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I CERCHI DE* DIVINI INCANTESIMI
ORAZIONE PANEGIRICA
IN LODE DELLA

B VMILIANA DE CERCHI
FIORENTINA
DETTA AVANTI IL SVO CORPO
D A

F- FERNANDO BEVILACQVA
DA FOSSOMBRONE
Min. Con. Macftrodi Teologia , e Predicatore
S. Croce 4 ) Firenze l'Anno i 6 $o.

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L V altezza SERENISSIMA
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DELLA ROVERE
ANDVCHESSA

Nella Stamperia di S. A. S. alla Cond. 1690. Con licenza de Snp.


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SERENISSIMA ALTEZZA*!

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Et Mondo fottoltmare ogn i piccola,


fiamma nafce ambinola di lublimar-
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ma fimiic ambinone è in Lei
fenza demerito, imperciocché e fino-
n * rao ^
un ' * nnato defiderio di rin-
venire il fuo centro . Con quella feu-
compatifce alle piante di V. A. S.
fa
la prcfcntc Orazione : ella è un com-

porto di poche Icintillc IcolTe dalla fredda felce del mio


talento volano quelli atomi di luce per quanto è loro
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jconccflò da un’ indiuifibile di vita , o fia da una gloria-


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meno dureuolc d’ un lampo


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d* intorno al fourano nòtjie di V. A. e fc bene muoiono


al primo luminofo rcfpiro fendo, come difli momentanea^
la gloria , che è la lor vita manco lì lol-
balta nulla di
le vino per quel poco d’ora , che vivono , e lalcino di lo

medelìmi una gloria poltuma , che è aver fatto conolcc-


rc elTcr V. A. quel centro dove afpiravano . E come nò ?
La mia Patria non genera figliuoli , fu le labbra de* quali
ella non idilli quella mcIinq(eioii«ycol latte?: Chi io
Foflbmbronc ,
o noìi feprà far 4ìullà di gforiofo * 4 le in-

tra prende glorio!! viaggi deve rimirare per Tuo confine la


reai pedona V. A.di
Il Ciclo ,
Natura , 1* Arbitrio cosi richiedono ; L*
la

Arbitrio , mentre all* cmbra della gran Rovere Feltria


prima cle^gevono i Follòmbroneli perire lotto un diluvio
di luenrurc , al balenar della temuta (pada d* un Celare*
Borgia, che feltrarli al Dominio di Guido Vbaldo il Duca
gloriolillìmo Antenato dell’ A. V. dal quale polcia preco-
rizzavanfì FEDELISSIMI : Là Natura , per iltinto di cui
fa la mia Patria con V. A. ciò, raccontali della Calamita,
che avvezza a rimirare il Polo lèttentrionalc , avvegnacchè
da Nocchieri lia portata di là dalla linea equinoziale» ,
fetto il Polo auftralc^lta femp^P come prima rivolta^ feb-
bene più nobil fette involò dalle fponde del Mctanro l*A.
V. per ifpofarla al Gran Ferdinand®» e dare alla ijolcana
l’Inucltirura di tutto il Regno della Virtù i Foflòmbrone
nulla di manco non ravvolgere da V. A. la pupilla del
fa
cuore , che in olocaufto di perpetua gratitudine Tempre
più arde d’ oflequiofe aflftto YjCrtp 1* adorate memorie de*
il Ciclo , perocché, fc rEtfrna
Tuoi Principi Benemeriti.-
Provvidenza ha giammai tramandato piogge di predi-
zioni fu la Rovere Feltria,, io ciò fi e refe. particolare nel-
'
la mia Patria dove una pubblica Iscrizione ripòlla nel
,

Tempio de* fanti Martiri Protettori Acquilino, Gemino ,


k .
• Gelafio,
I

Cela fio ,
Magno , e Donato
, ragguaglia , che il Principe

FEDERICO , alla cui morte diede gli ultimi


Padre di V. A.
refpiri la noftra felicità , venne in luce per ifpeciale mi-
racolo de' meuefimi cinque Martiri Fofibmbroncfi .
Ecco , Sercnifsima , per quanti motivi , quello , da noi
oprali di gloriofo deve correre a V. A. come a fua sfera -,

fiali pur momentanea la noftra gloria , non dilHice su


piccola fiammella una sfera grande ; Non fi duole quello
mio componimento di non aver nulla di glorioio >• bensì
lagnerebbe!! di recare con elfo feco molto di buono , c di
ciò non riconofcerne V. A. come fuo centro j ficcome più
fodisfarebbe al fuoco effer piccolo, e volare alla fua sfera,
che farfi grande con accrefcimenti contrari alla propria in-
clinazione . Gradifca dunque V. A. quella offerta da nul-
la , fu la quale le mai sfavillali qualche baleno di gloria ,
dirò come del rigagnolo di Mardocheo cangiato in luce,
1
fdefter tfi , e virtù dell A. V. a cui eoa profondiamo
©llcquio m’ inchino .

Di V. A. S.

Firenze iz. Maggio 1 690.

Vbìlifi. Dìvtttft. Oftfuìtfift. S*JJìt»2


F. Fcroardo Bevilacqua da FoUombrone^
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in Circulos fuot rcuertitur. Ecdcfiaft* I.


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ELLE Grotte di TelTala Incantatrice ,o


di Negromante Caldeo non avrebbe Lu-
cifero accorciato l'Inferno, agitando quivi
le lue potetti tenebrofe in perpetui moti
d’onore, ed avviluppando fpa venti , allo • ì

leuoterfi delle avelenatc Ceratti fu la fron-


te delle fue Furie ; Arte Magica , della quale i per-
le quell*
fidi fuoi feguaci eflecrabil mente s’ abufano, l’Intelligenza

fiiorufcita dal Regno della Grazia non avelie veduto prati-


-
carli innocentemente anco in Cielo. Oflervò nel Paradifo
l’Angelo inabitato , che dalle labbra di quel Nume di cui
pretefe la fomiglianza , a foftenere il tutto, ufeiano parole
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Atlanti , port^ns omnia verbo virtutii fu ; accenti tremuoti
che sloca vano al Mondo le fondamenta, dedit voetm fuam pral.45.1.
mota ejl terra voci rilvegliatrici de’ fulmini, vocet tonitrui
-,

magni-, relpiri contagio!!, che infettavano la morte, infuflat A P°-» 4>*-


fuptr interfedos , & vivrnt: quindi è, che per contrafarc una Elcch
^
virtù limile, riportoli fu la bocca di prettigiofo Incantatore,
co'l fufurro di detettabili accenti, macchia di caligini il Cie-
lo, fcarmiglia la dorata chioma del Sole, mette in paralilix
d’eftermimo le vi fcerc della terra, ed alforda co’ tartarei tu-
multi dell’ univerfo i confini Dalla lingua di Stregone ve-
.

nefico con maggior pompa di terrore, e con magnificenza


'più grande di fpurie meraviglie, l’ infame Taumaturgo feen-
de alla mano; ed al circolar d’una verga, efeono dall’ Abif-
fo accecate da fotteraneo fumo mille avverfaric Fortune a
ricalcar quelle ruote, vengono le virtigini al Sole , che tra-
mortito in ofeure fincopi perde il lucente refpiroj delirano
!c Stelle divengono frenetici gl’ Elementi ; và raminga la
;

Natura, e quali rimane attonita l’Onnipotenza, Cosi legge-


ii, che la verga di Simon mago, per ripugnar
\ la luce can-
giavafi
r
eiavafi fovente in fulmine tenebrofo; facci dimenticare, il
Fuoco della propria voracità ; ballavano dentro i luoi cerchi
le ftatue,e traveste di chiarezza vi paleggiavano T ombre.
Ideila Reina delle Saghe raccontali in Apuleio, che forman-
do circoli difegnava laberinti , dove la llefla confulìone lì
confondeva; dilformandofi quivi ogni forma; sfigurand» li
ogni icmbiante ; rcndcndofi (chiava dell'apparenza con le
più orride metapiorfolì la verità Ma che peniate, Vditorj ?
;

praticali quella Magia di circoli da* Maliardi per emulazio-


ne di quelli eterni prodigi, che la Magia Divina, fenza neb-
bia d’iilulìone fa rilplendcre in Cielo, e per i (concertare l’ar-
monia dell’arpa di Davide ammiratore d‘.un lol principio di
PiàL Ji. veri portenti Benediflus Dorpinus Deut Ifratl , qui fecit mira-
bilia folus : Simili baftardumi di meraviglie, aborti d’uni
cteatyra fuperba ,
gravida di delìderio di parere Onnipoten-
te, che da Sant’ Ireneo furono chiamati fantafmata ftatim
lib.j. c.j8.
cejjantia ad altro fine non tendono , che a icreditarc come
quelli degl’ Egizzj Stregoni l’ opre non apparenti d’ un Mose
Taumaturgo; a (colorire quell’ iride, che fe fabbrica un cer-
Apoc. 4.
chio d’intorno al foglio Divino, Iris in eireuitu fediti affol-
- ib d.
lano immantinente i prodigj de trono procedebant fulgura , vo-
ta ^ ér tomtrua : comprende il Demonio, che fu le labbra di
Apoc. 1. pio parlano Tacque vox illius tamquam vox aquarum multa-
rum chenella di lui matjo fono contente di fembrar pigmee,
;

benché fieno luroinofe gigantclTc le delle babtt ftellas in ma.


ibid.
nu Jua che della di lui bocca forma un’armeria la vendet-
;

ta, ipirando dall’ agguerrite fauci, fiati didruggitori, de ora


ibid. tiutgUdius utraque parte aeutus exibat ; che fu la di lui fron-
te tede un’Eternità tutta d’oro con i fuoi raggi il Sole , fa-
ibid.
titi tius Jìeut Sol lucet in virtutt fua ,c rimira altresì che que-
lli prodigj ajl’ora corteggiano Dio ,
quando intorno al me-
ibid. dcfimo vedefi un Cerchio di candelieri dorati , ambu/at in
medio tandelabrorum aureorum ; C onolce , in fomma Lucifero,
Clic dirado fa gran cole T Altilfimo lenza formare un Cer-
Pfal .7 6 .
chio; lono cerchi le dj lui voci, vox tonitrui tui fn pota ; sono
Iob. 10. cerchi If di lui opre, manut fua fteerunt me, plafmaverunf
me totum in eireuitu ; L’ cerchio la fua iapienza, girurn Cf li
Eccl. 14-
arcuivi fola ; è cerchio la fua previdenza , lufìrant univerfa tn
eireuitu pergit fpiritus ; s egli inalza edifie; ,
fabbrica cerchj
Eccl. ».
platea
EziC ^ 4**
platea erat in rotundum ; fe vuole atterrare Città difegna ccr-

chi, circundatt Sion , & compleélimini eam ; fc rendefi alle fue


nazioni prefcnte , lo fà co' cerchi , Dominus in circuitu populi
fui fe per bocca de’ Profeti prende a iniìnuare la iua Ineflfa
;
rfai. *m.
bile Incarnazione, l’cfprime con la fomiglianza d’un cerchio,
Hlcrc ‘ u
Novum feeit Dominus fuper ter ram
,
fpmina eircumdabit virimi ?

che più? 11 follevatiffimo fra' Teologi l' Areopagita , quando Dlon


lodefinifce li dà nome di cerchio, Deus cireulas eiì, cuius Div.Nom.
centrimi efì ubique , eircumferentia nufquam ; quindi avviene,
che l’Angelo leduttore per contrafare ogni divino prodigio,
e tramutare in parelj del Sole Eterno le proprie tenebre, po-
ftofi nel mezzo d’ incantato cerchio , traveltc nudi fantalmi
con gl’ abiti più riguardevoli dello fìupore,ed appoggia me-
raviglie fu le fievoli fpalle di larva intifichita; ma fa pur
quanto fai , rannicchiando Tefifoni nel petto delle tue Circi,

e Canidie, reproba Intelligenza , che ribellatali al tuo pote-


re la frode, non ti riufeirà cosi bene il contrafacimento del-
la Magia Divina, praticata dalla grazia a villa del Mondo
tutto. Ecco il braccio d’un Dio, incantanti! fapientir, che rfal: $7 .

forma cerchi , in eireulos fuot revertìtur , fu quali par, che feri


va Profeta Spiritus vita efi in rotis ; Ecco in Firenze una Ezci h.
il
u
Donna grande per divino volere, cognominata de’ Cerchi,
ed in fatti circolo di Magia Innocente, che fa veder cofe in
tutto differenti da quel che fono ; dà a rimirare oggetti in
tutto dilfimili da quel che fembrano, addatta le lue forze
ad imprefe in tutto lontane da quel che polìono è luo in- ,•

Itinto quello, che è contro di fe, è lua opra , quello, che è


fopra di fe, è fua vita quello, che c fuora di le : Tale è il
vivere prodigiofo della voflra ammirabile Concittadina Vmi-
liana Vditori , che tenendo llrettilfimo commercio con Dio,
;

lo necelfita, a dir co 6 i, ad accorciare la propria Onnipotenza


ne di lei cerchi in eireulos fuos revertitur , e far vedere al Mon-
do , che quelli lono i cerchi de’ Divini Jncantefimi ; Non fa-
ranno meno pronte le pruove di quello voi liete dilpolli ad
udirle; e forfè prefterete fede all’ rncredi bile ancora, perchè
ve Io provero come vero.
L’ Infernale magia rinvenuta per ifchemo, e contrafaci-
mento de* Divini prodigi , temerario vapore, che ambiziolo
di comparire lotto di vile di della, fà ogni sforzo per inal-
B zarfi
,

IO
zarfi a mendicar nell* aria qualche gemma di luce caduta a
forte da quel Perù sfavillarne, che ftà nel grembo del Sole,
febbene è confanguinea di ciaftun’ Angelo fulminato Sotter-
ra, tiene nulla di manco pascolare affinità con quei Spiriti

In'viu Hi- che San Girolamo nella vita d’ilarione chiamò Demonet Amo -
Ur. rif, I Demonj dell’Amore f* no i maeftri più pratici delle
magiche ribalderie, conciotfiache l’ amabili qualità d’un vol-
to di fimmetria emendata , lono fempre incamerimi , come
Naum. j. il Profèta Naum Me re triàs fpectofé ,
regi rirollo grati , Ó* &
babentis maleficio. Non mai piu Ipaventofa comparilce quel-
la Maga iu le carte d’ Ovidio , fe non quando è invaiata d’
amore; in quei punto, il veleno dello ldegno del qual ri-
donda il tuo petto l’eice per gl’ occhi ; non batte palpebra ,
che non apra armerie di furore ; non dà refpiro , che al fiato
di fue vendette l’aria non impallidisca, non le comparilce in
mente un penderò, fe non corteggiato da innumerabili infi-
die ; onde al giro della fua verga, le nuvole impaurite fi la-
gnano co’ tuoni, gl’ alberi troncandoli la capellatura delle fot
glie, paiono fcheltri ramofi, vedonri per ogni parte imbo-
late di tenebre, vrla la terra, latrano i latti
Exilvere loco ( ì£iu mirabile ) fi Iva,

lletao. 14.
Ingemuitque folum , vicinaque palluit arbor
Spar/aque fangutneis rubuerunt pabulo , guttit , r! j ,

Et lapidee vifi mugitut edere raucot ,


Et latrare canti, & burnus ferpentibut atrit
Squallere , & tenue s anima volitare videntur.
Ed Orazio introduce la fua Canidia innamorata in pro-
cinto di mettere in naufragio le Stelle, e lacerare con Bifol-
co vomcro il Cielo iltelfo.
Priu/que Cplum fidet inferivi mari
Ode J. tellure porreli a fuper,
Quam non amore fic meo flagra , uti »

Bitumen atrit ignibut . .

Ma s’involino dalli artigli più tenaci del tempo le memo-


rie di quelli magici Amori , Sconciature prodotte nel fen > di
Megera frenetica, allievi dell’infamia. L’ Amor Divino prin-
cipio naicorio di meraviglie non apparenti, ed origine non
vc duta di ftupori palpabili , Mago Innocente dà l’ edere a luo»
de
cn»r.j. prodigi , formando cerchi , amore , amorem eireujum facit , lo
notò
notò S. Bernardo, e lo àunifclla Vmiliana divenuta in ogni
membro, edi corpo, e di Spirito, cerchio dell' Amor Divino
I
incantatore Cerchio fiiora del quale a lei vietali il reipiro,
;

le s'impedifcono i penfieri, le fi negano le parole; incomin-


ciando prima ad amare, che a vivere, anzi di conofccr l’ama-
to, a lui donafi, in lui opera, in lui mantieni!, in manu tua Thom m
fum , fembra dire con quel Contemplativo, gira , c.n.
&
reverfa Kemp.li. j.
me per circuitum Cerchio dove in una procella di brame tor
-,

mentitrici, che mettono Vmiliana in amorofì naufragi, pare


averarfi l’Oracolo in cireuitu eius tempefiai valida.
Tempelta veramente d’Amoreera quella, che incrcfpando
un mare di pianto fu volto di fveoturata Donzella , tocca
'1

da maleficio amatorio fomergeva in lei ogn’ altro peni! ero,


come lo notò San Girolamo nella vita d'ilarione, fuori che In Vi'a
quello dell’ amato Malefico ; s’ altro nome, che quello dell' Hil*r.
adorato Stregone proferire dovevano , le Aie labbra erano
mute ; s' altro a (petto era di meilieri , che rimiraflero, le Aie
pupille erano cieche ; s' altra voce conveniva , che udiflero,
le lue orecchie erano lorde, magnitudo quippe amori s fe in fu-
rorem verterat : ma
udite ftravaganze maggiori nel cerchio
de’ Divini incaqtefimi . Vmiliana fantamente frenetica per
non afcoljtare altra voce, che la Divina, turali fortemente
l'orecchio con la bambagia, f dà à vedere, che l'anjme elet-
te contro l'incanti deH’abiiTo per magia della grazia fi tras-
formano qua non txandient vocem incantanti! ; dà a
in Afpidi,
Pùl j 7.
vedere, che le i vengono da .un'Amante,
proprj incantefimi
chec Verbo, devono per appunto incominciar dall’ orecchie:
la Magia Divina altro fine non hà , che di rinchiudere nel
petto umano un cuor con Porecchie , dabn fervo tuo cor do- b Reg. u
cile, dicea Salomone, cor cum auribui , legge l’Ebreo; .quin-

di òche ymiliana rendei! forda, mentre l’amore le ha invo-


lato l'udito, c l’hà nalcofto nel di lei cuore, per farlo dive-
nire alle Aie voci, velox ad audiendum : La Magia infernale
originofiì dall' orecchie, all’or, che in una femina afcolta-
tricc d'un ferpe, alla fi-afe di Sant’ Ambrogio, auris audivit ,
& Se Èva negato avelie al Seduttore
intentionem injlexit ;
Cerafte l'udito, non avrebbe il Seieuciefe fiafilio rimirato
l’elemplarc d’ogni magica metamorfofi in una Donna can- r
afil S«-
giata in fulmine , vtrfa efi infagittam ; ma l’Onnipotenza, la cu.Ora.j.

£> t quale
’Wr

Y5 . ; t
.

quale vede Vmiliana innocente , difpone , ch’ella faviamen-


te deliri , rendendoli inabile a capire ogni linguaggio, che
dal cuore non venghi efprcflò, perchè è proprio dell’ inno*
centi rifpondere con il cuore: le parole del Cielo ancor len-
za orecchie fi Temono , onde llracle alle falde del Sinai , per
JXod.20. afcolrar le voci divine, avea l'udito ‘fu gl'occhi, populus autem
videbat vocei cosi l’Eterno Amore rinuova in Vmiliana una tal
-,

magica itravaganza, pretende , che le Tue voci fieno da lei


vedute, ma non udite, additandola non compreia tra quelli
del Vangelo, a udiente! non inteUigant moflrando averarfi in
;
Mar. j.
lei quello di Giobbe, che gl’ oracoli della Divinità compren-

doni! con orecchie nafeofte, porro ad me didum eli verbum


abjcond'ttum , Ò“ quafi furtive fuftepit auris me a venni fufurri
eira. Scrivi , Beatiflima Donna , lu coteite turate orecchie
rfaLin. quello di Davide, ab auditione mala non timebunt ; fono orec-
chie fugellate per Divina Magia, non timebunt i libili de’ Ba-
che delle proprie voci formano l’ali alla
filifchi inabitati,
Morte; non timebunt il furore de’ dormitici incoienti mal fo-
disfatti de’ tuoi lodevoli proponimenti ; non timebunt le peri-
colofe lufinghe di propizia fortuna , che ipallcggiata da tuoi
illuflri natali , ambiice farti idolatra delle lue pompe; non ti-
tnebunt le querele de’ finii banditi da ogni mondano comcr-
cio, i iufurri delie tentazioni fulminate con le punte de tuoi
cilizi ;
non timebunt l'abborritc pcriuafive di chi alle rote del
tuo talamo nuzziale brama fare antipatiche le lpine del Cro-
cififlo tuo fpofo ; non timebunt gl’ oltraggi d’ un’ infoiente ma-
rito, che divenuto paluftrc uccello di cupidigia non Icffrilce
mirare i lublimi voli della tua Carità ; non timebunt i lcher-
ni , che a te preparanti per tirannia innocente della tua umil-
tà protomalfima , l’ onorevoli infidie d’ una gloria perfecutri-
ce; non timebunt l’oppofizioni irreconciliabili del Mondo cal-
peltato , le tremende braure del Demonio feonfìtto ab audi-
tione mala non timebunt. Savio timore fu quello, colà tra i
lcogli dell Arcipelago, fopravenuto al Greco Vliflc , all’or
chi l’ incantatrici Sirene li preparavano con la voce , armo-
niole ruinc, melodie ilerminatrici; Onde l’accorto pallag
giere, che differenti non ravifava dai latrati di Scilla, Tinti
diofi concerti , per far, che T orecchie fchivaflero agevol
mente quei colpi canori , fabbricò alle proprie , ed a quell:
de
... ,
XJ
de fuoi compagni un’usbergo di cera , indi cori orecchie ag-
guerrite da cera fragile , riparò murici a rialti , varcò ne’ mi-
cidiali contrapunti l'cftremo punto di morte; Senza nota di
facrilegio fi lantirica quella menzogna nelle chiufe orecchie
d’Vmiliana; in tempo, che vtrba iniquorum pravaluerunt, ac- p&l. «q.
ciò tra’ mondani ftrepiti giunga meglio al luo cuore vox di -
Canne, j.
it&i pulfantis , privali dell’udito, e nel punto ifteflo replican-

do fovente niunoci parli f* non di Dio , prelervanfi le fue orec-


chie da ogni loave tradimento di voci avelenatc ab auditio-
m mala non timebunt.
Incantate l’ orecchie ne’ circoli delle voci divine , feoprefi

l’Eterno Amore più meravigliofo ne gl’ occhi, riducendo


Vmiliana ad efler cieca, ma ad occhi aperti, oculos babtt , Pfal.nj.
&
non videi. Sono mere illufioni de’ lenii gl’ effetti meraviglio-
fi dei! infernale magia ; que* prodigi fono fallacie de gl’ oc-
chi; miracoli di vetro, che leggermente urtati fi frangono,
effimere fimilitudini d’onnipotenza ; baleni , che appena
nati muoiono in braccio alle tenebre ; gemme falle vendute
per vere alla natura inferiore; pfeudollcilc, che vanno erran-
ti dal Cielo dell’Abiflb; Iridi colorite da un Sole, tutto

caligini; meraviglie apoftare dalla verità : quindi sù la cetra


di Tibullo concertano menzogne limili, che la voce d’una
fi

maga fu le sfere a far rapina di Itelle , che Tacque


arrivi
impaurite fua verga, riedono a nasconderli
al circolare della
nelle proprie Sorgenti , fi fvilcera la terra, palpita fuoco vi-
tale iu le ceneri dclli cllinti:
TibuSeleg.
, Hanc , ego de Cflo ducentem fiderà vidi 2.
F luminis bae rapidi , cannine vertit iteri
,

Hac canta finditqne folum , mane fque fepulcrit


thnt , dr tepido devocat ojfa rogo
Tutti fono fanrafmi accreditati da Sguardi inconfapevoli
dell'apparenza; imperciocché è Sol proprio della magia bene-
fica praticata nel Cielo oprar Su gl’ occhi umani, prodigj ve- Match,
f.
ri, e luffìftenti fare, che videntes non videant-, che a giorno
;

chiaro di pupille veggenti comparilchino le tenebre d’ogget- 4 Reg. . 6.


ti prefenti, ma non veduti: Era prclente a gl’ occhi de’ Sol-

dati di Siria Elileo, e nulla di manco per magia d’ Onnipo-


tenza , Elileo conofciuto ,
e rinuenuto , a quelli ,che lo
conoScono , e lo ricercano per imprigionarlo ,
palelan-
dofi fi nalccnde : vedevano la Cala di Lotte gl’ vuomi-
.

ni infami di Sodòma, « pure non U


vedevano, perchè veda,
Gc.icf. I % ta non làpevano ritrovarla eftium invenire non potrrant in ca- :

po al cieco di Bctfaida pone Grjfto lamano, c ri scendendo nel


di lui volto le-due fiammelle dclli occhi, fa, che egli veda,e non
Mar. 8 , veda, concioflìache vede vuomini video bomines, ma li lembra-
no ì\bm , ficut arboree ambulatene mare di Tiberiade
osi nel
gl’ Apolidi vedono Crifto, ma non
vedono,'perchè lo Ri-
Io

Mar. 6 .
mano una effe : Ella C una
larva palleggierà putabaeet fantafma
magia incapibile della Diviniti, che sà rendere conforme
l’Oracolo d'ilaia populum cacum , &
oculoe baberetem . Ed ec-
co rinovati quelli celefti incant climi ne gl’ occhi d’ Vmi-
liana
Non sò, come licenziatoli da lei uno fguardo, tenuto
mai Tempre in claufura di palpebre geloliflimc della purità,
giugne lenza luo confenfo ad urtare in un’oggetto, con il
quale lembrava avere qualche antipatia la continenza ; ma
jripatriato nella lua mente il fuorulcito penfiere conduceli
con una aprendone li viva di comedo misfatto, che
elio jfeco
1’ involata fpecie deli’ oggetto veduto c difcacciata fuori
della di lei immaginativa con minacce di pentimento, e dif-
focupata dal cordoglio la voce , 1* Invaiata d’ Amor Cclelte
A& 9. COSI prorompe fofe'io cieca 0 Signore , cb' io non yedcjji più cofc
:

tali'. EgTandire! cieca diventa lenza, che le lia tolta la

villa, apertie acuii/ nibil vi dit . Oh come rende ammirabili


nei cerchi di due pupille i luoi incanti l'amore ; il defiderio
di veder Dio, egli c nn falcino, che in ogni oggetto , in
ogni luoco , in ogni punto lo raprelenta; Vn‘ Anima , che
impara da vero a fermare uno lguardo nel fommo bene iyi
di continuo a lei fembra d’avere gl' occhi inchiodati , acuii
F/al.14 enei femper ad Dominum : uniformandofl quella celefte magia

a quel naturale incantelìmo , in virtù di cui vedelì il Gira,


fole mirare ellatico il luo Pianeta ; per quanto la feortefia
delle nubi lo nalconda a gl’ occhi luoi , quel fedeliflìmo fio-
re, mai non abafla palpebre , germoglia con elfo lui la co-
ftanza, £ nelle tenerillime foglie da a leggere alli Amanti
quello alfioma di fedeltà , che chi ben' ama , le non hà oc-
chi per vedere l’amato , deve però corrilponderli con la pu-
pilla del cuore; per godere dell' adorato oggetto fanno l'ar-
te anche i fiori; a dilpetto delle nubi s’inoltrano per l’aria
i con
con amorofc fragranze, e Te Clizie non mire il Sole, fodisfa-

fi però , che il Sole rimiri Clizia : Oeuli mei /empir ai Domi-

num ,
le tvuuole de’ mondani oggetti pretendono inuolare 1*
eterno Sole alle luci d’ Vmiliana , Ella però non uede altri
,
che Dio ; Ila nel Mondo , fenza vedere il Mondo , come
quelli che bramava 1’ A portolo , qui utuntur hoc Mando, t am.
quam non utantur : ciò che vede , non vede ; potentiflimo in-
canto d’ Amor Divino! Vederi a fianco un disleale Marito;
fpcrimenta le frenefie del di lui genio avverfario; tocca coi»
mano, ch’ella vive a lui opporta nel mederimo centro d’una
fol carne ; vede, eh’ ama un (affo, il quale non rinchiu-
ella
de per offa una icintilla d’ amore: vede un Tiranno domerti-
co , ma non lo vede tanto mi riferilce la di lei Carità, che
:

rilaputo effere tutta amarezza il dolce Spofo dell’ Anime


,
fafcicului mirrbf Di le li ui meus mibi, nclli oltraggi dello Spo- Ctncic.i.
».
fo terreno , vede un’ immagine del Divino ; Sefora che più
,

ama il fuo Mose , quando fc le rende Spofo di fangue ; E


in concambio di malevolenza doppiamente impoverita e di
,
affetti , e di robba tutto rilcrba a compiacimento dello feor-
tefe Marito ,
Non è chi non rimiri 1’ Albero fublime della fua nobile
Genealogia , che piantato in Firenze intimorilce il Ghibel-
lino potere con j, ombra lòia de’ fuoi rami ortodolri ; (fen-
dendoli al Dominio di tre Cartelli, d’ Accone, c Troiana in
Valdifieve , c di Nepozzano in Valdambra; e pure Vmilia-
na vede la fua nobiltà e non la vede ; ella è un Sole velti-
*° ? 5? me a tro v «luto lu lo fcoglio di Patmo , di Tacchi
*

e cilizi d’ un volontario dil'prezzo ; tanto mi dicono quei


Monilteri di Ripoli , c Monticelli. quell’ Ofpedale di San
,
Gallo , per mantenimento de’ quali, va pubblicamente men-
dicando limoline; fa antiparirtari alla propria grandezza con
effcrcizi plebei
, minirtrando alli infermi , e fin co veli del
fuo capo falciando loro le piagge : Mirate,»’ ella ha perdu-
to di villa il Mondo , Vditon ; A
voi è noto ciò , voglia
dir Donna Nobile ; una che altro pendere non hà, fc non
,
rimpatico alle preminenze del fallo altro genio, che di prò»
-,

P J g arc gl* errori della ferainil vanità, altra anria,cbe di com-


parire in abito di Deità
a far godere agl’ occhi de’ riguar-
,
danti beatitudini artificiole per cirigemc adorazioni: matche-
rarfi
.

rarfi con le fémbianze de! Sole per rinovare fui cigliò di chi*
1' oflerva 1*
idolatrie Perfiàne ; una , in fomjna nel di cui
,
feno rimirò San Gregorio dtfoderi* vifeofa , cioè uno fpirito
calamitato d’ ambizione , pafeiuto con l' aura della vanità ,
come dell’ aria iftefla il Camaleonte: E nulla dimanco chie-
dete a Firenze chi mai fia quella Dama di ventun’ Anno ,
che veftita a foggia di povera Serva dà in limofina ogni
donnefeo ornamento, disfa le ricche lue gonne, e ripone di-
venuta Sole di Carità quanto ha di preziofo nella calpeftata
terra dell’ altrui compallionata miferia ; Dimandate ,
chi fia'

, che impiegando quafi tutto il vallente della fua do.


colei
te a follievo de’ proflìmi danneggiati dall' ufuraio Marito
parteggia con intrepida non curanza fovraunMondodiponv
pe c ricomprando la poco meno che venduta one*
rifiutate;
due femine bilognofe,non ritiene, l’equivalente d’un
ftà di
mezzo nulla e fentifete rifpondervi , eh’ ella è Vmiliana de
;

• Cerchi ; Cortei è quella , che vive «n una cafa popolata di


delizie e non le vede , ravifandole folo per amabili cftermi-
,

nj : cortei mortificando la fublimità della nafeita con gl’ in*


fimi fentimenti del cuore
,
quella battezza , che non forti
nalcendo la procura col vivere j fvaporando dalle pupille vn
non sò che di celefte , fembra bafilifco innocente con lo
fguardo medefimo fulminare il fafto, e difanimar 1’ alterigia!
Cortei, sì, cortei infegna a Grandi, che fi puole effer nobile,
ed edere umile , e che in un’ anima illuftre allor che vengo-
no cagionati dalla brama di piacere a Dio fono maeftofi gli
abbaflamenti
Io però m’ avvedo , Vditori , che moftrandovi Vmiliani
perder di vifta il Mondo nel più bello del Mondo , e nella
Città iftefla de’ Fióri riandar fentieri ipinofi di mortificazio-
ne inaudita , v’ infinito il divino incantcfimo non di tutta
quella efficacia ch'egli è : udite cote maggiori: Vmiliana in
de gradii *c ftc ^a
P‘ ù non vc dc te ftefla ; E pure notò San Bernardo ,
burnii. che la maggior parte degl’ Vuomini per magia d’amor pro-
prio non penetra co fguardi più là da te medefima ogni ;

fua occhiata finitee in quel pò di fito corporeo, che oflerva»


fi con le pupille , quadam corpulenti a oculum mentis ob/eurat ,
ut iam non qualit ts videri pojjls , fed qualem te ames , ta/em te
putte ejfe , vtl fptrts fore D’ un certo Antiferontc Oretano
.

fcriflc

r
- .

.
'
\7
fcrifletie*problemi Ariftotile,che in mezzo di nnmeròfopo*
polo , altri che fe detto non rimirava; ma la magia del Di-
vino amore opra il contrario , ancor 1" edere proprio toglie
di villa, nil erus fentit in ncruo alla frafe di Tertulliano , dum Tertull. ad
Martire.
animus fixus in télo efi : il pendere men lutti (lente d’ Vmilia
2.
na è il pendere di le mededma vive amdbia tra un vivere
,
terreno , e celefte , elevavit e am fpiritus inter cahtm , ter rarn: & Ezcch. 8.

s’ affollino pure i patimenti


,
eh’ ella è ipcno fcndbilc a i
colpi di quel ferro i(leflò che può piagarla ; Diluvino fo-
,
pra di lei le difgrazic,che in un'abondevole apparato di di-
ladri ,
ella fa rimirare affila nel più alto foglio la pazien-
za ; refa priva della dote dal Padre , e minacciata di dovete
allontanarti dalle mura paterne fono i fentimcnti del
,
tali
non mai rifentito Ino cuore abbiami da qui manzi il mio Ge-
:

nitore fe non per figlia ,


almeno per ferua e febiava .
Ma quedo Giudino Idoneo fcritte della generofa
è nulla:
Olimpiade che dalle fue vifeere non rifeòtte il timore meno-
mo legno di duolo , quando 1’ empio Caffandro , tinfe T in-
fame lpada in quel fcno,dove la fortezza avea data l’anima
ad uno de’ maggiori luoi fulmini, anzi .parca intronizzato fu
i pallori di quel cadavere tutto 1’ ardire de] gran Macedone
fuo Figliuolo , etiam in moriente confpici poterai Alexander :
chi brama rimirare un’ immagine di quél' Dio , a cui fu van-
to d’ Onnipotenza il faper patire tacendo , tamtam Agnus Ilii. jj.
eoram tendente fe , obmutuit , oflervi Vmiliana ferita da teme-
raria Servagravemente nel volto , che come inlenfibile alla
percòfla ,
non folo non efala dalle labbra un’ alito di quere-
la], ma trafeura fino di medicare la piaga ; Onde 1’ Eterno
Medico modo a pietà vi in perfona ad ungerla co’ celcfti
balsami ,
e la riiana . Dio grande e pure un’ atomo di fe-
!

rita , come ottervò Sant’ Agoftino , lafciato da una fpina in


un piede , bada a
si,cheogni membro più dittante dal Scrm. tyl
far
piede , colagiù feenda ; il capo co’ fuoi penfieri 1’
occhio
dù’eri' in
,
appéd 8c
con i fuoi (guardi , la mano con la lua opra Spinam calcat «libi .

pes , quid tam longt ab oeu/is quam pes longe efì loco rproximus
,
ebaritatis ajjeSlu , modicum pungit fpina
, prpparvum lacum &
tenet in pede,vide quomodo illue conuertuntur omnia membra
Ma ;

Vmiliana tenta nel capo , fa che il capo di fe medefìmo fi


dimentichi gran magia di Carità Ila quale omnia fiuJHnet.sm ad Cor.
:
U-
nia fuffert . C Po-
l8
Potrebbe però fembrare una fpecic di felicità la dimenti-
canza nc i patimenti , c fcemare i pregi della coltanza , che
li loffrifce
,
quando la maggior pena non folte , 1’ efigerc da
le medefimo meno compaffione alle proprie angofeie di quel-
lo faprebbe dare un inimico Ma quello c incanto prodigio,
-,

fo d' Amor Divino in un’ Anima dimenticata di le mcdelt-


ma ; far più grande il luo patire, accrelccndolo col inoltrare
di non conofccrlo ; E più ancora v’ e di mirabile; Conofcc
Vmiliana , che per patire , bilogna vivere $ nulla dimanco fi
dimentica ancor del vivere , a cagione di più patire : olferva-
tela in tempo , che Ita per rillorarfi col cibo eccola in clta-
;

fi ;
fenza laperc ciò , che fia gulto; infenfibile al faporc dcl-
li alimenti , folita a malticare il pane colli allenai di quelli
detti : Oh Dio , quando mi libererete voi dal corpo di quejla mor-
te : Giglio d’ Innocenza , tebbene obligato a trattenerli cql
piede nell’ infima terra della naturale caducità , palleggia
nondimeno con 1’ odore de' luoi fofpiri per 1' aria più fu-
bliine , e più pura d' elevate contemplazioni licenziata da
:

fuoi fenfi 1’ Anima trasformata in Colomba , nel limpido


fiume delle gioie div ine terge le penne :travafati ifpiriti vi-
tali nelle vilccre del luo Dio , viue non doue refpira , ma
doue ama ; Clizia della virtù con le palpebre d’ un cuore
eltatico vagheggia il fuo Sole , e mercè un’ efatta corrilpon-
denza mentale sfoga in dolci fuenimenti le fcruorofe pallio-
ni della fua carità •
Epcrfimil cagione del non trovarli più Vmiliana in Vmi-
liana , o dichiam meglio, non vedendo più Vmiliana fe ftef-
fa in fe medefima , auuiene , che i pericoli d’ Vmiliana , da
Vmiliana non fono apprefi. Nil trus fentit in nervo eum Anu
mus fixm in Calo eft non fono apprefe l’ infirmità mentre
:

l’ inuola dall’ altrui corpo, e le ripone nelle fue membra, cu-

rando un Fanciullo da un’ inloffribile dolore di fianco , col


folo dirli , fia in me eotejlo male ; vede una mifera Donna
diiformata da lebbra, e a tal villa fpafimando di defiderio,
prorompe ; Oh Dio perché non mi privafh delle mani , e de' pie-
di come coDei ? Nil crus fentit in neruo ; Non fono apprefe le
più orride carceri , mentre sfogando un giorno l’anGa di re-
fpirarc penando , c caminar la vita con viatici di cordogli ,
alfcrma , che non mai piu tanto fodisfaita farebbe ,
fe non
quando
/
*9
,
quando fuo Genitore fi rìfoiuelfe di chiuderla in una tor-
il

re fenza ufcio , c fineltrejil lume della Tua Fede è si grande,


che della luce medefima fono a lei più cari gl’ orrori è tale :

la mortificazione de' fuoi (enfi , che per non far più correre i
luoi (guardi luminofo periglio, defìdera metterli in ceppi di
tenebre ; NU crut fentit in nervo , non viene apprefa la vo-
racità delle fiamme , imperciocché caduta nel fuoco ,
come
quella , foura di cui diluviano i turbini di Pentecoflc , dice
non aver provato menoma offefa , c con ragione , mentre ri-
trovando» nelle bafTezzc di ioura eroica umiltà , uon puotc 4-
demento, che folo afpira ad alzarli Ni/ erta
offenderla un' ;

fentit in nervo , non fono apprefe le diaboliche inualioni j

quando 1'
Inimico per atterrirla prende figura di lerpe , in
quello Cerchio dell' Amore Divino refla incantato di lerpe ;

trasformatofi in fumo , avvedefi , che Vmiliana è un' Èva al


fumo dell’ ambizione non mai loggetta , onde agl' occhi
fuoi , li quali perderono 1' amor proprio di villa , non può
fumo infernale recare offefa .

Dio grande e come può il fumo della fofteranea fornace


!

macchiar candidezza d’ un’ Anima, non mai rocca da con-


la
fentimcnto peltiferodi laida concupilcenza non mai forpTC- ;

prcla da momentanea lìncopc d’ un’ immondo penficre j non


mai giunta co’ fenfi , a trattar apollafic dal la ragione , ad
imprimere in le fteffa un neo d’ impurità i Anima veramente
del Cuor di Dio Avvegnacchc tutte 1’ Anime buone fieno
f

fecondo il cuore di Dio , v' c nulladimanco una qualche


Rachele , che piu d’ ogn’ altra con l' Immortale Giacobbe
ha dimediebezza v’ c una qualche Abigaille , lu la quale
:

dal Ciglio del lommo Davide lcendono più propizie Tocchia-


te. V
è una qualche Ruth , che dell' Onnipotente Boozze
comprali lopra ogn’ altra con gentili maniere T affetto la ;

fomma qualche gemma ripuienfi ,


che con lucide, lulìpghe
attrahe a iè Beffa più d' ogn' altra gli amoro»
iguaiddcl
Negoziante fupremo, querentis bonas Margbaritas E qual ;

fìa quella , Vditori ì le non quella a cui oucii , W» jiua ,


P6L 4J.
ob/ivifeere popuJum tuum tuum V n
, <b* concupìfeet Rtx decorerà :

Anima che per magia Divina, perduto di viltà il Mondo,


,

i fuoi agi, che fono Uncinimi d’ inquietudini le lue pompe


,
che cquivagliano ad una caparra di dannazione giunge alla
fin fine a non veder più ftclfa . C a Ve-
20
Vero è però , che fimili meraviglie non appari /cono , fe
T\pn quando 1’ Amor celclte pratica i Tuoi incantefimi net
cerchio del cuore, che da Sant' Agollino chiamati per apun-
to Amori s circuita . 11 Cerchio Matematico dicefi da Arifto-
tile , Mjraculorum Prmcipium , perchè com pondi di par ti, al-
tre mobili, ed altre immote , quia eonjlat ex immoto , mo- &
bili : Lakiato lopra
di ciò , lo fpccularc a' Filofofi , egli é
certo che quando Dio è in Cuore forma un Cerchio , che
,

parimenti componcti d’ immoto , e di mobile : 1’ immoto


r
p al 4i. ® tutto ciò , che nel cuore vi è d’ umana caducità, on-
de diceva Davide , Sufceptor mtus non movebor ampliai :il mo-
riit.tri#.. bile egli è la grazia Divisa , che feroprc opera, cacarti, cun
dilataci cor meum . Or parea poco all’ Alti (Timo 1’ aver Tan-
tamente incantata Vmiiiana nell’ orecchie , altro non bra-
mofe d’ akoltare, che Dio, negli occhi divenuti ciechi vet-
fo il Mondo , vedo fe fteflà , e folo aperti per veder Dio ,
fe non formava un cerchio anco del di lei cuore , circalup
Amorii . O
che mcravigliofi incantefimi vedonfi nel cerchio
di quello cuore ! Voi che (lupilte , Vditori , ofleruando
Vmiiiana fpreggiar le pompe , tormentare U Tuo corpo , e-
ricca , e nobile come ella e perdere di viflaTe ftefla mirate ;

perchè venghino da lei vilipefe baflèzze fimili , L’ Eterno A- «


Piàl- fj.
more y fuo difpofuit , nel cerchio del di lei
afccnfionci in corde
cuore fi dilegnano altezze : La vedrete eltadca far divorzio
con la mente da ogni terreno penfiero , fuggire come fiere
fclvagge i propri figli > cosi chiamali in tempo d’ Orazione,
fequeltrarfi nel più alto d’ una torre per meglio vivere al
Cielo vicina , tutto è , perchè Dio nel fuo Cuore dilpone
inalzamene , Afcenfionet in corde fuo difpofuit : L’ udirete prci
ferire contingenze venture, Ibllevandofi a leggere nel volume
del Cielo 1' infallibil tenore dell' altrui forte
,
altri canfor-
tando in vicini alfalti di afflizioni , ad altri dilcoprendo in
lontananza alla lua mente vicina avenimenti non afpcttari ,
prognofticando a Firenze ifteffa con il Profeta Amos /ameni
/ • audiendi verbum Domini
,
mercè la barbarie della Ghibellina
fazione , ciò deriva da que' fpiriti , che impennano voli lu-
blimi nel mezzo del di lei cuore , afcenfionei in corde fuo di-
fpofuit. La ravilarete quafi in procinto di gittarfi nel fuoco,
anzi di confcntire agl’ impulfi de’ Parenti > che la perfuado-
~
~ no »•
c

À
. ,

21
*do a rimaritarti : mìa prefen&a , quefte fono fue
conducete all'a
Voci ,
dar mi volete , e dall altro canto accfndafi
colui che voi

una fornace di fuoco , e quando farò polla fra quejli due partiti ,
10 mi appiglierò a quello , che Dio vorrà Amile renitenza di qui \

ha 1 origine, che il fuo cuore olferua più nobile Imeneo ac-


*

cender per clTa la face al lume delle lidie , afcenfiones in cor-


de fuo difpofuit : Con che brama lofpircrà ludare lu i gioghi
de’ Caucafi gelati , palleggiar lu le balze de' Mongibelli gra-
vidi di fiamme, godere tra i moftri di Rodopc le delizie della
fierezza, morir martire, lavando 1 olTa a piè d' un carnefice ’

glorio!! inciampi all’ infedeltà


a replicare; volejfe Dio ,
! lolita
che per amor T iranno mi facejfe ardere in ungran
di Grifo alcun
fuoco tutto è linguaggio d’ un cuore lublimato ad una al-
,

tezza dove è delizia il patire ; afccnfioncf in corde fuo difpo-


fuit : Vna vita che fu la bilancia del merito è equivalente
al pefo di mille Mondi è cosi poco apprezzata da Vmiliana,
che non c dilaggio, non è aggravio, non c ftraniezza d’incon-
tro, che J’ interrompa la vigilanza , l’ intepidita la foitèren-
za , le feemi
1’ ardore della
lua magnanima Carità ; Spirito
agilifsimo nel battere le più dure ftrade dell’ aftioenza ; feb-
glio della collanza ad ogni orribile (con volgimento di pro-
cellofa lugellione ; felce , allora sfavillante nella perfezione
quando è percoll'a rncenfo disfatto in fragranze; corda d’oro
;

della cetra Divina ,plus torta plus mufica, eglino lono effetti
d’ un cuore divenuto lecondo il detto di Davide cor altum
piai. 6j.
elevato lopra di le , afcenfsone in corde fuo difpofuit : Vna ri-

colta di lupremi favori cosi abondante Autunno celellc


, un’
cosi ferace di frutti ,
onde le ftelle, che tiene in pugno Al- 1’

tilfimo lembrano clfere in una Iplendida gara per rinchiudere


nel feno d' Vmiliana gli abiffi della lor luce, in maniera che
11 Beato Michele delli Alberti fuo Confellore luole efpri-
,

merlo con una mirabile reticenza , ob Je mi fojje lecito , dice


egli , fvelare quali ,
e quante gran cofe Dio ha fatte ad Vmilta
na tutte fono linee tratte dal centro d’ un cuore, del quale
!

1’ amor di Dio forma un gran


cerchio , afcenfiones in corde
fuo difpofuit
E come, Dio buono , fi meravigliofo nell’anguftie d’ un
cuor si piccolo come ? risponde Davide ; 1’ operazioni dell’
!

Onnipotenza anno Telfere dalla fede, omnia opera eius in fide ; Piai. jt.
C 3 da

3
}

da quefto piccol fonte fcaturifcono gran fiumane; da quello


non veduto Teme follcvanfi iftcrminati cedri del Libano da
quella occulta vite perpetua raggirali la vada machina della
terra , bpc efi vittoria que vincit Mundum fida nofira Quindi
;

fe Vmil ana è il Cerchio dell’ Amor Divino incantatore , la


flirt ecd. fede è quella Virga iirettionis , che lo difcgna: Oche fanta
Magia di fede! omnia opera eius infide .

Giace lenz' Anima Regale unica figlia della noltra Eroi-


na ;c perchè molto duole ad Vmiliana una fimile perdita ,
1’
Altilfimo con i di lei defideri ritolti dal Cerchio del fuo
Cuore forma un’ incantefmo alla morte, richiamando la Fan-
ciulla eftinta alla luce; eda a vedere in Vmiliana edere cosi
viva la Fede , che può compartire la vita ancora a’ freddi
cadaveri ; addita , che fc in quel feno innocente opra 1* A-
Cj nt t c. 8.
more fortis e fì ut more dilettio i tirali dell’ amore lanno col-
pire lamorte .
A amore che della morte trionfa non può metterli
quell’
in mano
più bella face di quella , che nella Camera d* Vmi-
liana accendono i Serafini .-Spentali una lampade, che avanti
1’ immagine
di MARIA lìmboleggia l’ardente cuore di quell’
Anima eftatica , vola a riaccenderla un* Angelo; ed è ragio-
ne, che dove regnano ficure le tenebre della Fede , s’ abati-
no ad inchinarle i lumi del Paradifo ; fe i nomi del vizio
non fodero difdiccvoli alla virtù , direi , che quell’ Angelo
di luce fofic inuidiofo delle tenebre di Vmiliana, mentre va
a darle adatto co’ fuoi fplendori ; Ma nò : ella è Magia di
. amore , il quale per eder fuoco ha antipatia con le tenebre .
Fuoco non però diftruggitorc come lo crede Vmiliana , che
vedutolo attaccarli alla tela , fu la quale feorgefi delineata
la Vergine
, tolto a quello correndo per ifpegnerlo, rinviene
che per quanto adatta fu quella fiamma le mani ella non
brugia e con dovere ; imperciocché non può renderli con-
,

tumace mano quel fuoco , già refo famigliare nel di lei


alla
cuore ove dimorano i Santi , apre Scuola la Divozione ,
nella quale il fuoco medefimo addifciplinato dalla pietà, im-
para a baciare non a dillruggerc della Reina del Ciclo l' im-
magini .
fc vedete
, che vicenda di ftupori , Afcoltanti , il fuoco
nel cuore d’ Vmiliana impara ad eder di voto verfo Maria; c
l' acqua
1* acqua nella mano di Maria apprende i farli pietofa verfo
di Vmiliana ;
tutto però è Magia dell’ Amore Divino ,
che
è fuoco, ed acqua , fons viviti, ignis Cbaritas : Il tormentofo
calore d’ acuta febre rinchiude nelle vilccre d’ Vmiliana un
Vefuvio , quando fcela dall’ Empireo la Vergine , la dove
T angufliata Diletta del fuo Vnigenito pofa in braccio alla
pazienza ; bevi , le dice , porgendo alle fue labbra nappo
gemmato , bevi quell’ acqua, che ogni fua dilla vale a por-
re in naufragio ogni terreno malore Meravigliofo ridoro , :

ma douto ad Vmiliana , concioflìachè , fe Maria effer dovea


1’ arco baleno della fempiterna fua pace
,
era d’ vuopo , che
queda Iride foffe prevenuta da un’ acqua prodigiola Invia :

di continuo Vmiliana al Ciclo i fuoi pianti, ma perchè fu le


delle non giugne 1’ umana miferia a trafficar le fue lacrime ,
là dove arrivano amare ne ritornano dolci ; Bella Magia di
Amore ! che per additare ,
aver’ intraprefa in Vmiliana la
creazione d’ un Mondo di Santità fi fi portare dall' acque
nel di lei feno ,
Spiritus Domini ftrebatur fuper aquas , paiono Gen< ,

dille d’ acqua ,
ma come originate da amore in verità fono
perle perchè amor tjl virtus facient unionem .
,
Da quell' acque
,
qua fuptr calos funi ,qual me-
innaffiato
raviglia ,
fe ilfuo corpo eiala in ogni luogo le più
fiore del

foavi fragranze ? onde odore , volano a


allcttate dal grato
lui d’ intorno dal Paradifo , colombe impennate di luce. O
voi che logorate dupori fu gl’ inganni miracolofi dell' infer-
nale Magia , ammirando, ora palaggi , che come la Spelon-
ca di Platone danno a vagheggiar 1’ orridezza fotto afpctto
d’ amenità ; aprono le retrocamere dello fpavento tapezzatc
di fquallore , fornite di più nobili fupelletili ; additano in-
• gemmati origlieri, dove altro non è, che un mucchio di faf-
fi, fanno credere eficr lavoro delle Donzelle dell’ Alla, quel-
• lo , che in fatti e tela ordita da un ragno, il "quale divenu-
to corfaro delle mofche tede per aria le vele ; Voi dico Scia-
lacquatori d’ applaufì per le varie fembianze d' un Baiano
tra Bulgàri ,
che ora trasformali in Lupo , ed ora in Cervo;
per le ltravaganzc d’ un Numa tra’ Romani , che in una

menfa imbandita d’ agli , e cipolle ,


fa veder fumare le fel-
vaggine dell’ Antitauro ,
le pelcaggioni del Baltico ; ammi-
rate in quello Cerchio Divino la Magia dell' Onnipotenza :

Vola
,

'

"W "

»4
Vola dal Ciclo una Colomba , recando ad Vmiliana uni
Rofa , le cui foglie fono fparfe di raggi ; quel fiore che ber-
sagliato dal Sole illanguidifce , ora vede co’ Splendori del
Sole la propria caducità impreziofita , c con raggione pe- j

rocché le lotto afpetto di Colomba è comparlo il Paracleto


a rinovarc in Vipiliana dell' Apoftolica adunanza i prodigi,
c dovere , che a Pentecofte fi bella non manchino , ne le
tofe , e ne il fuoco :Ma v’ è di più , la Colomba medefima
fi trasforma in un Sole ;onde polle in naufragio di luce le
pupille d' Vmiliana rimangano ailbrbite nel mare d’una vili-
bile Beatitudine, c vedono, che bene ftà lembianza di Sole
alla Colomba Divina , mentre a guifa del Sole doppo l’ oc-
cafo d’ un prodigio fa rifplcnderc immantinente 1’ aurora 4’
un’ altro in tirculos Juos revertitur .

Ritorna con le più llupende apparizioni ora d’ Angeli :

che Scuotono Vmiliana dal fonno , lollevandola su l'ali de-


gli eftafi alle folite veglie della mente contemplativa ora ;

de Santi , come d un Simeone Camaldolefc


, che pasciuta-
,

la abondcvolmente delle gioie fupreme, la rende dimentica-


ta per molti giorni di prender cibo ora del medefimo fuo
;

Angelo tutelare, che impictofito , in vederla riftorarfi col


pane di continuo dolore provede al di lei cclefte vivere
,

alimenti cclcfti : In circulos fuot revertitur ritorna con offer-


-,

te d’immenfi doni; ora rendendola arricchita dei capelli di


Maria Vergine , co quali, più che Sanfone, pregiali l'anima
fua d aver forze inoperabili ora confortandola con levifi-
;

te di Giesù Bambino , che lebbene è l’ immenSo con l’efcm-


pio della di lei umiltà, impara ad impiccolirli ora beatifi-
;
candola co’ regali d'acque cangiate invino, acciò non fieno
inferiori alle nozze di Cana i SponSali dell’ Amor Divino
con Anima cosi bella ; In circulot futi revertitur ritorna a
:

PAJ. 4 j. sformare il di lei cuore in cor marie in un cuore di mare,


che trasfonde fiumane di iantità folo co' fguardi rifiora in
,
aridità di spirito i germi più nobili della Città de’ Fiori :

cangia in tranquillità le borrafche dell’altrui afflizioni ed


,
apre il porto della vera ficurezza a’ spiriti dubbiofi nel fer-
vore di lue preghiere : In circulos fuos revertitur^: Ritorna a
Sublimarla nello fiato primiero della perduta virginità, men-
tre comparfa ad una perfetta Religioia portando in fronte
,
1' Au-

»?
l’Aureola dello Vergini , interrogata perciò dalia tttedefima v
che non fenza ftaporc Toflerva , come può tra le Vergini
annoverarli una Vedova} riiponde; Miniti ha fattoli mio Si-
gnore per la pena provata di continuo dentro il mio cuore det-
ta non cufìoiita Virginità a cagione dello ttdto matrimonia-
le: Jn ctreulos fuos revcrtitur Ritorna il Verbo Eterno ra-
pito da Vmiliana, quafi amorit manibus , còme altrove parla flalu.lib j.
<icFrov,tL
Salviano, e rimirando aver ella un cuore più che mai fi&m
jneggiante, la riceve al bacio de’ fuoi piedi fembrando ri- j
,
fc
,

dire di quel cnorc tutto chiarezza , lucerna pedibus meis :


'

coniente dt vedcrfi Rampar lo piedi quell' Anima nobilecon


'

impronto di baci, e non fenza irriderò , imperciocché con-


9ÌtO '

giunto a un Dio, che in circuita pergit , un cuore, Cer-


tiì*« i.

chio dell’ Amore Divino * avverali l’Oracolo d’ Ezechiele,


Rota intra Rotam : In circulot fuos revcrtitur-, Ritorna ne’ Elec{, >

fuoi Cerchi l’Amore, riponendoli l’ Augultiffima Trinità nel


feno d’ Vmiliana in lémbianza di tre Cerchi dillinti, che poi
uniti un. folo ne rapprefentono : c tó una volta a fìmilitudine
di Dio fu fatto l’Vomo, ora a fimiglianaa dell’ Vomo pare,
che Dio fi riformi , mentre per uniformarli ad Vmiliana de’ «. oA

Cerchi, li fa Cerchio anche Dio: Ai movimento degl'in-


namorati spiriti d’ una lor Creatura, muovonlì dal Cielo le
Tre Increate Pcrlonc, cangiate in Cerchi , illuminandoli
il vaticinio , Crtmque ambnlarent animalia , ambulabanl pa Ezeeh. i.

riter &
rota , cd a quelle dà il moto 1’ Amore: Macbina
mentis amoris vis. Dio rillretto in tre Cerchi c come non :
^Tifiob^'
avtafii a dubbitare, che l'incanti Divini non fieno di quelli, bionìc'
offtrvati dall’ Arcopgita, che alla fin fine in virtù d’amore E F‘ft* s -

prevagliano lopra di Dio mt defimo? Audebimus , &boeprove-


ritate dicere , quod ipfe quoque De ut pra magnitudine amorit
extra ft fit. Dove liete Anime edafiche d'un Giovanni,
d’un’ Ezechiele: Videle vifionem banc magnami Dalle Rive
del fiume Chobar rimirali, egli è vero ,
Ezechiele, l’abilfo
della luce a lomiglianza di Cerchio afpefìut fplendoris per Ezeeh. t.
,

girum , ma lotto la sferza Icintillante di que’ raggi , iridebo* .



ElU %
lito cadelU
,
Vidi , & cecidi. Vmiliana però foltiene tutto
Dio in un Cerchio ne ,
retta opprelfa : conciolfiachè l’ ineffa-
bile Sfera della Trinità non opprime col pelo della fua glo-
ria quell’intelletto, il quale per non edere Scrutator Maiala- Pmv. ay.
.

afe
riti trasformato!? ntl euorc- , -ama prima d* intendere : tn* >

nò } Vuole Db», che


l’Intelletto d’ Vmiliana oon fia da me-
no- del cuore divenuto Cerchio il cuore , vi: fi.riftringe 1*
j

Amor-di Dio; convcrtito in Cerchio Dio , vi fi rinchiude


l Intelletto d’ Vmiliana >.•
NellMfola Patmo ravvilaOi , o
Giovanni , le Procellìoni Divine formare un Cerchio Il Pa-
; ,

drc lenza alienare il proprio effere dar tutto fe medefimo


al
-Figlio» apendue lenza amar’ altri, che le ftcfli, diltinto da’
proprj Supporti con volere fecondo fpirar l’Amore
Ioan. c. i : in prin*

ripio crai Ver bum
, &
Verbum erti apud Drum , Deut &
er*t Verbum ; Ma di te fcrillc Origene che per alzarti
,
a quelto Cerchio di tenebre luminose
, fu d’uopo condurti
Orig Som fuora degl; umani confini
.
ioannet non trai homo , fed pluf*
:
a*in di ver,
quum homo , non enim aliter potuit afrendere in Deum nifi fieni
ì
Deut c Vmiliana vede la Trinità la quale inehnarnt Q*lot
:
,
& defeendit a farle rimirar tre Sfere cangiate in una; Vifio-
,

ne non differente da quella d’Àbramo, egli mirò tre Angeli,


cb* unum adoravit ; quelli fono gli Angeli Udii mutati
in
Dionil'.Iib
Cerchi , perchè al dir dell’ Arcopagita
« Je Div. , moventur Angeli t ir*

Nq a. tulflriter .

Godi pure. Anima grande, che nel circolo dèi tuo cuore
Dio medefimo è rimallo incantato c là dove con linguag- ;

gio d'opere sante , chiamavi te lidia Vmiliana di Dio,


ap-
.AHI pellali ora Dio, il Dio de’ Cerchi; nè sò le più gioifcaDio,
vedendoli rinchiulo nel Cerchio del tuo cuore
, o mirando
il tuo cuore trasformato nell’indfabil Cerchio di Dio.
Quando l’ Altifiimo dellinò rinterrare ogni bene terreno nel-
la Cala d’Àbramo folle dal proprio nome una lettera
, e là j
Ocn. 171 ripolc in quello del diletto fuo Patriarca, net ultra voeabitur
notnen tuum Abram fed appellaberit Abraham ed ora chC-
, , ,
delibcra inondare Firenze conun diluvio di fupreme felicità
prende tuo cognome, formandone a fe Hello una mille-
il

riofa Divifa: In tirculot fuot revertitur . Se dunque tanto


prodigiofa lei ne’ tuoi Cerchi , o Gran Donna
, affacciati a
qualche Stella per rimirare la tua Firenze, e vedi, fe quag-
ri ;u.
giù vi fieno quelli di Davide in rirruitu impij ambulant
,
Fanno Cerchio i pervertì, le tali fonoyj, prevagiino alle lo-
ro magie i Celesti Jnc3ntefim» dell’ Amor tuo violentando-
,
li foavemenre ad uniformare
i propri Circoli al moto di que’

» GLOBI
GLOBI Scorni (fimi i che in mano della
Virtù Dominante
ruotano accrefcimcntl di Fede, girano fu questa
Reggia de!
FiORl felicita * E mentre confultafi il
Vaticano dl^orrela
Beatitudine, che godi ufficio, in profpettiva
d*un Mondo
ammiratore de tuoi meriti, registrati fu le carte
di Scritrori
innumcrabili tramanda dal Cielo steffo
.
uq fol rasoio da cui
invaiati . nostri fguardi, perdino di vista
, eome°sià gli oc-
chi tuoi quanto d’ingannevole ha il Mondo, e
, ioio rimiri-
no quanto d’ amabile in fc medefimo ha Dio'.

b unirà
M.iuh
SM'*'
LAV
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EPISCOPO
ei
,
ar
?ET ^’ divo aldebrando
BEATJà VMJLIAN*.
*aj»rr! ih 03»" l'I l d .V

inil!olncTo;i:djiJl
. . .

t*
(
- Il M. R. P. SigìfmCnJo Coecapani delle Scuòle Pie ricòriofeL.

eoa la fua lolita attenzione fé in quella Orazione Panegirica vi G
ritrovi cos' alcuna contro la Santa Fede Cattolica , &
a' buoni Co-
fiumi , e referifea , Data quello di io. Maggio 2.690.
V
Micetti C*fiell*ni tetri» Getterete

Itlnflrift. e Reverendi/t. Monfìg.


Ho efequito con la dovuta attenzione i benigni cenni di V. S. II.'

lullrifsima con rivedere la pceficnte ingegnofa Oraz/on Panegirica


in lode de la Beata Vmiliana Ccrchi,compolla dal M. K. P.M. Per.
nando Bevilacqua , e non vi ho odervato cola , che repugni a gli
ordini della Stampa . In fede &c. Dalla Madonna de' Ricci quello
di 11. Maggio 1690.
Sigifmtndo CtccMptni di S. Silnerio C. Jt. dette Scuote Pie m.
p,

C H Si Stampi
Micetti C t/t et Uni Kit. Gè».

Il M. R. P. M. Neri dell* Ordine di S- Francesco di Paula legge-


rà attentamente la prefente Orazione Panegirica intitolata i Cerchi
de* Divini Incantevoli , &
elfendovi cofa che repugni alla S. Fede,
e buoni Collumi referifea . Data dal S. O
tìzio quello di 1 1. Mag-
gio 1690.
F. Ludovico Petronio de Ledi Pie. Gen. del S. Off. di Pirone* .

Adi
Moggio 1690. 17.
Io Fra Giovambatilla Neri Ordine de* Minimi di S. Pran-
dell*
cefco di Paola , in ordine alli ordini di V. P. M. R. ho rivillo il
prefente Panegirico fopra JaB. Vmiliana
, e non vi ho ritrovato
cofa chcj-epugni alla S. Fe ic Cattolica , ne a’ buoni Coltomi anzi
,
lo giudico meritevole di edere impredò in Caratteri di oro, in fede
Frn Gtovnmbnttfi» Meri Minimo .

Attera la iòpraddetta Anellazione Si Stampi


Frn Ludovico Petronio Pie. Gen. del S. Off. dt Firenze

Ruberto Pandolfini Sen. Aud. di S. A. S.

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