Sei sulla pagina 1di 2

Lottare contro la tristezza e malinconia

L'allegrezza si oppone alla tristezza. Avevamo detto che c’è una tristezza santa che
Gesù stesso raccomanda: Beati quelli che piangono; e una tristezza difettosa : quella
che proviene dalle avversità della vita, o da temperamento melanconico.
Alcuni sono melanconici di nascita, per temperamento. Altri sono melanconici senza
sapere il perché. Se fossimo vecchi, si potrebbe capire, e allora bisognerebbe
lottare con pazienza, ma non lo siamo ancora.
Bisogna farsi coraggio, affinché la tristezza non degeneri in disperazione o anche in
pazzia. Quando si vive con queste malinconie, non si fa più bene. Quanti hanno
perduto la vocazione per malinconia!
Altri ancora ci sono, ai quali tutto pesa: non sono mai contenti, vorrebbero sempre
variare, han sempre bisogno di novità ... e quindi si lasciano prendere dalla noia e
dalla malinconia. La tristezza è una passione molto pericolosa.
Invece Bisogna essere di carattere uguale; non essere delle canne agitate dal
vento, un po' allegri e un po' malinconici. Se farete così nella Missione, dove forse
sarete appena due o tre insieme, questo sarà davvero un problema... Se ci lasciamo
cadere in queste malinconie, ci sarà danno nostro e anche disagio dei compagni,
perché la tristezza offusca la mente, raffredda la volontà e toglie la pace. L'allegrezza
invece, viene dal Signore.
Allora, se ci viene comandato di essere allegri, è perché questo possiamo controllarlo
se mettiamo i mezzi.
Il primo rimedio è la preghiera. C'è tra voi qualcuno che soffre? Preghi! (san
Giacomo). Se qualcuno è triste, vada a fare una visita a Gesù Sacramentato e ne uscirà
allegro. Invece, quando si è melanconici, si lasciano persino le pratiche di pietà.
Il secondo rimedio è stare contenti del nostro stato presente, vivere nella nostra
situazione attuale accetandola, col desiderio di santificarci, prendendo il bene e il
male dalle mani di Dio. Non coltivare in testa tante sciochezze; essere generosi
col Signore. Se non si è generosi, il cuore non può essere contento, né il Signore ci
dà tutte quelle grazie e consolazioni che altrimenti ci darebbe.
L'altro rimedio, il vero rimedio, secondo S. Tommaso, è la pazienza. Abbiamo voglia
di piangere? Ebbene no, non voglio piangere. Questo è importante per vivere in
comunità, che tutti dobbiamo sopportare qualcosa.
E tutto questo dobbiamo metterlo in pratica a ricordo della settimana di Pasqua:
essere santamente allegri.
Raccomandiamoci a Nostro Signore, all'Angelo Custode, e prendiamo il proposito di
condurre d'ora in poi una vita santamente allegra e fervorosa. Una comunità
dove tutti facessero questo proposito, sarebbe il celo anticipato.
Miserie ci saranno sempre, ma siamo qui per sopportarci, per santificarci. Non
bisogna cedere alla malinconia; mettere invece tutto nelle mani di Dio e così ci
edifichiamo a vicenda ed edifichiamo gli altri. Un'anima triste in comunità, non fa
più niente, sembra un'anima del Purgatorio.
Bisogna non lasciarsi abbattere. Se il Signore ci manda qualche male, abbiamo
pazienza e poco per volta passerà.
Dobbiamo cercare di stare sempre nella volontà di Dio, cercare e trovare la nostra
sicurezza nelle mani di Dio, affidarci a Lui, perché nessun male e nessuna situazione
nella quale possiamo trovarci sfugge alla sua Provvidenza.
E moloto rincuorante, e come che si contagia l’entusiasmo e il buono spirito
quando stiamo accanto a uno che tira dritto; va avanti, sempre avanti! Così
dobbiamo essere ognuno di noi, essere capaci di mettere da parte i nostri
problemi i nostri “drami”, per il bene degli altri, della nostra comunità.
Dobbiamo essere sempre allegri. Coltivare nella comunità lo spirito di tranquillità, di
allegrezza, di sano ottimismo.
Chiediamo alla Madonna questa grazia.
Sia lodato Gesù Cristo.