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CICERONE

Il De Re Publica
Il de Repubblica di Cicerone riprende forma e temi dell’omonimo dialogo di Platone.il trattato platonico si
compone di 10 libri che trattano della forma del funzionamento dello Stato ideale. Cicerone scrive il trattato fra
il 54 e il 51. Lo scrittore individua nella costituzione romana del tempo degli Scipioni la forma statuale più
compiuta: questa è una grande differenza rispetto al trattato platonico che verteva su Una forma di Stato
ideale e utopica, che non fu mai realizzata: la Roma che Cicerone immagine invece è la reale.il dialogo è
ambientato nel 129 nella villa di Scipione emiliano.la ricostruzione di esso e ipotetica a causa dello stato
frammentario in cui è stato ritrovato: è infatti mutilo con molte lacune. La sezione finale dell’opera infatti il
cosiddetto sogno di Scipione, cioè aggiunte indipendentemente dal resto. Cicerone tratta la teoria del regime
misto o anaciclosi: La teoria consiste nel fatto di affermare che ogni forma di governo degenera prima o poi: la
monarchia diventerà tirannide, l’aristocrazia diventa la oligarchia, la democrazia diventerà oclocrazia. Per
evitare questa degenerazione L’oratore identifica tutte le forme di governo nella Roma repubblicana: i consoli
rappresentano la monarchia, il Senato l’aristocrazia, i tribuni della plebe e i comizi la democrazia: in questo
modo c’è un governo misto che non degenera mai. Nei libri 4:05 Cicerone introduce la figura del principe. È
difficile precisare in che modo venisse delineato questo e come si collocasse nell’organismo statale: si pensa
che Cicerone volesse riferirsi al tipo di uomo politico eminente, e non ad un unico uomo: sembra quindi
pensare a un’Elite di personaggi che si ponga alla guida dello Stato.Cicerone intende mantenere il ruolo del
principe all’interno dei limiti nella forma statale repubblicana, per cui la sua autorità non è alternativa a quella
del Senato ma ne è il sostegno necessario per salvare la Repubblica. Questo principe è un dominatore asceta,
rinsaldato nella dedizione al servizio verso lo Stato dal disprezzo verso le passioni umane. Questo desiderio è
difficilmente realizzabile: per farlo Cicerone tenterà di avvicinarsi a Pompeo e ai triumviri, ma loro stessi
rapidamente porteranno alla dissoluzione dello Stato repubblicano.
Somnium Scipionis: de re publica, VI
Il sogno di Scipione è un passo tratto dal sesto libro del the Repubblica di Cicerone.in questo passo Scipione
l’emiliano, protagonista del dialogo, tratta di un sogno avuto vent’anni prima durante la terza guerra punica. Il
brano si apre con l’apparizione di Scipione l’africano, nonno adottivo dell’emiliano, E con il timore che il
protagonista del parente da cui viene subito calmato. Il brano parla principalmente di tre temi, il paradiso, la
morte e la gloria. Inizialmente l’africano dice al nipote che a Dio nulla è più caro degli Stati e quindi delle unioni
e aggregazioni di uomini associati del diritto: i governatori di questi Stati partono quindi dal paradiso e li
ritornano.a questo punto il nipote gli chiede se quindi Fossero ancora vivi suo padre e gli altri che riteneva
morti: il nonno dice che quelli che sulla terra sono ritenuti i morti sono gli unici a essere vivi, mentre la vita
terrena e in realtà a morte. a questo punto Paolo, padre dell’emiliano, Appare nella scena. L’emiliano chiede
quindi a che scopo le persone debbano vivere sulla terra e perché non possono suicidarsi e andare
direttamente in paradiso: la risposta ciò gli viene dal padre, che dice che è necessario che Dio liberi le persone
dalle catene del corpo e che queste non possono farle da sole: c’è stata quindi concessa un’anima fatta della
stessa materia delle stelle che dovrà essere imprigionata nel corpo affinché colui da cui ci é stata data non lo
faccia. In seguito raccomanda il figlio di essere giustiziato e rispettoso poiché questa è la via che conduce al
paradiso. Cicerone fa poi una descrizione della sua concezione di paradiso, un cerchio risplendente tra le
fiamme del candore sfolgorante in cielo, ciò che noi chiamiamo via lattea. L’emiliano da quel luogo contempla
tutto l’universo vedendo quanto la terra sia piccola rispetto alle stelle; più piccola di ciò c’era solamente la luna.
Il protagonista provo quasi vergogna del dominio romano, Che occupava solo una piccola parte del pianeta è
una minima parte dell’universo. L’africano allora gli chiede retoricamente perché La gente cerca la fama e la
gloria se siamo così piccoli rispetto alla grandezza dell’universo: a questo punto cita alcuni luoghi verso cui la
gloria romana vuole espandersi minimizzandone la grandezza e chiedendo per quanto tempo parleranno di
noi con loro che adesso ne parlano: nell’ultimo paragrafo afferma che gli uomini non sono in grado di
conseguire una gloria non sono eterna, ma neppure durevole poiché quando i figli dei figli dei nostri figli
saranno morti il nostro ricordo non esisterà più.
Il paradiso ciceroniano è diverso da quello virgiliano poiché in primis è in cielo e non sotto terra; inoltre
Cicerone non tratta dell’inferno, del tartaro, dei campi elisi o di altre zone dell’Aldilà, ma solamente di dove
questo si trova.
Pro Caelio
Durante il primo triumvirato e Cicerone viene fortemente indebolito.inoltre, il tribuno Clodio emanò una legge
fatta apposta per esiliarlo in cui condanna all’esilio chiunque avesse fatta mettere a morte dei cittadini romani
senza processo: ciò era successo verso i catilinari. Tornato a Roma circa un anno dopo, Cicerone trova la città
in preda all’anarchia a causa dei continui scontri tra le opposte bande di Clodio e Milone.a questo punto
decide di esporre una nuova versione della propria teoria sulla concordia dei ceti abbienti introducendo la
figura dei Boni, una categoria che attraversa verticalmente gli strati sociali, senza identificarsi con alcuno di
essi in particolare, che sarà il principale destinatario della speculazione etico politica di Cicerone da lì in poi.
Questi dovranno impegnarsi a sostenere attivamente i loro rappresentanti politici, i principi di cui parla nel de
Repubblica. Inoltre l’oratore si avvicina ai triumviri in modo da condizionarne l’operato: in quel periodo c’è una
grossa contraddizione tra i continui attacchi a Claudio e ai populares e il suo appoggio alla politica dei triumviri,
dimostrato difendendo vari personaggi legati a Cesare. Nello stesso periodo diventa famoso grazie a
un’orazione, la Pro Celio: questa orazione giudiziaria è costituita da tre accuse tre difese di cui ce ne rimane
solo una, quella di Cicerone che si spartisce alcuni argomenti con altre persone; questo è causato dal fatto
che nel diritto latino agli accusatori e sono sempre più di 1,1 principale e almeno due subscriptores. L’accusa
di Caelio é quella di crimen de vi: È infatti una violenza politica, un’accusa con all’interno numerose altre
accuse: queste sono quattro.la prima è quella di essere un uomo depravato, con uno stile di vita eccessivo per
i suoi mezzi: a causa di ciò a molti debiti che l’hanno portato alla povertà.la seconda è quella di essere un
congiurato durante la congiura di Kathy Lina. La terza accusa è quella di aver picchiato un senatore, mentre la
quarta è quella di un tentato omicidio di un politico. Cicerone ribatte riguardo alla prima e alla quarta accusa.
Celio, colui che viene difeso, è il fidanzato di Claudia, la sorella di Clodio, con cui Cicerone ha del rancore a
causa dell’esilio. Claudia presterà al fidanzato dei soldi per organizzare dei giochi ma questo li usa per pagare
dei sicari per uccidere il politico. La donna lo denuncia e lui, per provare evitarlo, tenta di uccidere anche
lei.Cicerone difende l’uomo solo per vendetta, e per screditare ancora di più i personaggi dipinge Clodia come
una meretrice e parla di rapporti incestuosi tra lei e il fratello.
Ritratto di una donna perversa: pro Caelio, 49-50
In questo brano Cicerone tratta di Claudia e risponde all’accusa a Cirio di essere un depravato. Baia la città
che cita, è una città termale alla moda in cui Nobili romani erano soliti andare in vacanza. Ho in questo brano
Cicerone presenta una donna senza marito che si abbandona ai piaceri: tutto direi, dal modo di camminare al
modo di vestirsi, al modo di parlare, di abbracciare, di baciare, Siano comportamenti di una meretrice. Ritiene
quindi che un uomo che va con lei sia un puttaniere e non un adultero, per evitare di accusare Clodio di
stuprum, cioè del reato di cui si va con una donna sposata o vedova.Claudia infatti secondo Cicerone solo
soddisfatto le per le proprie voglie e non è stata violentata da un uomo che a sua volta ha soddisfatto le sue
voglie. A questo punto Cicerone fa un paragone.chiede prima se lei non è una prostituta allora perché il suo
difeso viene accusato di essere un depravato; in seguito dice che se lei è una prostituta, non avendo pudore,
lui non ha fatto niente di male nei confronti della donna, o almeno nulla di scandaloso. A questo punto riesce a
difendere Celio andando a offendere Claudia e privandola della sua credibilità nell’accusa. Sempre in questa
occasione parla delle accuse di incesto tra lei e il fratello e del fatto che celio la abbia lasciata e che sia stato
denunciato per vendetta.
LUCREZIO
La vita
Lucrezio è il più grande poeta dell’età di Cesare grazie alla composizione del lungo poema in sei libri del de
rerum natura, dove espone la filosofia di Epicuro identificandola come un antidoto ai travagli che sconvolgono
la società romana del I secolo a.C.: si riferisce infatti al pensiero scientifico come mezzo di riscatto dell’uomo
dalle tenebre dell’ignoranza e della superstizione. Poco che sappiamo della sua vita deriva dal Chronicon di
San Girolamo, si parla di Lucrezio con notizie dedicate ad alcuni scrittori latini tratte dal de poetis di Svetonio.
Riguarda Lucrezia si dice che nasce, che viene indotta alla pazzia da un filtro d’amore, che scrive i libri negli
intervalli di lucidità che gli lascia la follia, che questi libri sono poi rivenduti da Cicerone e che si uccide di
propria mano a 44 anni. Per quanto riguarda il filtro d’amore si noti come questo è una presa in giro
all’epicureismo, che infatti non contempla l’amore. In questo modo gli autori screditano la dottrina epicurea
prendendo in giro il più importante esponente della letteratura del genere. Per quanto riguarda la frase “libri
che furono poi rivenduti da Cicerone”, portante notare come riveduti significa pubblicati e Cicerone sia
probabilmente il fratello dell’autore che abbiamo studiato e non l’autore stesso. La data di nascita dell’autore è
collocata tra il 96 e il 94 a.C.; data di morte in questo caso sceglierebbe tra il 52 e 50. Il grammatico Elio
Donato nel suo trattato sulla vita di Virgilio dice che questo ha acquisito la toga virile il giorno della morte del
poeta Lucrezio, Che quindi sarebbe accaduto il 15 ottobre del 55: questa notizia è però sospetta, poiché è un
topo s’delle biografie antiche legare tra loro dei grandi autori in successione cronologica grazie delle date
significative nelle loro vite in modo che sembri una staffetta metaforica. È quindi probabile che la data della
morte di Lucrezio sia forzata.non si può affermare nulla di concreto nemmeno sulla provenienza del poeta,
nonostante si pensa che fosse campano grazie a poche fonti e ad argomenti non del tutto convincenti. Per
quanto riguarda l’estrazione sociale, Il tono con cui si rivolge a Memmio, il dedicatario aristocratico del poema
non aiuta molto a chiarire il punto, poiché c’è chi considera i due sul medesimo piano e chi crede Lucrezio un
cliente di rango equestre se non addirittura un liberto. Gerolamo Borgia nella vita Bohr Jana sostiene che il
poeta visse in stretta intimità con le personalità di maggior rilievo della prima metà del I secolo a.C., ma
quest’opera viene considerata un falso. Anche le ipotesi di Girolamo riguardo alla follia di Lucrezio sono
probabilmente false infatti al fine di screditare la polemica antireligiosa dell’autore. Alcuni critici contemporanei
interpretano questa follia come una depressione patologica del poeta anche per spiegare il pessimismo
lucreziano, che è molto contrario alla prospettiva ottimistica della filosofia epicurea.
Opera ed epicureismo
Lucrezio autore di un importante poema, il de re rerum natura, in esametri diviso in sei libri, probabilmente non
finito è di sicuramente mancante di una revisione finale.il suo titolo è la traduzione letterale dell’opera più
importante di Epicuro. Questo poema è dedicato all’aristocratico Memmio, probabilmente il gaio Memmio
amico e patrono di Catullo. La data di composizione del poema non è sicura, ma solamente ipotizzata grazie
alla citazione al verso 41 “in un momento difficile per la patria”, che si riferisce probabilmente alle Valenza
interna degli anni successivi al 59 poiché è il mio fu pretore nel 58. Il terreno natura fu rivisto e pubblicato ed
opera di Cicerone. Quest’opera divulga il pensiero di Epicuro. Questo era sempre stato ostacolato dalla classe
dirigente poichè destabilizzante per la Repubblica e il mos Maiorum. Per esempio Cicerone stesso erige un
armi un argine insormontabile proprio nei confronti dell’epicureismo, che distoglie cittadini dall’impegno politico
e corrode la religione ufficiale che la classe dirigente usa come strumento di potere nell’antica Roma.
Nonostante ciò, nel I secolo questa dottrina riesce facilmente a diffondersi negli strati elevati della società
romana, mentre sappiamo di meno sulla penetrazione della dottrina epicurea nelle classi inferiori.
Vedere Roma natura è articolato in tre copie di libri (the a the) che illustrano fenomeni di dimensioni
progressivamente più ampie: gli atomi, il mondo umano, i fenomeni cosmici. Il primo libro si apre con l’inno a
Venere nel Proemio; parla poi dei principi della fisica epicurea: gli atomi che si aggregano in modi diversi
l’hanno origine tutte le realtà e gli esistenti e quindi della disgregazione e della nascita e della morte. A questo
punto critica le dottrine fisiche dei filosofi Eraclito Empedocle e Anassagora.nel secondo libro tratta della teoria
del Clinamen, quindi dell’inclinazione che interviene nel moto di atomi e permette la grande varietà di
aggregazione.la seconda diade , Dedicato all’antropologia, si articola nel terzo nel quarto libro.nel terzo libro
tratta della morte del quadri farmaco, dicendo che l’anima non può sottrarsi al processo di disgregazione degli
atomi e che muore con il corpo per cui non c’è da attendersi un destino ultra terreno di premio di punizione.
Nel quarto libro tratta della teoria della conoscenza e dei simulacra, Che sono delle piccole membrane
composte di atomi che si staccano dei corpi e colpiscono gli organi sensoriali: anche le immagini che vediamo
nei sogni sono composti da esse.in seguito fa una digressione sulla passione d’amore indicando la causa
unica di esso nell’attrazione fisica.nella terza di Adele quella dedicata alla cosmologia, parla prima del mondo
e dell’uomo, nel quinto libro, in cui tratta della mortalità del nostro mondo analizzando il processo di
formazione e dell’origine ferino dell’umanità; in seguito nel sesto libro parla dei fenomeni naturali dando
spiegazioni assolutamente naturali ai vari come nei fisici estromettendone la volontà divina e in seguito fa una
digressione sulla peste di Atene. Finale del poema l’estate numerosi problemi. Le interpretazioni a riguardo
sono principalmente due: la più antica ritiene che questo non sia finito e che atarassia e aponia siano secondo
l’autore in raggiungibili; la seconda invece è più recente, e tratta dal fatto che ci sia questa contrapposizione
tra inizio e fine quindi tra il trionfo della vita è quello della morte.
Il genere letterario
Lucrezio sceglie la forma del poema epico didascalico, questo va contro però i dogmi epicurei poiché lo stesso
Epicuro aveva condannato la poesia a causa della sua connessione con il mito e per le belle invenzioni in cui
indirizzava pericolosamente i lettori. Nella sua scelta Lucrezio fu guidato dal desiderio di raggiungere gli strati
superiori della società con un messaggio che non avessi niente da invidiare alla bella forma di cui talora si
ammantavano le altre filosofie. Lucrezio giustifica questa sua scelta, ricorrendo nel secondo caso una celebre
similitudine: come si fa con i fanciulli, cospargendogli di miele gli orli della coppa che contiene l’Assenzio
amaro destinato a guarirli, così egli vuole cospargere con il miele delle Muse una dottrina parte
apparentemente amara. Lucrezio inoltre ostenta ammirazione per Omero riconoscendo modelli importanti in
tutta la tradizione epico didascalica, come si può notare con l’omaggio a Empedocle alla fine del primo libro.
C’è invece una maggiore differenza tra l’autore e la tradizione didascalica ellenistica, poiché Lucrezio vuole
non solo descrivere ma anche indagare le cause e spiegare ogni aspetto importante della vita del mondo e
dell’uomo; inoltre vuole convincere il lettore della validità della dottrina epicurea attraverso argomentazioni e
dimostrazioni serrate. L’autore articola spesso le sue argomentazioni con una formula “non c’è di che
meravigliarsi“ davanti a qualche fenomeno perché secondo esso è connesso necessariamente con questa o
quella causa determinata, e chi abbia capito i principi nelle cose e i loro concatenamenti non può rimanerne
stupito. Alla retorica del mirabile Lucrezio sostituisce quindi la retorica del necessario. Lucrezio instaura una
inoltre un importante rapporto con il lettore-discepolo, che deve seguire con diligenza il percorso educativo che
l’autore gli propone. In questo modo si diventa consapevoli della grandezza dell’intelletto umano.il lettore è
chiamato a trasformarsi in eroe, emozionarsi a trovare in sé la forza di accettare la dottrina. È da questo che
discende per esempio la rigorosa struttura argomentativa del poema, ricca di sillogismi, di dimostrazioni per
assurdo e di analogie. Il libro che più di ogni altra testimonia la perizia argomentativa dell’autore al terzo,
dedicato alla confutazione del timore della morte: prima c’è un’introduzione, poi una trattazione vera e propria
suddivisa in due sezioni, una in cui si dimostra che l’anima è materiale e una in cui si dice che essendo
materiale anche mortale; in quest’ultima parte Lucrezio porta 29 diverse prove per sostenere la sua tesi. Infine
nell’ultima parte dalla parola la natura stessa ponendo due domande: se la vita è stata trascorsa è stata colma
di gioia ci si può ritirare come un convitato sazio felice dopo un banchetto; se al contrario è stato segnato dal
dolore e tristezza perché desiderare che essa prosegua? Qui è particolarmente chiaro il contatto dell’opera
con la letteratura di atipica che parla di argomenti di carattere filosofico-morale in forme semi drammatiche.
L’interpretazione dell’opera
La figura di Lucrezia la figura del narratore dell’opera, probabilmente a causa delle poche informazioni sulla
vita dell’autore, sono state spesso confuse: questo è un grande errore poiché il narratore, pur assumendo
molti tratti propri dell’autore, non è in realtà che è una persona tra le altre e in questo modo non possono
essere accettate le tesi di squilibrio mentale di Lucrezio. Il de rerum natura È pervaso da una tensione
illuministica, volta a convincere razionalmente il lettore e a trasmettere i precetti di una dottrina di liberazione
morale in cui l’autore crede profondamente.
Lingua e stile
Lucrezio dimostra inoltre grandi capacità di elaborazione artistica. Il tratto distintivo dello stile lucreziana va
individuato nella concretezza dell’espressione, che deriva di sicuro dalla mancanza nella lingua latina di un
linguaggio astratto: la lingua si fa vivida E contiene quindi una gamma vastissima di immagini, similitudini e
semplice esemplificativi. C’è inoltre un contrasto efficace tra le movenze di una lingua colloquiale la scelta di
uno stile sublime. Lo stile si piega al fine di persuadere il lettore. Le ripetizioni riprendono un dogma di Epicuro
che raccomandava di riassumere alcuni concerti in brevi formule facilmente ricordavi. Anche l’invito
all’attenzione del lettore doveva essere ripetuto spesso, per cui alcuni termini della fisica epicurea, nonché i
nessi logici di grande uso dovevano restare il più possibile fissi. Non va neanche trascurato il fatto che alla
lingua latina mancava la possibilità di esprimere certi concetti filosofici, per cui lo stesso Lucrezio lamenta la
propria povertà del vocabolario degli avi. Il lessico è perciò preso dalla tradizione arcaica, da aggettivi
composti, mostrando una spiccata propensione per nove avverbi e perifrasi. In campo grammaticale due
fenomeni sicuramente più vistosi sono il gran numero di infiniti passivi in ier e il prevalere della desinenza
sillabica ai nel genitivo singolare della prima declinazione che contribuiscono a elevare il tono del discorso.
Naufragio con spettatore
Questo passo è il Proemio del secondo libro del de rerum natura E tratta della filosofia epicurea E quindi della
teoria del piacere. Lucrezio fa una linea netta di distinzione tra chi in vita è mosso da illusioni inutili e dannose
e chi possiede la dottrina dei sapienti. Alla critica delle illusioni succede quindi il soddisfacimento dei bisogni
naturali dell’uomo. La filosofia e la conoscenza hanno una missione liberatrice poiché il sapere scioglie l’uomo
dal gioco della superstizione religiosa delle tenebre dell’ignoranza. Lucrezio illustra i principi fondamentali
dell’epicureismo, il tema del piacere (il sommo bene), L’aponia e l’atarassia, il piacere cinetico e quello cataste
ematico.l’obiettivo è convertire il proprio lettore, per cui Lucrezio tenta di esemplificare con la massima
chiarezza la distanza tra la felicità epicurea la dolorosa vita quotidiana di tutti i giorni. Per quanto riguarda la
analisi retorica si può trovare l’anafora di dolce all’inizio del primo e del quarto verso, un iperbato riguardo alla
grande fatica e un chiasma dove si parla delle menti degli uomini e degli intelletti ciechi. Infine c’è un antitesi
tra il soffrire delle persone e l’essere esente da queste sventure. Il protagonista di questo passo è quindi un
saggio epicureo.
Nulla é la morte per noi
In questo passo Lucrezio tratta della morte secondo un epicureo. Fa una similitudine con il fatto che, non
essendo noi ancora nati quando è accaduto, non abbiamo sentito nulla alla distruzione di Cartagine. in questo
modo sfata il mito della paura della morte. Alla fine del brano spiega che la morte è semplicemente la
disgregazione degli atomi e che quando il corpo e l’anima che ci compongono non saranno più uniti noi non ci
saremo più e non potrà accaderci nulla. Inoltre se anche l’animo conservasse i sensi dopo la morte noi non
potremmo sentire nulla poiché siamo composti sia da corpo che l’anima; infine se qualcuno tra migliaia di anni
eri disponesse nell’assetto in cui si trova ora l’hanno il nostro corpo e la nostra anima comunque una volta che
la nostra conoscenza sia stata interrotta noi non sentiamo più nulla. La morte e quindi insensibilità perenne, e
Lucrezio si dà il compito di rassicurare le persone a riguardo con quella che viene chiamata commemoratio
mortis.
Il miele della poesia
In questi versi Lucrezio spiega perché ha scelto la poesia per esporre i concetti fondamentali dell’epicureismo:
probabilmente voleva anche giustificarsi poiché lo stesso Epicuro era fortemente contrari alla poesia. Dice
infatti che la poesia è come il miele che si cosparge intorno alla tazza da cui deve bere la medicina il fanciullo:
la poesia infatti serve per esporre la dottrina addolcendola per fare in modo che più gente si avvicini.
Inno a venere
Genetrice degli eneadi, piacere di uomini e dei, divina venere, che vivifichi sotto i segni mutevoli del cielo i
mari che reggono le navi e le terre che producono il raccolto, poichè grazie a te ogni essere vivente é
concepito e, uscito dal buio, vede la luce: te, dea, fuggono i venti, le nubi del cielo quando ti avvicini, a te la
terra operosa stende soavi fiori, a te sorridono le distese marine e calmo il cielo diffonde un nitido bagliore.
Infatti non appena si è rivelato l’aspetto primaverile del giorno, e dischiusasi l’aura genitrice di favonio ha preso
forza, gli uccelli dell’aria per primi annunciano, o dea, il tuo ingresso, risvegliati nel cuore dalla tua forza. Poi le
fiere greggi balzano attraverso i rigogliosi pascoli e attraversano fiumi vorticosi: così preso dalla bellezza
ognuno, con piacere, ti segue ovunque tu voglia. Infine per mari monti, fiumi veloci, frondifere case di uccelli e
verdeggianti campi, infondendo nei petti un forte amore fai si che in tutti con piacere generazione per
generazione, si propaghino le specie. E poichè tu sola governi le cose della natura, e senza te alle sponde
luminose della luce nulla sorge nè si crea alcunché di lieto o amabile, voglio che tu sia collaboratrice per
scrivere i versi riguardo alle cose della natura che tento di scrivere per il nostro Memmiade che tu, dea, in ogni
tempo hai voluto far eccellere dotato di ogni virtù. A maggior ragione dai, o dea, eterna bellezza a queste
parole. Fai si che intanto i feroci effetti della milizia riposino assopiti per tutti i mari e le terre. Infatti tu sola puoi
con tranquilla pace aiutare i mortali, poichè I feroci effetti della guerra Marte possente in armi governa, lui che
spesso nel tuo grembo si rifugia dall’eterna ferita di amore, e così guardando in alto con il collo piegato
soddisfa gli sguardi avidi di amore stando a bocca aperta verso di te, o dea, e il respiro di lui che giace non si
stacca dal tuo volto. Tu, diva, col tuo corpo santo sopra lui che giace, stando abbracciata, effondi soavi parole
dalla bocca chiedendo per i romani, o diva, una pace serena. Infatti ne noi in questo momento turbolento della
patria possiamo vivere con animo sereno, ne la gloriosa stirpe di Memmio può in tali situazioni mancare al
bene comune.
Elogio a Epicuro
Quando la vita umana giaceva orribilmente sotto gli occhi di tutti, oppressa in terra sotto la pesante religione
che ostentava il capo dalle regioni del cielo incalzando sopra ai mortali con il suo orribile aspetto, per primo un
uomo greco mortale osò andare contro alzando gli occhi, osò per primo resistere contro, lui che il cielo nè con
la fama degli dei nè con i fulmini nè con gli spaventosi mormorii poté fermare, ma stimolò ancora più la sua
virtù d’animo e volle essere il primo a spezzare i chiostri chiusi e le porte della natura. Allora la vivida forza
d’animo stravinse, e oltre le mura infuocate del mondo lontano andò e tutta l’immensità viaggiò con mente e
animo, quindi, vincitore, riferì a noi cosa possa nascere, cosa no, e infine per quale ragione per ogni essere ci
sia una possibilità definita e un limite profondamente connaturato. Perciò la superstizione a sua volta è gettata
e schiacciata sotto i suoi piedi, e la vittoria ci eleva al cielo.