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TECNICA e TECNOLOGIA.

Tecnologia dell’architettura= tecnologia termini COSTRUZIONE - EDILIZIA – EDIFICIO


TECNICA In architettura =impiego di strumenti e procedimenti =rapporto tra progetto e realizzazione.

TECNOLOGIA In architettura = metodo applicativo, fondato sull’utilizzo di determinati materiali


Epoche passate stretto rapporto tra TECNICA E ARCHITETTURA tecnica ha rappresentato una componente determinante per la coerenza
architettonica di un’opera
La sapienza tecnica si manifesta attraverso l’impiegodi materiali e di risorse disponibili
Nel corso del secondo dopoguerra si assiste all’“innovazione tecnologica” alla ricerca di benessere, ai viaggi spaziali ed all’esplorazione di nuovi mondi= atteggiamento
verso l’ambiente.
1955 =HOUSE FOR THE FUTURE, costruita interamente in plastica e pensata per essere prodotta in serie= giovane architetto belga, Jacques Baudon, che per primo
dimostra come sia possibile realizzare una prima idea di infrastrutturazione tecnologica per la residenza.
Nasce, in architettura, il termine “a clip” (aggancio)= l’implementazione di tutti i requisiti tecnologici, come luce, acqua, gas, ecc.

TECNOLOGIA E INNOVAZIONE
Rapporto tra INNOVAZIONE TECNOLOGICA e ARCHITETTURA


Innovazione tecnologica= architettura è il miglioramento del rapporto tra architettura e ambiente.
Innovazione in ambito architettonico e tecnologico si intende la globalità di aspetti tecnologici e progettuali che caratterizzano l'ambito dell'edilizia allo scopo di
sviluppare soluzioni tecnologiche.
Settore delle costruzioni l’innovazione si presenta con carattere molteplice= sono compresenti e interagiscono profondamente realtà appartenenti all’industria
manifatturiera (materiali, prodotti, componenti, attrezzature) assieme a realtà facenti parte dell’industria dei servizi (società di progettazione, consulenti, società di
management), percorsi attraverso i quali l’innovazione può attuarsi sono molti variano in relazione alle diverse fasi del processo di progettazione e costruzione.
Tecnologie soft= tecniche di management e di marketing evolute, provenienti dai settori manifatturieri hi-tech e dal settore dei servizi tecnologici ad alto valore
aggiunto.
Tecnologie hard= tensione all’innovazione trainata con forza da una ricerca estetica
orientata alla spettacolarizzazione dell’architettura.
Contenimento dei consumi energetici= miglioramento del comfort interno e più̀ in generale sul versante dell’ottimizzazione delle prestazioni ambientali,
ambito privilegiato quello dei materiali e dei componenti. La “sostenibilità” ambientale rappresenta la possibilità ̀ di una innovazione tecnologica in architettura

INNOVAZIONE NEL SETTORE EDILE


Scarsa competitività̀ e bassa produttività̀ collocano il settore edile fra i settori “naturalmente” poco orientati all’innovazione. Quando si parla di
innovazione nel settore dell’edilizia oggi sono quattro:
costruire sostenibile
curare la manutenzione degli edifici
costruire edifici confortevoli e fruibili da tutti
costruire “presto e bene”
Settore edile: reputazione di essere lento nell’ innovazioni a causa di come è strutturato e delle sue pratiche operative.
Micro-imprese: l’innovazione non è una priorità.̀
Struttura della catena di approvvigionamento: fattore in grado di frenare l’innovazione mancano cooperazione e collaborazione.
Concorrenza sui prezzi: eccessiva, abbassando i costi le imprese finiscono per eliminare l’innovazione dalla catena di approvvigionamento e per ridurre gli investimenti in
formazione del personale.

FATTORI DI “SPINTA” ALL’INNOVAZIONE:


Costruire sostenibile. inglobando sia la produzione che la gestione degli edifici, oggi assorbe più del 40% del fabbisogno energetico nazionale e quindi
produce quasi la metà dell’anidride carbonica emessa.
Manutenzione degli edifici esistenti I costi di esercizio, di cui quelli energetici rappresentano soltanto una parte. Le tradizionali tecnologie ad umido
e l’inserimento sistematico degli impianti sotto traccia rendono costosi e complessi gli interventi di manutenzione e l’adeguamento degli edifici che cambiano sempre più
velocemente.
Costruire edifici confortevoli e per tutti invecchiamento della popolazione è il fattore spinta destinato a produrre una fortissima pressione sui livelli
di fruibilità̀ offerti dalla produzione edilizia attuale Per assicurare adeguati livelli di sicurezza e di confort è necessario che l’edificio impari a supplire alla progressiva
riduzione delle capacità di intervento diretto di utenti anziani e quindi meno efficienti.
Costruire presto e bene Migliorare l’efficienza dei processi consentirebbe di rimuovere un forte ostacolo anche allo sviluppo tecnico e libererebbe
importanti risorse economiche da destinare all’incremento del valore dei manufatti edilizi. Un contributo può essere fornito dalle tecnologie dell’informazione e della
comunicazione (ICT).
1.BULDING TECHNOLOGY ACCELLERATOR: Strutture innovative per Edifici sostenibili
Oggi l’attenzione è focalizzata verso la sperimentazione di nuove opzioni con costruzioni leggere che non solo riducono al minimo l'uso di materiali da costruzione
rinnovabili, ma anche sono in grado di offrire nuovi processi per la produzione e la costruzione. La costruzione leggera è recente tecnologia. Nuovi materiali compositi e
processi di produzione creano un enorme potenziale di innovazione. Un’altra tematica relativa alle strutture innovative riguarda la ricerca di sistemi costruttivi per
realizzare tipi di edifici compatti secondo la destinazione d'uso:
Possibilità di combinazioni che offrono flessibilità e design individuale
Di alta qualità a costi bassi raggiunti tramite la standardizzazione e la prefabbricazione.
FACCIATE INNOVATIVE: La facciata dell'edificio funge da confine tra l’ambiente interno ed esterno. Una vasta gamma di tecnologie può essere integrata
all'interno della facciata.
Supporti in legno per pannelli solari auto- direzionanti: sono in grado di spostarsi autonomamente durante il corso della giornata.
Facciate solari adattive: Gli elementi generano elettricità e garantiscono una buona distribuzione di luce e ombreggiature. Può essere installato su edifici
nuovi ed esistenti.
Sistemi di gestione dell’energia: Tecnologie trasversali giocano un ruolo importante nella costruzione di nuove soluzioni tecnologiche e sostenibili da
punto di vista ambientale, permettono di collegare i singoli edifici alla rete esistente e agli edifici circostanti.
Ambienti innovativi per il lavoro: L'ambiente di lavoro sta cambiando. Gli aspetti di ricerca e sviluppo su cui l’innovazione progettuale e tecnologica si
fondano oggi si concentrano su:
Riduzione del consumo di energia degli uffici del futuro
Ottimizzazione del comfort termico, visivo e acustico, sistemi per il controllo intelligente dell’illuminazione
Networking e forme di lavoro collaborativo, ICT avanzata, uffici senza carta
Spazi di lavoro multifunzionale e zone relax.
Coinvolgimento degli utenti: Il comportamento umano influenza direttamente e in maniera incisiva il rendimento degli edifici e delle tecnologie
costruttive; ha un impatto importante sull'ambiente sugli investimenti energetici e tecnologici delle imprese di costruzione.
2. PROGETTAZIONE CAD E BIM e la FABBRICAZIONE DIGITALE: L’insieme delle componenti che caratterizzano la digital fabrication è
ormai vasto e di crescente attualità che spesso si tende a parlare definisce di una vera e propria “Terza Rivoluzione Industriale”.
WIKIHOUSE: Sistema di costruzione opensource, basato su licenze Creative Commons, il cui obiettivo è di rendere possibile per chiunque disegnare, condividere,
scaricare, modificare e “stampare” case economiche e dalle alte prestazioni.
Rimangono aperte molte questioni:
•Regolamenti edilizi e di igiene
•Conformità urbanistica
•Salubrità e sicurezza della costruzione
•Efficienza energetica e conformità impiantistica
L’esperienza italiana – Ing. ENRICO DINI: Con il suo team di lavoro ha messo a punto una stampante di grandi dimensioni (6m x 6m), chiamata ‘D_Shape’, e una
tecnologia che permette una sorta di sinterizzazione della polvere di pietra che, combinata con leganti naturali, trasforma un materiale pulverulento in un materiale
indivisibile.
Si tratta di un insieme di tecnologie digitali che, coniugando dati geometrici e alfanumerici, sovrapponendo cioè immagini e informazioni, costituisce un sistema di
progettazione integrata, una simulazione dell’attività costruttiva che sta assumendo importanza crescente all’interno dei processi di ideazione. Si tratta di un metodo di
lavoro che consente ad architetti, strutturisti, impiantisti, paesaggisti, costruttori, produttori, committenti, investitori, gestori, manutentori ecc. di condividere l’intero
progetto in maniera informatizzata, evitando errori e interferenze.
Termine BIM: comprende anche i CAD architettonici di ultima generazione che non offrono solo una visuale bidimensionale del disegno, ma permettono di
gestire le sue componenti tridimensionali attraverso software che creano geometrie con precise collocazioni spaziali.
Fondamentale è la fase dei clash test: la ricerca di eventuali conflitti tra i modelli architettonico, impiantistico, strutturale. È possibile scoprire eventuali interferenze
sin dalla fase di progettazione, correggendo gli errori prima di arrivare al cantiere, dove diminuiscono le opzioni e crescono i costi.
3. SIMULAZIONE DINAMICA E PROGETTAZIONE NUMERICA DI COMPONENTI E EDIFICI: Quello che si cerca di ottenere,
attraverso il disegno computazionale, è l’elaborazione in un ambiente virtuale di forme che vadano ad interagire con la realtà in maniera adattiva. Ben noto il Museo
Guggenheim di Bilbao, progettato da Frank O. Gehry negli anni Novanta, non sarebbe stato possibile senza l'utilizzo estensivo dei nuovi software di modellazione
tridimensionale e della cosiddetta "catena del digitale", che permette di passare da un modello tridimensionale di un componente architettonico alla sua realizzazione
mediante macchine a controllo numerico. La simulazione dinamica consente la verifica delle performance degli edifici nelle differenti fasi di progettazione. La
modellazione energetica in regime dinamico è lo strumento essenziale per analizzare a priori il comportamento energetico di un edificio in accordo a quanto stabilito dai
principali protocolli di sostenibilità ambientale e nel rispetto delle direttive europee sul tema del contenimento dei consumi energetici.

MATERIALI e TECNOLOGIE:
Lastre composite ibride in legno di faggio: Con l'utilizzo di legno di faggio sia per le casseforme che per le armature in acciaio per la realizzazione
di lastre di legno- cemento composito, il consumo di energia può essere notevolmente ridotto. La lastra di composito è costituito da una piastra sottile faggio
LVL(spessore 40- 60 mm) e uno strato di calcestruzzo (spessore 120-160 mm). Una speciale dentellatura è utilizzata per il collegamento; Legno e cemento sono collegati
tramite delle dentellature di 15 millimetri nella piastra di legno di faggio, che trasmettono la forza di taglio attraverso il contatto a compressione dei due materiali.
Pareti interne in cartone: Il cartone Eco-Friendly viene usato per costruire nuovi muri. I materiali riciclati impiegati nella produzione di elementi strutturali
di cartone sono abbondanti e facilmente disponibili. Questi materiali sono poco costosi e hanno un minore impatto sull'ambiente rispetto ad un muro in materiali
tradizionali attuali.

SOSTENIBILITA’: Termini sostenibilità e sviluppo sostenibile sono entrati nel vocabolario quotidiano da anni. Concetto di sostenibilità
venne introdotto per la prima volta stava a significare la capacità di mantenere inalterate nel corso del tempo una certa entità un risultato o un processo.
Responsabilità verso il futuro
«L'umanità ha la capacità di rendere lo sviluppo sostenibile, al fine di garantire che esso soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle
generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.
Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo (1987), Our Common Future (1987)
Un quadro decisionale
«... lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e la protezione dell'ambiente sono interdipendenti e si rafforzano reciprocamente in qualità di componenti dello sviluppo
sostenibile, che è il quadro di riferimento per i nostri sforzi per raggiungere una migliore qualità della vita per tutti gli uomini».
Vertice mondiale sullo sviluppo sociale (1995), la Dichiarazione di Copenaghen sullo sviluppo sociale
I tre obiettivi generali
«Questi sforzi saranno anche promuovere l'integrazione delle tre componenti dello sviluppo sostenibile, lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e la protezione
dell'ambiente, come pilastri interdipendenti e che si rafforzano a vicenda. Lo sradicamento della povertà, il cambiamento dei modelli insostenibili di produzione e di
consumo, così come il proteggere e gestire le risorse naturali per lo sviluppo economico e sociale sono obiettivi di portata globale e requisiti essenziali per lo sviluppo
sostenibile».
Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (2002), Piano di attuazione, a pagina 8, comma 2
I principali eventi - le tappe storiche
1987, Commissione ONU su Ambiente e Sviluppo, presieduta da Gro Harlem Brundtland, Our Common Future;
1992, ONU, Summit Mondiale, Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo;
2001, UE, VI Piano d’Azione Ambientale 2002–2010, Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta;
2002, Assemblea Generale delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, Johannesburg world Summit 2002, people, placet and prosperity,
Johannesburg.

1987: Lo Sviluppo Sostenibile è uno sviluppo in grado di garantire il soddisfacimento dei bisogni attuali senza
compromettere la possibilità delle generazioni future di far fronte ai loro bisogni.
1991: "(...) un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi
di supporto, dai quali essa dipende”.
L’economista Hermann Daly ha individuato tre condizioni generali: il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione;
l'immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell'ambiente non deve superare la capacità di carico dell'ambiente stesso; lo stock di risorse non rinnovabili deve restare
costante nel tempo.

1994: “sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità,
senza minacciare l’operabilità dei sistemi naturali, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi”.
Le tre dimensioni economiche, sociali ed ambientali sono correlate.
Agenda 21: sostenibilità ambientale, intesa come capacità di mantenere nel tempo qualità e riproducibilità delle risorse naturali, di
preservare la diversità biologica e di garantire l’integrità degli ecosistemi.
sostenibilità economica, intesa come capacità di generare in maniera duratura reddito e lavoro e di garantire un uso razionale delle risorse
disponibili.
sostenibilità sociale, intesa come capacità di garantire equità nell’accesso a beni e a condizioni di benessere,
sostenibilità istituzionale, intesa come capacità di assicurare condizioni di stabilità, democrazia, partecipazione, informazione, formazione e
giustizia.
Per garantire lo sviluppo sostenibile si deve adottare una programmazione di lungo termine al fine di prendere in considerazione l’impatto sul
benessere delle future generazioni.
Lo sviluppo sostenibile secondo la legge italiana
Il concetto di sviluppo sostenibile in Italia, alla luce del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale" con le modifiche apportate dal D. Lgs 16 gennaio
2008, n. 4, è così definito:
Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo
sostenibile, al fine di garantire all'uomo che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere
la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.
L’Agenda 2030 e gli OSS
I 17 nuovi obiettivi, declinati in 169 target specifici, possono essere suddivisi in tre macroaree:
porre fine della povertà estrema,
combattere disuguaglianza e ingiustizia,
contrastare i cambiamenti climatici e il degrado ambientale.
PROGETTAZIONE SOSTENIBILE INTEGRATA: L’approccio globale interdisciplinare della progettazione integrata consente di
razionalizzare tutti gli aspetti del progetto combinando metodologie tradizionali e innovative. La sostenibilità̀ del processo costruttivo edilizio richiede una progettazione
versatile ed integrata in tutte le sue fasi: dalla scelta dei materiali da costruzione (ecosostenibili e riciclabili) alla progettazione degli impianti tecnici, dall'innovazione
tecnologica dei componenti costruttivi alla progettazione architettonica complessiva. Considerando crescente esigenza di integrazione di competenze per il reale
sviluppo di una edilizia innovativa ed al tempo stesso sostenibile è necessario porre l’attenzione verso la qualità architettonica ed alla compatibilità ambientale della
costruzione. Una efficace progettazione integrata è in grado di dimostrare che è possibile ottenere:
-l’ottima integrazione delle tecnologie di produzione ad energie rinnovabili con l’architettura e gli elementi formali propri dell’edilizia residenziale
-il raggiungimento di una pressoché́ totale autonomia dell’edificio nei consumi energetici, con l’utilizzo di dispositivi ed apparecchiature innovative.
-l’autonomia delle unità abitative o dei singoli edifici nella gestione del sistema di produzione energetica
-il contenimento del tempo di ritorno degli investimenti effettuati per lo sfruttamento delle energie rinnovabili
-una sensibile riduzione delle emissioni di CO2 nel sito di costruzione.
- La progettazione integrata è dunque un approccio metodologico per realizzare edifici con elevato livello di sostenibilità,̀ evitando o riducendo possibili extra costi;
-Richiede dunque competenze specifiche su diverse tematiche e procede a partire dallo studio di strategie per l’intero edificio, attraverso livelli di dettaglio sempre
maggiori per realizzare soluzioni integrate ottimali.
Progettazione INTEGRATA vs CONVENZIONALE
Approccio convenzionale: Approccio integrato:
È DI TIPO SINERGICO
SOGGETTI COINVOLTI SONO TUTTI ATTIVI FIN DALLE PRIME FASI PROGETTUALI
È DI TIPO LINEARE
I SOGGETTI COINVOLTI NELLA PROGETTAZIONE NON IL RISULTATO FINALE E’SEMPRE CONTROLLABILE E MODIFICABILE
LAVORANO IN SINERGIA MA IN SEQUENZA.
IL RISULTATO FINALE E’ DIFFICILMENTE PREVEDIBILE

La progettazione integrata necessita di valori e obiettivi condivisi da tutti.


E’ una cultura industriale di tipo nuovo
Prevede il ricorso a strumenti specifici di progettazione e verifica.

IL PROGETTO SOSTENIBILE – COME SI VALUTA


Parlare di ecologia è entrato a far parte del pensiero progettuale globale.
Due sono i parametri fondamentali attraverso cui si conquista l’ecologia:
la bio-compatibilità (mantenere attenzione alla salute delle persone nel corso dell’intero processo, dalla produzione alla dismissione)
l’ecosostenibilità (cioè la consapevolezza che non è giusto né opportuno sprecare energia e risorse).
Si fanno sempre più ricorrenti i termini: architettura ecologica, bioedilizia, bioclimatica, Bioarchitettura, edilizia sostenibile, ecc.
Bioclimatica è il termine più maturo per età, riflessioni e applicazioni. Introdotto negli anni ‘70 assieme alle tecnologie solari “attive” (collettori solari, pannelli
captanti, ecc.) sviluppò in seguito una visione solare “passiva” dell’edificio nel suo complesso (superfici captanti, masse di accumulo, serre, gestione moti convettivi
dell’aria, muri di Trombe, ecc.). Oggi si orienta verso valutazioni prestazionali, controllo dei parametri, tecnologie integrate, sistemi di riscaldamento / raffrescamento,
incremento della luce naturale e simili, ponendo in relazione l’edificio con gli elementi quantificabili esterni.
Bioedilizia L’attenzione che si sposta dal processo costruttivo alle sue finalità, è di matrice tedesca, con la Baubiologie, in italiano bioedilizia, che distingue tra due
parametri.
Bioarchiettura è maturata in ambito italiano. Vede l’essenza dell’ecologia nella durata del manufatto, mediante l’attribuzione di significati.

Cos’e’ la bioedilizia, O meglio l’edilizia bioecologica?= Letteralmente costruire, edificare rispettando la vita bios e l’ambiente
ecos.
La bioedilizia è la scienza che si propone di realizzare un ambiente abitativo sano ed armonico. L’elemento determinante è che attraverso
un rapporto con l’ambiente abitativo rispettoso della dignità umana e conforme alle esigenze naturali è possibile condurre una vita sana,
interiormente armonica ed in sintonia con l’esterno.
Per la bioedilizia ogni singolo intervento edilizio deve tendere al bilanciamento tra le esigenze di ecosostenibilità (costo energetico
complessivo) e di biocompatibilità (salute umana).
ARCHITETTURA BIOECOLOGICA
ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica: E’ la prima e più importante associazione italiana nel campo del
costruire sostenibile e coinvolge circa 5000 persone tra professionisti ed operatori in tutto il territorio nazionale.
L'Architettura Bioecologica è un'Architettura fatta per la protezione della vita; Attenta e rispettosa alla qualità̀ della salute di utenti ed
abitanti negli ambienti costruiti, in grado di creare edifici ed abitati che siano dei veri e propri organismi viventi (bio), Impegnata a realizzare,
sotto tutti i punti di vista, un armonico equilibrio con i luoghi nei quali i manufatti si inseriscono e necessariamente trasformano (ecologica).
I marchi ANAB - PRODOTTO CERTIFICATO PER LA BIOEDILIZIA identifica prodotti edili che producono un ridotto impatto ambientale, rispettando i
requisiti per i materiali da costruzione previsti nell’ambito dei più importanti sistemi di certificazione e valutazione degli edifici, quali ITACA, LEED,
SB100, e forniscono la garanzia del rispetto della salute e della sicurezza degli utenti finali e dei lavoratori.

1987= Bioarchitettura Termine coniato da un’associazione nazionale – l’Istituto nazionale di Bioarchitettura – INBAR.
Confluiscono i temi dell’architettura ecologica e della bioedilizia. L’obiettivo della bioarchitettura è quello di riportare l’edificio entro un
corretto rapporto con il luogo, in ogni sua accezione di territorio naturale e antropico, ampliando la visione ecologica sulla base di
considerazioni storiche e antropologiche.
Ugo Sasso, bioarchitetto fonda nel 1991 a Bolzano l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.

GREEN ARCHITECTURE= Architettura “ambientalmente responsabile”


Espressione di origine anglosassone che accoglie molte delle problematiche bioclimatiche ma che essenzialmente imposta la qualità
architettonica e urbana sulle questioni di salubrità.
Oggi le tematiche specifiche sono riferite a:
inquinamento indoor;
ciclo di vita dei materiali e dei componenti;
comportamento energetico degli edifici e delle soluzioni tecnologiche;
valutazione eco–economica delle varie fasi del processo edilizio e del suo impatto sull’ambiente;
riuso e riciclaggio dei materiali;
ricerca di materiali e soluzioni alternative rispetto a sostanze rivelatesi dannose alla salute e all’ambiente.

Sono trascurate le componenti psicologiche, filosofiche e umanistiche.


Ecotecture è l'arte e la scienza della progettazione di sistemi umani che sono integrati, funzionalmente ed esteticamente, con gli
ecosistemi naturali.
La parola "ecotecture" è una combinazione delle parole "ecologia", che significa la totalità o il modello di relazioni tra organismi viventi e
ambiente e "architettura", che Webster definisce attualmente come l'arte e la scienza del costruire.
Nel corso degli anni il ruolo della bioarchitettura è diventato sempre più consapevole, tanto da inaugurare oggi la progettazione sostenibile
ad impatto zero. Ma l’ecotecture non si ispira solo ad un principio di risparmio. Ambisce soprattutto all’efficienza energetica. Ecotecture è
un approccio al design e all’architettura che tiene in considerazione le specificità del contesto in cui viene concepito una oggetto o un
edificio. Riprende il concetto di sostenibilità partendo dal prefisso “eco” inteso sia come “Ecologia”, sia come “Economia”.
L’INVOLUCRO e IL SITEMA EDILIZIO
Il sistema edilizio è un’entità fisica complessa che si esprime attraverso un insieme strutturato di unità ambientali e di unità tecnologiche.
Si scompone in due principali sub-sistemi:
il sistema ambientale=Insieme strutturato delle UNITA’ AMBIENTALI e degli elementi spaziali, definiti nelle loro relazioni. norma UNI
10838
il sistema tecnologico= Insieme strutturato delle UNITA’ TECNOLOGICHE e/o di ELEMENTI TECNICI definiti nei loro requisiti tecnologici
e nelle loro specifiche di prestazione tecnologica. norma UNI 10838
L’involucro ha la funzione di controllare i flussi termici entranti e uscenti dall’organismo edilizio, rappresenta l’elemento fisico di
mediazione tra ambiente esterno ed interno.
Analizzando le prestazioni energetiche dell’involucro si può considerare anche la possibilità di produrre energia attraverso le sue
componenti, oltre a quella di conservare energia a favore dell’ambiente interno. E’ all’involucro che viene demandato il compito di creare
un equilibrio tra interno ed esterno in termini di diffusione di temperatura, flussi d’aria, purezza ed umidità dell’aria, nonché ́ il tipo di

radiazione. L’involucro edilizio costituisce la superficie di controllo che delimita il sistema termodinamico “edificio”, e ha la funzione di
controllare i flussi di energia e massa al fine di garantire le condizioni di comfort negli ambienti confinati, di contenere i consumi
energetici e gli impatti dell’ambiente esterno.
APPROCCIO PRESTAZIONALE= complesso di relazioni obiettivi-attività-funzioni e esigenze-requisiti-prestazioni.
La normativa esigenziale-prestazionale definisce quindi il comportamento in esercizio (in opera) che ci si aspetta della soluzione
tecnologica prescelta, le cui caratteristiche devono soddisfare il sistema di esigenze, in relazione alle attese dall’utenza.
Si differenziano pertanto:
Requisiti, che costituiscono la richiesta rivolta ad un dato elemento edilizio affinché presenti caratteristiche tali da soddisfare determinate
esigenze, in condizioni d’uso prefissate ed in presenza di determinati fattori esterni;

Specifiche di prestazione, che associano ad ogni requisito dei livelli di soddisfacimento, con parametri tecnico-scientifici, ovvero
l’indicazione dei valori che devono essere assicurati, e dei metodi di verifica o criteri di valutazione, attraverso procedure unificate di
calcolo, prove sperimentali standardizzate in opera e/o in laboratorio, o criteri di giudizio tendenzialmente univoci.
CLASSI ESIGENZIALI E REQUISITI secondo I REQUISITI DELLA REGIONE E.R.= Ricalcando la Direttiva CE 89/106, la Regione
Emilia-Romagna ha sviluppato un Regolamento Edilizio Tipo, che funge da riferimento per l’elaborazione dei Regolamenti Edilizi
comunali= cura gli aspetti tecnologici e ambientali attraverso una serie di famiglie di REQUISITI che l’edificio deve avere. All’atto della
presentazione del progetto, il progettista deve verificare che l’opera sia conforme a tutti i requisiti previsti per quel tipo di opera.
I REQUISITI TECNOLOGICI DELL’INVOLUCRO
1.Isolamento termico= L’isolamento termico è la capacità della parete di conservare la superficie interna a temperature vicine
a quelle dell’aria ambiente, evitando l’effetto sgradevole di “parete fredda” ed il rischio di condensazioni superficiali o fenomeni di
termoforesi (trasmissione del calore). Risulta decisiva, specialmente nelle regioni a clima freddo, la presenza di uno strato di isolamento
termico, la continuità del quale garantisce l’uniformità delle temperature. Un’eterogeneità della temperatura superficiale (il cosiddetto
ponte termico) aumenta i rischi sopra menzionati.
Il modello che meglio risponde al soddisfacimento del requisito è quello della parete isolata esternamente, che presenta una maggiore
facilità di correzione dei ponti termici di struttura. Nel caso dell'isolamento interno o nell'intercapedine, si dovranno adottare particolari
accorgimenti per correggere i ponti termici e i rischi relativi.
Definizioni: trasmittanza termica: flusso di calore che passa attraverso una parete per m2 di superficie della parete e per
grado K di differenza tra la temperatura interna ad un locale e la temperatura esterna o del locale contiguo.
trasmittanza termica periodica YIE (W/m2K): parametro che valuta la capacità di una parete opaca di sfasare e attenuare la
componente periodica del flusso termico che la attraversa nell’arco delle 24 ore, definita e determinata la norma UNI EN ISO 13786:2008 e
successivi aggiornamenti.
2.Controllo dell’inerzia termica= L’inerzia termica determina la capacità dei materiali di attenuare e ritardare l’ingresso in
ambiente dell’onda termica, dovuta alla radiazione solare incidente sull’involucro edilizio, dipende dallo spessore del materiale, dalla
capacità termica e dalla sua conduttività. L’inerzia termica di un elemento consiste nella capacità di opporsi al passaggio del flusso di
calore e di assorbirne una quota, senza rilasciarlo in maniera immediata, contribuendo dunque al contenimento delle oscillazioni della
temperatura interna.
Conduttività= La conduttività termica è definita dal rapporto tra il flusso di calore che attraversa il materiale in regime stazionario e
il gradiente di temperatura che provoca il passaggio del calore; misura l’attitudine di un materiale alla trasmissione del calore.
Tanto minore è la conduttività di un elemento tanto migliore sarà la sua capacità di trattenere il calore, ovvero a non trasmetterlo.
Capacità termica= La capacità termica di un materiale o di un elemento è la quantità di calore necessaria per far variare di 1°C la sua
temperatura: è data dal prodotto tra la massa del corpo [kg] e il suo calore specifico [kJ/kgK], ovvero dal prodotto tra la sua densità ρ
[kg/m3] e il calore specifico.
L'aumento della massa della parete permette di aumentare l'inerzia termica dell'edificio.
Le soluzioni costruttive che utilizzano pareti leggere, con pannelli in legno o materiali plastici, sono pertanto quelle che offrono l'inerzia
termica più ridotta. Le cosiddette pareti "pesanti" offrono invece una maggiore inerzia termica, che dipende a sua volta dalla posizione
dell'isolante nella stratificazione del modello di involucro funzionale. Nello specifico, il modello della parete isolata dall'esterno è quello
che consente la maggiore inerzia termica.
L’inerzia termica influenza fortemente il comportamento termico dinamico della parete, ovvero la sua capacità di reagire a sollecitazioni di
temperatura variabili nel corso del tempo, come accade principalmente durante la stagione estiva.
Lo sfruttamento dell’inerzia termica è perciò fondamentale nei climi che hanno un’ampia escursione termica giornaliera.
Inerzia termica, sfasamento e smorzamento
SMORZAMENTO = attenuazione dell’ampiezza delle variazioni della temperatura superficiale interna rispetto a quella esterna; è tanto
maggiore quanto maggiore è l’isolamento termico (λ).
SFASAMENTO = intervallo di tempo con cui le variazioni di temperatura esterna si trasmettono all’interno; è tanto maggiore quanto
maggiore è la capacità termica volumica della muratura (ρcp).
3.CONTROLLO DEL FATTORE SOLARE
Il fattore solare è il parametro che indica l’attitudine di un componente trasparente a lasciarsi attraversare dalla
radiazione solare= rappresenta la frazione di energia solare che entra in ambiente, dopo aver attraversato il materiale trasparente,
rispetto alla quantità di energia solare incidente; si esprime sempre in percentuale, come il rapporto tra la quantità di energia incidente e
quella entrante, con valori compresi tra 0 ed 1.
gV: fattore solare dell’elemento trasparente
gTOT: fattore solare combinato della vetrata e dell’eventuale protezione solare.
Fattore di trasmissione solare totale (ggl+sh) della componente
finestrata= Tutte le zone 0,35

4. Controllo delle condense interstiziali= Le condensazioni che possono verificarsi nella massa della parete, sono
connesse, da una parte alla produzione di vapore acqueo negli ambienti occupati, dall'altra dalla messa in equilibrio dei materiali
igroscopici, provocano il degrado fisico e funzionale degli strati costituenti. Conseguenze dirette sono le infiltrazioni e macchie di umidità
sul rivestimento interno ed esterno, oltre al degrado della resistenza termica dell'isolante . Il modello più sensibile al rischio di
condensazione nella massa è quello dell'isolamento all'interno, per il quale è necessario prevedere la presenza di una barriera al vapore,
in caso di ambienti a forte produzione di vapore acqueo. Nel caso delle pareti isolate all'esterno il supporto resistente gioca, invece il ruolo
di barriera per il vapore che si genera negli ambienti interni. Nel caso delle pareti isolate all'esterno il supporto resistente gioca, invece il
ruolo di barriera per il vapore che si genera negli ambienti interni.
In un componente edilizio posto fra due ambienti si può avere condensazione interstiziale quando il vapore acqueo che lo attraversa
condensa all’interfaccia fra due strati oppure all’interno dei pori dei materiali che costituiscono gli strati del componente edilizio stesso.
Tra i più noti metodi di valutazione del rischio di condensazione interstiziale sono quelli del tipo di Glaser, che considerando la diffusione del
vapore acqueo e indicano rischio di condensazione interstiziale quando la pressione parziale del vapore (ovvero la differenza di pressione
fra i due ambienti separati dal componente edilizio) raggiunge la pressione di saturazione. La formazione di condensa avviene quando la
pressione di vapore d'acqua è superiore o uguale alla pressione di saturazione.
5.Tenuta all’aria= La tenuta all’aria è garantita dalla realizzazione, tra le parti apribili e quelle fisse, di due superfici di battuta
intercalate da una camera d’aria.
6.Tenuta all’acqua= Riguarda l’attitudine delle chiusure verticali e delle chiusure superiori ad impedire l’infiltrazione di acqua
battente nelle zone in cui l’acqua rischia di danneggiare la chiusura stessa o raggiungere l’interno degli edifici, o comunque ambienti e/o
elementi che non siano stati progettati per essere bagnati; va controllata la tenuta all’acqua delle pareti esterne, in caso di presenza di
giunti verticali e soprattutto in corrispondenza del contatto parete verticale esterna - pavimentazione. Va inoltre controllata l’attitudine
degli infissi esterni ad impedire l’ingresso di acqua battente.
I MODELLI DI INVOLUCRO= Si possono descrivere le prestazioni energetiche dell’involucro architettonico secondo quattro
modelli di controllo ambientale:
Involucro conservativo, caratterizzato da un tipo di controllo ambientale che utilizza grandi masse murarie con poche aperture per ridurre le
dispersioni termiche nelle varie stagioni dell’anno.
Involucro selettivo, che si caratterizza per un controllo ambientale basato su principi generali analoghi all’involucro conservativo ma con
l’introduzione di grandi pareti trasparenti per l’illuminazione e il riscaldamento passivo (Ad esempio la parete trasparente semplice o doppia
con dispositivi per il controllo solare).

Involucro rigenerativo, che affida a sistemi impiantistici tutti i problemi del controllo ambientale e assume l’involucro esclusivamente come
barriera per diminuire l’interazione tra l’interno e l’esterno.
Involucro eco-efficiente o ambientalmente interattivo o bioclimatico avanzato, che propone un controllo basato sull’armonia tra ambiente
esterno ed edificio con la possibilità di gestire i complessi flussi di energia attraverso le modifiche dell’intorno, la forma dell’edificio,
l’organizzazione degli spazi interni e le configurazioni e azioni dell’involucro.
Reyner Banham, vissuto tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti, fu il primo a proporre quattro
modelli energetici:
conservativo,
selettivo,
rigenerativo,
bioclimatico.
Essi costituiscono i modelli che denotano le caratteristiche energetiche di una struttura edilizia, definendone le tecnologie (innovative o
meno) utilizzate per la protezione dagli agenti esterni e lo sfruttamento degli elementi naturali per la climatizzazione passiva degli
ambienti.
Modello energetico conservativo= si basa sull’impiego di grandi masse murarie con grandi spessori, poche aperture di dimensioni ridotte e
volumi compatti. L’intento è quello di aumentare al massimo l’inerzia termica dell’involucro edilizio per evitare che le condizioni termo-
igrometriche ricreate all’interno si disperdano all’esterno. Lo si adotta per climi estremi, caratterizzati da valori eccessivamente alti e bassi
delle temperature.
Modello energetico selettivo=Vuole filtrare dall’esterno le condizioni climatiche che si desidera ottenere all’interno. Per questo motivo si
avvale di elementi tecnologici che lasciano passare la luce del sole per il riscaldamento passivo e l’illuminazione. E’ tipico dei climi tropicali,
caratterizzati da alti valori dell’umidità relativa, ventilazione e soleggiamento.
Modello energetico rigenerativo= si affida agli impianti di condizionamento artificiale per ricreare all’interno dell’edificio le condizioni
termo-igrometriche desiderate. Un modello che ha senso e può essere definito “eco” solo quando le macchine di cui si serve sono
alimentate con energia derivata da fonti rinnovabili. E’ ideale a tutte le latitudini: si addice a qualsiasi tipo di clima.
Modello bioclimatico avanzato= E’ anche detto ecoefficiente o ambientalmente interattivo, propone una totale armonia tra contesto ed
edificio, una simbiosi che consente di ottenere condizioni climatiche interne ottimali. La progettazione architettonica sarà fatta considerando
la presenza e l’importanza di elementi naturali vento, sole e terreno.
Modello di involucro passivo=Con il termine involucro passivo si vuole indicare un sistema tecnologico capace di sfruttare l’energia
naturale disponibile in loco in combinazione con i componenti architettonici. In generale possiamo dire che l’involucro passivo:
massimizza il guadagno solare diretto perché dotato di estese superfici vetrate sulle pareti esposte alla radiazione solare;
prevede spazi cuscinetto per la protezione dal freddo e serre per sfruttare l’energia solare nel periodo invernale;
favorisce la ventilazione naturale;
utilizza l’aria esterna per raffreddare le strutture edilizie nel periodo notturno.
Modello di involucro attivo= L’involucro edilizio diviene attivo quando non solo supporta ma integra i sistemi impiantistici (quelli per la raccolta
e la trasformazione dell’energia solare e per la ventilazione artificiale degli ambienti interni).
Alcuni esempi di involucri attivi:
involucri dotati di collettori solari ad aria o ad acqua;
involucri dotati di pannelli fotovoltaici;
involucri dotati di vetrate ventilate (quando funzionano da batteria di preriscaldamento
dell’aria nel periodo invernale prima di inviarla alla centrale di trattamento aria, oppure da recuperatori di calore).
Modello di involucro ibrido= L’involucro ibrido è insieme passivo e attivo, ma anche polivalente, perché in grado di svolgere funzioni che in passato
erano affidate ad apparati tecnologici di differente natura, e dinamico, perché in grado di modificare le sue prestazioni fisico-tecniche nel tempo, in
relazione alle circostanze climatiche e alle esigenze degli occupanti.
Involucro integrato ad impianti per la produzione di energia= Nasce dall’integrazione della facciata e degli impianti di climatizzazione
estiva e invernale. Può essere costituita da montanti e traversi in acciaio in cui scorre fluido caldo o freddo alimentato dalla centrale
termica, a seconda delle stagioni. Il calore viene erogato con questa tipologia impiantistica principalmente per irraggiamento, con un
funzionamento del tipo “a termostriscia”. Il vantaggio è dovuto al fatto che servono basse temperature di esercizio e i costi impiantistici
sono contenuti visto che non sono richieste apparecchiature terminali. In questo modello di involucro il concetto di una buona integrazione
presuppone che gli impianti siano progettati simultaneamente con la concezione dell’organismo edilizio.
Involucro ipersisolato= sfrutta in genere le tecnologie stratificate struttura/rivestimento (S/R) che hanno la possibilità di calibrare le
stratificazioni e rispondere puntualmente ai requisiti previsti in fase progettuale. Dal punto di vista termico un involucro leggero e
iperisolato si comporta in maniera totalmente differente da uno massiccio, in esso infatti non si verificano i fenomeni di smorzamento e di
sfasamento, tipici degli involucri massivi, ma si ha una diminuzione del passaggio di calore; più l’edificio è isolato più elevata è la resistenza
termica che si oppone al passaggio di calore: l’involucro sostanzialmente ha un comportamento adiabatico. I punti chiave sono il
miglioramento della resistenza termica delle parti opache e di quelle trasparenti, e una tenuta all’aria pressoché perfetta.
Involucro ventilato= Può essere considerato come una chiusura opaca a isolamento dinamico, infatti attraverso il fluire variabile al suo
interno di aria caratterizzata da una determinata temperatura, è in grado di far variare “dinamicamente” il suo comportamento termico.
Doppio involucro= Appartiene alla categoria dei sistemi di chiusura a isolamento dinamico. Questo sistema, nato nei paesi nordici, per
essere realmente efficace deve essere progettato ad hoc, deve cioè tenere conto della specificità̀ climatica del sito. Questi involucri
possono essere classificati utilizzando l’origine dell’aria di ventilazione, il tipo di ventilazione, o la destinazione dell’aria di ventilazione.
Involucro interattivo multimediale= Si tratta di un sistema ottenuto grazie alla retroproiezione di immagini su vari supporti trasparenti:
vetro a visione angolare, a punti iridescenti, a micro-opalizzazione iridescente. Il vetro o il materiale iridescente consente l’apparenza di

immagini di buona qualità sulla trasparenza, assicurando nel contempo visibilità dall’interno verso l’esterno, permettendo inoltre la vista e
il passaggio della luce attraverso le vetrate.
Involucro evoluto a comportamento dinamico= Lo scopo attuale della progettazione è volto alla identificazione di modelli applicativi, di
soluzioni e di possibilità̀ offerte dagli involucri, sino alla definizione dei parametri fisici e tecnici e con particolare attenzione alle
metodologie di analisi ed approccio progettuale, indispensabili per valorizzare la performance energetico - ambientale a completamento
del concetto di qualità̀ del progetto architettonico dell’involucro.
Il termine involucro evoluto rimanda all’idea di una soluzione che deriva dall’elaborazione, dalla trasformazione e dal perfezionamento di
un sistema tecnologico o un materiale di origine tradizionale; l’espressione a comportamento dinamico dichiara, invece, i principi di
funzionamento che sottendono alla definizione delle prestazioni offerte da queste innovative chiusure esterne.
IL BILANCIO ENERGETICO DELL’EDIFICIO= L’involucro termico ha la funzione di ridurre gli scambi termici tra interno ed esterno:
in inverno deve diminuire le perdite di calore e in estate prevenire il surriscaldamento delle strutture. Il Bilancio di flussi di energia
scambiati tra interno ed esterno dell’edificio attraverso l’involucro esprime il fabbisogno termico annuale (Qh ), cioè la quantità̀ di energia
necessaria per ottenere la temperatura interna desiderata.

Qh : Fabbisogno termico annuale per il riscaldamento


Qt : Perdita di calore per trasmissione attraverso l’involucro.
Qv : Perdita di calore per ventilazione attraverso i giunti
nu : Fattore di utilizzo
Qs : Guadagno di calore attraverso la radiazione solare
Qi : Guadagno di calore dovuto alle fonti interne dell’edificio

QT Perdita di calore per trasmissione attraverso l’involucro


QT= (ΣAU×Ft +ΣLΨ) × Gt
Qt: Calore disperso per trasmissione attraverso l’involucro edilizio
area superficiale dei singoli elementi costruttivi d’involucro
A:
U: trasmittanza termica delle superfici d’involucro U
Ψ: trasmittanza di ponte termico
Ft: fattore di forma del componente edilizio e la volta celeste L: sviluppo lineare dei ponti termici
Gt: differenza di temperatura tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno • durata del periodo di riscaldamento

Differenza di temperatura e durata del periodo di riscaldamento sono inclusi nella valutazione dei gradi giorno –
somma delle differenze positive tra la temperatura interna fissata a 20°C e la temperatura esterna media giornaliera
per tutti i giorni del periodo annuale di riscaldamento (G )– i gradi giorno sono indicati per tutti i comuni nell’allegato
T
A del DPR 23 agosto 1993 n.412.
Le perdite di calore attraverso i singoli elementi di involucro vengono corrette moltiplicandole per un fattore che tiene
conto degli spazi o superfici “diaframma” (F): gli elementi a contatto con l’aria esterna hanno fattore pari a 1, quelli a
contatto con la terra un fattore pari a 0,5, quelli a contatto con ambienti non riscaldati un fattore pari a 0,5.
E’ possibile definire il ponte termico come quella configurazione strutturale o geometrica che produce
una deviazione del flusso termico ovvero una discontinuità nella struttura e nell’elemento.
Si distinguono due tipologie di ponte termico: Discontinuità di forma- geometria,Discontinuità di
materiale
Gt: differenza di temperatura tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno durata del periodo di riscaldamento
I gradi giorno GG ( GG ) sono definiti dalla somma, estesa agli n giorni del periodo entro il quale è previsto l’utilizzo
dell’impianto di riscaldamento, delle differenze positive tra la temperatura interna fissata a 20°C e la temperatura
esterna media giornaliera. I gradi giorno costituiscono un parametro proporzionale al fabbisogno di energia di un
edificio.
I gradi ora GH corrispondono ai gradi giorno moltiplicati per le 24 ore. GG Parma = 2502

QV Perdita di calore per ventilazione attraverso l’involucro


Si calcola tenendo conto del ricambio d’aria
Nell’edificio passivo del centro Europa il ricambio d’aria avviene attraverso un impianto di ventilazione che fornisce un
tasso di ricambio d’aria (n ) pari a 0,4/h.
Il calore recuperato dall’impianto di ventilazione, che dipende dal rendimento dell’impianto - in genere non inferiore
all'80% – deve essere detratto dal computo delle perdite

QV =nv × V × Cp, aria Gh


V è il volume dell’aria abitato – superficie utile per altezza di piano –
Cp,aria è la capacità termica dell’aria, pari a 0,33 Wh/mcK
nv è il numero di ricambi d’aria orario ottenibile dalla norma UNI 10339
Le perdite energetiche per ventilazione sono influenzate dalla progettazione delle aperture, dal loro orientamento
rispetto alla direzione del vento e in genere dalla tenuta all’aria dell’involucro. Generalmente il ricambio d’aria è definito
mediante un tasso medio che vai dai 0,3 ai 0,5 h-1, che significa che in un ora viene cambiato il 30% o il 50% del volume
d’aria dei locali riscaldati.
Qu Apporti energetici gratuiti
Gli apporti termici gratuiti (Qu ) provengono dalla radiazione solare incidente sulle superfici delle pareti trasparenti
(Qs )
e dalle fonti di calore interne all’edificio (Qi ).

Qu = Qs + Qi

Apporti energetici gratuiti – pareti trasparenti

Qs = Fs× Fc× g × Aw × qs
Fs è il fattore di Ombreggiatura dovuto a ostruzioni esterne che impediscono ai raggi solari di colpire la finestra (UNI TS 11300-1)
FC è il fattore di riduzione che tiene conto della presenza del telaio,
di schermature interne alla finestra, della sporcizia del passaggio non perpendicolare della luce attraverso la finestra – un valore ricorrente è
0,45
g è la trasmittanza totale dei vetri in condizione di incidenza
perpendicolare dei raggi del sole
Aw è l’area lorda delle finestre calcolata per ogni esposizione
qs è l’irradiazione solare globale sulle superfici vetrate verticali durante il periodo di riscaldamento – i valori mensili per ogni esposizione sono
contenuti nella tabella UNI10349, prospetto VIII, per ogni capoluogo di provincia

Apporti energetici gratuiti - fonti di calore interne


Qu = Qs + Qi
Qi = 2,1 W/mq
Fonti di calore interne
Le fonti interne che procurano apporti termici sono le seguenti:

persone presenti
elettrodomestici in funzione
lampade accese, in particolare quelle ad incandescenza
apparecchi che producono acqua calda (tipo scaldabagno)
fornelli durante la cottura dei cibi.
Si ipotizza un apporto delle fonti interne pari a 2,1 W/mq per ogni mq di superficie abitata, che in Germania, dove il periodo medio di
riscaldamento è di 225 giorni (pari a 5400 h gradi ora), contribuisce per 11 kWh/mq, in Italia essendo più breve il periodo di riscaldamento
è di 9 kWh/mq.

Qu Apporti energetici gratuiti


Gli apporti termici gratuiti ( Qu ) provengono dalla radiazione solare incidente sulle superfici delle pareti trasparenti ( Qs )
e dalle fonti di calore interne all’edificio ( Qi ).

Qu= ηu× (Qs + Qi )


Le fonti interne forniscono un apporto variabile in funzione del grado di utilizzo delle fonti interne e del numero di persone che abitano gli
spazi. Si impiega quindi un fattore di utilizzo (η ) che è funzione del rapporto tra gli apporti lordi e le perdite di calore e che può assumere
valori da 40 a 100.
Per una casa passiva questo fattore deve oscillare tra il 90 e il 98%.
L’INVOLUCRO EDILIZIO –SOLUZIONI TRADIZIONALI PER IL RECUPERO
L’isolamento a cappotto=La parete è isolata termicamente e acusticamente mediante pannelli termoisolanti ad alta densità
(mono densità o a doppia densità) applicati sul lato esterno del paramento murario e fissati ad esso tramite incollaggio e ancoraggio
meccanico (con appositi tasselli).
Il “cappotto” è raccomandato sia nelle nuove costruzioni che nelle ristrutturazioni. In queste ultime consente l'esecuzione dei lavori senza
che gli occupanti debbano lasciare temporaneamente l’immobile. Trova grande utilizzo per la coibentazione delle pareti monostrato, ovvero
quelle pareti senza intercapedine e composte da un’unica parte di blocchi o mattoni che assumono contemporaneamente la funzione di
chiusura e isolamento.
L’isolamento delle intercapedini=Nei casi di recupero energetico e riqualificazione di strutture esistenti occorre spesso
confrontarsi con casistiche particolari come le pareti a cassavuota o altri tipi di murature oggi in disuso.
Parete a cassa vuota=Detta muratura a doppia parete, è costituita da due pareti parallele poste a distanza ravvicinata con interposta
intercapedine d’aria.
Parete a cassetta= Parete costituita da due pareti parallele poste a distanza ravvicinata con interposto isolante termico e, in alcuni casi,
intercapedine d’aria.
Parete verticale con isolamento “a placcaggio interno”= Il sistema è applicabile sia sul nuovo che sull’esistente
ma trova la sua naturale applicazione sugli edifici esistenti. Dal punto di vista tecnologico, esso consiste in un’applicazione mediante
incollaggio di pannelli composti (p.e. isolante e cartongesso) sulla faccia interna delle pareti di tamponamento. A differenza del cappotto
esterno, questa tecnica non corregge i ponti termici e non consente di mantenere le pareti d’ambito a temperatura più elevata. La parete
esistente può essere isolata termicamente mediante pannelli rigidi di diversa densità e rivestiti su un lato da una lastra in cartongesso, oppure
utilizzando pannelli rigidi accoppiati ad una lastra di gessofibra.

Quando conviene intervenire con l’isolamento dall’interno:


l’isolamento dall’esterno non è possibile;
i costi di realizzazione dall’esterno, per ragioni tecniche o per caratteristiche strutturali, risultano eccessivi;
l’isolamento in intercapedine risulterebbe insufficiente o non fattibile;
l’edificio è storico o vincolato;
per motivi architettonici non si desidera alterare le caratteristiche della facciata;
l’edificio viene riscaldato o raffrescato solo temporaneamente nell’arco dell’anno;
l’isolamento coinvolge singole
unità abitative.
INTONACO ISOLANTE= Si intendono gli intonaci premiscelati per l’isolamento termico e l'isolamento acustico, che uniscono anche la
funzione di deumidificazione ed il risanamento del paramento esistente. Consiste nell’applicazione a mano o con macchina intonacatrice di uno strato di
intonaco continuo con caratteristiche isolanti, al paramento esterno delle facciate. Sono miscele di vari componenti con composizioni per lo più
protette da brevetto che variano da produttore a produttore. Sono costituiti da una componente isolante, che può essere fornita da
materiali minerali espansi (perlite, vermiculite...) o da materiali minerali fibrosi (lane di roccia, di vetro...) o ancora da sostanze sintetiche

in granulometria opportuna, di leganti idraulici e di speciali resine addittivanti. Successivamente, questi intonaci sono protetti da rivestimenti
che devono essere traspiranti con funzioni di finitura e antimeteoriche.
Parete ventilata isolata= La realizzazione di facciate ventilate isolate consente di ottenere importanti vantaggi legati alla
prestazione globale dell’involucro. La soluzione varia in base al tipo di intercapedine che si crea, al materiale isolante interposto e al
materiale di finitura esterna messo in opera. I vantaggi sono legati all’incremento delle singole prestazioni legate al:
Comportamento acustico. Il rivestimento esterno delle facciate ventilate favorisce la riflessione delle onde sonore incidenti provenienti
dall’esterno.
Comportamento al fuoco. Nell’applicazione a facciata ventilata, l’incombustibilità dell’isolante è particolarmente importante poiché le
correnti d’aria che si generano all’ interno dell’intercapedine possono facilitare la rapida propagazione di fumo e fiamme.
Comportamento termo-igrometrico. In una facciata ventilata si effettua un isolamento continuo anche in corrispondenza degli elementi
strutturali, con conseguente correzione dei ponti termici. L’esecuzione di un isolamento dall’esterno consente di sfruttare in modo efficace
l’inerzia termica del paramento, ottenendo un miglior controllo delle temperature interne con conseguenti vantaggi in termini di comfort.
Dal punto di vista tecnologico, il sistema si compone di tre strati tecnici interconnessi:
uno strato isolante applicato alla parete perimetrale, costituito da pannelli semirigidi incollati al paramento o fissati con tasselli, o fissati
soltanto con tasselli; un’intercapedine ventilata, di 2-4 cm; un rivestimento esterno, costituito da diversi materiali quali lastre di vario tipo,
doghe, lamiere lavorate, intonaco armato, materiali lapidei o cementizi, che deve proteggere efficacemente l’isolante dagli agenti atmosferici.
Copertura piana isolata all’intradosso= La tecnica consiste nella coibentazione del solaio dall’interno e risulta
particolarmente utile in quei casi in cui sia impossibile eseguire la coibentazione sull’estradosso del solaio, che rimane comunque la tecnica di
coibentazione da preferirsi poiché particolarmente adatta ad eliminare i ponti termici e il conseguente rischio di condense. La tecnica comporta
la posa in opera di pannelli isolanti, in genere prefiniti, da incollare sull’intradosso della soletta. In altri casi si utilizza un pacchetto costituito
da componente isolante e gesso rivestito con alluminio. Lo spessore dei pannelli è funzione delle dispersioni termiche della copertura, ma
non inferiore a 2 cm.
Il sistema tecnologico di copertura a falda o piana basa il suo modello di funzionamento sui seguenti aspetti tecnici:
Il controllo dell’impermeabilità all’acqua per mezzo dell’elemento di tenuta.
Il controllo del flusso di calore attraverso la presenza di uno strato isolante·
Il controllo della formazione di condensa interstiziale mediante la ventilazione e/o tramite l’aggiunta di uno strato di controllo alla diffusione del
vapore.

Copertura piana isolata all’estradosso= L’isolamento di una copertura piana dall’esterno consente di intervenire molto
efficacemente in quelle coperture che per vetustà o carenze tecniche non sono più in grado di garantire il confort termico. Il sistema
comporta l’applicazione al di sopra della struttura esistente (solaio, massetto per creare la pendenza, manto impermeabile esistente con
funzione di barriera al vapore), di un nuovo strato isolante, di un nuovo manto impermeabile ed infine, di una protezione del manto stesso
conforme all’uso che tale copertura dovrà avere: ghiaia ed argilla espansa se non praticabile, pavimentazione se praticabile.
Copertura a falda isolata all’estradosso= Dopo aver opportunamente collocato sull’assito del tetto (o sul piano della
falda), un materiale idoneo a svolgere la funzione di controllo al vapore e tenuta all’aria, posizionare in corrispondenza della linea di gronda un
listello con funzione di fermo per i pannelli termoisolanti. Realizzare in seguito l’isolamento termoacustico posando i pannelli a giunti sfalsati.
Applicare sul lato superiore dell’isolante uno strato di tenuta all’acqua ad elevata permeabilità al vapore.Per la posa in opera di un tetto
ventilato, realizzare un’orditura supplementare di listelli dello spessore di almeno 5 cm, posizionati perpendicolarmente rispetto alla linea
di gronda, in corrispondenza delle travi strutturali sottostanti, alle quali devono essere fissati mediante viti di adeguata lunghezza (che
attraversino lo strato isolante). In seguito, fissare meccanicamente, in direzione parallela alla linea di gronda, i listelli portategola, aventi
dimensioni e passo idonei a supportare il manto di copertura sovrastante.
Copertura a falda isolata all’intradosso= L’isolamento all’intradosso prevede la posa in opera dell’isolante
direttamente tra gli elementi strutturali della falda (che può essere in listelli di legno, ferro o travetti prefabbricati).
I pannelli in materiale morbido sono particolarmente indicati in questa applicazione per la loro facilità di taglio e per l’adattabilità ad
eventuali irregolarità del sistema. Nel caso fosse necessario è possibile posizionare uno strato continuo aggiuntivo di isolante incrementando
cosi in modo significativo il livello di resistenza termica del sistema di copertura. Per garantire un adeguato comportamento igrometrico del
pacchetto di chiusura, è necessario che il pacchetto di coibentazione sia protetto verso l’interno da un’adeguata barriera al vapore che
deve essere continua, senza interruzioni. La soluzione tecnica consiste in una copertura discontinua a falde inclinate con elemento portante
in legno. È isolata termicamente all’intradosso del tavolato in legno mediante un pannello isolante posizionato tra gli elementi portanti della
copertura.
Isolamento dell’ultimo solaio interno all’estradosso non calpestabile
Un adeguato isolamento all’estradosso dell’ultimo solaio nel caso di coperture non isolate, o poco isolate, consente di ridurre al minimo le
dispersioni termiche e di ottenere un buon isolamento acustico sfruttando uno spazio inutilizzato. Le dispersioni termiche che avvengono
attraverso la copertura sono sempre piuttosto consistenti. Un isolamento termico del sottotetto deve quindi concretizzarsi con la creazione di
una barriera termica a questo livello. L’isolamento all’intradosso di primi solai che separano ambienti riscaldati da ambienti che non lo sono o

dallo spazio esterno (es. primi solai, piani pilotis, autorimesse o locali soggetti a rischio incendio) risulta essenziale al fine di garantire
l’isolamento termico degli ambienti soprastanti.
Attacco a terra – isolamento dall’interno= L’isolamento del solaio che copre spazi cantinati o comunque non riscaldati,
effettuato al suo estradosso, viene utilizzato negli edifici di nuova realizzazione. Può essere eseguito su qualsiasi tipo di supporto (solai in
laterocemento o in c.a. gettati in opera o prefabbricati). Dal punto di vista tecnologico, il sistema prevede la collocazione dell’isolante in
corrispondenza della faccia superiore della soletta. L’intervento consente la correzione dei ponti termici, garantendo al tempo stesso elevata
durata dell’intervento, forte resistenza agli urti accidentali, idoneo comportamento al fuoco, semplicità di posa in opera.
Attacco a terra – solai contro terra= Dal punto di vista tecnologico, l’isolamento dei solai contro terra o su vespaio
comporta l’applicazione di uno strato isolante all’estradosso del solaio. Dovendo l’isolante sopportare il peso del massetto soprastante,
esso dovrà avere una resistenza meccanica idonea a tale finalità. la tecnica consiste nella preparazione preventiva della superficie, che non
dovrà presentare asperità, così da essere idonea ad accogliere eventualmente un isolante in pannelli. Al di sopra di questo, dovrà essere
realizzato un massetto, di preferenza armato con rete elettrosaldata, a protezione dell’isolante stesso e a supporto della soprastante
pavimentazione. Infine, nei solai contro terra, per fronteggiare un’eventuale presenza di umidità, si può porre uno strato impermeabile
prima del materiale isolante. Per mantenere asciutti i vespai, è consigliata una ventilazione degli stessi.
Interventi per la correzione dei ponti termici= La quantificazione delle dispersioni termiche attraverso i ponti
termici avviene attraverso la determinazione di due parametri:
la trasmittanza termica lineare (per le dispersioni attraverso i ponti termici lineari)
la trasmittanza termica puntuale (per le dispersioni attraverso i ponti termici puntuali)
Generalmente i ponti termici lineari hanno una rilevanza maggiore sulle dispersioni di energia termica attraverso l’involucro edilizio rispetto
ai ponti termici puntuali. Un ponte termico si dice corretto quando la trasmittanza termica della parete fittizia (il tratto di parete esterna in
corrispondenza del ponte termico) non supera per più del 15% la trasmittanza termica della parete corrente.

TECNOLOGIE E METODI DI INTERVENTO PER L’ADEGUAMENTO PRESTAZIONALE


Soluzioni di coibentazione a cappotto con prodotti convenzionali= La presenza sull’interno o all’esterno dei fronti di
superfici di pregio modanature, cornici, rivestimenti storici o di finitura tutelati, assieme alla necessità di ottenere la complanarità dei
fronti, impongono di operare di volta in volta a seconda dei casi tra:
Un cappotto continuo esterno (sempre preferibile)
Un cappotto interno

Ogni tipologia di isolamento modifica i processi termo igrometrici della struttura muraria esistente. In presenza di isolamento interno il punto
di condensa durante i periodi freddi dell'anno si sposta dall'esterno verso l'interno.
L’INVOLUCRO EDILIZIO – SOLUZIONI INNOVATIVE
Facciate a comportamento dinamico e reattivo= Lo studio dei fattori energetici relativi agli edifici considera l’unità
dell’ambiente costruito come “sistema” in continuo scambio energetico con l’ambiente esterno, con influenze dirette sulla qualità delle
condizioni abitative degli utenti e postula la necessità di utilizzare impianti per ottenere delle condizioni di comfort al suo interno. Il suo
comportamento e le sue prestazioni, legate sia all’attraversamento dei flussi termici che all’accumulo di calore, risultano qualitativamente e
quantitativamente significative, da una parte in relazione alle esigenze di comfort, dall’altra in relazione ai consumi energetici. Si tratta di
superfici, di involucri, di “pelli tecniche” (technical skin) composte da strati specializzati e capaci di reagire come membrane in cui si
verificano degli scambi di energia, attenuata, trasmessa, assorbita o riflessa. Gli involucri moderni, diversamente dal passato, risultano in
grado di controllare dinamicamente i flussi energetici, governandoli in funzione delle esigenze di comfort interno. E’ possibile grazie alla
innovazione tecnologica che ha permesso la realizzazione di nuovi materiali passivi, attivi e ad alte prestazioni per l’involucro edilizio.
I materiali attivi modificano la quantità di energia trasmessa in funzione di stimoli esterni forniti al sistema, quali corrente impressa, gradiente
di temperatura o variazione di energia solare incidente.
Materiali Passivi sono tutti quelli che, grazie semplicemente alla forma, riescono a modificare la quantità di energia trasmessa (sia ottica che
energetica) in funzione della inclinazione della radiazione solare.
Materiali ad alte prestazioni in grado di soddisfare, grazie a proprietà intrinseche, la maggior parte dei requisiti di comfort.
Risulta possibile realizzare un elemento trasparente che:
Durante l’inverno catturi tutta l’energia possibile e che durante l’estate, al contrario, funga da schermo;
Durante il giorno moduli la sua trasparenza alla radiazione visibile in base alle necessità dell’utenza;
Durante il giorno sia in grado di calibrare la luce e direzionarla laddove necessario.
L’interesse maggiore si è concentrato sulla componente trasparente dell’involucro, poiché questa risulta la parte più sfavorevole in termini di
rendimento energetico globale degli edifici.
Dall’intensa attività di ricerca e sperimentazione, sono state messe a punto delle tecniche innovative classificate essenzialmente come:
vetrate contenenti dispositivi cromogenici dalle prestazioni variabili (a cristalli liquidi, elettrocromici, termocromici e fotocromici);
superfici costituite da materiali trasparenti sintetici ad alta capacità isolante (aerogels granulari e omogenei, strutture capillari e a nido
d’ape).
FACCIATE MUTEVOLI – ALGHE= Il primo edificio al mondo, con facciata bio-adattiva si chiama ‘BIQ house’ e si trova ad
Amburgo Germania, si distingue per la particolare facciata bio-reattiva, il cui componente essenziale sono proprio le micro-alghe che danno
il nome al progetto. Queste risultano inserite all'interno di una serie di bioreattori che si alternano lungo la facciata vetrata, creando un
rivestimento funzionale ed esteticamente gradevole. Grazie a questo tipo di involucro “vivente”, l'edificio riceve ombra, insonorizzazione e
depurazione da inquinanti ed allergeni grazie alle stesse micro alghe, che contribuiscono anche a generare energia rinnovabile, grazie a un
processo di conversione in biomassa.
FACCIATE MUTEVOLI= FACCIATA CHE SI TRASFORMA COL CALORE All’interno della cavità del doppio vetro viene installato un
nastro, realizzato con elastomeri dielettrici. Si tratta di un polimero simile alla gomma, avvolto intorno ad un nucleo in polimero flessibile,
materiali polarizzabili qualora vi si applichi una sorgente elettrica, inficiando in maniera limitata il contributo energetico complessivo della
facciata. Entrambi i lati del materiale dielettrico sono rivestiti con elettrodi d’argento, per riflettere la luce e distribuire la carica elettrica
attraverso il materiale, provocandone la deformazione. Poiché le condizioni ambientali cambiano nell’arco della giornata, le deformazioni
sono molteplici: quando la luce del sole riscalda l’edificio in determinate ore del giorno, le superfici del nastro si espandono per creare
ombra all’interno dell’edificio.
BIOMIMESI= è stato coniato da Janine Benyus nel 1997 quando pubblicò il suo libro “Biomimicry: Innovation Inspired by Nature”. Si
tratta di una disciplina emergente che si ispira alla natura, studiandone ed emulandone i processi, i disegni e le strategie, per migliorare le
attività e le tecnologie umane (ad es. i pannelli solari, ispirazione tratta dalle foglie, o il velcro, ispirazione tratta dai semi della bardana
maggiore).
Può essere applicata alla ricerca e allo sviluppo di prodotti ai materiali e alle tecnologie. Primo esempio di biomimesi è rappresentato dal velcro.

L’INVOLUCRO EDILIZIO e MATERIALI INNOVATIVI


MATERIALI SMART VS MATERIALI HIGH PERFORMANCE= Vengono definiti intelligenti, in inglese smart, quei
materiali in grado di reagire con l’ambiente e di rispondere ai cambiamenti che in esso avvengono modificando una o più delle loro
proprietà (meccaniche, ottiche, elettriche, magnetiche, chimiche o termiche).
È possibile invece suddividere i materiali smart in due principali categorie:
materiali “property changing”, come i materiali foto-termo-elettrocromici, i materiali a cambiamento di fase (magneto-elettroreologici,
foto-termo-elettrotropici) e i materiali a memoria di forma, che modificano alcune proprietà (chimiche, meccaniche, ottiche, elettriche,
magnetiche o termiche) in risposta al cambiamento delle condizioni ambientali senza la necessità di un sistema di controllo esterno.
materiali “energy exchanging”, quali sensori e attuatori piezoelettrici, materiali foto- elettro-chimicoluminescenti; materiali organici per la
conversione fotovoltaica, in grado di trasformare una forma di energia entrante in un’altra uscente in accordo con il primo principio della
termodinamica e che vengono impiegati all’interno degli edifici come dispositivi per la produzione di energia o per sistemi di controllo.

Tra i materiali high performance a prestazioni fisse è possibile distinguere:


materiali strutturali avanzati, quali materiali compositi fibrorinforzati, calcestruzzi ad alte prestazioni, vetri strutturali, schiume metalliche e
polimeriche, impiegati in diverse tipologie di applicazioni nelle quali la funzione richiesta è prevalentemente esprimibile in termini di proprietà
meccaniche.
materiali termostrutturali, quali fibre ignifughe e flame retardant, resine termoresistenti; ceramici avanzati; ceramiche trasparenti; high-
performance ceramics; schiume ceramiche e ceramici leggeri con elevate proprietà termomeccaniche.
materiali a proprietà superficiali e di interfaccia, quali rivestimenti e coatings nanostrutturati antiusura, anticorrosione, termici e
fotocatalitici, vetri autopulenti, selettivi e bassoemissivi, che, se impiegati nell’involucro degli edifici, sono in grado di fornire una risposta a
fattori ambientali di vario tipo grazie alla particolare conformazione chimico-fisica.
MATERIALI TERMOISOLANTI INNOVATIVI
I materiali isolanti trasparenti TIM=dall’inglese Transparent Insulation Materials) presentano una capacità isolante pari a
quella delle fibre di vetro e un coefficiente di trasmissione solare paragonabile a quello di un vetrocamera. Le speciali proprietà ottiche e termiche
rendono questi materiali particolarmente adatti a un utilizzo nel settore edilizio: la loro applicazione nell’involucro rende infatti possibile, da un lato un
notevole risparmio energetico, grazie allo sfruttamento passivo dell’energia solare, dall’altro, un effettivo miglioramento delle condizioni di comfort termico
e visivo dell’ambiente interno, grazie al basso valore di trasmittanza termica e all’elevato valore di trasmissione della luce in forma diffusa. I materiali
isolanti trasparenti sono applicati all’involucro edilizio principalmente in due modi: come strato esterno di un muro opaco entro un sistema solare
passivo, per ridurne al minimo le dispersioni di calore, e come componente trasparente per migliorare le condizioni di illuminazione (grazie alla possibilità di
ampliare la superficie finestrata senza aumentare le dispersioni termiche e quindi i consumi energetici). Possono essere essenzialmente classificati in due
categorie, in base al tipo di materiale impiegato e al tipo di geometria. Gli aerogel omogenei e granulari, di natura inorganica. In questo ambito si
evidenziano le caratteristiche dell’aerogel di silice, un materiale inorganico caratterizzato da una struttura porosa costituita da sfere di silice microscopiche.
Questo aerogel può essere prodotto in lastre monolitiche di dimensioni massime di 60x60 cm oppure in una forma granulare. L’aerogel presenta un
coefficiente di trasmissione termica molto basso (variabile tra 0,4 e 0,9 W/m2.°K, in funzione dello spessore e del procedimento di preparazione) e un
coefficiente di trasmissione solare superiore all’80%.

I policarbonati (PC) o polimetilmetacrilati (PMMA) a struttura a nido d’ape (lastre capillari e honeycomb), di natura organica. Questi materiali sfruttano
la struttura geometrica per ottenere delle prestazioni ottiche e termiche elevate: questo schema strutturale è ottenuto disponendo, a file parallele o
alternate, dei piccoli tubicini che possono avere sezione circolare (nel caso di lastre capillari) o retta. Le lastre capillari prodotte attualmente sono

costituite da cilindri cavi aventi un diametro variabile tra 1 e 3 mm e un’altezza non superiore ai 15 cm. I tubicini sono in policarbonato (PC) o in
polimetilmetacrilato (PMMA).
MATERIALI INNOVATIVI AEROGEL= è tra i materiali più leggeri e coibenti esistente al mondo.
Esso è prodotto disidratando un gel siliceo in condizioni critiche.
Il materiale finale risulta, pertanto, composto da una matrice solida estremamente porosa, dato che la parte solida rappresenta appena il
5% del volume del materiale. Le caratteristiche principali del materiale sono:
leggerezza (pesa appena 3 volte l’aria e 10 volte meno del più̀ leggero coibente termico),
trasparenza (il diametro medio sia della particella primaria costituente il materiale sia dei pori risulta sensibilmente inferiore alla lunghezza
d’onda della radiazione visibile),
resistenza al passaggio del calore, vista la esigua frazione di solido di cui è composto il materiale.
I problemi principali nell’applicazione consistono nella elevata fragilità̀ e nel comportamento idrofobo della superficie, entrambi
conseguenti ad una bassa resistenza a trazione del materiale.
Appare come fumo congelato, è considerato il solido più leggero al mondo e possiede la minore conducibilità termica tra tutti i materiali
attualmente conosciuti. È formato per il 95% da aria, tenuta insieme da acido silicico (diossido di silicio) che si ottiene dalla sabbia. Viene
prodotto eliminando il liquido dall’acido silicico ma mantenendone intatta la struttura. Il gel così ottenuto viene sottoposto ad un complesso
procedimento ed essiccato in condizioni estreme. Il prodotto consente di raggiungere una elevata resistenza termica con spessori ridotti di
materiale, contribuendo all’isolamento dell’involucro edilizio e all’eliminazione dei ponti termici. In altri casi la tecnologia dell’aerogel è
stata impiegata per realizzare isolanti trasparenti, racchiuso in pannelli sandwich in lexan, che raggiungono un valore di trasmittanza
termica pari a 0,72 W/mqK in soli 25 mm di spessore. Le caratteristiche uniche ne fanno la soluzione ideale per realizzare isolamenti termici
a cappotto, con recupero e isolamento termico
di pareti interne e soffitti eliminando il ricorso a ponti termici su pilastri, balconi, parapetti e falde di copertura in generale.
MATERIALI INNOVATIVI-PCM – Phase Change Materials= Materiali a cambiamento di fase
Si tratta di materiali, anche detti ad accumulo di calore latente, usati in specifiche nicchie industriali, in grado di cambiare, a seconda delle
sollecitazioni esterne, il proprio stato da solido a liquido e viceversa, assorbendo e trattenendo il calore. I materiali costituenti sono sali o
paraffine che possono accumulare o rilasciare una grande quantità̀ di calore a una temperatura costante che consente il loro cambiamento
di fase fisica. Quando l’ambiente raggiunge la temperatura di fusione della cera (23-26 °C), il sistema intonaco e PCM assorbe calore fino a
completa transizione di fase da solida a liquida. Con lo stesso principio, durante la notte o quando la temperatura è più bassa, il materiale si
solidifica e il calore viene ceduto all’ambiente. Attenuando gli sbalzi termici in ambienti indoor, il materiale è in grado di assicurare una

diminuzione delle emissioni di anidride carbonica degli edifici in cui è applicato. Con questo sistema l’impianto di riscaldamento o
raffrescamento funziona senza picchi giornalieri di energia, con conseguente riduzione del costo economico.
Possibilità applicative= L’applicazione di tali materiali consente di ottenere lo sfasamento di onde termiche – prestazione propria dei
materiali massivi a elevata inerzia - in spessori ridotti. I PCM sono un’interessante soluzione come integrazione inerziale in edifici leggeri e
nel recupero di edifici esistenti dotati di poca massa. I sali contenuti all’interno attenuano le fluttuazioni di temperatura, così di giorno
assorbono il calore e di sera lo rilasciano attraverso la solidificazione. Il risultato è un’inerzia termica facilmente programmabile in relazione
alla temperatura che si vuole ottenere. La compatibilità tra lo strato inerziale in PCM e il sistema S/R (Struttura e Rivestimento) consente
l’applicazione a parete, in copertura e a pavimento. L’applicazione integrata alle finestre consente di realizzare schermi dinamici in grado di
rapportarsi alle condizioni esterne.
Punti di forza= I PCM costituiscono un volano inerziale con l’impiego di una quantità di materiale circa 40 volte più leggero di un altro
tradizionale massivo. Per esempio una lastra in gesso di 15 mm di spessore, rivestita con PCM a base di paraffina, ha le stesse prestazioni in
termini di capacità termica di un blocco di calcestruzzo pieno di 100 mm di spessore e di 150 mm di laterizio. Esistono software in grado di
calcolare il guadagno di comfort derivante dall’applicazione di PCM, di valutare il risparmio energetico ed economico.
MATERIALI INNOVATIVI-ISOLANTI =VIP - Vacuum insulation panels= Si tratta di pannelli
isolanti sottovuoto, le cui proprietà̀ termiche derivano dall’impiego di gas rarefatti. Si presentano con involucro ermetico in alluminio che
racchiude e sigilla una schiuma di acido silicico, priva di aria. Con valori di isolamento di 0.003-0.004 W/mK sono i materiali più performanti
sulla scena attuale, anche se poco diffusi per i costi elevati. Il loro potere isolante è maggiore di cinque- dieci volte rispetto a quello dei
materiali termoisolanti convenzionali.
Possibilità̀ applicative=L’isolamento termico sottovuoto occupa uno spazio tra cinque e dieci volte minore di quello occupato da un
materiale isolante tradizionale. Risulta quindi molto indicato per riqualificazioni qualora lo spazio disponibile fosse scarso e si richiedesse un
isolamento termico elevato. I pannelli sandwich sono robusti e applicabili in varie forme di piccola e grande dimensione, in cui è integrato
l’isolamento termico sottovuoto.
Punti di forza= Il vuoto consente un isolamento termico molto efficace e che richiede poco spazio.
Punti deboli=I pannelli sottovuoto sono delicati. L’alterazione del vuoto dovuto a un’accidentale scalfittura del rivestimento potrebbe ridurne
drasticamente le prestazioni termiche. Questo li rende difficilmente maneggiabili in cantiere. Il rischio è stato ovviato nei pannelli integrati
sandwich prefabbricati da applicare in sezioni di muro facilmente individuabili per evitare perforazioni accidentali da parte degli utenti nelle
normali condizioni d’uso dell’immobile. D’altro canto l’eventuale sostituzione di pannelli dovrebbe avere un onere accettabile. È un materiale
in fase di sviluppo che apre la strada a sperimentazioni interessanti.

Sistemi innovativi di isolamento termico: i VIP (pannelli termoisolanti sottovuoto)


L'isolamento termico con pannelli sottovuoto è una tecnologia relativamente nuova capace di apportare un gran progresso nel settore
Conduttività termica dei pannelli, 10 volte inferiore rispetto a quella dei migliori materiali termoisolanti convenzionali
Variabile tra 0,004 e 0,008 W/m K.
Un pannello sottovuoto dello spessore di 5 cm equivale ad uno strato di polistirolo di 40 cm.
Sono composti di un nucleo (pannello) di materiale nano poroso (silice pirogena o aerogel) resistente alla pressione, dal quale è stata
evacuata l'aria.
I pannelli hanno una durata di vita che, secondo la qualità dei teli e della saldatura, dovrebbe superare almeno i 20 anni.
Il nucleo è ermeticamente racchiuso in un telo multistrato (AL, Nylon, PET) impermeabile e resistente alla pressione.
Isolanti sottili termo-riflettenti= Derivano dalla tecnologia Nasa, studiati per i programmi spaziali. Si applicano associati a
un’intercapedine d’aria che favorisce l’effetto riflettente del materiale. Il loro impiego nell'edilizia civile e industriale consente di ottenere
prestazioni di isolamento termo-acustico innovative, agendo su varie forme di dispersione termica: irraggiamento infrarosso, conduzione,
convezione, cambiamento di fase. Si tratta di sistemi isolanti sottili multistrato (da 8 fino a19 strati, dai 7 ai 30 mm di spessore) che
garantiscono una limitazione dei flussi di calore passanti attraverso un meccanismo di controllo degli effetti conduttivi, convettivi e radiattivi
nelle stagioni calde e fredde. Garantiscono un iper-isolamento, riducendo la quantità̀ di calore che attraversa l’involucro (flusso termico),
grazie alla resistenza termica elevata degli elementi. Se si prende come riferimento il pannello isolante da 30 mm di spessore, costituito da 19
componenti la sua efficacia termica è equivalente a 210 mm di lana minerale (λ=0,04), valore basato su test comparativi in condizioni reali di
utilizzazione. Il fattore di inerzia va considerato in relazione alle capacità dei componenti interni, in particolare dei solai. Sono materiali a
basso spessore, composti prevalentemente da pellicole di polietilene termo fuse adatte a proteggere i sottostanti fogli di alluminio puro
dall’ossidazione dovuta per esempio al contatto con il cemento fresco o l'acqua piovana. Possono risultare dall’assemblaggio di film riflettenti
metallici e strati di separazione in ovatte sintetiche e naturali, schiume, lane di pecora,ecc. Questi materiali, innovativi e ancora poco
conosciuti nel mercato italiano, sono utilizzati da molti anni in altri paesi. Possono essere impiegati in infinite modalità e trovano le loro
grandi performance nella riflessione del 97% del calore trasmesso per radiazione, e nella mancanza di rigidità.̀ I pannelli sono infatti forniti
generalmente in rotoli. Costituiscono un ottimo isolamento termico riflettente e una perfetta barriera al vapore in coperture, pareti, soffitti,
sottotetti, tetti e pavimenti in applicazioni residenziali, commerciali e industriali.

Materiali trasparenti cromogenici=(aggettivo introdotto al fine di designare il cambiamento delle caratteristiche ottiche di
un materiale in funzione di uno stimolo esterno) consentono di rispondere automaticamente agli stimoli dell’ambiente circostante,
modificando le proprie prestazioni: l’adozione di questa tecnologia, nel settore delle costruzioni, permette di creare un involucro trasparente a
prestazioni variabili in grado di ottimizzare i consumi energetici e di soddisfare, allo stesso tempo, le più sofisticate esigenze di comfort
richieste dagli utenti.
Dal punto di vista fisico-chimico è caratterizzato dalla capacità di variare in modo consistente le proprietà ̀ ottiche in seguito alla variazione
di un campo o di un carico elettrico, della temperatura o dell’intensità spettrale della luce. Tale cambiamento nelle proprietà̀ ottiche può
essere rappresentato da una trasformazione nello stato del materiale da altamente trasmittente a parzialmente riflettente o assorbente, su
tutto lo spettro o solo nel campo del solare e del visibile.
Nella categoria dei dispositivi attivati elettricamente si collocano i dispositivi a cristalli liquidi e i dispositivi elettrocromici, mentre nella
categoria dei dispositivi non attivati elettricamente sono compresi i materiali termocromici e fotocromici: la prima categoria di materiali
consente la regolazione da parte dell’utenza, mentre la seconda è autoregolante.
I materiali fotocromici= Cambiano le proprie caratteristiche quando sono esposti alla luce, principalmente ai raggi UV, e
ritornano a loro stato originale quando vengono oscurati. L'utilizzo più comune di materiali fotocromici è nelle lenti per occhiali da sole con
un intervallo di variazione di tv da 0.89 a 0.26 (l'escursione del valore di trasmittanza solare è più ridotto 0.85-0.50). Attualmente la ricerca è
indirizzata nello studio di sottili strati plastici fotocromici anche se i problemi di durata sono ancora tutti da risolvere.
Materiali termocromici= la grandezza che determina il cambio di colore è la temperatura, che induce nel materiale una
reazione chimica o una transizione di fase tra due stati. Le loro applicazioni principali sono: indicatori di temperatura, vernici speciali e
inchiostri da utilizzare per documenti riservati.
Sono in fase di studio anche delle applicazioni in edilizia in particolare per la realizzazione di lucernari dotati di strati termocromici, con
variazione della trasmittanza solare da 0.43 a 0.06.
Materiali elettrocromici= sia i dispositivi elettrocromici che quelli a cristalli liquidi, reagendo alle variazioni di grandezze
elettriche (tensione e corrente) a essi applicate, possono essere controllati in modo del tutto indipendente. Questa caratteristica è
estremamente interessante in quanto la logica e gli algoritmi di controllo possono essere scelti e variati in funzione di un gran numero di
parametri (la stagione, la presenza di occupanti, il clima etc.) consentendo un comportamento molto flessibile.

I MATERIALI NANOTECNOLOGICI PER L’EDILIZIA= Uno degli aspetti principali che riguardano l’apporto
delle nanotecnologie al progetto di architettura è legato alla possibilità di realizzare una nuova generazione di green buildings caratterizzati
dall’impiego di materiali sempre più high-tech in grado di conciliare le esigenze di ridotto impatto ambientale con quelle estetiche e
comunicative dell’architettura contemporanea (leggerezza, trasparenza, dinamicità, multimedialità, ecc.) Le nanotecnologie costituiscono un
nuovo approccio che si basa sulla comprensione e la conoscenza approfondita delle proprietà della materia su scala nanometrica: un
nanometro (un miliardesimo di metro) corrisponde alla lunghezza di una piccola molecola. Su questa scala la materia presenta svariate
proprietà, a volte molto sorprendenti. Attraverso l'uso delle nanotecnologie si possono realizzare nuovi materiali funzionali, strumenti e sistemi
con straordinarie proprietà derivanti dalla loro struttura molecolare ed implementare qualità e caratteristiche di processi e prodotti esistenti.
Alla nanoscala, infatti, gli oggetti sono in grado di cambiare colore, forma e fase molto più facilmente che alla macroscala. Per i processi di
produzione di materiali nanostrutturati si possono distinguere due approcci, uno, detto “top down”, in cui le nanostrutture vengono
“scolpite” su un blocco di materiale; l’altro, detto “bottom up”, in cui i materiali nanostrutturati vengono prodotti e assemblati a partire da
“nanoblocchi”. Applicazioni specifiche riguardano la realizzazione di prodotti e sistemi per il ripristino delle strutture in cemento armato e
in muratura, a partire dalle malte da ripristino nanostrutturate, fino allo sviluppo di nuovi sistemi per il rinforzo strutturale con materiali
compositi fibrorinforzati. Alcuni degli interventi più interessanti sono stati realizzati impiegando materiali cementizi nanostrutturati. In
questi interventi l’apporto delle nanotecnologie al materiale di base impiegato (in questo caso il cemento) determina un valore aggiunto
con ricadute in termini sia formali che prestazionali ottenute impiegando quantità ridottissime di materiale.
Glossario sintetico nanotecnologico
Nanoscienza: studio dei fenomeni, delle proprietà e delle possibilità di interazione della materia alla scala atomica, molecolare e
macromolecolare
Nanotecnologia: capacità di osservare, misurare e manipolare la materia su scala atomica e molecolare
Nanometro: Unità dimensionale pari a 10-9 m
Nanoscala: range dimensionale entro cui operano le nanotecnologie, convenzionalmente individuato tra 1 e 100 nm
Nanomateriale: struttura molecolare in cui una delle tre dimensioni nello spazio è inferiore ai 100 nm
Materiale nanostrutturato/nanoignegnerizzato: materiale le cui proprietà sono controllate alla nanoscala attraverso l’impiego di
nanotecnologie, può contenere o meno nanomateriali al suo interno
Nanocomposito: materiale composito in cui almeno una delle fasi costituenti possiede una o più dimensioni inferiori a 100 nm.

CEMENTI FOTOCATALITICI= La fotocatalisi è il fenomeno naturale per cui una sostanza, chiamata fotocatalizzatore, attraverso
l’azione della luce naturale o artificiale, attiva un forte processo ossidativo che porta alla trasformazione di sostanze organiche e
inorganiche nocive (ossido e biossido di azoto, biossido di zolfo, materiale particolato organico in sospensione, composti organici volatili,
monossido di carbonio e ozono) in composti assolutamente innocui.
CEMENTI BIODINAMICI= A contatto con la luce del sole, il principio attivo presente nel materiale consente di “catturare” alcuni
inquinanti presenti nell’aria, trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog. La malta, inoltre, prevede
l’utilizzo per l’80% di aggregati riciclati, in parte provenienti dagli sfridi di lavorazione del marmo di Carrara, che conferiscono una brillanza
superiore ai cementi bianchi tradizionali. La “dinamicità” è invece una caratteristica propria del nuovo materiale, che presenta una fluidità
tale da consentire la realizzazione di forme complesse come quelle che caratterizzano i pannelli di Palazzo Italia. ll nuovo materiale
presenta, inoltre, caratteristiche di lavorabilità e resistenza straordinarie se confrontato con le malte classiche. È due volte più resistente alla
compressione (oltre 60 MPa a fronte di 30 MPa delle malte classiche) e due volte più resistente alla flessione (oltre 10 MPa a fronte di 5MPa
delle malte classiche).
CEMENTI TRASPARENTI= Materiale innovativo poiché non contiene fibre ottiche, come i normali cementi trasparenti utilizzati
fino ad oggi, i.light® garantisce la trasparenza miscelando, secondo una formulazione sviluppata, cemento e additivi. Le resine, di differenti
colori, reagendo sia con la luce artificiale sia con quella naturale, creano luce calda e morbida all'interno dell'edificio e un'immagine di
chiaro nitore all'esterno. I pannelli trasparenti si propongono come componenti architettonici con funzioni diversificate e fra loro integrabili
come internal lighting (tecniche di ombreggiamento e diffusione della luce) e isolamento termico (la conducibilità della componente plastica è
piuttosto bassa).
Si tratta di un pannello prefabbricato in grado di far filtrare la luce ma al tempo stesso capace di offrire la solidità di un calcestruzzo altamente
performante.
Nasce dall'unione di due materiali molto diversi: un polimero più trasparente del vetro e una malta di nuovissima concezione. Il legame che si
viene a creare consente di ottenere un manufatto estremamente compatto e con caratteristiche meccaniche ed estetiche elevate.
I pannelli durante il giorno fanno filtrare la luce naturale all'interno di un ambiente chiuso, consentendo un risparmio di energia elettrica. Con il
buio, invece, la luce interna fuoriesce illuminando la parte dell'edificio.
CEMENTO DERIVATO DAL RISO= Biosilica= Il calcestruzzo può essere realizzato con la cosiddetta “lolla di riso”, ovvero
quella pellicola che ricopre i chicchi quando sono sulla pianta. La pula di riso viene eliminata durante la lavorazione del prodotto. La pula, dopo
la raffinazione del riso, potrà essere recuperata e utilizzata per la produzione di cemento ecosostenibile perché ricca di un ossido
importantissimo, l’ossido di silicio, un componente fondamentale del calcestruzzo. A sviluppare questo nuovo cemento è stato un team di

ricercatori dei texani del ChK Group Inc. ll team del Texas è riuscito a isolare il carbonio mediante un processo di combustione che lo
espelle. Per eliminare il carbonio, la sostanza dovrà subire un processo di cottura a circa 800 °C in strutture prive di ossigeno. Per raggiungere
alte temperature è necessario impiegare grandi quantità di energia, quindi in termini ambientali bisogna sempre considerare il rovescio della
medaglia.
ALTRI MAERIALI A BASE CEMENTIZIA – HEMPRECRETE= è un bio-composito costituito dal nucleo legnoso
interno della pianta di canapa mescolato con un legante a base di calce. Il nucleo di canapa ha un alto contenuto di silice che gli permette di
legarsi bene con la calce. Questa proprietà è unica per la canapa tra tutte le fibre naturali. Il risultato è un materiale isolante cementizio
leggero che pesa circa un settimo o un ottavo del peso del calcestruzzo. I blocchi di cocciopesto completamente stagionati galleggiano in un
secchio d'acqua. Non viene utilizzato come elemento strutturale, ma solo come riempimento isolante tra i membri del telaio, sebbene tenti
di ridurre le scaffalature. Il materiale da costruzione del futuro. La simbiosi della pianta più antica coltivata dall'uomo (la canapa) con uno
dei materiali da costruzione più antichi e provati (calce naturale) è il materiale da costruzione del futuro. I due materiali vengono pressati
per formare un mattone usando un processo ad aria fredda. La pianta di canapa cresce di circa 50 volte più veloce del legno; la biomassa
sufficiente per una piccola casa unifamiliare crescerà in soli cinque mesi su un ettaro di terra. Il collegamento di canne di canapa sciolte con
calcare e minerali naturali rende il materiale duro come la pietra e resistente alle influenze esterne, il che significa che gli edifici resteranno in
piedi per molte generazioni, risparmiando l'ambiente e il denaro. Eccellenti proprietà termiche rendono superfluo l'isolamento aggiuntivo
come il polistirene. La canapa ha proprietà simili all'argilla per quanto riguarda la purificazione dell'aria e la regolazione dell'umidità,
garantendo un ambiente di vita sano e aria pulita.
Calore isolante
Conservare il calore
Calore riflettente
Si raffredda in estate, si scalda in inverno.
Fonoassorbente
Regola l'acustica della stanza
Regola l'umidità
Neutralizza gli odori (ionizzazione)
Previene la muffa
Estremamente resistente
Efficienza energetica
Negativo CO² (-90%)
Riciclabile

Non produce rifiuti


Ignifugo
Resistente ai parassiti
MATERIALI TESSILI-Sheerfill= è realizzato in un membrana flessibile in Fibra di vetro e rivestimento in Teflon chiamata Sheerfill
- Architectural Membrane. La membrana composita è fatto di fibra di vetro e politetrafluoroetilene (PTFE).
Prodotti Sheerfill sono disponibili in una gamma di livelli di forza e di trasmissione della luce, fornendo all'utente una scelta tra membrane
per coprire virtualmente qualsiasi struttura formato da uno stadio di dimensioni ad una parte relativamente piccola lucernario.
MATERIALI TESSILI- ETFE= L'etilene tetrafluoroetilene, conosciuto anche dal suo acronimo ETFE, offre ai progettisti una
notevolissima opportunità per lo sviluppo di moderne soluzioni che integrino leggerezza, durata, design ed anche ecologia. E' un materiale
chimicamente inerte: ciò significa che non teme l'aggressione di agenti chimici per cui, ad esempio, unisce doti di scivolosità e resistenza
all'inquinamento ambientale. Il vantaggio di essere un materiale autopulente è quindi evidente: le superfici esposte agli agenti atmosferici
non necessitano di pulizia, bastando in larga misura le piogge per pulirle. Trasmette ottimamente la luce solare (>92%) ed è infinitamente più
leggero del vetro (circa l'1% in peso). Questo consente di creare strutture leggere ed eleganti. In più, nel caso di utilizzo di cuscini pressurizzati,
è possibile realizzare un controllo sia della penetrazione dei raggi solari, sia un'efficace isolamento climatico grazie all'intercapedine di aria.
Inoltre ha ottime proprietà acustiche.
MATERIALI TESSILI- PTFE= PTFE, politetrafluoroetilene, è un tessuto - membrana in fibra di vetro con rivestimento in Teflon®,
estremamente durevole e resistente agli agenti atmosferici. Il PTFE, noto anche come Teflon, o politetrafluoroetilene sintetico. Si tratta di una
vetroresina rivestito, che forma un materiale estremamente resistente e molto tenace contro gli incendi e sporcizia. Il materiale eccelle con
elevata trasparenza e può riflettere fino al 60 % della luce che incide su di esso. A causa della loro particolare struttura, membrane PTFE sono
resistenti all'acqua e ai raggi UV e risultano chimicamente inattivo. Alcuni dei primi progetti realizzati in questa particolare fibra di vetro che si
è avvalsa di fibra di vetro rivestiti con PTFE risalgono a più di 40 anni fa e sono ancora in ottime condizioni.
MATERIALI TESSILI- TENSOTHERM= è un prodotto sviluppato appositamente per essere utilizzato principalmente nelle
coperture a membrana con isolamento termico trasparente (AEROGEL). La membrana è costituita da due strati di fibra di vetro rivestiti con
PTFE. Lo spazio tra gli strati è riempito con un materiale isolante in nanogel. Lo strato superiore è a contatto con gli elementi e trasferisce il
carico esercitato dal vento e neve. Il prodotto viene consegnato ai cantieri in già preassemblato. Si tratta di membrane di materiale
sintetico a base di fluoro, particolarmente indicate in esterno per le caratteristiche di stabilità meccanica, resistenza agli agenti chimici e agli

sbalzi di temperatura. Si tratta in tutti i casi di cuscini pneumatici costituiti da fogli in membrana trasparente a base di fluoro, mantenuta tesa
grazie alla pressurizzazione interna controllata.
L’INVOLUCRO EDILIZIO e LE TECNOLOGIE MULTISTRATO
SISTEMI DI TAMPONAMENTO STRATIFICATI- Facciate a composizione multistrato= La
progettazione e la successiva realizzazione degli elementi di involucro si caratterizza, essenzialmente, per un generale processo di
alleggerimento della materia affiancato dalla riduzione progressiva degli spessori e per la possibilità di progettare le qualità superficiali degli
strati esterni, non solo riferite ad aspetti protettivi, ma anche in relazione allo studio e alla definizione di nuove qualità estetiche. Rispetto alla
tradizionale costruzione massiccia in muratura si verificano significativi cambiamenti nelle prestazioni e nella complessità degli edifici: si
assiste alla sempre più spinta specializzazione degli strati e alla progressiva riduzione degli spessori. Anche i materiali cosiddetti tradizionali
subiscono una sorta di metamorfosi, dando origine a prodotti di alto contenuto tecnologico – prestazionale. Possiamo distinguere tra :
I compensati e i multistrati in legno, già risultato di una prima manipolazione della materia, aumentano le proprie prestazioni attraverso
una specializzazione delle loro parti interne o qualificando gli strati più esterni: è il caso del compensato Twin L, un sandwich le cui superfici
esterne sono in betulla, mentre la parte interna è costituita da sfogliati di conifera.I compensati e i multistrati in legno possono essere sia
rivestiti esternamente, con dei materiali differenti in relazione al loro utilizzo, sia uniti ad altri materiali in strutture sandwich.
I pannelli realizzati mediante l’incollaggio di due sottili “pelli” di alluminio, polimero o materiale lapideo su una struttura alveolare di supporto in
polimero o in alluminio. Si tratta di un elemento a sandwich reso possibile dall’applicazione di una tecnologia aerospaziale, il cosiddetto honeycomb, che
garantisce elevate caratteristiche meccaniche di resistenza alla flessione, alla compressione e agli urti. Questi pannelli sono utilizzati per il rivestimento
degli edifici e sono prodotti in grandi dimensioni mantenendo degli spessori minimi;
I materiali metallici, che attraversano una fase evolutiva sul terreno della leggerezza unita alla resistenza e agli spessori sottili, sono rivolti alla combinazione
tra pannelli di lamiera a cui è interposto un materiale plastico espanso, con la funzione di isolante, utilizzati generalmente nelle coperture. Il procedimento di
collegamento tra i materiali che formano il sandwich, il cosiddetto bonding, avviene tramite un processo che permette di ottenere l’accoppiamento delle
lastre mediante una reazione chimica.
L’INVOLUCRO EDILIZIO e TECNOLOGIA STRATIFICATA A SECCO
Involucro stratificato a secco= una tipologia costruttiva di involucro nella quale l’insieme delle unità tecnologiche e degli
elementi tecnici (singoli componenti e sistemi di elementi), con funzioni portanti o non portanti, è assemblato con giunzioni a secco e
fissato ad una struttura principale attraverso sistemi di ancoraggio.

Deve garantire due funzioni fondamentali:


la funzione di protezione dagli agenti atmosferici e ambientali degli spazi confinati, all’interno dei quali deve essere assicurata una
condizione di equilibrio dei diversi parametri microclimatici e micro-ambientali quali: temperatura, velocità ed umidità dell’aria, livello di
pressione sonora, qualità dell’aria, livello di illuminazione;
la funzione estetica e rappresentativa dell’intero edificio è fortemente caratterizzata dalla tipologia costruttiva.
Si pone come alternativa efficace ai tradizionali sistemi costruttivi a umido di tipo blocco su blocco, cassero e riempimento e più ̀ in generale
ai sistemi ibridi, quali i sistemi latero-cementizi.
Il sistema di chiusura dell’involucro edilizio a secco è costituito dai seguenti elementi e strati:
L’elemento portante, struttura alla quale sono fissati con diversi sistemi di aggancio le altre stratificazioni dell’involucro, può essere
contemporaneamente un elemento strutturale e di tamponamento.
L’elemento di ancoraggio, è un sistema o componente del sistema di facciata avente lo scopo di portare o trattenere gli elementi di
rivestimento.
Nella progettazione dei sistemi di rivestimento, l’ancoraggio è l’elemento fondamentale d’interfaccia tra il rivestimento e la struttura di
supporto. È costituito da elementi assemblati con tecnologie a secco; gli elementi devono essere scelti e calcolati in funzione del tipo di
superficie, dei carichi accidentali e permanenti in esercizio, del tipo di rivestimento e della distanza tra questo e la struttura di supporto. Il
sistema di ancoraggio a secco, inoltre, prevede dispositivi di sostegno e ritegno nella posizione voluta, di aggiustamento nelle tre direzioni
spaziali, di trasferimento dei carichi orizzontali e verticali, e di assorbimento degli assestamenti e delle dilatazioni differenziali nei confronti
degli elementi di rivestimento.
VANTAGGI e BENEFICI della costruzione stratificata a secco, denominata anche S/R o Struttura-Rivestimento:
minimizza l’uso dei materiali;
fa uso di prodotti di derivazione industriale di qualità certificata;
consente il raggiungimento di alte prestazioni, in particolare quelle ambientali ed energetiche;
consente una totale libertà di espressione architettonica
incremento delle prestazioni
specializzazione delle funzioni e dei materiali
facilità di assemblaggio
flessibilità
reversibilità e basso impatto ambientale

I dispositivi di connessione a secco


TENUTA PER GRAVITA’
INCASTRO
DISPOSITIVI METALLICI DI FISSAGGIO MECCANICO
DISPOSITIVI LIGNEI DI FISSAGGIO MECCANICO

Caratteristiche:
1. Incremento delle prestazioni
Il numero di fattori che entrano in gioco nella progettazione di un componente è cresciuta nel tempo a causa di:
un aumento delle esigenze dell’utenza;
la volontà̀ di adattare il più̀ possibile l’edificio alle esigenze dell’utenza;
un’offerta crescente del mercato dei sistemi e dei componenti;
una maggiore incidenza della norma;
una maggiore consapevolezza del possibile danno prodotto all’ambiente;
2. Specializzazione delle funzioni e dei materiali
La separazione dei materiali tipica della tecnologia stratificata a secco permette di ottenere la specializzazione delle funzioni nelle tre
principali parti costitutive – stratificazioni, giunzioni, finiture.
3.facilità di assemblaggio
Gli elementi tipicamente impiegati nella tecnologia stratificata a secco sono maneggevoli e di facile collegamento. Rispettano l’economicità
della messa in opera offrendo la possibilità di essere agevolmente smontati in previsione di un loro futuro riutilizzo.

4.flessibilità
La capacità di essere facilmente assemblati favorisce la flessibilità ̀ non solo delle soluzioni tecniche, ma anche delle scelte ambientali e
spaziali. Ad esempio è molto agevole modificare la distribuzione spaziale degli interni o sostituire una parte di involucro senza necessità di
demolire.

5.reversibilità̀ e basso impatto ambientale


La reversibilità̀ si riferisce alla capacità di dismissione di un organismo e delle sue singole unità funzionali in relazione al riciclo, riuso e
smaltimento delle parti costituenti. L’alto grado di riuso permette di contenere l’impatto ambientale complessivo dell’edificio.

L’INVOLUCRO EDILIZIO e TECNOLOGIA XLAM


Sistema XLAM= I pannelli XLAM (da Cross Laminated timber panels: pannelli in legno lamellare a strati incrociati). La comparsa dei
pannelli in XLAM ha permesso di superare alune limitazioni legate all’uso della struttura a telaio introducendo anche nelle costruzioni in
legno la possibilità̀ di disporre di elementi strutturali piani e massicci di grandi dimensioni. Si è quindi aggiunta la possibilità ̀ di realizzare
edifici aventi struttura a pannelli piani portanti, avendo in un unico elemento massiccio le funzioni di piastra e lastra. Sono costituiti da
pannelli in legno massiccio a strati incrociati di grandi dimensioni, formati da diversi strati di tavole, sovrapposti ed incollati uno sopra l’altro in
modo che la fibratura di ogni singolo strato sia ruotata di 90° rispetto a quelle adiacenti. Il numero di strati ed il loro spessore può variare a
seconda del produttore e del tipo di pannello, con un numero minimo degli strati da 3 a 5. Nonostante la lavorazione multi-strato, l’XLAM
rimane a tutti gli effetti un pannello in legno massiccio, dove i vari strati in legno non hanno subito alcuna modifica dal punto di vista fisico,
chimico e biologico. E’ possibile dunque assimilarlo al legno lamellare incollato.

LA CASA PASSIVA
Dal Low Energy Building alla Passiv Haus= Negli anni Ottanta nel Nord Europa comincia a diffondersi lo standard
dell'edificio a basso consumo energetico, uno standard energetico imposto per legge per i nuovi edifici in Svezia e Danimarca. molti
elementi necessari per ridurre il consumo energetico dell'edificio vennero introdotti, studiati e testati, in particolare soluzioni specifiche per
l'isolamento, la riduzione dei ponti termici, soluzione per la tenuta all’aria , vetri isolanti e sistemi di ventilazione e recupero di calore . Da
questa prima rassegna di esperienze deriva anche il concetto di casa passiva. Venne così definita la CASA PASSIVA, ad indicare quegli edifici
che, nel clima dell'Europa Centrale, hanno un fabbisogno energetico per il riscaldamento molto piccolo o addirittura trascurabile e
quindi non hanno bisogno di riscaldamento attivo. Queste case possono essere tenute al caldo "passivamente", utilizzando solo le fonti di
calore interne esistenti, l'energia solare ottenuta attraverso le finestre. Il Passive House Institute (PHI) è un istituto di ricerca indipendente

che ha svolto un ruolo particolarmente cruciale nello sviluppo del concetto di Casa Passiva - l'unica riconosciuta a livello internazionale,
standard energetico basato sulle prestazioni in costruzione.
Lo standard passivo prevede un fabbisogno per il solo riscaldamento invernale inferiore a 15 kWh / (m² a).
Principali caratteri dell’edificio passivo
forte isolamento termico dell’involucro
sfruttamento passivo dell’energia solare e delle fonti interne per il riscaldamento
ventilazione meccanica controllata che recupera calore dall’aria in uscita
produzione di acqua calda con un collettore solare o una pompa di calore
Principali aspetti progettuali
ottimale orientamento dell'edificio verso il sole
ottimale rapporto tra superficie dell'involucro e volumetria
efficace isolamento termico dell'involucro
assenza di ponti termici
impermeabilità dell'involucro al vento
impianto di ventilazione meccanica controllata
impianto di riscaldamento a collettori solari e a pannelli termoradianti
(pompa di calore aggiuntiva)
Passivhaus è il principale standard di progettazione a basso consumo energetico internazionale, in tutto il mondo lo standard di
progettazione Passivhaus contribuisce significativamente a migliorare il comfort e la qualità dell'aria interna, così a ridurre le spese di
riscaldamento.
Secondo la definizione: una casa passiva è una costruzione in cui il comfort - termico può essere conseguito mediante il post-
riscaldamento o il post-raffreddamanto del flusso d'aria fresca necessaria per una buona qualità dell'aria interna, senza la necessità di
ulteriori ricircolo dell'aria.
Il Passive House Planning Package (PHPP) è lo strumento di progettazione chiave utilizzata quando si pianifica una Casa Passiva e come
tale, serve come base di verifica per la Casa Passiva standard. Mentre ci sono altri strumenti di progettazione presenti sul mercato, è alto
livello di precisione del PHPP che lo contraddistingue: i bilanci energetici possono essere calcolati con il PHPP con una precisione di + / -
0.5KWh.

I 5 principi per la casa passiva


Il termine ' Passivhaus ' si riferisce a uno standard di costruzione a basso consumo energetico sviluppato nel 1990 dal Dr. Wolfgang Feist
del Passivhaus Institut in Germani. Il focus principale dello standard Passivhaus è quello di ridurre drasticamente il requisito per il
riscaldamento e il raffreddamento, assieme alla creazione di eccellenti livelli di comfort interno.
① IPERSOLAMENTO Lo spessore richiesto per una chiusura esterna è costituito dal materiale di tamponamento o resistente,
senza il ricorso a materiali isolanti, per soddisfare una casa passiva tipica valore U di 0,13 W / (m² K) secondo lo standard passivo in clima
continentale.
②TENUTA ALL’ARIA Al fine di ridurre la richiesta di energia termica per il riscaldamento e prevenire che l’aria calda carica di
umidità entri nella costruzione, l’edificio deve presentare un ottimo livello di tenuta all’aria. Buoni livelli di ermeticità possono essere
raggiunti solo grazie a una membrana a tenuta d'aria o con il posizionamento di una barriera o freno all'interno di ciascuno degli elementi
di costruzione. A seconda del tipo di costruzione la barriera a tenuta d'aria può essere formata da uno strato da apporre al cappotto o da
una membrana di barriera al vapore o utilizzando materiali quali pannelli OSB o altri prodotti in lastre di legno di spessore e di ermeticità
adatti. Solitamente si raccomanda che almeno due prove di ermeticità vengano seguite in fase di costruzione. Il primo test dovrebbe
essere realizzato mentre la barriera d'aria è ancora esposta e visibile all’intradosso. Un test finale può essere effettuato a completamento
dell’opera.
③ALTE PRESTAZIONI DEI SERRAMENTI Al fine di beneficiare dei guadagni solari gratuiti si richiede che i serramenti e
le vetrazioni presentino una performance ottimale sulla facciata sud, e che siano invece in grado di controllare e incrementare tali guadagni
sulla facciata Nord. I serramenti più adatti per essere impiegati in un edificio Passivhaus sono quelli con almeno vetrocamera standard o
ancora meglio con triplo vetro, con valore U < 0,80 W/m2K.
④VMC –VENTILAZIONE MECCANICA CONTROLLATA Le perdite per Ventilazione costituiscono una componente
significativa delle perdite di calore totale. Per ridurre queste perdite, pur mantenendo la qualità dell'aria interna si cerca di recuperare
parte del calore dell'aria in uscita dall’involucro opaco e trasparente. Utilizzando la ventilazione naturale attraverso le finestre aperte in
inverno tutto il calore dell’aria calda sarebbe perso.
⑤GUADAGNI SOLARI Aspetto essenziale del principio Passivhaus è di fare uso di guadagni solari in inverno per ridurre la
domanda di energia per il riscaldamento. Questo può significare un potenziale di surriscaldamento nel periodo estivo, in particolare dove le

vetrate a sud non sono state progettate con un opportuno sistema schermante. Pertanto può essere necessario incorporare alcuni
dispositivi di ombreggiatura esterna per ridurre la quantità di guadagni solari diretti in estate.
Il comfort interno nella Passiv Haus= E’ interessante notare che gli stesi requisiti dello standard casa passiva soddisfino
automaticamente tutti i criteri di comfort interno in virtù soprattutto del sostanziale miglioramento dell’isolamento termico.
Infatti:
si migliora l'isolamento termico (indipendentemente da quale componente costruzione edilizia esterna, ad esempio a parete, tetto,
pavimento, …) e, in tal modo, il flusso di calore dall'interno verso l'esterno è ridotto.
vi è una differenza di temperatura minore tra l'area del locale (le superfici della zona e l'aria ambiente) e la superficie interna del
componente edilizio ben isolato.
la temperatura della superficie interna è solo leggermente diversa dalle altre temperature della zona, questo vale sia in estate che in
inverno. In inverno, le superfici interne degli elementi costruttivi esterni sono moderatamente calde (pareti esterne, tetti sono al
massimo 1 ° C al di sotto la temperatura ambiente, mentre per le superfici vetrate si registra un delta termico massimo da 3 a 3,5°).
LA PRIMA CASA PASSIVA= La prima casa passiva in Germania è stata costruita nel 1991 a Darmstadt-Kranichstein dal Dr.
Wolfgang Feist. Il fabbisogno energetico delle 4 villette a schiera ammonta in media a 10 kWh/m 2a e si mantiene stabile da 15 anni. Nel
1988, Drs. Bo Adamson e Wolfgang Feist pubblicarono il loro lavoro sulla progettazione di un nuovo tipo di casa ad alta efficienza energetica
conosciuto come una Casa Passiva (o Passivehaus) a Darmstadt, Kranichstein. Il modello dell'edificio è stato sviluppato per funzionare con
80-90% di energia in meno rispetto a una tipica casa residenziale, pur fornendo un adeguato comfort termico per i suoi abitanti. L’edificio,
costruito per resistere a un clima tipicamente continentale, mirava a dimostrare come un edificio potesse fornire un ambiente in cui vivere
nelle migliori condizioni di comfort, quasi senza sistema di riscaldamento o alcun tipo di sistema di raffreddamento durante le estati calde
nei freddi mesi invernali. Per fare questo, diverse tecnologie ed elementi di progettazione dovevano lavorare in armonia reciproca, molti
dei quali non erano mai stati testati in un’unica soluzione di involucro. Sistemi di monitoraggio vennero pertanto installati all’interno
dell’edificio per testare la resa e l’efficacia nel corso degli anni. Uno degli elementi chiave per il successo di funzionamento della Casa
Passiva è il calore catturato e immagazzinato del tutto gratuitamente attraverso l'orientamento dell'edificio. Per conseguire sufficiente
guadagno di calore senza l'uso di sistemi di riscaldamento, le case passive devono avere una notevole quantità di finestre esposte a sud, al
fine di raccogliere la luce solare massima disponibile durante il giorno. Durante i periodi freddi dell'anno il calore solare viene
immagazzinato all'interno e aiuta a mantenere la casa ad una temperatura ambiente confortevole mentre durante i mesi estivi è necessario
un minor guadagno solare per mantenere la casa calda. Nella Casa Passiva di Darmstadt Kranichstein, ogni unità ha sei grandi finestre

rivolte a sud per ricevere la radiazione solare e sistemi oscurati quali persiane o tapparelle per bloccare il sole ed evitare fenomeni di
surriscaldamento indesiderato.

ZEB
DEFINIZIONI= DIRETTIVA EUROPEA 31/2010/UE
Articolo 2: Definizioni
Edificio a energia quasi zero: edificio ad altissima prestazione energetica, determinata conformemente all’allegato I. Il fabbisogno
energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa
l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze.
Prestazione energetica di un edificio: quantità di energia, calcolata o misurata, necessaria per soddisfare il fabbisogno energetico connesso
ad un uso normale dell’edificio, compresa, in particolare, l’energia utilizzata per il riscaldamento, il rinfrescamento, la ventilazione, la
produzione di acqua calda e l’illuminazione.
Circa il 60% degli Stati membri ha fissato in un documento legale (ad esempio, regolamentazioni in materia di edilizia e decreti in materia di
energia) l'applicazione dettagliata della definizione di edifici a energia quasi zero. L'applicazione dettagliata della suddetta definizione, deve
includere un indicatore numerico del consumo di energia primaria espresso in kWh/(m 2a). Per gli edifici residenziali, la maggior parte degli Stati
membri mira a un consumo di energia primaria non superiore a 50 kWh/(m2a). Il consumo massimo di energia primaria è compreso tra 20
kWh/(m2a) Danimarca 33 kWh/(m2a) Croazia litoranea 95 kWh/(m2a) Lettonia.
Vari paesi (Belgio, Estonia, Francia, Irlanda, Slovacchia, Regno Unito, Bulgaria, Danimarca, Croazia (continentale), Malta e Slovenia) puntano
a 45 o 50 kWh/(m2a).
NORMATIVA ITALIANA
Un edificio a energia quasi zero NZEB, sia di nuova costruzione che esistente, deve rispondere ai seguenti requisiti tecnici:
stabiliti dal DM 26 giugno 2015 “Requisiti minimi degli edifici” sono rispettati gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili nel rispetto
dei principi minimi di cui all’Allegato 3, paragrafo 1, lettera c), del D.Lgls 3 marzo 2011, n. 28.

Dal 2021, tutti gli edifici nuovi o soggetti a una ristrutturazione importante di primo livello dovranno essere a fabbisogno di energia quasi
zero (NZEB). Negli stessi casi gli edifici pubblici dovranno rispondere ai requisiti NZEB già dal 2019. Alcune regioni più ambiziose hanno
imposto per i nuovi edifici la data anticipata al 2016 (Lombardia) e, in Emilia Romagna, al 2017 per gli edifici pubblici e al 2019 per gli altri.
IL RUOLODELL’INVOLUCRO EDILIZIO= Per un edificio che sia NZEB la riduzione delle dispersioni energetiche è da
considerarsi prioritaria, per cui è fondamentale riqualificare e anche costruire edifici nuovi energeticamente più efficienti: L’involucro
edilizio risulta dunque l’elemento su cui concentrare l’attenzione per contenere le dispersioni.
Ci sono già numerosi esempi di edifici in tutta Europa che, attraverso una combinazione degli elementi dello Standard Passive House, con
fonti di energia rinnovabili, possono essere considerate come Edifici a energia quasi zero.
STRATEGIE DI INVOLUCRO PER IL CLIMA MEDITERRANEO=
Minimizzare e prevenire i guadagni di calore esterni ed interni=
isolamento termico dell’involucro
forma dell’edificio
ombreggiamento delle superfici opache e di quelle finestrate
controllo dei guadagni termici (inerzia termica)
Interventi di schermatura e protezione verdi

Smorzare e sfasare nell’arco della giornata i guadagni di


calore=
Impiego di pareti massive per il controllo dei carichi termici nell’arco
della giornata
attenuazione dei picchi di richiesta di raffrescamento nelle ore più
calde
Rimuovere il calore tramite ventilazione
raffrescamento radiativo
raffrescamento evaporativo
raffrescamento convettivo
geo raffrescamento
Il materiale eccelle con elevata trasparenza e può riflettere fino al 60 % della luce che incide su di esso.

A causa della loro particolare struttura, membrane PTFE sono resistenti all'acqua e ai raggi UV e risultano
chimicamente inattivo. Alcuni dei primi progetti realizzati in questa particolare fibra di vetro che si è
avvalsa di fibra di vetro rivestiti con PTFE risalgono a più di 40 anni fa e sono ancora in ottime condizioni.
CA BIOEDILIZIA – BAUBIOLOGIE

BIOCLIMATICA