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Anatomia Umana 1a parte

ANATOMIA UMANA (Università degli Studi di Urbino Carlo Bo)

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ARGOMENTO 1
TESSUTI
I tessuti sono insiemi di cellule specializzate e prodotti cellulari che sono organizzati per svolgere un numero
limitato di funzioni.
Esistono quattro tipi principali di tessuti:
1. Epiteliale
2. Connettivo
3. Muscolare
4. Nervoso

1. Tessuto epiteliale
Le cellule danneggiate o perse in superficie vengono sempre rimpiazzate dalla divisione delle cellule staminali che
si trovano all’interno dell’epitelio.
Il tessuto epiteliale comprende:
● Epiteli di rivestimento
● Epiteli ghiandolari (strutture secernenti derivate dagli epiteli)
Un epitelio di rivestimento è uno strato di cellule che ricopre una superficie esposta, tappezzano una cavità o un
condotto.
Gli epiteli coprono ogni superficie corporea a contatto con l’ambiente esterno (cute, orecchio interno, cuore, vasi
sanguigni, apparato digerente, respiratorio, genitale…)
Non vascolarizzati, si nutrono per diffusione tramite superficie apicale o basale.
FUNZIONI: gli epiteli offrono protezione fisica, controllano la permeabilità e generano sensazioni, oltre che
produrre secreti specifici, che vengono prodotti dalle cellule ghiandolari.
MANTENIMENTO DELL’INTEGRITÀ DEL TESSUTO EPITELIALE: tutti i tessuti epiteliali poggiano su una lamina
basale sottostante.
CLASSIFICAZIONE DEGLI EPITELI: gli epiteli sono classificati in base alla forma e al numero di strati.
EPITELIO SEMPLICI: costituito da un solo strato di cellule che poggiano su una lamina basale.
EPITELIO STRATIFICATO: presenta diversi strati, qui ci basiamo sulla forma e spessore delle cellule.

EPITELIO PAVIMENTOSO (forma irregolare, poste una attaccata all’altra)


1. SEMPLICE:
● È il tipo di tessuto epiteliale più delicato di tutto il corpo
● Solo in zone protette o con poco attrito (es. cavità ventrali e superficie interne apparato
circolatorio) o dove avviene assorbimento (es. polmoni)
● Cavità ventrali – mesotelio
● Cuore e apparato circolatorio – endotelio
2. STRATIFICATO:
● In zone sottoposte a forte stress
● Più strati di cellule per proteggere da aggressioni chimiche e fisiche (es. bocca, faringe, esofago,
retto, vagina)
● Dove c’è alto stress meccanico e rischio di disidratazione, strati pieni di cheratina, diventando
robusti e impermeabili, epitelio pavimentoso stratificato cheratinizzato.
● I non cheratinizzati si trovano nelle cavità orale, faringe, esofago, retto, ano, vagina, se non
idratato si disidrata.

EPITELIO CUBICO (Forma esagonale, quadrata in sezione, nucleo al centro della cellula)
1. SEMPLICE:
● La distanza tra due nuclei adiacenti uguale all’altezza dell’epitelio
● Svolge limitate funzioni protettive e si trova in regioni che compiono attività di secrezione e
assorbimento (es. epitelio tuboli renali)
2. STRATIFICATO:
● Forma uguale al semplice
● È molto raro, lo troviamo nelle ghiandole sudoripare e nei dotti delle ghiandole esocrine.

EPITELIO CILINDRICO: appaiono di forma esagonale ma non più alte e meno larghe delle cubiche

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1. SEMPLICE:
● Può svolgere funzioni protettive, oltre che di assorbimento e secrezione
● Tappezza stomaco, intestino e dotti escretori.
2. STRATIFICATO:
● Svolge una funzione protettiva
● Lo troviamo nella faringe, uretra, ano, e in alcuni grossi canali escretori.
● Quando è pluristratificato solo le cellule più superficiali sono cilindriche

EPITELIO PSEUDOSTRATIFICATO E DI TRANSIZIONE:


1. EPITELIO CILINDRICO PSEUDOSTRATIFICATO: appare stratificato perché i nuclei si trovano a distanza
variabile dalla superficie, ma in realtà tutte le cellule sono a contatto con la lamina basale.
se le cellule esposte hanno le ciglia epitelio cilindrico cigliato pseudo stratificato (cavità nasali,
trachea, bronchi e parte dell’apparato genitale maschile)
2. EPITELIO DI TRANSIZIONE:
● Epitelio stratificato con caratteristiche speciali che gli permettono di contrarsi e stirarsi, senza
creare danni alle cellule che lo compongono
● Riveste pelvi renali, vescica e utero.

EPITELI GHIANDOLARI:
Le ghiandole possono essere classificate in base al loro secreto, alla modalità di secrezione e alla struttura.
● SECREZIONI ESOCRINE: vengono riversate attraverso dotti sulla pelle o altre superfici epiteliali che
comunicano con l’esterno;
● SECREZIONI ENDOCRINE: dette ormoni, vengono riversate dalla ghiandola nel liquido interstiziale
intercellulare (liquido tra le cellule) e nell’apparato circolatorio, per esocitosi.

Le ghiandole esocrine possono essere classificate in:


● SIEROSE: producono una secrezione acquosa con enzimi
● MUCOSE: producono un secreto mucoso, composto da glicoproteine (mucine) che assorbono H2O.
● MISTE: producono entrambi i tipi di secreti

E in base al numero di cellule…


● UNICELLULARI: formate da un'unica cellula diventata ghiandola;
PLURICELLULARI: sono epiteli ghiandolari o aggregazioni di cellule ghiandolari che producono un secreto
endocrino o esocrino.
Es. cellule secernenti muco dell’epitelio gastrico – epitelio secernente

ORGANIZZAZIONE STRUTTURALE DI UNA GHIANDOLA PLURICELLULARE:


1. Forma della porzione secernente
● Se le cellule si dispongono a forma di tubo = tubolari
● Se le cellule si dispongono a forma di tasca chiusa = alveolari
2. Tipo di ramificazione dei dotti
● Se non da collaterali = semplice
● Se si ramifica più volte = composto

MECCANISMI DI RILASCIO DEL SECRETO:


 MEROCRINA: è la più comune, prodotto rilasciato per esocitosi (es. saliva)
 APOCRINA: implica la perdita della parte apicale del citoplasma cellulare
 OLOCRINA: distrugge le cellule che si riempiono di secreto, esplodendo letteralmente.

TESSUTO CONNETTIVO
Il tessuto connettivo svolge importanti funzioni:
● Costituisce una rete strutturale
● Trasporta liquidi e materiali disciolti
● Protegge organi delicati
● Supporta, circonda e interconnette i tessuti
● Conserva energia

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● Difende l’organismo dai patogeni.

Tutti i tessuti connettivi hanno tre elementi comuni:


1. Cellule specializzate:
● Fibroplasti: producono le fibre e la matrice connettivale
● Fibrociti: mantengono le fibre e la matrice del tessuto connettivo
● Macrofagi: FISSI e LIBERI. I macrofagi fissi si trovano nei tessuti e fagocitano microorganismi,
quelli liberi sono cellule fagocitarie che circolano nel corpo.
● Adipociti: immagazzinano riserve lipidiche
● Cellule mesenchimali. Rispondono ad infezione dividendosi in cellule figlie (fibroplasti, macrofagi e
altre cellule connettivali)
● Melanociti: sintetizzano melanina
● Mastociti: stimolano l’infiammazione locale
● Linfociti: partecipano alla risposta immunitaria neutrofili ed eosinofili, piccole cellule ematiche
fagocitarie che si spostano durante i processi infettivi od infiammatori
Matrice extra-cellulare:
2. Fibre proteiche: ne esistono tre tipi:
● Fibre collagene: molto flessibili, ma molto resistenti, presenti soprattutto nei tendini.
● Fibre reticolari: presenti in organi come milza e fegato, dove formano lo stroma (rete) che sostiene
il parenchima, mantengono la forma e la posizione indifferentemente da dove provengono le forze.
● Fibre elastiche: proteina elastina, mettono in connessione più tessuti od ossa, elastiche fino al
150%.
3. Sostanza fondamentale: formata da acido ialuronico, proteoglicani e glicoproteine, che insieme ne
determinano la consistenza.

CLASSIFICAZIONE:
● Il tessuto connettivo propriamente detto comprende tutti i tessuti connettivi che contengono diverse
popolazioni cellulari e tipi di fibre;
● I tessuti connettivi fluidi hanno una popolazione cellulare distinta. il sangue e la linfa ne sono due
esempi;
● I tessuti connettivi di sostegno hanno una popolazione cellulare meno eterogenea rispetto a quella del
tessuto connettivo propriamente detto e possiedono una matrice densa, che contiene fibre strettamente
impaccate. I due tipi di tessuto connettivo di sostegno sono la cartilagine (matrice in gel, caratteristiche
variano in base alle fibre) e l’osso (matrice calcificata, contiene minerali e Sali di calcio).

TESSUTO CONNETTIVO PROPRIAMENTE DETTO:


● Contiene fibre extracellulari, una sostanza viscosa e due tipi di cellule, fisse che contribuiscono al
mantenimento, alla riparazione e alla riserva energetica e migranti che si occupano di difesa e riparazione
dei tessuti;
● I tipi di tessuto connettivo propriamente detto si distinguono per tipi di cellule e qualità e quantità di fibre
e sostanza fondamentale, es. tessuto adiposo (grasso) e tendini;
● Tutti i tessuti derivano dal mesenchima embrionale;
● Il tessuto connettivo propriamente detto può essere classificato come:
1. Lasso, riempie gli spazi tra gli organi, ha una funzione ammortizzante e di sostegno agli epiteli,
circonda i vasi sanguigni e i nervi, conserva lipidi e favorisce la diffusione di materiali, si dividono
in:
 Tessuto connettivo areolare, più presenza della sostanza fondamentale, ammortizza i
traumi;
 Tessuto connettivo reticolare, maggior percentuale di cellule fibrose reticolari, forma lo
stroma;
 Tessuto connettivo adiposo, gli adipociti diventano fissi, non più fluido come il tessuto
connettivo areolare;

2. Denso, alta percentuale di fibre, predominano le fibre collagene:


 Regolare, le fibre collagene sono disposte parallelamente tra di loro, strettamente
addensate e allineate secondo il vettore di forza applicati al tessuto;

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 Irregolare, dispone di fibre collagene intrecciate a maglia che forniscono solidità e


sostegno ad aree sottoposte a forze da più direzioni.

TESSUTO CONNETTIVO LIQUIDO


● Sangue e linfa ne sono due esempi, entrambi contengono cellule e vari tipi di proteine, il sangue è formato
da globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, la linfa si genera quando il liquido interstiziale entra nei vasi
linfatici;
● I liquidi extracellulari contengono il plasma sanguigno, il liquido interstiziale e la linfa.

TESSUTO CONNETTIVO DI SOSTEGNO


● La cartilagine e l’osso sono definiti tessuti connettivi di sostegno, in quanto sostengono tutto il corpo,
tessuto ricco di fibre;
● La matrice della cartilagine è gelatinosa ed è prodotta dalle cellule immature dette condroblasti e
mantenuta da cellule mature dette condrociti, un pericondrio fibroso la divide dal resto dei tessuti;
● Esistono tre tipi di cartilagine:
o Cartilagine ialina, la più comune, contiene fibre collagene strettamente impaccate, sebbene
resistente e flessibile è molto fragile, riduce l’attrito tra le superfici ossee;
o Cartilagine elastica, costituita da molte fibre elastiche che la rendono molto resistente e flessibile,
che sopporta le malformazioni e torna alla sua posizione originale;
o Cartilagine fibrosa, poca sostanza fondamentale, più fibre collagene, fornisce resistenza alle
pressioni, ammortizza gli urti e previene lesioni da contatto tra le ossa.
● L’osso ha una matrice formata da fibre collagene e sali di calcio.
● Tutte le superfici ossee, ad eccezione delle cavità articolari, sono ricoperte da un periostio, formato da uno
strato cellulare e uno fibroso. Esso assicura l’adesione dell’osso ai tessuti circostanti e partecipa alla
riparazione ossea.

IL SANGUE
Ha funzione:
● Respiratoria, trasporto O2 e CO2;
● Nutritizia, trasporto sostanze nutritive assorbite;
● Escretrice, rene, ghiandole sudoripare e polmoni;
● Mantenimento del tasso idrico;
● Coordinamento e regolazione, ormoni e enzimi;
● Difesa;
● Regolazione dell’emostasi;
● Mantenimento della pressione osmotica (minerali) e oncotica (proteine del sangue).

Il sangue contiene plasma 55% e gli elementi figurati del sangue 45%.
Gli elementi sono: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.
● Il globulo rosso (eritrociti) ha il compito di trasportare ossigeno e anidride carbonica;
● I globuli bianchi (leucociti) sono importanti componenti del sistema immunitario e proteggono il corpo da
infezioni e malattie, rimuovono sostanze di rifiuto e cellule danneggiate/alterate;
● Le piastrine sono frammenti cellulari circondati da membrana, piatte e arrotondate, intervengono nel
processo di coagulazione riparando eventuali rotture delle pareti dei vasi sanguigni.

LA LINFA
Si forma quando i liquidi interstiziale entra nei vasi linfatici, che lo riportano all’apparato cardiovascolare.

TESSUTO MUSCOLARE
Il tessuto muscolare è costituito principalmente da cellule specializzate nella contrazione, ce ne sono tre tipi:
● Scheletrico: contiene fibre muscolari cilindriche molto grandi, tenute insieme da fibre, collagene ed
elastiche. Le fibre muscolari scheletriche presentano striature, sono multinucleate e i nuclei si trovano

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sulla superficie del sarcolemma, abbiamo le fibre rosse (contrazione lenta e sostenuta, +mitocondri
+mioglobina) e le fibre bianche (contrazione rapida, -mitocondri –mioglobina). Il muscolo scheletrico
è detto anche tessuto striato volontario perché possiamo controllarne la contrazione. Cellule tenute
insieme dal tessuto areolare;
● Cardiaco: si trova solamente nel cuore ed è composto da cellule piccole e ramificate la cui contrazione
non controllata dal sistema nervoso. Sono presenti le cellule pacemaker che danno l’impulso, non
essendo controllato dal sistema nervoso, viene detto muscolo striato involontario;
● Liscio: è costituito da cellule piccole, assottigliate, mononucleate. Si trova nella parete dei vasi
sanguigni intorno agli organi cavi e nel rivestimento di diversi organi. È definito muscolo involontario.

ARGOMENTO 2
CUORE
L’apparato circolatorio è a circuito chiuso, il sangue viene pompato dal cuore in direzione centrifuga tramite
arterie, arteriole e capillari, da cui nella periferia originano per confluenza, capillari, venule e vene che in
direzione centripeta riportano il sangue al cuore.

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La circolazione del sangue si può dividere in due circuiti, ed entrambi partono e finiscono al cuore.

Posizione e forma: si trova nel mediastino, fra i due polmoni, leggermente spostato a sinistra, ha una forma a
tronco di cono ribaltato, dove abbiamo una base rivolta verso l’alto all’altezza della terza cartilagine costale in
alto dietro e a destra, e un apice all’altezza del quinto spazio intercostale, in basso a sinistra avanti.

Il cuore può essere diviso in due parti, destra e sinistra, a loro volta divise in altre due parti, atrio e ventricolo.
I 2 atri sono separati dal setto interatriale mentre i 2 ventricoli sono separati dal setto interventricolare, atrio e
ventricolo sono separati dal solco coronario, ogni atrio comunica con il rispettivo ventricolo attraverso le valvole,
ovvero pieghe dell’endocardio che si aprono e si chiudono per evitare che ci sia un reflusso del sangue, mantenendo
così l’unidirezionalità del flusso sanguigno.

ATRIO DESTRO
Riceve sangue da:
● Vena cava superiore, si apre posteriormente superiormente;
● Vena cava inferiore, si apre posteriormente inferiormente;
● Seno coronario, si apre al di sotto della vena cava inferiore.

La parte interna presenta delle creste muscolari prominenti, a causa della presenza dei muscoli pettinati, che
originano nella superficie interna dell’auricola destra (parte espandibile dell’atrio) fino alla parte atriale
anteriore.
Il setto interatriale presenta il foro di Botallo, che si chiude entro le 48 ore dalla nascita lasciando così solo la fossa
ovale. Se rimane aperto la pressione del sangue nei polmoni aumenta causando ingrossamento cardiaco, accumulo
di liquidi nei polmoni e insufficienza cardiaca.

VENTRICOLO DESTRO
L’apertura tra atrio e ventricolo è chiusa dalla valvola atrio-ventricolare o tricuspide, costituita da 3 lembi inseriti
lungo i margini dell’orifizio.
Le estremità libere sono attaccate a fasci di fibre collagene, dette corde tendinee, che originano dai muscoli
papillari. Questi muscoli sono estroflessioni della parete ventricolare.
La superficie interna presenta anche pieghe irregolari, dette trabecole carnee.
Nella porzione superiore troviamo il cono arterioso che termina con la valvola semilunare polmonare, la quale è
formata da tre lembi di connettivo spesso e controlla la pervietà dell’arteria polmonare, che si divide in 2 di destra
e 2 di sinistra.

ATRIO SINISTRO
Riceve sangue da:
● 4 vene polmonari, 2 di destra e 2 di sinistra.
Non possiede muscoli pettinati ma trabecole sottili.
Anch’esso presenta un’auricola e una valvola atrioventricolare (bicuspide o mitrale).

VENTRICOLO SINISTRO
A differenza del ventricolo destro è più grande e ha una parete più spessa, infatti ha il compito di pompare il
sangue all’interno dell’organismo.
Presenta trabecole carnee prominenti, un paio di muscoli papillari danno origine alle corde tendinee delle due
cuspidi mitraliche.
Superiormente è presente la valvola semilunare aortica, formata sempre da 3 lembi, a cui segue l’aorta.
Alla radice dell’aorta ascendente troviamo tre dilatazioni sacciformi, i seni aortici, che impediscono che i lembi
aderiscano alla parete dell’aorta.

STRUTTURA DEL CUORE


Il cuore esternamente è rivestito da una membrana sierosa che si chiama pericardio, che si divide in:
● Pericardio fibroso, è lo strato più esterno del pericardio e ed è costituito da tessuto connettivo denso
contenenti abbondanti fibre collagene, le quali legano la base del cuore al mediastino e limitano i
movimenti dei vasi principali durante la contrazione;
● Pericardio sieroso, che si trova in profondità rispetto al pericardio fibroso, è costituito da due strati:
o Pericardio viscerale o epicardio, ed è lo strato più interno;
o Pericardio parietale che è a contatto con il pericardio fibroso.

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La cavità pericardica è quello spazio che rimane delimitato tra il pericardio parietale e il pericardio viscerale,
contiene liquido pericardico che ha il compito di ridurre l’attrito tra le pareti.

Il cuore è un organo cavo, la cui parete è costituita da tre strati:


● Epicardio, corrisponde al pericardio viscerale e riveste la superficie esterna del cuore. Si tratta di una
membrana sierosa, costituita da un mesotelio che riveste uno strato di tessuto connettivo areolare di
supporto;
● Miocardio, costituito da strati di tessuto muscolare cardiaco e da tessuto connettivo, vasi sanguigni e nervi.
Il miocardio atriale è sottile e si dispone ad “8” circondando gli sbocchi dei vasi venosi nell’atrio. Il
miocardio ventricolare è molto più spesso, e l’orientamento dei cardiomiociti varia da strato a strato. Gli
strati muscolari superficiali dei ventricoli avvolgono entrambi i ventricoli, mentre gli strati profondi si
dispongono a spirale, a partire dalla base verso l’apice;
● Endocardio, ricopre la superficie interna del cuore e delle valvole ed è costituito da tessuto epiteliale
pavimentoso semplice che si continua con quello dei vasi sanguigni.

TESSUTO MUSCOLARE CARDIACO


Le cellule del muscolo cardiaco, miocardiociti o cardiomiociti, sono piuttosto piccole, come anche le fibrocellule,
rispetto a quelle del muscolo scheletrico, e a differenza di queste ultime, possiedono miofibrille organizzate, e
grazie all’allineamento dei sarcomeri presentano un aspetto striato.
La contrazione del miocardio, è indipendente dallo stimolo nervoso, e i cardiomiociti sono uniti mediante giunzioni
cellulari specializzate chiamate dischi intercalari.

DISCHI INTERCALARI
A livello dei dischi:
● Le membrane cellulari sono unite da desmosomi, che stabilizzano la posizione e mantengono la struttura
tridimensionale;
● Le miofibrille sono ancorate ai dischi intercalari che legano le miofibrille, facendole contrarre
simultaneamente;
● Ai dischi intercalari appartengono anche le gap junctions, che permettono la diffusione di ioni e piccole
molecole;
● Poiché i cardiomiociti sono connessi fra loro chimicamente, meccanicamente ed elettricamente, il muscolo
cardiaco funziona come un’unica e grande cellula muscolare.

STRUTTUR A E FUNZIONE DELLE VALVOLE


Ventricolo che si riempie → muscoli papillari rilassati → valvola atrioventricolare aperta → valvola semilunare
chiusa.
Rilasciamento ventricolare = diastole
Sangue che fluisce nuovamente nell’atrio → chiusura della valvola per impedire il reflusso
Contrazione ventricolare = sistole

COORDINAZIONE DELLA CONTRAZIONE CARDIACA


Il miocardio ha una funzione auto ritmica, ovvero senza necessità di stimolazione nervosa.
Le cellule nodali determinano la frequenza della contrazione cardiaca, e le fibre di conduzione distribuiscono lo
stimolo contrattile al miocardio comune.

NODI SENOATRIALE E ATRIOVENTRICOLARE


Le cellule nodali, si depolarizzano autonomamente e determinano la frequenza cardiaca.
Le cellule pacemaker, situate nel nodo senoatriale stabiliscono la frequenza normale di contrazione.
Dal nodo senoatriale, lo stimolo viaggia attraverso le vie internodali verso il nodo atrioventricolare e quindi verso
il fascio atrioventricolare, che si divide nei rami destro e sinistro. Da queste ultime partono le fibre di Purkinje che
trasportano gli impulsi verso le cellule miocardiche ventricolari.

CICLO CARDIACO
Periodo compreso tra l’inizio di un battito cardiaco e il successivo, comprende periodi alternati di contrazione e
rilasciamento.
Sistole: una camera spinge il sangue in quella adiacente o in un tronco arterioso
Diastole: la camera si riempie e si prepara per la successiva sistole.

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APPARATO CIRCOLATORIO

L’apparato circolatorio è un sistema chiuso che veicola il sangue in tutto il corpo.


Si può dividere in due parti o circolazioni:
● Piccola circolazione, inizia a livello della valvola semilunare polmonare;
● Grande circolazione, inizia a livello della valvola semilunare aortica.

Le pareti delle vene e delle arteria sono costituite da tre tonache:


● Tonaca intima, è lo strato più interno di un vaso sanguigno, include il rivestimento endoteliale e un
sottostante strato di tessuto connettivo contenente fibre elastiche. Nelle arterie di maggior calibro il
tessuto connettivo è più spesso che in quelle di piccolo calibro;
● Tonaca media, è lo strato intermedio e contiene fasci concentrici di muscolatura liscia immersi in una rete
di tessuto connettivo lasso. Le fibrocellule muscolari sono poste in modo circolare attorno al vaso, per
generare la vasocostrizione alla contrazione e vasodilatazione al rilassamento, in risposta a stimoli locali
o sotto il controllo dello stimolo simpatico del SNA. Ogni mutazione del lume del vaso, provoca un
cambiamento nella pressione e nel flusso sanguigno. Tra la tonaca media e quella avventizia troviamo uno
strato di fibre elastiche chiamate membrana elastica esterna;
● Tonaca avventizia, è lo strato più esterno e forma una guaina di tessuto connettivo intorno al vaso. È uno
strato molto spesso costituito principalmente da fibre collagene con fasci dispersi di fibre elastiche, le fibre
del tessuto tendono a disperdersi nei tessuti adiacenti fornendo stabilità e ancoraggio ai vasi. Più spessa
rispetto la tonaca media.

ARTERIE
 Arterie elastiche, sono grossi vasi sanguigni, diametro 2,5 cm, che trasportano grandi volumi di sangue
lontano dal cuore, un esempio sono i tronchi polmonare e aortico. Le pareti di queste arterie non sono
molto spesse, sono ricche di fibre elastiche e hanno poche fibre muscolari lisce. Le fibre muscolari, non
hanno la funzione di contrarsi ma di secernere fibre elastiche all’interno della tonaca media, le arterie
elastiche sono capaci di sopportare il cambiamento di pressione tra la sistole ventricolare (contrazione
ventricolo, aumento di pressione) e la diastole ventricolare (rilassamento ventricolo, diminuzione della
pressione);
 Arterie muscolari, distribuiscono il sangue ai muscoli scheletrici e agli organi interni, la loro dimensione è
di circa 4 mm. Le arterie muscolari hanno una tonaca media più spessa e ricca di fibre muscolari lisce, la
componente simpatica del SNA può controllare il diametro di queste arterie attraverso la contrazione
(vasocostrizione) e il rilasciamento (vasodilatazione);

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 Arteriole, sono di calibro notevolmente inferiore rispetto alle altre arterie, avendo un calibro medio di 30
µm. Hanno una tonaca avventizia scarsamente definita e la tonaca media costituita da fibrocellule che non
formano uno strato completo. Arteriole e arterie muscolari modificano il loro diametro in risposta alle
condizioni locali o alla stimolazione endocrina o simpatica. Controllano il flusso sanguigno tra le arterie
muscolari e i capillari.

CAPILLARI
Sono i vasi sanguigni più piccoli e delicati, hanno una importante funzione in quanto sono gli unici vasi in cui
avviene uno scambio tra il sangue e i fluidi interstiziali. Essendo la parete sottile, la distanza di diffusione è breve e
gli scambi avvengono rapidamente, favorito anche dallo scorrere lento del sangue nei capillari. Alcune sostanze
attraversano la parete del capillare mediante diffusione attraverso le cellule di rivestimento, mentre altre passano
attraverso dei pori presenti tra cellule endoteliali. Un tipico capillare è costituito da un cilindro endoteliale
contornato da una lamina basale e il suo diametro interno è di circa 8 µm.
Ci sono tre tipi di capillari:
 Continui, si trovano in molte regioni del corpo e la loro superficie è completa, grazie a giunzioni strette e
desmosomi;
 Fenestrati, sono capillari che presentano un rivestimento endoteliale incompleto, per la presenza di
fenestrature (30-100 nm) nella loro parete. Queste fenestrature permettono a molecole delle dimensioni di
peptidi e piccole proteine di entrare o uscire dal circolo molto facilmente;
 Sinusoidi, assomigliano ai fenestrati ma hanno pori più grandi e una lamina basale più sottile. I sinusoidi
sono appiattiti e irregolari, seguono i contorni interni di organi complessi. Permettono un alt scambio di
fluidi e soluti. Il sangue viaggia lentamente, così da prolungare al massimo la fase di assorbimento e
secrezione.

VENE
Le vene raccolgono il sangue dai tessuti e organi e lo riportano al cuore. Le pareti delle vene sono più sottili e meno
elastiche di quelle delle arterie, perché la pressione all’interno delle vene è minore. Tutte le vene presentano nelle
loro pareti gli tessi tre strati delle arterie, ogni arteria ha un lume più grande rispetto a quello dell’arteria
corrispondente.
Si dividono in:
 Venule, sono quelle con calibro inferiore e variano ampiamente tra di loro per dimensione e
caratteristiche. Le venule più piccole sono simili a capillari dilatati mentre quelle sotto i 50 µm, mancano
della tonaca media. Una venula media ha un lume di 20 µm, quelle con diametro sopra i 50 µm hanno tutti
e tre gli strati mala tonaca media è sottile e predomina il tessuto connettivo, nelle venule più grandi c’è
anche la presenza sparsa di fibre muscolari lisce;
 Vene di medio calibro, hanno una dimensione che varia da 2 a 9 mm e le dimensioni generali
corrispondono circa alle dimensioni delle arterie di medio calibro. La tonaca media è sottile e contiene una
piccola quantità di fibre muscolari lisce. Lo strato più spesso è la tonaca avventizia che contiene fibre
collagene ed elastiche;
 Vene di grosso calibro, comprendono tutte le vene di grosso calibro, la vena cava inferiore, la vena cava
superiore e i loro principali affluenti. Nelle vene più grandi tutti gli strati sono più spessi, la tonaca media è
circondata da una spessa tonaca avventizia, costituita da un aggregato di fibre elastiche e collagene.

VALVOLE VENOSE
A differenza delle arterie, le vene presentano delle valvole. Infatti nelle venule e nelle vene di medio calibro, la
pressione è troppo bassa per contrastare la forza di gravità. Queste valvole agiscono come le valvole del cuore,
prevenendo il reflusso sanguigno. Le valvole compartimentalizzano le vene, così facendo, quando i muscoli
scheletrici si contraggono, comprimono il vaso venoso e fanno si che il sangue sia pompato verso il cuore. Le vene
di grosso calibro, come la vena cava, non hanno le valvole, ma sono i cambi di pressione all’interno della zona
toracica a far muovere il sangue.

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ARGOMENTO 3

SISTEMA LINFATICO
Il sistema linfatico è costituito dalla linfa, che è il tessuto connettivo fluido trasportato e regolato da tale sistema, i
vasi linfatici che trasportano la linfa, e da cellule sospese nella linfa che sono i linfociti. Tessuti linfoidi e organi
linfoidi specializzati regolano la composizione della linfa. I vasi linfatici hanno origine nei tessuti periferici e
convogliano la linfa nella circolazione venosa.
La linfa è costituita da:
 Liquido interstiziale, che è un fluido molto simile al plasma ma ha molte meno proteine;
 Linfociti, cellule deputate alla risposta immunitaria;
 Macrofagi di diverso tipo.

Il sistema linfatico ha tre funzioni:


 Produzione, mantenimento e distribuzione dei linfociti. I linfociti, essenziali per la difesa immunitaria,
vengono prodotti e immagazzinati all’interno degli organi linfoidi, come la milza, il timo e il midollo osseo.
Troviamo due tipi di organi e tessuti:
o Primari, che si occupano della produzione e della maturazione dei linfociti, ne fanno parte il timo e
il midollo osseo;
o Secondari, che invece si occupano, tramite i linfociti immaturi o attivati, della risposta
immunitaria, infatti li troviamo in zone che per
prime vengono a contatto coni batteri
invasori, come i linfonodi, le tonsille, la
polpa bianca della milza e l’appendice.
 Mantenimento del volume sanguigno e della eliminazione delle
variazioni locali nella composizione chimica del fluido
interstiziale. La pressione sanguigna, forza l’acqua e i
soluti a fuoriuscire dal plasma nel fluido
interstiziale, che entra nel sistema linfatico, che
a sua volta lo riporta nell’apparato circolatorio,
così da eliminare le differenze regionali nella
composizione del fluido interstiziale;
 Trasporto di ormoni, sostanze nutritizie e di scarto.

STRUTTURA DEI VASI LINFATICI


I vasi linfatici veicolano la linfa dalla periferia alla circolazione
venosa. Si dividono in:
 Capillari linfatici, iniziano nella periferia, con una rete di
capillari che si distinguono da quelli sanguigni
perché, hanno un diametro maggiore, hanno
pareti più sottili data la mancanza di una lamina basale
continua, spesso hanno un aspetto irregolare o appiattito, le loro
cellule endoteliali presentano filamenti di collagene ancoranti che si
estendono ai tessuti circostanti, così da mantenere aperte le vie di passaggio con l’aumento della pressione
interstiziale, hanno un’elevata permeabilità visto che le cellule non sono saldamente aderenti tra loro ma
sovrapposte e presentano interruzioni. La zona sovrapposta della cellula, funziona da valvola,
permettendo al fluido interstiziale di entrare ma non di uscire, lo spazio tra una cellula e l’altra è
abbastanza grande per far passare anche virus, detriti cellulari, batteri presenti nel tessuto danneggiato o
infetto, così analizzando il capillare linfatico possiamo capire lo stato dei tessuti circostanti;
 Tronchi linfatici, sono di calibro maggiore rispetto i precedenti e si formano nel tronco dove confluiscono i
vasi linfatici profondi e superficiali, e comprendono:
o Tronchi lombari;
o Tronchi intestinali;
o Tronchi broncomediastinali;
o Tronchi succlavii;
o Tronchi giugulari.
 Dotti linfatici, ci confluiscono i tronchi linfatici e sono due, dotto toracico e dotto linfatico destro, che
convogliano la linfa nella circolazione venosa.

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I vasi linfatici inoltre presentano, come le vene, delle valvole, che hanno la funzione di non permettere il reflusso
della linfa, che tramite la contrazione dei muscoli scheletrici e la respirazione, viene pompata in direzione dei dotti
linfatici.

TESSUTO LINFOIDE
Il tessuto linfoide è un tessuto connettivo nel quale predominano i linfociti.
Nel tessuto linfoide diffuso, i linfociti sono scarsamente aggregati all’interno del tessuto connettivo della tonaca
mucosa degli apparati respiratorio e urinario.
Gli organi linfoidi secondari sono aggregati di linfociti fittamente stipati contenuti in una rete di sostegno di fibre
reticolari.
I grossi organi linfoidi presenti nella parete della faringe vengono chiamati tonsille, qui i linfociti hanno il compito
di rimuovere gli agenti patogeni che raggiungono la faringe con l’aria respirata o il cibo. le tonsille nel corpo sono
cinque:
 Una tonsilla faringea (adenoide) situata nella parete posterosuperiore del rinofaringe;
 Due tonsille palatine, situate al margine posteriore della cavità orale, lungo il confine tra faringe e palato
molle;
 Due tonsille linguali, non visibili all’apertura della cavità orale perché poste alla base della lingua.

ORGANI LINFOIDI
Alcuni organi linfoidi sono separati dai tessuti circostanti per mezzo di una capsula fibrosa connettivale. Sono
organi linfoidi:
 I linfonodi, sono di forma ovale e possono variare di grandezza tra i 1 e 25 mm. Sono rivestiti da una
capsula fibrosa connettivale densa, che invia all’interno dell’organo setti fibrosi chiamati trabecole.
attraverso l'ilo del linfonodo penetrano i vasi sanguigni e i nervi. Ogni linfonodo presenta due tipi di vasi
linfatici: Afferenti, che recano al linfonodo la linfa proveniente dai tessuti periferici, penetrano attraverso
la cupola, sul lato opposto all’ilo linfonodale; Efferenti, che permettono alla linfa di uscire dal linfonodo e
entrare nel torrente circolatorio linfatico. La linfa circola lentamente nel linfonodo, in un traliccio di seni
che rappresentano ristrette vie di passaggio a parete incompleta. La linfa dapprima attraversa il seno
sottocapsulare, che contiene un reticolo di fibre reticolari, macrofagi e cellule dendritiche.
Successivamente la linfa fluisce attraverso la corticale esterna del linfonodo, per procedere attraverso i
seni linfatici presenti nella corticale profonda. Qui i linfociti circolanti lasciano il torrente circolatorio
sanguigno per entrare nel linfonodo tramite i vasi sanguigni. Dai seni della zona corticale profonda, la
linfa passa nella zona midollare, dove dopo essere passata attraverso i seni midollari, la linfa prende la via
dei vasi linfatici efferenti situati sull’ilo del linfonodo. I linfonodi agiscono da filtri, che rimuovendo circa il
99% degli antigeni, purificano la linfa prima che questa raggiunga la circolazione venosa.
 Timo, si trova posteriormente al manubrio sternale, nella porzione superiore del mediastino. Ha
consistenza nodulare e colorito rosaceo, raggiunge la sua dimensione massima relativa nel corpo entro i
primi due anni di vita e quella massima nella pubertà con il peso di 30-40 gr, dalla pubertà in poi si
rimpicciolisce. La capsula che ricopre il timo lo divide in due lobi timici. I setti si estendono dalla capsula,
dividendo i lobi in lobuli, che sono formati da una densa corticale esterna e una midollare centrale. I
capillari timici non consentono liberi scambi tra il liquido interstiziale e il sangue.
 La milza, è l’organo linfatico di dimensioni maggiori, con una lunghezza di 12 cm e un peso di 160 gr. Si
estende dalla 9° alla 11° costa di sinistra, lungo il margine laterale dello stomaco, cui è connessa tramite
un’ampia lamina peritoneale che forma il legamento gastrosplenico. La milza svolge nei confronti del
sangue e funzioni che i linfonodi svolgono nei confronti della linfa. Tra cui rimuovere le cellule
danneggiate tramite la fagocitosi, accumulare ferro derivante dal riciclaggio dei globuli rossi e dare inizio
alla risposta immunitaria. La milza ha consistenza soffice e una forma particolare che riflette il suo stretto
rapporto con gli organi circostanti. La sua faccia diaframmatica è liscia e convessa e si modella sulla
forma del diaframma e della parete corporea. La faccia viscerale mostra le impronte di stomaco (area
gastrica) e rene sinistro (area renale). I vasi sanguigni e linfatici splenici comunicano con la milza sulla
faccia viscerale, a livello dell’ilo, posto tra la parte gastrica e quella renale. L’arteria splenica, la vena
splenica e i vasi linfatici che drenano la milza sono visibili in corrispondenza dell’ilo. La milza è ricoperta
da una capsula connettivale contenente fibre collagene ed elastiche. L’interno della milza si divide in polpa
rossa, che forma i cordoni splenici e contengono grandi quantità di eritrociti, e polpa bianca, che è
strutturalmente simile ai noduli linfatici. L’arteria lienale, dopo essere entrata nell’ilo si divide in arterie
che si irradiano verso la capsula, queste arterie trabecolari, si dividono fino a formare arteriole che
vengono circondate da porzioni di polpa bianca. I capillari drenano il sangue nella circolazione venosa
della polpa rossa.

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ARGOMENTO 4
APPARATO DIGERENTE
L’apparato digerente è formato da un tubo muscolare, chiamato canale digerente (composto da cavità orale,
faringe, esofago, stomaco, intestino tenue e intestino crasso) e da vari organi accessori (denti, lingua, ghiandole
salivari, fegato e pancreas). L’apparato digerente svolge le seguenti funzioni:
 Ingestione, avviene quando cibi solidi e liquidi entrano nella bocca;
 Elaborazione meccanica, azione svolta dai denti che frantumano e dalla lingua che riduce in poltiglia;
 Digestione, degradazione chimica di zuccheri complessi, proteine e lipidi in piccole proteine in modo da
essere assorbite dall’epitelio di rivestimento del canale digerente;
 Secrezione, la digestione prevede l’intervento di acidi, enzimi e tamponi prodotti dalla parete del canale
digerente e maggiormente dagli organi accessori;
 Assorbimento, movimento di molecole organiche, elettroliti, vitamine e acqua attraverso l’epitelio e il
fluido interstiziale del tratto digerente;
 Escrezione, i rifiuti prodotti vengono secreti dalle ghiandole accessorie nel canale digerente;
 Compattazione, progressiva disidratazione del materiale non digeribile e dei rifiuti organici (feci) prima
della loro eliminazione (defecazione).

ORGANIZZAZIONE ISTOLOGICA DELL’APPARATO DIGERENTE


I principali strati dell’apparato digerente dall’interno verso l’esterno sono quattro e possono variare nella loro
struttura in base alla funzione di ciascun organo:
 Tonaca mucosa, l’epitelio può essere semplice o stratificato, a seconda della zona che riveste e dello stress
meccanico a cui è esposto. Ad esempio la cavità orale e l’esofago sono rivestiti da tessuto epiteliale
pavimentoso stratificato che è resistente alle abrasioni e allo stress meccanico, mentre lo stomaco,
l’intestino tenue e crasso sono rivestiti da epitelio cilindrico semplice, specializzato in secrezione e
assorbimento. Speso la mucosa presenta delle pieghe dette pliche, in alcune regioni sono permanenti e
allora le ritroviamo anche nella sottomucosa. Lo strato di tessuto areolare sottostante l’epitelio viene
chiamato lamina propria e contiene vasi sanguigni e linfatici, terminazioni nervose e fibrocellule
muscolari lisce;
 Tonaca sottomucosa, consiste in uno strato di tessuto connettivo denso irregolare, contiene vasi sanguigni
e linfatici, e in alcune regioni anche ghiandole esocrine che secernono enzimi e soluzioni tampone nel lume.
Lungo il suo margine esterno troviamo un reticolo di fibre nervose e corpi di neuroni che formano il plesso
muscolare;
 Tonaca muscolare, circonda la sottomucosa ed è divisa in due strati, circolare interno e longitudinale
esterno, che svolgono un ruolo essenziale nelle trasformazioni meccaniche e nella propulsione del
materiale ingerito lungo il canale digerente, questi movimenti sono coordinati dal plesso mioenterico.
Inoltre in precise zone la tonaca muscolare lo strato circolare presenta degli inspessimenti, che formano
valvole o sfinteri che prevengono il movimento indesiderato o in direzioni errate dei materiali di scarto,
restringendo il lume e riducendo il flusso del canale digerente;
 Tonaca sierosa, ricopre la tonaca muscolare tranne nella cavità orale, nella faringe, nell’esofago e nel
retto, dove la tonaca muscolare è avvolta dalla tonaca avventizia che è un reticolo denso di fibre collagene.

MUSCOLATURA DEL CANALE DIGERENTE E SUOI MOVIMENTI


Il canale digerente contiene tessuto muscolare liscio viscerale, circondato da tessuto connettivo, la definiamo
muscolatura involontaria non striata. La muscolatura liscia del canale digerente presenta cicli ritmici di attività
per la presenza di cellule pacemaker. Queste cellule vanno incontro a depolarizzazione spontanea, e la loro
contrazione, che si propaga per tutto lo strato muscolare facilitano la progressione e il rimescolamento del
contenuto, ha come risultato due tipi di movimento:
 Peristalsi, consiste in onde di contrazione muscolari che spingono il bolo lungo il canale digerente. Durante
un’onda peristaltica, si contrae prima la muscolatura circolare che spinge il materiale nella direzione
desiderata e successivamente quella longitudinale determinando l’accorciamento dei segmenti adiacenti;

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 Segmentazione, questi movimenti mescolano e frammentano il contenuto luminale mettendolo a contatto


con le secrezioni intestinali. Tali contrazioni non producono un movimento netto in una particolare
direzione.

PERITONEO
La tonaca sierosa, o peritoneo viscerale, è in continuità con il peritoneo parietale che riveste la superficie interna
della parete corporea. Gli organi della cavità addominale sono spesso descritti come giacenti all’interno
dell’addome in cavità peritoneale. In realtà ci sono più tipi di rapporti tra organi e cavità peritoneale:
 Organi intraperitoneali, essendo ricoperti da tutti i lati dal peritoneo viscerale, giacciono all’interno della
cavità peritoneale. Esempi di organi intraperitoneali sono lo stomaco, il fegato e l’ileo;
 Organi retroperitoneali, sono rivestiti dal peritoneo viscerale solo sulla loro superficie anteriore, e dunque
risiedono al di fuori della cavità peritoneale. Esempi di organi retroperitoneali secondari sono il pancreas
e parte del duodeno;
 Organi retroperitoneali secondari, sono organi del canale digerente che si formano come organi
intraperitoneali, ma successivamente diventano organi retroperitoneali. La transazione avviene durante
lo sviluppo embrionale, quando una parte del peritoneo viscerale dell’organo si fonde con il peritoneo
parietale opposto. Esempi di organi retroperitoneali secondari sono il pancreas e parte del duodeno.

CAVITÀ ORALE
Funzioni:
 Analisi del contenuto prima della deglutizione;
 Elaborazione meccanica tramite denti, lingua e palato;
 Lubrificazione tramite le secrezioni mucose e salivari;
 Digestione di carboidrati tramite un enzima contenuto nella saliva.
La cavità orale è rivestita dalla mucosa orale, costituita da un epitelio pavimentoso non cheratinizzato, che
protegge la bocca da abrasioni durante l’ingestione del cibo. La mucosa delle guance (pareti laterali della cavità
orale) anteriormente continuano con le labbra. La parte tra labbra e guance e denti è chiamata vestibolo. Una
cresta di mucosa orale, la gengiva, riveste la base di ogni dente sulla superficie alveolare dell’osso mascellare e
mandibolare.
Il tetto della cavità orale è composto da palato duro e palato molle, mentre il pavimento è occupato dalla lingua. Il
palato duro divide cavità nasale o orale, il palato molle divide la cavità orale dalla rinofaringe, chiudendola
durante la deglutizione. Infondo alla bocca troviamo l’ugola che impedisce l’ingestione prematura del cibo.
Il palato duro è formato dal processo palatino dell’osso mascellare e dall’osso palatino. Il palato molle si trova
posteriormente al palato duro. Il margine posteriore del palato molle supporta l’ugola e due paia di archi faringei
muscolari.

LINGUA
Funzioni:
 Trattamento meccanico del cibo tramite compressione, abrasione e rimescolamento;
 Assistenza alla masticazione e preparazione del materiale che verrà deglutito;
 Analisi sensoriale tramite recettori tattili, termici e gustativi;
 Secrezione di mucine ed enzimi che aiutano la digestione dei grassi.
La lingua può essere divisa in un corpo anteriore e in una radice posteriore. La superfice posteriore viene definita
dorso e contiene numerose papille, dove sono collocati i calici gustativi. Lungo la linea mediana inferiore vi è una
sottile piega di membrana mucosa, il frenulo linguale, che connette il corpo della lingua con il pavimento della
cavità orale, inoltre evita movimenti eccessivi della lingua e su di esso troviamo gli sbocchi dei dotti salivari. La
lingua contiene due tipi di muscoli:
 Intrinsechi, che sono più sottili, che ha il compito di modificare la forma della lingua e di assistere la
muscolatura estrinseca nei movimenti di maggior precisione;
 Estrinsechi, che sono responsabili dei movimenti più grossolani della lingua.

GHIANDOLE SALIVARI
Le ghiandole salivali possono essere descritte come:
 Parotidi, sono le più grandi tra le ghiandole salivari, hanno forma irregolare e si trovano tra la superficie
inferiore dell’arcata zigomatica e il margine anteriore del muscolo sternocleidomastoideo. Le secrezioni di
ciascuna ghiandola sono drenate da un dotto parotideo che si apre nel vestibolo della bocca a livello del
secondo molare superiore;

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 Sottolinguali, sono rivestite dalla mucosa che riveste il pavimento della bocca, i dotti sottolinguali si
aprono ai due lati del frenulo linguale;
 Sottomandibolari, si trovano nel pavimento della bocca, i dotti mandibolari si aprono ai due lati del
frenulo linguale, subito dietro ai denti.
Durante il pasto la produzione di grandi quantità di saliva lubrifica la bocca, inumidisce il cibo e scioglie le
sostanze chimiche che stimolano i calici gustativi. Una secrezione basale continua di saliva fluisce sulla superficie
orale e contribuisce al controllo della popolazione batterica della bocca.

I DENTI
I denti sono responsabili della mastificazione, che permette la rottura dei tessuti connettivi e delle fibre vegetali, e
aiuta la saturazione dei materiali con la saliva e gli enzimi.
La maggior parte del dente è costituita da dentina, che non contiene cellule ma espansioni citoplasmatiche che si
estendono dalla polpa nella cavità centrale fino alla dentina. Questa cavità spugnosa riceve sangue dal canale
radicolare, dove passano i vasi sanguigni e il nervo dentale, che si trova alla base, passando per il foro apicale e
arrivando alla polpa. La radice del dente si trova nella cavità ossea chiamata alveolo. Uno strato di cemento,
ricopre la dentina della radice, proteggendola e ancorandola. Il colletto segna il confine tra radice e corona,
ovvero la parte visibile del dente. Le cellule epiteliali del solco gengivale forniscono un solido attacco del dente al di
sopra del colletto. La dentina della corona e rivestita da uno strato chiamato smalto resistente che contiene
cristalli di fosfato di calcio.
Esistono quattro tipi di denti:
 Incisivi, sono denti foggiati a lametta posti nella porzione anteriore della bocca, utili per tagliare, radice
singola;
 Canini, sono conici, con una cresta acuminata e un apice aguzzo, utili per lacerare, radice singola;
 Premolari, hanno una o più radici e corone appiattite con bordi prominenti. Utili per lo schiacciamento e la
triturazione;
 Molari, hanno corone molto grandi appiattite con corone prominenti per lo schiacciamento e la
triturazione, hanno tre o più radici.
Durante lo sviluppo si formano due tipi di denti. I primi a comparire sono i denti decidui, che sono temporanei. Di
solito sono 20, 5 per ogni lato dell’arcata gengivodentale, e nascono tra i 7 e 24 mesi dalla nascita. A cui si
aggiungono tre denti molari quando diventano permanenti, diventando così 32. Ogni arcata comprende due
incisivi, un canino, due premolari e tre molari, tutti i denti definitivi escono tra i 6 e i 13 anni, tranne i denti del
giudizio che nascono tra i 17 e 21 anni e non è detto che nascano in posizioni corrette.

FARINGE
La faringe rappresenta una via di passaggio comune per cibi liquidi, solidi e aria. I muscoli specifici della faringe
coinvolti nella deglutizione sono:
 Muscoli costrittori della faringe, (superiore, medio e inferiore) spingono il bolo verso l’esofago;
 Muscoli palatofaringeo e stilofaringeo, innalzano la laringe;
 Muscoli palatini innalzano il palato molle e le porzioni adiacenti della parete faringea.

DEGLUTIZIONE
La deglutizione è un’azione complessa che inizia volontariamente, ma una volta iniziata prosegue
spontaneamente. Può essere divisa in tre fasi:
 Fase buccale inizia con la spinta del bolo contro il palato duro. La successiva retrazione della lingua forza
il bolo verso la faringe e porta all’innalzamento del palato molle ad opera dei muscoli palatini, con
conseguente isolamento della rinofaringe. Questa è la fase volontaria, ma non appena il bolo entra nella
orofaringe, parte un riflesso involontario che spinge il bolo verso lo stomaco;
 Fase faringea inizia quando il bolo viene a contatto con gli archi palatali, con la parete posteriore della
faringe, o entrambi. L’innalzamento della laringe e il ripiegamento dell’epiglottide dirigono il bolo oltre la
glottide, dove i muscoli costrittori lo spingono nell’esofago. Durante il tragitto lungo la faringe fino
all’ingresso in esofago, i centri del respiro sono inibiti e la respirazione si arresta;
 Fase esofagea inizia con l’apertura dello sfintere esofageo superiore, una volta passato attraverso lo
sfintere aperto, il bolo viene spinto lungo l’esofago da onde peristaltiche. L’avvicinamento provoca
l’apertura del debole sfintere esofageo inferiore, proseguendo verso lo stomaco.

ESOFAGO
L’esofago è un condotto muscolare cavo che conduce i cibi solidi e liquidi allo stomaco. Si trova dietro alla trachea
e lievemente a sinistr rispetto la mediana. Passa attraverso la parete posteriore del mediastino e poi entra nella
cavità peritoneale attraverso l’orifizio del diaframma che si chiama iato esofageo.

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Presenta tonaca mucosa, sottomucosa e muscolare, comparabili con quelle descritte precedentemente, ma
troviamo delle differenze:
● La mucosa dell’esofago contiene un epitelio pavimentoso stratificato non cheratinizzato resistente alle
abrasioni;
● Mucosa e sottomucosa si sollevano in pieghe in modo da consentire il passaggio di un bolo voluminoso,
tolta la deglutizione il lume rimane sempre chiuso;
● Lo strato di muscolatura liscia è molto sottile e può mancare del tutto in presenza della faringe ma si
inspessisce avvicinandosi allo stomaco presentando solo lo strato di muscolatura longitudinale;
● La sottomucosa presenta ghiandole tubolari semplici ramificate sparse. Queste ghiandole producono una
secrezione mucosa che lubrifica il bolo e protegge la superficie epiteliale;
● La tonaca muscolare presenta lo strato circolare interno e longitudinale esterno. Nel terzo superiore
entrambi contengono fibre muscolari scheletriche e isolate fibre muscolari lisce, nel terzo medio sono
presenti entrambe, nel terzo inferiore sono presenti solo quelle lisce;
● Esternamente alla tonaca muscolare non troviamo la tonaca sierosa ma uno strato di tessuto connettivo
(tonaca avventizia) che àncora l’esofago alla parete posteriore.

STOMACO
Svolge tre funzioni:
● Accumulo di cibo ingerito;
● Trasformazione meccanica del cibo ingerito;
● Digestione chimica attraverso la rottura di legami chimici per azione di acidi e enzimi.
Il rimescolamento delle sostanze ingerito con acidi e enzimi secreti dalle ghiandole gastriche, producono una
sostanza fortemente acida, chiamata chimo.
Lo stomaco è un organo cavo intraperitoneale, dove individuiamo una breve piccola curvatura che forma la
superficie mediale dell’organo e una lunga grande curvatura che forma la superficie laterale. Le facce anteriore e
posteriore sono convesse.
Lo stomaco viene suddiviso il quattro zone:
● L’esofago si continua con la superficie mediale dello stomaco a livello del cardias, che è la porzione
superomediale dello stomaco, il lume dell’esofago si apre nello stomaco tramite l’orifizio cardiale;
● La porzione posta sopra la giunzione gastroesofagea è il fondo, in rapporto con la superficie
posterosuperiore del diaframma;
● Il corpo dello stomaco corrisponde alla regione situata tra il fondo e il piloro. Rappresenta la parte più
dilatata dello stomaco e il serbatoio all’interno del quale avviene il rimescolamento;
● Il piloro viene diviso in antro pilorico, che è connesso al corpo dello stomaco, e canale pilorico, che è
connesso al duodeno. Il piloro solitamente cambia forma in seguito ai movimenti di rimescolamento. Uno
sfintere pilorico regola il rilascio del chimo nel duodeno.
Il volume dello stomaco varia durante il pasto e diminuisce quando si svuota. A stomaco vuoto la mucosa si solleva
e forma delle pliche gastriche, che consentono la dilatazione del lume gastrico, durante la dilatazione il
rivestimento epiteliale si appiattisce e le pliche arrivano a scomparire.

La muscolaris mucosae e la tonaca muscolare contengono ulteriori strati di muscolatura liscia, che rinforzano la
parete gastrica e provvedono alle attività di rimescolamento.

Tutto lo stomaco è rivestito da epitelio cilindrico semplice costituito da cellule secernenti un muco che protegge
l’epitelio dagli enzimi e dall’acidità del succo gastrico. La mucosa presenta lievi infossature chiamate fosse
gastriche.

INTESTINO TENUE
La sua funzione principale è quella di assorbire e digerire le sostanze nutritizie, la sua lunghezza media è di 6 m e
ha un diametro di 4 cm alla giunzione con lo stomaco e 2,5 cm alla giunzione con l’intestino crasso. Occupa gran
parte della regione addominale e svolge per il 90% la funzione di assorbimento. I movimenti che avvengono
durante la digestione vengono limitati da stomaco, intestino crasso, parete addominale e cingolo pelvico. La
superficie interna dell’intestino tenue mostra una serie di pieghe trasversali dette pliche circolari, ma a differenza
di quelle dello stomaco sono permanenti e non scompaiono, infatti la loro funzione è quella di aumentare la
superficie di assorbimento.

L’intestino tenue si divide in tre parti:

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 Duodeno, è il tratto più breve e di diametro maggiore, a partire dallo sfintere pilorico assume una forma a
C abbracciando il pancreas. Il duodeno è un recipiente di mescolamento che riceve il chimo dallo stomaco e
le secrezioni digestive di fegato e pancreas.
 Digiuno, la flessura duodeno-digiunale segna il confine tra il duodeno e il digiuno, è lungo 2,5 m e qui
avviene la gran parte della digestione chimica e dell’assorbimento dei nutrienti;
 Ileo, è il tratto più lungo, 3,5 m e termina allo sfintere ileocecale, che è la valvola che regola il flusso di
materiale dall’ileo al cieco dell’intestino crasso.
Il digiuno e l’ileo sono supportati da un esteso mesentere a forma di ventaglio. Vasi sanguigni, linfatici e nervi
raggiungono questi segmenti attraverso lo strato connettivo del mesentere.

EPITELIO INTESTINALE
La tonaca mucosa dell’intestino tenue presenta delle digitazioni, dette villi intestinali, che si proiettano nel lume.
Ogni villo è rivestito da un epitelio cilindrico semplice, con cellule che mostrano nella parte apicale dei microvilli,
tutto questo apparato incrementa la superficie a più di 200 m 2.

INTESTINO CRASSO
A forma di ferro di cavallo inizia dopo il tratto dell’ileo e termina a livello dell’ano. Si trova inferiormente a
stomaco e fegato, e incornicia quasi completamente l’intestino tenue. È lungo 1,5 m e largo 7,5 cm. L’intestino
crasso ha tre funzioni:
 Riassorbire acqua ed elettroliti e compattare il contenuto intestinale in feci;
 Assorbire importanti vitamine liberte dall’attività della flora batterica;
 Accumulo della materia fecale prima della defecazione.
Può essere suddiviso in tre parti:
 Cieco, che ha l’aspetto di una tasca a fondo cieco. L’ileo si connette al cieco a livello della papilla ileale e i
muscoli attorno all’apertura formano la valvola ileocecale. Qui avviene la raccolta e l’immagazzinamento
dei materiali e l’inizio della compattazione. Alla superficie posteromediale del cieco è connessa
l’appendice;
 Colon, dimensione maggiore ma parete più sottile, può essere diviso in quattro regioni, ascendente,
trasverso, discendente e sigmoideo. Presenta diverse caratteristiche distintive:
o Lungo tutta la parete si osserva una serie di tasche, che consentono un buon margine di
distensione e allungamento, le pieghe si estendono fino allo strato mucoso producendo dei
ripiegamenti interni;
o Tre nastri isolati di muscolatura liscia disposti longitudinalmente, tenie del colon, si trovano sulla
superficie esterna del colon subito al di sotto della sierosa;
o La tonaca sierosa contiene numerose sacche di tessuto adiposo a forma di goccia, chiamate
appendici epiploiche.
 Retto, lungo 15 cm. Organo molto estensibile che può accumulare temporaneamente le feci, che con il loro
movimento provocano lo stimolo. L’ultimo tratto del retto, il canale anale, si solleva in piccole pieghe
longitudinali, le colonne anali, collegate da pieghe trasversali che segnano la fine del tessuto cilindrico e
l’inizio del tessuto pavimentoso non cheratinizzato. Il canale anale finisce con l’ano, dove troviamo nella
muscolatura, l’orifizio anale interno, formato da muscolatura liscia involontaria e l’orifizio anale esterno,
costituito da muscolatura striata che permette la contrazione e distensione in modo volontario.

GHIANDOLE ANNESSE AL CANALE DIGERENTE


Le principali ghiandole annesse al canale digerente sono le ghiandole salivari, il fegato la cistifellea e il pancreas. Il
loro compito consiste nel produrre e accumulare enzimi e tamponi essenziali per la funzioni digestive.

FEGATO
È il viscere più voluminoso del nostro corpo, ed è uno degli organi più versatili del nostro organismo.
Svolge funzioni metaboliche e sintetiche essenziali, che possono essere ricondotte a tre categorie:
 Regolazione metabolica: esso controlla infatti i livelli di lipidi, carboidrati e aminoacidi circolanti. Tutto il
sangue refluo delle superfici assorbenti dell’apparato digerente entra nel circolo portale epatico e fluisce
nel fegato. Questo permette alle cellule epatiche di rimuovere dal sangue tossine e sostanze nutritizie
prima che queste raggiungono il circolo sistemico tramite le vene epatiche. Le cellule epatiche, epatociti,
dunque regolano i livelli metabolici a seconda delle esigenze, possono togliere e immagazzinare oppure
mobilitare le riserve accumulate;
 Regolazione ematologica: il fegato rappresenta la principale riserva di sangue del nostro corpo e riceve
circa il 25% della gittata cardiaca. Durante il passaggio del sangue lungo i sinusoidi epatici i fagociti
rimuovono i globuli rossi danneggiati o invecchiati, i detriti cellulari e i microrganismi patogeni. Gli

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epatociti sintetizzano proteine plasmatiche che contribuiscono alla concentrazione osmotica del sangue,
trasportano le sostanze nutritizie e stabilizzano il sistema della coagulazione;
 Sintesi e secrezione di bile: la bile viene prodotta dagli epatociti, accumulata nella cistifellea e infine
secreta nel lume del duodeno. È costituita per lo più da acqua, piccole quantità di ioni, bilirubina e sali
biliari. Acqua e ioni contribuiscono alla diluizione e alla neutralizzazione degli acidi del chimo, i Sali biliari
emulsionano i lipidi del chimo, rendendo così possibile l’attacco degli enzimi che trasformano questi lipidi
in acidi grassi assorbibili.

È avvolto da una capsula fibrosa e rivestito da uno strato di peritoneo viscerale. Il fegato è diviso in lobo sinistro e
lobo destro da un legamento falciforme. Anteriormente è a contatto con la concavità della parete corporea,
mentre la faccia posteriore mostra le impronte di stomaco, intestino tenue, rene destro e intestino crasso.

SECREZIONE E TRASPORTO DELLA BILE


La bile viene secreta in una rete di canalicoli ristretti (canalicoli biliari) presenti tra le membrane di epatociti
adiacenti. I canalicoli biliari si estendono esternamente attraverso il lobo epatico, allontanandosi dalla vena
centrolobulare. Si connettono infine con sottili duttili biliari che portano la bile a un dotto biliare nello spazio
portale più vicino. I dotti epatici destro e sinistro raccolgono a bile da tutti i dotti biliari dei lobi epatici e
convergono nel dotto epatico comune che esce dal fegato. Dal dotto epatico comune la bile può fluire nel coledoco
che si apre nel duodeno o fluire nel dotto cistico diretto alla cistifellea.

PANCREAS
Il pancreas è situato posteriormente allo stomaco e si estende dal duodeno fino alla milza. Ha forma allungata e si
possono individuare una testa slargata che viene accolta nell'ansa formata dal duodeno, un corpo allungato che si
estende trasversalmente verso la milza, è una coda corta e smussata.
Il pancreas è principalmente un organo endocrino che produce enzimi e tamponi digestivi, sebbene svolga anche
un'importante funzione endocrina.
Il grande dotto pancreatico principale convogliata le secrezioni verso l'ampolla duodenale, mentre il piccolo dotto
pancreatico accessorio, può originare dal dotto pancreatico principale prima che questa lasci il pancreas,
aprendosi poi nel duodeno a livello della papilla duodenale minore.

ORGANIZZAZIONE ISTOLOGICA
Il pancreas è diviso in lobuli da tralci di tessuto connettivo che dividono il parenchima e rappresentano la via di
passaggio per i vasi e i rami tubolari dei dotti pancreatici. Il pancreas è un esempio di ghiandola tubuloacinosa
composta. All'interno di ogni lobulo, i vari condotti si ramificano ripetutamente prima di terminare in tasca a
fondo cieco, gli acini pancreatici, rivestiti da un epitelio cubico semplice.
Gli acini pancreatici secernono una miscela di acqua, ioni ed enzimi digestivi nel duodeno.
gli enzimi svolgono la maggior parte dei processi digestivi, i dotti pancreatici secernono tamponi in soluzioni
acquose, tutte queste secrezioni servono per neutralizzare il chimo acido e per stabilizzare il pH nell'intestino.

ENZIMI PANCREATICI
Vengono classificati in base al loro bersaglio: le lipasi attaccano i lipidi, le carboidrasi gli zuccheri e gli
amminoacidi, le nucleasi gli acidi nucleici, gli enzimi proteolitici le proteine.

CISTIFELLEA
La cistifellea è un uomo muscolare cavo a forma di pera, con la funzione di accumulare concentrare la bile prima
che questa raggiunga l'intestino tenue. La cistifellea viene suddivisa in tre parti: fondo, corpo e collo. Il dotto
cistico unisce la cistifellea all'ilo epatico, a livello del quale si unisce al dotto epatico comune per formare il
coledoco. A livello del duodeno, uno sfintere epatopancreatico circonda il lume del coledoco e l'ampolla duodenale.
L'ampolla duodenale si apre nel duodeno a livello della papilla duodenale, una piccola proiezione rilevata. La
cistifellea svolge due funzioni principali: deposito e modificazione della bile.

ORGANIZZAZIONE ISTOLOGICA
La parete della cistifellea è composta da tre strati: mucosa, lamina propria e muscularis externa. La mucosa
presenta numerose pieghe che dividono la superficie in cripte mucosa irregolari. La lamina propria è composta da
tessuto connettivo areolare. La muscularis externa è composta da strati interconnessi di muscolatura liscia, quello
più interno da fibre muscolari disposte longitudinalmente mentre lo strato più esterno è composto da fibre
muscolari a decorso longitudinale.

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ARGOMENTO 5
APPARATO RESPIRATORIO
L’apparato respiratorio si può dividere in:
 tratto superiore dell’apparato respiratorio: costituito da naso, cavità nasali, i seni paranasali, la faringe
 tratto inferiore dell’apparato respiratorio: costituito da laringe, la trachea bronchi e polmoni
La parte superiore filtra, riscalda e umidifica l’aria proteggendo le più delicate superfici di conduzione di scambio
del tratto inferiore.
A questo punto l’aria raggiunge gli alveoli polmonari.

FUNZIONI DELL’APPARATO RESPIRATORIO


 fornire un’ampia area per gli scambi gassosi tra aria e sangue circolante
 condurre l’aria da e verso le superfici polmonari di scambio
 proteggere le superfici respiratorie da disidratazione, sbalzi di temperatura e altre variazioni ambientali
 difendere l’apparato respiratorio ed altri tessuti dall’invasione di microorganismi patogeni
 produrre i suoni implicati nel linguaggio e nelle comunicazioni non verbale
 regolare il volume, la pressione del sangue e il ph dei fluidi corporei.

L’apparato respiratorio si può dividere in una porzione di conduzione e una porzione respiratoria

EPITELIO RESPIRATORIO: l’epitelio respiratorio è un epitelio pseudo stratificato, cilindrico e cigliato. Riveste
l’intero tratto respiratorio ad eccezione della parte inferiore della faringe , dei conduttori più sottili e degli alveoli.
La porzione inferiore della faringe è rivestita interamente da un epitelio pavimentoso stratificato che la protegge
dall’abrasione e dagli attacchi chimici.
Nelle cavità nasali, le ciglia hanno la funzione di indirizzare tutte le particelle strane o i microorganismi che
rimangono intrappolati nel muco verso la faringe dove possono essere diretti verso lo stomaco, la medesima cosa
avviene nella parte inferiore.

VIE AEREE SUPERIORI


Naso e cavità nasali
Il naso è la principale via di passaggio per l’aria che entra nell’apparato respiratorio. Le due narici rappresentano
l’ingresso alle cavità nasali, il vestibolo nasale è la porzione iniziale della cavità nasale ed è delimitato dai tessuti
flessibili del naso ed è sostenuto da sottili cartilagini laterali e alari.
Nell’epitelio del vestibolo sono presenti peli ruvidi che si estendono fino alle narici che fanno da filtro per particelle
di grosse dimensioni.
Il setto nasale separa le due cavità nasali in destra e sinistra.
La porzione ossea del setto nasale è formata dalla fusione della lamina perpendicolare dell’etmoide con la lamina
del vomere, la porzione anteriore è completa da cartilagine ialina, che fa da supporto al dorso ed all’apice del
naso.

FARINGE
È la parte di comunicazione tra naso, bocca e gola, infatti appartiene sia all’apparato respiratorio sia all’apparato
digerente.
La faringe viene divisa in tre regioni:
1. rinofaringe: è la porzione superiore della faringe. È la porzione posteriore delle cavità nasali ed è separata
dalla cavità orale dal palato molle. È rivestita dall’epitelio respiratorio, la tonsilla faringea si trova nella
parte posteriore. Sulle pareti laterali si aprono gli sbocchi delle tube uditive;
2. orofaringe: si estende tra il palato molle e la base della lingua. Al confine tra rinofaringe e orofaringe
l’epitelio cambia diventando pavimentoso stratificato non cheratinizzato;
3. laringofaringe: la ristretta laringofaringe comprende la parte di faringe che si trova tra l’osso ioide e
l’ingresso dell’esofago. È la parte più bassa della faringe ed è rivestita da epitelio pavimentoso stratificato
non cheratinizzato.

VIE RESPIATORIE INFERIORI

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LARINGE: l’aria inspirata passa dalla faringe alla laringe, passando attraverso la glottide. La laringe è un cilindro
le cui pareti cartilaginee sono rese stabili da legamenti e muscoli scheletrici.
Cartilagini della laringe: il corpo della laringe è formato da tre cartilagini impari:
 Cartilagine tiroidea: è la più voluminosa andando a costituire la maggior parte delle pareti. È incompleta
posteriormente, la faccia anteriore ha la forma i uno scudo.
 Cartilagine cricoidea: posta inferiormente alla cartilagine tiroidea, ha la forma di un anello completo e
funge da supporto. Entrambe le cartilagini proteggono la glottide e l’ingresso della trachea. Il margine
inferiore della cartilagine cricoidea è connesso al primo anello cartilagineo tracheale.
 Epiglottide: ha la forma di un calzascarpe e si proietta al di sopra della glottide, durante la deglutizione, la
laringe si innalza e l’epiglottide si piega all’indietro sopra la glottide, impedendo l’entrata di cibi e di
liquidi nelle vie respiratorie.

TRACHEA: l’epitelio della laringe si continua con l’epitelio della trachea, un condotto resistente e flessibile con un
diametro di 2,5 cm ed lungo 11cm.
Il rivestimento della trachea consiste nell’epitelio respiratorio, che poggia su uno strato di tessuto connettivo lasso
definito lamina propria. L’epitelio e la lamina costituiscono la tonaca mucosa della trachea. Uno spesso strato di
tessuto connettivo, la tonaca sottomucosa, circonda la mucosa e contiene le ghiandole mucose, che comunicano
con la superficie tramite i dotti escretori. Esternamente alla sottomucosa vi sono 15/20 anelli cartilaginei
tracheali, che rinforzano le pareti e proteggono il passaggio aereo. Un legamento elastico ed una banda di
muscolatura liscia, il muscolo tracheale, connettono posteriormente i margini di ciascun anello tracheale.

BRONCHI PRINCIPALI: la trachea si ramifica nel mediastino, dando origine ai bronchi principali, estro e sinistro, i
quali essendo fuori dai polmoni vengono chiamati bronchi extra polmonari. Ciascun bronco principale, prima di
suddividersi ulteriormente, passa attraverso un incavo, situato nella faccia mediale del rispettivo polmone, l’ilo
polmonare , che rappresenta il punto di passaggio di vasi e nervi destinati al polmone.

POLMONI: I due polmoni, destro e sinistro, sono situati nelle rispettive cavità pleuriche. Ciascun polmone ha la
forma di un cono di tronco, la cui punta si estende superiormente fino al di sopra della prima costa.
La porzione inferiore poggia sulla faccia superiore del diaframma.

LOBI E SCISSURE POLMONARI: i polmoni sono suddivisi in lobi, ad opera di profonde scissure. Il polmone destro è
costituito da tre lobi: superiore, medio, inferiore.
La scissura obliqua separa i lobi superiore ed inferiore, la scissura orizzontale separa i lobi superiore e medio.
Il polmone sinistro è costituito da due lobi: superiore ed inferiore, separati dalla scissura obliqua.

SUPERFICI POLMONARI: la faccia costale è la porzione convessa del polmone, in rapporto con la superficie interna
della gabbia toracica. La faccia mediastinica contiene l’ilo ed ha una forma più irregolare.

BRONCHI POLMONARI: I bronchi principali e le rispettive ramificazioni formano l’albero bronchiale. I bronchi
destro e sinistro decorrono al di fuori dei polmoni , dopo il loro ingresso nei polmoni si dividono in bronchi
intrapolmonari via via sempre più piccoli. Ogni bronco principale si suddivide a formare i bronchi lobari, che a
loro volta si ramificano per formare i bronchi segmentali, ciascuno dei quali ventila un singolo segmento
broncopolmonare.

RAMIFICAZIONE DEL BRONCO PRINCIPALE DESTRO: Il polmone destro è suddiviso in tre lobi, per cui, riceve tre
bronchi lobari.

RAMIFICAZIONE DEL BRONCO PRINCIPALE SINISTRO: Il polmone sinistro è suddiviso in due lobi, per cui, riceve
due bronchi lobari.

RAMIFICAZIONE DEI BRONCHI LOBARI: i bronchi lobari di ciascun polmone si suddividono per formare i bronchi
segmentali. Nel polmone destro il lobo superiore è ventilato da te bronchi segmentali, il medio da 2, l’inferiore da
5. Il lobo superiore del polmone sinistro solitamente ne contiene 4, mentre quello inferiore 5.

SEGMENTI BRONCOPOLMONARI: ogni lobo polmonare può essere suddiviso in unità più piccole chiamate
segmenti broncopolmonari.

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BRONCHIOLI: ogni bronco segmentale si ramifica ripetutamente all’interno di un segmento broncopolmonare


sino ad ottenere circa 6500 piccoli bronchioli terminali. La broncodilatazione e la broncocostrizione alternandosi
regolano la resistenza al flusso di aria in entrata o in uscita e sono attivati dal sistema simpatico.

DOTTI ALVEOLARI O ALVEOLI: i bronchioli respiratori sono connessi agli alveoli, sede terminale delle vie aeree,
lungo regioni chiamate dotti alveolari, che terminano a livello dei sacchi alveolari. Ogni polmone contiene
approssimativamente 150 milioni di alveoli che gli conferiscono un aspetto spugnoso.

ALVEOLI E MEMBRANA RESPIRATORIA: l’epitelio alveolare è pavimentoso semplice . le grandi cellule


pavimentose, pneumociti di tipo 1, occupano un’area molto estesa, tra cui sono sparsi pneumociti di tipo 2, di
forma rotondeggiante che producono una sostanza oleosa composta da una miscela di fosfolipidi. Questa
secrezione viene chiamata surfactattante ed ha il compito di ridurre la tensione superficiale del fluido che riveste
la superficie alveolare. Sono presenti infine macrofagi alveolari che proteggono l’epitelio, fagocitando qualunque
particella che riesca a raggiungere le superfici alveolari eludendo tutte le precedenti difese respiratorie.
La diffusione dei gas attraverso la membrana respiratoria procede rapidamente, poiché la distanza è breve e i gas
sono liposolubili.

CAVITÀ E SIEROSE PLEURICHE: La cavità toracica ha la forma di un tronco di cono, formato dalla gabbia toracica
e il pavimento del muscolo diaframma. Nella cavità toracica sono contenute le due cavità pleuriche, delimitate da
una membrana sierosa: la pleura, che viene suddivisa in pleura parietale ( superficie esterna) e pleura viscerale
(superficie interna).
Lo spazio tra le due pleure è detto cavità pleurica, che contiene il liquido pleurico, che ha il compito di ridurre
l’attrito durante la respirazione.

ARGOMENTO 6

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APPARATO URINARIO
L’apparato urinario oltre a svolgere funzioni escretorie fondamentali e a provvedere all’eliminazione dei prodotti
di rifiuto provenienti dalle cellule, svolge anche altre funzioni essenziali che spesso vengono trascurate:
 Regolazione delle concentrazioni plasmatiche di sodio, potassio, cloruro, calcio e altri ioni tramite il
controllo della loro eliminazione con le urine;
 Regolazione di volume e pressione del sangue;
 Stabilizzazione del pH ematico;
 Conservazione delle sostanze nutritizie utili prevenendone l’escrezione urinari;
 Eliminazione di rifiuti organici, sostanze tossiche e farmaci;
 Sintesi di calcitriolo, che stimola l’assorbimento di ioni calcio da parte dell’intestino;
 Cooperazione con il fegato per la detossificazione dei veleni e per la deaminazione degli aminoacidi in
modo che altri tessuti possano demolirli.
Tutte le attività dell’apparato urinario sono regolate in modo da mantenere entro limiti accettabili la
composizione e la concentrazione dei soluti nel sangue circolante.

RENI
I due reni sono posti ai lati della colonna vertebrale, nelle docce paravertebrali tra la dodicesima vertebra toracica
e la terza vertebra lombare. Il rene destro si trova più in basso a causa del fegato.
La faccia anteriore del rene destro è coperta da fegato, fessura epatica del colon e duodeno, la faccia anteriore del
rene sinistro è coperto da milza, stomaco, pancreas, digiuno e flessura splenica del colon, il polo superiore di
entrambi i reni è sormontato dalla ghiandola surrenale.
Reni, ghiandole surrenali e ureteri si trovano in posizione retroperitoneale, compresi tra i muscoli del dorso e il
peritoneo parietale. La posizione dei reni viene mantenuta dal rivestimento peritoneale e dal tessuto connettivo di
sostegno.
Ciascun rene è stabilizzato da tre strati concentrici di tessuto connettivo:
 Uno strato di fibre collagene che riveste la superficie esterna dell’intero organo detto capsula renale, si
adatta al contorno renale e fornisce protezione meccanica;
 Uno strato di tessuto adiposo, il grasso perirenale, che circonda la capsula fibrosa;
 Le fibre collagene si estendono esternamente alla capsula renale attraverso il grasso perirenale, fino allo
strato esterno di connettivo denso, definito fascia renale, che ancora il rene alle strutture circostanti

ANATOMIA DI SUPERFICIE DEL RENE


Ogni rene ha un colorito rosso-bruno e la forma di un fagiolo.
Sul margine mediale di ciascun rene si trova una depressione, l’ilo renale, che rappresenta il punto di entrata per
l’arteria renale e di uscita per la vena renale e l’uretere.
La capsula renale è costituita da due strati: interno ed esterno.
Lo strato più interno si invagina a livello dell’ilo e riveste il seno renale, una cavità situata all’interno del rene.
I vasi sanguigni e linfatici, i nervi e l’uretere passano attraverso l’ilo e si ramificano nel seno renale.

ANATOMIA DI SEZIONE DEL RENE


L superficie interna del rene comprende una zona corticale, una zona midollare ed il seno renale.
La corticale renale, corrisponde alla porzione più esterna del rene. La midollare renale si trova internamente alla
corticale ed ha aspetto striato. Consiste in 6/18 formazioni triangolari o coniche chiamate piramidi renali.
La base di ogni piramide è rivolta verso la corticale, mentre l’apice (papilla renale) si proietta nel seno renale.
Le piramidi adiacenti sono separate da bande di tessuto corticale dette colonne renali, nelle quali si riscontra
l’aspetto granulare della zona corticale. Un lobo renale comprende una piramide renale, l’area corticale
sovrastante e la porzione adiacente di colonna renale. La produzione di urina avviene all’interno dei lobi renali, e i
dotti presenti all’interno di ogni papilla renale provvedono a scaricare l’urina nei calici minori.
4/5 calici minori formano un calice maggiore, che a loro volta formano un’ampia camera a forma di imbuto
chiamata pelvi renali, quest’ultima riempie quasi interamente il seno renale.
La produzione di urina inizia a livello di microscopiche strutture tubulari, i nefroni, situate in parte nella corticale
di ogni lobo renale.

IL NEFRONE
Il nefrone rappresenta l’unità anatomo-funzionale del rene.
STRUTTURA E FUNZIONE DEL NEFRONE
Il tubulo renale inizia a livello del corpuscolo renale, una camera a forma di coppa e contiene una rete capillare
formata da un gomitolo di 50 capillari intrecciati, detto glomerulo.

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Il sangue arriva al glomerulo tramite un’arteriola afferente e si allontana da esso tramite un’arteriola efferente.
Attraverso le pareti del glomerulo avviene la filtrazione del sangue, da cui deriva il filtrato glomerulare, una
soluzione aproteica che dal corpuscolo passa nel tubulo, dal quale va a percorrere le varie porzioni, che
manifestano caratteristiche funzionali e strutturali diverse.
I tratti principali sono: tubulo contorto prossimale, ansa di Henle e tubulo contorto distale.
Ogni nefrone si apre in un sistema di dotti collettori. Un tubulo di connessione in continuità con il tubulo contorto
distale convoglia il filtrato nel più vicino dotto collettore, che scende dalla corticale per passare nella midollare,
portando il fluido verso un dotto papillare, che riversa il filtrato nella pelvi renale.
La maggior parte dei nefroni si trova nella corticale e prendono il nome di nefroni corticali. In essi l’ansa di Henle è
relativamente breve e l’arteriola efferente porta il sangue a una rete di capillari peritubulari, che circonda l’intero
tubulo renale. La restante parte di nefroni si trova al confine con a zona midollare ed è rappresentato dai nefroni
iuxtamidollari, la cui ansa di Henle è piuttosto lunga e si approfonda nelle piramidi renali. I nefroni corticali
adempiono alla maggior parte delle funzioni di riassorbimento e secrezione dei reni. La filtrazione è un processo
passivo che promuove il passaggio dei soluti attraverso una barriera sulla sola base delle loro dimensioni, perciò
gli altri segmenti distali del nefrone sono responsabili di :
 Riassorbimento delle sostanze organiche utili nel filtrato;
 Riassorbimento di più dell’80% dell’acqua del filtrato;
 Secrezione all’interno del filtrato di rifiuti persi al momento della filtrazione.

CORPUSCOLO RENALE
Il corpuscolo renale comprende il gomitolo capillare del glomerulo e il segmento iniziale espanso del tubulo renale,
una regione detta capsula glomerulare. La parete esterna della capsula è rivestita da un epitelio pavimentoso
semplice, in continuità con l’epitelio viscerale, che copre i capillari glomerulari.
I due epiteli sono separati dallo spazio capsulare, ma si continuano l’uno nell’altro a livello del polo vascolare del
corpuscolo renale.
La filtrazione avviene grazie alla pressione sanguigna che spinge nello spazi capsulare i fluidi e i soluti disciolti. Il
filtrato che in questo modo si produce è molto simile al plasma. La filtrazione avviene attraverso tre barriere
fisiche:
1. Endotelio capillare: l’endotelio dei capillari glomerulari è fenestrato, sufficientemente piccoli da impedire
il passaggio delle cellule del sangue, ma troppo grandi per limitare la diffusione dei soluti;
2. Lamina basale: circonda l’endotelio capillare presenta una lamina densa molto più spessa delle comuni
lamine basali che limita il passaggio delle proteine plasmatiche di grandi dimensioni, ma non delle piccole
proteine plasmatiche, di sostanze nutritizie e di ioni. La lamina densa può circondare due o più capillari;
3. Epitelio glomerulare: i lunghi prolungamenti dei podociti avvolgono la superficie esterna della lamina
basale e sono intervallati da fessure molto ristrette chiamate diaframmi di filtrazione, che consente
l’ingresso nello spazio capsulare di un filtrato formato da acqua e ioni disciolti, piccole molecole organiche
e poche proteine plasmatiche
Oltre ai rifiuti metabolici il filtrato contiene altre sostanze organiche, come glucosio, acidi grassi, aminoacidi e
vitamine. Tutte queste sostanze potenzialmente utili vengono riassorbite a livello del tubulo contorto prossimale

TUBULO CONTORTO PROSSIMALE


Il primo tratto del tubulo renale a inizio in corrispondenza del polo urinifero del corpuscolo renale, situato in
direzione simmetrica opposta al polo vascolare. Durante il passaggio del filtrato glomerulare lungo il tubulo, le
cellule epiteliali riassorbono attivamente sostanze nutritizie, ioni e proteine plasmatiche. quando questi soluti
vengono assorbiti, la forza osmotica spinge l'acqua attraverso la parete del TCP nel circostante fluido interstiziale.

ANSA DI HENLE
In ogni ansa si individuano il segmento discendente è un segmento ascendente: il primo si approfonda nella
midollare verso la pelvi renale, il secondo risale verso la corticale. ogni segmento contiene un tratto spesso è un
tratto sottile. I tratti spessi sono più vicini alla corticale virgola mentre un epitelio pavimentoso sottile riveste le
porzioni midollari più profonde. L'ansa di Henle riassorbe Un ulteriore 25% di acqua dal fluido tubulare, e una
percentuale ancora Maggiore di ioni cloruro e sodio.

TUBULO CONTORTO DISTALE


Il tubulo contorto distale inserisce dal tubulo contorto prossimale poiché ha un diametro inferiore, le sue cellule
epiteliali non mostrano microvilli e i confini tra le cellule epiteliali del tubulo contorto distale sono distinti. Ciao
rispecchia la principale differenza funzionale tra i due tratti, il tubulo contorto prossimale provvede
principalmente al riassorbimento mentre il tubulo contorto distale è deputato principalmente alla secrezione.

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il tubulo contorto distale è un importante sito di: attività secrezione di ioni, acidi e altre sostanze, riassorbimento
selettivo di ioni sodio e calcio dal fluido tubulare e riassorbimento selettivo di acqua, che aiuta a concentrare il
fluido tubulare

SISTEMA DEI DOTTI COLLETTORI


Il tubulo contorto distale, che rappresenta l'ultimo tratto del nefrone, si apre nel sistema collettore, che comprende
i tubuli reunienti, i dotti collettori e i dotti papillari. Singoli tubuli reunienti connettono ogni nefrone al dotto
collettore più vicino, più dotti collettori confluiscono a formare il dotto papillare che attraverso un calice minore si
svuota nei calici maggiori e infine nella pelvi renali. Oltre a trasportare il fluido tubulare dal nefrone alle pelvi
renale, il sistema collettore provvede a regolare definitivamente il volume e la concentrazione osmotica. Ciò si
realizza tramite la variazione della permeabilità dei dotti collettori all'acqua ed è particolarmente importante, in
quanto questi dotti collettori attraversano la sostanza midollare, all'interno della quale nell'ansa di Henle i soluti
vengono notevolmente concentrati nel fluido interstiziale. Se la permeabilità dei dotti collettori è alta l'urina
risulterà concentrata se invece la permeabilità è scarsa l’urina risulterà diluita.

STRUTTURE CON IL COMPITO DI TRASPORTO, ACCUMULO ED ELIMINAZIONE DI URINA


Le modificazioni del filtrato e la produzione di urina termina quando il fluido entra nei calici minori. I tratti
successivi dell'apparato urinario virgola ureteri, vescica e uretra hanno il compito di trasportare, accumulare ed
eliminare l'urina. I calici minori e maggiori, la pelvi renale, gli ureteri, la vescica e la porzione prossimale
dell'uretra sono rivestiti da un epitelio di transizione che può sopportare l'alternanza di contrazione e di
distorsione senza essere danneggiato.

URETERI
Gli ureteri sono due condotti muscolari che dai reni si dirigono inferiormente per circa 30 cm prima di
raggiungere la vescica urinaria. Ciascun uretere penetra nella parete posteriore della vescica senza entrare nella
cavità peritoneale. Attraverso la parete della vescica ad angolo obliquo, e lo sbocco ureterale forma dunque,
piuttosto che non riuscisse rotondo, una fessura. Questa disposizione impedisce il reflusso di urina negli ureteri e
nei reni quando la vescica si contrae.
la parete degli ureteri è costituita da tre strati: (1) tonaca mucosa interna rivestita da epitelio di transizione; (2)
tonaca muscolare intermedia costituita da fibre longitudinali (interne) e circolari (esterne); (3) una tonaca
avventizia esterna di tessuto connettivo che è in continuità con la capsula fibrosa renale e il peritoneo.

VESCICA URINARIA
La vescica urinaria è un organo muscolare cavo che funge da deposito temporaneo di urina. Nel maschio, la base
della vescica si trova tra il retto è la sinfisi pubica, mentre nella femmina, inferiormente all'utero e anteriormente
alla vagina. La mucosa che riveste la vescica si solleva in pieghe, che scompaiono la vescica distesa e piena di
urina. La regione triangolare delimitata dagli occhi degli ureteri e dall'origine dell'uretra viene definita trigono
viscerale, che funge da imbuto che incanala l'urina nell'uretra durante la contrazione della vescica. L'ingresso in
uretra rappresenta l'apice del trigono, ed è il punto più basso della vescica. La regione circostante, detta collo
vescicale, contiene uno sfintere uretrale interno muscolare. La muscolatura liscia dello sfintere uretrale interno
fornisce un controllo volontario sul rilascio dell'urina da parte della vescica.

URETRA
L'uretra si estende dal collo della vescica all'esterno del corpo. Nella femmina, l’utero è molto breve, estendendosi
per 3-5 cm dalla vescica al vestibolo, e l'orifizio uretrale esterno si trova vicino alla parete anteriore della vagina.
Nel maschio, l'uretra si estende dal collo della vescica all'apice del pene, è lunga 18-20 cm e può essere divisa in tre
porzioni: prostatica, membranosa e peniena.
L'uretra prostatica attraverso la prostata. L'uretra membranosa comprende il breve segmento che penetra nel
diaframma urogenitale. L'uretra peniena si estende dal margine distale del diaframma urogenitale orifizio
uretrale esterno che si trova all'apice del pene. In entrambi i sessi, la porzione di uretra che attraversa il
diaframma urogenitale circondato da uno strato di muscolatura scheletrica che va a costituire lo sfintere uretrale
esterno e quindi è controllato volontariamente.
ARGOMENTO 7
APPARATO GENITALE
La funzione primaria dell'apparato genitale consiste nel produrre, accumulare, provvedere alla maturazione e
trasportare le cellule riproduttive funzionali, i gameti. Poco dopo la fecondazione dalla combinazione del
materiale genetico dello spermatozoo paterno con quello dell'uovo immaturo materno origine lo zigote, una
cellula singola che nell'arco di 9 mesi cresce, si sviluppa e si divide ripetutamente per dar vita a un bambino.

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Inoltre l'apparato genitale al compito di produrre gli ormoni sessuali, la cui azione si ripercuote sugli altri
apparati.

ORGANIZZAZIONE DELL’APPARATO
L'apparato genitale comprende:
 Organi riproduttivi, o gonadi, con funzione di riprodurre i gameti e gli ormoni sessuali;
 Le vie genitali, sistema di dotti che ricevano, accumulano e trasportano i gameti;
 Ghiandole annesse che riversano il loro secreto nelle vie genitali o in altri dotti escretori;
 Strutture perineali associate all'apparato genitale, collettivamente note come genitali esterni.
Nel maschio adulto, le gonadi secernono ormoni sessuali detti androgeni, principalmente testosterone, e
producono circa 500 milioni di spermatozoi al giorno. Una volta accumulati, gli spermatozoi maturi passano
attraverso le vie spermatiche, dove si uniscono alle secrezioni delle ghiandole annesse per formare lo sperma.
Le gonadi femminili, ovaie, producono un solo gamete immaturo, ovocita, ogni mese. L’ovocita passa. Attraverso le
brevi tube uterine che si aprono nell'utero.

ANATOMIA DELL’APPARATO GENITALE MASCHILE

TESTICOLI
Un testicolo alla forma di un uovo schiacciato, si trova all'interno dello scroto, una borsa cutanea Sospesi
inferiormente al peritoneo e anteriormente all'ano.

FUNICOLO SPERMATICO
Il funicolo spermatico è costituito dai vasi sanguigni e linfatici e nervi testicolari, avvolti da strati di tessuto
connettivo e muscolare. Ogni funicolo spermatico contiene rispettivo dotto deferente, l'arteria testicolare, il plesso
pampiniforme della vena testicolare e i nervi ileoinguinale e genitofemorale del plesso lombare.
Il condotto ristretto che connette ciascuna loggia scrotale alla cavità peritoneale è detto canale inguinale,
completamente occupato dal funicolo spermatico.

SCROTO E POSIZIONE DEI TESTICOLI


Lo scroto è suddiviso internamente in due camere separate, la partizione tra le due è marcato esternamente da un
ispessimento della superficie scrotale. Ogni testicolo occupa una cavità scrotale, e uno spazio ristretto separa la
superficie esterna del testicolo dalla superficie interna dello scroto. La tonaca vaginale è una membrana sierosa
che ricopre la superficie esterna di ciascun testicolo e riveste internamente la cavità scrotale. Questa membrana
serve a ridurre l'attrito. Lo scroto è formato da un sottile strato cutaneo con la sottostante fascia superficiale. Il
derma contiene uno strato di muscolatura liscia le cui contrazioni toniche sono responsabili della caratteristica
rugosità presenti sulla parete scrotale e aiutano il sollevamento dei testicoli.

STRUTTURA DEL TESTICOLO


Il testicolo è rivestito da uno strato di connettivo fibroso denso ha detto tonaca albuginea, ricoperto dalla tonaca
vaginale. Questa capsula fibrosa e ricca di fibre collagene continue con quelle che circondano l'adiacente
epididimo. Le fibre collagene della tonaca albuginea si estendono anche all'interno del testicolo, formando setti
convergenti verso il mediastino del testicolo, il quale sostiene i vasi sanguigni e linfatici testicolari e i dotti che
raccolgono gli spermatozoi, e li indirizza verso l’epididimo.

ANATOMIA MICROSCOPICA DEL TESTICOLO


I setti connettivali suddividono il parenchima testicolare in lobuli. Nei quali sono distribuiti circa 800 tubuli
seminiferi, sottili condotti spiralizzati ognuno dei quali è una lunghezza di circa 80 cm.
Ogni tubulo seminifero ha la forma di una U ed è connesso ad un unico tubulo retto, il quale entra nel mediastino
testicolare. Un tubulo è circondato da un sottile involucro di lamina propria e gli spazi tra i tubuli sono riempiti da
tessuto connettivo lasso. All'interno degli spazi si trovano numerosi vasi sanguigni e grosse cellule interstiziali che
hanno il compito di produrre gli ormoni sessuali maschili, detti androgeni.

SPERMATOGENESI E MEIOSI
La spermatogenesi è il processo di formazione degli spermatozoi. Inizia nello strato cellulare più esterno dei tubuli
seminiferi. Cellule staminali, dette spermatogoni, si formano durante lo sviluppo embrionale. A partire dall'epoca
di maturazione sessuale, gli spermatogoni si dividono per tutto il corso della vita dell'individuo. Ad ogni divisione,
una delle cellule figlie rimane nello strato esterno del tubulo seminifero, mentre l'altra viene spinta verso il lume.
Quest'ultima si differenzia in spermatocita primario, che si prepara a iniziare la meiosi, una forma di divisione
cellulare in cui si producono gameti che contengono metà corredo cromosomico, e vengono perciò definiti aploidi.

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La meiosi è una forma speciale di divisione cellulare che produce i gameti. La mitosi e la meiosi differiscono in
maniera significativa negli eventi nucleari: la mitosi comporta un'unica divisione che genera due cellule figlie
identiche, contenenti ognuna 24 paia di cromosomi; la meiosi comporta due divisioni che portano alla costituzione
di quattro diversi gameti aploidi, contenenti ciascuna 23 cromosomi singoli.

STRUTTURA DEGLI SPERMATOZOI


In ogni spermatozoo si possono individuare tre regioni distinte:
 La testa ha la forma di un uovo appiattito e contiene cromosomi altamente compattati. L'apice contiene la
vescicola acrosomiale, un compartimento vescicolo rivestito da membrana e contenente enzimi che
intervengono nelle fasi preliminari della fecondazione;
 Un breve collo connettere la testa al corpo. Il collo contiene entrambi i centrioli dello spermatide di
origine; i microtubuli del centriolo distale sono in continuità con quelli di corpo di coda. i mitocondri
disposti a spirale intorno ai microtubuli forniscono l'energia necessaria al movimento della coda;
 La coda rappresenta l'unico esempio di flagello di tutto il corpo umano. Un flagello permette lo
spostamento di una cellula da una regione all'altra, presenta un complesso movimento a cavatappi. I
microtubuli del flagello sono circondati da una guaina densa e fibrosa.

VIE SPERMATICHE
Le vie spermatiche dell'apparato genitale maschile provvedono a maturazione funzionale, nutrimento, accumula e
trasporto degli spermatozoi.

EPIDIDIMO
Gli spermatozoi maturi virgola sono ancora funzionalmente immature incapace di coordinare il proprio
movimento e di fecondare. la corrente del fluido dei tubuli seminiferi provvede a trasportarli lungo i tubuli retti e
nell’epididimo.
L'epididimo si localizza lungo il margine posteriore del testicolo. L'epididimo può essere suddiviso in:
 Testa, è il tratto superiore, riceve gli spermatozoi dai condotti efferenti che provengono dal mediastino
testicolare;
 Il corpo inizia distalmente all'ultimo efferente e si estende inferiormente lungo il margine posteriore del
testicolo;
 In prossimità del polo inferiore del testicolo, il numero delle circonvoluzioni diminuisce è inizia la coda, che
cambia direzione e si fa ascendente. In questo tratto l'epitelio cambia, e prosegue in quello del dotto
deferente, che rappresenta la diretta continuazione della coda. La coda dell'epididimo è la regione
principalmente coinvolte nell' accumulo di spermatozoi.
Le tre principali funzioni dell'epididimo sono:
 Controllo e modificazione della composizione del fluido prodotto dai tubuli seminiferi;
 Riciclaggio di spermatozoi alterati;
 Accumulo di spermatozoi e facilitazione della loro mutazione funzionale, divengono mobili quando si
uniscono alle secrezioni delle vescichette seminali e divengono fecondanti in seguito all'esposizione alle
condizioni esistenti all'interno delle vie genitali femminili.

DOTTO DEFERENTE
Il dotto deferente inizia come continuazione della coda dell'epididimo e risale attraverso il canale inguinale come
parte del funicolo spermatico per entrare nella cavità addomino-pelvica. Il tratto terminale del deferente si
espande in una porzione definita ampolla deferenziale. La parete del dotto deferente comprende uno spesso strato
di muscolatura liscia, le cui contrazioni peristaltiche hanno il compito di far progredire spermatozoi e fluido lungo
il condotto.
Il tratto terminale di ciascuna ampolla si unisce alla base della rispettiva vescichetta seminale per formare il dotto
eiaculatore, un breve condotto che penetra attraverso la capsula della prostata per aprirsi nell'uretra nei pressi
del dotto eiaculatore controlaterale.

URETRA
Vista all'interno dell'apparato urinario, rappresenta una via di passaggio comune agli apparati urinario e
genitale.

VESCICHETTE SEMINALI
Le vescichette seminali si trovano all'altro delle due ampolle del dotto deferente, sono due ghiandole
estremamente attive, la cui funzione contribuisce alla maggior parte del volume del liquido seminale, che viene

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rilasciato al momento della eiaculazione all'interno del dotto deferente. Quando gli spermatozoi vengono a
contatto con la secrezione delle vescichette seminali iniziano a battere il flagello diventando molto mobili.

PROSTATA
La prostata è un piccolo organo ghiandolare con una ricca componente fibromuscolare di forma rotondeggiante
che circonda la prima porzione dell'uretra. La prostata produce una secrezione lievemente acida, il liquido
prostatico, che contribuisce per un 20-30% al volume del liquido seminale.

SPERMA
Contiene:
 Spermatozoi;
 Liquido seminale, che è la componente fluida dello sperma, è una miscela di secrezioni ghiandolari che
presenta una composizione di ioni e nutrienti peculiari;
 enzimi.

PENE
Il pene è un organo tubolare che contiene la porzione distale dell'uretra. Ha il compito di condurre l'urina
all'esterno del corpo e lo sperma all'interno della vagina durante il rapporto sessuale. Il pene viene suddivisa in tre
regioni:
 Radice, porzione fissa che connette il pene ai rami del rischio nell'ambito del trigono urogenitale, subito al
di sotto della sinfisi pubica;
 Corpo, porzione tubolare mobile che contiene masse di tessuto erettile;
 Glande, porzione distale espanse che circonda l'orifizio uretrale esterno.
Gran parte del corpo del pene risulta costituita da 3 colonne cilindriche disposte parallelamente, formate da
tessuto erettile, ovvero un labirinto tridimensionale dei canali vascolari separati in modo incompleto da fasci di
connettivo elastico e da fibrocellule muscolari lisce. In stato di riposo le diramazioni arteriosi sono costrette e le
fibrocellule muscolari sono in tensione, in seguito a stimolazione parasimpatica, la muscolatura liscia delle pareti
arteriose si rilassa, e di conseguenza i vasi si dilatano, il flusso sanguigno aumenta, i canali vascolari vengono
riempiti dal sangue e si manifesta l'erezione del pene.

ARGOMENTO 8
ANATOMIA DELL’APPARATO GENITALE FEMMINILE
L'apparato genitale femminile ha il compito di produrre gameti funzionali, fornire le condizioni necessarie allo
sviluppo e nutrimento dell'embrione e del feto. i gameti femminili che lasciano alle ovaie viaggiano lungo le tube
uterine, dove può avvenire la fecondazione, e da qui raggiungono infine l'utero. Quest'ultimo si apre nella vagina, il
cui orifizio esterno è circondato dagli organi genitali esterni.

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OVAIE
Le ovaie sono piccoli organi pari di forma ovalare appiattita, situati nei pressi delle pareti laterali della cavità
pelvica. Sono responsabili della secrezione di ormoni e della produzione di gameti. La superficie di ciascun ovaio e
rivestita da un epitelio cubico semplice detto epitelio germinativo, il quale riveste uno strato di connettivo denso al
tetto tonaca albuginea. Il parenchima ovarico può essere suddiviso in zona corticale, più esterna, dove ha luogo la
produzione dei gameti, in una zona midollare, posta più in profondità.

CICLO OVARICO E OVOGENESI


L’ovogenesi, la produzione dei gameti femminili, è un processo che ha inizio prima della nascita, resta silente fino
alla pubertà e termina con la menopausa. A partire dalla pubertà si svolge ciclicamente ogni mese ed è parte del
ciclo ovarico. Lo sviluppo dei gameti avviene all'interno di formazioni specializzate chiamate follicoli ovarici, e
diversamente da ciò che accade nelle gonadi maschili, le cellule staminali nella femmina completano le loro
divisioni miotiche prima della nascita. Dunque, nelle due ovaie sono presenti alla nascita circa 2 milioni di ovociti
primari, che si riducono nella pubertà a circa 400 mila. Ogni mese alcuni follicoli primordiali vengono stimolate
proseguire il loro processo maturativo, che può essere suddiviso in 6 tappe:
1. Formazione dei follicoli primari, con l'attivazione dei follicoli primordiali, che si trasformano così in
follicoli primari: le cellule follicolari diventano più grandi e si dividono ripetutamente, per cui l'epitelio
follicolare intorno al ovocita diviene pluristratificato;
2. Formazione dei follicoli secondari. Molti follicoli primordiali si trasformano in follicoli primari, ma non
altrettanti si trasformano in follicoli secondari. La trasformazione inizia quando lo spessore della parete
aumenta e le cellule follicolari più profonde iniziano a produrre piccole quantità di liquido follicolare, che
si accumula all'interno di piccole cavità che gradualmente si espandono e separano le cellule follicolari
degli strati interno ed esterno;
3. Formazione del follicolo terziario. 8-10 giorni dopo l'inizio del ciclo ovarico, le ovaie contengono solo un
follicolo secondario destinato a proseguire al suo sviluppo. Dal decimo al quattordicesimo giorno, avviene
la trasformazione in follicolo terziario che occupa l'intero spessore della corticale e crea una sporgenza
sulla superficie dell'ovaio. L’ovocita si proietta nella porzione centrale espansa, la antro follicolare;
4. Ovulazione. È il momento del rilascio del gamete, che normalmente avviene dal quattordicesimo giorno di
un ciclo di 28 giorni. Man mano che questo momento si avvicina, l’ovocita secondario e le cellule follicolari
che lo circondano perdono ogni contatto con la parete follicolare e vagano liberi all'interno dell'antro;
5. Formazione del corpo luteo. Il follicolo che ha espulso l’ovocita inizia a collassare e si ha un lieve
sanguinamento nel lume dei vasi perifollicolari. Le rimanenti cellule follicolari invadono l'area e
proliferano e si trasformano in corpo luteo, organo endocrino di breve vita, così chiamato per il suo colore
giallastro;
6. Formazione del corpus albicans. Se non avviene la fecondazione, il corpo luteo inizia a degenerare circa 12
giorni dopo l'ovulazione. I fibroblasti vado nel corpo luteo non più funzionale, producendo un ammasso di
tessuto cicatriziale pallido virgola detto Corpus albicans. La disintegrazione del corpo luteo segna la fine
del ciclo ovarico. La durata di questa fase è in genere di 14 giorni;

TUBE UTERINE
Le tube uterine sono due condotti muscolari cavi della lunghezza di circa 13 cm e possono essere divise in quattro
regioni:
 Infundibolo, l'estremità più vicino all'ovaio forma un imbuto espanso, con un epitelio che riveste la
superficie interna che presenta cellule ciliate il quale movimento è rivolto verso il segmento interno della
tuba;
 Ampolla, elaborazione intermedia della tuba. Lo spessore degli strati di muscolatura liscia della parete
dell'ampolla va progressivamente aumentando nel tratto di tubo che si avvicina all'utero;
 Istmo, l'ampolla termina con l'istmo, un breve segmento adiacente alla parete uterina;
 Parte uterina, l'istmo continua con la parte uterina, della tuba, che si apre nella cavità uterina.

ANATOMIA MICROSCOPICA DELLA TUBA UTERINA


L'epitelio cilindrico semplice che riveste la tuba uterina è formato da cellule ciliate e secernenti. La mucosa è
circondata da strati concentrici di muscolatura liscia. Il trasporto dei materiali lungo la tuba uterina avviene per
l'azione sinergica delle contrazioni peristaltiche muscolari e dei movimenti delle ciglia delle cellule epiteliali.
Poche ore prima dell'ovulazione, questo meccanismo viene messo in moto. Le tube trasportano l’ovocita
secondario perché possa maturare definitivamente ed essere fecondato: per passare dell'infundibolo all'utero
l’ovocita impiega 3/4 giorni. Perché avvenga la fecondazione, l’ovocita secondario deve incontrare gli spermatozoi
durante le prime 12/24 ore del suo viaggio. La fecondazione ha luogo nella regione ampollare della tuba uterina.

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UTERO
L'utero fornisce protezione meccanica, nutrimento e possibilità di rimozione dei rifiuti dell'embrione in via di
sviluppo nelle settimane dalla prima all'ottava, e del feto dalla nona settimana alla nascita. Le contrazioni della
sua parete muscolare sono fondamentali per l'espulsione del feto al momento del parto.

CONFIGURAZIONE INTERNA DELL’UTERO


Il corpo è la porzione più voluminosa dell'utero, e il fondo è la porzione arrotondata del corpo situato
superiormente all'attacco delle tube uterine. Il corpo termina a livello di un restringimento detto istmo uterino. Il
collo dell'utero è la porzione inferiore dell'utero che va dall’istmo alla vagina.
Il collo si proietta nella vagina, all'interno della quale forma una superficie curva che circonda l'orifizio uterino
esterno. Tramite quest'ultimo, la cavità della vagina comunica con il canale cervicale, un canale del stretto che si
apre nella cavità uterina del corpo attraverso un orifizio uterino interno. il muco che riempie il canale cervicale
ricopre il orifizio uterino esterno impedisce i batteri che si trovano in vagina il passaggio nel canale cervicale. Con
l'avvicinarsi dell'ovulazione, il muco diventa più acquoso, infatti se rimanesse viscoso, gli spermatozoi avrebbero
difficoltà a risalire l'utero e ad entrare nelle tube uterine.
La parete uterina è costituita da: uno strato muscolare esterno il miometrio che è la porzione più spessa della
parete uterina ed è in strati ad andamento longitudinale, circolare ed obliquo, le cui contrazioni risultano
fondamentali per spingere il feto dall'utero alla vagina; da uno strato interno ghiandolare l'endometrio sulla
quale si aprono numerose ghiandole uterine, estese nella profondità della lamina propria, le componenti
ghiandolare e vascolare dell'endometrio sostengono le richieste fisiologiche nel feto in via di sviluppo; ed
esternamente da una membrana sierosa incompleta continua con il rivestimento peritoneale, chiamata
perimetrio.

CICLO UTERINO
Il ciclo uterino ha una durata media di 28 giorni e può essere suddivisa in tre fasi:
 Fase mestruale: il ciclo uterino ha inizio con la mestruazione, periodo caratterizzato dalla completa
distruzione dello strato funzionale dell'endometrio. La costrizione delle arterie riduce la vascolarizzazione
di questa zona, le ghiandole e i tessuti dello strato funzionale iniziano a degenerare, e le pareti delle
arterie indebolite vanno incontro a rottura. Il sangue entra nel lume uterino è attraverso l'orifizio uterino
esterno nella vagina. La desquamazione prosegue fino a coinvolgere l'intero strato dell'endometrio. La
fase mestruale dura da 1 a 7 giorni;
 Fase proliferativa: nei giorni successivi alla fine della fase mestruale, le cellule epiteliali delle ghiandole si
moltiplicano e diffondono attraverso la superficie endometriale, ripristinando l'integrità dell'epitelio
uterino. Nel corso di questo processo di rigenerazione, l'endometrio viene definito in fase proliferativa;
 Fase secretiva: le ghiandole endometriali si dilatano e incrementano la loro secrezione, e le arterie si
allungano e si spiralizzano attraverso i tessuti dello strato funzionale. Questa fase ha inizio al momento
dell'ovulazione e perdura fino a che resta in funzione il corpo luteo. L'attività secretoria raggiunge il picco
massimo circa 12 giorni dopo l'ovulazione, il ciclo uterino termina quando termina la produzione
ormonale da parte del corpo luteo. La fase secretiva dura 14 giorni.

VAGINA
La vagina è un condotto muscolo-mucosa che si estende dal collo dell'utero al vestibolo, uno spazio delimitato dai
genitali esterni. All'estremità prossimale della vagina, il collo dell'utero si proietta nel canale vaginale; il recesso
poco profondo e circonda questa porzione di servizio viene chiamato fornice vaginale. La vagina decorre
parallelamente all'intestino retto, con il quale si trova posteriormente a stretto contatto. Anteriormente, l'uretra
decorre lungo la parete della vagina, nel tratto che va dalla vescica urinaria alla sua apertura nel vestibolo.
La vagina ha tre funzioni principali:
 Funge da via di passaggio per l'eliminazione del flusso mestruale;
 Riceve il pene durante l'accoppiamento e gli spermatozoi diretti all'utero;
 Rappresenta l'ultimo tratto del canale del parto, attraverso il quale passa il feto durante il parto.
La parete della vagina contiene una rete di vasi sanguigni e strati di muscolatura liscia, ed è lubrificata dalle
secrezioni della cervice uterina dal passaggio di fluidi attraverso l'epitelio. Vagina e vestibolo sono separati per
mezzo di una piega elastica di tessuto epiteliale, l'imene, che può bloccare parzialmente o per intero l'ingresso in
vagina. I due muscoli bulbocavernosi circondano non si entrambi i lati l’orifizio vaginale, restringendo l'accesso
con la loro contrazione.

ANATOMIA MICROSCOPICA DELLA VAGINA

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Il lume vaginale è rivestito da un epitelio pavimentoso stratificato, che in stato di riposo si solleva in pieghe
chiamate rughe. La sottostante lamina propria, spessa ed elastica, contiene piccoli vasi sanguigni nervi e noduli
linfatici. La mucosa vaginale è circondata da una tonaca muscolare dotata di notevole elasticità, con strati di
fibrocellule muscolari lisce arrangiate in fasci longitudinali e circolari, continui con il miometrio. La porzione di
vagina adiacente all'utero ha un rivestimento sieroso continuo con il peritoneo pelvico, nelle altre porzioni, lo
strato muscolare è circondato da una tonaca avventizia di connettivo fibroso.

ORGANI GENITALI ESTERNI FEMMINILI


La regione che comprende gli organi genitali esterni femminili e viene chiamata vulva. la vagina si apre nel
vestibolo, uno spazio centrale delimitato dalle piccole labbra, due pieghe rivestite da cute sottile priva di peli.
Anche l’uretra termina a livello del vestibolo, anteriormente all'orifizio vaginale, nei pressi dell'orifizio uretrale
esterno si aprono nell'uretra le ghiandole parauretrali. Anteriormente all’orifizio uretrale, si proietta nel vestibolo
il clitoride, costituito all'interno del tessuto erettile omologo ai corpi cavernosi del pene, che in seguito eccitazione
sessuale si inturgidisce richiamando a sé grandi quantità di sangue. L'apice del clitoride sormontato dal piccolo
glande del clitoride, erettile, mentre il corpo è circondato da estensioni delle piccole labbra che formano prepuzio
del clitoride.
I limiti esterni della vulva sono segnati dal monte di Venere è dalle grandi labbra: il monte di Venere è una
sporgenza dovuta al tessuto adiposo sottocutaneo che si trova anteriormente alla sinfisi pubica; le grandi labbra,
carnose, sono omologhe allo scroto del maschio, contengono tessuto adiposo e circondano le piccole labbra e le
formazioni del vestibolo.

ARGOMENTO 9
SISTEMA ENDOCRINO
Il sistema endocrino risponde agli stimoli producendo sostanze che vengono riversate direttamente nella
circolazione sanguigna, queste sostanze sono gli ormoni, influenzano le attività metaboliche non avendo però
un'azione immediata ma più a medio-lungo termine. Rendendo il sistema endocrino molto efficace per il controllo
di processi come sviluppo e crescita.
Il sistema endocrino e il sistema nervoso, appaiono nettamente distinguibili, ma non è facile separarli da un punto
di vista sia anatomico che funzionale.
Infatti sistema endocrino e nervoso collaborano per controllare e se necessario modificare le attività fisiologiche

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dell'organismo.

PANORAMICA
Il sistema endocrino produce gli ormoni che sono classificabili in base alla loro composizione chimica:
1. derivati dagli aminoacidi, dimensioni relativamente ridotte e struttura simile agli aminoacidi:
a) ormoni tiroidei, derivati della tirosina rilasciati dalla tiroide;
b) catecolamine, secrete dalla midollare del surrene;
c) melatonina, derivata del triptofano;
2. ormoni peptidici, formati da catene di aminoacidi, sono quelli più presenti;
3. oromi steroidei, derivati dal colesterolo e rilasciati da organi riproduttivi e dalla corticale delle ghiandole
surrenali;
4. eicosanoidi, coordinano le attività cellulari e influenzano le attività cellulari che si verificano nel liquido
extracellulare, vengono rilasciati dalla maggior parte delle cellule corporee.
Gli ormoni modulano le diverse attività cellulari, modificando tipologia, attività o quantità degli enzimi
citoplasmatici, così facendo regola il metabolismo delle cellule periferiche sensibili alla presenza degli enzimi.
L'attività endocrina è viene controllata dai riflessi endocrini, avviati da:
1. stimoli umorali (variazione composizione liquido extracellulare);
2. stimoli ormonali (arrivo/rimozione di un specifico ormone);
3. impulsi nervosi (arrivo di neurotrasmettitori nelle giunzioni neuroendocrine.
Nell maggior parte dei casi vengono regolati da feedback negativo es. se un ormone è in eccesso il corpo smette di
produrlo fino a che il valore non torna normale, viceversa se è in difetto aumenta la produzione fino al ritorno al
livello normale.
La regolazione con feedback positivo avviene quando c'è una produzione di un determinato ormone e il corpo
capisce la necessità di produrne altro in modo che la reazione termini rapidamente es. Rilascio di ossitocina
durante il travaglio.

IPOTALAMO E REGOLAZIONE ENDOCRINA


i centri coordinatori ipotalamici regolano le attività nervose ed
endocrine attraverso tre meccanismi:
1. I neuroni ipotalamici producono gli ormoni ADH e
ossitocina, in seguito al trasporto lungo gli assoni gli
ormoni vengono rilasciati a livello della neuroipofisi;
2. I centri integrativi (ipotalamo) secernono ormoni di
regolazione che controllano l'attività dell'adenoipofisi.
Gli ormoni raggiungono i loro bersagli tramite il
sistema portale ipofisario;
3. L'ipotalamo possiede centri nervosi autonomi che
esercitano un controllo nervoso sulle cellule endocrine
della midollare surrenale.

IPOFISI
L'ipofisi può essere suddivisa in:
1. adenoipofisi (anteriore), che si suddivide in:
a) pars distalis, porzione principale, produce:
 TSH, stimola la tiroide e la produzione degli omoni
tiroidei;
 ACTH, ha come bersaglio la corticale della
ghiandola surrenale, produzione di glucocorticoidi;
 GH, ha come bersaglio tutte le cellule del corpo,
stimola la crescita, la sintesi proteica, la mobilitazione di lipidi e il catabolismo;
 PRL, nella femmina, bersaglio le ghiandole mammarie e stimola la produzione del latte;
 FSH, ha come bersaglio nelle femmine le cellule follicolari nelle ovaie stimolando lo sviluppo del
follicolo, nei maschi le cellule di sostegno dei testicoli stimolando la spermatogenesi;
 LH, ha come bersaglio nella femmina le cellule follicolari e induce l'ovulazione, la formazione del
corpo luteo e la secrezione dei progestinici, nel maschio le cellule interstiziali nei testicoli.
b) pars intermedia, lembo adiacente alla neuroipofisi, produce:
 MSH, ha come bersaglio i melanociti, stimola la produzione di melatonina nell'epidermide.
c) pars tuberalis, avvolge la parte alta della neuroipofisi (infundibolo).
2. neuroipofisi (posteriore), contiene assoni e terminali assonici e sintetizza:

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 ADH, ha come bersaglio i reni, funzione di ridurre la perdita idrica nei reni e nel provocare
vasocostrizione aumentando la pressione sanguigna;
 ossitocina: nella femmina ha come bersaglio l'utero e la ghiandola mammaria, stimolando le
contrazioni e l'eiezione del latte. Nel maschio, ha come bersaglio il dotto efferente e la prostata,
stimolando la contrazione dei due e l'eiezione di secrezioni.
L'adenoipofisi è soggetta a due fattori di regolazione:
1. RH, fattore di rilascio, stimolano l'adenoipofisi;
2. IH, fattore di inibizione, inibiscono la secrezione di specifici ormoni dell'adenoipofisi.
Ci sono diversi tipi di RH e IH e ognuno è diretto a specifiche popolazioni di cellule endocrine.

LA TIROIDE
La ghiandola tiroide, si trova subito sotto la cartilagine tiroidea che costituisce gran parte della superficie
anteriore della trachea.

I follicoli tiroidei hanno il compito di sintetizzare, accumulare e secernere gli ormoni tiroidei. Hanno una forma
sferica e sono rivestiti da un epitelio cubico semplice composto da tireociti, il tipo di epitelio varia dalla quantità di
attività della cellula, poco attiva = pavimentoso semplice, molto attiva = cilindrico semplice. I tireociti circondano
la cavità follicolare, contenente una sostanza altamente proteica, definita colloide. I tireociti sintetizzano una
proteina globulare chiamata tireoglobulina, la quale si lega, grazie al lavoro di trasporto dei tireociti, a ioni ioduro
che cambiano assumendo la forma iodinata, formando due ormoni che rimangono all'interno della ghiandola,
ovvero la tiroxina T4 e la triiodotironina T3.
Il controllo del rilascio di questi due ormoni avviene principalmente attraverso la concentrazione di TSH prodotto
dall'adenoipofisi nella circolazione sanguigna. La quantità di TSH prodotta è determinata dall'ormone stimolante,
il RH. I tireociti rispondo alla quantità di TSH nel sangue, togliendo la tireoglobulina dal lume del follicolo, e
rimuovendo il legame con la proteina, permettendo il rilascio di T 3 e T4. L'ormone T4 rappresenta il 90% di tutte le
secrezioni della tiroide. I due ormoni hanno effetti complementari, entrambi incrementano l'attività metabolica e il
consumo di O2 in tutte le cellule corporee.

GHIANDOLE PARATIROIDI
le ghiandole paratiroidi sono quattro piccoli corpiccioli della grandezza di un pisello, poste nella superficie
posteriore dei lobi della tiroide, sono avvolti da una lamina connettivale che suddivide il parenchima in lobuli
irregolari.
Nelle ghiandole paratiroidi ci sono due tipi di cellule:
1. le cellule principali, responsabili della produzione del paratormone PTH, controllano la concentrazione
nella circolazione sanguigna di ioni calcio. Quando il livello di ioni calcio si abbassa, le cellule principali
producono paratormone, che stimola osteoclasti e osteoblasti , riducendo la escrezione urinaria di calcio. Il
paratormone stimola la produzione di calcitriolo, un ormone renale che stimola l'assorbimento di calcio
nell'intestino;
2. le cellule offisile e cellule di transizione, considerate inattive o principali immature.

TIMO
Il timo produce ormoni necessari allo sviluppo e al mantenimento delle normali funzioni immunitarie, questo
ormone è detto timosina.

LE GHIANDOLE SURRENALI
Le ghiandole surrenali sono formazioni piramidali che si trovano sul polo superiore del rene, circondate da una
capsula fibrosa densa.
Si trovano tra il rene, il diaframma e le principali arterie e vene della parete posteriore della cavità
addominopelvica. Sono un organo retroperitoneale.
Ogni ghiandola surrenale, può essere suddivisa in due regioni in base alla struttura e alla funzione, secernenti
ormoni differenti ma sempre con effetto sinergico nel controllo dello stress: corticale esterna e midollare interna.

REGIONE CORTICALE
Il suo colore giallastro è dovuto alla presenza di lipidi, soprattutto colesterolo e acidi grassi, al suo interno. La
corticale del surrene produce più di due dozzine di ormoni steroidei differenti, chiamati nel loro insieme steroidi
corticosurrenali. Questi ormoni sono strettamente necessari per la sopravvivenza dell’individuo. I corticosteroidi
hanno principalmente effetto sul metabolismo modulando la trascrizione genetica delle loro cellule bersaglio. La
ghiandola surrenale ha un grande quantità di reticolo endoplasmatico rugoso. La regione corticale può essere
suddivisa in tre zone:

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1. ZONA GLOMERULARE: zona più esterna della regione corticale, in ciascun glomerulo le cellule endocrine
formano gruppi strettamente impaccati. La zona glomerulare produce mineralocorticoidi (MC),
responsabili della composizione elettrolita dei fluidi corporei, tra questi l’aldosterone che agisce sui tuboli
renali controllando la composizione dell’urina, riducendo la perdita di ioni e H 2O. riduce inoltre la perdita
di sodio e acqua nelle ghiandole sudoripare, salivari e canale digerente. La sua produzione è stimolata da
un aumento ematico di potassio e diminuzione di sodio.
2. ZONA FASCICOLATA: strato intermedio, parte che occupa più volume delle tre, le cellule sono di dimensioni
maggiori rispetto a quelle della zona glomerulare e contengono una maggior quantità di lipidi che gli
conferisce un colore pallido e un aspetto schiumoso. Le cellule formano dei cordoni che si dirigono verso la
zona reticolare. Gli ormoni steroidei prodotti in questa zona sono i glucocorticoidi che regolano il
metabolismo del glucosio. I principali sono il cortisolo e il corticosterone; il fegato trasforma il cortisolo
circolante in cortisone, altro ormone corticoide. Questi ormoni accelerano i processi di sintesi di glucosio e
glicogeno.
3. ZONA RETICOLARE: forma una banda tra la zona fascicolata e la regione midollare, ha delle cellule più
piccole rispetto alla regione midollare. Formano un reticolo ripiegato e ramificato, riccamente
vascolarizzato da capillari e produce piccole quantità di ormoni sessuali androgeni. Essi stimolano la
produzione dei peli pubici nei ragazzi e ragazze. Mentre nei maschi adulti non hanno un ruolo importante
in quanto la maggior parte di questi ormoni è prodotta dai testicoli, nelle donne gli androgeni surrenali
promuovono lo sviluppo della muscolatura, stimolano la formazione di cellule del sangue e mantengono la
libido.

REGIONE MIDOLLARE
Il limite tra la regione midollare e la regione corticale non è netto, infatti il tessuto connettivo e i vasi sanguigni
sono comuni alle due regioni. La midollare ha un colore rosso-bruno dovuto alla ricca vascolarizzazione, composta
da cellule cromaffini grosse cellule rotondeggianti. Nella midollare si distinguono due tipi di cellule endocrine, una
produce adrenalina, l’altra noradrenalina. La proporzione di secrezione delle due è di 3:1 per l’adrenalina.
Adrenalina e noradrenalina promuovono l’utilizzo dell’energia cellulare e la mobilizzazione delle riserve
energetiche, portando al potenziamento della forza e della resistenza muscolare. Il rilascio di catecolammine ha
effetto da 30 secondi dopo la stimolazione del surrene e dura per parecchi minuti a seguire.

ATTIVITÀ ENDOCRINE DI RENI E CUORE


Cuore e reni producono vari ormoni che regolano principalmente la pressione e il volume sanguigni. In seguito a
diminuzione della pressione e dell’ossigenazione ematica a livello renale, viene secreta eritropoietina (EPO), che
stimola la produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo e la loro maturazione, determinando un aumento
del volume ematico e della capacità di ossigenazione del sangue.
Il calcitriolo è un ormone steroideo secreto dal rene in risposta alla presenza di paratormone, la funzione del
calcitriolo è la stimolazione ad assorbire ioni calcio e fosfato lungo il canale digerente.
Le cellule miocardiche in risposta all’aumento di volume o pressione sanguigna producono, il peptide natriuretico
atriale (ANP) e il peptide natriuretico encefalico (BNP), in grado di abolire la produzione di vasopressina e
aldosterone e di stimolare l’eliminazione renale di acqua e di sodio, portando gradualmente la riduzione del
volume ematico e della pressione sanguigna.

ATTIVITÀ ENDOCRINA PANCREAS


Il pancreas endocrino e rappresentato dalle isole pancreatiche, ovvero piccoli raggruppamenti di cellule sparsi
lungo la ghiandola e rappresentano l’1% della popolazione cellulare pancreatica.
Le isole sono a stretto contatto con una rete capillare fenestrata molto estesa in cui riversano i propri ormoni.

In ogni isola pancreatica si osservano quattro tipi di cellule:


1. CELLULE ALFA: producono ormone glucagone, ad azione iperglicemizzante tramite stimolazione della
glicogenesi epatica e della cessione di glucosio dal fegato;
2. CELLULE BETA: producono ormone insulina, ad azione ipoglicemizzante tramite stimolazione dell’utilizzo
di glucosio da parte della maggior parte di cellule corporee;
3. CELLULE DELTA: producono ormone somatostatina, ad azione inibente su produzione e secrezione di
insulina e glucagone, e di rallentamento dell’attività assorbente e di produzione enzimatica da parte del
canale digerente;
4. CELLULE F: producono il polipeptide pancreatico, controllo dell’assorbimento di nutrienti da parte del
canale digerente.

TESSUTI ENDOCRINI DELL’APPARATO GENITALE

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Limitati a testicoli e ovaio:


 TESTICOLI: le cellule interstiziali dei testicoli producono ormoni androgeni. Il più importante è il
testosterone, le cui azioni sono:
1. Promozione della spermatogenesi;
2. Mantenimento delle ghiandole annesse all’apparato genitale maschile;
3. Determinazione dei caratteri sessuali secondari maschili;
4. Stimolazione dello sviluppo della muscolatura scheletrica
Le cellule di sostegno, direttamente implicate nella formazione di spermatozoi funzionalmente attivi
secernono sotto il controllo dell’FSH anche l’ormone inibina, che inibisce con feedback negativo il rilascio
di altri ormoni FSH. Nell’età adulta FSH e inibina cooperano per mantenere ai giusti livelli la produzione di
spermatozoi.
 OVAIE: nelle vaie gli ovociti iniziano la loro maturazione all’interno di strutture specializzate definite
follicoli. L’ormone FSH controlla il processo maturativo dell’ovocita e del follicolo. Le cellule follicolari che
circondano l’ovocita producono estrogeni, ormoni steroidei che sostengono la maturazione degli ovociti e
favoriscono la rigenerazione dell’epitelio uterino. Anche qui come nell’uomo c’è la produzione di inibina,
che ha la stesa funzione ma prodotta dalle cellule follicolari.
Dopo l’ovulazione, le cellule del follicolo che ha espulso l’ovocita si riorganizzano nel corpo luteo, il quale
rilascia una miscela di estrogeni e progestinici, soprattutto progesterone, il quale accelera il movimento
dell’ovocita all’interno delle tube uterine e prepara la mucosa uterina a ricevere l’embrione in via di
sviluppo.

EPIFISI
L’epifisi è una ghiandola, che contiene neuroni, cellule gliali e cellule secernenti chiamate pinealociti, responsabili
della produzione di melatonina, un ormone derivato dal neurotrasmettitore serotonina. La melatonina agisce
tramite inibizione della produzione dei fattori di rilascio ipotalamici per FSH e LH determinando un rallentamento
nella maturazione di spermatozoi, ovociti e in generale degli ormoni genitali. Rami collaterali provenienti dalle vie
ottiche penetrano nell’epifisi ed influenzano la velocità di produzione della melatonina. La produzione di
melatonina aumenta durante la notte e diminuisce durante il giorno. Questo ciclo sembra importante nella
regolazione dei cicli sonno-veglia naturali. Questo ormone ha inoltre un’importante funzione antiossidante che
contribuisce alla protezione dei tessuti del SNC.

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