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26/4/2019 Finalmente il Veneto salda il debito con i nonni emigrati- Gian Antonio Stella- Sette

MANO LIBERA

Finalmente il Veneto salda il


debito con i nonni emigrati
Tra il 1876 e il 1976, dal Veneto (e dal Trentino, e dal Friuli) partirono in 5
milioni e mezzo verso l’America. Oggi, nalmente, la loro storia si
insegna nelle scuole della regione

GIAN ANTONIO STELLA


  

«Crepà la vaca che dasea el formaio, /
morta la dona a partorir ‘na fiola, /
protestà le cambiali dal notaio, / ‘na
festa, seradi a l’ostaria, / co un gran
pugno batù sora la tola: / “porca Italia” i
bastiema: andemo via!». È oro, per chi
ama il Veneto e gli emigrati veneti, la
decisione dei due assessori regionali
Elena Donazzan (Istruzione) e Manuela
Lanzarin (Servizi Sociali) di inserire nei
programmi scolastici, d’accordo con le
autorità e le associazioni di Veneti nel mondo, il tanto atteso approfondimento sulla storia
degli emigrati dalle terre bellunesi e padovane, veronesi e vicentine…

Era ora. Da troppo tempo, infatti, quel Veneto che con il Trentino, il Friuli e la Venezia
Giulia contò negli anni del grande esodo oltre il 34% di tutta l’emigrazione italiana e vide
partire in un secolo, diciamo dal 1876 al 1976, 5.459.000 persone, è in debito verso i
nonni. Mai fatto un museo degno di quella straordinaria epopea. Mai prese iniziative
culturali che lasciassero davvero un segno. Mai raccontata fino in fondo quella storia di
uomini, donne e bambini protagonisti di straordinarie avventure umane, imprenditoriali,
culturali. Salvo piccole eccezioni, come il libro Noi veneti, destinato agli alunni di
elementari e medie, in cui l’emigrazione era condensata in una paginetta dove otto righe e
un disegnino infantile raccontavano il grande esodo dei veneti come se fossero andati tutti
in Brasile... Ben venga, dunque, la storia dell’emigrazione veneta nelle scuole. Purché,
appunto, la si racconti tutta.

https://www.corriere.it/sette/mano-libera/18_ottobre_04/finalmente-veneto-salda-debito-nonni-emigrati-d373c390-c58c-11e8-994e-6382a2ca0409.shtml 1/3
26/4/2019 Finalmente il Veneto salda il debito con i nonni emigrati- Gian Antonio Stella- Sette

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Le cavalcate trionfali di imprenditori come Amedeo Obici che, emigrato ragazzino da
Oderzo in America, diventò ricchissimo con l’idea di sbucciare le arachidi, tostare i semi,
salarli e chiuderli in un sacchettino; ma anche le tragedie di altri trevisani meno fortunati.
Come quelli che per «catàr fortuna» partirono alla fine dell’Ottocento verso la lontanissima
Nouvelle France e impiegarono 368 giorni, costellati da decine e decine di morti, prima di
essere dirottati a Sydney. Le pagine più belle, le pagine più dolorose. E anche quelle di
fallimenti che a volte preferiamo non ricordare, come quelle raccontate fra gli altri da un
grande giornalista rodigino, Adolfo Rossi, o da un grande ispettore dell’emigrazione come
Giacomo Pertile, che veniva dall’altopiano di Asiago. Solo così è possibile raccontare
l’emigrazione: le luci e le ombre. Stando alla larga dai trombettieri che descrivono solo i
successi, i trionfi, gli eroismi e vedono ogni confronto con l’immigrazione di oggi come
un’offesa…

Rispettare i nostri nonni vuol dire capire i loro dispiaceri, i loro errori, i loro lutti, a
volte i loro naufragi imprenditoriali e umani. Vuol dire mandare a memoria I va in Merica,
la stupenda poesia di Berto Barbarani citata all’inizio, che ricorda la miseria disperata di
quel Veneto dal quale i nostri nonni partirono. Perché, come spiega sul Corriere del
Veneto il presidente dell’Associazione Veneti nel mondo, Aldo Rozzi Marin, nato in Cile da
immigrati veneti, occorre «difendere la nostra identità all’estero e la nostra storia» ma «va
capito come abbiano vissuto i migranti, a quali leggi siano stati sottoposti nei vari Paesi.
Se capisco il tuo percorso di vita posso capirne altri e anche il fenomeno attuale nelle sue
articolazioni».

4 ottobre 2018 (modifica il 4 ottobre 2018 | 10:24)


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