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BIBLIOFILIA 

(dal gr. βιβλίον "libro" e ϕιλία "amore" fr. bibliophilie; sp. bibliofilía; ted. Bibliophilie;


ingl. bibliophily). - La bibliofilia, come indica l'etimologia, è l'amore per i libri; questa definizione ha
però bisogno di essere completata: nell'uso attuale e in tutte le lingue europee la bibliofilia è l'amore per i
libri considerati come oggetti di collezione. Ciò differenzia il bibliofilo propriamente detto dal
bibliotecario, che non si occupa principalmente del valore del libro, e dallo studioso, per il quale la sola
cosa importante in un libro è il suo contenuto. Ciò che caratterizza il bibliofilo è il fatto ch'egli cerca i
libri per il piacere di possederli, assai più che per quello di leggerli o di studiarne il contenuto.

Da quando vi sono libri vi sono bibliofili: l'antichità greca e romana ne ha conosciuti; ed è verosimile che
ve ne fossero in Egitto e in Assiria. Il lusso di certi manoscritti dell'alto Medioevo risponde senza dubbio,
in generale, a considerazioni pie; ma la loro stessa esistenza tradisce nei loro autori e nei loro possessori
preoccupazioni assai vicine alla bibliofilia. Il mondo islamico, dal sec. VIII in poi, ha sviluppato l'amore
e la cura del libro a tal segno da dover essere considerato come precursore della bibliofilia europea.

La vera bibliofilia, quale noi oggi la comprendiamo, nasce, a dir vero, nel sec. XIV e nel XV. Alcuni
sovrani e grandi signori formarono allora biblioteche costituite esclusivamente di manoscritti preziosi che
comperavano a caro prezzo o che facevano trascrivere e miniare a loro spese. Basti citare, in Francia, le
biblioteche del re Carlo V, del duca di Berry e dei duchi di Borgogna; in Italia quelle dei Visconti e degli
Sforza a Milano e a Pavia, dei Gonzaga a Mantova, degli Estensi a Ferrara, dei Montefeltro a Urbino, dei
Medici a Firenze, degli Angioini e degli Aragonesi a Napoli; infine in Ungheria, quella del re Mattia
Corvino e in Spagna quella del marchese di Santillana.

Tutte queste biblioteche erano formate di manoscritti. La scoperta della stampa, verso la metà del sec.
XV, fece nascere una nuova classe di bibliofili, gli amatori di libri stampati. Gli uni, come Carlo VII di
Francia ed Enrico VII d'Inghilterra, manifestarono la loro bibliofilia facendo stampare per loro uso
esemplari speciali su pergamena; altri, come Francesco I, Enrico II, Grolier, T. Maioli, dedicarono la loro
attenzione alle ricche legature. Alcuni, come Fernando Colombo, non sdegnavano raccogliere i prodotti
effimeri della letteratura popolare. Il gusto delle carte speciali appare sin dal sec. XVI: già gli Aldi fecero
per i bibliofili tirature in carta azzurra; e si hanno Bibbie inglesi e tedesche su carta gialla. Verso il 1600,
in Francia, Jacques-Auguste de Thou ricercava già i volumi in charta magna e faceva tirare a proprie
spese esemplari su carta grande.

I torbidi religiosi del Cinquecento, le guerre e i saccheggi avevano disperso molte biblioteche
monastiche; quindi da questa epoca ha inizio la maggior parte delle grandi collezioni pubbliche e private
di manoscritti; in Italia, quella di Fulvio Orsini e un po' più tardi quelle dei Barberini e dei Chigi; in
Francia quelle di Bongars, di Petau, dei Du Puy, dei Béthune, di Colbert; nei Paesi Bassi quella di
Vossio; in Inghilterra, quella di Cotton.
Verso il 1700 i collezionisti cominciano ad interessarsi ai libri antichi in ragione della loro antichità e
della loro rarità. È l'epoca di Apostolo Zeno, di Magliabechi e di Trivulzio, in Italia; di Hoheridorf e del
principe Eugenio di Savoia in Austria; di Sunderland e di Harley in Inghilterra; di Hoym, di Gaignat e del
duca de La Vallière in Francia, per non citare che alcuni nomi particolarmente tipici.

Con la Rivoluzione francese e la soppressione dei conventi, una massa immensa di libri viene sul mercato
e in ogni paese sorgono grandi bibliofili: solo a guisa di esempio si possono citare nomi come quelli di
Canonici, del marchese Taccone, del duca di Cassano-Serra, di Melzi, di Boutourlin, del conte d'Elci, in
Italia; di Renouard, Mac Carthy e La Bédoyère in Francia; di Meermann e Van Hulthem nei Paesi Bassi;
di Beckford, Thorold, Roxburghe, Hibbert, Heber e Greenville in Inghilterra.

Per la seconda metà del sec. XIX diventa più difficile ancora fare un'enumerazione che non sia molto
incompleta: bisogna tuttavia citare in Italia un Guglielmo Libri, un Girolamo d'Adda un Giacomo
Manzoni; in Francia, fra tutta una coorte, il duca d'Aumale, il principe d'Essling, Brunet, Cigongne,
Yéméniz, Didot, il barone Pichon, Eugène Dutuit, il conte di Lignerolles, il barone James de Rothschild,
il barone di Lacarelle, Montgermont, Guyot de Villeneuve, molti e molti altri; per l'Inghilterra, Huth,
Holford, Christie-Miller, Ashburnham, Amherst, Yates-Thompson, Fairfax-Murray non sono che nomi
caratteristici presi a caso in una lista interminabile; la Spagna ci dà un Salva e un Heredia; l'America, fra
tanti altri, un Lenox, un Carter-Brown, un Robert Hoe, un Huntington e un Pierpont Morgan.
Ma, si badi bene, la bibliofilia non si restringe. soltanto ai graudissimi bibliofili: i collezionisti di libri dei
secoli XVIII e XIX si contano a migliaia in Europa, e hanno reso grandi servigi alla scienza, salvando
dalla distruzione qualche documento prezioso destinato a sparire tanto per l'ignoranza quanto per la
negligenza degli uomini.

Se la maggior parte delle collezioni citate sinora sono state disperse dopo la morte di coloro che le
avevano formate, ve ne sono molte che, legate, donate o cedute a istituti pubblici, vi perpetuano il ricordo
degli amatori eminenti che le hanno costituite.

Oggetto delle raccolte. - Esaminando metodicamente ciò che è oggetto di raccolta per i bibliofili,
potremmo distinguere due categorie principali: la forma e la materia, secondo che l'amatore si occuperà
maggiormente dell'aspetto degli oggetti raccolti (calligrafia, stampa, illustrazione, legatura, formato, ecc.)
o del loro contenuto (età, autore, lingua, nazionalità, testo, interesse scientifico, storico o letterario,
provenienza, ecc.). Nella prima categoria noi potremmo nello stesso modo tracciare subito una
separazione tra le collezioni di manoscritti e le collezioni di libri stampati. Ricordiamo nondimeno che
tutte queste distinzioni sono soltanto teoriche; ché, di fatto, non c'è bibliofilo che non raccolga senza
scrupoli opere di vario genere; e questo tanto piu quanto raccoglierà per suo piacere e non in virtù di un
principio prestabilito. Non dimentichiamo così che nove amatori su dieci comperano non già quel che
cercano, bensì quel che trovano e che la costituzione delle loro collezioni è dovuta spesso più al caso dei
ritrovamenti che alla volonta prestabilita dei collezionisti.
Le collezioni di manoscritti. - Come abbiamo già detto, i collezionisti di manoscritti sono, in ordine di
data, i più antichi tra i bibliofili: essi hanno quali precursori i Tolomei di Alessandria, i re e i signori della
fine del Medioevo, i più illustri eruditi del Rinascimento; ma ciò che ha reso il loro compito sempre più
difficile, e oggi impossibile, è la concorrenza instancabile fatta dalle biblioteche pubbliche. Il secolo XIX
ha visto le grandi raccolte Nazionali, quali la Vaticana, il British Museum, la Bibliothèque Nationale di
Parigi, incorporare a poco a poco quasi tutta la massa lluttuante dei manoscritti esistenti presso privati.
Dal 1824 al 1872 un amatore inglese, Sir Thomas Phillipps, riusciva a raccogliere cinquantamila
manoscritti. Nessun amatore oggi, qualunque fosse la sua ricchezza, potrebbe giungere a risultati simili.

Così i pochi collezionisti di manoscritti che nonostante ciò persistono in questa via si sono quasi tutti
specializzati. Gli uni in manoscritti miniati (p. es. H. Yates-Thompson, Chester Beatty o il barone
Edmond de Rothschild), gli altri in documenti storici su una città o regione, su un'arte (p. es. la musica) o
su una scienza; altri ancora in manoscritti letterarî (come, in Inghilterra, T.J. Wise, o, in Francia, Louis
Barthou e Jacques Doucet), arrivando sino a concentrare i loro sforzi sopra un solo autore antico o
moderno (Dante, Shakespeare, Voltaire, Hugo, Anatole France, Kipling o Gabriele d'Annunzio). E da
questo lato i loro sforzi si confondono con quelli dei collezionisti di autografi, che in ultima analisi non
sono altro che collezionisti di manoscritti specializzati.

Le collezioni di stampati. - Tra i collezionisti di libri stampati le suddivisioni sono infinite e la lunga
enumerazione che si troverà qui appresso non ha la pretesa di esaurire l'argomento. Si può anzi affermare
che ogni nuovo collezionista aspira ad aggiungere agli annali della bibliofilia una pagina nuova,
inventando un nuovo genere di collezione. Alcuni di questi generi sono cosi eccentrici da appartenere
piuttosto alla bibliomania (v.) che alla bibliofilia; nessuno di essi però deve essere del tutto disdegnato, se
può rivelarci un nuovo aspetto del libro.

Cominciando dalla materia su cui il libro è stampato, può notarsi che alcuni amatori, come già Mac
Carthy e ai nostri giorni il barone Hierta, si sono specializzati nei libri stampati su pergamena, che sono
tra i monumenti tipografici più celebri e più preziosi, e che fornirono a Van Praet, un secolo fa, la materia
di un mirabile repertorio. Altri cercano lo carte di Cina (le quali dánno le più belle tirature di vignette
romantiche incise su legno), le carte d'Olanda, le carte del Giappone, che hanno servito alle tirature di
lusso delle edizioni originali di autori del sec. XIX, e ai bei libri illustrati contemporanei. Altri infine si
specializzano nei libri impressi su materie prime eccezionali, carte colorate, legno, sughero, seta o
metallo. Certuni non vogliono che libri stampati in inchiostro di colore, blu, rosso, oro: tanto è ingegnosa
la fantasia di un collezionista che cerca di distinguersi dai suoi rivali.

Un grandissimo numero di bibliofili considera il libro come un monumento tipografico. Dalla fine del
sec. XVII si raccolgono gli incunaboli (v.), cioè i libri stampati tra il 1450 circa, presunta data della
scoperta della stampa, e il 1500. Alcuni collezionisti hanno classificato gl'incunaboli per autore, altri per
luogo di stampa e per stampatore. Lo studio dei caratteri tipografici (iniziato dall'inglese Roberto Proctor)
permette di assegnare all'una o all'altra tipografia gli stampati anonimi. Numerosi album di fac-simili,
tutta una biblioteca di cataloghi speciali e di monografie sulle diverse stamperie sono testimonianze, per
ciò che riguarda gl'incunaboli, della prodigiosa attività di due secoli di pazienti ricerche. Oggi, per molti
incunaboli, si conosce esattamente il numero e la storia degli esemplari, che vengono seguiti nel loro
passaggio di biblioteca in biblioteca, di collezione in collezione. Gl'incunaboli noti ai collezionisti sono
circa trentamila.

Da cinquant'anni in qua gl'incunaboli sono divenuti talmente rari che l'amatore cerca sempre meno di
costituirsene una collezione generale e cerca invece di specializzarsi nell'ambito stesso di quella
specialità: gli uni non vorrebbero che incunaboli in questa o quella lingua, il greco, l'ebraico, l'italiano, il
tedesco, l'inglese, il francese; gli altri, per amor proprio nazionale o locale, si dedicano alle stampe di
questo o quel paese, di tale o talaltra città, persino di tale o talaltra stamperia, quella ad esempio degli
Aldi o quella dell'inglese Caxton. Per altri, infine, la scelta è guidata dalla presenza di illustrazioni incise
su legno o su metallo; o dal contenuto dei volumi, che trattino p. es. argomenti speciali come l'astronomia
o la medicina; oppure dalla ricerca delle edizioni principi degli autori greci o latini, o delle opere dell'uno
o dell'altro autore, Dante, Petrarca, Virgilio, o anche delle edizioni successive di questo o di quel libro,
come la Bibbia o l'Imitazione di Cristo. Ad ogni tendenza del bibliofilo corrispondono bibliografie
speciali, spesso sotto la forma di catalogo di un'importante collezione privata.

Anche per i libri dei secoli seguenti, dal XVI al XX, le stesse tendenze han dato origine alle medesime
specializzazioni. Le biblioteche ispirate dal patriottismo nazionale o locale si dedicano anch'esse alla
raccolta delle stampe di una regione, di una città, di una stamperia. Nel sec. XVIII si ricercavano i libri
stampati dagli Estienne, nel XIX gli Aldi, i Bodoni, gli Elzeviri; nel XX le produzioni di certe stamperie
moderne, specie nei paesi di lingua inglese, ove i nomi di Kelmscott Press o di Doves Press sembrano
esercitare sugli amatori una magica influenza. Vi sono anche amatori di tale o tal altra specialità
tipografica, libri in caratteri calligrafici o nel cosiddetto carattere di civiltà, senza parlare delle grandi
suddivisioni, come i caratteri gotici o corsivi. Altri ancora s'interesseranno ai libri tirati in piccolo numero
di esemplari o fuori commercio, a pubblicazioni per nozze, a libri di società di bibliofili, volumi che il
caso l'intenzione dell'editore avrà resi unici o quasi.

Numerosissimi sono gli amatori di libri illustrati di ogni epoca: alcuni si specializzano in un secolo o in
un paese, raccogliendo i legni di questa o di quella officina tedesca; i legni italiani, specialmente quelli di
Firenze, di Milano o di Venezia; i piccoli legni dei laboratorî lionesi; i mirabili libri illustrati francesi del
sec. XVIII che sono da cent'anni in qua i libri a figure più universalmente agognati; i libri romantici a
vignette; i libri di lusso contemporanei. Anche qui la specializzazione ad oltranza ha la sua parte: un
Henri Beraldi si appassiona per i libri contenenti le tirature di saggio delle incisioni, avanti-lettera, o delle
acqueforti; altri si dedicano alle illustrazioni del tale o del tal altro artista, Blake, Gustave Doré o Kate
Greenaway, o alle illustrazioni ottenute per mezzo di un determinato processo chimico, o ai libri con
tavole incise a colori.
Qui anche trovano posto gli amatori di rilegature, che possono dividersi in due classi: quelli che fanno
rilegare essi stessi i loro libri, da artisti del loro tempo, e quelli che riuniscono volumi rilegati da artisti
antichi o contemporanei. Questi ultimi esaminano la rilegatura da diversi punti di vista: gli uni ricercano
le rilegature storiche eseguite per sovrani o gran signori, per amatori celebri o donne bibliofile; si
dedicano particolarissimamente alle rilegature con stemmi, il cui esame è uno dei rami più studiati
dell'araldica. Altri, mettendosi dal punto di vista della storia dell'arte, raccolgono le rilegature per il loro
merito decorativo, ricercano quelle firmate, si sforzano di attribuire al tale o al tal altro laboratorio le
rilegature anonime o, spingendo le loro ricerche nel campo della tecnica, si specializzano nelle rilegature
di determinata natura, di marocchino o di pergamena, di legno o di cuoio stampato, o nelle rilegature a
mosaico, oppure in quelle di forma eccezionale: rilegature abbinate, a scatola, ad astuccio, a bottiglia, a
cuore, a giglio, e simili.

Altri bibliofili si preoccupano soprattutto del formato dei loro libri. Se ve ne son pochi che si limitano
agli in-folio, molti invece si sono specializzati nei libri minuscoli: la micro-bibliografia è una scienza a
parte, coi suoi manuali e la sua letteratura.

Ancor più numerosi sono i bibliofili dai quali il contenuto dei libri è tenuto principalmente in
considerazione; le varietà sono infinite e qui vi accenneremo sommariamente, seguendo l'ordine metodico
adoperato da due secoli in qua dai bibliografi francesi (Gabriel Martin, i De Bure, Brunet), incominciando
cioè dalle Bibbie e dai libri di religione. Vi sono stati in ogni epoca amatori che hanno raccolto le Bibbie
in tutte le lingue, incominciando da quella di Gutenberg, la prima opera stampata, di cui un esemplare è
stato pagato nel 1926 a New York 106.000 dollari, il più alto prezzo raggiunto da un libro in vendita
pubblica. I bibliofili inglesi e americani han sempre ricercato con ardore le Bibbie in lingua inglese, di cui
hanno studiato minuziosamente le diverse edizioni e le successive variazioni. Lo stesso ardore si nota
nella collezione di libri liturgici antichi, specie per le liturgie inglesi e per i "libri d'ore" francesi del sec.
XV e del XVI, che hanno un così notevole carattere artistico. In tempi in cui le autorità religiose
controllavano con gran cura le letture dei fedeli, lo spirito di fronda dei bibliofili li spingeva a pagare
assai caro le opere eterodosse ed i libri condannati. Nel sec. XVIII i libri di Ochino, di Giordano Bruno,
di Postel erano tra i più grandi tesori della bibliofilia. Ai nogtri giorni, i libretti di Savonarola conoscono
la medesima voga, accresciuta ancor più, senza dubbio, dalla presenza di preziose incisioni in legno. Gli
amatori inglesi, tedeschi e francesi han sempre ricercato con passione gl'innumerevoli opuscoli che dopo
la Riforma pullularono nel sec. XVI.

La giurisprudenza, e particolarmente la giurisprudenza inglese antica con la ricca serie dei Year-books, o


le legislazioni locali italiane con i numerosi statuti, hanno pure i loro fedeli. Le scienze, e soprattutto le
scienze esatte, attirano da qualche tempo l'attenzione di parecchi bibliofili. Si sono dunque costituite
collezioni speciali sulle matematiche, sull'astronomia, sulle scienze occulte. Un secolo fa i bibliofili
apprezzavano molto le opere con tavole rappresentanti animali, uccelli, conchiglie, vegetali e minerali.
I medici hanno sempre ricercato le opere relative alla loro professione; gli artisti, e soprattutto gli
architetti e i decoratori, hanno similmente apprezzato i bei libri riguardanti la loro specialità, "gallerie",
raccolte di tavole, di ornamenti, libri di calligrafia, album di merletti, tutto ciò che da vicino o da lontano
si ricollega alle arti del disegno. Per questo rispetto, il bibliofilo si riavvicina singolarmente all'amatore di
stampe, col quale spesso si confonde.

Alle arti fan capo gli esercìzî fisici come la caccia, la danza, la scherma, l'equitazione, che han fornito
tutti a grandi amatori l'occasione di costituirsi preziose collezioni speciali.

Le lettere hanno sempre offerto ai bibliofili un campo illimitato di ricerche e di scoperte. Linguistica,
poesia, romanzo, teatro, facezie, ecc. sono campi della loro attività. Essi hanno messo così in luce
l'importanza delle edizioni originali e l'interesse delle successive ristampe, soprattutto quando queste
ultime sono state modificate dai loro autori. Quando un'opera, prima di essere pubblicata in volume, è
comparsa su qualche raccolta periodica, quella edizione pre-originale suscita ugualmente il desiderio
degli amatori. Dividendo i quaderni dei volumi, confrontando ad uno ad uno gli esemplari di una stessa
edizione, vi scoprono delle differenze che attestano l'esistenza di diverse tirature e di modificazioni
sopraggiunte durante il corso della stampa. Ogni volta che non saranno distrutte, si vorranno raccogliere
le bozze dell'autore e, ben inteso, il suo manoscritto originale. Per certi autori moderni saranno aggiunte
al manoscritto le copie dattilografate che possono aver servito all'edizione. Così i bibliofili di ogni paese
costituiscono degli archivî letterarî nazionali di grandissimo interesse, fornendo agli storici delle
letterature una solida base per i loro lavori.

Se passiamo in rivista i principali paesi, troveremo che in Italia l'ardore dei bibliofili s'è rivolto
specialmente agli autori antichi: le biblioteche dantesche, come quelle di Evan Mackenzie a Genova, o
quella della Casa di Dante a Roma, fondata dal barone Sonnino, sono numerosissime; altre collezioni
speciali sono dedicate al Petrarca, al Boccaccio, all'Ariosto, al Tasso, ai testi di lingua, ai novellieri, alle
sacre rappresentazioni, ai romanzi di cavalleria. Gli amatori di edizioni del sec. XIX cominciarono tardi;
ma non crediamo di sbagliare predicendo un grande avvenire a questo nuovo ramo della bibliofilia
italiana.

In Germania vi son sempre stati molti collezionisti delle prime edizioni di Goethe e di Schiller; ve ne
sarebbero ancora di più, se l'aspetto di quei volumi e il merito artistico della loro tipografia e della loro
rilegatura non fossero mediocri.

In Francia, dal sec. XVIII, il numero delle biblioteche consacrate alla letteratura nazionale è sempre stato
considerevole, sia per quel che riguarda le collezioni generali sia per le speciali. L'arte dei rilegatori
francesi ha saputo rendere gradevoli agli occhi gli opuscoli peggio stampati. Non vi è alcun periodo,
alcun aspetto della letteratura francese che non abbia stimolato l'ardore di molti bibliofili, incominciando
dalle stampe gotiche come quelle conservate a Chantilly o nella biblioteca Rothschild, sino a quelle
romantiche delle collezioni Lovenjoul o Barthou e ai testi contemporanei raccolti da Jacques Doucet e dai
suoi numerosi emuli. Manuali speciali come quelli di Le Petit, di Vicaire, di Carteret informano
perfettamente i collezionisti, dei quali alcuni si restringono a un'epoca, a una provincia, a un genere
letterario, mentre altri si specializzano nelle opere di singoli autori. Tra questi specialisti, un posto
d'onore deve essere riservato agli amatori delle opere teatrali, da Soleinne, il cui catalogo (1844) è un
vasto repertorio dell'arte drammatica, sino a Perrin e a Rondel.

In Spagna, le collezioni su Cervantes (di fama mondiale quella di Isidro Bonsoms y Sicart, ora nella
Biblioteca catalana di Barcellona); in Portogallo, quelle su Camões, testimoniano l'illuminato patriottismo
di coloro che le hanno riunite; ma per vedere fino a qual segno può essere spinto il fanatismo letterario
bisogna volgersi ai paesi di lingua inglese. Da quasi due secoli, il culto di Shakespeare ha fatto nascere
innumerevoli raccolte. I nomi di Cappell, di Stevens, di Malone, di Halliwell in Inghilterra, di Perry
Folger, White e Huntington negli Stati Uniti testimoniano questo entusiasmo, il cui apogeo è segnato dal
prezzo di 15.000 sterline pagate da H. Huntington per un libretto di Venus and Adonis (4ª ed.!) alla
vendita Christie-Miller, nel 1919. Se infatti in Francia la seconda edizione di un grande classico vale per
solito dieci volte meno della prima, gli amatori inglesi ed americani copriranno d'oro sino alla quinta o
sesta tiratura di un'opera di Shakespeare. La prima edizione delle sue opere complete, il celebre First
Folio del 1623, non è un libro raro perché se ne conoscono nel mondo intero quasi duecento esemplari, la
maggior parte incompleti; ciò nonostante un bell'esemplare vale oggi da dieci a dodici mila sterline. Un
solo collezionista americano è riuscito a comperare circa ottanta First Folios per poter studiare le varianti
che essi possano presentare. E gli amatori di cose shakespeariane pagano somme non meno considerevoli
per tutti i libri antichi in cui Shakespeare è citato, per tutti quelli che egli stesso ha utilizzati, per tutti
quelli, addirittura, che avrebbe potuto utilizzare: è il trionfo della bibliofilia specializzata.

L'entusiasmo degli amatori inglesi e americani non si limita a Shakespeare, ma si estende a tutti gli autori
inglesi di qualche fama, dal sec. XVI ai nostri giorni: la vendita di una sola biblioteca inglese, quella del
Christie-Miller (1917-1927), ha prodotto all'asta un totale di mezzo milione di sterline. Un esemplare
perfetto di Pickwick o di alcuni opuscoli introvabili di Shelley è valutato mille sterline e più, e si paga il
doppio per Tamerlane (1827), la prima opera di Edgar Poe, quando uno dei cinque esemplari conosciuti
giunge sul mercato. Fra gli autori moderni, il record delle maggiori offerte sembra essere raggiunto di
alcune delle opere di Robert L. Stevenson e di Rudyard Kipling.

Mentre i bibliofili francesi si appassionano alle tirature su carta di lusso delle edizioni originali del sec.
XIX, gl'Inglesi e gli Americani pagano somme altissime per gli esemplari con dediche autografe,
gli Association-Books, anche se il loro stato lascia a desiderare. La firma di Dickens, p. es., può
centuplicare il prezzo di un volume.

La geografia ha sempre attirato i bibliofili. Anche qui l'ardore degli Americani non ha uguale. Dalla metà
del sec. XIX essi hanno ricercato con vera passione i volumi antichi relativi alla scoperta ed
all'esplorazione dell'America, le edizioni delle lettere di Colombo e di Vespucci, le edizioni di Tolomeo,
le relazioni dei gesuiti sulle loro missioni in America.

Ma soprattutto la storia ha fatto nascere le collezioni: storia di un paese, d'un'epoca, d'un regno, di un
uomo. Si sono così formate in tutto il mondo biblioteche speciali aventi per centro una pagina preferita
della storia universale. Queste biblioteche fortemente specializzate presentano un interesse così capitale
per gli studî che ci si può domandare se esse appartengano piuttosto alla bibliofilia o alla bibliografia.
Ancora una volta, costituendo queste collezioni, i bibliofili avranno ben meritato dalla scienza ed avranno
dato prova del più illuminato patriottismo.

Condizioni dei libri. - L'amore per i libri è quasi sempre accompagnato da un certo interesse per la loro
condizione materiale. Nessun bibliofilo, degno di questo nome, sopporterebbe che un volume da lui
raccolto potesse nuovamente rischiare di sparire. Penserà dunque a farlo rilegare, penserà a destinarlo a
una pubblica biblioteca in modo da assicurarne per l'avvenire la conservazione. Dalle stesse
preoccupazioni dipende, nel vero bibliofilo, la grande cura per la bellezza degli esemplari. Salvo che per
certi volumi tanto rari che bisogna acquistarli in qualunque stato, l'amatore delicato si mostrerà senza
pietà verso il libro che presenti qualche difetto: l'assenza di un foglio o di una tavola, quella di una
copertina stampata, diminuirà dell'ottanta per cento il prezzo di un esemplare; macchie, strappi, tarli, sono
difetti imperdonabili. Un esemplare intonso avrà un prezzo assai più considerevole di uno i cui margini
siano stati tagliati. Quando si tratta di libri divenuti celebri al primo apparire è facile capire come pochi
esemplari possano essere sopravvissuti in condizione perfetta. Interviene a questo punto la mano abile del
restauratore il quale, salvando dalla distruzione un libro guasto, farà sparire od attenuerà di molto la
traccia delle sue ferite e lo renderà degno di essere ammesso nella biblioteca di un amatore. I riparatori di
rilegature fermeranno ugualmente, con la loro abilità, l'azione distruttiva degli uomini e del tempo e,
rendendo gradevoli all'occhio i volumi peggio ridotti, impediranno che gli ignoranti li lascino perire per
negligenza.

Sempre alla preoccupazione di abbellire i libri è dovuta la pratica dei libri "extra-illustrati" o "infarciti".
Al fine di costituirsi degli esemplari unici, molti amatori hanno aggiunto ai loro volumi documenti
complementari, fogli con varianti, prospetti, lettere autografe o frammenti del manoscritto, ritratti, tirature
di saggio delle incisioni, disegni originali. Alcuni teorici della bibliofilia hanno biasimato questi metodi,
la cui esagerazione infatti si presta facilmente alla critica. È da ritenere che quei rimproveri cesserebbero
se il buon gusto degli amatori facesse loro conservare anche in ciò, come in ogni cosa, una giusta misura.

La provenienza illustre di un libro ne raddoppia il valore: gli ex-libris che i successivi possessori abbiano


avuto cura di apporvi, costituiscono, per così dire, i titoli di nobiltà di un volume. Questi ex-
libris presentano sovente un carattere artistico che ha spinto numerosi amatori a raccoglierli, formando
così collezioni anche assai cospicue (v. ex-libris).
Commercio dei libri. - Il bisogno ha sempre creato l'organo; il desiderio provato da tutti i bibliofili di
aumentare e di perfezionare le loro collezioni, ha fatto nascere due istituzioni, antiche di oltre due secoli;
le vendite di libri e la libreria che si suol chiamare d'occasione o antiquaria.

Almeno trentamila biblioteche sono state disperse, a mezzo di vendite all'asta, dalla metà del sec. XVII in
poi; la raccolta di questi cataloghi di vendita è un ramo seducente della bibliofilia. Troppo pochi
bibliofili, infatti, hanno catalogato le loro collezioni durante la loro vita: il pubblico, in molti casi, ha
conosciuto l'esistenza della loro biblioteca dopo la loro morte: la maggior parte dei bibliofili sono al
tempo stesso vanitosi e dissimulatori, estremamente fieri dei loro acquisti e piuttosto pigri nell'annunziarli
al pubblico.

Quanto ai librai d'occasione, ai negozianti di libri antichi, troppo spesso i bibliofili non rendon loro
sufficientemente giustizia. Eppure ha più merito un libraio nello scoprire e mettere in valore un libro di
quanto non ne abbia un amatore a comperarlo ed a pagarlo. Quindi i nomi dei grandi librai, come De
Bure, Payne, Quaritch, Potier, Claudin, Rahir, possono essere registrati a lettere d'oro negli annali della
bibliofilia; i cataloghi redatti da essi sono documenti preziosi della loro scienza.

Come tutti i collezionisti, i bibliofili hanno le loro debolezze, le loro manie, i loro lati ridicoli. Anche i
più accorti tendono ad ingrandire la portata delle loro ricerche e ad attribuire un'importanza mondiale a
scoperte le cui conseguenze umane sono infinitamente piccole. Tuttavia questi piccoli difetti hanno scarso
peso rispetto ai servigi che i bibliofili han recato agli studî, rendendosi con una pazienza e un disinteresse
ammirevoli, gli archivisti dei loro concittadini.

Bibl.: De Bure, Bibliographie instructive, Parigi 1763-1768, voll. 7; J. C. Brunet, Manuel du libraire et


de l'amateur de livres, Parigi 1860-65, voll. 6; con Supplément, Parigi 1876-1880, voll. 2; E. Rahir, la
Bibliothèque de l'amateur, 2ª edizione, Parigi 1924; H. Cohen, Guide de l'amateur de livres à gravures
du XVIIIe s., 6ª ed., Parigi 1912; E. Rouveyre, Connaissances nécessaires à un bibliophile, 5ª ed., Parigi
1899-1900, voll. 10; W. T. Lowndes, The bibliographer's manual of English literature, 2ª ed., Londra
1857-64, voll. 11; S. de Ricci, The book collector's guide, Filadelfia 1921; A. Palau, Manual del librero
hispano-americano, Barcellona 1923-1927, voll. 7; F. C. Lonchamp, Manuel du bibliophile français
1470-1920, Parigi e Losanna, 1927, voll. 2; N. F. Haym, Biblioteca italiana, Milano 1771-1773, voll. 2;
R. Hesse, Le livre d'après guerre et les sociétés de bibliophiles, Parigi 1929; id., Les sociétés de
bibliophiles, in Bulletin du Bibliophile, Parigi 1929; J. G. T. Graesse, Trésor de livres rares et précieux,
Dresda 1859-1869, voll. 7; S. L. Olschki, Le livre en Italie à travers les siècles, Firenze 1914; G.
Vicaire, Manuel de l'amateur de livres du XIXe siècle, Parigi 1894-1920, voll. 7; O. Mühlbrecht, Die
Bücherliebhaberei in ihrer Entwickelung bis zum Ende des XIX. Jahrhunderts, 2ª ed., Bielefeld e Lipsia
1898; K. Schottenlhoer, Das alte Buch, 2ª ed., Berlino 1921; F. C. Lonchamp, Manuel du bibliophile
suisse (1475-1914), Parigi e Losanna 1922; G. A. E. Bogeng, Die grossen Bibliophilen: Geschichte der
Büchersammler und ihrer Sammlungen, Lipsia 1922, voll. 3; W. Frels, Der Katalog des
Bücherliebhabers, Lipsia 1925; S. L. Olschki, Le livre illustré au XVe siècle, Firenze 1926; L.
Carteret, Le trésor du bibliophile romantique et moderne, Parigi 1924-28, voll. 4; R. Bertieri, Il libro
italiano nel Novecento, Milano 1928; A. Rümann, Die illustrierten deutschen Bücher des 18.
Jahrhunderts, Stoccarda 1928.

***Nucleul Bibliotecii Naţionale a Franţei este format din 917 de manuscrise din biblioteca personală a lui Carol al V-lea. Începând cu
Ludovic al XI-lea, fondatorul Bibliotecii Naţionale, continuitatea colecţiilor regale este asigurată prin adăpostirea acestora în castelele de la
Amboise şi Blois. François I a avut ideea creării noii Librării (1522) şi a unui Colegiu al cititorilor regali. În timpul lui Ludovic al XIV-lea,
Biblioteca este instalată în arondismentul XII din actualul Paris şi devine un instrument de glorie pentru Regele Soare.