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VITTORIO SERENI (1913, Luino - 1983, Milano)

- collaborazioni a varie pubblicazioni, frequentazioni di vari letterati e filosofi; dirigente


editoriale della Mondadori;
- capofila della cosiddetta linea lombarda;
Opera:
1941 - Frontiera, intesa concretamente (il confine tra Italia e Svizzera. Luogo natale di S.), ma
anche metaforicamente (tra l’Italia fascista e l’Europa democratica);
1947 - Diario d’Algeria; dimensione biografica più riconoscibile spessore narrativo e
prosastico; miscellanea tra il dramma privato e quello pubblico;
1965 - Strumenti umani ripropone il conflitto tra prospettive individuali e storia pubblica  un
romanzo in versi dell’evoluzione della società italiana tra 1945-65 raccontata da un poeta
intellettuale pieno di dubbi e di aspettative che giudica se stesso e la storia attraverso una
prospettiva etica molto forte  un duplice giudizio di condanna: verso le ingiustizie che la storia
perpetua, ma anche verso se stessi (senso di colpa dell’io lirico)

I VERSI
Se ne scrivono ancora.
Si pensa ad essi mentendo
ai trepidi occhi che ti fanno gli auguri
l’ultima sera dell’anno.
Se ne scrivono solo in negativo
dentro un nero di anni
come pagando un fastidioso debito
che era vecchio da anni.
No, non è più felice l’esercizio.
Ridono alcuni: tu scrivevi per l’Arte.
Nemmeno io volevo questo che volevo ben altro
si fanno versi per scollare un peso
e passare al seguente. Ma c’è sempre
qualche peso di troppo, non c’è mai
alcun verso che basti
se domani tu stesso te ne scordi.

NON SA PIU’ NULLA, E’ ALTO SULLE ALI

Non sa più nulla, è alto sulle ali


il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.
Per questo qualcuno stanotte
mi toccava la spalla mormorando
di pregar per l’Europa
mentre la Nuova Armada
si presentava alla costa di Francia.

Ho risposto nel sonno: - E’ il vento,


il vento che fa musiche bizzarre.
Ma se tu fossi davvero
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
prega tu se puoi, io sono morto
alla guerra e alla pace.
Questa è la mia musica ora:
delle tende che sbattono sui pali.
Non è musica d’angeli, è la mia
sola musica e mi basta.
GIORGIO CAPRONI
(Livorno, 1912-Roma, 1990)

- per alcuni anni maestro di elementari, poi critico e traduttore (soprattutto dal francese);
- partigiano attivo;
I temi di fondo della poesia di GC: l’esilio come condizione propria dell’io, la città, la madre,
il viaggio.
Metrica e stile: versificazione regolare e fondata su versi brevi, sequenze strofiche anche esse di
lunghezza medio-breve;
- il modello di GC è la musica (il canto): sfrutta al massimo le risorse musicali della lingua e
della metrica italiane (l’esempio di Saba).
Il lessico di GC: il lessico della realtà quotidiana, con una sintassi semplice e per lo più
paratattica (a differenza di Saba)

PER LEI

Per lei voglio rime chiare,


usuali, in –are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.
FRANCO FORTINI (alias Franco Lattes)
(1917-1994)
- professore di storia della critica letteraria all’Università di Siena;
- partecipante attivo alla Resistenza;
- redattore del “Politecnico” di Vittorini e collaboratore dell’”Officina” di Pasolini;
- anche se di convinzioni marxiste, non ha esistato di denunciare i rischi e le
abberrazioni dello stalinismo, essendo uno dei pionieri della cosiddetta “nuova sinistra”;
- le sue tematiche principali: il rapporto fra la cultura e la politica; il ruolo
dell’intellettuale nelle strutture del sistema neocapitalistico; i meccanismi del potere editoriale; il
significato e le prospettive della scrittura.
CANTO DEGLI ULTIMI PARTIGIANI

Sulla spalletta del ponte


le teste degli impiccati
nell'acqua della fonte
la bava degli impiccati.

Sul lastrico del mercato


le unghie dei fucilati
sull'erba secca del prato
i denti dei fucilati.

Mordere l'aria mordere i sassi


la nostra carne non è più d'uomini
mordere l'aria mordere i sassi
il nostro cuore non è più d'uomini.

Ma noi s'è letta negli occhi dei morti


e sulla terra faremo libertà
ma l'hanno stretta i pugni dei morti
la giustizia che si farà.

TRADUCENDO BRECHT

Un grande temporale
per tutto il giorno si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che a te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

LONTANO LONTANO...

Lontano lontano si fanno la guerra.


Il sangue degli altri si sparge per terra.

Io questa mattina mi sono ferito


a un gambo di rosa, pungendomi un dito.

Succhiando quel dito, pensavo alla guerra.


Oh povera gente, che triste è la terra!

Non posso giovare, non posso parlare,


non posso partire per cielo o per mare.

E se anche potessi, o genti indifese,


ho l'arabo nullo! Ho scarso l'inglese!

Potrei sotto il capo dei corpi riversi


posare un mio fitto volume di versi?

Non credo. Cessiamo la mesta ironia.


Mettiamo una maglia, che il sole va via.

STANOTTE
Stanotte un qualche animale
ha ucciso una bestiola, sotto casa. Sulle piastrelle
che illumina un bel sole
ha lasciato uno sgorbio sanguinoso
un mucchietto di viscere viola
e del fiele la vescica tutta d’oro.
Chissà dove ora si gode, dove dorme, dove sogna
di mordere e fulmineo eliminare
dal ventre della vittima le parti
fetide, amare.
Vedo il mare, è celeste, lietissime le vele.
E non è vero.
Il piccolo animale sanguinario
ha morso nel veleno
e ora cieco di luce
stride e combatte e implora dagli spini pietà.
GLI ULTIMI ERMETICI

EDOARDO SANGUINETTI (1930-2010)

PIANGI PIANGI

Piangi piangi, che ti compero una lunga spada blu di plastica, un frigorifero
Bosch in miniatura, un salvadanaio di terracotta, un quaderno
con tredici righe, un’azione della Montecatini:
piangi piangi, che ti compero
una piccola maschera antigas, un flacone di sciroppo ricostituente,
un robot, un catechismo con illustrazioni a colori, una carta geografica
con bandiere vittoriose:
piangi piangi, che ti compero un grosso capidoglio
di gomma piuma, un albero di Natale, un pirata con una gamba
di legno, un coltello a serramanico, una bella scheggia di una bella
bomba a mano:
piangi piangi, che ti compero tanti francobolli
dell’Algeria francese, tanti succhi di frutta, tante teste di legno,
tante teste di moro, tante teste di morto:
oh ridi ridi, che ti compero
un fratellino: che così tu lo chiami per nome: che così tu lo chiami
Michele.

ANDREA ZANZOTTO
(1921-2011)

AL MONDO

Mondo, sii, e buono;


esisti buonamente,
fa' che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito


con questo super-cadere super-morire

il mondo così fatturato


fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
 e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»
un po' più in là, da lato, da lato.

Fa' di (ex-de-ob etc.)-sistere


e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
 fa' buonamente un po';
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.

MARIO LUZI
(1914-2005)
- poeta e saggista; laureato in Letteratura francese all’Università di Firenze;
insegna lett. fr. presso le univ. di Urbino e Firenze;

Notizie a Giuseppina dopo tanti anni


 
Che speri, che ti riprometti, amica,
se torni per così cupo viaggio
fin qua dove nel sole le burrasche
hanno una voce altissima abbrunata,
di gelsomino odorano e di frane?
 
Mi trovo qui a questa età che sai,
né giovane né vecchio, attendo, guardo
questa vicissitudine sospesa;
non so più quel che volli o mi fu imposto,
entri nei miei pensieri e n'esci illesa.
 
Tutto l'altro che deve essere è ancora,
il fiume scorre, la campagna varia,
grandina, spiove, qualche cane latra
esce la luna, niente si riscuote,
niente dal lungo sonno avventuroso.
IL DIBATTITO DELLE IDEE:
- marxismo;
- anni ’50-60 - Gyorgy Lucacs: realismo socialista vs. realismo critico (es. Balzac)  il
“tipico”;
- la Scuola di Francoforte; Theodor Adorno e Max Horkheimer - “teoria critica”; Herbert
Marcuse: L’uomo a una dimensione (1964; trad.it. 1967) - critica radicale della società
industriale, definita come sistema totalitario celato sotto le apparenze della libertà;  in campo
letterario: valutazione positiva degli scrittori più “negativi” e disorganici, in opposizione al
proprio tempo; il valore delle loro opere si afferma non nonostante la loro ideologia, ma in
conseguenza ad essa;
- anni ’80: ritorno al privato e all’individualismo edonistico;
- l’esistenzialismo (Martin Heidegger e Karl Jaspers) concentra l’attenzione sul singolo 
l’angoscia dinanzi all’assurdo e alla mancanza di significato dell’esistenza;
- anni ’60, Francia: lo Strutturalismo e la semiotica: metodo di indagine (applicato a diverse
discipline). Ferdinand De Saussure, Corso di linguistica generale (1916): la lingua non era più
studiata in senso diacronico, ma come un insieme sincronico di unità base  le strutture sociali,
le culture, i miti ecc.  antropologia strutturale (Claude Lévi-Strauss, Le strutture elementari
della parentela, 1949)  una visione del mondo antistoricista ed antiumanitaristica: non è
l’uomo a creare storicamente il suo mondo, ma l’uomo è “agito” da strutture profonde che non
può controllare. In campo letterario: Roland Barthes - il tessuto dell’opera letteraria sarebbe
retto dalle stesse leggi che regolano il linguaggio; il testo letterario veniva svincolato da processi
storici e dall’intervento di un soggetto creatore; Vladimir Propp, Morfologia della fiaba  la
semiologia (semiotica); R. Barthes, Elementi di semiologia (1964, trad.it 1966). In Italia:
Umberto Eco, Trattato di semiotica generale (1975); in letteratura, Cesare Segre;
- anni ’80: l’ermeneutica, il decostruzionismo, il postmoderno. L’ermeneutica è una corrente
filosofica che trae origini dal pensiero di Martin Heidegger; massimo esponente - Hans
Gadamer, Verità e metodo: l’e. pone l’accento sul momento soggettivo del conoscere,
sull’interpretazione; l’interprete però è tenuto ad assumere coscienza dei suoi pregiudizi, a
metterli costantemente alla prova e a correggerli a contatto con l’oggetto “teoria della
ricezione” (Hans Robert Jauss e Wolfgang Iser)  l’e. esclude il sapere totale, definitivo, che
rimane sempre parziale, storicamente limitato e aperto. In Italia: “il pensiero debole”, Gianni
Vattimo.
Il decostruzionismo (Jacques Derrida): propone la decostruzione delle gerarchie di senso fissate
dalla tradizione metafisica e razionalistica del pensiero occidentale  compito
dell’interpretazione è smantellare l’idea stessa di oggetto  nella critica letteraria: ogni lettura di
un testo è un “fraintendimento” (misreading) e che la pretesa di attingere ad un senso
“definitivo” è assurda.
Il postmoderno: la frantumazione, la complessità incoerente, non dominabile intellettualmente e
perciò non ordinabile  la fine della storia  l’impossibilità di produrre del nuovo

IL PRESENTE
(1980-cca. 2013)
- d.p.d.v. sociolculturale: il Postmoderno
1979, Jean–Francois Lyotard, La condizione postmoderna:
- il crollo delle grandi spiegazioni ideologico-religiose; dibattito sui movimenti politici di tipo
progressista-rivoluzionario (come il comunismo), ma anche delle conquiste della scienza e della
tecnica (per considerazioni ecologiche);
- la differenza tra moderno e postmoderno: la mancanza di conflitualità nei confronti del passato,
da cui possono essere recuperati tutti i modelli culturali;
- la volontà di affrontare la complessità del reale senza preconcetti e senza il supporto di una
razionalità forte;
- la cultura postmoderna si confronta con i labirinti del presente, evitando di costruire
impalcature teoriche e utopie politiche, cercando di interpretare la nuova condizione del lavoro e
sfruttando le potenzialità delle nuove forme di comunicazione.