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Rossella Mosti

Il lemmario del Tesoro della Lingua Italiana delle Origini

1. INTRODUZIONE: QUALCHE CENNO STORICO


Nell’anno in cui celebra il trentennale della sua costituzione come struttura del
CNR, l’OVI è in grado di pubblicare la prima stesura, per quanto provvisoria, del
lemmario completo del Tesoro della Lingua Italiana delle Origini 1 . Sì, perché se
può apparire fin troppo scontato ritenere che il lemmario di un vocabolario si defi-
nisca necessariamente a monte della redazione, allorché si discutono i criteri di di-
sambiguamento degli omografi, si trattano preliminarmente i materiali lessicali, e si
stabiliscono i criteri di esclusione, nel caso del TLIO, la gestazione ventennale del
vocabolario 2 indusse Pietro Beltrami, allora direttore dell’Istituto, ad avviare la re-
dazione delle voci nel 1997 3 , pur in assenza di un lemmario ufficiale (e nemmeno
l’ausilio di una nomenclatura di massima), che – si decise allora – si sarebbe costi-
tuito con il procedere della redazione.
Eppure «la creazione di uno schedario di base o lemmario» 4 fu una delle prime
questioni affrontate dalla direzione di Aldo Duro (1964-72) e discusse nella sessione
plenaria del 19 febbraio 1966, ma lo Studio per qualificare grammaticalmente gli
omografi che ne doveva conseguire, abbozzato nel corso del 1966 da Giovanni Ma-
lusà, uno dei ricercatori dell’Ufficio lessicografico dell’OVI, non vide mai la luce 5 .
Successivamente, lo stesso Duro provvide ad approntare un normario 6 che, insieme
alla Grammatichetta della lingua italiana ad uso del calcolatore pubblicata nel 1979
da Piero Esperti come guida pratica alla tecnica di registrazione dei lemmi, è servito

1
In attesa della pubblicazione ufficiale nel sito del Vocabolario, il lemmario completo del
TLIO è consultabile in una versione on-line, chiamata ReddyWeb (http://reddyweb.ovi.cnr.it),
come strumento di lavoro interno ma aperto liberamente al pubblico. Si avverte che nella ver-
sione attuale di ReddyWeb l’ordine alfabetico distingue le vocali con accenti o senza, per cui
per esempio ròsa (che disambigua la ‘pianta’ e il ‘colorito’) e rósa (participio sostantivato di
róso, da rodere, col valore di ‘smania’) vanno cercate separatamente.
2
Per una storia dettagliata degli esordi del vocabolario, cfr. da ultimo Vaccaro 2013a e 2013b.
3
La redazione vera e propria del TLIO si data a partire dalla metà circa del 1997 (ma già all’i-
nizio del 1996 circolavano le prime voci, poi pubblicate in BOVI, II, 1997); nel novembre del
1997 erano leggibili on-line le prime 122 voci.
4
Cfr. Duro 1985, p. 437. Sulla questione informa già Vaccaro 2013b, pp. 313-15.
5
Cfr. Vaccaro 2013a, p. 5.
6
Per una descrizione del normario, costituito da circa 2000 schede «relative alla normalizza-
zione e alla soluzione di taluni casi particolari, e di circa 1960 schede contenenti gli omografi,
sia reali sia virtuali, rilevati sino ad ora in sede di lemmatizzazione e contraddistinti, oltre che
dalla categoria grammaticale, dagli accenti timbrico e tonico, quando ciò si renda necessario,
e, quando tale connotazione non sia sufficiente, da una spiegazione sintetica», cfr. Anceschi
1979, p. 119.

Bollettino dell’Opera del Vocabolario Italiano, XIX-XX, 2014-2015, pp. 405-25


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per tanti anni come base per la lemmatizzazione dei testi immessi nel Corpus
TLIO 7 . Intanto gli anni sono trascorsi, e il vocabolario dal momento del suo avvio
ha sempre mantenuto il buon ritmo di 2000 voci annue, ma la domanda forse più
ricorrente tra gli utenti del vocabolario su quante voci abbia il TLIO una volta
completato ha continuato fino ad oggi a rimanere frustrata o soddisfatta solo in parte
da percentuali approssimative 8 . Ancora in un convegno dell’ottobre 2010 scrivevo a
proposito della mia attività istituzionale di “pre-redazione”:

questo compito si estende, al di là del processo di redazione effettivamente in corso (che


dipende dalle forze impegnate), all’aggiornamento e all’incremento del database della re-
dazione […], con l’obiettivo di costituire un lemmario completo del TLIO, che ancora
manca, perché è un compito complesso che finora è stato posposto a quello della redazio-
ne nell’ordine delle priorità, dettato, come sempre, dalle forze a disposizione 9 .

Essendomi a lungo occupata di pre-redazione, cioè di uno dei canali con cui si
sono individuate le voci nel corso del tempo, fu naturale affidarmi la responsabilità
di redigere il lemmario completo, che nella pratica proseguiva da anni 10 .
L’allestimento di massima del database di redazione, e quindi del lemmario, si è
concluso gli ultimi giorni del 2014, sotto la nuova direzione di Lino Leonardi.
Va innanzitutto precisato che il lemmario è “figlio” naturale della banca dati on-
line che si aggiorna continuamente non solo per l’immissione di nuovi testi 11 ma

7
Oggi, molti dei criteri fissati in Esperti 1979 sono stati rivisti soprattutto alla luce del neces-
sario adeguamento alle caratteristiche del lemmatizzatore automatico, e perciò non sono da ri-
tenersi più operativi. È in corso di preparazione una nuova Grammatichetta da parte di Elena
Artale, alla quale è affidata attualmente la cura della lemmatizzazione, di cui è leggibile un
saggio preliminare in una cartella interna dell’Istituto (Indicazioni per la lemmatizzazione,
07.07.2015).
8
Cfr. in sintesi Beltrami 2001, p. 6: «Direi che siamo intorno al 10%, perché la previsione del
numero totale delle voci (difficile da precisare per ragioni su cui ora non mi soffermo) è salita
da circa 40.000 a circa 45.000»; Beltrami 2009, p. 172: «Con le quasi 19.000 voci redatte, il
TLIO ha ampiamente superato il primo terzo del suo percorso, perché la dimensione prevedi-
bile a lavoro finito è di circa 50.000 voci»; Squillacioti 2012, p. 79: «ad oggi le voci online
sono 21713 su un totale stimato fra 50 e 55 mila». Tale approssimazione ha di necessità diso-
rientato gli studi: cfr. per esempio Aprile 2015, p. 207 (che riprende Aprile 2005, p. 199): «Si
prevede la conclusione dei lavori del TLIO, per un totale di circa 45.000 voci, entro il 2021
(per un vocabolario di queste dimensioni si tratta di un tempo molto ragionevole)».
9
Cfr. Mosti 2012, pp. 85-86.
10
Cfr. Beltrami 2011b, p. 3.
11
Mi riferisco con ciò non tanto all’accoglimento nel corpus di nuove edizioni di testi, ma ad
un progressivo svuotamento del cosiddetto Corpus TLIO aggiuntivo, ancora oggi corpus mi-
nore dell’OVI (consultabile per forme direttamente all’indirizzo http://aggweb.ovi.cnr.it),
contenente attualmente [07.08.2015] 221 testi (per un totale di 1.255.647 occorrenze e 72.969
forme distinte), che Diego Dotto sta provvedendo a lemmatizzare, e pertanto destinato ad
esaurirsi dopo tale operazione.
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anche per gli inevitabili controlli di correttezza sui testi, ma è soprattutto uno stru-
mento che si fonda sulla lemmatizzazione del corpus, fase in cui si aggiorna costan-
temente la classificazione del lessico in funzione della redazione del TLIO, e che o-
pera in un dialogo vivace con la redazione. È frequente per esempio il caso di segna-
lazioni dei redattori che suggeriscono la modifica della categoria grammaticale (nei
casi più tipici, si aggiunge «s.m.» per il rinvenimento di un’occorrenza sostantivata
tra le forme non lemmatizzate del participio aggettivale).
Per queste ragioni il lemmario non può avere un carattere vincolante, e i suoi nu-
meri sono inevitabilmente destinati a crescere 12 , ma fornisce di certo, nel suo evol-
versi, uno strumento via via sempre più attendibile sul materiale del corpus e inoltre
certifica il fatto che il TLIO ha realmente superato la metà del suo percorso.
Oggi, infatti, il lemmario del TLIO conta 56.828 parole, di cui 30.602 corrispon-
dono a voci già pubblicate 13 .

2. FONTI DEL LEMMARIO


2.1. IL CORPUS TLIO
Imprescindibile punto di partenza per la realizzazione del lemmario complessivo
del TLIO è la banca dati lemmatizzata, che attualmente conta 2098 testi per un totale
di 21.919.661 occorrenze, di cui 3.668.105 lemmatizzate (il 16,7%), 445.781 forme
distinte, e 117.134 lemmi 14 .
In accordo con i princìpi direttivi di «un vocabolario il cui stesso lemmario deve
nascere dal corpus, indagato esaustivamente» 15 , gli sforzi si sono concentrati innan-
zitutto (a) sull’estrazione della totalità dei lemmi ricavabili dalla banca dati lemma-
tizzata, che ha comportato anche il controllo delle entrate già registrate nel database
di redazione; (b) sul vaglio della massa notevole e soprattutto eterogenea dei lemmi,
inevitabilmente stratificata perché inizialmente eseguita su singoli testi (appartenenti
a varietà linguistiche diverse) da persone diverse, in tempi diversi, e solo in seguito
sottoposta a procedure di razionalizzazione d’insieme, tuttora in corso che permet-
tessero di ricondurre tutte le varianti diatopiche ad un solo lemma standard; (c) infi-
ne, sulla conversione dei lemmi in singole unità lessicali. Il risultato che, per le ra-
gioni sopraddette, è senz’altro suscettibile di variazioni nel momento in cui si redi-

12
Tra gli incrementi che soddisfano i requisiti del lemmario ci sono senz’altro quelli che deri-
vano dal continuo progredire della lemmatizzazione, per esempio delle forme mai lemmatiz-
zate del Corpus TLIO (il cui numero è sceso sotto i 2000 elementi dopo l’ultimo aggiorna-
mento, ma si tratta in molti casi di corruzioni testuali e forme lacunose), e la lemmatizzazione
completa degli altri corpora dell’OVI.
13
Dati aggiornati al 07.08.2015.
14
Dati aggiornati al 07.08.2015 in occasione dell’ultimo aggiornamento quadrimestrale del
Corpus TLIO.
15
Cfr. Beltrami 1998, p. 86. In realtà, come ho già precisato, la lemmatizzazione copre allo
stato attuale il 17,6% delle occorrenze, ma garantisce la quasi esaustività delle forme.
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geranno le voci, tende dunque a una ideale anche se non assoluta coincidenza con la
lemmatizzazione della base di dati.
L’impegno della redazione del lemmario, finalizzato essenzialmente all’accerta-
mento dell’entrata lessicale (mentre il ventaglio completo delle forme sulle quali co-
struire la voce è di regola demandato al responsabile della lemmatizzazione), ha
comportato in pratica tutta una serie di operazioni che hanno previsto nei casi più
normali l’unificazione di lemmi diversi per funzione grammaticale. È tipico il caso
dell’aggettivo sostantivato (lemmatizzato «s.m.»), che va trattato sotto l’entrata del-
l’aggettivo corrispondente, con la doppia categoria grammaticale «agg./s.m.». E non
sono mancati casi più rari di veri e propri sostantivi, che ammettono un uso aggetti-
vale, e che perciò si registrano in entrata con la doppia categoria «s.m./agg.» seguen-
do la duplice indicazione fornita dalla lemmatizzazione (come oricello, attestato co-
me aggettivo col valore di ‘violetto’, pagliaio col significato dubitativo di ‘fatto di
paglia’, porco inteso come ‘non raffinato, rozzo’, e volpe per ‘volpino’).
Se la distinzione etimologica è il principale criterio su cui ci si è basati per impo-
stare entrate lessicali diverse 16 , talora è capitato di separare voci che, pur avendo
una stessa base etimologica, hanno assunto significati tali da renderne preferibile il
trattamento a sé.
Numerosi poi sono stati i casi che hanno previsto l’accorpamento di due o più
lemmi, come è avvenuto nel caso della voce naibet agg., che designa una varietà di
zucchero, che raccoglie anche il materiale relativo al lemma nebec, stante la ricor-
renza esclusiva delle due locuzioni nominali nello stesso testo (Zibaldone da Canal),
e la plausibilità di uno scambio paleografico t/c.

2.2. GLI STRUMENTI LESSICOGRAFICI


Tale lavoro di raccolta, di vaglio e di selezione del corpus lemmatizzato non po-
teva sottrarsi al compito parallelo – tanto oneroso quanto necessario – di controllo
degli strumenti lessicografici, che comprendessero autori e testi delle origini.
In particolare, il lavoro finalizzato alla realizzazione del lemmario non ha potuto
prescindere da un vaglio esaustivo del GDLI, che se da un lato si è rivelato oltremo-
do gravoso sia per una diversa applicazione dei criteri metodologici relativi al di-
sambiguamento degli omografi (il TLIO opera una distinzione delle entrate lessicali
più rigidamente ancorata all’etimologia, il GDLI decisamente più guidata dalla se-
mantica), sia nella complessa gestione del sistema delle voci di rinvio operata inte-
gralmente sui 21 volumi (come da norma, i rinvii si sono resi necessari ogni qual
volta siano emerse dal raffronto delle difformità nella scelta dell’entrata), dall’altro
ha soddisfatto alcuni dei principali desiderata del lemmario, perché ha permesso di
rintracciare (a) un gran numero di voci ancora prive di lemma, per le quali si è pro-
posta un’entrata che sarà da verificare in armonia con la lemmatizzazione comples-

16
Cfr. Norme di redazione, p. 19.
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siva del corpus (come per esempio minverta s.f. ‘capriola’); (b) un altrettanto rile-
vante numero di voci omografe non disambiguate (come per esempio spuntare (1) v.
‘togliere la punta’ e spuntare (2) v. ‘sorgere’). In taluni casi, il GDLI ha permesso di
completare la documentazione relativa ad una voce, con l’integrazione di forme di
non facile reperibilità in voci già pubblicate (come è successo con la forma padana
zalda, documentata nelle Rime del codice Isoldiano di Antonio da Ferrara, che ha ar-
ricchito la voce web cialda s.f. dell’espressione fraseologica Percuotere il piede in
una cialda ‘incontrare la minima difficoltà’).
I lessici di riferimento si sono rivelati oltremodo preziosi per validare voci basate
su testi esclusi dal corpus (tipicamente, edizioni diverse rispetto a quella usata nel
corpus dell’OVI, custodi di lezioni concorrenti scartate nel testo critico o di varianti
registrate solo in apparato, che hanno permesso di recuperare voci altrimenti con-
dannate all’oblio 17 , oppure lezioni divergenti di un testo ricavate dai “libri scritti a
penna” citati dalla prima impressione della Crusca) 18 o per ampliare la ricognizione
di alcune opere che non sono ancora incluse nella banca dati dell’OVI 19 . Ciò ha
comportato un sensibile incremento del lemmario del TLIO, nell’intento di racco-
gliere la totalità del patrimonio lessicale della lingua italiana delle origini, facendo
seguito al ripensamento – operato già negli anni ’90 – dei severi filtri selettivi appli-
cati al vocabolario dalla prima direzione dell’OVI di Aldo Duro, che escludevano
categoricamente la redazione di voci basate su lezioni diverse da quella compresa
nel corpus dell’OVI 20 . Tale riapertura, già praticata da qualche anno, risponde an-
che all’esigenza – in casi del tutto particolari – sia di utilizzare le lezioni registrate
dagli apparati 21 sia di citare le fonti manoscritte, fermo restando che il criterio del
TLIO è di fondarsi almeno prevalentemente, se non esclusivamente, su spogli di pri-

17
Come per esempio catanga s.i. ‘cotone’, attestata nell’edizione ottocentesca del Milione di
Marco Polo a cura di Giambattista Baldelli, come lezione del solo manoscritto II.IV.88 della
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
18
Che hanno favorito l’accoglimento nel TLIO delle voci batucchierìa s.f. ‘sofisticheria’ (nel-
la forma batucchieríe, variante di baratterie nell’ed. Bottari delle Pistole di Seneca); deboluz-
zo agg. ‘privo di forza o di energia’ (nella forma deboluzzi, variante di deboletti nell’ed. Con-
tini di Guido Cavalcanti), dicitura s.f. ‘diceria’ (variante di dirittura nell’ed. Banchi dei Fatti
di Cesare); poeterìa s.f. ‘favola’ (variante di poetria nell’ed. Porta di Giovanni Villani).
19
Come per esempio la Leandreride, che leggiamo nella pregevole edizione di Emilio Lippi,
pubblicata nel 1996, che contribuisce a implementare il lemmario del TLIO con 52 voci esclu-
sive (ma tale numero, determinato da uno spoglio desultorio, è presumibilmente destinato a
crescere una volta che il testo verrà annesso nella banca dati e lemmatizzato).
20
Sulla direzione di Aldo Duro e sulle scelte operative impresse al Vocabolario che «sarebbe
stato redatto su testi certi e filologicamente controllati, sulle edizioni e non sui manoscritti,
senza trascinamenti di esempi spesso tratti da edizioni diverse di una stessa opera o da antolo-
gie di consistenza critica dubbia» cfr. da ultimo Vaccaro 2013a, p. 7.
21
Beltrami 2011a, p. 342.
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ma mano 22 . Va tuttavia precisato che la presenza nel TLIO di voci tratte da spogli
manoscritti è limitata quasi esclusivamente ad hapax o comunque a voci notevoli
trascurate dai dizionari, tratte da testi verificati personalmente dai ricercatori del-
l’OVI, destinati ad entrare nella banca dati una volta editi 23 .
Tuttavia, in continuità con le primitive linee guida 24 si è mantenuto un filtro re-
strittivo per le voci provenienti da testi non compresi nel corpus (in quanto ritenuti
dai responsabili OVI di dubbia qualità filologica), che vengono registrate comunque
nel database della redazione come voci ‘da non fare’, come avvertenza per chiunque
faccia ricerche a partire da un altro lessico di riferimento e si aspetti di trovare nel
TLIO quella determinata parola 25 .

2.3. ALTRI CORPORA DELL’OVI


Ad arricchire il lemmario del TLIO contribuisce una cospicua mole di voci pro-
venienti da un’analisi estesa agli altri corpora dell’OVI, cioè il Corpus TLIO ag-
giuntivo, il Corpus DiVo, il Corpus LirIO e l’Archivio Datini.
Il Corpus TLIO aggiuntivo 26 ha prodotto diverse centinaia di voci (che saranno
da verificare con la lemmatizzazione in corso d’opera), che hanno contribuito per lo
più al completamento di parecchie famiglie lessicali, specie del lessico botanico e a-
gricolo, derivate dal trattato di Piero de’ Crescenzi (sarchiagione s.f., sarchiamento
s.m., sarchietto s.m., sarchioncello s.m., pergolaria s.f., pergolario s.m. e pergoleto
s.m.). In taluni casi, ha consegnato alla lessicografia hapax interessanti relativi a
tecnicismi tessili (ingallare v. e ingallato agg.), medici (rosolìa s.f.), o del lessico
economico-commerciale (parcella s.f.). In altri, ha arricchito il vocabolario di molti
prefissali (imbambagellare v. ‘imbellettare il viso col bambagello’; imbarconato

22
Cfr. Beltrami 2011a, p. 342: «il TLIO si redige su un corpus informatizzato di testi editi cre-
ato allo scopo, e dove ricorre ai lessici esistenti vecchi e nuovi, e a fonti estranee al corpus, lo
fa sempre con dichiarazioni esplicite».
23
Cfr. per esempio la voce iabinesi s.m.pl. ‘abitanti dell’antica provincia assira di Adiabene’
dalla versione pisana del Tresor volgarizzato da Brunetto Latini, contenuta nel ms. Laur. Pl.
XC inf. 46 della prima metà del XIV secolo; cfr. anche la voce cilecca s.f., che si data a par-
tire dai primi decenni del Trecento nel toscano di uno zibaldone religioso trasmesso dal ms.
Ricc. 1472, nell’espressione fraseologica fare cilecca ‘frustrare un desiderio’.
24
Sul controllo filologico delle fonti ed, in particolare, sul ruolo esercitato dall’Ufficio filolo-
gico per la verifica delle edizioni disponibili e «la scelta opportunamente motivata, per ogni
pezzo, di quella che offriva le migliori garanzie di documentazione testuale» cfr. De Robertis
1985, pp. 446-47.
25
Come per esempio la voce precariamente avv., citata dal GDLI dalla discutibile edizione
ottocentesca di Giovanni dalle Celle, probabile errore per «per suo pregio». Quanto alla cita-
zione nel TLIO di molte voci comprese nel corpus, tratte da edizioni inaffidabili (e per questo
marcate con parentesi angolari), informa specificamente Beltrami 2008, pp. 45-46 e Beltrami
2010, pp. 241-43.
26
Sul Corpus TLIO aggiuntivo, cfr. sopra, nota 11.
Il lemmario del TLIO 411

agg. ‘inarcato’; imbolsire v. ‘accusare insufficienza respiratoria’; imbozzimato s.m.


‘tessuto trattato con la bozzima’).
Il Corpus DiVo 27 ha contribuito non poco all’incremento del lemmario del
TLIO, per esempio con numerosissime nuove voci prefissate, quali contradegnare v.
‘dare (a propria volta) importanza a qno’; immaledetto agg., attestata unicamente
nell’espressione notevole regno immaledetto ‘gli inferi’, inusare v. ‘mettere in pra-
tica abitualmente’, perbiasimare v. ‘denunciare disapprovando’, molte delle quali
sono calchi o rianalisi delle rispettive forme latine, come intracadere v. ‘venire me-
no’, ‘cessare di essere’ (riformulazione del lat. INTERCIDO, da cadere), intracorri-
mento s.m. ‘atto di intervenire in una situazione’ (calco di INTERCURSUS); intrafavel-
lare v. e intraparlare v. ‘interrompere il discorso di qno’ (calchi di INTERFOR e IN-
TERLOQUOR), pretessuto agg. ‘orlato (?)’, sul lat. (TOGA) PRAETEXTA; sottogiacitrice
s.f. ‘colei che usurpa il letto (di qno)’ (calco di SUBNUBA), sottornare v. ‘lo stesso
che subornare’ (calco di SUBORNO), sottorovinare v. ‘venire a cadere’ (calco di
SUBRUO). Altrettanto numerosi gli hapax relativi agli etnici, come neapolite agg. ‘di
Napoli’; pellenense agg. ‘della città achea di Pellene’, pelusieni s.m.pl. ‘abitanti del-
la città di Pelusio in Egitto’; tettòsagi s.m.pl. ‘popolazione della Gallia Narbonese’.
Degli innumerevoli evidenti latinismi, sono da rimarcare gli hapax che segnano l’at-
to di nascita di voci ora di largo impiego: un esempio per tutti è la voce serietà s.f.
Il Corpus LirIO 28 ha favorito l’immissione nel lemmario del TLIO – e la conse-
guente redazione – di un gruppetto di hapax (di cui mi limito a citare angelicamente
avv. ‘a modo di angelo’, disamoranza s.f. ‘assenza d’amore’, disbassare v. ‘spostare
in una posizione più bassa’, pinzocheretta s.f. ‘pinzochera’). La consultazione ai fini
redazionali di questa ulteriore banca dati ha permesso talora di recuperare lezioni
provenienti da diverse edizioni rispetto a quella adottata nel corpus principale di ri-
ferimento, come per esempio nel caso di pelosuzza s.f. ‘donna piena di peli’ (ricava-

27
Il Corpus DiVo (su cui cfr. almeno Guadagnini-Vaccaro 2012), nato come progetto FIRB-
Futuro in ricerca 2010 (http://divoweb.ovi.cnr.it) per l’iniziativa di due ricercatori dell’OVI
(Elisa Guadagnini e Giulio Vaccaro), raccoglie il lessico dei volgarizzamenti dei classici nel-
l’italiano antico, distribuito su 165 testi volgari (più 86 testi latini associati) dotati di una lem-
matizzazione e di una iperlematizzazione tematica (su cui informa specificamente Dotto
2012).
28
Il Corpus LirIO (su cui cfr. almeno Squillacioti 2013), nato da un’idea di Lino Leonardi per
un’analisi del lessico della poesia lirica italiana dalle origini alla fine del Trecento, è stato svi-
luppato nell’ambito del progetto Prin 2008 (L’affettività lirica romanza: lemmi e temi) e poi
pubblicato in CD-ROM (LirIO. Corpus della lirica italiana delle origini su CD-ROM, 1.
Dagli inizi al 1337, a cura di Lino Leonardi e di Alessio Decaria, Pär Larson, Giuseppe
Marrani, Paolo Squillacioti, Firenze, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Fran-
ceschini, 2011; LirIO. Corpus della lirica italiana delle origini su CD-ROM, a cura di Lino
Leonardi e di Alessio Decaria, Pär Larson, Giuseppe Marrani, Paolo Squillacioti, Firenze,
Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2013).
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ta dall’edizione De Robertis delle Rime di Dante rispetto alla forma pochettuzza del-
l’edizione Contini usata per il corpus) 29 .
L’Archivio Datini 30 fa acquisire di fatto al TLIO un numero di voci nuove non
rilevante, ma di massimo interesse lessicografico, specie sul versante del linguaggio
specialistico della tessitura, come achere agg./s.m. ‘cotone di Acri in Terrasanta’,
cammellotto s.m. ‘tessuto di pelo di cammello’, cascame s.m. ‘residuo della lavora-
zione di un tessuto’, chiaramonte s.m. ‘panno di Clermont-l’Hérault’, cimosatura
s.f. ‘taglio dell’estremità laterale delle pezze di stoffa’. Notevoli tra gli altri, i prestiti
dal francese, come ardigliare v. ‘sottoporre a pressione’; ‘torcere’, da hardillier, e
carmentrante s.f. ‘inizio della Quaresima’, da carême-entrant.
Chiude la rassegna delle risorse testuali dell’OVI un archivio di schede cartacee,
da tempo spogliato in forma di database minimale e ora digitalizzato (ma non ancora
accessibile alla consultazione on-line) 31 , che fa acquisire al TLIO un limitato ma
non trascurabile numero di voci, che includono per lo più derivati, come abbrunato
agg., imbottatura s.f., impensatamente avv., imperialmente avv., interrompimento
s.m., mellifluire v., mormoroso agg., pignoncello s.m., piombaio s.m., poetale agg.,
prefissali come accimare (2) v. e insaziante agg., composti come soprapassare v. e
soprataccare v., latinismi come abràdere v. e pompare v., rari tecnicismi tessili
quali palmella s.f. ‘tipo di lana molto corta’, e del lessico del diritto e dell’economia,
come licitare v. ‘assegnare un bene in base all’offerta migliore’. Molte di esse coin-
cidono con voci presenti nel GDLI, che scheda sia il volgarizzamento fiorentino
della Storia della guerra di Troia di Filippo Ceffi, nell’edizione di Dello Russo del
1868, sia il poema di Zenone da Pistoia, Pietosa fonte, nell’edizione settecentesca di
Giovanni Lami (ora leggibile anche nel Corpus LirIO, dall’edizione Zambrini del
1874), sia il proemio della seconda redazione dell’Ottimo Commento della
Commedia secondo il codice Laurenziano Plut. 90.115, edito da Scarabelli.

3. VOCI INCLUSE NEL LEMMARIO


Nei paragrafi 3-6 ritengo opportuno richiamare sinteticamente, categoria per ca-
tegoria, i principi di lemmatizzazione e i criteri che sono stati seguiti storicamente
per individuare le voci del TLIO, criteri che in parte sono depositati da tempo nelle
Norme di redazione, consultabili nel sito web dell’Istituto, in parte sono stati stabiliti

29
Dante Alighieri, Rime, a cura di Domenico De Robertis, Firenze, SISMEL – Edizioni del
Galluzzo, 2005; Dante Alighieri, Rime, a cura di Gianfranco Contini, Torino, Einaudi, 1980
(4.a ed.).
30
L’Archivio Datini (http://aspweb.ovi.cnr.it), nato come progetto con l’Archivio di Stato di
Prato, è stato realizzato dall’OVI per l’informatizzazione delle lettere edite dell’Archivio di
Francesco di Marco Datini. Esso è dotato di una lemmatizzazione selettiva (per un totale di
7.591 lemmi e 22 iperlemmi, relativi a 1.100.987 occorrenze, di cui 146.741 lemmatizzate).
31
Su tale archivio cfr. da ultimo Squillacioti 2013, p. 100.
Il lemmario del TLIO 413

d’accordo con la Direzione. Ad essi l’allestimento del lemmario si è inevitabilmente


uniformato.
ALLOTROPI: di norma, «gli allotropi danno luogo ad entrate lessicali distinte» 32 .
Nella pratica della redazione, tale regola si applica rigidamente quando la parola di
trafila dotta (o semidotta) e quella di trafila popolare sono entrambe continuate nella
lingua moderna, dando luogo talora a sviluppi semantici molto diversi (rado
agg./s.m./avv. e raro agg./s.m./avv., vizio s.m. e vezzo s.m.). Si mantengono voci se-
parate anche per quegli allotropi che risalgono uno direttamente attraverso la trafila
ereditaria, l’altro irradiato come prestito attraverso un’altra lingua romanza, specifi-
camente dal francese o dal provenzale (vedi per esempio fràgile agg./s.m. e gràcile
agg./s.m., derivate dal lat. FRAGILEM e GRACILEM, che sono distinte da frale agg. e
grale agg. in quanto derivate dal francese antico fraile, e dal provenzale graile).
Nel caso in cui uno o più allotropi siano attestati solo nella lingua antica, ciò darà
luogo ad un’entrata base e ad una o più entrate di solo rinvio (cfr. l’esempio di genti-
lezza, che ingloba le forme allotrope in -igia e -izia, o il caso di saetta, che raccoglie
nella documentazione anche le forme di sagitta, o come la voce rovina e famiglia,
per cui è prevista una serie di rinvii dalla rispettiva forma antica di trafila dotta
ruin-).
ALTERATI: si mantengono voci separate per tutti gli alterati, tranne i superlativi
in -issimo, che si trattano invece sotto la voce di grado positivo, senza alcuna anno-
tazione di merito 33 .
ANTROPONIMI E TOPONIMI: a differenza dei lemmari dei dizionari storici prece-
denti, attenti alla sola lingua della letteratura, il lemmario del TLIO include anche
quegli antroponimi e toponimi (contrassegnati rispettivamente con la categoria
grammaticale «antrop.» e «topon.») che, presenti nei testi documentari e pratici, ab-
biano un continuatore nella lingua moderna (vedi per esempio formaggino antrop.,
attestata solo come nome di persona in documenti fiorentini duecenteschi, o argo
antrop., che include solo gli esempi usati in espressioni fraseologiche e locutive, col
valore di ‘persona oculata e perspicace’) 34 .
‘FALSI DEL REDI’: è nell’ottica progettuale del TLIO di evidenziare un problema
piuttosto che ignorarlo che si accolgono nel lemmario i ‘falsi del Redi’ (cavallerizzo,
indisposizioncelluccia, parasole, parrucca, torricellaccia, ecc.), esempi tramandati
in toto dalla lessicografia storica (Crusca, TB e GDLI) come trecenteschi, ma da
posdatare al Seicento, in quanto frutto della vena (nemmeno troppo) creativa 35 del-

32
Cfr. Norme di redazione, p. 19.
33
È prevista la sola voce di rinvio nel caso in cui il grado superlativo figuri come lemma auto-
nomo in un lessico di riferimento (cfr. per esempio la voce tralaidissimo del GDLI). Sugli al-
terati cfr. Norme di redazione, pp. 23-24.
34
Per il modello di redazione, ed un’esemplificazione essenziale, cfr. Norme di redazione, p.
12.
35
Per un’analisi dei cosiddetti «stilemi rediani», cfr. Mosti 2008, pp. 387-90.
414 Rossella Mosti

l’accademico della Crusca Francesco Redi, che li inserì tout court nella terza impres-
sione, o li lasciò in eredità nelle sue schede usate dalla quarta, con lo scopo di confe-
rire una maggiore dignità lessicografica al Vocabolario oltre che per legittimare al-
cune voci moderne 36 . La puntuale registrazione di tali voci nel database della reda-
zione (con l’ipotesi dubitativa che si tratti di un falso) 37 , ricavata principalmente
dallo spoglio esaustivo del GDLI 38 , o consultando direttamente la versione informa-
tizzata delle cinque edizioni del Vocabolario degli Accademici della Crusca, contri-
buisce a trarre una stima numericamente più precisa del peso effettivo del problema
nel panorama della tradizione lessicografica 39 .
FEMMINILI
a) sostantivi: di norma, si mantengono voci separate per i femminili distinti mor-
fologicamente dal maschile 40 (tipicamente, sostantivi o sostantivati femminili relati-
vi a soggetti animati, come latina s.f. ‘donna del Lazio’ e latino agg./s.m. ‘abitante o
originario del Lazio’; asina s.f. e asino s.m.) tranne quando si tratti di varianti di una
parola con unico referente, per i quali si rinvia il trattamento alla voce maggiormente
documentata nella lingua antica o a quella più accreditata nella tradizione lessicogra-
fica. È questo il caso dei sostantivi femminili riferiti a soggetti inanimati, come gab-
ba s.f., nel significato estemporaneo di ‘malafede’, che si tratta sotto l’entrata del
maschile gabbo s.m., o come gavana s.f. ‘pelliccia e parte della pelle di un animale’,
che si legge sotto gavano s.m. (probabile ispanismo, da gabán ‘gabbano’).
b) aggettivi: costituiscono un’entrata lessicale, e si registrano con l’uscita al fem-
minile, quegli aggettivi (anche sostantivati) per i quali non è attestata nel corpus una
corrispondente forma maschile. Si notino per esempio oltre alle voci col suffisso in
-essa (come etiopessa agg. ‘originaria dell’Etiopia’; lecconessa agg. ‘ghiotta’; pec-
cheressa agg., ‘che commette errori’, dal francese pécheresse), anche focaia agg.f,
usata solo nella locuzione pietra focaia, e namicata agg. ‘in qualità di concubina’,
da amica.

36
Cfr. in particolare Maurizio Vitale, L’oro nella lingua. Contributi per una storia del tradi-
zionalismo e del purismo italiano, Milano-Napoli, Ricciardi, 1986, pp. 329-30.
37
Esplicitata sia nel campo ‘annotazioni’ (come FC Crusca, prob. falso del Redi), sia più det-
tagliatamente in un altro campo del database, che rende conto se la voce in questione sia uni-
camente attestata da un ‘falso del Redi’ o se contenga anche un ‘falso del Redi’ (in base ad un
numero disambiguatore: 1 sta per ‘voce che contiene solo un falso’ e 2 ‘voce che contiene an-
che un falso’).
38
Si noti che il GDLI registra con copiosità i ‘falsi del Redi’ almeno fino alla lettera P, a par-
tire dalla quale gli esempi in odore di falsità vengono inclusi più sporadicamente con la sem-
plice abbreviazione del titolo e l’indicazione della fonte lessicografica [Crusca] o anche con
l’attribuzione erronea di Bencivenni [Crusca]).
39
Ad oggi, risultano redatte 998 voci, basate unicamente su un probabile apocrifo del Redi,
corredate tutte di una dichiarazione che esplicita la particolarità della voce.
40
Cfr. a proposito Norme di redazione, p. 23.
Il lemmario del TLIO 415

GRAMMATICALI: rientrano in questa categoria le voci che costituiscono il sistema


nervoso della lingua, vale a dire gli articoli 41 , le congiunzioni, le preposizioni,
anche con uso avverbiale, e i pronomi. Questi ultimi, per antica scelta della
Grammatichetta, non sono distinti dagli aggettivi corrispondenti, ma classificati solo
con le etichette «dim.» ‘dimostrativo’, «indef.» ‘indefinito’, «interr.» ‘interrogativo’,
«pers.» ‘personale’, «poss.» ‘possessivo’, «rel.» ‘relativo’ 42 . Tale tipologia di voci,
semanticamente vuota, prevede un trattamento lessicografico specifico.
IMPARISILLABI: in generale, le coppie di sostantivi derivati da imparisillabi latini
danno luogo a entrate lessicali distinte, come per esempio bubo/bubone ‘gufo’, ve-
spertilio/vespertilione ‘pipistrello’. Fanno eccezione i sostantivi relativi alle voci
proprie del lessico della retorica, che sussumono sotto l’entrata accusativale le forme
del nominativo citate col termine latino o latineggiante, p. es. contenzione s.f., corre-
zione s.f., descrizione s.f., disposizione (1) s.f., frequentazione s.f., interpretazione
s.f., invenzione s.f., traduzione s.f., che trattano in un punto specifico della struttura
della voce le corrispondenti forme latine o latineggianti del nominativo (contenzio,
correctio, descrizio, dispositio, frequentazio, interpretazio, inventio, traduzio).
INTERIEZIONI: sono incluse nel lemmario in virtù della loro funzione semantica,
corredate della categoria grammaticale «escl.».
LOCUZIONI LATINE: hanno valore di voce quelle locuzioni latine entrate stabil-
mente nell’uso italiano, che si schedano in entrata sotto l’unico elemento pieno della
polirematica (come per esempio cètera s.f.pl. e fieri avv., attestate unicamente nelle
locuzioni avverbiali in cetera ‘in disparte, tra le altre cose’ e in fieri ‘in potenza’.
Cfr. inoltre ab eterno ‘da sempre, dall’eternità, da prima della creazione del mondo’,
accolta s.v. eterno agg./avv./s.m.).
NOMI PROPRI DI OPERA D’INGEGNO: con tale denominazione si intendono le voci
attestate anche solo come nomi propri di opere letterarie o architettoniche, ma che
ammettono una lessicalizzazione come nomi comuni (cfr. per esempio milione (3)
s.m., dal titolo del noto libro di Marco Polo, ma anche retòrica s.f., che acclude tra i
vari significati anche le occorrenze relative al titolo delle celebri opere di Aristotele
e di Cicerone) 43 .
NUMERALI: rientrano in questa categoria, e hanno valore di voce (a) tutti i nume-
rali ordinali; (b) i numerali cardinali da uno a ventinove, le decine (da trenta a no-
vanta), le centinaia (da cento a novecento), le migliaia (duemila, tremila, ecc.), e il

41
Che, diversamente dal trattamento in sede di lemmatizzazione (che distingue «art.f.» ‘arti-
colo femminile’, «art.m.» ‘articolo maschile’ e «art.n.» ‘articolo neutro’), vengono definiti in
entrata senza la specificazione del genere.
42
Sulla necessità di elaborare un modello di redazione per le voci grammaticali, cfr. già Squil-
lacioti 2012, p. 84. Per interessanti proposte redazionali a riguardo, cfr. Giuliani 2013, pp.
107-17, e cfr. ora la voce da prep./avv.
43
Per la diversa marcatura, in sede di lemmatizzazione, di tale tipologia di voci («n.op.»), si
rinvia a Esperti 1979, p. 160.
416 Rossella Mosti

milione, di cui è già leggibile on-line la voce milione (1) num. Diversamente non co-
stituiscono un’entrata a sé ma si registrano sotto altra voce i numerali composti
espressi in forma piena, in lettere e non in cifre: per la precisione, si raggruppano
sotto ciascuna voce nella quale si presentano come singoli elementi (cfr. per esem-
pio millequarantaquattro, per cui è prevista la registrazione nell’elenco delle forme
sia sotto la voce mille sia sotto la voce quaranta sia sotto la voce quattro).
ONOMATOPEE: sono corredate della qualifica grammaticale «on.» ‘voce onoma-
topeica’, tutte quelle parole che codificano i versi degli animali (bauf, ciri, clo, cra,
cucù, cucuricù, ecc.), i rumori prodotti da atti (balauf, dudùf) o oggetti (tipicamente
strumenti musicali) di natura acustica (bur, bobobò, dududdù). Nella scelta del lem-
ma e quindi dell’entrata lessicale vale la sequenza monorematica stabilizzata nell’u-
so (come per esempio don 2 che riproduce il suono della campana), ma anche quella
polirematica, percepita dai parlanti come unità lessicale, anche indipendentemente
dalla resa grafica editoriale (per esempio, la voce ciciricì on., che riproduce il verso
della capinera, è promossa a lemma pur essendo attestata nella grafia separata ci ci
ricì; belulù on. rende il suono della zampogna, nella sequenza grafica belulù lu lu;
guuu on., che riproduce l’ululato del levriero, si trascina parte della sequenza fonica
uu avvertita come una sorta di prolungamento del suono), fermo restando il rispetto
della trascrizione fonematica (per esempio, bisbidis on. e disbidis on., che riprodu-
cono il suono del parlottio sommesso, sono due voci distinte).
PAROLE COMPOSTE: costituiscono entrata le parole composte fissate dalla lessico-
grafia moderna in forma univerbata. La composizione è tipica del lessico tecnico-
specialistico. Esempi nel TLIO sono i fitonimi fienogreco s.m. (che designa una
pianta del genere Trigonella), lessicalizzato anche come fiengreco dalla Crusca (a
partire dalla seconda edizione) e dal TB, e testiculovulpis s.m., che indica alcune
specie di piante della famiglia delle Orchidacee, lessicalizzato nel GDLI. Diversa-
mente, non costituiscono entrata le sequenze polirematiche presenti nella documen-
tazione in grafia separata, che si schedano in entrata sotto il primo elemento nell’or-
dine delle priorità fissato dalle norme di redazione, come nel caso dello zoonimo
vecchio marino ‘vitello di mare, foca’, attestato unicamente nelle Esposizioni del
Boccaccio, per cui è prevista la voce vecchio (2) s.m.
PARTICIPI PASSATI ISOLATI: con tale termine si intendono quei participi passati
con funzione verbale che derivano da una base latina non continuata nella lingua
moderna, e si trattano perciò con una voce separata rispetto ad un lemma omografo
con funzione aggettivale (per il caso più tipico di asciutto v. separato da asciutto
agg. cfr. Norme di redazione, p. 28).
PLURALIA TANTUM: hanno la categoria grammaticale «s.m.pl.» (ambivariti
s.m.pl., antìpodi s.m.pl.) o «s.f.pl.» (ìade s.f.pl.) o anche «s.i.pl.» (consuali s.i.pl.) 44

44
Ma non mancano anche casi più rari di voci con doppia categoria grammaticale come
«s.m./s.f.pl.» (idi s.m./s.f.pl., lemnìadi s.m./s.f.pl.), e «s.f./s.m.pl.» (gorgoni s.f./s.m.pl., reni
s.f./s.m.pl.). Diversamente, in sede di lemmatizzazione, i pluralia tantum si registrano con il
Il lemmario del TLIO 417

quei sostantivi, in gran parte etnici, che derivano direttamente da pluralia tantum la-
tini o che, pur non originandosi da pluralia tantum, siano attestati solo al plurale, e
manchino di singolare (gattoni s.m.pl.). Hanno l’indicazione del numero in entrata
anche quelle voci numerali (diciotto num./s.m.pl., dódici num./s.m.pl., quaranta
num./s.m.pl.) che siano impiegate anche come sostantivi solo plur., per esempio co-
me nomi dei consigli politico-amministrativi dell’Italia medievale (i Dodici, i Qua-
ranta, ecc.). Al contrario, non recano in entrata la categoria grammaticale «num.»
quelle voci numerali che siano connotate lessicalmente solo come sostantivi plurali,
come per esempio ottantuno s.m.pl. e sessantotto s.m.pl., denominazioni di magi-
strature fiorentine e aquilane composte da tali numeri di membri.
Infine, si registrano normalmente con la categoria grammaticale al plurale anche
i nomi delle sette eretiche (acèfali s.m.pl., acquari s.m.pl., adamiani s.m.pl., ecc.) 45 .
SCONGIURI: rientrano nella classificazione di un certo lessico tematico, ed hanno
perciò autonomia lessicale, le espressioni di scongiuro, che vengono convenzional-
mente rese nell’entrata lessicale nella forma attestata, corredate della categoria
grammaticale «a.g.» ‘ambiguità grammaticale’, e con etimo non accertato (alfar a.g.,
bala a.g., baldibra a.g.).
VARIETÀ NON TOSCANE: con tale denominazione si intendono non solo le voci
non attestate né in toscano né nell’italiano standard (voci siciliane come cassiraru
s.m. ‘tessitore di stuoie’, sic. moderno cassinaru, e ciaramidaru s.m. ‘chi fabbrica
tegole’, sic. moderno ciaramitaru e ciaramiraru, o termini settentrionali come pegar
v. ‘cospargere di pece’, attestata nel milanese di Bonvesin da la Riva e nell’Anoni-
mo Genovese, con i derivati pegado agg. ‘cosparso di pece’ e per estensione ‘induri-
to’, pegamento s.m. ‘cosa sporca, lordura’, pegaz s.m. ‘cosa sporca, lordura’, pega-
zar v. ‘rendere qsa sporco, sudicio’ e pegazào agg. ‘sporcato con sostanze appicci-
cose e luride’) ma anche le ‘parole locali’, ossia voci che sono attestate solo in una
regione, ma che risultano attestate nei lessici di riferimento “normalizzate” sul tosca-
no (come per esempio incamorir v. ‘essere danneggiato dalle tarme’, da camola, at-
testata unicamente nella forma milanese incamorisca di Bonvesin da la Riva, su cui
GDLI stabilisce l’entrata lessicale più toscaneggiante incamorire v.).

4. VOCI ESCLUSE DAL LEMMARIO


Non danno luogo ad entrate lessicali:
1) gli antroponimi e i toponimi in senso stretto, vale a dire quelli che non sono
entrati come lessico comune nella lingua;

lemma al plur. e la categoria grammaticale al sing. (ovvero senza l’indicazione del numero).
Per questa e altre revisioni delle categorie grammaticali del Corpus TLIO rispetto alle primiti-
ve norme fissate in Esperti 1979, p. 127, cfr. Larson-Artale 2012, p. 35.
45
Cfr. Norme di redazione, p. 28.
418 Rossella Mosti

2) le espressioni polirematiche non univerbate dalla lessicografia moderna, per le


quali sarà di volta in volta da valutare la necessità di voci di rinvio;
3) le parole latine citate occasionalmente e, in generale, le citazioni occasionali
di parole straniere 46 ;
4) i lemmi classificati in sede di lemmatizzazione come «a.t.» ‘ambiguità te-
stuale’ (in quanto derivati esclusivamente da lacune o da corruzione testuale).

5. VOCI DI RINVIO
Accanto alle attuali 56.828 entrate lessicali, il lemmario del TLIO conta 7.603
voci di rinvio, che di norma sono previste «per tutti i casi in cui il lettore può aspet-
tarsi di trovare un’entrata lessicale e in tutti quelli in cui ciò paia comunque oppor-
tuno» 47 .
In sintesi, sono previste voci di rinvio per:
1) la forma italiana moderna se questa non è attestata nel corpus (in tal caso,
l’entrata lessicale è costituita dalla forma toscana antica) 48 ;
2) la forma toscana antica ricostruita (dai lessici di riferimento), in presenza di
sole attestazioni non toscane (in tal caso, l’entrata lessicale è decisa dalla varietà non
toscana);
3) la forma derivata con il suffisso -gione in presenza della forma derivata con
l’allotropo latineggiante -zione (in tal caso le voci con -zione inglobano anche la do-
cumentazione relativa ai lemmi con -gione, come si legge per esempio nel caso di
ammonizione s.f., indovinazione s.f., punizione s.f.). Altrimenti, -gione dà luogo ad
un’entrata lessicale sia nel caso in cui esso fornisca l’unica forma attestata sia in pre-
senza di occorrenze non toscane (vedi per esempio affricagione s.f., attestazione uni-
ca nel toscano di Piero Ubertino, e rubagione s.f., attestata nella Cronica fiorentina
insieme ad altre due occ. documentate nel milanese di Bonvesin da la Riva nella for-
ma robason) 49 .
4) le varianti regionali, pur se promosse a entrate lessicali nei lessici di riferi-
mento, in primo luogo nel GDLI (come per esempio vattalia s.f., vocca s.f., vordello
s.m., varianti di area centro-meridionale di battaglia, bocca e bordello; zubone s.m.,
variante settentrionale di giubbone; zigola s.f., forma lombarda di cipolla). Di nor-
ma, tali forme vengono trattate nel TLIO nell’elenco delle forme grafiche riconduci-
bili all’entrata dell’italiano standard.
5) le costruzioni polirematiche (sia univerbate che non), pur promosse a entrata
da uno strumento lessicografico, che non risultino attestate nella banca dati in grafia

46
Quelle che in sede di lemmatizzazione sono classificate rispettivamente con le categorie
grammaticali «lat.» e «ext.».
47
Cfr. Norme di redazione, p. 11.
48
Cfr. Norme di redazione, p. 20.
49
Relativamente al diverso trattamento in sede di lemmatizzazione dei suffissi, in particolare
di -gione vs -zione, cfr. Esperti 1979, p. 135.
Il lemmario del TLIO 419

unita e non siano fissate nella lingua moderna (come nel caso del fitonimo finoc-
chioporcino s.m., che figura come entrata univerbata a partire dalla terza Crusca, ma
che nel TLIO si tratta come locuzione nominale sotto la voce finocchio s.m.).
Nel database della redazione si registrano come voci di rinvio anche le entrate
polirematiche non univerbate dei lessici, in primis del GDLI, come per esempio
branca ursina s.f. ‘pianta medicinale’, e tutte le polirematiche costruite con non-,
come non defensione s.f., non devozione s.f. (quest’ultima è anche l’entrata lessicale
del TB), non giustizia s.f., non mondezza s.f., non mondo agg., non perseveranza
s.f., ecc.
Trattandosi di un vocabolario delle origini, si accolgono come voci di rinvio an-
che:
1) le varianti “sostanziali”, vale a dire forme che hanno avuto una precisa consi-
stenza storica nella lingua antica, come per esempio le voci fiorentine e toscane, che
corrispondono a relative entrate lessicali negli strumenti lessicografici: assempro
s.m. ‘esempio’ (prima Crusca), assempio s.m. (DEI), assemplo s.m. (seconda Cru-
sca).
2) le varianti grafico-fonetiche che costituiscono delle entrate nei dizionari stori-
ci e dell’uso, per le quali si rinvia alla voce del TLIO, stabilita in base ai criteri di
lemmatizzazione del corpus: vedi per esempio i casi di ricuperare v. e famiglia > re-
cuperare v.; obbedire v. e famiglia > ubbidire v.; resurrezione s.f. > risurrezione s.f.
Nella scelta dei rinvii, si è deciso di trascurare le entrate dei lessici che contrav-
vengono alle norme ortografiche moderne: per esempio non si considerano nemme-
no come rinvii le voci del GDLI quore s.m. per ‘cuore’ e quoiare v. per ‘cuoiare’.

6. ALCUNE PARTICOLARITÀ SULLA SCELTA DELL’ENTRATA


Un vocabolario della lingua delle origini impone alcune scelte obbligate nell’en-
trata lessicale. Prima fra tutte, l’osservanza rigida di alcuni fenomeni fonologici co-
me la conservazione del dittongo uo dopo un suono palatale che, se presente tra le
forme grafiche documentate nella voce, porta a preferire per esempio le entrate lessi-
cali figliuolo s.m., e giuoco s.m. a scapito delle rispettive entrate del vocabolario del-
l’uso moderno figliolo e gioco, che vengono pertanto relegate a voci di rinvio (diver-
samente, non si prevedono voci di rinvio nei casi in cui non sia presente la forma
monottongata: vedi per esempio i casi dei lemmi terracciuolo s.m., saggiuolo s.m.,
ventraiuola s.f., attestati solo nella forma dittongata). Tale regola riguarda anche il
suffisso -uolo, e quelli ampliati -aiuolo e -icciuolo (pur essendo ben noto che fin dal
Duecento si registra a Firenze una certa tendenza alla monottongazione).
Nel lemmario, e parallelamente nella lemmatizzazione, si è seguita tale imposta-
zione, mentre si è applicata la regola del dittongo mobile, nel rispetto delle norme
della grammatica moderna, per gli alterati e i derivati di una base dittongata (così per
esempio ruota s.f. ma rotante agg.; suola s.f., ma soletta s.f.; lieve agg./s.m./avv.,
ma levità s.f.). Non si applica nei casi in cui si crei eventualmente confusione con gli
420 Rossella Mosti

omografi, come nel caso di nuotare v. (e famiglia) per non confonderlo con notare
v. ‘annotare’ (e famiglia), e di vuotare v. (e famiglia), per non confonderlo con vota-
re v. ‘offrire in voto’ (e famiglia).
Relativamente alla grafia del lemma, e in particolare sulla presenza dei diacritici
da mettere di norma nell’entrata lessicale, si segnala la presenza eccezionale della
dieresi nella voce oïl avv., in quanto coincidente con l’ortografia corrente degli stru-
menti lessicografici.

7. VANTAGGI CONSEGUENTI ALLA REDAZIONE DEL LEMMARIO


Se il lavoro sul lemmario ha già dato luogo ad una serie di interventi sulle voci
già redatte o in corso di redazione, il lemmario può rivelarsi altrettanto utile per la
parte del TLIO ancora da redigere, agendo principalmente come strumento di infor-
mazione preventiva su alcuni punti della struttura della voce. In particolare, per la
definizione della nota etimologica (lo 0.2), ogni qual volta sia necessario un rinvio al
lessema di base per appurare che non esistano omografi della voce a cui si rinvia. Ti-
picamente nel caso dei prefissati (come per esempio ingelosire v., per il quale si pre-
cisa che deriva da geloso (1) ‘possessivo’, distinto da geloso (2) ‘da gelo’), o nel ca-
so dei composti (come mezzodìo s.m., che deriva da mèzzo (1), distinto anche nel
timbro della e tonica da mézzo (2) ‘molto maturo’, o dei molti derivati, come naviga-
to s.m. da navigare (1); rossello agg. da rosso (1), ecc.).
L’utilità si vede anche nella compilazione dell’elenco delle polirematiche rile-
vanti per le quali si rinvia ad un’altra voce nel paragrafo apposito dello 0.5. Notevo-
le è l’elenco delle espressioni fraseologiche e delle locuzioni, schedate s.v. avere (1)
v., come rinvii ad altre voci: vedi per esempio avere soldo ‘compiere il servizio mili-
tare come mercenario’, che si tratterà s.v. soldo (1) s.m., stante la presenza dell’omo-
grafo soldo (2) agg. ‘sodo, compatto’, che è una voce nel GDLI, ma che nel TLIO
sarà voce di rinvio a sòlido agg., o avere voglia ‘volere’, che rinvierà alla voce vo-
glia (1) s.f. ‘volontà’ per via della voce omografa voglia (2) s.f., derivata da invoglia
‘avvolgimento’.

8. SVILUPPI FUTURI
L’imminente pubblicazione del lemmario non segna di fatto la fine del suo per-
corso di perfezionamento che, stante un corpus implementabile, una lemmatizza-
zione in fieri, e soprattutto una redazione in corso d’opera, deve considerarsi neces-
sariamente in continua evoluzione.
Accanto all’ordinario lavoro di manutenzione del database della redazione, che
prevede l’incremento e l’eventuale rivalutazione di alcune entrate lessicali 50 , si è da

50
Ma si consideri alla fine che «l’entrata stessa ha il valore di un’etichetta, definisce come nei
dizionari un’entità virtuale, non un dato; ha inoltre la funzione di ricondurre all’unità di una
sola voce tutte le varietà linguistiche in cui è attestato un lemma, e al tempo stesso di assicura-
Il lemmario del TLIO 421

poco avviato un primo processo di classificazione delle voci secondo un coefficiente


di difficoltà o ‘rango’, basato esclusivamente sulla quantità delle attestazioni. Questo
tipo di articolazione del lessico, che distingue le voci di alta attestazione (quelle dal-
le 2.000 occorrenze in su, fino a svariate migliaia) con un rango “A”, quelle di me-
dia frequenza (tra le 200 e le 2.000 occorrenze) con “B”, quelle di bassa attestazione
(voci che hanno meno di 200 occorrenze) con “C”, è dettato innanzitutto da ragioni
pratiche, volte ad una migliore organizzazione interna del lavoro redazionale e ad
una più efficiente ripartizione del materiale assegnabile tra i vari componenti del
gruppo. Ai fini statistici, si marcano già da ora nel database della redazione anche le
voci basate su esempi non compresi nel corpus (con “F”, che sta per ‘fuori cor-
pus’) 51 , le ‘voci grammaticali’ (con “G”) 52 , e le ‘voci numerali’ (con “N”). Ma si
possono prevedere ulteriori suddivisioni, che permettano di marcare autonomamente
per esempio le voci solo antiche, quelle cioè che non hanno avuto una continuità
nell’italiano moderno, o quelle proprie del lessico specialistico 53 , o ancora le voci di
origine dialettale. Con ciò si intendono non solo i vocaboli non toscani entrati nel-
l’uso, come per esempio le voci lugànega s.f. ‘tipo di salsiccia’, attestata a partire
dal terzultimo decennio del XIII sec. nel milanese Bonvesin da la Riva, o carega s.f.
‘seggio’, ‘cattedra’, attestata per la prima volta nel 1274 nella forma cadrega di Pie-
tro da Bescapè, ma si marcherebbero anche estensivamente tutte le parole “locali” di
attestazione esclusivamente non toscana, non affermatesi nell’italiano corrente, co-
me per esempio il verbo aluir ‘giungere a maturazione’, documentato solo in un te-
sto pavese del 1342.
Se tale tipo di marcatura è un’esigenza avvertibile già da ora nel TLIO soprattut-
to ai fini pratici del lavoro interno, una eventuale marcatura (visibile all’esterno) di
tutti i lemmi del vocabolario secondo differenti tipologie settoriali, che isolerebbe
nel TLIO tanti piccoli vocabolari di settore (per esempio un vocabolario delle parole
antiche ma non moderne, uno di tipo ‘specialistico’, uno dell’uso comune, uno di ti-
po ‘occasionale’, contenente solo le attestazioni uniche nel corpus) potrebbe giovare

re la continuità con le sezioni cronologiche successive del vocabolario» (Beltrami 2010, p.


240).
51
Con l’indicazione esplicita, nel campo ‘annotazioni’, della fonte proveniente dagli altri cor-
pora o materiali dell’OVI (Agg. ‘TLIO aggiuntivo’; DiVo; LirIO; Datini; xerografico) o dai
lessici di riferimento (Crusca, TB, GDLI) o di altra natura (edizioni di testi non inclusi nel
corpus, spogli manoscritti, repertori lessicografici).
52
Tale marcatura si rivela già utile per monitorare il problema in previsione di un metodo che
permetta di redigere le voci grammaticali a partire da una ragionevole campionatura, abbat-
tendo i tempi di lavoro, e liberando risorse per la cura delle voci semanticamente piene.
53
In tal caso, è già possibile fare ricerche mirate su un determinato lessico settoriale per le vo-
ci già pubblicate on-line, grazie a una ‘ricerca nelle definizioni’ del lessico ‘speciale’ marcato
in quanto tale (tutte le abbreviazioni relative alle marche d’uso, come per esempio [Med.]
‘lessico medico’, [Vet.] ‘lessico della veterinaria’ [Tess.] ‘lessico del linguaggio tessile e della
tessitura’, ecc., si ricavano dal link “Abbreviazioni” – nome utente = guest, senza inserimento
di password –, cui si accede dal link “Tutto sul TLIO” della pagina principale).
422 Rossella Mosti

ai tanti studiosi e cultori di statistica linguistica, che traggono utili informazioni dal
sistema delle marche d’uso adottato per la prima volta in lessicografia nel GraDIt di
Tullio De Mauro, che in questo modo avrebbero la possibilità di monitorare il TLIO
anche sull’aspetto quantitativo dell’uso. Al tempo stesso, tali indicatori di settore ci
permetterebbero di misurare il grado di diffusione del lessico speciale nel vocabola-
rio delle origini (che per alcune sfere lessicali, quali la medicina e la farmacologia, il
diritto e l’economia e commercio, è già molto avanzato) 54 , o di soppesare il valore
del lessico ‘regionale’ in un dizionario storico, e ci obbligheranno forse a riflettere
sulla presenza delle numerose attestazioni ‘fuori corpus’ nel TLIO 55 . E se l’eventua-
le applicazione di un nuovo criterio lessico-statistico servirà al TLIO per rispondere
alle nuove esigenze linguistiche, gli consentirà già da ora di stabilire un raccordo più
immediato con la compilazione e la redazione delle successive sezioni cronologiche
del vocabolario.
È evidente che tale tipo di marcatura sarà tanto più efficace in quanto sia applica-
bile non tanto al lemmario in quanto tale, ma alla struttura digitale dell’insieme delle
voci stesse, in un prevedibile aggiornamento dei sistemi incrociati di interrogazione
del TLIO.

9. CONCLUSIONI
Con le sue circa 57.000 parole, il lemmario del TLIO non raggiunge certo i nu-
meri delle grandi imprese lessicografiche come il GDLI (che conta 160.000 parole),
o come il GraDIt (che vanta oltre 260.000 parole), ma ha piuttosto le dimensioni di
un dizionario etimologico (come il DEI di Battisti-Alessio, che contiene oltre 50.000
parole, e il DELI di Cortelazzo-Zolli che raccoglie circa 60.000 parole). Ma è chiaro
che il valore di un dizionario storico non si misura sull’elemento quantitativo, e tan-
to più per un vocabolario come il TLIO, la cui prospettiva è quella della lingua anti-
ca e i cui fini sono principalmente quelli di disegnare la storia di ogni parola a parti-
re dall’accertamento dell’attestazione più antica e di eseguire lo stesso compito nel-
l’ambito delle diverse varietà linguistiche, integrandole nell’insieme italoromanzo.
Del lemmario del TLIO (via via che esso corrisponderà a voci verificate, redatte
e pubblicate, e quindi al TLIO stesso), si apprezzerà soprattutto la vasta apertura les-

54
La presenza nel TLIO di molte voci tecniche (grazie ad un sensibile incremento degli studi
negli ultimi anni e al continuo accoglimento nella banca dati di nuove pubblicazioni), l’attuale
marcatura d’uso, che abbraccia anche le singole accezioni, e un eventuale indicatore dell’inci-
denza quantitativa potranno soddisfare un pubblico sempre più vasto, che attingerà dal TLIO
non solo per ricavare l’atto di nascita di un tecnicismo, ma anche per cogliere le sfumature e
le trasformazioni che ha subìto nel corso dei secoli.
55
L’applicazione del rango (F) su tutte le voci ‘fuori corpus’ del database della redazione (an-
che sulle voci già redatte) consentirà di ottenere percentuali precise sull’effettivo grado di in-
cidenza nel lemmario del TLIO. Mentre è già possibile reperire le singole citazioni fuori cor-
pus nel vocabolario on-line grazie ad una specifica opzione della ricerca per forme.
Il lemmario del TLIO 423

sicale, che spazia dagli arcaismi più singolari 56 , altrimenti non attestati dalla lessi-
cografia storica, alle creazioni occasionali 57 e a quelle frutto di congettura dell’edi-
tore 58 , fino alle cosiddette voci “fantasma” 59 , che hanno comunque una loro consi-
stenza storica, e sono testimoni di una verità linguistica.
Il lemmario è di fatto il risultato di una mediazione tra il rigore di uno strumento
costruito su attestazioni ricavate da una esplorazione esaustiva di prima mano di un
corpus, costituito da testi di cui si può valutare sempre la bontà filologica 60 , e l’em-
pirismo di uno spoglio desunto dai lessici di riferimento, da considerare però solo
come un sovrappiù rispetto a quanto attestato nel corpus testuale dell’OVI, che serve
a coprire tutto il dominio della lingua dei primi secoli.
In questo senso il lemmario partecipa della condizione di tutto il lavoro relativo
al TLIO, che con la pubblicazione on-line è per sua natura un lavoro in continuo pro-
gresso, e del TLIO sarà lo specchio fedele e rappresentativo, insieme strumento di
lavoro per la redazione e porta d’accesso alla libera consultazione delle voci del
vocabolario.

56
Degli innumerevoli esempi (ricavabili per lo più grazie all’opzione “Att(estazione) Unica”
nella ricerca ‘per voci’ della pagina principale del TLIO), mi limito a citare accano s.m. ‘acca-
nimento’, affarìa s.f., attestata unicamente nell’espressione fraseologica andare per affaria
‘perdersi dietro cose mondane’, afforoso agg. ‘spaventoso’, agnizia s.f. ‘conoscenza, cogni-
zione’, bambezza s.f. ‘infanzia’.
57
Sono molte le voci citate dal TLIO, come frutto di formazioni occasionali, che portano un
contributo unico alla lessicografia storica. Tre esempi per tutti: diano (1) agg. ‘antico’ (da dì),
attestato unicamente nel bolognese del commento al canto 14 del Paradiso di Jacopo della
Lana, feritiere s.m. ‘feritore’, con cambio di suffisso francesizzante dettato dalla rima; e la
composizione scherzosa gattaconiglio s.f. ‘gatto cucinato e fatto passare per coniglio’, attesta-
ta nel Trecentonovelle del Sacchetti.
58
Tali voci consegnano alla lessicografia hapax come gentilanza s.f. ‘valore’ (a fronte del ms.
unico che reca gientileza) o anore s.m. ‘appezzamento di terra’ (rispetto ad amore e amor dei
mss.), attestate entrambe nelle Rime di Chiaro Davanzati edite da Aldo Menichetti.
59
Tipicamente, le voci derivanti da errori di traduzione, talvolta macroscopici (come per e-
sempio alchindi s.m.pl., chandrini s.m.pl., fragandi s.m.pl., lìquidi s.m.pl., trasformate nel te-
sto volgare in nomi di popolo inesistenti), o guasti testuali, che hanno dato vita a voci come a-
berbe s.m. ‘abate’, elembiosa s.f. ‘altro nome della scabbiosa [tipo di pianta]’, gestizione s.f.
‘modo di vivere; comportamento, condotta’, immutatore s.m. ‘chi non modifica un det. stato
di cose’. Sul grado di affidabilità delle traduzioni antiche e, in particolare, sulla questione re-
lativa agli errori di traduzione nella citazione dei volgarizzamenti nelle cinque edizioni della
Crusca, cfr. Guadagnini 2013, pp. 62-69.
60
Tutti i testi sono marcati secondo un “indice di qualità”, che rende conto della qualità delle
attestazioni e dell’omogeneità della lingua (cfr. a tal proposito Beltrami 2008, pp. 37-45 e
Beltrami 2010, pp. 244-45).
424 Rossella Mosti

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Il lemmario del TLIO 425

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