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1 dicembre
2010

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GRANDANGOLO:
Le iniziative per la pace della SGI
PER UN MONDO LIBERO DALLE ARMI NUCLEARI
di Kimiaki Kawai, direttore del programma per la pace della SGI
Per quale motivo continua la rincorsa degli stati verso l'ampliamento degli arsenali nucleari? Il Buddismo cerca di scardinare i motivi che sono alla
base di certe scelte e offre vie d'uscita che passano dal credere nella possibilità di una coesistenza pacifica
Come far sì che la gente comune, immersa nella complessità della vita quotidiana presti attenzione a una
questione apparentemente astratta e lontana, ma in realtà d'importanza capitale per la loro vita?
Dalla fine della Guerra Fredda sembra che le persone non avvertano più la minaccia immediata e la rilevanza a
livello individuale della questione nucleare. Anzi, sembrano accettare passivamente la nozione che le armi
nucleari sono "un male necessario". Si sentono impotenti e prive di speranza di fronte a questo problema
gigantesco e complesso che, secondo loro, soltanto i governi possono affrontare.
Ma la rassegnazione è un lusso che non possiamo permetterci. Con le migliaia di testate nucleari ancora
esistenti e la minaccia incombente del terrorismo nucleare, la situazione attuale è insostenibile. «L'umanità -
per usare le parole dell'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan - sta camminando sonnambula
verso il disastro». Occorre trovare modi più creativi di esporre il problema del nucleare in modo che non sembri
al di là della nostra portata e del nostro controllo, ma se ne possa invece cogliere la rilevanza per ogni
individuo. Come possiamo comunicare questo messaggio in modo che raggiunga un gran numero di persone? È
questa la sfida che la SGI sta portando avanti da circa mezzo secolo con le sue attività mirate all'abolizione
degli armamenti nucleari. Abbiamo organizzato campagne per la raccolta di firme, allestito mostre per
accrescere la consapevolezza dell'opinione pubblica, ospitato o partecipato a simposi e prodotto dvd e siti web.
Molte di queste attività sono organizzate dai giovani e indirizzate ai giovani.
Al cuore di questi sforzi c'è semplicemente la convinzione dell'efficacia del dialogo. Il dialogo è qualcosa che
chiunque può fare. Per noi il dialogo e l'incontro sono gli strumenti principali per risvegliare nelle persone la
capacità di preoccuparsi di cose che vanno al di là della loro esperienza diretta, come le popolazioni di paesi
lontani o le generazioni future. Perciò le attività della SGI si sono concentrate sulla creazione di occasioni in cui
le persone, e specialmente i giovani, possano incontrarsi, scambiarsi opinioni, condividere idee ed esperienze, e
ispirarsi a vicenda.

Le mostre: trasformare lo spirito umano

Le mostre, in particolare, creano uno spazio pubblico in cui le persone possono acquisire conoscenze e riflettere
insieme su questioni cruciali. In molte occasioni ho visto dei perfetti estranei che, dopo la lettura di qualche
pannello di una mostra della SGI, hanno avviato spontaneamente una conversazione. Qualsiasi sia il mezzo
usato, cerchiamo di fornire alle persone un'opportunità di condividere opinioni e sentimenti e di imparare cosa
possano fare concretamente nella vita quotidiana.
L'ultima delle iniziative della SGI è il "Decennio della gente per l'abolizione delle armi nucleari". Lanciato nel
2007, esso mira a incrementare il numero di persone che rifiutano le armi nucleari in quanto "male assoluto" e
alla loro totale messa al bando attraverso la Convenzione sugli armamenti nucleari. La SGI continuerà a lavorare
in questa direzione insieme a movimenti antinucleari internazionali. Fra le iniziative del Decennio la SGI ha
preparato la mostra "Da una cultura di violenza a una cultura di pace: trasformare lo spirito umano" [l'edizione
italiana riveduta e ampliata di questa mostra è "Senzatomica", vedi NR, 449, 23, n.d.r.]. Questa mostra mette in
evidenza l'impatto che le armi nucleari hanno sulla nostra vita quotidiana. Introduce l'idea della "sicurezza
umana", secondo la quale per ottenere una stabilità nazionale, locale e globale è necessaria un'idea di sicurezza
centrata sulle persone, che consiste anzitutto nell'assicurare la soddisfazione dei bisogni umani fondamentali.
Nella mostra viene affrontata anche la dimensione individuale e spirituale legata al disarmo. "Trasformare lo
spirito umano" è stata esposta in più di duecento città di ventiquattro pae si, tradotta in cinque lingue fra cui
inglese, spagnolo e cinese; è stata anche parzialmente tradotta in serbo e macedone.
Da una prospettiva buddista, le armi nucleari si possono considerare l'espressione fondamentale
dell'egocentrismo che deriva dall'incapacità di vedere la nostra interconnessione e interdipendenza,
dall'illusione che si possano proteggere i propri interessi e garantirsi la sicurezza personale attraverso l'uso del
terrore. Il Buddismo insegna infatti che questo tipo di egocentrismo distruttivo in realtà è una funzione
dell'"oscurità fondamentale" inerente alla vita umana. Solo ristabilendo un senso di reciproca interrelazione,
una consapevolezza che la felicità altrui è assolutamente indispensabile per la nostra, potremo battere quello
che il presidente della SGI Daisaku Ikeda ha definito "il vero nemico".
Fu proprio basandosi su questa prospettiva buddista che il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda
lanciò il suo appello per l'abolizione delle armi nucleari nel 1957, al culmine della Guerra Fredda. Nella sua
storica dichiarazione affermò che il nostro pianeta ha «l'inviolabile diritto di esistere» e condannò chiunque
minacciasse questo diritto come «l'incarnazione di un demone».
Fra i presenti quel giorno c'era Daisaku Ikeda, che successe a Toda come terzo presidente della Soka Gakkai. Per
mezzo secolo Ikeda ha messo in atto varie campagne per il disarmo nucleare, citando costantemente l'esempio
ispiratore del suo maestro. Oggi, i membri della SGI presenti in centonovantadue paesi lavorano per la
creazione di un mondo libero dalla minaccia delle armi nucleari, basandosi sul profondo apprezzamento per la
sacralità della vita che è proprio del Buddismo.
In questo momento c'è un'opportunità unica per effettuare un cambiamento, qualcosa di mai visto prima. Il
documento finale di quest'anno del Trattato di non proliferazione (NPT), per la prima volta fa riferimento alla
proposta di una Convenzione sugli armamenti nucleari. Nel frattempo, vari esperti militari come Henry Kissinger
e William Perry hanno cominciato a parlare di un mondo senza armi nucleari. C'è la possibilità concreta di
portare i difensori tradizionali della pace e i realisti a collaborare per costruire un mondo libero dalle armi
nucleari. Occorre cogliere questa opportunità, generando una grande ondata popolare che chieda la
Convenzione sugli armamenti nucleari in modo che i politici ascoltino questa voce. Credo che, a questo
riguardo, la rete della SGI abbia il potenziale per dare un contributo veramente unico.
Oggi un numero sempre maggiore di persone sta prendendo coscienza di quanto sia orribilmente folle tenere in
ostaggio la vita su questo pianeta per scopi politici e ideologici che non hanno più alcun senso. La sfida
fondamentale adesso è costruire una solidarietà globale, che unisca le persone di ogni convinzione politica o
religiosa per la causa comune della sopravvivenza della razza umana. E la SGI continuerà a lavorare per dar vita
a un numero sempre maggiore di occasioni di incontro e di dialogo in direzione di questo scopo comune.
(tratto da SGI Quarterly)

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