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Dio ci cerca, come lo attendo?

Lc 19,1-10
1
Entrato in Gerico, attraversava la città. 2Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo
dei pubblicani e ricco,3cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a
causa della folla, poiché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per poterlo
vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.5Quando giunse sul luogo,
Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi
a casa tua». 6In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti
mormoravano: «E' andato ad alloggiare da un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi,
disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato
qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è
entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; 10il Figlio dell'uomo
infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Viviamo nella Chiesa il tempo liturgico dell’Avvento. È un tempo estremamente ricco


di significato per la vita di ciascuno di noi. L’Avvento ci parla soprattutto di Dio che
viene incontro all’uomo, anzi, ci parla di Dio che appassionatamente cerca l’uomo
spinto da un amore senza limiti, “fino alla fine”... Per questo l’Avvento è un tempo di
speranza... Dice Dio nella profezia di Isaia: “Consolate, consolate il mio popolo...”
(Is40,1). E poi il profeta aggiunge: “Alza la voce, non temere... Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene...” (Is 40,9-10).
Tutta la storia della salvezza scritta nella Bibbia non è altro che una paziente e
ostinata ricerca dell’uomo da parte di Dio. Nell’Antico Testamento, Dio cerca l’uomo
mediante l’annuncio dei profeti; nel Nuovo Testamento, quando arriva la pienezza
del tempo, Dio manda il suo Figlio unigenito, fatto uomo, morto e risorto per la
nostra salvezza... Dice ancora il profeta: “Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le
pecore madri...” (Is 40,11). Quest’immagine di Dio che, come pastore attento, si
prende cura delle sue creature ci rivela la grandezza della dignità e del valore che
ogni essere umano ha presso di Lui. San Giovanni Paolo II, pieno di stupore dato
dalla fede, scriveva nella Redemptor hominis: “Quale valore deve avere l’uomo
davanti agli occhi del creatore «se ha meritato di avere un tanto nobile e grande
Redentore» /.../ In realtà, quel profondo stupore riguardo al valore ed alla dignità
dell’uomo si chiama Vangelo, cioè la Buona Novella. Si chiama anche Cristianesimo”
(n.10). E durante il tempo di Avvento tutti siamo chiamati a rinnovare in noi tale
stupore...
Dio, dunque, cerca l’uomo che però sempre gli sfugge, si nasconde davanti a Lui,
anzi, non di rado lo rifiuta, gli dice “no” con il suo peccato, il suo orgoglio e la sua
indifferenza... La crisi del mondo odierno, prima di essere una crisi finanziaria,
economica e sociale, è una “crisi di Dio”... Ed è qui che si trova la chiave per
individuare le soluzioni più adeguate per rispondere alle gravi e numerose sfide che
affliggono l’umanità. Dio deve tornare al centro della nostra vita e della vita del
mondo... È fondamentale che l’uomo d’oggi torni a cercare Dio. E il tempo di
Avvento ci ricorda non solo che Dio cerca l’uomo, ma anche che Dio desidera che
l’uomo lo cerchi. È un tempo provvidenziale per risvegliare nel nostro cuore il
desiderio di Dio, l’attesa di Dio, come quella del salmista: “... di te ha sete l’anima
mia, a te anela la mia carne...” (Sal 63,2). E tutti siamo chiamati a cercare Dio nella
nostra vita! Anche noi battezzati, cristiani impegnati nella vita della Chiesa e della
sua missione. Papa Francesco in un suo discorso ha parlato ampiamente di “una
santa inquietudine del cuore” (cfr. Santa Messa per l’inizio del Capitolo generale
dell’Ordine di Sant’Agostino, 28 agosto 2013), che si esprime in tre inquietudini
complementari: la prima è l’inquietudine della ricerca spirituale. Il Papa ci sollecita:
“Guarda nel profondo del tuo cuore, guarda nell’intimo di te stesso, e domandati:
hai un cuore che desidera qualcosa di grande o un cuore addormentato dalle cose?
Il tuo cuore ha conservato l’inquietudine della ricerca o l’hai lasciato soffocare dalle
cose, che finiscono per atrofizzarlo?”. Segue poi l’inquietudine dell’incontro con Dio.
E il Santo Padre continua ad interrogarci: “Sono inquieto per Dio, per annunciarlo,
per farlo conoscere? O mi lascio affascinare da quella mondanità spirituale che
spinge a fare tutto per amore di se stessi? /.../ Mi sono per così dire «accomodato»
nella mia vita cristiana /.../ o conservo la forza dell’inquietudine per Dio, per la sua
Parola, che mi porta ad «andare fuori», verso gli altri?”. E infine Papa Bergoglio parla
dell’inquietudine dell’amore e pone alcune domande veramente incisive: “Crediamo
nell’amore a Dio e agli altri? O siamo nominalisti su questo? Non in modo astratto,
non solo le parole, ma il fratello concreto che incontriamo, il fratello che ci sta
accanto! Ci lasciamo inquietare dalle loro necessità o rimaniamo chiusi in noi stessi
/…/?”.

Preghiamo
«Santa Maria, Vergine dell'attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si
spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Non ci mandare ad altri venditori.
Riaccendi nelle nostre anime gli antichi fervori che ci bruciavano dentro, quando
bastava un nonnulla per farci trasalire di gioia: l'arrivo di un amico lontano, il rosso
di sera dopo un temporale, il crepitare del ceppo che d'inverno sorvegliava i rientri
in casa, le campane a stormo nei giorni di festa, il sopraggiungere delle rondini in
primavera, l'acre odore che si sprigionava dalla stretta dei frantoi, le cantilene
autunnali che giungevano dai palmenti, l'incurvarsi tenero e misterioso del grembo
materno, il profumo di spigo che irrompeva quando si preparava una culla.
Se oggi non sappiamo attendere più è perché siamo a corto di speranza. Se ne sono
disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio. E, ormai paghi dei
mille surrogati che ci assediano, rischiamo di non aspettarci più nulla neppure da
quelle promesse ultraterrene che sono state firmate col sangue dal Dio dell'alleanza.