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Raffaello Lupi

Diritto
Amministrativo
dei tributi
Le funzioni istituzionali di determinazione dei tributi
come punto di osservazione del diritto (un nuovo inizio
“istituzionalistico” per il diritto tributario?)

Versione al 26 gennaio 2016

Il diritto tributario studia la funzione istituzionale di


determinazione dei tributi, non la legislazione tributaria, che è solo
uno dei tanti strumenti che la influenzano. Questo libro è quindi di
diritto, non di legislazione o altri “materiali normativi”, cioè
articoli, commi, sentenze o citazioni dottrinali1. Il discorso non
vale solo per la funzione tributaria, ma sul piano metodologico
riguarda qualsiasi altra istituzione giuridica; mi riferisco sia alle
istituzioni giurisdizionali, dirette alle soluzione dei conflitti, sia a
quelle non giurisdizionali, dirette ad altri settori dell’intervento
pubblico nella società , come sicurezza, istruzione, ambiente,
cultura, ricerca o appunto –per tornare a noi- determinazione dei
tributi. Il titolo del testo si spiega per il presupposto metodologico
più ampio in cui si inserisce lo studio della funzione tributaria,
cioè che tutto il diritto, compreso quello diretto alla soluzione
delle controversie tra privati, e quindi anch’esso espressione della

1
Anche le citazioni dottrinali in un certo senso ”normative” , cioè espressione
di autorità, almeno all’interno delle accademie. Al di fuori, invece, valgono solo
per la ragionevolezza e persuasività del loro contenuto.

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società e della politica, è amministrativo2. Se anche il giudice è il
funzionario di una istituzione, figuriamoci i funzionari di altre
istituzioni. Da questa premessa discende che ogni manuale di
diritto, pur dedicato a una materia particolare, partecipa di
caratteristiche strutturali del diritto in generale, e deve essere
utilizzato per esprimerle. Il manuale di diritto non è un prontuario
tecnico per i professionisti, ma esprime la spiegazione d’insieme
in cui poi si inserisce l’operatività. sto contiene cioè una organica
spiegazione d’insieme della determinazione dei tributi, che
trascende gli innumerevoli tecnicismi contingenti, e ormai
incomprensibili persino ad addetti ai lavori, in difficoltà persino
nella comunicazione reciproca. Il volume si dirige quindi a chi
vuole ragionare su un settore della convivenza sociale dedicato
alla determinazione della ricchezza finalizzata al calcolo delle
imposte.
Costoro hanno bisogno che le loro riflessioni, assieme a quelle
degli altri che si pongono questi problemi, siano finalmente
coordinate; alla determinazione dei tributi si può infatti guardare
da tante angolazioni, complementari e interconnesse, intrecciando
pubblici uffici, politica, mass media, aziende, individui,
giornalisti, giudici, concetti di ricchezza, etc.. Possono esserci vari
motivi d’interesse alla determinazione dei tributi, accompagnati da
diversi bagagli culturali e livelli di attenzione, variamente
combinati tra loro. Nella misura in cui questi requisiti sono
elevati, il testo spera di essere gradevole e scorrevole come un
quotidiano, se non fosse per la maggior lunghezza,anche dovuta
alla ricerca di agganci nel bagaglio culturale dei meno esperti, fino
agli studenti. Su questo sfondo, i riflessi professionali e di
consulenza possono esserci, ma solo quando essi fanno parte di

2
) C’è il diritto amministrativo della risoluzione delle controversie tra privati,
quello della punizione delle azioni socialmente riprovevoli(penale), quello della
soluzione delle controversie tra operatori economici (commerciale), quello della
sicurezza, dell’istruzione, dell’ambiente, della ricerca, della difesa(diritto amm.
Militare), e delle altre funzioni pubbliche, compresa quella che qui c’interessa,
relativa alla determinazione dei tributi (facendo i debiti scongiuri esistono
persino volumi di “diritto mortuario”, del resto anche la morte è una vicenda
umana).

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una sistematizzazione strutturale dei concetti, perché anche
l’”operatività”, nelle sue parti più importanti, fa parte della teoria3.
Qualche che sia il punto di vista da cui i lettori si affacceranno
alla determinazione dei tributi, cercheremo di collegare il loro
bagaglio culturale e le chiavi di lettura generali del fenomeno. La
cornice metodologica è ovviamente quella del diritto come studio
di pubbliche funzioni, nel nostro caso quella tributaria. La
supervisione su di essa spetta alla pubblica opinione, cui questo
libro cerca di fornire gli strumenti per svolgerla con cognizione di
causa. La determinazione dei tributi è stata uno dei primi esempi
di giuridicità “non giurisdizionale”, ed oggi può contribuire a
una riflessione metodologica perfettibile, ma
applicabile a tutti i settori del diritto, come da
qualche anno sta facendo l’autore, in precedenti
versioni di questo compendio e in altri testi, anche in
lavorazione. In questa prospettiva il diritto può
mantenersi distinto dalla politica, senza appiattirsi
sulla legislazione, né limitarsi alla dimensione
avvocatesco-professionale. Così come l’economia
studia gli scambi privati, il diritto si dedica alle
istituzioni preposte alle pubbliche funzioni, dalla
giustizia, alla sicurezza, all’ambiente, alle
infrastrutture, all’urbanistica, alla regolazione dei
mercati, alla determinazione dei tributi. La
legislazione e i materiali sono uno strumento per
capire le istituzioni, ma subentrano man mano,
dall’interlocuzione d’insieme, si passa a quella
professionale. Quest’ultima potrà svolgersi tanto più
serenamente quanto più sia snella e diffusa la
spiegazione d’insieme sulla determinazione dei
tributi. Non è un settore in cui si può passare
direttamente “ai tecnicismi”; come si fa quando la
materia è più alla portata del bagaglio culturale
comune. La spiegazione di insieme della
determinazione dei tributi, oggetto di questo
3
) Tutta la vera teoria, se snella e non sussiegosa, è al tempo stesso anche
“pratica”, mentre la maggior parte della pratica è solo contingenza, specie in un
settore disorientato per la pubblica opinione.

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volume, non è quindi solo per gli studenti, ma per
tutte le persone di cultura che per varie ragioni sono
interessate al tema, senza il bisogno di risolvere uno
specifico problema tecnico professionale.

Questa versione cartacea del testo è di lettura più comoda , ma è


chiusa a ulteriori riflessioni , messe a punto e sfumature, cui è
invece aperta la versione informatica del “Diritto amministrativo
dei tributi”(il titolo si spiega in quanto, nell’impostazione
suddetta, il diritto è concettualmente unitario, ed è sempre
amministrativo, persino quando riguarda la giustizia civile). Non
ho appesantito il cartaceo con indicazioni bibliografiche, che
saranno disponibili online, con riferimento ai paragrafi del libro, al
sito
http://didattica.uniroma2.it/files/index/insegnamento/154806-
Diritto-Tributario.
Dallo stesso link sono scaricabili liberamente anche le audio
lezioni , che collegano il testo con la realtà e sono reperibili anche
qui
https://www.dropbox.com/sh/e194bhyx3py0g90/AAD1FuXAaKe
0JX0B1CjO4bOha?dl=0

LA DETERMINAZIONE DEI TRIBUTI E DELLA


RICCHEZZA TRA ISTITUZIONI, AZIENDE E INDIVIDUI

parte prima...............................................................................................10
Gli uomini: Istituzioni, aziende e individui nella determinazione dei
tributi........................................................................................................10
CAPITOLO 1 IL PUNTO DI VISTA DELLA STORIA: CONCETTI DI
BASE DEI TRIBUTI E DELLA LORO DETERMINAZIONE..................10
1.1. Gestione finanziaria pubblica (c.d. “fiscalità”): Entrate
patrimoniali, tariffe e tributi (tasse e imposte)........................................11
1.2. La necessità di “imporre le imposte” e determinazione della
ricchezza (“funzione tributaria”)............................................................14

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1.3. La giuridicità della determinazione dei tributi (il diritto nella
funzione istituzionale tributaria)..............................................................18
1.4. Determinazione delle imposte attraverso la documentazione delle
organizzazioni pluripersonali (aziende e istituzioni)...............................28
1.5. Parametri di efficienza dell’autotassazione sulla ricchezza non
determinata attraverso le aziende (aliquote, sanzioni, controlli)............30
1.6 Carenze formative economico-sociali di pubblica opinione e classi
dirigenti....................................................................................................32
1.7. Rapporto tra determinazione dei tributi ed “effetti economici dei
tributi”: intervento pubblico, “pressione fiscale”, “redistribuzione”,
“crescita” etc...........................................................................................40
1.8. Riflessi giuridici dei concetti economici che giustificano i tributi:
beneficio /scambio) e sacrificio (reddito-consumo-patrimonio)..............44
1.9. le logiche della determinazione della ricchezza e la dialettica col
gettito tributario.......................................................................................50
1.10. Ragioni, anche perequative, della molteplicità dei tributi e
panoramica del relativo gettito................................................................54
1.11. Segue. Strumenti giuridici di determinazione della ricchezza
(stime, documenti, registrazioni, etc.)......................................................56
1.12 Previdenza sociale: i contributi come “tributi di scopo”?..............58
Capitolo 2- IL PUNTO DI VISTA DELLA POLITICA: LEGISLAZIONE
ORGANIZZATIVA E DECISORIA (principi costituzionali e comunitari
nella determinazione dei tributi)..............................................................61
2.1. L’organizzazione legislativa della “funzione tributaria” (riserva di
legge, statuto del contribuente e “codificazione”)..................................62
2.2. Capacità contributiva: conferme, casualità ed equivoci di sua
determinabilità personale complessiva....................................................69
2.3. La legislazione sostanziale tributaria, come inquadramento della
ricchezza registrata..................................................................................74
2.4. Segue Aspettative esagerate verso la legislazione, tra effetti-
annuncio e gestione politica dell’ambiguità...........................................77
2.5. La Corte costituzionale come giudice delle leggi, anche tributarie. 82
2.6. Determinazione dei tributi e vincoli Europei....................................84
Capitolo 3.................................................................................................90
IL PUNTO DI VISTA DEI PRIVATI: AZIENDE, INDIVIDUI E
PROFESSIONISTI NELLA DETERMINAZIONE DEI TRIBUTI....90
3.1. Le aziende come “corpi sociali intermedi”, anche nella
determinazione dei tributi........................................................................91
3.2. Rigidità gestionale delle organizzazioni aziendali come punto di
forza della determinazione dei tributi....................................................102
3.3. La riutilizzazione-integrazione tributaria della documentazione
gestionale delle aziende.........................................................................108
3.4. Adempimenti esclusivamente tributari: dai versamenti, alle
dichiarazioni..........................................................................................115

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3.5. Tassazione attraverso le aziende di ricchezza di terzi:“contribuenti
di diritto” e “di fatto” tra rivalse, traslazioni e controversie private con
oggetto tributario...................................................................................121
3.6. Segue. Sostituto d’imposta e ritenute alla fonte su redditi erogati a
terzi:funzione esattiva e segnaletica......................................................126
3.7. Ricchezza fiscalmente non registrata dai titolari di organizzazioni
aziendali (ipotesi sulla “grande evasione”)..........................................133
3.8. Ricchezza non registrata per finalità aziendali e “costo dei tributi”
................................................................................................................139
3.9. Qualificazione giuridica della ricchezza registrata e logiche
dell’interpretazione nella tassazione attraverso le aziende...................142
3.10. Segue: inquadramento giuridico in funzione della convenienza
tributaria, “evasione interpretativa ed elusione” come comportamenti
aziendali e “diversivi istituzionali” (rinvio)..........................................149
3.11. Ricchezza non registrata, contestazioni interpretative e
“monitoraggio fiscale” nei rapporti internazionali..............................157
3.12. Riepilogo: ricchezza non registrata e contestazioni interpretative
nelle simmetrie della tassazione attraverso le aziende..........................161
3.13. Dove le aziende non arrivano: l’inutile “ragionierizzazione” dei
lavoratori indipendenti (il diversivo della “contabilità fiscale”)..........167
3.14. Segue. Mancata registrazione degli incassi nel lavoro indipendente
verso consumatori finali.........................................................................171
3.15. La ricchezza senza determinabilità contabile né basi fisse:riflessi
tributari dei cambiamenti del lavoro.....................................................174
3.16. Operatori privati addetti alla determinazione dei tributi e
“tassazione attraverso i commercialisti”..............................................178
CAPITOLO 4 PUNTO DI VISTA DELLA PUBBLICA OPINIONE
E SUO DISORIENTAMENTO DAVANTI ALLA MANCATA
SPIEGAZIONE D'INSIEME DELLA FUNZIONE TRIBUTARIA. 184
4.1. Le stime della ricchezza non registrata ai fini tributari.................185
4.2. Percezione dei controlli ed esigenze di vita ai fini dell’adempimento
tributario dei lavoratori indipendenti....................................................189
4.3. Mancata spiegazione d’insieme della determinazione dei tributi da
parte dell’accademia:ragioni metodologiche........................................194
4.4. Segue: Mancata spiegazione da parte della cultura economica,
professionale, di istituzioni, aziende e mezzi di informazione...............215
4.5. Le istintive spiegazioni autoprodotte dalla pubblica
opinione:“eccessività delle aliquote”, “senso civico”,
“ragionierizzazione delle stime”...........................................................231
4.6. Segue: strumentalizzazioni politiche del disorientamento tributario
e lacerazioni sociali...............................................................................238
4.7. La spiegazione d'insieme della determinazione dei tributi nella
cornice delle “scienze sociali”..............................................................244
CAPITOLO 5 IL PUNTO DI VISTA DELLE ISTITUZIONI
AMMINISTRATIVE E DEGLI UFFICI TRIBUTARI.............................259

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5.1. Il potere amministrativo nelle varie entrate pubbliche (tariffe, tasse
in senso stretto, monopoli, contributi, imposte etc...)............................260
5.2. Geografia delle istituzioni tributarie (Agenzia delle Entrate –
Guardia di Finanza – esattori – uffici comunali, etc.)...........................263
5.3. Influenza della pubblica opinione sulle istituzioni tributarie:
preoccupazioni d’immagine e di protezione individuale.......................268
5.4. Le istituzioni come ausilio all’autodeterminazione dei tributi
(modulistica, assistenza e interpretazioni amministrative)....................283
5.5. Acquisizione e controllo formale delle dichiarazioni e dei versamenti
(incroci informatici e campionatura oneri deducibili)..........................288
5.6. Indagini amministrative dirette alla determinazione dei tributi:
contenuto e verbalizzazione...................................................................291
5.7. Credibilità economica e impulso all’adempimento come essenza
della funzione tributaria nell’autotassazione.........................................302
5.8. L’empirismo e il probabilismo del giudizio di fatto nella valutazione
della ricchezza da parte degli uffici tributari........................................309
5.9. Segue: inserimento di “indizi contabili” sulla tradizionale
determinazione valutativa della ricchezza.............................................313
5.10. Determinazione valutativa della ricchezza, allocazione delle risorse
e “discrezionalità”.................................................................................317
5.11. Segue. Sospetti di connivenza e negligenza come ostacolo
all’esercizio della funzione tributaria....................................................327
5.12. Ambiguità delle formule normative sull’accertamento tributario
(induttivo, contabile, etc.)......................................................................332
5.13. Valutazione amministrativa della ricchezza non registrata, tra
indizi fisico-economico-contabili e studi di settore...............................338
5.14. Tenore di vita e spesa “privata” come indizio di ricchezza non
registrata (accertamenti “sintetico-redditometrici”)............................348
5.15. Rischi di perdita di controllo amministrativo del territorio su
manifestazioni di ricchezza collaterali e sfuggenti................................352
5.16. Potenzialità e mitologie di banche dati , tracciabilità e altri “indizi
contabili”...............................................................................................358
5.17. Organizzazioni aziendali come capro espiatorio dei malesseri
creati dalla “tassazione attraverso le aziende”.....................................363
5.18. Segue. contestazioni interpretative come giri di parole
apparentemente in tema (l’inferno del dichiarato e le difficili difese).. 368
5.19. conclusioni: Il “tutoraggio” delle grandi aziende come diversivo
controproducente per il fisco e per l’economia.....................................371
5.20. Il condono come ultima frontiera dell’autodeterminazione e
dell’“amministrazione per legge”.........................................................377
Capitolo 6 IL PUNTO DI VISTA DELLE CONTROVERSIE:
CONTENZIOSO AMMINISTRATIVO E GIURISDIZIONALE.
RISCOSSIONE E SANZIONI.................................................................381
6.1. Provvedimenti amministrativi nella determinazione dei tributi:
autoritatività, termini, competenza, partecipazione del privato............382

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6.2. Segue: diversità tra motivazione e prova degli accertamenti
tributari..................................................................................................390
6.3. Provvedimenti degli uffici tributari verso coobbligati solidali e
contribuenti di fatto................................................................................393
6.4. Il contenzioso amministrativo: accertamento con adesione,
conciliazione giudiziale, “mediazione” e prospettive...........................396
6.5. Segue. Inadeguatezze del ricorso in opposizione e necessità di
ulteriori livelli di responsabilità: prospettive della “mediazione
tributaria”..............................................................................................403
6.6. Il ritiro degli atti in autotutela, tra correzione, riduzione e definitivo
abbandono..............................................................................................408
6.7. Controllo giurisdizionale delle istituzioni: un processo di
impugnazione.........................................................................................410
6.8. Segue: Impostazione, reclutamento ed eterogeneità di un giudice
sspeciale “part time”.............................................................................416
6.9. Rito processuale: l’intreccio tra sostanza impugnatoria e modello
processualcivilistico...............................................................................420
6.10. Geografia del contenzioso per tipologie di controversie e
complessivo insuccesso della “via giurisdizionale” alla determinazione
dei tributi................................................................................................434
6.11. Evasione da riscossione e riscossione coattiva da parte di una
diversa autorità amministrativa (Equitalia)..........................................439
6.12. Riscossione in pendenza di ricorso come diversivo rispetto alla
certezza della riscossione.......................................................................446
6.13. Insufficienza delle sanzioni a compensare l’inadeguata valutazione
amministrativa della ricchezza..............................................................450
6.14. Segue: 2 Il palliativo penaltributario tra ricchezza non registrata e
contestazioni interpretative....................................................................457
PARTE SECONDA . IL PUNTO DI VISTA DELLA PRECISAZIONE
GIURIDICA DEI CONCETTI ECONOMICI CUI SI RIFERISCONO I
TRIBUTI (REDDITI , CONSUMI E PATRIMONIO)............................465
CAPITOLO 7 LA DETERMINAZIONE SIMULTANEA DI CONSUMI E
REDDITI ATTRAVERSO LE AZIENDE................................................466
7.1. diritto tributario sostanziale e determinazione unitaria di consumi e
redditi attraverso le aziende: Iva e imposte dirette...............................467
7.2. Imposte sui consumi: dalla visibilità materiale delle merci a quella
contabile del “valore aggiunto” (l’IVA)................................................473
7.3. Segue: Tecniche IVA per raggiungere il consumo tra detrazione,
“non imponibilità” aliquote ed esenzioni..............................................481
7.4. L’IVA nei rapporti internazionali e intracomunitari......................486
7.5. Esposizione parallela della tassazione diretta e indiretta attraverso
le aziende: panoramica degli operatori economici...............................490
7.6. Operazioni attive “tipiche” (“cessioni di beni” e “prestazioni di
servizi”) e determinazione in base ai corrispettivi................................494

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7.7. Supporti documentali (richiamo e integrazione del par. 3.3 su
registrazioni, fatture, scontrini, note di credito)....................................498
7.8. Segue: dai documenti ai libri contabili (richiami e integrazioni
rispetto ai paragrafi 3.3-3.4).................................................................502
7.9. L’inerenza nelle imposte sui redditi e nell’IVA: 1) la distinzione tra
costi e consumi.......................................................................................506
7.10. Segue: 2) Inerenza e simmetria rispetto ad operazioni attive non
soggette tributo (esenzioni IVA e deduzione interessi passivi nelle
imposte sui redditi).................................................................................510
7.11. Principali elementi rilevanti ai fini della dell’IVA e principio di
onnicomprensività delle imposte sui redditi..........................................513
7.12. Il momento impositivo nella tassazione attraverso le aziende (cassa,
competenza, irrilevanza delle mere valutazioni: rinvio alle operazioni
straordinarie).........................................................................................514
7.13. Il valore fiscalmente riconosciuto e l’esposizione in bilancio dei
beni di impresa, tra criteri patrimoniali e reddituali.............................520
7.14. Valutazioni fiscali di fine esercizio e rapporti col bilancio..........524
7.15. Le valutazioni del patrimonio ai fini del bilancio 1) ammortamenti e
accantonamenti......................................................................................529
7.16. Le valutazioni del patrimonio ai fini del bilancio: 2) rimanenze di
beni e servizi...........................................................................................532
7.17. Coordinamento tra tassazione delle società e dei soci.................536
7.18. Collegamento dei redditi al territorio nazionale: criterio della
produzione, della residenza e relativo coordinamento contro doppie
imposizioni.............................................................................................541
7.19. Segue: simmetrie fiscali e rapporti internazionali, concorrenza
fiscale dannosa, transfer price, cfc........................................................546
7.20. Realizzo e neutralità nelle operazioni straordinarie d’impresa...551
7.21. Determinazione dei tributi e procedure concorsuali....................554
CAPITOLO 8 OPERATORI ECONOMICI “NON D’IMPRESA” E ALTRI
REDDITIERI (PROFESSIONI LIBERALI, AGRICOLTURA, IMMOBILI
E RISPARMIO)......................................................................................557
8.1. Le modeste specificità rispetto all’impresa del lavoro autonomo
“professionale”......................................................................................558
8.2. Ricchezza agricola tra catasto e IVA (tracce di forfettizzazione nella
tassazione attraverso le aziende?).........................................................559
8.3. Tassazione ragionieristico-documentale del lavoro dipendente.....562
8.4. Redditi dei fabbricati e fiscalità immobiliare: l’importanza delle
segnalazioni dell’inquilino.....................................................................566
8.5. Tassazione attraverso le aziende di redditi di capitale e plusvalenze
finanziariei.............................................................................................569
8.6. Le principali ipotesi residuali (“redditi diversi”)..........................573
CAP 9 DAL RISULTATO DELL’ATTIVITÀ ALLE IMPOSTE, REALI E
PERSONALI...........................................................................................575

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9.1. Dalla determinazione della ricchezza a quella delle imposte: IRES,
IRPEF e IRAP........................................................................................576
9.2. Segue. Realità e personalità dei tributi: concetti generali.............578
9.3. La personalità dell’IRPEF: riporto perdite, oneri deducibili,
detrazioni e “contrasto di interessi”......................................................580
9.4. Segue. Redditi familiari, detrazioni dall’imposta aliquote progressive
................................................................................................................583
9.5. Limitata rilevanza della pluriennalità dei redditi e tassazione
separata come limite alla progressività.................................................585
9.6. L’IRAP e la tassazione attraverso le aziende del valore aggiunto
“tipo reddito”.........................................................................................587
CAP 10 ADATTAMENTO DEI “TRIBUTI MINORI” ALLA
TASSAZIONE ATTRAVERSO LE AZIENDE.........................................590
10.1. Una geografia dei “tributi minori”..............................................591
10.2. I tributi sugli atti giuridici solenni o visibili (imposta di registro).
................................................................................................................594
10.3. Istituzioni e organizzazioni nella tassazione dei documenti giuridici
(bollo e concessioni pubbliche)..............................................................598
10.4. “Tassazione sul patrimonio” come soluzione di ripiego (di difficile
gestione).................................................................................................600
10.5. Successioni e donazioni: un’imposta patrimoniale da gestire
attraverso gli uffici.................................................................................603
10.6. Altri tributi speciali su consumi di determinati beni e servizi
(incluso accise e dogane).......................................................................606
10.7. La metamorfosi contabile-comunitaria dei tributi doganali.........609
10.8. Tributi locali tra tassazione attraverso le aziende e attraverso gli
uffici:aspetti tributari del “federalismo fiscale”...................................611
10.9. La tassazione patrimoniale locale sugli immobili (sall’ICI all’IMU
alla TASI)...............................................................................................614
10.10. Aspetti concettuali di altri “tributi minori”, locali o a destinazione
speciale...................................................................................................616

parte prima

Gli uomini: Istituzioni, aziende e individui nella


determinazione dei tributi

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CAPITOLO 1 IL PUNTO DI VISTA DELLA STORIA:
CONCETTI DI BASE DEI TRIBUTI E DELLA LORO
DETERMINAZIONE
Sintesi. L’insieme delle modalità di finanziamento delle spese
collettive si definisce fiscalità e la tassazione ne fa parte, come
studio di una parte delle entrate, quelle tributarie. Esistono
infatti anche entrate pubbliche non tributarie, come i canoni per la
concessione di beni pubblici (terre o miniere), confische, sanzioni
pecuniarie ed espropriazioni, tariffe per servizi pubblici, prede
belliche e riscatti dei tempi antichi. Con la crescita dell’intervento
pubblico, soprattutto nella società industriale, è cresciuta delle
imposte, cioè tributi commisurati a manifestazioni di ricchezza
(imposte). Le imposte richiedono la preliminare determinazione di
ricchezza, con una richiesta personalizzata, adeguatamente ampia,
da parte di pubblici uffici o loro incaricati, investiti di poteri
autoritativi. Nella determinazione della ricchezza si è affiancata
oggi agli uffici tributari la contabilità di organizzazioni
amministrative, cioè aziende ed enti pubblici, che determinano la
ricchezza ai propri fini gestionali, con documenti ripresi dal potere
tributario. La grande efficienza di questa tassazione attraverso le
aziende, procura la maggior parte del gettito, ma crea squilibri
sulla ricchezza non raggiunta da tali organizzazioni e dove
servirebbe ancora la tradizionale valutazione della ricchezza,
mediante stime, da parte degli uffici tributari . Il mancato
coordinamento, prima di tutto culturale, tra queste due
determinazioni crea disfunzioni e malesseri, cui la pubblica
opinione non riesce a rispondere, disperdendosi su diversivi
politico sociali, estranei alla determinazione della ricchezza ai fini
tributari (cap.4). Nascono anche equivoci sulla pressione fiscale,
sul rapporto tra determinazione della ricchezza ed esigenze di
gettito, sulle ragioni della molteplicità dei tributi. Di tutti questi
aspetti il capitolo fornisce le indicazioni fondamentali per
orientarsi nel dibattito sociale sui rispettivi temi.

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1.1. Gestione finanziaria pubblica (c.d. “fiscalità”):
Entrate patrimoniali, tariffe e tributi (tasse e
imposte).

1.1. Fiscalità e tassazione dalle “entrate


patrimoniali” ai tributi

La tassazione come
parte della fiscalità
I tributi riguardano, da millenni, l’attività dei pubblici
poteri, espressioni politico-giuridiche4 di un gruppo
sociale che, eventualmente tramite sue emanazioni
giuridiche (uffici tributari, funzionari e altri incaricati)
chiede una prestazione per fronteggiare "spese
pubbliche" . La tassazione è quindi solo una parte
della fiscalità, costituita dall’insieme delle entrate e
delle spese pubbliche. Alla fiscalità, più che alla
tassazione, che potrebbe come vedremo subito anche
mancare, si addice l’aforisma di Beniamino Franklin,
secondo cui nulla è certo, meno la morte e le tasse.
Possibilità di fare
ameno dei tributi
Si può infatti anche fare a meno dei tributi quando
la spesa può essere finanziata con entrate non
tributarie, come quelle del patrimonio collettivo,
nucleo dell'antica “finanza patrimoniale”, basata sullo
sfruttamento di terre, risorse minerarie (si pensi ai
moderni paesi petroliferi), pesca, cacciagione, legna,
valichi e guadi, come poi infrastrutture stradali o portuali.
Dal relativo sfruttamento derivavano entrate, che
consentivano di accumulare metalli preziosi, anch’essi
appartenenti al “tesoro”. Questo patrimonio comune
chiamato “erario” o “fisco” era gestito da incaricati
della politica, in una delle prime funzioni giuridiche,
benchè non giurisdizionali (par.1.3).
Altre entrate
patrimoniali (non
tributarie)
Questo patrimonio, tipico della c.d. “finanza

4
) Sull’emanazione del diritto dalla politica par.1.3.

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patrimoniale”, e non ancora “tributaria”, poteva
alimentarsi in molti altri modi, tutti in ultima analisi basati
sulla forza del gruppo; c’erano anche prede belliche,
taglie imposte ai popoli vinti, riscatti di nemici catturati,
concessioni per attività economiche, come i
commerci d’oltremare, confische a individui o
sottogruppi caduti in disgrazia, sanzioni per piccole
irregolarità, contributi spontanei di personaggi illustri o
facoltosi, talvolta destinati a conseguire titoli nobiliari,
investiture religiose, onorificienze o visibilità politica.
Monopolio
monetario
Costituiva una fonte di finanziamento anche il
monopolio della monetazione, un tempo attraverso la
diminuzione del contenuto di metallo prezioso, cui
potevano affiancarsi anche prestiti c.d. forzosi. Poi –
semplicemente – la moneta è divenuta "politica" con lo
stato che finanzia la spesa, non tanto "stampando
moneta", ma emettendo debito pubblico; a questa
possibilità guarda, incidentalmente, la nostalgia di chi ne
critica il trasferimento, con la moneta unica, alle autorità
monetarie europee5.

5
) Le discussioni in materia, oggi molto forti a proposito
dell’Euro, possono essere riassunte considerando la moneta come
simbolo di “credito” e di “debito”, il cui valore non dipende solo
da aspetti economici, ma anche di efficienza amministrativo
istituzionale dello stato emittente. Dietro il credito c’è la
credibilità, cioè quella stessa che ispira la nascita di attività
economiche; questo spiega perché alcuni paesi “credibili”, per la
loro potenza politica ed efficienza istituzionale, come gli USA, la
Gran Bretagna, il Giappone, abbiano margini di indebitamento
ben superiori a quelli di paesi cui viene data meno fiducia
(l’esempio opposto estremo, usato nelle polemiche contro chi
magicamente pensa di creare ricchezza stampando moneta è il
Botswana). Se ne deduce che il vero limite dello stato
all’emissione di moneta è la capacità di spenderla senza
perdere credibilità, cioè senza mostrare di sprecarla.
Entro questi limiti politici si può anche stimolare l’economia con
spesa pubblica percepita come efficiente, e quindi utile,

13 di 704
Entrate di
scambio:tariffe
Entrate possono derivare dalla remunerazione di
servizi specifici resi agli utenti di servizi pubblici, si
tratta delle tariffe, ispirate al principio del beneficio, di
cui al par. 1.8 e quindi 5.1), dall’esercizio di funzioni
pubbliche (tasse in senso stretto par. 5.1
Le imposte e la
ricchezza
Le vere e proprie “imposte”, sono invece collegate a
manifestazioni di ricchezza; esse costituiscono oggi la
prevalente fonte di entrata, il che rende necessario il
passaggio preliminare di determinare la ricchezza, nel
senso ampio di cui al par.1.2 e con le difficoltà di
determinazione di cui al par.1.11 e quindi in tutto il testo.
Fiscalità e
tassazione come
funzioni pubbliche
Gli uffici preposti a tutte le suddette funzioni, sia di
amministrazione patrimoniale, sia tributarie,
rappresentano una delle più antiche istituzioni
giuridiche; vedremo però al par.1.3 in che senso esse
svolgono funzioni pubbliche "non giurisdizionali"; già
nella finanza patrimoniale emergono i profili
autoritativi e amministrativistici tipici della tassazione,
in quanto il patrimonio “pubblico” appartiene “alla
collettività” per la sua capacità di acquisirlo con lo ius
imperii rispetto ad altri gruppi sociali (6), ed è utilizzato

dall’opinione pubblica interna ed internazionale. Per “utile”


intendo creatrice di un reddito in sé, al di là della remunerazione
erogata ai beneficiari, perché non si ottiene credibilità pagando
gente per scavar buche e poi riempirle come ho scritto in
Quantitative easing : consumare è facile, creare redditi meno, in
www.organizzazionesociale.com
http://www.organizzazionesociale.com/economia-pubblica/866-
quantitative-easing-e-creazione-redditi ove rinvii ad altri post.
6
Rende l’idea l’antico aforisma, ripreso nel ventennio fascista, secondo cui “E’
l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende. Persino i patrimoni
privati esistono in base a un riconoscimento della collettività, in quanto il
titolare non riuscirebbe a difenderli da solo (in questo senso vedremo in quale
misura tutto il diritto sia “pubblico”, riguardando istituzioni della collettività).

14 di 704
nelle forme tipiche del diritto amministrativo, La “forza”,
connessa all’autorità politico-amministrativa,
caratterizza la maggior parte delle entrate, prima di tutto
quelle a carico di un nemico esterno (prede belliche), ma
anche all’interno del gruppo, come confische, le
espropriazioni, le sanzioni e la monetazione. e'
poltiico-amministrativo anche il potere di organizzare i
servizi pubblici cui si connettono le suddette entrate
“tariffarie” (par. 5.1); si pensi infatti alla
costruzione/concessione/gestione delle reti ferroviarie,
idriche, elettriche, telefoniche, del gas, etc., cui si
connettono le relative utenze.

1.2. La necessità di “imporre le imposte” e


determinazione della ricchezza (“funzione
tributaria”).
Il riferimento alle
“imposte” della
funzione tributaria
Le entrate indicate al termine del paragrafo precedente sono
collaterali ad altre funzioni pubbliche, secondo il principio del
beneficio (7), o alla punizione, come per le confische. Insomma,
abbiamo finora riflessi tributari di funzioni pubbliche non
tributarie, mentre la funzione tributaria in senso stretto si
riferisce alle “imposte”. Si tratta di tributi commisurati
a manifestazioni di ricchezza,
indipendentemente dall'esercizio di un diverso
pubblico potere nei confronti di chi le paga8.
Residualità delle
imposte
Nella prospettiva storica, da cui ci siamo posti al
paragrafo precedente, le imposte hanno carattere
“residuale”, rispetto alle altre entrate pubbliche, come

7
Connesso alla fruizione di beni comuni, come terre coltivabili o miniere, poi
seguito dell’uso di infrastrutture pubbliche, come strade , acquedotti, etc.. Il
principio del beneficio sarà ripreso al par. 1.8.
8
) Cfr più avanti il par. 1.8 in cui spiegheremo la differenza, e le
interdipendenze, tra imposte, tariffe, tasse in senso stretto (anche par.5.1),
imposte di scopo etc..

15 di 704
quelle da sfruttamento del patrimonio, utilizzate per
prime, le confische o le tariffe, indicate sopra. Le
imposte sono una forma di finanziamento
politicamente poco gradita alla base sociale, in
quanto non se ne vede lo scopo immediato, salva la
percezione di urgenti necessità, come guerre o altre
calamità9.
Concetto di
“ricchezza”
Il riferimento delle imposte alla ricchezza, anticipato
poco sopra, riguarda in senso ampio ogni evento
valutabile sul piano economico; può trattarsi anche di
fenomeni economici individualmente modesti, per non
dire "miseri", ma rilevanti in senso aggregato, come i
consumi sociali, confusi negli incassi complessivi dei
supermercati, tutti indistintamente colpiti dall'IVA
(par.7.2), o i modesti redditi di operai o artigiani. Sul
piano tributario ha una certa logica il paradosso di
tassare i poveri, che hanno poco ma sono tanti 10,
assistendo i bisognosi veri con sussidi, anziché con sgravi
tributari, come vedremo al par.2.2 sulla capacità
contributiva. Si può quindi parlare di ricchezza anche
senza singoli individui definibili "ricchi", ma in senso
oggettivo, riferendoci cioè ad aggregati economici di
consumi e redditi (par.1.8). La determinazione della
ricchezza è quindi il principale passaggio da compiere
per la determinazione del tributo, e quello che giustifica
concettualmente la funzione tributaria e il diritto

9
) Nell’ambito delle varie tipologie di imposte, si possono ritenere più
tollerabili socialmente quelle sugli scambi di merci, di cui al prossimo
paragrafo , rispetto a quelle sui redditi, ma il punto meriterebbe di essere
approfondito in ricerche specifiche.
10
) Dietro la battuta, usata anche dal cabarettista Ettore Petrolini (su cui anche il
mio post Tassiamo i poveri, hanno poco, ma sono tanti su Giustiziafiscale.com)
c’è l’intuizione dell’impossibilità di capire in modo snello e sistematico se
singole manifestazioni di ricchezza si riferiscano a poveri o a ricchi,
diversificando conseguentemente l’ammontare del tributo. Il paradosso della
battuta, ed il suo effetto comico, sta nel riferimento a “tassare i poveri” come se
li si tassassero in quanto tali, e non come consumatori, titolari di immobili, beni
o modesti redditi.

16 di 704
tributario come disciplina giuridica11.
la necessità di una
“imposizione delle
impostte”
Il termine "imposta" presuppone un potere pubblico
che direttamente o indirettamente, “imponga” di
pagare, e a questo fine determini la ricchezza cui
l'imposta fa riferimento12.
Al diritto tributario interessano soprattutto i criteri
giuridici per determinare le imposte e quindi richiederle
con poteri autoritativi di coercizione amministrativa. A
tal fine occorre la pressione del gruppo attraverso
pubblici uffici o loro emissari, nei modi indicati già ai
paragrafi successivi (1.3-1.5), filo conduttore del testo 13;
anticipiamo per ora solo che questa iniziativa concreta
può non essere diretta a tutti i contribuenti, ma deve
essere adeguatamente sistematica, in modo da indurre
ad adempiere, di loro iniziativa, anche coloro cui non si
indirizza.
Piccoli gruppi e
contribuzioni in
natura: radici delle
esenzioni
Quest'iniziativa di pubblici poteri è meno importante nei
piccoli gruppi sociali, dove le necessità collettive sono
direttamente avvertite, e scatta una sorta di controllo
reciproco, in cui ci si osserva e ci si chiede cosa fa
ognuno per il gruppo. In questi contesti sono frequenti
contributi personali all’interesse del gruppo, il che
spiega le esenzioni fiscali esistenti, nelle società
preindustriali, per i guerrieri e i dirigenti politico-
religiosi, dediti all’organizzazione della collettività. Le
stesse ragioni, all’inverso, spiegavano i maggiori oneri
tributari a carico di categorie sociali esonerate dal

11
Vedremo al par.1.7 che la decisione sulla parte di ricchezza da prelevare a
titolo di imposta è infatti più “politica” che “giuridica” e dipende da un
articolato insieme di variabili che non dipendono dai tributaristi.
12
La richiesta dell’imposta, infatti, non può fare leva sulla mancata erogazione
di un servizio pubblico agli inadempienti, e deve quindi prevedere una richiesta
autoritativa, da parte delle pubbliche autorità.
13
) Vedremo al prossimo paragrafo 1.3 che questi apparati erano già
abbastanza lontani dalla politica per essere considerati “giuridici”.

17 di 704
servizio militare per ragioni, ad esempio, etniche o
religiose14.

Esigenze da
contemperare nella
determinazione
della ricchezza
Per la determinazione della ricchezza occorre
contemperare una serie di esigenze come la precisione,
la snellezza, la semplicità, l’effettività, ed altre, da
riferire alle informazioni disponibili sulla ricchezza di
riferimento. La “precisione” spinge a valorizzare al meglio
le informazioni disponibili, che possono essere
economico-materiali o giuridico-contabili, nei termini
indicati al prossimo paragrafo, per l’era preindustriale,
nonché ai paragrafi 1.4.-1.8.-1.10 per i giorni nostri. La
precisione va però contemperata con la semplicità e la
sistematicità, necessarie a perseguire la perequazione
tributaria, cioè una tassazione non troppo squilibrata su
contribuenti diversi e ricchezze similari.
Su questo sfondo si inseriscono ulteriori esigenze,
più giuridiche (anche se non legislative), come la
certezza e stabilità dei rapporti, intesa come
prevedibilità dei comportamenti delle istituzioni, la
possibilità dei privati di interloquire con gli uffici tributari,
e – se necessario – di difendersi davanti a giudici, le
cautele contro evasioni e stratagemmi per ridurre il
carico tributario15.

14
Questi privilegi e aggravi tributari divennero
gradualmente anacronistici col passare del tempo; con
l’illuminismo, la rivoluzione francese e l’età liberale si
affermò sempre più l’idea di una tassazione commisurata
alla ricchezza nelle sue varie manifestazioni, su cui già il
prossimo paragrafo 1.3.
15
Su questi “principi di settore”, derivanti dalla forza
delle cose, si inseriscono poi gli effetti economici delle
imposte, la cui dialettica con la loro determinazione sarà
trattata ai parr.1.7-1.8-1.9.

18 di 704
1.3. La giuridicità della determinazione dei tributi (il
diritto nella funzione istituzionale tributaria)

Organizzazione
sociale , politica e
diritto
Per comprendere la determinazione dei tributi, occorre
inserire la relativa funzione giuridica nell'organizzazione
della società 16; quest'organizzazione, come la storia ci
insegna, fa dapprima capo alla politica, nella relazione
esterna con altri gruppi sociali 17, ed altre funzioni
organizzative interne, che però gradatamente diventano
ripetitive e complesse.
Funzione
giudiziaria e
patrimoniale
La politica tende quindi a delegare questi poteri "di
routine" ad appositi incaricati, una sorta di fiduciari con
poteri derivati. Con l'affidamento a specifici incaricati di
compiti (funzioni), che per ragioni di tempo e priorità il
vertice politico non poteva svolgere, si autonomizzava il
diritto nelle sue varie articolazioni, tra cui rivestiva
originariamente una grande importanza quella
giurisdizionale, dedicata alla soluzione delle controversie
ne cives ad arma veniant 18. seguirono a ruota altre
"funzioni", come l'amministrazione del patrimonio
collettivo e la determinazione dei tributi. In entrambi i
casi erano compiti di una certa precisione, per cui ora
opportuna -oltre che l'investitura politica- anche una
certa autorevolezza sociale e o preparazione tecnica, per
interloquire con la società.
Diritto e istituzioni
pubbliche

16
) Cui si dedicano le c.d. scienze sociali o “scienze del comportamento”,
dedicate allo studio dei comportamenti umani nei rapporti con gli altri
individui, come vedremo al par.4.3.
17
E’ la funzione “militare”, dove i comandanti militari erano spesso anche i
capi politici, e dopo erano fiduciari dei capi politici, scelti anche in relazione
alle loro abilità guerresche.
18
) Questa specializzazioni della funzione giurisdizionale si ebbe, non a caso,
dopo una fase in cui essa era svolta da assemblee, monarchi e feudatari, cioè
organi politici.

19 di 704
Il diritto si è così pian piano distinto dalla politica,
diventando studio degli uffici chiamati a esercitare
pubbliche funzioni 19, denominati anche istituzioni; dal
punto di vista oggettivo, il diritto studia quindi gli
individui che svolgono queste funzioni, cioè "organi", in
senso personalistico, ma più correttamente "istituzioni",
cioè gruppi di persone tenuti assieme da una funzione
pubblica20.
La concentrazione
sul diritto
giurisdizionale
A tali funzioni istituzionali è strumentale la
"normativa", cioè l'insieme delle indicazioni fornite,
in primo luogo dalla politica, per il relativo esercizio.
L’importanza della soluzione delle controversie
private ha portato ad identificare culturalmente il
diritto con la funzione di giustizia, che potremmo
chiamare "diritto giurisdizionale"; sono state così
trascurate altre antiche giuridicità non
giurisdizionali, come quelle in materia patrimoniale e
tributaria, cui è dedicato questo libro, cui se ne sono
affiancate col tempo molte altre21.
La giuridicità non
giurisdizionale
della funzione
tributaria
L'amministrazione patrimoniale dei beni pubblici
(22) e la determinazione dei tributi, di cui al
par.1.2, per la loro inevitabile ripetitività e
sistematicità, resero rapidamente necessari
19
) Sul piano finalistico, degli obiettivi, il diritto è appunto studio di funzioni
demandate dalla politica ad appositi organi (quelle istituzioni che analizzeremo,
come corpi sociali intermedi, al par.5.3)
20
) Ad esempio le polizie, tenute assieme da una funzione di sicurezza, le
scuole, tenute insieme da una funzione educativa, gli istituti di cura, tenuti
insieme da una funzione sanitaria, la magistratura, tenuta insieme da una
funzione giurisdizionale, gli uffici tributari, tenuti insieme dalla funzione di
determinare le imposte, cui è dedicato questo testo.
21
) Si pensi a tutte le altre funzioni di cui lo stato si è dato carico con lo
sviluppo economico e col welfare (Infrastrtture, sanità, ambiente, regolazione,
istruzione, etc..).
22
Il fiscus cui al par.1.1.

20 di 704
appositi incaricati, con uffici pubblici forse più
complessi di quelli investiti della funzione
giurisdizionale; si tratta di istituzioni giuridiche in
quanto già distinte dalla politica23, investite di
potere24, con indicazioni (valori o regole) per
esercitarlo e responsabilità per il malcontento
creato, nel gruppo sociale, dal suo esercizio. A
differenza dei giudici, però, la funzione non è qui
solo di attribuire i torti e le ragioni (ius dicere25), ma
di svolgere compiti operativi, come la gestione
economico-produttiva del patrimonio o la
determinazione dei tributi26.
Aumento delle
istituzioni non
giurisdizionali

23
I funzionari, o gli appaltatori delle imposte, che misuravano i raccolti e ne
determinavano la quota da versare come tributo, anche con accorgimenti
empirici , come il volume delle piene del Nilo nell’antico Egitto ( “Nilometro”
di Elefantina) esprimevano una giuridicità, distinta appunto dalla politica.
Questa componente giuridico-coercitiva, ma non giurisdizionale, si vede anche
nelle rappresentazioni cinematografiche della determinazione dei tributi, come
nella scena del doganiere di “Non ci resta che piangere” (visibile su youtube
digitando “un fiorino”, e collegata nella home page di
www.fondazionestuditributari.com).
24
) Nel nostro caso quello di imporre le imposte. Sarebbe il caso di verificare,
in tesi di laurea o dottorato, per quali ragioni la giuridicità giurisdizionale abbia
ricevuto maggiore attenzione nella cultura di massa (un’ipotesi è che si tratti
della suggestione di questioni umanamente più interessanti e sottili, rispetto
all’amministrazione patrimoniale e tributaria.
25
) Chi esercita la funzione giurisdizionale, in altri termini, svolge la propria
funzione amministrativa di decretare i torti e le ragioni “per sentenza”. Se tutte
le istituzioni amministrano, solo il giudice amministra per sentenza, mentre per
sentenza non si può certo gestire la sicurezza, la sanità, l’educazione, le
infrastrutture, la ricerca e -nel nostro caso- la determinazione dei tributi.
26
La funzione tributaria intesa come determinazione e
richiesta amministrativa dei tributi (non come scelta politica
di intervento pubblico nella convivenza sociale) è la più antica
dopo la funzione giudiziaria, diretta alla risoluzione delle
controversie. L'ufficio tributario, insomma, dopo il giudice, è la
più antica istituzione preposta a una funzione pubblica
non direttamente esercitata dalla politica.

21 di 704
Altre funzioni pubbliche, più fondative del potere,
come guerra, religione, sicurezza, furono esercitate
più a lungo direttamente dai vertici politici, o da
loro immediati fiduciari Col passare dei secoli, le
istituzioni giuridiche non giurisdizionali si sono
moltiplicate nei settori più diversi come sicurezza,
educazione, sanità, 'assistenza, urbanistica, ricerca,
ambiente etc. 27. In tutte queste successive forme di
giuridicità "non giurisdizionale" ritroviamo il rapporto
tra politica e diritto già indicato per
l'amministrazione del patrimonio e la
determinazione dei tributi.
Politica e diritto
Il rapporto tra diritto e politica si è fatto in questo
modo più complesso, e il diritto è diventato anche un
terreno di gioco per la politica, con regole giuridiche
(ad esempio in materia di scelta degli organi di
governo) usate per la lotta politica28
Nonostante questa interazione, dove il diritto
diventa strumento della competizione politica, alla
lunga è la politica a improntare di sé la società, e
nessun diritto, nessuna regola, può forzarne
tendenze che abbiano un sufficiente consenso
sociale29. Anche su questa premessa, politica e
diritto interagiscono, senza sovrapporsi del tutto; i
27
) Persino la funzione militare, col c.d. "stato di diritto", si è
giuridicizzata. Accanto alle antiche funzioni “non giurisdizionali”
patrimoniali e tributarie, sono nate quelle sanitarie, previdenziali, educative,
culturali, di ricerca, ambientali, infrastrutturali, di ricerca, regolatorie, etc. A
questo sviluppo del diritto non giurisdizionale, e quindi
dell'importanza delle istituzioni, ha fatto riscontro anche
l'istituzionalizzazione della giurisdizione, molto spostata dalle
persone dei giudici agli "uffici" cui essi appartengono.
28
) Man mano che le funzioni delle istituzioni si sono moltiplicate è nata la
necessità del diritto di porsi anche come scienza sociale delle istituzioni
affiancando una interlocuzione sociale di insieme alla precedente tradizionale
interlocuzione tecnica, come vedremo al par.4.3.
29
) Alla fine, nelle classi dirigenti e nel sentire popolare , come dicevano i
latini, Salus rei publicae suprema lex esto: nella misura in cui ha consenso
sociale, insomma, la politica prevale sul diritto.

22 di 704
giuristi studiano le istituzioni, non la politica, come
vedremo ai par.1.7 e 4.3, e sono uno strumento per
la politica e la dialettica sociale, nei termini
seguenti.
giuristi come
tecnici e studiosi
sociali
In una prima fase, dove prevale la giurisdzione,
l'utilità del diritto è confezionare, in termini tecnici,
le scelte valoriali espresse dalla società attraverso la
politica. Fin quando il diritto è prevalentemente
"giurisdizionale" , e il bagaglio culturale di pubblica
opinione e classe dirigente è idoneo a esercitare sui
giudici il controllo sociale di cui al par.5.3; la
funzione del giurista è eminentemente tecnica;
questo ruolo, pur da salvaguardare, diventa
progressivamente inadeguato man mano che alla
funzione giurisdizionale, e al diritto patrimoniale e
tributario (come esempio di funzione "non
giurisdizionale") si affiancano altre aree di
intervento pubblico, con la diffusione di istituzioni,
intese come "gruppi sociali pluriepersonali", per certi
aspetti analoghi alle aziende (30).
La legislazione
come “simbolo
sociale”
Vedremo ampiamente al par.4.3 che proprio il
giurista è lo studioso sociale più adatto a studiare
queste istituzioni31, coordinando 32 le riflessioni della
pubblica opinione nei vari settori di intervento
pubblico. Una spiegazione d'insieme elaborata dal
giurista 33, come punto di riferimento tecnico della
30
) Sulle relative differenze vedi infra par.5.3.
31
Senza nulla togliere agli economisti, di cui diremo al par.4.4.
32
Nei modi indicati al par.4.7.
33
Potremmo parlare di spiegazione "sociale" d'insieme non
perché "sociologica", né perché attenta alla società più che
all'individuo ("socialista"). L'espressione "spiegazione sociale
d'insieme", su cui torneremo spesso al par.4.3 sottintende che
il diritto , l'economia, la politica, la psicologia, e le altre
moderne declinazioni delle scienze umane sono "sociali" in

23 di 704
società e dei decisori politici34, è anche il
presupposto per continuare serenamente la vecchia
interlocuzione tecnica dell'operatore giuridico 35; le
spiegazioni d'insieme, fornite a chi si interessa al
settore per giudicarne il funzionamento servono a un
efficace "controllo sociale", come indicato al par.5.3,
evitando che le istituzioni diventino autoreferenziali
e che il vertice politico legiferi senza capire.
Influssi eccessivi
dei modelli del
diritto
giurisdizionale
Nonostante l'odierna quantità di istituzioni non
giurisdizionali, la tradizionale matrice forense del
diritto ha pesato sulla formazione giuridica; vedremo
al par.4.3 che è stato messo in secondo piano lo
studio delle istituzioni come gruppi di persone; la
funzione di giustizia, pur essendo anch'essa
istituzionalizzata, tende a restare ancorata alla
"persona" del giudice, come essere umano che
consulta la legge o i propri sistemi di valore; la
teoria giuridica oscilla tra "legge e giudice",
limitando la necessaria evoluzione del giurista da
"tecnico" a "studioso sociale" delle istituzioni nel loro
quanto dirette all'intera società, per quanto di interesse, non a
pochi interlocutori tecnici come gli avvocati di controparte e i
giudici.
34
Mentre un tempo, per la funzione giurisdizionale tradizionale,
il vertice politico poteva guardare al bagaglio culturale diffuso
per fornire indicazioni normative alle istituzioni, oggi ha
bisogno di studiosi sociali che ne conoscano le relative
funzioni.
35
) riguardante cioè quanti si interessano dei vari
settori, nel nostro caso quello tributario, per ragioni lavorative.
Vedremo al par. 3.16 che senza questi concetti condivisi anche la
tradizionale interlocuzione tecnica del diritto entra in crisi, com’è
appunto accaduto nel settore tributario. La tradizionale
interlocuzione tecnica è infatti diretta a risolvere
questioni professionali, non a spiegare
comportamenti "di massa".

24 di 704
complesso. Prendendo come punto di riferimento
solo il diritto giurisdizionale si finisce per non
mettere a fuoco neppure la funzione giurisdizionale,
chiarendo la dialettica tra legge e giudice, chiara
invece per le altre istituzioni. Studiando però queste
ultime attraverso il modello giurisdizionale,
anch'esse sono rimaste vaghe, con riflessi notevoli
sulla relativa efficienza, indicati al par.5.3. Vedremo
al par.4.3 ss. in quale misura il diritto tributario sia
un esempio classico dell'immobilismo, della paralisi
e della deresponsabilizzazione connesse
all'appiattimento del diritto sul modello
giurisdizionale36.
Sopravvalutazione
della legislazione
La sopravvalutazione della legislazione risulta
anche dalle enfatiche formule sulla sua onnipotenza,
formula giustificata per i giudizi valoriali di
approvazione o riprovazione sociale; qui le scale di
valore, selezionate dalla società attraverso la
politica, si impongono a un incaricato dalla politica,
com'è in ultima analisi il giudice. Sulle questioni
"valoriali" (assiologiche) il legislatore può farsi
liberamente interprete (37) delle preferenze del
gruppo sociale. Non interessa qui approfondire in
quale misura il giudice possa richiamarsi
direttamente ai valori sociali, oppure manipolare le
indicazioni legislative in funzione della decisione che
ritiene preferibile38.
36
) L’idea giurisdizional-normativista del diritto sta paralizzando insomma tutte
le altre funzioni del diritto, compresa quella giurisdizionale, come indicato al
par.4.3.
37
Salvo pagare poi i prezzi politici, in termini di consenso,
indicati al par.2.4.
38
) Nel diritto giurisdizionale il dubbio se siano i giudici o il legislatore a creare
diritto può anche porsi, almeno nella misura in cui la funzione giurisdizionale è
limitata al “giudizio”: nella fase della valutazione valoriale di fatti istruiti il
condizionamento del gruppo sociale sul giudice, attraverso la politica, è
massimo. Tuttavia anche qui è chiaro che il diritto viene dalle istituzioni (il
giudice), che “crea il diritto” in quanto incaricato della funzione di risolvere le

25 di 704
Istituzioni
giuridiche non
giurisdizionali
Nelle altre funzioni istituzionali non si tratta di "dire il
diritto", ma di "fare il diritto", con interventi di
governo nella convivenza sociale, dalla sicurezza,
all'istruzione, alla determinazione dei tributi39.
Queste istituzioni possono certamente essere
condizionate dalla legislazione, come un capo
militare condiziona le sue truppe attraverso gli
ordini, ma devono fare i conti con la scarsità delle
risorse disponibili, per gestire le situazioni
contingenti loro affidate; il diritto non giurisdizionale
deve insomma allocare uomini e mezzi nel modo
più opportuno; le istruzioni ricevute dal
delegante politico non possono quindi che essere
contestualizzate con margini di discrezionalità
(par.5.10).
Istituzionalismo
valutativo del
diritto
giurisdizionale
Anche nella funzione giurisdizionale, dove il
condizionamento della legge sul giudice è massimo,
questi margini valutativi sono evidenti, e consentono
di omologare sotto molti profili il giudice alla
generalità delle istituzioni; i profili valutativi e la
limitatezza delle risorse sussistono a ben guardare
anche nella funzione giurisdizionale40 ; basta infatti
pensare all'istruzione delle cause, alla
ammissione delle prove, al probabilismo
empirico del giudizio di fatto (par.5.8), fino al

controversie. La legislazione, il diritto oggettivo, è l’insieme delle indicazioni


dirette all’istituzione che spesso finisce per esserne inutilmente appesantita. La
legge non crea diritto, ma dà le indicazioni a quelli che lo creano.
39
A questo proposito viene in mente il proverbio secondo cui tra
il dire (giudicare) e il fare c'è di mezzo il mare.
40
Anche se per molti aspetti si tende a dare eccessiva
importanza alla legge, consapevolmente o meno, in una sorta
di deresponsablizzazione, dove conviene qualcuno cui
attribuire le decisioni, qualora si rivelassero infelici.

26 di 704
contemperamento degli argomenti interpretativi
nella questione di diritto (41). Anche la funzione di
giustizia rientra quindi in un ampio concetto di
giuridicità amministrativa, che accomuna tutte
le istituzioni espresse dalla società, nel modo
indicato sopra (42).
Sottovalutazione
delle istituzionii
La tradizione del diritto giurisdizionale, con la
sua importanza della legislazione, ha contagiato il
diritto non giurisdizionale, finendo per ostacolare
l'efficienza delle relative istituzioni, spostando le
decisioni sulla politica, in quanto creatrice della
legislazione. Invece di approfondire lo studio delle
istituzioni, e il relativo concetto43, si è continuato a
caricare la politica di eccessive responsabilità.
Inconvenienti sull’
economia
Queste disfunzioni delle istituzioni si ripercuotono
anche sull'economia, cioè sulla produzione e gli
scambi, da cui deriva il soddisfacimento dei
bisogni privati. La produzione non dipende infatti
direttamente dalla politica, che non crea
direttamente ricchezza per decreto44; la politica crea

41
Si veda il par.3.9 su quella che potremmo chiamare
"discrezionalità interpretativa". I giudici sono incaricati, come
tutte le istituzioni, di creare diritto, mentre la legislazione a ben
guardare fornisce le relative istruzioni.
42
Ciò consente di contestualizzare il senso della "soggezione
alla legge" rendendo tale soggezione compatibile, per tutte le
istituzioni giuridiche, con lo spirito di iniziativa e il controllo
sociale sui contenuti (par.5.3), dato dalla funzione, più che da
norme espresse. Anche il diritto privato in un certo senso è
"pubblico", in quanto costituisce cioè una funzione pubblica di
risoluzione delle controversie e potrebbe chiamarsi "diritto
amministrativo della gestione delle liti tra privati".
43
) Tenendo presente che qualsiasi funzione giuridica dipende in primo luogo
dal funzionario incaricato di esercitarla, e solo secondariamente dalle istruzioni
che , con la legislazione, gli si impartiscono.
44
Come si pensa talvolta quando, coltivando la già indicata
illusione dell'onnipotenza della politica, si fantastica di

27 di 704
piuttosto le condizioni per una economia prospera,
tramite istituzioni efficienti; ma istituzioni e politica
non si identificano 45 , perché la politica è
espressione della società, delle sue credenze,
sentimenti, concezioni del mondo e rapporti di forza.
Funzione
finanziaria e
tributaria
La "giuridicità non giurisdizionale" della funzione
tributaria e finanziaria, uno dei fili rossi del testo,
trova anche altre conferme storiche, come
l'affidamento dei relativi compiti a privati; si tratta
degli “appaltatori delle imposte, i "pubblicani",
dell'antica Roma, cioè organizzazioni private cui
venivano demandati poteri tributari (46).
I tributi
dell’antichità
Questa gestione giuridica dei beni pubblici avveniva
a cominciare dai terreni coltivabili spesso concessi
in cambio di una parte del raccolto o di altre
prestazioni in natura. Da questi canoni agricoli alle
imposte fondiarie il passo è breve, anche se
andrebbe sviluppato in tesi di laurea o dottorato47.
Gli scambi fisici di merci iniziarono a essere
assoggettati ad imposte sui consumi (par.7.2)
cambiamenti economici a seguito di successi o insuccessi
elettorali.
45
Se si pensa di migliorare le istituzioni con un cambiamento
continuo del vertice politico si cade nel circolo vizioso delle
illusioni-delusioni (critiche e invocazioni al potere) di cui al
par.4.2.
46
E’ la matrice storica degli "esattori" di cui riparleremo al par.6.11.
Emerge chiaramente la tendenza della politica a esternalizzare
la funzione, già oggettivamente giuridica, su soggetti esterni
investiti a tale scopo di poteri amministrativi, soggetti a
controllo sociale (par.5.3) attraverso la politica. Si conferma
così che la funzione tributaria costituisce una delle prime
funzioni giuridiche non dirette alla soluzione delle controversie.
47
) Dalla proprietà pubblica delle terre, concesse in sfruttamento dietro un
canone, commisurato alla relativa produzione, si passa, secondo varie
sfumature intermedie, alla proprietà privata delle terre, il cui frutto è però pur
sempre oggetto di tassazione.

28 di 704
grazie alla loro visibilità materiale, possibile
sorvegliandone le movimentazioni, presidiando
strade e punti di passaggio. La ricchezza era
visibile anche attraverso atti giuridici solenni,
come il trasferimento di latifondi, l'affrancamento
schiavi, le eredità, etc.(questa visibilità giuridica è la
matrice di quella contabile di cui al prossimo
paragrafo).
Natura contenziosa
della
determinazione dei
tributi
Già si intravede però in tutte queste imposte una natura
contenziosa della relativa funzione istituzionale di
determinazione; il contribuente era infatti “riconosciuto” e
tutelato dal potere politico, come individuo attivo, produttore
e creatore di redditi; occorre va quindi dare un qualche
ascolto alle sue rimostranze sul calcolo della base di
commisurazione del tributo; per quest’ultima è stata
insomma sempre normale, anche in luoghi e tempi diversi,
una qualche dialettica, che rende la tassazione valutativa
tradizionale come una funzione pubblica strutturalmente più
“contenziosa” di altre, come vedremo anche ai par.3.13, 5.9.
6.5 etc..
Controllo
reciproco, tenore
di vita e sistemi a
ripartizione
Questa valutazione si ritrovava anche nelle imposte
commisurate al tenore di vita delle persone; esso
però rilevava attraverso collettività intermedie,
cioè comunità territoriali (città,feudi, aree rurali),
etniche, religiose, professionali (corporazioni
artigianali). Stimando la situazione economica
complessiva di tali collettività il c.d. sistema
tributario a ripartizione dirigeva loro richieste
globali di imposte; la singola collettività di
settore, con propri criteri, suddivideva la somma
complessiva tra i suoi componenti; questa
divisione è idealmente simile a quella

29 di 704
condominiale, in cui il tenore di vita rivelava la
condizione economica personale o familiare; era
questo il parametro tendenziale per l'attribuzione ai
singoli di una quota maggiore o minore di quanto
chiesto al gruppo nel suo complesso.
Segue:
inconvenienti,
catasti
Questo "sistema a ripartizione" era tipico di
antichi tributi, come il focatico e il testatico48; in
questi casi si riteneva che la stessa sussistenza
fosse indice della capacità economica di fronteggiare
un qualche tributo, salve situazioni di povertà,
socialmente riscontrabili nei piccoli gruppi sociali cui
si dirigeva la richiesta del tributo. Già in piccoli
gruppi sociali agricolo-artigianali, questi tributi
presentavano rischi di abusi e favoritismi,
fronteggiati alla meglio, anche stimando le
condizioni economiche personali o familiari nei c.d.
“catasti”; questi ultimi erano globali, estendendosi
a tutto il patrimonio, a differenza di quelli agricoli
attuali, di cui al par.8.2.
Impraticabilità
attuale del sistema
a ripartizione
Oggi tuttavia i presupposti per il sistema a
ripartizione sono svaniti per la frammentazione
dei gruppi sociali,e l'allentamento dei vari vincoli
di comunità, sia territoriali sia etnico-religiosi o
professionali49. Vedremo però subito i legami sociali
di nuovo tipo, che consentono la determinazione dei

48
) Si trattava di imposte dovute per testa (testatico) o per nucleo familiare
(focatico, dal “focolare domestico”, che ritroveremo per la tassazione locale al
par.10.9).
49
A queste antiche imposte "a ripartizione" fanno riferimento
forse le idee di fantomatica "capacità contributiva globale", di
cui diremo al par.2.2 e che oggi non sono pragmaticamente
praticabili, per via della disgregazione dei piccoli gruppi sociali
su cui si fondava il "sistema a ripartizione".

30 di 704
tributi attraverso le aziende, filo conduttore del
presente volume.

1.4. Determinazione delle imposte attraverso la


documentazione delle organizzazioni pluripersonali
(aziende e istituzioni)
La tassazione
attraverso le
aziende (rinvio)
Quando la produzione ha cominciato a svolgersi
attraverso aziende, intese nel senso di cui al
par.3.1, come organizzazioni pluripersonali, la
determinazione dei tributi si è avvalsa della loro
documentazione contabile, nei modi che vedremo al
capitolo 3; si avviò così la
tassazione attraverso le aziende, filo conduttore
del testo; le aziende acquisiscono infatti le spese
per consumi ed erogano redditi a lavoratori,
risparmiatori e titolari; la ricchezza in questo modo
filtrata, in entrata (consumi) e in uscita (redditi), è
facilmente determinabile ai fini tributari.
Retribuzioni, interessi, canoni di locazione, dividendi e
spese per consumi divennero così individuabili in quanto
filtrati dall'azienda, nuovo corpo sociale intermedio,
ricollegabile per certi versi aspetti a quelli, indicati al
termine del paragrafo precedente, per il "sistema a
ripartizione".
Esternalizzazione
della funzione
tributaria
La funzione tributaria si è di fatto esternalizzata sulle
strutture contabili delle organizzazioni aziendali e
delle pubbliche amministrazioni; l'intervento degli uffici
tributari è divenuto puramente eventuale, secondo un
filo conduttore del testo.
Gli squilibri
rispetto alla
ricchezza non
determinata
attraversole
aziende

31 di 704
Questa utilizzazione tributaria della documentazione
aziendale, benchè molto efficiente, fruttuosa ed
ineliminabile50, finiva per creare squilibri rispetto
alla ricchezza lontana dalle aziende, e determinabile
solo secondo i tradizionali criteri valutativi indicati
al paragrafo precedente. soprattutto quando
lavoratori indipendenti e piccole organizzazioni
padronali effettuano prestazioni al consumo
finale (par.3.13 e 5.13).
Certe forme di tassazione, desiderabili sul piano politico-
perequativo, irraggiungibili attraverso le aziende, sono
state quindi progressivamente abbandonate, come
vedremo per le imposte patrimoniali e sulle successioni al
par.10.4.
La necessità di un
intervento
amministrativo
Ragioni di coesione sociale rispetto alle polemiche
laceranti di cui al par.4.6 rendono necessario
affiancare alla determinazione dei tributi
attraverso le aziende una efficiente
determinazione valutativa dei tributi sulle altre
forme di ricchezza, attraverso i tradizionali uffici
tributari. E' un filo conduttore del testo, come
inizieremo a vedere al prossimo paragrafo.

1.5. Parametri di efficienza dell’autotassazione sulla


ricchezza non determinata attraverso le aziende
(aliquote, sanzioni, controlli)

La generalizzazione
dell’autotassazione
La determinazione “ragionieristica” della
ricchezza, attraverso le rigidità contabili delle
50
Questa nuova opportunità di determinazione della ricchezza,
che potremmo chiamare "ragionieristica", era uno strumento di
grande precisione, ma anche un problema, perché
l'utilizzazione dei sistemi informativi aziendali avvantaggia la
ricchezza non intercettata dalle aziende.

32 di 704
organizzazioni pluripersonali, ha indotto una
generale "autotassazione", rivolta sia alle aziende
sia ai privati; si tratta in generale di una
determinazione dei tributi esternalizzata sugli stessi
privati. Questi ultimi però hanno motivi di
convenienza personale, per nascondere ricchezza
al fisco, di cui le organizzazioni come tali sono prive
(par.3.1).
Autotassazione e
ricchezza non
filtrata dalle
aziende
Si tratta soprattutto di lavoratori indipendenti e
titolari di piccole organizzazioni , che non
subiscono i condizionamenti amministrativi interni
dell'azienda; se i clienti sono altre organizzazioni,
esse possono segnalare al fisco i fornitori in
esame, ma se i clienti sono a loro volta
consumatori finali la tassazione attraverso le
aziende entra in crisi51.
Necessità
intervento
amministrativo
Su questa ricchezza, non intercettata da
un'organizzazione amministrativa affidabile,
l'autotassazione va integrata con un intervento
sufficientemente sistematico degli uffici tributari;
questi ultimi devono essere cioè presenti in modo
sufficiente da indurre i contribuenti a
un'autovalutazione quantomeno verosimile delle
somme da dichiarare, come indicato al par.5.7.
Quanto precede conferma l'essenzialità di poteri
amministrativi in materia tributaria, e la

51
Tra questi due estremi possono esserci innumerevoli
sfumature intermedie, in quanto anche all'interno di
un'azienda organizzata ci possono essere nicchie di ricchezza
fiscalmente non registrata, a beneficio del titolare (par.3.7),
anche se il fenomeno pesa relativamente poco nelle stime
macroeconomiche, come vedremo al par.4.2.

33 di 704
necessità che le imposte siano imposte, sia pur
in via virtuale ed ipotetica .
Parametri per la
fedeltà
dell’autotassazione
Quanto precede si ritrova nella teoria economica,
secondo cui la fedeltà dell'autotassazione
dichiarata dipende da una combinazione tra
“aliquote, controlli e sanzioni.
Le aliquote determinano la posta in gioco,
combinandosi con la predisposizione a correre rischi
e soprattutto con le esigenze di tenore di vita, di cui
diremo al par.4.2; l'aumento delle aliquote, e
l'importanza relativa dei tributi risparmiati per le
esigenze personali, accresce la propensione al
rischio, spingendo a dichiarare cifre meno credibili
rispetto all'ordine di grandezza economico della loro
attività, che si pensa sia presumibile dal fisco (infra
par.4.2). Questa convenienza è controbilanciata
dalle sanzioni, che però hanno limiti oggettivi e
non possono essere quindi, come vedremo ai
par.6.13 ss., un surrogato di un intervento
amministrativo percepito come adeguato.
Reinterpretazioni
delle tradizioni
tributarie
Si ritrovano così nel tempo presente concetti
strutturali della tradizione tributaria, dove una
“cooperazione coatta” dei contribuenti col potere
amministrativo c'è sempre stata, ma ha avuto
bisogno di una adeguata presenza degli uffici
tributari, dosando autorevolezza e potenziale
coercizione; anticamente si usava il controllo del
territorio, delle strade e dei ponti, ovvero quello
reciproco dei sistemi a ripartizione, assieme a
proclami di banditori, minacce ed espropriazioni per
dare l'esempio; in quest'uso della forza per
indurre a collaborare, anche con frequenti
condoni (par.5.20) si comprende il filo conduttore

34 di 704
del testo secondo cui le imposte si pagano nella
misura in cui si percepisce che qualcuno le richiede.
Questo vale per le aziende e per i pubblici poteri, sui
quali sono essenziali le spiegazioni sociali di cui
diremo al prossimo paragrafo.

1.6 Carenze formative economico-sociali di pubblica


opinione e classi dirigenti

istituzioni e
pubblica opinione
La funzione tributaria è esercitata da istituzioni, cioè
organizzazioni, solitamente pluripersonali, come
indicato al par.1.3 (52), che si confrontano con
pubblica opinione e classi dirigenti; ci
soffermeremo in tutto il corso del testo su questi
concetti, riferibili a ogni forma di società, anche
se non pluralista e democratica53; visto che le
istituzioni non operano sul mercato54, vedremo al
par.5.3 che esse dimensionano la propria efficienza
sulle capacità di comprensione e valutazione55 della
pubblica opinione cui si rivolgono. Questa capacità
di valutazione cambia in relazione al bagaglio
culturale e di esperienze che la pubblica opinione ha
in ciascun settore. Vedremo che proprio la
mancanza, per le ragioni di cui al cap.4, di una
spiegazione sociale d'insieme della tassazione
odierna 56 , provoca tutte le sue disfunzioni.

52
) Sull’espressione di queste organizzazioni da parte della società, attraverso
la politica, ci siamo soffermati al par. 1.3, e al paragrafo 5.3 parleremo della
loro interazione con la pubblica opinione e le classi dirigenti.
53
Neppure in democrazia, del resto, la pubblica opinione
coincide con la maggioranza numerica delle persone o
dell’elettorato.
54
)) Cioè non vendono beni o servizi ad una clientela, provvista come tale di
capacità di controllo, come vedremo che accade nel caso delle aziende.
55
) E’ il c.d. “controllo sociale”, di cui al par.5.3.
56
Cioè la tassazione attraverso le aziende ,le sue opportunità, i
suoi limiti, e la sua dialettica con la tradizione tributaria.

35 di 704
Identificazione
quantitativa e
qualitativa della
pubblica opinione
In termini di autorevolezza, e capacità di influenzare
il consenso degli altri, esistono posizioni sociali
diverse, e la loro sintesi rileva ai fini della
selezione della classe politica e del controllo
sociale su di essa. La pubblica opinione è quindi
sempre stata la base del consenso, dalle ristrette
cerchie militari, religiose, nobiliari, della società
antica a quelle anche professionali, mercantili, della
società borghese, fino all'attualità mediatica, di cui
al par.4.457. La pubblica opinione si identifica quindi
anche in base alla libertà dal bisogno, le funzioni
svolte, il grado di interesse, il livello culturale,
la posizione sociale.
Evoluzioni sociali,
pubblica opinione e
classe dirgente
Questi concetti si adeguano al contesto
socioculturale delle odierne società aperte58 dove la
pubblica opinione è fortemente influenzata dai mezzi
di informazione, di cui diremo al par.4.4 e 5.3. Oltre
che della pubblica opinione si fa parte della classe
dirigente, in proporzione alla propria competenza e
al proprio margine per influire sulla pubblica
opinione, avendo ascolto.

57
Nell'era preindustriale, la pubblica opinione, che
influenzava il potere politico, era quindi variabile per qualità e
quantità, e non ne faceva parte la quota maggioritaria
della popolazione, impegnata integralmente nel proprio
sostentamento agricolo e di piccolo scambio, senza tempo per
informarsi sulla società in generale.
58
Potremmo dire "democratiche", ma ci imbarcheremmo in
divagazioni sulle modalità di selezione della classe dirigente,
sui sistemi rappresentativi, etc. E' quindi preferibile parlare di
pluralismo, inteso come libertà di pensiero, di opinione, di
associazione (anch'esso un valore da coordinare con altri, per
motivi di coesione e di difesa sociale, fino alla domanda di
Popper sul grado di tolleranza verso gli intolleranti).

36 di 704
Frammentazione
del bagaglio
culturale moderno
La società moderna è complessa, in quanto molto
frammentata tra tendenze culturali non tanto in
contraddizione, quanto intrecciate tra di loro, nel
bagaglio culturale delle stesse persone, con
sfumature diverse e variabili a seconda delle
circostanze59. La parcellizzazione dei compiti nella
società moderna, e la minore tenuta di collanti
sociali generali, comporta notevoli "variazioni sul
tema", quanto a bagagli culturali. Questi intrecci
tra concezioni del mondo parzialmente diverse sono
ripresi dalla discussione sociale e dai mezzi di
comunicazione, particolarmente importanti nella
moderna "società aperta"60, come vedremo al
termine del par.4.4. I mezzi di comunicazione sono
importanti per la formazione delle tendenze della
pubblica opinione sui vari settori della convivenza
sociale61, che poi influenzano il comportamento delle
istituzioni62, come vedremo al par.5.3. Per ora
ribadiamo che "pubblica opinione" e "classe
dirigente" non sono quindi entità statiche, ma si
aggregano e si disaggregano a seconda dei
temi di dibattito , nel nostro caso la
determinazione dei tributi.
Pubblica opinione e
“corpi intermedi”
La pubblica opinione è sempre stata una sintesi,
variamente aggregata, di c.d. "gruppi intermedi", o
59
) Nel passato agricolo-artigianale, la pubblica opinione era una
piccola minoranza libera dal bisogno, che comunicava
verbalmente nei luoghi pubblici, con un bagaglio culturale
relativamente omogeneo.
60
) Che diventa sempre più “aperta” con la disintermediazione degli editori ,
connessa ad internet e ai “social networks”.
61
) Nel nostro caso la determinazione dei tributi.
62
Il controllo sociale sui “corpi intermedi” rappresentati dalle aziende
produttive (par.3.1), è invece relativamente agevole da parte
dei consumatori, mentre vedremo al par.5.3 la complessità del
controllo sociale sulle istituzioni.

37 di 704
corpi intermedi, di varia matrice, ad esempio
ideologica, religiosa, territoriale, economica,
produttiva63, ludica64, istituzionale (65); ciascun
individuo partecipa, con varia intensità e vario
entusiasmo, a diversi gruppi intermedi; anche
l'inserimento in questi gruppi condiziona in una
qualche misura l'atteggiamento sulle singole materie
di discussione, come vedremo per la determinazione
dei tributi al par.4.666.
Formazione sulle
istituzioni: fattori
storico- educativi
La fiducia nelle istituzioni, e al tempo stesso la
capacità di controllarle, derivano da una
formazione combinata storico-scolastica e
mediatica, da riferire poi ai vari settori
dell'intervento pubblico. Parliamo per ora del
bagaglio culturale comune sull'idea generale di
istituzione come organizzazione preposta a una
funzione pubblica67. Un importante retroterra
formativo sull'idea generale di istituzioni è quello
storico, tanto più solido quanto più lunghe sono
state le esperienze di autogoverno, o di governi
esteri illuminati rispetto a dominazioni straniere
vessatorie; queste ultime rallentarono la
maturazione civica, provocando critiche distruttive,
aspettative velleitarie nei cambiamenti (par.2.4) e

63
) Vedremo al par.3.1 che le aziende sono un “corpo intermedio” tenuto
assieme dal prodotto.
64
) Persino i tifosi di una squadra di calcio, o i telespettatori di una fiction, sono
per molti aspetti, un “gruppo intermedio”.
65
) Il concetto di “gruppi intermedi” o “corpi intermedi” è fondamentale per la
comprensione della società: essi sono aggregati per credo politico, fede
religiosa, cooperazione economica (aziende, par.3.1), funzione pubblica
(istituzioni, par.5.3), interessi economici (sindacati e associazioni di categoria).
66
) Si vedano al par.4.6 le spiegazioni “autoprodotte” dell’evasione fiscale
presso lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, gruppi sociali a matrice
ideologica, culturale etc..
67
) Difesa, sicurezza, istruzione, sanità, determinazione dei tributi, etc..

38 di 704
sfruttamento delle istituzioni per opportunistici
vantaggi personali; basta confrontare gli stati
nazionali europeo occidentali, come Francia, Gran
Bretagna, Spagna, Germania, Stati Uniti e i balcani,
con le secolari invasioni e dominazioni, etnicamente
e religiosamente eterogenee (soprattutto turche). La
situazione italiana è intermedia, con dominazioni
straniere parziali, oltretutto omogenee sul piano
etnico-religioso. Questo retaggio del passato
determina in che misura le istituzioni sono
concepite come un potere da esercitare ovvero un
servizio pubblico, controllato nei modi di cui al
par.5.3. Questo retaggio è il primo parametro di fiducia dei
singoli verso le istituzioni, intese non tanto come “vertice
politico” quanto come “pubblici uffici”. Nella misura in cui c’è
sfiducia, e quindi sensazione di non essere sostenuti da istituzioni
efficienti, c’è la tendenza a “fare da soli”, ad arrangiarsi, come si
dice in Italia. Il che da un certo punto di vista stimola la creatività
e lo spirito di iniziativa, ma nuoce alla capacità di “fare gruppo”,
che richiede anche una fiducia reciproca, in cui l’iniziativa
individuale, sempre positiva, si intreccia col coordinamento
collettivo.
Difficoltà di una
Formazione
umanistico sociale
Dovrebbe essere l'obiettivo della formazione
sociale, impartita dal sistema educativo, ed
innestata sul suddetto retroterra culturale
proveniente dall'esperienza storica; questa
formazione è però influenzata da varie esigenze,
anch'esse scoordinate; la formazione "umanistico
sociale" si trova stretta tra la tradizionale formazione
"umanistico letteraria"68, e la nuova formazione delle
68
) Provvista sia di forza di inerzia , sia di fascino, sia di elevata
comprensibilità, che si ritrovano ancora oggi nel grande successo formativo, in
Italia, dei licei, con matrice fondamentalmente classica. Pur consapevoli della
progressiva inadeguatezza di questa formazione, non sono state messe a fuoco
alternative condivise, e quindi la formazione tradizionale “umanistico-
letteraria” si perpetua stancamente, per forza d’inerzia.

39 di 704
scienze della materia; la penetrazione scolastica
delle scienze sociali non è aiutata dai loro complessi
verso le scienze fisiche, di cui diremo al par.4.3, e
che le fanno apparire aride, tecniche, ostiche e poco
attraenti69. La penetrazione scolastica delle
formazione sociale è ostacolata anche dalla
"delicatezza politica" dei temi trattati, ai confini di
polemiche politiche contingenti. Il timore di
polemiche e accuse di indottrinamento allontana
dalle scuole questi temi; se ne parla indirettamente,
di striscio, dietro letteratura, filosofia, religione,
storia etc, oppure in una connotazione
prevalentemente tecnica70. Affrontarli direttamente
sembra invece un imbarazzante tabu'.
Difficile
comprensione di
aziende e istituzioni
Vedremo in quale misura ciò abbia reso difficile
comprendere che aziende e istituzioni sono
organizzazioni pluriepersonali, le prime con valenza
economica, operando sul mercato, e le seconde con
valenza giuridica e interlocuzione politica. Le
aziende sono viste in modo personalistico, come
fossero artigiani o piccoli commercianti, solo di
dimensioni maggiori71, anziché organizzazoni
pluripersonali, mentre le istituzioni sono capite
ancora meno72, e confuse con la politica, come
69
) Si tratta del boomerang con cui le scienze sociali, alla ricerca di
legittimazione ispirandosi a quelle fisiche, finiscono per perderla.
70
) Come accade appunto negli istituti professionali per ragionieri, unico luogo
dove vengono impartite, nella formazione italiana, nozioni di economia e di
diritto. Proprio l’aridità cui queste discipline si condannano, nel tentativo di
imitare le scienze fisiche (par.4.3), finisce per perdere il contatto col bagaglio
culturale comune, creando uno spazio vuoto, poi riempito da polemiche
politiche. Non mi posso dilungare sul tema, da riprendere ne “L’era aziendale”,
seguito del manuale giuridico di scienza delle finanze, e dei successivi
compendi.
71
) Cfr infra par.3.1.
72
) Sotto il profilo formativo, e riferendosi ai pubblici uffici, si può davvero
dire che in Italia manca il senso delle istituzioni. Perché la pubblica opinione, a

40 di 704
vedremo anche al par.2.473. Questa mancata
comprensione della burocrazia, tipica delle
organizzazioni, ha alimentato la burocrazia in senso
deteriore, con frizioni sociali di cui vedremo i riflessi
tributari par.4.6 e 5.17 ss. La carenza di
formazione ostacola la comprensione dei gruppi
sociali intermedi (ovviamente pluripersonali),
appiattendo le aziende sul "padrone" e le istituzioni
"sulla politica"; ciò spiega, per quanto riguarda la
determinazione dei tributi, la mancata
comprensione della tassazione attraverso le
aziende, con le lacerazioni sociali di cui ai par.4.3-
4.7.
L’individualismo::
pregi e difetti
Questa carenza di formazione sociale, ha
alimentato un individualismo che non è egoismo o
disonestà, ma piuttosto spontaneismo, e anche
creatività; è la tendenza a contare su se stessi, a
fare da soli, magari anche per il bene degli altri. Ne
derivano, inevitabilmente, creatività individuale,
apprezzata all’estero74, ma disorganizzazione
collettiva. Iniziative e spunti individuali si
sovrappongono e diventano confusionari, nocivi per
l'organizzazione 75. Ritroveremo questa tendenza

forza di formazione giuridica normativista, neppure si è resa conto di cosa siano


le istituzioni.
73
Ancora più grave della visione personalistica delle aziende è
la difficoltà della pubblica opinione a comprendere le istituzioni,
come corpi intermedi, scomponendone i comportamenti nei
modi indicati al par.5.3.
74
)Questa creatività dà il meglio di sé all’interno di gruppi più organizzati , ma
meno estroversi, dove sta bene il pizzico di genialità italica, riportabile alla
formula “ci inventiamo qualcosa”.
75
Anche nelle aziende e nelle istituzioni l’atteggiamento indicato
nel testo moltiplica le iniziative personali estemporanee: tutti
vogliono “organizzare”, come nei video “gara di canoa” e “inferno
italiano” reperibile su youtube digitando BARZELLETTE
DIVERTENTI [ALL'INFERNO]. Alla lunga le opinioni e le prese

41 di 704
italiana a ritenersi esperti di tutto76 anche a
proposito delle idee per determinare i tributi e
risolvere il problema dell'evasione fiscale (par.4.5).
La carenza di formazione sociale rende difficile
armonizzare, nelle aziende e nelle istituzioni italiane,
l'iniziativa individuale e la capacità di fare gruppo
con sufficiente disciplina. Si alternano entusiasmi e
delusioni: dapprima l’esuberanza e lo spontaneismo
provocano un attivismo verbale, frustrato e spesso frustrante ;
subentra quindi la disillusione, e la passiva
deresponsabilizzazione77, Questo riflusso nel
proprio "particulare"78 è del tutto comprensibile 79,

di posizione si intralciano a vicenda, come nel proverbio secondo


cui quando cantano troppi galli non viene mai giorno (secondo un
aforisma di Napoleone meglio un cattivo generale di due generali
buoni). L’individualismo organizzativo impedisce infatti di
prendere il buono che c’è nelle proposte degli altri, mentre
personalismi e gelosie sfociano in un attivismo di facciata e
immaginifiche formule verbali, con gli scontri di chiacchiere
che ritroveremo al termine del par.4.4 a proposito dei mezzi di
comunicazione e dei "talk show".
76
Fino alle classiche metafore in cui tutti gli italiani sono si
improvvisano esperti di tutto, come nella scenetta del
“Sarchiapone”, reperibile su youtube. Del resto è ricorrente la
metafora secondo cui tutti gli italiani, col loro entusiasmo
creativo, si sentono allenatori della nazionale. In materia politico
sociale tutti si sentono un po’ presidenti del consiglio o ministri
del tesoro, come vedremo per le diagnosi, le soluzioni e le indicazioni,
improvvisate, ancorchè sensate, sull’evasione fiscale (par.4.5). E’ un riflesso
della tendenza generalizzata a improvvisarsi “organizzatori” .
77
Che ritroveremo al par.5.3, soprattutto per le istituzioni, ma
vale anche per le aziende.
78
) Secondo la formula creata dal Guicciardini, dopo gli slanci e le delusioni
degli intrighi e delle guerre tra le repubbliche e le signorie rinascimentali,
seguite da interventi stranieri che produssero la frammentazione italiana
indicata sopra. .
79
) Quando non sconfina nell’abuso di potere, di cui diremo al par.5.11 a
proposito della corruzione. Per il resto, la giustificazione più emblematica
dell’attenzione all’interesse privato e della ritrosia ad esporsi è il classico
“tengo famiglia”.

42 di 704
anche se suscita un qualche senso di colpa, cui si
risponde con giustificazioni e capri espiatori 80, di cui
vedremo esempi per l'evasione fiscale al par.4.6 e
5.17 ss. Non è questa la sede per chiedersi in quale
misura vi contribuisca la perdita delle tranquillizzanti
certezze della trascendenza, delle ideologie, del
nazionalismo, del consumismo, ma la riflessione
sull'organizzazione sociale è forse l'unico modo per
dar forma all'inconcludente emotività in cui si
dibatte la pubblica opinione, non solo in materia
tributaria.
.

1.7. Differenza tra determinazione dei tributi e loro


“effetti economici”: intervento pubblico, “pressione
fiscale”, “redistribuzione”, “crescita” etc.
Le divagazioni sugli
“effetti dei tributi”
In mancanza di una spiegazione sociale della
determinazione dei tributi, la pubblica opinione
tende a confonderla col diverso, e più accessibile,
problema degli effetti dei tributi sull'economia. Il
80
) Sui capri espiatori con cui si spiega tutto c’è solo l’imbarazzo della scelta,
dalle immaginifiche demoplutocrazie giudaico-massoniche della propaganda
fascista, fino “al sistema”, ai “padroni”, ai “sindacati” , agli “speculatori”, alle
“caste”, alle “cricche”, all’”intellighenzia comunista”, ai “corrotti”, ai “poteri
forti”,all’Euro e agli Eurocrati, alla finanza internazionale, alla burocrazia, alle
“multinazionali”. al Vaticano, ai massoni e alla P2, alla burocrazia. Vedremo ai
par.5.17 ss. che la mitologia dei grandi evasori è la versione tributaria del capro
espiatorio, individuato proprio nella aziende (curioso diversivo per un
malessere derivante dalla ricchezza non intercettata dalle aziende). In questa
cornice si inseriscono i riferimenti goliardici alla P2, alle “toghe rosse”, alla
trilaterale, al Bilderberg, al “signoraggio”, al piano Kalergi, espressione di
fantomatici “gomblotti”, odierni protocolli dei savi di Sion , sette degli
“illuminati”, scie chimiche, fino ai rettiliani. E’ un po’ come se ciascuno avesse
bisogno di un capro espiatorio, come nel tormentone di Petrolini (Gastone) “ a
me mi ha rovinato la guerra”, per darsi, una spiegazione di quanto gli accade
intorno. Si arriva quindi al punto di prendersela col carattere del gruppo cui si
appartiene, sconfinando nel c.d. “autorazzismo”, come vedremo per chi spiega
l’evasione con ipotetiche carenze di senso civico(par.4.2 e 4.5).

43 di 704
discorso divaga così sul rapporto tra “mercato e
stato", su "pubblico e privato", sulla redistribuzione,
la solidarietà, lo sviluppo, e su altri temi che
sconfinano rapidamente in generiche schermaglie
"economico-politiche", collegate col diritto, ma
non propriamente giuridiche, in quanto debolmente
connesse col comportamento di istituzioni pubbliche,
nel senso di cui al par.1.3.
Collegamenti con la
determinazione dei
tributi
La frequenza di questi discorsi rende però necessari
brevi collegamenti con la determinazione dei tributi,
rilevando prima di tutto l'erroneità di rispondere ai
relativi malesseri con una riduzione della spesa
pubblica, e quindi dell'intervento dello stato
nell'economia.
Era aziendale e
intervento pubblico
L'intervento pubblico tende ad essere un dato
strutturale nelle moderne società complesse,
dove esistono grandi necessità di coordinamento
produttivo, enormi sfasamenti tra offerta e
domanda, per via della produzione di serie, bisogni
infrastrutturali e di servizi collettivi , grandi tensioni
sociali da governare. Il tutto richiede una spesa
pubblica proporzionalmente maggiore rispetto a
quella dell'era agricolo-artigianale. L'intervento
pubblico nella società industriale è quindi
naturalmente più vasto rispetto a quello
preindustriale, limitato tendenzialmente a difesa,
sicurezza e giustizia81.
Minore controllo
sociale
sull’intervento
pubblico

81
) Si tratta di attività non riportabili allo scambio bilaterale (par5.3), in cui “il
potere”, l’uso della forza, rispetto al nemico esterno o interno (bandito, deviante
o semplicemente inadempiente), fa premio rispetto alla prestazione di un
servizio “misurabile”.

44 di 704
Quest'ampio intervento pubblico pone soprattutto
problemi di efficienza in quanto è
"intermediato", cioè non finanziato dagli utenti-
clienti, ma in genere dai contribuenti o da terzi, il
che indebolisce, come vedremo al par.5.3, il
"controllo sociale" svolto dai clienti negli scambi di
mercato. Un equilibrio tra le due aree è visto nel
principio di sussidiarietà, secondo cui la
macchina pubblica non deve interferire in settori
dove i privati riescono a organizzarsi in modo più
efficiente82.
Inefficienze e
rigidità
La rigidità della spesa pubblica è notevole anche
perché composta di stipendi pubblici, sussidi e
interessi passivi sul debito. Brusche simultanee
riduzioni delle spese pubbliche e delle imposte,
come vorrebbe tanta propaganda, sono infatti
impraticabili, specie nel breve periodo cui guarda
la politica.
Necessità che la
spesa pubblica
“crei reddito”
La spesa pubblica non dovrebbe quindi tanto
essere ridotta in assoluto, quanto resa più
efficiente e quindi produttiva, facendovi
corrispondere "un reddito", inteso come utilità
sociale, in relazione alle varie funzioni delle
istituzioni (nel nostro caso la determinazione dei
tributi secondo parametri indicati al par.5.7).
La pressione fiscale
come dato
macroeconomico
Nessuna informazione in questo senso fornisce il
concetto di "pressione fiscale", mero rapporto
numerico tra gettito tributario e PIL, che esprime la
percentuale di ricchezza nazionale assorbita dai

82
) Sulla sussidiarietà come criterio di coesistenza tra del pubblico rispetto al
privato, cfr. Lupi, Compendio di scienza delle finanze, Dike, 2014, par.4.13.

45 di 704
tributi, per decenni attorno al 43 percento e oggi
leggermente aumentata.
Segue. Suoi limiti
informativi
Essa esprime il peso dell'intervento pubblico in
economia, ma non la qualità e quantità dei servizi
pubblici forniti a fronte dei tributi, che potrebbero
essere efficientissimi, come in molte democrazie
nordeuropee. La pressione fiscale non ha nulla a che
vedere con le rilevazioni statistiche sul "peso dei
tributi" su un individuo o una famiglia media, con un
certo reddito, certi consumi, un certo assetto
patrimoniale.
Differenza rispetto
alla perequazione
tributaria
La pressione tributaria non indica neppure la c.d.
"perequazione" tributaria, cioè la distribuzione del
carico tributario tra varie categorie di contribuenti e
le varie tipologie di ricchezza; anche una pressione
fiscale bassa può essere squilibrata a danno di
qualcuno, e a favore di altri, mentre una pressione
alta può essere ben ripartita (una cosa è infatti
quanto si spende e un'altra come lo si divide).
Impatto della
tassazione e
efficienza servizi
Anche l'impatto della tassazione sullo sviluppo
economico dipende più dalla qualità della spesa
pubblica, e dai servizi offerti in contropartita, che dai
livelli assoluti di tassazione. Una tassazione modesta
non è una bacchetta magica per lo sviluppo di idee
imprenditoriali né un supporto al loro sviluppo da
parte di uno stato consapevole, efficiente e
flessibile.
L’equivoco della
redistribuzione
Un'elevata tassazione viene spesso difesa con la c.d.
“redistribuzione”, che non considera la relativa
scarsità dei ricchi rispetto ai poveri (che hanno poco

46 di 704
ma sono tanti), la cui condizione non potrebbe
essere molto migliorata a carico dei primi. Inoltre,
nell’era aziendale l’ingente patrimonio che si dice
attribuito ai “pochi ricchi” non è di terre coltivabili,
come nel medio evo, ma di organizzazioni aziendali,
il cui valore è immateriale, rappresentato
essenzialmente da avviamento , come indicato al
par. 3.1 e 7.13 sul concetto di azienda come
organizzazione.
Equivoci statistici e
redistribuzione
Quest'elemento influenza le statistiche sulla
distribuzione della ricchezza, utilizzabili per
fuorvianti letture secondo cui l'impoverimento delle
classi medie dei paesi occidentali sarebbe avvenuto
a vantaggio dei titolari delle aziende, anziché a
vantaggio delle classi medie dei paesi di recente
industrializzazione; ne deriva un'idea di
redistribuzione punitiva , una sorta di
uguaglianza nella povertà, come se peggiorare la
situazione dei ricchi, per invidia sociale, migliorasse
quella dei poveri.
Ricchezza come
concetto dinamico
In un testo dedicato alla determinazione della
ricchezza ai fini tributari è bene ricordare che essa
non è un concetto statico, una specie di tesoro
nascosto da spartire al meglio, ma deriva da
un'attività continuativa (la ricchezza prima va
creata, poi spartita e se la spartizione la distrugge è
controproducente).Le tesi "liberiste", con la loro
aspirazione a escludere l'intervento pubblico
dall'economia, cioè per ciò che può essere oggetto
di scambi bilaterali trascurano la complessità
dell'organizzazione sociale moderna; le tesi
"socialiste", d'altro canto, sembrano spesso far leva
sul disagio sociale per accreditare il dirigismo
burocratico. Non sono però discussioni su cui vale
la pena di avventurarsi qui, in quanto sono estranee

47 di 704
alla determinazione dei tributi. Questi ultimi sono
infatti soltanto l'innesco di una discussione che
riguarda l'organizzazione sociale nel suo complesso,
che non è certo monopolio dei tributaristi83.

1.8. Riflessi giuridici dei concetti economici che


giustificano i tributi: beneficio /scambio) e sacrificio
(reddito-consumo-patrimonio).
Richiamo al
principio del
beneficio e sua
diversità rispetto
allo scambio
A questo punto possiamo tornare alle varie
sfumature tra i due criteri base di riparto delle
spese pubbliche, già indiividuati al par.1.1, nel c.d.
principio del beneficio, e in quello c.d. del
"sacrificio"; quest'ultimo è tipico delle imposte, come
indicato ai par.1.4 ss, mentre il principio del
beneficio imita il mercato e giustifica il tributo con la
fruizione di una determinata funzione pubblica;
tale principio non sottintende uno scambio giuridico
di tipo sinallagmatico-corrispettivo tra tributo ed
esercizio della pubblica funzione, ma giustifica il
riparto della spesa, posta in tutto o in parte a carico
di chi usufruisce della relativa funzione, educativo,
sanitaria, ambientale, etc.
Rilevanza di
parametri
economici
Anche tributi improntati al principio del beneficio
possono tuttavia tenere conto di indici di benessere
economico; è un principio simile a quello del
condominio degli edifici, dove i servizi comuni
(84)vengono divisi in proporzione al valore delle
83
) Chi fosse interessato alle mie riflessioni in questa prospettiva più ampia può
consultare il manuale giuridico di scienza delle finanze, i successivi compendi e
le altre opere che metterò progressivamente in linea, reperibili sul mio sito
personale di presentazione www.raffaellolupi.com.
84
) Ad esempio quelli di portierato o di pulizia.

48 di 704
diverse unità immobiliari, non in parti uguali. E'
ragionevole quindi utilizzare parametri "patrimoniali"
, come il diverso valore degli immobili, anche per la
determinazione di alcuni tributi locali immobiliari85.
Parametri economici si fondono col principio del
beneficio anche a proposito delle agevolazioni per
"non abbienti" (86), dove tariffe e tasse sono
applicate in modo più modesto a chi certifica una
situazione economica complessiva di relativo
disagio, attraverso l'indicatore l'ISEE87.
Beneficio e
“redistribuzione”
Quanto sopra attenua obiezioni secondo cui il
criterio in esame sarebbe poco ridistributivo
ponendo ricchi e poveri sullo stesso piano. Resta
l'obiezione secondo cui molte funzioni pubbliche
sono pervase da logiche "assicurativo-mutualistico",
contro calamità e infortuni, ed hanno una utilità
potenziale per tutti, anche se apparentemente
"divisibili" , come sicurezza , protezione civile, grandi
interventi sanitari, persino educazione e ricerca
scientifica, etc.. E' quindi poco razionale porle a
carico solo di chi casualmente le utilizza, essendo
potenzialmente utili a tutta la collettività.
Le imposte, dove
paga “chi può”

85
Il principio del beneficio si mescola qui con quello della
capacità contributiva, col valore immobiliare assunto a criterio
per la tassazione locale della prima casa (ICI, IMU , Tasi);
Spesso, insomma, parametri patrimoniali sono usati come
indicatori di una più intensa fruizione di servizi pubblici
relativi a una collettività indistinta di utenti, come il consumo
delle strade o i servizi locali; si pensi anche ai casi delle tasse
raccolta rifiuti (par.10.10), gli oneri di urbanizzazione, i
contributi di bonifica e persino quelli previdenziali (par.1.12).
86
Vedremo ai parr.2.2 e 5.1 che qui la ricchezza rileva per una
diminuzione del carico tributario, inversamente rispetto alle
imposte.
87
) Autocertificazione del c.d. “indicatore situazione economica equivalente”
(ISEE), di cui al par.2.2.

49 di 704
(principio del
sacrificio)
Per questi motivi, soprattutto nelle società
industriali, prendono corpo le imposte, già riferite
(par.1.2) alla "ricchezza" (rectius "capacità
economica"), cui impongono il "sacrificio" di
sostenere parzialmente le spese pubbliche. E' il
principio appunto del "sacrificio" secondo cui
"paga chi può", variamente mescolato, come
indicato sopra, con quello del beneficio. E' del tutto
normale che la legislazione non contenga definizioni
di questi concetti, appartenenti alla categoria
generale dei "presupposti" sociali del diritto (88), ma
l'accezione corrente del medesimo offre già alcuni
punti fermi per comprendere le caratteristiche
essenziali del concetto (89)
Redditi, consumi e
patrimonio come
astrazioni
Quale che sia il loro criterio di individuazione (90),
tutte le imposte sono riconducibili ad astrazioni
economiche, cioè reddito, consumo e patrimonio. Si
tratta di astrazioni che si manifestano nei
corrispondenti diritti di credito, compreso il denaro,
di utilizzazione di beni o di ottenere prestazioni,
positive e negative.

88
E’ la stessa ragione per cui non si definiscono i principi generali di ogni settore del
diritto, a cominciare da buona fede, ragionevolezza, proporzionalità, affidamento e tutte le
altre clausole generali. La legislazione ha le funzioni indicate al par.2.1, tra cui non rientrano
funzioni “definitorie”, come vedremo al par.3.9 sull’interpretazione. Non a caso i concetti
economici sono definiti, in materia tributaria presupposti dell’imposta. Potrebbe essere lo
stesso per il concetto di “grave patologia” ai fini del diritto sanitario, di “valore artistico” ai
fini del diritto dei beni culturali etc..Inserirò in bibliografia (vedi la premessa) riferimenti sul
tema, che ho esaminato fin dai miei primi scritti.
89
Il concetto ordinario di reddito, anche senza ulteriori specificazioni da parte del
legislatore fiscale, ci è sufficiente per capire che costituiscono senz'altro reddito lo stipendio
mensile di un impiegato, il canone di locazione di un appartamento, l'interesse ricavato dal
prestito di una somma e via enumerando. Secondo il concetto linguistico comune, il reddito
emerge infatti dalla differenza tra ricavi e costi, secondo quanto diremo più avanti.
Cioè stime, merci, contratti, documenti, ed altre
90

manifestazioni materiali o giuridiche, indicate al par.1.11

50 di 704
Interessi su altri
crediti

Il reddito come
fonte ultima della
ricchezza
In ultima analisi però, tutta la ricchezza deriva da
redditi91, passati presenti o futuri, prodotti dal
titolare o da altri, in quanto ogni valore deriva
dell’attività o dal patrimonio di qualcuno; anche
quando applicate in occasione di un consumo, o di
un trasferimento patrimoniale, economicamente le
imposte sono sempre pagate con risorse
provenienti dai “redditi di qualcuno", passati o
futuri. Non a caso, con la diminuzione delle attività
produttive di redditi, anche i consumi ed i valori
patrimoniali diminuiscono.
Reddito come
soddisfacimento di
un bisogno
economico
Il reddito è insomma sinonimo di "prestazione utile
a soddisfare bisogni, altrui o propri, come
nell'attività di autosostentamento dell'era agricola;
Il reddito è una astrazione, misuratrice
dell'incremento di beni e di crediti (il denaro
dopotutto è un credito, come indicato al par.1.2) e
quindi non è suscettibile di appropriazione
materiale o giuridica; ripetiamo che tale
appropriazione è riferita piuttosto ai beni, al denaro
o ai crediti che misurano il reddito92.
Costi e ricavi: le
astrazioni che
compongono il
reddito

91
) Sulla giustificazione della ricchezza in base alla produzione di reddito,
proprio o altrui mi sono soffermato in Lupi, Compendio di scienza delle
finanze, Dike, 2014, par.7.4.
92
) Appare per questo impropria la locuzione “possesso di redditi” , inserita
nell’art.1 del testo unico delle imposte sui redditi, a proposito di IRPEF
(abbiamo appena detto che, in quanto astrazione, il reddito non è suscettibile di
essere posseduto).

51 di 704
A sua volta il reddito deriva dalla differenza (somma
algebrica) tra due altre astrazioni, cioè entrate e
spese necessarie all'attività economica, definite
dalla terminologia aziendale come ricavi e costi
(par,7.9). La deduzione di questi ultimi è riconosciuta solo a
chi organizza fattori produttivi ( “operatori economici”), in quanto
le altre attività ne sono considerate sprovviste (par.8.2-8.6) .
Reddito, consumo e
costo
Il “reddito” è collegato col “consumo”, astrazione
economica indicante le prestazioni ricevute per
la sfera personale, familiare o istituzionale
(consumi pubblici) dell'acquirente; il consumo del
cliente è un ricavo del fornitore, la cui prestazione è
definita business to consumer (b2c). Quando
invece la prestazione è destinata a un altro
operatore economico nell'esercizio della sua attività
è definita business to business , costituendo ricavo
per il fornitore, e costo in principio deducibile
(par.7.9) per il cliente (business to business
abbreviato in b2b).
Operazioni
intermedie e valore
aggiunto (rinvio)
come insieme di
redditi
Quando la prestazione si dirige a un altro operatore
economico non si hanno cioè consumi, ma le c.d.
operazioni intermedie, cioè prestazioni tra operatori
economici, che idealmente si compensano ai fini del
calcolo del PIL (a tal fine restano redditi ed
esportazioni, al netto delle importazioni).
Vedremo che l'insieme dei redditi derivanti da una
certa attività si definisce, in capo all'organizzazione
che lo produce, "valore aggiunto" (93).
Redditi immobiliari
e mobiliari
Ai redditi si riferiscono le imposte dirette, che
nell'era preindustriale colpivano solo i redditi

93
Par.7.2 sull'IVA e 9.6 sull'IRAP

52 di 704
agricoli cui si dedicava gran parte della
popolazione; gli altri redditi, non immobiliari, cioè
"mobiliari"(94) venivano trascurati e i loro titolari
eventualmente tassati nelle altre forme indicate al
par.1.2, basate sul tenore di vita, nei sistemi a
ripartizione, o sui i consumi.
Rivoluzione
industriale e
tassazione
“mobiliare”
Solo con la rivoluzione industriale le imposte dirette
iniziarono a colpire anche i redditi non agricoli,
detti "mobiliari", in quanto non legati al terreno.
Oggi, la tassazione attraverso le aziende
(par.1.4) moltiplica, grazie alla contabilità, le
informazioni per tassare questi redditi. Il sistema
impositivo anzi collega la produzione e il
consumo in quanto il corrispettivo di vendita
all'acquirente finale, influisce sia sul reddito del
fornitore, come ricavo, costituendo al tempo stesso
consumo per il cliente.
Redditi-patrimonio
e risarcimenti
Concettualmente, il reddito è una variazione di
patrimonio95, e quindi ne fanno parte anche le
plusvalenze cioè le differenze attive tra prezzo di
acquisto e vendita di un bene96 . Costituisce reddito
anche il risarcimento di un danno, quando il
risarcimento riguarda la "perdita di redditi" che, se
conseguiti ordinariamente, sarebbero stati
imponibili97.
94
) Come quelli commerciali e industriali.
95
) E in questo senso ampio anche la “perdita” può considerarsi un “reddito
negativo. Il reddito è insomma un flusso, una modifica del patrimonio, che
invece esprime la consistenza di rapporti giuridici attivi e passivi in un certo
momento (è un concetto di stock mentre il reddito è un concetto di flusso).
96
) Paragrafo 7.17 sulle plusvalenze su partecipazioni societarie e par.8.5 sulle
plusvalenze finanziarie.
97
Da quanto precede si capisce invece chiaramente che il
risarcimento non costituisce reddito quando riguarda una

53 di 704
Redditi in natura e
illeciti
La misurazione della ricchezza è oggi
normalmente monetaria, anche se anticamente le
imposte erano prelevate anche in natura98. La natura
illecita del reddito non ne esclude l'imponibilità
fiscale, come avviene per cessioni e prestazioni
analoghe a quelle lecite (99). Occorre però tener
conto dell'eventualità della confisca, che può
vanificare l'incremento patrimoniale, rendendone
economicamente ingiustificata la tassazione. In
assenza di una controprestazione non c'è invece
reddito, come per furti e rapine, per cui valgono i
motivi indicati all'inizio del par.10.5 sull'estraneità al
concetto di reddito di donazioni e successioni.

Reddito monetario
e inflazione
La tassazione avviene quindi in linea di principio su
redditi monetari, al lordo dell’ eventuale
inflazione, che tende -quando è notevole- a
gonfiare gli imponibili, con un fenomeno non
oggetto di correttivi a regime. Solo di fronte ad
inflazioni macroscopiche, alcuni stati introdussero
correttivi occasionali o complesse contabilità per
l'inflazione, dove si teneva conto sia degli

perdita patrimoniale (c.d. danno emergente).


98
I redditi in natura, possibili anche se rari, sono convertiti
in denaro ai fini dei tributi secondo il principio del valore
normale.
99
Dal commercio di armi o droga allo spaccio di alcoolici senza
licenza, alla casa di appuntamenti, all'abuso della credulità
popolare, al commercio di cibi adulterati, all'esercizio abusivo
di una professione. Una generale intassabilità di questi redditi
non sembra sostenibile utilizzando generici luoghi comuni
sull'immoralità di una partecipazione statale ai proventi del
reato, smentiti peraltro dall'art. 14 della legge 24 dicembre
1993 n. 537, secondo cui la fonte illecita del provento non ne
esclude l'imponibilità.

54 di 704
inconvenienti per i creditori sia dei vantaggi per i
debitori.
Imprecisione e
residualità imposte
patrimoniali
Le imposte sul patrimonio sono le meno precise, in
quanto colpiscono sia chi si è arricchito sia chi, a
parità di patrimonio si è impoverito; esse dovrebbero
quindi costituire una soluzione di ripiego,
opportuna quando il reddito è di difficile
determinazione, come vedremo al par.10.4.

1.9. le logiche della determinazione della ricchezza e la


dialettica col gettito tributario
Dalla
determinazione
dell’imponibile a
quella dell’imposta
La determinazione delle imposte, in base a
quanto indicato ai paragrafi precedenti, richiede
come primo passaggio, l'affidabile determinazione
della ricchezza cui tali imposte fanno riferimento.
Una volta determinato l'imponibile, come primo
passaggio, spesso molto complicato, l'applicazione
delle aliquote è relativamente facile; una volta
individuata e quantificata la ricchezza, la scelta di
quanta prelevarne a titolo di imposta è una scelta
politica, tecnicamente semplice 100.
Determinazione
della ricchezza, in
fatto e in diritto

100
La individuazione /determinazione della ricchezza e il prelievo di una sua
quota sono due fasi logiche abbastanza facilmente distinguibili,
anche se hanno le interdipendenze indicate anche in questo
paragrafo; dove vedremo che, non potendo variare le aliquote
per ovvie ragioni di uniformità di trattamento, la
personalizzazione dei regimi fiscali, anche in chiave
surrettiziamente agevolativa (o punitiva, o comunque
"politica") avviene con determinazioni strumentali
dell'imponibile.

55 di 704
La determinazione degli imponibili coinvolge
questioni concettuali, di fatto e di diritto, in prima
battuta informativo-valutative, come precisione,
semplicità, cautela fiscale, certezza dei rapporti
giuridici; il coordinamento di questi profili avviene in
relazione alle informazioni disponibili sulla
determinazione della ricchezza, siano esse
documentali, contabili o valutative, come vedremo al
par.1.11; questa diversa determinabilità di varie
forme di ricchezza deriva dai relativi modi di
produzione e circolazione, cioè dalla forza delle cose;
queste diversità possono essere ridotte con
interventi amministrativi olegislativi, ma non
eliminate, per quanto si equivochi sul concetto di
"onnipotenza della legge"(101).
Queste informazioni servono prima di tutto per un
giudizio di fatto, empirico e probabilistico nel
senso di cui al par.5.8 ss., e consistono in tracce
documentali, indizi materiali, caratteristiche esteriori
complessive di attività economiche102, come
vedremo nel complesso al par.1.11. Basandosi su
queste informazioni la legislazione sostanziale
tributaria (par.2.3) specifica in concreto le
astrazioni economiche indicate al paragrafo
precedente, come reddito, patrimonio o
consumo, col secondo passaggio della
determinazione degli imponibili, cioè la
qualificazione giuridica degli eventi tributariamente
rilevanti, della quale diremo ampiamente al par.3.9
ss. (questioni di diritto).
101
) Abbiamo infatti già visto al par.1.3 che questa fantomatica onnipotenza
riguarda la valutazione degli interessi da parte del giudice, cioè la
qualificazione giuidica (approvazione o disapprovazione) di circostanze
individuate e adeguatamente analizzate; sul resto delle funzioni giuridiche
anche “giurisdizionali”, e a maggior ragione “non giurisdizionali” la legge non
è affatto onnipotente (ne riparleremo al par.2.1 e 2.4).
102
Ad esempio le caratteristiche esteriori di una pasticceria
danno un ordine di grandezza del reddito del titolare e del
consumo dei clienti.

56 di 704
Dall’imponibile
all’imposta
Una volta determinata la ricchezza, la parte da
prelevarne a titolo di imposta (in genere con le
aliquote di cui al par.4.5 e 9.2) dipende dai
condizionamenti politico-sociali sulle necessità
di gettito e sugli effetti economici dei tributi
indicati al par.1.7.
Dall’imponibile
all’imposta: il
gettito
Dopo le fasi di determinazione empirica di vicende
materiali, e di loro qualificazione giuridica, ispirate
ai concetti tecnici indicati sopra (103), seguono
esigenze sociali più complesse, condizionate da
valutazioni sugli effetti economici dei
tributi(par.1.7). Si tratta di scale di valori qualificate
politicamente, come l'attività produttiva, le
necessità di spesa pubblica e di consenso politico, la
solidarietà, la proprietà etc 104.
Le possibili
distorsioni della
determinazione
dell’imponibile in
chiave agevolativa
o punitiva
Il modo più diretto per soddisfare queste esigenze
generali extratributarie è quello di aumentare o
diminuire le aliquote di imposta, senza interferire
coi diversi profili di determinazione della ricchezza,
che sono preliminari e concettualmente autonomi.
La determinazione dell'imponibile, è
logicamente anteriore rispetto a queste esigenze, da

103
Semplicità, precisione, certezza ed altri profili tecnici da
contemperare tra di loro. Si vedano i paragrafi 5.8 sulle questioni di
fatto e 3.9 ss. su quelle di diritto.
104
) Si tratta di quegli “interessi extrafiscali”, già indicati al par.1.7, che
ritroveremo spesso (cfr par.2.6 sugli aiuti di stato, 5.10 in materia di
discrezionalità , 7.19 in materia di concorrenza fiscale sleale, etc.), che qualche
volta è ipocritamente più facile perseguire agendo strumentalmente sulla
determinazione dell’imposta, come diremo subito nel testo.

57 di 704
perseguire -ripetiamo- attraverso l'aumento o la
diminuzione delle aliquote105.
La manovra
selettiva della
determinazione dei
tributi
La manovra sulle aliquote, però, riguarda tutti i
settori e le attività soggette a una determinata
imposta; quindi le agevolazioni tributarie "palesi"
rischiano di innescare una catena di richieste
analoghe, e le penalizzazioni tributarie palesi di
comparti economici rischiano ricadute politiche
negative106. Sulle aliquote di imposta c'è infatti un
generale controllo sociale, interno e
internazionale(107).
Agendo sulla determinazione dell'imponibile, invece,
si possono incentivare (o penalizzare) in modo
selettivo settori economici che si ritengono
meritevoli108 o -all'opposto- si disapprovano. Invece

105
In linea logica le storture nella determinazione della
ricchezza, a danno dei contribuenti, dovrebbero essere
eliminate, anche perdendo gettito, da recuperare casomai
aumentando le aliquote; analogamente, e inversamente, le
storture a vantaggio dei contribuenti, dovrebbero essere
eliminate, sostituendole casomai con una diminuzione delle
aliquote.
106
) In quanto il consenso perduto sul settore colpito finisce per non essere
riequilibrato sugli altri , che restano indifferenti. Anche per questo gli esempi di
tassazione “punitiva” hanno riguardato settori mediaticamente screditati
(pornografia, società di comodo come vedremo al par. 7.5, petrolieri o banche)
oppure senza rappresentanza, in quanto “trasversali”, come vedremo per la
tassazione attraverso il tenore di vita.
107
) Sul controllo sociale interno par.5.3, mentre su quello internazionale vedasi
il par.2.6 a proposito del diritto comunitario, come esempio di accordi
internazionali vincolanti per gli stati. Le discriminazioni palesi, contrarie alla
lettera e allo spirito degli accordi, sono quindi imbarazzanti. Si preferisce
perciò, come indicato nel testo, sostituire agli interventi sulle aliquote,
manipolazioni nella determinazione della base imponibile, giustificate da
esigenze tecniche , ad esempio di semplificazione (forfetizzazione) o di
controllo.
108
Ne troveremo esempi per l’agricoltura al par.8.2, ma anche alcune
disposizioni sulle riserve indivisibili delle cooperative si ispiravano alla stessa

58 di 704
di chiamare direttamente col loro nome agevolazioni
e penalizzazioni, si usano strumentalmente
motivazioni tecniche, politicamente meno
imbarazzanti o più altisonanti, a seconda della
convenienza d'immagine e di consenso che ispira,
come vedremo al par.2.4, il potere politico. Oltre alle
agevolazioni per l'agricoltura di cui al par.8.2 si veda
la concorrenza fiscale dannosa tra stati, di cui al
par.7.19 (109).

1.10. Ragioni, anche perequative, della molteplicità


dei tributi e panoramica del relativo gettito

astrazioni
economiche e
modalità
informative
In tutti i sistemi tributari troviamo una
combinazione di imposte sul reddito, sui
consumi e sul patrimonio. Si tratta delle
astrazioni economiche indicate al par.1.8, a
cominciare dal reddito, ai consumi e residualmente
al patrimonio, generica soluzione di ripiego, come
vedremo al par.10.4. Diverso è però il profilo delle
modalità con cui raccogliere le informazioni
necessarie alla determinazione del tributi, come la
stima diretta della ricchezza, i documenti contabili o
gli atti giuridici, di cui al prossimo paragrafo 1.11.

logica ibrida. Tutta la concorrenza fiscale internazionale sleale di cui al par.


7.19 gioca sull’equivoco in esame.
109
C’è anche la mistificazione inversa, come la presentazione politico-mediatica
di banali razionalizzazioni nella determinazione della ricchezza, come
"agevolazioni fiscali per lo sviluppo" (si pensi alla deduzione dall’IRES della
quota IRAP dovuta al lavoro e agli interessi, di cui diremo al par.9.6). E’
un’altra sovrapposizione tra “determinazione dei tributi” ed “effetti dei tributi”
profili distinti già al par.1.7. All’uso distorto della determinazione della
ricchezza in chiave agevolativa o punitiva sarebbe opportuno dedicare tesi di
laurea o di dottorato.

59 di 704
Pluralità di tributi e
perequazione
fiscale
Qui ricordiamo che l’utilizzazione, a parità di
gettito totale, di varie tipologie di tributi, è ispirata
alla ragione, di perequazione fiscale, secondo cui è
difficile evitare ogni forma di prelievo. Se ci si
concentrasse solo sulle imposte sui redditi, usando
aliquote elevate, i relativi evasori eviterebbero
qualsiasi tributo. Anche costoro, invece, pagano i
tributi sui consumi quando acquistano merci al
supermercato, pagano utenze domestiche, fanno
benzina, utilizza conti correnti bancari, magari
fumano o giocano alla lotteria, acquistano o
detengono un immobile, etc.. In tutti questi casi
subentrano infatti altri tributi sui consumi o sugli atti
giuridici, la cui pluralità coglie anche gli evasori dei
tributi sui redditi. La pluralità dei tributi distribuisce
meglio il carico fiscale, anche su chi non sfugge a
nessuno dei suddetti tributi; costoro saranno infatti
svantaggiati, soggiacendo a tutti i tributi, ma a
parità di gettito totale, saranno comunque alleggeriti
della quota pagata da chi evade alcuni tributi e altri
no110.
L’ordine di
grandezza del
gettito
Il gettito complessivo, rispetto al PIL, non ha
grandi variazioni nel tempo, ed è sufficiente, ai fini di
questo volume, un ordine di grandezza comparativo,
anziché un
millimetrico computo ragionieristico. Nel complesso
le entrate tributarie statali (2014) ammontavano a
circa 410 miliardi di Euro più 70 miliardi circa di
tributi

110
Se fossero tassati solo i redditi, chi riesce a occultarli al
fisco non pagherebbe nulla, e chi vi fosse assoggettato
sconterebbe invece aliquote insopportabili, e politicamente
intollerabili.

60 di 704
regionali e comunali, inclusa l’IRAP; vanno aggiunti
oltre 200 miliardi di contributi pensionistici di cui al
par.1.12 (111).
distribuito per
entità economica di
riferimento dei
tributi
Le principali, incrociando gettito e riferimento
economico, sono le imposte sui redditi delle
persone fisiche (165 miliardi), uniti a 37 miliardi di
imposte sul reddito delle entità societarie e
assimilate, e circa 7 miliardi di imposte sostitutive
sulle rendite finanziarie. Per quanto riguarda la
tassazione del consumo, l’IVA totalizza circa 100
miliardi112, mentre le altre imposte su specifici
consumi (c.d. “accise”, par. 10.6) fruttano circa 30
miliardi. Gli esempi più significativi di tassazione del
patrimonio e degli atti giuridici riguardano le
imposte comunali sugli immobili (circa 20
miliardi) e le imposte di bollo e registro (circa 15
miliardi). Quando esamineremo altre “imposte
minori”, al capitolo 10, daremo altre indicazioni sullo
specifico relativo gettito.

1.11. Segue. Strumenti giuridici di determinazione


della ricchezza (stime, documenti, registrazioni,
etc.)
Dall’astrazione
economica alle
modalità di
determinazione
L'efficienza della determinazione dei tributi non
dipende dall'astrazione economica cui essi si
riferiscono113, ma dalla capacità di valorizzare, sul
111
La somma di tributi e contributi, confrontata col PIL, dà la
pressione fiscale di cui al par. 1.7
112
) Come vedremo al capitolo settimo, sia l’IVA sia le imposte sui redditi
utilizzano, per la determinazione dei consumi e dei redditi, la stessa
documentazione amministrativa delle aziende.
113
) Cioè redditi, consumi, patrimonio, etc..

61 di 704
piano gestionale e amministrativo, le informazioni
sulle varie forme di ricchezza.
Visibilità e
determinazione
contabile della
ricchezza
Sul piano della provenienza del gettito o delle
relative informazioni, la maggior parte del gettito
indicato al paragrafo precedente deriva da
ricchezza visibile in modo contabile attraverso le
organizzazioni aziendali. Queste ultime, come grandi
filtri, acquisiscono consumi e restituiscono redditi,
con un apparato contabile che appunto "filtra" la
ricchezza,nelle due fasi suddette114 .
Visibilità estimativo
materiale della
ricchezza
Tuttavia anche il lavoro indipendente al consumo
finale, consapevole della propria visibilità
economico-materiale fornisce gettito
proporzionalmente molto superiore alle possibilità di
intervento valutativo degli uffici tributari nei suoi
confronti, secondo un filo conduttore del testo,
sviluppato al par.4.2.
In entrambi i casi si tratta di un’unica
determinazione contabile della ricchezza
attraverso le aziende, dove si colgono al tempo
stesso le registrazioni di "consumi" e di "redditi",
dell'azienda e dei suoi fornitori, sopratutto lavoratori
e risparmiatori.
Il controllo
reciproco
dell’azienda come
corpo intermedio
(rinvio)
Vedremo al capitolo terzo che il successo della
tassazione attraverso le aziende dipende dalla
ripartizione dei compiti all'interno delle
114
) Si tratta delle fasi di “acquisizione” dei consumi e di “erogazione” dei
redditi. Il primo passaggio sconta l’IVA e il secondo le ritenute alla fonte sui
redditi (par.3.6).

62 di 704
organizzazioni amministrative, in una sorta di
"contrasto di interessi" tra i relativi addetti;
ciascuno di essi documenta infatti i propri
compiti , rendendo conto agli altri ( addetti
all'officina produttiva, al magazzino, alle vendite,
all'emanazione delle fatture e alla riscossione dei
crediti, al bilancio etc.). Nel documentare il
proprio lavoro, ciascuno lascia tracce giuridico-
amministrative di cui il fisco potrebbe avvalersi per
determinare la ricchezza. La fedeltà fiscale dei
titolari dell'organizzazione dipende quindi dalle
varie procedure gestionali, di cui diremo al
successivo par.3.7.
Lavoro
indipendente e
piccole
organizzazioni al
consumo finale
Al contrario, quanto più l'organizzazione diventa
piccola, fino a quella unipersonale al consumo finale
(lavoro indipendente), diminuisce la suddetta
necessità di controllo interno, quindi aumenta la
possibilità di non registrare fiscalmente quote di
ricchezza. Proprio dove le organizzazioni
amministrative non arrivano si colloca gran parte
dell'evasione, come indicato al par.4.1, a causa delle
carenze nell'intervento valutativo degli uffici e nella
comprensione della pubblica opinione (115).

Tuttavia – come vedremo ai par. 3.13 e 4.2 – il


115

gettito è proporzionalmente superiore alla


sistematicità della richiesta concreta dei tributi, su
queste aree economiche (si smentiscono anche
sotto questo profilo i laceranti luoghi comuni sulla
disonestà fiscale degli italiani (par. 4.2 e 4.5).

63 di 704
1.12 Previdenza sociale: i contributi come “tributi di
scopo”?
Ragioni economico-
sociali della
previdenza
Mentre i tributi sono antichissimi, la previdenza
sociale (pensioni) è divenuta necessaria solo col
passaggio dalla società agricolo-artigianale a quella
industriale, dove il lavoro è più di routine, meno
flessibile e più interdipendente; ne è derivato un
accorciamento della vita lavorativa aziendale,
con ridotte possibilità di assorbimento in attività
alternative, compatibili con l'età avanzata116. La
condizione degli anziani è anche peggiorata anche in
quanto la società moderna ha logorato le reti
familiari e sociali (religiose e di vicinato) che
avrebbero potuto assisterli.
Necessità di una
pensione
Quanto precede, unito alla maggiore incidenza
numerica degli anziani, dovuta anche
all'allungamento della vita media, ha spinto a
rendere obbligatorie, per i lavoratori, forme
assicurative private o previdenze pubbliche,
alimentate da contributi sociali obbligatori a
carico dapprima dei dipendenti, e poi di tutti i
lavoratori, anche autonomi 117.
Una spesa pubblica
autofinanziata

116
) Più ampiamente, su questi processi sociali, Lupi, Compendio di scienza
delle finanze, Manuale giuridico di scienza delle finanze, Dike, 2012, par.9.5.
117
I lavoratori per cui esistono organizzazioni e albi sono organizzati nelle
cosiddette “casse previdenziali private” (avvocati, medici, ingegneri, etc.). Per
i lavoratori indipendenti che non sono tenuti all’iscrizione in simili albi
professionali, è obbligatoria la c.d. “gestione separata INPS”. Artigiani e
piccoli commercianti vi erano obbligati già in precedenza, mentre
successivamente l’obbligo è stato esteso ai lavoratori indipendenti di natura
intellettuale, non tenuti all’iscrizione in casse (l’obbligo contributivo scatta
qualora i compensi annui superino 5 mila euro).

64 di 704
Sul piano macroeconomico, è una spesa pubblica
finanziata a carico di coloro che, in futuro, potranno
beneficiarne; c'è insomma un tentativo di
autonomizzare la funzione previdenziale, attraverso
un autofinanziamento della stessa, a carico dei futuri
interessati.
Un “tributo di
scopo”
Su questa premessa il contributo sociale può essere
qualificato come una sorta di "tributo di scopo", in
quanto ancorato ad uno specifica funzione pubblica
a favore di chi lo versa come confermeremo al
par.5.1.
Somiglianza con le
prestazioni
assicurative
Il sistema assomiglia per molti versi a quello
assicurativo, assimilando i contributi previdenziali a
premi di assicurazione sulla vita, destinati
all'erogazione di una rendita vitalizia, rappresentata
dalla pensione, per cui serviranno calcoli attuariali
"di massa", in quanto la vita residua è incerta. Da
questi calcoli derivano contributi pensionistici,
dovuti in proporzione agli stipendi, anche tenendo
conto di congiunti meritevoli della "pensione ai
superstiti" (detta anche "di reversibilità"). Oggi
l'incidenza di tali contributi è pari al 30 percento
circa del salario lordo dei dipendenti.
Differenze rispetto
alle assicurazioni:
il sistema
retributivo
Tuttavia, rispetto alle assicurazioni private, non
esiste un materiale investimento dei contributi
previdenziali, con retrocessione dei frutti tramite la
pensione e una garanzia della società assicurativa.
Per molto tempo, anzi, fu in vigore il c.d. "sistema
retributivo" , in cui la pensione era legata non già
ai contributi versati, ma alla retribuzione degli ultimi

65 di 704
anni118. I contributi pagati dai lavoratori attivi erano
insomma utilizzati per pagare le pensioni in questo
modo stabilite.
Il sistema
contributivo
Dal 1995 il sistema retributivo è stato soppresso, ed
i contributi versati sono tornati a essere il
parametro economico cui commisurare la
pensione119; tuttavia quest'ultima non poteva che
continuare ad essere finanziata materialmente dai
contributi versati dai lavoratori attivi, usati per
pagare i pensionati analogamente a quanto avviene
nel sistema precedente. Aver utilizzato i contributi
per pagare pensioni troppo generose ha innescato
una spirale da cui è difficile uscire, soprattutto per
l'aumento di pensionati rispetto ai lavoratori
attivi e l'invecchiamento della popolazione.
Interventi a carico
della fiscalità
generale
Le carenze di fondi, per pagare le pensioni, rendono
necessari interventi a carico della finanza pubblica
generale, finanziata con le imposte; è una
fiscalizzazione delle pensioni, cui si aggiunge il peso
delle c.d. "pensioni sociali", spettante per il solo
fatto dell'anzianità, indipendentemente dal
versamento dei contributi.
Squilibri transitori

La logica del sistema retributivo era solo politica, tendente a


118

creare consenso immediato, utilizzando le eccedenze di


contributi rispetto alle pensioni, creetasi per la giovane età
media dei lavoratori e il loro numero elevato rispetto ai
pensionati. Si misero in questo modo le premesse per lo
squilibrio previdenziale che oggi ci caratterizza, e di cui diremo
nel testo.
119
Anche senza un materiale investimento dei
contributi versati durante la vita lavorativa, questi
sono tornati ad essere il parametro economico per
calcolare la successiva pensione ( "rendita
vitalizia pensionistica").

66 di 704
a maggioranza delle pensioni in essere nel 2015 è
ancora in gran parte calcolata col suddetto "sistema
retributivo", su cui non si riesce a intervenire non
solo per il peso politico dei pensionati, ma anche per
la contrarietà della corte costituzionale a toccare i
c.d. "diritti acquisiti". Qualunque cosa dica la corte
costituzionale sui "diritti acquisiti" , la parte di
pensioni idealmente eccedente i contributi versati è
assistenza, a carico della fiscalità generale, cioè
di chi paga imposte, in quanto fa l'operaio, fa
benzina, o possiede una casa. Possiamo avere cioè
contribuenti poveri che sostanzialmente
assistono pensionati ricchi , compresi alti
dirigenti e magistrati (inclusi quelli della corte
costituzionale).
i massimali
contributivi e
pensionistici
Una prospettiva sensata dovrebbe essere assicurare
una pensione proporzionata allo stipendio quando
quest'ultimo è "di sussistenza"; gli stipendi maggiori
non avrebbero invece alcun bisogno di essere
salvaguardati, come già oggi avviene coi c.d.
"massimali contributivi" e pensionistici 120; questo
tetto massimo alla pensione consentirebbe di
limitare anche il prelievo dei contributi nel corso
della vita lavorativa.

Capitolo 2- IL PUNTO DI VISTA DELLA POLITICA:


LEGISLAZIONE ORGANIZZATIVA E DECISORIA
(principi costituzionali e comunitari nella
determinazione dei tributi)

120
) Esistenti per esempio nel trattamento pensionistico dei dirigenti industriali,
dove i contributi non salgono rispetto a un determinato livello stipendiale (c.d.
“massimale”), perché anche le pensioni hanno al tempo stesso un tetto
massimo.

67 di 704
Sintesi Questo capitolo analizza la determinazione dei tributi dal
punto di vista della legislazione. Il mito dell’onnipotenza di
quest’ultima, riferito alla fase decisoria del diritto giurisdizionale
si ridimensiona fortemente per tutte le istituzioni chiamate a
svolgere compiti diversi, comprese quelle relative alla
determinazione dei tributi. Su queste istituzioni il potere
legislativo svolge infatti da sempre una funzione organizzativa, ed
oggi instaura un rapporto diretto con le aziende, ai fini della
determinazione ragionieristica dei tributi. Dove però le aziende
non arrivano, il potere legislativo non può svolgere supplenze di
sorta rispetto alla determinazione valutativa della ricchezza da
parte degli uffici tributari. Dalle frustrazioni e tensioni sociali
indicate al capitolo 4 deriva la spirale dell’amministrazione per
legge, anche a causa di un’opinione pubblica turbata dalle
sperequazioni ed inefficienze della tassazione attraverso le
aziende. Il legislatore stesso ne diventa quindi ostaggio, esposto ai
numerosi impulsi contraddittori di una società senza punti di
riferimento in materia tributaria. Non aiutano particolarmente le
disposizioni costituzionali, che presuppongono istituzioni serene,
ma non possono crearle. La riserva di legge, ricognitiva di principi
generali, diventa così un pretesto per non decidere. Viene
equivocato anche il principio di capacità contributiva, che
ribadisce (forse pleonasticamente) il riferimento strutturale dei
tributi alla ricchezza; questo principio viene però riferito a una
fantomatica “posizione economica globale” degli individui,
mentre la tassazione non può che dirigersi a frammenti di
ricchezza. La situazione non è chiarita dagli interventi della corte
costituzionale, oberata da ordinanze di rimessione spesso
dispersive (per via di una magistratura tributaria inadeguata , cfr.
par. 6.7 ss), di solito giustamente rigettate, ma con motivazioni
disorientanti. La tendenza ad amministrare per legge è
paralizzante anche a causa dei vincoli europei, derivanti non solo
dalle specifiche disposizioni tributarie dei trattati, ma dai principi
delle libertà europee, dei divieti di discriminazione e di “aiuti di
stato”.

68 di 704
2.1. L’organizzazione legislativa della “funzione
tributaria” (riserva di legge, statuto del contribuente e
“codificazione”)

Iniziale funzione
decisoria della
legislazione
Sono molti i fattori che influenzano il
comportamento delle istituzioni 121, come le risorse
disponibili, il modo di concepire la propria funzione
nel contesto socioculturale(122), e anche la
legislazione, di cui occorre chiarire le
potenzialità ed i limiti (123). Le antiche
legislazioni, a partire dal codice di Hammurabi, fino
al lapis niger, nacquero con funzione decisoria
rispetto al diritto giurisdizionale (par.1.3) per
indicare ai magistrati i criteri di soluzione delle
controversie; qui le istituzioni devono principalmente
decidere e i margini di manovra della legge,
nell'influenzare l'apprezzamento e la riprovazione
sociale sono talmente alti da far parlare di
"onnipotenza legislativa", secondo una tendenza da
circoscrivere attentamente, e di cui riparleremo al
par.2.3; accanto a questa funzione decisoria
occorreva anche individuare i magistrati cui i privati
dovevano rivolgersi, regolare i criteri per accogliere
le domande, istruire i fatti, garantire il
contraddittorio etc.124.
Legislazione con
funzione
organizzativa
L'organizzazione delle istituzioni, comprese quelle
giurisdizionali, poteva avvenire con ordini diretti
121
Come del resto il comportamento delle aziende e anche degli individui.
122
) Sull’influenza di questo contesto sul comportamento delle istituzioni cfr.
par.5.3.
123
Sono limiti che in questo paragrafo chiariremo sia in assoluto
sia nella determinazione dei tributi.
124
) Il che accadeva, già nel diritto giurisdizionale, con disposizioni
organizzative e di procedura.

69 di 704
della politica, con disposizioni organizzative della
giurisdizione, come di tutte le altre funzioni
pubbliche "non giurisdizionali"; in questa funzione
organizzativa , con cui attribuisce competenze e
indicazioni alle varie istituzioni, la legislazione è
tutt'altro che onnipotente, assegnando obiettivi non
essere materialmente raggiungibili. Qui infatti
l'istituzione non deve solo "dire" quanto la legge
prescrive, ma deve anche "farlo" e ripetiamo che tra
il dire e il fare c'è di mezzo il mare.
Istituzioni ed
effettività
legislativa
Per le istituzioni non giurisdizionali, il potere della
legge passa evidentemente attraverso risorse di
tempi, di uomini e di mezzi , tutti necessariamente
limitati e davanti alla cui limitatezza la legge non
può nulla; sarebbe ridicole disposizioni legislative
che pretendessero guarigioni di ammalati, sconfitte
di nemici, arresti di delinquenti, determinazioni di
tributi e altri compiti che le istituzioni non sono in
grado di svolgere. Ripetiamo che l'equivoco
dell'onnipotenza legislativa si pone infatti solo
per la funzione decisoria del diritto giurisdizionale125.
Negli altri casi occorre distribuire risorse scarse
in relazione alle priorità, con valutazioni costi-
benefici, su cui par.5.10 in materia di c.d.
"discrezionalità".
Potestà normativa
tributaria e di
imposizione
Da quanto precede è facile comprendere cosa si può
fare, e cosa non si può fare, con la legislazione, nella
funzione istituzionale di determinazione dei tributi126.
125
Nelle funzioni ambientali, di difesa, sicurezza, sanità,
determinazione tributi etc. la legge non può certo guarire i
malati, educare gli alunni, smaltire i rifiuti, scovare i criminali, o
nel nostro caso determinare i tributi.
126
Sarebbe un buon argomento per una tesi di laurea o di
dottorato, anche in relazione ai condizionamenti subiti dal

70 di 704
La “potestà normativa tributaria", cioè il potere
politico di imporre tributi in astratto, diventa quindi
concreto solo se esistono adeguate risorse nella
potestà amministrativa di imposizione, cioè
intesa come capacità di applicare i tributi con
sistematicità sufficiente a considerarli effettivi e non
casuali127.
Una delle prime funzioni della potestà normativa
tributaria, spettante all'autorità politica di
vertice, non era l'istituzione dei tributi, ma delle
istituzioni burocratiche col compito di imporli,
investite della potestà amministrativa di
imposizione. La capacità gestionale di questi
delegati era un elemento che condizionava, oltre alle
necessità di gettito, ed al consenso sociale, le
decisioni di politica tributaria.
Dalle necessità
organizzative alle
costituzioni
Questa necessità di organizzare un apparato di
istituzioni tributarie prescinde dalla forma di
stato e di governo, democratico, autoritario o
addirittura totalitario. Sono considerazioni pratiche,
derivanti dalla forza delle cose, e dal pragmatismo
del diritto come scienza pratica, in cui si radica il
principio di effettività, senza bisogno di essere
costituzionalizzato128.
Le finalità
garantistiche delle
riserve di legge

potere politico, e indicati al par.2.4.


127
Solo in alcune società elementari o situazioni particolari
questa potestà amministrativa di imposizione viene esercitata
dall'autorità politica di vertice. Già nelle civiltà mediterranee il
vertice politico, pur mantenendo saldamente le funzioni
militari e di sicurezza, delegava la routine della determinazione
dei tributi ad appositi funzionari (il re era più "un guerriero",
che "un gabelliere").
128
Sarebbe da interrogarsi sulla compatibilità con la
costituzione di tributi praticamente inapplicabili in quanto
velleitari.

71 di 704
A questa investitura delle istituzioni, anche
tributarie, sono preposte le ordinarie riserve di
legge generali sull'organizzazione dei pubblici
uffici (art.97 cost.).
L'articolo 23 della costituzione italiana contiene
invece una specifica riserva di legge applicabile
all'introduzione dei tributi, secondo cui le
prestazioni personali o patrimoniali possono essere
imposte soltanto in base alla legge.
Motivi politici delle
riserve
La ragione della riserva di legge è di tutela, in
quanto un “avallo parlamentare” per le
prestazioni imposte assicura tramite una
rappresentanza più diretta dei cittadini nel loro
complesso. Se infatti legiferasse il governo, leggi
fiscali potrebbero essere introdotte da un governo
diviso al suo interno che idealmente rappresenta la
maggioranza della maggioranza parlamentare,
aritmeticamente corrispondente all 51 percento del
51 percento dei consensi popolari.
La riserva è rispettata sia con le leggi in senso
formale, sia con decreti legge, decreti legislativi,
emanati dal governo in base a previa legge delega,
con principi e criteri direttivi (art. 76 Cost.).
Relatività della
riserva e concetto
di prestazione
imposta (rivnio)
La necessità di introdurre queste prestazioni per
legge è una delle "riserve di legge" “relative”,
concetto di creazione dottrinale e giurisprudenziale,
riferito ai casi in cui solo le regole più importanti
vanno fissate per legge. Si tratta quindi di riferire ai
tributi una riserva, più ampia, prevista per tutte le
prestazioni patrimoniali imposte, che
ricomprendono anche altre entrate pubbliche,
indicate al par.5.1.
Parametri per il
rispetto della
riserva

72 di 704
La riserva è rispettata, riferendola ai tributi, quando
la legge prevede anche solo alcune loro
caratteristiche di base, come la tipologia di
ricchezza colpita, i criteri-guida per determinare
l’imponibile e la fascia di aliquote adottabili, le
sanzioni (per le quali sussiste anche la riserva di
legge di cui all’art. 25 della costituzione: par.6.13).
Possibilità di usare
regolamenti
La relatività della riserva consente comunque di
disciplinare aspetti particolari dei tributi con «
regolamenti amministrativi», cioè atti normativi
secondari, frequenti per disciplinare numerosi
aspetti ulteriori della determinazione dei tributi,
soprattutto nei riflessi documentali, di dettaglio
settoriale e procedurali. La normativa
regolamentare in senso stretto è approvata previo
parere del consiglio di stato, non richiesto per gli atti
amministrativi generali, come esempio quelli di
approvazione dei modelli per gli adempimenti
amministrativi tributari (dichiarazioni, versamenti ed
altri indicati al par. 3.4).
La tendenza a una
legislazione già
molto tecnica
Nonostante la possibilità di usare regolamenti la
legislazione stessa si spinge spesso nei tecnicismi
della tassazione attraverso le aziende, con
un'ingerenza notevole delle istituzioni fiscali,
tramite il ministero dell'Economia; sono infatti in
genere le istituzioni fiscali a predisporre di fatto la
legislazione quando (come in genere avviene) è
presentata dal governo.
Legislazione e
tributi locali
Rispettano la riserva di legge anche i tributi
introdotti con leggi regionali, costituzionalmente
previste, ma poco frequenti. Il principale tributo
regionale (IRAP par.9.6) è ad esempio previsto da

73 di 704
leggi statali. La maggior parte dei tributi locali, a
favore dei comuni, sono anch'essi previsti con
leggi statali (cfr. il par. 10.8).
Diffidenza per
referendum
Il divieto di referendum sulle leggi tributarie
(art.75 cost.), è ispirato dal timore di referendum
demagogici, che suggestionano, con promesse di
riduzione delle imposte, un elettorato inconsapevole
dei benefici derivanti dai servizi pubblici 129.
Malesseri e statuto
del contribuente
I malesseri sociali sulla determinazione dei tributi
(par. 1.5.-1.7.e soprattutto infra par.4.3-4.7) si sono
riflessi anche sul piano legislativo, con l'emanazione
di una apposita legge denominata “statuto dei
diritti del contribuente” (legge 212 del 2000),
senza rango costituzionale (viste le difficoltà di
superare le lungaggini per l'approvazione delle leggi
costituzionali), e quindi derogabile da leggi ordinarie.
Lo statuto riflette l'illusione di un potere
miracolistico della legislazione, calando in una
"legge manifesto" una serie di disposizioni
eterogenee, dispersive e rigide; i diritti dei
contribuenti sono infatti decontestualizzati
rispetto alla loro naturale cornice di diritto
amministrativo , senza essere coordinati con le
diffidenze dell' enfasi antievasione, del desiderio
di copertura normativa degli uffici tributari, della
snellezza procedimentale etc..
Inadeguatezza
dello statuto
rispetto alla

129
) . E’ una prova di sfiducia del legislatore costituente verso
l’elettorato, che dovrebbe essere sottoposta a valutazioni
ulteriori, anche di diritto comparato, e che potrebbe essere un
buon argomento per una tesi di laurea. Il divieto è stato applicato
dalla corte costituzionale sia alle disposizioni tributarie sostanziali sia a quelle
procedurali, come fu per il referendum sulla ritenuta alla fonte; per i contributi
previdenziali si usò lo strumento delle “leggi di bilancio”, pur adombrando la
possibilità di una loro possibile natura tributaria, indicata al par.1.12.

74 di 704
complessità dei
problemi
Lo statuto è inadeguato su una serie di temi
strutturali, semplicemente per la mancanza della
spiegazione d'insieme del diritto tributario, e del suo
mancato inquadramento nella cornice del diritto
amministrativo, come diremo al cap.4; i
semplicistici, e spesso enfatici, riferimenti dello
statuto sono inadeguati alle sfumature del
procedimento amministrativo (par.6.1), delle
rimessioni in termini, dei "vizi formali", della
motivazione, del rapporto tra atto amministrativo e
processo, su cui esistono elaborazioni
amministrative molto più articolate (si pensi al
decreto 241 del 1990 in materia di procedimento
amministrativo, invalidità degli atti e simili).
Molte soluzioni garantiste basate sullo statuto, come
quelle in tema di affidamento e buona fede,
sarebbero state raggiungibili anche ragionando sui
principi ed anzi la soluzione non è giunta a seguito di
un ragionamento, ma di un riferimento normativo
(sulla differenza par.4.3).
Uso formalistico da
parte dei
contribuenti
All'opposto, il formalismo dello statuto ne comporta
la frequente utilizzazione strumentale, da parte
dei contribuenti, per invalidare atti impositivi su
aspetti di dettaglio, come la sottoscrizione del
responsabile del procedimento, il termine iniziale per
le deduzioni difensive, la durata della verifica etc..
L’illusione delle
“codificazioni”
La stessa illusione si ritrova nell'invocazione di
"codificazioni", rivelatrice di impostazioni radicate
nella funzione di giustizia , dove il legislatore
deve solo scegliere dei punti fermi nelle scale di
valori sociali cui potrebbe guardare il giudice. Per
codificare occorre prima conoscere, almeno capire
la tassazione attraverso le aziende, coordinandola

75 di 704
con la tradizionale determinazione valutativa
attraverso gli uffici (par.5.9).
Codificazioni e riforme fatte senza spiegarsi i
problemi generali della determinazione dei tributi,
azzerano periodicamente le deboli sedimentazioni di
conoscenze condivise che gli operatori si formano
partendo dai "materiali normativi", costringendoli a
ricominciare sempre da capo (par.3.16), azzerando
le strutture mentali che, piano piano si vanno
formando con l'esperienza. Inoltre le codificazioni
generali, come abbiamo già visto per lo statuto del
contribuente, rischiano di essere troppo rigide,
specie per numerosissime imposte estranee alla
tassazione attraverso le aziende (capitolo decimo),
ormai assestate nelle loro logiche di nicchia,
improntate alla specifica ricchezza colpita, o
addirittura al principio del beneficio (par.1.8);
esse sarebbero stravolte da una codificazione di
portata generale, che rimetterebbe a soqquadro la
geografia legislativa. Ne varrebbe la pena solo
avendo una progettualità d'insieme sulla
determinazione dei tributi, che non si ottiene certo a
colpi di modifica legislativa, ma nei modi indicati al
capitolo 4. Per il resto, la certezza del diritto si
ottiene con le idee condivise e le spiegazioni di
insieme.

2.2. Capacità contributiva: conferme, casualità ed


equivoci di sua determinabilità personale
complessiva.
L’innesto delle
costituzioni sulla
funzione tributaria
Le costituzioni scritte sono sopravvenute,
cronologicamente, alla funzione tributaria,
esistente da tempo immemorabile. Sulla
determinazione dei tributi le costituzioni sono prive
della portata rivestita per la selezione del vertice

76 di 704
politico, i rapporti tra i poteri pubblici, le garanzie dei
cittadini rispetto ad essi, etc..

Dallo statuto
Piemontese alla
costituzione
Nello statuto sabaudo del 1848, passato poi al
Regno d'Italia, c'era un’enunciazione di principio
sul dovere di concorrere alle pubbliche spese in
proporzione agli “averi”, cioè alla ricchezza. Questo
riferimento aveva già una certa importanza, rispetto
a quando era rilevante anche il rango sociale, con
esenzioni e privilegi: all'epoca dell'assemblea
costituente, però, questa precisazione era quasi
superflua, tanto che fu suggerito di non inserire
nell'attuale costituzione una disposizione analoga.
Testo attuale e
“minimo vitale”
Nell’ultima fase di discussione in aula, fu proposto il
testo attuale, su indicazione di alcuni membri
dell'assemblea costituente, preoccupati di non
tassare il c.d. “minimo vitale”; si trovò così una
convergenza, per molti versi accidentale, sull’attuale
formula della "capacità contributiva", più ellittica e
meno diretta del vecchio riferimento agli “averi”.
Quel tanto di tautologico che l'espressione
contiene130 consente di superare il suddetto
problema del minimo vitale (non a caso al par.2.4
vedremo che l'ambiguità è uno strumento per
concordare su espressioni legislative che poi ognuno
intende a modo suo).
Le invocazioni
della capacità
contributiva per
motivi opposti
Eliminare un diretto riferimento alla ricchezza non
era il miglior punto di partenza per inquadrarne i

130
) La formula assume infatti un andamento circolare , secondo cui occorre
contribuire in proporzione alla propria..capacità di contribuire.

77 di 704
problemi di determinazione, mediando le esigenze di
cui al par. 1.2 (precisione, semplicità, controllabilità,
etc). All’art. 53, che ribadisce un principio
abbastanza pacifico, l’ambiente normativista (par.
4.3) fa oggi dire di tutto, anche in sensi opposti; la
norma viene invocata infatti dai sostenitori della
tassazione, dai suoi oppositori, dai fautori dello stato
o del mercato, a seconda delle varie tesi di cui al
paragrafo 1.7 .
In gestibilità di una
capacità
contributiva
globale
Si presuppone anche una fantomatica capacità
contributiva globale dei singoli individui,
presupponendo che se la costituzione ne parla,
allora essa deve esistere nel mondo reale.
Nonostante il preconcetto che ognuno sia titolare
di una "propria" capacità contributiva, le
manifestazioni di ricchezza sono numerose e
considerate pragmaticamente in modo
frammentario (par.1.9 e 1.10). Vedremo al par.9.4
che anche per questo, e non per complotti politici,
la personalità e la progressività dell'imposta sono
fortemente limitate ai redditi di lavoro, dipendente o
indipendente che sia. Il preconcetto della "capacità
contributiva globale" spinge a forzare all'interno di
un unico tributo ricchezze di diversa determinabilità,
con sperequazioni , previsioni velleitarie e perdite di
opportunità connesse a informazioni disponibili in
alcuni casi, ma che il tributo non valorizza, perché in
altre situazioni mancano.
Comoda e
impossibile
Un taumaturgico schedario di ogni forma di
ricchezza, come i catasti medievali nei sistemi "a
ripartizione" di cui al par.1.3 sarebbe
indubbiamente comodo, eliminando ogni problema
di determinazione della base imponibile dei tributi,

78 di 704
secondo le distinzioni di cui al par. 1.9. Questa
specie di “tabella condominiale” risolverebbe tutti i
problemi di diversa determinabilità della ricchezza,
ma per realizzarla servirebbe un miracolo, cioè il
coordinamento di ogni informazione rilevante ai
fini della situazione economica degli individui,
traendone poi un unico "numero indice". I tributi su
singoli elementi di ricchezza, sono già abbastanza
complicati per innestarvi anche riferimenti alla
complessiva situazione economica di chi deve
sopportarli; ad esempio, la tassazione dei consumi
avviene inevitabilmente senza poter considerare se
l’acquirente è un mendicante che acquista un po’ di
cibo spendendo le elemosine, oppure un ricco
possidente.
Per l’indigenza:
sussidi non
riduzioni d’imposte
Il minimo vitale, su queste premesse, è poco
gestibile ed è preferibile, come anticipato a partire
dal par.1.2 , erogare sussidi ai poveri anziché
graduarne la tassazione con le riduzioni di imposta
come sussidi "a pioggia", dall'effetto casuale; solo
occupazioni particolarmente umili e usuranti
possono essere considerate come indizio di una
situazione globale di bisogno. Per il resto i sussidi
sono più mirati e trasparenti, andando richiesti e
gestiti, mentre le riduzioni di tributi in chiave
assistenziale sono applicate unilateralmente
dall'interessato, col rischio che ne beneficino, anche
in modo perfettamente legale, dei "falsi poveri". La
gestione amministrativa delle richieste di sussidi
contribuirebbe anche a una ripresa, da parte delle
istituzioni, di un adeguato controllo sociale del
territorio, che sta sfuggendo loro di mano, con la
"aziendalizzazione" di cui al par.5.3. Per lo meno i
sussidi sono strumenti selettivi appositamente
finalizzati alla situazione globale del richiedente,

79 di 704
anche non tributaria, da indicare già oggi ai fini di
esoneri da ticket, asili nido e altre provvidenze.
Capacità
contributiva e
polemiche sul
ruolo dello stato
L’articolo 53 è inutilizzabile, nelle polemiche tra
“stato e mercato” indicate al par. 1.7, in quanto non
prende posizione su quali spese debbano essere
“pubbliche”; questa scelta casomai dipende da
altre disposizioni costituzionali “di settore”, come
quelle sulla “scuola pubblica”, la “sanità pubblica”,
l’“assistenza pubblica” etc..
Art.53 e modalità
di determinazione
della ricchezza
L'art. 53 neppure avalla uno dei vari criteri di
determinazione dei tributi, che dipendono in primo
luogo dalle informazioni disponibili (par.1.11); se c'è
uno squilibrio tra informazioni contabili e
documentali, abbondanti su certi redditi, mentre altri
sono solo valutabili per ordine di grandezza,
l'articolo 53 non è di particolare aiuto. Anzi, asettici
richiami all'articolo 53 possono ostacolare
un’effettività “pragmaticamente realizzabile” nella
determinazione ai fini tributari di ricchezze
sfuggenti.
Legislatore come
destinatario del
principio
Il principio di capacità contributiva genera anche la
sensazione fuorviante che basti qualche forma di
ricchezza per far scattare il dovere di concorrere alle
spese pubbliche, trascurando la necessità di
previsioni legislative; ciò sia per motivi logici sia
per il già ricordato art. 23, che non costituisce “un
optional”, rispetto all'uso dell'art.53 come
passepartout , anche per introdurre
nell’ordinamento (peraltro comprensibilmente) un
divieto di abuso del diritto di origine
giurisprudenziale (infra par. 3.10).

80 di 704
Diversa
determinabilità
ricchezza e art.53
Il principio di capacità contributiva ci ricorda
invece solo il riferimento a manifestazioni di
ricchezza, determinate senza discriminazioni o
favoritismi. Resta ferma però la differente visibilità e
determinabilità della ricchezza ai fini tributari, con la
necessità dei noti compromessi tra precisione,
semplicità, cautela contro le evasioni e le
scappatoie, certezza dei rapporti giuridici, effettività
ed altri profili indicati al par.1.2.
Esempi di utilitàe
rapporti con la
ragionevolezza
L’articolo 53 , ribadendo il necessario collegamento
tra imposte e ricchezza, consente di raggiungere
più rapidamente alcune soluzioni altrimenti
raggiungibili facendo leva sui principi di
ragionevolezza ed uguaglianza, ad esempio su
tassazioni retroattive, riferite cioè a ricchezza
ormai venuta meno al momento di pagare il tributo,
il cumulo dei redditi tra coniugi, o la tassazione
come redditi di fonte patrimoniale di redditi che tali
non erano (ILOR sul
lavoro autonomo, per chi ricorda la vicenda).
Tuttavia, in quest'ultimo caso, la ricchezza di
riferimento, cioè una “capacità contributiva” c’era,
ma trattata in modo irragionevolmente
penalizzante rispetto ad altre
Per gli intrecci tra capacità contributiva e
ragionevolezza delle scelte normative par.2.5 su
corte costituzionale e determinazione dei tributi.

2.3. La legislazione sostanziale tributaria, come


inquadramento della ricchezza registrata.
Le varie funzioni
della legislazione
in materia
tributaria

81 di 704
In materia giuridica le regole servono a creare le
istituzioni, attribuendo loro compiti, poteri e risorse
(131); al par.2.1 abbiamo anche visto il criterio
garantistico sulla necessità di introdurre i tributi per
legge132. Abbiamo già precisato che la
determinazione dei tributi da parte dei singoli non
può avvenire per legge, e deve avvenire a cura di
istituzioni pubbliche, ovvero a cura di privati133, ma
controllati più o meno intensamente da istituzioni
pubbliche. Tuttavia per legge può avvenire la
precisazione concettuale di alcuni aspetti controversi
della determinazione astratta dei tributi, ad esempio
i tempi, la rilevanza dei costi, il coordinamento
tecnico con altri tributi, con le vicende di altri
contribuenti, esigenze di semplicità, ma anche di
precisione134.
Dialogo diretto tra
legislatore e
aziende
La tassazione attraverso le aziende, facendo
affidamento sull'amministrazione di organizzazioni
pluripersonali (135), aumenta il potere del
legislatore; quest'ultimo può infatti intavolare, con
le aziende e le altre organizzazioni, un "dialogo
diretto", con una mediazione meramente potenziale
da parte degli uffici tributari. Le aziende e le altre
organizzazioni su cui è esternalizzata la
determinazione dei tributi (uffici pubblici in genere)
hanno col legislatore una interlocuzione simile a
131
) E’ un processo indicato al par.2.1, per la creazione delle istituzioni
tributarie, di cui analizzeremo al par.5.2 la consistenza e la collocazione.
132
) La scelta politica sulla introduzione o meno di un certo tributo, e
soprattutto sulla sua gravosità spetta quindi alla legge, come espressione del
vertice politico.
133
) Gli stessi contribuenti o terzi, clienti o fornitori, in genere organizzazioni
aziendali.
134
) Insomma, si tratta di tutti i “valori neutri”; indicati al par.1.2, che
circondano la determinazione della ricchezza ai fini tributari.
135
) Il concetto è stato già anticipato al par.1.4 e sarà ripreso al par.3.1 sul
concetto di azienda come organizzazione di più persone.

82 di 704
quella intrattenuta col giudice nel diritto
giurisdizionale (par.1.3).
Intensità
dell’onnipotenza
legislativa in
materia tributaria
Anche qui si ripresenta il già accennato mito
dell'onnipotenza del legislatore, che esiste nella
misura in cui esistono istituzioni in grado di
recepirne i comandi; questa condizione accomuna
tutte le funzioni giuridiche, giurisdizionali e non
giurisdizionali, con le leggi ridotte a grida
manzoniane quando questa condizione non viene
osservata da norme roboanti e irrealizzabili.

La diligenza delle
aziende
Entro questi limiti le aziende, in quanto
organizzazioni, tendono a essere rispettose delle
regole, non per onestà intrinseca, fuori luogo per un
gruppo sociale (par.4.5), quanto per riluttanza
individuale dei responsabili a rischiare violazioni
di cui comunque non si avvantaggiano
personalmente.
Su questa premessa, è facile concepire la c.d.
"legislazione tributaria sostanziale" come
quella che qualifica la ricchezza già materialmente
registrata; ai fini della determinazione dei tributi
serve puntualizzare 136i concetti economici indicati al
par.1.8, come reddito, ricavo, patrimonio, consumo,
costo etc.
Legislazione
sostanziale e
procedurale
La legislazione tributaria sostanziale riguarda le
regole di classificazione giuridica degli eventi
registrati e in questo senso corrisponde a quella
civilistica regolatrice dei rapporti, secondo lo
schema del sillogismo giudiziale "narra mihi factum

136
) smussando le polemiche e le contraddizioni.

83 di 704
tibi dabo ius"; è la parabola tipica della funzione
giuridica riferibile alle diverse funzioni, giurisdizionali
e non, in cui si articola la giuridicità. Nel diritto
giurisdizionale, diretto per definizione ad "accertare"
i torti e le ragioni, la legislazione sostanziale ha un
grande importanza; quest'ultima, nella
determinazione dei tributi, è minore rispetto
all'importanza di individuare e determinare la
ricchezza sul piano materiale; solo a questo punto
diventerà rilevante la suddetta legislazione
sostanziale tributaria, che qualifica i concetti
economici suddetti, come individuati da altri. Alla
legislazione sostanziale si affiancano poi le
disposizioni procedurali, ad esempio sulla
documentazione da emettere, le dichiarazioni da
presentare, i poteri istruttori, i provvedimenti
amministrativi o giurisdizionali.
Sopravvalutazione
ella legisazione
Se però nessuno, né aziende, né contribuenti né
uffici, riesce a determinare la ricchezza sul piano
materiale, la legislazione serve a poco.
L'importanza della legislazione sulla ricchezza
determinabile attraverso le aziende, ha portato a
sopravvalutarne il potere137, sottovalutando le
necessità di intervento amministrativo dove le
aziende non arrivano. Le opportunità della
legislazione nella tassazione attraverso le aziende
sono state quindi colte d'istinto dalla politica, ma
non razionalizzate138. E' così sfuggita la
necessità di unire alla tassazione attraverso le
aziende un adeguato intervento degli uffici
tributari sulla stima della ricchezza non
137
) Seguendo anche la forza d’inerzia dell’importanza del potere legislativo
nella funzione giurisdizionale, indicata al par.1.3 e 2.1. Vedremo anche, al
prossimo paragrafo, gli aspetti simbolico-ideologici di questa ipotetica
onnipotenza.
138
Soprattutto per carenze esplicativo-metodologiche su cui
par.4.3.

84 di 704
determinata dalle aziende139. Questo paradosso
conferma le carenze formative economico-sociali
della pubblica opinione (par.1.6) cui vedremo ai
par.4.3 ss. che né gli studiosi né altri hanno saputo
porre rimedio.

2.4. Segue Aspettative esagerate verso la


legislazione, tra effetti-annuncio e gestione politica
dell’ambiguità

La legislazione
come “simbolo
sociale”
Nella funzione istituzionale di giustizia140 la
legislazione media tra i valori diffusi nella società141,
ed è quindi vista come prima espressione di relativa
razionalità, che il giudice deve poi personalizzare sul
caso concreto. La legislazione è poi diventata, con
la consapevolezza della sovranità popolare, anche
un simbolo politico-ideologico, del "contratto
sociale", dell'esistenza di "regole" cui anche il
vertice politico deve attenersi142. E' nata l'equivoca
formula del "governo della legge" come una sorta di
antidoto contro tirannie e regimi dittatoriali; la

139
La conseguente enorme evasione (par.4.1), effetto di
superbia normativa, è stata spiegata in modo socialmente
lacerante, cioè con la fantomatica "disonestà fiscale" di cui al
par.4.5, che ha determinato il diversivo mediatico della grande
evasione trasformando le aziende, da esattori del fisco a
comodo capro espiatorio, nel circolo vizioso di cui ai par.5.17
ss.
140
) La risoluzione delle controversie di cui al par.1.3.
141
) Lo abbiamo indicato al paragrafo 2.1. a proposito della “legislazione
decisoria” di cui è esempio il “diritto sostanziale tributario”, cui è dedicato il
par.2.3.
142
) Già nell'era preindustriale la legislazione simboleggiava il
dominio della politica, espressione della forza militare,
sull'economia. Con la graduale diffusione della consapevolezza
della sovranità popolare, la legislazione ne è diventata una
sorta di simbolo. Forse, come vedremo, sopravvalutato.

85 di 704
"legalità", e l'idea di "onnipotenza della legge", sono
state equivocate, diventando una specie di
riempitivo di un vuoto creato dalla crisi dei collanti
sociali trascendenti e universalistici, come quelli
nazionalistici o ideologici.

La
sopravvalutazione
della legislazione
Trasferire l'idea di onnipotenza della legislazione
fuori dal diritto giurisdizionale 143 pone le basi per
grandi equivoci, veri e propri paradossi. Riferendo
l'importanza della legislazione nella fase decisoria
della funzione giurisdizionale ad altre funzioni
giuridiche si arriva a risultati paradossali e
involontariamente ironici. L'idea di onnipotenza della
legislazione si ridimensiona da sola se la riferiamo a
settori giuridici non giurisdizionali, come l'ambiente,
la sanità, l'istruzione, la difesa, la sicurezza, o (per
venire alla nostra materia) la determinazione dei
tributi144 ; è una prima conferma dell'importanza
delle istituzioni, e del semplicismo di ridurre tanti
loro inconvenienti a una fantomatica "volontà
politica". Quest'ultima viene persino creduta capace
di sovrapporsi all'economia, nel creare ricchezza e
soddisfare bisogni umani.

143
) O più precisamente fuori dalla sua fase decisoria.
144
Immaginiamo l’assurdità di disposizioni tipo Il nemico è sconfitto, il
malato è guarito, i rifiuti sono smaltiti, e via enumerando,
secondo una strisciante tendenza subculturale secondo cui ciascun
problema potrebbe essere risolto da una nuova legge, dall'inflazione, al buco
nell'ozono, all'aids, alla pedofilia ( Ainis, La legge oscura, Laterza, 2000,
pag.30). Questa fiducia fideistica nella legislazione dovrebbe essere oggetto di
tesi di laurea o di dottorato (ho provato in Lupi, Società, diritto e tributi, 2005,
scaricabile da www.raffaellolupi.com ), ma invece di analizzare criticamente i
limiti del potere legislativo, una formazione giuridica appiattita sul diritto
giurisdizionale continua ad alimentare il già indicato equivoco del “governo
della legge” (par.4.3), utile solo a deresponsabilizzare la burocrazia , come
vedremo al par.4.4 .

86 di 704
La necessità di
risposte dalla
politica
Questa sopravvalutazione del potere legislativo è
usata anche nella lotta politica come strumento di
consenso, cui quali occorre dare qualche riscontro;
nella misura in cui la pubblica opinione ritiene di
poter risolvere i problemi con "nuove leggi", la
politica, in quanto emanazione del gruppo sociale,
non può sconfessare quest'illusione. Questa
necessità di assecondare le aspettative della
pubblica opinione è maggiore soprattutto in società
aperte e pluraliste; in democrazia145 la politica è
infatti particolarmente legata alle tendenze diffuse
nella pubblica opinione; con l'alfabetizzazione di
massa, gli strumenti di comunicazione, la crisi di
coesione dei partiti tradizionali e delle ideologie, è
fondamentale gestire, e non smentire, speranze ed
illusioni che si levano verso i vertici politici.
Mancanza di
spiegazioni
d’insieme della
determinazione dei
tributi
I margini di intervento della politica sono però
legati al bagaglio culturale e alla capacità di
controllo della pubblica opinione nei vari settori della
società, compresa la determinazione dei tributi
(par.5.3); finchè pubblica opinione e classi dirigenti
hanno padronanza di un settore, la legislazione è
costruttiva, contribuendo alla soluzione di problemi
reali; se una funzione pubblica, come quella di
determinazione dei tributi, è priva di spiegazioni
d'insieme146 ed esce dal controllo sociale, la
legislazione finisce per avvitarsi, e creare problemi
145
) Indipendentemente dai vari sistemi elettorali, l’essenza della democrazia è
probabilmente il pluralismo delle opinioni e della possibilità di manifestazione
delle idee, il che rende molto importante, come indicato nel testo, la
comunicazione, ed aumenta il rischio di demagogie e populismi, cui in materia
tributaria, sarebbe opportuno dedicare tesi di laurea o dottorato.
146
) Come vedremo al capitolo 4.

87 di 704
inesistenti, in un circolo vizioso che inviluppa anche
la politica, alimentando nuovi e falsi problemi.
L’uso politico e
polemico della
legislazione
La strumentalizzazione politica della confusione e
del disorientamento utilizza anche la legislazione; le
discussioni sulla sostanza dei problemi di
determinazione dei tributi passano in secondo piano
rispetto all'utilizzo delle proposte governative, e
degli emendamenti dell'opposizione, per ottenere
visibilità mediatica; anche la politica viene presa nel
vortice della polemica sul fisco, indicato al par.4.6, il
che produce nuova confusione e nuovo
disorientamento.
enfasi e cautele
Senza spiegazioni d'insieme sul coordinamento tra
tassazione contabile attraverso le aziende e
valutativa attraverso gli uffici, la politica naviga
inevitabilmente a vista; la legislazione gestisce alla
meglio atteggiamenti, umori, interessi e valori
confusamente intrecciati nella pubblica opinione.
Impossibilità della
politica di produrre
spiegazioni
La confusione, che si trascina da decenni sulla
determinazione dei tributi, è un'ulteriore smentita
della capacità della legislazione, nella sua pretesa
onnipotenza, di elaborarne le necessarie spiegazioni.
Il potere è infatti nato per "governare", cioè per
affrontare al meglio situazioni sociali specifiche, non
per riflettere, far riflettere o "insegnare".
Ambiguità
legislativa come
strumento di
comunicazione
politica
La politica è immersa in contingenze e urgenze
innumerevoli, che le impediscono di dedicarsi alla
spiegazione d'insieme di un settore particolare,
come la determinazione dei tributi, inducendolo a
utilizzare persino l'ambiguità legislativa come

88 di 704
strumento di interlocuzione coi gruppi sociali, dove
le parole assumono sfumature diverse a seconda
dell'uditorio sociale cui ci si rivolge (lo abbiamo
visto al par.2.2. per la capacità contributiva).

Il tentativo di
assecondare tutte le
tendenze
intrecciate
nell’opinione
pubblica
La politica tende così a mostrarsi come la pubblica
opinione la immagina, assecondandone le
tendenze nei vari settori. Per questo, dove c'è
confusione e malessere come nella determinazione
dei tributi, la politica tende a rifletterli, per
massimizzare il dividendo di consenso. Ne derivano
inevitabili concessioni alla propaganda, alle
conferenze stampa, agli effetti di annuncio, specie
in una società democratico-mediatica, coi sondaggi
elettorali all'ordine del giorno (147).
La politica cerca quindi una sintesi delle varie
tendenze intrecciate nella pubblica opinione in
materia tributaria, assecondandole in proporzione a
quella che ritiene essere la loro "vicinanza" e la loro
"importanza sociale", senza privilegiarne qualcuna in
particolare; la strutturale ambiguità della
legislazione, diventa strumentale a una diversa
presentazione dei provvedimenti ai diversi
interlocutori sociali, come sindacati dei
lavoratori, associazioni di categoria di
commercianti, imprenditori, proprietari di
immobili, consumatori, istituzioni europee,

147
Spiegheremo al termine del par.4.4 come i mass media si
inseriscano negli spazi che le scienze sociali lasciano vuoti per
la crisi di cui al par.4.3. L'unico rimedio costruttivo per una
democrazia inconsapevole e' una democrazia consapevole, che
passa attraverso la formazione e la quindi la capacità di
controllo sociale nei vari settori, come indicato al par.5.3.

89 di 704
mercati finanziari, enti locali, agli operatori
dell'informazione (par.4.4.).
La distorsione
“mediatico-
amministrativa”
della legislazione
La legislazione viene quindi in parte trasformata in
un messaggio per suscitare consenso,
massimizzando la visibilità politica rispetto
all'impegno amministrativo148; per questo, poi, la
portata effettiva dei provvedimenti legislativi è
inferiore all'enfasi con cui vengono comunicati; il
desiderio di visibilità sociale ("effetto annuncio")
sposta in buona misura l'attenzione dalla sostanza
all'apparenza, dai contenuti alla comunicazione; la
politica cerca interventi con un buon ritorno di
consenso, mentre diffida di quelli che, pur necessari,
sarebbero attaccabili, anche per le difficoltà di
realizzazione149. Non è questione di disposizioni
sbagliate nel merito, ma di disposizioni prive di reale
senso compiuto rispetto agli obiettivi, buttate là per
darsi un tono nella confusione indotta dalla
mancanza di spiegazioni d'insieme del settore, nel
nostro caso della determinazione dei tributi.
Incertezza del
diritto di ritorno
Ne deriva una vera e propria "incertezza del
diritto di ritorno", dovuta a un eccesso
quantitativo, e a un deficit qualitativo, della
148
) Si cerca cioè di massimizzare il c.d. “dividendo politico” (c.d. “effetto
annuncio”) rispetto alle risorse amministrative necessarie perché poi il mancato
seguito non diventi politicamente controproducente (tenendo comunque conto
della carenza di controllo sociale e della memoria corta del sistema mediatico,
indicata la par.4.4). .
149
) L’esempio estremo è quello in cui le iniziative legislative vengono poste in
essere non tanto perché “servono” quanto per “dire di averle fatte”. E’ una
distorsione della legislazione che quasi non si avverte per le funzioni
giurisdizionali, ma per tutte le altre, indicate al par.1.3, appare distruttiva, in
quando non dettata da una necessità effettiva, ma dal bisogno di dire di aver
fatto qualcosa, emettendo comunicati stampa e ottenendo così quella visibilità
politica di cui diremo al par.5.3 sul piano dell’immagine.

90 di 704
legislazione rispetto ai problemi sostanziali. E' anche
un riflesso delle concezioni "normativiste" (par.4.3)
dell'appiattimento del diritto sulla legislazione, che
in breve tempo rende impossibile capire la
legislazione, e ne alimenta la quantità. Da qui viene
l'intreccio di regolette che si paralizzano a vicenda e
producono immobilismo, deresponsabilizzazione e
abusi.

2.5. La Corte costituzionale come giudice delle leggi,


anche tributarie

Giudice delle leggi,


giudice della
politica
Nelle democrazie pluraliste, consapevoli che la
sovranità politica è espressione popolare,
l'organizzazione “politica” del gruppo sociale può
essere talmente sofisticata da prevedere addirittura
un “giudice della legislazione" e quindi della
politica”.
Richiami regole
generali giudizio di
costituzionalità
Anche in materia tributaria la Corte segue le regole
generali sulla pregiudiziale di costituzionalità,
sollevata da un giudice, che rinvia gli atti alla
consulta150. Anche gli effetti delle sentenze di
annullamento sono quelli consueti, e non si
estendono ai rapporti esauriti, per giudicato,
decadenza, o definitività di atti amministrativi, al
momento della sentenza di incostituzionalità.

Queste ordinanze di rimessione, formulate in modo


150

confusionario e mal impostate da giudici tributari sbrigativi e


eterogenei, come vedremo al paragrafo 6.7 ss., condizionano
spesso i contenuti delle sentenze. Anche per questo le
pronunce di rigetto sono di gran lunga prevalenti
numericamente, con motivazioni frequentemente
stereotipe, travolgendo magari quei pochi casi che potevano
avere un fondamento.

91 di 704
Riflessi della
mancanza di
spiegazioni
d’insieme
Anche i giudici costituzionali, come tutte le
istituzioni, svolgono funzioni di governo del paese,
risolvono questioni, non sistematizzano concetti.
Anche la corte costituzionale (vedi anche par. 4.4 e
6.7), cerca legittimamente di svolgere i propri
compiti nel modo più elegante, meno imbarazzante,
cioè meno esposto a potenziali obiezioni. E' quindi
fuori luogo, anche per la determinazione dei tributi,
parlare di "insegnamento della corte
costituzionale", cui i relativi concetti sfuggono,
come sfuggono alla pubblica opinione e alle altre
istituzioni. Anche sulla Corte, infatti, si riflette la
mancanza di quella spiegazione sociale
d'insieme della determinazione dei tributi, di cui al
par.4.3 ss., nonché la generale carenza di
formazione economica (par.1.6) delle nostre classi
dirigenti, soprattutto di estrazione giuridica.
Cautela nelle
pronunce
Sono quindi normali, e legittime, le motivazioni
generiche, gli stereotipi poco impegnativi,
secondo l'istintiva reazione dei pubblici uffici al
disorientamento (par. 4.4). Ne sono esempi i riduttivi
riferimenti della corte costituzionale a un generico
«interesse fiscale», a principi di buona fede e
ragionevolezza151.
Ampiezza dei
margini di
apprezzamento
legislativi

Talvolta vengono salvate alcune soluzioni legislative ispirate


151

non tanto al contrasto di evasioni o abusi, ma alla mera


comodità operativa degli uffici tributari; altre volte vengono
dichiarate incostituzionali norme con una loro logica sul
piano della determinazione dei tributi e della ricchezza, non
colta dagli studiosi, e a maggior ragione dalla Corte (come alla
maggior parte dalla classe dirigente italiana, come indicato al
par.1.6).

92 di 704
Il sindacato costituzionale sulla legge tributaria e si
colloca in una zona densa di “valori”, alcuni
“politicamente coloriti” indicati dalla costituzione,
come salute, proprietà, risparmio, istruzione,
riservatezza, etc. Ci sono poi "principi", più
concettuali e meno politicamente coloriti, indicati al
par.1.2 per la determinazione dei tributi, come la
capacità contributiva, di cui al par.2.2.
Scarsa padronanza
della
determinazione
della ricchezza
Nel coordinamento di questi valori e principi, al
legislatore sono riconosciuti ampi margini di
apprezzamento; per valutare il loro esercizio viziato
occorre una visione di insieme, una spiegazione
complessiva della determinazione dei tributi, di cui
esamineremo la mancanza al cap.4. Ciò su riflette
sulla corte costituzionale, formata in genere di
uomini di legge, provenienti dalla magistratura,
dalla dottrina, dalla carriera forense nelle più
svariate discipline, legittimamente sprovvisti di molti
concetti economico-aziendali necessari alla
comprensione della determinazione tributaristica
della ricchezza.

2.6. Determinazione dei tributi e vincoli Europei


Condizionamenti
comunitari alla
potestà normativa
tributaria
Anche la determinazione dei tributi va inserita in un
contesto comunitario, che condiziona il potere
legislativo anche in materia tributaria; il meccanismo
costituzionale, con cui queste limitazioni sono
riconosciute nell'ordinamento interno, è quello,
consueto, secondo cui l’art. 11 della costituzione
consente «limitazioni di sovranità necessarie a un

93 di 704
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le
nazioni».
Libertà di scelta tra
stato e mercato
L’appartenenza alle comunità non interferisce però
sulle combinazioni tra spese e tributi; ciascuno
Stato resta sovrano in merito alla scelta di quale
rapporto adottare tra spesa pubblica e spesa
privata152, salvi gli obblighi derivanti dall'eventuale
appartenenza all'Euro153; possono quindi
appartenere alla Comunità stati con diversissime
combinazioni tra organizzazione pubblica e
organizzazione di mercato della convivenza
sociale; è del resto nella logica dei trattati europei
la competizione tra paesi con poco stato ( 154), e
con più imposte, più servizi pubblici e quindi più
stato e meno mercato (155).
Nello spirito di libera circolazione cui è improntata
la Comunità, questi due modelli, e le loro varie
sfumature, competeranno in relazione alla
maggiore efficienza raggiunta in concreto da
ciascuno di essi, combinando “stato” e “mercato”.
Tributi non
compatibili col
trattato

152
) Si tratta degli “effetti dei tributi”, cioè della dialettica tra “spesa pubblica” e
tributi, esaminata al paragrafo 1.7, e diversa dalla questione della
determinazione dei tributi.
153
un vincolo indiretto, per i paesi appartenenti all’euro, è
quello di limitare i deficit di bilancio, e quindi di “non poter
consumare a debito”, di non poter “svalutare la moneta”, né
“stampare moneta unilateralmente”; anche questi obblighi
euro tuttavia riguardano solo l'incidenza del debito,
interferendo solo indirettamente sul suddetto rapporto tra
“stato e mercato”.
154
Cioè con poche imposte e pochi servizi pubblici, vale a dire
relativamente «liberisti».
155
) I paesi con più imposte e più servizi pubblici, sarebbero
invece relativamente «socialdemocratici».

94 di 704
Per questo l'Unione vietò, sin dalla sua nascita, le
imposte doganali tra paesi membri156,
imponendone lo smantellamento e la riformulazione
nei rapporti esterni al territorio comunitario di cui
riparleremo al par. 10.5. Anche ogni altro tributo
indiretto ad effetto equivalente a quelli doganali fu
proibito.
Tributi
“armonizzati”
Dato che i diversi meccanismi tecnici per portare
tassazione del solo consumo, descritti al par. 7.2,
avrebbero potuto intralciare gli obiettivi suddetti, è
stata imposta
l’IVA come modello generale europeo di tributo
sui consumi. Oggi la generalità dei tributi indiretti
sui consumi (l'IVA e le accise, su cui paragrafi 10.6 e
10.7) sono stati "armonizzati", cioè sottoposti a
regole generali comunitarie.
tributi non
armonizzati e
rispetto dei principi
comunitari
Quest' “armonizzazione comunitaria” non è generale
in quanto esistono numerose importanti
imposte "non armonizzate", vista anche la già
indicata libertà dei singoli stati di scegliere le
combinazioni tra spesa pubblica e tributi. Le
imposte "non armonizzate", come quelle sui
redditi, potrebbero anche mancare, cioè essere
assenti in un determinato paese dell'Unione. Però, se
introdotte devono essere neutrali nel modo
suddetto, senza discriminazioni o favoritismi. Anche
per queste imposte “non armonizzate” sussistono i
suddetti divieti generali di discriminazione e di aiuti
di stato, che riguardano prima di tutto il sistema
delle aliquote, il carico tributario, e non la
determinazione della ricchezza.
156
) L’unione europea, all’inizio non a caso chiamata MEC, mercato comune
europeo, sorse proprio come unione doganale, come vedremo al par.10.7,
dedicato a questi tributi.

95 di 704
divieto di aiuti di
stato e
penalizzazioni di
soggetti esteri
La competizione economica non deve essere distorta
dall'azione politica, con favoritismi per le industrie
nazionali (c.d. "aiuti di stato") o penalizzazioni per
quelle estere (c.d. "discriminazioni").
Anche le imposte devono quindi essere neutrali
rispetto all'allocazione degli investimenti, e quindi
non devono distorcere il mercato, favorendo merci o
industrie residenti rispetto a merci o industrie di altri
paesi comunitari; la stessa distorsione ci sarebbe
attirando investimenti stranieri con regimi di
favore destinati soltanto ad essi, e cioè “selettivi”.
Parleremo più avanti (paragrafo 7.19) anche
dell’abuso delle libertà europee da parte di
piccoli stati membri, tendenti ad attrarre le imprese
estere attraverso “protezioni legislative” per regimi
finanziari o fiscali di favore, indifferenti sul piano
interno; si danneggia così la sfera di sovranità
tributaria (cioè il gettito) di altri stati comunitari con
la c.d. "concorrenza fiscale dannosa"157.
Queste penalizzazioni o questi favoritismi,
finirebbero per alterare, all’interno del territorio
comunitario, la suddetta concorrenza basata
sull’efficienza economica delle aziende private e
delle istituzioni pubbliche.
Sono vietate quindi le agevolazioni fiscali in grado di
condizionare la neutralità nell’allocazione degli
investimenti all’interno dell’Unione Europea; molte
agevolazioni fiscali, prime tra tutte quelle territoriali,
devono quindi essere soggette ad autorizzazioni
degli organi dell’Unione Europea.
Diversità di regimi
indotti dalla
coerenza del
sistema

157
) Sulla concorrenza fiscale dannosa vedi infra par. 7.19.

96 di 704
Proprio sulle regole per la determinazione della
ricchezza, le simmetrie tra tempi diversi e
contribuenti diversi (par.3.9) possono incappare nei
divieti comunitari; questi ultimi non hanno motivo
per interferire sui criteri, in prima battuta
politicamente neutrali, sui criteri di determinazione
della ricchezza. Molto spesso, tuttavia, tali regole
presuppongono interdipendenze tra regimi fiscali, di
contribuenti diversi e tempi diversi158, che si
riassorbono all’interno dello stesso sistema
tributario. Tuttavia, quando le controparti risiedono
in altri paesi comunitari il principio di “non
discriminazione” impedisce di negare
pregiudizialmente il regime tributario altrimenti
applicabile se tali eventi avvenissero in patria159.
Qualche distinzione è legittimata talvolta dalla Corte
di Giustizia in base al concetto di «coerenza del
sistema fiscale», che riconosce il diverso peso
delle solite
esigenze indicate al par.1.2 (come precisione,
semplicità etc.) da coordinare nella determinazione
tributaristica della ricchezza160.
prevalenza del
diritto comunitario

158
) Vedi infra, sul tema delle simmetrie tra regimi fiscali, il paragrafo 3.12.
159
È insomma comunitariamente vietato “fare figli e
figliastri”, nel senso di dover riconoscere anche le
“simmetrie” avvenute in altri paesi comunitari.
160
La corte di giustizia europea, non specializzata in
materia tributaria e con giudici di decine di paesi
diversi, ha saputo collocare complessivamente bene,
nella cornice dei trattati, simmetrie giuridico-
contabili molto specialistiche (par.3.9);
evidentemente, in sede europea, si procede più per
concetti che per “documentazione normativa”,
modalità del resto impossibile data la mole dei
"materiali normativi", interni e comunitari, cui far
riferimento.

97 di 704
anche in materia di
tributi
È ormai affermato, dalla giurisprudenza interna e
comunitaria, l’obbligo delle istituzioni nazionali
di disapplicare la normativa interna che contrasti
con le suddette disposizioni comunitarie. Ove non
sia chiaro se questo contrasto sussista, il giudice
nazionale dovrà trasmettere gli atti del processo alla
Corte di Giustizia delle Comunità Europee, che si
pronuncerà in proposito.
L'obbligo suddetto di conformarsi al diritto
europeo rileva non solo per i giudici, ma anche
per le amministrazioni, comprese quelle
tributarie. È noto, infatti, che non esiste una
pubblica amministrazione della comunità europea,
che agisce invece attraverso le amministrazioni degli
stati membri. Anche le nostre pubbliche
amministrazioni, sempre preoccupate di avere una
“copertura normativa”, si trovano quindi davanti a
convergenze confusionarie di disposizioni interne e
comunitarie, con ulteriori disorientamenti, equivoci
e inutili cautele. Questo “doppio livello” di
normativa, comunitaria e interna, è infatti difficile
da gestire in ambienti culturali “normativisti”, cioè
tendenti, come vedremo al par.4.3, ad appiattire il
diritto sulla legislazione.

fonti normative
comunitarie
La normativa comunitaria 161dipende prima di
tutto dai trattati istitutivi, già citati, da cui è
direttamente desumibile il divieto di tributi doganali,
di discriminazioni, di aiuti di stato etc..
Le ulteriori disposizioni comunitarie sono composte
da regolamenti e direttive. I regolamenti
comunitari sono atti delle Comunità, direttamente
esecutivi nel nostro ordinamento,
161
) Sono concetti simili, sul piano delle “fonti normative”, alla normativa
interna esaminata al par.2.1.

98 di 704
indipendentemente da un recepimento da parte
delle singole legislazioni nazionali; questa diretta
esecutività pone problemi molto delicati, per cui i
regolamenti sono stati usati solo in settori dove è
maggiore il grado di internazionalizzazione, come
quello doganale e dei traffici comunitari (par. 10.5).
Efficacia delle
direttive europee se
precise e “scadute”
Le direttive Europee, a differenza dei regolamenti,
non hanno efficacia diretta negli ordinamenti
nazionali, essendo dirette agli organi legislativi dei
singoli stati, che devono recepirle negli ordinamenti
nazionali, spesso con significativi margini di
discrezionalità per effettuare tale recezione.
Quando però le direttive sono sufficientemente
dettagliate, incondizionate (nel senso di non lasciare
margini di discrezionalità al legislatore nazionale) ed
è scaduto inutilmente il termine previsto per il
relativo recepimento, la giurisprudenza della Corte
di Giustizia dell’Unione, avallata dai giudici nazionali,
ha reagito all’inadempimento dei singoli stati
affermando la diretta applicabilità, in tali casi, delle
direttive nei singoli ordinamenti nazionali degli stati
membri.

Capitolo 3

IL PUNTO DI VISTA DEI PRIVATI:


AZIENDE, INDIVIDUI E PROFESSIONISTI
NELLA DETERMINAZIONE DEI TRIBUTI

Sintesi. La tassazione attraverso le aziende richiede qualche


richiamo alla distinzione tra “lavoro indipendente
autoorganizzato”, materiale, intellettuale o un misto dei due, ed
azienda. Quest’ultima è un gruppo di persone, tenute assieme da

99 di 704
un obiettivo economico, cioè una determinata produzione di beni e
servizi. Serve prima di tutto una premessa, necessaria a superare
una concezione antropomorfica dell’azienda, quasi fosse una
specie di “grande lavoratore autonomo”, un “omone” , un “grande
pasticcere”, mentre è un’organizzazione, un’astrazione formata di
persone, che si condizionano a vicenda. A questo controllo
reciproco sono finalizzate le procedure aziendali di registrazione
di incassi e pagamenti, su cui il fisco si appoggia per la
determinazione tributaristica di segmenti importanti di ricchezza.
Cioè i consumi dei clienti e i redditi dei fornitori (ritenute
d’imposta e segnalazioni al fisco, mentre rinviamo alla seconda
parte del testo le modalità di funzionamento dei relativi tributi). Le
aziende , gruppi sociali tenuti assieme dalla loro missione
produttiva, neppure si rendono conto di questa loro “esternalità
positiva” ai fini tributari; vedremo infatti ai par.4.4, 5.3 e 5.19 ss.
che le aziende, benché utilissime per la produzione di beni,
proprio per questo loro obiettivo non esprimono una loro
complessiva "cultura generale", che sarebbe dopotutto una
contraddizione in termini rispetto alle loro finalità di soddisfare
bisogni materiali162.
La tassazione attraverso le aziende riutilizza quindi documenti
commerciali (fatture, estratti conto, etc: paragrafo 3.5),ed è
fiancheggiata da adempimenti esclusivamente di diritto
amministrativo tributario, come le dichiarazioni e i versamenti,
eventualmente “in compensazione”. In questo capitolo esporremo
i punti forti concettuali di questa visibilità contabile della
ricchezza, in cui sono coinvolti anche professionisti e centri di

162
) Le aziende sono gruppi sociali “settoriali” uniti da obiettivi non culturali ,
ma di produzione: per questo è contraddittorio pretendere da loro una
“cultura”, cioè un insieme di conoscenze condivise nel gruppo sociale generale.
Gruppi sociali settoriali producono cultura quando il loro fattore aggregativo è
riflettere o diffondere una certa visione del mondo, come una religione o una
ideologia. Queste culture possono anche essere “consapevoli” del ruolo delle
aziende, come quella “liberista” , che forse addirittura sopravvaluta il ruolo del
mercato, senza capire bene la natura delle aziende, descritta in queste pagine. Il
bagaglio culturale generale, tuttavia, radicatosi nell’era “agricolo –artigianale” e
dominante nella scuola per le ragioni di cui al par.1.6 esclude sostanzialmente
le aziende. In ogni caso la cultura generale, ripetiamo, si forma per definizione
all’esterno delle aziende.

100 di 704
assistenza fiscale, tutti disorientati per il mancato inquadramento
da parte dell’opinione pubblica della tassazione attraverso le
aziende. I cui punti deboli saranno indicati al prossimo capitolo,
dedicato alla mancanza di una spiegazione sociale d’insieme
dell’adempimento e dell’evasione. Gli altri aspetti della tassazione
attraverso le aziende, soprattutto relativi al regime giuridico della
ricchezza registrata, saranno esposti nel capitolo 7.

3.1. Le aziende come “corpi sociali intermedi”, anche


nella determinazione dei tributi.

Diffusione
dell’azienda
tecnologica
pluripersonale
Le aziende, utilizzabili per la determinazione dei
tributi, riprendendo il tema accennato al paragrafo
1.4, sono organizzazioni pluripersonali , diventate
economicamente competitive, con la produzione di
serie, permessa dall’automazione, le energie
meccaniche, le materie artificiali e altri frutti delle
scienze fisiche163. L'importanza nell'azienda delle
varie persone che ne fanno parte, il loro potere
contrattuale, il loro peso specifico, sono diversi,
variando in relazione al contributo alla produzione
e ai diritti proprietari sull'organizzazione.
Le sue necessità
documentali

163
) Il lavoro comune, all'interno di un'unica organizzazione
pluripersonale consente infatti di assorbire meglio il costo
degli investimenti fissi e delle moderne tecnologie. Il punto è
alla portata della riflessione basata sulle conoscenze e le esperienze di ciascuno,
ma le mie considerazioni sull’”era aziendale”, formulate a partire dal Manuale
giuridico di scienza delle finanze, Dike, 2012, si trovano oggi nel Compendio di
scienza delle finanze, Dike, 2015; in tale sede rilevo che, col passaggio alla
centralità organizzativa della fabbrica, rispetto a quella della terra, soggetta al
controllo della politica, l’importanza di quest’ultima è diminuita.

101 di 704
L'interazione tra individui con compiti
complementari, ma diversi è tipica di tutte le
organizzazioni, comune ad aziende e istituzioni
pubbliche; a quest'interazione tra addetti si può
anche guardare in termini di "conflitto di
interessi", non inteso come dissidio, ma come
delimitazione di responsabilità e possibilità di
controllo. I vari addetti all'azienda non sono "in
conflitto" coi loro colleghi , ma vogliono evitare di
essere considerati responsabili di criticità aziendali
dovute a disfunzioni altrui. Questa trama di rapporti
interpersonali, dettati dalla divisione del lavoro,
e dalle diversità dei compiti individuali nell'azienda,
danno luogo a una documentazione interna,
organizzata in varie forme di contabilità; prima viene
infatti la documentazione, che poi viene
contabilizzata per reperirla più facilmente. A questo
insieme , fatto di documenti e di registri contabili, si
aggancia la determinazione dei tributi.
Vedremo al par.3.13 che senza tali genuine
necessità documentali, connaturate a
un'organizzazione pluripersonale, l'imposizione di
una contabilità ai soli fini della determinazione dei
tributi è del tutto inutile.
Comportamenti
individuali
nell’azienda
Tuttavia l'azienda, come tutte le organizzazioni (164),
è un'astrazione non un'entità “senziente”, con
bisogni fisici e mentali paragonabili a quelli umani; si
tratta piuttosto di un “gruppo sociale”, di un
"corpo intermedio", di una "persona morale". La
sua differenza rispetto alle istituzioni pubbliche
(par.5.3), o ai gruppi sociali tenuti assieme da
collanti ideali o sindacali 165 è quella di essere tenuta
assieme dall'offerta di beni o servizi sul mercato.
164
) E’ un filo conduttore del testo che si dipana sotto profili diversi ai
paragrafi 1.3,, 1.6 , 4.3, 5.3 ed altri.
165
) Si pensi alle associazioni religiose, a quelle politiche, culturali etc..

102 di 704
Il prodotto come
aggregante
dell’organizzazione
-azienda!
A differenza degli altri gruppi, tenuti insieme
dall'affetto familiare, dal consenso, dall'ideologia,
dalla religione, o da una pubblica funzione (166).
l'azienda è un corpo sociale tenuto assieme dal
prodotto; dalla vendita del prodotto dipende
infatti il reddito di tutti gli addetti, cioè il valore
aggiunto di cui ai par.7.2 e 9.6. Questa
consapevolezza spinge all'efficienza, induce a
prendersi dei rischi, sia pure di malavoglia, in misura
superiore a quelli che si è disposti a prendersi nelle
istituzioni, come vedremo al par.5.3.
L’equivoco del
proditto e il valore
aggiunto (rinvio)
E' quindi improprio trasferire sull'azienda, priva di
necessità personali, le esigenze di guadagno dei
lavoratori indipendenti, bollandole poi come
(spregevole) "profitto". L'azienda, a differenza
degli artigiani del passato, non ha bisogno di
mangiare, ma è un organismo pluripersonale al
cui interno ci si preoccupa dell’equilibrio
gestionale, cioè della remunerazione di tutti gli
elementi dell’organizzazione attraverso il concetto
di “valore aggiunto” (167) (par. 7.2); l'azienda può
infatti creare valore anche con minore profitto,
o addirittura in perdita, creando comunque un
qualche valore aggiunto, per i dipendenti e i
finanziatori, conservando quote di mercato; questo
basta a meritare di essere conservata per

166
) Mi riferisco alle istituzioni giuridiche , su cui par.5.3.
167
) Sul valore aggiunto vedi par.7.2 e 9.1. Per ora rileviamo che è un concetto
molto diverso dal c.d. “profitto” , rappresentato dall’impropria trasposizione
sul piano del gruppo sociale “azienda”, di quanto necessario al sostentamento
personale del lavoratore indipendente (Lupi, Manuale giuridico, cit, 47 ss,
ovvero Compendio cit., 48 ss.).

103 di 704
salvaguardare l'avviamento (par.7.13) e quindi la
possibilità di cederla proficuamente a terzi168.
Organizzazioni e
burocrazia
Anche se, come indicato al par.1.6 è relativamente
più agevole, per la pubblica opinione, farsi un'idea
delle aziende, rispetto a farsela delle istituzioni,
essa resta molto vaga; l'equivoco della
personalizzazione, della concezione antropomorfica,
sempre dietro l'angolo, si mescola con una
ripartizione di compiti di cui non si riesce a capire il
senso. Anche gli addetti alle aziende tendono a
"coprirsi", nel senso di preoccuparsi, in misura
gradualmente maggiore, di "stare a posto
individualmente", cioè di rendersi immuni dai
rimproveri e dalla ricerca di capri espiatori che, in
queste organizzazioni, è sempre dietro l'angolo 169.
Nasce così la burocrazia intesa in senso negativo
come atteggiamento che mette in secondo piano
l'interesse del gruppo nel suo insieme rispetto a
quello del suo singolo componente a non rischiare
iniziative per cui non sarebbe elogiato, se l'esito è
favorevole, e potrebbe essere rimproverato se fosse
sfavorevole. Nelle aziende, questa tendenza è
contenuta per l'evidenza del fine comune di
acquisire e difendere il mercato. Nelle istituzioni,
invece, questo rischio è contenibile solo col controllo
sociale, di cui diremo al par.5.3.
Comportamento
aziendale come

168
) Un lavoratore indipendente “in perdita” è invece una contraddizione in
termini, in quanto il lavoro materiale deve essere in qualche modo remunerato,
se non altro per garantire la sussistenza dell’artigiano o del piccolo
commerciante. Il titolare di un’industria in perdita, invece, non presta il proprio
lavoro organizzativo per trarre un reddito nell’immediato, ma per salvaguardare
il proprio patrimonio, espresso dal relativo “valore di avviamento”.
169
) Si tratta della tendenza umana a prendersi i meriti e a scaricare ad altri le
colpe. A tutte le organizzazioni si addice infatti quella legge di
Murphy secondo cui, quando quando le cose vanno male e
qualcuno sorride, vuol dire che ha trovato a chi dare la colpa.

104 di 704
risultante di
comportamenti
individuali
Il comportamento aziendale è quindi la risultante
"autoprodotta" di atteggiamenti e convenienze di
tutti gli individui operanti in questo gruppo sociale;
il comportamento di ciascuno di essi è influenzato,
secondo varie combinazioni, da desideri di
apprezzamento, remunerazione, importanza,
convenienza, visibilità e tranquillità. Comunque si
sedimentino e si puntaulizzino queste tendenze in
ciascun singolo appartenente all'azienda, una cosa è
vera per tutti, ed appartiene al già indicato carattere
burocratico di questo gruppo. In esso è difficile che
si corrano rischi individuali per qualcosa che non
appartiene al proprio ruolo, sia pure a beneficio
dell'azienda, e a maggior ragione a beneficio di
vantaggi individuali di altri individui che vi operano;
anche all'interno di questo gruppo nasce così una
sorta di "controllo reciproco" che, come più volte
indicato, è uno dei principali fattori per usare le
organizzazioni nella determinazione dei tributi come
anticipato al par.1.4 e in tutto l'arco del testo.
Titolarità e
gestione
dell’azienda
L'azienda non nasce però come organizzazione
"democratica" ; ma si basa sul potere
proprietario-organizzativo di chi prende l'iniziativa
di avviarla, di solito sviluppando un'attività di lavoro
indipendente; man mano che al fondatore passa
l'entusiasmo, per le vicende della vita,
all'organizzazione aziendale servirebbe un
avvicendamento secondo un principio meritocratico;
esso però è difficile da misurare, e quindi subentrano
aspetti proprietari, un po’ come nelle antiche
monarchie.
Il capitalismo (a
proprietà)
familiare

105 di 704
E' la caratteristica delle organizzazioni aziendali
generate dalla creatività spontaneistica italiana
(par.1.6 ), definibili come "capitalismo
familiare" ; si tratta di una azienda a proprietà
familiare, anche se magari con migliaia di
dipendenti. Qui un management esiste, e non è
verosimile che la proprietà lo scavalchi solo per
nascondere ricchezza al fisco, con un
comportamento facilmente individuabile dai
manager aziendali 170. Ai fini della determinazione
dei tributi anche le organizzazioni aziendali del
capitalismo familiare sono già abbastanza rigide per
essere un ottimo supporto del fisco; bastano infatti
dimensioni relativamente piccole, anche poche
decine di addetti, per rendere l'organizzazione
amministrativa abbastanza rigida (par.3.2) da
essere, nel suo complesso, fiscalmente molto più
affidabile di vaghe stime esteriori basate sulle
caratteristiche fisico-economiche dell'attività
(par.3.13 e 5.13). Anche se gli imprenditori, pur
tassando consumatori, risparmiatori e lavoratori,
evadessero in proprio, il suddetto uso fiscale delle
loro aziende sarebbe comunque assai efficiente.
Azienda come
strumento di
determinazione dei
tributi e di loro
evasione
Una qualche possibilità di scavalcare a beneficio del
titolare le proceure amministrative sussiste nelle
piccole organizzazioni a proprietà padronale, con
alcune decine di dipendenti; queste organizzazioni
sono magari abbastanza rigide da tassare i
170
) E’ inverosimile , ripetiamo, che una famiglia imprenditoriale con qualche
successo, sia pure passato, sia in condizioni economiche personali talmente
precarie da esporsi presso il proprio management a comportamenti che la
metterebbero in imbarazzo e la renderebbero anche ricattabile. Non è questione
di onestà, ma di dignità, che si mette a repentaglio solo in comdizioni di
bisogno così pressante da essere inverosimile in questi casi.

106 di 704
lavoratori ed i consumatori, ma non abbastanza
per tassare il titolare, soprattutto quando questo
presta la propria opera direttiva all'interno
dell'azienda; quest'ultimo quindi riesce spesso a
mantenere margini residui di evasione da ricchezza
non registrata, nei modi di cui al par. 3.7; la stessa
azienda può essere quindi al tempo stesso
strumento di tassazione di alcuni soggetti
(consumatori, lavoratori, etc.) e di residua evasione
a beneficio del titolare.
Impossibilità di
abbandonare l’uso
delle aziende
Le aziende, come un filtro, acquisiscono
consumi, applicando l'IVA, e restituiscono
redditi, applicando ritenute o altre imposte
sostitutive (par.8.5 sui redditi finanziari),
segnalazioni o tracce potenzialmente utili al fisco.
Non a caso circa il 70 % del gettito tributario
viene da poche migliaia di "aziende di grandi
dimensioni"; precisamente si tratta delle 3500
aziende con oltre 250 addetti da dove viene la
maggior parte del gettito tributario, escludendo
quello proveniente da istituzioni pubbliche171
dell'economia privata172.
Conferme
empiriche e di
bagaglio culturale
La provenienza del gettito da queste organizzazioni ,
e la loro riluttanza a far "cassa nera" dipende pure
dall'esperienza comune, cui le scienze sociali
devono fare appello (par.4.3 e 4.7), al di là di

171
) Che dopotutto , economicamente, è una partita di giro, riguardando
soprattutto le ritenute alla fonte sui milioni di dipendenti pubblici e di
pensionati (se si guarda anche questo profilo si potrebbero avere letture distorte
dei dati, come quelle in cui il contributo fiscale della Sicilia supera quello del
Veneto e simili).
172
Di questi ordini di grandezza ci si può rendere conto
ordinando per fatturato le dichiarazioni tributarie, reperibili sul
sito del ministero dell'economia e delle finanze.

107 di 704
travasi del senso comune in schemi matematici 173,
"supporti normativi"174 e "fact checking" (par.4.7);
basta fare appello al proprio ragionamento e alla
consapevolezza che le aziende non hanno bisogni
personali (par.3.7), ma sono gruppi di persone
con esigenze di controllo reciproco, che sono
prima di tutto di ordine amministrativo (par.3.1);
questo bisogno non sussiste per i lavoratori
indipendenti, che possono azzerare qualsiasi
documentazione quando operano con privati
consumatori finali 175.
Conferme basate
sul PIL
Qualcuno, pur di non abbandonare la concezione
antropomorfica delle aziende (par.5.17 ss.),
potrebbe insistere nel chiedere per quali motivi
l'industria tessile o dolciaria non dovrebbe
presentare la stessa quota di ricavi non registrati del
sarto o del pasticcere; si potrebbe rispondere che in
questo caso il nostro PIL dovrebbe essere rivalutato
in modo macroscopico.
Da onestà-
disonestà a
flessibilità-rigidità
La provenienza di una percentuale altissima del
gettito tributario da organizzazioni amministrative
non dipende quindi da una loro superiore onestà,
sentimento fuori luogo per corpi sociali senza base
fisica, e poco rilevante in genere come indicato al
par.4.5; la determinazione dei tributi, oggi come ieri,
non dipende dall'onestà o disonestà, ma dal grado
di visibilità della ricchezza, oggi proporzionale alla
rigidità amministrativa dell'attività in cui essa si
173
) Secondo la via di legittimazione scelta dall’economia matematica, di cui
diremo al par.4.3.
174
) Secondo la via normativa alla legittimazione scientifica, scelta dal diritto, e
forse più sterile e dannosa addirittura di quella adottata dagli economisti, come
vedremo al par.4.3.
175
) Quando il loro cliente è un’organizzazione , invece, il fisco può utilizzare
alcune informazioni provenienti da quest’ultima.

108 di 704
produce. Le rigidità, da cui deriva la determinabilità
contabile della ricchezza, aumenta
proporzionalmente alla ripartizione dei compiti
all’interno dell’azienda; più cresce l’esigenza
aziendale di controllo reciproco, maggiori sono gli
elementi per la visibilità contabile della ricchezza
(par.1.11), esternalità positiva delle aziende.
Mentre il lavoratore indipendente può omettere la
registrazione fiscale degli incassi facendo tutto da
solo, l’imprenditore può farlo solo esponendosi, cioè
dando ordini parzialmente in controtendenza
rispetto alle proprie necessità di trasparenza e
controllo amministrativo; questo “management
overriding”, cioè scavalcamento delle procedure
amministrative da parte della proprietà-dirigenza, è
poco probabile in generale, ma ancora meno per la
registrazione dei ricavi.
Gradi di controllo
reciproco nelle
aziende:
spersonalizzazione
proprietaria
Nel lavoro indipendente, l'attività coincide col
titolare e neppure si può parlare di azienda come
organizzazione pluripersonale, ma solo di azienda in
senso materiale, come insieme di beni strumentali e
merci176; anche nelle piccole organizzazioni il
propriario è fortemente coinvolto nella gestione a
titolo personale, potendo facilmente scavalcarne le
procedure amministrative per distrarne ricchezza a
suo vantaggio. abbiamo già visto sopra che queste
organizzazioni sono spesso abbastanza rigide da
tassare dipendenti e consumatori, ma non il titolare,
in esse fortemente coinvolto a titolo personale177. Il
176
) L’azienda in senso materiale rende casomai visibile il titolare, ma non lo
condiziona nell’amministrazione, in quanto tutto fa capo a lui, senza altri
addetti operanti nell’attività.
177
Man mano che le dimensioni diminuiscono, e la proprietà si
avvicina alla gestione, aumentano le suddette possibilità
scavalcare le procedure gestionali a beneficio del titolare.

109 di 704
limite estremo delle aziende con altro controllo
reciproco è quello della spersonalizzazione
proprietaria con effettiva dialettica societaria,
magari con due-tre gruppi di soci; è quanto si
verifica per le aziende appartenenti a gruppi
multinazionali spersonalizzati o a istituzioni
pubbliche.
Geografia
aziendale italiana
Abbiamo già detto della quota del gettito
proveniente dal valore aggiunto delle circa 3500
aziende con oltre 250 addetti. Benchè spesso a
guida padronale, sono ancora molto rigide
amministrativamente le 22 mila aziende da 50 a
250 addetti. Buone rigidità ci sono anche nelle 50
mila aziende da 20 a 50 addetti e alcune, almeno
nel pagamento degli stipendi (par.8.3) e nel ciclo
degli incassi, persino nelle 150 mila aziende da 10 a
20 addetti. In tutte queste situazioni, infatti, il
titolare ha comunque prima il problema di
controllare i dipendenti e dopo quello di nascondere
ricchezza al fisco.
Dialettica tra
controllo
organizzativo e
evasione
Questa preoccupazione gestionale della proprietà
aziendale si mescola con la tendenza all'evasione
tributaria personale (par.3.7), ma nella misura in cui
l'organizzazione è consistente si preferisce non
perderne il controllo, rischiando di essere imbrogliati
dai dipendenti178, per la soddisfazione di nascondere
un po’ di ricchezza al fisco. Questa necessità
diminuisce con la diminuzione della pluropersonalità
dell'azienda, mentre aumenta il peso delle necessità
personali, con maggiore spinta ad evadere, dettata
178
Per avere una idea del contrasto di interessi, su cui fa leva il fisco, tra
imprenditore e suoi amministratori, è divertente Alberto Sordi nella scena del
film “il Marchese del Grillo, visibile digitando su youtube “Il Marchese del
Grillo - Sei ladro tu, tu padre e tu nonno... e io ve licenzio a tutti”.

110 di 704
dalle necessità di sostenere il proprio tenore di vita,
come indicato al par.4.2. Con le diminuzioni delle
dimensioni aziendali, e della complessità
organizzativa, secondo una zona grigia di sfumature
intermedie, si arriva ai 2,5 milioni di lavoratori
indipendenti senza collaboratori (179); anche il
milione e mezzo di attività da due a nove addetti, ha
gestione quindi esclusivamente familiare di cui
diremo al par. 3.13 sugli operatori economici
individuali, o quasi. Qui, ripetiamo, non esiste
un'azienda in senso pluripersonale, col suo
controllo reciproco, ma solo in senso materiale di
insieme di beni. Se i clienti sono privati consumatori
finali, i margini di evasione sono intuitivi, e neppure
sfruttati del tutto, per le ragioni indicate al par.4.2
sulla c.d. "evasione di sussistenza".
Contributo delle
organizzazioni
pubbliche
La tassazione attraverso le aziende non è limitata a
quelle produttive e private, ma utilizza tutti i corpi
sociali, comprese le aziende pubbliche “di
erogazione”, soprattutto quando esse pagano
stipendi e altri compensi in veste di sostituto di
imposta (par. 3.5). La macchina pubblica,
destinataria del gettito dei tributi, partecipa quindi
anch’essa alla tassazione attraverso le aziende
quando essa eroga ricchezza a terzi; in questo caso,
anzi, le rigidità amministrative che rendono
affidabile il sistema sono massime.
Equivoco aziende-
società(rinvio)
Rinviamo al par. 7.5 la distinzione tra “azienda” e
“società”, mera forma giuridica, cui spesso neppure
corrisponde una attività economica, ma solo la
detenzione statica di beni. L'argomento secondo cui
gran parte delle società è in perdita è tendenzioso,

Due milioni e mezzo di attività “monoaddetto” rilevate, più


179

quelle occulte di cui al par.3.15.

111 di 704
in quanto vedremo al par.7.5 che le società del tutto
inattive, esistenti solo sulla carta, dormienti, o usate
come "contenitori patrimoniali" sono un multiplo di
quelle operative. Se tutte le organizzazioni
imprenditoriali sono all'interno di società di capitali
sono una percentuale irrilevante di società contiene
tali organizzazioni.
Ragioni formative
della mancata
comprensione
Ricordiamo il filo conduttore del testo, secondo
cui la mancata percezione della tassazione
attraverso le aziende deriva da carenze formative
generali sull’idea di azienda come gruppo sociale
di cui al par. 1.6. Se la tassazione attraverso le
aziende è sfuggita agli studiosi del settore, per le
ragioni generali di cui al par.4.3, non poteva esser
colta neppure dagli operatori aziendali, e dai
professionisti, impegnati nelle rispettive settorali
incombenze, come indicato al par.4.4180.
Quest'equivoco ha innescato mitologie ideologiche
antiaziendali, fronteggiate da difese spesso
altrettanto mitologiche, non "pro-aziende", ma "pro-
imprenditori", entrambe fuorvianti (parr.5.17 ss).

180
Se neppure gli operatori tributari delle
aziende capiscono, come tali, la “tassazione
attraverso le aziende”, è normale il suo
mancato riconoscimento da parte della pubblica
opinione in genere.
La già indicata base "proprietario-padronale" delle
aziende italiane, differenti in questo da altri “corpi
sociali” intermedi, a base associativa o istituzionale,
ha contribuito a una loro concezione
antropomorfica.

112 di 704
3.2. Rigidità gestionale delle organizzazioni aziendali
come punto di forza della determinazione dei tributi

Funzione gstionale
della
documentazione
contabile
Il ciclo tipico di tutti gli operatori economici, che
acquisiscono consumi ed erogano redditi
(compensiamo i passaggi intermedi tra operatori
economici b2b par.1.8) è accompagnato, per le
organizzazioni aziendali, da una documentazione
contabile, tendente a coordinare i compiti dei vari
addetti; questa documentazione ha funzione prima
di tutto aziendale, e solo secondariamente
tributaria; più correttamente, la documentazione
contabile può avere affidabile funzione tributaria
solo nella misura in cui ha una funzione aziendale.
Documenti come
ausilio alla
memoria
Lo scopo della documentazione è il già indicato
controllo reciproco, non solo per rendicontare il
passato, come indicato al paragrafo precedente,
ma anche per pianificare il futuro e gestire i
rapporti con i terzi; si tratta ad esempio di non
dimenticarsi di far valere e incassare i crediti
maturali per prestazioni rese, non pagare
nuovamente acquisti già pagati, non pagare per
prestazioni che la controparte ha svolto in modo
insoddisfacente, etc.. A questi fini il lavoratore
indipendente fa affidamento sulla propria
memoria, aiutata eventualmente dalla
conservazione di pochi documenti;
nell'organizzazione aziendale sono invece coinvolti
troppi individui e occorre lasciare tracce che
consentano l'intercambiabilità degli addetti

113 di 704
amministrativi181, con la possibilità di ciascuno di
inserirsi sul lavoro di chi lo ha preceduto.
Vincoli gestionali
alla tassazione
attraverso le
aziende
La tassazione attraverso le aziende si inserisce
quindi sull'effettiva necessità gestionale dei
documenti: ai fini tributari possono essere imposte
alcune modifiche e integrazioni dei documenti
gestionali, di cui ad esempio ai par.3.3, 7.7, 7.8. Man
mano però che si allontana dalla necessità
gestionale dell'azienda, l'adempimento tributario
diventa meno efficace. La contabilità può essere
insomma tanto meglio utilizzata per la
determinazione dei tributi, quando più ha rilevanza
aziendale e conformemente a questa funzione182.
Opportunità e
limiti informativi
dei documenti
contabili
L'importante è non dimenticare che la contabilità
aziendale serve a sostenere la gestione, e
l'utilizzazione tributaria è solo un'appendice di
questa funzione primaria. All'organizzazione
aziendale possono quindi essere delegate funzioni
tributarie finchè esse non si discostano troppo
dalle ordinarie sue necessità amministrative.
Insomma, è comprensibile riutilizzare, a vantaggio
del fisco, le rigidità amministrative dove ci sono, in
quanto opportuna esternalità positiva dell'azienda,
come sostituto del fisco. Dove però queste rigidità
mancano, perché si tratta di informazioni che non
interessano all'azienda, oppure perché un'azienda
non esiste affatto, e ci sono solo lavoratori
indipendenti, le rigidità non possono essere create

181
) Ad esempio in caso di dimissioni, malattia, licenziamento, spostamento ad
altro incarico, etc..
182
) Per questo è sostanzialmente inutile la contabilità dei lavoratori
indipendenti, equivoco di cui al par. 3.1.3.

114 di 704
artificialmente ai fini tributari, come vedremo al
par.3.13..
Azienda come filtro
di ricchezza:da
consumi a redditi
I flussi in entrata delle aziende, saltando i passaggi
intermedi tra imprenditori (Business to Business),
rilevano la spesa dei consumatori, sulla quale
sono applicate imposte come l'IVA (par.7.2 ss.); i
flussi in uscita dell'azienda, sempre togliendo i
passaggi intermedi verso altre aziende,
costituiscono redditi dei beneficiari, su cui sono
applicate ritenute, imposte sostitutive o altre
segnalazioni al fisco.
Tassazioni
definite , in
acconto e
segnalazioni al
fisco
Alcuni di questi istituti, che riprenderemo
ampiamente, esauriscono l’imposizione, come l’IVA o
i tributi sostitutivi sui redditi finanziari (par. 3.6 -
8.5); altri sono “provvisori”, come le c.d. “ritenute
d’acconto”, ma spingono l’interessato a completare
l’autotassazione (par. 3.6). Quest'impulso ad una
corretta autodeterminazione può venire anche da
semplici segnalazioni agli uffici tributari, che
vedremo anch'esse al par.3.6, e i cui limiti sono
indicati al par. 5.16 (tracciabilità).
Modalità base di
mancata
registrazione della
ricchezza
La ricchezza non registrata può consistere in ricavi
non registrati, ed essere quindi tolta da sopra;
vedremo al par.3.7 che quando i ricavi sono
integralmente registrati, per motivi interni, o
perché il cliente richiede documentazione e paga in
modo tracciaibile, la ricchezza può essere nascosta

115 di 704
al fisco deducendo costi fittizi, e quindi tolta da
sotto183. Vedremo tuttavia che la registrazione di
costi fittizi lascia traccia molto più dell'omessa
rilevazione di ricavi, in quanto il documento fittizio
esiste all'interno della contabilità, ed è teoricamente
individuabile, per chiedere conto delle operazioni
sottostanti.
Elementi che
rendono difficile
l’occultamento di
ricchezza
Contro queste eventualità, l’affidabilità delle
procedure contabili aziendali dipende molto dalla
serialità, dalla conflittualità potenziale con le
controparti, dalla possibilità di connivenze, sia in
acquisto sia in vendita. Ciò dipende anche dalle
prestazioni rese, dai clienti, dei mezzi di pagamento.
L’amministrazione
contabile
Riferiamo ora le suddette esigenze di
documentazione e controllo reciproco, rilevanti
per la determinazione dei tributi, ai settori e alle
procedure aziendali in cui si manifestano. Anche
se le esigenze di documentazione riguardano tutti i
reparti dell'azienda, persino quelli produttivi
nonché quelli commerciali (cioè di vendita), tutto
confluisce verso il settore amministrativo, nel
senso di "contabile".
Meticolosità e
quadratura
E' l'ultimo settore che il titolare, quando dalla
precedente attività di lavoro indipendente si
sviluppa un'azienda pluripersonale, delega a terzi;
183
E' una evasione presente nelle organizzazioni medio-piccole
a forte impronta padronale, spesso per finanziare costi di
impresa non esplicitabili come tali, ad esempio perché il
percettore non può comparire. L'ammontare complessivo è
tuttavia inferiore, come vedremo al par.4.1, rispetto
all'evasione di "di massa" per ricchezza "tolta da sopra" nel
lavoro indipendente e nelle piccole organizzazioni al consumo
finale, di cui diremo al par. 3.13 ss.

116 di 704
da questi ultimi il titolare pretende soprattutto
fiducia, attenzione e meticolosità184. Si tratta di
emettere ordinatamente documenti di incasso, e poi
classificare documenti di spesa, da registrare su libri
contabili e conservare, con una serie di operazioni
elementari e ripetitive, dove ripetiamo che la
meticolosità e lo scrupolo sono le doti più importanti.
Indistinta
ripetitività
Concettualmente si tratta di annotazioni
identiche, quale che sia l’importanza dell’evento da
registrare, dalla vendita milionaria all'acquisto da
pochi euro della carta per le fotocopie.
La quadratura
contabile
Non a caso i contabili teorizzavano la quadratura
come strumento di controllo, dove anche minime
differenze potevano indicare errori macroscopici
parzialmente compensati: l’uguaglianza costante
tra “dare e avere”, nella partita doppia, serviva
come indizio della mancanza di errori.
Oggi quest'esigenza di quadratura numerica è
stata eliminata dai computers, che hanno risolto il
problema dei "conti che non tornano". Il contabile di
oggi deve quindi preoccuparsi soprattutto della
aggregazione e classificazione dei documenti, dei
passaggi procedurali di controllo, che si
ingigantiscono, e si irrigidiscono, con le
dimensioni aziendali.
Titolarità e
gestione
dell’azienda
Il settore amministrativo aziendale, come una
sorta di alter ego del titolare, interagisce coi settori
produttivi e commerciali, acquisendo , integrando e
registrando i documenti interni e relativi ai rapporti

184
La creatività e la fantasia, sono secondarie, e il termine
“ragionieria” non attiene al “ragionamento”, ma alla parola
latina “rationem”, riferita appunto a “fare conti”.

117 di 704
coi terzi. A questo punto il titolare185 si limita a una
generica supervisione degli uffici amministrativi,
tornando ad occuparsi del business caratterizzante
l'azienda.
Diversificazione
procedurale verso
altri settori
aziendali
Man mano che l’azienda gradualmente “si
ingrandisce”, si creano procedure diverse nel
settore amministrativo. Di norma, le procedure
amministrative aziendali più difficili da scavalcare
sono quelle relative alle vendite, specie verso
altre aziende, che richiedono a loro volta una
documentazione di acquisto (fattura cfr infra),
oppure verso una pluralità di consumatori finali, per
un grande ammontare fatto da piccoli importi; se
infatti gli acquirenti sono consumatori finali, la
difficoltà nel nascondere ricchezza al fisco sta nella
ripetitività e nel numero delle operazioni sottostanti,
per cui è inevitabile il coinvolgimento di numerosi
collaboratori.
Ancora
sull’affidabilità
La registrazione ripetitiva di tante prestazioni
modeste è il principale presidio della relativa
determinazione tributaristica della ricchezza, perché
è inverosimile che il titolare scavalchi
disordinatamente le procedure da lui stesso dettate
nel proprio interesse, facendolo capire ai
dipendenti, e rischiando imitazioni da parte dei
dipendenti, o pressioni di sapore ricattatorio.
La proprietà aziendale è preoccupata, sul ciclo
delle vendite, più delle potenziali frodi fedeltà dei
dipendenti che del proprio interesse all'evasione
fiscale; quest'ultima non deve mettere a rischio il

Preoccupato di evitare frodi o negligenze dei


185

dipendenti.

118 di 704
controllo che per tutte le prestazioni rese sia stato
fatto valere e seguito il credito.
Timori di
management
overriding
Le procedure amministrative di rilevazione dei
costi sono più varie, meno proceduralizzabili di
quelle dei ricavi, anche se i costi con forte serialità
(materie prime) e contrasti di interessi (lavoro
dipendente) sono difficili da “gonfiare”; le frodi
sono meno imbarazzanti per costi occasionali
esterni alla serialità dell'amministrazione aziendale.
soprattutto per servizi. Vedremo al paragrafo 3.7
che omettere la registrazione della ricchezza con
costi gonfiati o fittizi, benchè lasci più tracce in
contabilità, è preferibile all'omessa registrazione dei
ricavi, che interferisce di più con le procedure
gestionali dell’azienda; l'organizzazione aziendale
condiziona persino gli imprenditori desiderosi di
evadere, come vedremo al par.3.7.
Scarse
informazioni sui
clienti
Queste preoccupazioni gestionali hanno
importanti ricadute sull'utilizzazione delle aziende
per ottenere informazioni ai fini tributari. Il fisco può
acquisire facilmente dalle aziende solo le
informazioni cui esse hanno interesse ai suddetti fini
gestionali. Sulle vendite quest'interesse aziendale
riguarda la bontà dei mezzi di pagamento, non la
precisa identificazione delle generalità del cliente.
E' quindi assurdo pretendere dalle aziende un'
identificazione dei clienti che sia affidabile per il
fisco, sia che si tratti di consumatori finali, com'è
intuitivo, sia che si tratti di operatori economici;
anche in quest'ultimo caso il fornitore non avrebbe
alcuna possibilità di controllare a tappeto se le
informazioni sull'identità, fornite dai clienti,
rispondono o meno a verità, come vedremo al

119 di 704
paragrafo 7.4 per la mancata applicazione dell'IVA a
clienti comunitari.
Informazioni su
debitori e fornitori
(rinvio)
L'azienda è infatti interessata alle relative
generalità del cliente solo quando gli fa credito,
rilasciando altrimenti fattura a nome di qualunque
soggetto di cui il cliente pagante indichi le
generalità. Le aziende dispongono invece di
sistematiche informazioni sui loro fornitori,
compresi i dipendenti, il che consente al fisco di
accedervi, come vedremo al paragrafo 3.6 per le
ritenute alla fonte.

3.3. La riutilizzazione-integrazione tributaria della


documentazione gestionale delle aziende

Titolarità e
gestione
dell’azienda
Vediamo quali modifiche sono apportate alla
documentazione aziendale per farne uno
strumento di determinazione dei tributi.
Recepimenti di
documenti
civilistici
La normativa tributaria applicabile agli operatori
economici ne recepisce la documentazione
civilistico-gestionale, diretta a documentare rapporti
esterni e compiti interni degli addetti. L'utilizzazione,
da parte del diritto tributario, delle procedure
contabili dell'azienda, si vede nella previsione
dell'obbligo, anche tributario, della documentazione
prevista ai fini civilistici, ed anche nell'obbligo
fiscale di conservare la documentazione
facoltativa, se posta in essere.
Integrazione
documentale
E' un altro; il sistema di rinvii normativi al codice
civile, e tra normativa IVA e imposte sui redditi

120 di 704
sarà indicato più in dettaglio ai parr.7.7-7.8. Per ora
rileviamo che queste disposizioni sono accomunate
da una combinazione tra integrazione, con dati
rilevanti ai fini tributari, di documenti nati per
fini contabili e civilistici.
Fattura e altri
esempi
Tra i documenti civilistico-gestionali ricordiamo la
fattura, i bonifici bancari, le ricevute,gli estratti
conto, le lettere commerciali o i documenti di
trasporto ((bolle di consegna, e simili).
Ci sono poi anche documenti specificamente
previsti solo ai fini tributari, come lo scontrino e
la ricevuta fiscale (186), la contabilità dei piccoli
commercianti, professionisti e artigiani (par. 3.13), la
contabilità di magazzino (par.7.13 e 7.16).
Elementare economicità spinge infatti ad utilizzare
gli adempimenti per una pluralità di obiettivi,
tributari e non.
Informalità
gestionale della
documentazione
Si tratta di documentazione poco formale per via
della ripetitività con cui sono emessi i documenti e
dal loro inserimento in snelli usi commerciali spesso
stabili nel tempo e collaudati dall'uso; la credibilità
di tale sistema non deriva dal rigore dei singoli
documenti che lo compongono, ma dalla sua
sistematicità. La quantità stessa di documenti
emessi e ricevuti diventa un elemento di garanzia
per il fisco, in quanto rende necessarie,
nell'interesse stesso dell'organizzazione, procedure
ripetitive e quindi rigide, proprio per questo
affidabili anche fiscalmente.
Cfr. par. 7.7. Tali documenti tributari hanno talvolta riflessi
186

gestionali, come avviene per l'uso dello scontrino fiscale per la


prova dell'acquisto e la garanzia; anche la contabilità di
magazzino viene usata a fini gestionali. Sono esempi della
tendenza a utilizzare unici documenti per varie finalità,
aziendali, civilistiche rapporti con e controparti) e tributarie.

121 di 704
Inevitabile
recepimento
tributario
Anche la determinazione dei tributi non può che
recepire, salvo deroghe espresse questa
informalità. Anche eventuali cautele specifiche ai
fini tributari devono tener conto che l'affidabilità
delle procedure contabili non deriva da
caratteristiche dei singoli documenti, ma dalla
ripetitività delle procedure che ne riguardano un
gran numero e coinvolgono, con responsabilità
diverse, una pluralità di addetti, tra cui scatta il
suddetto controllo reciproco187.
Anacronistici
formalismi
Per la prova della ricchezza ai fini tributari sono
fuori luogo i formalismi civilistici degli “atti
solenni”; questa preoccupazione per i singoli
documenti, anziché per l'attività, è uno dei tanti
aspetti della diffidenza italiana verso le aziende
(par.3.1), che emergeva nelle inutili vidimazioni e
bollature dei libri contabili, abolite soltanto nel 2001
(par.7.8). Le astrazioni economiche, come i ricavi, i
costi, etc., hanno invece un fondamento
strutturalmente presuntivo e probabilistico (par.
5.8); la sua affidabilità non va vista in astratto, ma
dipende dagli eventi registrati, dai controlli
interni e dai “contrasti di interesse” tipici delle
catene di comando delle organizzazioni.
Rinvii all’onere
della prova
Vedremo al par.6.2, sull'onere della prova, che fisco
e contribuente non sono due parti contrapposte, in
lite sullo svolgimento di specifici eventi, ma sono un
privato e un'amministrazione pubblica, che
sovraintende alla verosimiglianza della

Per manipolare le procedure, gli addetti dovrebbero essere


187

tutti d'accordo, salva -come vedremo al par.3.7- la


manipolazione proveniente dall'alto, cioè dal titolare
dell'azienda (par. precedente).

122 di 704
registrazione di eventi economicamente rilevanti
(reddito, ricavi, costi, e altri di cui al par.1.8).
Sarebbe improprio che questa autorità
amministrativa utilizzasse i propri poteri
pubblicistici e la propria naturale estraneità agli
eventi economico-tributari per trasformarsi in una
malfidata controparte litigiosa, che insinua
dubbi anche su circostanze del tutto ragionevoli.
Riferimento della
documentazione
agli eventi
registrati
Questi principi comuni vanno poi calati in
concreto in relazione alle operazioni da
registrare, considerandone le caratteristiche
qualitative e quantitative, i rapporti con le
controparti, l'operatività del settore, etc.. Dalla
tipologia dell'operazione, in rapporto con la
complessiva attività della specifica impresa, si può
valutare l'adeguatezza della documentazione, in
funzione di sue possibili manipolazioni. La
documentazione va però riferita agli eventi concreti
da rappresentare, senza astratti formalismi
documentali, fuori luogo per realtà dinamica come
le aziende.
Una valutazione di
normalità
La credibilità probatoria della documentazione
aziendale dipende da valutazioni di normalità, di
“id quod plerumque accidit” sul comportamento
degli operatori economici di una determinata
dimensione, in relazione alla tipologia di rapporto da
registrare, alla natura dell’acquisto, alla relazione col
fornitore, alle modalità di pagamento, etc.
Fondamento dei
ricavi dichiarati
Riferiamo adesso i suddetti caratteri comuni della
documentazione ai principali cicli amministrativi
aziendali, attivo per i ricavi e i crediti, passivo per i
costi e i debiti.

123 di 704
La registrazione dei ricavi ha una rilevanza
“confessoria” verso il fisco, nel senso che la mera
registrazione di un evento cui si connette un
maggior imponibile lo rende verosimile; il problema
– per il fisco – sono casomai ulteriori ricavi non
registrati, ma ne riparleremo al par. 3.14, nonché
5.13.
Registrazione dei
ricavi verso privati
consumatori
I ricavi verso clienti consumatori finali hanno la
minore formalità documentale, come anticipato
al paragrafo precedente, per la mancanza di
interesse dei clienti a documentare l'acquisto, e
dell'azienda a conoscerne le generalità, una
volta certa dell'affidabilità dei mezzi di pagamento. Il
consumatore ha interesse a conoscere il nome
dell'azienda solo per eventuali contenziosi sulla
prestazione ricevuta.

Registrazione
comulativa giorno
per giorno
Pur documentalmente snella, la gestione di questi
ricavi è fortemente proceduralizzata per evitare
appropriazioni indebite da parte dei dipendenti. A tal
fine ci si concentra sulla raccolta e la gestione degli
incassi, col versamento in banca del contante, le
firme e le deleghe sui conti. Di norma l'azienda
registra tali corrispettivi in modo cumulativo,
disntinti per giornata188, emettendo per ciascuno
uno scontrino gestionale, che talvolta diventa
fiscalmente obbligatorio, come vedremo al par.7.7.
Le operazioni “to
business” (b2b)e la
fattura
Una conoscenza reciproca sussiste invece per le
operazioni verso altri operatori economici

188
) E’ una registrazione giornaliera non nel senso che avviene tutti i giorni, ma
che è ordinata per giorno.

124 di 704
(par.1.8). Questi ultimi, per documentare la spesa,
chiedono un documento personalizzato, cioè la
fattura, di cui diremo anche al par. 7.7 e di cui
comunque ciascuno può vedere esempi nella propria
vita quotidiana, comprese le proprie utenze
elettriche, telefoniche etc. Per l'acquirente la
fattura del fornitore documenta l'operazione di
acquisto, mentre il fornitore la utilizza per
quantificare la richiesta di corrispettivo al cliente .
Riflessi sulla
fattura
dell’informalità dei
rapporti
Spesso la fattura è il primo documento scritto tra le
due parti, in quanto il resto della prestazione è stato
eseguito in esecuzione di precedenti accordi solo
verbali. La valenza tributaria della fattura si inserisce
quindi su quella commerciale, che le preesiste, nei
rapporti tra le parti.
La fattura, conformemente alla prassi contabile,
non è sottoscritta dall’emittente, ma
semplicemente redatta su sua carta intestata. Essa
riporta le generalità del destinatario, cui è diretta,
in base ad informazioni fornite verbalmente, e
solitamente non oggetto di controllo da parte del
fornitore.
Procedurazlizzazio
ne contabile e
credibilità della
fattura
L'idoneità probatoria di questo documento, nei
confronti del fisco, non deriva quindi da un suo
formalismo intrinseco, ma dal già indicato
inserimento nella procedura aziendale e nella sua
verosimiglianza economica, rispetto al contesto in
cui si inserisce. Si addicono quindi alla fattura le
riflessioni sopra formulate sulla "prova economica"
e sul suo relativismo, da contestualizzare
rispetto alle prassi aziendali.
Ulteriori riscontri
della fattura

125 di 704
Nella maggior parte dei casi comunque la fattura è il
principale documento probatorio dei costi e
rispetto ad essa si possono solo richiedere i
riscontri documentali ulteriori che, secondo
l'esperienza comune , dovrebbero
accompagnare la prestazione ricevuta. Si pensi
all'eventuale corrispondenza preliminare col
fornitore (ordine di acquisto, trattative, listini), i
documenti di trasporto, la bolla di entrata in
magazzino dell'eventuale merce, i mezzi di
pagamento, ed eventuali altri riscontri in
relazione al tipo di prestazione. Ripetiamo che la
documentazione dell'operazione dipende insomma
dalla sua natura in relazione alle prassi di settore
e alle circostanze.
Documenti minuti
Qualche volta neppure si può pretendere una
fattura, ad esempio per documenti “anonimi” come
biglietti ferroviari, ricevute autostradali, scontrini per
piccole consumazioni, spese sostenute in contesti
ambientali (paesi esteri) dove la documentazione è
anche meno formale che da noi.
Dai documenti ai
libri
contabili:distinzion
e
Il libro contabile è un passaggio successivo
rispetto ai documenti; esso riepiloga documenti
sottostanti, oppure enuncia per la prima volta
eventi aziendali elementari, come i suddetti incassi.
In prima battuta si potrebbe affermare che la
tassazione attraverso le aziende determina la
ricchezza in modo “contabile”, ma la contabilità è
solo una procedura di organizzazione di
informazioni documentali; queste ultime bastano
a lasciare la traccia necessaria alla tassazione
attraverso le aziende.
Determinazione
documentale senza
contabilità

126 di 704
La determinazione dei tributi attraverso le aziende
infatti riguarda tanti contribuenti che non sono
operatori economici, ma lavoratori dipendenti,
consumatori, percettori di redditi finanziari o di
canoni di locazione; tutte queste manifestazioni di
ricchezza , risultano tutte da documenti spesso
generati da una contabilità dell'emittente, ma non
destinati ad alcuna contabilità del destinatario;
da contabilità è infatti escluso chi non è operatore
economico (par.7.7); è quindi la documentazione,
più che la contabilità, a caratterizzare la
determinazione dei tributi attraverso le aziende.
Annotazione
contabile dei
documenti e
tempistica
Prima vengono formati i documenti, e quindi li si
registrano sui libri contabili. La tempistica della
registrazione dei documenti nei libri contabili
segue il flusso documentale, non il materiale
verificarsi degli eventi da registrare. Esiste quindi
sempre un certo lasso di tempo tra gli eventi
aziendali, l’emissione dei documenti e la loro
registrazione. Questo principio è recepito anche ai
fini tributari , con termini di emissione dei
documenti di cui riparleremo al par.7.7 e 7.12, sui
rapporti col “momento di competenza” ai fini delle
determinazione dei redditi.

3.4. Adempimenti esclusivamente tributari: dai


versamenti, alle dichiarazioni

Adempimenti solo
tributari
Alla riutilizzazione/integrazione di documenti
gestionali e civilistici si accompagnano
adempimenti solo tributari189, come il
189
) Cioè anche scollegati dall’integrazione di un documento gestionale e
civilistico con informazioni previste dalle leggi tributarie.

127 di 704
pagamento delle imposte, che nella tassazione
attraverso le aziende precede le dichiarazioni, di
cui diremo tra un attimo.
Formalità e
tempistica del
pagamento
Il pagamento deve essere accompagnato da una
serie di informazioni finalizzate alle esigenze di
monitoraggio e controllo degli uffici tributari
(par.5.5), come le generalità, la causale (il tipo di
imposta), il periodo di riferimento. Queste
informazioni si trovano nei bollettini di conto
corrente postale, e soprattutto nei modelli unificati
bancari (F24) con cui si pagano i principali tributi
vigenti. La tempistica del pagamento per gli
operatori economici, sull'IVA e le ritenute alla fonte,
è fissata entro il 16 del mese successivo a quello in
cui le ritenute sono state effettuate e cui si riferisce
la liquidazione IVA (par.7.3) salvo conguagli e
correzioni, che sono sempre ammessi (190).
Tipologie di
dichiarazioni
tributarie
Subentrano poi le “dichiarazioni fiscali”,
necessarie man mano che la determinazione del
tributo diventa più complessa, influenzata da
numerose variabili; gli esempi generalmente noti
nella tassazione attraverso le aziende sono la
dichiarazione annuale dei redditi, nonché
dell’IVA , dei sostituti di imposta.
E relativi obblighi
Le ultime due riguardano solo gli operatori
economici su ricchezza relativa ad altri soggetti
(consumatori, collaboratori) mentre la
dichiarazione dei redditi propri si è pressochè
generalizzata nel 1973, con l'assoggettamento dei
redditi di lavoro alla ritenuta di acconto, di cui al
par.3.6.

190
) Vedi par.7.7 e 7.8 per maggiori dettagli sui documenti IVA.

128 di 704
Una sede per
determinare
l’imposta
d’acconto e a saldo
La dichiarazione dei redditi propri, costituisce
anche la sede per determinare l’imposta
dovuta. Quest'ultima calcolata nella dichiarazione
è anche il parametro per versamenti provvisori,
c.d. acconti di imposta, relativi all'anno in corso,
da effettuare entro i mesi di giugno e di novembre,
con successivi conguagli nella dichiarazione
successiva; il primo versamento d'acconto deve
avvenire, entro il 20 giugno, anche se il termine di
presentazione della dichiarazione scade
successivamente, entro il 30 settembre, anticipando
il calcolo dell’imposta ai soli fini dell'acconto.
Possibilità di
dichiarazioni a
credito
Questa presenza degli acconti, come pure delle
ritenute d'acconto di cui al par.3.6, comporta la
possibilità che la dichiarazione si chiuda "a credito"
del contribuente; vedremo più avanti in questo
paragrafo l'utilizzazione di tali crediti, oltre che per
una richiesta di rimborso, anche in compensazione
amministrativa con altri debiti di imposta.
Iva e sostituti come
dichiarazioni
riepilogative
La dichiarazione dei sostituti d’imposta o la
dichiarazione IVA riepilogano invece
adempimenti che (di regola) devono essere stati
effettuati in precedenza in modo del tutto autonomo,
come i suddetti versamenti mensili IVA e delle
ritenute alla fonte.
Adempimento
amministrativo e
tentativi di
spiegazione
civilistica
Le dichiarazioni costituiscono, come i già indicati
documenti contabil-tributari o di pagamento, un
adempimento di diritto amministrativo, che è

129 di 704
fuorviante spiegare con concetti tratti dal diritto
dei privati, come i "fatti, atti e negozi", cioè i meri
fatti materiali, gli atti umani non negoziali ed i
negozi giuridici.
Dalla
dichiarazione di
scienza alla
manifestazioni di
giudizio
Nell'impropria prospettiva di analizzare le
dichiarazioni tributarie con le categorie civilistiche in
esame, trascurandone la matrice
amministrativistica, la soluzione meno fuori luogo è
considerarle “dichiarazioni di scienza”, in quanto
"fatti umani" senza contenuto
negoziale.Quest'inquadramento è però ancora
semplicistico, in quanto la dichiarazione di scienza
riguarda eventi materiali, di solito elementari,
mentre la dichiarazione tributaria presuppone una
pluralità di operazioni di registrazione,
rendicontazione e soprattutto di qualificazione
giuridica. L'inquadramento più appropriato è quindi
quello delle manifestazioni di giudizio, con una
componente materiale ed una di qualificazione
giuridica (cfr. al paragrafo 3.10 la funzione anche
interpretativa demandata ai contribuenti nella
tassazione attraverso le aziende).
Dichiarazioni e
opzioni
Nelle dichiarazioni possono essere esercitate
delle opzioni, ad esempio tra vari regimi di
determinazione dei tributi, il rimborso o il riporto in
avanti dei crediti di imposta, etc,. Anche tali opzioni
hanno natura amministrativa, pur essendo simili a
quelle negoziali. Il contesto non è infatti quello
contrattuale, dove è necessario salvaguardare la
buona fede della controparte, che potrebbe essersi
preparata ad eseguire la controprestazione etc.(per
questo c'è notevole apertura alle opzioni per fatti
concludenti).

130 di 704
Correzione di
errori a danno del
contribuente
Questa “natura della dichiarazione” veniva spesso
discussa con riferimento alla correzione degli
errori, relativi a somme dichiarate in eccesso.
Questa correzione "migliorativa" può essere
"autoliquidata" entro il termine breve della
dichiarazione relativa all’anno successivo a quello di
riferimento (’art. 2, comma 8-bis, d.P.R. 322/98), con
una nuova dichiarazione, sostitutiva della
precedente. Dopo questo termine la rettifica deve
avvenire con istanze amministrative di rimborso
al fisco (art. 38 d.P.R. 602 del 1973 su cui par. 6.7).
Correzioni di
omissioni
(ravvedimento)
Anche la possibilità di dichiarare somme
ulteriori rispetto a quelle in precedenza dichiarate,
per “ravvedersi” e sanare precedenti dimenticanze o
consapevoli evasioni, conferma quest’ottica
amministrativistica; è un istituto generale applicabile
anche ai ritardi dei versamenti e di altri
adempimenti. In questi casi il contribuente deve non
solo pagare l’imposta, o regolarizzare
l’adempimento omesso, ma anche “autosanzionarsi”
e liquidare anche eventuali
interessi, per beneficiare di sanzioni più miti di
quelle ordinarie. Equiparare il ritardo alla omissione
indurrebbe infatti il contribuente a non far nulla,
confidando nella
bassa probabilità di essere controllato.
possibilità anche in
presenza di
controlli e
riduzione sanzioni
Questo c.d. "ravvedimento operoso" è oggi
consentito anche quando sono iniziati controlli fiscali
nei confronti dello specifico contribuente, ma la
riduzione delle sanzioni è minore, altrimenti

131 di 704
sarebbe troppo comodo evadere pensando di
«ravvedersi» dopo l’inizio di un controllo.
Sopravvalutazione
informativa delle
dichiarazioni dei
redditi
Le dichiarazioni delle persone fisiche riguardano solo
i redditi soggetti a irpef; e quindi nessuna
dichiarazione tributaria esprime quindi la
fantomatica "capacità contributiva globale"
degli individui, di cui abbiamo parlato al par.2.2.
Luoghi comuni
sulla complessità
Spesso il sensazionalismo mediatico (par.4.4 in
fine) critica la complessità delle “dichiarazioni dei
redditi”, rilevando che le relative istruzioni sono di
oltre cento pagine. Vanno però compilate solo le
parti relative ai tipi di reddito di cui si è titolari, ad
esempio di lavoro dipendente o autonomo, dei
fabbricati, d’impresa, nonché quelli di riepilogo per
la condizione personale o familiare rilevante per
ridurre l’imposta (spese mediche, figli a carico, e
altri elementi indicati al par. 9.3).
Struttura delle
dichiarazioni e
relativi modelli
Ad ognuna di queste categorie di informazioni
tipologicamente omogenee corrispondono singoli
prospetti interni delle dichiarazioni (c.d.
«quadri»), che fanno parte del modello di
dichiarazione191, approvato ogni anno con atto
amministrativo generale. Il modello cerca di
contemperare semplicità e precisione, acquisendo i
dati nel modo più proficuo per la sua attività

Questi quadri sono più di dettaglio rispetto alle categorie


191

di reddito previste dal testo unico, ed esaminate ai capitoli 7 e


8. Le categorie di reddito sono legislativamente solo 6, come
precisa l’articolo 6 del TUIR, ma poi il modello di dichiarazione
contiene quadri per molte altre tipologie di reddito, da quelli “di
paertecipazione” a quelli « redditi d'impresa minore » , di allevamento di animali
etc. .

132 di 704
conoscitiva ed operativa; l’obiettivo è conoscere le
tipologie di ricchezza nel modo ritenuto più utile per
la gestione amministrativa e statistica, anche ai fini
degli interventi di politica tributaria; attraverso il
modello viene così «filtrata» in schemi omogenei
l’enorme massa di dati annualmente forniti
all’amministrazione finanziaria, da immagazzinare
anche ai fini di efficienti “incroci” tra informazioni
diverse (par.5.5).
Funzione
interpretativa
implicita
Il modello di dichiarazione spesso lascia
chiaramente capire quali interpretazioni della
normativa sono state presupposte dall'autorità
fiscale che lo ha predisposto, il che gli attribuisce il
valore delle ordinarie interpretazioni
amministrative di cui al par.5.4 (lo stesso vale a
maggior ragione per le relative istruzioni). Molti
professionisti, specie quelli che assistono piccoli
operatori economici (par.3.16) , tendono a
sopravvalutare il modulo, traendo significati arcani
dal modo, spesso del tutto inconsapevole, in cui il
modulo richiede i dati, spesso senza considerare le
regole legislative e il buonsenso, comunque
fondamentali per la corretta determinazione del
tributo.
Spedizione
telematica
Le principali dichiarazioni fiscali sono ormai
inoltrate per via telematica, tramite intermediari
abilitati, (aziende di credito, dottori commercialisti
e altri professionisti,
associazioni di categoria e centri di assistenza fiscale
su cui par. 3.16).
allegati
Quando la documentazione contabile era
esclusivamente cartacea, né le imprese né i

133 di 704
lavoratori autonomi hanno mai dovuto allegare alla
dichiarazione i documenti
giustificativi dei vari elementi del reddito
d’impresa o di lavoro autonomo, come ad esempio le
fatture passive che documentano i costi sostenuti.
Con la presentazione telematica delle dichiarazioni,
nessun allegato cartaceo ad esse è più richiesto né
concepibile. Potrebbe farsi strada, invece, a causa
delle nuove possibilità della tecnologia, l’invio al
fisco di documenti, persino dell’intera contabilità
aziendale, su supporti informatici.
compensazione
amministrativa
debiti e crediti
Nell’esternalizzazione della tassazione
su aziende e privati, costoro possono trovarsi a
credito per un tributo, e a debito per altri, con
facoltà di “compensazione amministrativa”, da
esercitare unilateralmente nei modelli di versamento
dei tributi. Il versamento può cioè avvenire al netto
di crediti di imposta, ed anche per contributi sociali,
anche relativi ad altri tributi e contributi. Anche se
denominata “compensazione”, questa facoltà non
deve essere confusa con la compensazione
civilistica, che avviene davanti al giudice, in via di
eccezione, all’interno di una controversia. E' invece
un istituto amministrativistico di
coordinamento tra debiti e crediti relativi a una
pluralità di tributi diversi, applicati per di più con
continuità nel tempo. Per evitare abusi, da parte di
chi fraudolentemente potrebbe far valere crediti
fittizi, sono previste una serie di cautele, la cui
trattazione (tecnicistico-professionale) esorbita dai
limiti del presente manuale.
rinvii alle
rateazioni
Chi si trovi in difficoltà finanziarie, può chiedere la
rateazione automatica di quanto dovuto, a tassi di

134 di 704
interesse e per periodi massimi previsti dalla legge,
che riprenderemo al par. 6.11.

3.5. Tassazione attraverso le aziende di ricchezza di


terzi:“contribuenti di diritto” e “di fatto” tra rivalse,
traslazioni e controversie private con oggetto tributario
Sfasamenti tra
interlocutori del
fisco e titolari della
ricchezza tassata
La determinazione giuridico-contabile dei tributi
attraverso i documenti raccolti da organizzazioni
amministrative sviluppa e ripropone, su scala più
larga, un possibile sfasamento, tradizionale nella
storia dei tributi. Si tratta di possibili non
coincidenze tra chi paga materialmente il tributo e
il titolare della ricchezza che lo giustifica; ne
abbiamo visti esempi già nella tradizione tributaria
preindustriale (par.1.3) a proposito delle imposte
sulle merci e del sistemi a ripartizione; in entrambi i
casi i pubblici poteri chiedevano tributi a soggetti
diversi da quelli cui si riferiva la ricchezza, cioè i
consumatori delle merci 192 oppure le famiglie e le
persone cui si riferivano i tributi "capitari"193.
Motivazioni di
praticità
Per il fisco è infatti più efficiente infatti avere una
controparte giuridico-amministrativa unica194, dove
la ricchezza si concentra, anziché soggetti, molto più
numerosi, con imponibili globali frammentati tra tutti
coloro cui tale ricchezza economicamente si
riferisce. Il destinatario della richiesta dei pubblici
192
) Cosa che, come vedremo al par.7.2 ss., avviene anche oggi, persino
nell’IVA.
193
) Cioè gli antichi “focatici” e/o “testatici”(par.1.3), richiesti dal pubblico
potere tramite le articolazioni territoriali di appartenenza, come borghi, aree
rurali, etc.
194
) E’ la stessa esigenza che abbiamo indicato al par. 1.3 a proposito della
tendenza del fisco a chiedere tributi a gruppi sociali intermedi (anche la stessa
tassazione attraverso le aziende risponde a questa finalità).

135 di 704
poteri interagisce poi, per altri motivi, coi singoli
numerosi titolari della ricchezza cui il tributo si
riferisce, intesa come reddito, consumo o patrimonio
(par.1.8).
Contribuenti di
fatto e di diritto
Il fenomeno è stato descritto chiamando il
destinatario della richiesta del fisco, benchè
estraneo alla ricchezza colpita dal tributo,
“contribuente" soltanto di diritto” (195); chi invece
manifesta la ricchezza che giustifica il tributo è
chiamato contribuente di fatto, come i
consumatori 196 o i percettori di redditi soggetti a
ritenuta o imposta sostitutiva di cui diremo oltre
(par.3.6, 8.5).
Posizione
secondaria dei
contribuenti di
fatto nei rapporti
con
l’amministrazione
Il legame tra contribuente di diritto e di fatto è in
genere economico197, perché il primo è spesso
fornitore del secondo (consumatore) oppure ne
acquisisce le prestazioni lavorative o i suoi capitali
(redditi da risparmio , come vedremo al par.8.5). I
contribuenti di fatto non hanno alcun rapporto, o
hanno rapporti residuali, con l’amministrazione
tributaria; ad esempio, nei tributi sui consumi i
contribuenti di fatto sono troppo numerosi e
sfuggenti per avere rapporti col fisco, mentre nelle

195
) Ne è un esempio tipico l’azienda come organizzazione, che tassa ricchezza
riferibile ad altre persone fisiche, come consumatori, risparmiatori, lavoratori e
persino i relativi titolari per i quali , come vedremo al par.7.17, l’imposizione
sugli utili di impresa è economicamente un’anticipazione dell’imposizione sui
redditi propri, rappresentata dai dividendi.
196
) SI pensi a quanto diremo ai fini IVA al par.7.2 e seguenti.
197
) Ma può essere anche “politico”, come avveniva per il già indicato sistema a
ripartizione (par.1.3). Il rapporto può essere anche “giuridico”, come avviene
nel caso del notaio, contribuente di diritto per l’imposta dovuta dalle parti degli
atti che esso redige.

136 di 704
imposte sugli atti giuridici e nelle ritenute alla fonte
(paragrafo successivo) questi rapporti possono
affiancarsi a quello tra fisco e contribuente "di
diritto"198.
traslazione
economica (rivalsa
giuridica) sul
contribuente di
fatto
Chiaramente, il contribuente "di diritto", pur
corrispondendo materialmente pagato il tributo, ne
effettua la traslazione economica sul
contribuente di fatto; ciò avviene mediante i
meccanismi giuridici della rivalsa199.
Esempi evidenti sono i fornitori al consumo finale, i
venditori sono “contribuenti di diritto” nel senso che
interagiscono col fisco in luogo del loro cliente
consumatore finale, nei modi indicati al paragrafo
7.3 e seguenti per l'IVA.
Chi eroga invece somme rilevanti ai fini del reddito
di propri fornitori, soprattutto di lavoro (dipendente o
autonomo, cioè in senso ampio collaboratori) è
contribuente di diritto per le “ritenute alla fonte”, di
acconto o di imposta, che approfondiremo al
prossimo paragrafo su “sostituto” e “sostituito”.
Inadeguatezza
delle spiegazioni
civilistiche di
fenomeni
amministrativi
In entrambi i casi siamo di fronte a istituti di
diritto amministrativo, cui non si addicono
spiegazioni civilistiche. Queste ultime, secondo
l'equivoca impostazione accademica "civilistico-
198
)Ad esempio l’imposta di registro o le ritenute alla fonte, di cui diremo al
prossimo paragrafo, possono essere chieste, in caso di inadempimento del
notaio o del sostituto d’imposta, al contribuente “di fatto” (che in questa misura
diventa anche, quindi, sia pure in parte “contribuente di diritto”).
199
Lo stesso fenomeno può essere visto sotto il profilo
economico, dove si ha la «traslazione d'imposta», oppure
sotto quello giuridico della “rivalsa”, analoga al diritto di
regresso del diritto civile.

137 di 704
processuale", trascurarono la spiegazione più a
portata di mano del sostituto e del responsabile
di imposta, come obbligati ad adempimenti di
diritto amministrativo, in relazione a operazioni
economiche di diritto privato, rivelatrici di ricchezza
altrui.
Questi obblighi si riflettono nei rapporti civilistici
tra le parti, condizionati dai meccanismi con cui il
contribuente di diritto si rivale sul contribuente di
fatto, per la somma dovuta al fisco.
Meccanismi
giuridici per
realizzare rivalsa
economica
La traslazione può essere talvolta puramente
economica, in quanto l'imposta pagata dal
contribuente di diritto diventa un elemento di
costo, che induce ad aumentare semplicemente il
corrispettivo praticato al contribuente di fatto;
si pensi alle imposte di fabbricazione (par.10.6),
dove la traslazione avviene semplicemente e
indistintamente, ad esempio, nel prezzo della
benzina alla pompa.
Segue:rivalsa
giuridica formale
In altri casi la rivalsa è effettuata in modo
esplicito, giuridicamente distinto, come nelle
ritenute alla fonte, nelle imposte sostitutive sui
redditi di capitale (par.8.5), nell’IVA relativa a
prestazioni da fatturare200. In quest'ultimo caso il
fornitore, che agisce nel ciclo delle vendite, dovrà
attivarsi per ottenere, dal contribuente di fatto (in
genere un consumatore finale), l’importo
dell’imposta – ad esempio sul valore aggiunto –
dovuta al fisco.
Eccezioni del
contribuente di
fatto

Dove l’IVA è addebitata distintamente, mentre "al dettaglio" è


200

confusa nel prezzo, secondo la nota distinzione di cui al par7.3.

138 di 704
Nei casi di richiesta esplicita del contribuente di
diritto a quello di fatto, quest'ultimo può
contestare la richiesta del tributo, affermando che
esso non è stato correttamente calcolato dal
contribuente di diritto (201). Basti pensare al
consumatore finale IVA , che ritiene dovuta
l'imposta con una aliquota inferiore a quella
addebitatagli dal fornitore, o che ritiene applicabile
una esenzione.
Segue:
giurisdizione e
intreccio di
processi
La relativa eventuale lite, pur con oggetto
tributario, è tra privati e si incardina quindi davanti
al giudice civile, secondo un atteggiamento
giurisprudenziale univoco, oscillante solo per quanto
riguarda il caso particolare del sostituto d'imposta
dei tributi sui redditi, di cui diremo al prossimo
paragrafo202. In linea generale una azione diretta
di rimborso del contribuente di fatto verso il
fisco è negata dalle istituzioni tributarie, avallate
dalla giurisprudenza, che concentrano sul solo
contribuente di diritto i rapporti con gli uffici
tributari, evitando le frammentazioni tra i
numerosissimi contribuenti di fatto, secondo una
tendenza alla concentrazione appartenente alle
tradizioni dei tributi, indicata già al par.1.3.
Segue:possibile
contrasto di
giudicati

Il contribuente di diritto conferma così la sua posizione di


201

"sostituto del fisco", conformemente a quanto vedremo al


paragrafo successivo per le ritenute alla fonte.
202
Vedremo al par.3.6 che le particolarità delle
ritenute derivano dalla possibilità prevista ex lege
per chi le subisce (contribuente di fatto) di rivolgersi
direttamente al fisco per il rimborso, instaurando poi
un giudizio tributario.

139 di 704
Questa autonomia dei giudizi comporta il rischio di
soluzioni contrastanti, col contribuente di diritto
condannato in sede civile a rimborsare al
contribuente di fatto tributi che in sede tributaria
sono invece considerati dovuti. E' un'altra conferma
della mancanza di spiegazione complessive della
determinazione dei tributi, adeguate alla sua matrice
amministrativa.
Coobbligazione
solidale verso il
fisco
La coobbligazione solidale203, così come può
esistere verso creditori privati, può esistere anche in
sede amministrativa, e riguardare debiti tributari.
Come noto, in questi casi l'ufficio tributario può
rivolgersi204 indifferentemente a vari condebitori
che congiuntamente hanno realizzato la ricchezza
sottostante, come le parti di un contratto ai fini
dell’imposta di registro (par.10.2), i coeredi per i
tributi dovuti dal defunto, etc.. In questo caso i
condebitori solidali sono nella stessa posizione, sia
tra loro via verso il fisco, e la coobbligazione
solidale è denominata paritetica.
Segue
Responsabilità di
imposta
Si parla invece di responsabilità, quando il fisco
può rivolgersi, sempre in via solidale, oltre che a
coloro cui si riferisce la manifestazione di ricchezza,
anche ad altri soggetti con essa collegati; si pensi
ai notai per l’imposta sugli atti da essi redatti, agli
spedizionieri per i tributi doganali, ai liquidatori di
società per debiti tributari negligentemente lasciati
insoddisfatti, ai soci di società di persone per debiti
203
) Cioè la possibilità di chie dere il credito per l’intero a uno solo dei
condebitori, fino al relativo soddisfacimento, con l’intuitiva conseguenza che
l’adempimento integrale di un coobbligato libera gli altri . La coobbligazione
solidale è detta anche brevemente “solidarietà”, in un senso del tutto diverso
dai “doveri di solidarietà” politico-sociale che giustificano le imposte.
204
) Usando i propri atti autoritativi di cui al par.6.1.

140 di 704
tributari della società, ai fideiussori e altri garanti.
Questa responsabilità solidale è prevista dalla
legge per vari motivi205, soprattutto per indurre i
suddetti terzi a comportarsi in modo da non
pregiudicare gli interessi del fisco206.
Differenze nei
rapporti interni
Le due suddette forme di solidarietà operano in genere
nello stesso modo nei confronti del fisco, che di solito può
rivolgersi direttamente ai responsbili, senza
preventivamente chiedere il pagamento al debitore
principale207. La differenza tra le due coobbligazioni ha,
nei rapporti col fisco, taluni riflessi procedurali, trattati
al par.6.3. Nei rapporti interni tra coobbligati, invece,
la responsabilità di imposta comporta la possibilità
del responsabile che paga, di rivalersi integralmente
verso il debitore principale208.
Accolli di imposta
Con l’autotassazione crescono anche le
pattuizioni negoziali in cui i tributi relativi ad una
determinata operazione vengono posti a carico di
una delle parti contrattuali. Questo “accollo
pattizio (convenzionale) di imposta”, opera solo
tra le parti209; questo accollo non limita i poteri del
fisco di rivolgersi ai debitori indicati dalle leggi
205
) Alcuni dei quali sono un’applicazione tributaria di figure civilistiche
generali, come la responsabilità dei soci di società di persone o quella dei
fideiussori, obbligati per contratto.
A differenza di quanto indicato per il rapporto tra
206

contribuente di diritto e di fatto, qui il titolare della


ricchezza resta debitore, ma ad esso o si
aggiunge il responsabile.
207
La necessità che il creditore si rivolga previamente al debitore principale può
essere prevista dalle norme istitutive della medesima , come quella sulla
solidarietà dei soci di società di persone. L’istituto si chiama "beneficium
excussionis"
208
Naturalmente, occorre che questo abbia un patrimonio capiente.
209
) Non si tratta insomma di un istituto giuridico elaborato dal diritto tributario,
come la sostituzione o la responsabilità di imposta, ma di un istituto civilistico,
operante tra le parti, e non opponibile al fisco per limitare il pagamento
dell’imposta, affermando che se ne è fatto carico un altro soggetto.

141 di 704
tributarie, ma ovviamente non estende neppure tali
poteri.

3.6. Segue. Sostituto d’imposta e ritenute alla fonte su


redditi erogati a terzi:funzione esattiva e segnaletica

Particolarità del
sostituto rispetto ai
“contribuenti solo
di diritto”
Un caso particolare dello sfasamento tra contribuenti
di fatto e di diritto, di cui al paragrafo precedente,
riguarda il sostituto d'imposta; quest'ultimo è un
"contribuente di diritto", debitore di somme che
concorrono a formare il reddito del percettore;
quest'ultimo è denominato sostituito.
Sostituti e
tassazione dei
redditi attraverso le
aziende
Si tratta di un "contribuente di fatto" , divenuto
sempre più frequente man mano che sono diventati
più numerosi i redditi erogati attraverso
organizzazioni di una qualche complessità , come
oggi le aziende210. L'erogazione di redditi attraverso
organizzazioni, pubbliche o private, è divenuta
sempre più frequente.
Sostituto come
obbligato a
effettuare ritenute
fiscali
Questo rende possibile al fisco utilizzare la struttura
amministrativa dell'erogante per una imposizione
tributaria sui redditi erogati dal medesimo, chiamata
ritenuta (fiscale) alla fonte 211. L'erogante è
contribuente di diritto, nel senso indicato al
210
) Si ricordi dal par.3.1 che le aziende, come grande filtro dell’economia,
acquisiscono consumi ed erogano redditi. Abbiamo visto che nelle imposte
sui consumi, l'azienda è "contribuente di diritto", in quanto
fornitore e percettore di corrispettivi, soggetti a IVA (par.7.2).
211
Ed anche sulle imposte sostitutive sui redditi finanziari
(par.8.5).

142 di 704
paragrafo precedente; la somma di cui è debitore
concorre infatti , ai fini tributari, a formare il reddito
del creditore-percettore. Il sostituto d’imposta si
colloca quindi, generalmente, nell’ambito dei tributi
sui redditi212.
Possibilità di una
sostituzione “più
informata”
L'erogante, in quanto debitore del sostituito, ha
comunque una qualche informazione sulla sua
identità 213. Per la legislazione tributaria è quindi
facile inserirsi nel rapporto tra i due214 imponendo al
sostituto di saldare una parte del proprio debito non
già al creditore (sostituito), ma al fisco. Le
informazioni del debitore sulle generalità del proprio
creditore sono quindi acquisibili anche dal fisco, che
le può utilizzare per le proprie banche dati
(par.5.5/5.6), e le ulteriori fasi della tassazione sul
sostituito.
Facilità della
rivalsa mediante
ritenuta
Il sostituto d'imposta, essendo debitore, può
facilmente esercitare la rivalsa giuridica (par.
precedente) semplicemente mediante ritenuta. Il
sostituto d'imposta, per esercitare la rivalsa non ha
212
) E’ una caratteristica strutturale , che però non emerge in quella che viene
presentata impropriamente, da molti autori, come la definizione normativa di
sostituto di imposta, nell’art.65 del decreto sull’accertamento delle imposte sui
redditi. La norma fa riferimento, un po’ genericamente, a colui che è “tenuto a
corrispondere imposte in luogo di altri”:
213
A differenza di quanto accade per gli incassi, dove il
contribuente di diritto (ad esempio per le imposte sui consumi)
deve necessariamente procedere in forma anonima, visto che
la sua attività non gli fornisce informazioni particolari
sull'identità del cliente (cfr. par. 3.2 in fine sul tendenziale
anonimato degli acquirenti). Chi invece paga un debito ha tutto
l'interesse a sincerarsi dell'identità del debitore, in modo da
poter dimostrare di aver regolarmente adempiuto e di essersi
quindi liberato del proprio obbligo.
214
) Cioè cliente-debitore(sostituto d'imposta) e fornitore-
creditore,

143 di 704
qui bisogno di chiedere” 215, ma può direttamente
trattenere, “alla fonte”, cioè in sede di pagamento
del proprio debito, la somma da versare al fisco. Il
sostituto prende quindi il "posto del fisco”,
imponendo le imposte al sostituito percettore dei
redditi, ed è una figura squisitamente di diritto
amministrativo216.
Ritenute alla fonte
a titolo d’imposta
Riprendendo i concetti generali di cui al paragrafo
precedente, il sostituto effettua la rivalsa mediante
«ritenute alla fonte». Dapprima queste ritenute
avevano tutte natura definitiva, nel senso che
esaurivano la tassazione, e venivano chiamate
d'imposta, nel senso che prendevano il posto del
tributo che altrimenti chiesto dal fisco 217. Come
esempi di redditi ancora oggi soggetti a ritenute
definitive d’imposta ricordiamo gli interessi bancari
ed obbligazionari percepiti da persone fisiche
(paragrafo 8.5) nonché i redditi erogati a soggetti
esteri per redditi prodotti in Italia (paragrafo 7.18).
Natura di imposta
sostitutiva
Queste ritenute esauriscono il prelievo tributario, e
sotto certi profili costituiscono vere e proprie
«imposte sostitutive». Questa natura è
confermata dal fatto che esse restano dovute anche
se il sostituto di fatto non le ha applicate; l'omissione
delle ritenute d'imposta non fa quindi rivivere le
imposte che esse sostituiscono; questa mancata
effettuazione espone il sostituito a una
215
sostituito (di imposta).
) Una vecchia pubblicità di un profumo rende l’idea della figura del sostituto
come l’uomo che non deve chiedere mai in quanto debitore del sostituito, e
quindi in grado di scomputare le ritenute dal suo debito (il fornitore IVA deve
invece chiedere la rivalsa dell’imposta in aggiunta al prezzo.
216
) Sulla inconcludente tendenza a spiegare questo meccanismo facendo
riferimento a istituti civilistici vedi Sostituto d’imposta, si ma del fisco, In
Dialoghi Tributari, 2012, n.5.
217
) Qui il sostituto prendeva in tuttoe per tutto il posto dell’ufficio tributario.

144 di 704
responsabilità solidale col sostituto, confermando
che in alcuni casi il contribuente di fatto assume
anche giuridicamente un rapporto con gli uffici
tributari (218).
Ritenute alla fonte
a titolo di acconto
Se effettuata invece “a titolo d’acconto”, la
ritenuta alla fonte costituisce, come emerge dalla
sua stessa denominazione (acconto), un prelievo
provvisorio, in attesa di conguaglio rispetto alle
imposte sui redditi, determinate anche in base alle
somme soggette a ritenuta (219). Tali somme
concorrono a formare il reddito al lordo della
ritenuta, poi confrontata con l’imposta complessiva,
con diritto al rimborso delle eventuali eccedenze o
versamento delle ulteriori imposte dovute (220).
Loro strumentalità
all’imposizione
personale
progressiva
Il passaggio dalle ritenute definitive a quelle di
acconto faceva parte del tentativo di realizzare la
“tassazione personale progressiva” di cui al già
indicato par. 9.3; la ritenuta definitiva sopra
descritta è infatti un tributo "reale", nel senso di cui
al par.9.2 221. Il passaggio alla ritenuta d'acconto, sui
redditi più diffusi222, aumentò a dismisura il numero
218
Eventualmente qui può aggiungersi alla responsabilità del
sostituto trasgressore anche una responsabilità solidale del
sostituito, cfr.art.32 decreto 602 -1973
219
Tali imposte potranno essere l’ IRPEF per le persone fisiche o l'IRES,
per le società, come vedremo al capitolo 9
220
E' la tipica operazione definita «di conguaglio» , da effettuare
nella dichiarazione fiscale, come indicato al par.3.4, tra le
anticipazioni e l’imposta definitivamente calcolata
221
) La ritenuta d’imposta “definitiva” era con aliquota uguale per tutti e non
consentiva di “personalizzare” l’imposizione, anche in relazione a oneri
deducibili, detrazioni etc., come vedremo al par.9.4.
222
Soprattutto per l’applicazione di ritenute d’acconto sui redditi di
lavoro dipendente, da fare oggetto poi di dichiarazione a cura
del percettore.

145 di 704
delle dichiarazioni tributarie da gestire, soprattutto
con riferimento ai lavoratori dipendenti con “altri
redditi ed oneri deducibili” (223).
Funzione
segnaletica della
ritenuta
La ritenuta d’acconto ha svolto però anche un
fondamentale ruolo nella visibilità tributaria della
ricchezza (par.1.11). Essa infatti può essere usata
per segnalare in modo personalizzato all’autorità
fiscale il reddito che vi è assoggettato; il percettore
viene così dissuaso dall’omettere la registrazione e
la dichiarazione dei relativi importi; in questo modo
la ritenuta d'acconto contribuisce fortemente alla
tassazione attraverso le aziende.
Limiti connessi
all’effettuazione
sui ricavi lordi
La ritenuta, tuttavia, è effettuabile dall'erogante solo
facendo riferimento al corrispettivo erogato, unico
dato conosciuto con certezza dal sostituto d'imposta.
Per le attività prive di costi, o mediamente con costi
modesti rispetto ai ricavi224, come quelle di lavoro
indipendente o intellettuale- professionale, questo
provoca poche disfunzioni; per le attività con basso
valore aggiunto, come la maggior parte di quelle
d'impresa, le ritenute d’acconto avrebbero sottratto
risorse finanziarie al sostituito, con ingenti crediti di
imposta, ed immobilizzi finanziari225. La ritenuta
d’acconto, soprattutto con le elevate aliquote
inizialmente utilizzate, ha quindi controindicazioni
per attività "con molti costi" , dei quali il cliente però
223
Par. 3.4, 3.16 sull’assistenza professionale e 5.5 sul controllo
di correttezza formale.
224
) Quindi “ad alto valore aggiunto”, concetto che vedremo per le imposte sui
redditi al par. 9-6.
225
Per chi avesse un margine di utile del 20 percento rispetto ai
costi, la ritenuta praticata sui corrispettivi lordi assorbirebbe
l’intero reddito, trasformandolo finanziariamente in un credito
verso il fisco, con problemi di liquidità, di monetizzazione e di
rimborso.

146 di 704
non può avere alcuna certezza legale, ai fini
dell'ammontare della ritenuta.
Per questo, per le attività d’impresa, in genere a
valore aggiunto più basso, la ritenuta fu invece
tendenzialmente esclusa, senza però essere
sostituita con altre segnalazioni al fisco226.
Segnalazioni sostitutive al fisco, per i redditi
non soggetti a ritenuta, sono ancora allo studio
e ne parleremo a proposito dell'"esportazione della
contabilità" dove mancano le aziende227 .
Qualifica di
sostituto d’imposta
Per essere considerati sostituti d'imposta non
basta erogare somme costituenti reddito per il
percettore, ma occorre una qualificazione tributaria
adeguata ai relativi adempimenti burocratici. Sono
quindi sostituti di imposta tutti gli operatori
economici, in forma individuale o societaria, più le
organizzazioni non commerciali (art. 23 comma 1
d.P.R. 600/1973). Anche piccoli commercianti,
artigiani, e professionisti, spesso senza alcuna
organizzazione, devono quindi svolgere tutti gli
adempimenti del sostituto d’imposta, magari solo
per lo stipendio erogato all’unico commesso, alla
cassiera o all’apprendista, se non addirittura per la
parcella erogata al commercialista che li assiste
(par.3.16).

226
La consapevolezza che il fisco è privo di informazioni al
riguardo rende abbastanza probabile, da parte di lavoratori
indipendenti d’impresa (senza ritenuta) e piccole aziende
padronali, la mancata registrazione delle fatture emesse (è un
filo conduttore che riprenderemo ai paragrafi 5.13 e 9.3 sul c.d.
contrasto di interessi).
227
) Par.3.13, par. 4.5, par. 9.3 sul c.d. “contrasto di interessi” per le
forniture al consumo finale (par.9.3), e l'elenco fornitori-clienti,
oggi denominato "spesometro". Sull’utilità di una segnalazione
sistematica del lavoro indipendente da parte delle aziende
clienti vedi anche infra, par. 5.13

147 di 704
Adempimenti del
sostituto
Prima di tutto il sostituto deve effettuare la
ritenuta, versandola entro i brevi termini di cui al
par.3.4 (il 16 del mese successivo), indicando poi le
relative somme nella dichiarazione dei sostituti
d’imposta con le generalità dei percettori in caso
di ritenute d'acconto; questi ultimi sono così
segnalati al fisco e indotti a dichiarare.

Facilità della
rivalsa mediante
ritenuta
Le ritenute devono essere effettuate al momento
del pagamento del corrispettivo e seguono quindi il
criterio di cassa, che ritroveremo al par. 7.12 per
l’imputazione della
ricchezza al periodo di imposta.
La ritenuta è scomputabile dal percettore
sostituito indipendentemente dal versamento da
parte dell'erogante- sostituto. Il percettore viene
infatti privato
delle relative somme con la rivalsa e non può
essergli addebitata la successiva omissione del
versamento da parte del sostituto, che tra l’altro egli
non può controllare.
Aliquote delle
ritenute
In genere le ritenute, sia definitive sia d'acconto,
sono applicate con aliquote proporzionali alla
somma erogata differenziate per tipologia di redditi
(lavoro autonomo 20%, capitale 15% etc.). La
ritenuta d'acconto sui redditi di lavoro
dipendente, dove il rapporto con l’erogante è
continuativo, è invece progressiva , cercando di
farla coincidere con l’imposta dovuta, evitando
la dichiarazione dei redditi in assenza di altre
somme da dichiarare o da dedurre (i dati del
percettore affluiranno alle banche dati del fisco
attraverso la dichiarazione del sostituto d’imposta,

148 di 704
indicata al par.3.4). Questa ritenuta progressiva è
basata quindi sulle aliquote IRPEF, ragguagliando gli
scaglioni annui di reddito, e le detrazioni di imposta
(par.9.3-9.4), al periodo di paga, in genere mensile,
con conguaglio annuale tra reddito e ritenute.
Queste ultime restano comunque di acconto e
questo rileva nell’ipotesi in cui il dipendente abbia
altri redditi, che lo obbligano alla dichiarazione
annuale, eventualmente nel modello semplificato
730 per chi non è "soggetto IVA" (par. 3.16).
omessa
applicazione
ritenute d’acconto
L’omessa applicazione della ritenuta d’acconto228
comporta invece intrecci complessi tra la posizione
del sostituito e quella del sostituto, tra i quali non c’è
una coobbligazione solidale, trattandosi di obblighi
diversi; esistono però modalità per evitare
duplicazioni di prelievo, in quanto l'adempimento del
sostituito estingue il debito del sostituto. Quello del
sostituto deve essere considerato, per chiedere al
sostituito solo l'eccedenza di imposta, in capo a lui
ricalcolata.
Controversie tra
sostituto e sostituito
su misura della
ritenuta
Le liti tra sostituto e sostituito si collegano a
quelle, descritte al paragrafo precedente, tra
contribuente di diritto e di fatto, con la
differenza che il sostituito percettore è titolare di
uno specifico rapporto tributario, anche in caso
di ritenute definitive di imposta, e quindi è abilitato
normativamente a proporre azione di rimborso
verso il fisco (azione negata, come indicato al
par.3.5 alla generalità dei contribuenti di fatto). Per
questo parte della giurisprudenza esclude
l'azione civile verso il sostituto, con cui il sostituito
228
) Per la ritenuta d’imposta abbiamo già detto sopra dell’affiancarsi di una
responsabilità del sostituito a quella del sostituto.

149 di 704
chiede l’integrale pagamento del proprio credito;
tuttavia di recente è riemersa una tendenza della
cassazione ad ammettere l’azione civile suddetta,
con possibile contrasto di giudicati. Questa
altalenante giurisprudenza riflette la confusione
dominante nel settore, e potrebbe trovare una
sintesi solo in una azione civile di risarcimento
danni nei confronti di un sostituto che, per
superficialità o eccessiva prudenza, avesse
effettuato negligentemente ritenute prive di base,
costringendo il sostituito ai costi di una (pur
vittoriosa) azione di rimborso.

3.7. Ricchezza fiscalmente non registrata dai titolari di


organizzazioni aziendali (ipotesi sulla “grande evasione”)

Estraneità
dell’azienda alla
ricchezza non
registrata
Le aziende, in quanto organizzazioni
pluripersonali, corpi sociali intermedi, astrazioni,
nel senso indicato al par. 3.1, sono prive di bisogni
personali che le inducano a nascondere ricchezza
al fisco229. Tutti i dati, e il senso comune, confermano
infatti che l'incidenza percentuale della ricchezza
non registrata, rispetto alla ricchezza totale
prodotta, diminuisce comunque man mano che dal
lavoro indipendente al consumo finale si passa ad
organizzazioni via via di dimensioni maggiori, dove
quindi il peso specifico del titolare diminuisce. Non
c'è bisogno di un "dato normativo" o di un'equazione
dell'economia matematica, per capire che l'azienda
non mangia. A tal fine basta il senso comune, e una
Smettendo di concepire le aziende in modo
229

antropomorfico si capisce già molto dell'odierna


determinazione dei tributi, compresi i casi limite di "evasione
per finalità aziendali" di cui al prossimo paragrafo 3.8.

150 di 704
minima riflessione od esperienza sulle
organizzazioni, dove ci si controlla a vicenda, in
proporzione al potere contrattuale di ciascuno. Si
capisce quindi in quale misura l'individuo che
esprime la proprietà aziendale, o i pochi individui
che la condividono tra loro, possono
strumentalizzare l'organizzazione per un'evasione
propria230.
ostacoli
all’occultamento di
ricchezza da parte
dei titolari
Ricordiamo dalla fine del par.3.2 che le procedure
aziendali per evitare malversazioni e negligenze
a danno della proprietà, indirettamente
ostacolano eventuali tendenze della proprietà
stessa a nascondere ricchezza al fisco. Questa
tendenza è ostacolata dalla già indicata
spersonalizzazione gestionale (par.3.1) ; persino
nel
capitalismo familiare italiano, una volta venuto
meno il titolare-fondatore, solo con qualche
imbarazzo gli eredi, pur con un ruolo organizzativo-
direzionale formalmente analogo, possono
scavalcarne le procedure aziendali, manipolandole
per acquisire ricchezza non registrata ai fini fiscali.
II sospetti saranno minori se il titolare non si
intromette in procedure standardizzate, come quelle
relative alle materie prime, procedendo su altri
acquisti meno consueti, non proceduralizzati, come
sconti, note di credito, transazioni, , trasporti,
noleggi di macchinari, pubblicità, consulenze, studi
di fattibilità, provvigioni; basta infatti la
verosimiglianza del costo, e l’avallo del titolare, per

230
I titolari delle aziende o i soci di maggioranza delle società
hanno infatti potenzialmente bisogni personali, e potrebbero
soddisfarli, come chiunque ne abbia per altri versi la
possibilità, alterando al ribasso la registrazione della
ricchezza ai fini fiscali.

151 di 704
mettere in pagamento la relativa fattura, non solo
senza discutere, ma neppure senza sospettarne una
totale o parziale fittizietà.
organizzazioni
pluripersonali e
riduzione della
percentuale di
evasione
Sarebbe riduttivo considerare l’azienda, oltre che
un mezzo per determinare i tributi di consumatori,
dipendenti, risparmiatori, etc. , come un mezzo
del titolare per nascondere ricchezza in proprio, in
quanto titolare del relativo controllo. Può accadere
che il titolare di un'azienda con 10 milioni di giro
d'affari nasconda ricchezza al fisco per sè stesso in
assoluto maggiore, a parità degli altri fattori, del
titolare di un'azienda con un fatturato della metà. E'
però verosimile che l'incidenza percentuale
diminuisca, fino a scomparire. A differenza del
lavoratore indipendente, che deve soddisfare i propri
bisogni personali, l'azienda è un corpo sociale
intermedio (par.3.1), la cui organizzazione ha un
valore anche se in perdita, perché si "automantiene"
creando un qualche valore aggiunto, per i dipendenti
e i finanziatori, anche quando è in perdita; questo
spinge i titolari a non disgregarla, in quanto la sua
conservazione di quote di mercato, e quindi di un
avviamento, ne salvaguardare la possibilità di
cederla proficuamente a terzi231 cioè il valore. E' per
quest'ultimo, non per il reddito immediato, che si
attiva l'imprenditore. In questa cornice la possibilità
di nascondere al fisco quote di ricchezza diventa
sempre meno importante al crescere dell'attività:
231
) Un lavoratore indipendente “in perdita” è invece una contraddizione in
termini, in quanto il lavoro materiale deve essere in qualche modo remunerato,
se non altro per garantire la sussistenza dell’artigiano o del piccolo
commerciante. Il titolare di un’industria in perdita, invece, non presta il proprio
lavoro organizzativo per trarre un reddito nell’immediato, ma per salvaguardare
il proprio patrimonio, espresso dal relativo “valore di avviamento”.

152 di 704
non per un maggior senso civico dei ricchi, ma per
l’utilità marginale decrescente del denaro, ai loro
occhi, visto che
a un certo punto riescono a soddisfare
adeguatamente le necessità personali senza
nascondere nulla al fisco. Il titolare di organizzazioni
pluripersonali prima di tutto non vive dei proventi
dell'attività, non svolge personalmente lavoro
materiale, demandato al personale, e si dedica
all’azienda per salvaguardarne l'avviamento232.
Scavalcare le procedure aziendali per nascondere
ricchezza al fisco potrebbe poi mettere in imbarazzo
davanti agli altri soci e ai dirigenti, come pure
davanti ai mezzi di comunicazione.
azienda come
strumento di
adempimento
La geografia fiscale delle organizzazioni con un
minimo di "pluripersonalità", indicata al paragrafo
3.1, conferma un impatto poco significativo della
ricchezza non registrata dai titolari di organizzazioni”
imprenditoriali. Lo conferma l'assenza della figura
simbolica della “grande evasione”, nelle relative
stime macroeconomiche, su cui par. 4.1.
Valore simbolico
Per questo quindi il fenomeno è probabilmente
modesto, anche perché coloro che potrebbero porlo
in essere sono numericamente scarsi, soprattutto
rispetto agli operatori economici indipendenti e ai
titolari di piccole organizzazioni.
Tuttavia la ricchezza che i grandi imprenditori
potrebbero nascondere al fisco ha però una vasta
portata simbolico-politica per le cifre che
individualmente può coinvolgere.
Credibilità
esteriore

Inoltre egli ha in genere risorse economiche adeguate al


232

proprio mantenimento, facendo scattare il vecchio detto


secondo cui "i soldi fanno l'uomo onesto".

153 di 704
Ipotizzare simili evasioni, analizzando
esteriormente e contabilmente le relative attività è
più difficile di quanto sia per gli operatori economici
individuali, la cui non credibilità è spesso evidente a
una prima occhiata. L’esame di ragionevolezza
esterna rispetto al dichiarato, significativo per il
lavoro indipendente (par. 5.13) non fornisce qui
indicazioni particolari, e quindi il sospetto di
ricchezza non registrata può essere infondato in una
situazione di perdita, e magari sussistere in una di
reddito. La ricchezza non registrata di solito
emerge fortuitamente, per liti familiari o
societarie, indagini penali di altro tipo, etc.
Così come gli uffici sono restii ad esporsi (par.
5.13) in rettifiche per ordine di grandezza su piccoli
commercianti e artigiani, lo sono a maggior ragione
sulle aziende.
Modalità per
nascondere
ricchezza al fisco
“da sopra”
Vediamo le possibilità di scavalcare, a proprio
personale beneficio, le procedure aziendali, che
dipendono, oltre che dalla familiarità del titolare con
l’azienda, anche dal
suo settore operativo. Ad esempio sono
concepibili persino rapporti diretti con clienti
consumatori finali da parte del titolare, che incassa
in proprio una parte del corrispettivo (233).
mancata
registrazione in
due tempi
Quando l'azienda però svolge tante prestazioni di
scarso valore unitario, questo rapporto diretto coi
clienti è inconcepibile. Il titolare dovrà quindi agire in
due tempi, prima controllando i dipendenti,

Si pensi alle vendite di immobili da parte di piccoli costruttori


233

edilizi, o ai rivenditori/riparatori di yachts. Qui la ricchezza


viene "tolta da sopra", proseguendo le tecniche del lavoro
indipendente al consumo finale.

154 di 704
assicurandosi che tutti gli incassi vengano registrati.
Poi, una volta restato solo col contante, o con
assegni, ne può omettere parzialmente la
registrazione tributaria. Per i pagamenti ricevuti con
moneta elettronica (carte di credito) occorre
studiare in quale misura possono essere utilizzati
conti di appoggio “non ufficiali” (par.5.16).
Interposizioni di
strutture
riconducibili ai
soci
I ricavi sono parzialmente sottratti al fisco anche
quando vengono interposte società intermedie,
falsamente indipendenti, intestate a prestanome-
fiduciari. Queste ultime concentrano presso di sé
quote di profitto e quindi lo stornano
all’imprenditore, in una posizione uguale e contraria
alle analoghe interposizioni che vedremo tra un
attimo per i costi.
società “cartiere”
collateralie
interposte
La frode fiscale è però più compatibile con le
procedure aziendali dal lato dei costi /fatture false),
per i motivi visti al par.3.2. Invece di chiedere al
fornitore di maggiorare il prezzo per la società
acquirente, stornando la differenza a beneficio del
titolare o dei dirigenti. Questi ultimi possono crearsi
anche qui le società apparentemente indipendenti,
interposte rispetto ai fornitori reali, gestite da
fiduciari o prestanome dell’imprenditore; stavolta
l'interposizione è tra i fornitori e l'azienda, cui le
strutture interposte rivendono le merci con un
margine rispetto a quanto pagato ai fornitori
effettivi.
Fatture fittizie o
gonfiati
Sono però diffuse anche le fatture per prestazioni
totalmente fittizie, benchè lascino tracce in
contabilità, pur interferendo meno con le procedure
gestionali dell’azienda. Questa relativa frequenza

155 di 704
conferma quanto l'organizzazione aziendale
condizioni persino gli imprenditori desiderosi di
evadere.
Indifferenza
contabilità
Gli uffici di contabilità aziendale non hanno motivi
per ulteriori indagini a vantaggio del fisco: se i beni
sono arrivati in magazzino, nella quantità indicata
sulla fattura, nessuno entra nel merito della
congruità del prezzo, rispetto a quanto si sarebbe
potuto ottenere presso altri fornitori; non c’è poi
motivo per simili domande, soprattutto se i vertici
aziendali hanno avallato l'operazione.
Talvolta è possibile “dirottare” sul titolare
dell’azienda erogazioni straordinarie, come gli
sconti dei fornitori, oppure pagamenti parziali da
parte dei clienti a fronte di rinunce a crediti, da parte
dell'azienda, per difficoltà finanziarie.
Mentre l'evasione dei “lavoratori indipendenti” di
cui al paragrafo 3.13 viene in gran parte spesa per
consumi, quella ipotizzata sopra si forma
direttamente su conti nella disponibilità
economica del beneficiario, frequentemente esteri,
in contropartita contabile diretta dell'evasione. I
relativi fondi esteri potranno poi garantire, sempre
dall’estero, finanziamenti o investimenti finanziari
del titolare effettivo nelle aziende, in eventuali
momenti di difficoltà.
Rinviamo al paragrafo 6.12, sull’evasione da
riscossione, le strategie evasive tendenti a rendersi
nullatenenti, lasciandosi dietro, senza pagarli, i
debiti fiscali e contributivi.

3.8. Ricchezza non registrata per finalità aziendali e


“costo dei tributi”
L’azienda come
punto di incontro:

156 di 704
l’equilibrio
economico
Benchè l'azienda, come organizzazione, non abbia
bisogni personali di ricchezza da nascondere al
fisco, essa è un punto di incontro tra persone, ad
esempio gli acquirenti finali, su cui ricadono le
imposte sui consumi, e i percettori del valore
aggiunto, soprattutto i dipendenti, che subiscono le
ritenute alla fonte di cui al par.3.6. La presenza di un
carico fiscale eccessivo rischia di mettere in crisi
l'equilibrio economico cui l'azienda è interessata.
Concetto di “cuneo
fiscale”
Il fisco si insinua cioè come un “cuneo” tra l’azienda
e i suoi interlocutori: l'IVA aumenta l'esborso del
consumatore rispetto a quanto viene acquisito
dall'azienda fornitrice, e le ritenute (più i contributi
sociali, par.1.12) aumentano il “costo del lavoro”
rispetto al netto in busta paga del lavoratore.
Imposte come
aumenti di costi:
concorrenza da
evasione
Benchè le imposte non siano quindi costi “in sé”,
esse diventano decrementi di ricavi o aggravi di
costi.
Si creano quindi talvolta i presupposti, per alcuni
settori economici, di un'evasione aziendale, in
quanto diretta a ridurre questi "cunei". Qui il settore
tende ad adeguarsi, e chi non lo fa diventa
rapidamente "non competitivo". Solo qui la
"concorrenza sleale" da evasione si riflette sui
prezzi, e quindi sulla competizione economica,
mentre l'evasione delle imposte proprie resta un
fatto personale, con scarsi effetti sulla concorrenza. ”
Richieste di “nero”
Una “convergenza di interessi” in danno del fisco
può verificarsi tra clienti consumatori finali,
lavoratori e imprenditori. I clienti desiderano pagare
molto spesso "in nero" per ottenere sconti, mentre i
lavoratori desiderano essere pagati in nero, per

157 di 704
avere un netto maggiore, e non perdere benefici
sociali legati al reddito.
I c.d. “fuori
busta”ai dipendenti
L'imprenditore, una volta regolarizzata fiscalmente e
contributivamente la paga base, è disposto ad
accedere alle richieste di erogare somme aggiuntive
"in nero", utilizzando a tal fine le somme che i clienti
consumatori finali, in cambio di sconti, pagano in
questo modo. Questa convergenza di interessi,
ancora percorribile in molte realtà paternalistiche
del “piccolo capitalismo familiare”, è un caso tipico
di "evasione aziendale", diretta a ridurre i costi
dell'organizzazione, rendendola più competitiva a
danno del fisco e degli enti previdenziali.
L'alternativa è infatti solo aumentare le
retribuzioni lorde, con un maggior costo
aziendale, spesso proibitivo. E' uno dei motivi per
cui, nelle statistiche dei redditi di lavoro dipendente
dichiarati c'è una frequenza a prima vista anomala di
importi molto modesti.
Esternalizzazione
di lavoro ed
evasione
Ancora più insidiosi sono i comportamenti di
chi,per ridurre i costi, "esternalizza il lavoro",
spingendo i collaboratori a costituire cooperative e
consorzi che non versano contributi sociali né
ritenute fiscali.
Analoga "evasione aziendale" (o meglio
partecipazione a una evasione altrui) riduce i costi di
acquisto delle merci, attraverso le “frodi IVA”
indicate al termine del par. 7.3 o frodi carosello :
esse più precisamente consistono in una
partecipazione a una altrui evasione da riscossione
perché il fornitore non verserà l'IVA detratta
dall'azienda acquirente; quest'ultima diminuisce il
proprio costo e si rende più competitiva. Alcuni dei
comportamenti precedenti, diffusi per settore,

158 di 704
creano al suo interno problemi di competitività
aziendale, per chi non si adegua a queste prassi.
Non utilizzarle comporta infatti aumenti di prezzo
finale ai clienti, che rischiano di mettere l'azienda
fuori mercato.
Evasione dei
redditi propri e
tenore di vita
L'evasione dei redditi propri tipica degli operatori
economici individuali non incide sull'equilibrio
economico di “organizzazioni”, ma su lavoratori
indipendenti, per i quali le imposte non sono “costi
di produzione”, bensì “quote di profitto”;
quest'evasione si ripercuote più sul tenore di vita
dell'operatore economico che sui prezzi (par.4.2
sull'"evasione di sopravvivenza"). vista la stima di
cui al par.4.1 sulla quantità e la composizione
dell'evasione, alla concorrenza sleale da
evasione (a parte i fenomeni settoriali suddetti) è
attribuita importanza esagerata; lo conferma la
sconfitta del piccolo commercio al dettaglio fisso,
con maggiori possibilità di evasione, da parte della
grande distribuzione, più rigida e con maggiori
economie di scala.
L’evasione
“indotta” da chi
non può comparire
Una diversa forma di evasione aziendale si
collega alla necessità di “pagare in nero”
soggetti che effettuano prestazioni utili all’azienda,
ma non possono o non vogliono comparire;
pensiamo al "secondo lavoro”di pubblici dipendenti,
non remunerabile come tale per via dell’esclusività
del rapporto di pubblico impiego, come pure a
concussione e corruzione, dove le tangenti devono
essere “coperte” da giustificativi ricevuti a titolo
diverso (è un altro caso di “evasione aziendale”, in
cui l’organizzazione “paga” per essere
avvantaggiata o “non sfavorita”).

159 di 704
Conferme
dell’evasione come
comportamento
personale
Tutta quest'eterogenea casistica conferma che i
destinatari delle erogazioni corrispondenti
all'evasione aziendale sono altre persone
fisiche, a conferma che qualsiasi "ricchezza
fiscalmente non registrata è in ultima analisi
"personale" sia essa di titolari o dirigenti
dell'azienda (par.3.7) o sue controparti , come
indicato in questo paragrafo.
“Giustificare”, nella contabilità aziendale,
l'evasione d'azienda crea gravi imbarazzi per i
dirigenti coinvolti. Per i quali il problema non è
tanto la violazione tributaria, quanto la manovra
di risorse “fuori bilancio”, coi sospetti di vantaggi
personali, e rischi di essere “scaricati” dalla loro
stessa azienda, se ciò dovesse metterne a
repentaglio il buon nome.
Nessun imbarazzo invece per la scelta dei regimi
giuridici più convenienti su ricchezza registrata, cui
si riferisce l'"evasione interpretativa", di cui ai
prossimi paragrafi.

3.9. Qualificazione giuridica della ricchezza registrata e logiche


dell’interpretazione nella tassazione attraverso le aziende
Autodeterminazione
e attività
interpretativa dei
privati
Oltre che la registrazione di eventi materiali,
l'autotassazione ne richiede anche una
qualificazione giuridico-tributaria. Si intravede anche
qui la dialettica tra "questioni di fatto", attinenti nel
nostro caso alla rappresentazione materiale degli
eventi cui si riferisce la ricchezza, e "questioni di
diritto", relative al loro inquadramento nelle regole e
nei principi sistematici sulla determinazione dei

160 di 704
tributi234. Alla rappresentazione materiale delle
manifestazioni di ricchezza, che è una questione di
fatto235, eventualmente valutativo, ma pur sempre
di fatto, segue l'inquadramento giuridico nelle
regole e nei principi sistematici sulla determinazione
dei tributi (questione di diritto).
Diversità dei
relativi giudizi
Sia nelle questioni di fatto, sia in quelle di diritto
è presente un giudizio, ma con diverso oggetto: il
giudizio di fatto riguarda la realtà materiale, ed
è empirico nel senso di cui al par.5.8; il giudizio di
diritto è logicamente successivo e riguarda la
qualificazione sociale di quello di fatto, in funzione di
disposizioni normative, principi e valori, riguardanti
nel nostro caso la specificazione dei concetti
economici (reddito, consumo, etc.) cui sono
collegate le imposte, come indicato al par.1.8( 236).
Interpretazione e
opinabilità:
rilevanza dei casi
concreti
Anche le questioni di diritto (interpretative)
comportano spesso margini di opinabilità, dipendenti
non tanto dall'incertezza oggettiva delle regole, dei
principi o dei valori, ma dal loro riferimento d'insieme a
un caso. Qualsiasi parola può richiedere un esplicito impegno
interpretativo ed apparire « indeterminata », e al tempo stesso qualsiasi
termine237, avrà un senso (par.4.7) almeno in un caso. Una
interpretazione, sia pure rapidissima e istintiva, c'è quindi
234
E’ una distinzione fondamentale per l’operatività giuridica,
compresa la pratica forense, che sfugge in una formazione
universitaria appiattita sui materiali normativi (come vedremo
al par.4.3) e su cui suggerisco di riflettere in occasione di
questo esame.
235
) Eventualmente un fatto “valutativo”, da esprimere per ordine di grandezza,
come vedremo al par.5.8, ma relativo pur sempre a eventi della realtà.
236
Vedremo al par.5.8 che le questioni di fatto rispondono a una
incertezza conoscitiva su cosa è (probabilmente ) accaduto
(incertezza sull’essere); le questioni “di diritto” riguardano
invece la qualificazione sociale di risultanze in punto di fatto, in
base a regole, principi e valori .

161 di 704
sempre238, persino nei casi più facili; qualsiasi norma di
senso compiuto è almeno in un caso di agevole
applicazione (239); d'altra parte però, nessuna
disposizione legislativa, nessun principio, nessun
valore, sono così chiari da essere sempre e
comunque di agevole applicazione. Ogni parola del
linguaggio comune, sia pure tecnicizzato
giuridicamente, assume invece sfumature diverse a
seconda del contesto (240), in cui le espressioni sono
utilizzate. Bisogna quindi evitare il grossolano
preconcetto secondo cui per usare un termine
occorre averne una definizione idonea a stabilire in
tutti i possibili casi se il concetto ricorre o meno 241. I

237
) Che non sia artatamente elaborato per disorientare l’ascoltatore, come le
supercazzole di cui al par.4.3 (a proposito della scientificità esteriore).
238
) Il brocardo “in claris non fit interpretatio” richiama solo l’interprete a non
sovrapporre il suo ruolo a quello del legislatore , quando il senso delle regole è
chiaro. L’aforisma sottintende un’interpretazione laboriosa, ma
l’interpretazione c’è sempre per definizione.
239
Per “norma di senso compiuto” intendo quella caratterizzata da un filo logico
(cfr. il principio di sensatezza delle scienze sociali al par..4.7).
In alcuni casi concreti, una disposizione astrattamente
"difficile", come quella sulla "diligenza del buon padre di
famiglia", può essere applicabile d'istinto, senza difficoltà di
sorta..
240
L'ispirazione alle scienze fisiche, di cui diremo al par.4.3, ha provocato estenuanti
dispute tra definizioni diverse solo sotto profili limitati. La sensata (nel senso Scarpelliano di
cui al par.4.7) indeterminatezza del linguaggio e il gradualismo delle scienze umane emerge
nell’esempio (di LUZZATI, La vaghezza delle norme Giuffrè, 1990, 6) secondo cui « un chicco
di grano non è un mucchio e neppure due chicchi lo sono; aggiungendo indefinitamente un
chicco dopo l'altro, alla lunga arriva un momento in cui siamo sicuri di trovarci di fronte a un
mucchio, senza però un momento preciso in cui si passa da “alcuni chicchi” a “un mucchio”.
Anche concetti apparentemente ovvi, come “giorno”, “notte” o “essere umano” possono
apparire controversi in situazioni “di confine”; anche l'espressione « bene immobile », ben
determinata se riferita a terreni o palazzi, diviene dubbia se si parla di prefabbricati o di
piattaforme marine per la ricerca petrolifera, e sull’”essere umano” si polemizza discutendo
sull'inizio e la fine della vita (polemiche sull'aborto, tutela degli embrioni,'eutanasia ecc.), ma
tutti concordano che i passanti sono “esseri umani”.
241
) Si cade altrimenti nel paradosso sofista come fai a dire che una cosa è
malvagia se non sai definire cosa sia il male ; il sofisma è riferibile anche a
quelli che ritengono di poter parlare di tributi solo dopo aver elaborato una
“nozione di tributo” valida a includere o escludere dal concetto qualsiasi
possibile fenomeno. Vedremo al par.4.3 i danni cerebrali provocati da questa
tendenza ispirata al perfezionismo formale delle scienze fisico-matematiche.

162 di 704
dubbi interpretativi spaziano quindi, secondo varie
sfumature intermedie, da soluzioni “certamente esatte” a
soluzioni altrettanto “certamente sbagliate”, passando
per soluzioni sbagliate, ma difese da argomenti
apprezzabili, a soluzioni corrette, ma con elementi di
dubbio.
Radici
dell’interpretazione
nella funzione
giurisdizionale:
suo contenuto
L'interpretazione, nata nella funzione giurisdizionale
con riferimento alle regole sostanziali (242), si è
diffusa in tutte le istituzioni giuridiche, anche non
giurisdizionali, dalla sicurezza, alla sanità,
all'ambiente, all'istruzione, fino alla determinazione
dei tributi 243.
L'interprete non può, visto il ruolo che riveste,
legittimare le proprie decisioni con propri ordini di
priorità e scale di valori. Egli deve invece utilizzare
"argomenti interpretativi", cioè riferimenti a fonti
esterne, come la legislazione, la giurisprudenza, altri
"materiali normativi" (244) ed infine principi e valori
da lui presentati come diffusi nella società; in
quest'ambito spaziano le scelte di quella che
potremmo chiamare "discrezionalità interpretativa";
in essa le istituzioni non possono esprimere una loro
preferenza valoriale (un loro potere di indirizzo),
riportandosi a scale di valori che esse affermano
esistenti nella società (245).

242
) Le regole sostanziali sono quelle che indicano i criteri di risoluzione di una
controversia, come indicato ai par.1.3, 2.1, 2.3.
243
) Sulle norme sostanziali tributarie, rilevanti per precisare i concetti
economici indicati al par. 1.8, vedi par.2.3.
244
) Sul concetto par.4.3. All'interno di questi materiali l'interprete
può trovare spunti letterali oppure di logicità, coerenze,
implicazioni concettuali, da cui desumere la solidità
comparativa delle varie ipotesi interpretative ipotizzabili.
245
Pur con questo vincolo, tuttavia, i margini di valutazione
possono essere notevoli

163 di 704
Interpretazione e
istituzioni non
giurisdizionali
Le istituzioni non giurisdizionali, tenute a svolgere
una funzione materiale nei termini di cui al par.1.3,
pur tenendo conto delle argomentazioni
interpretative suddette, devono anche considerare
la funzione pubblica rivestita; nella suddetta
dialettica tra argomenti interpretativi letterali e
sistematici, possono anche inserirsi gli obiettivi
istituzionali di cui le varie organizzazioni pubbliche
possono e devono farsi interpreti, sul piano degli
assetti sociali e politici. Alla suddetta comparazione
degli argomenti interpretativi, tipica della funzione
giurisdizionale, altre possono affiancare margini di
iniziativa su come perseguire l'interesse loro
affidato, il loro compito amministrativo;
l'interpretazione può cioè talvolta intrecciarsi con
valutazioni di opportunità, margini di discrezionalità
su come utilizzare le proprie risorse, di cui diremo al
par.5.10 a proposito della funzione tributaria.
Le varie
declinazioni
dell’interpretazione
funzionale
Il compito non giurisdizionale svolto dalle altre
istituzioni giuridiche apre le porte all'interpretazione
teleologicamente orientata dalla funzione pubblica
svolta, che in questi limiti può definirsi "di parte"; ciò
vale anche, in una misura ancora diversa, per
l'interpretazione dei privati. Anticipiamo dal
prossimo paragrafo che privati ed uffici tributari,
rispetto all'interpretazione della legislazione
tributaria sostanziale, non sono nella stessa
posizione di indipendenza del giudice, ma esposti
anche ad altre esigenze o condizionamenti personali,
aziendali o istituzionali; si pensi al risparmio di
imposta per i privati o al “risultato di servizio”
rilevante ai fini dell'immagine delle istituzioni, come
vedremo al par. 5.3.

164 di 704
L’interpretazione
funzionale alla
determinazione
della ricchezza
Prima di vedere, al prossimo paragrafo, in quale
misura ciò influenzi l'interpretazione, rispetto a
quella del giudice, dobbiamo riferire l'interpretazione
alla determinazione dei tributi. Tale determinazione
passa attraverso quella delle manifestazioni di
ricchezza cui le imposte si riferiscono; questa
funzione sussiste anche quando l'interpretazione
riguarda termini civilistici, sempre più frequenti nella
documentazione aziendale, come “vendita”,
«mutuo», «proprietà», «socio», diritto reale,
«locazione»,”risarcimento del danno”, ecc246..
Rapporti e concetti del diritto civile o di altri settori
giuridici (anche di diritto dei poteri pubblici247),
regolati ai fini contrattuali “inter partes”, diventano
strumenti per precisare i concetti economici rilevanti
ai fini della determinazione tributaristica della
ricchezza (248).
Permanenza dei
limiti
dell’interprete

246
Si pensi agli accordi contrattuali di ogni genere, ai bilanci
aziendali, ai concetti del diritto amministrativo generale, delle
sovvenzioni pubbliche, delle disposizioni regolatorie, in materia
di comunicazioni, trasporti, energia, sanità, istruzione,
commercio internazionale e via enumerando. Gli atti di
autonomia contrattuale diventano quindi "materiali da
costruzione" per determinare il tributo, secondo la digressione
degli atti in fatti, teorizzata da Massimo Severo Giannini nel Manuale
di diritto amministrativo, Giuffrè 1970, I, pag.521, con esempi di diritto
tributario a pag.522, corrispondenti a quelli svolti in questa sede.
247
Quanto precede vale, ripetiamo, non solo per i
termini civilistici, ma per tutti i termini estratti da
altri contesti giuridico-economici e collocati nella
legislazione tributaria.
248
Da elementi di autonomia negoziale, cioè “atti di volontà”,
diventano elementi di una fattispecie economica rilevante, per
il diritto tributario, ai fini della determinazione della ricchezza e
quindi delle imposte.

165 di 704
contro tassazioni in
via ermeneutica
Il significato civilistico dei termini resta rilevante
anche ai fini della determinazione dei tributi, ma non
è determinante e deve essere ri-contestualizzato 249.
Siamo pur sempre di fronte a una interpretazione
"giuridica", perché anche la determinazione dei
tributi è tale, ma avviene in funzione della
specificazione dei concetti economici indicati sopra,
in conformità della "ratio" dei rispettivi tributi250.
Questo riposizionamento dei concetti in una diversa
funzione di determinazione di concetti economici,
rispetto ai contesti di provenienza, deve ovviamente
mantenersi nei margini di valutazione dell'interprete
(251), senza estemporanee tassazioni in via
interpretativa 252.
Margini per
l’interpretazione
analogica

249
Cambiando contesto, le espressioni possono cambiare
significato, anche se quello di provenienza è sempre un utile
punto di riferimento. Vanno pertanto contestualizzate a questi
fini le affermazioni della dottrina e la giurisprudenza civilistica,
o comunque extratributaria, che originariamente, nella loro
sede propria, si pongono sotto profili del tutto diversi da quelli
della determinazione della ricchezza ai fini tributari.
250
) Denominata decenni or sono “interpretazione funzionale”, anche se tutta
l’interpretazione è a ben vedere “funzionale”. Non si tratta di eccezioni o
di particolarità del diritto tributario, ma semplicemente del
principio generale del diritto, e della logica del discorso,
secondo cui il diverso contesto d'uso influenza l’interpretazione
dei termini linguistici.
251
Che non si dilatano certo per le possibilità di
interpretazione "di parte" descritte al prossimo
paragrafo.
252
) Se ad esempio appare chiaro che il legislatore ha inteso escludere certi
fenomeni dalla tassazione per la difficoltà di determinarli in modo sistematico e
univoco, la contingente disponibilità di informazioni, in un singolo caso, non ne
giustifica una tassazione; la scelta legislativa è infatti quella di “non tassare
nessuno”, e non deve essere scavalcata, anche quando in concreto mancano le
difficoltà che giustificano la scelta legislativa.

166 di 704
Quanto precede sdrammatizza la questione
dell'interpretazione analogica, categoria generale
necessaria quando esistono «lacune», cioè è
impossibile «risolvere una controversia facendo
riferimento a una specifica disposizione di legge»
(art. 12 preleggi). Quando si tratta di «norme
impositrici», sull’imponibilità o meno di un certo
fenomeno, l’intassabilità è automatica, senza
possibilità delle suddette integrazioni
economicistico-funzionali; queste ultime servono
infatti casomai ad "evitare la lacuna", non a colmarla
una volta esistente. Se una certa manifestazione di
ricchezza non è tassata, non esiste alcuna lacuna da
colmare sul piano giuridico, in quanto la questione è
già risolta per la non tassabilità253.
Quando invece qualcosa è tassato, ma ci sono
lacune sulle modalità della tassazione, come pure
sulle relative procedure, l’analogia non trova
ostacoli di sorta, sempre secondo i principi generali
del diritto, cui la determinazione dei tributi e della
ricchezza non pongono ostacoli.

3.10. Segue: inquadramento giuridico in funzione della


convenienza tributaria, “evasione interpretativa ed
elusione” come comportamenti aziendali e “diversivi
istituzionali” (rinvio)
Autotassazione e
interpretazione dei
contribuenti
E' del tutto normale che i contribuenti, chiamati
ad inquadrare giuridicamente la ricchezza,
come indicato al paragrafo precedente,
propendano per l'interpretazione meno
onerosa. Non solo la convenienza tributaria
I principi generali sull’analogia sono quindi sufficienti ad
253

escludere la sua utilizzabilità per tassare fenomeni che non lo


sono

167 di 704
influenza la qualificazione giuridica a posteriori
della ricchezza, ma induce a costruire ex ante le
proprie pattuizioni negoziali anche in funzione
dei regimi giuridici applicabili254.
Errori
interpretativi
Qualche volta il regime giuridico applicato dal
contribuente viene contestato dagli uffici tributari
anche quando nel suo complesso è sostanzialmente
innocuo, per via delle "simmetrie" indicate al
par.3.12 , per cui sostanzialmente l'onere fiscale non
cambia255; anche per questo, nella sostanziale
indifferenza dell'onere tributario, nelle aziende può
aversi disattenzione e trascuratezza per questioni
viste come irrilevanti; tuttavia vedremo al par.5.18
alcuni esempi di queste contestazioni inutili, anche
se spesso pesanti, indicando i motivi di
rendicontazione statistica cui esse sono ispirate.
Confronti
interpretativi a
ragion veduta
Quando esiste una differenza di sostanza nel regime
fiscale, anche qui considerato in tutti i suoi aspetti
soggettivi e temporali256, l'inquadramento giuridico è
adottato a ragion veduta; spesso sono effettuati

254
) Si pone cioè in essere un certo tipo di contratto, anziché un altro, o una
certa modalità o tempistica della sua realizzazione, anche in funzione di
determinati regimi giuridico-tributari. Si tratta di un comportamento
previsionale comune a tutti i settori del diritto, e che in una certa misura
riguarda tutte le clausole contrattuali, le pattuizioni societarie, gli accordi di
fornitura, etc..
255
) In quanto, per via delle “simmetrie” indicate al par.3.12, al minore
imponibile di un’entità fiscale se ne accompagna uno maggiore per un’altra,
con una sostanziale compensazione di vantaggi e svantaggi fiscali, com’è
normale avvenga nelle operazioni intermedie tra operatori economici, a parità
di aliquote d’imposta. La convenienza tributaria sussiste invece quando c’è
asimmetria di aliquote, presupposto per gli arbitraggi di cui al suddetto
par.3.12.
256
) Valutando cioè l’onere tributario su tutti i vari soggetti coinvolti, e in tutte
le varie fasi temporali che si sono susseguite o potranno aversi in futuro, come
indicato al par.3.12.

168 di 704
appositi studi, in cui si confrontano le diverse
interpretazioni, letterali e sistematiche, ipotizzabili
sul punto, come pure i profili di vantaggio o
penalizzazione tributaria, che spesso coesistono e
ciascuna soluzione si porta dietro. In senso ampio si
tratta di pianificazioni tributarie, quale che sia il
relativo risultato, cioè anche quando lo studio porta
a seguire il regime tributario più oneroso. dove
l'organizzazione aziendale si chiede, in anticipo,
quale sia In entrambi i casi suddetti funzione di un
inquadramento giuridico-tributario più conveniente.
Corretta
rappresentazione
della realtà
materiale
L'elemento comune a tutte le ipotesi suddette è la
fedele rappresentazione della realtà materiale o
economica, anche quando posta in essere, come
indicato sopra, con un obiettivo di convenienza
tributaria257.
Un comportamento
legittimo in
generale
La ricerca del più conveniente inquadramento
normativo dei propri comportamenti passati, o di
quelli futuri, ancora da compiere, è del resto
legittimo per tutti, a partire dalle persone fisiche che
pianificano la destinazione del proprio patrimonio,
per se stessi, per i discendenti o per una qualche
nobile causa, ideologica o religiosa.
E doveroso per i
funzionari
aziendali
Per i dirigenti e funzionari aziendali si tratta di
comportamenti addirittura doverosi; mentre
nascondere ricchezza al fisco viola la trasparenza
aziendale, generando i sospetti di cui al par.3.7-3.8,
cercare la qualificazione giuridica più opportuna,
257
) Costruendo cioè il fatto materiale, di cui ai fini tributari fanno parte anche
gli accordi civilistici, in funzione dell’inquadramento giuridico che si riteneva
in questo modo applicabile.

169 di 704
considerando anche l'onere tributario, esprime
fedeltà all'organizzazioneed efficienza.
Correttezza delle
contestazioni
interpretative
Benchè questi comportamenti non comportino
alcuna rappresentazione alterata delle realtà
materiali e economiche sottostanti, e siano per
questo meno insidiosi della ricchezza non registrata,
è doveroso per gli uffici tributari contestarli; è quindi
del tutto legittimo, come avviene in tutti i paesi
esteri, che gli uffici tributari richiedano maggiori
imposte, ed eventualmente sanzioni (258).
eccessiva
attenzione rispetto
alla ricchezza non
registrata

Il problema è casomai che le contestazioni


interpretative sono usate per "fare risultato di
servizio", da mostrare ad una pubblica opinione nelle
condizioni di cui al capitolo 4, cioè senza una
spiegazione d'insieme sulla determinazione dei
tributi. I dati sull'evasione ( par. 4.1), nonché il
comune buonsenso, organizzato nelle riflessioni
svolte sopra, indicano che il problema della
determinazione dei tributi in Italia non è
l'inquadramento giuridico della ricchezza
registrata, ma quella non dichiarata in quanto
occultata.
Contestazioni
interpretative come
diversivo
Siccome però la ricchezza non registrata è difficile
e imbarazzante da valutare, le contestazioni
interpretative diventano un facile diversivo per
un risultato di servizio di “maggiore imposta
accertata”. Si dimentica che questa maggiore
imposta accertata non deriva da ricchezza non
registrata, scoperta da quelli che la stampa continua
258
) Anche se sulle sanzioni connesse a questioni interpretative

170 di 704
a chiamare gli 007 del fisco, né da funzionari che più
banalmente stimano per ordine di grandezza ricavi
di piccoli commercianti o artigiani. Le contestazioni
interpretative, facili proprio in quanto su realtà
visibili, fanno quindi passare in secondo piano il
problema vero, cioè la ricchezza non registrata.
Queste convenienze accertative derivano anche
dalla riportabilità alla legge di queste violazioni, che
consentono di non esporsi in controverse valutazioni
per ordine di grandezza (par.5.9).
Le esagerazioni
Questa convenienza finisce per condurre a forzature
interpretative, in un'attività che , già di suo, come
quella dei contribuenti, è al massimo imparziale, ma
non indipendente; se l'interpretazione di parte dei
contribuenti (par.3.9) vede con simpatia il risparmio
di imposta, quella degli uffici tende a massimizzare
il risultato di servizio e quindi l'immagine
istituzionale di cui al par. 5.3.. E' quindi
abbastanza normale, senza una spiegazione di
insieme della determinazione dei tributi, che i
margini di discrezionalità interpretativa siano
utilizzati dagli uffici tributari in modo fiscalistico, cioè
con misto di formalismo, di pignoleria e di
tendenziosità, dirette ad aggravare il regime
tributario rispetto a quello ragionevole rispetto ad
interpretazioni logico-sistematiche259.
La componente
interpretativa
dell’elusione

259
Per questo ci si accanisce anche sui suddetti meri
errori che non comportano alcuna convenienza
tributaria, né perdita di gettito erariale, perché il
pagamento delle imposte è stato addirittura
anticipato, come vedremo al par. 7.12 per le
questioni di imputazione a periodo, oppure perché
l'onere tributario è ricaduto su altri, secondo le
simmetrie indicate al 3.12.

171 di 704
Tra queste contestazioni interpretative, di puro
diritto, spiccano quelle sull’“elusione fiscale”, dove
le regole sono rispettate nella forma, ma ne è
violato lo spirito; l'elusione rientra nella figura
generale della frode alla legge o dell’abuso del
diritto, espressioni che in questa sede possiamo
considerare analoghe; sotto entrambi i punti di vista
viene rispettata la lettera della legge, ma si usano
scappatoie giuridiche, contrarie al suo spirito,
che quindi ne vanificano la portata. E' abbastanza
chiara, in questo caso, la già rilevata costruzione
della realtà materiale, civilistica ed economica in
funzione del vantaggio tributario che si vuole
acquisire260. L’etimologia dell’elusione (da "ludus"-
gioco) è proprio quella di “prendersi gioco” dello
spirito del sistema. Con l'elusione il contribuente
"abusa del diritto” , indicato all'inizio del
paragrafo, di organizzare i propri affari anche
scegliendo le soluzioni tributariamente più
convenienti tra quelle disponibili .
Dalla
pianificazione
fiscale all’elusione
La scelta del regime fiscale più conveniente, in linea
di principio pienamente legittima, degenera
in elusione quando tradisce lo “spirito del sistema”,
spesso profittando delle simmetrie e delle
correlazioni tra regimi fiscali, di soggetti diversi, e di
periodi diversi, che
caratterizzano la tassazione attraverso le aziende.
il fantomatico
dovere di pagare
sempre più imposte
Nella confusione generale, indotta dalla mancanza di
spiegazioni di insieme della determinazione dei
tributi, anche le contestazioni antielusive sono usate
260
) Come abbiamo indicato all’inizio del paragrafo, nell’elusione il “fatto”
viene costruito in un certo modo in funzione di un regime giuridico che si vuole
rendergli applicabile. Questo sarebbe del tutto normale, se non fosse che il
vantaggio fiscale ottenuto è indebito sul piano sistematico.

172 di 704
come diversivo, al pari delle contestazioni
interpretative cui in generale appartengono;
vedremo ai par.5.17 ss. in quale misura gli uffici
tendano a fare risultato di servizio sulle
contestazioni interpretative alle aziende, con
largo uso di contestazioni di elusività. Dopo alcune
sentenze della cassazione del 2008, le operazioni
elusive sono oggi rapidamente diminuite, se non
scomparse; tuttavia gli uffici cercano di contestare
elusioni anche dove ci sono, per i motivi suddetti, e
mentre l'evasione dilaga; si arriva alle forzature
interpretative come quella sopra indicata, secondo
cui sarebbero abusive tutte le soluzioni che non
comportano in concreto il maggior carico tributario
possibile.
L’equivoco
dell’artificiosità
giuridica
Nelle aziende si è anche sparso un clima di grande
incertezza del diritto, anche per operazioni
pienamente conformi alla logica dei rispettivi
sottosistemi tributari. Le contestazioni del fisco,
tendenti a considerare elusivi comportamenti
assolutamente "di sistema", giocano spesso sul
concetto di artificiosità, che suona affine a quello di
"falsità". Nell'elusione invece l'artificio è
"giuridico", senza la falsità materiale o ideologica
spesso accompagnata al concetto di artificiosità.
L’equivoco delle
ragioni
economiche
Le contestazioni antielusive stanno diventando uno
specchio di quella gigantesca perdita di tempo in cui
si è trasformata, per la mancanza di spiegazioni
d'insieme261, la funzione tributaria. Ormai si fanno
strada contestazioni grossolane, ispirate allo
stravagante presupposto secondo cui il
contribuente dovrebbe scegliere sempre il regime

261
) Su cui ampiamente capitolo 4.

173 di 704
tributario più oneroso, a meno di avere validi
motivi per sceglierne uno più conveniente. Questi
motivi sarebbero le «valide ragioni economiche» ,
a rigore una esimente, introdotta come ulteriore
salvaguardia per il contribuente; essa viene invece
grossolanamente inserita in improvvisate scorciatoie
argomentative dove diventa elusivo tutto quello che
dà l’impressione di non avere valide ragioni
economiche alle spalle; la contestazione può essere
volgarizzata in un fantomatico obbligo di
assoggettarsi sempre al trattamento tributario più
oneroso, salvo disporre di una valida ragione
economica per usarne uno più conveniente 262.
Legittimità dell’uso
di regimi fiscali
diversi
Nessuna violazione dello spirito del sistema è invece
configurabile per la scelta delle possibilità strutturali
e fisiologiche offerte dalla legislazione, tutte
collocate su un
piano di pari dignità sistematica, come strumenti
di determinazione dei tributi attraverso la ricchezza.
Ad esempio, se la legge vuole che un bene venga
detenuto per un certo periodo di tempo per
maturare un regime fiscale vantaggioso, venderlo un
attimo dopo, anche se è stato fatto per motivi fiscali,
non aggira la “ratio legis”, ma la rispetta sia nella
forma sia nella sostanza.
riferimento
dell’elusione ai
principi

262
Quest'esagerata, e irragionevole, importanza delle ragioni
economiche, comporta divagazioni anche da parte dei
contribuenti che invece di impostare il discorso sulla legittimità
sistematica, che presuppone una certa capacità di
ragionamento sulla determinazione dei tributi, divagano sulle
ragioni economiche. Queste ultime sono anche l'ultimo appiglio
per difendere comportamenti oggettivamente contrari alla
logica del sistema.

174 di 704
Si elude quindi un principio del sistema, non
nessariamente espresso da specifiche disposizioni,
più che una singola disposizione legislativa.
L'elusività va poi stabilita considerando gli impatti
su altri periodi di imposta e su altri contribuenti, che
possono controbilanciare, e ricondurre a sistema,
secondo i principi di continuità e simmetria di cui al
par.3.12, quello che sembrerebbe un vantaggio
fiscale, se considerato isolatamente (ed è invece
controbilanciato da corrispondenti oneri tributari,
passati o futuri).
Necessità di
valutazione
comparativa
Per decidere se la pianificazione tributaria sia lecita,
ovvero contraria alla logica del sistema (che viene
"aggirato") occorre una attenta valutazione
comparativa dei principi di settore; cioè del modo
in cui un segmento della determinazione dei tributi
contempera precisione, semplicità, cautela fiscale,
certezza dei rapporti, e tutti gli altri profili indicati al
par.1.2.
Di “ratio legis” può parlarsi solo in quanto ci sia una
“ratio”; quest’ultima consiste nella determinazione
della ricchezza, con tutti i compromessi che essa
comporta, tra precisione, semplicità, cautela fiscale,
certezza, continuità, effettività, e vari altri valori
ancora autonomi dal “gettito”. Le disposizioni
generali antielusive, come quella esistente in
Italia263, richiedono quindi una grande sensibilità,
visione d'insieme, e padronanza nell’estrarre
principi di determinazione della ricchezza; a questo
scopo occorre valorizzare lo spirito di ad alcuni
microsistemi, come il coordinamento impositivo
società soci (par.7.17), la neutralità delle societarie

263
) Si trattava dell’articolo 37 bis del decreto sull’accertamento delle imposte
sui redditi, poi riformulato e collocato nello statuto del contribuente.

175 di 704
(par.7.20), la continuità dei valori fiscali (par.7.13)
etc.
Norme con finalità
antielusive e loro
disapplicazione
Tutti i paesi usano, accanto a queste clausole
antielusive, ordinarie disposizioni di diritto tributario
sostanziale (par.2.3) con finalità antielusive sulla
determinazione della ricchezza264. Si tratta di
disposizioni ordinarie, che potrebbero scattare anche
in casi in cui manca qualsiasi sospetto di elusività. In
questo caso il contribuente può chiedere la
disapplicazione di disposizioni con finalità
antielusiva, provando che nel caso di specie non ne
sussiste la “ratio”; è una disposizione “di simmetria”
in cui è il contribuente a far valere lo spirito di una
disposizione contro il suo tenore letterale.

3.11. Ricchezza non registrata, contestazioni


interpretative e “monitoraggio fiscale” nei rapporti
internazionali

Territorialità dei
controlli
La matrice amministrativa del diritto tributario
spiega la difficoltà di effettuare all'estero i controlli
tributari265, come vedremo anche al par.5.6266. In un
contesto economico globalizzato è difficile far
seguire alla liberalizzazione degli scambi anche una
264
) Si pensi alle disposizioni sul coordinamento tra tassazione di soci e società
(par.7.17), sulla deduzione degli interessi passivi (par.7.10), oppure limitatrici
del riporto delle perdite in caso di fusione o altre operatorio straordinarie
(par.7.20).
265
) Essi sono infatti espressioni di pubblico potere, tendenzialmente esclusivo
all’interno del territorio di uno stato.
266
) In tale sede vedremo anche la possibilità materiale di svolgere all’estero
indagini senza esercizio di poteri autoritativi.

176 di 704
analoga circolazione internazionale dei
controlli. Ripetiamo infatti che questi ultimi non
sono attività economiche, ma espressioni di un
pubblico potere, collegato al territorio, e sostituito
da quello di un altro stato non appena si varca il
confine.

L’estero come
rifugio delle
somme evase
L'estero è quindi, da sempre, un luogo di rifugio
rispetto ai poteri autoritativi degli stati, anche in
materia tributaria, il che non è collegato all'uso di
"paradisi fiscali" , ma alla normale tendenza degli
stati a proteggere chi sfugge a pubblici poteri che
non siano i loro267.
In questa prima accezione l'“evasione" diventa
internazionale” anche se commessa in Italia,
portando però successivamente all'estero la
ricchezza non registrata, non immediatamente
consumata e quindi materialmente depositata in
uno stato diverso; lo scopo è sottrarla al paese dove
si svolge l’attività del titolare, e che avrebbe titolo
per tassarlo268; si tratta semplicemente di una “base
estera” per la detenzione di capitali costituiti con
redditi evasi. E' ingenua e folcloristica, insomma,
l'immagine dell'evasore fiscale italiano che "porta
all'estero", magari nel doppio fondo del bagagliaio
della macchina, valigette di banconote (269). Il
lavoratore indipendente o il titolare di piccole
organizzazioni (par.3.13 e 4.2) che nascondono
267
Il trasferimento all’estero della ricchezza evasa in un altro paese è gradito al
paese in cui viene trasferita. Quest’ultimo ha i poteri, ma non ha subìto
l’evasione, mentre il paese che l’ha subita non ha i poteri per inseguire
all’estero i propri contribuenti. Sullo sfondo di questa “non collaborazione
fiscale tra stati”, si innestano gli accordi per l’assistenza in materia tributaria.
268
) Mentre nessun paese tasserà mai come reddito somme evase a carico di un
altro paese.
269
come ancora sensazionalisticamente mostrano i servizi di
tanti talk show.

177 di 704
incassi al consumo finale270, di solito spendono le
relative risorse per un tenore di vita agiato (271), ma
non le portano in Svizzera con la valigetta.
Titolari di fondi
esteri
I detentori di capitali esteri sono ormai gli eredi del
capitalismo familiare di 40/50 anni fa272 , nonché i
beneficiari delle "evasioni effettuate attraverso le
aziende", nei modi indicati al termine di questo
paragrafo e al par.3.7, dove la ricchezza "si forma
all'estero" in contropartita di costi dedotti in Italia,
per somme inviate all'estero secondo i canali
bancari, a fronte di fatture apparentemente regolari.
L’equivoco del
monitoraggio
fiscale
Su questo sfondo si colloca l'equivoco del c.d.
“monitoraggio fiscale”, riguardante l'evasione
fiscale "del frutto" mentre l'evasione internazionale
sopra descritta riguarda il capitale investito, a sua
volta derivante da redditi evasi. Con l'abbandono
delle restrizioni valutarie con l'estero in nome
della libertà europea di circolazione dei capitali,
si temeva che i titolari di patrimoni finanziari li
trasferissero in paesi che non ne tassavano i
frutti, e quindi si obbligarono i titolari sotto pena
di pesanti e pasticciate sanzioni, ad evidenziare gli
investimenti patrimoniali esteri, in modo da
contrastare l'evasione dei redditi finanziari. Questo
adempimento è però diventato presto un
confusionario simbolo di lotta all'evasione fiscale
internazionale "del capitale", per la quale
servirebbero indagini bancarie estere (par.5.16),
oggi possibili solo con richieste nominative ai paesi

270
) Numericamente sono costoro che alimentano le statistiche della
ricchezza non registrata, come vedremo al par.4.1.
271
) Paragrafo 4.2 sul concetto di “evasione di (agiata) sopravvivenza”.
272
Quando "i padroni" temevano l'avvento di imprecisati
"comunisti" (nessuno è profeta in patria).

178 di 704
stranieri (273). Il successo di possibili scambi
automatici di informazioni tra fisco italiano e
banche estere, su un modello introdotto negli USA274,
è ancora tutto da verificare; al paragrafo 5.20,
dedicato ai "condoni" esamineremo i vari scudi
fiscali e misure analoghe in proposito.

Addebiti di società
estere che creano
costi deducibilii
Qui parliamo invece di evasione "internazionale" nei
suoi risvolti di ricchezza non registrata applicata alla
fiscalità aziendale. La ricchezza "tolta da sopra" o
"da sotto" si avvale qui di controparti estere; si
usano cioè società estere per addebitare costi
deducibili, o per attrarre ricavi altrimenti imponibili,
distraendoli dallo stato dove sono
economicamente generati. In questo caso la
ricchezza non viene "portata all'estero" dopo
l'evasione, ma si forma direttamente all'estero
quando viene evasa, a fronte di costi fittizi o
gonfiati. Il caso principale riguarda varie forme di
interposizione di società estere, di diritto o di fatto
riconducibili al titolare dell’azienda italiana
controparte, sulle quali canalizzare parte dei profitti.
controparti estere
falsamente
indipendenti
Le controparti estere sono infatti tendenzialmente
fuori dalla sfera delle indagini tributarie del fisco
italiano; quest'ultimo ha intuitive difficoltà nel
valutare se il fornitore estero ha una consistenza
patrimoniale adeguata, ed è l'effettivo produttore
dei beni o dei servizi acquistati, ovvero aumenta i
corrispettivi in modo da retrocederne una parte ai
titolari dell'azienda acquirente275. Lo stesso può
verificarsi, con una società estera facente
273
Ovviamente impraticabili su larga scala.
274
) C.d. “FATCA”, dove chiunque apra un conto bancario deve dichiarare se
sia o meno cittadino americano.

179 di 704
economicamente capo, sempre di nascosto,
all'imprenditore, per la sottofatturazione delle
vendite276. Solo quando il rapporto intragruppo è
palese scattano i controlli sul "valore normale", di
cui al par. 7.19277.
Le operazioni con controparti formalmente
indipendenti sono fronteggiabili solo presumendo
l'interposizione con indagini personalizzate e di
buonsenso, che però sono imbarazzanti, come
indicato al par. 3.7.
I costi black list
E' stata tentata una azione di contrasto in via
legislativa, attraverso l'art. 110 del tuir, secondo cui
i costi verso fornitori residenti in paesi a bassa
fiscalità sono deducibili a
condizioni più rigorose. Questa disposizione
“antievasiva” presuppone sia il suddetto rischio di
“ristorni in nero”, rafforzando però anche il controllo
dei rapporti infragruppo;
la disposizione richiede una attenta analisi del ruolo
economico-tributario dell’entità estera, che
potrebbe essere stata interposta dal fornitore
effettivo ad un acquirente che le è totalmente
estraneo, come vedremo anche al par. 7.19278.

275
) E’ il fenomeno della fittizia sovrafatturazione degli acquisti, che in genere
si tende ad effettuare con società estere facenti capo, nell’ombra, al titolare
dell’azienda italiana acquirente. Si pensi alla costituzione, tramite
fiduciari del titolare della società italiana, di una società
estera con cui tratteranno i fornitori esteri, dalla quale
acquisterà l'azienda italiana. Le somme accumulate nella
società estera interposta sono poi a disposizione del titolare o
di chi per lui.
276
) Questa sarebbero sottofatturate rispetto al prezzo concordato con
l’acquirente finale, che riceverebbe fattura dalla società estera interposta.
277
In tale sede tratteremo anche altre questioni interpretative
come esterovestizione, stabili organizzazioni c.d. “occulte” e
altre contestazioni valutative o interpretative senza
rappresentazioni fattuali alterate.
278
) Dove parleremo, come già indicato, del c.d. “transfer pricing” infragruppo.

180 di 704
delocalizzazioni di
funzioni ad alta
redditività
C’è però anche una versione internazionale
dell’“evasione interpretativa”, effettuata
"delocalizzando" , in paesi a bassa pressione
fiscale, funzioni aziendali ad alto valore aggiunto;
in questo modo la relativa tassazione si sposta
nelle nazioni di residenza279.

3.12. Riepilogo: ricchezza non registrata e contestazioni


interpretative nelle simmetrie della tassazione attraverso
le aziende
Indizi di evasione,
anche nelle piccole
organizzazioni
Le modalità di evasione, indicate ai paragrafi
precedenti, presentano notevoli variazioni sul tema;
la più semplice è la mancata registrazione dei ricavi,
facile per i lavoratori indipendenti al consumo finale
e di cui diremo ampiamente ai paragrafi 3.13-3.15. Il
lavoratore indipendente tenderà a occultare anche i
costi, in modo che essi non siano indizi dei ricavi non
registrati, evitando incoerenti registrazioni di merci
di cui non si vedono utilizzi diversi dal
conseguimento di ricavi 280.Le esigenze di controllo
interno di organizzazioni pluripersonali, anche
piccole, rendono difficile questa coerenza
nell'occultamento dei ricavi e dei costi, col rischio

279
) Quote di valore aggiunto vengono quindi sottratte all’imposizione tributaria
italiana, e spostate in quella estera.
280
) Il pasticcere, tanto per riprendere un esempio che utilizzo spesso (vedi il
post Nulla contro i pasticceri, sono solo l’esempio migliore in
www.giustiziafiscale.com ) acquisterà materie prime come privato, magari al
supermercato, per produrre pasticcini da vendere “in nero” (par.3.13 -3.14). Se
invece la farina e lo zucchero fossero acquistati “in bianco” qualsiasi
verificatore potrebbe presumere un proporzionale importo di merci prodotte e
vendute, come vedremo al par.5.13 sulle percentuali di ricarico e le presunzioni
basate sulla resa delle materie prime.

181 di 704
che l'eccesso dei secondi faccia presumere
l'occultamento parziale dei primi281.
Squilibri indotti da
costi non gravati di
IVA (personale,
interessi etc.)
Il bilanciamento tra elementi positivi e negativi di
reddito porta ad un aggravio di IVA, in quanto alcuni
costi non sono accompagnati da IVA detraibile, come
salari, interessi, locazioni passive verso privati.
Questo spinge a cercare l'equilbirio evidenziando
soprattutto ricavi verso altri operatori economici282,
business to business, dove la controparte
recupera (detrae) l'IVA che sarebbe invece un costo
secco per i clienti consumatori finali283.
evasione da costi
in presenza di
ricavi registrati
All'interno della filiera produttiva e distributiva, cioè
tra operatori economici, oppure quando l'acquirente
finale (ad esempio ente pubblico) pretende la
regolarità fiscale del pagamento284, l'evasione è
281
In questa misura ha senso l'aforisma secondo cui "le tasse
si pagano sui costi", nel senso che i costi impossibili da
nascondere (compensi agli addetti, locazioni, utenze, materie
prime visibili) obbligano a una qualche minima coerenza tra
ricavi e costi.
282
) Nel caso di clienti consumatori finali l’IVA crea infatti il “cuneo fiscale” ,
indicato al par.3.8, tra costo del cliente e ricavo del fornitore.
283
) Vedremo infatti al par.5.13 che lo squilibrio tra ricavi verso
consumatori finali e operatori economici , rispetto alla normale
distribuzione dei clienti, è un indice di ricchezza non registrata
verso i primi. E’ accaduto persino che fossero state registrate “ai soli fini
IVA” fatture fittizie, che poi venivano stornate ai fini del bilancio; veniva così
azzerato il debito ai fini iva, mentre l’equilibrio ricavi-costi era garantito, anche
senza queste fatture, da costi “fuori IVA”, come appunto lavoro dipendente,
interessi passivi, locazioni da privati etc.. Altri indizi di ricavi non
registrati consistono in un inverosimile prevalenza di ricavi
incassati con moneta elettronica o assegni, in contesti in cui
circola abitualmente il contante.
284
) Costringendo così il suo fornitore a registrare il corrispondente ricavo,
incassando “in bianco”, e ad esempio emettendo fattura. Una volta emessa la
fattura, può anche accadere che il fornitore non la registri, ma occorre molta

182 di 704
diversa dal semplice occultamento delle operazioni
attive; chi dichiara integralmente i ricavi può
evadere solo sui costi e quindi non solo pretenderà
la documentazione dei costi effettivi285, ma cercherà
costi fittizi,. Una volta che i ricavi siano registrati
l'espediente più diffuso è quindi la registrazione di
costi fittizi, o con corrispettivo esagerato, e in parte
retrocesso al soggetto che, in apparenza, lo paga.

Evasione e senza
sottrazione di
risorse all’azienda
Le mancate registrazioni di ricavi, i costi fittizi,
persino l'attribuzione all'azienda di spese personali286
comportano la sottrazione di risorse finanziarie a
beneficio dell'imprenditore o dei soci287.
L’evasione come
arbitraggio
In molti dei casi suddetti si crea un "arbitraggio" nel
senso ampio di asimmetria tra 1) ricavi occultati e
costi dedotti oppure 2 ) costi fittizi dedotti a fronte di
ricavi registrati. E' un arbitraggio anche la deduzione
da ricavi imprenditoriali, o professionali, di spese
personali che con essi non hanno a che fare (costi
"non inerenti" par.7.9). Non è invece un arbitraggio
l'occultamento di ricavi senza costi, oppure il
proporzionale occultamento di ricavi e di costi,
entrambi descritti sopra.
Contestazioni
interpretative e
arbitraggi

spregiudicatezza per avventurarsi in questi comportamenti.


285
Se infatti quest'operatore economico sostiene un "costo
nero", senza documentazione di supporto, registrando invece
interamente i relativi ricavi, si espone alla tassazione di
ricchezza non effettivamente realizzata.
286
) Non inerenti , estranee all’attività imprenditoriale, e quindi non deducibili,
come vedremo al par.7.9.
287
) Oppure dei terzi “impossibilitati a comparire”, che hanno facilitato
l’azienda nei modi , spesso illeciti (corruzione), indicati al par.3.8.

183 di 704
Ritroviamo gli arbitraggi anche per molte evasioni
fiscali di carattere "interpretativo", come definite al
par.3.9. l'applicazione dirette cioè all'applicazione di
disposizioni cioè per fruizione di regimi giuridici
Queste sottrazioni di risorse (288)mancano invece per
le violazioni interpretative, in cui non si nasconde
una realtà occulta, manipolando invece la realtà
effettiva in funzione di convenienza tributaria. Si
abbatte ad esempio il carico tributario con le
operazioni asimmetriche (arbitraggi) di cui al
par.7.10, in cui si riesce a dedurre costi effettivi a
fronte di ricavi anch'essi effettivi, ma fiscalmente
esenti, o al limite soggetti ad aliquota inferiore. Lo
stesso per i "prezzi di trasferimento di cui al
par.7.19, per la tassazione forfettaria o agevolata di
determinati ricavi, per le asimmetrie connesse al
coordinamento impositivo tra società e soci
(par.7.17). In tutti questi casi la contropartita
patrimoniale dell'evasione interpretativa resta in
azienda e spesso emerge in anni successivi oppure
in capo a soggetti diversi.
Simmetrie tra
tempi e
contribuenti diversi
Per rendersene conto basta tener presenti le
correlazioni tra contribuenti diversi, come
fornitori e clienti, nonché tra periodi di imposta
diversi; sono coerenze economiche importanti a fini
interpretativi, che ritroveremo in molti paragrafi
della seconda parte del testo 289 ; non si tratta di
Dette anche "fondi neri" quando le risorse restano nella
288

disponibilità dell'azienda per operazioni "sotto copertura" a


partire dalle corruzioni e assimilate.
289
) Si vedano i paragrafi. 7.9, 7.12, 7.13, 7.17, 7.19, 7.20 , sul
regime dei beni di impresa, le sue continuità e
discontinuità, il coordinamento tra tassazione di
società e soci,la neutralità dell’IVA rispetto al
consumo, l’imputazione a periodo, gli aspetti fiscali
delle valutazioni di fine esercizio, le operazioni

184 di 704
contingenti disposizioni legislative, ma di punti di
emersione degli intrecci logici tra costi, ricavi,
investimenti, patrimonio e consumi; questi intrecci
sono chiaramente presupposti, e non possono non
esserlo, dalle disposizioni normative di cui si
occupano i paragrafi sopra citati, e da tante altre,
soprattutto nella seconda parte del testo.
Le correlazioni
intersoggettive e
intertemporali
Il significato civilistico dei termini resta rilevante
anche ai fini della determinazione dei tributi, ma non
è determinante e deve essere ri-contestualizzato 290.
Siamo pur sempre di fronte a una interpretazione
"giuridica", perché anche la determinazione dei
tributi è tale, ma avviene in funzione della
specificazione dei concetti economici indicati sopra,
in conformità della "ratio" dei rispettivi tributi291.
Gli argomenti interpretativi derivanti dal contesto
civilistico di provenienza vanno quindi funzionalizzati
alla determinazione dei tributi, restando nei margini

straordinarie, la tassazione internazionale, tutti


argomenti trattati al capitolo settimo.
290
Cambiando contesto, le espressioni possono cambiare
significato, anche se quello di provenienza è sempre un utile
punto di riferimento. Vanno pertanto contestualizzate a questi
fini le affermazioni della dottrina e la giurisprudenza civilistica,
o comunque extratributaria, che originariamente, nella loro
sede propria, si pongono sotto profili del tutto diversi da quelli
della determinazione della ricchezza ai fini tributari.
291
) Denominata decenni or sono “interpretazione funzionale”, anche se tutta
l’interpretazione è a ben vedere “funzionale”. Non si tratta di eccezioni o
di particolarità del diritto tributario, ma semplicemente del
principio generale del diritto, e della logica del discorso,
secondo cui il diverso contesto d'uso influenza l’interpretazione
dei termini linguistici.

185 di 704
di valutazione dell'interprete (292), senza
estemporanee tassazioni in via interpretativa 293.
Il loro denominatore comune è la spiegazione di
regimi di determinazione della ricchezza, non
isolatamente, ma alla luce di altri regimi fiscali
passati o futuri, uguali e contrari, in capo agli
stessi soggetti o alle loro controparti. Mentre in
passato, con la tassazione valutativa attraverso gli
uffici (paragrafo 1.3), ogni contribuente andava per
conto proprio, oggi tra contribuenti diversi e periodi
di imposta diversi c’è una notevole interdipendenza
dei meccanismi impositivi della tassazione
attraverso le aziende.
L’equivoco della
possibilità di
“scaricare”
Le simmetrie riguardano tutti i concetti economici
coinvolti, compreso il consumo. E' quindi del tutto
normale che il ricavo dell'operatore economico al
consumo finale sia reddito, e che il cliente non lo
deduca, in quanto non sostiene un costo, ma
effettua un "consumo" (294); come ulteriore esempio,

Provocati dalla già menzionata dialettica tra


292

argomenti interpretativi letterali e sistematici, come


precisione, semplicità, effettività, certezza dei
rapporti, controllabilità, cautela contro gli abusi, etc..
293
) Se ad esempio appare chiaro che il legislatore ha inteso escludere certi
fenomeni dalla tassazione per la difficoltà di determinarli in modo sistematico e
univoco, la contingente disponibilità di informazioni, in un singolo caso, non ne
giustifica una tassazione; la scelta legislativa è infatti quella di “non tassare
nessuno”, e non deve essere scavalcata, anche quando in concreto mancano le
difficoltà che giustificano la scelta legislativa.
Questo concetto vale –su scala molto più ampia –
294

per
tutti gli stipendi dei pubblici impiegati, per i canoni delle
locazioni abitative, e macroscopicamente per i consumi delle
persone e delle famiglie, ad onta della suggestione del
contrasto di interessi di cui al par. 9.3. La popolarità di
quest'ultimo spiega quanta strada occorra ancora fare per
sistematizzare l'elementare differenza tra "costi" e "consumi".

186 di 704
non ci si deve stupire che il reddito di portinai, colf e
badanti sia imponibile, mentre non è deducibile per
il condominio o la famiglia erogante; questi ultimi
non sono infatti operatori economici e sostengono
consumi di forza lavoro, non costi di produzione.
Intrecci tra
simmetrie ed altre
logiche
Le simmetrie non possono ovviamente
travolgere le scelte sui requisiti di imponibilità:
non si può ad esempio rendere imponibili tutti i
corrispettivi perché costituiscono costi deducibili
per l'avente causa. Ad esempio il costo di acquisto di
gioielli e mobili antichi sarà deducibile per l'impresa
antiquaria, anche se il venditore è un privato che
non realizza redditi, in base a quanto rilevato al par.
8.6 sui redditi diversi. Lo stesso per l'impresa edilizia
che compra un villino da ristrutturare da un privato,
o per il supermercato che acquista frutta da
agricoltori tassati forfettariamente nei modi indicati
al par.8.2, oppure a maggior ragione per i costi
sostenuti verso fornitori stranieri, che pagano
imposte, se del caso, nel loro paese, circostanza che
al fisco italiano può interessare solo come indizio di
frode (par.3.11).

3.13. Dove le aziende non arrivano: l’inutile


“ragionierizzazione” dei lavoratori indipendenti (il
diversivo della “contabilità fiscale”)

Lavoratori
indipendenti al
consumo finale
Al par.3.1 abbiamo già tracciato una geografia delle
attività economiche senza le rigidità
organizzative delle aziende pluripersonali. Si tratta

Sul mito della possibilità di scaricare, persino un deltaplano, è


divertente su youtube il video di "avanzi" dal titolo Cinzia
Leone Dalle otto alle otto.

187 di 704
di circa 4 milioni di posizioni tributarie "ufficiali" di
attività "monoaddetto" oppure con due addetti,
spesso il coniuge (impresa familiare) o una cassiera.
Togliamo le attività rivolte ad organizzazioni o
operatori economici295, che le segnalano al fisco, ed
aggiungiamo le attività con un numero maggiore di
addetti, fino a una decina, operanti al consumo
finale, la cui rigidità organizzativa è insufficiente a
contrastare occultamenti di ricchezza.
Aggiungiamo anche chi è privo di una esteriormente
visibile e stabile, operando totalmente "In nero",
nelle variegate ipotesi di cui al par.3.15.
Denominatori
comuni della
ricchezza non
registrata
Il denominatore comune è la mancanza di
rigidità organizzative da scavalcare296, per
nascondere ricchezza al fisco, in quanto manca una
organizzazione pluripersonale. Per evadere basta
in questi casi un comportamento meramente
omissivo, secondo il già indicato schema di
"togliere ricchezza da sopra".
Evasione di
sostentamento
Sono importi spesso modesti singolarmente, e
spesso si tratta di "evasione di sopravvivenza", filo
conduttore del testo, nel senso definito al par.4.2. I
soggetti interessati sono però molti milioni e quindi
nel complesso l'evasione è significativa,
probabilmente superiore alle stime che indicheremo
al par.4.1.
Massa monetaria
manovrata e
reddito
Gli operatori indipendenti al consumo finale, rispetto
agli industriali, sono comprensibilmente spinti a
nascondere ricchezza al fisco anche dalle necessità
295
) Cosiddette attività business to business.
296
) Come invece occorre fare nelle aziende pluripersonali, anche da parte dello
stesso titolare, nei modi indicati al par.3.7.

188 di 704
personali di un adeguato tenore di vita297. Questo li
spinge a prelevare le somme nascoste al fisco non
solo dal proprio reddito, ma anche dall'IVA, e magari
anche dalle ritenute al dipendente, se ne hanno uno.
L'attività di piccolo commercio o di artigianato ha la
propria massa di compensi, da cui il lavoratore
indipendente scarica i costi vivi, di materie prime,
merci o consumi. Dopodichè non distingue più tra
imposte sui redditi, IVA, Irap, contributi previdenziali
e ritenute all'eventuale dipendente. Tutte queste
distinte causali di diversi tributi si confondono in una
generale idea di "peso fiscale", che il lavoratore
indipendente avverte sul proprio tenore di vita. Si ha
un bel dire che l'IVA riguarda i clienti consumatori
finali, che i contributi sono a fronte della
pensione(par.1.12), ma tutti questi tributi sono
avvertiti come decurtazioni di una massa monetaria
manovrabile, destinata alla sopravvivenza (anche
agiata) del lavoratore indipendente. Quest'ultimo
vede anche l'IVA come il frutto del proprio lavoro, e
considera un costo la somma che, dopo defatiganti
trattative col commercialista, deciderà di dichiarare.
Se la massa monetaria manovrabile del lavoratore
indipendente, pagati i costi vivi, è poniamo 50 mila
euro, il tenore di vita del soggetto dipende dalla
quota dichiarata al fisco. L'esistenza di margini di
manovra, che magari un lavoratore dipendente con
lo stesso costo del lavoro non ha, spinge
l'"autonomo" ad utilizzarli, come vedremo al par.4.2.
La contabilità
fiscale: un
espediente
all’italiana.
Questa caratteristica oggettiva dell'economia
italiana avrebbe dovuto essere coordinata con la
tassazione attraverso le aziende; la carenza di
297
) I titolari di organizzazioni pluripersonali d’impresa, come indicato al
par.3.7, hanno invece margini maggiori per coniugare un tenore di vita agiato
con l’adempimento degli obblighi tributari.

189 di 704
spiegazioni d'insieme su quello che stava
accadendo (par.4.3) spinse ad affrontare il problema
con un espediente nornativo, forse seguendo il
mito dell'onnipotenza legislativa, applicato fuori
luogo. Ci fu una specie di metamorfosi legislativa di
tutto il suddetto mondo del lavoro indipendente in
organizzazioni, tenute alla contabilità fiscale. Si
stabili infatti, con una fictio iuris, che tutti i
lavoratori indipendenti suddetti fossero
anch’essi fiscalmente aziende, fiscalmente tenute
ad una contabilità di cui non avevano alcuna
effettiva necessità gestionale, e che non dava al
fisco affidabilità sostanziale298.

Todos caballeros:
l’equivoco
dell’irrilevanza
dell’organizzazione
La tassazione attraverso le aziende fu quindi
imposta dove ne mancavano i presupposti. l'azienda
esisteva al massimo nel senso meramente
materiale (attrezzature, merci, contratti etc.)
indicato al par.3.1; per legge si poteva imporre la
contabilità, ma non i controlli reciproci che si creano
spontaneamente nelle organizzazioni pluripersonali
indicate ai par.3,1-3.3.
Legami con
l’equivoco
civilistico del
piccolo
imprenditore
Questa scelta della legislazione tributaria alimentò
una preesistente confusione, dove il codice civile già
riferiva questi concetti anche al lavoro indipendente,

298
) Si è trattato di un espediente “all’italiana” in quanto furbesco, ma
improvvisato, e basato su un equivoco tendente a rinviare con giri di parole un
problema con cui non si sapeva come fare i conti. Dubito infatti che i legislatori
del 1972 abbiano mai pensato, se mai fecero mente locale sul tema, che la
contabilità del tassista o del gelataio potessero avere una qualche efficacia, e
non fossero solo una sceneggiata, un inutile palliativo come mettere la polvere
sotto al tappeto.

190 di 704
escludendo però dalla contabilità (e dal fallimento) i
piccoli imprenditori, organizzati prevalentemente col
lavoro proprio o della famiglia (per i professionisti
documentazione e contabilità erano invece già
escluse dal codice civile).
La sceneggiata
della contabilità
fuori dall’attività
Attività con uno-due addetti erano gestite
(immedesimate) con elettricisti, falegnami e
pasticceri che non potevano certo trasformarsi in
ragionieri a beneficio del fisco, né assumere
ragionieri a tempo pieno, da sistemare nel
retrobottega, davanti al forno o al frigorifero. La
sceneggiata della "contabilità fiscale" poteva quindi
solo essere demandata a un professionista
esterno(par.3.16); quest'ultimo, spesso e volentieri,
neppure prende visione dell'attività, ma si limita a
ricevere le informazioni e i documenti che il
contribuente gli porta. Si è dimenticato che il
successo tributario della contabilità delle
organizzazioni pluripersonali si fonda proprio sulla
pluralità di compiti cui sono adibiti soggetti
diversi all'interno dell'azienda. Il contabile
dell'azienda, prima di versare l'IVA sulle vendite,
oppure effettuare ritenute sui compensi,
acquisisce gli incassi , li controlla, verifica i debiti
e la correttezza dei loro pagamenti.
La farsa di una
contabilità non
gestionale
L'inevitabile mancanza di un coinvolgimento del
commercialista nella gestione dell'attività, a
differenza dell'ufficio amministrativo interno delle
aziende (par.3.2), dà l'idea dell'assurdità del
meccanismo. Il redattore dell'inutile contabilità
fiscale può solo essere solo un intermediario nei
rapporti con l'amministrazione finanziaria (par.3.16),
senza ruoli gestionali; la contabilità fiscale dei

191 di 704
lavoratori indipendenti diventa quindi una farsa per
attività immedesimate col singolo individuo che le
svolge. Quest'ultimo si limita a comunicare al
commercialista cifre che quest'ultimo non ha motivo
né incentivo a controllare; il lavoratore indipendente
può così togliere ricchezza "da sopra", registrando
fiscalmente solo una parte dei propri introiti, senza
che il professionista abbia la minima idea dei ricavi
effettivi, come vedremo al prossimo paragrafo.
Il patetico aiuto
alla crescita
aziendale
Sono patetici anche i discorsi secondo cui la
contabilità aiuterebbe il lavoratore indipendente a
crescere. Al lavoratore indipendente, al tempo
stesso proprietario, dirigente, operaio e fattorino
della propria attività, non serve certo un
commercialista per avere il polso
sull'andamento della propria attività, che si
compenetra col proprio stile complessivo di vita , in
un equilibrio che l'interessato comprende senza
bisogno di bilanci.

3.14. Segue. Mancata registrazione degli incassi nel


lavoro indipendente verso consumatori finali
Rilevanza
dell’organizzazione
e della clientela ai
fini dell’evasione
Il problema della mancata registrazione degli incassi
non riguarda tutti i “lavoratori indipendenti”, perché
una parte di essi è comunque segnalabile al fisco
dalle organizzazioni per cui lavora, come indicato al
par.3.6 per la ritenuta alla fonte e segnalazioni
equivalenti299. La ricchezza non registrata riguarda
299
I compensi dei professionisti soggetti a ritenuta (par.3.6)
sono visibili al fisco esattamente come i salari dei lavoratori
dipendenti . La deduzione di costi fittizi o non inerenti, come
strumento di evasione, è abbastanza rischiosa e

192 di 704
quindi sopratutto lavoratori indipendenti300 e piccole
ma quelli operanti verso consumatori finali. La
determinazione della ricchezza ai fini tributari non
riesce a far leva, in questi casi, né sulle rigidità
organizzative dell'operatore economico né sulle
segnalazioni dei clienti per cui opera.
La ricchezza “tolta
da sopra”:
omissione di ricavi
Per gli operatori economici indicati sopra 301 è quindi
molto facile evitare la registrazione fiscale dei ricavi
“togliendoli da sopra”, cioè omettendone la
registrazione, con il cosiddetto "nero”302.
Rispetto a questa possibilità, esportare la
contabilità presso artigiani, tassisti, pasticceri,
fisioterapisti, venditori ambulanti, e altri lavoratori
indipendenti, operanti verso privati consumatori
finali, è inutile e oggettivamente dannoso303.
Maggiore facilità
della stima per
ordine di grandezza
La ricchezza transitata presso questi lavoratori
indipendenti è infatti molto più facilmente
stimabile per ordine di grandezza in base alle
caratteristiche materiali ed economiche dei luoghi in
cui essi interagiscono coi clienti, cioè dell'azienda

verosimilmente poco incisiva come impatto macroeconomico.


300
) E piccole organizzazioni, fino a dieci-venti dipendenti, a forte matrice
padronale, di cui abbiamo detto commentando le statistiche degli operatori
economici italiani al par.3.1 (il milione e mezzo di attività che dichiarano da 2 a
9 addetti e buona parte delle 150 mila da 10 a 20 addetti).
301
) Sopratuttto piccoli commercianti e artigiani verso individui e famiglie in
operazioni “to consumer” (si ricordi l’espressione B2C, business to consumer,
dal paragrafo 1.8)..
302
) Inteso in gergo aziendale come insieme di operazioni economiche non
registrate. E’ una espressione ricorrente anche presso lavoratori precari, ad
esempio camerieri o commesse, “pagati in nero”.
303
Il danno consiste nel mettere in secondo piano la naturale (e tradizionale)
natura valutativa, e per ordine di grandezza, della determinazione dei ricavi di
questi operatori.

193 di 704
in senso materiale come luogo fisico304. Di
questa possibilità di stima esteriore sono
fortunatamente consapevoli gli stessi piccoli
commercianti e artigiani, che sanno di essere
visibili dal fisco come lo sono dalla clientela.
Adeguamento dei
comportamenti alla
percezione della
propria visibilità
Proprio questa visibilità esteriore305 spinge i
lavoratori indipendenti al consumo finale, operanti in
sede fissa, visibile e stimabile, a registrarsi
fiscalmente; la maggior parte di loro, come
negozianti e prestatori di servizi in sede fissa306, si
registrano fiscalmente (307); per questo essi cercano
di evitare dichiarazioni palesemente inverosimili e
contraddittorie rispetto alla percezione esterna della
loro situazione (308). Al contrario, la consapevolezza
della propria minore visibilità esteriore309 spinge
invece a una maggiore assunzione di rischio 310 non
registrarsi fiscalmente, o quando
Sugli operatori economici individuali al consumo
finale, la tassazione attraverso le aziende ha
cambiato poco la tradizionale necessità che le
imposte siano appunto imposte, cioè richieste
304
) Ricordiamo dal par. 3.1 che invece, per questi operatori economici,
l’azienda come gruppo sociale, in senso pluripersonale, è assente.
305
Che è “materiale”, cioè “fisico-economica”, non “contabile”
(par.1.11).
306
) Ad esempio ristoratori, parrucchieri, meccanici, baristi, albergatori, etc..
307
Cioè, come si dice in gergo, "prendono la partita IVA".
308
Torneremo sul tema, sotto altri punti di vista, al par. 4.2
parlando di evasione di sopravvivenza, e al par. 5.13, parlando
di studi di settore.
309
) Quindi da parte anche degli uffici tributari, in quanto manca un luogo
fisico di esercizio dell'attività, e il lavoro viene prestato a
domicilio dei clienti (cfr anche il prossimo paragrafo sul "lavoro
liquido").
310
) La percezione della propria visibilità da parte degli uffici tributari si
inserisce tra le variabili (aliquote, sanzioni e controlli) che, nel modello indicato
al paragrafo 1.5, influiscono sulla autodeterminazione delle imposte.

194 di 704
con adeguata sistematicità dagli uffici tributari.
Questa richiesta, oltre che abbastanza frequente,
anche se non su ciascun lavoratore indipendente,
dovrebbe essere inevitabilmente valutativa, cioè
basata su stime per ordine di grandezza. Se si
guarda solo il presente, sembra una eccezione
rispetto alla determinazione ragionieristica della
ricchezza attraverso le aziende, mentre è un riflesso
strutturale della tradizione millenaria della
tassazione, che si è sempre ispirata a criteri di
stima, come vedremo al par.5.9. Questa presenza
valutativa e adeguatamente diffusa si
aggiungerebbe alla già indicata consapevolezza
della maggior parte degli operatori economici in
esame di essere visibili, che li spinge già oggi, pur
evadendo, a dichiarare cifre abbastanza alte da
smentire i luoghi comuni sugli italiani come popolo
di disonesti evasori (par.4.5). Se infatti si tiene conto
dell'elevata utilità marginale del denaro per questi
contribuenti, e il modestissimo controllo valutativo
del territorio da parte degli uffici (profilo su cui
par.5.7), il loro livello di adempimento è più che
decoroso.
Se alla massiccia offensiva mediatica di cui diremo
al par.4.2, si affiancasse la percezione di un
ragionevole e sistematico controllo sul territorio
quest'evasione sarebbe in linea con quella esistente,
su analoghe tipologie di contribuenti, in altri paesi
europei, sdrammatizzando le tensioni che pervadono
il dibattito sociale (par.4.6 e 5.17 ss.). Troviamo
anche qui uno dei fili conduttori del testo, cioè la
necessità di coordinare la determinazione
ragionieristica dei tributi, basata sulle aziende, e la
tradizionale “tassazione valutativa”, basata sui
pubblici uffici (vedremo come al par.5.7).

195 di 704
3.15. La ricchezza senza determinabilità contabile né basi
fisse:riflessi tributari dei cambiamenti del lavoro
Alcune attività, come anticipato al paragrafo
precedente, sono prive di un'azienda anche in
senso materiale (par.3.1) cioè di una struttura fissa
tributariamente visibile, stabile nel tempo e nello
spazio. Alcune di queste attività sono tradizionali,
come i venditori ambulanti, o i piccoli
trasportatori per privati, meno esposti ai controlli
valutativi degli uffici tributari. Abbiamo già citato
non a caso che gli artigiani operanti nel domicilio di
consumatori finali, come elettricisti, idraulici,
insegnanti a domicilio,etc, sono considerati evasori
fiscali per antonomasia.
Ulteriori attività sfuggenti sono sorte con la maturità
dell'economia e la successiva crisi della produzione
industriale, in forme di sopravvivenza al consumo
finale, come secondi lavori “in nero” (311), subaffitti
di stanze e bed & breakfast, commercio di beni
usati, commercio ambulante svolto da immigrati
(c.d. vu cumprà), “servizi personali”, dalla colf in
nero o alla badante, al dog sitter, al trainer sportivo,
al tassista part time di "uber", o al foodracer che
consegna pizze e pasti a domicilio. Sono indizi di una
trasformazione del lavoro nelle società
postindustriali312, con la riduzione della fabbriche,
dove il lavoratore deve recarsi fisicamente, e la
esternalizzazione di compiti esercitabili "a distanza" ,
"da remoto" , o comunque con flessibilità. E' una
riscoperta del "lavoro autonomo", al modo della
società preindustriale, ma in versione telematica,
311
Coperti dalla presenza del primo lavoro “in bianco”,magari di
dipendente pubblico.
312
) Dove sorgono le teorie del “lavoro liquido”, una specie di ritorno alla
flessibilità dell’era agricolo-artigianale, riferita però a una società scientifico-
tecnologica. E’ la versione moderna, e declinante, di una “Italia che si
arrangia”, inventandosi qualcosa per sopravvivere, in una cornice di
disorganizzazione.

196 di 704
anche cambiando il contenuto di mestieri
antichissimi, compreso quello più antico del mondo:
la prostituzione indipendente si è spostata dai
margini delle vie malfamate (313) alla dimensione del
web; sono sfumature che passano dal lavoratore
tecnologico, ma non integrato in un'organizzazione,
arrivando al lumpenproletariat di marxiana memoria.
Lavoro liquido e
tassazione
attraverso le
aziende
L'unico denominatore comune di queste diverse
figure è quello di incontrare la tassazione attraverso
le aziende solo quando il cliente è una
organizzazione, che procede direttamente al
pagamento. Alcuni di questi soggetti vivono
precariamente, altri se la passano meglio di un
operaio alla catena di montaggio o di un piccolo
commerciante di alimentari, oggetto di una
maggiore tassazione, anche se talvolta inseriti in
una catena più efficiente di protezioni sociali(314).
Rinvio all’evasione
di sussistenza
Sono attività in buona parte "di sussistenza", per cui
valgono le riflessioni di cui al par.4.2 sul rapporto tra
"evasione fiscale" e tenore di vita, ovunque non sia
applicabile la tassazione contabile attraverso le
aziende. Anche da questo punto di vista si
conferna quanto diremo al par.4.1, sulla prevalenza
quantitativa dell'evasione di un numero elevato di
soggetti non particolarmente benestanti, che si
arrangiano, al massimo in situazioni di decorosa

313
I quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, come
cantava Fabrizio De Andrè, in "Città Vecchia". La tassazione
della prostituzione è uno dei tanti discorsi sensati, ma
inconcludenti, di un paese incapace, per l'eccesso di
chiacchiere confuse, di organizzare le proprie istituzioni, e le
attività economiche che hanno a che fare con esse.
314
)Come accade per i lavoratori subordinati.

197 di 704
sopravvivenza. Si tratta di un segnale d'allarme
sull'aumento delle aree economiche non
determinabili attraverso le organizzazioni aziendali;
in precedenza si trattava solo dell'economia non
organizzata "preindustriale", in gran parte
coincidente col piccolo commercio al dettaglio e
l'artigianato; a queste aree, che non si sono
significativamente ridotte, se ne affianca oggi una
postindustriale, cioè connessa al declino del lavoro
"massivo", nelle fabbriche e negli uffici 315.
Le nuove sfide per
le istituzioni
tributarie
Viene così smentita, casomai qualcuno l'avesse mai
coltivata, l'illusione che il problema della
determinazione dei tributi potesse risolversi da solo,
con l'espansione delle organizzazioni pluripersonali e
del calcolo contabile della ricchezza. Non solo,
invece, la deindustrializzazione fornisce nuovo
alimento alle tradizionali attività individuali
indipendenti, ma crea anche lavoro indipendente di
nuovo tipo316.
Rinvio alle
modalità di
monitoraggio di
queste aree
Vedremo al par.5.15 che il controllo tributario su
queste tipologie di attività, oltre ad essere
(ovviamente) valutativo317 deve combinare indizi
315
) E’ il c.d. “lavoro liquido” delle società postindustriali, indicato sopra. Un
ulteriore riflesso è che l'evasione fiscale non è una
"perversione privata" , ma riflette la perdita di capacità
organizzativa delle istituzioni pubbliche.
316
) Quando una azienda pluripersonale chiude, perché de localizza o altrimenti
si sfalda, paradossalmente il numero delle imprese aumenta , in quanto molti ex
operai diventano piccoli commercianti o artigiani per arrangiarsi in qualche
modo. E’ solo una consolazione statistica, fondata sull’equivoco tra
“organizzazioni plurieprsonali” e “lavoro indipendente”.
317
) Visto che è valutativo, come indicato al paragrafo precedente, anche il
controllo su piccoli commercianti e artigiani in sede fissa, non può che essere
valutativo a maggior ragione anche quello verso i soggetti descritti in questo

198 di 704
derivanti dall'attività economica, individuabile, ma
sfuggente quanto a intensità di svolgimento, con la
situazione personale degli interessati, usando il
tenore di vita. L'intensità del problema è
confermato dal confronto tra tenore di vita, di
massa, ancora decoroso, e statistiche delle
dichiarazioni fiscali318. E' un altro aspetto che
conferma l'utilità dello schedario permanente
individuale delle informazioni tributarie, di cui ai
par.5.7 e 5.16, su cui innestare dichiarazioni
periodiche (par.3.4) estremamente snellite e
inadeguate rispetto alla necessaria informazione
stabile "globale" sulla situazione economica delle
persone.
Esigenze
perequative di
governo della
fiscalità
E' un controllo di massa che non si può risolvere in
interventi punitivo –fiscalistici, ma è un necessario e
sereno monitoraggio valutativo su questa moderna e
crescente forma di “economia di sussistenza”. Un
certo monitoraggio valutativo farebbe parte di quel
controllo del territorio che spingerebbe anche una
parte di costoro ad una credibile, benchè modesta,
autodeterminazione dei tributi. Del resto, se i
dipendenti, ancorchè precari, sono assoggettati a
tassazione 319 appare esagerato abbandonare ogni
tentativo di perequazione verso chi si trova in

paragrafo, che di sede fissa sono sprovvisti.


318
Mentre per i professionisti o i lavoratori dipendenti ad alto
reddito, la dichiarazione fornisce indicazioni attendibili sulla
situazione economica generale del contribuente,
quest'ultima resta misteriosa nei casi in esame; le
dichiarazioni infatti indicano solo i redditi fiscalmente rilevanti,
magari di terreni, pensioni, piccole locazioni o lavori
occasionali; non si capisce quindi se si tratti di soggetti assistiti
da nuclei familiari allargati, se ci siano redditi esenti o soggetti
a imposta sostitutiva, se ci siano stati smobilizzi patrimoniali,
etc..

199 di 704
situazione economicamente simile, ma senza vincolo
di subordinazione. Inoltre, le suddette informazioni
gioverebbero al governo della fiscalità e alla
gestione dei sussidi, riservandoli a situazioni di
effettiva povertà.

3.16. Operatori privati addetti alla determinazione


dei tributi e “tassazione attraverso i
commercialisti”
Addetti ai tributi
nelle organizzazioni
pluripersonali
Il personale addetto alla determinazione dei tributi
ripropone la particolarità di questa funzione
istituzionale, esternalizzata sulle organizzazioni
esterne alla macchina fiscale. In quella che per
brevità chiamiamo "tassazione attraverso le
aziende", la maggior parte del gettito viene dalla
routine contabile ordinaria del settore
amministrativo delle organizzazioni aziendali (320).
Segue.
Effettuazione e
supervisione
Si tratta di adempimenti ripetitivi e meccanici,
che integrano l'ordinaria gestione amministrativa, e
sono demandati a contabili di livello medio-basso,
con l’ausilio di programmi informatici. Il capo
contabile, il direttore amministrativo o un
professionista esterno (per le piccole
organizzazioni) sovraintendono a questa routine, e

319
Effettuata tramite il sostituto d'imposta e le ritenute
alla fonte (par.3.6). Vedremo subito nel testo
l'importanza di una perequazione tra poveri che
lavorano per le aziende, incisi dal "cuneo fiscale"
(par.3.8) e poveri che lavorano direttamente con
utenti finali, che evitano tale onere.
Mi riferisco alle ritenute sui pagamenti e l’applicazione
320

dell’IVA sugli incassi.

200 di 704
svolgono una prima interlocuzione su casi
giuridicamente dubbi.
Tipologie di
consulenza
professionale
L’autodeterminazione dei tributi non incide solo
sul lavoro contabile-amministrativo interno alle
organizzazioni aziendali, ma crea al loro esterno
varie tipologie di professionisti, in tutto o in parte
dedicati al settore, oggi stimabili in oltre centomila.
La maggior parte dei professionisti si dedica alla
tenuta di contabilità dei lavoratori indipendenti;
quest'adempimento, inutile per i motivi indicati al
par.3.13 sottrae tempo alla consulenza tributario-
contributiva, rilevante anche per questi piccoli
operatori economici.
La consulenza e l'assistenza alla predisposizione
di dichiarazioni e versamenti (par.3.4) è l'intervento
professionale più diffuso, ma meno remunerativo;
esso riguarda anche milioni di persone fisiche, senza
posizione IVA, in quanto non operatori economici,
ma lavoratori dipendenti, pensionati, titolari di
redditi immobiliari, di collaborazioni
"parasubordinate", di pensioni, di lavoro occasionale.
Essi devono “personalizzare” la tassazione
documentale già avvenuta attraverso le aziende;
aggiungendo redditi ulteriori (ad es. immobiliari),
oneri e detrazioni personali di cui al par. 9.3,
scomputando acconti e ritenute. Si devono
aggiungere la tassazione immobiliare (IMU par.10.9)
e i contributi previdenziali (par.1.12).
Utilità dei
professionisti
La retorica del “cittadino contribuente” , messo in
grado di badare da solo ai propri adempimenti
funziona solo per tributi elementari, come le c.d.
"tasse auto" o il canone Rai (par.10.10).
Interazione con gli
uffici tributari e i
professionisti

201 di 704
In tutti i paesi sviluppati, per i tributi un po’ più
complessi, la predisposizione e l’invio di
dichiarazioni tributarie, richiede un'interazione con
uffici tributari come supporto all'adempimento
(321), con professionisti o un misto dei due;
avvalersi di questi supporti è più efficiente che
investire tempo per preparare da soli,
improvvisandosi fiscalisti di se stessi, aggiornandosi
etc., per risparmiare magari poche decine di Euro. Il
professionista ha infatti notevoli economie di scala
perché distribuisce il proprio investimento
conoscitivo su numerose dichiarazioni.
La dichiarazione di
massa
Una assistenza dichiarativa, a basso costo, è
prestata anche da “centri di assistenza fiscale”,
promossi da associazioni sindacali e di categoria,
enti di patronato e simili. A queste strutture il
contribuente presenta i documenti e fornisce sotto la
sua responsabilità le relative informazioni, ricevendo
i moduli per il versamento, da effettuare poi in
banca (par.3.4). Questi intermediari o professionisti
possono essere chiamati ad una verifica della
regolarità formale dei documenti alla base degli
oneri detraibili o deducibili delle persone fisiche (al
par. 9.3) .
L'idea, accarezzata dalla pubblica opinione e ripresa
dalla politica, di bollettini o dichiarazioni
precompilati, inviati al contribuente dagli uffici, è
concettualmente la negazione
dell'autotassazione; essa impone agli uffici
tributari un enorme sforzo amministrativo di
acquisizione dei dati , che sottrae risorse alla ricerca
e valutazione di ricchezza non registrata.
Professionisti ed
evasione

321
E’ il ruolo dell’amministrazione di servizio di cui al par.5.4, dove
riemerge la necessità tradizionale che "le imposte" siano
"imposte" da qualcuno(par.1.3).

202 di 704
L'idea secondo cui i professionisti aiuterebbero i
clienti ad evadere il fisco rispecchia la confusione tra
ricchezza non registrata e questioni interpretative
(par.3.9-3.10). Chi vuole appropriarsi, come persona,
della ricchezza nascosta al fisco interviene prima del
professionista, omettendo la registrazione degli
incassi o gonfiando le fatture di acquisto (par.3.7).
Anteriorità
dell’evasione
rispetto alla
consultazione
professionale
Solo in un momento logico successivo, al netto
della ricchezza non registrata, i dati sono forniti ai
professionisti, che li inquadrano giuridicamente322,
assistendolo anche il contribuente nel contenzioso
amministrativo e giurisdizionale indotto da eventuali
rilievi degli uffici (capitolo sesto).
Le modalità per nascondere materia imponibile
sono valutabili e realizzabili molto meglio dai
diretti interessati, in quanto cambiano in relazione
alle diverse attività economiche, ai rapporti con
clienti e fornitori, al "giro" dei pagamenti (par. 3.7).
Chi scavalca le proprie procedure contabili per
nascondere ricchezza al fisco tende a fare da solo, e
si consulta col professionista in modo molto vago,
senza responsabilizzarlo direttamente; non a caso
molti commercialisti confessano di aver imparato dai
loro clienti i modi in cui i medesimi nascondevano la
ricchezza al fisco.
Anche quando piccoli commercianti e artigiani si
informano sulla credibilità del dichiarato rispetto a
322
) L’esempio più intuitivo sono i ricavi non registrati, dove la ricchezza è
“tolta da sopra” (par.3.7), ma lo stesso vale per i costi fittizi, attraverso i quali la
ricchezza è “tolta da sotto”; entrambi sono presentati al contabile o al
professionista come “un dato”, di cui egli non ha motivo di indagare la
veridicità, mettendo in dubbio quanto gli riferisce il cliente. L’importante è solo
che nelle affermazioni di quest’ultimo non ci siano incoerenze così
macroscopiche da dover imporre al consulente o al contabile ulteriori
approfondimenti in relazione alla sua diligenza professionale.

203 di 704
possibili valutazioni per ordine di grandezza del fisco
(par.5.13 sugli studi di settore) non hanno bisogno di
ammettere di aver evaso.
Impulso
(interessato) dei
professionisti
all’adempimento
Inoltre i professionisti spingono i clienti ad evitare
le violazioni di cui loro stessi potrebbero essere
considerati corresponsabili, anche
sull'inquadramento giuridico del dichiarato, cui
comunque si connette un'evasione trascurabile
rispetto a quella da ricchezza non registrata, come
indicato al par.4.2. Anche qui , comunque, i
professionisti sono abbastanza prudenziali,
temendo le proteste del cliente in caso di
contestazioni del fisco.
Anche per questo desiderio di evitare fastidi, i
professionisti spingono i clienti alla congruità
rispetto agli studi di settore, in quella "tassazione
attraverso i commercialisti" di cui diremo al
par.5.13.
I "professionisti dell'evasione", che aiutano a
procurare ai clienti fatture false, prestanome o
società “offshore” fanno notizia sui media; sono
però verosiilmente casi marginali323 di
professionisti usati come fiduciari e che stesso
millantano, all'interno degli uffici tributari, le
entrature corruttive di cui al par.5.11. Nella
stragrande maggioranza dei casi, come indicato
sopra, il consulente si limita a classificare
contabilmente e inquadrare giuridicamente la
ricchezza registrata. A nasconderla al fisco casomai
pensa, come indicato sopra, lo stesso contribuente,

323
Vedi il post Professionisti "mazzieri dell’evasione"? Probabilmente sono
pochi in www.fondazionestuditributari.com . Oltre all’episodio ispiratore del
post, relativo a uno studio di nome “Mazzieri e Pambianchi”, altri episodi di
consulenza, diciamo così, spregiudicata, possono individuarsi digitando su
google le parole “Mythos Archè” e “Lista Pessina”.

204 di 704
che la maneggia direttamente, e non ha motivi per
distribuirne una parte al commercialista (324).
il fantomatico
complotto
professionale dei
tributaristi
Alcuni ambienti sociali, soprattutto di economisti,
collegano spesso il malessere fiscale italiano ad una
specie di congiura dei tecnici del settore, che in
veste di studiosi complicherebbero il sistema,
creando di proposito la confusione da cui traggono
vantaggio come professionisti. Sono critiche che
sopravvalutano la capacità progettuale
dell'accademia e dei tecnici (par.4.3-4.4);ci sarebbe
infatti una strategia, sia pure perversa, dietro la
confusione e il "complotto" avrebbe una logica,
mentre il disorientamento si autoproduce
semplicemente per la mancanza di spiegazioni
d'insieme della determinazione dei tributi, di cui
parleremo diffusamente al capitolo quarto.
Inconvenienti
professionali della
confusione
Questa confusione anzi danneggia l'attività
professionale in materia, se si considera l'insieme
dei professionisti, al di là delle nicchie dei consulenti
324
Anche qui il rapporto col commercialista viene grossolanamente confuso con
quello dell’industriale con il direttore amministrativo della sua organizzazione
pluripersonale, preposto al controllo di entrate e uscite. In questo caso, salvi
improbabili casi di rapporti diretti dell’industriale coi clienti, per nascondere
ricchezza al fisco serve la complicità del direttore amministrativo, mentre il
commercialista del lavoratore indipendente o delle piccole organizzazioni non
gestisce incassi e pagamenti, prerogativa del titolare. Non si vede quindi perché
quest’ultimo dovrebbe erogare una parte delle somme evase al commercialista.
Nella volgarizzazione corrente invece è diffusa l’idea di commercialisti
depositari di chissà quali trucchi per evadere, come nel video, abbastanza
fastidioso per le donne, ma emblematico di una leggenda metropolitana sui
commercialisti, visibile a questo link http://video.repubblica.it/webseries/non-c-
e-problema/non-c-e-problema-cosi-luca-perse-la-verginita-
fiscale/217227/216423. La realtà del commercialista è invece quella, molto più
logorante, espressa dal diverso video, su youtube, intitolato “campagna per la
salvaguardia del commercialista”.

205 di 704
di aziende medio-grandi, che peraltro stanno
anch'esse diminuendo gli stanziamenti a questi fini.
Per la generalità dei professionisti, o per le pratiche
di minor ammontare (anche su grandi aziende), la
drammatizzazione del settore (capitolo 4 e 5.11)
ostacola il rapporto con istituzioni, sempre più
tendenti a cautelarsi, rinviando le decisioni da un
ufficio all'altro, e da un' istituzione e all'altra (325). Ciò
richiede spesso al professionista un impegno
sproporzionato alle dimensioni economiche degli
incarichi, soprattutto per i piccoli contribuenti, su
lavori incerti e logoranti, dall'esito spesso
imprevedibile; anche ammontari trascurabili
possono dar luogo a problemi giuridici e processuali
che non giustificano spese di consulenza
corrispondenti all'impegno necessario.
La caduta di tutela
connessa alla
complicazione
Ne derivano, per una parte sempre più vasta di
professionisti, remunerazioni incerte e modeste326; la
reazione è talvolta quella di dimensionare la qualità
e l’impegno nel lavoro rispetto a quanto il
contribuente può pagare(327), con cadute di tutela
dovute proprio alla confusione e al disorientamento
del settore.
L’importanza
prospettica
In prospettiva, il professionista rappresenta la
cerniera tra operatori economici e uffici tributari, e
la suddetta "tassazione attraverso i commercialisti",

325
Ufficio ispettivo, GDF, Agenzia, Equitalia, Pubblici Ministeri e
soprattutto sul giudici, con le degenerazioni del contenzioso di
cui ai par. 6.5 e 6.10.
326
Sono sempre più numerosi i professionisti che cercano lavoro
dipendente nel settore, come addetti aziendali e funzionari del
fisco, con uno stipendio certo, ancorchè basso.
327
Sono comportamenti espressi dal vecchio aforisma che vidi appeso
nello studio di qualcuno “se tu pagare come dico io, io lavorare come dici tu,
ma se tu pagare come dici tu allora io lavorare come dico io”.

206 di 704
nata spontaneamente, può essere razionalizzata nel
quadro delle spiegazioni d'insieme della
determinazione dei tributi, di cui al par. 4.7; queste
spiegazioni sono fondamentali per la rapidità di
inquadramento delle pratiche professionali, e quindi
per l'economicità/convenienza del relativo
svolgimento328. Su questa premessa di serenità
sarebbe possibile un maggior coinvolgimento dei
professionisti nel ruolo certificativo di aspetti
esteriormente rilevanti dell’attività di operatori
economici "medio piccoli" 329. E' una
razionalizzazione della c.d. "tassazione attraverso i
commercialisti", cui potrebbe connettersi anche un
maggior riconoscimento di ruolo dei professionisti da
parte delle istituzioni330.

CAPITOLO 4 PUNTO DI VISTA DELLA


PUBBLICA OPINIONE E SUO
DISORIENTAMENTO DAVANTI ALLA
MANCATA SPIEGAZIONE D'INSIEME
DELLA FUNZIONE TRIBUTARIA
Sintesi Il comportamento dei contribuenti, descritto al capitolo precedente,
dipende in buona misura dalle istituzioni del settore, a loro volta collegate col
bagaglio culturale delle classi dirigenti e della pubblica opinione; queste ultime
sono disorientate dalle sperequazioni prodotte dalla diversa determinabilità
della ricchezza ai fini tributari, ma non sanno darsene una spiegazione, che non
proviene dagli studiosi (4.3) né da quanti cercano inutilmente di sostituirsi al
loro fallimento (par.4.4); si accavallano quindi varie spiegazioni estemporanee
(par.4.5) , che innescano lacerazioni sociali di vario tipo nei confronti dei
tributi, esaminate al par.4.6, con ipotesi di sistematizzazione e superamento al

328
) Per il professionista, la convenienza di trattare una pratica
dipende ormai prevalentemente dalla rapidità con cui la si
inquadra e la si descrive efficacemente ad uffici e giudici,
superando le difficoltà comunicative di avvocati e contabili
329
) Mi riferisco alle certificazioni dei costi e di alcune caratteristiche
dell’attività.
330
Invece di valorizzare questo lavoro dei propri associati, molto spesso i
presidenti degli ordini professionali, come è accaduto da noi, si lanciano nelle
divagazioni di politica tributaria di cui al par.1.7.

207 di 704
par.4.7. Nel capitolo vedremo che la ricchezza non registrata dipende più da
disfunzioni pubbliche nella determinazione dei tributi, che da perversioni
private dei contribuenti non raggiunti dalla tassazione ragionieristica attraverso
le aziende, i quali anzi dichiarano cifre apprezzabili rispetto alla modesta
sistematicità dell’azione degli uffici tributari. Esamineremo al par.4.5 i fattori
che influiscono sulla registrazione della ricchezza ai fini tributari, inserendosi
sulle “possibilità di evasione”, sulla “percezione di presenza del fisco”, anche in
relazione alla consapevolezza della “visibilità tributaristica” delle varie forme
di ricchezza, come si addice a un diritto amministrativo fino a questo punto
ancora “potenziale”.

4.1. Le stime della ricchezza non registrata ai fini


tributari

Percezione
dell’evasione e
ipotesi sulle cause
La pubblica opinione percepisce per esperienza
diretta e attraverso i mezzi di informazione
l'evasione fiscale; in mancanza di una spiegazione
d'insieme sulla funzione tributaria 331 non ne
capisce però le cause, e non può immaginare gli
interventi di contrasto (332). La pubblica opinione
non è messa in condizioni di capire in quale
misura l'evasione dipende dagli scoordinamenti tra
le varie modalità di determinazione della
ricchezza ai fini tributari.
Riflessi della
confusione sulle
istituzioni
Se la pubblica opinione e le classi dirigenti (par.1.6)
non comprendono il fenomeno, si autoproduce una
confusione che intralcia gli uffici tributari; questi
ultimi sono condizionati dalla politica vedremo e
devono assecondare le discussioni e le polemiche
331
)Cioè la funzione delle istituzioni pubbliche dedicate alla determinazione dei
tributi, col mancato coordinamento tra uso della contabilità aziendale, e
valutazioni per ordine di grandezza. A queste incomprensioni e alle loro
strumentalizzazioni è dedicato questo capitolo.
332
) Su cui infra par. 5.7, mentre la pubblica opinione reagisce con
le.confusionarie intuizioni di cui al par.4.5.

208 di 704
indicate nel presente capitolo (spec.te par.4.6), con
le inevitabili disfunzioni di cui ai paragrafi 5.3-5.7.
Corto circuito tra
istituzioni e
pubblica opinione
Le istituzioni, anche tributarie, hanno infatti come
riferimento la pubblica opinione, e le sue
tendenze espresse dalla politica e dai mezzi di
informazione, come indicato ai par.1.6 , 2.4 e 5.3..
Vedremo in quest'ultimo paragrafo che anche sulla
funzione tributaria la società ottiene dalle
istituzioni amministrative il risultato che riesce a
chiedere loro in maniera chiara, attraverso un
adeguato controllo sociale, riflesso dalla politica
(anch'essa espressione della società).
Percezione diffusa
dell’evasione
La sensazione di notevole diffusione dell'evasione
fiscale in Italia è confermata da stime
macroeconomiche, molto presenti sui mass
media. Tali stime, denominate tax gap, possono
essere formulate solo in modo indiretto,
estrapolando una serie di ipotesi in base ai dati
conosciuti. Del resto, se persino il PIL “registrato” è
stimato per ordine di grandezza, la ricchezza “non
registrata”può essere solo oggetto di ipotesi, ancora
più congetturali.
Ipotesi di stima
La stima più diffusa sui “media” si basa
sull’eccedenza dei consumi economicamente
stimati333 e quelli dichiarati al fisco, come pure tra
chi dichiara di avere una “occupazione”, e gli
occupati “ufficiali”, dichiarati dai datori di lavoro;
ipotizzando un reddito medio di sussistenza di
questi "occupati fantasma" e quantificando
l'evasione di chi dichiara redditi di lavoro inferiori a
livelli minimi di sussistenza (par. 5.14-5.15) si

Confrontando i dati dei consumi di contabilità nazionale con i


333

consumi stimati in base alle dichiarazioni IVA.

209 di 704
stima una ricchezza fiscalmente non registrata, ma
teoricamente imponibile, di poco meno di 300
miliardi di euro (17 percento del PIL). Stimando IVA
e Irpef teoriche su questo importo si arriva ai circa
120 miliardi di imposte evase, di cui si parla
ordinariamente sui mezzi di informazione.
Ipotesi non
considerate
Se questi sono i presupposti della stima essa sembra
spesso approssimata per difetto, cioè inferiore alla
realtà. Uno dei procedimenti logici non sembra
includere la ricchezza non registrata da chi dichiara
comunque cifre superiori ai livelli di sussistenza, ad
esempio cinquantamila euro, evadendone
altrettanti. Sfugge anche l’evasione basata sulla
documentazione fittizia di costi all’interno delle
aziende (par.3.7). Non è considerata neppure
l’“evasione aziendale” (par. 3.8), tra cui i “fuori busta”
dei lavoratori dipendenti, l’evasione da riscossione
(par.6.11), gli "affitti In nero", e l’evasione
interpretativa sulla ricchezza palese o registrata (par.
3.10 e 5.18); manca anche l'evasione internazionale, il
c.d. "transfer pricing" di cui al par. 7.19, e le altre
contestazioni da cui giunge una parte notevole del
"risultato di servizio" delle istituzioni tributarie
(par.5.7).
Probabile
sottostima
Quanto sopra, nell'insieme, fa presumere una
probabile sottostima dell’evasione, confermata
dal senso comune e dal numero ridottissimo di
contribuenti con redditi dichiarati superiori a
centomila euro, stridente rispetto alle abitudini di
vita percepite in Italia. Anche analoghe stime in
altri paesi sviluppati rilevano soprattutto l'economia
informale descritta al par. 3.15, ripreso al par.5.15
dal lato dei controlli.
Evasione fiscale e
frammentazione
economica

210 di 704
Stando a queste stime, la quota di evasione di
altri paesi non è molto più alta di quella
italiana. Il confronto però verosimilmente non
considera la suddetta notevole
frammentazione della stessa economia
formale, esistente in Italia, con una probabile quota
elevata di ricchezza non registrata. Non solo è
maggiore, in Italia, la percentuale di attività
senza sede fissa e non organizzate , ma anche le
attività visibili, di piccolo commercio e artigianato,
sono proporzionalmente più numerose rispetto
ad altri paesi sviluppati; infine, anche le aziende
pluripersonali del c.d. capitalismo a proprietà
familiare sono proporzionalmente più piccole di
quelle estere, rendendo ipotizzabile una quota di
ricchezza fiscalmente non registrata nei modi di cui
al par.3.7334 .

Attività illecite e
criminali
Le attività illecite con un contenuto economico,
cioè di scambio, come commercio di droga o generi
contraffatti, prostituzione, scommesse clandestine
etc., sono difficilmente tassabili, benchè
recentemente inserite anche nel calcolo del PIL.
Invece, le attività criminali senza un contenuto di
scambio, cioè furti, rapine, truffe, estorsioni (il c.d.
“pizzo”), non sono "economiche", e i loro frutti
non vanno tassati, ma restituiti (se si trovano i
titolari) oppure confiscati.
Reazioni a catena
in caso di
tassazione
E' poi metodologicamente scorretto calcolare le
imposte perdute applicando puramente e

334
) Non sarà forse un grande ammontare complessivo di ricchezza non
registrata dai titolari di grandi aziende, ma il solo sospetto ha un grande valore
simbolico per le recriminazioni sociali di cui diremo al par.4.6..

211 di 704
semplicemente alle suddette stime le aliquote di
imposta. Molte attività “precarie”, se dovessero
pagare le imposte, puramente e semplicemente
chiuderebbero, oppure cercherebbero di
mantenere la propria remuneratività, in relazione al
tenore di vita di chi le esercita, aumentando i
prezzi; questa traslazione sui clienti potrebbe
però non essere assorbita dai medesimi, innescando
una reazione a catena su cui si possono solo fare
delle ipotesi; probabilmente una parte delle
attività sommerse sparirebbe, in quanto non più
conveniente, una parte rimarrebbe perché troppo
difficile da individuare, e una parte emergerebbe, a
prezzi più elevati.
La combinazione tra questi assestamenti
dipende da una serie di variabili economico
sociali, come le opportunità alternative di
impiego e di offerta dei servizi cui si riferisce
l’evasione. Sarebbe però probabilmente un circolo
virtuoso, come tutti quelli indotti da un ragionevole
funzionamento delle istituzioni, stavolta tributarie.

4.2. Percezione dei controlli ed esigenze di vita ai


fini dell’adempimento tributario dei lavoratori
indipendenti.
Percezione dei
controlli ed
autodeterminazion
e
Ai par.1.5335, 3.14 e 3-15 abbiamo indicato in quale
misura l'autodeterminazione dei tributi dipende
dalla percezione sociale dell'intervento
potenziale degli uffici tributari. L'intervento
potenziale percepito dipende non solo
dall'intervento concreto, amplificato dalla cerchia
di relazioni personali di coloro che lo subiscono, ma

335
) dove abbiamo indicato la formula di aliquote, sanzioni e controlli come
variabili dell’adempimento nell’autodeterminazione dei tributi.

212 di 704
anche dalle percezioni indirette, indotte
dall'immagine generale della macchina
pubblica, dall'ambiente degli operatori (par.3.16) e
dai mezzi di comunicazione di massa.
Sovrastima delle
capacità di
controllo
L'effetto è che la massa degli operatori economici
sovrastima le capacità di controllo amministrativo
degli uffici tributari. La percezione di efficienza
generale della macchina pubblica, desunta anche
da trasporti, sicurezza, sanità, istruzione, ambiente,
e altri settori più efficienti, per maggior controllo
sociale (par.5.3), influenza la percezione della
funzione tributaria.
Desiderio di
normalità anche
fiscale
Si aggiunge la comunicazione mediatica, dove la
presenza effettiva, visibile, degli uffici, sul territorio,
viene in parte sostituita con l'immagine, la
propaganda. Cui la pubblica opinione in una certa
misura vuole credere, in quanto non è piacevole la
sensazione di vivere in un paese dove le istituzioni
sono incapaci di determinare le imposte, frustrante
per chi può evadere, ma desidererebbe una
macchina pubblica in buone condizioni. Così come il
lavoratore indipendente vede operare regolarmente
alcune funzioni pubbliche ad elevato controllo
sociale336, ne trasla l'immagine anche sulla funzione
tributaria337.
L’immagine
mediatica del fisco
Contribuisce a quest'atteggiamento anche una sorta
di richiesta mediatica dei tributi, alimentata
anche dall'efficienza informatica della gestione
336
) Come sicurezza, istruzione, trasporti, sanità, etc., dove il controllo sociale
stimola una sufficiente efficienza.
337
)Questo senza rendersi contro dei diversi fattori che provocano l’efficienza
delle istituzioni, come indicato al par.5.3.

213 di 704
dei dati dichiarati, come se fosse indice della
capacità di stimare i redditi nascosti; vi
contribuisce anche la spinta dei consulenti a
dichiarare cifre almeno congrue, già indicata al
par.3.16 sulla tassazione attraverso i
commercialisti.
Eccessività
dell’adempimento
rispetto alle
capacità di
controllo
Quest’insieme di fattori portano a un livello di
adempimento molto più elevato rispetto al livello
di intervento valutativo degli uffici tributari sulla
ricchezza non raggiunta dalla tassazione attraverso
le aziende. Se si considera l'intervento effettivo degli
uffici sul lavoro indipendente e le piccole
organizzazioni al consumo finale (par.5.2) il livello di
adempimento fiscale (tax compliance) smentisce le
affermazioni autorazziste su un presunto scarso
senso civico degli italiani (par.4.5). Pur lasciando
presumere la cospicua evasione di cui al par.4.1, le
cifre medie dichiarate dagli operatori economici
individuali al consumo finale, di cui ai par.
3.13/3.14, hanno una certa dose di credibilità (se si
vuole, nel loro complesso sono meno inverosimili di
quanto potrebbero essere).
Sensazione di
evasione e di
credibilità
La sensazione di evasione suscitata dalle medie
dei ricavi e dei redditi dichiarati dagli operatori
economici individuali, è insomma molto inferiore a
quanto ci si aspetterebbe in relazione alla scarsa
sistematicità del controllo valutativo di queste
aree economiche da parte degli uffici tributari (cfr.
anche par.5.2 e 5.7). Se l'onestà contasse qualcosa
ai fini della determinazione dei tributi (par.4.5), i
contribuenti italiani potrebbero definirsi molto più

214 di 704
onesti di quanto le istituzioni tributarie siano
fficienti338.
Consapevolezza
della visibilità e
“autotassazione”
E' piuttosto la consapevolezza della loro visibilità
"fisico-economica" a spingere artigiani e piccoli
commercianti in sede fissa a mantenere la
credibilità esteriore di cui al par.3.14, ripresa al
par.5.13 sugli studi di settore.
Tali soggetti si preoccupano insomma, anche spinti
dai consulenti (par.3.16) di redigere dichiarazioni
fiscali esteriormente dotate di un minimo di
credibilità, rispetto alle caratteristiche fisico-
economiche dell’attività.
bisogni familiari ed
“evasione di
necessità”
Il limite, che induce a dichiarazioni inferiori alla
realtà, è rappresentato dai bisogni personali e
familiari. La c.d. "evasione di sopravvivenza"
anticipata al par.3.14, deriva dalla maggiore
"utilità marginale del denaro", a livelli medio
bassi, quando le risorse sono relativamente poche.
In parole povere c'è una tendenza, in chi ha i
margini per farlo, a soddisfare esigenze personali
e familiari di base, prima di pagare le imposte.
Relatività del
concetto di
“bisogni”(oltre la
sussistenza)
Questo concetto di "evasione di sopravvivenza" va
inteso in senso ampio , al di là della mera
sussistenza, riferendolo al tenore di vita che si
ritiene di meritare in relazione alla propria
estrazione familiare, e ad una cultura di massa dove
viaggi, shopping, cene fuori, auto nuove, centri

Questa consistenza del dichiarato non dipende però da


338

una ipotetica "onestà" degli autonomi, visto che il senso civico


nazionale è unitario, e non si frammenta per categorie
(par.4.5).

215 di 704
benessere, e tante altre forme di consumismo
appaiono come una specie di "minimo sindacale";
ciò spinge gli operatori economici individuali , che
incassano redditi al lordo delle imposte, ad evaderne
parte, per soddisfare bisogni ritenuti prioritari
rispetto al bisogno, che pure avvertono, di
tranquillità fiscale.
Scale di valori
personali
Come già rilevato al par.3.14, dichiarare ricavi
inferiori a quelli effettivi libera risorse per i
bisogni personali suddetti. Per chi, “al lordo delle
imposte”, guadagna ad esempio 100 mila euro,
dichiararne 40 mila, evitando di pagare IVA e Irpef
sulla differenza, migliora notevolmente il tenore
di vita.
Massa monetaria
manovrabile e
tenore di vita
Molti dei contribuenti in esame, specie operando al
consumo finale, dispongono non solo dei propri
"redditi lordi"339, ma anche dell'IVA corrispondente
alle vendite, dei contributi sociali propri e di
eventuali dipendenti, come pure delle ritenute fiscali
di questi ultimi. La massa di manovra monetaria, su
cui incidere per integrare redditi personali spesso
non elevatissimi, riguarda tutti questi aspetti, e la
mancata registrazione ai fini tributari riguarda, in
varia misura, tutti i suddetti aspetti fiscali e
previdenziali.
Per chi vive solo di lavoro indipendente al
consumo finale, la facilità di nasconderne i frutti al
fisco, si accompagna a un reddito medio basso
(340);i lavoratori indipendenti non si astengono
certo dallo sfruttare questa franchigia fiscale
"fai da te solo perché i lavoratori dipendenti, a

339
) Cioè “al lordo” delle imposte.
Insomma, con una metafora efficace evadono
340

tendenzialmente i poveri,che hanno poco, ma sono tanti.

216 di 704
parità di costo del lavoro, ne sono privi"341. I
lavoratori indipendenti , oltre ad essere convinti
che i dipendenti, a parti invertite, farebbero lo
stesso, considerano quindi la suddetta parziale
evasione come un aspetto della loro condizione
complessiva ; il parziale occultamento della
ricchezza al fisco è visto come una parte del
pacchetto) , cui appartengono anche lati negativi,
come la carenza di protezioni sociali, garanzie e
altri vantaggi collaterali, in termini di sicurezza e
di intensità del lavoro, spettanti invece ai lavoratori
dipendenti, specie se pubblici.
Limiti della
propaganda
La suddetta propaganda antievasione , che
induce il suddetto desiderio di tranquillità fiscale,
non può comprimere più di tanto le suddette
esigenze di tenore di vita, ed oltre certi livelli non
solo è inefficace, ma crea inutile stress342. Gli
equilibri tra esigenze personali del lavoratore
indipendente e sua tranquillità fiscale restano
fermi nonostante la crescita della propaganda
antievasione, la cui violenza verbale socialmente
lacerante crea solo recriminazioni reciproche;
vedremo al par.4.6 che ciò imbarazza la politica,
drammatizza l'intervento degli uffici, ne pregiudica
la sistematicità (par.5.2) e paradossalmente
incentiva corruzione ed evasione (paragrafi 4.6, 5.3
e 5.19).

341
) Che sembra una versione paradossale delle teorie del “minimo vitale” di
cui al par.2.2 a proposito della capacità contributiva, e del suo proposito di
fronteggiare il disagio sociale con riduzioni di imposte. Ai lavoratori
indipendenti a basso reddito non si concedono sussidi, che dovrebbero essere
gestiti amministrativamente, ma si rimedia con una specie di ipocrita licenza di
evadere, dettata solo dalla disorganizzazione.
342
) Quando sul piatto della bilancia c’è il tenore di vita personale e soprattutto
familiare si ignora il martellamento mediatico, che ha solo l’effetto di generare
frustrazione, stress e lacerazioni sociali che indicheremo al par.4.6. .

217 di 704
E' una degradazione contrastabile solo con una
spiegazione sociale d'insieme della
determinazione della ricchezza ai fini tributari,
cui ci dedicheremo nei prossimi paragrafi.

4.3. Mancata spiegazione d’insieme della


determinazione dei tributi da parte
dell’accademia:ragioni metodologiche
Determinazione dei
tributi e
insufficienza del
bagaglio culturale
generale
La pubblica opinione e la classe dirigente (par.1.6)
non riescono a spiegarsi l'innesto della tassazione
contabile attraverso le orgnizzazioni
pluripersonali sulla tradizionale
determinazione valutativa dei tributi; il modo in
cui la diversa determinabilità della ricchezza tra
tipologie diversi di contribuenti "autoproduce"
sperequazioni non è pienamente alla portata del
bagaglio culturale generale; neppure le classi colte
hanno adeguata familiarità con questi concetti e con
le loro interrelazioni.
Necessità di
studiosi sociali e la
formazione di
un’accademia
Serviva cioè una spiegazione sociale della
determinazione dei tributi, che coordinasse,
riportandole a sistema, le intuizioni e le riflessioni
sul tema da parte dell'opinione pubblica e della
classe dirigente A questo scopo fu assecondata la
rapida formazione di un'accademia universitaria
relativamente numerosa, con oggi circa 200 docenti
di ruolo. Tuttavia questa spiegazione sociale
d'insieme della determinazione dei tributi ancora
manca e il malessere sociale nel settore cresce.

218 di 704
ragioni generali del
suo insuccesso
Spiegare l'oggettivo insuccesso dell'accademia
con inadeguatezze personali dei suoi componenti
sarebbe riduttivo prima di tutto per motivi
statistici343. Le cause sono invece relative alla
condizione delle c.d. "scienze sociali", in generale, in
cui si incardina anche il diritto della determinazione
dei tributi. Dovremo quindi focalizzare la mancata
spiegazione d'insieme di questa funzione pubblica
nel quadro metodologico complessivo degli studi
giuridici e delle scienze sociali in generale344.
Dalle scienze
umane alle scienze
sociali
Queste ultime sono un insieme di discipline
sviluppatesi nella società contemporanea, in
parallelo alle scienze fisico-sperimentali; in
questa fase i precedenti grandi interrogativi
sull'origine e le cause dei fenomeni furono sempre
più spiegati attraverso trasformazioni della materia;
le precedenti spiegazioni filosofiche cercavano
analoghe risposte facendo leva sulla riflessione
dell'uomo, dal che l'espressione "scienze umane"
345
. Queste millenarie riflessioni "filosofico-
metafisiche" persero spazio e legittimazione rispetto
all'osservazione, analisi e manipolazione della
materia (346), con le sue stupefacenti riprove
343
) L’accademia del diritto tributario è cioè abbastanza vasta per essere
rappresentativa della pubblica opinione “istruita” del paese, e dei cultori di
scienze sociali.
344
Cioè, oltre al diritto, economia, etica, politologia, sociologia,
antropologia, persino psicologia.
345
) Esse non si chiamavano così perché studiavano “l’uomo”, ma per la ricerca
nella riflessione umana delle suddette spiegazioni complessive della
natura...L’antica filosofia non era insomma riflessione dell’uomo sull’uomo,
ma spiegazione della natura attraverso l’uomo “misura di tutte le cose”; così era
infatti visto l’uomo ai tempi della famosa stampa di Leonardo, non certo
materia aggregata, in attesa di trasformarsi nuovamente. .
346
Le spiegazioni materialistiche erano state intuite
nell’antichità da stoici ed epicurei, circuiti elitari, inadeguati a

219 di 704
empiriche e ricadute tecnologiche347. Il vecchio
sapere filosofico aveva però occasione di riproporsi
sotto nuove forme , per varie ragioni. Da un lato le
spiegazioni in senso ampio "materialistiche", benchè
verosimili, erano poco appaganti per molti, ed erano
meno utili alla coesione sociale rispetto alle
precedenti credenze religiose "di massa"; inoltre il
progresso economico produttivo, connesso alle
tecnologie derivanti proprio dalle scienze fisiche,
rendeva più complessa la convivenza sociale,
creando tensioni e bisogni prima assenti. Sia per il
bisogno di tener insieme una società più complessa,
sia per rispondere al desiderio umano di riflettere
sulla propria esistenza, l'antico sapere umanistico,
anticamente unitario, si è gradualmente evoluto nel
suddetto insieme di “scienze del comportamento” o
"sociali"; quest'ultima denominazione si spiega in
quanto le variabili dei comportamenti dipendono
sempre più, in una società complessa, dalle relazioni
interpersonali, appunto “sociali".
Ispirazione alle
scienze fisiche come
ricerca di
legittimazione
Dalla “spiegazione” umanistica della natura si
passava quindi a quella dell’organizzazione sociale;
quest’ultima è una realtà unitaria, anche se
esaminabile da punti di vista economici, giuridici,

costituire un collante di massa della convivenza sociale. Che


infatti, nella civiltà occidentale fu tenuta insieme dal
cristianesimo, che incluse al proprio interno gli antichi
interrogativi umanistici sull'origine delle cose (si pensi alla
scolastica , alla dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio,
etc.).
347
Le scienze fisiche non proponevano spiegazioni unitarie, ed
avevano carattere sperimentale, non speculativo, ma riscontri
oggettivi. Pur senza dare spiegazioni complete della realtà, i
riscontri delle scienze fisiche bastavano a disorientare le
metafisiche delle antiche filosofie, condizionando come
vedremo anche le scienze sociali.

220 di 704
politici, psicologici, sociologici, letterari, di costume,
etc.. , di cui sono intuitive le necessità di
coordinamento. E' normale quindi che le scienze
sociali, di fronte al prestigio di quelle fisiche,
cercassero di legittimarsi ispirandosi al rispettivo
metodo; nasceva così uno scientismo destinato a
non giovare alle scienze sociali facendo loro
perdere la tradizionale matrice umanistica 348, e
l'interrelazione col bagaglio culturale dei
propri interlocutori349.
Ispirazione nel
metodo: l’economia
Nell'ispirarsi alle scienze fisiche alla ricerca di
legittimazione, le varie articolazioni delle
scienze sociali andarono ciascuna per proprio
348
Anzichè riflettere sul proprio ruolo complessivo, e sulla propria condizione
epistemologica, le scienze sociali hanno seguito in ordine sparso la
specializzazione delle scienze fisiche, magari anche bisticciando tra di loro,
come i capponi di Renzo, di manzoniana memoria. Sembra quasi, a voler
pensare male, che la riflessione sul tema della scientificità metta in imbarazzo e
venga accantonata. Lo confermano indirettamente anche le regole
della politica della ricerca, e del reclutamento universitario,
dove la relazione tra hard sciences e humanities sembra
tutt'altro che messa a fuoco. Bisognerà confermare in altri
scritti la misura in cui l'imitazione delle scienze fisiche ostacola
lo sviluppo di un sapere umanistico adeguato all'odierna
complessità sociale, impedendogli di riempire il vuoto cultural-
esistenziale causato proprio dalle scienze fisiche e
dall'inevitabile , ma poco consolante, spiegazione materialistica
dell'esistenza (un esempio di disperata e divertentissima ironia
di questo smarrimento è il personaggio di Padre Pizarro, creato
da Corrado Guzzanti, reperibile su youtube).
349
A suo modo coerente con la tradizione metodologica delle antiche filosofie,
che si collegavano al bagaglio culturale degli interlocutori e si legittimavano
organizzandolo. L’antico sapiente interagiva così coi propri interlocutori,
facendo riferimento a spiegazioni di fondo, spesso trascendenti. La
degenerazione odierna di questo atteggiamento è collegarsi ad alcuni stati
d’animo dei propri interlocutori, legittimandoli con un apparato di ”oggettività”
ispirato alle scienze fisiche, come i modelli matematici, le autorità normative, i
“dati sociali”, spesso raccolti ed esposti in funzione della tesi da accreditare
(par.4.7).

221 di 704
conto, senza consapevolezza della propria
unità metodologica 350. Le discipline
economiche, senza tradizioni nel mondo
preindustriale si ispirarono alle scienze fisiche
attraverso le note formalizzazioni dell'economia
matematica. L'osservazione della realtà, e le
correlazioni tra i comportamenti sociali, ad esempio
la soddisfazione dei bisogni usando risorse scarse,
furono espresse secondo funzioni matematiche.
Il retroterra
giurisdizionale del
diritto
Il diritto, come indicato al par.1.3, aveva invece
una propria secolare tradizione tecnica, legata in
gran parte alle istituzioni processuali, nonostante la
presenza di istituzioni "non giurisdizionali", come
quelle finanziarie e tributarie. La spiegazione
d'insieme del diritto giurisdizionale era immanente
350
Questa ricerca di legittimazione “scientifica”, che imitava le scienze fisiche,
ha avuto in genere risultati deludenti, allontanandosi dalla matrice umanistica,
che si rivolgeva direttamente al problema esaminato; vedremo infatti che gli
economisti si ritennero costretti ad arrivare alla sostanza delle questioni
attraverso modelli “sociomatematici” o artificiose e asettiche riprove empiriche
(par.4.7); vedremo più avanti –invece- che i giuristi si ritengono costretti ad
arrivare alla sostanza passando attraverso i “materiali normativi”: entrambi
(economisti e giuristi), per darsi una legittimazione scientifica, si auto
impongono vie più tortuose, per arrivare alla sostanza delle questioni, che
spesso viene raggiunta in modo riduttivo, trascurandone importanti chiavi di
lettura, perche non formalizzabili nel “modello” o non previste da “materiali
normativi”. Nasce una specie di “autocensura” rispetto a una serie di
ragionamenti che disturberebbero la metodologia sottostante, sia essa quella
“sociomatematica” sia quella “normativa”. Questo finisce per creare solchi più
o meno vasti tra il bagaglio culturale delle pubbliche opinioni e quello delle
comunità scientifiche, che non si pongono da una molteplicità
di punti di vista che inveceil senso comune coglie, anche se
magari non li approfondisce. Gli esponenti della pubblica opinione, o i
giornalisti (par.4.4), non subiscono questi condizionamenti, e non si chiudono
ad alcuna prospettiva di analisi, pur riflettendo in modo estemporaneo sui vari
temi della vita associata. Per questo proprio i giornalisti hanno occupato pian
piano lo spazio di attenzione che gli studiosi sociali hanno lasciato vuoto. Ciò
si è puntualmente verificato, come vedremo, in materia di
determinazione dei tributi.

222 di 704
nel bagaglio culturale della pubblica opinione 351.
L'interlocuzione del giurista era quindi soprattutto
tecnica, con giudici e avvocati, con una importanza
relativamente alta della legislazione (fino a collocare
gli studi giuridici in "facoltà di legge", anziché "i
diritto352). Anche nei rapporti con la politica il
giurista era visto come un tecnico, utile redattore
"notarile", di scelte altrui.
La necessità di
studio delle
istituzioni
Nell'età industriale, il moltiplicarsi delle istituzioni
giuridiche (par.1.3) rese necessaria anche una
spiegazione d'insieme sul loro ruolo nei rispettivi
settori di intervento; aumentavano infatti le
funzioni non giurisdizionali, ma pur sempre
giuridiche, da analizzare nei termini indicati, per la

351
Si tratta dopotutto di vicende comprensibili, come le liti tra
privati per contratti eseguiti male, debiti non pagati, dissidi tra
coeredi, danneggiamenti, e altre cause di discordia sociale,
comprensibili nell'insieme anche senza appositi studiosi sociali.
Il nocciolo della funzione giurisdizionale nella sua semplicità si coglie
digitando su youtube “Aronne Piperno”. Anzi, la semplicità della maggior
parte delle questioni si ritrova in modi di dire come “pacta sunt servanda” e chi
rompe paga”, cui si è sovrapposta la più altisonante responsabilità aquiliana o;
dietro l’aulico brocardo inadimplenti non est adimplendum c’è la semplice
canzone popolare romana sul mancato pagamento dell’oste che aveva
annacquato il vino. La complicazione di questioni semplici riflette la legittima
tendenza dei giuristi ad acquisire importanza e autonomia rispetto alla politica,
con ipocrisie e paludamenti, spesso fastidiosi all’esterno (si pensi alla nota
invettiva di Lutero Juristen Bose christen, alla figura manzoniana di
Azzeccagarbugli fino al processo di Kafka). Questa predisposizione alla
complicazione, innocente finchè le questioni sono semplici, diventa distruttiva
man mano che si complicano. In questa misura l’originario obiettivo di
legittimazione comporta una oggettiva delegittimazione. Da questo circolo
vizioso si esce solo ampliando l'interlocuzione del giurista da
quella tecnico-forense a quella di studioso sociale delle
istituzioni, secondo uno dei fili conduttori del volume, di cui
diremo soprattutto al paragrafo 4.7.
352
) Anche l’espressione “facoltà di giurisprudenza” sottintendeva un
riferimento alla formazione forense, trascurando il sempre più importante
“diritto non giurisdizionale” nel senso indicato al par.1.3.

223 di 704
determinazione dei tributi, all'inizio di questo
paragrafo353.
bisogno di studiosi
sociali giuristi
paralleli agli
economisti
Questa necessità di studio delle istituzioni, da parte
dei giuristi, era parallela allo studio delle aziende e
degli scambi privati da parte degli economisti354.
Sulla suddetta tradizione tecnico-professionale
del diritto doveva inserirsi questa naturale
evoluzione del giurista come studioso sociale,
creatore di spiegazioni di insieme delle varie funzioni
istituzionali, nonché interlocutore-punto di
riferimento per il pubblico dibattito con le classi
dirigenti e la politica. Accanto al "giurista tecnico",
conoscitore "delle norme", serviva in molti settori un
giurista "studioso sociale" delle relative funzioni
istituzionali355.
Ispirazione alle
scienze fisiche
nell’oggetto,
anziché nel metodo

La tradizione forense, con la sua importanza della


legislazione, spinse invece il diritto a seguire un
particolare criterio di ispirazione alle scienze fisiche.
Invece di guardare al metodo, come indicato sopra
per l'economia a proposito della formalizzazione
matematica356, il diritto guardò all'oggetto.

353
) In modo da elaborare quella spiegazione sociale di insieme che è tanto più
necessaria quanto più il bagaglio culturale comune è insufficiente a inquadrare
il rispettivo settore della società.
354
Come sopra rilevato, anche gli economisti, necessari con la
produzione di serie e la rivoluzione industriale, si erano ispirati
alle scienze fisiche "nel metodo" (matematico).
355
Vedremo che l'attaccamento eccessivo al primo ruolo
indicato nel testo ha ostacolato il secondo.
356
) Che aveva guardato alla matematica, esprimendo i comportamenti sociali
con funzioni algebriche, diagrammi e modelli definibili come
“sociomatematica”.

224 di 704
Quest'ultimo consiste nel c.d. "dato normativo" 357,
riferito in prima battuta, come sopra rilevato, alla
legislazione(358), e quindi alle sentenze, agli atti di
istituzioni interne e sovranazionali, alla stessa
dottrina, divenuta "oggetto di se stessa". Definiremo
quest'insieme, accomunato dalla presenza di una
qualche veste di autorità359, con l'espressione
"materiali normativi".
I pregi del
positivismo
giuridico
Il loro denominatore comune è di essere dati posti
(imposti) da qualche autorità, dal che la definizione
di "positivismo giuridico"; in questo modo
l'ispirazione alle scienze fisiche si conciliava col
tradizionale retroterra forense del diritto
giurisdizionale360. L'attenzione al diritto positivo,
rispetto a ineffabili e discutibili "valori", era un passo
avanti, rispetto allo sfuggente concetto di “diritto
naturale"361.
La trascuratezza
per le istituzioni
Il lato negativo del giuspositivismo era guardare a
una "realtà normativa", trascurando la realtà
istituzionale degli uffici (istituzioni) preposti alle

357
Secondo la già indicata ispirazione alle scienze fisiche, il “dato naturale” di
queste ultime viene quindi sostituito dal “dato normativo”, come “oggetto”
delle scienze giuridiche; di tale “dato” gli studiosi si presentano come asettici
analisti, cercandovi recondite verità, come i chimici fanno per i minerali.
358
Particolarmente importante, ripetiamo, per la funzione
giurisdizionale.
359
) Autorità legislativa, giurisdizionale, amministrativa o persino dottrinale.
360
) Dove le istituzioni devono decidere guardando indicazioni
legislative e precedenti, senza essere particolarmente
condizionate dalla realizzabilità del proprio incarico,
consistente solo in un "giudizio", anziché in un compito
materiale (par.1.3). Inoltre nella funzione giurisdizionale le istituzioni
passano relativamente in secondo piano rispetto alle persone
che ne fanno parte, cioè il giudice come individuo.
361
) Il diritto naturale era smentito dalla stessa mutevolezza, nel
tempo, delle scale di valori e delle concezioni etico-sociali.

225 di 704
varie funzioni pubbliche, indicate al par.1.3; la
legislazione e gli altri "materiali normativi"
prendevano così il posto delle istituzioni, come "dato
di realtà" cui dirigere il diritto362. E' un inconveniente
relativamente trascurabile per il diritto
giurisdizionale363, spiegabile (salvi i tecnicismi) in
base al bagaglio culturale della pubblica opinione;
l'istituzione-giudice è infatti concepibile quasi in
senso personalistico (364) e il tradizionale peso della
funzione giurisdizionale metteva le istituzioni
relativamente in secondo piano rispetto ai giudici
che ne facevano parte. Per tutti questi motivi, nel
diritto giurisdizionale, gli inconvenienti del
positivismo si avvertivano poco; qui infatti si riusciva
comunque ad arrivare alle istituzioni, sia pure
indirettamente e faticosamente, attraverso i suddetti
"materiali normativi".
Gravità degli
inconvenienti per le
istituzioni non
giurisdizionali
Nelle altre funzioni giuridiche, soprattutto non
giurisdizionali, il normativismo ha reso i giuristi
meno consapevoli che il diritto è una scienza sociale
dedicata alle istituzioni. L'intreccio tra metodologia
normativistica, tradizionale interlocuzione
tecnico-casistica e timidezza burocratica rispetto
alla politica365 ha frenato l'evoluzione del giurista
come studioso sociale delle istituzioni, rivolto alla

362
Nella già indicata tendenza generale delle scienze sociali ad ispirarsi, per un
verso o per un altro, alla metodologia delle piu’ prestigiose “scienze fisiche”.
363
Dove la rilevanza della normativa è massima, come indicato ai
par.1.3, 2.1 ed altri. .
364
Potrei dire "antropomorfico", perché il giudice, quantunque
appartenente a un ufficio, ha margini fortissimi di governo della
causa.
365
) E’ la timidezza burocratica già descritta sopra per il diritto giurisdizionale,
indotta dall’onnipotenza legislativa.

226 di 704
nuova platea degli interessati al relativo
funzionamento366.
L’equivoco
rapporto con “la
pratica”
E' stato impostato in modo semplicistico il rapporto
tra teoria e pratica, in quanto quest'ultima è rimasta
ancorata alla casistica forense, senza essere
generalizzata come teoria; quest'ultima si è cioè
concentrata sui "materiali normativi", con buone
dosi di scientificità esteriore di cui diremo, mentre la
pratica non si è distaccata dalla casistica367. In
questo modo il diritto non ha aggiunto alla
tradizionale interlocuzione tecnica con giudici e
avvocati una spiegazione e interlocuzione con la
società, ed i settori di pubblica opinione e classi
dirigenti (par.1.6), interessate alle varie funzioni
pubbliche, nel nostro caso la determinazione dei
tributi.
sopravvalutazione
della politica e la
supplenza degli
economisti
Ispirandosi alla tradizionale matrice giurisdizionale il
diritto ha continuato ad attendersi soluzioni dalla
politica, alternando verso di essa critiche e
invocazioni di intervento368, come indicato al par.2.4;
366
) Mi riferisco ovviamente agli interessati alle rispettive funzioni istituzionali
nelle classi dirigenti e nella pubblica opinione, come definite al par.1.6.
367
Dove il "diritto" era generale non era "pratico", avendo
riferimento alla realtà normativa, non a quella effettiva. Dove il
diritto era "pratico" non era generale, ma casistico, perso sulle
"subtilitates" (i casi curiosi e sottilmente "limite") della
tradizione forense.
368
Si ricorderà dal par.2.1 l'importanza di scale di valori
legislative nella funzione istituzionale di soluzione delle
controversie (diritto giurisdizionale). Solo per questa
precisazione delle scale di valori la politica è onnipotente, in
termini di recezione e sintesi delle varie tendenze del gruppo
sociale (tuttavia anche per questa limitata sintesi occorre un
coordinamento di valori, per cui la politica non ha tempo,
delegando da sempre funzionari tecnici, sia pure mantenendo

227 di 704
sulla politica viene scaricato il malessere degli
operatori del diritto per il cattivo funzionamento
delle istituzioni, dipendente invece da carenze di
spiegazioni d'insieme. Non ci si accorge così che il
diritto trascura l'interlocuzione sociale sulle varie
funzioni istituzionali, nel nostro caso quella di
determinazione dei tributi, ed invoca il potere, senza
sapere cosa dirgli. sembra quasi che il preconcetto
dell'onnipotenza legislativa debba trasformarsi in
onniscienza, e il potere debba intuire da solo cosa
deve fare, senza studiosi delle istituzioni (369). Si
dimentica che le varie articolazioni del potere,
legislative, amministrative e giurisdizionali non
hanno compiti pedagogici 370; La figura del giurista,
su di essi ampi margini di supervisione, almeno dai tempi di
Giustiniano e Triboniano).
369
) Nella prospettiva del diritto giurisdizionale, che fornisce al
giudice i criteri per comporre le controversie tra privati, il
legislatore ha bisogno di indicazioni solo per l'interlocuzione
tecnica, col giurista in funzione "notarile". Le priorità valoriali
generali della società, nell'ottica tradizionale del diritto
giurisdizionale, sono considerate infatti alla portata del
legislatore. I giuristi, su questa semplicistica premessa, temono
forse di sconfinare, con suggerimenti alla politica, nel mondo
del "dover essere", delle scale di valori, perdendo così la
propria kelseniana purezza ; il punto è interessante per tesi di
laurea o di dottorato, ma segnalo di colleghi che, davanti a mie
osservazioni sulla determinazione della ricchezza, questione
oggettiva, ribattevano che quella è politica come se si trattasse
del livello delle aliquote (par.1.9). Il potere politico può
giungere alle normali scale di valori sull'apprezzamento o
riprovazione dei più diffusi conflitti di interessi tra i consociati,
ma non ha alcuna onniscienza sulle istituzioni in generale, ed
ha bisogno degli studi sociali di cui stiamo parlando.
370
) L’abbiamo già visto al par. 2.4 per le istituzioni, lo vedremo al par.4.4 e 5.3
per amministrazioni e giudici. Le istituzioni hanno il compito di ordinare, non
di spiegare. Molti loro esponenti, che pure vedono dilatati i propri spazi di
manovra e di supplenza per via di questa situazione, se ne lamentano, dal punto
di vista dell’interesse generale. Carla Barbati mi ha riferito di consiglieri di
stato (francesi) critici verso gli studiosi di diritto, visti come in attesa delle loro
sentenze, senza dare agli stessi consiglieri di stato (dopotutto anch’essi
“operatori pratici”, sia pure di alto livello) le lezioni di cui sentivano di avere

228 di 704
studioso di istituzioni pubbliche, non si è quindi
affiancata a quella dell'economista, come studioso
delle aziende e degli scambi economici371;
l'economia, trattando la sostanza, anche se nelle
formalizzazioni matematiche, ha riempito molti spazi
di analisi delle istituzioni lasciati vuoti dal diritto,
come vedremo al par.4.4 per la determinazione dei
tributi; anche nella sanità, nell'istruzione,
nell'ambiente, nelle infrastrutture, etc., gli
economisti hanno guadagnato terreno, occupandosi
direttamente delle questioni, rispetto a giuristi che
nella migliore delle ipotesi vi arrivavano
indirettamente dai "materiali normativi" "372.
L’equivoco
“rigore” normativi
stico: dai
ragionamenti ai
riferimenti
Dalla sopravvalutazione dei suddetti "materiali
normativi" deriva il preconcetto che il discorso
giuridico sia "rigoroso" solo se veicolato attraverso
di essi.
Nasce quindi il preconcetto di dover procedere per
riferimenti, con avalli anche per riflessioni
palesemente sensate rispetto al bagaglio culturale
degli interlocutori; questo pregiudizio ostacola la
trattazione diretta di istituzioni, uffici, persone,
poteri373, mettendo in secondo piano la sostanza

bisogno.
371
) E’ del tutto normale che le scienze sociali si pongano da diversi angoli
visuali della convivenza; gli economisti dovrebbero occuparsi degli scambi di
mercato, e i giuristi dei pubblici uffici operanti fuori mercato.
372
) Invece di parlare di sanità, istruzione, ricerca etc.., il diritto parlava della
legislazione sulla sanità, l’istruzione, la ricerca, etc.. Ciò faceva perdere
interesse e credibilità ai giuristi, mantenendoli in una
interlocuzione "tecnico-casistica" e nella già indicata
tradizionale funzione notarile rispetto alla politica.
373
) Non si cerca più, quindi, di coordinare la realtà dei tribunali, dei
commissariati, delle università, degli ospedali, dei campi di battaglia, degli
uffici tributari, ma quella della legislazione, degli altri “materiali” e dei libri di
dottrina che li citano, fino a paradossi cui si addice il monologo di Gaber sulla

229 di 704
istituzionale e umanistica, del diritto. I suoi
contenuti storici e comparatistici sono circoscritti
alle rispettive materie, mentre potrebbero vivificare
tutto il diritto positivo, dove chiunque affronti
direttamente la sostanza, senza la mediazione di
"materiali normativi", rischia critiche di scarsa
scientificità 374.
Carenza di
spiegazione sociale
e confusione
normativa
In questo modo il diritto, invece di evolversi sulla
strada degli studi sociali, si è sempre più appiattito
sulle scelte contingenti delle autorità, politiche,
giurisdizionali o amministrative. Le quali invece, del
tutto legittimamente, governano situazioni
specifiche375, senza il compito di fare formazione
sociale o coordinare concetti. Il disorientamento su
una certa funzione pubblica376 non può quindi essere
contrastati almanaccando sui "materiali normativi";
anzi, se nella pubblica opinione si intrecciano, su una
determinata funzione istituzionale, atteggiamenti
contrastanti e confusi, i "materiali normativi" non li
sistematizzano, ma li assecondano altrettanto
confusamente 377; per questo le funzioni istituzionali

scelta di Giotto di dipingere il cielo azzurro, visibile digitando su youtube


Giotto da Bondone Gaber oppure https://www.youtube.com/watch?
v=7sPNe1lW2bg.
374
) Vedremo al paragrafo 5.8, ad esempio, che il giudizio di fatto, in quanto
“empirico” e non legislativo , viene guardato con diffidenza, pur riempiendo
almeno la metà dell’universo giuridico, in particolar modo nella determinazione
dei tributi (che infatti è sbilanciata sul regime giuridico della ricchezza
dichiarata, come abbiamo iniziato a rilevare al par.3.9 e vedremo ai par.5.17 ss.
e 6.10 sul contenzioso).
375
) Cioè a “gestire situazioni” particolari.
376
) Nel nostro caso la determinazione dei tributi.
377
) Si ricordi quanto indicato , per l’attività legislativa, al par.2.4, per capire
che la ricerca di una arcana e geometrica coerenza all'interno dei
materiali normativi è l’ultimo dei problemi delle autorità che li redigono.
Questa esigenza viene avvertita quanto più esiste una spiegazione sociale
condivisa dei relativi settori istituzionali, come spesso è per la risoluzione e

230 di 704
non sono spiegabili ammiccando a geometriche
coerenze all'interno dei "materiali normativi"378,
scambiati per il "dato naturale" delle scienze fisiche
379
.
La scientificità
esteriore
Quest'equivoca idea di scientificità non può
intuitivamente essere soddisfatta con la mera
riproduzione 380 dei materiali normativi; La
tradizionale interlocuzione giuridica del diritto
giurisdizionale (par.1.3), subordinata alla politica,381,
e tradotta nel normativismo pone le premesse di una
pubblicistica che non riproduce meccanicamente i
materiali normativi, ma vi cerca verità recondite,
geometrie solitamente estranee agli intendimenti
dei loro redattori. E' una ibrida soluzione di ripiego
che potremmo chiamare "scientificità esteriore".
Essa interagisce, anziché con l'interlocutore, coi
"materiali normativi", giocandovi di sponda e
alludendo a significati latenti di commi, capoversi,
combinati disposti, autorevoli dottrine, documenti e
"arresti giurisprudenziali"; si mescolano stralci di
materiali normativi e dottrinali, divagazioni, giri di
parole, espressioni di circostanza, luoghi comuni

prevenzione di controversie tra privati, cioè il diritto giurisdizionale di cui al


par.1.3.
378
) Che lo studioso dovrebbe spiegare secondo la già descritta
ispirazione metodologica alle scienze fisiche, indicata all’inizio del paragrafo,
col “dato normativo” messo al posto del “dato naturale”...
379
) Secondo il già indicato preconcetto “scientistico”, in cui la scienza si
trasfigura in una nuova religione, diretta a rispondere ai consueti dubbi umani
sull’origine delle cose, l’uomo, la natura etc.. (la “fisica” viene distorta cioè
verso il soddisfacimento dei consueti bisogni “metafisici” dell’uomo e
paradossalmente la scienza diventa fede, ovvero credenza).
380
) E’ infatti intuitivo che riprodurre pedissequamente articoli di legge,
sentenze e altri “materiali” è alla portata di tutti, più ancora dei discorsi di senso
comune per cui si teme di essere considerati “non scientifici”.
381
Di cui si interpretava il volere, vuoi come avvocati, davanti a
una legislazione onnipotente nelle scale di valori (par.2.1), vuoi
come redattori di regole, sempre su impulso politico.

231 di 704
economico-politico-sociali, riferimenti fattuali,
collegamenti di cronaca, esibizioni sapienziali,
abbastanza in tema per alludere a qualche
significato recondito382. E' un discorso indiretto che
parla per riferimenti" perdendo spesso di vista la
sostanza, soprattutto quando non è immediata da
afferrare.
Degenerazione di
elementi strutturali
E' una degenerazione patologica di elementi
presenti normalmente in qualsiasi discorso, dove
sono sempre presenti, accanto ai contenuti,
espressioni di circostanza, stereotipi, riferimenti e
divagazioni con funzioni di collante; si tratta di
introduzioni, legittimazioni del tema383,
ammiccamenti per captatio benevolentiae,
collegamento concettuale, riempitivo dimensionale
384
, abbellimento, manifestazione di erudizione, etc..
La loro finalità può essere anche quella di anticipare
critiche, coprire aspetti dove ci si sente perplessi,
cavarsi di impaccio o disorientare l'interlocutore (385).
382
Nella scientificità esteriore c’è forse un pallido riflesso dell’antico
esoterismo dei riti, delle litanie arcane, come gli incantesimi, ritenuti in grado di
evocare potenze di altri mondi. Questo esoterismo alchemico in versione
scientistica, essendo privo di qualsiasi fascino, è destinato inesorabilmente
all’autoreferenzialità.
383
) Un po’ come le invocazioni alla Musa, che precedevano gli antichi poemi
epici, tipo “cantami o Diva, del Pelide Achille” fino a “Le Donne, I cavalier,
l’arme, gli amori, le cortesie , le audaci imprese io canto”.
384
Le dimensioni degli scritti sono anche una loro forma di
legittimazione, una acquisizione di autorevolezza. Secoli fa
anche Jhering (Serio e faceto nella giurisprudenza edizione Sansoni 1954,
pag.121) rilevava la necessità di opere voluminose per sfondare le porte delle
università. L’autore rilevava che questa tendenza non costituisce solo un
danno in sé, ma scredita tutti i libri, togliendo la voglia di leggere e di
scrivere, un po’ come vedremo è accaduto in materia tributaria (Jhering, Op
loc. ult. cit confutando l’obiezione secondo cui i libri non mordono e chi vuole
li può sempre scansare).
385
E’ una tecnica cui corrisponde la fortunata metafora
cinematografica delle "supercazzole" , entrata nel 2015 nel
lessico corrente del Dizionario Zingarelli per indicare un

232 di 704
Si va verso la scientificità esteriore quanto più questi
passaggi di circostanza, questi ammiccamenti
convenzionali di contenuto solo apparente, si
moltiplicano, come in un'infezione, facendo perdere
un filo logico al discorso; la cui sostanza viene
dapprima messa in ombra, fino a svanire del tutto
nei casi più gravi, secondo una infinita gamma di
sfumature intermedie386.
La perdita del
collegamento con
l’interlocutore
(sensatezza)

La diffusione, e il successo, della scientificità


esteriore, sono dovuti 387 anche alla sua resistenza
alle critiche di merito. Esse diventano infatti
metodologicamente impossibili nella misura in cui
manca un effettivo filo logico. E' fuori luogo parlare
di verità o falsità per ciò che solo in apparenza ha un
senso compiuto, una capacità reale di interlocuzione
con un qualche uditorio, precondizione di

miscuglio puramente verbale privo di senso logico, ma idoneo


a confondere gli interlocutori con espressioni potenzialmente in
tema. Basta osservare su youtube "Raccolta Supercazzole
Tognazzi" per una rassegna, nel quadro di discorsi senza senso
compiuto, di ammiccamenti disorientanti per l'interlocutore,.
come "vicesindaco" col vigile urbano,"dominus vobiscum" col
parroco, "cappelle e fuochi fatui" col custode del cimitero,
"pentolone" con l'aiuto cuoco, "trazione" con l'ortopedico
Sassaroli, che però non si fa ingannare. Con la stessa logica
procede la scientificità esteriore nel diritto, dove le
supercazzole (ormai entrate nello Zingarelli) si trasfigurano in
giuricazzole , neologismo di mia invenzione; esso ammicca a
un'ipotetica sostanza, quanto basta per disorientare
l'interlocutore, inducendolo alla condiscendenza che vedremo
tra un attimo nel testo.
386
) Con paragone medico potremmo parlare di metastasi, intesa come
degenerazione della parte meramente convenzionale del discorso, che cresce a
dismisura, soffocandone i contenuti sostanziali.
387
Oltre al già indicato preconcetto di doversi esprimere
attraverso i "materiali normativi".

233 di 704
scientificità umanistico-sociale, come vedremo al
par.4.7.
E' una tendenza autoprotettiva, che da una parte
consente di assecondare il preconcetto di doversi
esprimere attraverso i materiali normativi, dall'altra
è immune da critiche in quanto priva di reali
contenuti. Questa accusa di inconsistenza viene però
prevenuta attraverso discorsi, come già rilevato,
apparentemente in tema. Entrare nel merito e farsi
capire è invece controproducente perché,
valorizzando una sostanza, mostra le proprie
criticità, e si espone a critiche.
Il disorientamento
degli interlocutori
Questa modalità espositiva in parte deriva dal
recepimento passivo di tendenze ambientali388, dove
talvolta l'autore "mette del suo", disorientando
attivamente gli interlocutori. Il bagaglio culturale
degli interlocutori viene in questo modo
obiettivamente spiazzato, generando in essi il
dubbio di non capire qualcosa; il destinatario di
queste esposizioni finisce quindi per chiedersi se è
lui a non capire, o l'autore a non spiegarsi.
Le difficili
sconfessioni
La sconfessione è quindi l'unico antidoto contro la
scientificità esteriore, ma è una difesa spesso
difficile da formalizzare. Un'aperta sconfessione di
discorsi in cui non si individua un senso effettivo è
logorante, impegnativa, imbarazzante e
improduttiva389; spesso quindi si preferisce sorvolare
388
)Dove si procede per imitazione, comportandosi “come fanno tutti”.
389
) Impegnare la mente per dimostrare che un certo scritto, al di là delle
apparenze, è privo di sostanza, non conduce a un risultato “scientifico”, sia pure
“umanistico-sociale”, nel senso indicato al par.4.7 (nuove prospettive e chiavi
di lettura nell’analisi dei comportamenti umani e sociali). Dimostrare che
gli scritti di Tizio o Caio sono un bluff non interessa a nessuno
nella società (anzi confrontarsi col nulla evoca l’esoterico
aforisma Abyssus abyssum vocat , mentre una legge di Murphy
invita a non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non

234 di 704
sugli aspetti di scientificità esteriore, concentrandosi
sugli aspetti di sostanza percepibili in una qualche
misura accanto agli stereotipi390. Molte
convenienze inducono infatti alla cautela verso
questa sconfessione, prima di tutto perché essa può
apparire offensiva nelle piccole accademie
relazionali391, ristrette e autoreferenziali, in cui si
frammentano le scienze sociali. Visto che, come già
rilevato, riempitivi ed espressioni di circostanza
ricorrono in qualche misura in tutta la
comunicazione umana, le sconfessioni espongono a
strumentali ritorsioni392. Quest'imbarazzo spinge
spesso, un po’ ipocritamente, a canalizzare il proprio
disappunto per la mancanza di senso compiuto del
discorso come se fosse una critica di merito393;
questo espediente, comodo nell'immediato per
togliersi dall'imbarazzo, legittima però
paradossalmente la suddetta scientificità esteriore;
non a caso chi la utilizza attira sempre più spesso i
potenziali critici nella trappola di un impossibile
confronto di sostanza.
Scarsi
inconvenienti in
settori”
accessibili”
Gli effetti diretti sulle varie accademie, e indiretti
sulla società e le istituzioni, sono diversamente
gravi; sono minori nella misura in cui il bagaglio
capire la differenza). E' più interessante, come stiamo facendo
qui, analizzare i motivi che portano ai discorsi in esame, e le
relative tecniche.
390
) Si ricordi infatti che queste superfetazioni di stereotipi si intrecciano anche
con discorsi provvisti spesso di un qualche senso, secondo le sfumature
intermedie indicate sopra.
391
) La cui frammentazione e specializzazione imita le analoghe caratteristiche
indicate sopra per le scienze fisiche, spesso riuscendoci solo nel sussiego
esteriore.
392
) Ispirate a una polemica e strumentale reinterpretazione dell’evangelico chi
è senza peccato scagli la prima pietra.
393
) Mentre al contrario, nel discorso, il merito, inteso come sostanza, manca
del tutto.

235 di 704
culturale della pubblica opinione fornisce comunque
una spiegazione d'insieme della relativa funzione
istituzionale 394; in questa misura resta possibile un
qualche controllo sociale, nonostante gli studiosi si
limitino alla sopra indicata tradizionale
interlocuzione tecnica, tra gli addetti ai lavori, senza
un'evoluzione del diritto come "scienza sociale"395.
L’insuccesso
teorico nei settori
complessi
Man mano che il settore si complica, come la
determinazione dei tributi, l'indebolimento del
ragionamento da parte della scientificità esteriore
crea maggiori danni sociali396. In particolare viene
ostacolata la spiegazione di insieme, da cui avevamo
preso le mosse all'inizio di questo paragrafo. Viene
infatti bloccato il coordinamento tra le due modalità
di determinazione dei tributi, cioè quella contabile
attraverso le organizzazioni e quella valutativa
attraverso gli uffici tributari; più in generale le varie
riflessioni sul tema della pubblica opinione restano
scoordinate, come pure i brandelli di altre discipline

394
In questi limiti, il disorientamento e la confusione provocati
dalla scientificità esteriore restano limitati, e l'interlocuzione
sociale nel settore si svolge comunque.
395
) In questi settori il danno della “scientificità esteriore” resta all’interno
dell’interlocuzione tecnica. Non si capiscono più avvocati, magistrati,
commercialisti, funzionari, e altri addetti ai lavori, ma gli inconvenienti
riguardano solo chi ha la sfortuna di capitare in un tritacarne fatto di
incomprensioni. Tuttavia per capire il danno sociale relativamente modesto
basta pensare quanto sono scarsi gli individui che, in vita loro, hanno subito un
processo penale o promosso una causa civile. Se la giustizia è un inferno, di
solito ci si mette d’accordo, e tanto peggio per chi ci capita, ma sono rari i casi
in cui si ha motivo di dolersi che sia “morta la giustizia” (cfr, il brano del
“marchese del grillo” visibile digitando su youtube “Il Marchese del Grillo - E'
morta la Giustizia” https://www.youtube.com/watch?v=Z0PyhVgbU3Q (che è
il seguito della già segnalata scenetta di “Aronne Piperno”)
396
Spesso la dose di scientificità esteriore è talmente elevata da
trasformare il discorso in una mistificazione, bluff nel gergo del poker,
tanto più deprimenti quanto più redatte in buona fede, per imitazione, pensando
che la scientificità sia questo.

236 di 704
economico-sociali che sfiorano la determinazione dei
tributi; la tradizionale matrice amministrativa del
diritto tributario resta infatti scoordinata rispetto alla
gestione aziendale, alla politica, all'economia, alla
diffusa rilevanza tributaria di atti di diritto comune
(397).
E il fallimento della
via giurisdizionale
Quanto più le riflessioni sono numerose e
complesse, tanto più è difficile fare ordine
partendo dai materiali normativi. Fu invece
proprio questa l'impostazione dei processualisti, e
degli avvocati, che avviarono l'accademia del diritto
tributario, con generosi e sterili tentativi di
conciliarne la matrice amministrativa con modelli
tipici della giuridicità giurisdizionale, come il credito,
l'obbligazione, il processo, etc. 398. Si trascurava così
che la giuridicità della determinazione dei tributi è
tipicamente "non giurisdizionale", come indicato al
par.1.3; quest'applicazione fuori luogo di schemi
tratti dal diritto giurisdizionale ha assecondato la
tendenza amministrativa a demandare la decisione
al giudice, e ad attendersi la soluzione dal
legislatore, in una spirale di
deresponsabilizzazioni399. Ne è derivata la tendenza
a privilegiare contestazioni di diritto e di rito,
comunque formali, trascurando la determinazione
della ricchezza non calcolabile attraverso le
397
) Si ricordi la c.d. digressione degli atti in fatti di cui al par.3.9.
398
) Segnaliamo, al riguardo, non solo la disputa sulla nascita dell’obbligazione
tributaria, poi estintasi per consunzione, ma anche la spiegazione delle
dichiarazioni dei redditi con figure civilistiche ( dichiarazione di
volontà/scienza etc. par..3.4). Lo stesso è avvenuto per la sostituzione di
imposta (par.3.6), l’onere della prova (par.6.2), la nullità degli atti impositivi
(par.6.1), il valore delle circolari interpretative (par.5.4), la natura “transattiva”
dell’accertamento con adesione (par.6.4), ma gli esempi potrebbero
moltiplicarsi.
399
) E’ l’atteggiamento in cui gli uffici amministrativi erano tutto sommato
contenti di deresponsabilizzarsi, davanti a una pubblica opinione sempre più
disorientata e quindi, per opposti motivi, incattivita.

237 di 704
organizzazioni. La funzione istituzionale tributaria,
rappresentata dalla determinazione della ricchezza è
così sfuggita all'accademia, da cui non è giunta la
spiegazione d'insieme della determinazione dei
tributi, di cui avevamo visto la necessità all'inizio del
paragrafo400; ne è derivata la mancata comprensione
dei più complessi fenomeni della tassazione
attraverso le aziende, della c.d. autotassazione
e del coordinamento tra determinazione contabile e
valutativa della ricchezza (401).
Divagazioni sugli
effetti dei tributi
Una valvola di sfogo fu quella di occuparsi degli
effetti politico-economici delle imposte, che però non
spettano ai tributaristi, come indicato al par.1.7. E'
un riflesso della tendenza generale dei giuristi a
reagire all'angusta prospettiva del normativismo
cadendo nell'eccesso opposto; sconfinare nella
politica rinnega infatti le aspirazioni positiviste,
trascurando la possibilità di soddisfarle attraverso lo
studio delle istituzioni. Bisognerebbe dedicare tesi di
laurea o dottorato a questa riproposizione del
rapporto tra diritto e politica, cui si cerca di
insegnare il mestiere 402.
400
) Rispetto alla quale è strumentale la determinazione della
ricchezza cui i tributi più complessi, cioè le imposte, fanno
riferimento
401
Par.1.4 , 1.5, poi par.3.13, 4.5, 5.9, 5.17 ss, dove sotto una
pluralità di diversi profili si inquadrano questi concetti.
402
Abbiamo visti esempi immaginifici di queste commistioni con la politica nei
vari volumi di Tremonti, soprattutto la Fiera delle Tasse, il Mulino, 2003,
oppure tortuosi, come Gallo, Le ragioni del fisco, Il Mulino, 2010, fino a
fumosi programmi su tutti gli aspetti dell’attualità politica (Boria, Lo stato
impossibile, Cedam, 2013). Un’apprezzabile cerniera tra aspetti politici,
economici e giuridici dei tributi si trova in Stevanato, La giustificazione
sociale dell’imposta, Il Mulino, 2014, che valorizza adeguatamente anche il
ruolo delle istituzioni amministrativo-tributarie. Le divagazioni politiche
riflettono la crisi metodologica più generale degli studi sociali, insteriliti
nell’imitazione delle scienze fisiche. L’ex ministro delle finanze Vincenzo
Visco, è stato un esempio di come, in perfetta onestà e buona fede, in questi
ibridi tra studio sociale e politica possano unirsi le difficoltà di comunicazione

238 di 704
Scientificità
esteriore e
svalutazione del
pensiero
Impantanata tra tecnicismi normativi, faticosi o
incomprensibili, e divagazioni di politica tributaria,
l'accademia non poteva che perdere gran parte del
proprio iniziale entusiasmo. Avanza quindi la
scientificità esteriore403, che vanifica le valutazioni di
sostanza, essendone come detto priva, è divenuta
strumento di potere accademico404; si è quindi
sviluppato e diffuso un istintivo fastidio verso i
discorsi con un filo conduttore, una larvata
ostilità per chi cerca di andare alla sostanza della
determinazione dei tributi 405. Quest'ultima
addirittura inizia a infastidire, coi riferimenti che
rimpiazzano pian piano i ragionamenti, in una specie
di autosterilizzazione graduale rispetto al pensiero e
all'"originalità", inscindibile dal ragionamento 406.

dell’accademia con l’approccio riduttivo della politica.


403
L’avanzare della “scientificità esteriore” trasforma in un incubo non solo
leggere, ma anche scrivere. Sono aumentati sempre più, anche nell’accademia,
gli archetipi dei disorientati in buona fede e dei professionisti in cattedra .
Forse per questo si fanno tanti convegni, ma a forza di trascurare la sostanza, e
parlare per riferimenti normativi, anche molti di loro ricordano un po’
questa scenetta di un film di Woody Allen reperibile su youtube
digitando Allen – Amore e Guerra- Welcome idiots(1975).mp4).
404
Si tratta di atteggiamenti di minoranza, che però possono
dilagare , per via dell'indifferenza, della cautela, del
disorientamento e del conformismo diffusi nella maggioranza,
provocando le disfunzioni indicate nel testo. Erano però
minoranze sufficientemente forti per innescare la già indicata
tendenza a "coprire" la scientificità esteriore con avalli
reciproci, facendola quindi dilagare.
405
La sensatezza, nel suddetto senso di comprensibilità, è
percepita con indifferenza e fastidio, quasi come devianza da
una sorta di mainstream, inteso come atteggiamento cui tutti si
sono assuefatti. Parlare di determinazione dei tributi, cioè di
sostanza, sembra mettere in discussione il preconcetto di
un'accademia depositaria di un arcano sapere esoterico, ormai
autoreferenziale.

239 di 704
Lo scollamento
dell’accademia
In questo modo la sostanza, aggregatrice di qualsiasi
"comunità scientifica", si indebolisce e in
proporzione si radica la suddetta scientificità
esteriore; elementi relazionali si innestano sul
reclutamento universitario, in un uso privato (c.d.
"baronale") di risorse pubbliche, sia nella funzione,
sia nel finanziamento.
In questa misura l'accademia diventa così
un'espressione burocratica407, diretta alla spartizione
di peso specifico e cattedre408; queste ultime a loro
406
La scientificità esteriore sopra descritta è dilagata, come è
normale, senza una riflessione, ma seguendo una
proporzionale atrofia del pensiero, che ha come vampirizzato
tanti membri dell'accademia. Che hanno cominciato a essere
tenuti assieme solo dalla ripartizione di un potere accademico,
ridotto a ben poca cosa. Questo diffuso sonno della ragione , ha
prodotto mostri , in quanto la morte mentale può tecnicamente trasformare in
“carogne", desiderose di spengere negli altri ogni residuo
barlume di ragionamento, che loro hanno perso (come nei
romanzi di Bram Stocker o nei film di George Romero, la
tendenza è all'assimilazione nella scientificità esteriore e nella
spartizione del potere all'interno di un'accademia ridotta a
cimitero mentale). A parte queste patologie, la maggioranza
dell’accademia resta di “brave persone” , per cui però, in attesa di un collante
che ne rilanci la funzione, vale la battuta di Harry Truman “anche mio zio
Frankie è una brava persona, ma questo non significa che sarebbe un buon
presidente degli Stati Uniti”.
407
) Parafrasando Metternich sull’Italia come espressione geografica,
un’accademia senza sostanza è solo “espressione burocratica”. Le procedure
sulle abilitazioni, sulla valutazione della ricerca, etc., sembrano aver
burocratizzato, in modo verticistico, i criteri relazionali
precedenti, in cui si riusciva paradossalmente a inserire, in
modo spontaneistico, un po’ di sostanza.
408
Le tradizionali spartizioni accademiche "di scuola", frequenti
un tempo, passano sempre più in secondo piano rispetto ad
una cooptazione esclusivamente relazionale, culminata nelle
abilitazioni scientifiche nazionali, dove il principale collante
dell'accademia si è dimostrato la mera riproduzione
universitaria dei singoli; senza contenuti sostanziali
l'importanza scientifica si confonde col numero degli allievi
"sistemati", come gli animali si preoccupano di riprodurre i

240 di 704
volta tendono a diventare strumento personale di
relazioni pubbliche, professionali, politiche o
ambientali, coi contenuti sempre più rarefatti, ed
erosi da estranei al mondo accademico, nei modi
indicati al par.4.4.
La perdita di
rappresentanza
In questa misura l'accademia cessa di essere un
punto di riferimento per il dibattito pubblico, nel
nostro caso quello sulla determinazione dei tributi. E'
la fine di un percorso comune a molte delle scienze
sociali trattate in questo paragrafo, che cercano di
imitare le scienze fisiche e di distinguersi dai
ragionamenti della pubblica opinione sul rispettivo
tema; questo fuorviante risultato può essere alla fine
raggiunto "in peggio", con discorsi intrisi di
scientificità esteriore, autoreferenziali e quindi
peggiori, sul piano del dibattito, di quelli proposti
dagli altri esponenti della pubblica opinione di cui
diremo ai prossimi paragrafi 409.
Inadeguatezza delle
supplenze:rinvio
La pubblica opinione e le classi dirigenti sono così
rimaste prive delle spiegazioni d'insieme e dei punti
di riferimento sulla determinazione dei tributi, di cui
dicevamo all'inizio di questo paragrafo; è un
problema riguardante tutte le scienze sociali, in
proporzione alla necessità di controllo sociale della
pubblica opinione nei rispettivi settori; la soluzione
non sta ovviamente nelle recriminazioni o nei ricorsi
al TAR, ma nella discussione sui parametri

propri “geni”, con un virgolettato d’obbligo..


409
Per una panoramica dei numerosi volumi con cui estranei all’accademia
cercavano una spiegazione d’insieme dell’evasione fiscale, cioè della
determinazione dei tributi vedi su www.giustiziafiscale.com il post Evasione
fiscale: se ne occupano tutti eccetto i professori. Alla fine, le accademie delle
scienze umane, preoccupate di distinguersi dai discorsi degli uomini, anziché
metterli in ordine come vedremo al par.4.17, rischiano di distinguersi “in
peggio” (l’unico aspetto comune agli studiosi delle scienze fisiche rischia di
essere, alla fine, il sussiego).

241 di 704
sostanziali di scientificità umanistica , come
cercheremo appunto di fare al par.4.7. Dopo aver
parlato, ai prossimi paragrafi, delle supplenze
professionali, istituzionali, mediatiche, che hanno
tentato di elaborare spiegazioni d'insieme della
determinazione dei tributi.

4.4. Segue: Mancata spiegazione da parte della cultura


economica, professionale, di istituzioni, aziende e mezzi
di informazione.
Istintive supplenze
rispetto
all’insuccesso
accademico
Varie supplenze cercano di far fronte al malessere
creato dalla mancanza di spiegazioni d'insieme
sulla determinazione dei tributi. Sono reazioni,
istintive e inconsapevoli410 all'insuccesso
dell'accademia, dovute spesso alla lodevole aspirazione a
colmare un vuoto; c’è anche il desiderio italiano di dire la propria
in una discussione che da decenni è sempre al punto di partenza411.
Provenienza e
motivazioni
Le supplenze suddette provengono sia da chi è
coinvolto nell'applicazione dei tributi sotto
prospettive scientifiche differenti (economisti e
sociologi) o per motivi non scientifici, cioè
professionali, politici, giornalistici, sindacali e
di categoria. Qui c’è forse un legittimo desiderio di visibilità
nei rispettivi ambiti, che ispira un po’ tutti; basta pensare ad
economisti, studiosi sociali d’altro tipo, professionisti , opinion
makers, rappresentanti della società e dei corpi sociali intermedi
412
Si tratta di coinvolgimenti spesso occasionali,

410
) Il contesto spontaneistico italiano, in cui tutti si piccano di improvvisarsi su
molto, innesca “in automatico” queste supplenze.
411
Cfr la tendenza italiana, descritta al par.1.6, a mostrare di intendersi un po’
di tutto, con generosità, entusiasmo, ma anche improvvisazione e
approssimazione.
412
Politici, sindacalisti, giornalisti , che per svolgere bene la loro funzione
devono essere interessati ai temi generali della società, prima di doversene

242 di 704
legati alle contingenze della professione, degli
incarichi istituzionali o di dibattiti politico-sociali413.
Atteggiamento
verso l’accademia
Non c'è una critica diretta all'accademia, perché
spiegare i motivi del suo insuccesso sarebbe faticoso
414
e inutile nella prospettiva di queste supplenze.
Criticando l'accademia si ammetterebbe infatti la
necessità di un polo di aggregazione dei
ragionamenti sulla determinazione dei tributi, che
queste supplenze sanno di non poter creare (415).
Solo pochi autori, di estrazione professionale, si
ispirano talvolta alla "scientificità esteriore" 416
dell'accademia, ritenendosi così "più scientifici"417;
altre forme di supplenza, soprattutto nell'editoria
professionale, utilizzano alcuni esponenti
dell'accademia per acquisire parte del suo residuo
prestigio 418.
Insufficienza studi
economici

occupare per incombenze specifiche (nel qual caso più che interessarsi
realmente alla comprensione del problema tendono a trovare la soluzione per
loro più comoda).
413
I discorsi sono di senso compiuto, socialmente controllabili,
ma spesso riduttivi, proprio per l'occasionalità del contatto,
rispetto alla complessità delle questioni.
414
Si ricordi la difficoltà, indicata al par.4.3, di spiegare perché
altri non spiegano e perché discorsi apparentemente in tema
sono solo insiemi di parole senza un filo conduttore.
415
) Criticare l'accademia vorrebbe dire ammetterne
indirettamente la necessità, sminuendo le proprie supplenze,
inevitabilmente occasionali e scoordinate (“all’Italiana”, cioè con
entusiasmo ed improvvisazione, come indicato al par.1.6).
416
) Descritta al paragrafo precedente.
417
) E’ il solito meccanismo secondo cui discorsi poco
comprensibili sembrano “profondi” e quindi “scientifici”. Più
spesso però chi cerca visibilità in campo professionale utilizza la “praticità
esteriore” di cui diremo tra un attimo per l’editoria “tecnico-professionale”.
418
) E' un gioco combinato di legittimazioni (sulla cui importanza
nelle scienze sociali par.4.3) che ha ulteriormente ostacolato
una spiegazione d'insieme della funzione istituzionale di
determinazione dei tributi. .

243 di 704
Gli economisti, primi studiosi sociali ad occuparsi
del tema guardano ai tributi dal punto di vista dei
loro effetti sull'economia (par.1.7), in termini di
crescita, redistribuzione etc.. La funzione
tributaria di determinazione delle imposte è
politico-giuridica, estranea alla logica dello
"scambio bilaterale",da cui si pongono gli
economisti. Inoltre il comportamento delle
istituzioni (par.5.3), non è formalizzabile
nell'economia matematica, del resto anch'essa in
crisi metodologica. Tuttavia gli economisti, pur non
potendo dare una spiegazione d'insieme della
determinazione dei tributi, sono utilissimi
nell'analisi dei "dati sociali" disponibili (infra
par.4.7).
Ristrettezza della
prospettiva
professionale
La c.d. "cultura professionale", benchè più vicina
alle istituzioni, non persegue spiegazioni
d'insieme dei fenomeni sociali, ma supporta la
fornitura dei servizi tributari descritti al par.3.16.
Il professionista non si pone cioè l'obiettivo di
elaborare e fornire spiegazioni d'insieme della
società, ma risolve problemi contingenti,
ricollegandosi alla tradizione dell'avvocato, indicata
al paragrafo precedente; risalire dalla casistica
professionale alle necessarie spiegazioni d'insieme,
di cui la società ha bisogno sulla determinazione dei
tributi, è molto difficile. Per questo, in generale, il
professionista non è, come vocazione tipica, uno
studioso sociale, ma un fornitore di servizi, attento
soprattutto a prendersi e tenersi i clienti. Verso
questi ultimi c'è una necessità di legittimazione, e di
valorizzazione del proprio intervento con tatticismi
estranei agli studi sociali. A questo scopo è spesso
vista come strumentale la visibilità derivante dalla

244 di 704
pubblicistica419, dalle entrature istituzionali o dalla
posizione accademica420 come indicato al precedente
par.4.3. I contenuti diventano però in questo modo
un mezzo e non un fine, cioè indici di visibilità
indiretta rispetto a clienti che riescono solo
indirettamente a controllare le reali capacità del
professionista421. Più il settore è confuso, senza una
spiegazione d'insieme, meno viene valorizzata la
capacità professionale, dispersa nella casistica, nelle
polemiche, nella ricerca di clienti con scorciatoie
relazionali, nelle novità apparenti di cui (come
vedremo) non resta nulla dopo pochi mesi.
Negatività
professionali della
mancanza di

419
) Ad esempio la sezione del quotidiano “Il sole24 ore” dedicata ai tributi è
una sorta strumento promozionale per professionisti, in un settore dove
purtroppo non c’è di meglio. E’ una specie di “interlocuzione tecnico
giornalistica” , dove chi è presentato come esperto da “networks” editorial-
professionali lo diventa per definizione, come se fosse investito da una
commissione di concorso universitario; il vuoto creato da un’accademia
paludata è riempito dagli autori, spesso altrettanto paludati, di questi network
(con frasi tipo questo l’ho scritto sul 24ore, e collaboro col 24 ore); è una
variante tecnica della sostituzione dei giornalisti agli studiosi sociali, indicata al
termine del paragrafo; anche in questa editoria “tecnica” troviamo la necessità
di sfornare continue “novità” per stare sempre sulla breccia e non essere
dimenticati. E’ un continuo e faticoso accavallamento di temi, con un ristretto
uditorio tecnico, troppo piccolo per la spiegazione complessiva di cui stiamo
dicendo, indispensabile anche a una serena operatività professionale; in questo
girotondo si sono logorati tanti autori che, in un contesto diverso, avrebbero
forse contribuito al polo di attrazione tematico di cui diremo al par. 4.7 (ricordo
Moroni, Oneto, Portale, Ripa, e tanti altri articolisti creati dal Sole24 ore e
Italia oggi).
420
) Posizione accademica vera o presunta, per via delle varie posizioni di
“professore a contratto” utili spesso solo ad accreditare professionalmente chi le
ricopre, e che invece dovrebbero essere parte del progetto culturale di cui al
par.4.7, valido ben al di là della materia tributaria.
421
La mancanza di spiegazione d’insieme della determinazione dei tributi
riduce le pietre di paragone, e spinge ancor di più a lavorare “col cliente”, nello
psicodramma collettivo di inconcludenti riunioni interne, che per il cliente
presso le istituzioni (in proposito è emblematica la scenetta di Luigi Proietti
reperibile su youtube digitando “avvocato e contadino).

245 di 704
spiegazioni
d’insieme
Nasce un circolo vizioso che rende difficile sia
l'interlocuzione con le istituzioni (par.3.16), sia
quella reciproca tra un professionista e l'altro.
Senza il polo di aggregazione teorica indicato
all'inizio del par.4.3, anche la pratica di un settore
complesso, come la moderna determinazione dei
tributi, entra in crisi (422). Diminuisce così, tra gli
stessi operatori del settore, la condivisione dei
concetti, cioè la loro socialità, espressa dalla
stessa definizione delle nostre discipline.
Inadeguatezza
della pubblicistica
professionale
A questo circolo vizioso contribuisce
inconsapevolmente la c.d. pubblicistica
professionale, promossa da aziende venditrici
anche di software contabili, banche dati, formulari
etc; è una pubblicistica diretta alla casistica
operativa, che tuttavia, in assenza di una
spiegazione d'insieme è priva di una cornice in cui
inquadrarsi,e quindi scivola via senza
sistematizzarsi, né lasciare sedimentazione (423).
Dal ragionamento
all’aggiornamento
Probabilmente se ne rende conto questa stessa
pubblicistica, che, consapevole della propria
inadeguatezza a elaborare una spiegazione
d'insieme424, cerca di legittimarsi con

422
La spiegazione sociale di insieme della determinazione dei
tributi è l’architettura che dovrebbe tenere insieme la
pubblicistica professionale. Senza questa architettura restano
solo frammenti slegati di tecnicismo. Si conferma l’aforisma di
Kurt Levin, fondatore della psicologia sociale , secondo cui non
c'è nulla di più pratico di una buona teoria.
423
) Di decenni e decenni di “attualità”, articoli densi di enfasi praticistica, resta
solo una grande confusione e una capacità di orientamento degli operatori
fortemente indebolita, coi malesseri professionali di cui al par.3.16.
424
Per la quale serve l’approccio dello studioso sociale, non quello del
professionista, come indicato al par.4.3.

246 di 704
l’“aggiornamento”, la “novità”,
legislativa,giurisprudenziale o amministrativa.
Invece di contestualizzare i cambiamenti, le relazioni
tra passato e presente, si volgarizza il
preconcetto secondo cui in diritto tributario tutto
cambia, il che spinge a ritenere inutile il
ragionamento, come se i principi della funzione
istituzionale tributaria 425non fossero individuabili
da millenni (par.1.3).
aggiornamento del
nulla e praticità
esteriore
Gli autori sono infatti professionisti, selezionati
dagli editori, tra coloro che dovrebbero essere i
fruitori delle pubblicazioni 426; gli editori della
pubblicistica professionale non sono infatti del
settore 427 e neppure si rendono conto che la
serenità professionale dipende dall'esistenza di una
spiegazione d'insieme della determinazione dei
tributi,428. Anzi l'editoria professionale, si compiace in
modo miope della confusione, come se essa
significasse maggiori vendite, e scade così in un
aggiornamento del nulla che cannibalizza se
stesso429; l'editoria c.d. "professionale" diffonde
quindi un "praticismo esteriore", carente di contenuti
al pari della "scientificità esteriore" dell'accademia,

425
) Semplicità, precisione, snellezza in relazione alla visibilità della forza
economica (ricchezza) cui i tributi si riferiscono.
426
E' un po’ come se a un certo punto gli editori de i libri per
ragazzi li facessero scrivere proprio dai ragazzi, per definizione
sprovvisti della necessaria capacità espositiva
427
) Salvi casi particolari come ad esempio “Eutekne”, quantomeno promossa e
alimentata da alcuni operatori del settore.
428
) Si ricordi la correlazione, indicata al par.3.16, tra spiegazione della
determinazione dei tributi, serenità istituzionale e serenità professionale.
429
) A forza di editori che alimentano l’idea che le pubblicazioni diventino
obsolete in tempi rapidissimi, in modo da far rinnovare gli acquisti, molti
potenziali lettori iniziano a ritenerle obsolete addirittura prima che escano,
disdicendo giustamente gli abbonamenti.

247 di 704
esaminata al precedente paragrafo 4.3430. Le
aziende del settore, in preda alla miopia
dell'appiattimento sul "prodotto" (par.3.1)
legittimano questo inconsistente praticismo senza
rendersi conto di tagliare il ramo su cui stanno
sedute431.
Il circolo vizioso e
la sua possibile
inversione
Si alimenta così un circolo vizioso, dove i discorsi
senza contenuti ne innescano altri, se possibile
ancora più inconsistenti. In questo modo la moneta
cattiva dei giri di parole in salsa pratica, scaccia
quella buona, cioè i ragionamenti. Pian piano
sparisce la voglia di leggere e di scrivere, come
conferma la stessa contrazione del mercato per i
libri dell'editoria tributaria, dove gli autori, che
acquistano a proprie spese, sono ormai i principali
compratori432. La parte di professionisti mossa, in
qualche misura, dal genuino desiderio di capire e
430
Si ripropone così, in versione "schematico-praticoide",
l'appiattimento sui materiali normativi, esaminato al par.4.3
per la scientificità esteriore dell'accademia; dalla sua
fusione con le necessità professionali nasce la "praticità
esteriore"; anche qui abbiamo discorsi apparentemente in tema, ma senza
contenuto reale, anche se almeno più brevi e schematici. I destinatari sono
infatti professionisti (par.3.16) che vanno di fretta, ma avrebbero bisogno di
riferimenti per inquadrare temi operativi. L'editoria professionale
interpreta questo bisogno di "sostanza" , cui non risponde la
pubblicistica "accademica", come bisogno di "pratica";
l'inquadramento concettuale delle questioni viene quindi
omesso, a favore di brevi "pillole" di "materiali normativi",
senza offrire all'uditorio professionale soluzioni reali.
431
) Sarebbero da dedicare apposite riflessioni a come l’editoria professionale
abbia violato il primo criterio di buonsenso per il successo delle aziende, come
gruppi sociali tenuti assieme dal prodotto, cioè appunto quello di “conoscere il
prodotto”, che deve essere infatti valutato e apprezzato dai professionisti, da
tecnici, molto più difficili da conoscere di quanto siano consumatori di generi
alimentari o di abbigliamento. I dirigenti dell’editoria professionale, estranei
alla pratica della determinazione dei tributi, si affidano ad alcuni “autori-
professionisti” senza avere però gli strumenti per un controllo su di essi, spesso
ispirati a obiettivi economici o di visibilità personale e relazionale.

248 di 704
spiegare, ha bisogno quindi di quel polo di
aggregazione che essa non può creare e di cui
riparleremo al par.4.7.
Impossibili
supplenze delle
aziende
Questa inadeguatezza progettuale dei professionisti,
e dell'editoria professionale vale a maggior ragione
anche per le aziende e le loro associazioni di
categoria. Ci si aspetterebbe che la tassazione
attraverso le aziende, fosse compresa prima di tutto
dalle aziende, delle quali anche sotto questo profilo
si conferma invece la natura di gruppi sociali tenuti
assieme dal prodotto e dai suoi tecnicismi; come tali
esse sono incapaci di formazione su astrazioni sociali
fosse pure l'idea di azienda come forma
organizzativa pluripersonale (par.3.1).
Segue: strutturale
miopia delle
aziende.
Per valorizzare quest'idea le aziende dovrebbero
diventare anche organizzazioni "culturali",
supplendo alle carenze della comunità scientifica di
varie categorie di studiosi sociali. Peccato però che
le aziende siano , come indicato al par.3.1,
organizzazioni produttive per il mercato, tenute
assieme dal prodotto. Esse faticano per definizione a
esprimere una maturità sociale complessiva, e
sono addirittura ingenue sulla lettura del contesto
generale, esagerando l'importanza della politica
(par.2.4), travisando l'idea delle istituzioni (par.5.3)
e incespicando persino nei propri adempimenti
burocratici nella determinazione dei tributi; non a
caso le aziende sono le prime ad essere esposte a
uno sfruttamento, spesso parassitario, da parte di
varie tipologie di consulenti, anche tributari.
All'estero l'istituzionalizzazione delle aziende porta
432
La finalità dell’acquisto è in senso ampio “promozionale”, intendendo come
tale la pubblicazione di scritti per la carriera universitaria, oppure per
l’accreditamento relazional-professionale.

249 di 704
qualche ricaduta culturale433, ma nel capitalismo
familiare italiano le aziende vanno in ordine sparso.
Invece di un riconoscimento di ruolo per l'idea di
azienda, il capitalismo familiare italiano chiede
piccoli favori e abbattimenti settoriali di imposte,
invece di un riconoscimento di ruolo per l'idea di
azienda come organizzazione pluripersonale 434.

Renzi mette e toglie la tassa sul lusso delle


imbarcazioni valorizzando ognuna il proprio
prodotto, non insieme l'idea di azienda.
Frammentazioni
gelosie e miopie
Spesso anzi sono proprio le aziende, in
concorrenza sul prodotto o sull'attenzione politica,
si indirizzano l'un l'altra frecciatine e colpi bassi,
nocivi all'idea generale di azienda: non si rendono
conto, un po’ come i capponi di Renzo di
manzoniana memoria, di alimentare anch'esse, in
questo modo, un clima culturale antiaziendale
( par.5.17) distruttivo non solo per loro , ma per
tutta la società (435
433
) Cioè assume un assetto proprietario spersonalizzato e una propria capacità
di autogoverno, rispetto a una proprietà “familiare”, come indicato al par.3.1 ed
ho spiegato in modo più esteso in varie sedi, a partire da Lupi, Manuale
giuridico di scienza delle finanze, Dike, 2012, par.3.6 e 6.7.
434
) Sul piano culturale, l’imprenditoria italiana non è molto diversa da quando
i sindacati la chiamavano “padronato”, in quanto le piace immaginarsi
“padrona” delle proprie aziende, senza capire neppure lei quanto indicato al
par.3.1 sulla loro natura di “organizzazioni pluripersonali”. E’ purtroppo ancora
lontana la mentalità dei capitani d’industria che si rendono conto di guidare
un’organizzazione che non si identifica con loro, di cui non sono “proprietari”
come per la loro villa o la loro barca. Senza questa consapevolezza culturale
non si comprende la tassazione attraverso le aziende, non ci si batte per un
riconoscimento di ruolo dell’azienda come organizzazione pluripersonale, e si
strepita per quattro spiccioli di occasionali agevolazioni tributarie.
435
) Ne riparleremo al par.5.19, ma è emblematico di questo
inconsapevole autolesionismo il modo in cui il sole24 ore,
giornale delle aziende, cavalca il sensazionalismo populista con
cui una società disorientata usa le organizzazioni come capro
espiatorio di squilibri sociali creati dalla diversa determinabilità

250 di 704
Associazioni di
categoria
Questa autoreferenzialità delle aziende si riflette
sulle loro associazioni di categoria che, avendo
una base relativamente ristretta, oscillano in
relazione ai personalismi dei loro associati di
maggior peso e frequentazione. In queste
spiegazioni sociali appaiono paradossalmente più
ricettive le associazioni dei lavoratori autonomi, e
persino i sindacati dei lavoratori dipendenti, per
via della base sociale più ampia. Quest'ultima è
tuttavia condizionata dalle lacerazioni sociali di cui al
par.4.6, e non consente alle sue associazioni di
smentire gli opposti luoghi comuni utilizzati per le
polemiche sull'evasione e l'adempimento in materia
tributaria.
Inadeguatezza
delle istituzioni
Una spiegazione d'insieme della determinazione
dei tributi non può venire neppure da istituzioni
politico-amministrative. Esse non hanno infatti
compiti di insegnamento (436), svolgendo in senso
ampio funzioni di governo, come la politica (a
dispetto della fantomatica onnipotenza della
legislazione). La legislazione, le istituzioni, i
giudici, non "insegnano", ma operano, gestiscono
situazioni contingenti, come indicato al par.2.4 per la
politica e al par.5.3 e 6.10 per amministrazioni e
giudici. Anche quando le istituzioni, tra cui quelle
tributarie, sono dirette da personalità di indubbio
valore individuale, esse sono impegnate nella
propria gestione reputazionale, davanti alla
pubblica opinione (par.5.3) o in ripetitive
contingenze di autoamministrazione ("routine").
E loro imbarazzi
rispetto alla
pubblica opinione

della ricchezza.
436
Cioè compiti formativi della pubblica opinione, nel senso
indicato nel par.1.6.

251 di 704
Facendo riferimento alla pubblica opinione
(par.5.3) le istituzioni hanno anche imbarazzo a
prendere posizioni nette sulle spiegazioni e le
diagnosi dell'evasione che si intrecciano nella
società (par.4.5 e 4.6). In un contesto disorientato e
socialmente lacerato è comprensibile una grande
cautela da parte dei vertici istituzionali, restii a
adottare interpretazioni dell'evasione che
potrebbero scontentare settori della pubblica
opinione (in questo è vero che le istituzioni non
vogliono mostrare di fare politica, altro riflesso,
corretto, del positivismo giuridico).
Dalle istituzioni vengono utili indicazioni, soprattutto
in tema di deprocessualizzazione (par.6.5) , da
contestualizzare però in una spiegazione d'insieme,
in cui le istituzioni possono partecipare (par.4.7),
senza avere però una funzione trainante, per i motivi
appena indicati.
Comodità
istituzionali della
confusione sociale
su un settore
Tanto più che la mancanza di spiegazione sociale
in un certo senso conviene alle istituzioni in quanto
esercenti un potere, fatto anche di peso sociale e
praticità istituzionale, quando non di opacità e abusi,
cui comunque la scientificità esteriore di cui al
paragrafo precedente torna molto comoda;
adeguandosi ad essa, aumentano i margini delle
istituzioni di sottrarsi al controllo sociale, comunque
fastidioso, di cui al par.5.3. Senza spiegazioni
d'insieme del settore aumentano i margini di
manovra, le prerogative, la credibilità, persino
le supplenze delle istituzioni rispetto alla comunità
scientifica (437); è normale che, più che parlare agli

Una supplenza di questo genere è avvenuta da parte della


437

magistratura rispetto alla comunità scientifica del diritto


penale, estraniatasi dall'interlocuzione d'insieme sul proprio
settore più di quanto abbiano fatto i tributaristi. Solo che il

252 di 704
utenti, o alle loro organizzazioni esponenziali438, le
istituzioni si rivolgano alla pubblica opinione in
genere, al popolo, che come vedremo al par.5.3, ne
è l'interlocutore di riferimento. Più
quest'interlocutore è confuso, come pure le sue
emanazioni politiche (par.2.4 e 4.6), tanto più è
agevole il compito delle istituzioni, e blando il
controllo sociale su di esse, con fastidiose
incombenze procedurali, motivazionali, di
trasparenza e di efficienza, indicate al par.5.7. Le
formule stereotipe della dottrina, indicate al
paragrafo precedente, assecondano obiettivamente
le tendenze delle istituzioni a dare poche spiegazioni
sostanziali, usando anche loro i giri di parole
vagamente in tema visti sopra.
Istituzioni come
punto di
riferimento nella
confusione
Benchè anch'esse investite dal malessere diffuso
sulla determinazione dei tributi439, le istituzioni
restano sempre un punto di riferimento. La
confusione sociale esistente nel settore aumenta
diritto penale ha meno bisogno di spiegazioni di insieme
rispetto al diritto tributario, e gli effetti negativi dell'incertezza
si vedano soprattutto in alcune nicchie, purtroppo rilevanti per
la produzione, come il diritto penale dell'economia (falso in
bilancio, sequestro , confisca, reati tributari su cui par.6.14
etc.). La relativa interlocuzione sociale è svolta da giudici e
giornalisti, che hanno legittimamente occupato spazi lasciati
vuoti dagli studiosi del settore, che non riescono ad ampliare la
prospettiva della precedente interlocuzione tecnica.
438
) Come le associazioni di categoria o gli organi professionali. Ancora meno
l’interlocuzione delle istituzioni avviene col coloro cui è indirizzata
direttamente la rispettiva azione. L’interlocutore vero delle istituzioni è la
collettività, la politica, il sistema dei mezzi di informazione. Minori sono le
spiegazioni d’insieme del settore, più le istituzioni costituiscono in sé un punto
di riferimento, e possono fornire chiavi di lettura difficilmente sindacabili da
parte della pubblica opinione.
439
) Che qualche volta le espone a interferenze mediatiche sensazionalistiche,
vissute con fastidio dalle istituzioni (par.5.3) come ogni forma di controllo
sociale.

253 di 704
addirittura l'importanza delle istituzioni; esse
dopotutto restano l'espressione della società e del
suo bagaglio culturale, attraverso la politica, in
materia di determinazione dei tributi . Il
confusionario appiattimento del settore sui
"materiali normativi" offre poi ai singoli uffici
pretesti per giustificare le determinazioni che, di
volta in volta, appaiono loro più comode per
interpretare al meglio l'atteggiamento della pubblica
opinione sul tema.
Vantaggi del
disorientamento
per le istituzioni
Le istituzioni, anche se non hanno creato la
confusione, vi trovano una qualche convenienza;
dopotutto è infatti ad esse che guarda la pubblica
opinione, il cui disorientamento diminuisce il
controllo sociale, e aumenta i margini di cui le
istituzioni dispongono per far parlare i materiali
normativi in modo da accrescere la propria
reputazione (par.5.3) collegandosi alle varie
tendenze diffuse nella società; la confusione rende
più difficili critiche alle istituzioni, facilitandone le
decisioni, senza creare precedenti impegnativi. Alla
fine, il disorientamento diffuso conviene più alle
istituzioni che al loro interlocutore privato, nel nostro
caso il contribuente; se quest'ultimo ha ragione
fatica a farsela riconoscere, ed è magra
consolazione la maggiore possibilità, per chi ha
torto, di farla franca sempre in seguito alla
confusione..
Comodità
istituzionale della
confusione
Alle istituzioni basta assecondare l'idea del
"primato della politica" (par.2.4), per scaricare su di
lei le responsabilità del malessere. Dopodichè, col
loro semplice ruolo, le istituzioni riempiono lo spazio

254 di 704
lasciato vuoto dagli studiosi:a parità di confusione,
dopotutto, conta il potere(440).
Questa convenienza vale anche per le istituzioni
giurisdizionali, più frammentate, più indipendenti,
meno burocratizzate, in definitiva più antropomorfe.
I giri di parole vagamente in tema (par.4.3 e
par.6.10) sono comodissimi per motivare la
sentenze, in quanto velocizzano il lavoro, eludono
le critiche e non creano precedenti che
vincolerebbero per il futuro.
Uditorio
generalista dei
mezzi di
comunicazione
Neppure i mezzi di informazione possono elaborare
spiegazioni d'insieme della determinazione dei
tributi. I loro interlocutori sono infatti coloro che si
interessano ai vari temi trattati, per il breve spazio di
scorrere un quotidiano, ascoltare la radio o guardare
la TV. Quest'obiettivo di attirare un pubblico
generalista, e giustamente disattento, spiega tutta
la difficoltà di "fare formazione attraverso
l'informazione441; senza obiettivi formativi di ampio
respiro, i mezzi di comunicazione possono solo
riprendere e rilanciare, in modo non particolarmente
coordinato, intuizioni e prospettive della pubblica
opinione (par.1.6). La necessità di concentrarsi su
quanto l'uditorio può cogliere col proprio bagaglio
440
Come diceva Cordero, contano nel diritto le parole uscite di
bocca a gente segnata. La confusione amplia anche i margini
per vere e proprie vessazioni, da cui per fortuna molti si
trattengono anche se ce ne sarebbero le condizioni, ma spesso
ho sentito ammettere , con un qualche innocuo
compiacimento, la consapevolezza del potere di rovinare una
persona, senza che la confusione consentisse alcun effettivo
sindacato del relativo comportamento (la frase classica è "lo sa
che io se voglio posso rovinarla"?") .
441
Sarebbe logorante mantenere un ritmo efficace, e
massimizzare gli ascolti, coordinando quel numero di riflessioni
necessarie a parlare di scientificità in senso umanistico, come
vedremo al par.4.7.

255 di 704
culturale(442), limita la possibilità dei media 443 di
incidervi significativamente444 . Anche per questo, i
lettori più esperti, con un autonomo e genuino
interesse ai singoli temi, nel nostro caso la
determinazione dei tributi, restano inevitabilmente
delusi.
L’aggancio con
una notizia e il
passaggio dall’una
all’altra
La matrice informativa richiede un aggancio con un
evento, appunto una "notizia" (un fresco "fatto del
giorno") da cui prendere spunto, affiancandogli un
po’ di dati e di espressioni di circostaza per riempire
i brevissimi spazi delle esigenze di ascolto. I mezzi di
comunicazione sono quindi costretti a inseguire
continuativamente notizie diversissime,
contestualizzandole alla meglio, e subito passando
ad altro.
La necessità di essere presenti sulle notizie,
seguendo la concorrenza, costringe a passare da un
tema all'altro445, senza margini di approfondimento.
ogni edizione dei quotidiani , dei talk show e dei
servizi ripercorre e cannibalizza la precedente, in un
incessante accavallamento che resta al punto di
442
) Tale bagaglio culturale, come indicato al par.1.16, si forma principalmente
con il passare del tempo e con l’istruzione socioeconomica. I media
possono agevolare, come vedremo tra un attimo nel testo,
questo processo formativo, ma pretendere che lo sostituiscano
significa chiedergli troppo, caricandoli di un compito per cui
non sono preparati
443
Nonostante le energie che assorbono, ad esempio quelle per girare e montare
servizi e interviste.
444
Ripetiamo insomma che i mezzi di comunicazione servono a
informare e intrattenere la pubblica opinione su quando
conosce già, contribuendo al controllo sociale sulle istituzioni,
indicato al par.5.3. .
445
Intrecciando l’evasione fiscale e la determinazione dei tributi con
la crisi del credito, l’euro, i licenziamenti, le pensioni, in un
balletto di argomenti dove si torna sempre al punto di
partenza.

256 di 704
partenza446. Anche qui c'è la necessità di restare
sempre sulla breccia, con una presenza continua,
per non essere dimenticati. Per rendere attraenti i
temi proposti sono inevitabili il sensazionalismo, la
novità forzata447, con presentazione tendenziosa di
qualcosa che, altrimenti, passerebbe inosservato448.
Supplenze
mediatiche nelle
spiegazioni
d’insieme
Per questo i dibattiti sulla determinazione dei tributi,
che pure si ripetono da decenni449, hanno ricadute
scarse, oggettivamente dispersive sulla formazione
economico-sociale, per carenza di
contestualizzazione e di cornici storiche e
prospettiche 450. Si conferma così la difficoltà della
supplenza "formativa" cui i mezzi di informazione
sono spinti dall'inadeguatezza delle altre spiegazioni
dei fenomeni sociali, nel nostro caso quelli relativi
alla determinazione dei tributi. Tuttavia la capacità
di interlocuzione provvista di un filo logico451, che
446
) Ricordando il monologo di Shakespeare dove Macbeth paragona la vita a
un poor player that struts and frets his hour upon the stage and then is heard no
more.
447
) Cioè la presentazione come notizie di aspetti del bagaglio culturale
comune,
448
) Lo si vede spesso nelle modalità insinuanti con cui i banners dei siti
internet lanciano l’amo per ottenere una visualizzazione.
449
) Rimanendo sempre ai punti di partenza individuati dalla pubblica opinione,
di cui diremo al prossimo paragrafo 4.5, cioè lo scarso senso civico(onestà e
disonestà), le aliquote troppo elevate, l’esportazione della contabilità dov’è
superflua, le “manette”, etc..
450
) Questo continuo passaggio di commenti e notizie rimescola
quanto la pubblica opinione sa, ma ne aumenta molto
lentamente le conoscenze ; un po’ come la somma della cronaca non fa
la storia.
451
Prerequisito delle scienze sociali (c.d. "sensatezza), come
vedremo al par.4.7. Senza un filo logico i mezzi di comunicazione non
riuscierebbero infatti a svolgere quell’interlocuzione di massa che si
prefiggono. D'altra parte i mezzi di comunicazione non sono
ostacolati dalle preoccupazioni di mostrarsi scientifici degli
studiosi sociali, indicate sotto vari profili al par.4.3.

257 di 704
caratterizza gli operatori dell'informazione, consente
loro di riempire il vuoto lasciato da studi sociali
divenuti spesso autoreferenziali452. Questo consente
ai più affermati giornalisti di presentarsi come una
sorta di nuovi studiosi sociali, che si intervistano tra
loro, come interlocutori dei politici e dei corpi sociali
intermedi, ad esempio sindacati, imprenditori, etc.
453
. L'importanza attribuita ai giornalisti, che tolgono
spazi agli studiosi, sarebbe inconcepibile per la
chimica o la biologia, confermando ancora la
diversità metodologica delle scienze sociali,
soprattutto per la loro "accessibilità", con adeguata
controllabilità da parte della pubblica opinione454.
Impossibili
supplenze globali
dei giornalisti
Non ci sarebbe da rammaricarsi se la spiegazione
d'insieme della determinazione dei tributi venisse
dai mezzi di comunicazione, lasciando paludati
accademici e professionisti a compiacersi di un
trafiletto sulla stampa455 o un'apparizione nei talk
452
In preda cioè alle già indicate combinazioni di scientificità esteriore e
praticità esteriore.
453
) Anche gli esperti sono scelti in base alla capacità comunicativa, di farsi
notare e fare audience”, secondo la legittima preoccupazione mediatica. Molti
esperti infatti sono divenuti ormai per molti versi autoreferenziali, nella misura
in cui si ispirano, come indicato al paragrafo precedente, alle scienze fisiche.
454
L'accessibilità delle scienze sociali contiene già in se
abbastanza anticorpi contro mistificazioni, facili da
smascherare in quanto provviste di filo conduttore, rispetto
alle varie forme di legittimazione esteriore, anche "scientifica",
esaminate sopra. Al di là delle legittimazioni e dei titoli
accademico-mediatici, nelle scienze sociali dopotutto ciascuno
vale per quello che dice e per come lo dice.
455
) Si veda sopra, in questo paragrafo, il ruolo di passerella pubblicitario
professionale come quello svolto, in materia tributaria, dal quotidiano Ilsole24
ore, soprattutto nel circuito praticoide della “praticità esteriore” (inconsistente
come la “scientificità esteriore”, ma più breve e apparentemente “operativa”).
E’ una notorietà di breve durata e che ha bisogno di essere continuamente
alimentata per durare, proprio come quella giornalistico-mediatica (per il resto,
sull’incoronazione degli esperti da parte della stampa, vale quanto indicato
sopra sul fallimento dell’”editoria professionale”).

258 di 704
shows.Tuttavia proprio la varietà degli interessi dei
giornalisti456, e la prevalenza della comunicazione sui
contenuti457, rendono insufficiente la loro supplenza
ai fini della spiegazione d'insieme della
determinazione dei tributi. in questo girotondo si sono
logorati tanti autori che, in un contesto diverso, avrebbero
sinergie tra
studiosi sociali e
mezzi di
comunicazione
Occorrerebbe forse che, abbandonando il corto
respiro di interventi occasionali (458), qualche
giornalista si dedicasse a tempo pieno alla
determinazione dei tributi, nel ruolo su cui
torneremo al par.4.7. Solo che il giornalista, per
vocazione e necessità di lavoro, non può essere
"monotematico", e al massimo può quindi
"cooperare" alle spiegazioni di insieme di un settore
(459). non sostituirle; per i giornalisti, da soli, ciò

456
)Costretti a divagare tra le questioni più disparate e perciò condannati a una
inevitabile superficialità rispetto agli studiosi sociali, di cui sono inadeguati a
riempire lo spazio.
457
) In cui si riflette la tendenza a mostrarsi esperti di tutto, affrontando
inevitabilmente i problemi a chiacchiere, come indicato al par.1.6 a proposito
del deficit italiano di formazione sociale, mescolato all’accessibilità delle
“scienze sociali”.
458
Che, pur efficaci e con un filo logico, sono destinati a
diventare "carta straccia" poco dopo la pubblicazione, per non
dire di quelli che nascono solo per riempire spazi con giri di
parole e stereotipi, analoghi alla "scientificità esteriore", di cui
al par.4.3, ma per fortuna almeno più brevi. La
sistematizzazione dei ragionamenti, in materia tributaria
come su tutto il resto, riduce i margini per trasformare "non
notizie" in notizie, e quindi per riempire i contenitori, di carta
stampata audio o video, che i mass media devono produrre. La
mancanza di una spiegazione sociale d'insieme della
determinazione dei tributi , conviene, come egoistica utilità
immediata, anche al bisogno dei mezzi di informazione di avere
sempre qualcosa da scrivere.
459
) Nel nostro caso la funzione istituzionale di determinazione dei tributi, ma
lo schema indicato nel testo vale per tutte le questioni dove serve una
spiegazione condivisa d’insieme .

259 di 704
richiederebbe passaggi innumerevoli e convergenti,
perché il singolo intervento mediatico conta
abbastanza poco,venendo subito dimenticato460; per
entrare nel bagaglio culturale diffuso servono quindi
interventi intensi e ripetuti, con continui inneschi
nella cronaca. In questi limiti si intravede il positivo
ruolo aggregante dell'informazione ai fini che ci
interessano. I "media", nonostante la difficoltà di
spiegare la determinazione dei tributi attraverso di
loro, possono dare un grande aiuto in merito,
selezionando studiosi sociali capaci di comunicare
pian piano la determinazione dei tributi,
adeguandosi all'uditorio, gestendone il bagaglio
culturale e le obiezioni. Quando studiosi o pratici del
settore tributario ne elaboreranno una spiegazione
d'insieme, i mezzi di comunicazione, preoccupati di
riempire i rispettivi contenitori, la rilancereranno
senza indugio, in una sorta di servizio sociale
formativo461, con studiosi davvero "sociali", che
organizzano le riflessioni degli interlocutori,come
indicato al par.4.7, senza paludate superiorità.
Anche piccole occasioni mediatiche
contribuirebbero infatti alla formazione sociale
indicata al par.1.6462, avvicinando anche a opere più
articolate, ma accessibili agli interessati. E' un
460
) Basta infatti sparire dal video o della carta stampata per poco tempo, per
essere subito dimenticati, o essere oggetto di domande tipo “che fine ha fatto”
(riferiti all’ex personaggio Tizio o Caio: vedi sopra alcuni esempi a proposito
della c.d. “editoria professionale”).
461
Siccome sono rare le notizie clamorose, che da sole riempiono la prima
pagina, è naturale che i mezzi di informazione usino degli spunti di cronaca per
rilanciare problemi generali su cui fare indirettamente formazione sociale; se si
tiene sotto controllo il sensazionalismo fine a se stesso, questa
contestualizzazione degli spunti può essere una sinergia con gli studiosi sociali
per una formazione utile alla pubblica opinione (par.1.6).
462
) Si tratta di quella formazione sociale che né la storia né la scuola hanno
impartito alla pubblica opinione. Il contributo dei mezzi di
comunicazione a questo fine è molto importante, in quanto
incisivo, di senso compiuto e utile al controllo sociale, purchè
tenga sotto controllo banalizzanti sensazionalismi..

260 di 704
circolo virtuoso da riprendere al par.4.7, dopo aver
visto, ai prossimi paragrafi, le confusioni e le
lacerazioni sociali derivanti dalle mancate
spiegazioni della determinazione dei tributi.

4.5. Le istintive spiegazioni autoprodotte dalla


pubblica opinione:“eccessività delle aliquote”,
“senso civico”, “ragionierizzazione delle stime”.
Reazioni
spontaneistiche e
sbrigative
Senza punti di riferimento teorici, la pubblica
opinione cerca di elaborare da sola le spiegazioni
di cui ha bisogno sulla determinazione dei tributi; ne
derivano soluzioni"fai da te" frammentate per
ambienti sociali, ideologico-economici, fino alle
sfumature personali. Quando il pensiero o il discorso
cadono sulla determinazione dei tributi, ciascuno, in
mancanza di meglio, usa il proprio bagaglio culturale
per improvvisare delle risposte463.
Dirigenti, giornalisti, economisti, politici,
studiosi sociali dei più vari settori, sindacalisti, etc.
guardano quindi alla determinazione dei tributi
inevitabilmente in ordine sparso (spesso
intrecciandosi con le diverse riflessioni sugli "effetti
dei tributi" di cui par.1.7). Benchè per definizione
provvisto di filo logico (464) il risultato è
inevitabilmente superficiale, e comunque
dispersivo, corrispondendo alla molteplicità di
interessi e preoccupazioni, bagaglio culturale, scale
di valori e concezioni del mondo, influssi
dell'esperienza e della cultura personale dei singoli.
463
) Nei limiti del tempo disponibile, visti gli altri impegni che
abbassano la soglia di attenzione, impedendo di star dietro a discorsi prolissi,
paludati e poco accessibili come la maggior parte di quelli di cui al par.4.3.
464
Su questa precondizione dei ragionamenti in materia di scienze sociali vedi
infra, par.4.7. Essa esiste però per definizione agli occhi di chi
vuol comunicare qualche cosa, intendendo capire, non
legittimarsi come studioso.

261 di 704
Esattezza delle
diagnosi
Davanti alla confusione sulla determinazione dei
tributi si manifesta l'intraprendenza italiana, indicata
al par.1.6, a improvvisarsi, sia pure in modo
approssimativo, esperti un po’ di tutto; non solo i
tributi toccano infatti tutti personalmente, ma
offrono spunti per dire la propria sulla politica in
generale. Inoltre lo spontaneismo un po’ entusiastico
degli italiani avverte istintivamente la necessità di
riempire il vuoto conoscitivo di cui stiamo parlando
a partire dal par.4.3.
Pur non arrivando a dare delle risposte questo
bagaglio culturale è sufficiente a farsi le domande
giuste, guardando alla ricchezza non registrata,
con intuizioni provviste di filo conduttore.
Occasionalità delle
relative riflessioni
Ancorchè parziali, in quanto formulati da chi è
impegnato in altre incombenze, politiche,
istituzionali o giornalistiche, i ragionamenti della
pubblica opinione sull'evasione fiscale intuiscono
profili importanti della realtà. Nessuno
probabilmente si rende conto che queste intuizioni
andrebbero organizzate e coordinate dagli studiosi
del settore (par.4.3), nei modi indicati al par.4.7.
indifferenza rispetto
all’accademia
Anzi, la pubblicistica degli studiosi del settore, col
suo tecnicismo e la sua scientificità esteriore, viene
comprensibilmente trascurata; chi non ha la
vocazione, o la missione, dello studioso sociale, non
ha motivo di avventurarsi in scritti comunque
faticosi nella forma e inutilmente complessi nel
contenuto465. Inoltre, come abbiamo già osservato
465
Davanti alla scientificità esteriore, poi , ricordiamo che
spiegare i motivi per cui altri non spiegano è compito sterile e
difficile, cui si sottraggono persino molti studiosi sociali.
Figuriamoci quindi esponenti della classe dirigente e della
pubblica opinione occasionalmente a contatto con la

262 di 704
all'inizio del paragrafo precedente, l'insuccesso
accademico conviene a chiunque, istintivamente e in
ordine sparso (466) cerca di riempire gli spazi lasciati
vuoti proprio dall'accademia; le carenze di
quest'ultima oggettivamente giovano a chi si
improvvisa esperto della determinazione dei tributi.
Evasione e aliquote
Uno dei modi più diffusi con cui la pubblica opinione
tenta di spiegarsi l’evasione riguarda le aliquote ,
ritenute troppo alte; ne derivano proposte, a prima
vista accattivanti, di “aumentare il gettito
diminuendo le aliquote”. Si trascura così che la
ricchezza fiscalmente visibile e determinabile si
sottopone, suo malgrado, anche ad aliquote
elevate, con perdite di gettito in caso di loro
diminuzioni generalizzate; qualche aumento
dell'imponibile dichiarato, per via della diminuzione
di aliquote, potrebbe esserci solo per i lavoratori
indipendenti, al consumo finale, (par.1.5-3.13-
3.14) che stimano la propria credibilità fiscale, per
ordine di grandezza, in base alle caratteristiche
fisico-economiche della propria attività; una
diminuzione di aliquote potrebbe indurli a
"comprare tranquillità", aumentando il dichiarato,
rendendosi più credibili e prevenendo contestazioni
del fisco. Tuttavia, se il reddito lordo (prima delle
imposte) è medio basso, una maggiore imposta,
anche se ad aliquota più bassa, incide comunque sul
tenore di vita, che a questi livelli di reddito ha una
notevole importanza sulle decisioni se "adempiere o
evadere".
Onestà disonestà e
senso civico
Qualche fortuna ha anche la spiegazione basata sul
“senso civico” , l'onestà e la disonestà; come
determinazione dei tributi.
466
) Si potrebbe dire “all’italiana”, cioè con creatività, entusiasmo, ma anche
improvvisazione e approssimazione, secondo tendenze storiche indicate al
par.1.6 (un’espressione che in parte rende la stessa idea è “alla garibaldina”).

263 di 704
anticipato al par. 4.2 il senso civico non dipende
però dalla diversa determinabilità tributaria
delle varie forme di ricchezza né si frammenta per
categorie economiche; non esistono cioè distinti
sensi civici "tributari", “ambientali”, "stradali",
“sanitari", e via enumerando, né il senso civico è
diversamente dosato tra artigiani, impiegati,
risparmiatori, commercianti, proprietari di
appartamenti, esercenti un secondo lavoro,
venditori ambulanti e così via. Ciascuna categoria
economica include soggetti più cauti e più
spregiudicati467, ma i comportamenti di massa
risentono soprattutto della percezione della propria
visibilità agli occhi degli uffici tributari (par.3.14).
Non ha senso poi confrontare il lavoratore
indipendente al consumo finale con l’impiegato di
banca tassato al centesimo che – a parti invertite –si
comporterebbe anche peggio (e magari, come
lavoratore dipendente, si distingue per assenteismo
o piccole malversazioni a danno dell’azienda per cui
opera, o dei suoi clienti).
Trascuratezza verso
la necessità di
un’attività
amministrativs

467
) Si possono quindi fare confronti di onestà tra soggetti in posizione
omogenea quanto a determinabilità della ricchezza: alcuni di loro saranno più
propensi al rischio, e altri meno. Possiamo al limite parlare di disonestà di un
pasticcere rispetto a un altro, in posizione similare, ma più spregiudicato.
Occorre però, per questo confronto, una analoga determinabilità della ricchezza
sottostante, su cui si innestano solo in un secondo tempo gli atteggiamenti
individuali, spiegabili anche col “senso civico”; ad esempio, non è che un
fruttivendolo abbia più senso civico di un idraulico, ma si rende conto di
svolgere una attività più visibile e con risultati più determinabili (sia pure in via
estimativa) rispetto a quanto sia per l’ìdraulico, operante di solito nel domicilio
dei clienti. L’onestà o la disonestà, quindi, giungono in un secondo tempo
rispetto alla determinabilità della ricchezza, e spiegano poco della massa di
evasione. Ci si posiziona a livelli di credibilità diversi, tutti però abbastanza
elevati, non in assoluto, ma rispetto all’efficienza della funzione istituzionale
tributaria (par.4.2) a sua volta influenzata dalla spiegazione d’insieme del
settore, di cui al par.5.3. .

264 di 704
Spiegare l'evasione con la disonestà segue il
pregiudizio secondo cui le imposte potrebbero
non essere imposte da una istituzione, ma richieste
anche solo per legge,davanti alla quale ognuno
sarebbe "solo" e pagherebbe in relazione al proprio
senso civico.
I confronti internazionali confermano che per la
determinazione dei tributi nessuno è patriota;
secondo studi economici recenti, persino i lavoratori
indipendenti di paesi con forte senso civico, e dove il
contante è scarsissimo (par. 5.16), tendono a
omettere la registrazione fiscale di significative
quote di ricchezza. Abbiamo già visto al par.4.2 che,
confrontando il controllo da parte del fisco coi redditi
medi dichiarati dai lavoratori indipendenti
tradizionali "in sede fissa" questi ultimi appaiono più
onesti di quanto gli uffici tributari siano efficienti.
Velleitaria è l'illusione di una minoranza giacobina di
introdurre il senso civico a forza di sanzioni
(par.6.13), trascurando la spiegazione della
determinazione dei tributi e la sistematicità
dell'intervento amministrativo.
Disonestà come
alibi per l’evasione
La fantomatica disonestà fiscale degli italiani
diventa così un alibi autorazzista per tutti; chi evade
si autoassolve in quanto in Italia fanno tutti così. Le
istituzioni giustificano accertamenti infondati col
luogo comune secondo cui gli italiani sono tutti
disonesti e sparando nel mucchio comunque si
coglie nel segno.
Alla fine, la disonestà è un oggettivo e pasticciato
compromesso tra politica e titolari di ricchezze non
tassate attraverso le aziende. La politica da una
parte teme che l'azione amministrativa le alieni le
simpatie degli "autonomi", e dall'altra coltiva le

265 di 704
simpatie dei dipendenti assecondando le allusioni
alla disonestà degli autonomi (468).
L’estensione
velleitaria della
determinazione
contabile
Un'altra reazione istintiva tende a generalizzare
l'efficiente determinazione ragionieristica dei
tributi, trasferendola anche dove mancano le
aziende469. Si dimentica così che la determinazione
ragionieristica utilizza la documentazione
contabile necessaria agli operatori economici, ma
non può crearla solo ai fini tributari, se non si
giustifica per ragioni gestionali (par. 3.13 ).
Questa tendenza a un'impossibile
ragionierizzazione lega fenomeni
apparentemente diversi, dalla “contabilità fiscale”
del lavoratore indipendente (parr. 3.13 e 7.8), al c.d.
“contrasto d’interessi” (cfr. paragrafo 9.3), agli
scontrini e le ricevute fiscali di artigiani e piccoli
commercianti (par. 7.7), alla “tracciabilità”(par. 5.9 e

468
Il risultato di sintesi è un rigore verbale per compiacere i
dipendenti, accompagnato da un lassismo sostanziale per non
dispiacere agli autonomi. E' un frutto avvelenato della
spiegazione criminalistica dell'evasione, dove da un lato si
asseconda chi è oggettivamente penalizzato dalla tassazione
attraverso le aziende, cioè i lavoratori dipendenti, dall'altro si
evita di dare del "disonesto" a una massa di milioni di
lavoratori dipendenti e di elettori. L'effetto combinato ricorda la
battuta di un vecchio cabarettista, tale Cacini, col tormentone
me le ha date, ma quante gliene ho dette, nel senso che i
lavoratori indipendenti vengono fatti oggetto di molte accuse,
ma non di una determinazione valutativa dei tributi
adeguatamente sistematica. Del resto è ovvio: sono troppo
numerosi per essere trattati con rigore: per di più sarebbe un
rigore non meritato, visto il loro tasso di adempimento più che
credibile rispetto al modestissimo controllo valutativo del
territorio, da parte degli uffici tributari (sopra par.4.2).
469
Le crisi di rigetto connesse a esportare la contabilità dove non ce n’è
bisogno ricordano quelle connesse all’esportazione della democrazia in
contesti tribali e feudali.

266 di 704
5.16), ai divieti di usare il contante (par. 5.16 in
fine), all’anagrafe dei conti bancari (par. 5.16).
Adempimenti
estemporanei e
velleitari
Queste illusioni ragionieristiche si colorano poi di
informatica e telematica, come la fatturazione
elettronica, la scomparsa del contante (par.5.16),
l'idea del computer onnisciente, un grande fratello
fiscale informatico; l'informatica diventa una specie
di Golem 470 che risolve i problemi della lotta
all’evasione, dove gli uomini hanno fallito. Persino le
dichiarazioni precompilate, di cui al par.3.16, sono
state accreditate mediaticamente, in questa linea di
pensiero, come strumento per contrastare la
mancata registrazione degli incassi471.
Opposti isterismi
antifisco e
antievasione
I governi, come indicato al par.2.4, cercano di
barcamenarsi mostrando di “fare qualcosa contro
l’evasione” e al tempo stesso contro un fisco
opprimente, pressante, etc.; questi “opposti
isterismi” antifisco e antievasione interagiscono
con l'enfasi mediatica indicata alla fine del paragrafo
4.4, spesso manifestata in modi opposti , a seconda
delle notizie di innesco, anche in aree politico-
culturali omogenee.
Riti espiatori
antievasione e
rinvio agli “indizi
contabili”

470
) Il Golem della mitologia ebraica (yiddish) era la macchina umanoide
concepita per difendere il popolo eletto dalle persecuzioni di chi lo additava
come capro espiatorio delle calamità sociali. Allo stesso modo il computer oggi
dovrebbe difendere la società contro i malvagi evasori altro capro espiatorio
delle calamità sociali, come vedremo al par.4.6.
471
Sono illusioni alla base di dichiarazioni pubbliche, effetti annuncio e leggi
manifesto, generiche, enfatiche e contraddittorie; cui si collegano innumerevoli
“trovate normative” (par.2.3 ss.), anche sensate, ma riduttive e scoordinate, che
ogni governo si ritiene in dovere di esibire, per assecondare le aspettative di cui
al par.2.4. .

267 di 704
Questi adempimenti sembrano un'espiazione, un
cilicio tributario per esorcizzare la "colpa collettiva"
della già indicata pretesa carenza di senso civico; è
un po’ come se dovessimo diventare migliori472
attraverso un rito purificatorio basato su scontrini,
ricevute, scritture contabili, comunicazioni,
spesometri, tracciamenti, fatture elettroniche, divieti
di uso del contante, digitalizzazione dei documenti,
codici fiscali da inserire anche sulle lettere d’amore
etc... E' una specie di penitenza cui tutti si devono
sottoporre, come se così potesse magicamente
essere fiscalmente determinata la ricchezza non
intercettata dalle organizzazioni pluripersonali
(aziende) 473.
Mentre un'opinione pubblica disorientata continua
ad attribuire a questi marchingegni una valenza
quasi magica, si tratta solo di utili indizi contabili,
per una determinazione valutativa da parte degli
uffici (par.5.9).
La
ragionierizzazione
delle stime
All'esportazione della contabilità corrisponde un'altra
tendenza, anch'essa inconsciamente tendente a
omogeneizzare i criteri per determinare la base di
commisurazione dei tributi. E' la tendenza ad
incapsulare in parametri predeterminati le
stime e le valutazioni degli uffici tributari, in quella
che potremmo chiamare "ragionierizzazione delle
stime"; ritroveremo questa tendenza negli studi di
settore (par. 5.13), nelle enunciazioni di fantomatici
accertamenti “sintetici di massa” (par. 5.14) e

472
) Cioè fiscalmente onesti, secondo l’equivoca spiegazione che collega
l’evasione fiscale alla diversa onestà o disonestà, anziché alle diverse
informazioni e modalità per la determinazione della ricchezza.
473
) La diffusione di registrazioni contabili in settori in cui hanno solo una
funzione fiscale dovrebbe avere, in queste vaghe prospettive, anche una portata
educativa verso un “senso civico fiscale”. Si tratta chiaramente dell’intreccio di
due equivoci.

268 di 704
dell’utilizzazione ragionieristica degli “indizi
contabili” (par. 5.9 e 5.16).
Necessità di
chiarimenti degli
studiosi
Sia pure confuse nelle terapie, queste vaghe
intuizioni della pubblica opinione mostrano una sua
condivisibile aspirazione verso un sistema omogeneo
di calcolo della base di commisurazione dei tributi; è
un desiderio latente di serenità, di
sdrammatizzazione, di normalità, di
semplificazione. Gli studiosi sociali del settore
devono contribuire a questo rasserenamento del
clima, facendo però capire l'impossibilità di
omogeneizzare forzatamente la determinazione di
ricchezze che presentano informazioni diverse,
alcune contabili e altre valutative, sia pure con indizi
contabili. Questa consapevolezza sociale dei
diversi modi di determinare la ricchezza ai fini
tributari (par.1.11). consente di gestire e
coordinare le differenze informative, senza
ignorarle, per distrazione, pigrizia, o
strumentalizzazione politica (par.4.6).
Altrimenti la percezione della pubblica opinione e
della classe dirigente, riesce solo a intravedere
aspetti limitati della determinazione tributaristica
della ricchezza, ma in modo sfocato, come nella
caverna platonica studiata al liceo. In questa
confusione in cui si inseriscono le
strumentalizzazioni politiche e le lacerazioni sociali
di cui al prossimo paragrafo.

4.6. Segue: strumentalizzazioni politiche del


disorientamento tributario e lacerazioni sociali
Evasione e crisi
della macchina
pubblica
Le spiegazioni dell'evasione fiscale basate sul
senso civico, l'onesta, la disonestà, etc., di cui al

269 di 704
paragrafo precedente, creano lacerazioni sociali per
vari motivi. Prima di tutto perché esse si collegano ai
problemi più generali della crisi della macchina
pubblica e di molti aspetti del welfare. Si tratta di
problemi dovuti a carenze formative descritte al par.
1.6, da cui derivano carenze di controllo sociale
(par.5.3) e negligenze politico-amministrative 474.
Opposte demagogie
dovute a mancata
spiegazione della
determinazione dei
tributi
Il nesso di queste disfunzioni generali dell'intervento
pubblico con l'evasione fiscale è presto spiegato:
anziché cogliere le difficili cause reali, si parte dalla
mancanza di fondi, a sua volta attribuibile
all'evasione; essa così diventa un diversivo per
non ammettere, e soprattutto non affrontare, le
disfunzioni della macchina pubblica475; queste
ultime, d'altra parte, sono utilizzabili come
strumentale giustificazione dei comportamenti
evasivi descritti ai par.3.13 e 4.2, soprattutto sulla
ricchezza non determinabile attraverso le aziende.
Lo spazio lasciato vuoto dall'assenza di una serena
spiegazione d'insieme della determinazione dei
tributi viene in questo modo riempito da opposte,
laceranti demagogie, che si riflettono, come
vedremo al par.5.3, sul comportamento delle
istituzioni.
474
) Mi riferisco a sprechi, deresponsabilizzazioni, clientelismi, retorica,
demagogia, incurie di vario genere, descritte in Lupi, Manuale giuridico di
scienza delle finanze, Dile, 2012, par.6.4-6.8, e che a proposito della
475
) La ricerca di capri espiatori è innescata anche dall’inevitabile fallimento
delle aspettative taumaturgiche nei confronti della politica, indicate al par.2.4.
E’ dura prendere atto di una realtà in cui la politica non è per definizione in
grado di produrre ricchezza, di creare posti di lavoro per decreto, di curare i
malati o di sconfiggere i nemici. Paradossalmente, la politica è in grado di
soddisfare bisogni solo se si spoglia del suo potere coercitivo e scende al livello
degli operatori economici che si danno carico di costruire strade, ospedali,
scuole, come vedremo al par.5.3 a proposito dell’intreccio tra modello militare
e modello aziendale nell’organizzazione delle istituzioni.

270 di 704
L’evasione come
capro espiatorio
per inefficienze
della macchina
pubblica
L'evasione fiscale è una buona soluzione di ripiego
per una vasta, trasversale, più o meno
consapevole, area sociale politico-sindacal-
burocratica, generatrice di spesa pubblica e in buona
parte responsabile della crisi della macchina
istituzionale476; l'evasione fiscale è un ottimo
diversivo su cui scaricare le colpe della crisi; i
"malvagi evasori" diventano un simbolo negativo per
suscitare l'indignazione popolare, trascurando le
considerazioni svolte in materia di senso civico e
onestà al par.4.2 e 4.5.
lotta all’evasione
come nostagico
surrogato della
lotta di classe
Questa possibilità di scaricare su una fantomatica
"perversione privata" degli "evasori" il malessere
degli utenti dei servizi pubblici in difficoltà
finanziarie, in gran parte lavoratori dipendenti e
pensionati si legava con altri filoni della pubblica
opinione italiana, latenti in quello che potremmo
chiamare "popolo di sinistra" e nelle fasce culturali
"impegnate", anch'esse in gran parte
doverosamente di sinistra, sia pure au caviar. Nasce
così l'idea di "lotta all'evasione"477, per certi
aspetti si tratta di un surrogato della "lotta di
classe" , attraverso cui ravvivare schematismi del
passato, chiamando gli operatori economici “ladri di

476
) Rinviamo al par.5.3 per la spiegazione di come il passaggio dal modello
militare a quello aziendale abbia dato luogo a equivoci , sprechi e
deresponsabilizzazioni.
477
Nemico esterno che esorcizza disfunzioni burocratico-
parassitarie della macchina pubblica, da cui paradossalmente
dipende anche la paralisi della funzione tributaria di
determinazione degli imponibili, indicata al par.5.3, sul
rapporto "istituzioni-pubblica opinione".

271 di 704
tasse” (478). In questa strumentalizzazione politico
ideologica479 si inserisce anche con la già indicata
(par.3.8) accusa di concorrenza sleale480.
Demagogia
antievasione e
rilancio di storiche
lacerazioni
L'appiglio concreto di quest'impalcatura
argomentativa481 sta nella maggiore possibilità degli
operatori economici hanno maggiore possibilità di
nascondere ricchezza al fisco (par.3.7 e 3.13),
rispetto ai lavoratori dipendenti, il malessere sulla
determinazione dei tributi rinfocola antiche frizioni
tra "padroni" ed "operai"; si tratta di schermaglie
tipiche del capitalismo familiare italiano (par.3.1),
superate, sopite, ma mai davvero discusse e quindi
serenamente "risolte". L'evasione consentiva di
evocare nuove penalizzazioni dei lavoratori rispetto
ai proprietari e ai loro fiduciari, che egoisticamente
si riservano le residue possibilità di nascondere
ricchezza al fisco (par.3.7). I filoni politico ideologici
antiaziendali (par.5.17) potevano insinuare
facilmente che le strutture amministrative aziendali
tassassero i lavoratori, escogitando invece sotterfugi
per evitare la tassazione di imprenditori e
dirigenti; con l'assenza di spiegazioni sociali della
478
Non è una battuta, ma il titolo di un volume di Stefano
Livadiotti, dedicato, con filo conduttore, al fantomatico “partito
degli evasori”, di cui diremo più avanti in questo stesso
paragrafo (è un riflesso di quanto rileviamo al par.4.4 sul
rimpiazzo degli studiosi sociali da parte dei giornalisti
nell'interlocuzione con la pubblica opinione).
479
) Ma che più correttamente potrebbe definirsi “demagogica”, con la necessità
indicata più avanti di un capro espiatorio su cui scaricare le tensioni sociali in
questo modo create.
480
Dove l'evasore non rispetterebbe neppure i propri stessi
valori di “libero mercato” e “competizione”, inquinandoli con
la “concorrenza da evasione”, già ridimensionata al par.3.8.
481
) Che rispetto alla scientificità esteriore di cui al par.4.3 o alla “praticità
esteriore” di cui al par.4.4, ha almeno un filo conduttore, sia pure “retorico-
propagandistico”.

272 di 704
determinazione dei tributi si ripropongono, in
versione fiscale, contrapposizioni latenti nel
subconscio della società italiana.
dalla disfunzione
pubblica alla
perversione privata
Si dimentica in questo modo che la determinazione
dei tributi è una funzione pubblica da esercitare
attivamente, su attività economiche in sé
apprezzabili, contro cui non ci sono "lotte" da fare.
Così come nessuno chiama l'istruzione “lotta
all’ignoranza”, la sanità “lotta alla malattia”,
l'ambiente “lotta ai rifiuti”, la protezione civile
"lotta alle catastrofi", la viabilità “lotta al traffico”, lo
sviluppo economico “lotta alla povertà” chiamare la
determinazione dei tributi "lotta all'evasione" ne
pregiudica fortemente l'efficienza, come vedremo al
par.5.7. Invece di parlare di "guerre" e di "lotte" ci
sarebbe solo da gestire la funzione tributaria in
modo da attenuare gli squilibri di trattamento tra
ricchezza determinabili diversamente ai fini tributari.
Incolpare i contribuenti delle inefficienze della
funzione tributaria è un po’ come scaricare sugli
studenti il cattivo funzionamento delle scuole,
quello degli ospedali sui malati, quello delle strade
sugli automobilisti etc. Ricordiamo che rispetto al
funzionamento dell’apparato pubblico, a sua volta
dipendente dalla carenza di spiegazioni sociali in
merito, il livello dell'autotassazione è addirittura
elevato (par.4.2).
Le opposte
polemiche antifisco
La tendenza alla demonizzazione degli evasori
ha innescato quella, opposta, della
demonizzazione del fisco; anch'essa sorvola sulla
determinazione dei tributi, e reagisce all’eccessivo
livello delle imposte, rilevando l'inefficienza della
macchina pubblica; le accuse di evasione ai
lavoratori indipendenti sono rintuzzate con

273 di 704
riferimenti al “doppio lavoro” (spesso in nero) di
tanti dipendenti, alla loro pretesa pigrizia, alla c.d.
”evasione di sopravvivenza” (par.3.14 e 4.2),
all'ottusità vessatoria di molti rilievi fiscali,
all'intrusiva inutilità di molti improvvisati strumenti
antievasione.
Gli opposti
isterismi
Queste logoranti polemiche si intrecciano e
coesistono, persino nell'animo delle stesse
persone, in fluidi equilibri a seconda delle
circostanze, della sede politico mediatica, e della
diversa combinazione di emozioni e sensazioni; c'è
una convergente condanna contro i "grandi evasori"
(par.3.7), difficili però da trovare, e numericamente
irrilevanti, come visto al par.4.2, scadendo invece
sulle grandi contestazioni interpretative di cui ai par.
3.11 e 5.17 e ss.. Analogamente c'è convergenza
sull'insufficiente controllo del territorio da parte delle
istituzioni, e sulla loro frequente
deresponsabilizzazione. Alla fine ci si avvita in una
spirale di discorsi sensati, ma disorganizzati,
restando sempre al punto di partenza. Tutto questo
alimenta un intreccio di "opposti isterismi" che
coesistono, a seconda delle circostanze e degli stati
d'animo, anche nelle stesse persone. E' una tensione
che paralizza gli uffici tributari, cui servirebbe
invece la chiarezza di idee nella pubblica opinione e
una sua capacità di valutazione e controllo sociale
secondo i meccanismi tipici di tutti i rapporti
"società-istituzioni", indicati al par.5.3482.
Politica ed
evasione (il mito
del partito degli
evasori)

Demonizzazioni e controdemonizzazioni , benchè


482

mediaticamente utili in termini di audience (par.4.4 in fine)


drammatizzano il clima sociale, coi loro opposti miti di
"evasori cattivi" e di uffici tributari vessatori.

274 di 704
Ritroviamo qui gli imbarazzi politici davanti alle
spiegazioni dell'evasione in termini di scarso senso
civico (par.4.5), e all'inutile criminalizzazione
propagandistica di milioni di operatori economici, di
cui al par.4.2, in fine. E' assurdo infatti intendere il
"partito dell'evasione", come ricerca di consenso
propagandando esplicitamente questi
comportamenti, non foss'altro perché i lavoratori
dipendenti, facilmente tassabili attraverso le
aziende, sono ben più numerosi degli “autonomi”483.
Evasione e bilancio
del consenso
politico
La politica capisce però che la criminalizzazione di
queste categorie è elettoralmente perdente in
quanto, pur essendo "gli autonomi" meno numerosi
dei dipendenti, il consenso perso presso di loro,
criminalizzandoli (tra l'altro nel complesso
ingiustamente) è maggiore di quello acquisito presso
i dipendenti, coinvolti solo indirettamente, e quindi
più disattenti, anche se più numerosi. L'intreccio di
queste due tendenze, con le loro sfumature, crea
polemiche e imbarazzi politici, perché da un lato ci si
sente in dovere di "far qualcosa", dall'altro si teme
chi "gli autonomi" interpretino iniziative serie e
serene di determinazione più credibile della
ricchezza nei loro confronti, come adesioni alla

483
) Vedremo subito che il consenso politico, riscosso presso i lavoratori
dipendenti, da campagne di propaganda indirizzate all’evasione degli autonomi
è minore del consenso perso presso questi ultimi. Se però un governo avallasse
l’evasione degli autonomi il rapporto si invertirebbe e il consenso guadagnato
presso gli autonomi non compenserebbe quello perso sui dipendenti. Di fatto
la precisione consentita dall’uso delle aziende consente tassazioni elevate, cui
corrisponde un’insufficiente azione amministrativa dove le aziende non
arrivano. La possibilità di evasione di autonomi e piccole organizzazioni non è
però il frutto di una strategia, ma di una inerzia, indotta dalla mancata
comprensione delle cause del fenomeno. Non c’è quindi una strategia diretta a
concedere a lavoratori indipendenti e piccole organizzazioni la possibilità di
evadere, ma essi semplicemente se la prendono. Inoltre, come abbiamo indicato
al paragrafo 4.2 “si prendono” molto meno di quanto potrebbero.

275 di 704
propaganda che li criminalizza. Anche sotto questo
profilo, le spiegazioni criminalistiche dell'evasione
fiscale diventano un ostacolo politico a un sereno
esercizio della funzione tributaria484.
Sintesi tra opposte
polemiche
La sintesi tra queste tendenze, coesistenti non solo
nella società, ma anche nella mente di singoli
individui, è mutevole a seconda del contesto.
Tuttavia nell'insieme, negli ultimi anni, la pubblica
opinione è sempre meno sensibile all'utilizzazione
dell'evasione fiscale come capro espiatorio
dell'inefficienza del sistema pubblico. Tuttavia in una
società sviluppata quest'ultimo è insostituibile, e non
va smantellato, ma fatto funzionare, anche per
quanto riguarda la determinazione dei tributi, specie
dove non può essere esternalizzata sulle aziende485.
Le tensioni e le lacerazioni sociali sulla
determinazione dei tributi possono stemperarsi solo
col coordinamento dei ragionamenti sul tema, sulla
cui "scientificità umanistico sociale" ci soffermeremo
al prossimo paragrafo.

4.7. La spiegazione d'insieme della determinazione


dei tributi nella cornice delle “scienze sociali”.
Scienze del
comportamento e
bagaglio culturale
L'obiettivo di spiegare i comportamenti dell'uomo, e
le variabili che concorrono a influenzarli, è tipico

484
) Sotto un certo profilo queste spiegazioni istintive ed enfatiche favoriscono
l’evasione, ma anche la diffidenza reciproca tra contribuente e uffici tributari,
la corruzione, la drammatizzazione, la deresponsabilizzazione e la paralisi.
485
E' anche preoccupante la convergenza tra dipendenti e
autonomi, sulla critica ai "grandi evasori", figura mitica oggetto
dell'odio, prima di tutto sociale, di entrambi; la mentalità
antiaziendale non solo disorganizza la convivenza, ma mette in
crisi l'utilizzazione delle aziende nella determinazione dei
tributi, come vedremo al par. 5.17 ss..

276 di 704
delle scienze umane, o sociali 486; cio' si riflette
anche sulla determinazione dei tributi, con la diversa
rilevanza degli ambienti organizzativi , a loro volta
formati da esseri umani 487. In ultima analisi, i
comportamenti degli esseri umani dipendono, oltre che da loro
caratteristiche biologico-materiali, anche dall’interazione con altri
esseri umani, ed a questo si rivolgono le scienze sociali; la loro
fonte di legittimazione non è quindi, come accade per le scienze
fisiche, il risultato di esperimenti e studi sulla
materia 488.
Accessibilità e
confronto
Alle scienze sociali si rivolge chi è interessato ad
analizzare i comportamenti umani sotto varie
angolazioni489; questi fruitori delle scienze sociali, in
quanto esseri umani provvisti di un bagaglio di
conoscenze e di esperienze, le utilizzano per
vagliare il filo logico di quanto viene loro proposto.
Le scienze umane sono cioè largamente accessibili
molto più di quelle fisiche490. Se ne deduce
l'importanza di relazionarsi al bagaglio culturale, ed
486
) Chiamate in questi modi, qui considerati fungibili, perché il
comportamento dell’uomo come singolo, studiato dalla psicologia, dipende per
molti versi dall’ambiente sociale.
487
) La tassazione attraverso le aziende (par.3.1 ss,) conferma in
quale misura i comportamenti umani risentano del gruppo cui
l'individuo appartiene, come vedremo anche al par.5.3 per l’ambiente
delle istituzioni; un modo di dire abbastanza comune, per esprimere questi
condizionamenti ambientali, è che gli uomini sono come i liquidi, prendendo la
forma del barattolo, cioè dei gruppi sociali in cui si trovano inseriti. In realtà c’è
piuttosto una interazione tra individui e società (Lupi, Compendio, cit. par.1.2) ,
ma il modo di dire rende l’idea.
488
) I risultati materiali delle “ricerche” fisiche, la loro “scoperta” chimica,
biologica, elettronica, medica, meccanica, e tante altre “legittimano”
socialmente quelle che sono chiamate hard sciences, cioè scienze in senso
proprio. Abbiamo visto al par.4.3 in quale misura questo problema della
legittimazione abbia spinto le scienze sociali a ispirarsi a quelle fisiche, con
effetti molto negativi.
489
) come abbiamo rilevato al par.4.3, queste angolazioni possono essere
economiche, politiche, giuridiche, etiche, psicologiche, affettive, storiche,
sociologiche, artistiche, letterarie, etc..

277 di 704
all'attenzione di coloro cui, di volta in volta, ci si
rivolge491. Le scienze sociali consistono infatti per
molti versi, più che di una "scoperta", di una
interlocuzione 492.
Possibilità di
controllo sociale
Gli interlocutori degli studiosi sociali, compresi quelli
dei giuristi, esercitano cioè in qualche misura un
controllo sui temi loro proposti, accessibili per
definizione al ragionamento, e ne verificano filo
logico e ragionevolezza 493.
Alle scienze sociali manca il monopolio del sapere
nel rispettivo settore, esistente invece per le varie
partizioni delle scienze fisiche; le scienze sociali
esaminano questioni già esistenti allo stato latente

490
) Solo rispetto alle scienze fisiche ha senso l’aggettivo “divulgativo”, che
nelle scienze sociali appare fuori luogo sotto molti profili (al tema si potrebbero
dedicare tesi di laurea o di dottorato).
491
) Il cosiddetto “uditorio”, espressione dovuta a, Chaim Perelman, importante
teorico della metà del secolo scorso, sullo status conoscitivo delle scienze
umanistico sociali. Cfr Trattato dell’argomentazione, Einaudi, 1975.
492
) Lo studioso di queste discipline, se vuole essere “sociale” non può che
adeguarsi al bagaglio culturale di coloro cui si rivolge, mettendoli in condizione
di comprendere e ripercorrere il messaggio che gli rivolge. Questo non vuol
dire che tutti debbano capire tutto, ma si deve capire a chi si rivolge lo studioso
sociale, e se i suoi interlocutori riescono a effettuare il controllo sociale
indicato al par.5.3. Per questo il concetto di "divulgazione" è
appropriato solo per le scienze fisiche, dove esiste una
distinzione tendenzialmente netta tra specialisti e profani; nelle
scienze sociali abbiamo invece varie sfumature di interessati al
tema, come abbiamo indicato al par.4.3 a proposizione delle
sfumature tra interlocuzione tecnica e interlocuzione sociale.
L'improprietà del concetto di divulgazione è confermata
dall'erosione, indicata al par.4.4, in fine, dello spazio degli
studiosi sociali, nel dibattito pubblico, da parte dei giornalisti..
493
) Questa bidirezionalità tra chi espone e i suoi interlocutori
è un'ulteriore differenza tra scienze sociali e scienze fisiche,
dove solo ristretti gruppi di iniziati sono in grado di valutare la
sostanza, le legittimazioni sperimentali e tecnologiche delle
ricerche. Vedremo più avanti, infatti, che le scienze sociali
consistono di coordinamento dei ragionamenti, su cui il
controllo sociale è abbastanza agevole agli interessati.

278 di 704
nella mente dei loro interlocutori, tanto più in società
alfabetizzate e con possibilità elevate di
interlocuzione e dibattito pubblico 494; la ricerca e la
"scoperta" non presentano quindi brevetti,
copyrights, e primogeniture analoghe a quelle delle
scienze fisiche; più che "scoperte", abbiamo nuove
chiavi di lettura, nuovi collegamenti tra aspetti della
vita umana e della convivenza sociale per certi versi
già noti e discussi495 ; sono inoltre questioni che si
ripresentano sotto forma diversa, nel tempo e nello
spazio, come indicato al par.1.3 per la
determinazione dei tributi..
Dialettica con
l’uditorio e
accessibilità
Dagli studiosi sociali non ci si aspettano clamorose
scoperte di verità nascoste, ma piuttosto
contestualizzazione, inquadramento,
completamento, organizzazione di ragionamenti, sui
vari settori della convivenza496: per i giuristi si tratta
delle varie funzioni istituzionali , indicate al
par.1.3, all'inizio la giustizia, la sicurezza, nel welfare
la previdenza, l'istruzione, e nel nostro caso la
determinazione dei tributi.
Filo logico
(sensatezza) come
prerequisito
Queste interlocuzioni tra studiosi e interlocutori
sono tanto più proficue se il discorso non perde quel
494
Vale in proposito l'aforisma di Goethe, secondo cui, tutti i
pensieri intelligenti sono già stati pensati, occorre solo tentare
di ripensarli. Tanti ragionamenti, che avevo pensato e magari
scritto, li ho ritrovati su libri di cent'anni fa. Anche se li avessi
letti prima,forse non li avrei notati, seguendo altre linee di
ricerca.
495
) Anche la teoria della determinazione della ricchezza , e dell’utilizzazione
delle aziende come gruppi sociali intermedi, portata avanti in questo libro, è
una nuova chiave di lettura di vicende note, ma non è certo “una scoperta”.
496
) Si tratta di ragionamenti che, con sfumature e intensità diverse, ricorrono
nel dibattito intellettuale (filosofico) da quando gli uomini riflettono sulla
propria condizione.

279 di 704
filo logico, già indicato con l'espressione
sensatezza al par.4.3497; il filo logico consente di
ripercorrere il senso del discorso498, e rappresenta un
prerequisito contro la mera esteriorità, senza reali
contenuti.
Questo requisito sussiste anche in ragionamenti non
condivisibili nel merito, come molti di quelli, già
indicati ai parr.4.5-4.6, con cui la pubblica opinione
cerca di spiegarsi la determinazione dei tributi.
La pluralità dei
ragionamenti da
coordinare: il
paragone del
giocoliere
La principale difficoltà delle scienze sociali è
coordinare singole riflessioni, individualmente con
un senso logico, mantenendone il filo logico
nonostante le maggiori dimensioni del discorso.. Il
rischio di dispersioni e divagazioni cresce infatti in
proporzione ai concetti che si cercano di coordinare.
Da una parte si rischiano discorsi troppo densi per il
bagaglio culturale dell'uditorio, oppure salti logici,
ripetizioni fuori luogo, divagazioni e dispersioni.
Man mano che i ragionamenti da coordinare
aumentano cresce la complicazione499 ; essa non
riguarda singoli ragionamenti500, ma il loro

497
) Ne abbiamo parlato a proposito della “scientificità esteriore, che ne è priva.
498
Si tratta di seguire il filo logico del discorso,
indipendentemente dalla sua condivisione, e anche dalla sua
sostanza, da valutare in un momento logico posteriore.
499
Così come è semplice lanciare in aria e riprendere un
oggetto, ma serve un giocoliere quando gli oggetti aumentano;
qualcosa di simile accade per i concetti, dando il senso
dell'apparente paradosso secondo cui semplificare è
complicato. La vera distinzione delle scienze sociali rispetto
alle chiacchiere conviviali non è la scientificità esteriore,
legittimata dall'incomprensibilità e senza filo logico, ma la
capacità di coordinare tanti ragionamenti senza uscire dal
binario, mantenendone il senso compiuto.
500
Tutti isolatamente accessibili al bagaglio culturale
dell'uditorio.

280 di 704
coordinamento, inquadrato in funzione del
messaggio che si intende presentare all'uditorio.
La valutazione
preliminare di
sensatezza
Man mano che si perde il filo del discorso non si
comprende più se ci si trova davanti a contenuti
esposti in modo confuso501 oppure alla già indicata
apparenza di contenuti, in realtà assenti; è il caso
della "scientificità esteriore" di cui al par.4.3, o del
praticismo esteriore, di cui al par.4.4 502.
particolarmente dannosi nelle scienze sociali, in
genere, e in materia tributaria in particolare.
L’auto-
alimentazione
del ragionamento
Se invece non ci si impantana nei riferimenti, dal
coordinamento di riflessioni isolatamente
semplici nascono ulteriori riflessioni, limitate solo
dall'interesse dell'uditorio, dai contesti di discorso
e dal tempo disponibile per l'autore; fino a questo
punto però si aprono sempre nuovi interrogativi. Che
mettono sempre di più alla prova la capacità dello
studioso sociale di maneggiare le argomentazioni,
mantenendo il filo del discorso, mettere a fuoco i
ragionamenti senza perdere l'inquadramento
concettuale del tema ed il contatto con l'uditorio503.
501
Qui non abbiamo però "materiali normativi", rivestiti con erudito
sussiego fino a renderli incomprensibili, e perciò
paradossalmente accreditabili come scientifici (par.4.3),
abbiamo piuttosto dei contenuti che, essendo esposti in modo
disorientante, sembrano inconsistenti (anche questa possibilità
conferma la difficoltà, indicata al par.4.3, di comprendere se
dietro i suddetti discorsi apparentemente in tema esiste o
meno una sostanza).
502
Proprio la suddetta difficoltà di coordinare una pluralità di
riflessioni, unita alla consapevolezza di doversi in qualche
modo distinguere dai normali discorsi di senso comune,
provoca l'espediente della scientificità esteriore di cui al
paragrafo 4.3.
503
) A un certo punto diventa importante l’abilità di organizzare il discorso
evitando la confusione provocata dalla moltiplicazione delle intuizioni e degli

281 di 704
La necessità di
mantenimento:la
continua
“riscoperta”
Ma soprattutto, oltre a non presentare "scoperte"
analoghe a quelle delle scienze fisiche, la
scientificità umanistico-sociale deve essere
continuamente "riscoperta". Essa infatti non si
presta a essere calata una volta per tutte in formule
o tecniche che diventano di uso corrente, per
diffondersi e trasmettersi in modo meccanico alle
generazioni future504; i punti di arrivo delle scienze
sociali non sono trasmissibili passivamente, ma
devono essere ripercorsi, fatti propri, riscoperti di
generazione in generazione (505); proprio in quanto
"umanistici" sono saperi che devono essere ricreati
attraverso il ragionamento degli interessati.
Distinzione rispetto
ai discorsi comuni
Riferendosi a comportamenti, atteggiamenti e
discorsi degli uomini, le scienze sociali avvertono il
problema della scientificità, come distinzione dalle
ordinarie riflessioni che più o meno chiunque si pone
su questi temi; forse è proprio questa necessità
distinguersi ad aver spinto molte articolazioni delle
scienze sociali ad ispirarsi alle scienze fisiche506. E'
verosimile che una differenza qualitativa, una
precisa linea di confine, non ci sia, come vedremo

spunti che si accavallano. E’ una abilità, per certi versi letteraria, di mantenere
il collegamento col bagaglio culturale e l’attenzione dell’uditorio (cioè quella
che sopra abbiamo chiamato “interlocuzione”).
504
) Come accade per le scoperte delle scienze della materia, che una volta
“conquistate”, sono acquisite una volta per tutte nelle strette comunità di
riferimento.
505
La tecnica può sedimentarsi su pochi esperti, ma la scienza
sociale deve, proprio in quanto "sociale", mantenersi "diffusa".
Per questo nessun settore del diritto puo' sottrarsi alla
spiegazione di se stesso a uno studioso di un altro settore
giuridico, che se ne voglia interessare.
506
) Lo abbiamo rilevato anche al par.4.3 a proposito delle varie ispirazioni alle
scienze fisiche, quanto ad oggetto oppure ad apparati, metodologici.

282 di 704
tra un attimo anche a proposito della letteratura. Se
proprio ci si vuole distinguere dai discorsi correnti, si
dovrebbe guardare all'ampiezza delle prospettive,
alla generalità delle chiavi di lettura e dei
collegamenti 507, alla resistenza rispetto alle
banalizzazioni e ai semplicismi.
Aspetti letterari
delle scienze sociali
Coordinare e organizzare ragionamenti, in modo
quantomeno "non banale", richiede capacità
comunicative. Insomma, c'è un lato estetico-
espositivo, nell'inquadrare il tema, nell'evocare
concetti latenti nell'interlocutore, nel presentare
argomenti, per aumentare il suo interesse al tema508.
Ciò conferma l'organicità espositiva come parametro
di "scientificità" umanistico sociale, collegato alla
letteratura(509). Dopotutto la letteratura, la poesia e
l'arte erano anche occasioni di riflessione sulla
condizione umana e strumenti di coesione sociale;
oggi l'ampliamento della pubblica opinione e delle
classi dirigenti ha creato un pubblico di "interessati
al tema" direttamente su questioni sociali, con
intrecci tra politica, diritto ed economia (510).
L'inquadramento dei relativi temi, secondo le varie
curve di attenzione, i diversi livelli di interesse e di
bagaglio culturale, continuano a contraddistinguere,
mutatis mutandis, la "socialità" di queste discipline
507
) Mantenendo ovviamente il filo logico necessario all’accessibilità del
discorso per gli interessati al tema.
508
) Anche qui c’è una dialettica tra autore e uditorio, dove lo studioso sociale si
rivolge a chi ha un qualche interesse al proprio tema, e riesce a mantenerlo o ad
accrescerlo.
509
E' un parametro assente nelle scienze fisiche, e mortificato
dalla scientificità esteriore ad esse ispirata; non a caso sia la
scientificità esteriore (par.4.3) sia la praticità esteriore (par.4.4
per la pubblicistica professionale) sono in genere illeggibili.
510
) Con la produzione di serie è enormemente cresciuto il numero di coloro che
hanno tempo per interessarsi alla “polis” e alla gestione della comunità
(par.1.6 sul concetto di pubblica opinione, passata da "pochi
eletti" a masse sempre più numerose)

283 di 704
(anche in termini di veri e propri requisiti di
scientificità, lasciando perdere lo "scientismo" della
scoperta, tipica delle hard sciences).
Bagaglio culturale
e “dato sociale”
Anche se mancano, nelle scienze sociali, soprattutto
per quanto riguarda le scale di valori511, verità
latenti, analoghe a quelle delle scienze fisiche512, una
qualche "oggettività", accanto al suddetto
coordinamento dei ragionamenti, può essere
individuata. Si tratta del peso sociale dei
comportamenti esaminati, cioè il c.d. "dato sociale",
che gli economisti chiamano "fact checking".
Occorre tuttavia evitarne l'interpretazione scientista
che li considera una soluzione di ripiego, usata
soprattutto dagli economisti dopo l'insuccesso della
loro formalizzazione matematica dei comportamenti
umani513. I "dati sociali" non possono insomma
essere considerati una realtà oggettiva, che "parla
da sola", magari aggregandoli in modo stravagante
o controintuitivo, confondendo le cause con gli
effetti514, in modo meccanico o sensazionalistico-
511
) Mi riferisco all’apprezzamento o alla riprovazione, tipiche dei giudizi
morali,
512
) Queste verità, benché sconosciute, e forse inconoscibili, possono
immaginarsi latenti nella materia e nei suoi processi di trasformazione, sia essa
spontanea o indotta dall’uomo.
513
) Che ho già chiamato “sociomatematica” al par.4.3, e che è entrato in crisi
soprattutto con la mancata previsione di molti disastri economici di inizio
millennio. Gli economisti sono così passati dai modelli matematici
alle campionature statistico-econometriche:anche qui
prosegue l'autolegittimazione, ispirata alle scienze fisiche, in
realtà limitante, come indicato al par.4.3.
514
Gli usi "controfattuali" di ipotetici dati sociali, oppure la
delegittimazione di tutto quello che non è "suffragabile" con
una di queste riprove, spesso di mera facciata, sono un nuovo
strumento con cui gli economisti si ispirano alle scienze fisiche.
Il rischio è di trascurare fattori di grandissima importanza, ma
non inseribili per varie ragioni negli schemi convenzionali di
questi modelli. Si tratta spesso di intuizioni fondamentali,
trascurate per l'incapacità di dar loro una base

284 di 704
polemico, come indicato al par.4.6 515. I dati sociali
vanno contestualizzati, come questo testo cerca di
fare per la determinazione dei tributi, pur senza
esporre tabelle 516; abbiamo infatti indicato la
provenienza del gettito tributario per gruppi di
imposte (par.1.10) e per tipo di contribuente517, alla
stima delle varie forme di evasione (par.4.1), a
ruolo dei professionisti (par.3.16), la quantità e
qualità degli apparati fiscali (par.5.2), il gettito dal
loro intervento (par.5.7), il numero e l'esito dei
processi (par.6.10). Sono dati che affiancano, senza
sostituirle, sensazioni verosimili nel bagaglio
culturale dell'uditorio.
Necessità di
interpretare il
“dato sociale”
Fattori che
incidono sui
comportamenti,
“norme” e diritto
L' "evidenza empirica" è un importante "dato
sociale", ma va interpretata alla luce degli altri
fattori che, secondo il nostro bagaglio culturale,
incidono sui comportamenti. A questo fine è
importante, per lo studioso sociale, immedesimarsi
nei comportamenti di altri, contestualizzandoli nel
tempo e nello spazio, in modo da capire i bisogni, i

metodologicamente rigorosa. Per questo emergono risultati


definiti dagli stessi economisti "controfattuali", cioè contrari al
senso comune. Essi disorientano gli interlocutori, minando la
credibilità delle relative teorie e generando disaffezione.
515
) Ad esempio in sede di polemica politica per dire che “siccome la maggior
parte del gettito deriva dai lavoratori dipendenti” allora solo loro sono tassati,
senza aggiungere che sono la maggior parte della popolazione. Un’altra
singolare affermazione è quella secondo cui il controllo sarebbe sbilanciato sui
lavoratori indipendenti rispetto ai grandi contribuenti, trascurando che questi
sono pochi e vengono accertati praticamente tutti (par.5.19) mentre i controlli
sul lavoro indipendente toccano una percentuale irrisoria della platea.
516
) Che magari potrebbero essere oggetto di approfondimenti, in tesi di laurea
o dottorato.
517
Cioè aziende (par. 3.1), lavoratori indipendenti (par.3.14),
etc.

285 di 704
sogni, le illusioni, le scale di valori che concorrono a
determinarli e che variamente si polarizzano sui
singoli individui; il riflesso "sociale" dipende dai
condizionamenti esercitati sugli individui dalla
convivenza, nelle famiglie, nelle antiche comunità,
nelle aziende, nelle istituzioni etc.. Come giuristi,
studiosi sociali delle istituzioni, dobbiamo inserire
anche le norme tra i fattori determinanti del
comportamento degli individui che vi agiscono.
spiegazioni sociali
come presupposto
di quelle tecniche
Anche le norme rientrano quindi nelle spiegazioni
d'insieme del diritto come studio sociale delle
istituzioni e sono importanti per la tradizionale
interlocuzione tecnica, declinata sul diritto
giurisdizionale (par.1.3). A questa tradizionale
interlocuzione tecnico-professionale si aggiunge
però, senza rinnegarla, anzi intrecciandovisi, una
necessaria interlocuzione sociale di insieme, già
indicata al par.4.3518. Questa spiegazione
d'insieme, quando serve, come per la
determinazione dei tributi, è un presupposto per il
buon funzionamento della tradizionale interlocuzione
tecnico-professionale519.
518
) Una spiegazione vasta e condivisa dell’ambiente economico e
istituzionale è il miglior contenitore per lo sviluppo delle scienze
fisiche; spetta alle scienze sociali alimentare una coesione che
pian piano colmi i vuoti lasciati dalle trascendenze e dalle
ideologie. Le spiegazioni sociali sono un'alternativa
alla crisi delle credenze, perché una società che non si
spiega a se stessa non può essere coesa, e quindi alla lunga è
condannata a distruggersi. Creare queste consapevolezze spetta
alle scienze sociali, che non dovrebbero imitare quelle fisiche,
lasciando sole la società e la collettività, com’è avvenuto per il
diritto tributario e gran parte del diritto.
519
Si ricordi dal par.3.16 che la mancanza di una spiegazione d’insieme della
determinazione dei tributi è una delle principali cause della perdita di
serenità tra operatori , sia per quanto riguarda i

286 di 704
Segue:
inconvenienti
pratici della
carenza teorica
Nella misura in cui questa cornice manca, la
pratica scade in logorante e inconcludente
casistica professional-avvocatesco-burocratico-
giurisdizionale, come visto al par. 3.16 dal punto di
vista dei professionisti, al par.4.6 da quello della
società e 5.3, 5.7, 6.10, da quello di istituzioni e
giudici. Senza interlocuzione sociale, infatti, si
inceppa anche quella tra operatori pratici, arroccati
sui propri tecnicismi, senza capirsi neppure tra loro,
parlando per riferimenti e creando la solita poltiglia,
vagamente in tema (par.4.3 in fine), ma in versione
schematico-professionale (par.4.4).
Lo sfondo giuridico
istituzionalistico
delle spiegazioni
d’insieme
E' intuitivo che lo studio sociale delle istituzioni
tributarie debba svilupparsi in ambiente giuridico,
sia per la cornice tradizionale di interlocuzione
tecnica, sia perché i materiali normativi hanno la
loro importanza sui comportamenti, pur non potendo
condurre a spiegazioni d'insieme. Per questo la
socialità generale deve essere declinata in materia
giuridica da conoscitori delle istituzioni 520, senza
supplenze dell'economia né di discipline, come la
sociologia, che sembrano inserirsi negli spazi che
diritto ed economia, nella loro tendenza a ispirarsi
alle scienze fisiche, hanno lasciato vuoti.

professionisti sia per quanto riguarda i funzionari delle


istituzioni.
520
Gli studiosi sociali giuristi, o comunque un numero sufficiente
di essi, devono quindi gestire anche una serie di interlocuzioni
sociali sul loro settore, come quelle politico-istituzionali, quelle
con altri studiosi sociali di settori diversi, quelle giornalistico-
televisive con la pubblica opinione, quelle tecnico professionali
con altri giuristi, quelle didattico formative, a vari livelli.

287 di 704
Storicizzazione e
internazionalizzazio
ne
Su questo sfondo umanistico possono essere
superate le difficoltà del diritto in termini di
contestualizzazione storico-ambientale, nel
tempo e nello spazio; concentrando l'attenzione
sulle istituzioni e il dato sociale, rispetto
all'appiattimento sui materiali normativi(par.4.3), è
possibile anche soddisfare il requisito
dell’“internazionalizzazione”, cui si riferiscono
spesso i parametri politico-amministrativi sulla
valutazione della ricerca, ispirati alle scienze fisiche;
la comparazione è infatti possibile per le
istituzioni, i comportamenti, i dati sociali,
mentre è sterile se riferita a "materiali normativi " di
paesi diversi; il gioco di sponda con materiali
normativi esteri agevola invece l'inconsistente
scientificità esteriore ancor più difficile da
smascherare quanto espressa in lingue estere521.
Necessità di
spiegare la
determinazione,
non l’effetto, dei
tributi
La spiegazione d'insieme della determinazione dei
tributi ruota attorno a ragionamenti, intuizioni e
spunti sulla determinazione della ricchezza,
valutativa, da parte delle istituzioni, e
521
Le espressioni genericamente in tema, ma prive di senso compiuto reale sono
ancora più disorientanti se formulate in lingue estere; in inglese è più facile
esprimere contenuti solo apparenti, come confermano i Rockers nostrani che
imitano il sound anglosassone su cui ironizzava la canzone
prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano). Anche la scena de “Il nome
della Rosa” riportata su youtube col titolo “Penitenziagite” dà l’idea di quanto
possa essere evocativo un discorso senza filo logico in un insieme di lingue
diverse. Il lettore italiano magari non capisce bene l’inglese, e l’inglese
attribuisce la mancanza di senso a una cattiva traduzione, nella sua lingua, di
concetti sensati; in questo modo, per superare l’impasse e l’imbarazzo, discorsi
privi di filo conduttore sono ritenuti di un qualche valore scientifico (tanto chi
si prenderà mai la briga di smentirlo?).

288 di 704
ragionieristica, esternalizzata sulle aziende. Non si
tratta quindi di spiegare il "perché dei tributi"
(par.1.7), ma i modi in cui essi sono determinabili in
relazione alle informazioni disponibili. Sono
ragionamenti individualmente accessibili, come del
resto tutti quelli delle scienze sociali, ma difficili da
coordinare per chi ha a che fare con loro in modo
soltanto occasionale; per questo sono necessari
studiosi sociali, riferiti al diritto come studio di
istituzioni espresse dalla politica, e non
dall'economia, secondo un filo conduttore di questo
volume.
Aggregazione delle
riflessioni e
condizione
dell’accademia
I ragionamenti sensati, ma in partenza non
scientifici richiedono un'organizzazione scientifica ,
cioè un polo di aggregazione cioè un gruppo,
anche piccolo, di studiosi sociali, dedicati nel
nostro caso alla determinazione dei tributi.
Occorre chiedersi se l'accademia del diritto
tributario, dopo le riflessioni di cui al par.4.3,
rappresenti a tal fine un problema o una risorsa.
Benchè le sue disfunzioni derivino dai fattori esterni
indicati al par.4.3, la sua capacità di ragionamento
sulla determinazione dei tributi, e di interlocuzione al
riguardo è stata oggettivamente indebolita da
decenni di esposizione
per riferimenti ; anche rispetto al modo in cui la
determinazione dei tributi è trattata dalla pubblica
opinione, l'accademia ha accumulato forti difficoltà
espositive, e quanto indicato al par.4.3, non induce a
confidare in una riapertura verso i contenuti.
Necessità di
autocoscienza
Per questo forse è da interrogarsi sull'opportunità
della collocazione dello studio dei tributi in una
comunità scientifica formalmente autonoma

289 di 704
nell'ordinamento universitario italiano. Il sottotitolo
stesso di questo volume contiene implicitamente la
domanda se non sia preferibile un incardinamento
nella cornice generale del diritto amministrativo,
ricollegandosi alle origini "non giurisdizionali" di
cui al par.1.3.
Vantaggi collaterali
La risposta dipende un po’ dall'assetto complessivo
degli studi giuridici nel quadro delle scienze sociali.
Una confluenza sarebbe opportuna nel quadro di un
generale accorpamento degli studi giuridici in
senso istituzionalistico e di una evoluzione del
diritto da tecnica professionale a scienza sociale del
settore pubblico (522). E' una soluzione che potrebbe
essere presa in considerazione nel quadro di un più
generale superamento della generale e negativa
frammentazione del diritto in tanti settori
autoreferenziali, che riflette la malintesa
ispirazione alle scienze fisiche, di cui al
par.4.3523.
Vantaggi e rischi di
“annessione”
E’ un accorpamento già verificatosi per altri campi
del sapere giuridico, come quello della finanza
pubblica in genere, delle procedure fallimentari,
delle assicurazioni, della contabilità di stato, e che
sarebbe forse opportuno anche per i mini gruppi dei
trasporti e dell'agricoltura. Tuttavia proprio
l'esperienza negativa di questi settori "accorpati"
indica che l'autonomia può essere persa solo in un
quadro condiviso di unitarietà del diritto e delle
scienze sociali; altrimenti, la perdita di autonomia

522
Ricordiamo che in senso logico tutto il diritto è pubblico,
come emanazione dell'organizzazione di un gruppo sociale.
523
La frammentazione disciplinare del diritto è comunque un
riflesso negativo di un'idea di specializzazione ispirata alle
scienze fisiche, indifferente all'umanità e alla socialità,
sottintese nella denominazione stessa delle nostre discipline

290 di 704
equivale ad una sorta di annessione524, a danno della
spiegazione d'insieme di cui stiamo parlando. Per
quest'obiettivo è forse quindi più opportuno restare
distinti, pur pensando al diritto in modo unitario.
Nuovo collante
sociale compatibile
col positivismo
Tuttavia, lo studio dei tributi può valorizzarsi solo
contribuendo a una omogeneità metodologica
riguardante il diritto nel suo insieme. Solo lavorando
in questo senso, anziché accentuare proprie
specificità, gli studiosi del settore possono
guadagnare la legittimazione cui aspirano, e al
tempo stesso valorizzare il diritto nel suo complesso.
Contributo dei
tributaristi alla
coesione sociale
Gli studiosi del diritto tributario impegnati nella
spiegazione d'insieme della determinazione dei
tributi, andrebbero al di là della tradizionale
interlocuzione "tecnico-professionale", descritta al
par.4.3, per avventurarsi in quella di studiosi sociali
delle istituzioni. Sarebbe il loro contributo, come
giuristi, alla formazione e alla coesione sociale;
questr ultime, come indicato al par.1.6, sono più che
mai fondamentali oggi, dopo l'indebolimento degli
altri collanti della convivenza sociale, come la
trascendenza, l'ideologia politica, quella
nazionalistica e infine quella consumistica. Sono
quindi sempre più necessati studiosi sociali delle
istituzioni che non si limitino a profittare delle come
avvocati delle disfunzioni delle istituzioni, ma le
combattano come giuristi. Assumere come oggetto
del diritto le funzioni delle istituzioni,
ridimensionerebbe lo sterile tecnicismo,
524
Una volta sacrificata l'osmosi con l'uditorio, l'interlocuzione,
in nome di una esagerata “specializzazione” , facilmente
porta alla già descritta scientificità di facciata, con perdita di
controllo dei rispettivi settori e subentro degli operatori dei
media, in veste di "nuovi studiosi sociali" (par.4.4 in fine).

291 di 704
salvaguardando la "purezza" degli studi giuridici,
rispetto alle confusioni con l'economia e la politica,
che il giuspositivismo cercava di arginare, come
indicato al par.4.3; è un processo che migliorerebbe
il controllo sociale, la selezione all'ingresso degli
studiosi, la capacità di interlocuzione con le
istituzioni , sia amministrative sia giurisdizionali525,
l'intercambiabilità didattica (frequente all'estero) e
l'interlocuzione nel dibattito pubblico.
Vantaggi settoriali
della spiegazione di
insieme
Oltre a contribuire al bagaglio culturale generale
dei giuristi, gli studiosi del settore darebbero in
questo modo alla società la spiegazione di insieme,
in materia di determinazione dei tributi, da cui
avevamo preso le mosse al par.4.3; incidentalmente,
gli stessi studiosi ne sarebbero anche il punto di
riferimento, invece di criticare, e al tempo stesso
invocare, "il legislatore". Dopo aver dato alla società
le spiegazioni di cui ha bisogno, gli studiosi
sarebbero finalmente valorizzati, con ampie
deleghe sull'elaborazione e la contestualizzazione
dei "materiali normativi".
Una delega di
funzioni agli
studiosi?
La politica sarebbe infatti felice di limitarsi a gestire
gli effetti dei tributi (par.1,7), lasciandone la
determinazione ai tecnici, come in paesi dove
mancano le lacerazioni di cui al par.4.6, e il settore è
più sereno; la politica, che ha già tante seccature,
lascerebbe ben volentieri la determinazione dei
tributi al buonsenso di chi se ne occupa, come
istituzioni di settore, studiosi e organi professionali;
525
) Su questa preparazione generalista delle istituzioni giurisdizionali coinvolte
in materia tributaria infra par.6.7 , dove vedremo che questa preparazione è
anche del tutto normale, mentre invece è anormale la massa di controversie che,
invece di essere smaltite in sede amministrativa, sono rovesciate sulle
istituzioni giurisdizionali.

292 di 704
anche all'estero esse hanno ampie deleghe e un
riconoscimento di “competenza riservata" nel loro
settore.
Da tecnici a
studiosi sociali
Diventando anche "studiosi sociali" oltre che
"tecnici", i teorici agevolerebbero il controllo
sociale della determinazione dei tributi (par.5.3) e
vi si esporrebbero essi stessi. Ne guadagnerebbero
anche gli operatori del settore, in quanto
ripetiamo526 che la loro serenità professionale dei
tecnici (par.3.16) può venire da prescrizioni politiche
solo in proporzione alla spiegazione d'insieme del
settore.
certezza del diritto
come condivisione
di concetti
Ricordiamo infatti che la certezza del diritto non
viene dalla legge , o ci viene indirettamente, nella
misura in cui la legge rispecchia una formazione
sociale della pubblica opinione nel settore; con un
controllo sociale sulle istituzioni (par. 5.3), il loro
atteggiamento sarà prevedibile anche davanti
alle contingenze normative più estemporanee (527).
E' un auspicabile circolo virtuoso cui cercheremo di
contribuire anche con la rivista “Dialoghi tributari”, i
siti internet e gli altri volumi in materia.

CAPITOLO 5 IL PUNTO DI VISTA DELLE


ISTITUZIONI AMMINISTRATIVE E DEGLI UFFICI
TRIBUTARI

Sintesi Ai capitoli precedenti la matrice amministrativistica della


tassazione è stata esaminata attraverso gli occhi delle istituzioni
legislative, delle aziende, degli operatori economici e dei loro consulenti

526
) Lo andiamo dicendo dal paragrafo 3.16.
527
Vale anche l'inverso, in cui norme chiare diventano difficili
quando manca un quadro condiviso del settore cui esse si
riferiscono.

293 di 704
tributari , individuando i fattori che influiscono sulla registrazione della
ricchezza ai fini tributari. Tutti costoro si confrontavano con un
intervento “potenziale” degli uffici tributari 528, che in questo capitolo
invece analizziamo direttamente. Vedremo come una delle più efficienti
amministrazioni italiane possa risentire, nella propria utilizzazione,
delle confusioni e dai disorientamenti che pervadono la pubblica
opinione, e le classi dirigenti, nel settore tributario. Prima però
svolgiamo una panoramica sul ruolo delle entrate pubbliche, inserita qui
per individuarne i fili rossi rilevando come il profilo amministrativistico
caratterizzi non solo le entrate tributarie, ma tutte quelle pubbliche,
comprese le “tasse in senso stretto”, “i contributi”, persino “le tariffe”
per alcuni pubblici servizi. Queste entrate riguardano sempre organismi
pubblici, le cui affinità e differenze rispetto alle aziende sono esaminate
ai paragrafi 5.2-5.3, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la
legislazione, la politica e la pubblica opinione, che caratterizzano i
paragrafi successivi, eccetto quelli metodologici sull’empirismo
valutativo per la determinazione tributaristica della ricchezza non
registrata; proprio l’imbarazzo verso un questione valutativa fa crescere
le contestazioni interpretative, con cui si chiude il capitolo ai par.5.17 e
seguenti.

5.1. Il potere amministrativo nelle varie entrate


pubbliche (tariffe, tasse in senso stretto, monopoli,
contributi, imposte etc...)
In questo paragrafo collegheremo varie entrate
pubbliche, con diverse sfumature già indicate al
capitolo 1, al tipo di intervento delle istituzioni; in
tutte queste entrate, la pubblica autorità ha
sempre un ruolo, spesso intuitivo, come nelle
imposte, altre volte più nascosto, ma è sempre
presente.
Le c.d. “tariffe”, riferite a servizi idrici, elettrici, di
trasporto ed infrastrutturali, riguardano settori della
528
) Anche se sotto profili diversi, perché il legislatore guarda all’efficienza
degli uffici sul piano dell’effettività, della possibilità di riscuotere
concretamente il tributo, mentre gli individui sul piano della probabilità e dei
contenuti del controllo fiscale, e l’opinione pubblica sul piano della
perequazione ed “equità” del sistema (giustizia tributaria).

294 di 704
convivenza sociale organizzabili col principio del
"beneficio" di cui al par. 1.8; in questo caso infatti le
istituzioni pubbliche promuovono, anche in forma
privata o attraverso privati, infrastrutture in settori
di rilevanza sociale, come l'acqua, l'energia elettrica,
le comunicazioni (un tempo poste e ferrovie), la
viabilità, le infrastrutture (parcheggi pubblici o
concessioni autostradali). La divisibilità dei servizi
consente infatti di porre il costo prima battuta a
carico di chi se ne serve, con tariffe di natura
privatistica, in un quadro pubblicistico di
regolamentazione e controllo. La regolamentazione
pubblica, molto intensa riguarda infatti la
quantificazione delle tariffe, e le condizioni di
fornitura, direttamente o indirettamente filtrate dalle
autorità amministrative di vigilanza; esse talvolta
analizzano il modello aziendale di fornitura del
servizio, le strutture dei costi, per premiare
l’efficienza col profitto; giuridicamente però il
rapporto utente-erogante rimane privatistico senza i
poteri di autotutela amministrativa di cui diremo
al par.6.1 per la generalità dei tributi.
Le c.d. tasse in senso stretto sono invece già una
forma di tributo, in quanto percepite da un
soggetto che esercita non solo “un servizio”, ma
“una funzione” pubblica (sia pure eventualmente
in concessione); all’esercizio di tale funzione
corrisponde la richiesta di una somma (tassa) al
destinatario della rispettiva competenza funzionale,
che non necessariamente è una prestazione
migliorativa; si pensi alle tasse a carico del
condannato in un processo penale, che fanno
intendere l'impossibilità di riportare la tassa al
concetto di corrispettivo. Del resto le istituzioni
esercitano qui le loro funzioni secondo criteri che
neppure simulano quelli di mercato, in settori di
stretta competenza

295 di 704
pubblica, come l’anagrafe e lo stato civile, la
giustizia, l’urbanistica, la sanità, l’istruzione, l'uso di
porti e aeroporti. Sono funzioni pubbliche necessarie
a finalità generali, secondo l’assetto politico di volta
in volta dominante, ma che costituiscono anche il
presupposto della richiesta di contribuzione; si pensi
a ticket sanitari, tasse scolastiche, contributi di
urbanizzazione, varie forme di diritti “anagrafici” o
“di giustizia”, oppure “di trasporto”, come le “tasse
di imbarco” aeroportuali”, per il rilascio di licenze,
documenti o certificati. Qui non c’entra l’economicità
del servizio, come nelle già indicate tariffe, né
determinazione della ricchezza, come per le
imposte; per questo, giustamente, la corte
costituzionale ha escluso l’applicabilità alle tasse
dell’art. 53 della costituzione (par.2.2). Al limite qui
la ricchezza potrebbe rilevare “alla rovescia”
rendendo doverose costituzionalmente esenzioni
a favore dei soggetti bisognosi; è un terreno
scivoloso per via delle incertezze sulla valutazione
dello stato di bisogno, indicate al paragrafo 2.2 a
proposito dell’ISEE.
Negli ultimi decenni si tende a trasformare molte
tasse in “tariffe” per vari motivi, a partire dalla
introduzione, ove possibile, di elementi di
concorrenzialità, anche in omaggio ai principi
dell'Unione Europea, di cui al par.2.6; questo
passaggio alle tariffe "liberalizza" e riduce quasi
magicamente la pressione fiscale di cui al par.1.7 .
Questa minore "intermediazione" pubblica , avvicina
chi utilizza il servizio e chi ne paga il costo, con gli
utenti che diventano anche clienti, con un maggior
controllo di qualità e di efficienza, già indicato per il
principio del beneficio. Questa tendenza politica
trova però insuperabili ostacoli per quei servizi di cui
non si riesce a misurare una fruizione

296 di 704
individualizzata, come avvenuto per lo smaltimento
dei rifiuti.
I principi comunitari di libera concorrenza hanno
anche ridotto l'area degli antichi monopoli , con cui
il pubblico potere si riservava, come indicato al
par.1.3, alcune attività particolarmente
profittevoli. Ricordiamo storicamente il monopolio
del sale (che spiega le insegne di "Sali e tabacchi",
entrambi generi di monopolio) e il curioso monopolio
delle banane, Rimangono ancora oggi il monopolio
dei tabacchi e del gioco d’azzardo, con ampie
concessioni ai privati attraverso gare pubbliche,
unica modalità compatibile coi principi comunitari
(par. 2.6).
L'espressione «contributo» è utilizzata in modo
generico, riferita promiscuamente a entrate
pubbliche di diversa natura. Ci sono contributi a
carico degli appartenenti a una certa collettività,
indistintamente beneficiaria di un’attività dell’ente
percettore, come i contributi di urbanizzazione o di
bonifica (c.d. "contributi consortili").
In senso più specifico l'espressione è riferita ai
“contributi previdenziali”, percepiti da un ente
pubblico (prevalentemente l’INPS) a tal fine dotato di
poteri autoritativi; Il collegamento dei contributi col
beneficio specifico rappresentato dalla pensione, è il
motivo delle perplessità ad inserirli a pieno titolo nel
concetto di “tributo”, superabili col concetto di
tributo di scopo, come indicato appositamente per
i contributi al par.1.12.
Il grosso delle entrate pubbliche è coperto con le
imposte, a fronte delle quali non si riceve
direttamente nulla e sono quindi commisurate a
manifestazioni di ricchezza cui si chiede un
sacrificio (par. 1.8) e che deve essere
determinata. Serve quindi una attività
amministrativa di “richiesta” e non a caso le

297 di 704
imposte si chiamano così perché serve qualcuno
che le richieda; con la tassazione attraverso le
aziende, questa richiesta può non essere
generalizzata, ma deve avvenire con sistematicità
sufficiente come indicato al par.1.5 e 5.7.
La natura tributaria, o meno, delle suddette
entrate pubbliche, rileva soprattutto sul piano
macroeconomico e statistico, indicato al par.1.7
sulla pressione fiscale. Sul piano tecnico-
professionale, la qualificazione di una entrata
pubblica come tributo rileva soprattutto sul piano
processuale, indicato al successivo paragrafo 6.7, in
quanto le relative controversie spettano alla
giurisdizione speciale tributaria (sulla relativa
tendenza ad ampliare, a questi fini, la nozione di
tributo par.6.8).

5.2. Geografia delle istituzioni tributarie (Agenzia


delle Entrate – Guardia di Finanza – esattori – uffici
comunali, etc.)
Poteri e doveri
delle istituzioni
(rinvio)
L'applicazione dei tributi è naturalmente affidata a
istituzioni pubbliche o loro incaricati (529). Ad
entrambi spettano, direttamente o per derivazione
(nel caso dei concessionari, i pubblici poteri
connessi alla relativa funzione.
A questi poteri unilaterali autoritativi sono
riconducibili i provvedimenti amministrativi di cui al
par.6.1, le indagini inquisitorie di cui al par.5.6, i
529
Si pensi agli antichi appaltatori delle imposte, di cui abbiamo
parlato al par.1.3 sotto il profilo storico, e che possono essere
oggi utilizzati dagli enti locali, sprovvisti di organizzazione, per
i tributi propri. L'eredità degli antichi appaltatori delle imposte,
rappresentata da Equitalia, sarà descritta, per la riscossione dei
tributi, al par.6.11.

298 di 704
poteri di emettere atti di pubblica fede (par.5.6 sui
verbali), la possibilità di infliggere sanzioni, nonché
doveri generali di imparzialità e trasparenza. Non
sono aspetti particolari delle istituzioni tributarie, ma
caratteristiche generali delle istituzioni
amministrative e dei pubblici poteri, espressione di
quella "giuridicità non giurisdizionale" che in questo
testo ci accompagna dal par.1.3.
L’autotutela
indipendente dal
giudice
Come per tutte le istituzioni giuridiche, le suddette
prerogative sono esercitabili senza l’ausilio del
giudice, destinato a risolvere le controversie tra
privati, in una funzione giurisdizionale
strutturalmente diversa da quelle di sicurezza,
ambientali, urbanistiche, sanitarie, educative, etc.,
compresa quella di determinazione dei tributi
("funzione tributaria"); è quindi del tutto normale
che il potere tributario agisca di propria iniziativa, e
che casomai sia il contribuente dissenziente a
rivolgersi a un giudice contro altre istituzioni, come
vedremo al par.6.7.
Le agenzie fiscali
come enti pubblici
autonomi
La più importante istituzione pubblica in materia
tributaria è l’Agenzia delle Entrate, generata a
inizio secolo dallo scorporo degli uffici del ministero
delle Finanze, dedicati alla gestione dei tributi e
articolata in uffici centrali e locali, che gestiscono il
rapporto con i singoli contribuenti; a tali scopi sono
utilizzati circa 45 mila dipendenti, considerando
anche quelli provenienti dalla agenzia del
territorio, dedicata alla fiscalità immobiliare
(par.8.2 e 8.4), accorpata con quella delle entrate
nel 2013. Resta autonoma l’agenzia delle dogane,
che gestisce i tributi di cui ai par.10.6 e 10.7.

299 di 704
L'agenzia del demanio ha carattere patrimoniale e
non tributario.
Le Agenzie suddette sono istituzioni pubbliche
dotate però di forti poteri di “auto-organizzazione”
rispetto alle amministrazioni facenti capo ai
tradizionali ministeri.
La necessità di
legittimazione
Il passaggio alle Agenzie si inquadra comunque in
assestamenti delle amministrazioni pubbliche con
pregi e difetti di cui diremo al par.5.3, a proposito
della dialettica tra modello gerarchico militare
originario, e modello aziendale. L'autonomia ha
avuto fortissimi vantaggi sul piano dell’“auto-
organizzazione”, e va considerata irreversibile, però
ha generato una necessità di immagine, di
legittimazione esterna dove i disorientamenti
tributaristici della pubblica opinione hanno
condizionato le istituzioni, secondo gli schemi di cui
al paragrafo 5.3, più di quanto avrebbero fatto per
una pubblica amministrazione "tradizionale".
L'Agenzia, in quanto di notevole complessità
concettuale, poggia in prevalenza su funzionari
della carriera direttiva, cioè assunti come
laureati mentre gli impiegati con funzioni ausiliarie,
di segreteria o di archivio, sono sempre meno
numerosi, anche per effetto della scolarizzazione e
della nuove tecnologie. I funzionari direttivi,
reclutati naturalmente per concorso, hanno tutti i
requisiti tecnico-professionali per svolgere anche
compiti di coordinamento dei loro "pari grado"; in
quest'ambiente professionalmente omogeneo sono
particolarmente negative le conseguenze del
doppio livello di concorso pubblico cui è
subordinata la qualifica di "dirigente", con notevoli
scatti stipendiali. L’Agenzia ha cercato per anni di
supplire a questa rigidità con l'attribuzione dei c.d.

300 di 704
"incarichi dirigenziali", accusati di scarsa
trasparenza, con dichiarazione di incostituzionalità
della norma che li consentiva e attuale situazione di
impasse.
Parleremo al par. 5.3 di come le amministrazioni
tributarie si collocano tra le tendenze strutturali di
tutti i pubblici poteri a prestare servizi alla società,
ovvero esercitare un potere per convenienza
istituzionale.
Sulle agenzie vigila il ministero dell’Economia e
delle Finanze, tramite il dipartimento delle Politiche
fiscali, con una attività di coordinamento politico e
di alta amministrazione; il ministero promuove
anche la redazione di normativa regolamentare, e
l’effettuazione di studi di politica tributaria.
Gli uffici locali dell'Agenzia sono provinciali, con
sportelli più capillari "di servizio" solo per l'"ausilio
all'autodeterminazione (rilascio di codici fiscali,
apertura di partite IVA, registrazioni di contratti,
liquidazione formale delle dichiarazioni dei redditi di
cui al par.5.4 etc.) non per il controllo
antievasione. Quest'ultimo è invece gestito da
uffici ubicati solo nei capoluoghi di provincia con
direzioni provinciali articolate su un ufficio per chi
non è operatore economico, c.d. "persone
fisiche"(redditi immobiliari, accertamenti in base alla
spesa), uno per il lavoro indipendente, in cui
rientrano la maggior parte degli operatori economici,
soggetti all'applicazione degli studi di settore, con
fatturato entro i 5 milioni di euro (par.5.13); un
ultimo ufficio delle direzioni provinciali riguarda le
c.d. medie imprese, con ricavi da 5 a 100 milioni di
euro. Ognuno di questi reparti può avere da 10 a
40 addetti, divisi in vari teams. La suddetta
centralizzazione su base provinciale di questa
piramide gerarchica non assicura un adeguato

301 di 704
controllo del territorio, distante spesso dal
capoluogo anche centinaia di chilometri.
Già tale articolazione degli uffici mostra
l’inadeguatezza dell'intervento amministrativo
sul lavoro indipendente al consumo finale, dove si
colloca, come indicato al par.4.1, la maggior parte
della ricchezza fiscalmente non registrata (infra,
anche par.5.7). L'insufficienza di personale dedicato
agli “uffici controllo” delle imprese di piccole
dimensioni è evidente se si pensa che esse sono il
95 percento del totale. Al contrario energie
sovrabbondanti sono dedicate al regime giuridico
della ricchezza dichiarata, con gli sprechi di controlli
di cui ai par. 5.17 ss. I controlli di poco meno di
4000 contribuenti di grandi dimensioni sono affidati
ad uffici delle direzioni regionali. E' un riflesso della
mancanza di spiegazione d'insieme della
determinazione dei tributi (capitolo 4) e dei miti
"mediatico politici" del "grande evasore" che
hanno attratto i controlli sui "grandi contribuenti",
con fatturato eccedente 100 milioni, invertendo la
logica intuitiva dell'intervento amministrativo, come
vedremo al par.5.7 e 5.17 e seguenti. Contribuisce a
questo spreco di controlli la comodità
amministrativa di “fare risultato” riqualificando il
regime di vicende dichiarate, o palese, anziché
polverizzarsi nelle valutazioni di credibilità
economica, necessarie per i motivi di cui al par.5.7.
Le direzioni regionali coordinano le direzioni
provinciali e una direzione nazionale coordina le
direzioni regionali, oltre a porre in essere gran parte
dell'attività interpretativa di cui al par.5.5.
Benchè la rideterminazione dei tributi spetti solo
all'Agenzia delle Entrate, indagini tributarie sono
compito istituzionale anche della Guardia di
Finanza, corpo militare ad ampio spettro, cui
competono anche compiti di polizia giudiziaria, sotto

302 di 704
la direzione della magistratura inquirente (procura
della repubblica); visto che la Guardia di Finanza
opera anche in materia non tributaria, di criminalità
economica, ordine pubblico, di vigilanza dei confini,
è difficile dire quanti dei suoi 60 mila addetti sono
impiegati in attività di controllo tributario. Può
stimarsi, considerando i reparti "dedicati" che siano
intorno a 10000, che poi trasmettono all'Agenzia
delle entrate i risultati delle indagini (i processi
verbali di cui diremo al par. 5.6).
Questo dualismo tra agenzia delle entrate e
guardia di Finanza richiede un coordinamento, che
dovrebbe tendenzialmente basarsi sull’attribuzione
all’Agenzia delle valutazioni empiriche sui lavoratori
indipendenti al consumo finale e delle questioni
giuridico interpretative (par.3.9 e 5.18 ss.); le frodi
contabili, auspicabilmente più rare, e ramificate sul
territorio, richiedono indagini articolate, anche
investigative e di polizia giudiziaria, e potrebbero
convenientemente spettare alla Guardia di Finanza,
come polizia economica. Oggi comunque, nella
generale confusione indotta dalla mancanza di
spiegazioni della determinazione dei tributi, la
sovrapposizione tra le funzioni di questi organi è
notevole.
Analoghi poteri amministrativistici, senza
particolari problemi di coordinamento, spettano
anche agli uffici tributari degli enti locali, per i
tributi di loro competenza (par.10.8 ss.), nonché alle
società per la riscossione dei tributi (Equitalia) di
cui diremo al paragrafo 6.11. Questi poteri pubblici
possono essere trasferiti a privati, concessionari
della gestione di specifici tributi, come anticipato
nella storia al par.1.3, ed oggi è consentito per i
tributi comunali o entrate specifiche, legate ad
esempio agli spettacoli e gestite dalla SIAE.

303 di 704
5.3. I punti di riferimento delle istituzioni tributarie:
immagine sociale e protezione individuale
Istituzioni come
organizzazioni
pluripersonali
Le istituzioni tributarie, descritte al paragrafo
precedente, sono organizzazioni pluripersonali,(530) ,
dove interagiscono numerosi individui; nei loro
diversi compiti questi individui si condizionano a
vicenda, come già abbiamo visto per le aziende531,
con un controllo reciproco" e una gerarchia.
differenze rispetto
alle aziende
Le istituzioni sono però organizzazioni operanti
fuori dagli scambi bilaterali ("mercato"), e la loro
attività non si presta ad essere valutata in base ai
parametri economici indicati al par.3.1 per le
aziende532.
Le istituzioni non sono economicamente
autosufficienti, ma si basano sui trasferimenti
finanziari di terzi, provenienti oggi soprattutto dai
contribuenti533. Come indicato al par.1.7, le
istituzioni si interpongono tra chi usufruisce della
loro attività, i c.d. "utenti", e chi ne sopporta i costi,
cioè i contribuenti Quest'intermediazione anticipa
quanto diremo più avanti sulla debolezza del
530
Questa "pluripersonalità" è evidente per le istituzioni "non
giurisdizionali", ed a rigore esistente, come indicato al par.1.3
pure per quelle giurisdizionali; in queste ultime però “il
giudice” è a prima vista considerabile in modo antropomorfico,
anziché -più correttamente- come esponente di una pubblico
ufficio.
531
) Che possono definirsi come “organizzazioni private” dirette al mercato,
secondo quanto indicato al par.3.1.
532
) Si può inneggiare quanto si vuole ad una fantomatica “privatizzazione”
delle istituzioni, ma finchè esse opereranno fuori mercato, vivendo di
trasferimenti pubblici, saranno pubbliche per definizione.
533
) Nel linguaggio degli aziendalisti, che hanno generalizzato l’espressione
“azienda” per tutta l’analisi della società, umana (senza peraltro valorizzarne
adeguatamente le caratteristiche di organizzazione pluripersonale) le istituzioni,
come anche la famiglia, costituiscono “aziende di erogazione”.

304 di 704
controllo sociale dell'utente, rispetto a quello del
cliente 534.
istituzioni e
mercato
La funzione pubblica svolta dalle istituzioni era
caratterizzata, nell'era agricolo-artigianale, da
"poteri coercitivi", di difesa, giustizia e sicurezza;
erano funzioni con rilevanza economica, ma non
contenuto di scambio bilaterale535; quest'ultimo è
subentrato successivamente, per funzioni pubbliche
"divisibili", e quindi fungibili rispetto al mercato,
come indicato al par.1.7.
Istituzioni e
immagine sociale
L'efficienza delle istituzioni non può quindi essere
valutata dai clienti (che mancano), ma solo dalla
società. La qualità socialmente percepita del
"servizio" reso dalle istituzioni è uno degli elementi
che inducono la politica ad estendere o ridurre la
delega di potere a lei affidata all'istituzione 536.
Il controllo sociale
sulle istituzioni
Non a caso, gli organi di governo delle
organizzazioni private sono privi di superiori,
rispondendo ad un titolare, o all'assemblea dei soci,
per le grandi imprese societarie; gli organi dirigenti
delle istituzioni fanno invece cortocircuito con la

534
E’ uno dei motivi , indicati al par.1.7, di minore efficienza del
"pubblico" rispetto al "privato", che ne giustificano il principio
di sussidiarietà.
535
) Si trattava di “beni”, come li chiamano gli economisti, ma non di beni per
cui esiste un mercato, una possibilità di scambio; si trattava piuttosto, come ho
rilevato nel par.1.3 del manuale di scienza delle finanze, di “scambio politico
multilaterale”.
536
Varia così l'investitura politico-sociale da cui dipende il
peso delle diverse istituzioni, le loro prerogative, la loro
autorevolezza, le loro attribuzioni, anche in termini di risorse;
curioso notare che da un lato le istituzioni ambiscono ad avere
prerogative, con una certa ritrosia dei loro singoli funzionari ad
esercitarle, perché questo implica lavoro, fatica e soprattutto
responsabilità..

305 di 704
collettività, interagendo con altri organi da lei
espressi (537). La catena di comando (la c.d.
"governance" delle aziende par.3.1), è quindi molto
più semplice di quella delle istituzioni538. II
comportamento delle istituzioni dipende quindi da
come esse interagiscono con la società e la politica
e come esse sono percepite dalla pubblica opinione.
Quest'interazione dipende sia dal contatto diretto
con l'attività delle istituzioni sia dalla formazione
della pubblica opinione sui vari settori cui le diverse
istituzioni sono preposte.
Mancanza di
pressione sociale
specifica
La funzione istituzionale tributaria in prima battuta
toglie risorse alle proprie controparti-contribuenti,
che quindi non spingono per la sua efficienza; manca
quindi l'impulso sussistente invece per sanità,
sicurezza, trasporti, educazione, ed altre funzioni
pubbliche migliorative della posizione degli utenti;
manca quindi in materia tributaria quello che gli
amministrativisti chiamano "interesse pretensivo"
dei privati verso le istituzioni; in materia tributaria
manca cioè una domanda diretta analoga a quella
proveniente, nei rispettivi settori, dai malati, dagli
alunni, dagli automobilisti e in generale degli utenti;

537
In estrema sintesi, le istituzioni non hanno padroni, mentre le
aziende si, anche se la proprietà può spersonalizzarsi, o essere
collocata a sua volta all'interno delle istituzioni. Le istituzioni
sono espresse dalla politica, a sua volta espressione del
gruppo sociale; abbiamo visto al par.1.3 che la giustizia è
stata una delle prime funzioni pubbliche ad essere delegata a
istituzioni giuridiche, seguita poi da altre, prima quella
tributaria e poi persino quelle militari. , Questa
interdipendenza tra istituzioni, società e politica è un dato
sociale strutturale, che si presenta con sfumature diverse a
seconda del tipo di società, del suo bagaglio culturale, delle
sue modalità di selezione della classe dirigente.
538
) Lo stesso vale per le aziende , rivolte al mercato, ma di proprietà delle
istituzioni, in settori strategici o di rilevanza sociale.

306 di 704
i contribuenti hanno invece, rispetto agli uffici
tributari, quello che gli amministrativisti chiamano
interesse oppositivo539.
Il controllo sociale sulla funzione tributaria non
è quindi innescato da una richiesta diretta degli
interessati. La parte di opinione pubblica tassata
attraverso le aziende, cui quindi converrebbe una
ripartizione più equilibrata dei carichi tributari, è
presa da altri problemi per lei prioritari; questa
richiesta "indiretta" non è certo aiutata dalla
mancanza di spiegazione sociale della
determinazione dei tributi; come indicato al par.4.4
Carenze di
controllo sociale e
difficoltà del settore
La pubblica opinione e le classi dirigenti (par.1.6) possono infatti
controllare efficacemente le istituzioni nella misura in cui ne
conoscono le funzioni, come avviene non solo per la
determinazione dei tributi, ma anche per sanità, difesa,
sicurezza, istruzione etc.. Questo grado di controllo
sociale si riflette sulla politica e questo spiega
l’importanza, agli occhi di chi dirige le istituzioni, degli aspetti
mediatici indicati alla fine del par.4.4; ad essi , cioè al giudizio
della pubblica opinione, sono finalizzati i vari “risultati di
servizio”, da far oggetto di “comunicati stampa” (par.5.7); è facile
rendersi conto che questa capacità di controllo sociale sulle varie
istituzioni dipende a sua volta dalla spiegazione sociale d’insieme
dei singoli settori cui esse sono proposte. Le carenze di
spiegazione d’insieme della determinazione dei tributi fanno già

539
. I lavoratori indipendenti al consumo finale, i titolari di
piccole organizzazioni, etc. non protestano certo per
l'inefficienza degli uffici tributari nel valutare la ricchezza non
registrata, ma anzi se ne rallegrano; ci si lamenta invece,
casomai, per il cattivo funzionamento dell'assistenza
all'adempimento su ricchezza dichiarata (par.5.4). Chi è tassato
attraverso le aziende ha altre priorità ed urgenze, ed è meno
sensibile al tema: alla fine nessuno ha convenienza specifica a
rendere efficiente la funzione tributaria di stima della ricchezza.

307 di 704
intuire perché gli inconvenienti dell’azioni amministrativa nel
settore tributario sono molto maggiori che in altri settori.
Comodità
istituzionale delle
carenze di
spiegazioni
Questa mancanza di spiegazione conviene per certi
versi alle istituzioni, in quanto allenta il controllo
sociale. Quest'ultimo è infatti comunque fastidioso
per istituzioni desiderose di operare comunque in
modo snello e socialmente apprezzato, riducendo il
più possibile fastidi e danni d'immagine. La
comprensibile tendenza delle istituzioni, già
anticipata al par.4.4, a farsi interpreti nel modo più
comodo dell'atteggiamento degli utenti, cerca di
realizzarsi nel modo più snello possibile, senza
"avere grane". Più si allenta, e diviene difficile, il
controllo sostanziale sull'efficienza dell'istituzione,
più è facile "stare a posto" , non decidere o farlo nel
modo meno impegnativo, trincerandosi dietro
l'applicazione della legge, e rintuzzando così le
critiche. Si perdono così di vista gli obiettivi
sostanziali di pubblica utilità dei propri uffici, viste le
necessità e le risorse disponibili; al loro posto è
possibile inserire invece un comodo e cauto "rispetto
delle regole" e un "raggiungimento dei risultati",
declinato nel modo formalistico e ineffabile che
vedremo per i tributi al par.5.7. Del resto, se i
pubblici uffici, presi dall'entusiasmo, facessero
davvero le cose per loro "importanti" , e non quelle
convenienti mediaticamente, subirebbero un danno
di immagine e si esporrebbero a critiche.
Formalismo dei
singoli
Accanto a questa preoccupazione generale, di
immagine esterna, rilevante per i vertici delle
istituzioni, sussiste quella di protezione individuale
dei singoli funzionari; quest'ultima risponde, in
materia di determinazione dei tributi, ai criteri

308 di 704
giuridico-formali descritti al capitolo sesto sul
contenzioso amministrativo e giurisdizionale.
Le esigenze di immagine pubblica e di protezione
privata540 interagiscono variamente tra di loro; ad
esempio, quando singole pratiche, per motivi
contingenti, “fanno notizia” , ne entra in gioco una
valutazione formale più attenta541.
il modello
istituzionale
“gerarchico-
mlatare”
L'organizzazione interna delle istituzioni è
oggetto di sfumature tra modelli diversi. Nell'era
agricolo-artigianale le istituzioni erano infatti
organizzate secondo un modello "gerarchico-
militare", ispirato alle funzioni coercitive, in primo
luogo belliche, di sicurezza e giustizia, cui era
all'epoca prevalentemente ispirato il pubblico
potere542; questo modello si estese all'intervento
pubblico in settori potenzialmente "di mercato",
come istruzione, sanità, previdenza, utilities etc.. Qui
in parte le istituzioni si spogliavano del loro potere
coercitivo e scendevano al livello degli operatori
economici, soddisfacendo bisogni infrastrutturali,
scolastici, sanitari, ambientali, energetici, di
trasporto, comunicazione e simili; il modello militare
si combinò per un certo periodo con quello
aziendale nell’organizzazione delle istituzioni 543.

540
) Cioè i due livelli di controllo sociale indicati appena sopra.
541
) Non sono però solo le grandi pratiche a “fare notizia”, ma anche q uelle
suscettibili di attirare l’attenzione dei “mass media”, secondo i criteri
sensazionalistici cui essi si ispirano, descritti al termine del par.4.4
542
) Nella società agricolo artigianale la politica disponeva della forza
coercitiva sul territorio, a sua volta fonte di sostentamento agricolo, in una
relazione spiegata dal vecchio slogan “è l’aratro che traccia il solco, ma è la
spada che lo difende”. La politica, attraverso la forza, dava la sicurezza e
attraverso il diritto giurisdizionale dava l’ordine ai rapporti economici, come
nei quadri dei Lorenzetti nel palazzo pubblico di Siena.
543
Era naturale che l’organizzazione militare fosse presa a modello, almeno in
una prima fase, anche per altri settori di intervento dei pubblici poteri.

309 di 704
Tuttavia il modello militare ha risentito delle
tragiche vicende belliche e delle critiche
all'autoritarismo da parte dei movimenti culturali
degli anni 60/70 del novecento, cui seguì una specie
di cultura di massa genericamente libertaria544, che
si legò al liberismo economico, con l'idea ,
astrattamente condivisibile, delle "amministrazioni
di servizio"545.
Il subentro del