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La sofferenza di Cristo nella teologia di Sören Kierkegaard

El sufrimiento de Cristo en la teología por S.E. Kierkegaard

Oggi, si sa, imperversa la cosiddetta « teologia esistenziale » : ma questo termine affascinante, che richiama la testimonianza viva
dei martiri e dei santi, è invece capovolto nella proclamazione della fine del sacro, della secolarizzazione e di quella antropologia
teologica che sta diluendo il messaggio cristiano della « conversione » per accogliere nei cuori il Regno di Dio, nei miraggi terrestri
della ci-viltà dei consumi. Ci si domanda, sbigottiti, come si è potuto giun-gere a questo scambio o piuttosto a una siffatta
mistificazione : quella cioè di travasare il vino nuovo del Vangelo negli otri vecchi dei miraggi economici e sociologici, di risolvere la
liberazione dal male oscuro del peccato nella rivendicazione della giustizia sociale e d'interpretare — come fa molta teologia
postconciliare del Nord —il messaggio della libertà evangelica come donazione dell'anima a Dio, ma nell'indipendenza da ogni
autorità, e quindi con un espli-cito ritorno a Lutero nel chiedere lo scioglimento dei voti religiosi e del celibato e nel mettere in
discussione — anzi sotto accusa —la stessa autorità del Vicario di Cristo. Il pericolo, che oggi dilaga quasi indisturbato ed a macchia
d'olio, non è però di oggi ma risale molto addietro e penetra si può dire la cultura degli ultimi tre secoli con esplosioni e ribellioni a ca-
tena di cui l'ultima e più nota è stata il Modernismo, fermato dall'intrepido intervento di S. Pio X con l'Enciclica Pascendi del 1907.

Hoy, sabemos, la llamada "teología existencial" arrecia: pero este fascinante término, que recuerda el testimonio viviente de los
mártires y santos, se pone patas arriba en la proclamación del fin de lo sagrado, de la secularización y de esa antropología
teólogogica que está diluyendo el mensaje cristiano de "conversión" para acoger en los corazones al Reino de Dios, en los
espejismos terrestres de la civilización del consumo. Uno se pregunta, consternado, ¿cómo podría venir este intercambio o más bien
tal destificación: es decir, transponer el nuevo vino del Evangelio a los viejos tiempos de los espejismos económicos y sociológicos,
para resolver la liberación del oscuro mal del pecado en la demanda de justicia social e interpretar, tanto lo que hace la teología
post-consejo del Norte, el mensaje de libertad evangélica como una donación del alma a Dios, pero en la independencia de toda
autoridad, y por lo tanto con un retorno explícito a Lutero al pedir la disolución de los votos religiosos y el celibato y al cuestionar, de
hecho bajo acusación, la misma autoridad que el Vicario de Cristo. El peligro, que hoy se propaga casi inalterado y similar, no es
hoy, sino que se remonta a un largo camino y penetra se puede decir la cultura de los últimos tres siglos con explosiones y
rebeliones en catena de los cuales el último y más conocido fue el modernismo , detenido por la intrépida intervención de S. Pío X
con la encíclica de 1907 Pascendi.
Non è difficile intravvedere negli attuali movimenti centrifughi del secolarismo antropologico la ripresa dei temi e principi del
Modernismo ad un livello più radicale ed universale. L'intento però di queste umili righe non vuol essere polemico, ma unicamente
una espressione di accoramento per quelle che consideriamo il danno irreparabile che questi teologi stanno facendo alle anime
cristiane col proporre il messaggio di Cristo sfrondato del mistero della Croce,della rinunzia al mondo ed ai suoi beni umbratili, per
ingolfare anche il cristiano nella cura delle preoccupazioni terrene come direbbe Heidegger. Vogliamo soltanto portare una
testimonianza di rivendicazione dell'autentico messaggio della Croce, della sofferenza cristiana, da parte di Siiren Kierkegaard ch'è
stato certamente uno dei più pro-fondi indagatori del mistero di Cristo in tutti i tempi e che ha pro-clamato, richiamandosi alla
tradizione genuina della spiritualità e mistica cristiana, la necessità per il cristiano d'imitare l'Uomo—Dio nella rinunzia al mondo e nel
seguirlo per la via regia sanctae crucis secondo l'aureo libretto medievale. Kierkegaard accusa, com'è noto, la cristianità protestante
e lo stesso Lutero di aver falsificato le carte in tavola, cioè di aver tra-dito il Vangelo eliminando l'ascesi, la vita religiosa, il celibato...
ossia di essere venuti a patti col mondo e di aver rifiutato lo scandalum crucis. Molti suoi « Discorsi edificanti » girano attorno a
questo tema, specialmente quel gioiello ch'è il « Vangelo delle soffe-renze », accessibile ora anche ai lettori italiani l. Ma è
soprattutto nel grande Diario che la sua aspirazione al Cristianesimo autentico della conformità con Cristo si manifesta nei bagliori
crescenti di una continua ascesa fino al sospiro del copio dissolvi et esse cum Christo di S. Paolo. Ma questa volta vogliamo limitarci
a riferire, in modo scarno e sparso, il tema e la trama del suo capolavoro cristologico ch'è l'Esercizio del Cristianesimo del 1850. Il
tema è il rifiuto di Cristo, che il mondo ha fatto e continuerà a fare nei secoli, della sua vita e del suo messaggio. L'origine remota e
più profonda può essere indicata in una precisa « esperienza di Cristo crocifisso », avuta (sembra !) dal piccolo &ken davanti ad una
vetrina di rigattiere, in una delle frequenti passeggiate col padre e che Kierkegaard si compiace di evocare ripetutamente proprio
men-tre stende l'Esercizio : «Prendi un bambino che non sia stato gua-stato dalle chiacchiere e da quell'insegnamento a filastrocca
che Cristo è stato crocifisso... Prendi cotesto bambino, presentagli dei ritratti di uomini celebri : un uomo a cavallo col cappello a tre
punte, Alessandro, Napoleone e simili, e mescola queste immagini con quella del Crocifisso. Il bambino domanderà come per le altre
: "Questo chi è ?". Di' allora : "Era l'uomo più amoroso che sia mai esistito".

No es difícil ver en los movimientos centrífugos actuales del laicismo antropológico la reanudación de los temas y principios del
modernismo a un nivel más radical y universal. La intención de estas líneas humildes, sin embargo, no significa ser polémica, sino
sólo una expresión de astucia para aquellos que consideramos el daño irreparable que estos teólogos están haciendo a las almas
cristianas proponiendo el mensaje de Cristo misterio de la Cruz, de la renuncia del mundo y de sus posesiones Umbratili, para
ingoldizar incluso al cristiano al cuidado de las preocupaciones terrenales como diría Heidegger. Sólo queremos dar un testimonio
de la reivindicación del auténtico mensaje de la Cruz, del sufrimiento cristiano, de Siiren Kierkegaard, que sin duda fue uno de los
investigadores más profondos del misterio de Cristo en todo momento y que ha pro-clamato, refiriéndose a la genuina tradición de la
espiritualidad y el misticismo cristiano, la necesidad de que el cristiano imita al hombre - Dios en la coronancia del mundo y en
seguirlo por el camino de dirección sanctae crucis según el libreto medieval de oro. Kierkegaard acusa, como es bien sabido, al
cristianismo protestante y al propio Lutero de falsificar las cartas sobre la mesa, es decir, de haber traicionado el Evangelio
eliminando el ascetismo, la vida religiosa, el celibato... es decir, haber llegado a un acuerdo con el mundo y haber rechazado el
escándalo crucis. Muchos de sus "discursos edificantes" giran en torno a este tema, especialmente esa joya que es el "Evangelio de
los sufrimientos", ahora también accesible a los lectores italianos 1 . Pero es sobre todo en el gran Diario que su aspiración a la
auténtica cristianismo del cristianismo auténtico del la conformidad con Cristo se manifiesta en los destellos crecientes de un
ascenso continuo hasta que el suspiro de la copia se disuelva y se disuelve Christo de San Pablo. Pero esta vez queremos
simplemente informar, de una manera escasa y escasa, el tema y la trama de su obra maestra cristológica que es el Ejercicio del
Cristianismo del 185. El tema es el rechazo de Cristo, que el mundo ha hecho y seguirá haciendo a lo largo de los siglos, de su vida
y de su mensaje. El origen remoto y más profundo se puede indicar en una precisa "experiencia de Cristo crucificado", tenía (parece
!) por el pequeño &a ken frente a una ventana de strippers, en uno de los paseos frecuentes con su padre y que Kierkegaard se
complace en evocar "Tome a un niño que no haya sido vadeado por la charla y la rima infantil enseñando que Cristo ha sido
crucificado. Tome el texto de un niño, presente retratos de hombres famosos: un hombre a caballo con el sombrero de tres puntas,
Alejandro, Napoleón y similares, y mezcle estas imágenes con la del Crucifijo. El niño preguntará como por los demás: "¿Este es
quién?" Diga entonces: "Era el hombre más amoroso que jamás haya existido".

Il bambino domanderà : "Ma allora chi l'uccise e perché ?". Oh, se anche quando sarà diventato vecchio, avesse l'uomo conservato
qualcosa della sua infanzia ! Che commozione non proverebbele quando, passando davanti a un rigattiere che tiene in vetrina del
figurine di Norimberga, vedesse questa frammischiata alle altre ! » 2. Quest'impressione sta all'origine dell'Esercizio del
Cristianesimo e lo domina come un'accusa sospesa sulla cristianità con l'impeto dello stile degli antichi Profeti : essa infatti ritorna nel
libro, ma lo stile è più sciolto e la perorazione più ampia. Ma nella conclusione l'impeto della protesta riprende il tono antico e ritorna
in tutta la sua veemenza. Ecco : « Una volta che il bambino sarà diventato un giovanotto, non dimenticherà l'impressione
dell'infanzia, ma la intenderà in modo diverso : capirà che non è possibile realizzare il proposito dei suoi primi anni quando
dimenticava i i800 anni ; ma penserà con la medesima passione la necessità di lottare contro il mondo che sputa sul Santo, contro il
mondo che crocifigge l'Amore e chiede che il bri-gante sia graziato. Qualora poi giungesse il bambino all'età matura, non avrà di-
menticato di certo l'impressione ricevuta nell'infanzia, ma la inter-preterà in modo diverso. Non desidererà più di colpire : perché
[direbbe] io allora non avrei più nessuna somiglianza con lui, con l'Umiliato, il quale non colpì, neppure quando fu percosso. No, egli
non desidererà ora che una cosa soltanto : di soffrire possibilmente quasi com'Egli soffrì in quel mondo che i filosofi hanno sempre
chia-mato il migliore, il quale però — sì, può darsi che ciò ch'è vero in filosofia non lo sia in teologia — crocifigge l'Amore e grida :
"Viva Barabba !". Spesso in situazioni di minor conto il mondo ha dimo-strato che non soltanto colui che vuole umanamente il bene è
vo-tato alla sofferenza, ma anche — per amore del contrasto così caro al mondo e per accentuare quanto il mondo stia agli antipodi
del bene — che c'è facilmente fra i contemporanei quel miserabile, quell'essere abietto che, per spirito di contraddizione, viene accla-
mato con evviva. Se lo spettacolo di quell'abbassamento può commuovere a que-sto modo, non potrebbe commuovere così anche
te ?

El niño preguntará: "¿Pero entonces quién la mató y por qué?" ¡Incluso cuando envejezcó, le había conservado al hombre algo de
su infancia! ¿Qué emoción no le demostraría cuando, pasando delante de un stripman que se mantiene en la ventana de las figuras
de Núremberg, vio esto mezclado con los demás! 2. Esta impresión está en el origen del Ejercicio del Cristianismo y lo domina como
una acusación suspendida sobre el cristianismo con el impulso del estilo de los antiguos profetas: de hecho vuelve en el libro, pero
el estilo es más suelto y la peroración más amplia. Pero al concluir el impulso de la protesta toma el tono antiguo y regresa en toda
su vehemencia.
Aquí está: "Una vez que el niño se ha convertido en un hombre joven, no olvidará la impresión de la infancia, pero lo entenderá de
una manera diferente: entenderá que no es posible darse cuenta del propósito de sus primeros años cuando olvidó los 800 años;
pero pensará con la misma pasión la necesidad de luchar contra el mundo que escupe al santo, contra el mundo que crucifica el
1
Tr. it. di C. FABRO, Ed. Esperienze, Fossano 1971.
2
2 Diario, 1848, IX A 395 ; tr. it., III ed. Brescia 1980-83, nr. 1975, t. V, p. 78.
Amor y pide que el Brigante sea perdonado. Si el niño alcanza la edad madura, ciertamente no tendrá diminded la impresión
recibida en la infancia, pero la intercalará de una manera diferente. Ya no deseará atacar: porque [él diría] que ya no tendría ningún
parecido con él, con el Humillante, que no golpeó, incluso cuando fue golpeado. No, no deseará ahora que sólo una cosa: sufrir
posiblemente casi como sufrió en ese mundo que los filósofos siempre han llamado a los mejores, pero, sí, puede ser que lo que es
cierto en la filosofía no es cierto en la teología, crucifica el amor y los gritos : "¡Viva Barrabá!". A menudo, en situaciones de casos
menores, el mundo ha demostrado que no sólo los que quieren el bien humanamente se dedican al sufrimiento, sino también, por el
contraste tan querido por el mundo y para acentuar lo mucho que el mundo está en el extremo opuesto del mundo, que hay
fácilmente entre los contemporáneo ese miserable, ese ser abyecto que, en un espíritu de contradicción, es aclamado con hurrah. Si
el espectáculo de esa bajada puede moverse de esta manera, ¿no podría conmoverte a ti también?

Se ciò ha scosso gli Apostoli che non seppero e non vollero sapere nulla, se non Cri-sto e Cristo Crocifisso (i Cor. 2, 2), perché non
potrebbe commuovere anche te ? Da questo non segue che tu diventerai un apostolo, quale temerità ! No, ma solo che tu puoi
diventare un cristiano. Se quello spettacolo commosse quei santi gloriosi che la Chiesa ricorda come suoi padri e maestri i quali, con
l'Apostolo, non seppero e non vollero saper nulla se non Cristo e Cristo Crocifisso, non può commuovere allo stesso modo anche
te ? Tu non diventerai per questo uno di loro, o presunzione !, ma potrai diventare semplicemente un cri-stiano. Infatti perché quello
spettacolo li commosse a quel modo ? Perché essi lo amavano. Perciò essi scoprirono le sue sofferenze ; poiché solo colui che
l'ama comprende ch'egli era l'Amore, e solo costui può rendersi conto com'egli soffrì, di qual duro e di qual tre-mendo martirio, e
come soffrì : com'era dura, straziante quella Pas-sione, e quanto soffrì ! Quanto soffrì ! quanto giusta era la sua causa, e quanto egli
soffrì ! Che ingiustizia ! Se questo spettacolo non ti commuove, è segno che tu non lo ami. Perciò, chissà che questo spettacolo di
Cristo umiliato nella sua sofferenza, non possa an-cora spingerti ad amarlo. Quand'è così, cerca di poter contemplare questa scena
un'altra volta e allora questo commuoverà anche te al punto di voler soffrire a somiglianza con lui il quale dall'alto vuole attirare tutti a
sé»3.
Certo, Kierkegaard non gode di buona stampa fra i nostri teo-logi del progresso che corrono a frotte a « demitizzare » il Vangelo cioè
a nascondere la Croce ed a togliere al messaggio di Cristo il pungolo della compunzione, a tacere sul pentimento dei peccati e
sull'orrore del giudizio dell'eternità. Ma non è questo un sintomo chiaro che questa teologia, finora sconosciuta nella storia del Cri-
stianesimo, sta tradendo il messaggio evangelico ?

Si esto sacudió a los Apóstoles que no sabían y no querían saber nada excepto Cristo y Cristo Crucificado (el Cor. 2, 2), ¿por qué
no podría moverlos también? De esto no se deduce que te conviertas en Apóstol, ¡qué imprudencia! No, pero sólo tú puedes
convertirte en cristiano. Si ese espectáculo conmovió a esos santos gloriosos a quienes la Iglesia recuerda como sus padres y
maestros que, con el Apóstol, no sabían y no querían saber nada más que Cristo crucificado, ¿no pueden moverse de la misma
manera? ¡No te convertirás en uno de ellos, ni en conceit!, pero simplemente puedes convertirte en un cristiano. De hecho, ¿por qué
ese programa los movió de esa manera? Porque lo amaban. Por lo tanto, descubrieron su sufrimiento; porque sólo el que lo ama
entiende que él era amor, y sólo él puede darse cuenta de cómo sufrió, de lo duro y de lo que tres mendo sin martirio, y cómo
sufrió : lo duro, desgarrador que Passione era, y lo mucho que sufrió! ¡Cuánto sufrió! cómo estaba la derecha era su causa, y cuánto
sufrió! ¡Qué injusticia! Si este programa no te mueve, es una señal de que no te gusta. Por lo tanto, quién sabe que este espectáculo
de Cristo humillado en su sufrimiento, ni siquiera puede empujarlos a amarlo. Cuando lo hace, trata de contemplar esta escena de
nuevo, y entonces esto te llevará al punto de querer sufrir a semejanza de aquel que desde arriba quiere atraer a todos a sí mismo"3.
Por supuesto, Kierkegaard no goza de una buena prensa entre nuestros teologs de progreso que corren en masa para "desmimar"
el Evangelio, es decir, para ocultar la Cruz y para quitar del mensaje de Cristo el aguijón de la compunción, para permanecer en
silencio sobre el arrepentimiento de los pecados y el horror de la juicio de la eternidad. Pero, ¿no es esto un síntoma claro de que
esta teología, hasta ahora desconocida en la historia del Cristianismo, está traicionando el mensaje evangélico?
(1972)

3
Esercizio del Cristianesimo, tr. it. di C. FABRO, Ed. Studium, Roma 1971, p. 237 S.