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22/01/2020 Classificazione dei vini in Italia: DOC - DOCG - IGT

VINI GAVI CANTINA CARTASEGNA


Appassionati di vino. Cultori della qualità. Innamorati di Gavi. Dal 1925.

DOC e DOCG? TVB! (Ossia della classi cazione dei


vini in Italia)
La regola aurea del consumatore accorto è quella di leggere sempre le etichette. Ma se sulle etichette tro-
viamo termini, acronimi, simboli o unità di misura che non conosciamo approfonditamente anche la lettura
più attenta risulta inutile. Iniziamo allora dalla classi cazione dei vini che possiamo trovare indicata in eti-
chetta, per capire lo spirito con cui è stata pensata, quali informazioni possiamo dedurne e in che modo
questa classi cazione ci tutela, in quanto consumatori, e può guidare la nostra scelta.

Per saltare il quadro generale e andare direttamente alle de nizioni delle tipologie di vino, seguite i link sotto:

Vino (generico, ex “Vino da tavola”)


Vino Varietale
Vino IGT (Indicazione Geogra ca Tipica)
Vino DOC (Denominazione di Origine Controllata)
Vino DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita)

Abbiamo preparato anche una sintesi in infogra ca dell’articolo e una breve guida pdf per la stampa.

La classi cazione dei vini è disciplinata dai regolamenti emanati dalla Comunità Europea e recepiti dalle nor-
mative nazionali. La classi cazione voluta dalla Comunità Europea intende suddividere i vini in due tipo-
logie essenziali:

i vini che mantengono una correlazione stretta con il territorio di coltivazione delle uve con cui
sono prodotti e che si inseriscono in un percorso di vini cazione più o meno strettamente regola-
mentato. Appartengono a questo gruppo i vini corrispondenti alle classi cazioni europee IGP (Indica-
zione Geogra ca Protetta) e DOP (Denominazione di Origine Protetta)

i vini non necessariamente riconducibili a vitigni speci ci e/o a zone di produzione de nite e
non vincolati da regolamenti per la vini cazione. Sono i vini numericamente più di usi in Italia,
quelli comunemente noti come “vini da tavola” sebbene tale dicitura, inquadrata dalla vecchia nor-
mativa, oggi non sia più legale poiché la Comunità Europea ha voluto sfrondare il più possibile le
denominazioni.

Tuttavia la normativa italiana ha introdotto alcune varianti importanti rispetto alle linee guida europee, in-
troducendo la sigla IGT (Indicazione Geogra ca Tipica) che può essere utilizzata (e spessissimo lo è) in luo-

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go della sigla IGP e le classi cazioni vini DOC (Denominazione di Origine Controllata) e vini DOCG (Deno-
minazione di Origine Controllata e Garantita) in luogo della classi cazione DOP introdotta dall’Europa.

Inoltre, all’interno delle classi cazioni territoriali la normativa italiana prevede che possano essere speci ca-
te sottozone geogra che oppure sottodenominazioni.

In sostanza la classi cazione dei vini in Italia può essere rappresentate come una “piramide” alla cui base
troviamo i vini senza denominazione di origine, vini soggetti a minori restrizioni e vincoli di legge (ma ugual-
mente sottoposti a norme e controlli per quel che riguarda gli aspetti igienico-sanitari) che sono poi quelli
più largamente di usi. Al di sopra si trovano le altre tipologie, potremmo dire “territoriali”, soggette ad una
rigida regolamentazione, via via più restrittiva e vincolante mano a mano che si sale verso il vertice, rappre-
sentato dai vini DOCG.

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Le regole che normano i vini a denominazione di origine sono raccolte nei disciplinari che de niscono gli
standard qualitativi di produzione per i vini DOC e IGT, di produzione e imbottigliamento per i vini DOCG.
In estrema sintesi, i disciplinari de niscono per ciascuna denominazione di origine: le zone di produzione
dell’uva, la resa massima per ettaro, il titolo alcolometrico minimo (la gradazione alcolica svolta) e alcune ca-
ratteristiche sico-chimiche e organolettiche distintive. Ogni anno, apposite commissioni veri cano che il
vino di ogni singolo produttore soddis tali requisiti.

Da questo quadro risulta evidente che l’intenzione del legislatore, sia europeo che italiano, è stata quella di
valorizzare le tipicità e di tutelare i consumatori rispetto a frodi e so sticazioni, anche a costo di appe-
santire, e non poco, gli adempimenti burocratici a carico di produttori e imbottigliatori.

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Tra i provvedimenti più “visibili” a tutela dell’acquirente ci sono una serie di speci che indicazioni obbliga-
torie da includere in etichetta (di cui tratteremo in un post dedicato) e l’obbligo di apporre su ogni botti-
glia di vino DOC o DOCG uno speciale contrassegno stampato dall’Istituto Poligra co e Zecca dello Stato,
noto come “fascetta”, sul quale è impresso un codice alfa-numerico di tracciabilità. Tramite i siti di molti
consorzi di tutela, digitando il codice è possibile veri care l’azienda imbottigliatrice, la data di imbottiglia-
mento e altre informazioni ma soprattutto assicurarsi dell’autenticità del marchio (ad esempio per il Gavi
DOCG è possibile utilizzare il modulo di rintracciabilità sul sito del Consorzio Tutela del Gavi). Vediamo ora in
dettaglio le speci che relative alle diverse classi cazioni.

Vino

I vini che appartengono a questa categoria derivano da uve autorizzate senza vincoli di territorialità o tipol-
gia di vitigno e senza particolari prescrizioni che ne regolano la produzione se non quelle di carattere igieni-
co-sanitario. Sull’etichetta devono obbligatoriamente riportare la ragione sociale dell’imbottigliatore mentre
è facoltativa l’indicazione del colore (rosso, bianco o rosato) e dell’annata. E’ espressamente vietato fare rife-
rimento ai vitigni utilizzati.

Verrebbe spontaneo pensare che questi vini siano di bassa qualità ma questo giudizio non è necessaria-
mente vero. Può capitare infatti che un vino cosiddetto da tavola nasca magari da una scelta ideologica di
ri uto delle norme di classi cazione o, più facilmente, dalla semplice necessità “commerciale” di rinunciare
al titolo per poter agire liberamente sul prezzo e andare così incontro a una domanda più ampia che con-
senta di “smaltire” i frutti di un’annata particolarmente generosa. Vero è che questi vini sono sottoposti a
minori controlli e quindi, davanti ad un’o erta pressoché in nita, l’acquirente è privo di garanzie di qualità e
deve arrangiarsi da sé. Insomma, come per i “saldi”, il consumatore si può trovare con la stessa facilità da-
vanti ad una favorevole opportunità di acquisto o a una solenne fregatura. Tutelatevi allora approfondendo
la vostra conoscenza del prodotto, e ettuando qualche ricerca o, meglio ancora, recandovi in cantina.

Vino Varietale

I vini derivanti per almeno l’85% da una certa varietà d’uva possono riportare in etichetta l’indicazione del vi-
tigno principale. Sono ammissibili però solo vini varietali da vitigni internazionali (Cabernet, Cabernet Franc,
Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Sauvignon, Syrah). Come per i vini comuni, è d’obbligo indicare in
etichetta la ragione sociale dell’azienda imbottigliatrice, mentre l’annata resta facoltativa.

Vini ad Indicazione Geogra ca Tipica (IGT)

Questi vini prendono il nome dalla zona geogra ca di produzione dell’uva da cui sono ottenuti (per almeno
l’85%). Per ottenere la classi cazione IGT si rende necessario osservare un disciplinare di produzione dise-
gnato nei suoi caratteri essenziali dalla normativa europea per tutti i vini IGP e tuttavia meno restrittivo di
quelli in essere per i vini DOP, ovvero DOC e DOCG. Per i vini IGT, fatta salva l’obbligatorietà di precisare
l’azienda imbottigliatrice, è legittimo indicare in etichetta oltre al territorio di provenienza, il vitigno, il colore
e l’annata. In Valle d’Aosta, ove vige il bilinguismo francese, la sigla IGT può essere sostituita dalla denomina-
zione “Vin de pays”, mentre per i vini prodotti in provincia di Bolzano, in forza del bilinguismo tedesco, può
essere utilizzata la denominazione “Landweine”.

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Sebbene la classi cazione IGT corrisponda al livello più basso delle denominazioni di origine è possibile tro-
vare all’interno d questa classi cazione anche vini di grandissimo pregio, frutto del lavoro serio ed accorto di
bravi produttori. Le denominazioni IGT in Italia sono 118 di cui però neppure una in Piemonte, la nostra
regione.

Vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC)

La classi cazione DOC si riferisce a zone tradizionalmente vocate a dare vini di qualità che, prima di ottene-
re tale riconoscimento, hanno mantenuto la classi cazione IGT per almeno 5 anni. I vini DOC devono espri-
mere un carattere peculiare fortemente legato al territorio di coltivazione dell’uva e rispettare, in tutte le fasi
di produzione, le prescrizioni del disciplinare di riferimento (zona di produzione, vitigno, resa per ettaro, tito-
lo alcolometrico minimo, estratto secco, acidità totale, etc.). Oltre alla certezza sulla zona e sul vitigno di pro-
venienza la dicitura DOC è anche una garanzia di qualità poiché, prima di poter essere commercializzati fre-
giandosi di tale titolo, i vini devono superare la valutazione da parte di un team di esperti delle caratteristi-
che chimico- siche e organolettiche.

Ad oggi (settembre 2013) le DOC in Italia sono 330: la maggiore concentrazione è in Piemonte, dove ne ri-
scontriamo 42, tra cui il Monferrato Dolcetto, Piemonte Moscato e Piemonte Grignolino, vini che potete tro-
vare anche nella nostra cantina.

Vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG)

La denominazione DOCG è riservata a tipologie di vini che avendo militato per almeno 10 anni tra le le dei
vini DOC possano vantare un particolare e consolidato prestigio e siano riconosciute di pregio sotto il pro lo
della valutazione sensoriale. I disciplinari da osservare per ottenere la classi cazione DOCG stabiliscono

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puntualmente procedure e controlli durante tutto il ciclo di produzione dalla vigna alla bottiglia. Le analisi
delle caratteristiche del vino sono infatti veri cate sia in fase di produzione che successivamente all’imbotti-
gliamento, quando viene e ettuato anche un assaggio da parte di un’apposita commissione di esperti che
e ettua una valutazione sensoriale. Ecco perché la garanzia espressa dal titolo DOCG risulta del tutto
a dabile.

Le DOCG sono 73: di queste ben 16 in Piemonte, tra cui il Cortese di Gavi e la Barbera d’Asti presenti nel
nostro assortimento.

Per i vini DOC e DOCG sono inoltre previste ulteriori speci cazioni:

Classico: la dicitura “Classico” o “Storico” (quest’ultima riservata ai vini spumanti) indica che il vino è
stato prodotto in una sottozona di una DOC o DOCG che può vantare trascorsi più antichi e prestigiosi
del restante territorio cui la denominazione si riferisce. E’ possibile che siano previsti regolamenti ap-
positi che sopraintendono alla de nizione
Riserva: la quali ca “Riserva” è attribuita ai vini DOC o DOCG che hanno sostenuto un invecchiamento
(a namento compreso) più lungo rispetto a quello previsto dal disciplinare di riferimento di almeno: –
2 anni per i vini rossi – 1 anno per i vini bianchi e gli spumanti fermentati in autoclave (“Metodo Marti-
notti” o “Metodo Charmat”) – 3 anni per i vini spumanti ottenuti con rifermentazione naturale in
bottiglia
Superiore: la speci cazione “Superiore” individua vini DOC o DOCG per i quali si stabilisce una resa
per ettaro inferiore di almeno il 10% rispetto a quanto previsto dal disciplinare, allo scopo di migliora-
re le qualità organolettiche del vino e innalzare la gradazione alcolica di almeno lo 0,5% al di sopra del-
lo standard di riferimento

Chi desiderasse approfondire le proprie conoscenze può prendere visione dei disciplinari che regolamenta-
no i vini DOP e IGP in Italia sul sito del MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali).

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Questo articolo è stato pubblicato in I consigli del Vinaio e taggato come classi cazione vini, DOC, DOCG,
IGT, vino il 29 Settembre 2013 [https://www.vinicartasegna.it/classi cazione-dei-vini-doc-e-docg/]

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