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SAN GIOVANNI 1982

A Pasqua abbiamo lavorato intorno al pensiero della fedeltà ed a Pentecoste


intorno a quello della pace che ci ha lasciato il Cristo ed alla sua realtà allorché
riusciamo ad immergerci nel mondo delle immagini, ossia a sperimentare tutta la fisicità
del mondo dal piano eterico, dal piano delle immagini.
Ho scelto questa conferenza al posto di “Immaginazione di San Giovanni”, che
peraltro è una conferenza molto lunga e direi anche molto difficile, perché ritenevo di
concludere, con il pensiero dell’ “Io sono”, queste che non si possono considerare
riunioni, ma incontri, attraverso i quali la persona che vi dice questi pochi pensieri non fa
altro che raccogliere tutto quello che, da un incontro all’altro, viene in un certo senso
ascoltato da parte vostra. Vi prego quindi di non considerare mai queste come delle
riunioni, perché le riunioni sono demandate ad Alfredo ed a Romolo; questi sono incontri
in cui si cerca soltanto di raccogliere quelli che possono essere i pensieri che mi
provengono da voi, rimettendoli semplicemente insieme, sintetizzandoli attraverso quel
minimo che io vi posso dire, ma sono veramente problemi che si sintetizzano in alcuni
pensieri che sono assolutamente i vostri. Quindi, riuniamo insieme quanto ci occorre fino
all’incontro prossimo, che sarà quello di Michele e diciamo ad alta voce qualcosa che è
depositato nelle vostre anime, per cui, tutto quello che possiamo dire, lo diciamo
insieme.
Il momento di San Giovanni è un momento particolarissimo nel corso dell’anno
ed in pratica, attraverso la ricorrenza di Giovanni Battista il 24 di giugno e la ricorrenza
di Giovanni l’Evangelista il 24 di dicembre, si divide l’anno in due parti precise L’uno è
il solstizio estivo e l’altro è il solstizio d’inverno, ma dal punto di vista cosmico e per via
di quelli che sono gli impulsi che si espandono dal Mondo Spirituale nell’aura della
Terra, essi quasi si equivalgono, nel senso che l’uno si rende complementare all’altro.
Voi sapete che tutta l’aura della Terra è pervasa da un’elementarità spirituale che
costituisce i quattro eteri da cui questa aura è formata, vale a dire: l’etere del calore,
l’etere della luce, l’etere chimico ed il più alto, l’etere della vita. Di questi quattro eteri
l’uomo può utilizzare unicamente i primi due: l’etere del calore e l’etere della luce e li
utilizza in maniera tale da ucciderli in se stesso – per adoperare proprio le parole del
Dottore - ovvero nel momento in cui l’uomo sente scorrere in sé il calore del sangue ed il
calore di tutto quanto determina vita nel sistema liquido umano, ciò si può verificare
perché appena l’uomo riceve l’etere del calore, immediatamente lo trasforma in calore

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del sangue, in calore di tutto il sistema ghiandolare, in quel calore che serve per la sua
vita e per la vita dell’universo
A proposito dell’etere della luce, allorquando la luce penetra nell’occhio,
l’occhio gli si contrappone per poter vedere e uccide questa luce, che diviene per esso la
possibilità visiva.
Per quanto riguarda gli altri due eteri, quello chimico e quello della vita,
situati in un’elementarità invisibile che giace al di là delle stelle fisse, non è dato
all’uomo di servirsene. Sono due eteri formati prevalentemente di Potenza Solare,
veramente pieni di forze spirituali, che in questo periodo dell’anno, dall’inizio del
solstizio (20, 21 di giugno) per tre, quattro settimane lampeggiano nel pensiero e nella
volontà dell’uomo ed in questo lampeggiare alimentano di vita la potenza dell’Io.
Voi sapete che da antiche credenze sono sempre state create delle leggende
o delle fiabe intorno alla notte di San Giovanni. Esse, però, non sono favole,
corrispondono veramente ad una saggezza e conoscenza che gli antichi avevano in
quanto in questa occasione si verifica qualche cosa che è identico a quello che si verifica
nel momento natalizio – dalla notte della vigilia di Natale fino all’Epifania – ossia la
potenza della forza solare alimenta direttamente l’Io, fino ad espandersi nella sua
volontà. Abbiamo la vittoria delle forze solari sulle forze infere della luna; nella
“Immaginazione di San Giovanni” del Dottore, attraverso la descrizione di talune
figurazioni e coloriture che si hanno, in basso, nelle profondità della terra, abbiamo la
descrizione di queste forze lunari che cercano di controbattere e contrastare la potenza
del Sole entro la vita autonoma dell’Io. Per tale motivo egli parla di colore azzurrognolo,
giallo-azzurrognolo, che pervade e percorre tutto il regno della natura e del subterreno
per contrastare la potenza solare. Ora, in questo momento, l’Io quell’“Io sono” di cui si è
parlato nella conferenza, potrebbe raggiungere dentro di noi la massima possibilità di
parlare all’uomo, di farsi sentire attraverso una condizione di autocoscienza unica.
Tuttavia, contemporaneamente a ciò, ci sono le forze di quella che Massimo chiamava la
Luna inferiore, le quali, contrapponendosi all’Io, danno una coscienza del proprio ego a
livello minerale e corporeo, vale a dire che noi in questo periodo, che va dal momento
dell’infiorescenza della natura, dall’inizio di primavera, fino al termine dell’estate, fino
alla vigilia dell’Avvento di Michele, cominciamo a sentirci veramente instaurati nella
corporeità, identificati con la nostra corporeità, per cui tutto quello che è condizione di
egoità, di sensitività riferita a se stessi può avere naturalmente un predominio sull’altra
corrente, la quale scorre dall’alto del capo e cerca di espandersi entro tutto l’essere sotto

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forma di volontà che viene, invece, rapita in basso e quindi devoluta al sentirci bene, al
sentirci belli: prendiamo il sole, ci sentiamo in forma, fisicamente aitanti e prestanti.
Ora, naturalmente, non sto dicendo che non ci dobbiamo sentire belli e
fecondati dalle forze della natura, stiamo semplicemente facendo affiorare i pericoli ai
quali siamo soggetti nei mesi estivi, in quanto questa potenza lunare, che si ammanta di
bellezza della natura, tenta di carpire le forze della volontà che vengono direttamente
dall’Io, alimentato dalla potenza del Sole Spirituale. Quando noi parliamo della potenza
del Sole Spirituale parliamo della forza del Cristo che, così come nel momento natalizio
tende a farsi sentire come potenza nella profondità dell’anima umana (anzi è proprio
potenza dell’anima umana), in questo momento è potenza dell’Io umano.
Il Dottore ci narra sempre che in questo periodo dell’anno noi possiamo
utilizzare veramente queste forze dell’Io nell’elemento della volontà come qualche cosa
che ci può portare, proprio nel periodo estivo, nel periodo di armonia della natura, a
guardare a tutte quelle che sono le nostre qualità: esse sono forze di luce a cui possiamo
attingere per aiutare le forze carenti dentro di noi.
Ora il pericolo, invece, è di smarrire questa condizione e di sentire tali
qualità come una “contrapposizione verso l’altro”; quindi questo momento, così come
quello di Natale, può divenire condizione di autoaffermazione e di contrapposizione
verso l’altro.
Nel momento in cui possiamo contemplare questa immagine del Sole che
alimenta il nostro Io, possiamo sentirci veramente un’entità fra tutte le entità. Ciò che
impedisce questa identificazione con il corpo, ciò che può, in un certo senso, diminuire,
decantare questo pericolo di “fisicizzazione” in questo momento dell’anno è proprio il
porci davanti a ciascun essere umano e considerarci – lo abbiamo ascoltato dalle parole
del Dottore, nella conferenza letta – come un’entità di fronte ad un’altra entità. Ciò
impedisce che il corpo abbia una prevalenza e ci porta alla memoria la condizione
secondo cui siano nati, siamo stati da sempre e sempre saremo: una scintilla divino-
spirituale.
Il fatto di porci davanti ad un altro essere in ogni tipo di situazione che
possiamo incontrare, sapendo che abbiamo questa enorme dignità rispetto al mondo,
essendo la nostra una natura divino-spirituale, ci impedirà di perderci all’esterno. Allora,
l’armonia con il rigoglio della natura in questo momento dell’anno sarà data soltanto da
un impulso di vicinanza, di fraternità verso gli altri, non considerandoli con una sorta di
rispetto o soltanto in rapporto al sentimento, ma avendo veramente dentro di noi la

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profondità di questo pensiero: “Io, essere di natura divino-spirituale, mi trovo dinnanzi
ad un altro essere di natura divino-spirituale, lui è questo! Lei è questo!”. Ciò ci
permetterà di essere molto vicini all’importanza di questo dono della Potenza Solare da
cui viene alimentato il nostro Io, ossia avere la determinazione di attraversare questo
momento dell’estate, cercando veramente con tutte le forze della nostra volontà di aiutare
l’anima cosciente dentro di noi. Avendo questo rapporto con l’anima cosciente,
qualunque cosa ci potrà accadere, qualunque piccolo momento di smarrimento, di
cedimento o di razionalità, di allontanamento dalla fonte, dall’origine, potrà sempre
essere recuperato, se avremo dentro di noi la certezza della verità dei pensieri che
abbiamo letto, ossia che il Cristo è sulla Terra. Egli non è stato soltanto – come abbiamo
visto – una Entità divino-spirituale che ci ha portato degli insegnamenti morali o
spirituali, l’importante è che Lui sia stato sulla Terra, che Lui sia stato visibile.
L’importanza e la solennità della Sua presenza sulla Terra ha significato qualche cosa di
reale da allora in avanti: Lui c’è e ci sarà! Il messaggio di speranza e la certezza che ci ha
lasciato è che qualunque momento noi possiamo attraversare, possiamo veramente
finalizzarlo alla Sua presenza. Nei cedimenti, piccoli o grandi, nei momenti di angoscia,
di tristezza, di disperazione, di paura, se dalle profondità dell’anima, attraverso tutti gli
esercizi, abbiamo coltivato tale consapevolezza, possiamo dire: “Ma Lui è sulla Terra. Il
centro di me è Lui. Io posso rapportarmi alla Sua vita perché è presente sulla Terra”.
La grandiosità di quello che abbiamo letto quest’oggi consiste nella
complementarità indispensabile che la vita di ciascuno di noi ha con la vita del Cristo.
Per questo il Dottore accentua l’importanza che il Cristo sia stato visibile per gli Apostoli
e visibile per ognuno di noi da quel momento in avanti: Lui, l’Essere del Sole, è sceso
dai Cieli sulla Terra, ha preso posizione, si è fatto carne ed ha dimorato fra noi, e da quel
momento la cosiddetta fisicità, la cosiddetta mineralità della Terra - in una parola, la
materia, la materialità – è stata pervasa e cosparsa della Sua essenza nel momento in cui,
dopo il sacrificio del Golgota, il Suo corpo fisico, quello che aveva dimorato sulla Terra,
ha preso stanza e dimora nella Terra.
Lui dal Regno del Sole è sceso per divenire un uomo come noi, per
identificarsi con il corpo di Gesù di Nazareth, scendendo nella Sua corporeità - nei tre
anni dal Battesimo del Giordano alla morte - in modo da sperimentare malattia,
vecchiaia, morte, abbandono, angoscia: tutto quello che ognuno di noi può veramente
sperimentare nel corso della vita. Pensate alla grandiosità di questo sacrificio.

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La conquista del Cristo è stata quella di umanizzarsi: il Dio che diventa
uomo. Come già vi dissi a Pasqua il senso di questa nostra incarnazione (e di tutte quelle
che verranno) è direttamente collegata, rapportabile alla incarnazione che tutti abbiamo
avuto durante il Mistero del Golgota. L’importanza di questa nostra incarnazione è che
sia dedicata a sollevarsi al Mondo dello Spirito e ritornare là, nel punto dove il Cristo è
partito.
Per il Mondo Spirituale era importante inviare l’Essere Solare dal Regno dei
Cieli entro la Terra, per la redenzione della Terra, entro le profondità della Terra, per
essere vicino all’uomo. L’uomo, per essere vicino al Cristo, deve salire nella Sua dimora,
deve raggiungere la sfera del Sole laddove non solo incontra tutte le Entità Divino-
Spirituali, ma ritrova la sua origine ed il suo contatto con il Cristo.
Ora, quando noi parliamo del “Regno del Sole”, intendiamo semplicemente
parlare della sfera del Mondo Spirituale più vicina alla Terra che è il cosiddetto mondo
eterico; quella sfera da cui ed in cui nuovamente il Cristo riapparirà nel prossimo
avvenire. A tale sfera noi ci eleviamo mediante il mondo delle immagini e quando
diciamo elevarci al mondo delle immagini, non è qualche cosa di così trascendentale e di
così impossibile, di così iniziatico: si tratta semplicemente di rapportare ogni cosa al
Cristo che è sulla Terra. E’ un’operazione che, come vi dissi l’ultima volta, noi tentiamo
ogni giorno attraverso gli esercizi di concentrazione (o attraverso la meditazione)
allorquando noi, dopo aver costruito l’oggetto cerchiamo di rapportare, di risalire al
concetto e sostituiamo poi questo concetto all’oggetto e sintetizziamo e perseguiamo la
forza-pensiero che ci unifica con l’oggetto che noi stessi abbiamo costruito, o
allorquando, nell’esercizio di volontà noi ci prepariamo immaginativamente ed in quel
movimento, in quella piccola azione insignificante, noi, in quel momento, abbiamo una
realtà fisica che sviluppiamo non dal mondo fisico, ma dal mondo delle immagini.
In tutto quello che noi facciamo se ad ogni evento, situazione o fatto
karmico, leviamo quell’apparenza immediata e la consideriamo la fonte effimera di un
simbolo, dentro quel simbolo sappiamo che c’è un’unica verità: il Cristo. Qualunque
cosa noi svolgiamo nell’umano, se possiamo finalizzarla in tal senso, essa ci dà la misura
della nostra moralità. Il nostro errore è tutto quello che si allontana da ciò che è il Cristo
come parallelo tra la nostra vita e la Sua. Non abbiamo bisogno di adoperare altre bilance
moralistiche; la moralità è questo memorizzare dentro di noi la Sua presenza, la Sua
realtà, il fatto che il Cristo è presente sulla Terra e dovremo sempre dire, come è detto in

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questa conferenza: “Se Lui ti fosse davanti tu penseresti in questa maniera? Tu sentiresti
questo se Lui ti fosse davanti? Tu vorresti questa cosa se Lui ti fosse davanti?”
Questa possibilità di incontrarci in un Mondo da cui Lui è venuto, ogni
volta che abbiamo qualche momento di difficoltà, qualche momento di smarrimento o di
dubbio, vuol dire riportare la sostanza del nostro essere alla Sua realtà. Questa è la
misura, e questo è il contenuto della “Filosofia della Libertà”, questa rapportabilità
attraverso la trascendenza del pensiero, il quale entra nella fisicità e lì pone qualche cosa
che è eterno.
Tutti i fondatori di nuove religioni dovevano sottolineare ciò che avevano
insegnato e potevano riferirsi alla dottrina ed a condizioni rituali. Il Cristo non aveva
bisogno di questo; bastava si toccasse un lembo della Sua veste, sapendo che Lui era lì e
così si poteva attuare veramente qualunque cosa, come qualunque cosa possiamo ottenere
noi. Quando, nell’Ultima Cena, viene detto: “ Fate questo in memoria di Me”, viene
proprio memorizzato che, in qualunque situazione della vita noi ci troviamo, il fatto di
ricordarLo, il fatto di dire: “Questo in rapporto alla realtà del Cristo è fatto bene o è fatto
male?” Questo ci dà veramente la sicurezza nell’agire.
La condizione umana è quella che ci separa l’uno dall’altro ed è una
situazione completamente transitoria. Gli antichi iniziati sapevano che tutta la loro
iniziazione consisteva nel fatto di ritrovare, nel Regno del Sole, l’Entità-Cristo ancor
prima che questa fosse discesa sulla Terra. Essi sapevano che esisteva un Essere Divino-
Spirituale che avrebbe tolto all’uomo “la separabilità dei corpi”. L’uomo doveva avere
questa sua forma umana, questa sua separazione per individualizzarsi, per divenire un Io
individuale, in quanto la condizione dell’essere antico era una condizione collettiva in
cui ciascuno sentiva, attraverso il sangue che era veicolo dell’anima, la similarità, la
collettività con gli altri e in questo sentirsi insieme si acquistava forza.
Il Cristo scende sulla terra e dà all’uomo la forza della sua individualità, ma
questa individualità già separata da un sistema minerale, corporeo, osseo, si sarebbe
dovuta spiritualizzare ed eterizzare allorquando Egli, dopo la resurrezione di Lazzaro,
sulla Croce si volge alla Vergine e dice: “Madre! Questo è tuo figlio. Figlio! Questa è tua
Madre”. In quel momento, quando Egli scorge Lazzaro-Giovanni vicino alla madre, sa
che Gli è riuscito il sacrificio più grande: quello di dare all’uomo la facoltà, attraverso se
stesso, di eterizzare il proprio sangue, di demineralizzare la mineralità, le ossa, affinchè
l’uomo, superando questa possibilità di separazione l’uno dall’altro data dalla corporeità
minerale, potesse sentirsi veramente riunito, ciò però non attraverso il veicolo del

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sangue, non attraverso l’anima, l’astralità inferiore, ma veicolato attraverso l’elemento
dell’unificazione del Cristo, della Sua realtà, una realtà che si percepisce al di fuori della
fisicità, al di fuori di questa dimensione che ci separa gli uni dagli altri.
E’ una riunificazione che avviene veramente da dentro, perché sono i corpi
che ci pongono in alcuni momenti gli uni contro gli altri. Noi abbiamo la possibilità di
eterizzarlo questo corpo: nel momento in cui saliamo al gradino superiore del corpo
fisico, nel corpo immaginativo, nella dimensione dell’immagine, ossia nel corpo eterico,
lì possiamo ricreare veramente, dentro di noi, l’unità con l’altro essere ed in questo senso
percepirci come un’entità percepisce un’altra entità; la missione di ciascuno di noi è
grande, è enorme.
Questa certezza grandiosa che il Cristo ci ha affidato sulla Croce è ciò che
costituisce la più grande dignità che può avere l’uomo.
Pertanto, nei momenti in cui ci si sente smarriti, impotenti o emarginati, in
cui si sperimenta quasi di essere annientati, potete veramente impegnarvi attraverso una
condizione consapevole nel dire: “Io voglio veramente percepirmi come un’entità, ossia
come una scintilla divino-spirituale attraverso cui percepisco la realtà del Cristo”. In quel
momento il Cristo si riunisce a voi ed allora nei Cieli appare la Madre con il Figlio, la
Vergine accanto al Cristo.
Il Dottore ci avverte che compare la Vergine accanto al Cristo non così
come allora sotto la Croce, ma come l’Una generatrice dell’Altro; “Vergine Madre,
Figlia del Tuo Figlio”. E’ in questo momento che appare tale condizione. Per esempio
veniva narrato in antico, che nella notte di San Giovanni la rugiada che stranamente si
spandeva sui prati, veniva raccolta e sparsa sul capo dei malati di malattie demenziali o
di quella malattia che in questa stagione riprende forza, il cosiddetto “morbo sacro” o
“male solstiziale” (così è chiamata l’epilessia). Gli antichi prendevano e spargevano la
rugiada sul capo dell’epilettico, ritenendo che questa rugiada e l’esporre il malato ai
raggi della Luna potessero addirittura guarirlo.
Vi ripeto che sulla notte di San Giovanni gli antichi narravano delle
leggende di miracolo e di guarigione, perché in questo momento, nella notte, si verifica
che non ci sono più forze della Luna che dominano sul Sole, bensì le forze della Luna e
quelle del Sole sono alla pari. Vale a dire che la Vergine e il Cristo compaiono nei Cieli
come l’unità perfetta della luce dell’Io entro l’anima umana; ossia essere veramente al di
là della disidentificazione da quanto succede intorno, ciò rappresentando per noi la
vicinanza della potenza del Cristo alla nostra anima. Vicinanza che si manifesta

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soprattutto come possibilità di impegnarci nella volontà di voler trascorrere questa estate
attenti, volitivi, soprattutto memorizzando questa condizione, per cui qualunque cosa noi
ci mettiamo a fare, dal fare un bel bagno al mare, all’esporci al sole, qualunque cosa
piccola o grande che sia, che riguardi il piano fisico, può essere santificata. Se noi,
infatti, la finalizziamo al poter essere riuniti con la presenza del Cristo, potremo passare
un’estate molto feconda, considerando che veramente la realtà dell’ “Io sono” può essere
applicata a qualunque condizione di vita attraversiamo, sia che questa estate possa
portarci delle vicende serene, confortevoli, sia che possa essere cosparsa, come fu quella
dello scorso anno, di avvenimenti forti e dolorosi.
Non c’è, vi ripeto, condizione che noi non possiamo attraversare nella pace e
nella fedeltà all’idea, se viene vissuta dalla trascendenza del pensiero con questa assoluta
sicurezza del fatto che il Cristo è sulla Terra e che noi possiamo evocarLo, possiamo
vederLo, possiamo percepirLo dentro di noi, così come è vero che noi, in questo
momento, ne stiamo parlando tutti insieme.
Allora non ci può essere momento di decentramento, non ci può essere
dubbio perché noi possiamo ricorrere a questa realtà e secondo questa realtà, orientare la
nostra vita pratica perché, vi ripeto, il Cristo è sceso dai Cieli sulla Terra per cristificare
la Terra, la realtà, qualunque realtà per piccola che essa sia.
Possiamo ricordare questo e attuarlo attraverso l’elemento proprio dell’“Io
sono” che è una scintilla divino-spirituale. Guardate, potremo ritrovarci a San Michele e
allora ciò che potrò dire sarà quello che voi direte a me, proprio come me l’avete detto in
questo momento; quindi veramente pensieri di pace e di crescita del vostro amore l’uno
verso l’altro. Questo è infatti il comandamento che il Signore ci ha lasciato, di donarci
scambievolmente l’un l’altro dall’ “Io sono”.
Anche se per quelle che possono essere le periferie dell’essere umano, non
riusciamo sempre a cogliere questo amore, tuttavia da entità a entità, esso esiste e se ciò
prevale sull’anima, su quell’anima “periferica”, veramente possiamo dire di seguire
fedelmente quegli insegnamenti che ci sono stati donati attraverso tanti sacrifici, dal
Dottore, da Massimo e di rimanere loro fedeli.
Io vi ringrazio di tutto.