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ECIM

Economie di comunità Interculture e migrazioni

Collana diretta da
Bruno Amoroso Arrigo Chieregatti Pierluca Ghibelli Orazio Micalizzi
Progetto grafico e copertina
BosioAssociati, Savigliano (CN)

ISBN 978-88-8103-738-4

© 2011 Edizioni Diabasis


via Emilia S. Stefano 54 I-42121 Reggio Emilia Italia
telefono 0039.0522.432727 fax 0039.0522.434047
www.diabasis.it
Il “Mezzogiorno” d’Europa
Il Sud Italia, la Germania dell’Est
e la Polonia Orientale nel contesto europeo

A cura di Bruno Amoroso

D I A B A S I S
Il “Mezzogiorno” d’Europa
Il Sud Italia, la Germania dell’Est
e la Polonia Orientale nel contesto europeo
A cura di Bruno Amoroso

Prefazione, Antoni Kuklinski 9

I tre “Mezzogiorno” d’Europa, Bruno Amoroso


1.Nuove riflessioni sul dualismo in Europa 15
2.Le interpretazioni correnti sulle disuguaglianze regionali 16
3.Globalizzazione e integrazione europea 19
4.Destabilizzazione e marginalizzazione in Europa 20
5.Le regioni d’Europa 21
6.Un approccio innovativo 26
7.La lunga durata: dualismo, guerra fredda e globalizzazione 27
8.Le barriere alla rigenerazione delle comunità 50
9.I nodi di Gordio 51
10.La soluzione alessandrina 55
11.Conclusioni 58

Classi dirigenti e prospettive euromediterranee


nelle politiche di sviluppo del Sud d’Italia, Mauro Fotia
1.Economia e società nel Mezzogiorno odierno 62
2.“Abolire” la questione meridionale? 68
3.Il ceto politico. La fase del notabilato 71
4.Secondo dopoguerra. Macchina partitica e oligarchie 73
5.Anni Ottanta. Avvento del mercato politico 76
6.Anni Novanta. Sviluppo locale e “Nuova Programmazione” 78
7.Criminalità organizzata e network dei poteri 82
nel Mezzogiorno
8.Il Mezzogiorno verso un progetto politico unitario 86
9.Politica regionale europea e crescita del Mezzogiorno 94
10.Deludenti risultati delle prime esperienze 102
di partenariato euromediterraneo
11.Verso nuove esperienze 107
12.Partenariato euromediterraneo e Regioni meridionali 112

Un nuovo paradigma per il Mezzogiorno, Daniele Petrosino


1. Introduzione 121
2.Paradigmi di spiegazione del dualismo italiano 122
3.Come si è cercato di superare il dualismo 124
L’intervento straordinario
La strategia dello sviluppo endogeno
4.Il dualismo nel XXI secolo 130
Dal dualismo economico al dualismo politico
Federalismo
Il Partito del Sud
La sfida geopolitica
5.La situazione attuale: 140
il fallimento delle politiche di sviluppo
Spiegazioni convenzionali del fallimento
6.Perché i risultati sono stati così scarsi? Cambiamo il gioco 144
Ripensare il Sud
Evitare le trappole del Mezzogiorno
7.Costruire una nuova rappresentazione del Mezzogiorno 148
8.Una nuova prospettiva: il paradigma dell’autonomia 151
Ricollocare il Sud in Italia ed in Europa
Eguaglianza
Beni pubblici e benessere privato
Una nuova classe dirigente
Guardare al futuro
Il Mezzogiorno d’Italia: una storia di mancato sviluppo
e opportunità perdute, Antonio Corvino
1.Il divario dei tre “Mezzogiorno”: 163
un problema dalle radici lontane
2.Un excursus delle politiche di recupero del gap 164
fra gli anni Cinquanta e oggi
3.L’evidenza statistica dei risultati: 168
una prima fase di parziale recupero,
seguita da un nuovo allargamento dei divari
4.L’impatto sociale dell’inadeguatezza delle politiche 174
di catching up negli anni dell’intervento comunitario
5.L’evoluzione del modello competitivo delle imprese 178
meridionali negli ultimi tre anni:
un osservatorio privilegiato
6.Un’analisi delle politiche di coesione: i problemi aperti 194
7.Cenni conclusivi. Alcune ipotesi di intervento 205

Bibliografia 216

Gli autori 229


Prefazione
Antoni Kuklinski

Il programma di ricerca sul futuro delle regioni eu-


ropee è stato avviato dal Ministero dello Sviluppo Re-
gionale polacco (Jakubowska, Kuklinski, Zuber, 2008).
Nell’ambito di quelle ricerche ho proposto l’adozione
di un nuovo approccio allo studio degli squilibri terri-
toriali e regionali in Europa basato sull’idea dei nodi gor-
diani della quale delineo qui di seguito la dimensione
empirica e teorica.

1. La nuova dimensione teorica e empirica


Questa nuova ipotesi di ricerca si basa sull’intera-
zione di una serie di quattro concetti (Rubinsky, Opala,
Holda, 2008):
– lunga durata;
– barriere allo sviluppo;
– nodi gordiani;
– soluzioni alessandrine.
Questa interazione si può illustrare nel modo seguente:
1. Nel processo di lunga durata di una determinata re-
gione emergono una serie di barriere alla rigenerazione
delle sue comunità e sistemi produttivi. Le strutture eco-
nomiche, sociali, politiche e culturali della regione non
sono in grado di contrastare questo processo, così che le
barriere tendono a rafforzarsi nelle fasi successive del-
l’esperienza storica di quella determinata regione.

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2. La realtà del processo decisionale convenzionale
non è in grado di delineare e implementare una serie di
scelte strategiche che potrebbero introdurre una svolta
con la liquidazione delle barriere storiche.
3. Questa situazione caratterizzata dall’assenza cre-
scente di formulate, elaborate e implementate decisioni
strategiche capaci di superare le barriere esistenti è qui
definita come nodo gordiano.
4. A causa del fallimento del processo decisionale
convenzionale le soluzioni alessandrine sono l’unico
modo di tagliare i nodi gordiani di una data regione.
Questo nuovo orientamento ha prodotto una serie di
studi e un convegno internazionale a Varsavia nel 2010(Ku-
klinski, Malak-Petlicka, Zuber, 2010), nel corso del quale
sono stati presentati e discussi i contributi di autori italiani,
polacchi e tedeschi. Alcuni dei contributi degli autori ita-
liani sono riprodotti in questo volume.
a. Polonia Orientale
La Polonia Orientale è la regione meno sviluppata del
paese e, nel contempo, la regione di frontiera dell’UE.
Una ricerca promossa dal Ministro dello Sviluppo Re-
gionale della Polonia e dalla Commissione Europea pub-
blicata nel 2007 afferma, nella introduzione di J. Szlachta:
Queste regioni hanno la caratteristica di un anello ma-
gico dell’arretratezza creato dal basso livello del capitale
umano, basso livello di accessibilità al territorio, basso li-
vello di sviluppo infrastrutturale, basso livello di reddito
prodotto nell’area, e un molto alto livello di dipendenza
dall’agricoltura (Jakubowska, Kuklinski, Zuber, 2007: 5).
Si tratta di una formulazione molto coraggiosa che in-
troduce nel nostro dibattito il tema classico dell’“arre-
tratezza” che, per ragioni di diplomazia accademica e di

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opportunità politica, è stato rimpiazzato da concetti più
sfumati come quello di regioni meno favorite o meno svi-
luppate. Si tratta di ipotesi che, se maggiormente diffuse,
creerebbero un arricchimento intellettuale e pragmatico
della scena polacca in studi e politiche regionali.
b. Germania dell’Est
Alla Germania spetta il merito storico di avere creato
i fondamenti della teoria sulla collocazione geografica
delle risorse che costituiscono un importante contributo
nel quadro mondiale delle scienze sociali (Blume, Funek,
Kowalski, Kuklinski, 2007).
Agli inizi del XXI secolo la Germania è il migliore
esempio di un paese con una forte e qualificata rete di
istituzioni di ricerca sui territori, ben rappresentate nel
volume sponsorizzato dall’Istituto per la Ricerca Spa-
ziale, dal titolo La ristrutturazione della Germania Orien-
tale, (Restructuring Eastern Germany), che riunisce 15
saggi di vari autori (Lentz, 2007).
Ciascun contributo è di alto valore in questo campo
della ricerca. Tuttavia tutti riflettono l’assunto che la ri-
cerca spaziale sia un ramo fortemente autonomo dei sa-
peri, il cui lavoro di analisi e riflessione può svolgersi al di
fuori dei problemi fondamentali posti dalla realtà. In que-
sto caso il problema fondamentale, il dramma della Ger-
mania Orientale e quindi il nodo gordiano di chi è
responsabile della creazione di un Mezzogiorno tedesco,
resta senza risposta. L’analisi dei problemi spaziali nella
Germania Orientale, senza una riflessione sostanziale e
metodologica che affronti il tema delle radici politiche,
economiche e sociali di questi problemi, ne riduce forte-
mente la sua validità ad un de facto apparente problema.
Più utile e di maggiore soddisfazione intellettuale è il

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contributo La Germania Orientale nella trappola dello
sviluppo o della scelta di Münchhausen (Röpke, 2007). Si
tratta di una analisi che cerca di comprendere il dramma
storico della Germania Orientale e le cui riflessioni su
questa esperienza sono di grande utilità per l’interpreta-
zione anche dell’Italia del Sud e della Polonia Orientale.
Nella discussione attuale sui tre “Mezzogiorno” d’Eu-
ropa possono essere utilizzate alcune delle indicazioni
offerte da questo contributo.
1. Il dramma della Germania Orientale e il suo nodo
di Gordio sono stati creati dalla strategia dell’unifica-
zione della Germania, compresa l’idea sbagliata di in-
trodurre la parità tra il marco della Germania Orientale
e quello Occidentale (ivi, p. 24). Questa strategia ha pro-
dotto la de-industrializzazione e la de-innovazione nella
Germania Orientale, introducendo un modello di adat-
tamento passivo simile a quello prodottosi nel Sud d’Ita-
lia con i trasferimenti sociali.
2. Non è possibile creare sviluppo utilizzando il solo
strumento di immettere risorse esterne nella macchina
dell’economia (ivi, p. 21).
3. La logica dell’input è stato un approccio sbagliato
alla strategia dello sviluppo nella Germania Orientale
che, secondo Röpke, ha le sue origini nel modello neo-
classico dominante (ivi, p. 20).
4. La logica dell’input dovrebbe essere rimpiazzata
da quella dell’innovazione per la riconfigurazione dei
fattori produttivi sostenuta da Joseph A. Schumpeter
(ivi, p. 21).
5. Dovremmo considerare la metafora relativa alle
avventure del barone Karl Fredrich di Münchhausen.
In una situazione disperata, il barone di Münchhausen
afferrò i suoi capelli e tirò se stesso e il suo cavallo fuori

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dalla palude. Può anche la regione tirare se stessa fuori
della palude economica, adottando la scelta del barone
di Münchhausen? Secondo Jochen Röpke le regioni
non hanno alternative in relazione a quanto fatto da
Münchhausen (ivi, p. 19).

Un altro autore che ha partecipato al nostro lavoro


sulle regioni europee ha dedicato il suo contributo allo
“spettro” del Mezzogiorno (Assman, 2007). Assman so-
stiene che la Germania nel prossimo decennio sarà con-
frontata con il rischio di avere un secondo Mezzogiorno
d’Europa. Questo punto di vista coincide con il mio as-
sunto, che la metafora del Mezzogiorno può essere ap-
plicata con successo per interpretare gli scenari regionali
in Italia, Germania e Polonia.
c. Mezzogiorno italiano
Ci sono poche regioni che su scala globale hanno una
migliore copertura in studi di ampia portata che co-
prono aspetti sociali, geografici, scientifici e storici del
Mezzogiorno italiano (OECD, 2001). In questo conte-
sto anche il relativo potere cognitivo della scienza sociale
e la fantasia dell’artista devono essere menzionati.
Nel quadro della nostra ricerca dobbiamo concen-
trare l’attenzione sulla sequenza: lunga durata, barriere
per lo sviluppo, nodi gordiani. L’esperienza del Mezzo-
giorno italiano è un classico esempio della potenza di
lunga durata, che potrebbe essere vista nella prospettiva
di secoli o addirittura millenni.
Questa lunga durata ha creato lo straordinario sce-
nario culturale del Mezzogiorno italiano, che costituisce
oggi una grande risorsa per il futuro. Questa lunga du-
rata ha prodotto anche gli ostacoli per lo sviluppo in-

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corporati nella storia delle strutture sociali e politiche,
nei modelli mentali interiorizzati e nei comportamenti.
Dal cumulo di tali ostacoli hanno origine i nodi gordiani
del Mezzogiorno italiano. Nessuna soluzione alessan-
drina per districare questi nodi è stata finora trovata
dalla politica del governo italiano o dalle politiche del-
l’UE. Dobbiamo avere il coraggio di interrogarci sul per-
ché di questa situazione, anche se non siamo ancora in
grado di trovare una risposta soddisfacente.
d. I nodi gordiani dei tre “Mezzogiorno” d’Europa
I testi qui presentati sono il contributo di autori ita-
liani a tale discussione e su come incorporare una nuova
traiettoria nel programma di ricerca sul futuro delle re-
gioni europee. Sono convinto che la proposta dei tre
“Mezzogiorno” costituisca una eccellente opportunità di
sforzo innovativo nel pensare le politiche regionali eu-
ropee nella dimensione delle sue megaregioni mettendo
a confronto tre scuole di studi regionali: italiana, tedesca
e polacca. Allo stesso modo questo progetto consente
l’incontro e il dibattito tra filoni diversi di pensiero, con-
venzionali e non convenzionali, che generalmente non
si incontrano.

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