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MUCCHIO

m e n s i l e d i m u s i c a c i n e m a l i b r i p o l i t i c a e a t t u a l i t à

www.ilmucchio.it Il Mucchio Selvaggio -


Euro 6 Anno XXXIV - N. 675 - Ottobre 2010

ISSN 1121-354X
Via dall’Iraq
Barley Arts
9!BLF<G<:RTSOOUoY[Z[ZaZlZj
Francesco Cossiga
Massimo Volume CLASSIC ROCK
Interpol Plasticland
Milena Gabanelli Fleshtones
Slow Food
Tim Willocks John Fogerty
Melissa Auf der Maur Ninja Tune
Antony And The Johnsons Sugar Hill
La buona morte
Poste Italiane Spa - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Roma

Bruce
Springsteen
La luce nell’oscurità
MUSICA: BONAVERI, DREAM SYNDICATE, TULI KUPFERBERG, BLACK ANGELS, DEERHUNTER, THREE MILE PILOT, NEIL YOUNG, BAD RELIGION, SUPERCHUNK, SUFJAN STEVENS, PONTIAK,
RAY LAMONTAGNE CINEMA: WARD 54, INCEPTION, 1960, HAPPY TOWN LIBRI: FELICE CIMATTI, MEHMET M. SOMER, LUCA MASALI, NATSUO KIRINO, DAVE EGGARS, GREIL MARCUS
MUCCHIO
7 OPEN
MUCCHIO
m e n s i l e d i m u s i c a c i n e m a l i b r i p o l i t i c a e a t t u a l i t à

Lettere aperte

12PRIMO PIANO
Euro 6 Il Mucchio Selvaggio - Anno XXXIV - N. 675 - Ottobre 2010 www.ilmucchio.it

CLASSIC ROCK
Plasticland
Fleshtones
John Fogerty
Ninja Tune Records
Sugar Hill Records
Mensile di musica, cinema, libri, politica e attualità
Via Antonio Silvani, 8, scala D - 00139 Roma
Tel. 06.8121374; Fax 06.8108317 Bruce Springsteen, Francesco Cossiga, Imparare a morire, Bruce Springsteen
Via dall’Iraq
Massimo Volume
Interpol
www.ilmucchio.it

Antony
Informazione: Report e Slow Food, Antony, Melissa Auf Der Maur, Melissa Auf der Maur

LA COPERTINA ALTERNATIVA
Barley Arts
Francesco Cossiga
Tim Willocks, Via dall’Iraq, Miss Mafia e Mr Stato, Eco-Pop a Taranto, Milena Gabanelli
Slow Food
Direttore editoriale: Tim Willocks

Max Stèfani (maxstefani@ilmucchio.it) Allarme pandemia, Barley Arts... Il mostro Ilva


La buona morte

Redattore capo:
Daniela Federico (danielafederico@ilmucchio.it)

57MUSICA
Art Direction: Linda Robinson

In redazione (redazionespettacoli@ilmucchio.it): MUSICA: BONAVERI, DREAM SYNDICATE, TULI KUPFERBERG, BLACK ANGELS, DEERHUNTER, THREE MILE PILOT, NEIL YOUNG, BAD RELIGION, SUPERCHUNK, SUFJAN STEVENS, PONTIAK,
RAY LAMONTAGNE CINEMA: WARD 54, INCEPTION, 1960, HAPPY TOWN LIBRI: FELICE CIMATTI, MEHEMET M. SOMER, LUCA MASALI, NATSUO KIRINO, DAVE EGGARS, GREIL MARCUS
Valentina Cassano (valentinacassano@ilmucchio.it)

58 INTERVISTE
Beatrice Mele (beatricemele@ilmucchio.it)
Andrea Provinciali (andreaprovinciali@ilmucchio.it)
Valeria Garofalo (miss stagista)

Comitato di redazione: Massimo Volume, Interpol


Massimo Del Papa (maxdelpapa@gmail.com)

62 FUORI DAL MUCCHIO


Federico Guglielmi (MD7213@mclink.it)
John Vignola (vignola.j@gmail.com)

Consulenti alla redazione:


Alessandro Besselva Averame (a.besselva@tin.it) Bonaveri, Lele Battista, Dome La Muerte, Zeus, Ministri
Luca Castelli (lucacastelli@yahoo.it)

64 SOUNDLAB
Eddy Cilìa (e.cilia@inwind.it)
Damir Ivic (damir@iol.it)
Aurelio Pasini (aurelio.pasini@tin.it)
Fabri Fibra, High Tone, Shed, Uochi Toki...
Collaboratori: Fabio Massimo Arati, Simone Arcagni,

68 SUL PALCO
Carlo Babando, Luca Baldazzi, Michele Benetello,
Luca Bernini, Riccardo Bertoncelli, Paolo Bianchi,
Antonio Bibbò, Alessandro Bolli, Giulia Bondi, Carlo
Bordone, Giuseppe Bottero, Annarita Briganti, Alessio
Brunialti, Daniele Caluri, Fabio Cagnetti, Marco Arcade Fire, Rock En Seine, Mike Patton, Leonard Cohen, Ypsigrock, Pop Group, Berlin Festival
Celentano, Chiara Colli, Liborio Conca, Marco Di Marco,

74 STORIE DI R’N’R
Marco Drago, Beatrice Finauro, Manano Foschini,
Nicoletta Gemmi, Giulia Guiducci, Chiara Lalli, Claudio
Lancia, Paride Leporace, Federica Linke, Giovanni Linke,
Ilaria Mancia, Claudia Mangano, Andrea Marotta,
Giorgio Nerone, Francesca Ognibene, Riccardo Orioles,
Medicine Show dei Dream Syndicate

76 RECENSIONI
Giuliano Ortali, Emiliano Pagani, Gabriele Pescatore, Alex
Pietrogiacomi, Vittorio Pio, Massimo Pirotta, Natale
Plebani, Elena Raugei, Giovanni M. Ripoli, Mario Rumor,
Hamilton Santià, Alessandra Sciamanna, Diego Sileo,
Daniele Silipo, Stefano Solventi, Antonio Tettamanti, Black Angels, Antony & The Johnsons, Massimo Volume, Deerhunter, Three Mile Pilot, The Corin Tucker Band, Röyksopp,
Cristiano Tinazzi, Giancarlo Turra, Gianluca Veltri, Carlotta Neil Young, Sufjan Stevens, Abe Vigoda, Pontiak, Ray LaMontagne, Bad Religion, Underworld, Of Montreal, Aloe Blacc,
Vissani, Antonio Vivaldi, Dario Zonta Superchunk, Tame Impala, Fuzzy Lights, Belshazzar’s Feast, Wolf People, Les Favy Fav, Jamey Johnson, The Lodger...

98 FREAK
Foto: Stefano Masselli, Ilaria Magliocchetti Lombi

Operazioni speciali: Antonio Portieri

Diffusione, abbonamenti e arretrati: Tuli Kupferberg: masturbarsi è umano, scopare è divino


Luca Maioli (lucamaioli@ilmucchio.it)

Amministrazione:
Rita Di Fazio (ritadifazio@ilmucchio.it) 101 CLASSIC ROCK
Sugar Hill, Plasticland, Fleshtones, Ninja Tune, Teardrop Explodes, QOTSA, John Fogerty...
Distribuzione: Parrini & C.

117 CINEPLEX
Via di Santa Cornelia, 9 - 00060 Formello (Rm)
Prestampa: Graphic Art 6 srl (graphicart6@tiscali.it)
Via Ludovico Muratori, 9/13 - 00184 Roma
Stampa: Arti Grafiche Srl
Via Vaccareccia, 57 - 00040 Pomezia (Rm)

Pubblicità: Daniela Federico - 06.8121374 Monica Maggioni: cronache dal fronte, Werner Herzog, Italiani a Venezia, 1960, Sherlock,
danielafederico@ilmucchio.it Il giardino delle vergini suicide, Inception...

131 BOOKLET
Registr. Tribunale di Roma n. 16947 del 6/10/1977
“Il Mucchio Selvaggio” è una pubblicazione mensile
della Stemax, Società Cooperativa a r. l.

Direttore responsabile: Max Stèfani


Felice Cimatti, David Byrne e i Diari della bicicletta, Mehmet M. Somer, Natsuo Kirino,
Sede legale: Via Ottorino Gentiloni, 4 - 00139 Roma Luca Masali, Chuck Palahniuk, Dave Eggars, Paul Beatty, Edmund White...

150 RUBRICHE
Spiritual Guidance: John Belushi

© Stemax Coop a r. l. 2010


tutti i diritti di produzione sono riservati Mediapolis, Balloons, PencilSong, Crampi, My Private Life, Short Talks, Seppia...
Chiuso in redazione il 15/09/2010
Marco Scalia (www.marcoscalia.it) ha vinto il premio Satira politica di Forte dei Marmi.
ILMUCCHIOSELVAGGIO
EDIT
di Max Stèfani

“Sto lavorando duro per il mio


prossimo errore”. (Berthold Brecht)

C
ortei, precari e studenti in piazza, caschi gialli, cattedre Copertina a Bruce Springsteen. Da quanto tempo mancava su
vacanti, presidi part-time, tagli a personale, edifici, stru- queste pagine? Tante? Troppe? In effetti negli ultimi dieci anni
menti. È iniziato così l’anno scolastico, tra polemiche poli- non è che l’uomo ce ne abbia date molte opportunità. L’occasio-
tiche e frustrazioni quotidiane, e la strada maestra resta ne, gradita, è nuovamente per una ristampa con contenuti
quella più dura: otto miliardi di euro da togliere alla scuola aggiuntivi. Nel dicembre del 2005 successe per Born To Run ades-
italiana in tre anni. so per Darkness Of The Edge Of Town in uscita a metà novembre.
Si devono ridurre non solo i bidelli e addetti alle fotocopie, ma Altra copertina possibile sarebbe stata quella su Kossiga. E’ stato il
anche il numero degli edifici, così come quello degli insegnanti volto sabbioso, spregiudicato e violento dello Stato. In quegli anni,
(1300 tagli tra Milano e hinterland hanno già eroso la qualità del ci siamo sentiti tutti più in pericolo, più esposti, più bersagli, non
“tempo pieno” alle elementari). Presidi costretti a gestire più scuo- solo dei terroristi: anche dello Stato, di chi lo dirigeva, uomini peri-
le contemporaneamente, fino al giovedì in una e il venerdì di corsa colosi e incomprensibili come Cossiga. Non ci mancherà.
a mettere firme sotto questioni sconosciute nel secondo istituto, Per il resto Antony And The Johnsons, si parla di morte con il filo-
genitori inconsapevoli di quante volte il proprio figlio potrà man- sofo Bodei, Irak, la mafia (altro argomento sul quale vale sempre la
giare in mensa, classi di 34 unità, classi con più disabili su 25 alun- pena di battere, anche a costo di sembrare eccessivi), Claudio Trot-
ni (quando la norma vorrebbe un portatore di handicap ogni 20 ta, come “organizzatore” e di concerti e promoter, nella serie di arti-
studenti), ridotto il numero delle ore settimanali negli istituti tec- coli volti a vedere cosa accade dietro le quinte della nostra musica.
nici e professionali, depennate ovunque le visite ai musei. Cerchiamo come al solito di raccontare i fatti. Né più né meno.
Sparite anche quelle ore in cui gli alunni venivano divisi in gruppi, Dare le notizie. Senza nasconderle o modificarle come fanno
in modo da permettere alle maestre di seguire quelli con maggiori quasi tutti. Che sembra la cosa più logica di questo mondo, ma
difficoltà nelle singole materie. Non c’è tempo, non ci sono soldi. nell’Italia di oggi perfino l’ovvio è diventato rivoluzionario.
Intanto il 20 percento delle scuole italiane sono vuote, chiuse. Il C’est tout. Buona lettura.
doppio, invece, sono gli edifici da ristrutturare. Solo in Calabria
più della metà degli esistenti.
Nel 2009 la Protezione Civile aveva calcolato 20 miliardi per la
messa in sicurezza di tutti gli edifici. A oggi il Ministero non ha
speso nulla.
Siamo alla seconda stagione della riforma Gelmini e l’impressio-
ne è di avere una scuola svuotata, un settore a perdere. Pa
s
Fat
L’Ocse ha appena fotografato per grandi numeri l’interesse verso me so in el
sac tton una ac
l’istruzione: siamo penultimi davanti alla Slovacchia per spesa da erdo o in abb ari
scolastica (il 4,5 percento del Pil), ultimi per la quota spesa pub- ne llo St ti no man azia. tà
blica destinata alla scuola (il 9 percento). no cessa ato. n ric o un App
La Lega ha espropriato una scuola, ad Adro, trasformandola di do 883 ri pe Devi evon dep ena
l a
fatto in un istituto padano. Concepita e arredata come un partito. fac nare euro r un assic o pi iant rrivo
cia ”. p a v ur ù :“ m
Un luogo pubblico privatizzato, cioè snaturato, sottratto alla sue co Alle er 1 ita d are la co Ogg i
me ga 2 m ig loro ng i i
funzioni di neutralità e accoglienza. il c to e n r
Le parole della Gelmini hanno fatto capire che il Governo non ha ulo un si. È itosa i me ua
i
qu c/c mp Alm zi. z
nessuna intenzione di intervenire avallando di fatto il sopruso: est o
i. post rtan e-
“Chi protesta contro la scuola di Adro dovrebbe protestare anche ale te
. L
quando nella scuola entrano i simboli di sinistra”. Ma qui si tratta di a
ben altra cosa che entrare, professore a o studente che sia, con
una maglietta del Che o con una svastica tatuata sul braccio.
Questo della scuola è un argomento sul quale battiamo spesso
ma non è mai troppo.

5
OPEN
Tra gli ombrelloni di uno stabilimento balneare di un campeggio
in Toscana, uno dei tanti, gironzolando si vedono libri anche de-
centi,“ la Repubblica”, “Il Fatto Quotidiano”, “l’Unità” e addirit-
tura una copia di Mucchio Extra (oltre la mia). Osservando le per-
sone si notano pochi costumi coatti, volti normali, pochi topless,
volume generale dei dialoghi tollerabile. Spiaggia libera adia-
cente: zero libri, al massimo spuntano copie di “Chi” o “Sorrisi &

LETTERE
Canzoni”, occhiali Carrera onnipresenti (sembra quasi che li di-
stribuiscano all’ingresso), tatuaggi dozzinali, costumi maschili
come divise, gel in testa, bimbi obesi, seni rifatti e che hanno per-
so il bello. Nessun giudizio, solo una riflessione: la Sinistra non ha
alcuna possibilità di farcela, magari potrebbe vincere in futuro
una tornata elettorale, ma la presa, l’appeal, il fascino di un qual-
siasi contenuto è perso. Il suo bacino di voti è appannaggio tota-
le o quasi della parte avversaria.
Pasolini, osservando cosa sono gli italiani dell’una e dell’altra
parte, senza distinzioni, si sarebbe accorto di esser stato, come

APERTE
sempre, ottimo profeta. Di più: la parte buona o sana del Paese
non è poi così valida e comunque meno numerosa di quello che
speriamo. Siamo un Paese fermo, quando, in alcuni campi, non
regrediamo.
sith.frosa@gmail.com

Mucchio, “Internazionale” e “La Voce delle Voci” (www.lavoce-


dellevoci.it) sono le uniche pubblicazioni per le quali sono felice
di spendere i miei soldi. Ogni tanto prendo “MicroMega”, quan-
do c’è qualche tema che mi interessa particolarmente, ma chi
muove i fili mi dà l’impressione d’essere, come dire, lievemente
furbetto, così come nel caso de “L’Espresso”, d’altronde. “Ru-
more” non mi dispiaceva, anche se tendeva troppo spesso all’e-
saltazione di artisti per me mediocri. Velo pietoso su “Rolling
Stone”. L’ho comprato per qualche anno, parallelamente al Muc-
chio, ed alla fine è arrivato a nausearmi. Letteralmente. Troppo
✎ maxstefani@ilmucchio.it patinato, troppo superficiale nelle recensioni e spudoratamente
pronto a saltare sul carro dei vincitori. Ok il prezzo irrisorio, ma
ne avevo le palle piene di Calvin Klein. La copertina con Ber-
+10 percento rispetto al 2009. luskazz rockstar dell’anno per fortuna non è in mio possesso,
avevo dato un taglio già da un paio d’anni. Avrei dato di stoma-
Tanto ha venduto l’estate co. Giusta dimostrazione di stima nei confronti di chi continua a
scorsa l’accoppiata fare informazione seria, con grande professionalità e levatura, in
Mucchio+Extra a 10 euro. un contesto ormai avverso da tempo e che non può far altro che
peggiorare. Buon lavoro, e buona fortuna. Ne avremo bisogno!
Una scommessa vinta grazie Matteo Canale
a tutti voi. Vi vogliamo bene.
Max, vogliamo parlare di questo PD? Per meglio dire dei dirigenti
del maggior partito dell’opposizione? Tutti stiamo rischiando il
posto in questa crisi. Lavoratori, imprenditori, professionisti, voi
stessi del Mucchio (senza lavoro un giovane su tre e disoccupati
hio -
zio ? record con il 9,1 percento). Loro soltanto, i dirigenti della Sini-
c ca
uc un’app su iPea tra- -
li d
stra, sembrano inossidabili. Sono da vent’anni saldi sulla poltro-
iM a cchio ent ver
na, nel bene e nel male. Hanno cambiato quattro/cinque volte
do u cilm una . Io simboli, ma non una faccia. Hanno perso 4 milioni di voti in due
n san e il M e fa F in pple cchi anni e sono sempre là.
pe er es PD t iA o
ate r ved potr tro tta d ei a L’Italia è l’unico Paese dove l’opposizione non riesce a guada-
t
S pe he vo ole fa s r om gnare mezzo punto dal crollo di fiducia del Governo e pare che
ne nso c re il tav lo a il.c
m il Berlusca abbia raggiunto il punto più basso di consenso dalla
Pe rma er la nto @g are lo
sfo ne p ame a 74 f “discesa in campo”. L’intero gruppo dirigente del partito è assai
op
p a ce meno popolare fra i suoi elettori rispetto a singoli esponenti
sio bbon . ph n
e
ch erino
a
l’ iusi .. a i locali come Zingaretti o Vendola. Ma questa debolezza fa danni
ne ns
ch m o n pe anche a destra, perché qualcuno comincia a capire che dopo Ber-
a u
sci rò lusconi non ci sarà necessariamente il diluvio. Contro questa Si-
riu pe nistra potrebbe vincere chiunque. Tremonti o Formigoni, Fini o
n …
No -rom o… Casini. Oppure addirittura il Cardinale Bertone, così la facciamo
cd ciam finita con questa buffonata dello Stato laico.
fac
Maria

7
OPEN
LETTERE
Max, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha
respinto la richiesta di riconoscere al Va-
ticano l’immunità legale nel processo di
pedofilia a carico di un prete nell’Oregon,
consentendo alla causa di proseguire il
proprio corso. Praticamente, negli USA

APERTE
verrà permesso alle vittime di abusi ses-
suali del clero di chiamare in causa diret-
tamente il Vaticano. I sacerdoti sono assi-
milati a impiegati del Vaticano e quindi il
datore di lavoro sarà chiamato in causa e
dovrà rispondere anche nei risarcimenti
economici.
Marco

Sono contento. Mi pare che, dopo la sen-


tenza, l’avvocato abbia detto che “Il Vati-

CHI NON
cano non può più sfuggire alla giustizia”. Stes-
sa cosa successa in Belgio, dove i preti pe-
dofili sono stati trattati come semplici citta-
dini. Bertone ha subito definito i poliziot-

MUORE
ti dei comunisti (associazione con Papi?),
mentre la gente vuole che la Chiesa sia trat-
tata con rispetto senza essere però immune

SI RIVEDE
dal giudizio. È naturale che un’inchiesta
abbia un impatto su chi ne è oggetto, così
com’è naturale che chi ne è l’oggetto debba
accettarlo nel rispetto dello Stato di diritto.
Non siamo più nel Medioevo.

Sono d’accordo che i soldi non fanno la


felicità, ma una grossa mano la danno.
Tuttavia, non ho mai capito perché più
sono ricchi e più cercano di fregare lo
Stato (cioè noi) non pagando le tasse.
Cosa cambia a Vasco Rossi se di 5-10
MotoGp
milioni di euro che guadagna l’anno ne Il 16 agosto Valentino Rossi è pas-
versa la metà di tasse? Non saprà nean- sato alla Ducati. Sostituisce quel
È sempre stato un tipo che come spenderli! Perché segnare il coniglio di Stoner. Era il segreto di
enigmatico, Lawrence, suo yacht di 25 metri “Jamaica II” a una Pulcinella, visto che anche voi l’a-
tanto che in trent’anni di società fittizia? Il motivo, lo conosco: il vevate scritto nell’intervista a
carriera discografica non proprietario può avvalersi della separa- Lucchinelli già sul Mucchio di
ha mai reso ufficialmente zione del proprio patrimonio da quello luglio. Purtroppo la specialità
noto il suo cognome. La della società, con il beneficio della re- MotoGp è a rischio visto che lo
sua riservatezza non è sponsabilità limitata, risparmia l’IVA sul schieramento si è già ridotto a soli
stata comunque un osta- leasing, paga il 50 percento in meno di diciassette partecipanti. Poi c’è
colo né per i Felt - il pro- gasolio con conseguente risparmio sul- una federazione latitante, un
getto più famoso, snoda- l’IVA, può detrarre come spese il mante- organizzatore poco lungimirante e
tosi per tutti gli ‘80 - né nimento della barca e del suo equipag- invasivo. Che senso hanno le scel-
per le successive avventu- gio, etc, etc. Tutti trucchi che permetto- te delle nuove categorie che sosti-
re con i Denim e con l’al- no di risparmiare il 50 percento dei soldi tuiranno le storiche? La Moto2 è
ter-ego Go Kart Mozart che verrebbero spesi se la barca fosse una pseudo monomarca Honda e
(da non confondere con intestata al proprietario. Sono tutti così, non ha convinto e la Moto3 che
l’omonima band califor- perdio. Da Valentino Rossi, a Bono, da sostituirà la 125 ancora meno. Gli
niana). A cinque anni Pavarotti agli Stones. Che palle! sponsor latitano (anche perché il
dal precedente lavoro, Giuseppe giocattolo è seguito solo in
la curiosa sigla torna ora Spagna e Italia) come i nuovi
ad apparire su un disco, Rossi dice che lo trova ragionevole e per talenti. Finché c’è Valentino il
anzi due: l’album On nulla evasivo. Lo fa per difendersi da even- baraccone ancora regge, ma poi?
The Hot Dog Street e il tuali danni che potrebbe fare lo yatch a terzi. Alberto
mini Mozart Mini-Mart. Per evitare rischi personali, ritorsioni in-
L’ambito stilistico è quel- somma. Lo ha fatto anche con il cane!?! Che
lo del pop sui generis. essendo figlio di un camionista, l’onestà per
lui è un valore fondamentale e nessuno de-
ve permettersi di metterla in discussione. E

ILMUCCHIOSELVAGGIO
8X4 Cd nel MUCCHIO
Eddy Cilìa
Aloe Blacc
Good Things
il fatto che guadagna tanto (primo contribuente bolognese) non è in contraddizione con Black Angels
quello che scrive o canta. Mah. Cazzate. L’evasione fiscale in Italia non è mai stata conside- Phosphene Dream
Black Mountain
rata un peccato. Più che altro una marachella. E l’esempio viene anche dall’alto. Previti e Wilderness Heart
Berlusconi a suo tempo dissero che era “moralmente giustificabile”. Black Crowes
Croweology
Che ne pensi dell’Internet Kill Switch di Obama? Ogni società operativa nei settori
Internet, telefonia o sistemi informativi degli Stati Uniti sarà soggetta al controllo e
Federico Guglielmi
sottoposta al comando del nuovo centro nazionale di sicurezza e comunicazioni Diaframma
(NCCC) che ha pieni poteri. Può fermare tutto quando ritiene sia il caso. Un black-out Siberia
della Rete? La trovo una legge assurda e anche impossibile da applicare. Bruce Springsteen
Darkness On The Edge...
Paola Massimo Volume
Cattive abitudini
Black Angels
Sono impietrito. È assurdo e secondo me irrealizzabile. E poi, con quali risorse? E con quali Phosphene Dream
conseguenze? Potrebbero anche esserci dei problemi dal punto di vista legale, specie con
alcuni contenuti della Costituzione americana. E poi è assurdo pensare ai sistemi informati-
ci o a Internet come a qualcosa che riguarda solo un paese. Non per niente si chiama World Giancarlo Turra
Wide Web. Art Of Lovin’
Art Of Lovin’
I. Campbell & M. Lanegan
Caro Max, se ti capita di andare dalle parti di Lecco c’è un paese, Sirtori, dove trovi il Hawk
Grinderman
locale Giro di Vite. È gestito da un’associazione ed è uno dei pochi posti in Italia che, 2
oltre ad un’ottima cucina, ha un palco con tutto il necessario per far suonare. Dalle spie Plasticland
alle aste, microfoni e persino una Fender Strato, un basso e batteria Tamburo. Inoltre, Salon
c’è sempre un fonico pronto. Di locali ne ho girati, ma di posti dove hanno rispetto per
chi suona ne ho visti davvero pochi. Ovviamente, per ricambiare, il musicista deve os-
servare una serie di regole come orari per montare, suonare e lasciare il palco dopo la Elena Raugei
The Corin Tucker Band
performance... ma penso che nessuno protesterebbe. Un saluto devoto. 1,000 Years
Beppe The Vaselines
Sex With An X
M.I.A.
Ciao Max, tempo fa hai accennato alla possibilità di acquisire facilmente la cittadinan- Maya
za in Australia. A me non risulta, potresti entrare più nei dettagli? Undici anni fa in Wildbirds & Peacedrums
River
merito ad una richiesta di working holiday di un anno mi risposero: “Lei non ha i requi-
siti per portare benefici culturali all’Australia”.
Pietro Stefano Solventi
Sufjan Stevens
The Age Of Adz
Allora, fermo restando che il Governo australiano ha ridotto il numero di immigrati da assor- The Clientele
bire ogni anno e ha modificato le categorie in base alle quali si può emigrare, la cosa miglio- Minotaur EP
re è rivolgersi ad un agente migratorio accreditato. Inutile andare all’Ambasciata australiana, Redrommdreamers
Rooster On The Rubbish
perché ormai per l’Europa hanno centralizzato tutto su Berlino e Londra. Il sito dell’amba- Gerardo Balestrieri
sciata (www.italy.embassy.gov.au/rome/Visas_and_Migration.html) contiene comunque tut- Canzoni al crocicchio
te le informazioni del caso (in inglese). Inoltre, esiste da poco un sito gestito da italiani che
vivono in Australia che funziona anche come forum. Lo trovi qui: www.ausexpat.com.
Carlo Bordone
Black Angels
In un Paese che esprime da vent’anni il modello supremo Berlusconi, dov’è lo scandalo se Phosphene Dream
nelle discoteche di Milano si sniffa cocaina e si organizzano giri di escort? La Destra bla- Magic Kids
Memphis
tera di tolleranza zero, ma si accorge di governare da due decenni la capitale europea Antony And The Johnsons
della cocaina. La Lega, così radicata nel territorio, arma le ronde contro i poveracci ma si Swanlights
gira dall’altra parte e finge di non sapere da dove arrivino i capitali nei quali sguazzano Jim Jones Revue
Burn Your House Down
i compagnucci di CL. A giugno il tribunale di Milano ha condannato a quattordici anni
per traffico di droga il comandante dei ROS, il Generale Giampaolo Ganzer. La stampa e
i politici di destra sono accorsi a testimoniare solidarietà, da Maroni in giù, e nello stes- Gabriele Pescatore
so tempo a mettere alla gogna il povero magistrato. Che schifo. Nina Nastasia
Ermanno Outlaster
Wildbirds & Peacedrums
River
“La sveglia delle 4.30 del mattino mi ha regalato un privilegio senza pari: il silenzio della Fops
Yeth Yeth Yeth
preghiera. Anche la statua di Pasquino, che mi guarda dalla piazza omonima quando apro Annuals
le finestre, mi saluta con la sobrietà che meritano i primi istanti dell’alba. La vita è una Count The Rings
meraviglia e Dio è sempre più rock. Grazie a Uno Mattina”. Sono queste le parole più sin-
cere che Pierluigi Diaco abbia mai pronunciato in vita sua. Quella di Diaco è la storia esem-
plare di una resistibile ascesa sociale nel demi-monde della tv romana, cominciata prestis- Andrea Provinciali
Massimo Volume
simo con una raccolta devozionale degli interventi di Sandro Curzi (non è il solo danno Cattive abitudini
combinato da quel vanitosone, pace all’anima sua) e proseguita poi con serrati corteg- No Age
giamenti ai Veltroni e ai Fassino ma anche ai Belpietro, ai Costanzo, alle De Filippi. Il ritrat- Everything In Between
Three Mile Pilot
to più riuscito di questo blando avventuriero del piccolo schermo lo si deve a Filippo Facci: The Inevitable Past...
“Pierluigi Diaco, professione giovane e dj, creativo, nientologo del tutto, tuttologo del Superchunk
Majesty Shredding
niente”. Scrive di lui Aldo Grasso (18 giugno 2010): “Assolutamente privo di ironia, cor-

9
teggia spudoratamente la banalità e pro-

COM’ERANO
gramma con pignoleria la sua carriera:
cerca di entrare nelle grazie di chiunque
detenga un potere senza mai dispiacere
l’interlocutore, inondandolo anzi di melas-
sa e di condiscendenze. Le doti principali di
Diaco sembrano essere appunto l’adu-
lazione e l’opportunismo: è di sinistra ma
anche di destra (lavora per la radio giova-
ne del ministro Giorgia Meloni), dice di
amare le donne ma anche gli uomini, parla
da orecchiante ma anche da cultore di
idées reçues, espresse preferibilmente in
un italiano incerto. È giovane ma anche
vecchio. Non ha un pensiero, ma finge di
averlo, come tutti i cosiddetti opinionisti
tv, insomma è un perfetto para-guru. Il
conduttore ideale di questa Rai”.
andrea.canciello@libero.it
Nato il 5 ottobre 1943, texano di
adozione, Miller forma il suo Ero a Bologna il 2 agosto per il trentenna-
gruppo nel 1965. Nel 1968 esce il le della strage. C’è morto mio zio. Un can-
primo album Children Of The cro che segna da trent’anni la Storia italia-
Future a cui seguiranno una serie na. L’attentato ha precise responsabilità:
di interessanti dischi sull’onda di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Lu-
un certo blues psichedelico che igi Ciavardini. Neofascisti, Servizi Segreti,
allora andava forte in California. banda della Magliana, loggia P2 e appa-

STEVEMILLER
Il successo, e un certo annacqua- rati dello Stato italiano, che ancora oggi
mento qualitativo, arriva nel 1973 vuole reiterare il “segreto di Stato” su quei
con The Joker subito seguito da fatti per rendere impossibile colpire i man-
danti e gli ispiratori politici. Ieri non c’era
nessuno del Governo a Bologna. Dicono
Luttazzi
che erano stufi di farsi fischiare, che il ricor- Max, sembra che Luttazzi “prendesse a

COME SONO
do della strage viene strumentalizzato. Ne- prestito” le battute fin da quando era un
gli anni di piombo c’erano due terrorismi. signor nessuno, cioè sin dal suo primissi-
Quello di sinistra (di cui più o meno si sa mo esordio in Rai, fatto su “DOC” di
quasi tutto) e quello di destra, di cui non si Renzo Arbore (è su YouTube). Le battute
sa ancora niente. Chi ha messo la bomba a non sono un paio, ci sono interi monolo-
Piazza Fontana? E sul treno Italicus? E in ghi copiati. Visto che voi l’avete anche
Piazza della Loggia? E chi furono i man- messo in copertina, cosa ne pensate?
danti alla Stazione di Bologna? C’è buio su Paola
tutte le stragi a parte che in quasi tutti i
processi ci sono ufficiali dei Servizi Segreti. La cosa assurda è che lui si è lamentato
Continueremo a fischiare i politici (di qual- per una battuta che Bonolis gli ha copiato
siasi parte) perché non si scappa: o lo Stato quando lui l’aveva copiata a sua volta da
non ha saputo trovare i colpevoli o li ha George Carlin. Ce l’ho con Luttazzi che ha
coperti. In ogni caso è colpevole. fatto la morale a Bonolis esattamente
Marco come ce l’ho con tutti quelli che predicano
bene e razzolano male. Il problema non è
Il Vescovo ausiliario di Salisburgo ha scritto la copia, ma la menzogna e l’ipocrisia di
che la morte di quei ventuno ragazzi alla uno che poi fa la morale al prossimo
Fly Like An Eagle. Dei primi anni Love Parade di luglio è stata una punizio- quando fa esattamente quello che critica.
ottanta è l’ultimo successo di ne divina. Ballare impasticcati e seminudi Il ruolo del buon giornalismo credo che
Abracadabra a cui seguono anni per le strade costituisce attività peccamino- sia anche quello di sputtanare le ipocrisie
di anonimato e di stanchi tour. sa ed è giusto che Dio li colpisca. A questo e le menzogne senza guardare in faccia a
Apparizioni tv, collaborazioni imbecille non viene in mente di chiedersi nessuno e senza fare distinzione tra amici
(anche con McCartney) e una perché invece di prendere di mira ragazzi e nemici. A me è crollato un mito, visto
calata in Europa, dopo 25 anni, che, per quanto sballati, non stavano fa- che lo stimavo moltissimo, ma se capisci
per promuovere il nuovo Bingo. cendo del male a nessuno, non si accanisce un po’ di inglese ti accorgi che sono mille
In Italia il 12 ottobre a Milano. Si su assassini, ladri, stupratori, pedofili? E volte meglio gli originali. Guardati i
spera faccia anche canzoni dai perché ne ha sterminati solo ventuno ri- monologhi di Hicks con i sottotitoli
suoi dischi migliori: Sailor, Brave sparmiando gli altri? Questa immagine di in italiano su YouTube.
New World, Number 5. un Dio cattivo da Vecchio Testamento ha
fatto il suo tempo.
Piero

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Sono un lettore da circa vent’anni. Da quando siete tornati men-
sili vi apprezzo ancora di più. Del Mucchio di giugno (671) oltre
all’articolo sugli Amor Fou e sui National, ho molto apprezzato e
condiviso il tuo commento su Giovanni Lindo Ferretti e i CCCP in
generale. Non discuto il gusto personale ma ritengo che, nel
tempo, siano diventati il feticcio di chi non ha voglia e tempo di
conoscere altra musica italiana di qualità superiore. Lo dico aven-
do acquistato alcuni loro dischi e avendo assistito ad alcuni loro
concerti. Mi sembra faccia figo sentirsi alternativi citandoli a
sproposito come proprio gruppo alternativo preferito. Forse si
conosce solo quello?
Antonio Rubertà

Il sindaco Alemanno ha consegnato al CONI la candidatura biparti-


san di Roma come sede delle Olimpiadi del 2020. Ma bisogna avere
il coraggio di dirlo: le Olimpiadi non possono essere ospitate né a
Roma né a Venezia. Le Olimpiadi non sono più quell’evento sporti-
vo, sobrio e appassionante, pensato da Coubertin, ma sono ormai
un’altra cosa. Un circo mediatico consumista, una macchina per far
denaro e un’occasione di scempio del territorio.
Chi si ricorda dei Mondiali ‘90? Quali benefici ne ha tratto la cit-
tà? Nessuno, ricordiamo però l’air terminal abbandonato da anni
(150 miliardi di lire), le stazioni ferroviarie mai usate di Farneto e
Vigna Clara (80 miliardi), il sottopasso sulla Colombo. Monumen-
ti allo spreco, al consumo di territorio e al cemento. Sono passa-
ti trent’anni e sei amministrazioni, ma con i Mondiali di nuoto
del 2009 è successo lo stesso. Forse peggio. 200 milioni di euro
buttati nella città fantasma dello sport a Tor Vergata, un rosario
di piscine incomplete o costruite abusivamente, con poteri di
deroga tipo Protezione Civile e una scia di inchieste per corru-
zione e sanatorie bipartisan. Perché nel 2020 dovrebbe essere di-
verso? Il blocco di potere di costruttori ed immobiliaristi che do-
mina la Città Eterna da sempre, e che ha imposto un modello
economico basato sulla rendita soffocando lo sviluppo produtti-
vo, non è cambiato. Si dice che le Olimpiadi faranno bene al turi-
smo. Ma davvero Roma, la città più conosciuta al mondo dopo
New York, con i suoi 14 milioni di visitatori, ha bisogno delle O-
limpiadi per promuoversi? Davvero dieci anni di cantieri aperti
nella città e un adeguamento dell’offerta ricettiva alla invasione
di milioni di spettatori per pochi giorni è quello che serve? No, i
giochi non possono tornare a Roma.
Piero

Roma. È morto un politico, di freddo, sul marciapiede. Si chiama-


va Sher Khan e aveva cominciato la sua carriera politica lottando
contro il regime militare del suo Paese, il Pakistan. Esule politico,
era fuggito in Italia e qui aveva organizzato le prime associazio-
ni degli immigrati (come l’United Asian Workers Association).
Con padre Luigi Di Liegro, il fondatore della Caritas, e Dino Fri-
sullo aveva partecipato all’occupazione della Pantanella, nei pri-
mi anni Novanta. Anche dopo la scomparsa di Frisullo e padre Di
Liegro aveva continuato il suo impegno politico a favore degli
immigrati, senza mai chiedere nulla per sé, vivendo anzi in estre-
ma miseria. Ultimamente viveva in una casa occupata, in via
Salaria; “sgomberato” di forza, con tutti gli altri, per ordine del
Comune, negli ultimi mesi dormiva in mezzo alla strada. Aveva
ottenuto lo status di rifugiato politico ma questo, essendo stato
abolito l’articolo 10 della Costituzione (“Lo straniero, al quale sia
impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà demo-
cratiche, ha diritto d’asilo...”), non l’ha salvato da Ponte Galeria
né dal marciapiede. Il freddo delle ultime notti e il basso livello
di civiltà di questo Paese l’hanno ucciso. Fra le molte cose di cui
noi italiani dovremo vergognarci per questi anni, la fine del poli-
tico Sher Khan è fra le peggiori.
Riccardo Orioles 

11
ILMUCCHIOSELVAGGIO
SPRINGSTEEN
COPERTINA

Sta finalmente per arrivare nei negozi la ristampa enormemente estesa


di Darkness On The Edge Of Town. Ne ripercorriamo la storia, zigzagan-
do fra cronaca, amarcord e sentimento, per ravvivare la memoria di
quanti, in quel lontano 1978, avevano già scoperto di essere nati per
correre… ma soprattutto a beneficio di chi dell’avvincente epopea spring-
steeniana ha vissuto, per ragioni anagrafiche, solo le ultime vicende.
di Federico Guglielmi

U
na ricerca in Internet a proposito del 2 giugno 1978 tenuto il musicista fuori dagli studi di registrazione. Si
non porterà alla luce eventi di grandissima rilevanza spiega (pure) così lo stridente contrasto fra il Boss sorri-
storica, di quelli che cambiano il destino dell’umani- dente e compiaciuto appoggiato al suo fido sassofonista
tà. Però la storia è fatta pure di vicende considerate Clarence Clemons sulla copertina in bianco/nero di Born
marginali, e secondo alcuni scienziati il battito d’ali To Run e quello a colori, ma assai meno allegro e più medi-
di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra tabondo, immortalato da Frank Stefanko nel servizio foto-
parte del pianeta… e, dunque, perché non credere che quel grafico di Darkness On The Edge Of Town.
venerdì di oltre trentadue anni fa non sia stato in qualche misura
cruciale, se non nell’immediato almeno per quanto concerne gli In quel famoso 2 giugno, l’Italia pallonara festeggiava la vittoria per
effetti nel medio e lungo termine? In quel giorno “normale”, i 2 a 1 sulla Francia ai Mondiali in Argentina. Non che di Bruce non
negozi degli Stati Uniti ricevevano le prime copie di Darkness On fregasse nulla a nessuno, ma certo non erano tantissimi a trepidare
The Edge Of Town, il quarto album di Bruce Springsteen; in realtà per l’arrivo dei primi vinili, meglio se di importazione USA. Da noi il
la Columbia aveva fissato come data di uscita martedì 6, ma dato treno Born To Run era giunto sulla scia del successo d’oltreoceano
che la tournée era ormai già in corso, e che il 3 avrebbe avuto luogo (“è stato definito il più grosso fenomeno musicale dopo Bob Dylan”, si
un importante concerto al Nassau Coliseum di New York, la casa leggeva nel ‘76 sulle inserzioni promozionali approntate dalla CBS),
discografica volle saggiamente anticipare per quel che era possibi- ma quanti l’avevano preso si erano scoperti, come i loro fratelli ame-
le: allora i dischi si vendevano sul serio, e per quello del Boss (e ricani, nati per correre… il problema, semmai, era verso dove, dato che
della sua E Street Band) l’attesa era a dir poco spasmodica. Erano si vivevano anni di piombo e il rischio era di finire contro i manganelli
infatti trascorsi quasi tre anni da Born To Run, che dopo la tiepida di celerini un po’ troppo zelanti. Il richiamo del Sogno in bianco-
accoglienza riservata tanto a Greeeting From Asbury Park, N.J. rosso-blu era però troppo forte per resistergli, specie se a sostener-
quanto a The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle aveva proiet- lo erano inni epici quali Thunder Road, Born To Run o Jungleland.
tato l’Uomo del New Jersey nel firmamento delle stelle, con il rag- Fortunati davvero quanti lo udirono, il richiamo, considerato i pochi
giungimento del terzo gradino della classifica di “Billboard” e i media interessati ad amplificarlo: Carlo Massarini dalle frequenze
relativi, riscontri commerciali sottolineati dalle copertine di “Time” radio della RAI e l’immancabile “Ciao 2001”, che nel settembre 1975
e “Newsweek” nella stessa settimana. Merito dell’eccezionalità - puntualissimo - aveva pubblicato un appassionato articolo di Maria
dell’album, ovvio, e di un’attività dal vivo pressoché senza sosta, Laura Giulietti reduce da un concerto al Bottom Line di New York,
ma anche di un articolo uscito nel 1974 sul settimanale bostonia- intitolato “L’eroe dei grattacieli” (“L”America ha il suo nuovo Dylan, un
no “The Real Paper” a firma Jon Landau: la frase “ho visto il futuro altro volto di Van Morrison, la volubile ansietà di James Dean e la fragi-
del rock’n’roll e il suo nome è Bruce Springsteen” aveva suscitato le tenerezza di Chaplin”). “Gong” non pervenuto, altre riviste non ce
parecchio scalpore e portato Landau nell’entourage del nostro eroe n’erano e il Mucchio - nato, ricordiamolo, solo nell’ottobre del ’77 -
(nelle note di Born To Run è accreditato come coproduttore), avrebbe fatto concretamente la sua parte dal 1979 in avanti, cioè
dando luogo a dissapori con quel Mike Appel che di Springsteen dalla copertina del numero 22.
era dall’inizio di carriera il pigmalione. Il licenziamento di que- Qualche mese prima dell’uscita di Darkness, alla popolarità italiana
st’ultimo e l’assunzione del ruolo di manager da parte dello stes- (?) di Springsteen aveva però giovato una singolare contingenza.
so Landau aveva originato una vertenza legale - risoltasi faticosa- Qualcuno si era infatti accorto che Because The Night di Patti Smith,
mente con un accordo extragiudiziale - che per un anno aveva artista amata dall’intellighenzia critica così come dal popolo meno

13
bue, era cofirmata dalla Sacerdotessa del rock (sic) e dal Boss. Il

DARKNESS: IL BOX
pezzo, singolo apripista del fortunato Easter (e, fra l’altro, unico vero
hit mai ottenuto dalla poetessa/cantante), aveva goduto di notevole
diffusione nell’etere, e lo “strano” sodalizio compositivo aveva
destato qualche sorpresa. Per noi provinciali dell’impero r’n’r i due,
benché abitassero a pochi chilometri di distanza, erano universi
separati e distinti: quello di una musica sì fresca e vitale, ma comun-
que di stretta derivazione “classic rock”, e quello della trasgressione
della nuova onda sviluppatasi negli ambienti malsani attorno al
CBGB’s e al Max’s Kansas City. Uno figlio di Bob Dylan e l’altro dei
Velvet Underground, per capirci meglio… contaminazioni che, in
quei giorni di rigide prese di posizione (“antico” vs “moderno”), un
po’ disorientavano. Qualche giustificazione, in ogni caso, c’era: qui
in periferia, quando i viaggi erano roba da ricchi, i giornali stranieri
si trovavano solo in una manciata di edicole delle grandi città e
Internet era pura fantascienza, cosa potevamo mai saperne che le
“scene” erano molto più vicine di quanto si ritenesse, e che Bruce e
Patti erano in fondo quasi due facce della stessa medaglia? Fu quasi
uno shock, alla fine del 1978, trovarsi in mano il n. 2 di “New Wave
Rock” - bel mensile americano che durò purtroppo un battito di
ciglia - la cui copertina li ritraeva assieme dal vivo: un fotomontaggio,
ok, ma non una great r’n’r swindle poiché i due il palco lo avevano
diviso per davvero, anche quello angusto del CBGB’s, dopo che il
È stato l’album di Springsteen dalla gestazione più tra- tecnico del suono e collaboratore di entrambi Jimmy Iovine aveva
vagliata, Darkness On The Edge Of Town. Un travaglio chiesto al primo se per caso avesse avuto una canzone per la secon-
dovuto alla ben nota vertenza con Appel che ha però da… e lui, da sempre un mostro di prolificità oltre che di generosità,
generato decine di brani, pochi dei quali erano però le aveva donato lo scheletro di quella Because The Night che lei poi
giunti alla pubblicazione (non contando, va da sé, i boot- avrebbe adattato secondo la propria più aggressiva indole.
leg): dieci nel disco del 1978 e un’altra mezza dozzina nel Per quanto assurdo possa sembrare, Because The Night era uno…
cofanetto Tracks. Due tra le “outtake” più famose, Fire e scarto, uno dei tantissimi pezzi più o meno abbozzati/compiuti che
The Promise, avevano inoltre visto la luce in Live 1975-85 Springsteen aveva scritto per Darkness On The Edge Of Town e prima
e 18 Tracks, ma la prima dal vivo e la seconda in un’in- ancora per The Promise, l’album “perduto” che nelle intenzioni
terpretazione del 1999. avrebbe dovuto fungere da raccordo fra Born To Run e, appunto,
The Promise, proprio come l’album “perduto” che il Boss Darkness. Pezzi che aveva quasi sempre pure fissato su nastro, come
avrebbe voluto realizzare tra Born To Run e Darkness, è provini o come stesure “definitive”, andando così via via a costituire
anche il titolo del doppio cd (o quadruplo lp) marchiato quegli archivi - il Santo Graal di qualsiasi fan di stretta osservanza -
Columbia/Sony in uscita per metà novembre: ventuno epi- nei quali periodicamente attinge. Un forziere ricco di gemme del
sodi incisi nel 1977/1978, ma di sicuro più o meno rilavora- quale ai tempi ben poco si conosceva e che in parte rimane ancora
ti ai giorni nostri (la Save My Love ascoltabile già da tempo segreto, se è vero che la scaletta dell’ormai imminente edizione cele-
sul sito ufficiale non lascia molti dubbi) per accontentare il brativa di Darkness ha gettato nello sconforto (misto a gioia, però)
vasto pubblico dei fan. Un pubblico che comunque non quegli esegeti dell’opera springsteeniana che del percorso del loro
sarà sazio, poiché - incredibile ma vero - i cassetti non sono idolo erano convinti di sapere tutto.

T
stati del tutto svuotati… né ormai (forse) lo saranno più,
almeno per quanto riguarda questo periodo specifico. orniamo allora a quel 1978 e a quella copertina a sfondo chiaro
Però, insomma, per lamentarsi bisogna proprio essere sulla quale un Bruce decisamente dimesso incarna magnifica-
maniaci, considerata la sequenza mozzafiato che, oltre mente il concetto dell’oscurità, per lo più interiore, che incom-
alla title track e Fire (ovviamente!), comprende Becau- be. Per noi estimatori, Darkness era quei dieci brani e basta,
se The Night, una Racing In The Street più aggressiva, senza nemmeno una b-side perché i tre singoli da esso estratti
Rendezvous, Candy’s Boy, Spanish Eyes, Outside Looking - nell’ordine: Prove It All Night, Badlands e The Promised Land - non
In, One Way Street (tutti pezzi noti nel circuito dei colle- contevano inediti. Però, cristo!, quei dieci brani erano (e sono) il
zionisti) e ulteriori tracce, varie delle quali finora ignote. massimo della vita. La speranza e il romanticismo hanno lasciato il
The Promise è comunque solo il pur notevole “bignami- posto ad amarezze e disincanto ma non a tentazioni di resa: la corsa
no” dell’edizione estesa di Darkness, con tre cd (l’album può continuare ma bisogna stare attenti a ostacoli e trappole. Tale
originale rimasterizzato e The Promise), tre dvd (un spinta emotiva si riflette nei testi, non a caso divenuti argomento di
documentario di 90’ sul “making of” del disco, la ripresa lunghi trattati, e nelle musiche: ricco e al contempo asciutto, il disco
di un’esecuzione integrale dal vivo nel 2009, senza spet- mette in mostra un equilibrio - di arrangiamenti e di scelta dei pezzi,
tatori, di Darkness e trentasei pezzi filmati più o meno e pazienza per le dolorosissime esclusioni - che è frutto di un lavoro
artigianalmente in concerto fra il 1976 e il 1978) e un maniacale iniziato con le prove (dall’estate 1976 alla primavera del
libro che riproduce l’agenda sulla quale Bruce scriveva i 1977), proseguito con il rodaggio e il test in concerto di parecchi epi-
suoi appunti durante le session. Torneremo naturalmen- sodi e concretizzato in due session di incisione: una (giugno-novem-
te sul tema più avanti, quando il magnifico oggetto - il bre ’77) agli Atlantic Studios di New York e l’altra (novembre 1977-
prezzo in Italia dovrebbe essere attorno ai cento euro - aprile 1978) ai Record Plant, sempre nella Grande Mela. Sul sospi-
sarà nelle nostre mani. rato vinile - c’era l’idea del doppio lp, ma si desistette; non lo si fece
due anni più tardi per The River - finivano appena quarantatré minu-
ti, ma semplicemente perfetti nell’allineare non solo performance

ILMUCCHIOSELVAGGIO
COPERTINA

prove con la E Street Band

“La speranza e il romanticismo hanno lasciato il posto ad amarezze


e disincanto ma non a tentazioni di resa: la corsa può continuare
ma bisogna stare attenti a ostacoli e trappole”
strumentali e canore tecnicamente impeccabili, ma anche nell’evo- doni la battuta un po’ sciocca, la donna del Boss. Per toccare con
care palpitazioni e suggestioni. C’è un mondo intero in ciascuna di mano l’enorme consistenza della leggenda, le platee del Vecchio
queste dieci tracce che ancor oggi suonano magnifiche e nient’affat- Continente avrebbero dovuto attendere i concerti di The River,
to datate: la vibrante, potente Badlands e il sanguigno, drammatico nella primavera del 1981: mancando una tappa italiana - la “prima”
sabba R&B di Adam Raised A Cain non sono roba per i deboli di si sarebbe svolta solo dopo Born In The U.S.A., il 21 giugno 1985, a
cuore, ed è per stemperarne gli echi che a seguirle è la quasi elegia- Milano - gli appassionati della Penisola si rendevano protagonisti,
ca Something In The Night. È invece la più sommessa e morbida l’11 aprile 1981, di un’autentica invasione di Zurigo, per un’esi-
Racing In The Steet a chiudere la prima facciata, ma dopo che la bizione scolpita indelebilmente nelle loro memorie. Bruce
straordinaria Candy’s Room - neppure tre minuti in crescendo, con Springsteen e la E Street Band esistevano davvero e non erano
occasionali, vaghi sprazzi filo-loureediani - ha riacceso gli animi. In come li si era immaginati, ma addirittura meglio. E molto, nel pro-
apertura di secondo lato, The Promised Land - qualche assonanza cesso di consolidamento dell’amore per il gruppo e il suo leader,
con il quasi coevo Jackson Browne, specie in avvio - segna il ritorno hanno pesato le canzoni di Darkness On The Edge Of Town: non per
all’epica (e se qualcuno pensa “retorica”, peggio per lui), mentre il tutti “il più bell’album” di Bruce, ma probabilmente quello che sin-
commovente folk-rock di Factory e l’intensissima Streets Of Fire - bal- tetizza nel modo più idoneo la grandezza dell’autore e del rocker.
lad giocata sull’alternanza di “vuoti” e “pieni” - conducono dappri- Sarebbero accadute tantissime cose, nei tre decenni a venire: fra
ma alla vivacità r’n’r di Prove It All Night e poi alla chiusura mesta ma queste, il bisogno di solitudine di Nebraska, i fraintendimenti del
non deprimente - il furore c’è, e si sente - di Darkness On The Edge concitato periodo di Born In The U.S.A., gli spettri di The Ghost Of
Of Town. Fosse morto immediatamente dopo l’ultimo mixaggio, con Tom Joad, lo shock dell’11 settembre e la reazione di The Rising, l’o-
un album così il Boss sarebbe lo stesso un inossidabile mito. maggio a Pete Seeger, la discussa “svolta leggera” - volendo sem-
plificare al massimo - degli ultimi lavori. Ma tutti noi che “subia-
Con la successiva tournée, rimasta all’interno dei confini nord- mo” lo straordinario carisma del piccolo, grande Uomo del Jersey,
americani, Bruce Springsteen e la sua magica E Street Band - li è sempre a Darkness che torniamo: spegniamo la luce, abbassiamo
conoscono tutti, ok, ma non si può non nominarli: Steve Van la puntina o spingiamo il tasto “play”… e rinnoviamo l’incantesi-
Zandt alla chitarra, Roy Bittan al piano, Danny Federici all’organo, mo di un’oscurità che, sì, mai è stata tanto luminosa. Anche se nel
Clarence Clemons al sax, Garry Tallent al basso, Max Weinberg alla frattempo non si è fermata al limite della città ma, in mille modi
batteria - riaffermavano la loro reputazione di inarrestabili macchi- diversi, l’ha purtroppo messa a ferro e fuoco.
ne da rock’n’roll, con un frontman ancor più duttile e efficace con le
corde oltre che con l’ugola. A testimoniarlo, oltre ai vari “recuperi” Dal 1° ottobre sarà disponibile in download il pdf dello
ufficiali, una valanga di bootleg sui quali i fan europei e soprattut- Speciale Springsteen: tutti gli articoli sul Boss pubblicati
to italiani hanno molto fantasticato e lo splendido Access All Areas, sul Mucchio dal 1978. I dettagli su www.ilmucchio.it.
libro fotografico di quella Lynn Goldsmith che all’epoca era, si per-

15
IL PICCONATORE
La morte, a metà agosto, di Francesco Cossiga è la metafora
delle originali e drammatiche anomalie malate italiane.
Di sé diceva: ”Sono un ipocondriaco gioioso, ho un sacco
di malattie e se guarissi da tutte forse ne morirei”.
di Paride Leporace

I
“tombau” della sua scom- contestato violentemente, inve- ti a Bologna per rimuovere le quello della geniale vignetta di
parsa registrano il coro una- ce, da chi non concede sconti a barricate, chiude le sedi dell’Au- Forattini che lo ritrae nei panni
nime di rispetto post mor- quel Cossiga rimasto con la K, tonomia, vieta le manifestazio- dell’agente provocatore. Ma a
tem nei suoi confronti del- secondo lo sberleffo grafico del ni del movimento e soprattutto differenza di Bava Beccaris al
l’intero Palazzo tricolore che 1977 cui si aggiungevano le due infiltra agenti provocatori trave- Ministro di Polizia sono riserva-
in qualunque ruolo l’ha condi- esse runiche, e che ne hanno stiti da contestatori. Foto e fil- ti nuovi incarichi che ne faran-
viso e combattuto ne fanno una fatto l’icona violenta del potere mati documenteranno i misfatti no un’icona del potere partico-
sorta di sfinge posta sul confine cattolicista della solidarietà na- del Viminale che provocarono lare nella sua originalità. Al
delle due repubbliche. E quando zionale. La Rete e i social net- la morte della giovane Giorgia- punto che lo stesso Palazzo ne
scrivo “Palazzo” intendo nel work sono stati l’altra faccia del- na Masi, che era andata pacifi- arriverà a diagnosticare la paz-
senso più pasoliniano del termi- la cossigheide mediale: il tifo camente a Piazza Navona per zia. Ancora una malattia. La
ne, con i suoi rami governativi per la morte durante l’agonia, la celebrare il terzo anniversario stessa patologia che Cossiga
che si dipanano ad alte sfere curva sud dell’odio (fischiato il della vittoria per il referendum attribuisce ipocritamente al suo
militari, ecclesiastiche, giudizia- minuto di raccoglimento duran- sul divorzio. Ragazze nate in maestro Aldo Moro, mentre
rie e finanziarie. Fa meditare il te la finale di Supercoppa Inter- quegli anni portano il nome scrive le lettere dalla prigione
rispetto dei rivoluzionari di pro- Roma), il mantenere ferma la Giorgiana a celebrarne il mar- del popolo. Il Ministro dell’In-
fessione. Prospero Gallinari, Va- posizione contro il nemico per tirio. Lei non fu l’unica a morire terno le giudica false sapendo
lerio Morucci, Oreste Scalzone, antonomasia, l’analisi critica a uccisa dalla Polizia. Ma è que- di mentire. Tutto teso a salva-
Franco Piperno, Giusva Fiora- tutto tondo. Bifo, ovvero Fran- sta ragazza romana che testi- guardare la politica del compro-
vanti e molti altri hanno salu- cesco Berardi, antileader desi- monia meglio l’innocenza per- messo storico, subisce e accet-
tato l’avversario che aveva rico- derante del Settantasette tra- duta di un movimento che on- ta la fermezza decisa da suo cu-
nosciuto loro uno status negato sversale bolognese, ha scritto deggiava tra pulsioni pannel- gino Enrico Berlinguer, segreta-
per tutta la durata del dram- sul suo profilo di Facebook: “È liane e approdi situazionisti e rio nazionale del PCI, e non ac-
matico conflitto combattuto. stato un uomo piccolo. Tra i tanti che in quella deriva fu spinto tra cetta alcuna mediazione. Cos-
Cossiga, giunto al Quirinale, che hanno insanguinato la scena lotta armata e il riflusso. Come i siga sa d’imboccare una via che
riconosce l’onore delle armi agli del secolo passato è stato uno dei parenti delle vittime del terrori- porterà alla morte di Moro.
sconfitti e s’impegna personal- più loquaci, perché pensava che smo, che non fanno sconti a chi Non darà mai adito a letture di
mente e quasi isolato in una nel mestiere del boia ci fosse qual- ha rovinato la loro esistenza BR eterodirette e avvolte nel
soluzione politica che permetta cosa di spiritoso”. familiare, anche gli aderenti a mistero, conscio delle respon-
il ritorno dei prigionieri a casa. Sono queste le tracce di una quelle contestazioni (compresi sabilità dello Stato dettate da
Le leggi speciali di quegli anni guerra a bassa intensità mai fi- i giovani venuti dopo e gli orfa- una ragione di Stato assoluta.
hanno alterato la consuetudine nita. Iniziata con la Resistenza, ni del PCI rimasti senza chiesa) L’inquilino del Viminale, pur a-
legale consegnando un ruolo di proseguita nella Guerra Fredda non perdonano, illudendosi, vendo preparato per tempo
supplenza alla Magistratura e che trova un rimescolamento dopo un trentennio di regolari corpi speciali e tecniche di anti-
nelle vicende politiche del Pae- originale tra il 1968 e i lunghis- conti, che meriterebbero diver- guerriglia, sa che si troverà da-
se. Nella dura sconfitta subita simi anni Settanta segnati inci- se condivisioni. vanti il cadavere di Moro. È
questo punto di svolta ha per- sivamente dallo spartiacque del Nel suo profluvio di memorie quello che accade in Via Cae-
messo un connubio insolito tra 1977. Cossiga veste con convin- scritte e di esternazioni orali tani, davanti alla Renault rossa
lo statista isolato e i leader delle zione i panni di Bava Beccaris Francesco Cossiga non ha mai dove inizia l’agonia della Prima
insorgenze irrisolte. Connubio della nuova era. Manda i blinda- parlato di quei fatti, restando Repubblica. La lettera di dimis-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
KOSSIGA

1985

sioni è pronta dal 16 marzo. I sta. Cossiga è un talento della tre Ministri dell’Interno e di a- stro alla Corte costituzionale e
capelli dell’ex ministro diventa- politica istituzionale che non ha ver avuto dietro la sottana an- Piazza del Gesù democristiana
no bianchi, una malattia della mai temuto la gerontocrazia che Mariotto Segni, Arturo Pa- ne affida la difesa al giovane
pelle di carattere psicosomati- italiana: il più giovane sottose- risi, Giannino Angius e Luigi parlamentare sardo. Cossiga
co ne avvolge il corpo, la gretario della Difesa, il più gio- Manconi. Cossiga vanta un convince gli indecisi, blandisce
depressione s’insedia fissa vane Ministro dell’Interno, il nonno massone maestro vene- i giornalisti, distribuisce notizie
nella mente. Il complesso di più giovane inquilino di Palazzo rabile della Loggia locale. Due e interviste. Da giurista trova
colpa per un cattolico pratican- Chigi e del Quirinale. Gli ingre- fedi in una? Possibile. Non sap- l’escamotage: “Solo al Ministro
te deve essere devastante. Una dienti del suo successo vanno piamo invece chi nel 1957 lo fa spetta decidere se un atto ammi-
storia di questo tipo in una nar- rintracciati nel suo essere un entrare a soli 29 anni come nistrativo sia non conforme alla
razione classica è il finale. Non democristiano atipico. È un gio- membro del consiglio d’ammi- legge”. A Trabucchi prepara il
in una narrazione italiana. E vane leader di provenienza basi- nistrazione del Banco di Sar- discorso in cui afferma che i
Cossiga dopo un breve eclissar- sta, quando mette nell’angolo degna. Quando approda in Par- soldi della tangente sono anda-
si torna. Prima come Capo del in Sardegna gli agrari di Segni lamento, l’anno seguente, di- ti al partito e non nelle sue ta-
Governo. Poi come Presidente senior. Poi sarà un democristia- venta un peones di poco conto. sche. Non sentono ragioni 461
del Senato. Ad un democristia- no senza corrente, sempre utile Il podio l’aspetta nel 1965, deputati, mentre 476 votano il
no che chiede lumi ad Andreotti alle crisi patologiche del siste- quando il Palazzo lo sceglie per “non doversi procedere”. Il gio-
affermando: “Ma a Palazzo Ma- ma irrisolto italiano. sbrogliare una delle prime tan- vane deputato ha salvato un

C
da ma eleggiamo un depresso?” il gentopoli. Un episodio ignora- Ministro, la DC e il sistema dei
divo Giulio risponde: “Se non a- onta molto anche il fatto to da numerosi biografi ante e finanziamenti illeciti.
vesse avuto la depressione dopo il che sia stato adepto di post mortem. Il Ministro delle Ma Cossiga ha anche un’altra
caso Moro mi guarderei dal farlo due icone italiane molto Finanze, Giuseppe Trabucchi, passione: quella dei Servizi
votare perché sarebbe un fara- particolari: la Chiesa e la era stato trovato con le mani Segreti. Una passione vera co-
butto”. E non finisce al Senato massoneria. Si è formato nella marmellata per aver favo- me può essere quella di Valerio
la corsa, perché diventa anche a Sassari nella chiesa di San rito la concessione delle licenze Morucci per le armi ben prima
Presidente della Repubblica. E Giuseppe, dove il parroco Gio- di importazione dei tabacchi a di frequentare formazioni guer-
poi picconatore del sistema. E vanni Masia ha il record di esse- due ex amici di partito riceven- rigliere. Una passione che non
ancora deus ex machina del pri- re stato padre spirituale di due done tangenti. La Camera apre passa inosservata ad Aldo Mo-
mo Governo di un ex comuni- presidenti della Repubblica e l’istruttoria per deferire il mini- ro, che nel 1966 lo nomina sot-

17
tosegretario alla Difesa affidan- struzioni storiche non permet-
dogli la delega ai Servizi Segreti. tono giudizi definitivi, ma il

SHORT TALKS
Sarà lui a gestire il clamoroso contesto è abbastanza definito.
Piano Solo, ordito dal generale Il 24 aprile del 1980 Francesco
De Lorenzo con l’assenso del Cossiga riceve nel suo studio
presidente Segni. Si tratta di romano Carlo Donat Cattin
157.000 fascicoli con cui sono potente boss democristiano
schedati altrettanti cittadini di della corrente “Forze nuove”.
sinistra, “affaire” rivelato da un L’allora Capo del Consiglio ha
celebre scoop di Lino Jannuzzi sempre sostenuto di non aver
ed Eugenio Scalfari su “l’E- saputo del mandato di cattura e
spresso”, i quali dovranno farsi di aver appreso la circostanza
eleggere deputati per non finire dall’ex Ministro, consigliando
in carcere. L’episodio segna l’i- lui di farlo consegnare alle
nizio dell’altalenante rapporto Forze dell’Ordine. Il pentito
personale con il fondatore de Sandalo, stretto sodale di Mar-
“la Repubblica”, che ne diventa co, e utilizzato come canale
stretto sodale ai tempi della so- d’informazione dalla famiglia
lidarietà nazionale per poi di- Donat Cattin per avvisare del
Si atteggiava a un grande master spy, ma era solo un orec- ventarne acerrimo avversario al pericolo, nel verbale dei giudici
chiante. Su Ustica e sulla strage di Bologna ha sostenuto tempo del piccone quirinalizio. afferma che le parole del Capo
tutto e il contrario di tutto. (Paolo Guzzanti) Intanto Cossiga ha riformato i del Governo invece furono:
Servizi gestendo la trasforma- “Carlo, dal Ministero degli Interni
Cossiga fu l’unico a riconoscerci la dignità di nemici politici, zione del SIFAR in SIR, diven- ho saputo che tuo figlio è stato
non ci bollò come criminali. (Morucci) tando così il padrino di quel tirato in ballo”. Sandalo, davan-
network kafkiano che sono i no- ti alla Commissione inquirente
Rendo onore al mio ex nemico, l’unico che capì le vere stri agenti segreti. Un filo nero che processa Cossiga in Par-
ragioni dello scontro sociale. (Gallinari) della Repubblica che arriva ai lamento, modifica in questo
giorni nostri e dove le ombre modo il virgolettato: “Guarda,
Era un pezzo del mondo cattolico che ha tenuto nelle sue sovrastano le luci. Carlo, che il Peci ha parlato: mi

C
mani l’Italia per decenni. Era matto. (Ingrao) hanno detto dal Ministero dell’In-
ossiga è stato il difensore terno che è stato fatto il nome di
Ha dimostrato lungimiranza e una capacità di analisi politi- accanito dei peggiori cat- tuo figlio… cerca di farlo andare
ca fuori dal comune. (D’Alema) tivi della Seconda Repub- all’estero”. I revisionisti, oggi,
blica. Alcuni nomi: l’eme- sostengono un Cossiga già at-
Un uomo coraggioso e fuori dal comune. (Andreotti) rito protegge il controver- tento ai giovani militanti della
so Bruno Contrada accusando lotta armata. Gli elementi mo-
Un grande personaggio politico che ha insegnato qualcosa la DIA di essere “la nostra strano più una bieca vicenda di
a ognuno di noi. (Calderoli) OVRA, la nostra GESTAPO, il familismo amorale democri-
nostro KGB”. E poi il fondatore stiano in mezzo ad una guerra
Non posso cancellar le malevolenze su mio padre. La pietà dei ROS, Mario Mori, pilastro civile. Per quella vicenda il PCI
per la morte non cancella i ricordi. (Nando Della Chiesa) della trattativa con Cosa No- tenta l’incriminazione di Cossi-
stra, il capo del SISMI Nicola ga alla Corte Costituzionale, ma
È stato un autorevole uomo di fede. (Ratzinger) Pollari, l’ambiguo agente Marco l’aula, con un risicato 395 a 370,
Mancini spione a pagamento salva il Presidente del Consi-
Il mio candidato a Presidente era Andreotti, ma i comunisti della Telecom gestita dall’ex glio. Il sistema però ne esce con
mi dissero di no e ripiegai su Cossiga. (De Mita) ROS, Giuliano Tavolari. Perso- le ossa rotte. Da segnalare che
naggi che daranno lavoro agli uno dei più determinati a voler
Ci ha insegnato che il popolo è l’unico sovrano in uno stato storici del futuro per come l’incriminazione di Cossiga è
democratico. (Schifani) hanno svolto il loro ruolo di suo cugino, Enrico Berlinguer,
“servitori dello Stato”, insieme segretario nazionale del PCI
È stato un grande uomo di Stato. (Napolitano) ad un gruppo di generali e che risponde, a chi gli chiede
barbe finte, che intrecciano conto : “Con i cugini ci mangio
È morto Cossiga. Aveva 62 anni più di Giorgiana Masi. stretti rapporti al tempo del suo l’agnello non ci faccio politica”.
(Spinoza.it) controllo al Viminale e a Palaz- Un altro rapporto altalenante
zo Chigi. Cossiga da Presidente quello dei comunisti con la sfin-
La salma sarà insabbiata domani. (Spinoza.it) del Consiglio inciampa nel caso ge democristiana. Alleati nella
Donat Cattin. Marco, il figlio del solidarietà nazionale, avversari
È morto un assassino. (Centro sociale Kavarna) democristiano Carlo, è uno dei durissimi negli anni post Moro,
comandanti di Prima Linea. I non avranno esitazioni a votar-
Non credo che essere un servitore dello Stato consista nel pentiti Peci e Sandalo, con le lo al primo scrutinio come Pre-
nascondere la verità. (Il Presidente dei famigliari morti alla loro rivelazioni, permettono di sidente della Repubblica nel
stazione di Bologna) conoscere particolari di una 1985 seguendo l’indicazione di
vicenda che getta nuovo fango Ciriaco De Mita e del suo brac-
sulla DC. Ancora oggi le rico- cio destro armato Misasi, per

ILMUCCHIOSELVAGGIO
KOSSIGA

con Ciriaco De Mita

“Tutte le domande non hanno risposte. Solo vaghe risposte.


Solo vaghe supposizioni. Di solito errate”
poi tornarne a chiedere l’im- crollo del Muro l’Italia doveva za di non aver cambiato opinio- Sul primo episodio nel 2007 ha
peachment quando difende la cambiare perché la bufera di ne, con il riuscito volume Il giu- denunciato la responsabilità dei
legittimità di Gladio e rivela di Tangentopoli e il crollo dei par- dice ragazzino gli attribuì un giu- francesi, salvo subito smentirla.
esser stato pronto ad impugnar titi era imminente. Non fu capa- dizio che non aveva mai espres- Sulla bomba, invece, da Mini-
le armi nel 1948 in caso di vitto- ce di diventare un De Gaulle e so nei confronti di Rosario Li- stro accusa l’estrema Destra,
ria dei comunisti. Cossiga sarà molti dei suoi alleati gli attribui- vatino, magistrato ucciso dalla poi chiede scusa all’MSI, difen-
determinante ancora una volta rono la patente del pazzo. È il Stidda, ma che Cossiga aveva de e diventa amico dei NAR che
nel 1998, nel far succedere padre naturale del conflitto irri- invece indirizzato a dei giovani volevano ucciderlo e quindi rive-
Massimo D’Alema a Romano solto tra Magistratura e potere PM di Gela. Il pensiero di Dalla la la pista palestinese, non
Prodi spianando la strada alla politico. Da Presidente del CSM Chiesa, penso condiviso da abbiamo capito ancora se vo-
Sinistra di Governo, che senza iniziò a rovesciare i principi co- quel largo schieramento di giu- lontaria o accidentale.
se e ma approva i bombarda- stituzionali sostenendo che il stizialisti che oggi va da Tra- Alla fine, la sfinge Cossiga si era
menti nel Kosovo. Da sempre potere del PM discende da un vaglio ai dipietristi fino alla vec- ridotta ad essere fonte di Da-
tenuti al suo guinzaglio, quasi concorso pubblico e non dai chia “nuova Sinistra”, è che gospia. Un’altra metafora del
tutti i generali ex PCI, PDS, DS, fondamenti della Carta. Un’opi- Cossiga ha trasformato “lo stato nostro tempo con la tragedia
davanti al catafalco ne hanno nione sempre più diffusa oggi di diritto in una tana mostruosa che si trasforma in farsa. Resta-
innalzato sperticati peana, one- nel Paese. In alcune dispute fatta di cavilli e di soprusi”. no gli enigmi. Direbbe di Cossi-
stamente esagerati. non esitò nel mandare i carabi- Francesco Cossiga ha dissemi- ga Tony Pagoda: “Tutte le do-

I
nieri dagli ermellini. Era consa- nato verità biforcute e non mande non hanno risposte. Solo
l settennato di Francesco pevole che il potere giudiziario escludo che altre ne escano dai vaghe risposte. Solo vaghe sup-
Cossiga si apre nel migliore avesse condizionato la politica suoi archivi, impedendo cono- posizioni. Di solito errate. L’idea
grigiore democristiano per italiana. Non va dimenticato scenza chiara dei molti misteri più vicina alla verità è che, sem-
concludersi con fuochi pi- che difese Borsellino e fu allea- italiani. Era Presidente del Con- plicemente, li ha stregati tutti
rotecnici che annunciano il to politico di Giovanni Falcone siglio quando cadde il DC9 di quanti col suo modo di essere”.
tempo presente. La sfinge del nella lotta alla mafia. Nando Ustica e quando scoppiò la Magari Sorrentino fa un film
potere aveva capito che con il Dalla Chiesa, che ha la coeren- bomba alla stazione di Bologna. sulla sua vita. Titolo: Il pazzo.

19
IMPARARE
Si parla tanto male dell’eutanasia, ma l’idea in sé non è poi
così spaventosa. Vuol dire semplicemente che, alla maniera
di Socrate, si può morire tranquilli, quando non c’è più niente
da fare, quando il corpo soffre al di là di ogni ragionevole

I
l diritto alla salute dovrebbe confronti della morte, non vo- Non si tratta tanto della vecchia
comprendere il diritto a una glio murarmi dentro certezze, contrapposizione fra i laici, che
morte secondo il testamen- voglio tenere aperta la finestra difendono la qualità della vita, e
to biologico. L’eugenetica ci dell’anima e ossigenare, finché i credenti, che pensano invece
pone di fronte a nuove re- posso, l’ambiente. che la vita non ci appartiene. Ci
sponsabilità e le cure sempre vedo dell’altro. In gioco c’è la
più precoci, fin nel grembo della A chi appartiene la nostra vita: a soglia di tollerabilità dell’esi-
madre, sono il simbolo di un noi stessi, a qualcun altro, a stenza e cioè, con tutto il rispet-
modo diverso di affrontare la vi- Dio? to per la religione e per la difesa
ta. La nostra, del resto, è l’epoca Ci sono molte funzioni della vita che essa fa della vita, la convin-
dell’antidestino: ciò che prima organica che non dipendono zione profonda di molti che la
doveva essere accettato sulla dalla nostra volontà e dalle no- vita non possa esistere senza la
base della rocciosa, inamovibile stre intenzioni: il sangue circola sofferenza. L’apologia del dolo-
legge naturale, oggi può essere senza che glielo chiediamo, lo re, l’idea della necessaria salita
scelto. Fingere di ignorarlo è stomaco digerisce. E così acca- sul Golgota e della crocifissione
collocarsi fuori dal mondo. Cer- de per la vita psichica: non pos- da costringere gli altri a condivi- di ciascuno: questa mi sembra
to, serve prudenza: la nostra vi- siamo programmare i sogni co- dere una posizione comunque una forma di crudeltà mentale e
ta non appartiene soltanto a me fosse una serata al cinema. di parte - anche fra chi crede, del fisica. Trovo che certe posizioni
noi, ma ai familiari, agli amici, Su questi automatismi, estranei resto, ciascuno poi sente e in- rigide, estremiste, per cui biso-
alla comunità. Una certa cultura alla nostra volontà e alla nostra terpreta Dio a modo suo. Di- gna soffrire fino in fondo, siano
laica vorrebbe trasformare la coscienza, la Chiesa fonda la stinguere fra diritto e morale, fra contrarie a una tradizione di Cri-
morte in un evento banale, ma convinzione che la vita non ci Stato e Chiesa, significa difen- stianesimo nella linea che va da
la morte non è mai banale: è appartiene, arrivando fino a so- dere uno spazio di neutralità Gesù almeno a san Francesco e
solennità, è mistero. Io difendo stenere che il corpo sia una che è stato conquistato a duro a molti teologi contemporanei.
quel mistero. Vivere con un sorta di livrea che il servo ricon- prezzo. L’origine della democra- Esiste anche la misericordia. Un
margine di incertezza non toglie segna a conclusione del periodo zia moderna sta nella convin- giudice non applica alla lettera
la responsabilità delle proprie di lavoro trascorso con il padro- zione che ciascuno può soste- gli articoli della legge: vede le at-
azioni, ma lascia aperta la porta ne. La posizione dei laici è diver- nere i propri valori, le proprie tenuanti, studia le aggravanti, la
al dubbio che le cose, alla fine, sa, e con laico intendo colui che opinioni, la propria fede, ma giurisprudenza è questa. La pru-
possano rivelarsi diverse da distingue fra Stato e Chiesa e tra non può imporle agli altri con la dentia o saggezza è, come dice-
come le abbiamo pensate. È il morale e diritto, non colui che violenza o con la propaganda. vano gli antichi, la capacità di
contrario delle fedi rigide, sia lai- rifiuta la religione. Si può essere usare non il regolo ferreo di
che che religiose, dentro le quali laici e religiosi allo stesso tem- Laici da una parte, credenti dal- Policleto, cioè quello che non si
ci si mura per non avere paura. po, se si mantengono queste l’altra: il tentativo di trovare un piega, ma il canone lesbio, lo
Rispetto le convinzioni dei cre- distinzioni. Un laico, dunque, linguaggio comune per ripensa- strumento dei muratori dell’iso-
denti, ma chiedo che non mi vive come prevaricazione l’idea re il significato della morte è la di Lesbo che, essendo di
vengano imposte attraverso le che qualcuno possa intervenire arduo. Qual è allora la vera radi- piombo, era in grado di curvar-
leggi dello Stato. Io, anche nei nello spazio pubblico in modo ce del dissenso? si, adattandosi alle circostanze.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
A MORIRE
QUESTIONI

sopportazione o quando la vita di relazione se n’è andata, lasciando


al suo posto un tronco vuoto, un vegetale. Con il filosofo Remo Bodei
si parla di eutanasia, dolore, filosofia e di cosa vuol dire morire.
di Daniela Monti

21
essere esclusa, ma bisogna a- tatis splendor, lo splendore della
vere il coraggio di valutare caso verità, e la verità di cui parla è la
per caso, pur con cautela, e dire sua, quella cristiana. E se uno
no, per esempio, a certe banali- non la vede, questa verità? Per
tà come lo scegliere un figlio la Chiesa i casi sono due: o è
con gli occhi azzurri e non mar- cieco o è in malafede. Non è
roni. Ma non dobbiamo dimen- accettabile come piano di di-
ticare che esistono seimila ma- scussione. Non pretendo un di-
lattie genetiche. sarmo unilaterale, perché le reli-
gioni non possono mettere in
Vorrei parlare del dolore. discussione i propri dogmi, ma
Parliamone, cominciando ma- come laico vorrei avere il diritto
gari dai farmaci antidolorifici, di dire: capisco le tue posizioni,
che in Italia vengono impiegati però individuiamo un terreno su
ancora fra mille resistenze. Alla cui costruire un’intesa comune.
base c’è il convincimento che la E il piano potrebbe essere quel-
sofferenza purifica. Ma la realtà lo per cui la Chiesa, tenendo
è che ci sono situazioni in cui la saldi i suoi dogmi, cerca tuttavia
gente urla, urla, senza che tutto di venire a patti con la moderni-
questo dolore la migliori in tà senza aspettare secoli, come
alcunché. Io penso allora che si ha fatto con Galileo. Ma in fon-
possa porre un limite alla soffe- do, la Chiesa può dire quello che
renza. Già Hume sosteneva la vuole, fa parte del suo magiste-
liceità del suicidio quando si su- ro. Il problema è il passaggio dal
pera una certa soglia: non riu- dire allo scrivere decreti da parte
Remo Bodei sciva a trovare un motivo valido di una classe politica, sensibile
perché uno dovesse auto-inflig- alla Chiesa, che accetta questa
gersi un dolore gratuito. Ma posizione di riflesso. Per spie-
penso anche a Seneca, a Marco garmi meglio, mi lasci citare un
Aurelio: anche loro ammettono episodio che mi ha sempre di-
“Io sto con Goethe quando il suicidio. Dante mette il suici- vertito. Il comico Petrolini venne
da Catone nel Purgatorio, non contestato in un teatro di Roma,
afferma ‘ricordati di vivere!’, nell’Inferno e Dante, lo sappia- negli anni Venti. A fischiare era
mo tutti, aveva una fede graniti- uno spettatore seduto in un pal-
di cogliere il senso della vita nel ca. Perché questa collocazione? chetto. Lui interruppe lo spetta-
Perché Catone Uticense si tolse colo dicendo: non ce l’ho con te,
presente, senza struggersi nella la vita, dopo aver letto per tre ma con quello seduto vicino a te
volte il Fedone sull’immortalità perché non ti butta di sotto.
nostalgia del passato o perdersi dell’anima, per non sottostare Ecco: io non ce l’ho con la Chie-
all’oppressione di Cesare e sa, ma con chi accetta la sua po-
nei sogni di un avvenire su cui mantenere dunque la libertà in sizione semplicemente per mo-
cui credeva. Quindi c’è una tivi politici, per compiacere l’e-
non abbiamo alcun controllo” lunga tradizione filosofica in cui lettorato. Detesto e compiango i
è ammesso il suicidio, non solo cosiddetti “atei devoti”, quelli
come fuga dal dolore, ma come che si servono della religione
La Chiesa ha da poco deposto le staminali, a quelle più comples- desiderio di libertà: per non vi- per la politica. Sono cose che
armi contro Darwin, sostenen- se, come la possibilità di modi- vere schiavo, è la sola carta che con De Gasperi, nella vecchia
do che c’è uno spazio sufficien- ficare il nostro corpo e quello mi resta. tradizione democristiana, non
temente ampio per credere nella dei discendenti intervenendo sarebbero potute accadere.
base scientifica dell’evoluzione sul DNA. Quando la Chiesa ra- Un bel salto: parlavamo del Quando Pio XII spinse per fare
e, al tempo stesso, per la fede in giona su queste cose parte inve- dolore e lei introduce il suici- entrare nel Comune di Roma i
un Dio. Il nuovo terreno di scon- ce dal principio che non si pos- dio, o l’eutanasia, riconoscendo- monarchici e i fascisti, De Ga-
tro, l’ultima trincea di resisten- sa scegliere. È come se uno ve- lo come diritto civile per chi sce- speri si oppose e ha mantenuto
za, per usare le sue parole, è la desse cadere una tegola dal tet- glie di non soffrire. Su questo sempre una posizione di coe-
bioetica. Quanto tempo occor- to e non si spostasse perché, punto il divario con la Chiesa è renza e laicità. Ora, che esista
rerà per arrivare, anche qui, a così facendo, andrebbe contro insanabile. gente che difende le posizioni
una riconciliazione? la volontà di Dio. Il destino è la Neppure la Chiesa vuole l’acca- della Chiesa, pur non creden-
Non lo so e non credo che ci volontà del Signore. Ci si di- nimento terapeutico. La zona doci, la trovo un’operazione che
saranno rapide convergenze. La mentica, però, che qualcosa è grigia è quella fra l’accanimento squalifica in fondo la Chiesa
Chiesa mostra una resistenza cambiato: grazie alle biotecno- e la decisione di staccare la spi- stessa che ne accetta il collate-
radicale non solo all’eutanasia, logie e alle altre tecniche, noi na, come si dice. Non sono un ralismo “peloso”. Il problema di
ma a molte altre situazioni mo- oggi viviamo in un’epoca di an- barricadero, ma penso che la fondo è, tuttavia, quello di capi-
dificate dalle conquiste della tidestino. Non tutto deve essere Chiesa abbia delle pretese as- re quale coscienza dobbiamo
scienza. Dalle cose relativamen- concesso, è chiaro. C’è un’euge- surde. Giovanni Paolo II ha formarci, perché anche il ge-
te più semplici, come le cellule netica “positiva”, che potrebbe chiamato una sua enciclica Veri- rarca nazista Himmler, stravol-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

gendo un aforisma formulato


da Kant, aveva stabilito come le-
cita la massima: “Agisci in modo
che, se il Fuhrer ti vedesse, appro-
verebbe la tua azione”. Noi non
possiamo, e non dobbiamo, lai-
camente dire che c’è una istitu-
zione per principio infallibile.
Penso che ciascuno di noi abbia
responsabilità, una capacità di
giudizio e una coscienza, per
quanto tormentata. Non credo
a quello che diceva Dostoevskij
che “se Dio non esiste, tutto è
permesso”.

Che cosa vuol dire morire?


Morire è la conclusione di un’e-
sistenza. È un fatto naturale.
Quando la religione era po-
tente, riusciva a orientare le per-
sone rispetto all’attesa della
morte. Morire in peccato mor-
tale era davvero un problema.
La vita vera era la vita dopo la
vita. Si moriva circondati da
parenti e amici, era una cerimo-
nia pubblica. Oggi, invece, non
il sesso, ma la morte è il vero
osceno.

È la fede o la speranza in un do-


po a essere venuta meno?
C’è stato un terremoto, la morte Adios
ha completamente stravolto il
proprio senso. Partiamo dal
cambiamento più visibile in ter-
mini percettivi: non si nasce e
non si muore quasi più in casa, una polizza di assicurazione so noi che non sappiamo quel sappiamo, per cui lasciamo
la morte è diventata un fenome- che non a una fede profonda. che facciamo. Certo, bisogna aperta la porta a una speranza.
no ospedalizzato trascinandosi essere disposti a credere in È evidente che il nostro deside-
dietro tutta quella serie di pro- In che cosa crede? qualcosa, anche se non si può rio sarebbe di vivere in eterno,
blemi che ci hanno portato a Siccome nessuno è mai tornato dimostrarlo. Aperti, ma non per come diceva Leopardi: “perì l’in-
discutere di testamento biologi- indietro a dirmi quello che ha paura. ganno estremo/ch’eterno io mi
co ed eutanasia. La durata della visto, propenderei per la tesi di credei”. Però abbiamo perso il
vita è raddoppiata negli ultimi Lucrezio: come non hai sentito Già, ma quale fede, fede in chi o senso dell’eternità. Eternità non
trecento anni, la vecchiaia è il fragore delle guerre puniche in che cosa? è un tempo lunghissimo. Come
molto più presente nella vita di prima della tua nascita, così Scriveva Montaigne che la ca- sapevano i filosofi classici, eter-
ciascuno, così come le malat- non sentirai ciò che accadrà do- sualità del nascere ci fa induisti, nità è plenitudo vitae, pienezza
tie degenerative. L’attesa della po la tua morte. Oppure alla musulmani o animisti e ogni di vita, che può durare anche
morte è molto più lunga. Ma il maniera di Epicuro: quando c’è religione pretende di possedere un attimo, il contrario dell’e-
cambiamento nascosto, e per la morte, non ci sei tu e quando la verità. Innumerevoli individui morragia di vita, la vita che
questo più profondo, è che in ci sei tu, non c’è la morte. L’al- hanno ricominciato a chiedersi fugge. Quindi il nostro deside-
tanti non credono più alla vita ternativa è fare una scommes- se basta questo mondo a sod- rio è di avere una vita piena e
dopo la morte. La vita nei Paesi sa, come Pascal: che Dio esista disfare le aspettative umane di che questa possa realizzarsi nel
occidentali è molto più radicata e con lui l’immortalità dell’ani- giustizia e di felicità, se tutto è futuro. Ma la nostra speranza è
in questo mondo che in quel- ma. E allora non ci perdi niente destinato a finire con noi o c’è tenue.
l’altro. Ciò che dispiace è perde- se non indovini, ma ci guadagni speranza di una vita migliore. Si
re questo mondo. Di quell’altro, moltissimo se hai indovinato la sono chiesti se sono soltanto la
non dico che non ci si interessa, risposta. Mi sembra una caute- superstizione e la paura a farci Estratto dal libro Che cosa vuol
ma per molti la morte oggi è la che rischia di apparire perfino credere in Dio o nell’immorta- dire morire a cura di Daniela
senza la speranza della resurre- immorale. Meglio, nel caso, di- lità dell’anima. Siamo ospiti Monti per gentile concessione di
zione mentre, per chi crede, l’a- chiarare la nostra ignoranza e della vita: se poi questa ospita- Einaudi. Recensione apparsa a
desione alla religione finisce affidarci a quella misericordia lità si estenderà, per così dire, a pagina 143 del Mucchio di luglio-
spesso per assomigliare più a che Gesù ha raccomandato ver- un altro albergo, questo non lo agosto n. 672/673.

23
LA BUONA
INFORMAZIONE Milena Gabanelli
FOTO DI LETIZIA LAVELLA

ILMUCCHIOSELVAGGIO
PANORAMICHE

Siamo sempre più frastornati. In parte, dalla frenesia con cui si vive,
ma ancora di più dai segnali, spesso in contraddizione, che ci arrivano
dai movimenti che dovrebbero opporsi proprio a questa frenesia.
Abbiamo così approfittato di un incontro, un premio intitolato addirittura
alla Passione Civile, per chiedere a Milena Gabanelli di “Report”
ragguagli su giornalismo e televisione di oggi, e abbiamo approfittato
di un libro dedicato a Slow Food per farci spiegare dal suo autore,
Luca Simonetti, come, magari, anche un’aspirazione legittimamente
salutista possa avere connotati ambigui. Due facce del giornalismo
che non si ferma davanti ai cliché, di nessun tipo.
di Massimo Pirotta e Chiara Lalli

PRENDERE PARTE posti a sedere. Che non baste- Pimpanti interventi musicali buon periodo. Rilancia la sfida
Entusiasmo, incontri informali, ranno. Perché ad assistere al affidati a Lorenzo Monguzzi dei tre milioni di telespettatori
indignazione (molta) per come dialogo sulla passione civile arri- (Mercanti di Liquore), per l’oc- per puntata. Senza dimenticare
(non) vanno le cose. Siamo alla veranno in millecinquecento. casione accompagnato dai mu- esposti, querele, denunce, che
quarta volta del “Premio Trabuc- Chiudere il cancello? Non se ne sicisti della band di Ascanio Ce- se va male... Sensibilità indivi-
chi alla passione civile”, que- parla nemmeno. Piuttosto strin- lestini. Brani di Beatles, Ciampi, duali (le loro) come punto di
st’anno assegnato a Milena Ga- gersi, creare corridoi, e prego, De André, Modugno, Bertelli. partenza per le inchieste. Dura-
banelli e alla redazione di “Re- accomodatevi pure ai lati e die- Pure One degli U2. “Arrangiata, ta media: quattro-cinque mesi.
port”. A Illasi, a pochi chilometri tro il palco. Ci sono i banchetti però, alla Johnny Cash, uno dei Si definiscono giornalisti non di
da Verona. Quasi a sfatare un (affollati) di “Libera” ed “Emer- miei preferiti”, rivela Lorenzo. Il settore, sorridono ad essere
luogo comune. Che da queste gency”. professor Trabucchi che tiene considerati dei ficcanaso. La
parti siano tutti accaniti fan di “Il nostro è un premio semplice, in un accorato discorso a tutto Gabanelli rende noto: “Una vol-
Tosi e di altre simili comparse. vino, simbolo stesso della Pas- campo (dai mali della scuola ai ta, qui nel Veneto, un esponente
Già, il primo cittadino di Vero- sione. Vige una strana regola: chi diritti di chi viene da lontano). E della Lega mi offrì di candidarmi
na… Un ultrà in poltrona, e che viene premiato entra a far parte così ha inizio l’interagire tra chi come sindaco”.
mi dicono avere molti consensi. della giuria per l’anno successivo”, è sul palco e il folto pubblico.
Uno che “c’è e ci fa”. Ha messo dice Enrico Faccio, archeologo Ascanio Celestini e Marco Pao- Signora Gabanelli, come vede
“ordine”. Problemi? Telecamere di professione ed ideatore dell’i- lini si danno un gran da fare. l’Italia di oggi?
ovunque. Cosa desidera un poli- niziativa. Una manifestazione Frecciate, improvvisazioni, fuo- Può sembrare un Paese vec-
tico rampante, e soprattutto, “resistente”. “Questo premio è ri-programma, monologhi, tea- chio. Quando lo si diventa si ve-
sulla pelle di chi? Forse un posto nato dopo un vivace scambio di i- tro-canzone. In collegamento dono solo problemi. Si dimenti-
al sole nel Parlamento di “Roma dee sulla passione. Un fattore im- telefonico c’è Gino Strada. A ca la passione, si diventa pigri,
ladrona”, il fare avanti e indietro portante, che muove le cose. Non “smistare” il tutto ci pensa si perde la voglia di rischiare, si
in prima classe a Bruxelles? Tan- è questione di denaro né di oleate Massimo Cirri di “Caterpillar”. delega a dismisura e talvolta ci
to affabile nel tollerare fascisti macchine organizzative. La pas- Ironizza su governanti, Sinistra si rassegna con facilità. In più,
del Terzo Millennio e chiese lo- sione si può trasmettere per via o- litigiosa, “Studio Aperto”, e dice se non si conosce il problema,
sche con il verbo in latino, quan- smotica e noi cerchiamo di veico- che i premiati di quest’anno so- tutto diventa più difficile.
to coriaceo contro umiliati e mi- lare il messaggio che anche par- no degli “autentici spaccapal-
granti e nell’inveire contro il tendo dal basso, dal niente, si può le”. A cui, però, non si può non E il giornalismo d’inchiesta?
“tossico” Morgan (poi la stretta comunicare, discutere, trovare so- volere bene. Quando Milena Ci sono esempi confortanti. Il
di mano, il “ci siamo chiariti” e il luzioni. In Occidente viviamo un Gabanelli e i redattori di “Re- lavoro svolto da giornalisti co-
concerto sa da fare). Insomma, paradosso: se andiamo in un Pae- port” (Sabrina Giannini, Ric- me Riccardo Iacona o da For-
un “bravo cristo” coi suoi saldi se povero torniamo arricchiti dalle cardo Iovine, Stefania Rimini) migli di “Annozero” è partico-
valori (la famiglia è sempre da loro emozioni. Come dice Ascanio vengono annunciati, c’è un larmente meritevole. “Exit” è un
sistemare). Ma che con millan- Celestini se i poveri, alla fine, ven- caloroso applauso di parecchi buon programma. Anche sulla
teria continua a radiare dal terri- dono la loro povertà, i ricchi vo- minuti. La squadra di “Report”, carta stampata non mancano
torio i “poveri cristi”. gliono comprare anche questa pur attiva dal 1997, sciorina lo spiri- inchieste interessanti.
Ma se il Paese è reale, poco di- di avere sempre qualcosa dai pri- to che la anima (“In noi scatta
stante dai suoi diktat, dai suoi mi. È quindi importante frugare una specie di meccanismo impos- Sono molto scettico sui talk-
recinti e dai suoi divieti, si può tra fonti d’informazioni diverse, sibile da fermare”), illustra il suo show televisivi che hanno come
respirare un’aria diversa. Strade ascoltare dissensi, incanalare pro- rapporto con i vertici Rai, ri- ospiti i politici di professione.
in collina e vigneti, numerosi poste”. scontra che questo non è un Uno sterile scambio di opinioni

25
e di accuse. Avari di dati che ser- Una truffa ai danni di chi? Per deremo noi”. Carlo Petrini, fon- di quelle più ricche. Ma come
vono. me il rock’n’roll è un ritmo. Mi datore di Slow Food, scrive su costruire un nuovo “modello di
La televisione offre tanti prodot- piace moltissimo. Il mio preferi- “la Repubblica” del 3 agosto un sviluppo” per superare la socie-
ti. Il talk è molto amato, seguito, to è Elvis Presley. pezzo intitolato Quei campi tà attuale se poi questa nuova
apprezzato. Quindi, perché no? OGM in Friuli sono un Far West società potrebbe sopravvivere
Io non li faccio perché non ne Situazione eccellente. Trasmis- da fermare, atteggiandosi a tuto- solo grazie al sostegno di chi ha
sarei capace. sioni pessimiste, musi lunghi, re della legalità. Fidenato è accu- raggiunto il benessere proprio
l’ottimismo del Premier, l’e- sato di essere un cow boy e un con il modello attuale? Il marke-
Mi sembra che alimentino ulte- conomia che è in lenta ripresa, delinquente perché non rispetta ting di prodotti di lusso viene
riori confusioni. gli operai sui tetti che difendono la legge: ma il Far West è proprio mascherato come un tentativo
Ma no. Dipende dalla qualità il posto di lavoro, gli amici degli farsi giustizia da soli! di sovvertire il sistema odierno.
del conduttore e degli ospiti. Il amici nei paradisi fiscali, il gos- Va benissimo dire che il mondo
talk va in diretta e se da un lato sip, le morti bianche, e la L’ignoranza è una condizione così com’è oggi è profondamen-
ha l’immediatezza, dall’altro ri- Gabanelli che in treno si sente necessaria per sostenere tesi te ingiusto e che i meccanismi
schia sempre di falsare un po’, dire: “Siete bravi, tenete duro… bizzarre, come quella che i fast economici attuali vanno rifor-
perché lì per lì, uno non è in ma tanto non cambia niente”. food sarebbero figli dei tempi mati o anche rovesciati: ma gli
grado di smentire, di confron- Far finta di non vedere, vera- attuali e quindi da condannare? strumenti concettuali e l’analisi
tare, di andare a verificare. Vin- mente conviene? Quali rischi Non sapere o fare finta di non di Slow Food sono assoluta-
ce sempre il più bravo a rac- comporta essere soltanto spet- sapere che il cibo “veloce” è mente inadeguati.
contarla. tatori? Sappiatelo un po’ tutti: sempre esistito serve a giustifi-
servono testimonianze. Non care la condanna della moderni- Solo ignoranza o anche mala
I temi della prossima serie di bastano mai. tà e della tecnica, giudicate di fede?
“Report”? MP per sé cattive. Slow Food rico- Nel mio libro ho scelto di usare
Il nuovo ciclo di trasmissioni struisce il passato a suo piaci- il concetto di ideologia nel suo
partirà il 17 ottobre e trattere- mento ignorando la storia e significato “forte”, cioè come
mo di authority, di piattaforme, MANGIAR BENE? occultando i reali processi di falsa coscienza e come creden-
della manovra economica, di Se Slow Food si limitasse a rap- produzione: in un’inesistente za, determinata socialmente,
perforazioni in mare ed altro presentare i buongustai non ci età dell’oro tutti avrebbero assa- che nasconde agli occhi delle
ancora. sarebbe nulla da ridire: che c’è porato i pasti con lentezza e in persone i reali rapporti e pro-
di male nel voler mangiare e lieta compagnia, e tutti avrebbe- cessi sociali. L’ideologia pre-
Giorgio Gaber sosteneva che bere bene? Ma se vuole porsi ro avuto da mangiare. Ma in suppone che si prescinda dalla
democrazia è partecipazione. come soluzione alla fame nel realtà anche i romani, i cinesi, mala o buona fede individuale.
Ma molti cittadini sembrano mondo e ideologia salvifica, lo gli aztechi mangiavano “fast All’inizio della mia ricerca pen-
narcotizzati. Lei stessa, durante scenario cambia. L’ideologia di food”, cioè cibi consumati rapi- savo che tutti i membri di Slow
l’incontro, li ha invitati ad essere Slow Food è il sottotitolo del damente e a poco prezzo, e Food fossero intenzionati a
più partecipi. libro di Luca Simonetti Mangi inoltre fino a tempi molto recen- migliorare la condizione dei
Servono progetti, bisogna met- chi può. Meglio, meno e piano ti la stragrande maggioranza poveri del mondo. Con il pas-
tersi in gioco, non delegare sem- (Mauro Pagliai, pp. 120, euro 8), della popolazione faticava a sare del tempo mi sono reso
pre agli altri, al giornalista, alla analisi impietosa e divertente di mettere insieme un pasto de- conto che, almeno alcuni, non
magistratura a fare. Il cittadino una associazione che è sintomo cente. Anche se poi fosse vero lo sono affatto. Non si possono
deve cominciare a fare quello e interprete della condizione che i fast food sono innovazioni scrivere in buona fede certe
che ritiene giusto. politica e dell’opinione pubblica moderne, non sarebbe questa assurdità. Come fare per elimi-
italiane. una ragione sufficiente per con- nare la povertà e la fame nel
La diffidenza verso i politici di dannarli e per ricoprire di ingiu- mondo? Semplice, creando de-
professione. Che rapporto ha Slow Food con rie i loro estimatori, da Slow gli ecosistemi virtuosi grazie a
Come fai a fidarti di una persona il linguaggio? Food definiti barbari, disuma- Food Planet, una specie di gui-
che non si dedica a tempo pieno Ambiguo. È tipico del degrado nizzati, stupidi e tristi. da galattica per i buongustai: le
a ciò per cui è pagato e non ha culturale costruire trappole lin- segnalazioni di alcune comuni-
la capacità per farlo? Se a fare il guistiche. Faccio un esempio Come far convivere l’ossessione tà permetterebbe loro di vivere
Ministro della Salute ci va un recente: Giorgio Fidenato, agri- per la produzione autoctona, co- bene perché i buongustai ac-
geometra, come fai a fidarti? coltore friulano, decide di pian- me soluzione all’inquinamento correrebbero a frotte acquistan-
Molti incarichi vengono dati tare mais geneticamente mo- e alle ingiustizie produttive, e do i prodotti locali. Non si capi-
non in base alle competenze ma dificato in polemica con il Go- l’esportazione del “made in Ita- sce però come sia possibile
in base a questioni diverse. I- verno e la Regione (ma soste- ly”? Oppure ognuno mangia sostenere questa soluzione e
noltre, a tutto si dedicano tran- nuto da una sentenza del Con- quanto prodotto dalle sue parti allo stesso tempo criticare fero-
ne che a risolvere tematiche siglio di Stato e dalla normativa oppure si esporta (e si importa). cemente il turismo e i trasporti.
urgenti ed importanti per il europea). Gli attivisti di Green- È una contraddizione molto di- Non si capisce nemmeno come
Paese, di interesse generale e peace gli devastano il campo. Il vertente. Ce ne sono molte, an- si farebbe a sostenere le comu-
pubblico. Se declini su tutto giorno dopo Slow Food costitui- che più gravi, che mettono in nità povere senza l’esistenza
quello che è l’organizzazione sce un Presidio per la Legalità e luce un vizio di fondo delle teo- dei consumatori ricchi e, quin-
pubblica, alla fine hai il Paese contemporaneamente elogia rie di Slow Food. Esisterebbe, a di, dei paesi sviluppati - ovvero
che meriti. l’azione, palesemente illegale, sentir loro, il modo per garanti- il sistema che Slow Food vuole
di Greenpeace. “Aspettiamo che re alle comunità locali, anche le sovvertire. Se è legittimo scrive-
Il suo rapporto con il rock’n’roll. il Ministero prenda provvedimen- più arretrate, di sopravvivere re guide del gusto, è disonesto
E se fosse anch’esso una truffa? ti” avvertono “altrimenti li pren- degnamente grazie al sostegno aspirare a risolvere i problemi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
PANORAMICHE

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

“I quotidiani raramente hanno una redazione scientifica, e di conseguen-


za ciascuno, come accade con Carlo Petrini fondatore di Slow Food,
ha campo libero per affermare ciò che vuole, senza alcuna voce critica”
del mondo grazie a quei golosi forse un modo per opporsi al in base a criteri indipendenti Com’è possibile che Petrini sia
che hanno il privilegio di poter progresso e all’idea illuminista dallo scambio stesso, eterni e sempre sui giornali e in tv e nes-
viaggiare per il mondo. che la Storia sia un prodotto del- immutabili, e che prescindono suno controlli quello che dice?
l’uomo, una creazione continua dalle effettive condizioni della D’altra parte i quotidiani rara-
Perché è ambiguo invocare la governata dalla ragione. produzione. Se vogliamo inten- mente hanno una redazione
tradizione? dere con prezzo equo il soste- scientifica degna di questo no-
Intanto perché le tradizioni culi- Perché il prezzo equo è reazio- gno agli agricoltori, parliamo di me e di conseguenza Petrini
narie odierne non sono anterio- nario? Cosa si nasconde sotto a sostegno agli agricoltori! Se si può affermare ciò che vuole,
ri alla rivoluzione industriale e questo aggettivo? parla di iniquità dei prezzi biso- senza alcuna voce critica. La
parecchie sono molto più tarde. Il prezzo equo è una finzione gnerebbe spiegare perché sono funzione dell’informazione non
Petrini si indigna perché oggi i che non può esistere perché iniqui, in base a quale criterio li è certo questa. È ormai quasi
peperoni si coltivano in Olanda presuppone un parametro di definiamo tali. Slow Food nem- solo opinione, spacciata per
e i tulipani in Italia, e poi li si riferimento esterno allo scam- meno ci prova. Usare le parole informazione. Quanto alla poli-
scambia: è il sovvertimento di bio e alla produzione. È un con- in modo improprio è una pessi- tica, è davvero una ben strana
tradizioni millenarie, afferma. cetto che potrebbe avere avuto ma abitudine. Pensiamo anche Sinistra quella che rinuncia alla
Ma dimentica che i peperoni so- un suo fondamento soltanto in al linguaggio pseudoheideg- scienza, alla razionalità, all’uni-
no arrivati qui da poco, come il società molto diverse dalle at- geriano che usano sulla tecnica, versalità, al progresso per
tulipano lì, importati entrambi tuali. Ad esempio, Werner Som- o meglio contro la tecnica. Non abbracciare le tradizioni, il loca-
nel Cinquecento. E poi è fuor- bart parlava della “mentalità ha alcun senso. lismo, il culto del passato e delle
viante richiamare il passato economica precapitalistica”, in piccole comunità chiuse e im-
come garante di ciò che è buo- cui il consumo individuale non Perché tanti considerano Slow mutabili: più che di Sinistra, si
no e giusto. Tutti gli argomenti era una scelta soggettiva di cia- Food un movimento progressi- tratta di una caricatura dei peg-
impiegati per sostenere la bon- scuno, ma era (doveva essere) sta, innovatore e interessato alla giori aspetti della Destra reazio-
tà di ciò che è tradizionale so- conforme alle esigenze del pro- giustizia nel mondo? naria. Slow Food è sintomatico
no stati sbugiardati da secoli. prio ceto. Oggi è assurdo parla- Non so perché tanti finti profeti della deriva della cultura e della
Proprio come l’invocazione del re di prezzo equo, come se la di un mondo migliore abbiano sensibilità della Sinistra: per
“naturale” (l’agricoltura è un’at- giustizia di uno scambio potes- un’accoglienza così calorosa da questo non va taciuto.
tività totalmente artificiale!). È se essere giudicata dall’esterno, parte dell’opinione pubblica. CL 

27
ANTONYUno degli artisti più affascinanti e meno etichettabili del pop
contemporaneo torna con un disco e un libro, offrendo una panoramica
completa sul suo approccio personalissimo all’espressione artistica.
Non potevamo esimerci dall’incontrarlo nuovamente.
di Carlo Bordone

N
ell’ultimo film di Sofia Coppola, Somewhere, pre- Nelle descrizioni di Antony da parte della stampa e di
miato con il Leone d’Oro dalla giuria del Festival molti suoi colleghi, compresi i tanti che lo hanno ospita-
di Venezia (quella parte rimasta sveglia, almeno), to nei loro dischi (in qualche caso più come l’ultimo
una delle sequenze centrali è ambientata in un accessorio trendy da sfoggiare che per una reale necessi-
lussuoso albergo milanese. Si tratta dello stesso tà musicale) ricorrono termini come “angelo” o “alieno”.
albergo nel quale incontriamo Antony, anche se non in A qualcuno è scappato anche un “inquietante”. A chiac-
una suite principesca, con annessa piscina, come quel- chierarci sembra tutt’altro, in realtà: un omone gentile e
la del protagonista coppoliano. Lo sfarzo e il glamour, del timido, infagottato nella sua tunica nera e molto attento alla
resto, non si addicono al personaggio, così rannicchiato nella sostanza delle parole, che sceglie con una cura e una ricercatez-
propria visione e in perenne auscultazione degli impulsi prove- za alla quale noi poveri intervistatori di rockettari non siamo abi-
nienti dal suo universo interiore. In realtà, come lui stesso tuati. Non capita spesso di incontrare uno che definisce il suo
spiega con inaspettata eloquenza, il suo rapporto con il mondo ultimo album “vaporoso, impalpabile, volatile” o che parlando
e con tutto ciò che lo circonda è viscerale, totalizzante: allo della sua esperienza da transgender sostiene che è stata utile
stesso tempo oggetto, motore e destinazione di una creatività “perché il contatto con l’elemento femminino mi ha permesso di
che probabilmente ha raggiunto solo da poco una sua piena e rinegoziare la mia percezione del mondo”. A uno così non chiedi i
austera maturità. Forse anche per questo ha deciso di far usci- suoi cinque chitarristi preferiti. Ecco come spiega il poetico tito-
re allo scoperto, contemporaneamente, le sue diverse anime lo dell’album: “Swanlights è una parola che uso per indicare i rifles-
artistiche. La versione “deluxe” del disco, infatti, è contenuta in si della luce sull’acqua, di notte. Nella mia mente indica qualcosa di
un libro che racchiude un centinaio di tavole create da Antony chiaramente percepibile benché a due o tre gradi di separazione dalle
come artista figurativo. Immagini e suoni che nei loro riman- comuni manifestazioni fisiche. È come vedere lo spirito, come indivi-
darsi reciproco forniscono un codice d’accesso privilegiato - e duare una linea di pura energia. La fotografia sulla copertina del
tuttavia sempre un po’ criptico - alle visioni del loro autore. libro, quella di un orso polare ferito e agonizzante, vorrebbe cogliere
“Per molto tempo non ho voluto pubblicare i miei lavori. Non mi proprio quest’idea: la capacità di fissare l’immagine dell’anima che
sentivo pronto. Poi è capitato che durante la preparazione dell’al- sta lasciando un corpo. È quasi come cogliere una sorta di misterio-
bum mi sia accorto di quanto quelle immagini costituiscano un sa luminosità”. Il concetto dello spirito disincarnato, del soffio
paesaggio ideale nel quale far vivere le canzoni. Parlano la stessa vitale contrapposto alla materia, e di conseguenza il binomio
lingua, attingono alla medesima energia. Perciò ho preso coraggio vita-morte, è un tema che si ripresenta quasi ossessivamente nei
e mi sono convinto che fosse giusto presentarle insieme”. testi delle canzoni così come nelle immagini del volume. Si pensi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
FOTO DI SEBASTIAN MIYNARSKI

29
MUSICA
a titoli come Ghost, The Spirit Was Gone e allo struggente invito milioni di anni fa come parte degli elementi. È la ragione per cui ci
a perpetuare i legami familiari oltre il corso naturale dell’esisten- troviamo nel mezzo di una crisi epocale. Il paradosso sai qual è? Che
za di The Great White Ocean. “Il tema della dualità ovviamente mi le menti migliori dell’umanità, gli scienziati che ci fanno presenti i
affascina, ma non voglio trasformarlo in una meccanica contrappo- rischi del riscaldamento globale, utilizzano un linguaggio simile a
sizione di elementi, come l’esistenza e la sua negazione. È qualcosa quello delle religioni. Il concetto di “apocalisse”, il buon vecchio dilu-
di molto più sfumato, che avvolge le nostre vite in modi impensabili vio universale della Bibbia. Questo perché è più facile per la nostra
e di cui mi rendo sempre più conto con il passare del tempo. Mi sento mentalità accettare l’idea che la civiltà prima o poi collassi piuttosto
legato indissolubilmente alla natura, ad esempio, ma in un brano che assumere quella di un trasferimento delle strutture di potere dal
come Christina’s Farm ho voluto rifletterne anche l’aspetto terribi- maschile al femminile”.
le, pericoloso. La natura può distruggere e uccidere, emanare una
maestosa energia oscura oltre a quella pastorale e gentile a cui vor- Il tono di Antony è pacato, per nulla da fricchettone millenarista,
remo sempre associarla”. Sentendosi chiedere se una simile visio- ma la convinzione assoluta con cui espone le sue idee fanno
ne si può definire “panteista”, si lancia in una lunga e finissima pensare che queste abbiano radici profonde, inestricabilmente
esposizione della sua concezione del rapporto con madre Terra legate all’esperienza umana di chi fin da bambino si è trovato a
e allo stesso tempo con il femminino, uno snodo centrale nella sbattere il naso contro l’idea di “separazione”. “Tutto ciò è la base
poetica di Antony, già toccato in profondità dal musicista in della mia vicenda sulla terra, che è stata anche una storia di umilia-
un’intervista al Mucchio del gennaio 2009 (n.654). In sintesi: zioni, e come artista non posso distaccarmi da questa visione. Sono
“Panteismo indica la presenza di tanti dei diversi, non è questo il cose sulle quali rifletto da sempre, che ho lentamente elaborato nel
punto. Io voglio credere nell’idea di un dio femmina: “make Jesus a corso di trentacinque anni in cui ho dovuto azzerare le convinzioni
girl” è ciò di cui canto in Salt Silver Oxygen, che ritengo il cuore con- che mi erano state inculcate da piccolo. Oggi mi sento più risoluto,
cettuale e musicale di Swanlights. Auspico un passaggio graduale e questo è un dono che solo il condurre una vita creativa poteva
delle strutture di governo del mondo dal dominio maschile a quello farmi. Ma fa tutto parte di un processo di evoluzione, che non finirà
femminile. Le religioni organizzate e i sistemi teologici, nel corso mai. Forse nelle interviste, parlando di questi argomenti sembra che
della loro assunzione di potere, hanno demonizzato l’elemento fem- abbia convinzioni inattaccabili e un pensiero pienamente formato,
minile e lo hanno espulso dalla vita. Hanno trasportato il paradiso ma non è esattamente così. Non ho soluzioni pronte: tutto ciò che
dalla terra al cielo, ponendo i leader religiosi come gli unici in grado posso offrire sono la mia creatività e l’esperienza di chi è ha risco-
di farci accedere a un regno oltre questo mondo. Per far ciò hanno perto il femminino come fonte di illuminazione. Il mio è un proces-
dovuto negare la nostra appartenenza alla natura, istituendo una so di acquisizione, di consapevolezza, e il disco e il libro vogliono pro-
separazione forzata: la nostra anima, per le religioni, è diversa da prio essere una registrazione di alcuni momenti di questo processo”.
quella degli animali, degli alberi, dell’oceano. Ma tutto ciò nega la Ecco, parliamo del libro. Tecnicamente, le opere dell’artista ingle-
logica. Io mi sento un figlio della natura, e so che questo sembra tre- se presumo si possano definire “collage”: sono contrapposizio-
mendamente hippy ma la verità è che ci sono le basi scientifiche per ni di immagini spesso molto forti (animali morenti, scene di bat-
dirlo. Siamo fatti degli stessi elementi, siamo nati da questa terra e taglie, paesaggi desolati con una netta preferenza per quelli arti-
su questa terra rimetteremo in circolo la nostra energia. È per questo ci: “il Polo Nord è il più prezioso e puro degli ambienti, proprio per-
che le culture primitive hanno più rispetto per la natura: è perché il ché sarà il primo a scomparire: in questo senso, lo ritengo quasi un
loro animismo deriva dal fatto che sono abituati a far tesoro degli luogo sacro”), vecchi titoli di giornali, fotografie di famiglia, dise-
elementi naturali, sanno che rappresentano le loro fonti di energia e gni tratti da vetuste enciclopedie zoologiche. Il tutto contrap-
di sopravvivenza. Noi abbiamo perso quel legame ancestrale, non puntato dal tratto grafico dell’artista, semplici linee o ghirigori
vogliamo convincerci che la nostra storia su questo mondo è nata che sembrano “sfregiare” l’immagine e che secondo il critico
d’arte Klaus Biesenbach, direttore del Contemporary Art Center
che ha scritto una glossa al volume, hanno la funzione di “ucci-
dere il tempo”. “Molti dei miei lavori rispondono allo stesso princi-
pio: catturare qualcosa di doloroso, una crisi, uno sbilanciamento

ANTONY E BATTIATO
dell’essere. Il processo creativo è il mio modo di reagire a questa
negatività. Mi chiedo: come posso intervenire, come posso aiutare?”.
Non a caso diverse tavole hanno titoli come “I want to help” o
“Cut away the bad”. “Esatto: si tratta di una sorta di sogno infanti-
le di onnipotenza. Tagliare via il male da un’immagine, eliminarlo.
Tra le mille e una apparizioni di Antony su dischi altrui, Proprio perché davanti alla negatività ti senti così impotente, ti illu-
c’è anche quella su Fleurs 2 di Franco Battiato, in cui si di di poter cambiare per magia le cose con un semplice atto di volon-
cimenta - un po’ a fatica - con la lingua italiana. Il suo tà. Il mio è quello di rendere dignità all’istante che raffiguro, per
ricordo del rapporto con il musicista siciliano è ambiva- poter sopportarne la vista. Una specie di incantesimo psichico che
lente. “In studio non ci siamo neanche incrociati. Ho getto su me stesso”.
semplicemente cantato la mia parte sulle basi che mi
aveva fornito. Quindi da questo punto di vista non Tornando al disco, si intravede tuttavia anche un lato se non pro-
posso dire di essermi trovato bene o male. Poi però ho prio solare almeno aperto all’ottimismo. Il primo brano si intito-
passato del tempo con Franco nel suo chalet in Sicilia, ed la Everything Is New, in omaggio al tema della trasformazione e
è stato un ospite squisito. Ricordo lunghe chiacchierate del rinnovamento spirituale che percorre l’intera scaletta, mentre
filosofiche con lui. Non la pensiamo esattamente nello Thank You For Your Love, con i suoi toni quasi soul, è forse il
stesso modo: Battiato ha una sua dimensione religiosa brano più spudoratamente gioioso del suo canzoniere (non che
molto accentuata, che a me manca del tutto. Ha una ci fosse questa gran concorrenza, in effetti). “Swanlights e The
grande preparazione teologica, è una specie di mistico. Crying Light sono due dischi dall’impostazione molto diversa, anche
Io invece… beh, io sono un cantante”. se le loro canzoni sono state scritte più o meno nello stesso periodo.
The Crying Light è molto più focalizzato, è nato da un faticoso lavo-
ro di eliminazione di tutto ciò che non era strettamente attinente al

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MUSICA

“Molti dei miei lavori rispondono allo stesso principio: catturare


qualcosa di doloroso, una crisi, uno sbilanciamento dell’essere.
Il processo creativo è il mio modo di reagire a questa negatività”
concept del disco. È un’opera autosufficiente, forse un po’ chiusa in cio rispetto al canto: in qualche modo è come se avessi imparato a
se stessa. Swanlights è più dispersivo, ma in un senso buono. Ha canalizzare dentro di me l’energia di tutti coloro che sono venuti ad
estremità emotive molto più delineate, rappresenta un insieme di ascoltarmi. Quando avevo quindici o venticinque anni la musica era
emozioni e di esperienze che si accavallano. È un disco complesso, un’esperienza totalmente solitaria. Cantare era qualcosa che facevo
difficile da caricarsi sulle spalle, ma che allo stesso tempo offre più per me, e basta. Ora non è più così. Non mi capita più di cantare tra
chiavi di lettura e più sfumature all’ascoltatore. Dal punto di vista me e me, quando sono da solo. Non ci riesco più, mi sembra un’e-
dei suoni, ho provato strade nuove, grazie anche all’apporto deter- sperienza monca. La solitudine dell’artista - aggiunge sorridendo -
minante di Nico Muhly e di altri giovani compositori d’avanguardia la riservo alla pittura e ai collage: quello è l’angolo nel quale mi rifu-
con i quali ho collaborato. In certi pezzi abbiamo provato a rendere gio quando ho bisogno di stare con me stesso”. Per chiudere su una
i suoni della natura con cacofonie di archi o di percussioni. Con i suoi nota leggera, gli chiedo di rivelarci una passione musicale segre-
arrangiamenti Muhly mi ha aperto strade inedite anche come can- ta, di quelle che non ha mai confidato a nessun intervistatore e
tante: in genere tendo a esprimermi dentro progressioni e ritmi estre- che nessuno assocerebbe a Antony Hegarty. Chi lo sa, magari i
mamente malinconici, lui mi ha obbligato a un tipo di interpreta- Black Sabbath o i Kiss... La risposta è ancora una volta spiaz-
zione meno convenzionale”. A tal proposito, che ruolo ha avuto zante. “Tutti dicono che i miei modelli vocali sono cantanti come
invece l’attività concertistica, che per un personaggio ritroso Nina Simone, Jimmy Scott, Marc Almond. Certo, sono artisti
come Antony ha comportato una sorta di ritardata “crescita in immensi e io non ho mai nascosto di amarli profondamente, ma la
pubblico”? “Negli ultimi sette anni mi sono esibito davanti a decine verità è che la mia vocalist preferita di tutti i tempi è Selda Bagcan.
di migliaia di persone, per me è stata una cosa nuova e per certi versi La chiamavano la “Jello Biafra turca”, è stata una cantante molto
uno shock (al ricordo del suo concerto al Traffic Festival di Torino politicizzata e perseguitata tutta la vita dal regime militare di
di qualche anno fa sembra rabbrividire ancora per il terrore, Istanbul. La adoro, semplicemente. È così passionale, così emozio-
NdI). Ma è stata anche fondamentale per cambiare il mio approc- nante da ridurmi in lacrime ogni volta che la ascolto”. 

31
MELISSA
AUF Un concept album,
un film, un fumetto:
Out Of Our Minds,
secondo capitolo
in proprio della rocker
canadese, è un
progetto originale e
multiforme. Il tour che
ha fatto tappa in Italia a
fine agosto ha fornito
l’occasione per
un lungo, illuminante
faccia a faccia.
di Elena Raugei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MUSICA

Capita davvero di rado di imbattersi in interlo- ché il processo è stato più estremo, meno agiato. È difficile tro-
cutori come Melissa Auf der Maur: le sue ri- vare persone che lavorino duramente, quasi tutti sono molto
sposte, esaustive e dense di contenuti, rivela- pigri. Io lavoro sette giorni a settimana, giorno e notte. Ho un
no coerenza, intelligenza e passione. Alta, ma- team ristretto e fidato, ma ho capito che sono l’unica a poter cura-
gra, pallida e di nero vestita, la bassista dai re i miei impegni.
capelli rossi è a tutti gli effetti un personaggio,
ma i suoi modi sono estremamente semplici e Serve coraggio per pubblicare un progetto così articolato…
amichevoli. Affiancata da due chitarristi e un batterista, sul palco, L’intento era proporre una vera e propria storia, non una semplice
qualche ora dopo, si trasformerà in un ciclone sonoro dal pode- traccia da scaricare via iTunes. Ero consapevole che sarebbe stato un
roso impatto, dalle movenze aggressive e dall’ironia contagiosa: progetto più complesso e indirizzato a una precisa fetta di pubblico.
nella scaletta, più che convincente, anche una giocosa cover della Su Internet è tutto veloce e dunque l’attenzione è ridotta, ma ci sono
Bang Bang di Nancy Sinatra e una medley di Type O Negative e persone old fashion e romantiche - peraltro sempre esistite, cento

DER MAUR
Black Sabbath. Poco prima, i camerini dell’Estragon di Bologna come mille anni fa - che desiderano qualcosa di speciale. Forse la
hanno fatto da cornice a una conversazione intima e vivace, ac- mia audience sarà meno estesa, ma al contempo è più mirata, intel-
compagnata da qualche calice di vino. ligente e sensibile. Perfetto, è ciò che voglio.

Tra l’omonimo esordio e Out Of Our Minds sono trascorsi ben sei
anni: a parte l’enorme cura che hai voluto dedicargli, sono sorti
problemi? con le Hole 1994
Parecchie difficoltà sono derivate dalla mia scelta di essere più
indipendente. Mentre la lavorazione del disco era a metà, gli
impiegati della Capitol sono stati improvvisamente licenziati: non
è stata la casa discografica che ha lasciato Melissa, bensì tutti,
circa un centinaio di artisti, che hanno abbandonato la casa dis-
cografica. Insomma, un fatto che non riguarda me nello specifico
ed è il riflesso di un problema più grande nell’industria. Siccome
non avevo più un’etichetta e c’erano intralci legali, ho usato la
libertà per dedicare un intero anno al mio film, che ho finanziato.
Una volta terminato, mi è parso interessante e ho pensato che
forse non ero solo una bassista/cantante, e che la mia creatività
poteva esprimersi pure in altri modi. Ho riconsiderato il rapporto
con il business, perché - sin dai tempi delle Hole, quindi dai ven-
tidue anni - ho avuto a che fare con multinazionali, manager,
agenzie, avvocati: mi sono sempre sentita a disagio con tutto ciò,
probabilmente perché vengo da Montreal e sono cresciuta attor-
no a menti autonome. Se il sistema crolla e non è più sicuro, l’oc-
casione è propizia per imboccare nuove strade. La Sony mi aveva
proposto un ottimo contratto, ma nel mio cuore ho sentito che
avevo bisogno di cose diverse per sopravvivere al cambiamento
del panorama musicale. Un paio di anni fa mi sono assunta l’e-
norme rischio di fare tutto da sola: sapevo che la pianificazione
mi avrebbe portato via del tempo, ma era il momento di proteg-
gere il mio futuro. È stata una mossa pericolosa perché non avevo
soldi e non volevo riceverli da nessuno, per cui ho fatto un
mutuo. Se le frustrazioni mi hanno stancata, mi sono sentita
ancor più innamorata della musica e apprezzata dal pubblico per-

33
Essendo un concept OOOM è più compatto rispetto ad Auf der Il film, diretto da Tony Stone, mette assieme mitologia (The Hunt For
Maur, ma è anche più eccentrico e destabilizzante. The Heart, il vichingo e la strega come emblemi di maschile e fem-
In Auf der Maur è come se ci fosse un’unica canzone, ovvero un’u- minile), fantasy (la collisione tra passato e futuro, le realtà parallele),
nica idea di base. In OOOM i brani sono diversi l’uno dall’altro, ci ecologia (gli alberi che sanguinano) e suggestioni visionarie alla
sono saliscendi e deviazioni. Il primo album era più immediato e David Lynch, Twin Peaks in primis…
istintivo, mentre il secondo è una sfida perché va ascoltato più volte. Esatto! Quando si ama una forma d’arte è come connettersi alle sue
Volevo modificare il songwriting: se in passato avevo scritto tutto radici. Ho visto Twin Peaks da teenager e ho avvertito subito che
con chitarra elettrica, drum machine e un piccolo registratore, sta- conoscevo quel posto e c’ero già stata, magari in sogno. Volevo uti-
volta ho aggiunto basso, batteria, piano, clavicembalo… Sebbene lizzare i simboli che mi hanno aiutata a trovare la mia verità, un lin-
suoni da moltissimo tempo e abbia accumulato esperienze formati- guaggio semplice e in parte mitologico, archetipi e immagini iconi-
ve, sentivo la necessità di esplorare: ho fatto solo due dischi e non che che tutte le persone potessero facilmente capire: una donna,
so cosa mi riserverà il futuro. Il film ha influito positivamente sulla una strega, un vichingo, un incidente d’auto, il sangue, il cuore, gli
composizione perché ha contribuito a rinnovarla: per esempio, ho alberi, Madre Natura… Elementi tradizionali, insomma, ma utilizza-
cancellato le tracce più tradizionali a vantaggio di episodi più atipici. ti in maniera non tradizionale, cioè più psichedelica e surreale. La
Proseguire nello sperimentare con i film, le arti visuali o la fotografia mezz’ora di durata deriva dal desiderio di creare un mondo fantasy,
rende la musica più profonda, perché mi ispira e mi incoraggia a non andavano bene né due ore né dieci minuti. Mezz’ora è in linea
essere più avventurosa, a osare. con l’episodio di un telefilm, proprio come Twin Peaks, ovvero abba-
stanza corta da renderne facile la digestione e della stessa, ipotetica
Hai studiato in scuole d’arte, sei fotografa e attivissima in Rete: l’im- lunghezza di un sogno. Sono orgogliosa perché è un format strano,
pressione è che cerchi di sfruttare tutti i canali possibili per comuni- dove la musica strumentale sostituisce i dialoghi: ecco perché ha
care al meglio. riscosso successo nei festival cinematografici o nei musei d’arte.
La mia istruzione è stata un incentivo per evolvermi e trovare la mia
voce: quando ero giovane, ho appreso che avrei potuto usare vari Già, la colonna sonora è stata incisa con la Entrance Band nel deser-
mezzi per trasmettere messaggi. Del resto, siamo nel Ventunesimo to di Joshua Tree.
Secolo ed è normale che i musicisti elaborino dei mondi anziché Vorrei pubblicarla in un vinile a tiratura limitata, con un packaging
limitarsi alle canzoni. Per la maggior parte della mia esistenza ho poi particolare. Forse un giorno farò un piccolo tour legato ad essa.
avvertito l’obbligo di comunicare: se ogni giorno non faccio qualco-
sa per connettermi con gli altri, sento che non sto vivendo appieno. Tornando all’album, come hai sviluppato i testi? Tendi sempre a pla-
Portare OOOM nei convegni fantasy o di fumetti, nei club o nei festi- smare un immaginario personale…
val rock è stato un paradiso, perché in ciascuno di questi posti ho Ho composto molti brani nel giro di sei mesi: da Meet Me On The
incontrato una comunità di persone eterogenee. Dark Side a The One. È stato però quando ho scritto Out Of Our
Minds, specie i versi del ritornello “Travel out of our minds / Into our
hearts standing by”, che i testi mi sono apparsi più chiari e ho indivi-
duato dei temi lirici, come in una conversazione esoterica: la luce, il

LOVER OF SOUND
buio, il cuore… L’idea, che non avevo mai seguito prima, era parlare
a un livello maggiormente universale.

Cosa pensi degli ultimi dischi targati Smashing Pumpkins e Hole?


Dopo la militanza nei Tinker, nel 1994 Melissa entra nelle Da band rivoluzionare ad auto-parodie…
Hole e si presta ai tour di Live Through This e Celebrity Billy Corgan e Courtney Love sono come mio padre e mia madre,
Skin, al quale contribuisce in fase di composizione. Ar- mio fratello e mia sorella. Mi hanno scoperta e avrò sempre rispet-
chiviato il side-project Constant Comment, nel 2000 sosti- to nei loro confronti perché ho imparato tanto: da Billy come musi-
tuisce D’Arcy negli Smashing Pumpkins per i concerti di cista, da Courtney come powerful woman. Il mio amore per loro è
Machina/The Machines Of God e una cover in studio di così profondo che voglio che siano felici e so che la musica è ciò che
Rock On. I primi due brani in proprio sono inclusi nella li rende tali, ma… Il disco in proprio di Billy mi piaceva perché il
compilation Shanti Project Collection 2, mentre nel 2002 sound era completamente diverso rispetto alle cose precedenti, così
esce Live In Los Angeles degli Hand Of Doom, tribute- come l’esordio di Courtney era cool perché portava avanti un discor-
band dei Black Sabbath da lei capitanata (“È divertente so personale. Ecco, il nuovo album delle Hole - che non ho ancora
quanta gente se ne ricordi”, dice). Nel 2004 arriva il debut- sentito, a parte i demo - avrebbe dovuto essere un altro lavoro soli-
to solistico Auf der Maur, che vede la presenza di Chris stico: non capisco quale sia l’incognita, visto che tutti la conoscono.
Goss, Josh Homme, Nick Oli- Le decisioni sul come e perché fanno dischi sono confusionarie.
veri, James Iha, Brandt Bjork, Sarò un’eterna fan dei Pumpkins perché, quando entrai in forma-
Mark Lanegan, Eric Erlandson, zione, erano la mia band preferita. Quando ho lasciato le Hole, inve-
John Stanier e Paz Len- ce, non è stato facile perché ero molto coinvolta nella loro storia.
chantin. L’elenco delle colla- L’anno scorso Courtney mi ha parlato della reunion: avevamo opi-
borazioni comprende Ric O- nioni diverse su ciò che andava fatto e come dovesse esser fatto, ma
casek, Rufus Wainwright, In- è stata rispettosa e ha supportato il mio progetto. Sul piano musi-
dochine, Jesse Malin, Ryan A- cale sono forse più vicina agli Smashing Pumpkins che non alle
dams, Neverending White Li- Hole, anche perché chi mi segue è più spesso fan dei primi.
ghts e altri. Anticipato da un
paio di ep digitali, nel 2010 è Sono d’accordo, anche se nelle tue canzoni convivono melodie
la volta di Out Of Our Minds, pop e un sound prossimo allo stoner, dai Kyuss ai Queens Of The
da noi recensito in aprile. Stone Age.
I miei brani sono un mix di elementi diversi e, sì, amo le band che
hai citato, così come amo i Mastodon, che portano il concept ai mas-

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MUSICA

FOTO DI PAOLO ZAULI


“Billy Corgan e Courtney Love sono come mio padre e mia madre,
mio fratello e mia sorella. Verso di loro nutro un amore profondo”
simi livelli, negli aspetti visivi. A volte sono pop-rock più diretta, è stata un esempio, perché ha aderito alla prima ondata femmi-
come magari lo erano Hole e Smashing Pumpkins, ma posso esse- nista del Nord America e viveva diversamente rispetto alla media
re anche più progressive, genere più ostico sfiorato persino nel delle donne degli anni Cinquanta/Sessanta: ha studiato e otte-
metal. Non che io sia metal, ma ho suonato in festival a tema. Nel nuto un’occupazione, non si è sposata e si è occupata della figlia.
prossimo disco magari sarò super-psichedelica. In Europa ho pubblicato OOOM con la Roadrunner, ma in Cana-
da ho trovato partner indipendenti, dagli staff interamente com-
Se in Auf der Maur avevi coinvolto tantissimi, celebri amici, in posti da donne: un bell’ambiente.
OOOM spicca il duetto con Glenn Danzig.
È stato incredibile: Danzig ha una reputazione terribile, ma è stato Negli ultimi anni la scena canadese si è rivelata una fucina di
cordiale e generoso oltre ogni immaginazione. Niente stronzate: è talenti.
un gentiluomo punk. Avevo già incontrato alcuni dei miei eroi e non Penso a Broken Social Scene, Arcade Fire…: it’s fucking amazing. È
tutti sono stati necessariamente carini. Sono onorata, anche perché un segno di come gli Stati Uniti siano fottuti. Il Canada ha sempre
non mi conosceva e le collaborazioni non gli piacciono. Ho scritto avuto ottima musica, ma gli USA avevano buona musica e denaro,
Father’s Grave con la chitarra acustica, come un’ode, un dono per lui: mentre ora sono in guai economici rilevanti se persino Rihanna e
l’ho registrata e gli ho inviato un’e-mail. Avrei capito se non avesse Christina Aguilera hanno annullato i loro tour… In Canada la scena
voluto cantare, ma ci tenevo sapesse che è stato una grande influen- artistica è in salute, anche perché il posto è migliore dal punto di
za per me, sia come artista sia come donna che ha perso il padre. vista finanziario e la gente, non dovendo lavorare in una maledetta
Danzig è come un padre figurativo per me, un padre della musica fabbrica, è felice e produttiva. Se prima la musica alternativa era più
rock. Nel brano c’è una specie di conversazione fantasy tra i nostri nell’ombra, adesso sta espandendosi ed è fantastico.
personaggi, dove lui mi aiuta a lasciar andare il dolore del lutto.
Sei una delle bassiste contemporanee più iconiche.
È stato più arduo, essendo donna, essere considerata una musicista Really? Amazing. Il mio basso è abbastanza semplice e ho sviluppa-
dall’elevato tasso tecnico? to il mio stile prestando attenzione alle piccolezze, cercando di ese-
In Italia molte donne mi hanno posto questa domanda, vedendo in guire più delle solite tre note. Il basso è la madre della musica, è il
me un modello. Sono stata fortunata perché non ho affrontato gran- lato emozionale, l’oceano, la luna. È naturale per le donne ricoprire
di difficoltà, ma il sessismo c’è dappertutto, a partire dalla politica: un simile ruolo. La batteria è la macchina, il cantante è la faccia, la
it’s a man’s world, gli uomini prendono tutte le decisioni. Mia madre chitarra è la tecnica. Il basso è only feeling.

35
TIM WILLOCKS
Forse, in Italia, non lo conoscono in molti, ma l’inglese Tim Willocks è un
re macchiato di sangue, un grande autore dallo stile decadente e roman-
tico, onirico e violento, in grado di muoversi in modo straordinario
da un genere all’altro: dal thriller al noir più cupo fino al romanzo storico.
Perciò, bene ha fatto Cairo a pubblicare o ripubblicare i suoi romanzi.
di Matteo Strukul

qualche mio problema psicolo- storia, ritengo che raccontare la sarebbe ancor più meschino e
gico. Credo però che l’intera li- violenza, l’oscurità rappresenti disonesto verso di lui. In questo
nea della Storia dell’umanità dunque una scelta profonda- senso nei miei romanzi cerco di
contenga tanta violenza. E cre- mente onesta e, aggiungo, qua- ritrarre l’orrore della violenza
do che una parte importante si terapeutica. senza ammantarla di bellezza
dell’arte in generale risieda pro- alcuna. Naturalmente, ho un’at-
prio nell’analizzare la parte vio- A proposito della tua professio- tenzione quasi clinica nel rap-
lenta della natura umana. Mi ne di medico e di quella che è presentarla.
piace l’idea junghiana dell’om- stata la tua formazione: quanto
bra. Si tratta ovviamente di una ti ha influenzato nella scrittura? Hai dichiarato che nelle tue sto-
metafora potente in grado di Penso in modo particolare ai rie vuoi raccontare il corpo e

I
rappresentare gli aspetti diversi dettagli anche raccapriccianti su non la mente. Eppure in una
l recentissimo Il fine ultimo della personalità: la paura, il ti- cui a volte certe tue sequenze delle scene chiave di Bad City
della creazione (originaria- more, l’angoscia. L’ombra non narrative si soffermano. Blues, quando Cicero Grimes
mente pubblicato da Mon- ci abbandonerà mai e se tente- La professione di medico mi ha viene torturato nella propria
dadori nel 1994) evidenzia remo di tradirla ci raggiungerà certamente aiutato nello scrive- casa da Clarence Jefferson, la
tutto il talento di uno scrit- sempre e creerà divisioni e re le mie storie. La passione per sua mente corre invece ai ricor-
tore visionario, crudele e di drammi nella nostra persona. l’anatomia e per l’esplorazione di, alle cose non dette, ai com-
straordinario impatto emotivo. Per questa ragione sono convin- del corpo mi hanno consentito portamenti sbagliati.
Così, abbiamo cercato di mette- to che è compito fondamentale di descrivere con precisione e Credo sia interessante ripensare
re in luce il mondo narrativo di della letteratura, e più in genera- accuratezza la violenza umana. a Bad City Blues e a quando ho
Tim parlando con lui di tutti i le dell’arte, dar voce al proprio Aggiungo che mostrare sulla scritto quel romanzo. Era la fine
romanzi fino ad ora pubblicati lato oscuro. Molti storici emi- pagina una violenza non preci- degli anni Ottanta e le tecniche
in Italia, appunto, da Cairo E- nenti, d’altra parte, considerano samente descritta equivarrebbe di interrogatorio non erano an-
ditore: Religion, Bad City Blues e la Prima e la Seconda Guerra a perpetuare la menzogna nei cora state analizzate e rivelate
Il fine ultimo della creazione. Mondiale come due metà di un confronti del lettore. E questo nei romanzi, io almeno non ne
medesimo conflitto. Direi che è avevo memoria. Ne avevo avuto
Nei tuoi romanzi la violenza è impossibile negare quanto sia invece precisa descrizione da
protagonista assoluta, direi uno prepotentemente esploso il lato una persona che avevo incon-
dei personaggi principali. Si oscuro dell’umanità nella prima trato e che era stata torturata a
tratta di una scelta consapevole metà del Ventesimo Secolo. lungo in Irlanda del Nord dai
o fa semplicemente parte del Guerre come quelle dei Tren- soldati dell’esercito inglese. Si
tuo stile? t’anni, dei Cent’anni potrebbero tratta di tecniche completa-
La violenza è certamente uno essere quindi considerate come mente segrete e tanto più cru-
dei personaggi principali nella parti di un costante e unico con- deli perché inflitte nei confronti
mia narrazione. Non saprei dire flitto intervallato da periodi di di una vittima incappucciata.
perché, a meno di non giustifi- pace. Per il fatto che è connatu- Quando comparvero in televi-
care questa scelta come figlia di rata al genere umano e alla sua sione o su Internet i filmati e le

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AUTORI

immagini dei prigionieri della City Blues rovescio completame- que andrà a finire questa sua vendo molto, ma questo mio
Guerra in Iraq o in Afghanistan, te questo cliché perché cerco di vendetta, egli non riceverà sod- procedere a singhiozzo è in ge-
le modalità di quelle tecniche dare una versione realistica del- disfazione. E lo stesso potrem- nerale legato al fatto che esigo
divennero - per così dire - di la tortura e di costruire un per- mo dire per il diabolico Clarence che i miei romanzi siano il più
dominio pubblico. Ma quando sonaggio pieno di contraddizio- Jefferson, che capisce che la possibile qualcosa di speciale.
scrissi Bad City Blues erano ni, che ha commesso molti erro- vendetta non lo aiuterà a sop- Quando comincio, voglio che
completamente sconosciute al ri e che se proprio dev’essere portare o a superare quello che l’opera sia perfettamente prepa-
pubblico. Con Cicero Grimes in visto come un eroe allora lo può gli ha fatto Cicero Grimes. Direi rata. Perciò la fase di prescrit-
Bad City Blues ho voluto prende- essere soltanto in un modo che è un romanzo per certi tura è infinita, preparo un vero e
re lo stereotipo dell’eroe e rimo- molto dark. aspetti particolare perché alla proprio libretto dell’opera.
dellarlo completamente, con- fine della storia non ci sarà nes- Quando Francesco Maria Piave
durlo sui territori dell’umiliazio- Cicero Grimes, infatti, non è pu- sun trionfo o ricompensa per scrisse il libretto per l’adat-
ne profonda per sovvertire i cli- ro: è vizio e virtù insieme, ha Cicero Grimes, nessuna vittoria, tamento dell’opera lirica di Giu-
ché. Normalmente, nelle storie, commesso molti errori. perderà tutto, proverà solo il seppe Verdi dal Macbeth di Wil-
l’eroe sopravvive alle avversità e Certo. In Bad City Blues ho an- senso di frustrazione e sconfitta liam Shakespeare, disse che a-
alle punizioni con la propria che cercato di rileggere il tema per essersi lasciato trascinare in veva qualcosa di incredibile per
dignità e l’onore completamen- della vendetta che solitamente, questo bagno di sangue e vio- le mani e dunque non sarebbe
te intatti, integri, senza che que- in un certo tipo di letteratura, lenza che è per molti aspetti bastato qualcosa di buono: ser-
sto comporti apparentemente magari di genere, viene trattato Bad City Blues. L’eroe sopravvive viva un adattamento straordina-
per lui degradazioni o umiliazio- con grande semplicità, anche se ma non vince. rio, meraviglioso e che la sfida
ni di sorta. Ma nella vita reale efficace. Mi riferisco al fatto che in tal senso sarebbe stata tre-
credo che la tortura sia un’e- spesso la vendetta cura le ferite, Normalmente com’è il tipico menda e affascinante assieme.
sperienza assolutamente degra- lava via il dolore. Se qualcuno giorno lavorativo di Tim Wil- Ecco, quando approccio i miei
dante e devastante per chi la mi ferisce violentemente e poi locks? romanzi comincio in questo
subisce. Di solito quando l’eroe lo uccido, io - protagonista - ho Bella domanda. Non c’è nessun modo. Il mio problema è co-
viene torturato è impavido, avuto soddisfazione. Ma non tipo di lavoro, è solo tortura. In struire qualcosa che non sia un
fiero, sopravvive senza provare credo che questo nella vita sia questo momento sto attraver- altro libro, ma qualcosa di spe-
vergogna o rimpianto per quello vero. Cicero Grimes vuole ven- sando una fase molto produtti- ciale e magari pazzesco, folle,
che ha commesso. Ma in Bad dicarsi del fratello ma, comun- va. Sono giorni in cui sto scri- delirante, ma ho bisogno di

37
Kirk Douglas in Orizzonti di Gloria

“La violenza è una costante nella mia narrazione.


La Storia dell’umanità ne è piena. Una scelta frutto, forse,
anche di qualche mio problema psicologico”
lavorare così. E non è facile, so- Sergio Leone, Sergio Corbuc- do, sono un po’ quello che cer- progressiva. Un uomo definito
no molto scoraggiato e insoddi- ci, Duccio Tessari, i registi del co di costruire nei miei romanzi. dalla qualità delle sue amicizie o
sfatto, fino a quando la magia, la Western all’italiana. Quando inimicizie. Ogni persona ha un
scintilla scocca e riesco a scrive- ero un adolescente il genere e- Quello che colpisce de Il fine volto diverso. Quando ho scritto
re molte pagine. Rimane il fatto splose letteralmente: erano gli ultimo della creazione è che - Il fine ultimo della creazione ho
che, purtroppo, non riesco a anni Settanta e dal mio punto di nonostante tu abbia dichiarato scelto il mio eroe, Ray Klein, e
controllare in alcun modo la vista di ragazzo dell’Inghilterra di non essere mai stato in un l’ho messo al centro di una serie
scrittura. Come ho detto molte del Nord i western italiani erano carcere di massima sicurezza a- di connessioni. Ho preparato
volte: l’artista più importante molto radicali, violenti, estremi. mericano - l’ambiente, la rico- un cartellone con Klein al centro
che guida il mio lavoro è uno so- Mi spiazzarono, mi sconvolse- struzione delle dinamiche carce- e da lui in molte direzioni si di-
lo, Sergio Leone. E guarda, se ci ro. Non avevo mai visto niente rarie, i meccanismi della prigio- ramavano tutte le interazioni
pensi, lui non ha girato moltis- del genere e da allora la mia ne sono riletti in modo profon- possibili con gli altri personaggi,
simi film, ma ciascuno di essi è idea di scrivere storie, roman- damente verosimile e realistico. perché lui doveva essere un uo-
un assoluto capolavoro. Credo zi o sceneggiature ricalcò quel C’è un grande cast di personag- mo interessante anche e soprat-
sia difficile affermare il contra- tipo di approccio: volevo provo- gi, credo. Come ho detto: una tutto per questa sua capacità di
rio. Preferisco scrivere sei storie care reazioni, shock e ancora delle grandi sfide nella scrittura interagire con gli altri. Per que-
importanti invece di venti, certo oggi continuo a vedere e rivede- di romanzi è la costruzione della sto credo che il tema fondamen-
non devo dirlo io, lo diranno i re quei film. Da un punto di vi- figura dell’eroe, che dev’esse- tale de Il fine ultimo della crea-
miei lettori, ma questo è quello sta politico e psicologico sono re interessante, stimolante, af- zione sia la grande parabola del-
che cerco di fare e di ottenere storie completamente rivoluzio- fascinante e la grande sfida di l’amicizia, ma sono i personag-
con la mia scrittura. Per questa narie che spaccano lo schema questo romanzo era creare un gi che scrivono la storia, credi-
ragione il mio lavoro è comple- di buono e cattivo, dinamiche e eroe che divenisse efficace at- mi, e quando finalmente la scrit-
tamente imprevedibile. non statiche come quelle ameri- traverso le sue molte relazioni, i tura comincia a girare sono loro
cane, e la struttura, le caratteri- molti rapporti che aveva stret- che creano il romanzo, in piena
Chi ha influenzato il tuo stile, stiche, il clima quasi operistico to all’interno della prigione di autonomia. A volte in modo
così visionario, crudele, ricco? che respiri, il climax, il crescen- Green River. Una definizione completamente inaspettato.

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Non sapevo dove sarei andato a allora tutto diventò meno libe-
finire. Un altro grande tema del ro. Gli Stati acquisirono mag-
romanzo è quello dell’essere gior consapevolezza e autorità,
intrappolati come topi in una si organizzarono in qualcosa di
prigione, e dell’essere intrappo- molto più complesso e pervasi-
lati in se stessi o meglio in quel- vo, incarnando un po’ alla volta
lo che gli uomini credono di es- la massima espressione dell’As-
sere, nell’immagine che hanno solutismo, questa almeno è la
creato di sé. La grande conqui- mia opinione. Amerei vivere in
sta sta forse nel far sì che i per- quel mondo: di grande bellez-
sonaggi possano tornare ad es- za, a volte molto crudele, ma
sere liberi esprimendo il meglio pieno di poesia ed eleganza.
di sé ma conquistandolo solo
attraverso i fatti e le azioni. Fa- Credo che i personaggi fem-
cendo vedere, alla fine, chi sono minili dei tuoi libri abbiano un
veramente. E ancora, nel libro ruolo poco dinamico, sono
prende piede il grande parados- quasi sempre il motore della
so per cui in una situazione cru- storia, la scintilla che scatena
dele possono esplodere anche la reazione a catena, come per
grandi momenti di tenerezza. la dottoressa Devlin in Il fine
Gli opposti creano una tremen- ultimo della creazione o la con-
da energia e tensione fra i per- tessa Carla in Religion, però
sonaggi. Polo positivo e polo non hanno esattamente un
negativo, insomma, e tutto visto ruolo attivo.
in modo estremo. L’energia cor- È vero, per una ragione molto
re attraverso. Luce e ombra, e- semplice. Il mondo, l’ambien-
goismo e altruismo, follia e luci- tazione che normalmente amo
dità, libertà e schiavitù. E poi c’è ricreare, non è esattamente fem-
l’idea del viaggio all’inferno per minile, anzi non esito a definirlo
scoprire, alla fine, la verità. per molti aspetti machista, lega-
to alla guerra. E dunque scelgo
Cambiando ancora tema, mi una linea descrittiva, per i perso-
chiedevo se per la ricostruzione naggi femminili, che sia il più
storica del tuo romanzo Rel- possibile rispettosa di quella che
igion, che comincia la trilogia doveva essere la realtà di allora.
dedicata al soldato mercenario Personalmente, quando vedo in al potere. Allo stesso tempo, duta, della misericordia, della
Matthias Tannhäuser, avessi do- un film una donna che fa cose non voglio che le donne siano capacità di provare compassio-
vuto studiare e prepararti a lun- che non le vedrei fare nella real- vittime nei miei romanzi. La ne. Non sottovaluterei questi a-
go. E ancora, quanto è comples- tà, smetto di credere nella storia. donna per me è un catalizzatore, spetti.
so ricostruire un mondo lonta- La fantascienza è tutta un’altra ad esempio in Bad City Blues
no? questione, ovviamente: lì, ad Callie è la scintilla che innesta, Credo che tu sia uno degli scrit-
Ho studiato per anni, ho viag- esempio, ritengo più che credibi- come dicevi tu, la reazione a tori che più di tutti somiglia ad
giato in Sicilia, a Roma, ho a- le che una donna possa avere catena e cambia completamente un’autentica rockstar. I capelli
nalizzato l’arte del Cinquecen- ruoli estremamente fisici, attivi, il corso degli eventi, e in Il fine lunghi, la barba, i vestiti.
to. La parte prettamente stori- ma la verità è che nella Guerra di ultimo della creazione la dottores- Vorrei avere i soldi di una rock-
ca, legata agli avvenimenti, e- Malta gli assassini erano uomini sa Devlin non è certo una vittima star. Purtroppo non li ho. So-
ra relativamente semplice, in- e la maggior parte della violenza o una donna che si limita ad ac- no stato influenzato dalle gran-
somma era senza dubbio la era determinata da loro e dai cettare passivamente le cose, di rockstar degli anni Sessan-
più facile da ricostruire. Inve- loro comportamenti. La grande anzi. Però voglio ruoli realistici ta e Settanta. Ho i capelli lun-
ce, completamente diverso e sfida in Religion era piuttosto per le donne, specie alla luce del ghi perché con quelli corti sono
molto più difficile, è stato cat- creare un importante personag- mondo che vado a creare nei l’immagine perfetta del crimi-
turare lo spirito, la cultura, il gio femminile che avesse magari miei romanzi. Trovo più difficile nale psicopatico. Penso sia un
senso, l’ispirazione di un’inte- altre qualità rispetto alla fisicità o scrivere ruoli femminili sempli- modo per nascondere la mia
ra epoca, una delle più splen- cemente perché sono un uomo, bruttezza. Ma storicamente, se
dide, dal mio punto di vista, e credo che la differenza fra una tornassimo al Diciassettesimo
che meritava una resa accurata donna e un uomo sia immensa, o Diciottesimo Secolo i capelli
e attenta. Abbiamo l’illusione la più grande possibile. Tuttavia, lunghi sarebbero molto più nor-
che la Storia evolva lungo una cerco di dare ai miei personaggi mali, in fin dei conti i capelli
linea retta, ma non credo che femminili ruoli e personalità forti corti sono una brutta e recen-
si possa dire questo. La metà senza per questo attribuire loro te invenzione, niente di più. Mi
del Cinquecento fu un periodo missioni o scopi non credibili. piacciono le barbe, magari non
per certi aspetti irripetibile, di- Se Carla divenisse un’amazzone quelle bianche come la mia,
rei unico per la libertà di e- in Religion, semplicemente non specie se sono naturali, sono
spressione che avevano artisti, ci crederei. Preferisco che lei sia una caratteristica molto ma-
scienziati, musicisti, e dopo di depositaria della coscienza per- schile. 

39
VIA DALL’IRAQ
Il primo settembre scorso il presidente Obama ha annunciato la fine
della missione di combattimento in Iraq. I sette anni di guerra, inutili,
hanno lasciato il Paese in ginocchio. Le truppe americane partono.
Gli ultimi cinquantamila soldati saranno rimpatriati entro la fine del 2011.
Ma per l’Iraq la guerra è davvero finita?
di Cristiano Tinazzi

E
rbil, Kurdistan. “Lo vedi quel fatta di protezioni in cemento
minareto? Quello in piazza armato, depositi, compound
della moschea? Beh, c’è un militari, alberghi internazionali
nido di cicogne lì. I miei vec- attualmente non funzionanti
chi dicono che ha almeno come il Rashid, checkpoint, mo-
duecento anni”. Il nido è enorme numenti e palazzi di Saddam.
e ha la forma di un anello che Tutti posti dove i cittadini comu-
circonda come una ciambella il ni iracheni non possono entra-
minareto centrale. “Un giorno re. I negozi presenti nell’area so-
uno ha sparato agli uccelli e ne ha no tre: un’agenzia di viaggi, un
ammazzato uno. Lo sai cosa ha caffè e una farmacia. Mario,
fatto la gente? Lo ha preso e gli ha contractor peruviano, una cin-
sparato proprio lì, in mezzo alla quantina d’anni sulle spalle, è
piazza”. Baha, l’interprete, ap- contento che gli americani non
prova. “L’hanno ammazzato?” vadano via del tutto. “Per me è
“Certo, non si spara alle cicogne, lavoro. Prima in patria facevo il
che male hanno fatto? Le cicogne soldato e guadagnavo cinquecen-
sono dei bellissimi animali”. Vero, to dollari al mese. La vita è cara
ma rimango un po’ stranito da da noi e io ho tre figli da man-
questo amore incondizionato tenere. Due adesso vanno all’uni-
per un animale insieme alla più versità” racconta con visibile or-
serena approvazione dell’ucci- goglio mentre si sistema sulla
sione del cacciatore di cicogne, testa un cappello floscio stile
in un paese dove ogni giorno australiano. Come lui sono mi-
decine di persone muoiono per gliaia i soldati che hanno la-
attentati, autobomba, sequestri. sciato la divisa per entrare in
Dove i poliziotti vengono am- società private di contractor.
mazzati in casa con tutta la fa- Sono i soldati del Terzo Mondo:
miglia, bambini compresi. Un ugandesi, peruviani e figiani,
paese dove la mattina potresti figli della privatizzazione cre-
trovare il cadavere del tuo scente che affligge l’industria
vicino fatto a pezzi e messo in della guerra e del calcolo me-
un sacco nero davanti alla por- schino in base al quale la loro
ta di casa. vita vale meno di quella di un
Baghdad, International Zone, la soldato di razza bianca e occi-
zona verde. Una città nella città, dentale. In Iraq ne sono morti

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

finora più di quattrocento, l’ul-


timo era un amico di Mario. Un
razzo sparato dentro la zona
verde ha centrato il loro con-
tainer ammazzandone tre e fe-
rendone una decina. Sono i
contractor che gestiscono i
checkpoint, controllano le in-
stallazioni militari, le mense,
l’ambasciata americana e molti
altri luoghi sensibili. Prendono
al massimo mille dollari al
mese per dodici ore di lavoro.
Turni massacranti e condizioni
di vita misere nei container
sovraffollati. L’idea del merce-
nario bianco che guadagna
migliaia di dollari al mese viene
a cadere. O meglio, ci sono
anche loro, quelli che sembra-
no usciti dal romanzo I mastini
della guerra di Forsyth, ma sono
i capi, pochi e pressoché invisi-
bili. La gran parte dei soldati
privati, uomini ed anche donne
ugandesi, con le loro divise
fuori misura e l’inglese stenta-
to da contadini sottratti fretto-
losamente al bush africano, per
meno di settecento dollari
sono costretti a fare i cani da
guardia ai soldati occidentali.

C
Ma contractor sono anche gli
indiani che lavorano nelle amp Victory, Baghdad. pagnato da una scorta. Al se- tanto nella Capitale la vendita di
mense americane, i filippini Alle cinque e mezza del condo giorno partono insulti di armi leggere è aumentata negli
che puliscono i bagni, i camio- mattino, complice il sole ogni tipo, mentre il vice, un ca- ultimi mesi del 50 percento. A
nisti iracheni che trasportano che entra da una finestra, pitano ucraino, nicchia e fa o- comprarle sono soprattutto
acqua e benzina, per finire con il rumore assordante del recchie da mercante, l’unico donne, che vivono da sole e
le aziende che forniscono infra- condizionatore, e un socio che modo per sopravvivere sei mesi non hanno una sufficiente pro-
strutture come la turca 77 russa come un trattore, sono con Clouseau jr. tezione. Le milizie, in questa
Company Group, azienda già sveglio. Giusto il tempo di Erbil, Kurdistan. Fadi e Radegh, fase, agiscono nell’ombra. La
conosciuta soprattutto per la sentire un botto cupo, come se la moglie, vivono in un piccolo sconfitta subita dai partiti con-
produzione dei T-wall, le squal- una lastra di acciaio fosse stata appartamento alla periferia di fessionali alle elezioni del 7
lide barriere di cemento arma- lasciata cadere dall’alto di un Ankawa, il sobborgo cristiano marzo ne ha decretato l’impo-
to a forma di T rovesciata che palazzo. Sveglio il collega che di Erbil. Qui sono in 30 mila, e polarità, sia fra i sunniti sia fra
trovi dappertutto a Baghdad e divide con me una squallida godono di una sorta di tacita gli sciiti. E d’altronde la pulizia
che sono ormai diventate il stanza sporca in un container extra-territorialità. Nei negozi si etnica in città è già stata com-
simbolo dell’Operazione Iraq senza tavoli, sedie, armadi. Un vendono legalmente gli alcolici, pletata, con buona pace della
Freedom. Circondano le basi letto da campo è l’unico pezzo i locali sono aperti anche convivenza civile che durava da
militari, separano i quartieri, d’arredamento presente. Però durante il ramadan. “Che me ne secoli. Oggi Sadr City, el Man-
proteggono gli edifici e tutte le c’è Internet. “Ma quale bomba, faccio della democrazia se non ho sour, Dora, Adamiya, non sono
infrastrutture sensibili. Sono sarà il camion della spazzatura”, più il lavoro e quando la mattina più quartieri misti. E all’ae-
vere e proprie barriere architet- dice l’altro accendendosi il siga- esco di casa non so se riesco a tor- roporto di Baghdad la fila dei
toniche, fredde ed anonime. ro. Il secondo botto potrebbe narci?”, dice Fadi. È l’insicu- taxi si è dovuta sdoppiare, per
Un salvavita di cemento arma- lasciar cadere l’ipotesi del ca- rezza ad aver alimentato, fra accontentare sia i passeggeri
to. E non a caso, ai soldati che mion. Ma non demorde. Un uf- l’altro, la fuga da Baghdad di sciiti sia quelli sunniti. Nessun
tornano a casa ne viene re- ficiale italiano integrato nella molti cristiani di rito caldeo. tassista si azzarderebbe mai a
galato un modellino in gesso missione NATO sembra il figlio Prima della guerra, nel 2003, in mettere piede nel quartiere sba-
con incastonato il nome oppu- dell’ispettore Clouseau. Parla tutto l’Iraq erano quasi 800 gliato. E così sono passati sette
re il simbolo del reparto, sou- da solo, spara cazzate, si inven- mila, oggi invece ne restano anni di guerra, inutili, che
venir di dubbio gusto che ricor- ta dati e fatti, non ti ascolta e si poco più della metà, perché in hanno lasciato uno dei paesi
da troppo le lapidi e che, per dimentica di farti avere i pass tanti, troppi, hanno preferito più ricchi della regione in ginoc-
superstizione, viene accettato giusti per muoverti nelle zone fuggire all’estero, dopo le mat- chio. Le truppe americane par-
solo se si è veramente sul militari. Risultato: per andare a tanze etniche e intercon- tono. Ma per l’Iraq la guerra è
punto di partire. pisciare dovresti essere accom- fessionali degli anni scorsi. In- finita? 

41
MR VIAGRA
Berlusconi, ovvero l’arte di non voler invecchiare. Questo settanta-
quattrenne tinto e ritinto, rifatto (ma la sua ultima faccia, sotto il cerone,
ricorda quella orrendamente butterata di Noriega), sembra non aver
letto niente dei grandi autori del passato sull’elogio della vecchiaia.
Visto che ha più volte espresso la certezza, più che l’intenzione,
di vivere fino a 120 anni ed oltre: per fare cosa?
di Massimo Del Papa

A
ltro giro, altro regalo. La degli avvertimenti fraterni, “si- uomo incapace di venire a patti precedente. Giammai! Il Pre-
vita di Berlusconi è un gi- mul stabunt simul cadent”. Pre- con la sua età. Uno che in tema sidente-Viagra scapperebbe a
ro in giostra, ogni estate viti, Dell’Utri: con amici come non ha letto niente, e sì che c’è gambette levate. Schopenhauer,
la inzuppa di sé, delle sue questi, chi ha bisogno di nemi- tutta una letteratura gerontolo- però, si può leggere: insegna
disavventure da Don Chi- ci? Congelati, fatti sparire dalla gica, dal Perì ghèros di Aristone che la vita è una perenne, anche
sciotte alla rovescia, che ci in- ribalta ma ancora presenti, an- al Cato Maior de Senectute di Ci- se sempre più faticosa, giovi-
zuppano. Dopo la scorsa delle cora vicini, il che probabilmente cerone, dal De marcore di Gale- nezza, che l’uomo maturando si
ville e delle puttane, questa la ci dice qualcosa sull’ascendente no al De retardatione tuenda di libera del dovere di dimostrare,
ricorderemo per la faida con Fi- che mantengono sul Capo. Un Gerolamo Cardano, per non a se stesso ed agli altri, il pro-
ni, il bell’addormentato a Mon- Berlusconi rampante, tra pro- parlare degli scritti geriatrici at- prio valore, i condizionamenti
tecarlo, uno che una mattina si messe di riforme che mai ver- tribuiti a Ruggero Bacone, al De cadono, appassisce l’ambizio-
è svegliato, oh bello ciao, e s’è ranno e sempre nuove liti, pole- conservanda iuventute et retar- ne, si stempera l’invidia, si de-
accorto che il Cavaliere è il miche, dossier, killeraggi gior- danda senectude di Arnaldo di pongono molte armi; si comin-
Cavaliere. Quello che ti compe- nalistici subiti e resi con gli inte- Villanova, fino alla Macrobiotica cia allora a vivere per se stessi,
ra oppure ti cancella. Quello ressi, tra faide e immortalità. di Christoph Wilhelm Hufeland, con una nuova pienezza, ed è
che non ascolta ma procede a Questo curioso settantaquat- al delizioso Elogio della vecchiaia allora che fiorisce una libertà i-
rullo compressore. Quello che trenne tinto e ritinto, rifatto (ma del positivista Paolo Mante- nedita, insperata, tutta interiore,
non si ferma davanti a niente, la sua ultima faccia, sotto il gazza, per non parlare del deso- che compensa bene le impoten-
che trova sempre nuove risor- cerone, ricorda quella orrenda- lante, spietato De senectute di ze del tempo. Si schiude un
se, risorge dalle proprie ceneri mente butterata di Noriega), Norberto Bobbio, un autore che mondo nuovo, un po’ come ne
e sarebbe interessante chieder- camaleontico, che smette il al Cavaliere non è mai piaciuto. Le campane di Bicêtre di Sime-
si, ribaltando l’assioma usura- doppiopetto di Caraceni per Ma forse, il libro che fa - farebbe non, dove il protagonista, co-
to, quanto abbia contribuito Fi- indossare una tunica moresca, - per lui, è il celeberrimo Senilia, stretto immobile a letto da una
ni a sdoganarlo, a tenerlo o ri- che fa “cucù” alla Merkel e si tradotto in L’arte di invecchiare, trombosi, scopre una esistenza
metterlo in sella durante questi gioca un matrimonio per l’as- di Schopenhauer. Nulla di così parallela, privatissima e appa-
quindici anni di ininterrotte re- surdità di intervenire alla festa di radicale come il famoso apof- gante, che lo porta ad intuire
surrezioni. Quello che, a ferra- una diciottenne insipida, o per tegma di Sofocle, il quale si sa- come mai aveva fatto, a nutrirsi
gosto, saluta tutti e se ne va a l’altra di farsi fotografare con le rebbe compiaciuto della sua di particolari, di sensazioni, di
pranzo da Previti, lo spretato sue concubine televisive sulle vecchiezza, che lo liberava dalle ragionamenti: e tutto il resto di-
del Parlamento sotto il peso ginocchia, come neanche Mo- pulsioni sessuali che condizio- venta superfluo, cade e decade,
delle sue condanne a dispetto butu avrebbe osato fare, è un nano l’uomo per tutta la vita e perfino quel corpo piombato

ILMUCCHIOSELVAGGIO
HIGHLANDER

su un giaciglio sembra acquista-


re una levità insospettata. Quelli
come Berlusconi, invece, nel lo-
ro anelito d’eternità restano pe- “A settantaquattro
santi, ancorati ad un eterno pre-
sente che è sterile, che, con tutti anni ho biologica-
i progetti e le grandiose ambi-
zioni di questo mondo, divora mente trentacinque
se stesso. Come lui, tanti Berlu-
schini, tanti aspiranti Cavalieri o anni, dormo quattro
dittatori illuminati (poco), che
perdono l’appuntamento cru- ore e faccio l’amore
ciale della vita: quello in cui si
tirano le somme, si verifica cosa tre ore di seguito”
si è raggiunto, lo si lascia germi-
nare per un nuovo albero fatto
di consapevolezza, di tolleran-
za, di pazienza. E di nuovi entu-
siasmi, più placidi ma non più
tiepidi.

C
iascuno delle migliaia di
esseri umani - scrive Scho-
penhauer - che ogni attimo
vengono generati su questo
pianeta (come certamente
su infiniti altri) - mentre ogni atti-
mo altrettanti vengono distrutti -
anela intensamente, dopo i pochi
anni della sua vita, a una durata
eterna in altri mondi (il Cielo sa
quali), chiudendo gli occhi davan-
ti al mondo animale. Una pretesa
ridicola, è evidente: eppure è legit-
tima e viene anche esaudita, però
soltanto grazie al fatto che l’indi-
vidualità è una mera apparenza, mostruoso. La pretesa di ingan- busto di sé, a grandezza natura- tale, questi sono trastulli da co-
generata dal principium indivi- nare il tempo tingendosi, è mo- le, che un giorno qualcuno gli mici giornalisti o da giornalisti
duationis. Tutti perdurano - ma struosa. L’istinto di conservazio- aveva donato: un gesto dissa- comici. Noi ci chiediamo, in-
solo nell’essenza che appare in ne è umano, ma quello di conti- crante ed autoironico, poetico, vece, qualcosa di più definitivo
tutti e totalmente, per la precisio- nuare a mentire a tutti, anche eterno che solo Frank Zappa e drammatico, scippando an-
ne, in ciascuno. È proprio in tal alle stagioni che s’inseguono, è avrebbe potuto concepire. cora una volta Schopenhauer:

O
senso che quella pretesa viene una condanna che nessun patri- “Quando si è vecchi non c’è mag-
avanzata, solo che essa stessa non monio può lenire. “Il motivo per gni artista della vita invec- gior consolazione che l’aver tra-
lo sa”. Berlusconi, incoraggiato cui si invecchia e si muore non è chiando ringiovanisce: la dotto tutta l’energia della propria
da qualche medico servile, ha fisico, ma metafisico”. Quanta scrittura si libera, la musi- gioventù in opere che non invec-
più volte espresso la certezza, metafisica rimane in un uomo ca vola più alta, i colori chiano col tempo”. Berlusconi (e
più che l’intenzione, di vivere che replica se stesso, che ricicla fluiscono impetuosi, ba- chi lo imita) può davvero spera-
fino a 120 anni ed oltre: per fare se stesso come il Cavaliere? sta solo essere sinceri. Ecco la re di fare sua questa splendida e
cosa? Per continuare a perdere Abbiamo bisogno di vecchi sag- ricetta che i grandi vecchi pos- terribile verità?
e a vincere elezioni, a dibattersi gi, che ci sorprendano con la lo- siedono, e quelli piccoli ignora-
fra un affare e una trama, fra ro gioventù interiore. Non di fal- no: la sincerità. Per quanto an-
promesse di riforme che mai si giovani che ci appesantisco- cora, Berlusconi, dovremo pati- P.S. Il protagonista de Le cam-
verranno, fra un processo, una no col loro ansimare sempre re la tua eterna giovinezza di pane di Bicètre, un direttore di
menzogna e una prescrizione, più contronatura; e ricordo, non plastica, le sue pretese, le batta- giornale, alla fine riacquista
fra una stupida polemica gior- posso non farlo, l’esempio del glie contrarie ad ogni senso, per quasi completamente la sua
nalistica e l’altra? Lui lascia die- mio amato poeta, Lugano Baz- quanto dovremo chiederci con funzionalità, e con essa il mon-
tro di sé una frenesia da Vente- zani, che a ottantasette anni a- sgomento chi te lo fa fare, per do forsennato, altolocato e cat-
simo Secolo, ma l’impressione veva ancora i suoi baffetti da quanto dovremo interrogarci tivo che aveva lasciato; ma per-
è che dietro la frenesia non resti sparviero e corteggiava le don- sulla tua immortalità, mentre il de, senza neppure rendersene
nulla. Se si scorre a ritroso la ne con una finezza che solo la tuo medico personale giura che conto, l’altro mondo, quello im-
storia di questo piccolo uomo senectude gli aveva donato, e biologicamente tu hai dieci, palpabile della verità, della poe-
prometeico, si vede che egli quando col suo passo malfer- venti, quarant’anni in meno del- sia delle cose, dei rimpianti af-
resta uguale a venti come a set- mo rientrava in casa, per prima la tua età anagrafica? Qui nes- frontati e sconfitti, del tempo
tantaquattro anni, e questo è cosa appoggiava il cappello sul suno ti augura una statuetta le- dilatato...

43
MISS MAFIA
L’accordo era che ciascuno si facesse i fatti suoi, senza pretendere troppo:
controllare il territorio, raccogliere un po’ di vazi, e soprattutto tener buoni
i contadini, cioè i “comunisti”. Poi la mafia, coi soldi dell’eroina, è diventata
troppo potente. Allora Andreotti ha cercato di tirarsi indietro. Ma...
di Riccardo Orioles

L
o Stato, in Italia, ha sem- 1993, o anche qualche anno gano, di cui si conoscono mente. Quelli come Andreotti
pre trattato con la mafia. prima, sapere ufficialmente che benissimo le atrocità, ma che si spaventano, cercano di tirar-
Ha trattato ai tempi di un politico aveva commesso il tutto sommato torna utile per si fuori. Però è un po’ tardi,
Giolitti (“camorrista” per “reato di partecipazione all’as- tenere il territorio. anche perché se hai aiutato il
Salvemini), di Mussolini sociazione per delinquere” “Datemi i voti, - diceva alla ma- talebano a rubare una vacca e
(la fine del povero Mori), del- Cosa Nostra, “concretamente”, fia lo Stato - ammazzatemi un ammazzare un paio di comuni-
l’AMGOT (Calò Vizzini, Lucky “fino alla primavera 1980” po’ di comunisti e fate quel che sti, quello ti ricatta per il resto
Luciano), di Scelba (Giuliano e avrebbe fatto saltare per aria cazzo volete nella vostra isola di della tua vita e pretende, pre-
Pisciotta) e, naturalmente, di l’Italia. Altro che Mani Pulite. merda”. tende, pretende...
Andreotti. Quest’ultimo, come Per questo Falcone è morto e Poi, verso la fine degli anni Mr Stato dice: “Va bene, adesso
si sa, si incontrava con boss per questo è morto Borsellino. Settanta, i signori della guerra ti aiuto a rubare anche un paio di
come Spatola che, con Bada- Ovvio che ci siano entrati (co- si sono impadroniti di testate capre”. Miss Mafia dice: “Col
lamenti e Inzerillo, formava il me rozzamente si dice) “i ser- nucleari. Cioè, oltre metafora, i cazzo. Voglio il culo della Regina
triumvirato della mafia di allo- vizi”, pezzi di Stato. Deviati, mafiosi hanno messo le mani Vittoria, se no do al ‘Times’ le
ra. Sia Spatola sia Inzerillo fu- ma fino a un certo punto. In sulla totalità del traffico mon- foto di te che rubi le vacche e
rono uccisi dai “Nuovi”, i cor- certi anni, erano quasi ufficiali. diale di eroina e sono diventati ammazzi i comunisti insieme a
leonesi. Badalamenti scappò I rapporti fra Andreotti e dei grossissimi imprenditori. me”. E il ciclo ricomincia e con-
in Brasile, e l’uomo di cui si Spatola - ossia, fuor di metafo- A questo punto i rapporti di tinua, sempre più incontrollabi-
fidava era Tommaso Buscetta. ra, fra mafia e Stato - non erano forza si sono squilibrati. “Col le e sempre più in alto a ogni
Falcone, mediante Buscetta, finalizzati ad assassinii (tranne cazzo che restiamo a fare qual- giro. Sta continuando tuttora.
aveva l’obiettivo preciso di far che di “comunisti”, che allora che affare di merda quaggiù in Ci vuole un altro Pertini. E
parlare Badalamenti. Non ci giuridicamente non erano Sicilia! Vogliamo contare dap- forse c’è. Quando il gioco si fa
riuscì. esseri umani), né ponevano a pertutto, vogliamo avere la duro, i duri cominciano a gio-
Che cosa avrebbe potuto dire - rischio l’autonomia dello Stato. nostra fetta d’Italia esattamente care...
e provare - Badalamenti, se Erano rapporti periferici, asim- come tutti i vostri imprenditori”. Cinquant’anni fa avevamo il

S
Falcone fosse vissuto abba- metrici, localizzati. Il mafioso, Governo più fascista che ci sia
stanza da convincerlo? Che l’o- ai tempi di Spatola, chiedeva al i aggiunge, proprio in stato fra Mussolini e Berlu-
norevole Giulio Andreotti, Ca- politico cose circoscritte e loca- quegli anni, una - dicia- sconi, un centrodestra DC-MSI
po del Governo italiano, aveva li, e il politico gli rispondeva su mo così - infiltrazione. Ad che per prima cosa provvide a
come interlocutori industriali, questo terreno. Al massimo esempio, gli ultimi 150 i- “revisionare” - come si dice
prelati, politici, e anche i boss poteva chiedergli una strage di scritti alla P2 stanno in Si- ora - la Storia italiana facendo
di Cosa Nostra. Adesso la cosa contadini, seppellibili in fretta e cilia o sono siciliani. All’estero occupare Genova dagli ex re-
non farebbe granché scalpore, senza troppo casino. (“golpe” Sindona), Cosa No- pubblichini di Salò.
perché è una storia vecchia, e È il tipo di rapporto che un uffi- stra comincia a essere un inter- Genova insorse e anche nel
perché l’opinione pubblica non ciale americano può avere oggi locutore a livello alto. Quindi, resto d’Italia ci furono manife-
è più quella di prima. Ma nel con questo o quel warlord af- la partita cambia completa- stazioni contro il Governo. Nel

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

Sud si mescolarono con quel-


le per l’acqua e per l’occupa-
zione. La Polizia, in perfetto
stile sovietico (ma i “comuni-
sti” qui erano gli sparati), spa-
rò sulla folla in diverse città: a
Reggio Emilia uccise cinque
operai, a Licata (Agrigento) re-
starono per terra venticinque
manifestanti (uno morto), a
Palermo furono uccisi un an-
ziano sindacalista, un precario
diciottenne e una donna che
stava alla finestra. A Catania
massacrarono un ragazzo a
manganellate (Salvatore No-
vembre, 19 anni) e lo lascia-
rono a morire in piazza Stesi-
coro, dove ora la gente passeg-
gia senza sapere.
Nei giorni successivi il Go-
verno crollò, travolto dalle pro-
teste (allora la gente si ribella-
va). Ma al Sud, e specialmente
in Sicilia, la vita rimase quella
di prima, cioè disoccupazione
e miseria e mafia per i contadi-
ni: mancava ancora un sacco
di tempo per il Sessantotto.

D
a allora molte cose sono
cambiate e alcune sono Andreotti sotto processo per collusione con la mafia (1995)
rimaste le stesse. La Po-
lizia, dopo Falcone e gli
altri, non sparerebbe più
sulla folla. Ci sono più telefoni-
ni, ma meno allegria. Lavoro na dopo tutti se lo sono già di- verrà fuori un governo Tremonti missimo luogo antimafioso.
continua a non essercene, e ora menticato. Non è che non pro- (che in effetti c’è già) o un Tre- Abbiamo un candidato, persi-
non solo al Sud. Invece c’è testino, non facciano begli arti- monti-Fini, o un Fini-Calderoli- no,- a sua insaputa, ovviamen-
sempre la mafia, che ha ancora coli, non siano - per alcuni gior- allargato (tutto è possibile) o... te... - ed è un giudice antima-
più amici nei partiti di Governo. ni - virtuosamente indignati: E tutto, in nome dell’emer- fioso. Volete un Governo unita-
E proprio a questo proposito, ma tutto si ferma lì. Poi arriva la genza, con l’appoggio più o rio, che gestisca il dopo-Berlu-
c’è una differenza importantis- “politica” dei politici, e tutto meno esplicito della “Sinistra”. sconi e prepari (diciamo, nel

D
sima: adesso, della mafia, nes- ritorna normale. giro di un anno) le elezioni? Be-
suno fra i politici si accorge più. Per ora, nella Sinistra “norma- a un canto è divertentissi- nissimo. Eccolo qua. Caselli.
Allora i partiti di sinistra (i “so- le”, fervono le trattative e le mo vedere gli schiera- A Berlusconi (e a Dell’Utri) non
cialcomunisti” che poi si scis- avances (allearsi con Fini? con menti che si compongo- va bene, ovviamente. Ma a tutti
sero, uno al Governo l’altro al- Micciché in Sicilia? con Cal- no, le congiure recipro- gli altri? È democratico. È set-
l’opposizione: ma sempre re- deroli e Bossi?), con strategie che, i tradimenti dei RAS, tentrionale. È anche siciliano,
stando di sinistra per tutti gli complessissime, degne di Sun dall’altro noi popolo di ogni in un certo senso. Non è di de-
anni Settanta), se una cosa sa- Tzu o Napoleone. Peccato che giorno, in tutto ciò ci guada- stra. Non è di sinistra. È più
pevano, è che con la mafia non falliscano sempre. E quanto gniamo proprio niente. Rischia- istituzionale della carta bollata.
si discute e che la mafia sem- agli assetti interni: chi sarà il mo un governo Berlusconi sen- Non si è mai immischiato di
pre si combatte. Persero più di candidato finale, alle elezioni? za di lui, che duri altri vent’anni politica (a volte la politica se l’è
cento compagni (un’altra cosa Bersani, Vendola? Di Pietro? e che sia sempre e altrettanto presa con lui) e ha sempre fat-
che ora non vi raccontano) Oppure - tocchiamo ferro - un padronale. Un otto settembre to seriamente ed efficacemente
combattendo i mafiosi, fra il ’43 D’Alema o un Veltroni? O l’abi- che non finisce mai. quel che l’Italia gli chiedeva,
e gli anni Sessanta. Avevano lissimo Letta? E chi appoggiato Quanto a noi, che di “politica” combattere i terroristi o stan-
mille difetti, ma non quello di da chi, che schieramenti inter- non ne mastichiamo, abbiamo gare i mafiosi.
fare compromessi coi mafiosi. ni, che alleati? Manovre compli- poche idee e tutte fuori moda. È giovane e pimpante, soprat-
E ora? Adesso lo vedete: con- catissime, degne di Giulio Ce- Primo, coi mafiosi non si trat- tutto, almeno quanto Pertini. E
dannano un politico fondamen- sare o Machiavelli. ta, neanche per un istante. Se- infatti rischierebbe d’essere
tale (un fondatore di Forza Ita- E anche queste regolarmente condo, se Governo di emergen- proprio un altro Pertini. Chi ha
lia, un braccio destro di Berlu- finiscono col pugno di mosche za ha da esserci, che sia di e- paura di un altro Pertini? Chi ce
sconi) per mafia, e una settima- in mano. Finirà che dalla crisi mergenza vera, e cioè in pri- lo farebbe, un pensierino? 

45
ECO-POP
Ilva, Taranto. Foto scattata di nascosto da operai “disobbedienti”.
Ai giornalisti non è possibile documentare le condizioni
di lavoro e di vita nello stabilimento. Fonte Peacelink

Negli anni 80 gli USA cantavano per l’Africa. Oggi a Taranto c’è chi fa
musica per una Puglia malata di industria e diossina. Oggi a Taranto è
tempo di Eco-pop, la musica ambientalista che risveglia le coscienze.
di Carlo Gubitosa

A
bbronzatura da paura con la scienze per sostenere le lotte come Taranto, dove il Registro dei decessi per tumore ai pol-
diossina dell’ILVA”: Capa- ambientaliste, proprio come fe- INES (Inventario Nazionale del- moni negli ultimi trent’anni.
rezza da Molfetta, col suo ce a suo tempo il gospel per da- le Emissioni e loro Sorgenti) ha Il progetto “Musica Contro l’In-
Vieni a ballare in Puglia, è re cuore ed anima alla lotta dei rilevato il 90 percento delle e- quinamento” è nato su iniziati-
stato il precursore di quel- neri d’America contro la segre- missioni industriali di diossina va di Francesco Falcone (musici-
lo che potremmo definire l’“eco- gazione razziale. prodotte a livello nazionale, e sta per passione ed economista
pop” pugliese, la musica ribelle Oggi questo genere continua a dove le statistiche dei tumori per mestiere) che assieme a Da-
che cerca di risvegliare le co- dare i suoi frutti in una città fanno registrare un raddoppio niele Sacco, avvocato e speaker

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BATTAGLIE

radiofonico, ha dato vita a que-


sta iniziativa aggregando un Marco Schnabl, direttore del progetto Musica contro l’inquinamento
gruppo di artisti che rappresen-
ta il meglio delle esperienze
musicali del territorio. Da que-
sto incontro è nato il singolo Di
seta e d’amianto, un cd che sarà
distribuito nel mese di ottobre
per sostenere il “Fondo Anti
Diossina”, nato per realizzare
analisi sugli alimenti, sul san-
gue e sul latte materno dei ta-
rantini.
Con le sottoscrizioni raccolte fi-
nora, il “Fondo Anti Diossina”
ha già effettuato le prime sco-
perte attraverso un’analisi sulle
lumache locali, che ha dato ri-
sultati impressionanti: la quan-
tità di diossina per grammo di
materia grassa ha sforato di ol-
tre sei volte i limiti stabiliti dalle
norme europee. Il prossimo
passo annunciato dal “Fondo”
è quello di raccogliere i soldi ne-
cessari alla ricerca per le analisi
sul latte materno, un impegno cisti “navigati” come Domenico progetti di questo neonato nu- marea”, sono stati al centro di
non inferiore a 10 mila euro che Gori, già percussionista per cleo tarantino di artisti eco-pop un’importante battaglia politica
sarà coperto anche dai proventi Eugenio Bennato e grande ricer- c’è anche un concerto con la che ha portato all’approvazione
di questa atipica iniziativa mu- catore di suoni mediterranei ed partecipazione di tutti gli artisti di una legge regionale dove i
sicale. etnici. “Persone inizialmente e- coinvolti e la costituzione di limiti di emissione della diossi-

T
stranee - prosegue Falcone - che un’associazione culturale che na sono stati abbassati di dicias-
utto comincia su “Publi- si sono scoperte legate da ricordi darà un futuro al progetto. A dif- sette volte, scendendo fino ai
radio”, una storica emitten- comuni in una città relativamen- ferenza di altre iniziative che 0,4 nanogrammi per metro cu-
te locale dove Sacco e te piccola come Taranto. Cose del hanno sempre voluto aiutare bo così come previsto dalla nor-
Falcone presentano il pro- tipo: sai mi ricordo di te, abbiamo “gli altri”, i musicisti di Taranto mativa europea, mentre a Ta-
gramma “Senzafiltro” e suonato insieme al concerto del suonano e cantano anche per ranto il valore massimo registra-
invitano artisti tarantini che si liceo vent’anni fa”. difendere se stessi e le loro fa- to è di 6,9 nanogrammi. Ma la
aggregano su Facebook per Il singolo è stato realizzato con miglie dai rischi dell’inquina- partita non è ancora chiusa: l’Il-
dare il loro contributo creativo mezzi poveri, e senza l’assisten- mento. “Durante le registrazioni - va si oppone fermamente al
alle lotte ambientaliste della lo- za di una struttura di produzio- racconta Francesco Falcone - il controllo continuativo della dio-
ro città. Falcone racconta com’è ne professionale. Domenico batterista Salvatore Costantino è ssina attraverso il “campiona-
nata l’idea del cd: “Ho pensato Gori, dopo aver scritto il brano, morto dopo una lunga malattia mento continuo” previsto dal-
che il lavoro di presentazione degli ha messo a disposizione il suo di natura oncologica e non ha po- l’art. 3 della legge regionale pu-
artisti di Taranto che stavamo studio di registrazione dove si tuto suonare con noi come a- gliese, e senza un controllo delle
facendo alla radio avrebbe potuto sono dati appuntamento tutti vremmo voluto. Il brano Di seta e emissioni 24 ore su 24 potrebbe
approdare alla realizzazione di un gli artisti che hanno creduto d’amianto è dedicato anche a lui rientrare nei limiti “in media”
progetto artistico comune, qual- nella possibilità di un impegno ed alla sua famiglia. Reagire al anche producendo in alcune ore
cosa che si ispirasse con le dovute sociale che passa per la musica: cancro e all’inquinamento di que- del giorno diossina al di là dei
proporzioni ai progetti umanitari Fido Guido, Stefano Delacroix, sta città è un dovere per le prossi- valori massimi consentiti.
di Bob Geldof e soci. Ho iniziato Gianni Cellamare, Alessia Co- me generazioni, anche di artisti”. In questo conflitto tra le esigen-

L
così a scrivere via Facebook ad sma, Roberto Andrisani, Guido ze dell’industria e quelle della
una serie di musicisti tarantini di Sodo, Mauro Semeraro, Luigi a storia moderna di Taranto salute, l’impegno ambientalista,
cui ho colto subito la disponibilità, De Cesare, Sara Favale e altri an- è scritta anche col sangue, la produzione di documenti e
artisti con storie personali che li cora. Il risultato, spiega Falcone, quello dei capi di bestiame analisi scientifiche da parte della
hanno condotti in diverse parti è la “miscela di cultura londinese abbattuti dopo le analisi società civile e la raccolta di
d’Italia e d’Europa“. del nostro direttore artistico e di fatte nel 2008 dagli ambien- firme per un referendum con-
Tra i primi entusiasti del proget- esperienza musicale salentino- talisti sul “formaggio alla diossi- sultivo sulla presenza dell’indu-
to ci sono anche “cervelli in mediterranea dell’autore, che ha na”. Una successiva ordinanza stria siderurgica sono stati ne-
fuga”, come Marco Schnabl, in- prodotto quello che ritengo un regionale ha proibito il pascolo cessari ma non sembrano an-
gegnere del suono e musicista brano davvero riuscito”. per un raggio di venti chilometri cora sufficienti. E allora c’è chi si
con una lunghissima esperien- La distribuzione partirà in paral- attorno all’area industriale di sta impegnando anche sul fron-
za londinese che è voluto torna- lelo sia sui digital store che nel Taranto. I gruppi ecopacifisti co- te artistico, perché un popolo
re a Taranto per dare una mano consueto formato cd, dove sarà me l’associazione PeaceLink e il non può risvegliarsi se non si ri-
come direttore artistico, o musi- incluso anche un video. Nei network di organizzazioni “Alta- sveglia anche la sua musica. 

47
PANDEMIA
Non c’è dubbio che il titolo di notizia sensazionalistica del 2009 spetta
alla tanto temuta pandemia influenzale. Più che fenomeno sanitario dalle
dimensioni planetarie, è stato l’evento mediatico e il più grande affare
dell’anno, avendo occupato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo
e prodotto enormi guadagni per le case farmaceutiche. A distanza di un
anno facciamo il punto della situazione, traendo spunto da un ottimo
libro, Pandemia - Oltre la notizia, di Carlo Baiamonte e Emilio Galbo.
di Gabriele Barone

C
i sono dei precedenti il- esempio il testimonial ufficiale due autori palermitani mette in
lustri nella storia delle “Topo Gigio” e i ricorrenti inter- luce soprattutto le tante con-
influenze, come la spa- venti pubblici del Viceministro traddizioni e i molti errori che
gnola (1918), la sars della Salute Ferruccio Fazio) ma hanno determinato il clamoro-
(2003) e l’aviaria (2005). dai tratti spesso confusi, fumo- so fallimento del più importan-
Ma a differenza di queste, la si, disorientanti. È un fenomeno te atto di prevenzione della
cosiddetta influenza “suina” - che coinvolge il vissuto dell’uo- salute pubblica degli ultimi
nome scientifico: A/H1N1v - mo di strada, ma che a un’anali- decenni. Si raccontano le persi-
possiede tutte le caratteristiche si più attenta pone ragionevoli stenti incognite e il perpetuarsi
per essere considerata un feno- dubbi sul ruolo esercitato dalle di errori (inefficienze burocrati-
meno tipicamente “moderno”. case farmaceutiche produttrici che, campagna informativa
Viene percepita come la nuova degli antivirali e del vaccino caotica e improvvisata, errori di
minaccia dell’umanità, la pesti- antinfluenzale, di cui sono in elevata virulenza del virus, con strategia comunicativa), che
lenza del terzo millennio e gioco enormi profitti. una pericolosa incidenza sulla hanno messo a dura prova la
diventa presto la “notizia” del Un testo come Pandemia - Oltre maggior parte della popolazio- fiducia della comunità verso
2009: occupa le pagine di tutti i la notizia (Officina Trinacria ne mondiale. Obiettivo del l’intero sistema sanitario nazio-
giornali, i dibattiti televisivi, le Edizioni, pagine 143, euro 15) di libro, oltre quello di far chiarez- nale. Il fenomeno pandemia
bacheche dei blog e dei social Carlo Baiamonte e Emilio za e di “rimettere ordine”, è di viene indagato da due diverse
network, diventa il tema princi- Galbo, giornalisti ed esperti di invitare le istituzioni competen- angolazioni: da un lato gli acca-
pale dell’informazione radio- comunicazione e divulgazione ti a un uso più responsabile, dimenti (gli ammalati e i morti,
televisiva, sanitaria, istituzionale scientifica, permette di com- distaccato e oculato della per fortuna inferiori a quanto ci
e scientifica. È un evento che, prendere meglio quanto è suc- comunicazione, per evitare che si aspettava: 482.300 i contagi,
per le sue potenziali conseguen- cesso, di affrontare in modo più il diffondersi allarmistico e ter- di cui oltre 6.000 i casi mortali
ze sulla popolazione (soprattut- consapevole un problema che, roristico di brutte notizie arrivi in tutto il mondo, 229 decessi
to quella cosiddetta “a rischio”), seppur con un forte impatto ini- al punto di modificare e stravol- in Italia) e l’impatto socio-eco-
pone il problema della tutela ziale (soprattutto per la difficol- gere le nostre abitudini, i nostri nomico che ha generato; dall’al-
della salute pubblica, dell’eserci- tà di fare pronostici e previsio- usi e consumi. Si auspica tro il ruolo svolto dall’informa-
zio della nostra libertà e respon- ni), si è quasi rivelato una soprattutto un “piano di comu- zione e dalla controinformazio-
sabilità di scelta rispetto a una “bufala”, una bolla di sapone, nicazione interistituzionale”, ne, dalle due opposte fazioni,
campagna mediatica e pubblici- smentendo clamorosamente le che coinvolga istituzioni, socie- quella dei sostenitori e dei
taria che si fa sempre più mas- previsioni catastrofiste che tà scientifiche, organizzazioni detrattori della vaccinazione.
siccia e invadente (ne sono un paventavano il rischio di una sanitarie e media. Il libro dei I primi casi di influenza A/H1N1

ILMUCCHIOSELVAGGIO
QUESTIONI

si registrano in Messico nell’a-


prile 2009 in presenza di alleva-
menti di maiali. Poi è il diffon-
dersi di altri casi in Europa (i
Paesi più colpiti Spagna e Gran
Bretagna) e negli Stati Uniti. La
trasmissione del virus avviene
principalmente per via aerea
attraverso gocce di saliva o per
contatto con superfici infette.
Viene subito lanciato l’allarme
dall’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS). È il dilaga-
re della psicosi collettiva. Tutti
vengono coinvolti nel “circo
mediatico” dell’influenza suina
(il virus A/H1N1 è in realtà un
nuovo ceppo influenzale che
contiene una combinazione di
influenza umana, suina e avia-
ria): bambini, giovani, anziani,
malati cronici e donne gravide.
È un furoreggiare di titoli a
piena pagina, fotonotizie e
videonews, interviste, dirette
televisive. I dati di ascolto, i
famosi auditel, registrano share
mai toccati finora. Le azioni di
Big Pharma schizzano verso
traguardi mai raggiunti nella
storia. I protagonisti della “sce-
neggiata” sono i massimi rap-
presentanti della politica sanita-
ria, i medici e gli operatori della ufficiale del vaccino, Focetria, caratterizzato dalla circolarità della Commissione nazionale
sanità. “Bombardano” con prodotto da un’azienda filiale della comunicazione: libero vaccini, non fu lo squalene ma
messaggi dai toni apocalittici della svizzera Novartis; 24 accesso alle informazioni da un un derivato proteico (il Cro-
che non risparmiano nessuno. milioni le dosi previste dalla for- lato, dilagante crescita di “spaz- nassial) a scatenare una rispo-
Il prodotto pubblicizzato è il nitura in Italia al costo di 184 zatura” mediatica dall’altro. sta immunitaria severa. Lo
panico, si ha la sensazione di milioni di euro. Decisivo in questo senso si rive- squalene in quanto olio nonché
essere vittima di un attacco bio- A confondere ulteriormente è il la il ruolo dei complottisti, dei sostanza naturale prodotta dal-
logico: mascherine e disinfet- groviglio di paure, ansie, criti- sostenitori dell’informazione lo stesso organismo umano
tanti per lavarsi le mani invado- che al “sistema” che si diffonde non ufficiale, che fanno di tutto non poteva provocare reazioni
no il mercato (si trovano ovun- via Internet attraverso i canali per mettere in discussione le di immunizzazione. Ad oggi
que, in farmacia, sanitaria, bar, dei diversi social network e di notizie fornite dagli organi uffi- restano ancora molte incognite
edicola, al minimarket), diven- blog generici, generando una ciali: in questa campagna anti- sul futuro della pandemia del
tando per la gente veri e propri vera e propria controinformazio- pandemica a insospettire è so- terzo millennio. Non è possibile
mezzi salvavita. L’informazione ne: da un lato i media tradizio- prattutto la presenza dello fare previsioni né si può esclu-
ufficiale diffonde notizie allar- nali, il circuito informativo delle squalene (l’MF 59 si chiama dere che il virus possa ripresen-
manti e nello stesso tempo invi- testate giornalistiche, dall’altro i così perché estratto dal fegato tarsi più avanti o andare incon-
ta alla calma. Particolare non media digitali autogestiti senza di squalo) come adiuvante del tro a mutazioni. Ma una cosa è
irrilevante, spesso si omette o un rigoroso controllo delle fonti. vaccino, considerato altamente certa: su 10 milioni di dosi di
passa in secondo piano la noti- Gli stessi operatori della sanità tossico. Questa sostanza (im- vaccino distribuite in Italia,
zia che i pazienti dichiarati (medici di famiglia, pediatri) piegata tra l’altro da oltre un quasi 900 mila sono stati i sog-
morti lo sono non per effetto non agiscono in modo organico decennio nel normale vaccino getti vaccinati. L’esubero dei
del virus ma per il complicarsi e unitario, molti di essi, in nome influenzale) sarebbe stata mes- sieri prossimi alla scadenza pro-
di patologie pregresse. della libertà di coscienza, si sa sul banco degli imputati per i spetterà concreti problemi di

L
oppongono alle direttive mini- gravi effetti collaterali (tra i quali smaltimento: un ulteriore busi-
o stesso Fazio sostiene che steriali e rifiutano la vaccinazio- la sindrome di Guillain-Barrè) ness per le imprese di settore.
l’influenza stagionale fa più ne, creando un cortocircuito tra manifestatisi sui soldati ameri- Costi che si sommerebbero
vittime (in media in Italia le istituzioni e i pazienti. cani durante due esperienze di all’ingente impegno finanziario
muoiono ogni anno 3.500- La pandemia della nuova vaccinazione contro la febbre sostenuto finora dallo Stato ita-
4000 persone a causa del- influenza ha quindi una sua suina risalenti al 1976 e al 1991 liano. C’è il rischio concreto per
l’influenza stagionale), ma nei peculiarità legata non solo alla (durante la Guerra del Golfo). il cittadino di vedersi assegnata
fatti diventa il “promotore uffi- sua specificità virale ma al siste- In quell’occasione, sostiene una tassa speciale. Oltre il
ciale” della vaccinazione: nome ma culturale in cui è collocata, Giorgio Bartolozzi, membro danno, la beffa. 

49
BARLEY ARTS
Claudio Trotta ha passato da poco la boa dei trent’anni di lavoro
come organizzatore di concerti. Non ha venduto agli “amerikani” né
alle case discografiche e, pare impossibile, spesso e volentieri guarda
più alla qualità che al ritorno finanziario. Diario di un lavoro difficile
che richiede pelo sullo stomaco e tanta passione.
di Max Stèfani

Come si diventa organizzatore della radio. E da lì cominciai a Era ancora il periodo dei Ma- Londra a trattare con agenti e
di concerti? lavorare nella musica. Non mi mone, Zard, Sanavio, dei con- manager che quando sentivano
Già al liceo scientifico avevo la limitavo a fare il disc-jockey, ma certi gratis, scontri con la poli- che ero italiano si mettevano a
passione per l’organizzazione. facevo giornalismo invitando zia, etc. Era un periodo caldo… ridere: “Paese di merda, organiz-
Partii con un cineforum sul cantanti, parlando di cose, etc. In effetti fui io a riaprire le fron- zatori tremendi, il pubblico fa
neorealismo italiano. Avevo an- Dopo sette mesi, arrivò l’offer- tiere ai concerti. Erano rimaste schifo, non pagate…”.
che una passione per la musica ta di Canale 96 - direttore Ric- chiuse per qualche anno, per-
popolare. Era il 1975-76, il tem- cardo Piferi - che era la prima ché, nell’immaginario di alcuni, Ricordo che a Cockburn, all’allo-
po delle radio “libere”, non radio d’informazione in Italia, la musica doveva essere gratui- ra Tenda a Strisce all’Eur, venne
“private” e come molti ero affa- molto prima di Radio Popolare. ta e qualche organizzatore ave- la cacarella sul palco e lasciò il
scinato da questa novità. Ero Era di sinistra e ne facevano va tirato troppo la corda, com- concerto a metà. E a Sonny
un appassionato di musica we- parte persone di “Avanguardia binando dei danni non indif- Terry e Brownie McGee portai il
st-coast americana, Jefferson, Operaia”, dell’Autonomia, del ferenti. Franco Mamone non prezzo del biglietto da 3000 a
Hot Tuna, Crosby, etc. Frequen- PCI… io sono sempre stato di era tra i peggiori e ha insegnato 3500 lire e finì con i sanpietrini
tavo Buscemi, dove un com- sinistra ma non ho mai preso a tanti il lavoro e la professio- lanciati sul tendone e i lacrimo-
messo appassionato di jazz nessuna tessera. Lì ho lavorato nalità, ma qualche pecca l’ha geni in un ultimo sussulto set-
m’introdusse a questa musica, più di tre anni, gratis, un’espe- avuta anche lui. C’era comun- tantottino.
andavo al Discobolo dove baz- rienza meravigliosa, straordi- que fame di concerti. A novem- Con Cockburn arrivavamo da
zicava Massimo Bonelli, al naria. Nel ’79 la Ricordi - i label bre-dicembre ’79 portai in Italia Vicenza e avevamo fatto tutto il
tempo agente di vendita della manager erano Vaggi e De De- David Bromberg e Bruce Cock- viaggio insieme in furgone. La
EMI e grande intenditore di vitiis ed il direttore generale burn che ebbero un successo Barley eravamo io e Ivano Ama-
rock. La musica lirica, da came- Lucio Salvini - decise di lancia- incredibile. Tu, Max, facevi il ti, che non guidava, ma parlava
ra, me la sono trovata in casa re un catalogo country e folk, promoter a Roma e Paolo Carù inglese, mentre io lo capivo an-
perché mio nonno era un im- visto che aveva etichette come a Gallarate, quindi lo sai bene. cora poco ma guidavo. Seicento
presario di opera e mia nonna la Island, la Transatlantic e l’ap- Allora sia il Mucchio sia alcune chilometri di nebbia che non si
una soprano. A Radio Monte- poggio del vostro giornale. Per radio facevano opinione. Erano vedeva a dieci metri. Nevrotici,
stella, una radio commerciale, sostenerlo decisero di organiz- un punto di riferimento impor- anche perché a Vicenza c’erano
c’erano Enzo Gentile, Bonelli, zare dei tour e scelsero me co- tante. Formavano, facevano stati pure dei colpi di pistola.
Dentes, tutta gente che tra- me produtore. Loro mi davano scoprire artisti, musica, movi- Bruce uscì dal palco almeno
smetteva rock. C’era un pro- una mano promozionalmente menti culturali. Adesso pur- quattro volte. Pensandoci a po-
gramma di musica italiana che con depliant, pagine pubbli- troppo non è più così. Le radio steriori, una situazione esilaran-
si chiamava “Acqua distillata”. citarie sui giornali, pagandomi fanno solo rumore e la stampa te, ma su di lui il viaggio ebbe
Mi proposero di alternarmi con i manifesti ed anche dandomi di settore non riesce più ad quell’effetto lì! Sonny e Brownie
il conduttore. Io non sapevo dei contatti con gli artisti. Il pri- essere incisiva come a quei invece non si parlavano e il mio
niente di musica italiana ma mo tour fu nel maggio ’79 con tempi. All’inizio per me è stata ricordo di quel tour è altrettanto
era difficile resistere al fascino John Martyn. durissima; mi sono trovato a divertente. Con Bromberg mi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BACKSTAGE

Claudio Trotta con Kris Kristofferson

ero inventato lo slogan “no Alla politica non devo niente. Le che c’è qualcosa che non va no svolto e svolgono tuttora un
pasta no show!”. Mangiavano giunte che si sono succedute, nella testa di questa gente e nel lavoro molto significativo, asso-
come dei bufali prima di ogni Centrosinistra, Centrodestra o pensare comune. È stata un’of- ciazioni che dovrebbero vivere
concerto e nonostante questo Lega che fossero, hanno avuto il fesa, non tanto e non solo alla in maniera più legale, con leggi
sul palco invece di tre sembra- comune denominatore di non mia persona, ma alla musica, al più specifiche sull’attività musi-
vano nove... John Martyn, lode aver fatto nulla di solido e stabi- pubblico, agli artisti, all’econo- cale. La legge sui decibel nasce
al suo straordinario talento, be- le per la musica. Solo molte pa- mia della città. Nessuno ha in- per regolamentare le discote-
veva in una maniera sproposi- role e tanti, troppi, concerti gra- teresse che la musica venga ri- che rumorose, ma viene appli-
tata. Mi ricordo che a Gorizia, tuiti. Si è dato, sbagliando, solo spettata. In Italia non è stata cata a tutto. In Francia esistono
durante la serata, bevve dicias- fiato ai comitati cittadini, in par- creata una sola struttura dedi- dieci-dodici Zenith, strutture
sette lattine di birra, una botti- ticolare a quello vicino allo sta- cata alla musica popolare con- costruite con denaro governati-
glia di whiskey e un fiasco di dio di San Siro. La verità è che la temporanea con denaro pubbli- vo utilizzate da tutti gli organiz-
vino da un litro e mezzo! Ciono- gente vorrebbe semplicemente co, locale o nazionale. Il Parco zatori, multinazionali o indipen-
nostante dal vivo fu straordina- che i concerti non esistessero e della Musica a Roma è una denti che siano. Strutture poli-
rio, anche solo con la chitarra che la musica scomparisse da struttura ideata e costruita non valenti da cinque/seimila perso-
acustica e tutte le sue pedaliere San Siro. È passata troppo una per la musica popolare, ma per ne, costruite apposta per la mu-
e l’utilizzo dell’echoplex, un politica di divieti. l’Accademia di Santa Cecilia, sica, per il rock. In qualsiasi
“delay effect” che gli permette- che ospita anche eventi popo- paese europeo esistono uffici
va di suonare come un’orche- A tal proposito, hai da poco vin- lari. I palazzi dello sport sono statali che promuovono la
stra! Invece Bert Jansch beveva to la causa per lo sforamento di appunto nati per lo sport e gli musica locale all’estero attra-
e… purtroppo crollava sul pal- ventidue minuti dell’ultimo con- stadi pure. Nei teatri siamo verso finanziamenti, aiuti, con-
co, quasi si addormentava. Bei certo di Springsteen... sempre considerati ospiti e non ferenze, produzione di video.
ricordi. Se si è arrivati al punto che un esiste un solo teatro esclusiva- Da noi che cosa esiste? Forse
PM ha potuto inviarmi un avvi- mente musicale e i club, anche l’unico che è stato capace di
Quali rapporti avevi, e hai, con so di garanzia e un avvocato di belli per carità, sono comunque accedere in maniera continuati-
il mondo istituzionale, la politi- parte civile ha potuto pensare, frutto di iniziative private. C’è va a fondi CEE o dell’UE è Mau-
ca, Comune, Provincia etc? Sei in caso di condanna, di chieder- anche un’altra questione: servi- ro Valenti con la sua Fonda-
passato dal ’77 al craxismo, la mi tremila euro come provvisio- rebbe una deregulation perché zione Italia Wave, ma stiamo
“Milano da bere”, Berlusconi, la nale per ognuno di questi cin- c’è tanta attività di base, dei parlando sempre di un privato e
Moratti, la Lega, Formigoni… quanta e più signori/e, significa centri sociali, dell’ARCI che han- di una sua capacità.

51
Nel caso di grossi artisti la poli- miti strutturali. Per questo toc- sperienza a 360°. Infatti, prima le mie passioni con le esigenze
tica si fa sentire con richieste di ca spostarsi a Eboli o Caserta, del concerto, in un’altra sala imprenditoriali della Barley Arts,
biglietti omaggio? Quanti bi- che non è esattamente la stessa abbiamo dato spazio alla parola altre ci rimetto. Pazienza. Spes-
glietti sei costretto a regalare, cosa. In Puglia ci sono quattro con interventi di cantanti, scrit- so in ufficio mi suggeriscono di
ad esempio, per un concerto di palazzetti, ma hanno una serie tori ed eno-gastronomi. Ecco andare a vedere gli artisti che mi
Bruce? di problematiche dal punto di spiegato come si possa rendere piacciono all’estero. Mi coste-
Quantitativi variabili ed elevati, vista logistico e di produzione, diversa e più interessante la rebbe molto meno. Per l’appun-
soprattutto a Roma, dove spes- oltre che di gestione del pubbli- location, fattore che in Italia è to sono andato recentemente a
so, alle normali richieste delle i- co e capienza. Ad ogni modo, io sottovalutato ed è paradossale Vienna a rivedere Willie Nelson
stituzioni direttamente coinvol- credo che andare ad un concer- perché abbiamo a disposizione che avevo già visto a Toronto nel
te, per un totale che si aggira to non sia solamente andare a posti straordinari come l’Arena 2008. È un grandissimo.
sempre sui 1300-1800 biglietti sentire quello che sta sul pal- di Verona o le piazze storiche.
allo stadio, 2-300 al palasport a co, ma sia vivere un’esperienza; Sono molto fiero di “10 Giorni Si parla sempre di compensi
seconda del concerto, si aggiun- come arrivarci, come e dove Suonati”, anche se ci abbiamo favolosi per i grossi musicisti in
gono richieste immotivate da parcheggiare, cosa mangiare e rimesso alla grande perché non tour. Roba come l’intero incas-
parte di politici anche di scarso bere, come sedersi, come anda- avevamo né sponsor né un eu- so. Come funziona?
rilievo che sono imbarazzanti e, re in bagno, come ascoltare, ro di contributo. La risposta del Parliamo del concerto di un sin-
per quanto possibile, regolar- come vedere, sono tutti aspetti pubblico è stata buona, ma non golo artista, Springsteen o Mu-
mente respinte. Anche a Mila- fondamentali. Invece, giocofor- sufficiente a coprirne i costi: se che sia, non dei festival; c’è
no, il contratto per avere in affit- za da una parte e perché pur- diecimila spettatori o poco più un accordo tra promoter e agen-
to lo Stadio di San Siro include troppo viene sempre fuori il quando ne sarebbero serviti zia estera, anche se poi è con la
circa 1000 biglietti omaggio al pressapochismo italiano, si ten- quindicimila. Credo, però, che il società di produzione dell’arti-
Comune di Milano. de a tenere questi fattori in se- format funzionerà. sta che si stipula il contratto in
cui il promoter dà una serie di
La situazione è migliorata ri- garanzie che sono non solo e-
spetto ai tuoi inizi? “Una volta Phil Collins conomiche, ma organizzative,
C’è molta più professionalità, promozionali, di sicurezza, etc.
un maggior numero di strutture mi disse:’Trovami qualcuno I biglietti garantiti negli ultimi
organizzative ed è più facile anni sono aumentati sempre
comprare i biglietti. che si occupa dei senzatetto più, anche perché la competi-
zione si è fatta sempre più forte
L’andamento dei concerti: be- a Milano’ e mi mise in mano con la discesa in campo di un
nissimo al Nord, benino al Cen- paio di multinazionali, Live Na-
tro, deserto al Sud. cinquantamile sterline” tion (ex Clear Channel) ed AEG.
Ci sono tre ordini di problemi. Allo stato attuale, queste multi-
Uno di natura geografica. Da nazionali sono proprietarie nel
Milano a Palermo sono duemi- condo piano. Faccio un esem- Ovviamente ci sono dei concer- mondo di strutture dove si fan-
la chilometri e, per un artista pio: la scorsa estate ho tenuto ti o dei tour dove avrai modo di no i concerti, società di mana-
che viaggia con due, tre, dieci, una rassegna al Castello Sfor- compensare queste perdite. gement di artisti, agenzie che
venti bilici, scendere al Sud si- zesco di Vigevano, “10 Giorni Lo scorso luglio non è stato rappresentano artisti, società
gnifica anche dover risalire con Suonati”, con una serie di artisti molto proficuo, ma per fortuna che producono merchandising,
costi non indifferenti. Poi c’è il di vario genere musicale in cui la mia programmazione in pri- società che hanno i data-base di
mercato: Puglia e Sicilia sono abbiamo curato tutti gli aspetti. mavera ed estate è sempre stata una montagna di fan club, radio
due regioni piuttosto ricettive Non c’erano fonti luminose se- molto eterogenea e ha compre- e gruppi editoriali che si occu-
nelle quali si possono organiz- condarie ed estranee. La luce ar- so grandi successi come AC/DC pano di musica. E recentemente
zare con una certa continuità rivava solo dal palco così l’at- e Kiss ed il family show Walking hanno messo le mani anche sul-
concerti di musica sia italiana tenzione del pubblico era foca- With Dinosaurus, oltre alla prima la biglietteria attraverso la fu-
sia internazionale con validi lizzata al massimo; non siamo stagione di We Will Rock You, sione con Ticketmaster. Se non
riscontri di pubblico disposto a stati costretti ai 78 db ridicoli solo per citarne alcuni. è una specie di “Grande Fra-
comprare il biglietto. La Cala- dell’Arena Civica di Milano; ab- tello” questo?! Live Nation ha
bria, ahimè, non è ricettiva qua- biamo curato nei dettagli il ser- A volte sembri organizzare dei acquisito la prestazione di molti
si per niente, la Campania così vizio gastronomico interno al- concerti perché piacciono so- artisti, togliendoli praticamente
e così; in Basilicata è la morte l’area, dove abbiamo proposto prattutto a te. Credo sia una dal mercato. Se volessi portare
civile per la musica dal vivo. Ter- solo prodotti di qualità: birre costante, anomala e bellissi- gli U2 in Italia non avrei nessu-
zo problema: i soldi. Al Sud ce artigianali, carne proveniente da ma, di tutti i tuoi trentadue na chance. Sting ha lavorato per
ne sono meno e il discorso vale un presidio slow-food, attenta anni di lavoro. anni con Mamone, poi con me
sia per chi organizza i concerti selezione di vini, frutta biologi- Beh, alla rassegna di Vigevano e adesso ha firmato con Live
sia per chi acquista i biglietti. ca, tutte cose che spesso all’e- ha suonato Kris Kristofferson: Nation e i giochi sono chiusi. È
Inoltre c’è carenza di strutture, stero sono abbastanza nella l’adoro, credo sia uno dei più successo con molti artisti ame-
cosa che si sente soprattutto norma. Niente baracchino con grandi talenti della storia della ricani con i quali non posso
d’inverno: teatri, palazzi dello la porchetta con il paninazzo musica, senza contare il suo la- lavorare più. I garantiti, dicevo,
sport e club latitano. A Napoli osceno e la birra industriale sca- voro come attore, e l’ho portato sono sempre più alti a causa
da anni non c’è più neanche il dente che trovi in quasi tutti i indipendentemente dall’appeal della concorrenza, ma anche
palazzo dello sport, c’è solo il festival. L’intento era quello di sul pubblico in termini numerici. perché gli artisti guadagnano
PalaPartenope che ha grossi li- voler offrire allo spettatore un’e- A volte mi capita di far quadrare pochissimo dalla vendita del cd

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BACKSTAGE

con Elvis Costello

e sono costretti a focalizzare la se sono pochi gli artisti che lo re che Bono è uno dei soci di no del concerto, Phil mi ha mes-
loro attività principalmente sul richiedono e di solito si tratta di “Forbes”, la rivista del capitali- so in mano un assegno da cin-
live e su tutto quello che c’è in- artisti i cui biglietti si vendono smo internazionale più impor- quantamila sterline da conse-
torno: sponsor, merchandising, facilmente. Tuttavia i contratti tante, nonché di una società che gnare a lui. E non lo ha saputo
pacchetti speciali per i fan. Da sono squilibrati a favore loro, produce videogames tra i più nessuno. Il frate non sapeva
questi ultimi spesso siamo che ancora prevedono la clauso- efferati, e mi auguro che tutto neanche chi fosse Phil Collins.
completamente tagliati fuori. la, a mio parere terrificante, che ciò non sia vero; a Dublino vo-
Con cinquecento dollari compri se l’artista presenta un certifica- gliono costruire un grattacielo, TicketOne. Molti si lamentano
biglietto, incontro con il gruppo, to medico, non canta. Ti resti- pagano le tasse in Olanda dei di come è gestita la vendita.
t-shirt, fotografie. Ma gli artisti tuisce i soldi del garantito e si loro diritti di autore… vi sembra Nonché dei diritti di pre-vendi-
se li gestiscono direttamente, si chiude lì senza considerare che sensato? E poi la beneficienza: ta, ovviamente.
limitano a chiederci di riservare tutte le spese sono a tuo carico. dovrebbe essere una cosa priva- Per tutto il 1996, un periodo di
loro alcuni biglietti. Se una volta Così o tu, organizzatore, hai fat- ta, non necessariamente sban- crisi, un po’ come adesso, de-
la logica era di considerare i ga- to un’assicurazione per la non dierata. Parlare dell’Africa ti fa cisi di abolire il concetto di pre-
rantiti il 50/60, anche 70 per- apparizione, che ti costa il 3-5 andare in tv, come occuparsi del vendita mettendo un diritto fis-
cento della capienza del posto, percento di quello che assicuri, terremoto a L’Aquila - io queste so di due mila lire. Feci di tutto:
pian piano si è arrivati al 90 e o sei fregato. E non è detto che i grandi ammucchiate di artisti, Pearl Jam, Aerosmith, Kiss, Me-
anche al 100 percento. Pratica- concerti persi vengano ripro- italiani o meno, che improvvisa- tallica, la terza edizione di “So-
mente vogliono la garanzia del- grammati. È vero, ci sono artisti mente si mettono insieme, sin- noria”, Bowie, Santana, Phish,
l’esaurito. Se una volta la riparti- sui quali potrei guadagnare mol- ceramente non le apprezzo Elio e le Storie Tese post-suc-
zione degli eventuali ricavi era, to, ma dei quali non organizzerò molto -, non sono mai stato un cesso a Sanremo. Lo feci perché
al netto delle spese organizzati- mai i concerti. Per scelta, dicia- estimatore di Geldof, né dei pensavo potesse aiutare la ven-
ve varie, il 70 percento per l’ar- mo, “editoriale”. “Live Aid”. Ti racconto, invece, dita dei biglietti di concerti con
tista e il 30 percento per l’orga- un episodio che conoscono in minor richiamo. Non aiutò nes-
nizzatore, ora questa percen- Si capisce anche perché gli U2 pochi: Phil Collins, che musical- suno, non se ne accorse nessu-
tuale arriva al 90-10 o anche al nell’ultimo tour abbiano guada- mente mi piace meno di altri, è no. Nel 1996 costituimmo an-
97-3 e “3” è il ricavo non il gua- gnato 32 milioni a testa. uno che ha fatto veramente del che “Assomusica”, l’associa-
dagno. Inoltre, il rischio impren- Se quei soldi li producono e non bene. Una volta, negli anni No- zione di categoria, dove tra le
ditoriale è sempre nostro. Ci so- li rubano, tanto di cappello. An- vanta, in occasione di un suo regole interne stabilimmo che il
no alcuni casi in cui si paga il che Springsteen o gli AC/DC tour, mi disse “trovami qualcuno diritto di prevendita non potes-
garantito prima di mettere in guadagnano un sacco di soldi. che si occupa dei senzatetto nella se mai essere superiore al 10
vendita i biglietti, oppure un Vedo più fastidiosa la questione tua città”. A Milano c’era Fratel percento del costo del biglietto.
mese prima delle esibizioni, degli artisti che predicano bene Ettore, un grandissimo perso- Poi nel 2000-2001 lo spostam-
non ci sono regole fisse, anche e razzolano male. Ho sentito di- naggio, che ora è morto. Il gior- mo al 15 percento. Negli anni

53
con i Kiss

Ottanta e Novanta i costi della Ciò detto, qualcuno vorrebbe casa e ti chiedono una cifra per o qualche giorno, prima del con-
vendita dei biglietti in prevendi- che lo includessimo nel prezzo spedirtelo con il corriere assicu- certo li confermano o li liberano.
ta erano elevatissimi. Si doveva- complessivo del biglietto, come rato e a te va bene, è un altro Se a te arrivano indietro alcune
no stampare i biglietti, la SIAE già accade in altri paesi: indica- discorso, in questo caso si trat- centinaia di biglietti che cosa
per mettere il timbro esigeva in re il prezzo ad es non a sessan- ta di un servizio. Invece, per e- devi fare? Cercare di venderli. E
anticipo l’intero contributo a lo- ta euro+il 15 percento ma diret- sempio, la commissione per il li rimetti in circolazione. Secon-
ro dovuto, che era il 21-24 per- tamente a sessantanove euro. A pagamento con la carta di credi- da possibilità: in alcuni casi
cento. Quindi se avevi 50 mila me non sembra molto sensato, to è a mio parere un sopruso quando apriamo la prevendita
biglietti a dieci mila lire dovevi innanzitutto perché c’è ancora bello e buono che va anche con- la produzione dell’artista non ci
pagare cash cento milioni solo molta gente che acquista diret- tro gli accordi presi, anche se ha ancora dato un quadro esat-
per metterli in vendita. Al tempo tamente al botteghino e verreb- per esempio quando compri il to dell’ingombro e struttura
c’erano centinaia di negozi di be penalizzata. E poi il vantag- carburante in autostrada con la palco, a volte perché lo stanno
dischi, non esistevano ancora i gio sarebbe solo psicologico, a carta di credito paghi la medesi- ancora progettando... Quindi ci
megastore e la prevendita era tutti gli effetti il prezzo sarebbe ma commissione. È anche vero temiano bassi, perché non me
molto diffusa. Dovevi portar lo- lo stesso. Tieni conto che la pre- che nessuno ti obbliga. la sento di mettere in vendita bi-
ro materialmente i biglietti. Solo vendita comporta comunque glietti ai lati del palco e poi sco-
a Milano c’erano cinquanta ne- un costo per la gestione dei dati. E i biglietti che escono fuori prire che di lì non si vede o, peg-
gozi, per non parlare dell’intera Se abbiamo cento concerti in all’ultimo secondo? gio, non si sente niente. Quindi
Lombardia. Spesso venivano a giro, due volte a settimana c’è Noi non abbiamo mai fatto gio- li tieni in stand-by fino a quando
prenderli in ufficio, ma molto qualcuno che telefona per avere chetti di questo tipo, anche per- - e se - la produzione te lo chia-
più spesso dovevi portarglieli tu dati di vendita e non solo per il ché è una stronzata: la nostra risce, ti manda il progetto defi-
e poi ripassare a incassare. Allo- nostro monitoraggio, ma per- fonte di guadagno è data dalla nitivo, o puoi vedere lo show al-
ra come adesso, parliamo di un ché li vogliono gli agenti, gli arti- vendita dei biglietti, prima li l’estero e renderti conto magari
introito notevole, per altro di- sti. È un lavoro. Dopodiché, se vendiamo prima incassiamo. che i posti a lato palco sono fa-
chiarato fino all’ultimo euro, mi si dice che il 15 percento è Possono succedere due cose, volosi e a quel punto li rendi di-
perché con l’avvento del bigliet- troppo e che spesso, sia Ticket- però. Una è che artisti di un cer- sponibili. Non c’è niente di stra-
to elettronico è arrivato anche il One sia altri, oltre al 15 percento to livello, per contratto, ti chie- no, ci è successo anche que-
misuratore fiscale, per cui ogni fanno pagare altre commissio- dano di tenere un certo numero st’anno con gli AC/DC a Udine:
biglietto stampato in automati- ni, sono d’accordo, però se tu di biglietti per un tot di tempo, ci siamo resi conto che un inte-
co è registrato dal fisco. Inoltre, abiti fuori città, in campagna, da vendere ai loro ospiti, spon- ro settore numerato, non mes-
diritti d’autore e IVA si pagano sulla montagna o anche a Mila- sor, fanclub, oppure come o- so in vendita per timore che ri-
anche sui diritti di prevendita. no centro e vuoi il biglietto a maggio. Poi, qualche settimana, manesse troppo laterale, offriva

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BACKSTAGE

in realtà una visibilità eccellente Dopo la prima edizione, nel stanchezza, dopo un orgasmo Kristofferson o Ian Hunter. A
così abbiamo riaperto la vendi- 1994, sono quasi fallito, ma di due ore e mezzo sul palco co- volte sono un danno, altre un
ta. Mi sembra un comporta- reputo che i tre anni di Sonoria sa vuoi che ti dica? Scendi dal vantaggio. In tema di acquisi-
mento trasparente e professio- siano inarrivabili per chiunque. palco e sei un cadavere. Che vo- zione, booking e pre-organizza-
nale. La cosa di cui si dovrebbe Ho portato quasi 154 artisti di- glia hai d’interagire con una per- zione di artisti sia italiani sia
invece parlare di più sono i “se- versi in tre anni. L’Heineken sona sconosciuta che ti tira per stranieri, scelta delle venue do-
condary tickets”: tutti questi Jammin’ Festival mi fa una la camicia? ve suonare ci sono Aldo Bassi,
portali dove si vendono i bigliet- pippa. Poi ho tanti ricordi pia- Marco Ercolani e Francesca Cai-
ti a cifre molto più elevate, giu- cevoli nei festival come otto an- Qualche musicista che ti sei ro che lavora con Aldo, anche
stificandoli come scambi tra ni di “Monsters Of Rock”, il perso? lui uno storico “braccio”. Cristi-
fan, quando è vero e proprio ba- “Milano Blues Festival”, “Ir- Miles Davis e Grateful Dead. na segue la logistica, contrat-
garinaggio elettronico. Per non landa in Festa“, “Flippaut”, Troppo tardi. Tra quelli vivi tualistica, produzione soprat-
parlare di siti che vendono bi- “Laghi Lombardi in Festival”, Mellencamp, Tom Petty, Allman tutto delle cose più impegnati-
glietti inesistenti. “Balkanica”, “Monza Rock Fe- Brothers, Willie Nelson. Però ve, festival, stadi, Springsteen.
stival” per due anni. Quelli an- non mi posso lamentare. Ho a- Con lei lavora Francesca Bevi-
Ci sono cascato pure io. Otto dati meglio Guns N’Roses, vuto la fortuna di fare nove date lacqua che segue anche la bi-
biglietti per Jeff Beck-Eric Clap- Springsteen, AC/DC, Cure, con Frank Zappa. Tutte le sere a glietteria. Due persone in am-
ton la scorsa primavera a Lon- Sting e tante altre cose, per for- cena insieme. Ho lavorato con ministrazione e contabilità, la
dra… finti. tuna, altrimenti non sarei so- Tom Waits, artista straordinario, responsabile Claudia Iossa e
Vedi?!? I consumatori dovrebbe- pravvissuto. Anche perché io anche se non posso dire al- Simona Andronaco che la as-
ro stare più attenti, essere più non ho venduto l’azienda agli trettanto da un punto di vista u- siste. Il reparto promozione e
scaltri. La scorsa estate in In- americani e a nessuna casa di- mano. David Lindley. Ho dei ri- marketing con Elena Pantera,
ghilterra ci sono stati quattro- scografica. cordi bellissimi. Il primo concer- insieme a Claudia, altra “storica
cinque festival con migliaia di Barley”, e Francesco Negroni,
biglietti falsi, ma se compri i bi- che è anche un musicista,
glietti per Reading da un outlet “I rapporti con gli artisti sono strani: suona negli Ultima. Due anche
non ufficializzato dall’organiz- in ufficio sponsor con Andrea
zatore è un problema tuo. Billy Gibbons degli ZZ Top mi ha Morlino e Daniela Di Lorenzo.

Più facile lavorare con italiani o chiesto di farci una foto insieme. Non ti senti sulle spalle tutta
stranieri? questa gente?
A me piace di più occuparmi di Sai cosa c’è scritto sul suo biglietto Ogni mattina. Poi ho due figli,
musica internazionale ed è an- una moglie, mia mamma e le
che più semplice perché hai dei da visita? ‘Friend Of Eric Clapton’” mie problematiche e le mie pas-
riferimenti più precisi: c’è l’arti- sioni, i viaggi, la pesca, la bici, il
sta, il manager, l’agente. Ognu- calcio ed il basket, la letteratura.
no è un professionista nel pro- Da un punto di vista umano con to con Ry Cooder, persona deli- Ho 53 anni e dopo 32 di lavoro
prio ruolo. In Italia non è così, i chi ti sei trovato meglio? ziosa, il 5 maggio 1982. La pri- avrei anche voglia di tirare il fia-
manager sono improvvisati: a- Robert Plant, Robert Smith, Bru- ma volta di Van Morrison, tutte to, ma non è possibile. Ogni
mici di vecchia data o parenti. Il ce Springsteen, Phil Collins, Ry le volte con Bruce, i Cure, Ro- giorno è un’avventura nuova. È
rock in Italia è arrivato dopo, e Cooder. Molte le esperienze ne- bert Plant. un lavoro, questo, dove non si
tutto quello che gira intorno alla gative. Troppe forse. Una grossa arriva mai da nessuna parte. È
professionalità anche. delusione è stato Van Morrison. Che tipo è Springsteen? un continuare a mettersi in di-
Sonny Terry e Brownie McGee È...Bruce! Esattamente quello scussione. Quello che mi salva,
Tu hai anche musicisti italiani di non si parlavano neanche sul che ti aspetti vedendolo sul pal- e un po’ mi condanna, è che io
valore, penso ai Marta Sui Tubi, palco, quando suonava l’uno, co e ascoltando le sue canzoni. ho questa capacità, o follia, di
ad esempio. l’altro smetteva. I rapporti con Sembra banale, ma come ho non fermarmi mai, di continua-
Sono un fan dei Marta sui Tubi, gli artisti sono strani: Billy Gib- detto, spesso la “persona” che re a pensare a cose da fare “da
di Sangiorgi e dei Negramaro. bons degli ZZ Top mi ha chiesto sta dentro al “mito” è una delu- grande” e non smetto mai di
Ho amato lavorare sia con Liga- di farci una foto insieme. Sai co- sione. Nel caso di Bruce, invece, sognare ad occhi aperti.
bue sia con Renato Zero, che è sa c’è scritto sul suo biglietto da l’uomo e la leggenda sono in
stato un rivoluzionario e un visita? “Friend Of Eric Clapton”. sintonia. Ti rilassi?
grandissimo artista. Con J-Ax mi Ci sono volte in cui è bello in- Vado a pescare, vado in bici,
trovo benissimo e Vecchioni è contrarli, altre volte meglio pas- Mi sembra che abbiate un bel- leggo, cazzeggio e utilizzo Face-
una persona squisita. sare la mano per esempio con lissimo clima in ufficio. Mi sem- book come una specie di radio
Jack Bruce è stata un’esperienza brate un gruppo di persone af- personale, dove posto in conti-
Quali sono stati i concerti in cui non gradevole anche se poi lui fiatate che tirano tutte dalla nuazione musica che mi piace e
hai guadagnato di più, quelli do- si è scusato del suo atteggia- stessa parte. Quanti siete, come quasi mai direttamente legata a
ve hai preso un bagno. mento aggressivo. Può capitare vi muovete? quello che sto facendo come
I bagni più grandi gli a-ha (così che quella sera sei tu che hai i Siamo circa quindici persone, Barley. Nonostante la serietà del
imparo a trasgredire alla mia coglioni di traverso o viceversa. fra le quali mia sorella Cristina, mio lavoro, non sono un serio-
“linea editoriale”...), Stevie Quello che dico sempre ai fan è la prima delle mie innumerevoli so. Mi diverto. Ascolto musica
Wonder, Fleetwood Mac. di evitare di conoscere l’artista braccia. Io sono di solito quello di tutti i generi e mi emoziono.
L’ultimo tour con Zero negli che amiamo il giorno del con- che fa danni perché posso por- Riesco a farmi rigenerare da
stadi. Il trittico di “Sonoria”. certo. C’è la tensione che cala, la tare gli AC/DC, ma poi faccio tutto. 

55
MUSICA

Massimo Volume / Interpol /


Fuori dal Mucchio / Soundlab / Sul palco / Storie di r’n’r /
Recensioni cd e dvd / Stelle / Freak / Classic Rock /

a cura di Federico Guglielmi


(MD7213@mclink.it)

57
MASSIMO VOLUME
Sono passati undici anni da Club Privé. Inevitabile quindi non pensare
a Cattive abitudini come all’album italiano più atteso del 2010.
Anche perché i Massimo Volume hanno paradossalmente guadagnato
l’apice della considerazione dopo il loro scioglimento. Proprio la
celebrazione live della reunion del gruppo avvenuta nel 2008 ha fatto
da cartina di tornasole di quanto la band sia amata e di quanto
abbia influenzato e continui a farlo la scena musicale italiana.
di Andrea Provinciali

È
un Emidio Clementi quanto mai rilassato quello che to via. È stato tutto piuttosto semplice, anche perché ci cono-
raggiungiamo telefonicamente, nonostante le due sciamo molto bene sia umanamente sia come musicisti: c’è una
imminenti nascite che lo vedranno “padre”. La prima, forma di linguaggio condiviso tra di noi. Stefano si è inserito
decisamente più importante e privata, relativa al secon- molto bene, nel momento creativo è stato molto bravo ad adat-
do figlio in arrivo; la seconda, artistica, si chiama Catti- tarsi psicologicamente a quelle che sono le nostre dinamiche di
ve abitudini e rappresenta il motivo della nostra chiacchiera- gruppo, impreziosendo il tutto con il suo stile. Senza nulla
ta. Iniziamo ricordandogli le sue parole di poco meno di due togliere agli altri musicisti che ci hanno accompagnato nel corso
anni fa, nel bel mezzo della tournée, in risposta alla nostra doman- degli anni, credo veramente che questa sia la nostra formazione miglio-
da se ci sarebbe stato un nuovo album: “La mia paura sui Massimo re”. Infatti, il sound è rimasto ovviamente quello tipico dei Massimo
Volume, premesso che il tour sta andando benissimo, è che la gente Volume ma si è ancor più “personalizzato” risultando più denso,
voglia solo questo. Sarà dura presentarsi con un lavoro nuovo. Lì si vedrà profondo e sviluppato proprio grazie a fraseggi chitarristici sempre
cosa succede, per davvero”. Chissà se Mimì, a pochi giorni dall’uscita più oliati. “È vero. Se penso a Stanze, lì era certo più evidente il nostro
del disco, avverte ancora questa paura. “No, non più. In parte perché debito con la scena americana pre-post rock; poi c’è stato il recupero dei
dal vivo alcuni dei brani nuovi hanno avuto, mi sembra, una buona minimalisti; mentre adesso il punto di riferimento sono stati i nostri
risposta. E poi perché credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Siamo dischi precedenti, il nostro stile. Insomma, siamo noi”. Mimì conferma
contenti del risultato. Avendo effettuato una registrazione analogica in anche la nostra intuizione che sia Da qui l’album più avvicinabile
presa diretta, all’inizio lo sentivo pieno di imprecisioni e di cose che avrei artisticamente a Cattive abitudini. “Come Da qui crea un paesaggio più
voluto rifare, adesso ho raggiunto un’obiettività maggiore. È passato un mosso degli altri lavori, dove ci sono punte elettriche e brani anche molto
po’ di tempo dalle session, i suoni si sono sedimentati e riesco ad avere dilatati. Forse anche dal punto di vista della poetica è quello più simile,
un ascolto d’insieme maggiore”. Quello che ci sta a cuore sapere è perché più rivolto verso l’esterno. Che poi, fra l’altro, Da qui è anche il
quando, come e perché i Massimo Volume - ovvero Mimì, Egle Som- mio preferito”.
macal, Vittoria Burattini e Stefano Pilia - si sono resi conto di essere
pronti per un nuovo album. “Sicuramente ha significato molto la sono- Arrivando a parlare dei testi, come sempre tragicamente bellissimi,
rizzazione de La caduta della casa Husher (film di Jean Epstein, avve- emerge fin da subito come il tempo sia il filo rosso che lega tutte le
nuta per il Museo del Cinema di Torino nel 2008, NdR): è stato un canzoni. “C’è di sicuro un’ossessione del tempo, di quello che passa e di
lavoro completamente inedito e dopo otto anni ci siamo ritrovati bene quel poco che si ha a disposizione per fare le cose. Anche la stessa scrit-
tra di noi. Aver composto cinquanta minuti di musica in funzione del tura del disco è stata fatta soprattutto nei ritagli di tempo, in un perio-
film ci ha fatto capire che potevamo anche scrivere un disco nuovo. È do in cui stavo solo in casa con mia figlia e dovevo badare a mille fac-
stato tutto piuttosto semplice e veloce. Cattive abitudini è di sicuro cende. Cattive abitudini è un disco che ha fretta“. È un Emidio Cle-
meno meditato degli altri, siamo ritornati poco sui pezzi. Alcuni brani menti che nel pieno della maturità artistica si relaziona col tempo,
sono rimasti proprio come le prime versioni buttate giù”. con il suo incedere inesorabile. “Credo che la parola ‘tempo’ sia ripe-
tuta in quasi tutti i pezzi. E a quarantatré anni forse ci fai un po’ i conti.
Dopo questa lunga e muta assenza è rilevante sapere com’è stato L’idea del tempo che si accorcia sempre di più mi spaventa molto. In
tornare a scrivere, suonare e registrare, alla luce anche dell’arrivo, già un’intervista, Ottavia Piccolo diceva pressapoco ‘certe volte l’esistenza
dal tour, del chitarrista Stefano Pilia. “È stato un po’ come tornare a mi sembra come una prova generale e mi stupisco che non ci sia poi
casa dopo un lungo viaggio e avere la percezione di non essere mai anda- un’altra possibilità dove tutte le cose verranno fatte meglio’. Perso-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
INTERVISTA

nalmente ho convissuto per tanto tempo con l’idea che poi tutto sareb- vengono in studio e ti dicono ‘questo mi sembra un brano degli ZZ Top’.
be stato rifatto meglio. Pensi che la maturità ti porterà una consapevo- Non è per snobismo che lo dico, credimi”. Queste parole assumono
lezza maggiore di quello che stai facendo, poi invece alla fine ti rendi ancor più valore quando con la loro stessa etichetta ci sono giovani
conto che quello che sai fare è questo, lo stai facendo e un’altra occasio- band e artisti che nei ’90 sono cresciuti a pane e Massimo Volume
ne non ci sarà. È abbastanza traumatico”. Parlando poi del presente, o addirittura li hanno scoperti dopo il loro scioglimento. Che effetto
e confidandoci che dal punto di vista personale si ritiene “una perso- fa tutto questo a Mimì? “Bene, bene, bene”, ripete contento. “Perché
na soddisfatta”, è quando gli citiamo il verso contenuto nella canzo- poi c’è un grosso affetto, un grosso rispetto. Noi siamo stati anche fortu-
ne Fausto (“ho visto le menti migliori della mia generazione mendicare nati vivendo in questo periodo storico, dove non c’è più una scena che si
una presenza al varietà del sabato sera”) che inaspettatamente si apre mangia quella precedente, perché se fosse stato così magari saremmo
a una disamina generale del periodo che stiamo attraversando. “In stati recuperati tra vent’anni”. Invece ne sono passati solo undici e
vent’anni di carriera forse quella frase è l’unico accenno polemico e vaga- sono qua in piena forma e addirittura con un album nuovo. “Da
mente politico che abbia mai inserito in un testo. Dietro quelle parole c’è parte nostra c’è voglio di tornare a suonare, di un tour che sia uno spet-
la necessità di una scena identitaria forte”. tacolo almeno in gran parte nuovo”. Noi li aspetteremo sotto palco.
Come sempre.
Così, riflettendo sui ’90 e sulla scena musicale indipendente che si
era creata “dove c’erano scelte precise, in qualche maniera anche politi-
che, su dove si andava a suonare, sulle etichette per cui si firmava, che

QUESTI ANNI IMPORTANTI 1991-2010


quindi dava sicuramente un’identità maggiore, nonostante il tutto fosse
portato all’eccesso e fosse ideologicamente palloso”, Mimì ritiene che
oggi “ci si è invece lasciati troppo andare. In questo senso mi piacereb-
be che si tornasse a dire anche di no. Sento la necessità, a livello pro-
mozionale e di marketing, di creare una scena che sia forte e che non si Clementi è uno dei fondatori dei Massimo Volume. La band
venda a qualsiasi cosa”. Il discorso è ovviamente riferito alle dinami- si forma nel 1991 a Bologna. Pubblica quattro album - Stan-
che dei grandi gruppi editoriali e delle major “dove non hai punti di ze (Underground, 1993), Lungo i bordi (WEA, 1995), Da qui
riferimento, dove ti senti un estraneo, nonostante riescano a proporti un (Mescal, 1999), Club privé (Mescal, 1999) - più la colonna
contratto vantaggioso, una promozione e un ufficio stampa che lavore- sonora del film Almost Blue di Alex Infascelli (2001). L’anno
rà meglio. Non funziona più questa modalità. Secondo me, anche il successivo si sciolgono. Soltanto nel 2008 organizzano la reu-
pubblico ha bisogno di identificarsi in maniera maggiore in quello che nion perché invitati a suonare al Traffic Festival di Torino. Ini-
stai facendo e occorre prendere strade diverse e tornare a una scena indi- ziano così una tournée che verrà celebrata nel live Bologna
pendente. Al momento ci credo molto, anche se in passato l’ho critica- nov. 2008 (Mescal, 2009). In questi giorni esce il nuovo album
ta”. Impossibile, allora, non fare il nome de La Tempesta, etichetta Cattive abitudini (La Tempesta). Nel 2004 Clementi mette in
che in questi ultimi anni sta valorizzando la musica italiana e per la piedi il progetto El Muniria con il quale pubblica l’album
quale esce Cattive abitudini. “Guarda, noi siamo arrivati da poco, Stanza 218 (Homesleep). Dal 1997 affianca alla sua carriera di
anche se con Enrico Molteni e Davide Toffolo ci conosciamo da tempo. musicista anche quella di scrittore pubblicando vari romanzi.
Ci siamo trovati molto bene da un punto di vista umano e mi sembra L’ultimo è Matilde e i suoi tre padri (Rizzoli, 2009).
proprio uno di quei progetti che va da quella parte. Basta fare i dischi con
quelle cariatidi del mondo delle major che non sanno quello che fai, che

59
INTERPOL
Il recentissimo quarto e omonimo album degli Interpol è probabilmente
il loro peggiore, come abbiamo detto in sede di recensione.
Ciò non toglie che l’ensemble newyorkese rappresenti comunque
una delle realtà più importanti partorite dalla scena alternative statuniten-
se dell’ultimo decennio. E poi, come abbiamo avuto modo di constatare
direttamente, è difficile che una chiacchierata con il chitarrista Daniel
Kessler non si riveli foriera di spunti interessanti.
di Aurelio Pasini

Nella maggior parte dei casi una band intitola col proprio nome interno ha una profondità tutta speciale, e per così dire parla da
il suo disco d’esordio. Se invece l’album omonimo arriva più sola, non ha bisogno di un titolo particolare che la aiuti a met-
tardi, di solito ha un significato davvero particolare per chi l’ha tere meglio in chiaro i propri contenuti.
realizzato. È questo il vostro caso?
Ne abbiamo discusso per la prima volta mentre eravamo anco- In che senso ritieni che Interpol sia il vostro disco più comple-
ra nel pieno delle registrazioni, quando, chiacchierando, Paul to? Pensi che, riascoltati col senno di poi, agli altri manchi qual-
(Banks, il cantante, Ndr) se ne è uscito con l’idea di intitolarlo cosa?
semplicemente Interpol; non abbiamo deciso subito, ma nel No, musicalmente parlando tutti i nostri dischi sono completi,
momento in cui abbiamo dovuto fare una scelta non abbiamo dato che rispecchiano appieno ciò che eravamo nel momento in
avuto dubbi. È il nostro quarto album, in un certo modo quello cui li abbiamo realizzati. D’altra parte, però, da un punto di vi-
più completo, una sorta di punto di arrivo; la musica al suo sta artistico è naturale che l’ultima opera venga percepita dal

ILMUCCHIOSELVAGGIO
INTERVISTA

suo creatore come quella meglio riuscita. Quindi il mio Per la quale avete reclutato due musicisti aggiunti di tut-
è un giudizio per nulla oggettivo, che tra dieci anni - to rispetto: David Pajo e Brandon Curtis.
sarebbe preoccupante il contrario - senz’altro non con- Sono artisti straordinari, del cui lavoro siamo grandi am-
dividerò più. Interpol mette in luce una maturità nuova miratori e coi quali ci riteniamo fortunati a poter colla-
per la band, fa capire che ci siamo mossi e che abbiamo borare. La carriera di David Pajo è semplicemente incre-
sperimentato nuovi metodi compositivi senza che la no- dibile, dagli Slint fino ai dischi come Papa M e Aerial M,
stra personalità ne abbia risentito. I brani hanno ispira- per non parlare di Millions Now Living Will Never Die dei
zioni delle più disparate, e al loro interno abbiamo inserito at- Tortoise, che è uno dei miei album preferiti degli anni Novanta,
mosfere e suoni diversi dal solito. e quando è uscito ha rappresentato una grande influenza su di
me. Brandon dei Secret Machines, invece, è un amico di vecchia
Vi sono stati particolari cambiamenti rispetto al vostro metodo data: i nostri gruppi sono cresciuti insieme e hanno spesso divi-
di lavoro abituale, ammesso che ne abbiate uno? so il palco. Fin da subito abbiamo trovato un’intesa fortissima
Alla fine del tour di Our Love To Admire abbiamo avuto un po’ di con entrambi, e i concerti che abbiamo fatto finora sono andati
tempo a disposizione per pensare a cosa volevamo fare e a davvero bene. Ora come ora non so se in futuro li coinvolgere-
come farlo, ed eravamo tutti d’accordo che ci sarebbe piaciuto mo anche in studio, si vedrà.
inserire qualche elemento di novità. Ancora prima che i brani
avessero assunto la loro fisionomia definitiva, Carlos (Dengler, Dopo oltre dieci anni di attività è difficile trovare nuovi stimoli
l’ex bassista della formazione, Ndr) e io abbiamo lavorato parec- artistici e compositivi?
chio insieme cercando di capire come aggiungere tastiere e Ho imparato a non pensarci troppo, mentre una volta certe
orchestrazioni a quelli che erano i miei spunti di chitarra inizia- cose mi preoccupavano di più. Il nostro primo concerto è stato
li; ciò ha influenzato in maniera decisiva gli arrangiamenti, per- nel 1998, mentre il primo album è uscito nel 2002; questo ci ha
ché è stato proprio in base alle partiture degli archi e ai tappeti dato la possibilità di conoscerci più a fondo e di capire meglio
delle tastiere che abbiamo studiato il ruolo degli altri strumen- cosa significava scrivere canzoni e fare musica. Sono stati anni
ti, a partire dalle chitarre stesse. Il motivo principale per cui difficili, nessuno sembrava interessarsi a noi; oltre a suonare,
siamo in una band è quello di riuscire a soddisfare le nostre esi- poi, facevo anche da manager alla band, e quindi toccavo con
genze artistiche, e, dal momento che tutti quanti siamo cre- mano il fatto che ogni label del mondo sembrava volerci chiu-
sciuti come musicisti, mi pare inevitabile che questo abbia una dere le porte in faccia. Ciò nonostante, non ci siamo demoraliz-
ricaduta diretta sull’album: nelle linee melodiche e nell’uso zati troppo e siamo andati avanti, e un’attesa così lunga si è
delle seconde voci da parte di Paul, così come nelle parti di bat- rivelata positiva perché ci ha reso più forti e motivati. Oggi inve-
teria e nell’impiego della drum-machine da parte di Sam (Fo- ce i gruppi non hanno più così tanto tempo per sviluppare una
garino, Ndr). propria personalità: un paio di mesi dopo essersi formati met-
tono già in linea i loro pezzi e subito decidono cosa vogliono
Interpol è anche l’ultimo album realizzato insieme a Carlos, che fare, se proseguire oppure smettere. Noi siamo stati fortunati,
ora non fa più parte dell’organico. Come sono andate le cose? abbiamo continuato a fare musica solo perché volevamo farlo e
Non è che Carlos un giorno è arrivato e di punto in bianco ci ha non perché qualcuno ci stava riservando qualche forma di atten-
detto che se ne andava; non è stata una sorpresa, sapevamo zione. Per quanto mi riguarda, non scrivo centinaia di canzoni
perfettamente che, pur amando essere membro del gruppo e ogni anno, devo provare davvero sentimenti profondi per ciò
scrivere e suonare insieme a noi, aveva ambizioni diverse da che sto creando. Mi ci metto tutti i giorni: ogni tanto me ne esco
quella di essere un musicista rock. Non è semplice vivere la vita con qualcosa che mi entusiasma, altre volte invece questo non
di una band e cercare di occuparsi anche di altri progetti. Du- succede, ma so che è così che funziona, e tale consapevolezza
rante la composizione dell’album ne abbiamo parlato con Sam rende tutto più facile.
per vedere se c’era un modo di fare le cose in maniera diversa,
così da lasciare uno spazio maggiore alle esigenze di tutti. Do-
po aver registrato le parti di basso, ancor prima di iniziare il
mixaggio, mentre noi stavamo già pensando al tour e alla pro-

PERCORSI PARALLELI
mozione, Carlos ha capito che doveva lasciare il gruppo per
poter seguire altre strade. Non ci sono state frizioni di alcun
tipo, tutto è avvenuto in maniera molto amichevole, e gli abbia-
mo augurato buona fortuna. Tutto questo non ha però influen-
zato in alcun modo il suono e le atmosfere di Interpol, perché Negli ultimi anni Paul Banks e Sam Fogarino sono stati pro-
durante la scrittura prima e le registrazioni poi l’unica cosa a cui tagonisti di un paio di progetti al di fuori degli Interpol: il
pensavamo era dare il nostro meglio, isolandoci rispetto a qual- primo con un album da solista a nome Julian Plenti, il se-
siasi cosa che non fossero le canzoni. condo formando i Magnetic Morning insieme ad Adam
Franklin (Swervedriver, Toshack Highway). “Sono valvole di
Credi che la sua partenza avrà qualche ripercussione sulla vo- sfogo positive”, commenta Kessler, “inevitabili quando si
stra cifra stilistica? suona sempre con le stesse persone per oltre un decennio.
Non te lo so dire, per lo meno non ancora. Prima che arrivi il Hanno rappresentato delle esperienze importanti e saluta-
momento di pensare a un nuovo disco ci saranno un tour e mil- ri per loro, ma non credo abbiano avuto particolari influen-
le nuove esperienze e influenze. Certo, Carlos era un elemento ze sul disco. Per quanto mi riguarda, invece, non ho pensa-
importante nella band, ma tutti noi siamo costantemente pieni to ad altro che alla band, dal momento che la maggior
di idee, il che spiega anche perché abbiamo sempre voluto pro- parte delle nostre canzoni nasce da me, e sia in tour sia in
durre noi stessi i nostri dischi: in mezzo a così tante creatività pausa, la mia attività principale è quella di raccogliere
non c’è davvero posto per un produttore esterno! Immagino che spunti per nuovi brani degli Interpol”.
ci saranno dei cambiamenti, ma al momento siamo concentra-
ti sul nuovo album e sulla tournée.

61
FUORIDALMUCCHIO

BONAVERI
Emergenti, autoprodotti, sotterranei

Il secondo album solistico


di Germano Bonaveri, Città
invisibili, è senza dubbio uno
dei migliori esempi recenti di
canzone d’autore “classica”.
Impossibile non approfondire.
Che collocazione pensi possa avere, in questi giorni in cui tutto corre Il luogo dove vivo è la mia quotidianità, da cui traggo molte ispira-
dannatamente in fretta e richiede “modernità”, uno stile come il tuo? zioni. Per il resto Bologna è morta non meno di altre città: ci sono le
Quando realizzo un disco non mi preoccupo della sua futura collo- stesse facce di sempre in ogni ruolo sociale, politico e culturale. Pos-
cazione. A posteriori, credo sia un lavoro ben fatto: di sicuro, uno di sono contare su una pletora di cortigiani sempre attenti a non dare
quegli album che vorrei trovare nel mio negozio di musica. Dalla ve- troppo fastidio. Le leve più giovani saranno però costrette, pena la
locità schizofrenica di quest’epoca mi lascio volentieri sorpassare: ci rinuncia al futuro, a ribellarsi a questo volgare teatrino che a partire
ritroveremo al semaforo. dalla mia generazione e a salire, stiamo offrendo loro.

Cercando di inquadrarti per i nostri lettori, ti ho posto “da qualche Nonostante tu abbia più di quarant’anni, per il mondo della musica
parte fra Gianmaria Testa e Ivano Fossati”. Ti trovi d’accordo, in ogni italiana sei un… emergente. Questo ruolo genera frustrazioni, oppu-
caso chi altri indicheresti come tuoi spiriti affini? re vivi la tua carriera con serenità e senza particolari aspettative?
Ne sono lusingato. Devo però dire che le mie influenze sono più Immagino tu abbia anche un lavoro “vero”…
derivate dalla letteratura e dalla poesia: Pessoa, Calvino, Pavese ma A trent’anni ho lasciato il lavoro “vero” per l’arte. Non sono un op-
anche Carducci e Marquez. Mi sento molto vicino alla concezione portunista anzi sono un pessimo stratega: facevo il consulente tec-
greca del mondo, quindi lontano dall’escatologia cristiana. Mi sono nico ben pagato ma ho mollato gli ormeggi, senza cibo in cambusa,
fonte d’ispirazione l’amore per l’umano del Guevara, la visione ro- e sono andato dall’altra parte del mare. Siccome mi fido di me, non
mantico-rivoluzionaria di Neruda, la mistica di Ouspensky. ho mai avuto ripensamenti o esitazioni rispetto a questa scelta. Non
ho particolari frustrazioni, ma ho aspettative: credo in tutta onestà
Le tue canzoni oscillano fra privato e pubblico, non disdegnando una di meritare uno spazio nel mondo della musica d’autore italiana che
vena di protesta. Ritieni che la musica possa ancora incidere sulla mi permetta di vivere con dignità il mio lavoro.
società, e in che modo?
Ogni scelta personale che compiamo ha una valenza politica. Il pri- Città invisibili è un album maturo e di grande equilibrio. Quanto
vato poi si manifesta nella sfera pubblica del sociale, che è lo spec- pensi rappresenti il tuo attuale momento creativo ed espressivo?
chio nel quale tutti noi, nostro malgrado, ci riflettiamo. Mi piace pen- Sono fiero del mio operato, perché portato avanti senza ammicca-
sare che il mio lavoro offra spunti di ragionamento: troppi falsi eroi menti e senza raccomandazioni, guadagnando caparbiamente ogni
indicano rotte da seguire senza avere peraltro mai navigato. metro. Nella mia integrità c’è la prova del mio ottimismo. In quel di-
sco c’è molto di me: indignazione, ma anche molta energia e voglia
Sembri riservare grandissima cura ai testi, ma non releghi le trame di confrontarsi, parlare, imparare.
strumentali a mero accompagnamento delle parole. Domanda scioc-
ca, me ne rendo conto, ma ti senti più poeta o più musicista? Hai qualche rimpianto per la maniera in cui, fino a oggi, hai gestito
Diciamo che una canzone è come un film: le parole sono gli attori, il tuo rapporto con la musica?
ma la scenografia è un linguaggio che può rendere un senso ulte- No. Sono molto sereno, musicalmente ed artisticamente parlando.
riore e amplificarne il gesto. Non riuscirei a scindere le due cose, nel I miei rimpianti fanno parte della sfera del vissuto, e sono quel dolo-
progettare una canzone. Vengo definito un anarcopoeta, e mi piace. re sordo che ogni tanto ruggisce dentro e mi spinge a cercare, a capi-
re, a interrogarmi. Quando mi inoltro nel terreno sacro dell’arte, ten-
Bologna ha solide tradizioni cantautorali. Pensi che questo ti abbia do a dimenticarmi di me.
agevolato, a livello di ispirazione e di contatti? Federico Guglielmi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Artisti “emergenti” italiani
altre recensioni e interviste inedite:
scarica gratuitamente il pdf
all’indirizzo www.ilmucchio.it

LELE BATTISTA ZEUS!


NUOVE ESPERIENZE SUL VUOTO ZEUS!
Mescal/Universal Wing/Edel
Le doti di Lele Battista non sono certo una Puro terrorismo rock, ma assolutamente
novità, almeno per chi ne ha seguito le gesta non di quello costruito così come capita: il
dapprima con i La Sintesi (due album, 1999 e progetto Zeus!, che vede Luca Cavina (bas-
2002) e poi con l’esordio in proprio, Le om- sista dei Calibro 35) e Paolo Mongardi (ex
bre, edito sempre dalla Mescal nel 2006; sep- batterista dei Jennifer Gentle) attorniati per
pur ispirato e musicalmente competente, questo primo album da ospiti del calibro di
l’oggi trentacinquenne artista milanese dava Enrico Gabrielli e Giulio Favero, è invece un
però a volte l’impressione di un approccio mirabile esempio di ibridazione - per lo più
autoindulgente e troppo distaccato, quasi i suoi brani fossero so- convulsa ma non per questo confusa: anzi! - fra stili musicali per
prattutto un gioco (e/o un esorcismo?) squisitamente personale. Il lo più vigorosi, ruvidi e sferraglianti, immerso in atmosfere all’in-
problema sembra essersi in buona parte risolto in Nuove esperienze segna di un’evocatività torbida e malsana. Piccoli (?) Zu cresco-
sul vuoto, ancora frutto del collaudato sodalizio - composizione, no, insomma, e picchiano duro… anche se il canto, benché “na-
arrangiamento e produzione - con l’amico Giorgio Mastrocola: al scosto” fra gli assalti strumentali, qui c’è.
confronto con la prova precedente, e dispetto di testi che comun-

MINISTRI
que non lesinano in intriganti ermetismi, l’insieme appare più caldo
e comunicativo, rimarcando capacità autoriali qui validamente
sostenute da trame elettriche/elettroniche di raffinata, suggestiva
eleganza. Belle atmosfere, insomma, belle canzoni (citiamo l’in-
tensissima Attento anche per la presenza dell’illustre ospite Mauro
Ermanno Giovanardi) e belle parole: un’evidente crescita per un FUORI
cantautore moderno che, si spera, è pronto per raccogliere quel
qualcosa di più che di sicuro merita. Universal

DOME LA MUERTE
Ho cinquant’anni e vivo con il rock (e di rock)
da ormai quasi quaranta, e avendo visto cose
che voi umani… dovrei snobbare - se non addi-
rittura schifare - una band come i Ministri:
sarebbe anche vantaggioso per la mia reputa-
DIGGERSONZ zione presso quel (purtroppo ampio) pubbli-
Go Down/Audioglobe co che si lamenta degli emergenti che non
emergono ma considera “Il Male” tutto ciò
che riesce ad alzare un po’ la testa. Però, sapete, non ce la faccio:
Difficilissimo non scrivere qualcosa di estre- concettualmente il terzetto milanese, giunto ora al traguardo del
mamente scontato a proposito di un lavoro terzo album - secondo per la Universal - mi piace e a tratti mi piace
così: non perché Dome La Muerte And The pure parecchio, perché vanta energia, vivacità e soprattutto un
Diggers non valgano, ma perché la loro for- talento non comune nel comporre e interpretare brani di grande
mula - r’n’r+garage+punk+hard, impatto fisico (rock!) e melodico (pop!): ad esempio, il
senza dimenticare un lieve toc- singolo apripista Il sole o Noi fuori, Due dita nel cuore
co psych - è ormai talmente e Mangio la terra, ancor più anthemici. E inoltre se
“classica” da lasciare il re- PREMIO la cavano bene con le “ballate”, e persino i testi
censore a corto di definizioni e aggettivi. Per “FUORI DAL MUCCHIO” - nonostante siano “semplici” e privi di velleità
cavarsi d’impaccio si dirà allora che questa A breve daremo l’annuncio del letterarie - sanno cogliere nel segno. Però…
seconda fatica, a tre anni dal debutto, confer- vincitore della tredicesima edi- però, accidenti, aborro la superproduzione alla
ma la forza travolgente del sound del quartet- zione del nostro premio, riser- quale sono stati sottoposti brani che non
to pisano, grintoso e spigoloso ma anche effi- vato al miglior album d’esordio avrebbero avuto bisogno di nulla o quasi,
cace sul piano melodico, in dieci pezzi che della precedente stagione di- appesantendoli allo scopo di renderli - c’è da
sfiorano i ventinove minuti di durata totale: scografica, che sarà consegnato supporre che l’obiettivo fosse questo - più
tra questi, una Suicide Temple più aggressiva di al prossimo MEI. Per chi non vo- moderni, interessanti e fighetti. Fa sembrare i
quella che Dome incise con i Not Moving (suo lesse attendere il mese prossi- ragazzi “finti”, quando dal vivo - al di là delle
secondo gruppo, dopo i mitici Cheetah Chrome mo: www.ilmucchio.it. divise indossate: nel rock un po’ di “scena” non
Motherfuckers) e lo strumentale Taberna El Cuba- guasta - danno invece l’aria di essere la più vera
no, dove le lancinanti tensioni rock si stemperano in delle giovani band italiane legate a una major.
un breve, convincente omaggio agli spaghetti western. Federico Guglielmi

63
SOUNDLAB
a cura di Damir Ivic
soundlab@ilmucchio.it

SPOTON/1
Fabri Fibra

FABRI FIBRA

C
erto, anche noi siamo infastiditi da tutta la flotta di marketing
retoricamente giovanilista attorno a Fabri Fibra. Ce n’è tanto.
Ce n’è abbastanza da non sopportarlo e cambiar canale, sot-
tolineando come il Mucchio non sia un posto dove perder
tempo e pagine a cantare i fenomeni insufflati da battage
mediatico-pubblicitari stesi a tappeto. Eppure, prima una premessa:
Fabrizio Tarducci lo conosciamo di persona poco, ma da tanto
tempo. La sua storia affonda ancora nel decennio passato, non è un
miracolato uscito da un esplicito talent show o da un implicito scou-
ting a tavolino della major di turno; è una persona che si è dedicata
alla faccende di rap quando era del tutto anti-commerciale farlo, e
che soprattutto di anti-commerciale ha conservato la testa e l’au-
tonomia di giudizio. Detto questo, invece di seguire l’ipocrisia del
musicista che deve essere povero per forza, perdente per forza, non ni basi offerte dalla manovalanza di Kid Cudi e Kanye West non sono
capito dal grande pubblico per forza, una volta che il successo gli è mica male) quanto nei testi, nelle idee. Una delle migliori letture del-
piombato addosso - ovvero a partire dal primo lavoro con la Univer- l’Italia contemporanea che sia possibile ricavare. Una lettura che
sal, Bugiardo - lui si è adeguato alle regole del gioco. Coscientemen- altri generi musicali più tradizionali come pop e rock d’autore stan-
te, per sfruttarle a proprio vantaggio. Il che è un atteggiamento al no decisamente faticando a dare, idem tutta la galassia indie (con
100 percento hip hop, se vogliamo scavare nell’etimologia etica che rare eccezioni, tipo il Teatro degli Orrori). Ve ne siete accorti? Insom-
sta dietro ad esso. “In questo disco come non mai ci sono effettiva- ma, con Fabri il rap torna a fare il suo dovere di cronista, come ci è
mente due livelli di lettura, due livelli di fruizione. In effetti, quando il tuo riuscito recentemente solo in alcuni episodi dei Club Dogo (che però
pubblico comincia ad ingrandirsi avviene questa netta separazione fra nell’utimo disco si sono fatti prendere la mano dall’autocompiaci-
chi sa bene cosa stai facendo e da dove provieni, un pubblico quindi mento), riuscendo a farlo con una quadratura pop tutta particolare
esperto e che non puoi ingannare con quattro sciocchezze, e invece una che invece di smussare rende in filigrana più inquietanti ed incisive
parte molto più indistinta e mainstream, che ha una fruizione tutte le trovate artistiche o testuali.
molto più superficiale. Nel momento in cui i miei concer- Già. In filigrana. Ma in quanti riescono a decifrare la
ti sono passati progressivamente da piccoli club con filigrana? “Non è detto che debbano riuscirci. Per
un centinaio di persone a piazza popolate a molti, il rap è semplicemente una canzone che
migliaia, la cosa mi è diventata definitivamen- hanno intercettato in televisione. Chi sono io
te chiara. All’inizio provavo a scindere le Immaginiamo che molti di voi possa- per dire che questo è un approccio inaccetta-
situazioni: nella situazione di un certo tipo no avere resistenze a comprare il bile? Tanto più che è lo stesso approccio
comunico in un certo modo, in quella più disco di uno che viene fatto passare che abbiamo noi stessi nei confronti di
commerciale in un altro. Ma più andavo per idolo dei giovanissimi-contro-i- musiche e culture che non conosciamo
avanti, più la voglia è stata quella di matusa. Comprensibile. Ecco allora bene... Ma al di là di questo, una delle
provare ad unire le due cose, renderle un elenco di canzoni di Controcultu- qualità specifiche del rap è proprio il
coesistenti. Non diciamoci cazzate: il ra per testarlo: Escort, La fretta, Non fatto che può coinvolgere qualunque
cinquanta per cento del talento di un potete capire, In alto, la title track. persona su più livelli, offrendo diversi
artista è quello che scrive, l’altro cin- Rime per niente paracule, con un sa- livelli di fruizione. Ho voluto sfruttare a
quanta la capacità di renderlo com- pore invece acre. Al terzo disco nel pieno questa sua specificità. E l’ho fat-
prensibile ed interessante”. Controcul- caravanserraglio del mainstream, Fi- to in un disco pieno di nomi di perso-
tura, in questo, è davvero un album bra invece di annacquarsi migliori e naggi pubblici, di nominati. Non a caso
emblematico. Ascoltato superficial- si affila, riuscendo ad essere al con- e non per richiamare furbescamente l’at-
mente, è un caravanserraglio di suoni tempo pop, con una metrica che è - tenzione, ma perché oggi il gossip è la me-
da hip hop mainstream con un rapper solo apparentemente - poco più che todologia principale nella comunicazione
che, beh, rappa; ascoltato con attenzione - e un manuale di Rap For Dummies. non solo dello spettacolo ma anche in quella
sappiamo che chi legge il Mucchio e segue politica. Oggi, gli scatti nella scala sociale li fai o
Soundlab ascolta con attenzione - è un lavoro se sei già ricco di famiglia o con l’infamata. Solo che,
assai acuto, non tanto musicalmente (anche se alcu- ipocritamente, nessuno lo dice”. 

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Un numero in cui torna a riunirsi la famiglia Linke, anche
in onore di Lucia Lusky: la ricordiamo con gioia, davvero.
Si parla poi di Italia, di dub del nuovo millennio, di quanto
possa essere importante lasciare al momento dell’apice.

HIGH TONE
REVIEWS/1 SHED
OUT BACK THE TRAVELLER
Jarring Effects Ostgut Ton

Un album della madonna. Oh, non sarà Un musicista che in più di un’occasione ha
molto professionale come espressione, ammesso di trovare noiosa buona parte
vero, ma vi sfidiamo a rimanere impertur- della techno prodotta oggi e di non fre-
babili al primo avanzare di Spank: una quentare i club (...a meno che non sia
traccia davvero monumentale, una caval- “necessario”) per lo stesso motivo, po-
cata dubstep come poche ne sono sta- trebbe sollevare aspettative mostruose.
te fatte finora. Già, dubstep: l’ennesimo Ecco, in questi ultimi quattro anni Rene
lavoro in questo genere di cui ci sentite Pawlowitz, qualunque fosse l’alias usato
cantare meraviglie? Vi state un po’ stufan- (Shed è solo il più famoso), si è indubbia-
do o insospettendo? Vi capiamo. E a maggior ragione ci teniamo mente mostrato capace di sostanziare certe affermazioni con alcune
che sentiate questo disco e scopriate - se prima non li conoscevate delle produzioni techno più brillanti e originali degli ultimi dieci anni,
- i francesi High Tone, da Lione. Non sono dei ragazzini di primo a partire dall’album di debutto del 2008, Shedding The Past, univer-
pelo che hanno capito qual è il genere che va per la maggiore oggi e salmente acclamato come uno dei capolavori del genere. Mettere
vi si esercitano sopra a colpi di software sui laptop. Esistono ancora nero su bianco la musica di Shed è roba sinceramente complicata
da prima del nuovo millennio, e la loro discografia è piuttosto forni- per noi sia perché non ricade in alcun stile preciso, sia perché il suo
ta, andate a dare un occhio in rete. Soprattutto, ciò che è interes- ascolto finisce per mettere in discussione più noi stessi come ascol-
sante è il fatto che loro si definiscano gruppo dub e chiamino come tatori e appassionati di elettronica che le intenzioni del musicista.
prima influenza non Benga o Skream, ma Lee Scratch Perry. Cos’è che ci aspettiamo oggi dalla techno? Davvero pensiamo che in
Ben prima che la dubstep si diffondesse nel mondo, gli High Tone virtù di nuove tecnologie anche la musica possa slegarsi dal passato
hanno capito che il verbo dub poteva essere implementato: non e presentarsi in forme e modi mai esistiti prima? O siamo invece,
limitarsi cioè all’essenzialità tipica del genere facendo ricorso ai anche i meno pigri e più onesti di noi, talmente saturi di quanto sen-
(soliti?) trucchi inventati dai pionieri, bensì aggiungere un tocco di tito finora che non siamo più in grado di giudicare la musica senza
rock e soprattutto di hip hop, con un ancorarla a quanto già sentito e vissuto?
uso intelligente del turntablism, anzi, Shed è uno che nella sua creatività fa
delle suggestioni musicali che posso- continuamente i conti col passato, que-
no nascere dal turntablism. Il risultato ciao Lucia sto era chiaro in Shedding The Past e lo
è una musica iper-tecnologica che però è forse ancora di più in questo nuovo
non viene suonata da un tizio dietro a attesissimo lavoro, The Traveller, pubbli-
un laptop ma da cinque persone vive e cato a fine agosto su Ostgut Ton. Qua-
attive sul palco, così come una radice lunque sia lo stile di riferimento (techno
giamaicana che però ha l’urbanicismo dei primi ’90, acid house, breakbeat,
gelido di quel mondo dove collidono jungle, ambient), o la città (Detroit, Ber-
techno e hip hop. Non tutto Out Back lino, Chicago), Shed riesce sempre a bi-
è clamoroso come la sua traccia d’a- lanciare in maniera geniale l’ossequio
pertura, e non tutto Out Back è dub- per i miti del passato con un forte indi-
step, anzi; ma quello che avete qua vidualismo e capita davvero raramente
davanti è un monumentale disco che di sentire in un album techno tanta ele-
insegna la via per un dub del nuovo ganza, accuratezza e insieme lucida
millennio. Poco di moda, quindi; molto concisione nella realizzazione delle pro-
senza tempo. Fatelo vostro. prie idee. Per noi, questo è il nuovo.
Damir Ivic Federica Linke

65
SOUNDLAB
REVIEWS/2
Tant’è che sarà un caso ma Circus hanno fatto il disco
forse anche no che alcuni vec- eclettico che Felix Da Housecat
chi leoni ormai si siano dati ad vorrebbe da anni fare (senza
altro. Due eroi della Isola Pos- riuscirci); una crucca e molto
se All Stars, Gopher e Deda (il stile-Gigolo, che di solito non ci
secondo poi è uno dei fu San- piace ma gli Schwefelgelb con
gue Misto: serve aggiungere Das Ende Vom Kreis meritano
altro?), si sono dati anima e un buon giudizio, una reviva-
corpo al funk. Più legato all’a- lista-ma-non-troppo con l’ex
fro e al soul quello di Gopher, socio di Oakey degli Human
Abbiamo dato lo spazio princi- aka King Bleso, che nell’ultima League, Bozzwell, che in Bits & Stain On My Heart sono perle
pale a Fabri Fibra, ne approfit- fatica Oku si fa accompagnare Pieces raduna lavori degli ulti- assolute da non perdere.
tiamo allora per dare un rapido dai Voodoo Soul Unlimited; mi due anni: si sente la radice
sguardo a qualche altra uscita più legato a disco e jazz-funk synth pop tenebrosa, ma i Infine, tempo di celebrazioni
italica in chiave rap, di quelle quello di Deda, aka Katzuma. suoni sono attuali e il mestiere per la Kompakt, che in questo
però non benedette dalla forza Gradevole il primo, ormai bra- non manca. inizio d’autunno onora il deci-
promozionale di una major. vissimo il secondo: è in giro mo anniversario del serial party
Ma tra il nuovo lavoro degli una versione implementata di dal nome È de Cologne con È
Uochi Toki, Cuore amore errore Dr. Know (non più solo vinile de Love, un succulento libro-ca-
disintegrazione, che esce per ma anche cd, con extra tracce talogo-disco di trentasei pagi-
La Tempesta, e Controcultura, e nuovi remix) e, caspita, è ne, ricco di foto e biografie de-
la nostra preferenza va decisa- sempre più una meraviglia. Di gli artisti che dal 1999 ad oggi
mente al disco, ehm, main- questo passo non rimpiange- hanno fatto la storia della sce-
stream. Perché l’impressione è remo più il fatto che Deda non na elettronica di Colonia. I vec-
che gli Uochi Toki si siano si occupi più di hip hop (tene- chi tempi dell’etichetta resta-
seduti sui loro cliché: un disco te conto che lo consideravamo no comunque qualitativamen-
che non aggiunge nulla di nuo- il più bravo di tutti). te quelli migliori, e quindi non
vo al loro repertorio, che non perdetevi il primo capitolo del-
rappresenta un passo in avanti Ultimo siparietto italiano: per Vi abbiamo dato il ballo, mo’ vi la serie Kompakt Klassiks, che
in nessun campo e che comin- dire che tutti parlano della DFA diamo anche la razione psiche- riporta in superficie un capo-
cia, sinistramente, ad assomi- e dell’album d’esordio di uno delica per i primi pomeriggi ca- lavoro del 1996 firmato dalla
gliare ad una storia interessan- degli scudieri di Murphy, ovve- salinghi autunnali in cui sbal- coppia Burger/Ink, Las Vegas,
te che però a forza di raccon- ro Marcus Lambkin alias Shit larsi con la mente. Di Gonjasu- un disco che fonde superba-
tarla diventa loffia. Robot. Boh, a noi è parsa la fi, se ci seguite un po’, già sa- mente techno-ambient mini-
solita roba, per giunta noiosa e prete. La Warp batte il ferro fin- male e melodie pop. Imperdibi-
Anche gli Inquilini potrebbero priva di guizzi. Solita roba per ché è caldo e fa uscire anche le per le nuove generazioni di
imparare dal discaccio major: solita roba, molto meglio gli un disco di remix: non sono appassionati dell’elettronica.
pure loro, come Fibra, strizza- italiani Did con Kumar Sola- soldi rubati, come potrete su- Entrambi i dischi, oltre che nei
no l’occhio all‘hip hop che va rium. bito malignare, perché The Ca- soliti canali, sono acquistabili
di moda oggi; pure loro voglio- liphs Tea Party mette in campo anche su Flows (www.flows.tv),
no analizzare e criticare la so- Se proprio volete ballare all’ar- versioni molto diverse dall’ori- un’applicazione (tutta italiana!)
cietà contemporanea. Ma nel rivo dell’autunno, ecco una ginale (meno wonky, va’), ma per telefonini e pc che con-
primo caso mancano comple- triade di scelte: una folle e mat- altrettanto suggestive e bizzar- sente di ascoltare e gestire con-
tamente di potenza nei suoni e tacchiona, targata Detroit re. Merita. tenuti digitali direttamente dal
tremendismo nelle idee, nel Grand Pubahs, che con Madd cellulare. (FL)
secondo caso mancano di (au- Ben mentale anche se un po’
to)ironia, risultando comples- ostico è pure Kaleidoscope del-
sivamente un po’ piatti. Dopo l’illustre Susumu Yokota. Non
alcune buone prove, con 4 tor- al livello delle sue migliori pro-
nano nel calderone del rap ita- duzioni Leaf di qualche anno
liano medio: fatto abbastanza fa, ma comunque un disco di
bene, ma quell’abbastanza ba- un artista che ha ancora molte
sta per terminare in un indi- cose originali da dire, anche se
stinto anonimato pochi minuti qua ogni tanto si complica la
dopo l’ascolto. vita da solo. Ma pezzi come

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MICROKITCHEN
a cura di Giovanni Linke
HEADROOM

Q
a cura di S. Plamenova
uesta è un’edizione speciale di Microkitchen, esplicitamente richie-
sta al Linke-senza-tette: il mondo del lavoro, del crudele lavoro che
succhia via il tempo, ci sta rubando spesso il piacere di poter leg-
gere le ricette di Giovanni. C’è qualcosa che però può essere anco-
ra più crudele del lavoro, ed è il destino: alla fine di agosto è venu-
ta a mancare Lucia Santoro, o Lusky Dj. Una perdita per mille persone, L’autunno è quella stagione che sia un po’ per la fine
una perdita per Soundlab, a cui lei ha partecipato coi suoi drops fin dalla delle vacanze, sia perché non si vuole crescere e si pensa
prima apparizione sul Mucchio. Abbiamo pensato allora che la cosa mi- ancora all’anno in termini scolastici, simboleggia l’inizio
gliore fosse ricordarla con un’attività gioiosa e vitale come il cucinare. di un nuovo periodo. Per quanto sia naturale associare l’i-
Perché lei, era gioiosa, era vitale. E sempre così resterà. nizio di una fase nuova alla fine di una precedente, resta-
Damir, Federica, Giovanni. no dei punti fissi che mai si andrebbero a toccare. Ecco,
invece succede si concluda l’impiego di Mary Anne Hobbs
Ottobre è un mese troppo caldo per le zuppe di cavolo e troppo fred- per la BBC Radio 1: la radio dove lei ha fatto la storia della
do per l’insignificante insalata di pasta di kamut. Diciamolo chiaro e musica contemporanea (e di moltissima musica che passa
tondo: contrariamente a quanto voleva farci credere il regista Sergej su Soundlab). Tanto che ci siamo anche trovati a dedicarle
Ejzen tejn, ottobre è un mese un po’ del cazzo. A mestizia noi di più volte recensioni - per le sue splendide raccolte uscite
Soundlab rispondiamo con delizia e questo mese prepariamo i fami- su Planet Mu - e interviste. Onore meritato per chi ha lan-
gerati cantucci al pistacchio con gelato al pecorino. ciato a livello mondiale generi musicali come la dubstep,
Per 6 persone (voi inclusi) occorrono: mutandola da fenomeno piccolo e pressoché sconosciuto
nel mega-genere di, ehm, tendenza quale è ora. Show
250gr di farina come Dubstep Warz del 2006 hanno influito enorme-
125gr di burro mente su un sacco di persone e produttori, e infiniti sono
175 gr di parmigiano reggiano grattugiato gli artisti che hanno partecipato al programma: Kode 9,
50gr di pecorino grattugiato Hudson Mohawke, Flying Lotus, Luke Vibert, Ritchie
2 uova Hawtin e chi più ne ha più ne metta. La lettera pubblica-
100gr di pistacchi sgusciati ta da Mary Anne sul suo Myspace in riferimento alla sua
4 cucchiai di latte decisione spiega che “il programma è al suo picco, non è
1 arancia mai stato più forte” e che “nonostante sia una decisione
Pepe nero (q.b.) triste lasciare lo show che tanto amo, è anche un ottimo
momento per uscire di scena”.
Grattugiate la scorza ben lavata dell’arancia e tritate i pistacchi. E così, si chiude un capitolo della musica elettronica
Unite la farina, il burro, 125gr di parmigiano, 1 uovo intero e 1 tuor- mondiale. Giunto inaspettatamente, questo arrivederci
lo. Impastate fino ad ottenere una palla omogenea che avvolgerete fa riflettere sul fatto che interrompere all’apice del suc-
nella pellicola trasparente. Lasciatela a riposare in frigorifero per 30 cesso sia effettivamente a volte meglio che assistere ad
minuti. Nell’attesa potete guardare il finale di stagione di [inserite una lenta discesa. Ovviamente, Mary non è sparita e
qui il nome della vostra sit-com preferita, possibilmente a matita, continuerà ad essere musicalmente attiva in altre
ché fra tre mesi avrete già cambiato idea]. Sulla spianatoia (doveva- maniere, tuttavia quell’angolo settimanale che garanti-
te procurarvene una anziché perdere tempo davanti alla TV) stende- va un concentrato di musica nuova ed interessante,
te l’impasto e ricavate bastoncini grandi quanto un dito. Possibil- verrà ora sostituito da qualcosa che per quanto nuovo,
mente un dito umano. Mettete in forno i cantucci (non il dito) a 180 sarà comunque diverso. Non importava se i brani fosse-
gradi per circa 20 minuti o comunque fino a quando il colore non vi ro inediti o promo ufficiali, se si frequentassero gli stes-
ricorderà un dito ustionato. Possibilmente non il vostro. Fatti i can- si eventi o si vivesse isolati in qualche angolo sperduto
tucci, dedicatevi al gelato. Mescolate il pecorino e il parmigiano reg- del mondo: una possibilità veniva data a tutti, creando
giano unendo una macinata abbondante di pepe e il latte. Amalga- sia un trampolino di lancio per i musicisti, che una
mate il tutto in un pentolino e cuocete a fuoco lento fino ad ottene- garanzia di qualità per gli ascoltatori. Sapere poi di
re una crema fluida. Versate il composto in un contenitore basso; potersi presentare con un cd in mano o mandare tracce
una volta che avrà raggiunto la temperatura ambiente, riponetelo nel via email o su MySpace ricevendo comunque una rispo-
congelatore. Pochi minuti prima di portarlo in tavola, fate a pezzi il sta, rappresentava un motore di incoraggiamento per
gelato con un coltello e mantecatelo nel frullatore. Servire con digni- tantissimi produttori. Insomma, questa non vuole essere
tà. Probabilmente se avessi proposto questi cantucci col gelato a una sviolinata, ma un piccolo tributo: un modo per rin-
Lucia mi avrebbe riso in faccia e poi una sera, di straforo, mi avreb- graziare e augurare buona fortuna a una persona che,
be spiegato via messenger come si prepara la pasta alla gricia. Ciao davvero, se la merita per quanto ha fatto.
Lucia (anche agosto è stato un mese un po’ del cazzo).

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SULPALCO
Ascoltati dal vivo in Italia e nel mondo

FOTO DI STEFANO MASSELLI


Win Butler degli Arcade Fire

Da Parigi fino alla Sicilia:


questo mese i nostri report
da sotto i palchi sono tutti
dedicati a nomi importanti,
di oggi ma anche di ieri,
che hanno acceso le platee
di fine estate esaltandole.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Arcade Fire
Inserita nel contesto della decima edizione dell’“Indipendent Days
Festival” (in programma, due giorni più tardi, anche Blink-182 e
Sum 41, tra gli altri), l’unica data italiana del collettivo canadese si
è rivelata un successo pieno, sia dal punto di vista artistico sia per
quanto riguarda affluenza ed entusiasmo del pubblico.

Bologna, 2 settembre
Ad aprire quello che sarebbe stato un lungo e assolato pomerig-
gio di musica sono stati i felsinei JoyCut, che con il loro pop-rock
fortemente indebitato alla lezione degli anni Ottanta (Echo And
The Bunnymen prima ancora che Cure), hanno fatto da colonna
sonora all’ingresso nell’arena Parco Nord dei primi paganti. Pro-
mozione indubbia, la loro, mentre sono soltanto rimandati i bri-
tannici Chapel Club, la cui miscela di Jesus And Mary Chain di
mezzo e Joy Division non è nel complesso dispiaciuta ma nep-
pure ha suscitato particolari sussulti. Meglio, decisamente me-
glio i Fanfarlo, le cui canzoni all’insegna di un indie-folk-pop che
più di un poco deve alla lezione degli Arcade Fire stessi sono
sembrate sufficientemente solide per resistere al passaggio del
tempo e delle mode, confermando così le buone sensazioni su-
scitate dall’esordio Reservoir. Purtroppo, come sovente accade in
eventi del genere, la loro performance - come del resto tutte quel-
le precedenti al set dell’headliner - è stata penalizzata da volumi
troppo bassi, ché certe normative non ammettono eccezioni. A
pagarne le spese sono stati principalmente i Modest Mouse (con
l’ex Grandaddy Jim Fairchild al posto di Johnny Marr), il cui impat-
to sonoro è risultato per lo meno dimezzato, specie perché a
complicare ulteriormente le cose ci hanno pensato un lavoro non
propro impeccabile da parte del fonico e la voce di un Isaak Brock
non in gran forma. Peccato davvero, per quanto Trailer Trash e
Float On (per non fare che due titoli) rimangano sempre un bel
sentire. Anche l’attesissima esibizione degli Arcade Fire non è ini-
ziata nel migliore dei modi, con la voce di Win Butler non troppo
sicura nell’iniziale Ready To Start e la di lui chitarra a fare le bizze
in una Month Of May se possibile ancora più energica che su
disco. A partire da Neighborhood #1 (Tunnels), però - al netto di
una dimenticanza del testo, piccola ma imperdonabile per i fan -
le cose sono immediatamente migliorate, e l’ensemble canadese
ha saputo incantare i presenti con il proprio rock allo stesso

FOTO DI SYLVERE HIEULLE


tempo intimo e anthemico, epico e profondo. I brani del nuovo
The Suburbs (l’incantevole Sprawl II coi suoi risvolti Eighties, la
trascinante We Used To Wait, l’intensa Suburban War, per esem-
pio), più lineari rispetto a certe impennate del passato, hanno
ben figurato fianco a fianco a classici di ieri (Intervention, Keep The
Car Running) e dell’altro ieri (Crown Of Love, Haiti, No Cars Go), Martina Topley-Bird
infiammando i cuori e commuovendo (fin quasi alle lacrime, e
non è un’esagerazione) una buona parte dei convenuti a un rito
rock che riesce a mantenere una certa, impalpabile aura di sacra-
lità anche durante le esplosioni elettrico-orchestrali più intense,
come l’accoppiata Neighborhood #3 (Power Out) / Rebellion (Lies)
o la conclusiva e innodica Wake Up. Difficile, davvero, chiedere di
Rock En Seine
E così anche Parigi ha fatto bingo. Giunto al suo ottavo anno di
più al collettivo di Montreal; certo, a qualcuno un’ora e mezza di vita, il Rock En Seine ha registrato il tutto esaurito: 35 mila pre-
concerto è sembrata poco, ma Butler e soci hanno davvero dato senze a sera, 105 mila complessive e ingresso di diritto nel gotha
tutto sul palco, con un’energia e una voglia di divertire e divertir- dei festival europei. Un successo meritato, come abbiamo potuto
si notevoli. Al momento non sono molte le band in grado di crea- toccare con mano.
re reazioni emotive così profonde, non troppo distanti da quelle
suscitate dai primi U2; e la sensazione è che il fenomeno-Arcade Parigi, 27-29 agosto
Fire possa meritatamente assumere proporzioni ancora maggio- Primo: la location. Per ragioni turistiche e non, un festival nei
ri. E magari il loro prossimo album arriverà in cima alle classifi- pressi di Parigi parte già favorito. Se poi l’area è collegata diret-
che anche qui da noi, come è appena successo sia in Inghilterra tamente al centro città da una linea di metro e si trova stretta nel
che negli States. Teniamoceli stretti, sono una delle cose migliori dolce abbraccio tra la Senna e il verde della Domaine Nationale
capitate al rock di oggi. di St. Cloud (con statue, giardini, fontane e tutto ciò che ti aspet-
Aurelio Pasini ti da un parco parigino), l’incantesimo diventa ancora più forte.

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ILMEGLIOINARRIVO a cura di Valentina Cassano Di giorno vai a spasso per il Marais o ti arrampichi per le viuzze
della rive gauche e la sera ti ascolti i Massive Attack e gli Arcade
Fire. Cosa chiedere di più? Secondo: il cibo. Ok, sembrerà una
JULIAN COPE cretinata, ma una delle massime angustie dei festival è l’alimen-
1 OTTOBRE, TEATRO COMUNALE, MONFALCONE (GO) tazione. Orridi kebab, rachitici perritos calientes, micidiali pani-
ni, frittissime patatine fritte… All’ingresso dei recinti dei concer-
GRINDERMAN ti manca solo la scritta: “lasciate ogni speranza di mangiar qual-
6 OTTOBRE, LIVE CLUB, TREZZO SULL’ADDA (MI) cosa di decente, voi ch’entrate”. Il Rock En Seine è diverso. Al
7 OTTOBRE, ATLANTICO LIVE, ROMA cibo i francesi ci tengono, ce l’ha spiegato anche Ratatouille. Co-
sì, oltre ai consueti chioschetti sparsi qua e là per un rabbocco
THIS WILL DESTROY YOU veloce, nell’area festival sono allestite due piccole fiere del gusto:
7 OTTOBRE, APARTAMENTO HOFFMAN, CONEGLIANO VENETO (TV) le monde (con banchetti spagnoli, etiopi, abissini, senegalesi, ita-
8 OTTOBRE, INIT, ROMA
liani, ecc. ecc.) e le terroir (con un menù più sciovinista: raclette,
9 OTTOBRE, KING CLUB, LIVORNO
crêpes, aligot, ecc. ecc.). Niente stelle Michelin, ma almeno un
TIM ROBBINS AND THE ROGUES GALLERY BAND po’ di civiltà alimentare. E lunghe tavolate di legno che facilitano
11 OTTOBRE, HIROSHIMA MON AMOUR, TORINO
la chiacchiera internazionale, mentre dal palco vicino arrivano i
12 OTTOBRE, TEATRO ODEON, FIRENZE suoni di qualche gruppo sacrificabile sull’altare dello stomaco.
Già, la musica. Alla fine, forse il punto su cui gli organizzatori
HAYSEED DIXIE devono ancora lavorare, soprattutto se vorranno dare alla loro
8 OTTOBRE, NEW AGE, TREVISO creatura una identità più forte e definita. Il Rock En Seine è un
9 OTTOBRE, ESTRAGON, BOLOGNA festival dall’offerta numericamente ancora piuttosto contenuta:
14 OTTOBRE, CIRCOLO DEGLI ARTISTI, ROMA tre palchi, cinquanta band, non troppi accavallamenti (al buon
15 OTTOBRE, VIPER, FIRENZE prezzo di 99 euro: praticamente l’unica offerta economicamente
16 OTTOBRE, MILANO, BLOOM onesta in tutta Parigi). Eppure l’impressione è quella di una pro-
posta un po’ svagata, un calderone in cui viene gettato un po’ di
TRENTEMØLLER tutto, dagli Eels agli Stereophonics, da LCD Soundsystem a Jello
14 OTTOBRE, AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, ROMA Biafra, dal rocker autoctono al reggae neozelandese al gruppo
15 OTTOBRE, MAGAZZINI GENERALI, MILANO emo d’Oltreoceano. Manca quel filo conduttore, quell’idea, che -
per esempio - distingue il Primavera da Benicassim, Glastonbury
LEVINHURST dallo Sziget, il Green Man dal Rock AM Ring. C’è modo e modo
15 OTTOBRE, COVO, BOLOGNA di essere eterogenei. Per questo, più che in altri festival, il pro-
16 OTTOBRE, TUNNEL, MILANO gramma alterna momenti di grandiosa esaltazione esoterica a
lunghe voragini buie, in cui piuttosto che ascoltare i Blink-182 è
ONE DIMENSIONAL MAN
14 OTTOBRE, TPO, BOLOGNA
davvero meglio provare le delizie della cucina abissina, socializ-
15 OTTOBRE, THE CAGE, LIVORNO zando con due australiane, un belga e una coppia franco-olan-
16 OTTOBRE, URBAN LIVE, SANT’ANDREA DELLE FRATTE (PG) dese. Detto che aggiungere un palco medio-piccolo in più non
21 OTTOBRE, CIRCOLO DEGLI ARTISTI, ROMA sarebbe male (anche per smaltire meglio il movimento del pub-
22 OTTOBRE, MARAJA, PESCARA blico), chi scrive conserva ottimi ricordi del divertente rock’n’roll
23 OTTOBRE, BRONSON, MADONNA DELL’ALBERO (RA) degli Eels (yes: divertente!), della consueta indiedance degli LCD
28 OTTOBRE, MAGNOLIA, MILANO Soundsystem e di un potentissimo e per certi versi sorprenden-
29 OTTOBRE, HIROSHIMA MON AMOUR, TORINO te show dei Massive Attack (il premio “canzone del festival” va
30 OTTOBRE, NEW AGE, RONCADE (TV) alla Teardrop cantata da Martina Topley-Bird). La delusione inve-
31 OTTOBRE, AUDITORUM FLOG, FIRENZE ce ha il viso pallido di Jónsi che, presentandosi in unplugged su
un palco grande, non ha potuto che offrire la versione più sopo-
ANDREW BIRD rifera della sua nordica poesia. Fuori competizione, gli Arcade
19 OTTOBRE, AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, ROMA Fire. A causa della pioggia, hanno suonato poco più di un’ora.
Ma è stata un’ora di pura estasi tribale. Nel regno dei concerti
SHARON JONES & THE DAP-KINGS come grandi feste di massa, in cui si balla, si condividono emo-
23 OTTOBRE, BLOOM, MEZZAGO (MI) zioni e si canta a squarciagola, i vecchi Springsteen e U2 hanno
trovato dei potenziali eredi.
HURTS Luca Castelli
24 OTTOBRE, MAGAZZINI GENERALI, MILANO

THE CORAL
1 NOVEMBRE, TUNNEL, MILANO
Mike Patton
Mike Patton porta in tour il suo omaggio alla cultura musicale
FOUR TET
4 NOVEMBRE, CIRCOLO DEGLI ARTISTI, ROMA degli anni Sessanta italiani con Mondo Cane, mettendoci dentro
5 NOVEMBRE, CLUB TO CLUB, TORINO + CARIBOU tutta l’esperienza maturata nella sua poliedrica carriera di can-
6 NOVEMBRE, LOCOMOTIV, BOLOGNA + CARIBOU tante.

JAMIE LIDELL Firenze, 26 luglio


5 NOVEMBRE, LOCOMOTIV, BOLOGNA Una colorata e festosa atmosfera multietnica ci accoglie all’inter-
no della Fortezza da Basso mentre ci incamminiamo verso lo spa-
ATTENZIONE: LE DATE POTREBBERO zio concerti, posizionato nella Palazzina Lorenese e stavolta un
SUBIRE VARIAZIONI pelo troppo a ridosso delle varie (e rumorose) bancarelle di crê-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
pes e kebab. Augurandoci che il fonico non sia avaro di volume,
ci sediamo e, aspettando, osserviamo un pubblico numeroso
quanto eterogeneo; decidiamo che almeno quelli col ventaglio in
mano non sanno chi stia per salire sul palco. Arriva l’Orchestra
Filarmonica Italiana e subito Mike al seguito: il pubblico under 50
urla e lui attacca Il cielo in una stanza di Gino Paoli, cantata a sede-
re in una bella versione non molto dissimile dall’originale, che
non sarà però l’apice dello spettacolo, ensemble e voce devono
ancora scaldarsi a dovere. L’organico della band è ridotto rispetto
al tour precedente e manca il compagno di brillantina Roy Paci,
ma c’è l’aggiunta importante di Enrico Gabrielli al sax e clarino,
già polistrumentista con le più valide indie band nostrane. Patton
tira fuori la pistola e allo sparo parte Che notte di Buscaglione,
gioca all’italo-americano e gli riesce straordinariamente bene, il
suo accento è irresistibile e il personaggio diverte senza disto-
gliere l’attenzione dall’ottimo lavoro di ri-arrangiamento delle
canzoni. Seguono veloci Ore d’amore di Buongusto, 20km al gior-
no, Quello che conta, mentre Patton si divide tra omaggi al nostro
passato e piccoli doni ai fan dei suoi progetti sperimentali, rega-
landoci pillole di follie vocali all’interno di brani come Urlo negro
dei Blackmen, carica di rabbia hardcore o Deep Down di
Morricone. Arriva poi l’intro acquatica (bolle con microfono in
bocca) di Pinne, fucile ed occhiali di Vianello, il momento più espli-
citamente (auto)ironico del live, cantata accompagnandosi con
un guiro in legno. Se le doti vocali non mancano mai di stupire,
l’interpretazione è poi strabiliante nell’esclusa di Mondo Cane
Storia d’amore di Celentano, che solo a nominarlo viene da ridere
e proprio per questo a Patton riconosciamo il successo del pro-
getto: aver scelto di confrontarsi con un tessuto musicale libe-
randolo dalle dinamiche di posticcia nostalgia nazionalpopolare
che da sempre lo accompagnano nei media. Il concerto giunge al
termine e Mike torna per l’encore chiedendo una sigaretta ad un
ragazzo in prima fila, se la fuma cantando Una sigaretta e Sole
malato di Modugno, ci manda a casa convinti che in casi più unici
che rari le invasioni americane siano davvero un bene.
Giorgio De Santis

Leonard Cohen
Unica tappa italiana per il trionfale “World Tour 2010”, a chiusu-
ra del bel festival “Live On”. Un evento annunciato.

Firenze, 1 settembre
C’è da dire che gli spettacoli di una certa portata implicano ormai
tutta una serie di routinari pro e contro: se non capita di frequen-
te di poter ammirare dal vivo un mostro sacro come Leonard
Cohen, i prezzi dei biglietti hanno ovviamente rispecchiato la
straordinarietà dell’happening, come confermato dalla presenza
tra il pubblico di personaggi agli antipodi (dal sindaco Renzi a
Jovanotti, da Al Pacino a Pantaleo Corvino…). Dopo aver accolto
Patti Smith nel settembre del 2009, Piazza Santa Croce è così
divenuta un contenitore di spettatori provenienti, altra nota
dolente, prevalentemente dall’estero: circa cinquemila. Com’era
lecito attendersi, lo show è stato impeccabile, valorizzato da
un’ottima acustica e penalizzato in parte da una visuale, per via
del palco abbastanza basso, non ideale per quanti non sono
FOTO DI STEFANO MASSELLI

riusciti ad accaparrarsi un posto in Poltronissima. Questioni di


lana caprina se rapportate agli elevatissimi standard delle tre ore
di musica, suddivise in due set e vari bis: c’è chi a settantasei anni
fa insomma le scarpe, in quanto a energia e voglia di comunica-
re, alla maggior parte dei giovani contemporanei. Elegantissimo,
piegato di tanto in tanto sulle ginocchia e pronto a ringraziare il
pubblico con cenni della testa all’occorrenza privata del cappello, Mike Patton
il cantautore canadese ha emozionato con la profondità della sua
voce, votata in parole povere all’arte della Canzone, ovvero a un animale degli spazi musicali da riempire! L’istrionismo di uno
connubio di melodie dalla fattura squisita e liriche dall’alto tasso Stewart un po’ imbolsito nell’aspetto ma non nella voce è esaltato
poetico. Gli arrangiamenti, raffinati nelle sfumature blues e ma- dall’essenzialità delle linee di Gareth Sager e di un giovane secon-
gnetici nelle atmosfere jazzy, godono del sostegno di una band do chitarrista, dalla precisione ritmica di Bruce Smith alla batteria
impeccabile, coriste comprese, mentre la scenografia è tanto e di Don Catsis al basso, dai rimbombi dub e dalle mostruose
semplice quanto efficace: tendaggi illuminati da un solo colore, panoramiche sonore (con la voce di Stewart, le rullate alla batteria
quando blu quando rosso. Le danze si aprono appropriatamente e le note di chitarra spesso replicate e “prolungate” innaturalmen-
con Dance Me To The End Of Love, per poi proseguire con tutti i te) operate da chi maneggiava il mixer. Che per la cronaca non era
classici del caso: Everybody Knows, Famous Blue Raincoat, Chelsea l’annunciato Adrian Sherwood. Insomma, il gruppo pop meno pop
Hotel #2, Suzanne, I’m Your Man, Sister Of Mercy, Tower Of Song, di tutti i tempi è stato all’altezza del suo mito. E in quanto all’au-
So Long Marianne, Hallelujah, First We Take Manhattan e così via. tocelebrazione, che forse avrebbe fatto rabbrividire il rigidissimo
In pratica, il solito, intramontabile repertorio, impreziosito dagli Stewart di trent’anni fa? Beh, come dice lui stesso siamo tutti un
inediti Born In Chains e Lullaby. In attesa di un probabile nuovo po’ mignotte. E va benissimo così.
album di studio, chi si fosse perso l’appuntamento può per ades- Carlo Bordone
so consolarsi con il recente cd/dvd Songs From The Road. La pros-
sima volta, però, l’imperativo è non mancare.
Elena Raugei
Ypsigrock
Da non credere né agli occhi né alle orecchie. Tra fresche cime
montuose e calde spiagge, sono trascorsi quattro giorni di puro
Pop Group
Dopo trent’anni, torna in circolazione una delle band più inno-
incantesimo vacanziero. Tanta buona musica, ottimo cibo e un
bellissimo mare in cui rinfrescarsi. Tutto ciò in terra sicula, tra le
vative e radicali del postpunk inglese. Il concerto torinese (la Madonie e Cefalù.
seconda delle due date italiane, dopo Bologna) si tiene all’in-
terno di una rassegna il cui nome si adatta bene al quintetto di Castelbuono (PA), 5-8 agosto
Bristol: MiTo. Un festival “nel vero senso del termine”: era questo l’obiettivo
dichiarato dagli organizzatori dell’Ypsigrock, dimostrare che in
Torino, 1o settembre Italia esistono rassegne musicali estive degne dei migliori appun-
Lo Spazio 211 è sold out, come solo nelle occasioni di gala. A riem- tamenti europei e mondiali; dimostrare soprattutto che l’Ypsig-
pire il locale ha contribuito la gratuità dell’evento, ma soprattutto rock, giunto alla sua quattordicesima edizione, non è solo un car-
il fatto che fosse davvero un evento. Stipati come sardine, i cin- tellone di nomi di rilievo internazionale, bensì quattro giorni di
quantenni ex-waver militanti si sono ritrovati fianco a fianco con i immersione in una dimensione altra dalla routine, fatta di luoghi
venti-trentenni che la leggenda del Pop Group l’hanno succhiata suggestivi, ritmi rallentati, animi pacificati e buona musica, tanta
un po’ dagli ascolti atterriti di Y e un po’ dalle continue citazioni buona musica! Obiettivo centrato in pieno da parte dell’associa-
con cui decine di gruppazzi punk-funk si sono negli ultimi anni zione culturale Glenn Gould, motore della manifestazione, che ha
riempiti la bocca e le canzoni. Alla fine della performance dei bri- imbastito, attorno al suo prestigioso cartellone fatto di date uni-
stoliani (un’ora scarsa di durata, ma per intensità è sembrata il che, un festival ruspante: quattro giorni indimenticabili nell’arroc-
doppio) tutti contenti e soddisfatti. O quasi: c’è anche chi è rima- cata Castelbuono, entroterra siculo tra il parco delle Madonie e il
sto perplesso davanti alla celebrazione di se stessi, alle strutture mare di Cefalù. Il paese ha accolto il Festival con ospitalità e par-
apparentemente più potabili e all’atteggiamento easy, tecipazione, dimostrando un’attitudine turistica note-
tutti aspetti che in qualche modo possono far pen- vole senza perdere il suo fascino di borgo anti-
sare, per l’appunto, ai gruppazzi di cui sopra - o co; ha messo in mostra le sue bellezze arti-
magari agli Happy Mondays - più che a que- stiche, tra tutte il Castello Medievale,
gli ascetici e severi de-strutturatori marxi- scenario a dir poco suggestivo dei
sti della nuova onda che erano Mark concerti, le sue bontà enogastrono-
Stewart e soci nel ’79. Non siamo d’ac- miche (non ci siamo risparmiati!)
cordo: è vero che la loro parte più ico- ed i suoi luoghi incontaminati (e
noclasta e sperimentale (gli stridori complicati da raggiungere),
free jazz, i sadici cambi di tempo, come San Focà, sede del cam-
gli umori più scuri e inquietanti peggio e dei dj set notturni
che a ragione vengono considera- (mattutini). Sorprendente
ti i germi della Bristol di dieci anni l’ambiente, molto rilassato
dopo) è un po’ mancata, o quan- che si è respirato per l’intera
tomeno è rimasta sullo sfondo, durata del Festival, nono-
lasciando spazio a randellate stante la confusione e la stan-
dance con qualche vaghissimo chezza crescente, merito di
lampo pop nei diversi pezzi nuovi, un’impostazione organizzativa
probabili fulcri di un prossimo “casereccia”, tratto distintivo
disco, e nella doverosa riproposizio- della manifestazione, che a volte
ne di classici come She’s Beyond Good ha sfiorato l’ingenuo o il cialtrone-
And Evil, Thief Of Fire, We Are Time sco, ma che alla fine dei conti si è
(splendida) e We’re All Prostitutes, quest’ul- rivelata vincente, creando tanti sorrisi
tima riapparsa anche nel bis in versione dila- e qualche disagio. Le circa seimila pre-
tata, quasi un remix in stile madchester. Detto senze complessive delle quattro serate
questo… che tiro, che energia, che volumi, che senso hanno decretato il successo di una proposta

ILMUCCHIOSELVAGGIO
FOTO DI BERNARD GEORGE
Peaches

musicale variegata e di assoluta qualità, che ha spaziato dai


mostri sacri Dinosaur Jr e Gang Of Four, a promesse in-
die(mantenute) come i These New Puritans e (meno mantenute)
Berlin Festival
Atterraggi d’eccezione e voli imprevisti su paesaggi musicali
Telepathe, a certezze dell’oggi sonoro come The Field e Caribou. mozzafiato: ecco il Berlin Festival 2010 ! Una due giorni di live
Su Caribou, che ha chiuso il festival, erano riposte le nostre più non stop che ha trasformato la capitale tedesca in un microco-
grandi aspettative; insomma, dall’artista dell’anno che ha sforna- smo sonoro, cresciuto a sorpresa attorno allo storico aereo.
to il disco dell’anno (Swim) che contiene il pezzo dell’anno (O-
dessa) ci si aspettava il concerto dell’anno: il talento di Dan Snaith Berlino, 10-11 settembre
e dei suoi sodali non ha tradito, ha avvolto il pubblico in atmo- Ha soli cinque anni, ma il Berlin Festival è già un’istituzione per
sfere liquide e ipnotiche, risultando al contempo danzereccio e tutti gli appassionati di musica elettronica e non solo. Un festival
cerebrale. La trance onirica di Sun e la psichedelia di Barnowl i con nomi e numeri da capogiro, che si è guadagnato una location
momenti migliori di un’esibizione tiratissima; su Odessa si è bal- tanto grandiosa quanto sorprendente, che altre kermesse del
lato, sul richiestissimo bis si è riusciti addirittura a pogare. Meglio genere, dal Sonar di Barcellona al SXSW di Austin, all’Øya Festival
di così non poteva chiudere una serata (e un Festival) che aveva di Oslo, non possono neanche immaginare. Eppure, gli spazi e-
già regalato entusiasmo dal set dei These New Puritans, che dal normi dell’aeroporto di Tempelhof, dismesso nel 2008 dopo una
vivo hanno riproposto i raffinati arrangiamenti dei fiati presenti straordinaria attività che lo ha trasformato in simbolo della liber-
nel loro ultimo Hidden e una solida e pulsante sezione ritmica. tà tedesca (attraverso il suo ponte aereo, tra il 1947 e il 1948, i pi-
Riavvolgendo il nastro, se l’ultima serata è stata la migliore, la loti cargo americani, britannici e francesi tennero in vita la Berlino
meno convincente è stata la terza: “pallose” le newyorkesi Tele- che Stalin aveva totalmente isolato), non sono stati sufficienti a
pathe, circondate da un grosso hype dovuto alla produzione del contenere il pubblico di un evento da subito sold-out, anzi deci-
chitarrista dei Tv On The Radio David Sitek, ma, al netto di qual- samente “overbooking”. La sensazionale line up di apertura, con
che suono carino, davvero monocordi e poco memorabili; anche artisti del calibro di LCD Soundsystem, Editors, 2manydjs, Fatboy
The Field, nonostante l’indubbio spessore del musicista scandi- Slim ed Erol Alkan, non ha lasciato scampo agli organizzatori, che
navo, non sarà tra i concerti che ricorderemo a lungo: la sua tech- dopo le acclamate e affollatissime esibizioni di LCD Soundsystem
no fatta di loop e impercettibili variazioni non ha attratto un pub- ed Editors hanno dovuto interrompere la serata per “motivi di
blico che è rimasto distaccato e alla fine quasi estenuato dalle sicurezza”. Festa rovinata per migliaia di fan, che si sono dovuti
atmosfere compatte. Realmente devastante era stato, invece, il accontentare di una frustrante promessa di rimborso del bigliet-
live dei Gang Of Four tenutosi il secondo giorno; il gruppo di to e di proseguire la serata zigzagando tra gli oltre quaranta club
Leeds, capitanato dai superstiti Andy Gill e Jon King, ha distrutto più frequentati di Berlino inclusi nella dorata “combi-ticket” del
tutto ciò che aveva a tiro, compreso un forno a microonde. Dal Berlin Festival. Un decollo un po’ rocambolesco, dunque, che non
palco sul quale si bivaccava con bianco locale, oltre al suddetto ha però influenzato il volo del festival. Sabato sera tutto è andato
microonde, sono state scaricate raffiche soniche di un’originalità per il meglio: dal live di proporzioni gigantesche e glamour dei
senza tempo, tra cui Damage Goods e He’d Send In The Army. Soulwax al post punk di Gang Of Four, dall’alternative-electro più
Chiusura (quindi apertura) per i Dinosaur Jr che, nonostante una morbido del Ventunesimo Secolo, quello degli Hot Chip, all’im-
verve non più adolescenziale, hanno celebrato a dovere il loro prevedibile multi show firmato da Alex Ridha ovvero Boys Noize,
Ypsigrock con gli immancabili classici del repertorio (Feel The passando per l’ormai classico trip hop di Tricky, le personalissi-
Pain, Repulsion, In A Jar, ecc…) e con il “sacerdote” J Mascis chiu- me sonorità minimal di Lali Puna, il suggestivo laser show dei
so nel suo santuario di amplificatori che percuoteva le mure mil- Peaches e molto, molto altro ancora. Sicuramente uno dei dan-
lenarie del Castello con i suoi altissimi volumi. cefloor più grandi e strepitosi degli ultimi tempi.
Marco Celentano Laura Sansalone

73
STORIEDIR’N’R
Medicine Show
di Alberto Crespi

Steve Wynn e Karl Precoda

ILMUCCHIOSELVAGGIO
APPROFONDIMENTI

S
cavando nella storia degli Stati Uniti e nelle canzoni che la Nel testo della canzone gli indiani non ci sono, ma al loro posto
raccontano, siamo partiti dai Jefferson Airplane e da Bob compaiono gli zingari. Wynn opera una curiosa contaminazio-
Dylan e incroceremo presto i Grateful Dead, Johnny Cash e ne: inserisce il “medicine show” nel mondo zingaro (nel testo si
altri giganti della musica popolare americana. Ma quest’e- parla di gypsies) e lo rende una metafora della fuga dalla socie-
state 2010 è stata segnata da un “evento”, per chi scrive, tà. L’Io narrante del testo è, probabilmente, un assassino. Il
epocale: è finalmente (ri)uscito in cd uno dei grandi dischi del primo verso è (ma sì, esageriamo un po’) fra i più belli della sto-
rock “alternativo” anni Ottanta, Medicine Show dei Dream Syn- ria del rock: “I got a page one story buried in my yard”, una “sto-
dicate (1984). Steve Wynn è da decenni un favorito del Mucchio, ria da prima pagina” sepolta nel giardino di casa. Non vi dà le
e la vecchia formazione del gruppo con Karl Precoda rimarrà vertigini? In fuga da questa “storia”, il protagonista - potrebbe
nella leggenda del rock e nei nostri cuori (anche se pure il chi- essere persino un serial-killer - si prende un “one way ticket”, un
tarrista che lo sostituì, Paul B. Cutler, era una spada, come testi- biglietto di sola andata, e si rifugia fra i gypsies nel “medicine
moniato dal meraviglioso Live At Raji’s). Canteremo quindi le lo- show”. È una delle migliori short stories di Wynn, che è un nar-
di del Sindacato del Sogno raccontandovi cosa significa il titolo ratore sintetico e folgorante, spesso disturbante: nel disco c’è
del disco - e della sue title-track, ovviamente. In altre parole, anche quel capolavoro corale di Merrittville, e pure i testi di Burn
questo brano serve a ricordare cosa erano i “medicine show”. e di Daddy’s Girl, con le loro allusioni alla piromania e all’ince-
Non usciamo dal tema: perché i “medicine show” sono parte sto, sono molto inquietanti. Wynn gioca sul “non detto” come
integrante della storia degli USA, della loro cultura e del loro uno scrittore vero. Medicine Show - ci riferiamo, qui, al disco nel
modo di intendere lo spettacolo. suo complesso - è un’antologia di racconti horror degna di Ed-
gar Allan Poe, come peraltro il successivo Ghost Stories. Non è
Letteralmente “medicine show” significa “spettacolo della me- un caso che nelle note del cd Wynn scriva: “In quel periodo stavo
dicina”, ma sarebbe più corretto tradurlo “carrozzone delle me- leggendo molta letteratura gotica del Sud, come William Faulkner
raviglie”. Si chiamavano così quei carri, colorati e coperti di e Flannery O’Conner, e mi divertivo a scrivere immagini forse lieve-
scritte, che percorrevano l’America rurale fermandosi nei villag- mente sgradevoli”. Tali immagini hanno un profondo riverbero
gi, tenendo brevi spettacoli - sia teatrali che musicali - e ven- nella cultura popolare americana: e Medicine Show, canzone
dendo di tutto, soprattutto preparati cosiddetti “miracolosi”. Vi “sciamana”, lo dimostra appieno. 
diamo due riferimenti cinematografici. È un “medicine show”
quello che incontra Dorothy appena scappata di casa, all’inizio
del Mago di Oz: il carrozzone guidato dal professor Marvel,
ovvero “Meraviglia”, che finge di leggere il futuro della ragazza
nella palla di vetro e la convince a tornare a casa. È un “medici-
ne show” anche il carrozzone sul quale viaggia, nel corso delle MEDICINE SHOW
sue avventure, il Jack/Dustin Hoffman de Il piccolo grande uomo,
accompagnandosi all’imbonitore imbroglione Mr. Merriweather
interpretato da Martin Balsam. Ed è molto verosimile la scena Ho una storia da prima pagina sepolta in cortile
in cui i clienti smascherano Merriweather scoprendo che nella Ho la mente disturbata
sua “medicina” ci sono resti di serpente a sonagli: nel gergo Sto andando giù al medicine show
popolare gli elisir venivano spesso definiti “snake oil”, olio di
serpente. Se dovessi scegliere tra combinare qualche guaio
E finire in galera
I “medicine show” sono stati una realtà storica molto vivace in Sto andando giù al medicine show
America per due secoli, dalla seconda metà del Settecento fino
alla Seconda Guerra Mondiale, e sono stati un veicolo di diffu- Ho un biglietto di sola andata sul treno delle 8.06
sione per musiche etniche come country e blues. Secondo varie Per la periferia della città
fonti, l’ultimo fu l’Hadacol Caravan che vendeva appunto il Sto andando giù al medicine show
cocktail vitaminico chiamato Hadacol (una delle tante bevande
prodigiose di quei tempi: ricordiamo che anche la Coca-Cola è E dirò “Ehi, macchinista
nata così) ed era sponsorizzato da un uomo politico, il senato- Non fermarti finché non senti il suono degli zingari”
re della Louisiana Dudley J. LeBlanc. Venne chiuso nel 1951, Sto andando giù al medicine show
quando la società che produceva l’Hadacol fu travolta da uno
scandalo. Ovviamente la modernità li aveva in qualche modo So che è difficile essere un uomo rispettabile
snaturati, perché la loro origine (al di là della bontà dei vari eli- Quando smetti di trovare motivi per qualunque cosa
sir…) rispondeva a un bisogno popolare autentico e affondava Ma stanotte troverò delle risposte
le proprie radici addirittura nell’America dei nativi. È infatti inte- Giù, al medicine show
ressante spiegare che la parola “medicine” deriva né più né
meno dai “medicine men”, gli “uomini-medicina” presenti in Troverò quella ragazza zingara
ogni comunità nativo-americana (spesso erano donne, quindi Che ama ballare e piangere
“medicine women”). Erano più di sciamani o stregoni, spesso Quando andrò giù al medicine show
erano veri e propri capi (come il mitico Toro Seduto, dei Sioux
Hunkpapa) e personalità anche “politiche” all’interno della E ci libereremo di quel fardello
tribù. Oltre che guaritori, erano considerati il legame fra la co- Sotto il triste cielo zingaro
munità, la natura e il mondo spirituale, e non a caso erano de- Quando andrò giù al medicine show
putati a interpretare le “visioni” dei ragazzi, dalle quali dipen-
deva il nome da adulti e il loro ruolo all’interno della tribù. In
senso lato, la “medicina” era anche il corredo di amuleti e di pit-
ture rituali che un guerriero portava con sé in battaglia.

75
BLACK ANGELS
PHOSPHENE DREAM
Blue Horizon/Audioglobe
Ci sono band che si divertono a con-
fondere le aspettative degli ascoltatori.
Per esempio utilizzando una grafica
che non fornisce indizi sulla musica
suonata e magari porta in territori stili-
stici completamente diversi da quelli
battuti. Ecco, non è il caso dei Black
Angels. In loro tutto, ma proprio tutto è
fedele alla linea: nome del gruppo,
look, design (attenzione: guardare
intensamente le copertine ultra-mega-psych dei loro tre album può
abbassare drammaticamente le vostre diottrie), citazioni, fre-
quentazioni (non si va in giro con Roky Erickson così, tanto per
fare) e ovviamente stile musicale. Mancava solo un elemento per casa. In realtà il primo pezzo getta ancora un ponte verso l’oscu-
arrivare all’ortodossia Sixties assoluta: il nome dell’etichetta. rità dell’album precedente, a partire dal titolo (Bad Vibrations):
Nessun problema, hanno risolto anche questa. Il terzo album dei “one two three four”, riffone stoner e via andare. Poi però, più o
ragazzi texani esce infatti per un marchio che personalmente non meno a due terzi del brano, le chitarre accelerano brutalmente e
vedevo dall’ultima volta che ho soffiato via la polvere da un disco entra in scena il rock’n’roll. La patina vintage si ispessisce già a
dei Fleetwood Mac, quelli periodo Peter Green: nientemeno che partire dall’accordo riverberato in stile Link Wray della successiva
la Blue Horizon. La storica label di Mike Vernon è stata riesuma- Haunting At 1300 Mount Kinley, mentre contemporaneamente
ta in tempi recenti dagli eterni Seymour Stein e Richard Gottehrer, aumenta il passo ritmico: Yellow Elevator #2, una delle perle del
probabilmente per scaricare un po’ di tasse e acchiappare qual- lavoro, procede spedita su un pattern di batteria ben delineato,
che sparuto nostalgico del blues revival. Questa è la prima uscita per poi deflagrare in una stupenda fantasia barrettiana verso la
targata Blue Horizon mark II, e i due vecchi lupi del business fine. C’è voglia di divertirsi, lo si capisce subito, e un pezzo come
musicale non potevano trovare un gruppo migliore per esordire Sunday Afternoon - gli Stones del ’67 su un borbottio di jug psi-
sul mercato. Non perché i Black Angels ricordino in qualche chedelico alla Tommy Hall - sarebbe stato perfetto per quando
maniera i Chicken Shack o i Savoy Brown (ecco, almeno quel lato servono i cocktail in Hollywood Party. In certi punti si fanno per-
Sixties a loro manca) ma semplicemente perché sono una band sino prendere un po’ la mano dal citazionismo: Telephone, con
formidabile e Phosphene Dream un discone psichedelico come l’organo e i coretti in prima fila, è costruita sull’impronta di
non se ne fanno quasi più. L’ultimo lo avevano fatto loro, per l’ap- migliaia di shake r’n’b, beat, surf e garage. A parte divagazioni fri-
punto, e si intitolava Directions To See A Ghost. La minestra acida vole come questa, il suono è potentissimo lungo tutto l’album -
(acidissima) che ci sottopongono a questo giro però è cucinata merito anche del produttore Dave Sardy, uno con in carnet grup-
con ingredienti leggermente diversi da quella voodoo soup; se là pi come Oasis e Black Mountain - e le chitarre suonano meravi-
prevaleva il groove spaziale e compresso, con lunghe spirali sono- gliosamente, con menzione d’onore per il freakout apocalittico
re imperniate praticamente su una nota sola, qui ci sono più della fantastica River Of Blood. Altra canzone, altro archetipo anni
varietà e soffia un’aria un po’ più frizzante. Meno trance e più Sessanta: True Believers, con il cantato un po’ salmodiante alla
dance, se mi si passa la battuta. Grace Slick e gli intarsi orientaleggianti, ricorda i Jefferson
Messe in un angolo le pulsioni cerebrali e minimaliste - tra kraut, Airplane più dark di Crown Of Creation. Spetta alla conclusiva The
wave e shoegaze - i nostri cari angeli hanno preso il cofanetto di Sniper riportare alle atmosfere da blues allucinato, a metà la
Nuggets come sussidiario e si sono fatti i loro bravi compiti a cadenza funebre di Signed Dc dei Love e gli Zeppelin. L’originalità
e l’innovazione, si sarà capito dalla quantità di nomi citati fin qui,
non sono evidentemente i metri sul quale giudicare un disco
simile. E forse neanche nel giudicare il rock in generale. Dato per
Brani: scontato questo, non c’è alcun dubbio che Phosphene Dream sia
Yellow Elevator #2 , River Of Blood, Sunday Afternoon. uno dei dischi rock dell’anno.
Carlo Bordone / * * * *
Altri tre dischi:
Jefferson Airplane, Crown Of Creation; Golden Dawn,
Power Plant; Warlocks, Phoenix. ●● inascoltabile ● prescindibile
* ascoltabile ** apprezzabile *** adorabile **** formidabile ***** imperdibile

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

ANTONY &
SWANLIGHTS
THE JOHNSONS MASSIMO VOLUME
CATTIVE ABITUDINI
Rough Trade/Self La Tempesta/Venus
“Tutto è nuovo”, intona Antony a inizio Lo si ascolta declamare, parafrasando
del suo album, forse la sua prova più Ginsberg, “ho visto le menti migliori della
pittorica e umorale, pensata come se mia generazione mendicare una presenza
fosse un quadro, o meglio ancora una al varietà del sabato sera” (in Fausto, che
galleria. È pur vero che Swanlights non ci piace credere dedicata a Fausto Rossi:
sposta ulteriormente il discorso rispet- abbiamo evitato di chiedere conferma
to a The Crying Light: ci sono apparizioni per non guastare la suggestione) e ogni
in sintonia, come quella di Björk in eventuale dubbio va solennemente a farsi
Flétta, una ulteriore attenzione all’inca- fottere: sì, Emidio Clementi è davvero
stro fra ritmi e melodie, ma la sostanza tornato. Non che fosse mai andato via: le
rimane quella della fluttuazione. Altrove l’artista spiega in maniera sue parole avevano continuato a esercitare il loro mesmerico magne-
dettagliata come è arrivato a queste canzoni: se, appunto, “tutto è tismo dalle pagine dei suoi libri e dai palchi di efficacissimi reading,
nuovo”, accade semplicemente perché la visione con cui si abbrac- ma senza la chitarra di Egle Sommacal e la batteria di Vittoria
cia la realtà è quella, differente, di un personaggio che continua a Burattini non erano la stessa cosa. Ok, c’erano stati gli El Muniria, ma
“cambiare idea”. In primis, idea sull’arte, vista un tempo come sug- si trattava di un pur valido surrogato; e sì, lo scorso anno era uscito
gestione pura e ora come qualcosa di più disciplinato: c’è uno stu- un ottimo documento della reunion del 2008, ma l’inedito era solo
dio più attento e meno impressionisitico delle forme, questo sem- uno e non bastava. Di un nuovo album di studio della band bolo-
bra di capire ascoltando in profondità i brani che compongono un gnese, l’assenza più dolorosa della musica italiana alternativa di que-
lavoro, come al solito, inafferrabile. sti cazzo di Anni Zero si sentiva insomma la necessità. E ora, lasciate
Si può tentare, chiaramente, di decifrare le tracce autobiografiche di alle spalle le comprensibili titubanze, il vuoto è stato colmato.
questo viaggio dalla sensibilità sempre fragilissima e sempre tenace, Poteva deludere, Cattive abitudini, e invece no. Non rivoluziona
che mette assieme sole e ombra, per arrivare a credere, per esempio certo la formula del quartetto - completato da Stefano Pilia, all’al-
in The Great White Ocean, che Antony & The Johnsons abbiano scel- tra chitarra - ma ne propone una rilettura ispirata, profonda, viva,
to una via più solare di vivere la loro vita artistica. In realtà, le canzo- con il rock che si mischia al suo post in dodici brani che già con i
ni sono legate fra di loro da una variegatezza che cambia, improvvi- titoli sanno evocare visioni cariche di magnifiche, vibranti inquie-
samente, tanto la trama quanto la massa dei suoni. Giocando su una tudini. I più riusciti sono forse quelli più tesi, più nervosi, più
certa teatralità, come in Ghost, o su una eleganza quasi fin de siècle, rumorosi, ma i cambi di atmosfera giovano all’insieme esaltando-
l’artista scrive un poema da camera, che, ad esempio in The Spirit ne il fascino ombroso, riflessivo, a tratti catartico per la mente e l’a-
Was Gone, regala qualche lacrima e altrove si immerge in una paca- nima. Ci si perde, nelle spire ora urticanti e ora vellutate di Cattive
ta gratitudine (Thank You For Your Love). Troppo vulnerabile per abitudini, palpitando per i protagonisti delle sue storie - reali o
appartenere alla nostra epoca, ma nello stesso tempo ben presente immaginari che siano - e lasciandosi piacevolmente o dolorosa-
e penetrante, Antony sa, ancora, una volta, colpire al cuore. Capire mente stordire dalle sue note e dai suoi versi: un’esperienza stra-
come lo faccia, sospeso fra soul e tenue avanguardia, forse non è niante e intensissima sul piano fisico, intellettuale e soprattutto
affar nostro: contano i risultati, e sono nuovamente impressionanti. emotivo, alla quale vale la pena di concedere il proprio abbandono.
John Vignola / * * * Federico Guglielmi / * * * *

Brani: The Great White Ocean, Ghost, Thank You For You Love. Brani: Litio, Avevi fretta di andartene, Invito al massacro.
Altri tre dischi: BjÖrk, Medulla; Jimmy Scott, Over The Altri tre dischi: Massimo Volume, Da qui; C.S.I., Tabula Rasa
Rainbow; Rufus Wainwright, Want Two. Elettrificata; Offlaga Disco Pax, Socialismo tascabile.

Brian Wilson incontra Gershwin


Un altro progetto ai confini della realtà per Brian re a un capolavoro di kitscherie si smorza quasi subi-
Wilson: dopo il ritorno sulle scene con una serie di to, grazie proprio all’eleganza che permea molti degli
concerti, alcuni album da solista, la resurrezione di scorci sonori. Sapiente uso di uptempo e contrappun-
Smile e addirittura l’annuncio di una collaborazione ti, una trama armonica impeccabile, qualche gioco
astrale con John Lennon, l’inarrivabile Brian propone d’ombra e un senso della trasgressione che rende i
ora un personalissimo tributo a George Gershwin. pezzi molto wilsoniani. La cosa che, alla fine, colpisce
Brian Wilson Reimagines Gershwin (Disney Pearl/EMI), maggiormente, è davvero l’appropriazione compiuta
per il momento solo un cd, presto portato pure dal da un artista maturo, ma non senescente, del canzo-
vivo, vuole essere una “levata di scudi” verso quello niere di un suo illustre collega. Peccato che non possa
che Mr. Wilson considera “il miglior compositore americano del succedere il contrario: le affinità stilistiche fra i due personaggi
secolo scorso, il più elegante, il più toccante”. Si va dall’imman- non sono così lontane come il sottoscritto, e pensiamo pure voi,
cabile Rhapsody In Blue, in puro vocalese, alle sortite a Broadway aveva creduto fino a oggi, e il termine che meglio si lega al cd è
del maestro, da Summertime a I Got Rhythm: il timore di assiste- rivelazione, o anche piccola meraviglia. John Vignola

77
DEERHUNTER
HALCYON DIGEST
THREE MILE PILOT
THE INEVITABLE PAST…
4AD/Self Temporary Residence/Goodfellas
Basandosi esclusivamente sulla sua È verosimile che molti dei lettori più gio-
musica, sia coi Deerhunter che nel pro- vani, quando i Three Mile Pilot pubblica-
getto solistico Atlas Sound, viene natura- rono quello che sembrava essere il loro
le immaginarsi Bradford Cox come un ultimo album, fossero ancora impegnati
tipo scostante e ombroso. Poi lo si vede nelle scuole dell’obbligo e non abbiano
sul palco e tutto cambia: sorride, parla avuto immediata consapevolezza dell’in-
col pubblico e sembra davvero una per- fluenza che (anche) Another Desert,
sona, se non serena, per lo meno diverti- Another Sea avrebbe esercitato sulla
ta. Evidentemente c’è anche un aspetto scena indipendente; come Na Vucca Du
più solare della sua personalità, che fino- Lupu del 1992 e The Chief Assassin To The
ra aveva trovato spazio solo in maniera parziale nei suoi dischi. Con Sinister di due anni successivo, i tre lavori che (a ieri) rappresentava-
Halcyon Digest, però, le cose un poco cambiano. Intendiamoci, non no la discografia completa della band di Pall Jenkins e Zach Smith
che improvvisamente i Deerhunter siano diventati i Supergrass o gli hanno contribuito, con giudizio unanime, a scrivere pagine impor-
Of Montreal; la predilezione per le atmosfere oscure rimane, così tanti di ciò che apprezziamo come musica diversa. Poco importa se
come quell’atmosfera sottilmente inquietante che attraversa i brani si tratti di post-hardcore, blues, psichedelia o indie rock (generi che i
dal taglio maggiormente intimistico. E però in parecchi episodi quel- Three Mile Pilot hanno vivisezionato aggiungendoci molto del loro
la tensione di fondo che della formazione di Atlanta, Georgia è uno talento), la vera magia dei californiani sta(va) nel creare emozioni e
degli impliciti marchi di fabbrica sembra venire meno, rivelando opere monumentali utilizzando strutture elementari; le stesse che, a
un’accessibilità gustosa e fino a ieri soltanto intuibile. tredici anni dall’ultima uscita e con le preziose produzioni di Pinback
Se dunque il brano di apertura, l’umbratile Earthquake, si svilup- e Black Heart Procession ad alleviare l’attesa nelle more di The
pa per accumuli di strati e arpeggi per poi progressivamente Inevitable Past In The Future Forgotten, ritroviamo in una dozzina di
svuotarsi, le successive Don’t Cry e Revival - più rugginosa la composizioni sincere ed egregiamente suonate, ma che nulla
prima, più pulita la seconda - risplendono di riflessi lennoniani, aggiungono al mito che i 3MP rappresentano.
mentre la sbarazzina Memory Boy ha qualcosa degli Elf Power di Ci sono le ballate elettrificate (Grey Clouds e Same Mistake, con la
qualche anno fa. Basement Scene, poi, cita e vira appena in nero seconda che ha un ritmo in salire frenetico; Left In Vain che lungo il
gli Everly Brothers, mentre Desire Lines (uno dei due brani firmati percorso smussa angoli acuti), quelle classiche e desolate (la
dal chitarrista Lockett Pundt, a sua volta titolare di una fortunata moviolistica One Falls Away) e il suono della new wave che riesce
carriera in proprio a nome Lotus Plaza) è una cavalcata su caden- ancora a conquistare con una sezione ritmica puntuale e una dose
ze alla Arcade Fire. Fatta eccezione per alcuni episodi - la strug- esponenziale di elettricità (Still Alive, Days Of Wrath). Ci sono, però,
gente ninnananna Helicopter e He Would Have Laughed, elegia in anche movimenti che convincono meno, What I Lose e Planets in pri-
memoria dello scomparso Jay Reatard - i Deerhunter di oggi sono mis, fiacche rappresentazioni del glorioso passato che fu, in un con-
dunque nel complesso un po’ meno perturbanti e psichedelici e, tinuo susseguirsi di alti e bassi per un album dallo stile ineccepibile
a modo loro, più pop. Per come la vediamo noi, uno scambio alla e sicuramente sopra la media; e che se talvolta difetta di pathos, con-
pari, anche perché immutato è il livello della proposta. ferma comunque che il posto per i cuori neri è il paradiso.
Aurelio Pasini / * * * Gabriele Pescatore / * *

Brani: Basement Scene, Helicopter, Desire Lines. Brani: Still Alive, Same Mistake, Grey Clouds.
Altri tre dischi: Deerhunter, Microcastle; Atlas Sound, Logos; Altri tre dischi: Rob Crow, Living Well; The Promise Ring,
Lotus Plaza, The Floodlight Collective. Nothing Feels Good; Pinback, Summer In Abaddon.

RIPESCAGGI
COWBOY JUNKIES
Dischi “recenti” non recensiti e meritevoli di recupero
nati a formare la cosiddetta “Nomad Series”. Se questo
Renmin Park (Razor & Tie) primo volume è stato “ispirato da una permanenza di
Considerati gli estimatori conquistati dal 1986 a oggi è tre mesi in Cina, un’esperienza di un altro mondo”, la
un peccato, oltre che una bizzarria, che il nuovo album scaletta è costituita per la maggior parte da materiale
dei Cowboy Junkies sia passato sotto silenzio, vittima di autografo, salvo un paio di cover appartenenti ad alcu-
una generale indifferenza. Per di più le precedenti ni artisti orientali, utili per gettare ponti culturali. Sulla
pubblicazioni, risalenti al 2007, non erano state di poco carta si potrebbe leggere qualche intento pretenzioso
conto: At The End Of Paths Taken - in pratica, una delle o pedante, ma l’affidabile songwriting folkie - screzia-
loro migliori prove di studio tra le recenti - e Trinity to per l’occasione da nuance esotiche - di Michael
Revisited, una particolare riedizione del capolavoro The Trinity Timmins e il canto magnetico della sorella Margo giungono pun-
Session, ideata per il suo ventennale con la partecipazione di tualmente in soccorso. Un viaggio, coeso nell’impianto concettua-
Natalie Merchant, Vic Chesnutt e Ryan Adams. Renmin Park dà il le e frammentario, vario nella resa sonora, di sicuro atipico per la
via a un progetto speciale, ovvero una serie di quattro dischi desti- band canadese. Elena Raugei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

THE CORIN
1,000 YEARS
TUCKER BAND RÖYKSOPP
SENIOR
Kill Rock Stars/Goodfellas Wall Of Sound/Self
È indubbio che le Sleater-Kinney, forma- Ecco! Ecco! Questo dovrebbero fare i
zione cruciale per l’indie-rock degli ultimi Röyksopp! Musica strumentale, per
decenni, ci manchino tantissimo. Se Car- diana! Perché quando cominciano a
rie Brownstein si è dedicata alla scrittura inseguire le chimere pop cantautorali
e Janet Weiss si mantiene attiva nei Qua- cantabili, vedi quanto successo col
si, Corin Tucker esordisce ora come soli- secondo album (The Understanding) e
sta, accompagnata da Seth Lorinczi dei col terzo (Junior), francamente diventano
Golden Bears e dall’ex Unwound Sara un attimo stucchevoli, zuccherosi, adatti
Lund. Le affinità con la band originaria a un pubblico di gente che, insomma, si
non vengono meno, per cui sarebbe fa sedurre un po’ troppo facilmente dalla
fuorviante aspettarsi un lavoro pacificato, intimista, filo-cantautorale. bella melodia quando è applicata all’elettronica. Lo sappiamo che
Del resto, l’elemento immediatamente riconoscibile resta una voce detto così suona un po’ altezzoso, ma ogni tanto il ruolo del critico
cristallina, acuta e in grado di coprire ben otto ottave, sebbene uti- è anche quello di essere altezzoso, se no tanto vale dire che la riusci-
lizzata in maniera più eclettica rispetto al passato… perché più eclet- ta di un album si giudica dal numero di copie vendute; e i due dischi
tiche sono senz’altro le undici tracce in programma, eseguite con di cui sopra sono andati bene, anche se magari non così bene - spe-
l’impiego di chitarra acustica, tastiere, percussioni, violoncelli e vio- cie The Understanding - come sperato dalla major che aveva cacciato
lini, oltre agli immancabili strumenti elettrici. il grano per la promozione. Etica personale e professionale ci impon-
I cambiamenti, dunque, non mancano e sono il naturale riflesso di gono di sostenere che Senior è un deciso passo in avanti. In fondo,
un’evoluzione in primis umana: l’artista americana è ormai moglie e loro stessi ci danno ragione: perché come il titolo stesso suggerisce,
madre di due bimbi e ha acquisito, a suo dire, una nuova maturità si tratta di una versione più seria, adulta e rigorosa di Junior. Meno
che traspare da testi in equilibrio tra privato e sociale, ma soprattut- vezzi cantabili, più attenzione alle finezze produttive, all’essenzialità
to da un songwriting solido e ispirato, da musiche che giocano delle soluzioni, a un lavoro nel campo del digitale che sia in grado di
sapientemente con le sfumature: si senta il raffinato, stratificato combinare anima e tecnologia in modo creativo, non solo paraculo.
groove della title track, il bizzarro, esoticheggiante andamento ritmi- La ricerca di trovare una Poor Leno migliore e più barocca è stata
co di Half A World Away, gli archi struggenti e le atmosfere al confi- per anni una zavorra nella crescita artistica del duo norvegese.
ne col folk di It’s Always Summer e Dragon, la graffiante, più energica Qui invece ti capita di sentire un tentativo di per sé meno ambi-
vena sghemba di Doubt e Riley, ballate modernissime (l’adorabile zioso - ricreare una sognante tavolozza ambient, ovvero la traccia
Handed Love) e dallo stampo classico (la conclusiva Miles Away) finale A Long, Long Way - e all’improvviso recuperi tutta la stima,
oppure numeri, tipo Pulling Pieces e Big Goodbye, giocati sull’alter- la simpatia e l’amore per un gruppo che ai tempi di Melody A.M.
nanza schizofrenica fra pieni e vuoti, adagi e improvvise accelerazio- aveva fatto palpitare anche gli scafati, non solo quelli che aveva-
ni. Eppure, in qualche maniera, il cerchio si chiude se 1,000 Years no scoperto l’elettronica da cinque minuti ed erano grati a chi
esce per l’etichetta che aveva pubblicato ben quattro album delle gliela presentava in modo comprensibile (leggi: “tie’, ecco la melo-
stesse Sleater-Kinney. Cento di questi giorni, Ms. Tucker. Anzi, se dia”). Per molti sarà un album interlocutorio, per noi è finalmen-
solo fosse possibile, mille di questi anni. te un ritorno alla forma e alla serietà d’intenti. Avanti così.
Elena Raugei / * * * * Damir Ivic / * * *

Brani: Handed Love, Doubt, Dragon. Brani: The Drug, A Long, Long Way, The Alcoholic.
Altri tre dischi: Sleater-Kinney, The Woods; Cadallaca, Altri tre dischi: Air, Talkie Walkie; Bent, Programmed To Love;
Introducing Cadallaca; Heavens To Betsy, Calculated. Alpha, Come From Heaven.
NEILYOUNG
LE NOISE
DR.JOHN&THELOWER911
TRIBAL
Reprise/Warner Proper
Preceduto da una serie di esibizioni live È sempre rimasto fedele alla sua donna,
in cui venivano provati i nuovi pezzi, Malcolm John Rabbennack, magnifica-
questo disco di Neil Young assomiglia mente imbastardita da amori e umori
in maniera impressionante a un recital. che hanno ragion d’essere solo in quel
Non tanto perché il cantautore (termi- gumbo di alligatori, sincretismo religioso
ne davvero riduttivo, in questo caso) si e spezie che è New Orleans. Iniziava la
fermi a spiegare ognuna delle otto can- sua carriera appena ventenne come tur-
zoni, quanto per il tono intimista e nista per nomi di vaglia quali Joe Tex e
minimale di registrazioni e scaletta, Professor Longhair, fino al 1968, quando
aperto però a esplosioni e divagazioni assunta l’identità dell’ottocentesco ceri-
improvvise e spiazzanti. L’artista, una chitarra che può diventare moniere voodoo Dr. John, si faceva titolare di quel piccolo capolavo-
rumore o lieve accompagnamento, propone uno sguardo narrativo ro di improbabile psichedelia haitiana dal titolo Gris Gris. Più di qua-
e poco ortodosso, come sempre. Ci si aspetta una specie di folk rant’anni dopo - e un uragano Katrina a sconvolgere paesaggi e
stratificato, per esempio, nell’avvio di Hitchhiker, e poi tutto diviene coscienze - e il “night tripper” sente ancora il bisogno di raschiarsi la
sussurro, loop, riverbero. Il merito di questo ambizioso quadro voce dietro il suo pianoforte, a predicare, come in un sermone not-
sonoro, fatto di echi e richiami a ogni tipo di rifrazioni, è da condi- turno da un angolo di Congo Square, quanto sia importante avere
videre con Daniel Lanois, vecchia conoscenza di Young che mette a l’intruglio giusto per tirare avanti senza vendersi l’anima. Feel Good
disposizione uno studio, a Silverlake (Los Angeles), pensato per Music, fratelli, perché è quello che ci rimane; perché anche se ogni
lavorare sui timbri di acustiche, elettriche e basso. traccia di questo disco - come nella migliore tradizione del suo auto-
Se è vero che Jackson Browne in persona invidia i suoni degli stru- re - è impossibile da definire concretamente, col suo essere insieme
menti del Nostro, è altrettanto vero che Le Noise si sorregge sulla jazz, blues, funk e swamp-rock, pare comunque posseduta dagli
suggestione, più che sulla sostanza, senza che ciò sia necessaria- stessi, conturbanti spiriti.
mente un difetto. Con l’eccezione di un paio di brani che rimarranno Significativa, in proposito, la scelta di non imbottire l’album dei soli-
nel repertorio maggiore del canadese (noi puntiamo su Walk With ti ospiti altisonanti - almeno lui… - limitandosi a quel gentiluomo di
Me, un blues da apocalisse, Love And War e Peaceful Valley Blvd., pro- Allen Toussaint, che ha collaborato anche alla stesura di un paio di
babilmente la vetta del disco), ha la meglio un’idea lisergica, quasi, e brani, al sax mellifluo di Donald Harrison e alla slide di Derek Trucks,
ciclica del rapporto fra voce, strumenti e la loro trasfigurazione. Non sapientemente tenuto a freno da un produzione che fa della misura
si tratta, quindi, di un album tirato via, senza rispetto per ascoltatori il punto di forza. Tribal scorre via magnificamente, come un bel viag-
e per se stessi; piuttosto, è una buona esemplificazione dell’inquie- gio meticcio incapace di stancare, orchestrato da un anfitrione che
tudine di chi ha scritto e sperimentato così tanto da poterlo fare non ha mai spacciato onanismo per esotismo e che a logoranti asso-
ancora, e non si pone barriere, se non quelle dei suoi limiti fisici, qui, li a metà pezzo ha sempre preferito un paio di stacchi al cardiopal-
peraltro, tutt’altro che evidenti. Neil Young è stato maestro di tante mo (e magari un ruggito rauco). Un disco fascinoso, pensato e suo-
generazioni di giovani: speriamo che dall’ascolto di Le Noise possa nato con vero amore, capace di atmosfere così diverse e insieme
accendere qualche scintilla pure per chi oggi ha meno di trent’anni e complementari da renderlo a suo modo unico. Proprio come chi ne
suona quel miscuglio di stili chiamato rock. ha tratteggiato la firma in calce.
John Vignola / * * * Carlo Babando / * * * *

Brani: Walk With Me, Love And War, Peaceful Valley Blvd. Brani: Tribal, Lissen At Our Prayer, Music Came.
Altri tre dischi: Lou Reed, Metal Machine Music; Scott Walker, dischi: Funkadelic, One Nation…; Ray Charles, The Genius Sings
The Drift; Neil Young, Re-a-ctor. The Blues; Tom Waits, Mule Variations

QUANDO È TEMPO DI RISCOPRIRE


SLEATER-KINNEY
di Stefano Solventi
minimo ma grande musicalità in quei riff che s’incrociavano grezzi
Dig Me Out (Kill Rock Stars, 1997) nelle prime opere, azzeccando spettacolare quadratura col terzo Dig
Non ho mai amato il termine riot-grrrrls. Ci ho Me Out, dove il suono consegue una pienezza febbrile su cui il canto
sempre letto la voglia, neanche troppo incon- può scapicollarsi, fremere e sferzare. Sempre sopra le righe, le voci di
fessata, di addomesticare la bestiola incazza- Corin Tucker e Carrie Brownstein, e al diavolo i puristi. Stessa urgen-
ta, un bel guinzaglio rosa e giù a cuccia. za per la loro intesa chitarristica, capace di intrecci ritmico-armonici
Quanto alle Sleater-Kinney, non c’è etichetta ingegnosi e concitati, sostenuti dal drumming tosto e puntuale del-
che tenga: sono (state) una grande band. l’esperta Janet Weiss, appena entrata nella band al posto di Lora
Linguaggio veemente e conciso, due chitarre, due voci, la batteria. Macfarlane. Agli indies di stretta osservanza non fece piacere il pas-
Estro post-punk in aggiramento sulle fregole grunge, del quale rap- saggio alla Kill Rock Stars, ma fu una sfiducia più preventiva che
presentarono un controcanto essenziale proprio quando i reduci del obiettiva: al posto della temuta svendita accadde una maturità con-
Seattle-sound si cacciavano in un’autoreferenzialità sempre più mac- vulsa e fiera, che seppe guadagnarsi non certo a caso la benedizione
chinosa. Le tre ragazze, invece, dritte al sodo. Equipaggiamento di tale Greil Marcus. Nientemeno.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

SUFJAN STEVENS
THE AGE OF ADZ
ABE VIGODA
CRUSH
Asthmatic Kitty/Goodfellas Bella Union/Self
C’è stato un momento in cui la creativi- Il disco precedente degli Abe Vigoda,
tà e la prolificità di Sufjan Stevens sem- Skeleton, non ci era dispiaciuto. Al di là
bravano talmente inarrestabili da far cre- delle definizioni da dementi (tropical-
dere che il progetto dei cinquanta dischi punk? ma per favore…), erano apprez-
per cinquanta stati americani potesse zabili il piglio energico, la violenza
essere effettivamente realizzabile; poi, miniaturizzata e l’attitudine genuina-
però, di punto in bianco qualcosa è cam- mente underground, fortificata dal
biato, e dal 2005 a oggi lo statunitense si senso di appartenenza a una scena cir-
è dedicato soprattutto ad attività in qual- coscritta, quella relativa al club losan-
che modo collaterali (produzioni, colla- gelino The Smell, sorta di vera e pro-
borazioni, sonorizzazioni). Fino a quando, lo scorso agosto, è com- pria officina artistica “di base”. Nei due anni trascorsi da quel
parso in Rete - ma è prevista entro l’anno anche una sua versione fisi- disco, il gruppo ha cambiato batterista ma soprattutto ha riformu-
ca - il lungo ep All Delighted People, seguito nel giro di poche setti- lato completamente i suoi parametri sonori. Il risultato? Sono
mane da questo nuovo, atteso album. diventati praticamente inascoltabili.
In un certo senso, The Age Of Adz rappresenta il lavoro più corag- Il problema di fondo è solo uno, e cioè che gli Abe Vigoda hanno sco-
gioso e difficile dell’artista, che per l’occasione ha voluto spingere il perto i synth e gli anni 80. E si sa che i synth e gli anni 80 in mano
proprio spumeggiante pop orchestrale in una direzione diversa, ibri- alla gente sbagliata (cioè quasi tutti) sono come il whisky per i pelle-
dandolo e sporcandolo quanto più possibile con l’elettronica. Spesso rossa: una sciagura. I modelli della band sono diventati i Duran
infatti i brani nascono da battiti robotici, tappeti di tastiere o sinte- Duran e gli OMD, quando va bene. Quando va male, i Killers. La
tizzatori al limite del rumore, per poi progressivamente umanizzarsi ricetta è facilmente intuibile: sciabolate di elettronica ottusa e indi-
grazie a melodie ariose e all’uso massiccio di archi, fiati e cori. Lo sponente (com’è che si diceva? that fascist groove thang? ecco, quel-
stile compositivo, in sostanza, è lo stesso dei vari Michigan o Illinoise, lo), voce teatrale da Peter Murphy con la gastrite, atmosfere pseudo-
ma con la differenza che ora convive con una fortissima componen- gotiche, cupezza new wave tipica di quando la new wave era dege-
te sintetica, inizialmente straniante ma destinata col tempo a rivelar- nerata in uno scherzo di cattivo gusto, look da manichino della
si quantomai gustosa, a patto di non avere del tutto in odio certe Rinascente e soprattutto un mare di riverbero. Riverbero dappertutto.
kitscherie anni 80. Pur con qualche eccesso e caduta di tono, se il pro- Come se bastasse quello, o qualche altro effettaccio, per trasformare
gramma terminasse alla decima canzone staremmo qui a parlare di la merda in oro. Sarebbe molto più semplice scrivere buone canzo-
un ritorno pienamente soddisfacente, o quasi. E invece, a chiudere il ni, ma pare che gli Abe Vigoda si siano dimenticati come si fa. Se
discorso vi sono i venticinque minuti di Impossible Soul, sorta di hanno deciso che il massimo della vita, nel 2010, è trasformarsi in un
disco dentro il disco in cui momenti di celestiale perfezione pop si gruppo new romantic, buon per loro. Ma almeno evitino di dichiara-
alternano ad abissi inenarrabili di cattivo gusto (e un auto-tune da re tutti impettiti di essere ispirati dalla “cold wave e dalla minimal
lavori forzati) che fanno inevitabilmente ritoccare il giudizio verso il wave alla Arthur Russell”. Il poveretto si starà ribaltando nella tomba.
basso. Perché anche il genio più puro, senza senso della misura, può Il fatto è che stroncare questa robaccia oggi è persino inutile. Andava
farsi prendere la mano e combinare pasticci. stroncata, possibilmente sul nascere, venticinque o trenta anni fa.
Aurelio Pasini / * * Carlo Bordone / • •

Brani: I Walked, Too Much, Futile Devices. Brani: nessuno


Altri tre dischi: Patrick Wolf, The Magic Position; Owen Pallett, Altri tre dischi: Visage, The Anvil; Duran Duran, Duran Duran;
Heartland; Rufus Wainwright, Release The Stars. Faint, Fascination.
PONTIAK
LIVING
RAY LAMONTAGNE
GOD WILLIN’…
Thrill Jockey/Self RCA/Sony
Figli eccellenti della provincia e del Spesso, quando si ha a che fare con lin-
decentramento, i fratelli Carney sono guaggi quali country o folk, si tira in
un trio di stacanovisti che - al quinto ballo l’aggettivo “polveroso”: un po’ tut-
album, più un mini e un 12” nell’arco di to ciò che ha a che fare con le radici degli
un lustro - non ha sbagliato nulla e può Stati Uniti si porta dietro vento e polve-
infine abbracciare la maturità. Lo com- re. Invece, ascoltando la musica di Ray
provano i due mesi trascorsi nel gra- LaMontagne, è piuttosto l’aggettivo “im-
naio da loro stessi adibito a studio di polverato” quello che si dovrebbe usare:
registrazione invece della normale set- invisibili corpuscoli che si depositano a
timana e l’attenzione estrema ai detta- proteggere e rendere opachi suoni e
gli di quelle che, a un ascolto distratto, sembrerebbero le “solite” parole persi a metà tra la terra e il cosmo, come a conservarli in uno
atmosfere e le “solite” melodie. Sarebbe tuttavia un errore lasciar- stato di storicità assoluta. E così una poesia costruita con sei corde e
si condizionare dalla fretta e non accorgersi di come i virginiani accenni d’armonica, come Like Rock And Roll & Radio, ha già il respi-
siano sempre guidati da urgenza espressiva e sincretismo: se infat- ro di qualcosa che rimarrà, e ancora meglio che già c’era ma non ce
ti Young e This Is Living sono rugginosi compendi hardelici, l’esecu- la ricordavamo più, persi come siamo tra rumori e urla giornaliere.
zione e il cantato rivelano un approccio “post” a questo punto Eccola di nuovo; faremo bene a tirarla fuori ogni volta che ne avremo
caratteristico. Il tono discreto e sornione di chi, giocando con le bisogno: a rispolverarla, appunto. Come quelle linee di basso in This
certezze dell’ascoltatore, sa bene che riproporre uno stile in manie- Love Is Over, tra un soul crepuscolare e una ballata agreste in diveni-
ra calligrafica è operazione priva di significato. re, ma che riesce miracolosamente a restare a metà di tutto, sorretta
In possesso di talento e visione, i Pontiak preferiscono aggiungere dalla voce pastosa del suo autore, che ancora una volta non fa segre-
qualcosa di personale al canone e spostarne poco più avanti i confi- to di tutto l’amore per la black music e Sam Cooke in particolare. Non
ni. Da trovare in ciò lo scarto che li separa dalla maggior parte dei stupirà però incontrare subito dopo una Old Before Your Time che
colleghi: nelle Thousand Citrus e Algiers By Day che trasformano lo profuma di malinconico country Sixties, o ancora una title track - God
zolfo di Tony Iommi in acidume da California ’68 e viceversa; in spe- Willin’ & The Creek Don’t Rise - aperta da un immenso riff suonato
rimentali parossismi che, mutatis mutandis, serbano memoria di insieme da due pedal steel che sembra quasi come se il giovane
certi Thin White Rope col sorriso sulle labbra (And By Night, Second Robert Fripp fosse stato miglior amico di John Denver. A neanche
Sun); nella morbida eco dei Pink Floyd più estatici che si affaccia quarant’anni, Ray LaMontagne si conferma indiscutibilmente nome
dalle pigre ballate Forms Of The e Beach. Altrove, la tenebrosa Lemon centrale dell’attuale scena cantautorale d’oltreoceano: ma della
Lady omaggia gli Stooges però guarda ai primi Settanta, mentre un migliore, quella che è impossibile incanalare in un genere solo, ma
gioiello sinuoso e cinematico della caratura di Pacific potrebbe - riesce a muoversi abilmente tra uno e l’altro senza perdere la propria
senza quel filo d’ansia… - appartenere al repertorio dei Friends Of forza stilistica e senza risultare in alcun modo derivativa. Il suo non
Dean Martinez. Stato dell’arte di un rock chitarristico arguto e insie- è rimasticare e abbellire pezzi di storia, ma piuttosto un mettere insie-
me muscolare, Living eleva un passato illustre a modello evitando me tessere sparse di un enorme, personalissimo affresco bucoli-
nostalgia e revival. Possano i suoi artefici deliziarci ancora a lungo. co/metropolitano che è insieme passato, presente e futuro.
Giancarlo Turra / * * * * Carlo Babando / * * * *

Brani: Lemon Lady, Pacific, Forms Of The. Brani: Like Rock…, This Love Is Over, Are We Really Through.
Altri tre dischi: Engine Kid, Angel Wings; Motorpsycho, Demon Altri tre dischi: Crosby Stills & Nash, CS&N; Jeff Buckley, Grace;
Box; Thin White Rope, Sackfull Of Silver. Bert Jansch, L.A. Turnaround.

RETROSPETTIVAMENTE
THIEVERY CORPORATION
Quando è tempo di raccogliere
pari l’esordio Sounds From The Thievery Hi-Fi, si va
It Takes A Thief (ESL Music) senza alcun criterio cronologico dall’interessante The
Nell’ampio campo della musica elettronica i “best of” Mirror Conspiracy (ricordate Lebanese Blonde, il sin-
sono parecchio gettonati. Onesti e premurosi, persino golo più famoso interpretato da Pam Bricker?) al più
Rob Garza ed Eric Hilton hanno rotto gli indugi e sele- ambizioso The Richest Man In Babylon (ricordate la
zionato sedici brani per rappresentare la loro carriera, collaborazione con Emiliana Torrini per Until
in una raccolta indirizzata in maniera esplicita ai neo- Morning?), dall’altisonante parata di ospiti di The
fiti. Il duo di Washington, fondatosi esattamente Cosmic Game (se non ricordate i featuring di Wayne
quindici anni fa, è salito alla ribalta grazie a un’ele- Coyne, Perry Farrell e David Byrne, peggio per voi: le
gante miscela di dub, jazz, lounge, downtempo, bossa nova, hip tracce in questione non sono state incluse) fino all’ultimo, non
hop, ingredienti multietnici e occasionali messaggi sociopolitici. irresistibile Radio Retaliation. In chiusura, l’inedita The Passing
La scaletta sintetizza così quanto avvenuto nel corso di cinque Stars, affidata di nuovo alla Bricker: che porti fortuna o che le
album di studio, pubblicati tra il 1997 e il 2008: saltando a piè buone stelle siano ormai passate per sempre? Elena Raugei

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

BAD RELIGION
THE DISSENT OF A MAN
ALOE BLACC
GOOD THINGS
Epitaph/Self Stones Throw /Goodfellas
Quasi impossibile immaginare, ai Lunga la gavetta dell’oggi trentunenne
tempi, che i Bad Religion avrebbero un Egbert Nathaniel Dawkins III e consu-
giorno festeggiato il trentennale di car- mata in massima parte assolutamente
riera, e soprattutto ancora illuminati da sottotraccia. Se con questo californiano
una vitalità e da una voglia che ha più o di origini panamensi non avete familiari-
meno del miracoloso. E la ricorrenza è tà alcuna, se persino il nome vi risulta
stata onorata a dovere, con un tour sconosciuto, beh, la colpa non è vostra
mondiale (si veda il live scaricabile gra- quanto di un artista che a sbocciare ci ha
tuitamente dal sito della band) e ora con messo parecchio. Dieci anni in duo negli
The Dissent Of A Man, quindicesimo Emanon con l’amico DJ Exile per arriva-
album propriamente detto in una produzione nella quale - altro mira- re alla fine a pubblicare la miseria di un ep e un album dei quali non
colo! - si fatica a trovare un titolo “minore”. Il gruppo di Los Angeles si accorgeva nessuno, ma veramente nessuno. Per poi esordire in
è a tutti gli effetti, e non da adesso, un monumento del punk, del- proprio come Aloe Blacc nel 2006, già su Stones Throw, con Shine
l’hardcore, del rock “anti-establishment” (nonostante nel suo passato Through e vedere scrivere dappertutto (cioè: nei pochi posti dove se
ci sia anche un contratto major): con un sound inconfondibile ma ne scriveva) che le due cose in scaletta nettamente migliori erano le
ricco di sfumature a dispetto della sua apparente monoliticità, con cover dell’immortale A Change Is Gonna Come di Sam Cooke (adat-
testi “educativi” e di enorme spessore, con un’immagine di famiglia tata come Long Time Coming) e Ordinary People di John Legend (tra-
non intaccata dalle varie defezioni temporanee e definitive. Non c’è dotta in spagnolo come Gente ordinaria). A proposito di cover: bel-
insomma da stupirsi che i “ragazzi” siano visti da taluni come una - lissima quella di Billie Jean di Michael Jackson che non faticherete a
ehm - religione: un fatto lusinghiero ma certo sconveniente per chi ha trovare in Rete, una faccenda di pochi mesi fa che faceva compiere al
costantemente esortato i propri fan a pensare con la loro testa. Nostro un salto quantico di categoria. Non ci avesse pensato quel
Prodotto come il suo predecessore da Joe Barresi,The Dissent Of A Jacko girato in blues avrebbe provveduto la Femme Fatale che divide
Man offre la solita micidiale sequenza di assalti popcore feroci e tra- a metà il programma di Good Things. Esatto, quella dei Velvet: resa -
volgenti, comunque caratterizzati da marcati accenti melodici, con cerchio che si chiude - come se Lou Reed fosse stato Sam Cooke.
qualche inserimento di brani dove le tensioni si allentano lasciando D’accordo: ci troviamo improvvisamente fra le mani uno spettacola-
spazio a trame meno compatte e più accattivanti in senso “pop” re interprete. Ma… l’autore? Good Things lo vede cresciuto tantissimo
(sfacciata, a tal proposito, la conclusiva I Won’t Say Anything): nulla anche sotto questo profilo, a partire da un iniziale I Need A Dollar che
che i nostri eroi non abbiano già proposto, certo, ma le penne di lo certifica novello Gil Scott-Heron prima che Hey Brother e Life So
Greg Graffin e Brett Gurewitz appaiono particolarmente ispirate… e Hard facciano venire il dubbio che sia invece un risorto Curtis
constatare che quasi tutte queste quindici canzoni potrebbero esse- Mayfield. Quando, in un disco in cui di hip hop è rimasto ben poco,
re trasportate in un album dei ’90 (alcune, anche degli ’80) senza You Make Me Smile fa salire alle labbra il riverito nome di Marvin
alterarne gli equilibri è senza dubbio un eloquente attestato di come Gaye il sospetto diviene certezza: Aloe Blacc può ricordare tanti ma
i Bad Religion, trent’anni dopo, rimangano qualcosa di assoluta- è solo lui stesso. Pochi hanno cantato il soul con una simile credibi-
mente unico. Per sempre, gloria. lità in questo XXI secolo.
Federico Guglielmi / * * * Eddy Cilìa / * * * *

Brani: The Resist Stance, Pride And The Pallor, Avalon. Brani: I Need A Dollar, Femme Fatale, You Make Me Smile.
Altri tre dischi: Bad Religion: Stranger Than Fiction; Bad Altri tre dischi: John Legend, Once Again; GilScott-Heron,
Religion, Generator; Bad Religion, New Maps Of Hell. Reflections; Bill Withers, Just As I Am.

Semper biot si è rivelato uno degli album italiani più


Edda: in orbita! punto del programma “In Orbita” di Ricky ed Elisa
intensi del 2009, veicolato da performance catartiche, Russo. A supportare l’artista milanese, al microfono e
squarciabudella. Dopo tredici anni di assenza dalle alla chitarra acustica, troviamo Andrea Rabuffetti alla
scene, insomma, un ritorno inaspettato e in grande mandola e Stefano De Gennaro alle percussioni,
stile, per l’ex-Ritmo Tribale Stefano “Edda” Rampoldi, all’omnichord e alla kalimba. Gli arrangiamenti sono
che aveva già avuto il merito di essere stato uno dei al contempo curati e scarni, con un vago retrogusto
migliori rocker dei ‘90 a cantare, con la sua voce così orientaleggiante che rispecchia la fede in Krishna.
irregolare e sui generis, nella nostra lingua. Dispo- Oltre a quattro episodi tratti dal succitato esordio soli-
nibile esclusivamente sul sito dell’etichetta Niegazo- stico (Fango di Dio, Snigdelina, la viscerale L’inna-
wana, in formato liquido su iTunes o ai concerti e comunque morato e Io e te, con un testo scritto a quattro mani con la con-
provvisto di un bell’artwork a cura di Andrea Rodriguez, il conci- troversa Isabella Santacroce), segnaliamo una personale cover
so ep - cinque brani - In orbita è stato registrato lo scorso 13 di Moltheni, Suprema, che si lega bene con il resto del reperto-
marzo durante un live a Radio Capodistria, all’interno per l’ap- rio. A presto. Elena Raugei

83
UNDERWORLD
BARKING
OF MONTREAL
FALSE PRIEST
Cooking Vinyl/Edel Polyvinyl/Goodfellas
Sono due persone cortesi, Karl Hyde e Ogni album degli Of Montreal è parago-
Rick Smith. Cortesi e umili. Dopo un nabile a un giro su un ottovolante: i colo-
disco di rara inutilità e loffiaggine come ri vanno in centrifuga e le prospet-
Oblivion With Bells, per tirarsi fuori dalle tive mutano in continuazione. Skeletal
secche creative hanno chiesto aiuto a Lamping del 2008 non era stato forse un
vari collaboratori: tipo, noi creiamo il successore all’altezza di Hissing Fauna,
canovaccio e canticchiamo la canzone, Are You The Destroyer? del 2007? Sta-
vi mandiamo il tutto e voi rifinite un po’ volta sono trascorsi un paio d’anni tra
- mi raccomando, tranquilli, mettete un lavoro e l’altro, ma al solito il deus ex
pure i vostri classici marchi sonori, è machina Kevin Barnes non ha lesinato in
proprio per questo che vi abbiam cercato. Sì, è andata così, il risul- proclami altisonanti indicando come influenze Parliament-Fun-
tato finale parla chiaro. Di positivo, nell’operazione, va detto che c’è kadelic, l’immancabile psichedelia, l’R&B e la no wave degli ’80. Co-
in effetti una specie di quadratura del cerchio: le canzoni dove si col- prodotto assieme a Jon Brion, False Priest assicura cinquanta minuti
labora con Dubfire hanno un riconoscibilissimo marchio Dubfire abbondanti di divertimento costante: da un parte si torna a preferire
(tech-house rotonda), idem quelle con High Contrast (drum’n’bass una ricca strumentazione, comprendente piano e archi, suonata nel
non serrata ma aerea e avvolgente), lo stesso quella con Paul Van senso classico del termine, dall’altra si propende per una contagiosa
Dyk così come quelle con Mark Knight e D. Ramirez (ecco far capo- essenza funk-dance. La collaborazione con Janelle Monde - da poco
lino la trance che piace tanto alle eurogenti); al tempo stesso, però, all’esordio solistico, curato, tra gli altri, dallo stesso Barnes - dà
in ogni singola traccia non manca il sapore di Underworld, sì. buoni frutti nella spumeggiante Our Riotous Defects ed è funzionale
Ok. Qui finisce il positivo. Perché se è vero che queste iniezioni ester- nella radiofonica Enemy Gene, mentre la partecipazione di Solange in
ne di creatività producono alla fine un po’ di sugo in più rispetto al Sex Karma suona pleonastica.
lavoro precedente, è anche vero che Barking è, beh, tutto tranne che Sin dalla traccia d’apertura I Feel Ya’ Strutter e dal primo estratto
un grande album. Salviamo la collaborazione col duo Appleblim/Ed Coquet Coquette, si capisce però che la ricetta della band georgiana
Tourettes, una interessante fusione di electro e Nyman, ma per il funziona ancora una volta alla grande, perché in media è pratica-
resto si galleggia sempre tra il sufficiente e l’insufficiente. La fiamma mente impossibile restare fermi, non farsi contagiare dalle ritmiche
dell’ispirazione pare proprio essersi spenta, i tentativi di rianimarla stroboscopiche, dalle melodie super-catchy dei ritornelli, dalle eccen-
rendendo più pop e melodiche le parti vocali sono, in tutta sincerità, triche esplosioni elettriche. Non è da tutti frullare la blackness sua-
controproducenti. Chi scrive trova che Beacoup Fish sia uno dei dente del miglior Prince, gli esperimenti del Beck di Midnite Vultures,
dischi fondamentali nella storia dell’umanità, quello successivo e i Flaming Lips di At War With The Mystics, certe intuizioni dei Super
quelli precedenti quasi. Potete ben capire quindi con quanto dispia- Furry Animals, lo spirito di contaminazione dei Fiery Furnaces, il
cere gli tocchi assistere agli ultimi spasmi creativi incolori, permeati groove dei !!! o i ritornelli ammiccanti degli Scissor Sisters meno
peraltro di buona fede (appunto: l’umiltà di chiamare altri a darti una sputtanati. Farlo al decimo capitolo di studio, preservando un’origi-
mano per farsi rinfrescare un po’ le idee). Siamo buoni, e trasfor- nalissima visione stilistica, è un’impresa. Ma che si avesse a che fare
miamo la palla in stellina. Ma forse è già troppo. con un genietto del pop contemporaneo è cosa risaputa.
Damir Ivic / * Elena Raugei / * * *

Brani: Scribble, Hamburg Hotel, Grace. Brani: Our Riotous Defects, Like A Tourist, Famine Affair.
Altri tre dischi: Timo Maas, Pictures; Deep Dish, George Is On; Altri tre dischi: Of Montreal, Hissing Fauna…; Flaming Lips, At
Jakatta, Visions. War With The Mystics; Beck, Midnite Vultures.

L’UNIONE FA LA FORZA
VERTICAL INTEGRATION
Compilation e tributi
no il post-rock; Gareth Dickson (collaboratore di Vashti
(Second Language) Bunyan e Max Richter) si esalta con un brano che sareb-
Artista poliedrico come pochi, Glen Johnson - la mente be perfetto per un tributo a Nick Drake (Once Upon) e i
dei Piano Magic - ha da alcuni mesi creato la Second Tunng incantano con le atmosfere acustiche di Run Turn
Language, etichetta dedita alla valorizzazione di suoni Follow. È tra le seconde, tuttavia, che s’intuisce appieno
perennemente in bilico tra pop, slo-core ed elettronica. la validità e l’eleganza della raccolta, giacché sono Olof
Sul prezioso Vertical Integration c’è posto per diciasset- Arnald, collaboratore di Björk, gli svedesi Tula, i califor-
te tra vecchie conoscenze della scena indie e nuove pro- niani Women & Children, il piano di Anne Rose Carter, i
messe. Tra i primi, Pete Astor (ai tempi della Creation Klima e Our Broken Garden a realizzare composizioni
con The Loft e The Weather Prophets, più di recente con The introspettive e circolari capaci di generare enorme aspettative in
Wisdom Of Harry ed Ellis Island Sound) e Robin Saville degli Isan vista dei rispettivi lavori “lunghi”. Il tutto racchiuso in un libretto di
lasciano il segno con Tree Of Birds e Wesley’s Finger, ballate nottur- grandi dimensioni (ovviamente in edizione limitata) con interviste e
ne, minimali ed intimiste, mentre i Junkboy con armonie che sfiora- curiosità su tutti i musicisti coinvolti. Gabriele Pescatore

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

SUPERCHUNK
MAJESTY SHREDDING
TAMEIMPALA
INNERSPEAKER
Merge Modular
I Superchunk sono forse la quintessen- Per qualcuno, fare musica (neo)psi-
za della band di culto. Un gruppo per cui chedelica significa applicare un’attitu-
la parola indie ha ancora un senso e che dine espansiva e allucinata, una sorta di
fa musica solo quando c’è qualcosa da pensiero laterale che obbliga a dilatare i
dire (mancavano da nove anni e non si parametri entro i quali si produce - e si
sono mai sciolti). Nelle loro canzoni c’è percepisce, perché la vera esperienza
tutto l’alternative rock delle college radio, lisergica è sempre una strada a due cor-
il punk uscito dalla stagione del DIY e le sie - il suono. Con o senza chitarre, con
melodie di chi ha mandato a memoria o senza droghe. Per qualcun altro, inve-
migliaia di dischi sia come ascoltatori, ce, è una pura questione di strumenti
sia come discografici (Mac McCaughan e Laura Ballance gestiscono vintage, pedali wha wha, peana fuori tempo massimo all’LSD, grafi-
la Merge, etichetta che ha lanciato gli Arcade Fire). Majesty Shredding ca floreale e copertine solarizzate. Lo spirito e la lettera, come sem-
riparte da dove li avevamo lasciati: melodia, potenza, attitudine, pas- pre. Chi scrive col tempo ha imparato ad apprezzare sempre più le
sione. Scaletta che si snocciola con entusiasmo da adolescente, derive psych del primo tipo, rintracciabili magari nel folk più storto o
pugni in aria e urla di gioia. E chi pensa che il riff di Throwing Things nell’elettronica meno rigida, anche perché di quelle del secondo - le
sia una delle cose più belle dei ’90 si spellerà le mani su Crossed copie conformi del modello Sixties - ne ha ascoltate talmente tante
Wires, chi si lanciava nel pogo con Precision Auto salterà ripensando da non riuscire più a distinguerle una dall’altra. Insomma: revivalisti,
a quei giorni su Diggin’ For Something e chi urlava facendo “air gui- girate al largo. Poi però ti trovi davanti a un disco come questo Inner-
tar” su Hyper Enough troverà soddisfazione in My Gap Feels Weird. speaker, esordio sulla lunga distanza di un trio australiano con un
Ma la verità è molto semplice: questo disco è esaltante. È uguale a nome orrendo, e ci sei di nuovo dentro fino al collo. E scopri che di
tutto quello che i Superchunk hanno fatto in carriera e proprio per immagini solarizzate, wah wah, phaser, voci lennoniane inginocchia-
questo va lanciato a tutto volume sullo stereo. I discorsi su cosa è te davanti al totem di Tomorrow Never Knows, distorsioni valvolari,
meglio e cosa è peggio valgono fino a un certo punto perché quan- trasognate atmosfere floydiane, occasionali vampate heavy-blues e
do parte il ritornello di Slow Drip è proprio il suo essere un riassun- suoni in technicolor che fluttuano otto miglia in alto e intanto ti tra-
to della carriera dei Dinosaur Jr. a imporre la ripetizione coatta. E il sportano nella quinta dimensione… beh, insomma, di roba così non
mood di Learned To Surf è quello del pezzo generazionale che pote- ne hai mai abbastanza.
va essere il più grande di sempre. Insomma, tanta roba. Questi ragazzi di Perth potrebbero essere sbucati freschi freschi
L’ultimo pezzo del disco è Everything At Once. Ed è un capolavoro. dalla Roundhouse una sera del 1968, dopo aver scaricato gli stru-
Una canzone che da sola vale la carriera di un migliaio di gruppi. Il menti ai Pretty Things o ai Blossom Toes, oppure essere appena par-
vertice della scrittura di Mac e soci. Tutto quello che sono stati i titi in tour con i Rain Parade e i Plasticland nel 1985, oppure ancora
migliori anni della loro vita e tutto quello che hanno ancora da dire. aver finito di incidere un flexi disc con i Sundial nella Londra obnu-
“A song about nothing”, dicono loro. Ma in quel nothing ci sono tutti bilata dalla foschia shoegaze. Invece sono coetanei degli MGMT e
i sogni infranti di una generazione che ancora non ne ha abbastanza nonostante tutto suonano musica psichedelica. Quella musica psi-
delle chitarre, delle melodie e delle canzoni che valgono una vita. chedelica. Totalmente revivalista, ma assolutamente fantastica.
Hamilton Santià / * * * * Carlo Bordone / * * * *

Brani: Everything At Once, Learned To Surf, My Gap Feels Weird. Brani: Made Up Your Mind, Solitude Is Bliss, Alter Ego.
Altri tre dischi: Lemonheads, It’s A Shame About Ray; Dinosaur Altri tre dischi: Beatles, Revolver; Moffs, The Moffs; Dungen,
Jr., Green Mind; Sugar, File Under Easy Listening. Skit I Altt.

Black Heart Procession: nuovo (non) album


Ufficialmente sarebbe un mini, ma i minuti sono quasi dente ancora prima di ascoltarlo - basta gettar l’occhio
quaranta ed è praticamente tutto mai sentito prima ai crediti e si fa un salto sulla poltrona, notando accan-
questo Blood Bunny/Black Rabbitt (Temporary Residen- to a Freeze la scritta “remix by Lee Scratch Perry” - che
ce/Goodfellas): come fare a non considerarlo il settimo immaginando che da qui possa partire una storia
album dei Black Heart Procession? Semplice, basta dar nuova per il duo. Che, per quanto abbia sempre
retta agli artefici. Pronti al mese di maggiore visibilità mostrato un buon eclettismo, non era mai stato - in
mediatica di cui abbiano mai goduto per via della con- senso lato - così “psichedelico” come in questi tre ine-
comitante pubblicazione (a tredici anni dal predecesso- diti più cinque remix di cui però (con l’eccezione di…
re!) di un nuovo lavoro del gruppo da cui il progetto ahem… Drugs) non si trova traccia negli album prima.
nacque, ossia i Three Mile Pilot, Pall Jenkins e Tobias Nathaniel È un percorso con a un’estremità i consueti scampoli di blues e
considerano questo disco interlocutorio. Una possibilità data ai all’altra suggestioni, nevrosi di electro-wave, dub e jungle. Pas-
cultori di ingannare il tempo nell’attesa del settimo album “vero”. sando per i Pink Floyd più cosmici e il Bowie di Low e senza mai -
Avranno di che divertirsi, sia facendo scorrere un disco sorpren- miracolosamente - perdere il filo. Eddy Cilìa

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FUZZY LIGHTS
TWIN FEATHERS
BELSHAZZAR’S
FIND THE LADY
FEAST
Little Red Rabbit One Little Indian/Goodfellas
Nel 2004 i Fuzzy Lights erano unica- La scelta di chiamarsi come un oratorio
mente Xavier e Rachel Watkins, duo di del compositore britannico William
Cambridge, legato anche nella vita, Walton farebbe pensare a un approccio
con un’evidente passione per le speri- noiosamente accademico alla materia
mentazioni e lo slowcore. Sei anni più folk, ma basta dare un’occhiata alla gra-
tardi (con un buon debutto, A Distance fica di questo disco - il settimo album
Voice, alle spalle), la coppia si è tra- dal 1995 - e alle spassose note al suo
sformata in quintetto per realizzare interno per rendersi conto che il duo che
quello che ambisce a diventare uno dei si cela dietro la sigla Belshazzar’s Feast,
migliori dischi dell’anno. Tutto, in ovvero Paul Sartin (voce, violino, oboe)
effetti, è pura eccellenza: dalle canzoni ai riverberi, dalle armonie e Paul Hutchinson (fisarmonica), non ha la minima intenzione di
alle invenzioni di un manipolo di musicisti che ci accolgono con annoiare il prossimo o, ancor peggio, di proporgli una pedante lezio-
uno struggente strumentale, Obscura, sul quale danno sfoggio di ne di musicologia applicata. L’approccio scanzonato e lo humour
assoluta maestria nel creare geometrie i cui punti cardinali si col- molto british che permette ai due di citare i nomi dei più improbabi-
locano tra violini e post rock. Le chitarre di Fallen Trees, poi, tra- li ballerini nel bel mezzo di una hornpipe, facendo seguire l’annuncio
smettono elettricità e (nonostante tutto qui sia movimento) il della presenza di Sua Maestà la Regina dal nitrito di un cavallo non
caos che viene generato è sempre sotto controllo; Through Water deve, d’altro canto, farci cadere nell’errore opposto, non prenderli sul
prende spunto dal rumore che i Sonic Youth degli esordi realizza- serio: entrambi con una lunga esperienza nell’ambito della moderna
vano ad occhi chiusi e culmina in un crescendo rossiniano che scena folk britannica (Sartin ha prestato i suoi strumenti ai
traina The Museum Song, con la sezione archi semplicemente per- Bellowhead e ai qui da noi sconosciuti Faustus), i due si muovono
fetta, di una magia acuita dal senso di rimpianto che evoca lo spi- con passo sicuro all’interno di un repertorio che conoscono come le
rito dei Tindersticks (se vogliamo rimanere in Inghilterra) e dei loro tasche. Lo fanno però con l’evidente obiettivo di condividere le
Dirty Three (se, viceversa, ci si sposta in Australia). I violini, e loro (ri)scoperte con quanta più gente possibile.
qualche frammento distorto di chitarra, tornano su Lucida e La strumentazione è essenziale, arricchita di tanto in tanto da chi-
Shipwrecks; il suono sembrerebbe più marziale, inquadrato all’in- tarra e percussioni, ed è possibile che questo disco non faccia per voi
terno di un canovaccio che non consente troppe libertà; poi, se nomi come Steeleye Span o Albion Country Band non vi dicono
all’improvviso, arrivano cambi di ritmo fulminanti che trasmetto- granché, ma è davvero difficile non farsi coinvolgere dalla resa moz-
no emozioni forti, quasi che lo spirito dei Mogwai si sia per qual- zafiato della tradizionale Turtle Dove, con la voce di Sartin che attra-
che eterno attimo impossessato dei Signori Watkins. Strutture versa i secoli aggrappandosi ai cupi bordoni di fisarmonica e alle
classiche - tra i principali punti di riferimento ci sono Rachel’s e melodie serpentine di oboe, o a Royal Flush/Elephant Stairs, mazurka
Mazzy Star -, arrangiamenti opulenti che mai risultano barocchi, incalzante e un poco sinistra che sembra presa di peso da The Wicker
parti vocali che creano l’infinitesimale equilibrio tra follia e armo- Man. Find The Lady è, come i dischi dei Bellowhead, la dimostrazio-
nia: questo e molto di più è Twin Feathers, album fragile e violen- ne che oggi, come quarant’anni fa, uno dei più sconfinati repertori
to, suonato col cuore e creato con desolati sentimenti. folk può essere tenuto in vita e trafugato dai musei.
Gabriele Pescatore / * * * * Alessandro Besselva Averame / * * *

Brani: The Museum Song, Rituals, Shipwrecks. Brani: Wild Rover, Turtle Dove, Royal Flush/Elephant Stairs.
Altri tre dischi: Mazzy Star, Among My Swan; Rachel’s, The Sea Altri tre dischi: Morris On, Morris On; Bellowhead, Burlesque;
And The Bells; Tindersticks, Tindersticks. Paul Giovanni, The Wicker Man.

Chris Isaak: ancora dal vivo


Ok, sovente si abbiglia in maniera improponibile. d’anni dal suo primo e unico disco dal vivo (Live In
Ok, lo sguardo languido da bambolotto anni 50 può Australia), l’artista californiano dimostra di avere
anche non andarvi a genio. Però se vi è capitato di ancora assai da dire in materia di on stage perfor-
vedere una puntata del “Chris Isaak Show” - andato mance con Live At The Fillmore (Mailboat), diciasset-
in onda in tarda serata anche dalle nostre parti, te tracce registrate nell’ottobre del 2008 davanti al
qualche tempo fa - scoprirete che non solo è lui stes- “suo” pubblico, quello del Fillmore Auditorium di
so a prendersi bonariamente in giro, ma riesce anche San Francisco. Sarà per questo ma la serata si rivela
a far ridere gli altri. Sulle doti del musicista non c’è una di quella in cui l’interazione tra musicista e
da discutere: oggi è forse l’unico in grado di coniu- ascoltatori è tutta sul piano di co-protagonismo piut-
gare con tale successo un atteggiamento sornione tosto che di subordinazione, con un serrato e diver-
alla Elvis ’68 Comeback e un’accalappiante cifra stilistica in conti- tito dialogo tra le parti, capaci di coinvolgere in improbabili
nuo rimbalzo tra rock, blues e pop. Chris Isaak insomma non è il sketch anche il resto della band. Una bella festa in puro Fifties
primo venuto, ma nemmeno il primo a voler andar via: a un paio style con più di un momento degno di nota. Carlo Babando

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

WOLF
STEEPLE
PEOPLE LES SAVY FAV
ROOT FOR RUIN
Jagjaguwar/Goodfellas Wichita/Cooperative
Ciò che implicitamente i Wolf People I Les Savy Fav non hanno mai goduto
chiedono a quanti si avvicinano alla loro della meritata considerazione, forse per-
musica è di lasciarsi alle spalle il presen- ché il frontman Tim Harrington non pos-
te e il passato prossimo, per immerger- siede un bel visino pulito, indispensabi-
si fin sopra ai capelli in un mare acido di le per essere agilmente sbattuto sulle
psichedelia, nel quale confluiscono sfer- copertine delle riviste trendy. Fatto sta
zate acid-rock di scuola californiana, che il quintetto newyorkese ha procedu-
cavalcate psych-folk dall’inconfondibile to per sentieri di culto sino all’eteroge-
sapore albionico, blues ai confini con neo Let’s Stay Friends del 2007, quarto
l’hard rock, ma anche saturazioni che se vero e proprio album di studio che ha
non arrivano ai livelli dei Blue Cheer poco ci manca e, tanto per non relativamente fruttato maggiori visibilità e riscontri: un risultato spe-
farsi mancare niente, qualche divagazione strumentale vicina ma culare all’apertura verso l’esterno che ne aveva caratterizzato la rea-
non troppo al prog. Un magma denso, urticante, da avvicinare con lizzazione, con il coinvolgimento di musicisti provenienti da Fiery
cautela perché il pericolo, in casi simili, è quello di cadere nella Furnaces, Enon, Broken Social Scene, Modest Mouse o Unicorns.
maniera o nel calligrafismo più becero. Invece il quartetto inglese Root For Ruin riparte, come intuibile dal titolo, da un’esigenza ben
non solo evita i suddetti rischi, ma riesce a trasformare il più aperto precisa: condensare quanto sviluppato nel corso di oltre una dozzi-
passatismo in una proposta animata da una vitalità inarrestabile. na d’anni di attività discografica, tornando alle proprie, abrasive radi-
Già autori di una serie di singoli a tiratura limitatissima (recuperabi- ci sonore e concentrandosi su se stessi una volta resosi conto di
li nella raccolta Tidings, in solo vinile o mp3, anch’essa marchiata “divertirsi a fare l’amore l’uno con l’altro più che con un gruppo di sco-
Jagjaguwar), per registrare il loro primo vero album i britannici si nosciuti”. Chitarre elettriche iper-dinamiche, basso scattante e batte-
sono rinchiusi in un casolare nella campagna gallese, ottenendo ria poderosa sono così al rapido servizio di undici canzoni che
come risultato un lavoro dalla notevole coesione di fondo, pur nella potrebbero essere catalogate all’ideale voce artcore, dato che gli
ricchezza di sfumature e soluzioni. Apre il programma una Silbury ingredienti principali sono sonorità post-hardcore e un’attitudine
Sands che mette insieme riff granitici e melodie che paiono vecchie arty che risale ai tempi della Rhode Island School Of Design, fre-
di secoli; il flauto di Tiny Circle, poi, fa inevitabilmente pensare ai quentata in gioventù da tutti i componenti. Ma c’è di più: rock in ere-
Jethro Tull, mentre Morning Born è una ballata dalle cadenze folk che dità dai Fugazi che sa aprirsi in ritornelli melodici, persino orecchia-
si ingrossa fino a sfociare nella tempesta sonica Cromlech. Un sali- bili e spirali di groove alla Fall, deliranti cartucce incise in presa diret-
scendi dinamico che prosegue lungo tutta la scaletta, per culminare ta, millimetrici intarsi strumentali, cori punkeggianti e risucchianti
in una riuscitissima rilettura della ballata tradizionale Banks Of Sweet vortici di rumore. Al tempo stesso lucidi e deliranti, compatti e casi-
Dundee, la cui ancestrale classicità viene scossa ma mai abbattuta da nisti nelle loro inafferrabili inquietudini di fondo, selvaggiamente
scariche elettriche via via più intense. Il miglior finale possibile per goliardici e intellettuali. Forse meno imprevedibili rispetto al recente
un album che ascolto dopo ascolto rivela una solidità invidiabile e passato perché appunto più concentrati sulla messa a fuoco della
una cura per i dettagli niente affatto trascurabile. Un debutto esplo- propria indiscussa personalità, ma pur sempre gente che vale la
sivo, che suona come il frutto di una band di veterani. pena continuare a tenersi per amica. Perbacco, se ne vale la pena.
Aurelio Pasini / * * * Elena Raugei / * * *

Brani: Banks Of Sweet Dundee Pt. 2, Silbury Sands, Tiny Circle. Brani: Appetites, Sleepless In Silverlake, Dear Crutches.
Altri tre dischi: Majic Ship, Majic Ship; Edgar Broughton Band, Altri tre dischi: Les Savy Fav, Let’s Stay Friends; Liars, They
Wasa Wasa; Fairport Convention, Liege & Lief. Threw Us All; Fugazi, The Argument.

JAZZ MASTERS DONALD BYRD


di Vittorio Pio
COLEMAN HAWKINS & RAY BRYANT
Live At The Olympia 1958 (Solar/Egea) Complete Recordings (Discovery/Egea)
Un concerto spiritato di cui erano apparse Uno dei sodalizi più ammirati della storia del
delle tracce frammentarie, ora ricomposto jazz è raccolto in questo box triplo. Alla fine
nella sua (aurea) integralità. Byrd era uno dei dei ‘50 Hawkins era ancora al top della
campioni dell’hard bop, colonna di etichette forma, nonostante la rapida ascesa di altri
prestigiose come Blue Note e Prestige. Dopo giganti del sax come Rollins e Coltrane, il suo
la prematura scomparsa di Clifford Brown, tono spiccava per fattura e originalità. “The
molti guardarono alla sua tromba con rinnovata speranza, per la Hawk” aveva individuato in Bryant (piano) e Roy Eldridge (tromba)
maestria improvvisativa e il carisma. Insieme a un magnifico quin- due spalle congeniali, abili nel captare i nuovi fermenti di rinnova-
tetto completato da ex compagni fuoriusciti dai favolosi Jazz mento ma ben consapevoli del grande passato vissuto insieme.
Messengers di Art Blakey, il leader suona con possente vitalità in Furono grandi alfieri dello swing, ma il terreno dove erano imbatti-
una sequenza di sovracuti di apparente (e quasi irritante) facilità. bili era quello di ballad ricche di phatos come April In Paris.

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JAMEY JOHNSON
THE GUITAR SONG
THE LODGER
FLASHBACKS
Mercury/Universal Slumberland
Dopo un album così la tentazione è irre- La cosa bella di un disco inglese è che
sistibile: chiamare questo giovanotto di c’è sempre un buon motivo per parlar-
Enterprise (Alabama, non Star Trek) The ne. Questi hanno il pop nel loro tessu-
Man In Black & White. Il perché è presto to culturale e anche quando tirano fuori
detto: i dischetti sono due (per un’ora e vaccate immonde sono capaci di inseri-
tre quarti complessivi) e, ad anticiparne re qualcosa di interessante. Per fortuna
gli umori, il primo è battezzato Black e il non è questo il caso, perché i Lodger
secondo White. E c’è molto nel primo appartengono a quella schiera di band
che si sarebbe potuto ascoltare da un capace di azzeccare le canzoni che, in
Johnny Cash. Ad esempio le confidenzia- un mondo perfetto, sarebbero singoli
li Cover Your Eyes e That’s How I Don’t Love You, un’accorata Baby di successo assoluto. Sono in tre, vengono da Leeds, e questo
Don’t Cry, una languidissima Heaven Bound. Laddove Set ’Em Up Joe Flashbacks è il loro terzo disco dopo due buone prove acclamate
potrebbe appartenere a Joe Ely e Heartache ai Rolling Stones, ma dalla critica che gli hanno permesso di suonare in giro per il
naturalmente a quelli più innamorati del country e con Gram Parsons mondo (anche grazie alle varie etichette che li sponsorizzano qui e
come complice. A proposito… Se non conoscete o non ricordate là) e far sprecare paragoni sempre più nobili: Wedding Present,
Mental Revenge, potreste pensarla di J.J. Cale. È invece un classico di Orange Juice e così via.
Mel Tillis che proprio Parsons amava eseguire dal vivo e di cui offrì Paragoni meritati, va da sé. Il disco parte con una doppietta killer:
diverse versioni Waylon Jennings. Dal lavoro che ha preceduto di due The Back Of My Mind, puro C86 che avrebbe fatto perdere la testa a
anni questo, That Lonesome Song, Johnson si congedava con un Alan McGee, e Have A Little Faith In People, perfetto riassunto che
brano intitolato con impagabile umorismo Between Jennings And spiega in due minuti scarsissimi quanto gli Housemartins siano stati
Jones, laddove il primo è proprio Waylon e il secondo è George. Non una band fondamentale. Ma in questa mezz’ora ci sono così tanti
solo negli scaffali dei negozi i suoi dischi per via dell’ordine alfabetico spunti che a farne un elenco si esaurisce lo spazio. Non è un caso se
si trovano - sezione country - lì, fra Jennings e Jones, ma spesso nelle il Guardian li ha definiti “una versione agrodolce dei primi James”: i
recensioni il Nostro viene descritto come una via di mezzo fra costo- Lodger non si limitano a riassumere trent’anni di pop d’oltremanica
ro. Il che è alquanto esatto e però lungi dal raccontarlo per intero. in maniera perfetta, istintiva, naturale, ma scrivono melodie fantasti-
Avrete inteso: con l’alt-country come si è delineato dagli Uncle Tupelo che. Lost e Nothing’s Impossibile guardano ai La’s sfidandoli a uscire
in poi, Jamey Johnson non c’entra nulla. È altrettanto lontano dalla nuovamente allo scoperto, Welcome To My World immagina i Go
Nashville più reazionaria, essendo la sua quella degli outlaws alla Between’s che suonano i Vaselines, Stand Up! riaggiorna Bolan in
Jennings, alla Willie Nelson, alla Kris Kristofferson, di cui nel secondo chiave indie vecchia maniera e Running Back Home To You sembra la
dei cd che danno vita a questo suo terzo album rifà For The Good canzone che Ed Ball non è mai riuscito a scrivere. Perché tenersi
Times. D’altronde: ve lo immaginate domiciliato da quelle parti il com- sempre stretti? Questo è semplicemente un disco che funziona dal-
pianto Lowell George? Diverse delle tredici canzoni che sfilano in l’inizio alla fine. Che suona come deve suonare e che ogni amante di
White rimandano ai Little Feat più campagnoli. La splendida I un certo tipo di note dovrebbe mandare a memoria: perché sì, di
Remember You in particolare. attuale non hanno niente, ma chi se ne frega.
Eddy Cilìa / * * * Hamilton Santià / * * * *

Brani: That’s How I Don’t Love You, Heartache, I Remember You. Brani: The Back Of…, Have A Little Faith…, Nothing’s Impossibile.
Altri tre dischi: Johnny Cash, Is Coming To Town; Waylon Altri tre dischi: James, Ring The Bells; The La’s, The La’s;
Jennings, Lonesome…; George Jones, Nothing Ever Hurt Me. Housemartins, London 0 Hull 4.

Per amore di Bruce


Parte da lontano, il progetto For You 2 - A Tribute To ti queli JT Van Zandt e Chris Cacavas, questo secondo
Bruce Springsteen: ovviamente da un primo volume, omaggio nazionale a Bruce è articolato in due cd conte-
risalente al 1995 e marchiato Totem/Sony, ma soprattut- nenti in tutto venticinque brani pescati nel repertorio
to dalla profonda passione per la musica del Boss prova- arcinoto e sommerso del piccolo, grande uomo del
ta da Ermanno Labianca: curatore del progetto, autore Jersey: fra i partecipanti, Modena City Ramblers (The
di svariati libri sul suo eroe e sul rock americano, giorna- Ghost Of Tom Joad), Cheap Wine, Brando, Rusties,
lista (anche su queste pagine, negli anni 80) e fresco fon- Andrea Parodi e il trio Daniele Tenca-Marino Severini-
datore della Route 61 Music, il cui obiettivo è sintetizza- Cesare Basile, che interpretano il tradizionale Eyes On
to nello slogan “Americana made in Italy”. For You 2 è The Prize (che Springsteen fece “suo” nelle Seeger
appunto il suo eloquente biglietto da visita, cui farà prestissimo Sessions). Se il buongiorno si vede dal mattino, il cammino sulla
seguito un album di Francesco Lucarelli. Route 61 - nome non casuale: è la lunga highway che segue in larga
Realizzato con grande professionalità, come sottolineano il maste- parte il corso del Mississippi - riserverà non poche sorprese
ring effettuato a Nashville da Alex McCollough e la presenza di ospi- (www.foryouspringsteen.com). Federico Guglielmi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

TRICKY SEU JORGE AND ALMAZ NO AGE


MIXED RACE SEU JORGE AND ALMAZ EVERYTHING IN BETWEEN
Domino/Self Now Again/Goodfellas Sub Pop/Audioglobe
Insomma: il punto, ormai definitivo, è che Molti lo ricorderanno nei panni del surreale Se sei un chitarrista scarso è sufficiente
da Tricky non bisogna più aspettarsi il mor- mozzo de Le avventure acquatiche di Steve trovar un batterista che suoni altrettanto
boso capolavoro. Bisogna abbassare le Zissou, quello che cantava le cover di Bowie male e un terzo disgraziato che pasticci col
aspettative. Bisogna concedergli qualche in portoghese, ma il quarantenne Seu Jorge, laptop, vi mettete a fare casino seppellen-
battuta a vuoto, ad esempio alla Domino oltre a essere attore, ha alle spalle una lunga do sotto coltri di rumore canzoncine punk-
saranno disperati per i soldi che hanno carriera di cantante e songwriter: in patria lo pop che al confronto i Ramones sembrano
dovuto dare ai Daft Punk per infilare in considerano, anzi, uno dei protagonisti del Stockhausen et voilà, siete bell’e che
questo album Kingston Logic, il gangsta edit rinnovamento della samba in ambito pop. intruppati nel nuovo sotto-sotto-sotto-
di Technologic che è più che altro qualcosa Questa volta non è solo: non soltanto per- genere di moda per i prossimi due anni.
tipo una parodia che non fa ridere, più ché quest’album, fin dal titolo, è evidente- Dreampunk, punkgaze, shitgaze, fuzz-pop,
anche qualche altra traccia tipo il jazz per mente il prodotto di una band, ma anche lo-fry: le denominazioni da entomologi
seienni di Come To Me. Bisognerebbe perché in cabina di regia troviamo una vec- musicali si sprecano, ma l’importante è
magari costringerlo a passare più tempo in chia conoscenza, quel Mario Caldato Jr. a che al di là della pletora di incapaci che pre-
studio e a fidarsi di più di maghetti tipo lungo braccio destro dei Beastie Boys. vedibilmente seguiranno il filone ci siano
Switch, che al precedente Knowle West Boy L’obiettivo del disco, dimostrare “quanto può almeno un paio di caposcuola decenti. In
aveva dato il calcio giusto, trasformandolo essere potente la musica soul brasiliana”, è questo caso, è evidente quanto Japan-
in un gran bel disco. Qua vuol fare (quasi) sostanzialmente riuscito: un soul dallo droids e No Age siano un bel po’ di span-
tutto da solo e a modo suo, Tricky, e i limi- sguardo molto ampio, però, che di volta in ne sopra agli altri. Dopo l’exploit dei primi,
ti si vedono. Ma quando si butta sul blues volta aggancia il dub (la irresistibile cover i secondi rilanciano con questo secondo
obliquo e urbano (Every Day, Early Bird) o della kraftwerkiana The Model), elettrifica album, a seguire l’apprezzato Nouns e la
sul mezzo dub mezzo rock (Ghetto Stars) il cenni di bossa (Saudosa Bahia), disegna raccolta di singoli Weirdo Rippers. Più spa-
nostro buon vecchio Adrian dimostra che, traiettorie tanto inattese quanto riuscite zio ai sample, questa volta, ma anche a
insomma, ha il merito di avere una sua (Everybody Loves The Sunshine, strana creatu- melodie ben delineate e a chitarre più
voce e una sua personalità nella geografia ra tra gli Everything But The Girl e gli Steely rotonde. Il che tradotto in volgare significa
musicale attuale, sua e di nessun altro, e Dan) oppure rallenta e avvolge in morbido semplicemente una sfilza di belle canzoni
questa è già una qualità che vale non dicia- caramello Rock With You di Michael Jackson. (su tutte la delirante Valley Hump Crash e a
mo oro ma almeno argento, in tempi di Un soul eclettico e vellutato insomma, for- ruota Fever Dreaming, questa sì davvero
continui ricicli, pardon, citazioni. Partendo micolante di chitarre riverberate e bassi pro- ramonesiana), piene di energia, di elettrici-
da tale presupposto, questo è un album fondi, sul quale la voce calda e profonda di tà e di puzzo di cantina. Non è questa, alla
non imprescindibile, ma non inutile. Seu Jorge scivola che è un piacere. fine, l’unica cosa che conta?
Damir Ivic / * * Alessandro Besselva Averame / * * * Carlo Bordone / * * *

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CARL BARÂT MAYO THOMPSON GOLDMUND
CARL BARÂT SHOTGUN WEDDING FAMOUS PLACES
Arcady/Self Yellowbird/Egea Western Vinyl/Goodfellas
Un disco di una trama intensa, ben pensa- Definire lungamente atteso il secondo Conosciuto soprattutto per i dischi a nome
ta, e di un nitore altrettanto ben calibrato: album di questo misconosciuto genietto è Helios (tra cui l’ottimo Eingya, 2006), l’ame-
in Carl Barât non si rinnega l’oramai corpo- una constatazione ma pare una battuta: ricano Keith Kenniff ha da anni una seconda
so passato dell’ex compagno di scuola rock quarant’anni. Tanto è trascorso dacché l’og- ragione sociale, meno visibile e più minima-
di Pete Doherty, tutt’altro. Sembra quasi gi sessantaseienne Thompson pubblicava le, Goldmund. Laddove Helios è il luogo in
che, svicolando da una evitabilissima reu- Corky’s Debt To His Father, “coacervo di cui confluiscono varie anime, con partiture
nion di Libertines e dagli obblighi presenti, blues lunare e arcane filastrocche, musichet- acustiche che intrecciano fondali elettronici,
l’artista britannico voglia, una volta per te circensi prossime a Van Dyke Parks, ritmi soffici e morbide escoriazioni,
tutte, rivendicare la sua originalità, anche sghembo pop con retrogusto folk e quant’al- Goldmund è lo spazio in cui il nostro edifica
nei confronti dell’amico-rivale. Risultato: un tro”, come avemmo a scrivere su Extra in un scheletriche partiture per pianoforte. Il primo
disco che sostiene il confronto con quello articolo dedicato ai cento grandi dischi “di nome che viene in mente è, inevitabilmente,
da solista di Doherty, rilanciando un pano- culto”. Dicendolo inoltre anticipatore di Satie, ma la sensibilità elettronica del nostro
rama vivace, più pieno e ammiccante tanto post-rock. Il nostro uomo veniva dal- uomo lo porta spesso altrove: nei territori di
rispetto ai Dirty Pretty Things, con quel l’esperienza Red Krayola, il primo e più folle Hans Joachim Roedelius, ad e-
tanto di confessione autobiografica che incontro di sempre fra noise e psichedelia, e sempio, con il quale condivide una vena
non guasta. Ottimo senso pop della melo- ai Red Krayola tornerà dopo un decennale malinconica e allo stesso tempo ariosa, e
dia (cfr Je Regrette, Je Regrette e Run With iato evidenziando come con quelli avesse occasionali coloriture elettroniche. Disco
The Boys), ma pure un continuo tramestio contribuito a gettare le fondamenta di certa peculiare anche nel bisogno di esprimere
ritmico che pervade ogni traccia. In bilico new wave. Percorso giunto ai giorni nostri tutta la fisicità dello strumento (includendo
fra folk del crepuscolo e vitalismo tipica- senza mai difettare in qualità e capacità di nello spettro dell’udibile il suono dei pedali e
mente brit, il lavoro mostra belle energie, sorprendere. Cointestato allo Sven-Ake dei tasti, appositamente microfonati, in
una via di fuga da etichette e appartenenze Johanssons Quintett, sia come sia Shotgun Bergen e Dane Street ad esempio), Famous
troppo strette, che dovrebbero mettere in Wedding formalmente è il secondo lavoro da Places esprime uno straordinario nitore nei
salvo Barât, almeno per il momento, dai cli- solista di Mayo Thompson. Stilisticamente momenti di puro abbandono melodico
ché e da aspettative insensate. Un po’ ispi- lontano anni luce dal suo predecessore, ne (Bowen, l’incantevole Fort McClary) e in quel-
rato, per stessa ammissione del suo artefi- fa nondimeno rivivere lo spirito avventuroso li più riflessivi e sospesi, disegnando una geo-
ce, da personaggi come Bonnie ‘Prince’ declinando “in jazz” nove pagine del varie- grafia emotiva (ognuno dei quindici brevi
Billy e Mark Lanegan, Carl qui dimostra un gato repertorio dell’artista texano. All’in- frammenti è dedicato ad un luogo che riveste
carattere compiuto: è ben più che abba- grosso: spesso è come se Albert Ayler suo- particolare importanza per l’autore) che non
stanza, di questi tempi. nasse con Robert Wyatt. può davvero lasciare indifferenti.
John Vignola / * * Eddy Cilìa / * * * Alessandro Besselva Averame / * * *

TRENT’ANNI FA SUL MUCCHIO


Mucchio Selvaggio n. 34, ottobre 1980. In copertina gior accortezza e minor ferocia (…). Il suo nuovo
Jim Morrison per via di una retrospettiva sui Doors, album contiene pertanto undici canzoni piene di
altri articoli su Skip Battin, Loudon Wainwright, Pearls mistero e di fascino, senza più la violenza e l’aggressi-
Before Swine, SVT, Flesh Eaters. Fra le recensioni, quel- vità di una volta ma eseguite con una tecnica sicura-
la di Kaleidoscope, il terzo album di Siouxsie And The mente più raffinata. Kaleidoscope, lo dice il nome, è
Banshees, a firma Cesare Barani. “(…) la prodigiosa un insieme di immagini e situazioni legate dalla voce
cantante inglese ha accumulato un’enormità di espe- magnetica di Siouxsie ed espresse principalmente con
rienze che le hanno permesso di crescere, di maturare; il linguaggio dell’elettronica. In alternativa troviamo
al pari dei Clash, di John Lydon, di Howard Devoto ha brani dai suoni levigati e soffusi, ispirati di sicuro ai
saputo evolvere il linguaggio originario senza venir Magazine, e ballate elettroacustiche vicine al gusto
meno alle premesse iniziali. Oggi Siouxsie è un’artista declamatorio di Patti Smith, senza che questi riferi-
matura e riflessiva che, senza smettere il make up menti alterino la struttura unitaria dell’album o sper-
pesante e provocatorio, si muove nel rock con mag- sonalizzino la singolare ispirazione di Siouxsie”.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

MAXIMUM BALLOON KLAXONS MICE PARADE


MAXIMUM BALLOON SURFING THE VOID WHAT IT MEANS…
Coop/Self Polydor/Universal FatCat/Audioglobe
Tanto rumore per nulla. Ma così fan tutti, Surfing The Void fa seguito a Myths Of The Dopo avere palesato con i tre dischi prece-
no? Creare cioè progetti dove si può essere Near Future del 2007, esordio che aveva denti una forte passione per le sonorità bra-
uno, nessuno o centomila: baruffe chioz- lanciato i Klaxons nel paradiso, anzi nel siliane, con What It Means To Be Left-
zotte dell’indie rock, una continua sonata limbo, delle “next big thing” britanniche Handed Adam Pierce sembra aver trovato
degli spettri dove si rievocano con frequen- guadagnandosi persino un Mercury Prize. un nuovo luogo a cui dedicare le proprie
za sospetta vecchi merletti. Tutto ciò aspet- Tre anni fa si parlava di nu-rave: tradotto in attenzioni sonore: il continente Africano.
tando Godot, ovvero il disco (alla Kid A) che canzoni, un mix di psichedelia sgargiante, L’iniziale Kupanda è infatti un trionfo di
dimostri che le regole del gioco si possono elettronica Nineties, new new wave e riferi- melodie vocali e chitarristiche e percussioni
ancora ampliare. Massima sorveglianza ci menti a William Burroughs, Thomas che rimandano direttamente all’highlife del
vorrebbe, da parte di noi critici e anche da Pynchon o Aleister Crowley. Il lavoro di stu- Continente Nero occidentale. Le cose però
parte di voi ascoltatori, nel respingere chi fa dio, effettuato infine a Los Angeles, è stato non sono così semplici, perché fin dal
lavori discreti quando invece vorrebbe (e travagliato: Ross Robinson ha impresso un brano successivo a regnare è una varietà di
potrebbe) portarci fuori dalla steppa del già taglio maggiormente rock sostituendo in stili e generi solo all’apparenza caotica, in
sentito, già visto, già riciclato. Tragico suo cabina di regia Tony Visconti, Focus… e realtà tenuta insieme da una personalità
malgrado, insomma, Dave Sitek dei TV On James Ford, dopo che la casa discografica si artistica forte quanto sfaccettata. Dall’Africa
The Radio in questa sortita: non che faccia era opposta alle derive maggiormente prog si ritorna in Brasile, poi però ci si sposta
male le cose, ci sono anzi spunti interes- e sperimentali, considerate troppo ostiche decisamente verso la Chicago dei Sea And
santi (The Lesson, Shakedown), ma siamo (sob…). Pare che tutti ne siano poi usciti Cake e, a sorpresa, la Boston dei Lemon-
sicuri che si sentisse la mancanza di un soddisfatti, ma forse la via crucis del com- heads (la quasi fedele rilettura della loro
altro disco che mette insieme stilemi black promesso ha leggermente snaturato un Mallo Cup, una Even che non sfigurerebbe
con una rimescolatura di rock anni 80 ritin- progetto che già di per sé non ha mai bril- nel repertorio dell’Evan Dando solista), ove
teggiato coi suoni di adesso? E se lui nel- lato in personalità, semmai in resa funzio- invece il ritornello di In Between Times
l’album ha infilato i soci Tunde e Kyp, poi nale di stilemi (ab)usati da tanti in maniera potrebbe far venire in mente una versione
Karen O, Yumiki Nagano e David Byrne, noi meno allettante. Il bilancio è però positivo: più concettuale dei Delgados. Un incontro
in questa recensione abbiamo citato i dieci brani, per meno di quaranta minuti di tra mondi, voci (maschile e femminile) e
Shakespeare, Pirandello, Da Ponte, Goldo- durata privi di sbavature, scorrono bene tra suoni (elettroacustici ed elettronici) diffe-
ni, Kesselring, Strindberg, Beckett, Genet e melodie malate, ruvida fisicità e suggestio- renti, per un album nel complesso estre-
Cechov. Entrambi abbiam sfornato una ni visionarie. Navigar è acido in questo mamente godibile a livello superficiale
cosa carina e divertente. Ma fondamental- mare e il vuoto di contenuti è per fortuna a quanto avventuroso e stimolante una volta
mente inutile. distanza di sicurezza. che si inizi a sbucciarne gli strati.
Damir Ivic / * * Elena Raugei / * * Aurelio Pasini / * * *

Black Crowes: croweologia


Su queste pagine, negli ultimi vent’anni, si sono pio cd e triplo vinile con cui i Corvi Neri celebrano,
sempre spese buone (e anche ottime) parole per i in versione rigorosamente unplugged, la loro bella
Black Crowes. Eh sì: vent’anni. Sembrerà incredibile storia. Vent’anni in venti brani: da Jealous Again a
a chi comprò l’esordio Shake Your Money Maker al Bad Luck Blue Eyes, da Ballad In Urgency a Thorn In
momento dell’uscita, ma tanto è passato da quan- My Pride, da Remedy a Girl In A Pawnshop. Anche
do quel disco apparve nei negozi. Due decenni di senza il sostegno dell’elettricità, appoggiandosi
rock’n’roll e di purissima, incontaminata american solo alle percussioni, alle acustiche e alle steel, al
music. Anche nei momenti meno ispirati, la band piano, all’armonica, ai cori femminili e naturalmen-
dei fratelli Robinson ha saputo mantenere una te alla magnifica voce di Chris Robinson, questi
dignità artistica che deriva dall’attaccamento alle brani stanno in piedi da soli, tall & proud. Se capi-
proprie radici e dalla fedeltà alla propria idea di musica. Qualità tate dalle parti di una delle tappe del prossimo tour (annuncia-
che emergono per l’ennesima volta - e speriamo davvero che te tre ore di concerto, metà acustico e metà elettrico) fareste
non sia l’ultima - in Croweology (Silver Arrow/Goodfellas), dop- bene a non perderveli. Carlo Bordone

91
POSIES CLINIC QUEST FOR FIRE
BLACK/CANDY BUBBLEGUM LIGHTS FROM PARADISE
Ryko/Audioglobe Domino/Self Tee Pee/Goodfellas
Il 2010, per Ken Stringfellow e Jon Auer, era Da un decennio abbondante i Clinic restano Dal garage e dalla bassa fedeltà (generi nei
iniziato nel peggiore dei modi. A marzo un’incompiuta di sincere canzoni artigiana- quali si erano distinti con la loro precedente
hanno infatti dovuto dire addio ad Alex li cui manca - parziale anomalia l’omonimo formazione, The Deadly Snakes: un paio di
Chilton, con il quale nell’ultimo lustro ave- esordio del ’99: era però una raccolta di sin- buoni lavori su In The Red) alla psichedelia,
vano riportato all’onor del mondo la pre- goli - la continuità per “il” disco, quello il passaggio per Andrew Moszynski e Chad
miata ditta Big Star. Assorbire il colpo non significativo dall’inizio alla fine. Sarà un po’ Ross è stato, tutto considerato, indolore
deve essere stato facile: tanto di cappello, colpa loro e un po’ (meno) dell’eredità che giacché lo scorso anno la nuova ragione
quindi, alla forza di volontà di due musici- pesa su chi proviene da Liverpool e traffica sociale si era già fatta apprezzare con l’omo-
sti, capaci di sigillare un periodo infausto con psichedelia, new wave tra il febbrile e nimo esordio; trascorsi dodici mesi, Lights
rimettendo in pista la sigla Posies, a quat- l’estatico e una leale devozione verso From Paradise rappresenta per il quartetto
tro anni dall’ultimo lavoro. Inciso in vari Captain Beefheart. Ricetta che sulla carta canadese un ulteriore passo verso la risco-
studi in giro per il mondo, dalla Spagna può ancora concepire piatti nutrienti e perta di suoni un gradino oltre Dead
al Canada passando per l’Ecuador, Black/ sostanziosi, non fosse il problema nelle Meadow e Pontiak, sempre, comunque, vici-
Candy vorrebbe rappresentare un salto di mani dei cuochi, in una scrittura che fatica ni ad atmosfere lisergiche e sognanti (che
categoria in termini di produzione e scrit- a imporsi e lascia un vago sapore di irrisol- risentono delle influenze dei Settanta come
tura: non il classico power pop per cui la to. Dispiace, perché i Fall appena rabboniti dello stoner dei ’90) suonate senza sbavatu-
coppia è famosa, bensì melodie più strati- di Lion Tamer e Orangutan e la barrettiana re e con una scelta di soluzioni davvero sor-
ficate, soluzioni strumentali più arzigogo- Linda, una cinematica Freemason Waltz e prendente. Il valore aggiunto dei Quest For
late, testi più incisivi. Se pezzi come She’s l’orchestrazione malinconica di I’m Aware Fire, infatti, risiede proprio nel riuscire a scri-
Coming Down, So Caroline e la delicata sin- suscitano benevolenza verso una scaletta vere vere e proprie “canzoni”, lunghe suite
fonietta tascabile Accidental Architecture altrimenti divisa tra inchini (di fronte ai Big modulate da un mantra che rischia di stordi-
sposano arrangiamenti inediti e melodie Star per il chiaroscuro Another Way Of re (The Greatest Hits By God e Confusion’s
azzeccate, purtroppo una buona metà Living, ai Grandaddy nella vivace title track) Home) fino a composizioni come Sessions
della scaletta - compresa la caciarona e negligenze (Radiostory è inutile, Forever Of Light, i dieci minuti conclusivi dell’album
Plastic Paperbacks, con ospite l’ex Stran- confusa, Baby una Ride Into The Sun mala- ovvero un’eterna ballata distorta che chiama
glers Hugh Cornwell - non riesce proprio a mente camuffata). Al pari dei predecessori, in causa i Black Mountain di In The Future.
fissarsi in mente. Secondo i suoi autori, Bubblegum quasi persuade che non vi sia Suoni densi, lo testimoniano pure Set Out
questo è il disco per cui vorranno essere nulla di sbagliato nel ruolo di eterna pro- Alone e Strange Vacation, ma sorprendente-
ricordati. Io mi terrei ancora stretti Dear 23 messa. Come se i Clinic, più che per neces- mente di semplice fruibilità e non troppo
e Frosting On The Beater. sità, quel ruolo lo recitassero di proposito. distanti dal folk apocalittico.
Carlo Bordone / * * Giancarlo Turra / * * Gabriele Pescatore / * * *

VENT’ANNI FA SUL MUCCHIO


Mucchio Selvaggio n. 153, ottobre 1990. Copertina a ra aveva infettato i solchi dei Jane’s Addiction aveva
John Hiatt, altri articoli principali su Bob Dylan, Tav troppa vicinanza con la criminalità sonora. Ad ogni
Falco, James Ellroy, Michael Cimini. Fra le recensioni, pezzo era lecito mettere in preventivo la possibilità di
Stefano Ronzani si occupa (in modo piuttosto… liser- ritrovarsi con il cervello trapanato. Grande musica,
gico) di Ritual De Lo Habitual dei Jane’s Addiction. “La grande pericolo. Avevano suscitato sgomento, quelle
limousine di Perry Farrell ingoia le strade di Los creature venute da un mondo parallelo a quello di
Angeles verso le quattro del mattino, mentre l’asfalto Lewis Carroll. Perry Farrell è il duplex di Alice, defor-
è reso molle da anni di violenze gratuite. L’affanno e mato dalla follia che circola in piena libertà nel buio
l’angoscia, già esplose in Nothing’s Shocking, hanno delle cantine di Los Angeles e nei suoi club malfamati
lasciato il posto a qualcos’altro. Nell’interno si respira- dove l’AIDS è soltanto un incidente di percorso. (…)
no aria e suoni diversi. Come in ogni storia del rock Chi ha scritto queste canzoni è andato parecchio vici-
che si rispetti, il terzo album cambia le carte in tavola no all’oblio ed ha rintracciato in fondo al vuoto della
introducendo qualcosa di nuovo. La malattia che fino- sua anima il flebile respiro della vita”.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

SKUNK ANANSIE MANIC STREET PREACHERS TWEAK BIRD


WONDERLUSTRE POSTCARDS FROM… TWEAK BIRD
V2/Carosello Sony S.T./Goodfellas
Gli Skunk Anansie sono stati una delle Postcards From A Young Man… Mah. Le car- Sembrano essere almeno quattro/cinque i
migliori rock band popolari dello scorso toline arriveranno pure da “un giovane musicisti che suonano nell’omonimo debut-
decennio, in quanto capaci di arrivare al uomo”, ma questo decimo album dei to dei Tweak Bird ed invece sono solo due
grande pubblico con un crossover personale Manic Street Preachers - band-cardine del fratelli dell’Illinois, all’anagrafe Ashton e
e di spessore. Dopo ben undici anni di inat- cosiddetto brit-pop, ere geologiche fa - Caleb Birds (li vedete raffigurati sull’immagi-
tività discografica e un “reunion tour” in non trasmette certo il senso di freschezza ne della pessima copertina…); non inganni
ogni caso tonico e inappuntabile, il quartet- che il titolo vorrebbe sottintendere. Sono affatto la line-up ridotta all’osso perché i
to inglese è tornato in studio di registrazio- dodici canzoni pop-rock costruite - è la ragazzi generano un muro di suono, com-
ne: non che si pretendessero rivoluzioni stessa band gallese a dichiararlo - per otte- patto, denso e magmatico, che davvero
copernicane, ma perlomeno la riproposizio- nere riscontri nelle radio: quindi, melodie impone paragoni importanti (su tutti, The
ne, seppur di maniera, di una formula vin- catchy, ritmiche pompate e trame nient’af- Black Keys). Prodotte dai Deaf Nephew
cente a base di hard-blues e melodie pop. fatto essenziali, con alcuni illustri ospiti - (Dale Crover dei Melvins e Toshi Kasai degli
Wonderlustre, invece, non soddisfa appieno Ian McCulloch, Duff McKagan, persino Altamont) e registrate in presa diretta in sei
né nei pezzi tirati né nelle ballate, dando John Cale - per destare un po’ di curiosità giorni, queste dieci composizioni possiedo-
l’impressione che i migliori inediti fossero in più. A meno di improbabili miracoli l’o- no il profumo dell’acido che accompagna le
già stati spesi nel “best of” del 2009, biettivo sarà di sicuro raggiunto come gesta delle migliori band americane che
Smashes And Trashes. Qui non ci sono la rab- accadde ai due lavori che il gruppo ha indi- riusciate ad evocare: percussioni potentissi-
bia corrosiva e politicamente scorretta di cato come progenitori di quest’ultimo, me incrociate con il suono ruvido della chi-
Paranoid And Sunburnt, le atmosfere malsa- vale a dire Send Away The Tigers del 2007 tarra baritona (Flyin’ High, immaginaria
ne e suadenti di Stoosh, l’epicità di Post (qui ci siamo) ed Everything Must Go (e qui colonna sonora di un b-movie anni Settanta,
Orgasmic Chill: l’insieme, infatti, suona ci siamo un bel po’ meno: nel 1996 i The Future e Lights In Lines, devastanti incur-
eccessivamente radiofonico, levigato, inno- Manic Street Preachers sembravano anco- sioni su territori psichedelici che finiscono
cuo, e l’’unico salvagente è, manco a dirlo, ra avere un significato artistico). La verità per sconfinare nello stoner) ed un’infa-
l’inconfondibile voce di Skin. Non male il rif- nuda e cruda? Di questo pasticcio kitsch tuazione per rock spaziale (Round Trippin’) e
fone del singolo My Ugly Boy, gli archi della non sappiamo proprio cosa farne… Pec- Black Sabbath che quasi commuove. Ag-
morbida Talk Too Much, le folate black di The cato che i “ragazzi” non abbiano pubblica- giungete che se il mondo girasse per il verso
Sweetest Thing e il passo più sostenuto di It to solo le versioni demo dei pezzi, ben più giusto A Sun/Ahh Ahh, con il suo riff molto
Doesn’t Matter: quel che basta per una suffi- asciutta, presente nel secondo cd dell’edi- heavy inframmezzato da un assolo di sasso-
cienza in extremis è comunque troppo poco zione limitata: almeno una stellina, in quel fono, sarebbe il singolo del decennio, e avre-
per le nostre legittime aspettative. caso, ce l’avrebbero strappata. te mezz’ora di musica furiosa e vibrante.
Elena Raugei / * Federico Guglielmi / • Gabriele Pescatore / * * *

Dio valzer: il ritorno di Mara Redeghieri


Autoprodotto dal Circolo Culturale Enrico Zambonini dopo aver ricoperto un ruolo di spicco come leader
e acquistabile a soli cinque euro, Dio valzer - Canzoni degli indimenticabili Üstmamo’. Nove tracce su tredi-
popolari anarcosindacali è stato inciso nell’aprile del ci sono difatti interpretate - con il supporto di
2009 presso lo studio URS di Villa Minozzo, paesino Lorenzo Valdesalici alla chitarra - dall’artista emilia-
in provincia di Reggio Emilia. Si legge sul relativo sito na, che mette così a disposizione il suo canto al con-
che “Le canzoni di questo disco intendono riportare tempo evocativo e concreto per una materia prima
alla memoria il patrimonio storico popolare cantato senz’altro nelle sue corde: è bello riascoltarla. Si va
dal movimento anarchico e sindacalista maginali da Il crack delle banche, riproposta di recente anche
sono intatti”, con la specifica che “Questo disco però da Ginevra Di Marco, a Stornelli d’esilio o Canto dei
in nessun momento ha inteso inneggiare alla violen- malfattori, mentre i restanti episodi sono affidati a
za”. Un progetto che affonda le radici nella tradizione con inten- Mijal Ganime (Arroja la bomba, posta in apertura) e Fausto
ti lodevoli, dunque, ma la notizia, il motivo di reale interesse è il Manfredi (Bevi compagno bevi e La beghina). Speriamo si tratti di
ritorno al microfono di Mara Redeghieri, inattiva da molti anni un nuovo inizio. Elena Raugei

93
DRUM EYES ELF POWER LOS LOBOS
GIRA GIRA ELF POWER TIN CAN TRUST
UTR/Goodfellas Orange Twin/Goodfellas Shout Factory!
Cosa vi aspettereste da un tizio che sul Se arrivato al decimo album, e a quindici Scrivere qualcosa di nuovo sui Los Lobos
palco suona Game Boy della Nintendo (poi anni dacché pubblicasti il primo, scegli di è impresa assai ardua, specie se si tiene in
distruggendoli), lancia pezzi di scotch intitolarlo come mai era accaduto prima conto che l’esordio della band di East L.A.
appallottolati a forma di uovo sul pubblico con il tuo nome, è chiaro che stai lanciando risale a oltre trent’anni fa e da allora non è
(e su questa pratica costruisce il suo nome un messaggio: è un lavoro particolarmente che il loro suono sia cambiato poi così
d’arte, Dj Scotch Egg), predilige un misto importante per te, probabilmente frutto di tanto. Non vogliamo assolutamente smi-
di noise e gabber? Di sicuro, non vi aspet- un grosso investimento. Artistico, econo- nuirne l’importanza e l’enorme bravura,
tereste un disco come Gira Gira. Invece mico o emotivo che sia. Sicuramente la ma solo constatare che con questa quat-
noi, che sappiamo che Shigeru Ishihara terza che ho detto nel caso degli Elf Power, tordicesima tappa in studio di una disco-
non è solo un pagliaccio cretino ma anche gruppo a organico spesso variato, ma fon- grafia per nulla avara, siamo davanti a dei
un batterista della madonna avendolo visto damentalmente un duo formato dai can- lupi che non hanno perso il pelo, non
un paio di volte in azione live, siamo con- tanti e polistrumentisti Andrew Rieger e hanno perso il vizio, ma ululano ancora
tenti che finalmente abbia messo - in parte! Laura Carter, da Athens, Georgia. Che come una volta nella stessa - seppur convincen-
- la testa a posto. Correndo non da solo ma tutti sanno è la città dei R.E.M., ma era te - maniera. Ma onestamente: vogliamo
chiamando amici provenienti dai anche quella del compianto Vic Chesnutt, davvero qualcosa di nuovo da Hidalgo,
Boredoms e dai Trencher, ha finalmente una presenza ricorrente nei dischi di una Rosas e compagni? Chi sarebbe capace di
sfornato un disco che se non è un capola- band che, un paio di anni fa, divise pure la ricalcarne le orme con la stessa ferina
voro, beh, non ci va nemmeno troppo titolarità di un album con costui. Questo naturalezza dopo che Tito Larriva sembra
distante. In poco più di mezz’ora nelle ultimo gli è prevedibilmente dedicato e essere invecchiato prima del tempo e gran
vostre orecchie sarà recapitata una dose però non aspettatevi atmosfere elegiache, parte della scena rock messicana si sbatte
bollente di noise, jazz, kraut, psichedelia, men che meno toni luttuosi. È il solito disco per diventare qualcosa di simile a un’at-
ambient, terrorcore, funk. Tutto ciò non degli Elf Power per come gli Elf Power si trazione per turisti tedeschi di mezza età?
alla rinfusa, o con una caotica e sterile sono evoluti nel corso di questi tre lustri, da I lupi no invece, perché loro, piuttosto che
corsa all’accumulazione e al citazionismo, un suono lo-fi con qualche non troppo acu- sollazzare i succitati tedeschi, preferisco-
ma sempre avendo in mente un piano, minato spigolo a uno pulito e tondo con no chiamare Susan Tedeschi, e farla canta-
organizzando cioè bene spazi, pause, cre- però sempre gli stessi elementi costitutivi: re in quella sorta di main theme western
scendo e momenti di vuoto. Dopo Fuck certo pop anni 60, il folk-rock, la psichede- (Burn It Down) che è la traccia d’apertura
Buttons e Holy Fuck, ecco un altro proget- lia. Spiccano nella nuova dozzina di canzo- dell’album. Un album che, a parte un paio
to puramente strumentale (o giù di lì) da ni la frenesia quasi Feelies di Wander di riempitivi, si rivela un lavoro a tutti gli
amare senza riserve. Through e una Ghost Of John molto Byrds. effetti di qualità: la solita, insomma.
Damir Ivic / * * * * Eddy Cilìa / * * Carlo Babando / * * *

L’orchestra flessibile di Mirco Mariani


Mirco Mariani è il classico artista poco noto presso il Sapignoli (Aidoru) e il cantante Roberto Greggi,
grande pubblico ma apprezzano e lodato da appas- affiancati da un ospite d’eccezione come lo stesso
sionati e addetti ai lavori. Romagnolo, classe 1969, Capossela, che presta la sua voce a tre dei pezzi con-
dopo i primi passi come batterista di Enrico Rava e tenuti nel riuscito album d’esordio Parlare con Anna
Vinicio Capossela, ha proseguito alternando l’attività (Goodfellas). Un disco che si colloca in pieno nella tra-
di sessionman a quella di compositore ed esecutore di dizione della migliore canzone d’autore tricolore, i cui
materiale originale, alla guida dei Mazapegul prima e stilemi vengono però riletti attraverso un’ottica, se
dei Daunbailò poi. Per questa sua nuova avventura, non puramente sperimentale, per lo meno aperta alle
denominata Saluti da Saturno, il musicista ha però contaminazioni e agli imprevisti, come ben dimostra
abbandonato il formato della band tradizionale, preferendo l’uso di strumenti inusuali come vibraphonette, optigan e ondes
appoggiarsi a un collettivo aperto, o se vogliamo a un’orchestra martenot. Tra ballate cullanti e momenti di maggiore intensità
flessibile, di cui fanno parte tra gli altri i chitarristi Domenico Caliri elettrica, una raccolta di brani tristallegri, classici e insieme origi-
e Antonio Gramentieri, i batteristi Enzo Cimino (Mariposa) e Diego nali, che stupiscono e talvolta incantano. Aurelio Pasini

ILMUCCHIOSELVAGGIO
RECENSIONI

CROCODILES MORLOCKS SISKIYOU


SLEEP FOREVER PLAY CHESS SISKIYOU
Fat Possum/Goodfellas Fargo/Self Constellation/Goodfellas
C’è dell’ironia non indifferente in un titolo Il Lazzaro del garage-punk ci ha preso gusto. Una delle caratteristiche che permettono
come Sleep Forever, se abbinato a una Non pago di essere tornato back from the alla Constellation di avere una reputazione
copertina dove una comitiva di bambini è grave in cui tutti lo avevano prematuramen- pressoché inscalfibile è il fatto che anche i
radunata attorno a una fossa. Il duo ameri- te spedito, quella pellaccia di Leighton suoi dischi di seconda fila (non minori in
cano - in passato coinvolto nelle Dum Dum Koizumi ha inciso più dischi negli ultimi due senso stretto, ma per vari motivi destinati a
Girls, con cui ha poi continuato a collabo- anni che nei ventidue precedenti. Una fare un po’ meno rumore degli altri) siano
rare - aveva esordito lo scorso anno con seconda vita intensissima, e chi ha visto i di qualità piuttosto buona. Prendiamo que-
Summer Of Hate, a giocare contro-richiami Morlocks di recente può testimoniare del- st’album di debutto di un trio a distanza
alla cultura hippie. Non è un caso che si l’ottimo stato di forma di questa reincarna- messo in piedi da Colin Huebert, ex Great
prediligano trame torbide e narcotiche, che zione nippo-americana di Sky Saxon. Con il Lake Swimmers e autore dei brani, da Erik
si confezionino canzoni programmatiche nuovo Play Chess la band californiana evita la Arnesen, tuttora tra le file dei nuotatori lacu-
come Stoned To Death o Girl In Black, che ci seccatura di scrivere pezzi propri, preferen- stri, e da Karolyn Keir: difficilmente raggiun-
si rifaccia a tutta una serie di prevedibilissi- do cimentarsi con dodici super-classici della gerà lo status di culto di altri pezzi della col-
mi modelli (dai Velvet Underground ai leggendaria etichetta americana. La scaletta lezione, ma le sue canzoni, nate estempo-
Suicide, dai Jesus And Mary Chain ai Primal è talmente scontata da essere perfetta: ci ranee e lo-fi in vari luoghi di Vancouver e
Scream). La sintesi la fa sempre da padro- sono I’m A Man e Boom Boom, Smokestack dintorni, tra quattro pareti o all’aria aperta,
na: il bottino ammonta a otto tracce dalle Lightning e Killing Floor, You Never Can Tell e e poi arricchite dalle sovraincisioni in stu-
sonorità lo-fi tra shoegaze e garage che Who Do You Love, per finire in gloria con dio, hanno in dotazione una malinconica
risultano adesso leggermente più nitide Back In The USA. Impossibile dare scacco onestà che si mette in scia a molte cose
grazie al cantato meno svogliato di matto a maestri come Howlin’ Wolf, John senza seguirne pedissequamente nessuna.
Brandon Welchez e alla compatta produzio- Lee Hooker, Muddy Waters, Bo Diddley e Il totem intorno a cui gira il tutto è
ne di James Ford dei Simian Mobile Disco. Chuck Berry, ma le versioni di Leighton e l’Americana (si cita anche Woody Guthrie,
Che si corra a perdifiato in cavalcate chimi- soci, accortamente depurate da ogni sentore in This Land), la voce di Huebert è quella di
che o ci si rilassi al cullante calore di note di blues - Sitting On Top Of The World ha il riff un Isaac Brock meno nervoso mentre gli
lisergiche, il risultato non cambia: il campo di 20th Century Boy, per dire - sfoggiano otti- umori, di tanto in tanto, prendono quella
d’azione è limitato e i Crocodiles sembrano mo mestiere rock’n’roll. Il suono è meno tinta seppia da copertina dei Red House
una cover band anziché una rivelazione catacombale che in passato, e Leighton dal Painters. E poi c’è l’inno che potrebbe pre-
dalle belle speranze. Il futuro stabilirà se ci canto suo ci mette potenza, urla belluine e sagire un salto verso la prima divisione:
saranno da versare lacrime di rimpianto per convinzione. Non male, per uno che pensa- Everything I Have, bandistica, scalcinata e
evoluzioni fallite. vamo fosse morto nel 1990. col mirino che punta al cuore.
Elena Raugei / * * Carlo Bordone / * * Alessandro Besselva Averame / * * *

Matmos: sempre imprevedibili


Esemplari, i Matmos, per come a ogni disco conti- gli ospiti Zeena Perkins e, alla post-produzione, un
nuano a sorprendere in barba a certa critica capric- efficace Wobbly) né il moderno accostarsi del duo
ciosa e affannata nell’inseguire improbabili “nuove Schmidt/Daniel alla musica concreta (al solito singo-
sensazioni”. Alla luce del lavoro con Björk sarebbe lari le fonti sonore: secchi d’acqua, lattine, aghi di
stato logico prevedere una svolta mainstream, un cactus…). Parlano perciò con fermezza questi cin-
rendere più potabile la loro meta-elettronica ironica quanta minuti tesi a reinventare Harry Partch (Shard)
però umanista. Macchè: meglio lanciarsi in una e innervosire Martin Denny (Treasure), capaci di alle-
nuova avventura ed ecco a due anni e mezzo da stire torridi techno-funk (Cross) e traslocare i giovani
Supreme Balloon la collaborazione con i So Per- Tortoise in Polinesia (Water: splendida) come di reca-
cussion, ensemble newyorkese già alle prese con gli spartiti di pitare oscurità ambientali (Swamp) e gemme kraut-dub
Steve Reich, concretizzatasi in Treasure State (Cantalou- (Aluminum). Ogni volta evitando che freddezza e autocompia-
pemusic). Mossa azzeccata che approfondisce l’aspetto ritmico cimento prendano il sopravvento su un raro senso per l’e-
senza intaccare la ricchezza degli arrangiamenti (spiccano tra quilibrio e la forma. Quello il segreto? Giancarlo Turra

95
CHOCOLATE GENIUS INC PAUL SMITH JOE PURDY
SWANSONGS MARGINS 4TH OF JULY
OLI/Goodfellas Coop/Self Mud Town Crier
Siamo al passo d’addio? Così farebbe inten- Continuano a procedere lungo binari paral- È l’esempio migliore per descrivere un
dere il titolo di un album che poi in coperti- leli le carriere di Bloc Party e Maxïmo Park, certo modo di intendere il proprio mestie-
na mette delle bestiole sì, ma non dei cigni, due tra i nomi più in vista del guitar-pop re di musicista, quello di un Joe Purdy
e che per Chocolate Genius, immodestissi- inglese post-Franz Ferdinand. Tre album che, con nemmeno un capello bianco in
mo pseudonimo adottato dal newyorkese all’attivo per entrambi, poi qualche mese fa testa, si ritrova all’undicesimo album e
Marc Anthony Thompson nel 1998, è il quar- il cantante dei primi, Kele Okereke, ha esor- completamente privo di imposizioni sulle
to in questa guisa, dopo due pubblicati negli dito da solista, seguito ora dalla voce dei strade da seguire, grazie alla coraggiosa
anni 80 con la sua identità anagrafica. A pro- secondi, Paul Smith. Con la differenza che se mossa di fondare fin dall’inizio una minu-
posito di modestia: i tre precedenti li chia- quello ha deciso di intraprendere una strada scola etichetta personale: perciò libero,
mò Black Music, Godmusic e Black Yankee più improntata all’elettronica, questo ha come in questo caso ad esempio, di suo-
Rock e c’è da supporre allora, da sperare scelto per sé toni più raccolti rispetto alla nare tutte le parti di batteria delle proprie
almeno che tanta vanagloriosa esibizione band-madre, più introspettivi e meno di canzoni dopo averle appena apprese da
d’ego non sia che il frutto di una rimarche- impatto. Non vi sono carenze di elettricità in un video didattico di Levon Helm su
vole capacità di prendersi in giro da sé. Margins (valgano come esempi il futuro sin- YouTube. E non solo quelle, perché, a dirla
Giacché il mondo non si accorge di quanto golo Our Lady Of Lourdes e una North tutta, Purdy suona ogni singolo strumen-
io sia in gamba, me lo dico da solo. Oppure: Atlantic Drift nella quale non è difficile scor- to che si sente sul disco: non così tanti
come mai, visto che mi credo tanto bravo, la gere in controluce i R.E.M.), ma a prevalere per la verità, dal momento che 4th Of July,
mia opera passa inosservata? Che poi è vero sono atmosfere acusticheggianti, tempi così come tutta la restante produzione, si
nel senso che è il grande pubblico a non medio-lenti e una vocalità più confidenziale contraddistingue per arrangiamenti orien-
avere mai notato uno che vanta una colle- rispetto al solito. Manca, insomma, quell’e- tati decisamente alla sottrazione, tenendo
zione di recensioni entusiastiche (nel mio splosività vitale e un po’ beffarda che aveva ben saldi come riferimenti da una parte
piccolo un contributo l’ho dato) prodigiosa. caratterizzato dischi come A Certain Trigger e Dylan e dall’altra… ehm, Dylan. Questo
Fantastico l’eclettismo di un artista che pal- Our Earthly Pleasures - non a caso quelle qui forse l’errore più evidente, quello di non
leggia mezzo secolo di black manco fosse incluse sono canzoni messe da parte nel osare; ma d’altronde anche così va bene,
Michael Jordan e non solamente di black, corso del tempo perché lontane dalla cifra perché dopo essere finito nelle colonne
giacché a quelle trame nella tessitura di stilistica del gruppo - compensata da un inti- sonore di Lost e Grey’s Anatomy il suo
Swansongs si aggiunge spesso un sorpren- mismo e un lavoro di sottrazione nuovi. Pur pubblico l’ha già e, per quanto ancora
dente ordito ambient. E la canzone più non arrivando praticamente mai a toccare i limitato, pare destinato ad ampliarsi pre-
bella, Like A Nurse, andrebbe riascoltata da vertici del passato, come primo passo non ci sto. Di sicuro anche grazie agli umori dol-
Leonard Cohen e Jennifer Warnes. pare affatto male. cemente lunari di 4th Of July.
Eddy Cilìa / * * * Aurelio Pasini / * * Carlo Babando / * * *

L’eredità di John Fahey


C’è vita dopo Robbie Basho, John Fahey e, fortunata- Goodfellas), allargata all’intera Bay Area, ed è una
mente per noi e sfortunatamente per lui, pure dopo squadra di talenti impressionante quella che scende in
Jack Rose. Asserire che a Berkeley, California, che è la campo, età comprese fra i vent’anni di un Aaron
città dove Fahey accese la sua Takoma Records e Basho Sheppard titolare di una festosa e in tralice latina The
si spense, c’è una scena chitarristica rigogliosa sarebbe Transmigration Of The Old West e i presumibilmente
forse un’esagerazione. Tuttavia, non è cosa da poco sessanta di un Richard Osborn fra improvvisazione e
che fra centomila abitanti si contino ben tre altri artisti India in una programmatica A Dream Of Distant Sum-
- Sean Smith, Adam Snider e Matt Baldwin - bene mer. Ma, mediamente, è di bella gioventù che stiamo
avviati sui sentieri di una musica acustica capace di parlando. È gente che a Fahey è arrivata magari per
mettere assieme blues e avanguardia, country, psichedelia, raga e tramite dei Sonic Youth (Ava Mendoza) o che si dice influenzata in
un’idea di folk di ognidove. Assemblata da Smith, quattro anni fa egual misura da Sandy Bull e dai Fugazi (Trevor Healy) piuttosto che
l’antologia Berkeley Guitar ne dava sontuosa testimonianza. Oggi da Leo Kottke e dai Dinosaur Jr (Lucas Boilon). Quaranta minuti di
ancora Smith cura Beyond Berkeley Guitar (Tompkins Square/ sola chitarra non vi saranno mai parsi così brevi. Eddy Cilìa

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Alessandro Carlo Eddy Federico Damir Aurelio Gabriele Elena John
Besselva Bordone Cilìa Guglielmi Ivic Pasini Pescatore Raugei Vignola
Averame

LE STELLEDELMUCCHIO

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BLACK ANGELS - Phosphene Dream (675) **** **** *** ** *** **** ** **
ANTONY AND THE JOHNSONS - Swanlights (675) **** *** ** ** ***
DEERHUNTER - Alcyon Digest (675) *** ** ** *** *** **
3 MILE PILOT - The Inevitable Past... (675) ** ** *** ** **
CORIN TUCKER BAND - 1,000 Years (675) *** *** ** **** **
SUFJAN STEVENS - The Age Of ADZ (675) ** * ** ** ***
OF MONTREAL - False Priest (675) * *** ** * ** ** ***
TRICKY - Mixed Race (675) * ** ** ** **
ARCADE FIRE - The Suburbs (674) ** ** *** ** *** *** *** **
BLACK MOUNTAIN - Wilderness Heart (674) *** *** *** *** *** *** **
GRINDERMAN - Grinderman 2 (674) ** *** ** ** ** ***
PHILIP SELWAY - Familial (674) *** ** ** ** ** *** ** ****
MARK LANEGAN/ISOBEL CAMPBELL - Hawk (674) *** *** ** * *** ** *
THE VASELINES - Sex With And X (674) *** ** ** *** *** **** *
TIM ROBBINS - And The Rogues Gallery Band (674) ** ** * *
BLONDE REDHEAD - Penny Sparkle (674) ** ** *** *** ***
!!! - Strange Weather, Isn’t It? (674) * ** ** *** *** **
WOLF PARADE - Expo 86 (674) ** *** ** * ** ** *
M.I.A. - Maya (672/673) ** * *** ** ** ** **** *
RICHARD ASHCROFT - & The United Nations Of... (672/673) * * * * * • •
LITFIBA - STATO LIBERO DI LITFIBA (672/673) *** ** * • *
ARIEL PINK’S HAUNTED GRAFFITI - BEFORE TODAY (672/673) *** ** * ** ** ***
THE BOOKS - The Way Out (672/673) *** *** ** ** ** ** ** **
THE CORAL - Butterfly House (672/673) *** * ** *** ** ***
WILDBIRDS & PEACEDRUMS - Rivers (672/673) *** ** ** *** ** *** **
TIRED PONY - The Place We Ran From (672/673) ** ** *** ** *
TOM PETTY & THE HEARTBREAKERS - Mojo (672/673) *** **** *** ** ** **
CHEMICAL BROTHERS - Further (671) ** * ** *** ** * ** *
KELE OKEREKE - The Boxer (671) * • ** *** ** * ** **
HERE WE GO MAGIC - Pigeons (671) ** * ** *** ** **** ** ***
MAX GAZZÈ - Quindi? (671) *** ** * ** ***
ROWLAND S. HOWARD - Pop Crimes (671) ** ** *** ** ***
LAND OF KUSH - Monogamy (671) ** *** *** *** *** ** *
THE HOLD STEADY - Heaven Is Whenever (671) * *** * ** ** * **
MICAH P. HINSON - And The Pioneer Saboteurs (671) **** *** * *** ** **** **
CRYSTAL CASTLES - Crystal Castles II (671) ** ** * *** *** *
DEAD WEATHER - Sea Of Cowards (671) *** ** ** *** *** ** ** ** ***
TEENAGE FANCLUB - Shadows (671) * * ** ** * *
PERTURBAZIONE - Del nostro tempo rubato (671) *** *** *** ** *** ***
LIGABUE - Arrivederci, mostro (671) ** ** • • •
LILIUM - Felt (671) *** *** *** ** **
WOVENHAND - The Threshingfloor (671) *** *** *** *** *** ** ***
AMOR FOU - I moralisti (670) *** *** **** *** **
THE NEW PORNOGRAPHERS - Together (670) *** *** *** *** ** *** **
ERYKAH BADU - Return Of The Ankh (670) ** ** * ** ** ** *** *

***** imperdibile **** formidabile *** adorabile ** apprezzabile * ascoltabile


• prescindibile •• inascoltabile
97
FREAK
Musica per lucide menti aperte

Masturbarsi è umano,
di Riccardo Bertoncelli

scopare è divino
Tuli Kupferberg

ILMUCCHIOSELVAGGIO
APPROFONDIMENTI

M
entre voi ve la spassavate in vacanza, depravati lettori, è finalmente, nell’agognato mondo rock. Era una mappa della
morta “la più vecchia rockstar del globo”: Naftuli nuova luna, la dark side però, non quella che tutti vedevano, era
Kupferberg, in arte Tuli, scrittore, agitatore sociale e co-lea- una prova per vedere cosa accadeva alla materia rock se sottopo-
der dei Fugs, la più pelosa e incendiaria band dell’altra sta a certe sollecitazioni o portata a temperature estreme. I dischi
America anni Sessanta. Lo avevo salutato tempo fa su spiegavano fino a un certo punto. Meglio le esibizioni dal vivo,
Extra, quando aveva già superato gli ottanta, scrivendo che era “la nei teatrini off del Lower East Side ma anche altrove, sino ai
testimonianza vivente che non solo i Compay Segundo arrivano bene Fillmore, con uno stage record di diciotto mesi al Players Theatre.
a certe età, anche i vecchi anarchici con la barba schedati dall’FBI
che nei loro anni più giovani usavano il rock come un’arma impro- Quando la nuova cultura alternativa finì sulle prime pagine dei
pria”. Gli anni nel frattempo sono diventati ottantasei, quasi giornali, e a Woodstock, e ad Altamont, i Fugs ritennero compiu-
ottantasette, e le Parche hanno fatto il loro lavoro: prima un infar- ta la loro missione e si sciolsero; non prima di mirabolanti pro-
to nel 2009 che lo ha atterrato, rendendolo cieco, poi il colpo di dezze come farsi ingaggiare dall’etichetta di Frank Sinatra e per
grazia sempre al cuore, il 12 luglio scorso. quella pubblicare un album, Tenderness Junction, dove si tesseva-
no le lodi del dottor Leary e si faceva ascoltare la registrazione di
Ora, per celebrarlo come si deve, mettiamoci d’accordo su quel una cerimonia davanti al Pentagono per esorcizzare i cattivi spi-
termine: “la più vecchia rockstar del globo”. A voler essere fisca- riti del luogo. Quel disco è il mio preferito, e una delle canzoni più
li, Papa John Creach era nato prima, ma lui era un autostoppista belle e musicali, The Garden Is Open, porta la firma proprio di Tuli
salito a viaggio inoltrato, nell’estate matura di San Francisco, The K. Come abbia fatto a concepire una parte di violino tanto
mentre Tuli poteva vantarsi di aver cominciato per tempo, nella ipnotica e raffinata, lui barbaro dichiarato, è un piccolo mistero.
New York di quando i Velvet ancora non c’erano, figuriamoci, e di Lo riconosco di più nel disco dopo, It Crawled Into My Hand, un
avere capito prima di tanti che il rock era una potente new thing. mosaico di serenate ubriache, scherzi contropelo e ballate da
Di qui a definirlo “rockstar”, beh, ce ne corre; perché era meravi- saloon alternativo, con tasselli di durata variabile dai pochi secon-
gliosamente brutto e non si curava minimamente dell’immagine, di a quattro minuti. Lì, anche se Sanders come sempre fa la parte
per non dire che di musica sapeva poco e probabilmente gli inte- del leone, brilla il gusto degli aforismi che Tuli amava pubblicare
ressava anche meno. Era uno scrittore, un cartoonist, un teatran- su libro, da 1001 modi di vivere senza lavorare a 1001 modi per evi-
te riottoso e ficcanaso, che dopo una decina d’anni di clandesti- tare la leva (“sposa tua madre”, era uno dei consigli, o “fatti eleg-
ne avventure nei sotterranei della letteratura americana aveva gere al Soviet Supremo”). Anche durante il periodo Fugs,
messo il suo feroce talento al servizio della musica che piaceva ai Kupferberg non smise mai l’attività letteraria, e il titolo che ho
ragazzi; che così non avrebbero più ascoltato trite storie di cuori scelto per questo coccodrillo viene da un suo volumetto del 1966.
infranti o sogni di dolci praterie e casette in Canadà ma cronache Il sesso era un chiodo fisso, come il pacifismo, e come i luoghi
di vita vera & paradossi & velenose polemiche. Per dirla con lo comuni dell’americano medio che Tuli amava esorcizzare con
slogan del primo album dei Fugs, erano “ballate di protesta con- satirici rimaneggiamenti di canzoncine popolari - pappa infantile
temporanee, punti di vista e insoddisfazione generale”; ovvero, per bambini mai cresciuti. Le scriveva, quelle filastrocche, le can-
con una definizione made in Tuli che uso sempre perché proprio tava, le disegnava, e le vendeva anche in giro per strada; negli ulti-
mi piace, “vomito di storie personali tipo radioline a transistor, un mi anni aveva imparato a metterle in video, inventandosi il nome
pacco di erba, migliaia di ore di poesia letta scritta ascoltata, sfrucu- di “perverbs”. La sua bibliografia è lunga come la fame, e a set-
liate pacifiste, concerti di Chuck Berry nei cieli e borse di studio in vari tant’anni ancora lampi di sesso (My Prick Is Bigger Than Yours), e
campi esotici del sapere”. anche alle soglie degli ottanta (Teach Yourself Fucking). Più limita-
ta la discografia, che oltre ai classici LP Fugs comprende le riunio-
Quella scoperta & trasfigurazione in rock avvenne nel 1964, quan- ni degli anni Ottanta e un Final CD nel 2003: lo spirito è immu-
do il nostro uomo aveva già battuto i quaranta, fondato una rivi- tato e Tuli The K si supera con una per/versione di Teenager In
sta durata tre numeri (“Birth”), scritto librini di poesie e aforismi Love di Pomus & Shuman che diventa Septuagenarian In Love. Nel
letti da nessuno e sfidato il destino saltando dal Manhattan conto mettete anche due album solistici, uno ESP 1966 e uno
Bridge, una sera che la vita gli era parsa insopportabile. Quel Shimmy vent’anni dopo. Aggiungono poco alla storia Fugs ma
tuffo per niente drammatico (“Riemersi nell’Hudson senza un graf- servono a confermare l’albero genealogico: il papà di David Peel,
fio, nuotai a riva e andai a casa a dormire”) gli sarebbe valso impe- il nonno di Eugene Chadbourne, lo zio anarchico (bohèmien, pre-
ritura fama cittadina e una citazione in Urlo di Allen Ginsberg. feriva lui) di Frank Zappa (anche se quest’ultimo neanche sotto
Niente di paragonabile alla popolarità guadagnata con i Fugs, la tortura avrebbe ammesso la parentela).
band fondata con un altro agitatore tosto come lui, solo più gio-
vane - Ed Sanders. E il rosso sprizzava idee sonore con un altro Non hanno organizzato cerimonie per la morte, credo, solo per-
musicista depravato, Ken Weaver, mentre Tuli badava al lato sce- ché qualcosa di bello e importante era già accaduto a gennaio,
nico con un piglio da Living Theatre e scriveva sgangherati testi dopo il primo infarto, quando le cure molto costose avevano
predicando libera coscienza, libero amore, pacifismo assoluto e richiesto una raccolta di fondi presso amici e appassionati. Era
uno sguardo sovversivo alla realtà. Le sue canzoni più celebri stato Hal Willner, il solito, benedetto, a imbarcare in un teatrino
hanno quel profilo, anzi, quel ghigno: la provocazione macho di di Brooklyn una ciurma di rocker della filibusta organizzando un
Supergirl e quella militarista di Kill For Peace, la demenza di Caca doveroso benefit: Lou Reed con Laurie Anderson e John Zorn, i
Rock, l’edonismo pagano di Seize The Day e ancora The Ten Sonic Youth quasi al completo, Lenny Kaye, Philip Glass in ver-
Commandaments, depositata alla ASCAP come Jahvé/Kupferberg, sione piano boogie e naturalmente i Fugs con Ed Sanders, e perfi-
e l’inno forse più famoso e sfacciato, Nothing: “domenica niente, no Peter Stampfel, ecco un altro pulcino della nidiata. Aspettiamo
lunedì niente, martedì niente, mercoledì e giovedì niente, venerdì un disco della serata, sarebbe il caso, e poi gli ultimi nastri che i
tanto per cambiare niente, sabato ancora niente”. Quei pezzi fini- Fugs hanno registrato di recente, con cinque pezzi di quel provo-
rono pubblicati su tre album ESP diventati leggenda e suscitaro- catore “ultracinico e ultraidealista”, con la barba bianca, vecchio
no curiosità, interesse, polemiche, com’era giusto nelle intenzio- come Matusalemme. Mi ha fatto compagnia per una vita e ora è
ni. Harry Smith, l’etnomusicologo, si entusiasmò e fece da padri- tempo che lo saluti: con il dito alzato, a denti stretti, come quella
no, e Allen Ginsberg offrì la sua complicità mettendo la zampa, foto dagli inferi sulla copertina di Tenderness Junction.

99
CLASSIC
ROCK
Fatti Panoramica Sugar Hill Records Plasticland Obiettivo Fleshtones
Ninja Tune Recensioni Teardrop Explodes Leona Anderson Elysian Fields
Supremes Bukka White Chess Records Bobby Day Stevie Ray Vaughan
Dickey Betts Queens Of The Stone Age Saint Etienne Larry Williams
Efterklang Pietre miliari John Fogerty

Innanzitutto, un sentito ringraziamento a coloro che hanno mesi scorsi a proposito di un calo di uscite nel settore “ristampe e
acquistato in edicola il numero di luglio/agosto con allegato il affini” possono ormai definirsi infondati: siamo letteralmente som-
Mucchio Extra: era una “prova” e ha funzionato bene, al punto mersi, e ogni volta siamo costretti a rimandare al numero successi-
da indurci a replicarla a gennaio. Se tutto andrà come ci augu- vo varie recensioni (magari già scritte) e articoli perché proprio non
riamo (e come, ormai, confidiamo), il nostro “trimestrale di si riesce a trovar loro spazio. Farsi prendere dalla frenesia di rendervi
approfondimento musicale” diventerà semestrale e sarà sem- conto immediatamente di operazioni discografiche inerenti musica
pre e solo venduto assieme al mensile, a luglio agosto (in edi- che è stata prodotta anche decine di anni fa ci parrebbe però biz-
cola a fine giugno) e a Natale (numero di gennaio, fuori a fine zarro, e dunque - solo a volte, eh - rimandiamo qualcosa, anche
dicembre). Per gli sviluppi, i dettagli, le informazioni su come allo scopo di assemblare in modo più equilibrato queste pagine. Il
dovranno regolarsi gli abbonati e così via, collegatevi al nostro menù, come potete constatare dando uno sguardo al sommario
sito www.ilmucchio.it. E grazie ancora per l’affettuoso soste- qui sopra, è sempre ricco e vario. Nell’attesa di ritrovarci fra quat-
gno che ci dimostrate e che noi riusciamo, sembra, a ripagare. tro settimane circa, buona lettura e buoni ascolti.
Rispetto invece a “Classic Rock”, i timori da me manifestati nei Federico Guglielmi (MD7213@mclink.it)

101
CLASSICROCK

FATTI
Bob Dylan King Crimson Syd Barrett David Bowie Paul Roland Arab Strap
Motorpsycho Thin Lizzy John Lennon John Martyn

S
arà nei negozi il 19 ottobre, via Sony, The Bootleg Series Vol. 9 Benché considerato generalmente “di transizione”, Station To Station
- The Witmark Demos, doppio cd (o quadruplo lp) contenente del 1976 è uno dei lavori più importanti di David Bowie: per avere
quarantasette brani che Bob Dylan registrò in versioni scarne affermato uno dei suoi più famosi “personaggi”, il Duca Bianco, e per
(voce, chitarra, armonica, a volte piano) per presentarli ai suoi aver aperto in qualche modo la strada alla formidabile svolta della suc-
editori musicali fra il 1962 e il 1964. A questo “nuovo” lavoro cessiva “trilogia berlinese” (Low, Heroes e Lodger). Il disco è adesso
si affianca The Original Mono Recordings, cofanetto di otto cd (o lp) appena tornato in circolazione in una speciale stampa della EMI che
che raccoglie, in veste monofonica, i primi otto album del musicista. comprende altri due cd con l’integrale del concerto del Nassau Coli-
seum di New York, lo stesso che aveva fornito le due bonus della
Dopo quelle di In The Court Of… , Lizard e Red dello scorso anno, la ristampa del 1991; esiste poi una costosissima “deluxe” con cinque cd,
Panegyric/Self ha approntato altre due (ennesime) ristampe del magni- un dvd e tre 12” che non aggiunge nulla di sostanziale a livello di sca-
fico catalogo dei King Crimson, in edizione cd + dvd audio con dota- letta e che è studiata principalmente per i feticisti, vista la notevole
zione di bonus track. Gli album sono i pregiatissimi In The Wake Of dotazione di gadget e memorabilia da fan.
Poseidon e Islands, che risalgono rispettivamente al 1970 e al 1971.
Uscito per la prima volta nel 1994, in formato tre lp o due cd,
Timothy’s Monster è uno dei titoli più apprezzati della (nutrita) disco-
RICORDANDO SYD BARRETT grafia dei Motorpsycho, la band norvegese che all’epoca propone-
A nove anni dalla precedente antologia Wouldn’t va un sound più duro e spigoloso - ma sempre espansivo - al con-
You Miss Me? (dove era stata inserita l’inedita Bob fronto con quello attuale. Il già imponente album è stato adesso
Dylan Blues), e a quattro dalla morte del geniale ripubblicato dalla Stickman/Self in un’edizione di quattro compact: la
musicista inglese, la Harvest/EMI ha confezionato scaletta originale è stata integrata con tredici versioni “di prova” di
una nuova raccolta di Syd Barrett, curata da David pezzi poi riregistrati e una grande quantità di rarità e inediti dello
Gilmour: diciotto brani, nessuno dei quali inedito stesso periodo.
(c’è comunque anche Bob Dylan Blues), appositamente rimasterizzati e
in cinque casi persino rimixati dallo stesso Gilmour. La particolarità è che Parecchio “spinto” anche da noi del Mucchio, specie negli anni 80 che
alcune tracce non appartengono alla scarna produzione solistica di Bar- lo videro emergere a livello di culto, l’inglese Paul Roland è poi cadu-
rett - in arrivo, comunque, le ristampe dei tre lavori in proprio: The Mad- to abbastanza nel dimenticatoio, anche se la sua attività di cantautore
cap Laughs (1970), Barrett (1970) e il “quasi postumo” Opel (1988) - psichedelico un po’ noir e un po’ barocco, e di sicuro anticonvenziona-
bensì a quella dei Pink Floyd, dei quali Syd fu fondatore e, per il leg- le, è proseguita in modo più o meno (ir)regolare fino ai nostri giorni. A
gendario periodo iniziale, anche indiscusso leader. riassumere tale carriera è adesso giunta un’ampia antologia (trentasei
brani in due cd) autoprodotta con il marchio Gaslight e autoironica-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
mente intitolata In Memoriam 1980-2010. La si può acquistare scriven-
do all’indirizzo rolandtowers@yaahoo.co.uk.

Varato dalla Chemikal Underground/Audioglobe un piano di ristampe


del catalogo degli Arab Strap, compagine scozzese che per una
decina d’anni - dal 1996 al 2005 - raccolse notevoli consensi con il
suo indie-folk di grande impatto emotivo e di rilevante spessore let-
terario, contribuendo alle fortune dell’etichetta di Glasgow. Ad arri-
vare sul mercato sono per il momento i primi due album, The Week
Never Starts Round Here (1996) e quel Philophobia (1998) che sono
in molti a considerare il più riuscito fra i sei di studio realizzati dal duo
composto da Aidan Moffat e Malcolm Middleton; entrambi sono in
edizione doppia, con un secondo cd nel quale sono contenuti una
“Peel Session” e ampi stralci di un concerto (inciso per la radio bri-
tannica) dello stesso anno del relativo disco. Spartano il libretto del-
l’esordio, più ricco quello del lavoro successivo.

Dopo essere stati a lungo poco considerati (le precedenti riedizioni


risalgono al 1990), i Thin Lizzy sono di nuovo oggetto di attenzione
da parte della casa discografica che ne detiene i diritti, la Universal.
Sono infatti appena uscite le “deluxe edition” dei primi tre album del
gruppo irlandese guidato dal bassista/cantante Phil Lynott, morto ad
appena trentasei anni - era il 1986 - per malanni derivati dalle troppe
sregolatezze. I dischi, pubblicati in origine dalla Deram e ben consi-
derati dagli appassionati di hard rock classico, sono Thin Lizzy (1971),
Shades Of A Blue Orphanage (1972) e Vagabonds Of The Western
World (1973).

In occasione di quello che sarebbe stato il settantesimo compleanno di


John Lennon (9 ottobre), la EMI ha varato una campagna per “ricor-
dare” il comunque indimenticato musicista. Assieme a un’ennesima
antologia, Power To The People: The Hits, commercializzata in tre dif-
ferenti edizioni (cd, cd + dvd, 4 cd), saranno reperibili le nuove edizio-
ni rimasterizzate di Plastic Ono Band (1970), Imagine (1971), Some
Time In New York City (1972), Mind Games (1973), Walls And Bridges
(1974), Rock’n’Roll (1975), Double Fantasy (1980; addirittura remixato
da Yoko Ono, che “benedice” ovviamente l’intera operazione) e Milk
And Honey (1984), cioè l’intera produzione di studio del periodo post-
Beatles. Ci sarà inoltre il John Lennon Signature Box, con gli otto titoli
storici, un cd di “home tapes” e uno di singoli.
Federico Guglielmi

JOHN MARTYN: UN’ALTRA “RIVINCITA”


Nel 1975 il già affermato John Martyn
si vide rifiutare dalla Island, che lo
aveva ritenuto poco commerciale, il
disco dal vivo che aveva appena regi-
strato in quel di Leeds. Sentendosi
forse in colpa, i discografici autorizza-
rono però il cantautore scozzese a
pubblicarne in proprio una stampa per
i fan che ne avessero fatto richiesta:
l’official bootleg fu venduto addirittura in diecimila copie, “costrin-
gendo” così l’etichetta ad approntarne una versione per i negozi.
Adesso, trentacinque anni dopo, Live At Leeds riappare addirittura
in una “deluxe edition” marchiata Universal: alle otto tracce dell’al-
bum originale, ovviamente restaurate, ne sono state aggiunte quat-
tro tratte dallo stesso show e altre sei incise durante le prove. A fian-
co di Martyn, anche due maestri quali il bassista Danny Thompson
(Pentangle) e il chitarrista Paul Kossoff (Free).

103
CLASSICROCK PANORAMICA
SUGAR HILL RECORDS
Altro che Sex Pistols! In materia di truffe discografiche poco può sorpassa-
re quanto inscenava nell’ottobre 1979 Sylvia Robinson, ex artista R&B rici-
clatasi come dea ex machina di un’etichetta soul e disco di Englewood,
New Jersey, la All Platinum. E di conseguenza della sua succursale, domici-
liata ad Harlem, Sugar Hill.
Sugarhill Gang sopravvalutare la rilevanza del primo e più celebre brano della non-
posse. Converrà fare qualche passo indietro.
1969. Appena giunto a New York dalla natìa Giamaica, il quattordi-
cenne Clive Campbell comincia a mettere dischi in giro per il Bronx.
Constatato che i 45 giri reggae che si è portato dietro da Kingston non
incontrano granché, prende a proporre una miscela di soul, funky,
rhythm’n’blues, musica latina, proto-disco, affinando pian piano (sin
dal 1973 ha un suo sound-system) la tecnica e quindi introducendovi
elementi a dir poco innovativi. A quel punto noto con lo pseudonimo
di Kool Herc, intorno al 1975 è ormai solito, piuttosto che suonare un
pezzo per intero come usano gli altri dj, limitandosi a cercare l’attacco
giusto per legarlo al successivo, fare andare inserti brevissimi - un riff
di chitarra, un giro di basso, una frase melodica - molte volte, con due
copie dello stesso vinile a girare su due piatti e frammenti della mede-
sima canzone ad alternarsi freneticamente. Ed è qui che entra in scena
Joseph Saddler. Più giovane di tre anni, originario delle Barbados ma

T
estimone della nascita dell’hip hop alle feste nei parchi e nelle anch’egli cresciuto all’ombra della Grande Mela, ha a disposizione uno
scuole della Big Apple, per prima coglieva l’immenso poten- stereo da 1.100 watt di un amico, che lo aveva acquistato a prezzo
ziale commerciale di quelle jam improvvisate mixando dischi e stracciato da un club andato a fuoco, e una congruissima collezione di
scandendoci sopra rime. Decideva allora di cercare di ripro- dischi. Installato il mostruoso impianto in un appartamento abbando-
durle, senza però interpellare alcuno dei pionieri del movi- nato, il giovanotto ha passato un anno a portare l’arte del dj a un livel-
mento e andando in definitiva a fare tutt’altro visto che, convocati tre lo di raffinatezza addirittura superiore a quella del Maestro. La sua
rapper assolutamente minori, non li metteva al lavoro con un dj bensì velocità nel manipolare il vinile gli procurerà presto un soprannome:
con la band della casa: complesso strepitoso con dentro nomi - Skip Flash. Non abbastanza per soddisfarne l’ego e diventa allora Grand-
McDonald, Douglas Wimbish, Keith LeBlanc - che nel decennio succes- master Flash.
sivo svolgeranno analogo ruolo, facendo di nuovo la Storia, alla On-U A guardarle oggi le sue Grandmaster Flash
Sound. Rubata la base agli Chic di Good Times e un bel po’ di versi a foto con i Furious Five, i
Grandmaster Caz dei Cold Crush Brothers, ecco Rapper’s Delight, con cinque rapper che presero
buona pace di Afrika Bambaataa e Grandmaster Flash, scippati del loro presto a spalleggiarlo, non
genio: 14’30” in ogni caso irresistibili e infatti del mix si vendevano - si può non sorridere di un
udite bene - due milioni di copie nei soli Stati Uniti e sei nel resto del look a mezza via fra Imagi-
mondo. Altro che Sex Pistols! Subito dopo si provvedeva naturalmente nation e Village People. Ma
ad assemblarci attorno un 33 giri (chiamato come il gruppo) e non ci il loro rapporto con la disco
sarebbe potuta essere dimostrazione più lampante che la Sugarhill finiva lì. Ove i testi in quel
Gang non c’entrava niente con l’hip hop: a parte Rapper’s Delight e genere musicale erano invi-
una sua ripresa, l’album ammannisce ti alla danza o espressioni
difatti languide ballate soul più da Philly d’amore ridotte alla bana-
che da Bronx Sound e del passabile funk lità dello slogan, i cinque
alla Parliament. Come il successivo (coper- Furiosi, e in particolare
tina in perfetto stile Earth, Wind & Fire) Melle Mel (vero nome Mel-
8th Wonder, il disco resta una piacevole vin Glover), seppero offrire
curiosità d’epoca raccomandabile però della vita degli afroameri-
solo ai completisti, siccome quanto con- cani ritratti di una lucidità e
tiene di essenziale è facilmente rintraccia- una crudezza degne delle
bile altrove. Impossibile nondimeno rime al vetriolo dei Last

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Poets dei ’70 e del Nemico Pub- volte, proprio sulla parola
blico a venire. Ma per quanto Sylvia Robinson “fast”. È l’inizio di un collage in
The Message, del 1982, sia la cui si susseguono Queen
canzone che meglio ha inqua- (Another One Bites The Dust,
drato la vita delle minoranze canzone figlia di Good Times
etniche metropolitane nell’era di degli Chic - ma guarda! - e
Reagan la vera rivoluzione fu mamma di Radio Clash), Chic,
quella posta in essere dal dj. 8th Wonder della Sugarhill
Mentre Melle Mel e compagni si Gang, Birthday Party degli stessi
inserivano in una tradizione che Furious Five, Monster Jam di
veniva da lontano, che partendo Sequence e Spoonie Gee. Il
dai cantastorie africani e passan- suono è violento, l’effetto d’as-
do per i complessi doo wop sieme caotico ma è un caos
aveva portato ai toaster giamai- miracolosamente palingenetico.
cani, ai Last Poets e a Gil Scott- Usciva nel 1981 questo capola-
Heron, Grandmaster Flash non voro e le tappe preparatorie si
aveva altri predecessori che pro- erano chiamate Superrappin’,
prio Kool Herc, della cui lezione Freedom, Birthday Party. Altri
fu non solo epigono ma geniale momenti memorabili verranno
revisore. La sua maestria nell’u- impressi su vinile nei due anni
nire più brani in successione seguenti: la già citata The Mes-
usando i break di basso e batte- sage, Flash To The Beat e, a
ria per fare sparire le suture, l’a- Furious Five sciolti con il solo
bilità prodigiosa nel costruire Melle Mel rimasto a fianco di
pezzi anche molto lunghi con Grandmaster, White Lines.
loop di pochi secondi (inanellati Con l’eccezione di Superrappin’,
manualmente: una meraviglia tutti i brani menzionati vedevano
artigianale pre-campionatore), la la luce per… la Sugar Hill
padronanza assoluta di una tec- Records. Giacché fatto il botto
nica, lo scratching, che non con Rapper’s Delight la Robinson
inventò ma fu il primo a inserire scaltramente tornava sui suoi
organicamente nell’ordito delle composizioni erano impareggiabili al passi e offriva casa (discografica) a più meno tutti i protagonisti princi-
tempo. Grandmaster Flash aggiunse in pianta stabile un terzo piatto ai pali della scena rap cittadina (giusto Afrika Bambaataa si domiciliava
due canonici e introdusse l’uso del beat box per incrementare carica rit- altrove; mentre di Kool Herc resterà soltanto il Mito) e anche a qualche
mica e fluidità delle jam. Adventures Of Flash On The Wheels Of Steel minore. Dopo avere tanto e con ragione mugugnato per l’esproprio
è il brano che più va vicino a offrire un’istantanea di cosa dovevano compiuto dalla Sugarhill Gang, tutti accettavano e quasi tutti passavano
essere le sue performance. Già l’attacco è indimenticabile: si ascolta un alla cassa. Fino al 1984, e dunque per un lustro, l’etichetta di Sylvia
frammento di Rapture, l’omaggio dei Blondie al rap, per la precisione il Robinson sarà quasi monopolista in materia di hip hop. Quasi per inte-
pezzo in cui Deborah Harry dice “Flash is fast”, e Grandmaster saluta ro quindi nei solchi dei suoi epocali 12” l’infanzia del genere.
l’inchino riportando indietro velocissimo la puntina, per un paio di Eddy Cilìa

UN’INTRODUZIONE SUL SERIO COMPLETA guatamente a livello di discografia e però invano cercherete un album
significativo. Era per intero una faccenda di singoli e per la precisione di
Degli anni pionieristici dell’hip hop, la seconda mix, visto che per brani rarissimamente sotto i cinque minuti sette pol-
metà dei ’70, quelli dell’incontro fra il Giradischi lici di vinile non potevano bastare. Ecco perché l’antologia, e se possibi-
e la Parola, non esiste una documentazione le l’antologia di artisti vari visto che soltanto Flash e Bambaataa pro-
fonografica. Era una faccenda esclusivamente dussero abbastanza classici da giustificare collezioni tutte loro, è da
newyorkese e del “qui” e “ora”. Come le jam sempre il migliore strumento per studiare i quasi-primordi del rap.
nel jazz ed esattamente come in quella tradi- In questo stesso numero, a proposito di Chess, si fa notare che chia-
zione ogni esibizione di Kool Herc, di Grand- mare una raccolta Un’introduzione completa a è una contraddizione in
master Flash, di Afrika Bambaataa era un qual- termini. Vero però che lì si parla di una vicenda andata avanti per due
cosa di unico e irripetibile. Proprio perché il abbondanti decenni e che produceva un catalogo di centinaia di titoli,
nuovo stile era legato alla magia del momento, laddove la label di Harlem non durava che dal ’79 all’86. Nel titolo A
i suoi alfieri nemmeno considerarono l’ipotesi di Complete Introduction To Sugar Hill Records (Universal) di contestabi-
eternarlo tangibilmente per contemporanei e posteri. Del periodo dal le non c’è il Complete, semmai l’Introduction. In quattro cd che
1975 al 1979, cioè fin tanto che Sylvia Robinson ebbe l’intuizione che dovrebbero costarvi meno di quaranta euro troverete tutto ciò che
ciò che era popolare nella Big Apple poteva diventarlo ovunque, non ci merita avere non solo di Grandmaster Flash e della Sugarhill Gang ma
sono pervenuti sostanzialmente che racconti. Nel suo secondo lustro di anche di validi nomi oggi dimenticati come Sequence (la prima posse
vita - spartiacque l’omonimo debutto in lungo dei Run-D.M.C., del tutta al femminile) e Treacherous Three (prima palestra per la futura
1984 - il neonato genere sarà al contrario rappresentato più che ade- star Kool Moe Dee).

105
CLASSICROCK PANORAMICA
PLASTICLAND
Si parla sempre più spesso di neo-psichedelia e neo-Sixties, ma chissà per-
ché ci si dimentica quasi sempre dei Plasticland. Non lo facciamo però noi,
raccontandovi le gesta della band di Milwaukee.

T
rascorso più di un quarto prevalenza di nomi britannici c’è
di secolo, il controverso una buona parte della peculiarità
concetto di “neo-psiche- che non tarderà a emergere. Non-
delia” ancora divide e sca- dimeno, una svolta verso l’im-
tena discussioni. Tornata perante hard induce a rompere le
sugli scudi grazie a Brian Jone- righe e ricominciare a metà decen-
stown Massacre, Black Angels e nio con il batterista Victor Demichei
Warlocks, in realtà non è mai dav- e la ragione sociale Arousing Pola-
vero svanita da che negli anni 80 ci ris. Progetto ostico che non lascia
si lanciava in animate polemiche su reperti e si esibisce davanti a platee
- spesso soltanto presunti… - recu- esigue perché sta salendo la marea
peri creativi. Col dovuto distacco, il punk e poche cose sono “out”
“movimento” pare oggi più ampio come l’improvvisazione strumenta-
e pertanto bene faceva Roberto le e i corrieri cosmici. Si separano a
Calabrò, nell’intervista sul numero inizio 1980 per rivedersi poco dopo
671 del Mucchio, a impiegare il ter- e registrare un paio di canzoni che
mine neo-Sixties. Soltanto così si ufficializzino lo scioglimento. Ritro-
possono spiegare e contestualizza- vano gli stimoli, constatano l’av-
re adeguatamente gruppi che, allo venuto cambio di stile e rinascono
spegnersi della new wave, cercava- Plasticland, poi - siccome il punk lo
no nel decennio favoloso brandelli apprezzano anche nello spirito - si
da adattare al presente e ognuno autoproducono il primo di cinque
alla propria maniera. Se infatti tra singoli tramite una fantomatica
la California del Paisley Under- Scadillac Records. In estate Mink
ground e la scena garage newyor- Dress/Office Skills scaraventa nel
kese esistevano differenze non da cuore del coloratissimo “14 Hour
poco, in mezzo si stendevano inol- Technicolor Dream” accanto a To-
tre miglia su miglia di provincia, un morrow, July, Dantalion’s Chariot. E
teatro dove talvolta il distacco age- ai giovani Pink Floyd, manco a
volava un approccio personale: ba- dirlo, finemente omaggiati sul lato
sti pensare alla Georgia dei R.E.M., A per un retro che sposa disinvolto
al Rhode Island dei Plan 9 e al rumori e melodia, come su questo
Wisconsin dei Plasticland. Che si lato dell’Atlantico Soft Boys e Tele-
tennero a debita distanza dal revi- vision Personalities rincorrendo un
val piacevole ma fine a se stesso, e punto di partenza per le proprie
furono importanti per aver custodito e ravvivato con intelligenza una intuizioni. Le quali abbondano nel 7” del maggio successivo Vibrasonics
tradizione gloriosa allorché il mercato delle ristampe era agli albori e From Plasticland, latore di claustrofobiche unioni tra Seeds e 13th Floor
Internet pura fantascienza. Da questo appassionato impegno e dalla Elevators, di congetture su Syd Barret a capo degli Small Faces e carto-
preparazione in materia, per i più dotati di talento fu naturale appro- line da una Detroit post-punk. Non saranno mai più così ruvidi i Nostri,
dare allo sviluppo degli stili presi a modello e a una scrittura sincretica, benché persino in un contesto “low-fi” emergano la calligrafia cristal-
sull’onda di una tra le ultime scintille d’innocenza e di un’iden- lina e le strutture elaborate però spontanee.
tificazione tra arte e vita che è merce rara. Frattanto qualcosa si sta muovendo nell’underground a stelle e strisce,
Li riscopri “piccoli maestri”, i Plasticland, e di conseguenza ne approvi Greg Shaw chiede un remix di Office Skills per il primo volume della Bat-
soddisfatto l’inclusione nel cofanetto Children Of Nuggets, ma chissà a tle Of The Garages della sua Voxx Records, accontentato mentre Bob
cosa pensavano agli albori dei Settanta John Frankovic (basso) e Glenn DuBlon sostituisce Demichei e le fila sono arricchite dalla sei corde di
Rehse (voce, organo, chitarra), quando a Milwaukee pasticciavano con Brian Ritchie. Non si tratta di un’omonimia: ammiratore sin dagli Arou-
psichedelia, jazz e noise in tali William The Conqueror. Uno adora la sing Polaris, il futuro Violent Femmes appare su Color Apprecia-
scena di Canterbury e il krautrock, l’altro tiene sull’altarino Blue Cheer, tion/Mushroom Hill, che nell’aprile 1982 sancisce il salto in avanti sotto
MC5 e i fenomenali Pretty Things di S.F. Sorrow e Parachute, e nella forma di un sensazionale psych-pop orientaleggiante. Brian si ferma tut-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
tavia pochissimo e in natale ’85 da un debutto
autunno lascia spazio come si deve. Wonder
all’esperto Dan Mullen: Wonderful Wonderland
colta da fervore creativo, restituisce appieno il va-
la formazione del Wi- lore dei Plasticland nei
sconsin regala brani a suoni pastosi, nella pro-
fanzine e raccolte impres- duzione accurata - cui
sionando per eclettismo, collabora Paul Cutler, ex
sicché se Her Decay scio- 45 Grave pronto per i
glie la tensione nel ritor- Dream Syndicate - e in
nello e l’aspra Elonga- una penna policroma e
tions rintraccia in Roky perfetta per come me-
Erickson il nume tutelare, scola le fonti. Sensato
alla barrettiana The Glove dunque che la filastrocca
rispondono una serrata Don’t Let It All Pass By
The Lady Is No Lady e i conviva col groove di
cupi schizzi ambientali Non-Stop Kitchen; che la
Some Ghost Ship Lollipop spigliata Flower Scene
e They Wore Sequined bilanci il prestito dai Can
Masks. Suggellano que- Grassland Of Reeds And
sta prima fase due brevi Things e l’impaurito Brian
tour nazionali che segnalano il nome sulla costa orientale, Wilson che si aggira lungo la traccia omonima. L’ottimo
l’ep Pop! Op Drops (apici il meeting Bo Diddley/Tomorrow resto rappresentato dalla fumigante Gloria Knight, dalle
Garden In Pain e il basso energico sotto al derapante fuzz eccelse escursioni psichedeliche Fairytale Hysteria e The
di Drive Accident Prone) ed Euphoric Trapdoor Gingerbread House e da una Transparencies, Friends nelle
Shoes/Rattail Comb, ultima sortita Scadillac all’insegna di cui cadenze scorgi un anticipo di Stereolab.
un pregevole “garage” dalle sfumature pastello. La tournée canadese con Demichei nuovamente alla base
Sarebbe infine tempo di un trentatré giri, e a tale scopo esalta i fortunati che vi assistono e cementa ulteriormen-
Glenn e John si recano nella più ricettiva Europa e convin- te l’amalgama, tanto che - saldato il conto con Syd rifa-
cono la francese Lolita a ripescare in toto gli ultimi tre vini- cendo Octopus sul tributo Beyond The Wildwood - il
li di piccolo formato e aggiungere qualche altra canzone terzo lp Salon conduce le sonorità a una dimensione più
sparsa (quanto rimasto fuori si ascolta con altre preziose terrena mantenendo estro ed eleganza. Annunciato
rarità sul cd Mink Dress And Other Cats, un Timothy’s scherzosamente come un lavoro “Motown oriented”,
Brain risalente al ’95: buona caccia). Non concepito come colloca in tralice le nervature black e si candida ad arti-
un album vero e proprio, nel 1984 Color Appreciation colo più fulgido del succinto catalogo. Giudicate voi
risente di una leggera disorganicità, compensata rileggen- dopo aver memorizzato questa solida mezz’ora, che tra
do con classe i Pretty Things di Alexander e la meteora il frizzante beat Go A Go-Go Time e il Beefheart messo a
Magic Rocking Horse degli inglesi Pinkerton Assorted nuovo per Don’t Antagonize Me sistema fantasioso
Colours. Disco comunque da possedere e non soltanto freakbeat (Reserving The Right To Change My Mind, It’s
per l’ardua reperibilità degli originali, annotando che la A Dog’s Life) e “viaggi” stupendamente maligni (A Quick
ristampa su Pink Dust (sottomarca della Enigma) intitolata Commentary On Wax Museums, We Can’t), stramberie
Plasticland migliora la copertina ma danneggia la scaletta, omettendo troppo argute per essere nostalgiche (House, The Lie Of Great Sedan
la title track e The Mushroom Hill in favore di una mediocre Posing For Pinocchio) e caleidoscopi che ottundono i sensi senza ricorrere alla
Pictures e della malinconica Wallflowers. L’Enigma, appunto: Rehse e chimica (Serene It’s True). Maturità con l’unico difetto di preludere a
soci accettano le lusinghe della label californiana, ricompensata nel un rapido declino, dal momento che l’etichetta li scarica per ragioni
mai precisate e la stanchezza presenta il conto finché grunge non è la
nuova parola d’ordine. La crisi si palesa in chiusura di decennio col
LISERGICHE AVVENTURE passaggio alla Midnight e i fiacchi live You Need A Fairy Godmother
Parallelamente al “congelamento” discografico dei Plasticland, i lea- (in combutta con Twink) e Confetti, un ultimo colpo di coda conse-
der si sono tenuti fedeli alla linea, portando avanti carriere solistiche gnato al 12” Let’s Play Pollyanna. Il dimesso Dapper Snappings, “com-
di coerente e spiccata anticonvenzionalità. Benché i risultati siano missionato” da un fan tedesco nel 1990, sarà edito solo da lì a un
assai lontani dal dirsi irrinunciabili, eventuali curiosi e completisti lustro confermando l’esaurimento della vena e il compimento della
potrebbero apprezzare l’album The Padded Lounge (Midnight, missione. Plasticland sarà sigla utilizzata per la discontinua attività
1992) dei Fabulon Triptometer (in realtà Glenn Rehse più il redivivo concertistica fino all’inizio del 2008,
DuBlon alla batteria) e concedere un ascolto a Disturb The Air, quando Rehse resta solo al comando di
discreto terzo disco degli sballatissimi Dimentia 13 supervisionato alcuni comprimari e contento lui. Da
dal chitarrista nell’89. L’iperattivo Frankovic - anch’egli produttore parte nostra preferiamo consigliare ai più
per Blow Pops, F/i, Petals… - è responsabile tra il resto di uno stra- pigri e/o scettici l’antologia Make Your-
vagante Under The Water Lily (Midnight, 1993), dell’improvvisativo self A Happening Machine, assemblata
Frank-O-Fest (Father Yod, 1995) e del bignami psichedelico Space quattro anni fa dalla benemerita Rhino.
Zombie (Brainticket, 2004), cui sono da aggiungere alcuni singoli e Ammalarsi di plastic mania sarà questio-
lp dati alle stampe con Gothics e The Cake People. ne di un ascolto. Parola d’onore.
Giancarlo Turra

107
CLASSICROCK OBIETTIVO
FLESHTONES
C
ominciamo da un postulato nativa nonché una delle forze propulsive
del rock’n’roll: poche espe- dell’underground. C’è anche il fatto che,
rienze legali sono più diver- almeno dal punto di vista concettuale, i
tenti di un concerto dei Flesh- Fleshtones più che revivalisti apparivano
tones. Ancora oggi, nono- (a quei tempi) quasi post-moderni. Non
stante gli oltre trent’anni trascorsi da così dissimili, per capirci, da intelligenti
quando zompavano e agitavano la fran- “retrofuturisti” alla B-52’s o alla Blondie.
getta nei club sotterranei della Grande Fatte salve le differenze di suono e di
Mela, i nostri eroi del Queens possono far approccio - oltre, ahinoi, alla mancanza di
ballare fino a far stramazzare a terra pla- presenza femminile - l’idea di base era la
tee ormai abituate a teatrini molto più stessa. Del resto, la New York che il chi-
estremi. Macché Monotonix, macché tarrista Keith Streng e il cantan-
Fucked Up: i maestri dei rave up party te/tastierista/armonicista/direttore delle
rimangono sempre loro, Peter Zaremba e danze Peter Zaremba bazzicavano intorno
Keith Streng. Se non ci credete andate a al ’77-’78 non era quella dei nostalgici
vederli quando passano dalle vostre parti, dello yé-yé, semmai quella off e pericolo-
evento non così improbabile considerata sa di gentaglia come i Suicide, oltre che
la loro militaresca tabella di marcia dal dei già citati Lux Interior & Poison Ivy:
vivo. Forma fisica invidiabile per gente che prima che con la I.R.S. intrattennero infat-
non vede più così lontani i Sixties (quelli ti rapporti con la Red Star di Marty Thau -
della vita), eterno ciuffo sugli occhi e per la quale pubblicarono il singolo Ame-
camicie di lamé, chitarre-farfisa-maracas- rican Beat, poi re-inciso anni dopo per la
armonica sempre in tiro, l’indistruttibile colonna sonora di Bachelor Party - e di
coppia di newyorkesi spalleggiata dal fido Alan Vega e Martin Rev interpreteranno
Bill Milhizer alla batteria e dal bassista Ken persino Rocket USA (rintracciabile sul
Fox (entrato in squadra a inizio anni 90, disco fantasma Blast Off, uscito secoli fa
sostituto del membro fondatore Jan per la ROIR e testimonianza dei primordi
Marek Pakulski) continua imperterrita a del gruppo). Non solo: ai loro groove dan-
macinare la sua mistura incandescente di zerecci non sono estranee altre influenze
r’n’r, soul, beat, garage, r’n’b, psych, surf, funk, frat-rock alla Animal House, tipiche di quei luoghi e di quei tempi. Per esempio - estremizzando un po’,
go-go dance, limbo dance… in una parola, il suo super-rock. Definizione ma neanche tanto - i ritmi nuyoricani e mutant dance che magari arrivava-
deliziosamente ingenua e demodé, ma che tutto sommato trasmette anco- no alla cantina dei ragazzi dai block party dall’altra parte della strada. Un
ra bene l’alto voltaggio energetico del ciclone Fleshtones. pezzo come il celeberrimo Right Side Of A Good Thing, micidiale sveltina tra
E proprio It’s Super Rock Time! si intitola una recente compilation dedicata garage e disco, e quindi roba che faceva drizzare il caschetto in testa agli
alla band dall’etichetta australiana Raven. I limiti temporali dell’antologia - ortodossi seguaci del vangelo fuzz, sarebbe stata perfetta per il repertorio
che fa sfilare in versione quasi integrale l’album Roman Gods del 1982 e di Kid Creole & The Coconuts. Insomma, la regola era: i Fuzztones per poga-
una buona metà del successivo Hexbreaker!, più vari brani tratti da ep, sin- re, i Fleshtones per ballare. Altra differenza sostanziale con le garage band,
goli e dai due live chiamati entrambi Speed Connection - sono specificati nel nelle cui fila vennero precipitosamente intruppati, stava nel predominio di
sottotitolo: The I.R.S. Years 1980-85. Se il gruppo ha continuato anche brani originali rispetto alle cover. Quando si ricorreva al repertorio altrui, era
dopo la metà degli anni Ottanta a sfornare album quasi al livello delle per dargli un surplus di personalità e originalità da cui scaturiva in pratica un
performance dal vivo (da Fleshtones vs Reality a pezzo nuovo: fanno fede la New Orleans reinventata
Powerstance, da More Than Skin Deep al recente di Ride Your Pony di Lee Dorsey o gli Stones a passo
Take A Good Look, senza dimenticare Stocking Stuf- di carica bodiddleyana di Play With Fire. Quest’ulti-
fer, buffo campionario di canzoni natalizie “super- ma, originariamente sull’ep Up-Front, esordio a dodi-
rockate” alla loro maniera), è evidente che fu negli ci pollici del 1980, non è presente su It’s Super Rock
anni passati all’etichetta dell’”uomo col cappello” - Time: si tratta di una delle poche mancanze doloro-
la stessa di R.E.M. e Wall Of Voodoo - che i Fleshto- se (un’altra è il divertentissimo strumentale surf Chi-
nes per un breve momento si allinearono con lo spi- nese Kitchen, chissà perché unica traccia di Roman
rito dei tempi. Sembra un controsenso, per musica Gods lasciata fuori dalla scaletta) in un riassunto per
con la testa così costantemente rivolta all’indietro, altri versi perfetto, che ha anche il grande pregio di
ma se ci si riflette non appare poi così strano. E non riportare in circolazione in digitale canzoni la cui
solo perché in quel periodo i ‘tones fecero da apripi- memoria era ormai affidata esclusivamente al vinile.
sta - insieme ai Cramps e ai DMZ - al revival degli Ascolto e acquisto altamente raccomandati, dunque,
anni 60, che in modo un po’ semplicistico venne eti- ma ricordate: i Fleshtones finché non li si è visti su un
chettato come “neopsichedelico” e che per qualche palco non si può dire di conoscerli.
anno paradossalmente rappresentò una moda alter- Carlo Bordone

ILMUCCHIOSELVAGGIO
NINJA TUNE RECORDS
“S
iamo molto felici (e in aggiudicarsi l’artista-di-cui-tutti-
qualche modo solle- parlano, raramente è finita nell’ulti-
vati…) di annunciare mo decennio sulle pagine dei pati-
l’uscita del nostro co- natissimi magazine modaioli e wan-
fanetto celebrativo”: nabe alternativi che sono la Bibbia,
c’è tutto lo spirito della Ninja Tune oggi, per un sacco di gente. Eppu-
in questo incipit di uno dei comuni- re, vent’anni. Eppure, con un segui-
cati stampa legati all’uscita di Ninja to costante e fedele. Eppure, e que-
Tune XX - 20 Years Of Beats And sta è forse l’aspetto più significati-
Pieces. Subito una cosa da dire per vo, il roster non ha mai peccato di
chi è già appassionato della label eccesso di conservatorismo ma anzi
britannica, e intendiamo veramen- ha esplorato fra i primi territori
te: non perdete altro tempo, fion- come avant hip hop, grime o dub-
datevi sul web a fare vostra una step… ma l’ha fatto non ostentan-
delle 3500 copie dell’edizione spe- dolo, con naturalezza, senza mai
ciale del box. Pare infatti che una buttare a mare per eccesso di nuo-
buona fetta di questo quantitativo vismo vecchi artisti, vecchie soluzio-
limitato sia già stato prenotato da ni, vecchie sonorità. Vecchie, ma
fan sparsi in giro per il mondo; di sempre dannatamente valide.
sicuro avrete di che gioirne, per i Ecco che quindi ciò che più risalta
vostri feticismi, tra una quantità fantasmagorica di inediti e di materia- dall’ascolto del catalogo della label è una specie di equilibrio illumi-
le non-strettamente-discografico (libri, poster…). Per tutti gli altri, per nato: si crea una specie di omogeneità tra l’hip hop solare a colpi di
tutti quelli insomma meno accaniti, comunque varrebbe la pena di fare cut up (primi anni 90) e l’hip hop digitale e ostico alla Anti Pop Con-
un tentativo e vedere di recuperare qualche copia. Il cofanetto racchiu- sortium o MF Doom (pieni anni 2000); oppure tra la spigolosità IDM
de sei cd (più un paio di 45 giri) che allineano una stragrande maggio- alla Amon Tobin e le soffici carezze acustiche di Cinematic Orchestra
ranza di materiale inedito tra incisioni perse negli archivi dell’etichetta, (il cui leader, Jason Swinscoe, alla Ninja Tune è entrato tipo come
remix, versioni esclusive, eccetera eccetera. La qualità media è altissima. magazziniere!), là dove la prima ha contraddistinto buona parte della
Soprattutto, aiuta a tratteggiare meglio il profilo e l’importanza di una vita dell’etichetta e le seconde invece stanno affiorando con più fre-
label che - in epoche di hype selvaggio e sistematico - ha sempre fatto quenza solo negli ultimi tempi, vedi anche Fink o Andreya Triana. La
dell’understatement la sua cifra esistenziale. Già arrivare ai vent’anni è Ninja Tune è insomma il manifesto di tutti quelli che vedono un alfa-
un traguardo mica da poco; ancor di più, però, è curiosa (e ammirevo- beto comune tra hip hop ed elettronica, partendo dal presupposto
le) la storia che si è dipanata in questo ventennio. che queste sono le due musiche che hanno scosso dalle fondamenta
Notevoli sono già le radici: quando Jonathan More e Matt Black - in arte, un panorama musicale intorpidito dalla monocrazia rock (di cui il
i Coldcut - decisero di aprire una piccola struttura indipendente (con punk era una deriva iconoclasta, non un reale nemico altro), la ban-
richiami cartolinacei e scherzosi all’etica ed estetica derivati da un viaggio diera di chi ha voluto e osato guardare avanti o anche di lato nella
in Giappone), quel che fecero fu prima di tutto dare un gran calcio alla - geografia sonora a sì contemporanea; ma di questi appassionati con-
teorica? - fortuna e ai - reali! - soldi. Erano infatti corteggiatissimi dalle giunti di hip hop ed elettronica, la Ninja vuole quelli più maturi, disin-
major come produttori diciamo dance, il loro remix di Paid In Full di Eric cantati, meno ossessionati dal nuovismo e dal far vedere che si cono-
B & Rakim (sì, quello con la voce di Ofra Haza sce perfettamente la più chic e la più fre-
appiccicata sopra, e l’inizio che recita This is a schissima delle mode soniche partorite dal-
journey / into sound) era stato un successo pla- l’underground di turno. Un’attitudine mera-
netario e aveva dato la conferma che la musica vigliosa di per sé, ancora più meravigliosa per
fatta coi campionamenti poteva avere un i tempi che da un decennio stiamo vivendo,
appeal e un mercato universale. Black e More con la droga informativa che il web - nel suo
ben presto minarono alle fondamenta i ponti lato oscuro - diventa. Black e More sono riu-
d’oro che venivano loro fatti, una volta accorti- sciti ad evitare una trappola che loro stessi
si che la clausola era perdere la libertà artistica erano riusciti a fotografare con un claim per-
(c’è sempre stato e sempre ci sarà un discogra- fetto coniato anni fa: all good things come to
fico che ti spiega come produrre un singolo che a trend. La Ninja Tune è stata trendy all’inizio,
abbia i canoni giusti per far soldi e numeri): la negli anni del trip hop. Ma ha smesso quasi
loro Ninja Tune nasce con l’obbligo morale di subito, rifiutandosi di cavalcare l’onda e sol-
dare autonomia agli artisti. E, dobbiamo dire, si cando mari diversi. Ha continuato invece a
sente. In primis nel fatto che eccetto forse gli restare al cento per cento good: meraviglio-
inizi la Ninja Tune non è mai stata la label sulla samente attenta, elegante e vivace nelle scel-
bocca di tutti. Non ha infatti mai cavalcato te artistiche.
mode del momento, non ha mai fatto aste per Damir Ivic

109
CLASSICROCK RECENSIONI
devano a farsi vedere sempre più lezione tenera e brillante di pop
spesso negli studi della casa di adolescenziale da manuale, soul,
Detroit. Un coro qui, un battito errebì, doo wop.
di mani là, si guadagnavano alla Eddy Cilìa
fine un contratto e nel 1961
debuttavano (non un esordio
assoluto, prima c’era stato un ELYSIAN FIELDS
singolo su Lupine) a 45 giri. L’an- QUEEN OF
SUPREMES no dopo sarebbe arrivato questo THE MEADOW difficile reperibilità per parecchio
MEET THE SUPREMES Meet The Supremes ora ristam- Vicious Circle/ tempo, e ora reso nuovamente
Hip-O Select/Universal pato in un’edizione esagerata: Audioglobe disponibile, Queen Of The Mea-
versioni mono e stereo delle dow si colloca da qualche parte
Chi lo dice (a parte lui stesso) undici canzoni originariamente Uscito inizialmente nel 2000, a tra le atmosfere eteree dei Mazzy
che Berry Gordy fosse (sia) inte- in scaletta, più sedici session quattro anni dal debutto sulla Star, il folk scheletrico dei Cow-
ressato solo al denaro? Alle gio- coeve, più undici incisioni dal lunga distanza Bleed Your Cedar boy Junkies, la raffinatezza lunare
vanissime Supremes - che ancora vivo inedite. Giustificato un simi- (nel mezzo c’era stato anche un di casa 4AD, gli scenari mitteleu-
non si chiamavano Supremes, le dispiego di forze? Tutto som- intero disco registrato con Steve ropei cari ai Devics e la PJ Harvey
bensì Primettes - che si presenta- mato sì. Diana Ross, Mary Wil- Albini e rimasto inedito per dissi- meno spigolosa, per un risultato
vano per un provino un bel gior- son e Florence Ballard realizzava- di con la casa discografica), il finale di gran classe ma al con-
no del 1960 il patron della no il loro album migliore senza secondo album degli Elysian tempo profondamente emozio-
Motown diceva brave ma che metterci dentro nemmeno una Fields è un lavoro scuro, pieno di nante. Ballate avvolgenti (Black
per cortesia tornassero a trovarlo hit (la prima di una serie infinita, ombre e di luci nere, un po’ per- Acres, Barely Recognize You) si
dopo avere completato il liceo. Where Did Our Love Go, non ché questa è la cifra stilistica del succedono a momenti di maggio-
Gli obbedivano sì e no, nel senso sarebbe arrivata che nel ’64) ma duo di New York, un po’ perché n re impatto (Hearts Are Open Gra-
che continuavano a frequentare esibendo una freschezza che mai qualche modo influenzato dalla ves), episodi apparentemente più
la scuola ma nel contempo pren- più sarà così… fresca. È una col- morte dell’amico Jeff Buckley. Di scarni (una Rope Of Weeds vaga-
mente jazzata) lasciano il posto a
brani più pieni (Tides Of The
Moon), ma quale che sia il conte-
TEARDROP EXPLODES sto su tutto spiccano la voce sen-
suale e ricca di sfumature di Jen-
KILIMANJARO (DELUXE EDITION) nifer Charles, le cui doti vengono
Mercury/Universal ulteriormente e sapientemente
esaltate dalla chitarra e dagli
Strano ma vero, dopo aver subito - e, in fondo, anche voluto - per molti arrangiamenti del sodale Oren
anni un trattamento da paria o giù di lì, Julian Cope sembra essere in Bloedow (impegnato anche al
qualche modo rientrato nelle grazie del mercato ufficiale. Merito della canto nella title track, con buoni
Universal, detentrice dei marchi Mercury e Island e quindi dell’intero risultati). Un disco di valore, il cui
catalogo major del nostro arcidruido preferito, che periodicamente fascino originale è appena accen-
scava nei suoi forzieri e ne estrae tesori preziosi: nel 2006 e nel 2009 le tuato dal passare dei lustri.
“deluxe” di Jehovakill e Peggy Suicide, pochissimi mesi fa la ristampa raddoppiata della raccolta di ses- Aurelio Pasini
sion della BBC Floored Genius 2 e ora una incredibile versione in tre cd di Kilimanjaro, primo storico
album - datato 1980 - di quei Teardrop Explodes nei quali il nostro eccentrico eroe si era fatto le ossa.
Nativi della Liverpool che nella stessa epoca ha generato Echo & The Bunnymen e Wah! Heat, i Teardrop LEONA ANDERSON
Explodes sono stati un affascinante, originale anello di congiunzione tra post-punk e rock dei Sixties dagli MUSIC TO SUFFER BY
accenti doorsiani (e non solo): come i loro due concittadini di cui sopra furono definiti neo-psichedelici e Trunk
una ragione c’è, esposta con estrema chiarezza in questo piccolo capolavoro di artigianato pop di gran
classe che mette in fila straordinari hit “minori” (che avrebbero però potuto, e dovuto, essere maggiori) Il peggior album della storia della
quali Bouncing Babies, Treason, When I Dream e Ha Ha I’m Drowning, più altri brani magari non altret- musica? Probabilmente, con una
tanto immediati ma sempre assai fluidi e intriganti nelle loro stravaganze strutturali e di arrangiamento, percentuale di errore dello
figlie di giorni musicali meravigliosi dove quasi tutto era possibile e soprattutto autentico. Si vorrebbe 0,01%, Music To Suffer By, inciso
descriverli uno per uno, questi gioiellini di stralunata ma magnetica creatività giocati su ritmiche pulsan- nel 1957. Difficile, in effetti, poter
ti, su secche note di chitarra e articolati fraseggi di tastiere, sul canto evocativo dell’allora ventitreenne immaginare che una serie di brut-
Giuliano; manca però lo spazio e, poi, perché rovinare il piacere della scoperta a chi proprio non sa di ture, distorsioni, stonature e orri-
cosa si stia scrivendo? Meglio procurarsi l’oggetto in questione, dotato anche di un esauriente libretto bili cadute di stile facciano consi-
con testi, note e foto, che all’originaria scaletta di undici tracce ne aggiunge altre tredici fra rari singoli - derare Leona Anderson (già inter-
ci sono anche i primi due leggendari 7 pollici della Zoo Records - e lati B, più ulteriori undici episodi regi- prete negli Anni Venti di film - per
strati per la radio britannica in tre diverse sedute del biennio 1979/1980. Si gode e ci si stupisce per tutti fortuna - muti), per aver osato
i centotrenta minuti complessivi, al punto di far dimenticare dell’oscena fascetta di nastro adesivo (rimo- tanto, una sorta di genio. Con
vibile, ok, ma vergogna lo stesso) che nelle ultime “deluxe” ha sostituito la bella sovracopertina traspa- arrangiamenti da musical che
rente che le aveva sempre caratterizzate. non sarebbero neanche pessimi
Federico Guglielmi (ascoltate la struttura di Indian
Love Call), è il timbro della Ander-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
sissippi Blues per la Takoma: un
classico del blues revival che
conosce finalmente anche una
strameritata ristampa in cd.
Carlo Babando

BOBBY DAY
son a far più danni della grandi- perché foto e video (e che video!) ROCKIN’ WITH ROBIN tumore lo uccideva nel 1990, ses-
ne: se in I Love Paris l’accom- di Bukka White risalgono a non Hoodoo/Egea santaduenne, cinquantottenne o
pagnamento è costituito dalla prima degli anni 60, quando già il cinquantaseienne a seconda della
rivisitazione del La Marsigliese, un solito, grande John Fahey lo recu- Curioso che Robert James Byrd - fonte cui si dà credito - siano stati
canto che sfocia nel cabaret è perava tramite una lettera spedita in arte Bobby Day per distinguer- resi agiati dalle royalties derivanti
messo in mostra su Hep Cat, al “vecchio cantante blues Bukka si dal Bobby Byrd fondatore dei dalle cover di Little Bitty Pretty
mentre la lingua italiana riceve White” e recapitata fortuitamen- Famous Flames e storico fian- One e Rockin’ Robin eseguite
non proprio il migliore dei tratta- te grazie al fatto che un parente cheggiatore di James Brown - rispettivamente dai Jackson 5 e
menti su Il bacio e Giannina mia del Nostro lavorava nell’ufficio venga routinariamente ricordato dal solo Michael Jackson (della
(che nelle intenzioni vorrebbero postale locale, tra le zanzare di come uno one-hit wonder quan- seconda si ricordano anche ver-
suonare armoniose). Il fastidioso Aberdeen. Era ormai assai lonta- do, sì, nei Top 40 pop entrò un’u- sioni degli Hollies, di Gene Vin-
falsetto di Tell Me A Tale comple- no, insomma, dai soggiorni forza- nica volta ma la classifica R&B la cent e, recentemente, di quegli
ta un quadro desolato, se non ti che una trentina di anni prima frequentò a più riprese e in ogni sciagurati dei McFly). Con magari
fosse che, grazie al lavoro di rima- gli avevano affibbiato per aver caso di successi per interposta qualche spicciolo che ancora gli
sterizzazione, Music To Suffer By ucciso un uomo a revolverate persona ne contò parecchi. Facile proveniva dalla Over And Over
risulta migliore della versione ori- (difesa personale, disse: gli cre- immaginare ad esempio che i dei Dave Clark Five. Day merite-
ginale; ciò che, però, rappresenta diamo?). Nel 1969, poco più che suoi ultimi anni - vecchio non rebbe di essere qualcosa di più di
il suo peggiore difetto, dal mo- sessantenne, registrò questo Mis- diventava davvero, visto che un una noterella a pie’ di pagina
mento che le stonature di cui
sopra si percepiscono in modo
molto più netto; le note sbagliate
non sono più una vaga impressio-
ne ma un dato concreto con cui
AA.VV.
confrontarsi; le “stecche” irrinun- A COMPLETE INTRODUCTION TO CHESS
ciabile corollario di un’opera che Universal
dimostra il (nefasto) talento di
un’artista che proprio per tale Per chiarire la rilevanza della Chess nella musica della seconda metà del Nove-
ragione è assurta allo stato di cento può bastare ricordare che il secondo articolo messo in catalogo dall’eti-
culto. chetta di Chicago fu Rollin’ Stone di Muddy Waters. Scovate, se ci riuscite, un’al-
Gabriele Pescatore tra canzone altrettanto influente: ha dato stile e nome alla più grande rock’n’roll
band di sempre e ha battezzato la più rivoluzionaria canzone di Bob Dylan e la
più importante rivista rock americana. Senza la Chess, tantissima della musica
BUKKA WHITE che ascoltiamo sarebbe diversa o inconcepibile. Nei primi anni 50 plasmò lo sviluppo del blues elettrico:
MISSISSIPPI BLUES oltre a Muddy Waters incisero per la casa fondata dai fratelli Leonard e Phil Chez, e da subito gestita con
Water/Goodfellas metodi assai disinvolti (la bustarella al dj a tal punto istituzionalizzata da venire detratta dalle tasse!),
Sunnyland Slim e Robert Nighthawk, Jimmy Rogers e Howlin’ Wolf, John Lee Hooker e Little Walter, Eddie
Nato intorno al 1906 nella missis- Boyd e Willie Mabon, Elmore James e Lowell Fulson, J.B. Lenoir e Sonny Boy Williamson. Quasi sempre
sippiana Houston, Bukka White, presente Willie Dixon, autentico deus ex machina, bassista e arrangiatore sopraffino e autore di una serie
al secolo Booker T. Washington, è di classici senza paragoni. Nel 1955 la Chess fece esordire in due mesi, fra marzo e maggio, prima Bo
spesso fatto passare come una Diddley, quindi Chuck Berry: era nato il rock’n’roll. E a inizio ’60 fu ancora la Chess a portare il blues in
sorta di J.J. Cale ante litteram: Gran Bretagna. L’Età dell’Oro dell’etichetta si avviava ciò nonostante al tramonto, benché la scuderia
atteggiamento rilassato, pochi venisse rinnovata con nomi di area soul di tutto rispetto, da Etta James a Fontella Bass, a Big Maybelle.
virtuosismi e un’enorme influen- Quando morì Leonard la china discendente si fece ripida. Era il 1969. Strana, indecifrabile figura questo
za su posteri e contemporanei. E polacco più americano della torta di mele: pirata e gentiluomo, sfruttatore della cultura dei neri e nello
invece no, perché se c’è qualcuno stesso tempo suo incomparabile divulgatore. Divenne ricco vampirizzando il genio altrui ma bisogna rico-
degli allievi di Charley Patton che noscergli che il trattamento che riservò ai suoi artisti fu sempre equo e per gli standard dell’epoca persi-
ha continuato a picchiare un no generoso. E comunque senza di lui alcuni di questi talenti non ce l’avrebbero fatta a emergere. Ve lo
dobro con la stessa veemenza del immaginate un mondo senza Chuck Berry?
maestro, quello è proprio Bukka, È affidato alla sua ludica e lubrica My Ding-a-Ling il compito di chiudere il programma di questa monu-
con l’unica differenza che que- mentale (quattro cd, cento tracce, oltre sei ore) Complete Introduction. Che è un ossimoro coi fiocchi
st’ultimo lo faceva con un bona- (come fa una “introduzione” a essere “completa”?), ma pazienza, e pazienza anche se l’ordine cronolo-
rio sorriso sulla bocca mentre di gico non viene rispettato. Con un libretto così e a meno di quaranta euro dalla vita, eccettuato un appun-
Patton si dice fosse assai meno tamento con Scarlett Johansson, non si può pretendere nulla di più.
disposto al dialogo. E anche que- Eddy Cilìa
sto è da prendere con le pinze,

111
CLASSICROCK RECENSIONI
nella storia della black e ne dà parlarsi nel caso di Betts, il cui
eloquente dimostrazione questa invidiabile dizionario chitarristico
ristampa più che raddoppiata da - non per altro è considerato tra i
un gruzzoletto di bonus di quello più grandi di ogni tempo - insie-
che fu nel 1958 il suo primo lp. È me alla capacità di condurre i
una collezione godibilissima di compagni lungo dilatazioni
doo wop, errebì e soprattutto cosmiche e furiose parentesi elet-
rock’n’roll della specie, va da sé, triche che hanno, a tratti, un che
più negra. trent’anni dopo, ormai definitiva- di zappiano, fanno sì che non ci nente note dei musicisti e poster
Eddy Cilìa mente allontanato da quella All- siano due versioni dello stesso - i primi due album della band
man Brothers Band che aveva pezzo che possano realmente danese. Con l’aggiunta, su
contribuito non poco a portare di definirsi uguali. entrambi, di un secondo dischet-
DICKEY BETTS peso nell’empireo della musica Carlo Babando to con i brani di singoli ormai
ROCKPALAST americana e poi minacciato di far fuori catalogo. Seguendo un
Spv/Audioglobe affondare per sempre a causa di rigoroso ordine cronologico, par-
eccessi alcolici e incomprensioni EFTERKLANG tiamo da Tripper, che è del 2004;
A dodici mesi esatti dall’edizione varie. Anche in questo caso i TRIPPER + SPRINGER i nove movimenti si collocano con
in doppio dvd, ecco apparire dischetti sono due, per un totale PARADES + una certa facilità su di un penta-
anche l’altrettanto meritevole di diciassette episodi (solo? Sì, ma UNDER GIANT TREES gramma fatto di elettronica mini-
versione audio only dei due set nel caso di High Falls raggiungia- Leaf/Goodfellas male, sonorità ambient dal fasci-
che Dickey Betts tenne in occasio- mo i trenta minuti abbondanti!): no circolare e qualche campiona-
ne del Rockpalast Festival, prima una scaletta leggermente meno Per celebrare i primi dieci anni di mento che consente alle parti
nel marzo del 1978 - fresco di completa rispetto alla contropar- attività degli Efterklang (ma, vocali di ricevere particolarissimi
quello che molti giudicano il suo te video ma alla quale non manca immagino, anche per cavalcare trattamenti (Swarming, Step
colpo migliore, un Atlanta’s Bur- nessuno degli highlights dei due l’onda del recente successo di Aside), ma allo stesso tempo di
ning Down ai limiti del fuori set. Le ripetizioni tra uno e l’altro Magic Chairs), alla Leaf ripubbli- creare melodie notturne, ricche di
tempo massimo per il rock sudi- non sono più di un paio, ammes- cano - in lussuose confezioni digi- suggestioni e fragilità (Collecting
sta - e ancora nel luglio di so che di vere ripetizioni possa pak con curatissimi libretti conte- Shields, Monopolist). Come
bonus, oltre a due brani dal vivo
(la già citata Step Aside e Chapter
6), lo Springer EP, cinque compo-
QUEENS OF THE STONE AGE sizioni registrate un anno prima
dell’uscita di Tripper e che con
RATED R (DELUXE EDITION) esso formano un inscindibile
Interscope/Universal compendio, come conferma la
band nelle note interne. Passano
Benché discendessero direttamente dai leggendari Kyuss, la cui carriera tre anni - che il collettivo capita-
si svolse per buona parte sotto l’egida della Elektra, i Queens Of The nato da Casper Clausen trascorre
Stone Age di Josh Homme partirono, almeno a livello di visibilità, un po’ creando una propria etichetta
in sordina: un ep per la piccola Man’s Ruin, contenente anche brani dei discografica e registrando abboz-
Kyuss e attribuito ad ambedue le band, e un omonimo debutto adulto zi e provini - e arriva (preceduto
edito dalla sfortunata Loosegroove di Stone Gossard dei Pearl Jam. A portarli nel posto che gli compete- dall’ennesimo ep, Under Giant
va provvedette questo Rated R, originariamente edito nel 2000: meno venduto dei seguenti Songs For Trees) la seconda prova lunga:
The Deaf, Lullabies To Paralyze ed Era Vulgaris, ma inequivocabile nel suo dichiarare che questi fricchet- Parades, rispetto all’esordio, pos-
toni del deserto - in formazione, ai tempi, anche Nick Oliveri - non intendevano accontentarsi di un ango- siede strutture assai più comples-
lo nel proscenio rock degli Anni Zero, ma avevano tutte le carte in regola per devastarlo con ritmiche se, beneficia degli archi (Polygine)
sorde, chitarre poderose, atmosfere per lo più cupe ma in grado pure di distendersi in armonie di estati- e di arrangiamenti cinematici
ca, visionaria bellezza. affatto banali, ora intrisi di pop
Attorniati da una nutrita schiera di illustri ospiti, tra i quali il già iperattivo Mark Lanegan, i QOTSA for- (Mirador), ora non troppo distan-
niscono qui una delle loro prove più memorabili, mitigando leggermente l’impatto fisico e lavorando di ti da un folk orchestrale che, qua-
istinto e di cesello nell’ibridazione di hard, psichedelia e folk; il cosiddetto stoner-rock, con i suoi toni lora ce ne fosse la necessità, con-
ossessivi e drogati, c’è sempre ma è per lo più una (inquietante) presenza sullo sfondo, e nonostante a ferma la bontà delle scelte opera-
tratti sembri affiorare una lieve sensazione di dispersività, o di una minima sfasatura del meccanismo di te dagli Efterklang (Horseback
messa a fuoco, è impossibile scalfire la certezza di trovarsi fra le mani un capolavoro. Capolavoro che qui Tenors, Caravan).
è arricchito da un secondo dischetto con sei ottime b-side e l’intero concerto - nove tracce - tenuto al Gabriele Pescatore
festival di Reading nell’agosto sempre del 2000.
Nel lontanissimo n. 406, la mia recensione in tempo reale si chiudeva con un esplicito “spiriti liberi,
cuori intrepidi e animi contemplativi non abbiano remore a seguirli nel loro viaggio al di là del tempo
e dello spazio”. Un decennio dopo, più vecchio ma non so se più saggio, confermo, alzo il volume e
mi domando come sia possibile che, con cose del genere in giro, ci sia ancora gente che preferisce
acquistare dischi di oggi.
Federico Guglielmi

ILMUCCHIOSELVAGGIO
LARRY WILLIAMS
HERE’S LARRY WILLIAMS
Hoodoo/Egea
Alcuni di quelli che hanno rifatto Bony Moronie: Bill Haley, Johnny Bur-
nette, Standells, Creation, Who, John Lennon, Johnny Winter, Flying
SAINT ETIENNE Burrito Brothers, Dr. Feelgood. Alcuni di quelli che hanno rifatto She
TIGER BAY Said, Yeah: Animals, Rolling Stones, Paul McCartney, Flamin’ Groovies.
FINISTERRE Alcuni di quelli che hanno rifatto Dizzy Miss Lizzie: Beatles, Plastic Ono
Heavenly/Universal Band, New York Dolls, Flying Lizards, Saints. A proposito dei quattro di
Liverpool: del loro catalogo fanno parte pure versioni di Short Fat Fannie e di Bad Boy e chi altri venne
Mai una volta che mi riesca di tro- omaggiato con ben tre cover dai Baronetti? Chi, se non l’originale Cattivo Ragazzo del rock? Bastano i
vare al volo i Saint Etienne. Dov’è numeri, non tanto dei dischi che vendette - che comunque pochi non furono - quanto per l’appunto di
gia che li ho messi? Nel settore di chi pescò in un repertorio straordinario, e in massima parte autografo, a chiarire quanto sia stato rile-
libreria occupato dalla dance? Nel vante Larry Williams per la popular music e che razza di scandalo sia che il suo nome sia stato dimenti-
rock britannico post-’77? Oppure cato, oggi ormai patrimonio giusto degli studiosi, degli appassionati più colti. Potrebbe rimediare Hol-
nel pop-rock UK classico? Classifi- lywood e davvero c’è da stupirsi che ancora non sia stato tratto un film da una vicenda così romanzesca.
cazioni tutte egualmente valide Criminalmente romanzesca. Se mai lo facessero (magari un Tarantino, magari uno Spike Lee) avrebbero
per un gruppo che dell’inclassifi- l’imbarazzo della scelta su un inizio forte: il corpo esanime del nostro uomo che giace, la testa in una
cabilità faceva la caratteristica pre- pozza di sangue (e non si sa se fu lui stesso a premere il grilletto o altri), nella sua casa di Los Angeles, il
cipua sin dal fortunato esordio su 7 gennaio 1980; oppure, un giorno imprecisato del 1977, Larry che punta forse quella stessa pistola alla
singolo nella primavera 1990: una testa del suo migliore amico, Little Richard, e lo minaccia di fargliela saltare se non gli pagherà subito
rilettura in chiave house del classi- tutta quella cazzo di cocaina che gli ha venduto. Magnaccia e spacciatore oltre che uno dei padri di un
co di Neil Young Only Love Can rhythm’n’blues tanto prossimo al rock’n’roll da essere pressoché indistinguibile, Larry Williams saldava il
Break Your Heart, che detta così conto per i suoi peccati morendo a quarantaquattro anni. Quanto lo rende comunque immortale, nella
può parere un’oscenità e invece misura in cui può farlo l’Arte, lo aveva realizzato oltre due decenni prima.
no, era e rimane una delizia. Così Ristampa in cd di un fantastico album del 1959 addizionato di una dozzina di facciate di singoli usciti a
come era e rimane una delizia il partire dal ’57 (sicché l’intera produzione Specialty viene recuperata in poco meno di un’ora), Here’s è il
debutto in lungo del trio di inizio migliore ritratto che possiate portarvi a casa di un artista problematico e immane. Capace di mettere
’92 Foxbase Alpha, equilibratissi- assieme una New Orleans atavica e il punk che (molto dopo) verrà, fra cavalcate a rotta di collo e balla-
mo pasticcio - se la contraddizione te con una lacrima sul viso.
in termini è concessa - di pop anni Eddy Cilìa
60 (quello adolescenziale di San-
die Shaw, della Motown, di Phil
Spector; quello di genìa Mersey),
attitudine indie e scansioni danza-
bili. Formula replicata con piccole
STEVIE RAY VAUGHAN
aggiunte, qualche variazione nelle COULDN’T STAND THE WEATHER
proporzioni ed estro quasi pari in Sony
So Tough (1993) e soprattutto in
Tiger Bay (1994), quest’ultimo fre- Si, è vero, con questa “Legacy Edition” arriviamo a quota tre. Non è
sco di ristampa in una “deluxe il primo e non sarà certamente l’ultimo titolo di grande notorietà a
edition” della quale si apprezzano conoscere un’estenuante serie di riedizioni (nel caso specifico, se
molto (non capita spesso) pure contiamo ristampe giapponesi e via dicendo, altro che tre…). C’è da
le bonus. Lavoro davvero notevo- dire però che questa volta non possiamo proprio lamentarci:
le, oltre ovviamente che per la Couldn’t Stand The Weather, quello che per alcuni è il lascito meno
qualità della scrittura, per la natu- interessante del compianto Stevie Ray Vaughan, mai è stato così completo.
ralezza con la quale passa da Raggiungeva i negozi nell’autunno del 1984, ad un anno esatto da un debutto, l’imprescindibile Texas
un’apologia dei Kraftwerk (Urban Flood (il titolo già dice tutto), capace in un colpo solo di rimettere il blues al centro della scena mondia-
Clearway) a una ballata pop-folk le e catapultarne il giovane autore sui palchi più importanti del momento: mica male per un ventotten-
(Former Lover) e da quella alla ne texano il cui nome era arrivato - ma scritto in piccolo - sul cartellone del festival di Mountreux grazie
disco adorna di archi di Hug My al passaparola. È proprio in quei giorni che comincia ad interessarsene anche Jackson Browne, che gli
Soul. E non sono che i primi tre offre gratuitamente il suo studio di registrazione a Los Angeles, e addirittura David Bowie, che lo vuole
brani! Non regge viceversa l’e- con sé per Let’s Dance. Per nulla scemo, il vecchio David gli offrirà anche il ruolo di prima chitarra in tour,
spansione Finisterre (2002), un ma a quelle date Texas Flood si arrampicava già in classifica e Vaughan non aveva intenzione di mollare
po’ piatto a dispetto dell’usuale il colpo. Con Couldn’t Stand The Weather infatti non retrocedeva di mezzo passo, mantenendo intatto il
florilegio stilistico. sound grezzo e irruente che aveva contraddistinto l’uscita precedente ma, complice anche i tempi stret-
Eddy Cilìa ti di lavorazione, non replicandone la medesima qualità (niente di nuovo: la classica tappa/toppa del
secondo disco). Stando così le cose verrebbe da dire: “Vabbè, passo ad altro”. Non con questa “deluxe”,
che agli otto pezzi della scaletta originale, e ai cinque aggiunti in occasione della rimasterizzazione
(1999), somma quattro tracce prese dalla raccolta postuma The Sky Is Cryng (brutto scherzetto per gli afi-
cionados, che le hanno già), tre alternate take inedite (bel regalino per gli aficionados) e un secondo disco
con un set tenuto allo Spectrum di Montreal nell’agosto del 1984. È giusto questo a rendere il tutto molto
più di una deprecabile operazione commerciale. Non possedendolo già, questa è l’edizione da avere.
Carlo Babando

113
CLASSICROCK PIETRE MILIARI
JOHN FOGERTY
CENTERFIELD Help Myself schiacciasassi. Bersaglio degli strali
al curaro di Fogerty era il nemico giurato Saul
(Warner Bros, 1985) Zaentz, presidente di quella Fantasy cui il cata-
logo CCR continuava a fruttare milioni di dolla-
Forse è stata la soddisfazione più grande della ri all’anno. Che non la prendeva bene.
sua vita e per certo una delle emozioni più forti Incorreggibile John! Incapace di resistere ai cattivi
che abbia mai provato e no, non sto parlando di consigli datigli dall’ego oppure o anche dal ran-
quando i Creedence Clearwater Revival furono core, quasi riusciva a rovinarsi una rentrée trionfa-
introdotti nella “Rock And Roll Hall Of Fame”: le (due singoli nei Top 20 e l’album dritto al nume-
momento indimenticabile per ragioni tutte sba- ro uno). Zaentz gli intentava la causa più ridicola
gliate quello, il sapore di fiele della rivalsa sugli mai approdata a un tribunale, contestandogli l’ec-
antichi compagni scientemente gustato in luogo cessiva somiglianza di The Old Man Down The
di quello di miele di un riconoscimento meritato Road a Run Through The Jungle dei Creedence
come pochi mai. Piace pensare, per non schifare (insomma: lo accusava di avere plagiato se stes-
troppo l’uomo quando l’artista è immenso, che so), e naturalmente la perdeva, ottenendo però a
il ricordo di quella livida sera di inizio 1993 John latere almeno di vedere modificato il titolo della
Fogerty abbia cercato da allora di rimuoverlo e, troppo esplicita canzone di cui sopra. Quante
non potendo, quantomeno al pensiero provi rammarico. C’è da scom- energie sprecate che avrebbero potuto essere messe a frutto più profi-
mettere che fino all’ultimo dei suoi giorni conserverà invece con orgo- cuamente, ad esempio nella realizzazione di Eye Of The Zombie, che
glio e piacere la memoria di un evento a noi assai più vicino. Aprile 2009: nell’86 stupiva per ragioni opposte rispetto al predecessore: per non esser-
si inaugura a New York il nuovo Yankee Stadium e il momento clou della si fatto attendere che ventuno mesi e per una scrittura sottotono che pes-
cerimonia è l’esecuzione da parte dell’autore stesso - naturalmente al simi arrangiamenti venati di elettronica finivano per rovinare del tutto. Di
centro del diamante di gioco - di una canzone che da ventiquattro anni quello è auspicabile che una stampa celebrante (si fa per dire) il venticin-
e tre mesi è un inno, qualunque sia il colore del loro tifo, per tutti gli quennale non ci sia. Viceversa benvenuto questo Centerfield tirato a luci-
appassionati di baseball. Vale a dire per più o meno tutti gli americani. do e appena ingrassato da due bonus (erano state al tempo lati B) belle
Praticamente sin dal giorno della pubblicazione dell’album - questo - cui frizzanti: l’indiavolato zydeco My Toot Toot e il gospel I Confess.
dà il titolo, Centerfield è entrata nella cultura popolare USA andando - Eddy Cilìa
ultima - a fare compagnia ad almeno un’altra dozzina di classici scritti
dal Nostro. A farla peculiare nel nobile consesso una leggerezza spen-
sierata cui l’ex-leader dei Creedence non si è arreso sovente in vita sua.
Magari giusto giocando o guardando giocare a baseball. Nella prima sua
foto in cui ci si imbatte nel libretto dell’edizione del venticinquennale da
poco mandata nei negozi dalla Geffen/Universal, verga sorridente un
autografo non sulla copertina di un disco bensì su una pallina.
Enorme lo stupore suscitato da Centerfield all’uscita. Sorprendeva tanto
per cominciare il semplice fatto che fosse in giro un nuovo album di
John Fogerty quando nessuno - a dieci anni da un omonimo predeces-
sore capace solo a tratti di rinverdire i fasti di Willie And The Poor Boys
e Cosmo’s Factory; e soprattutto a nove dal disastro di Hoodoo, un
disco talmente brutto da vedersi negare il “si stampi” dalla Asylum - se
lo aspettava più. Ma ciò che maggiormente lasciava allibiti, felicemen-
te, era che si potesse tornare ad accostare al riverito nome la parola
“capolavoro” senza tema di smentite. Un quarto di secolo dopo certi
entusiasmi paiono un pochino esagerati e nondimeno il disco resta soli-
do e piacevole, forte in particolare di quella che era in origine una prima
facciata pressoché perfetta. Al centro il favoloso omaggio a Elvis, fra
country e rockabilly, di Big Train From Memphis e a fargli corona l’epi-
cità spigliata di The Old Man Down The Road, una Rock And Roll Girls
da Springsteen al top, la struggente rievocazione degli anni 60 di I Saw
It On TV e, un gradino sotto, il martellare stentoreo di una Mr. Greed
che, conoscendo anche sommariamente la storia dell’artefice, si pote-
va facilmente immaginare a chi fosse dedicata. Polemica pungente e
tuttavia nulla di fronte alla ferocia di una Zanz Kant Danz ingannevol-
mente giuliva con il suo funky-pop ricercatamente plasticoso, stilistica-
mente un corpo estraneo sistemato a congedo dopo i torpori country-
blues di Searchlight, l’innodia giubilante della title track e una I Can’t

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Comune Provincia
di Faenza di Ravenna

03
0
3 3
meeting degli indipendenti

Gli strumenti musicali e la musica


L I V E I TA L I A
Tu t t i i live della nuova musica italiana

26-27-28 8 NOVEM
NOVEMBRE
MBRE 2010
Fie
era di Faenza
Fiera Fae
enza
Festival
Fe
estival del
della
la Produzione
Produziione Musicale
Musiccale
e Culturale
Cultur
C l alele Indipendente
IIndip dente Italiana
di end Italia
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M Italiana
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H
e del primo salone della nuova musica ita italiana.
aliana. L edizione 2009 del M MEI
EI ha registrato, su oltre 15 mila
m metri quadrati
di spazi
s espositivi, più di 30 milaa presenze, più di 400 artisti dal
d vivo, 350 espositori, 350 videoclip,
v
200 media presenti, 150 convegni,
c presentazioni e incoontri e 100 operatori dall ester
incontri ro.
estero.

Saranno assegnati:
p m Premio Italiano Musica In
Indipendente
ndipendente Premioo Italiano V
Videoclip
ideoclip Indipendentee p v

Il Mei fa
fa parte della Rete dei FFestival
estival Aper
Aperti
rti ai Giovani
Giovani

Meeting
Meeting degli Indip
Indipendenti
en
ndenti
Via
Via della Valle,
Valle,
a 71 – 4801
480188 Faenza (Ra) ITALY
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Cronache dal fronte / Italiani a Venezia / 1960 /


Screamadelica / Grandangolo / Dvd / Cult tv / Recensioni /

a cura di John Vignola


vignola.j@gmail.com

117
CRONACHE
DAL FRONTE
M
onica Maggioni, reporter di guerra da diversi anni (ha Quali motivi, esperienze ed eventi ti hanno portata a realizzare
seguito il conflitto tra israeliani e palestinesi, la guerra in Ward 54?
Iraq al fianco dei militari americani e le guerre di Nel 2008 sono andata negli Stati Uniti per seguire l’ultimo anno
Birmania, Uganda e Afghanistan), ha scoperto che gli della campagna elettorale presidenziale; in quei mesi si moltiplica-
incubi e le angosce della guerra restano vivi nella mente vano gli articoli che raccontavano i problemi dei soldati americani
dei veterani e che troppo spesso il suicidio si dimostra la solu- di ritorno dal fronte. Per me è stato naturale a quel punto comin-
zione più facile e immediata. Stando ai dati de “L’Army Times”, ciare ad occuparmene, visto che in questi anni di guerra ho segui-
periodico dell’esercito americano, tra i soldati in cura nelle strut- to spesso i militari americani, ho viaggiato con loro fin dal primo
ture del Ministero per i veterani vi sono 950 tentativi di suicidio giorno dell’invasione via terra dell’Iraq, trascorrendoci lunghi mesi
ogni mese, e nel 2009 il numero dei suicidi ha superato quello anche negli anni successivi. Seguire la loro storia dal punto di vista
dei caduti in guerra. Come afferma la stessa regista: “spesso i del “dopo” mi è sembrata quasi la chiusura del cerchio.
ritorni sono storie di solitudine e impossibilità di trovare le parole per
condividere quello che ogni sopravvissuto porta dentro di sé. È il viag- Parliamo del PTSD: perché colpisce un altissimo tasso di soldati?
gio in un incubo difficile da capire per chi non c’è stato, non ha vis- Non sono un medico né uno psichiatra, ma quello che gli specia-
suto le stesse angosce, non ha guardato negli occhi lo stesso orrore. listi spiegano è che il disordine postraumatico, in questo caso
Questa è la storia di chi torna a casa e poi si perde”. legato al combattimento o all’esperienza della guerra, si manife-
Nello specifico Ward 54 (il titolo fa riferimento al braccio psi- sta con una forte destabilizzazione dell’individuo. Tutti i soldati
chiatrico del Walter Reed, l’ospedale dei veterani di Washington che ne sono affetti parlano di problemi di sonno, incubi, allucina-
D.C.) segue il soldato dell’esercito americano Kristopher zioni di vario tipo. Molti ricorrono alla “self medication” - l’auto-
Goldsmith, al suo ritorno dall’Iraq. A Baghdad aveva il compito medicazione, come la chiamano loro - con l’alcol. Si ubriacano
di fotografare e classificare i cadaveri iracheni, ed è proprio di per liberarsi dall’angoscia. Il suicidio poi è la tappa successiva,
fronte all’orrore di una fosse comune che in lui si scatena un che fortunatamente non riguarda tutti, ma travolge molti di loro.
forte disagio: incubi, allucinazioni, depressione, tutte cose che si
porterà dietro anche dopo il suo rientro a casa. Sintomi non Ward 54 abbatte la differenza tra vittima e carnefice, e sembra
casuali, si tratta del PTSD (disturbo post traumatico da stress), voler affermare che la guerra è una “dannazione eterna” per
che l’esercito americano non prende in considerazione, incari- chiunque ci entri in contatto, tranne per chi dirige i giochi nella
cando il soldato di ripartire per l’Iraq e ignorando la sua richie- sua torre d’avorio…
sta di congedo. Al racconto lucido di Kristopher, si affiancano le Dannazione eterna? Non so. Certamente è un’esperienza durissi-
testimonianze di altre persone: i genitori di Jeffrey, un Marine ma, estrema, che mette allo scoperto tutte le fragilità e le debo-
che si è suicidato al ritorno dall’Iraq; Timothy Long, ex vigile del lezze dell’individuo. In qualche modo ne esalta anche la sensibili-
fuoco che dopo l’arruolamento soffre di una grave sindrome tà e la capacità di ascoltare, di capire, e questo, a volte, è troppo
ansiosa; il soldato Elizabeth Whiteside, con ben due tentativi di duro da accettare. La guerra non è un videogioco e quando entra-
suicidio alle spalle. no in contatto con l’esperienza vera e propria, sono molti i solda-
Le loro parole e le loro esperienze dirette, scorrono come lame ti che non reggono.
taglienti durante la visione, denunciando un’America piuttosto
propensa a mandare in guerra i propri soldati ma per nulla di- Grazie alla tua esperienza come reporter hai potuto osservare da
sposta a fare i conti con il trauma di chi torna. vicino i meccanismi e le situazioni che spingono un ragazzo come

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Abbandonato il fronte, riposte le armi e tolta la divisa, è veramente
possibile tornare alla vita di tutti i giorni? Può un soldato rimuovere
il peso psicologico delle azioni compiute in guerra allo stesso modo
in cui si libera dai propri orpelli? Queste le domande alla base
del documentario Ward 54 diretto da Monica Maggioni, presentato fuori
concorso a Venezia 67 nella sezione Controcampo Italiano.
Dopo tante opere incentrate sul “prima” e sul “durante”, finalmente
un film d’inchiesta che si occupa del “dopo”: partendo da un punto
di vista trasversale apre scenari inediti e fin troppo taciuti.
di Alessandra Sciamanna e Daniele ‘Danno’ Silipo

tanti a diventare soldato. Come sempre, i nodi da sbrogliare sono


tutti a monte: possibile che ancora oggi non ci si renda conto di
come stiano effettivamente le cose, che andare in guerra non è
una scampagnata di salute, e che il concetto stesso di impugna-
re un’arma contro un proprio simile è un compromesso troppo
grande da accettare?
È quello che dicevo e che ripetono anche gli specialisti. Para-
dossalmente solo i grandi professionisti della guerra riescono a
farci i conti in modo quasi “normale”, se poi questo significa che
loro stessi vivono fuori da un canone normale o accettabile, que-
sto è un altro discorso. Certamente i giovani americani che vanno
in guerra per guadagnarsi i soldi del college o per acquisire il dirit-
to alla cittadinanza, non hanno il grado di preparazione che in
qualche modo li può schermare dai traumi. Ammesso sia possi-
bile poi, schermarsi in qualche modo da un’esperienza che in
ogni istante ti sottopone al confronto con l’amore e assottiglia la
distanza tra il vivere e il morire.

Il soldato Jeffrey è una delle figure centrali del documentario, non


solo perché morto suicida dopo il ritorno in patria, ma anche per-
ché rappresenta il primo caso in cui il tribunale americano condan-
na il governo federale (e in particolare il Ministero per i veterani) ad
un risarcimento danni, poiché colpevole di un supporto inefficiente
nei confronti di un veterano e della sua famiglia, lasciata sola e
incompresa ad affrontare un problema psicologico troppo grande
per chiunque. È solo un caso, o qualcosa sta cambiando?
Negli Stati Uniti la sensibilità verso questo problema si sta facendo
sempre più acuta. Ci si rende conto che non basta curare le ferite
fisiche e, per l’appunto, si accetta il fatto che la ferita mentale è
altrettanto grave, se non di più. Ma due sono i problemi da affron-
tare adesso. Da una parte l’organizzazione del sistema di risposta
che non è ancora adeguatamente tarato sui grandi numeri dei redu-
ci con problemi psicologici. Dall’altra rimane anche lo stigma che accesso alle borse di studio, indispensabili per riuscire a frequen-
in una certa parte del mondo militare continua a sopravvivere nei tare l’Università. Dunque vogliamo immaginare una tappa ameri-
confronti di chi ha una defaillance di tipo psicologico. cana per il documentario stesso, certo, ma anche per riuscire a
dare una mano a lui.
Dopo il Festival di Venezia, sono in programma proiezioni in
America? Quale pensi sarà la risposta del pubblico statunitense?
Certamente cercheremo di portare il documentario anche negli Ad essere sincera, non sono molto abituata a preoccuparmi delle
Stati Uniti. È importante che si parli di questa storia anche e reazioni del pubblico. C’era una storia che valeva la pena di esse-
soprattutto per Kris, il protagonista, che sta conducendo la sua re raccontata e, anche questa volta, l’ho fatto.
battaglia contro l’amministrazione militare. Senza il congedo con
onore (che al momento gli è stato negato) Kris non potrà avere Sulla guerra leggi anche pp. 40 

119
SCREAMADELICA
L’antidoto contro tutti i neorealismi
di Luca Castelli

La rentrée ci porta in sala un Herzog americano, quattro


fantasmi tailandesi e una moltitudine di zombi francesi.
Intanto in Serbia due film proiettano lo splatter e la pornografia
verso una nuova, radicale, perversa dimensione.

AL CINEMA dei pochi umani che cercano di sfuggire a tanti zombi. Gli scon-
In fondo, anche a questo giro non è andata male. Se i distributo- tri e le dinamiche che si creano tra i protagonisti e una certa scor-
ri hanno mantenuto le promesse, almeno tre film screamadelici revolezza dell’insieme (con retrogusto apocalittico) rendono
dignitosi sono apparsi in sala a settembre. Due riservati agli comunque La Horde più che accettabile per gli appassionati non
appassionati di horror, il terzo rivolto a un pubblico dai gusti dif- disperatamente alla ricerca di qualcosa di originale.
ferenti. Partiamo proprio da quest’ultimo, My Son, My Son, What
Have You Done? (***) di Werner Herzog, in concorso l’anno scor- Agli altri, è forse più consigliabile 4bia (**), già solo per le esoti-
so a Venezia assieme al “gemello” Il cattivo tenente. Prodotto da che origini tailandesi. Ipersuccesso al botteghino locale e cele-
David Lynch e presentato dall’autore come un “horror senza san- brazione di una cinematografia in salute, 4bia è un film a episodi
gue”, My Son, My Son può essere piuttosto catalogato alla voce che raccoglie quattro storie che mescolano tradizione sopranna-
“il noir secondo Herzog”. Noir della mente e dell’anima. La trama turale d’oriente (i fantasmi) con elementi di contemporaneità
è molto esile, quasi impalpabile: Brad McCullum (Michael (telefonini, Internet, bullismo scolastico). Il target del film è gio-
Shannon) è un attore che uccide la madre a colpi di spada e si rin- vane, così come lo sono i protagonisti, ma il risultato va oltre le
chiude con due ostaggi in un villino alla periferia di San Diego. aspettative, in particolare per quanto riguarda gli episodi diretti
All’esterno, un detective (Willem Dafoe), la fidanzata dell’omici- da Youngyooth Thongkonthun e da Banjong Pisanthanakun. Nel
da (Chloe Sevigny) e il regista della sua ultima rappresentazione primo, il rapporto tra una ragazza e un misterioso interlocutore
(Udo Kier) ripercorrono - attraverso vari flashback - gli ultimi viene condotto solo attraverso sms, con un bel crescendo di ten-
mesi di vita di McCullum. Per la milionesima volta in carriera, sione. Il secondo è invece un gioiellino di humor macabro che
Herzog fa il trapezista sul filo della follia umana. Che il protago- sembra uscito dalla penna di Ambrose Bierce, con protagonisti
nista sia l’Aguirre furioso o il placido uomo dei grizzly, o per l’ap- quattro ragazzi, una tenda e un incidente di rafting. Meno con-
punto un giovane matricida in California (il film è ispirato a un vincenti gli altri due frammenti, che però non rovinano un film
fatto di cronaca), il tema rimane sempre lo stesso. Così come lo che ha in sé il grande e raro pregio della freschezza.
sguardo del regista: aguzzo, insofferente ai cliché, capace di indi-
viduare anche in un film dall’impianto canonico elementi disso-
nanti, inattesi, fuori posto; tre personaggi immobili che fissano in ALTROVE
camera per trenta secondi, uno struzzo che ruba gli occhiali a È sulla Serbia che da qualche mese sono puntati i riflettori della
Udo Kier, il leif motiv dei fenicotteri rosa. Senza contare il piccolo comunità horror, dei blog, dei festival. Cullata dagli orrori della
tuffo in quel fiume Urubamba in cui si consumarono le epopee di guerra civile, una nuova generazione di film-maker locali sta
Aguirre e Fitzcarraldo e dove sboccia la follia di McCullum. Ha riscrivendo le regole di ciò che si può mostrare, abbattendo le
ragione chi nega a My Son, My Son, What Have You Done? il ultime barriere rimaste in tema di violenza, pornografia, splatter
patentino di capolavoro. Il maestro tedesco ha fatto di meglio, sia e radicalizzando all’estremo la satira, la metafora, la denuncia
nella fiction che nel documentario, riuscendo spesso a donare ai sociale. I titoli citati sono sempre gli stessi: Zone Of The Dead,
suoi soggetti quella grandezza (e non solo quella diversità) che in Sprski Film e Zivot i srmt porno bande. Di Zone OF The Dead (*)
McCullum non riesce a emergere. La grandezza del regista, tutta- di Milan Konjevic e Milan Todorovic ce ne liberiamo facilmente,
via, rimane intaccata. Anche le sue opere minori - se così le si può perché altro non è che un clone degli zombi-movie italiani degli
definire - conservano qualcosa di unico, di pregiato, di sorpren- anni 80 (Paura nella città dei morti viventi, Zombi 2) ambientato
dente. My Son, My Son non fa eccezione. dall’altra parte dell’Adriatico. La sua peculiarità più interessante è
proprio l’origine geografica, per il resto non presenta nulla di
Niente essai e tanto sangue negli altri due titoli del mese. La nuovo sul fronte dei morti viventi. E soprattutto, non esce dai
Horde (**) di Yannick Dahan e Benjamin Rocher è l’ultimo par- confortevoli confini dell’intrattenimento.
goletto della ricca nidiata del nuovo splatter francese. La parte
migliore è l’inizio: l’irruzione di alcuni poliziotti in un covo crimi- Molto più difficile è ragionare su Srpski Film (A Serbian Film) di
nale in un grattacielo della banlieue parigina. L’assalto va male, Srdjan Spasojevic e Zivot i srmt porno bande (Life And Death Of
ma il peggio arriva quando spunta la horde del titolo: centinaia di A Porno Gang) di Mladen Djordjevic. Due film che tramutano in
zombi di ultima generazione (schizofrenici e scattanti), che si realtà la cura Ludovico di Kubrick, sottoponendo lo spettatore a
infilano nel palazzo, senza far alcuna distinzione nella loro caccia una tortura visiva ed emotiva nella quale passano in rassegna
tra buoni o cattivi, poliziotti o criminali. Da qui in avanti, il film tutte le peggiori configurazioni che la perversione umana possa
perde un po’ di interesse, rientrando nei classici binari narrativi inventare intrecciando violenza e pornografia (stupri, incesti,

ILMUCCHIOSELVAGGIO
La Horde

pedofilia, massacri assortiti, una cosa chiamata newborn porn che trovare opposizione. Sia la pornostar in crisi di Srpski Film che la
è terrificante come suona). Tutta finzione, ma tutta sviscerata nei compagnia pornohippy di Zivot i srmt acconsentono rapidamen-
minimi dettagli. In entrambi i casi, pur seguendo approcci e te ad aprire la porta dell’inferno. Quasi come se lo accettassero
modalità molto differenti, il filo narrativo è la spirale che spinge i come destino ineluttabile. Bastano un poco di soldi e un po’ di
protagonisti negli inferi degli snuff movies (famigerati film in cui le droga e la pillola va giù. La violenza compie un ulteriore passo
violenze vengono esercitate realmente sugli attori). Ma la super- verso il nichilismo. Se in passato la legge della giungla era fina-
ficialità di 8mm - Delitto a luci rosse, vecchio thrillerino hollywoo- lizzata al trionfo del più forte e le guerre servivano a garantire ai
diano sul tema firmato da Joel Schumacher con Nicolas Cage, è paesi vincitori un futuro di relativa prosperità, qui la violenza
lontana anni luce. Qui non solo non esiste alcuna censura grafi- assume la forma di un circolo vizioso continuo, idrofobo, con
ca o etica, ma altri elementi contribuiscono a rendere la visione parentesi di sollievo sempre più brevi, effimere, animalesche,
tanto insopportabile quanto significativa. meccaniche (le tristi orge di Zivot i srmt). Violenza e sesso diven-
Innanzitutto, sia Srpski Film che Zivot i srmt sono tecnicamente tano per la società poco più che un impulso a nutrirsi delle pro-
ineccepibili. Anzi, addirittura interessanti per le scelte di linguag- prie carni, una dose di eroina pompata in vene senza fondo,
gio, per la messa in scena, per la coerenza stilistica dei registi, per svuotate di qualsiasi razionalità. Tutti partecipano al gioco.
la performance degli attori (e per la loro statura: Srdjan Nessuno escluso. Alternandosi nel ruolo delle vittime e degli
Todorovic, il protagonista di Srpski Film, è uno degli interpreti più aguzzini. E ovviamente non ci sono né vincitori né vie di fuga.
quotati del cinema serbo). L’impressione è quella di trovarsi di Di fronte a Srpski Film e a Zivot i srmt si può reagire alzando le
fronte a due film d’autore: più patinato il primo, più guerrillero il classiche barricate che è ormai naturale/legittimo opporre al
secondo (meno di duecentomila euro di budget), ma non certo fastidioso tsunami della trasgressività (dove tutti, da Lady Gaga
solo mera exploitation. ai ragazzini del liceo, puntano alla popolarità attraverso la pro-
Poi, c’è la questione geografica. Non è un caso se i due film sono vocazione). Si può accusare i registi di immoralità, compiaci-
stati concepiti contemporaneamente in Serbia. Così come non lo mento, smercio di depravazione a fini mercantili. E si può rifiu-
è se entrambi sviluppano il loro percorso di macerazione esi- tare anche solo l’idea di assistere a certe scene. Se però si deci-
stenziale come esplicita metafora della violenza esercitata dal de di guardare lo schermo, c’è il rischio di rimanere stesi due
paese sui cittadini, all’indomani di un conflitto la cui bestialità volte. Prima quando gli occhi incontrano le immagini, poi quan-
forse non siamo ancora riusciti a comprendere. Solo lo spettato- do il cervello prova a dare loro un senso, un contesto, una spie-
re serbo potrà giudicare appieno questo aspetto, ma l’impatto gazione. E forse, drammaticamente, ci riesce. Anche solo a scri-
valica il confine fino a colpirci con forza. Soprattutto se lo si uni- vere queste righe ci si sente un po’ sporchi. Eppure nel terribile
sce a un senso di più universale devastazione. La terribile visio- urlo di morte che si leva dalla Sodoma serba sembra di intrave-
ne che emerge è quella di una società ormai arrivata al punto di dere quel disperato bisogno di vitalità ormai estinto in molto
pagare per il proprio autoannientamento (lo snuff movie). Senza altro cinema più “nobile” ed educato. 

121
A FUOCO
Italiani a Venezia
La 67a Mostra del Cinema di Venezia sarà ricordata per aver, Berlusconi

forse, infranto un record, grazie alla selezione di un impressionante


numero di film italiani. Non è dato saperne - o almeno, noi non
ci siamo riusciti - il numero complessivo, sicuramente più di
cinquanta, che sale vertiginosamente se si comprendono anche
quelli della retrospettiva sul cinema comico, appunto italiano.
di Dario Zonta

È
un peccato, alla fine, perché questa edizione (come si poteva affermato è in crisi potrebbe per una volta cedere il passo ai tanti
immaginare all’indomani di una Cannes deludente) è di livello, nostri registi giovani che sono pieni di idee e di necessità, e stare a
soprattutto per quanto riguarda le proiezioni del Concorso. guardare cosa combinano.
Proprio in questa sezione, ma come tutti gli anni, si può con-
tare sul solito poker, quasi mai di assi. Il bilancino qui gioca Un “giovane” nel cinema italiano è un esordiente, anche se ha
brutti scherzi, spesso. Mentre vi scriviamo sono passati tre dei qualche anno. In Concorso c’era un’opera prima di un affermato
quattro film, e l’alternanza è degna della schizofrenia delle pressio- autore teatrale, nonché attore: Ascanio Celestini. L’estroso roma-
ni a cui in qualche modo è sottoposta la direzione. In definitiva, e no ha portato un suo famoso testo teatrale, La pecora nera, adat-
per ora, l’unica opera italiana in gara che non aveva nessuna ragio- tandolo al fatto cinematografico. Ecco, mentre eravamo in sala ci
ne d’essere nel Concorso è quella di Carlo Mazzacurati, La passione. chiedevamo quale effetto avrebbe prodotto in chi non conosce il
Un film italiano con Silvio Orlando non può in nessun modo esse- teatro di Celestini, visto che questa versione de La pecora nera non
re diverso da tutti gli altri film italiani con Silvio Orlando. Questo si discosta da quella teatrale. Siamo andati, allora, a verificare i
attore riesce incredibilmente a rendere uguali lavori anche molto voti della stampa estera riportati sul daily veneziano di “Variety” e
distanti tra loro. Qui fa la parte di un regista in crisi che non trova abbiamo verificato lì i voti più bassi. Qual è il problema? Celestini
la giusta storia per uscire dalle secche della siccità creativa, e si sembra non aver creduto nelle possibilità del cinema, visto che il
trova così impelagato nella sacra rappresentazione della Passione suo film si appoggia clamorosamente sul dettato della voce nar-
in un paesino della Toscana. Una commedia molto confusa, con rante (vero pilastro degli spettacoli teatrali), che qui risulta este-
svariati passaggi di registro e toni, di fatto senza finale e parecchio nuante e ripetitivo, mai veramente funzionale al racconto cine-
ambiziosa. Scritta insieme a Contarello, lo stesso sceneggiatore matografico. La pecora nera è un lavoro comunque intenso, con
dell’ultimo film della Archibugi, Questione di cuore, con Kim Rossi una grande fotografia di Daniele Ciprì e una buona presenza di
Stuart e Antonio Albanese. Anche in quella occasione l’ambizione attori. Ma questo non basta.
era legata alla crisi di ispirazione di uno sceneggiatore allocato a
Roma. Viene da pensare, fuori di provocazione, che se un regista Allontaniamoci un attimo dal Concorso per fare una puntatina nel
Fuori Concorso, ma sempre italiano. Lì c’è una sola pellicola che
prende la scena: Vallanzasca - Gli angeli del male di Michele
Placido. Soffermiamoci sul titolo. La prima parte recita
“Vallanzasca”, e fin qui ci siamo. Si tratta di un film sul criminale
Vallanzasca, colpevole di diversi omicidi, innumerevoli rapine e
qualche sequestro. Un film su Vallanzasca è una gatta da pelare,
e così è stato. Ma Vallanzasca non è sufficiente, perché è stato
necessario aggiungere “gli angeli del male”. Ovvero, come met-
tere le mani d’avanti per non cadere di faccia. La parola “male”
bisognava utilizzarla sin dal titolo, come un programma di inten-
ti, una dichiarazione programmatica. Attenti, si dice, qui parliamo
anche del male. Peccato, però, che nel film la figura di
Vallanzasca, interpretata incredibilmente da Kim Rossi Stuart,
non sembri rappresentare il Male, neanche sotto mentite spoglie.
Il bel Renè è fascino allo stato puro, così come veniva rappresen-
tato dai media di allora. Bello, intelligente, simpatico, natural-
mente leaderistico… insomma, un divo, il divo Renato.
Renato/Kim lo vorresti portare a cena, e non solo. Certo uccide,
ma di “passaggio”, per necessità. I morti sono macchie di san-
Mazzacurati
gue, figure sullo sfondo. Renato si commuove solo quando a
morire sono i suoi amici, quelli della banda. Tutto è sbilanciato su

ILMUCCHIOSELVAGGIO
Il cast di Vallanzasca

di lui. Le figure di contorno, anche i comprimari scompaiono il suo racconto scandito idealmente in tre parti: formazione di un
sotto la scure di un montaggio frenetico e iper-cinetico, un mon- sicario, pratica del lavoro e conversione. Rosi mette nelle mani,
taggio che non riesce a far passare le psicologie dei comprimari, grosse, del protagonista un grande quaderno con un pennarello,
della banda (così come avveniva con la Magliana). Il film soffre, sapendo che questi è un grafomane. Così, mentre parla, lui rende
dunque, un doppio problema: etico e drammaturgico. Sarà un grafiche le sue storie e confessioni. Tra Errol Morris e Rithy Panh.
successo in sala. Bellissimo.

Ora, un po’ d’aria e di grande cinema, anche quando, come in que- Torniamo invece un po’ mestamente al Concorso italiano per dare
sto caso, è puramente documentario. Siamo nella sezione di conto di un’altra pellicola molto attesa: Noi credevamo, di Mario
Orizzonti, pure questa un monstrum incredibile fatto di decine e Martone. Tre ore e venti di storia del Risorgimento italiano, con
decine di corti medi, lunghi e lunghissimi metraggi (ogni tanto buona pace di Napolitano che a ogni cerimonia dei David di
abbiamo visto gli stoici membri della giuria barcollare sotto la scure Donatello chiedeva ai registi astanti perché mai non facessero un
di un tale magma di immagini). Tra i tanti titoli della sezione (di cui film sul Risorgimento. Eccolo servito. Il tutto nasce come produ-
anche i più volenterosi avranno visto il 10 percento) spicca uno ita- zione televisiva per la Rai (così è giustificata la lunghezza), ma avrà
liano: El Sicario. Room 154 di Gianfranco Rosi. Il regista di Below Sea anche una distribuzione cinematografica. Un grande lavoro di rico-
Level, straordinario esordio su di una comunità di anarchici e senza struzione storica, con tanto di lettura anti-piemontese, il cui unico
tetto a 30 km da Los Angeles, è andato a intervistare uno dei sicari problema è dato proprio dal format: alla fine non è televisivo (una
del cartello di narcotrafficanti messicano. Dopo aver letto un arti- fotografia scura di prigioni e covi), ma nemmeno cinematografico.
colo inchiesta su “Harper’s Magazine”, e con l’aiuto del giornalista Nella mancanza di disponibilità economiche, Martone ha dovuto
che lo ha scritto, Rosi si è messo a raccontare nelle forme del ritrat- arrangiarsi, trasformando il suo film in un cinema di parola che
to-intervista vent’anni di vita di un sicario del narcotraffico. È un richiede una forte preparazione storica sul Risorgimento per essere
film straordinario e potentissimo, non solo per quel tanto di tuffo apprezzato. La prima parte è quella più debole, anche per presta-
in un mondo tremendo e violento, ma anche per l’idea di cinema zioni attoriali non all’altezza. La seconda, invece, decolla portando-
che mette in campo. Rosi decide di portare il suo testimone, attual- si ai livelli del cinema a cui Martone ci ha abituati.
mente ricercato con tanto di taglia del cartello, in una delle stanze Ecco, vi abbiamo voluto intrattenere sulle sorti di una parte del cine-
d’albergo, quelle tipiche americane, dove usavano portare i seque- ma italiano anche se, sadicamente, vi confessiamo che il livello della
strati per torturarli e spesso per eliminarli. La prima sequenza vede Mostra quest’anno è alto: non per l’Italia, ma per gli stranieri… 
il sicario che si copre il volto con una sorta di rete nera, quasi un
confessionale, per impedire di vederne il volto. Così conciato inizia Sul Festival di Venezia leggi anche pagina 125

123
DOCUMENTI
1960
“Le sciupa il boom”, dice l’imprenditore milanese, “grazie anche ai
terroni”. È il 1960: l’Italia celebra il miracolo economico. Gli emigrati
lasciano il Sud con le valigie di cartone. La Fiat vende le sue automobili
a milioni. Fellini gira la Dolce vita. Berruti vince la medaglia d’oro alle
Olimpiadi di Roma (e con gli occhiali da sole). Ruggero Orlando
commenta in televisione la “nuova frontiera” di Kennedy.
di Emanuela Gianpaoli

S
corrono le immagini del Belpaese, com’era mezzo secolo fa, Un boom che lei ripercorre tra l’altro nel pieno dell’attuale recessio-
ma sullo schermo, grazie alla voce fuori campo di Giuseppe ne. C’è qualche relazione?
Cederna seguiamo la vicenda di due fratelli nati in provincia di Appunto, bisogna stare attenti ai sogni sbagliati. Allora la Fiat pro-
Napoli che si separano perché il grande, Rosario, parte per duceva un’auto al minuto, oggi si chiudono gli stabilimenti. Non è
Milano in cerca di fortuna. Rosario scrive lettere alla famiglia, stata un’operazione nostalgia. Il 1960 è l’anno in cui è nato il con-
inventa mondi meravigliosi. Lo ritroveranno operaio che scava nel sumismo che ha fatto sorgere desideri forti e spesso inutili. Due
traforo del Monte Bianco. È 1960, il film che Salvatores ha presenta- cose servono ai governanti, per avere in mano le persone: la paura e
to fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia (dove era anche i desideri sbagliati.
giurato) con un approccio nuovo (forse non inedito ma certo poco
visto) nell’uso delle immagini di repertorio. Montando esclusiva- Perché la scelta di attingere solo ai materiali Rai?
mente filmati delle Teche Rai, senza girare neppure un metro di pel- Perché la televisione degli anni Sessanta, in qualche modo, ha colla-
licola, il premio Oscar ci consegna un’opera assai più vicina alla fic- borato nella costruzione di questo desiderio sempre spostato in là,
tion che al documentario, che è pure il ritratto di quegli anni, solo ma allo stesso tempo spiegava bene il Paese e c’era molta più ten-
per alcuni formidabili. sione nel cercare di capire rispetto all’oggi.

Di recente il cinema italiano, ma non solo, sembra aver questo con- Materiali che lei ha poi “usato” per costruire una storia inventata con
tinuo bisogno di guardarsi indietro. Memoria è stata forse la parola le immagini reali dei documentari, delle inchieste e della televisione
più ricorrente alla Mostra del cinema di Venezia. Perché? degli anni Sessanta.
È vero e non accade solo in Italia. Da noi succede con maggior forza Eisenstein diceva che se si prende il primo piano di una vecchietta
perché siamo un Paese senza identità. Lo spiega bene Mario affacciata alla finestra che guarda verso la strada sottostante e dopo
Martone nel suo Noi credevamo. L’unità non si è mai veramente gli si monta il passaggio di un funerale, il viso della vecchietta sem-
compiuta oppure se è stata fatta, a che prezzo? bra triste. Ma se dopo, lo stesso primo piano, si monta il passaggio
di un corteo di carnevale, la vecchietta sembrerà sorridere. Il mon-
A proposito di prezzi da pagare. Lei sembra insinuare che quello per taggio può riscrivere o modificare radicalmente la storia di un film,
il cosiddetto miracolo economico è stato troppo elevato. può modificare o riscrivere anche la Storia degli anni che stiamo
La storia come sempre la scrivono i vincitori. Mi interessava mostra- vivendo o abbiamo vissuto. Partendo da queste riflessioni ho prova-
re che cosa è stato il boom, che oggi ci hanno trasmesso come un to a costruire una narrazione con l’urgenza di capire i fatti non per
momento di grandi opportunità, di crescita, di miglioramento ma come ce li hanno tramandati ma per come sono andati.
che ha fatto anche molte vittime. L’altra faccia della versione ufficia-
le. Quanti di quei sogni si sono realizzati? Non c’è il rischio di un cortocircuito? Raccontare attraverso una sto-
ria di finzione costruita con materiali di archivio come andarono real-
mente le cose?
1960 È un modo per sottolineare il paradosso. Che appunto la memoria
si può manipolare: montando in un certo modo il materiale si
potrebbe far sparire l’Olocausto mantenendo certe immagini e
omettendone altre. E al tempo stesso io non so rinunciare alla nar-
razione. Lo hanno definito un documentario, ma io non lo sento
come tale. È piuttosto il contrario di un mockumentary.

La voce narrante del film è quella di un bambino nato in provincia di


Napoli che nel 1960 lascia la Campania per Milano. Lei è nato a
Napoli nel 1950. Quanto c’è di autobiografico?
Non ho mai avuto un fratello, ma certo sono nato al Sud e mi sono
trasferito a Milano. E nel finale l’io narrante decide di fare il cineasta
per regalare alla gente sogni e speranze. Quello sono io. 

ILMUCCHIOSELVAGGIO
GRANDANGOLO
II giardino delle vergini suicide
ANTONIO BIBBÒ **** prima vergine suicida, Cecilia. che fare con le misteriose sorel-
La sorpresa, rivedendo le Vergini Neanch’io. E infatti non ho capi- le Lisbon. Il racconto sa di
Suicide di Sofia Coppola dopo to e non intendo capire. Mi incompiuto, non mantiene tutto
più di dieci anni, consiste nel basta lasciarmi cullare nel viag- quello che promette, ma è
rendersi conto di quanto questo gio che la giovane Coppola con- un’interessante e personale
film abbia colto alcuni aspetti duce con tocco delicato, amore- variazione sul teen movie ame-
estetici e tematici della nostra vole nei confronti dei suoi per- ricano.
fine secolo e abbia contribuito a sonaggi, tutti avvolti in una dif-
imporli, creando un linguaggio fusa luce bianca che sembra ELENA RAUGEI ****
che negli ultimi anni si è ulte- sgorgare direttamente da Han- Sofia Coppola? Lei sì che abbina
riormente sviluppato nel cine- ging Rock. Più che all’America riprese e musiche, in tal caso gli
ma indipendente americano. che le circonda, la regista sem- Air, come oggigiorno pochi altri
Basta pensare alla musica, pro- bra essere interessata a ciò che - forse solo Tarantino? - riesco-
Il giardino delle vergini suici- babilmente il punto forte di ogni si nasconde nell’animo delle no a fare. Lei sì che, tra i nomi
de (The Virgin Suicides, film della regista, alla sua perva- Lisbon girls. Spettri, sentimenti, della regia di nuova generazio-
1999), stravolgimento - e ar- sività, e al modo in cui sia la pulsioni e sguardi che si con- ne, vanta uno stile personale e,
ricchimento - filmico del scelta sia l’uso che se ne fa fac- fondono con quelli degli ado- nel bene e nel male, immediata-
romanzo di Jeffrey Eugenides, ciano venire in mente il contem- ranti vicini di casa, lasciando mente riconoscibile. Più esteti-
ci ricorda, fra l’altro di quanto poraneo (artisticamente) Wes nello spettatore l’indelebile e ca che contenuto, più forma che
sono stati oscuri gli anni Anderson. Ma le Vergini Suicide malinconico sapore dell’adole- sostanza? A nostro avviso no,
Settanta, e di quanto l’adole- colpiscono soprattutto per l’e- scenza che scivola via. dacché il film in questione sa
scenza sia il cono d’ombra fra quilibrio e la profonda compe- emozionare con poche conces-
gioia di vivere e desiderio di netrazione tra necessità artisti- GIORGIO NERONE *** sioni hollywoodiane e nessun
morte attraverso cui siamo che e narrazione. Anche i Il film che ha fatto scoccare la lieto fine. La sua poetica della
passati tutti. Un grande esor- momenti più virtuosistici si scintilla d’amore per Sofia è solitudine, dello smarrimento è
dio di Sofia Coppola, da ricor- inseriscono morbidamente in stato Lost in Translation. Virgin resa al meglio con Lost In
dare mentre le viene assegna- un’opera che accarezza vari sti- forse l’avevo addirittura snobba- Translation, sebbene Marie
to un immeritatissimo Leone lemi e generi narrativi, risultan- to e poi recuperato. Ci trovai Antoinette è per adesso il suo
d’Oro, da un ex fidanzato. do ad ogni momento sincera e due qualità: la Coppola dimo- piccolo, grande capolavoro in
Può fare di meglio, e speria- necessaria, ma senza mai dav- strava di avere uno “sguardo”, e costume anticonformista. Se il
mo che accada. vero abbracciarne uno fino in di averne uno che poco ha a che nuovo Somewhere gira intorno a
John Vignola fondo. Come se il male di vivere fare con quello di papà. È un se stesso, come non a caso l’au-
delle ragazze Lisbon e le loro film dallo strano fascino questo, to inquadrata nella sequenza
ALESSANDRO bellissime pupille dilatate e perché Sofia comincia subito a iniziale, Il giardino delle vergini
BESSELVA AVERAME *** stanche avessero conquistato la raccontare ragazze (adolescen- suicide è un centro pieno, è un
Ho un rapporto controverso mano della regista e guidassero ziali o post), ma lo fa attraverso biglietto da visita che solo i veri
con i film della Coppola: non con lei la scelta delle luci, la reci- le fantasie anche morbose dello fuoriclasse, figli d’arte o meno,
riesco mai a capire se siano dei tazione perlopiù (volutamente) sguardo maschile, attraverso possono calare subito sul telo
bei lavori o se sia io a lasciarmi sottotono e una trama che l’occhio dei ragazzi che hanno a del grande schermo. 
fregare dalle colonne sonore accenna climax solo per evitarli
(ottime) e dall’impeccabile lavo- all’ultimo momento.
ro sullo stile oltre che dalla Sofia Coppola
capacità della regista nel con- LUCA CASTELLI ****
vincermi che in realtà non mi Non so se è merito di Sofia
stia solo rompendo le palle. Ma Coppola, della colonna sonora
su questo film non ho dubbi: degli Air, di Kirsten Dunst o del
riesce a creare un senso di per- cammeo di Danny De Vito, ma
dita dell’innocenza sinistro e a a dieci anni di distanza dall’u-
tratti quasi opprimente che mi scita Il giardino delle vergini suici-
ha riportato alla mente Picnic a de conserva intatta quella sua
Hanging Rock. È chiaro, suicidio dimensione magica, irreale, dol-
e disagio adolescenziale non cemente e crudelmente fiabe-
sono delle novità al cinema, ma sca. Il bigottismo e la chiusura
il bello di questo film è l’assen- mentale dell’America profonda
za di fronzoli, il tono sfuggente in fondo sono soltanto una
e allo stesso tempo definito del scusa, un macguffin gettato al
soggetto, che è in parte merito pubblico per far finta di spiega-
del romanzo, anche questo è re l’inspiegabile. “È chiaro che lei
vero, ma pure di chi lo ha tra- non è mai stato una ragazzina di
sformato in immagini. tredici anni”, dice al dottore la

125
CULT TV

HAPPY TOWN SHERLOCK


L’ultima puntata è andata in onda su Fox a fine settembre Trasmesso dalla BBC

A scelta, la provincia americana può essere paradiso o inferno. Mai Steven Moffat è il redentore della televisione britannica. Quasi un
entrambe le cose. I prodotti residenziali tipo Wisteria Lane ne sono messia con faccia da imperturbabile gentleman e l’arguzia del ragaz-
la succulenta parodia e solo l’abitazione del reverendo Eric Camden zaccio che si diletta con la penna come pochi altri. E lo diciamo non
di Settimo cielo è un ritaglio benedetto dal catasto celeste. Ma c’è soltanto per convenienza, da navigati fan del Doctor Who su cui ha
chi ancora crede di istillare puro terrore e salvare la pelle (o l’anima) messo mano nella passata stagione plasmando un nuovo dottore
con trucchi da illusionista, scambiando gli splendidi paesaggi, le che pare Dawson Leary sotto adrenalina; o per la straordinaria coin-
fiere paesane, il generale cameratismo delle piccole comunità dove cidenza d’aver scritto alcuni dei migliori episodi della serie.
tutti conoscono tutti, con folate di vento, occhi crudeli acquattati Niente di tutto ciò. Steven Moffat è uno che ogni tanto resuscita vec-
nell’ombra, rumori sinistri e voci misteriose amplificate da un altro- chi miti. Questo intendavamo. L’altro ieri era toccato a Dottor Jekyll
ve non ben definito. Josh Appelbaum, autore di October Road e del e Mr. Hyde (nel 2007 trasformato nella mini serie Jekyll con quel
nuovo Happy Town (8 episodi di 40 minuti apparsi sulla rete ame- grande attore che è James Nesbitt); oggi invece - con buona pace di
ricana ABC prima della cancellazione), ha clamorosamente scam- Robert Downey Jr. - è il turno di Sir Arthur Conan Doyle e del suo
biato quel capolavoro di I segreti di Twin Peaks come il testo sacro Sherlock Holmes. A occhio e croce un’icona del buon poliziesco, a
da saccheggiare. Almeno questo lasciava intendere la campagna tal punto centrifugata da cinema e tivvù da risultare ahinoi incolore
pubblicitaria USA: Happy Town come il nuovo Twin Peaks. Ha poco come un fantasma triste a spasso nella Torre di Londra. Qualcosa ne
di che essere allegra la cittadina di Haplin, dov’è ambientata la sto- sanno Guy Ritchie e il suddetto Downey Jr., che infatti nell’Inghilterra
ria, visto che si porta dietro il ricordo di un serial killer, Magic Man, vittoriana s’è messo a tirare di boxe. Una sola condizione per finge-
capace di far sparire le sue vittime con una rapidità che si è ammi- re clamorosa originalità: il nuovo Sherlock sarà talmente update e
rata solo su Smallville, Criminal Minds e Senza traccia. Dopo cinque infighettato da dover, per obblighi contrattuali verso l’attività preda-
anni di apparente serenità, un efferato delitto sul lago ghiacciato e toria degli spettatori a caccia di nuovi culti, risiedere nella Londra di
misteriosi eventi che schiantano il cervello dello sceriffo Griffin oggi (anche se le riprese si sono in realtà divise tra la City e Cardiff).
Conroy (M.C. Gainey, uno degli Altri di Lost) sino a fargli decidere di Per Moffat ha perfettamente senso, compreso il fatto che il dottor
amputare una mano, gettano lo scompiglio in paese facendo riaf- Watson è reduce dalla guerra in Afghanistan (la nostra) e Holmes è
fiorare l’antica minaccia. Il tutto amplificato dall’entrata in scena di lo stesso arrogante so-tutto-io, dio della deduzione logica (con vero
un galante signore inglese con la passione per la memorabilia cine- sito internet a disposizione) e vanesio freelance un po’ disordinato
matografica (Sam Neill) e di una avvenente ragazza che nasconde in casa. Che Mrs Hudson non s’inoltri oltre la cucina! Tranne per
la propria identità (Lauren German). Fin qui, ci siamo: è un Harper’s ostentare british humour non più lungo di quattro righe di copione:
Island su terraferma. Con tutte le ambiguità e i personaggi di cui di rassettare il primo piano al 221/B di Baker Street neanche a par-
non fidarsi. Ma poi il nuovo sceriffo Tommy Conroy (Geoff Stults) larne. Consulente detective per Scotland Yard con segreta avversio-
se ne esce con una battuta del capitano Quint da Lo squalo e l’ef- ne per la materia femminile, Holmes è uomo d’azione come lo era
fetto domino è devastante. Happy Town inizia a vederci doppio, tri- il buon Downey Jr. al cinema. Stessa energia mentale che fuoriesce
plo scambiando il buon senso narrativo con brodaglie mystery, cui sullo schermo mischiata alla grazia di un dandy cadaverico (da invi-
Appelbaum e soci aggiungono trovate ridicole (il faccia a faccia tra dia la sciarpa nera stretta al collo) e parlantina più veloce della luce.
Tommy e l’amico d’infanzia), tempi più morti dei morti, e attori che Qualcosa aggiunge il suo interprete Benedict Cumberbatch, irresi-
un’ordinanza restrittiva del sindacato dovrebbe tenere alla larga da stibile perfino quando parla sopra il buon Watson (uno difficile da
simili patacche: Sam Neill, Frances Conroy e M.C. Gainey. Questo è trovare: alla fine è stato scelto l’attore Martin Freeman). Prima sta-
l’autentico delitto! Avessero almeno assunto Kevin Williamson gione di tre episodi da 90 minuti ciascuno che ha furoreggiato sulla
come autore, con tutte le citazioni da film celebri che saltano fuori, BBC con poco: ironia, azione e tensione. A modo suo, un piccolo
Happy Town non sarebbe la figuraccia horror della stagione che è. miracolo televisivo già riconfermato per il 2011.
Mario A. Rumor / * Mario A. Rumor / * * * *

ILMUCCHIOSELVAGGIO
DVD
C
ome scrivevamo nel nu- meriterebbe di entrare nel Guin- l’unico a potersi quindi permet-
mero scorso, per la colla- ness dei primati per l’assoluto tere di continuare a rielaborarne
na Cine Kult della Cecchi low budget (62 euro!). Il lavoro il mito a proprio piacimento: se
Gori Home Video, curata del già fumettista underground la storia di base rimane più o
da Manlio Gomarasca, SS-Sunda ha il merito di squar- meno invariata, l’escamotage sta
sono usciti in un unico cofanet- ciare il velo di oblio su “Killing/ nell’utilizzo di riprese amatoria-
to due titoli che saranno apprez- Sadistik”, nerissimo fotoroman- li - realizzate da un gruppo di
zati dagli amanti del fumetto zo realizzato da Borrelli (regista, studenti, in fuga e armati di
“kriminale” italico: l’accoppiata attore ed autore di canzoni con videocamere - che mostrano
Satanik (**) del ’68 per la regia le musiche di Morricone) e Papi una realtà in aperta contrappo-
di Piero Vivarelli e il documenta- (fotografo di scena, tra l’altro di sizione con le rassicuranti infor-
rio The Diabolikal Super-Kriminal Visconti e Rossellini) nella se- mazioni propinate dai grandi
(***) scritto e diretto da SS- conda metà dei Sessanta. Ope- media. Un espediente che, da
Sunda. Una pubblicazione che ra caratterizzata dal sadismo The Blair Witch Project in poi, violentissimi assassini, privi or-
merita qualche riga di approfon- estremo e il torbido erotismo rischia di divenire inflazionato: mai di ogni raziocinio. Come
dimento. Il film di Vivarelli, regi- che proprio in quel periodo pensiamo a Rec o al successivo da copione, il governo e l’inter-
sta storico di musicarelli non- cominciavano a fare capolino Cloverfield. Seppur con maggio- vento delle forze militari non
ché paroliere dei primi grandi nelle edicole italiane e del re prevedibilità, lo splatter e la faranno che peggiorare la si-
successi di Celentano, esce due mondo (fu bisettimanale in critica della società vanno, però, tuazione, rendendola ancora
anni dopo il Kriminal, diretto da Francia con una tiratura di sette- tuttora a braccetto come ai bei, più disumanizzante. Come da
Lenzi, ma a differenza dell’altro centomila copie, prima della vecchi tempi di Zombi: tanto copione, le scene conclusive
fumetto creato da Magnus & lasciano presagire che l’incubo
Max Bunker ne conserva ben sia tutt’altro che terminato. In
poche tracce. Solo i rimandi al Le cronache dei morti viventi due aggettivi, una visione pre-
magico siero che rende giovane scindibile ma senz’altro passa-
la protagonista e una certa faci- bile, coadiuvata da sufficienti
lità di costumi della stessa eroi- contenuti speciali focalizzati
na rimandano all’opera dise- sulla realizzazione.
gnata. Il tutto sembra in realtà
un escamotage per presentarci Si cambia genere con Soffocare
le grazie, neanche troppo esibi- (20th Century Fox, ***), esor-
te a dire il vero, dell’attrice dio dietro la macchina da presa
polacca Magda Konopka con- per l’attore Clark Gregg, incari-
tornata da facce che paiono cato di non snaturare il com-
capitate sul set per caso, galleg- plesso romanzo di Chuck Pala-
gianti in un mare in secca di sto- hniuk. Missione compiuta, da-
ria e sceneggiatura. La pellicola to che la sceneggiatura preser-
fu girata in Spagna con le musi- va il fulcro del libro e adotta al
che di Roberto Pregadio e contempo cambiamenti fun-
Romano Mussolini che, nelle zionali. Il sessodipendente Vic-
vesti di produttore, ottenne dei tor Mancini vive tra l’ospedale
finanziamenti dal generalissimo psichiatrico dove è ricoverata la
Franco in virtù del proprio censura). Il documentario va a basta. Gli extra, per giunta, sod- madre, il parco dove lavora
nome. ricercare chi ancora conserva disfano con versione estesa sot- come ridicolo figurante in co-
memoria del fotoromanzo: atto- totitolata e vari, approfonditi stume e i ristoranti dove finge
Il secondo dvd allegato è frutto ri, grafici, maestranze e cultori, making of. di soffocare con il cibo per poi
delle brillanti menti del combo finanche il protagonista Killing, approfittare della generosità
capitanato da SS-Sunda che già finalmente svelato nel suo vero A settembre è uscito anche La dei suoi salvatori. Sam Rock-
diede luce a The Flesh Doll Ope- volto quarant’anni dopo, assie- città verrà distrutta all’alba well e Anjelica Huston garanti-
retta, un mediometraggio che me ai misteri di un’opera che (Medusa, *), remake dell’omo- scono una recitazione ad alti
era più cinema fotografato che nimo film, risalente al lontano livelli, mentre la colonna sono-
foto con dei semplici ballon. 1973, dello stesso Romero, che ra, che non sfigura dinnanzi a
Ivan Cordoni non passa dunque mai di moda quella di Fight Club, allieta gra-
e ha persino approvato il tutto. zie ai brani di Fiery Furnaces,
Diary Of The Dead - Le crona- Il regista Breck Eisner riesce a Radiohead, Buzzcocks, Death
che dei morti viventi (PFA/ confezionare una manciata di Cab For Cutie e Claps Your
Minerva, **) arriva finalmente sequenze suggestive, ma perde Hands Say Yeah. Commenti,
in dvd, in attesa del sesto, per per strada i sottotesti più tur- scene tagliate, sequenze di
ora ultimo capitolo della saga, banti e impegnati della pellicola gag, tante interviste e dietro le
Survival Of The Dead - L’isola originale: lo sceriffo di una tran- quinte arricchiscono il piatto. E
dei sopravvissuti (**, PFA/ quilla cittadina americana si stavolta non c’è il rischio che
Minerva). George Romero van- trova a fronteggiare un’epide- qualcosa vada di traverso.
ta la paternità degli zombie ed è mia che trasforma gli abitanti in Elena Raugei 

127
FILM DEL MESE

INCEPTION essere un fantasma che la giovane attrice si porterà dietro per molto
Regia: C. Nolan Interpreti: Leonardo Di Ca- tempo). Michael Caine, infine, non fa molto. Ma come ha scritto
prio, Ellen Page, Ken Watanabe Distribuzio- Roger Ebert, basta che appaia sullo schermo e noi diamo già per
ne: Warner Durata: 148’ scontato che lui sia il più saggio di tutti.
Per scrivere il suo trattato contemporaneo sull’interpretazione dei
Prima di Internet, c’erano i sogni. Erano sogni, Nolan ha impiegato una decina d’anni. Ma non perché la tec-
loro a dominare la danza tra reale e virtua- nologia non fosse ancora pronta, come capitato per Avatar (per
le. Nel regno di Facebook e della avatariz- altro, gli effetti speciali riescono a regalare paesaggi inediti: vedi la
zazione dell’umanità, Christopher Nolan Parigi che “si arrotola” o l’albergo a gravità zero). I dieci anni sono
riporta indietro le lancette della nostra psi- serviti per mettere a posto ogni singolo dettaglio del giocattolo.
che e proprio sull’ambiguo rapporto tra Incastrare quattro diverse dimensioni oniriche non è facile, così
sogno e veglia costruisce un appassionan- come compilare la costituzione a cui queste devono sottostare, le
te film d’azione. Un gioco a incastro che sottopone il cinema alla regole, i divieti, le possibilità, le cause e gli effetti di ogni azione e
cura Lost, quella cioè in cui lo spazio e il tempo scompaiono, apren- relazione tra i personaggi. Fuoriclasse del furto di idee attraverso i
do le porte a un nuovo universo multidimensionale, dove le identi- sogni, Di Caprio e la sua squadra devono ora superare se stessi nel
tà si moltiplicano, tutto diventa (im)possibile e la lettura delle storie, processo opposto: “innestare” un’idea nella mente di Cillian
dei sentimenti, delle emozioni si presta a un ventaglio infinito di Murphy. Non semplicemente suggerirla, bensì fare in modo che lui
interpretazioni. Se la fine di Lost ha deluso molti spettatori che spe- la ritenga propria. Solo che, trattandosi di un film, ci sono un po’ di
ravano di ottenere risposta a tutti i quesiti aperti dalla serie, quella difficoltà e spezie narrative bonus. Il subconscio di Murphy, per
di Inception alla fine non va poi così lontana. Siamo sicuri che sul- esempio, è armato fino ai denti contro qualsiasi interferenza oniri-
l’ultima immagine di Leonardo Di Caprio tutte le porte siano state ca, mentre quello di Di Caprio è martoriato dalla presenza (reale?
chiuse, tutti i personaggi siano tornati al loro giusto posto, tutta la virtuale? innestata?) di una moglie che forse è morta o forse no. Tra
struttura sia stata normalizzata e restituita alla realtà? riferimenti mitologici non casuali (la Ellen Page che “architetta” il
Nolan è un genio. Probabilmente un genio molto tormentato, visto labirinto onirico ruba il nome alla massima esperta di labirinti di
che nei suoi film c’è sempre tanto pathos e poca gioia e i tratti scuri sempre, la Arianna di Teseo e del filo) e concessioni al manuale del
dell’anima dominano su quelli chiari, mettendo puntualmente a film d’azione (gli inseguimenti, le sparatorie, la squadra tipo Ocean’s
repentaglio la salute mentale e fisica dei protagonisti. Da Memento Eleven, un pizzico di sapore alla 007), Nolan mette a punto un mec-
a Insomnia, da The Prestige ai due Batman fino a Inception, c’è ben canismo ad orologeria perfetto. Forse fin troppo perfetto. Tutto è cal-
poco spazio per la serenità. E quando questa sembra arrivare, è per- colato alla precisione, gli stessi sogni seguono regole rigidissime
ché si è pagato un prezzo a dir poco scorticante. che li rendono prevedibili e manipolabili. Il presupposto stesso del
Hollywoodianamente parlando, siamo di fronte al miglior regista del film è quello e l’obiettivo drammaturgico viene raggiunto. Così però
decennio che si chiude, forse anche di quello che si apre. Per la per- si perde la magia del sogno: la totale, folle, selvaggia imprevedibili-
sonalità, per la visione, per la bravura nello scegliere gli attori e spin- tà. Nonché la sua mutevolezza: la possibilità di saltare improvvisa-
gerli in equilibrio sull’orlo del precipizio. In Inception, Leonardo Di mente da un’epoca a un’altra, da un contesto a un altro, da un bacio
Caprio legittima i complimenti ricevuti da Titanic in avanti. Ken a uno schiaffo a un gol a un ricordo d’infanzia al ghigno di Freddy
Watanabe, Joseph-Gordon Levitt, Marion Cotillard e Cillian Murphy Krueger, tutto in una notte. I sogni in cui si avventurano Nolan e Di
garantiscono una robusta cerniera di centrocampo, oltre la quale si Caprio sono belli da vedere, ma “virtuali”. Quelli “reali” rimangono
muove una Ellen Page non ancora a proprio agio lontana dai para- un’altra cosa. Di qua c’è il potere della mente, di là la sua passione.
disi indie (come lo è Amélie per Audrey Tautou, così Juno potrebbe Luca Castelli / * * *

ILMUCCHIOSELVAGGIO
SOMEWHERE FRATELLI IN ERBA
Regia: Sofia Coppola Interpreti: Stephen Regia: Tim Blake Nelson Interpreti: Edward
Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Karissa Norton, Keri Russell, Richard Dreyfuss, Su-
Shannon, Kristina Shannon Distribuzione: san Sarandon, Josh Pais Distribuzione: Ea-
Medusa Durata: 98’ gle Durata: 105’

Johnny Marco, attore hollywoodiano, gira È da diffidare del sovrapporsi di tanti mar-
a vuoto con la sua Ferrari nel deserto cali- chi di garanzia su una stessa opera. È
forniano. Non è una metafora né un’astra- quasi scientifico che quando il loro nume-
zione: è la descrizione concreta della lun- ro è superiore a uno, il risultato prodotto
ghissima inquadratura fissa che inaugura è inversamente proporzionale alle aspet-
il quarto film di Sofia Coppola. Successiva- tative. Anche quando i background di rife-
mente Johnny torna nella stanza d’albergo rimento sono davvero appetitosi. Nel ca-
dove vive. Guarda due tipe prodursi in un numero di lap dance. Si so di Fratelli in erba, ad esempio, siamo di fronte a una mutazione
affaccia alla finestra. Si lava la faccia. Si fa un giro in macchina. Un genetica (in peggio) che incrocia due vissuti cinematografici. Il
tuffo in piscina e uno nella fica di turno. Qualche volta deve “occu- primo è quello di Edward Norton, che deve gran parte della sua for-
parsi” della figlia undicenne: l’accompagna al pattinaggio, gioca con tuna alla celebre prova in Fight Club, in cui, scoprivamo, i due inter-
lei alla WI, la porta in Italia dove deve ritirare un premio. Badate preti principali non erano altro che manifestazioni di una stessa per-
bene: chi scrive non si sta producendo in un esercizio di sarcasmo, sona. Doppiezza che ricorre anche qui, essendo l’attore impegnato
sta descrivendo fedelmente un testo che procede per giustapposi- nella mirabile duplice parte del fratello gemello buono (un dotto e
zioni programmaticamente monotone. E che alla staticità della mac- razionale professore universitario di filosofia) e del fratello cattivo
china da presa fa corrispondere l’immobilismo del senso. Dopo (uno spacciatore scapestrato e molesto). Una ambiguità che identi-
ottanta minuti di proiezione il protagonista ha una tardiva presa di fica il bravo Edward anche per il genere di film in cui è coinvolto, nor-
coscienza, piange al telefono e sentenzia: “sono una nullità”. Peccato malmente in bilico tra commedia e tragedia, sempre intorno alle
che lo spettatore lo avesse capito chiaramente dopo otto scene. miserie umane. Un indicatore che ci rimanda dritti alla seconda sto-
Hanno già scritto e scriveranno di perfetta coincidenza tra contenu- ria della pellicola, quella del caratterista americano Tim Blake
to e forma, di sguardo rigoroso sul lato prosaico dello show biz. Per Nelson, attore tra i preferiti della scuderia dei Fratelli Coen, che lo
noi, invece, Somewhere è soprattutto l’ingenuità madornale di voler lanciarono in Fratello, dove sei?. Dall’universo surreale, grottesco,
produrre una riflessione sul vuoto (esistenziale, interiore) attraverso didascalico e intellettuale del duo di Minneapolis discende la vena
un film vuoto. Con uno sguardo esangue e svogliato, e una conce- del Nostro, che figura come regista, sceneggiatore e coprotagonista
zione della propria arte ombelicale più che autobiografica. Proprio di Fratelli in erba. Nonché come testimonial d’eccezione della por-
non riesce, Sofia, a staccarsi dai suoi personaggi annoiati, a gettarsi zione di America vivisezionata e restituita nel film: le campagne
alla spalle quella noia sperimentata da bambina, nelle immobili gior- dell’Oklahoma e la città di Tulsa sono infatti sua terra di provenien-
nate in albergo al seguito di papà. E non sarebbe neanche un pro- za. In buona sostanza, la trama pervede che il fratello buono (che da
blema se questa volta non decidesse di “drenare” dal suo film sia i dodici anni si tiene ben distante dalla sua hometown) venga inca-
sublimi sobbalzi emotivi di Lost In Translation che lo sfarzo estetico strato da quello cattivo, che approfitta della somiglianza per
di Marie Antoinette. E di neutralizzare i guizzi satirici e brillanti che costruirsi un alibi, mentre va ad ammazzare un rivale. Tra sinago-
puntellano il film in un atteggiamento di fondo sostanzialmente se- ghe, foglie di marijuana, poesie di Walt Whitman, pick-up, morti
rioso. Rimane solo un Johnny Marco disumano nella sua apatia, lon- ammazzati e esami di coscienza, rintracciamo il precipitato di tutta
tanissimo lui dai nostri cuori e noi dai suoi patimenti. Che ci regala la cinematografia dei Coen: personaggi patetici, senso di morte
una certezza ilare e un interrogativo serio: 1)Persino una nullità co- onnipresente, immutabilità delle cose, non sense. Il dubbio inquie-
me lui meritava migliore trattamento; 2) Si può davvero pensare di tante è che la (terribile) scelta del titolo italiano non alluda proprio
fare un film su una totale nullità? alla coppia di fratelli per eccellenza del moderno cinema americano.
Giorgio Nerone / • Diego Carmignani / •

LIBRI
Nessun sogno era precluso ai cineasti italiani degli anni Sessanta, suoi precedenti stracult e dizionario del western all’italiana, redi-
neppure quello di creare un filone di pellicole spionistiche sul ge schede divertite, ricche di aneddoti e segnalazioni, da utilizza-
genere 007, girate con molto stile e pochissimi soldi. Un universo re come mappa del tesori per individuare film nei quali mai ci
affascinante, spiritoso e un po’ furbo, nel quale - fra un cocktail, saremmo imbattuti senza una guida adeguata.
un colpo di karate, molti viaggi aerei ed eroine doppiogiochiste e Per descivere il fenomeno nel suo complesso, l’autore inserisce,
seducenti - i James Bond della Penisola sventano complotti inter- come introduzione, una trentina di pagine nelle quali, con l’aiuto
nazionali orditi, in genere, da Adolfo Celi. Un panorama di circa di giornali d’epoca o interviste agli autori più rappresentativi,
350 eurospy (dei quail 170 italiani) raccontato con molto diverti- ricostruisce il mercato e le geniali modalità produttive di questi
mento da Marco Giusti, in 007 all’italiana, dizionario del cinema film, svelando così un’industria cinematografica italiana vivacissi-
spionistico Italiano, uscito per Isbn edizioni (pp. 300, euro 35), in ma, fatta di centinaia di prodotti di ogni genere e sottogenere da
una edizione ben curata, patinata e riccamente illustrata dalle più vedere insieme ai capolavori di Antonioni e Fellini. Unico limite
belle locandine dell’epoca, come dice il sottotitolo. Giusti, capofi- del progetto, certo non attribuibile all’autore, è rappresentato
la degli entusiasti scopritori dei b-movie nostrani, come già nei dalla difficile reperibilità dei titoli segnalati. Manano Foschini

129
BOOKLET

Felice Cimatti / David Byrne/ Mehmet M. Somer / Natsuo Kirino / Luca Masali /
Musica di carta / Backdoor Book / Recensioni /

a cura di John Vignola


vignola.j@gmail.com

131
FELICE CIMATTI
In Senza colpa (Marcos y Marcos), Felice Cimatti racconta l’assassinio
di un ricercatore che conduceva studi ed esperimenti sugli scimpanzé.
Il tema del romanzo, gli interrogativi etici che solleva sulla crudeltà e sulla
banalità del male: tutto questo ci ha suggerito un approfondimento con
l’autore, che è tra l’altro docente di Filosofia del linguaggio e conduttore
radiofonico di “Fahrenheit” (Radio3). Felice Cimatti non si è sottratto, anzi.
di Gianluca Veltri

Com’è nata l’idea di un romanzo noir etologico come nuovo in calore, per poterla fecondare lui, non è cattivo,
Senza colpa? come una gatta che lecca premurosamente i suoi micetti
Erano tanti anni che ci pensavo, mi tratteneva un senso di non è buona. Uno scimpanzé non si preoccupa della
pudore: “Un romanzo, io, ma come mi permetto?”. All’ini- morte sotto le bombe dei bambini nella striscia di Gaza;
zio, e per lungo tempo, avevo in mente soltanto l’interro- noi, almeno alcuni di noi, ci preoccupiamo del rischio che
gatorio dello scimpanzé. Non sapevo però come andare la sua specie si estingua. Questo non vuol dire però che
avanti, né se ne valesse la pena. Poi, la scorsa primavera possiamo fare degli animali quello che ci pare. Ma la
ho cominciato a scrivere la storia, scoprendo io stesso co- scienza - pensi alla medicina - spesso usa gli animali
me si sarebbe sviluppata. Quando ho cominciato sapevo come cavie. E Senza colpa non prende veramente posizio-
solo come finiva. Credo di aver iniziato veramente a scrivere Sen- ne rispetto a questo problema.
za colpa (il primo titolo era Senza peccato) perché sempre più, nel
mio lavoro universitario - insegno Filosofia del linguaggio - mi Lei insegna Filosofia del linguaggio. Studia anche il linguaggio
sto interessando a quello che le parole non riescono a dire, a ciò degli animali?
che viene prima del linguaggio. Il corso monografico per la lau- Sì, anche se non direttamente, cioè non facendo io gli esperi-
rea magistrale dello scorso anno era sul tema dell’Animalità, menti, bensì basandomi su materiali di psicologi comparativi ed
abbiamo letto in aula testi classici sul tema, da Cartesio a etologi. In realtà la mia tesi di laurea era già sui linguaggi anima-
Heidegger, poi abbiamo visto qualche film, come King Kong. Ma li, tema che poi negli anni ho ripreso più volte. All’inizio ero atti-
non ho veramente risposto alla sua domanda, perché gli anima- rato soprattutto dalle somiglianze con le lingue umane, poi mi
li sono misteriosi e quindi... non so come è nata l’idea, è arriva- sono concentrato più sulle differenze, che sono tante e forse più
ta, tutto qui. rilevanti delle somiglianze. In questi ultimi anni mi interessa, più
che rispondere alla solita domanda “esistono linguaggi animali?”,
Il senso del bene, Nietzsche, Hannah Arendt… non temeva di l’esigenza che c’è dietro questa stessa domanda; voglio dire, per-
affrontare un argomento troppo spinoso? ché la filosofia, e poi la scienza, non riescono a lasciare in pace
Mi piacciono solo le storie, e i filosofi, che affrontano temi spi- gli animali? C’è un filosofo che non amo particolarmente, Derrida
nosi; gli altri mi annoiano, anzi, proprio non riesco a leggerli. E (il mio preferito è Wittgenstein), che ha scritto un libro molto
questo vale anche per me, e mi prendo il rischio d’essere pre- bello sull’animalità, L’animale che dunque sono, che si interroga
suntuoso o ridicolo, che poi è lo stesso. O scrivo di qualcosa di proprio su questo punto: perché stiamo sempre lì a dire quello
vitale, di necessario, oppure lasciamo stare. che gli animali non sanno fare, non sanno pensare, non sanno
dire? E la domanda vale anche per quelli (oggi di moda) che, al
La teoria di Savage, il ricercatore assassinato, è che non ci sia contrario, sono sempre lì a dire che gli animali sono come noi,
molta differenza tra uomini e scimpanzé. È anche l’idea dell’au- hanno linguaggio e pensieri più o meno come i nostri. Come se
tore? non uscissimo mai da questa alternativa, o gli animali sono
Non so se fosse la teoria di Savage (chi conosce i pensieri di un come noi, oppure sono diversi da noi. Gli animali ci servono solo
personaggio cartaceo?), sicuramente non è la mia. Credo che come immagine al contrario di quello che pensiamo della nostra
siamo molto diversi dagli altri animali. Per fare un esempio, un umanità. Ecco, Senza colpa in fondo vorrebbe servire, se non è
leone che sbrana i cuccioli di una femmina affinché vada di troppo pensare che possa servire a qualcosa, proprio a uscire da

ILMUCCHIOSELVAGGIO
questa contrapposizione. Non sono nemmeno un animalista,
perché l’animalismo non è che l’altra faccia di quello che viene
chiamato specismo, il privilegio sempre e comunque della nostra
specie, Homo Sapiens. A me interessa, ora, vedere un animale, se
ci riesco, per quello che è: un animale.

Senza colpa sembra uno studio sulla cattiveria. I nostri tempi


sono più crudeli, oppure non esiste un tempo speciale per la cru-
deltà, il sadismo e la spietatezza?
La storia di Senza colpa è triste, direi, ma in fondo neanche tanto.
Siamo degli strani animali, quelli che si definiscono (e in fondo
non è nemmeno sbagliato, pensi a Einstein o a Leonardo) della
specie Sapiens. La storia che racconto è ispirata a degli esperi-
menti tremendi che mostrarono come persone normali, come
me e lei, normali nel senso di non del tutto squilibrate (grazie…,
Ndr), possano, in circostanze particolari, diventare degli assassi-
ni, dei sadici. L’idea era capire come fosse stato possibile che lo
sterminio di zingari, omosessuali, comunisti, ebrei nei campi di
sterminio nazisti fosse messo in opera da persone spesso del
tutto normali, gente che la sera magari tornava a casa, cenava
con la famiglia, amava la musica, e carezzava il gatto. Poi la mat-
tina esce di casa, dà un bacio alla moglie, ricorda al figlio di esse-
re bravo a scuola, e passa il resto della giornata a spiare attra-
verso la finestra di una porta a tenuta stagna la morte di centi-
naia di bambini, donne, vecchi mentre vengono asfissiati. Penso
a quel libro straordinario che è la Banalità del male, della Arendt
che lei citava prima. In altre circostanze quella stessa persona,
chissà, potrebbe aver compiuto un gesto straordinario di gene-
rosità. Pensi a quelli che durante la guerra nascosero a casa loro
gli ebrei. Ci sono anche queste persone, non lo dimentichiamo.
Poi c’è sempre qualcuno che si ribella, che dice di no, che poi è
l’essenza del linguaggio, no. Ecco, qui c’è un mistero, ma anche
una speranza, forse si può immaginare una vita, una società, che
ci chieda il meglio di quello che possiamo, che evidentemente è
molto. Viviamo in un tempo, ad esempio, che ci chiede di non
vedere, di voltare la testa dall’altra parte, di nuovo c’è qualcuno
che parla di “zingari”, ad esempio. Invece dobbiamo tenerli ben
aperti, gli occhi.

L’assoluzione per lo scimpanzé (“senza colpa”), portato ad agire


nelle condizioni estreme alle quali è stato condotto, può essere
estesa anche agli esseri umani? In quali casi?
È quello che dicevo prima. Anche se poi non mi piace veramente
assolvere qualcuno, non ho il diritto di condannare nessuno. O fare la festa. Poi mi viene in mente Congo, di Crichton, ma anche
meglio, passo il tempo ad indignarmi e poi a dirmi che non ho il L’isola del dottor Moreau... Poi basta, perché non ho memoria! Un
diritto di farlo, però rimane il fatto che non riesco a concepire di film straordinario, che mi hanno consigliato i colleghi del DAMS
dare la colpa a nessuno. Tantomeno a uno scimpanzé. C’è una di Cosenza, della mia Università, è Au hasard Balthazar, di son,
scena bellissima, in Grizzly Man di Herzog, in cui l’orso guarda che non avevo mai visto, con mia perenne vergogna. Nel corso di
fisso nell’obiettivo della cinepresa. È un momento fortissimo, cui parlavo all’inizio ho fatto vedere anche Uccelli, di Hitchcock,
sentirsi guardare da un animale (tutto il libro di Derrida è costrui- La mosca, di Cronenberg (e torniamo a Kafka), il primo King Kong,
to intorno a questo momento, sentirsi guardato), di puro spaesa- e appunto il film di Herzog. Altri ne avremmo dovuti vedere, c’è
mento, non sappiamo più chi siamo. Mi interessava questo stato qualche problema, li vedremo quest’anno, spero.
momento. Che poi sia riuscito a renderlo con Senza colpa è tutta
un’altra questione. Il suo detective è un tipo semi-analfabeta, con un dramma dome-
stico appena suggerito. Cosa ci racconta di Mark Soul?
La mancanza di pietà verso gli animali è un tema che sovente Un amico scrittore, Carlo D’Amicis, a cui avevo fatto leggere la
torna. Penso, oltre a opere già citate da lei, a film come prima versione del libro, mi aveva detto che secondo lui Soul
Gorilla nella nebbia di Michael Apted, o al pamphlet di Coetzee era troppo poco tratteggiato, non sapevamo nulla di lui, rima-
La vita degli animali. C’è qualche altro testo, o film, che l’ha più neva una figura astratta, quasi incorporea. Allora ho cercato di
colpita? aggiungere qualche elemento, ma pochi però, un po’ perché
Mi viene in mente un solo nome, Kafka, e un animale in partico- non so davvero nulla di Soul, poi perché la mia amica del cuore,
lare, i topi. È in Kafka che più ho sentito l’orrore di essere un ani- Monica, sosteneva invece che andava bene così, che non servi-
male, e di essere esposto ai capricci incomprensibili degli umani. va nient’altro. Non avendo una grande idea di me come scritto-
Poi mi piacciono gli animali di alcuni racconti di Kipling, quel rac- re, ho cercato di dare ragione a tutti e due. Ho un animo social-
conto in cui c’è un toro che pensa e frega i toreri che gli vogliono democratico! 

133
BICI IN CITTÀ
L
ibertà, mania, senso civico. E moderato ottimismo. possono che ubriacare di trasversalissime informazioni il let- Fin dai primi anni ottanta, la bicicletta è stata

Quattro punti in comune riscontrabili in molti “urban David Byrne

David Byrne DIARI DELLA BICICLETTA


tore, inebriandolo completamente nel caso in cui, il suddet-
il mezzo di trasporto prediletto di David Byrne
a New York e, da quando ha scoperto quella
pieghevole, è diventata la sua fedele compagna
di viaggio e di tour in tutto il mondo, non solo
per la sua rapidità e comodità, ma altresì per il senso

Diari
David Byrne è un musicista, un artista visuale, “Sapevamo da tempo che Byrne ha una mente eccentrica,
di eccitazione e di entusiasmo che sa infondere.
Il punto di vista del ciclista sul sellino è stato quindi

bicyclist” del globo, umanoidi visti con sospetto dal- della bicicletta
Ha lavorato con Bernardo Bertolucci alla
to, condividesse la passione per la bici come mezzo di tra-
un regista, ed è stato cofondatore dei Talking Heads.

realizzazione dell’Ultimo imperatore, per il quale


ha vinto l’Oscar per la migliore colonna sonora.
Negli ultimi dieci anni, ha realizzato varie opere
di fotografia e installazioni. Attualmente
ma è sconvolgente scoprirne qui anche il lato ‘sano’.”
The New York Times

“Curioso e travolgente
come un Monty Python post-punk.”
la sua finestra panoramica sui paesaggi urbani,
attraverso la quale cogliere scorci rivelatori della
psiche dei loro abitanti. New York, Istanbul, Berlino,
Sydney, Manila, Buenos Aires, San Francisco sfilano
così davanti ai nostri occhi in un’insolita serie
di fotografie, insieme ad aneddoti e curiosità,

l’automobilista medio di turno. Persone che amano sporto. Pioniere della due ruote fin da tempi non sospetti -
sta collaborando con Fatboy Slim a un progetto musiche e personaggi singolari, mode e tendenze,
musicale sulla vita di Imelda Marcos, ex First Lady The Times unite dal filo rosso di un’urbanistica tiranneggiata
delle Filippine, e a un evento all’interno del dall’automobile e dall’esigenza
New Yorker Festival, sul tema della crescita dell’uso “Dalla musica ai f ilm, dall’arte a internet e ai libri: di riplasmare le nostre città per migliorare la qualità
della bicicletta a New York. della vita in attesa di una rivoluzione ecologica.
il cantante di ‘Psycho Killer’ non delude mai.”
Los Angeles Times

sentire il vento sul viso. Che adorano la sensazione fisi- ovvero agli inizi degli anni 80, in una New York decisamente
ca di muoversi solo con le proprie forze. Che ricercano, ostile per simili spericolatezze - quando Byrne scopre la bici
come una dipendenza, quel senso di padronanza mai sog- pieghevole, ne fa la sua fedele compagna di viaggio (e di
BOMPIANI
Disegno in copertina: David Byrne.
Foto dell’autore: © Todo Mundo

getto ai percorsi obbligati, agli ingorghi impossibili e alla tour). Nelle ore libere, per i piccoli spostamenti, alla ricerca
Progetto grafico: Polystudio.
Copertina: Design A+G.

ISBN 978-88-452-6489-4

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staticità di un sedile. Persone, a volte, sprezzanti del perico- del proprio equilibrio o di nuovi angoli del globo. Berlino,
lo. Abituate ad arrivare sudate ad un appuntamento. A notare i par- Istanbul, Buenos Aires, Manila, Sidney, Londra, San Francisco, molti
ticolari al bordo di una strada. A seguire il flusso del tempo, ma di scorci di America e, infine, la sua New York. Solo una parte, a dire il
quello interiore. Persone ostinate, nell’esigere rispetto. Indi- vero, dei luoghi visitati dal ciclista più noto della Grande Mela trova
vidualiste. Eppure, fermamente convinte di essere uno dei sempre spazio in questa “bike guide” che guarda il mondo, e i suoi abitanti,
più numerosi anelli che porteranno alla rivoluzione. da un insolito punto di vista: “più veloce del camminare, più lento del
Sentimenti, questi, che aleggiano sulle critical mass come sui di- treno, quasi sempre leggermente più alto di una persona”.
screti sguardi di saluto agli incroci. E che trapelano chiaramente tra
le pagine del manifesto di un ciclista, celebre per il suo ruolo nella Insolito non soltanto per gli incipit rigorosamente dedicati alla spe-
storia del rock come per il suo impegno in patria per una mobilità cifica condizione dell’avventore su due ruote della città in questione.
più sostenibile. Musicista, produttore, artista visivo, fotografo, regi- Insolito per l’incrocio fra trattato umanista e compendio enciclope-
sta, blogger, fan di PowerPoint. E assiduo ciclista urbano. Un dico che l’occhio acuto di Byrne riesce a conferire al suo diario.
“ruolo” che, nei Diari della bicicletta, sembra racchiudere tutti i mille Pedalando per Berlino e Manila si finisce col parlare di politica.
volti di David Byrne. La sua maniacalità e il suo puntiglio. Il suo Impossibile trascurare l’urbanistica nei paesaggi decadenti delle
essere conservatore e allo stesso tempo liberale. La sua passione città americane, i clash socio-culturali di Istanbul, le passioni
per l’arte. La sua ironia e il suo acume. La sua sensibilità ed il suo musicali per il Sud America, la natura disarmante dell’Australia,
cinismo. La curiosità verso il nuovo e l’attaccamento ai ricordi. gli stereotipi culturali di Londra e le buche dell’irrequieta New
York. E poi un moto di incoraggiamento anche per noi, ciclisti
Pubblicato nel 2009 in Stati Uniti e Gran Bretagna e, da pochi mesi della Città Eterna, scesi a compromessi con il caos in cambio di
per Bompiani in Italia, Diari della bicicletta (pp. 376, euro 19) è l’ot- vedute straordinarie e risparmio di tempo. Ogni possibile cedi-
tavo libro del killer psicotico dei Talking Heads. Più che un manua- mento retorico, lascia spazio ad aneddoti e prospettive future. I
le del perfetto ciclista una biografia itinerante, colta dalla prospetti- Diari della bicicletta, come quelli del Che, per immaginare quale
va del sellino di una due ruote, possibilmente pieghevole. Una serie tipo di città vorremmo e scorgere i reali significati delle culture.
di riflessioni e resoconti che non suonano nuovi per chi conosce il Ancora oggi, “Find myself a city to live in”. 
suo fittissimo blog (http://journal.davidbyrne. com), ma che non

Un senso di liberazione. Mentale e fisica. Un’attitudine vagamente


maniacale. Che si manifesta nei più disparati ambiti esistenziali, sospesa
tra arguzia e psicosi. E poi una discreta dose di senso civico. Di quello
innato, (teoricamente) caratteristico per una creatura sociale come l’essere
umano. Ma che, non escludiamo, potrebbe essere presto insegnato
a scuola. Soprattutto nel caso in cui, una nuova rinascita eco-culturale -
spalleggiata dalla crisi economica - riuscisse a sbaragliare l’inerzia
politica dell’uomo (aspirante) occidentale.
di Chiara Colli

ILMUCCHIOSELVAGGIO
MEHMET M. SOMER
È il momento della Turchia, non solo per andarci in vacanza. Non è un
caso che nell’anno del suo decennale Parolario, storico festival culturale a
Como, abbia ospitato un focus sulla Turchia facendo arrivare sul lago i
migliori esponenti del dopo Pamuk. Tra loro Mehmet Murat Somer
(Ankara ‘59), autore di Gli assassini del profeta (Bompiani), secondo giallo
tradotto in italiano dopo Scandaloso omicidio a Istanbul (Sellerio).
di Annarita Briganti

S
omer riscrive le regole del noir inventandosi un de- Infatti, le sue “ragazze” sono uguali a noi ragazze: sogna-
tective transessuale, che di giorno si occupa di infor- no l’amore, hanno paura d’ingrassare, si mettono nei guai
matica in giacca e cravatta e di notte gestisce un club e li risolvono. Eppure, un suo personaggio confronta le
di Istanbul in gonne aderenti e tacchi a spillo, aven- “ragazze” con le ragazze e fa vincere le prime.
do anche il tempo di risolvere omicidi che riguarda- C’è una gerarchia anche nel mondo omosessuale. Per i gay
no le “ragazze”. che vogliono essere machi e muscolosi, chi sembra fem-
minile è all’ultimo posto. I trans rovesciano la classifica.
Crede nell’ingresso della Turchia in Europa? Vogliono diventare donne. Per loro un insulto è “non sarai
Sì, ma ho sempre appoggiato posizioni minoritarie. Non mai una donna”. Allora, estremizzano la femminilità: dop-
sono sicuro che accadrà. pio eyeliner, tacchi altissimi, trucco pettinature seno e vestiti
appariscenti. Se le donne esprimono la femminilità a 1, i trans lo
Ci parli di lei. fanno a 5. Sono più donne delle donne.
Io e mio fratello siamo nati ad Ankara per caso, i miei genitori lavo-
ravano in questa città per il Governo. Passavamo i weekend e le va- E quindi a un uomo i trans piacciono più delle donne?
canze a Istanbul. Quando ho finito l’università, è stato naturale tra- Così sembra. In alcune società, come quella turca, per gli uomini fa-
sferirmi lì, dove abito, ma sono sempre in viaggio. re sesso con un altro uomo è disdicevole. Ma se vanno a letto con
un uomo che sembra una donna e si fanno penetrare da lui, non è
Perché è stato tradotto in italiano? sconveniente. Molti trans non si operano, sanno che in questo mo-
È merito del mio agente, uno dei più famosi della Turchia e uno dei do piacciono di più ad uomini che hanno paura e vergogna di
miei migliori amici. Era convinto che i miei libri, pubblicati in vari ammettere la loro omosessualità.
paesi tra cui gli Stati Uniti, avrebbero funzionato anche in Italia.
Ci siamo rimasti male, quando abbiamo scoperto che lei non è un
Ha fatto l’ingegnere, il manager, il consulente di grandi aziende. trans. Come si è documentato?
Adesso è “solo” uno scrittore? Ho molti amici trans, ma i miei libri sono fiction, non giornalismo.
Dal 2005 mi sono ritirato da tutto, tranne dal sesso e dalla scrittura. A Istanbul ci sono un sacco di club interessanti, che durano solo tre
stagioni. Durante la prima sono i migliori, nella seconda consolida-
Gli assassini del profeta è un libro contro le discriminazioni di sesso no la fama e nella terza diventano démodé fino a chiudere per riapri-
(il protagonista è trans) o ceto sociale (i colpevoli vengono dalle clas- re con nuovi nomi e stili. Ma da tempo è iniziata la mia nuova esi-
si alte) e contro l’integralismo religioso (non spieghiamo il motivo). stenza e non prevede una gran vita notturna.
La serie di questo giallo (sette volumi, due dei quali tradotti in italia-
no, Ndr) è focalizzata sugli emarginati attraverso la vita dei tran- A proposito di nuove vite, sappiamo che ha avuto un’esperienza
sessuali, tra quotidianità e trasgressione nei club di Istanbul. Se medica forte. Se la sente di dirci come l’ha cambiata?
metto in primo piano i trans, l’alta società, ritenuta perfetta, diventa Tutto quello che ho scritto è successivo alle vicende mediche.
marginale. Da lì provengono i miei colpevoli: politici nazionalisti, Sono nato con problemi cardiaci. A 17 anni ho rischiato di mori-
estremisti religiosi (ne Gli assassini del profeta), finanzieri spregiudi- re in piscina, mi hanno salvato. A 35 sono stato operato due volte
cati. I trans non sono freak di cui ridere o criminali. Non fanno solo al cuore restando tre mesi in ospedale. Dopo quell’esperienza ho
le puttane sulla strada, ma sono persone da ammirare, che sanno messo da parte le ambizioni professionali e trasformato il modo
godersi la vita. Ho cercato di “normalizzarli”, evitando atmosfere di vivere in senso edonistico. Mi godo ogni attimo, non rimando
dark e sanguinolente a favore di leggerezza e freschezza. al futuro niente che mi dia gioia e ho incominciato a scrivere. 

135
AUTORI
Natsuo Kirino
Poche chiacchiere: l’ultimo romanzo di Natsuo Kirino pubblicato
in Italia, L’isola dei naufraghi, recensione pag 144), ha venduto
in Giappone oltre 600.000 copie. Insomma, questa donna è una
vera star della letteratura contemporanea nipponica. Dalle nostre
parti è ancora poco nota: cerchiamo di conoscerla meglio.
di Liborio Conca

L
a tipa dev’essere tosta. Riporta Tommaso Pincio sul suo blog A questo punto, vorrei chiederle che tipo di metodo segue nella lavo-
che è anche a causa della violenza ipertrofica presente nei suoi razione dei suoi libri, se si dà delle scadenze temporali; lei è un’au-
libri che Mariko Hashioka è diventata Natsuo Kirino, per celare trice molto prolifica.
dietro pseudonimo il mistero di un’autrice capace di riversare Dipende molto da quale libro sto scrivendo. Da quale tema sto
su carta tensioni, conflitti e incubi della società giapponese con- affrontando. Per esempio, posso dirle che l’ultimo romanzo che ho
temporanea, risputandoli fuori attraverso maschere dall’omicidio scritto, lungo cinquecento pagine e molto complesso, mi ha preso
facile. Le storie raccontate da Natsuo vivono su una tensione ben cinque anni. Naturalmente non so mai dire, una volta termina-
costante e su ritmi sostenuti: non ha paura, come spiegherà nel to il lavoro, se sia ben riuscito o meno.
corso dell’intervista, di ammettere l’utilizzo di registri e schemi
“popolari” per avvicinare più pubblico possibile. Un’intervista che si Tornando a L’isola dei naufraghi, ho una curiosità: come mai i di-
svolge con la fondamentale mediazione linguistica di Gianluca Coci, spersi, giungendo in un’isola deserta e sconosciuta, sentono la
già traduttore di diversi romanzi di Natsuo, attenta quanto ferma necessità di ribattezzare i luoghi che incontrano seguendo la topo-
nelle risposte. L’effetto Bob Harris è dietro l’angolo; chi ha visto Lost nomastica della loro patria d’origine? È un caso o un modo di sotto-
In Translation sa di cosa parlo. lineare il legame ancestrale con la terra natia?
(la scrittrice annuisce; quindi si ferma in una breve pausa silenziosa.
Mi è capitato di recente di intervistare Irvine Welsh, scrittore che fa Comincia la risposta, ma poi ci chiede se possiamo passare dal giardino
della violenza una caratteristica di molti suoi testi. Ci ha spiegato che all’interno dell’hotel; si sente sotto attacco da una schiera di zanzare.
la violenza nei suoi libri è una necessità, in quanto il mondo che lo Intanto il suo seguito si fa sempre più nutrito: amici, familiari, editor?
circonda è violento a sua volta. È così anche per lei? Qualcuno prende appunti, altri scattano fotografie, NdR).
Le rispondo alla stessa maniera anch’io: la realtà è così piena di vio- Devo premettere che io per prima, quando faccio viaggi all’estero,
lenza per cui mi è impossibile non scrivere di violenza o di avveni- tendo ad associare i luoghi che visito ad alcuni posti di Tokyo: lo fac-
menti violenti nei miei romanzi. Questa è la realtà. cio per tentare di capire prima possibile il tipo di posto che sto visi-
tando; può essere che il particolare da lei notato derivi anche da que-
Una versione decisamente poco ottimistica dei rapporti sociali, evi- sto. È anche vero che i primi due naufraghi giunti sull’isola, Kiyoko
dente anche ne L’isola dei naufraghi, dove prevalgono conflitti e riva- e suo marito, i più grandi per età, non ribattezzano l’isola. Lo fanno
lità tra clan e persone. i giovani giapponesi che arrivano in seguito; nel romanzo, ho voluto
Secondo me, più che di parlare di pessimismo o ottimismo nei rap- che fossero i giovani ad avere una certa nostalgia del loro passato e
porti sociali, la realtà è che in qualsiasi forma di rapporto, che essi della città di Tokyo.
siano sociali o d’amore, c’è una forma di conflitto. Ci sono lotte,
azioni e comportamenti estremi. Secondo me i rapporti umani sono Al centro del romanzo c’è, appunto, Kiyoko, la “regina” dell’isola. Ha
fondamentalmente basati sulla lotta, sulla difficoltà, sul contrasto: seguito riferimenti letterari particolari?
per questo, è inevitabile che la mia visione venga fuori nei libri che No, non ho seguito modelli precedenti né seguito riferimenti preci-
scrivo, come L’isola dei naufraghi. si. La complessità della personalità di Kiyoko deriva dalla difficoltà
della situazione in cui si ritrova. Il romanzo si ispira a un incidente
L’uso del tempo ne L’isola dei naufraghi è stilisticamente interessan- realmente accaduto, quando durante la guerra del Pacifico alcuni
te; l’azione si svolge tra continui flashback e cambi di tempo. È stata giapponesi naufragarono su un’isola. Sono partita da questo episo-
una scelta dettata da influenze esterne (cinematografiche, ad esem- dio storico: una sola donna a contatto con una trentina di uomini,
pio) o si tratta semplicemente di un procedimento funzionale alla costretta a lottare per la propria sopravvivenza in questa mini socie-
narrazione? tà maschile; la complessità psicologica del personaggio deriva dalla
Per quanto riguarda l’utilizzo del flashback, è senz’altro vero che mi situazione in cui opera.
rifaccio a influenze di carattere cinematografico. Ma ritengo che que-
sto mio modo di scrivere “intrecciato”, se vogliamo “a mosaico” Le sue opere hanno una indubbia rilevanza sociale, eppure posseg-
dipenda molto dal fatto che io tendo molto a scrivere di istinto, per gono una indubbia carica d’intrattenimento. A quale di queste due
cui quando un frammento della storia resta sospeso, uncinato a un dimensioni si sente più vicina?
momento precedente, io lì ci ritorno. Scrivo d’istinto, non ho una Ad entrambe. Nei contenuti, i miei libri hanno una attenzione molto
struttura predeterminata in partenza. Mi viene spontaneo tornare forte alle tematiche sociali. Ma d’altra parte nello stile, nel mio modo
indietro, o riportarmi avanti: seguo l’istinto. di scrivere, c’è una tendenza molto legata all’intrattenimento, perché

ILMUCCHIOSELVAGGIO
LE FIRME DEL MUCCHIO
IN LIBRERIA

(a cura di) Andrea Provinciali Massimo Del Papa


Tiamottì! Happy
(Arcana, pp 160, euro 18,50) (Meridiano zero, pp 160, euro 10)

Paolo Borsellino

(a cura di) Cilìa e Guglielmi Aurelio Pasini


Rock: 500 dischi fondamentali The Doors (Testi commentati)
(Giunti, pp 224, euro 18) (Arcana, pp 346, euro 18,50)
pur affrontando questioni molto delicate, voglio raggiungere il mag-
gior numero possibile di lettori, e per questo uso un registro sem-
plice e diretto.

Si pone il problema di come i suoi romanzi possano essere accolti in


paesi culturalmente lontani e diversi dal suo, come quelli europei?
Sa, i problemi sociali e in parte culturali che affronto penso siano tra-
sversali a diverse culture, molto generali; sicuramente dipende dalla
sensibilità individuale del lettore, ma credo che i miei romanzi siano
abbastanza universali, e per questo comprensibili anche a lettori di
culture diverse.

Altre due domande sul libro in uscita. La prima: le tensioni che emer-
Luca Castelli Gianluca Veltri
gono sull’isola tra giapponesi e cinesi riflettono un problema gene-
La musica liberata Francesco Guccini
rale più ampio, ancora attuale?
(Arcana, pp 283, euro 16,50) (Arcana, pp 319, euro 18)
Certamente. I rapporti conflittuali che si creano sull’isola riflettono,
come lei dice, la realtà storica. Abbiamo una forte immigrazione
cinese in Giappone; questo porta molti problemi, come quelli dei
lavoratori cinesi che vengono sfruttati e sottopagati con stipendi
impensabili per operai giapponesi. Oltre a questo problema, c’è
anche uno storico conflitto culturale e politico tra i due paesi; ades-
so, come apprendiamo dalle ultime notizie, il Giappone si avvia a
perdere il confronto economico con la Cina. Nel romanzo, dunque,
ho voluto sottolineare il contrasto tra le due comunità, a livello tanto
tradizionale quanto attuale.

Sull’isola, tra violenze e aspre lotte, emergono tuttavia lampi di spi-


ritualismo. Che ruolo assegna a questo fattore?
Questo è stato un esperimento legato esclusivamente al romanzo,
perché non sono assolutamente una persona religiosa.  Elena Raugei Federico Guglielmi
Carmen Consoli Hardcore
137 (Arcana, pp 211, euro 17,50) (Giunti, pp 128, euro 6,90)
AUTORI
Luca Masali
L’autore de I biplani di D’Annunzio e L’inglesina in soffitta, uno
dei meno classificabili tra i nostri autori di genere, torna sugli scaffali
con un magistrale thriller fantastorico ambientato nella Torino
di fine Ottocento, La vergine delle ossa (Castelvecchi). Un viaggio
tra follia, scienza positivista, immaginario d’epoca e calibrati
alleggerimenti da commedia, con Emilio Salgari e Cesare Lombroso
improbabili quanto verosimili protagonisti di un’indagine sul passato
del misterioso U.G., sospettato di aver commesso atroci delitti.
di Alessandro Besselva Averame

Partiamo dallo spunto iniziale. personaggio a cui si ispira anche Alfredo Castelli in Martyn
Devi sapere che quando ero bambino mio papà lavorava Mistère, e rimettendo in gioco tutta una carriera. Lom-
al Museo di Antropologia di Torino, e lì ci passavo moltis- broso si era convinto che la pellagra fosse causata da un
simo tempo. C’era questa scultura, Il mondo nuovo, che mi veleno sconosciuto alla scienza, originato dal mais mar-
affascinava moltissimo, perché ogni volta ci vedevo qual- cio. Non si andava molto per il sottile allora, così provò a
cosa di diverso. C’erano queste minuscole sculture intrec- spalmare estratto di mais marcio sulle ferite di alcuni de-
ciate e io, bambino, immaginavo che l’autore si fosse genti dell’ospedale psichiatrico, per vedere se fosse riusci-
costruito tutto un suo mondo di giocattoli. Mi ha fatto to a creare i sintomi della pellagra e quindi scoprire l’a-
impressione scoprire successivamente che questo signo- gente eziologico, il veleno. Oggi sappiamo che la causa è
re, Francesco Toris, era un paziente del manicomio di Collegno una vitaminosi, ma lui ad un certo punto scrive testualmente, “mi
che per tutta la vita non aveva fatto altro che scolpire le ossicine sto rompendo il capo perché avevo trovato un fungo molto promet-
del brodo di bollito che davano ai degenti, creando questa pazze- tente, il Penicillium, l’ho spalmato su una ferita aperta e il paziente
sca costruzione. Tra le cose che mi ero ripromesso di fare, un non solo non ha preso la pellagra ma è addirittura tornato a stare
giorno o l’altro, c’era l’idea di raccontare la storia di questa per- meglio”. Era arrivato ad un niente dallo scoprire la penicillina, con
sona. Scrivendo il libro, poi, mi sono accorto di non aver parlato cinquant’anni d’anticipo. Avrebbe salvato milioni di vite, ma pre-
di lui in realtà, anche se con U.G. ci sono dei punti in comune: so dalla sua ossessione non ha fatto il passo più logico, ovvero
erano entrambi carabinieri, Toris era uscito di testa per una gra- cercare di capire il motivo della guarigione.
vidanza non voluta della sua fidanzata e il tema della gravidanza
torna anche nel mio libro, è uno degli elementi che manda in bri- Non erano previste deviazioni nel suo schema.
ciole l’equilibrio psichico di uno dei protagonisti... Esatto, nella sua costruzione mentale, date le premesse, si dove-
va arrivare ad un certo risultato, e quello che c’era di mezzo non
Questa scultura si è insediata nel tuo immaginario infantile. era importante. Nel libro Lombroso vuole scoprire i meccanismi
Ne ha sempre fatto parte, insieme ad altri elementi che credo fini- della follia di U.G. prima che venga impiccato per i delitti che gli
ranno in altri romanzi, ad esempio un enorme tamburo parlante vengono attribuiti. Per arrivare a dimostrare la sua tesi scende a
africano che ogni tanto, quando nessuno guardava, suonavo, e la qualsiasi compromesso e si prende rischi enormi, perché l’unica
collezione di cervelli umani e di scimmia sotto formalina che mi cosa che conta, per lui, è arrivare alla dimostrazione di una tesi.
faceva tanta impressione. Quella però è finita già in questo Non gli interessa sapere se U.G. sia o meno un assassino, o il
romanzo, fa parte dell’ambientazione ottocentesca. fatto che gli omicidi continuino anche quando U.G. è in manico-
mio. È lui l’assassino, ed è pazzo: deve capire come funziona la
Il protagonista scava anche lui nel passato... pazzia e ignora il resto. Questo non significa che il vero Lombro-
Sì, spero di non essere matto pure io, comunque è vero che in so fosse una persona dagli orizzonti limitati, ad esempio è stato
entrambi i casi c’è un recupero di situazioni del passato. E poi c’è il primo in Italia a porsi seriamente la questione della non puni-
la figura di Lombroso, un positivista che, come tutti i positivisti bilità di chi non è in grado di intendere o di volere. Per lui è sba-
dell’Ottocento, viveva in un suo piccolo mondo di cui era spetta- gliato liberarsi di ciò che fa paura con il cappio o con il manico-
tore, dove tutto poteva essere spiegato, misurato e compreso mio, è necessario curare e non punire. La cosa che lo fa sembra-
dalla scienza. Ho poi scoperto che Lombroso era anche un epi- re disumano, a volte, è il suo essere positivista, la sua convin-
demiologo, studiava la pellagra. Nel romanzo si crea un po’ un zione che la scienza possa misurare tutto, ad esempio l’apparte-
corto circuito tra il Lombroso pellagrologo degli inizi e quello di nenza ad una razza piuttosto che ad un’altra, anche se questo è
fine carriera, che dopo aver ormai provato un po’ tutte le strade venuto dopo, grazie anche alla manipolazione da parte del Fasci-
si era abbandonato alle idee dello spiritismo, frequentando que- smo. Lui aveva una grande onestà intellettuale, era uno prende-
sta medium napoletana, Eusapia Palladino, che tra l’altro è un va anche delle enormi cantonate, ma non cercò mai compro-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
messi per fare carriera, era sinceramente convinto di quello che avrebbe cambiato per sempre gli equilibri mondiali, e le ragioni
diceva e scriveva. È vero che una parte della sua fisiognomica è erano legate, proprio come ora, alla globalizzazione. I contadini con
brutale, con l’idea che “più un uomo assomiglia a una scimmia più la pellagra nel romanzo muoiono perché non sono in grado di reg-
pensa da scimmia e meno anima ha”: è una posizione che fuori gere la concorrenza dei bastimenti a vapore carichi di frumento di
contesto fa rabbrividire, è vero, ma contestualizzata, molto sem- bassa qualità proveniente dalle Americhe. Questo innesca una
plicemente, è il tentativo impossibile e sbagliato di un positivi- immensa crisi economica che porta all’abbandono delle campagne,
sta che cerca di far rientrare tutte le sfaccettature di un essere e, attraverso la catarsi terribile della Grande Guerra, che speriamo di
umano in una categoria. risparmiarci, a far nascere un mondo completamente diverso, con
nuovi equilibri e una società nuova, forse più matura.
C’è poi una specie di controcanto letterario all’approccio scienti-
fico di Lombroso, il personaggio di Salgari. È un thriller fantastorico ma non mancano gli alleggerimenti
Salgari ce l’ho messo perché a volte lo sento molto vicino, comici...
entrambi tendiamo a farci ossessionare da ciò che scriviamo. Lui Guarda, è una cosa che mi rimproverano spessissimo. Ti posso
ogni tanto varcava quella linea invisibile tra la ragione e la follia, dire che un grande editore, uno dei due più grandi in Italia, mi ha
cosa che talvolta credo di fare pure io: a volte penso così tanto detto, “lo farei uscire ma vorrei un romanzo serio, totalmente serio”.
alle storie che sto scrivendo che magari sbaglio fermata della Secondo me nella vita prendere le cose con il sorriso è fonda-
metropolitana mentre vado al lavoro, e pure io talvolta parlo con mentale, così ho preferito ringraziare per l’attenzione il grande
i miei personaggi. In fondo, però, lui e Marianna, la prostituta, editore e cercare situazioni differenti, persone che come me pen-
rappresentano la parte più umana e più ricca del romanzo per- sano che il sorriso ci voglia sempre, altrimenti si perde la propria
ché, anche se borderline, non sono ossessionati come gli altri. umanità. Soprattutto in una storia così dura e cupa, che rischie-
Lombroso è ossessionato dalla sua ricerca positivistica della veri- rebbe altrimenti di essere solo una vicenda di sbudellamenti ter-
tà, U.G. è ossessionato dal suo passato, cerca di ricordare ciò che rificanti e di follia brutta, dove il più pazzo di tutti non sembra
non vuole e che non può ricordare, mentre Salgari e Marianna pazzo. Quello che si scoprirà essere l’assassino ha un cuore ne-
sono i più normali. rissimo, mentre gli altri pazzi del romanzo hanno pregi e difetti,
ma sono molto umani, lui è la parte cattiva di Lombroso. Non per
Sullo sfondo c’è un periodo di transizione per certi versi molto niente è un suo allievo, questo magari possiamo dirlo senza sve-
attuale, non ti pare? lare troppi particolari. Dal maestro prende il peggio, non la gran-
Secondo me il passaggio tra Ottocento e Novecento, che poi pur- de umanità ma il positivismo più becero che vuole arrivare al ri-
troppo è sfociato nella Grande Guerra, è molto simile al momento sultato a qualunque costo, e che considera gli individui come fatti
che stiamo vivendo oggi. C’era una immensa crisi economica, che statistici e non come esseri umani. 

139
MUSICA DI CARTA
Dribbling a 78 giri
Cambio casa, nuovi mercati. Negli Stati Uniti, tra il 1893 e la Seconda
Guerra Mondiale vengono registrati più di 8.000 matrici di materiale
tradizionale e popolare. Destinatari e potenziali acquirenti, gli immigrati
italiani. Sta terra nun fa pi mia (Nota, pp. 160, euro 18), dell’etnomusico-
loga Giuliana Fugazzotto, è un’importante testimonianza di sorti musicali,
e non solo, di cui si continua ad avere la memoria offuscata.
di Massimo Pirotta

figure che calcano palcoscenici (“comic-sketch”), reclutamenti


durante matrimoni, feste di quartiere, nei caffè-concerto. New
Orleans è già una città cosmopolita, mentre a New York risiedo-
no duecentocinquantamila italiani, raggruppati perlopiù nella
cosiddetta Little Italy. Primi conflitti generazionali. Italiani, ameri-
cani, italo-americani?

Spesso i genitori rifiutano il modello americano, non vogliono


abbandonare dialetti ed abiti scuri, fanno la spesa solo in negozi
gestiti da connazionali. Al contrario, i giovani sono attratti dai
nuovi modelli comportamentali che li circondano e le ragazze
scoprono un mondo inedito in netto contrasto con la società
patriarcale. Negli anni Venti, le ondate migratorie iniziano ad
essere viste come focolai di sovversione e criminalità. Leggi
restrittive, americanizzazione dell’immigrato, pressioni per l’ac-
quisizione della cittadinanza. Negli anni Quaranta, dopo l’otteni-
mento di una corposa assimilazione culturale, le case di-
scografiche “dimenticano” le loro produzioni “etniche”. Rodolfo
Valentino, divo a Hollywood, Sacco e Vanzetti, anarchici e capri
espiatori, donne e uomini costretti a lavori umili, nostalgie per le
terre d’origine, conflittualità con altre comunità, Betty Bop, aspi-
Ellis Island (USA)
ranti “flapper” con spalle e gambe scoperte e canzoni che “sor-
reggono” ancora. Il libro, con cd abbinato, contiene una detta-

T
gliata guida all’ascolto, biografie di artisti, testi, foto in bianco e
ra il 1876 e il 1900 gli italiani sono i principali protagonisti nero, spiegazioni sulle tecniche di conservazione dei materiali
dei flussi migratori. Esodi considerevoli per quantità e che (prevenire è meglio che restaurare). Elementi primari per ricordare
toccarono tutte le regioni italiane. Ad andarsene fu in mag- mattatori come Alfredo Bascetta (che lavorò anche per il cinema),
gioranza gente del Nord. Il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il burlesco Paolo Citarella, il colto macchiettista Giovanni De
il Piemonte fecero registrare il 47 percento delle quote Rosalia. Chi esordì tra i pupi siciliani come Eduardo Migliaccio e
migratorie. Nei due decenni successivi i dati cambiarono e il pri- chi realizzò centinaia di incisioni come Raoul Romito. Repertori
mato migratorio passò alle regioni del Sud. Negli Stati Uniti il fitti tra intenti esclusivamente commerciali, digressioni sovversi-
disco gira a 78 giri e l’industria discografica si ingigantisce. Un ve, censure.
vero peccato, dunque, lasciarsi sfuggire una fetta di mercato in
rapida e continua espansione. Ennesimi consumatori nel Nuovo Per un immaginario di mosse, finte, vite oneste, ore lavorative,
Mondo ancora senza Conservatori. Occorrono musicisti. I nostri scioperi al femminile, insegnanti d’inglese, lacrime ai funerali e di
migranti sotto osservazione. Perché in Italia esperienze in orga- condannati, donne col rossetto, signorine smorfiose, Coney
nici bandistici e frequentazioni di scuole di musica, (ogni Island, luoghi che creano disagio. “Chi dice che l’America,
ceto sociale ne fu toccato), furono garanzia se non altro di è terra di ricchezza, non sa che si trova anche la povertà. Il
buon livello esecutivo. E se tutto andava per il meglio, ci lavoro è molto pesante, lavori tutto il giorno, con i soldi che
scappava pure il “virtuoso”. Alla cornetta o al clarinetto. guadagni non riesci a pagare i creditori. L’America è per quel-
Brani strumentali: polke, mazurke, ragtime, per sale da li che non vogliono lavorare, ma anche per i ricchi che hanno
ballo. Cantanti in lista d’attesa perché giudicato svantag- molti soldi. Invece una persona onesta, che vuole lavorare, si
gioso (per il momento) creare attriti tra stornellatori, voci danna la vita, e soldi non ne ha mai” (Rosina Gioiosa
siciliane e napoletane. Cataloghi differenziati per le diverse Trubia, dal 78 giri registrato a New York nel febbraio 1928
comunità linguistiche ed etichettati come “etnici”, nuove e che dà il titolo al libro). 

ILMUCCHIOSELVAGGIO
BACKDOOR BOOK C’è (altra) vita?
Freaks di Todd
Browning

Horty Bluett è un trovatello. Non un orfano, badate. L’hanno trovato (?)


da qualche parte, un buffo pupazzo (con un par d’occhi a cristallo) fra le
mani e altro non si sa. Né si vuole sapere, men che meno la coppia che
l’adotta, il viscidissimo giudice Bluett e la moglie, svampitona alcolista.
di Antonio Tettamanti

U
n giorno Horty torna da scuola segnato da un orrendo stigma: una bella testa scientifica. E un par d’alberi, assolutamente identici
ha fatto una cosa oscena, è un pericolo per il decoro degli altri daranno la stura a una teoria, vieppiù confortata dai fatti, che sì, c’è
bambini (non sia mai che vengano a contatto con il diverso). vita, altra e cristalliforme, aliena e terrestre che convive parallela-
Orrore e scandalo presso i Bluett, mio dio Horty, ma che t’è mente con noi ma totalmente irrelazionata a noi, sconosciuta perché
venuto in mente, che dirà di noi la gente, è in periglio l’elezio- non ha contatto alcuno e possibile con la nostra Biosfera, aliena,
ne di papà, ma perché? Be’, perché mi piace. incomprensibile. Monetre scopre che in fondo una possibile relazio-
Trombe di Gerico e svenimenti, deliqui ottocenteschi eccetera. Ma ne, invece, esiste ed è bicefala: li si può torturare (con un accendino,
allora, cosa ha fatto il Nostro? Dietro le tribune del campo sportivo e pietosamente si lamenta il gatto mutante del Circo) o con scariche
mangiava formiche (se interessa, lo fo anch’io, distrattamente). telepatiche d’odio: soprattutto, fra loro stranamente comunicano
Ecco qua. E, deliqui a parte, il rispettabile genitore, diverbiando, gli sognando e il frutto dei loro sogni, meravigliosamente, sono mostri,
trancia via tre dita nell’anta dell’armadio. Ora, Horty potrà esser i mostri. E, magari, altro, molto di più. Da qui in avanti, vi risparmio
tutto, orfano e titolare di pupazzi, insettivoro e quant’altro, ma co- la trama (che vede ovviamente la vendetta di Horty, altro superuo-
glione non è. Raccolti i suoi pochi averi, taglia la corda nella notte e, mo) costruita secondo le perfette regole del feuilleton (per intenderci
previo salutino all’unico amor della sua vita, la ragazzina (con i e a base di superomismo e vendetta, tremenda vendetta, il Conte di
capelli rossi?) che unica mai lo sfotté, si dilegua nelle tenebre. Pri- Montecristo, in poche parole) con tanto di love story duplice, infini-
mum vivere, deinde philosophari, si sarà detto il Nostro, e il vivere lo te generosità, bellezza sordida e bella sordidezza, sangue e tutto ciò
sbatte letteralmente contro un camion. Una mano pietosa l’accoglie che, se non dumasiano, è dickensiano a ogni effetto. Lungi da me,
e Horty, mutilato, piangente e con pupazzo a seguito entra nella sia chiaro, denigrare una sì splendida macchina narrativa. E allora,
magica (e perigliosa) Terra (Di Mezzo) del Freak Show. Ora voi sape- cosa rende unico questo romanzo? I cristalli, of course, l’idea dei cri-
te, grazie a Todd Browning o attraverso Leslie Fiedler, o (minimali- stalli e dei loro sogni, l’idea che qualcosa ci viva accanto, incognita e
sticamente) via Ray Bradbury cosa sia e cosa implichi da infiniti pun- meravigliosa (con una bella deriva, schiaffo ai tanti xenobiologi che,
ti di vista (e culturali, e antropologici e biecamente fisici: e chi più ne come alieni, son riusciti solo a inventarsi scarrafoni senzienti o coc-
ha più ne immetta) un circo di mostri: a parte ogni ulteriore consi- codrilli più o meno pirla), altra e distante: ciottoli, ecco tutto. E uno
derazione, un topos narrativo ultrapotente, se non altro. Una pac- stile narrativo e linguistico non solo non corrivo ma adesivo alla
chia per il bidattilo e giovane formichiere. Ma. materia con un surplus barocco e romantico quanto basta, una lin-
Ma c’è Il Cannibale: al secolo Pierre Monetre, proprietario del Circo, gua elegantissima e spesso anch’essa vagamente distante, altra. Per
ex medico radiato per motivi altrettanto idioti della mirmecofagìa di citare l’autore: con eleganza e amore, a touch of strange. 
Horty e che ha conservato, parallelo a un odio assoluto (un po’ su-
perominista, se vogliamo) e grandissimo spregio per l’umanità tutta, Theodore Sturgeon - Cristalli sognanti - Cosmo/Adelphi

141
RECENSIONI
ROBERTO BOLAÑO
NATSUO KIRINO
AMULETO
Adelphi, pp. 142, euro 15 L’ISOLA DEI NAUFRAGHI
Giano, pp. 328, euro 17
Nel settembre del ’68 i reparti antisommossa violano l’Uni-
versità di Città del Messico. I soldati picchiano e ammazzano Un po’ Lost, un po’ Robinson Crusoe, un
chiunque si trovino davanti. Incastrata nel bagno del quarto po’ Isola dei famosi e soprattutto un omag-
piano alla facoltà di Lettere e Filosofia, Auxilio Lacouture rimane gio a Il signore delle mosche di Golding.
paralizzata dagli eventi. Ci sono appuntamenti che stanno lì in L’ultimo, atteso, romanzo della giappone-
attesa nella vita di ciascuno, e dopo nulla è più come prima. Fino se Kirino ha tutti i crismi per essere consi-
a quel momento decisivo, l’uruguaiana Auxilio (già incontrata derato un capolavoro moderno del genere
nei Detective selvaggi), madre di tutti i poeti messicani, amica di naufragio - sopravvivenza-rischio di follia. È
esuli spagnoli e consigliera dei giovani letterati, tirava tardi nelle infatti un’isola disabitata al largo di Taiwan
notti di Città del Messico, tra cenacoli e locali, discussioni di e delle Filippine l’inferno in cui Sayako si
politica e letteratura. trova costretta a sostare, dopo il naufragio della barca a vela
Il bagno dell’Università diventa un acquario deformante: Auxilio è su cui navigava insieme al marito. Ma non è destinata a
un caleidoscopio di memorie e anticipazioni, perché rivive restare sola a lungo: in quello che sembra solo a prima vista
momenti passati e al contempo prefigura eventi futuri. La centri- la prova che la Natura sa ancora come esprimersi al meglio,
fuga di flashback e flashforward confonde i piani temporali e fa di approderanno venti giapponesi naufragati e undici cinesi
lei una spirale di incontri, testimone dei destini latinoamericani. clandestini, abbandonati al loro destino mentre tentavano di
Di tutti quei giovani idealisti che erano sul punto di cambiare il raggiungere il Giappone. I due gruppi sono l’incarnazione
mondo: una generazione che “pretendeva di fare la rivoluzione delle inclinazioni umane e dell’approccio alla convivenza for-
armata, e ci è andata com’è andata; peggio, era impossibile”. zata: i primi riescono a organizzarsi dandosi delle regole, i
La nicchia spazio-temporale di Auxilio - l’Università, il ’68 - è un secondi sono dispersivi e pigri. Il problema è che Sayako è
coacervo fatidico che fissa uno spartiacque. Tra gli incontri che l’unica donna. Rimasta vedova (l’unica cosa che ha del mari-
la protagonista anticipa nel suo flusso di coscienza, c’è quello to è un diario) si sposa altre due volte (il consorte viene sor-
con il giovane Arturo Belano - dietro il quale si cela Bolaño. teggiato ogni due anni, come si trattasse di una lotteria e il
Tornato nel Cile natìo per assistere in diretta all’irripetibile ed premio è carnalmente ambito) e tenta la fuga a bordo di
eccitante esperienza di Allende, Belano viene accolto dai carri un’imbarcazione di fortuna, salvo poi ritrovarsi nuovamente
armati di Pinochet e conosce le carceri della dittatura, per poi a Tokyojima, la parte di isolotto occupata dai tokyiesi.
fare marcia indietro verso il Messico. Ma “era ormai un altro”. Tenuta in considerazione per prevedibili ragioni e venerata
L’esperienza di Belano/Bolaño esemplifica quella di tutta la gio- come una Regina o, al contrario, ignorata come si scansano
ventù latinoamericana, per la quale un destino nero si stava le cose inutili, si troverà a dover combattere strenuamente
delineando. per non cedere alla sopraffazione del sesso, cosiddetto,
Le allucinate visioni della madre di tutti i giova- forte. Kirino, con uno stile inconfondibile e una scrittura
ni poeti, partorite in una toilette universitaria, impietosa e graffiante, è mirabilmente brava a raccontare le
rappresentano un dormiveglia fantasmatico, un dinamiche individuali e di gruppo, il rapporto/scontro tra i
coro ipnotico, il canto delle imprese eroiche di sessi, la crudeltà e l’egoismo, le reazioni animalesche e istin-
un’intera generazione di giovani sacrificati. Ed è tive che gli uomini hanno quando sono messi alle strette, in
quel canto, a diventare un amuleto. condizioni di esasperazione fisica e mentale.
Gianluca Veltri Carlotta Vissani

MUSICADICARTA LEPAROLEDELNERO
Uno scrittore o un musicista? Forse è lo stesso Cristiano Godano L’autunno porta in regalo il ritorno dell’investigatore Wallander,
che si pone questa domanda, e forse è proprio una pubblicazione protagonista de L’uomo inquieto di Henning Mankell (Marsilio):
“spuria” come Nel vuoto (libro+DVD, Rizzoli, pp. 164, euro 18) a scompaiono i suoceri di Linda, figlia del detective, e gli indizi
fornire una risposta solo parziale, con una performance dei conducono verso la Guerra Fredda e gruppi di estrema Destra.
Marlene Kuntz su testo del loro leader. In Rockriminal. Murder Guanda pubblica La sparizione di Andrea Fazioli. Una ragazza
Ballads (Coniglio), Sergio G. Lacavalla analizza il sottogenere delle rimasta orfana assiste a un delitto e perde la parola: la misterio-
ballate “criminali” e “assassine”, storie di rock balordo e maledet- sa Svizzera dello scrittore custodisce shock e segreti.
to, non solo Nick Cave. Patti Smith. Dream Of Life di Steven Assassinio di lunedì di Dan Turèll (Iperborea) è il primo di una
Sebring (Rizzoli) celebra un’icona della cultura indipendente: serie di dodici gialli. Ambientato a Copenhagen, il libro è una
immagini di vita pubblica e privata con materiale inedito e per- somma di microstorie danesi nere e cupe, con la ricorrenza maca-
sonale, scritti e Polaroid dell’artista. Nell’imminenza del trenten- bra di una donna strangolata ogni lunedì. Distante dai cliché
nale dalla morte di John Lennon, Arcana sforna il primo volume d’arte e cultura è lo sfondo di Le rose nere di Firenze di Michele
(1962-1966) di The Beatles. Testi commentati di Massimo Giuttari (Rizzoli). Un’ombra di esoterismo e morte avvolge la
Padalino, 500 pagine di incursioni nel canzoniere e nelle ester- città; molte donne vengono assassinate, superlavoro per l’ispet-
nazioni dei Favolosi 4 di Liverpool. G.V. tore Ferrara. G.V.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
PIERO BOTTONI
CHUCK PALAHNIUK
ANTOLOGIA DI EDIFICI MODERNI...
Lampi di stampa, pp. 345, euro 19,90 SENZA VELI
Mondadori, pp. 186, euro 17,50
Cinque itinerari nella metropoli. Dopo le distruzioni della guerra e
prima delle sirene del boom economico. Occhi all’insù. Non a scru- L’undicesimo romanzo di Chuck Pa-
tare il tempo che minaccia (perché la pioggia è negativa?), tramon- lahniuk per il mercato italiano conferma
ti e lune di traverso bensì architetture in mutazione. I ritmi frenetici in linea di massima le impressioni delu-
della costruzione, l’uso dei materiali, la casa che è un diritto. Sguardi denti degli ultimi anni. L’autore america-
orizzontali: serramenti, decorazioni, portinerie, ingressi di negozi ed no sembra aver smarrito la geniale vena
uffici. Progettisti, designer, restauratori, palazzinari, contabili, mani corrosiva dei bei tempi, quando Fight
callose. Cantieri, lavori in corso, muratori in orario straordinario per- Club e Soffocare, prima di essere adattati
ché evidentemente due cuori e una capanna non bastano più. Piero per il grande schermo, incollavano il let-
Bottoni (1903-73), esponente di spicco del Razionalismo e della sua tore alla pagina. Se il filo-fantascientifico
revisione critica, cura l’antologia di edifici moderni in Milano con “il Rabbia del 2007 aveva risollevato il bilancio, i precedenti
desiderio di trarre un primo bilancio critico delle influenze che i movi- Gang Bang e Pigmeo - tanto divertente quanto inutile il
menti dell’architettura hanno esercitato sull’edilizia cittadina nell’ulti- primo, macchinoso, logorroico e persino irritante il secondo
mo secolo e delle conseguenze di quella battaglia per l’architettura - mettevano in luce una sostanziale carenza di idee, al di là
moderna che si è sviluppata in Italia negli ultimi anni fra le due guerre dell’apprezzabile tentativo di rinnovare l’(anti)forma. Al soli-
mondiali e della quale sono stato appassionato militante”. Alla vista, si to l’impianto narrativo è strutturato in maniera atipica: sta-
può annuire come storcere il naso. volta la trama si articola in tre atti. Al solito vengono escogi-
La famosa Galleria, strada pedonale, stucchi e marmi alle pareti, tati dei piccoli stratagemmi per rendere il tutto mosso e
cupola con vetri e ricami allegorici sopra. Magazzini di vendita e sopra le righe: è il caso dei ricorrenti nomi in grassetto,
dall’aspetto castigato. Palazzi d’abitazione signorile con fregi flo- appartenenti alle celebrità del passato evocate durante il rac-
reali e figure del Butti. Quartieri di case popolari suddivisi in lotti, conto. Sfizi che non bastano a rendere interessante un
con intonaci tinteggiati e parapetti dei balconcini in eternit. Una intreccio che, per quanto delineato con maestria e imman-
settantina di eloquenti costruzioni: case economiche e con negozi cabile cinismo, odora di déjà vu. La vita di Katherine Kenton,
sottostanti, case albergo per chi è costretto a muoversi in conti- stella di Hollywood in declino, è analizzata attraverso gli
nuazione per lavoro, case allineate sul manto stradale e con più occhi di Hazie Coogan, assistente personale sui generis o per
ascensori (principale e di servizio). Oppure prefabbricate. meglio dire vice spina dorsale, che assiste all’amore fra la sua
Abitazioni come uffici di rappresentanza in zona centro, stazioni datrice di lavoro e uno scrittore troppo giovane e minaccio-
per tram interurbani con panche in rovere, laboratori chimici con so. Tra il lusso sfrenato, le maschere del mondo dello spet-
riscaldamento a pannelli radianti. Scuole, università, case di cura, tacolo, la dannazione dell’invecchiamento e il conseguente
autorimesse, padiglioni per mostre. Case ricorso alla chirurgia estetica, è inevitabile pensare che certi
mono-familiari, abbinate, a schiera e il temi siano stati già trattati (al meglio) in Invisible Monsters o
“caso” QT8. Un’utile ristampa (prima edi- (al peggio) nel succitato Gang Bang, giusto per fare un paio
zione nel ’54) per argomentare su presagi di esempi. Forse perché il valzer delle apparenze e lo sdegno
e trasformazioni urbane, tra la consape- nei confronti della società contemporanea rimangono gli
volezza e l’essere senza limiti, i tic umani inconfondibili leitmotiv di una produzione ingombrante.
e i loro squilibri. Ingombrante per chi legge, ma in primis per chi scrive.
Massimo Pirotta Elena Raugei

DESAPARECIDOS
in un qualsiasi incrocio di Buenos Aires, escano tre o quattro
militari che ti incappucciano e ti ficcano a forza nell’auto, nel-
l’indifferenza generale. E nessuno sappia mai più niente di te.
GUILLERMO SACCOMANNO - 77, Tropea, pp 290, euro 16,90 Saccomanno racconta quei tetri giorni in modo asciutto, dal-
A volte ciò che vogliamo raccontare si nasconde come un l’interno, attraverso le storie incrociate di diversi personaggi,
puma, tra le pecore. Tutti abbiamo un puma acquattato tra i che passano tutte in qualche modo dal protagonista. La trama
ricordi, bisogna avere il coraggio di entrare nel gregge e è fitta e polifonica, la rievocazione dei fatti di trent’anni prima
affrontarlo. In 77, dello scrittore argentino Saccomanno, il pro- è così densa e stratificata da concedersi balzi temporali all’in-
fessor Gómez torna indietro di trent’anni. La memoria non lo dietro, alle bombe su Plaza de Mayo del ’55, mentre quella
lascia in pace, i fantasmi di quell’epoca gli affollano la mente. stessa piazza, un ventennio dopo, comincia a popolarsi delle
Gómez, docente di letteratura inglese, sebbene la sua omoses- madri col fazzoletto bianco che chiedono ai generali cosa ne
sualità lo rendesse vittima perfetta per il regime di Videla, visse sia stato dei loro figli. Il racconto dell’orrore è il genere più
gli anni della dittatura mimetizzato, uscendone fisicamente adatto per narrare il mattatoio argentino: quali teorie psicolo-
indenne, al contrario di tanti che scomparvero nel nulla. Ma a giche si possono escogitare per superare un lutto teorico, certo
caro prezzo. 77 è uno degli spaccati più riusciti sulla desapare- ma non accertato?
ción, forse perché il narratore non è un montonero né un atti- Saccomanno è un testimone inestimabile di quel tetro tempo.
vista, ma un inerme cittadino attonito. Terrorizzato dall’even- Sotto il terrore ognuno fa quel che può, ma compie una scelta:
tualità - tutt’altro che remota - che da una Ford Falcon verde, dimentico o ricordo? Lui ha scelto di ricordare. G.V.

143
RECENSIONI
DAVE EGGARS
MASSIMILIANO PANARARI
ZEITOUN
Mondadori, pp. 311, euro 17,50 L’EGEMONIA SOTTO CULTURALE
Einaudi, pp. 132, euro 16,50
Zeitoun è un lungo reportage narrativo che affronta dal punto di
vista di una famiglia per metà d’origine siriana - gli Zeitoun, appun- Sottotitolo di questo bellissimo saggio di
to -, il disastro naturale che ha segnato gli USA negli Anni Zero, Massimiliano Panarari, che insegna
quell’uragano Katrina che nel 2005 distrusse l’area di New Orleans Analisi del linguaggio all’Università di
e segnò politicamente l’inizio della fine dell’era Bush. Dentro una Modena e Reggio Emilia, è “l’Italia da
definizione inevitabilmente vaga come “lungo reportage narrativo” Gramsci al gossip”, ma si potrebbe anche
ci sono molte cose. Dave Eggers, instancabile scrittore, editore, aggiungere “come si è passati, di scivola-
insegnante, ricercatore (forse si potrebbe riassumere in una parola mento in scivolamento, da scrittori e intel-
piuttosto antiquata: umanista) riesce a tenere insieme una vicenda lettuali al Gabibbo”. Ovvero da Pasolini,
che offre gli spunti più dolorosi proprio quando il lettore immagina Moravia e Calvino a Maria De Filippi e Lele
che tutto stia lentamente tornando alla norma. Mora, in un tripudio di volgarità dove scrittori, giornalisti,
Eggers possiede una scrittura limpida e trasparente, precisa e filosofi sono stati sostituiti da veline, tronisti, vip. Il big-bang
asciutta, capace di rendere visibile quello di cui scrive. È quel gene- è stato l’avvento della tv commerciale, tra i mezzi di comu-
re di scrittore che dà l’impressione di aver letto le lezioni americane nicazione di massa il più potente e ottuso e, dunque, il più
di Calvino e averle mandate a memoria. Ovviamente, c’è ben poco pervasivo e utile al nuovo capitalismo neoliberale. Il mezzo
di limpido nell’acqua limacciosa che affoga New Orleans in quei perfetto per diffondere pensieri debolissimi e condiziona-
giorni drammatici: ma una scrittura cristallina e ispirata è la miglio- menti fortissimi dove il pollice del telecomando appare peri-
re che possa farci intuire quello che è accaduto. E quindi, nelle colosamente assimilabile a quello che, nella Roma antica,
prime pagine seguiamo Abdulrahman Zeitoun, il capofamiglia tito- decretava la sopravivenza o la morte degli sventurati.
lare di una piccola ditta di riparazioni, aggirarsi nella New Orleans Intrattenere e non dare da pensare. Così l’Italia del
pre-uragano. Arriva Katrina e Zeitoun, rimasto in città a dispetto Neorealismo è diventata il Paese dell’iperrealtà, delle banali-
dell’obbligo d’evacuazione, vaga con una canoa acquistata da poco tà che non disturbano. Un libro amaro, perché non ci si può
rendendosi utile in ogni modo, chiunque incontri. La città è sospe- che indignare rendendosi conto del colpo di Stato, perfetto,
sa in una calma al tempo stesso inquietante eppure capace d’intri- soft e postmoderno, attuato in Italia negli ultimi venticinque
gare; l’ostinato e coraggioso Abdulrahman riesce a tenere i contat- anni. Un golpe volto a conquistare le menti e attuato attra-
ti con la moglie Kathy e il fratello Amhad, e guidato da una calma verso una penetrazione silenziosa nei mezzi di comunica-
che trae fondamento anche dalle proprie convinzioni religiose, svol- zione e di produzione culturale di massa (comprese le uni-
ge quella che sente come la sua missione. Fino a quando accade versità) a opera del potere politico. Una nuova egemonia e
qualcosa che riuscirà a sconvolgere la vita degli Zeitoun più della un rinnovato immaginario popolare, arma di “distrazione di
forza distruttrice di Katrina, e qui la natura c’entra massa”, cucinato dalle élite a proprio uso e consumo e a
davvero poco. Tutto quanto è riportato da un feroce difesa dei propri privilegi. Panarari studia “Drive In”,
Eggers al solito formidabile con la penna e al Biscardi, Ricci, Signorini, direttore dei settimanali berlusco-
tempo stesso a) scrupoloso nel riportare le fonti niani, “le Jene”, “Striscia la notizia”, Davide Parenti, Maria
e b) equilibrato nel fornire i pochi giudizi che dis- De Filippi, Simona Ventura, la Endemol, “Porta a porta”. Un
semina tra le pagine. Quello che resta fa parte libro da leggere, e da rileggere, per capire come ci hanno fot-
dell’esperienza di chi ha letto. tuto il cervello.
Liborio Conca Max Stèfani

ECCENTRICI LAVORI DOMESTICI


THOMAS REID PEARSON - RITORNO NELLA PICCOLA CITTÀ, LUCY SIBLING - LA CASA ECOLOGICA, Elfi edizioni, pp. 68, euro 12
Elliot, pp. 384, euro 18 La verità è che bastano quattro ingredienti base - aceto (bianco),
Ce ne sono pochi di scrittori originali come Pearson. Lo sostiene il bicarbonato di sodio, sale e succo di limone - per pulire, disin-
“Los Angeles Times” e ha ragione. Aveva già conquistato con Verso fettare e deodorare la casa. Esserne a conoscenza vuol dire
il dolce domani e Breve storia di una piccola città (di cui quest’ulti- risparmiare (buon per noi) e inquinare meno (buon per tutti). Lo
mo è il naturale prosieguo) ricordando Faulkner e Twain, ma bada- sapevano bene le nostre nonne, che avrebbero trovato noioso
te: le risate sono assicurate solo per gli acuti di spirito. Con una questo manualetto, meno le nostre mamme, già prede di pub-
cascata di subordinate sintattiche e la messa in scena di siparietti blicità e shelf marketing, mentre a noi, generazione da collabo-
famigliari surreali e improbabili, Pearson torna con la penna a ratrici domestiche, non resta che riscoprire l’acqua calda. Questo
Neely, piccolo paese immaginario del North Carolina, per appro- agile volumetto, dall’aria e dalla veste new age (?!?!), scarsa-
fondire la conoscenza della stramba famiglia del piccolo narratore mente appetibile e, in sincerità, non definitivo sul tema, contie-
e per svelare il mistero che si cela dietro l’omicidio perpetrato da ne però alcuni semplici e curiosi consigli facilmente sperimenta-
Nonno Yount ai danni di un uomo di colore. Se pensate sia facile bili che sconfinano anche nell’igiene personale: mai provato, ad
arrivare alla soluzione vi sbagliate: ogni fatto ne richiama un altro esempio, il sale sullo spazzolino? E l’aceto sulla pelle? E il bicar-
in un affresco di paese tra i più belli ed esilaranti mai letti. C.V. bonato come deodorante? Beatrice Mele

ILMUCCHIOSELVAGGIO
LETIZIA MURATORI
PAUL BEATTY
SOLE SENZA NESSUNO
Adelphi, pp. 134, euro 16 SLUMBERLAND
Fazi, pp. 333, euro 18
“Sono seduta sulla scala di casa nostra con te, e siamo sole senza
nessuno”. Sono le parole di Sofia quando cerca di ricordare il Non capita spesso di leggere libri che
giorno in cui sua sorella Chiara volò nella tromba delle scale per suscitano reazioni contrastanti a livello
tragico destino o sua infantile crudeltà/incosciente volontà. critico, nel senso: ho letto un piccolo
Sofia aveva solo quattro anni, ma ora la memoria è annebbiata, capolavoro o solo l’abile costruzione di un
non sa ricostruire l’accaduto. “Fiera sollevai il mento, e la luce di virtuoso della scrittura? Punto numero
giugno m’abbagliò, eravamo io e il sole, senza nessuno”. È Emilia - uno: Paul Beatty sa scrivere benissimo.
mannequin amata dai più grandi stilisti della moda e ora ses- Non è improbabile che il lettore di
santenne ancora piacente e raffinata, in attesa di una sentenza Slumberland si sorprenda a emettere qua
di divorzio che è testimonianza di un amore vero ma non vissu- e là espressioni tipo “fiiico”, “wow”.
to carnalmente per trent’anni - a pronunciarsi nelle battute fina- Punto numero due: okay, ma cosa si nasconde dietro tanta
li dell’ultima prova di Muratori come a riscattarsi, a fronteggiare esibita coolness? Beatty racconta in prima persona di un dj
nuovamente la vita dopo lunghi anni passati a mortificarsi per la californiano che si catapulta a Berlino nel cruciale 1989, alla
morte della figlia. Sofia, fotografa di successo lesbica, ed Emilia, ricerca dello Schwa Charles Stone, musicista jazz di colore
al tempo presente della narrazione invischiata in un lavoro misconosciuto eppure idolatrato dal nostro dj, il cui nome è:
strambo, procuratole da un ex amante giapponese in materia di dj Darky. Dunque Beatty, a cui in tutta evidenza non manca
benedizioni per giovani coppie orientali affascinate da altari ed una certa ambizione, gioca con due pezzi grossi, storica-
affreschi, sono madre e figlia e Chiara è il punto interrogativo mente parlando, Questione Razziale e Muro di Berlino. Il
della loro esistenza, l’attrito perenne, il punto che le disgiunge e secondo crolla proprio mentre Darky familiarizza con la
le tiene unite. città, ma se strada facendo viene fuori l’idea di ricostruire un
Con la consueta scrittura essenziale, servita da dialoghi perfetti e secondo muro, seppur composto di materia sonora, non
realistici, quasi avessimo i protagonisti al nostro fianco mentre tutto dev’essere filato liscio. Kohl non ne sarebbe contento.
discorrono di ricordi e presente, Muratori si conferma una delle L’idea di un nuovo muro fatto di suoni rende bene l’idea di
migliori penne italiane di oggi. Non si piega mai, e sottolineo cosa sia Slumberland: un libro pieno di trovate brillanti, esca-
mai, alle aspettative di massa, regalando un romanzo asciutto e motage narrativi, improvvise filippiche taglienti, tuttavia con
intimista, a disegnare percorsi familiari, sociali e individuali, con la strutturale necessità di dover vivere sempre sul filo della
lucida e malinconica schiettezza, senza mai dire una parola di tensione; quando il ritmo cala, il libro ne perde, forse anche
troppo. Sa come creare empatia, sa come rendere la storia di per assenza di un’anima di fondo, una visione critica su
Emilia - professionista, moglie, madre, amante, donna che si quanto viene narrato. E se è vero che a Slumberland manca
avvia verso la vecchiaia con le stesse fragilità e qualcosa anche a livello di intreccio, Beatty riesce a sopperi-
punti di forza di quando era una donna giova- re con guizzi imprevedibili. Come quando scrive di quel
ne e agguerrita - una vicenda indimenticabile, ragazzo dell’Est che a poche ore dal crollo del muro “vomitò
riassumibile nel tentativo di risolvere il passato il suo primo Big Mac sul suo primo paio di Nike. I suoi amici lo
in un presente che eviti i fraintendimenti e che presero in giro per aver sprecato la paga di un mese in un paio
sappia ancora trovare una ragione per sentirsi di scarpe che non gli erano durate neanche un giorno. Nel com-
padroni di se stessi. plesso, la libertà somigliava a un concerto dei Kiss”.
Carlotta Vissani Liborio Conca

STICKY FINGERS
MASSIMO DEL PAPA - HAPPY, Meridiano Zero, pp 160, euro 10 una palma nel tentativo di afferrare una noce di cocco); la totale
In leggero anticipo sull’autobiografia di Keith Richards Life, esce un amoralità, il tradimento e la defenestrazione ai danni di Brian
volume italiano dedicato al chitarrista dei Rolling Stones dal titolo Jones (che morirà di lì a poco), l’allontanamento di Mick Taylor
Happy. Si tratta di un’appassionante biografia atipica, o forse, piut- (che “ci metteva troppe note”); le crisi e le rinascite. Una scia di
tosto, di un ritratto in divenire e a tutto tondo. Con al centro l’idea dinamiche burrascose e irrisolte segna il rapporto di odio e amore
- ineccepibile - di Richards eroe cinico, combattente pigro, teppista con Mick Jagger: “I Rolling Stones vivono sulla collisione perpetua
e delinquente, refrattario alla coscienza collettiva. Dai vagiti di un di due pianeti, sulla guerra infinita di due carismi”. Si dà conto di
fuorilegge in erba, un eccesso di esuberanza rinchiuso dentro il come soltanto nell’emergenza e nella lotta gli Stones abbiano
corpo magro di un brutto ragazzotto arrogante, fino allo svolazza- saputo tirare fuori le risorse per continuare a rotolare. “Senza l’ec-
re di sciarpe e catene, teschi e braccialetti, fasce e ciondoli del pira- citazione - scrive Del Papa - senza l’adrenalina continua, la fame di
ta settantenne, del genio del riff approdato incredibilmente vivo ai novità e di rischio, il gruppo si arena, i Rolling muoiono”. E al cen-
giorni nostri. Nel volume di Del Papa si evidenziano i caratteri pun- tro di ogni caduta e resurrezione c’è lui: Keith il selvaggio, i sorrisi
tualmente emergenti di Richards: il temperamento scontroso e irri- mannari di un fallito di gran classe, vero motore della band. Quello
verente, che - pare - l’ha portato a sniffare le ceneri del padre; la che non ha avuto mai problemi con la droga, “solo con la polizia”.
tossicità incallita, l’incosciente noncuranza (già anziano, cadde da G.V.

145
RECENSIONI
ED MAYO/AGNES NAIRN
EDMUND WHITE
BABY CONSUMATORI
Nuovi Mondi, pp. 335, euro 14,50 RAGAZZO DI CITTÀ
Playground, pp. 302, euro 18
Non credo che non siate a conoscenza del fenomeno dello sfrutta-
mento del lavoro infantile nel mondo. Si cerca di fare molto in que- Chi torna dalla Grande Mela è sempre
sto senso, ma la strada è ancora lunga e difficile. entusiasta e riporta la bellezza mastodon-
D’altra parte la “sacralità” dell’infanzia - e la conseguente tutela dei tica di una metropoli apparentemente per-
diritti dei minori - è una conquista storica recente anche dalle nostre fetta, filtrandola con lo sguardo del turista.
parti. Fino alle soglie del XIX secolo il bambino era considerato privo Ma non è sempre stato così: se torniamo
di diritti, una sorta di subumano da usare e fruttare. ai ’60-’70 e lasciamo sia Edmund White a
Due secoli più tardi della Dichiarazione dei diritti universali dell’uo- raccontarci la New York di quegli anni,
mo (e del bambino) la situazione è rovesciata. Il bambino nei paesi scopriremo come la City era sì la mecca
occidentali è venerato come una sorta di essere sovrumano, al cen- delle mille opportunità, il fulcro della vita
tro delle attenzioni spasmodiche di una pletore di adulti molto lon- intellettuale mondiale e la culla di molte avanguardie, ma
gevi. Una sorta di divinità minore. Se ne è presto accorto il mondo anche un tessuto urbano al collasso e in piena bancarotta, le
dell’industria e il mercato dell’infanzia è diventato prezioso come cui strade erano infestate dal pattume, i servizi di bisogno
l’oro. Piegando ai propri scopi i progressi della tecnologia, le azien- primario funzionavano a singhiozzo e il tasso di disoccupa-
de fanno sì che i nostri cari ragazzi crescano come consumatori zione tendeva ad aumentare esponenzialmente. Una città
prima ancora che come persone. Distorcono la loro percezione che White scelse quando era ventenne, scappando dal con-
ponendo degli oggetti alla base della loro autostima, influenzano e testo provinciale di Cincinnati, con la speranza di potersi
compromettono le relazioni interpersonali, spezzano il legame tra finalmente liberare, soprattutto sessualmente, e che diven-
infanzia e natura. Sofisticate tecniche di marketing indirizzano gio- ne, inaspettatamente, il teatro del suo debutto letterario
vani menti vulnerabili, con l’approvazione più o meno cosciente dei datato ’73 con Forgetting Elena. In effetti quale luogo miglio-
genitori, a crescere velocemente e infine a spendere. Teniamo i re se non la città in cui i bar gay spuntavano come funghi e
nostri figli a casa, al riparo dei pericoli esterni, non rendendosi conto la rivolta di Stonewall, nel ’69, aveva fatto esplodere la que-
che il pericolo si annida negli schermi del computer e della televi- stione sul diritto all’omosessualità? Immaginatevi White,
sione, sotto forma di messaggi commerciali persuasivi e martellan- che già in My Lives dipingeva gli Stati Uniti omofobi dell’era
ti. Il mondo interiore dei bambini si modella su un mondo esterno Eisenhower e in Caos proponeva una NY elettrica ma dispe-
che promette felicità, libertà e realizzazione personale. Allo stesso rata, stringere amicizia e legami professionali con Chatwin,
tempo trasmettono nostalgiche immagini di giovinezza agli adulti di Borroughs, Sontag, Nabokov e raccontare - con equilibrio,
una società che non vuole crescere sul serio e che immagina di man- oggettività e aneddoti a profusione - la scena lettera-
tenersi giovane facendo acquisti per i propri figli. Con l’unico risul- ria/culturale di quel ventennio, in fibrillazione, a cavallo tra
tato che cadono nella trappola del mercato non amore per la tradizione e curiosità per il nuovo, quasi a
meno dei loro figli. L’infanzia dei nostri figli non garantire la potenzialità di essere. White è uno dei pochi auto-
trascorre più tra scuola e famiglia poiché a domi- ri capaci di trasmettere la propria vita e le proprie traversie
nare la vita dei bambini di oggi è la società dei con- come rappresentazione/specchio di una realtà più comples-
sumi. Un libro agghiacciante con l’unico difetto di sa e globale: quella in cui respirava. In questo è simile a
essere troppo lungo. Un terzo in meno lo avrebbe Proust, e come lui, è una voce da cui non si può prescinde-
reso più leggibile. re, maestro dell’autobiografia, consapevole del suo tempo.
Max Stèfani Carlotta Vissani

FIGHT CLUB l’arricchimento e quello esotico della fuga (lo stesso Chiapas), la
contestazione giovanile anni Settanta di Lotta Continua (i geni-
tori), la resistenza partigiana (il nonno). Passato remoto e prossi-
MASSIMILIANO SMERIGLIO - GARBATELLA COMBAT ZONE, Voland, mo, presente e futuro: ogni epoca dà il succo di sé. Nel frattem-
pp. 170, euro 13 po il mondo va in direzioni incomprensibili e persino la
Valerio Natali detto Chiapas è nato alla Garbatella, ma ha vissu- Garbatella - la Mompracen del protagonista - va in pezzi: le
to a lungo in Messico. Tornato precipitosamente d’Oltreoceano - bande giovanili di oggi non hanno meglio da fare che organiz-
dove, poi scopriremo, ha combinato un mastodontico pasticcio - zare missioni punitive per sprangare i rumeni di Tormarancia.
mette su, con un vecchio amico e con la donna da sempre amata, Rifarsi una vita, col gruzzoletto accumulato con un po’ di autoin-
un’organizzazione dedita al malaffare. Tre rapine all’anno. dulgenza (“non c’è speranza né salvezza per quelli che nascono
Niente tossici, niente cocaina, niente risse. Stile di vita sobrio, a fuori dai giri che contano”, “non erano scorciatoie, erano le uni-
mascherare un accumulo di denaro che comincia ad assomigliare che strade a disposizione”): è quel che vorrebbe Chiapas. Tutto si
a un tesoretto. Un misto di delinquenza e idealità. Garbatella organizza alla perfezione, si torna in Messico. Saldare i conti
Combat Zone è il romanzo criminale all’ombra del Gazometro. lasciati aperti e riaprire i battenti del “Garbatella combat zone”,
Con marescialli corrotti e infami del quartiere, scommesse clan- una lotta diffusasi dopo Fight Club che prevede solo l’utilizzo del
destine, memorie di piombo e arti marziali, in una trama in cui i corpo. L’intenzione di lasciarsi alle spalle tutto il passato, quasi
personaggi si chiamano Scanna, er Gatto, Patata e Mollichella. fosse un documento d’identità che è possibile falsificare, si rive-
Smeriglio fa interagire epopee sovrapposte: il mito edonista del- lerà ovviamente velleitaria. G.V.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
GREIL MARCUS
HAKAN NESSER
TRACCE DI ROSSETTO
Odoya, pp. 448, euro 20 L’UOMO CON DUE VITE
Guanda, pp. 448, euro 18,50
Quando Lipstick Traces di Greil Marcus apparve per la prima volta,
più di vent’anni fa, il punk e i Sex Pistols erano fenomeni ormai Due vite in fuga. Due individui marginali,
sufficientemente distanti nel tempo da poter essere analizzati e dei quali nessuno o quasi avvertirà la
storicizzati. Oggi lo sono diventati talmente tanto da chiedersi mancanza. Valdemar, un uomo maturo,
prima di tutto se sia mai valsa la pena di analizzarli e storicizzarli. noioso, socialmente irrilevante, che una
In un’epoca in cui la rivoluzione del ’76-’77 rischia di essere per- vincita al totocalcio ha reso ricco all’insa-
cepita come uno dei tanti fenomeni transeunti di cui è fatta la puta di tutti. Anna, ventenne sbandata e
vicenda della cultura popolare, fa sempre bene ribadirlo: sì, il punk in faticosa uscita da un passato recente
e i Sex Pistols sono stati un evento capitale nella storia del di tossicomane. Incocciano l’uno nell’al-
Ventesimo Secolo. Nessuno ha provato a spiegarne le ragioni con tra, nel minuscolo buen retiro che lui ha
la stessa profondità, la stessa ampiezza di riferimenti e lo stesso comprato nel bosco dopo la vincita. Si fanno compagnia, si
rigore metodologico di Marcus in questo volume, meritoriamente raccontano storie, lei suona alla chitarra per lui canzoni di
riportato in libreria da Odoya (senza revisioni o aggiunte di testo). Donovan e degli Stones. Ma sono in fuga, perché hanno
Lo shock provato da un Marcus già trentenne davanti a quattro lasciato per strada segreti, soprusi subiti e minacce vagan-
trogloditi londinesi che incarnavano il concetto stesso di “nega- ti. Ci scappa un morto, anche se Nesser ci propina il cada-
zione”, e che sovvertivano l’alienante acquiescenza di una società vere solo a pagina 299 (controllate, forse è un record).
moderna nella quale “il tempo libero (cosa voglio fare oggi?) e stato Valdemar, l’inutile sessantenne, nelle poche settimane con
sostituito dal divertimento (cosa c’è da vedere oggi?)”, diventa l’im- Anna comprende che quel periodo si è rivelato lo scopo
pulso per una spericolata indagine estetica, sociale e filosofica, autentico di tutta la vita, il traguardo verso il quale la sua
che da Johnny Rotten salta all’Internazionale Situazionista e esistenza opaca tendeva. La pienezza non è per sempre, né
Debord, ai Lettristi e al Dada, passando per i mistici medioevali, continua: il senso del tutto può racchiudersi anche in pochi
il maggio ’68, gli spartachisti, Solidarnosc, la fantascienza utopi- giorni, in una manciata di momenti. Bisogna saperli legge-
sta degli anni Sessanta, l’inevitabile Marx e l’impensabile Adorno re, comprendere, cogliere.
(nella cui dialettica, audacemente, vengono ravvisati i prodromi Barbarotti è un investigatore ironico e pieno di pietas.
degli slogan punk). Marcus, va detto, spesso risulta involuto, Segue con una gamba ingessata il caso che in realtà non
contorto e troppo innamorato delle sue stesse metafore, ma il sarebbe neanche suo. Valdemar, l’uomo-divano, l’insigni-
senso di genuina avventura intellettuale che si prova a leggerlo ficante marito al quale apparentemente non è mai suc-
ripaga dalle fatiche imposte dalla sua scrittura. Un testo assolu- cesso nulla di memorabile, capace invece di tali colpi di
tamente fondamentale, che ci riporta al senso testa, affascina il detective svedese. Sua moglie sostiene
stesso dell’esercizio critico: “se si potesse smet- che Valdemar non pensa nulla di nuovo dal 1975, invece è
tere di guardare al passato e cominciare ad ascol- innegabile: qualcosa è successo. Nesser gioca come sem-
tarlo, si potrebbe percepire l’eco di nuovi discorsi; pre al gatto e topo col lettore, chiedendogli complicità e
e a questo punto il compito della critica sarebbe insieme depistandolo, dandogli dettagli e negandogli osti-
quello di indurre chi parla e chi ascolta, l’uno reci- natamente verità finali. Il giallo nordico, ancora una volta,
procamente ignaro dell’esistenza dell’altro, a par- per mano di un autore degno di nota è capace di vestirsi
larsi tra loro”. di scandaglio esistenziale.
Carlo Bordone Gianluca Veltri

NUOVO FANTASY MUTAZIONI


ELENA P. MELODIA - OMBRA, Fazi, pp. 500, euro 19,50 E. TABASSO e M. BRACCI - DA MODUGNO A X FACTOR, Carocci, pp.
Se volessimo decretare l’erede nostrana dell’ormai universale 169, euro 19
Meyer sarebbe Elena P. Melodia con la titanica impresa di una tri- Due sociologi della comunicazione alle prese con il consumare, il
logia urban fantasy al limitare tra sogno e realtà, premonizione e ricordare e il vivere. Ma anche con l’esatto contrario. Si racconta di
destini nefasti destinati a compiersi ineluttabilmente. Dopo Buio, urlatori, tormentoni estivi, musicarelli, complessi beat, canzonieri di
una sorta di lunga intro al cuore di questo secondo capitolo, ritro- lotta, raduni pop, new-wave nostrana, Sanremo “resistente”, video-
viamo l’affascinante e tormentata Alma e la Città oscura che le clip, hip-hop. Sino ai generi non più facilmente collocabili, nuovi sce-
ruota intorno, sempre più violenta e rischiosa, comandata da un nari globali, smaterializzazione della musica, il racconto distorto
Leviatano la cui forza sono i morti suicidi, rispediti sulla Terra come delle classifiche, la crisi del disco, i talent-show. Per aver presente che
“Mai Nati”. Bando ai vampiri, una tantum, e largo al delicato rap- “in più di mezzo secolo di storia, l’Italia è cambiata anche attraver-
porto che intercorre tra anima e corpo. Ma dove riposa l’ànemos so il protagonismo musicale, che ha fatto ballare, cantare, riflettere,
prima del contatto con la carne? È una questio che l’uomo si pone contestare, crescere e sognare. Non è quindi possibile comprendere
sin dai tempi di Socrate quando l’anima era considerata un soffio le strategie, gli effetti, le logiche produttive e i consumi musicali che
che si congeda dal corpo nel momento del trapasso. Ad Alma il ne derivano senza inquadrare fenomeni e processi in un determina-
compito di trovare una risposta. C.V. to contesto storico-sociale”. Meditate. M.P.

147
RECENSIONI
LENE KAABERBOL, AGNETE FRIIS
REBECCA JAMES
IL BAMBINO NELLA VALIGIA
Fazi, pp. 350, euro 18 BEAUTIFUL MALICE
Einaudi, pp. 295, euro 17,50
Inutile negarlo: le crime stories scandinave spopolano da tempo
(Larsson su tutti) e orientarsi comincia a diventare un’impresa. Un onesto, discreto e coinvolgente thril-
Non sempre tutto ciò che viene pubblicato è degno di nota, o di ler psicologico. Già se ne parla come di
memoria: bisogna evitare di farsi sopraffare dalle mode o di cre- un caso letterario in virtù della scoperta
dere che esista uno stile nordico ben codificato, oltre che “alto”. quasi casuale dell’autrice - lo scorso
Con il romanzo a quattro mani di Lene Kaaberbol e Agnete Friis numero sulle nostre pagine - ultratren-
(Kaaberbol è un’icona mentre Friis esordisce) si va però sul tenne per la prima volta alle prese con la
sicuro; in molti hanno già parlato dell’impossibilità di posare il narrativa, e soprattutto della sua storia
libro una volta cominciato. D’altronde ha vinto il premio all’ac- di moglie che toglie dai guai figli e com-
cademia danese per il thriller dell’anno ed è stato finalista al pagno disoccupato grazie all’anticipo
Glass Key Award, sì, proprio quello conquistato dal defunto cospicuo della vendita dei diritti in tutto il mondo. In que-
Stieg. Preparatevi a un paio di notti in bianco e lasciatevi anda- sta sede ci interessa poco testare l’efficacia dell’apparato
re all’intensa storia di Nina, infermiera della Croce Rossa a promozionale legato alla storia: dobbiamo fare un caro-
Copenhagen, esperta di rifugiati e di people in need, seguitela taggio credibile e non fermarci in superficie. Beautiful
mentre si dimentica di avere una vita privata (figli e marito che Malice, nella fattispecie, è la vicenda di una morbosa ami-
trascura in favore delle sue missioni umanitarie) e di guardare cizia tra due adolescenti, entrambe poco propense a voler
l’orologio. Il senso di responsabilità che Nina ha per il suo lavo- fare i conti con il proprio passato. Una delle due, Alice, si
ro e per chi è in difficoltà la rende un’eroina moderna contro l’i- trasforma ben presto in una sadica manipolatrice che si è
nefficacia istituzionale e sociale in Danimarca, una vera piaga messa in testa di rovinare la vita della protagonista,
globale soprattutto in materia di indigenza. Katherine, la quale sembrava essere riuscita, proprio gra-
Quando trova un bambino di tre anni nascosto in un bagaglio zie all’amicizia con Alice, a tornare ad una vita normale
alla stazione centrale - in fin di vita e senza identità - si tra- dopo la tragica morte della sorella, di cui si sente respon-
sforma in detective dando una svolta epocale alla sua esisten- sabile. Scopriremo solo con lo scorrere delle pagine l’ori-
za. Se le autorità dovessero scoprirla passerebbe brutti gine reale di questo comportamento, e l’esito della storia,
momenti e la custodia del piccolo sarebbe decisa da un istitu- in qualche modo prevedibile, è comunque convincente. Le
to. Nina non è però la protagonista assoluta: il romanzo si rive- caratteristiche più interessanti, al di là di una certa dose di
la infatti polifonico e la scena continua a cambiare proponen- talento nel gestire il materiale senza risultare troppo scon-
do molteplici punti di vista e voci, ruotando intorno ai temi tati, sono senza dubbio una scrittura fluida, lineare e
della violenza e del rapimento di minori. La collaborazione senza orpelli (con qualche lieve sbavatura didascalica, tra-
delle due autrici raggiunge livelli di empatia scurabile però), e una certa abilità nel centellinare le rive-
altissimi, la scrittura sembra univoca, il plot lazioni relative ad un passato che non si può superare se
non fa una grinza, la tensione è sempre mas- non in modo traumatico, che consente al lettore di met-
sima, la cura per i dettagli rasenta la mania e tere insieme tutti i pezzi solamente a fine corsa.
Nina è certamente destinata ad altre avventu- Inevitabile l’esito filmico, a questo punto: immaginiamo
re: il secondo capitolo è infatti già pronto e fa che si tratterà anche in quel caso di un prodotto onesto,
parte di una trilogia. discreto e senza troppe pretese.
Carlotta Vissani Alessandro Besselva Averame

IL RITORNO DEL GONZO manna per tutti i figli adottivi del Dr. Gonzo, da Lester Bangs in poi,
e per chiunque voglia assaporare stralci acidi di un giornalismo-nar-
rativo, purtroppo, mai veramente approdato oltreoceano. Sport e
HUNTER S. THOMPSON - PAURE, DELIRI E LA GRANDE PESCA ALLO politica, le due passioni di Thompson - dopo quella, incontenibile,
SQUALO, Baldini Castoldi Dalai, pp. 284, euro 18,50 per qualsiasi tipo di esperienza lisergica - che gli permisero di rac-
Sono passati poco più di cinque anni, dall’ultimo viaggio di contare la società americana attraverso l’occhio acuto e distorto di
Hunter S. Thompson. Partenza dal Colorado, direzione Spazio. chi, non solo, ne ha viste (e fatte) di tutti i colori, ma che sa anche
Un epilogo in puro stile gonzo. Dopo una vita di giornalismo ed tradurre in parola scritta grovigli di situazioni, sensazioni ed intui-
eccessi, la malattia non era certo riuscita a scalfire la stravaganza zioni potenzialmente sconnesse nell’immaginario di un comune
e l’autoironia (ma anche l’ego) del volto più marcio e drogato del mortale. Un torneo internazionale di pesca d’altura, si trasforma in
New Journalism. Un suicidio in circostanze vagamente misteriose un improbabile viaggio tra gli squallori di certi ambiti borghesi
e poi via, il lancio nel Cosmo sulle note di Mr Tambourine Man. sportivi e deliranti passaggi di dogana. In barba ai suoi colleghi
A cinque anni dalla morte, arriva in Italia un’altra raccolta di esi- esperti (che, ovviamente, lo odiano), Thompson può raccontare da
laranti articoli dell’inventore del giornalismo Gonzo - celebre mix vicino un personaggio controverso come Muhammad Ali; o può
di realtà vista rigorosamente in soggettiva, allucinogeni e sarca- parlare di football e finire con la decostruzione del sistema ameri-
smo, nato intorno al 1970 - pubblicata negli States nel ’79 con il cano passando per Super Bowl, Watergate ed una quantità impre-
titolo The Great Shark Hunt. Manoscritti rari, usciti negli anni 70 cisata di sbronze ed LSD. Divagazioni e risate irriverenti passate alla
su “Rolling Stone”, “Playboy” e “New York Times”, che sono una storia. Da visitare, almeno quanto Las Vegas. Chiara Colli

ILMUCCHIOSELVAGGIO 148
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MEDIAPOLIS
Praga 2009, i Radiohead e il videoconcerto dei fan
di Luca Castelli (cabaldixit.blogspot.com)

A cosa servono, oltre che a infastidirci reciprocamente, tutte quelle


macchine fotografiche, videocamere e telefonini con cui ormai riprendia-
mo ogni nanosecondo di ogni concerto? Storia di una collaborazione
possibile tra pubblico, artisti e nuove infrastrutture tecnologiche.

P
ochi lo sanno, ma i Radiohead sono un po’ i padri putativi di Sono riprese da varie angolature e montate in un modo simile a
questa rubrica. Furono loro i protagonisti del primo articolo quello che siamo abituati a vedere in un normale dvd live. L’audio
dedicato a una singola band e al suo rapporto con le nuove tec- è perfetto. I formati molteplici. Si può scaricare liberamente un
nologie. A fidarsi della memoria, doveva essere il 1998, il bestione widescreen per dvd da 7,4 gigabyte così come un bana-
Mucchio era settimanale, la rubrica si chiamava “Internet” e lissimo AVI (stile eMule) o un MP4 per l’iPhone. Anche la versio-
l’articolo mi sembra fosse genialmente intitolato “Ok Computer”. ne per blu-ray è in arrivo. E per chi soffre la sindrome da intasa-
Da allora, Thom Yorke e soci sono tornati periodicamente a far capo- mento da hard disk, c’è la possibilità di vedere l’intero concerto
lino su queste pagine. A volte, per meriti diretti (la straordinaria sta- su YouTube.
gione di In Rainbows). Altre, quando i fan ci hanno messo lo zampi- Dove sta l’originalità della faccenda? Che l’opera nasce dall’intra-
no (l’altrettanto straordinario mixtape Bittersweet Distractors). Oggi, prendenza di un gruppo di fan particolarmente motivati e appas-
mentre attendiamo con la bavetta alla bocca il nuovo album, è la sionati. E che i Radiohead, quando ne sono venuti a conoscenza,
volta di un progetto che mette insieme le due cose: è stato architet- non hanno cercato di ostacolarla, contribuendo invece a renderla
tato dai fan, ma non avrebbe mai visto la luce in una qualità così alta ancora più bella. Ecco il racconto di Nataly, l’ideatrice del progetto.
senza il contributo della band.
Come ben si addice all’epoca del meltin’ pot sociotecnoculturale, Partiamo dalle origini. Perché avete deciso di realizzare un simile
delle identità fluide e della perdita di ogni centro di gravità semiper- video e come vi siete organizzati, prima del concerto?
manente, il progetto non ha un nome. E nemmeno un titolo. Però, In fondo si tratta solo di uno dei tanti video fatti dai fan e resi di-
ha un sito. Questo: http://radiohead-prague.nataly.fr/Main.html. E sponibili on line. L’idea mi è venuta in mente poche settimane
dietro, c’è una gran bella storia. Essenzialmente, è la videoregi- prima del tour europeo dello scorso agosto. Anno dopo anno, la
strazione integrale del concerto tenuto dai Radiohead a Praga il qualità dei video registrati dai fan è cresciuta. Ho pensato che
23 agosto 2009. Le venticinque canzoni della setlist ci sono tutte. non sarebbe stato male provare a organizzare qualcosa di spe-

MONTHLY BURNS L’OCCHIO DEL FAN


Venti MP3 legali per il vostro iPod, computer o cd maste- Per quanto insegua il linguaggio della professionalità nel
rizzato. Dal 1° ottobre, i link su www.ilmucchio.it montaggio, nei cambi di inquadrature, nella qualità delle
immagini, nella confezione generale, c’è un elemento
1. Thank You For Your Love (Antony & the Johnsons) determinante che distanzia questo video-live da quelli che
2. Fears (Fox in the Henhouse) siamo abituati a vedere su dvd o in tv: il punto di vista.
3. Sex With an X (Vaselines) L’occhio del fan non corrisponde mai a quello dei camera-
4. Young (Pontiak) man. Il cameraman non gode soltanto di strumenti tecnici
5. Impact (Juliette Commagere) superiori, ma anche di uno sguardo dallo status privilegia-
6. Secret Life of the Rosebuds (Rosebuds) to: piattaforme sopraelevate, dolly, dirigibili, l’accesso al
7. Between the Bars (Elliot Smith) palco. Per questo, un dvd creato dalla somma degli sguardi
8. Here Sometimes (Blonde Redhead) di diversi cameraman non rappresenta il concerto visto dai
9. King of the Beach (Wavves) fan. È qualcos’altro, il video-occhio del fan parte sempre da
10. All These Things (Darren Hanlon) un’altra condizione. Il suo sguardo è sporco, sfocato, limita-
11. Late Night Show (Vincent Minor) to dalle nuche, dalle mani, dalle voci, dai telefonini e dal
12. The First Big Weekend (Arab Strap) sudore degli altri spettatori. Una prova? Se una ragazza sale
13. Best (Cheyenne Marie Mize) sulle spalle del suo ragazzo per veder meglio il palco, il cam-
14. The Hair Song (Black Mountain) eraman la inquadra e la inserisce nel folklore dello show
15. Lost and Found (Kim Taylor) mentre il fan le impreca contro perché gli oscura la visuale.
16. 21 Days (Pete International Airport) Videoperazioni come il concerto praghese dei Radiohead,
17. Real Love (Delorean) che provano a mescolare lo sguardo dal basso con le tec-
18. Let the Record Go (Mynabirds) niche della professionalità dall’alto, aprono una nuova
19. You Can Dance (Rae Spoon) dimensione visiva di conflitto e sperimentazione tra la ver-
20. Arena (Suuns) ità (il concerto osservato da un punto di vista non privi-
legiato) e la sua manipolazione.

ILMUCCHIOSELVAGGIO
IDENTIKIT
Chi sono gli autori del progetto? Quanti anni hanno? Da
dove vengono? Cosa fanno nella vita? Tra nickname e inter-
nazionalismo, ecco un piccolo identikit del team al lavoro
dietro al videoconcerto.
Nataly, 37 anni, Parigi (Francia), programmatrice.
Vasek Chalupa, 19, Praga (Repubblica Ceca), studente pres-
so il Politecnico di Praga.
Peter Halliwell, 38, Bournemouth (UK), freelance graphic.
Jeff Keiler, 29, New York (USA), tecnico video.
00liadon, 21, Londra (UK), studente di media.

ciale. A un certo punto, ho sperato di riuscire a convincere i fan a


distribuirsi in modo definito, riprendendo il palco da diverse
angolature. Naturalmente, non è stato possibile: quando andia-
mo a un concerto, quasi tutti puntiamo alla posizione migliore, la
più centrale possibile. Comunque, ho scritto un post sul sito At
Ease (www.ateaseweb.com) e molti fan hanno risposto, promet-
tendomi di condividere i loro video. Qualcuno si è offerto anche
di aiutarmi nel montaggio. Non avevamo deciso a priori di con-
centrarci sullo show di Praga. L’obiettivo era semplicemente fare
in modo di avere il numero maggiore possibile di video, in modo
da coprire la totalità di almeno un concerto.

La qualità delle immagini, seppur mantenendo un suo grado di “arti-


gianalità”, è più che dignitosa. Che tipo di videocamere sono state
utilizzate? E quanti fan hanno contribuito?
I video provengono da circa sessanta persone diverse, da tutto il
mondo. Molti spettatori si sono sorbiti viaggi piuttosto lunghi per
vedere la band. Non esiste un unico tipo di videocamera. Alcuni fil-
mati provengono da semplici macchine fotografiche, altri da cam-
corder più professionali.

Quante persone hanno partecipato al montaggio e alla post-pro-


duzione?
Io ho coordinato il lavoro, mentre un team di quattro ragazzi si è
occupato effettivamente del montaggio: Vasek Chalupa a Praga,
Jeff Keiler a New York, 00liadon a Londra e Peter Halliwell a
Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra. Le canzoni sono state sud-
divise tra loro, più o meno sei a testa. Quindi è subentrato anche Il concerto è online dalla mezzanotte esatta del 23 agosto e non
un altro ragazzo newyorchese, Tim Ziegler, che si è occupato è possibile quantificare il numero dei download tramite
delle correzioni dei colori. Abbiamo lavorato a distanza, ma BitTorrent. Per quanto riguarda invece MegaUpload (il server da
tenendoci sempre in contatto, comunicando via email e utiliz- cui si possono scaricare direttamente i file, in alternativa a BitTorrent,
zando YouTube per verificare i vari passaggi e aiutarci con consi- NdI), il formato preferito è l’AVI, con circa ventimila download.
gli e pareri. Alla fine, Jeff si è occupato della versione finale del Gli altri hanno più o meno lo stesso successo, tra i cinque e i sei-
video e del suo travasamento nei diversi formati che abbiamo mila download. Il decollo del sito è avvenuto lentamente.
reso disponibili. Mentre ti scrivo, sta lavorando all’ultima versio- All’inizio abbiamo avuto non più di cinquemila contatti al giorno,
ne, quella per blu-ray. Abbiamo finito il montaggio più o meno ad poi siamo saliti, con un picco di sessantaquattromila contatti in
aprile. Mancava solo l’audio. E quando è arrivato, abbiamo distri- un giorno.
buito il concerto esattamente il giorno del suo anniversario.
Sono usciti anche molti articoli. In Inghilterra ne ha parlato il
Una delle ragioni per cui quest’iniziativa ha fatto notizia è stato il “Guardian”, in Italia il sito del “Corriere della Sera”. Vi aspettava-
coinvolgimento diretto dei Radiohead. È vero che sono stati loro a te una simile visibilità esterna al circuito dei fan?
fornire l’audio? No, siamo abbastanza sorpresi. Peccato che in molti casi siano
Sì, ed è stato tutto abbastanza semplice. Li ho contattati e ho chie- state diffuse informazioni sbagliate. Qualcuno ha scritto che die-
sto se avevano voglia di contribuire al progetto condividendo i tro al progetto ci sono i Radiohead, altri che veniamo tutti dalla
master ufficiali del concerto. Hanno risposto di sì. Tutto lì. Per ora Repubblica Ceca, altri ancora che prima del concerto sono state
non c’è altro feedback, anche se spero che prima o poi ci dicano distribuite videocamere ai fan, e così via. Tra tutti quelli che ne
cosa pensano del risultato. hanno scritto, solo cinque giornalisti ci hanno contattato diretta-
mente per saperne di più. Il mio errore è stato di non scrivere un
Quante volte è stato scaricato il video nei primi dieci giorni onli- testo più lungo sul sito, spiegando per filo e per segno come
ne (l’intervista risale ai primi di settembre, NdI)? sono andate le cose. Cercherò di rimediare. 

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BALLOONS
Toni Bruno: fumetti indomati
a cura di Andrea Provinciali

C
on Non mi uccise la morte (fumetto basato sulla tragica vicen- nell’analisi del mondo contemporaneo, e questo è un grande meri-
da di Stefano Cucchi, sceneggiato da Luca Moretti e disegna- to che va riconosciuto a Non mi uccise la morte.
to da Toni Bruno- recensione Mucchio n. 670) e il più recente
Lo psicotico domato (Nicola Pesce Editore, pp 88, euro 12) sei Registro completamente diverso - decisamente molto più autobio-
entrato decisamente e dignitosamente a far parte dell’attuale grafico -, invece, per Lo psicotico domato. Come è nata l’idea del
panorama fumettistico italiano come uno degli autori protagonisti. libro?
Come ti trovi in tale contesto? E che ne pensi dell’attuale stato di Sono convinto che la nona arte sia uno strumento di reazione ma
salute del fumetto del Belpaese? soprattutto di resistenza. Partendo da questo presupposto e aggiun-
Noto che ti piace cominciare le interviste con domande che richie- gendo altri fattori riguardanti le mie esperienze, ho cominciato a
dono almeno quattro giorni di meditazione, ma non abbiamo tutto lavorare a questo fumetto. Il mio approccio all’argomento può risul-
questo tempo, giusto? È questo il punto: il tempo a nostra disposi- tare confusionale è vero, ma è sincero. Viviamo in una società basa-
zione. Tutto gira in maniera tanto veloce da non capire mai se è più ta sul precariato e in molti vivono in situazioni di disagio psicologi-
importante la meta o la salute. La faccio breve (almeno in merito co, mentre in troppi piuttosto che reagire si lasciano trascinare dagli
alla piccola e media editoria ché quella grande non so manco com’è eventi pensando che non esistano soluzioni diverse. Non ho fatto
fatta): escono numerosi titoli all’anno, alle fiere gran parte degli edi- altro che trascinare su carta le fobie tramandate da una generazio-
tori si lamentano per la scarsa rendita mentre un numero non defi- ne di democristiani e cattocomunisti. Se avessi voluto dare soluzio-
nito ma comunque alto di autori, sforna progetti su progetti spe- ni avrei fatto lo statista, il mio compito invece è quello di resistere,
rando nella pubblicazione del secolo (sia in termini di budget sia di di conseguenza informare e arrivare a 40 anni senza l’aiuto del
qualità), ma sfortunatamente mancano i fondi e di conseguenza Prozac. Andrea, ci riusciremo?
chi s’accontenta gode. Adesso, voglio farti io una domanda: sarà
paranoia la mia o il sistema editoriale italiano da un po’ di anni si Punto di forza del volume è l’approccio interattivo che proponi al let-
avvale del “paradosso del barbiere”? Parlerei più che di “protagoni- tore. Ci parli di tale scelta?
smo” di “antagonismo”. Non conosco infatti terreno più fertile del- Chiedo al lettore di interagire con l’opera stessa. Da bambino colo-
l’autoproduzione e della coproduzione. ravo un albo senza chiedermi chi l’avesse disegnato né il perché lo
avesse fatto (chissà poi quanto pagavano allora per disegnare que-
Quando, come e perché hai iniziato a fare fumetti? sti albi), mi divertiva inoltre “completare” i giochi della “settimana
Avevo circa 16 anni, cominciai con la consapevolezza che forse un enigmistica” che vanta innumerevoli tentavi d’imitazione e che non
giorno c’avrei pure campato, ma senza troppe ambizioni. Perché, accenna minimamente al fatto che fu inventata da Giorgio Sisini
dici? Credo per esigenze personali che ho sempre reso palesi in ogni figlio del fondatore del Rotary Club della Sardegna (che non è pro-
mia storia o semplicemente era una scusa per cominciare a fumare, prio un “gruppo di amici”). Avrei voluto chiamare quel capitolo spe-
dovre