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TECNICA e TECNOLOGIA.

Tecnologia dell’architettura= tecnologia termini COSTRUZIONE - EDILIZIA – EDIFICIO


TECNICA In architettura =impiego di strumenti e procedimenti =rapporto tra progetto e realizzazione.
TECNOLOGIA In architettura = metodo applicativo, fondato sull’utilizzo di determinati materiali
Epoche passate stretto rapporto tra TECNICA E ARCHITETTURA tecnica ha rappresentato una componente determinante per la coerenza
architettonica di un’opera
La sapienza tecnica si manifesta attraverso l’impiegodi materiali e di risorse disponibili
Nel corso del secondo dopoguerra si assiste all’“innovazione tecnologica” alla ricerca di benessere, ai viaggi spaziali ed all’esplorazione di nuovi mondi=
atteggiamento verso l’ambiente.
1955 =HOUSE FOR THE FUTURE, costruita interamente in plastica e pensata per essere prodotta in serie= giovane architetto belga, Jacques Baudon, che per primo
dimostra come sia possibile realizzare una prima idea di infrastrutturazione tecnologica per la residenza.
Nasce, in architettura, il termine “a clip” (aggancio)= l’implementazione di tutti i requisiti tecnologici, come luce, acqua, gas, ecc.

Rapporto tra INNOVAZIONE TECNOLOGICA e ARCHITETTURA


Innovazione tecnologica= architettura è il miglioramento del rapporto tra architettura e ambiente.
Innovazione in ambito architettonico e tecnologico si intende la globalità di aspetti tecnologici e progettuali che caratterizzano l'ambito dell'edilizia allo scopo di
sviluppare soluzioni tecnologiche.
Settore delle costruzioni l’innovazione si presenta con carattere molteplice= sono compresenti e interagiscono profondamente realtà appartenenti all’industria
manifatturiera (materiali, prodotti, componenti, attrezzature) assieme a realtà facenti parte dell’industria dei servizi (società di progettazione, consulenti, società di
management), percorsi attraverso i quali l’innovazione può attuarsi sono molti variano in relazione alle diverse fasi del processo di progettazione e costruzione.
Tecnologie soft= tecniche di management e di marketing evolute, provenienti dai settori manifatturieri hi-tech e dal settore dei servizi tecnologici ad alto
valore aggiunto.
Tecnologie hard= tensione all’innovazione trainata con forza da una ricerca estetica orientata alla spettacolarizzazione dell’architettura.
Contenimento dei consumi energetici= miglioramento del comfort interno e più̀ in generale sul versante dell’ottimizzazione delle prestazioni ambientali,
ambito privilegiato quello dei materiali e dei componenti. La “sostenibilità” ambientale rappresenta la possibilità̀ di una innovazione tecnologica in architettura

Scarsa competitività̀ e bassa produttività̀ collocano il settore edile fra i settori “naturalmente” poco orientati all’innovazione. Quando si parla di
innovazione nel settore dell’edilizia oggi sono quattro:
costruire sostenibile
curare la manutenzione degli edifici
costruire edifici confortevoli e fruibili da tutti
costruire “presto e bene”
Settore edile: reputazione di essere lento nell’ innovazioni a causa di come è strutturato e delle sue pratiche operative.
Micro-imprese: l’innovazione non è una priorità̀.
Struttura della catena di approvvigionamento: fattore in grado di frenare l’innovazione mancano cooperazione e collaborazione.
Concorrenza sui prezzi: eccessiva, abbassando i costi le imprese finiscono per eliminare l’innovazione dalla catena di approvvigionamento e per ridurre gli investimenti
in formazione delpersonale.

FATTORI DI “SPINTA” ALL’INNOVAZIONE:


Costruire sostenibile. inglobando sia la produzione che la gestione degli edifici, oggi assorbe più del 40% del fabbisogno energetico nazionale e quindi
produce quasi la metà dell’anidride carbonica emessa.
Manutenzione degli edifici esistenti I costi di esercizio, di cui quelli energetici rappresentano soltanto una parte. Le tradizionali tecnologie ad
umido e l’inserimento sistematico degli impianti sotto traccia rendono costosi e complessi gli interventi di manutenzione e l’adeguamento degli edifici che cambiano
sempre più velocemente.
Costruire edifici confortevoli e per tutti invecchiamento della popolazione è il fattore spinta destinato a produrre una fortissima pressione sui
livelli di fruibilità̀ offerti dalla produzione edilizia attuale Per assicurare adeguati livelli di sicurezza e di confort è necessario che l’edificio impari a supplire alla
progressiva riduzione delle capacità di intervento diretto di utenti anziani e quindi meno efficienti.
Costruire presto e bene Migliorare l’efficienza dei processi consentirebbe di rimuovere un forte ostacolo anche allo sviluppo tecnico e libererebbe
importanti risorse economiche da destinare all’incremento del valore dei manufatti edilizi. Un contributo può essere fornito dalle tecnologie dell’informazione e della
comunicazione (ICT).
1.BULDING TECHNOLOGY ACCELLERATOR: Strutture innovative per Edifici sostenibili
Oggi l’attenzione è focalizzata verso la sperimentazione di nuove opzioni con costruzioni leggere che non solo riducono al minimo l'uso di materiali da costruzione
rinnovabili, ma anche sono in grado di offrire nuovi processi per la produzione e la costruzione. La costruzione leggera è recente tecnologia. Nuovi materiali
compositi e processi di produzione creano un enorme potenziale di innovazione. Un’altra tematica relativa alle strutture innovative riguarda la ricerca di sistemi
costruttivi per realizzare tipi di edifici compatti secondo la destinazione d'uso:
Possibilità di combinazioni che offrono flessibilità e design individuale
Di alta qualità a costi bassi raggiunti tramite la standardizzazione e la prefabbricazione.
FACCIATE INNOVATIVE: La facciata dell'edificio funge da confine tra l’ambiente interno ed esterno. Una vasta gamma di tecnologie può essere integrata
all'interno della facciata.
Supporti in legno per pannelli solari auto- direzionanti: sono in grado di spostarsi autonomamente durante il corso della giornata.
Facciate solari adattive: Gli elementi generano elettricità e garantiscono una buona distribuzione di luce e ombreggiature. Può essere installato su edifici
nuovi ed esistenti.
Sistemi di gestione dell’energia: Tecnologie trasversali giocano un ruolo importante nella costruzione di nuove soluzioni tecnologiche e sostenibili
da punto di vista ambientale, permettono di collegare i singoli edifici alla rete esistente e agli edifici circostanti.
Ambienti innovativi per il lavoro: L'ambiente di lavoro sta cambiando. Gli aspetti di ricerca e sviluppo su cui l’innovazione progettuale e tecnologica
si fondano oggi si concentrano su:
Riduzione del consumo di energia degli uffici del futuro
Ottimizzazione del comforttermico, visivo e acustico, sistemi per il controllo intelligente dell’illuminazione
Networking e forme di lavoro collaborativo, ICT avanzata, uffici senza carta
Spazi di lavoro multifunzionale e zone relax.
Coinvolgimento degli utenti: Il comportamento umano influenza direttamente e in maniera incisiva il rendimento degli edifici e delle tecnologie
costruttive; ha un impatto importante sull'ambiente sugli investimenti energetici e tecnologici delle imprese di costruzione.
2. PROGETTAZIONE CAD E BIM e la FABBRICAZIONE DIGITALE: L’insieme delle componenti che caratterizzano la digital fabrication è
ormai vasto e di crescente attualità che spesso si tende a parlare definisce di una vera e propria “Terza Rivoluzione Industriale”.
WIKIHOUSE: Sistema di costruzione opensource, basato su licenze Creative Commons, il cui obiettivo è di rendere possibile per chiunque disegnare,
condividere, scaricare, modificare e “stampare” case economiche e dalle alte prestazioni.
Rimangono aperte molte questioni:
•Regolamenti edilizi e di igiene
•Conformità urbanistica
•Salubrità e sicurezza della costruzione
•Efficienza energetica e conformità impiantistica
L’esperienza italiana – Ing. ENRICO DINI: Con il suo team di lavoro ha messo a punto una stampante di grandi dimensioni (6m x 6m), chiamata ‘D_Shape’, e una
tecnologia che permette una sorta di sinterizzazione della polvere di pietra che, combinata con leganti naturali, trasforma un materiale pulverulento in un
materiale indivisibile.
Si tratta di un insieme di tecnologie digitali che, coniugando dati geometrici e alfanumerici, sovrapponendo cioè immagini e informazioni, costituisce un sistema di
progettazione integrata, una simulazione dell’attività costruttiva che sta assumendo importanza crescente all’interno dei processi di ideazione. Si tratta di un
metodo di lavoro che consente ad architetti, strutturisti, impiantisti, paesaggisti, costruttori, produttori, committenti, investitori, gestori, manutentori ecc. di
condividere l’intero progetto in maniera informatizzata, evitando errori e interferenze.
Termine BIM: comprende anche i CAD architettonici di ultima generazione che non offrono solo una visuale bidimensionale del disegno, ma permettono di
gestire le sue componenti tridimensionali attraverso software che creano geometrie con precise collocazioni spaziali.
Fondamentale è la fase dei clash test: la ricerca di eventuali conflitti tra i modelli architettonico, impiantistico, strutturale. È possibile scoprire eventuali interferenze
sin dalla fase di progettazione, correggendo gli errori prima di arrivare al cantiere, dove diminuiscono le opzioni e crescono i costi.
3. SIMULAZIONE DINAMICA E PROGETTAZIONE NUMERICA DI COMPONENTI E EDIFICI: Quello che si cerca di ottenere,
attraverso il disegno computazionale, è l’elaborazione in un ambiente virtuale di forme che vadano ad interagire con la realtà in maniera adattiva. Ben noto il Museo
Guggenheim di Bilbao, progettato da Frank O. Gehry negli anni Novanta, non sarebbe stato possibile senza l'utilizzo estensivo dei nuovi software di modellazione
tridimensionale e della cosiddetta "catena del digitale", che permette di passare da un modello tridimensionale di un componente architettonico alla sua
realizzazione mediante macchine a controllo numerico. La simulazione dinamica consente la verifica delle performance degli edifici nelle differenti fasi di
progettazione. La modellazione energetica in regime dinamico è lo strumento essenziale per analizzare a priori il comportamento energetico di un edificio in accordo a
quanto stabilito dai principali protocolli di sostenibilità ambientale e nel rispetto delle direttive europee sul tema del contenimento dei consumi energetici.

MATERIALI e TECNOLOGIE:
Lastre composite ibride in legno di faggio: Con l'utilizzo di legno di faggio sia per le casseforme che per le armature in acciaio per la
realizzazione di lastre di legno- cemento composito, il consumo di energia può essere notevolmente ridotto. La lastra di composito è costituito da una piastra sottile
faggio LVL(spessore 40- 60 mm) e uno strato di calcestruzzo (spessore 120-160 mm). Una speciale dentellatura è utilizzata per il collegamento; Legno e cemento
sono collegati tramite delle dentellature di 15 millimetri nella piastra di legno di faggio, che trasmettono la forza di taglio attraverso il contatto a compressione dei
due materiali.
Pareti interne in cartone: Il cartone Eco-Friendly viene usato per costruire nuovi muri. I materiali riciclati impiegati nella produzione di elementi
strutturali di cartone sono abbondanti e facilmente disponibili. Questi materiali sono poco costosi e hanno un minore impatto sull'ambiente rispetto ad un muro in
materiali tradizionali attuali.

SOSTENIBILITA’: Termini sostenibilità e sviluppo sostenibile sono entrati nel vocabolario quotidiano da anni. Concetto di sostenibilità
venne introdotto per la prima volta stava a significare la capacità di mantenere inalterate nel corso del tempo una certa entità un risultato o un processo.
Responsabilità verso il futuro
«L'umanità ha la capacità di rendere lo sviluppo sostenibile, al fine di garantire che esso soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle
generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.
Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo (1987), Our Common Future (1987)
Un quadro decisionale
«... lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e la protezione dell'ambiente sono interdipendenti e si rafforzano reciprocamente in qualità di componenti dello
sviluppo sostenibile, che è il quadro di riferimento per i nostri sforzi per raggiungere una migliore qualità della vita per tutti gli uomini».
Vertice mondiale sullo sviluppo sociale (1995), la Dichiarazione di Copenaghen sullo sviluppo sociale
I tre obiettivi generali
«Questi sforzi saranno anche promuovere l'integrazione delle tre componenti dello sviluppo sostenibile, lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e la protezione
dell'ambiente, come pilastri interdipendenti e che si rafforzano a vicenda. Lo sradicamento della povertà, il cambiamento dei modelli insostenibili di produzione e di
consumo, così come il proteggere e gestire le risorse naturali per lo sviluppo economico e sociale sono obiettivi di portata globale e requisiti essenziali per lo sviluppo
sostenibile».
Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (2002), Piano di attuazione, a pagina 8, comma 2
I principali eventi - le tappe storiche
1987, Commissione ONU su Ambiente e Sviluppo, presieduta da Gro Harlem Brundtland, Our Common Future;
1992, ONU, Summit Mondiale, Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo;
2001, UE, VI Piano d’Azione Ambientale 2002–2010, Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta;
2002, Assemblea Generale delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, Johannesburg world Summit 2002, people, placet and prosperity,
Johannesburg.

1987: Lo Sviluppo Sostenibile è uno sviluppo in grado di garantire il soddisfacimento dei bisogni attuali senza
compromettere la possibilità delle generazioni future di far fronte ai loro bisogni.
1991: "(...) un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi
di supporto, dai quali essa dipende”.
L’economista Hermann Daly ha individuato tre condizioni generali: il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di
rigenerazione; l'immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell'ambiente non deve superare la capacità di carico dell'ambiente stesso; lo stock di risorse non rinnovabili
deve restare costante nel tempo.

1994: “sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità,
senza minacciare l’operabilità dei sistemi naturali, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi”.
Le tre dimensioni economiche, sociali ed ambientali sono correlate.
Agenda 21: sostenibilità ambientale, intesa come capacità di mantenere nel tempo qualità e riproducibilità delle risorse naturali, di
preservare la diversità biologica e di garantire l’integrità degli ecosistemi.
sostenibilità economica, intesa come capacità di generare in maniera duratura reddito e lavoro e di garantire un uso razionale delle risorse
disponibili.
sostenibilità sociale, intesa come capacità di garantire equità nell’accesso a beni e a condizioni di benessere,
sostenibilità istituzionale, intesa come capacità di assicurare condizioni di stabilità, democrazia, partecipazione, informazione, formazione e
giustizia.
Per garantire lo sviluppo sostenibile si deve adottare una programmazione di lungo termine al fine di prendere in considerazione l’impatto
sul benessere delle future generazioni.
Lo sviluppo sostenibile secondo la legge italiana
Il concetto di sviluppo sostenibile in Italia, alla luce del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale" con le modifiche apportate dal D. Lgs 16 gennaio
2008, n. 4, è così definito:
Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo
sostenibile, al fine di garantire all'uomo che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa
compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.
L’Agenda 2030 e gli OSS
I 17 nuovi obiettivi, declinati in 169 target specifici, possono essere suddivisi in tre macroaree:
porre fine della povertà estrema,
combattere disuguaglianza e ingiustizia,
contrastare i cambiamenti climatici e il degrado ambientale.
PROGETTAZIONE SOSTENIBILE INTEGRATA: L’approccio globale interdisciplinare della progettazione integrata consente di
razionalizzare tutti gli aspetti del progetto combinando metodologie tradizionali e innovative. La sostenibilità̀ del processo costruttivo edilizio richiede una
progettazione versatile ed integrata in tutte le sue fasi: dalla scelta dei materiali da costruzione (ecosostenibili e riciclabili) alla progettazione degli impianti tecnici,
dall'innovazione tecnologica dei componenti costruttivi alla progettazione architettonica complessiva. Considerando crescente esigenza di integrazione di
competenze per il reale sviluppo di una edilizia innovativa ed al tempo stesso sostenibile è necessario porre l’attenzione verso la qualità architettonica ed alla
compatibilità ambientale della costruzione. Una efficace progettazione integrata è in grado di dimostrare che è possibile ottenere:
-l’ottima integrazione delle tecnologie di produzione ad energie rinnovabili con l’architettura e gli elementi formali propri dell’edilizia residenziale
-il raggiungimento di una pressoché́ totale autonomia dell’edificio nei consumi energetici, con l’utilizzo di dispositivi ed apparecchiature innovative.
-l’autonomia delle unità abitative o dei singoli edifici nella gestione del sistema di produzione energetica
-il contenimento del tempo di ritorno degli investimenti effettuati per lo sfruttamento delle energie rinnovabili
-una sensibile riduzione delle emissioni di CO2 nel sito di costruzione.
- La progettazione integrata è dunque un approccio metodologico per realizzare edifici con elevato livello di sostenibilità̀, evitando o riducendo possibili extra costi;
-Richiede dunque competenze specifiche su diverse tematiche e procede a partire dallo studio di strategie per l’intero edificio, attraverso livelli di dettaglio sempre
maggiori per realizzare soluzioni integrate ottimali.
Progettazione INTEGRATA vs CONVENZIONALE
Approccio convenzionale: Approccio integrato:
È DI TIPO SINERGICO
SOGGETTI COINVOLTI SONO TUTTI ATTIVI FIN DALLE PRIME FASI PROGETTUALI
È DI TIPO LINEARE
I SOGGETTI COINVOLTI NELLA PROGETTAZIONE NON IL RISULTATO FINALE E’SEMPRE CONTROLLABILE E MODIFICABILE
LAVORANO IN SINERGIA MA IN SEQUENZA.
IL RISULTATO FINALE E’ DIFFICILMENTE PREVEDIBILE

La progettazione integrata necessita di valori e obiettivi condivisi da tutti.


E’ una cultura industriale di tipo nuovo
Prevede il ricorso a strumenti specifici di progettazione e verifica.

IL PROGETTO SOSTENIBILE – COME SI VALUTA


Parlare di ecologia è entrato a far parte del pensiero progettuale globale.
Due sono i parametri fondamentali attraverso cui si conquista l’ecologia:
la bio-compatibilità (mantenere attenzione alla salute delle persone nel corso dell’intero processo, dalla produzione alla dismissione)
l’ecosostenibilità (cioè la consapevolezza che non è giusto né opportuno sprecare energia e risorse).
Si fanno sempre più ricorrenti i termini: architettura ecologica, bioedilizia, bioclimatica, Bioarchitettura, edilizia sostenibile, ecc.
Bioclimatica è il termine più maturo per età, riflessioni e applicazioni. Introdotto negli anni ‘70 assieme alle tecnologie solari “attive” (collettori solari, pannelli
captanti, ecc.) sviluppò in seguito una visione solare “passiva” dell’edificio nel suo complesso (superfici captanti, masse di accumulo, serre, gestione moti convettivi
dell’aria, muri di Trombe, ecc.). Oggi si orienta verso valutazioni prestazionali, controllo dei parametri, tecnologie integrate, sistemi di riscaldamento /
raffrescamento, incremento della luce naturale e simili, ponendo in relazione l’edificio con gli elementi quantificabili esterni.
Bioedilizia L’attenzione che si sposta dal processo costruttivo alle sue finalità, è di matrice tedesca, con la Baubiologie, in italiano bioedilizia, che distingue tra
due parametri.
Bioarchiettura è maturata in ambito italiano. Vede l’essenza dell’ecologia nella durata del manufatto, mediante l’attribuzione di significati.

Cos’e’ la bioedilizia, O meglio l’edilizia bioecologica?= Letteralmente costruire, edificare rispettando la vita bios e
l’ambiente ecos.
La bioedilizia è la scienza che si propone di realizzare un ambiente abitativo sano ed armonico. L’elemento determinante è che attraverso
un rapporto con l’ambiente abitativo rispettoso della dignità umana e conforme alle esigenze naturali è possibile condurre una vita sana,
interiormente armonica ed in sintonia con l’esterno.
Per la bioedilizia ogni singolo intervento edilizio deve tendere al bilanciamento tra le esigenze di ecosostenibilità (costo energetico
complessivo) e di biocompatibilità (salute umana).
ARCHITETTURA BIOECOLOGICA
ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica : E’ la prima e più importante associazione italiana nel campo del
costruire sostenibile e coinvolge circa 5000 persone tra professionisti ed operatori in tutto il territorio nazionale.
L'Architettura Bioecologica è un'Architettura fatta per la protezione della vita; Attenta e rispettosa alla qualità̀ della salute di utenti ed
abitantinegliambienti costruiti, in grado di creare edifici ed abitati che siano dei veri e propri organismi viventi (bio), Impegnata a realizzare, sotto
tutti i punti di vista, un armonico equilibrio con i luoghi nei quali i manufatti si inseriscono e necessariamente trasformano (ecologica).
I marchi ANAB - PRODOTTO CERTIFICATO PER LA BIOEDILIZIA identifica prodotti edili che producono un ridotto impatto ambientale, rispettando i
requisiti per i materiali da costruzione previsti nell’ambito dei più importanti sistemi di certificazione e valutazione degli edifici, quali ITACA, LEED,
SB100, e forniscono la garanzia del rispetto della salute e della sicurezza degli utenti finali e dei lavoratori.

1987= Bioarchitettura Termine coniato da un’associazione nazionale – l’Istituto nazionale di Bioarchitettura – INBAR.
Confluiscono i temi dell’architettura ecologica e della bioedilizia. L’obiettivo della bioarchitettura è quello di riportare l’edificio entro un
corretto rapporto con il luogo, in ogni sua accezione di territorio naturale e antropico, ampliando la visione ecologica sulla base di
considerazioni storiche e antropologiche.
Ugo Sasso, bioarchitetto fonda nel 1991 a Bolzano l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.
GREEN ARCHITECTURE= Architettura “ambientalmente responsabile”
Espressione di origine anglosassone che accoglie molte delle problematiche bioclimatiche ma che essenzialmente imposta la qualità
architettonica e urbana sulle questioni di salubrità.
Oggi le tematiche specifiche sono riferite a:
inquinamento indoor;
ciclo di vita dei materiali e dei componenti;
comportamento energetico degli edifici e delle soluzioni tecnologiche;
valutazione eco–economica delle varie fasi del processo edilizio e del suo impatto sull’ambiente;
riuso e riciclaggio dei materiali;
ricerca di materiali e soluzioni alternative rispetto a sostanze rivelatesi dannose alla salute e all’ambiente.

Sono trascurate le componenti psicologiche, filosofiche e umanistiche.


Ecotecture è l'arte e la scienza della progettazione di sistemi umani che sono integrati, funzionalmente ed esteticamente, con gli
ecosistemi naturali.
La parola "ecotecture" è una combinazione delle parole "ecologia", che significa la totalità o il modello di relazioni tra organismi viventi e
ambiente e "architettura", che Webster definisce attualmente come l'arte e la scienza del costruire.
Nel corso degli anni il ruolo della bioarchitettura è diventato sempre più consapevole, tanto da inaugurare oggi la progettazione sostenibile
ad impatto zero. Ma l’ecotecture non si ispira solo ad un principio di risparmio. Ambisce soprattutto all’efficienza energetica. Ecotecture è
un approccio al design e all’architettura che tiene in considerazione le specificità del contesto in cui viene concepito una oggetto o un
edificio. Riprende il concetto di sostenibilità partendo dal prefisso “eco” inteso sia come “Ecologia”, sia come “Economia”.
L’INVOLUCRO e IL SITEMA EDILIZIO
Il sistema edilizio è un’entità fisica complessa che si esprime attraverso un insieme strutturato di unità ambientali e di unità tecnologiche.
Si scompone in due principali sub-sistemi:
il sistema ambientale=Insieme strutturato delle UNITA’ AMBIENTALI e degli elementi spaziali, definiti nelle loro relazioni. norma UNI
10838
il sistema tecnologico= Insieme strutturato delle UNITA’ TECNOLOGICHE e/o di ELEMENTI TECNICI definiti nei loro requisiti tecnologici e
nelle loro specifiche di prestazione tecnologica. norma UNI 10838
L’involucro ha la funzione di controllare i flussi termici entranti e uscenti dall’organismo edilizio, rappresenta l’elemento fisico di
mediazione tra ambiente esterno ed interno.
Analizzando le prestazioni energetiche dell’involucro si può considerare anche la possibilità di produrre energia attraverso le sue
componenti, oltre a quella di conservare energia a favore dell’ambiente interno. E’ all’involucro che viene demandato il compito di creare
un equilibrio tra interno ed esterno in termini di diffusione di temperatura, flussi d’aria, purezza ed umidità dell’aria, nonché́ il tipo di
radiazione. L’involucro edilizio costituisce la superficie di controllo che delimita il sistema termodinamico “edificio”, e ha la funzione di
controllare i flussi di energia e massa al fine di garantire le condizioni di comfort negli ambienti confinati, di contenere i consumi
energetici e gli impatti dell’ambiente esterno.
APPROCCIO PRESTAZIONALE= complesso di relazioni obiettivi-attività-funzioni e esigenze-requisiti-prestazioni.
La normativa esigenziale-prestazionale definisce quindi il comportamento in esercizio (in opera) che ci si aspetta della soluzione
tecnologica prescelta, le cui caratteristiche devono soddisfare il sistema di esigenze, in relazione alle attese dall’utenza.
Si differenziano pertanto:
Requisiti, che costituiscono la richiesta rivolta ad un dato elemento edilizio affinché presenti caratteristiche tali da soddisfare determinate
esigenze, in condizioni d’uso prefissate ed in presenza di determinati fattori esterni;

Specifiche di prestazione, che associano ad ogni requisito dei livelli di soddisfacimento, con parametri tecnico-scientifici, ovvero
l’indicazione dei valori che devono essere assicurati, e dei metodi di verifica o criteri di valutazione, attraverso procedure unificate di
calcolo, prove sperimentali standardizzate in opera e/o in laboratorio, o criteri di giudizio tendenzialmente univoci.
CLASSI ESIGENZIALI E REQUISITI secondo I REQUISITI DELLA REGIONE E.R.= Ricalcando la Direttiva CE 89/106, la Regione
Emilia-Romagna ha sviluppato un Regolamento Edilizio Tipo, che funge da riferimento per l’elaborazione dei Regolamenti Edilizi
comunali= cura gli aspetti tecnologici e ambientali attraverso una serie di famiglie di REQUISITI che l’edificio deveavere. All’atto della
presentazione del progetto, il progettista deve verificare che l’opera sia conforme a tutti i requisiti previsti per quel tipo di opera.
I REQUISITI TECNOLOGICI DELL’INVOLUCRO
1.Isolamento termico= L’isolamento termico è la capacità della parete di conservare la superficie interna a temperature vicine
a quelle dell’aria ambiente, evitando l’effetto sgradevole di “parete fredda” ed il rischio di condensazioni superficiali o fenomeni di
termoforesi (trasmissione del calore). Risulta decisiva, specialmente nelle regioni a clima freddo, la presenza di uno strato di isolamento
termico, la continuità del quale garantisce l’uniformità delle temperature. Un’eterogeneità della temperatura superficiale (il cosiddetto
ponte termico) aumenta i rischi sopra menzionati.
Il modello che meglio risponde al soddisfacimento del requisito è quello della parete isolata esternamente, che presenta una maggiore
facilità di correzione dei ponti termici di struttura. Nel caso dell'isolamento interno o nell'intercapedine, si dovranno adottare particolari
accorgimenti per correggere i ponti termici e i rischi relativi.
Definizioni: trasmittanza termica: flusso di calore che passa attraverso una parete per m2 di superficie della parete e per
grado K di differenza tra la temperatura interna ad un locale e la temperatura esterna o del locale contiguo.
trasmittanza termica periodica YIE (W/m2K): parametro che valuta la capacità di una parete opaca di sfasare e attenuare la
componente periodica del flusso termico che la attraversa nell’arco delle 24 ore, definita e determinata la norma UNI EN ISO 13786:2008 e
successivi aggiornamenti.
2.Controllo dell’inerzia termica= L’inerzia termica determina la capacità dei materiali di attenuare e ritardare l’ingresso in
ambiente dell’onda termica, dovuta alla radiazione solare incidente sull’involucro edilizio, dipende dallo spessore del materiale, dalla
capacità termica e dalla sua conduttività. L’inerzia termica di un elemento consiste nella capacità di opporsi al passaggio del flusso di
calore e di assorbirne una quota, senza rilasciarlo in maniera immediata, contribuendo dunque al contenimento delle oscillazioni della
temperatura interna.
Conduttività= La conduttività termica è definita dal rapporto tra il flusso di calore che attraversa il materiale in regime stazionario e
il gradiente di temperatura che provoca il passaggio del calore; misura l’attitudine di un materiale alla trasmissione del calore.
Tanto minore è la conduttività di un elemento tanto migliore sarà la sua capacità di trattenere il calore, ovvero a non trasmetterlo.
Capacità termica= La capacità termica di un materiale o di un elemento è la quantità di calore necessaria per far variare di 1°C la sua
temperatura: è data dal prodotto tra la massa del corpo [kg] e il suo calore specifico [kJ/kgK], ovvero dal prodotto tra la sua densità ρ
[kg/m3] e il calore specifico.
L'aumento della massa della parete permette di aumentare l'inerzia termica dell'edificio.
Le soluzioni costruttive che utilizzano pareti leggere, con pannelli in legno o materiali plastici, sono pertanto quelle che offrono l'inerzia
termica più ridotta. Le cosiddette pareti "pesanti" offrono invece una maggiore inerzia termica, che dipende a sua volta dalla posizione
dell'isolante nella stratificazione del modello di involucro funzionale. Nello specifico, il modello della parete isolata dall'esterno è quello
che consente la maggiore inerzia termica.
L’inerzia termica influenza fortemente il comportamento termico dinamico della parete, ovvero la sua capacità di reagire a sollecitazioni di
temperatura variabili nel corso del tempo, come accade principalmente durante la stagione estiva.
Lo sfruttamento dell’inerzia termica è perciò fondamentale nei climi che hanno un’ampia escursione termica giornaliera.
Inerzia termica, sfasamento e smorzamento
SMORZAMENTO = attenuazione dell’ampiezza delle variazioni della temperatura superficiale interna rispetto a quella esterna; è tanto
maggiore quanto maggiore è l’isolamento termico (λ).
SFASAMENTO = intervallo di tempo con cui le variazioni di temperatura esterna si trasmettono all’interno; è tanto maggiore quanto
maggiore è la capacità termica volumica della muratura (ρcp).
3.CONTROLLO DEL FATTORE SOLARE
Il fattore solare è il parametro che indica l’attitudine di un componente trasparente a lasciarsi attraversare dalla
radiazione solare= rappresenta la frazione di energia solare che entra in ambiente, dopo aver attraversato il materiale trasparente,
rispetto alla quantità di energia solare incidente; si esprime sempre in percentuale, come il rapporto tra la quantità di energia incidente e
quella entrante, con valori compresi tra 0 ed 1.
gV: fattore solare dell’elemento trasparente
gTOT: fattore solare combinato della vetrata e dell’eventuale protezione solare.
Fattore di trasmissione solare totale (ggl+sh) della componente
finestrata= Tutte le zone 0,35
4. Controllo delle condense interstiziali= Le condensazioni che possono verificarsi nella massa della parete, sono
connesse, da una parte alla produzione di vapore acqueo negli ambienti occupati, dall'altra dalla messa in equilibrio dei materiali
igroscopici, provocano il degrado fisico e funzionale degli strati costituenti. Conseguenze dirette sono le infiltrazioni e macchie di umidità
sul rivestimento interno ed esterno, oltre al degrado della resistenza termica dell'isolante. Il modello più sensibile al rischio di
condensazione nella massa è quello dell'isolamento all'interno, per il quale è necessario prevedere la presenza di una barriera al vapore,
in caso di ambienti a forte produzione di vapore acqueo. Nel caso delle pareti isolate all'esterno il supporto resistente gioca, invece il ruolo
di barriera per il vapore che si genera negli ambienti interni. Nel caso delle pareti isolate all'esterno il supporto resistente gioca, invece il
ruolo di barriera per il vapore che si genera negli ambienti interni.
In un componente edilizio posto fra due ambienti si può avere condensazione interstiziale quando il vapore acqueo che lo attraversa
condensa all’interfaccia fra due strati oppure all’interno dei pori dei materiali che costituiscono gli strati del componente edilizio stesso.
Tra i più noti metodi di valutazione del rischio di condensazione interstiziale sono quelli del tipo di Glaser, che considerando la diffusione del
vapore acqueo e indicano rischio di condensazione interstiziale quando la pressione parziale del vapore (ovvero la differenza di pressione fra
i due ambienti separati dal componente edilizio) raggiunge la pressione di saturazione. La formazione di condensa avviene quando la
pressione di vapore d'acqua è superiore o uguale alla pressione di saturazione.
5.Tenuta all’aria= La tenuta all’aria è garantita dalla realizzazione, tra le parti apribili e quelle fisse, di due superfici di battuta
intercalate da una camera d’aria.
6.Tenuta all’acqua= Riguarda l’attitudine delle chiusure verticali e delle chiusure superiori ad impedire l’infiltrazione di acqua
battente nelle zone in cui l’acqua rischia di danneggiare la chiusura stessa o raggiungere l’interno degli edifici, o comunque ambienti e/o
elementi che non siano stati progettati per essere bagnati; va controllata la tenuta all’acqua delle pareti esterne, in caso di presenza di
giunti verticali e soprattutto in corrispondenza del contatto parete verticale esterna - pavimentazione. Va inoltre controllata l’attitudine
degli infissi esterni ad impedire l’ingresso di acqua battente.
I MODELLI DI INVOLUCRO= Si possono descrivere le prestazioni energetiche dell’involucro architettonico secondo quattro
modelli di controllo ambientale:
Involucro conservativo, caratterizzato da un tipo di controllo ambientale che utilizza grandi masse murarie con poche aperture per ridurre le
dispersioni termiche nelle varie stagioni dell’anno.
Involucro selettivo, che si caratterizza per un controllo ambientale basato su principi generali analoghi all’involucro conservativo ma con
l’introduzione di grandi pareti trasparenti per l’illuminazione e il riscaldamento passivo (Ad esempio la parete trasparente semplice o doppia
con dispositivi per il controllo solare).
Involucro rigenerativo, che affida a sistemi impiantistici tutti i problemi del controllo ambientale e assume l’involucro esclusivamente come
barriera per diminuire l’interazione tra l’interno e l’esterno.
Involucro eco-efficiente o ambientalmente interattivo o bioclimatico avanzato, che propone un controllo basato sull’armonia tra ambiente
esterno ed edificio con la possibilità di gestire i complessi flussi di energia attraverso le modifiche dell’intorno, la forma dell’edificio,
l’organizzazione degli spazi interni e le configurazioni e azioni dell’involucro.
Reyner Banham, vissuto tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti, fu il primo a proporre quattro
modelli energetici:
conservativo,
selettivo,
rigenerativo,
bioclimatico.
Essi costituiscono i modelli che denotano le caratteristiche energetiche di una struttura edilizia, definendone le tecnologie (innovative o
meno) utilizzate per la protezione dagli agenti esterni e lo sfruttamento degli elementi naturali per la climatizzazione passiva degli
ambienti.
Modello energetico conservativo= si basa sull’impiego di grandi masse murarie con grandi spessori, poche aperture di dimensioni ridotte e
volumi compatti. L’intento è quello di aumentare al massimo l’inerzia termica dell’involucro edilizio per evitare che le condizioni termo-
igrometriche ricreate all’interno si disperdano all’esterno. Lo si adotta per climi estremi, caratterizzati da valori eccessivamente alti e bassi
delle temperature.
Modello energetico selettivo=Vuole filtrare dall’esterno le condizioni climatiche che si desidera ottenere all’interno. Per questo motivo si
avvale di elementi tecnologici che lasciano passare la luce del sole per il riscaldamento passivo e l’illuminazione. E’ tipico dei climi tropicali,
caratterizzati da alti valori dell’umidità relativa, ventilazione e soleggiamento.
Modello energetico rigenerativo= si affida agli impianti di condizionamento artificiale per ricreare all’interno dell’edificio le condizioni
termo-igrometriche desiderate. Un modello che ha senso e può essere definito “eco” solo quando le macchine di cui si serve sono
alimentate con energia derivata da fonti rinnovabili. E’ ideale a tutte le latitudini: si addice a qualsiasi tipo di clima.
Modello bioclimatico avanzato= E’ anche detto ecoefficiente o ambientalmente interattivo, propone una totale armonia tra contesto ed
edificio, una simbiosi che consente di ottenere condizioni climatiche interne ottimali. La progettazione architettonica sarà fatta considerando
la presenza e l’importanza di elementi naturali vento, sole e terreno.
Modello di involucro passivo=Con il termine involucro passivo si vuole indicare un sistema tecnologico capace di sfruttare l’energia
naturale disponibile in loco in combinazione con i componenti architettonici. In generale possiamo dire che l’involucro passivo:
massimizza il guadagno solare diretto perché dotato di estese superfici vetrate sulle pareti esposte alla radiazione solare;
prevede spazi cuscinetto per la protezione dal freddo e serre per sfruttare l’energia solare nel periodo invernale;
favorisce la ventilazione naturale;
utilizza l’aria esterna per raffreddare le strutture edilizie nel periodo notturno.
Modello di involucro attivo= L’involucro edilizio diviene attivo quando non solo supporta ma integra i sistemi impiantistici (quelli per la raccolta
e la trasformazione dell’energia solare e per la ventilazione artificiale degli ambienti interni).
Alcuni esempi di involucri attivi:
involucri dotati di collettori solari ad aria o ad acqua;
involucri dotati di pannelli fotovoltaici;
involucri dotati di vetrate ventilate (quando funzionano da batteria di preriscaldamento
dell’aria nel periodo invernale prima di inviarla alla centrale di trattamento aria, oppure da recuperatori di calore).
Modello di involucro ibrido= L’involucro ibrido è insieme passivo e attivo, ma anche polivalente, perché in grado di svolgere funzioni che in passato
erano affidate ad apparati tecnologici di differente natura, e dinamico, perché in grado di modificare le sue prestazioni fisico-tecniche nel tempo, in
relazione alle circostanze climatiche e alle esigenze degli occupanti.
Involucro integrato ad impianti per la produzione di energia= Nasce dall’integrazione della facciata e degli impianti di climatizzazione
estiva e invernale. Può essere costituita da montanti e traversi in acciaio in cui scorre fluido caldo o freddo alimentato dalla centrale
termica, a seconda delle stagioni. Il calore viene erogato con questa tipologia impiantistica principalmente per irraggiamento, con un
funzionamento del tipo “a termostriscia”. Il vantaggio è dovuto al fatto che servono basse temperature di esercizio e i costi impiantistici
sono contenuti visto che non sono richieste apparecchiature terminali. In questo modello di involucro il concetto di una buona integrazione
presuppone che gli impianti siano progettati simultaneamente con la concezione dell’organismo edilizio.
Involucro ipersisolato= sfrutta in genere le tecnologie stratificate struttura/rivestimento (S/R) che hanno la possibilità di calibrare le
stratificazioni e rispondere puntualmente ai requisiti previsti in fase progettuale. Dal punto di vista termico un involucro leggero e
iperisolato si comporta in maniera totalmente differente da uno massiccio, in esso infatti non si verificano i fenomeni di smorzamento e di
sfasamento, tipici degli involucri massivi, ma si ha una diminuzione del passaggio di calore; più l’edificio è isolato più elevata è la resistenza
termica che si oppone al passaggio di calore: l’involucro sostanzialmente ha un comportamento adiabatico. I punti chiave sono il
miglioramento della resistenza termica delle parti opache e di quelle trasparenti, e una tenuta all’aria pressoché perfetta.
Involucro ventilato= Può essere considerato come una chiusura opaca a isolamento dinamico, infatti attraverso il fluire variabile al suo
interno di aria caratterizzata da una determinata temperatura, è in grado di far variare “dinamicamente” il suo comportamento termico.
Doppio involucro= Appartiene alla categoria dei sistemi di chiusura a isolamento dinamico. Questo sistema, nato nei paesi nordici, per
essere realmente efficace deve essere progettato ad hoc, deve cioè tenere conto della specificità̀ climatica del sito. Questi involucri
possono essere classificati utilizzando l’origine dell’aria di ventilazione, il tipo di ventilazione, o la destinazione dell’aria di ventilazione.
Involucro interattivo multimediale= Si tratta di un sistema ottenuto grazie alla retroproiezione di immagini su vari supporti trasparenti:
vetro a visione angolare, a punti iridescenti, a micro-opalizzazione iridescente. Il vetro o il materiale iridescente consente l’apparenza di
immagini di buona qualità sulla trasparenza, assicurando nel contempo visibilità dall’interno verso l’esterno, permettendo inoltre la vista e
il passaggio della luce attraverso le vetrate.
Involucro evoluto a comportamento dinamico= Lo scopo attuale della progettazione è volto alla identificazione di modelli applicativi, di
soluzioni e di possibilità̀ offerte dagli involucri, sino alla definizione dei parametri fisici e tecnici e con particolare attenzione alle
metodologie di analisi ed approccio progettuale, indispensabili per valorizzare la performance energetico - ambientale a completamento
del concetto di qualità̀ del progetto architettonico dell’involucro.
Il termine involucro evoluto rimanda all’idea di una soluzione che deriva dall’elaborazione, dalla trasformazione e dal perfezionamento di
un sistema tecnologico o un materiale di origine tradizionale; l’espressione a comportamento dinamico dichiara, invece, i principi di
funzionamento che sottendono alla definizione delle prestazioni offerte da queste innovative chiusure esterne.
IL BILANCIO ENERGETICO DELL’EDIFICIO= L’involucro termico ha la funzione di ridurre gli scambi termici tra interno ed esterno:
in inverno deve diminuire le perdite di calore e in estate prevenire il surriscaldamento delle strutture. Il Bilancio di flussi di energia
scambiati tra interno ed esterno dell’edificio attraverso l’involucro esprime il fabbisogno termico annuale (Qh ), cioè la quantità̀ di energia
necessaria per ottenere la temperatura interna desiderata.

Qh : Fabbisogno termico annuale per il riscaldamento


Qt : Perdita di calore per trasmissione attraverso l’involucro.
Qv : Perdita di calore per ventilazione attraverso i giunti
nu : Fattore di utilizzo
Qs : Guadagno di calore attraverso la radiazione solare
Qi : Guadagno di calore dovuto alle fonti interne dell’edificio

QT Perdita di calore per trasmissione attraverso l’involucro

QT= (ΣAU×Ft +ΣLΨ) × Gt


Qt: Calore disperso per trasmissione attraverso l’involucro edilizio
A: area superficiale dei singoli elementi costruttivi d’involucro
U: trasmittanza termica delle superfici d’involucro U
Ψ: trasmittanza di pontetermico
Ft: fattore di forma del componente edilizio e la volta celeste L: sviluppo lineare dei ponti termici
Gt: differenza di temperatura tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno • durata del periodo di riscaldamento

Differenza di temperatura e durata del periodo di riscaldamento sono inclusi nella valutazione dei gradi giorno –
somma delle differenze positive tra la temperatura interna fissata a 20°C e la temperatura esterna media giornaliera
per tutti i giorni del periodo annuale di riscaldamento (G )– i gradi giorno sono indicati per tutti i comuni nell’allegato
T
A del DPR 23 agosto 1993 n.412.
Le perdite di calore attraverso i singoli elementi di involucro vengono corrette moltiplicandole per un fattore che tiene
conto degli spazi o superfici “diaframma” (F): gli elementi a contatto con l’aria esterna hanno fattore pari a 1, quelli a
contatto con la terra un fattore pari a 0,5, quelli a contatto con ambienti non riscaldati un fattore pari a 0,5.
E’ possibile definire il ponte termico come quella configurazione strutturale o geometrica che produce
una deviazione del flusso termico ovvero una discontinuità nella struttura e nell’elemento.
Si distinguono due tipologie di ponte termico: Discontinuità di forma- geometria,Discontinuità di
materiale
Gt: differenza di temperatura tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno durata del periodo diriscaldamento
I gradi giorno GG ( GG ) sono definiti dalla somma, estesa agli n giorni del periodo entro il quale è previsto l’utilizzo
dell’impianto di riscaldamento, delle differenze positive tra la temperatura interna fissata a 20°C e la temperatura
esterna media giornaliera. I gradi giorno costituiscono un parametro proporzionale al fabbisogno di energia di un
edificio.
I gradi ora GH corrispondono ai gradi giorno moltiplicati per le 24 ore. GG Parma = 2502
QV Perdita di calore per ventilazione attraverso l’involucro
Si calcola tenendo conto del ricambio d’aria
Nell’edificio passivo del centro Europa il ricambio d’aria avviene attraverso un impianto di ventilazione che fornisce un
tasso di ricambio d’aria (n ) pari a 0,4/h.
Il calore recuperato dall’impianto di ventilazione, che dipende dal rendimento dell’impianto - in genere non inferiore
all'80% – deve essere detratto dal computo delle perdite

QV =nv × V × Cp, aria Gh


V è il volume dell’aria abitato – superficie utile per altezza di piano –
Cp,aria è la capacità termica dell’aria, pari a 0,33 Wh/mcK
nv è il numero di ricambi d’aria orario ottenibile dalla norma UNI 10339
Le perdite energetiche per ventilazione sono influenzate dalla progettazione delle aperture, dal loro orientamento
rispetto alla direzione del vento e in genere dalla tenuta all’aria dell’involucro. Generalmente il ricambio d’aria è definito
mediante un tasso medio che vai dai 0,3 ai 0,5 h-1, che significa che in un ora viene cambiato il 30% o il 50% del volume
d’aria dei locali riscaldati.

Qu Apporti energetici gratuiti


Gli apporti termici gratuiti (Qu ) provengono dalla radiazione solare incidente sulle superfici delle pareti trasparenti (Qs)
e dalle fonti di calore interne all’edificio (Qi ).

Qu = Qs + Qi
Apporti energetici gratuiti – pareti trasparenti

Qs = Fs× Fc× g × Aw × qs
Fs è il fattore di Ombreggiatura dovuto a ostruzioni esterne che impediscono ai raggi solari di colpire la finestra (UNI TS 11300-1)
FC è il fattore di riduzione che tiene conto della presenza del telaio,
di schermature interne alla finestra, della sporcizia del passaggio non perpendicolare della luce attraverso la finestra – un valore ricorrente è
0,45
g è la trasmittanza totale dei vetri in condizione di incidenza
perpendicolare dei raggi del sole
Aw è l’area lorda delle finestre calcolata per ogni esposizione
qs è l’irradiazione solare globale sulle superfici vetrate verticali durante il periodo di riscaldamento – i valori mensili per ogni esposizione sono
contenuti nella tabella UNI10349, prospetto VIII, per ogni capoluogo di provincia

Apporti energetici gratuiti - fonti di calore interne

Qu = Qs + Qi
Qi = 2,1 W/mq
Fonti di calore interne
Le fonti interne che procurano apporti termici sono le seguenti:
persone presenti
elettrodomestici in funzione
lampade accese, in particolare quelle ad incandescenza
apparecchi che producono acqua calda (tipo scaldabagno)
fornelli durante la cottura dei cibi.
Si ipotizza un apporto delle fonti interne pari a 2,1 W/mq per ogni mq di superficie abitata, che in Germania, dove il periodo medio di
riscaldamento è di 225 giorni (pari a 5400 h gradi ora), contribuisce per 11 kWh/mq, in Italia essendo più breve il periodo di riscaldamento
è di 9 kWh/mq.

Qu Apporti energetici gratuiti


Gli apporti termici gratuiti ( Qu ) provengono dalla radiazione solare incidente sulle superfici delle pareti trasparenti ( Qs)
e dalle fonti di calore interne all’edificio ( Qi ).

Qu= ηu× (Qs + Qi )


Le fonti interne forniscono un apporto variabile in funzione del grado di utilizzo delle fonti interne e del numero di persone che abitano gli spazi.
Si impiega quindi un fattore di utilizzo (η ) che è funzione del rapporto tra gli apporti lordi e le perdite di calore e che può assumere valori da 40
a 100.
Per una casa passiva questo fattore deve oscillare tra il 90 e il 98%.
L’INVOLUCRO EDILIZIO –SOLUZIONI TRADIZIONALI PER IL RECUPERO
L’isolamento a cappotto=La parete è isolata termicamente e acusticamente mediante pannelli termoisolanti ad alta densità
(mono densità o a doppia densità) applicati sul lato esterno del paramento murario e fissati ad esso tramite incollaggio e ancoraggio meccanico
(con appositi tasselli).
Il “cappotto” è raccomandato sia nelle nuove costruzioni che nelle ristrutturazioni. In queste ultime consente l'esecuzione dei lavori senza
che gli occupanti debbano lasciare temporaneamente l’immobile. Trova grande utilizzo per la coibentazione delle pareti monostrato, ovvero
quelle pareti senza intercapedine e composte da un’unica parte di blocchi o mattoni che assumono contemporaneamente la funzione di
chiusura e isolamento.
L’isolamento delle intercapedini=Nei casi di recupero energetico e riqualificazione di strutture esistenti occorre spesso
confrontarsi con casistiche particolari come le pareti a cassavuota o altri tipi di murature oggi in disuso.
Parete a cassa vuota=Detta muratura a doppia parete, è costituita da due pareti parallele poste a distanza ravvicinata con interposta
intercapedine d’aria.
Parete a cassetta= Parete costituita da due pareti parallele poste a distanza ravvicinata con interposto isolante termico e, in alcuni casi,
intercapedine d’aria.
Parete verticale con isolamento “a placcaggio interno”= Il sistema è applicabile sia sul nuovo che sull’esistente
ma trova la sua naturale applicazione sugli edifici esistenti. Dal punto di vista tecnologico, esso consiste in un’applicazione mediante
incollaggio di pannelli composti (p.e. isolante e cartongesso) sulla faccia interna delle pareti di tamponamento. A differenza del cappotto
esterno, questa tecnica non corregge i ponti termici e non consente di mantenere le pareti d’ambito a temperatura più elevata. La parete
esistente può essere isolata termicamente mediante pannelli rigidi di diversa densità e rivestiti su un lato da una lastra in cartongesso, oppure
utilizzando pannelli rigidi accoppiati ad una lastra di gessofibra.

Quando conviene intervenire con l’isolamento dall’interno:


l’isolamento dall’esterno non è possibile;
i costi di realizzazione dall’esterno, per ragioni tecniche o per caratteristiche strutturali, risultano eccessivi;
l’isolamento in intercapedine risulterebbe insufficiente o non fattibile;
l’edificio è storico ovincolato;
per motivi architettonici non si desidera alterare le caratteristiche della facciata;
l’edificio viene riscaldato o raffrescato solo temporaneamente nell’arco dell’anno;
l’isolamento coinvolge singole
unità abitative.
INTONACO ISOLANTE= Si intendono gli intonaci premiscelati per l’isolamento termico e l'isolamento acustico, che uniscono anche la
funzione di deumidificazione ed il risanamento del paramento esistente. Consiste nell’applicazione a mano o con macchina intonacatrice di uno strato di
intonaco continuo con caratteristiche isolanti, al paramento esterno delle facciate. Sono miscele di vari componenti con composizioni per lo più
protette da brevetto che variano da produttore a produttore. Sono costituiti da una componente isolante, che può essere fornita da
materiali minerali espansi (perlite, vermiculite...) o da materiali minerali fibrosi (lane di roccia, di vetro...) o ancora da sostanze sintetiche
in granulometria opportuna, di leganti idraulici e di speciali resine addittivanti. Successivamente, questi intonaci sono protetti da rivestimenti
che devono essere traspiranti con funzioni di finitura e antimeteoriche.
Parete ventilata isolata= La realizzazione di facciate ventilate isolate consente di ottenere importanti vantaggi legati alla
prestazione globale dell’involucro. La soluzione varia in base al tipo di intercapedine che si crea, al materiale isolante interposto e al
materiale di finitura esterna messo in opera. I vantaggi sono legati all’incremento delle singole prestazioni legate al:
Comportamento acustico. Il rivestimento esterno delle facciate ventilate favoriscela riflessione delle onde sonore incidenti provenienti
dall’esterno.
Comportamento al fuoco. Nell’applicazione a facciata ventilata, l’incombustibilità dell’isolante è particolarmente importante poiché le correnti
d’aria che si generano all’ interno dell’intercapedine possono facilitare la rapida propagazione di fumo e fiamme.
Comportamento termo-igrometrico. In una facciata ventilata sieffettua un isolamento continuo anche in corrispondenza degli elementi
strutturali, con conseguente correzione dei ponti termici. L’esecuzione di un isolamento dall’esterno consente di sfruttare in modo efficace
l’inerzia termica del paramento, ottenendo un miglior controllo delle temperature interne con conseguenti vantaggi in termini di comfort.
Dal punto di vista tecnologico, il sistema si compone di tre strati tecnici interconnessi:
uno strato isolante applicato alla parete perimetrale, costituito da pannelli semirigidi incollati al paramento o fissati con tasselli, o fissati
soltanto con tasselli; un’intercapedine ventilata, di 2-4 cm; un rivestimento esterno, costituito da diversi materiali quali lastre di vario tipo,
doghe, lamiere lavorate, intonaco armato, materiali lapidei o cementizi, che deve proteggere efficacemente l’isolante dagli agenti atmosferici.
Copertura piana isolata all’intradosso= La tecnica consiste nella coibentazione del solaio dall’interno e risulta
particolarmente utile in quei casi in cui sia impossibile eseguire la coibentazione sull’estradosso del solaio, che rimane comunque la tecnica di
coibentazione da preferirsi poiché particolarmente adatta ad eliminare i ponti termici e il conseguente rischio di condense. La tecnica comporta
la posa in opera di pannelli isolanti, in genere prefiniti, da incollare sull’intradosso della soletta. In altri casi si utilizza un pacchetto costituito
da componente isolante e gesso rivestito con alluminio. Lo spessore dei pannelli è funzione delle dispersioni termiche della copertura, ma
non inferiore a 2 cm.
Il sistema tecnologico di copertura a falda o piana basa il suo modello di funzionamento sui seguenti aspetti tecnici:
Il controllo dell’impermeabilità all’acqua per mezzo dell’elemento di tenuta.
Il controllo del flusso di calore attraverso la presenza di uno strato isolante·
Il controllo della formazione di condensa interstiziale mediante la ventilazione e/o tramite l’aggiunta di uno strato di controllo alla diffusione del
vapore.
Copertura piana isolata all’estradosso= L’isolamento di una copertura piana dall’esterno consente di intervenire molto
efficacemente in quelle coperture che per vetustà o carenze tecniche non sono più in grado di garantire il confort termico. Il sistema comporta
l’applicazione al di sopra della struttura esistente (solaio, massetto per creare la pendenza, manto impermeabile esistente con funzione di
barriera al vapore), di un nuovo strato isolante, di un nuovo manto impermeabile ed infine, di una protezione del manto stesso conforme
all’uso che tale copertura dovrà avere: ghiaia ed argilla espansa se non praticabile, pavimentazione se praticabile.
Copertura a falda isolata all’estradosso= Dopo aver opportunamente collocato sull’assito del tetto (o sul piano della
falda), un materiale idoneo a svolgere la funzione di controllo al vapore e tenuta all’aria, posizionare in corrispondenza della linea di gronda un
listello con funzione di fermo per i pannelli termoisolanti. Realizzare in seguito l’isolamento termoacustico posando i pannelli a giunti sfalsati.
Applicare sul lato superiore dell’isolante uno strato di tenuta all’acqua ad elevata permeabilità al vapore.Per la posa in opera di un tetto
ventilato, realizzare un’orditura supplementare di listelli dello spessore di almeno 5 cm, posizionati perpendicolarmente rispetto alla linea
di gronda, in corrispondenza delle travi strutturali sottostanti, alle quali devono essere fissati mediante viti di adeguata lunghezza (che
attraversino lo strato isolante). In seguito, fissare meccanicamente, in direzione parallela alla linea di gronda, i listelli portategola, aventi
dimensioni e passo idonei a supportare il manto di copertura sovrastante.
Copertura a falda isolata all’intradosso= L’isolamento all’intradosso prevede la posa in opera dell’isolante direttamente
tra gli elementi strutturali della falda (che può essere in listelli di legno, ferro o travetti prefabbricati).
I pannelli in materiale morbido sono particolarmente indicati in questa applicazione per la loro facilità di taglio e per l’adattabilità ad
eventuali irregolarità del sistema. Nel caso fosse necessario è possibile posizionare uno strato continuo aggiuntivo di isolante incrementando
cosi in modo significativo il livello di resistenza termica del sistema di copertura. Per garantire un adeguato comportamento igrometrico del
pacchetto di chiusura, è necessario che il pacchetto di coibentazione sia protetto verso l’interno da un’adeguata barriera al vapore che
deve essere continua, senza interruzioni. La soluzione tecnica consiste in una copertura discontinua a falde inclinate con elemento portante
in legno. È isolata termicamente all’intradosso del tavolato in legno mediante un pannello isolante posizionato tra gli elementi portanti della
copertura.
Isolamento dell’ultimo solaio interno all’estradosso non calpestabile
Un adeguato isolamento all’estradosso dell’ultimo solaio nel caso di coperture nonisolate, o poco isolate, consente di ridurre al minimo le
dispersioni termiche e di ottenere un buon isolamento acustico sfruttando uno spazio inutilizzato. Le dispersioni termiche che avvengono
attraverso la copertura sono sempre piuttosto consistenti. Un isolamento termico del sottotetto deve quindi concretizzarsi con la creazione di
una barriera termica a questo livello. L’isolamento all’intradosso di primi solai che separano ambienti riscaldati da ambienti che non lo sono o
dallo spazio esterno (es. primi solai, piani pilotis, autorimesse o locali soggetti a rischio incendio) risulta essenziale al fine di garantire
l’isolamento termico degli ambienti soprastanti.
Attacco a terra – isolamento dall’interno= L’isolamento del solaio che copre spazi cantinati o comunque non riscaldati,
effettuato al suo estradosso, viene utilizzato negli edifici di nuova realizzazione. Può essere eseguito su qualsiasi tipo di supporto (solai in
laterocemento o in c.a. gettati in opera oprefabbricati). Dal punto di vista tecnologico, il sistema prevede la collocazione dell’isolante in
corrispondenza della faccia superiore della soletta. L’intervento consente la correzione dei ponti termici, garantendo al tempo stesso elevata
durata dell’intervento, forte resistenza agli urti accidentali, idoneo comportamento al fuoco, semplicità di posa in opera.
Attacco a terra – solai contro terra= Dal punto di vista tecnologico, l’isolamento dei solai contro terra o su vespaio
comporta l’applicazione di uno strato isolante all’estradosso del solaio. Dovendo l’isolante sopportare il peso del massetto soprastante,
esso dovrà avere una resistenza meccanica idonea a tale finalità. la tecnica consiste nella preparazione preventiva della superficie, che non
dovrà presentare asperità, così da essere idonea ad accogliere eventualmente un isolante in pannelli. Al di sopra di questo, dovrà essere
realizzato un massetto, di preferenza armato con rete elettrosaldata, a protezione dell’isolante stesso e a supporto della soprastante
pavimentazione. Infine, nei solai contro terra, per fronteggiare un’eventuale presenza di umidità, si può porre uno strato impermeabile
prima del materiale isolante. Per mantenere asciutti i vespai, è consigliata una ventilazione degli stessi.
Interventi per la correzione dei ponti termici= La quantificazione delle dispersioni termiche attraverso i ponti
termici avviene attraverso la determinazione di due parametri:
la trasmittanza termica lineare (per le dispersioni attraverso i ponti termici lineari)
la trasmittanza termica puntuale (per le dispersioni attraverso i ponti termici puntuali)
Generalmente i ponti termici lineari hanno una rilevanza maggiore sulle dispersioni di energia termica attraverso l’involucro edilizio
rispetto ai ponti termici puntuali. Un ponte termico si dice corretto quando la trasmittanza termica della parete fittizia (il tratto di parete
esterna in corrispondenza del ponte termico) non supera per più del 15% la trasmittanza termica della parete corrente.

TECNOLOGIE E METODI DI INTERVENTO PER L’ADEGUAMENTO PRESTAZIONALE


Soluzioni di coibentazione a cappotto con prodotti convenzionali= La presenza sull’interno o all’esterno dei fronti di
superfici di pregio modanature, cornici, rivestimenti storici o di finitura tutelati, assieme alla necessità di ottenere la complanarità dei
fronti, impongono di operare di volta in volta a seconda dei casi tra:
Un cappotto continuo esterno (sempre preferibile)
Un cappotto interno
Ogni tipologia di isolamento modifica i processi termo igrometrici della struttura muraria esistente. In presenza di isolamento interno il punto
di condensa durante i periodi freddi dell'anno si sposta dall'esterno verso l'interno.
L’INVOLUCRO EDILIZIO – SOLUZIONI INNOVATIVE
Facciate a comportamento dinamico e reattivo= Lo studio dei fattori energetici relativi agli edifici considera l’unità
dell’ambiente costruito come “sistema” in continuo scambio energetico con l’ambiente esterno, con influenze dirette sulla qualità delle
condizioni abitative degli utenti e postula la necessità di utilizzare impianti per ottenere delle condizioni di comfort al suo interno. Il suo
comportamento e le sue prestazioni, legate sia all’attraversamento dei flussi termici che all’accumulo di calore, risultano qualitativamente e
quantitativamente significative, da una parte in relazione alle esigenze di comfort, dall’altra in relazione ai consumi energetici. Si tratta di
superfici, di involucri, di “pelli tecniche” (technical skin) composte da strati specializzati e capaci di reagire come membrane in cui si
verificano degli scambi di energia, attenuata, trasmessa, assorbita o riflessa. Gli involucri moderni, diversamente dal passato, risultano in
grado di controllare dinamicamente i flussi energetici, governandoli in funzione delle esigenze di comfort interno. E’ possibile grazie alla
innovazione tecnologica che ha permesso la realizzazione di nuovi materiali passivi, attivi e ad alte prestazioni per l’involucro edilizio.
I materiali attivi modificano la quantità di energia trasmessa in funzione di stimoli esterni forniti al sistema, quali corrente impressa, gradiente
di temperatura o variazione di energia solare incidente.
Materiali Passivi sono tutti quelli che, grazie semplicemente alla forma, riescono a modificare la quantità di energia trasmessa (sia ottica che
energetica) in funzione della inclinazione della radiazione solare.
Materiali ad alte prestazioni in grado di soddisfare, grazie a proprietà intrinseche, la maggior parte dei requisiti di comfort.
Risulta possibile realizzare un elemento trasparente che:
Durante l’inverno catturi tutta l’energia possibile e che durante l’estate, al contrario, funga da schermo;
Durante il giorno moduli la sua trasparenza alla radiazione visibile in base alle necessità dell’utenza;
Durante il giorno sia in grado di calibrare la luce e direzionarla laddove necessario.
L’interesse maggiore si è concentrato sulla componente trasparente dell’involucro, poiché questa risulta la parte più sfavorevole in termini di
rendimento energetico globale degli edifici.
Dall’intensa attività di ricerca e sperimentazione, sono state messe a punto delle tecniche innovative classificate essenzialmente come:
vetrate contenenti dispositivi cromogenici dalle prestazioni variabili (a cristalli liquidi, elettrocromici, termocromici e fotocromici);
superfici costituite da materiali trasparenti sintetici ad alta capacità isolante (aerogels granulari e omogenei, strutture capillari e a nido
d’ape).
FACCIATE MUTEVOLI – ALGHE= Il primo edificio al mondo, con facciata bio-adattiva si chiama ‘BIQ house’ e si trova ad
Amburgo Germania, si distingue per la particolare facciata bio-reattiva, il cui componente essenziale sono proprio le micro-alghe che danno
il nome al progetto. Queste risultano inserite all'interno di una serie di bioreattori che si alternano lungo la facciata vetrata, creando un
rivestimento funzionale ed esteticamente gradevole. Grazie a questo tipo di involucro “vivente”, l'edificio riceve ombra, insonorizzazione e
depurazione da inquinanti ed allergeni grazie alle stesse micro alghe, che contribuiscono anche a generare energia rinnovabile, grazie a un
processo di conversione in biomassa.
FACCIATE MUTEVOLI= FACCIATA CHE SI TRASFORMA COL CALORE All’interno della cavità del doppio vetro viene installato un
nastro, realizzato con elastomeri dielettrici. Si tratta di un polimero simile alla gomma, avvolto intorno ad un nucleo in polimero flessibile,
materiali polarizzabili qualora vi si applichi una sorgente elettrica, inficiando in maniera limitata il contributo energetico complessivo della
facciata. Entrambi i lati del materiale dielettrico sono rivestiti con elettrodi d’argento, per riflettere la luce e distribuire la carica elettrica
attraverso il materiale, provocandone la deformazione. Poiché le condizioni ambientali cambiano nell’arco della giornata, le deformazioni
sono molteplici: quando la luce del sole riscalda l’edificio in determinate ore del giorno, le superfici del nastro si espandono per creare
ombra all’interno dell’edificio.
BIOMIMESI= è stato coniato da Janine Benyus nel 1997 quando pubblicò il suo libro “Biomimicry: Innovation Inspired by Nature”. Si
tratta di una disciplina emergente che si ispira alla natura, studiandone ed emulandone i processi, i disegni e le strategie, per migliorare le
attività e le tecnologie umane (ad es. i pannelli solari, ispirazione tratta dalle foglie, o il velcro, ispirazione tratta dai semi della bardana
maggiore).
Può essere applicata alla ricerca e allo sviluppo di prodotti ai materiali e alle tecnologie. Primo esempio di biomimesi è rappresentato dal velcro.

L’INVOLUCRO EDILIZIO e MATERIALI INNOVATIVI


MATERIALI SMART VS MATERIALI HIGH PERFORMANCE= Vengono definiti intelligenti, in inglese smart, quei
materiali in grado di reagire con l’ambiente e di rispondere ai cambiamenti che in esso avvengono modificando una o più delle loro
proprietà (meccaniche, ottiche, elettriche, magnetiche, chimiche o termiche).
È possibile invece suddividere i materiali smart in due principali categorie:
materiali “property changing”, come i materiali foto-termo-elettrocromici, i materiali a cambiamento di fase (magneto-elettroreologici,
foto-termo-elettrotropici) e i materiali a memoria di forma, che modificano alcune proprietà (chimiche, meccaniche, ottiche, elettriche,
magnetiche o termiche) in risposta al cambiamento delle condizioni ambientali senza la necessità di un sistema di controllo esterno.
materiali “energy exchanging”, quali sensori e attuatori piezoelettrici, materiali foto- elettro-chimicoluminescenti; materiali organici per la
conversione fotovoltaica, in grado di trasformare una forma di energia entrante in un’altra uscente in accordo con il primo principio della
termodinamica e che vengono impiegati all’interno degli edifici come dispositivi per la produzione di energia o per sistemi di controllo.
Tra i materiali high performance a prestazioni fisse è possibile distinguere:
materiali strutturali avanzati, quali materiali compositi fibrorinforzati, calcestruzzi ad alte prestazioni, vetri strutturali, schiume metalliche e
polimeriche, impiegati in diverse tipologie di applicazioni nelle quali la funzione richiesta è prevalentemente esprimibile in termini di proprietà
meccaniche.
materiali termostrutturali, quali fibre ignifughe e flame retardant, resine termoresistenti; ceramici avanzati; ceramiche trasparenti; high-
performance ceramics; schiume ceramiche e ceramici leggeri con elevate proprietà termomeccaniche.
materiali a proprietà superficiali e di interfaccia, quali rivestimenti e coatings nanostrutturati antiusura, anticorrosione, termici e
fotocatalitici, vetri autopulenti, selettivi e bassoemissivi, che, se impiegati nell’involucro degli edifici, sono in grado di fornire una risposta a
fattori ambientali di vario tipo grazie alla particolare conformazione chimico-fisica.
MATERIALI TERMOISOLANTI INNOVATIVI
I materiali isolanti trasparenti TIM=dall’inglese Transparent Insulation Materials) presentano una capacità isolante pari a
quella delle fibre di vetro e un coefficiente di trasmissione solare paragonabile a quello di un vetrocamera. Le speciali proprietà ottiche e termiche
rendono questi materiali particolarmente adatti a un utilizzo nel settore edilizio: la loro applicazione nell’involucro rende infatti possibile, da un lato un
notevole risparmio energetico, grazie allo sfruttamento passivo dell’energia solare, dall’altro, un effettivo miglioramento delle condizioni di comfort termico
e visivo dell’ambiente interno, grazie al basso valore di trasmittanza termica e all’elevato valore di trasmissione della luce in forma diffusa. I materiali
isolanti trasparenti sono applicati all’involucro edilizio principalmente in due modi: come strato esterno di un muro opaco entro un sistema solare passivo,
per ridurne al minimo le dispersioni di calore, e come componente trasparente per migliorare le condizioni di illuminazione (grazie alla possibilità di ampliare
la superficie finestrata senza aumentare le dispersioni termiche e quindi i consumi energetici). Possono essere essenzialmente classificati in due categorie,
in base al tipo di materiale impiegato e al tipo di geometria. Gli aerogel omogenei e granulari, di natura inorganica. In questo ambito si evidenziano le
caratteristiche dell’aerogel di silice, un materiale inorganico caratterizzato da una struttura porosa costituita da sfere di silice microscopiche. Questo aerogel
può essere prodotto in lastre monolitiche di dimensioni massime di 60x60 cm oppure in una forma granulare. L’aerogel presenta un coefficiente di
trasmissione termica molto basso (variabile tra 0,4 e 0,9 W/m2.°K, in funzione dello spessore e del procedimento di preparazione) e un coefficiente di
trasmissione solare superiore all’80%.

I policarbonati (PC) o polimetilmetacrilati (PMMA) a struttura a nido d’ape (lastre capillari e honeycomb), di natura organica. Questi materiali sfruttano
la struttura geometrica per ottenere delle prestazioni ottiche e termiche elevate: questo schema strutturale è ottenuto disponendo, a file parallele o
alternate, dei piccoli tubicini che possono avere sezione circolare (nel caso di lastre capillari) o retta. Le lastre capillari prodotte attualmente sono
costituite da cilindri cavi aventi un diametro variabile tra 1 e 3 mm e un’altezza non superiore ai 15 cm. I tubicini sono in policarbonato (PC) o in
polimetilmetacrilato (PMMA).
MATERIALI INNOVATIVI AEROGEL= è tra i materiali più leggeri e coibenti esistente al mondo.
Esso è prodotto disidratando un gel siliceo in condizioni critiche.
Il materiale finale risulta, pertanto, composto da una matrice solida estremamente porosa, dato che la parte solida rappresenta appena il
5% del volume del materiale. Le caratteristiche principali del materiale sono:
leggerezza (pesa appena 3 volte l’aria e 10 volte meno del più̀ leggero coibente termico),
trasparenza (il diametro medio sia della particella primaria costituente il materiale sia dei pori risulta sensibilmente inferiore alla lunghezza
d’onda della radiazione visibile),
resistenza al passaggio del calore, vista la esigua frazione di solido di cui è composto il materiale.
I problemi principali nell’applicazione consistono nella elevata fragilità̀ e nel comportamento idrofobo della superficie, entrambi
conseguenti ad una bassa resistenza a trazione del materiale.
Appare come fumo congelato, è considerato il solido più leggero al mondo e possiede la minore conducibilità termica tra tutti i materiali
attualmente conosciuti. È formato per il 95% da aria, tenuta insieme da acido silicico (diossido di silicio) che si ottiene dalla sabbia. Viene
prodotto eliminando il liquido dall’acido silicico ma mantenendone intatta la struttura. Il gel così ottenuto viene sottoposto ad un complesso
procedimento ed essiccato in condizioni estreme. Il prodotto consente di raggiungere una elevata resistenza termica con spessori ridotti di
materiale, contribuendo all’isolamento dell’involucro edilizio e all’eliminazione dei ponti termici. In altri casi la tecnologia dell’aerogel è
stata impiegata per realizzare isolanti trasparenti, racchiuso in pannelli sandwich in lexan, che raggiungono un valore di trasmittanza
termica pari a 0,72 W/mqK in soli 25 mm di spessore. Le caratteristiche uniche ne fanno la soluzione ideale per realizzare isolamenti termici
a cappotto, con recupero e isolamento termico
di pareti interne e soffitti eliminando il ricorso a ponti termici su pilastri, balconi, parapetti e falde di copertura in generale.
MATERIALI INNOVATIVI-PCM – Phase Change Materials= Materiali a cambiamento di fase
Si tratta di materiali, anche detti ad accumulo di calore latente, usati in specifiche nicchie industriali, in grado di cambiare, a seconda delle
sollecitazioni esterne, il proprio stato da solido a liquido e viceversa, assorbendo e trattenendo il calore. I materiali costituenti sono sali o
paraffine che possono accumulare o rilasciare una grande quantità̀ di calore a una temperatura costante che consente il loro cambiamento
di fase fisica. Quando l’ambiente raggiunge la temperatura di fusione della cera (23-26 °C), il sistema intonaco e PCM assorbe calore fino a
completa transizione di fase da solida a liquida. Con lo stesso principio, durante la notte o quando la temperatura è più bassa, il materiale si
solidifica e il calore viene ceduto all’ambiente. Attenuando gli sbalzi termici in ambienti indoor, il materiale è in grado di assicurare una
diminuzione delle emissioni di anidride carbonica degli edifici in cui è applicato. Con questo sistema l’impianto di riscaldamento o
raffrescamento funziona senza picchi giornalieri di energia, con conseguente riduzione del costo economico.
Possibilità applicative= L’applicazione di tali materiali consente di ottenere lo sfasamento di onde termiche – prestazione propria dei
materiali massivi a elevata inerzia - in spessori ridotti. I PCM sono un’interessante soluzione come integrazione inerziale in edifici leggeri e
nel recupero di edifici esistenti dotati di poca massa. I sali contenuti all’interno attenuano le fluttuazioni di temperatura, così di giorno
assorbono il calore e di sera lo rilasciano attraverso la solidificazione. Il risultato è un’inerzia termica facilmente programmabile in relazione
alla temperatura che si vuole ottenere. La compatibilità tra lo strato inerziale in PCM e il sistema S/R (Struttura e Rivestimento) consente
l’applicazione a parete, in copertura e a pavimento. L’applicazione integrata alle finestre consente di realizzare schermi dinamici in grado di
rapportarsi alle condizioni esterne.
Punti di forza= I PCM costituiscono un volano inerziale con l’impiego di una quantità di materiale circa 40 volte più leggero di un altro
tradizionale massivo. Per esempio una lastra in gesso di 15 mm di spessore, rivestita con PCM a base di paraffina, ha le stesse prestazioni in
termini di capacità termica di un blocco di calcestruzzo pieno di 100 mm di spessore e di 150 mm di laterizio. Esistono software in grado di
calcolare il guadagno di comfort derivante dall’applicazione di PCM, di valutare il risparmio energetico ed economico.
MATERIALI INNOVATIVI-ISOLANTI =VIP - Vacuum insulation panels= Si tratta di pannelli
isolanti sottovuoto, le cui proprietà̀ termiche derivano dall’impiego di gas rarefatti. Si presentano con involucro ermetico in alluminio che
racchiude e sigilla una schiuma di acido silicico, priva di aria. Con valori di isolamento di 0.003-0.004 W/mK sono i materiali più performanti
sulla scena attuale, anche se poco diffusi per i costi elevati. Il loro potere isolante è maggiore di cinque- dieci volte rispetto a quello dei
materiali termoisolanti convenzionali.
Possibilità̀ applicative=L’isolamento termico sottovuoto occupa uno spazio tra cinque e dieci volte minore di quello occupato da un
materiale isolante tradizionale. Risulta quindi molto indicato per riqualificazioni qualora lo spazio disponibile fosse scarso e si richiedesse un
isolamento termico elevato. I pannelli sandwich sono robusti e applicabili in varie forme di piccola e grande dimensione, in cui è integrato
l’isolamento termico sottovuoto.
Punti di forza= Il vuoto consente un isolamento termico molto efficace e che richiede poco spazio.
Punti deboli=I pannelli sottovuoto sono delicati. L’alterazione del vuoto dovuto a un’accidentale scalfittura del rivestimento potrebbe ridurne
drasticamente le prestazioni termiche. Questo li rende difficilmente maneggiabili in cantiere. Il rischio è stato ovviato nei pannelli integrati
sandwich prefabbricati da applicare in sezioni di muro facilmente individuabili per evitare perforazioni accidentali da parte degli utenti nelle
normali condizioni d’uso dell’immobile. D’altro canto l’eventuale sostituzione di pannelli dovrebbe avere un onere accettabile. È un materiale
in fase di sviluppo che apre la strada a sperimentazioni interessanti.
Sistemi innovativi di isolamento termico: i VIP (pannelli termoisolanti sottovuoto)
L'isolamento termico con pannelli sottovuoto è una tecnologia relativamente nuova capace di apportare un gran progresso nel settore
Conduttività termica dei pannelli, 10 volte inferiore rispetto a quella dei migliori materiali termoisolanti convenzionali
Variabile tra 0,004 e 0,008 W/m K.
Un pannello sottovuoto dello spessore di 5 cm equivale ad uno strato di polistirolo di 40 cm.
Sono composti di un nucleo (pannello) di materiale nano poroso (silice pirogena o aerogel) resistente alla pressione, dal quale è stata
evacuata l'aria.
I pannelli hanno una durata di vita che, secondo la qualità dei teli e della saldatura, dovrebbe superare almeno i 20 anni.
Il nucleo è ermeticamente racchiuso in un telo multistrato (AL, Nylon, PET) impermeabile e resistente alla pressione.
Isolanti sottili termo-riflettenti= Derivano dalla tecnologia Nasa, studiati per i programmi spaziali. Si applicano associati a
un’intercapedine d’aria che favorisce l’effetto riflettente del materiale. Il loro impiego nell'edilizia civile e industriale consente di ottenere
prestazioni di isolamento termo-acustico innovative, agendo su varie forme di dispersione termica: irraggiamento infrarosso, conduzione,
convezione, cambiamento di fase. Si tratta di sistemi isolanti sottili multistrato (da 8 fino a19 strati, dai 7 ai 30 mm di spessore) che
garantiscono una limitazione dei flussi di calore passanti attraverso un meccanismo di controllo degli effetti conduttivi, convettivi e
radiattivi nelle stagioni calde e fredde. Garantiscono un iper-isolamento, riducendo la quantità̀ di calore che attraversa l’involucro (flusso
termico), grazie alla resistenza termica elevata degli elementi. Se si prende come riferimento il pannello isolante da 30 mm di spessore,
costituito da 19 componenti la sua efficacia termica è equivalente a 210 mm di lana minerale (λ=0,04), valore basato su test comparativi in
condizioni reali di utilizzazione. Il fattore di inerzia va considerato in relazione alle capacità dei componenti interni, in particolare dei solai.
Sono materiali a basso spessore, composti prevalentemente da pellicole di polietilene termo fuse adatte a proteggere i sottostanti fogli di
alluminio puro dall’ossidazione dovuta per esempio al contatto con il cemento fresco o l'acqua piovana. Possono risultare dall’assemblaggio di
film riflettenti metallici e strati di separazione in ovatte sintetiche e naturali, schiume, lane di pecora,ecc. Questi materiali, innovativi e
ancora poco conosciuti nel mercato italiano, sono utilizzati da molti anni in altri paesi. Possono essere impiegati in infinite modalità e trovano
le loro grandi performance nella riflessione del 97% del calore trasmesso per radiazione, e nella mancanza di rigidità̀. I pannelli sono infatti
forniti generalmente in rotoli. Costituiscono un ottimo isolamento termico riflettente e una perfetta barriera al vapore in coperture, pareti,
soffitti, sottotetti, tetti e pavimenti in applicazioni residenziali, commerciali e industriali.
Materiali trasparenti cromogenici=(aggettivo introdotto al fine di designare il cambiamento delle caratteristiche ottiche di
un materiale in funzione di uno stimolo esterno) consentono di rispondere automaticamente agli stimoli dell’ambiente circostante,
modificando le proprie prestazioni: l’adozione di questa tecnologia, nel settore delle costruzioni, permette di creare un involucro trasparente a
prestazioni variabili in grado di ottimizzare i consumi energetici e di soddisfare, allo stesso tempo, le più sofisticate esigenze di comfort
richieste dagli utenti.
Dal punto di vista fisico-chimico è caratterizzato dalla capacità di variare in modo consistente le proprietà̀ ottiche in seguito alla variazione
di un campo o di un carico elettrico, della temperatura o dell’intensità spettrale della luce. Tale cambiamento nelle proprietà̀ ottiche può
essere rappresentato da una trasformazione nello stato del materiale da altamente trasmittente a parzialmente riflettente o assorbente, su
tutto lo spettro o solo nel campo del solare e del visibile.
Nella categoria dei dispositivi attivati elettricamente si collocano i dispositivi a cristalli liquidi e i dispositivi elettrocromici, mentre nella
categoria dei dispositivi non attivati elettricamente sono compresi i materiali termocromici e fotocromici: la prima categoria di materiali
consente la regolazione da parte dell’utenza, mentre la seconda è autoregolante.
I materiali fotocromici= Cambiano le proprie caratteristiche quando sono esposti alla luce, principalmente ai raggi UV, e
ritornano a loro stato originale quando vengono oscurati. L'utilizzo più comune di materiali fotocromici è nelle lenti per occhiali da sole con
un intervallo di variazione di tv da 0.89 a 0.26 (l'escursione del valore di trasmittanza solare è più ridotto 0.85-0.50). Attualmente la ricerca è
indirizzata nello studio di sottili strati plastici fotocromici anche se i problemi di durata sono ancora tutti da risolvere.
Materiali termocromici= la grandezza che determina il cambio di colore è la temperatura, che induce nel materiale una
reazione chimica o una transizione di fase tra due stati. Le loro applicazioni principali sono: indicatori di temperatura, vernici speciali e
inchiostri da utilizzare per documenti riservati.
Sono in fase di studio anche delle applicazioni in edilizia in particolare per la realizzazione di lucernari dotati di strati termocromici, con
variazione della trasmittanza solare da 0.43 a 0.06.
Materiali elettrocromici= sia i dispositivi elettrocromici che quelli a cristalli liquidi, reagendo alle variazioni di grandezze
elettriche (tensione e corrente) a essi applicate, possono essere controllati in modo del tutto indipendente. Questa caratteristica è
estremamente interessante in quanto la logica e gli algoritmi di controllo possono essere scelti e variati in funzione di un gran numero di
parametri (la stagione, la presenza di occupanti, il clima etc.) consentendo un comportamento molto flessibile.
I MATERIALI NANOTECNOLOGICI PER L’EDILIZIA= Uno degli aspetti principali che riguardano l’apporto
delle nanotecnologie al progetto di architettura è legato alla possibilità di realizzare una nuova generazione di green buildings caratterizzati
dall’impiego di materiali sempre più high-tech in grado di conciliare le esigenze di ridotto impatto ambientale con quelle estetiche e
comunicative dell’architettura contemporanea (leggerezza, trasparenza, dinamicità, multimedialità, ecc.) Le nanotecnologie costituiscono un
nuovo approccio che si basa sulla comprensione e la conoscenza approfondita delle proprietà della materia su scala nanometrica: un nanometro
(un miliardesimo di metro) corrisponde alla lunghezza di una piccola molecola. Su questa scala la materia presenta svariate proprietà, a volte
molto sorprendenti. Attraverso l'uso delle nanotecnologie si possono realizzare nuovi materiali funzionali, strumenti e sistemi con straordinarie
proprietà derivanti dalla loro struttura molecolare ed implementare qualità e caratteristiche di processi e prodotti esistenti. Alla nanoscala,
infatti, gli oggetti sono in grado di cambiare colore, forma e fase molto più facilmente che alla macroscala. Per i processi di produzione di
materiali nanostrutturati si possono distinguere due approcci, uno, detto “top down”, in cui le nanostrutture vengono “scolpite” su un
blocco di materiale; l’altro, detto “bottom up”, in cui i materiali nanostrutturati vengono prodotti e assemblati a partire da “nanoblocchi”.
Applicazioni specifiche riguardano la realizzazione di prodotti e sistemi per il ripristino delle strutture in cemento armato e in muratura, a
partire dalle malte da ripristino nanostrutturate, fino allo sviluppo di nuovi sistemi per il rinforzo strutturale con materiali compositi
fibrorinforzati. Alcuni degli interventi più interessanti sono stati realizzati impiegando materiali cementizi nanostrutturati. In questi
interventi l’apporto delle nanotecnologie al materiale di base impiegato (in questo caso il cemento) determina un valore aggiunto con
ricadute in termini sia formali che prestazionali ottenute impiegando quantità ridottissime di materiale.

Glossario sintetico nanotecnologico


Nanoscienza: studio dei fenomeni, delle proprietà e delle possibilità di interazione della materia alla scala atomica, molecolare e
macromolecolare
Nanotecnologia: capacità di osservare, misurare e manipolare la materia su scala atomica e molecolare
Nanometro: Unità dimensionale pari a 10-9 m
Nanoscala: range dimensionale entro cui operano le nanotecnologie, convenzionalmente individuato tra 1 e 100 nm
Nanomateriale: struttura molecolare in cui una delle tre dimensioni nello spazio è inferiore ai 100 nm
Materiale nanostrutturato/nanoignegnerizzato: materiale le cui proprietà sono controllate alla nanoscala attraverso l’impiego di
nanotecnologie, può contenere o meno nanomateriali al suo interno
Nanocomposito: materiale composito in cui almeno una delle fasi costituenti possiede una o più dimensioni inferiori a 100 nm.
CEMENTI FOTOCATALITICI= La fotocatalisi è il fenomeno naturale per cui una sostanza, chiamata fotocatalizzatore,
attraverso l’azione della luce naturale o artificiale, attiva un forte processo ossidativo che porta alla trasformazione di sostanze organiche e
inorganiche nocive (ossido e biossido di azoto, biossido di zolfo, materiale particolato organico in sospensione, composti organici volatili,
monossido di carbonio e ozono) in composti assolutamente innocui.
CEMENTI BIODINAMICI= A contatto con la luce del sole, il principio attivo presente nel materiale consente di “catturare” alcuni
inquinanti presenti nell’aria, trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog. La malta, inoltre, prevede
l’utilizzo per l’80% di aggregati riciclati, in parte provenienti dagli sfridi di lavorazione del marmo di Carrara, che conferiscono una brillanza
superiore ai cementi bianchi tradizionali. La “dinamicità” è invece una caratteristica propria del nuovo materiale, che presenta una fluidità
tale da consentire la realizzazione di forme complesse come quelle che caratterizzano i pannelli di Palazzo Italia. ll nuovo materiale
presenta, inoltre, caratteristiche di lavorabilità e resistenza straordinarie se confrontato con le malte classiche. È due volte più resistente alla
compressione (oltre 60 MPa a fronte di 30 MPa delle malte classiche) e due volte più resistente alla flessione (oltre 10 MPa a fronte di 5MPa
delle malte classiche).
CEMENTI TRASPARENTI= Materiale innovativo poiché non contiene fibre ottiche, come i normali cementi trasparenti utilizzati
fino ad oggi, i.light® garantisce la trasparenza miscelando, secondo una formulazione sviluppata, cemento e additivi. Le resine, di differenti
colori, reagendo sia con la luce artificiale sia con quella naturale, creano luce calda e morbida all'interno dell'edificio e un'immagine di
chiaro nitore all'esterno. I pannelli trasparenti si propongono come componenti architettonici con funzioni diversificate e fra loro integrabili
come internal lighting (tecniche di ombreggiamento e diffusione della luce) e isolamento termico (la conducibilità della componente plastica è
piuttosto bassa).
Si tratta di un pannello prefabbricato in grado di far filtrare la luce ma al tempo stesso capace di offrire la solidità di un calcestruzzo altamente
performante.
Nasce dall'unione di due materiali molto diversi: un polimero più trasparente del vetro e una malta di nuovissima concezione. Il legame che si
viene a creare consente di ottenere un manufatto estremamente compatto e con caratteristiche meccaniche ed estetiche elevate.
I pannelli durante il giorno fanno filtrare la luce naturale all'interno di un ambiente chiuso, consentendo un risparmio di energia elettrica. Con il
buio, invece, la luce interna fuoriesce illuminando la partedell'edificio.
CEMENTO DERIVATO DAL RISO= Biosilica= Il calcestruzzo può essere realizzato con la cosiddetta “lolla di riso”, ovvero
quella pellicola che ricopre i chicchi quando sono sulla pianta. La pula di riso viene eliminata durante la lavorazione del prodotto. La pula, dopo
la raffinazione del riso, potrà essere recuperata e utilizzata per la produzione di cemento ecosostenibile perché ricca di un ossido
importantissimo, l’ossido di silicio, un componente fondamentale del calcestruzzo. A sviluppare questo nuovo cemento è stato un team di
ricercatori dei texani del ChK Group Inc. ll team del Texas è riuscito a isolare il carbonio mediante un processo di combustione che lo
espelle. Per eliminare il carbonio, la sostanza dovrà subire un processo di cottura a circa 800 °C in strutture prive di ossigeno. Per raggiungere
alte temperature è necessario impiegare grandi quantità di energia, quindi in termini ambientali bisogna sempre considerare il rovescio della
medaglia.
ALTRI MAERIALI A BASE CEMENTIZIA – HEMPRECRETE= è un bio-composito costituito dal nucleo legnoso
interno della pianta di canapa mescolato con un legante a base di calce. Il nucleo di canapa ha un alto contenuto di silice che gli permette di
legarsi bene con la calce. Questa proprietà è unica per la canapa tra tutte le fibre naturali. Il risultato è un materiale isolante cementizio
leggero che pesa circa un settimo o un ottavo del peso del calcestruzzo. I blocchi di cocciopesto completamente stagionati galleggiano in un
secchio d'acqua. Non viene utilizzato come elemento strutturale, ma solo come riempimento isolante tra i membri del telaio, sebbene tenti
di ridurre le scaffalature. Il materiale da costruzione del futuro. La simbiosi della pianta più antica coltivata dall'uomo (la canapa) con uno
dei materiali da costruzione più antichi e provati (calce naturale) è il materiale da costruzione del futuro. I due materiali vengono pressati
per formare un mattone usando un processo ad aria fredda. La pianta di canapa cresce di circa 50 volte più veloce del legno; la biomassa
sufficiente per una piccola casa unifamiliare crescerà in soli cinque mesi su un ettaro di terra. Il collegamento di canne di canapa sciolte con
calcare e minerali naturali rende il materiale duro come la pietra e resistente alle influenze esterne, il che significa che gli edifici resteranno in
piedi per molte generazioni, risparmiando l'ambiente e il denaro. Eccellenti proprietà termiche rendono superfluo l'isolamento aggiuntivo
come il polistirene. La canapa ha proprietà simili all'argilla per quanto riguarda la purificazione dell'aria e la regolazione dell'umidità,
garantendo un ambiente di vita sano e aria pulita.
Calore isolante
Conservare il calore
Calore riflettente
Si raffredda in estate, si scalda ininverno.
Fonoassorbente
Regola l'acustica della stanza
Regola l'umidità
Neutralizza gli odori (ionizzazione)
Previene la muffa
Estremamente resistente
Efficienza energetica
Negativo CO² (-90%)
Riciclabile
Non produce rifiuti
Ignifugo
Resistente ai parassiti
MATERIALI TESSILI-Sheerfill= è realizzato in un membrana flessibile in Fibra di vetro e rivestimento in Teflon chiamata Sheerfill
- Architectural Membrane. La membrana composita è fatto di fibra di vetro e politetrafluoroetilene (PTFE).
Prodotti Sheerfill sono disponibili in una gamma di livelli di forza e di trasmissione della luce, fornendo all'utente una scelta tra membrane
per coprire virtualmente qualsiasi struttura formato da uno stadio di dimensioni ad una parte relativamente piccola lucernario.
MATERIALI TESSILI- ETFE= L'etilene tetrafluoroetilene, conosciuto anche dal suo acronimo ETFE, offre ai progettisti una
notevolissima opportunità per lo sviluppo di moderne soluzioni che integrino leggerezza, durata, design ed anche ecologia. E' un materiale
chimicamente inerte: ciò significa che non teme l'aggressione di agenti chimici per cui, ad esempio, unisce doti di scivolosità e resistenza
all'inquinamento ambientale. Il vantaggio di essere un materiale autopulente è quindi evidente: le superfici esposte agli agenti atmosferici
non necessitano di pulizia, bastando in larga misura le piogge per pulirle. Trasmette ottimamente la luce solare (>92%) ed è infinitamente più
leggero del vetro (circa l'1% in peso). Questo consente di creare strutture leggere ed eleganti. In più, nel caso di utilizzo di cuscini pressurizzati,
è possibile realizzare un controllo sia della penetrazione dei raggi solari, sia un'efficace isolamento climatico grazie all'intercapedine di aria.
Inoltre ha ottime proprietà acustiche.
MATERIALI TESSILI- PTFE= PTFE, politetrafluoroetilene, è un tessuto - membrana in fibra di vetro con rivestimento in Teflon®,
estremamente durevole e resistente agli agenti atmosferici. Il PTFE, noto anche come Teflon, o politetrafluoroetilene sintetico. Si tratta di una
vetroresina rivestito, che forma un materiale estremamente resistente e molto tenace contro gli incendi e sporcizia. Il materiale eccelle con
elevata trasparenza e può riflettere fino al 60 % della luce che incide su di esso. A causa della loro particolare struttura, membrane PTFE sono
resistenti all'acqua e ai raggi UV e risultano chimicamente inattivo. Alcuni dei primi progetti realizzati in questa particolare fibra di vetro che si
è avvalsa di fibra di vetro rivestiti con PTFE risalgono a più di 40 anni fa e sono ancora in ottime condizioni.
MATERIALI TESSILI- TENSOTHERM= è un prodotto sviluppato appositamente per essere utilizzato principalmente nelle
coperture a membrana con isolamento termico trasparente (AEROGEL). La membrana è costituita da due strati di fibra di vetro rivestiti con
PTFE. Lo spazio tra gli strati è riempito con un materiale isolante in nanogel. Lo strato superiore è a contatto con gli elementi e trasferisce il
carico esercitato dal vento e neve. Il prodotto viene consegnato ai cantieri in già preassemblato. Si tratta di membrane di materiale
sintetico a base di fluoro, particolarmente indicate in esterno per le caratteristiche di stabilità meccanica, resistenza agli agenti chimici e agli
sbalzi di temperatura. Si tratta in tutti i casi di cuscini pneumatici costituiti da fogli in membrana trasparente a base di fluoro, mantenuta tesa
grazie alla pressurizzazione interna controllata.
L’INVOLUCRO EDILIZIO e LE TECNOLOGIE MULTISTRATO
SISTEMI DI TAMPONAMENTO STRATIFICATI- Facciate a composizione multistrato= La
progettazione e la successiva realizzazione degli elementi di involucro si caratterizza, essenzialmente, per un generale processo di
alleggerimento della materia affiancato dalla riduzione progressiva degli spessori e per la possibilità di progettare le qualità superficiali degli
strati esterni, non solo riferite ad aspetti protettivi, ma anche in relazione allo studio e alla definizione di nuove qualità estetiche. Rispetto alla
tradizionale costruzione massiccia in muratura si verificano significativi cambiamenti nelle prestazioni e nella complessità degli edifici: si
assiste alla sempre più spinta specializzazione degli strati e alla progressiva riduzione degli spessori. Anche i materiali cosiddetti tradizionali
subiscono una sorta di metamorfosi, dando origine a prodotti di alto contenuto tecnologico – prestazionale. Possiamo distinguere tra :
I compensati e i multistrati in legno, già risultato di una prima manipolazione della materia, aumentano le proprie prestazioni attraverso
una specializzazione delle loro parti interne o qualificando gli strati più esterni: è il caso del compensato Twin L, un sandwich le cui superfici
esterne sono in betulla, mentre la parte interna è costituita da sfogliati di conifera.I compensati e i multistrati in legno possono essere sia
rivestiti esternamente, con dei materiali differenti in relazione al loro utilizzo, sia uniti ad altri materiali in strutture sandwich.
I pannelli realizzati mediante l’incollaggio di due sottili “pelli” di alluminio, polimero o materiale lapideo su una struttura alveolare di supporto in
polimero o in alluminio. Si tratta di un elemento a sandwich reso possibile dall’applicazione di una tecnologia aerospaziale, il cosiddetto honeycomb, che
garantisce elevate caratteristiche meccaniche di resistenza alla flessione, alla compressione e agli urti. Questi pannelli sono utilizzati per il rivestimento degli
edifici e sono prodotti in grandi dimensioni mantenendo degli spessori minimi;
I materiali metallici, che attraversano una fase evolutiva sul terreno della leggerezza unita alla resistenza e agli spessori sottili, sono rivolti alla combinazione
tra pannelli di lamiera a cui è interposto un materiale plastico espanso, con la funzione di isolante, utilizzati generalmente nelle coperture. Il procedimento di
collegamento tra i materiali che formano il sandwich, il cosiddetto bonding, avviene tramite un processo che permette di ottenere l’accoppiamento delle
lastre mediante una reazione chimica.
L’INVOLUCRO EDILIZIO e TECNOLOGIA STRATIFICATA A SECCO
Involucro stratificato a secco= una tipologia costruttiva di involucro nella quale l’insieme delle unità tecnologiche e degli
elementi tecnici (singoli componenti e sistemi di elementi), con funzioni portanti o non portanti, è assemblato con giunzioni a secco e
fissato ad una struttura principale attraverso sistemi di ancoraggio.
Deve garantire due funzioni fondamentali:
la funzione di protezione dagli agenti atmosferici e ambientali degli spazi confinati, all’interno dei quali deve essere assicurata una
condizione di equilibrio dei diversi parametri microclimatici e micro-ambientali quali: temperatura, velocità ed umidità dell’aria, livello di
pressione sonora, qualità dell’aria, livello di illuminazione;
la funzione estetica e rappresentativa dell’intero edificio è fortemente caratterizzata dalla tipologia costruttiva.
Si pone come alternativa efficace ai tradizionali sistemi costruttivi a umido di tipo blocco su blocco, cassero e riempimento e più̀ in generale
ai sistemi ibridi, quali i sistemi latero-cementizi.
Il sistema di chiusura dell’involucro edilizio a secco è costituito dai seguenti elementi e strati:
L’elemento portante, struttura alla quale sono fissati con diversi sistemi di aggancio le altre stratificazioni dell’involucro, può essere
contemporaneamente un elemento strutturale e di tamponamento.
L’elemento di ancoraggio, è un sistema o componente del sistema di facciata avente lo scopo di portare o trattenere gli elementi di
rivestimento.
Nella progettazione dei sistemi di rivestimento, l’ancoraggio è l’elemento fondamentale d’interfaccia tra il rivestimento e la struttura di
supporto. È costituito da elementi assemblati con tecnologie a secco; gli elementi devono essere scelti e calcolati in funzione del tipo di
superficie, dei carichi accidentali e permanenti in esercizio, del tipo di rivestimento e della distanza tra questo e la struttura di supporto. Il
sistema di ancoraggio a secco, inoltre, prevede dispositivi di sostegno e ritegno nella posizione voluta, di aggiustamento nelle tre direzioni
spaziali, di trasferimento dei carichi orizzontali e verticali, e di assorbimento degli assestamenti e delle dilatazioni differenziali nei confronti degli
elementi di rivestimento.
VANTAGGI e BENEFICI della costruzione stratificata a secco, denominata anche S/R o Struttura-Rivestimento:
minimizza l’uso dei materiali;
fa uso di prodotti di derivazione industriale di qualità certificata;
consente il raggiungimento di alte prestazioni, in particolare quelle ambientali ed energetiche;
consente una totale libertà di espressione architettonica
incremento delle prestazioni
specializzazione delle funzioni e dei materiali
facilità di assemblaggio
flessibilità
reversibilità e basso impatto ambientale
I dispositivi di connessione a secco
TENUTA PERGRAVITA’
INCASTRO
DISPOSITIVI METALLICI DI FISSAGGIO MECCANICO
DISPOSITIVI LIGNEI DI FISSAGGIO MECCANICO

Caratteristiche:
1.Incremento delle prestazioni
Il numero di fattori che entrano in gioco nella progettazione di un componente è cresciuta nel tempo a causa di:
un aumento delle esigenze dell’utenza;
la volontà̀ di adattare il più̀ possibile l’edificio alle esigenze dell’utenza;
un’offerta crescente del mercato dei sistemi e dei componenti;
una maggiore incidenza della norma;
una maggiore consapevolezza del possibile danno prodotto all’ambiente;
2.Specializzazione delle funzioni e dei materiali
La separazione dei materiali tipica della tecnologia stratificata a secco permette di ottenere la specializzazione delle funzioni nelle tre
principali parti costitutive – stratificazioni, giunzioni, finiture.
3.facilità di assemblaggio
Gli elementi tipicamente impiegati nella tecnologia stratificata a secco sono maneggevoli e di facile collegamento. Rispettano l’economicità
della messa in opera offrendo la possibilità di essere agevolmente smontati in previsione di un loro futuro riutilizzo.

4.flessibilità
La capacità di essere facilmente assemblati favorisce la flessibilità̀ non solo delle soluzioni tecniche, ma anche delle scelte ambientali e
spaziali. Ad esempio è molto agevole modificare la distribuzione spaziale degli interni o sostituire una parte di involucro senza necessità di
demolire.
5.reversibilità̀ e basso impatto ambientale
La reversibilità̀ si riferisce alla capacità di dismissione di un organismo e delle sue singole unità funzionali in relazione al riciclo, riuso e
smaltimento delle parti costituenti. L’alto grado di riuso permette di contenere l’impatto ambientale complessivo dell’edificio.

L’INVOLUCRO EDILIZIO e TECNOLOGIA XLAM


Sistema XLAM= I pannelli XLAM (da Cross Laminated timber panels: pannelli in legno lamellare a strati incrociati). La comparsa dei
pannelli in XLAM ha permesso di superare alune limitazioni legate all’uso della struttura a telaio introducendo anche nelle costruzioni in
legno la possibilità̀ di disporre di elementi strutturali piani e massicci di grandi dimensioni. Si è quindi aggiunta la possibilità̀ di realizzare
edifici aventi struttura a pannelli piani portanti, avendo in un unico elemento massiccio le funzioni di piastra e lastra. Sono costituiti da
pannelli in legno massiccio a strati incrociati di grandi dimensioni, formati da diversi strati di tavole, sovrapposti ed incollati uno sopra l’altro in
modo che la fibratura di ogni singolo strato sia ruotata di 90° rispetto a quelle adiacenti. Il numero di strati ed il loro spessore può variare a
seconda del produttore e del tipo di pannello, con un numero minimo degli strati da 3 a 5. Nonostante la lavorazione multi-strato, l’XLAM
rimane a tutti gli effetti un pannello in legno massiccio, dove i vari strati in legno non hanno subito alcuna modifica dal punto di vista fisico,
chimico e biologico. E’ possibile dunque assimilarlo al legno lamellare incollato.

LA CASA PASSIVA
Dal Low Energy Building alla Passiv Haus= Negli anni Ottanta nel Nord Europa comincia a diffondersi lo standard
dell'edificio a basso consumo energetico, uno standard energetico imposto per legge per i nuovi edifici in Svezia e Danimarca. molti
elementi necessari per ridurre il consumo energetico dell'edificio vennero introdotti, studiati e testati, in particolare soluzioni specifiche per
l'isolamento, la riduzione dei ponti termici, soluzione per la tenuta all’aria , vetri isolanti e sistemi di ventilazione e recupero di calore . Da
questa prima rassegna di esperienze deriva anche il concetto di casa passiva. Venne così definita la CASA PASSIVA, ad indicare quegli edifici
che, nel clima dell'Europa Centrale, hanno un fabbisogno energetico per il riscaldamento molto piccolo o addirittura trascurabile e
quindi non hanno bisogno di riscaldamento attivo. Queste case possono essere tenute al caldo "passivamente", utilizzando solo le fonti di
calore interne esistenti, l'energia solare ottenuta attraverso le finestre. Il Passive House Institute (PHI) è un istituto di ricerca indipendente
che ha svolto un ruolo particolarmente cruciale nello sviluppo del concetto di Casa Passiva - l'unica riconosciuta a livello internazionale,
standard energetico basato sulle prestazioni in costruzione.
Lo standard passivo prevede un fabbisogno per il solo riscaldamento invernale inferiore a 15 kWh / (m² a).
Principali caratteri dell’edificio passivo
forte isolamento termicodell’involucro
sfruttamento passivo dell’energia solare e delle fonti interne per il riscaldamento
ventilazione meccanica controllata che recupera calore dall’aria in uscita
produzione di acqua calda con un collettore solare o una pompa di calore
Principali aspetti progettuali
ottimale orientamento dell'edificio verso il sole
ottimale rapporto tra superficie dell'involucro e volumetria
efficace isolamento termico dell'involucro
assenza di ponti termici
impermeabilità dell'involucro al vento
impianto di ventilazione meccanica controllata
impianto di riscaldamento a collettori solari e a pannelli termoradianti
(pompa di calore aggiuntiva)
Passivhaus è il principale standard di progettazione a basso consumo energetico internazionale, in tutto il mondo lo standard di
progettazione Passivhaus contribuisce significativamente a migliorare il comfort e la qualità dell'aria interna, così a ridurre le spese di
riscaldamento.
Secondo la definizione: una casa passiva è una costruzione in cui il comfort-termico può essere conseguito mediante il post-riscaldamento
o il post-raffreddamanto del flusso d'aria fresca necessaria per una buona qualità dell'aria interna, senza la necessità di ulteriori ricircolo
dell'aria.
Il Passive House Planning Package (PHPP) è lo strumento di progettazione chiave utilizzata quando si pianifica una Casa Passiva e come
tale, serve come base di verifica per la Casa Passiva standard. Mentre ci sono altri strumenti di progettazione presenti sul mercato, è alto
livello di precisione del PHPP che lo contraddistingue: i bilanci energetici possono essere calcolati con il PHPP con una precisione di + / -
0.5KWh.
I 5 principi per la casa passiva
Il termine ' Passivhaus ' si riferisce a uno standard di costruzione a basso consumo energetico sviluppato nel 1990 dal Dr. Wolfgang Feist
del Passivhaus Institut in Germani. Il focus principale dello standard Passivhaus è quello di ridurre drasticamente il requisito per il
riscaldamento e il raffreddamento, assieme alla creazione di eccellenti livelli di comfort interno.
① IPERSOLAMENTO Lo spessore richiesto per una chiusura esterna è costituito dal materiale di tamponamento o resistente,
senza il ricorso a materiali isolanti, per soddisfare una casa passiva tipica valore U di 0,13 W / (m² K) secondo lo standard passivo in clima
continentale.
②TENUTA ALL’ARIA Al fine di ridurre la richiesta di energia termica per il riscaldamento e prevenire che l’aria calda carica di
umidità entri nella costruzione, l’edificio deve presentare un ottimo livello di tenuta all’aria. Buoni livelli di ermeticità possono essere
raggiunti solo grazie a una membrana a tenuta d'aria o con il posizionamento di una barriera o freno all'interno di ciascuno degli elementi
di costruzione. A seconda del tipo di costruzione la barriera a tenuta d'aria può essere formata da uno strato da apporre al cappotto o da
una membrana di barriera al vapore o utilizzando materiali quali pannelli OSB o altri prodotti in lastre di legno di spessore e di ermeticità
adatti. Solitamente si raccomanda che almeno due prove di ermeticità vengano seguite in fase di costruzione. Il primo test dovrebbe
essere realizzato mentre la barriera d'aria è ancora esposta e visibile all’intradosso. Un test finale può essere effettuato a completamento
dell’opera.
③ALTE PRESTAZIONI DEI SERRAMENTI Al fine di beneficiare dei guadagni solari gratuiti si richiede che i serramenti e
le vetrazioni presentino una performance ottimale sulla facciata sud, e che siano invece in grado di controllare e incrementare tali guadagni
sulla facciata Nord. I serramenti più adatti per essere impiegati in un edificio Passivhaus sono quelli con almeno vetrocamera standard o
ancora meglio con triplo vetro, con valore U < 0,80 W/m2K.
④VMC –VENTILAZIONE MECCANICA CONTROLLATA Le perdite per Ventilazione costituiscono una componente
significativa delle perdite di calore totale. Per ridurre queste perdite, pur mantenendo la qualità dell'aria interna si cerca di recuperare
parte del calore dell'aria in uscita dall’involucro opaco e trasparente. Utilizzando la ventilazione naturale attraverso le finestre aperte in
inverno tutto il calore dell’aria calda sarebbe perso.
⑤GUADAGNI SOLARI Aspetto essenziale del principio Passivhaus è di fare uso di guadagni solari in inverno per ridurre la
domanda di energia per il riscaldamento. Questo può significare un potenziale di surriscaldamento nel periodo estivo, in particolare dove le
vetrate a sud non sono state progettate con un opportuno sistema schermante. Pertanto può essere necessario incorporare alcuni
dispositivi di ombreggiatura esterna per ridurre la quantità di guadagni solari diretti in estate.
Il comfort interno nella Passiv Haus= E’ interessante notare che gli stesi requisiti dello standard casa passiva soddisfino
automaticamente tutti i criteri di comfort interno in virtù soprattutto del sostanziale miglioramento dell’isolamento termico.
Infatti:
si migliora l'isolamento termico (indipendentemente da quale componente costruzione edilizia esterna, ad esempio a parete, tetto,
pavimento, …) e, in tal modo, il flusso di calore dall'interno verso l'esterno è ridotto.
vi è una differenza di temperatura minore tra l'area del locale (le superfici della zona e l'aria ambiente) e la superficie interna del
componente edilizio ben isolato.
la temperatura della superficie interna è solo leggermente diversa dalle altre temperature della zona, questo vale sia in estate che in
inverno. In inverno, le superfici interne degli elementi costruttivi esterni sono moderatamente calde (pareti esterne, tetti sono al
massimo 1 ° C al di sotto la temperatura ambiente, mentre per le superfici vetrate si registra un delta termico massimo da 3 a 3,5°).
LA PRIMA CASA PASSIVA= La prima casa passiva in Germania è stata costruita nel 1991 a Darmstadt-Kranichstein dal Dr.
Wolfgang Feist. Il fabbisogno energetico delle 4 villette a schiera ammonta in media a 10 kWh/m 2a e si mantiene stabile da 15 anni. Nel
1988, Drs. Bo Adamson e Wolfgang Feist pubblicarono il loro lavoro sulla progettazione di un nuovo tipo di casa ad alta efficienza energetica
conosciuto come una Casa Passiva (o Passivehaus) a Darmstadt, Kranichstein. Il modello dell'edificio è stato sviluppato per funzionare con 80-
90% di energia in meno rispetto a una tipica casa residenziale, pur fornendo un adeguato comfort termico per i suoi abitanti. L’edificio,
costruito per resistere a un clima tipicamente continentale, mirava a dimostrare come un edificio potesse fornire un ambiente in cui vivere
nelle migliori condizioni di comfort, quasi senza sistema di riscaldamento o alcun tipo di sistema di raffreddamento durante le estati calde
nei freddi mesi invernali. Per fare questo, diverse tecnologie ed elementi di progettazione dovevano lavorare in armonia reciproca, molti
dei quali non erano mai stati testati in un’unica soluzione di involucro. Sistemi di monitoraggio vennero pertanto installati all’interno
dell’edificio per testare la resa e l’efficacia nel corso degli anni. Uno degli elementi chiave per il successo di funzionamento della Casa
Passiva è il calore catturato e immagazzinato del tutto gratuitamente attraverso l'orientamento dell'edificio. Per conseguire sufficiente
guadagno di calore senza l'uso di sistemi di riscaldamento, le case passive devono avere una notevole quantità di finestre esposte a sud, al
fine di raccogliere la luce solare massima disponibile durante il giorno. Durante i periodi freddi dell'anno il calore solare viene
immagazzinato all'interno e aiuta a mantenere la casa ad una temperatura ambiente confortevole mentre durante i mesi estivi è necessario
un minor guadagno solare per mantenere la casa calda. Nella Casa Passiva di Darmstadt Kranichstein, ogni unità ha sei grandi finestre
rivolte a sud per ricevere la radiazione solare e sistemi oscurati quali persiane o tapparelle per bloccare il sole ed evitare fenomeni di
surriscaldamento indesiderato.

ZEB
DEFINIZIONI= DIRETTIVA EUROPEA 31/2010/UE
Articolo 2: Definizioni
Edificio a energia quasi zero: edificio ad altissima prestazione energetica, determinata conformemente all’allegato I. Il fabbisogno
energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa
l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze.
Prestazione energetica di un edificio: quantità di energia, calcolata o misurata, necessaria per soddisfare il fabbisogno energetico connesso
ad un uso normale dell’edificio, compresa, in particolare, l’energia utilizzata per il riscaldamento, il rinfrescamento, la ventilazione, la
produzione di acqua calda e l’illuminazione.
Circa il 60% degli Stati membri ha fissato in un documento legale (ad esempio, regolamentazioni in materia di edilizia e decreti in materia di
energia) l'applicazione dettagliata della definizione di edifici a energia quasi zero. L'applicazione dettagliata della suddetta definizione, deve
includere un indicatore numerico del consumo di energia primaria espresso in kWh/(m 2a). Per gli edifici residenziali, la maggior parte degli Stati
membri mira a un consumo di energia primaria non superiore a 50 kWh/(m2a). Il consumo massimo di energia primaria è compreso tra 20
kWh/(m2a) Danimarca 33 kWh/(m2a) Croazia litoranea 95 kWh/(m2a) Lettonia.
Vari paesi (Belgio, Estonia, Francia, Irlanda, Slovacchia, Regno Unito, Bulgaria, Danimarca, Croazia (continentale), Malta e Slovenia) puntano
a 45 o 50 kWh/(m2a).
NORMATIVA ITALIANA
Un edificio a energia quasi zero NZEB, sia di nuova costruzione che esistente, deve rispondere ai seguenti requisiti tecnici:
stabiliti dal DM 26 giugno 2015 “Requisiti minimi degli edifici” sono rispettati gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili nel rispetto
dei principi minimi di cui all’Allegato 3, paragrafo 1, lettera c), del D.Lgls 3 marzo 2011, n. 28.
Dal 2021, tutti gli edifici nuovi o soggetti a una ristrutturazione importante di primo livello dovranno essere a fabbisogno di energia quasi
zero (NZEB). Negli stessi casi gli edifici pubblici dovranno rispondere ai requisiti NZEB già dal 2019. Alcune regioni più ambiziose hanno
imposto per i nuovi edifici la data anticipata al 2016 (Lombardia) e, in Emilia Romagna, al 2017 per gli edifici pubblici e al 2019 per gli altri.
IL RUOLODELL’INVOLUCRO EDILIZIO= Per un edificio che sia NZEB la riduzione delle dispersioni energetiche è da
considerarsi prioritaria, per cui è fondamentale riqualificare e anche costruire edifici nuovi energeticamente più efficienti: L’involucro
edilizio risulta dunque l’elemento su cui concentrare l’attenzione per contenere le dispersioni.
Ci sono già numerosi esempi di edifici in tutta Europa che, attraverso una combinazione degli elementi dello Standard Passive House, con
fonti di energia rinnovabili, possono essere considerate come Edifici a energia quasi zero.
STRATEGIE DI INVOLUCRO PER IL CLIMA MEDITERRANEO=
Minimizzare e prevenire i guadagni di calore esterni ed interni=
isolamento termico dell’involucro
forma dell’edificio
ombreggiamento delle superfici opache e di quelle finestrate
controllo dei guadagni termici (inerzia termica)
Interventi di schermatura e protezione verdi

Smorzare e sfasare nell’arco della giornata i guadagni di calore=


Impiego di pareti massive per il controllo dei carichi termici nell’arco della giornata
attenuazione dei picchi di richiesta di raffrescamento nelle ore più calde
Rimuovere il calore tramite ventilazione
raffrescamento radiativo
raffrescamento evaporativo
raffrescamento convettivo
geo raffrescamento
DIRETTIVA EUROPEA 31/2010/UE
Articolo 2:
“Edificio ad altissima prestazione energetica, determinata conformemente all’allegato I. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo
dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in
loco o nelle vicinanze”
Allegato 1:
1.La prestazione energetica di un edificio è determinata sulla base della quantità̀ di energia, reale o calcolata, consumata annualmente per
soddisfare le varie esigenze legate ad un uso normale dell’edificio [...]
2.La prestazione energetica di un edificio è espressa in modo chiaro e comprende anche un indicatore di prestazione energetica e un
indicatore numerico del consumo di energia primaria basato su fattori di energia primaria per vettore energetico, eventualmente basati su
medie ponderate annuali nazionali o regionali o un valore specifico per la produzione in loco. [...]

DEFINIZIONI:
Un edificio energia zero o quasi zero può essere definito in vari modi, a seconda del limite normativo e dell’unità di misura prescelta.
Definizioni differenti possono essere comunque ritenute appropriate, a seconda degli obiettivi del progetto e degli obiettivi che la
progettazione e il proprietario dell'edificio si propongono (ad esempio, i proprietari di edifici in genere si preoccupano dei costi energetici).

Net Zero Energy, NZEB può essere generalmente definito come un edificio con fabbisogno energetico ridotto che può
essere bilanciata da una generazione da fonti rinnovabili equivalente, prodotte in loco, ma collegato a reti
energetiche.
Quattro definizioni comunemente sono usate per definire un ZEB o NZEB secondo quanto proposto da Torcellini et al.
(2006), nel report Zero Energy Building: A critical look at the definitions.

L’aspetto forse più innovativo della Direttiva è il fatto che essa richieda agli Stati Membri di definire i propri requisiti minimi di prestazione
energetica degli edifici in un’ottica di raggiungimento del “livello ottimale di costo” durante il ciclo di vita economico stimato dell’edificio.
In Italia il D.L. 63/2013, successivamente convertito in Legge 90/2013, recepisce la Direttiva europea 2010/31/CE, per la maggior parte
integrando il D.lgs. 192/2005, fino a oggi riferimento per il calcolo della prestazione energetica di edifici nuovi ed esistenti.

Resta in primo luogo l’annosa questione di stabilire una definizione chiara di NZEB. Attualmente il termine viene interpretato diversamente
nei vari Paesi europei. Nel nostro contesto, caratterizzato da una grande varietà climatica, in cui il problema del surriscaldamento estivo
degli edifici risulta ormai preponderante, non è possibile mutuare una definizione di origine “nordica” e la conseguente metodologia
operativa che ne deriva.
Nearly ZEB (nZEB)= livello di prestazione energetica che comporta il costo più basso durante il ciclo di vita economico stimato da
ciascuno Stato
ZEB o net ZEB (NZEB)= bilancio annuale pari a 0 kWh/m2 anno in termini di energia primaria (net sta ad indicare che l’edificio è
connesso con la rete elettrica attraverso la quale può scambiare energia).
Alcuni Stati Membri dell’UE definisco un edificio nZEB con un requisito di minima prestazione energetica (ad esempio: la regione del Belgio-
Bruxelles, Cipro e Danimarca).
Invece, altri Stati Membri hanno deciso di fissare dei requisiti sulla base dell’etichetta energetica (ad esempio: Bulgaria, Lituania,
Repubblica Ceca).
In altri casi ancora, la definizione nazionale di nZEB include requisiti aggiuntivi sulla copertura di parte della domanda di energia dell’edificio
con fonti rinnovabili, mentre solo in pochi casi il target nZEB è definito con un requisito minimo di emissione di carbonio (ad esempio il
Regno Unito e l’Irlanda).
Net Zero Site Energy Building, edificio che produce come minimo tanta energia quanta è necessaria in un anno, assumendo come
confini del sistema l’edificio;
Net Zero Source Building, edificio che produce come minimo tanta energia quanta è necessaria in un anno, assumendo come confini
del sistema la fonte di produzione di energia; Source Energy si riferisce all’energia primaria necessaria per generare e distribuire l’energia.
Per calcolare la Source Energy totale di un edificio, l’energia importata ed esportata viene moltiplicata per un appropriato fattore di
conversione sito-fonte (questa è la definizione che corrisponde a quella data dalla Commissione Industria del Parlamento Europeo);
Net Zero Costs Buildings, il cui bilancio viene operato non sull’energia ma sui costi dell’energia (bilancio economico tra l’energia
venduta in rete e l’energia acquistata in rete);
Net Zero Energy Emission, il cui bilancio di emissioni deve essere zero. L’edificio deve garantire un bilancio tra l’energia prodotta da
fonti rinnovabili a zero emissioni ed energia consumata da fonti che producono emissioni.

Torcellini specifica che ottenere uno ZEB staccato dalla rete risulta essere molto difficile sia perché le tecnologie di accumulo della corrente
elettrica generata dagli impianti eolici e fotovoltaici sono oggi poco sviluppate sia perché,́ non potendo né importare né esportare energia
dalla rete, l’energia prodotta attraverso gli impianti basati sullo sfruttamento di fonti rinnovabili devono necessariamente essere
sovradimensionati.
Si introduce così una definizione più̀ precisa di ZEB connesso alla rete, ossia Net Zero Energy Building (NZEB).
Il modo per raggiungere NZEB si compone di diverse fasi sequenziali: strategie passive, strategie attive e sistemi di energia rinnovabile.

NZEB-NET ZERO ENERGY BUILDING


PARAMETRI SU CUI EFFETTUARE LE ANALISI
L’identificazione di un’appropriata definizione di ZEB ha avuto inizio con uno studio del progetto Task 40-
Annex 52 dello IEA ha individuato i seguenti punti di abilità̀ nella definizione degli ZEB:

Periodo di tempo sul quale calcolare il bilancio


mensile – stagionale – annuale – vita utile
Unità di misura di riferimento
energia finale - energia primaria – costi – emissioni
Usi energetici considerati
climatizzazione invernale
climatizzazione estiva
produzione di acqua calda sanitaria
usi elettrici comuni – non comuni (illuminazione - apparecchiature)
Fonti rinnovabili:
On site
off site
Definizione di un requisito minimo
Prestazione energetica
Definizione di un requisito minimo
Bilanciamento efficienza energetica / fonti rinnovabili
ULTERIORI SVILUPPI ZEB – off site ZEB – NZEB
off-site ZEB= Viene quindi introdotta la definizione di off-site ZEB. Gli off-site ZEB si possono ottenere acquistando energia
rinnovabile dalla rete e quindi collocando la produzione di energia rinnovabile in luoghi concentrati, come per esempio campi fotovoltaici o
eolici, che possono avere maggior rendimento rispetto alla produzione diffusa.
Classificazione NZEB= Nel 2010 viene redatto anche un nuovo documento dal gruppo Torcellini et. al. nel quale si sviluppa un
metodo di classificazione degli edifici che assume come parametro di valutazione le risorse rinnovabili sfruttate nel progetto. Un edificio
che compensa tutto il suo consumo di energia da fonti rinnovabili collocate all’interno della propria impronta, è al vertice del sistema di
classificazione NZEB.
Edifici classificati come NZEB A: Edifici che generano e utilizzano energia attraverso una combinazione di efficienza energetica e
risorse rinnovabili collocate entro l’ingombro dell’edificio;
Edifici classificati come NZEB B: Edifici che generano e utilizzano energia attraverso una combinazione di efficienza energetica, risorse
rinnovabili collocate entro l’ingombro dell’edificio e risorse rinnovabili all’interno dei limiti di confine;
Edifici classificati come NZEB C: Edifici che utilizzano le stesse strategie progettuali previste per gli NZEB B sommate al trasporto di
risorse, disponibili off-site, per produrre energia;
Edifici classificati come NZEB D: Edifici che sfruttano al massimo le risorse rinnovabili disponibili on-site, che sfruttano la produzione
di energia da fonti off-site e si avvalgono anche al sistema di acquisizione di crediti da fonti rinnovabili certificate.
UNO SGUARDO AL FUTURO
OBIETTIVO 1_In base alle proiezioni dei prezzi e delle tecnologie al 2020, i parametri di riferimento della prestazione energetica degli edifici
NZEB dovranno rientrare nei limiti, suddivisi per le diverse zone climatiche dell'Unione.

AREA MEDITERRANEA
Uffici: 20-30 kWh/(m2a) di energia primaria netta [con un consumo normale di energia primaria pari a 80-90 kWh/(m2a) di cui
kWh/(m2a) proveniente da fonti rinnovabili in loco].
Casa unifamiliare di nuova costruzione: 0-15 kWh/(m2a) di energia primaria netta [con un consumo normale di energia primaria pari a 50-65
kWh/(m2a) di cui 50 kWh/(m2a) proveniente da fonti rinnovabili in loco].

OBIETTIVO 2_ Sostenere la trasformazione degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero.

LA PROCEDURA DI CERTIFICAZIONE AMBIENTALE


CERTIFICAZIONE AMBIENTALE– DEFINIZIONE=La Certificazione Ambientale è il processo che permette di valutare un edificio non
solo considerando i consumi e l’efficienza energetica, ma anche prendendo in considerazione l’impatto della costruzione sull’ambiente e
sulla salute dell’uomo. La certificazione ambientale è sempre volontaria, in alcune regioni è obbligatoria per accedere ad incentivi e bonus
volumetrici ed economici e per promuovere la sostenibilità in edilizia. E’ volontaria
CERTIFICAZIONE ENERGETICA– DEFINIZIONE= L’attestato di prestazione energetica degli edifici, con l’attribuzione di specifiche
classi prestazionali, attesta il consumo di energia espresso in KWh/mq anno di un edificio. La sua redazione è obbligatoria. E’ lo strumento
di orientamento del mercato verso gli edifici a migliore rendimento energetico, permette ai cittadini di valutare la prestazione energetica
dell’edificio diinteresse e di confrontarla con i valori tecnicamente raggiungibili, in un bilancio costi/benefici. La classe energetica globale
dell’edificio riportata nell’attestato di prestazione energetica APE è l’etichetta di efficienza energetica attribuita sulla base di un intervallo
convenzionale di riferimento all’interno del quale si colloca la sua prestazione energetica complessiva. La classe energetica è
contrassegnata da una lettera.

La valutazione energetica degli edifici è ormai strumento noto, che si affida ad una scala delle prestazioni degli edifici del tutto simile a
quella che ci consente di valutare consumi e prestazioni degli elettrodomestici.
I sistemi di valutazione sono molto articolati e considerano per intero l’edificio e il suo rapporto con l’intorno e con gli abitanti.
I protocolli di sostenibilità̀ sono sistemi multicriterio a punteggio utilizzati per valutare la sostenibilità̀ ambientale degli edifici rispetto alla
prassi costruttiva tipica della regione geografica di riferimento, definita come benchmark.
Il sistema di valutazione è strutturato secondo i seguenti livelli gerarchici:

aree di valutazione;
categorie ;
criteri.

Le aree di valutazione tengono in considerazione le principali questioni ambientali quali la sostenibilità̀ del sito, il consumo di risorse, i
carichi ambientali, la qualità̀ dell’ambiente indoor, la qualità̀ del servizio, gli aspetti economici e sociali, gli aspetti culturali e percettivi,
l’innovazione nella progettazione.
Le categorie riguardano particolari aspetti delle aree, per esempio, per quanto riguarda il consumo di risorse possono essere considerate
l’energia primaria non rinnovabile e quella da fonti rinnovabili, l’eco-compatibilità dei materiali utilizzati, il consumo di acqua potabile.
I criteri, per il consumo di acqua potabile potrebbero poi riguardare i consumi per irrigazione e per usi indoor.
A ciascun criterio appartenente alla singola categoria viene attribuito un voto: la media pesata di tali voti costituisce il voto relativo a quella
specifica categoria.
Analogamente, a ciascuna categoria nell’ambito di una stessa area viene attribuito un peso e la media pesata dei voti delle singole categorie
rappresenta il voto di quell’area. Infine, con la stessa procedura, pesando i voti attribuiti alle aree si ottiene la valutazione complessiva della
prestazione.
I protocolli più diffusi in Italia sono il LEED, di origine statunitense e contestualizzato in Italia da GBC Italia (Green Building Council), il
BREEAM, nato in Gran Bretagna, e ITACA, promosso dalla Conferenza Stato Regioni e gestito da un comitato di cui fanno parte I- TACA, iSBE
Italia e ITC-CNR, è stato approvato nel 2004 dalla conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome.
I Principali sistemi e metodologie di valutazione della sostenibilità si dividono base ai metodi usati per effettuare la valutazione:
Metodo qualitativo o a punteggio
Metodo basato su requisiti definiti a cui corrispondono specifici pesi e punteggila cui somma globale indica il livello di sostenibilità
energetica e ambientale dell’edificio.
Metodo quantitativo
Metodo di maggior dettaglio che fa riferimento all’analisi LCA valutando e quantificando l’energia inglobata dal fabbricato durante l’intero
arco di vita. Si tratta quindi di un bilancio ambientale rigoroso dell’intero processo edilizio compresa la gestione e la fine vita dell’edificio.
Protocolli volontari diffusi nel mondo come l’americano LEED, l’inglese BREEAM o il giapponese CASBEE rientrano tutti nel sistema valutativo
a punteggio.

ELEMENTI DI CRITICITA’, LIMITI E SVILUPPI DELLA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE


Diversi protocolli disponibili sul mercato
Schemi diversificati e poco confrontabili
Difficoltà e complessità nell’applicazione dei criteri di valutazione
Mancanza di dati oggettivi e banche date unificate da cui desumere i dati
Necessità di competenze diversificate
Costi elevati
Processi di valutazione poco comprensibili al pubblico

LA PROCEDURA DI LCA – LIFE CYCLE ASSESSMENT


CERTIFICAZIONI LCA - DEFINIZIONI
L’ obiettivo attuale di una nuova progettazione sostenibile è quello di selezionare opportunamente materiali e componenti dell’edificio
allo scopo di ridurre i suoi consumi energetici più rilevanti imputabili alla fase di esercizio. Una corretta progettazione sostenibile deve
essere volta ad impiegare materiali e componenti che forniscano soluzioni tecnicamente, economicamente e socialmente accettabili, e
deve concretizzarsi nella realizzazione di componenti che siano progettati tenendo conto del loro intero ciclo di vita. Introdotta nel 1999 dal
SETAC (Society of Environmental Toxicology and Chemestry), è un metodo di analisi sistematica che quantifica e valuta gli impatti
ambientali di un prodotto o un servizio durante tutto il suo ciclo di vita attraverso la quantificazione dei flussi di materia ed energia in
ingresso e in uscita nelle fasi di estrazione delle materie prime, trasporto, produzione, distribuzione, uso e dismissione. Realizzare una
valutazione del ciclo di vita permette di evidenziare gli impatti generati lungo tutto il processo di produzione, uso e fine vita e di
conseguenza rende possibile operare interventi volti alla riduzione del consumo di risorse e delle emissioni inquinanti.
Il Life Cycle Assesment vide la sua nascita nel 1960. Riguardava esclusivamente l’analisi dei materiali grezzi e delle fonti di energia primaria,
al fine di computare un consumo medio da valutare per i successivi processi produttivi. La svolta nel metodo d’applicazione del LCA
avvenne solo nel 1960, quando alcuni ricercatori della Coca Cola Company diedero via ad un complesso programma di studi che pose le
basi per l’attuale metodo di valutazione del ciclo di vita. Cercavano di porre a confronto diversi tipi di contenitori per bevande allo scopo di
determinare quale tra quelli disponibili offrisse il minor consumo di risorse e il cui impatto fosse meno dispendioso (in termini economici),
richiedesse minori quantità di energia, implicando dunque minori carichi ambientali per la realizzazione dei contenitori. Altre
compagnie sia negli Stati Uniti che in Europa cominciarono a valutare gli stessi dati nei primi anni ’70. Tra il 1975 e il 1980, a seguito della
crisi petrolifera l’attenzione verso la tematica del ciclo di vita e del danno ambientale perse d’importanza. L’analisi e lo sviluppo di una vera
e propria metodologia di indagine proseguì grazie alla istituzione del Environment Directorate (DG X1) voluto dalla Comunità Europea.
Attorno al 1988 la questione dello smaltimento dei rifiuti solidi si fece pressante la procedura del LCA tornò in auge. Nel 1991 si giunse così
alla definizione dei vari standard LCA della serie ISO 14040; nel 2002, UNEP (United Nations Environmental Programme) lanciò la Life Cycle
Initative, un programma di collaborazione internazionale che sfociò nell’elaborazione del LCI (Life Cycle Inventory), un programma per
promuovere il libero accesso alle informazioni relative ai materiali e ai lori costi energetici.
1969 – Coca-Cola Company= Valutazione della migliore strategia di gestione del prodotto fino alla fase di fine vita.
ANNI ’70 - Resources analysis, focus su alcuni aspetti ambientali= Efficienza energetica; Consumo di materie prime; Gestione dei rifiuti
ANNI ’80 e ’90 – Crisi Petrolifera= Responsabilità delle industrie
UN Earth Summit 1992= “LCA is among the most promising new tools for a wide range of environmental management tasks”
1.Definizione dell’obiettivo e campo di applicazione – GOAL DEFINITION (ISO/EN/DIN 14041, 2000)
Il primo passo è la definizione dell’Unità Funzionale, cioè il prodotto, il servizio o la funzione su cui impostare l’analisi e il confronto con le
possibili alternative. Sempre in questa fase saranno definite: Lo scopo della valutazione, Il livello di dettaglio che si vuole ottenere nello
studio, Affidabilità delle informazioni richieste nello studio.
2.Analisi dellʼinventario -LIFE CYCLE INVENTORY ANALYSES(ISO/EN/DIN 14041, 2000)
L’inventario consiste nella descrizione quantitativa di tutti i flussi di materiali ed energia che attraversano i confini del sistema sia in
ingresso sia in uscita. Per descrivere i flussi, il LCA, utilizza i due principi fondamentali della fisica: Principio di conservazione della massa,
Principio di conservazione dell’energia.
L’inventario è costituito da cinque parti: Confini del sistema (SYSTEM BOUNDARIES), Diagramma di flusso (PROCESS FLOWCHART),
Raccolta dei dati (COLLECTION OF DATA), Regole/problemi di allocazione degli impatti (ALLOCATION PROCEDURES), Elaborazione dei
dati (PROCESSING DATA).
3.Valutazione dell’impatto – IMPACT ASSESSMENT (ISO/EN/DIN 14042, 2000)
Si tratta di un processo tecnico-quantitativo e/o qualitativo per valutare gli effetti degli impatti ambientali delle sostanze identificate nell’
inventario. Per impatto ambientale si intende lʼintervento di una sostanza sull’ ambiente e/o sull’ uomo. Le categorie di impatto descrivono
i potenziali effetti sull’ uomo e sull’ambiente; tra le altre cose, esse differiscono in relazione alla loro collocazione spaziale (effetti globali,
regionali e locali).
Per la valutazione vengono normalmente impiegate le seguenti categorie di impatto:
Riscaldamento globale (GWP)
Riduzione dell’ozono presente nella stratosfera (ODP)
Formazione fotochimica dell’ozono nella troposfera (POCP)
Eutrofizzazione (NP)
Acidificazione (AP)
Tossicità per lʼuomo (HTP)
Eco-tossicità (ETP)
Utilizzo del territorio.
4.Interpretazione – IMPROVEMENT ASSESSMENT (ISO/EN/DIS 14043, 2000)
E’ la fase nella quale sono valutate e selezionate le opzioni per ridurre gli impatti e i carichi ambientali dell’unità funzionale in studio.
Dove possibile si attua in una serie di interventi volti al miglioramento dell’impatto ambientale in temi quali minor richiesta dʼenergia,
minori emissioni e minor uso di risorse. E’ importante sottolineare che il LCA, come tutte le metodologie basate sul confronto, non propone
una soluzione assoluta, ma identifica un insieme dʼalternative tra le quali poi chi dovrà decidere sceglierà a suo giudizio la migliore. Gli
obiettivi di questa fase sono i seguenti:
1.Traduzione ed interpretazione dei risultati.
2.Verifica dell’ottenimento degli obiettivi dello studio (iterazione), della qualità dei dati e dei limiti del sistema (analisi di sensitività)
3.Paragonare le possibili opzioni.
LA PROCEDURA DI VALUTAZIONE LCA
SOFTWARE PER L’EDILIZIA= Così come sono disponibili sul mercato numerosi software per la valutazione dell’impronta ecologica
di un determinato prodotto o processo produttivo, pochi sono i programmi per la valutazione LCA per gli edifici.
METODI DI VALUTAZIONE DELL’IMPATTO AMBIENTALE
ECOINDICATOR 99 OLANDA= Elaborato nel 1999 dalla società di consulenza Pré su commissione del VROM (Ministero
dell’Ambiente olandese), il metodo degli eco-indicatori è uno dei più diffusi a livello europeo. È un endpoint method, ovvero aggrega in un
singolo valore i risultati delle tre damage categories, a loro volta ripartite in categorie di impatto- SIMA PRO= aggrega i risultati di un LCA in
grandezze e parametri facilmente confrontabili e utilizzabili. Lo schema principale del metodo valuterà quindi esclusivamente tre tipi di
danno ambientale:
RESOURCES (Sfruttamento delle Risorse)
ECOSISTEM QUALITY (Qualità dell'ecosistema)
HUMAN HEALTH (Salute Umana)
In ECO-INDICATOR gli impatti vengono normalizzati e valutati per ricavare un parametro univoco di valutazione dell’impatto globale.
E’ una metodologia sviluppata dalla Pré(Product Ecology Consultants) per conto del Ministero dell’Ambiente Olandese.
Il metodo valuta esclusivamente tre tipi di categorie di danno ambientale.
Ogni categoria di danno a sua volta è suddivisa in categorie d’impatto. Il metodo richiede in primo luogo un inventario di tutte le emissioni
e di tutti i consumi di risorse da attribuire al prodotto nel suo intero ciclo di vita; il risultato di questo inventario è un elenco di emissioni,
consumi di risorse e di impatti di altro tipo (uso e sfruttamento dei terreni ecc.) che, inserito in una tabella, prende il nome di inventory
result.
EPS 2000 SVEZIA= Elaborato nel 2000 dallo Swedish Environmental Research Institute, opera la valutazione del danno in termini di
“disponibilità a pagare”. L’unità di misura del danno complessivo è l’ELU (Environmental Load Unit) che restituisce direttamente il valore
monetario del danno. Si fonda sulla valutazione di 4 categorie di danno:
1.HUMAN HEALTH,
2.ECOSYSTEM PRODUCTION CAPACITY,
3.ABIOTIC STOCK RESOURCE,
4.BIODIVERSITY
Nel metodo EPS 2000 gli impatti vengono valutati per ricavare un parametro univoco di definizione dell’impatto basato sul concetto WTP
(willingness to pay) e attribuendo un valore economico al danno. Il suo sviluppo cominciò in Svezia nel 1989 su richiesta della Volvo, come
cooperazione tra Volvo stessa, lo Swedish Environmental Research Institute (IVL) e la Swedish Federation of Industries. Da allora è stato
modificato e implementato, grazie alla collaborazione di molte altre aziende.
EDIP 96 DANIMARCA= Elaborato dal governo danese, si tratta di un midpoint method (si basa su categorie di impatto disaggregate,
anche se sommabili con unità di misura Pt). Le risorse vengono trattate in un metodo a sé stante (EDIP 97 Only Resources).
Offre due categorie di danno:
1.IMPATTO AMBIENTALE
2.RISORSE
Queste due categorie di danno hanno in questo sistema di valutazione la stessa importanza, ma si parla di due diversi tipi di impatto,
suddiviso per estensione geografica. Nel sistema EDIP 96 gli impatti vengono valutati per ricavare un valore univoco di danno in particolare
facendo riferimento a delle previsioni. Sviluppato in Danimarca all’interno del più ampio progetto EDIP (Environmental Design of Industrial
Products), venne avviato in Danimarca nel 1991 con l’obiettivo di sviluppare una metodologia che permettesse di considerare gli aspetti
ambientali nello sviluppo dei prodotti industriali.
IMPACT 2000+ SVIZZERA= Il metodo rappresenta l ’ evoluzione di EcoIndicator 99, dal quale differisce soprattutto per la categoria
Climate Change (in Kg CO2 eq). Le unità di misura degli indicatori scaturiscono dal confronto con sostanze di riferimento. Offre una
soluzione intermedia tra gli approcci dalle precedenti metodologie (basate sulle categorie di impatto) e (orientate alla valutazione per
categorie di danno, Eco-Indicator99), connettendo i risultati desunti dagli inventari LCI a 14 midpoint categories a loro volta riconducibili a 4
damage categories. Le categorie di danno utilizzate da Impact 2002+sono:
1.HUMAN HEALTH, misurata in DALY e derivata dalle 5 midpoint categories.
2.ECOSYSTEM QUALITY, misurata in PDF*m2*yr, derivata dalle 6 midpoint categories.
3.CLIMATE CHANGE, misurata in kg di CO2 equivalente in aria, derivata dall’unica categoria di impatto Global warming;
4.RESOURCES, in MJ, costruita a partire dalle 2 midpoint categories.
Le applicazioni software LCA utilizzano dati di input banche dati che vengono utilizzati nella fase di inventario del ciclo di vita (LCI).
Questo studio può essere effettuato utilizzando i dati di un singolo database o combinando informazioni da database differenti, a seconda
della qualità dei dati che sono stati identificati per lo studio. Inoltre la maggior parte dei programmi consentono di modificare i database
inclusi e crearne di nuovi.
LA PROCEDURA DI LCA PER LE COSTRUZIONI
Il quadro di riferimento dei percorsi normativi, delle politiche di incentivo e dell’evoluzione degli strumenti segue sostanzialmente due
percorsi autonomi: LA VALUTAZIONE AMBIENTALE DELL’EDIFICIO
LA VALUTAZIONE AMBIENTALE DEI PRODOTTI EDILIZI.
I progettisti e gli architetti solitamente concentrano la scelta dei materiali e dei prodotti da costruzione in base al solo CRITERIO
dell’IMPIEGO.
Per ogni fase del ciclo di vita di un materiale o di un prodotto IL PROGETTISTA DEVE VALUTARE LE SCELTE relative al suo progetto e all’
impiego dei prodotti. Come operare scelte all’ insegna della SOSTENIBILITA’? Occorre valutare con l’ottica dei singoli prodotti e dell’esito
finale.
IL NUOVO PARADIGMA CHE DEVE GUIDARE LA SCELTA: È pensare in termini di RIUSO E CICLO DI VITA. Secondo il processo chiamato
CRADLE TO CRADLE - Dalla culla alla culla
La scelta di un approccio CRADLE TO CRADLE comporta la valutazione di aspetti contrastanti quali:
Biodegradabile vs. low energy
Prodotto naturale vs. prodotto certificato
Prodotto Riciclato vs. prodotto riciclabile
Prodotto esistente vs. nuova prodotto ad alta prestazione
Energeticamente efficiente vs. energeticamente “naturale”
VALUTAZIONE DELL’ECONOMICITA’ LCA nelle COSTRUZIONE
Le ISO 14040 forniscono i principi e il quadro di riferimento per effettuare e diffondere mediante relazione gli studi LCA, stabilendo certi
requisiti minimi, per l’applicazione al settore edilizio, nello specifico alla scala di edificio, si fa riferimento alla recente norma: ISO /TS 21931
– 1: 2006 “Sustainability in building construction- Framework for methods of assessment for environmental performance of
construction works – Part 1: Buildings” che fornisce uno schema generale per la definizione dei metodi di valutazione delle performance
ambientali degli edifici al fine di migliorare la qualità dei metodi stessi e a rendere comparabili i loro risultati.
ALLA SCALA EDILIZIA si può utilizzare il metodo LCA per :
1.PROGETTAZIONE SOSTENIBILE
2.RECUPERO DELL’ESISTENTE
3.VERIFICA DELL’IMPATTO AMBIENTALE DEI SINGOLI MATERIALI O DELLE SINGOLE COMPONENTI EDILIZIE.
VALUTAZIONE DELLE SCELTE TECNOLOGICHE ATTRAVERSO PROCEDURE LCA
Globalmente la parete S/R comporta costi minori rispetto a quella tradizionale a umido, con scarto di 0, 318 Pt
Lo scarto maggiore riguarda la categoria RISORSE, per la quale la muratura a umido richiede un maggior consumo di combustibile, così
come si registra un maggior impatto nella categoria CAMBIAMENTI CLIMATICI, per la maggior emissione di CO 2.
La parete S/R impatta il 65% in meno rispetto al sistema tradizionale con uno scarto di circa 163,7 Pt (ELU)
La muratura tradizionale raggiunge un punteggio più alto a causa del globale consumo di combustibile e alle maggiori emissioni di polveri
causate dalla produzione del laterizio.
Il maggior consumo relativo alla muratura S/R è relativo invece al consumo di risorse idriche per la produzione di materiali quali l’acciaio e
l’alluminio.
Un notevole carico da attribuire alla parete S/R rimane quello relativo alle emissioni della fase di trasporto dei materiali, dai siti di
produzione al cantiere.
Per la fase di costruzione ( comprendendo le fasi precedenti all’uso e la gestione.
dell’edificio), si registra un minimo scarto tra costruzione a umido e a secco, ma si evidenzia uno scarto consistente nella categoria DANNO
ALLE RISORSE e nella categoria CAMBIAMENTI CLIMATICI a favore della muratura a umido.
Analizzando gli impatti relativi alla struttura S/R si registra un alto impatto relativo alle categorie di danno SALUTE UMANA E QUALITA’
DELL’ECOSISTEMA, in particolare per ciò che riguarda ACIDIFICAZIONE a causa dei danni legati alle distanze di trasporto e alla produzione
di lana di roccia.
VALUTAZIONE DEI MATERIALI ISOLANTI ATTRAVERSO PROCEDURE LCA
Considerazioni critiche sul ruolo dei materiali termoisolanti
Un ruolo fondamentale nella progettazione sostenibile è giocato dai materiali termoisolanti, i quali consentono di ridurre il consumo di
energia per il riscaldamento degli edifici, riducendo l’emissione di sostanze nocive o dannose per il clima.
Particolare attenzione va posta alla scelta dell’isolante da inserire nelle componenti opache di un edificio:
occorre, innanzitutto, valutare il diverso impatto ambientale generato dall’uso di differenti materiali;
valutando anche la durabilità dei vari isolanti, affinché le loro prestazioni rimangano invariate per un tempo almeno pari alla vita
dell’edificio. Contestualmente negli ultimi anni sta crescendo l’uso degli isolanti naturali, come pannelli in fibra di legno di abete
mineralizzata legata con cemento Portland che generano bassi impatti ambientali e sono caratterizzati da una durabilità illimitata nel
tempo. Tali caratteristiche li rendono preferibili agli isolanti tradizionali, che contengono sostanze nocive per la salute umana.
Alcune limitazioni:
-il settore degli isolanti termici non ha ancora sviluppato un PCR comune. In assenza di questo documento non si ha la certezza che
l’analisi del ciclo di vita sia stata condotta con gli stessi obiettivi, seguendo le stesse procedure, le stesse regole e gli stessi confini del
sistema preso in esame. Il confronto tra LCA e EPD può dunque risultare falsato.
-in assenza di un protocollo comune non è disponibile un’unità funzionale da utilizzare per l’analisi comparativa di LCA di diversi
prodotti. Nel caso degli isolanti termici l’unità funzionale da adottare può essere la trasmittanza (U) o la resistenza termica ( R).
Esempio di indagine comparativa con sistema LCA
Una recente indagine commissionata da una azienda che produce materiali per isolamento termico dell’involucro viene qui riproposta al
fine di valutare i consumi di risorse necessari per una medesima applicazione che garantisca le medesime prestazioni.
L’unità funzionale da utilizzare per il confronto sarà quindi la Trasmittanza (U) o la Resistenza termica (R) offerta dal materiale isolante.
Altre considerazioni per la completezza dell’indagine dovrebbero riguardare caratteristiche fondamentali quali:
la durata nel tempo del materiale isolante e delle sue prestazioni
la necessità o meno di manutenzioni o rinnovi
i volumi e i pesi coinvolti nelle opere di installazione, riuso, dismissione e riciclo.
ANALISI LCA di SOLUZIONI PER COPERTURA PIANA
IPOTESI= Sono state selezionate per il confronto con metodologia LCA una possibile applicazione dei pannelli in poliuretano espanso,
ovvero in caso di una copertura piana, impermeabilizzata con guaine bitume-polimero di superficie pari a 100 metri quadrati.
La copertura piana fungerà da ambiente di studio per comparare le prestazioni ambientali e energetiche di differenti soluzioni
termoisolanti. Si è scelto di porre come target finale il raggiungimento di una Trasmittanza termica (U) pari a 0,3 W/m2 K, equivalente ad
una Resistenza Termica di 3,333 m2K/W. La trasmittanza imposta equivale a quella prevista, per le strutture opache orizzontali o inclinate
di copertura realizzate in Zona Climatica E.
In tutti i LCA sviluppati sono state seguite le seguenti ipotesi:
nella valutazione della produzione di materie prime sono state incluse tutte le fasi del processo: dall’estrazione fino alla loro
trasformazione e utilizzo; il consumo di materie prime è riferito allo specifico prodotto/pannello oggetto dell’analisi mentre le energie di
processo (comprese quelle per riscaldamento, illuminazione, materiali di consumo, ecc.) vengono quantificate sulla base della produzione
annuale del sito produttivo considerato; alla voce trasporti sono stati considerati sia i costi energetici dovuti all’approvvigionamento di
materie prime che dei materiali di consumo sia quelli per la movimentazione interna e la consegna sul luogo di installazione. Per
quest’ultima si è fatto riferimento alle distanze dai principali luoghi di distribuzione; i mix energetici considerati fanno riferimento a quello
medio europeo per la produzione delle materie prime e a quello italiano per il processo di produzione e distribuzione.
Consumo di risorse (GER - Gross Energy Requirement) indica l’energia totale (rinnovabile e non rinnovabile) sottratta all’ambiente durante
il ciclo di vita di un’unità funzionale del prodotto o servizio. Comprende il contenuto energetico delle materie prime, i consumi legati a
processi, lavorazioni, trasporti. Si esprime in MJ o in kWh (1 kWh = 3,6 MJ).
Dall’analisi con ECO INDICATOR 99 risulta evidente che il sughero ha il vantaggio di produrre meno danno dovuto all’assorbimento di CO2,
così che il suo ciclo di vita risulta più “ecologico” di un pannello di polistirene.
Valutazione degli impatti ambientali-LANA DI ROCCIA - FIBRA DI CELLULOSA - LINO
Luogo comune ormai diffuso stima che i prodotti isolanti emergenti che ricorrono prevalentemente a risorse biologiche come le fibre di
cellulosa, come il lino, carta e lana, siano molto più ecologici di un prodotto che impiega risorse minerali naturali come la lana di roccia.
Questa convinzione può, tuttavia, essere infondata.
Per un corretto giudizio è necessario confrontare i prodotti e i loro effetti sul ciclo di vita. Si considerano ad esempio tre materiali isolanti:
la lana di roccia, la fibra di cellulosa e il lino. Le indagini sono state condotte in accordo con lo standard ISO 14040 e secondo le metodologie
EDIP e CML.
Lana di roccia - prodotto isolante in lana basa sulla naturale minerali e materiali di scarto e post-produzione riciclati. Legante e olio
impregnante vengono aggiunti per ottenere proprietà tecniche desiderate.
Prodotto isolante a base di lino. Poliestere, di ammonio idrogeno fosfato e borace vengono aggiunti per ottenere le proprietà tecniche
richieste.
Fibra di cellulosa: prodotto isolante a base carta da giornale riciclata. Idrossido di alluminio, borace e / o acido borico vengono aggiunti per
ottenere le proprietà tecniche richieste.
1. DEFINIZIONE DELL’ UNITA’ FUNZIONALE
L' unità funzionale - definita nella norma ISO 14040 come unità di riferimento per la valutazione del ciclo di vita - viene in questo caso
considerata la resistenza termica R , misurata in m2K / W . La resistenza termica R se da un lato, fornisce informazioni sulla quantità di
materiale isolante che è necessario fornire per ottener una certa resistenza termica consente in una valutazione LCA di valutare il bilancio
ambientale durante la produzione, l'installazione e lo smaltimento con i risparmi conseguibili durante la fase di utilizzo del prodotto
isolante. Dati relativi a i tre diversi materiali isolanti, con riferimento alla quantità di materiale (functional unit) necessario per fornire una
resistenza termica di 1 m2K/W su un periodo di vita utile massimo di 50 anni.
2. DEFINIZIONE DI CONFINI DI SISTEMA
I risultati che verranno presentati non valutano la fase d’uso di ciascun materiale, perché gli impatti sono simili per tutti e tre i materiali.
Si può calcolare che in un tipico caso di applicazione, l’isolamento farà risparmiare oltre 100 volte l'impatto di produzione e smaltimento,
indipendentemente dal materiale utilizzato, quindi possibile concludere che l'uso dell’ isolamento è assai vantaggioso per l'ambiente.
Pertanto, la valutazione si concentra sull’esame delle differenze tra i prodotti in relazione alla loro di produzione, installazione e
smaltimento, fondamentali per la scelta tra i materiali.
Considerando che tutti e tre i materiali considerati possono essere totalmente o parzialmente riciclati e reimpiegati per diversi usi e
applicazioni l’analisi del ciclo di vita considera come scenario comune di fine vita il reimpiego dei materiali come materiali per sottofondi
stradali.
3. LA PROCEDURA DI ANALISI LCA
L’analisi LCA è stata condotta utilizzando il software svedese LCA Inventory Tool' (versione 2.01) della CIT Ekologik.
Per il calcolo LCA, le attività possono essere suddivise in due fasi principali, l'acquisizione di materie prime grezze e dei leganti, e la
produzione di prodotti finali. Risultati dell'inventario per l'acquisizione di agglomerati e leganti di materie prime per la produzione di un
chilo di lana di roccia, di fibra di lino e di fibra di cellulosa sono presentati nelle diverse tabelle di analisi di inventario.
In questa fase dell’analisi vengono così sommati gli impatti relativi a:
acquisizione delle materie prime,
la produzione e i processi per la realizzazione del prodotto,
l'uso di materiali di imballaggi,
la distribuzione.
Il maggior contributo tra tutte le categorie di impatto ambientale deriva dal processo di produzione finale ed è relativo quasi
esclusivamente al consumo energetico.
FIBRA DI CELLULOSA - categorie di impatto= E’ evidente dalle categorie di impatto che il consumo principale di materie prime e di
energia, nonché emissioni in tutti i comparti si trovano nella fase di produzione della materia prima, che rappresentano in generale per più
del 95% degli interventi ambientali. Il processo di produzione di fibra di cellulosa stessa non contribuisce in modo significativo,
semplicemente perché il processo (frantumazione di carta, la miscelazione con agenti chimici), è piuttosto esigente in termini di consumo
energetico e non rilascia emissioni significative di sostanze pericolose per la ambiente.
LINO - categorie di impatto= Il miglior metodo di smaltimento è l'incenerimento con recupero di energia. La messa in discarica è la
soluzione peggiore, portando ad un aumento del potenziale di riscaldamento globale perché li degrada anaerobicamente in metano invece
di anidride carbonica.
Gli esiti delle categorie di impatto
I risultati della comparazione LCA evidenziano come:
L’isolamento in lino registra il consumo energetico globale più evidente, 250% più grande di quello attribuibile alla lana di roccia e due
volte maggiore della fibra di cellulosa.
L’ Isolamento in lana di roccia registra gli impatti più bassi rispetto al consumo complessivo di energia primaria, consumando solo il 40% in
meno rispetto al lino e l'80% in meno rispetto alla fibra di cellulosa. La maggior parte di energia consumata per la lana di roccia è dovuta ai
combustibili fossili.
La fibra di cellulosa è la meno impattante rispetto al consumo di combustibili fossili, sebbene globalmente consumi più energia,
soprattutto a causa delle grandi quantità di materie impiegate e che non possono essere sfruttate dopo l'uso.
Effetti sulla salute umana= In questi ultimi anni, la lana di roccia HT sta via via sostituendo la lana di roccia tradizionale,
responsabile invece di danni ai polmoni e alle prime via aeree a causa della presenza di fibre che possono essere inalate e possono
persistere nel polmone. Lo sviluppo della nuova generazione di lana di roccia ha aumentato i margini di sicurezza nell’uso di questo
materiale fibroso.
La fibra di cellulosa è responsabile dell’emissione e formazione di polveri durante la manipolazione, in quantità tali da superare spesso il
valore limite, richiedendo l'uso di protezioni specifiche durante la posa. Il potenziale di danno alla salute umana invece non è ancora
confermato.
Le proprietà tossicologiche delle fibre di lino sono in gran parte ancora sconosciute. L'esposizione alla polvere di lino è una causa di una
ben nota di malattia polmonare, ma le proprietà cancerogene e il potenziale per causare fibrosi polmonare non sono state studiate a
sufficienza. Per analogia con la fibra di cellulosa, si presume che anche il lino possa essere causa di potenziale formazione di polveri, tanto
da giustificare l'uso di protezioni delle vie respiratorie.
Si è concluso che la moderna lana di roccia HT non è né cancerogena né può causare malattie polmonari. E’ più bio solubile rispetto alla
lana di roccia tradizionale e non c’è (o minima) rischio di superamento dei limiti di esposizione alle fibra volatili per i posatori. In confronto,
la fibra di cellulosa ha dimostrato di causare il cancro mediante iniezione in animali di laboratorio e fibrosi polmonare per inalazione. Le
proprietà tossicologiche delle fibre di lino sono, invece in gran parte sconosciuto. L’esposizione alla polvere di lino è una ben nota causa di
byssinosis, ma le proprietà cancerogene e potenzialmente provocare fibrosi polmonare non sono stati indagate.
VALUTAZIONI LCA PER IL RECUPERO E IL RETROFIT ENERGETICO
Le valutazioni LCA per i casi di retrofit e recupero energetico= Troppo spesso, le decisioni sull'opportunità di mantenere o
demolire un edificio ruotano soltanto intorno a considerazioni di costo, senza tener conto delle implicazioni ambientali. Di conseguenza,
giustificare un intervento di retrofit o di ristrutturazione parziale può essere difficile, in quanto i costi sono spesso incerti e possono anche
essere pari o superiore al costo di nuova costruzione. Vi è la necessità, quindi, di quantificare i potenziali vantaggi ambientali disponibili
con il mantenimento e la ristrutturazione di un edificio rispetto a demolizione e la costruzione di nuove. L'impatto ambientale può quindi
essere introdotto nel processo di decisione, nonché i costi e di altre considerazioni.
Scuola materna Lo Scoiattolo Castelfranco Emilia (MO)= Risultati ottenuti con il metodo di valutazione ambientale: Eco-Indicator 99
(Olandese), EPS 2000 (Svedese), EDIP 96 (Danese). L’analisi dell’edificio è suddivisa in due fasi, attraverso il ricorso alla metodologia LCA,
sia per la fase di costruzione -nel quale sono stati applicati i tre metodi a disposizione-, sia per la fase di gestione ed uso in cui si è
effettuato l’LCA sulla vita dell’edificio, ipotizzata pari a 100 anni.
SISTEMI DI ETICHETTATURA AMBIENTALE
Le etichette ecologiche rappresentano uno degli strumenti individuati a livello nazionale ed internazionale per favorire la diffusione di
prodotti “verdi”
facendo leva, tra l’altro, sul coinvolgimento dei consumatori, delle amministrazioni pubbliche e delle imprese.
Le etichette ambientali sono marchi applicati direttamente su un prodotto o su un servizio e forniscono informazioni sulla sua performance
ambientale complessiva, o su uno o più aspetti ambientali specifici.
Uno degli scopi delle Politiche di Produzione e Consumo Sostenibile dell'Unione Europea è quello di aumentare il mercato di prodotti
verdi:
Favorire lo sviluppo di strumenti di agevole applicazione per valutare l'impatto dei prodotti nell'intero ciclo di vita (in particolare per le
PMI) e migliorare il flusso di informazioni lungo la catena produttiva;
Promuovere comportamenti e modelli di consumo sostenibili;
Maggiori finanziamenti pubblici per la commercializzazione, le spese e i diritti.
Tutti possono fare acquisti verdi:
I consumatori, quando comprano un prodotto al supermercato (es. carta igienica, detersivo, ecc.);
Le aziende, quando comprano un semilavorato da un loro fornitore (es. un pannello truciolare per fare una scrivania);
Le Pubbliche Amministrazioni, come i Comuni e le Province, quando fanno acquisti per le forniture di arredo scolastico, carta per
fotocopiatrice, etc., possono inserire criteri ambientali nei bandi. Si parla in questo caso di Acquisti Pubblici Verdi.
Promuovere la domanda e offerta di prodotti e servizi in grado di causare minori danni all’ambiente, stimolando un processo di
miglioramento continuo, attraverso la comunicazione di informazioni:
Verificabili
Accurate
Non fuorvianti
Pertinenti
Non devono creare barriere commerciali
Metodologia scientifica completa ed esauriente che produca risultati accurati e riproducibili
Trasparenza
Ciclo di vita
No barriera all’innovazione
No burocrazia
Partecipazione
Disponibilità delle informazioni
LE ETICHETTE ECOLOGICHE= In ambito edilizio, fondamentale rilevanza rivestono anche i sistemi di certificazione e di
etichettatura ecologica, che sempre più frequentemente accompagnano i prodotti. Si parla a questo proposito di marchio ecologico -
etichetta ambientale – etichetta ecologica o eco-etichetta, per indicare quel marchio che, applicato su un prodotto, su un imballaggio o su
un servizio, è in grado di fornire le informazioni necessarie a descrivere globalmente la performance ambientale (quindi rispetto all’intero
ciclo di vita) o su uno o più aspetti ambientali specifici. Alcuni sistemi di etichettatura sono obbligatori e riguardano principalmente gli
elettrodomestici, utilizzando la cosiddetta etichetta energetica, ma che si applicano anche ai prodotti pericolosi e tossici e agli imballaggi;
altri sono ad adesione volontaria, differenziati secondo con diversi gradi di attendibilità per l’utente finale, in relazione al giudizio espresso
da un organismo terzo ed imparziale che verifichi il superamento di standard qualitativi prestabiliti.
Secondo la norma ISO 140201, le eco-etichette di natura volontaria si possono classificare in tre tipologie:
Etichette di Tipo I - ISO 14024
Etichette di Tipo II - ISO 14021- Autodichiarazioni ambientali
Etichette di Tipo III - ISO 14025- Dichiarazioni Ambientali di Prodotto
LE ETICHETTE ECOLOGICHE - TIPO 1= Le etichette ambientali di tipo I sono assegnate da organismi autonomi, pubblici o privati
e indipendenti dal produttore; si basano su criteri sviluppati tenendo conto di tutte fasi del ciclo di vita del prodotto secondo un approccio
LCA e stabiliscono dei valori soglia e limiti prestazionali da rispettare, la cui conformità è appunto certificata dall’organismo preposto.
Le procedure legate al riconoscimento di queste etichette sono di tipo volontario, e sono accessibili a tutti i potenziali richiedenti.
ECOLABEL - TIPO 1= È l’unico marchio volontario di tipo I riconosciuto in tutta Europa, Viene rilasciato valutando tutto il ciclo di vita del
prodotto (LCA), Riguarda prodotti e servizi, Non implica riduzione di efficienza o minori prestazioni del prodotto o servizio.
In particolare certifica il ridotto impatto ambientale del prodotto in ogni fase del suo ciclo di vita: estrazione delle materie prime,
produzione, imballaggio, distribuzione, utilizzo e smaltimento. Per ogni prodotto vengono presi in esame quindi gli aspetti ambientali
connessi alla sua realizzazione: dalla qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, produzione di rifiuti, al consumo di risorse ed energia, alla
sicurezza e salute dei lavoratori e consumatori, sino all’inquinamento acustico, e la tutela della biodiversità.
L'Ecolabel UE (Regolamento CE n. 66/2010) è il marchio dell'Unione europea di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi migliori dal
punto di vista ambientale, che possono così diversificarsi dai concorrenti presenti sul mercato, mantenendo comunque elevati standard
prestazionali. Infatti, l'etichetta attesta che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale nel suo intero ciclo di vita.
Il marchio Ecolabel UE, il cui logo è rappresentato da un fiore, è uno strumento volontario, selettivo e con diffusione a livello europeo.
Strumento volontario= La richiesta del marchio Ecolabel UE è del tutto volontaria. I fabbricanti, gli importatori o i distributori possono
richiedere l'Ecolabel, una volta verificato il rispetto dei criteri da parte dei prodotti.
Strumento selettivo= L'etichetta ecologica è un attestato di eccellenza, pertanto viene concessa solo a quei prodotti che hanno un ridotto
impatto ambientale. I criteri ecologici e prestazionali sono messi a punto in modo tale da permettere l'ottenimento dell'Ecolabel UE solo da
parte di quei prodotti che abbiano raggiunto l'eccellenza ambientale. I criteri vengono revisionati e resi più restrittivi, quando se ne verifichi
la necessità, in modo da premiare sempre l'eccellenza e favorire il miglioramento continuo della qualità ambientale dei prodotti.
Strumento con diffusione a livello europeo= Forza dell'Ecolabel UE è proprio la sua dimensione europea. Il marchio può essere usato nei
27 Stati Membri dell'Unione europea così come in Norvegia, Islanda e Liechtenstein.
LE ETICHETTE ECOLOGICHE - TIPO 2= Le etichette ambientali di tipo II sono realizzate da produttori, importatori o distributori
dei prodotti, che utilizzano autodichiarazioni e simboli di valenza ambientale su prodotti, imballaggi o materiale informativo e pubblicitario,
senza ottenere convalidazioni né certificati da organismi indipendenti (self declared environmental claims). Solitamente si fa riferimento a
singoli aspetti ambientali del prodotto come: contenuto di materiale riciclato, tossicità dei componenti, biodegradabilità, assenza di
sostanze dannose per l’ambiente.
In accordo con lo standard ISO 14021 queste etichette devono contenere dichiarazioni non ingannevoli e verificabili (attraverso una
adeguata documentazione disponibile su richiesta), specifiche e chiare, non soggette ad errori di interpretazione; sono dunque escluse
diciture del tipo “sicuro per l’ambiente”, “non inquinante”, “amico della natura”. Sono auto-dichiarazioni del produttore non soggette a
verifica di parte terza;(etichettatura ambientale di tipo II), si riferiscono a singole caratteristiche ambientali del prodotto (es.
compostabilità, riciclabilità, degradabilità ecc.); si richiede un approccio di ciclo di vita ma non è obbligatoria l’esecuzione di uno studio di
LCA; sono usate da produttori, rivenditori, importatori, per rendere pubbliche le qualità ambientali dei prodotti, con l'obiettivo di attrarre i
consumatori; in genere sono ben visibili sulla confezione del prodotto e facilmente identificabili. Prevede che non debbano essere utilizzate
asserzioni ambientali vaghe o non specifiche, come “sicuro per l’ambiente”, “non inquinante”, “verde”, “amico della natura ”... Neppure
asserzioni con riferimenti alla “sostenibilità”. Le asserzioni ambientali devono essere basate su una metodologia scientifica che sia
sufficientemente approfondita e completa, tale da comprovare l’asserzione e che porti a risultati accurati e riproducibili. Definisce i requisiti
per l’utilizzo di termini ed espressioni quali ad esempio: compostabile, degradabile, riciclabile, consumo energetico ridotto, contenuto
riciclato pari al…%, riduzione dei rifiuti, ecc. L’adozione di un riferimento normativo, garantendo una maggiore omogeneità ed il rispetto di
certe regole minime, renderebbe molto più efficace questo tipo di etichette/asserzioni e garantirebbe maggiormente i consumatori dalle
informazioni ingannevoli.
Sono flessibili: vantaggi delle etichette di tipo II: possono essere "tagliate su misura" sulla base di specifiche esigenze dell’azienda o del
prodotto; sono riferite ad un singolo aspetto, determinato seguendo un approccio di ciclo di vita, non vi sono criteri pre definiti da
rispettare; Sono più economiche rispetto ad altri tipi di etichette; Non vi è la necessità di ottenere un accordo preventivo sull’etichetta tra
tutti gli stakeholders come avviene per altri tipi di marchi; Possono fornire una comunicazione efficace; Rispondono alle esigenze del
mercato sia dal punto di vista strategico che della dinamicità, Non è richiesta la verifica da parte terza indipendente; Attualmente vi è una forte
proliferazione di etichette ambientali che non sono verificabili, inaccurate e fuorvianti (e che non rispettano i requisiti ISO); effetti pericolosi sul
mercato: perdita di credibilità dei marchi ambientali.
PANNELLO ECOLOGICO - TIPO 2= E’ un’etichetta volontaria di tipo II, relativa al settore arredamento ed attesta che i materiali
utilizzati per la realizzazione di quel prodotto siano al 100% frutto di riciclaggio, garantendo al tempo stesso standard di solidità,
compattezza, resistenza indeformabilità̀ nel tempo. Grazie al riciclo dei materiali si stima vengano salvati circa 10.000 alberi al giorno .
E’ il sistema di certificazione per le foreste e il legno.
LE ETICHETTE ECOLOGICHE - TIPO3= Le etichette ambientali di tipo III note come Dichiarazioni Ambientali di Prodotto, DAP o
EPD (Environmental Product Declaration), sono i sistemi più dettagliati di etichettatura ambientale, in quanto contengono le informazioni
oggettive, confrontabili e credibili relative alla prestazione ambientale dell’intero ciclo di vita di prodotti e servizi. Questo tipo di
etichettatura ha carattere informativo e riguarda tutti gli aspetti ambientali, ma anche gli impatti potenziali. L’obiettivo di questa
certificazione è quello di fornire al consumatore le nozioni per un confronto tra servizi e prodotti funzionalmente equivalenti, così da
incentivare le aziende a porre in essere procedimenti produttivi più efficienti da un punto di vista ambientale.
L'EPD - Environmental Product Declaration è uno strumento che basandosi sul Life Cycle Assessment, permette di quantificare la
prestazione ambientale complessiva di un prodotto o servizio, attraverso la comunicazione di informazioni oggettive, confrontabili e
credibili. E’ uno strumento di comunicazione nato per attivare la leva di mercato al fine di sviluppare prodotti più ambientalmente
sostenibili. Le EPD sono documenti di tipo puramente informativo, ovvero, non contengono criteri di valutazione, preferibilità o livelli
minimi di prestazione da rispettare. L’Oggettività è assicurata dall'utilizzo della metodologia LCA nel calcolo delle prestazioni ambientali;
La Confrontabilità è garantita dalla definizione di protocolli (PCR= Product Category Rules) che, per ogni prodotto/servizio, definiscono quali
sono le prestazioni ambientali significative da comunicare in modo da rendere possibili confronti omogenei tra più prodotti appartenenti
allo stesso gruppo; La EPD viene verificata e convalidata da un verificatore indipendente che garantisce la credibilità e veridicità della
metodologia e delle informazioni contenute nello studio LCA e nella dichiarazione (nel caso di Business to Consumer è prevista la convalida
di un organismo di certificazione accreditato). Attualmente risultano istituiti diversi sistemi tra i quali il più diffuso è quello gestito dallo
"Swedish Environmental Management Council". La Svezia è stato il primo Paese ad applicare l’ISO 14025.
Principali "Program Operator":
Canada - the EPDS™ program
Japan - the JEMAI Type III program
Norway - the NHO Type III program
Sweden - the EPD® system
South Korea - the KELA Type III program
AUB – Germania – Edifici sostenibili
È uno strumento dinamico e al passo con lo sviluppo del prodotto; Un’unica dichiarazione per tutti i targets e mercati; Da informazioni
sull’impatto ambientale dei prodotti in maniera trasparente; Semplifica lo scambio di informazioni; Facilita il miglioramento continuo in un
sistema di gestione ambientale.
IL SISTEMA EPD SVEDESE= Sviluppo delle Regole per Categoria di Prodotto: regole definite per gruppo di prodotti,
necessarie a rendere confrontabili gli studi di LCA e quindi l’EPD. Approvate dopo una “consultazione aperta” delle parti interessate a livello
internazionale;
Studio LCA: per quantificare la prestazione ambientale del prodotto/servizio;
Preparazione EPD: documento pubblico che contiene i risultati dell’LCA (redatto seguendo le regole contenute nelle PCR).
Verifica e Registrazione da parte terza indipendente.
Sono stabilite per gruppi di prodotto e servizio. All’interno sono definiti i criteri di appartenenza di un prodotto/servizio ad un dato gruppo
e per quest’ultimo si fissano i parametri utili a rendere confrontabili le EPD dei prodotti funzionalmente equivalenti compresi nel gruppo.
Una PCR costituisce il documento di riferimento per lo sviluppo dell'EPD. Ad esempio fornisce le indicazioni sull'unità funzionale, gli stadi
del ciclo di vita da includere nello studio, i parametri da considerare, gli aspetti ambientali rilevanti, cosa riportare nella Dichiarazione
Ambientale, etc.. Nell’esecuzione dello studio di LCA occorre prendere in considerazione: Standard ISO 14040 – 14044, I requisiti del
programma EPD svedese, I requisiti delle PCR per il gruppo di prodotti analizzato.
Redazione dell’EPD
La Dichiarazione EPD contiene le seguenti informazioni:
Descrizione dell’organizzazione e del prodotto; Dichiarazione della prestazione ambientale; Informazioni relative all’azienda e all’ente di
certificazione, Richiesta di certificazione; Esame della documentazione; Eventuale verifica ispettiva sul sito; Approvazione del comitato
di certificazione; Convalida e registrazione dell'EPD; Verifiche di mantenimento (validità dell’EPD da 1 a massimo 3 anni,
stabilito dall’ente di certificazione. Aggiornamento continuo che segue il processo di sviluppo del prodotto).
TIPOLOGIE DI EPD
Il mercato dei prodotti verdi= In questi ultimi anni sta crescendo fortemente la sensibilità ambientale ed il
mercato degli eco prodotti nei paesi più avanzati rappresenta il 3-4% del mercato. L’Europa vanta finora un vantaggio competitivo e le
aziende “attente” agli aspetti ambientali sono tra le più innovative e di norma vantano risultati migliori. Negli ultimi anni si è assistito ad
una proliferazione dei marchi con un duplice effetto: spinta del mercato verso produzioni più pulite, grazie ai forti segnali a livello
istituzionale (politiche comunitarie in materia di ambiente); diffidenza da parte del consumatore, a causa della diversità dei formati e
dei contenuti delle etichette ambientali, non sempre di facile interpretazione.
Le etichette: ricadute sulle imprese
La certificazione è un percorso di valorizzazione e miglioramento dell’impresa: l’ottenimento delle etichette ambientali basate su un
approccio ciclo di vita consente al produttore stesso di innescare una logica di miglioramento continuo del proprio prodotto/processo, non
solo ambientale: processo di eco -innovazione. Diverse sono le esigenze informative da soddisfare, legate alla tipologia di destinatario, al
posizionamento del prodotto all’interno della catena produttiva e al segmento di mercato interessato. Le etichette rappresentano una
possibilità per le imprese di aprirsi nuovi spazi di mercato, attraverso: Attuazione di acquisti verdi da parte della Pubblica
Amministrazione; Elemento di differenziazione rispetto ai concorrenti; Accresciuta immagine dell’impresa sul mercato.
Green Public Procurement – GPP=Gli acquisti verdi nella pubblica amministrazione italiana
Il Green Public Procurement è considerato uno strumento fondamentale per la tutela ambientale e ricopre un ruolo strategico rispetto alle
politiche sulla competitività̀(Strategia di Lisbona). Il principio fondamentale che regola l’approccio del GPP è diminuire gli impatti ambientali
considerando tutto il ciclo di vita del prodotto, solo in questo modo è possibile che venga ridotto l’impatto ambientale a livello globale e
non trasferito da un comparto all’altro. Il Green Public Procurement (GPP) è uno degli strumenti principali che la Pubblica Amministrazione
(PA) ha a disposizione per mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile mirate a ridurre gli impatti ambientali dei processi di consumo e
produzione, attraverso una gestione più̀ responsabile delle risorse naturali e dei rifiuti, uno dei settori prioritari d’intervento della Strategia
Europea per lo Sviluppo Sostenibile. Il GPP mira all’integrazione degli aspetti ambientali nei processi di acquisto basandosi su una visione
d’insieme di tutto il ciclo di vita di un prodotto, prendendo in considerazione non solo gli aspetti legati alla produzione, ma anche quelli
legati all’utilizzo e allo smaltimento del prodotto, valutandone i costi effettivi sulla collettività.̀ Il GPP permette di “rendere verdi” gli
acquisti pubblici adottando criteri ecologici nelle procedure d’acquisto della Pubblica Amministrazione. Il settore degli approvvigionamenti
pubblici rappresenta mediamente il 12% del PIL dell'UE, ma raggiunge il 17% in Italia con picchi del 19% in alcuni Stati membri come la
Francia: queste cifre mettono in evidenza la grande importanza quantitativa del settore.
L’attuazione del GPP incide:
•sul lato della domanda, in quanto la P.A., sostituisce i propri prodotti con altri con ridotti impatti ambientali e allo stesso tempo, con il suo
esempio, è in grado di indirizzare altri soggetti, pubblici e privati, verso la scelta di prodotti eco-sostenibili;
•sul lato dell’offerta, in quanto le PA costituiscono un’importante categoria di consumatori la cui domanda copre una percentuale
rilevante del PIL (il 14% del PIL della Comunità Europea e circa il 17% del PIL dell’Italia). Un mutamento nelle scelte di acquisto di tali
operatori incentiva i fornitori a produrre prodotti con impatti ambientali ridotti, privilegiando strategie di sviluppo sostenibili.
Le amministrazioni aggiudicatici, quando prescrivono caratteristiche ambientali possono utilizzare le specifiche dettagliate o, all’occorrenza,
parti di queste, quali sono definite dalle eco-etichettature europee (multi)nazionali o da qualsiasi altra eco etichettatura purché:
- siano accessibili a tutte le parti interessate.”
Ad esempio:
Non si può richiedere carta riciclata con certificazione “Blauer Angel”
La carta deve:
– Contenere almeno l’80% di carta proveniente da raccolta differenziata;
– Essere totalmente priva di cloro (TCF)]
– Durata maggiore di 100anni, come predisposto dalla ISO9706, DIN6738 o equivalenti; –
Attualmente nel mercato esistono un sempre maggior numero di eco-etichette che costituiscono un ottimo supporto per indicare i prodotti
che raggiungono un certo standard di qualità ecologica, per poterle ottenere i prodotti devono soddisfare una serie di requisiti.

IL PROTOCOLLO LEED= LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) è una certificazione, su base volontaria,
in cui è il progettista stesso che si preoccupa di raccogliere i dati per la valutazione e di inviarli al U.S. Green Building Council. Tale strumento
può essere utilizzato su ogni tipologia edilizia, essendo un sistema flessibile e articolato. Il sistema LEED è attualmente accreditato in 135
paesi. Progetti internazionali, al di fuori degli Stati Uniti, costituiscono più del 50% del totale di edifici certificati secondo il marchio
registrato LEED. Tale strumento può essere utilizzato su ogni tipologia edilizia, essendo un sistema flessibile e articolato, promuovendo una
progettazione integrata che riguarda l’intero edificio; esistono programmi Leed differenti a seconda che si tratti di nuove costruzioni (Leed for
New Construcion) o di ristrutturazioni (Leed for Existing Building: Operations & Maintenance), piuttosto che per specifiche tipologie edilizie
come possono essere le scuole (Leed for Schools) o per specifici campi o settori come può esser quello commerciale (Leed for Commercial
Interiors). LEED è un programma di certificazione effettuata da terze parti e il punto di riferimento riconosciuto a livello
internazionale per la progettazione, costruzione e gestione di edifici secondo la green performance. Sviluppato da US Green Building Council
nel 2000, LEED è uno strumento per edifici di ogni tipo e dimensione. La certificazione LEED offre la convalida da parte di terzi di caratteristiche
sostenibili di un progetto e verifica che l'edificio sia stato realizzato secondo le normative vigenti e in accordo con i principi della sostenibilità
energetica ed ambientale. Negli ultimi anni sono nate, in tutto il mondo, associazioni chiamate Green Building Councils che si sono unite per
cooperare a livello internazionale attraverso il World GBC. E’ un sistema di punti in cui i progetti sottoposti a valutazione LEED guadagnano
punti solo se sono in grado di soddisfare specifici criteri di bioedilizia. All'interno di ciascuna delle categorie di crediti LEED, i progetti devono
soddisfare requisiti particolari e guadagnare punti.
Le 5 categorie includono:
Luoghi sostenibili - Sustainable Sites (SS)
Efficienza nella gestionedell’acqua - Water Efficiency (WE)
Efficienza energetica ed ambientale-Energy and Atmosphere (EA),
Efficienza nell’impiego di materiali e di risorse - Materials and Resources (MR)
Qualità dell’ambiente interno - Indoor Environmental Quality (IEQ).
Innovazione nel progetto - Innovation in Design (ID)
Fornisce gli standard e i requisiti prestazionali per la certificazione degli edifici di nuova edificazione o in fase di ristrutturazione,
coinvolgendo sia la fase di progetto che quella di costruzione. Leed presenta sei macroaree di valutazione dei crediti che prevedono
prerequisiti prescrittivi obbligatori e un numero di prestazioni ambientali che assieme definiscono il punteggio finale dell’edificio.
I punti base da attribuire al progetto sono 100, e per ognuna delle 6 aree si possono totalizzare punteggi differenti che, sommati formano
un punteggio finale; presenta quattro livelli di certificazione in scala crescente:
Certified 40–49 punti
Silver 50–59 punti
Gold 60–79 punti
Platinum 80 punti e oltre
Sostenibilità del Sito (1 prerequisito, 8 crediti - max 26 punti):
affronta gli aspetti ambientali legati al sito entro il quale verrà costruito l'edificio e al rapporto di questo con l'intorno. Gli obiettivi sono
limitare l'impatto generato dalle attività di costruzione, controllare il deflusso delle acque meteoriche, stimolare modalità e tecniche
costruttive rispettose degli equilibri dell'ecosistema.
Gestione delle Acque (1 Prerequisito, 3 Crediti - max 10 punti):
approccia le tematiche ambientali legate all'uso, alla gestione e allo smaltimento delle acque negli edifici monitorando l'efficienza dei flussi
d'acqua e promuovendo la riduzione dei consumi idrici e il riutilizzo delle acque meteoriche.
Energia ed Atmosfera (3 Prerequisiti, 6 Crediti - max 35 punti):
viene promosso il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici, l'impiego di energia proveniente da fonti rinnovabili o
alternative e il controllo delle prestazioni energetiche dell'edificio.
Materiali e Risorse (1 Prerequisito, 7 Crediti - max 14 punti)
vengono prese in considerazione le tematiche ambientali correlate alla selezione dei materiali, alla riduzione dell'utilizzo di materiali vergini,
allo smaltimento dei rifiuti e alla riduzione dell'impatto ambientale dovuto ai trasporti.
Qualità ambientale Interna (2 Prerequisiti, 8 Crediti - max 15 punti):
affronta le preoccupazioni ambientali relazionate alla qualità dell'ambiente interno, che riguardano la salubrità, la sicurezza e il comfort, il
consumo di energia, l'efficacia del cambio d'aria e il controllo della contaminazione dell'aria.
Innovazione nella Progettazione (2 crediti - max 6 punti): ha come obiettivo l'identificazione degli aspetti progettuali che si distinguono
per le caratteristiche di innovazione
Priorità Regionale (1 Credito-max 4 punti)

I RATING SYSTEMS IN DETTAGLIO


New Construction and Major Renovation= Questo rating è stato creato per il conseguimento di elevate prestazioni nella
progettazione e costruzione di nuovi edifici e grandi ristrutturazioni. Edifici per uffici, governativi, per il terziario, industrie e laboratori, edifici
residenziali di almeno quattro piani abitabili sono le tipologie di edifici certificabili secondo questo standard.
Existing Buildings: Operations & Maintenance= LEED per "Edifici Esistenti" costituisce un punto di riferimento per utenti e
operatori relativamente alle tematiche della progettazione, del miglioramento e del mantenimento del costruito. Le misure adottate hanno
l'obiettivo di massimizzare l'efficienza e minimizzare l'impatto sull'ambiente. Tale sistema è rivolto all'intero edificio nella sua complessità,
incluse tutte le questioni relative alla manutenzione dello stesso, ai programmi di riciclaggio dei rifiuti prodotti e agli interventi di miglioramento
effettuabili. Il rating è applicabile sia a edifici esistenti mancanti di precedente certificazione LEED che a edifici certificati precedentemente
attraverso LEED "New Construction", "Schools" o "Core & Shell".
Commercial Interiors=Il rating "Commercial Interiors" è un punto di riferimento per coloro che vogliono potenziare e migliorare
attraverso scelte sostenibili le sistemazioni interne del proprio spazio commerciale. "Commercial Interiors" costituisce un sistema
riconosciuto per la certificazione di interni sostenibili ad alte prestazioni ambientali, che risultano essere spazi salutari e piacevoli con un
basso costo di mantenimento e un impatto ambientale ridotto.
Core& Shell= Questo sistema di rating aiuta designer, costruttori, imprenditori e proprietari di nuovi edifici a implementare un design
volto alla sostenibilità nell'iter progettuale delle strutture. "Core & Shell" interessa gli elementi di base dell'edificio come la struttura,
l'involucro e il sistema HVAC. Questo rating è pensato come un sistema complementare a LEED "Commercial Interiors", in quanto entrambi
sviluppano in modo congiunto criteri per "green building" rivolgendosi a imprenditori, proprietari e locatari. LEED "Core & Shell" incoraggia
l'implementazione di pratiche sostenibili nella progettazione e nella costruzione in tutte le aree su cui l'imprenditore edile ha il controllo. In
questo modo gli imprenditori possono operare scelte "verdi" da cui i futuri locatari potranno trarre beneficio. In conclusione, questo rating
vuole creare una sinergia di relazioni che permetteranno ai futuri inquilini di avvantaggiarsi tramite le strategie sostenibili effettuate
dall'imprenditore.

Schools= LEED "Schools" è un sistema di rating che premia l'unicità del design e della costruzione per gli edifici scolastici, cercando di
rispondere ai bisogni specifici di questi spazi. Basato sull'impronta di LEED "New Construction", offre risposte alla progettazione di edifici
scolastici come, ad esempio, soluzioni planimetriche ed acustiche, strategie per il mantenimento della salubrità dell'aria, pratiche per lo
sviluppo sostenibile del sito. Questo rating si rivolge alla singolarità delle problematiche che riguardano gli edifici scolastici e alle questioni
relative alla salute degli occupanti. LEED "Schools" fornisce uno strumento unico e comprensivo che si propone di ottenere edifici scolastici
verdi, ad alte prestazioni ambientali, salubri per gli studenti e gli insegnanti ed efficaci dal punto di vista dei costi- benefici ridotto.
Healthcare=LEED per la "Tutela della salute" promuove una pianificazione, progettazione e costruzione delle strutture sanitarie. Il
rating "Healthcare" sviluppa pratiche specifiche per i particolari bisogni del mercato sanitario, inclusa la degenza a lungo termine, le
esigenze ambulatoriali, gli uffici medici, l'assistenza, il settore dell'educazione e della ricerca. Questo rating pone all'attenzione dei
committenti, dei progettisti, dei costruttori e degli utilizzatori questioni importanti come la sensibilizzazione alle sostanze chimiche e
inquinanti, la distanza del parcheggio dalle aree sanitarie e l'accesso agli spazi naturali
Homes= LEED "Homes" promuove la progettazione ed il design di edifici residenziali "verdi" ad alte prestazioni ambientali. Una casa
LEED utilizza meno energia, acqua e risorse naturali, produce meno rifiuti ed è più sana e confortevole per gli utenti. I benefici di un edificio
residenziale LEED includono la riduzione dei consumi energetici e idrici, delle emissioni in atmosfera di gas inquinanti, CO2 e tossine e degli
agenti inquinanti nell'ambiente interno.
Retail=LEED per le "Vendite" riconosce la specifica natura della progettazione e costruzione degli spazi adibiti
Neighborhood Development= Questo sistema di rating integra i principi di crescita intelligente in campo urbanistico e di edilizia
sostenibile nel primo programma di progettazione verde a livello territoriale.
LEED 2009 Italia Nuove Costruzioni e Ristrutturazioni=Il protocollo LEED 2009 Italia Nuove Costruzioni e Ristrutturazioni è
il frutto di un lavoro di trasposizione che ha portato non solo all'introduzione di norme di riferimento italiane ed europee ma anche
all'adattamento alle esigenze del mercato edile nazionale. Il sistema di certificazione LEED 2009 Italia è strettamente legato alla realtà
costruttiva, normativa e produttiva italiana e viene riconosciuto nel mercato globale.
GBC HOME=GBC HOME è lo standard di riferimento in Italia per il mercato residenziale, un sistema volontario, basato sul consenso
comune dei soci e guidato dal mercato.. Si tratta di un prodotto a marchio GBC Italia studiato specificamente sulle caratteristiche abitative e
costruttive proprie della realtà italiana, pur basandosi sullo standard americano LEED for Homes. GBC HOME mira ad incentivare temi come
la salubrità, la durabilità, l'economicità e le migliori pratiche ambientali nella progettazione e nella costruzione degli edifici.
Il processo di certificazione LEED= Registrazione dei progetti; Preparazione della documentazione;
Presentazione della documentazione; Revisione della documentazione; Certificazione
LEED Homes e LEED Neighborhoods seguono un processo diverso rispetto agli standard di cinque step.
Il Green Building Council Italia (GBC Italia) è un'associazione no profit che fa parte della rete internazionale dei GBC presenti in molti altri
paesi; è membro del World GBC e partner di USGBC.
Con queste associazioni condivide gli obiettivi di:
favorire e accelerare la diffusione diuna cultura dell'edilizia sostenibile, guidando la trasformazione del mercato;
sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sull'impatto che le modalità di progettazione e costruzione degli edifici hanno sulla qualità
della vita dei cittadini;
fornire parametri di riferimento chiari agli operatori del settore;
incentivare il confronto tra gli operatori del settore creando una community dell'edilizia sostenibile.
Il 2010 ha segnato una svolta del mercato italiano dovuta al lancio di LEEDItalia.
LEED HOME - GBC HOME=GBC Home® è formulato per gli edifici residenziali di piccole e grandi dimensioni, dagli edifici monofamiliari
ai condomini fino ai 10 piani, che possono includere anche una piccola parte destinata a funzioni non residenziali, come uffici, attività
commerciali, ecc. Questo protocollo si può applicare anche agli agriturismi e agli edifici ricettivi fino a 50 posti letto.
GBC HOME® è stato sviluppato specificamente considerando le caratteristiche abitative e le diversità nel modello costruttivo proprie della
realtà italiana, prendendo spunto dal protocollo LEED. Questo sistemi di rating promuove la salubrità, la durabilità, l'economicità e le
migliori pratiche ambientali nella progettazione e nella costruzione degli edifici.
Il sistema di valutazione è organizzato in sei categorie ambientali:
Sostenibilità del Sito (SS)
Gestione delle Acque (GA)
Energia e Atmosfera (EA)
Materiali e Risorse (MR)
Qualità Ambientale Interna (QI)
Innovazione nella Progettazione (IP)
Priorità Regionale (PR)
I livelli di certificazione di GBC HOME sono quattro, a seconda del punteggio conseguito:
Base 40-49
Argento 50-59
Oro 60-79
Platino ≥ 80
Per ogni categoria sono presenti prerequisiti e crediti. Tutti i crediti valgono almeno 1 punto, i prerequisiti sono obbligatorie e non danno
punteggio. Il sistema di valutazione ha una base di 100 punti; le categorie IP (Innovazione nella progettazione) e PR (Priorità Regionali)
permettono di conseguire ulteriori 10 punti bonus.
Il presente protocollo per la certificazione degli edifici residenziali si applica per qualsiasi tipologia di intervento ed alle tipologie costruttive.
A tutti gli edifici esclusivamente residenziali di qualsiasi volumetria se la loro altezza non eccede i 4 piani abitabili.
Agli edifici esclusivamente residenziali di qualsiasi altezza ma con superficie utile netta contenuta in 3.000 mq.
Agli edifici residenziali che integrano funzioni terziarie, alle seguenti condizioni:
l’altezza non ecceda i cinque piani abitabili entro e fuori terra;
la superficie utile quale somma delle destinazioni non residenziali non deve eccedere il 30% della superficie utile dell’intero edificio;
le destinazioni non residenziali devono essere ricomprese nelle seguenti categorie funzionali: uffici; commercio di vicinato con superficie
commerciale non superiore a 300 mq; attività
artigianali di servizio comunque compatibili con la residenza; esercizi pubblici, magazzini non pertinenze di altre funzioni;
gli impianti (climatizzazione invernale ed estiva) devono essere comuni fra la funzione residenziale e quella non residenziale (terziarie),
ovvero se è previsto per la parte non residenziale un impianto separato, devono essere soddisfatti i prerequisiti e i crediti obiettivo
dell'area EA.
ll protocollo può essere esteso, in via sperimentale, alle seguenti tipologie costruttive:
edifici residenziali con altezza sino a 10 piani abitabili;
tipologie particolari di edifici, con caratteristiche costruttive e
impiantistiche assimilabili alla residenza (edifici agricoli, agriturismi, edifici ricettivi, convitti, ecc.);
edifici esistenti di cui si realizzino ristrutturazioni importanti (interventi agli impianti di climatizzazione, cambiamenti dell'involucro edilizio e
riorganizzazione funzionale degli spazi interni).
Il processo di certificazione LEED – GBC HOME
Contatti di REGISTRAZIONE CERTIFICAZIONE
VERIFICA DI PROGETTO e REVISIONE PRELIMINARE
VERIFICA DI COSTRUZIONE con ispettori per AUDIT di progetto e di cantiere
REVISIONE FINALE
MAPPATURA PRODOTTI STANDARD LEED®= La certificazione LEED viene rilasciata all'edificio nella sua globalità, non al singolo prodotto; ma è
altresì vero che il punteggio finale attribuito all'edificio, dipenderà in buona parte dalla corretta selezione ed impiego di prodotti conformi.
Occorre innanzitutto procedere alla mappatura delle caratteristiche dei prodotti.
Per "mappatura", si intende l'analisi dei singoli prodotti in termini, appunto, di conformità al LEED (il quale richiede specifiche prestazioni e
caratteristiche dei prodotti). In particolare, è necessario individuare a quali crediti LEED i prodotti possono contribuire, ma soprattutto, essere
in grado di rispondere adeguatamente alle richieste dei soggetti coinvolti in un progetto LEED. In pratica, realizzando una mappatura delle
caratteristiche di conformità del prodotto, verrà data risposta alla seguente, importante domanda: "quanto può contribuire il mio prodotto al
punteggio finale di un edificio Leed?
E’ il termine creato per identificare l'analisi dei singoli prodotti di un'azienda in termini di sostenibilità energetica e ambientale rispetto allo
standard LEED. È di fatto una verifica di terza parte volta a dimostrare che il singolo prodotto è conforme a uno o più dei requisiti dei crediti
LEED. I produttori possono riferirsi a LEED, nella comunicazione relativa ai propri prodotti, assicurandosi che i testi non attestino né
implichino alcuna approvazione formale da parte di USGBC o del programma LEED. Oltre a ciò, il testo deve chiaramente riconoscere che i
requisiti dei crediti LEED coprono le prestazioni dei materiali in genere, non quelle di singoli prodotti o marchi commerciali. Per questo
motivo, i prodotti che rispondono ai criteri prestazionali LEED possono solamente contribuire a far ottenere punti necessari per la certificazione
LEED; non si può dire quindi che presi singolarmente possano far guadagnare punti all’edificio LEED.
I modi corretti e non corretti per riferire i prodotti LEEDa
Accettabili
“il prodotto A contribuisce a soddisfare il credito X secondo LEED”
“il prodotto A è conforme con i requisiti Y del credito X secondo LEED”
NON Accettabili
Il prodotto A è [certificato/qualificato/conforme/accreditato/approvato] LEED ®” “Prodotto LEED®”
“Il prodotto A [incontra/soddisfa/adempie/è conforme a] il credito X”
Ricordando che, le aree di sostenibilità rispetto a cui LEED valuta gli edifici sono: Siti sostenibili (1 prerequisito - 26 punti),Gestione
efficiente dell'acqua (1 prerequisito - 10 punti), Energia, Materiali, Qualità degli ambienti interni (2 prerequisiti, 15 punti) Progettazione e
innovazione (6punti), Priorità regionali (4 punti).

Nuove frontiere: GBC CONDOMINI


GBC Condomini si rivolge agli edifici residenziali che devono essere riqualificati e che sono composti da più unità immobiliari, ma non ai casi
di demolizione e ricostruzione dell’esistente.
Il protocollo prevede una fase di indagine preliminare sulla durabilità e resilienza dell’edificio, a cui seguono uno o più interventi sulla
struttura, l’involucro e la parte impiantistica, che permettono un miglioramento prestazionale dell’intero edificio.
Questo protocollo può essere applicato anche ad edifici antecedenti al 1945.
GBC Condomini guida e verifica la riqualificazione sostenibile certificata di qualità.

Nuove frontiere: GBC HISTORIC BUILDINGS


GBC Historic Building si applica agli edifici storici che costituiscono “testimonianza materiale avente valore di civiltà”. Gli edifici che possono
rientrare nell’ambito di applicazione del protocollo devono essere antecedenti al periodo di industrializzazione edilizia che
convenzionalmente in Europa parte dal 1945.
Ai fini dell’applicazione del protocollo GBC HB, l’edificio deve essere stato costruito dunque prima del 1945 per una porzione ad almeno il
50% degli elementi tecnici esistenti.
Il protocollo si applica nel caso di interventi di restauro, riqualificazione o recupero, anche di parziale integrazione, ma comunque
nell’ambito di ristrutturazioni importanti, intese come interventi che coinvolgono elementi rilevanti degli impianti di climatizzazione e il
rinnovo o la riorganizzazione funzionale degli spazi interni, valutando possibili soluzioni di miglioramento prestazionale dell’involucro
edilizio, compatibilmente con la salvaguardia dei caratteri tipologici e costruttivi dell’edificio esistente

GBC QUARTIERI
GBC Quartieri® è il protocollo di certificazione sviluppato da GBC Italia per i progetti di aree oggetto di riqualificazione o di nuove espansioni,
che promuovono tra gli obiettivi primari le prestazioni di sostenibilità ambientale del territorio, delle infrastrutture, delle dotazioni e degli
edifici sostenibili. GBC Quartieri riconosce il valore degli interventi che promuovono un approccio integrato alla qualità della vita, alla salute
pubblica e al rispetto per l’ambiente.
La certificazione incoraggia le migliori pratiche orientate all’analisi del territorio, alla scelta delle aree in rapporto alla
preservazione ambientale, promuovendo la connessione ai trasporti pubblici, le relazioni di aree con strutture preesistenti, la creazione e
sviluppo di servizi e funzioni sociali.
GBC Quartieri non nasce come uno strumento di pianificazione urbanistica, ma può costituire un utile strumento per le municipalità che
potrebbero adottarlo per la promozione, l’incentivazione e la riqualificazione sostenibile del territorio urbano, o per la stesura di linee guida di
sviluppo.