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LA SCHERMA È UNA SOLA

(a me l’ha detto Giovanni Rapisardi…


… e l’ha confermato Davide Lazzaroni)
ESPERIENZA
FIORE
(Getty)Fiore furlan de Civida d’austria che fo de mis. Benedetto della nobil
casada delli liberi da premagiaco della diocesi dello patriarchato de Aquilegia
in sua zoventù volse imprendere ad armizare e arte de combater in sbara zoé
a oltranza, de lanza azza spada e daga e de abrazar a pe’ e a callo cavallo in
arme e senza arme.

E llo ditto fiore si à imprese le ditte cose de molti magistri todeschi.


Anchora de molti ytaliani in molte provintie e in molte zitade cum
grandissima fadiga e cum grande spese, e per la gracia de dio de tanti
magistri e scolari.

(Pisani Dossi) […] di tutto ciò grazie a Dio io ho ottenuto cognizione da


svariati insegnamenti e lezioni di esperti maestri italiani e tedeschi, in
particolare dal Maestro Giovanni detto Suveno che fu discepolo di Nicolò di
Toblem della diocesi di Metz, oltrechè da molti principi, duchi, marchesi,
conti e da innumerevoli altri, in diversi luoghi e province.
VADI
Avendomi mosso per appetito naturale quale producea fuori el mio franco
animo alieno da ogni viltade nelli mei primi e floridi anni ad acti e cose
bellicose: cussì per processo di tempo cresendo in forze et in sapere mi
mosse per industria ad volere inparare più arte e modi de ingiegno de dicti
acti et cose bellicose, come è giuchare di spada de lanza di daga e azza.
De le qual cose mediante lo aduito de summo idio ne ò acquistato assai bona
notitia e questo per pratica experientia e doctrina de molti maestri de varii e
diversi paesi amaestrati e docti in perfectione in tale arte.
[…] Io philippo di vadi da pisa, havendo ateso a tale arte insino a li mei
primi et floridi anni havendo cercato e praticato più et diversi paesi et
terre castelle e citade per racogliere amaestramenti et exempli da più
maestri perfecti nell’arte, per la dio gratia havendomi acquistato et
conseguito una particella assai sufficiente,

[…] Chi sa assai colpi si porta el veleno,


chi sa poco, fa con gram faticha,
a fin ne roman vento e pur da meno.
MANCIOLINO
Uolendo alcuno giocare, deue sempre al piu ualoroso per opre & per fama
ataccarsi. Perche come la gloria del uincitore dal ualore del uinto depende,
cosi il perdimento non è biasmeuole se la fama del uincitore lo abbellisce.
Il diletto di giocar con uarij & diuersi giocatori fa l’huomo scaltro:
occhiuto: & delle mani snello, perche della uarietate di tanti praticati
ingegni prouiene la saga ce & dotta madre esperienza delle cose.
MAROZZO
Havendo io già gran tempo dato principio a questa mia piccola operetta, poco ornata
nel vero, ma, se io non m’inganno, utile molto per ciò che in quella ordinatamente
ragiono, degli avisi & accorgimenti che nel trattare ogni maniera d’arme cagiono, le
quali cose come che ad ogni secolo si trovino essere state lodevoli, assai pure al
nostro per lo pessimo uso di quelle a conservation del suo honore adoperate, si può
dir che sommamente bisognevoli si dimostrino; havendo dico io infin dalla mia
prima giovinezza questa opera incominciata, io mi sono indugiato infino a questa
mia ultima età a darle l’estremo compimento & a mandarla fuori a commune degli
huomini notitia & utilità, acciocchè
in quello mi potesse venire riposte non solamente le cose che in quest’arte mostrate
mi furono dal nobilissimo operatore di quella, Maestro Guido Antonio de Luca
Bolognese, della cui schola si può ben dire che sieno più guerrieri usciti che del
Troiano Cavallo non si soleva dir che fecero, & tutte quelle che da qualunque altro
in ogni guisa apparare havea, male da me trovate anchora & le quali la experientia,
certissima prova delle cose, più volte verissime esser confermato m’havea, la quale
experientia dico col numero di pochi anni non può venire & è intanto più a
questo essercitio che ad alcun altro richiesto, in quanto egli è più di tutti gli altri
pericoloso & in quanto con quello fra maggiori si diterminano le più gravi questioni.
CAPOFERRO:
Uno che voglia venir perfetto giocatore non li basta solo pigliare lettione dal
Maestro, ma bisogna che cerchi giornalmente giocare con diversi
giocatori e potendo deve sempre esercitarsi con quelli che sapranno
più di lui, perchè il giocatore con tanti pratichi ingegni verrà in questa virtù
perfettissimo.
ONORE AL
MAESTRO
Vadi: Chi vol senza ragion altrui offendere
danna l’anima e ‘l corpo certamente,
fa al suo maestro vergogna prendere.

Marozzo: Anchora te dico che quando tu li vorrai comenciare tu li dirai in


questo modo: «Fativi in qua figlioli & fratelli miei: io voglio che voi giurate
in su questo elzo de spada, la quale si è la croce de Dio, in prima de non
venire mai contra al vostro Maestro e anchora de non insegnare mai a
persona alchuna quello che da me voi imparariti senza mia licentia». Alhora
fatto questo tu li comenciarai.
RISERVATEZZA
Fiore: digo anchora che questa arte io l'ò mostrada sempre ocultamente sì
che non glie sta' presente alchuno a la mostra se non lu scolaro et alchuno
so discreto parente e se pur alchuno altro glie sta' per gracia o per cortesia
cum sagramento gli sono stadi prometendo a fede de non palesare alchun
çogo veçudo da mi fiore magistro E mazormamente me ò guardado da'
magistri scrimidori a da' suoy scolari e loro per invidia çoè gli magistri
m'àno convidado a çugare a spade di taglio e di punta in çuparello d'armare
senç'altra arma salvo che un paio di guanti de (camoça?) e tutto questo è
stado perché io non ò vogl(i)udo praticar cun loro nè ò vogliudo insegnare
niente di mia arte. E questo accidente è stado V volte per mio honore m'à
convegnu' çugare in luoghi strany sença parenti e sença amisi non habiando
sperança in altruy se non in dio in l'arte e in mi fiore e in la mia spada. E per
la gracia di dio io fiore son rimaso cum honore e sença lesione di mia
persona.
Vadi: Adunque ciascuno di generoso animo vederà questa mia op ereta,
ammi epsa sì come uno gioiello e texauro e recordansello ne lo inti mo core,
a ciò che mai, per modo alcuno, tale industria arte e dotrina non pervenga a
le mane de homini rusticali e di vile condizione. E perché debitamente io vi
dico loro essere per ogni modo alieni da tal scientia e per l’opposito al mio
parere, ciascuno di perspicace ingegno e ligiadro de le membra sue, come
sono cortegiani, scolari, baroni, principi, Duchi et Re, debeno essere invitati
a questa nobile scientia, secondo el principio de la “Instituta” quale parla e
dice così: el non bixogna solo la maestà inperiale essere honorata di arme ma
ancora è necesario epsa sia armata de le sacre legge.

[…] E nota ben quel che ‘l parlar qui pone:


non palesare i secreti de l’arte
ché non sie offexo per cotal cagione.
IMPARARE
INSEGNANDO
Vadi: Chi vol farsi signor de spada e destro,
de imprendere et de insignare facci derata
levando pur da te l’atto sinestro.

Manciolino: Alcuno si puo chiamare perfetto in quest’arte: come ne ancho in


l’altre se non sa insegnar altrui. Perche dice il philosofo nelli Ethici: chel
segno del scientiato è saper insegnare.

Capoferro: Tu hai da sapere che sono alcuni che subbito che hanno imparato
un poco & havendo ancora un poca di pratica si mettono a insegnare altrui &
insegnano senza fondamento nè regola che vera sia, non sapendo che il
sapere è differente assai dall’insegnare & questo modo d’insegnare s’acquista
con lunghezza di tempo, perchè sì come la misura & il tempo per conoscerla
vuol gran tempo, sì che chi non cognoscerà misura, nè tempo & non habbia
modo d’insegnare, si possa chiamare imperfetto giocatore & da questi si deve
avertire d’imparare.
PARATE E
RISPOSTE
Vadi: Sapii che ingiegno ogni possanza sforza,
fata la coverta e presto a lo ferire,
al largo e stretto abaterai la forza.

Manciolino: Come le ferite senza li schermi non si fanno ragioneuolmente:


cosi li scherma senza seguitamento di ferita fare non si debbono, riserbando
nondimeno li tempi. imperò che se uno sempre si schifasse senza risponder el
colpo darebbe al nemico della sua timidezza manifesto segnale. saluo se con
tale schermo non sospignesse il nemico in dietro che da gran cuore
procederebbe: & nel uero fa li schermi si debbono far andando innanzi & non
in dietro: si per esser piu atto di giugner il nemico come per debilire il colpo
del nemico se contra te uenisse. perche ferendoti si di uicino non ti puote
nuocer se non con quella parte della spada: che è dal mezzo in dietro uerso li
elzi: ma molto maggior male sarebbe dal mezzo innanzi.
Marozzo: Et anchora te dico che tu non li dia mai ferire senza il suo parato
& cusì parato senza il suo ferire, & se così farai non potrai fallire.

Capoferro: Il buon giocatore quando giocherà non deve mai parare se non
risponde col ferire, nè meno deve andare a ferire se non è sicuro di parare la
risposta, nè manco schifar di vita se non ferisce, & se li occorrerà parare col
pugnale, quando il pugnale parte per parare, la spada si deve partire per
ferire.
DOVE GUARDARE
Vadi: Esser ti bixogna acorto molto,
con l’ochio a l’arma che te po' offendere,
pigliando el tempo, e ‘l misurar, racolto.

Manciolino: Si deue sempre hauer l’occhio alla mano della spada del Nemico
piu che al uolto, perche iui si uede tutto quello che egli uol fare.
[…] Giucando con spada da due mani nel giuoco largo haurai sempre
l’occhio dal mezzo della spada innanzi uerso la punta, ma uenuti alle strette
di mezza spada, haurai l’occhio a la mano manca, percio che il nemico non
puote far presa, se non con quella.

Capoferro: In prima, se uno si trovasse alle mani col suo avversario li deve
sempre havere l’occhio alla mano della spada, più che in altro luogo, essendo
tutti li altri fallaci; perchè guardando alla mano vede la quiete e tutti i
movimenti che ella fa e da essi (secondo il suo giuditio) potrà risolvere
quanto harà da fare.
DOVE COLPIRE
Vadi: Et nota bene e intende mia scr(i)ptura,
che se ‘l compagno tra’ con la sua spada,
e con la tua ad incrociar procura.
Guarda non vadi però for de strada,
va’ con coverta e con la punta al viso,
martelando a la testa i colpi vada.

[…] Fa’ che la punta guardi nella faccia


al compagno o voi ferire
tu li torai l’ardire,
vedendoxe star sempre punta inante
Manciolino: Si come il ferire della mano non del nemico è riceuuto nel conto
del giocare per colpo. Perche la mano è pri miera nel scoprirsi, cosi nel
combatter da douero questa è la piu singolare ferita, perche quello membro
del nemico si deue offender, ilquale te piu de glialtri offende, & questo è la
mano.

[…]Timore si fa al nemico tirandoli colpi da mezzo in su, che da mezzo in


giu, perche li occhi & conseguentemente il core de li non molto ualorosi si
lasciano di abba gliagine uincere.
FINTE

Manciolino: Se uoi ferir il nemico dalle soprane parti fara mistieri dalle parti
di sotto cominciar la questione: & medesimamente uolendolo giugnier nelle
sottane parti: da quelle di sopra farai la pugna, perche defendendosi quelli
luochi com battuti, è necessario che li altri scoperti restino.

Capoferro: Le finte non son buone perchè perdono di tempo e di misura;


l’altro si è che la finta si farà o a misura o fuor di misura: se sarà fatta fuor di
misura non accade che io mi muova, ma se mi sarà fatta a misura mentre che
lui fingerà io ferirò.
CONTRO COLPI POTENTI
Manciolino: Contra quelli giocatori che con grande impeto i loro colpi fanno,
si che souente partoriscono timore nel compagno, di due cose far l’una si
puote, ouero lasciarlo andar a uoto & spigner di subito accortamente
fingendo di schifare: ouero gettarsi innanzi a schifare prima che’l co po habbi
preso furia. Si potrebbe anchora ferirli la mano il perche scorderebbe il tirar
forte.

Capoferro: Se harai all’incontro un huomo bestiale che senza misura e


tempo, con gran impito ti tirasse molti colpi, due cose far potrai: prima
adoprando il gioco del mezzo tempo, come al suo luoco te l’insegno, lo
ferirai, nel suo tirare, di punta o di taglio nella mano o nel braccio della
spada, o vero lasciandolo andare a voto con schifar alquanto con la vita
indietro e poi spingerli subito una punta nella faccia, o vero nel petto.
CONTRO MANCINO
Manciolino: Combattendo con un Mancino il passeggiar di conti nuo contra
la sua spada è ottimo schermo, & mentre egli tira di riuerso il tirar di
mandritto per la mano della sua spada, ouer quando egli tira di mandritto:
tirar di riuerso pur per la mano: o per il braccio della spada non dubbia
uettoria ui promette.
AMBIDESTRIA

Manciolino: Per ogni rispetto è ottima cosa l’ammaestrar amen due le mani
in ogni giuoco di ogni arme: & saper cosi con una: come con l’altra ferir &
schifare
COME FAR TIRARE UN
COLPO AL NEMICO
Manciolino: Se alcuno uolesse far tirar al nemico un colpo che gli paresse per
giugnerlo in quel tempo, egli conuiene che tre o quattro fiate una dopo
l’altra facci cotal colpo quasi in modo di inuito, & perche costume è di
giocatori far la Bertuccia, sera astretto lo auersario far il somigliante: on de
li farai tirare il colpo che disiaui.
CONTROLLO DELLA SPADA

Vadi: Guarda che mai spada tua non stia,


facendo guardie né ferrir, lontana.
O quanto è coxa sana
che la tua spada breve corso faccia.
PIGNOTTI - PESSINA

I°) Tener ben presente che nello schermire tutto deve essere improntato alla
massima naturalezza e spontaneità.

2°) Servirsi con accorgimento soltanto di quegli elementi appresi e


perfezionati nello studio particolareggiato.

3°) Porre la massima attenzione nel rispetto della misura.

4°) Cercare, attraverso l’appropriato scandaglio, di intuire le intenzioni


offensive e difensive dell’avversano per applicargli le relative e più adatte
contrarie.
5°) Non perdere la calma, ma rimanere sempre presenti a se stessi, contro
avversari irruenti, poiché la precipitazione e l’orgasmo non solo non
consentono la necessaria scelta del tempo e della misura — che, è sempre
opportuno ricordarlo, rappresentano i fattori principali per il successo — ma
non permettono neppure di poter concepire ciò che è più opportuno
eseguire.

6°) Non risolversi all’attacco o all’uscita in tempo senza aver prima


sufficientemente indagato sulle intenzioni dell’avversario.

7°) Essere rapidi e precisi nelle risposte per evitare la rimessa da parte
dell’avversario, e variare le parate e le risposte onde non consentire
all’avversario stesso un facile orientamento nella concezione delle contrarie.
8°) Non subire sistematicamente l’iniziativa dell’avversario proclive
all’attacco, ma limitarla sorprendendolo con azioni eseguite in tempo o con
opportune ed appropriate uscite in tempo.

9°) Usare il controtempo e la seconda intenzione rispettivamente contro gli


avversari proclivi alle uscite in tempo e all’uniformità delle risposte, tenendo
presente che nella scherma le abitudini costituiscono un difetto e quindi
evitare di incorrere nello stesso.