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Il libro sacro è l’Avesta, composto da tre parti principali: testo liturgico, raccolta di inni e raccolta contro i demoni.

La
stessa esistenza storica di Zarathustra è messa in dubbio e così anche le fasi più antiche della religione se si
confrontano le fonti storiche delle Gatha (parte dell’Avesta), i documenti ufficiali degli Achemenidi ed i capitoli di
Erodoto. - Secondo le Gatha, Ahura Mazda è dio unico creatore e ci sono un altro numero di esseri sovrumani da lui
creati (Amesha Spenta) che rappresentano una sorta di virtù astratte. I documenti degli Achemenidi entrano un po’ in
contraddizione con le Gatha, non parlando di Zarathustra e parlando di Ahura Mazda ed altri dèi che addirittura Serse
dirà di averne distrutto il culto. - Erodoto scrive che i Persiani venerano il Cielo che chiamano Zeus (inteso come Ahura
Mazda) e che sacrificano a lui, ma anche al sole (Mithra), luna... Le 3 fonti discordano anche su un altro fatto
importante, come i magi (sacerdoti): le Gatha usano il termine magi per indicare atti sacrificali posti in essere dai
magavan, mentre gli scritti di epoca di Dario parlano di un nemico di Ahura Mazda che era un mago, mentre Erodoto
identifica i magi come una tribù dei Medi. La religione dell’Iran in epoca Achemenide si presenta discorde anche su
Ahura Mazda perché per le Gatha è l’unico dio, mentre per Erodoto è un dio principale tra gli altri.

Il nucleo principale della dottrina mazdea è l’idea di una lotta tra due princìpi opposti che si possono definire come il
bene e il male. Già nelle Gatha si parla di questo, poiché gli esseri sovrumani si raggruppano in due schiere opposte a
seconda di chi hanno scelto di seguire: sono due Amesha Spenta che circondano Ahura Mazda. Considerando delle
fonti pahlavi, a capo delle fazioni non si sono solo gli Amesha Spenta, ma è lo stesso Ahura Mazda che prende parte
alla lotta in favore della sua creatura prediletta. E’ quindi Ahura Mazda un dio che non si disinteressa a ciò che ha
creato, ma vi prende parte. Ahura Mazda avrebbe creato un mondo solo spirituale (ricordano le idee platoniche), ma
crea anche un mondo materiale dove le cose e gli esseri possono realizzarsi. L’origine del male resta inspiegata, ma
Ahura Mazda vuole distruggerlo e quindi crea il mondo temporale e folgora Ahriman (Amesha Spenta del male) per
3000 anni, durante i quali completa la creazione del mondo. Quando Ahriman riprende vigore uccide il bue
primordiale dal cui sangue nascono le piante. Anche il primo uomo viene ucciso, ma da lui nascerà l’umanità. Poi viene
inviato Zarathustra nell’epoca attuale a fronteggiare appunto il male: i persiani pensavano quindi di vivere nel periodo
di lotta tra il bene ed il male. Nasceranno due figli di Zarathustra che sconfiggeranno il male. Il mondo temporale
durerà quindi pochi millenni ed esiste solo in funzione di eliminare il male.

Il bene ed il male nella concezione mazdea non hanno un significato moralistico, ma vogliono dire vita e non-vita. La
morale mazdea è incentrata sul buon funzionamento delle cose ed è rinchiusa solo nella comunità dei credenti.
Mangiare e bere è una forma di lotta contro il male (differenza con l’ascesi). Il male si combatte con il sacrificio, come
quello che ha portato Zurvan (il Tempo creatore) alla nascita di Ahura Mazda, mentre l’esitazione a quel sacrificio ha
comportato la nascita di Ahriman che è il male. Il male quindi ha origine in un fatto di ordine rituale. Il ritualismo lo
troviamo anche nella festa più importante che è il gahanbar, ossia il capodanno, che è la festa del rinnovamento. Il
culto di Mitra ha attecchito molto nell’impero romano a partire dal I secolo d.C.: per entrare nella comunità c’erano
procedure iniziatiche e poi si ascendeva. Mitra era visto come dio solare (invictus) il cui giorno natalizio era il solstizio
invernale del 25 dicembre. Proprio questo culto esoterico e monoteista prenderà piede e rivaleggerà con il
cristianesimo. Il rapporto con il mazdeismo antico è, oltre al nome Mitra, il simbolo dell’uccisione del toro primordiale
che, però, non avviene ad opera del male, ma di Mitra. Con la dinastia Sasanide dal III sec. d.C. fino alla conquista
araba del VII secolo, il mazdeismo è religione ufficiale.

EBRAISMO

Le fonti più antiche sono riunite nell’Antico Testamento. Tale è così chiamato dal Cristianesimo, mentre la raccolta dei
libri dell’Antico Testamento era già presente prima (Legge, Profeti e Scritti). La Legge (Torah) era la parte anticamente
più canonica. Il Pentateuco era riconosciuto come “i 5 libri di Mosè” poiché si credeva che Mosè ne fosse stato
l’autore nonostante fosse redatto in terza persona ed avrebbe parlato della morte di Mosè e della Terra Promessa
(Canaan) in cui lui non sarebbe arrivato. Effettivamente il Pentateuco non è opera di un solo autore. La critica agli
scritti biblici inizia il secolo scorso, dicendo che vengono usati diversi nomi di Dio nel Pentateuco: i passi dove risulta
Jahve risultano diversi da quelli in cui risulta Elohim, anche se narrano dello stesso episodio; ciò ha portato ad un
eccesso di frammentazione di autori (redazione jahvista e redazione elohista, piuttosto che corrente sacerdotale). La
storia ebraica si inserisce in una serie storica di avvenimenti compresi tra la creazione del mondo e l’ingresso degli
Ebrei nel Canaan (terra promessa da Dio al capostipite del popolo Abramo). Guardando asetticamente questa storia,
contiene miti cosmogonici, antropogonici e di antenati mitici che hanno molte analogie con i miti di altre religioni (il
diluvio è scritto anche nell’epopea di Gilgamesh, antico poema epico sumero). Tutte le vicende si susseguono senza
soluzione di continuità, in un ordine cronologico fissato dal susseguirsi delle generazioni (tempo ristretto dalla
creazione dell’uomo fino al Canaan a soli quattro millenni). Tutte le vicende sono collegate mediante una cronologia
fittizia e ricondotte all’unitaria storia della fondazione di Israele con l’entrata nel Canaan. Il problema è capire quanto
questa storia può avere carattere storico: secondo l’Antico Testamento e le fonti storiche, gli Ebrei in Palestina erano
dei nuovi arrivati, stanziatisi in mezzo ad una popolazione locale semitica preesistente e con diversa cultura e
religione, resta solo da capire se le modalità con cui sono avvenuti i fatti sono le stesse delle Bibbia.

Giuseppe figlio di Giacobbe viene venduto dai fratelli ed arriva in Egitto, dove poi fa arrivare anche i fratelli
perdonandoli. Da allora i 12 fratelli capostipiti delle 12 tribù di Israele rimangono in Egitto dove sono vittime di
maltrattamenti finché Mosè per ordine di Dio li conduce nel Canaan. La parte non scientifica risiede nel fatto che
nessun popolo diviso in 12 tribù discende da 12 fratelli, nessun popolo formatosi in un posto si trasferisce in blocco in
un altro posto: le vicende si devono essere svolte meno linearmente. La fertile terra canaanea attirava molte tribù
semitiche nomadi e tra queste si è formato il popolo ebraico. Qualcuna di queste probabilmente prima si era stanziata
in Egitto, portando con se gli infausti ricordi di un soggiorno doloroso, che poi saranno stati condivisi anche dalle altre
tribù. Giunti in Canaan le 12 tribù dapprima rimangono autonome e coalizzate in una sorta di lega, fino all’unione del
popolo in un regno nel X secolo a.C.; così come l’unità del popolo è stato frutto del tempo e dell’amalgamarsi delle
varie culture e tradizioni, così è da pensarsi che sia avvenuto per la religione. Tanto è vero che lo stesso Mosè è un
innovatore e porta delle novità in tema religioso, d’altronde diversamente non ci si potrebbe aspettare da un popolo
di nomadi (magari poteva essere diverso se fossero stati sedentari). La religione è sempre professata come
monoteistica ed in conflitto con quelle politeistiche che erano nel Canaan prima dell’avvento degli Ebrei. Con
l’introduzione degli Ebrei nel Canaan ci si sarebbe potuto aspettare che loro avessero preso la religione del luogo, ma
poiché avvenne il contrario, significa che avevano già una base religiosa sufficientemente solida che ne preservava la
fisionomia autonoma e l’assorbimento negli altri bacini culturali. Prima di insediarsi nella terra promessa erano
allevatori nomadi e, come i popoli primitivi credevano in un essere supremo celeste, si è pensato che anche loro
avessero originariamente una fede analoga. Questa tesi è confermata da alcune caratteristiche di Dio (onnipresente,
veggente, dimora nel cielo, si serve di mezzi meteorici, è datore di bene e di male alle volte senza motivazione). Anche
il contatto con le civiltà superiori della zona ha influito sul radicamento del monoteismo rispetto al politeismo delle
tribù canaanee presenti. Altro dibattito se la concezione del Dio sia da intendere come monoteismo o come
monolatria (adorazione del dio unico senza negare l’esistenza di altri dei): dagli scritti sembra che ogni popolo poteva
avere un proprio destino, oppure che Jahve sia il dio di Israele. Sostanzialmente non è una monolatria, ma nelle
Scritture si vuole far emergere sempre il rapporto di Dio con il suo popolo e tra il popolo ed il suo Dio, inteso come
alleanza. Anche il carattere di Dio è condizionato dall’amore per il suo popolo.

Due fenomeni dell’adattamento dalla vita nomade a quella sedentaria sono la formazione della monarchia e la
concentrazione del culto nel tempio (influssi del Vicino Oriente). Il re di Israele non è un re divino e nemmeno un re-
sacerdote, ma è un re protetto dalla divinità. Il culto del Dio nel tempio acquista termini di regalità che sono stati
introdotti con la monarchia. Il tempio è unico come lo è il Dio che vi dimora. Nacque la contraddizione tra le modalità
in cui Dio parlava ed ordinava al suo popolo quando era nomade (ossia parlando a capi ispirati), rispetto alla situazione
attuale di stanziamento. Ciò ha creato il profetismo, ossia la presenza dei nabi (veggenti/indovini) come ne esistevano
in altre religioni del Vicino Oriente, per cui si crearono il veggente templare ed il veggente della corte del re. In Israele
il profetismo prende connotati particolari: è un mero strumento mediante cui Dio parla al suo popolo per dirigerne il
cammino e non per dare ordini o rivelare verità. Non è il profeta che cerca di comprendere la verità divina, ma è
questa che gli si impone anche se egli (Giona) vuole rifiutarsi. Il popolo vuole sostanzialmente ristabilire il rapporto
immediato tra lui ed il suo dio, al di là del culto templare e del re.

Gli Ebrei osservavano una divisione del tempo in settimane, dove la festa era il settimo giorno (sabato) ed altre
ricorrenze con il numero 7, poiché settimo era il giorno in cui Dio, dopo la creazione, si era riposato (le creazioni in
realtà erano 8, rispalmate su 6 per farle rientrare nella settimana). C’erano tre grandi feste annuali, tutte con
riferimenti agrari: il Massot era la festa dei pani azzimi dove era proibito mangiare pane lievitato (come durante
l’esodo) e si celebrava all’inizio della mietitura dell’orzo; il Shabuot che aveva luogo sette settimane dopo con precisi
caratteri primiziali ed il Sukkot che era la festa dei tabernacoli ed era celebrata con lafi.ne dell’anno agrario e ricordava
la vita nel deserto. Sembrano proprio avere i connotati di un precedente sistema festivo fissato con l’agricoltura.

CRISTIANESIMO

Parte dalla religione ebraica, di cui non ha rinnegato neanche gli Scritti. Fatto importante nel VI secolo a.C. fu la
deportazione in massa della classe dirigente ebraica durante la cattività babilonese, per cui al loro ritorno in Palestina
(dopo la liberazione di Ciro) la religione cambia sia perché loro avevano subìto l’influsso babilonese, sia perché gli
ebrei rimasti in Palestina, erano rimasti senza guide. Scompare il profetismo e la concezione del Dio si universalizza,
diminuendo la connotazione di Dio di Israele. Con la conquista da parte di Alessandro Magno, la religione resiste
all’ellenizzazione e dopo diventa una teocrazia fino alla conquista da parte dell’impero romano. Si forma così il
giudaismo (differente dall’ebraismo antico) distinto in varie sette: - Sadducei: sostenitori dell’indipendenza nazionale e
seguaci dell’aristocrazia sacerdotale, interessava loro solo seguire la Torah e gli altri aspetti della vita potevano anche
essere ellenizzati purché non interferissero con la legge. - Farisei: l’intera esistenza doveva essere conformata alla
religione e perciò lottavano contro forme di vita importate. Erano però favorevoli ad una innovazione religiosa
(resurrezione del corpo di origine iranica, apocalisse). - Esseni: eredi dell’intransigenza profetica contro ogni forma di
adattamento della religione di origine pagana. Per questa loro visione estrema, si distaccarono dalla comunità ed
instaurarono un monachesimo di vita comunitaria in povertà.

- Zeloti: integralisti della teocrazia che lottavano con le armi contro il dominatore romano. Si era quindi rotta
quell’inscindibilità tra mondo politico e religioso caratteristico del periodo arcaico, in modo che ora a seconda dei
gruppi, prevaleva una visione o l’altra. La diaspora giudaica aveva già avuto inizio e c’erano comunità in molte parti del
Medio Oriente. Caratteristico della religione giudaica era l’attesa del Messia che avrebbe ricostituito il Regno di
Davide. Nel tempo però questa attesa messianica si era trasformata nell’attesa di un Messia che avrebbe portato il
loro Dio al trionfo definitivo. Questa si intersecava con l’apocalittica attesa della fine di questo mondo e l’instaurazione
del regno di Dio. Con le esperienze negative sul piano religioso (dominazioni babilonesi, persiane, greche, romane)
l’attesa si era trasformata in una redenzione escatologica che, attraverso un salvatore, avrebbe ricongiunto il singolo
uomo con il proprio Dio. Gli scritti della comunità del Qumran sul Mar Morto di matrice essena rivelano che il mondo
attuale è sotto il dominio dello spirito del male, ma la vittoria finale avviene attraverso dio, mediante la cooperazione
degli eletti.

Esaminando i presupposti greci del Cristianesimo, si osserva che già nel VI sec. a.C. in Grecia si era messo in
discussione il politeismo tradizionale e l’antropomorfismo delle divinità: i filosofi avevano elaborato un’idea della
divinità razionalizzata e moralizzata. Con la perdita dell’indipendenza delle città stato e l’unificazione sotto Alessandro
Magno ha inizio l’ellenismo. Se prima ogni uomo poteva inserirsi nell’ordinamento della propria polis, che a sua volta
si inseriva nell’ordine rappresentato dagli dèi, ora con lo stato ellenico, l’individuo perde il proprio peso e si trova da
solo di fronte alla divinità. L’individualismo diventa un fenomeno di massa, per cui l’uomo deve fare appello al logos
della propria mente. Altra conseguenza di Alessandro Magno è che porta i greci a contatto con mondi culturali
differenti, da cui si ha una reciproca influenza.

Gesù può essere considerato il fondatore della religione cristiana. La prima comunità cristiana vive ed opera a
Gerusalemme, mantenendo rapporti con la religione giudaica e con il Tempio. Rientra quindi nel quadro del giudaismo
contemporaneo. Tra i primi diaconi che si prendono cura della comunità ci sono greci, poi la predicazione cristiana
varca i limiti della Palestina ed attecchisce in varie parti del mondo ellenistico, appoggiandosi sulle comunità ebraiche
già esistenti. Questo ingresso nel mondo dei gentili implica un adattamento, ossia non rompere con il giudaismo, ma
diffondere un messaggio universale ed in greco. Già nel Concilio di Gerusalemme del 49 d.C. si contrappongono due
correnti: una più fedele a tradizioni antiche (Giacomo e Pietro) ed una più emancipata (Paolo), vinto dagli ellenizzanti.
Anche la figura di Gesù era vista in maniere diverse: per i più attaccati alla religione ebraica, egli poteva essere anche
un semplice “maestro, rabbì” perché le sue predicazioni rientravano tra quanto già fatto da altri maestri; poteva
essere anche il Messia che, in versione apocalittica, veniva ad annunciare l’avvento del Regno di Dio; per altri gruppi,
invece, il legame tra Gesù e Dio era di carattere sovrumano, come nella scena del battesimo nel Giordano dove si ha
una reale adozione da parte di Dio. In quest’ultima visione egli può essere concepito secondo gli gnostici come colui
che Dio ha mandato per redimere lo spirito caduto; per altri appare come il logos (verbo, reso autonomo da Dio);
secondo altri, Gesù, considerato egli stesso di natura divina, poteva diventare Signore (kyrios) e quindi oggetto di
adorazione.Parimenti anche la passione e la morte di Gesù potevano essere viste in modo differente: nella tradizione
antica era visto come il servo di dio che si sacrifica per espiare i peccati del popolo, mentre secondo una mentalità
ellenistica la morte del Dio aveva analogie con quella delle divinità di altre religioni (Osiride). La redenzione non
necessariamente si legava con la morte di Gesù: c’era chi la considerava già avvenuta e chi invece ne aspettava il
ritorno. Anche il suo insegnamento poteva essere visto come finalizzato a restituire alla fede giudaica l’antica purezza,
oppure in contraddizione con la stessa religione, oppure ancora in carattere esoterico. A differenza del giudaismo, il
cristianesimo supera i confini di Israele e porta il Vangelo fuori dalla comunità, perché il suo messaggio è universale,
anzi, sembra che si rivolga di più a chi è fuori dalla comunità normalmente accettata dallo stato ebraico (peccatori). Il
giudaismo faceva poco proselitismo. Questo è il primo connotato di originalità del messaggio cristiano. Mette poi la
salvezza alla portata di tutti e subito e non come il messianismo giudaico alla fine dei tempi. Un’altra causa di
distaccamento tra giudaismo e cristianesimo fu il fatto dell’occupazione romana del 69 d.C. a cui seguì la distruzione
del tempio: ciò favorì la tendenza di cercare la salvezza al di fuori del destino nazionale e di trovare un contatto
immediato ed individuale con un dio universale, con la svalutazione dei beni terreni; si faceva più forte il bisogno di
trovare nuove forme di comunità e così si maturò nei cristiani la coscienza di essere qualcosa di diverso dai giudei. Il
cristianesimo si diffuse tra le masse disagiate perché predicava l’uguaglianza di fronte a Dio, poi dava una identità di
comunità agli individui che si sentivano dispersi nell’impero. Con l’allargarsi della comunità cresceva la necessità di
una comunità di indirizzo, mentre i gruppi etnicamente e culturalmente differenti concepivano delle diversità del
messaggio: era necessaria la creazione di autorità. All’inizio erano gli apostoli, poi si riconobbe supremazia al vescovo
di Roma e si iniziarono a convocare sinodi e concili per definire una linea comune nella dottrina e negli usi liturgici. Ciò
comportò anche l’irrigidimento sulle dottrine ufficiali e, quindi la nascita delle eresie che si discostavano da queste.
Una prima esperienza fu già con Marcione che opponeva radicalmente la fede cristiana al Vecchio Testamento e
vedeva come differenti il Dio cristiano ed il Dio ebraico. Altre eresie si formarono intorno alla figura di Gesù:
adozionismo (Dio aveva adottato Gesù nel momento del battesimo, mentre prima era un uomo); monarchianismo
(estremizzazione della divinità di Gesù fino a confonderlo con Dio); docetismo (il personaggio terreno di Gesù era solo
una apparenza perché lui, essendo Dio, non poteva ne vivere ne morire); Arianesimo (Dio non ha generato, ma creato
Gesù).

Il senso di appartenenza delle comunità ai loro vescovi, portava intere popolazioni verso alcune concezioni
eterodosse, o, comunque originali: ad es. la posizione sacramentalista diceva che una persona per essere cristiana
bastava che fosse battezzata, mentre la posizione moralista diceva che era la condotta di vita che faceva il cristiano.
All’acuirsi dell’intransigenza dell’impero romano verso i giudei, i cristiani si vollero ancor di più diversificare: -
abbandonarono il shabbat per celebrare la domenica; - crearono l’ekklesia per distinguerla dalla sinagoga; - la Pasqua
non era più il passaggio, ma la resurrezione di Cristo. L’ostacolo più grande era, però, per entrambe le religioni, la
religione romana: aveva per l’impero una funzione politica di unificazione, per cui il culto dell’imperatore doveva
essere fatto da tutti. Cristiani e giudei non volevano il culto dell’imperatore e partecipare ai culti pubblici: ciò portò
contro di loro l’accusa di ateismo, di essere traditori dell’impero, di lesa maestà. Il disprezzo dei beni terreni, la
speranza di risurrezione ed il modello di Gesù crocifisso, predisponevano i cristiani all’accettazione del martirio per le
persecuzioni.

MANICHEISMO

Condivide caratteri di diverse religioni: è universalistica in quanto si rivolge a tutti gli uomini senza limiti nazionali
(come buddhismo, cristianesimo, islamismo), esercita proselitismo, ha un fondatore (Mani) da cui prende il nome,
possiede scritture sacre. Sant’Agostino fu manicheo prima di essere cristiano. Sorto in contemporanea con altre
religioni, fu da queste sopraffatto per circostanze storiche. Mani era un persiano di origine aristocratica nato nel 224
d.C. a Babilonia, dove transitavano molti messaggi religiosi: mazdei, ebrei, cristiani, gnostici, brahmanisti, buddhisti e
quindi il suo insegnamento fu fortemente sincretistico. All’inizio trovò accoglienza dal re persiano, ma con l’avvento
della dinastia sasanide fu perseguitato e messo a morte. La religione ha caratteri fortemente cosmogonici: il mito
manicheo è in sostanza un mito gnostico (lo Gnosticismo è una valutazione estremamente pessimistica della realtà
cosmica creata da potenze demiurgiche e lo spirito dell’uomo è prigioniero della realtà e la sua redenzione può
avvenire solo tramite Dio e per salvarsi si deve conoscere questa situazione). Al tempo delle origini, il bene e il male
erano perfettamente separati: la loro mescolanza attuale deriva da un evento primordiale, ossia il divoramento
dell’anima dell’uomo primordiale. Da qui inizia il percorso che vedrà alla fine dei tempi la restaurazione della
separazione originaria e la liberazione dello spirito dal mondo materiale. La lotta tra bene e male è di origine mazdea;
L’anima prigioniera della materia è dell’orfismo greco; La genesi del mondo prende spunto dall’Enuma Elish sumero; Il
dio amico è simile a Mitra; La prima coppia umana ad Adamo ed Eva; Mani si proclama successore di Gesù.

MANDEISMO

Simile al Manicheismo, ma ha anche la pratica battesimale. Se ne distingue per il destino storico perché non è
scomparsa del tutto, ma vide nell’Iraq meridionale.

ISLAMISMO

Il termine significa “dedizione a Dio”. Sorge ad opera di un solo uomo: Maometto in stretta connessione con la sua vita
personale. Le basi della religione si basano sul Corano, da lui scritto. Durante la sua vita l’Islam diventa una comunità
politica e si espande notevolmente in pochi decenni. Nella penisola araba dello Higiaz c’erano delle credenze non
propriamente politeistiche che riguardavano una pluralità di esseri sovrumani, anche se avevano un termine semitico
di Dio (non c’è traccia di pantheon, templi, sacerdozi). Gli Arabi preislamici non erano un popolo primitivo, poiché a
Nord confinava con paesi di civiltà superiore, impero bizantino e persiano, mentre nel Sud si era sviluppata una
propria civiltà superiore di tipo sud-arabico che era in contatto con l’Etiopia, che era già cristiana. Nell’Arabia, oltre
all’allevamento, era importante il commercio tra Nord e Sud che passava per lo Higiaz nelle due città della Mecca e
Medina. Questa situazione favoriva la circolazione di idee e cultura. L’Arabia era già matura per diventare cristiana,
quando invece divenne mussulmana.

Maometto nasce alla Mecca nel 570 d.C., si sposa con una ricca vedova e a 40 anni inizia ad avere le rivelazioni che
saranno il contenuto del Corano (messaggio di Allah che lui ha solo fissato per iscritto). Maometto oppone questa sua
predicazione monoteista al paganesimo della sua città, ma l’ambiente della Mecca che è pieno di culture lo osteggia e
perseguita. Nel 622 fugge da lì e si rifugia a Medina. Da quest’anno inizia l’Era Islamica. A Medina egli è eletto come
capo della città, sia religioso che politico e proprio da questo nasce l’inscindibilità islamista tra religione e politica. Egli
vuole un popolo di fedeli che vada oltre il legame tribale. Questo popolo si sente unito e inizia a compiere razzie su
altri gruppi; si espande fino a conquistare la Mecca nel 630. Maometto muore nel 632 d.C. Il Corano è diviso in 114
capitoli (sure), è l’unico caso che risale ad un unico autore che è lo stesso fondatore della religione e della quale
costituisce l’unico canone. Maometto si pone solo come messaggero/profeta e non viene divinizzato, non ha caratteri
sovrumani. Il dio è concepito come lo stesso dell’ebraismo e del cristianesimo, accetta le tradizioni bibliche, ma ne
crea una evoluzione per adeguarsi alle necessità del suo popolo.

Il problema ci fu con la successione di Maometto: si crearono rivalità interne per cui si crea la corrente sciita che vede
nel genero di Maometto, Alì il suo successore ed in generale i successori devono essere membri della sua famiglia; e la
corrente sunnita, invece, che vuole che siano i compagni di Maometto i veri prosecutori del suo insegnamento, ossia
chi più ne è degno per la sua fede. La Sunna (testo di riferimento del pensiero giuridico, etico e sociale) si impone
come idea di ortodossia. Altre correnti si formano, come i kharigiti che erano rigorosi nell’applicazione della condanna
degli errori, o i murgia che annullavano la volontà umana di fronte a Dio. All’inizio prevalsero gli Umajjadi che erano
sunniti della stessa tribù di Maometto.

Il messaggio islamico si evolvette poi passando da conquista all’uguaglianza dei fedeli che loro soggiogavano. Si
espansero in Egitto, Siria, Africa del Nord e Spagna. Poi gli Umajjadi soccombono agli Abbasini iracheni e dopo si ha
l’ascesa dei Turchi. Il califfato non resta più unico, ma se ne creano diversi. L’Islamismo è povero di elementi rituali,
domina la fede e la dedizione totale alla volontà di dio. Ci sono cinque pilastri: - Ramadan; - elemosina; - preghiera
cinque volte al giorno; - visita alla Mecca una volta nella vita; - la professione di fede. La preghiera è molto rigorosa
nelle modalità e può essere fatta in modo individuale tranne il venerdì, che è collettiva. Il digiuno prende origine da
tradizioni più antiche (ebraismo e cristianesimo) anche se si evolve in modo diverso, mentre il pellegrinaggio ha chiari
connotati con le usanze preislamiche che venivano fatte alla Mecca, che era un centro religioso e commerciale; la
Ka’ba (oggi il santuario più importante della religione islamica), è una costruzione cubica già venerata nel pre-
islamismo, è stata fondata da Abramo come Casa di Dio; il pellegrinaggio richiede una particolare purificazione e dei
riti di passaggio. La corrente sufista prevede che dio è talmente inarrivabile alla sua onnipotenza da non ammettere
alcuna mediazione tra se e l’uomo: i sufi si ritiravano dal mondo rinunciando ai beni terreni perché distoglievano il
pensiero da Dio e praticavano l’ascesi. Da qui sorgeranno delle sorte di ordini monastici.