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Il diritto, lo stato, la storia

IL DIRITTO, LO STATO
Kant parla di questo nella metafisica dei costumi, e dice prima di tutto che il diritto riguarda
le azioni che la persona compie in un contesto collettivo, cioè come agisce l’uomo nelle sue
scelte all’interno di un contesto collettivo, come si comporta nei confronti degli altri,
secondo quali regole, e i principi universalmente validi secondo cui vengono redatte queste
regole. Kant inoltre è contro l’anarchismo, infatti dice che sono necessarie le leggi
giuridiche sennò ci sarebbe caos, ma va anche contro il positivismo giuridico, secondo il
quale il sovrano decide le regole e gli altri devono solo obbedire.
Una comunità giuridica è un insieme di soggetti responsabili, che sono guidati dalla ragione
nel capire i loro diritti. Alcuni di questi diritti non valgono solo per il periodo storico o per il
contesto sociale, ma universalmente validi, cioè apriori. Il primo diritto apriori è la libertà,
ma bisogna limitare la libertà del singolo per consentire la libertà di tutti (la mia libertà
finisce quando inizia quella di un altro). Per Kant quindi alcune costrizioni sono
fondamentali quando si trasformano in diritti, e che consentono la convivenza nelle
comunità.
Kant divide il diritto in diritto innato e diritto acquisito. Il diritto innato, composto dai diritti
fondamentali e dato dalla natura indipendentemente dagli atti giuridici, quello acquisito è
quello che nasce da un atto giuridico. Il diritto acquisito si divide in diritto privato, che
defijisce la leggitimità e il posseso delle cose esterne, e il diritto pubblico, che riguarda la
vita associata nella società.
Kant critica la rivoluzione francese, nonostante inizialmente sia un sostenitore dei suoi
principi, ma poi individua un errore fondamentale della rivoluzione, cioè il pensare che la
violenza sia la giusta risposta ai problemi della società, e da qui nasce l’idea di stato che ha
Kant. Lo stato non ha un fine proprio, ma coincide con l’insieme dei fini dei suoi cittadini. Il
fine dello stato è quindi quello di permettere ai suoi cittadini di raggiungere gli obiettivi che
si sono prefissati. A questo proposito Kant critica anche quelli che dicevano che il fine dello
stato era di raggiungere la felicità per i cittadini, perché lo stato non può decidere cosa sia
la felicità per i suoi cittadini. Kant inoltre dice che lo stato non deve essere né confessionale
né etico, ma neanche uno stato comunista.

LA STORIA
Il tema dell storia è affrontato in molti scritti da Kant, tra cui “che cos’è l’illuminismo” e “per
la pace perpetua”. Kant dice inizialmente che il fine della storia è la libertà, e non è nè un
casuale succedersi di eventi, ma neanche tutto quello che succede nella storia ha uno
scopo, ma esiste un senso unico nel corso della storia che non è meccanicistico (tutto
quello che accade deve accadere in quel modo). Kant dice infatti che non si può negare
che tutto ciò che esiste ha una finalità, quindi anche l’uomo, ma il suo fine coincide con un
suo sforzo, conquista e una realizzazione razionale, infatti l’uomo non è già programmato
per avere un fine prestabilito. A questo proposito Kant identifica la storia come un qualcosa
che riguarda la collettività, infatti una conquista individuale si riflette sempre su una
comunità di persone.
Kant parla anche della crescita individuale dell'uomo, che si manifesta in 3 segnali: il
bisogno di espandere le proprie conoscenze, il preoccuparsi del futuro, e sviluppare il
concetto di uguaglianza. Il definitivo passaggio da una condizione infantile a una adulta è
data dalla conquista della libertà, che coincide con l'ingresso del male. Tutti questi passaggi
per Kant rappresentano sia il processo di crescita dell’uomo che della società.
In conclusione il fine della storia è il dispiegamento sempre più ampio della razionalità e
della libertà degli uomini.