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MENS INSANA

poco più di due anni di blog, raccontini, pensieri, sogni.


LA LUCE DEL SOLE IMPIEGA 8 MINUTI A RAGGIUNGERE LA TERRA...
Post n°1 pubblicato il 22 Ottobre 2006 da foglienere

La luce che si diffonde da un evento "P" verso l'esterno forma un cono tridimensionale nello spazio-tempo
quadrimensionale [...] Il futuro assoluto dell'evento è la regione all'interno del cono di luce del futuro di "P".
Esso è l'insieme di tutti gli eventi che potranno risentire di ciò che accade in "P". Gli eventi esterni al cono di
luce di "P" non possono essere raggiunti da segnali provenienti da "P".... (Stephen Hawking - Dal Big Bang ai
buchi neri).

Traduzione: Da quando succede qualcosa a quando vieni a saperlo passa del tempo (Scalda)

Benvenuti, faccio gli onori di casa e mi presento a voi, potete chiamarmi Scalda come fa ormai buona parte dei
miei amici. Scriverò per me, per fissare i pensieri che mi volano tra le nuvole della mia materia grigia, per i miei
amici, perchè sanno quanto posso essere assurdo e vorrei lasciare loro una riflessione o una risata di tanto in
tanto, per chi ha tempo da buttare via leggendo le mie pazzie, per chi passa per sbaglio perchè sbagliando
s'impara.

La luce del sole impiega otto minuti dal sole alla terra, quanto ha impiegato la luce di questo blog a
raggiungervi? La luce di questo blog non è certo quella dorata e maestosa della nostra nana gialla, ma una luce
densa come il miele, fioca come quella del frigorifero, la vedo allontanarsi lenta, con calma (parecchia calma)
venire verso di voi, ma è pigra, me la immagino riposarsi all'ombra degli alberi, la sento anche paurosa, ha paura
del buio e degli spazi aperti, quindi povera la mia lucina ci metterà molto ad arrivare fino a voi... Ma se state
leggendo significa che per quanto sfaticata e timida è finalmente arrivata.
A presto, Scalda

Scherma Magister Vitae


Post n°3 pubblicato il 24 Ottobre 2006 da foglienere

Ci vuole coraggio per salire in pedana (e qualche passo per fare i gradini, d'accordo...).
Sali con la spada nella mano destra e la maschera nella sinistra, appoggiata al fianco come una seconda testa,
quella di scorta che nn si sa mai. Posizione, saluto all'avversario, all'arbitro, al pubblico (ciao a tutti)... E via, con
un gesto naturale, dovuto alle innumerevoli ripetizioni di questo gesto indossi la maschera, con egual scioltezza
l'ha fatto anche l'avversario, il tutto nella banalità più assoluta delle cose di tutti i giorni.
Indossata la maschera il mondo cessa di esistere, attraverso la fitta rete di metallo puoi vedere solo avanti e
quello che vedi nn è più un 'altra persona, è uno specchio, il bianco fantasma di te stesso, della parte di te che
odi.
Di fronte hai le tue paure, le tue insicurezze, le tue indecisioni. Di fronte hai il tuo io più bastardo, che sa dove
colpirti per farti più male, che conosce bene dove rimani scoperto quando parti per attaccare e ti frega sul tempo,
quello che fa finta di lasciarti il tempo di riposare e ti assalta quando ti rilassi...
Tu attacchi, pari, contrattacchi, con la rabbia che ti monta dentro per tutti i tuoi insuccessi, con la poca calma che
riesci a racimolare per superare le isnicurezze, con il coraggio che riesci a raccogliere per sconfiggere le tue
paure, con la fermezza che ti fa superare le indecisioni
...e perdi,
perchè l'altra parte è veramente bastarda, ti conosce troppo bene e tu non sei perfetto. Ma qualche bel colpo lo
dai, qualche assalto spettacolare lo fai e sono quelli che ti fanno grande, perchè per quante botte prendi quelle
che dai sono migliori, sono studiate, sono spettacolari!

un giorno proverò anch'io a combattere così.


Un Matto
Post n°4 pubblicato il 25 Ottobre 2006 da foglienere

Tu prova ad avere un mondo nel cuore


e non riesci ad esprimerlo con le parole,
[...]
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
io cercai d’imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky e malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi Matto.
(F. De Andrè - Un Matto)
It was in the garden of a madhouse that I met a youth with a face pale and lovely and full of wonder. And I sat
beside him upon the bench, and I said, "Why are you here?"
And he looked at me in astonishment, and he said, "It is an unseemly
question, yet I will answer you. My father would make of me a
reproduction of himself; so also would my uncle. My mother would have
me the image of her seafaring husband as the perfect example for me to
follow. My brother thinks I should be like him, a fine athlete. "And my
teachers also, the doctor of philosophy, and the music-master,
and the logician, they too were determined, and each would have me but
a reflection of his own face in a mirror.
"Therefore I came to this place. I find it more sane here. At least, I can be myself."
Then of a sudden he turned to me and he said, "But tell me, were you
also driven to this place by education and good counsel?"
And I answered, "No, I am a visitor."
And he answered, "Oh, you are one of those who live in the madhouse on the other side of the wall."
(K. Gibran - The Madman)

E quante nuvole passano nel mondo del cuore...


E di ogni nembo vorresti raccontare la storia, le forme buffe e assurde, i verdi prati e le oscure foreste che
sorvola, le fredde montagne e i caldi mari. Vorresti dire quanto si diverte a far piovere nelle domeniche d'Agosto
sulle grandi città o quanto si sente arrabbiata nelle grandinate di Settembre, quanto teneramente copre il torrido
sole estivo per dare sollievo ai bambini che giocano sudati nei campi, come il furore la pervada tutta nelle
violente tempeste o quanto si sente poetica nel coprire di candidi fiocchi la notte di Natale, qaunto si sente
romantica nello sfilacciarsi davanti al tramonto per regalare a due innamorati uno spettacolo, che vedranno,
forse, riflesso uno negli occhi dell'altro (ma saranno troppo occupati a baciarsi l'un l'altro per accorgersene).
E questo solo per parlare delle nuvole del tuo mondo
Ma raccontare queste cose è difficile, le parole gettano tutta la gioia del tuo mondo in un freddo grigiore, quando
escono senti battere le loro misere ali come farfalle al primo volo, chi ti sta vicino le guarda, le osserva stupito...
e ti chiama folle!
Ma ormai il mondo è circondato... da me!
Non mi serve una prigione per rinchiudere chi non sogna, chi ha reso un deserto il mondo nel proprio cuore è già
prigioniero nella più triste delle prigioni.

Ieri ho visto un film...


Post n°5 pubblicato il 26 Ottobre 2006 da foglienere

Ieri ho visto un film, ma non mi ricordo bene il titolo. C'era insomma questa tipa che camminava in un fantastico
parco. Era autunno e le foglie splendevano dei colori dell'oro, del rame e dei rubini, ma qui mi sono distratto un
attimo per prendere in mano la matita. Mentre la mina danzava sul foglio accompagnata dal suo leggero grattare
comparivano dalla bianca nebbia del foglio alberi e fiori, infine un gattino, sperduto, poverino, miagolava in
maniera così struggevole che una bambina gli si è avvicinata e rivolgendosi alla madre chiedeva: "Ma sta male?
Possiamo portarlo a casa a curarlo?" Eppure la madre guardava da un'altra parte... A questo punto dalla finestra
aperta è entrata la musica assordante di una lavanderia con ritiro a domicilio, uscita direttamente dagli anni
settanta, con tanto di musica, camioncino verde acido, scritte pubblicitarie sbiadite e autista con barba e vestito
da reduce di Woodstock. Mi sono alzato e ho chiuso la finestra, per sopprimere il residuo rumore di fondo ho
dovuto alzare la Radio il più possibile, in quel momento trasmetteva una dolce musica che si è posata
teneramente su tutta la stanza come una calda coperta in una notte d'inverno. Ho trovato coperto da un sottile
strato di polvere un mai finito libro di poesie. Sentivo l'odore della vecchia pagina ingiallita, come una vecchia
amica che pazientemente mi attendeva la piega della pagina mi ha riportato indietro nel tempo su una fresca
poesia. Dalle nere parole fioriva una primavera allegra, di adolescenti che giocano, scherzano, rubano i primi
baci. Comodo nel mio divano ripensavo al passato, alle piccole gioie di adolescente, alle delusioni, alle amicizie
cercate, perse, tradite, godute, ritrovate, maturate. Ma il filo dei miei ricordi è stato tagliato da un imperioso trillo
di campanello, all'aprire la porta un po' scocciato mi si è presentata l'Estate, una signora con i capelli del giallo
del grano, gli occhi azzurri del cielo d'agosto, la pella calda dal dolce profumo di cannella. L'ho invitata dentro a
bere con me, ma qui sono apparsi i titoli di coda ed era già oggi.
Qualcuno si ricorda che film era?

Gocce di pioggia
Post n°6 pubblicato il 27 Ottobre 2006 da foglienere

Dalla nebbia, come tuono, con gli zoccoli che rullano sul terreno, con il nero mantello che sbatte nel vento, con
la falce che brilla d'oscurità la Signora scende sul campo di battaglia. Nessuno la scorge, ma il suo passaggio è
avvertito da molti. Sentono il suo freddo bacio e la sua risata priva di ogni sentimento e pesante come lastra di
granito. Una leggera pioggia sferza dolcemente il prato e mescola acqua, sangue e terra. Nella furia dello scontro
la pallida cavalcatura si muove tranquilla e sicura, la Mietitrice meticolosamente raccoglie i frutti di quella
giornata, senza fretta, senza premura, con precisione.
Ma ad un tratto si sente chiamata fuori dalla fragore del cozzare delle armi e delle inutili imprecazioni, ai
margini della carneficina, smonta da cavallo, poggia la lunga falce e raccoglie con cura quel piccolo corpicino,
con un gesto impossibile sistema i capelli biondi imbrattati di fango. Lo ripone con delicatezza a terra, si volta e
rimonta a cavallo falce in pugno. Ero convinto che avesse smesso di piovere, ma mi sbagliavo, quelle che le
rigano il volto devono essere gocce di pioggia, la Morte non versa lacrime.

Abbiamo vinto...
Post n°8 pubblicato il 30 Ottobre 2006 da foglienere

Nella lieve brezza del mattino sentiva l'odore del sangue e della morte, a malapena controllava nervosismo del
suo cavallo, un grosso bestione grigio e irritabile. Il suo miglior compagno: non l'aveva mai tradito, neppure
nella furia della battaglia, nella tempesta di colpi, grida, scoppi, ferite non era arretrato di un passo. Ora lo
accerezzava con mano incerta.
L'alba si presentava su un esercito esultante, il nemico era in fuga. I raggi del sole colpivano impietosi i suoi
occhi rendendogli difficile distinguere i dettagli della vittoria. Il pensiero delle vite che aveva spezzato quella
notte lo atraversò come un fulmine, gli lascio dentro una breve scarica di pena e dolore e si dileguò lasciando
solo la gioia della vittoria.
Sentiva la bocca impastata di sangue, terra e sudore, provò a parlare e si rese conto che la gola gli bruciava per le
molte urla, ma che non aveva più parlato dal giorno prima, così le parole che gli uscirono furono solo un
sussurro:
"Abbiamo vinto! Amore aspettami..." non riuscì ad aggiungere altro con l'ultimo respiro e cadde da cavallo...

Spada e Sax (Confortably numb)


Post n°9 pubblicato il 31 Ottobre 2006 da foglienere
Il nostro sogno era cavalcare il mondo, io con la spada al fianco e lei con il Sax a tracolla. Non c'era luogo che
non ci attendesse, saremmo andati ovunque, l'importante era esserci assieme. Le avrei accarezzato spesso i
biondi capelli e le gote candide, quella sua pelle così chiara e soffice mi avrebbe elettrizzato ad ogni contatto. Mi
avrebbe incatenato con il suo sguardo da gatta, io non sarei stato altro che un misero naufrago nel mare grigio
dei suoi occhi.
La fredda sera sarebbe stata scaldata da un piccolo fuoco e dalle vibranti calde note del suo inseparabile sax. La
melodia si sarebbe sparsa come dolce polvere tutto attorno, su ogni stelo d'erba umida si sarebbe poggiata
un'effimera nota. Tra le mie mano il peso della spada, accarezzandola la sua familiare spigolosità mi avrebbe
riportato alla mente parecchi ricordi.
L'alba si sarebbe schiusa aprendo le meraviglie di un nuovo giorno assieme in cui il cielo, la terra e la strada si
sarebbero fusi, per diventare perle preziose nei nostri ricordi.
Ma il bambino è cresciuto, il sogno è svanito ed io sono divenuto insensibile.
Lei non l'ho mai incontrata...

Effetto Farfalla... (Assurdità sulla Teoria del Caos)


Post n°10 pubblicato il 03 Novembre 2006 da foglienere

Jack camminava distratto ultimamente, aveva appena letto della teoria del caos e si chideva... "ma come
cazzo fa un farfalla in Australia a provocare un uragano in Kansas? E poi non possono cercare quella maledetta
farfalla e far finire 'sti benedetti uragani in America?" Continuava a rimuginare su come le azioni confluiscono e
pochissimi insignificanti input modificano grandi eventi, o meglio, continuò a farlo nei due minuti che
dividevano la biblioteca dal primo McDonald, dove il pensiero costruttivo è bandito per convenzione e ogni
forma di sano ragionamento viene annegata in montagne di patatine e laghi di ketchup. E proprio una macchia di
rosso condimento arrivò ad ornargli la felpa nuova. Il colpevole era un suo coetaneo che passandogli vicino ha
fatto franare il suo piccolo monte di patatine già condito. Jack non pensò nemmeno, il pugno era il minimo
sindacale. La piccola rissa durò poco, gli inservienti divisero i due e li cacciarono dal locale.
Il giorno dopo scoppiarono due guerre contemporaneamente, Jack rimase di sasso a questo fatto, suo fratello
sarebbe diventato militare entro qualche giorno e pensare che sembrava tutto così tranquillo.
Ma gli ronzava nella testa quella Teoria del caos, così iniziò a fare caso alle sue azioni e la cosa lo sconcertò.
Non voleva crederci, tutta quella responsabilità sulle sue spalle era troppa... o forse erano solo coincidenze!
Fatto sta che si scoprì un giorno a battere i piedi, incazzato con i genitori per l'ennesima rifiuto a ritardargli il
coprifuoco, non passarono due ore che un terremoto sconquassò l'Asia meridionale. Un volta colto da un raptus
calciò una pianta, al telegiornale registrarono che in Amazzonia si era quasi raddoppiato il ritmo di
deforestazione. Lasciò il frigo aperto e il polo nord si scioglieva...
Così decise di cambiare, ogni suo gesto era d'importanza vitale, coincidenze o meno non poteva continuare così.
Ritrovò quel ragazzo del McDonald e gli chiese scusa, seppur prima dovette scansare due ottimi diretti al volto
(per fortuna ce la fece...). Tornando a casa vide una ragazza, era parecchio che gli veniva dietro, ma siccome non
era proprio una fotomodella (e sicuramente non lo sarebbe mai diventata) non l'aveva mai degnata di uno
sguardo. Eppure, sarà il suo nuovo stato d'animo, sarà stata la luce del sole che giocava maliziosamente tra i suoi
neri capelli, chissà cosa fu, ma gli venne voglia di passare il pomeriggio con lei. Pomeriggio che finì molto tardi
con un abbraccio e un dolce bacio di buona notte delicatamente appoggiato sulle labbra, un casto bacio tra due
teneri adolescenti al loro primo incontro, certo è che i tutti i baci e gli abbracci che si erano scambiati prima di
nascosto al parco non avevano nulla del primo tenero incontro tra due adolescenti, ma tanto vale... Dato che c'era
provò anche l'ultima cosa, seminò una pianta. Ma alla sera il telegiornale non portava nessuna buona notizia, il
mondo sembrava andare a rotoli e oltretutto ne sembrava anche oltremodo contento. Jack era un tipo testardo e
continuò così, ogni tanto perdeva la pazienza, ma poco, così ogni tanto capitava un piccolo tifone quando
sbuffava, un piccolo tsunami, un allargamento del buco nell'ozono.
Dopo un po' di tempo ecco che le guerre lentamente smisero, l'ultima cessò quando il lui e il ragazzo del
McDonald uscirono insieme un'anno dopo per bersi una birra da buoni amici. La pianta che aveva seminato fiorì
e con essa l'Amazzonia aveva riguadagnato tutta la terra persa nell'ultimo mezzo secolo. E da quando si sposò,
non vi fu più nemmeno un divorzio....
Pensieri
Post n°11 pubblicato il 05 Novembre 2006 da foglienere

Nella velata luce di una mezza falce di luna, un frastuono improvviso seguito da un faragoroso silenzio. Lo
sguardo inquietante di un gufo appena posatosi su un marcescente abete mi trafigge inchiodandomi a terra. Sento
il gelo umido dell'erba, della vita che freme nel letargo notturno. La mia mano accarezza la calda pelliccia di un
lupo, ne avverto il cuore pulsare potente sotto le dita, sento la sua brama di sangue, la gratitudine di
abbandonarsi per un attimo al contatto con un altro essere vivente. Ne sento la rabbia mentre mi abbandona
correndo verso la foresta. Il vento fra i rami, un fruscio appena percettibile, mi alzo. Mi perdo nei pensieri del
bosco, nel lento rimuginare degli alberi, nel loro lungo crescere incurante, nelle rapide emozioni degli insetti,
negli inquieti timori dei roditori nelle veloci fughe, nelle meticolose osservazioni degli eleganti rapaci.
E tornare nella mia limitata mente di uomo è un dolore sordo di gabbia troppo angusta.

Post N° 12
Post n°12 pubblicato il 08 Novembre 2006 da foglienere

... e cammino.
Nel fragore della città, la chitarra mi pesa sulla spalla, gli occhi bassi a fissare stancamente il marcipiede, le mani
in tasca di chi non sa che farsene. Cammino. Per strada nessuno si cura di me, io non mi curo di loro.
Incrociandoci sullo stretto marciapiede ci scansiamo, ci tocchiamo, ci urtiamo, mastichiamo insieme una scusa e
una bestemmia. Odio le persone che incontro e ne ho paura. Le loro facce vuote, la loro puzza, i loro occhi da
assassini. Svolto in vicolo, stretto, buio, odore di vomito. Cammino. Il vicolo è tortuoso, lungo. Un ragazzo si fa
uno spinello, un cane piscia in un angolo. Cammino. Calpesto vetri rotti, supero mucchi di immondizia. Il
rumore della città si affievolisce lentamente. Mi fermo. Impugno la chitarra, Le note di un pianoforte riverberano
flebili, scendono come neve dalla finestra al primo piano di una vecchia casa in questo lurido vicolo. Non
conosco la mano che danza sui tasti, ma come ogni sera la accompagno con le note della mia chitarra.
Finalmente alzo gli occhi, guardo un cielo pieno di stelle. Ora nel silenzio oscuro del mio cuore brillano le stelle
al suono di una dolce musica.

16 Ottobre, ovvero come parlare di una data


Post n°16 pubblicato il 17 Novembre 2006 da foglienere

Ti svegli ed è il 16 Ottobre. Hai la sensazione che ti abbiamo fregato.


16 Ottobre. Otto Sedici, il doppio... ma anche qui ti senti fregato, Ottobre è il decimo mese.
Non te l'aspettavi. Questa data ti rimbalza per la mente.
Hai superato metà mese, il 16 porta con sè quell'idea di tempo che fugge, hai appena superato quella cima che
sembrava inarrivabile, ma ora stai scendendo velocemente dall'altra parte. Pensi ai prossimi giorni, vuoi sentirli,
gustarli, farli tuoi, sono ancora 14/15 giorni di un mese che è pur sempre tuo! Eppure non ti accorgi, la prossima
volta che inizi a pensare al tempo il calendario segnerà un 1, semplice, chiaro, inderogabile, cambiato mese,
girato pagina, tutta un'altra storia.
Ottobre poi, sa di autunno, quell'autunno appena iniziato, con ancora l'inverno lontano, con ancora qualche
promessa di giornate serene, le foglie che iniziano a prendere i colori dell'oro e del rame, i primi sentori fievoli
del Natale e del nuovo anno, ma fievoli, come una lieve sinfonia di sottofondo. Ottobre mese di routine, senza
feste, senza interruzioni, è il mese dell'ordinarietà, del normale vivere quitidiano. I giorni si succedono uguali
nella rassicurante ripetizione dei riti quitidiani, è un mese che passa inosservato, è l'amico riservato con cui ti
siedi tranquillo a parlare, con cui guardi le stelle in silenzio, con cui condividi l'unica birra della sera, con cui
discuti in toni sommessi per non rovinare la magia dell'incontro. Ottobre mese dove inizia a far capolino l'idea di
tirare le somme, vedere cosa si è fatto, cosa c'è da fare, c'è ancora un po' di tempo, qualcosina si può fare ancora.
Come prima di partire per un lungo viaggio, le valigie sono pronte, ma manca più di un'ora e così ti guardi
intorno. Ci sarebbero quelle 2-3 cose da sistemare, quella porta che cigola da una settimana, sarebbe un attimo,
l'olio è lì a portata di mano, c'è la Tv accesa che ti distrae e riempie con delle inascoltate voci il silenzio della
casa (che è sempre silenziosa prima di partire), ah ci sarebbe da chiamare la Zia che compie gli anni fra due
giorni, o il tecnico per quel rubinetto che non funziona bene, devi ricordartelo.
Ti svegli ed è il 16 Ottobre, un giorno che sa di fregatura, di tempo ormai perso, di esigue possibilità di rimedio,
di discesa.
Eppure in questo giorno ci sono persone che sorridono. Fortunati, che il sorriso lo usano poco, ma lo tengono di
scorta, sempre pronto nel cuore, per tirarlo fuori quando gli altri ne hanno bisogno. A voi che rendete
sopportabile il 16 Ottobre.
La prossima volta forse vi parlerò del 3 Aprile, o magari delle 16.40.
Scalda

Sono stato a casa tua ieri...


Post n°18 pubblicato il 26 Novembre 2006 da foglienere

"Sono stato a casa tua ieri", per caso ho sentito queste parole, la voce era maschile, il tono era neutro, piatto.
Nell'assenza di emozioni di quella voce c'era qualcosa di inquietante, ho provato ad immaginarmi la telefonata.
Due amici? magari erano d'accordo di trovarsi ieri, ma uno non si è fatto trovare a casa... Improbabile, forse
prima dei cellulari la cosa poteva accadere, ma ormai è molto improbabile.
La mia mente ha iniziato a compiere giri strani.
Due innamorati? Storia iniziata da poco, lei gli ha appena dato le chiavi e lui non si sente ancora a proprio agio
ad andare da lei, non la sente ancora casa sua, si sente ancora in bisogno di dirle che è passato da casa... Troppo
campato in aria, la cosa sembra troppo formale per una relazione.
Ex-fidanzato scaricato che non riesce a dimenticare, non solo torna da lei, ma deve anche farglielo sapere, spera
che il suo dolore faccia leva nel cuore di lei, che tutta l'attenzione che le dà ora possa compensare quella che non
ha voluto darle mentre condividevano la loro vita... ancora troppo freddo il tono...
Ecco!!! La freddezza del tono, roba da far gelare il sangue, era per sottolineare la minaccia! "Sono stato a casa
tua" sottoindeva qulacosa tipo: "ho visto tua moglie, sta bene con il nuovo taglio di capelli, così corti le donano
molto. E i tuoi bambini, il piccolo, mamma mia che scatenato! Ha rotto la macchinina nuova, quella che gli hai
regalato la settimana scorsa. La piccola invece che angelo, con quei bei capelli neri, lunghi e lucidi, quel nastro
rosso le sta una meraviglia..." lo stava ricattando insomma, o doveva riscattare qualche malavitoso debito. Oddio
dovevo rincorrerlo, dovevo chiamare la polizia. Si e poi che gli dicevo? "Polizia buongiorno ha bisogno?" " Si
ho ascoltato poer caso una conversazione e ho montato un caso di mafia e strozzinaggio su una persona che non
ho mai visto e di cui faccio fatica anche a riconoscere la voce perchè l'ho sentita una volta sola di sfuggita, mi
potete aiutare?" "tu tu tu tu tu tu..."
Ok lo seguo, ma seguo chi?!?!!? Va be' sono tornato a casa e ho smesso di guardare film polizieschi alla Tv, ho
bevuto la mia santa camomilla, mi sono messo a letto con un bel libro di fiabe...
Magari domani vado a caccia di orchi, o meglio ancora cerco qualche bella principessa da svegliare con un bacio

PS: la conversazione "ieri sono stato a casa tua..." l'ho veramente ascoltata, solo che chi parlava era un geometra
e la casa era molto probabilmente in costruzione.

In attesa...
Post n°19 pubblicato il 27 Novembre 2006 da foglienere

e penso
e fatti e persone mi scorrono davanti
e ricordi e memorie riemergono
e...
facce, gesti,lettere, parole, colori, profumi, gusti, suoni, mi sommergono come nel mare del mio essere.
immagine
Chi sono?
Sono quello che ha vissuto la mia vita fino ad ora? Sono un altro perchè oggi è un altro giorno? E quello di ieri
dov'è? C'è un posto dove finiscono i me stesso esauriti? Quelli che hanno vissuto la loro giornata mi passano il
loro testimone di gieie e dolori come io lo passerò a quello di domani. Esiste un cestino dove verrò obliato, dove
tutto quello che sono oggi verrà dimenticato? Oggi vivo questa giornata con i carico che mi è stato affidato e con
il compito di vivere questa giornata nel migliore dei modi.
Accetto la sfida, fino a stasera gioco, domani non è affar mio.

Timore e Paura
Post n°21 pubblicato il 01 Dicembre 2006 da foglienere

Scrive Antonio Manciolino, bolognese, nella sua Opera Nova:


Timore si fa al nemico tirandoli colpi da mezzo in su, che da mezzo in giù, perchè li occhi et conseguentemente
il core de li non molto valorosi si lasciano di abbagliagine vincere.
Si deve esser occhiuto che’l nemico non habbi pontino di vantaggio ne l’armi: o in altra cosa, perciò che quello li
potrebbe dar vittoria.
Non deve mai scoprire uno la sua fantasia de li colpi a l’altro: ma ben intender quella del aversario. Il perchè
contrastando di piano animo deve far buoni li altri disegni: ma conducendosi al gioco ove ha l’honore: ivi è cosa
lodevole mostrar la sua fantasia al opposito.

Quante volte abbiamo paura di cose che abbagliano? che facciamo così grandi eppure in fin fine si riducono a
poco.
Già il Manciolino nel 1531 nel suo trattato di scherma (o meglio di combattimento visto che spazia in tutte le
armi, non solo la spada) insegna ai suoi allievi come sfruttare la paura innata dell'uomo: un colpo vicino agli
occhi incute molto più timore che un colpo portato al ventre o alle gambe. E ancora consiglia di portare il gioco
sul terreno dove siamo più avvantaggiati, quante volte anche a scuola durante le interrogazioni si cerca di portare
il discorso sulle cose che si sanno cercando di evitare le trappole che ci portano verso argomenti sconosciuti?
Dunque cerchiamo vivere conducendosi al gioco ove ha l’honore: ivi è cosa lodevole mostrar la sua fantasia al
opposito.
E per il resto cerchiamo di imparare quello che ci difetta, prima che qualcuno se ne accorga!
Insomma detto a parole è fantastico! Metterlo in pratica forse un po' meno...

Fulmine
Post n°22 pubblicato il 03 Dicembre 2006 da foglienere

Sono le quattro e mezza, del mattino. Sono a letto e guardo fuori il nero, in trasparenza vedo il mio riflesso.
Quello che mi ricambia lo sguardo dal vetro sporco della finestra è un uomo stanco, la pelle è tirata sul viso, i
capelli sono fuori controllo e gli occhi sprofondati, ben nascosti sotto le sopracciglia con un leggero alone rosso.
Non dovrei fumare a letto, ma chi se ne, non dovrei neanche bere a letto, se è per questo. Ho dormito? chi lo sa
le utlime ore sono state tutto un continuo cadere dal sonno alla veglia. Non ce la faccio, fra un attimo mi alzo.
Certo, non prima di aver finito la mia Lucky Strike e il mio bicchiere di Whiskey. Sigaretta e Whiskey: la
colazione dei campioni, non c'è dubbio. Pacchetto e bottiglia sempre pronti sul comodino, ultimamente sono
parecchie le mattine che mi sveglio così, da quel giorno...
Quel botolo rognoso! Non poteva starsene fuori?! Ogni momento ci ripenso.
Forse si sentiva in colpa, era per lui che sono uscito. Stavo facendo il solito giro serale, stavo portandolo fuori,
quel bastardino era di mia sorella, mi ha lasciato un anno fa e mi ha lasciato questo cane, Fulmine. Ma si può
chiamarlo Fulmine?! Forse mia sorella era veggente. Insomma sono lì, rincoglionito come poche altre sere e mi
spunta fuori un tizio che sembra uscito dal più scontato clichè di un telefilm di polizia. Mi punta quella che
sembra un pistola e mi sputa addosso un: "Fuori i soldi!" Io rido, non so perchè, ma la cosa mi sembra talmente
assurda che non trattengo le risate, Fuori i soldi? A me? Cioè, Ciccio mi hai visto, sono qui con un bastardo di
cane, vestito con un paio di jeans che anche un minatore disdegnerebbe di mettere per andare al lavoro, una
maglietta con cui scoleresti la pasta che è uno spettacolo e mi chiedi dei soldi? L'improbabilità della scena mi
prende come uno shock e non riesco a smettere di ridere. Ciccio si sente preso in contropiede, non capisce,
farfuglia, non sa che fare. Mi biascica un altro "Fuori i soldi o sparisco!" Non trattengo più le risate, ormai al
limite dell'isterismo. Non mi sembra carino rimarcare il suo errore dicendogli qualcosa tipo "Si, si sparisci
pure!".
Mi spara.
Sento un incendio nella gamba e subito il fiume di sangue che scende. Cado in ginocchio. Stranamente ora non
trovo più nulla da ridere. Sto guardando la canna della pistola da cui esce una sottile linea di fumo. Si sparami,
finiscimi, sono un fallito, tanto non ho nulla da perdere, l'infinita retta del proiettile ha un punto di fine in me.
Spara, non aspetto altro. Pensieri sconnessi mi passano velocemente in testa e ancora un sorriso mi si disegna
sulle labbra. Vedo il dito che preme il grilletto, ma stavolta non sento il dolore. Rimango stordito un secondo
mentre osservo una macchia bianca-grigia-marrone mi passa davanti e atterra l'uomo con la pistola, il tutto con
la colonna sonora di un nitido bang e un miserevole plop.
Non ricordo, dicono che mi hanno trovato a dare calci a quello che rimaneva della faccia di quello scarto umano
mentre insultavo quel cane bastardo che mi ha salvato la vita, beccandosi una pallottola al posto mio e morendo
praticamente sul colpo. E ancora adesso quando ci penso mi chiedo chi te l'ha fatto fare? Ti ho sempre trattato
male, ti bastonavo quando abbaiavi, ti legavo fuori quando ero stufo di vederti in casa, mi dimenticavo di darti
da mangiare, ti scarpavo quando tornavo a casa dopo una giornata no, alle tue feste rispondevo a calci. Ma
questa è la tua vendetta vero bastardo? Per me sarebbe stato più facile morire in quel momento, che affrontare la
mia vita inutile e sopra il conto sapere anche di doverla a te! Bastardo! Beh alla malora tutto, ancora non riesco a
dormire pensandoci. Vorrà dire che cercherò di essere un uomo milgiore, forse te lo devo, ma di sicuro la
prossima volta mi compro un pesce rosso.

Cade una foglia di Ginko


Post n°23 pubblicato il 05 Dicembre 2006 da foglienere

Il ginko mi affascina, come potrebbe essere diversamente?


Un albero verde smeraldo in primavera che diventa oro acceso in autunno.
Non si copre di fiori colorati, non regala frutti succosi, non attira con soavi profumi.
Le sue foglie sono un piccolo ventaglio, con l'unico vezzo di una piccola V al centro, questo piccolo segno
esprime tutta la sua semplice eleganza, senza clamori, senza esagerazioni, il suo buon gusto disegnato nello
spezzarsi della linea dell'arco.
Una pianta che vive e sopravvive, nata prima dei dinosauri, sicura di se non si è modificata per adattarsi,
fiduciosa si è mantenuta fedele a se stessa.
Ancora oggi ci regala le sue cascate di foglie d'oro raccontandoci la lunga sua storia.
E sotto di lui ho nascosto le mie gioie di bambino, fiducioso che lo spirito del Ginko le conservi e le protegga
fino a che i miei figli non le ritrovino.

Fuoco
Post n°24 pubblicato il 06 Dicembre 2006 da foglienere

Danza la fata sulla punta di un fiammifero con passi dolci e misurati: uno scatto d'ira incendierebbe il suo mondo

Perdere
Post n°25 pubblicato il 07 Dicembre 2006 da foglienere

Una perla salata scendeva dal suo volto senza tempo, la tristezza dipinta nei suoi occhi non aveva confine,
superava le ere, andava oltre il tempo. Raccolte le ali sul suo corpo, sogna di scaldare il suo cuore gelato, mai le
candide piume sentiranno la fredda carezza del vento. Le braccia mollemente appoggiate sulle ginocchia, la testa
nascosta dentro la sconfitta.

Io non ho mai sognato


Post n°26 pubblicato il 08 Dicembre 2006 da foglienere

Sophie camminava, lenta per il quartiere di Saint Denis, il passo lento e gli occhi sgranati ad osservare le
meraviglie che le passavano davanti. A scuola i suoi compagni la prendevano in giro, la chiamavano Sophie
occhi-fissi. Non le piaceva all'inizio quel nome, ma aveva imparato ad accettarlo, se l'era lasciato cucire addosso,
ora le calzava perfettamente non le dava più fastidio.
Come sempre pensava ai sogni, non riesce a contare le volte in cui ha parlato di sogni e ha chiesto spiegazioni.
Fin dalla prima volta che aveva sentito quella parola da piccola era corsa dalla mamma e le aveva chiesto che
cosa è un sogno. La madre guardandola un po' stranita, le aveva risposto che i sogni sono quelle immagini che si
vedono da addormentati, quelle cose che sembrano reali fino a che non ti svegli. Aveva ripetuto la stessa
domanda molte volte e a molte persone, tutte le avevano dato più o meno la stessa risposta, ma nessuno era stato
in grado di rispondere alla seconda domanda: come faccio a sognare? quasi tutti provavano a risponderle
qualcosa del tipo prova a dormire e vedrai che ti arrivano i sogni, qualcuno le consigliava di leggere, qualcuno di
guardare la televisione, di bere un po' di latte o di te, ma nessuno sapeva darle la risposta esatta e tutti crollavano
alla sua affermazione successiva, "io non ho mai sognato".
Ma il suo stupore non si fermò lì, rimase ancora più scioccata quandi si accorse di quanto fosse banale quello che
vedevano le altre persone, quando chiedeva ai suoi genitori, a suo fratello, ai suo amici cosa vedevano indicando
col suo dito riceveva le risposte più insulse: una casa, un uomo su una bicicletta, un albero, un cane, una nuvola,
niente.
Capì perchè non sognava di notte, lei camminava nei sogni ad occhi aperti. Dal tetto della chiesa salpavano
galeoni all'inseguimento delle fregate dei pirati; in mezzo alla piazza maghi e cavalieri affrontavano di volta in
volta draghi, giganti, basilischi, gorgoni, meduse; astronavi e mostri extraterrestri si succedevano a fate e folletti,
per essere sostituiti da deserti di sabbia e implacabili tuareg, mostri marini e dolci sirene, dinosauri, sfingi,
uccelli leggendari e figure mitologiche, tutto passava davanti ai suoi occhi e non rimpiangeva certo che il sonno
fosso solo un nero vuoto tra un giorno e l'altro.

Io invece invidio chi sogna, io sogno pochissimo (anche se dovrei dire che al risveglio non mi ricordo i sogni)
più che addormentarmi mi sento scagliato tra le braccia di Morfeo e il risveglio è sempre uno strapparmi
all'incoscienza profonda. Beati voi che sognate! I miei sogni cmq iniziano quando apro gli occhi, Scalda.

Follemente
Post n°29 pubblicato il 12 Dicembre 2006 da foglienere

- Folle?
- Mente!
- Mente?!
- Folle!!

Al limite del mare


Post n°30 pubblicato il 14 Dicembre 2006 da foglienere

Dalla spiaggia vedevo la nave allontanarsi fino a sparire di colpo. Solo il giorno dopo ebbi notizia che un
capitano distratto era caduto oltre il bordo dell'oceano.

Il solito bar
Post n°31 pubblicato il 14 Dicembre 2006 da foglienere

immagineEntro nel solito bar, finisco sempre le notti qui. Non è particolarmente bello e nemmeno pulito, la
gente poi non la conosco nemmeno. Insomma come un orribile neo sulla faccia, non è uno spettacolo da vedere,
ma prima o poi ti abitui. Biascico un "il solito", poi ci ripenso, oggi è stata una giornata di merda. Con
convinzione aggiungo "fammelo doppio, ho bisogno di qualcosa di forte!" e sento i miei occhi brillare di
risolutezza. Il mormorio del bar si ferma un secondo per sottolineare il mio ordine. Mi sento giù, a pezzi, vedo la
mia vita rotolare nel baratro senza che io possa farci niente. Mi rifugio nel bicchiere che ho di fronte. Bevo il
mio latte e menta e me ne vado.

Scusate ma il periodo è così... niente racconti seri, anche se il periodo è piuttosto incasinato mi escono solo
cazzate. Un bacio amici.

Should I stay or should i go...


Post n°32 pubblicato il 17 Dicembre 2006 da foglienere

Come ogni mattina sono di fronte allo specchio. Mi riconosco appena nel riflesso. La barba di due giorni, già,
ieri non ha suonato la sveglia e non ho avuto il tempo di readermi. I capelli sono un campo di battaglia, mi
sembra di avere un broccolo in testa. Per non parlare delle occhiaie e della pelle tesa. L'acqua è fredda quando mi
arriva sulla faccia. Tengo gli occhi chiusi e tendo la mano mentre le gocce fredde scendono lungo le guance e
cadono con un plick nel lavandino. Dai polpastrelli mi arrivano sensazioni contrastanti, sento il vetro freddo
sulla punta delle dita e un tiepido vento primaverile che avvolge tutta la mano. Apro gli occhi, lo specchio si è
aperto e al di là stamattina vedo una collina di ciliegi in fiore. Una sottile brezza sparpaglia nell'aria una
moltitudine di petali rosa. Li osservo danzare sullo sfondo di un cielo terso, di un azzurro intenso in contrasto
con i bianchi pennacchi di nuvole. Sembrano tanti piccoli ballerini che si muovono al ritmo di una musica
silenziosa. Sento il profumo dell'imminente estate e ancora chiudo gli occhi per assaporare questa fantastica
sensazione. Quando li riapro mi scopro già con un piede sul lavandino pronto a tuffarmi al di là dello specchio,
anche oggi mi sono fermato in tempo, prima o poi verrà il giorno che non mi fermerò, ma attraverserò lo
specchio ad occhi aperti. Di là sembra tutto più facile, ma mi sembra di fuggire codardamente, così resto qui
dove la vita mi pare noiosa e complicata. Mi lavo nuovamente la faccia e quando riapro gli occhi sono ancora i
miei occhi che mi ricambiano lo sguardo, prendo il gel, prezioso amico, sistemo i capelli nella solita improbabile
cresta bionda e sono pronto per far colazione. Uscendo mi volto per chiudere la porta, raccolgo al volo un
baluginio rosa, aprendo la mano vedo che si tratta di un petalo di ciliegio e per un attimo ne assaporo l'effimero
profumo d'estate.

Leggendo Dylan Dog 84 - Zed di T. Sclavi e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò di L. Carrol

Racconto - Prima Parte (al momento senza titolo)


Post n°34 pubblicato il 20 Dicembre 2006 da foglienere

All'inizio lo facevo per il brivido del gioco, poi pian piano divento un'ossessione. Ero entrato così, per scherzo,
nel giro delle scommesso sul sesso dei nascituri. Era semplice bisognava scommettere se era maschio o
femmina. All'inizio qualche volta vincevo, poi mi prese la febbre, puntavo sempre di più e iniziai a perdere. I
miei debiti si facevano sempre più consistenti, non riuscivo a smettere. Per recuperare soldi dovetti affidarmi a
sistemi sempre più biechi, finchè toccai il fondo, giunsi a spacciare Marsh Mallows davanti alle scuole. Fu
entrando in questo giro che scoprii che le scommesse sui nascituri erano un imbroglio colossale, gestito da
infermieri senza scrupoli che facevano le ecografie prima della nascita. Il mio giro di spaccio si stava facendo
abbastanza redditizio, insomma tenevo testa ai creditori. Ma dopo un po' , per non destare sospetti dovetti trovare
qualche "socio". Avevo organizzato una piccola banda di ragazzini che facessero da intermediari e a cui passavo
una piccola percentuale in Marsh Mallows. Le cose andavano mediamente bene. Ogni tanto qualcuno cercava di
fare il furbo, così ero costretto ad usare il pugno di ferro. Mi dispiaceva usare metodi così truci, ma era l'unico
modo per ottenere il loro rispetto. Prendevo il malcapitato furbetto e di fronte agli amici dichiaravo di averlo
visto baciare la ragazza più brutta della scuola. Immancabilmente si dimenva e urlava che non era vero, ma lo
faceva in maniera così pietosa che nessuno gli credeva. Mi si stringeva il cuore a vederlo divincolarsi così, ma
questa era la vita, meglio impararla il prima possibile. Gli affari stavano andando a gonfie vele, insomma stavo
quasi per affrancarmi dai miei debiti, quando accadde l'impensabile. Il giro d'affari si sgretolò. Non fu per la
polizia, ero troppo accorto, non fu neanche una diserzione dei miei corrieri, fu una frase. Poche parole
mandarono in fumo il mio giro d'affari. Fu sufficiente una donna, bastò che una madre dicesse al suo
piccolo"non accettare caramelle dagli sconosciuti". Queste parole dilagarono come la peste ed io subii il tracollo.
Il mio impero nascente venne disintegrato senza colpo ferire. Imparai a mia insaputa il potere delle parole, anche
se me ne resi conto solo molto più tardi nella mia vita.

Natale a voi
Post n°37 pubblicato il 22 Dicembre 2006 da foglienere

Ci crediate o no è Natale, io ero più per il non crederci, preferivo un bel ferragosto, ma pazienza. Cammino per
le strade e guardo le luci. Premetto che odio le pacchianissime palle colorate che accendendosi ad intermittenza
sembrano rincorrersi, le odio perchè ogni volta, giuro ogni volta, resto ebete a guardarle! Non posso farne a
meno, mi ipnotizzano e non esiste nient'altro, certo è un po' un casino quando guido, ma finora mi è andata bene.
Una volta ho provato a ignorarle, la scena mi è rimasta impressa nella memoria, poi mi hanno spiegato che: 1.
non era natale 2. quelle luci si chiamano semaforo 3. non è un gentile meccanico che mi sta facendo un rapido
controllo gratis (in effetti non esistono per definizione) quello sotto la mia macchina...
Ricordo, a dodici anni, parecchio ingenuo, credevo ancora a Babbo Natale! perchè smettere di credere a uno che
ti porta i regali? Se non esiste chi se ne frega, i regali arrivano lo stesso. Cmq chiesi a mia mamma perchè i babbi
natale erano vecchi obesi, mentre le babbe natale erano dei pezzi di gnocca da calendario pirelli (in realtà non
usai esattamente queste parole, altrimenti con le cinquine che regalava mia mamma sarei passato direttamente al
natale dei miei diciotto anni). Lei non rispose subito, ma dopo averci pensato parecchio si comprò una scatola di
cioccolatini. Provai allora ad esporle il mio piano geniale, mi sarei nascosto sotto la coperta del divano e
all'arrivo babbo natale sarei uscito di soppiatto con un nodoso bastone in mano, bersaglio la nuca del vecchietto,
poi con l'altra mano avrei aperto un'ottimo spumante per la babba natale che immancabilmente lo avrebbe
dovuto accompagnare tenendo perfettamente nella sinistra i due flute mentre le passavo soavemente un braccio
sulle spalle. Al che mia mamma guardandomi con occhio clinico mi chiese dove avrei recuperato le mani in
eccesso. Mentre facevo un rapido inventario delle mani che avevo a disposizione una mano mi arrivò da mia
mamma, una bella mano morbida, affusolata, con le dita leggermente divaricate, atterrò sulla mia guancia
superando la velocità del suono, di questo ne sono sicuro perchè il rumore dello schianto arrivò moolto dopo che
la mia guancia esplodesse.
Da quell'anno per natale chiedo sempre un bella confezione di ghiaccio istantaneo che non si sa mai. Ma devo
ancora trovare una scusa plausibile per questo tatuaggio tiribale a strisce bianche e rosse che mi trovo al lato del
viso...
Cmq passate un buon natale, di amore, di amicizia, di ipocrisia, di sesso, di cibo, di amici, di poesia, di favole, di
vino, insomma di come volete e riuscite a passarlo. Ma vi auguro che almeno un gesto di schietta amicizia
riusciate a riceverlo. Ciao, Scalda!

5 minuti
Post n°38 pubblicato il 23 Dicembre 2006 da foglienere

Avete mai pensato quanto si crede grande l'uomo e quanto è in realtà piccolo anche solo nei confronti della
terra?
Facciamo un rapido calcolo giusto per darci un'idea. Proviamo a rapportare la vita del nostro pianeta fin qui ad
un solo anno. Assumiamo la vita della terra della durata di 5 miliardi di anni (approssimata per semplificare i
calcoli eheh)
Bene, facendo la proporzione tra la vita della terra e un anno solare sapete quando appare l'uomo, inteso come
homo sapiens? Beh più o meno alle 23.55 del 31 Dicembre, giusto in tempo per festeggiare capodanno!
Quindi l'intera storia umana si riduce a 5 minuti, che poi sono quelli che passi incazzato in fila in posta, perchè
quello davanti non sa cosa vuole e l'impiegata è un'incapace!
Buoni cinque minuti

Hamlet
Post n°39 pubblicato il 26 Dicembre 2006 da foglienere

Hamlet di Branagh
l'ho visto
tutto
bello
duecentoquarantadue minuti primi
non credo lo rifarò...

Destinazione andar via...


Post n°41 pubblicato il 28 Dicembre 2006 da foglienere

immagineSi guarda intorno con aria stranita. La stazione, un luogo così familiare, teatro di tanti distratti passaggi
apre il sipario su una nuova scenografia. Ora deve fare i conti con questa nuova presa di coscienza, la stazione è
reale. Ha in mano un biglietto, perchè l'ha raccolto? Domanda oziosa, non ha una risposta, l'ha fatto e ora guarda
quel pezzo di carta senza sapere cosa pensare. Il biglietto è nuovo. Il treno parte fra cinque minuti. La
destinazione un paese sconosciuto all'estero, due cambi, dieci ore di viaggio. Nel formicaio umano non trova
appigli, l'indifferenza che lo circonda lo gela. Andare, tornare, partire, viaggiare. La sua vita tutt'a un tratto gli
pare fragile, tornare a casa gli sembra inutile. Il treno parte fra due minuti. Senza rendersene conto si trova già al
binario. Il fiume di pensieri, non si arresta, la valigetta nella mano destra gli sembra quella di un'estraneo, la
osserva, ne riconosce ogni graffio, ogni filo penzolante, ogni cucitura, ma come se l'avesse avutain un'altra vita.
La porta aperta del treno lo invita a salire. Sa che a destinazione ci sarà lei, c'è sempre una lei alla fine del
viaggio. La immagina già, i suoi riccioli neri agitati dal vento, il suo corpo flessuoso, i suoi occhi neri come
un'eclisse.
Dieci ore, due cambi, le porte si chiudono, il fischio, il treno parte.

Ricordi
Post n°43 pubblicato il 03 Gennaio 2007 da foglienere

Glielo avevano detto che non era facile, aveva sempre creduto che fosse difficile trovare la strada, ma tutti gliela
sapevano indicare e molti erano anche i segnali lungo la via. Insomma non si poteva sbagliare. Capì subito
dov'era il difficile, era fare i conti con il passato. Stese la sua coperta e passò al vaglio tutta la sua dolorosa
esistenza, ogni frammento della sua vita che tornava alla memoria, ogni momento che riusciva a ricordare. Quasi
tutti erano dolorosi, pieni di rimorsi e di risentimenti. Li mise in fila uno dopo l'altro. Li riguardò uno a uno, li
assaporò, li vagliò come perle. Tanta strada per quel momento e ora non ne era più sicuro. Ma l'indecisione durò
un'attimo, si diede dello stupido e senza un'occhiata si voltò e se ne andò. Lasciò indietro la sua vita e quello che
uscì era un uomo nuovo, senza passato, si sentiva felice, libero, non sapeva chi era, ma non gliene importava.
E prima o poi tornavano tutti. Rientravano mogi, giravano fra le coperte impolverate, gingillavano con i ricordi,
indecisi su quale vita riprendere, su dove ricominciare, tutti sembrano così miseri, ma così necessari.
I pochi che non tornavano tristi erano i folli, così pieni di vita che una sola esistenza non bastava, erano i pochi
che tornavano più volte e senza aver mai portato via nulla...

Ringrazio una cara amica che ha ispirato questo racconto ieri sera verso le una di notte con una sua canzone.
Davanti ad un mix di Celtic Irish e Cioccolata calda alla nocciola. un bacio Vero!

Raccogliere i pensieri
Post n°44 pubblicato il 06 Gennaio 2007 da foglienere

Raccogliere i pensieri era la sua vita. li vedeva formarsi lentamente, come dei piccoli frutti e li accudiva con
amore. Bisognava curarli con attenzione perchè anche i pensieri più belli potevano nascondere un'infezione. Una
bella idea contagia necessariamente quelle vicine e più questa cresce più prendono forza le altre, ma se inizia a
marcire crea danni inimmaginabili.
Al mattino perdeva sempre un po' di tempo in più per curare i pensieri dei bambini, erano quelli più semplici, ma
quelli che nascevano con più difficoltà, li vedeva faticare ad uscire dalla terra, li guardava sempre con un po' di
apprensione. Era felice quando li vedeva completati così piccoli, così elementari, eppure così eccezionali perchè
il primo pensiero è sempre un evento.
Il giorno poi trascorreva nella routine dei pensieri dei "grandi", era tediosa questa parte della giornata, i pensieri
dei grandi nascevano in fretta, senza molta grazia, erano marroni, grigi, neri e morivano in fretta. Erano sempre
tutti uguali, non avevano bisogno di grandi attenzioni. Ma capitava ogni tanto, tra questo grigiore, un'esplosione
di colore, aspettava sempre con impazienza questi momenti. Erano i pensieri dei poeti, dei pittori, degli artisti, li
vedeva letteralmente esplodere tra il grigiore e poi piano piano prendevano forme sempre più belle, più regolari
in cui esprimevano tutta la loro pienezza. Si commuoveva quando accudiva le tenere preoccupazioni delle madri.
Ma il momento migliore lo teneva per la sera. Solo allora si concedeva di sedersi e osservare. Quello era un
gruppo di pensieri che non necessitavano cure. Sbocciavano quasi all'istante, assumevano le forme più strane e
cambiavano di continuo, gli stessi colori non si lasciavano fissare. Non c'era motivo di metterci mano, il loro
mutare continuo li proteggeva dal marcire, non c'era infenzione che potesse colpirli e lo spettacolo del loro
crescere era impagabile. Spesso si addormentava così, stanco e felice per la giornata di lavoro, con un gran
sorriso che gli illuminava la faccia, davanti ai pensieri dei folli.

Guardando avanti
Post n°45 pubblicato il 08 Gennaio 2007 da foglienere

Ci siamo incontrati dopo quasi 5 anni che non ci vedevamo. Il mio migliore amico aveva compiuto da poco 85
anni.
Con che gioia mi guardava mentre mi salutava con calore
Poi mi disse, con le lacrime agli occhi dalla felicità: " Ho scoperto cosa voglio fare da grande"

Mi manca il Leprotto Bisesistile...


Post n°47 pubblicato il 09 Gennaio 2007 da foglienere

Sono nel mio negozio, ma non entra nemmeno un cliente. Il silenzio mi saluta da caro vecchio amico, mentre la
solitudine mi avvolge di pensieri come una calda coperta. Sono un cappellaio, vendo cappelli per tenere al caldo
la testa della gente, perchè tenga caldi i loro pensieri, perchè non escano di soppiatto mentre sono ancora
incompleti. Forse sono un Cappellaio Matto che non riesce a seguire un filo nei suoi pensieri. Intorno a me non
c'è nemmeno un cappello, un basco, un berretto, una coppola, non c'è nemmeno un negozio, forse non sono un
cappellaio, forse sono solo matto...

Post N° 49
Post n°49 pubblicato il 10 Gennaio 2007 da foglienere

L'arte è il bacio del Genio all'anima.

Compagno di viaggio
Post n°51 pubblicato il 11 Gennaio 2007 da foglienere

Tag: Parole

Viaggiamo quasi sempre assieme. Lui è il compagno di viaggio che preferisco, chiuso nell'abitacolo della
macchina non c'è via di fuga, neanche con i discorsi. La Radio può momentaneamente coprire un silenzio
imbarazzante, ma nei lunghi viaggi in due il dialogo è inevitabile. Due persone in un auto è un concetto strano. Il
piccolo spazio ristretto così familiare mentre ti trovi in posti sconosciuti, come portarsi un piccolo angolo di casa
sempre in giro. E in questo piccolo angolo la confessione è d'obbligo. Così, tolgo la maschera e tiro fuori me
stesso. Lui mi ascolta sempre, mi guarda attento, sembra sempre capire cosa provo. Spesso risponde con il
silenzio alle mie parole, non il silenzio imbarazzato di chi non sa che dire, ma quel silenzio carico di significato
di chi non ti giudica, di chi riflette su quello che hai detto e prova mettersi nei tuoi panni. Sembra strano ma in
quei silenzi mi rinfranco, non serve neanche che arrivi una risposta, ma mi basta la sua presenza per sentirmi
meglio.
Dopo queste lunghe conversazioni scendere dall'auto e prendere una boccata d'aria è un piacere che sa di
rinascita.
Dato che ci sono vi presento il mio compagno di viaggi

Si chiama Cambec

Contraddizione
Post n°52 pubblicato il 12 Gennaio 2007 da foglienere

Affondo i canini in quel lurido collo. L'insaziabile fame e l'ossessione del sangue si placano mentre bevo
quell'oro rosso. Sento l'estasi ripercuotersi in tutto il mio vecchio corpo, l'energia che mi scorre attraverso queste
aride vene. L'ebbrezza della nuova vita appena rubata mi prende e per un po' la stanchezza e la disperazione si
placano, ma so che sono in agguato, come feroci predatori attorno ad una creatura ferita.
Sono stanco.
Da quanto tempo vivo? Prima o poi ogni vampiro si pone questa domanda, che subito è seguita da un'altra: ma io
sono ancora vivo?
Mi guardo attorno, sono in uno sporco vicolo, immondizia ovunque. Sono a New York, credo, anche questo è
confuso, sono qui per la mostra su Picasso... L'Arte la mia passione, la mia prima ossessione ormai naufragata
nel mare del sangue.
Sono stanco.
Ho conosciuto Picasso l'ho seguito per anni... tengo gelosamente un suo quadro nel lercio appartamento dove
abito, ormai l'unico mio legame con l'Arte. Lo chiamano periodo azzurro, perchè non sanno quanto nero fosse
quel periodo per Pablo.
La rabbia mi assale, non mordo più quel collo, lo sbrano, dilanio la carne. La sete di sangue è placata ora sto
appagando un'altra fame, più subdola, più infida, più inappagabile: la fame di distruzione, la fame di corruzione.
Ne sono sempre più succube, inizo a strappare la carne da questo povero essere, le mie unghie che affondano nel
suo petto lasciano profondi graffi, succhio qule poco sangue che ne esce. E ancora un guizzo di energia scorre
nel mio corpo.
Sono stanco.
Getto incurante il cadavere nel vicolo e mi dileguo.
Domani andrò a quella mostra di Picasso, andrò a salutare un vecchio amico, assaporerò per un po' la pace che
mi sarà sempre negata.

Riposo
Post n°56 pubblicato il 19 Gennaio 2007 da foglienere

Cade la fredda neve


sui palpiti del cuore
come calda coperta

Maschiaccio
Post n°57 pubblicato il 23 Gennaio 2007 da foglienere

Ecco un raccontino, o meglio, la presentazione di un personaggio, una spadaccina costretta a nascndersi. Non mi
piace come l'ho scritto, poca ironia, un po' pesantuccio, ma non mi veniva niente di meglio. Magari lo
riarrangerò un giorno, per ora mi ha un po' stufato.

Le armi mi hanno sempre affascinato, fin da piccola. Ho sempre visto i miei fratelli allenarsi duramente con
quelle spade scintillanti. Ma quando a 4 anni chiesi come regalo una spada fui guardata come la peggiore delle
bambine e mi fu regalata una bambola. Era il mio 4 compleanno, il 25 Agosto del 1623. Quella bambola è
ancora in camera mia che mi guarda beffarda senza che io l'abbia mai toccata. La mia passione per quelle striscie
d'acciaio scintillante non si placò, ma da brava figlia di nobile casato non potevo abbassarmi a prendere in mano
una spada. Il vietarmelo però, accentuò sempre più la mia voglia di brandire quelle lame affilate. A otto anni, i
miei genitori provarono a cedere leggermente e mi regalarono un arco. Non era il mio sogno, ma servì a tenere la
mia mente occupata e il mio corpo lontano da quei salotti pieni di signore infagottate di ampi vestiti, dai
camerieri ossequienti, da bambine smorfiose.
Le lezioni si svolgevano sempre nel prato a fianco dell'ingresso, dovevo presentarmi vestita di tutto punto, come
se andassi a cena, con le ampie gonne che mi impedivano di muovermi, il bustino che rendeva ogni respiro
un'impresa, le ampie maniche che si impigliavano sempre nella corda. Eppure anche così divenni brava, ricevevo
i complimenti del maestro e dei miei compagni. Probabilmenti molti degli apprezzamenti erano dovuti al fatto
che ero la figlia del padrone di casa, ma non me ne curavo perchè sentivo di meritarli. Ero sempre più brava con
l'arco, ma non mi bastava, non ero per nulla soddisfatta. Iniziai ad uscire di nascosto a cavallo con il mio arco,
vestita con brache e camicia e capelli raccolti. Le prime uscite erano timide, i fermavo nelle radure nei pressi
della villa, ma iniziarono presto a farsi temerarie. Uscivo anche per ore, odiavo i pomeriggi di pioggia che mi
costringevano a casa. Mi prese la sete della caccia, ricordo bene quell'estate, avevo compiuto i tredici anni. La
gioia di colpire quella tenera lepre, vedere lo strale coglierla a mezzo salto. Quando andai a recuperarla sentii un
lungo brivido lungo la schiena, ma inesplicabilmente provai una forte gioia nel sentire il piccolo cuore smettere
di battere. Era una cosa che le mie sorelle e le mie amiche non avrebbero mai provato, anzi si sarebbero ritratte
colme di ribrezzo. Io mi cullavo nella gioia della mia unicità.
Iniziai a spiare di nascosto le lezioni di scherma dei miei fratelli, ripetendole con un batone fino alla nausea.
grazie al cielo ci facevano portare spesso i guanti, altrimenti chissà cos'avrebbe detto la mamma di quei calli,
inaccettabili sulle mani di una dolce fanciulla.
A quindici anni finìi a letto del maestro di scherma e inizia le lezioni con la spada.
Avevo già avuto le mie piccole esperienze e avevo capito in fretta che arma poteva essere la femminilità. Così
con un po' di moine, qualche stuzzicatina, qualche allusione subito mascherata da un innocente rossore, il
maestro non tardò a cadere nella mia rete. Avevo calcolato tutto alla perfezione. Lo avevo incastrato al ritorno
dall'allenamento con i mano le armi smussate. Così dopo avergli dimostrato la mia disponibilità presi con
noncuranza una delle delle lame chiedendo con finta innocenza:
"Questa come si usa?"
Lui rise e prendendo l'altra lama si mise blandamente in guardia
"Quarda, ci si mette così e..."
Non finì la frase, rimase a bocca aperta mentre la sua spada volò dall'altra parte della stanza. Mi ero allenata
parecchio su quel disarmo ed ero sicuro di coglierlo impreparato. La cosa funzionò, il ricatto era ovvio, lezioni di
spada per notti di piacere. Rimase stupito di quanto avevo imparato solo guardando, poi sotto la sua guida in
breve tempo superai i miei fratelli, lo avrei anche dimostrato se me ne fosse stata data la possibilità.
Anche l'altra parte del patto mi soddisfava pienamente, le notti si dimostravano spesso troppo brevi.
Vivevo nel costante timore che la nostra relazione potesse essere scoperta, eppure mi faceva sorridere pensare
che lo scandalo suscitato dalla nostra relazione amorosa sarebbe stato nulla al confronto si quello che sarebbe
scoppiato se mi avessero sorpreso capace di adoperare una spada.
Eppure...

Se siete arrivati fino in fondo bravi! Volevo creare un personaggio femminile per un racconto o un gioco di
ruolo, ma dovevo giustificare da una parte la sua femminilità e dall'altra la bravura in ambiti prettamente
maschili come la spada e il tiro con l'arco.
Beh se a qualcuno serve prenda pure....

Nome
Post n°58 pubblicato il 24 Gennaio 2007 da foglienere

Il tuo nome,
lo terrò gelosamente nascosto in fondo al cuore come perla rara per goderne in solitudine,
lo urlerò nel deserto affinchè sia l'unico rumore che ode il mio orecchio,
lo sussusserò nella notte come preghiera per un desisderio che si avveri,
continuerò a scriverlo sulla sabbia
e lotterò con il mare per mantenerne vivo il ricordo.

Sorridere
Post n°60 pubblicato il 26 Gennaio 2007 da foglienere

L'ultimo sorriso sarà il triste sorriso di chi se ne va sapendo che non c'è null'altro per cui valga la pena rimanere.

tradotto... finchè si sorride vale sempre la pena

Combattere
Post n°61 pubblicato il 28 Gennaio 2007 da foglienere

Ho preso coraggio e sono salito in pedana come avevo scritto qui


Ma non c'era la voglia di vincere, c'era solo la voglia di essere vivo. Attaccavo, paravo, mi gettavo contro. Nella
mente mi passavano i versi del Cyrano
"Oplà pavido allocco
la ballata è finitaio tocco"
e in quel momento partivo con l'affondo ad ottenere il punto. La scena è stata solo mia, ma porto con me la gioia
di quell'attimo riuscito. Scontro comunque perso...
Altro scontro, vantaggio di due punti, posso tranquillamente attendere di vincere facendo scadere il tempo.... ma
chissenefrega, è la mia prima gara faccio quello che mi pare!!! Così attacco, provo le cose più assurde, la mia
spada percorre le traiettorie più strane. Le mie gambe si muovono per i cavoli loro, dal vantaggio iniziale finisce
che perdo... amen.
A metà del combattimento successivo non c'è storia, ne prendo di santa ragione anche perchè continuo a
folleggiare. Alla mia ennesima azione folle l'arbitro (una donna... si dice arbitra?) mi guarda storto, poi guarda il
mio maestro a bordo pedana che ricambia con uno sguardo a metà tra "Che ci posso fare? è fatto così!" e "Io
quello non l'ho mai visto!"
Così finisce che perdo anche quello.
Ultimo combattimento, devo dare il meglio di me.
E accade!
Siamo 4 pari: chi fa punto vince.
Eccolo il momento lui parte con un affondo, ma non più un brufoloso adolescente biancovestito, la palestra
diventa un campo da torneo sotto gli occhi di un potente gruppo di nobili e una folla di rozzi villici. Io sono al
centro della competizione e vedo partire il colpo. La mia è un'azione magistrale (in fondo sono Magistro
ehehehe), salgo in posta di donna e, sentendo cozzare le lame, repentinamente afferro la lama avversaria e
rispondo con un rapido fendente alla testa, la vittoria è mia.
Il fischio dell'arbitro mi riporta nel 2007. Ammonizione, mi viene sventolato davanti un bel cartellino giallo.
Non si può assolutamente afferrare la spada avversaria! L'avversario mi guarda allibito da dietro la maschera,
anche l'arbitra mi guarda storto, sicuramente non le era mai capitato qualcosa del genere, vabbè io me la rido
della grossa sotto la maschera. Ci rimettiamo in posizione e sull'assalto purtroppo la mia punta scivola sulla sua
divisa, la sua risposta invece è semplice e perdo anche questo incontro.
Bene non mi resta che farmi una bella doccia cambiarmi e tornare a casa. Perse tutte, ma credo che continuerò a
combattere così per un bel po'... almeno finchè posso usare la scusa "ho cominciato solo da pochi mesi eheheh"
Decisamente i combattimenti seri non fanno per me!

Arriva l'omino
Post n°62 pubblicato il 30 Gennaio 2007 da foglienere

Mi raccontava mio nonno che nel mio paese, quando lui era giovane, erano tutti scorbutici. Nessuno ruisciva ad
essere gentile con gli altri, ma senza capire perchè. Nemmeno a provarci si riusciva ad essere cortesi. Finchè un
giorno, arrivò un omino con un grosso carro e sul carro c'era una grossa macchina. L'omino si fermò in piazza e
chiese del sindaco. Ma tutti gli rispondevano in malo modo, nessuno gli sapeva indicare dov'era il sindaco senza
aggiungere qualche parola maleducata. Allora l'omino esclamò: "Ohibò, ma qui c'è proprio bisogno del mio
lavoro! Domani resterete senza parole!" Detto questo si avvicinò al grosso macchinario e iniziò a tirare leve,
premere bottoni, girare manopole, la macchinà diede prima qualche sussulto e poi iniziò a far uscire un fumo
nero. Andò avanti tutta la notte e oltre, neppure i più curiosi resistettero per vedere l'effetto di quell'enorme
trabiccolo.
Ma alla mattina accadde proprio come aveva detto quel buffo omino, rimasero tutti senza parole. Nessuno
riusciva a parlare, invece delle parole uscivano delle grosse bolle di sapone. I grandi dapprima si preoccuparono
mentre i bambini giocavano allegri per tutta quella meraviglia. Pian piano tutti ricordarono le parole dell'ominio
e a mezzogiorno tutto il paese era in piazza a fare cerchio attorno al piccoloo forestiero. Questi, un po' intimorito
da tutta quella gente, continuava a lavorare alla sua macchina dicendo "State tranquilli, domani sarà tutto a
posto. Lasciatemi lavorare se no per domani non riesco a finire." Così la gente visto che non c'era soluzione
cominciò a giocare con le bolle, si giocava a chi la faceva più grande, a chi la faceva più piccola, a chi ne faceva
di più, a chi la mandava più lontano e ogni minuto si inventava un gioco nuovo. Così senza accorgersene e senza
una parola venne la notte e tutti tornarono a letto stanchi e felici.
Il mattino dopo la gente si alzava e diceva "Buongoiorno!" ma quel "Buongiorno" brillava, aveva anche una
luminosa scintilla sulla O. E tutti correvano fuori a parlare, le parole uscivano erano talmente colorate che non
riuscivano a smettere di parlare. Tutti corsero in piazza a fare grande festa all'omino. Lui un po' imbarazzato di
tanta festa disse che aveva fatto semplicemente il suo lavoro di Lavaparole. Aveva anche messo in un grosso
sacco tutte le brutte parole e le avrebbe portate via. Li salutò ammonendoli che avessero cura ora delle loro
parole perchè non sapeva quando sarebbe ripassato. LA gente del paese prima di lasciarlo andare però fece una
gran festa in suo onore e i bambini poterono mangiare dolci fino a notte fonda senza che nessuno li sgridasse!

L'omino però era un tipo distratto e si dimenticò del sacco con le brutte parole il quale una notte si aprì senza che
se ne accorgesse e di nuovo tornarono anche quelle, ma la gente ora sa che bisogna tenerle pulite e quando ne
vede qualcuna un po' sporchina corre suibito alla fontana della piazza per lavarla!

Dal buon Remigio, il buono e il cattivo tempo


Post n°63 pubblicato il 31 Gennaio 2007 da foglienere

Ieri, mentre mi recavo a piedi ad un appuntamneto in città, sono stato attirato da un piccolo negozietto. L'insegna
era ovale, di quelle ancora in lamiera e presentava un po' di ruggine ai bordi. Lo sfondo era di un verde smeraldo
un po' scolorito, ma le parole erano di un rosso brillante, ombreggiate in oro, probabilmente da poco ridipinte. La
scritta diceva "Dal buon Remigio, il bello e il cattivo tempo"
Sulla porta era appesa una bella lavagnetta in legno, un po' consunta ai bordi. Recitava, con la bella calligrafia
che aveva anche mio nonno:

Raggi di sole al metro


Nebbia fitta in sacchetti (aprire con cautela)
Chicchi di grandine al chilo (usare con attenzione)
Venti in barattolo (per gli uragani chiedere in negozio)
Ampolle di buona pioggia primaverile
Brina sottile (solo su ordinazione)
Foschia in soffi

Guardo dentro e un simpatico vecchietto con un gran sorriso mi fa cenno di entrare. Io gli sorrido a mia volta,
ma sono un po' in ritardo quindi gli faccio segno che tornerò dopo. Lui mi guarda un po' rattristato e scuote la
testa. Mi saluta con la mano e un dolce sorriso.
Al ritorno non c'era più neanche il negozietto, perchè certe cose le trovi solo quando non le cerchi.

Mancava un minuto all'una


Post n°65 pubblicato il 01 Febbraio 2007 da foglienere

Mancava un minuto all'Una. Povera Una non riusciva a stare chieta. Si sentiva persa senza quel minuto. Iniziò a
cercarlo in ogni luogo, chiedeva e cercava. Era in ansia per quel povero minuto tutto solo. Intanto mentre vagava
disperandosi capitò vicino ad un piccolo gruppo, mancava un quarto alle tre.
Ognuna delle tre diceva: "io ho preso solo il mio quarto" e le altre "Anch'io! Anch'io!". "Allora dov'è il quarto
che manca?" ma nessuna sapeva trovare una risposta e anche loro iniziarono ben presto a cercare.
Ma si sa il tempo perso non lo si ritrova più...

Icaro
Post n°66 pubblicato il 06 Febbraio 2007 da foglienere

Ho messo le ali in tasca, stringo i pugni e guardo basso. La grigia strada mi ricambia, mi osserva con
noncuranza, come se non ci fossi, non gliene frega niente. Non ci sto, la osservo con occhi cupi, dev'essere lei a
distogliere lo sguardo per prima! Non ce la faccio, distolgo io, lo fisso su un piccolo ciuffo d'erba che tende al
cielo i suoi fili. Ormai il verde è solo un ricordo, la polvere grigia lo copre quasi interamente. Così mi metto al
suo livello e inizio a prenderlo in giro. Lo canzono per la sua voglia di altezze, per la sua ricerca del cielo,
mentre è li basso, tutto impolverato. Dovrebbe accontantarsi, di quel piccolo angolino senza pensare
all'impossibile. Ma lui non mi ascolta, anzi, tende ancora di più i suoi fili verso cielo, lo insulto e me ne vado.
Sulla schiena ho la fastidiosa impressione di una linguaccia verde.

Icaro (ancora)
Post n°67 pubblicato il 06 Febbraio 2007 da foglienere

La pioggia scroscia, la sento scorrere sulla faccia. Le nere nuvole nascondono il mio cielo azzurro, ma non
basteranno a fermarmi. Le mie ali si aprono con uno schiocco poderoso. Il precipizio di fronte mi ricorda la
follia che mi scorre nelle vene, potrei cadere, potrei non riuscirci. Non importa. Due passi. Tre. Il quarto passo è
nel vuoto. Distendo le mie nere ali, cerco la corrente. Veloce, devo prenderla in fretta, sento già le piume bagnate
sento il peso della pioggia. Eccola, la corrente, mi ci infilo, come un bimbo nelle braccia della madre, mi
sostiene, mi coccola, mi solleva. Ed eccomi salire in alto dentro le nubi e ancora più su. E sopra splende il sole.
Mi riscalda, scioglie il freddo dei muscoli intorpiditi, asciuga il mio corpo. Lo so che mi brucerà, so che non lo
raggiungerò, so che scioglierà le mie ali e precipiterò di nuovo sulla grigia terra, ma perchè fermarsi? E' così
bello il sole...

Silenzi
Post n°69 pubblicato il 12 Febbraio 2007 da foglienere

Le parole si sono rispettosamente messe in disparte, mentre il tempo che abbiamo condiviso si misurava nei miei
gesti.
Alla stanchezza si univa la speranza delle ore che trascorrevano lasciando lentamente il loro peso sulle mie
spalle.
Forse la tua voce aveva ancora voglia di cantare, di arrivare alle mie orecchie, ma io ormai ti sono distante, per te
non ci sono più.
Ti sei incamminato in una strada in cui non posso seguirti, eppure forse un giorno forse ci rincontreremo
sorridenti come due vecchi amici e ricuciremo lo strappo.
Angelo, a presto!

Sogni di farfalle
Post n°70 pubblicato il 13 Febbraio 2007 da foglienere

Come un piccolo arcobaleno, una farfalla vaga per il bosco posandosi pigramente sul tronco di un vecchio abete.
Raccoglie gli ultimi caldi raggi di un sole rosso di tramonto, mentre lentamente passa dalla veglia al sonno, al
sogno...
E il suo sogno è la mia vita, fatta di piccole gioie e dolori, di successi e fallimenti, di calde giornate passate con
gli amici e fredde notti in solitudine, di avvolgenti amori e lancinanti tradimenti, fino a che non richiudo
nuovamente gli occhi.
E sogno...
di una soffice e luminosa alba che annunzia un nuovo giorno...
di una farfalla che si desta lentamente e con un leggero battito d'ali riprende il suo erratico viaggio.

Pioggia
Post n°71 pubblicato il 16 Febbraio 2007 da foglienere

Le nuvole decisero di far piovere gioia e felicità su questo mondo ormai così triste.
Ma la gente uscendo apriva l'ombrello.

Pesantezza
Post n°73 pubblicato il 23 Febbraio 2007 da foglienere

The fog-fairies walks lightly in the cloud-grass, living in never-ending happiness. They don’t embrace
each other, they can’t stand not to feel the heaviness of a loving hug.

Le nebbiafate camminavano delicate sull'erba-nuvola, vivendo in una felicità senza fine. Non si abbracciavano,
non riuscivano a sopportare di non provare la pesantezza di un amoroso abbraccio.
Aspettando l'alba
Post n°76 pubblicato il 01 Marzo 2007 da foglienere

Ultimamente mi sono dedicato poco al blog, ho una buona scusa! Così per mettermi alla prova ho scritto un
racconto horror per un concorso.
Perchè un racconto del terrore vi chiederete... beh perchè è il primo concorso che ho trovato... Avrei potuto
scrivere indifferente una storia per bambini o un poliziesco, era solo voglia di scrivere. Probabilmente è rozzo,
magari anche poco avvincente e non mette il benchè minimo terrore, ma visto che ormai l'ho scritto ecco a voi.
Se avete voglia di lasciare un commento ve ne sarò eternamente grato (diciamo per qualche ora...)
Scalda

Sono le dieci del 15 Giugno. Sono due notti che non chiudo occhio e questa non sembra diversa. So che domani
mattina riderò di queste poche righe, ma per combattere l'inquietudine e far passare il tempo ho deciso di
scrivere questa storia.
Sono stato nell'esercito partecipando a parecchie operazioni sul campo, ma venni cacciato per insubordinazione.
Fuori dall'esercito continuai a fare quello che avevo imparato: uccidere. Divenni un sicario. Le prime vittime
erano lavori poco impegnativi, li portai a termine in breve tempo. Fucili e pistole però mi stancarono ben presto,
libero dalla disciplina militare mi assalì la brama di sangue. Iniziai a seguire le vittime sempre più da vicino,
donavo loro la morte con gioia folle. Quando la lama del pugnale accarezzava lentamente la gola, gioivo nel
vedere il puro terrore sgorgare dai loro occhi mentre la vita erompeva con il rosso sangue.
Ma tutto è cambiato due giorni fa. Quel figlio di puttana.
Cazzo, ho visto ragazzi sgozzati, madri violentate con i figli ancora al seno, uomini torturati, insomma tutto
l'orrendo campionario che la guerra può morbosamente offrire e l'ho affrontato impassibile.
Non aveva neanche vent'anni, mi avevano consigliato di portare a termine il lavoro in fretta e senza avvicinarmi
più del necessario. Non ho resistito, togliere una vita così giovane non capita spesso. Iniziai il pedinamento, ma
più mi avvicinavo più provavo repulsione per quel giovane uguale a mille altri. Mi dissi che dopo quel lavoro
avrei preso una lunga vacanza, forse avevo lavorato troppo.
Due giorni fa ebbi l'occasione, lo avvicinai in un angolo scuro e lo colpii ad una tempia. Lo appoggiai ad un
portone in ombra e con la delicatezza di una fata gli appoggiai la fredda lama sul collo. Un brivido mi percorse
tutto il corpo, l'eccitazione mi scorreva per le vene come droga potente, ma stavolta c'era qualcosa di diverso.
Non era il caldo e fremente vibrare, il sudore mi si gelava addosso. "Per fortuna è buio" mi dissi, ma l'acciaio
lucido della lama colse un riflesso.
Merda! ho appena fumato tre sigarette di fila e mi è rimasta solo mezza bottiglia di whiskey. Non vedo l'ora che
venga domattina per ridere di queste stronzate. Giro a vuoto per la stanza, indeciso se uscire o meno, ogni volta
che mi avvicino alla porta provo un repellente senso di freddo.
E' quasi mezzanotte, sono in un bagno di sudore. Ho trovato il coraggio di uscire in fondo alla bottiglia di
whiskey, ne ho comprata un'altra. Insieme a qualche pacchetto di sigarette (Devo aver bevuto troppo, le righe
iniziano a muoversi). Sono corso in casa, le persone per strada mi guardavano con occhi rossi, qualcuno mi
sorrideva con un ghigno, mostrando lunghe zanne. Mi sentivo sempre osservato. Che cazzo di allucinazioni.
Niente, neanche infilandomi a letto riesco a prendere sonno, continuo a fissare questo soffitto scrostato. Così
scrivo, aspettando che l'alba giunga presto, voglio proprio rileggere queste poche righe e ridere di tutte queste
cazzate.
Unghie artigli denti graffi sangue sangue
Merda! Devo essermi addormentato! Mezzanotte è passata da poco.
È stato un sonno allucinato, queste parole devo averle scritte inconsciamente durante l'incubo. Sembrava così
reale.
Qualcosa è entrato dalla finestra. Ricordo solo lunghi artigli che mi squarciano le carni, le mie interiora uscire, i
suoi denti affondarmi profondamente nel collo, con grosse e forti mani mi disloca le braccia dalle articolazioni
fino a strapparmi muscoli e tendini. Io urlo e urlo, mentre il sangue schizza tutto intorno rendendo la stanza
simile ad un mattatoio.
La mia maglietta è zuppa di gelido sudore. Ha anche due gocce di sangue. Che non mi spiego.
Eppure la cosa più inquietante di tutto quell'incubo sono stati gli occhi. Occhi così antichi e profondi. Non riesco
a dimenticarli.
Erano gli occhi di due giorni prima. Illuminati dal riflesso della mia lama non mostravano il solito terrore, non
c'era l'angoscia dell'imminente morte. Erano colmi di sadico divertimento, il suo sguardo così colmo di maligna
conoscenza era fuori luogo in quella faccia così giovane. Non mostrava traccia di paura, ma solo una ripugnante
curiosità.
La vista della faccia morente delle vittime era la mia gioia, ma maledico mille volte quel dannato sprazzo di
luce.
Non riesco a ripensarci senza sentire il sangue gelarsi nelle vene, senza tentare di affogare il ricordo
nell'ennesimo bicchiere di alcool, senza provare ad annebbiarlo con un altra sigaretta.
Cazzo! Di nuovo! Mi hanno bussato alla porta, quella stronza della vicina si è presa un bel colpo quando mi ha
visto aprire. Non sono certo un bello spettacolo, sudato fradicio, con la maglietta insanguinata, per non parlare
della mia faccia. Dopo tre giorni devo aver delle occhiaie da far invidia ad un teschio. Non so con che coraggio è
riuscita a dirmi balbettando che aveva sentito delle urla disumane venire dalla mia stanza e voleva vedere se
andava tutto bene.
Devo essermi addormentato di nuovo. Un altro incubo mi deve aver assalito. Sentivo il sangue bollire nelle vene,
mi sentivo bruciare. Sentivo la pelle arricciarsi come in un incendio assieme all'odore della carne arsa dalle
fiamme. Il dolore era insopportabile e in quel momento devo aver urlato.
Manca un quarto all'una, ho ingoiato pasticche di tranquillanti, eppure non riesco a prendere sonno. Ora ho quasi
paura di addormentarmi, anche mentre sognavo il mio corpo che dolorosamente si inceneriva, avevo ben chiara
la presenza di quella faccia che godeva del mio dolore. Quel figlio di puttana rideva, come due giorni fa, in quel
portone, rideva di me mentre lo sgozzavo.
La mia maglietta è insanguinata, ora ha lunga una striscia di sangue. Assurdo, non ho nemmeno un graffio chissà
da dove viene. Me la sono tolta e ho guardato allo specchio il mio corpo segnato dalle molte cicatrici, nessun
taglio fresco. Indossandola di nuovo mi sono accorto anche del segno di una bruciatura. Dormendo devo averci
appoggiato la sigaretta accesa, ecco anche il perché di quel sogno. Il mio stato alterato legato all'odore di
bruciato ed ecco un bell'incubo in cui vengo arso vivo. Ma non mi sembrava di aver in mano una sigaretta,
dev'essermi caduta. Me ne sono accesa un'altra per calmare i nervi.
I tranquillanti non stanno facendo effetto. Sono quasi le due, mancano poche ore all'alba. Ho riletto tutto quello
che ho scritto. Sembra il delirio di un pazzo, mi sono messo a ridere. Nella stanza la mia risata risuonava con un
eco distorto. Il sudore mi si è ghiacciato sulla pelle con la sensazione che un fredda mano mi graffiasse la
schiena.
Sto ancora girando a vuoto per la stanza, guardando fuori dalla finestra la luna illumina di un pallore spettrale la
città. Per le strade non passa anima viva.
Merda, ancora! Sono fradicio di wiskhey. Stavo bevendo l'ennesimo bicchiere e mi sono trovato disteso a terra.
Fatico a scrivere tanto sto tremando, non riesco a tenere ferma la mano.
L'ho rivisto, era lui, è stato il peggior incubo che abbia mai avuto. Veniva verso di me ridendo, con il sangue che
colava dalla gola. Il suo ghigno mi rimbombava nel cervello, i suoi occhi diabolici mi avevano pietrificato, i miei
muscoli soffrivano dolori incredibili nella loro immobilità. Lui si avvicinava con satanica dolcezza, come un
perverso amante.
Fatico a scrivere, ma voglio tenere fede al mio impegno, prego l'alba che arrivi presto. Fanculo, questa notte non
finisce mai!
Mi ha appoggiato la mano alla guancia, scottava come brace, non riuscivo neanche ad urlare la gola mi pareva
pietra. La sua mano scendeva lentamente.
Ah voglio dormire, voglio dimenticare il dolore, era solo un sogno.
La sua mano scendeva sul mio petto fermandosi all'altezza del cuore, non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle
sue pupille, due pozzi aperti su abissi infernali.
Sentivo le sue dita al centro del mio torace lentamente affondare nella carne. Io ho urlato, chiedendo la morte,
pregando che quel dolore cessasse in qualunque modo, senza che le mie orecchie cogliessero alcun suono.
La sua mano si è stretta attorno al mio cuore, ne avvertivo la vibrazione in tutte le membra. Ha iniziato a
stringere, sentivo il tenero muscolo deformarsi e un insopportabile dolore diffondersi per tutto il mio corpo, la
sua risata intanto mi perforava i timpani. Ero immobile, completamente in suo potere attendendo l'inevitabile.
Non riesco a descrivere l'orrore di questo incubo, sono le tre, l'alba è vicina.
Sole, voglio il sole! Cazzo quando arriva?
Si divertiva ad aumentare pigramente la stretta per prolungare la mia agonia e assaporarne ogni istante. Infine il
mio cuore ha ceduto è scoppiato mentre il sangue mi schizzava su tutto il corpo e i miei sensi si annebbiavano.
Ho ripreso conoscenza con ancora la sensazione addosso del sangue caldo e appiccicoso.
Ti prego fa che l'alba arrivi, inizia a farmi male il petto
fatico a respirare
che dolore
il cuore
mi fa male il cuo

Dal rapporto della polizia si legge:


[...]gli agenti chiamati da una vicina disturbata dal rumore all'interno dell'appartamento hanno dovuto sfondare la
porta chiusa dall'interno [...] Il corpo è stato trovato già in rigor mortis, seduto al tavolo. Stringeva nella mano
destra ancora la penna con cui probabilmente stava scrivendo fino al momento in cui la morte sembra averlo
colto improvvisamente. [...] L'autopsia ha rivelato che la causa della morte è stato il collasso del muscolo
cardiaco. Il cuore si presenta fortemente lesionato, con molteplici rotture che ne hanno provocato una grave
emorragia interna e l’arresto. La morte è stata archiviata come infarto a seguito dell’assunzione di alcolici e
psicofarmaci.[...] L'ora del decesso è stata stimata dalla temperatura del fegato e dall'avvenuto rigor mortis
attorno alle 22.00 del 15 Giugno [...]

Accordo
Post n°84 pubblicato il 23 Marzo 2007 da foglienere

Sto vivendo la vita sull'onda vibrante di un sol minore, in attesa di accordarmi col mondo

Frasi del Terrore (*)


Post n°89 pubblicato il 02 Aprile 2007 da foglienere

Fantasma
"Per fortuna, pensa, mi avevano detto che eri morto!"
"Avevano ragione..."

Artigli
Fu grata per quei pochi istanti in cui non sentì più nè il suo urlo, nè l'atroce dolore...

Fuga
Sapeva di non aver tregua, era braccato, sentiva il suo fiato immondo sul collo, ma le sue gambe non ressero
oltre e cadde.

-
* volevo scrivere qualcosa, ma siccome tutto un romanzo era troppo lungo così ho scritto poche parole per gli
amanti dell'horror pigri, così non devono sforzarsi di leggere tutto il romanzo, ma hanno solo la conclusione.

sotto un ciliegio
Post n°90 pubblicato il 09 Aprile 2007 da foglienere

Sotto un piccolo ciliegio due bambini giocano fino al tramonto del sole.
Sotto un giovane ciliegio due ragazzi si scambiano timorosi il loro primo bacio.
Sotto un bel ciliegio un poeta compone assorto una poesia.
Sotto un robusto ciliegio un uomo affranto si toglie piangendo la vita.
Sotto un vecchio ciliegio, se passi in certe sere di primavera quando la magia dei fiori lo avvolge, puoi fermarti
in reverente silenzio e udire il più disperato inno all'amore.

i fratelli della luna


Post n°92 pubblicato il 14 Aprile 2007 da foglienere

Un'antica credenza (ma anche un giovane comodino) di Pohesghia racconta (ogni sera... e i Poesghiani sono
anche un po' stufi... vorrebbero guardare la Tv qualche volta, tanto per cambiare) che un volta la luna era sempre
visibile interamente, c'era sempre luna piena.
Un giorno però nel suo rotolare notturno successe che schiacciò l'alluce di Sertino Uguluasgo Figlio dl Cielo (e
di una non ben identificata divinità, insomma non vale la pena parlare dei Gossip in cui la Moglie di questo
Cielo ha fatto il Diavolo a 4, il Diavolo non era certo contento di finire in cassa integrazione perchè lei faceva il
suo lavoro e quello di altri tre come lui, ma in fondo è storia passata e della conseguente nascita dei buchi neri e
dello sporco tra le dita dei piedi ne parla un'altra storia)
...
...
Dov'ero rimasto?
Ah ecco, col l'alluce schiacciato Sertino Uguluasgo Figlio dl Cielo iniziò a demolire quella palla bianca che notte
dopo notte diventa sempre più piccola (ovvio se la demolisce mica si ingrandisce...).
Suo fratello Sertino Uguluisgo Figlio dl Cielo (di madre ignota... e con un padre con la fantasia di un menir) era
però molto affezionato a quella palla che rotolova la notte, ma non poteva fare nulla per fermare il fratello (Padre
Cielo stufo dei continui litigi, dovuti spesso al fatto che i loro nomi avevano una leggera assonanza che creava
spesso fraintendimenti quando chiamavano le varie donne a casa Cielo e non si sapeva mai se volevano uno o
l'altro o uno degli altri 3 con il nome leggermente assonante, sentendosi anche un po' in colpa, ma senza darlo a
vedere, Padre Cielo intendo, li aveva minacciati che al prossimo problema li avrebbe messi ad accendere e
spegnere le stelle ogni notte! [Cielo ci sperava anche un po' in un litigio perchè gli accenditori e spegnitori di
stelle erano in agitazione per il mancato rinnovo del contratto...])
...
Ecco... Sertino Uguluisgo Figlio dl Cielo decise così di aspettare che il fratello stanco di tale impresa si
addormentasse.
Quando non ci fu più luna il demolitore si addormentò e l'altro fratello inzio a ricostruirla lentamente.
Così al risveglio Sertino Uguluasgo Figlio dl Cielo vide di nuovo la luna intera e ricominciò a demolirla...
Così pur di non litigare i due fratelli continuano a demolire e ricostruire la luna.

(Certe volte mi chiedo perchè non mi siedo in poltrona a guardare Amici o Buona Domenica per dare la buona
morte ai miei pochi neuroni rimasti...)

Quando ho camminato nel cielo


Post n°93 pubblicato il 26 Aprile 2007 da foglienere

Il primo passo è stato molto insicuro, ero molto scettico, eppure chi mi accompagnava continuava a ripetermi
con dolcezza che non c'era pericolo. Così appoggiai il piede su quella candida nuvoletta, molto intimorito.
Non ho più provato un tale senso di leggerezza, mi voltai e gli sorrisi, sorriso che mi ricambiò con molta gioia.
Iniziai a salire e il correre su quel bianco scintillante mentre il sole mi scottava leggermente la pelle mi rendeva
euforico. Diventando sempre più sicuro presi a giocare con gli spiritelli del vento, i piccoli esseri dell'aria, così
ingenui e giocosi. Mi perdevo con loro in mille peripezie, mentre il sole lentamente scendeva in uno splendido
tramonto. Ed ecco, un piccolo genio sull'onda dell'entusiasmo, mi giocò un un piccolo scherzo, con un soffio mi
tolse la nuvoletta da sotto i piedi. Cadendo lo guardai inebetito, ma la sua faccia mostrava tutto il suo dispiacere
e la sua innocenza, non poteva capire quali gravi conseguenze avrebbe avuto il suo gesto sconsiderato. Così gli
sorrisi e lo vidi allontanarsi sollevato mentre la mia caduta diventava un magnifico tuffo nell'oceano dorato.
L'albero
Post n°94 pubblicato il 27 Aprile 2007 da foglienere

Trovai quel piccolo albero in uno dei miei giorni più neri. Così divenne il mio sfogo, il mio coltello saettava tra i
suoi rami, tagliava, strappava, lacerava. Ero talmente accecato dalla rabbia che mi ci volle molto per accorgermi
che più lo mutilavo, più l'alberello cresceva forte e rigoglioso. Dapprima la cosa mi fece andare ancora più in
bestia e continuai con raddoppiato vigore a ferire quei verdi rami, finchè finalmente non mi resi conto
dell'inutilità dei miei gesti; così feci l'unica cosa sensata che potevo fare. Continuai a tagliarlo finche non fu
abbastanza grande per accogliermi fra le sue fronde, dove mi accoccolai sereno, leggendo il libro di un antico
poeta.

Settimane lunghe
Post n°97 pubblicato il 15 Maggio 2007 da foglienere

Odio quando capitano le settimane con 3 lunedì...


Mai una con 3 sabati...

Gatto
Post n°98 pubblicato il 17 Maggio 2007 da foglienere

Miao!
Mentre si aggira tra il sogno e la realtà, tra questo mondo e quello dell'onirico, il gatto domina senza imporsi. Re
senza corona, viaggia per il mondo sapendo che la vita va vissuta, va spesa fino in fondo, rischiando sempre.. al
massimo ti restano le altre otto.

Come fratelli
Post n°99 pubblicato il 18 Maggio 2007 da foglienere

Il cortile risuona del cristallino rintocco dell'acciaio, lo stesso cortile che molto tempo addietro risuonava dei
colpi sordi di legno contro legno.
Si rincorrono tra le siepi incuranti di rovinare ore e ore di paziente lavoro, oggi non hanno più paura dei
rimproveri, delle botte, delle punizioni per una rosa spezzata come molti anni fa.
Si guardano negli occhi colmi di odio mentre i loro cuori piangono e sanguinano.
Di tutte le estati passate nell'innocente felicità è rimasta quest'ora feroce.
Quanto è lontano questo combattimento di spada, con la brama di uccidere, con la paura di essere colpiti, da
quelli che chiamavano allenamenti con le spade di legno. L'ingenuità della loro infanzia trasformava quei caldi
pomeriggi nascosti nell'ala delle scuderie in fantastiche battaglie all'ultimo sangue per la salvezza del regno e di
una principessa.
Ora non c'è spazio per i sogni, oggi è acciaio, sudore e sangue.
Vita e morte danzano sull'erba.

Il silenzio del deserto


Post n°102 pubblicato il 04 Giugno 2007 da foglienere

Arrivarono alla Città dal deserto in un torrido tramonto, erano in quattro, uomini dalla faccia segnata da una vita
dura, con il sorriso di chi aspetta senza fretta.
Non passò molto tempo che la notizia della loro venuta si diffuce in tutta la Città, ma soprattutto si diffuse la
voce della loro eccezionale mercanzia. Così ben presto molti si affollarono intorno a loro ovunque si trovassero,
in un prato, una piazza un chiostro ombreggiato. La gente della città veniva portando con se i beni più preziosi.
Girava voce che i quattro uomini portassero con loro un tesoro inestimabile.
Per alcuni fu una delusione quando annunciarono che la loro una merce molto rara nella città, il silenzio, ma
ancora più inestimabile perchè era il silenzio del deserto. Pochi se ne andarono, qualcuno rimase per curiosità,
ma in tanti chiesero di averlo offrendo gioielli, monete, oro e quanto di più prezioso possedevano.
Loro alla vista di quelle ricchezze scoppiavano a ridere. La maggior parte allora si offendeva e se ne tornava
imprecando e accusandoli di avergli fatto sprecare il loro tempo. I più curiosi vollero sapere perchè dileggiavano
così i loro beni, la risposta era semplice, il deserto non si cura dell'oro o dei gioielli. Qualcuno allora chiedeva
per cosa avessero portato il silenzio, con cosa lo avrebbero barattato. Ogni volta i quattro rimanevano stupiti
dall'ovvietà di una domanda che in pochi facevano, all'unisono rispondevano: "Storie"
A questa risposta pochi rimanevano seri, anche i più curiosi se la svignavano alla ricerca di qualche pettegolezzo
sulla più bella della città, o sul mercante più ricco, o sul principe ancora scapolo.
Ma i pochi che rimanevano avevano una storia da raccontare e con il cuore la condivisero. I quattro si sedevano
e offrivano ciò che avevano promesso, il silenzio del deserto. Un silenzio attento, comprensivo, infinito. Un
silenzio in cui le storie rieccheggiano per l'eternità.

Paura del mare


Post n°103 pubblicato il 13 Giugno 2007 da foglienere

La grande distesa d'acqua in continuo movimento, l'incessante andivenire delle onde schiumose, il frastuono del
rifrangersi sulla scogliera.
Tutto questo lo avrebbe paralizzato. La paura del mare lo avrebbe lasciato terrorizzato, scosso da tremiti come
un bimbo sperduto. Forse sarebbe crollato al suolo incapace di recepire tale vastità, o sarebbe fuggito impazzito
lontano dal quell'azzurro tumultuoso, finchè anche la più fievole eco della risacca non fosse scomparsa dalle sue
orecchie.
Come avrebbe reagito non lo seppe mai, aveva il terrore del mare, ma non ebbe modo di scoprirlo poichè visse
l'intera esistenza alle pendici dell'Himalaya.

Post N° 107
Post n°107 pubblicato il 05 Luglio 2007 da foglienere

Ho ritrovato me stesso!
Era sul fondo di una pila di maglioni che non uso da anni. Me ne ero anche dimenticato, chissà quando mi sono
perso.

Beata incertezza
Post n°108 pubblicato il 14 Luglio 2007 da foglienere

Sono nelle man di Dio... spero solo che non debba applaudire tanto presto...

Post N° 111
Post n°111 pubblicato il 08 Agosto 2007 da foglienere

Brucia l'anima con sulfuree lingue di fiamma, divampa lo spirito crogiolandosi nell'insopportabile calore.

Pastore di nuvole
Post n°112 pubblicato il 14 Agosto 2007 da foglienere

Aveva ereditato il lavoro dal padre, scomparso l'anno precedente. La madre non l'aveva mai conosciuta, una
malattia se l'era portata via quando lui aveva poco più di un anno.
Così ora passava i suoi giorni, girovagando per il cielo con il grosso bastone, segno distintivo della sua
professione di pastore. Correva dietro alle nuvole, le teneva unite, le raggruppava tutte insieme che non si
disperdessero, quando le vedeva oscurarsi cariche di pioggia furiosa cercava di spostarle la dove l'acqua sarebbe
stata una benedizione, le proteggeva dai venti furiosi che le avrebbero disperse. A volte si divertiva a
raggruppare le nuvole affinchè componessero immagini, così cavalli alati spiccavano il volo da bianchi scogli,
terribili dragoni si attorcigliavano a pallidi serpenti, candidi velieri salpavano per il mare più azzurro.
Ma il lavoro era faticoso, erano troppe le nuvole e lui non riusciva sempre a portare le nuvole dove voleva, così i
venti le disperdevano e le nuvole innervosite scaricavano pioggie e fulmini dove capitava, capitava anche che
non riuscisse a portarle là dove le genti chiedevano disperatamente acqua per il lungo di siccità.
E ogni volta gli si stringeva il cuore, si sentiva impotente, gli pareva che il suo lavoro fosse del tutto inutile. Ed
era in quei momenti che il ricordo di quel momento tornava prepotente a dargi coraggio. Era stato un solo
momento e probabilmente era solo il frutto della sua immaginazione. Si era addormentato esausto, disperato
come non mai. Le sue nuvole erano fuggite in preda alla tempesta più furiosa. Aveva pianto lacrime amare fino a
che non era crollato sfinito dal dolore.
Si risvegliò per una leggera brezza sul viso, come un tenero bacio. L'aria fresca lo accarezza dolcemente. Aprì
lentamente gli occhi, in una fugace visione le nuvole disegnavano un volto di donna e seppe dentro di sè che
quello era il volto di sua madre. La brezza leggera scompose subito il disegno lasciandolo con una serena
lacrima sulla gota e il cuore leggero.

Sole Luna Terra e Giocoliere


Post n°118 pubblicato il 25 Settembre 2007 da foglienere

Racconta una leggenda medioevale di una piccola comunità nascosta nella foresta nera che la Terra, la Luna e il
Sole siano in realtà delle grosse sfere fatte girare da un apprendista giocoliere. Per questo il loro moto è così
diverso, a volte si incontrano, a volte si passano una davanti all'altra, a volte speriscono.
Ma noi siamo qui con un brivido lungo la schiena in attesa che sbagli a lanciarle la prima volta...

Ricerca
Post n°120 pubblicato il 08 Ottobre 2007 da foglienere

Dov'è Solitudine quando ne cerchi la malinconica compagnia?


E dove puoi incontrare Tristezza quando ne senti la mancanza?
Agogno assaporare un momento con Tristezza e Solitudine mentre una calda tazza di the al gelsomino spande il
suo dolce vapore.

Viaggiare
Post n°121 pubblicato il 11 Ottobre 2007 da foglienere

Tutto è pronto per la partenza, le valigie sono stipate di vestiti, i biglietti pronti in tasca, le guide turitische e le
cartine stradali a portata di mano.
Ora che tutto è approntato mi siedo e attendo.

Pioggia
Post n°122 pubblicato il 15 Ottobre 2007 da foglienere

Dlin dlon!
"Si?"
"Pioggia?"
"Si sono io, ha bisogno?"
"Ehm ... si, ci sarebbe...."
"Va bene. Scendo"

Scende la pioggia ma che fa? Crolla il mondo intorno a me...

Finisce il vuoto
Post n°125 pubblicato il 14 Novembre 2007 da foglienere

Si stanno esaurendo le cave di vuoto, le fabbriche di buchi prevedono una crisi nera, ma nessuno sembra
preoccuparsi di questo.
Le cave di Vuoto in Kungiham, in Javolonia e in Pagottia si stanno riempiendo in maniera allarmante. Gli operai
ormai quasi non riescono ad entrare nelle cave per prendere il vuoto necessario alle industrie per creare buchi e
di conseguenza aumenta il costo.
Le ripercussioni finora sono passate inosservate, ma peggioreranno con l'aumentare della crisi. Già adesso si
inisiano a vedere Emmenthal con pochi buchi, meno ciambelle escono col buco, serrature completamente piene
in cui non entra la chiave, il buco dell'ozono non aumenta (questa potrebbe essere una buona notizia...), gli
amanti dell'ossobuco stanno facendo i salti mortali per procurarselo.
E le cose peggioreranno.

Collezionista di tempo
Post n°131 pubblicato il 17 Dicembre 2007 da foglienere

Fin da piccolo si curava di tenere del tempo per se. Appena poteva raccoglieva qualche secondo qua e là, rubava
un minuto quando poteva, qualche rara volta gli capitava anche di tenere per sè un'ora tutta intera.
Era assai geloso del proprio tempo lo metteva da parte, lo rimirava appena possibile e ne cercava ogni brandello,
ogni frammento.
Eppure un giorno chiuse male la finestra e un dispettoso colpo di vento la spalancò e soffiò giocosamente sulla
sua collezione. Non riuscì più a ritrovarle e pianse tutto il tempo perduto.

La Bussola d'Oro
Post n°132 pubblicato il 21 Dicembre 2007 da foglienere

Una ragazzina perduta in un mondo fantastico ha con se solo una magica bussola d'oro che indica il luogo doc'è
nascosto il più grande tesoro di tutti i tempi.
Una strega cattiva vuole quel tesoro e farà di tutto per averlo.
Come può una povera bambina sola e indifesa resistere?
Non può! Così mercanteggia con la strega una rendita vitalizia e una villa al mare!
Buon Natale! Scalda

alla sera
Post n°134 pubblicato il 28 Dicembre 2007 da foglienere

il Natale è passato,
è passato il Natale della Santa Messa a mezzanotte, con il seguito di pandoro e vin brulè e mille baci, abbracci e
auguri a persone che vedi solo qui
è passato il Natale dei regali sotto l'albero;
è passato il Natale del pranzo in famiglia, con le mille portate, con i parenti, con lo spumante e il pandoro, con la
voglia di alzarsi a far due passi tra primo e secondo.
E' rimasto il Natale di casa mia, alla sera, con la porta aperta agli amici, con il bollitore dell'acqua sul fuoco e il
thè e le tazze pronte ad accoglierla, con la sorpresa di chi viene la prima volta, con la familiarità di chi è di casa,
con la piccola stanza che si riempie, con le sedie, il divano e gli sgabelli che vengono occupati, con la serenità di
trovarsi per passare un momento assieme.
Per la gioia di condividere tutto questo con una persona.

A volte
Post n°136 pubblicato il 10 Gennaio 2008 da foglienere

A volte vorrei prendere le nuvole, cavalcarle come in un rodeo con il cielo che fa da sterminata arena. Galoppare
verso il sole fino a tuffarsi assieme nel profondo oceano. Cercare le profondità più oscure e giocare con gli
enormi mostri marini, fino a che esausto mi stendo sulla bianca sabbia a contemplare la luna, cullato dalla
risacca e protetto dalle stelle.
Post N° 137
Post n°137 pubblicato il 11 Gennaio 2008 da foglienere

Se le religioni sono l'oppio dei popoli la democrazia nè è la masturbazione

Risparmiare
Post n°140 pubblicato il 24 Gennaio 2008 da foglienere

Ha quasi 92 anni, e già per questo lo invidio parecchio, si muove un po' lento e curvo sul bastone, ci sente poco e
anche la vista è calata, così la nuora gli ha chiesto:
"Cosa dice papà, facciamo una visita per l'udito e compriamo l'apparecchio? E magari facciamo qualcosa anche
per gli occhi?"
Risposta (e qui è diventato il mio mito!):
"No, gho da mettar via i schei par quan' sarò vecio!"
(Trad per i non-veneti: no devo mettere via i soldi per quando sarò vecchio!)

Grandi
Post n°144 pubblicato il 26 Febbraio 2008 da foglienere

il bello di essere grandi è ricordarsi di quando si era piccoli e tornare bambini quando si vuole.
se non ce lo ricordiamo a cosa serve essere grandi?
voi siete ai stati così grandi da potervi permettere di essere piccoli?

Fiammifero
Post n°146 pubblicato il 13 Marzo 2008 da foglienere

Il demone si sveglia urlando.


Rosso di rabbia ruggisce la sua furia, ma subito si annoia, si cheta mentre percorre lentamente la piccola strada,
lasciando dietro di se il nero del proprio passaggio

Casa
Post n°149 pubblicato il 07 Maggio 2008 da foglienere

Ho venduto tutto e ho comprato un cuscino su cui appoggiare i miei sogni, un pennello per dipingere con l'acqua
nei momenti tristi, un cane e un gatto per sentirmi in famiglia mentre litigano. Ora il mondo è la mia camera da
letto!

Crescere
Post n°152 pubblicato il 05 Giugno 2008 da foglienere

Passò il vento con sorriso malizioso.


I piccoli semi ne rimasero affascinati, qualcuno si abbandonò completamente alle sue carezze, qualcuno chiese
"posso andare a giocare?" La pianta li guardò e celando la tristezza acconsentì "Andate pure piccoli miei"
Accompagnando l'ultimo saluto con silenziose benedizioni.

Al vento disse solo: "Abbine cura!" ma quello era già passato.

Giocare
Post n°153 pubblicato il 10 Giugno 2008 da foglienere

Ho tirato fuori le parole da quel vecchio cassetto, le ho sparpagliate per terra e ci ho giocato come un bambino.
Ho scritto una poesia di un perduto amore che corre fra le nuvole e del vento che lo cerca.
Poi l'ho frantumata ed è nata una filastrocca con tanti gatti matti, con tetti perfetti e fitti peli ritti.
L'ho rimodellata un po' e fuggendomi di mano è nato un racconto di un povero ragazzo che ruba per vivere,
finchè non trova un uomo che lo cresce e lo ama finchè la guerra non li divide.
Ho sentito la serratura girare, impaurito ho nascosto tutto nel cassetto perchè la mamma non mi vedesse giocare.

Sera
Post n°154 pubblicato il 16 Giugno 2008 da foglienere

Fermò la sera. In quell'ora magica che è il crepuscolo, diede un attimo di tregua al tempo.
Non era più il chiaro giorno, benedetto dal caldo sole.
Non era neanche la buia notte, con la pallida luna ad illuminare i gioiosi inganni.
Era il crepuscolo del cielo indeciso, un istante eterno che lascia correre la fantasia e il fiato.
Poi non riuscì più a tenere le briglie del tempo e lo lasciò galoppare, pronto a tuffarsi nel buio.

Dalla Terrazza
Post n°164 pubblicato il 14 Novembre 2008 da foglienere

Stamattina presto sono salito in terrazza. Era parecchio che non lo facevo, sempre di corsa, sempre qualcosa da
fare e gli occhi si abbassano, lentamente, dall'azzurro delle nuvole al grigio della strada.
Il terrazzo è diventato un ripostiglio a cielo aperto, vasi di coccio alcuni rotti, altri con qualche pianta estinta da
secoli, un paio di stendini arrugginiti, la ruota di una bicicletta che mi chiedo ancora come ci sia arrivata, una
gabbia per pappagalli contorta, anche se non è mai passato nessun volatile in casa mia senza che fosse destinato
al forno.
Tra tutto questo paradiso da rigattiere in lontanza sorgeva il sole. Ho preso la rincorsa e sono saltato; mi piace
volare: dall'alto tutto è più piccolo, tutto più semplice.
L'alba tingeva di rosso la neve sulle montagne all'orizzonte, mi tuffai verso quelle cime infiammate. Atterrai
scalzo sulla neve. Il freddo mordeva i piedi ma l'eccitazione cancellava ogni brutta sensazione, così mi misi a
correre nel bianco con il sole nascente che mi colpiva dritto in faccia. Mi gettai esausto in un cumulo di neve,
sprofondando in quel gelido candore, mentre il mio respiro affannoso creava piccole buffe nuvolette.
Presi con me il gelo di quei momenti e lo portai sotto una doccia bollente, pronto per uscire di casa per una
nuova giornata di lavoro, con un lieve sorriso.

Errori
Post n°165 pubblicato il 17 Novembre 2008 da foglienere

Ecco, il lavoro è quasi finito, giro le ultime viti, più che altro per il nervosismo, ricontrolli i pochi settaggi et
voilà, la mia macchina del tempo è pronta! Sono quasi 20 anni che ci perdo le giornate, ma soprattutto le nottate!
Sembra un piccolo sgorbio a metà tra un frullatore, un'aspirapolvere e tostapane, ma sembra funzionare.
Grazie al cielo ho una moglie stupenda che mi è stata vicina, senza di lei ci sarei mai riuscito.
La macchina non è grande e ha poca potenza, purtroppo non posso fare viaggi troppo lunghi, nè troppo distanti.
Ci penso un po', per il primo viaggio vorrei rimediare ad un'errore che ho commesso da ragazzo: in un momento
di rabbia mandai in mona il mio migliore amico; dopo poco le strade si separarono senza neppure salutarci e non
ci siamo più re-incontrati.
E' tutto a posto, attivo il congegno, fa il rumore di una lavatrice con lo scarico otturato, dopo quattro squash tutto
cambia, luci, suoni come in un pessimo film e mi ritrovo a quasi 30 anni fa.
Non ho molto tempo, forse un paio d'ore.
Corro e mi guardo attorno, che male che mi fa rivedere il quartiere di dove abitavo, mi pare di essere finito in
una foto.
Accipicchia ho sbagliato qualcosa, il mio vaffanculo è già stato consegnato da almeno un paio d'ore, vedo il mio
amico camminare da solo scalciando un barattolo, sta anche piangendo, non me lo ricordavo così mammoletta...
faccio finta di niente e gli sbatto contro: mi guarda incazzato, lo guardo più incazzato, com'è piccolo, gli estorco
una scusa qundi lo invito a parlare e dopo un'ora, una Coca per lui e un whisky per me, lo convinco a fare pace,
con il me stesso da ragazzo.
ho quasi esaurito il tempo, mi congedo con la promessa di rivederlo (fin troppo facile a questo punto) e mi
nascondo, lasciando che l'apparecchio faccio il suo show illuminotecnico da 4 soldi e mi rimandi a casa, con un
sorriso da ebete soddisfatto.
Quella in cui torno però non è casa mia, sembra più una specie di discarica.
Nel mio laboratorio-ripostiglio ci sono attrezzi, schede elettroniche, lampadine rotte e tutto quelli che infesta il
normale luogo di lavoro di uno scinziato pazzo, compreso un tramezzino mezzo masticato sul tavolo e tutti i
predecessori sparsi per il pavimento.
uscendo la cosa non migliora, abiti, calzini, mutande coperte si mescolano a occasionali cacciaviti spersi, fogli
scarabocchiati penne e matite pesantemente rosicchiate.

(finirò domani)

Errori (finale)
Post n°166 pubblicato il 06 Dicembre 2008 da foglienere

uscendo la cosa non migliora, abiti, calzini, mutande coperte si mescolano a occasionali cacciaviti spersi, fogli
scarabocchiati penne e matite pesantemente rosicchiate.
Mi aggiro per casa come un sonnambulo, vedo tutte le mie cose sparse in giro, sembra proprio non mancare
nulla, ma è tutto in disordine come se fossero passati dei ladri.
O peggio, come se nessuno mettesse mai a posto...
Ho già le lacrime agli occhi rendendomi finalmente conto che si le mie cose ci sono tutte, ma ci sono solo le mie
di cose: è l'appartamente di un single.
Impiego una settimanata tra telefonate, incontri e figuracce a capire come sono andate le cose: mia moglie ha
conosciuto il mio migliore amico prima di me ed ora è sposata con lui. Io sono solo un amico.
La mia vita non è un granchè: tecnico in una ditta di informatica, qualche amica, ma niente di serio e mia
mamma che in questi giorni vuole farmi ricoverare in un ospedale psichiatrico.
La macchina del tempo è sistemata, pronta a farmi rimediare il più grande errore della mia vita. Si parte,
destinazione correzione! (rido fra me di questa pessima rima pensando a che livello sono ridotto)
Stavolta l'operazione è da manuale, intercetto il mio amico prima prima che intercetti il me della settimana
scorsa e gli faccio cambiare leggermente percorso, aggiungendo anche qulache commento poco lusinghiero sul
me di trent'anni fa.
Ora è tutto a posto, trascorro gli ultimi minuti con gli occhi umidi contemplando i luoghi della mia giovinezza,
con il rimpianto di un tempo dove tutto era più facile.
Il ritorno a casa è accompagnato da un grosso sospiro di sollievo. La casa è esattamente come la ricordavo, tutto
in ordine e soprattutto le foto di noi assieme che mi guardano sorridendo.
Voler cambiare il passato è un salto nel buio, ogni interferenza per quanto piccola può portare conseguenze
catastrofiche, in un impeto di gioia per faccio a pezzi la mia invenzione, apprezzando la mia vita come non mai!
Corro fuori e cerco mia moglie. Quando la trovo la abbrccio, la bacio, le grido il mio amore. Lei mi guarda
sbigottita, mi chiede se sto bene. Le rispondo di si, le dico che non l'ho mai amata come oggi e rido della sua
faccia incredula. Mi dice che sono pazzo, si forse lo sono ma per ora sono contento così!
Lei non accenna a sorridere mi guarda sempre più stranita e aggiunge che tutto questo non cambia il fatto che
ormai ha deciso, domani ufficializzeremo il divorzio.

Ovviamente poi si sposerà con il mio amico, che tra l'altro ora è il mio capo e non perde occasione per
umiliarmi.
Sto piangendo sui pezzi della mia macchina del tempo chiedendomi perhchè non ho mai scritto niente per
spiegare come costruirla!
Post N° 167
Post n°167 pubblicato il 09 Dicembre 2008 da foglienere

Il ghiaccio vela il mio cuore


i suoi aghi lo trafiggono
è una sofferenza più leggera

Alito
Post n°169 pubblicato il 16 Febbraio 2009 da foglienere

Soffio
che fa volare i semi come minuscoli paracaduti,
che fa sussultare lei mentre la sue pelle si scuote in un brivido
che spegne la debole luce di una candela mentre il buio mi avvolge.