che usa i voti
produrre un disco significa suonare con gli altri, far parte della della gente sotto ricatto”.
band. I più giovani mi trasmettono moltissimo perché riscopro
voglie da ventenne, le riscopro ancora più forti.

69
JONNY
Quando due musicisti dotati della sensibilità melodica di Euros Childs
e Norman Blake uniscono le forze è festa grande. L’esordio del loro
progetto, Jonny, ha tutte le carte in regola per conquistare i fan
dei Gorky’s Zygotyc Mynci, dei Teenage Fanclub e chiunque sia
seriamente malato di musica pop. In vista del loro tour in Italia,
abbiamo fatto due chiacchiere con il gallese della coppia.
di Carlo Bordone

A
vendo già parlato con entrambi i musicisti in altre Quando avete deciso di fare un disco assieme, tu e Nor-
occasioni, e conoscendo bene le terrificanti pro- man?
nunce che rendono il loro inglese qualcosa a metà Non c’è stato un momento preciso, si è trattato di
tra una lingua aliena e la parlata di un pupazzo del un’evoluzione graduale: dopo un bel po’ che ci trova-
Muppet Show, non sapevo cosa augurarmi. Alla vamo a suonare in garage e a improvvisare bozzetti di
fine mi è toccato il simpatico e storditissimo Euros: a canzoni, probabilmente un giorno ci siamo guardati e
parità di gentilezza e di incomprensibilità, ha aggiunto ci siamo detti “beh,
“ dai, a questo punto facciamo un
un tocco di surrealismo che non guasta. album, di pezzi ne abbiamo”.
abbiamo Ma sinceramente non

ILMUCCHIOSELVAGGIO
INTERVISTA

ricordo se è andata proprio così. Forse il disco si è scritto da È l’unione di due brani diversi. La parte “psichedelica”, krautrock
solo, contro la nostra volontà, ah ah! o come vuoi chiamarla, è nata da una improvvisazione in studio.
Cercavamo di fare dell’astrattismo sonoro senza avere la minima
Da quanto vi conoscete? idea di dove saremmo finiti, e forse ci siamo un po’ fatti prende-
Dal 1997, quando con i Gorky’s facemmo da supporto ai Teenage re la mano. Pensa che siamo andati avanti un pomeriggio intero.
Fanclub. Scoprii subito che c’era una certa sintonia con Norman. La parte divertente di quel pezzo è che tutti si aspettano che
Così tre anni dopo, quando decisi di espandere la formazione dei prima o poi torni alla melodia originale, e invece sfuma sempre
Gorky’s per un tour, gli telefonai chiedendogli se volesse venire a su quel ritmo monotono. Una specie di coitus interruptus. Alla
suonicchiare la chitarra in qualche concerto. In quel momento i Tee- fine, quella che è finita sull’album è la versione più corta. Quella
nage erano fermi, e lui accettò. Non solo, ha poi partecipato anche per le radio (risate, Ndr).
alle session di How I Long To Feel That Summer In My Heart, il
nostro album successivo. Poi non ci siamo più visti fino al 2006, Peccato aver lasciato fuori la cover di Michelangelo dei 23rd Turnoff,
quando mi sono trasferito a Glasgow per un po’. Abbiamo comin- una gemma di folk psichedelico che avete invece inserito nell’ep
ciato a provare assieme, tanto per ridere, una volta al mese, poi una disponibile in download gratuito…
volta alla settimana, e alla fine come dicevo prima ci siamo ritrova- Sì, grande canzone, e devo dire che in quella cover le nostre due
ti con un bel gruzzolo di canzoni tra le mani. voci si amalgamano molto bene. Siamo tutti e due appassionati di
cose più o meno oscure degli anni 60 e ’70, ma Norman in questo
Sono state scritte tutte appositamente per i Jonny, quindi? campo è imbattibile: conosce dischi veramente assurdi. Siccome in
Alcune no: facevano già parte delle scorte personali, se possiamo questo momento siamo in tour, e giriamo in auto, si è portato die-
chiamarle così, mia o di Norman. Abbiamo visto che si adattavano tro una decina di compilation fatte da lui e mi sta facendo scoprire
bene allo spirito dell’album e le abbiamo riciclate. Il grosso, però, è canzoni favolose. Per esempio l’altro giorno stavamo viaggiando da
stato scritto a quattro mani. Non farti fuorviare dal fatto che sia uno Reading a Bristol, e abbiamo sentito qualche decina di volte un
o l’altro a cantare: pezzi come Candyfloss, Circling Sun, Bread, You gruppo vocale femminile americano dei Sixties che cantava una ver-
Was Me sono nati dalla cooperazione tra noi due. Se le riascolto sione di Gloria. Solo che invece di dire “Gloria” dicevano “Rowee-
adesso mi riesce difficile ricordarmi chi ha scritto cosa, chi ha avuto na”, o qualcosa del genere.
quella tale idea per il ritornello o chi si è inventato quella frase. Lo
stesso dicasi per i testi. A proposito, non mi chiedere il significato Il fatto che tu sia gallese e Norman scozzese ha un qualche signifi-
dei brani: la maggior parte non ce l’ha proprio, un significato. Sono cato particolare, per voi?
solo parole e immagini che stanno bene assieme, come è giusto Adesso che mi ci fai pensare, forse dovremmo cercarci un irlande-
che sia nella musica pop. Oppure nascono da circostanze casuali: se e formare un trio, ah ah. A parte le battute… no, non ci vedo nes-
per esempio, mentre scrivevamo Bread nella cucina di Norman, mi sun significato particolare. Il nostro non è un progetto folk, e anche
è caduto l’occhio su un manuale di cucina. L’ho sfogliato e la prima se siamo affezionati alle rispettive radici non ne facciamo una que-
cosa che ho trovato era un capitolo dedicato alla storia del pane. stione né ideologica né artistica. Io con i Gorky’s ho cantato spes-
Voilà, ecco titolo e testo. so in gallese perché era divertente e perché mi veniva naturale, non
ho mai voluto combattere nessuna battaglia di identità culturale. A
La storia del nome del gruppo mi pare sia simile, vero? Norman credo importi ancora meno. E comunque gliela faremo
Pura casualità, anche qui. Norman aveva visto la foto che poi abbia- vedere, a quei bastardi di inglesi! (risate, Ndr).
mo messo in copertina da un suo amico artista. Ora, non so cosa
ci sia di artistico nel fotografare cinque ubriachi che si scrivono Visto che li hai citati, te lo chiedo. Nessuna possibilità di rivedere in
delle lettere sul petto, ma a parte questo ci sembrava perfetta per azione i Gorky’s?
l’album. In quel momento non avevamo ancora deciso come chia- Da parte mia, decisamente no. Poi se gli altri vorranno fare una
marci, poi guardando la foto abbiamo scoperto che la soluzione era reunion per conto loro, facciano pure. Quella per me è una storia
lì. Jonny. Semplice, veloce, memorizzabile. E in più, non dovevamo del passato. Una bella storia, ma conclusa. Resuscitarla non
neanche studiare un lettering per la copertina, c’era già nell’imma- avrebbe nessun senso. Jonny a parte, oggi sono un solista. E feli-
gine! Si può dire che abbiamo ribaltato l’iter normale: siamo partiti ce di esserlo. 
dalla cover del disco e siamo arrivati al nome del gruppo.

Le affinità tra voi sono evidenti. Entrambi avete una specie di terzo

EUROS, NORMAN... E KEVIN


orecchio per la melodia pop a presa immediata, e condividete anche
la propensione per certe atmosfere folk. Mi chiedo invece quali
siano le differenze più grandi, se ce ne sono.
Francamente non saprei dirti. Ogni songwriter alla fine è diverso
dall’altro, ognuno ha i suoi meccanismi mentali che lo portano a Nel 2007 sia Blake che Childs hanno partecipato a The Unfair-
costruire una canzone in un certo modo. Ovviamente io e Nor- ground, il ritorno discografico di Kevin Ayers. Come è stata
man abbiamo un approccio molto simile, a parte il fatto che io l’esperienza? “Fantastica. Io sono sempre stato un fanatico
preferisco buttare giù le idee al piano e lui alla chitarra. Diciamo dei Soft Machine, a Kevin Ayers avevamo pure dedicato una
che lui, forse, è più… ordinato di me. Più disciplinato. Io mi fac- canzone con i Gorky’s. Non ho avuto il coraggio di chiedergli
cio guidare maggiormente dall’istinto. Ma comunque sono diffe- se l’avesse mai ascoltata. Ritrovarsi nella stessa stanza con lui
renze minime. E poi Norman è abituato a confrontarsi e a rispet- è stato surreale, così come ascoltare la mia voce sul disco. Lui
tare la visione musicale di altri autori, dato che nei Teenage Fan- è un personaggio incredibile, uno che ha capito davvero
club sono in tre a scrivere. come ci si gode la vita. Prima o poi mi ritirerò anch’io da qual-
che parte in Francia o in Spagna: sole, vino e musica, che altro
Mi incuriosisce la genesi di un pezzo come Cave Dance, la vera puoi desiderare? Kev è davvero uno che ha capito tutto“.
stranezza dell’album. Parte come un brano garage-pop, poi diven-
ta una litania minimale di dieci minuti…

71
FUORIDALMUCCHIO
Emergenti, autoprodotti, sotterranei
se non li avessi conosciuti, con chi avrei potuto andarli a sentire
dal vivo se quelli della mia generazione si sono fermati ai Led
Zeppelin? Con gli altri non ci si trova solo in uno stanzino a pro-
vare, ma si beve, si discute, si va fuori a cena e si vanno a vedere
i concerti: l’ultimo a Bologna, quello dei Godspeed You! Black
Emperor. Non sono uno stupido Peter Pan, lo so che il tempo
passa, e non voglio fermarlo. Ne trascorro un po’ con dei giovani
amici, con i quali amo anche suonare.

Il nome è un rimando, mi pare di capire, a Piero Manzoni…


G: Non piaceva a tutti il nome che ho proposto. Per me, appas-
sionato non colto di arte contemporanea, poteva esserci un
rimando a Piero, per altri è un richiamo al vino - l’Incrocio Man-

MANZONI
zoni - o ad Alessandro, o al vecchio cinema dove si andavano a
vedere i film di Maciste, alla scuola elementare, ai grandi manzi
disegnati sulla scatola della Simmenthal. È stato accettato perché
universale e sfuggente nel significato, solo apparentemente certo.
Parte da Piero, ma anche da una piazza dalla quale si diramano
altre cento vie. Di Manzoni mi colpiva, come Gozzano, la morte
ad appena trent’anni, e proprio sugli artisti morti giovani volevo
scrivere una canzone che poi non ho mai completato.

È sempre problematico trovare un equilibrio tra parole e musica, e


qui forse lo è ancora di più, visto il carattere peculiare delle canzoni…
Fiorenzo: L’interdigitazione tra voce e chitarre deve essere la più
stretta possibile. Sarebbe molto facile, con un cantato come quel-
lo di Gigi, scivolare verso il reading, con un fondo sotterraneo di
supporto ai testi, oppure virare verso un cantautorato standard,
Gigi Tenca, cantante cinquantaset- con musiche meno invadenti che lascino più respiro alle parole.
Noi cerchiamo di restare all’interno della forma canzone muo-
tenne e fuori dai canoni, guida i vendoci tuttavia nelle sue periferie estreme: un modo quasi alchi-
mistico di intenderla, da cui nasce il nostro gusto per la ricerca
veneti ManzOni, altrettanto atipico sonora, che talvolta ci porta a sostituire, quale struttura portante,
un loop dissonante ai più classici accordi di chitarra, come avvie-
quintetto a metà tra cantautorato ne in Ho paura. E Gigi è bravo a dosare il suo cantato, e a sten-
derlo dove il tappeto sonoro lo sostiene al meglio.
eterodosso ed eredità post rock:
Nel momento di assemblare e registrare i brani avevate qualche
ecco il progetto attraverso le riferimento in mente?
F: Paradossalmente, è più facile che non si voglia suonare in un
sue parole e quelle del chitarrista certo modo. Attualmente stiamo lavorando a un brano che, per
melodia e suoni, si avvicina a certe cose dei Mogwai. Stiamo cer-
e batterista Fiorenzo Fuolega. cando di stropicciarlo, di maltrattarlo il più possibile, proprio per-
ché ci vogliamo allontanare da territori verso i quali saremmo
naturalmente portati a dirigerci, viste anche le quattro chitarre in
Domanda inevitabile: in che modo vi siete incontrati, viste le dif- formazione. Capita però che si ascoltino dischi nei quali si trova-
ferenze generazionali? no idee e arrangiamenti che poi, alla nostra maniera, si cercano
Gigi: In montagna, la montagna di mio padre che è un piccolo di riutilizzare: di recente è successo ascoltando Michael Gira, in
paese di nemmeno cento vite, nel bar del centro, nei campi men- particolare gli Angels of Light.
tre si raccolgono patate o andando a cercare funghi nei boschi si
parla con tutti, e si ascoltano tutti. È una cosa naturale bere vino, Si parla da tempo di “leva cantautorale degli anni Zero”: al di là
mangiare castagne il giorno dei morti, comunicare con giovani e dell’aspetto anagrafico, vi sentite parte, in qualche modo, di una
vecchi, alla pari. L’età non conta, soprattutto se hai interessi in analoga necessità di rinnovamento?
comune. Lo so, suona strano un gruppo rock nato dall’incontro F: La nostra musica può sicuramente essere definita cantautora-
tra un vecchio di cinquantasette anni e dei trentenni, ma credi che le, anche se non in senso stretto. Gigi non è un cantautore perché
a Chioggia fossero in molti tra i miei coetanei a conoscere il scrive i testi mentre la musica, pur risentendo fortemente dei suoi
Mucchio quando con Carlo ed Emilio (Trevisan e Veronese, Ndr), interventi in sede di arrangiamento, proviene dalla band. Del
dodici anni fa, abbiamo fondato il nostro primo gruppo, i Ma- resto la nostra simbiosi musicale è tale che forse è il gruppo stes-
ladives? Con chi avrei mai potuto parlare degli Arab Strap, dei so, nel suo insieme, a poter essere considerato autore.
Mogwai, di Belle And Sebastian, dei Portishead, dei Black Angels Alessandro Besselva Averame

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Artisti “emergenti” italiani
altre recensioni e interviste inedite:
scarica gratuitamente il pdf
all’indirizzo www.ilmucchio.it

GREEN LIKE JULY EX-OTAGO


FOUR-LEGGED FORTUNE MEZZE STAGIONI
Ghost/Venus Autoproduzione Condivisa/Venus
Sono quasi due anni che il master di questo Gli Ex-Otago sono molto quotati presso il
disco attendeva che qualcuno si decidesse a popolo indie, al punto di aver potuto finanzia-
pubblicarlo. È stato infatti inciso nel maggio re questo loro terzo album - registrato in Nor-
del 2009 a Omaha, Nebraska, da A.J. Mogis vegia con il produttore dei Kings Of Con-
(produttore di molti titoli della Saddle Creek), venience - grazie a una questua internettiana.
ma nonostante il suo respiro internazionale - Terminato l’ascolto del primo brano, Patrizia,
vi sono coinvolti anche svariati ospiti ameri- il sottoscritto aveva già messo da parte cin-
cani - e le sue qualità musicali, è rimasto a quanta euro nella speranza che la band geno-
prender polvere fino all’intervento della Ghost. Comunque, meglio vese varasse una nuova sottoscrizione, questa volta per l’acquisto di
tardi che mai, dato che il trio di Alessandria - già titolare nel 2005, dinamite con la quale farsi saltare gioiosamente in aria: di roba così
con un organico diverso, di un altro album: May This Winter Freeze stupida e brutta non si sentiva davvero il bisogno. Il resto della sca-
Our Hearts, per la Candy Apple - mette in luce un’ispirazione e una letta, per fortuna, non è altrettanto mefitico, ma le canzoni del grup-
credibilità che dalle nostre parti non sono poi in tanti a possedere. po riescono - al di là di qualche ritmo efficace e qualche piacevolez-
Loro citano come primi riferimenti Bob Dylan, Gram Parsons e The za melodica - a essere per lo più irritanti: per la antipaticissima voce,
Band, ma i nove brani di Four-Legged Fortune - all’insegna, non si nasale e strozzata, che si affianca a trame elettroacustiche con tastie-
fosse capito, del tipico folk-rock a stelle e strisce dai suoni limpidi e rina vintage e suggestioni esoticheggianti, ma anche per i testi para-
dalle melodie cristalline - fanno pensare più agli Okkervil River, ai cul-giovanilisti, per i coretti e i controcanti, per l’impressione che
Bright Eyes, ai Jayhawks… e a Lloyd Cole, specie per il canto dolce- tutto sia un gioco (anti)estetico pianificato a tavolino. Frullando
mente enfatico di quell’Andrea P. Poggio che del gruppo è pure chi- assieme i difetti - solo i difetti - di Dente, Il Genio e Perturbazione.
tarrista e songwriter.

PITCH THEE S.T.P.


SUCCESS THROUGH PROPAGANDA
COMME UN FLUX Ghoul/Self
DeAmbula/Pocket Heaven
Se sviluppato in canzoni di pregio, ovvero
Una strada lunga e tortuosa, quella dei Pitch ben congegnate e incisive, il r’n’r - in tutte le
di Ravenna, snodatasi per più di tre lustri fra sue numerosissime branche - non deve esse-
scioglimenti, modifiche di formazione e una re per forza originale e/o innovativo: conta,
serie di album - il primo prodotto da Manuel invece, che trascini, che colpisca alla pancia,
Agnelli per la gloriosa Vox Pop, il secondo ad- che accenda emozioni, e se ciò accade nes-
dirittura su major - che ha adesso toccato quo- sun “true believer” avrà mai da lamentarsi. In
ta quattro. Qui, però, la band guida- giro da una quindicina d’anni, i Thee
ta dalla cantante/bassista S.T.P. hanno ben chiara tale lezione, e album dopo
Alessandra Gismondi (anche nei Vessel, assieme a album - escludendo un’antologia di singoli e rarità,
Corrado Nuccini ed Emanuele Reverberi dei ALTRO IN VINILE questo è il quinto - “si limitano” a mischiare le
Giardini di Mirò) si è affrancata dal punk-pop a Qualche mese dopo Au- carte in tavola, attingendo liberamente nel loro
favore di un rock più morbido e ricercato ma tunno, gli Altro - apprezza- ampio serbatoio di radici: il punk, il glam, il
non per questo povero di energia, avvolto in at- ta band hardcore/emo di garage ibridato con l’hard e persino qualche
mosfere crepuscolari e oniriche di grande Pesaro - hanno pubblicato apertura “pop”, come nel precedente Paradise
forza evocativa. Difficile, anche per via del un nuovo 7”ep: si intitola & Saints del 2006 (registrato, però, con la vec-
canto in inglese, non pensare ai maestri Estate e, come il preceden- chia line up). Una formula certo non sorpren-
Blonde Redhead, ma la scrittura solida, le te, è marchiato Holidays e dente ma applicata con perizia e trasporto,
architetture strumentali e canore ricche di fasci- contiene tre canzoni per contraddistinta dalla voce potente e ringhiosa
no e gli elementi personali che impreziosiscono i circa sei minuti di durata di IlMetius e organizzata in studio dall’esperto
dieci brani bastano e avanzano per far passare in (www.holidaysrecords.it). Olly (Shandon, The Fire) bilanciando ruvidezza e
secondo piano le pur evidenti assonanze. E per far soluzioni più raffinate.
esprimere un giudizio più che positivo sul nuovo corso Federico Guglielmi 
dell’ensemble romagnolo.
73
SOUNDLAB
a cura di Damir Ivic
soundlab@ilmucchio.it

SPOTON/1
ITALIA GOES WONKY!

S
e un intraprendente mixologyst decidesse di creare un cocktail
denominato “wonky” avrebbe da districarsi tra non pochi
ingredienti. Certo, non potrebbe mancare un’importante base
hip hop nella varietà beatmaking; una spruzzata di suoni retro
da cameretta potrebbe derivare dalla centrifuga di radici 8 Bit;
mentre le note speziate potrebbero essere garantite dall’impiego di
un po’ di skweee nordica; a contrasto potrebbero giocare delle
gocce di solida electro da battle di breakdancer; infine, la vicinanza
di un vocabolario aggiornato alle ultime etichette e declinato in vari Apes On Tapes
slang potrebbe aiutare. Insomma: musica per nerd psichedelici che
hanno Jay Dee nel cuore, compongono senza griglia scolpendo sul
campionatore ritmi continuamente spezzati e mutanti, frullano bat-
terie singhiozzanti, fanno viaggiare i synth verso lisergiche vallate molto fisico e ai loro concerti ti rendi conto che i ragazzi hanno
retro-futuribili e, alla fine, escono dalla cameretta con oggetti sono- un’attitudine punk. Solo che invece di affilare le corde di una chitar-
ri letteralmente traballanti. ra elettrica o spaccare le bacchette su un tamburo, pigiano forte
Apes On Tapes ed Ether (riconosciuti un po’ come gli iniziatori), sugli spugnosi tastoni dell’mpc e sui luminescenti tastini dei nuovi.
Digi G’Alessio, Atzeni, Johnny Boy, Colossius e il resto della crew di Tra gli ascolti in rotazione dura che diventano influenze dichiarano
Overknights, Railster, Kappah, Uxo, Herrera, Planet Soap, Morphe- esserci Onra e Ad Bourke (che con il suo recente Mirage EP è
ground, Grillo… La nomenclatura wonky italiana potrebbe estender- diventato la stella polare dei producer italiani e non solo), i losan-
si a disegnare una mappa in continua espansione. Una costella- gelini della Brainfeeder e Mount Kimbie. A guardare il podio del-
zione di agguerrite netlabel nostrane (che a volte sono anche infor- l’ultima sfida tra beatmaker nostrani, tenutasi all’IDA di Bologna e
matissimi blog, curiose trasmissioni radiofoniche, gruppi da social curata da Error Broadcast, ci ritroviamo molti dei nomi sulla
network e accolite di auto-produttori) garantisce un sistema d’o- mappa. A detta di tutti, quella è stata una bellissima esperienza. A
rientamento per la temeraria navigazione: Homework Records, Er- parte la gara, combattuta e di alto livello, su tutto ha aleggiato lo
ror Broadcast, ReddArmy, Quantumbit, Passion Junkies, Ragnampi- spirito di collaborazione e la voglia di spingersi l’uno con l’altro. La
za, Lil Pitch… A queste vanno ad aggiungersi un mani- scena, infatti, è fortemente coesa e si applica in una
polo di etichette straniere che, oramai regolarmen- rete collaborativa sempre più fitta perché “... l’old
te, pubblicano materiale dei nostri artisti: Tokyo school dei dissing ci ha insegnato a non ripetere
Dawn Record, Car Crash Set, FreshYo!, Pho- certi errori”. A guardare l’agenda delle pros-
nocake, Bedroom Research, Plynt e altre Ok la bellezza degli interscambi digi- sime uscite discografiche e i palinsesti di
ancora. Come arsenale hanno a disposi- tali via mail e chat, ma l’incontro fisi- certi festival sintonizzati col futuro soni-
zione: uno stuolo di desueti campiona- co continua ad avere un suo perché. Il co, c’è da attendersi risultati prestigio-
tori zeppi di suoni prelevati con amore grosso di questa scena promette di si e, con buona probabilità, una rico-
dai dischi del cuore ma anche dal darsi appuntamento informale l’ulti- noscibilità internazionale che già si
gatto di casa mentre fa le fusa; synth mo weekend di marzo a Bologna, per mostra all’orizzonte.
usciti dai musei del suono futuro; Homework Festival, con l’evento foca- C’è infatti un mare di roba in uscita,
drum machine impolverate e qual- le nel workshop approntato per il 25 e già dalle prime anteprime pare tut-
che sequencer di nuova generazio- marzo dalla Red Bull Music Academy: ta di primissima qualità (e un assag-
ne; plug in scelti con oculatezza. a tirare le fila del tutto ci saranno On- gio lo si può avere nella pagina Vi-
Nella diversità degli stili, hanno in ra, il fantastico dj della BBC Benji B, meo di One Minute Suite: i suoni di
comune un approccio molto diretto AD Bourke e Marco Passarani. Che sia- molti dei nostri eroi combinati alle im-
alle cose: magari passano tutta la mat- te anche voi dei nerd affezionati a magini di sperimentatori visivi d’estra-
tina a campionare rullanti, ma se dopo campionatori polverosi o meno, ha zione internazionale). In Italia, insom-
mezzora di sequenze in prova la cosa non l’aria di essere un summit di intelli- ma, sta fiorendo, anzi, sta deflagrando
li convince cancellano tutto e ricominciano genze e competenza da non perdere. un’eccellenza assoluta (verrebbe quasi da
da capo. Perché “...a stare troppo su un’idea la dire: come mai in passato). Sareste pazzi a
si storpia troppo e invece se spacca, spacca subito”. non darle attenzione.
Dal vivo il loro rapporto con le macchine diventa Andrea Mi 

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Questo mese vi raccontiamo di eccellenze assolute
di casa nostra in piena fioritura, di quanto certi album
crescano solo dalla seconda metà in poi, di festival che si
ripigliano e bene, di musiche (non troppo) nostalgiche.

REVIEWS/1
AUCAN ISOLÉE
BLACK RAINBOW WELL SPENT YOUTH
La Tempesta International Pampa/Audioglobe

Ecco. Album come questi ci consolano. Ad un certo punto cominci ad aver paura
Ci consolano, perché ci fanno capire co- che Going Nowhere non sia solo il titolo
me tutto il nostro ciarlare di dubstep di una traccia del nuovo lavoro di Isolée,
non venga fatto solo per far vedere ma anche il modo migliore per riassu-
quanto siamo avanti e quanto siamo merlo. Tipo che sei lì che ti dici che effet-
sintonizzati con l’ultimo trend sulla tivamente il suo tocco c’è sempre ed è
piazza; no, noi lo facciamo per la musi- sempre particolare, comunque ben al di
ca. Per la buona musica. L’incontro dei sopra dei minimalari medi che ormai da
bresciani Aucan con la galassia dubstep quasi un decennio hanno egemonizzato
ha moltiplicato infatti in modo esponen- la musica da dancefloor, ché il nostro
ziale le loro potenzialità. Li ha tirati fuori dalla trappola (felice amico Rajko ha sempre una grande fantasia, una giocosità e un
trappola, ok) di rifiugiarsi solo nei labirinti del math rock, che gusto della stranezza che in parecchi si sognano. Ok. Ma fantasia,
come si sa spesso è il porto dove si perdono e/o si acquietano i giocosità e stranezza sono belle cose che però spesso e volentieri
musicisti troppo bravi e troppo intelligenti. Le tracce di Black Rain- rischiano di finire in un imbuto che più che un imbuto è un paciu-
bow dove Dario Dassenno, Francesco D’Abbraccio e Giovanni go. La prima metà di Well Spent Youth dà decisamente questa
Ferliga si distendono sull’accento ritmico dubstepparo sono di impressione: interessanti sì alcuni insert analogici (il pastoso e
gran lunga le migliori. Perché è un accento che permette loro di sconclusionato basso che fa capolino in Paloma Triste è l’esempio
aprire le idee, di non renderle compresse, claustrofobiche o invo- migliore), ma visto nel suo insieme il corpus della prima cinquina
lute. Ma poi, sia chiaro, sono molto bravi loro a non tuffarsi in di tracce è tanto variegato quanto sfilacciato e, infine, fiacco. Gran-
una riproposizione calligrafica dei dubsteppari à la page, mante- de delusione, da un artista che fin dai tempi di Beau Mot Plage
nendo invece una forte riconoscibilità stilistica propria, intrisa di (sembra ieri, è più di dieci anni fa mannaggia) e ancora di più da
schegge hardcore, jazzcore e dintorni. quelli di We Are Monster del 2005 ci aveva abituato a prelibetezze
Non è un disco fatto col bilancino (un po’ di Shackleton, un po’ rare. Non che cambino gli ingredienti e lo stile di cucina: ma suona
di Benga, un po’ di Zu, un po’ di Korn...), le anime diverse sono tutto meno fresco, più rimestato, quasi più stantio. Da Celeste in
tra loro stratificate e perfettamente amalgamate. In più c’è stata poi, però, traccia numero sette, si torna a salire di livello. Non so-
l’accortezza di andare a fare il mastering a Londra, e si sente. no cambiamenti radicali, tutt’altro; ma è lì che capisci che sono i
Insomma, difficilmente troveremo molto particolari, decisamente i particolari!, a
di meglio in Italia nel 2011 anche se poi è fare la differenza fra musica discreta e
evidente come la vocazione degli Aucan Un ritorno molto atteso, quello di Isolée, grande musica. La seconda metà di Well
sia al cento percento internazionale, ri- e un’autentica sorpresa, quella rappre- Spent Youth raggiunge infatti i vertici di
condurli ai meri stagni miamici sarebbe sentata dagli italiani Aucan: due dischi qualità nella categoria della house-creati-
contronatura. di diversissima estrazione, di generi mu- va-in-punta-di-fioretto, robe da farci tor-
Ora, se tutta questa loro qualità li porte- sicali differenti, ma di simile valore. So- nare col pensiero a Bodily Functions ma
rà dove meritano è tutto da vedere, il prattutto, di simile attitudine: non fer- non solo. La struttura ritmica è impercet-
destino è spesso cinico e baro, ma intan- marsi ai canoni e ai luoghi comuni del tibilmente più definita e robusta, l’amal-
to vederli affinare e migliorare così tanto genere musicale di partenza e apparte- gama delle stranezze è impercettibilmen-
le proprie idee nel raggio di pochissimi nenza, ma spingersi con coraggio alle te più accorto, la scansione degli eventi
anni e tre soli dischi non può che strap- frontiere, e oltre, di questi luoghi e ca- sonori è impercettibilmente più ordinata.
pare meraviglia e molti complimenti. noni. Il 2011 sta partendo piuttosto be- Tre impercettibilità che sommate tra di
Tracce migliori per un primo assaggio? ne, ci piace pensare che ci siano gli sti- loro, misteri dell’aritmetica, danno un mi-
La title track, Blurred e Storm. Buon a- moli giusti nell’aria. glioramento drastico ed esaltante. Poteri
scolto (e acquisto) a tutti. minimali...
Damir Ivic Damir Ivic

75
SOUNDLAB
SPOTON/2
NETMAGE
HEADROOM a cura di Sabina Plamenova

Per quanto io abbia sem-


pre avuto una semi-passi-
va ed autoindotta passio-
FOTO DI SILVIA BOSCHIERO E LUCA GHEDINI

ne per la fotografia, il che


implica la non conoscenza
di fotografi di culto (o il
dimenticarne immediata-
mente i nomi), ho sempre
trovato interessante il nes-
so tra certi fenomeni cul-
turali, i loro relativi perso-
Zapruder Filmmakersgroup naggi e i fotografi che ne hanno immortalato i momenti
rendendoli immagini universali e simboliche.
L’anno scorso mi è capitato di andare a vedere una mo-

E
stra al National Portrait Museum che, tra le varie cose,
ravamo stati decisamente brutali con l’edizione dell’anno scor- conteneva immagini di icone musicali degli anni Sessan-
so di Netmage. Pentiti? Per nulla. A maggior ragione perché in- ta e Settanta e includeva nomi a me fino ad allora sco-
contrando nei giorni dell’edizione conclusasi un mese fa Andrea nosciuti quali David Bailey e Fiona Adams. Chiaramente
Lissoni, uno dei fondatori e creatori del festival, persona sempre il contesto e i tempi sono cambiati (cliché, lo so...) e in
di grandissima gentilezza ed educazione, avevamo ribadito le realtà nelle prossime righe parlerò di un contesto molto
nostre forti perplessità sull’edizione 2010 ottenendo in risposta un più piccolo, tuttavia certe radici comuni per me sono
“Effettivamente, anche noi col senno di poi possiamo dire che non siamo state significative. Evidentemente il matrimonio tra mu-
rimasti assolutamente soddisfatti. Ma quest’anno vedrai, col fatto che è sica e fotografia ha una sua profonda ragion d’essere,
l’ultima edizione, almeno in questo formato...”. Un mezzo scoop? Net- ora come allora.
mage cambia, si trasforma? Vedremo. Sta di fatto che è vero che Grazie ai benefici del nostro caro amico Internet, parec-
quest’anno il festival bolognese si è fatto dimenticare tutta la noia e chi o almeno alcuni di voi si saranno imbattuti in foto di
la presunzione sciorinati l’anno scorso, mettendo in campo un car- artisti della cosiddetta bass music (definizione elastica,
tellone dove non sono davvero mancate le cose sugose. Finalmen- ok) inglese con il logo copyright GC per lo più in fondo
te! Perché dello showcase dell’intellettualità triste e meditabonda al lato destro. Logo che si può trovare in qualche ango-
che squadra assorta (e autocompiaciuta) dei video dalla noia letale, lo più o meno visibile nella maggior parte delle docu-
ecco, francamente non se ne poteva più. Anche perché un festival mentazioni visive ufficiali di eventi come FWD e DMZ,
noioso ti fa vedere e sentire ancora di più la presenza dei vari pre- così come di servizi fotografici noti come quelli di Kode
senzialisti di professione, di quegli intellettuali moderni che spac- 9, Spaceape, Skream, Benga e tanti altri.
ciano se stessi molto più di quanto spaccino idee; orrore. Netmage Drumz Of The South, il nome utilizzato dalla londinese
2011 ha visto a occhio un calo di presenze ma di conseguenza anche Georgina Cook per la sua fotografia, il suo blog e la sera-
un calo dei numeri degli abbietti individui di cui si sta dicendo; al ta che organizzava al Plan B di Brixton, è da anni una
contrario però ha rimesso in circolo stimoli interessanti, soprattutto forte presenza all’interno di diversi rami della musica e-
è tornato ad innervare la sua identità di voglia di parlare al corpo lettronica inglese e non solo. Ovviamente questo è solo
delle immagini, dei suoni, dei sentimenti. Assolutamente eccezio- il suo lato musicale: Georgina Cook infatti documenta
nale il lavoro fatto dallo Zapruder Filmmakersgroup, un concerto per gran parte di quello che vede, in tantissimi ambiti. Chia-
sette fruste e farfisa (sì, sette fruste, avete letto bene...), più vari effet- ramente la sua forte affiliazione alla scena musicale è
ti: una delle chiavi tipiche di Netmage, le sonorità ambient-noise, ha stata un notevole fattore nel suo sviluppo professionale,
avuto con loro una declinazione decisamente sorprendente ed vero, ma ne resta ad ogni modo solo una frazione.
appassionante, cattivissima, divertente e molto umana. Notevolissi- A fine febbraio, e precisamente tra il 17 e il 23 di feb-
me poi anche le madeleines dedicate al Carnevale di Viareggio le cui braio è finalmente stato dedicato spazio a Drumz Of The
immagini mute, montate in un certo modo dal collettivo riunitosi South ed alla sua fotografia alla LAVA Gallery nei pressi
attorno al progetto Paper Mache e accompagnate dallo strepitoso di Carnaby Street a Londra, seguito da un afterparty e
post-rock degli In Zaire, hanno davvero traportato in un’altra dimen- musica di Martelo e Skipple, i quali per altro sono stati
sione, per giunta fighissima. Questi per noi i due higlight del festi- per molto tempo parte di quella precisa scena di bass
val, ma a parte poche eccezioni anche tutti gli altri eventi hanno music che dal 2004-2005 in poi Georgina ha catturato
comunicato una vivacità, una immediatezza e una urgenza espres- nelle sue foto. Risiede momentaneamente a Parigi e
siva che da qualche anno Netmage pareva aver perso. Resta un festi- continua la sua attività sia come fotografa sia come
val simpaticamente cialtrone, nonostante la presenza dei presenzia- blogger: potete trovare link a tutte le sue info, siti e foto
listi, e certi allestimenti potrebbero essere seguiti con maggior cura. su drumzofthesouth.com.
Ma gli vogliamo bene (anche) per questo. Che il 2012 sia l’anno di
una rinascita se non di una ulteriore crescita.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
REVIEWS/2
Wagon Christ finisca abbastan- verso lidi nuovi ma non così
za sotto silenzio, lì dove invece lontani da non trovare più la via
sembrava dio sceso in terra di casa.
all’epoca delle sue prime produ-
zioni. Lui non se ne cura. Lui, si Se invece vi vanno un po’ di
diverte. Già. Toomorrow è pa- stranezze strane, percorrete il
lesemente infatti un divertisse- Web alla ricerca di Balerastep-
ment di lounge-elettronica gui- pin’ dei Macrobiotics, che poi
data da cut up vocali campiona- sono l’mc Dargen e il producer
ti (spesso iconici, ben riconosci- Nic Sarno. I due eroi di casa
bili). In quanto tale, è fatto mira- nostra prendono in mano brani
Safari Disco Club degli Yelle è bilmente bene. Non è un album tist il trattamento di una dozzi- più o meno storici della musica
ben prodotto, eccome. Una pro- che entrerà nella storia della na di gemme dubstep. Un po’ leggera italiana e 1) li immergo-
va da manuale, sotto il punto di musica, ma intrattiene che è un quello che i Massive Attack ave- no in suoni da hip hop / dance-
vista dei suoni, oh sì. Una prova piacere, col suo eclettismo hip vano fatto con Mad Professor floor contemporaneo 2) ne ren-
da manuale anche sotto il punto trip’n’bass hop soul exotico ec- in No Protection, ma qui è me- dono rappate le parti vocali.
di vista degli stili: l’elettropop cetera eccetera. glio. Applausi poi alla scelta di Pare una boiata, invece funzio-
francese scientificamente attua- mettere il tutto in circolazione na. Bravi. Ed è pure in free
lizzato al Nuovo Millennio, con Uh, a proposito di Anni Novan- sotto forma di doppio cd: uno download: scrocconi, fatevi
grande perizia. Bene, sapete che ta, anzi, in questo caso di pri- per gli originali, uno per i dub. avanti.
vi diciamo? Se vi piace questo missimi Anni Novanta: la Re- Meraviglia.
disco, non siete proprio in sin- phlex ha ristampato il materiale Per chiudere infine in gloria ita-
tonia con Soundlab. Il recupero dei The Criminal Minds, punta L’intensità emotiva e spiritua- lica: nati nel 2000, i Port-Royal
attualizzato di certo nostalgi- di diamante della scene hip hop le devastante dei dub di Scien- sono una di quelle realtà italia-
smo trash (in che altro modo inglese dell’epoca (Gunshot, tist va curata, successivamente, ne (poche, a onor del vero...) di
definire l’orribile elettropop fran- Hijack...). Una scena che spac- con un ascolto di faccende più cui possiamo andare fieri in
cese Anni Ottanta?) ha decisa- cava. Adrenalinica, cruda, fero- rilassanti e, come dire?, carez- tutto il mondo. Fact. Originali e
mente frantumato gli zebedei. ce, esaltante, ma al tempo stes- zevoli. L’educato hip hop / soul mai autoreferenziali, in dieci an-
Da boicottare, se volete ridare so funk da morire. T.C.M. rimet- del canadese Byram Joseph, ni di attività questi ragazzi han-
dignità alla musica e non alle te in circolazione su cd ro- alias Slakah The Beatchild, è no saputo portare avanti un di-
serate degli studentini di design ba che se la cercate su Ebay perfetto alla bisogna. Some- scorso musicale lineare ma non
più scempi e finto-intellettuali. dovete mettere mano al porta- thing Forever dà i brividini di statico, capace in un solo tem-
fogli. Non il vostro, ma di un piacere alla Jay Dee senza per- po di mutare le proprie matrici
Molto meno furbetta e deci- vostro parente ricco. Ben fatto! dersi nei meandri di complican- (ovvero chitarre dilatate in per-
samente molto più nobile un’al- E tanti saluti alle mammolette za alla Flying Lotus, ma anzi muta al nu-gaze e geometrie
tra operazione nostalgia: Parts che spacciano Kanye West per semplifica tutto all’osso e ci IDM) senza uscirne snaturato.
Unknown di Eddic C, per quan- guida musical-spirituale. butta sopra pure la melodia. Caratteristica rara, che il doppio
to lavori di re-edit, lo fa in modo Non geniale, ma assai apprez- album antologico The Golden
sbilenco, affascinante e creati- Rullino le trombe, squillino i zabile. Esce per la BBE, etichet- Age Of Consumerism: 2000-
vo. Non impazziamo per l’at- tamburi, si aprano i riverberi: ta dallo standard qualitativo 2010 (n5MD) riesce brillante-
tuale mania che c’è attorno ai Scientist Launches Dubstep In- sempre alto. mente a condensare in una sca-
re-edit (che fa tanto, ehm, ricic- to Outer Place non può manca- letta di brani introvabili e remix.
ciare il ricicciato), ma questo re alla vostra collezione. Pinch, Si è buttato (un po’ più) sul Se già li amate, qui troverete
amabile canadese amico anche il gran capo della Tectonic, ha melodico anche Dj Vadim, che chicche irresistibili. Se ancora
di The Mole sa il fatto suo e dà affidato infatti al leggendario nel progetto The Electric porta a non li conoscete… beh, che a-
un twist molto particolare al re- dubmaster giamaicano Scien- bordo anche l’MC chicagoano spettate? (Giovanni Linke) 
cupero ipermodernista delle so- Pugz Atom e la cantante britan-
norità disco. Insomma, la Mule nica Sabira Jade. L’hip hop es-
continua a tirare fuori dischi sfi- senziale ma efficace di Vadim si
ziosi. ingentilisce e si concede addirit-
tura digressioni stilistiche, pur
Gli Anni Novanta sono ancora mantenendo sempre una sua
troppo giovani per essere no- riconoscibile identità di base.
stalgia. Purtroppo o per fortuna. Life Is Moving è promosso con
Sta di fatto che non ci sorpren- sufficienza piena, anche qualco-
derebbe constatare come il ri- sa di più. Artigianato creativo
torno di Luke Vibert al moniker che vuole portare l’hip hop

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SULPALCO
Ascoltati dal vivo in Italia e nel mondo
a cura di Valentina Cassano

Mese denso di eventi


se non unici,
sicuramente imperdibili.

FOTO DI STEFANO MASSELLI


Ecco cosa hanno visto
i nostri occhi e sentito
le nostre orecchie. Sam Beam

The Sea sentita stasera avrebbe tutte le carte in regola per spopo-
Iron And Wine
Abbondantemente esaurita l’unica data italiana di Sam Beam, ric-
lare in un villaggio vacanze, mentre l’ineffabile coda disco di Boy
With A Coin ha rappresentato il pacchiano nadir di uno show con
chissima dal punto di vista sonoro, molto meno da quello delle più ombre che luci. Tra queste, la Flightless Bird, American Mouth
emozioni. eseguita dal solo Beam come unico bis: ed è proprio in un conte-
sto così fragile e poco dispersivo (voce, qualche pennata di chitar-
Bologna, 12 febbraio ra acustica e basta) che tutto il suo talento è finalmente emerso,
Basta il primo colpo d’occhio a capire che direzione prenderà la straordinariamente puro e incontaminato. Ora, c’è da dire che la
serata: ad accompagnare il barbuto cantautore americano sul freddezza patinata delle esibizioni di qualche anno fa è decisa-
palco ci sono sei musicisti - di cui tre provenienti dai Califone - e mente diminuita; e però, in attesa che gli spunti interessanti dis-
una corista (talvolta affiancata da Tift Merritt, protagonista di un seminati qua e là nel corso della scaletta fioriscano pienamente e
set di apertura piacevole ma privo di reali sussulti). Niente di stra- sviluppino potenzialità finora emerse soltanto in maniera confusa,
no, alla luce del processo di stratificazione intrapreso dallo statu- qualcuno per favore ricordi al buon Sam che talvolta less is more.
nitense con il penultimo album The Shepherd’s Dog. Peccato però Aurelio Pasini
che fin troppo spesso le virate black, le code africaneggianti e gli
ampi passaggi strumentali siano parsi più fini a se stessi che real-
mente funzionali alle canzoni. Senza contare gli interventi di un
sassofono che, assolo dopo assolo, riusciva quasi per magia ad
appiattire ogni cosa, finendo per rendere dozzinali scenari che
GY!BE
Ritorna dopo otto anni il più suggestivo live act di quel rock do-
altrimenti avrebbero avuto i crismi della ricercatezza. Nello speci- po il rock dai troppi epigoni e dai troppo pochi punti fermi: i
fico, se da una parte gli episodi più leggeri sembravano collocarsi Goodspeed You! Black Emperor sono uno di questi e lo hanno di-
al crocevia tra Gerry Rafferty e i Doobie Brothers, dall’altra quelli mostrato ancora una volta, rendendo superflue categorie e clas-
maggiormente strutturati sovente suonavano freddi, frutto più di sificazioni.
un mero gioco intellettuale (verrebbe quasi da dire radical chic)
che di una reale esigenza espressiva. E, se pure non sono manca- Milano, 27 gennaio
ti i momenti degni di nota - l’uso degli effetti e delle percussioni o, Che i Godspeed You! Black Emperor potessero radunare più di un
entrando un po’ di più nello specifico, il crescendo rumoroso al migliaio di persone al Live di Trezzo sull’Adda, a pochi chilometri da
centro di Free Until They Cut Me Down -, la versione di House By Milano, dopo averne attirati altrettanti all’Estragon di Bologna la

ILMUCCHIOSELVAGGIO
sera prima, non ce lo aspettavamo, nonostante fossimo consape- July Flame del 2010 - da Life Is Good Blues, con il pubblico coinvol-
voli del fatto che, storpiando il celebre detto sul primo album dei to nei cori, a Little Deschutes, I Can See Your Tracks, When You Give
Velvet Underground, i (relativamente) pochi acquirenti dei loro di- Your Heart o Wide-Eyed, Legless - ma non mancano nemmeno clas-
schi fossero con buona probabilità presenti in massa a una delle sici standard, All The Pretty Horses, e vivaci numeri a cappella, dove
due date, o a entrambe. Che l’esperienza di un loro concerto, a dieci battiti di mani e piedi giungono in soccorso ritmico. Ci si alza dalle
anni di distanza dall’ultimo passaggio in Italia, sarebbe stata me- poltrone di velluto sorridendo, proprio come Laura ha sorriso
morabile, invece, eravamo sicuri. Certo, il tempo, l’invisibilità me- spesso nel corso di un’ora abbondante di performance.
diatica (o meglio, una visibilità legata a condizioni non trattabili, Elena Raugei
imposte dallo stesso gruppo), una fama lievitata nel tempo, i pro-
getti collaterali e quello che a lungo si era creduto uno scioglimen-
to definitivo più che una lunga pausa hanno dato il loro contributo,
ma è bastato vederli salire sul palco, dopo dieci minuti di drone
ipnotico, e attaccare con i saliscendi vertiginosi e allo stesso tempo
Santiago
È un pellegrinaggio lungo la Penisola, quello che hanno intra-
morbidi di Moya, per avere conferma di un’impressione maturata preso per oltre un mese Alessandro Raina (Casador, Amor Fou) e
già dieci anni fa: sono tra i pochi a riuscire a scomparire in manie- Lorenzo Urciullo (Colapesce, Albanopower). Santiago testimonia
ra netta e inequivocabile dalla scena, sottraendosi alle esigenze del- la voglia di mettersi in gioco, e in viaggio, in nome della musica
l’ego individuale per far spazio alla pura energia della musica, e non e dell’amicizia.
solo grazie al diversivo costituito dai suggestivi Super 8 montati in
diretta, sul momento, e proiettati alle loro spalle. Una impressione Cosenza, 4 febbraio
acuita dall’intesa quasi telepatica che intercorre tra gli otto compo- Si comincia con Raina che gioca a fare il Neil Young in The Puritans
nenti della band canadese (tra i quali si segnala il redivivo Mike (versante Casador). Risponde Urciullo con A Ghost O degli Alba-
Moya alla chitarra, allontanatosi nel 1998 e tornato per dare man- nopower. I due pescano in vari giacimenti, sia dalle esperienze
forte a Efrim Menuck nella creazione dell’inconfondibile muro soliste che da quelle delle rispettive band. Facendosi da spalla a
orchestrale di corde sfregate). La scaletta tocca i punti salienti di vicenda, entrando nelle composizioni dell’altro in modo funziona-
una discografia impeccabile, tirando in ballo anche la mai incisa le, rispettoso. Urciullo tiene il marzialmente tempo al timpano in
Albanian - che sale tribale e ossessiva come un mix inaudito di una fiammeggiante We Will Capture The Night, che mostra i (bene-
Hawkwind e Savage Republic - e straordinarie opere di suggestione fici) debiti di Casador verso i REM, e riproduce col fischio la melo-
filmica come Dead Metheny, Storm, e una Dead Flag Blues finale
che, allo scoccare delle due ore di emozioni ininterrotte, lascia tutti
quanti a meditare sulla densità dello spettacolo a cui hanno appe-
na assistito, quasi in trance.

FOTO DI STEFANO MASSELLI


Laura Veirs
Alessandro Besselva Averame

Laura Veirs
La cantautrice di Portland torna in Italia per un nuovo, atteso gi-
ro concertistico, confermandosi una delle migliori folksinger del-
la sua generazione.

Firenze, 6 febbraio
La bellissima Sala Vanni è la location perfetta per un’esibizione
raccolta ed essenziale, eppure dalla grande forza comunicativa. A
partire dall’apertura di Led To Sea, ovvero il progetto solistico di
Alex Guy, che tornerà sul palco per affiancare la protagonista della
serata in un’efficace formazione a tre. La supporter del caso pro-
pone canzoni basate esclusivamente su una voce dalla timbrica
calda e sul violino, persino campionato e sovrapposto con ulterio-
ri linee melodiche: molto più orecchiabile di quanto si potrebbe
presupporre sulla carta. Trecce bionde, occhiali, vestitino a fiori e
tanta cordialità dietro a un velo di malcelata timidezza, Laura Veirs
ribadisce di essere un’ottima interprete e musicista, alle prese con
chitarra acustica e banjo. Oltre a sfoderare un atipico coraggio:
nella scaletta non c’è infatti posto per i pezzi più noti, per i singo-
li usciti nel corso di dodici anni di attività discografica. Non si
ascolteranno, quindi, né Galaxies né Don’t Lose Yourself, giusto per
fare un paio di esempi, ma in fondo non è un caso trattandosi di
brani contenuti in album maggiormente aperti verso sonorità pop-
rock, Years Of Meteors e Saltbreakers. Ora come ora la songwriter
americana si riallaccia agli esordi e rimarca l’interesse nei con-
fronti del folk più tradizionale, dello storytelling di vecchia scuola:
un ben preciso corso stilistico, approfondito senza timori e impre-
ziosito da complessi intrecci canori, arrangiamenti di alta classe e
indubbia perizia strumentale. Ecco così succedersi episodi più
datati e parecchie tracce contenute nell’ultimo lavoro di studio,

79
dia di Filemone e Bauci. Raina fa la chitarra hawaiana in Sera senza

ILMEGLIOINARRIVO
fine di Colapesce e, per introdurre il compare nella rilettura di Leo
Ferré Niente più, s’improvvisa scherzoso direttore d’orchestra a
guidare il “ragazzo Lorenzo”. Belli e frequenti gli intrecci blu di
armonie vocali, equilibri rarefatti come cristalli in bilico. Interplay
magnifico e intesa a occhi chiusi tra milanese d’Argentina e sira-
cusano. “Quando musica e miseria diventan cosa sola” si arriva al
SARA LOV: 1 marzo, La Ca- cuore dello show, il momento dell’Anima latina di Lucio Battisti,
sa 139, Milano - 2 marzo, che col suo marchio di caos creativo, girovago e pauperistico, è
Salotto Muzika, Bologna, -
3 marzo, La Claque, Geno-
una sorta di nume tutelare del progetto. All’equilibrio lirico di
va - 4 marzo, Apartamento Colapesce, Casador associa un’energia trascinante, a tratti istrio-
Hoffman, Conegliano Ve- nica. Si sprecano aneddoti sui pescatori siciliani (Santiago è uno
neto (TV) - 6 marzo, Lalla, di loro, morto ma non vinto) e battute su Mubarak e sui vizi del
Pescara - 10 marzo, Spa- premier, in un’atmosfera di allegra informalità. Ma non inganni il
zio211, Torino - 11 marzo, cazzeggio, perché la musica è buona. Peccatori in blue jeans e Il
Circolo degli Artisti, Roma sesso degli angeli (alla chitarra elettrica) sono altri tributi al reperto-
- 12 marzo, Fabbriceria, rio degli Amor Fou, quelli più noti e cantati in coro dal pubblico;
Caserta; JOAN AS POLICE
WOMAN: 3 marzo, Teatro Fiori di lana e La guerra fredda sono perle di Colapesce solista, che
Franco Parenti, Milano - 6 Joan As Police Woman fanno il paio con una delicata Merry Christmas Darling (degli Alba-
marzo, Auditorium Parco nopower). In coda, sorprendente versione di Maria Maddalena,
della Musica, Roma - 7 marzo, Teatro Odeon, Firenze; MAR- Venditti anni Settanta, cantata da un ispirato Raina quasi fosse
LENE KUNTZ: 4 marzo, Teatro Palariviera, S.Benedetto del uscita dalla sua penna.
Tronto (AP) - 5 marzo, Alcatraz, Milano - 11 marzo, Alpheus, Gianluca Veltri
Roma - 13 marzo, Duel Beat, Agnano - 19 marzo, Rivolta,
Marghera (VE); EX-OTAGO: 4 marzo, Circolo degli Artisti,
Roma - 12 marzo, Apartamento Hoffman, Conegliano Ve-
neto (TV) - 18 marzo, Il Covo, Bologna - 25 marzo, Spazio211,
Torino - 26 marzo, No Fun, Udine - 2 aprile, Karemaski, Band Of Horses
Data unica italiana per il quintetto di stanza a Seattle guidato da
Arezzo - 9 aprile, King, Livorno; …A TOYS ORCHESTRA: 5
marzo,The Cage Theatre, Livorno - 19 marzo, Ju-Bamboo, Ben Bridwell. Nonostante il passaggio ad una major - fattore de-
Savona; WOODPIGEON: 9 marzo, Diagonal, Forlì - 10 marzo, terminante per la calorosa partecipazione del pubblico di stasera -
Le Mura, Roma - 11 marzo, Caracul, Pisa - 12 marzo, Il Covo, con l’ultimo Infinite Arms, i Band Of Horses sono una di quelle
Bologna; LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA: 12 marzo, eccezioni che confermano la regola. Attestandosi (ancora), come
Velvet, Rimini - 16 marzo, Circolo degli Artisti, Roma - 17
una delle migliori live band indie-rock in circolazione.
marzo, Circolo degli Artisti, Roma - 18 marzo, Poseidon Club,
Poggiomarino (NA) - 19 marzo, The Cage Theatre, Livorno -
25 marzo, Sugar Reef, Arezzo - 31 marzo, Teatro Morlacchi, Bologna, 11 febbraio
Perugia - 8 aprile, Live Club, Trezzo sull’Adda (MI) - 9 aprile, Ben Bridwell ha accorciato la barba e smesso le camicie a quadri.
Viper Theatre, Firenze; ELECTRIC WIZARD: 10 marzo, Ha lo sguardo furbetto, sul palco si lascia andare assai più di qual-
Locomotiv, Bologna - 11 marzo, Init, Roma - 12 marzo, Spa- che anno fa e condivide con la band un mood rilassato, divertito e
zio211, Torino; CROCODILES: 12 marzo, Estragon, Bologna - di grande complicità. Le barbe, in compenso, sono cresciute ai
31 marzo, Circolo degli Artisti, Roma - 1 aprile, Plastic, Milano ragazzi della platea e il quadretto sembra in voga neanche fossimo
- 2 aprile, Spazio211, Torino; ALAN MCGEE: 12 marzo, New
Age, Roncade (TV) - 13 marzo, Twiggy, Varese; THE GO!
a Nashville. Ma ogni battuta sul look e sulla partecipazione acco-
TEAM: 14 marzo, Tunnel, Milano; PAOLO BENVEGNÙ: 11 mar- rata del pubblico - sopraggiunto da più parti d’Italia - finiscono col
zo, New Age, Roncade (TV) - 12 marzo, Bronson, Madonna lasciare il tempo che trovano, di fronte alla profonda naturalezza e
dell’Albero (RA) - 25 marzo, Poseidon Club, Poggiomarino alle good vibrations sprigionate dalla band stasera. Mentre una
(NA) - 26 marzo, New Demodè, Modugno (BA) - 28 marzo, copiosa fila si snoda fuori dall’Estragon, a Mike Noga (batterista
Circolo degli Artisti, Roma - 31 marzo, Hiroshima Mon Amour, degli australiani Drones) e ai suoi Gents è affidata l’apertura, clas-
Torino - 1 aprile, Bloom, Mezzago (MI) - 2 aprile, Viper Thea- sica e (paradossalmente) a stelle e strisce quanto basta per entu-
tre, Firenze - 8 aprile, Vibra, Modena; ROMA POP FEST: 18-19 siasmare le prime file sotto palco. Poi, nel tripudio generale,
marzo, Le Mura / Mads, Roma, Ex-Otago, Non voglio che
Clara, Virginiana Miller, Colapesce, Young Wrists, Allo Darlin’, Bridwell e il (timido quanto imprescindibile) Tyler Ramsey aprono
Eux Autres, I Quartieri, I Demoni, Marcello e il mio Amico a sorpresa con un’acustica Evening Kitchen. Brividi. Il silenzio de-
Tommaso, Mamavegas…; EVERYTHING EVERYTHING: 22 voto della sala e il coraggio di un incipit così sussurrato, saranno
marzo, Magnolia, Segrate (MI) - 23 marzo, Circolo degli indicativi del live a venire. Vocalmente perfetti, senza incertezze
Artisti, Roma - 24 marzo, Il Covo, Bologna; RADIO DEPT.: 22 sulla strada da percorrere e amatissimi dall’audience, per un’ora e
marzo, Unwound, Padova - 23 marzo, Circolo degli Artisti, quaranta i Band of Horses sapranno coniugare il lato positivo di
Roma - 24 marzo, Bronson, Madonna dell’Albero (RA); CUR- essere popular e rodatissimi, con il puro trasporto e divertimento
RENT 93: 25 marzo, Locomotiv, Bologna; ARCHITECTURE IN
della circostanza on stage, (idealmente) tipiche dell’indie. Una
HELSINKI: 25 aprile, Spazio211, Torino - 26 aprile, Magnolia,
Segrate (MI); ARBORETUM: 1 aprile, Unwound, Padova - 2 a- scaletta abbastanza variegata e uno slideshow di scenari naturali
prile, Circolo degli Artisti, Roma - 3 aprile, Monospazio Bar, sullo sfondo, completano la sinergia pressoché perfetta durante
Pescara; THE TWILIGHT SINGERS: 3 aprile, Locomotiv, Bo- tutto lo show. Gli Horses sono una rock band di chitarre (tre, con
logna - 5 aprile, Circolo degli Artisti, Roma - 6 aprile, Ma- l’ausilio del fonico sui primi quattro pezzi, a tratti caotici come
gnolia, Segrate (MI); DEERHUNTER + LOWER DENS: 6 aprile, acustica), su brani come The Great Salt Lake, Wicked Gil e Ode To
Sala Espace, Torino - 7 aprile, Locomotiv, Bologna LRC, ma anche di ballate epiche (Is There a Ghost) e massicce
(Cigarettes, Wedding Bands, la più riuscita). Sono un mix equilibra-
ATTENZIONE: LE DATE POTREBBERO SUBIRE VARIAZIONI
to di popolare e autentico (semmai fossero aggettivi in contrasto
tra loro), capaci di schivare la deriva melensa e auto celebrativa,

ILMUCCHIOSELVAGGIO
FOTO DI FEDERICA AGAMENNONI, WWW.METAPICS.IT
Alberto Ferrari dei Verdena

pur mettendo su un live imponente, certamente in quanto a tra- Toscana. Mancavano dai palcoscenici da ben quasi tre anni, vero;
sporto. Chiusura da manuale con The Funeral e nota a margine per ma la nostra curiosità è quasi tutta concentrata sull’esecuzione
l’estroso Ryan Monroe all’organo. Seattle batte Toronto? live delle complesse e stratificate canzoni del loro nuovo bellissi-
Chiara Colli mo doppio album Wow, soprattutto per il copioso utilizzo del pia-
noforte e dei cori quasi onnipresenti. L’inizio è affidato alla stru-
mentale Odoratorio seguita a ruota dalla flaminglipsiana Scegli me,
e subito è evidente come per i nuovi brani il gruppo bergamasco
Verdena
Due ore di concerto per un totale di venticinque canzoni. Anche
si immerga, evocandola, in un’atmosfera molto concentrata, ele-
gante, quasi sacrale tanto sentita è la loro dedizione performativa,
dal vivo la band bergamasca si conferma sugli stessi ottimi livel- e come il nuovo innesto Omid Jazi ricopra un ruolo prezioso per
li artistici raggiunti con il suo ultimo, complesso album. Senza ri- la loro riuscita. Sono i tanti cambi di ritmo all’interno delle canzo-
sparmiarsi. “Wow”, è proprio il caso di dirlo. ni - da partiture più quiete a stacchi quasi prog fino a digressioni
psichedeliche -, a evidenziare la maturità stilistica, la complicità e
Livorno, 12 febbraio la coesione raggiunte da una delle più importanti rock band italia-
Che bella ritrovata sensazione, finalmente, poter assistere a con- ne. Delle moltissime nuove canzoni eseguite da segnalare soprat-
certi di primissimo livello nella propria città, dopo ben due anni di tutto Miglioramento, È solo lunedì (dal vivo molto incisiva), il sin-
astinenza. Nel febbraio 2009 il Cage, l’unico importante live club golo Razzi arpia inferno e fiamme, Loniterp, Nuova luce, la conclu-
livornese, fu costretto a chiudere i battenti in seguito agli ingenti siva e malinconia Lei disse e Tu e me - per l’occasione anticipata da
danni che una pioggia torrenziale causò al locale. Oggi però i ca- una cover di Harvest, interpretata voce e chitarra dal solo Alberto.
parbi fondatori del locale, rilevando dal Comune il teatrino della Ovviamente a queste manca ancora la naturalezza e il trasporto
verde Villa Corridi e sobbarcandosi tutti i lavori per ottimizzarlo, con i quali invece vengono eseguiti i vecchi brani come - andando
sono riusciti a far risorgere il club chiamandolo The Cage Theatre, a ritroso - Canos, Luna, Spaceman e addirittura una nostalgica
in onore alla nuova location. E la qualità della corposa program- Valvonauta, ma proprio questa alternanza di approcci fa di queste
mazione non fa che confermare lo slogan che annunciava la ripre- due ore piene di concerto un’esperienza ricca di suggestioni ed
sa dell’attività concertistica: “il provincialismo ha i giorni contati”. emozioni e soprattutto assolutamente non scontata e prevedibile.
Infatti, passa soltanto una settimana dall’apertura ed è subito sold E tra qualche mese saranno ancora più oliati. Non perdeteveli.
out. I Verdena fanno il tutto esaurito attirando gente da tutta la Andrea Provinciali 

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STORIEDIR’N’R
Doolin-Dalton
di Alberto Crespi

Eagles
ILMUCCHIOSELVAGGIO
APPROFONDIMENTI

I
l termine “wild bunch”, “mucchio selvaggio”, era piuttosto ti da cowboy e sdraiati per terra, come fossero stati abbattuti in
frequente nel vecchio West. Venne affibbiato a diverse ban- un duello, riproduce scrupolosamente molte foto d’epoca. Era
de di fuorilegge, ma nessuna di queste può vantarsi di aver normale, quando un fuorilegge famoso veniva ucciso, esporne
dato il nome alla nostra rivista. I fondatori del Mucchio si il cadavere al ludibrio - o alla venerazione - del pubblico. Il cine-
ispirarono, infatti, al film di Sam Peckinpah (titolo originale ma western è molto più “storico” di quanto noi europei possia-
The Wild Bunch, 1969) che è un’opera di fantasia e non raccon- mo pensare.

D
ta la storia di alcuna banda reale. Si parla di “mucchio selvag-
gio” anche in un western italiano dell’epoca, Il mio nome è nes- i Bill Doolin e dei fratelli Dalton si parla in tutti i libri sul
suno di Tonino Valerii, ma anche in quel caso non si tratta di una West. La documentatissima Enciclopedia Of Western Gun-
citazione storica: è una banda leggendaria, “cento figli di putta- fighters di Bill O’Neal (1979, University Of Oklahoma Press)
na che cavalcano come fossero mille”, anche se alla fine basterà dedica loro lunghi capitoli. Doolin (1858-1896) era figlio di
un uomo solo - il Jack Beauregard interpretato da Henry Fonda contadini dell’Arkansas, ma dal 1881 in poi frequentò il ter-
- a fregarli. ritorio (non ancora Stato) dell’Oklahoma alternando le attività di
Fra i tanti “wild bunch” reali, il più romanzato dal cinema è cowboy e di fuorilegge. Entrò nella banda dei Dalton, ma non era
quello capeggiato da Butch Cassidy e da Sundance Kid: veri presente al massacro di Coffeyville al quale fa riferimento la can-
nomi Robert LeRoy Parker e Harry Longabaugh, fuorilegge sto- zone. I Dalton famosi erano quattro: Robert (1868-1892), Em-
rici a tutti gli effetti e veramente riparati in Sudamerica dopo le mett (1871-1937, l’unico diventato vecchio), Grattan (1865-1892)
“imprese” negli Stati Uniti. Ma il film Butch Cassidy, pur bellis- e William “Bill” Marion (1866-1894). Robert e Grattan morirono
simo, li rende fin troppo simpatici e poetici, grazie anche a due nella sparatoria di Coffeyville, Kansas, avvenuta il 5 ottobre del
divi come Paul Newman e Robert Redford. Il vero “wild bunch”, 1892. Quel giorno il “mucchio” osò tentare di rapinare ben due
il mucchio selvaggio per antonomasia è in realtà un altro: è la banche, situate sulla piazza principale. Doolin non c’era perché
gang dei fratelli Dalton della quale fece parte, per un certo perio- il suo cavallo si era azzoppato, anche se altre fonti parlano di dis-
do, anche Bill Doolin; ed è questa la banda alla quale si ispira- sidi interni alla banda. L’allarme fu dato prima delle rapine, da
no ben due canzoni degli Eagles che aprono e chiudono l’album alcuni cittadini che li avevano riconosciuti. I due Dalton e altri
Desperado, del 1973: la Doolin-Dalton propriamente detta, che due banditi, Tim Evans e Dick Broadwell, furono uccisi. La sud-
traduciamo in questa pagina, e il brano finale Doolin-Dalton/De- detta Enciclopedia, a pagina 81, pubblica una loro foto - da morti
sperado (Reprise), che fonde in modo molto armonico la canzo- - sorprendentemente simile a quella di Desperado. Probabile che
ne iniziale e la title track del disco. gli Eagles la conoscessero.

Non so cosa pensino degli Eagles, oggi, i lettori del Mucchio. È


probabile che per molti di noi siano un gruppo che ci ha acca-
rezzato le orecchie all’inizio degli anni Settanta per diventare
ben presto una caricatura di se stesso. Personalmente, ho le
idee chiare: il primo disco (Eagles, 1972) era carino; il secondo
(Desperado, 1973) e il terzo (On The Border, 1974) erano molto
DOOLIN-DALTON
belli; Hotel California (1976) rimane un gran pezzo anche se so-
miglia veramente troppo a We Used To Know dei Jethro Tull (cer-
catevi i riferimenti in Rete, soprattutto la bella intervista a Ian Erano combattenti, Doolin e i Dalton
Anderson in www.songfacts.com: è una storia stupenda); tutto Nella polvere o sugli altari, era la stessa cosa
il resto è opinabile. Denaro facile e donne infedeli
E whisky da quattro soldi per lenire il dolore
Doolin-Dalton, aprendo Desperado, marca il territorio dando a
tutto il disco un sapore da vecchio West. Al punto che molti - È la fine, Bill Dalton, dev’essere la volontà di Dio
secondo me, erroneamente - considerano Desperado un con- Due fratelli giacciono morti a Coffeyville
cept: in realtà diverse canzoni non parlano né di banditi né di Due voci ti chiamano, là dove hanno combattuto
frontiera. A cominciare proprio da Desperado, il cui testo - se Lascia perdere i tuoi libri di legge
letto con attenzione - sembra riferirsi più alla vita randagia e Non servono più a nulla
“maledetta” delle rockstar, un tema a cui Don Henley in parti-
colare sarà sempre molto sensibile. Vi confesserò che Doolin- Meglio che vi diate una mossa, Doolin e Dalton
Dalton mi piace ancora immensamente, in entrambe le versio- Finché la vostra stessa ombra non vi segua più
ni. I versi più belli forse sono nella “reprise” a fine album, so- Se sarete veloci e fortunati
prattutto la strofa che descrive l’arrivo dei banditi in città per Non vedrete mai l’albero degli impiccati
l’ultimo scontro: “Well the stage was set the sun was sinkin’ low
down / As they came to town to face another showdown / The law- Le città si stendono nelle pianure polverose
men cleared the people from the streets / All you blood-thirsty by- Come cimiteri pieni di tombe in attesa di un nome
standers, will you try to find your seats?”. È molto cinematografi- E un uomo può usare le gambe, o usare il cervello
ca, non vi pare? Descrive il duello come una rappresentazione: Ma alcuni sono usciti di testa, Signore
“Il palcoscenico era pronto e il sole stava tramontando / Quando perché le cose non cambiano mai
entrarono in città per affrontare un altro scontro / Gli uomini della Finché Bill Doolin incontrò Bill Dalton
legge cacciarono via la gente dalle strade / Tutti voi, spettatori asse- Lavorava per pochi soldi, aspettava un’occasione
tati di sangue, vi dispiace trovarvi un posto a sedere?”. Molto sce- Allora rise, e disse: “Me ne vado”
nografico, direte. Certo. Ma anche molto realistico, perché gli E si lasciò alle spalle la sua vita tranquilla
scontri fra banditi e sceriffi nelle cittadine del vecchio West
erano veri e propri spettacoli. La foto che compare sul retro
della copertina di Desperado, quella in cui gli Eagles sono vesti-

83
R.E.M.
COLLAPSE INTO NOW
Warner
Al riguardo non ci sono ancora certez-
ze, ma sembra che questo sarà l’ulti-
mo album dei R.E.M.: sì, esatto, l’ulti-
mo nel senso che il terzetto già quar-
tetto di Athens, Georgia, non ne rea-
lizzerà altri e concluderà quindi la sua
carriera discografica con quindici lavo-
ri di studio convenzionalmente intesi -
non contando, insomma, antologie e
“mini” - in tre decenni, ovvero dal 1981
in cui diedero alle stampe il singolo autoprodotto Radio Free
Europe. L’indiscrezione circola già da un po’ ed è sostenuta da U2” dei secondi conclusivi; una più robusta e dinamica All The
una serie di indizi sui quali la vastissima comunità dei fan sta Best; una Überlin tanto avvolgente quanto autocitazionista, che
ricamando alla grande: ad esempio, il titolo non esattamente di comunque rinnova con efficacia i tipici incantesimi del gruppo;
buon augurio, la foto di copertina nella quale Michael Stipe è una lenta, dolcissima Oh My Heart, la cui evocatività è accen-
colto nell’atto di salutare, brandelli di testo - a partire da quel tuata da begli intrecci di cori che caratterizzano pure la succes-
“Hey now don’t forget that change will save you” all’interno del siva It Happened Today, un’altra ballata (con la partecipazione
singolo apripista Überlin - che possono suonare come dichiara- non determinante di Eddie Vedder). La scaletta procede poi
zioni di intenti. Magari fra qualche anno, se le voci di oggi nella stessa maniera, alternando “lenti” più o meno eterei ed
saranno smentite dall’ulteriore impinguarsi della produzione, ci intensi (Every Day Is Yours To Win, Walk It Back, quella Me,
rideremo sopra come si fa per la leggenda della morte di Paul Marlon Brando, Marlon Brando And I che se non altro incuriosi-
McCartney nel 1966 e della sua sostituzione con un sosia, ma sce) e r’n’r saturi e più o meno incisivi (Mine Smell Like Honey,
intanto si fanno scongiuri e neppure pochi: Peter Buck ha la Alligator Aviator Autopilot Antimatter che ospita Peaches, That
annunciato che Collapse Into Now non sarà portato in tour e Someone Is You), fino all’epilogo - fra estasi e inquietudine -
dunque qualcosa di strano dev’esserci per forza, nonostante i della Blue nella quale appare, riconoscibilissima e carismatica
musicisti gettino acqua sul fuoco dichiarando amenità di circo- come sempre, Patti Smith. Il problema, che magari non sarà
stanza quali “il nostro entusiasmo è lo stesso degli inizi” e affatto tale per gli ultrà, è che l’album sembra proprio un patch-
“questo disco è probabilmente uno dei nostri migliori”. work di idee, trame e melodie che già in passato avevano avuto
Chi vivrà vedrà, giusto? E allora, inutile fasciarsi la testa prima miglior sviluppo, una raccolta di canzoni costruite con il (pur
di essersela rotta e meglio attendere l’evolversi della situazione. sapiente) riciclaggio di altre canzoni ascoltate in precedenza, un
Preoccupati, certo, perché i R.E.M. hanno anche compiuto qual- prodotto confezionato avvalendosi quasi solo dell’enorme espe-
che piccolo passo falso ma non sono mai stati protagonisti di rienza sul campo e di una classe che rimane ovviamente
disastri autentici. Non lo sono neppure in questa occasione, immensa. Nessuno pretendeva chissà quale rivoluzionario,
nonostante non si possa negare che, dopo i fasti del preceden- memorabile capitolo dell’epica saga dei R.E.M., sia chiaro:
te Accelerate, le aspettative artistiche erano piuttosto alte: sarebbe stato eccessivo, soprattutto alla luce di come Micheal,
insomma, non da band in evidente ascesa ma neppure da gente Peter e Mike (e Billy) abbiano inciso profondamente sulla Storia
reputata tristemente in cammino sul viale del tramonto. del rock e del pop e di quanto sia eccelsa - ribadiamolo - la qua-
Diciamo allora subito che Collapse Into Now - prodotto ancora lità media della loro discografia. Però, non prendiamoci in giro,
da Jacknife Lee - parte bene: una Discoverer ben sviluppata fra Collapse Into Now è un album non brutto ma scontato, con poca
energia e atmosfera, “censurabile” solo per i pur brevi cori “alla “anima” e nel complesso deludente, che dimentica l’imperativo
valido per i super-musicisti oltre che per i super-eroi come Peter
Parker: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Se lo
ricordino, i Nostri, nel caso - sempre auspicabile - decidano di
Brani: rimandare il loro eventuale (?) addio alle scene.
Überlin, Oh My Heart, All The Best. Federico Guglielmi / * *

Altri tre dischi:


U2, All That You Can’t Leave Behind;
Cure, Wild Mood Swings; Pearl Jam, Pearl Jam (Avocado). ●● inascoltabile ● prescindibile
* ascoltabile ** apprezzabile *** adorabile **** formidabile ***** imperdibile

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

MARCO PARENTE
LA RIPRODUZIONE DEI FIORI
CESARE BASILE
SETTE PIETRE…
Woland/Goodfellas Urtovox/Audioglobe
Un disco ideale, questo, che arriva da un La prima intuizione vincente, artistica-
laborioso tramestio durato cinque anni mente parlando, è stata questa: trac-
pieni: ideale, perché incarna senza com- ciare legami tra la nostra canzone
promessi lo stato della creatività di Marco d’autore e quella idea di frontiera
Parente, uno abituato a sfuggire dalle desertica nordamericana, desolata e
trappole dei luoghi comuni. Chi lo scrive lacerante, carica di echi interiori, che
lo frequenta dalle prime parole e musiche, affascina da decenni i musicisti - ma
come solista, e ne ha sempre apprezzato anche gli scrittori - a stelle e strisce. La
lo sforzo costante di smarcarsi da gruppi seconda, che entrambe le suggestioni
e gite comuni. Dopo i due capitoli di Neve erano costruzioni dell’immaginario, e
ridens, una serie di perfomance, un doppio dvd, l’omonimo album del dunque materiale perfetto per raccontare storie, interscambiabile
progetto Proiettili buoni con Paolo Benvegnù, oltre a spettacoli dentro e dotato di pari dignità poetica. La terza, ne abbiamo la dimo-
e fuori dai teatri, l’orizzonte si è schiarito, finalmente. Lo testimonia strazione ascoltando questo Sette pietre per tenere il diavolo a
bene la chiusura di Dare avere: non ci sono ansie, nei nuovi pezzi. bada, che tutto sommato la Sicilia - una Sicilia con cui Cesare
Undici quadri immaginati assieme a un gruppo di amici: Andrea Alulli Basile ha ricucito definitivamente i propri legami in tempi recen-
al pianoforte, Asso Stefana alle chitarre, Andrea Angelucci al basso e ti, tornando tra l’altro a viverci - è un luogo magico tanto quanto
Emanuele Maniscalco alla batteria, oltre alla produzione di Marco l’Arizona dei Calexico, o la New Orleans voodoo di Dr. John.
Tagliola e ai cammeo di Alessandro Fiori (canta ne L’omino patologico) È stato un cammino lungo e costellato di prove eccellenti quello di
e Robert Kirby, l’arrangiatore di Nick Drake (archi in Sempre). Appesi in Basile, a partire da quel Gran Calavera Elettrica che per chi scrive è la
una stanza ben illuminata, i dipinti sono stretti fra versi fitti e stru- prima radice solida di questo percorso sincretico, e che ora approda
mentazioni sobrie; nessun virtuosismo a sé stante, ma una serie di a un disco dove l’immaginario poetico dell’autore, pur portando
intarsi in cui la melodia non viene mai repressa. cucite addosso su di sé interferenze d’oltreoceano (il blues incalzan-
L’intimismo poetico, mai fuori dal mondo, imprime Il diavolaccio, te, primitivo e rurale di Strofe della guaritrice, già sentito in occasione
l’incantevole canzone che dà il titolo al cd, La riproduzione dei fiori, del live di Songs With Other Strangers, la slide guitar che fa capolino
l’omaggio diretto al Dylan di Hurricane che è C’era una stessa di tanto in tanto), risulta sempre più terso, illuminato da un sole
volta, per non dire delle ascendenze folk di Sempre e i tocchi in mediterraneo non necessariamente consolante ma comunque cari-
dissolvenza de La grande vacanza. Un tono quasi sottovoce che fa co di colori forti. Non tanto - e non solo - per l’utilizzo del dialetto in
a meno di virtuose ascensioni, preferendo modellarsi sull’emoti- alcuni brani (La Sicilia havi un patruni di Ignazio Buttitta e Rosa
vità, pura e semplice. Divaricato senza nettezza fra elettrico e acu- Balestreri, ad esempio) o per la sensibilità magica e spirituale delle
stico, l’album è un approdo quasi esotico o espanso, talvolta (Bad parole, ma perché il linguaggio immaginifico dei testi si sposa per-
Men, Shakera Bei), oppure crepuscolare (Di J), ma nasconde fettamente ad arrangiamenti ancestrali, ricchi di archi, flauti e per-
anche avventure inedite, che fanno capolino qua e là. La canzone cussioni, almeno in una occasione - Elon Lan Ler, registrata con l’or-
non finisce qui, per quanto rifinita sia: Marco Parente le apre una chestra della radio nazionale macedone a Skopje - al crocicchio idea-
via con linee definite, ma che non sono mai chiuse. Buon viaggio. le tra score cinematografico, murder ballad e banda di paese.
John Vignola / * * * Alessandro Besselva Averame / * * * *

Brani: La riproduzione dei fiori, Sempre, Dare avere. Brani: Strofe della guaritrice, Elon Lan Ler, Sette spade
Altri tre dischi: Claudio Rocchi, Volo magico N. 1; Donovan, A Altri tre dischi: Fabrizio De André, Le nuvole; Cesare Basile, Gran
Gift From A Flower To A Garden; Radiohead, The Bends. Calavera Elettrica; Beth Gibbons & Rustin’ Man, Out Of Season.

Jamie XX vs Gil Scott-Heron


Di solito, i dj set di chi è famoso prima di tutto perché stico che reale. Jamie va infatti abbastanza per la sua
suona in un gruppo son tragedie: ricordiamo bene, strada, l’anima del disco originale è non solo remixata
per dire, l’imbarazzo collettivo che regnava alla “Ma- e saccheggiata ma spesso e volentieri proprio azzera-
gnolia Parade 2010” di Milano durante l’esibizione in ta. Il che non significa che We’re New Here (XL/Self)
console di Alex Kapranos. Terrificante. Ecco: Jamie sia brutto, tutt’altro; è elegante, è aereo, è triste
Smith mette persino nel proprio nome da battaglia, quando serve e profondo quando occorre; forse in
ovvero Jamie XX, la ragione sociale di provenienza, certi momenti è un filo esangue e seduto, ma sono
ovvero The XX. La differenza è che lui è bravo davve- peccati veniali. Certo, sarebbe stato di buon gusto
ro, come dj. certe vibrazioni elettroniche tra dubstep non usare un riferimento tanto diretto al titolo del
cupa&malinconica e house decomposta&scarnificata lavoro d’origine, così come il co-firmare l’album è
lui le conosce davvero, e le pratica per bene. Per il suo esordio da abbastanza una forzatura. D’altro canto il ritorno sulle scene di
solista, ha scelto come scudo il monumentale I’m New Here, la Scott-Heron lo ha fortemente voluto, finanziato e realizzato pro-
splendida remise en forme di Gil Scott-Heron. Scudo più onoma- prio il boss della XL, quindi: che gli puoi dire? Damir Ivic

85
ORCHESTRE POLY-RYTHMO
COTONOU CLUB
GRIMES
HALFAXA
Strut/Audioglobe Lo/Audioglobe
Durante innumerevoli viaggi nel Benin, Abbastanza da restare a bocca aperta. E i
Samy Ben Redjeb della Analog Africa motivi sono tre. Partiamo col primo? È
arrivava ad ammassare circa cinquecen- pieno il mondo e soprattutto sono pieni i
to brani della Orchestre Poly-Rythmo, nostri scaffali musicali di tentativi di ritor-
pozzo di San Patrizio di meraviglie cui nare alle vibrazioni new wave anni 80,
l’etichetta tedesca attingeva per compi- con quei rimandi alla particolarissima
lare una preziosa antologia in due volu- malinconia ansiogena e nevrotica che ha
mi (The Voudon Effect e Echos hypnoti- percorso le produzioni di quel periodo;
ques) dedicata agli eroi di Cotonou. Ma a ecco, va detto che di solito una larga, lar-
prestar fede ai signori (britannici loro) ghissima percentuale di questi dischi è
della Soundway Records, cui dobbiamo un’altra raccolta chiamata insopportabile, a maggior ragione negli ultimi tempi, da quando cioè
The Kings Of Benin Urban Groove, l’Orchestre ha all’attivo un centi- questo ha smesso di essere un richiamo nostalgico per diventare piut-
naio di album. Qualcosa al buon Samy deve essere dunque sfuggi- tosto un’arma per farsi accogliere a braccia aperte da tutti i fashion
to, per quanto nel Continente Nero sia usuale che i medesimi titoli obsessed (orrore!) e trend setter (doppio orrore!). Andiamo col secon-
compaiano, in versioni di solito diverse ma non necessariamente, in do? Grimes, ovvero la canadese Claire Boucher, afferma di essere una
più dischi dati alle stampe da differenti etichette. completa ignorante dal punto di vista della tecnica musicale e di
A proposito… Chi con le compilazioni suddette (e con altre di auto- andare, più o meno, a orecchio; condizione comune a nove decimi di
ri vari della stessa area) ha familiarità all’ascolto di quest’album che produttori di musica elettronica, i quali produttori di musica elettro-
raduna invece incisioni nuove proverà ogni tanto una sensazione di nica spesso e volentieri quando provano a indagare i sentieri della
già sentito: ovvio, visto che gli ormai attempati “ragazzi” melodia si impantanano in loffie banalità. Finiamo col terzo? Halfaxa
dell’Orchestra (alcuni suonano insieme sin dal ’64 e un paio dei più è un album realizzato con grande povertà di mezzi, metodologie lo-fi
importanti hanno fatto in tempo a morire) per la loro prima uscita insomma; è che le metodologie lo-fi di solito sono appuntate al petto
internazionale di alto profilo sembrerebbero avere, prevedibilmente come una medaglia etica di valore, quando invece spesso sono solo
e saggiamente, optato per una sorta di Greatest Hits. C’è da dare i un tentativo di farci piacere ciò che suona, perdonate il francesismo,
numeri sul serio. A pensare a tutta la musica bellissima che manco di merda… qualcosa tipo “brutto è bello” (ma quando mai?).
sapevamo che esistesse e, anche a saperlo, non avendo la possibili- E insomma, in sintesi: questo lavoro uscito per la brillante label
tà di ascoltarla non ce ne saremmo crucciati, quando oggi basta inglese Lo avrebbe tutte le carte in regola per essere insopportabi-
qualche clic di mouse a portarcela in casa: peccato che la vita a dis- le, ché le condizioni di base sono assolutamente perfette per figlia-
posizione sia rimasta un’unica. Fino a poche settimane fa Orchestre re l’ennesimo disco tanto presuntuoso quanto pretestuoso. La
Poly-Rythmo non era per me nemmeno un nome. Adesso, sono Boucher invece, con una grazia che ci sembra quasi involontaria,
giorni che mi perdo felicemente in questo turbinio di ottoni scop- evita tutte le possibili secche e le possibili trappole assemblando un
piettanti e bassi funk, tamburi tribali, voci esuberantissime e chitar- corpus sonoro pieno di trovate, di buon gusto, di anfratti interes-
re dal jazzato al caraibico al rock. È qui la festa, ma chissà di quante santi, di vertigini sorprendenti. Non esce per la 4AD, ma è il primo,
altre non sappiamo. vero disco della 4AD storica nel nuovo millennio.
Eddy Cilìa /* * * Damir Ivic / * * *

Brani: Ne te faches pas, Koumi dede, Ma vie. Brani: Weregild, Hallways, Favriel.
Altri tre dischi: AA.VV., African Scream Contest; AA.VV., Legends Altri tre dischi: Cocteau Twins, Heaven Or Las Vegas; Blevin
Of Benin; Gangbé Brass Band, Whendo. Blectum, Gular Flutter; Joanna Newsom, Have One On Me.

RIPESCAGGI
DANIELE SEPE
Dischi “recenti” non recensiti e meritevoli di recupero
lancia in resta. È vivo lui, ci aiuta a restarlo noi: vuoi met-
Fessbuk (Il Manifesto) tere il gusto della discussione? E in ogni caso: che razza di
Scappa spesso da ridere ascoltando il nuovo album (ven- musicista! Un piccolo Zappa con il sassofono a tracolla e la
tesimo in vent’anni di onorata carriera discografica) di capacità di misurarsi con un’infinità di stili senza battere
Daniele Sepe e tanto di più sfogliandone il geniale libret- ciglio né perdere una battuta. Solo in un suo disco può
to, grafica ricalcata su quella di Facebook. E pazienza se i sembrare naturale che a una torrida rilettura della
tempi sono quelli che sono, se da ridere non ci sarebbe Campagna già cavallo di battaglia di Napoli Centrale vada
niente, se Sepe fa pure arrabbiare o quantomeno così suc- dietro una clamorosa traduzione dialettale di Bulls On
cede al Vostro affezionato che, per dire, il senso della polemica su Parade dei Rage Against The Machine che ha a sua volta come appro-
Saviano non l’ha proprio colto e, più in generale, se la discussione va do il Mackie Messer di Brecht e Weill. Album irruento e spumeggian-
sul politico (cioè quasi sempre) con l’artista partenopeo non è d’ac- te che copre tutte le tappe fra Carosone e i 99 Posse, gli Alma-
cordo quasi mai. E chisseneimporta! Ma meno male che Daniele c’è, megretta e gli Area, di cui rivisita Luglio, agosto, settembre (nero). Fra
meno male che c’è chi si indigna, e provoca, e carica i mulini a vento tanghi d’Arabia, sambe ed escursioni mariachi. Eddy Cilìa

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

BRIGHT EYES
THE PEOPLE’S KEY
L’ALTRA
TELEPATHIC
Polydor/Universal Acuarela/Audioglobe
Negli anni, il progressivo aumento di Ogni volta che i L’Altra pubblicano un
visibilità di Conor Oberst ha portato nuovo disco, l’impressione è di trovar-
anche a una sensibile normalizzazione si di fronte un vecchio, caro amico che,
del suo stile. Già l’ultima fatica a Bright da qualche tempo, aveva fatto perdere
Eyes, Cassadaga (2007), era in tal le tracce: tale è la confidenza, che il di-
senso indicativa, e i due lavori solistici scorso riprende esattamente nel punto
realizzati successivamente nome in cui si era interrotto. Così, non sem-
hanno confermato la tendenza a bra affatto che da Different Days sia
lasciarsi alle spalle gli elementi più passato oltre un lustro, ma appena
spiazzanti e alternativi della propria poche ore; e ciò poiché, tra i tanti, il
proposta in favore di una più rassicurante classicità. Cosa che dono più prezioso di cui possono andar fieri Lindsay Anderson e
non sarebbe in sé un grosso problema, non fosse che ha coinci- Joseph Desler Costa è quello di mettere l’ascoltatore con assolu-
so con una graduale perdita di incisività nella scrittura e a una ta immediatezza in sintonia con tastiere e archi, sintetizzatori vin-
neanche troppo relativa banalizzazione. tage e lievi esperimenti che si mescolano ad un’elettronica mini-
Una sensazione che purtroppo non cambia con The People’s Key, male e sussurrata.
annunciato in origine - i comunicati, però, non ne fanno più menzione Sorprende, ancora al quarto album, l’eleganza con la quale i musicisti
- come ultimo album della storica ragione sociale (che oggi compren- - che hanno messo al bando velocità e frenesia - riescono ad amma-
de, oltre a Oberst, anche i fidi Mike Mogis e Nate Walcott) e concepi- liare, in un crescendo sinuoso di armonie che a tratti giocano su duet-
to con l’obiettivo di allontanarsi dall’Americana per creare qualcosa di ti soporiferi (Big Air Kiss con i violini che ripetono all’infinito quelle tre
“contemporaneo, o moderno”. Il che, in soldoni, significa sintetizzatori note), altrove sperimentano lugubri strumentali (Dark Corners) e rare-
di dubbio gusto, chitarrine che paiono uscite direttamente dagli anni fazioni che sfiorano la poesia crepuscolare e dolente di Eno e dei Low
80 e un suono d’insieme che, pur essendo curatissimo nei dettagli, per generare strutture tipicamente post-rock (la marziale Either Was
sembra fin troppo spesso privilegiare l’impatto rispetto alla profondi- The Other’s Mine, Black Wind). Poi, piazzata a metà del disco, come
tà. A mantenere vivo il ricordo del passato e a salvare la barca dal nau- fosse la cosa più naturale, attende When The Ships Sinks; e qui biso-
fragio vi sono per fortuna un pugno di episodi più riusciti, a partire gna aprire una parentesi, ché questi tre minuti e venticinque secondi
dalla toccante ballata pianistica Ladder Song, e alcuni passaggi vocali sono magia allo stato puro, con la voce della Anderson che si modu-
particolarmente sentiti; il resto è materiale da radio finto-alternativa di la all’unisono col ritmo di un pianoforte e, sempre all’unisono, per-
grana abbastanza grossa, ideale per un ascolto distratto (esplicita una corre in salire tutte le scale che le sue tonalità possono raggiungere.
Jejune Stars tanto orecchiabile e facile quanto carente di spessore) e Ovvio che in tanta opulenza non v’è posto per la perfezione: per rag-
lontano dalle intensità emotive dei giorni migliori. Al punto che, termi- giungerla i L’Altra dovrebbero asciugarle queste sonorità, fin quasi a
nato l’ascolto, si finisce per rivalutare i deliranti interventi parlati di rendercele irriconoscibili. Meglio, allora, che il duo dell’Illinois conti-
Denny Brewer dei Refried Ice Cream disseminati in vari punti del disco: nui a commettere errori e a regalarci opere come Telepathic, voluttuo-
per lo meno contribuiscono a movimentarlo e a dargli quel tocco di so esempio di come, cullati dalla nenia della title track, a volte, i sogni
imprevedibilità che altrimenti gli mancherebbe del tutto. non svaniscono nella luce del mattino.
Aurelio Pasini / * Gabriele Pescatore / * * *

Brani: Ladder Song, Firewall, Approximate Sunlight. Brani: When The Ship Sinks, Black Wind, This Bruise.
Altri tre dischi: Bright Eyes, Cassadaga; Conor Oberst, Conor Altri tre dischi: Telefon Tel Aviv, Map Of What Is Effortless;
Oberst; Iron And Wine, Kiss Each Other Clean. Hood, Rustic Houses…; My Autumn Empire, The Village Compass.

La doppia vita di Umberto Palazzo


Nell’arco di una carriera lunga ormai parec- Santo Niente - la band storica di Palazzo - si
chi lustri, Umberto Palazzo ha pubblicato è ribattezzato El Santo Nada, dando di fatto
una quantità relativamente esigua di dischi; vita a un progetto che, pur rimanendo lega-
dote rara e quindi ammirevole, a maggior to al passato, ha tutti i crismi della novità e,
ragione in un periodo in cui il numero delle ci pare, della longevità. Canzoni della notte
uscite fa registrare una crescita demenziale e della controra è invece il primo vero disco
e incontrollabile. Se dunque ora l’artista da solista di Umberto; qui il Nostro abban-
abruzzese mette fuori - in regime di autoproduzione - addirittu- dona l’elettricità fragorosa che ne ha sempre caratterizzato le
ra due lavori, vuol dire che l’urgenza espressiva che lo sta spin- produzioni per misurarsi con un cantautorato più raccolto,
gendo è reale e importante. La prima di queste opere, Tuco, è ombroso e dal forte potere evocativo. Due cd molto diversi fra
una raccolta di nove gustose composizioni interamente strumen- loro, quindi, ma assolutamente complementrari, che contribui-
tali dal netto sapore desertico-messicaneggiante, sorrette dall’in- scono ad arricchire di dettagli il ritratto di una personalità auto-
trecciarsi di chitarre twangy a un passo dal surf; per realizzarle, Il riale di grandi spessore e integrità. Aurelio Pasini

87
ASSALTI FRONTALI
PROFONDO ROSSO
SUBSONICA
EDEN
Daje Forte/Venus EMI
Dopo Terra di nessuno e Banditi, il miglior I soliti bene informati dicono che questo
disco degli Assalti Frontali. E se conside- è il primo album dei Subsonica scaturi-
riamo che i primi due sono stati vera- to da session serene, durante le quali il
mente epocali, ai tempi, è chiaro che qui gruppo torinese non ha rischiato di scio-
c’è poco da scherzare. C’è solo da gliersi come sempre gli è accaduto: non
applaudire, ecco, e da godersi la gran- proprio un buon segno, alla luce di
dissima maturazione di Bonnot, davve- quanto i conflitti interni abbiano sempre
ro bravo nel dare quasi sempre la veste giovato al fervore creativo dei “ragazzi”.
sonora giusta ai concetti, alle rime e C’erano d’altronde alle spalle questioni
all’incedere metrico di Militant A. Lo fa serissime come il dissesto di Casasoni-
tra l’altro uscendo dal seminato più marcatamente hip hop che ha ca e la necessità di rimettere in pista una carriera congelata per oltre
percorso col suo bell’album da solista (Intergalactic Arena) per incor- due anni a seguire il tour de L’eclissi e l’uscita della raccolta di singo-
porare invece altri rimandi, altri stili in quella patchanka che, allora li Nel vuoto per mano: un obiettivo, quello del “rilancio”, che la band
come ora, è la colonna sonora più eticamente e filologicamente cor- ha perseguito con la consueta lucidità, attraverso anticipazioni au-
retta per la musica che esce dai sapori delle occupazioni e dei centri dio/video diffuse in Rete e non solo. Un abbozzo di bilancio? Così
sociali. Attenzione però, come sonorità non è il solito disco-da-cen- così la morbida title track, meglio la sempre avvolgente ma molto
tro-sociale, la conoscenza di alfabeti espressivi più contemporanei si più ruffiana Istrice, ossessiva e coattissima Benzina ogoshi (un plau-
fa sentire e si innesta perfettamente nell’insieme. so per l’autoironia del ritornello: “non siete riusciti a bissare / il
La maturità di Bonnot si accompagna, e questa è la notizia ancora più Microchip emozionale”), perplessità per una Il diluvio che va sul
importante e decisiva, a un Militant A veramente in forma, incisivo sicuro frullando più o meno tutti i singoli più paraculi sfornati dai
come in pochi altri lavori passati e bravissimo come sempre a intrec- Subsonica in quattordici anni di attività discografica.
ciare narrazione pura, impegno politico (se necessario percorso Ascoltati gli altri sette episodi, diventa davvero difficile non pensare
anche a colpi di slogan: perché no?), squarci poetici preziosi. La sua che Eden sia stato concepito con il pilota automatico, con il “mestie-
presenza e il suo carisma al microfono sono talmente inattaccabili e re” al posto della vera ispirazione: priva di un filo conduttore stilisti-
nobili che è impossibile disconoscerne l’impatto e l’importanza, co, la scaletta si snoda con estrema eterogeneità, alternando mo-
anche nel caso non si condivida del tutto la sua visione del mondo (e menti degni di attenzione (il reggae Serpente, l’incalzante Prodotto
momenti discutibili non è che non ci siano). Per chi invece vive già interno lurido, la conclusiva, liquida L’angelo) a parziali cadute di tono
secondo i richiami della sinistra più pura ed intransigente, ci sono (la ballatona Quando) e brani volutamente ludici di fronte ai quali
mille motivi e mille seduzioni emotive per sentirsi sempre più orgo- non si sa se ridere o piangere (Sul sole, Tra gli dei e soprattutto La fun-
gliosi della propria causa, con rinnovato entusiasmo. Insomma, zione, in grado di esaltare il concetto di obbrobrio). Dal pateracchio
ammirazione piena. Album riuscitissimo. Non è e non sarà epocale globale si ergono per fortuna anche alcuni testi, ma se questo è ciò
allora come Terra di nessuno, ché quelli erano altri momenti (probabil- che i Subsonica associano con l’ingresso nell’eden, che si sbrighino
mente migliori) e noi eravamo più ingenui (quindi più propensi a farci a mangiare al più presto la mela che li restituirà a quell’inferno noto-
affascinare), ma averne di dischi così, nella musica italiana. riamente più divertente.
Damir Ivic / * * * Federico Guglielmi / *

Brani: Profondo rosso, Spugne, Avere vent’anni. Brani: Prodotto interno lurido, Istrice, Serpente.
Altri tre dischi: Lou X, La realtà la lealtà e lo scontro; Fabrizio Altri tre dischi: Depeche Mode, Songs Of The Universe; Placebo,
De André, Le nuvole; Almamegretta, Animamigrante. Meds; Alberto Camerini, Rockmantico.

QUANDO È TEMPO DI RISCOPRIRE


R.E.M.
di Stefano Solventi
gorante, canzoni che si aggrappassero agli altoparlanti, un sound
Green (Warner, 1988) che ipnotizzasse la manopola del tuning. Ottennero tutto con di-
Dopo cinque album targati I.R.S., sul finire sarmante facilità. Per il fan che si era smerigliato l’anima su Talk
degli ‘80 i R.E.M. traslocarono su major. About The Passion o Perfect Circle, l’impatto con pezzi quali Stand
Nessuna pantomima da “soliti bravi ragazzi o Pop Song 89 fu come la certificazione di un tradimento. Una ricu-
d’una volta”: c’era da affrontare un destino sazione di sé. Era difficile scorgere in tempo reale il senso e la neces-
da rockstar. Con le platee sempre più vaste, sità di quello scarto. Eppure era evidente: mimetizzarsi nel nuovo
bisognose di melodie gratificanti e anthem habitat e piazzare mine di profondità come World Leader Pretend
liberatori. Con l’impellente richiamo di playlist radiofoniche, video e o The Wrong Child. Tolte pochissime eccezioni, sarebbe stata questa
copertine di magazine. Il pop, insomma, come imperativo categori- la formula dei loro album futuri. Alla luce dei quali potremmo inter-
co. Se già i lavori precedenti avevano mostrato quanto potesse pretare la mutazione “easy” di Green come una rivelazione: i R.E.M.
ammaliare una proposta sbocciata in ambiti e con modalità indie, la sono sempre stati essenzialmente una band pop-rock. E se ciò può
nuova situazione reclamava qualcosa in più: un’immediatezza fol- significare un limite, va detto che spesso lo hanno oltrepassato.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

JSEVERAL
MASCISSHADES OF WHY
COLIN STETSON
NEW HISTORY WARFARE VOL.2
Sub Pop/Audioglobe Constellation/Goodfellas
C’è poco da fare, è quasi un riflesso con- In una recensione trovata in Rete alla
dizionato: dici J Mascis e immediata- ricerca di punti di riferimento per una
mente il pensiero va a tonnellate di di- musica nei confronti della quale non
storsioni, montagne di amplificatori posseggo bussole adeguate, si definisce
Marshall e cavalcate elettriche a volume New History Warfare Vol.2: Judges, secon-
tale da liquefare i timpani. Eppure nella do disco del sassofonista di Ann Arbor,
sua cifra stilistica c’è anche altro: ci sono come contraddistinto da un “suono
le canzoni e le melodie, cuore soffice e estremamente accessibile”. Se ne dedu-
accattivante che fa capolino dietro gli ce che il passatempo preferito del recen-
spessi muri di saturazioni che del lun- sore sia farsi versare piombo fuso nelle
gocrinito artista sono il marchio di fabbrica. Quello da lui orchestra- orecchie. Le dissonanti stratificazioni che fanno da architrave a que-
to con i Dinosaur Jr così come nei lavori con i The Fog non è dunque ste mini-sinfonie tutto sono tranne che accessibili. E non solo per chi
un assalto sonoro gratuito, ma ci pare abbia anche lo scopo di cela- - come questo recensore - bazzica solo raramente, e più che altro con
re o, meglio ancora, di proteggere e rendere impervie composizioni l’attitudine del turista musicale, i territori dell’avanguardia più free.
semplici nella loro delicatezza. Del resto, non è una novità che il Provare del resto a descrivere musica del genere ricorrendo al voca-
buon J si trovi perfettamente a proprio agio pure in un contesto pret- bolario e all’immaginario “rock” è pressoché impossibile, se non
tamente unplugged: un paio di album live lo dimostra in maniera partendo dalle apparizioni di Colin Stetson su lavori di artisti quali
egregia. Non stupisce troppo, allora, che il suo primo vero disco da Tom Waits, Lou Reed, David Byrne, Arcade Fire, Tv On The Radio,
solista sia una faccenda a spina staccata o quasi. Bon Iver, National. Oppure dall’appartenenza alla famiglia
Se infatti il lupo perde il pelo ma non il vizio, non mancano di tanto Constellation, con i cui gruppi portabandiera (Godspeed You/Silver
in tanto di emergere in Several Shades Of Why bordate di suoni iper- Mount Zion) condivide un certo afflato, come dire, “operistico”.
distorti, accordi o liquidi e taglienti assolo che siano. A mancare del L’ultimo aggancio è dato dalla presenza di Laurie Anderson e Shara
tutto, invece, è la batteria; ma non è certo un’assenza decisiva, ché Worden (My Brightest Diamond): gli inserti spoken word della prima
gli arpeggi e le pennate dell’acustica di Mascis e la sua inconfondi- e i vocalizzi della seconda (quasi spiritual, come nella versione di
bile voce nasale e strascicata sono più che sufficienti a tenere viva Lord I Just Can’t Keep From Crying) rendono occasionalmente più ter-
l’attenzione e a emozionare, svariando di volta in volta tra rene le composizioni. A parte questo, le coltri di suono stese da
(country)folk a stelle e strisce e istanze più vicine alla tradizione bri- Stetson sono davvero qualcosa di inaudito. Basandosi sulla tecnica
tannica e dalle lievi venature freak. E se è doveroso citare la presen- della respirazione circolare, per cui immette fiato nello strumento e
za di ospiti come Sophie Trudeau, Ben Bridwell, Kevin Drew, Pall lo trattiene allo stesso tempo, Stetson riesce senza nessun tipo di
Jenkins e Kurt Vile, bisogna dire che i loro contributi, per quanto trucco, sovraincisione o semplice accompagnamento a creare
importanti, sono poco più che dettagli di fronte alla statura delle impressionanti e ininterrotte polifonie con tanto di divagazioni
composizioni, una più riuscita dell’altra, e del loro creatore, al quale armonico/melodiche e sostrati percussivi. Se non lo si vede come lo
- ed è questa la (bella) notizia - il ruolo di cantautore calza a pennel- spettacolino di un fenomeno da circo, questo è un disco che può
lo tanto quanto quello di rocker rumoroso. riservare parecchie soddisfazioni agli ascoltatori più avventurosi.
Aurelio Pasini / * * * * Carlo Bordone / * * *

Brani: Can I, Several Shades Of White, Is It Done. Brani: Lord I Just Keep From Crying, Home, A Dream Of Water.
Altri tre dischi: J Mascis, Martin + Me; Townes Van Zandt, Our Altri tre dischi: Albert Ayler, Spiritual Unity; John Zorn, Kristall-
Mother The Mountain; Fresh Maggots, Fresh Maggots. nacht; Demetrio Stratos, Metrodora.

Mamuthones: oltre i Jennifer Gentle


“Un lavoro di formidabile intensità che esige una bene cercare di racchiudere in un perimetro di
pubblicazione con tutti i crismi”: così sulle pagine di influenze e suggestioni gli otto brani congegnati da
“The Wire” si lodava questa nuova uscita della crea- Gastaldello con la complicità del sodale di sempre
tura di Alessio Gastaldello, già batterista dei Jennifer Marco Fasolo e di quel vecchio lupo dei mari prog di
Gentle, recensita quando ancora era allo stadio di Maurizio Boldrin sia difficile come di rado accade. È
cd-r. Se possibile anche più positivo, nel momento in musica dalle suggestioni estremamente arcaiche, fra
cui Boring Machines ha provveduto a una stampa con minimalismo e psichedelia, colonne sonore dell’orro-
tutti i crismi dell’ufficialità e affidata nel Regno Unito re e assortiti folk immaginari. Accesamente visionaria
a Cargo, il più importante dei distributori indipen- ed eminentemente percussiva, con sapienti inserti di
denti locali (in Italia provvede Goodfellas), il giudizio chitarre e tastiere ad accentuare un senso pagano di
di una rivista prestigiosa quanto meno di nicchia, e anzi franca- sacralità. A chi scrive sono venuti in mente dei Popol Vuh malevo-
mente mainstream, quale è “Uncut”, che ha chiamato in causa li, che si sentirebbe saggio maneggiare con prudenza e cui invece
Jacula e Goblin, Mayhem e Sunn O))). Paragoni che ci stanno, seb- si finisce per tornare ossessivamente. Stregati. Eddy Cilìa

89
LUCINDA
BLESSED
WILLIAMS DRIVE-BY TRUCKERS
GO GO BOOTS
Lost Highway/Universal Ato-PIAS/Self
Sarà che cominciò a fare dischi a un’età - Ecco come incasinare la storia di una
ventisei anni - in cui altri erano al capoli- band tentando di appiccicargli un’eti-
nea. Sarà che pubblicò l’album (omoni- chetta: è quello che è successo ai Drive-
mo) che propiziava un piccolo culto quasi By Truckers, da Athens, Georgia. Am-
un decennio più tardi e che passava un mettiamolo, anche loro hanno delle
decennio ancora prima che il capolavoro “colpe”, perché non puoi salire alla ribal-
Car Wheels On A Gravel Road facesse tra- ta con un concept doppio intitolato
valicare alla sua fama i circoli iniziatici. Southern Rock Opera senza diventare
Fatto è che da tanti Lucinda Williams automaticamente il nipotino di Ronnie
viene percepita come un’emergente Van Zant, tuttavia parlare solo di “nuovo
quando il debutto risale al 1979 e la carta d’identità recita 1953: equi- rock sudista” sul loro conto significa limitare terribilmente il discor-
voco indotto anche da una produzione parsimoniosa, costellata di so che Patterson Hood e soci portano avanti fin dall’esordio, dal
silenzi lunghissimi, ma non più in un inizio di nuovo secolo che ha 1998 di Gangstabilly. Troppo eclettici per l’alt.country, troppo roots
visto la signora produrre più che in tutta la carriera precedente. Per per il rock (o certo pop) comunemente inteso, è come se fossero
dare un successore allo splendido West non impiegava che ventuno rimasti in un limbo dove liriche pensate e intelligenti - soprattutto
mesi, meno di un terzo del tempo che aveva speso agonizzando su Car quando improntate alla denuncia sociale - e ottimi hook melodici non
Wheels…. E non è che Little Honey sembrasse tirato via, figurarsi, ma sono mai riusciti a ritagliarsi un posto preciso, rimanendo triste-
nondimeno alternava cose favolose ad altre dove il talento si prendeva mente relegati all’ombra di colleghi quali Wilco o Decemberists.
una vacanza e subentrava il mestiere. Abituati troppo bene da Lucinda La scaletta di Go Go Boots viene in larga parte dalle sedute che, nean-
e dunque solo per quello si accoglieva con perplessità un disco che, l’a- che un anno fa, fruttavano il valido The Big To-Do, differenziandosi tut-
vesse firmato un’esordiente, avrebbe riscosso ovazioni? Possibile. tavia per un approccio decisamente più votato al soul e alla black in
Meditato un po’ di più, visto che l’attesa si è prolungata stavolta per ven- generale. E come potrebbe essere altrimenti? Il padre di Hood era il
tinove mesi, Blessed ci racconta un’altra e più sgradita verità: che non bassista della leggendaria house band degli studi Muscle Shoals, gli
c’entra quanto tempo ci abbia passato su Lucinda, quanto piuttosto che Swampers, sodale di Aretha e amico stretto del mai troppo ricordato
l’ispirazione sembra declinante. Il che non vuol dire naturalmente, essen- Eddie Hinton. Impossibile quindi non tornare in qualche modo sulla
do la classe della signora immensa, che non possa avere ancora nelle sue scena del crimine - come qualche anno fa recitava il titolo dell’album
corde grandi dischi: solo che sono un’eventualità e non più una quasi in cui Betty Lavette si faceva spalleggiare dai Drive-By Truckers al com-
certezza. Una certezza è che è capace tuttora di scrivere grandi canzoni: pleto - con una Everybody Needs Love (non l’unico omaggio a Hinton)
come la Buttercup qui delegata a inaugurare, ennesima ma mai stancan- viscerale e bellissima, che tuttavia non si può dire oscuri completa-
te ipotesi di Patti Smith a Nashville; come una Convince Me fra diavolo e mente quello che il gruppo estrae dal proprio cilindro: con i toni di-
acqua santa (ossia fra blues e gospel); come il valzerino apposto a sug- sillusi di Assholes, resi giusto un po’ meno caustici da una pedal steel
gello Kiss Like Your Kiss. Ma il resto a questo giro è bella maniera, con un di sottofondo, o con quelli sottilmente minacciosi di Used To Be A Cop,
tale eccesso di languore da sfiorare la narcolessi e l’unica impennata, non troppo lontana, per certi versi, al Curtis Mayfield di Superfly. Non
Seeing Black, che di un decollo fa giusto mimesi. è tutto oro; ma c’è da dire che quasi tutto luccica.
Eddy Cilìa / * * Carlo Babando / * * *

Brani: Buttercup, Convince Me, Kiss Like Your Kiss. Brani: Go-Go Boots, Used To Be A Cop, Mercy Buckets.
Altri tre dischi: PJ Harvey & John Parish, A Woman A Man Walked Altri tre dischi: Wilco, Yankee Hotel Foxtrot; Lucero, Tennessee;
By; Patti Smith, Gone Again; Neil Young, Are You Passionate?. Ryan Bingham, Junky Star.

RETROSPETTIVAMENTE
LADYTRON
Quando è tempo di raccogliere
Le trame strumentali, al pari ballabili e melodiche, devo-
Best Of 00-10 (Netwerk/Self) no parecchio a un’estetica chiaramente Eighties, ma sono
In uscita il 28 marzo, Best Of 00-10 sintetizza un decen- soprattutto gli atipici intrecci vocali delle due frontwo-
nio di attività per Ladytron, band di Liverpool composta man a lasciare il segno. Le diciassette tracce in scaletta lo
dalle cantanti Helen Marnie (di origini scozzesi) e Mira dimostrano coprendo l’intera produzione e offrendo uno
Aroyo (nata in Bulgaria), oltre che da Daniel Hunt e scorcio sul futuro con le inedite Ace Of Hz e Little Black
Reuben Wu, entrambi songwriter e produttori. Sigla Angel, mentre nella versione “deluxe” sono compresi un
sociale che omaggia un pezzo dei Roxy Music e un decen- secondo cd con altre sedici canzoni scelte dagli stessi
nio, appunto, speso fra quattro album, senza contare ep, musicisti e un libretto di ben ottanta pagine. Da ricorda-
live e una valanga di remix per gente del calibro di Nine Inch Nails, re che i primi tre album (Witching Hour, Light & Magic e 604) sono
Placebo, Soulwax, David Gahan, Blondie o Gang Of Four. Non sem- stati ristampati lo scorso gennaio con l’aggiunta di varie bonus: ocu-
pre innovativo e non sempre ispirato, l’eterogeneo quartetto ha late operazioni volte al passato, insomma, in attesa della quinta fati-
però detto la sua con sufficiente personalità in ambito electro-pop. ca di studio, annunciata per questo 2011. Elena Raugei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

THEUNTHANKS
LAST
JOSHT.PEARSON
LAST OF THE COUNTRY GENTLEMEN
Rough Trade/Self Mute/Self
Il Northumberland è l’estremo lembo set- Sono passati dieci anni dall’uscita del
tentrionale dell’Inghilterra, una piccola debutto sulla lunga - lunghissima, trat-
regione al confine con la Scozia e forse tandosi di un doppio - distanza dei Lift
anche con qualche terra fatata, di quelle To Experience, The Texas Jerusalem
che da sempre popolano l’immaginario Crossroads: un concentrato di inventiva
celtico. Una dimensione sospesa a metà sonora e fervore religioso tale da lascia-
tra realtà e incanto; forse più benigna, re a bocca aperta, e da far presagire per
certo più evocativa e soprattutto infinita- i suoi autori un futuro, se non roseo,
mente più malinconica della nostra. Un per lo meno importante. E invece di lì a
po’ come le canzoni cantate, con quelle poco il trio si è sciolto e il suo leader,
vocali aperte e quelle consonanti arrotondate, da Rachel e Becky Josh T. Pearson, ha fatto perdere le proprie tracce, salvo poi - dopo
Unthank, che del Northumberland in musica sono ormai le ambascia- un periodo di crisi personale e di semiritiro - tornare a calcare le
trici ufficiali. Uno degli esempi più fascinosi di folk contemporaneo (si scene, saltuariamente e in situazioni mai eccessivamente visibili,
potrebbe aggiungere anche l’aggettivo “progressivo”, ma non vorrem- almeno in apparenza incurante dell’alone di culto che nel frattem-
mo vi faceste poi strane idee) al quale non abbiamo mai fatto manca- po aveva circondato la sua figura. E che, dopo l’uscita di questo suo
re il nostro plauso entusiasta, nonostante dopo quattro dischi in Italia primo album da solista, è destinato a rafforzarsi ancora di più: trat-
le ragazze continuino a essere illustri sconosciute. Al contrario tasi infatti di un lavoro che pare fatto apposta per tenere lontani i
dell’Inghilterra, dove stanno diventando un’istituzione trasversale a curiosi e gli scarsamente motivati e, insieme, per guadagnarsi un
BBC4 e Robert Wyatt, Colin Firth e Damon Albarn, Keira Knightley e posto speciale nel cuore di chi riuscirà a penetrarlo.
Paul Morley, tutti indistintamente in adorazione del gruppo. Registrato a Berlino in soli quattro giorni, Last Of The Country
Last - si spera che il titolo non sia da intendere in senso definiti- Gentlemen si discosta in maniera abbastanza netta dal succitato
vo - è per certi versi il lavoro delle Unthanks che più di ogni altro predecessore, per il semplice motivo che non vi è qui alcuna trac-
si immerge nel passato ancestrale della loro regione, tra brughie- cia di elettricità. Le sette canzoni che lo compongono, tre delle quali
re, miniere di carbone che reclamano il loro tributo di morti (Close di oltre dieci minuti di durata, sono interamente basate su voce e
The Coalhouse Door), interni famigliari e abbandoni sentimentali chitarra acustica, accompagnate di tanto in tanto da qualche inter-
di una tristezza quasi insostenibile (Give Away Your Heart), per- vento di archi. Un contesto scarno, essenziale, in cui l’artista texa-
sonaggi strambi raccontati a passo di giga (Canny Hobbie Elliott). no si mette completamente a nudo e lascia che le parole sgorghino
Gli arrangiamenti di Adrian McNally non fanno la minima con- libere (e numerose); uno scenario in cui ogni respiro, ogni sillaba,
cessione alle tentazioni pop, amalgamando mirabilmente piano- ogni sfrigolare di corde e ogni frinire di note gioca un’importanza
forte, fiati e archi neoclassici con le voci delle due protagoniste, in capitale. Sovrumani silenzi e profondissima quiete che nascondono
grado di conferire un morbido respiro folk anche al Tom Waits di un mare in tempesta di emozioni laceranti. Un disco coraggioso,
No One Knows I’m Gone e persino ai King Crimson di Starless. Ci densissimo, difficile, cupo e, in più di un senso, pesante; di quelli
lanciamo: Last è il loro album più rigoroso e più bello. Lassù, nel che è fisiologicamente impossibile ascoltare troppe volte: ognuna
Northumberland, ne saranno fieri. E un po’ lo siamo anche qui. di esse, però, promette di essere indimenticabile.
Carlo Bordone / * * * * Aurelio Pasini / * * * *

Brani: Gan To The Kye, Last, Starless. Brani: Woman When I’ve…, Thou Art Loosed, Country Dumb.
Altri tre dischi: Smoke Fairies, Through Low Light And Trees; Altri tre dischi: Lift To Experience, The Texas Jerusalem Crossroads;
Antony, Swanlights; Waterson:Carthy, Waterson:Carthy. Sun Kil Moon, Admiral Fell Promises; Sixteen Horsepower, Folklore.

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JAMES BLAKE
JAMES BLAKE
BLACK JOE
SCANDALOUS
LEWIS
A&M/Universal Lost Highway/Universal
Il primo pezzo dell’omonimo esordio di “Mio padre e gli zii ascoltavano un sacco di
James Blake si intitola Unluck. Beh, tanta soul e di blues, ma da ragazzino la vecchia
sfortuna non è piovuta addosso al ragaz- musica nera mi lasciava indifferente. Poi,
zo londinese che, a soli ventidue anni, ha intorno ai vent’anni, quando lavoravo a un
pubblicato un lavoro abbastanza atteso, banco dei pegni, c’era di continuo gente
vuoi per i precedenti tre ep, vuoi per il che portava chitarre. Un giorno ho comin-
sostegno della critica. L’album ha il pregio ciato a giocherellare con una. È finito che
di risultare al pari moderno e senza me la sono portata a casa e ho imparato a
tempo: merito di una buona amalgama, suonarla… Presto ho preso a esibirmi dal
seppur a lungo andare leggermente vivo, andando sul palco da solo, e dovevo
monocorde, fra atmosfere cupe, sonorità glaciali - ottenute in preva- essere terribile, sempre troppo intimidito dal pubblico o troppo ubriaco,
lenza con elettronica dai bassi corposi e pianoforte classicheggiante - per non farmi intimidire. Però mi richiamavano sempre”: si raccontava
e una voce estremamente calda, dalla timbrica soul a dispetto dei fre- così questo giovanotto texano all’altezza dell’uscita, nel marzo
quenti effetti. Le emozioni traspaiono dalla scarna, minimale trama 2009, di Tell ’Em What Your Name Is!, debutto in area major dopo
strumentale, così che sembra di trovarsi dinanzi a un incrocio fra inter- un paio di mini autoprodotti. Come fossero storie di chissà quan-
preti come Antony & The Johnson o l’emergente Perfume Genius e to tempo prima, quando a oggi i trent’anni sono ancora lontani.
manipolatori come Burial, Four Tet, Mount Kimbie o il Thom Yorke Vezzo perdonabile a uno che scrive canzoni come le undici che sfi-
solista, ma il rimando più calzante, proprio a livello attitudinale, sono lavano in quell’album e le altrettante radunate qui. Roba tosta e
senz’altro i concittadini XX (pensiamo in parallelo al recente, riuscito ambiziosa: fare da trait d’union fra Lightnin’ Hopkins e James
progetto di Jamie Smith, che ha remixato l’intero I’m New Here di Gil Brown il programma, niente di meno, nel mentre si evocano anche
Scott-Heron). Perché in entrambi i casi si tratta di preservare una spi- Wilson Pickett, Eddie Floyd, Sam & Dave.
ritualità ancestrale e dalle tinte black, senza mai limitarsi a sovrappor- A parte che è ancora più cazzuto - nemmeno Ballad Of Jimmy Tanks
la a substrati sintetici, bensì facendo integrare le due componenti a è davvero una ballata, trattandosi in realtà di un funk serrato e aguz-
passo complementare. Insomma, si tratta di rendere (in)consapevole zo - Scandalous non si distanzia granché dal predecessore. Però
onore a certe radici e ricavare ingegnose intuizioni dal presente. mette i puntini sulle “i” di una scrittura sempre più ispirata e dagli
Non si pensi, quindi, ad algebriche macchinazioni imbastite a tavo- accenti comunque piuttosto vari. Sorprendono ad esempio la chitar-
lino, dacché l’urgenza espressiva propria della gioventù, o meglio la ra alla Link Wray in slalom fra il basso ossessivo e i fiati tumultuosi
gioventù che piace a noi, è ben percepibile, al di là della maturità nel di Black Snake così come l’arringa alla Eric Burdon in tiro da anfeta-
conferire sorprendente coesione stilistica al tutto. In mezzo ai cre- mina di Mustang Ranch, laddove You Been Lyin’ mischia i DNA di
scendo ossessivi di The Wilhelm Scream o I Never Learnt To Share, Stooges, Funkadelic, Temptations. Fra gli apici di un disco che non
ballate amniotiche alla Lindisfarne II e manipolazioni robotiche come dà requie, avrete inteso, dalla deflagrazione ritmica di Livin’ In The
To Care (Like You) e I Mind, spunta una cover di Limit To Your Love di Jungle allo stentoreo primitivismo alla John Lee Hooker di Jesus Take
Feist, già singolo nel 2010: rimasticazione dubstep di gerghi pop. My Hand, passando per la coralità di scuola James Brown di Booty
Good luck per un promettente futuro da tutelare. City, fra batterie dritte alla giugulare e corde ustionanti.
Elena Raugei / * * * Eddy Cilìa / * * *

Brani: Unluck, The Wilhelm Scream, I Never Learnt To Share. Brani: Livin’ In The Jungle, Mustang Ranch, Jesus Take My Hand.
Altri tre dischi: The Xx, Xx; Antony & The Johnson, I Am A Bird Altri tre dischi: John Lee Hooker, Endless Boogie; Elmore James,
Now; Thom Yorke, The Eraser. The Sky Is Crying; Wilson Pickett, The Wicked.

L’UNIONE FA LA FORZA
HUNTERS & COLLECTORS
Compilation e tributi
compagine tedesca. L’impressione generale è che i par-
(Other Electricities) tecipanti abbiano voluto, chi più chi meno, esaltare le
Si sa che ormai i dischi, o almeno certi dischi, non li com- qualità melodiche e “atmosferiche” delle composizioni,
pra più quasi nessuno, e allora perché mai rischiare dena- evitando di enfatizzarne il lato sperimentale (il rischio,
ro per stamparli e azzardare sempre più improbabili ipo- concreto, sarebbe stato quello di scadere nel macchietti-
tesi di distribuzione anche “mirata”? Tanto vale regalar- stico) ma non per questo banalizzandole con soluzioni
li in download, sperando nel ritorno promozionale. In troppo lineari e convenzionali. Vale insomma senz’altro
tale quadro si inserisce Hunters & Collectors: An Other la pena di dedicare almeno un ascolto alle cover di Low
Electricities Tribute To Can, omaggio solo in formato digitale alla Low Low La La La Love Love Love (che nome assurdo, però), Tallest
più famosa band krautrock scaricabile all’indirizzo www.other- Tree, Dokkemand, Baja, Male, Black Feather, João Orecchia (altro
electricities.com/tribute: nove tracce di altrettanti gruppi o solisti nome che fa sorridere, ma la sua I Want More è notevole), Sneaky
legati alla label, tutti pressoché sconosciuti ma tutti (o quasi) Thieves e E-Jugend, magari divertendosi a organizzare confronti
coraggiosi e abili nel metter mano nel songbook della leggendaria con i brani originali. Federico Guglielmi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

THE LUYAS
TOO BEAUTIFUL TO WORK
BEADY EYE
DIFFERENT GEAR, STILL SPEEDING
Dead Oceans/Goodfellas Beady Eye
Tradizione anglosassone e nordamerica- Questo è il classico disco che si stronca
na vuole che a fine anno, oltre alle solite facilmente: gli Oasis senza Noel Galla-
classifiche di gradimento, la stampa gher; sembra scriversi da sola. Evitando
specializzata indichi i nomi delle band la superficialità, si tenti invece di entrare
su cui puntare. Al termine del 2010, per nelle trame di un esordio controverso e
i Luyas è stata una sorta di plebiscito; difficile da definire. Esordio, tra l’altro,
comprensibile, quindi, l’attesa che ha solo in senso lato: è la prima uscita sen-
accompagnato la pubblicazione di Too za la “tutela” del Grande Capo. Liam
Beautiful To Work, seconda opera lunga Gallagher è finalmente al timone, con
per la formazione di Montreal con Gem Archer e Andy Bell promossi a
parecchi musicisti in comune con Arcade Fire e Bell Orchestra. Non ministri. Sembra che con gli anni uno straccio di senso di responsa-
ci vuole molto per comprendere che sono due le anime della band: bilità sia finalmente arrivato: il nuovo leader guida, sprona, incita, si
da una parte emerge un pop etereo che rimanda a certe (belle) cose fa carico delle aspettative e cerca di fare tutto al meglio (anche sul
della scena inglese di fine Ottanta/inizio Novanta (la title track e fronte organizzativo: i Beady Eye sono autoprodotti). Già per questo,
Moodslayer potrebbero essere un omaggio tanto ai Lush che agli quindi, verrebbe da scrivere di Different Gear, Still Speeding come di
Stereolab), suadenti quel che basta per sfidare le leggi dello space- una prova onesta e sincera, divisa tra spettrali citazioni lennoniane
rock (Worth Mentioning, Cold Canada) e delle sperimentazioni meno (The Roller, primo singolo, The Beat Goes On e The Morning Son, che
concettuali (Canary, voce e rumori di fondo manipolati come se fos- sembra rivolta al fratello: “you go your way, I go mine”), convincen-
sero archi e strumenti a fiato); dall’altra, la presenza di Owen Pallet ti prove di forza dal gradevole retrogusto “oldies” (Beatles And
e Sarah Neufeld (proprio degli Arcade Fire) e l’utilizzo di violino e Stones che cita, guarda un po’, gli Who) e nostalgici ritorni a casa
violoncello neanche si trattasse di strumenti che ogni gruppo degno (Kill For A Dream, Standing On The Edge Of The Noise).
di tale nome dovrebbe avere in dotazione, fanno emergere un vorti- Dopo il diploma di fallimento, quest’album è una laurea per reagire.
ce scuro e claustrofobico, vagamente ossessivo: si pensi all’incubo Liam è finalmente diventato adulto, non ha bisogno di Noel (benché
circolare e dolcissimo di Tiny Head oppure a Spherical Mattress, una Alan McGee giuri che i due si ricongiungeranno fra meno di cinque
nenia notturna che all’improvviso si trasforma in terrore, con il man- anni): ha fatto tesoro dell’esperienza da songwriter accumulata nelle
tra delle percussioni sporcato da elementi analogici. ultime prove degli Oasis e si è messo in discussione, fidandosi dei
Ne vengono fuori dieci composizioni che tutto sono tranne che con- suoi compagni di viaggio e costruendo tredici brani che prendono
venzionali e forse, in qualche episodio, paiono addirittura troppo qualcosa di buono da tutto ciò che ha visto e ascoltato. C’è il glam,
anticonformiste per essere contenute all’interno di un album desti- c’è il r’n’r dei ’50 (Bring The Light), ci sono le ballate acustiche, c’è un
nato, quanto meno, a passare nei circuiti alternativi. Da ciò si com- po’ di psichedelia. Tutto assolutamente encomiabile, vero, ma alla
prende che il quartetto ha deciso di intraprendere un percorso senza fine, se a una band di ottimi mestieranti togli il Genio, più di tanto
scendere a compromessi, consapevole delle capacità che ne con- non si può fare. Probabilmente i Beady Eye non scriveranno mai una
traddistinguono il suono e delle visioni futuriste che ad esso, inscin- brutta canzone (qui, per dire, non ce ne sono), ma nemmeno qual-
dibilmente, si accompagnano. cosa da lasciare a bocca aperta.
Gabriele Pescatore / * * * Hamilton Santià / * *

Brani: Too Beautiful To Work, Canary, Seeing Things. Brani: Four Letter World, Standing On…, The Morning Son.
Altri tre dischi: Deerhoof, Offend Maggie; Blonde Redhead, 23; Altri tre dischi: Oasis, Don’t Believe The Truth; John Lennon,
Stereolab, Emperor Tomato Ketchup. Rock’n’Roll; Heavy Stero, Deja Voodoo.

JAZZ MASTERS ERIC DOLPHY


di Vittorio Pio
ERIC DOLPHY
Out There + Looking Ahead (AJC/Egea) Far Cry (AJC/Egea)
Dopo il clamoroso debutto, ecco la seconda È ancora una variazione su di un tema blues
prova di un musicista dall’estro vulcanico, per (Miss Anne) a l’asso nella manica di questa
il quale persino un personaggio austero come session dove tutto appare perfetto. Accanto
Mingus nutriva una vera predilezione. Pro- al leader c’è un altro talento immarcabile
prio al rientro di un memorabile tour euro- come il trombettista Booker Little, una spalla
peo con il corpulento bassista, Dolphy assem- congeniale per Dolphy e non solo per quel
bla un quartetto di stampo cameristico che dimostra una spiccata suo fraseggio aperto a gusto e dissonanze. Il loro interplay si rivela
propensione al blues, con il clarinetto del leader quasi sempre incal- decisivo per la commovente Ode To Charlie Parker, ma anche quan-
zato dal cello suonato (magistralmente) da Ron Carter. Una cornice do è solo (Tenderly), il leader si sposta dal flauto al sax alto, scompo-
di sfrenata libertà creativa, di memorie e alta poetica cui è abbina- nendo e ricomponendo armonia e melodia, alternando percorsi
to un altro documento che ne attesta la straordinaria progressione. taglienti come soavi, sotto il segno della stessa, sfrenata, bellezza.

93
DAVID LOWERY FLESHTONES VDGG
THE PALACE GUARDS BROOKLYN SOUND… A GROUNDING…
429 Records Yep Roc/Audioglobe Esoteric/Audioglobe
Possibile che a qualche giovane nome il suo Non so a voi, ma a me sapere che i Flesh- Se il detto che chi ben inizia è a metà del-
non dica granchè, ma David Lowery non è tones esistono ancora - con le frangette, le l’opera può venire applicato anche a chi
proprio l’ultimo arrivato. Prima leader dei maracas, le camicie a pallini e tutto quanto ricomincia, in questa loro terza o quarta
Camper Van Beethoven, adorabile banda di - rassicura. Davvero, mi mette in pace con il vita VDGG avevano azzeccato le mosse giu-
pazzi che intonava The Day Lassie Went To mondo sapere che in giro c’è ancora gente ste. Magnifico il concerto che celebrava nel
The Moon e per i quali si coniava, forse per che suona per l’unico motivo che conta dav- 2005 il ritorno, cornice la londinese Royal
la prima volta, il termine “alternative rock” vero (riassumibile nel principio filosofico Festival Hall. Pregiato l’album che quello
(almeno così narra la leggenda), poi a capo fun! fun! fun!). Forse è anche perché non stesso anno già faceva ipotizzare la rimpa-
degli altresì validi Cracker, votati a un sanno fare altro, ok, ma finché energia e triata come non occasionale e inoltre con
country-rock-pop dalle tinte surreali e stra- passione non vengono meno perché smet- un titolo come un guanto di sfida agli scet-
nianti, e solo ora deciso infine a giocare a tere? La classe ovviamente non è in discus- tici: Present. Quando immersi nell’attualità i
carte scoperte, con questo disco firmato di sione. Il nuovo disco dei newyorkesi - pro- Van Der Graaf Generator non lo furono
proprio pugno. Penna riconoscibilissima, venienza orgogliosamente riaffermata nel nemmeno in una stagione aurea, i primi
carica com’è di sarcasmo al vetriolo, e titolo Brooklyn Sound Solution - non è diver- ’70, in cui come pochi declinarono musica
basta dare un’occhiata ai titoli dei pezzi: so da quelli che lo hanno preceduto, se non progressiva nel senso alto e autentico del
una I Sold The Arabs The Moon che è acu- per la partecipazione straordinaria di Lenny termine. E poi… E poi nel 2008 Trisector
stico giocare di arpeggio tanto orecchiabile Kaye, un paio di cover meno ricercate della faceva venire qualche dubbio sistemando in
nella melodia quanto poco scontato nell’ar- media (Daytripper dei Beatles e I Wish You apertura e chiusura forse i due brani più
rangiamento (all’apice sembra quasi che Would di Billy Boy Arnold via Yardbirds) e brutti della storia del Generatore e che pec-
impugni il microfono Joe Strummer); una una inedita propensione all’exotica (il sitar cato, visto che fra quanto stava in mezzo
All Those Girls Meant Nothing To Me in cui elettrificato!) e agli strumentali. Per il resto c’erano viceversa momenti di una bellezza
lerce scariche punk fanno il paio con paren- le coordinate sono quelle di sempre, e nes- suprema, assoluta. Squadra di nuovo limi-
tesi in cui non sai dove finisce un accenno suno pretenderebbe deviazioni da una linea tata a tre componenti dell’era classica
di elettronica sguaiata e comincia una chi- che procede dritta da trentacinque anni. In (Peter Hammill, naturalmente, e con lui
tarra che in realtà ti sta prendendo in giro assoluto non è uno dei loro album migliori Hugh Banton e Guy Evans) A Grounding In
con un’esca al sapor di wah wah. Impos- e il sound ogni tanto risulta impastato, ma Numbers non concede bis né dei primi né,
sibile anche individuare un genere di riferi- tanto di cappello comunque a personaggi sfortunatamente, dei secondi. Sta in una
mento, quando anche la title track parrebbe come Peter Zaremba e Keith Streng: la fede terra di mezzo dalle atmosfere al solito fra il
un apocrifo degli imberbi Pink Floyd, ma granitica nel verbo dell’american beat li solenne, il lunare e il fosco in cui si viaggia
solo quarant’anni più tardi. rende eroi a prescindere. con il pilota automatico. Per cultori.
Carlo Babando / * * * Carlo Bordone / * * Eddy Cilìa / *

Trovarobato: Songswap e Netlabel


Trovarobato è una delle nostre strutture indipendenti no ne Il sesto stato di Iosonouncane (impegnato da
più originali e lungimiranti, da sempre attenta sia alle parte sua in un atipico megamix complessivo), che gli
possibilità della Rete sia alla salvaguardia della proget- Eterea Postbong Band utilizzano persino le voci in
tualità creativa. Ecco così nascere Trovarobato Netlabel, maniera anticonvenzionale in Come cucinare il gatto di
sottoetichetta per la diffusione di lavori in formato Musica per Bambini o che Der Maurer, alias Enrico
digitale. Il primo scritturato è Zona MC, che debutta Gabrielli, esordisce al canto in Fuck The World di Dino
con Caosmo in free download. Ma già da dicembre era Fumaretto. Fumaretto che adatta nella nostra lingua
possibile scaricare la validissima raccolta di inediti Trova- Rustling di Samuel Katarro, mentre quest’ultimo
robato Songswap, ovvero una ricombinazione di brani e artisti destruttura Don’t Ask Me Why degli stessi Baby Blue in uno “stu-
pescati dal serbatoio della label bolognese. Ricombinazione per- dio in quattro tentativi di esecuzione”. I padroni di casa, i
ché ogni solista o gruppo è impegnato nella rilettura di pezzi di Mariposa, rielaborano Sof-a-ha degli Addamanera e sono omag-
altri compagni di scuderia. Ci si diverte a tutta birra scoprendo giati da Musica per Bambini, che trasforma Specchio in
che i tellurici Baby Blue se la cavano benissimo anche con l’italia- Specchietto. Evviva. Elena Raugei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

BEN OTTEWELL MARCELLUS HALL EARTH


SHAPES & SHADOWS THE FIRST LINE ANGELS OF DARKNESS…
Eat Sleep/Self Glacial Pace/Goodfellas Southern Lord/Goodfellas
Ci sta che dopo una dozzina d’anni di carrie- Con almeno un lustro di anticipo su colle- Sorprese, un lustro, fa la rivoluzione cui gli
ra - specie se iniziata col botto e proseguita ghi che hanno portato al successo (anche Earth sottoposero la loro idea di Black
con risultati interessanti ma mai altrettanto commerciale) la stessa formula, e pur Sabbath “a sedici giri” e la posteriore rivisita-
clamorosi - i membri di una band decidano senza aver cambiato la storia del rock, zione della stessa in chiave mesmerico-mini-
di tentare avventure solistiche. Dei Gomez, Railroad Jerk e White Hassle ebbero il meri- male. Tramite una americana suggestiva e
Ben Ottewell è il secondo a gettarsi nella to di accostare indie e blues in un connubio peculiare, l’ottimo Hex: Or Printing In The
mischia senza la rete di protezione rappre- tanto semplice quanto riuscito. Leader di Infernal Method spianava la strada agli apici in
sentata dal gruppo, preceduto di un lustro quelle formazioni era Marcellus Hall che seguito toccati dai seguaci Sunn O))) e Om;
da Ian Ball. Non ci si stupisca, però, se a lui prima di riaffermarsi, oggi, musicista di nel 2008, The Bees Made Honey In The Lion’s
verrà dedicata un’attenzione maggiore spessore, si è scoperto eccellente disegna- Skull esibiva l’ospite Bill Frisell e una buona
rispetto al collega, visto che la sua inconfon- tore, come conferma il gustoso libretto alle- forma, contemporaneamente insinuando il
dibile voce, calda e ruvida come un bicchiere gato a The First Line; lavoro i cui punti di pericolo di routine che la formazione prova
di whisky torbato, è uno degli elementi chia- riferimento sono il Dylan di fine Sessanta e ora a scansare con l’ingresso della violoncelli-
ve della personalità dell’ensemble madre. lo Stan Ridgway in veste solistica: lo testi- sta Lori Goldston - già negli ultimi Nirvana - e
Voce che, naturalmente, è anche uno dei moniano il violoncello che accoglie nella di un nuovo bassista. Nulla parrebbe cambia-
principali protagonisti di Shapes & Shadows, title track, ai limiti dell’epico, il mandolino to nei cinque lunghissimi brani di Angels Of
realizzato da Ottewell insieme all’amico d’in- di Broken Phone e il sassofono di Back When Darkness, Demons Of Light 1: solite dilatazioni
fanzia (ed ex Tunng) Sam Genders: una rac- I Started che danno conto di un album fatto in 16:9 e solito inverno fuori e dentro l’anima,
colta di canzoni decisamente tradizionali di ballate dolenti, costruite su pedal steel e simile al Neil Young di Dead Man però più
nelle strutture e nei suoni, all’insegna di un armonica (Don’t Go) e che ripesca, con stile denso e senza eccessi di feedback. Avverti
cantautorato elettroacustico idealmente col- cristallino, quel blues armonico e avvolgen- giusto l’eco degli annunciati richiami al folk
locabile appena più vicino agli States che alla te degli esordi (During The War). Sempre e albionico e ai Tinariwen, laddove a imporsi è
natia Inghilterra, con pianoforte, archi e qual- comunque con un’attenzione particolare casomai l’approccio più lieve di personali
che leggerissimo tocco di elettronica a reg- per i testi che, grazie all’evidente retaggio blues in moviola come Old Black e dell’acidu-
gere il gioco insieme alle chitarre. Niente di folk che si respira lungo tutte e tredici le la Descent To The Zenith, culmine il sensazio-
nuovo, insomma, ma in un contesto in cui composizioni, permette di gustare un’ope- nale post-rock trascolorato in jazz della traccia
onestà, sostanza e cura artigianale sono più ra composta come se il tempo si fosse fer- omonima. Classici contemporanei, Dylan
importanti dell’originalità un disco come mato mezzo secolo fa. E che, per una volta, Carson e compagni comunicano attraverso
questo riesce in qualche modo a sollevarsi metterà d’accordo esteti del rock classico e aggiustamenti di rotta, da bravi maestri che di
dalla media. paladini della scena alternativa. fossilizzarsi non vogliono saperne.
Aurelio Pasini / * * * Gabriele Pescatore / * * * Giancarlo Turra / * * *
THE VACCINES TU FAWNING SMALL TOWN BOREDOM
WHAT DID YOU EXPECT… HEARTS ON HOLD NOTES FROM…
Columbia/Sony City Slang/Self Trome
“Cosa vi aspettavate dai Vaccines?”, recita il Uscito in origine alla fine del 2010 e ora Una nenia di Mark Kozelek quando i Red
titolo del debutto di questo giovane quar- ristampato da City Slang, a seguire l’ep House Painters rappresentavano il meglio
tetto londinese, in giro da meno di un anno Secession, Hearts On Hold è il primo lavoro del catalogo 4AD. Lo slowcore di The Curtain
e già considerato - dopo due singoli, qual- sulla lunga distanza dei Tu Fawning, proget- Hits The Cast dei Low, mai tanto minimalisti
che decina di concerti e alcune session in to di Portland che associa le esperienze dei come in quell’occasione, elevato all’ennesi-
radio - l’ennesima next big thing. Ormai cini- fondatori Corinna Rep (già attiva come soli- ma potenza. Il lato a (ma, a ben vedere,
co e disilluso oltre ogni limite, il sottoscrit- sta) e Joe Haege (Menomena e 13Knots), ai anche il b) del vinile di The White Birch,
to non si attendeva in realtà nulla più di una quali si sono affiancati Lisa Rietz (Swords) e opera con la quale il mito dei Codeine ha tro-
delle solite miserie di stagione, ed è quindi il multistrumentista Toussaint Perrault. vato definitiva conferma. Questo, e molto
rimasto piacevolmente sorpreso da undici Quattro teste impegnate in dieci composi- altro, passa per la mente nel momento in cui
brani (più ghost track) ai quali è impossibi- zioni che sono, sì, devote alle melodie, ma si beneficia delle essenziali, fragili note di
le non riconoscere quantomeno una certa al contempo ricercate, movimentate dall’in- Song For Mathew Leonard, il brano di apertu-
freschezza, di approccio così come di stile. nesto di percussioni - su tutto e suonate da ra di Notes From The Infirmary, secondo
Non l’ha sparata grossa, chi ha visto nella tutti - per poi proseguire con batteria, piano, album di Fraser McGowan e Colin Morrison
formula della band un tentativo di incrocia- organo, fiati, chitarre o archi. Le tinte sono (che segue di quasi quattro anni Autumn
re Ramones e Beach Boys, ma l’influenza perlopiù noir, congeniali a una forma-canzo- Might Have Hope). Dietro la sigla Small
più evidente sembrano proprio essere i ne tra pop, rock, folk, trip hop e jazz, tanto Town Boredom, in effetti, si nascondono
Jesus And Mary Chain: per le ritmiche sec- devota alle radici quanto stramba, anticon- due musicisti scozzesi che hanno fatto di
che di scuola post-punk, per il feedback che venzionale nel cucinarle. Ci sono ritornelli bassa fedeltà, massicce dosi di melanconia e
avvolge i pezzi (spesso molto brevi), per la come filastrocche e coinvolgenti ritmiche abuso di qualsiasi liquido dall’alta gradazio-
capacità di bilanciare energia, melodia e tribali, lampi di tango elettrificato ed echi ne alcoolica riescano a recuperare una ragio-
“indolenza” in canzoni ora vivaci (benché medievaleggianti, ballate tradizionali a più ne di vita: per calarsi nelle loro realtà (virtua-
mai davvero aggressive), ora più torpide e voci e marcette funeree. È come centrifuga- le, verrebbe da dire), è necessario sapere che
avvolgenti. Tutto piuttosto minimale, tutto re Wildbirds & Peacedrums, Dresden Dolls, utilizzano esclusivamente strumenti acustici
abbastanza elementare, tutto comunque Arcade Fire, Grizzly Bear, Acorn, My Brigh- che accrescono l’intensità e il pathos di
efficace: in fondo si sta parlando di pop- test Diamond e Portishead. Molto bene melodie eteree, a volte dolci/amare, spesso
rock che non ha pretese rivoluzionarie e così, con le godibilissime Sad Story e I Know inframmezzate da lunghi silenzi che rappre-
dunque, al di là delle attese create dal tam- You Now in pole position. Finché la ricono- sentano il valore aggiunto di un’opera la cui
tam mediatico inglese, ci si può senz’altro scibilità non spazzerà via persino i rimandi bellezza è d’obbligo custodire come capita
accontentare. del caso. con i segreti più preziosi.
Federico Guglielmi / * * Elena Raugei / * * * Gabriele Pescatore / * * * *

Tavernelli allo scoperto


All’interno del nostro panorama musicale indipen- rischio: fare musica pop, tralasciando (almeno al
dente, Fabrizio Tavernelli è sempre stato molte cose: primo ascolto) gli aspetti più disturbanti e dadaisti
negli anni Ottanta leader degli En Manque D’Autre, della sua personalità musicale, forse per la prima
negli anni Novanta alla guida degli Acid Folk volta accantonati in maniera così netta. Oggetti del
Alleanza, poi trasformatisi in A.F.A., e nomade psi- desiderio, appena pubblicato da Lo Scafandro, potrà
chico (autore di articoli trasversali su “Il Maciste”, far storcere il naso a qualcuno, ma è senza dubbio un
rivista ufficiale del Consorzio Suonatori Indipen- esempio interessante di mainstream pop visto attra-
denti), il musicista ha dato vita nel decennio successi- verso gli occhi di chi non appartiene geneticamente
vo al taglia-e-cuci di Groove Safari e al blues in salsa al settore ma due o tre trucchetti li ha comunque
tecnologica di Roots Connection. Ma è la prima appresi. E poi, al di là della linearità percepita in
volta, in ormai venticinque anni di onorata carriera, che l’artista di superficie, non si può certo dire che il funk-rap de La banda o la
Correggio decide di pubblicare musica a proprio nome, lasciando resa rock di Benvenuti tra i rifiuti di Faust’O siano esattamente la
da parte le sigle. Nell’esporsi direttamente si accolla un ulteriore solita roba. Alessandro Besselva Averame

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

MALACHAI L’ENFANCE ROUGE …TRAIL OF DEAD


RETURN TO THE… BAR-BARI TAO OF THE DEAD
Domino/Self Wallace/Audioglobe Century Media/Self
Bravi e strani erano, bravi e strani conti- “Je crois que l’utopie est l’élement essentiel Curioso, e per certi versi pure affascinante,
nuano ad essere. Scott e Gee, i due bristo- de notre intelligence”, canta a un certo come gli …And You Will Know Us By The
liani “adottati” dal concittadino Geoff punto François R. Cambuzat, dichiara- Trail Of Dead continuino a spiazzare:
Barrow (occhio a proposito, ora che Beth zione d’intenti e rivendicazione che tanto chi li ascolta per la prima volta, alla
ha figliato i Portishead tornano in giro), inquadra perfettamente questo disco e luce della particolarità del loro indie-metal-
hanno cambiato leggermente lo spelling del L’Enfance Rouge. La storia del trio franco- prog-psycho-post-punk, quanto i loro soste-
loro nome - se siete dei topi da web, meglio italiano va avanti ormai da quasi due nitori, molto spesso in disaccordo sulla
se digitate su Google Malakai - ma non decenni, e nel titolo di quest’ultimo capi- bontà e l’efficacia del lavoro svolto dai loro
hanno diminuito il tasso di bizzarria della tolo - Bar-Bari, identificato come i prece- beniamini (si veda anche il precedente The
loro proposta musicale. È sconfortante denti da un percorso geografico - stende Century Of Self del 2009). A dir poco ambi-
come in giro si possano leggere recensioni legami tra il capoluogo pugliese e la zioso, ma per i texani non è affatto una
su di loro che parlano di trip hop (sei di quasi omonima città montenegrina, evo- novità, Tao Of The Dead è diviso in due
Bristol?, sei amico dei Portishead?, usi i cando la barbarie contemporanea attra- suite all’insegna di un rock poliedrico,
campionamenti per creare musica?, sei trip verso i disperati traffici (dis)umani che stratificato e frastagliato, con momenti
hop!), a dimostrazione che la democrazia è purtroppo uniscono le due sponde energici/epici di notevole impatto e brani
una bella cosa ma in fondo un po’ di filtro dell’Adriatico. Delle elucubrazioni di chi dove a prevalere è un’indole nettamente
ogni tanto non farebbe male. Sfidiamo scrive, tuttavia, in queste canzoni non c’è più evocativa/straniante. I …Trail Of Dead
chiunque sia sano di mente e libero da pre- traccia. Al loro posto, la consueta formu- non amano le mezze misure e non hanno
giudizi a catalogare come trip hop Return la - se possibile ancora più asciutta e mai cercato di nasconderlo: “giocano”
To The Ugly Side, disco che ancor più del abrasiva rispetto al recente passato (l’ec- con i suoni, affastellano di tutto e di più,
suo predecessore (The Ugly Side Of Love) cellente Trapani - Halq Al Waady, 2008, allestiscono canzoni complesse che non
spinge l’accento su una psichedelia blues registrato con musicisti tunisini) - a base hanno fra i loro requisiti la facilità di me-
cinematica che colpisce con gaglioffa rab- di blues primitivo, noise ossuto e post- morizzazione: creano, insomma, mondi
bia, assestando esplosioni improvvise punk ricoperto di carta vetrata. La riela- sonori colorati - con prevalenza di tinte
dopo momenti di apparente calma medita- borazione di Tostaky dei Noir Désir, ospi- livide - e arzigogolati come le loro coperti-
tiva. Davvero molto interessante; se l’esor- te Bertrand Cantat, sancisce un legame ne di sapore “fantasy”, nei quali può esse-
dio poteva essere un colpo di fortuna, que- con la via francese a certo rock militante re molto piacevole smarrirsi. In questo lo è
sto secondo capitolo fa pensare che qui ci del passato, e lo fa come sempre senza di sicuro, ma chi si spaventasse a sentir
sia sostanza vera. Assolutamente da tene- un filo di retorica, con il mirino fisso sul parlare di indie-metal-prog-psycho-post-
re sott’occhio. cuore di tenebra del nostro presente. punk farebbe meglio a girare al largo.
Damir Ivic / * * * Alessandro Besselva Averame / * * * Federico Guglielmi / * * *

Sulle orme dei giovani Beatles


Nell’agosto del 1950 gli ancora imberbi Beatles sbar- mente in mono un album omonimo marchiato
cavano ad Amburgo dove, concerto su concerto, si Tapete/Audioglobe: riletture filologicamente corrette
sarebbero fatti le ossa in vista di una grandezza allo- di dodici brani più o meno noti di ambito sia r’n’r che,
ra del tutto inimmaginabile. Cinquant’anni dopo, in misura minore, pop e r&b. Qualche titolo? Crying
quattro indie-rocker americani - Ira Elliot (Nada Surf), Waiting Hoping di Buddy Holly, Shakin’ All Over di
Doug Gillard (Guided By Voices), Erik Paparazzi (della Johnny Kidd & The Pirates, Some Other Guy di
band di Cat Power) e Mark Rozzo (Maplewood) - Richard Barrett (che sarebbe del 1962, ma non è il
hanno voluto celebrare la ricorrenza esibendosi per caso di sottilizzare troppo), To Know Her Is To Love
alcuni giorni nel medesimo locale, l’Indra Musikclub, Her di Phil Spector e l’immarcescibile Besame mucho.
e suonando grosso modo le medesime canzoni che all’epoca Un vero e proprio atto d’amore che non ha pretese se non quel-
componevano il repertorio dei futuri Fab Four. Nell’occasione, il la di omaggiare gli albori di un mito e, allo stesso tempo, diver-
gruppo, battezzatosi Bambi Kino in onore del cinema nel cui tire tanto chi lo ha realizzato quanto chi lo ascolterà; inutile, ma
retro alloggiavano i liverpooliani, ha anche registrato rigorosa- a suo modo irresistibile. Aurelio Pasini

97
GREGG ALLMAN DUSTIN O’HALLORAN CHARLES BRADLEY
LOW COUNTRY BLUES LUMIERE NO TIME FOR DREAMING
Rounder/Universal FatCat/Audioglobe Dunham/Goodfellas
A vederlo nei filmati promozionali che gira- Così lontani e insieme così vicini per Dustin Sono passati quarantanove anni da quando
no in Rete per il lancio di Low Country Blues, O’Halloran i giorni dei Devics, impegnati lo Charles Bradley, che ne aveva allora sì e no
che rompe un silenzio di ben quattordici scorso anno in un fortunato tour cinese ma quattordici, fece un sogno. E quel sogno era
anni dal convincente Searching For Simplicity tutt’altro che prossimi a un ritorno disco- di calcare un giorno un palcoscenico alla
(l’ultimo lavoro senza la Allman Brothers grafico. Anche perché, nel frattempo, è arri- maniera in cui lo stava calcando, davanti ai
Band), Gregg Allman potrebbe benissimo vata per lui l’affermazione come arrangiato- suoi occhi di ragazzino accompagnato
essere scritturato nel cast di Sons Of Anar- re e - soprattutto - compositore: basti ricor- all’Apollo di Harlem da una sorella maggio-
chy, serie TV ambientata nel mondo delle dare che suo è lo score di Like Crazy di Drake re, James Brown. Va da sé: l’accesa fantasia
gang motociclistiche americane: ciondoli Doremus, fresco trionfatore al “Sundance dell’adolescente figurava pure un futuro
che pendono su una vecchia maglietta Film Festival”. Prevedibile, quindi, che dopo scandito dalle uscite dei dischi. Poi la vita è
Harley Davidson, capelli lunghi e barba d’ar- due album in proprio contenenti pièce per quella che è, non lascia che poco spazio o
gento a incorniciare un volto più magro del pianoforte solo, stavolta il Nostro decides- anche nessuno ai sogni - No Time For
solito ma anche visibilmente più sano, dopo se di alzare almeno un poco l’asticella. In Dreaming, appunto - e però c’è lo stesso
la brutta epatite affrontata l’anno passato. Lumiere, infatti, per la prima volta un ruolo qualcuno che riesce a coltivarli, negli inter-
Sessantatré anni e tanta voglia di chiudere importantissimo è giocato dagli archi, che stizi di una quotidianeità faticosa. Charles
un cerchio: potrebbe essere il motto dell’i- si intrecciano coi tasti e sovente ne prendo- Bradley, ad esempio, un’esistenza trascorsa
nedito sodalizio con il produttore T-Bone no il posto nel creare partiture dall’indubbio dietro ai fornelli nelle cucine di questo o
Burnett, che lo ha accompagnato in studio fascino, romantiche e autunnali. Brani quel ristorante, visto che gli occasionali
cucendogli attorno una scaletta interamente capaci di accogliere l’ascoltatore - anche ingaggi come cantante da parte di questo o
composta - ad eccezione dell’innocua Just quello non particolarmente avvezzo a musi- quel club non bastavano a pagare i conti. E
Another Rider - di classici blues e soul. Il ca da camera e colonne sonore - lasciando a sessantadue anni finalmente un album.
coronamento di un sogno per Allman ma che la sua immaginazione crei scenari sem- Non credete a me se vi dico che è spettaco-
non esattamente così anche per noi, che pre nuovi da affiancare alle raffinate tessitu- lare. Credete alle vostre orecchie, anche se
pur continuando ad amare alla follia la re strumentali eseguite con l’aiuto di ospiti alle vostre orecchie stenterete a credere:
pastosità della sua voce arriviamo alla fine quali Adam Wiltzie degli Stars Of The Lid, dinnanzi, per dire, a una The Telephone Song
del giro un po’ stufi di arrangiamenti che l’ensemble ACME e Peter Broderick al violi- da far pensare a Marvin Gaye, a una traccia
paiono sempre troppo elegantemente “con- no. Considerato che lo stesso O’Halloran omonima degna giustappunto di James
trollati” e grattano via una patina di sangue ha concepito questo lavoro come Brown, a una Heartaches And Pain che è
e dolore che pure doveva rimanere; in tutta un’“esplorazione della sinestesia”, l’obiettivo facile immaginare da Otis. Non saprete se
la sua dolente sacralità. ci pare perfettamente centrato. esaltarvi o commuovervi.
Carlo Babando / * * Aurelio Pasini / * * * Eddy Cilìa / * * *

Canti vagabondi alla luna


L’idea si concretizza nell’aprile dello scorso anno, in madrigali, ma il trio - pur riducendo ai minimi termi-
occasione del festival Verona Risuona: Rocco Marchi ni la strumentazione - ha conservato nel suo debutto
dei Mariposa, Andrea Belfi, ex batterista dei Rosolina discografico Now That It’s The Opposite, It’s Twice
Mar (attivissimo in area improvvisativa, ricordiamo le Upon A Time - pubblicato da Trovarobato nella col-
recenti collaborazioni con David Grubbs e Mike lana Parade, dedicata alle “musiche altre”: in catalo-
Watt) e la contrabbassista Francesca Baccolini metto- go finora Der Maurer di Enrico Gabrielli e i dischi di
no in piedi Hobocombo, un tributo a Louis Hardin, il Zzolchestra e Federico Squassabia - l’essenza di una
leggendario Moondog, compositore, artista di stra- musica colta più per definizione che per accessibilità.
da, poeta, personalità bigger than life e fuori dagli Con una particolare attenzione rivolta agli intrecci
schemi, nonché fonte di ispirazione per molte ondate di musi- vocali, e chitarre, tastiere e loop a sostituire con ingegno fiati e
cisti successivi, i minimalisti americani in testa. Non era facile archi, l’omaggio del trio è un buon esempio di traduzio-
rileggere le partiture del “vichingo della Sixth Avenue”, autore ne/tradimento che il poco accademico Moondog avrebbe sen-
di un catalogo eclettico e sterminato che va dalle sinfonie ai z’altro apprezzato. Alessandro Besselva Averame

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

SOUND OF RUM TAPES‘N TAPES ERLAND & THE CARNIVAL


BALANCE OUTSIDE NIGHTINGALE
Sunday Best/Self Ibid/Audioglobe Full Time Hobby/Self
Eccovi il quadro d’insieme: tre inglesi più Sono costretti a sparigliare, i Tapes’n Tapes: Appena un anno dopo l’uscita del suo primo
o meno scalcagnati che suonano ovunque tanto aveva impressionato The Loon, un pic- e omonimo album, l’ensemble guidato dal-
(e intendiamo ovunque: club, festival, pub, colo gioiello di indie pop, quanto Walk It Off l’orcadiano Erland Cooper è di nuovo in
metropolitane, marciapiedi), e la guida è era stato il seguito che non ti saresti mai atte- pista con un nuovo lavoro che, a dispetto del
una ventenne londinese bruttina, ferocis- so da una formazione che sembrava essere poco tempo trascorso, mette in mostra un
sima e indifesa - sembra un’eroina di stata colta dalla più celestiale ispirazione. approccio diverso rispetto al passato. Se
Sarah Kane - dal nome Kate Tempest. E Curiosità, allora, per questa terza prova, infatti in precedenza la formazione attingeva
non canta, no, lei usa il microfono per soprattutto per comprendere se sulla vena a piene mani dalla tradizione folk britannica
sputare rime con inflessione ben poco del quartetto si può ancora riporre fiducia o rileggendola in una chiave più tipicamente
oxfordiana, con una metrica serratissima, se, invece, conviene concentrarsi sugli garage, peraltro con risultati egregi, ora tali
rabbiosa, ma anche con una capacità di Arcade Fire e sui loro figli illegittimi. istanze vengono deformate attraverso una
introspezione che sa davvero colpire, Nonostante l’incipit non prometta nulla di lente tipicamente Eighties, tanto nell’uso
all’improvviso, al cuore. Oh, bellissimo. buono (le percussioni di Badaboom gridano abbondante di tastiere gommose e sintetiz-
Anche perché il tappeto sonoro che i soci vendetta…), Outside è un album che non di- zatori quanto nell’atmosfera generale. Di
le forniscono è in realtà di classe altissima, spiace: le influenze sono sempre quelle, ci conseguenza, le trame si sono fatte più
pur nella povertà dei mezzi: un perfetto sono i Talking Heads meno cerebrali (SWM), spesse e l’impatto sonoro è aumentato. Una
funk-soul-jazz di strada, una versione per un’infinità di ritmi sincopati (One In The mutazione che porta in luce gli aspetti più
molti versi ancora più saporita di quanto World, Desert Plane, il furioso crescendo di pop della personalità della band a discapito
fecero anni fa i Brand New Heavies col leg- Freak Out) e un paio di rimandi alla new wave di almeno parte dell’ingenua freschezza che
gendario, nel suo piccolo, Heavy Rhyme più scura (The Saddest Of All Keys, una balla- ne aveva caratterizzato gli esordi (eccezion
Experience. Rob Da Bank dimostra per l’en- ta elettrificata che ha il merito di rifugiarsi nel fatta per un paio di episodi, Emmeline in
nesima volta di vederci benissimo con la glorioso passato dei padri); vengono, però, testa); c’è però da dire che, al netto di qual-
sua etichetta, raccattando artisti che sem- assimilate con una consapevolezza che che passo falso, inevitabile quando si decide
brano (o sono) provenienti direttamente dimostra come i ragazzi di Minneapolis di cambiare strada, la maggior parte degli
dalla strada, col conseguente furore e la quanto meno ce l’hanno fatta a scrollarsi di episodi in scaletta non dispiace; e anzi, tito-
conseguente seducente naïvete. Sempli- dosso la pericolosa scimmia che li persegui- li quali So Tired In The Morning, I’m Not
cissimo ed essenziale, Balance è però un tava dal 2008. Da qui ad affermare che la Really Here o, dopo qualche perplessità ini-
gioiellino di forza e classe: sarebbe un convalescenza è conclusa, ce ne vuole; però ziale, Map Of An Englishman convincono
enorme peccato se passasse inosservato. un brano dal dolce sapore anni 50 come pienamente, pur non sfoggiando la medesi-
Noi vi abbiamo avvertiti. People You Know fa davvero ben sperare. ma vitalissima spontaneità del debutto.
Damir Ivic / * * * * Gabriele Pescatore / * * Aurelio Pasini / * *

TRENT’ANNI FA SUL MUCCHIO


Mucchio Selvaggio n. 39, marzo 1981. Copertina ai esistenza e il proprio diritto ad esprimersi al di fuori, o
Clash in occasione dell’uscita di Sandinista!, altri arti- almeno al margine, dei meccanismi inesorabili dell’in-
coli estesi su Incredible String Band e “I sopravvissuti dustria culturale. Affairs riconduce immediatamente a
dei ‘60”, interviste a Inmates e Bauhaus, traduzione dei Aquashow e ai momenti migliori di Nightlights e Just
testi di Joe Jackson. La prima delle recensioni, firmata A Story From America con le stesse melodie accatti-
da Giancarlo Susanna, è di Affairs, il “mini” che ripor- vanti, i testi poetici e disincantati, lo stesso entusia-
tò su vinile Elliott Murphy dopo alcuni anni di silenzio. smo, lo stesso calore. Il tempo, nonostante i periodi
“Ecco uscire questo Affairs con Murphy rientrato nella bui, sembra essersi fermato per il biondo e affascinan-
sua amatissima New York, la città di cui è sempre stato te principe di New York, per l’epigono di Bob Dylan e
appassionato cantore, trasformato persino in produt- Lou Reed, per il precursore sfortunato di Bruce
tore di se stesso per evitare un tramonto inglorioso e Springsteen, Patti Smith e Jim Carroll. Murphy si ricon-
ingiusto. Nella sua breve durata, infatti, Affairs sembra uno sfor- ferma artista geniale, padrone di un rock asciutto e lineare,
zo per farsi sentire di nuovo, per affermare con vigore la propria splendido nelle due ballate acustiche che sigillano le facciate”.

ILMUCCHIOSELVAGGIO 99
BUFFALO TOM CHRISTIAN KJELLVANDER PETER BJORN & JOHN
SKINS THE ROUGH AND RYNGE GIMME SOME
Scrawny/Audioglobe Tapete/Audioglobe Cooking Vinyl/Edel
Quando, nel 1986, i Buffalo Tom iniziarono Sono stati d’animo contrastanti a portare Ben tre pollici nell’immagine di copertina,
a suonare, al governo c’era Craxi e la Lazio Christian Kjellvander, ex Loosegoats, a rea- forse uno ciascuno per Peter Morén, Björn
militava in serie B. Un quarto di secolo più lizzare il suo quinto album in proprio: da Yttling e John Eriksson, meglio noti come
tardi, la formazione di Bill Janovitz pubbli- una parte, l’entusiasmo per il lungo tour Peter Bjorn & John. Il trio svedese ricorre
ca l’ottavo lavoro di una carriera nettamen- europeo e americano appena concluso, per la prima volta a un produttore esterno
te superiore alla media di molti, più famo- dall’altra la situazione non propriamente affidandosi a Per Sunding, già collaborato-
si, colleghi; certo, i tempi di Birdbrain e Let rosea che sta attraversando il mondo occi- re dei Cardigans. Probabilmente meno
Me Come Over sono lontani, non tanto per dentale, vittima di una crisi (economica, pacchiano rispetto al precedente Living
la scelta delle atmosfere (quelle, anzi, non ma anche di valori) da esso stesso gene- Thing, Gimme Some - sesto capitolo di stu-
si sono modificate di una virgola, o quasi), rata. Ritiratosi in un vecchio fienile, lo sve- dio in una dozzina d’anni d’attività - è stato
quanto, piuttosto, per l’approccio concet- dese se ne è uscito con una manciata di definito dai suoi titolari come un “puro
tuale: Skins, in tutta franchezza, nulla toglie ballate genuinamente malinconiche, il cui album pop-rock”. Se i cantati sono al solito
e nulla aggiunge alla discografia dei bosto- peso poggia quasi esclusivamente su una pulitissimi, le melodie, smaccatamente
niani perché - in una continua sovrapposi- voce calda e ricca di sfumature (una sorta radiofoniche, sono vivacizzate con ritmi
zione tra chitarre dal suono che più indie di Bill Callahan con qualche ambratura alla sostenuti e fraseggi elettrici, ma gli spettri
non si può, percussioni e un’ospitata di David Sylvian) e sulla chitarra acustica, dei conterranei ABBA o Roxette sono dietro
Tanya Donnelly su Don’t Forget Me, discre- sebbene all’appello non manchino sobri l’angolo, in parallelo all’incessante riferi-
ta ballata a due voci - ci sono brani grade- tocchi di elettricità, archi e una sezione rit- mento a sonorità Eighties. Il che non è da
voli (la maggior parte: su tutti Guilty Girls e mica dal tocco discreto. Classico nella leggersi necessariamente come un male,
Here I Come) e altri piuttosto banali (Down, scrittura ed equilibrato nel mediare intro- se l’intento principale è svagarsi, ballonzo-
Miss Barren Brooks) che pongono alcuni spezione e raffinatezza, The Rough And lare, fischiettare. Il passo marziale di
interrogativi, uno su tutti: non è che, nel Rynge è stato registrato completamente in Tomorrow Has To Wait, le estensioni tribali
2011, i Buffalo Tom, per quanto eccellenti presa diretta perché “con le tecnologie e i di Dig A Little Deeper, la maggior fisicità di
musicisti, rischiano di essere fuori tempo computer di oggi tutti quanti possono essere Second Chance o la ballad May Seem
massimo? Risposta: sì, con ogni probabili- i Beatles, il difficile è essere i Velvet Under- Macabre soddisfano l’eventuale desiderio
tà. Una stella, quindi, che non significa ground”. E il risultato è un onesto manu- di un buon intrattenimento indie, ma le
bocciatura, più semplicemente, a prestar fatto artigianale che non dispiacerà affatto velocissime Breaker Breaker e Black Book
fede alla legenda del Mucchio, che Skins è agli amanti di un certo cantautorato folk- non incidono e il superfluo è dietro l’ango-
un album (non “prescindibile”, ma) “ascol- rock sospeso tra alt.country e intimismo lo. Il nostro di pollice, allora, non è né alza-
tabile”. drakeiano. to né del tutto verso.
Gabriele Pescatore / * Aurelio Pasini / * * * Elena Raugei / *

Richard Youngs: limitatissimo


Per quello che - se dovesse tenere la media degli ulti- (Joy Ride) ed esperimenti che oltrepassano i limiti
mi anni - rischia di essere il primo di quattro/cinque dell’avanguardia (Haze II). E che, trattati con le sue
album che pubblicherà nel corso del 2011, Richard eccellenti capacità, trovano però il modo per lasciare
Youngs ha abbandonato la Jagjaguwar e si è accasa- tutt’altro che indifferenti. Nel solco del miglior folk
to presso la piccola ma promettente etichetta ingle- britannico, i brani si animano grazie a voce e chitar-
se, Apollolaan; affidandosi, tra l’altro, a un supporto ra: capita ad esempio su Sussex Pond, una ballata per
a lui assai caro (il vinile) e ad un’edizione molto limi- due accordi che si inseguono e che, nonostante il
tata (250 copie). La scelta gli concede, se possibile, minutaggio, possiede un senso di eternità che va
una libertà di espressione ancor più ampia rispetto al oltre l’immaginabile per assestarsi su armonie dal-
passato che il musicista di stanza a Glasgow sfrutta come l’ipnotica geometria. Le stesse che sembrano rapire Youngs nel
meglio non potrebbe: dalla prima all’ultima nota Atlas Of momento in cui dà vita a un mantra circolare, ossessivo nella
Hearts è, infatti, una continua alternanza tra un’infinita serie di sua fragilità, epico nell’incedere: The Glade And Clean Shade, la
chitarre acustiche, riverberi spesso trasformati in oscuri peana migliore composizione del disco. Gabriele Pescatore

ILMUCCHIOSELVAGGIO 100
RECENSIONI

HUMAN LEAGUE WHITE LIES THE IAN FAYS


CREDO RITUAL JENSEN’S CAMERA
Wall Of Sound/Self Fiction/Universal WWNBB Collective
Sinceramente, se ne poteva fare anche a I White Lies esordivano nel 2009 con To Il legame delle Ian Fays con il Belpaese è
meno. Ora, forse siamo troppo insensibi- Lose My Life…, ma il loro inutile progetto è cosa nota: il loro esordio, The Damon Lessons
li e cinici noi, forse già l’ostinazione con ancora in vita. Anzi, dopo aver una mancia- (2006), era stato pubblicato dalla Home-
cui gli Yazoo provano a ritornare sulle ta di singoli di pur relativo successo, ecco sleep, mentre il successivo Dylan’s Lost Days
scene ci ha infastiditi a sufficienza, quin- giungere un secondo album, prodotto dal- (2008) si apriva con una traccia intitolata
di adesso spariamo ad alzo zero su tutto l’esperto Alan Moulder e dal fido Max Bologna. Non sorprende più di tanto, allora,
quello che sa di revivalismo anni 80, ecco Dingel. Ritual grida pacchiana prevedibilità che la loro opera terza sia stata registrata per
sì, quegli anni 80. O per lo meno ci rides- da ognuna delle dieci tracce in scaletta: il larga parte in Italia (da Alessandro Paderno
sero indietro gli Heaven 17, che sono revival new wave ammiccante all’emo, oltre dei Le Man Avec Les Lunettes) e veda la luce
sempre stati molto più bravi e interes- a essere già stantio sulla carta, suona terri- per un’etichetta tricolore, il We Were Never
santi di Oakey e compagni (ok, sparateci) bilmente piatto nonostante la grandeur Being Boring Collective. Ciò che invece potrà
e che non hanno avuto mai quanto meri- melodrammatica sia uno dei principali stupire chi ne ricorda i timidi esordi è come
tato non avendo mai azzeccato il tredici obiettivi del trio londinese. Le ragazze spe- il trio di sorelle di San Francisco nel frattem-
al totocalcio (leggi: Dare). E invece no, culari raffigurate in copertina suggeriscono po sia cresciuto, acquistando una maggiore
invece (io non ci) Credo. Non è nemmeno inconsciamente un clone di identità passa- consapevolezza nei propri mezzi esecutivi e
tutta monnezza, qualche traccia apprez- te, sia saccheggiate sia auto-replicate. Non di scrittura. I brani si appoggiano su melodie
zabile più o meno c’è (toh, Sky), ma di c’è evoluzione di sorta, non c’è tentativo più solide, le voci creano intrecci efficaci e
risentire gli Human Leage che fanno alcuno di distaccarsi da abusati stilemi ficcanti, e anche gli arrangiamenti, quantun-
sempre la stessa, identica cosa trent’anni Eighties. È facile mettere assieme marziale que sempre abbastanza minimali (tastiere,
dopo, senza nemmeno sforzarsi di attua- austerità alla Joy Division/Cure e fisicità chitarra, batteria sovente elettronica e poco
lizzarsi troppo nei suoni ma contando elettronica alla Depeche Mode, al contem- altro) sfoggiano una ricchezza e una ricerca
solo sul fatto che oggi magari c’è molta po riallacciandosi a formazioni prescindibi- dei particolari tutte nuove. Ora, è ben diffici-
simpatia feticista verso i revival di certi li come Editors e Glasvegas oppure ai ritor- le che un disco come Jensen’s Camera possa
periodi storici, ecco, anche no. Ci sareb- nelli glitterati, pronti insomma per essere attrarre un pubblico diverso da quello
be stato paradossalmente più simpatico, sbraitati in contesti da stadio, di certi U2 o dell’indie-pop più propriamente detto; detto
questo disco, se fosse stato più brutto, se Killers. Spruzzare il tutto con un pizzico di questo, se si apprezzano determinate
fosse stato realmente un tonfo, una fra- estetica dark e sottolineare la verde fascia sonorità sarà davvero difficile rimanere indif-
gorosa fetecchia. Il suo innocuo galleg- anagrafica, unica attenuante. Ma quanti ferenti di fronte a canzoni semplicemente
giare tra sufficienza e insufficienza è per giovani ben più meritevoli, tra l’altro, abbia- deliziose nella loro sognante e romantica
noi la peggiore delle pietre tombali. mo in Italia? ingenuità.
Damir Ivic / * Elena Raugei / • Aurelio Pasini / * * *

VENT’ANNI FA SUL MUCCHIO


Mucchio Selvaggio n. 158, marzo 1991. Copertina a tonante si presta in tre brani). L’album è da considerare
Graham Parker, altri servizi lunghi su Ride, Was (Nt Was), come la prova migliore realizzata dal quartetto: i ritmi
Michael Crichton, Dance music. Fra le recensioni, quella di sono precisi e incisivi, il timbro canoro di Mark Lanegan
Uncle Anesthesia degli Screaming Trees, a firma Stefano è intenso e affascinante e la chitarra di Gary Lee Conner
Ronzani. “Già l’ep Something About Today aveva parlato disegna mosaici invidiabili. È difficile trovare un momen-
chiaro: la band di Ellensburg ha messo ancora più a fuoco to di stanchezza in tredici pezzi che alternano durezza e
la materia del rock e gli arrangiamenti, calibratissimi, dei sognanti movimenti da ballata con buoni ingredienti psi-
quattro pezzi ne erano prova incontestabile. Uncle chedelici, regalando anche frammenti di soul - in
Anesthesia arriva dopo Buzz Factory e segna il passaggio Disappearing - grazie alla tromba di Jeff McGrath. Il lavo-
dalla gloriosa SST all’acchiappatutto Sony che ha messo a ro di Cornell e Terry Date (produttore anche dei Sound-
disposizione del gruppo tutte le facilitazioni che aveva garden) non ostacola minimamente la vena doorsiana di
richiesto, permettendole di giocare al meglio le sue carte, compresa Lanegan e galvanizza la difficile stesura di Ocean Of Confusion,
la possibilità di avere in console anche Chris Cornell (la cui voce Closer e della complessa Alice Said”.

ILMUCCHIOSELVAGGIO 101
DANIEL MARTIN MOORE ELEPHANT REVIVAL STRANDED HORSE
IN THE COOL OF THE DAY BREAK IN THE CLOUDS HUMBLING TIDES
Sub Pop/Audioglobe Ruff Shod Talitres/Audioglobe
In tanti all’epoca del debutto - Stray Age, Anticipato da un ep omonimo che, classico Che cosa ha spinto il bretone Yann
che vedeva la luce sempre per Sub Pop nel fulmine a ciel sereno, riscuoteva sorpren- Tambour a costruirsi una kora? Forse il
2008 - scambiarono questo giovanotto del denti plausi sia di critica che di pubblico, pensiero che tra l’arpa tipica della tradi-
Kentucky per l’ennesimo emulo (sebbene Break In The Clouds è in realtà non l’esordio, zione mandinga africana e quella celtica
uno dei più talentuosi) di Nick Drake. Mi ci come molti hanno creduto, ma il secondo delle sue terre ci fosse qualcosa di più di
metto anch’io e, del resto, quel disco quel- album a uscire con la firma Elephant Revival, una parentela da studio musicologico.
lo diceva. Che non rappresentasse che uno giovane quintetto di base in Colorado ma di Quel che è certo è che lo strumento, di cui
degli aspetti di una personalità artistica tut- provenienza assortita, in termini sia geogra- il Nostro è diventato negli anni esecutore
t’altro che monodimensionale cominciava fici che musicali. È proprio questo amalga- di buon livello, si sposa alla perfezione
a chiarirlo, giusto un anno fa di questi marsi di influenze disparate a far sì che il con le atmosfere vagamente celtiche e
tempi, il pregevole Dear Companion, in cop- loro “trascendental folk” risulti, in alcuni moderatamente acid-folk delle sue canzo-
pia con il violoncellista Ben Sollee e bello, casi, come qualcosa di deliziosamente ni. Humbling Tides è il suo secondo album
inestricabile intreccio di country e classica, nuovo nel panorama del cantautorato più a nome Stranded Horse (anzi, il primo, in
folk e blues di Arcadia. In The Cool Of The morbido (genere invero un po’ inflazionato realtà, a fare a meno dell’articolo iniziale
Day aggiorna la mappa degli stili con i quali di recente); laddove fraseggi rubati al jazz Thee) ed è uno di quei dischi che richiede
Daniel Martin Moore dimostra dimesti- della metà del secolo scorso si intrecciano a qualche minuto e qualche ascolto prima di
chezza sciorinando gospel, per quanto è melodie costruite su un banjo felpato come concedere la resa incondizionata alle sue
possibile farlo a un bianco e per come un non mai e un dolce colloquiare di wash- spirali gentili. Tambour scandisce le paro-
bianco meglio può farlo, vale a dire con sen- board e violino. Non secondario il ruolo affi- le con l’intima precisione di un José Gon-
sibilità affine ma diversa. A partire da un’au- dato alle voci: vellutata quella di Bonnie zales e l’ipnotica rilassatezza di un
tografa ed estremamente suggestiva (l’Ala- Paine alla quale, nella maggior parte dei casi, Devendra Banhart, ma è tutta sua l’ispira-
sdair Roberts più mediovaleggiante un rife- fanno da contrappunto i bassi di Daniel zione che innerva brani in buona misura
rimento per il lettore) All Ye Tenderhearted e Rodriguez (ma in realtà si alternano al interpretati in lingua inglese, ai quali con-
fino al congedo, poco più di mezz’ora dopo microfono quasi tutti), in grado di ricordare tribuiscono Ballaké Sissoko, la violinista
e pur’esso un originale, di una Set Things certe armonie di Gillian Welch e David Carla Pallone (Mansfield Tya) e il violon-
Alright dall’accorato al dolcissimo. Di ap- Rawlings; ove invece l’atmosfera è vicina a cellista Joseph Roumier. E poi, dulcis in
prezzabile estro le rese di alcuni brani clas- dei Cowboy Junkies imbevuti di tradizione fundo, una bella cover della smithsiana
sici, da una Dark Road giocata fra bluegrass celtica e hillbilly insieme o, in tempi più vici- What Difference Does It Make? mette in
e hillbilly a una Up Above My Head fatta cla- ni, a quella degli altrettanto promettenti Low chiaro le potenzialità pop della singolare
morosamente sinatriana. Anthem. E che gran bel sentire. mistura.
Eddy Cilìa / * * * Carlo Babando / * * * Alessandro Besselva Averame / * * *

Aspettando le Vivian Girls


Avevamo lodato non poco Everything Goes Wrong, re o di morte, ma i momenti davvero memorabili non
secondo album delle Vivian Girls dopo un omonimo abbondano, e il pop dalle reminiscenze volutamente
debutto che definire lo-fi era dir poco. Adesso Katy Fifties della Goodman non arriva mai a infettare le
Goodman, che del trio newyorkese è basso e voce dai orecchie al cento per cento. Never Come Around,
capelli rossi, si è presa una vacanza per battezzare il You’re Going To Cry, Left This World o Devils Hearts
progetto solistico La Sera. In comune con la band- Grow Gold si difendono meglio grazie a ritornelli
madre ci sono canzoni perlopiù concise - in tal caso azzeccati e riff sbarazzini, ma l’esilità di certe compo-
molto concise, dato che non raggiungono mai i tre sizioni è lampante. L’esilità del canto e degli arrangia-
minuti di durata - e un innegabile gusto per melodie menti, invece, è funzionale alla ricetta. Il ritorno all’o-
rétro, seppur nascoste di là con asperità punkeggianti e di qua vile è comunque questione di mesi: il terzo capitolo di studio
con mood trasognato. A dir la verità, tutto questo omonimo delle Vivian Girls, Share The Joy, uscirà ad aprile… Cambiare è
esordio su Hardly Art/Audioglobe - a seguire un tot di singoli - salutare e ludico, ma puntiamo su quello per rivedere appieno la
suona adorabile indipendentemente dal fatto che si parli d’amo- luce del giorno. Elena Raugei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
STELLE

Alessandro Carlo Eddy Federico Damir Aurelio Gabriele Elena John


Besselva Bordone Cilìa Guglielmi Ivic Pasini Pescatore Raugei Vignola
Averame

LE STELLEDELMUCCHIO

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jv
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R.E.M. - Collapse Into Now (680) ** * ** *
MARCO PARENTE - La riproduzione dei fiori (680) **** ** *** **** ***
CESARE BASILE - Sette pietre per tenere… (680) **** *** *** *** *** ***
BRIGHT EYES - The People’s Key (680) * * * * * * ** *
L’ALTRA - Telepathic (680) *** ** ** ** ** *** ** *
J. MASCIS - Several Shades Of Why (680) *** ** **** **
JOSH T. PEARSON - Last Of The Country Gentlemen (680) ** **** ** ***
JAMES BLAKE - James Blake (680) *** *** *** *** *** **
PJ HARVEY - Let England Shake (679) *** *** **** **** ** **** *** ***** ****
MAURO ERMANNO GIOVANARDI - Ho sognato troppo… (679) **** ****
AKRON/FAMILY - S/T II: The Cosmic Birth… (679) ** *** ** *** * *** *
ANNA CALVI - Anna Calvi (679) *** *** *** *** *** *** ** **** **
A HAWK AND A HACKSAW - Cervantine (679) *** * ** ** ** ** * ** •
ARBOURETUM - The Gathering (679) ** *** ** ** ** *** ***
DIRTBOMBS - Party Store (679) *** ** *** ** *** ** *** **
TWILIGHT SINGERS - Dynamite Steps (679) *** *** * ** * *** **
PAOLO BENVEGNÙ - Hermann (679) **** ** *** *** ***
FAUST - Something Dirty (679) *** ** *** *** ** * **
LOW ANTHEM - Smart Flesh (679) *** *** ** *** ** *
MOGWAI - Hardcore Will Never Die, But You Will (679) *** *** *** *** *** *** **
SOCIAL DISTORTION - Hard Times & Nursery Rhymes (678) ** *** **** ** ** ** ** **
MARIANNE FAITHFULL - Horses And High Heels (678) ** *** ** ** ** ***
CRISTINA DONÀ - Torno a casa a piedi (678) *** ** *** **** ***
JOAN AS POLICE WOMAN - The Deep Field (678) ** ** *** *** ** *** ****
24 GRANA - La stessa barca (678) ** ** * ** ** ** **
JOHN VANDERSLICE - White Wilderness (678) *** ** *** *** ** *
GANG OF FOUR - Content (678) ** * ** ** * *** * ** **
VERDENA - WOW (678) *** *** *** **** **** ****
DECEMBERISTS - The King Is Dead (678) ** ** * *** ** *
WIRE - Red Barked Tree (678) *** ** ** ** *** **
ARDECORE - San Codoco (677) *** *** ** ** * ** ****
BELLOWHEAD - Hedonism (677) *** *** *** ** ** **
STEVE WYNN - Northern Aggression (677) *** ** *** ** *** * ** ***
HUGO RACE - Fatalists (677) ** *** *** * *** ** **
BELLRAYS - Black Lightning (677) **** *** *** * *** ** ** **
EX - Catch My Shoe (677) *** *** *** *** *** ** *
FISTFUL OF MERCY - As I Call You Down (677) ** *** * ** **
WARPAINT - The Fool (677) * ** *** ** *** **
BELLE AND SEBASTIAN - Write About Love (676) ** ** ** ** * ** ** ** **
GIANT SAND - Blurry Blue Mountain (676) *** *** *** *** ** *** ** ** **
STAN RIDGWAY - Neon Mirage (676) *** *** *** *** ** *** *** *** ***
SWANS - My Father Will Guide Me... (676) *** ** *** *** **** * ** *
BEATRICE ANTOLINI - BioY (676) *** *** ** *** **** **
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA - Per ora noi… (676) ** * ** ** * *
DYLAN LEBLANC – Paupers Field (676) * *** ** *** ** **

***** imperdibile **** formidabile *** adorabile ** apprezzabile * ascoltabile


• prescindibile •• inascoltabile
103
FREAK
Musica per lucide menti aperte
di Riccardo Bertoncelli

THE KINKS
Elogio della nevrosi
ILMUCCHIOSELVAGGIO
APPROFONDIMENTI

S
econdo alcune teorie, la nascita del punk rock risalirebbe a La pensano, non ci sarà futuro. Per fortuna la porcheria non esce.
Bamba di Richie Valens. Se considerate quel celebre tormentone Questioni legali ritardano la pubblicazione e, con più tempo di-
mariachi di tre accordi nell’ottica di Louie Louie dei Kingsmen sponibile e il martello della sua cocciutaggine, il Davies maggiore
e confrontate poi quest’ultima con You Really Got Me e, allo riesce a imporre un secondo round. Il Davies minore nel frattem-
stesso modo, il pezzo dei Kinks con No Fun degli Stooges e anco- po ha trovato la quadra giusta per la chitarra: che avrà un inaudi-
ra, facendo un altro passo avanti nel tempo, arrivate a Blitzkrieg Bop, to sound distorto per via di un fortunoso collegamento tra un
scoprirete come il brano dei Ramones assomigli un sacco a La Bamba. amplificatorino a tutto volume e uno più grande al minimo. Così
Eccoci: vent’anni di Storia del Rock in tre accordi, ogni volta riciclati e Dave aiuterà il fratello a realizzare il suo sogno: suonare sporco e
ogni volta suonati in maniera più primitiva”. In quel librone colpe- duro come i Kinks sanno fare dal vivo e come, pare, nessuno è
volemente dimenticato che è La grande storia del rock di Rolling interessato a fare in studio, se è vero che anche i primi di quella
Stone (un vecchio Arcana del 1995), lo zio Lester con uno dei suoi classe, i Rolling Stones, in scena suonano da orchi e in sala sfo-
lampi di genio inquadrava bene la situazione. Su quei tre accordi gliano margherite. Ci vogliono due take per scolpire quel pezzo di
Ray Davies ci ha costruito la carriera, e non lo ha mai negato; per- storia, con la paura di sbagliare, la pressione del produttore in sa-
ché You Really Got Me è imparentata strettamente con All Day And la di controllo e i due sessionmen convocati, il batterista Bobby
All Of The Night, con Tired Of Waiting For You, con Set Me Free, con Graham e il pianista Arthur Greenslade, che guardano l’orologio
Destroyer, e se vi piacciono i rimandi andate avanti voi. Ma non è aspettando la conclusione del turno. Alla fine è una liberazione:
questo il tema di oggi, non precisamente. Il tema è la fresca giovi- Talmy ha liquidato una pratica difficile, la PYE incassa il singolo
nezza Kinks e quell’inno nazionale del popolo rock che una meri- che voleva e Ray Davies ha l’impressione che dopo quel pomerig-
toria serie discografica riporta in queste settimane al centro del- gio i Kinks siano cresciuti di tre spanne e lui abbia assunto una
l’attenzione. Hanno ristampato in “deluxe edition” i primi tre nuova identità. “Era come se fossi appena nato”, racconterà nell’au-
album dei Kinks e, anche se è tutto ben noto e gli smilzi lp sono tobiografia X-Ray.
già stati da tempo imbottiti di bonus, anche così è sempre un bel Il singolo ha così tanto successo che la casa discografica chiede un
sentire e un felice viaggio nel tempo, alle radici di tanto rock oggi album in tempi stretti. È un lusso per quei giorni, anche perché
classico e indiscutibile. non è pensabile una compilation di successi (che non ci sono) e i
Io mi fermerei giusto al primo lp e all’inno nazionale appena no- ragazzi devono spremere originali e cover che magari hanno pro-
minato, estate 1964, muovendo da una paradossale considerazio- vato poco. Ma ce la fanno, passano l’agosto a registrare ai PYE
ne: com’è che le grandi canzoni della Storia del Rock non nascono Studios e con la loro testa dura impongono il suono desiderato,
circonfuse di gloria e luce ma, tutto al contrario, sono bruttine e vincendo la sfida con i discografici: poco Merseybeat, solo in certi
mal giudicate quando non rischiano lo strangolamento in culla? È inevitabili filler (I Took My Baby Home, Bald Headed Woman), e
la storia di You Really Got Me ma, sempre per restare a Londra molto beat&blues a gola rossa, con impetuosi assalti ai forzieri di
negli stessi tempi che ci interessano, è la storia anche di My Chuck Berry (Beautiful Delilah e Too Much Monkey Business), Bo
Generation e Satisfaction. Pete il Nasone scrive quel po’ po’ di Diddley (Cadillac), Don Covay (Long Tall Shorty). Ray Davies ha il
capolavoro ma ci mette tempo per capire il ritmo e il piglio giusti, cassetto pieno di idee ma, un po’ snobismo un po’ pigrizia, allun-
e quando lo pubblica non è così convinto. Il “Melody Maker” fa ga solo qualche monetina; un paio però sono sterline d’oro (I Just
poco per confortarlo: “uno dei più controversi 45 di tutta l’annata”, Can’t Go To Sleep e Stop Your Sobbin’) e lasciano intendere che il
scrive Nick Jones. “Sarà un successo enorme o un terribile flop”. Un giovane rivoltoso di Muswell Hill ha colorata fantasia e conosce
terribile flop? Jagger e Richards considerano Satisfaction un brano bene le lingue, non solo l’alfabeto base di Louie Louie. L’album
di prova o poco più e, quando lo sottopongono ai compagni e al esce con una bella foto rossa dei quattro in abiti più eleganti che
manager per decidere se può andare come facciata A, loro stessi kinky, in eccitante contrasto con il rave party di molte canzoni; sul
votano contro. Forse andrebbe meglio come facciata B, obiettano; retro una grande K contiene le note di Sommerville e inaugura il
o come riempitivo per il prossimo album. tormentone di quella lettera dell’alfabeto, “per secoli tristemente
Anche Ray Davies patisce le sue disavventure con quella Louie negletta nella lingua inglese”, che da allora diventerà cruciale nel-
Louie per adolescenti britannici. I Kinks hanno fallito i primi due l’immaginario del gruppo: dopo The Kinks verranno Kinda Kinks,
singoli e quella terza prova sembra un giudizio divino - ora o mai Kinks Size, Kinks Kontroversy, Kinks Kinkdom fino a un live in Gla-
più. Lui si impegna alla morte e spara una canzone tutta nervi e sgow opportunamente organizzato alla Kelvin Hall.
grinta; altro che Kingsmen, ha in mente il lontanissimo maestro Tanti anni dopo, un maestro come Jon Savage spiegherà la filoso-
Mose Allison e il più vicino Georgie Fame, che con i Blue Flames fia di quella canzone, di quell’album e di quel periodo con parole
incendia spesso il Flamingo, uno dei suoi locali preferiti. You Really illuminanti. “Ciò che quei complessi di R&B britannico fecero fu pren-
Got Me, nella mente dell’ancora sconosciuto Ray, è “una canzone dere i messaggi sessuali in codice e la risolutezza sociale della musica
nuda e cruda”, una reazione e, di più, uno schiaffo ai discografici nera e utilizzarli con un’ossessività tutta bianca e una carica sovrau-
“che insistevano perché suonassimo come i complessi del Merseybeat. mana, sostituendo i ritmi spesso esili degli originali con monolitici
Io volevo invece fare qualcosa di diverso, qualcosa che i puristi potes- blocchi di suono - qualcosa come i grattacieli commerciali che proprio
sero apprezzare o almeno rispettare. Così la buttai giù di fretta, con in quegli anni spuntavano come funghi per tutta Londra. E ciò che a
quelle parole tanto semplici che ancora non mi capacito di averle scrit- Talmy e ai Kinks riuscì con You Really Got Me, e con il disco dopo, che
te; quattro strofe, non una di più, una canzone contro lo zucchero di affinò la formula, fu inventare un mezzo perfetto per esprimere l’ag-
Sweets For My Sweet o She Loves You, perché erano quelli i pezzi a gressività dei giovani adolescenti bianchi che stava nel cuore della loro
cui volevo ribellarmi. E magari era solo invidia, perché canzoni così io popular music, negli anni della sua adolescenza e di una mezza età
non sapevo scriverle”. La creatura prende forma un po’ per volta, poi rinviata nel tempo, e artificialmente ritardata”. Più istintivamen-
prima a tempo più lento, poi forte e chiassosa. Quando sembra te e con meno giri di parole, il grande Burt Bacharach negli stessi
pronta, viene portata in studio; ma la seduta è disastrosa, il suono mesi definisce “nevrotica” la musica dei Kinks, dopo avere ascol-
caotico, e Ray non può credere al fatto che il produttore Shel Talmy tato You Really Got Me e la sua (quasi) carta carbone, All Of Day
e i discografici diano comunque l’okay. Lo studio costa, ecco la And All Of The Night. “Sulle prime mi sembrò una stroncatura”,
verità, neanche i Beatles hanno troppo tempo per rifare e correg- ricorda Ray Davies, “ma poi mi convinsi che voleva farci un compli-
gere. Buona la prima, e vada come vada. Ray è sull’orlo di una crisi mento. In effetti le nostre erano canzoni di giovani rivolte ai giovani,
di nervi, i Kinks sul bordo del baratro: se esce quella porcheria, ossessive e sessualmente possessive - quindi molto nevrotiche”. 

105
CLASSIC
ROCK
Fatti Panoramica Edgar Broughton Band Chuck E. Weiss Obiettivo
Steeplejack Bossa nova Recensioni Fugs Blue Beard Michael Chapman
Charles Mingus Giant Sand Gonzales Rikki Ililonga Muddy Waters
Popa Chubby Gian Pieretti Quincy Jones Professor Longhair Yardbirds
Effervescent Elephants Pietre miliari Jayhawks

Dopo l’anomalia dello scorso numero, nel quale gli argomen- inserto retrospettivo, che per la scelta degli artisti da prende-
ti trattati in Classic Rock erano per lo più “poco convenzio- re in esame si allaccia molto spesso all’attualità discografica
nali”, si torna alla norma con quattordici pagine dove le (ristampe e recuperi di materiali d’archivio) o alle ricorrenze (e
cosiddette stranezze sono limitatissime se non proprio assen- talvolta, ahinoi, anche alle dipartite), avranno insomma di che
ti ma dove non si cade comunque nel banale: underground essere soddisfatti.
inglese dei tardi ‘60 con la Edgar Broughton Band, canzone Vi ricordo inoltre che quanti si abboneranno al Mucchio entro
rock d’autore con Chuck E. Weiss, psichedelia anni 90 con gli il 10 marzo riceveranno, con il numero di aprile, un’antologia
Steeplejack, un tocco in qualche misura esotico con la Bossa esclusiva - curata dal sottoscritto - con brani selezionati nel
nova fino al folk-rock targato ‘90 dei Jayhawks, senza natu- catalogo della Cramps Records, la storica etichetta (davvero)
ralmente dimenticare recensioni e notizie come sempre all’in- alternativa italiana degli anni 70. Buona lettura e buoni ascolti.
segna della massima varietà. I tanti estimatori del nostro Federico Guglielmi (MD7213@mclink.it)

107
CLASSICROCK

FATTI
Traffic Derek And The Dominos Roger Waters Simon & Garfunkel
Nick Lowe The Fall Crass Rave Up Bee Gees Pearl Jam

D
odici anni dopo la precedente riedizione, nella quale la sca- que, sempre tratti da un concerto al Fillmore East di New York del 1970.
letta del 1970 era stata arricchita di cinque tracce (due Al disco originale abbiamo di recente (n. 672/673) dedicato una delle
demo inediti e tre brani dal vivo), il capolavoro John Barley- nostre “pietre miliari”.
corn Must Die - il quarto album dei Traffic di Steve Win-
wood e Jim Capaldi - è stato adesso gratificato dalla Con qualche mese di ritardo rispetto al ventesimo anniversario dell’u-
Island/Universal di una “deluxe edition” doppia. Rispetto alla ristampa scita del disco originale, la Universal ha confezionato una “special edi-
del ‘99, mancano i demo (ci sono, però, tre versioni alternative di altri tion” di The Wall - Live In Berlin, album (e dvd) di Roger Waters che
pezzi), mentre ai tre episodi dal vivo ne sono stati aggiunti ulteriori cin- documentano il maxi-concerto tenuto dall’ex Pink Floyd nella capitale
tedesca a otto mesi di distanza - era il 21 luglio 1990 - dalla caduta del
Muro. Accanto al musicista inglese, nella reinterpretazione dello storico
LAYLA: DELUXE album della sua vecchia band (pubblicato nel 1979), numerosi ospiti
Pubblicato dalla Polydor alla fine del 1970, illustrissimi come Van Morrison, Joni Mitchell, Paddy Moloney dei
Layla And Other Assorted Love Songs fu l’uni- Chieftains, The Band, Sinead O’ Connor, Bryan Adams, Scorpions. L’e-
co album di studio firmato da Derek And The dizione in oggetto, disponibile come doppio cd + dvd oppure solo dvd,
Dominos, il supergruppo messo su da Eric non sembra però vantare contenuti extra rispetto alla ristampa del
Clapton - voce e, ovviamente, chitarra - con il 2003. Diversa, invece, la copertina.
tastierista Bobby Whitlock, il bassista Carl
Radle e il batterista Jim Gordon, e ospite d’onore Duane Allman. Sarà nei negozi da fine marzo, marchiata Columbia/Sony, la ristampa
Mostruoso, è il termine giusto, quanto escogitato dalla Universal “del quarantennale” di Bridge Over Troubled Water, l’ultimo album - e
per festeggiarne i quarant’anni: una stampa normale con i quat- anche il più “classico” - di Simon & Garfunkel. Alla scaletta del disco
tordici brani solo rimasterizzati, una “deluxe” doppia con tredici fra del 1970, privata chissà perché delle due bonus track presenti nella rie-
outtake e rarità (alcune delle quali già recuperate nel cofanetto dizione del 2001, sono stati aggiunti un secondo cd con un concerto
antologico Crossroads) e una “super deluxe” che a quanto sopra del 1969 (undici brani) e un dvd con due documentari, uno del 1969 e
aggiunge un dvd solo audio con nuovi mix inediti dell’album, due un altro realizzato appositamente. Pregevole il libretto.
cd con Live At The Fillmore (sintesi delle due esibizioni newyorkesi
del 1970, già pubblicata nel 1973, con quattro pezzi in meno, in In Gli estimatori purtroppo non numerosissimi di Nick Lowe, uno dei più
Concert) e il doppio lp, sempre rimasterizzato, in vinile. lucidi e ispirati artigiani pop-rock britannici, saranno di sicuro lieti di
apprendere che la Proper ha confezionato la ristampa di Labour Of

ILMUCCHIOSELVAGGIO
LE FIRME DEL MUCCHIO
IN LIBRERIA
Lust, il suo secondo album da solista - Radar, 1979 - del quale fa parte
l’hit Cruel To Be Kind. In scaletta gli undici episodi della versione ingle-
se, un dodicesimo presente nella stampa americana e un’ulteriore
bonus track, Basing Street. Confezione digipak, buon libretto con note.

Se non il capolavoro assoluto della band inglese, titolo che comunque


non è poi così facile assegnare, This Nation’s Saving Grace è senza dub-
bio uno dei capitoli più significativi e apprezzati dell’intricatissima pro-
duzione dei Fall. Adesso l’album, uscito per la prima volta su Beggars
Banquet nel 1985, è stato ripubblicato in una “omnibus edition” addi-
rittura tripla: in un cd le undici tracce dell’originaria stampa in vinile,
negli altri due trentuno tracce della stessa epoca, conosciute e non
(comprese, è ovvio, le cinque che erano state aggiunte alla prima edi-
zione in cd, risalente al 1988). Mesi fa anche il precedente The Won- (a cura di) Andrea Provinciali Massimo Del Papa
derful And Frightening World Of… The Fall aveva conosciuto l’onore Tiamottì! Happy
della “omnibus edition”, in quel caso addirittura quadrupla. (Arcana, pp 160, euro 16,50) (Meridiano Zero, pp 160, euro 10)

Dopo The Feeding Of The 5000 (1978) e Stations Of The Crass (1979),
prosegue la ristampa in cd - autogestita, come all’epoca della prima
pubblicazione - del catalogo dei Crass, la band inglese che inventò il
punk anarchico. Il terzo titolo a essere stato recuperato e arricchito di
ulteriore materiale, oltre che accompagnato da una nuova veste grafi-
ca, è Penis Envy (1981). Peccato che queste riedizioni non conservino
una caratteristica che tanto si era apprezzata ai tempi dei vinili origina-
li, vale a dire il prezzo “politico”.

Nuove uscite per la Rave Up, l’etichetta romana che dal 1999 si dedica
al recupero, solo in vinile, di materiale raro e soprattutto inedito di band
degli anni 70 e dei primi ‘80. Per la “Euro Punk Serie” sono stati appe-
na pubblicati Thiswaspunk dei Wasps e Kicks In Style 1976-1979 degli Aurelio Pasini
(a cura di) Cilìa e Guglielmi
Users, due lp di altrettanti gruppi del primo circuito punk britannico, The Doors. Until The End
Rock: 500 dischi fondamentali
mentre fuori collana ha visto la luce il 7”ep Ascoli brucia dei Teleboys,
(Giunti, pp 224, euro 18) (Arcana, pp 344, euro 18,50)
oscura formazione di Ascoli Piceno costituitasi nel 1978. In cantiere per
aprile album di Projectors, Tyranna e Scenics.

Annunciata già dal 2009, è alla fine giunta sugli scaffali Mythology
(Rhino/Warner), antologia che ripercorre attraverso ottantuno brani i
cinquant’anni di carriera dei fratelli Gibb. Quindi, non solo Barry,
Robin e Maurice - ovvero i famosissimi Bee Gees - ma anche il quar-
to, Andy. Ogni compact è incentrato su uno dei quattro e l’operazio-
ne è interessante, anche se il materiale è discontinuo sul piano stili-
stico e qualitativo.
Federico Guglielmi

Luca Castelli Gianluca Veltri


PEARL JAM: ALTRE “DELUXE” La musica liberata
(Arcana, pp 283, euro 16,50)
Francesco Guccini
(Arcana, pp 319, euro 18)
A seguire quella di Ten (2009), saranno pre-
sto disponibili via Epic/Sony due nuove
ristampe estese (definirle “deluxe” è impro-
prio, non trattandosi di cd doppi) dei Pearl
Jam, vale a dire quelle del secondo album
Vs (1993) e del terzo Vitalogy (1994).
Entrambe sono impinguate con tre bonus
track: Hold On (una outtake di Ten), Cready
Stomp e Crazy Mary (cover di Victoria Williams, già apparsa nel tri-
buto Sweet Relief, con la stessa autrice alla chitarra e ai cori,) in Vs,
versioni alternative di Nothing Man, Corduroy e Better Man in Vita-
logy. I due cd, naturalmente rimasterizzati, sono pure disponibili
nel box 1993-1995, che contiene un terzo dischetto inedito: Live
At The Orpheum Theater, Boston, April 12, 1994.
Elena Raugei Federico Guglielmi
Carmen Consoli Hardcore
109 (Arcana, pp 211, euro 17,50) (Giunti, pp 128, euro 6,90)
CLASSICROCK PANORAMICA
EDGAR BROUGHTON BAND
Nel pantheon dell’underground inglese a cavallo tra anni 60 e 70, un posto
in prima fila spetta alla Edgar Broughton Band, appena celebrata con un
box marchiato EMI. Motivo più che sufficiente per occuparsi di un gruppo
sul quale stranamente non ci eravamo ancora soffermati.

C
hi scrive non c’era, ma ha sempre pensato che davanti alla quale si faranno poi immortalare i Clash, era frequentis-
essere giovani nella Londra del 1970 - e anni simo imbattersi in concerti improvvisati, quasi sempre a supporto di
limitrofi - comportasse parecchi privilegi. Uno di qualche causa della comunità underground - giornaletti ciclostilati di
questi (sì, lo so: ce ne dovevano essere altri deci- estrema sinistra in difficoltà finanziarie, squat a rischio sgombero, la
samente più rilevanti, ma è per capirci) stava nella possi- cauzione per qualcuno spedito al gabbio per qualche grammo di
bilità di vedere gratis, più o meno ogni sabato pomeriggio, alcuni fumo in tasca - di gruppi come Pink Fairies (e prima ancora Deviants),
nomi che sarebbero poi entrati nella mitologia spicciola del rock’n’- Pretty Things, Quintessence, Steamhammer, Mighty Baby, Sam Gopal,
roll. Soprattutto se si bazzicava l’area di Ladbroke Grove/Notting Hill, Cochise, High Tide, gli immancabili Hawkwind. E l’Edgar Broughton
dalle parti di Portobello Road. Molto prima che diventasse un quar- Band. Chi volesse approfondire la conoscenza della fauna musicale (e
tiere alterna-chic per professionisti danarosi - con le bancarelle hippy non) che gravitava intorno a Portobello Road in quel periodo può uti-
e i negozi di dischi che hanno ceduto progressivamente spazio ai wine lizzare come eccellente introduzione una compilation in doppio cd
bar da fighetti, in uno dei più classici pubblicata qualche anno fa dalla Sanc-
esempi di quel processo di edilizia socia- tuary (Cries From The Midnight Circus:
le che si definisce con l’osceno termine Ladbroke Grove 1967-78). In scaletta,
gentrification - e contemporaneamente naturalmente, si trova anche la band
all’enorme afflusso di immigrati dalle composta dai fratelli Rob (“Edgar”) e
Indie Occidentali, Ladbroke Grove rap- Steve Broughton, rispettivamente chitar-
presentava la Haight-Ashbury d’Albione, rista/cantante e batterista, dal bassista
il cuore pulsante della controcultura lon- Arthur Clarke e saltuariamente dal chi-
dinese. Nelle sue vie, magari sotto il tarrista Victor Unitt (che finirà pure nei
gigantesco cavalcavia della Westway Pretty Things di Parachute).

ILMUCCHIOSELVAGGIO
ll complesso proveniva in realtà dalla cittadina di War- An Electric Citizen e Why Can’t Somebody Love Me pro-
wick, nelle Midlands, e si era stabilito nell’hyppodromo di cedono come macchine schiacciasassi sfoderando heavy
Notting Hill nel 1968. Un anno fatidico pure per loro, rock dei migliori, mentre Evil è una parodia horror che fa
classici blues-rocker ai quali Hendrix aveva parlato come venire in mente Arthur Brown, malefico signore del
il roveto ardente a Mosè, dicendo: basta sbarcare il luna- fuoco. Con il successivo Sing Brother Sing, del 1970, si
rio nelle balere, la terra promessa da oggi si chiama psi- spinge ancora di più sul pedale della provocazione, ver-
chedelia e la vostra missione è la rivoluzione. Detto, fatto. bale e sonora (il demente spoken word, su una base
I fratelli Broughton e l’amico bassista si fanno crescere vagamente funk, di There’s No Vibrations, But Wait, così
smodatamente barba e capelli (se mai verrà assegnato un come una Psychopath che tiene fede al suo titolo) apren-
Grammy per la band più pelosa nella storia del rock lo do al contempo surreali parentesi acustiche (Aphrodite) e
vinceranno sicuramente loro), spuntano un contratto con sfuriate di blues dadaista (It’s Falling Away) nelle quali
la Harvest, emanazione “progressiva” della EMI, e si get- Edgar Broughton risulta più beefheartiano di Beefheart.
tano a capofitto tra le braccia della controcultura, diven- A tal proposito: per dimostrare quanto quelli fossero
tandone tra i più entusiasti uomini-sandwich. Il punto di tempi assurdi basti dire che un pezzo come Apache Boo-
massimo allineamento con lo zeitgeist fricchettone - non- gie, curiosa crasi musicale tra Apache degli Shadows e
ché il motivo per cui oggi qualcuno si ricorda ancora Dropout Boogie del suddetto Capitano, rischiò di diven-
vagamente di loro - si cristallizza in una cantilena di tre tare una piccola hit alternativa. A quel punto forse i
parole: out, demons, out. Era l’esorcismo con cui i Fugs ragazzi si convincono di poter ambire all’impresa di
avevano cercato di far levitare il Pentagono, e la Brough- coniugare successo commerciale e attitudine militante, e
ton se ne appropriò per trasformarlo in uno slogan con l’omonimo terzo album del ’71 arrotondano legger-
buono tanto per le manifestazioni sotto l’ambasciata mente gli spigoli, inserendo squarci di melodia e giochic-
americana quanto per chiudere i free-concert, come bis chiando con elementi pop (nella magnifica Evening For
al posto del solito interminabile bluesone spaccacoglioni. The Rooftops ci sono cori femminili e archi), folk più o
Riascoltata oggi, soprattutto nella torrenziale versione dal meno acido e addirittura country. È forse il lavoro più
vivo a Glastonbury del 1971 (dove, tanto per non smen- compiuto della band. Persino piacevole, per quanto
tirsi, il gruppo organizzò un contro-festival di protesta, possa attagliarsi l’aggettivo a simili figuri: del resto, sono
quando già quello originale era gratis!) anche Out pur sempre quelli che mettono in copertina delle carcas-
Demons Out trita discretamente le gonadi, a meno che se di bue appese ai ganci. Inside Out (1972) è ancora più
non si sia fumato preventivamente quella mezza dozzina mainstream, il che non significa sia da buttare. C’è chi lo
di canne. Allora ci si faceva meno problemi, evidente- considera l’anello debole nella discografia Harvest, chi
mente, e tutti quanti si univano gioiosamente alla preghiera per scac- invece lo esalta come il capolavoro nascosto. Nei fatti, è una discreta
ciare i demoni, qualunque essi fossero (Nixon, la polizia, la pioggia, la anticipazione di pub rock, con pezzi boogie abbastanza incongrui ma
suocera). Tutto sommato sta qui l’eredità peggiore, sia della Edgar anche qualche ballata accattivante (Chilly Morning Mama, l’iniziale Get
Broughton Band che di altre realtà simili: la responsabilità per tutta Out Of Bed). Un disco che sa di fish & chips. Le foto in bianco e nero
quella musica da hippy maleodoranti che piagherà i free festival dei all’interno della copertina (una classica Hipgnosis d’epoca) mostrano i
decenni successivi - chi ha l’età per ricordarsi il fenomeno dei crusties, membri del gruppo con un’aria dimessa, con sullo sfondo scorci del-
oppure gli Ozric Tentacles, sa di cosa stiamo parlando - ce l’hanno sulla l’Inghilterra depressa dei primi ‘70: è evidente che i tempi stanno cam-
coscienza loro. D’altra parte, è anche vero che hanno rappresentato, biando, e il poco convinto Oora, ultimo disco per la Harvest, dovette
con quel radicalismo anarchico politicamente un po’ naif ma comunque suonare già allora come un reperto d’epoca. La storia della Band è poi
sincero, una delle poche cinghie di trasmissione tra la scena alternativa proseguita fino a oggi, tra scioglimenti e riformazioni. Ci sono stati altri
degli ultimi anni Sessanta e il punk del ’77. dischi, che ammetto serenamente di non aver mai ascoltato. Chi ha
voglia, d’altra parte, di andare a sentirsi robe intitolate Parlez-Vous
Il lascito più significativo dei freak di Warwick è tuttavia quello musica- English o The Final Silicon Solution? Immarcescibili, i fratelli Broughton
le, più che quello ideologico, e si trova tutto nei primi quattro o cinque sono comunque ancora in pista. Casomai aveste bisogno di disinfesta-
album. Caotici, arruffati, a volte dilettantistici e altre - paradossalmen- re un ambiente da qualche presenza demoniaca, fate loro uno squillo.
te - pretenziosi, ma nei momenti migliori anche assolutamente coinvol- Carlo Bordone
genti, vibranti e capaci di rendere al meglio l’aria satura di elettricità e
di tensione di quei tempi. O almeno crediamo. Verranno intruppati
nella ciurma progressive, ma l’intreccio di chitarre feroci (là dove il blues
incontra i Black Sabbath e Hendrix, facendoci a botte), ritmica ossessi-
va e voce da Howlin’ Wolf - se Howlin’ Wolf fosse stato un macellaio di IL BOX
Birmingham sotto anfetamine - suona ancora oggi troppo ruvido e The Harvest Years: 1969-1973 offre esattamen-
cafone per poter aver qualcosa a che spartire con le raffinatezze baroc- te quanto annunciato dal titolo. Spalmati su
che e con i panorami grigi e rosa che li circondavano. Diciamo le cose quattro cd, si trovano i cinque album incisi dal
come stanno: questi erano i Crass di fine anni Sessanta, con la diffe- gruppo per la sussidiaria della EMI, nella rima-
renza non da poco che sapevano tenere uno strumento in mano. sterizzazione digitale del 2004. Presenti all’ap-
Casualmente, nel primo album Wasa Wasa (uscito nell’estate del 1969) pello anche i singoli con Out Demons Out a fare la parte del leone, ma
anticipano anche i Residents, ma solo perché il titolo è un’espressione non è da sottovalutare neanche l’irriverente Up Yours. Infine, giusto
della lingua eschimese che significa “lontano lontano”. Di stranezze ce per far rivivere un po’ dell’emozione da stoned in the park che carat-
ne sono a profusione anche sul versante sonoro, e molte hanno un terizzava le esibizioni del gruppo, anche sei brani registrati durante un
sapore inevitabilmente zappiano: tanto per fare un esempio, il doo- concerto ad Hyde Park nel luglio del 1970, di supporto ai Pink Floyd.
wop imbastardito di American Boy Soldier, il cui sarcastico afflato anti- Peccato solo manchi un libretto degno di tal nome.
militarista ricorda anche quei Fugs citati qualche riga più su. Death Of

111
CLASSICROCK PANORAMICA
CHUCK E. WEISS
“Avete le orecchie ben aperte? Quel ragazzino ebreo è uno dei migliori musi-
cisti in città, anzi nella nazione”. Parole di Willie Dixon sul viso pallido Chuck
E. Weiss, all’esordio trent’anni or sono. Quando si dice una garanzia…

V
antare amicizie “importanti” immediato della quale è il trasloco defini-
aiuta eccome. Prova ne sia tivo del ragazzo (dopo un breve soggior-
che chiunque, non solo in Ita- no a Chicago) in quel di Los Angeles,
lia, si sia accostato a Chuck E. nelle stanze del Tropicana Motel eletto a
Weiss tramite una scintillante residenza da Tom sull’esempio di Jim
canzone che l’amica e compagna di scor- Morrison e Janis Joplin. Weiss sfacchina
ribande Rickie Lee Jones gli dedicava nel in cucina e gli mancano sia l’organizza-
1979 sul primo lp. Chuck E’s In Love rac- zione che la caparbietà per sfondare: nel
contava di un tizio innamorato e omette- ‘75 ancora suonicchia qui e là senza trop-
va un cognome col quale avremmo fami- pa convinzione. Poco dopo, l’amicizia di
liarizzato di lì a parecchio tempo. Dappri- cui sopra si trasforma in triangolo dalle
ma rintracciando indizi della sua esisten- tinte “beat” per l’entrata in scena di
za in una serie di legami con Tom Waits, Rickie Lee Jones, con la quale Waits
che dalla citazione nella busta interna di intratterrà una notoriamente burrascosa
Foreign Affairs conduceva a una dedica relazione sentimentale di tre anni. La car-
in Small Change e infine a Spare Parts I, riera ben avviata presso la Asylum, costui
brano composto a quattro mani incluso sta per lasciare indietro i compari di
nel live Nighthawks At The Diner. Fanta- boheme tra un tour mondiale e un’inter-
sticando nel frattempo su chi fosse, ma- vista di “Rolling Stone”. La Jones lo
gari solo un hipster come a centinaia si segue presto, ciò nonostante a Weiss
aggiravano lungo il Sunset Boulevard. pare andar bene così: non ha fretta, pro-
Scoprendolo invece artista di vaglia e babilmente neppure voglia di metter
senz’ombra di dubbio innamorato, ma mano a un lp. Preferisce vedere Rickie
delle sette note. Lessico familiare respira- intonare Chuck E’s In Love al “Saturday
to sin dalla più tenera età in quel di Den- Night Live” e raggiungere la quarta piaz-
ver, dove i genitori - tra i pochissimi ebrei za in classifica. Un ciao a quei bassifondi
in città - gestiscono un negozio di dischi che il Nostro seguita viceversa a frequen-
e babbo tiene buono il figlio con la bat- tare, come se il lato nascosto - da “falchi
teria e una dieta giornaliera di country e della notte”… - della Città degli Angeli
boogie-woogie, musica classica e latina. rappresentasse un perfetto liquido
Siccome per la sua smania di conoscenza amniotico. Non gli importa se Tom ha
i vinili in casa non sono sufficienti, Chuck incontrato Kathleen Brennan e va ponen-
Edward se ne fa regalare pile da uno do le basi allo spartiacque del suo per-
spazzino - sembra una storia tratta da corso artistico; tuttavia è appunto con lo
Rain Dogs o Swordfishtrombones! - e ne scopo di tirare il fiato che la coppia lo
acquista decine d’altri coi soldi guada- persuade a registrare l’esordio su vinile.
gnati lavorando in un cinema. Cresciuto,
lo noti in giro per i locali cittadini ad Pubblicato dalla newyorchese Select, il
ascoltare Clarence “Gatemouth” Brown “mini” The Other Side Of Town (ristam-
e una sera, poco più che adolescente, lo pato in digitale solo nel 2007) parla chia-
piazzano dietro tamburi e piatti ad ro sin dal titolo e dallo scatto di coperti-
accompagnare niente meno che Lightnin’ na, porgendo la poesia scapigliata e le
Hopkins. Se la cava così bene che il blue- ruvide carezze che ti aspetti da un perso-
sman se lo porta dietro per tutta la naggio di tal fatta. Non butteresti via
tournée, subito imitato da Willie Dixon, nulla del disco, immesso sul mercato
Muddy Waters e Dr. John. contro la volontà dell’autore, insoddi-
Mentre si sta riposando dalle fatiche in sfatto che tuttora dichiara le tracce dei
Colorado, nel 1972 si imbatte per puro demo non terminati e lamenta di averne
caso in Tom Waits e ne scaturisce una ricavato pochi dollari. Come che sia,
conoscenza destinata a durare. Effetto piacciono la pianistica caligine offerta da

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Dr. John di Sparky, gli scapicolla- ral in viaggio da Randy Newman
ti r‘n’r urbani Gina, Tropicana e a Dr. John; nel mezzo sistema di
Juvenile Delinquent, l’indolente tutto un po’ e di qualità sempre
talkin’ blues Luigi’s Starlite sopraffina: “Cuori di Bue” inso-
Lounge. Per finire al tappeto litamente speziati (Sneaky Jesus,
sono comunque più che suffi- Piggly Wiggly), struggenti marce
cienti la cover di Louis Jordan gospel (Anthem For Old Souls),
Saturday Nite Fish Fry, la chiusu- rivisitazioni cajun (No Hep Cats),
ra di cerchio nell’emozionante recitativi da Kerouac in jazz
duetto con Rickie Sidekick e (Sweetie-O). Accanto a ballate
l’ebbro ciondolare della title sornione di sublime raffinatezza
track, splendido riassunto del (It Don’t Happen Overnight,
far musica di Mr. Weiss. Discreta Blood Alley) e a un Dylan girato
unicamente nella maniera in cui rockabilly (Tony Did The Boogie
conquista spazio dentro la Woogie), rispunta dal 1970 la
memoria e il cuore, per il resto divertita Down The Road Apiece
un fulgido tratteggiare con in combutta con Sunnyland Slim
mano ferma e colori vividi un’A- e il mentore Willie Dixon senza
merica che è soprattutto condi- con Tom Waits e Rickie Lee Jones che si avvertano incongruenze.
zione spirituale e luogo della Assai probabile che il segreto
mente. Invece di approfittare del buon riscontro critico e risieda nel centellinare il talento, e con tre centri su tre
imbarcarsi in una serie di concerti, Chuck - che detesta tiri possiamo accettare serenamente che 23rd & Stout si
volare - si “distrae”. Almeno così lascia credere, dove in racconti nel 2006 inferiore a quanto lo ha preceduto,
realtà è disgustato dal business musicale e di svendere i seppur di poco. Più raccolto e minimale, esibisce il mar-
suoi principi o scendere a compromessi non vuol sentire chio della Cooking Vinyl e il confermato braccio destro
parlare. Gi offrono progetti fuori luogo o cose che non Tony Gilkyson (l’ex chitarrista di Lone Justice e X è al
lo interessano e in tutta risposta sparisce. Non ha un fianco di Weiss da Extremely Cool), cavando dal cilindro
manager né un’etichetta, ma mica ha intenzione di il Tav Falco ispanico di Novade Nada e il country-folk sto-
andare a letto presto come Noodles in C’era una volta in nesiano Piccolo Pete, la classe cristallina di Half Off At
America, che credete. No: calcherà per undici anni filati The Rebop Shop e Another Drunken Sailor Song, una
il palco del losangelino Central assieme ai fidi Goddamn Liars, consa- vibrante rilettura dello standard Primrose Lane e l’ossequio a Slim
crando il lunedì sera a un esaltante e frequentatissimo rituale a base di Harpo Fake Dance. Sbrigati a tornare, Chuck, ché da queste parti
errebì intinto nel vaudeville che verrà interrotto solo dalla chiusura del siamo più che mai in love with you.
club. Riaperto seduta stante con un socio in affari che sulla carta d’i- Giancarlo Turra
dentità porta scritto Johnny Depp e ribattezzato Viper Room, vi si reca
la crema della giovane Hollywood al completo finché sul marciapiede
di fronte non ci lascia la pelle River Phoenix.
RICKIE, TOM E CHUCK IN PIÙ
Intanto, l’uomo presta canzoni a pellicole e spettacoli televisivi e si pren- “Chuck E. Weiss è un bugiardo, una scimmia e un patologico segua-
de il tempo necessario per dare un seguito a The Other Side Of Town. ce del Vaudeville. È parente alla lontana di Houdini, una mantide
Possono bastare diciotto primavere? Chiedetelo a Kevin Shields, altri- religiosa che cavalca un airone bianco attraverso un quartiere mal-
menti mettete sullo stereo Extremely Cool, coprodotto dal solito Tom famato. Lui è il reverendo che fa vedere in giro la pistola. A farla
Waits e pubblicato nel 1999 su Rykodisc. Ascolterete una gemma che breve, lavora nel business della salvezza e dovreste fare tutto ciò che
riflette pressoché al completo lo spettro della musica d’oltreoceano con vi consiglia”. (Tom Waits)
somma maturità e acuta ricchezza d’accenti. Ogni cosa si tiene a mera-
viglia, dallo Springsteen rurale in abiti zydeco di Oh, Marcy alle dodici “Non avevo amici né soldi, o un posto dove stare, così per riposar-
battute elettrizzate/elettrizzanti di Devil With Blue Suede Shoes, dalla mi andavo al Tropicana. C’era Chuck E. che lavorava in cucina ed è
stracciona It Rains On Me alla fumosa Deeply Sorry, dal quadrato roots- così che lo conobbi. Poco dopo Tom mi notò lì, così io, Chuck e lui
rock Jimmy Would alla missiva in stile Beefheart Pygmy Fund. Il resto, iniziammo ad andare in giro insieme. Fu un gran bel periodo per me,
sappiatelo, non vale meno. A fungere da collante, ogni singolo gram- perché a quel tempo sono stati la mia famiglia: qualche volta sem-
mo della passione e della schiettezza di uno cui non spiace in fondo briamo dei sognatori, romantici che sono rimasti bloccati in un’epo-
rimanere nell’ombra, godendo dell’esperienza e della competenza di ca sbagliata. Per questo motivo siamo così attaccati l’un l’altro e ci
chi identifica arte e vita. vogliamo così bene”. (Rickie Lee Jones)
Lungo la quale un “semplice” triennio
divide dall’altrettanto formidabile Old “Una volta fummo invitati dall’avvocato di Tom a una festa molto
Souls & Wolf Tickets, che sfodera ulterio- esclusiva sulle colline di Hollywood. Dopo che fu entrata, Rickie si
re compattezza d’impasto e attinge con sedette, prese un avocado e se lo infilò in mezzo alle gambe. Tom
brio invidiabile dal calderone multirazzia- era imbarazzato, ma pure assai divertito. Dopo quel fatto nessuno ci
le di New Orleans. In modo esplicito con rivolse più la parola, e passammo il resto della serata a stringere le
l’iniziale e sinuosa Congo Square At mani delle persone dopo aver nascosto salatini al burro nelle
Midnight, cui risponde in chiusura di nostre“. (Chuck E. Weiss)
programma una festosa Dixieland Fune-

113
CLASSICROCKOBIETTIVO
STEEPLEJACK
tempo reale non lesinò entusiasmo per la band), e se si vuole rispettare
l’ordine cronologico degli eventi vale la pena cominciare dal secondo cd.
I primi cinque favolosi brani rappresentano infatti la scaletta, qui ripro-
posta dal master originale, della cassetta demo (The Resurrection Of
High) High And Shakin’ Trees, con la quale nel 1986 il chitarrista, con alle
spalle esperienze negli Useless Boys e nei Birdmen Of Alkatraz, attirò l’at-
tenzione della Electric Eye. Fu proprio l’etichetta di Claudio Sorge a pub-
blicare, l’anno successivo, il mini-lp Serena Maboose, annunciato da una
stilosa copertina “quicksilveriana” alla Rick Griffin che metteva subito in
chiaro le affinità con le vibrazioni acid che andavano per la maggiore.
C’erano anche le divergenze, tuttavia, forse più evidenti nella demo che
nel mini, nonostante i tre brani in comune. Se nel secondo appaiono qui
e là delle forzature in senso “garage” e rock’n’roll - che male non fanno,
peraltro - la prima riflette l’approccio libero a una psichedelia oscura,
ammaliante (“etrusca”, l’ha definita in modo evocativo il suo creatore, e
in effetti pezzi come Long Evening Shadow sembrano davvero tagliati
dalle luci e dalle ombre della campagna toscana). Suoni trasversali alle
epoche storiche e capaci di attingere alla San Francisco della belle épo-
que lisergica (c’è molto dei Quicksilver, come detto, ma anche dei Grate-


N
iente male per degli umani”. Così si intitolava una ful Dead e più ancora dei Mad River) così come al pozzo senza fondo del
semi-mitologica cassetta dal vivo dei pisani Stee- blues primigenio, a John Fahey come alla musica barocca o alle sugge-
plejack. Volendo fare gli spiritosi esterofili (del resto in stioni etniche tanto amate dall’eclettico Curadi, chitarrista di grande
quegli anni esterofili lo eravamo quasi tutti; spiritosi, inventiva oltre che autore sopraffino. In Serena Maboose, inciso in splen-
un po’ meno) si potrebbe parafrasare in “niente male dida solitudine, si staglia invece nettamente l’ombra di un altro termine
per degli italiani”, ma sarebbe una battuta tristemente provinciale. Se di riferimento, allora non ancora un fantasma sull’autostrada: Jeffrey Lee
c’è stato, nel calderone musicale anni Ottanta frettolosamente etichet- Pierce. Fanno fede le divagazioni tribali, voodoo e diddleyane di Hot
tato come “neopsichedelico”, un personaggio capace di trascendere Summer Again, I Was Born In A Jungle e l’inchino al Robert Johnson di If
confini geografici (e stilistici) quello si chiamava Maurizio Curadi. Se c’è I Had Possession Over Judgement Day. È comunque una psichedelia sfug-
stato, insieme ai Sick Rose, un gruppo nostrano capace di giocarsela gente e aliena - come dovrebbe sempre essere la psichedelia, peraltro -
alla pari - per immaginazione, duttilità, capacità di scrittura - con i pesi quella messa in scena dagli Steeplejack, che per l’album Pow Wow
massimi della scena neopsych internazionale dell’epoca, quello si chia- (1988) diventano gruppo a tutti gli effetti, con il chitarrista Giovanni Vil-
mava Steeplejack. Stupisce perciò che il gruppo guidato dal chitarrista lani, il bassista Saverio Trabalzini e il batterista Elio Gavarini a dar manfor-
e cantante toscano non abbia ottenuto all’estero il doveroso riscontro. te all’ex “one man band”. Se vi diciamo che quel disco - finalmente pre-
Addolora ancora di più constatare l’assoluta ignoranza di una delle sentato nella versione che avrebbe voluto Curadi - è in assoluto uno dei
migliori manifestazioni dell’underground italiano degli ’80 da parte di capolavori della musica psichedelica post ’60-’70 (e sia chiaro: senza l’ag-
chi in quegli anni nasceva. Colpa anche della scarsa reperibilità del gettivo “italiana” dietro), ci credete? Dovreste, comunque. E se avete dei
materiale sonoro d’epoca. A questa situazione dovrebbe porre rimedio, dubbi, basteranno a spazzarli via le incantate visioni californiane di Say
da noi e si spera anche all’estero, No-One’s Land, lo splendido doppio Green & Yellow, l’assolo acidissimo di No One’s Land, la lascivia blues da
cd (ennesimo sforzo di ricapitolazione e dissot- rotolarsi nel fango di Rooting Groundhog (cover
terramento dei nostri Eighties da parte dell’en- di Big Joe Williams), gli stop e le ripartenze della
comiabile Spitfire/Goodfellas) che copre tutto fantasiosa Miss Springtime Sunset, l’irresistibile
ciò che gli Steeplejack hanno inciso su vinile, caracollare di Stomping Around Huge Frog, l’a-
aggiungendovi demo, master, mix originali, ver- scensore verso il tredicesimo piano di Indian Can-
sioni alternative, brani apparsi solo su singolo e nonball, le rifrazioni e gli echi persi nel vuoto
quattro pezzi registrati dal vivo durante un con- cosmico della gigantesca A Thunder Of Stars.
certo-benefit per i nativi americani tenutosi a
Genova nell’ottobre del 1988. Dopo Pow Wow, gli Steeplejack scompariranno
quietamente, e il loro leader proseguirà con altri
È una vicenda tutta da riscoprire, quella di Cura- sporadici progetti, tenuti ancora più sottotrac-
di (“l’asso da tirar giù per zittire quanti afferma- cia, fino al ritorno che sarà presto certificato dal
no che il vero rock’n’roll, quello che urla e stride nuovo album Dream Market Radio. Ma le vie tra
e geme e ipnotizza e travolge e soprattutto spa- le stelle aperte dai viaggi di quella manciata di
lanca finestre su altri mondi, non è roba da ita- anni possono rapire ancora oggi chi vi si incam-
liani”, scrive nelle note del booklet il coordinato- mina. Niente male per degli umani, davvero.
re del progetto Federico Guglielmi, che già in Carlo Bordone

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BOSSA NOVA
È
un dibattito scivolosissi- più vasta rivoluzione di orizzonti
mo: può in circostanze e costumi. C’entrava di nuovo,
particolari una dittatura come sempre, la politica. C’en-
benevola (che di per sé trava un altro presidente - demo-
è una contraddizione in cratico questo: Juscelino Kubit-
termini) essere preferibile alla schek - che arrivava al potere nel
democrazia? Si potrebbe azzar- 1956 con uno slogan di sfronta-
dare che nel caso di paesi grandi, tezza altro che obamiana, “cin-
popolosi, potenzialmente ricchi quant’anni di progresso in cin-
ma nei fatti poveri e arretrati una que”, ed era la versione sudame-
dittatura può costituire il modo ricana (quattro anni in anticipo,
più rapido, e fors’anche relativa- però) di quella che sarà la “nuova
mente indolore, di fare compiere frontiera” kennedyana. Dice be-
a una nazione un balzo in avanti. ne Baker: era un paese ottimista
Ci sono esempi chiari in tal senso il Brasile dei tardi ’50 e con ogni
e uno dei più clamorosi è il Brasi- buona ragione di esserlo (a parte
le, di cui nel 1930 diventava pre- che vinceva i suoi primi mondiali
sidente, portato al potere da un di calcio grazie all’esplosione del
golpe incruento, Getúlio Vargas. talento diciassettenne di Edson
Dirlo controverso è poco e che il Arantes do Nascimento detto
suo governo avesse più di un Pelé). Era una nazione in una fase
tratto del fascismo è indiscutibile. di boom economico come poche
Ciò premesso, sotto la guida del se ne ricordano, con una rete di
benestante e anticomunista Var- trasporti in espansione tale che a
gas le classi lavoratrici progredi- leggere i dati si stenta a crederci,
vano non solo materialmente ed un’industria manifatturiera che
era la sua agenda risolutamente se possibile cresceva persino di
nazionalista a modernizzare radicalmente l’anima, non soltanto le strut- più e l’incredibile audacia di immaginarsi una nuova, avveniristica capi-
ture, del paese. Il Brasile entra nel Novecento con costui e che sia stato tale - Brasilia - e di costruirla come da progetti in duemila giorni.
figura chiaroscurale è sottolineato tanto dal suo tornare al potere, dopo Moderna, urbana e cosmopolita laddove il samba era di base autocto-
che aveva lasciato la presidenza nel ’45, nel 1951 a seguito di libere ele- no e rurale, la bossa nova era creazione insieme di eccezionale raffina-
zioni quanto dalla drammatica uscita di scena nell’agosto ’54. Suicida tezza - non a caso il rapporto con il jazz fu da subito e sarà sempre di
nel suo ufficio con un colpo di pistola al petto. E che c’entra tutto ciò più assai intenso - e universale immediatezza pop. Nascita ed evoluzio-
con la musica? C’entra, non avete sbagliato giornale. C’entra nella mi- ne del genere vengono seguiti raccontando a grandi linee le vicende di
sura in cui Vargas appoggiava l’idea del poeta, romanziere, critico d’ar- chi lo ideò - João Gilberto e Antônio Carlos Jobim, Vinicius de Moraes
te, fotografo e antropologo Mário de Andrade che molto più e meglio e Sérgio Mendes, Jorge Ben ed Elis Regina - e quelle vicende inqua-
dei residui del colonialismo portoghese il Brasile fosse rappresentato drandole in un contesto più ampio nel quale rientra naturalmente lo
culturalmente dal suo essere nazione meticcia, tanto bianca che nera e straordinario successo che la bossa nova aveva soprattutto negli Stati
senza dimenticarsi l’apporto dei nativi. Sua musica per antonomasia Uniti ma pure in Europa. Tant’è che a un certo punto in molti fra gli arti-
non poteva essere dunque che il samba, temperato da influssi europei sti principali prima tendevano a fare base negli USA, poi vi si stabiliva-
ma dalle radici africane, alle origini una faccenda da ex-schiavi come il no tout court. Era purtroppo non solamente il portato di una fama glo-
blues. Consideri il lettore la profonda ironia che dovettero cogliere certi bale ma una conseguenza del fatto che un’era felice della loro storia
grandi jazzisti di colore - da Armstrong a Ellington, a Dizzy Gillespie - patria si stava chiudendo.
nel ritrovarsi in tour fra i ’40 e i ’50 in Brasile con l’incarico, pagati dal
loro governo, di propagandare la democrazia USA scoprendo che, Da tanti punti di vista, era di nuovo sociopolitico il capolinea della bossa
mentre a casa loro erano ancora discriminati, in un paese dalla demo- nova: come essere ottimisti con l’economia che all’improvviso si sgon-
crazia viceversa incerta di razzismo non si notava più ombra o quasi. fia, malata di inflazione, e i militari che prendono di nuovo - nell’aprile
’64 - il potere? A confronto della loro (durata ventun’anni) parrà dav-
Tutto questo è raccontato con esemplare chiarezza nello splendido vero benevola la dittatura di Vargas. Nella musica leggera sarà tempo
libretto di settantasei pagine che accompagna una parimenti splendida allora per un verso di un’avvilente standardizzazione, per un altro di
doppia raccolta della solita Soul Jazz Records (distribuzione Family MPB e tropicalismo, ma sono queste altre storie. Quella della bossa
Affair) chiamata Bossa Nova And The Rise Of Brazilian Music In The nova è tracciata da SJR (senza assurde pretese di completezza) in tren-
1960s. Il curatore Stuart Baker vi spiega per filo e per segno come dalla taquattro canzoni classiche che chiunque sia un minimo interessato al
predominanza del samba nel pop brasiliano si passò a quella della pop del mondo dovrebbe avere in casa.
bossa nova e come pure questo passaggio fu sintomo e specchio di una Eddy Cilìa

115
CLASSICROCK RECENSIONI
dal dvd From Major To Minor, sur-
reale master class con studenti
come Jamie Lidell, Feist o i Daft Il primo, uscito originariamente
Punk cui vanno dietro videoclip e nel 1971, abbozza un’ipotetica
un paio di estratti da concerti. storia alternativa - perché non
Eddy Cilìa fatta dei successi ma degli “scarti”
- della carriera di Muddy alla corte
GONZALES ogni caso un’operina che frizza che dei fratelli Chess (ma forse era il
GONZALES ÜBER è un piacere, fra funky e techno, MUDDY WATERS contrario), proponendo una sca-
ALLES - SOLO PIANO pop ammiccantissimo e stilosi THEY CALLED… - LIVE letta che copre l’arco cronologico
Ponderosa quanto epidermici bozzetti jazz, AT MISTER KELLY’S dal 1951 al 1967 e che vede avvi-
Irrefrenabile quanto furbetto Jason pigro rap e (con bel rovesciamento BGO cendarsi, accanto a cotanto leader,
“Chilly Gonzales” Beck, canadese di prospettiva) sudato downtempo. Teoricamente un po’ tutto ciò che nomi quali Junior Wells, Otis
di nascita, berlinese di adozione, Di quattro anni e due album (uno di mette insieme i due elementi Spann, Little Walter, Buddy Guy:
una discografia fra le più varie e ric- hip hop quasi hardcore, l’altro Muddy Waters/Chess Records è insomma, il gotha della musica del
che di cambi di passo e direzione mediano fra quello e il debutto) meritevole, se non di recupero diavolo trasposta in ambiente
che si ricordi da chiunque e in qua- successivo, dire che Solo Piano immediato, almeno di attento urbano. Registrato invece metten-
lunque tempo. La inaugurava nel abita un differente universo è poco. ascolto. Non fa eccezione questa do insieme gli highlight di due
2000 Gonzales über alles, fresco di Seduto, come da titolo, in solitario uscita BGO, che mette insieme serate dal vivo nel popolare locale
ristampa per il decennale con in davanti a una tastiera Gonzales una sorta di doppia raccolta di di North Rush Street, Live At
copertina una dicitura, Director’s inietta Gershwin in Satie, fra un uno dei padri del blues elettrico, Mister Kelly’s conta anch’esso una
Cut, che una volta constatato che, tocco di Ravel e uno di Jarrett. A proposto sia in versione studio con scaletta composta da rarità e cover
eccettuata l’aggiunta di una bonus, suo tempo un successo di vendite They Called Me Muddy Waters d’eccezione, facendosi apprezzare
l’album è identico a com’era sa clamoroso in rapporto alla propo- che, forse ancora meglio, sulle assi - dettaglio non da poco - anche
tanto di presa per i fondelli. Resta in sta, il disco ri-esce accompagnato di un palco (Live At Mister Kelly’s). per l’ottima qualità audio. Un inu-
suale, ma appagante, approccio
anche per chi si avvicinasse per la
prima volta a queste delizie.
FUGS Carlo Babando
TENDERNESS JUNCTION
IT CRAWLED INTO MY HAND, HONEST QUINCY JONES
Floating World BIG BAND
COMPLETE 1960
Per dirla con i Clash di Know Your Rights, che almeno per quel brano ai EUROPEAN CONCERTS
Fugs qualcosa dovevano: questa non è tanto una recensione quanto un Domino/Egea
annuncio di pubblica utilità. Sfortunatamente senza chitarre, visto che non Vale sempre la pena di ricordare
è un disco che avete in mano… Canzonacce poetiche e sguaiate quelle con le quali Ed Sanders, Tuli Kup- che Quincy Jones, prima di essere il
ferberg e complici riempivano i loro primi tre leggendari lp su ESP. Era musica acustica suonata come se Re Mida del pop (solo con lui
fosse elettrica. Era folk che rivestiva di note il beat (inteso come movimento letterario) e lo faceva con Michael Jackson è riuscito ad espri-
spirito adeguatamente iconoclasta e, almeno all’inizio, con l’assoluta imperizia tecnica che sarà del punk. mersi al massimo livello) fu un
Era Allen Ginsberg che incontrava William Blake e scattava la caciara. Grazie al cielo (un cielo abitato da eccellente trombettista jazz e diret-
dei pagani, va da sé) a quei tempi il “politically correct” era una perversione a venire, ché oggi per pezzi tore d’orchestra. Nel 1960 non
come Slum Goddess, Supergirl o Boobs A Lot si crocifiggerebbe, altro che limitarsi al bollino. E il bello dei aveva ancora compiuto ventisette
tempi dei Fugs - detto con la consapevolezza che qualche responsabilità quell’epoca ce l’ha per certe anni eppure era già stato il diretto-
brutture della nostra - è che tutto poteva accadere. Persino che, avendo divorziato dall’etichetta di Ber- re musicale di importanti musical a
nard Stollman, questi fottimadre psichedelici nella testa se non negli spartiti (spartiti???) approdassero Broadway. Sulla scia di quel succes-
alla Reprise: casa di proprietà di tal Frank Sinatra. Mi auguro apprezziate l’ironia. so, Jones decise di formare una pro-
Se volete avere in casa gli album che hanno guadagnato ai Fugs un posto nella storia sociopolitica, oltre che pria big band di diciotto elementi,
della popular music, del Novecento, sono i titoli originariamente su ESP che dovete puntare. Ma se volete per soddisfare le pressanti richieste
avere dei dischi appena meno divertenti ma ben più belli nel senso classico del termine sono i primi due su che arrivavano soprattutto dal Vec-
Reprise gli irrinunciabili: questi. In particolare Tenderness Junction, che vedeva la luce nel gennaio 1968 e chio Continente, che spesso mani-
sorprendeva giocando con grande abilità fra una collezione di stilemi dal blues al folk inglese, dal doo wop festava maggiori consensi e inte-
al country alla psichedelia, di cui The Garden Is Open rappresenta uno dei classici. Da lì a nove mesi It Craw- resse, rispetto all’America, nei con-
led Into My Hand, Honest ampliava ulteriormente (sebbene con ispirazione meno vivida) gli orizzonti, per- fronti dei giovani di stoffa e avveni-
mettendosi addirittura arrangiamenti orchestrali e l’esilarante quanto perfettamente eseguito canto grego- re. Come avrebbe fatto un consu-
riano di Marijuana. Sono due grandi album e se già non li possedete dovreste proprio cercarli. Ma - e ritor- mato giocatore di scacchi, Jones
no laddove era partito - in qualunque edizione piuttosto che questa, che dire pessimamente suonante è un scelse le sue pedine una ad una,
eufemismo. Sommersi dalle proteste, i signori della Floating World si sono giustificati accampando un erro- dando assai rilievo alla sezione fiati
re tecnico e hanno promesso che sostituiranno qualunque copia risulti difettosa. Voi statevi accorti. (una “all-stars” con Clark Terry,
Eddy Cilìa Jimmy Cleveland, Sahib Shihab e
Phil Woods) per un tour di inebrian-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
CHARLES MINGUS
THE COMPLETE 1960 NAT HENTOFF SESSIONS
Solar/Egea
te successo, costruito in buona Un box pregiato che documenta lo stato di grazia di una formazione dal cali-
parte su alcuni dei pregevoli cavalli bro straordinario, appena rientrata da un giro di concerti in Europa, la cui eco
di battagli dei Jazz Messengers di sarebbe arrivata, per motivi misteriosi, solo molti anni dopo. Nat Hentoff era
Art Blakey, altra libera università del uno dei critici musicali più colti e preparati che ci fossero in giro, attento nel
jazz. Da I Remember Clifford a cogliere i prodromi del be-bop come dei grandi personaggi che illuminarono
Moanin’ fino a Whisper Not, un il jazz dalla fine degli anni 50 in poi. Secondo fonti autorevolissime, Mingus era spietato nei confronti dei gior-
profondo senso del blues sembra nalisti, soprattutto di quelli a suo dire senza talento e con scarso gusto, e come memorabili furono alcune sfu-
impregnare quei fondali di ottoni riate, altrettanto speciali dovevano essere alcuni rapporti, come ad esempio questo, e non solo per la profon-
aperti o sordinati, dove una parte da conoscenza di un genere affine a entrambi come il blues. Hentoff scriveva per il prestigioso “Downbeat”
fondamentale è affidata al sax alto e aveva anche una rubrica radiofonica molto seguita in un’emittente di Boston.
di Woods: ogni suo intervento è Dopo aver consolidato il rapporto, nel 1960 Hentoff si calò nelle vesti di produttore, chiedendo a Min-
una gemma di sensibilità e inventi- gus di registrare in piena libertà della musica pensata per un piccolo organico, ovvero lo sfavillante quar-
va grazie anche allo stimolo dise- tetto completato da Ted Curson, Eric Dolphy e Dannie Richmond, cui si sarebbero potuti aggiungere
gnato da Jones, capace di creare pochi altri ospiti. Straordinari gli esiti: quello che era fin qui conosciuto semplicemente come Charles Min-
intorno alla sua bellissima voce stru- gus Presents Charles Mingus, diventa un triplo cd che ne raccoglie cronologicamente ogni nota, a parti-
mentale una serie di preziosi con- re dalla improvvisazione in libera uscita di Folk Forms N.1, una sorta di viaggio a ritroso capace di tra-
trasti. Tutte le registrazioni cono- sportare in un’ottica avanguardista le polifonie collettive del jazz di New York, ridisegnandone le coordi-
sciute di quel momento indimenti- nate secondo gli sviluppi appena maturati. E ulteriormente avanzato è il sigillo finale, conosciuto da tanti
cabile sono state ora raccolte insie- per il suo bizzarro titolo, ma in realtà ascoltato in maniera assai inferiore, ovvero All The Things You Could
me per la prima volta, in quattro cd. Be By Now If Sigmund Freud’s Wife Was Your Mother, per non parlare dello scoppiettante Fables Of Fau-
Vittorio Pio bus, pamphlet anti-razzista. Mingus sollecitato in maniera particolare da Dolphy correva velocemente
verso il domani della musica insieme ad altri partner occasionali come Tommy Flanagan, Paul Bley, Booker
Ervin e Max Roach che qui sfilano in una seduta rara che comprende ancora Dolphy, in quel momento
PROFESSOR LONGHAIR lasciato libero di risplendere senza la presenza del suo pigmalione.
NO BUTS NO MAYBES Vittorio Pio
Hoodoo/Egea
Triste storia quella di Henry Roeland
Byrd, meglio conosciuto con il rale antillano. La fortuna commer- Eothen “Egon” Alapatt e il risulta-
curioso nom de plume di Professor ciale sarà però alterna e così anche to del loro lavoro sono piccole
Longhair. Nativo della Louisiana, l’imporsi del suo nome, tanto che meraviglie come questo doppio cd
cominciava da subito a capire che più volte il Nostro sarà costretto a (volendo, anche triplo vinile) in
per mettere qualcosa in pancia, mansioni umilianti e mal pagate. bella confezione a libro di decine di
senza lavorare davvero, conveniva No Buts No Maybes è un ottimo pagine di notizie e foto. Avevate
impegnarsi seriamente: ed eccolo compendio del meglio rintracciabile mai sentito nominare Rikki Ililon-
prima alternare gioco d’azzardo - a suo nome; nome che veniva final- ga? Avevate mai avuto sentore del- POPA CHUBBY
vizietto mai sopito completamente mente riscoperto solo alla fine dei l’esistenza nello Zambia di metà THE ESSENTIAL
- a scoppiettanti esibizioni di ballo ’70, giusto in tempo per augurargli anni ’70 di una scena rock, piccola Blind Pig
lungo i marciapiedi di Bourbon definitivamente la buonanotte. quanto rigogliosa di talenti? Beh, Chi avrà mai avuto il coraggio di
Street, fino a quando gli capitava di Carlo Babando nemmeno io. Ed è stato con un importunarlo, Ted Horowitz, tra le
poggiare i polpastrelli sull’avorio di senso di stupore misto persino a un strade del Bronx, lì dove è cresciu-
un pianoforte e decideva rapito di po’ di commozione che mi sono to? Di sicuro è da quelle parti che
assecondare con anima e corpo l’il- RIKKI ILILONGA & addentrato nel racconto che Ala- ha sviluppato il caratteraccio che si
luminazione. Le frequenti appari- MUSI-O-TUNYA patt fa, inserendola in un più vasto dice lo contraddistingua e che ter-
zioni al Caldonia Club e in altri loca- DARK SUNRISE contesto, della parabola di un arti- rorizza i membri della sua band
li della Crescent City saranno di Now-Again/Goodfellas sta - un grande artista - che in que- (compagine che, ovviamente, non
enorme ispirazione per Fats Domi- Giungla in tutti i sensi quella delle sta operazione è stato coinvolto in conosce requie); lo stesso caratte-
no prima e per Allen Touissant e Dr. ristampe e abitata, se non forse in prima persona. “La musica?”, vi raccio che pare trovare unica via di
John poi, tutti irrimediabilmente maggioranza, da una percentuale starete chiedendo. Un’esilarante sfogo quando maltratta una Stra-
rapiti da un ferino vortice di boogie, assai elevata di pirati che senza collisione di rock e soul, funky e tocaster e crivella di larsen una fila
influssi caraibici e accordi dissonan- scrupolo si appropriano di ciò che jazz, afrobeat e folk zambiano. di valvolari. Non si pensi però di
ti pestati come un taumaturgo omi- non sarebbe loro o, ben che vada, Così avrebbero suonato i Santana trovarsi davanti all’ennesimo guitar
cida: lo stile del Professore sembra- da persone poco serie che prendo- se fossero stati Sly & The Family hero con una sterile fissa solo per
va essere uscito da un qualche no ciò che è divenuto di pubblico Stone, però africani. assoli al cardiopalmo: il buon Ted, o
recesso infernale travestito da lito- dominio e lo rieditano alla carlona, Eddy Cilìa meglio, Popa Chubby ha sempre
senza nessun rispetto: né per i fatto un vanto anche della sua
musicisti, molti dei quali ormai vena compositiva, sia che questa si
scomparsi, né per un pubblico che, esplichi in un rock urbano forte-
pochi o tanti che siano, continua a mente venato di hard piuttosto che
pagare comunque bei soldi. E poi in mille sfumature black (in ciò aiu-
vivaddio ci sono etichette come tato da una voce che pare più nera
Now-Again e appassionati come che bianca): da un soul largamente

117
CLASSICROCK RECENSIONI
imbastardito a un blues rappato tabecca da un pop-rock barocco in
dagli espliciti contenuti sociali. The anticipo sui Queen a rivisitazioni paragonarla a uno qualsiasi degli
Essential Popa Chubby mette in fila glam di suggestioni Beatles/Beach schizofrenici slow che “il ciclone
sedici tracce che coprono il sodali- Boys, da cose fra l’hard e lo psi- texano” ha lasciato quale prema-
zio decennale con la Blind Pig, nota chedelico ad altre alla Cat Stevens. turo testamento? L’atmosfera cali-
label americana dal catalogo parti- Eddy Cilìa ginosa, i toni fascinosamente sof-
colarmente succulento per gli fusi, quasi incapaci di imporsi sulla
amanti di certi suoni; di certo però luce un singolo, distribuito in vari sessione ritmica… che vi dicevo?
non un essential vero e proprio, se mercati europei con evidentemen- JIMMIE VAUGHAN Esordio solistico mandato alle
si considera che anche altre eti- te scarso impatto se è vero come è STRANGE PLEASURE - stampe nel 1994, dopo una lunga
chette si spartiscono la discografia vero che l’album veniva invece OUT THERE permanenza in quei Fabolous
del gigante (Sony, DixieFrog): ecco pubblicato solo nel Belpaese, Superbird Thunderbirds che mai più risulte-
quindi che mancano all’appello peraltro senza che nessuno se ne Troppo spesso si sente in giro: “Se ranno tanto perfidamente inno-
piatti forti del calibro di San Catri o accorgesse. Proprio a quel ramin- vuoi goderti un album di Jimmie centi, Strange Pleasure e ancora,
Healing In Her Hands. Non un pec- go 45 giri si doveva tuttavia la Vaughan, fai finta che sia figlio quattro anni dopo, Out There,
cato veniale. sopravvivenza della sigla, nei unico”. Tanto vero quanto ingiu- mettevano in luce un talento che
Carlo Babando decenni successivi, nei circoli più sto, dacchè correre a fare il para- faceva della commistione di blues,
elitari del collezionismo: bizzarro gone con l’assai più noto Stevie jazz e R&B una firma tanto ricono-
quanto intrigante clash di stili, Ray è un esercizio di stile decisa- scibile quanto inimitabile. E chi l’ha
BLUE BEARD come se i Pink Floyd di Barrett si mente ingenuo: approccio chitarri- detto che “il fratellino” sarebbe
BLUE BEARD fossero immaginati la blaxploita- stico agli antipodi, influenze musi- mai riuscito a replicarla?
Fantastic Voyage/ tion, Sly Willie è un gioiellino cali in gran parte diverse, come Carlo Babando
Goodfellas indubbiamente degno di scoperta, completamente opposto il modo
anche se magari non a certe quo- di metabolizzare e sputare fuori i
Vicenda misteriosissima quella dei tazioni folli cui era arrivato. E il propri blues. Sì, è vero, è stato Jim- EFFERVESCENT
Blue Beard, quintetto di cinque resto del disco che gli costruirono mie a mettere per la prima volta ELEPHANTS
diverse nazionalità - un indonesia- a seguire? Immaginoso e fin trop- una chitarra in mano al secondo- FROM THE END
no, un olandese, un irlandese, un po eclettico, l’unico lp dei nostri genito di casa Vaughan, a passargli TO THE BEGINNING
indiano e un australiano - che fra Barbablu (che lp seguita a restare, i vinili di Albert King e quelli di Jimi Psych-Out
tutti i luoghi possibili al mondo per visto che questa ristampa è dispo- Hendrix, ma mettetevi in cuffia Originari della provincia di Vercelli
registrare un disco rock sceglieva, nibile solo in vinile o su iTunes) è una Positively Meant To Be e ragio- e guidati da Lodovico Ellena, gli
nel 1971, Milano. Vedeva prima la una piacevole curiosità in cui si sal- nateci un attimo su: non è assurdo Effervescent Elephants furono tra
gli esponenti più in vista, o comun-
que tra i più frequentemente cita-
ti, della scena neo-Sixties italiana
GIAN PIERETTI degli anni 80. Con un nome deri-
vato da un pezzo di Syd Barrett, i
SE VUOI UN CONSIGLIO ragazzi non potevano certo suona-
On Sale Music re garage-punk: erano psichedeli-
ci, questo sì, ma prediligevano un
Benché la sua carriera abbia proseguito ben oltre gli anni 60, il nome di suono per lo più filo-inglese, i cui
Gian Pieretti è ricordato - tra gli appassionati - soprattutto per quanto rea- connotati acidi e stranianti risulta-
lizzato prima, durante e (poco) dopo la stagione del “bitt”: un’epoca che vano accentuati da incisioni voluta-
lo vide comporre molto assieme a Ricky Gianco, guidare quei Grifoni che - mente artigianali. Grezzi ma effica-
senza di lui - divennero prima i Quelli e poi la Premiata Forneria Marconi, ci, per così dire, come documenta-
cogliere alcuni successi di classifica, addirittura accompagnare Jack Kerouac nelle sue conferenze italiane to da un singolo e un album dati
del 1966. Una storia insolita e ricca di eventi che magari, prima o poi, vi racconteremo. alle stampe dalla Electric Eye di
Intanto, c’è da dire di questo cd che raccoglie tutte le pubblicazioni del cantante/autore toscano per la Claudio Sorge, da un altro 7 pollici
Vedette: l’album Se vuoi un consiglio del 1967, appunto, con in più tutti i singoli che lo precedettero e un e da ulteriori pezzi usciti qua e là,
altro 45 giri che costituisce l’unico atto del suo ritorno alla vecchia casa discografica dopo il periodo in Ricor- oltre che da un discreto quantitati-
di (1968-1971). Le ingenuità e qualche “pesantezza” tipiche della musica italiana di quei giorni non man- vo di cassette.
cano, ma i motivi di interesse sono parecchi: ad esempio la fortunata Il vento dell’est, dichiaratamente ispi- From The End To The Beginning
rata a Donovan, la Pietre portata anche a Sanremo (ebbe più successo, però, la versione di Antoine), la pesca un po’ ovunque in questo
dolente Non è il caso, quella Uno strano ragazzo che nel 1963 affrontò coraggiosamente il tema dell’omo- serbatoio, offrendo un’eloquente
sessualità, la vivace July 367.008 (era il numero di telefono dell’amica Dori Ghezzi, futura signora De André), testimonianza dell’allucinata verve
la byrdsiana Via con il tempo. Più che beat, e al di là di eventuali arrangiamenti un po’ “fuori tema”, Gian della band. Dispiacciono, però, la
Pieretti suonava folk-rock, e molti dei ventidue episodi qui raccolti vantano un fascino autentico e talvolta scarsa durata - meno di un’ora per
profondo: non solo curiosità “da archeologi”, insomma, ma ottime canzoni, in qualche caso rese ancor più diciassette tracce: che male avreb-
preziose dai testi di protesta. Confezione digipak e, nel libretto, un breve saggio esplicativo di Marco Moser, bero fatto, altri venti minuti? - e
varie fotografie, le riproduzioni delle copertine dei vinili originali. Davvero un gran bel recupero. ancor di più l’assenza pressoché
Federico Guglielmi totale di note e informazioni, che
se da un lato obbliga a concen-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
GIANT SAND
THE LOVE SONGS
LONG STEM RANT - SWERVE
Fire/Goodfellas
trarsi solo sull’ascolto, dall’altro
non può essere gradita agli appas- Venticinque anni di Giant Sand se li si conta non dalla nascita del gruppo
sionati - un po’ maniacali, ma vuol (che peraltro inizialmente si chiamava Giant Sandworms, con trasparente
essere una specie di complimento omaggio a Frank Herbert e alla sua saga di Dune) bensì dall’esordio a 33
- ai quali queste operazioni d’ar- giri e, a quanto pare, Howe Gelb ha deciso di celebrare la ricorrenza in
chivio sono destinate. grande, con una massa di riedizioni più o meno espanse. Non sono tra-
Federico Guglielmi scorsi che due mesi dacché su queste stesse pagine Carlo Babando riferiva
delle ristampe dei primi tre lavori di una ditta che ne ha griffati a oggi un
paio di dozzine (e poi ci sono i Band Of Blacky Ranchette; e poi gli innu-
THE YARDBIRDS merevoli titoli pubblicati dal nostro eroe con la propria identità anagrafica)
LITTLE GAMES e già c’è da parlare di quelli che furono gli album quattro, cinque e sei,
Sundazed datati in origine rispettivamente ’88, ’89 e ’90. Gli inizi degli anni oscuri del
Compagine in grado di regalare gruppo, se vogliamo, siccome quel Paisley Underground in cui i Giant Sand
con i suoi numerosi cambi di line erano stati intruppati andava declinando e un alt-country di cui sono oggi
up - succedutesi a ritmo continuo giustamente considerati dei precursori ancora doveva prendersi la ribalta.
per cinque anni, dal 1963 che li Lo farà nel pieno del decennio meno persuasivo, prima della rinascita data-
vedeva ancora alla stregua di una ta 2000 di Chore Of Enchantment, della banda Gelb, che quindi non ne
cover band di classici R&B fino al beneficiava. E, con il tempo, quelle ombre si sono allungate a ritroso, su un
1968 dell’ultima esibizione - più di trittico che il riascolto fa rivalutare.
un sogno bagnato a tutti i deboli Beninteso: non ci sono capolavori qui anche se forse, solo a rimescolare le
di cuore: casa base di uno studen- scalette, ci si potrebbe avvicinare. Fatto è che l’estro di Gelb vi si dispiega
tello d’arte che di nome faceva fin troppo liberamente e qui è Lou Reed a essere evocato e lì The Band, ora
Eric Clapton (andato via sbattendo è Neil Young e un attimo dopo è Bob Dylan. Testimone un Gram Parsons
la porta perché la band scendeva a indeciso se provare a diventare Willie Dixon o darsi a un jazz da balera, se
“compromessi” con il pop da clas- essere Townes Van Zandt oppure un Lowell George convertito al lo-fi. Il
sifica), poi di un misconosciuto mio preferito del lotto è The Love Songs, che fra l’altro era il disco che segnava l’ingresso in squadra come
chitarrista di provincia dal nome batterista di John Convertino e sapete bene quanta strada ha fatto poi: è quello con meno dislivelli di
Jeff Beck (che salutava tutti dopo scrittura, una parvenza di filo logico, un paio di piccoli capolavori in scaletta (una Almost The Politician’s
un paio d’anni perché aveva deci- Wife che nell’imitare Dylan lo trascende, una Is That All There Is? risolta come fosse la Afterhours dei Vel-
so di ritirarsi dalla musica… già vet). A Long Stem Rant sottrarrei gli interludi e non resterebbe allora che un mini, però eccelso. E Swer-
già…) e infine di un giovane turni- ve bisognerebbe averlo anche solo per la cover di Every Grain Of Sand di sapete voi chi e per il grandio-
sta che all’anagrafe risultava so omaggio a The Band di Trickle Down System. Ecco… che razza di album favoloso verrebbe fuori
James Patrick Page, ma che si fa- pescando soltanto il meglio in questi tre.
ceva chiamare Jimmy. Proprio con Eddy Cilìa
alla chitarra il futuro fondatore dei
Led Zeppelin - noti non a caso, a
inizio carriera, come New Yard-
birds - il gruppo incideva Little Ga-
mes, epilogo in minore di una
MICHAEL CHAPMAN
vicenda fulminea che tanta parte FULLY QUALIFIED SURVIVOR
aveva avuto (e ancora avrà) nel
complicato acclimatarsi delle dodi-
Light In The Attic/Goodfellas
ci battute in Terra d’Albione. Co- Artista difficile da inquadrare anche per un’etichetta, la Harvest, che aveva
me si diceva, “in minore”, perché fatto della creatività e dell’imprevedibilità i propri marchi di fabbrica,
se in scaletta c’è una White Sum- Michael Chapman probabilmente ha pagato il proprio eclettismo con una
mer che prefigura certe fantasma- visibilità ben minore di quella che avrebbe meritato. Chitarrista acustico
gorie celtiche che il dirigibile di dalla tecnica sopraffina, di formazione jazz ma folgorato sulla via del folk, il musicista di Hull era tuttavia
Page asseconderà compiutamente ben disponibile ad aprirsi all’elettricità qualora la canzone lo richiedesse. Un approccio che Fully Qualified
solo più avanti, si conta anche Survivor, suo secondo e a detta di molti migliore album, incarna alla perfezione: brani dall’inequivocabi-
più di un riempitivo che pare non le struttura folk, costruiti quasi interamente sulla voce e sugli intricati arpeggi della sei corde del leader,
sapere proprio dove sbattere la oltre che su originali ed efficacissimi inserimenti di basso e archi, si alternano a momenti decisamente più
testa (l’inspiegabile I Remember rock, resi incandescenti dagli interventi di un allora esordiente Mick Ronson, talmente clamorosi da
The Night su tutte). garantirgli l’approdo alla corte di David Bowie. Ed è questo uno dei due motivi per cui il disco in que-
Carlo Babando stione è ricordato anche al di fuori della ristretta cerchia dei fan, ove l’altro è invece la presenza al suo
interno della fascinosa Postcards Of Scarborough, unica hit di Chapman e vertice del programma al pari
della lunga Aviator, in cui essenziale è il ruolo di violino e violoncello, dell’acida Trinkets And Rings e del-
l’esplosiva Stranger In The Room, dal travolgente crescendo. Nell’insieme, un lavoro a cui lo status di
opera di culto sta decisamente stretto; benemerita la Light In The Attic per averlo riportato alla luce arric-
chendolo con un libretto quantomai ricco di foto, informazioni e interviste.
Aurelio Pasini

119
CLASSICROCK PIETRE MILIARI
JAYHAWKS
HOLLYWOOD Nuovi tradizionalisti, Jayhawks partivano
appunto da Minneapolis a metà ’80, allorché
TOWN HALL Mark Olson e Gary Louris (chitarristi, cantanti,
coautori) raccoglievano il bassista Marc Perl-
(Def American, 1992) man e il batterista Norm Rogers per far gavet-
ta nel circuito dei locali cittadini. Mostravano
Lo abbiamo sostenuto decine di volte, ma belle potenzialità con due album - l’esordio
giova ripeterlo: il rock è soprattutto fusione. omonimo, divenuto una rarità fino alla ristam-
Un bastardo d’elettrizzante bellezza e poesia pa dello scorso anno; il gradevole Blue Earth -
visionaria che ha nell’America la propria cul- da alternare a Sweetheart Of The Rodeo e
la, e che come quest’ultima riscopre periodi- Grievous Angel, finché un incidente d’auto di
camente le proprie radici per non dimenti- Gary non segnava un pericoloso stallo. Serviva
carle. Si prendano ad esempio i Grateful una telefonata di George Drakoulias a benedi-
Dead, passati dalla psichedelia a uno scintil- re il conseguimento della maggiore età artisti-
lante country-rock intinto nel folk in chiusu- ca: l’uomo dietro ai Black Crowes chiamava un
ra dei Sessanta; oppure il grunge che, poco giorno gli uffici della Twin/Tone e in sottofon-
più di vent’anni dopo, incontrava nel movi- do ascoltava Blue Earth. Conquistato seduta
mento “No Depression” un contraltare stante, spediva la band - rinsaldata dal nuovo
genuinamente underground. Per ogni Blon- batterista Ken Callahan e da un tour naziona-
de On Blonde esiste insomma un Nashville Skyline nascosto dietro l’an- le - in studio sotto la sua supervisione invitando alle tastiere Benmont
golo e anche nei Jayhawks riconoscevi la volontà di guardare indietro e Tench e Nicky Hopkins. Nasceva così un piccolo capolavoro, che per dirla
contemporaneamente avanti. Affidandosi a sonorità “popolari” nel- con Louris è “folk a volume più alto” e possiede la familiarità della tradi-
l’accezione più profonda del termine, che alle mode antepongono la zione ma non se ne lascia schiacciare. Che se non si smerciò in cifre astro-
solidità della memoria e il calore del sangue. Per questo è una probabi- nomiche, nondimeno fu apprezzato dalla critica per Waiting For The Sun
le forzatura sostenere che il loro terzo e migliore lp fosse all’epoca una (gli Eagles nati da una costola di The Band), per il virile, innodico struggi-
faccenda superata: preferire la cosmic american music di Gram Parsons mento Take Me With You (When You Go), per le Two Angels e Settled
ai riff hard e al college rock non garantiva la scalata al successo, tutta- Down Like Rain che Jeff Tweedy certo conosce a menadito. Altrove gli
via offriva tre quarti d’ora che conservavano stile e classicità a beneficio aromi da granaio umido di Harvest fioriscono a nuova vita (Crowded In
di almeno un paio di generazioni future. Qualcuno doveva pur impia- The Wings), altrimenti si approda a un giusto mezzo tra Exile On Main St.
strarsi le mani con la terra e piantarvi paletti della robustezza di Hol- e The Gilded Palace Of Sin (Martin’s Song, Clouds, Sister Cry) da Maestri
lywood Town Hall, che oggi dici a suo agio fuori da qualsiasi dimensio- capaci di melodie indimenticabili (Nevada, California) ed epidermicità mai
ne cronologica precisa. Classico, allora? E sia. scontata (Wichita). Ognuna un gioiellino che raggiungere il cuore con l’e-
mozionante comunicativa di chi ha appena guadagnato la maturità e una
Contribuisce a confermare il prestigioso status la riedizione che ne cir- zolla di paradiso, come replicava nel ’95 Tomorrow The Green Grass. Dopo
cola dallo scorso gennaio, arricchita di cinque bonus track tra rarità e di che gli equilibri saltavano e Olson si rifugiava nel deserto del Mojave a
inediti di buon livello e accompagnata dal successore Tomorrow The mettersi in proprio con la moglie Victoria Williams. Seguivano altri dischi,
Green Grass, a sua volta “espanso” con un intero CD di demo. Com- la magia che svaniva pian piano fino al 2004, momento in cui i Jayhawks
prendi difatti l’importanza dei andavano in naftalina. Lì sarebbero
Jayhawks con maggiore chiarezza rimasti, se non che Gary e Mark si rin-
alla luce di Wilco, Low Anthem, Feli- contravano tra 2005 e 2006 dal vivo
ce Brothers e di tutti coloro che e nel disco Ready For The Flood; nel
sono ritornati alla Canzone perché volgere di ventiquattro mesi, una cor-
oltre il post non si poteva andare, posa antologia persuadeva a fare i
pena l’eccesso di freddezza e l’auti- conti con la gloria di gioventù e con la
smo. Patologie assenti in questi dieci grandezza di Hollywood Town Hall.
brani (lontani sia dai lustrini miliona- Tali da innescare una rimpatriata e
ri di Nashville che dalle pagine sep- alcune date statunitensi dove sono
piate degli Uncle Tupelo) sul filo tra stati eseguiti per intero i due lavori di
passato e presente, nei quali la fresca ripubblicazione. Concerti che si
conoscenza della storia è temprata narrano vibranti e hanno visto com-
dal piglio esecutivo (essenziale parire qualche brano nuovo di zecca:
eppure ricco di feeling: si ascoltino stante l’improbabilità di ulteriori sor-
certe chitarre a stento trattenute…) prese, resta una notizia che suscita
di chi considera Replacements, Soul comunque un sorriso. Bello, ogni
Asylum e Husker Du fratelli in spiri- tanto, avere il futuro dietro le spalle.
to prima che concittadini. Giancarlo Turra

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a cura di John Vignola


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123
FUORIUSCITE
Il suono instabile della libertà
L’Italian Instabile Orchestra è una big band “sui generis”,
la più straordinaria mai vista in Italia: non ha un direttore e la linea
artistica viene dettata da una gestione corale. Per i suoi diciotto
componenti, la performance sul palco non è soltanto una semplice
esibizione ma una vera e propria “lotta pacifica” per affermare
le proprie idee: non a parole ma con il suono.
di Alessandra Sciamanna

N
ato nell’ambito dell’Europa Jazz Festival di ampliare il tutto. Così nel 2005 abbiamo appron-
Noci (edizione 1990) come progetto provvi- tato una struttura agile ed efficace e siamo partiti
sorio destinato a vivere solo per poche esibi- in tour per due settimane. Purtroppo altre difficol-
zioni, l’Instabile è ad oggi il più grande e sta- tà hanno prodotto uno stop del progetto che è ri-
bile collettivo di musicisti jazz che il nostro masto di fatto fermo due anni. Nel 2010, final-
Paese abbia mai espresso. Fra i suoi esponenti, mente siamo riusciti a portare a termine il tutto
alcune tra le voci più originali della scena italiana: con buoni risultati.
oltre al fondatore Pino Minafra, il duo milanese
Nexus e musicisti come Trovesi, Damiani e Schiaf- Il suono instabile della libertà è un documentario
fini, Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini ed Enrico on the road, che segue alcune tappe, e alcuni con-
Rava hanno preso parte in diversi momenti a questa straordinaria certi, dell’Orchestra: che aria si respirava sulla strada, assieme a
avventura. I registi Marco Bergamaschi e Gianpaolo Gelati realiz- questi diciotto talentuosi musicisti, e com’è stato condividere con
zano Il suono instabile della libertà seguendo l’Orchestra in un’idea- loro la tournée da Istanbul a Londra?
le tournée da Istanbul a Londra. Il documentario, stratificato e coin- Ricordiamo l’esperienza delle riprese e del tour con l’orchestra
volgente, partendo dalla musica e dall’amore profondo per l’arte, come un momento magico. A parte l’entusiasmo di viaggiare per
arriva ad esprimere importanti riflessioni legate alla diversità e al l’Europa in quella situazione, la consuetudine delle giornate di
rispetto, tutto grazie alla natura profondamente democratica del- prove orchestrali e di viaggio ci hanno permesso di entrare quasi
l’Orchestra. Il suo è uno swing originale che non appiattisce o livel- a “far parte” della band: a un certo punto era come se le teleca-
la gli “accenti” fuori dal coro, ma che anzi li valorizza, creando un mere non ci fossero! Cogliere la spontaneità di alcuni siparietti
amalgama sorprendente. L’Instabile dimostra quanto l’unione di divertenti crediamo sia uno dei valori aggiunti di questo docu-
diverse “voci” è a dir poco fondamentale se si vuol creare un pro- mentario.
getto coraggioso e non schiavo dell’individualismo. Soprattutto di
questi tempi, non sarebbe male proiettarlo nelle scuole! Un progetto collettivo di “libera democrazia musicale”, che rac-
chiude al suo interno diciotto “voci” diverse: nessun direttore, ma
Cosa vi ha spinto a realizzare un documentario su l’Italian Instabile
Orchestra, e quali le caratteristiche principali di questa singolare
big band?
Agli inizi del 2000 ci siamo accorti che un’importante storia musi-
cale prodotta dal nostro Paese e portata in giro per tutto il mondo,
non era ancora stata raccontata. Trasportare la storia dell’Italian
Instabile Orchestra da un piano musicale a un piano cinemato-
grafico ha significato per noi “storicizzare” questa esperienza così
particolare, che rimarrà nella storia della musica italiana. Inoltre
bisogna dire che non è solo un film musicale, infatti l’Italian
Instabile è per ampiezza dell’organico e durata del progetto (fon-
data nel 1990 e ancora attiva) la maggiore orchestra democratica
mai apparsa sulle scene in ambito jazzistico.

Quali sono le difficoltà maggiori riscontrate durante la lavorazione?


Il film ha avuto una vicenda travagliata e lunghissima, potremmo
dire: Instabile. Il progetto iniziale è del 2003: ai tempi, senza una
lira e armati di tre telecamere e buona volontà, eravamo riusciti a
confezionare un montato di circa un’ora, con molti limiti ma che
faceva intravedere il cuore del progetto. Questo filmato piacque
molto a Sergio Pelone della Filmalbatros, il quale mi propose di

ILMUCCHIOSELVAGGIO
un continuo incontro/scontro per affermare le proprie idee. Ne È proprio così, quello che tu chiami “abuso di potere” ma che
risulta un pensiero musicale necessariamente variegato, eppure potremmo anche definire con il termine “prevaricazione” verrebbe
fortemente coeso. Come riescono a creare questa “magia”, e so- metabolizzato dal collettivo in modo inaccettabile, e il “prevarica-
prattutto a tenerla viva da più di vent’anni? tore” verrebbe espulso. Questo poteva essere un rischio iniziale,
Ci sono tre parole chiave per raccontare, inquadrare e definire l’e- oggi dopo venti anni d’attività, l’orchestra si è strutturata in termi-
sperienza dell’Italian Instabile Orchestra: Amicizia, Passione e ni “istituzionali” quindi i processi decisionali passano attraverso
Rispetto. Il riconoscimento internazionale che l’Orchestra ha a- strutture definite. L’instabile è ormai in grado di perpetuare se
vuto all’estero è anch’esso un collante non indifferente. L’idea ori- stessa secula seculorum.
ginaria di Pino Minafra (trombettista) che insieme al poeta
Vittorino Curci e Riccardo Bergerone (storica voce di Radio 3) Le qualità musicali e artistiche dell’orchestra sono riconosciute a
fondò l’Orchestra nel 1990, era quella di proporre un Jazz che livello mondiale, e anzi, come troppo spesso succede, i riconosci-
suonasse italiano, che non si limitasse a riprodurre stili e moda- menti più importanti arrivano proprio da “fuori casa”. Avendo
lità nordamericane o nordeuropee. Il grande successo che l’or- assorbito gran parte dei fermenti che ruotano attorno al progetto,
chestra ha riscosso nel mondo testimonia il riconoscimento di che idea vi siete fatti in merito?
un suono originale, che viene identificato proprio come il pro- È singolare constatare che L’Instabile di fatto non abbia mai suo-
dotto della nostra cultura. nato nei maggiori festival italiani: nel biennio 94/96, suonarono
una volta a Milano, e ben sei volte a Parigi! L’esterofilia è nel DNA
Come dice il nome stesso, l’Instabile nasce come progetto provvi- di questo Paese, anche pensando al cinema, ricordo il film di E-
sorio, destinato a sopravvivere solo per poche esibizioni, e a tra- manuele Crialese, Respiro, che uscì in pochi piccoli cinema in Italia
mutare nel tempo. La realtà, invece, supera le aspettative: ad oggi e solo dopo il successo in Francia venne ripescato e riproposto con
l’Instabile è la big band italiana più stabile, soprattutto se si tiene l’eco che meritava anche da noi. Per l’Orchestra questo è successo
conto del numero dei suoi componenti e delle diverse generazioni ma solo in modo marginale, a nostro parere, rispetto al dovuto. I
che la compongono... motivi potremmo ricercarli nell’immagine, non certo “algida” o
Il progetto, nato appunto come esperimento, ha avuto un riscon- rigorosamente “affettata” dell’Instabile che mal si accompagna
tro nella realtà dei Festival di mezzo mondo dove l’orchestra ha all’immagine che spesso in Italia si vuole dare del jazz.
suonato più e più volte nel corso di venti anni. E poi i dischi, nove
dalla sua fondazione, con le maggiori etichette europee e con Che tipo di distribuzione avrà il documentario?
ospiti del calibro di Cecyl Taylor e Tony Braxton. L’elenco poi dei Il film è uscito a Milano il 10 dicembre presso il cinema Palestrina
musicisti che hanno collaborato con l’Orchestra live è lungo e pre- (sala d’essai che ha a cuore il cinema indipendente e di qualità) e
stigioso, da Rava a Breuker che ha scritto una suite per l’Instabile. ha ottenuto un buon successo di pubblico; nel corso di tutto il
2011 grazie alla distribuzione de Lo Scrittoio gireremo l’Italia, sia
Il vostro lavoro ha il grande pregio di far luce su uno dei progetti cinematografica che musicale, per esempio il film sarà proiettato
musicali più intelligenti e culturalmente importanti del nostro pae- al NovaraJazz 2011. Speriamo che altri appuntamenti festivalieri
se: l’Instabile non è solo un’orchestra, ma un vero e proprio micro- aderiscano all’iniziativa, L’Instabile lo merita! Inoltre sul sito è pre-
cosmo, all’interno del quale vige il rispetto e il confronto, dove non sente una bella pagina “compra online” sulla quale è già possibile
ci sono abusi di potere e dove la diversità (non solo musicale) scaricare la versione per smartphone, tablet o per sistemi Sym-
diventa punto di forza e punto d’incontro. bian, mentre dall’estate sarà possibile acquistare il dvd. 

125
SCREAMADELICA
L’antidoto contro tutti i neorealismi
di Luca Castelli

Monsters

Se il fantastico americano piange, il resto del mondo sorride. Sorridono gli


alieni nella giungla messicana, i robot nel tamil indiano, i troll di Capo
Nord. Schegge di un mondo screamadelico sempre più globale.
AL CINEMA arriva Battle: Los Angeles, 100 milioni di dollari di budget e un
Anche gli alieni hanno scoperto il terzomondismo e il low cost. nome che è già tutto un programma.
Una volta, se proprio dovevano invaderci, lo facevano in grande Era tutta un programma anche la presenza di Michel Gondry in
stile. Puntavano sul bersaglio grosso: New York, Los Angeles, The Green Hornet (*), nuovo adattamento supereroistico con ori-
Londra. E non risparmiavano in astronavi ed esplosioni. Nel Terzo gine addirittura nella radio degli Anni Trenta. Come se la sarebbe
Millennio, dopo aver conosciuto le economie emergenti (il Sud cavata con delle calzamaglie il geniale regista di L’arte del sogno?
Africa di District 9) adesso proliferano nella giungla centroameri- Beh, detto che di calzamaglie in The Green Hornet ce ne sono po-
cana. Lo aveva già fatto Predator, ma lui era uno sportivo, visita- che, la risposta non è entusiasmante. Il “calabrone verde” (Seth
va la Terra per hobby. Le creature che invadono il Messico in Mon- Rogen) è un supereroe improvvisato, che dopo la morte del padre
sters (***) di Gareth Edwards hanno mire più ambiziose: di con- si batte un po’ alla rinfusa a favore o contro il crimine. Kato (Jay
quista e persino di terraforming (la modifica dell’ecosistema di un Chou), un improbabile incrocio tra genio della meccanica ed e-
pianeta). Monsters è il film di fantascienza perfetto per chi oltre al sperto di arti marziali, gli fa da spalla. Cameron Diaz è la femme
Mucchio legge “Internazionale”. Realizzato in super-economia da fatale, Christoph Waltz l’antagonista. Zavorrato da un trio di attori
una troupe di sette persone in Messico, Guatemala e Costa Rica, protagonisti che non sembrano a proprio agio, il film e Gondry
facendosi aiutare da comparse e manovalanza locale, spesso viaggiano con il pilota automatico. Ci si diverte qua e là, si segue
senza attendere permessi per le riprese, il film non si focalizza blandamente il proseguimento della storia, ci si gode la presenza
tanto sugli extraterresti quanto sulla vita in un’area alienamente di Waltz (il Landa di Bastardi senza gloria, però troppo ridotto a
infestata: le baracche, i bambini, le maschere a gas, l’alcool, il macchietta), non ci si entusiasma praticamente mai. Soprattutto,
sudore, i soldi puliti e sporchi, i fiumi da risalire in memoria di si vede ben poco la mano di Gondry, che troppo presto si eclissa
Herzog e del colonnello Kurtz. In mezzo, due protagonisti che dietro a noiosi cliché produttivi.
provano ad attraversare la giungla per tornare negli USA. Un lui, Il terzo titolo del mese, Shelter (*) di Måns Mårlind e Björn Stein,
Scoot McNairy, belloccio. Una lei, Whitney Able, belloccia. E la è la conferma che il terzomondismo non ha colpito solo gli alieni
solita domanda di ogni indie-movie, con o senza E.T.: riusciranno ma anche il sottoscritto, che ormai non riesce più a digerire i thril-
a baciarsi? Nel film, non ve lo dico. Nella vita reale, probabilmen- ler/horror di provenienza statunitense. Måns e Björn non sono
te sì, visto che sono marito e moglie. Se vi mancano gli alieni piro- certo i due nomi di battesimo più comuni in Pennsylvania (sono
tecnici e hollywoodiani, comunque, non preoccupatevi: a breve svedesi), la sceneggiatura è opera del londinese Michael Cooney e

ILMUCCHIOSELVAGGIO
l’attore principale (al fianco di Julianne Moore) è l’irish boy Jona-
than Rhys Meyers… eppure Shelter trasuda americanità da tutti i
fotogrammi, e non solo per esser stato girato a Pittsburgh. Quelle
foreste, quelle campagne, quei dialoghi, quella colonna sonora,
quella prevedibile costruzione del racconto (un po’ scimmiottante
Il silenzio degli innocenti) che porta all’ovvio finale notturno. C’è
poco da fare: i thriller psicosoprannaturali americani sembrano
fatti tutti con lo stampino. E Shelter, che racconta la storia di un
ragazzo dalle molteplici personalità e della dottoressa che tenta di
curarlo, non fa eccezione.

ALTROVE
Proseguendo sull’onda del terzomondismo applicato al cinema
screamadelico, impossibile non citare Enthiran (***) di S. Shankar.
Fastosissima produzione tamil (area sudorientale dell’India), il
film è l’esatto opposto di Monsters. Qui tutto, a partire dal budget,
è elevato all’ennesima potenza. Ma non in senso hollywoodiano.
Non alla Transformers. Non puntando solo su pirotecnici e fracas-
soni effetti speciali. Enthiran raccoglie l’entusiasmo, l’energia e l’e-
sagerazione dell’India a caccia del dominio planetario. Senza porsi
il benché minimo limite o scrupolo estetico. Riassunta in tre righe,
la storia è quella di uno scienziato che crea - a sua immagine e
somiglianza - un robot intelligente e indistruttibile. Quando il ro-
bot non viene approvato dai suoi superiori, lo scienziato decide di The Troll Hunter
“insegnargli” anche i sentimenti. E lì iniziano i problemi. Ma par-
lare di Enthiran in tre righe è impossibile. Dentro c’è la commedia,
c’è il melodramma romantico, c’è la riflessione (casinara) sul rap-
porto tra tecnologia e società. E sì, ci sono anche effetti speciali gia cinefantastica, il film riesce a nascondere i suoi lati meno con-
tanto grezzi quanto strabilianti: quando si incazza, il robot diven- vincenti e a spingerti verso la solita questione: perché persino in
ta una specie di incrocio tra Terminator, Chuck Norris e MacGyver Norvegia e con un budget non certo altissimo si riesce a girare un
(suscitando l’immediata ammirazione occidentale su YouTube). film onesto, curioso, in grado di attirare l’attenzione internaziona-
C’è poi la colonna sonora di AR Rahman (il premio Oscar di The le (The Troll Hunter è passato a gennaio a Sundance), mentre in
Millionaire) e ci sono stacchetti musical dalle coreografie magnilo- Italia - nel genere - siamo soffocati da una secca creativa ormai
quenti, che spesso spuntano dal nulla: tu segui i protagonisti su trentennale? È solo una questione di soldi/strutture/aiuti alla cul-
una spiaggia indiana e due secondi dopo te li ritrovi che zampet- tura o mancano proprio idee, talenti e la capacità di rimanere a
tano e cantano in mezzo ai lama sul Machu Picchu. Nel frattem- contatto con le correnti artistiche che si incrociano e vivacizzano
po, il robot si è messo a parlare con le zanzare. Trovando pure ri- mezzo mondo, al di là dei nostri confini?
sposta. Il troppo stroppia e a volte Enthiran rasenta l’effetto di un Proprio da oltre confine, dalla vicina Francia, intanto, chissà che
buffet da matrimonio in cui sei obbligato a ingurgitare tre volte prima o poi non approdi sui nostri schermi Simon Werner a dispa-
tutte le portate. L’impressione, tuttavia, è quella di un mondo che ru… (***), film d’esordio di Fabrice Gobert, applaudito a Cannes
viaggia a velocità stratosfericamente superiore. Con il bisogno in- la scorsa primavera e proiettato a dicembre dal Noir in Festival di
contenibile di urlare sopra i tetti del mondo. E pazienza se ogni Courmayeur. Transalpino sulla carta d’identità, è di certo il miglior
tanto queste urla sono un po’ kitsch. film “americano” di cui si parla in queste due pagine. Sia perché
Dal sud asiatico al nord scandinavo: The Troll Hunter (***) di Gobert si è chiaramente ispirato all’estetica del cinema indipen-
André Øvredal è un altro film che beneficia molto dell’origine non dente d’oltreoceano, con un occhio di riguardo per il Gus Van Sant
anglosassone. La struttura a mockumentary è simile a quella di The di Elephant, sia perché la colonna sonora del film, ambientato nel
Blair Witch Project: toh, una videocamera abbandonata, chissà 1992, è stata scritta dai Sonic Youth e funziona a meraviglia (la tro-
cosa contiene… In questo caso, la storia di tre studenti universita- vate come nono capitolo della serie SYR della band newyorchese).
ri che seguono un “cacciatore di troll”, segretamente finanziato Poi, è chiaro, la matrice europea non può essere del tutto cancel-
dallo Stato per uccidere le creature che escono dal loro territorio, lata e i giovani protagonisti di Simon Werner a disparu… chiacchie-
nel Nord della Norvegia, in modo che l’opinione pubblica resti rano molto di più dei loro coetanei in Elephant. La storia? Simon,
all’oscuro della loro esistenza. Il film presenta qualche pecca sul studente di un liceo della provincia parigina, scompare nel nulla. I
piano narrativo e un finale buttato un po’ lì. Ma dalla sua parte ci compagni di classe cercano di capire perché e noi, attraverso i loro
sono i troll. Che non sono mica nanerottoli pelosi e folkloristici, punti di vista (compreso quello dello stesso Simon), scopriamo un
bensì veri e propri colossi, in grado di spezzare alberi come fuscel- piccolo mondo fatto di timori, amori, rancori, inquietudini, sguar-
li e dotati di un metabolismo a dir poco particolare. Contando su di. Verso l’inevitabile, eppur sorprendente, colpo di scena finale. 
simili co-protagonisti, abbastanza inediti anche nella ricca mitolo-

127
DVD provocazione, la carica sovver- del regista dove le manine dei
Otto; Or Up With Dead People siva dei film di LaBruce va ricer- protagonisti si rivelano come
cata altrove, nella potenza con gli strumenti per misurare un
cui un attimo prima colpiscono mondo da cui sono ignorati e
allo stomaco per generare di- di cui ignorano tutto, o quasi.
sgusto e un attimo dopo s’infi- Acclamato a Cannes 2004,
lano sottopelle regalando emo- dove il piccolo protagonista
zioni autentiche. I film di LaBru- Yuya Yagira vinse la palma per
ce sono un unicum ineguaglia- la migliore interpretazione, il
bile: non sono affatto dei veri film esce finalmente in Italia su
porno, non sono per nulla degli disco ma questa versione fa
zombie-movie e, pur essendo gridare allo scandalo per la
ascrivibili al genere queer, non sciatteria con cui è stata tratta-
sono semplicemente dei film ta. Il 16:9 riportato in fascetta
queer. LaBruce è un vero talen- non corrisponde allo scarso
to che, come pochi altri suoi riversamento in 4:3. Per non
contemporanei, è riuscito a por- parlare di repentini cambi di
tare su grande schermo qualco- formato (con tanto di deforma-
sa di assolutamente “nuovo”, zione delle immagini) e dei
mostrando uno stile roccioso e sottotitoli che non tengono
avveniristico che spiazza pro- conto neanche del cambio di
prio perché sa andare oltre la interlocutore. Peccato.
pura e semplice volontà di Ivan G. Cordoni
spiazzare. Tra gli extra: intervi-
ste a Bruce LaBruce e François Per gli amanti del cinema d’au-
Sagat (protagonista di L.A. tore consigliamo la visione del-

F
Zombie), storyboard completo l’ultimo film del regista iraniano
ino a qualche anno fa lo della sua ultima fatica: un film di Otto, trailer e gallery. Asghar Fahradi About Elly (So-
conoscevano davvero in che parla di zombi omosessua- Daniele ‘Danno’ Silipo ny, ***). Un gruppo di amici
pochi, Bruce LaBruce, regi- li. Tra umorismo, pornografia, lascia Teheran per trascorrere
sta canadese ultra indipen- splatter e momenti di incredibi- Dopo un’attesa troppo lunga una breve vacanza al mare. Fra
dente di ricercatissimi film le lirismo, LaBruce realizza un esce in dvd per la One Movie - di loro vi sono tre coppie sposa-
porno a tematica omosessuale. film pachwork dall’equilibrio 01 Distribution il capolavoro di te con prole, un giovane divor-
Poi, nel 2008, ha girato il capola- smagliante, che sa smuovere lo Hirozaku Kore-eda: Nobody ziato, Ahmad, e la timida Elly,
voro Otto; Or Up With Dead stomaco ma sa anche toccare il Knows (Nessuno lo sa). Basato maestra d’asilo di uno dei figli.
People, primo porn-zombi-gay cuore e la testa, oscillando sen- su una storia vera che sconvol- Chiaro l’intento di Sepideh, una
film che ha travolto tutti in posi- za strappi dal trash più esibito se il Giappone del 1988, il film delle mogli, di trasformare l’in-
tivo o in negativo, facendolo en- alla poesia più intima (e ritor- narra la storia di una ex ragazza- contro in una piacevole occasio-
trare in quella preziosa élite dei no). L.A. Zombie (***) è una madre e quattro figli avuti da ne romantica per i due single.
registi di culto. A Otto, nel 2010, sorta di sequel “concettuale” relazioni diverse e mai denun- L’idilliaca atmosfera d’evasione
ha fatto seguito L.A. Zombie (non narrativo né cronologico) ciati all’anagrafe. Si apre con il verrà presto infranta dalla
(presentato in Italia ai Festival di di Otto, e molte delle cose che trasloco nella nuova casa dei misteriosa scomparsa della gio-
Locarno e Torino), nuova fatica accadono sullo schermo posso- cinque, troppi per il proprietario vane Elly. Malgrado la rudezza
del regista canadese che, ancora no essere afferrate solo grazie dell’appartamento. Per questo di alcune soluzioni tecniche e la
una volta, pone al centro della alla visione del film precedente. la madre rende “visibile” solo il grossolana semplicità dei mez-
scena un morto vivente omoses- La storia è quella di un senza- maggiore di tredici anni e na- zi, Fahradi possiede una sensi-
suale. A portare LaBruce sugli tetto che si crede uno zombi e sconde gli altri tre in altrettante bilità cinematografica unica per
“scaffali” del Bel Paese è la vaga per i sobborghi della città. valigie, aperte solo una volta ar- stile e personalità. Le riprese so-
Queer Frame, “neonata” etichet- Nel suo girovagare si imbatte in rivati nella nuova casa. Le rego- no tutte con la macchina da pre-
ta di Atlantide Entertainment, morti ammazzati, che riesce a le imposte dalla genitrice sono sa a mano, ravvicinata sugli o-
che propone un fondamentale riportare in vita infilando il suo ferree: solo il maggiore dei fra- biettivi e con primi piani schiac-
Box Set (due dvd) contenente pene mostruoso nelle ferite a- telli potrà uscire. Dal suo canto ciati e continui movimenti di
entrambi i film e qualche extra. perte. Accusato di oscenità e in- la madre, avvolta in un’infelicità camera, artisticamente originali
Ma procediamo con ordine. neggiamento alla necrofilia, L.A. fatta di sogni e delusioni, dira- e intelligenti. Splendida e lumi-
Zombie, come il suo predeces- derà sempre più la sua presen- nosissima la sequenza centrale
Il protagonista di Otto; Or Up sore, è in realtà un film più pro- za in casa, fino a sparire an- in cui Elly gioca quasi volando
With Dead People (****) è un fondo di quanto non appaia e, ch’essa. Spetterà al figlio mag- insieme al suo aquilone in una
giovane zombi che non ricorda fermarsi all’indignazione della giore, caricato di ogni responsa- sorridente e catartica metafora
nulla del suo passato. Giunto a prima ora, vuol dire perdersi il bilità, doversi occupare dei fra- di liberazione dalle ombre di
Berlino, viene contattato da una meglio dello spettacolo. telli, in una discesa nell’oblio e una società ancora schiava dei
folle regista lesbica di film un- nell’invisibilità sociale che è propri retaggi sociali ma con
derground, Medea Yarn, che lo Al di là del sesso e della violen- resa verosimile (ma lieve) dalla tanta voglia di liberarsene.
coinvolgerà nella realizzazione za, dell’omosessualità e della sobrietà e dal taglio intimista Giuliano Ortali 

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Spara, sbirro, spara
A FUOCO
L’ordine e la legge. Magistratura,
carcere, esercito (se c’è un’alluvio-
ne, la guerra permanente,
la protesta di piazza). Insomma,
lo Stato con le sue magagne.
L’apparato che può fare il diavolo
a quattro ed avere le sembianze
di una creatura celeste. Agisce
d’istinto, “a ragione”, confonde
fini e mezzi. Avvolto nei misteri,
può fare uso del coprifuoco
e chiamare a raccolta contro
devianti, dissidenti, fuorilegge.
di Massimo Pirotta

C
ensura, un’arma a doppio taglio. Mette il bavaglio e nello per concluso con la tv a colori e il rapimento Moro. Un genere
stesso tempo è cassa di risonanza. Trasgressione e proibi- che troppo mischiò, ma che non mancò di fornire flashback di
zionismo elementi del linguaggio politico. Lo Stato che en- come agli esseri mortali piaccia fare i duri. Abusi di potere, ven-
tra in conflitto con il mondo dell’arte. Più volte, la chiusura dette. Rudi ed affascinanti malavitosi, alta borghesia e sottopro-
totale a rendere pubblici comportamenti anomali, situazio- letariato, commissari zelanti, giustizieri della notte, picciotti che
ni “anti-educative”, scompigli. Cinema: di propaganda, di denun- sgarrano. Merito principale del libro è quello di fornire centinaia
cia sociale, documentario… In Italia, negli Anni Settanta, si pro- e centinaia di schede critiche di film, il sapere distinguere opere
dussero e si proiettarono una grande quantità di film d’azione e dignitose (Milano calibro 9 di Fernando Di Leo, San Babila ore 20:
polizieschi. A ricordarcelo c’è Ancora più… cinici infami e violenti un delitto inutile di Carlo Lizzani, Un borghese piccolo piccolo di
di Daniele Magni e Silvio Giobbo (Bloodbuster, pp. 321, euro 25). Mario Monicelli, Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi) da quelle
Un utile dizionario che rintraccia le fondamenta del genere nei raffazzonate. Prefazione del regista Umberto Lenzi (“Le temati-
Gialli Mondadori e nelle coincidenze con il neorealismo. A segui- che di questi film esprimevano il profondo disagio sociale degli Anni
re, il linguaggio della strada, il malaffare, il degrado. Desideri di Settanta, caratterizzati da un’ondata di violenza metropolitana sen-
colpi di scena quanto poco chiari ideali romantici. Il divenire, za precedenti”), galleria fotografica di attrici (poche) ed attori
come la società reale, teso ed incalzante. Storie taciute: quanti la- (trucidi e sbirri), indice dei compositori delle colonne sonore (da
voratori abbandonarono la catena di montaggio e si misero in at- Alessandro Alessandroni a Albert Verrecchia) e il contributo di
tività illegali? La malavita non più locale ma tentacolare, la legge Marco Grassidonio sul poliziesco post-Settanta.
Reale, il poliziotto che inciampò e fece partire un colpo che ucci- Solitudini e rabbie degli uomini dell’ordine, sale cinematografiche
se il manifestante. Casualità, dissero. In sala, un filo pop-noir da- che chiudono, paura di uscire la sera, gli elogi di Quentin Taran-
gli ingredienti misti (dalla graphic-novel ai titoli da prima pagina tino, le fiction televisive (l’Ispettore Coliandro talvolta in una Bo-
dei quotidiani). Trame per bussare all’immaginario collettivo (da logna post-punk e che può prendere una cotta per una frequen-
Diabolik di Mario Bava sino a Vallanzasca. Gli angeli del male di tatrice dei centri sociali). “Se in questi ultimi trent’anni la solitudi-
Michele Placido). Il poliziesco Settanta, sebbene non ebbe all’at- ne è stata tanta forse, adesso, ancora piano e sottovoce, comincia a
tivo nessun capolavoro fu materia accantonata con troppa faci- montare la rabbia”. L’ossessione di sorvegliare e punire che fa
loneria. Ora si prende la rivincita: film introvabili stampati su rima con squilibrio. E come trascurare i mutamenti urbanistici?
dvd, retrospettive, forum, siti Internet, etichette discografiche Luoghi della movida, dello spaccio (al minuto, all’ingrosso), zone
che ristampano colonne sonore dell’epoca. Il ritorno sul palco di protette e a rischio. I più accorti dei due schieramenti ora sanno
Franco Micalizzi e della sua Big Band, musicisti come Sam Paglia che più del grilletto facile può l’uso furbesco del computer. E
e i Calibro 35 che attingono a pieni mani da quelle atmosfere. Lo anche se il caso è risolto, rimane l’interrogativo del giocare spor-
sdoganamento di un cinema a mano armata, al maschile e dato co con la violenza fisica e psicologica.

129
FILM DEL MESE

IL CIGNO NERO - BLACK SWAN vuole che siano nati da un unico embrione: il Doppio, again). In un
Regia: Darren Aronofsky Interpreti: Natalie certo senso è come se il primo rappresenti la bright side di Aro-
Portman, Vincent Cassell, Mila Kunis Distri- nofksy. E il secondo, fin dal titolo, il dominio del lato oscuro. Il cigno
buzione: 20th Century Fox Durata: 103’ nero che scarnifica il fragile corpo di Natalie Portman. Che lo “spor-
ca” in un trionfo di energia, carnalità e inesorabile caduta verso una
È dalla notte dei tempi che l’archetipo del devastante grandezza. Il volo di Mickey Rourke, come bianca smor-
Doppio seduce i cantastorie. Il Bene e il fia della vecchiaia. Il volo di Natalie Portman, nero ghigno della gio-
Male - il nostro Bene e il nostro Male - viola- vinezza. Proprio Natalie Portman è la più bella sorpresa del film. La
no la tregua, rifiutano l’equilibrio, cercano ragazzina-prodigio di Léon (1994) riesce a rappresentare con effica-

prima ballerina in una produzione de Il lago dei cigni di Čajkovskij a


di forzare la mano e di prendere il soprav- cia la parabola della protagonista, Nina, chiamata a esordire come
vento l’un sull’altro. Pensate a Jekyll e
Hyde, ovviamente. O a Dorian Gray e il suo New York. La Portman che vedi nei primi venti minuti, il cigno bian-
ritratto-specchio, per rimanere in ambito romantico. Alla kinghiana co, perfettino e precisino, ti fa venir voglia di scappare dal cinema.
metà oscura, in tempi più recenti. Il Doppio pervade le nostre storie Balletto classico? Il lago dei cigni? Piroette e tutù? Ma stiamo scher-
(trovate molti altri esempi nella pagina Wikipedia sul Doppel- zando? L’altra Portman, quella che - in un crescendo di inquietudi-
gänger, bit.ly/aONuUg). Per questo Il cigno nero parte a suo modo ni al sapor di Polanski - mostra la complessità e la sofferenza del
favorito. Ci racconta una battaglia che ben conosciamo. A cui ci suo volto, è tutta un’altra cosa. La Portman cigno nero, poi, è la pu-
piace assistere. E nella quale spesso, in prima persona, forse incon- ra bellezza dell’ombra. Accompagnata nell’Olimpo da due splendi-
sciamente, ci ritroviamo a combattere. Eppure, nel recente passag- de ancelle, la Musica e l’Arte (le stesse che l’anno scorso, sotto cieli
gio alla Mostra del Cinema di Venezia, questo vantaggio si è repen- meno foschi, fecero immenso Il Concerto di Radu Mih Ileanu).
tinamente smarrito. Dopo i peana (e il Leone d’Oro) per The Wre- Merita due parole anche Vincent Cassel, che finalmente non inter-
stler, nel 2008, il nuovo film di Darren Aronofsky è stato accolto preta un malavitoso francese, bensì trova una dimensione conge-
solo tiepidamente dalla critica e dalla giuria veneziana. Quasi come gnale nel ruolo di mentore/amante/sobillatore. È il regista dell’o-
se si fosse deciso di ospitare l’opera in laguna solo per meriti pre- pera, l’istigatore della trasformazione di Nina, il diavolo che la stuz-
gressi del regista (un po’ come ai mondiali di calcio si invitava auto- zica, alimenta la sua rivalità con l’altra ballerina Lily, scatena la sua
maticamente la squadra vincitrice dell’edizione precedente) e non sessualità. Probabilmente, è anche il primo a esser consapevole di
per le sue qualità reali. poter essere solo un testimone, per quanto attivo, della metamor-
Eppure, Il cigno nero è più bello del pur eccellente The Wrestler. Mol- fosi altrui. Il cigno nero è uno di quei film che riescono a farti star
to meno prevedibile, lineare, hollywoodiano. Molto più torbido, più bene pur facendoti male, caratteristica non nuova nelle opere sul
visionario, più aronofskiano. È un po’ come se il 42enne regista new- Doppio, soprattutto nelle migliori. La visione non è sempre piace-
yorkese avesse sentito il bisogno di tornare a ferirsi/ferirci con que- vole, così come non lo è l’esplorazione del mondo attraverso gli
gli spigoli, quelle irregolarità, quelle ancestrali, oblique e spesso occhi di Nina: tra immaginazione, distorsioni della realtà, fantasie
perverse pulsioni dell’anima che avevano caratterizzato i suoi lavo- erotiche, madri ossessive e pratiche autopunitive. La follia fa spes-
ri primitivi: da π - Il teorema del delirio (1998) a Requiem For A so capolino. E con lei, la visione dolorosa di un’ARTE, tutta maiu-
Dream (2000) fino al caotico, incompiuto, ma sottovalutato The scola, che viene vista come possibile solo a costo di radicali cam-
Fountain - L’albero della vita (2006). A tratti simili nella drammatur- biamenti e ancor più radicali sacrifici.
gia, The Wrestler e Black Swan sono complementari (la leggenda Luca Castelli / * * * *

ILMUCCHIOSELVAGGIO
UN GELIDO INVERNO GIANNI E LE DONNE
Regia: Debra Granik Interpreti: Jennifer Regia: Gianni Di Gregorio Interpreti:
Lawrence, John Hawkes Distribuzione: Gianni Di Gregorio, Valeria de Franciscis,
Bolero Durata: 100’ Alfonso Santagata Distribuzione: 01 Du-
rata: 90’
Un titolo, una storia e un’ambientazione
da thriller, quelle di Winter’s Bone. Eppure L’orrore dell’Italia cafona e strillona in cui
l’inquietudine non viene comunicata ci tocca vivere si traduce, sul grande
quasi mai attraverso gli stilemi tipici del schermo, in oro, cioè questa cascata cao-
genere, ma con una narrazione naturali- tica di “commedie sentimentali corali agro-
stica, in cui il tempo del racconto nei dolci specchio della nostra contraddittoria
punti più intensi coincide molto spesso società”, filone che raccoglie le molliche
con il tempo della storia, così che ogni del cine-panettone e le fa ammollare in
momento (di paura, di incertezza, di incredulità) viene vissuto dallo un cine-minestrone riscaldato sulla graticola della fiction televisiva:
spettatore “a durata normale”, con il minor dispiegamento di artifi- una ricetta che dura tutto l’anno, travasata in generi alimentari di
ci possibile. Fanno eccezione alcune, ben scelte, scene, in cui la ten- massa tipo genitori e figli, femmine contro maschi, Sud contro
sione estetica ed emotiva improvvisamente sale dando luogo a Nord, romani vs lumbard, questo contro quello. La gente, in tuta e
risultati alterni: l’effetto che se ne ricava è talvolta sorprendente, tal- scarpe da ginnastica, se ne ciba nei fast food chiamati cineplex,
volta troppo inatteso e freddo. Ree (Jennifer Lawrence) vive sulle ignara che esistano certi presidi slow food, dove servizio e ingre-
Ozark Mountains con una madre malata e assente, due fratellini dienti sono di qualità, ma dove il costo è identico, così come Paese
allegri e affamati, e un padre spacciatore scomparso da qualche d’origine e tipi umani. Lo chef da cinque stelle è l’anziano forse più
tempo. A casa di Ree ci si lava la faccia nel lavandino della cucina, sorprendente della storia del cinema nostrano, il sessantenne tra-
si dorme sui divani e si odora il cibo per vedere se è ancora buono. steverino Gianni Di Gregorio, che esordiva alla regia nel 2008 con
Si occupa di tutto lei, dalla madre, che pettina con pazienza, ai fra- il luminoso Pranzo di Ferragosto (dopo aver scritto Gomorra) e dive-
telli, alla cavalla di casa. Presto la scomparsa del padre metterà in niva un caso nazionale, anzi internazionale. Una meteora di grazia,
moto l’azione. Se Ree non troverà il padre, vivo o morto, la casa le intelligenza e divertimento, che solitaria non era. Eccone, infatti,
sarà tolta per pagare i suoi debiti. Lei sospetta alcuni vicini di aver- un’altra che è diretta conseguenza e variazione sul tema, senza che
lo ucciso, ma non ha alcuna vera prova se non la propria testardag- minimamente ci si monti la testa. Viceversa, il nostro attempato
gine. Ed è quella che vediamo per la maggior parte del film, in primi bambinone ne approfitta per fare un candido outing e dirci: “Sapete
e primissimi piani, su un viso tragico nella sua inespressività, perfi- che vi dico, vi racconto qualcosa che tutti conoscono e/o conosceranno,
no più livido dei boschi brumosi che gli stanno intorno. L’unico ma di cui nessuno ha il coraggio di parlare: il tempo che passa, la fine
aiuto, inizialmente, le verrà dallo zio cocainomane (Teardrop, lette- che si avvicina e l’inutilità di tutto il resto di fronte al destino”. Una sag-
ralmente Lacrima, interpretato magistralmente da John Hawkes), gezza spiazzante per confezionare questa seconda prova e in cui
ma come ogni cosa nel film, anche i suoi comportamenti saranno ritroviamo il signor Gianni che accudisce sempre la mamma cen-
sempre avvolti dalla foschia dell’ambiente. La tristezza così diffusa tenaria, è separato in casa, pensionato in anticipo e papà-maggior-
lascia però che dei raggi di pura felicità trovino spazio nei momen- domo, non ha nulla da fare e nessun brivido, ma un sorriso sem-
ti in cui la tragedia è come sospesa tra le fila della narrazione. E allo- pre caldo, modi gentili ormai spariti dalla circolazione, e soprattut-
ra i bambini saltano spensierati fuori dalla casa o imparano a cac- to un appetito sessuale che non trova adesioni nelle giovani signo-
ciare scoiattoli per mangiare, oppure la vicina aiuta Ree a curarsi le rine che gli capita di incrociare. Scenette tutte memorabili incorni-
ferite in seguito a un incontro con i “vicini”, oppure la sorellina ciate in un fumettone intimo, dove un ibrido anziano tra Zalone e
prova a suonare il banjo alla fine del film. Prove tecniche di felicità Moretti si esibisce nella parodia minimal dell’Italia del bunga
minima che risultano scintillanti nello squallore perfetto all’interno bunga. Facendo secchi non il cavaliere e i suoi compari, ma tutti i
del quale sono immerse. suoi connazionali.
Antonio Bibbò / * * * * Diego Carmignani / * * *

OST - COLONNE SONORE varie canzoni già edite e un ripescaggio dei De-
A seguire Il petroliere, nuova, importante colonna partment Of Eagles, side project di Daniel Rossen. A
sonora per Jonny Greenwood dei Radiohead, Nor- fare compagnia al quartetto newyokese troviamo
wegian Wood - dal romanzo di Haruki Murakami, un brano risalente agli Anni Settanta, You And Me
per la regia di Tran Anh Hung - assembla undici dei Penny & The Quarters, e uno affidato all’attore
composizioni e tre pezzi dei Can, con menzione protagonista Ryan Gosling. Steven Drozd dei
per le storiche, estese Mary, Mary, So Contrary e Flaming Lips si dà invece al documentario, seppur di
Bring Me Coffee Or Tea. Un accostamento ardito e argomento musicale, con The Heart Is A Drum
funzionale, visto che le partiture orchestrali, dai titoli rigo- Machine di Christopher Pomerenke, nel quale intervengono
rosamente in giapponese e dal sapore classico, risultano peraltro personaggi come Wayne Coyne, Kimya Dawson,
complementari alle stravaganze sperimentali della formazio- John Doe, John Frusciante o Janet Weiss. Il chitarrista texano
ne tedesca. Un album tanto impegnativo quanto capace di opta per episodi ambient-rock dalla forte impronta elettro-
offrire spunti interessanti. Dal thriller al film d’amore per i nica e nell’unica canzone in scaletta, una cover di Rocket
Grizzly Bear, che prestano la maggior parte del materiale a Man di Elton John, coinvolge al microfono Maynard James
Blue Valentine di Derek Cianfrance. Materiale suddiviso fra Keenan dei Tool: straniante. Elena Raugei

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KICK-ASS FROZEN
Regia: Matthew Vaughn Interpreti: Aaron Regia: Adam Green Interpreti: Kevin Ze-
Johnson, Chloe Moretz, Nicolas Cage Di- gers, Shawn Ashmore, Emma Bell Distri-
stribuzione: Eagle Durata: 117’ buzione: M2 Pictures Durata: 94’

Il film di Matthew Vaughn è precisamente Esiste un micro-filone cinematografico


ciò che indica il titolo. Un sonoro calcio in che, ponendosi in maniera trasversale tra
quel posto. Aggiungiamo: esagerato, iro- l’opera d’autore e il blockbuster, riesce
nico e autoironico, fantozzianamente tra- miracolosamente a rivolgersi, con suc-
gico già dall’incipit. Che è una goduria di cesso, sia alle masse sia alle nicchie: quel-
perfidia ai danni dei cerebrolesi che scam- lo delle storie estreme, meglio se real-
biano la realtà per palcoscenico privato. mente accadute a comunissimi mortali,
Certo, per arrivare fin lì ci vuole dettagliata in cui l’incredibile e il verosimile si fondo-
mappatura dei (nuovi) comportamenti umani messi a disposizione no, spesso senza neanche la minima ombra di effetto speciale.
da MySpace, YouTube e compagnia bella. Ma intanto almeno succe- Negli ultimi tempi ne fioccano: dal claustrofobico caso uscito dal
de qualcosa, con effetto esilarante. Kick-Ass, dal fumetto di Mark Sundance Festival Buried (uomo sepolto vivo), alla prova di Danny
Millar, è il colmo della sofferenza estetica per i cinecomics, nasce da Boyle in odor di Oscar 127 ore (escursionista incastrato in un cre-
quella materia lì, ma prima la sua evoluzione è tutta a portata di paccio), passando per trappole in alto mare, disastri aerei, letali gite
nerd. Ai quali andrebbe inculcato il supremo comandamento: Supe- in montagna e via dicendo. Una volta visionata una bella manciata
reroi si diventa, non si nasce e non sempre gira bene. Il liceale Dave di questi lavori, si può concludere che le condizioni necessarie per-
Lizewski, interpretato dall’ottimo Aaron Johnson (Nowhere Boy) con ché le promesse (immedesimazione e brivido) siano mantenute
occhiale da sapientone e chioma riccioluta, vuole diventare l’eroe del prevedono: tempi non frenetici, molteplicità dei punti di vista,
suo personale fumetto per cuccare la ragazza dei sogni. Convinto inquadrature non pirotecniche, dialoghi non ridondanti rispetto alle
che indossare una tutina verde e due guanti giallo-Mastro Lindo sia immagini. Insomma, un esercizio di stile ed equilibrio da manuale
la soluzione, al primo round si becca un sacco di mazzate e per poco Hitchcock, per rendere interessante ogni accadimento incorniciato
non ci resta secco. Ma intanto. YouTube garantisce per lui e il vigi- nell’unità di luogo (e/o di tempo) disponibile e per, come insegna-
lante Kick-Ass è degno di clic, quindi con regolare certificazione per va il maestro, comandare a bacchetta il respiro dello spettatore.
il popolo. Ciò che il ragazzo non ha previsto è l’esistenza di una cop- Missione compiuta per il nuovo Frozen, tutto ambientato sul sedile
pia di veri supereroi, padre e figlia, che combattono il criminale di di una seggiovia. A essere dimenticati e intrappolati lì in cima sono
New York Frank D’Amico (Marc Strong). Da qui in avanti è un’infil- in tre: una coppietta più l’amico di lui a fare da terzo incomodo.
zata supereroistica senza sosta. La misura con la quale nel film di Senza anticipare il perché, la comitiva, davanti alla possibilità di
Vaughn il genere cinecomics si è immolato allo spettatore, ha preso rimanere sospesa per cinque freddissimi giorni consecutivi, si
nel frattempo una deviazione vincente. Su di sé ha accolto il morbo smembra, finendo anzitempo la vacanzetta. Valori aggiunti nella
tarantiniano, capace di trasformare una bimbetta in spietata guer- prova del giovane regista Adam Green, non nuovo ad avventure del
riera con katana e prototipo di eroina a fumetti da custodire in tasca. genere, sono gli scambi di battute che, almeno nelle scene iniziali,
Hit Girl (Chloe Moretz) è senza precedenti. Kick-Ass sarebbe defun- creano un micro-clima alla Clerks, a far da contrappunto alle
to a metà primo tempo, e non solo in termini pratici, senza di lei. sequenze più drammatiche, che sono di crudo realismo più che da
Anche la storiella della vendetta organizzata da papà Nicolas Cage horror, come è stata identificata la pellicola. Gioendo per questa
(qui assolutamente perfetto) è nient’altro che sovradosaggio di cli- ritrovata via artigianale allo sgomento percorsa senza mostri, vam-
ché in confronto alla necessità di godersi un personaggio così deva- piri (e superstar), è giusto evidenziare, forse banalmente, come il
stante su grande schermo. Inconcepibile per quei produttori che il basso costo possa essere davvero premiato, laddove esistano buo-
film lo hanno rigettato sul nascere. Musa ispiratrice che fa del nerd ne idee, o meglio un uso perfetto di tecnica e scrittura nel mettere
sfigato un supereroe doc. in forma buone idee.
Mario A. Rumor / * * * * Diego Carmignani / * * *

BFM, XXIX studi, animazioni e incisioni del film História Tragica com feliz fina-
Si terrà dal 12 al 20 marzo 2011, la 29° edizione di Bergamo Film le. In Auditorium saranno proiettati i film della regista (sia le regie
Meeting. Un festival che, attraverso la varietà e la ricchezza delle che le opere di cui ha realizzato le animazioni) e una “carta bian-
sue proposte, si è costruito, negli anni, una forte identità, carat- ca”, che raccoglie i film di autori che l’hanno particolarmente
terizzandosi come laboratorio culturale e di idee, come occasione influenzata. La rassegna “Mondo Ex, 1990-2010” raccoglie poi due
di incontro, di scoperta, di conoscenza e di divertimento. Circa decenni dalla fine del socialismo reale nell’Europa orientale. Otto
ottanta i film previsti in nove giorni di proiezione: un concorso film realizzati tra il 1990 e il 2010, dalla Romania, alla Polonia,
internazionale di lungometraggi, opere inedite, omaggi e retro- dall’Albania alla Repubblica Ceca, che raccontano questa trans-
spettive, documentari, anteprime e cult movies, arricchiti da izione e il suo impatto sulla vita delle persone, la confusione e lo
incontri con gli autori, workshop, mostre, arte, musica e feste. smarrimento ma anche il coraggio e la forza d’animo degli uomi-
Regina Pessoa, oggi una delle figure più rappresentative del ni e delle donne che le hanno vissute. Il consueto spazio “psycho
nuovo cinema d’animazione mondiale, non solo al “femminile”, thriller”, riservato a grandi nomi come Lang, Siodmak, Sirk, Litvak,
sarà protagonista della rassegna monografica del festival. Clouzot, i Film di Mezzanotte dedicati alla fantascienza d’autore e
Nella prestigiosa cornice della Sala alla Porta Sant’Agostino sarà un omaggio al periodo inglese di Alfred Hitchcock completano
allestita la mostra, in anteprima nazionale, con disegni originali, una manifestazione davvero tenace, ricca e preziosa.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
IL DISCORSO DEL RE SEASON OF THE WITCH
Regia: Tom Hooper Interpreti: Colin Firth, Regia: Dominic Sena Interpreti: Nicolas
Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter Di- Cage, Claire Foy, Ron Perlman Distribu-
stribuzione: Eagle Durata: 118’ zione: Medusa Durata: 84’

David Fincher stavolta si sentiva al sicuro. Certo che ci vuole una bella faccia tosta a
Silurato nella corsa agli Oscar in più di passare dai maghetti buoni di L’appren-
un’occasione, quest’anno il suo The Social dista stregone alle malefiche streghe di
Network sembrava imbattibile. E invece Season of the Witch e pensare di farla fran-
ecco l’outsider dell’ultimo secondo, un ca. Nicolas Cage ultimamente non lo tieni
film inglese dal budget contenuto prodot- fermo neanche con il sacrificio estremo
to da quelle vecchie volpi dei fratelli Wein- (da Segnali dal futuro a Kick-Ass è un eter-
stein: 12 candidature e la corsia di sorpas- no funerale). Lui in cambio dispiega sullo
so imboccata. Quando scriviamo questa recensione, ancora non schermo rassicuranti sorrisi come atto testamentario, in attesa di
sappiamo come finirà ma ci sbilanciamo: Il Discorso del Re farà stra- risorgere in altri tempi e generi cinematografici. Proprio da bravo
ge di statuette. Perché, rispetto al film di Fincher, tutto di testa, gli ex guaglione hollywoodiano con nulla di nuovo da dire. Un po’ come
sconosciuti Tom Hooper (regia) e David Seidler (sceneggiatura) rie- gli vediamo fare in questo film diretto da Dominic Sena, sprofonda-
scono ad andare dritti al cuore dello spettatore, e i membri dell’Aca- to nella prima metà del 1300, in mezzo a una crociata raccontata
demy sanno bene quanto conti più di ogni altra cosa la capacità di neanche fossimo a 90° minuto: cioè tutta in sintesi con le azioni
generare emozioni. La storia, vera quanto singolare, è quella di Al- migliori in campo e cartellino rosso con espulsione dai ranghi san-
bert “Bertie” Windsor, Duca di York e secondogenito di Re Giorgio V, tissimi del bravo guaglione (or ora incazzato con la Chiesa). A fargli
e dei suoi problemi di balbuzie, un macigno per un “reale” al quale compagnia un Ron Perlman sempre in forma anche con la spada,
sono richieste doti spiccate di rappresentanza. Ad aiutarlo sarà Lio- che pare aver raddrizzato la gobba del monaco Salvatore di Il nome
nel, logopedista australiano dai metodi poco ortodossi ed ex attore della Rosa. Viene affidato loro il compito di condurre una giovane
fallito. La posta in gioco è almeno triplice, cosi come i livelli di lettu- donna, ritenuta colpevole della pestilenza, in un monastero dove
ra. C’è il percorso terapeutico di un uomo che deve liberarsi dell’e- sarà trattata con esorcismo per liberare la città dalla piaga. La mise-
redità paterna e abbracciare la leggerezza: solo così potrà affrontare ra scorta che viene loro affidata, si assottiglia lungo il cammino e
la responsabilità del discorso pubblico. Niente di nuovo, vero, ma quando alla fine arrivano al monastero li attende una macabra sor-
qui i filmmaker hanno il pregio della levità di tocco e del registro iro- presa. Onestamente, non ci è chiaro che razza di film sia Season of
nico, e limitano al minimo le sortite psicanalitiche. C’è la storia di the Witch. Ricorda qualcosa del recente Black Death, ma subito an-
un’amicizia impari per definizione. Col Reale costretto a rinunciare naspa in una rappresentazione didascalica del medioevo. Quindi si
alla “distanza di sicurezza” che normalmente frappone tra sé e i civi- addentra, addirittura fisicamente, nella classica foresta stregata con
li: tutto un gioco di ripicche, invidie, rivincite e riconoscimenti reci- lupi cattivi, e termina il suo pellegrinaggio consegnandosi alla poste-
proci passa attraverso gli appellativi, i gesti minimi e gli sguardi di rità come flaccido antenato de L’esorcista. Magari può anche starci,
due attori mostruosi (Firth e Rush, entrambi da premiare).C’è, infi- in qualche dimensione cinematografica parallela. Non fosse che
ne, la lettura inquietante che emerge quando Bertie, diventato Re, Dominic Sena si perde per strada i necessari brividi di terrore, non
osserva un cinegiornale su Hitler che arringa la folla. “Non capisco trattiene la gang di attori che le spara talmente grosse (ridendoci su)
cosa dice, ma lo dice molto bene”, commenta. È già in essere, tre al punto che il cast potevano prelevarlo da una puntata del Saturday
decenni prima di Debord, quella Società dello Spettacolo in cui il Night Live e i prodigi restano soltanto quelli degli effetti visivi. Season
come conta più del cosa. Col discorso del 1939 Bertie, che ha impa- of the Witch si salva in corner con il combattimento finale e per la
rato a parlare, saprà rincuorare e scaldare il suo popolo alle porte bella Claire Foy, scricciolo nero finora ineccepibile solo in televisione
della guerra. Ma balza agli occhi la natura ambigua e pericolosa del- (Little Dorrit); tanto sinistra nella sua investitura diabolica quanto
l’uso politico del microfono: allora come oggi. assurda nella sua ripulitura post-esorcismo.
Giorgio Nerone / * * * * Mario A. Rumor / *

CULT TV - SPARTACO, SANGUE E SABBIA romani e rinchiuso in un ludus per diventare l’idolo dell’arena.
Non è la prima volta che gli Stati Uniti pensano all’antica Roma La serie è studiata per non passare inosservata: lo stile è quello
come ad un soggetto televisivo. Di Roma, un kolossal prodotto di 300 con un tratto fumettistico volutamente esagerato nei
pure con i soldi di Raifiction, Rai2 mandò in onda già qualche colori e negli effetti speciali; la violenza e il sangue sono tali da
anno fa una versione da educande, ripulita cioè dalle scene di rasentare lo splatter; il tasso erotico sempre al massimo con
sesso più esplicite e da un linguaggio evidentemente sconve- scene di nudo integrale e amplessi mai tanto espliciti in una pro-
niente, rendendola una città da bollino verde pur duzione televisiva. Un titolo che di certo non
sempre nel pieno del disfacimento della Re- annoia, ma che ha molte lacune nella caratteriz-
pubblica scossa dalle guerre civili - siamo intorno zazione dei personaggi e nello storyboard ricco
alla seconda metà del I secolo a.C. Lo stesso con- di momenti capaci di far sorridere per l’assurdità
testo molto lascivo e disinibito in cui è ambienta- della messa in scena. Spartacus è dunque una
to Spartaco, sangue e sabbia, già in onda dal 17 serie prescindibile che ha trovato il modo di
febbraio su Sky uno (canale 109 di Sky). Nei 13 restare nella storia: ha spostato il livello del rap-
episodi da un’ora ciascuno vengono narrate le presentabile in televisione, quanto meno sui
vicende del gladiatore trace, imprigionato dai canali a pagamento. Beatrice Mele

133
o così
o nudo
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Mariapia Veladiano / Massimiliano Santarossa / Antonio Oleari /


Philippe Dijan / Thomas Pynchon / Lantana Editore / Recensioni

a cura di John Vignola


vignola.j@gmail.com

135
MARIAPIA VELADIANO
I
l segreto? Scrittura autentica e una protagonista al femminile
che non si dimentica: Rebecca è brutta, lo sa, si vede. Così Lo dice lei stessa: è un romanzo
brutta da vivere rasente i muri, in silenzio, senza mai chiede-
re nulla. Intorno a lei una girandola di personaggi indimenti- sul dolore di non essere amati.
cabili, ognuno strumento per emergere verso la vita, sostegni
di sguardi e parole per resistere e dunque esistere, mondati - L’esordio di Mariapia Veladiano,
almeno in parte - dal terrore di essere rifiutati.
La vita accanto (Einaudi, pp. 172,
Rebecca è brutta. Questo la pone immediatamente in una condi-
zione di inferiorità. È davvero così profonda l’ossessione collettiva 16 euro), è stato accolto da pubbli-
per il bello ad ogni costo?
Per Rebecca la storia rivelerà che non si tratta solo di essere brut- co e critica con entusiasmo, quel-
ta, ma di colpe, dolori, eredità familiari. Comunque sì, credo che
oggi ci sia un’ossessione per il bello che si accompagna al bisogno l’entusiasmo che si è soliti riservare
di non vedere la vita tutta intera perché si ha paura di farsene cari-
co, di sentirsi responsabili. Il bello diventa l’abbaglio che permet- ai libri capaci di lasciare un segno,
te di credere, illudendosi, che la vita non abbia angoli di non sen-
so. È un’ideologia dell’ottimismo a tutti i costi. se non nella storia della lettera-
Se sei brutto e vuoi emergere dovrai almeno saper far bene qual- tura nel cuore di chi li ha letti.
cosa. Ma se sei bella puoi anche permetterti qualche errore. È
sempre la solita vecchia storia, sbaglio? di Carlotta Vissani
Mi sembra che il pregiudizio estetico oggi inchiodi a un desiderio
di essere diversi da come si è, a inseguire un modello tirannico e
impossibile di forme del corpo, colore dei capelli, marche dei ve- Ho raccontato una storia piuttosto comune di vita d’angolo. La
stiti. Un modello che è un feticcio, perché nasconde il vuoto che vita d’angolo può scattare per qualsiasi tipo di diversità: l’essere
c’è dietro, invece di rivelare una pienezza di vita. È un desiderio stranieri, poveri, culturalmente incapaci di difendersi. Non si
che paralizza la dimensione del progetto, perché il pensiero sotte- può vivere facendo finta che le vite ai margini non ci siano. Bi-
so è: “se non sono bella non valgo e niente vale la pena”. Con derive sogna vivere in una dimensione di inautenticità forte per riuscir-
connesse e non secondarie: ad esempio l’idea che per il futuro ci, di stordimento del pensiero e della sensibilità. È un brutto
vale più la raccomandazione della bravura. Oppure che i soldi pos- vivere quello che ignora le vite degli altri. E comunque quello di
sono comprare la bellezza, pezzo per pezzo. Rebecca è un riscatto parziale. Anche se la vita non viene aggiu-
stata del tutto, è vita, c’è.
Ho sempre pensato che soffrirei molto nel dare alla luce un bam-
bino irrimediabilmente brutto. Mi dispiacerei per lui, per come il Si è mai sentita inadeguata?
mondo lo guarderà. Lei come reagirebbe? Tutti i giorni. Perché mi sento responsabile. Non di tutto, sareb-
Non sono sicura me ne accorgerei. Che lo vedrei brutto, voglio be un delirio di onnipotenza. Ma delle persone che mi vengono
dire. E non perché una mamma vede sempre bello il proprio figlio. affidate, o che incontro, o che si aspettano qualcosa da me.
Piuttosto perché sono orientata, per natura, a riconoscere nella
vita un valore immenso. Non uso il termine “assoluto” perché og- La musica si fa mezzo per arrivare al cuore. O almeno provarci.
gi è soggetto ad abuso sistematico ed è carico di ideologia. Ho È così anche per lei? Crede in questo potere comunicativo veico-
una specie di pregiudizio positivo sulla vita delle persone. Lo spe- lato dalle note?
rimento a scuola, con i ragazzi. E mi impedisce di vede- La musica qui rappresenta la passione che ci permet-
re l’aspetto fisico come qualcosa di distinto dalla sua vi- te di dimenticarci e quindi di vivere. Verso la fine del
ta interiore, affettiva, dai suoi desideri. Mi capita di dire: romanzo Lucilla, l’amica di Rebecca, cita una musici-
“Sai, quella bella ragazza che hai conosciuto...” e l’altro sta meravigliosa, Lili Boulanger. È una compositrice
non capisce. Perché magari a volerla vivisezionare: al- francese morta nel 1918 all’età di 25 anni. Era malata
tezza, giro-vita, capelli o che altro, non corrispondono ai di morbo di Krohn. Allieva di Fauré, ha vinto il Premio
modelli di oggi. Ma è bellezza una cosa che si misura di Roma, prima donna a farlo, all’età di vent’anni.
con gli strumenti di un anatomopatologo? Soffriva moltissimo, ma non rinunciava alla vita. Ha
composto musiche meravigliose. Questo può fare la
Rebecca non chiede nulla. Cerca di non dare disturbo. È passione. In un certo senso ciascuno di noi deve tro-
struggente come cosa. Perché ha scelto di raccontare vare la propria piccola musica che gli permetta di
una storia così triste? vivere.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Il suo è un romanzo di formazione. La narrativa odierna ne traboc-
ca. Come mai c’è così tanto bisogno di raccontare percorsi impervi
verso una luce che sia sinonimo di “possibilità”, “alternativa”?
Ma perché di quella realtà splendida e terribile che è la vita noi oggi
stiamo, con noncuranza, coltivando l’aspetto terribile, in termini di
degrado culturale, etico, ambientale. Si vive dissipando ogni cosa,
l’ambiente, i sentimenti e i valori come intorno a noi e dopo di noi
ci fosse il nulla. Ma in fondo, dentro, sappiamo che non si può vive-
re così. E chi scrive ascolta e sente e fa proprio un desiderio che for-
se molti non sanno di avere, un amore per la vita vera. È “della vita
il doloroso amore”, ha detto Saba.

Perché dopo una vita di vessazioni si dovrebbe imparare a perdo-


nare?
Perdonare è quasi sempre improprio riferito all’uomo. L’etimologia
ci dice che il perdono è il dono completo di non considerare più
l’offesa subita, è fratello dell’amore che ci fa perdere i confini del
nostro essere. Il nostro possibile perdono è legato al capire l’altro.
Se capisco cosa lo ha spinto, o costretto a volte, all’offesa, posso vi-
vere libera dal rancore e insieme vedere l’altro non più come un
nemico. Il perdono in senso stretto è solo di Dio, perché solo Dio
conosce davvero il cuore degli uomini.

L’attenzione che la critica e il pubblico riservano a chi si affaccia per


la prima volta in libreria è ormai certa. Esordire a cinquant’anni, pe-
rò, è più raro.
Vedo solo vantaggi in verità. Chi sceglierà di leggere il libro lo farà
per il libro e basta. E poi ho una vita piena di relazioni e impegni
belli e positivi. Fra pochi mesi dovrò dirigere una scuola nel Tren-
tino, molti ragazzi saranno affidati anche al mio lavoro. Tutto que-
sto mi lascia abbastanza libera dall’ansia del risultato. Abbastanza.

La vita accanto è un romanzo destinato a un pubblico femminile?


È un romanzo sul dolore di non essere amati e su come l’esisten-
za sia tremenda quando questo accade. È qualcosa che sia gli uo-
mini che le donne conoscono. È anche un libro sul desiderio di te-
nere insieme ostinatamente tutti gli aspetti terribili e splendidi delle
cose, senza sconti e senza arrendersi. È vero che ci sono tante don-
ne dentro la storia. Ma è perché spesso sono le donne a tenere
insieme il tessuto della vita.

Il tema del male è annoso e in queste pagine serpeggia.


Il male è il problema più serio che abbiamo. C’è un male che non
dipende dall’uomo, il male della natura, la malattia, la morte bam-
bina. E poi c’è il male dato e ricevuto, che sta nelle nostre mani.
Rebecca conosce entrambi, come capita a quasi tutti noi, toccati
dalle malattie e dalle offese. Ma vive, perché c’è chi la vede e la so-
stiene con il suo sguardo. Al male si resiste portandosi gli uni gli
altri. Ed è possibile una felicità. Una felicità leggera.

Lei ha studiato teologia. Perché?


La teologia perché contiene una promessa: la promessa di ricono-
scere e poter dire qualcosa al dolore degli uomini. Di poter dire che
il male non è l’ultima parola.

Con La vita accanto ha vinto il Calvino 2010. Ma ha scritto anche


altro. Che cosa non ha funzionato negli scritti precedenti che qui fila?
Ho sempre scritto molto. Ho finora pubblicato solo “scritture di
servizio”, su Il Regno, una rivista di attualità religiosa e teologica
molto bella, dialogante con la storia degli uomini. Le narrazioni
espongono molto di più. Non ero sicura di volere questo tipo di
uscita dalla mia vita tutto sommato nascosta. Ho scelto il roman-
zo che mi sembrava mi esponesse meno. Gli altri sono più per-
sonali, più legati al mio percorso teologico e di fede. Vedremo
cosa farne. 

137
MASSIMILIANO
SANTAROSSA
Leggi Hai mai fatto parte della
nostra gioventù (Baldini Castoldi
Massimiliano, tu hai mai fatto parte della “nostra gioventù”?
Sono orfano di padre fin da piccolo. Mia madre doveva lavorare la
notte in un inferno chiamato cotonificio e il giorno nei campi, per
darmi da mangiare. Non avevamo nemmeno il riscaldamento in
casa. Sono venuto su con una nonna ottantenne, io le davo calci
Dalai, pp. 160, euro 16) e senti nelle caviglie, lei carezze dolci. All’asilo sono durato due settimane,
fuggivo ogni giorno. Una volta mi hanno ritrovato gli spazzini del
l’odore della strada nelle brumose comune, mi hanno caricato nel camion della spazzatura e riportato
indietro. Alle scuole elementari mi hanno rinchiuso nella classe dei
e inutili notti di un Nordest senza “bambini diversi”, o come ci chiamavano allora “bambini indietro”.
Eravamo io, quello ingestibile, la figlia di una prostituta, un piccolo
orizzonti. Vez, ogni giorno, aspira con gravi problemi mentali e un altro con problemi fisici: i fantasti-
ci quattro. Alle scuole medie mi hanno promosso solo per grazia
questo odore, che ammorba la sua ricevuta. Dalle superiori mi hanno cacciato per intemperanza. Ho
fatto i peggio lavori: operaio in linea, tagliatore di plastica, falegna-
anima fragile, oppressa dal rancore me, magazziniere. Sono cresciuto al bar del paese, grazie ai miei
cattivi maestri: un bandito, un vecchio alcolizzato e diversi ragazzi
verso una famiglia di fantasmi senza pace. Ho girato tutte le discoteche e i rave party possibili. I
miei fratelli di strada erano come me ragazzi da branco, colmi di
e un lavoro che reprime ogni pul- paure e fragilità, violenza e orgoglio. Siamo stati la “peggio gioven-
tù” degli anni Novanta. Quella più viva e bella, a modo nostro.
sione vitale.Vez si nutre di amicizia
Per tua espressa ammissione questo tuo ultimo libro è tratto da una
per combattere l’indifferenza, storia vera.
Il romanzo è nato molti anni fa, giusto pochi giorni dopo gli avve-
Vez addenta la periferia, che ha nimenti narrati. Quindi nelle pagine ci sono le vicende mie, vere,
fatte e rifatte lungo i fine settimana degli anni Novanta. Le pagine
perso il senso della vita, Vez ogni hanno visto la luce, in una prima forma molto arcaica, dentro l’o-
steria che descrivo nel libro. C’era questa storia che continuava a
venerdì e sabato abbraccia il suo essere raccontata da noi giovani ai vecchi del paese, stavamo tutti
seduti in cerchio nei tavoli, tra parole e vino. Una notte, all’ennesi-
paradiso sintetico per dichiarare ma “rappresentazione”, che pareva proprio di stare a teatro, pensai
bene di chiedere al barista carta e penna e di annotare tutto, ogni
guerra al mondo. Alla fine Vez passaggio, ogni ora, ogni sfumatura, la violenza, la droga, il perico-
lo della morte, l’alcool, la rabbia che da sempre covava nelle nostre
piange: gli resta una mano da teste. Mi sembrava quasi una forma di “narrazione civile”, o inci-
vile, come si preferisce. Dagli appunti al romanzo sono trascorsi
stringere, un filo di vita per ripartire. quindici anni. Doveva decantare. Poi è venuto fuori in un mese.

di Roberto Mete Alcuni dei protagonisti del racconto hanno impresso sulla pelle il
marchio dell’infamia e della catastrofe, gli altri sono “la gente di

ILMUCCHIOSELVAGGIO
la tua carne, oggi ammazzano la tua anima. Unico modo che han-
no per sfruttarti completamente. E non faccio il moralista facile. In
questi moderni campi di concentramento hanno ammazzato mio
padre, di fatica, hanno rinchiuso mia madre, hanno ucciso l’anima
di tanti miei amici, e volevano prendere pure me. “I ricchi avranno
vita facile finché i poveri non impareranno a costruire testate nucleari
nei sottoscala”, scriveva Charles Bukowski.

Scrivi, ma sei impegnato anche nell’attività di editor: come si spie-


ga che, in un Paese in cui, effettivamente, pochissimi leggono, gli
scaffali delle librerie sono afflitti da proposte letterarie fugaci, e so-
vente di scarso spessore?
Molte case editrici reggono i propri conti economici solo grazie ai
libri spazzatura. Le ricette, i libri adolescenziali, il romanticismo
moderno, la fede da supermercato, l’intrattenimento di vario gene-
re e via dicendo. Lì le tirature sono altissime, le vendite enormi. Il
lettore medio tende a rifiutare la letteratura dura, urticante, quella
che crea dubbi e avanza domande: i lettori sono sempre più simili
ai telespettatori, hanno bisogno di prodotti per alleggerire la testa,
cercano a tutti i costi la consolazione, il lieto fine, al massimo il
pianto liberatorio. Se si impegnano un poco di più, allora chiedono
che gli vengano raccontate storie giuste, corrette, con la morale
precostituita e vendibile il giorno dopo nel posto di lavoro, come
fosse una grande scoperta. Letteratura col fine del vanto, della
chiacchiera. Invece i libri che ti mostrano il vero colore dell’animo
umano, il vero colore del mondo, il vero colore di ciò che ti circon-
mezzo”, anche se “privi del diritto alla felicità”; eppure, alla fine, Vez da, non sono adatti, almeno oggi, per questo lettore medio.
scorge uno spiraglio di luce, improvviso e inaspettato per il lettore:
allora è vero, che, nonostante tutto, scrivi della voglia di vivere per- Puoi rivelarci un nome su cui puntare nel prossimo futuro?
ché “ci resta un filo di vita che ci lega ancora”. Di sicuro Emanuele Tonon, autore del capolavoro Il nemico, per me
Vengo considerato uno scrittore ruvido, privo di lieto fine; tanti mi il romanzo più potente del 2009. So che ha pronto un nuovo lavo-
hanno etichettato come un “nuovo Bukowski”, dicono che sono ci- ro e che a breve dovrebbe arrivare in libreria. Punterei molto su di
nico, diretto, e che odio la vita. In verità non è così. I protagonisti lui, per la sua forza narrativa, per la sua incredibile vita, per quan-
dei miei libri sono persone estremamente fragili, persone che cono- to è unico come autore, come stile narrativo, come uomo.
scono il fondo della vita, il fondo del fondo, eternamente sconfitte,
ma hanno una grande voglia di vivere, di salvarsi, seppur a modo So che stai terminando un nuovo romanzo: ci puoi anticipare qual-
loro. I miei fratelli d’asfalto quando prendevano alcool, o eroina, o cosa?
altro, non lo facevano mai per disprezzo della vita, ma perché per È il mio primo romanzo “dolce”, ovviamente dolce a modo mio. È
loro era l’unico modo di resistere alla vita stessa. Le anime fragili la storia vera di un ragazzino che trova le risposte alle grandi do-
sono così, cercano il proprio paradiso, sempre, anche se è sinteti- mande dell’adolescenza, ma le trova dove nessuno potrebbe mai
co. Non faccio mai l’elogio alla droga, o all’alcool, voglio solo sal- immaginare: in cimitero, davanti alla tomba del suo migliore
vare la memoria di chi era ed è destinato all’oblio. Sono consape- amico, davanti alla lapide del padre, poi al bar, davanti ai bicchieri
vole di raccontare dei moderni Cristo, che mettono in gioco la pro- vuoti e ai volti dei vecchi del paese, poi lungo l’asfalto della propria
pria pelle per dire a tutti qual è la strada da non prendere mai. piccola città, nei luoghi vietati. E trova le risposte anche nel rock.
Nel romanzo c’è un omaggio alla musica con la quale sono cre-
Le tue descrizioni degli orizzonti del Nordest sono terrificanti. Ti sciuto, la musica che mi ha salvato quando, da adolescente, pen-
chiedi: “cosa avevano in testa gli architetti quando hanno concepi- savo non vi fosse per me una via d’uscita.
to una galera così perfetta”. Secondo te perché la periferia è stata
pensata senza il senso della vita? Quali sono gli autori che ti hanno formato e quelli che in qualche
In tanti sono portati a fare la lacrimuccia facile il giorno della me- modo, oggi, ti ispirano?
moria, guardano le vecchie foto dei campi di concentramento, dico- Credo, lo dico con umiltà, di essere uno dei più grandi lettori di
no qualche preghiera, e così si sono sistemati con la propria co- Charles Bukowski. Si è capito anche da quest’intervista, no? Di lui
scienza. Nessuno vuole ammettere che i campi di concentramento ho tutto: racconti, romanzi, aforismi, poesie. Tutto di tutto. Lo leg-
esistono ancora. Oggi. Qui. Tutto attorno a noi. Certo, sono diver- go e lo rileggo da sempre. È stato fondamentale nel darmi il corag-
si, camuffati, un poco più vivibili, ma esistono. Le galere popolari, gio per scrivere ciò che facevo, toccavo, vedevo. Poi Pier Paolo Pa-
cioè i palazzoni dove migliaia di esseri umani vengono buttati per solini, che spesso vado a trovare a Casarsa: entro in cimitero, mi
mangiare e dormire e basta, i capannoni industriali che riempiono avvicino alla lapide del maestro, gli parlo, sento il vento attorno a
la “locomotiva d’Italia”, cioè il Nordest, sono tutti luoghi pensati noi, e mi piace immaginarlo contento di vedermi. Pasolini è anco-
per organizzare lo sfruttamento dell’uomo, del povero, del nuovo ra oggi il più vivo tra noi scrittori italiani. Bret Easton Ellis, per la
schiavo. Ti fanno vivere dentro un palazzone grigio, ti fanno uscire capacità di guardare alle ossessioni mentali e consumistiche delle
per andare a lavorare nel capannone grigio, ti riportano a dormire persone e della società. Il suo essere ripetitivo, stilisticamente an-
nel solito palazzone grigio, e così per quarant’anni consecutivi, dal- gosciante, mi ha fatto capire che si può scrivere in libertà assoluta.
l’adolescenza alla vecchiaia. Tutta la vita, come uno schiavo, come Leggo e rileggo anche James Frey, che credo sia l’autore migliore
un robot, con lo stipendio per permetterti di acquistare solo i beni della mia generazione. La sua America disperata e violentissima ha
che produci, e la bara con la quale sotterrarti. Non ammazzano più i tratti della nostra Italia. 

139
MUSICA E VENE
Tim (n.11?)
Mia sorella è incinta di quasi sette mesi. Sono due gemelli.
Maschi. È andata a Milano con un treno delle ferrovie nord.
Un’ecografia in clinica, poi un appuntamento di lavoro
in Via Bramante. Non vuole tornare con il treno e mi chiede
di andarla a recuperare. Prendo la macchina e vado.
di Antonio Oleari

S
pendo l’attesa in un negozio di dischi. Uno di quei pro che non è male, almeno ha ritmo. Cerco su Internet
buchi rimasti a interrompere la sfilza di insegne il testo. È lungo, lo leggo veloce. Cazzo… anch’io voglio
orientali nella Chinatown milanese. Pavimento in scrivere così! Ne traduco un pezzetto, ed ecco che torna
parquet e vinili nella busta di plastica. “Già ormai a galla il mio “voglio sapere tutto”. Su IBS scrivo Tim
di dischi non se ne vendono più, se poi i negozianti Buckley. Nei pochi secondi in cui la pagina si carica mi
sono simpatici come il buco del culo… che poi non si la- convinco che se non esce nemmeno un libro con le tra-
mentino!”, sarà la prima cosa che le dirò una volta sali- duzioni dei testi, lo scrivo io. Magari per l’Arcana. Invece
ta in auto. “Tipico…”, mi dirà lei. “Bisogna prenderli come escono quattro titoli. Il solito Giunti, una guida all’Um-
vengono. Ti guardano dall’alto verso il basso. Loro sanno bria scritta da un certo Jonathan Buckley, uno Strade Blu
tutto, tu niente. E poi a volte sclerano. Presente Rob e quegl’altri, Dick della Mondadori e uno che non ha neanche l’immagine della
e Barry, in Alta Fedeltà?”. Concludiamo che è una sindrome diffu- copertina. Però l’autore lo conosco. Abita a Castelnuovo di Porto,
sa anche tra i librai. Ma loro in generale sono più simpatici. “Vicino sopra Roma. Lo scorso inverno ero finito lì per presentare il mio
a dove lavoro ne ho trovato uno, un mezzo pazzo”, dice lei. “Quando libro, e lui, un tipo dalla faccia tonda e simpatica nascosta dietro
gli ho chiesto se teneva il tuo libro… figurati, è partito a mille! Non cre- una sciarpa blu notte, aveva condotto l’incontro. All’epoca non
deva che ero la sorella dell’autore! Ah, tra l’altro mi ha detto di passa- sapevo nemmeno chi fosse. Poi ho scoperto che era un critico
re a trovarlo che anche lui è un fan di Demetrio Stratos. È una libreria famoso, tanti anni in radio, la notte.
di quartiere vicino a Corso XXII Marzo”. Gli scrivo su Facebook. “Ciao Giancarlo, lo trovo ancora il tuo libro
Faccio andare i polpastrelli per una buona mezzora. Assaggio la su Tim Buckley?”. Storia lunga, mi risponde lui inaspettatamente
polvere di carta consumata. È quella dei vinili più scarsi, quelli che veloce. Forse su qualche bancarella. Io ne ho solo una copia, altri-
non si meritano il goldone di plastica e non superano i dodici menti te lo manderei… Però se vuoi ti posso passare i file con le
euro. Ne trovo uno dalla copertina completamente viola. Non li mie traduzioni. “Magari…” scrivo io.
conosco questi americani. Chiedo al Maestro in dolce vita color Giancarlo mi ha preso a cuore. Nelle sue parole ci trovo la voglia
oliva. “West coast, quasi prog, però molto acustici”. Me li mette sul di aiutare il mio voler sapere tutto, il desiderio di tramandare i suoi
piatto. Forse si è smollato. Infatti parliamo.
Troppo acustici. Undici euro non li spendo. Allora ne scucio nove
per un banalissimo cd. I primi due di Tim Buckley uniti assieme.
Che figura da marcione. “Ma tra l’altro noi non ci siamo visti in ra- CHI È CHI
dio?”, chiede il Prof. Ecco, infatti, che figura da marcione. Uno che
dovrebbe intendersene, uno che da lì dovrebbe uscire con una pri- “Proprio adesso che avevo imparato a fare lo zio (a pro-
ma stampa di Tago Mago dei Can, cosa fa? Butta nove franchi su posito, i protagonisti della prima riga sono nati, si chia-
un “2 in 1” per neofiti. Non si fa. mano Tommaso e Nicola e amano le canzoni di Sergio
Ma io di Tim Buckley sono un neofita. Endrigo) mi ritrovo con qualcosa d’altrettanto spinoso di
Sulla superstrada verso casa mastichiamo merendine alla mela cui prendermi cura”, dichiara Antonio Oleari dalle pagine
senza conservanti, parliamo di dischi. Io dico che vorrei morire del suo sito ufficiale. Si riferisce a Musica e vene, le vene
schiacciato da una pila di dischi. Lei dice che arriverò a superare narrative, che cambiano o s’attorcigliano ai pensieri. E su
anche questa fase, quella in cui vuoi conoscere e sapere tutto. Par- questo racconto svela: “L’esoterica dicitura n.11 apparsa a
la con la saggezza dei suoi tredici anni in più. “Chi è Tim Buckley?”, fianco del titolo sulla targa M.E.I. Quaderni rock ritirata a
chiede. “Il papà di Jeff. Morti tutti e due, male…”, rispondo. “Però Faenza è una metafora calcistica, gli esperti ne sono quasi
che palle dopo un po’ sta musica. Cioè, voglio dire, un conto se uno sicuri. Tim Buckley ala destra come Domenghini”. Tant’è.
capisce quello che dice, altrimenti…”. Bloccati nel traffico delle sette Oleari, da poco uscito in libreria con il suo rock-romanzo
di sera, il cd ha fatto già il giro. Effettivamente, non ha tutti i torti. Destinazione Isola di Wight (Aereostella, pp. 192, euro 18)
Forse qualcuno me l’aveva detto che i primi due di Tim Buckley è un venticinquenne scrittore e conduttore radiofonico
rischiavano di essere una palla al pene. “di professione”, ci tiene a rimarcare. “Perché in un paese
come questo - ammette sardonico - è praticamente impos-
Passa qualche ora. Sono seduto dietro alla mia scrivania e rigiro sibile non riuscire a far fortuna nel campo della cultura”.
tra le mani il mio nuovo “2 in 1”. Inciampo su un titolo di canzo-
ne, I Never Asked To Be Your Mountain. Geniale. Me la ascolto. Sco-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
segreti adesso, adesso che è ancora in tempo, adesso che trova Sfoga il tuo mignolo dentro orecchie piene di cerume.
qualcuno interessato a queste cose. “Quali dischi hai? Come posso Io ti prendo alla lettera, sai? Non ci sono ma lo faccio.
aiutarti? Come posso aiutare Tim?”, mi scrive talmente coinvolto da “Non ho mai chiesto di essere la tua montagna, rupe avida, oceano”
farmi provare imbarazzo. Non ne voglio approfittare. “Ma sì che in le ho scritto.
qualche modo mi arrangio…” batto sulla tastiera. La nostra conver- “Volevo imparare una voce. Roca e nebulosa come quella dell’univer-
sazione (nessun oggetto) sta diventando lunga come quelle in cui so quando ha troppo respirato”.
uno chiede a cinquanta amici se ci sono al suo compleanno e
ognuno risponde a tutti in copia “sì, ci sono” oppure “cavoli che pec- “È molto bello, Antonio”, risponde lui alle 18.08. E sceglie di repli-
cato, quella sera ho già una cena”. Che poi pensi se non sarebbe più care con un primo regalo, una di quelle traduzioni che mi aveva
comoda la cornetta del telefono. promesso.
Mi piacerebbe leggere qualcosa di tuo su Tim. È il suo ultimo
messaggio. Penso, ok, che un’ora fa volevo scrivere il primo libro “Song Slowly Song” (“Canto lento canto”)
su Tim Buckley, ma io di tradurre l’inglese non sono capace. Pe-
rò - oltre che nella fase “voglio sapere tutto” - in questi giorni so- Con i tuoi meravigliosi capelli
no anche in quella “mi sento un poeta”. Spero duri poco, ma nel E i tuoi sedici anni
frattempo provo quella soddisfazione che solo il non avere pudo- Mi hai baciato mentre giacevo tranquillo
re ti dà. Se non potrò più vederti
Giancarlo non sono molto bravo a tradurre, anzi. Per ora, ispirato Dormirò per sempre
da Tim e dalla sua I Never Asked... ho scritto solo un pensiero. Fa Per uccidere il mio amore solitario
così:
Perché proprio oggi, marinaio delle stelle, pesce volante? “È molto bello, Giancarlo”, rispondo io alle 18.16. “Tengo anche que-
Oggi che ho da sbugiardare, cantare, ascoltare radio pirata. sti bellissimi sogni…”.
Vai avanti tu, comunque, e bussa.
Potrai leggere gli occhi di chi annega. Ecco. Tutto qui. Tim Buckley è stato il mio 12 ottobre 2010. E non
Ti presenterai di tuo, con tutta la sensualità di un tic. è vera solo una cosa. Non ero un neofita. Di lui sapevo anche che
Se non t’ascolto non bucarti, marinaio! era un morto d’eroina e che un suo disco si chiamava Starsailor. 

141
AUTORI
Philippe Dijan
Aveva convinto con Imperdonabili
e poi conquistato con 37º 2
al mattino e Betty Blue. Il francese
Philippe Dijan, considerato
da molti l’erede della Beat
Generation, torna con un
romanzo, Incidenze (Voland,
pp.170, euro 14), in cui la
banalità del male è servita su
un vassoio ironico e irresistibile.
di Carlotta Vissani

Cosa significa essere anticonformisti in letteratura, oggi? Lei sostiene che gli scrittori dovrebbero ““scrivere come se
Dipende. Se c’è una volontà di essere periferico, una scel- ogni frase fosse l’ultima”.
l’ultima Lei ci riesce?
ta. Certo, se è solo per definirsi anticonformisti non è in- Sì. Non so se ci riesco ma è quello che provo a fare, fun-
teressante. Forse non è il termine giusto. Se sei uno scrit- ziono così, ogni frase mi sembra l’ultima, almeno in quel
tore cerchi qualcosa di nuovo, di diverso; se riuscissi ad momento. È il meglio che potessi fare in quel momento.
appagare il desiderio di novità altrove non scriverei. Sa- Non voglio dire delle banalità del tipo che partorisco i
linger diceva “scrivo i libri che mi piacerebbe leggere”. libri, ma le frasi escono spontaneamente e fa bene met-
terle su carta.
Lei non vuole avere dimora fissa.
Mi sento a casa in ogni posto dove ho deciso di vivere. Qual è il romanzo di cui va più orgoglioso?
Ma anche in questo caso non c’è stata una volontà preci- Non lo so. Credo che siano tutti legati. Sono come dei va-
sa. È accaduto perché quando si ha un tipo di vita particolare e si goni di un unico treno. Quello che è interessante è la relazione. È
cerca un’apertura al mondo e agli altri la conseguenza è la vita come una grotta che illumini con una torcia e piano piano scopri che
nomade. è tutto un insieme. E poi è vero che mi accorgo che ci sono delle os-
sessioni che tornano continuamente nei miei libri, come per esem-
Marc è un viveur, uno che non sa resistere alla carne, tendenza os- pio la ricerca dell’identità.
sessiva che lo porta ad agire in maniera inconsulta.
Il protagonista non è uno con una logica normale, non si fa doman- Come si rapporta con la critica? Le interessa o pensa che il giudizio
de. È un pazzo. Ciò che mi interessava far emergere era il lato nor- sovrano giunga dal lettore comune?
male di un assassino, cioè far vedere la quotidianità di una persona In verità non mi importa molto né del giudizio dell’uno né dell’altro.
completamente fuori di testa. Non sono molto sensibile alla critica. Ma è perché ho svolto un lavo-
ro e ho tentato di farlo al meglio.
Il rapporto con la sorella Marianne è fortissimo. Sono solo i disagi
vissuti nell’infanzia a determinare la profondità dei legami di sangue Che cosa pensa dell’Italia odierna, considerando che ha vissuto a
o l’amore tra figli dello stesso letto è un dato genetico? Firenze...
Di base sono entrambe le due cose. Poi il tempo ha reso tutto anco- Non lo so, non sono uno specialista. E poi di cosa parliamo in par-
ra più forte, continuano a vivere insieme, in questo caso è un po’ ticolare, di Berlusconi? Della situazione del Meridione? Della crisi?
estremo, vanno a letto insieme. Posso dire che mi piace la gente, sono felice di avere un editore ita-
liano così posso tornare da voi. Mi sento molto europeo. Credo che
Per quale ragione i suoi protagonisti sono esseri umani disagiati, l’Italia mi piaccia in modo particolare perché fa parte di qualcosa che
costretti a trovare spesso conforto in una dipendenza? conosco.
Tutte le vite sono problematiche. Come scrittore punto il dito sugli
aspetti più estremi, non mi soffermo certo sull’andare al supermer- Quali libri ha sul comodino?
cato. Per quanto riguarda le dipendenze, devo dire che ho inserito Ho appena finito di leggere Easter Parade di Richard Yates e ora ini-
tutta la storia sulle sigarette per divertirmi. Mi fa ridere, Marc è un zierò Revolutionary Road (sempre di Yates, entrambi editi da minimum
pazzo e ci si preoccupa delle sigarette… fax, Ndr). 

ILMUCCHIOSELVAGGIO
PERSONAGGI
Thomas Pynchon
Facciamo finta di credere che l’ultimo libro di Thomas Pynchon,
Vizio di forma (Einaudi Stile Libero, pp. 470, euro 20), sia un
comune noir. Comune, eh, non della famiglia a cui appartengono
i romanzi di Chandler, per dire: insomma uno di quei tanti libri
buoni per qualche giorno di relax. Costruiti bene, con un ritmo
serrato, e colpi di scena e qualche trovata anche efficace.
di Liborio Conca

G
li ingredienti ci sono tutti: in Vizio di forma c’è un ché sia Shasta sia il riccone spariscono immediatamen-
investigatore solitario, c’è un mistero, ci sono i te. Di qui parte un groviglio/incendio di vicende che, in-
sotto-misteri, personaggi ambigui di cui non sai nescato dalle prime pagine, divampa fitto e velocissimo
se fidarti. Bene. A parità di ingredienti e forme let- e scoppiettante, un susseguirsi di esplosioni narrative e
terarie, basteranno poche pagine per scoprire la colpi fulminanti. Chi ha frequentato Pynchon conosce la
differenza tra un libro normale di uno scrittore normale cura pazzesca riversata nei dettagli, una mania descrit-
e un grande libro di un grande scrittore. tiva che riesce incredibilmente a non scadere mai nell’o-
E Pynchon è un grande scrittore, pochi dubbi, nessun nanismo letterario fine a se stesso - perché ogni pezzo,
dubbio, inutile dirlo. Di una genialità fuori dal comune, oggetto o indumento o nota, pulsa; vive. Immaginate
venerato da generazioni di autori successivi, una pro- quanto possa essere godurioso allora un romanzo che
duzione letteraria su cui si staglia come un monumen- uno scrittore del genere ambienta nella Los Angeles di
to ancora lucente lo strabiliante Arcobaleno della gravità del 1973, quel tempo, tra locali pieni di fumo, spiagge assolate, donne irre-
cardine autentico della letteratura postmoderna, il romanzo stori- sistibili, poliziotti inevitabilmente corrotti.
co che supera il romanzo storico, un universo che contiene deci- Si diceva di Chandler, e non pochi potranno riconoscere in Doc
ne di scenari destinati a restare nella mente di chi legge e combi- Sportello il fratello ideale di Philip Marlowe, un pazzoide gonzo e
nazioni narrative insuperabili. Ma Pynchon è anche l’autore del fumato che ha affisso alla porta della propria agenzia il cartello
più accessibile (per lunghezza, se non altro…) ma assai enigmati- LSD: localizzazione, sorveglianza, descrizione. Dopo l’affresco
co Incanto del lotto 49, o di un pugno di racconti che possono esse- sterminato costruito nell’imponente Contro il giorno, Pynchon ha
re il primo passo per chi abbia voglia di partire da zero (c’è un rac- scritto la sua storia probabilmente più semplice, divertendosi e
conto, Entropia, che è ancora adesso di una modernità stilistica promettendosi di far divertire, senza la complessità grandiosa de
pazzesca, uno dei migliori esempi di short story mai scritti). L’arcobaleno della gravità, invecchiando splendidamente nel ruolo
Consegnato alla leggenda anche grazie a uno stile di vita da auto- di Bounty Killer della letteratura americana. 
recluso, in fuga dal mondo dei media come e forse più di quanto
sia stato un altro gigante della letteratura americana, J.D. Salinger,
Pynchon, non fosse stato uno scrittore, sarebbe uno splendido
direttore d’orchestra. Come un vero direktor conosce ogni stru- LE OPERE
mento; sa far vibrare contrabassi e violini, esplodere timpani e
accarezzare un pianoforte. Solo che introdurrebbe nei Berliner V. (1963, Rizzoli)
Philaharmoniker elementi della Mothers of Invention di Frank L’incanto del lotto 49 (1966, e/o)
Zappa, o della Magic Band di Captain Beefheart. L’Arcobaleno della gravità
“Come al solito in quel periodo, Fritz era di nuovo nella sala dei com- (1973, Rizzoli)
puter, gli occhi fissi sui dati. Aveva quello sguardo da “non sai quanto Un lento apprendistato (1984, e/o)
me ne strasbatto” che Doc aveva già notato nei neofiti del fichissimo Vineland (1990, Rizzoli)
mondo del comportamento dipendente”. Mason & Dixon (1998, Rizzoli)
Doc è Larry Sportello, l’Investigatore. Si muove a Los Angeles, Contro il giorno (2009, Rizzoli)
quella dei sogni sul finire degli anni Sessanta, quando girano ron- Vizio di forma (2011, Einaudi)
zanti le canzoni dei Beach Boys e dei Doors - c’è tanta musica rock
in questo romanzo di Pynchon, una colonna sonora con i contro-
fiocchi, uno dei personaggi più misteriosi ha suonato in una band.
La donna di cui Doc è ancora innamorato, Shasta Hepworth, gli fa
visita nella prima scena del libro (una scena quasi-comica in cui si
respira un’aria di romanticismo malsano e grottesco; le smorfie di
lei, la tensione sentimentale di lui): chiede aiuto per il suo nuovo
amante, un costruttore ricchissimo come solo certi miliardari cali-
forniani possono essere. Sportello accetta e si caccia nei guai, per-

143
MAPPE
Lantana Editore
Lantana (www.lantanaeditore.com)
è una nuova casa editrice di
Roma, che prende le mosse da
un’esperienza maturata nel corso
degli anni proprio nell’editoria
capitolina. La linea editoriale
è molto semplice: ricercare Qual è lo scrittore che amate proporre? Come scegliete gli autori?
Tra le nostre proposte figurano autrici e autori di età e provenien-
una tensione vitale. Ne abbiamo za diverse: Alicia Steimberg, nata a Buenos Aires nel 1933, firma il
nostro libro di esordio con Musica e orologi, un piccolo classico
parlato con la direttrice della letteratura argentina. Ci sono esordienti o semiesordienti ita-
liani: Federica Tuzi e Maurizio Cotrona i primi due, diversissimi
editoriale Alessandra Gambetti. l’uno dall’altro nella scelte narrative, ma entrambi innovativi nella
loro lettura del mondo. E poi recuperi come Il tutù, romanzo della
di Alex Pietrogiacomi misteriosa Principessa Saffo, scritto nel 1891 dai tratti così moder-
ni e dissacranti da aver anticipato il surrealismo. Le Memorie psi-
chedeliche di Peter Weissman, che ha impiegato tre decenni per ri-
Come nasce Lantana e perché? costruire in ogni dettaglio un anno, il 1967, vissuto “lisergicamen-
È una domanda alla quale mi è difficile rispondere con una moti- te”. C’è un tratto in comune a tutti: l’intelligenza e l’ironia. Ci piace
vazione unica. Quello di Lantana è un progetto che per certi versi far sorridere.
si è imposto da solo: il desiderio di costruire qualcosa ha avuto la
meglio su tutto ciò che può “remare contro” iniziative di questo Quali sono i temi delle collane e quali le collane?
tipo, non solo sulle varie “profezie di sventura”, ma anche su dub- Le collane sono attualmente due: le stelle, di narrativa, e gazome-
bi e resistenze personali. Nasce inizialmente come tratto d’unione tro, di saggi. A partire da marzo si aggiungerà lantana.doc, una se-
a un gruppo piuttosto eterogeneo di persone, alcune impegnate in rie di dvd + libro, “galleria di ritratti” in video di artisti e personag-
altri campi professionali, che mi hanno seguito e dato fiducia per- gi del mondo della cultura e dell’arte. Primo della serie: Una storia
mettendomi di lavorare per un anno alla progettazione delle colla- da ridere, videointervista a Mario Monicelli. A maggio invece lance-
ne, alla definizione degli aspetti distributivi, alla creazione dell’im- remo lantana jr, una collana per giovanissimi, con l’esilarante serie
magine grafica e alla ricerca dei titoli. Insieme a questa libertà (e dei Floods, sorta di famiglia Addams in chiave contemporanea e
proprio per il fatto di lavorare in completa autonomia e indipen- fricchettona.
denza) è cresciuto il bisogno di confrontarci senza illusioni con la
durezza di un mercato, che sappiamo in partenza essere chiuso Roma è ancora fervida editorialmente?
verso i nuovi editori Penso che Roma sia una città viva dal punta di vista editoriale, e
che ospiti editrici e editori a cui guardare con attenzione: e/o, mi-
Quali sono le radici dei vostri libri? nimum fax, nottetempo, Fazi, Fandango, Cavallo di Ferro, Gallucci.
Le radici… È il caso di dirlo, la lantana è una pianta! Anche se il Trovo interessante il fatto che perseguano scelte molto interne al
nome della casa editrice inizialmente è stato ispirato dal film di loro progetto, senza tradire le linee di partenza: non danno l’im-
Ray Lawrence, Lantana appunto. Penso che la radice stia nella ri- pressione di “inseguire” il mercato, o se lo fanno sono in grado di
cerca tra le pagine di una tensione vitale, creativa, sia di natura mantenere un equilibrio. Inoltre, intendendo l’editoria in un senso
narrativa sia intellettuale. E quindi la ricerca dell’opinione non o- più ampio, molti autrici e autori vivono a Roma e traggono da que-
mologata, il gusto del paradosso e dell’approfondimento. Non fer- sta città le immagini e le atmosfere giuste per la loro scrittura.
marsi alle apparenze. Poi c’è una radice insita nel lavoro quotidia-
no, e che risiede nel concetto di cura, anche questo se vuoi mutua- Cosa funziona e cosa non nell’editoria italiana?
to dal mondo naturale, e che si traduce nell’attenzione costante a Penso che dobbiamo capirci sul concetto di “funzionare”: non
processi, alle relazioni, alla condivisione di un percorso che nel credo che equivalga per forza a “vendere”. E, lo accennavo prima:
fare i libri è sempre comune. “inseguire” la tendenza o lo scoop dell’ultima ora, sfruttare fino
all’osso un filone, questo alla lunga non funziona.
Che tipo di lettore cercate?
Un lettore che senta, in maniera più o meno consapevole, che la Cosa pensate della rivoluzione E-Book?
lettura ha virtù terapeutiche, favorisce la crescita personale, e che Tutto il bene possibile, nella misura in cui ci offre possibilità in più
un libro è qualcosa di più di un oggetto. Un lettore che sa che nei di affrancarci da un mercato monopolista.
libri c’è un territorio di libertà che sta anche a lui preservare attra-
verso le sue scelte. Che ama pensare a quel certo libro che lo aspet- Leggete Lantana perché…
ta sul comodino come a una buona conclusione della giornata. È una bella storia. 

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BACKDOOR BOOK Scoperte
Una palla sale al cielo (e ricade). “Bisogna imparare
John non la prende. ad essere lenti in fretta”
L’onda si fonde con la terra Wyatt Earp
(ma quando?). John s’insalama
e non sa. E il proiettile che quasi
lo coglie (nell’assedio di
Copenhagen, al servizio di Nelson)
da dove, da quando e soprattutto
perché ronza nella sua direzione?
John non se ne capacita. Ma egli
pensa, sia pur in modi e soprattutto
tempi stellarmente diversi, e della
palla, dell’onda, del proiettile della Tasmania (allora nota come Van Diemen’s Land, cfr. Fairport
Convention e altri), combatte nelle guerre napoleoniche e si fa e-
(e d’altre cose in attesa) si fa sperto di vele, stralli, paranchi, manovre etc. semplicemente impa-
rando tutto a memoria e cocciutamente insistendo nell’ordine mne-
una ragione ma una ragione di monico delle cose che s’hanno da fa’. Mettila come vuoi, un cater-
pillar d’esattezza mitica e efficacia considerevole, un confidence man
fango, come se il suo cervello fosse (Melville) in piena accelerazione verso Bartleby (Melville), un ser-
gentone proiettato dalla sua gnuccaggine (e dal suo tremendo, com-
immerso in una corrente lenta movente sforzo di farsi un suo mondo e un suo modo) verso un
futuro e soprattutto una vita potabile. E la fortuna (che s’infrange e
e dannatamente opaca mentre si divide contro la roccia del suo granitico non cogliere l’attimo: non
può) lo porta, attraverso vicissitudini non poco letterarie (diventerà
il resto dell’universo mondo è governatore di quella Tasmania verso cui, forse, sta già veleggiando
l’immortale Micawber dickensiano) a smettere di essere John il Tor-
una sorta d’insensato chiacchieric- pido per diventare Lord Franklin (Pentangle, da Solomon’s Seal) quel
Lord Franklin che ingaggerà una sua lotta capaneica (e sempre tar-
cio torrentizio in un altrove che, se digrada) contro i fiumi selvaggi, gl’indigeni che non ne vonno sape’,
le immense foreste e i ghiacci eterni e soprattutto quell’altro luogo
gliene dessero il tempo, riuscirebbe mitico che fu il passaggio a Nord Ovest. E ci lascerà serenamente le
balle, finalmente quietato in quel luogo, per lui, felicemente senza
(approssimativamente) a situare. tempo, luogo in cui non c’è bisogno del fotogramma assente.
Va da sé che un simile personaggio, incarnazione del celebre apolo-
di Antonio Tettamanti go di Zenone l’Eleatico, e un simile libro abbiano in sé un’intera
stiva di allusioni, metafore, citazioni, metonimie e rimandi (e chi più

A
ne ha più ne immetta) al nostro e sempre più presente tempo: non
farla corta: John è lento, e lento di bestia, percettivamente in è la velocità, la prontezza, il quick la nostra droga, mito, modo ine-
ritardo, come se (parlando in termini moderni) sempre, luttabile d’essere? Ponderosamente, capziosamente, Nadolny pare
comunque e dovunque, gli mancasse il fotogramma fonda- volerci impartire la lezione nonnesca che lentoèmmeglio, va’ piano e
mentale (palla, onda e proiettile quando partono, toccano, arri- va’ lontano, pensa tre e agisci uno e via proverbiando. Non è vero,
vano) e il film fosse una sequenza di inquadrature di parten- non è così facile. È solo un (nobile) tentativo di mettere ordine nel
za//buco nero//conseguenze. Converrete con me che non è una nostro e non necessario caos, di cercare una possibile via d’uscita in
situazione comoda: a parte le palle in testa (l’onda è fortunatamen- grazia di un’ottica, di una geometria, di una fisica lenta. In un
te ma non predittivamente innocua), i proiettili rischiano assai d’es- romanzo.
sere fonte di sgradevoli disagi eufemisticamente disturbanti, Tocca Hai detto poco.
darsi una mossa: ed elaborata una sua complessissima praxis ocu-
listica, nel corso del tempo va per mare, contribuisce alla scoperta Sten Nadolny, La scoperta della lentezza, Garzanti 

145
RECENSIONI
MARIAPIA VELADIANO
PHILIPPE DIJAN
LA VITA ACCANTO
Einaudi, pp. 163, euro 16 INCIDENZE
Voland, pp. 170, euro 14
Quello che stupisce di più, mentre ci addentriamo tra le nebbie
esistenziali di un libro dal tocco indubbiamente magico, è che si Molte sono le incidenze, gli effetti negativi
tratti di un esordio. Mariapia Veladiano, cinquant’anni, inse- che il comportamento del cinquantenne
gnante di Lettere vicentina, scrive quello che potrebbe rappre- tombeur de femmes Marc, docente di lette-
sentare un bel problema per ogni esordiente. Perché trovare qui ratura frustrato nell’ambizione di diventa-
difetti e imperfezioni caratteristici di ogni esordio “normale” è re un autore di successo, si autoinfligge
davvero dura. Lingua secca, asciutta ma che lascia intravedere per la sua condotta omicida e peccamino-
dietro ogni parola, anche in odore di tragedia, un raggio di sa. Dipendente dalla carne, se giovane e in
empatia e tenerezza. Attenzione ai dettagli, ai profumi, ai suoni. lingerie, vive in simbiosi con la sorella Ma-
La storia è intima e si mantiene sempre coinvolgente; l’autrice rianne, una sorta di eroina anticonformi-
possiede la capacità di asciugare ogni sbavatura, sconfinamento sta e solitaria che si nutre esclusivamente di formaggio fat
verso il superfluo. free. Mai avrebbe detto (o forse sì?) che una serata libidino-
La vita accanto è un romanzo breve dalla struttura semplice e sa con una giovane studentessa potesse trasformarsi in un
classicheggiante. I personaggi sono pochi e perfettamente a fuo- problema scottante: la ventenne in questione muore ina-
co. La protagonista è Rebecca, una ragazzina scandalosamente spettatamente e l’unica soluzione è liberarsene gettandola
brutta: così ci viene presentata immediatamente, senza troppi giri in un crepaccio. Neanche un’esperienza così mortifera può
di parole, lasciando intravedere un mistero che si rincorre in tutto fermare gli ormoni e Marc, oltre ad innamorarsi della matri-
il libro. I genitori, lontani, rinchiusi nelle proprie debolezze senza gna della vittima (che di mestiere indaga, anche se lui non lo
scampo - una madre silenziosa e spaventata, un padre inetto e sa), non si ravvedrà lasciandosi abbindolare a ripetizione.
vittima della tirannia focosa della sorella gemella. Maddalena, la Philippe Dijan, autore che si è sempre rifiutato di abbraccia-
donna che si occupa di Rebecca, e Lucilla, sua unica amica. Poco re l’omologazione in quanto a carta e penna, scrittore di
altro intorno: un’altra donna, anziana pianista, anch’essa immer- valore e successo che con 37° 2 al mattino (sempre edito da
sa in una vita tragica, che aiuterà Rebecca a penetrare il mistero Voland, che ne traduce in Italia i romanzi) è diventato cele-
della sua esistenza. bre (anche grazie all’adattamento cinematografico del 1986,
Chiaro che messa così potrebbe sembrare una “semplice” saga Betty Blue, diretto da Beineix), propone solo apparentemen-
familiare, anche noiosa, ma non è così, e il segreto sta nelle capa- te un romanzo noir. Non bastano un paio di corpi lasciati
cità letterarie di Mariapia Veladiano. La piccola protagonista rac- cadere nel buio per decretare una penna a tinte fosche, qui
chiude in sé le disgrazie non solo di due famiglie, ma forse di siamo nel territorio della dipendenza. Dall’alcol, sì, dal sesso
un’intera collettività. Collettività che la rifiuta, la sbeffeggia e irri- facile ma rischioso, dalle sigarette come perenne compagnia
de. Chi è il mostro? per elucubrazioni mentali spiraliformi, dalla pazzia banale.
L’atmosfera che circonda questo romanzo è ra- Perché sono le insidie dell’ego, l’insicurezza su chi si vuole
refatta e quasi ancestrale. Siamo a Vicenza, ma realmente essere, i trascorsi infantili poco felici e una perso-
la città e i suoi luoghi sono evocati, mai strillati nalità frammentata a fare di Marc un uomo scricchiolante
e calati forzatamente nella scrittura. Vincitore con cui simpatizzare nonostante la follia sia imperante. L’ap-
del premio Calvino, La mia vita accanto è un parenza inganna: dietro le pulsioni fisiche si celano anfratti
esordio che non verrà dimenticato facilmente. interiori imprevedibili, eppure comuni a molti.
Liborio Conca Carlotta Vissani

RITRATTI
KEVIN CANTY - DOVE SONO ANDATI A FINIRE I SOLDI, minimum dolorosi, messi alla prova da assenze indesiderate o in lotta con un
fax, pp. 190, euro 13,50 presente che non coincide con le aspettative di chi vorrebbe essere
A chi sostiene che i racconti siano forme di scrittura e lettura incon- felice e non ci riesce. L’umanità che Canty inscena comprende geni-
cludenti e incomplete diciamo: leggete Kevin Canty (come dovreste tori alle prese con figli disagiati, vedovi che passano le ore davanti
leggere Ring Lardner o Angela Pneuman, Katherine Mansfield o alla tv, incapaci di cucinarsi un pasto degno di essere chiamato tale
Andre Dubus, il concetto non cambia). Americano, ovvio, consiglia- e allora lunga vita al take away, coppie in procinto di esplodere che
to non solo perché è uno dei migliori, ma soprattutto perché rac- cercano di salvarsi pensando che l’acquisto di una nuova casa possa
conta i contrasti con se stessi, con il sesso opposto e con il sangue equivalere alla riscoperta di un sentimento ormai concluso, scapoli
del proprio sangue dal punto di vista maschile. Non è cosa da poco. che si chiedono dove diavolo andare a cercare l’amore vero mentre
Portati come siamo, donne in primis, a credere che la sfera in blu sia in una minuscola cucina un corpo sinuoso forza le porte di un cuore
meno capace di sperimentare le sfumature a cui i rapporti umani ci dolorante. Tutti sono a un bivio, valutano il prima per dare una
chiedono di guardare, le nove storie che Canty propone sono una forma al poi o restare impantanati in un oggi che li schiaccia verso
rivoluzione. Attenzione, però, non si tratta di uomini alla ribalta il basso, i sensi di colpa, i se e i ma che nulla (ri)solvono. Arriverete
pronti a rivendicare la loro (presunta) superiorità ma di esempi u- all’ultima pagina e vorrete ripartire da capo. Canty è troppo, trop-
mani in cui è davvero possibile riconoscersi: a tu per tu con ricordi po, bravo per fermarsi alla prima lettura. C.V.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
ROBERTO BOLAÑO
GOLIARDA SAPIENZA
IL TERZO REICH
Adelphi, pp. 326, euro 20 DESTINO COATTO
Einaudi, pp. 130, euro 10,50
Dell’ormai significativa produzione di Roberto Bolaño - molta
della quale postuma -, Il Terzo Reich occupa un posto appartato, Scomparsa nel 1996, Goliarda Sapienza
dalle connotazioni anomale. Per la sorprendente linearità di plot è stata un caso più unico che raro: una
e per la compattezza di tempo e luogo. Non ci si imbatte in un delle più grandi scrittrici del Novecento,
anti-romanzo, né in un labirinto metaletterario; non in finta rico- ignorata dalle case editrici italiane e ri-
struzione o cattedrale della memoria, né in un omaggio alla gene- valutata grazie al successo postumo ri-
razione del 1968. E soprattutto non trasuda, Il Terzo Reich, alcuna scosso in Francia. Il suo capolavoro in-
vena di Sudamerica. Piuttosto, una plumbea aura di crepuscolo discusso è L’arte della gioia, completato
mitteleuropeo, quasi si trattasse d’un romanzo di Sándor Márai. nel 1976 e pubblicato solo nel Duemila:
Siamo in Catalogna, la patria elettiva dell’esule cileno Bolaño. un’imponente, atipica saga familiare che
Una Catalogna balneare di fine estate, grigia e quasi spettrale rimarca l’importanza dell’emancipazione femminile, degli
come i luoghi di villeggiatura che precipitano nell’autunno e si ideali politici, del diffondersi della cultura e della libertà sen-
spopolano. Il protagonista e narratore del romanzo, scritto in timentale. La ristampa di Destino coatto non fa però che
forma diaristica - dal 20 agosto al 20 ottobre - è il giovane tede- confermare la straordinaria originalità, la prosa visionaria di
sco Udo Berger, in vacanza insieme alla fidanzata all’Hotel del una mente che, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei
Mar, struttura turistica da lui frequentata con la famiglia quan- 60, vedeva letteralmente oltre, tanto nel modo di approc-
d’era bambino. Mentre i turisti fanno i bagni, Udo è impegnato a ciarsi a certi contenuti quanto nel restituirli sul piano for-
invadere la Polonia, ad attaccare la Linea Maginot o a progettare male. I numerosi racconti - sebbene in certi casi si tratti
la campagna sovietica. In camera infatti si esercita al “Terzo piuttosto di bozzetti, flash che si fatica a definire - rappre-
Reich”, il delirante wargame da tavolo di cui il giovane tedesco è sentano i deliri di persone comuni, riportati in una specie di
campione: un morboso Risiko che simula gli eventi bellici e le ipnotizzante, disturbante flusso di coscienza. Il lettore si
strategie della Seconda Guerra Mondiale. imbatte così in una maratona di ossessioni di vario tipo,
I due mesi catalani si trasformano per Udo in un Bildungsroman menomazioni psicologiche e disturbi del sonno, della dige-
mentre gli eventi si susseguono davanti a lui, stordito e svuotato. stione e così via, ma soprattutto del comportamento: c’è
Un connazionale conosciuto in vacanza annega; la fidanzata tor- chi conta i propri passi, chi vive per pettinarsi i capelli, chi
na in Germania; la matura proprietaria dell’albergo Frau Else (già passa le giornate a trascrivere libri, chi teme il sole e chi l’a-
presente nei suoi ricordi infantili) si rivela conturbante seduttrice. ria, chi ha paura delle domande e chi non crede a nessuno.
Figure locali avvolgono il protagonista con la loro presenza equi- Ci sono individui che si trasformano in piromani o assassi-
voca: il Lupo, l’Agnello, il Bruciato. Con quest’ultimo, Udo ingag- ni e altri che fanno del male a se stessi, buttandosi quando
gia una spietata partita al Terzo Reich. Sarà una dal balcone quando dalla scogliera. Nata a Catania e for-
sfida malata, lunga settimane, sotto una cappa matasi a Roma, l’autrice ha sempre amato rischiare, sia car-
ferrosa d’incombente dissoluzione. Solo dopo ta-e-penna sia nella vita: recitò in teatro e al cinema, subì
la decostruzione e la tabula rasa, finalmente sette elettroshock dopo una crisi depressiva e finì in carce-
strappato alla torpida ossessione guerresca e re per furto in casa di amiche. Esperienze trasposte in una
tornato a Stoccarda, sarà forse in grado di rico- produzione dove autobiografico e sociale si sovrappongo-
minciare la vita vera. no. Riscoprirla è un dovere.
Gianluca Veltri Elena Raugei

GRUPPI D’AMICI
POLUZZI-COLANTONIO - SWINGIN’ BULAGGNA, I libri di Emil, nosciuta anche da Dario Fo, e di alcuni membri dei Judas, band le
pp. 155, euro 15 cui performance incendiarie sono diventate oggetto di leggenda.
Bolognesi, conduttori radiofonici e grandi conoscitori di musica, Storie importanti, fatte di passione e di una volontà tenacissima di
Vanes Poluzzi e Simone Colantonio si sono imbarcati in un’impre- proseguire per la propria strada a dispetto di ogni difficoltà e
sa lodevole: raccontare la cultura underground felsinea della se- senza scendere a compromessi, anche a costo di chiudere la porta
conda metà degli Anni Sessanta, chiamando in causa direttamen- in faccia a qualsiasi possibilità di successo, a cui si aggiunge quel-
te alcuni dei suoi protagonisti. Nel volume si narrano esperienze la della nascita della Cineteca bolognese (nelle parole di Sandro
nate rigorosamente dal basso e con pochi mezzi, ma destinate a Toni). Una lettura scorrevole e insieme pe(n)sante, che genera no-
lasciare segni profondi in chi vi è venuto a contatto. Si parla quin- stalgia per un periodo in cui era davvero possibile inventare e rea-
di di musica, cinema e teatro, e lo si fa attraverso i ricordi e le im- lizzare formati e veicoli espressivi nuovi, e che, allo stesso tempo,
pressioni del regista Mauro Mingardi, capace di competere ai fe- involontariamente alimenta la rabbia per la situazione di una cit-
stival con alcuni giganti della macchina da presa, del Gruppo Tea- tà dalle potenzialità enormi e tuttavia mai come ora espresse sol-
trale Viaggiante (di cui faceva parte anche il futuro giallista Lo- tanto in minima parte, a causa anche - per non dire soprattutto -
riano Macchiavelli), antesignano del teatro sociale dei vari Moni di anni di politiche culturali quantomeno discutibili da parte del-
Ovadia e Marco Paolini, la cui importanza è stata più volte rico- l’Amministrazione comunale. Aurelio Pasini

147
RECENSIONI
ALESSIA GAZZOLA
GIANLUCA MOROZZI
L’ALLIEVA
Longanesi, pp. 369, euro 18,60 SPARGERE IL SALE
Fernandel, pp. 168, euro 13
Chi l’avrebbe detto che la vita di un’anatomopatologa fosse così
movimentata! Alice Allevi, specializzanda in Anatomia Patolo- Un amore può essere classificato come se
gica a Roma, di mestiere fa autopsie, analizza cadaveri. Single fosse una versione Mac OS X? Oppure di
(all’inizio del romanzo), neanche trent’anni, convivente con una un programma Office? Per Gianluca Mo-
studentessa giapponese, che di notte legge manga e mangia ma- rozzi sembrerebbe di sì. Le fasi Elena 1.0
ki. Ha un fratello fotografo, che dà alle immagini titoli bellissimi ed Elena 2.0 aprono, infatti, la sua nuova
come L’inconsapevole bellezza. Una migliore amica fashion victim raccolta di racconti, Spargere il sale, appe-
e avvocato, fondamentale quando, a un certo punto, Alice sarà na uscita per i tipi di Fernandel, la casa
nei guai. L’istituto di medicina legale, dove si svolge gran parte editrice ravennate che per prima lo pubbli-
del libro, sembra il posto più figo del mondo. Il capo, detto il Su- cò, dieci anni fa. Racconti misti, tra editi e
premo, colleziona donne e figli, quindi avrà il suo fascino. Clau- inediti, ma rielaborati per questa curiosa antologia che si di-
dio, il ricercatore che dirige un progetto di lavoro di Alice sul- vide in due grandi temi: lavoro e amore. Da un banale tira e
l’autopsia virtuale, è più bello dell’attore James Franco. Ambra, molla prendono forma le prime quattro storie, che vanno
altra specializzanda rivale della protagonista, viviseziona corpi in sotto l’egida e il titolo di Elena, per l’appunto, la fidanzata
tacco 12. Anche la vittima proviene dallo stesso ambiente: Giulia, tacciata di essere indie snob: ironiche ed efficaci, queste bur-
miliardaria ventenne trovata morta in una pozza di sangue nella rasche e risacche trasformano gli spunti autobiografici in e-
centralissima casa romana. splosioni rocambolesche di incontri e scontri d’amore. Le
Dietro ogni cadavere c’è una storia. Nella vita di Giulia c’erano fasi della relazione sono scandite da Mogwai, Afterhours o
traumi infantili, un sacco di droghe e, soprattutto, l’amore per Kinks, con una certa insistente, e rassicurante, aspirazione a
un uomo sbagliato. I primi esami medici, eseguiti da Claudio e Pink Floyd, Beatles e Pavement. Il retroscena musicale inva-
Alice, non escludono il suicidio. Alice, però, aveva conosciuto la de anche la sezione “lavoro”. In Strani modi per guadagnarsi
vittima il giorno prima del decesso: si erano parlate provando da vivere, infatti, prendono vita le due anime letterarie di Mo-
vestiti in un negozio e non sembrava che Giulia, per quanto inca- rozzi, quasi due maschere da Commedia dell’Arte: lo scritto-
sinata, volesse farla finita. re squattrinato e il musicista sfigato. I toni diventano quasi
La protagonista, più brava come investigatrice che come medico noir in Andare, sceneggiare, disegnare, che è un racconto ben
legale, troverà la verità o, almeno, una delle verità possibili. Avrà congegnato, in cui il rapporto perfetto tra sceneggiatore e di-
anche tempo di innamorarsi di Arthur, giornalista di viaggi sem- segnatore scatena un esito inaspettato con finale a sorpresa.
pre abbronzato e pronto a scappare... L’esordio (autobiografico?) Spargere il sale è un tentativo furbo ma ben riuscito di colla-
di Alessia Gazzola, anatomopatologa ventottenne di Messina, zionare racconti nati autonomi e successivamente amalga-
rinfresca il giallo contaminandolo con la “lette- mati con cura per diventare quasi un piccolo romanzo. Una
ratura per pollastrelle”, di cui è appassionata. antologia piacevole che mette al centro i sentimenti precari
Nonostante L’allieva sia stato lanciato come un di lavoratori creativi, con buona pace di promotori finanzia-
medical thriller à la Patricia Cornwell (creatrice ri che ne misconoscono l’importanza, quanto meno quando
della vendutissima Kay Scarpetta), siamo dalle si tratta di negare prestiti a chi lavora… in campo editoriale.
parti meno violente e più sentimentali di Bridget Morozzi, ironizzando con Ligabue, chioserebbe: sono solo
Jones o di Sex And The City. “Sogni di rock’n’roll”?
Annarita Briganti Florinda Fiamma

AMERICANA PASSI FALSI


JOE R. LANSDALE - LONDRA TRA LE FIAMME, Fanucci, pp. 186, FRED VARGAS - CRITICA DELL’ANSIA PURA, Einaudi, pp. 140, euro
euro 11,90 13
Arriva in Italia il successore di Fuoco nella polvere, tradotto da Fa- Apprezziamo molto Fred Vargas, e speriamo al più presto di tor-
nucci nel 2009. La trama tira così in ballo personaggi noti, come la nare a leggere un romanzo con il suo personaggio più fortuna-
golosa foca scribacchina Ned, il pellerossa Toro Seduto e la donna- to, il commissario Adamsberg, perché la parentesi saggistica che
gatto Cat, accompagnati stavolta dagli scrittori Mark Twain e Jules Einaudi manda in libreria lascia alquanto scettici. Critica dell’an-
Verne, oltre che dallo scimmione parlante Rikwalk, il maggiordo- sia pura, risalente al 2003, dovrebbe risalire al nocciolo dell’in-
mo inventore Passepartout e via proseguendo. L’avventura si movi- quietudine umana, della matassa di noia, svelandone radici co-
menta con una bizzarra invasione aliena, inspiegabili sbalzi spazio- muni e forse rimedi. Ma si rivela essere invece uno sproloquio
temporali e grottesche allusioni sessuali. Una trilogia senz’altro autocompiaciuto, un concitato argomentare soliloquiale ed esa-
minore di Joe R. Lansdale, ma divertentissima nel miscelare fantasy sperante su LA (Libero Arbitrio), FI (Foro Intreriore) e altre ame-
e western, verosimiglianza storica e stravolgimento dei miti popo- nità. La scrittrice gioca coi lettori, ma li chiama in causa troppo
lari. Le ultime pagine lasciano intendere ulteriori, risolutivi svilup- spesso e inutilmente (“avverto che siete perplessi”, “vi ricordavo
pi, che potrebbero arrivare con il conclusivo The Sky Done Ripped, più svegli”, “vedo che non siete in vena”), in uno sforzo interat-
già annunciato ma per adesso inedito persino all’estero. E.R. tivo costante ma artificioso. G.V.

ILMUCCHIOSELVAGGIO 148
PADGETT POWELL
BRUNO OSIMO
INTERROGATIVE MOOD
Guanda, pp. 317, euro 14,50 DIZIONARIO AFFETTIVO...
Marcos Y Marcos, pp. 208, euro 14,50
Non si può resistere allo spirito interrogativo di Padgett Powell
(classe 1952), scrittore - fino a poco tempo fa noto solo ai critici L’idea di un dizionario affettivo è bizzarra
americani - e professore di scrittura alla University of Florida, e allo stesso tempo tenera, ma non nuo-
dov’è nato. Se non mi credete: “Questo libro brucerà i malcapita- va. In effetti non è nuovo il fascino di
ti volumi che si troverà di fianco sugli scaffali. Anzi, non capisco co- poter stilare un volume - diviso per nomi
me faccia a non prendere fuoco da solo”(Jonathan Safran Foer); - che dia impulso e ordine alfabetico ad
“Se Duchamp o Magritte avessero scritto un romanzo, sarebbe stato argomenti che ci sono cari, declinandoli
qualcosa di simile a questo libro: godibile, originale, spiritoso” (Ri- secondo uno o più filoni tematici che ci
chard Ford). Il testo che ha fatto innamorare due tra i migliori offrono l’opportunità di fare una piccola
autori in circolazione - dando a Powell fama e traduzioni globali selezione di lemmi letterari (come quello
e ispirando una rubrica settimanale ormai di culto (“Domande” della lingua italiana a cura di Matteo B. Bianchi). Ma se
su “D-La Repubblica delle donne”, allegato del sabato de “La Re- quella era un’iniziativa antologica, questa ha un unico re-
pubblica”) -, è più di un romanzo o un memoir. dattore. Bruno Osimo, traduttore e insegnante, sceglie qua-
Avete mai notato quanto siano importanti le domande? Una do- rantacinque voci per raccontare una vita (la sua), una storia
manda può essere la migliore risposta. Powell è riuscito a scri- familiare (la sua) e, con una certa ambizione, le sorti e le
vere un libro fatto dalla prima all’ultima riga di frasi interrogati- tradizioni di un popolo, quello ebraico, ricco non solo di e-
ve, che insieme formano una storia. C’è spazio per tutto, con iro- venti, ma anche di microstorie, abitudini e leggende. Dalla
nia. Il senso filosofico della vita: “Le tue emozioni sono pure? Sei A di Aba (“papà”) alla T di Targùm (“traduzione”), e attra-
felice? Puoi fare un elenco delle cose di cui hai paura o è più facile verso grafia ebraica, trascrizione latina e traduzione italia-
elencare le cose di cui non hai paura? Hai letto molti libri di filoso- na, il Dizionario affettivo della lingua ebraica ci regala gusto-
fia? Vorresti aver compreso quello che non hai compreso nelle tue si ritratti di persone/personaggi e di situazioni che hanno il
letture filosofiche?”. L’ossessione per gli uccelli (“Ti piacciono le sapore nostalgico dell’infanzia, sempre stemperati da un’i-
piume?”) e il cibo (“Ti dedichi mai a preparare una torta per poi ronia pacata e sorniona. Dai khasidìm, gli ebrei con il cap-
sederti e mangiarla?”). L’attrazione: “Ti piacerebbe vedere una per- pello nero e i boccoli davanti alle orecchie, ai Peanuts, i lem-
sona così incantevole da farti provare l’impulso di baciarla senza pu- mi accolgono anche storie che scaturiscono dalle leggi raz-
dore? Qual è il nome dell’ultima persona con cui ti è piaciuto anda- ziali del 1938. Ovviamente il proposito non è quello dell’e-
re a letto?”. La musica, a cui è dedicata la domanda più lunga, saustività, proprio perché le scelte seguono regole discuti-
che va avanti per due pagine partendo da questa ipotesi: “Se Jimi bili e dettate dal flusso narrativo del “compilatore”. Scelte
Hendrix entrasse in camera tua e dicesse: ‘Siediti lì, ciccio, te ne de- personalissime che decidono di puntare un occhio di bue
vo suonare una’ e facesse il gesto di prendere la su alcuni dettagli affettivi ed emozioni private. Emergono
chitarra, cosa faresti?”. L’affascinante gioco di allo stato di coscienza ricordi più o meno consci, spesso
interrogativi di Powell sarà, a sorpresa, tra i ca- tracciati attraverso arditi neologismi (californico per califor-
si editoriali dell’anno. Una lettura imprescindi- niano, mammese ovvero tampònico per una lingua “subdo-
bile per chi sappia ancora associare liberamen- lamente simile all’italiano”). Un percorso alfabetico-senti-
te le idee e quindi le emozioni. Aspettando, mentale che racconta il tragitto accidentato - e sognante - di
magari, Interrogative Mood volume 2. un giovane che si ritrova “ebreo per il rotto della cuffia”.
Annarita Briganti Florinda Fiamma

NERD
BENJAMIN NUGENT - STORIA NATURALE DEL NERD, Isbn, pp. 240, Jerryll di Jerry Lewis del 1963, contrapposizione tra nerd e hipster,
euro 18,50 fino alla loro apologia nella serie Big Bang Theory. Ma Nugent va
Punto di partenza la frase di Brian Eno: “Un nerd è un essere u- ancora più indietro, alle radici antropologiche e letterarie, alla dico-
mano che ha poca Africa dentro”. Secondo punto: il contrario del tomia tra nerd ante litteram e romantici. Quindi Mary Bennet, per-
nerd è jock, ossia grintoso, sportivo, in gamba, inserito. Fu negli An- sonaggio di Orgoglio e pregiudizio, la cui nerditudine è evidente
ni Sessanta che lo stereotipo del nerd assunse la sua forma comple- per pedanteria e mancanza di grazia. E ancora Forster, Wodehouse,
ta e quel modello di “tipo sociale” è arrivato fin qui. Il libro di Ben- Mary Shelley. Lo stereotipo negativo del nerd affonda nella nostal-
jamin Nugent è uno studio serio e approfondito sulla fenomenolo- gia della vecchia America selvaggia, di spazi virilmente vissuti al-
gia dei nerd: precisi, secchioni, sfigati, spesso oggetto di derisione, l’aperto, contro il lavoro cittadino, impersonale, burocratizzato. Si
refrattari all’empatia, con scarsa fisicità e con tendenza a usare una pensava che i ragazzi dovessero contrastare un’eccessiva civilizza-
lingua da libro stampato anche per conversazioni quotidiane. Oc- zione. Il linguaggio senza allusioni e tatto dei nerd, preferire la fisi-
chialoni, pantaloni ascellari, tic vari, fissazione per videogame e gio- ca astratta allo skateboard e alle feste, non poteva che contribuire
chi di ruolo stile Dungeons & Dragons, per la scienza e l’esattezza alla costruzione di una diffidenza. Nel frattempo però una serie di
in genere, i nerd sono protagonisti da mezzo secolo in cinema e Tv. eccentricità e di collusioni con la controcultura hanno fatto del
Da Fonzie che li denigra in Happy Days a Le folli notti del dottor nerd un personaggio fondamentale della pop culture. G.V.

149
RECENSIONI
AMÉLIE NOTHOMB
RACHID DJAÏDANI
UNA FORMA DI VITA
Voland, pp. 116, euro 14 RITRATTO DI UN RAGAZZO...
Giulio Perrone, pp. 160, euro 10
Si potrebbe fare un curioso parallelo tra il nuovo disco di PJ Har-
vey, Let England Shake, e il nuovo romanzo di Amélie Nothomb, “Viscerale” è l’aggettivo che descrive me-
Una forma di vita. Sì, perché il tema comune è la guerra, con le glio Rachid Djaïdani: scrittore, francese, 37
ripercussioni sofferte in primis da soldati e civili. La narratrice di anni, origini algerine e sudanesi. In Fran-
origine belga rimarca ancora una volta la sua genialità nell’optare cia è stato scoperto dalle eleganti Éditions
per un atipico scambio epistolare fra se stessa - è del resto noto du Seuil, in Italia dal giovane editore Giu-
che sia solita rispondere per scritto alle missive dei numerosi lio Perrone. Viscerale. Un grido dalle ban-
ammiratori - e un uomo arruolato da sei anni nell’esercito ameri- lieue, poi, è anche il titolo del romanzo con
cano. Scambio epistolare che riporta a un interesse atavico verso cui l’abbiamo conosciuto qui, poco più di
la parola, l’espressione linguistica incontaminata dai moderni un anno fa. Ora torna con il Ritratto di un
mezzi di comunicazione, da un computer che diviene fonte di ragazzo da buttare alle ortiche, in cui ritrae a scatti il suo gio-
irreversibile alienazione. vanissimo protagonista, Mounir, un diciannovenne nervoso
Il successivo lampo di genio sta nel fatto che il militare, per so- ma delicato in cerca di amore e sesso, tanto autoironico da
pravvivere agli orrori della guerra in Iraq, si trasforma in un obeso ferirsi a sangue, da solo. Musica orientale, mista a Rap, è lo
di centottanta chili: il cibo viene assunto come una droga, legale sfondo in cui avviene una piccola tragedia nel giorno della
e a portata di mano, per stordire il senso di colpa, ma al contem- sua purificazione: durante il rito della circoncisione islamica
po si rivela un’arma per compiere un atto di sabotaggio, di rivol- per una banale disattenzione qualcosa va storto e quest’in-
ta individuale. Lo Stato, infatti, si trova costretto a sopperire ai cidente inciderà nella vita (sessuale) del catastrofico prota-
costi delle provviste, non poter impiegare i militari sovrappeso in gonista. Rachid traccia un’autocaricatura del francese di pri-
certe missioni e sfigurare davanti all’opinione pubblica. I disturbi ma generazione. Lo straniero, l’interferenza esasperante e a
alimentari, tra l’altro, sono stati affrontati varie volte dall’autrice, volte violenta di compagni di scuola e insegnanti, sono temi
che in passato ne ha sofferto sulla propria pelle: pensiamo per trattati indirettamente, mentre racconta le disastrate peripe-
esempio all’esplicito Biografia della fame. È sorprendente, quindi, zie del goffo protagonista. Sanguina Mounir (che diventa
come in poco più di cento pagine si riescano a toccare così tanti per un po’ il seduttore virtuale The Moon Air), è un “Amleto
argomenti, compreso il cosiddetto problema della frontiera, ovve- senza corona né fortuna” che si automutila, che si innamora
ro delle distanze da assumere o abbattere nella gestione dei rap- della sua baby sitter, che si punisce perché è sempre sulla
porti interpersonali. I rimandi letterari e le autocitazioni gustose frequenza sbagliata. La lingua è nervosa, sincopata, piena di
alleggeriscono l’atmosfera sino al colpo di scena finale, che ribal- interpolazioni, suoni onomatopeici, anglismi, termini tratti
ta ogni prospettiva. Un libro, allora, estremamente politico, dove dallo slang di strada e dal Rap. Educazione, tradizione, cul-
non mancano frecciate a Bush e dubbiose spe- tura: tutto quello che è sepolto dentro Mounir fa rabbia e
ranze rivolte a Obama. Un libro, però, che non tenerezza, ma viene soffocato e lo lascia nella confusione. A
rinuncia mai a una fantasia anticonvenzionale, diciannove anni, del resto, cosa non si farebbe per amore?
edificando cortocircuiti di senso che non potreb- Rachid Djaïdani è un freestyler, raggiunge apici di poesia ru-
bero mai stare in piedi senza il coraggio, la luci- vida, che sa d’asfalto, ed è efficace, forse perché sembra
da follia e il purissimo talento di una Nothomb… sempre vivere in una “notte silenziosa e complice che lo divo-
in perfetta forma. ra nel nero, vomitandolo tra due briciole di luce”.
Elena Raugei Florinda Fiamma

PUNK E ANARCHIA
Hippy-punk? Almeno per quanto riguarda i Crass, non un ossimo- introvabile Anok 4U edito dalla Catfood Press nel 1984. La storia
ro, visto che i componenti dell’ensemble britannico conducevano dei Crass di George Berger (Shake, pp. 224, euro 17) è una classica
vita comunitaria e si dichiaravano anarchici. Pace e amore, però, biografia dove il racconto delle vicende del gruppo - integrato da
c’entravano fino a un certo punto, come dimostrato dalla propa- dichiarazioni dei suoi membri - si intreccia con spiegazioni sul con-
ganda politico-sociale praticata con iniziative di protesta, tazebao testo storico, politico e musicale in cui esse ebbero luogo: la note-
scritti e disegnati (eloquenti le celebri copertine a poster dei dischi, vole quantità di dati non nuoce alla lettura, impegnativa ma illu-
venduti a prezzi irrisori, dell’autogestita Crass Records, per la quale minante soprattutto per chi all’epoca non c’era o, se c’era, subiva
incisero in tanti), e liriche ferocissime (rozzamente) cantate - o, la disinformazione dilagante. Meno organico ma altrettanto inte-
meglio, strillate e parlate - con il supporto di architetture sonore ressante è poi Crass Bomb (Agenzia X, pp. 176, euro 12), che mette
non necessariamente violente ma sempre aspre e spigolose. Per in fila saggi di Marco Philopat e Servando Rocha, una biografia
anni, almeno qui in Italia, non si è parlato granché di questa atipi- essenziale, due interviste (una del 1984 tratta da “Maximum
ca band, aggregatasi in sordina nel 1977 e scioltasi - per scelta, Rock’n’Roll”), alcuni scritti del cofondatore Penny Rimbaud e le
annunciata da molto prima - nell’orwelliano 1984. A riaccendere i traduzioni dei testi delle canzoni più significative. Perfetto per
riflettori si spera provvedano i due volumi tra loro complementari approfondire una delle avventure più intriganti e cruciali degli
appena giunti in libreria, che colmano il vuoto lasciato dall’ormai ultimi trent’anni di controcultura. Federico Guglielmi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
VLADIMIR NABOKOV
FLAVIO SANTI
PARLA, RICORDO
Adelphi, pp. 364, euro 26 ASPETTA PRIMAVERA LUCKY
Socrates, pp. 144, euro 9
Da San Pietroburgo a Saint-Nazaire, dal 1903 al 1940, trentaset-
te anni e svariati chilometri guidati dalla “mano della memoria Come un novello Bianciardi, Flavio
che indossa un bianco guanto di un domestico in livrea”. Lo sfogo Santi, alias Fulvio Sant, disegna l’identi-
proustiano di un uomo che, per sua stessa ammissione, ha pro- kit dannato dell’intellettuale del 2000.
vato tutto tranne il suicidio. Vladimir Nabokov esplora l’infanzia Stuntman delle lettere, a cui toccano
come esplorasse l’eternità, racconta del suo udito che abbina i molti oneri e pochi onori, Fulvio è un tra-
colori ai suoni, secondo una prospettiva allucinatoria. Un cro- duttore a chili: gli tocca la quota sporca
matismo magico per ripercorrere l’alfabeto e la Russia leggen- nella catena del lavoro editoriale, nessu-
daria della sua infanzia, l’ossessione entomologica, la sua ini- na ribalta e zero riconoscimenti. Il prota-
ziale ricchezza strabiliante che si trasforma nell’orgogliosa indi- gonista appartiene alla prima generazio-
genza dell’esilio. I crepuscoli russi che si spengono lenti, che du- ne di intellettuali-operai, “cottimisti della cultura, stagionali
rano ore. Quindici capitoli composti in sequenza discontinua e del portatile”.
che furono disparatamente pubblicati in riviste come racconti o Laureato e dottorando, scrittore, critico, poeta, studioso,
articoli, rimaneggiati, tradotti dall’inglese al russo e viceversa. traduttore; ma infine niente più che una specie di Fantozzi,
Sono servite varie versioni per costruire questo testo metamor- al quale tocca sgobbare tutto il giorno in cambio di un’esi-
fico, anomalo, con lacune e confini sfocati, tanto vivo da assomi- stenza squallida e miseranda. Bravo, troppo bravo. Tanto
gliare a un essere umano. che un editore gli confessa di non potergli affidare nem-
Parla, ricordo assume il suo aspetto definitivo nel 1966, mentre in meno una traduzione, perché poi i lettori noterebbero la
Italia l’ultima traduzione risale alla versione del decennio prece- differenza con gli altri. La vita agra di Fulvio Sant si trasci-
dente. Il primo ad essere stato scritto è il capitolo quinto, in cui na con la testa sotto la sabbia come uno struzzo, nell’a-
Nabokov confessa di aver elargito ai propri personaggi particola- marezza e nel livore, nel culto di Pasolini, sotto il giogo del-
ri preziosi del suo passato. Il secondo è il racconto della madre, la lenta mitridizzazione berlusconiana. Attorno a lui, “la
il terzo è genealogico e araldico, fino ad arrivare agli ultimi che, generazione più inutile” mai vista: il leader dei ragazzi di
seppur orfani degli anni americani (dal 1940 in poi), si concen- Locri è opinionista a “Buona Domenica”, qualsiasi incaz-
trano sull’amata moglie, Véra, cui è dedicata l’intera opera. Il tito- zatura si trasforma facilmente nel più innocuo brand, un
lo iniziale avrebbe dovuto essere Conclusive Evidence, una sorta di marchio neutro e indolore. Nessuna fiducia più nell’intelli-
inoppugnabile prova della sua esistenza. In seguito emerge il ruo- genza, e paura vile di scoprirsi: meglio mimetizzarsi a vita,
lo di Mnemosyne, la dea della memoria, che si rivela per Nabokov prendere le distanze dal benedetto potere destabilizzante
“una ragazza molto sbadata”. Autore ed editore scelgono dunque della cultura. Infatti la tesi del dottorato di Sant si intitola
il più semplice, ed eloquente, Speak, Memory. Storia paracula della letteratura. È sconfortante e agra dav-
Le autobiografie sanno essere intense quanto o- vero la condizione descritta con acume e brillantezza da
stiche. Ma in questa, l’uomo si ribella al roman- Santi. Non per tutte le disavventure che racconta, il narra-
ziere e si aggrappa al passato che si sta sgreto- tore raccoglie la simpatia del lettore. Le sue difficoltà a ge-
lando, lo salva un attimo prima che finisca in- stire una vita amorosa duplice e fedifraga, per esempio:
ghiottito nelle pagine di un romanzo o nell’a- ma benedetto ragazzo, con tutti i guai che già ha, gliel’ha
bisso della dimenticanza ordinato il medico, l’harem?
Florinda Fiamma Gianluca Veltri

TEATRO AL FEMMINILE IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO


STEFANO BENNI - LE BEATRICI, Feltrinelli, pp. 92, euro 9 FABIO BARTOLOMEI - GIULIA 1300 E ALTRI MIRACOLI, Edizioni e/o
“Lo spettacolo Beatrici è stata l’occasione per mostrare che esisto- pp. 280, 17 euro
no giovani attrici italiane di talento e non necessariamente devono Sei provato da un lutto, non hai un nome che ti consenta di chie-
essere ingoiate dalla televisione”. Ecco il presupposto di otto mono- dere e avere. Sei pure un ballista e decidi di aprire un agriturismo,
loghi teatrali per voce femminile, intervallati da sei poesie sui gene- che va tanto di moda, con due soci semi sconosciuti. Vuoi davvero
ris e due canzoni, compresa una dedicata a Fabrizio De André. Co- avere dei guai. È lo scenario su cui agisce il protagonista/eroe del-
me sempre, Stefano Benni riesce a far divertire sollevando di pari l’esordio di Fabio Bartolomei, pubblicitario romano. Bartolomei ha
passo riflessioni pungenti sul (mal)costume e l’(anti)cultura della il merito di raccontare una realtà drammaticamente comune, quel-
nostra società. Tra i personaggi più riusciti, segnaliamo la stessa la di gente che ha voglia di fare ma deve scontrarsi con i limiti di un
Beatrice (stanca di essere la musa “tanto gentile e tanto onesta” del sistema che pone paletti e compromessi a ogni angolo. Il miracolo
pedante Dante), la mocciosa al cellulare devota a Fabrizio Corona, può però avvenire ed è di matrice ironicamente multietnica, par-
la Presidentessa che abbina attività imprenditoriale e cucina a base teggiando per la collaborazione contro chi chiede un pizzo che non
di carne umana, Suor Filomena che proprio una santa non è, la è solo di portafoglio ma è anche morale. Non è una storia che in-
malinconica Vecchiaccia in ospizio e la sanguinaria Mademoiselle neggia all’integrazione come unica salvezza, è una storia sugli uo-
Lycanthrope. Piacere di fare la loro conoscenza. E.R. mini di buon cuore e forza di volontà. C.V.

151
UMOREMALIGNO
Non c’è proprio un cazzo da ridere
“Le donne non
sono fatte per essere
comprese, ma per
essere amate”, sostenne
www.umoremaligno.it Oscar Wilde. Che,
non a caso, era
Nonostante i soldi spesi nella ricerca, più della metà della popo- Nel mondo arabo, la
lazione mondiale è donna. Pensate che solo una irrilevante per- donna vive spesso in con- omosessuale.
centuale della popolazione nata con questo disturbo decide di sot- dizioni di schiavitù e suddi-
toporsi all’operazione per diventare uomo. Una concezione della tanza psicologica. Nel mondo
vita ancora tribale fa sì che, purtroppo, molte persone non lo con- occidentale, dovrebbe.
siderino neppure un disturbo da curare.
Appello alle donne che si rifanno il seno. Credete davvero che noi
Le donne sono tutte puttane. Sì, anche tu, mamma. uomini guardiamo solo quelle cose in una donna? Non siate ridi-
cole. E pensate a rassodarvi un po’ il culo.
Veniamo cresciuti per anni da una donna e una volta adulti ci
leghiamo per la vita a un’altra donna. Con l’unica differenza che Le donne sono un dono di Dio, per questo rivendico con orgoglio
almeno con la prima bastava frignare per succhiarle le tette. di esser ateo.

Perché parlare con una donna se è sufficiente far finta di ascoltarla? Si dice che gli uomini siano più bravi delle donne nella fellatio.
Non fate finta di non saperlo.
È proprio vero che una donna dà il meglio di sé distesa. Anche se
si ostina a respirare. Chi dice donna dice danno. E chi dice sacu?

Per non parlare del mito della parità dei sessi: credete per davve- Non è affatto vero che le donne sono complicate. Basta avere la
ro di poter fare tutto da sole? Va bene, non c’è nessun problema. pazienza di leggere le istruzioni.
Ma preferirei tornare sull’argomento quando avrete bisogno di
formattare l’hard disk. Le donne vivono più degli uomini. Dato che non sprecano la loro
vita dietro a una donna.
Papa Giovanni Paolo II in una lettera destinata “ad ogni donna”,
chiedeva perdono per le ingiustizie compiute verso le donne nel Quando una donna dice di avere il raffreddore lasciatela a casa. È
nome di Cristo, per la violazione dei diritti femminili e per la deni- una scusa per non farvi un pompino.
grazione storica delle donne. Ma perse ogni credibilità quando
imbucò la lettera nel culo di una Guardia Svizzera. Sebbene quello che avete letto possa sembrare una sterile osten-
tazione di sessismo e misoginia la redazione di UmoreMaligno
Dietro ogni grande uomo c’è sempre una donna. Che gli rompe il tiene a precisare che...
cazzo. No, non tiene a precisare assolutamente nulla. Troie.

153
MEDIAPOLIS
La coda corta
di Luca Castelli (cabaldixit.blogspot.com)

Dal cinema alla musica, da Checco Zalone ad Augusto


Minzolini, dall’informazione a Internet: e se nel 2011
l’omologazione non fosse tutta colpa dei multisala?

C
inema in crisi? Produttori sull’orlo del lastrico? Azione combi-
nata di pay-tv, dvd e download pirata che soffoca le sale cine-
matografiche? Industria agonizzante? Non certo in Francia.
Dall’altra parte delle Alpi, il 2010 è stato un anno da ricordare,
come testimoniano le cifre rese note dal Centre National du
Cinéma. “Con 206,5 milioni di spettatori, è uno dei migliori anni di tutti
i tempi (bisogna risalire al 1967 per trovarne uno migliore)”, scrive “Les
Inrockuptibles” il 26 gennaio 2011. E aggiunge: “Il 2010 non deve esse-
re considerato un’eccezione, conferma invece una tendenza di fondo: le
presenze in sala sono in crescita dal 2007”. Esclusività francese? Non
proprio. Negli stessi giorni in cui il CNC brindava a champagne, in
Italia i produttori stappavano parecchie bottiglie di spumante.
Almeno, quelli delle sei commedie protagoniste dell’inverno più
ricco che il cinema nazionale ricordi. Sei film autarchici (Che bella
giornata, La banda dei Babbi Natale, Natale in Sudafrica, Qua-
lunquemente, Immaturi e Femmine contro maschi) in grado di incas-
sare, in appena cinquanta giorni, oltre centodieci milioni di euro al
botteghino. Più di due milioni di euro al giorno. Alla faccia delle
lamentele sulla fine del mondo. E alla faccia della crisi. O meglio, Checco Zalone
forse, proprio grazie alla crisi, come sostengono i teorici del cinema
come industria anticiclica, sorta di bene rifugio emozionale al quale fa in fretta a scivolare dallo champagne nella merde. Quella in cui è
ci rivolgiamo nei tempi bui, quando abbiamo pochi soldi in tasca e costretta a sguazzare la grande maggioranza di produttori ed eser-
tanto bisogno di distrazione (non è un caso che il boom sia tutto centi tagliati fuori dal banchetto mainstream. I 206,5 milioni di spet-
fatto di commedie: Vallanzasca di Placido, tanto per citare un titolo tatori, infatti, tendono ad accentrarsi in pochi multiplex. Corrono a
meno ridanciano, si è arenato sotto i tre milioni). vedere sempre e solo gli stessi blockbuster. “Il 40 percento dei film
che escono in Francia raccoglie meno di ventimila spettatori”, scrive
Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché questi exploit milionari “l’hebdomadaire”. “Il 60 percento, meno di centomila”. All’abbon-
nascondono segnali complessivi poco rassicuranti. Forse non tanto danza fin esagerata delle uscite (anche venti nuovi film a settimana)
dal punto di vista economico, quanto da quello sociale, culturale, non corrisponde alcun equilibrio nei riscontri economici. E la forbi-
artistico. Proseguendo nella lettura dell’articolo su “Les Inrocks”, si ce tra i film che guadagnano tanto e quelli che non guadagnano
nulla si sta aprendo in modo inverosimile. È un vizietto comune alla
finanza globale: oggi, in generale, la distanza tra i ricchissimi e i
poverissimi nel mondo si è fatta molto più ampia rispetto a trenta
RISATE D’ORO anni fa. Con il nulla in mezzo, vista la graduale scomparsa della clas-
Gli incassi delle commedie italiane al cinema, tra dicem- se media. Tradotto al cinema, il divario si presenta in modo elo-
bre e gennaio. quente. Prendiamo i venti film più visti in Italia dal 29 gennaio al 4
febbraio: il primo (Femmine contro maschi di Fausto Brizzi) ha incas-
Che bella giornata 42.778.913 € sato 3.846.589 euro in sette giorni; il ventesimo (Tamara Drewe di
La banda dei Babbi Natale 21.414.051 € Stephen Frears), 13.079 euro. Avete letto bene: tra il numero uno e
Natale in Sudafrica 18.593.258 € il numero venti c’è un rapporto di trecento a uno.
Qualunquemente 13.915.743 €
Immaturi 11.351.664 € Tra i principali indiziati di questo processo di accentramento/
Femmine contro maschi 3.904.928 € omologazione dello spettatore contemporaneo non ci sono solo
Totale 111.958.557 € le scelte di produttori o distributori, che puntano tutto su titoli
sicuri, ma anche la deriva da centro commerciale delle multisala.
Fonte MyMovies.it, aggiornata al 4/2/2011. Femmine con- Per la Francia, “Les Inrocks” parla di una “situazione di quasi
tro maschi era alla prima settimana d’uscita. Sempre in monopolio provocata dal dominio di tre grandi gruppi: UGC, Euro
tema di commedie, nella seconda metà del 2010 Palaces (Gaumont/Pathé) e MK2. A Parigi, raccolgono il 90 percen-
Benvenuti al sud ha sfiorato i 30 milioni di euro. to degli spettatori”. E se si lamentano i parigini, che possono
ancora respirare l’atmosfera da Nouvelle Vague nei piccoli cine-
ma in Rue Champollion e godere degli ampi spazi d’essai della

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Realtà e illusione. Realtà, perché le idee di Shirky e Anderson in
fondo corrispondono al vero. Chiunque desideri cullarsi nelle nic-
chie ed esplorare le rotte meno battute può farlo benissimo. In
modo legittimo, iTunes e Amazon ti accompagnano con la stessa
gentilezza da Katy Perry e da Joanna Newsom. In modo più cor-
saro, BitTorrent, Megavideo ed eMule ti permettono di vedere
tanto Femmine contro maschi che Tamara Drewe. L’illusione è che
questo sia davvero ciò che interessa al pubblico. La logica della
passività da hit parade si sta diffondendo anche nei territori digi-
tali. Senza uccidere le alternative, ma di fatto relegandole a una
condizione di anonimato dagli inevitabili effetti anche economici.
Se l’immagine appare avvilente per quanto riguarda canzonette e
commedie, ancora più gravi sono i risvolti in altri campi, per
esempio l’informazione. È facile attaccare Minzolini per il modo
in cui dirige il TG1. Un po’ meno è ricordarsi che il pubblico oggi
non è più obbligato a guardare Minzolini e il TG1. Può trovare
fonti alternative sul Web, acquistare un giornale o anche solo
www.nytimes.com pigiare un bottone diverso sul telecomando. Ai tempi del canale
unico, certe lamentele erano comprensibili, oggi sono molti
Cinemathèque a Bercy (ondulatamente progettata da Frank meno gli alibi concessi. Allo stesso modo, forse non bisognereb-
Gehry), figurarsi cosa dovremmo dire noi in Italia. A riguardare la be soffermarsi solo sul dito dei multisala, ma guardare anche la
lista delle sei commedie-fenomeno e a spulciare luna. Quei 206,5 milioni di spettatori francesi o quei 110 milioni
www.trovacinema.it, il paesaggio nostrano è ancora deteriore. di euro incassati dalle commedie italiane ci dimostrano che in
Non solo le nostre città sono ormai territorio in mano dei grandi fondo, anche nelle fauci della crisi e di Internet, i soldi non sono
supermercati del cinema (con alcuni capoluoghi di provincia ser- scomparsi, così come non lo è la disponibilità a spenderli. Sarà
viti ormai in esclusiva da multisala), ma in buona parte di essi anche scoraggiante da ammettere, ma buona parte del problema
ormai viene meno anche la varietà d’offerta che sembrerebbe - nel 2011, tra Internet e cotillons - non è in chi ci obbliga a fare
implicita nel nome stesso: “multi sala”. Piuttosto che concedere qualcosa. È in ciò che noi scegliamo (o non scegliamo) di fare,
anche solo lo stanzino più minuscolo a Tamara Drewe, i gestori guardare, ascoltare, leggere, o anche votare. 
scelgono di appaltare due o tre sale a Checco Zalone. A orari
diversi, così si ottimizzano i guadagni.

Fino a pochi anni fa si pensava e ripeteva che la salvezza per la


diversità dell’ecosistema culturale sarebbe venuta da Internet.
Nell’estate del 2000, all’alba della rivoluzione del peer-to-peer MONTHLY BURNS
innescata da Napster, Clay Shirky scriveva sul “New York Times”: Venti MP3 legali per il vostro iPod, computer o cd masteriz-
“Malgrado tutto lo scalpore suscitato dalle questioni del copyright e zato. Dal 1° marzo, i link su www.ilmucchio.it
della legalità, la libertà più importante che Napster ha diffuso nel
mondo della musica non è la libertà del costo, ma la libertà di scelta. 1. Cracker Wrist (Bardo Pond)
Napster, collegando gli amanti della musica e consentendo loro di 2. San Pedro (Mogwai)
scambiarsi le proprie collezioni, dà la libertà di scegliere da un reper- 3. Chelsea Nights (Lawrence & Leigh)
torio musicale praticamente infinito, una canzone alla volta (…). 4. Lovers Lane (Hunx & His Punx)
Napster ha dimostrato che non vi sono barriere tecnologiche all’ac- 5. Breadcrumb Trail (Buried Beds)
cesso al catalogo musicale mondiale, ma solo barriere commerciali. 6. I Am The Assassin (Dag for Dag)
Gli utenti di Napster non si limitano a piluccare gli hit dagli album 7. The Gaudy Side of Town (Gayngs)
più famosi. Gli ascoltatori assecondano invece tutti i loro interessi, 8. Out of Love (David Myles)
anche i più contraddittori, aggiornando continuamente le proprie rac- 9. Victory Walker 2am (Still Flyin’)
colte con un po’ di Bach, di Beck o anche di Buckwheat Zydeco, a 10. Coming To Get You! (Electra)
seconda del momento e dello stato d’animo. (…) Napster è diventa- 11. Apollo (Stockholm Syndrome)
to uno strumento per avventure musicali, in grado di fornire più diver- 12. Wolfboy (Blair)
sità di quanto non faccia lo scaffale dedicato alla world music di qua- 13. Helplessness Blues (Fleet Foxes)
lunque negozio di dischi”. La medesima linea di pensiero portò 14. Barton Hollow (The Civil Wars)
Chris Anderson a formulare nel 2004 la famosa teoria della “long 15. Cayman Islands (Bart Davenport)
tail”, la lunga coda delle nicchie (nella musica, nel cinema, nella 16. Rainbow (Emilie Simon)
narrativa, in qualsiasi settore “digitalizzabile” o comunque vendi- 17. Careful What You Say (Class Actress)
bile su Internet) che avrebbe ribaltato le dinamiche standard del 18. Dog Years (Luke Rathborne)
commercio globale. Sul Web scompariva la dittatura della hit 19. I Lost Time (A Classic Education)
parade e germogliava l’ecosistema perfetto, alternativo ai multi- 20. The Ship Song (live) (Amanda Palmer)
sala della vita reale.

155
BALLOONS
Frigolandia
a cura di Andrea Provinciali

A
parecchie centinaia di chilometri dalla tenuta di Arcore, in
una colonia ex fascista abbandonata nel comune di Giano
dell’Umbria, sorge un altro feudo della trasgressione, dove
hanno libero accesso però fantasia e arte, invece che Fede e
Lele Mora. È la Repubblica di Frigolandia, dove Vincenzo
Sparagna veste ancora i panni di quel condottiero irriverente che
diede luce, insieme a Scozzari e Tamburini, all’avventura irripeti-
bile chiamata “Frigidaire”, da poco riaffacciatosi in edicola per far
ridere e riflettere l’Italia volgare di oggi, che si ingozza di soli cine-
panettoni.

Che aria tira nella repubblica di Frigolandia?


Per l’esattezza, l’abbiamo definita prima Repubblica marinara di
montagna, città immaginaria dell’arte maivista, monastero euroti-
betano, ashram socratico. Abbiamo trasferito qui con il nostro
archivio di giornali, libri e opere accumulati nel corso dei trent’an-
ni. Grazie alla partecipazione di molti volontari, abbiamo ristruttu- Il cancello d’entrata di Frigolandia
rato gli edifici e sistemato il meraviglioso parco. Ab-
biamo il salone museo, la redazione, gli archivi, stanze non dire niente. Finte produzioni editoriali che sono
per ospitare persone. Facciamo incontri periodici, per sottosezioni di grandi imprese, Mediaset, Fiat e via di-
di-
mettere in comune le idee, oltre al lavoro virtuale, tipi- cendo. Un dumping commerciale impossibile da sfida-
co dei tempi moderni, connettendoci con l’Eritrea o il re, quando ti vendono un chilo e mezzo di inserti a 50
Brasile. Nei primi due anni, abbiamo fatto un gran lavo- centesimi. È una giungla.
ro di preparazione, con l’inaugurazione e la Festa di li-
berazione dei frigoriferi intelligenti, nel 2006, con tanto Protagonisti, di ieri e di oggi, sempre loro: “i giovani”.
di ingresso a cavallo di un gruppo di mongoli da me Ma non ci sono più quelli di una volta.
capeggiato. Poi qualche numero che non è andato in Beh, io stesso ero un giovane e ora sono anziano, il pre-
edicola, e nel 2008, il libro per Rizzoli, in cui ho rac- cario più vecchio d’Italia, che vedrà il suo primo salario
contato L’incredibile storia di Frigidaire: occasione per fisso con la pensione minima. L’età media oggi è di per-
fare il punto, riprendere i fili e poter guardare oltre. sone che all’epoca di Pazienza e Tamburini non erano
neanche nate. Io e gli altri facevamo parte di una cultura giovanile
Poi il temerario approdo in edicola. fortemente collegata alle ideologie e attraversata da passioni civili,
Sulla base di una riorganizzazione storica, con tanti giovani talen- politiche, rivoluzionarie, anti-capitaliste. Una ricchezza ma anche
ti da tante parti d’Italia, abbiamo ripreso un ritmo mensile. Per un un limite: il problema era come rompere questo schema e uscire
anno, con quattro pagine pubblicate su “Liberazione” e, da giugno dalla mitologia. Oggi è l’inverso: non hai spinta naturale ai movi-
scorso, siamo ridiventati autonomi. Frigidaire è adesso un tabloid menti, alla ribellione. C’è una dominante di individualismo che ha
di 20 pagine, un “mensile popolare d’élite”, che mantiene le sue contagiato le giovani generazioni, cresciute con “Drive In” e i film
coordinate stabili, ma segue la trasformazione di tempi e soggetti. porno come forme di trasgressione. C’è un deserto da attraversa-
Essere popolare, per rivolgersi all’intero pianeta a un prezzo acces- re, ma da un paio d’anni noto che l’ondata individualista sta arri-
sibile. Parlare “gramscianamente” alle grandi masse, ma non alla vando al suo limite. Dobbiamo ricostruire un linguaggio, che crei
Pippo Baudo. Quindi, essere anche d’élite. Partiamo da una condi- un senso sociale dell’essere individui. Anche Robinson Crusoe, da
zione d’appartenenza e non dobbiamo perdere ma moltiplicare il solo sull’isola, parlava inglese.
rigore della comunicazione: insomma, non dire sciocchezze. An-
che il più sprovveduto e meno preparato, sul piano dello stile e del Tutto cambia, ma anche no. Un tal Giorgio Bocca, su un “Frigi-
gusto, ha occasione di capire se stesso e quello che ha intorno. E daire” del 1985 parlava di festini a casa Berlusconi.
di avvicinarsi all’estetica della rivolta. Sì, ho usato diversi pseudonimi. Fu una cosa curiosa: quell’artico-
lo fantasioso, scritto per la rubrica pariodistica “Il Potere”, fu con-
Un sfida suicida, di questi tempi. fuso da molti per un pezzo del vero Bocca. È un esempio di come
Siamo in una situazione diversa sia rispetto a trent’anni fa sia all’i- le cose possano essere raccontate. E il Bocca di “Frigidaire” non le
nizio del millennio. Non solo è cambiato lo scenario della comuni- ha inventate: gliel’aveva dette una sua amica milanese! Ho rac-
cazione, ma anche il modo con cui le persone si rapportano al contato una cosa totalmente indimostrabile, una realtà che si sus-
mondo. All’inizio degli Anni Ottanta, dovevamo uscire da una si- surrava, un articolo falso ma anche vero: un segreto di Pulcinella,
tuazione underground tipica del ’77 e rendere “Cannibale” e “Il Ma- come quando tutti sapevano che l’Unione sovietica era sul punto
le” riviste patinate e moderne, abbandonando un’epoca ideologica. di crollare, ma nessuno osava dirlo. Ma pure adesso, le rivelazioni
Oggi, il cambio di pelle è dovuto alla velocità di comunicazione e di Wikileaks non fanno che confermare quello che già si sapeva.
ai nuovi media, che rendono obsoleta, per dire, la rubrica della Vogliamo sapere quello che sappiamo già! Il problema è come dir-
posta. E poi la stampa è cambiata: le edicole sono affollate da mi- celo. E per questo, esiste la forma paradossale della satira.
gliaia di “pubblicazioni civetta”, che occupano tutto lo spazio per Diego Carmignani

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Un sempre mai domo Vincenzo Sparagna ci apre le porte di Frigolandia,
per parlare del nuovo approdo in edicola di “Frigidaire”, ma non solo.
E poi tante belle “storie”: di musica, di tragedie, di amori e di luoghi.

DAVIDE TOFFOLO capace di centrare il bersaglio


L’INVERNO D’ITALIA (il bersaglio è l’immaginazione
Coconino, pp. 152, euro 14 del lettore, catapultato in ognu-
no dei posti ritratti nelle sto-
“Io li odio gli italiani”. Così Dra- rie). Ha la fantasia dei migliori
go, un bambino sloveno di die- cantastorie, Aleksandar Zograf:
ci anni, ripete in continuazione ma sono i disegni frizzanti e
alla sua coetanea e conterranea gassosi, i colori vivaci e perfet-
amica Giudita durante la loro tamente calibrati, a rendere o-
prigionia nel campo di inter- gni tavola pulsante, a offrire il
namento di Gonars, provincia meglio dell’artista serbo, colla-
BANDA PUTIFERIO di Udine, durante la Seconda ALEKSANDAR ZOGRAF boratore in patria della rivista
& AUTORI VARI Guerra Mondiale. Un intenso, STORIE Vreme. Ogni storia, nel breve
IL PARADISO DELLE TROTTOLE profondo e quanto mai essen- Coconino, pp 175 euro 17,50 respiro di due pagine, restitui-
Tunué (libro + cd), pp. 96 + 62’, ziale Davide Toffolo ripercorre sce ossigeno e… qualcosa di
euro 17,50 quel riprovevole e rimosso pro- Ogni occasione è buona per simile a una forma di speranza.
getto di pulizia etnica che l’Italia Aleksandar Zograf. Zograf è un Storie tratte dal folklore serbo,
Progetto ambizioso ma sostan- fascista mise in atto deportan- possiamo-definirlo semplice- o da passeggiate in giro per il
zialmente riuscito quello della do migliaia di cittadini sloveni mente-fantastico artista serbo, mondo. La mia preferita: due
Banda Putiferio, che con Il para- adottando il punto di vista di noto in Italia anche (e soprat- amici decidono di andare in
diso delle trottole non si è limita- quei due ragazzini che realmen- tutto) per la collaborazione con due parchi cittadini nello stes-
ta a dare alle stampe un sempli- te fecero esperienza di quella Internazionale, che ha ospitato so momento, per “provare a
ce disco, ma lo ha affiancato a tragedia di odio, razzismo, soli- negli anni le sue storie dal mon- sentire le vibrazioni del mo-
un libro realizzato con la colla- tudine e morte. I loro volti sca- do. E si può trattare di incontri mento”. Uno si trova nel Mas-
borazione di tanti bei nomi del vati e i corpi scheletrici, punti- occasionali, ricordi, sogni: Zo- sachussets, l’altro in Serbia.
panorama fumettistico tricolo- gliosamente delineati dal tratto graf riesce sempre a rigirare fe- Siedono alle loro panchine e
re, impegnati a trasformare in secco e doloroso di Toffolo, rac- licemente questa materia pri- colgono nell’atmosfera che li
immagini le parole dei brani. Ne contano quelle infinite giornate ma, trasformandola in schegge circonda una magia rara fatta
risulta una raccolta di “Storie e fatte di niente e paura, fame e fulminanti, cariche di energia di semplicità quotidiana. Un
canzoni per bambini cresciuti” la disperazione, rabbia e nostal- vibrante. Un’energia che vien piccolo miracolo compositivo,
cui forza risiede proprio nella gia, passate dietro una rete di fuori con potenza da testi intel- emozionante quanto un breve
multimedialità: se è vero che sia filo spinato dove la morte scon- ligenti, di volta in volta comici, racconto, un haiku, una canzo-
le tavole sia i brani potrebbero figgeva ogni istante la libertà e romantici o schiettamente sati- ne da due minuti che riesce a
vivere di vita propria, la loro frui- la spensieratezza di quell’età. rici, dal tono sempre lieve e de- riflettere il tuo stato d’animo.
zione contemporanea fa sì che Sono soprattutto i dialoghi licato, mai rozzo e sguaiato, Liborio Conca 
l’esperienza visiva e quella audi- semplici, diretti ma tremenda-
tiva non soltanto si completino, mente illuminati, come solo
ma finiscano per esaltarsi a vi- quelli dei bambini riescono ad
cenda. Si parla di grilli, formiche essere, a cogliere tutta l’inuma- JIRO TANIGUCHI
e zanzare in queste quattordici na ingiustizia che si stava com- GLI ANNI DOLCI
ballate, ma anche di avidità, so- piendo. Come quando Giudita Rizzoli Lizard, pp. 203, euro 17
prusi, capitalismo e della diffi- ribatte così al pensiero iniziale
coltà di essere diversi, e lo si fa di Drago: “No. Sono loro che Tratto da un romanzo della scrittrice giap-
servendosi degli stilemi di un odiano noi”. ponese Hiromi Kawakami, Gli anni dolci è
cantautorato di matrice popola- Andrea Provinciali una classica storia romantica, con quelle
re, classico ma non privo di de- splendide atmosfere rarefatte che rendono caratteristico il
vianti tocchi moderni, nonché disegno sensibile di Taniguchi. Ogni inquadratura sui dolci
del tratto di autori quali Otto grandi occhi di Tsukiko, la protagonista del racconto, apre
Gabos, Luca Enoch, Onofrio Ca- paesaggi malinconici e riesce a catturare con la forza di un
tacchio, Davide Barzi e Massi- magnete. Tsukiko, trentasette anni, ritrova il suo vecchio
mo Giacon, mentre tra gli ospiti professore di letteratura. Un incontro apparentemente ca-
del cd segnaliamo Daniele Se- suale che in realtà è un filo sottile che lega tutto il fumet-
pe, Mauro Ermanno Giovanar- to. Scorrono fiumi di sake, e sembra quasi di respirare gli
di, Alessio Lega, Ivano Mare-