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Parte prima

UN MONDO IN FORMAZIONE (VII-X)

§ Agli inizi del VII secolo, un movimento religioso comparve in due grandi imperi, ovvero quello bizantino e quello
sassanide, che dominavano metà Occidente.
Alla Mecca, una città dell’Arabia occidentale, Maometto introdusse a uomini e donne una riforma morale, la quale
prevedeva la sottomissione al volere di Dio espresso tramite il messaggio divino a lui rivelatogli e poi concretizzato
dai suoi fedeli in un libro, il Corano.
Nel nome della nuova religione, l’Islam, eserciti formati da abitanti dell’Arabia conquistarono i paesi circostanti e
fondarono un nuovo impero, il califfato, che comprendeva gran parte dell’impero bizantino e la totalità di quello
sassanide, e si estendeva dall’Asia Centrale alla Spagna. Il centro del potere si trasferì dall’Arabia a Damasco, in Siria,
sotto i califfi Umayyadi, e successivamente a Baghdad, in Iraq, sotto gli Abbasidi.

§ Nel X secolo il califfato si frantumò a livello politico, e in Egitto e Spagna comparvero califfati rivali, ma non a livello
sociale e culturale:

1 - La maggior parte della popolazione era diventata musulmana (ovvero aderente alla religione islamica), con la
presenza di Ebrei, Cristiani ed altre comunità.

2 - La lingua araba si era diffusa ed era diventata il mezzo di espressione di una cultura che incorporava tradizioni dei
popoli assorbiti nel mondo musulmano e che si esprimeva nella letteratura, nella legge, nella teologia e nella
spiritualità.

3 - Le società islamiche svilupparono istituzioni e forme caratteristiche all’interno di ambienti fisicamente diversi

4 - I legami stabiliti tra paesi del bacino del Mediterraneo e dell’Oceano Indiano diedero vita ad un unico sistema di
commerci e comportarono cambiamenti nell’agricoltura e nei mestieri, che portarono ad una crescita per le grandi
città con una civiltà urbana islamica.

I Capitolo

UNA NUOVA POTENZA IN UN VECCHIO MONDO

Il mondo in cui sopraggiunsero gli arabi

§ A partire dal IV secolo, la capitale dell’Impero Romano d’Occidente si spostò da Roma a Costantinopoli, nell’
Impero Romano d’Oriente o Impero bizantino, dove l’imperatore costituì un nuovo centro di potere per un progetto
di lealtà e coesione. Successivamente si sviluppò quella che è stata definita <<divisione orizzontale>> ovvero:

- Germania, Inghilterra, Francia, Spagna e Italia settentrionale furono governate da re barbarici

mentre

- l’Italia meridionale, la Sicilia, la costa del Nordafrica, Egitto, Siria, Anatolia e Grecia continuarono ad essere sotto il
potere di Costantinopoli.

L’imperatore governava attraverso funzionari statali di lingua greca, e le grandi città del Mediterraneo orientale
come Antiochia, in Siria, e Alessandria, in Egitto erano centri di cultura ellenica e rifornivano l’amministrazione
imperiale di funzionari delle élite locali.

L’impero era diventato cristiano, non solo per decreto imperiale ufficiale nel 390, ma per conversione a diversi livelli.
La maggioranza della popolazione era cristiana, anche se filosofi pagani continuarono ad insegnare ad Atene fino al
VI secolo, nelle città vivevano la comunità di Ebrei e le divinità pagane continuavano ad essere ricordate nei templi
convertiti in chiese. La religione cristiana si diffuse nelle lingue letterarie delle varie regioni dell’impero: il greco, delle
grandi città, l’armeno nelle regioni orientali dell’Anatolia, il siriaco in Siria, il copto in Egitto, costruendo quel
progetto di lealtà e coesione del popolo nei confronti dell’imperatore.
La burocrazia imperiale rimpiazzò le istituzioni di autogoverno delle città greche, ma i vescovi e i patriarchi
continuavano a far parte della dirigenza locale, mentre gli eremiti e i santoni dell’Anatolia e della Siria potevano
fungere da portavoce locale ed i monaci del deserto egiziano fornivano l’esempio di una società differente da quella
del mondo urbano secolare.

Nel 451, il Concilio di Calcedonia aveva affermato che Cristo (la seconda persona della Trinità) era formata da due
nature, quella divina e quella umana. Questa formulazione venne accolta dalla maggioranza della Chiesa e sostenuta
dal governo imperiale. Solo più tardi, e per questioni d’autorità, si verificò una divisione tra la Chiesa dei territori di
Bisanzio, la Chiesa Ortodossa d’Oriente, con i patriarchi a capo del clero, e la Chiesa dell’Europa occidentale, che
accettava l’autorità suprema del Papa di Roma. Questa divisione diede vita a nuove dottrine:

1 - Monofisismo (Cristo possiede una sola natura, quella divina), professata dalla Chiesa Armena in Anatolia, dalla
maggior parte dei Cristiani d’Egitto (che presero il nome di Copti, dall’antico nome dell’Egitto) e dai molti dei Cristiani
indigeni della Siria o Siro-Ortodossi o Giacobiti, dal loro teologo.

2 - Nestorianesimo (Cristo possiede due nature ma quella umana prevale su quella divina), professata dalla Chiesa
assira d’Oriente, in Iraq.

3 – Monotelismo (VII secolo), i monoteliti sostenevano che Cristo avesse due nature ma una sola volontà.

§ L’impero sassanide si trovava, ad Oriente dell’Impero bizantino, nei territori che oggi sono Iran ed Iraq e giungeva
fino all’Asia Centrale. Il territorio che oggi si chiama Iran o Persia era abitato da differenti gruppi etnici, i quali erano
accomunati dall’antica religione iranica, la dottrina di Zoroastro (profeta iranico), che i sassanidi elevarono ad una
nuova forma filosofica con un clero ed un culto formale, chiamata Zoroastrismo o Mazdeismo. Secondo questa
religione dualista, l’universo, al di sotto del Dio supremo, era un campo di battaglia dove si affrontavano spiriti buoni
e spiriti malvagi. Pertanto, il Mazdeismo sostenne il potere dei governanti, considerati custodi dell’armonia tra le
differenti classi sociali.

Un profeta iracheno, Mani, cercò di incorporare tutti i profeti e i maestri in un unico sistema religioso, noto come
Manicheismo.

La capitale dell’Impero sassanide era Ctesifonte, in Iraq, che vedeva la presenza di zoroastriani, manichei e Cristiani
della Chiesa nestoriana. Questa zona era anche il principale centro dell’Ebraismo, ed un rifugio per i filosofi pagani e
gli scienziati ellenici. Vi erano diffuse diverse varietà di lingue iraniche: la scrittura pahlavi, l’aramaico e il siriano.

§ Più a sud vi erano due società con una tradizione di potere organizzato e di cultura:

1- L’Etiopia, un antico regno che aveva come religione ufficiale il Cristianesimo d’Egitto (variante copta)
2- Lo Yemen, nella parte sudoccidentale della penisola arabica, caratterizzato da una lingua particolare e
diversa dall’arabo peninsulare, e da una religione che adorava una moltitudine di dei; ciò nonostante era
presente una piccola minoranza di cristiani copti, tutelati dal vicino regno d’Etiopia.

§ Nella Penisola arabica non era presente un’entità statale vera e propria ma le varie popolazioni nomadi (chiamati
beduini, allevatori di cammelli) e sedentarie (agricoltori e artigiani) erano riunite in tribù in base a legami di sangue,
parentela, amicizia e vicinanza ed erano guidate da un capo. Le oasi erano il centro delle tribù, in quanto la scarsa
presenza d’acqua permetteva colture regolari. La religione dei beduini non era ben definita, il loro credo si basava sul
fatto che il mondo fosse abitato da spiriti buoni e spiriti cattivi i quali viaggiavano per il mondo sotto forma di
animali, e le divinità venivano identificate con corpi celesti, e addirittura incorporate negli elementi naturali come gli
alberi e le pietre. Questi luoghi residenti dagli dei venivano chiamati haram cioè santuari, i quali fungevano da centri
di pellegrinaggio, di sacrifici e d’incontri, e si trovavano al di fuori delle città e dei conflitti tribali, e custoditi da
famiglie protette dalle tribù vicine. Gli imperi si servirono delle tribù e dei capi tribù per controllare territori difficili in
cambio della lealtà.

§ L’Impero Bizantino e quello Sassanide furono impegnati in lunghe guerre dal 540 al 629 soprattutto in Siria e Iraq.
Per un certo periodo, l’esercito sassanide si spinse fino al Mediterraneo, occupando le grandi città: Antiochia,
Alessandria e Gerusalemme ma negli anni successivi al 620 venne respinto dall’imperatore Eraclio.

§ La penisola arabica, conosciuta anche come la fertile mezzaluna, comprendeva:


1- la Siria interna,
3- il territorio tra l’ovest dell’Eufrate e l’Iraq meridionale,
4- la regione tra l’Eufrate e il Tigri, chiamata Jazira

Gli arabi della mezzaluna fertile erano divisi in tribù, i cui capi comandavano le città e riscuotevano le imposte, oltre
ad aiutare gli imperi a tenere lontano dalle terre colonizzate gli altri nomadi. In seguito, gli arabi crearono entità
politiche più stabili:

1- come quella dei Lakhmidi, con capitale a Hira, che fu un centro cristiano;
2- quella dei Ghassanidi, in una regione dell’Impero bizantino.

La popolazione di questi stati acquisì nozioni politiche e militari e si aprì alle idee degli altri imperi. Da questi stati e
dallo Yemen, arrivarono nell’Arabia occidentale (isola dello Hijaz) artigiani, commercianti e coltivatori ebrei mentre
nell’Arabia centrale vi furono monaci e convertiti al Cristianesimo.

La lingua della poesia

§ La lingua della poesia si sviluppò fra i pastori e fu sintomo dell’identità culturale che legava le varie tribù. Si trattò
di una lingua formale, ricercata ed elaborata che derivava dai vari dialetti arabi parlati dalle tribù, e dalle oasi
cittadine come quella di Hira sull’Eufrate, la quale era aperta agli influssi cristiani e mazdaici.

La forma poetica più celebre era la l’ode, o qasida, che poteva avere fino a 100 versi, composta in uno dei numerosi
versi canonici e caratterizzata da un’unica rima. Ogni verso era formato da due emistichi, ovvero ciascuna delle due
parti di un verso separato dalla cesura. Gli enjambements erano rari per dare l’idea di una continuità di pensiero e
sentimento della poesia.

La poesia non veniva scritta, ma composta per essere recitata in pubblico dallo stesso autore o da un rawi
(recitatore, cantore), il quale aveva la possibilità di improvvisare, in questo modo si creavano diverse versioni di una
stessa qasida.

Negli anni ’20 due studiosi, uno inglese ed uno egiziano, avanzarono la teoria che le poesie fossero state prodotte in
un’epoca più tarda.