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15/12/2017 Storta (arma) - Wikipedia

Storta (arma)
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La Storta era un'arma bianca manesca del tipo spada
Storta
corta, con lama monofilare, impugnatura ad una mano e
Alfanje
fornimento con crociera a bracci div ergenti, in forma di
"S", originaria della Spagna e diffusasi in Italia tra il Tardo Descrizione
Medioev o ed il Rinascimento. Peso 0,9-1,4 kg
Lunghezza 70-110 cm
Il v ocabolo "storta" v enne successiv amente utilizzato in
lingua italiana per indicare una v ariegata tipologia di armi
Tipo di monofilare con tagliente
bianche del tipo spada con lama monofilare dalla
lama curvo e dorso diritto
curv atura pi o meno pronunciata in uso alle forze di Tipo di marcatamente ricurva,
fanteria dal Tardo Medioev o alla prima Et Moderna. Nel punta con falso-taglio
corso del XVI secolo, la parola pass poi ad indicare anche pronunciato, spesso
la scimitarra e, successiv amente (XVIII secolo), tutti quei affilato
tipi di spada a lama curv a non identificabili con la sciabola Tipo di crociera con bracci
in uso alla cav alleria. La medesima ev oluzione linguistica manico divergenti ad "S" e
v alse per l'equiv alente v ocabolo spagnolo: alfanje. massiccio pomolo di
contrappeso alla lama
voci di armi bianche presenti su Wikipedia
Indice
Costruzione
Storia
Origini
Diffusione
Sviluppi etimologici
Arte
Note
Bibliografia
Fonti
Studi
Voci correlate

Costruzione
Caratteristiche precipue della storta propriamente detta (alfanje in lingua spagnola) sono:

Lama monofilare con tagliente curvo e dorso diritto, curvante solo in prossimit della punta, quest'ultima
marcatamente ricurva e con accentuato falso-taglio, non sempre affilato;
Impugnatura a una mano con elsa dalla guardia a crociera a bracci divergenti, disegnanti una "S", e pomolo

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massiccio, atto a controbilanciare l'arma durante i colpi di taglio.


L'arma quasi sempre rientrante nella tipologia della "spada
corta". Una v ariante castigliana dell'alfanje, il terciado, dev e
appunto il suo nome alle ridotte dimensioni della lama, ben pi
piccola rispetto a quella di una spada.

Storia

Origini
La storta origin in Castiglia, quasi certamente da un modello di
arma introdotto dagli arabi del califfato di Cordov a. Il nome
spagnolo dell'arma, alfanje, deriv a indatti dal moresco al-
janyar, significante "il pugnale". La forma stessa della storta, con
la sua lama sostanzialmente diritta fino alla curv a marcata, quasi
a gomito, della punta, ricorda, seppur su dimensioni molto pi
accentuate, la linea del jambiya y emenita[1].

Gli studiosi spagnoli marcano in modo risoluto la differenza


intercorrente tra la storta ispanica ed il falcione, altra arma
manesca monofilare diffusa nell'Europa Settentrionale.
Quest'ultimo, designato dal v ocabolo bracamarte, sarebbe stato
ben testimoniato in Spagna dalle locali v arianti, il cuytelo
catalano ed il colltel aragonese, delle v ere e proprie mannaie da
guerra capaci di prov ocare tremende ferite di taglio, gi al
tempo del re Alfonso X di Castiglia (1221-1286). Nel medesimo
periodo, l'alfanje di deriv azione moresca era gi ben noto e
diffuso.

La produzione letteraria spagnola del Seicento parrebbe


confermare l'origine orientale della storta.
Gi il poeta Luis de Gngora (1561-1627 ) osserv av a:

(ES) (IT)
Cuyas armas siempre Le cui armi sempre furon,
fueron, seppur ammaccate,
aunque abolladas, trionfanti Mercurio cinto di storta nella
triunfantes sugli stocchi dei francesi Primavera di Sandro Botticelli, a.
de los franceses estoques e sulle scimitarre dei 1482
y de los turcos alfanjes turchi

(Luis de Gngora Romance)


Dello stesso tono i v ersi di Salv ador Jacinto Polo de Medina (1603-167 6) che nella sua Fbula de Pan y
Siringa scherza metaforicamente sul rapporto tra l'alfanje e le spade di acciaio Damasco degli orientali:

(ES) (IT)

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No quise decir alfanje, Non intendevo dir alfanje,


porque si alfanje nombrra perch se si nomina alfanje
sin decir lo Damasquino, senza dirlo Damaschino
los alfanjes se enojran le alfanje se ne risentono

(Salvador Jacinto Polo de Medina Fbula de Pan y Siringa)


per abbastanza lecito supporre che questi autori fossero incappati nel medesimo malintesi
riscontrabile, nel medesimo periodo storico, nella produzione letteraria italiana. Il prolungato contatto,
sia commerciale che bellico, con le popolazioni musulmane soggette al dominio dei turchi av ev a spinto gli
europei ad identificare la storta come una semplice v ariante della scimitarra.

Diffusione
Nel corso del Medioev o, dai regni ispanici la storta si diffuse ad altre contrade del Mediterraneo,
soprattutto l'Italia, la Tunisia ed il Litorale lev antino. Non ancora ben chiaro se tale diffusione sia stata
dov uta ad un diretto contatto con armati e mercenari spagnoli o ad un contatto con mercanti e mercenari
musulmani che av ev ano adottato l'alfanje dai castigliani.

La storta ebbe notev ole successo in Italia, sia tra i bassi ceti sociali (fantaccini reclutati per serv ire a
bordo delle galee da guerra della Repubblica di Venezia o della Repubblica di Genov a) sia tra i nobili: la
storta figura infatti in numerosi trattati pubblicati dai maestri di scrima attiv i nella penisola nel XV secolo.
Il particolare contesto storico-militare all'interno del quale si colloca il momento di diffusione dell'arma
concorse ad una sua rapida ibridazione non altre tipologie di armi manesche monofilari dalla lama
ricurv a: falcione, Dussack, Groes Messer ecc. In tutta Europa, la rinata importanza delle forze di fanteria
andav a portando alla riv alutazione e capillare diffusione di "spade" ben div erse dalla spada a due mani o
dallo stocco in uso alle forze di cav alleria pesante che av ev ano deciso fino ad allora gli esiti delle battaglie.

Anche in altri paesi d'Europa, la diffusione dell'alfanje castigliano v enne accompagnata da un positiv o
riscontro delle locali forze armate. Dato ancor pi interessante, la storta, grazie alle testimonianze
museali ed iconografiche perv enuteci, non rest in uso alle sole forze di fanteria ma v enne anche adottata
dalla cav alleria pesante per le v iolente mischie dei campi di battaglia rinascimentali (esito "anticipato"
iconograficamente dalla Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci nel 1503). Si trov ano, ad esempio,
precisi riferimenti iconografici all'uso di storte da parte di gendarmi nell'incisione datata 1588 raffigurante
la Battaglia di Dreux (1562), lo scontro campale che apr le Guerre di religione francesi. Esemplari di
storta, in alcuni casi anche di pregev ole fattura e sontuoso fornimento, figurano poi tra gli arsenali delle
forze di cav alleria del Cinquecento (Reiter e/o Corazzieri) o nelle collezioni dei sov rani dell'epoca (famoso
il caso della storta appartenuta a Cosimo I de' Medici[2], granduca di Toscana).

Sviluppi etimologici
L'accennata ibridazione tra la storta ed altre tipologie di spade a lama monofilare pi o meno ricurv a
costitu, di fatto, il primo passo per i successiv i, importanti, sv iluppi etimologici del v ocabolo. La parola
"storta" pass ad indicare non pi l'alfanje v ero e proprio ma tutte le nuov e armi a lama ricurv a
sv iluppatesi in Europa: Dussack, Groes Messer ecc.

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Parallelamente, i sempre pi massicci contatti degli italiani con l'Impero Ottomano e con l'Estremo
Oriente, grazie ai missionari gesuiti, spesso italiani, che seguirono le spedizioni dei portoghesi, portarono
ad un significativ o aumento dei contatti con civ ilt la cui tradizione guerriera, causa l'influsso turco-
mongolo, av ev a fatto delle spade a lama ricurv a sua peculiare caratteristica. La parola "storta" inizi cos
ad essere utilizzata anche per indicare spade orientali dalla lama ricurv a: in primis la scimitarra delle
truppe ottomane (arma per questa destinata alla cav alleria e non alla fanteria); in secundis sv ariati altri
tipi di spada a lama ricurv a in uso agli orientali.

I miniaturisti europei del Tardo Medioev o ricorsero spesso alla storta quale tipologia di arma orientale
nelle tav ole raffiguranti scontri tra soldati cristiani e musulmani. Nella celebre miniatura quattrocentesca
francese raffigurante la Battaglia di Manzicerta (107 1)[3], le truppe dei turchi selgiuchidi, indistinguibili,
per quanto riguarda armatura e surcotto, da quelle cristiano-bizantine, sono armate di spade monofilari
chiaramente rifacentisi al modello della storta.

Nel corso del XVII secolo, le origini orientali della storta spinsero sempre pi in fav ore di una sua
identificazione con le armi a lama ricurv a in uso presso i turchi e gli orientali in genere.

Se gi il padre gesuita Giov anni Pietro Maffei (1533-1603), nelle sue Istorie delle Indie Orientali, av ev a
fatto ricorso al v ocabolo "storta" per indicare il katana portato in battaglia dai samurai giapponesi[4], la
v oce "storta" nel Vocabolario degli Accademici della Crusca testimonia in modo eclatante l'ormai
av v enuta traslazione del v ocabolo, div enuto sinonimo di scimitarra, sv incolato dal falcione in uso ai fanti
europei del Tre-Quattrocento e priv ato di una sua propria v alenza.

STORTA. V. Scimitarra

(Vocabolario degli Accademici della Crusca, ed. 2., Firenze 1623, p. 843)
Dato ancor pi interessante, anche il Vocabolario italiano, e spagnolo [...] composto da Lorenzo
Franciosini ed edito negli stessi anni, traduce la parola spagnola alfanje come "scimitarra":

ALFANGE, o alfanje. [scimitarra]

(Vocabolario italiano, e spagnolo non piv dato in lvce, Roma 1620, p. 39)
Pochi anni dopo, dando alle stampe la prima copia italiana del Don Chisciotte di Cerv antes, Franciosini
torner a tradurre alfanje come "scimitarra" nella narrazione della Contessa Triffaldi[5]:

(ES) (IT)
Hecho esto, sac de la vaina un ancho y Fatto questo, cav del fodero, una larga, e
desmesurado alfanje smisurata scimitarra

Nel corso del XVIII secolo assistiamo inv ece ad un'inv oluzione. La parola "storta" torna ad indicare armi
manesche prettamente europee, ev olutesi nel corso degli anni dal falcione, grazie, forse, alla sempre pi
massiccia diffusione tra le forze armate occidentali della sciabola. Storta div enta quindi sinonimo di
"squarcina", v ocabolo che nel Nord-Est indica la sciabola d'abbordaggio. sempre il Vocabolario della
Crusca a testimoniarci questa nuov o passaggio etimologico.

STORTA. (...) Per Sorta d'arme offensiva, altrimenti detta Scimitarra, o Squarcina

(Vocabolario degli Accademici della Crusca, ed. 4., Firenze 1738, v. 4 p. 758)
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Panoplia da Reiter del Battaglia di Manzicerta Gendarme francese Interessante esemplare


XVI secolo. Un Il sultano Alp Arslan armato di storta carica di k ilij (scimitarra
bell'esemplare di storta lascia il campo mentre i un gruppo di Corazzieri - ottomana) di probabile
figura alla sinistra suoi uomini armati di particolare della Battaglia fattura italiana, con lama
dell'armatura - Zwinger storte massacrano i di Dreux (1562), incisione dalla curvatura poco
Museum di Dresda. bizantini. del 1588. pronunciata e guardia da
storta - Armeria del
Palazzo Reale di Madrid

Arte
A prescindere dal suo iniziale utilizzo quale "sostituto" della scimitarra nelle miniature mediev ali, la storta
riscosse un incredibile successo presso gli artisti europei a partire dal Rinascimento.

In pittura, la storta figura nelle mani dell'eroina giudea Giuditta in quasi tutti i quadri raffiguranti la
decapitazione di Oloferne: il primo esempio eclatante costituito dall'opera di Sandro Botticelli, databile
al 147 2, Ritorno di Giuditta a Betulia (un decennio dopo, nella sua Primavera, l'artista cinger di una
storta il fianco del suo Mercurio), ma gli esemplari pi noti sono certamente il Giuditta e Oloferne di
Michelangelo Merisi da Carav aggio (1599) e la Giuditta con la sua Ancella di Artemisia Gentileschi[6]
(1627 ). Interessante anche la v ariazione sul tema proposta da Tanzio da Varallo nel suo Davide con la
testa di Golia del (1625), in cui il fornimento della storta impugnata dalla piccola mano di Dav ide si
appesantisce degli archi tipici delle spadone germaniche. Altri "utenti" priv ilegiati per la storta furono
l'Arcangelo Michele e San Giorgio: il San Michele arcangelo di Antonio del Pollaiolo fu tra i primi a
sfoggiare la storta e non pi la spada ad elsa cruciforme; Raffaello Sanzio, seppur ricorse ancora alla
classica spada crociata per armare il suo San Michele e il drago, opt inv ece per la storta quale arma per
il santo-cav aliere nel San Giorgio e il drago (ca. 1505).

I pittori del primo Barocco iniziarono poi a ricorrere alla storta anche per armare armigeri e soldati in
quadri di soggetto storico, oltre che mitologico. Nel Carlo VIII riceve la corona di Napoli di Francesco
Bassano il Giov ane (ca. 1585-1590), i tre spadaccini occupanti il primo piano della scena sono tutti armati
di storta, anche se si tratta di armi dalla lama non molto ricurv a.

Parallelamente alle fortune iconografiche della storta, alcuni artisti rinascimentali av ev ano iniziato a
raffigurare, nelle loro opere, spade dalla lama lunga e ricurv a molto v icine alla linea della scimitarra v era
e propria: su tutti l'esempio della figura in primo piano nella Sesta Scena (Portatori di corsaletti, di trofei e
di armature) dei Trionfi di Cesare (1485-1505) di Andrea Mantegna. Il raffronto tra le div erse tipologie di
armi raffigurate nel tardo XV, inizio XVI secolo ci permette di comprendere che, contrariamente alle
confusioni etimologio-lessicali dei dotti seicenteschi, la differenza stilistica tra la storta e la scimitarra era

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ancora ben nota quanto meno ai pittori del Cinquecento. La Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci
(1503), nella copia soprav v issuta ad opera del fiammingo Pieter Paul Rubens, mostra sia cav alieri armati
di storte che di scimitarre ancora inguainate.

Dall'Italia, la predilezione dei pittori per la storta nei quadri di soggetto biblico o mitologico pass nel
resto d'Europa. Rubens, grande estimatore dell'arte italiana, arm per l'appunto il suo Ares di una storta
nel dipinto Conseguenze della guerra (1638).

Anche la scultura ricorse spesso alla storta per armare eroi biblici e mitologici in pose truculente. A
cominciare, anche qui, dal tema di Giuditta e Oloferne di Donatello, (1453-1457 ), sino al Perseo di
Benv enuto Cellini (1554).

L'accostamento storta-eroe antico, lanciato dai pittori e dagli scultori del primo Rinascimento, aiuta a
comprendere anche la frequente presenza di quest'arma in composizioni ibride come le incisioni su lastre
di rame, per esempio la Battaglia di dieci uomini nudi del Pollaiolo (147 1-147 2), o le decorazioni per le
corazze.

Ritorno di Giuditta a Giuditta e Oloferne - Davide con la testa di Giuditta con la sua
Betulia - Sandro Michelangelo Merisi da Golia - Tanzio da Varallo, Ancella - Artemisia
Botticelli, (1472) Caravaggio, (1599) (1625) Gentileschi, (1627)

San Giorgio e il drago - Battaglia di Anghiari - Carlo VIII riceve la Conseguenze della
Raffaello Sanzio (ca. copia di Pieter Paul corona di Napoli - guerra - Pieter Paul
1505) Rubens. Francesco Bassano il Rubens, (1638)
Giovane, (ca. 1585-1590)

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Giuditta e Oloferne - Perseo con la testa di Battaglia di dieci uomini


Donatello, (1453-1457) Medusa - Benvenuto nudi - Antonio del
Cellini, (1554) Pollaiolo, (1471-1472)

Note
1. ^ L'ipotetica derivazione dell'alfanje iberico da un'arma manesca musulmana era gi stata avanzata da
Burton, Richard (1884), The Book of the Sword, Londra, Chatto & Windus, p. 29, che aveva per
erroneamente interpretato la parola di lingua spagnola come adattamento di al-Khanjar, tracciando una linea
di derivazione dal k hanjar, il pugnale dei Moghul frutto della matura siderurgia cinquecentesca del
Subcontinente indiano.
2. ^ Scalini, Mario (1990), Armature da Cosimo I a Cosimo II de' Medici, Arnaud. Interessante anche osservare
come gli studiosi britannici insistano a classificare quest'arma come un falcione e non come una storta (v.
Catalogue Reference A710 (http://www.wallacecollection.org/whatson/treasure/62)).
3. ^ Boccace, De casibus (traduction Laurent de Premierfait), France, Paris, XVe sicle, Matre de Rohan et
collaborateurs
4. ^ Le istorie dell'Indie Orientali del P. Gio. Pietro Maffei tradotte di Latino in lingua Toscana da M. Francesco
Serdonati fiorentino, Milano 1806, p. 255: Quella nazione [Giappone] anche molto dedita alle armi e queste
sono oltre l'archibuso, e l'arco, e le frezze, la storta, e il pugnale
5. ^ Dell'ingegnoso cittadino Don Chisciotte della Mancia, composta da Michel de Cervantes Saavedra, et hora
nuouamente tradotta con fedelt, e chiarezza, di Spagnuolo in Italiano, da Lorenzo Franciosini fiorentino, In
Venetia, appresso Andrea Bada 1625, p. II, p. 398
6. ^ Nelle due tele titolate Giuditta che decapita Oloferne, conservate a Napoli e Firenze, Artemisia Gentileschi
aveva invece raffigurato Giuditta armata di una spadona da fante tipo lanzichenetta.

Bibliografia

Fonti
Filippo Vadi, De arte gladiatoria dimicandi, post 1487.
Achille Marozzo, Opera Nova Chiamata Duello, O Vero Fiore dell'Armi de Singulari Abattimenti Offensivi, &
Diffensivi, Modena 1536.

Studi
Burton, Richard (1884), The Book of the Sword, Londra, Chatto & Windus [1] (http://burtoniana.org/books/18
84-Book-of-the-Sword/index.htm).
Scalini, Mario (1990), Armature da Cosimo I a Cosimo II de' Medici, Firenze, Arnaud.

Voci correlate
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Falcione
Scimitarra

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