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12 SECOLO D’ITALIA

SECOLO D’ITALIA

[ VIAGGI

OLTRE CONFINE

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DOMENICA 16 GENNAIO 2011

La mostra “I due imperi. L’Aquila e il Dragone” riesce a collegare due grandi utopie cosmopolite che dialogarono attraverso il commercio

CONNESSIONI IMPERIALI

I mondo è connesso. Non è lo slogan del nostro

tempo, né un modo per esaltare la Rete: è una

frase per descrivere, invece, il II Secolo d.C.,

l

Federica Colonna

l’epoca della magnificenza dei grandi imperi ro- mano e cinese. La Via della Seta, un filo rosso che attraversa montagne, spazi immensi, popo-

li e culture, è stata il primo sistema di world wi-

de

web. Le diverse civiltà confluivano in essa,

si

mostravano lungo le sue curve e attraverso

merci e manufatti raccontavano lo spirito di quel tempo e venivano in contatto. Il percorso dei tessuti e delle pietre era, allora, una ragna- tela di link in grado di mettere insieme due mondi, di tessere la tela delle comunicazioni e del dialogo. La Via della Seta è, in un certo sen- so, il percorso della curiosità, la strada della contaminazione e dell’incontro, il luogo dello scambio continuo, economico e simbolico in- sieme. Un cammino-emblema in grado di far in- contrare Oriente e Occidente e di sorprendere ancora oggi: secondo Plinio il Vecchio nel I Se-

colo d.C. i rapporti tra Roma e l’Oriente costa- vano almeno cento milioni di sesterzi, un am- montare pari a circa 7.780 chili d’oro, cioè 207milioni di euro attuali. Rotte marine, per- corsi tra l’Africa del nord, l’Europa e l’Asia, erano le strade che secondo i romani portava- no al magico popolo dei Seres, mitici produtto-

ri della seta. I Seres erano nell’immaginario del-

l’antica Roma gli abitanti di luoghi inconosci- bili situati ai confini della terra, genti capaci di produrre la seta attraverso strabilianti alchi- mie. L’unico contatto possibile con i Seres era attraverso il tessuto scambiato lungo la Via del-

la Seta. Il commercio non avveniva per incon-

tro diretto, anche se ci furono, ad esempio, mer- canti romani che si spinsero lontanissimo. Lo dimostra il ritrovamento nel sito archeologico

di Loulan, nella provincia cinese di Honan, di

vetri romani e tessuti egizi, o il fatto che in Viet- nam, a Go Oc Eo, siano stati rinvenuti sesterzi

e specchi d’origine romana. Il commercio, però, della misteriosa e magica seta, che fu prodotta in Occidente solo a partire dal Medioevo, avveniva attraverso i popoli dei confini i quali ricevevano il prezioso tessuto co- me dazio diplomatico o come bene in cambio del mantenimento della pace lungo i limiti dell’im-

cambio del mantenimento della pace lungo i limiti dell’im- La Via della Seta è il percorso
cambio del mantenimento della pace lungo i limiti dell’im- La Via della Seta è il percorso

La Via della Seta è il percorso della curiosità, la strada della contaminazione e dell’incontro, il luogo flessibile dello scambio continuo, economico e simbolico insieme

pero del dragone. I cinesi, invece, raccontavano

di un mondo occidentale chiamato Da Qin, al-

trettanto misterioso e popolato da animali e piante esotiche. Era come se Roma e Cina, per- sonificate, non si guardassero mai negli occhi, ma puntassero lo sguardo, curiose e orgogliose, verso la stessa direzione. È questa, infatti, l’immagine scelta dai cura- tori per promuovere la mostra “I due imperi. L’Aquila e il Dragone”. L’esposizione, risultato della collaborazione tra il Ministero per i Beni Culturali italiano e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Ci- nese, rappresenta il primo e più compiuto ten-

tativo di far dialogare i due imperi. Attraverso

le opere è come se tutta l’umanità del tempo si

raccontasse, nella diversità e nelle rare simili-

tudini. Il percorso tra le opere, allora, è qualco-

sa di più di una ricostruzione storica. La mostra

è una rappresentazione in 3D dell’idea stessa

d’identità imperiale. Le monete, le sculture, l’ar-

te funeraria e i tessuti esposti diventano la raf-

figurazione plastica del concetto stesso di impe- ro, così come definito, in maniera evocativa, da Alain de Benoist. La parola impero non indica

solo un concetto politico e geografico, ma è il ri- chiamo ad una pluri-identità interiore. L’impe-

ro non è riducibile solo una forma di organizza-

zione del potere ma nasconde un aspetto più in-

timo e profondo: è una dimensione dell’anima, è un modo armonico di guardare alle differenze e

di farle vivere insieme. L’identità imperiale, al-

lora, è multipla e dialogante, dinamica, l’esatto contrario della appartenenza razziale e cultura- le. Nello spazio fisico e metafisico dell’impero non è possibile rintracciare l’omologazione:

l’aquila e il dragone, vessillo, rispettivamente, della Roma antica e della dinastia Han, sono, en- trambi, i simboli di grandi identità dinamiche. L’aquila, che fin dall’epoca repubblicana fu sulle insegne delle legioni, era l’unico animale che, di fronte al sole, non abbassava gli occhi. Era l’essere olimpico per eccellenza, perché sa- cro a Giove. Secondo Julius Evola l’aquila era l’emblema del superamento dei confini e dei li- miti, non solo in senso fisico, ma anche imma-

teriale. Era in grado, grazie alla forza alare e al- l’acutezza dello sguardo, di accompagnare l’ani- ma del defunto verso le regioni celesti, su, fino all’Olimpo. Evola ricorda che con la morte di Augusto iniziò una particolare tradizione fune- raria: il corpo dell’imperatore venne deposto su una portantina d’avorio e adagiato su una pira che fu bruciata mentre un’aquila venne lancia-

ta in volo, per guidare l’anima dell’imperatore

verso lo spazio senza limiti. Anche il dragone era il simbolo della potenza

e della flessibilità. Ne Il libro dei monti e dei ma- ri, ad esempio, il drago, o Long, è descritto co- me il re di tutte le creature, capace di mutare

forma e di diventare visibile o invisibile, sottile

o grosso. Long saliva in cielo durante l’equino-

zio di primavera e scendeva negli abissi in quel-

lo d’autunno. Se l’aquila era sacra a Giove, re

degli Dei, il dragone era l’essere cavalcato dal- l’Imperatore del Cielo. La tradizione vuole che tutti i cinesi si definiscano figli del Drago e l’au- gurio, ancora oggi, per i nascituri è di essere de- gni portatori di questo nobile appellativo. Du- rante la dinastia Han, infine, il drago divenne

DOMENICA 16 GENNAIO 2011

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GENNAIO 2011 SECOLO D’ITALIA VIAGGI OLTRE CONFINE 13 [ ] emblema della grandezza imperiale e della

emblema della grandezza imperiale e della pro- sperità. In entrambi i casi la simbologia impe- riale è connessa non solo al potere, ma alla ca-

pacità di superare ogni limite. Il concetto di identità imperiale è, allora, anche sul piano sim- bolico, multiplo, mai definito una volta per tut- te, luminoso e policromatico. Anche da un punto di vista politico l’antica Roma e la Cina sono i più antichi melting pot culturali. Entrambi gli imperi si trovarono ad affrontare gli stessi problemi dovuti all’ampiez-

za e alla disomogeneità dei territori e dei popoli

governati. Le esigenze erano simili: bilanciare

la difesa dei confini con la necessità di pace e di

stabilità interna, soddisfare nello stesso tempo i bisogni materiali, culturali e spirituali di genti

profondamente diverse tra loro. La risposta ro-

mana fu nella forma città: un centro di ibrida- zione e irradiazione del potere insieme. La città era il centro del mondo, i palazzi glorificavano

la

forza temporale, le monete erano un sistema

di

diffusione dell’ideologia e della politica. In un

certo senso Roma fu anche preconizzatrice del

soft power: attraverso i giochi e le liturgie col- lettive erano trasmessi i valori cardine del mon-

do imperiale. Negli ultimi anni si è diffusa nella

politologia americana una definizione che gli

imperatori sapevano già incarnare. Joshep Nye ha avuto ampio successo teorizzando l’idea di smart power: il potere di un leader è un misto di forza muscolare, decisionismo e competenze più dolci, come la flessibilità, l’ascolto. L’impero ro- mano era portatore di una visione politica di questo tipo: la conquista non era l’equivalente dell’umiliazione delle tradizioni dei popoli as- soggettati. Il pantheon delle divinità latine non era del tutto rigido ma persino permeabile alle influenze religiose di altri popoli. Durante il proprio dominio, la dinastia Han, invece, definì l’idea di civiltà cinese. Non è pos- sibile immaginare un’identità culturale chiusa e rigida. È in quest’epoca che la grande Cina, su- perata l’idea del confine in senso geografico, ab- batte anche il concetto di limite del tempo e di fine dell’esistenza. L’arte funeraria, ampiamen-

te rappresentata nella mostra “I due imperi”,

racconta, per esempio, il modo in cui i nobili ci- nesi dell’epoca consideravano la morte. Nelle tombe i corpi erano accompagnati da statuine raffiguranti non solo soldati, ma anche giullari

con teste enormi e espressioni deformi, anima-

li, edifici di varia fattura: la vita quotidiana ve-

niva tumulata con le salme e con la pietra di gia- da, considerata magica e dal potere eterno. In epoca Han cambia, così, l’idea di immortalità:

diventa un modo di vivere cui accedere attra- verso la morte, percepita così come rito di pas-

saggio. Il tempo, la vita, lo spazio diventano nel-

la

logica imperiale contenitori ampi, dimensio-

ni

dello spirito, non concetti-contenitore da

riempire e definire, ma flussi incessanti.

È come se l’umanità nel II Secolo d.C. vives-

se già una realtà globalizzata. In fondo, era co-

sì. Lo spazio di riferimento non era, come è ov-

vio, il mondo, ma quella porzione di globo co- nosciuta e governata. È come se i due mondi, occidente romano e oriente cinese, non aves- sero confini, ma fossero due pluralità, multi-

Per Toni Negri il concetto di Impero è caratterizzato, soprattutto, dalla mancanza di confini: il suo potere non ha limiti, trae origine da un ordine superiore

concetto di Impero non rimanda a un regime storicamente determinato che trae la propria origine da una conquista ma, piuttosto, a un or-

dine che, sospendendo la storia, cristallizza l’or- dine attuale delle cose per l’eternità». L’analisi

di Tony Negri non è scevra da valutazioni poli-

tiche, è, per certi versi, animata da uno spirito

militante, prende le mosse da una visione mar- xista della realtà. Se, però, si mette da parte

l’analisi più prettamente ideologica e ci si lascia andare a una lettura dell’immaginario e del mondo culturale odierno, si possono trovare persino delle convergenze tra i due imperi e il mondo di oggi, anche nelle parole di Negri. Ri- tornano, allora, le idee di superamento e dina- mica continua, l’entusiasmo della sfida e la ten- sione incessante ad andare oltre: attributi tipici dell’aquila che guarda il sole e del drago che non ha una sola forma. La sorprendente attualità del-

l’idea imperiale riguarda, poi, le possibilità di comunicazione e di dialogo. Il mondo virtuale, allora, diventa Impero Romano e Impero Cinese perché valgono le stesse pa- role chiave. La conquista di spazi sconosciuti, l’assenza di confini e la volontà curiosa di superare

quelli esistenti, l’incontro con l’al- tro, lo sconosciuto: la Via della Se-

con l’al- tro, lo sconosciuto: la Via della Se- JULIUS EVOLA L’ AQUILA ERA L ’
con l’al- tro, lo sconosciuto: la Via della Se- JULIUS EVOLA L’ AQUILA ERA L ’

JULIUS EVOLA

L’ AQUILA ERA LEMBLEMA

DEL SUPERAMENTO DEI CONFINI E DEI LIMITI, NON SOLO IN SENSO FISICO,

MA ANCHE IMMATERIALE

ple e in un certo senso infinite. C’è, in fondo,

ta

contemporanea è lo spazio anco-

una connessione con il tempo attuale: è come

ra

libero del web. Come nei due im-

se

l’aquila e il dragone fossero i primi due sim-

peri si mescolavano più popoli, co-

boli della post-modernità. Se l’impero è la fine

avviene in Internet. Se, un tem-

di ogni piccola identità, allora oggi siamo in

un’epoca imperiale, multipla, policromatica. Proprio l’aquila, usata per lungo tempo come simulacro di una militanza rigida, d’una ap- partenenza a tutto tondo, diventa, se concepita come icona dell’impero multiplo, l’immagine della pluralità e della flessibilità. Un simbolo

paradossalmente liquido. Toni Negri, autore di una di una tesi tra le più critiche sul mondo di oggi, in Impero, sostiene:

«Il concetto di Impero è caratterizzato, soprat-

tutto, dalla mancanza di confini: il potere del- l’Impero non ha limiti. In primo luogo, allora, il concetto di Impero indica un regime che di fat-

to si estende all’intero pianeta, o che dirige l’in-

) In secondo luogo, il

tero mondo civilizzato (

po, lo spazio della conquista ri- guardava l’ascesa e la potenza mi- litare, oggi la grande prateria è

quella delle idee, degli stimoli, del-

le visioni digitali.

Viviamo, allora sì, anche noi, in un grande impero, ne conserviamo

e esaltiamo la forza curiosa, la ten-

sione ad andare sempre oltre. La nostra aquila,

oggi, è gentile, non vola per aggredire tornando

a terra, ma per andare sempre più in lato. Il dra-

go cinese, invece, muta forma, cambia, è una fe-

sta, una sorpresa costante. In fondo mutano le espressioni, cambia il tono e il colore delle cose,

ma l’uomo è sempre portato all’impero. Perché per vocazione è curioso e mira lontano.