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TESORI

`
DI SPIRITUALIT∞
E PASTORALE ORTODOSSA
† Metropolita GENNADIOS
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta
Ed Esarca per l’Europa Meridionale

TESORI
`
DI SPIRITUALIT∞
E PASTORALE ORTODOSSA

Apostoliki Diakonia
della Chiesa di Crecia
© \AÔÛÙÔÏÈ΋ ¢È·ÎÔÓ›· Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜ Ùɘ ^EÏÏ¿‰Ô˜
\I·Û›Ô˘ 1 - 115 21 \Aı‹Ó·,
ÙËÏ. 210-7272.381, fax 210-7272.380
e-mail: apostoliki-diakonia@ath.forthnet.gr
http://www.apostoliki-diakonia.gr
òEΉÔÛȘ Aã 2008
K.A. 99.18.056
ISBN 978–960–315–610–9

Apostoliki Diakonia della Chiesa di Grecia


Iasiou 1 - 11521 Atene,
tel.: 0030210-7272381, fax: 0030210-7272.380
e-mail: apostoliki-diakonia@ath.forthnet.gr
http://www.apostoliki-diakonia.gr
Prima Edizione 2008
K.A. 99.18.056
ISBN 978–960–315–610–9
PROLOGO

È verità indiscutibile che l’unità nella vita spirituale e liturgica viene


concepita nella Chiesa Ortodossa come grazia e ricchezza spirituale,
che rinnova i fedeli ed il loro mondo interiore.
Questo umile lavoro, dal titolo: “Tesori di Spiritualità e Pastorale
Ortodossa”, indispensabile per gli Ortodossi della Sacra Arcidiocesi
Ortodossa d’Italia e Malta, vuole sensibilizzare i nostri figli spirituali,
ed insegnare ad ogni uomo di buona volontà, a vivere la vita liturgica,
conoscere la Spiritualità Ortodossa e le realtà dell’Unità che emana
da Dio, nostro signore e salvatore dell’umanità: “Colui che è, che era
e che viene”1.
Diviso il libro in tre grandi parti, ciascuna delle quali in diversi ca-
pitoli, costituisce un tesoro inestimabile di spiritualità e pastorale, di
amore e di fede, di speranza e dignità, necessario per la vita dei nostri
figliuoli nello spirito, per la loro cultura ecclesiastica, cultuale e mo-
rale.
Le pagine che seguono sono in verità spunti e scalini che possono
aiutare ciascuno a progredire, con una coscienza pura e maggiore, al-
l’interno della Chiesa, dove, secondo san Massimo il Confessore, “si
attua quel tremendo mistero dell’unità che è di sopra dell’intelletto e
della ragione”2.

1. Apocalisse 1, 4.
2. San Massimo, Mistagogia; PG 9, 681 A.
8 † Metropolita Gennadios

È noto che ogni epoca è un epoca che apre non soltanto nuove cri-
si, ma anche nuove strade; nuove possibilità all’Ortodossia: alla cono-
scenza della Verità, mettendo alla prova tutti i sistemi fondati sulla
terra, “perchè passa la scena di questo mondo”3; dà nuove possibilità
per realizzare l’amore evangelico, l’amore dei Padri, che dona la vera
pace, la vera felicità, la divina beatitudine, di cui gode il fedele con la
Santa Eucaristia; vive, in verità, la grazia dell’amore di Dio: “L’amo-
re scaccia il timore”4, e chi non ama non è libero. Tale uomo - fedele
- ama tutto e tutti; conosce tutti con l’amore. Lui soffre per te: ti co-
nosce, ti abbraccia; crea una familiarità; lui stesso emerge dall’amore
e si nutre offrendosi all’amore: “Dio è amore”5. Così l’uomo diventa
icona del Figlio di Dio, che per primo ci ha amati6. Ecco la meravi-
gliosa trasformazione dell’uomo, diventare figlio di Dio.
Dunque, che uomini e popoli si incontrino per dialogare sui loro
problemi, grandi e piccoli, è certamente bello e significativo; che essi
si riuniscano per promuovere il Regno di Dio, per cooperare a ren-
dere più efficace la presenza del suo amore sulla terra, e, per realiz-
zare l’alta vocazione, di unirsi in Cristo, è impegno sacrosanto e divi-
no.
Non c’è dubbio che negli altri tipi di incontro la cooperazione tra
gli uomini, ne garantisce il successo e nell’incontro ecumenico, inol-
tre, c’è la garanzia della vocazione divina all’unità.
Dio dell’Amore ci chiama tutti ad offrire la nostra fede, la nostra
speranza, il nostro amore ed il nostro servizio a questa causa. Egli ci
chiama a lavorare con amore, disponibilità ed entusiasmo. Gli osta-
coli e le difficoltà non devono scoraggiarci7.

3. I Cor. 7, 31; S. Gregorio di Nissa, La vita di Mosè, II, 22; Basilio di Iviron,
Canto d’Ingresso, p. 112.
4. I Giov. 4, 18.
5. I Giov. 4, 8.
6. I Giov. 4, 19.
7. Gennadios Zervos, Il contributo del Patriarcato Ecumenico per l’unità dei
Cristiani, Città Nuova, Roma 1974, p. 9.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 9

La nostra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, seguendo la prudente e


saggia linea ecclesiastica del Patriarcato Ecumenico, promuove la so-
lidarietà, la collaborazione, la pace, il progresso, l’amore di Dio e l’u-
nità dei Cristiani.
Un cordiale ringraziamento a Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Aga-
thangelo, Vescovo di Fanariou, Direttore Generale dell’ Apostoliki
Diaconia della Chiesa di Grecia, che ha dimostrato con i suoi prezio-
si collaboratori della Commissione per la Missione Estera una viva
fraterna comprensione ed una disponibilità straordinaria per pubbli-
care questo libro di Spiritualità e Pastorale Ortodossa, indirizzato agli
Ortodossi, ma anche ad ogni uomo di buona volontà, per la cui sal-
vezza Cristo è nato, crocifisso e risuscitato, tesoro spirituale e sociale
per il suo progresso e sviluppo ecclesiastico culturale, e sociale.

Venezia, Domenica di Pentecoste 2007

† Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta
Ed Esarca per l’Europa Meridionale
INDICE

PROLOGO .............................................................................................. 7

PARTE I
LA CHIESA SECONDO I CAPPADOCI
E SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
CAPITOLO PRIMO
ARTICOLAZIONE ED ORGANIZZAZIONE DELLA
«CHIESA» ................................................................................................ 17
Distinzione della “Chiesa” ...................................................................... 17
I. La Chiesa Celeste ................................................................................ 17
II. La Chiesa Militante ............................................................................ 19
a. Società sensibile e visibile .............................................................. 19
b. Distinzione della Chiesa Militante................................................ 21
c. La Gerarchia Ecclesiastica ............................................................ 22
d. Il servizio della Chiesa e la salvezza in essa ................................ 23
e. La composizione della Chiesa ...................................................... 24
g. Simbolismi particolari sulla Chiesa .............................................. 25
h. Ricapitolazione .............................................................................. 27
CAPITOLO SECONDO
ORDINI NELLA CHIESA TERRESTRE E MILITANTE.............. 29
Ecclesiastici e Laici .................................................................................. 29
1. La «Clerocratia», la «Laicocratia» e la «Fraternità» .................. 30
2. L’importanza dell’uguaglianza e della differenza dei membri
nel corpo della Chiesa .................................................................... 31
3. L’importanza del piccolo o grande Carisma per l’uguaglianza
e l’unità dei membri – fedeli – nella Chiesa ................................ 34
4. Ecclesiastici e Laici, uguali ed uniti, costituiscono il “corpo di
Cristo” .............................................................................................. 36
12 † Metropolita Gennadios

5. Relazione tra Cristo, Spirito Santo, e fedeli ................................ 38


6. Il pensiero dei Padri sui versetti I Pietro 6,9 ed Apocal.
6,6 etc. .............................................................................................. 39
7. I Padri sui modi della partecipazione dei fedeli nella Chiesa .... 40

CAPITOLO TERZO
LA GERARCHIA ECCLESIASTICA ................................................ 48
Introduzione.............................................................................................. 48
I. I Vescovi: “Rettori”, “Presidenti”, “Protettori”delle Chiese
Locali ........................................................................................................ 51
II. I Presbiteri............................................................................................ 53
III. Conclusione ........................................................................................ 55

CAPITOLO QUARTO
LE RELAZIONI TRA CHIESA E STATO SECONDO
GIOVANNI CRISOSTOMO E I CAPPADOCI ................................ 56

CAPITOLO QUINTO
LA VITA SOCIALE................................................................................ 64

CAPITOLO SESTO
LA VITA RELIGIOSA DELLA CHIESA .......................................... 73

CAPITOLO SETTIMO
LA VITA SACRAMENTALE .............................................................. 75

CAPITOLO OTTAVO
LA VITA MORALE .............................................................................. 78

CAPITOLO NONO
GRADI DELLA VITA RELIGIOSA .................................................. 79

PARTE πI
CROCE, LITURGIA E APOSTOLICITÀ DELLA CHIESA

CAPITOLO PRIMO
LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DI DIO SULLA CROCE
SECONDO LA TEOLOGIA ORTODOSSA ORIENTALE ............ 83
Introduzione.............................................................................................. 83
1. Dio amore e la grandezza del Suo amore .................................... 85
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 13

2. L’amore di Dio nel sacrificio di Cristo sulla Croce .................... 90


3. Il sacrificio di Cristo come atto espiatorio e di amore per
l’uomo .............................................................................................. 93
4. Sacrificio ed amore secondo alcuni Padri e Vescovi della
Chiesa Ortodossa ............................................................................ 95
5. Il mistero dell’amore e della Croce secondo S. Gregorio il
Teologo ............................................................................................ 97
6. Il significato spirituale dell’amore divino .................................... 100
7. La grandiosità dell’opera d’amore di Dio nell’Innologia della
Chiesa Ortodossa ............................................................................ 103
8. L’amore vivificante di Dio nella Divina Eucaristia .................... 112

CAPITOLO SECONDO
LA TRADIZIONE E LA SPIRITUALITÀ ORTODOSSA
SULLA CROCE ...................................................................................... 119
Introduzione.............................................................................................. 119
1. Croce, amore e salvezza secondo l’Innologia della Chiesa
Ortodossa ........................................................................................ 122
2. L’amore divino nell’∂ucaristia ...................................................... 126
3. La spiritualità dell’amore divino .................................................. 130
4. Riassunto teologico di san Gregorio il Teologo .......................... 131

CAPITOLO TERZO
CHIESA, EUCARISTIA, MINISTERO SACERDOTALE.............. 133
I. Il significato della Chiesa ed il suo valore spirituale .................. 133
II. La Divina Eucaristia ...................................................................... 135
III. Il ministero sacerdotale .............................................................. 136

CAPITOLO QUARTO
LA VOLONTÀ DI DIO NELLA LITURGIA DI SAN
GIOVANNI CRISOSTOMO ................................................................ 139

CAPITOLO QUINTO
LA SPIRITUALITÀ EUCARISTICA DEL SACERDOTE
NELLA TRADIZIONE BIZANTINA ................................................ 147

CAPITOLO SESTO
LA DEVOZIONE ALLE TOMBE DEGLI APOSTOLI E DEGLI
EVANGELISTI E L’APOSTOLICITÀ DELLA CHIESA ................ 160
14 † Metropolita Gennadios

PARTE πIπ
L’AMORE EVANGELICO E LA CARITÀ
SECONDO I SANTI PADRI
CAPITOLO PRIMO
L’AMORE EVANGELICO .................................................................. 175
CAPITOLO SECONDO
I SANTI PADRI DELLA CHIESA E LA CARITÀ .......................... 179
Introduzione.............................................................................................. 179
1. La carità nei primi secoli del Cristianesimo ................................ 179
2. La carità e la sua natura ................................................................ 183
3. La spiritualità della carità .............................................................. 185
4. La necessità della carità e la sua peculiarità nei nostri tempi.... 188
CAPITOLO Δ∂RZO
LA PACE, LA PREGHIERA E L’UNITÀ .......................................... 191
CONCLUSIONE .................................................................................... 201
PARTE I

LA CHIESA SECONDO
I CAPPADOCI
E SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
CAPITOLO PRIMO

ARTICOLAZIONE
ED ORGANIZZAZIONE
DELLA «CHIESA»

La Chiesa di Cristo, Una ed Indivisa in sostanza, si distingue: “in


quella che è in cielo”(Trionfante)8 ed “in quella sulla terra”(Militan-
te)9.

Distinzione della "Chiesa"


La Chiesa è costituita da due parti: la prima è quella “celeste ed in-
visibile”10 e l’altra, invece, è quella “terrestre e visibile”11.
I Padri Cappadoci chiamano la Chiesa “Celeste”12, “Città”13.

I. La Chiesa Celeste
S. Basilio il Grande osserva: “Alcuni definiscono essere città un si-
stema costituito e governato secondo la legge; si applica anche alla
Gerusalemme celeste, alla città celeste; il termine che si dà alla città;
e questo sarebbe il sistema dei primogeniti che sono iscritti nel cielo
ed è costituito dalla condotta stabile dei santi e governato secondo la

8. «∂å˜ Ù‹Ó âÓ ÔéÚ·ÓÔÖ˜ ıÚÈ·Ì‚Â‡Ô˘Û·Ó».


9. «∂å˜ Ù‹Ó â› Áɘ ÛÙÚ·Ù¢Ô̤ÓËÓ».
10. «√éÚ¿ÓÈÔ˜ η› àfiÚ·ÙÔ˜».
11. «\∂›ÁÂÈÔ˜ η› ïÚ·Ù‹».
12. «\EÎÎÏËÛ›·Ó ÔéÚ¿ÓÈÔÓ».
13. «¶fiÏÈÓ» õ «¶ÔÏÈÙ›·Ó».
18 † Metropolita Gennadios

legge celeste. L’ordinamento, dunque, di quella città e tutto l’orna-


mento, come posso vedere, non è proprio di nessuna natura umana.
Sono cose che l’occhio non ha visto, nè l’orecchio ha sentito, nè le ha
sentite il cuore dell’uomo, quelle che Dio ha preparato per coloro che
lo amano. Inoltre ci sono migliaia di angeli e l’assemblea dei santi e la
Chiesa dei primogeniti iscritti in cielo. Di questa parla Davide: "Per te
si dicono parole di lode, città di Dio”14.
San Gregorio il Teologo considera “la Gerusalemme celeste come
invisibile, la intende come città, nella quale viviamo e verso la quale
camminiamo; della quale è cittadino Cristo e concittadini l’assemblea
e la Chiesa dei primogeniti, inscritti in cielo e festanti intorno al gran-
de cittadino (fondatore)...”15.
Verso questa città correvano Eleazar con i suoi figli e tutti coloro
che sono stati martirizzati prima di Cristo perchè credevano che il
mondo celeste fosse migliore di quello terrestre: “il mondo (celeste)
è molto più alto e più stabile del mondo che si vede; dunque la Geru-
salemme che sta in alto è la patria, che nessun Antioco assedierà, nè
si aspetterà di farla schiava; è forte, è imprendibile... perchè suoi ami-
ci sono profeti e Patriarchi... L’assemblea, il coro degli angeli, è gran-

14. «^OÚ›˙ÔÓÙ·› ÙÈÓ˜ fiÏÈÓ ÂrÓ·È Û‡ÛÙËÌ· î‰Ú˘Ì¤ÓÔÓ Î·Ù¿ ÓfiÌÔÓ ‰ÈÔÈÎÔ‡ÌÂÓÔÓ.
\EÊ·ÚÌfi˙ÂÈ ‰¤ η› ÙFÉ ôÓˆ ^IÂÚÔ˘Û·Ï‹Ì, ÙFÉ âÔ˘Ú·Ó›ˇˆ fiÏÂÈ, ï àÔ‰Ôı›˜ ¬ÚÔ˜ Ùɘ
fiψ˜ Û‡ÛÙËÌ· Á¿Ú ÎàÎÂÖ ÙáÓ ÚˆÙÔÙfiΈÓ, ÙáÓ àÔÁÂÁÚ·ÌÌ¤ÓˆÓ âÓ ÔéÚ·ÓÔÖ˜,
η› î‰Ú˘Ì¤ÓÔÓ ÙÔÜÙÔ ‰È¿ Ùfi àÌÂٷΛÓËÙfiÓ Ùɘ ‰È·ÁˆÁɘ ÙáÓ êÁ›ˆÓ η› ηٿ ÓfiÌÔÓ
ÙfiÓ ÔéÚ¿ÓÈÔÓ ‰ÈÔÈÎÔ‡ÌÂÓÔÓ. Δ‹Ó ÙÔ›Ó˘Ó ‰È¿Ù·ÍÈÓ âΛӢ Ùɘ ÔÏÈÙ›·˜ η› ÄÛ·Ó
Ù‹Ó ‰È·ÎfiÛÌËÛÈÓ Î·Ù·Ì·ıÂÖÓ Ôé‰ÂÌÈĘ âÛÙÈÓ àÓıÚˆ›Ó˘ ʇÛˆ˜ ôÎÔ˘ÛÂÓ, ÔûÙÂ
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Ì˘ÚÈ¿‰Â˜ àÁÁ¤ÏˆÓ âÎÂÖ Î·› ·Ó‹Á˘ÚȘ êÁ›ˆÓ η› \EÎÎÏËÛ›· ÚˆÙÔÙfiÎˆÓ àÔÁÂ-
ÁÚ·ÌÌ¤ÓˆÓ âÓ ÔéÚ·ÓÔÖ˜. ¶ÂÚ› âΛӢ ÊËÛ›Ó ï ¢·˘›‰, “‰Â‰ÔÍ·Ṳ̂ӷ âÏ·Ï‹ıË ÂÚ›
ÛÔ˘, ì fiÏȘ ÙÔÜ £ÂÔÜ”», ªÂÁ¿ÏÔ˘ μ·ÛÈÏ›Ԣ, ∂å˜ æ·ÏÌ. 45,4; PG 29, 421/4.
15. «Δ‹Ó ôÓˆ ^IÂÚÔ˘Û·Ï‹Ì Ì‹ ‚ÏÂÔ̤ÓËÓ, ÓÔÔ˘Ì¤ÓËÓ ‰¤ fiÏÈÓ, âÓ w F ÔÏÈÙ¢fi-
ÌÂı· η› Úfi˜ ≥Ó âÂÈÁfiÌÂı· w˜ ÔÏ›Ù˘ ÃÚÈÛÙfi˜ η› Û˘ÌÔÏÖÙ·È ·Ó‹Á˘ÚȘ η›
âÎÎÏËÛ›· ÚˆÙÔÙfiΈÓ, àÔÁÂÁÚ·ÌÌ¤ÓˆÓ âÓ ÔéÚ·ÓÔÖ˜ η› ÂÚ› ÙfiÓ Ì¤Á·Ó ÔÏÈÛÙ‹Ó
ëÔÚÙ·˙fiÓÙˆÓ…», °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·ÓËÓÔÜ, §fiÁÔ˜ 8,6; PG 35,796.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 19

dissimo mistero, ed a molti segreto”16. Cittadini di questa città sono gli


eletti e quelli degni di inneggiare e glorificare Dio: “È veramente il
suono di quelli che festeggiano, ove è l’abitazione di tutti quelli che si
rallegrano; non è altro che questo, credo: Dio viene inneggiato e glo-
rificato da quelli che sono di quella città”17.
S. Giovanni Crisostomo, con parole chiare, dice che la Chiesa ce-
leste è costituita dai cori degli angeli, dei profeti, dei martiri, degli
apostoli, come anche “le riunioni dei giusti... veramente è meraviglio-
sa l’assemblea e sopratutto la più grande delle assemblee, perchè al
centro dell’assemblea si rivolge a tutti questi il re;...”18.
Capo della Chiesa celeste, come pure di quella terrestre, è Cristo.

II. La Chiesa Militante


I padri sono d’accordo nell’insegnamento che la “Chiesa militan-
te”, “come sensibile e visibile società dei vivi, ha una perfetta orga-
nizzazione e viene governata da principi e canoni di diritto di prove-
nienza divina”19.

1. Società sensibile e visibile


Il prof. Karmiris nel suo libro “L’Ecclesiologia dei Tre Gerar-
chi”dice: “Come società di uomini; organismo sociale e corpo vivo,

16. "(ÔéÚ¿ÓÈÔ˜) ÎfiÛÌÔ˜, Ôχ ÙÔÜ ïڈ̤ÓÔ˘ ñ„ËÏfiÙÂÚfi˜ Ù η› ÌÔÓÈÌÒÙÂÚÔ˜


·ÙÚ›˜ Ù ì ôÓˆ ^IÂÚÔ˘Û·Ï‹Ì, ≥Ó Ôé‰Â›˜ \AÓÙ›Ô¯Ô˜ ÔÏÈÔÚ΋ÛÂÈ, Ô鉤 ÚÔÛ‰Ô΋ÛÂÈ
·Ú·ÛÙ‹ÛÂÛı·È, ì ηÚÙÂÚ¿ η› àӿψÙÔ˜ … Ê›ÏÔÈ ‰¤, ÚÔÊÉÙ·È Î·› ¶·ÙÚÈ¿Ú¯·È …
¶·Ó‹Á˘ÚȘ ‰¤, àÁÁ¤ÏˆÓ ¯ÔÚÔÛÙ·Û›· η› Ì˘ÛÙ‹ÚÈÔÓ … ̤ÁÈÛÙÔÓ Î·› ÙÔÖ˜ ÔÏÏÔÖ˜
àfiÎÚ˘ÊÔÓ», °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·ÓËÓÔÜ, §fiÁÔ˜ 15,5; PG 35,920.
17. «∫·› Á¿Ú ÙfiÓ âÎÂÖıÂÓ ÙáÓ ëÔÚÙ·˙fiÓÙˆÓ q¯ÔÓ, öÓı· ÂéÊÚ·ÈÓÔÌ¤ÓˆÓ ¿ÓÙˆÓ
ì ηÙÔÈΛ·, ÔéÎ ôÏÏÔ ÙÈ õ ÙÔÜÙÔ ÂrÓ·È ÓÔÌ›˙ˆ, £ÂfiÓ ñÌÓÔ‡ÌÂÓfiÓ Ù η› ‰ÔÍ·˙fiÌÂ-
ÓÔÓ ÙÔÖ˜ ÙFÉ âÎÂÖÛ ÔÏÈÙ›÷·…». °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·ÓËÓÔÜ, §fiÁÔ˜ 39,11; PG 36,345.
18. «√î Û‡ÏÏÔÁÔÈ ÙáÓ ‰Èη›ˆÓ … ùÓÙˆ˜ ı·˘Ì·ÛÙ‹ ÙȘ âÛÙÈÓ ì ·Ó‹Á˘ÚȘ, η› ‰‹
¿ÓÙˆÓ ÌÂÖ˙ÔÓ, ¬ÙÈ âÓ Ì¤ÛFË ÙFÉ ·ÓËÁ‡ÚÂÈ ÛÙÚ¤ÊÂÙ·È ÙÔ‡ÙˆÓ ê¿ÓÙˆÓ ï ‚·ÛÈχ˜…».
\πˆ¿ÓÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ÙfiÓ Ì·Î¿ÚÈÔÓ ºÈÏÔÁfiÓÈÔÓ … §fiÁÔ˜ 6,1; PG 48,750.
19. «L’Ecclesiologia dei Tre Gerarchi», Atene 1962, p. 93.
20 † Metropolita Gennadios

composto da molti membri, compredendo oltre al divino anche l’ele-


mento umano, non è possibile che la Chiesa militante sulla terra si go-
verni altrimenti che con alcuni canoni e leggi che regolano le relazio-
ni tra i membri e che sia fornita del triplice potere ecclesiastico.... co-
me anche di mezzi consacranti visibili ed accessibili agli uomini, ed or-
gani e sacramenti per mezzo dei quali ha come scopo la trasmissione
della salvezza in Cristo agli uomini e la realizzazione del Regno di
Dio sulla terra. Per questo scopo il Creatore divino ha fondato la Ge-
rarchia ecclesiastica, composta dai vescovi, presbiteri e diaconi...”20.
Così la Chiesa, come rappresentante e mandataria di Cristo, suo
fondatore, continua la sua opera redentrice nel mondo.
É verità indiscutibile che la Chiesa militante appare come una so-
cietà organizzata gerarchicamente, con una sua propria gerarchia, le-
gislazione e culto. A questa “città”è stato data “un sacerdozio molto
migliore e più alto... molto maggiore di quella Giudaica”21, come an-
che “una legislazione migliore”22 di quella del Vecchio Testamento23,
così che “la città è stata trasformata in meglio”24.
Risulta, dunque, che questa “Società”, questa “Politeia”è vera-
mente spirituale, perchè i suoi principii e poteri sono spirituali e han-
no grandi differenze dalle altre del mondo mondano: «altre sono le
condizioni di un Regno ed altre le condizioni del sacerdozio. Al re si
affidano i corpi, però al sacerdote le anime»25, dice Giovanni Criso-
stomo.
Lo stesso Padre distingue il potere ecclesiastico da quello del mon-
do terrestre, perchè altro è il contenuto ed altri gli scopi ed i mezzi del
potere ecclesiastico.

20. Ib. pp. 93-4.


21. «^IÂÚˆÛ‡ÓË ÔÏÏˇá ‚ÂÏÙ›ˆÓ η› ñ„ËÏÔÙ¤Ú· … ÔÏÏˇá Ì›˙ˆÓ Ùɘ \IÔ˘‰·˚Îɘ».
22. «¡ÔÌÔıÂÛ›· ‚ÂÏÙ›ˆÓ».
23. «…ÓfiÌÔÓ ö‰ˆÎÂÓ ·éÙFÉ ÔÏÏˇá ÙÔÜ ÚÔÙ¤ÚÔ˘ ‚ÂÏÙ›ÔÓ·».
24. «^∏ ÔÏÈÙ›· â› Ùfi ‚¤ÏÙÈÔÓ ÌÂÙÂÛ¯ËÌ·Ù›ÛıË».
25. «ò∞ÏÏÔÈ ¬ÚÔÈ ‚·ÛÈÏ›·˜ η› ôÏÏÔÈ ¬ÚÔÈ ^IÂÚˆÛ‡Ó˘ … ï ‚·ÛÈχ˜ ÛÒÌ·Ù·
âÌÈÛÙ‡ÂÙ·È, ï ‰¤ îÂÚ‡˜ „˘¯¿˜», \Iˆ¿ÓÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ Ùfi ®ËÙfiÓ, "Âr‰ÔÓ ÙfiÓ
∫‡ÚÈÔÓ…", ^√ÌÈÏ›· 4,4-5; PG 56,126.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 21

Così la Chiesa, come rappresentante e mandataria di Cristo, suo


fondatore, continua la sua opera redentrice nel mondo.
Appunto per questo scopo “il potere che aveva lo ha dato agli Apo-
stoli... ha voluto farli capi dell’ecumene, ha dato ad essi il potere di
punire e di perdonare”26, perchè, dice Giovanni Crisostomo, Gesù
Cristo “ha voluto così in quanto Egli se ne è andato, ha dato a noi l’e-
conomia”27.
Nell’opera della “divina economia”28 gli Apostoli, e poi i loro suc-
cessori, i vescovi, sono i successori del nostro Redentore Gesù Cristo.
I vescovi continuano nella Chiesa a rendere partecipi della salvezza
tutti quelli che credono nel nome di Cristo.

2. Distinzione della Chiesa Militante


La Chiesa Militante comprende due parti: 1. La Gerarchia Eccle-
siastica e 2. il Popolo (fedeli). Il reale pastore della Chiesa, il capo, il
signore e re della Chiesa è Gesù Cristo, dice Basilio il Grande29.
Giovanni Crisostomo riguardo a questa distinzione scrive: “Pecore
e pastori sono secondo la divisione umana, secondo Cristo sono tutti
pecore; perchè sia quelli che guidano, sia gli altri che vengono guida-
ti dall’unico, dal pastore del cielo”30.
Secondo il suddetto padre, la Chiesa ha due ordini: i pastori che
guidano ed i fedeli che vengono guidati dai pastori.

26. «≠∏Ó ö¯ÂÈ âÍÔ˘Û›·Ó, ‰›‰ˆÛÈ ÙÔÖ˜ \AÔÛÙfiÏÔȘ … ̤ÏÏˆÓ Î·ıÈÛÙÄÓ ·éÙÔ‡˜
ôÚ¯ÔÓÙ·˜ Ùɘ ÔåÎÔ˘Ì¤Ó˘, ‰›‰ˆÛÈÓ ·éÙÔÖ˜ η› ÙÈ̈ڛ·˜ âÍÔ˘Û›·Ó η› Û˘Á¯ˆÚ‹ÛÂ-
ˆ˜», \Iˆ¿ÓÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, «∂å˜ Ù‹Ó \AÓ¿ÏË„ÈÓ» 4; PG 52,777.
27. "√≈Ùˆ˜ äı¤ÏËÛÂÓ, ·éÙÔÜ àÂÏıfiÓÙÔ˜, ìÌĘ ‰È·‰¤Í·Ûı·È Ù‹Ó ÔåÎÔÓÔÌ›·Ó»,
\Iˆ¿ÓÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∫ÔÏ. ^OÌÈÏ›·, 4,2; PG 62,327.
28. «£Â›· √åÎÔÓÔÌ›·».
29. «¶ÂÚ› ∫ڛ̷ÙÔ˜ £ÂÔÜ»; PG 31,656, «∂å˜ ª¿Ì·ÓÙ· Ì¿ÚÙ˘Ú·», ^OÌÈÏ›· 23,3-
4. «¶ÂÚ› ¶›ÛÙˆ˜», 1.
30. «¶Úfi‚·Ù· η› ÔÈ̤Ó˜ Úfi˜ Ù‹Ó àÓıÚˆ›ÓËÓ ÂåÛ› ‰È·›ÚÂÛÈÓ, Úfi˜ ‰¤ ÙfiÓ
ÃÚÈÛÙfiÓ ¿ÓÙ˜ Úfi‚·Ù·. ∫·› Á¿Ú Ôî ÔÈÌ·›ÓÔÓÙ˜ η› Ôî ÔÈÌÂÓfiÌÂÓÔÈ àÊ’ ëÓfi˜,
ÙÔÜ ôÓˆ ÔÈ̤ÓÔ˜, ÔÈ̤ÓÔÓÙ·È», «∂å˜ Ù‹Ó \AÓ¿ÏË„ÈÓ», 12; PG 52, 784.
22 † Metropolita Gennadios

Gregorio Nazianzeno il Teologo31 parla di questi due elementi co-


stitutivi della Chiesa.
È verità indiscutibile che questi elementi sono necessari ed indi-
spensabili. Sono uniti tra di loro e lavorano per l’eterna gloria di Dio.
Sinteticamente questo padre dice: “Nelle Chiese ha fissato l’ordi-
ne, da una parte il gregge, e dall’altra i pastori”32.
“Il buono equipaggio della Chiesa”33, secondo Gregorio il Teologo,
il “popolo di Dio”34, che crede, sono i fedeli35 che hanno ricevuto la
grazia del sacramento del Battesimo nella Chiesa.

3. La Gerarchia Ecclesiastica
Sappiamo molto bene che il primo ordine dei pastori36 e stato fat-
to “con la divina volontà”37 e così abbiamo la Gerarchia Ecclesiastica.
Al primo ordine è stato trasmesso il “Sacerdozio sacramentale”38,
il quale viene concesso per mezzo “dell’Ordinazione”, nella quale, se-
condo Giovanni Crisostomo, “Dio opera tutto e la sua Mano è quel-
la che è imposta sulla testa di colui che viene ordinato”39.
Secondo lo stesso padre per mezzo dell’Ordinazione lo Spirito
Santo ha messo i pastori a capo della Chiesa di Cristo. “Lo Spirito
Santo ha messo i Pastori a guidare la Chiesa di Dio... Dallo Spirito
(Santo) avete l’ordinazione”40. Perciò operano come mandatari di Dio

31. §fiÁÔ˜ 32, 10; PG 36,185.


32. «Δ¿ÍȘ âÓ Ù·Ö˜ \EÎÎÏËÛ›·È˜, Ùfi Ì¤Ó ÂrÓ·È ÙÈ Ô›ÌÓÈÔÓ, Ùfi ‰¤ ÔÈ̤ӷ˜ ‰ÈÒÚÈ-
ÛÂÓ», §fiÁÔ˜ 32, 10; PG 35, 412.
33. «Δfi ηÏfiÓ Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜ ϋڈ̷», §fiÁÔ˜ 2, 4; PG 35, 412.
34. «§·fi˜ ÙÔÜ £ÂÔÜ», §fiÁÔ˜ 2, 4; PG 35, 412.
35. «ÃÚÈÛÙÂÒÓ˘ÌÔÓ Ô›ÌÓÈÔÓ».
36. «¶ÔÈ̤Ó˜».
37. «£Â›÷· ‚Ô˘Ï‹ÛÂÈ».
38. «ª˘ÛÙËÚȷ΋ ^IÂÚˆÛ‡ÓË».
39. «Δfi ÄÓ ï £Âfi˜ âÚÁ¿˙ÂÙ·È Î·› ì ·éÙÔÜ XÂ›Ú âÛÙÈÓ ì êÙÔ̤ÓË Ùɘ ÎÂÊ·Ïɘ
ÙÔÜ ¯ÂÈÚÔÙÔÓÔ˘Ì¤ÓÔ˘». \Iˆ¿ÓÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, «∂å˜ ¶Ú¿ÍÂȘ \AÔÛÙfiψӻ, ^OÌÈ-
Ï›· 14, 3; PG 60, 116.
40. «Δfi ÓÂÜÌ· Ùfi ±ÁÈÔÓ öıÂÙÔ ÔÈÌ·›ÓÂÈÓ Ù‹Ó \EÎÎÏËÛ›·Ó ÙÔÜ £ÂÔÜ … ¶·Ú¿
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 23

e non come semplici mandatari della Comunità ecclesiale, e come af-


ferma Giovanni Crisostomo sono “ambasciatori di Dio verso gli uo-
mini”41.

4. Il servizio della Chiesa e la salvezza in essa


La Chiesa esercita il suo triplice servizio, cioè insegna, benedice e
guida i fedeli.
Questa triplice liturgia “si realizza ‘con diritto divino’42, avendo il
suo principio e la sua fonte nella sfera della grazia che emana dallo
stesso divino fondatore della Chiesa, senza nessuna relazione e di-
pendenza dagli uomini”43.
Gesù Cristo ha trasmesso successivamente e continuamente il “Sa-
cerdozio sacramentale”agli Apostoli, e questi lo trasmettono ai loro
successori che sono i vescovi.
Di grande importanza sono i seguenti pensieri di Giovanni Criso-
stomo:
I – “Che cosa ha dato ad essa? Ha dato ad essa il potere di perdo-
nare i peccati, la remissione di ogni castigo, giustizia, santificazione,
redenzione, corpo regale, tavola divina, spirituale risurrezione dei
morti”44.
II – “Quale sinagoga ancora, quale assemblea, quale Sinodo chie-
di? ove lo Spirito Santo, ove Gesù... in mezzo c’è il suo Padre, cioè

ÙÔÜ ¶Ó‡̷ÙÔ˜ Ù‹Ó ¯ÂÈÚÔÙÔÓ›·Ó ö¯ÂÙÂ, ÊËÛ›…», \Iˆ¿ÓÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, «∂å˜ ¶Ú¿-
ÍÂȘ \AÔÛÙfiψӻ, ^OÌÈÏ›· 44, 2; PG 60, 310.
41. «£ÂÔÜ Ú¤Û‚ÂȘ Úfi˜ àÓıÚÒÔ˘˜», \Iˆ¿ÓÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∫ÔÏ. ^OÌÈ-
Ï›· 3, 5; PG 62, 324.
42. «£Â›ˇˆ ‰Èη›ˇˆ».
43. \Iˆ¿Ó. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ ΔÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ, \AıÉÓ·È. 1962,
Û. 95.
44. «Δ› ·éÙFÉ ö‰ˆÎÂÓ; òE‰ˆÎÂÓ ·éÙFÉ êÌ·ÚÙËÌ¿ÙˆÓ Û˘Á¯ÒÚËÛÈÓ, ÎÔÏ¿Ûˆ˜ ôÊÂ-
ÛÈÓ, ‰ÈηÈÔÛ‡ÓËÓ, êÁÈ·ÛÌfiÓ, àÔχÙÚˆÛÈÓ, ÛáÌ· ‰ÂÛÔÙÈÎfiÓ, ÙÚ¿Â˙·Ó ı›·Ó,
ÓÂ˘Ì·ÙÈÎáÓ ÓÂÎÚáÓ àÓ¿ÛÙ·ÛÈÓ», \Iˆ¿ÓÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, «≠OÙ Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜
ö͈ ÂñÚÂı›˜ ∂éÙÚfiÈÔ˜», ^OÌÈÏ›· 15; PG 52, 411.
24 † Metropolita Gennadios

tutta (integra) la Santa Trinità in comunione con quelli che sono sal-
vati”45.
Tramite questi mezzi i fedeli si salvano e vengono in comunione
con la Santissima Trinità e partecipano della vita beata.
Basilio il grande dice che non esiste salvezza per gli uomini che si
trovano fuori della Chiesa: I. “Fuori del cortile santo non dobbiamo
adorare il Signore, ma dentro (nel cortile santo) dobbiamo farlo....,
cioè non dobbiamo uscire dalle regole della Chiesa...”46.
II – “Dunque, non è conveniente adorare Dio fuori di questo san-
to cortile, ma dentro di esso si deve farlo, affinchè, essendo fuori d’es-
so, non si perda di essere nel cortile del Signore”47, perchè vera “ado-
razioneӏ non quella che si fa fuori della Chiesa, ma nello stesso cor-
tile del Signore”48.
Di conseguenza, proclama Basilio: “Dobbiamo fare le nostre pre-
ghiere in mezzo alla Gerusalemme, cioè nella Chiesa di Dio”49; infat-
ti, solo chi vuole rimanere in Chiesa sarà salvato.

5. La composizione della Chiesa


Basilio il Grande dichiara: “La Chiesa è composta da molte e di-
verse professioni, affinchè nessuno sia privato dell’utilità... perchè il
medico delle anime non è venuto per chiamare i giusti, ma i peccato-

45. "¶Ô›·Ó ëÙ¤Ú·Ó ˙ËÙÂÖ˜ Û˘Ó·ÁˆÁ‹Ó ÙÔÈ·‡ÙËÓ; ¶ÔÖÔÓ ≤ÙÂÚÔÓ ‚Ô˘ÏÂ˘Ù‹ÚÈÔÓ;


¶Ô›·Ó Û‡ÓÔ‰ÔÓ; …¬Ô˘ Ùfi ¶ÓÂÜÌ· Ùfi ≠AÁÈÔÓ, ¬Ô˘ ï \IËÛÔܘ, ̤ÛÔ˜ η› ï ÙÔ‡ÙÔ˘
·Ù‹Ú, õÙÔÈ ïÏfiÎÏËÚÔ˜ ì ^AÁ›· ΔÚÈ¿˜ âÓ ∫ÔÈÓˆÓ›÷· ÌÂÙ¿ ÙáÓ ÛÂÛˆṲ̂ӈӻ, \Iˆ¿Ó-
ÓÔ˘ ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, «Úfi˜ ÙÔ‡˜ âÁηٷÏ›„·ÓÙ·˜…»; PG 51, 70.
46. "òE͈ Ùɘ êÁ›·˜ ·éÏɘ, Ôé ¯Ú‹ ÚÔÛ΢ÓÂÖÓ Ùˇá ∫˘Ú›ˇˆ, àÏÏ’ öÓ‰ÔÓ ÁÂÓfiÌÂÓÔÓ,
Ù.ö. Ì‹ â΂·›ÓÂÈÓ ÙÔÜ Û˘ÛÙ‹Ì·ÙÔ˜ Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜…», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ∂å˜ æ·ÏÌ. 28,
1; PG 30,72/3.
47. «√é ÙÔ›Ó˘Ó ö͈ Ùɘ ^AÁ›·˜ Ù·‡Ù˘ ·éÏɘ ÚÔÛ΢ÓÂÖÓ ÚÔÛ‹ÎÂÈ Ùˇá £Âˇá, àÏÏ’
öÓ‰ÔÓ ·éÙɘ ÁÂÓfiÌÂÓÔÓ, ¥Ó· Ì‹ ö͈ ÙȘ ·éÙɘ üÓ, àÔϤÛFË Ùfi ÂrÓ·È âÓ ·éÏFÉ ÙÔÜ ∫˘-
Ú›Ô˘», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, 28, 3; PG 29, 288.
48. «¶ÚÔÛ·ÓËÛȘ ì ÔéÎ ö͈ Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜, àÏÏ’ âÓ ·éÙFÉ ÙFÉ ·éÏFÉ ÙÔÜ £ÂÔÜ ÙÂ-
ÏÔ˘Ì¤ÓË», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, 28, 3; PG 29, 288.
49. «ÃÚ‹ Ù¿˜ Â鯿˜ àԉȉfiÓ·È âÓ Ì¤Ûˇˆ Ùɘ ^IÂÚÔ˘Û·Ï‹Ì Ù.ö. Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜
ÙÔÜ £ÂÔÜ», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, 115, 5; PG 38, 113.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 25

ri alla penitenza..., si è preferito cominciare prima dell’utilità del me-


dico, quelli che sono stati male”50.
La Chiesa chiama ed annovera nei suoi seni i buoni ed i peccatori
o “quelli che sono condannati per i peccati”, i “perfetti”e gli “inferio-
ri”, “ovvero quelli che per ultimi sono venuti a conoscenza di Dio”,
con lo scopo di salvarli e di farli entrare nel regno di Dio, perchè sap-
piano “Che altrimenti è impossibile fiorire e cominciare ad avere frut-
ti, se non stiamo nei cortili del Signore”51. È chiarissima qui l’affer-
mazione di san Basilio secondo cui la salvezza dell’uomo è soltanto
nella Chiesa di Cristo.
Anche san Giovanni Crisostomo parla non soltanto per i buoni, ma
anche “dei pagani, maghi, assassini, ... dei bugiardi...”52, i quali si salva-
no soltanto nella Chiesa di Cristo “non per giustizia ed azioni illustri,
ma per l’amore per gli uomini ... per il molto amore per gli uomini, per
l’immensa bontà”53 del Dio amante degli uomini ed onnipotente.

6. Simbolismi particolari sulla Chiesa


San Giovanni Crisostomo con saggenza afferma che i cristiani deb-
bono “costruire”54 su Cristo “e avere lui come fondamento”55 e su que-
sto aggiunge che bisogna “come nella vigna”56 restare per sempre.

50. «…ì \EÎÎÏËÛ›· âÎ ·ÓÙÔ‰·áÓ âÈÙË‰Â˘Ì¿ÙˆÓ Û˘Ó›ÏÂÎÙ·È, ¥Ó· Ìˉ›˜ ö͈


Ùɘ èÊÂÏ›·˜ àÔÏÂÈÊıFÉ … âÂȉ‹ ‰¤ ï å·ÙÚfi˜ ÙáÓ „˘¯áÓ ÔéÎ qÏıÂ Î·Ï¤Û·È ‰Èη›-
Ô˘˜, àÏÏ¿ êÌ·ÚÙˆÏÔ‡˜ Âå˜ ÌÂÙ¿ÓÔÈ·Ó … àÏÏ’ ¬Ìˆ˜ ÚÔÙÂÙ›ÌËÙ·È, ¥Ó· Ôî ηÎᘠö¯Ô-
ÓÙ˜ ÚfiÙÂÚÔÓ ÌÂÙ·Ï¿‚ˆÛÈ Ùɘ âÎ ÙÔÜ å·ÙÚÔÜ èÊÂÏ›·˜…», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ∞éÙfiıÈ,
48, 1; PG 29, 433.
51. «≠√ÙÈ ôÏψ˜ à‰‡Ó·ÙÔÓ âÍ·ÓıÉÛ·È Î·› àÚ¯‹Ó Ï·‚ÂÖÓ Âå˜ Î·ÚÔÊÔÚ›·Ó, Ì‹ âÓ
Ù·Ö˜ ·éÏ·Ö˜ ÁÈÓfiÌÂÓÔÈ ÙÔÜ ∫˘Ú›Ô˘», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ∂å˜ \∏Û·˝·Ó, 1, 28; PG, 30, 173.
52. «ΔáÓ ^EÏÏ‹ÓˆÓ, Ì¿ÁˆÓ, àÓ‰ÚÔÊfiÓˆÓ …, „¢ÛÙáÓ…», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘,
∂å˜ æ·ÏÌ. 5, 4; PG, 55, 66.
53. "√鯛 ηٿ ‰ÈηÈÔÛ‡ÓËÓ Î·› ηÙÔÚıÒÌ·Ù·, àÏÏ¿ ηٿ ÊÈÏ·ÓıÚˆ›·Ó … ‰È¿
Ù‹Ó ÔÏÏ‹Ó ÊÈÏ·ÓıÚˆ›·Ó, ‰È¿ Ù‹Ó ôÊ·ÙÔÓ àÁ·ıfiÙËÙ·, \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘; PG,
55, 66.
54. «√åÎÔ‰ÔÌÔÜÓ».
55. «∫·› ó˜ ıÂÌÂÏ›Ô˘ Ó¿ ö¯ˆÓÙ·È».
56. «^ø˜ àÌ¤Ïˇˆ».
26 † Metropolita Gennadios

Lo stesso Padre aggiunge: «E niente si interponga tra noi e Cristo;


certamente se nasce qualche cosa in mezzo a noi, subito siamo di-
strutti. Infatti, anche il tralcio nella sua sintesi con la vigna tende a
portare una qualità migliore e parimenti l’edificio nasce dei vari mat-
toni; Ma appena, dunque, ci sarà la separazione si distruggerà, perchè
non ha dove poggiarsi»57.
Sarebbe grande mancanza se non volessimo ricordare qui san Gre-
gorio Nazianzeno. Degna di menzione è la seguente immagine che
usa Gregorio il Teologo. Il Signore è la vigna vera. La Chiesa che è il
suo “corpo mistico”58 è la vera e viva vigna. I fedeli della Chiesa sono
“i tralci”59, i quali sono uniti con la vigna e prendono il loro cibo da es-
sa, cioè uniti con Gesù Cristo, si nutrano spiritualmente dalla Fonte
della vita divina e così portino “molto frutto”60.
Bellissima e di grande importanza è l’osservazione che fa sulla
Chiesa san Giovanni Crisostomo, il quale, confrontando la Chiesa al-
l’arca di Noè, e considerando questa “maggiore”61 di quella, così scri-
ve: “È vero che l’arca conteneva animali e custodiva (conservava) ani-
mali; la Chiesa contiene gli animali e li trasforma... chi entra nella
Chiesa come falco ne esce come colomba; entra lupo ed esce pecora;
entra serpe ed esce agnello; non viene trasformata la natura, ma la
cattiveria è cacciata via”62; ed aggiunge: “quella riceve cavalli e custo-
diva cavalli; questa riceve cavalli e li trasforma...; Se entra nella Chie-

57. «∫·› Ìˉ¤Ó öÛÙˆ ̤ÛÔÓ ìÌáÓ Î·› ÃÚÈÛÙÔÜ, ôÓ Á¿Ú Á¤ÓËÙ·› ÙÈ Ì¤ÛÔÓ, Âéı¤ˆ˜
àÔÏχÌÂı·. ∫·› Á¿Ú Ùfi ÎÙÉÌ· ηٿ Ùfi Û˘Ó¯¤˜ ≤ÏÎÂÈ Ù‹Ó ÔÈfiÙËÙ·, η› ì ÔåÎÔ‰Ô-
Ì‹ ηٿ Ùfi ÎÂÎÔÏÏ¿Ûı·È öÛÙËÎÂÓ ó˜ ôÓ ‰È·ÛÙFÉ, àfiÏÏ˘Ù·È, ÔéÎ ö¯Ô˘Û· Ô‡ âÚ›-
ÛÂÈ ë·˘Ù‹Ó», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 8, 4; PG, 61, 72.
58. «ª˘ÛÙÈÎfiÓ ÛáÌ·».
59. «Δ· ÎÏ‹Ì·Ù·».
60. «∫·ÚfiÓ Ôχӻ.
61. «ªÂ›˙ÔÓ·».
62. "^H Ì¤Ó Á¿Ú ÎÈ‚ˆÙfi˜ ·ÚÂÏ¿Ì‚·Ó ٿ ˙á·, ì ‰¤ \EÎÎÏËÛ›· ·Ú·Ï·Ì‚¿ÓÂÈ Ù¿
˙ᷠη› ÌÂÙ·‚¿ÏÏÂÈ … ÂåÛÉÏı¤ ÙȘ î¤Ú·Í âÓÙ·Üı·, η› âͤگÂÙ·È ÂÚÈÛÙÂÚ¿, ÂåÛ¤Ú-
¯ÂÙ·È àÚÓ›ÔÓ Ôé Ùɘ ʇÛˆ˜ ÌÂÙ·‚·ÏÏÔ̤Ó˘, àÏÏ¿ Ùɘ ηΛ·˜ âÏ·˘ÓÔ̤Ó˘», \Iˆ-
¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ¶ÂÚ› ÌÂÙ·ÓÔ›·˜, ^√ÌÈÏ›· 8, 1; PG 49, 336/7.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 27

sa volpe eretica diventa pecora; se entra lupo, lo convertirete in agnel-


lo”63.

7. Ricapitolazione
Nella vigna e nella arca della salvezza della chiesa possono tutti gli
uomini ricevere la grazia e la salvezza di Cristo.
La Chiesa terrestre, istituita dal nostro redentore, può chiamare
tutti gli uomini, che hanno bisogno della sua spiritualità e del suo aiu-
to indispensabile.
Per mezzo del Battesimo, l’uomo entra nel “Regno della Grazia”64
e diventa suo figlio spirituale. Abbraccia, benedice, nutre i suoi figli e,
come madre, renda “idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di
edificare il corpo di Cristo”65.
La Chiesa, dunque, effettua due operazioni importantissime: a.
L’incorporazione66 dei fedeli nel corpo di Cristo, b. la costruzione di
essi, il loro accrescimento ed il loro perfezionamento.
È verità indiscutibile che la Chiesa di Cristo chiama tutti gli uomi-
ni alla salvezza. Dona a tutti i fedeli in modo uguale la “divina ado-
zione”67 indipendentemente dalla loro origine, razza, classe sociale, si-
tuazione, sesso ed età. Così scrive Giovanni Crisostomo nella sua
omelia 10,268: “A quelli che hanno ricevuto Cristo, ha dato il potere di
diventare figli di Dio. Nè schiavi, nè liberi, nè pagani, nè barbari... nè

63. "\∂ΛÓË Ì¤Ó Á¿Ú âÏ¿Ì‚·ÓÂÓ ôÏÔÁ·, η› âʇϷÙÙÂÓ ôÏÔÁ·, ·≈ÙË ‰¤ Ï·Ì‚¿ÓÂÈ
ôÏÔÁ· η› ÌÂÙ·‚¿ÏÏÂÈ. \E¿Ó ÂåÛ¤ÏıFË âÓÙ·Üı· àÏÒËÍ ·îÚÂÙÈÎfi˜, ÔÈÂÖ ÙÔÜÙÔÓ Úfi-
‚·ÙÔÓ. \E¿Ó ÂåÛ¤ÏıFË Ï‡ÎÔ˜ ÔÈÂÖ ÙÔÜÙÔÓ àÚÓ›ÔÓ», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ±ÁÈÔÓ
^IÂÚÔÌ¿ÚÙ˘Ú· ºˆÎÄÓ, 2; PG, 50, 702 η› \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ÙfiÓ ÛÂÈÛÌfiÓ…,
^√ÌÈÏ›· 8, 7; PG 48.1037.
64. «μ·Û›ÏÂÈÔÓ Ùɘ ÿÚÈÙÔ˜».
65. «ΔfiÓ Î·Ù·ÚÙÈÛÌfiÓ ÙáÓ êÁ›ˆÓ Âå˜ öÚÁÔÓ ‰È·ÎÔÓ›·˜, Âå˜ ÔåÎÔ‰ÔÌ‹Ó ÙÔÜ ÛÒÌ·-
ÙÔ˜ ÙÔÜ ÃÚÈÛÙÔÜ», \EÊÂÛ›Ô˘˜ 4, 12.
66. «\∂Óۈ̿وÛȘ».
67. «£Â›·Ó ˘îÔıÂÛ›·Ó».
68. PG 59,75.
28 † Metropolita Gennadios

ignoranti, nè sapienti, nè donne, nè uomini disgraziati, nè ricchi, nè


poveri, nè capi, nè individui ..., tutti sono degni della stessa stima ed
onore”69.

69. «≠√ÛÔÈ öÏ·‚ÔÓ ·éÙfiÓ, ö‰ˆÎÂÓ ·éÙÔÖ˜ âÍÔ˘Û›·Ó Ù¤ÎÓ· £ÂÔÜ ÁÂÓ¤Ûı·È. ∫ôÓ
‰ÔÜÏÔÈ, ÎôÓ âχıÂÚÔÈ, ÎôÓ ≠EÏÏËÓ˜, ÎôÓ ‚¿Ú‚·ÚÔÈ, ÎôÓ ™Î‡ı·È, ÎôÓ ôÛÔÊÔÈ, ÎôÓ
ÛÔÊÔ›, ÎôÓ ôÓ‰Ú˜, ÎôÓ ôÙÈÌÔÈ, ÎôÓ öÓÙÈÌÔÈ, ÎôÓ ÏÔ‡ÛÈÔÈ, ÎôÓ ¤ÓËÙ˜, ÎôÓ ôÚ¯Ô-
ÓÙ˜, ÎôÓ å‰ÈáÙ·È, ÊËÛ›, ¿ÓÙ˜ Ùɘ ·éÙɘ äÍÈáÓÙ·È ÙÈÌɘ». \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜
\Iˆ¿Ó. ^OÌÈÏ›· 10, 2.
CAPITOLO SECONDO

ORDINI NELLA CHIESA


TERRESTRE E MILITANTE

Ecclesiastici e Laici
La Chiesa, come sappiamo, si distingue in due ordini, o in due più
piccoli corpi. Sono: 1. Ecclesistici70 e 2. Laici71. Certamente, i due or-
dini che costituiscono l’insieme di tutti i fedeli è l’indivisibile corpo di
Cristo, è l’unica indivisibile Chiesa, nella quale esiste l’unità organica
fra gli ecclesistici ed i laici, i quali sono tra di loro membri uguali del-
l’unico corpo della Chiesa di Cristo. San Giovanni Crisostomo inse-
gna che tutti i fedeli, membri del Corpo della Chiesa sono uguali tra
di loro, perciò “tutti sono degni dello stesso onore”72. Ecco, la parte-
cipazione al sacramento del Battesimo e l’incorporazione di tutti i
membri della Chiesa, degli ecclesiastici e dei laici, nell’unico e nello
stesso corpo divino ed il fatto che essi siano vivificati dall’unico e dal-
lo stesso corpo divino, apporta la sostanziale uguaglianza fra tutti i
membri, neutralizzando ogni distinzione esterna e disuguaglianza fe-
nomenica, la quale proveniva o dalla diversa posizione dei membri nel
corpo ecclesiastico, o dalla disuguale distribuzione dei carismi e dei
ministeri nella Chiesa dallo Spirito Santo73. Ogni ordine ha i suoi par-

70. «∫ÏËÚÈÎÔ›».
71. «§·˚ÎÔ›».
72. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ \Iˆ¿Ó. ^OÌÈÏ›· 10,2; PG 59, 75, μã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜
^√ÌÈÏ›· 18, 3; PG 61, 527.
73. \Iˆ¿Ó. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ ΔÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ, \AıÉÓ·È 1962, Û. 99.
30 † Metropolita Gennadios

ticolari diritti e doveri, senza che vi sia confusione o intervento o una


usurpazione fra di essi.
Bisogna sapere bene che nella Chiesa “non esiste l’egoismo dei ca-
pi, nè la schiavitù degli individui, ma potere spirituale, il quale sopra-
tutto ha vantaggio di lavorare a favore delle persone e di ponderare
bene e con attenzione le loro preoccupazioni e di non cercare di ave-
re onori”74.
Infine, importantissimo è anche il versetto della 10ma Omelia alla
prima Lettera ai Corinzi: «Colui che ha ricevuto “potere e gloria ec-
clesiastica deve tener presente che è estranea”, e quindi non deve
abusarne... Senza diventare egoista e senza sfruttarla»75.

1. La «Clerocratia», la «Laicocratia» e la «Fraternità»


I Padri dell’Oriente disapprovano: a. la “Klerikokratia”76, b. la
“Laikokratia”77, e c. la separazione dei due ordini della Chiesa, e que-
sto perchè insegnano l’unità, l’uguaglianza e l’amore tra gli ecclesia-
stici ed i laici, come membri dell’unico corpo, o come “corpo unico
nel quale tutti dobbiamo trovarci”78. Non prevalgono nella Chiesa le
differenze dei gradi temporali, perchè secondo Giovanni Crisostomo
“la fede e la grazia dello Spirito Santo che ha cacciato l’anomalia che
proveniva dai gradi temporali, in un’unica forma ha creato tutti, ed in
un carattere ha improntato tutti, quello regale”79.

74. «√éÎ öÛÙÈÓ àÚ¯fiÓÙˆÓ Ù‡ÊÔ˜, Ô鉤 àÚ¯ÔÌ¤ÓˆÓ ‰Ô˘ÏÔÚ¤ÂÈ·, àÏÏ¿ àÚ¯‹
ÓÂ˘Ì·ÙÈ΋, ÙÔ‡Ùˇˆ Ì¿ÏÈÛÙ· ÏÂÔÓÂÎÙÔÜÛ·, Ùˇá Ùfi ϤÔÓ ÙáÓ fiÓˆÓ Î·› Ùɘ ñ¤Ú
ñÌáÓ (ÙÔÜ Ï·ÔÜ) àÔ‰¤¯ÂÛı·È ÊÚÔÓÙ›‰Ô˜, Ôé Ùˇá ÙÈÌ¿˜ Ï›Ԣ˜ ˙ËÙÂÖÓ». \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘-
ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ μã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜ ïÌÈÏ. 18, 3; PG 61,527/8. ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 10,
3; PG 61, 85.
75. «\∞گɘ âÎÎÏËÛÈ·ÛÙÈÎɘ η› ‰fi͢ "‰¤ÔÓ Ó¿ Ê·›‰ËÙ·È ·éÙɘ" ó˜ àÏÏÔÙÚ›·˜
Ì‹ ηٷ¯ÚÒÌÂÓÔ˜, Ìˉ¤ ÛÊÂÙÂÚÈ˙fiÌÂÓÔ˜», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, Aã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜,
^√ÌÈÏ›· 10, 3; PG 61, 85.
76. «∫ÏËÚÈÎÔÎÚ·Ù›·».
77. «§·˚ÎÔÎÚ·Ù›·».
78. «™áÌ· âÓ Ô≈Ùˆ ‰È·ÎÂÖÛı·È ¿ÓÙ·˜», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ μã ∫ÔÚÈÓı›-
Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 18, 3; PG 61, 528.
79. «^∏ ›ÛÙȘ η› ì ÙÔÜ Ó‡̷ÙÔ˜ ¯¿ÚȘ Ù‹Ó âÎ ÙáÓ ÎÔÛÌÈÎáÓ àÍÈˆÌ¿ÙˆÓ àÓˆ-
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 31

Degno di menzione è il loro insegnamento sulla fraternità, il ri-


spetto reciproco e la cooperazione armonica, cosicchè da essere “in
una cosa nel signore, gli uni guidando verso il bene, gli altri seguendo
con concordia”80, sempre, in ugualianza ed in fraternità, riferisce Ba-
silio il Grande.

2. L’importanza dell’uguaglianza e della differenza dei membri nel


corpo della Chiesa
Come è stato già citato, abbiamo detto più sopra, con il Battesimo,
l’uomo diventando nuovo membro della Chiesa, è uguale al vecchio e
partecipa con tutti i diritti, come gli altri ecclesiastici e laici, perchè
per loro “tutte le cose più capitolari sono comuni per tutti; il Battesi-
mo per mezzo della fede salva l’uomo; hanno padre lo stesso Dio, par-
tecipano dello stesso Spirito”81 scrive Giovanni Crisostomo.
Tutti i cristiani hanno una ugualianza “nelle cose spirituali”82, per-
chè Dio «ha donato a tutti immortalità, vita eterna, gloria immortale,
fraternità ed eredità»83, e “niente ha dato all’uno più che allo altro”84,
anzi “si è fatto per tutti capo comune ed ha risuscitato tutti”85.
Degni di nota sono anche i seguenti versetti che parlano sui bat-
tezzati cristiani e sull’assoluta uguaglianza tra di loro. Dunque, non

Ì·Ï›·Ó ÂÚÈÂÏÔÜÛ·, Âå˜ Ì›·Ó ±·ÓÙ·˜ öÏ·Û ÌÔÚÊ‹Ó Î·› Âå˜ ≤Ó· àÂÙ‡ˆÛ ¯·-
Ú·ÎÙÉÚ·, ÙfiÓ ‚·ÛÈÏÈÎfiÓ», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ^√ÌÈÏ›· 10, 2; PG 59, 75.
80. «∂x˜ âÓ ∫˘Ú›ˇˆ, Ôî Ì¤Ó Î·ıËÁÔ‡ÌÂÓÔÈ Úfi˜ Ùfi àÁ·ıfiÓ, Ôî ‰¤ âÊÂfiÌÂÓÔÈ ÌÂ-
Ù¿ Û˘ÌÓÔ›·˜…», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, \EÈÛÙÔÏ‹ 222, «¶Úfi˜ ÷ÏÎȉ¤·˜»; PG 32, 820.
81. «Δ¿ ¿ÓÙˆÓ ÎÂÊ·Ï·ÈÔ‰¤ÛÙÂÚ· ÎÔÈÓ¿ ¿ÓÙˆÓ âÛÙ›, Ùfi ‚¿ÙÈÛÌ· Ùfi ‰È¿ ›-
ÛÙˆ˜ ÛˆıÉÓ·È, Ùfi ÙfiÓ £ÂfiÓ ö¯ÂÈÓ ¶·Ù¤Ú·, Ùfi ÙÔÜ ·éÙÔÜ ¶Ó‡̷ÙÔ˜ ±·ÓÙ·˜ ÌÂÙ¤-
¯ÂÈÓ», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ \EÊÂÛ›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 11, 1; PG 62, 81.
82. «\∂Ó ÙÔÖ˜ ÓÂ˘Ì·ÙÈÎÔÖ˜».
83. «¶ÄÛÈÓ àı·Ó·Û›·Ó, ÄÛÈ ˙ˆ‹Ó ·åÒÓÈÔÓ, ÄÛÈ ‰fiÍ·Ó àı¿Ó·ÙÔÓ, ÄÛÈÓ à‰ÂÏ-
ÊfiÙËÙ·, ÄÛÈ ÎÏËÚÔÓÔÌ›·Ó ⯷ڛ۷ÙÔ», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ \EÊÂÛ›Ô˘˜ ^√ÌÈ-
Ï›· 11, 1; PG 62, 79/80.
84. Ibidem.
85. «∫ÔÈÓ‹ ¿ÓÙˆÓ âÁ¤ÓÂÙÔ ÎÂÊ·Ï‹ η› ¿ÓÙ·˜ Û˘Ó‹ÁÂÈÚ η› Û˘ÓÂοıÈÛÂÓ»,
Ibidem.
32 † Metropolita Gennadios

esiste “distinzione tra schiavo e libero, tra straniero e cittadino, tra


vecchio e giovane, tra sapiente ed ignorante, tra uomo semplice e ca-
po, tra donna ed uomo, ma ogni età, ogni valore ed ogni natura ugual-
mente entrano in quel Battistero delle acque”86, confessa san Giovan-
ni Crisostomo. Nella sua I Lettera ai Corinzi, Omelia 30, esclama:
“quello che ha battezzato noi ... e quello che ha rigenerato noi, è uno,
lo Spirito Santo”87.
Caratteristico è il suo seguente versetto, il quale dice: “veramente,
tutti noi siamo stati battezzati in un solo Spirito, in un corpo ... però
non per essere corpi diversi, ma per salvare tutti … per essere tutti un
corpo, per questo siamo battezzati... E non ha detto, affinchè diven-
tassimo dello stesso corpo, ma tutti un corpo... Tutti noi e lui insie-
me... Appunto, perchè niente di più di te io l’Apostolo ho, assicuro;
veramente tu sei corpo, come me, ed io come te e tutti abbiamo la
stessa testa...”88.
Gregorio il Teologo ripete: “Tutti una cosa siamo nel Signore; una
testa per tutti, da cui ogni cosa, Cristo”89.
Tutti i cristiani sono membri uguali e costituiscono il corpo di Cri-
sto, che è la Chiesa: “Per mezzo di tutte le parti ha costituito il corpo

86. «¢È¿ÎÚÈÛȘ ‰Ô‡ÏÔ˘ η› âÏ¢ı¤ÚÔ˘, Ô鉤 ͤÓÔ˘ η› ÔÏ›ÙÔ˘, Ô鉤 Á¤ÚÔÓÙÔ˜
η› Ó¤Ô˘, Ô鉤 ÛÔÊÔÜ Î·› àÛfiÊÔ˘, Ô鉒 å‰ÈÒÙÔ˘ η› ôÚ¯ÔÓÙÔ˜, Ô鉤 Á˘Ó·ÈÎfi˜ η›
àÓ‰Úfi˜, àÏÏ¿ ÄÛ·, ìÏÈΛ· η› ÄÛ· àÍ›· ëοÙÂÚ· ì ʇÛȘ ïÌÔ›ˆ˜ Âå˜ Ù‹Ó ÎÔÏ˘Ì-
‚‹ıÚ·Ó âΛÓËÓ âÌ‚·›ÓÔ˘ÛÈ ÙáÓ ñ‰¿ÙˆÓ», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ Ùfi "Ôé ı¤Ïˆ
ñÌĘ àÁÓÔÂÖÓ", 3; PG, 61, 250.
87. «Δfi ‚·Ù›Û·Ó ìÌĘ ≤Ó … η› àÓ·ÁÂÓÓÉÛ·Ó ìÌĘ, ≤Ó âÛÙ› ÓÂÜÌ·», \Iˆ¿Ó.
ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜, ^OÌÈÏ. 30, 1; PG 61, 250.
88. «∫·› Á¿Ú âÓ ëÓ› ¶Ó‡̷ÙÈ, ÊËÛ›, ¿ÓÙ˜ ìÌÂÖ˜ Âå˜ ≤Ó â‚·Ù›ÛıËÌÂÓ … Ôé Á¿Ú
¥Ó·, ‰È¿ÊÔÚ· Á¤ÓËÙ·È ÛÒÌ·Ù·, àÏÏ’ ¥Ó· ¿ÓÙ˜ Ù‹Ó ëÓfi˜ ÛÒÌ·ÙÔ˜ àÎÚ›‚ÂÈ·Ó àÏÏ‹-
ÏÔȘ ‰È·ÛÒ˙ˆÌÂÓ, â‚·Ù›ÛıËÌÂÓ Ù.ö. ¥Ó· ¿ÓÙ˜ ≤Ó ÛáÌ· tÌÂÓ, Âå˜ ÙÔÜÙÔ â‚·Ù›-
ÛıËÌÂÓ … ∫·› ÔéÎ ÂrÂ, ÙÔÜ ·éÙÔÜ ÛÒÌ·ÙÔ˜ ¥Ó· ÁÂÓÒÌÂı·, àÏÏ’ ¥Ó· ≤Ó ÛáÌ· ¿ÓÙ˜
… ¿ÓÙ˜ ìÌÂÖ˜ η› ë·˘ÙfiÓ ÚÔÛÙÈı›˜. √鉤 Á¿Ú âÁÒ ï àfiÛÙÔÏfi˜ ÛÔ˘ Ù› ϤÔÓ
ö¯ˆ ηٿ ÙÔÜÙÔ, ÊËÛ›. ∫·› Á¿Ú Û‡ ÛáÌ· Âr, ηı¿ÂÚ âÁÒ, η› âÁÒ Î·ı¿ÂÚ Û‡, η›
Ù‹Ó ·éÙ‹Ó ±·ÓÙ˜ ö¯ÔÌÂÓ ÎÂÊ·Ï‹Ó…», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜,
^√ÌÈÏ›· 30, 1; PG 61, 250/1.
89. «¶¿ÓÙ˜ ≤Ó âÛÌ¤Ó âÓ ∫˘Ú›ˇˆ η› Ì›· ÎÂÊ·Ï‹ ¿ÓÙˆÓ, âÍ Ôy Ù¿ ¿ÓÙ· ÃÚÈ-
ÛÙfi˜», °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·Ó˙ËÓÔÜ, §fiÁÔ˜ 14, 8; PG 35, 868.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 33

e ha bisogno di ognuno separatamente. Se noi non siamo molti, come


la mano, il piede, un’altra parte del corpo, non si potrà costruire tut-
to il corpo. Tramite, dunque, tutti si costituisce il suo corpo. Allora si
forma la testa, diventa corpo perfetto, quando tutti siamo insieme
uniti e legati tra di noi”90.
Nessuna differenza esiste fra di loro, perchè “nella Chiesa tutti sia-
mo una cosa”91. “Se, quindi, un corpo è le molte parti e l’una parte
molti (corpi), allora, dov’è la differenza? dove quello che è superiore
agli altri? dove quello che è il minore?”92.
La differenza che vediamo fra di loro, (alcuni hanno la funzione di
testa, di occhi, di piedi etc.), sopratutto la “differenza è quella che fa
l’uguaglianza93, perchè “Se non era in voi molta la differenza, non vi
sarebbe corpo; corpo, però, non avreste, se non eravate una sola co-
sa; una sola cosa sareste, se non foste uguali. Cosicchè, se tutti foste
uguali non si avrebbe corpo; non avreste corpo, se non foste una sola
cosa; se non foste una sola cosa, come potreste essere uguali?”94.
Giovanni Crisostomo continua ad offrirci esempi stupendi.
Nella Lettera I ai Corinzi, Omelia 31,1 la testa, ed, in genere, i
membri più importanti (i maggiori), “hanno molto bisogno delle pic-
cole parti, perchè ogni cosa che è debole in noi, ogni cosa che è se-
condaria, questa è necessaria e gode di grande onore, in quanto “in
noi niente è secondario, perchè è opera di Dio”95.

90. «¢È¿ Á¿Ú ¿ÓÙˆÓ ÌÂÚáÓ Ùfi ÛáÌ· Û˘Ó¤ÛÙËÎ η› ëÓfi˜ ëοÛÙÔ˘ ¯Ú‹˙ÂÈ … ¢È¿
¿ÓÙˆÓ ÔsÓ ÏËÚÔÜÙ·È Ùfi ÛáÌ· ·éÙÔÜ. ΔfiÙ ÏËÚÔÜÙ·È ì ÎÂÊ·Ï‹, ÙfiÙ ٤ÏÂÈÔÓ
ÛáÌ· Á›ÓÂÙ·È, ¬Ù·Ó ïÌÔÜ ¿ÓÙ˜ tÌÂÓ Û˘ÓËÌ̤ÓÔÈ Î·› Û˘ÁÎÂÎÔÏÏË̤ÓÔÈ», \Iˆ¿Ó.
ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ \EÊÂÛ›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 3, 2; PG 62, 26.
91. «\EÓ ÙFÉ \EÎÎÏËÛ›÷· ≤Ó ÙÈ ¿ÓÙ˜ âṲ̂ӻ.
92. «∂å ÙÔ›Ó˘Ó ≤Ó (ÛáÌ·) âÛÙ› Ù¿ ÔÏÏ¿, η› Ùfi ≤Ó ÔÏÏ¿, ÔÜ ì ‰È·ÊÔÚ¿; ¶ÔÜ
Ùfi ñÂÚ¤¯ÔÓ; ¶ÔÜ Ùfi öÏ·ÙÙÔÓ;», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›·
30, 1; PG, 61, 249, ∂å˜ \EÊÂÛ›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 11, 1; PG 62, 80.
93. «¢È·ÊÔÚ¿ Ì¿ÏÈÛÙ· âÛÙÈÓ ì ÔÈÔÜÛ· Ù‹Ó åÛÔÙÈÌ›·Ó», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘,
∂å˜ ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜, 30, 3; PG 61, 253.
94. Ibidem.
95. «¶ÔÏÏ‹Ó ¯Ú›·Ó ö¯ÂÈ ÙáÓ âÏ·ÙÙfiÓˆÓ. ∂å ÙÈ Á¿Ú àÛıÂÓ¤˜ âÓ ìÌÖÓ, Âå ÙÈ ôÙÈÌÔÓ,
ÙÔÜÙÔ Î·› àÓ·ÁηÖÔÓ Î·› ÙÈÌɘ àÔÏ·‡ÂÈ Ì›˙ÔÓÔ˜», «Ôé‰¤Ó âÓ ìÌÖÓ ôÙÈÌÔÓ, £ÂÔÜ
Á¿Ú öÚÁÔÓ âÛÙ›Ó», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, 31, 1; PG 61, 257/8.
34 † Metropolita Gennadios

Lo stesso padre in questa Omelia 31,3 afferma: “se non ci fosse sta-
to qualche membro piccolo e grande, ... ma tutto fosse stato occhio o
tutto testa, non si sarebbe distutto il corpo?... Ancora, se tutti fossero
stati piccoli, lo stesso sarebbe successo”96.
Questa differenza che vediamo è comprensibile e giustificata, per-
chè senza di essa non potevamo avere un corpo perfetto. Se tutti i fe-
deli, cioè tutti i battezzati – membri della Chiesa – avessero gli stessi
carismi ed avevano la stessa posizione nella Chiesa sarebbero un
membro, ma non un corpo perfetto, che si forma da diversi membri.
Giovanni Crisostomo dice: “Dio ha messo ognuno dei membri nel
corpo, come ha voluto ... come l’artista ha voluto così si è fatto; per-
chè è conveniente, così ha voluto97.

3. L’importanza del piccolo o grande Carisma per l’uguaglianza e l’u-


nità dei membri – fedeli – nella Chiesa
Il carisma è “dono”98 dello Spirito Santo. Non è “debito”99, perciò
quelli che ricevono il carisma non devono scoraggiarsi, ma “rendere
gratitudine”a Dio100.
San Giovanni Crisostomo dichiara: “… se per la donazione c’è una
differenza, non è per il donatore”101.
Il carisma piccolo o grande è “necessario”; “anche se piccolo il ca-
risma, è necessario”102.

96. «ò∂Ï·ÙÙÔÓ ÙÈ Î·› ÌÂÖ˙ÔÓ Ì¤ÏÔ˜, Ìˉ¤ Ù›ÌÈÔÓ Î·› àÙÈÌfiÙÂÚÔÓ, àÏÏ’ qÛ·Ó ¿ÓÙ·
çÊı·ÏÌfi˜ õ ¿ÓÙ· ÎÂÊ·Ï‹, ÔéÎ àÔÏÂÖÙ·È Ùfi ÛáÌ·; … ¶¿ÏÈÓ, ôÓ ¿ÓÙ· âÏ¿ÙÙÔÓ·
Fq, Ùfi ·éÙfi Û˘Ì‚‹ÛÂÙ·È. ≠øÛÙ η› Ù·‡ÙË åÛÔÜÙ·È Ù¿ âÏ¿ÙÙˆ», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘,
Ibidem, 31, 3; PG 61, 261.
97. «^O £Âfi˜ öıÂÙÔ Ù¿ ̤ÏË ≤Ó ≤ηÛÙÔÓ ·éÙáÓ âÓ Ùˇá ÛÒÌ·ÙÈ, ηıÒ˜ äı¤ÏËÛÂÓ
… ^ø˜ ï àÚÈÛÙÔÙ¤¯Ó˘ äı¤ÏËÛÂÓ, Ô≈Ùˆ Á¤ÁÔÓ ó˜ Á¿Ú Û˘ÌʤÚÔÓ âÛÙ›Ó, Ô≈Ùˆ ‚Ô‡ÏÂ-
Ù·È…»; PG 30, 3; PG 61, 252.
98. «¢ˆÚ¿».
99. «\√ÊÂÈÏ‹».
100. «Ã¿ÚÈÓ Â剤ӷȻ.
101. «…≠øÛÙÂ, Âå η› âÓ ÙFÉ ‰fiÛÂÈ ‰È·ÊÔÚ¿, àÏÏ’ ÔéÎ âÓ Ùˇá ‰Â‰ˆÎfiÙÈ ‰È·ÊÔÚ¿», \Iˆ.
ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 29, 2; PG 61, 243 η› ^√ÌÈÏ›· 31, 1; PG 61,
257.
102. «∂å η› öÏ·ÙÙÔÓ Ùfi ¯¿ÚÈÛÌ·, àÏÏ’ àÓ·ÁηÖÔÓ»; PG 61, 257.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 35

Dunque questa differenza non distrugge l’uguaglianza dei membri


del corpo della Chiesa, ma all’contrario serve e contribuisce alla for-
mazione e alla integrazione dell’unico corpo, che, come tale, è per na-
tura portato a presentare differenze fra i suoi membri, cosicchè tutti i
membri, secondo Gregorio il Teologo “sia quello che presenta defi-
cienze sia quello che presenta abbondanza con l’armonia dello Spiri-
to si completano tra di loro riconciliandosi e manifestando così un
corpo perfetto”103.
Ecco che dice san Paolo: “È vero che il corpo non è composto da
un membro, ma da molti... se tutto è un membro, dov’è il corpo? ades-
so abbiamo molti membri, ma un solo corpo... veramente Dio ha mes-
so i membri ognuno di essi nel corpo, come ha voluto, .... innanzitut-
to i membri del corpo che ci sembrano essere deboli, sono necessa-
ri...”104.
Questo insegnamento di san Paolo spiega e sviluppa in esteso san
Giovanni Crisostomo, secondo il quale “la moltitudine e la diversa
posizione dei membri nell’organismo ecclesiastico rinforzano di più
l’unità e la pienezza del corpo della Chiesa”105, inquanto “questo cor-
po unico è costituito da molti (membri) e questi membri costituisco-
no un unico corpo. Se è vero che questi membri formano l’unico cor-
po, e l’unico corpo i molti membri, allora dov’è la differenza?... E co-
m’è possibile che sia uno? esaminando il corpo trai la differenza fra i
vari membri. Quello che è anche piede, questo è al livello di membro
e costituisce il corpo. Dunque non c’è qui nessuna differenza. Nè po-
tresti dire che uno dei membri può da solo creare il corpo, così l’altro
ugualmente non può. Certamente tutti vengono parificati in questo,
perchè tutti sono una cosa, un corpo”106. Vediamo, così , bene come è
chiara l’uguaglianza dei membri del corpo della Chiesa. Si differen-
ziano tra di loro soltanto a proposito delle funzioni che effettuano i

103. °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·Ó˙ËÓÔÜ, §fiÁÔ˜ 2, 3; PG 35, 409.


104. ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜ 12, 14.
105. \I. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›·…, Û. 103.
106. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 30, 1; PG 61, 249/50.
36 † Metropolita Gennadios

diversi carismi che hanno ricevuto i fedeli dallo Spirito Santo. Però,
come abbiamo detto, questa differenza promuove l’unità del corpo e
contribuisce alla perfetta e piena liturgia.

4. Ecclesiastici e Laici, uguali ed uniti, costituiscono il “corpo di Cri-


sto”
Gregorio il Teologo aggiunge particolarmente che la diversa posi-
zione dei membri nel corpo della Chiesa e la loro distinzione “ai capi
e ai sudditi”o “ecclesiastici e laici”, ha ordinato Dio secondo la legge
dell’uguaglianza che ha il suo indubbio valore, come anche la provvi-
denza la quale unisce tutti i membri107 “verso l’edificazione della Chie-
sa”108, in un corpo perfetto109. Ogni membro della Chiesa deve “resta-
re in quell’ordine, dove è stato chiamato ed in questo resti, anche se
lui è degno di un altro migliore”110.
È vero che Gesù Cristo “ha nominato alcuni per governare, altri
per essere governati”111, alcuno testa, altro piede, alcuno mano o
“qualche altro dei membri del corpo con lo scopo dell’armonia e nel-
l’interesse di tutto il corpo”112.
San Basilio, considerando l’ordine dei laici da una parte assoluta-
mente necessaria ed indispensabile per l’esistenza, la vita e l’opera
della Chiesa sulla terra e dall’altra parte uguale a quella degli ecclesi-
stici, conferma che i laici come anche gli ecclesiastici ed “i santi, sono
corpo di Cristo e membri di parte; Dio ha posto nella Chiesa altri co-
me occhi, altri come lingue...”113.

107. °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·Ó˙ËÓÔÜ, §fiÁÔ˜ 2, 3; PG 35, 409.


108. «¶Úfi˜ ÙfiÓ Î·Ù·ÚÙÈÛÌfiÓ Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜»; Ibidem 35, 409.
109. «≠∂Ó ôÚÙÈÔÓ ÛáÌ·»; Ibidem 35, 409.
110. «’EÓ w
F âÎÏ‹ıË Ù¿ÍÂÈ, âÓ Ù·‡ÙFË ÌÂÓ¤Ùˆ ÎôÓ õ Ùɘ ÎÚ›ÙÙÔÓÔ˜ ôÍÈÔ˜», °ÚËÁÔ-
Ú›Ô˘ ¡·˙È·Ó˙ËÓÔÜ, §fiÁÔ˜ 19, 10; PG 35, 1053.
111. «¢ÈÒÚÈÛ Ùfi Ì¤Ó ôÚ¯ÂÈÓ Ùfi ‰¤ ôÚ¯ÂÛı·È», °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·Ó˙ËÓÔÜ, §fiÁÔ˜
32, 12; PG 36, 188.
112. «ò∞ÏÏÔ ÙÈ ÙáÓ ÌÂÏáÓ ÙÔÜ ÛÒÌ·ÙÔ˜ Úfi˜ Ù‹Ó ÙÔÜ ·ÓÙfi˜ Âé·ÚÌÔÛÙ›·Ó η› Ùfi
Û˘ÌʤÚÔÓ», Ibidem.
113. «√î ±ÁÈÔÈ, ÛáÌ· ÂåÛ› ÃÚÈÛÙÔÜ Î·› ̤ÏË âΠ̤ÚÔ˘˜. ∫·› öıÂÙÔ ï £Âfi˜ âÓ ÙFÉ
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 37

È meraviglioso il suo pensiero: «qualsiasi posizione hanno gli ec-


clesiastici ed i laici nel corpo della Chiesa, anche se “credono di esse-
re testa della Chiesa universale, non può la testa dire ai piedi, non ho
bisogno di voi; anche se classificaste voi stessi in un altro ordine dei
membri ecclesiastici, non potreste dire a quelli che sono ordinati nel-
lo stesso corpo di non averne bisogno; le mani hanno bisogno reci-
proco, i piedi si sostengono reciprocamente e gli occhi nella concor-
dia hanno la chiarezza della vista”114.
Degno di menzione è quello scritto nella sua Epistola 222: Tutti
una cosa siete nel Signore, alcuni guidano verso il bene, altri seguono
con concordia... A causa di questo auguriamo al re dei secoli di cu-
stodire il popolo nell’integrità della fede, custodire in lui il clero, co-
me testa integra che si trova sulla sommità e donando da se stessa a
tutti i membri soggetti al corpo la provvidenza. Gli occhi operano be-
ne, abili sono i lavori delle mani, liberi sono i movimenti dei piedi,
nessuna parte del corpo è privo della necessaria provvidenza; in mo-
do che vi preghiamo di sopportarci a vicenda, e voi, che siete respon-
sabili per la cura delle anime, dovete mantenerci uniti e scaldarvi co-
me cari figli; il popolo è tenuto a salvare il necessario rispetto dei pa-
dri e l’onore a voi (clero)”115.
Degno di nota è il versetto di san Basilio: “Tutti insieme comple-
tano il corpo di Cristo nell’unità dello Spirito, ma l’utilità deve essere
scambiata dai carismi. Dio ha messo i membri nel corpo, ognuno di
essi come ha voluto. I membri, dunque, devono provvedere all’utilità
di tutti...”116. Si fa noto che tutti i membri della Chiesa, ecclesiastici e
laici, è necessario che siano sotto i vescovi legati con questi e tra di lo-

\EÎÎÏËÛ›÷· ÙÔ‡˜ Ì¤Ó çÊı·ÏÌÔ‡˜, ÙÔ‡˜ ‰¤ ÁÏÒÛÛ·˜…», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ∂å˜ æ·ÏÌ.


132/15; PG 30, 116.
114. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, \EÈÛÙÔÏ‹ 203, 3, «ΔÔÖ˜ ¶·Ú·ÏÈÒٷȘ \EÈÛÎfiÔȘ»; PG 32,
714.
115. PG 32, 820.
116. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, «¶ÂÚ› ÙÔÜ ^AÁ›Ô˘ ¶Ó‡̷ÙÔ˜», 26,61; PG 32, 181.
38 † Metropolita Gennadios

ro”117, “nell’unità, per mezzo dell’amore, in una armonia con i mem-


bri, nel corpo del Cristo”118, restando “nella vigna che è Cristo”119, “co-
me tralci di Cristo, avendo “in esso le radici ed in esso fruttifican-
do”120. Senza dubbio questi fedeli sono guidati dal nostro Signore, an-
zi “Questi che guida è il Signore che ordina ognuno nel corpo della
Chiesa secondo il suo proprio valore”121.

5. Relazione tra Cristo, Spirito Santo, e fedeli


È il Signore, allora, che pone ogni fedele come membro “nel cor-
po della Chiesa secondo il proprio valore”e lo Spirito Santo è quello
che fa la disuguale distribuzione dei carismi ai diversi membri del cor-
po della Chiesa “dividendo in ognuno come ha voluto”dice san Paolo
alla I Lettera ai Corinzi 12,4 e alla Lettera agli Efesini 4,11. Certa-
mente tutti i carismi provengono dalla stessa ed unica fonte divina,
scrive s. Paolo: “malgrado che ci sia diversità di doni, lo Spirito è il
medesimo; come c’è diversità dei misteri, il Signore è il medesimo; è
diversità di operazioni, ma Dio è il medesimo_ opera tutto in tutti”122.
Importantissimo è il versetto di s. Basilio sui carismi, dicendo che:
“un membro non è sufficiente a ricevere tutti i carismi spirituali, ma
secondo l’analogia della fede di ognuno, della dotazione dello Spirito
fatta nella Comunione della vita; lo stesso carisma di ognuno diventa
carisma per tutti i concittadini. Ad uno si concede la parola della sa-
pienza, ad un altro la parola della conoscenza, ad un altro la profezia,
ad un altro carismi di guarigioni. Tra tutti i carismi, ognuno non per
se stesso, piuttosto ricevendo li ha per gli altri. Cosicchè neccesita per

117. \I. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›·…, ÛÂÏ. 105.


118. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, \EÈÛÙÔÏ‹ 70 «àÓÂ›ÁÚ·ÊÔ˜»; PG 32, 433.
119. \I. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›·…, ÛÂÏ. 105.
120. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, \HıÈο, ¬ÚÔ˜ 80, 3; PG 31, 861.
121. «∞éÙÔ‡˜ ï ôÁˆÓ ï ∫‡ÚÈÔ˜ âÛÙÈ Î·› ηٷٿÛÛˆÓ ≤ηÛÙÔÓ âÓ Ùˇá ÛÒÌ·ÙÈ Ùɘ
\EÎÎÏËÛ›·˜ Úfi˜ Ù‹Ó å‰›·Ó àÍ›·Ó», ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ∂å˜ \HÛ·˝·Ó, 13, 258; PG 30, 572.
122. ∞ã ∫ÔÚ. 12, 4-6.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 39

la vita sociale che l’azione dello Spirito Santo su di un membro passi


anche su tutti comunemente....”123.

6. Il pensiero dei Padri sui versetti I Pietro 2,9 ed Apocal. 1,6 etc.
I due Ordini si uniscono da una parte tra di loro nella Chiesa; so-
no una unità, “un corpo”124 di Cristo, e “diventano ambedue una cosa
in Cristo, dallo stesso Spirito coordinati e composti...”; veramente sia-
mo tutti un corpo in Cristo”125, ripete Gregorio il Teologo, cosicchè
“un corpo è il tutto, composto da diversi”126, dall’altra parte si distin-
guono tra di loro, a causa della “Ordinazione sacramentale”che han-
no soltanto gli ecclesiastici in forza della loro ordinazione.
È evidente che “dove i Cappadoci usano la frase biblica “‚·Û›ÏÂÈÔÓ
îÂÚ¿ÙÂ˘Ì·”127, intendono semplicemente che tutti i membri della
Chiesa per mezzo dei sacramenti del Battesimo e della Cresima, do-
nata a loro la grazia, e per mezzo della loro incorporazione nel corpo
di Cristo, che è la Chiesa, possiedono ordinazione spirituale. Su que-
sto punto approfondisce specialmente san Giovanni Crisostomo.
Dunque, i cristiani, partecipando così , in qualche modo analogico,
“dell’assioma archieratico del Signore”128, sono invitati “a recare sa-
crifici spirituali graditi a Dio per Gesù Cristo”, sempre “ringraziando
Dio Padre tramite Lui”, esortati dall’Apostolo Paolo129 ad occuparsi
“di presentare i loro corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a
Dio, il culto logico”130.

123. «≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜», 7, 2; PG 31, 923/32.


124. «Δfi ≤Ó ÛáÌ·».
125. «∫·› Á›ÓÂÙ·È àÌÊfiÙÂÚ· ≤Ó Âå˜ ≤Ó· ÃÚÈÛÙfiÓ, ñfi ÙÔÜ ·éÙÔÜ Û˘Ó·ÚÌÔÏÔÁÔ‡-
ÌÂÓ· η› Û˘ÓÙÈı¤ÌÂÓ· ¶Ó‡̷ÙÔ˜ … Ôî Á¿Ú ¿ÓÙ˜ ≤Ó ÛáÌ· âÛÌ¤Ó âÓ ÃÚÈÛÙˇá», §fi-
ÁÔ˜ 32, 11; PG 36, 185.
126. «≠∂Ó ÛáÌ· Ùfi ÄÓ âÛÙÈÓ âÎ ‰È·ÊfiÚˆÓ Û˘ÁΛÌÂÓÔÓ», Ibidem.
127. ∞ã ¶¤ÙÚÔ˘ 2, 9; \AÔÎ. 1, 6, 5, 10, 20, 6. «Sacerdozio regali».
128. «ΔÔÜ \AÚ¯ÈÂÚ·ÙÈÎÔÜ àÍÈÒÌ·ÙÔ˜ ÙÔÜ ∫˘Ú›Ô˘».
129. ∞ã ¶¤ÙÚÔ˘ 2, 15; ∫ÔÏ. 3, 17; ƒˆÌ. 12, 1.
130. \I. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›·…, ÛÂÏ. 106.
40 † Metropolita Gennadios

Godiamo la meravigliosa parola di Giovanni Crisostomo: «Così


anche tu magari possa diventare re e sacerdote e profeta nel Battesi-
mo («âÓ Ùˇá ÏÔ˘ÙÚˇá»); re, certamente, quando ti libererai da tutte le
azioni cattive ed uccidere tutti i peccati; sacerdote, offrendo te stesso
a Dio e sacrificando il corpo ed anche immolando te stesso; profeta,
imparando le cose future e da Dio ispirato e suggelato»131.

7. I Padri sui modi della partecipazione dei fedeli nella Chiesa


S. Gregorio il Teologo, parlando di se prima della sua ordinazione,
considera dovere dei fedeli di presentare se stessi “a Dio sacrificio di
lode e spirito contrito, il quale soltanto lui che dà tutto, richiede da
noi sacrificio”132.
S. Basilio osserva che questo è dovere di tutti i battezzati indistin-
tamente, per gli ecclesiastici ed i laici, e sopratutto “questo partico-
larmente ed originalmente lo riferisce ai sacerdoti, come una conse-
guenza, perchè così è stato scritto che “voi sacerdoti del Signore sa-
rete chiamati, ministri di Dio”133 e “sacrificio di lode glorificherà”134.
Pure, san Giovanni Crisostomo ampiamente insegna la partecipazio-
ne del fedele per mezzo dei sacramenti del Battesimo e della Cresima
al “trimplice assioma”135.
Per mezzo della Cresima lo Spirito Santo ungendo e suggellando i
battezzati “crea questi suddetti, operando, insieme profeti e sacerdo-
ti e re... però noi non abbiamo soltanto uno, ma adesso abbiamo tre
assiomi con superiorità; e veramente, noi dobbiamo godere il regno e
diventare sacerdoti, offrendo in sacrificio i nostri corpi ed inoltre dob-
biamo “presentare i vostri membri sacrificio vivente, gradito a Dio”;
e dopo questo anche profeti possiamo diventare, perchè cose che l’oc-

131. ∂å˜ Ù‹Ó μã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜, ^√ÌÈÏ›· 3,7; PG 61, 417/8.


132. §fiÁÔ˜ 2, 95; PG 35, 497.
133. «^ÀÌÂÖ˜ ‰¤ îÂÚÂÖ˜ ∫˘Ú›Ô˘ ÎÏËı‹ÛÂÛıÂ, ÏÂÈÙÔ˘ÚÁÔ› £ÂÔÜ ¿ÓÙ˜…». ≠√ÚÔÈ
ηْ âÈÙÔÌ‹Ó, âÚ. 265; PG 31, 1261/4.
134. Ibidem, PG 31, 1261/4.
135. «ΔÚÈÛÛfiÓ àÍ›ˆÌ·».
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 41

chio non ha visto e l’orecchio non ha sentito, queste sono a noi sco-
perte; ed inoltre diventiamo re se noi vogliamo superare i pensieri as-
surdi”136.
San Basilio il Grande insegna ancora che i laici diventano sacerdo-
ti anche per mezzo della filantropia (elemosina), del sacro vestito che
è il più santo137, e “facendo questo sacrificio”dell’elemosina sull’alta-
re, che “è costituito dagli stessi membri di Cristo, ed il corpo del Si-
gnore, diventa vero altare... quando, dunque, di povero fedele, pensa
di vedere l’altare”138. Secondo il Padre, in senso metaforico e simboli-
co, il fedele che prega139 è “anche lui sacerdote, altare e vittima”140.
Importantissimi sono i seguenti versetti, ove vediamo chiaramente
questa grande verità:
“Così anche per noi tutta la vita deve essere disposta ad adorare
ed essere sacerdoti. Questo si ottiene, se ogni giorno offri a lui vitti-
me e se diventi sacerdote del tuo stesso virtuoso corpo; p.e. quando
fai elemosina, quando hai clemenza e tolleranza. Se fai questo, ap-
porti culto logico, cioè niente di materiale, niente di carnale, niente di
sensibile”141.
Anche i seguenti versetti sono di grande importanza perchè spie-
gano acutamente il pensiero del sacrificio del corpo:
“E come potrebbe diventare, dice, il corpo Sacrificio? l’occhio non
veda niente di cattivo e diventi Sacrificio; e la lingua non dica niente
di turpe e diventi offerta; e ancora la mano non compia niente di ille-
gale e diventi olocausto. Però non bastano solo questi, ma sopratutto
a noi è necessario il lavoro dei buoni, affinchè la mano faccia l’ele-
mosina, la bocca benedica quelli che trattano male, l’orecchio abbia

136. ∂å˜ Ù‹Ó μã ∫ÔÚ. ^√ÌÈÏ›· 3, 5; PG 61, 411.


137. ∂å˜ Ù‹Ó μã ∫ÔÚ. ^√ÌÈÏ›· 20, 2-3; PG 539/40.
138. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ Ù‹Ó μã ∫ÔÚ., ^√ÌÈÏ›· 20, 2-3; PG 539/40.
139. «¶ÚÔÛ¢¯fiÌÂÓÔ˜».
140. «∞éÙfi˜ η› îÂÚ‡˜ η› ı˘ÛÈ·ÛÙ‹ÚÈÔÓ Î·› îÂÚÂÖÔÓ», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘,
¶Úfi˜ ÙÔ‡˜ Ù¿˜ Û˘Ó¿ÍÂȘ ηٷÏÈÌ¿ÓÔÓÙ·˜…, §fiÁ. 4, 6; PG 54, 667.
141. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ƒˆÌ. 20, 1-2; PG 60, 595.
42 † Metropolita Gennadios

bisogno di occuparsi continuamente di udire cose divine. Il sacrificio


non ha niente di impuro, il sacrificio è la primizia degli altri. Anche
noi, dunque, le opere delle mani, dei piedi, della bocca e di tutti gli al-
tri, offriamo a Dio. Tale sacrificio è gradito”142.
Esaminando con attenzione questi importantissimi versetti vedia-
mo che s. Giovanni Crisostomo parla anche lui nel senso metaforico
e simbolico, morale e largo, non nel senso stretto e reale, nel senso
dogmatico143.
Degni di grandissima menzione sono i seguenti versetti: “Tu, af-
ferma, sarai sacerdote nei secoli secondo l’ordine di Melchisedec. Ma
fino ad un certo punto svilupperemo questo concetto; è vero che di-
cono altre cose più antiche di queste, però, queste cose per il popolo,
dobbiamo affermare: il popolo non è diventato nè sacerdote, nè le al-
tre cose dette possono essere a lui adattate”144.
Questo importante passo di Giovanni Crisostomo rifiuta l’opinio-
ne, secondo la quale il “sacerdozio generale”145 dei fedeli, istituito per
mezzo del Battesimo, è lo stesso con il “sacerdozio peculiare”146 e “di
conseguenza dà il diritto ad ogni membro della Chiesa di compiere
anche quei “servizi”, che appartengono esclusivamente alla compe-
tenza della gerarchia”147.
I fedeli con il Battesimo diventano membri della Chiesa. Non ven-
gono, però, con questo consacrati anche sacerdoti, perchè “nè, certa-
mente, ogni credente allo stesso tempo è diventato sacerdote oppure
ha conseguito la dignità archieratica”148.

142. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ƒˆÌ. 20, 1-2; PG 60, 595.


143. \Iˆ¿Ó. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›·…, ÛÂÏ. 108.
144. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ æ·ÏÌ. 109, 1; PG 55, 265, ∂å˜ ∞ã £ÂÛÛ·Ï., ^√ÌÈ-
Ï›· 10, 1; PG 62, 455, ∂å˜ ∞ã ΔÈÌ., ^√ÌÈÏ›· 5, 1; PG 62, 525.
145. «°ÂÓÈ΋ îÂÚˆÛ‡ÓË».
146. «∂å‰È΋ îÂÚˆÛ‡ÓË».
147. \Iˆ¿Ó. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›·…, ÛÂÏ. 108.
148. «√é ¿ÓÙˆ˜ Ę ï ÈÛÙ‡۷˜ õ‰Ë η› îÂÚ‡˜ η٤ÛÙË õ àÚ¯ÈÂÚ·ÙÈÎɘ àÍ›·˜
öÙ˘¯ÂÓ», ¢È·Ù·Á·› ÙáÓ ^AÁ›ˆÓ \AÔÛÙfiÏˆÓ 8, 15, öΉ. º. Ã. ºÔ‡ÓÎ, 1905.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 43

Gregorio il Teologo esalta questa grande differenza tra i laici cri-


stiani dall’una parte e sacerdoti dall’altra. Caratteristici sono i suoi
versi: “Come nel corpo l’uno è quello che governa, e di conseguenza
presiede, e l’altro quello che viene governato, e di conseguenza con-
dotto, così anche nelle chiese di Dio ha ordinato... gli uni ad essere
guidati e gli altri a governare; a quelli che dovevano essere guidati ed
a quelli che dovevano guidare, a coloro, dunque, ai quali questo era
più utile, e per mezzo di parole e di fatti, si doveva condurre verso il
potere; mentre ha posto i pastori ed i maestri al fine della edificazio-
ne della Chiesa; e questi li ha scelti fra i molti che hanno superioità
nella virtù e la familiarità verso Dio.. affinchè entrambi uniti tra loro,
ciò che presenta deficienze e ciò che è abbondante, come nelle mem-
bra, e, riconciliati per mezzo dell’armonia dello Spirito, palesino un
corpo perfetto”149. Spiega con maestria che i due ordini, laici e sacer-
doti, sono distinti e non permette in nessun modo la confusione tra di
loro, come anche tra le loro competenze. Nessun intervento dei laici
permette, s. Gregorio, nelle speciali servizi ecclesiastici, nei doveri e
nei diritti dei sacerdoti: “ha nominato l’uno a governare, l’altro ad es-
sere governato; e l’uno, p.e., è testa, l’altro piede, queste sono mani e
quello è l’occhio, è questo qualche altro dei membri del corpo con lo
scopo dell’armonia e dell’interesse di tutto il corpo”150.
Così , dunque, non si permette “nel comune corpo di Cristo”151 l’u-
surpazione dei diritti e delle competenze del Clero da parte dei fede-
li laici. Il suddetto Padre non permette nessuna usurpazione anche
nelle opere di un membro da parte del altro:
I. “Nè l’occhio cammina, ma guida; nè piede prevede, ma procede
e si sposta; nè lingua accetta voci, ma orecchio; nè l’orecchio parla,
ma la lingua; ed il naso è organo dell’odorato; la mano è organo del

149. Distinzione tra laici e sacerdoti; grande differenza riguardo la loro


posizione nell’organismo ecclesiastico. Gregorio il Teologo prende esempi di vita e
con immagini eccezionali dimostra la grande verità.
150. §fiÁÔ˜ 32, 12-13; PG 36, 188.
151. «\∂Ó Ùˇá ÎÔÈÓˇá ÙÔÜ ÃÚÈÛÙÔÜ ÛÒÌ·ÙÈ».
44 † Metropolita Gennadios

dare e del ricevere, l’intelletto è il capo di tutti, da cui il senso... Que-


sto ordine, fratelli, rispettiamo, questo ordine conserviamo; l’uno sia
l’orecchio, l’altro lingua, quello mano, l’altro qualche cosa di questi;
l’uno insegna, l’altro impara, quello opera il bene perchè fai te stesso
pastore, essendo pecora? perchè diventi testa essendo piede? perchè
desideri diventare generale, mentre sei soldato”?152.
II. “Le pecore non devono pascere i pastori... nè sia qualcuno, dun-
que, testa, essendo mano o piede o qualche altro dei poveri (non im-
portanti) membri del corpo, ma ognuno nel suo ordine al quale è sta-
to chiamato, in questo rimane anche se lui è degno di un ordine mi-
gliore... forse che qualcuno è possibile che segua senza pericolo; desi-
dera, comunque, pericolosamente di governare. Non sia distrutta la
legge della sottomissione, la quale tiene unito il terrestre ed il celeste.
Non dobbiamo rendere la poliarchia anarchia”153.
In questo momento possiamo menzionare il canone della Chiesa
antica, tanto utile per la suddetta verità: “Al vescovo sono state con-
feriti particolari compiti e per i sacerdoti è stato ordinato un precipuo
posto e propri servizi ci sono per i leviti; l’uomo laico è legato ai co-
mandi laici. Ognuno di noi, fratelli, nel proprio ordine piace a Dio, es-
sendo in buona coscienza, non deviando dal determinato canone, del-
la sua liturgia, in modestia (dignità)”154.
S. Basilio insegna con saggezza: E, certamente, avete sentito il pro-
feta che diceva: “Voi vi chiamarete sacerdoti di Dio”, nè tutti usurpa-
no il potere di tale sacerdozio o liturgia, nè l’altro ha il permesso di
prendere la grazia che è stata data ad un altro. Ognuno dei fedeli de-
ve stare nei suoi propri limiti (confini) del dono di Dio,… Vi prego
fratelli, con pietà di Dio, di presentare i vostri corpi sacrificio vivente,
santo, gradito a Dio, il vostro “culto logico”e “non vi conformate se-
condo questo secolo, ma vi trasformate con il rinnovamento della vo-
stra mente nel provare voi, quale la volontà di Dio, la buona, gradita

152. PG 36, 188.


153. §fiÁÔ˜ 19, 10; PG 32, 1053.
154. ∫Ï‹ÌÂÓÙÔ˜ ƒÒÌ˘, ∞ã ∫ÔÚÈÓı›Ô˘˜ 40-41; PG 1, 289.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 45

e perfetta. In ognuno evidentemente si distingue la sua dovuta litur-


gia, impedendo di intervenire nell’ordine estraneo”155.
I laici, veramente, hanno il diritto e contemporaneamente dovevo-
no dimostrare un durevole e sincero interesse verso il comune corpo
della Chiesa, perchè sono anche questi membri della stessa Chiesa,
uguali tra di loro, e non devono capovolgere l’ordine canonico ed il
potere ecclesiastico.
Non dobbiamo, scrive san Giovanni Crisostomo “addossare tutto
ai sacerdoti, ma anche essi, come di un corpo comune, di tutta la
Chiesa, dobbiamo occuparci. Questo è per noi sicurezza e per voi co-
struisce un più grande progresso verso la virtù156. La partecipazione e
la cura nell’opera ecclesiastica dei laici ha soltanto carattere favore-
vole ed ausiliario, senza intervenire nei doveri ed i diritti del Clero.
Questa partecipazione dei laici può estendersi anche nell’opera di-
dattica, di culto, della filantropia ed in genere nell’opera sociale della
Chiesa, sempre nella mirabile cooperazione con il clero.
“Durante i sacramenti, il sacerdote augura al popolo, ed il popolo
al sacerdote; veramente quelle parole “con il tuo Spirito”niente altro
significano se non ciò. Anche il sacramento dell’Eucaristia è di nuovo
comune; perchè quello non ringrazia da solo, ma insieme a tutto il po-
polo... E di che ti meravigli, se il popolo esclama in qualche parte in-
sieme al sacerdote, dal momento che gli stessi cherubini insieme con
le altre potenze angeliche innalzano in comune alcuni inni sacri?...
Ascolta almeno quello che avvenne al tempo degli Apostoli, e di co-
me altrove quelli che erano governati e partecipanti facevano sentire
la loro opinione; e anche vero che quando sono stati consacrati i set-
te diaconi è stato comunicato prima al popolo; e quando Mattia si do-
veva consacrare, Pietro a tutti, allora, i presenti, agli uomini ed alle
donne.... alla moltitudine permesse il giudizio”157. Giovanni Crisosto-

155. §fiÁÔ˜ 2, 8, 3; PG 31, 1601.


156. ∂å˜ μã ∫ÔÚ., ^√ÌÈÏ›· 18, 3; PG 61, 527.
157. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ μã ∫ÔÚ., ^√ÌÈÏ›· 18, 3; PG 61, 527/8.
46 † Metropolita Gennadios

mo dice, ancora, come gli Apostoli, “non operavano con la propria


opinione, ma prima si giustificavano al popolo”158 “così anche ora de-
ve essere”159.
Ricordiamo qui Basilio il Grande: “tutte le economie circa la Chie-
sa si fanno da quelli a cui è stata affidata la loro protezione, però so-
no confernate dal popolo”160.
E senz’altro, una grande, sacra e santa, opera la cooperazione ar-
monica tra clero e laici ed è un sacro dovere ed un “servizio spiritua-
le”161 nella Chiesa. Questa cooperazione serve per il ben inteso inte-
resse della Chiesa e promuove la pace e l’amore di Cristo tra i fedeli,
i quali vivendo così in pace ed in amore nel signore, vivono la santa
vita del vero cristiano.
Anche il clero deve richiedere questa collaborazione armonica,
perchè soltanto uniti senza “fierezza”ed “arroganza”è possible opera-
re per il perfezionamento di tutti i fedeli, per la consolidazione sulla
terra del Regno di Dio. L’allontanamento e l’offesa dei laici è cata-
strofe per tutto il corpo della Chiesa.
L’interessamento tra clero e laici lo conferma san Crisostomo:
“Non intervenite i grandi nei piccoli per non danneggiare prima voi
stessi e poi quelli; perchè separati da essi, tutto il corpo si distrugge....
e la ferita diventa mortale... si distrugge, se non rimangono anche i
piccoli. Se, dunque, anche i grandi si distruggono, separati i piccoli da
essi, è necessario che i grandi curino i piccoli e così come se trattas-
sero se stessi, cosicchè, se dici migliaia si volte che un membro è inu-
tile e piccolo, senza provvederlo, allo stesso modo di come provvedi a
te stesso e perchè è piccolo lo trascuri, il danno passerà su di te; per-
chè non ha detto “che soltanto per reciproco favore i membri si occu-
pino tra di loro”ma ha aggiunto “che allo stesso modo debbono occu-

158. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ¶Ú¿ÍÂȘ \AÔÛÙfiψÓ, ^√ÌÈÏ›· 14, 2; PG 60, 115.
159. Ibidem, PG 60, 115.
160. \EÈÛÙÔÏ‹ 230, ¶ÔÏÈÙ¢Ô̤ÓÔȘ ¡ÈÎÔfiψ˜; PG 32, 860.
161. «¶ÓÂ˘Ì·ÙÈ΋ ‰È·ÎÔÓ›·».
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 47

parsi tra di loro”, cioè della simile e della stessa provvidenza che il
grande gode, deve godere anche il piccolo”162.
E continua Crisostomo a dire: “similmente abbiamo bisogno tra di
loro, così i capi dei cittadini, la guida dei suoi sudditi....”163.
Gli ecclesiastici sono, secondo s. Paolo: “servitori di Cristo ed eco-
nomi dei sacramenti di Dio”164 e “servi per Gesù”165. Questi “debbono
avere gratitudine (verso i laici fedeli), perchè per questi sono diven-
tati (sacerdoti), ma anche questi ultimi hanno ricevuto la grazia”166.
Perciò non devono gli ecclesiastici dimenticare le importantissime pa-
role di san Giovanni Crisostomo, che dice: “Non conquistiamo la vo-
stra fede, nè ordiniamo queste cose come padroni; Siamo ordinati per
insegnare la parola di Dio, non per il comando, neanche per l’autori-
tà; siamo un ordine dei consiglieri”167. Risponde su tutto: “Non dove-
te credere che noi siamo i padroni della cosa; siamo diaconi; Dio è lui
che opera tutto, lui che ha riconciliato l’ecumene per mezzo del Suo
Unigenito”168.
La cooperazione armonica tra i suddetti due ordini nella Chiesa è
tradizione apostolica e patristica. Ambedue gli ordini sono elementi
sostanziali della Chiesa e devono lavorare comunemente e collabora-
re strettamente per il bene, il progresso e la gloria della Chiesa sotto
la guida spirituale del vescovo.

162. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ∫ÔÚ. ^√ÌÈÏ›· 31, 2; PG 61, 230.


163. «^OÌÔ›ˆ˜ àÏÏ‹ÏˆÓ ¯Ú‹˙ÔÌÂÓ, η› ôÚ¯ÔÓÙ˜ àÚ¯ÔÌ¤ÓˆÓ Î·› ìÁÔ‡ÌÂÓÔ˜ ñË-
ÎfiˆÓ», ∂å˜ ¶Ú¿ÍÂȘ ^√ÌÈÏ›· 37, 3; PG 60, 266.
164. «^ÀËÚ¤Ù·È ÃÚÈÛÙÔÜ Î·› ÔåÎÔÓfiÌÔÈ Ì˘ÛÙËÚ›ˆÓ £ÂÔÜ».
165. «¢ÔÜÏÔÈ ‰È¿ ÙfiÓ \IËÛÔÜÓ», ∞ã ∫ÔÚ. 4, 1; μã ∫ÔÚ. 4, 5.
166. «Ã¿ÚÈÓ ö¯ÂÈÓ çÊ›ÏÔ˘ÛÈ, ‰È¿ Á¿Ú ·éÙÔ‡˜ ÙÔÈÔÜÙÔÈ ÁÂÁfiÓ·ÛÈÓ, àÏÏ¿ η› ¯¿-
ÚÈÓ öÏ·‚ÔÓ», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ∫ÔÚ., ^√ÌÈÏ›· 10, 2; PG 61, 83/4.
167. ∂å˜ \EÊÂÛ., ^√ÌÈÏ›· 11, 5; PG 62, 87.
168. ∂å˜ μã ∫ÔÚ., ^√ÌÈÏ›· 11, 2; PG 61, 477.
CAPITOLO TERZO

LA GERARCHIA
ECCLESIASTICA

Introduzione
La dottrina dei Padri Cappadoci e di s. Giovanni Crisostomo sulla
“Gerarchia Ecclesiastica”è importantissima.
La Chiesa inizialmente era governata dagli Apostoli. Questi erano
i capi della Chiesa: “Sono diventati i capi su tutta la terra”.
Sappiamo molto bene che Gesù Cristo dopo la resurrezione ha da-
to agli Apostoli un potere particolare, indispensabile per la loro ope-
ra, cioè, la salvezza degli uomini. Ricordiamo qui s. Giovanni Evan-
gelista che dice di nuovo a loro: La Pace sia con voi! Come il Padre
ha mandato me, così io mando voi. E, dopo aver così parlato, alitò su
di essi, dice a loro: Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i pec-
cati saranno rimessi, e a chi li riterrete “saranno ritenuti”169.
La Chiesa ha ricevuto questo potere dal suo fondatore Gesù Cri-
sto. Ma gli Apostoli, ed in genere la Chiesa ha ricevuto dal nostro Si-
gnore il potere “di consacrare capi per tutta la terra”, cioè i vescovi170,
i quali ricevono “per mezzo dell’imposizione171 delle mani la grazia
dello Spirito Santo”172.

169. \Iˆ¿ÓÓÔ˘. 20, 21/3.


170. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ∂å˜ æ·ÏÌ. 44, 12; PG 29, 413.
171. «\∂Èı¤Ûˆ˜».
172. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, \EÈÛÙÔÏ‹ 188 (ηÓÔÓÈ΋ ·ã), «\AÌÊÈÏÔ¯›ˇˆ»; PG 32, 669.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 49

S. Paolo consacra e lascia come vescovi Tito a Creta, Timoteo ad


Efeso e Dionigio Areopagita in Atene e diversi altri in altre Chiese
che sono state fondate da lui.
La stessa cosa hanno effettuato anche gli altri Apostoli, i quali han-
no lasciato i loro successori, affidando a loro “il particolare carisma
del Sacerdozio e tutto il loro potere spirituale ed il tesoro della fede
e della tradizione”173, per continuare a trasmettere queste fondamen-
tali verità anche alle altre generazioni. Così , i primi vescovi hanno
consacrato i loro successori e questi i loro, e così abbiamo la continua
ed interrotta successione dei vescovi dagli apostoli, ed in genere la
Chiesa consacra i sacerdoti ed i diaconi, i quali hanno anch’essi con-
tinua ed interrotta la successione Apostolica.
Così abbiamo i tre gradi del Sacerdozio, i quali trovano la loro ori-
gine nel Cristo e negli Apostoli.
I suddetti Padri della Chiesa parlavano spesso dell’assoluta impor-
tanza del “Sacerdozio sacramentale”e della sua successione dagli Apo-
stoli, in quanto per mezzo di esso si trasmette il “carisma di Dio”174, la
grazia divina.
Sappiamo molto bene che, “per mezzo del Sacerdozio sacramen-
tale, e dalla sua successione che non è stata mai interrotta dagli Apo-
stoli, si continua il mistero della Pentecoste nella Chiesa, in virtù ed
in energia dello Spirito Santo che abita in essa”175. Per mezzo del Sa-
cerdozio si trasmette ai consacrati la grazia “la quale è assolutamente
necessaria ed indispensabile, come tale è il Sacerdozio”176, e ciò, se-
condo san Crisostomo, “affinchè si manifesti che non è sufficiente sol-
tanto la grazia, ma vi è anche bisogno della consacrazione, cosicchè è
stata aggiunta dallo Spirito”177; dall’altra parte Basilio il Grande dice
che è necessario ai sacerdoti ed “a quelli a cui è stato dato l’incarico

173. ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ ΔÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ…, Û. 115.


174. «Δfi ¯¿ÚÈÛÌ· ÙÔÜ £ÂÔÜ».
175. ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ ΔÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ…, Û. 116.
176. ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ ΔÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ…, Û. 116.
177. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ¶Ú¿Í. \AÔÛÙfiψÓ, ^√ÌÈÏ›· 14, 3; PG 60, 119.
50 † Metropolita Gennadios

della predica del Vangelo ottenere ciò con supplica e preghiera, sic-
chè siano diaconi, presbiteri, puri ed esperti della vita precedente”178.
La Gerarchia Ecclesiastica, allora, viene costituita dai vescovi, dai
presbiteri e dai diaconi, i quali, come abbiamo detto “hanno avuto le
consacrazioni dai Padri e per mezzo dell’imposizione delle loro mani
avevano il carisma spirituale”179.
Particolari sono i due versetti di Giovanni Crisostomo:
1 – “Tramite lo Spirito avete la consacrazione.... veramente questo
significa l’ha messo”180.
2 – “Se non ci fosse lo Spirito, pastori e maestri non ci sarebbero
nella Chiesa; certamente, questi diventano dallo Spirito, come affer-
ma s. Paolo...”181.
Così abbiamo la Gerarchia della Chiesa, istituita dallo stesso suo
fondatore Gesù Cristo, il quale ha dato questo potere agli Apostoli, i
quali sono stati successori “dell’economia”182, e dopo di essi i loro suc-
cessori.
Si forma in questo modo la Chiesa in una società visibile, organiz-
zata gerarchicamente, avendo come capo Gesù Cristo “per tutti i gior-
ni fino alla consumazione dei secoli”183.
Cristo governa la sua Chiesa visibile per mezzo della Gerarchia Ec-
clesiastica, la quale continua la redentrice opera del nostro Salvatore
Gesù Cristo, come suo mandatario e suo rappresentante, e non come
suo semplice mandatario dei fedeli184.
Cristo “non soltanto governa la Chiesa, ma anche opera in essa tut-
to, usando in tutto come organi gli Ecclesiastici, indipendentemente
dalla fede e dalla loro morale, ancora anche nella celebrazione dei Sa-

178. \HıÈο, ¬ÚÔ˜ 70; PG 31, 816.


179. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, \EÈÛÙÔÏ‹ 188 (ηÓÔÓÈ΋ ·ã), «\AÌÊÈÏÔ¯›ˇˆ»; PG 32, 669.
180. ∂å˜ ¶Ú¿ÍÂȘ \AÔÛÙfiψÓ, ^√ÌÈÏ›· 44, 2; PG 60, 310.
181. ∂å˜ Ù‹Ó ^AÁ. ¶ÂÓÙËÎÔÛÙ‹Ó, ^√ÌÈÏ›· 1, 4; PG 50, 458.
182. «√åÎÔÓÔÌ›·˜».
183. ª·Ùı·›Ô˘ 28, 20, \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ª·Ùı·ÖÔÓ, ^√ÌÈÏ›· 90, 2; PG
58, 789.
184. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∫ÔÏ., ^√ÌÈÏ›· 3, 5; PG 62, 324.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 51

cramenti”185, inquanto “per mezzo di tutti lui opera, anche se questi


potevano essere indegni per salvare il popolo”186. Cristo è “il Grande
Sacerdote”187 “Celebrante dei Sacramenti”188 ed “il Creatore di tutte le
cose”189.

I. I Vescovi: “Rettori”190, “Presidenti”191, “Protettori”192 delle Chiese


Locali
I Vescovi esercitano con diritto divino tutto il potere ecclesiastico
che hanno ricevuto successivamente dagli Apostoli e questi dal fon-
datore della Chiesa, che Dio Padre ha mandato nel mondo come
“apostolo e grande sacerdote della nostra confessione”193.
I Vescovi governano la Chiesa in collegialità, convocando anche
Concili Ecumenici.
Ogni Vescovo governa ed è capo di una Chiesa locale, come mini-
stro ed “economo di Dio”194, come “testa (capo) dell’Equipaggio di
Cristo”195, perciò tutti gli ecclesiastici ed i laici sono sottomessi “ai ve-
scovi delle Chiese di Dio che sono stati disposti da Dio”196.
Il Vescovo come rappresentante di Cristo è il centro ed il portato-
re dell’unità e del potere ecclesiastico, di tutta la vita della Chiesa; è
l’indispensabile legame tra sacerdoti e laici. Soltanto a lui appartiene
il divino diritto di consacrare presbiteri e diaconi e come “padre co-

185. ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ ΔÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ…, Û. 117.


186. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ μã ΔÈÌfiıÂÔÓ ^√ÌÈÏ›· 2, 3; PG 62, 610.
187. «^O ª¤Á·˜ \AÚ¯ÈÂÚ‡˜».
188. «^O ΔÂÏÂٿگ˘ ÙáÓ Ì˘ÛÙËÚ›ˆÓ».
189. «^O ¶ÔÈËÙ‹˜ ÙáÓ ¿ÓÙˆÓ».
190. «¶ÚÔÂÛÙáÙ˜».
191. «¶Úfi‰ÚÔÈ».
192. «¶ÚÔÛٿٷȻ.
193. «\∞fiÛÙÔÏÔÓ Î·› àÚ¯ÈÂÚ¤· Ùɘ ïÌÔÏÔÁ›·˜ ìÌáÓ». °·Ï. 4, 4, ^E‚Ú. 3, 1.
194. «√åÎÔÓfiÌÔ˜ ÙÔÜ £ÂÔÜ». ΔÈÙ. 1, 7.
195. «∫ÂÊ·Ï‹ ÃÚÈÛÙÔÜ ÏËÚÒÌ·ÙÔ˜», °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·Ó˙ËÓÔÜ, §fiÁ. 2, 99; PG
35, 501.
196. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, \EÈÛÙÔÏ‹ 42, 4, «¶Úfi˜ Ûψӷ»; PG 32, 353.
52 † Metropolita Gennadios

mune e maestro”197 di tutti, guida il suo gregge nella costanza della fe-
de, nell’amore e nell’unità dello Spirito Santo.
Infatti l’assioma vescovile198 ha un grandissimo valore nella Chiesa,
perchè è “l’ordine più santo di tutti”199, È noto che “senza il vescovo
non esiste Chiesa”200.
Essendo il vescovo la “luce”201 e la “testa”202 di ogni Chiesa locale,
doveva occuparsi ed impegnarsi attivamente con questa; perchè da lui
dipendeva il buon successo di questa Chiesa; e la sua responsabilità
era grande, ed i suoi doveri moltissimi e difficili, perciò tutti i fedeli,
tutta la comunità ecclesiastica, aveva verso di lui una grandissima fi-
ducia, un profondissimo rispetto, un’amore filiale; per questo richie-
devano che il loro vescovo dovesse essere “ornamento delle Chiese,
colonna e fondamento della verità, sostegno della fede in Cristo, si-
curezza dei familiari... custode dei costumi dei padri, nemico di ogni
monternismo (eresia)...”203.
Gregorio il Teologo insegna che il Vescovo deve essere degno ed
ottimo ed esperto del mondo e della vita, perchè così può essere il
modello della dignità, della santità e della verità per tutti suoi figli spi-
rituali, virtù di un pastore, indispensabili, e, veramente, importantis-
sime per il suo apostolato spirituale ed il suo ministero soprannatura-
le.
“Devi prima pulirti e poi pulire gli altri; devi diventare sapiente e
così dare la sapienza; devi diventare luce e così illuminare; toccare

197. «∫ÔÈÓfi˜ ·Ù‹Ú η› ‰È‰¿ÛηÏÔ˜», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ^AÁ›·Ó ¶ÂÓÙË-
ÎÔÛÙ‹Ó…, ^√ÌÈÏ›· 1, 4; PG 50, 458.
198. «\AÍ›ˆÌ·».
199. «¶¿ÓÙˆÓ êÁÈˆÙ¿ÙˆÓ Ù¿ÁÌ·ÙÔ˜», °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·Ó˙ËÓÔÜ, §fiÁ. 43, 26; PG
36, 532.
200. «√é ‰‡Ó·Ù·È ì \EÎÎÏËÛ›· ôÓ¢ âÈÛÎfiÔ˘», ¶·ÏÏ·‰›Ô˘, ¶ÂÚ› ‚›Ô˘ η› Ô-
ÏÈÙ›·˜ \Iˆ¿ÓÓÔ˘…, 10; PG 47, 35.
201. «ºá˜».
202. «∫ÂÊ·Ï‹» õ «\AÚ¯ËÁfi˜».
203. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, \EÈÛÙÔÏ‹ 28, 1, «ΔFÉ \EÎÎÏËÛ›÷· ¡ÂÔηÈÛ·Ú›·˜»; PG 32,
305.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 53

Dio e così condurre gli altri; devi essere benedetto o poi benedire;
aiutare con le mani, consigliare con prudenza”204.
S. Gregorio in particolare richiede ai vescovi tre cose:
a. “l’ordine”205, b. la “purificazione”206 e c. la “teoria”207.
Queste tre realtà sono i tre gradini208 per cui il Vescovo diventa ve-
ramente santo, degno, il più caro amico di Dio; riesce a diventare ta-
le soltanto “quando parla con i libri sacri, da cui trae l’illuminazione
della verità”209, e per arrivare in questi tre gradini “separarsi dal mon-
do e soltanto ascoltare l’unico più puro”che è Dio210.

II. I Presbiteri
Anche la dignità del Presbitero è grande e sacra; perchè fondato-
re, anche di questo grado, è lo stesso, Cristo Dio, che è il Grande Sa-
cerdote della Chiesa.
Eccellenti sono i versetti di Giovanni Crisostomo, il quale confer-
ma: “Nessuno può entrare nel regno dei cieli, se non sarà rigenerato
per mezzo dell’acqua e dello Spirito; e quello che non mangia la car-
ne del Signore e non beve il suo sangue, sarà fuori della vita eterna, e
ciò non si fa tramite nessuno, se non per mezzo di quelle sante mani,
quelle mani del sacerdote...”211.
Il sacerdote “è comune per tutta l’ecumene....”212 perciò “è grande
il prestigio dei sacerdoti”213; anche questi “…sono maestri e protetto-

204. §fiÁÔ˜ 2, 72; PG 35, 480.


205. «Δ¿ÍȘ».
206. «∫¿ı·ÚÛȘ».
207. «£ÂˆÚ›·».
208. «μ·ıÌ։˜».
209. «Δ·Ö˜ îÂÚÔÖ˜ ‚›‚ÏÔȘ ηıÔÌÈÏáÓ, âÎÂÖıÂÓ ≤ÏÎÂÈÓ Ùɘ àÏËı›·˜ Ù‹Ó öÏ·Ì„ÈÓ»,
μ›Ô˜ ^AÁ›Ô˘ °ÚËÁÔÚ›Ô˘; PG 35, 260.
210. μ›Ô˜ ^AÁ›Ô˘ °ÚËÁÔÚ›Ô˘; PG 35, 260.
211. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ¶ÂÚ› ^IÂÚˆÛ‡Ó˘, §fiÁ. 3, 5; PG 48, 643.
212. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã Δ›Ì., ^√ÌÈÏ›· 6, 1; PG 62, 529.
213. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ \Iˆ¿Ó., ^√ÌÈÏ›· 87, 4; PG 59, 471.
54 † Metropolita Gennadios

ri della Chiesa....; quelle cose che ha detto per i vescovi, queste sono
addattate anche per i sacerdoti; è vero che sono superati per la sola
consacrazione, ed in questa soltanto sembrano che sono più avvan-
taggiati dei presbiteri”214.
Giovanni Crisostomo dice che: “il sacerdote è il mediatore fra Dio
e l’uomo; da quella parte fa discendere gli onori verso noi e riferisce le
nostre preghiere”215, perciò “nessuna cosa è santa senza il sacerdote”216.
Degni da ricordare qui sono le seguenti frasi del suddetto Padre:
“è vero che se non opera Dio per mezzo di lui, nè il battesimo hai, nè
partecipi dei Sacramenti, nè godi benedizioni; dunque, non sei cri-
stiano”217; perchè “per mezzo di loro avete ricevuto la nascita eterna,
per mezzo di loro avete ricevuto il regno, per mezzo delle loro mani
tutto si fa, per mezzo di loro si aprono a voi porte celesti”218.
I sacerdoti sono, come abbiamo detto più sopra, anche maestri ed
hanno il dovere di insegnare in perpetuo i fedeli, affinché diventino
“uomini perfetti”219, perciò il nostro Signore Gesù Cristo”... ha messo
nella sua Chiesa prima gli apostoli, secondo i profeti, terzo i maestri”220.
Ricordiamo qui Giovanni Crisostomo, affermando dall’una parte
che: “sulla cattedra di Cristo sono seduti i sacerdoti ed hanno eredi-
tato la dottrina di Cristo221, e dall’altra “questo è grande (la loro ope-
ra) per la costruzione della Chiesa.....”222, per “l’edificazione dei san-
ti”223, per “la costruzione del corpo di Cristo”224.

214. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ ∞ã ΔÈÌ., ^√ÌÈÏ›· 11, 1; PG 62, 553.


215. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ Ùfi ÚËÙfiÓ «Âr‰ÔÓ ÙfiÓ ∫‡ÚÈÔÓ…», ^√ÌÈÏ›· 5, 1; PG
56, 131.
216. ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ TÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ…, Û. 121.
217. ∂å˜ μã ΔÈÌfiıÂÔÓ, ^√ÌÈÏ›· 2, 2; PG 62, 610.
218. ∂å˜ Ù‹Ó ∞ã £ÂÛÛ·Ï., ^√ÌÈÏ›· 10, 1; PG 62, 456.
219. «ò∞ÓıÚˆÔÈ Ù¤ÏÂÈÔÈ».
220. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ...∂å˜ ^EÍ·‹ÌÂÚÔÓ..., ^√ÌÈÏ›· 5, 6; PG 29, 108.
221. ∂å˜ \Iˆ¿Ó., ^√ÌÈÏ›· 87, 4; PG 29, 108.
222. ∂å˜ Ù‹Ó ∞ã ΔÈÌ., ^√ÌÈÏ›· 15, 2; PG 62, 582.
223. «∫·Ù·ÚÙÈÛÌfiÓ ÙáÓ êÁ›ˆÓ».
224. «Δ‹Ó ÔåÎÔ‰ÔÌ‹Ó ÙÔÜ ÛÒÌ·ÙÔ˜ ÙÔÜ ÃÚÈÛÙÔÜ», ∂å˜ \EÊÂÛ., ^√ÌÈÏ›· 11, 2-3;
PG 62, 81, 83.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 55

III. Conclusione
La Gerarchia Ecclesiastica “è un altro potere, superiore del pote-
re politico”225. Esercita tutto il potere spirituale e governativo nella
Chiesa ed i fedeli debbono dimostrare verso lei rispetto, ubbidienza,
ricordandosi sempre le valorose parole di san Paolo: “Obbedite ai vo-
stri capi e state loro sottomessi”226.
Come già abbiamo detto, gli ecclesiastici, e sopratutto i Vescovi,
sono i “priori”227 i “capi spirituali”228, i quali esercitano “maggiore po-
tere”229, il quale “unisce la nostra vita”230. Gesù Cristo che è il legisla-
tore dell sua Chiesa “ha dato a lei una legge migliore della preceden-
te”231.

225. ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ ΔÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ…, Û. 122.


226. «¶Â›ıÂÛı ÙÔÖ˜ ìÁÔ˘Ì¤ÓÔȘ ñÌáÓ Î·› ñ›ÎÂÙÂ, ¬ÙÈ ·éÙÔ› àÁÚ˘ÓÔÜÛÈÓ ñ¤Ú
ÙáÓ „˘¯áÓ ñÌáÓ, ó˜ ÏfiÁÔÓ àÔ‰ÒÛÔÓÙ˜», ^E‚Ú. 13, 17, \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜
μã ∫ÔÚ., ^√ÌÈÏ›· 15, 4; PG 61, 507.
227. «^HÁÔ‡ÌÂÓÔÈ».
228. «ò∞Ú¯ÔÓÙ˜ ÓÂ˘Ì·ÙÈÎÔ›».
229. «\∞Ú¯‹Ó Ì›˙ÔÓ·».
230. «™˘Ó¤¯ÂÈ Ù‹Ó ìÌÂÙ¤Ú·Ó ˙ˆ‹Ó», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, «≠√ÙÈ ¯Ú‹ÛÈÌÔ˜ ì ÙáÓ
°Ú·ÊáÓ àÓ¿ÁÓˆÛȘ»; PG 51, 93.
231. «¡fiÌÔÓ ö‰ˆÎÂÓ ·éÙ‹Ó ÔÏÏˇá ÙÔÜ ÚÔÙ¤ÚÔ˘ ‚ÂÏÙ›ÔÓ·», \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfi-
ÌÔ˘, «¶Úfi˜ Ù \IÔ˘‰·›Ô˘˜ η› ≠EÏÏËÓ·˜…», 7; PG 48, 827.
CAPITOLO QUARTO

LE RELAZIONI TRA CHIESA


E STATO SECONDO
GIOVANNI CRISOSTOMO E I CAPPADOCI

I Padri Cappadoci e san Giovanni Crisostomo accettano che la Chie-


sa e lo Stato fossero distinti sostanzialmente tra di loro. Secondo loro
erano due organismi indipendenti tra di loro, autonomi; erano due
autorità distinte tra di loro.
Sono due, allora, organismi indipendenti ed autonomi, forniti di
un potere che ha concesso Dio, da cui provengono, direttamente la
Chiesa, indirettamente lo Stato. S. Giovanni Crisostomo così svilup-
pa il suo pensiero: “È vero che lui (Dio) ha preparato i capi per spa-
ventare quelli che sono audaci; anche i sacerdoti sono consacrati da
lui per consolare quelli che hanno dispiaceri”232.
Ricordiamo dalla nostra cultura che questi due visibili organismi
hanno diversi mezzi nell’esercizio dei loro doveri.
Indubbiamente la Chiesa, come un’organismo spirituale, cerca la
salvezza delle anime dei suoi membri ed il consolidamento del regno
di Dio sulla terra, invece lo Stato cerca il progresso materiale e la pro-
sperità nella pace dei suoi membri.
La Chiesa, essendo “autorità spirituale, di provenienza divina è ve-
ramente diversa ed indipendente; come perfetta ed autonoma è “mi-

232. PG 49, 81.


Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 57

gliore”233; è più “grande”234; è vero che questa autorità è migliore di


quella politica, così come il cielo dalla terra”235.
Caratteristiche sono le frasi di Giovanni Crisostomo, dimostrando
chiaramente la suddetta grande realtà: “Altre sono le condizioni del
regno, ed altre le condizioni del Sacerdozio. Però, questa è più gran-
de di quella. In verità, non dalle cose visibili appare il re, nè dalle sue
preziose pietre, neanche dai suoi diversi ornamenti d’oro si deve giu-
dicare il re. Lui è capitato a reggere le cose sulla terra, invece l’ordi-
namento del Sacerdozio si trova in altro; tutti i peccati che “saranno
legati sulla terra, saranno legati in cielo … il re custodisce corpi, inve-
ce il sacerdote anime; il re lascia denaro, invece il sacerdote peccati,
quello ha armi sensibili, lui invece ha armi spirituali; quello combatte
i barbari, invece io combatto i demoni. Questa autorità è più grande.
Perciò il re la sua testa pone sotto le mani del sacerdote, spesso nel
Vecchio Testamento i sacerdoti consacravano re”236.
Sarebbe una mancanza se non volessimo citare i seguenti: “qui esi-
ste anche un’altra autorità, che è superiore all’autorità politica (civi-
le). Quale, dunque, è questa, è l’autorità nella Chiesa, di cui ha ricor-
dato anche san Paolo. “...perchè questa autorità è tanto più grande di
quella politica, come della terra il cielo; ed ancora di più;”si occupa
per “la guarigione delle anime; quanto è la distanza tra le piante e le
anime, tanto essa è migliore di quella... li però, tutto si fa con la pau-
ra e la necessità, qui invece è riuscita della preferenza e dell’opinione.
E non soltanto in questo essa è migliore dell’altra, in quanto non è
soltanto autorità, ma anche paternità; quanto grande è la distanza tra
l’anima ed il corpo, tanto essa è allontanata da quella autorità”; dun-
que “evidente che questa autorità da tutte le altre costituisce la nostra
vita”237.

233. «μÂÏÙ›ˆÓ».
234. «ªÂ›˙ˆÓ».
235. «∞≈ÙË Á¿Ú ì àÚ¯‹ ÙÔÛÔÜÙÔÓ Ùɘ ÔÏÈÙÈÎɘ àÌ›ӈÓ, ¬ÛÔÓ Ùɘ Áɘ ï ÔéÚ·-
Ófi˜», ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ TÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ…, Û. 146.
236. ∂å˜ Ùfi ÚËÙfiÓ «Âr‰ÔÓ ÙfiÓ ∫‡ÚÈÔÓ», ^√ÌÈÏ›· 4, 4-5; PG 56, 126.
237. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ μã ∫ÔÚ., ^√ÌÈÏ›· 15, 4; PG 61, 507/9.
58 † Metropolita Gennadios

Riconoscendosi, come abbiamo detto più sopra, i Padri Cappado-


ci, e san Giovanni Crisostomo, l’indipendenza e l’autonomia dei sud-
detti organismi, accettano la collaborazione ed il reciproco aiuto, sen-
za nessun intervento dell’una autorità nel cielo delle competenze del-
l’altra. Erano dell’opinione che la Chiesa non dovesse dominare sullo
Stato ed intervenire su cose estranee ad essa.
È verità indiscutibile che lo Stato, avendo bisogno della potenza
spirituale e dell’aiuto della Chiesa, questa invece della potenza mate-
riale dello Stato, devono queste due autorità collaborare ed aiutarsi
reciprocamente.
I membri di questi organismi sono gli stessi uomini, i quali come
cristiani devono “rendere a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio
quel che è di Dio”. Malgrado che le sfere dell’energia sono superate
tra di loro, rimane chiaro che in molti punti i loro doveri coincidono.
Anche se i Padri riconoscevano “il dovere dell’Imperatore, da Co-
stantino il Grande ed in poi, di essere, secondo il sistema della coor-
dinazione e del mutuo soccorso Chiesa e Stato, il protettore della
Chiesa ed il difensore della sua fede Ortodossa, rifiutano, però, in lui
il diritto della sua mescolanza nelle cose interne della Chiesa”238.
È noto a tutti che questo sacro principio non è stato sempre ri-
spettato.
Sono eccellenti le parole: a. di san Paolo: “non c’è autorità se non
da Dio, e quelle che esistono, sono disposte a Dio”239; b. di san Gio-
vanni Evangelista: “Tu non avresti su di me nessun potere, se non ti
fosse stato dato dall’alto”240; c. di san Pietro “state sottomessi ad ogni
istituzione umana per amore del Signore; sia al re come sovrano, sia
ai governatori, come ai suoi inviati, per punire i malfattori e premia-
re i buoni”241. È chiaro da questi versetti che il potere ha provenienza
divina, perciò la Chiesa deve riconoscere l’autorità politica e collabo-

238. ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙáÓ TÚÈáÓ ^IÂÚ·Ú¯áÓ…, Û. 147.


239. ƒˆÌ·›Ô˘˜ 13, 1.
240. \Iˆ¿ÓÓÔ˘ 19, 11.
241. ∞ã ¶¤ÙÚÔ˘ 2, 13.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 59

rare con essa per la prosperità dei membri che sono gli stessi anche
per i due organismi. Dall’altra parte i fedeli membri devono rispetta-
re questo potere, questa autorità politica, per la sua origine divina,
perchè “chi si oppone all’autorità oppone all’ordine stabilito da
Dio”242.
Rispettando anche lo Stato la sua divina origine, deve aiutare la
Chiesa e collaborare con essa, perchè è santissima l’opera della Chie-
sa, cioè la salvezza degli uomini, e come scrive Giovanni Crisostomo
“per mezzo di ambedue (Chiesa-Stato) Dio dirige la nostra salvez-
za”243. Non deve essere nemico della Chiesa ed opposto a lei, poiché
l’autorità politica “è al servizo di Dio per il tuo bene”244.
San Crisostomo dice ancora: “Dio ha istruito i re a non esercitare
fuori della misura il loro potere che gli è stato dato da Dio”245. Ci so-
no casi nei quali vediamo un’opposizione e confusione del potere po-
litico verso la santa volontà di Dio e la legislazione divina. Lo stesso
Padre dà alcune risposte secondo i casi: “tu, però, quando ascolti”ren-
dere a Cesare quello che è di Cesare “sappi dire a lui soltanto quelle
cose, che non danneggiano la pietà; se sarà una tale cosa, non sarà di
Cesare, ma opera e scopo del diavolo”246, perciò, allora, bisogna ubbi-
dire piuttosto a Dio che agli uomini”.
Sempre in questi casi difficili, quando i capi diventano organi e
maestri di Dio “a loro dobbiamo ubbidienza”247, perchè “non gover-
nano, ma sono sottomessi a Dio”248; “quello che non ubbidisce a lui
(capo), combatte Dio, che ha fatto le leggi”249.
L’ubbidiente “è nostro complice ed aiutante ed è stato mandato
per questo da Dio; da ambo le parti, dunque, è rispettabile ed ancora

242. ƒˆÌ·›Ô˘˜ 13, 2.


243. PG 49, 81.
244. ƒˆÌ·›Ô˘˜ 13, 4.
245. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, §fiÁÔ˜ Âå˜ ÙfiÓ Ì·Î¿Ú. μ·‚‡Ï·Ó, 23; PG 50, 571.
246. ∂å˜ ª·Ùı., ^√ÌÈÏ›· 70, 2; PG 58, 656.
247. ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›·…, Û. 149.
248. Ibidem, p. 149.
249. Ibidem, p. 149.
60 † Metropolita Gennadios

da Dio è stato mandato.... Perchè è diacono di Dio.......”250. Pensa pro-


fondamente, “Ti consiglio di essere modesto, … consiglio di non ave-
re di più e non rapire, .... ordine è per tutti, anche se sei apostolo,
evangelista, profeta, qualsiasi altro; perchè questa pietà non capovol-
ge l’ubbidienza”251.
Gregorio il Teologo insegna anche lui che i capi politici hanno il
loro potere da Dio, perciò “governano con Cristo e con lui ammini-
strano; da lui è la spada (il potere), non però per farne uso, ma solo
per minaccia;....”252.
Scrivendo a Giuliano253, Gregorio conferma che tutti gli uomini so-
no uguali tra di loro, capi e cittadini e questo perchè tutti hanno co-
mune origine, comune creatore e comune salvatore.
Il capo è “immagine di Dio”254; rispetta “l’archetipo”255, quando di-
mostra rispetto e bontà verso i suoi cittadini. Caratteristiche sono le
sue frasi: “sei immagine di Dio... onora la coerenza, rispetta l’archeti-
po, collabora con Dio, non con il Signore del mondo, con il buon Cri-
sto, non con l’amaro tiranno ... imita per queste cose la filantropia di
Dio, con cui, governi ed amministri”256.
Altri sostanziali versetti: “mi pare che il capo è questo, assistente
della virtù...”257. Pure san Basilio conferma che ogni capo riceve il suo
potere da Dio, perciò è responsabile davanti a Dio: “l’autorità e la
forza si concedono ai capi da Dio”258; il Signore rende i re e trasferi-
sce, e non c’è autorità se non disposto da Dio; Si salva, dunque, il re

250. Ibidem, p. 149.


251. ∂å˜ ƒˆÌ., ^√ÌÈÏ›· 23, 1-2; PG 60, 615.
252. §fiÁÔ˜ 17, 9; PG 35, 976.
253. §fiÁÔ˜ 19, 13; PG 35, 1060; PG 37, 853, ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ¶ÂÚ› Ù·ÂÈÓÔÊÚÔ-
Û‡Ó˘, 7; PG 31, 537.
254. «∂åÎÒÓ ÙÔÜ £ÂÔÜ».
255. «\∞Ú¯¤Ù˘ÔÓ».
256. §fiÁÔ˜ 17, 9; PG 35, 976. \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘; PG 49, 216.
257. °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ¡·˙È·Ó˙ËÓÔÜ, \∂ÈÛÙÔÏ‹ 224, «\AÊÚÈηӡá»; PG 37, 368.
258. \EÈÛÙÔÏ·› 76 η› 109; PG 32, 452 η› 502.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 61

non per la sua molta forza ma per la grazia divina...”259. S. Basilio con-
siglia l’ubbidienza ai capi, rispettando la dottrina di s. Paolo: “Ciascu-
no stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se
non da Dio, e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si
oppone alle autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio”260.
È noto il conte Palladio, consigliasse a san Basilio di operare il be-
ne “secondo la forza che ti ha dato Cristo...”261.
Degne di rilevo sono anche le seguenti frasi: “....i capi non fanno
paura per le opere buone, ma per le cattive; vuoi che non temi l’auto-
rità? fai il bene, ed avrai da essa lode;... se, però, fai il male, temi....”262.
I capi devono essere piuttosto “maestri ed educatori”dei loro sud-
diti e, secondo questo spirito, devono governare, ricordando sempre
che “per i servi e per i padroni è lo stesso Padre Dio”263.
I capi non devono governare secondo la loro propria forza, ma se-
condo la forza che ha dato a loro il Signore; essendo protettori dei co-
mandi di Dio e della volontà divina devono guidare il popolo verso
Dio e la sua santa volontà, operando sempre il bene.
I capi hanno il diritto di chiedere dai loro sudditi ubbidienza verso
le loro leggi, soltanto se sono in armonia con la legge di Dio, scritta e
non scritta e non essere opposta alla divina volontà.
S. Basilio: “ognuno stia sottomesso alle autorità”, ma soltanto “in
quelle che l’ordine di Dio non viene impedito”264.
L’ubbidienza, allora, è la sottomissione alle leggi dei capi dello Sta-
to, secondo questi Padri; è dovere, soltanto se provengono da Dio ed
applicano la legge divina. Se, p.e., queste leggi dei capi sono opposte
alla volontà di Dio e promuovono il male, i cristiani non sono obbli-
gati ad ubbidire; non hanno il dovere di sottomettersi ai capi; non de-

259. ∂å˜ æ·ÏÌ. 32, 9; PG 29, 344/5.


260. ƒˆÌ. 13, 1-2; \∏ıÈο 97, 2; PG 31, 860.
261. \EÈÛÙÔÏ‹ 109; PG 32, 520.
262. \HıÈο, ¬ÚÔ˜ 79, 1; PG 31, 860.
263. \π. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, ∂å˜ °¤Ó. §fiÁ. 4, 2; PG 54, 596.
264. \HıÈο 79, 2; PG 31, 860.
62 † Metropolita Gennadios

vono applicare “la legge di quello che ha l’autorità, ma quello che l’-
ha creata”265, dice Gregorio il Teologo.
Ubbidienti alle leggi che promuovono il male, dice s. Crisostomo,
seguiamo la volontà del diavolo che distrugge il bene e la nostra sal-
vezza.
Conosciamo bene dalla storia come questi Padri e particolarmen-
te san Basilio e san Crisostomo hanno combattuto le leggi che vole-
vano distruggere la volontà di Dio e la salvezza dell’uomo. Hanno
combattuto i capi mondani per proteggere il bene e la legge divina.
S. Crisostomo afferma: “esiste, p.e., un re cattivo ed un cittadino
buono... il re ordina al cittadino di fare qualche cosa di cattivo; che co-
sa deve fare il cittadino buono ed ubbidiente?”Non soltanto non lo fa-
rà e non ubbidirà, ma si sforzerà di allontanare anche quello che l’or-
dina, anche se è necessario morire”266.
L’opposizione dei cristiani contro la legge civile che promuove il
male, la cattiveria, contro la legge umana che distrugge la volontà di
Dio, non soltanto è loro diritto, ma anche loro dovere sacro.
La Chiesa deve, in simili casi, respingere ogni incompetente ed ir-
regolare intervento dello Stato nelle cose sacre, nelle cose dogmati-
che, consegnate alla Chiesa dal nostro Signore e dagli Apostoli, aven-
do come esempi vivissimi Basilio il Grande e Giovanni Crisostomo.
Ricordiamo la risposta di Giovanni Crisostomo, detta all’impera-
tore Arcadio, quando quest’ultimo insisteva al suo allontanamento
dal suo gregge e fuggire in esilio: “ho ricevuto questa Chiesa dal Sal-
vatore Dio con lo scopo di curare la salvezza del popolo; non posso
abbandonarla; se vuoi questo (perchè la città ti interessa) allontana-
mi con violenza, per avere come apologia (difesa) della diserzione la
tua autenticità”267.
Ricordiamo anche la risposta di Basilio il Grande, detta all’impe-
ratore ariano Valentino ed al suo delegato Modesto, il quale richie-

265. §fiÁÔ˜ ÂÚ› ÊÈÏÔÙˆ¯›·˜, 14, 27; PG 35, 892.


266. §fiÁÔ˜ ÂÚ› àÚÂÙɘ η› ηΛ·˜, 26; PG 63, 762.
267. ¶·ÏÏ·‰›Ô˘, ¶ÂÚ› ‚›Ô˘ η› ÔÏÈÙ›·˜ \Iˆ¿Ó. ÃÚ˘ÛÔÛÙfiÌÔ˘, 9; PG 47, 32.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 63

deva da san Basilio di abiurare alla fede ortodossa di Nicea e cessare


la sua lotta contro l’eresia dell’arianesimo.
La risposta di san Basilio si trova nell’opera di san Gregorio il Teo-
logo: “riguardo alle altre cose noi siamo clementi e di qualsiasi altro
più umili; in questa circostanza Dio è quello che è in pericolo, perciò
sprezzando le altre cose, verso lui soltanto guardiamo; fuoco e spada
ed animali e le unghia che spaccano i corpi è piuttosto per noi piace-
re anzichè sorpresa”.
Caratteristiche sono le parole del delegato Modesto all’imperato-
re, dopo il suo dialogo con il generoso e grande vescovo Basilio: “sia-
mo sconfitti re... L’uomo è più forte delle minaccie, più costante del-
le parole, più potente della persuasione”.
I pensieri di questi Padri della Chiesa e le meravigliose indiscutibi-
li verità sono un vero e grande aiuto per i cristiani che sono membri
della stessa società. Chiesa e Stato possono convivere veramente e da-
re “molto frutto”ai loro membri, se seguono la dottrina dei santi Pa-
dri.
La loro vita è un grandissimo per noi aiuto, spirituale, sociale e ci-
vile. Fedeli umili a Dio, pacificatori ed offrendo la loro vita a Dio co-
me sacrificio per la salvezza del prossimo sono per noi eccellenti per-
sonalità, alle quali dobbiamo non soltanto il vero sviluppo e progres-
so della Teologia, ma anche i veri, dignitosi e pacifici pensieri sulla so-
cietà.
I loro consigli per i membri della Chiesa e dello Stato, come anche
quelli per i capi Ecclesiastici e dello Stato, sono importantissimi, ed il
loro esercizio nella società porta doni spirituali e materiali. Questa
società vive con Dio e glorifica Dio. È vera società cristiana; è la so-
cietà di Dio.
CAPITOLO QUINTO

LA VITA SOCIALE

L’uomo è un animale sociale, perciò non può esistere da solo e vive-


re da solo. È verità indiscutibile che l’uomo presuppone il “prossi-
mo”268, “l’io”, il “tu”.
S. Basilio il grande dice: “Chi non ha osservato che l’uomo è un
animale pacifico e sociale e non solitario e feroce? In quanto ciò non
è pacificare la nostra natura, dal momento che c’è comunione tra di
loro, reciproco bisogno ed amore verso lo stesso sesso”269.
L’uomo è stato creato da Dio, come “essere sociale”270 e non come
“essere solitario”271.
Per l’uomo la vita senza il prossimo, il compagno senza Dio è una
situazione per lui incomprensibile e non naturale. L’isolamento inte-
ro per l’uomo è sconosciuto , perchè l’uomo non può avere con que-
sto una sicurezza, che invece trova nella comunità.
La Sacra Scrittura dice: “Non è bene che l’uomo sia solo: io gli farò
un aiuto simile a lui”272.
È noto a tutti che l’uomo trova i beni materiali, ma anche quelli
spirituali nella comunità. L’uomo realizza i suoi scopi con gli altri e
nella comunità.

268. «™˘Ó¿ÓıÚˆÔÓ».
269. ≠√ÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 3, 1; PG 31, 917; PG 29, 261 °.
270. «ò√Ó ÎÔÈÓˆÓÈÎfiÓ».
271. «ò√Ó ÌÔÓÉÚ˜».
272. °¤ÓÂÛȘ 2, 18.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 65

È evidente che nella vita solitaria “sia il presente per noi diventa
inutile, sia il mancante (futuro) è sconsolazione, dal momento, che
Dio creatore ha ordinato la necessità del reciproco bisogno”273 scrive
s. Basilio. Di grande significato è il pensiero del Prof. Giovanni Kalo-
girou sull’uomo come essere sociale: “è generalmente noto che l’indi-
viduo distratto ed insocievole non è il vero uomo, ma soltanto creatu-
ra dell’uomo, essere privato degli elementi morali e spirituali, i quali
appartengono alla sostanza della vita dell’uomo, allo stesso modo di
come morta è la mano che è stata troncata dalla vita del corpo. Le re-
lazioni sociali sono parte necessaria dell’esistenza dell’individuo.
Questo non può realizzare se stesso, ma soltanto per mezzo degli al-
tri individui. E soltanto, allora, realizza il vero significato della sua na-
tura spirituale, quando rifiuta il suo io individuale, la solitaria esi-
stenza e la sua vita si dedica in un più ampio ed universale io, l’io del-
la famiglia, della comunità, della nazione etc. L’individuo isolato da-
gli altri spiriti umani sarebbe privato degli elementi sostanziali dell’i-
dea dell’umanità”274.
“La comunità è un’arca275 dei valori. Fuori di essa non esiste valo-
re civilizzatore. L’uomo partecipa dei valori, perchè adatta se stesso
alla comunità e diventa da essa gradito. Dalla comunità prende i va-
lori e con il suo aiuto ed a favore di essa si affianca per la loro pro-
mozione. Ogni attività individuale si rivolge verso l’insieme ed ogni
aspirazione comune serve e promuove l’individuo”276.
Come abbiamo detto più sopra “l’uomo non sta come monade277
davanti, ma come persona e natura contemporaneamente, come uo-
mo e come umanità”278.

273. 7, 1; PG 31, 928.


274. ÃÚ›ÛÙÔ˘ ¡. ªÔ‡ÎË, «^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜ ηٿ ÙÔ‡˜ ∫··‰fiη˜
¶·Ù¤Ú·˜», £ÂÛÛ·ÏÔÓ›ÎË 1967, Û. 65.
275. «∫È‚ˆÙfi˜».
276. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 65.
277. «ªÔÓ¿˜».
278. Ibidem.
66 † Metropolita Gennadios

Dio è padre di tutti. Nessuno può dire che Dio è soltanto per me.
L’adorazione di Dio è una realtà comune, perciò la religione e la vita
religiosa è comune e non soltanto una ipotesi personale.
S. Basilio il Grande organizza la vita monastica sui principi socia-
279
li .
Il grande Padre della Chiesa unita ed indivisibile dice che: “la vita
solitaria ha come scopo la soddisfazione delle necessità personali ed
il vantaggio individuale, cosa che non va d’accordo con l’amore cri-
stiano che “non pretende di trovare le proprie cose”, ma l’interesse e
la salvezza dei molti. Se tutti siamo chiamati per compiere il Corpo di
Cristo ed ognuno di noi sceglie la vita solitaria, come potremo, allora,
staccati e divisi, conservare “la relazione ed il servizio dei membri tra
di loro”, o la sottomissione a Cristo, il nostro capo?”280.
L’uomo solitario perde diverse occasioni di essere allegro e gioio-
so, perchè il suo prossimo ha ricevuto beni spirituali e materiali. Per-
de ancora altre occasioni di dolore per il suo prossimo e non può dun-
que realizzare quello che dice ai Romani il grande Apostolo dei Gen-
tili Paolo: “gioite, con chi gioisce; piangete con chi piange”281, igno-
rando così il prossimo282, creatura di Dio.
S. Basilio considera la vita sociale come l’ideale, perchè la comu-
nità promuove la religiosità naturale. Nella comunità abbiamo “il re-
ciproco completamento di tutti”283.
Ogni uomo offre alla comunità i suoi particolari carismi, le sue vir-
tù e così si ottiene”.
Il singolo uomo non pue avere tutti i carismi, osserva san Basilio.
Lo Spirito Santo dona i suoi carismi agli uomini secondo la loro fede.

279. ¶. ÃÚ‹ÛÙÔ˘, «^H ∫ÔÈÓˆÓÈÔÏÔÁ›· ÙÔÜ ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ», Û. 80.


280. ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 7, 1-2; PG 31, 929 ∞.°.
281. ƒˆÌ·›Ô˘˜ 12, 15.
282. ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 7, 1-2; PG 31, 929 °.¢.
283. ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 7, 2; PG 31, 932 μ. «Δ‹Ó àÏÏËÏÔÛ˘ÌÏ‹ÚˆÛÈÓ ÙáÓ ¿-
ÓÙˆÓ».
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 67

Per mezzo della vita sociale “il proprio carisma diventa comune
anche agli altri concittadini”. “Cosicchè è necessario nella vita socia-
le che l’energia dello Spirito Santo che si trova sull’uomo passi a tutti
comunemente”284, perchè lo stesso carisma per mezzo della “trasmis-
sione”285 si moltiplica ed i frutti sono buoni ed utili per tutti quanti, go-
dendo così tutti insieme reciprocamente i doni spirituali dello Spirito
Santo286.
Sant’Attanasio il grande ha riconciliato la vita solitaria con quella
sociale, dimostrando così : “che esiste anche il sacerdozio filosofico ed
allo stesso modo la filosofia necessita del misticismo. Così entrambi
li ha uniti e li ha ricondotti all’unità... in modo da convincere che la vi-
ta solitaria deve essere caratterizzata dalla costanza del modus viven-
di piuttosto che dalla partenza del corpo”287, dice san Gregorio Na-
zianzeno, facendo elogio per il grande Padre di Alessandria.
La comunità promuove la vita modale dei membri e la grande vir-
tù presuppone vita comunale. “La vigilanza della legge morale e dei
precetti divini è possibile piuttosto nella comunità che nel deserto”288.
S. Basilio domanda: “come è possibile che l’eremita ostenti l’umil-
tà, dacchè non ha di fronte a sè l’uomo per umiliarsi? Come manife-
sterà la misericordia lui che ha staccato sè stesso dalla comunione de-
gli altri? come eserciterà la longanimità, se non esiste quello che si op-
pone alla sua volontà? Cristo non si è compiaciuto di insegnare sol-
tanto, ma ha dato sè stesso modello (esempio) di virtù e di santità. Ha
lavato i piedi dei suoi discepoli, dando così sè stesso eterno esempio
di umiltà. Di chi i piedi lava l’eremita? Quali serve? Di chi diventa
l’ultimo e servo? L’Eremita rischia di perdere anche “l’autoconoscen-

284. ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 7, 2; PG 31, 932 μ.


285. «ªÂÙ·‰fiÛˆ˜».
286. ÃÚ›ÛÙÔ˘ ¡. ªÔ‡ÎË, «^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜ ηٿ ÙÔ‡˜ ∫··‰fiη˜
¶·Ù¤Ú·˜», £ÂÛÛ·ÏÔÓ›ÎË 1967, Û. 66. ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 7, 2; PG 31, 932 μ.
287. §fiÁÔ˜ 21, 19; PG 35, 1104 ∞.
288. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 67.
68 † Metropolita Gennadios

za”289, perchè non c’è nessuno che gli palesi i suoi difetti in amore e
dolcezza, perciò diventa molte volte vano”(che si compiace di sè)290.
Queste sono le ragioni a causa delle quali san Basilio considera la
comunità monastica, che intende come modello per la Chiesa, stadio
delle lotte, e la vita comunitaria esercizio perpetuo291.
La Chiesa, fondata dal nostro Salvatore Gesù Cristo, è la più per-
fetta comunità. La Chiesa riesce per mezzo dei suoi doni spirituali ad
avere in unità strettissima e profondissima tutti i suoi membri.
“La Chiesa è in sostanza comunità e fraternità divina e spirituale.
Uomini ecclesiastici, come Ireneo, Ippolito e Tertulliano, hanno in-
segnato che la Chiesa è primitiva comunità spirituale, della quale la
sua origine appartiene alla creazione dei primi uomini”292.
I primi uomini e tutti i giusti da Abele, Noè e Abramo fino all’e-
vento di Cristo ed in genere tutti quelli che hanno creduto al “Messia
– Redentore Gesù Cristo”appartengono a Lui ed alla sua Chiesa293.
Il prof. Karmiris G. scrive: “Infatti l’una Chiesa indivisibile secon-
do la sua parte celeste ha avuto la sua origine prima della creazione
del mondo visibile e materiale, del mondo degli angeli, così preesi-
steva come Chiesa dei primogeniti in cielo, come “città del Dio vi-
vente”e come “Gerusalemme celeste”294 prima della creazione del
mondo; Basilio il grande parla “di Dio, cioè della Chiesa, che i suoi
cittadini “hanno il regime in cielo”o “Gerusalemme celeste”295 o “cit-
tà celeste... perchè anche lì esiste il sistema dei primogeniti... che li
esistono miriadi di angeli e assemblea dei santi e Chiesa dei primoge-
niti”296.

289. «∞éÙÔÁÓˆÛ›·».
290. ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 7, 3; PG 31, 932 °¢ - 933 ∞.
291. ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 7, 4; PG 932 μ.
292. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 67.
293. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 67.
294. ^E‚Ú·›Ô˘˜ 12, 22.
295. «^IÂÚÔ˘Û·Ï‹Ì âÔ˘Ú¿ÓÈÔ˜», «ôÓˆ ^IÂÚÔ˘Û·Ï‹Ì».
296. «\∂Ô˘Ú¿ÓÈÔÓ fiÏÈÓ … ¬ÙÈ Ì˘ÚÈ¿‰Â˜ àÁÁ¤ÏˆÓ âÎÂÖ Î·› ·Ó‹Á˘ÚȘ ^AÁ›ˆÓ
η› \EÎÎÏËÛ›· ÚˆÙÔÙfiΈӻ. ∂å˜ æ·ÏÌ. 45, 4; PG 29, 421 ° - 424 ∞.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 69

Cosicchè la Chiesa come “spirituale”preesistenza prima della crea-


zione di tutti gli esseri, unita con Cristo preesistente ed in questo con-
siste “il grande mistero”, che l’Apostolo Paolo riferiva “a Cristo ed al-
la Chiesa”. Volendo considerare l’aspetto terrestre l’origine della
Chiesa si è avuta con la creazione della prima coppia di uomini di
Adamo e di Eva ed attraverso dell’immediata comunione di essi con
Dio nel Paradiso”297.
S. Gregorio Nazianzeno nella sua opera “Logos”dice che il “Ver-
bo”si è presentato in un secondo tempo, in tempi particolari, però si
è manifestato anche prima agli uomini che avevano pensieri puri (in-
telletti-innocenti) cioè a quelli che avevano l’intelletto puro, come è
evidente da molti che prima di lui sono stati onorati”298.
Lo stesso Padre elogia particolarmente Eleazar299, la sua moglie, i
suoi figli e tutti che hanno subito il martirio prima della passione di
Cristo, come dopo Cristo lo è stato Stefano300.
“Si intende che tutto questo periodo della Chiesa, terminato da
Abramo e poi da Mosè nella Sinagoga Giudaica, è preparatorio del
ravvivamento e del ristabilimento della Chiesa decaduta per mezzo
del peccato originale e propedèutica alla sua integrità (pienezza) per
mezzo di Gesù Cristo”301.
Veramente Eleazar, la sua famiglia e tutti quelli che hanno subito
il martirio primo della passione di Cristo hanno dimostrato grande fe-
de ed anima generosa, senza avere il modello di Cristo.
È certamente una cosa bella, meravigliosa, sacra, santa e miraco-
losa. Tutti quelli che furono giusti prima di Cristo sono membri della
Chiesa preesistente”302.

297. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 67-68.


298. 15, 1; PG 35, 912∞.
299. §fiÁÔ˜ Úfi˜ ÙÔ‡˜ ª·Îη‚·›Ô˘˜.
300. §fiÁÔ˜ 15, 3; PG 913 °.
301. \π. ∫·ÚÌ›ÚË, ^H \EÎÎÏËÛÈÔÏÔÁ›· ÙÔÜ ^AÁ›Ô˘ °ÚËÁÔÚ›Ô˘ ÙÔÜ £ÂÔÏfiÁÔ˘, \EÈ-
ÛÙ. \EÂÙËÚ›˜ £ÂÔÏ. ™¯ÔÏɘ ¶·ÓÂÈÛÙËÌ›Ô˘ \AıËÓáÓ, 13 (1959), Û. 169.
302. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 68.
70 † Metropolita Gennadios

La Chiesa è stata fondata sotto la sua integra e perfetta forma dal


nostro Salvatore Gesù Cristo nel giorno di Pentecoste per mezzo del-
la discesa dello Spirito Santo il quale da allora l’ “architetta”303.
S. Gregorio il Teologo scrive: “il Signore ha edificato la Chiesa e
non l’uomo”304.
La Chiesa fondata da Dio Cristo deve abbracciare tutti gli uomini
ed unirli in una cosa. Così dice san Gregorio: “Cosicchè tutto il mon-
do possa... concordare e convenire in una cosa tramite la cooperazio-
ne dello Spirito”305.
La Chiesa è “la grande eredità di Cristo, la grande e non intermi-
nabile, ma sempre camminerà...”306 dice san Gregorio il Teologo e
questo con lo scopo di rendere membri tutti gli uomini.
Tutti sono chiamati per diventare membri della Chiesa. Anche i
gentili sono chiamati da Cristo; lo sappiamo molto bene; ha detto:
“Ed ho altre pecore, che non sono di quest’ovile”307 intendendo quel-
li che sono destinati dai gentili alla salvezza308 dice Basilio il Grande.
Degno di menzione riguardo alle cose dette più sopra, è quel ver-
setto che incontriamo nell’opera “a Profeta Isaia”di san Basilio.
“Perciò la Chiesa è stata definita montagna piana, affinchè abbia
spazio per la raccolta della moltitudine di quelle che si innalzano per
raggiungere la sommità della conoscenza di Dio”309.
La Chiesa così “prende carattere ecumenico ed universale in
quanto si estende anche in cielo ed abbraccia l’altra vita e la creazio-
ne visibile acquista l’incocepita profondità metafisica e carattere uni-
versale”310.

303. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 68.


304. §fiÁÔ˜ 19, 8; PG 35, 1052 ° - ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ∂å˜ ¶ÚÔÊ‹ÙËÓ \∏Û·˝·Ó, 107;
PG 30, 289 ¢ - 292 ∞.
305. §fiÁÔ˜ 21, 33; PG 35, 1121 μ.
306. §fiÁÔ˜ 4, 67; PG 35, 588°.
307. \Iˆ¿ÓÓÔ˘ 10, 16.
308. ∂å˜ æ·ÏÌ. 28, 3; PG 29, 288 μ.
309. ∂å˜ ¶ÚÔÊ‹ÙËÓ \∏Û·˝·Ó, 259; PG 30, 573 ∞.
310. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 69.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 71

S. Basilio “accetta la Chiesa come fraternità e comunità in amore,


e come città, “Città di Dio”. Sotto il titolo generale della città divina
intende la Chiesa trionfante, la quale è costituita dagli Angeli, dai
santi e da tutti gli uomini eletti, i quali dalla Chiesa terrestre e mili-
tante sono trascritti alla celeste”311.
I Cappadoci uniscono le “due Chiese”che in sostanza è unica ed in-
divisibile, cioè quella “fraternità terrestre”a quella “città celeste”.
Sappiamo che “l’unità di tutti che costituiscono l’unica Chiesa de-
gli Angeli e degli uomini (dei vivi e dei morti) si manifesta particolar-
mente durante la celebrazione della santa Eucarestia, nella quale “gli
angeli, arcangeli...”glorificano il Signore e “con tutte le potenze bea-
te”uniti anche ai fedeli-membri della Chiesa militante, cantando l’in-
no del Trisagio”312.
La vera patria dei fedeli che credono in Cristo è “la Gerusalemme
celeste in quanto invisibile, però la percipiamo come città, nella qua-
le viviamo e verso la quale camminiamo; della quale è cittadino Cri-
sto, concittadini l’assemblea e la Chiesa dei primogeniti, inscritti in
cielo e festanti intorno al grande fondatore...”313; perciò afferma s.
Gregorio il Teologo che le patrie sulla terra sono divertimenti della
vita terrestre ed ancora possiamo ricavare dai famosi scritti dei Padri
Cappadoci che i fedeli - membri della Chiesa di Cristo considerano sè
stessi come stranieri e pellegrini di questa vita, riguardando verso la
città di Dio, di cui fondatore è Gesù Cristo.
Abbiamo visto in altre lezioni in esteso la grande unità della Chie-
sa, la quale è una perchè è corpo, avendo come testa Gesù Cristo, di-
ce s. Paolo314.
Mentre Gesù Cristo è la testa del corpo della Chiesa, lo Spirito
Santo è l’anima e la sua forza vivificatrice. Lo Spirito Santo è quello

311. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 69. ∂å˜ æ·ÏÌ. 45, 4; PG 29, 421 °. ¢.
312. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, £. §ÂÈÙÔ˘ÚÁ›·; PG 31, 1636. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…,
Û. 70.
313. °ÚËÁÔÚ›Ô˘ £ÂÔÏfiÁÔ˘, §fiÁÔ˜ 8, 6; PG 35, 796 μ.
314. \EÊÂÛ›Ô˘˜ 5, 23, ∫ÔÏÔÛÛ·ÂÖ˜ 1, 18.
72 † Metropolita Gennadios

che dona ai fedeli i carismi; è quello che provvede per l’ornamento


della Chiesa; tutti i fedeli per mezzo dello Spirito Santo diventano un
corpo ed uno Spirito, secondo Basilio il Grande.
CAPITOLO SESTO

LA VITA RELIGIOSA DELLA CHIESA

Sappiamo bene che i Padri Cappadoci comunemente insegnano che


soltanto nella Chiesa esiste una vera vita cristiana, e di conseguenza
la salvezza. Nella Chiesa di Cristo esiste la vera religione e la vera
adorazione di Dio.
Secondo san Gregorio Nisseno la Chiesa è un mondo nuovo, visi-
bile, “la quale contiene il cielo nuovo, … la fede in Cristo, la nuova
terra ed il nuovo uomo, il quale si rinnova per mezzo della rigenere-
zione spirituale nell’immagine di Dio che l’ha creato; Nuove ed innu-
merevoli glorie appaiono e risplendono... Sono quelle di cui ha detto
Gesù “Voi siete la luce del mondo”e Paolo... dimostratevi come glo-
rie (astri) nel mondo”315.
La partecipazione dell’uomo nella vita della Chiesa non annulla la
sua personalità, ma all’incontrario, perchè nella Chiesa trova con si-
curezza la comunità dei carismi, dei beni spirituali, ha tutte le possi-
bilità per il suo progresso spirituale, per la sua salita spirituale.
S. Gregorio Nisseno dice: “finché tutti diventiamo una cosa... Dio
diventa il tutto nel tutto per quelli che sono moderati nella comunio-
ne del bene per mezzo dell’unità tra di loro”316.
È vero che questa unità non deve essere interpretata in modo pan-
teistico. È verità indiscutibile che i membri della Chiesa sono fedeli
autonomi ed indipendenti. La loro partecipazione e la loro unità non

315. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 72.


316. oAÛÌ· 15, Langerbesk, VI, 466; PG 44, 1113 C.
74 † Metropolita Gennadios

distrugge la loro personalità, ma al contrario conserva la loro “ipo-


stasi”.
S. Gregorio Nisseno afferma che l’uomo incorporato nella Chiesa
resta personalità.
CAPITOLO SETTIMO

LA VITA SACRAMENTALE

I Padri Cappadoci esaltano sopratutto il sacramento del Battesimo e


quello della Santa Eucarestia. Questo non significa che questi Padri e
maestri della Chiesa non parlano per gli altri Sacramenti.
I. Il Battesimo è l’abitazione della sepoltura di Cristo.
I corpi dei battezzati si seppelliscono nell’acqua dei battisteri ed
abbiamo la moltiplicazione dell’uomo vecchio e l’abbandono delle
opere della carne317.
Con il battesimo viene rifiutato l’uomo vecchio e viene vestito l’uo-
mo nuovo, Cristo, suo Salvatore.
Le immersioni nell’acqua che si fanno nel nome della Santissima
Trinità simboleggiano la morte di Cristo, invece le immersioni da es-
so sono l’imitazione della resurrezione di Cristo.
Per mezzo dello Spirito Santo che è presente nel Sacramento si ef-
fettua la nuova nascita e la vita spirituale del Battezzato.
Lo Spirito Santo, dice san Gregorio il Teologo, incorporeamente
ed indivisibilmente soccorre purificando le profondità umane.
Lo Spirito Santo, la forza vivificatrice, rinnova le nostre anime dal-
la mortalità del peccato alla vita primitiva, dice il suddetto Padre318.
Con il Battesimo, come già è stato detto più avanti, abbiamo la puri-
ficazione dei peccati, il perdono delle colpe, e poi il rinnovamento e
la rigenerazione, secondo san Gregorio Nisseno319.

317. ª. μ·ÛÈÏ›Ԣ, ¶ÂÚ› ^AÁ›Ô˘ ¶Ó‡̷ÙÔ˜, 35; PG 32, 129 °. §fiÁÔ˜ 40, 8; PG
36, 368 μ.
318. Ibidem.
319. ∂å˜ Ù‹Ó ìÌ¤Ú·Ó ÙáÓ ºÒÙˆÓ; PG 46, 580 ¢.
76 † Metropolita Gennadios

Il Battesimo ha: “a. La potenza della risurrezione”320 afferma Basi-


lio il Grande, b. “il mutamento”del battezzato che avviene “nell’intel-
letto, nella parola e nell’azione”321 secondo lo stesso Padre, e c. la
“creazione”di “una seconda e più purificata vita”322, secondo Grego-
rio il Teologo.
Il sacramento del Battesimo è stato definito dal nostro Signore, di-
ce Basilio, come testamento della morte e della vita323. Così “per go-
dere l’uomo la prima adorazione deve imitare non soltanto la vita, ma
anche la morte di Cristo”324.
Questo sacramento è “indispensabile condizione del perfeziona-
mento dell’anima”325, secondo Gregorio il Teologo, “del ristabilimen-
to dell’uomo davanti a Dio, dell’adozione”326, afferma Basilio, “della
familiarità verso Dio”327 dice Gregorio Nisseno, della “divinizzazio-
ne”328.
Di grandissima importanza sono i seguenti versetti di Gregorio il
Teologo, il quale ricapitola in poche righe i beni del sacramento del
Battesimo: “il battesimo è indispensabile per il perfezionamento del-
l’anima, per il ristabilimento dell’uomo davanti a Dio; è interpellanza
della coscienza verso Dio; il battesimo è aiuto della nostra malattia; il
battesimo è abbandono della carne, seguendo lo Spirito, comunione
del Verbo, riparazione della creatura... distruzione delle tenebre; il

320. «Δ‹Ó ‰‡Ó·ÌËÓ Ùɘ àÓ·ÛÙ¿Ûˆ˜», ∂å˜ ≠AÁÈÔÓ μ¿ÙÈÛÌ·, 1; PG 31, 424 ¢.
321. «Δ‹Ó àÏÏÔ›ˆÛÈÓ», «Î·Ù¿ Ù ÓÔÜÓ Î·› ÏfiÁÔÓ Î·› ÚÄÍÈÓ», ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿-
ÙÔ˜, 20, 1; PG 31, 736 ¢.
322. «Δ‹Ó ‰ËÌÈÔ˘ÚÁ›·Ó», «‰Â˘Ù¤ÚÔ˘ ‚›Ô˘ η› ÔÏÈÙ›·˜ ηı·ÚˆÙ¤Ú·˜», §fiÁÔ˜
40, 8; PG 36, 368 ¢.
323. ¶ÂÚ› ^AÁ›Ô˘ ¶Ó‡̷ÙÔ˜, 35; PG 32, 129 °.
324. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 74.
325. §fiÁÔ˜ 40, 3; PG 36, 361 μ. «\∞·Ú·›ÙËÙÔ˜ ¬ÚÔ˜ Ùɘ ÙÂÏÂÈÒÛˆ˜ Ùɘ „˘¯É˜».
326. «Δɘ àÔηٷÛÙ¿Ûˆ˜ ÙÔÜ àÓıÚÒÔ˘ âÓÒÈÔÓ ÙÔÜ £ÂÔÜ, Ùɘ ˘îÔıÂÛ›·˜».
∂å˜ Ùfi ≠AÁÈÔÓ μ¿ÙÈÛÌ·, 4; PG 31, 429 μ.
327. «Δɘ ÔåÎÂÈÒÛˆ˜ Úfi˜ ÙfiÓ £ÂfiÓ». Ibidem η› §fiÁÔ˜ ∫·Ù˯ËÙÈÎfi˜ 36; PG
45, 92 ¢.
328. «£ÂÒÛˆ˜». (^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 75.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 77

battesimo è veicolo verso Dio, compagno di viaggio di Cristo, appog-


gio della fede, perfezionamento della mente, chiave del Regno di Dio,
ricompensa della vita, negazione della composizione; il Battesimo....
è il più bello e maestoso dono di tutti i doni di Dio”329.
2. La Divina Eucarestia: La Divina Eucarestia è cibo celeste; è la
vera partecipazione alla vita divina, perchè il fedele -membro della
Chiesa- mangia il corpo e beve il sangue di Cristo; prende lo stesso
Cristo, lo stesso Dio.
Per mezzo della Divina Eucaristia, l’uomo si divinizza. Gregorio
Nisseno afferma che Dio verbo: “ha mischiato se stesso”con la mor-
tale natura umana “affinchè nella comunione della divinità si consi-
derasse l’umano... come se fosse l’unione immortale, diventando l’uo-
mo partecipe dell’immortalità”330.
Il pane ed il vino benedetti dal sacerdote diventano corpo ed san-
gue di Dio Verbo331, secondo Gregorio Nisseno; per quel fedele che
viene per prendere i santissimi doni ( la Comunione), e non intende
la grandezza e la santità del Sacramento non guadagna niente, come
anche quel che è indegno che viene a prendere il Santo corpo ed il
Santo Sangue di Cristo, è condannato secondo san Basilio332.

329. §fiÁÔ˜ 40, 3; PG 36, 361 μ. San Gregorio Nazianzeno parla nella sua opera
§fiÁÔ˜ 39, 17 su diversi altri battesimi, i quali sono in tutto cinque: quello di Mosè,
del Giovanni Battista, di Cristo, "per mezzo del martirio e del sangue" e l’ultimo,
"delle lacrime e della penitenza".
330. §fiÁÔ˜ ∫·Ù˯ËÙÈÎfi˜, 37; PG 45, 97 μ.
331. §fiÁÔ˜ ∫·Ù˯ËÙÈÎfi˜, 37; PG 45, 96 ∞ ¢ - 97 ∞.
332. ≠OÚÔÈ Î·Ù¿ Ï¿ÙÔ˜, 21, 1; PG 31, 740 ∞.
CAPITOLO OTTAVO

LA VITA MORALE

Dio ha incontrato l’uomo. Con questo grandissimo incontro abbia-


mo la grande realtà che è il risultato di questo incontro, la vita reli-
giosa. L’incontro si fa nella Chiesa, ove l’uomo trova i mezzi per la sua
salvezza.
La vita morale è una condizione importantissima della vita religio-
sa.
Secondo i Padri Cappadoci la morale e la religione sono stretta-
mente legate, cosicchè l’una non può esistere senza l’altra. I Padri
Cappadoci considerano la morale come necessaria condizione della
vita morale. È verità indiscutibile che l’uomo per arrivare alla religio-
ne deve passare prima dalla morale.
La vita morale può considerarsi come condizione e frutto della vi-
ta religiosa.
In questo capitolo appartengono i seguenti articoli: l’autocono-
scenza333, la Purificazione334, l’Ascetica (esercizio)335, la Virtù336.

333. «∞éÙÔÁÓˆÛ›·».
334. «∫¿ı·ÚÛȘ».
335. «ò∞ÛÎËÛȘ».
336. «\∞ÚÂÙ‹».
CAPITOLO NONO

GRADI DELLA VITA RELIGIOSA

Soltanto l’uomo può rispondere a Dio. Soltanto l’uomo può parlare


con Dio. Soltanto l’uomo può pregare Dio.
La religione può considerarsi come stabile e perpetua risposta a
Dio, creatore del mondo e nostro Padre.
“La vita religiosa dell’Oriente Ortodosso non è passiva e statica; è
durevole accrescimento, ascesa, estensione che si compie con la pro-
tezione della grazia Divina”337.
S. Basilio il Grande parla “dell’aumento del perfezionamento in sè
stesso, senza, però, la necessità del piccolo mutamento del senso di
Dio, che hanno formato in esso i suoi amabili familiari”338.
S. Gregorio Nisseno nella sua opera: “La vita di Mosè”, applican-
do l’interpretazione allegorica e mistica, vede nella salita del legisla-
tore e profeta Mosè sulla montagna di Sinai la stabile ed ininterrotta
salita dell’anima dell’uomo per arrivare a Dio, suo padre Onnipoten-
te.
La salita dell’uomo verso Dio non si realizza subito, in un momen-
to, ma si realizza gradualmente.
Esistono alcuni gradini nella religione, per cui l’uomo arriva a Dio,
incontra lui e diventa suo figlio reale.

337. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 94.


338. ^H ÔéÛ›· Ùɘ ıÚËÛΛ·˜…, Û. 94, η› \EÈÛÙÔÏ‹ 223, 3; PG 32, 825 ° -
828 A.
80 † Metropolita Gennadios

Questi gradini sono: la “Fede”339, “l’amore”340, “la Conoscenza di


Dio”341, “l’estasi”342, la “Teoria”343 e la “Divinizzazione”344.

339. «¶›ÛÙȘ».
340. «\AÁ¿Ë».
341. «°ÓáÛȘ».
342. «òEÎÛÙ·ÛȘ».
343. «£ÂˆÚ›·».
344. «£¤ˆÛȘ».
PARTE Iπ

CROCE, LITURGIA
`
E APOSTOLICAT∞
DELLA CHIESA
CAPITOLO PRIMO

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE
DI DIO SULLA CROCE
SECONDO LA TEOLOGIA ORTODOSSA
ORIENTALE

Introduzione
Sulla base della parola di s. Paolo “siate in grado di comprendere
con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la pro-
fondità a conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza,
perchè siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”345, giustamente diver-
si Padri della Chiesa Indivisa hanno interpretato questi versetti come
il “mistero della Croce”, della rivelazione dell’amore ineffabile di Dio
sulla Croce, e particolarmente i grandi teologi san Gregorio di Nissa346
e san Giovanni Crisostomo347.
In realtà questa rivelazione dell’amore di Dio sulla Croce, che, co-
me afferma Teofilatto, “è grande e supera ogni conoscenza”, è di una
enorme magnificenza ed è illimitatata, rassomigliando ad un oceano
che non ha nè profondità, nè lidi; è un amore che è più alto del cielo,
più profondo dell’Ade, più lungo della terra e più ampio del mare348.

345. Efesini 3,18.19.


346. "La Croce si manifesta".
347. "Il mistero che è stato istituito per noi".
348. Cf. "Infatti la profondità e l’altezza, l’ampiezza e la lunghezza, che cosa
altro poteva essere se non la natura della croce".
84 † Metropolita Gennadios

Vediamo che la Croce, ove Gesù Cristo Dio-Uomo “ha disteso le


sue braccia ed ha unito ciò che prima era separato”349, come scrive
un’Innografo della Chiesa Ortodossa, rivela quattro cose meraviglio-
se, quattro verità preziosissime:
a. La Croce è la più grande rivelazione della sommità dell’amore
di Cristo, rivelazione che è stata e realizzata nel mondo a favore del-
l’uomo.
b. La Croce è l’amore che si rivela dal fatto di considerare il mon-
do come una realtà per trovare, vedere, e conoscere Dio.
c. Ed ancora la Croce è la rivelazione dell’amore ineffabile di Cri-
sto, come Dio – Uomo, verso la sua creatura: l’uomo.
d. È vero che nella Croce abbiamo la più potente rivelazione del-
l’amore del Dio-Trino, mai sentito come questo, perchè non si tratta-
va di qualsiasi Dio-liberatore, il quale, secondo la profezia di Eschilo,
doveva succedere allo sfortunato Promèteo nel suo dolore, nelle sue
sofferenze e torture, nè si trattava dei sacrifici degli Ebrei o di quella
ecatombe di Omero ed infine nemmeno dei sacrifici umani di Baal, i
quali potevano espiare la giustizia divina, perchè come esclama s.
Gregorio, vescovo di Nissa, “essendo ammalata la nostra natura, ave-
va bisogno di un medico per curarla; l’uomo, che si trovava nel “ca-
davere”del peccato, aveva bisogno di un restauratore”.
Sarebbe una mancanza se non ricordassimo qui quello che con ve-
ra sapienza scrive a proposito il Metropolita di Mosca Filareto nella
sua meditazione sul Santo e Grande Venerdì :
Sulla Croce si è manifestato “l’amore del Padre che crocifisso, l’a-
more del Figlio che viene crocifisso, l’amore dello Spirito, che trionfa
per la potenza della Croce. Tanto Dio ha amato il mondo...
Ecco, cristiano, l’inizio, il mezzo ed il termine della Croce di Cri-
sto: Tutto e solo l’amore di Dio”350.

349. Canone del Mattutino del Grande Sabato, Ode III.


350. Meditazioni e Discorsi, in Opere, (in Russo), Mosca 1873, p. 90.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 85

1. Dio amore e la grandezza del suo amore


Dopo queste importanti particolarità, le quali dimostrano la gran-
de verità della rivelazione dell’incomparabile ed unico amore di Dio-
Trino sulla Croce per l’acquisto della salvezza e della vita eterna, a fa-
vore sempre dell’uomo, è possibile comprendere il perchè è stata ma-
nifestata da parte di Dio questa insuperabile, amorosa, azione a favo-
re della sua creatura, la più perfetta, caduta, però, nel peccato e con-
dannata in eternità a morte, in quanto il discepolo dell’amore san
Giovanni Evangelista dichiara con fermezza che “Dio è amore”351.
È importante continuare per spiegarmi meglio non soltanto per la
suddetta verità, ma anche per le sue meravigliose manifestazioni d’a-
more verso l’uomo per prepararlo, senza violenza da ambedue le par-
ti (Dio e Uomo) ad abolire la sua volontaria schiavitù al diavolo e ri-
uscire ad allontanarsi dal peccato, ritornando liberamente a Dio e co-
sì , collaborando con lui, l’uomo potrà acquistare la sua salvezza e la
sua vita eterna, per la quale è stato creato.
La dichiarazione: “Dio è amore”non solo è la più alta dichiara-
zione morale, ma è anche la più dolce e consolatrice per il peccatore
ed umile uomo.
S. Agostino afferma su questa dichiarazione: “E se ancora niente
altro ci fosse stato detto come elogio per l’amore per mezzo delle pa-
gine dell’Epistola e dell’intera Scrittura; se su questo unico “Dio è
amore”consistesse tutto quello che è stato detto per mezzo della vo-
ce dello Spirito Santo, l’uomo non dovrebbe chiedere niente di più”.
“Dio è amore”, non certamente nel senso che la sostanza di Dio è
amore. La sostanza di Dio è, in verità, “Spirito”, l’Assoluto, Eterno e
Immenso.
“Dio è Spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e
verità”352.
La dichiarazione che “Dio è Spirito”è definizione ontologica di
Dio. La dichiarazione che “Dio è amore”è definizione morale di Dio.

351. Gv. 4,8,16.


352. Gv. 4,24.
86 † Metropolita Gennadios

“Dio è amore”nel senso che Dio per sua natura ha prerogativa mo-
rale di amore e l’amore è la sua dominante prerogativa morale.
Dio ha dimostrato il suo amore verso l’uomo in tanti modi.
Dio onnipotente ed eterno ha amato l’uomo prima della sua esi-
stenza. Nel tempo ha creato l’uomo dal nulla; ha creato l’uomo con
particolare energia creatrice per dare all’uomo un valore particolare,
perciò è la più perfetta creatura dell’universo.
L’uomo, infatti, è opera dell’amore Trinitario: “Facciamo l’uomo a
nostra immagine, secondo la nostra somiglianza...;”353.
Dio dichiara con amore: “voi siete Dei e figli tutti dell’Eccelso”354.
Dio prepara con amore per l’uomo una vita spirituale, superiore
delle cose materiali, regno e paradiso355.
Mentre Dio Trinitario con tanto amore ha pensato ed ha operato
per il bene dell’uomo, questi si è manifestato contrario, rivoluziona-
rio ed ingrato nei confronti di questo amore del suo Padre Creatore.
Dio non ha abbandonato e non ha distrutto l’uomo, ma al contra-
rio ha continuato ad amarlo e si è rivelato a lui per mezzo di tante be-
neficenze.
Lo scrittore degli Atti degli Apostoli afferma ai pagani: “Ma non
ha cessato di dar prova di sè beneficando, concedendovi dal cielo
piogge, stagioni ricche di frutti, fornendovi di cibo e riempiendo di le-
tizia i vostri cuori”356.
Preparando Dio, sempre con amore, la riparazione spirituale e la
salvezza dell’uomo caduto, e, di conseguenza, aiutando l’uomo di tro-
vare la sua libertà e la sua unità con il suo unico Signore e con il suo
unico Dio, ha scelto una nazione, la quale viene preparata, per mez-
zo della legge e dei profeti, ed ancora per mezzo di tanti avvenimenti
e miracoli straordinari, di diventare il mezzo di trasmissione della ve-
rità e della salvezza in tutto il mondo.

353. Genesi 1,26.


354. Salmi 81,6.
355. Mt. 25,34, II Cor. 12, 2-4.
356. Atti 14,17.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 87

Questi esempi di amore di Dio verso l’uomo, benchè siano grandi


e molti, di fronte ad un’altra sua manifestazione di amore, sono pic-
coli.
L’Apostolo ed Evangelista san Giovanni il Teologo, in modo par-
ticolare presenta questa manifestazione di amore speciale: “In questo
si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unige-
nito Figlio nel mondo, perchè noi avessimo la vita per lui”357.
Ecco la magnificenza dell’amore!
Dio ha mandato e ha donato al mondo il suo Figlio unigenito, na-
to da lui prima di tutti i secoli; Dio vero da Dio vero; generato, non
creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo di lui tutte le cose
sono state create; tutto questo per ottenere all’uomo la salvezza e la
gloria eterna.
Degni d’importanza sono i seguenti versetti: “Da tutta l’eternità io
fui costituito, in principio, prima dell’origine della terra. Quando l’a-
bisso ancor non esisteva, io fui concepito, quando ancor non zampil-
lavano le fonti. Prima che sorgessero le maestose montagne, prima
dei colli, io fui generato; quando ancor non aveva fatto nè terra, nè
campi, nè creato i primi elementi della materia del mondo. Quando
stabiliva i cieli io ero presente, quando tracciava un cerchio sulla fac-
cia dell’abisso; quando condensava in alto le nubi, quando distribuiva
le sorgenti nel cuor della terra, quando circondava d’un termine il ma-
re – e le sue acque non ne varcheranno la sponda – quando gettava le
fondamenta della terra, io ero a suo fianco, quale architetto e mi com-
piacevo giorno per giorno, gioivo continuamente nella sua presenza;
mi dilettavo sul globo della terra, deliziandomi nei figli dell’uomo. Or
dunque, o figli miei, ascoltate me: felici quelli che seguono le mie vie!
Date retta ai miei insegnamenti e siate saggi: non disprezzateli!”358.
E la sua missione si è compiuta “quando venne la pienezza del
tempo”359; Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo in modo del tutto

357. I Gv. 4,9.


358. Proverbi 8, 23-30.
359. Galati 4,4.
88 † Metropolita Gennadios

speciale “nato da donna, nato sotto la legge”360. E questa speciale mis-


sione dell’unigenito Figlio di Dio fattasi con amore paterno avviene
coll’incarnazione.
Il Figlio e Verbo, Dio e Signore, come il Padre, tutta la sostanza di-
vina, si è fatto uomo.
Questa incarnazione è svuotamento, diminuzione e umiliazione361.
E la sua manifestazione nel mondo per la salvezza dell’uomo è il
mistero della Divina Economia che è strettamente legato con la crea-
zione, o, possiamo dire è meglio l’allungamento della creazione e
questa “nuova creazione” è necessaria per la riconciliazione dell’uo-
mo con Dio, avendo per questo come unica forza motrice l’amore e la
bontà, come dice s. Gregorio di Nissa362.
Così l’amore di Dio Trino rimane come l’unica causa tanto per la
creazione, quanto per la salvezza; e, come affermano con tanta chia-
rezza i Padri della Chiesa, la salvezza è la “seconda creazione”, “il
grande mistero”, tanto grande “che nessuno può dire, nè descrivere
con parole”363.
È verità indiscutibile che questa decisione per la salvezza del ge-
nere umano era comune volontà del Dio Trino e, secondo i detti dei
Padri che si basano sulla Scrittura, si chiama “il disegno eterno della
Trinità”364 e muovendosi da esso, come medico unico che opera in un
momento opportuno e giusto, aspetta con longanimità che la malattia
venga al colmo e poi intervenire365, perchè come dice il teologo bizan-
tino Giuseppe Vriennios “le grandi malattie hanno necessità per la lo-
ro guarigione anche di molto tempo, di una grande cura e di molti
mezzi di aiuto”366.

360. Ibidem.
361. Filippesi 2, 6-8.
362. Discorso sullo Spirito Santo, PG 46, 696 B.
363. Giuseppe Vriennios, I Ritrovati II, Edizione E. Vulgaris, in Lipsia 1768, 66,
49, 185.
364. Cf. Efesini 3, 11.
365. Cf. Gregorio di Nissa, Antirreheticus adv. Apollinarius; PG 45, 1180 C.
366. Giuseppe Vriennios, o. c., p. 100.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 89

Certamente, Dio Onnipotente poteva realizzare la salvezza del ge-


nere umano in un altro modo, come per esempio con uno sguardo o
con un ordine. Poteva anche vincere il diavolo, il quale ha messo in
schiavitù l’uomo e salvare l’umanità intera dalle mani di satana e dal-
la distruzione367.
Senz’altro, questo modo era contrario, non soltanto alla filantropia
e la giustizia di Dio, ma anche alla libertà dell’uomo, cose importan-
tissime che l’incarnazione manifesta e che sono preziosissime verità
della dottrina dei Padri e della Tradizione Ecclesiastica.
Certamente, ci sono anche uomini i quali si domandano perchè
Dio è diventato uomo.
Senz’altro, sarebbe più facile rispondere con il noto versetto: “Non
è venuto per essere servito, ma per servire”.
Principalmente, il nostro Signore Dio è venuto sulla terra, come è
stato detto sopra, per subire, con amore per noi, tutte le sofferenze-
passioni, nonchè la tremenda condanna della Croce.
L’incorporeo ha avuto carne per crocifiggersi; per provare il dolo-
re della più indegna condanna per la nostra salvezza; perchè noi ri-
trovassimo la nostra libertà da satana; per la nostra unità con Dio;
perchè accuistassimo la primitiva beatitudine, la vita eterna, il regno
di Dio.
Non è possibile non ricordare le parole del discepolo dell’amore
Giovanni Evangelista, che dice con sicurezza e fedeltà: “In questo sta
l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi
e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri pec-
cati”368.
In questo, precisamente, consiste l’ineffabilità dell’amore di Dio;
in questo, in verità, consiste la grandezza dell’amore di Dio: Lui ha
amato prima l’uomo; ha insegnato prima l’amore; Dio ama senza nes-
sun interesse; ama la sua creatura peccatrice ed indegna; ama con

367. Cf. Gregorio di Nissa, Oratio Magna Catechetica, XV; PG 45, 48 BC.
368. I Gv. 4, 10.
90 † Metropolita Gennadios

amore soprannaturale, con amore che diventa “mistero”, perchè ama


“fino alla morte e alla morte di Croce”369; perciò l’uomo non può ca-
pire questo mistero; com’ è possibile a Dio amare l’uomo, il quale si
dimostra peccatore, disubbidiente, ingrato, traditore del primo amo-
re di Dio verso lui, indegno della divina origine?
La risposta a questa domanda che risolve il problema è: l’ineffabi-
lità dell’amore di Dio, “l’Amore Crocifisso”che libera, salva, santifica
e unisce l’uomo con Dio, suo unico Padre e suo unico Creatore, per
cui l’uomo, facendo la volontà di Dio, guadagna la sua primiera bea-
titudine, la vita eterna e il regno di Dio.

2. L’amore di Dio nel sacrificio di Cristo sulla Croce


A questo punto sarebbe utile esporre alcuni aspetti riguardo al sa-
crificio dell’amore del nostro Signore Gesù Cristo sulla Croce; sarà
una precisa ricapitolazione veramente preziosa, particolarmente per
gli approfonditori del mistero dell’amore di Dio.
Secondo la dottrina della Scrittura, il sacrificio del nostro Signore
sulla Croce è “mistero”, come molte volte viene definito dalla Tradi-
zione Patrisrica.
Mistero viene anche detto nella Innologia della Chiesa Ortodossa
Orientale (nella quale si nota la presenza e la voce dei Padri), che lo
indica incomprensibile, inesplicabile e straordinario mistero della Di-
vina Economia, “come Lui ha voluto”, mistero che non si spiega, ma
viene creduto soltanto con la fede, come canta l’innografo sant’An-
drea Gerusalemmitano, vescovo di Creta, durante la funzione pane-
girica del mattutino nel santo giorno della Natività del nostro Salva-
tore Gesù Cristo.
Ecco che cosa dice s. Giovanni Damasceno: “Venite tutte le Na-
zioni a conoscere la potenza delle potenze, il mistero straordinario;
perchè il nostro Salvatore Cristo, che in principio era il Verbo, si è

369. Filip. 2, 8.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 91

crocifisso per noi e volontariamente si è seppellito ed è risuscitato dai


morti per salvare il mondo; dobbiamo adorarlo”370.
La Paraklitiki, suo libro liturgico, che è di grandissima importanza
per la Chiesa Ortodossa, riferisce: “È veramente incomprensibile la
crocifissione, e la resurrezione inesplicabile; i fedeli teologizziamo ciò
che è segreto mistero”371.
“Questo mistero è segreto da secoli e sconosciuto agli angeli; però
per mezzo di te, o Madre di Dio, si è rivelato agli abitanti della terra.
Dio si è incarnato in unione non confusa e volontariamente ha porta-
to per noi la Croce, con la quale è risorto il primo creato e ha salvato
le nostre anime dalla morte”372.
Sarebbe una grande mancanza se non ricordassimo qui il capola-
voro dell’inno liturgico, scritto da Giustiniano:
“O Figlio unigenito e Verbo di Dio, che essendo immortale, ti sei
degnato per la nostra salvezza di incarnarti nel seno della Santa Ma-
dre di Dio e sempre Vergine Maria; che senza subire mutazione ti fa-
cesti uomo e fosti crocifisso, o Cristo Dio, calpestando la morte con la
tua morte, Tu uno della Santa Trinità, glorificato con il Padre e con
lo Spirito Santo, salvaci”373.
È verità indiscutibile che presupposizione di questo mistero è il
peccato di Adamo e di Eva, dei due nostri antenati, nel Paradiso.
Questo peccato nel pensiero ecclesiastico-teologico è noto come
“peccato originale”.
Che Cosa è il “peccato originale”secondo la Teologia Ortodossa?
Il celebre professore di Teologia Ortodossa Christos Androutsos
dà la seguente risposta:
“Secondo la materia, peccato originale è la perdita della giustizia
primitiva e la corruzione della natura fisica e spirituale dell’uomo; se-

370. Paraklitiki, Mattutino della Domenica.


371. Ibidem.
372. Paraklitiki, Sabato sera.
373. Dalla Liturgia di san Giovanni Crisostomo (Terzo Antifono).
92 † Metropolita Gennadios

condo la forma è la colpevolezza, cioè la relazione dell’uomo con la


giustizia divina, Dio.
Continua così : “L’uomo che pecca rompe la legge divina e turba
l’ordine divino”374.
I risultati del peccato originale, senza dubbio, erano tremendi per
l’umanità, perché, in primo luogo, a causa del peccato, si è alzato il
muro divisorio dell’inimicizia fra Dio e l’uomo, cosa che impediva la
diretta comunicazione dell’uomo con Dio; in secondo luogo ha por-
tato come immediato esito la tendenza dell’uomo al peccato e, di con-
seguenza, il suo allontanamento dal suo Creatore, perchè ha trasgre-
dito la divina volontà; e in terzo luogo è seguito l’indebolimento del-
le forze dell’anima dell’uomo, il quale peccava continuamente. L’uo-
mo peccatore doveva essere punito con la morte, come richiedeva la
giustizia e la santità di Dio.
S. Paolo nella sua Lettera ai Romani dichiara: “quindi come per
colpa di un uomo solo il peccato entrò nel mondo e, a causa del pec-
cato, la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perchè tut-
ti hanno peccato”375.
Di questa colpevolezza del peccato originale, l’uomo peccatore si
è liberato con il sacrificio del Signore sulla Croce, secondo la sua eter-
na volontà.
San Paolo agli Efesini dice: “...e di mettere in luce di fronte a tutti
quale sia il piano di questo mistero, tenuto celato sin dalle origini dei
secoli, in Dio, che ha creato ogni cosa”376.
Al contrario della giustizia e della santità di Dio, che richiedeva la
condanna dell’uomo peccatore, l’amore di Dio richiedeva la salvezza
dell’uomo e il ristabilimento della sua comunicazione con Dio, por-
tandosi via così la colpevolezza e l’eterna condanna.
L’uomo, essendo peccatore, non poteva salvare sè stesso, quanto
meno il genere umano.

374. Dogmatica della Chiesa Ortodossa Orientale, Atene 2-1956, p. 152.


375. Rom. 5, 12.
376. Ef. 3, 9.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 93

La sapienza di Dio, mettendo alla pari giustizia e amore, trova il


mezzo della salvezza, il quale è la volontaria incarnazione del Verbo
di Dio377.
In realtà “Gesù Cristo, prendendo in sè la natura umana senza
peccato, controbilancia da una parte la colpevolezza e le punizioni del
peccato di Adamo, per cui soffre al nostro posto; dall’altra parte la
sua morte di Dio-Uomo è il contrappeso della morte eterna, che do-
veva subire il genere umano”378.

3. Il sacrificio di Cristo come atto espiatorio e di amore per l’uomo


È noto a noi che il sacrificio di Cristo Dio-Uomo sulla Croce è sta-
to preannunziato come espiatorio, dal Vecchio Testamento, con sim-
boli e profezie.
Il serpente di bronzo, salvando tutti quelli che, morsi dai serpenti
mortiferi, guardavano fissamente a lui, significava: “Come Mosè in-
nalzò nel deserto il serpente, così è necessario che sia innalzato il Fi-
glio dell’uomo, affinchè chiunque crede in lui, abbia la vita eterna”379.
Il sangue degli animali “che venivano sacrificati per la purificazio-
ne degli uomini dai peccati; e particolarmente il sangue dell’agnello
Pasquale, il quale in Egitto ha protetto i primogeniti degli Israeliti
dalla spada dell’angelo della morte; il sangue dei capri e dei vitelli, a
causa del quale il Sommo Sacerdote entrava una volta all’anno nel
Santo dei Santi e lo spargeva sull’altare per i peccati di tutto il popo-
lo di Dio che per la vera purificazione di tutto il genere umano dai
peccati doveva essere offerto “il sangue dell’agnello immolato380 sin
dalla creazione del mondo”381.
Ricordiamo qui la chiarissima profezia di Isaia riguardo il Messia:
“Egli fu piegato dalle nostre iniquità, fu calpestato per i nostri pecca-

377. Christos Andrutsos, o. c., p. 197.


378. Ibidem.
379. Gv. 3, 14-15.
380. Eb. 9, 11.12.24; 10, 11.12.
381. Manuale di Teologia Dogmatica, p. 284.
94 † Metropolita Gennadios

ti. Il castigo che è salvezza per noi, andavamo come pecore erranti,
ciascuno deviava la sua strada, ma il Signore ha posto su di lui l’ini-
quità di noi tutti. Era maltrattato e si rassegnava, non diceva una pa-
rola come un agnello portato ad essere ucciso; come la pecora muta
dinanzi a chi la tosa, egli non apriva la bocca”382.
Un altro profeta, san Giovanni il Precursore e Battista, vide Gesù
venire a lui e disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i pec-
cati del mondo”383.
È noto a tutti lo scopo della venuta di Cristo sulla terra: “Il Figlio
dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua
vita in riscatto di molti”384.
Caratteristiche sono le parole di Cristo: “Io sono il buon Pastore...
per le mie pecore dò la mia vita”385; “Sono io il pane vivo disceso dal
cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno; e il pane che io
darò è mia carne per la vita del mondo”386.
Questa grande verità è stata annunziata dai santi Apostoli. S. Gio-
vanni, Apostolo ed Evangelista, nella sua prima lettera dice: “Il san-
gue di Gesù Cristo ci purifica da ogni peccato”387.
San Pietro Apostolo, nella sua prima Lettera, comanda ai cristiani:
“Comportatevi con timore durante il tempo del vostro pellegrinaggio.
Voi sapete che non per mezzo di cose corruttibili, come l’oro e l’ar-
gento, siete stati riscattati dalla vana maniera di vivere ereditata dai
vostri padri, ma dal sangue prezioso di Cristo, l’agnello senza difetto
e senza macchia”388.
Questa realtà ripete anche san Paolo nelle sue diverse lettere:
a) – “Vi ho Infatti trasmesso, in primo luogo, quello che io stesso

382. Is. 53, 5-7.


383. Gv. 1, 29.
384. Mt. 20, 28.
385. Gv. 10, 11.
386. Gv. 6, 51.
387. Gv. 1, 7.
388. I Pt. 1, 17-19.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 95

ho ricevuto, cioè che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le


Scritture”389.
b) – “Vivete nell’amore, sull’esempio del come Cristo ci ha amati
e per noi ha sacrificato sè stesso a Dio, quale oblazione e sacrificio di
soave odore”390.
c) – “Il quale fu sacrificato per i nostri peccati ed è risuscitato per
la nostra giustificazione”391.

4. Sacrificio ed amore secondo alcuni Padri e Vescovi della Chiesa


Ortodossa
Il nostro redentore Gesù Cristo “per mezzo delle sofferenze e del-
la sua morte ha offerto alla divina giustizia per noi il prezzo di quello
che dovevamo, non soltanto perfettamente pieno e sufficiente, ma su-
perfluamente; perciò non soltanto ci ha riscattati dal peccato, ma ci
ha dato la possibilità si acquistare i beni eterni”392.
Dell’argomento sopra detto parlano in particolare Cirillo di Geru-
salemme, Procolo, patriarca di Costantinopoli e Nicola vescovo di
Metone.
I. S. Cirillo si esprime con maestria nelle sue famose “Catechesi”:
Il Salvatore ha sofferto tutte queste cose unendo con il suo sangue
sulla Croce tutto quello che si trovava in cielo e tutto quello che si tro-
vava sulla terra”393.
“Eravamo, veramente, nemici di Dio a causa del peccato. Dio ha
ordinato che morisse il peccatore. Era necessario, dunque, che avve-
nisse una delle due cose: o, come Dio giusto, doveva distruggere tut-
ti, o, come Dio filantropo, doveva abbandonare la sua decisione. Pe-
rò, vedi la sapienza di Dio. Ha mantenuto la verità nella decisione e
l’azione nella filantropia. Cristo ha portato i nostri peccati nel suo

389. I Cor. 15, 3.


390. Ef. 5, 2.
391. Rm. 4, 25.
392. Manuale di Teologia Dogmatica, p. 289.
393. Col. 3, 20.
96 † Metropolita Gennadios

corpo sulla Croce affinché noi, morti nei peccati, vivessimo per la giu-
stizia”394.
“Non era piccolo lui che è morto per noi... Non era un uomo co-
mune. Non era soltanto angelo. Era Dio che si è incarnato395. Non era
tanto grande il peccato dei peccatori, quanto grande la giustizia di
Dio morto per noi. Non abbiamo peccato tanto, quanto ha operato
per la nostra salvezza lui che ha dato la sua vita per noi...396.
II. Gli stessi pensieri incontriamo anche nell’importantissima
Omologia di s. Procolo, Patriarca di Costantinopoli.
Egli, nel primo e nel sesto discorso dice così : “In primo luogo im-
para l’economia e la ragione della presenza (del Signore) ed allora
glorifica la potenza dell’incarnato…; veramente, stupisci per il debito,
perchè tutti per mezzo di Adamo siamo sottomessi al peccato. Il dia-
volo ci ha come suoi schiavi... chiedendo la nostra condanna. Era ne-
cessario fare una delle due cose: o sottometterci integralmente (al
diavolo) o pagare un così grande prezzo come riscatto. L’uomo da
una parte non poteva salvare nessuno, perchè era egli stesso sotto-
messo al debito del peccato. L’angelo dall’altra parte non poteva ri-
scattare l’umanità, perchè era stupito del prezzo di tale riscatto... Un
uomo comune non poteva salvare, un Dio comune non poteva soffri-
re...”397; “È venuto il “sempre presente”e ha pagato per noi il prezzo
del riscatto con il suo sangue e ha dato alla morte, come prezzo per la
salvezza del genere umano, la sua carne avuta dalla Vergine. Così ha
riscattato il mondo dalla maledizione della legge”398.
“È venuto per salvare, però doveva anche soffrire. Dunque, come
era possibile fare l’uno e l’altro? Un uomo semplice non poteva sal-
vare. Un Dio comune non poteva soffrire. Che cose allora doveva ac-
cadere? Lui, essendo Dio, l’Emanuele, si è fatto uomo. Per quello che

394. I Pt. 2, 4.
395. Is. 63, 9.
396. Catechesi (ai Catecumeni) 13, 18.
397. Migne 65, 687.
398. Gal. 3, 13.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 97

era ha salvato; per quello che si è fatto ha sofferto”399. “Ammiro il mi-


nistero. Vedo i miracoli e annunzio la divinità. Vedo le sofferenze e
non nego l’umanità”400. “...Così il Signore... da una parte come sacer-
dote ha placato il Padre per noi, dall’altra come re ha vinto il diavolo
che si è armato contro tutti”401.
III. Il terzo rappresentativo esponente della Chiesa Ortodossa, co-
me abbiamo detto sopra, è il vescovo di Metone Nicola402.
Secondo lui “gli uomini come peccatori sono sottomessi alla mor-
te e al suo capo, il diavolo. Può riuscire a liberarsi per mezzo della
morte non di un uomo, perchè lui come colpevole sacrificherà sè stes-
so per sè stesso, ma non per un altro.
Questo uomo, però, deve essere impeccabile. Di questo uomo im-
peccabile l’amore di Dio, cioè Dio, il quale con la sua vera sapienza e
con la sua filantropia regge tutto l’universo, secondo i suoi disegni
eterni, ha previsto che il Figlio di Dio, fattosi uomo, si sacrificherà per
liberare gli uomini dalla schiavitù di satana e del peccato. Questo re-
dentore doveva essere Dio-Uomo, cioè da una parte Dio per essere il
suo sacrificio efficace, dall’altra uomo per poter soffrire e per servire
agli uomini come modello della sua lotta contro il male e della sua vit-
toria su di esso”403.

5. Il mistero dell’amore e della Croce secondo S. Gregorio il Teolo-


go
San Gregorio il Teologo parla della divina economia in Cristo e di-
ce chiaramente che questa dottrina della morte del Signore sulla Cro-
ce è dogma di fede, a cui dobbiamo dimostrare silenzio e venerazio-
ne, perchè è mistero.

399. Migne 65, 689.


400. Migne 65, 692.
401. Migne 65, 721.
402. Ha studiato a Costantinopoli e fu consigliere teologico dell’Imperatore
Emanuele I Commeno.
403. Christos Andrutsos, o. c., p. 199.
98 † Metropolita Gennadios

Continua a dire che lui farà tutto il possibile per approfondire que-
sto mistero, cercando di essere chiaro nel limite delle sue possibilità
umane.
Devo conoscere, dice, due cose: primo, per quale ragione si è ver-
sato il sangue di Cristo; e secondo a chi è stato dato questo come ri-
scatto. Studia il tema e si sforza di entrare con il pensiero umano nel-
la sostanza di questo mistero.
Cristo, dice Gregorio il Teologo, è il Figlio unigenito e il Verbo di
Dio Padre. Nelle Scritture viene chiamato sommo sacerdote; viene
chiamato anche vittima. E questo, perchè come sommo sacerdote ha
offerto in sacrificio il proprio sangue, versato sul Gólgota in riscatto
di molti404 e in redenzione per tutti405, secondo le Scritture.
Dunque questo celebre sangue di Cristo Dio, sommo sacerdote e
vittima, per chi è stato versato e per quale causa? Certamente è stato
versato per noi e per la nostra causa.
PerỒ, questo a chi è stato dato come riscatto? Faccio questi ragio-
namenti, aggiunge s. Gregorio, perchè quello che ci teneva sotto il suo
domino, dopo la disubbidienza, non era Dio, ma il maligno. E noi sia-
mo sottomessi – a causa del peccato originale – al dominio del mali-
gno, perchè abbiamo scambiato il paradiso con il piacere del peccato.
Faccio, dunque, questa ipotesi e dico: il sangue di Cristo è stato ver-
sato per noi ed è stato dato in riscatto per la nostra liberazione dal
peccato originale.
Però, a chi è stato dato questo riscatto? Fa diverse domande: al
maligno che ci possedeva o a Dio che voleva la nostra salvezza? Se di-
rò al maligno, continua il Padre, è grande bestemmia. Se, però, dirò a
Dio Padre, in primo luogo com’è possibile? Perchè non eravamo in
possesso di Dio. In secondo luogo, per quale ragione è giusto che il
sangue del Figlio unigenito dia piacere al Padre Dio, il quale non ha
accettato neppure il sacrificio di Isacco, offerto da suo padre Abramo,
ma scambiò il figlio con il montone?

404. Mc 10, 45.


405. Rom 3, 23.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 99

Studiando in seguito questo Capitolo vediamo che Gregorio il


Teologo si trova in dilemma: perchè Dio, come onnipotente e creato-
re dell’universo, non è ragionevole che offra riscatti al maligno? Co-
me buono e filantropo è inumano ed impossibile per lui che il “san-
gue dell’Unigenito dia piacere al Padre”.
Emerge chiaramente dalle Scritture che Dio Padre, per la salvezza
dell’uomo, non ha risparmiato il proprio figlio, ma che l’ha sacrifica-
to per tutti noi406 per amore e filantropia.
Perciò qui Gregorio il Teologo, non dogmatizza che sia impossibi-
le che il “sangue dell’Unigenito dia piacere al Padre”come altri han-
no fatto per ignoranza.
S. Gregorio, veramente, ammirando il mistero che ha come base
l’amore e la filantropia di Dio, si stupisce sotto forma di interrogazio-
ni. Malgrado i suoi sforzi ed i suoi tentativi di approfondire, per quan-
to sia possibile, la sostanza del dogma, non trova uscita con i pensieri
e i ragionamenti umani. Perciò è obbligato dai fatti ad accettare che
il “Dio Padre ha avuto “riscatto”, senza naturalmente chiederlo e sen-
za avere necessità di esso per la salvezza dell’uomo, perchè Dio è es-
sere perfetto ed assoluto. Lo ha avuto per l’economia e la necessità
della consacrazione dell’uomo e per la sua salvezza, vincendo da una
parte il tiranno maligno con il suo amore e con la sua filantropia, e
dall’altra parte liberandoci da esso e portandoci nella sua Chiesa per
mezzo del suo Figlio”.
Di grande importanza sono le sue parole di chiusura: “Queste co-
se ho da dire su Cristo. La maggior parte dobbiamo rispettarle con si-
lenzio, perchè neppure il tempo le spiegherà, in quanto questo che è
esposto a noi non è teologia, ma economia di Dio”.
Dio “economizza”in questo modo la salvezza dell’uomo, ottenen-
do una redenzione eterna407, come Dio onnisciente, onnipotente e fi-
lantropo.

406. Cf. Rom 8, 31.


407. Ebrei 9, 12.
100 † Metropolita Gennadios

Dio, essendo “amore”408, “ha tanto amato il mondo, che ha sacrifi-


cato il suo Figlio unigenito, affinchè ognuno che crede in lui, non pe-
risca, ma abbia la vita eterna”409.

6. Il significato spirituale dell’amore divino


I Padri della Chiesa Ortodossa Orientale, stupiti da una parte del-
l’ineffabile amore di Cristo sulla Croce e dall’altra parte stupiti da-
vanti all’inesplicabile Divino Dramma, il quale dona all’uomo caduto
la redenzione; veramente, illuminati e mossi dallo Spirito Santo, par-
lano di questo mistero della rivelazione dell’amore di Dio sulla Cro-
ce.
Certamente, queste parti delle loro opere, riguardo l’amore di Dio
sulla Croce, sono di una eccellente bellezza dal punto di vista lettera-
rio, dando testimonianza viva della realizzazione di questa verità da
parte di Dio verso l’uomo, che soltanto “l’Amore Crocifisso”poteva
far rinascere, rinnovare, liberare, salvare, santificare e unire a Dio;
così acquista la originaria beatitudine, cioè il regno di Dio, la vita
eterna.
E la Croce che è la lingua di Dio, e la lingua della Croce, che è la
lingua dell’amore, grazie al preziosissimo e vivificante sangue di Cri-
sto Dio-Uomo, versato su di essa, fa rinascere e rinnova l’uomo, se-
condo i santi Padri della Chiesa e nessun’altra potenza poteva soddi-
sfare questo suo ardente desiderio.
La Tradizione Patristica della Chiesa Ortodossa, immersa nell’o-
ceano dei sentimenti, ma anche nelle sue ricchezze dogmatiche, con-
corre ad aiutare i fedeli a partecipare con tutto il cuore alle grandi ve-
rità che si nascondono sulla Croce410, a superare i momenti difficili
della loro crisi e della loro disperazione, ad avvicinare la santa Croce,
che è il simbolo del perdono e della riconciliazione, il simbolo della

408. I Gv. 4, 8.
409. Gv. 3, 15.
410. Christodulos Paraskevaidis (Metropolita di Dimitriados), La Divina Pas-
sione, p. 25.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 101

luce e della grazia, il simbolo della speranza e della pace, il simbolo


della salvezza e della santificazione, il simbolo dell’immortalità e del-
la vita, il simbolo dell’amore e dell’unità ed ancora ad aiutare i fedeli
a rimanere davanti alla Croce con venerazione e pietà.
S. Gregorio il Teologo dice: “si spogliò dei vestiti e si vestì con la
porpora per spogliare la tonaca di pelle della mortalità con la quale si
è vestito Adamo dopo la trasgressione; il Signore ha tenuto la canna
nella sua mano come scettro per far morire il vecchio serpente e dra-
gone. Ha avuto la canna per firmare come re con il suo rosso sangue
la lettera del perdono dei nostri peccati, in quanto anche i re firmano
con il rosso cinabro. È stato crocifisso sul legno per il legno della co-
noscenza. Ha avuto il gusto della bile e dell’aceto per il dolce gusto
del frutto proibito. Ha avuto i chiodi per inchiodare il peccato. Ha dis-
teso le mani sulla Croce per medicare l’allungare delle mani di Ada-
mo e di Eva verso l’albero proibito, per unire i separati che erano lon-
tani, angeli e uomini, celesti e terrestri. È morto per far morire la
morte. È stato sepolto per non farci ritornare più sulla terra come pri-
ma... Si sono turbati gli astri per manifestare che sono in lutto per il
Crocifisso. Le pietre si sono spaccate perchè soffriva la pietra della vi-
ta. È salito all’altezza della Croce per la caduta che ha subì to Adamo.
Ed infine è risuscitato per la nostra resurrezione”411.
S. Giovanni Damasceno, questo grande teologo e innografo eccle-
siastico, dal suo canto dice: “il nostro Signore Gesù Cristo, essendo
senza peccato, non era sottomesso alla morte, dato che la morte en-
trò nel mondo attraverso il peccato. Però Egli muore; subisce la mor-
te per noi e offre sè stesso al Padre in sacrificio per noi”412.
S. Gregorio Palamas, arcivescovo di Salonicco, afferma che Dio se
non avesse amato non sarebbe arrivato a questo grande dono verso
l’uomo; Dio poteva lasciare “incompiuto”questo dono, il quale, in ve-
rità, poteva essere donato all’uomo, come d’altra parte è stato fatto.

411. Cf. Christodulos Paraskevaidis (Metropolita di Dimitriados), La Divina


Passione, p. 29.
412. Esposizione della Fede Ortodossa, Pietroburgo 1894, pp. 195-196.
102 † Metropolita Gennadios

Intanto “l’amore di Dio costituisce una “energia”increata, che tra-


bocca dal seno della Santissima Trinità e si versa nel mondo in mille
modi e riempie i cuori...”413.
Una viva testimonianza di questa grande rivelazione dell’ inconce-
pibile amore di Dio sulla Croce, che è veramente la sua più grande
condiscendenza all’uomo, sono anche tutte quelle parti-capitoli dei
Padri che parlano della Croce, particolarmente del sacrificio, dell’a-
dorazione, della sapienza, della potenza, della gloria, della salvezza
dell’uomo e della Resurrezione del Signore, come anche dell’amore
divino rinnovatore.
A proposito di quest’ultimo ricordiamo qui alcuni Padri:
S. Cirillo di Alessandria e Teodoreto affermano che la particolare
causa che l’amore di Dio ha donato per il rinnovamento dell’uomo ha
trovato il suo preciso effetto nell’incarnazione del Salvatore, che ha
sacrificato la sua vita per l’uomo”414.
S. Cirillo, parlando di questo rinnovamento, afferma che è stato ot-
tenuto con l’Incarnazione, la Crocifissione e la Pentecoste. Così in-
terpreta: “Quando il Signore ha portato a noi l’esultazione dello Spi-
rito Santo, allora anche ci ha rinnovato con il suo amore, cioè in quel
tempo che ci ha visitato con la carne, quando è morto uno per tutti...
Ma poiché ha offerto la sua vita e si è trovato per noi tra i morti, men-
tre la sua stessa natura è la vita, perciò è rivissuto e così ha riformato
la natura umana perchè questa vivesse una nuova vita e l’ha creata di
nuovo come era all’inizio”415.
S. Gregorio di Nissa così spiega: “Chi riceverà nel suo cuore la
freccia dell’amore divino e crederà in Cristo, “il sagittario dell’amo-
re”, desidera unirsi con lui in quanto “il colpo di freccia si è trasfor-
mato in una nuziale allegria”. E quando con la grazia dei sacramenti
l’uomo viene immesso nel corpo di Cristo che è la Chiesa, la sua na-
tura umana si divinizza. Con la luce della dottrina del Signore la na-

413. Il rinnovamento dell’amore divino, Rivista "Croce", p. 74.


414. Gv. 15, 13.
415. Il rinnovamento dell’amore divino, p. 75.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 103

tura umana si trasforma e con la sua resurrezione vince la distruzione


e la morte e diventa eternamente nuova”416.
S. Ignazio il Teoforo esclama: “Come bevanda desidero il suo san-
gue, che è amore incorruttibile”417.
È verità ineccepibile che questo amore rinnova permanentemente
l’uomo e lo fa incorruttibile, perchè questo amore comunica a noi il
corpo e il sangue di Cristo; come vediamo, l’uomo da una parte si rin-
nova, dall’altra si perpetua.

7. La grandiosità dell’opera d’amore di Dio nell’Innologia della Chie-


sa Ortodossa
Questa divina rivelazione della grandiosa opera di Dio sulla Cro-
ce, questo grande mistero della salvezza dell’uomo, il quale costitui-
sce uno dei più importanti capitoli della Tradizione Patristica e che
con silenzioso timore e venerazione i Padri confessano ed interpreta-
no, questo grande mistero dell’opera di amore divino sulla Croce
prende una particolare posizione nell’Innologia della Chiesa Orto-
dossa, cioè, durante le funzioni dei vespri, del mattutino e della divi-
na liturgia, in generale al culto.
La Chiesa Ortodossa Orientale presenta alla cristianità intera un
tesoro inestimabile degli inni, pieni di spiritualità e di amore per la
Croce, con i quali i fedeli vivono continuamente questa grande realtà,
questa grande verità, indubbiamente corrispondente al contenuto
teologico della Sacra Scrittura, come anche all’insegnamento teologi-
co dei Padri della Chiesa.
La ricchezza spirituale e la forza morale di questi inni, con i quali
si canta questo amore di sacrificio sulla Croce per la salvezza dell’u-
manità, come anche la loro bellezza, la loro con ardore conservazio-
ne, dimostrano con precisione e comprendono in sè tutti gli elementi
essenziali dell’Economia Divina riguardo alla salvezza del genere
umano.

416. Ibidem
417. Ibidem.
104 † Metropolita Gennadios

È un servizio e contributo, preziosissimo, certamente, da parte del-


la Chiesa Ortodossa alle altre Chiese, frutto di elevate riflessioni teo-
logiche e di eccezionale ispirazione poetica, composto da famosi teo-
logi e innografi della Chiesa Una Santa Cattolica ed Apostolica.
Motivo centrale di questi inni, che sono una inesauribile fonte di
sapienza teologica, punto prezioso di preghiera e di carità, è il canta-
re e il glorificare l’amore sconfinato, misericordioso e trionfante di
Dio.
Così canta la Chiesa Ortodossa con san Giovanni Damasceno:
“Hai posto per noi un fermo fondamento d’amore, dando il tuo uni-
co Figlio alla morte per noi. Perciò riconoscenti esclamiamo: Gloria
alla tua potenza, o Sovrano”418.
Nel mattutino del Giovedì Santo, l’innografo afferma: “vedendo
da lontano il tuo ineffabile mistero il profeta, o Cristo, preannuncia-
va: hai reso forte e potente il tuo amore, o Padre misericordioso, poi-
chè hai inviato nel mondo in riscatto il tuo Figlio unigenito, o Buo-
no”419. Questo inno ci fa ricordare san Giovanni Evangelista, che dice
con sicurezza e precisione: “In questo si è manifestato l’amore di Dio
per noi: Dio manda nel mondo il suo Figlio unigenito affinché per
mezzo di esso vivessimo”420.
L’autore di un altro inno del Venerdì Santo, avendo davanti a sè il
testo di Giovanni Evangelista: “In questo consiste l’amore: non che
noi abbiamo amato Dio, ma che lui ci ha amati e ha mandato il Figlio
come propizione per i nostri peccati”421, afferma con esattezza anche
qui questa comune ed armoniosa corrispondenza degli inni liturgici
con la parola delle Sacre Scritture. Infatti: “Tu sei stato condotto, o
Cristo Re, come pecora all’uccisione e come agnello immacolato sei

418. Libro Liturgico della "Paraklitiki", ufficio Domenicale, III tono. (π toni,
secondo la Musica Bizantina, sono otto ed ognuno è usato per una settimana).
419. Canone, IV Ode.
420. I Gv. 4, 9.
421. I Gv. 4, 10.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 105

stato inchiodato sulla Croce dall’empietà degli uomini, a causa dei no-
stri peccati, o Amico degli uomini”422.
Di questo incommensurabile amore di Dio sulla Croce, in cui si
concentra tutta la salvezza dell’uomo, e secondo Giovanni Evangeli-
sta: “(Perchè) Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio uni-
genito, affinchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita
eterna”423, con il quale viene dimostrata la bontà immensa, la pazien-
za, la mitezza, l’ubbidienza e l’umanità del nostro Rendetore, mani-
festate durante la tremenda e redentrice sua Passione, cantano così i
cori Bizantini della Chiesa Ortodossa: “Oggi illuminano il mondo, co-
me luci salvifiche, le sante sofferenze: Cristo si affretta a patire, per-
chè è buono, e lui, che nella sua mano tiene tutte le cose accetta d’es-
sere appeso al legno per salvare l’uomo”424.
“Hai sofferto per noi e ci hai liberati dalle passioni, disceso fino a
noi per il tuo amore per gli uomini, ci risollevi: o potente Salvatore,
abbi pietà di noi”425.
“Oggi il Signore del creato si presenta a Pilato, si consegna alla
Croce il Creatore di tutte le cose, come un agnello viene condotto, per
suo proprio volere; è confitto coi chiodi e il suo costato viene trafitto,
accosta le labbra alla spugna colui che ha fatto piovere la manna; è
schiaffeggiato sulle guance il Redentore del mondo, e dai suoi servi è
schernito colui che tutti ha plasmato. Oh l’amore del Signore per l’uo-
mo! Prega suo Padre per chi lo crocifigge dicendo: Perdona loro que-
sto peccato, perchè non capiscono, gli iniqui, il male che commetto-
no”426.
Moltissimi altri inni, pieni di teologia e misticismo, vengono canta-
ti nella Chiesa Ortodossa durante la Santa e Grande Settimana, con i
quali si venera la Croce di Cristo come l’unico santo immacolato sa-

422. Stichirà all’Ora Prima.


423. Gv. 3, 16.
424. Triodion Quaresimale.
425. Ibidem.
426. Ibidem.
106 † Metropolita Gennadios

crificio di Dio incarnato che “Dio ha offerto in sacrificio per la ricon-


ciliazione”427, per il riscatto e la salvezza428 del genere umano decadu-
to, del peccato429, della maledizione430 e della morte431, conseguenza
della disobbedienza alla volontà divina432.
È utile e necessario in questo momento ricordare anche tutti gli in-
ni che riguardano la Morte e la Resurrezione, perchè sappiamo mol-
to bene che esiste uno stretto legame tra la Morte del Salvatore con
la sua Risurrezione. Ai Romani s. Paolo dice: “Egli è stato infatti da-
to per le nostre colpe ed è risorto per la nostra giustificazione”433.
La Lettera ai Colossesi, nella quale leggiamo: “Con lui infatti sie-
te stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme
risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai
morti; con lui Dio ha dato vita anche a voi che eravate morti per i vo-
stri peccati e per l’incirconcisione della vostra carne, perdonandoci
tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le
cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchio-
dandolo sulla Croce”434, parla della correlazione tra Morte e Risurre-
zione del Salvatore dell’uomo e su questa magnifica affermazione di
s. Paolo si basano i magnifici inni “Stichirà”dei Vespri del Sabato San-
to.
Essi suonano così : “Oggi l’Ade gemendo grida: Sarebbe stato me-
glio per me se non avessi accolto il nato da Maria! Venendo qui egli
ha distrutto la mia potenza, ha spezzato le porte di bronzo, ha fatto ri-
sorgere, poichè è Dio, le anime che prima possedevo”435. “Oggi l’Ade

427. Rom. 3, 25.


428. Mt. 20, 28; Mt. 18, 11; Gv 3, 17.
429. Gal. 1, 4; Col. 1, 14.
430. Gal. 3, 13.
431. I Cor. 15, 22.
432. Rom. 5, 12. 19.
433. Rom. 4, 25.
434. Col. 2, 12 - 15.
435. Triodion (Libro con le ufficiature quaresimali dalla Domenica di Telone e
Fariseo fino al Sabato Santo).
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 107

gemendo grida: stata distrutta la mia potenza: ho accolto un morto


come uno dei mortali, ma non posso assolutamente trattenerlo, anzi
con lui perderò i morti su cui regnavo; io possedevo da secoli i morti,
ma costui li fa ora risorgere tutti. Gloria, o Signore, alla tua Croce e
alla tua Resurrezione”436.
“Oggi l’Ade gemendo grida: È stata inghiottita la mia potenza; il
Pastore è stato crocifisso e Adamo è risorto; sono stato privato di
quelli su cui regnavo, ho vomitato quanti con forza avevo inghiottito.
Ha svuotato le tombe il crocifisso ed ha annientato la potenza della
morte. Gloria, o Signore, alla tua Croce e alla tua Resurrezione”437.
Mentre nel “Menologio”del Grande Venerdì il lettore legge: “Si
fa memoria della santa, redentrice e tremenda Passione del Signore e
Dio Salvatore nostro Gesù Cristo che per noi volontariamente soffrì
gli sputi, le battiture, gli schiaffi, le offese, le irrisioni, la veste purpu-
rea, la canna, la spugna, l’aceto, i chiodi, la lancia, e sopratutto la Cro-
ce e la morte, fatti tutti avvenuti il venerdì ”, alla funzione del Gran-
de Sabato l’anima ortodossa ascolta, secondo il libro del Triodio: “Ce-
lebriamo la sepoltura del Corpo divino e la discesa agli inferi del Si-
gnore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo”.
Vi sono diversi altri inni, pieni di amore di Dio, con i quali l’Orto-
dosso fedele gioisce, ascoltando la ricchezza della bontà del Crocifis-
so e la potenza del Risorto Dio: “Canto la tua misericordia, o Amico
degli uomini, e mi prostro davanti alla ricchezza della tua bontà, o So-
vrano: volendo salvare la tua creatura, ti sei sottomesso alla morte –
diceva la Purissima (Madre) – ma per la tua Resurrezione, o Salvato-
re, abbi pietà di noi”.
Così sul legame spirituale della Croce e della Resurrezione, nel
quale secondo le parole di s. Paolo: “Se Cristo non è risorto, vana è la
nostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati, ed anche quelli che si
sono addormentati in Cristo sono perduti, e se noi riproponiamo la
nostra speranza soltanto in questa vita, siamo i più infelici di tutti gli

436. Ibidem.
437. Triodion.
108 † Metropolita Gennadios

uomini; ma Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono


morti”438, abbiamo una viva testimonianza della potenza della Resur-
rezione che dà il perdono dei peccati e li annienta; (su di esse) si ba-
sa un testo liturgico che esprime questa salda fede della Chiesa: “Re-
gna l’Ade, ma non eternamente sulla razza dei mortali: quando infat-
ti Tu fosti deposto nella tomba, o Potente, con la mano vivificante hai
spezzato i sigilli della morte e ai dormienti da secoli hai annunciato la
vera liberazione, O Salvatore, divenuto il Primogenito tra i morti”.
Per mezzo di questi inni così pietosi e commoventi, abbiamo alcu-
ne icone in verità preziosissime, con le quali viene dimostrato in mo-
do meraviglioso la rivelazione di questo amore ineffabile sulla Croce:
“Come Pellicano ferito dal tuo costato, o Verbo, tu hai vivificato i tuoi
figli morti, gocciolando su di essi vivificanti sorgenti”. Questo meravi-
glioso inno con questa meravigliosa icona di pellicano con i suoi figli
ha una forza spirituale invincibile, perchè è dedicato al nostro Salva-
tore Gesù Cristo. (Esso) acquista una grande importanza se noi co-
nosciamo la meravigliosa vita di questo uccello.
Il pellicano è un uccello veramente modello per il suo amore per
la famiglia. Costruisce il suo nido sulle rocce; suo nemico è il serpen-
te. Molte volte il pellicano va fuori per trovare cibo per i suoi figli. Il
suo amore e la sua affettuosità sono due belle sue caratteristiche. Du-
rante la sua assenza può capitare che questo suo nemico, il serpente,
passi dal nido dove ha lasciato le sue più belle cose, i suoi figli. Può
succedere che loro vengano morsi dal serpente. In questo caso, dice
la tradizione popolare, il pellicano fa una grande cosa: vedendo i suoi
figli piccolini feriti e morti per i morsi del serpente, pieni di veleno,
becca il suo petto e con il suo sangue dà da bere ad essi che si salva-
no e rinascono. Il sangue di pellicano è ottimo antidoto – ottimo far-
maco – il quale vince sulla morte dei suoi figli e dà a loro la vita, men-
tre dopo poco tempo il pellicano muore a causa dell’emorragia.
Quest’icona descrive con fedeltà assoluta la meravigliosa opera del
nostro Redentore, il quale per fare rinascere l’uomo dal peccato, per

438. I Cor. 15, 17-20.


Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 109

portarlo all sua primitiva beatitudine, ha versato sulla Croce il suo


preziosissimo sangue, unico punto in cui la cristianità, senza dubbio,
ha la più grande e perfetta rivelazione dell’amore Trinitario. E il suo
vivicante sangue, dono eterno del suo amore ineffabile, “dono dell’a-
more crocifisso”purificando come farmaco “la nostra coscienza dalle
opere della morte”439, secondo s. Paolo; dà il meglio, la ricchezza, la li-
bertà, l’esaltazione, la gloria, la salvezza secondo Gregorio il Teologo:
“Ha preso il peggio per dare il meglio, è diventato povero per far di-
ventare ricchi noi per mezzo della sua povertà. Ha preso la forma di
servo per ottenere a noi la libertà. È disceso per esaltare noi. È stato
provato perchè vincessimo noi. È stato disonorato per glorificare
(l’uomo). È morto per salvare. Si è innalzato (sulla Croce) per trarre
a sè quelli che si trovano nel cadavere del peccato”.
Un’altra immagine che dimostra questo amore soprannaturale, in-
comprensibile per ogni uomo, dato per lo stesso uomo, per la sua
eterna esistenza, per la continuazione del suo vivere in eternità, per
diventare noi di nuovo “eredi di Dio e coeredi di Cristo”440, abbiamo
il seguente inno: “Fratelli, amiamo lo sposo! Prepariamo le nostre
lampade, risplendendo di virtù e di retta fede, affinchè, come le ver-
gini prudenti del Signore, già pronti, possiamo entrare con Lui alle
nozze. Lo sposo, che è Dio, dona a tutti la corona incorruttibile”441.
Dio è lo sposo. La Chiesa è la sua sposa. Eva è stata creata dal co-
stato di Adamo. Anche la Chiesa è stata creata dal divino liquido, dal
“sangue e acqua”442, usciti dal costato colpito.
Lasciamo qui libera la voce di Giovanni Crisostomo per affermare
questa realtà: a) “Il Mistero occulto si è manifestato: acqua e sangue
sono usciti dal costato”: b) “Non era una cosa semplice, nè una cosa
casuale quella che è avvenuta riguardo alle due fonti che sono scatu-
rite dal costato di Cristo, perchè da ambedue le parti è stata creata la

439. Ebrei 9, 14.


440. Rom. 8, 17.
441. Mattutino del Grande Martedì .
442. Gv. 19, 34.
110 † Metropolita Gennadios

Chiesa. Così i fedeli conosceranno che per mezzo dell’acqua saranno


rigenerati e per mezzo della carne saranno nutriti”443.
Non c’è più sacra immagine riguardo alla creazione della Chiesa;
non c’è più santa immagine riguardo all’istituzione della Chiesa, che
viene fondata sulla Croce444, e ciò grazie all’insuperabile ed unico
amore di Dio verso l’uomo; per lui Egli fa questo grandioso cammino
di martirio e di amore; per lui desidera ardentemente e volontaria-
mente celebrare il mistero della salvezza con un martirio unico e inau-
dito e con una reale testimonianza di primiero amore e come dice da
una parte s. Paolo:”.... non a prezzo di cose corruttibili, come l’argen-
to e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vo-
stri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza
difetti e senza macchia”, e dall’altra parte come dice l’inno mistico del
Grande Giovedì (sera): “Ci hai riscattati dalla maledizione della leg-
ge con il tuo prezioso sangue; appeso sulla Croce e trafitto dalla lan-
cia, hai fatto scaturire per gli uomini l’immortalità. O Salvatore no-
stro, gloria a te”445.
In quel momento così triste e commovente, nel quale il soldato fa-
ceva un atto di barbarie “colpendo il fianco di Cristo con la lancia”446,
avviene l’unità tra Sposo e Sposa, cioè tra il Signore e la Chiesa. In
quel momento d’altra parte, così sacro e santo, avviene la purifica-
zione e la santità della Chiesa, la quale rinasce e si nutre con il sangue
di Cristo; si presenta nel mondo “senza macchia, nè ruga, o alcunché
di simile, ma santa e immacolata”447, e, come dice Giovanni Crisosto-
mo “non soltanto ha ornato la Chiesa, ma l’ha fatta gloriosa”448.

443. Cf. P. Trempelas, Commento al Vangelo di S. Giovanni, Atene 1954, p. 681.


444. "Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo
vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo
sangue", Atti 20, 28.
445. Triodion.
446. Cf. Gv. 19, 34.
447. Ef. 5, 27.
448. Cf. P. Trempelas, Commento alle Epistole del Nuovo Testamento, Atene
1956, p. 149.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 111

In verità lo “Sposo”, il più bello fra tutti gli uomini”449, come scrive
l’innografo, stabilisce un legame spirituale con la sua Sposa, la Chie-
sa, grazie al suo immenso amore rivelato sulla Croce; e questo lega-
me mistico abbraccia ogni creatura; abbraccia il “caduto Adamo”, co-
me canta la Chiesa Ortodossa durante il mattutino della Resurrezio-
ne, perchè Cristo “fu crocifisso per ogni uomo, per effondere il per-
dono. Il suo costato fu trafitto perchè per ogni uomo scaturissero le
acque della vita. Fu trafitto perchè per ogni uomo scaturissero le ac-
que della vita. Fu confitto con chiodi, affinchè l’uomo, convinto dalla
profondità dei suoi patimenti, dalla grandezza della sua potenza, pos-
sa esclamare, o Cristo, datore di vita: “Gloria, O Salvatore, alla tua
Croce e alla tua passione”450.
Cristo, “distendendo le sue braccia ed unendo ciò che prima era
separato”451 e “operando la salvezza in terra e stendendo le sue brac-
cia purissime sulla Croce per accogliere tutti i popoli”452, per la sua in-
vincibile debolezza di amore verso l’uomo, …, diventando così me-
diatore tra Dio e l’uomo.
Si dice che la “separazione dell’atomo nella fisica forse ha aiutato
la vita dell’uomo, rendendosi utile. La separazione, però, dell’io dal
prossimo è la causa della tragedia e del dramma della miseria umana.
Io e il prossimo, accanto a Lui, sotto la luce e la guida di Lui e sol-
tanto di Lui. Ecco lo splendore del Dio Trino sulla terra.
Discordie... rivoluzioni... guerre sono conseguenze e risultati della
divisione dell’uomo da sè stesso, del suo allontanamento dal prossimo
e della ribellione (apostasia) dell’ “io”e del “tu”da Dio. E, però, Cri-
sto per la libertà dell’uomo ha sopportato la Croce e per l’unione e la
sua unità, la tremenda e vergognosa morte”453; e come dice s. Paolo:

449. Triodion, Grande Lunedi – Sera, (cioè, Mattutino del Grande Martedì ).
450. Triodion, Grande Giovedì – Sera (Inni: "Le Beatitudini").
451. Triodion, Grande Venerdì – Sera, Canone, ode III.
452. Triodion, Inno dell’Ora Sesta del Grande Venerdì .
453. Metropolita di Stavrupoli Massimo, Discorso sulla Festa del Trono della
Chiesa di Costantinopoli, Rivista "Stachis", Vienna 1974-77, p. 81.
112 † Metropolita Gennadios

“spogliò sè stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo si-


mile agli uomini; apparso in forma umana umilio sè stesso, facendosi
obbediente fino alla morte e alla morte di Croce”454.
A questo prezioso contenuto spirituale, della salda fede della Chie-
sa Indivisa è conforme il contenuto di un dei più mistici e commoventi
inni dell’Ortodossia, che si canta alla sera del Grande Giovedì : “Og-
gi è appeso al legno colui che ha sospeso la terra sulle acque. È cinto
di una corona di spine il Re degli angeli, di una falsa porpora è rive-
stito colui che avvolge il cielo di nubi, è schiaffeggiato colui che ha li-
berato Adamo nel Giordano. È confitto con chiodi che ha liberato
Adamo nel Giordano. È confitto con chiodi lo Sposo della Chiesa. È
trafitto di lancia il Figlio della Vergine. Adoriamo i tuoi patimenti, o
Cristo. Mostraci anche la tua gloriosa Resurrezione”455.

8. L’amore vivificante di Dio nella Divina Eucaristia


L’insuperabile amore di Dio per l’uomo continua fino ad oggi con
la Divina Eucaristia, la quale è una rappresentazione e commemora-
zione del sacrificio del Gólgota.
L’Eucaristia costituita in commemorazione della morte di Cristo
sulla Croce coincide con il sacrificio del Golgota, perchè ambedue
hanno Gesù Cristo come offerente e offerta, come sacrificatore e sa-
crificio456, con la differenza che nell’Eucarestia Cristo sacrifica sè stes-
so per mezzo del sacerdote “in modo incruento e misterioso”457; sul
Golgota invece “ha offerto sè stesso con il suo sangue sacrificando la
sua vita corporale”458. Così con il sacrificio della Croce “il Signore ha
compiuto la redenzione di tutto il genere umano, riconciliando l’uo-
mo con Dio; il sacrificio invece nell’Eucaristia ha come scopo anche

454. Filip. 2, 7-8.


455. Triodion, Grande Giovedi – Sera (cioè, Mattutino del Grande Venerdi).
456. Cf. Concilio Trullano, canone III.
457. Christos Andrutsos, Dogmatica della Chiesa Ortodossa Orientale, p. 371.
458. Ibidem.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 113

la personale (incorporazione) e la comunione dei beni della Croce459.


Ritengo utile riportare qui la seguente spiegazione del Metropolita di
Mosca Macario che afferma così : Confrontando in genere il sacrificio
sulla Croce con il sacrificio incruento possiamo dire che il primo è uti-
le come il seme o la radice, invece il secondo come l’albero, il quale
ha germogliato da quel seme, si appoggia interamente su questa radi-
ce, si nutre dei suoi vitali succhi e in questo modo produce i salutari
frutti della vita; affinché ambedue i sacrifici siano indivisi fra di loro e
si distinguano tra di loro. Sono una sola cosa e lo stesso albero della
vita, piantato da una parte da Dio sul Gólgota, riempiendo dall’altra
parte tutta la Chiesa di Dio dei suoi misteriosi frutti e nutrendo con
questi frutti di salvezza tutti quelli che chiedono la vita eterna”460.
I santi Cipriano461, Ambrogio462 e Giovanni Crisostomo affermano
che l’Eucaristia è una reale immagine che rappresenta il sacrificio del-
la Croce. Le Liturgie di Basilio il Grande, di Giovanni Crisostomo,
come anche le altre Liturgie insegnano che l’Eucaristia si offre in
commemorazione delle sofferenze del Signore.
Degni di importanza sono i seguenti testi di Giovanni Crisostomo:
il primo dai suoi commenti alla Lettera agli Ebrei e il secondo dalla
sua Liturgia; il primo (dice): “noi ogni giorno... offriamo, però faccia-
mo commemorazione della sua morte... Non è un sacrificio diverso di
quello che allora fece il sommo sacerdote, ma è lo stesso che faccia-
mo per sempre; piuttosto, operiamo la commemorazione del sacrifi-
cio”463. Il secondo: “Memori dunque del precetto del Salvatore:
“Prendete, mangiate: questo è il mio Corpo, che per voi viene spez-
zato in remissione dei peccati”; “Bevete tutti: questo è il mio Sangue,
del nuovo Testamento, che viene sparso per voi e per molti in remis-

459. Ibidem.
460. Manuale di Teologia Dogmatica (Traduzione in Greco dell’Archimandrita
N. Paghidas, pp. 453-4.
461. Epist. 63, 14.
462. De off. 1, 48.
463. Omelia 17.
114 † Metropolita Gennadios

sione dei peccati”e di tutto ciò che è stato compiuto per noi: della
Croce, della sepoltura, della resurrezione al terzo giorno, dell’ascen-
sione ai cieli, della sua presenza alla destra del Padre, della seconda e
gloriosa venuta, gli stessi doni, da te ricevuti, a te offriamo”.
È noto che “il sacrificio sulla Croce (è stato) offerto soltanto una
volta sul Gólgota, invece l’incruenta offerta, dalla sua istituzione si ce-
lebrava, si celebra e sarà celebrata fino alla seconda venuta del Si-
gnore per la salvezza degli uomini e su innumerevoli altari”464, Cristo
Dio-Uomo continua ad amare la sua creatura ed a preparare per sem-
pre la preziosa mensa, perchè sua volontà è “che siano purificate le
loro anime, che siano rimessi i loro peccati e possano acquistare il re-
gno di Dio”465.
Grandissimo il dono per l’uomo, inconcepibile per la sua mente l’i-
stituzione del sacramento dell’amore.
Sappiamo molto bene che Cristo precedentemente ha fatto una
azione di ineffabile umiltà, così com’era ineffabile il suo amore per
l’uomo, insegnando: “Vi ho dato infatti l’esempio, perchè come ho
fatto io, facciate anche voi”466.
Anche il cibo che porta Cristo è insuperabile, unico, come il suo
amore, perché, in verità, è il suo corpo e il suo sangue.
È attuale ascoltare un inno della Chiesa Ortodossa che si canta nel
Grande Mercoledì sera467: “Orsù fedeli, con mente sublime, parteci-
piamo all’ospitalità del Signore ed alla sua mensa immortale”.
In verità questo inno e tanti altri del Grande Giovedì , hanno due
cose degne di ogni menzione: “ospitalità del Signore”e “mensa im-
mortale”.
E l’innografo, veramente, stupito anche lui di questa grandezza
dell’amore divino, invita i fedeli a capire questa unica condiscenden-
za di Dio che continua a dare, e continuerà fino alla fine dei tempi, al-

464. Manuale di Teologia Dogmatica, o. c., p. 453.


465. Cf. Liturgia di S. Giovanni Crisostomo.
466. Gv. 13, 15.
467. In realtà è il Mattutino del Grande Giovedì .
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 115

l’uomo il suo Corpo e il suo Sangue, il quale è antidoto contro la mor-


te; è l’unica garanzia per avere l’uomo la salvezza e l’eternità:
“Io sono il pane della vita....”“questo è il pane che discende dal cie-
lo, perchè chi ne mangia non muoia”, “Io sono il pane vivo disceso dal
cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io da-
rò è la mia carne per la vita del mondo468... “Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ “ultimo
giorno”. “...Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in
me e io in lui”. “Come il Padre che ha la vita ha mandato me e io vi-
vo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me”;
“questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono
i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”469.
Mentre Dio ha ospitato l’uomo nel Paradiso470, e ha messo a sua
disposizione ogni cosa buona e bella471, così anche egli avrà la gioia e
l’onore di conversare con Dio ... e dopo la caduta di lui, ha dato la sua
vita per la redenzione dell’uomo e la vita eterna; durante la vita ter-
rena di Dio, l’uomo lo ha ospitato prima in una Grotta e poi sulla Cro-
ce.
È vero che l’Incarnazione e la Sepoltura di Cristo sono gli unici ca-
si di eccellente ospitalità durante la sua vita terrena.
La Madonna è la creatura pura e vergine che ha ospitato Cristo la
prima volta.
Un inno che si canta al Grande Venerdì dice: “è ospitato in un pic-
colo sepolcro”472; è “il sepolcro nuovo”473 che il “nobile Giuseppe”474,
questa nobile anima, ospita il Grande Martire della Salvezza dell’u-
manità che fino a quel momento era solo nella sua solitudine e nel suo
abbandono.

468. Gv. 6, 51.


469. Gv. 6, 48-51 e 6, 53-58.
470. Genesi, 2, 8.
471. Genesi 2, 9.
472. Ode VIII.
473. Apolitichion (Inno principale del Santo Giorno).
474. Ibidem.
116 † Metropolita Gennadios

“Giuseppe, chiesto a Pilato il santo corpo, lo unse di preziosi un-


guenti e lo depose, avvolto in candida sindone, in un sepolcro nuo-
vo”475.
Per completare questo punto dell’ospitalità del “Grande Stranie-
ro”da parte dell’ospitale Giuseppe mi riferisco a quel bell’inno che sin
canta durante l’uscita dal tempio dell’Epitafio nel Grande Venerdì :
“Donami questo Straniero, che dall’infanzia si è esiliato nel mondo
come uno straniero;.... Donami questo Straniero, di cui contemplo
stupefatto la morte strana. Donami questo Straniero che ha saputo
accogliere i poveri e gli stranieri. Donami questo Straniero perchè lo
seppellisca in una tomba, lui che non ha dove posare il capo, come
uno straniero”476.
Dopo questa esposizione dell’ospitalità da parte di Dio verso l’uo-
mo, e di questo verso il suo Padre e suo Signore Dio, l’Ultima Cena è
la più grande ospitalità di Dio per l’uomo, è la più ricca mensa per
l’uomo anche in questa terra, preparata dall’ineffabile amore di Dio
che è “l’offerente e l’offerto, è colui che riceve i doni e li distribui-
sce”477 ; “Egli è spezzato e non si divide, è sempre mangiato e mai si
consuma, ma santifica coloro che ne partecipano”478.
Evdokimov dice nella sua opera “L’Ortodossia”: “Tutta l’Eucari-
stia è stata offerta una volta e non si è mai esaurita. L’Agnello di Dio
è sempre mangiato e mai consumato”.
Prima e dopo l’Eucaristia, nella quale il celebrante, continuando
l’opera di amore di Cristo Dio-Uomo per la salvezza dell’uomo e di-
ventando con le preghiere mistiche ponte tra Dio e l’uomo, si sforza
di unire il cielo con la terra e creare tali condizioni che il “pleroma
della Chiesa”si presentasse degno davanti a Dio e comunicasse con il
suo corpo e il suo sangue, realizzando così la parola di Dio e la sua
volontà: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo che per voi viene

475. Inno "Kathisma" del Mattutino del Grande Sabato.


476. Processione dell’Epitafio.
477. Liturgia di S. Giovanni Crisostomo.
478. Ibidem.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 117

spezzato in remissione dei peccati”; “Bevetene tutti: questo è il mio


sangue del nuovo Testamento che viene sparso per voi e per molti in
remissione dei peccati”479.
Il celebrante ogni volta che celebra l’Eucaristia, avendo davanti a
sè questo mistero di opera di amore, si sforza di costruire la grandio-
sa scala di Giacobbe per fare salire al cielo le anime che pregano con
lui.
Le preghiere del celebrante che prega sommessamente, anche da
parte del popolo, coincidono con la Volontà di Dio e tramite di essa
vivono una realtà divina e acquistano la forza spirituale di avere un
rapporto di conoscenza, di sincerità, di amore, di fratellanza e di co-
munione con Dio.
Cristo “per l’ineffabile e immenso suo amore per gli uomini fatto-
si uomo senza alcun mutamento”come dice Giovanni Crisostomo nel-
la sua Liturgia, compie tutta l’economia di salvezza a favore dell’uo-
mo e realizza la volontà di suo Padre per dare all’uomo il glorioso ti-
tolo di “Figlio di Dio”e di farlo partecipare alla gloria eterna della
Santissima Trinità.
Dio non cessa di amare l’uomo e volgere il suo sguardo su di esso;
così continua a visitarlo, ad ascoltarlo e ad incontrarlo; il suo dono
più meraviglioso è l’eterna Eucaristia, la quale è “medicina di im-
mortalità”e “antidoto per non morire”.
Nell’Eucaristia si invita l’uomo non soltanto ad imitare (Cristo) nel
compiere la volontà di Dio, ma anche a vivere fino in fondo il suo ec-
cellente desiderio, cioè di dare e donare la sua vita per gli altri: “Co-
me io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri”, “nessuno ha un
amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”480.
Rimane per sempre, anche oggi, grandissima l’importanza spiri-
tuale e morale della Divina Eucaristia perchè scopre all’uomo di oggi
l’amore ineffabile del suo Salvatore, nato, crocifisso e risuscitato per
la sua salvezza e la sua eternità.

479. Liturgia di S. Giovanni Crisostomo, Preghiera prima della Consacrazione.


480. Gv. 15, 12; 15, 13.
118 † Metropolita Gennadios

L’uomo tramite la Divina Eucaristia trova il suo inizio divino e la


via che porta al regno di Dio:
L’uomo creato “a sua immagine e somiglianza”trova nella Eucari-
stia la sua ricchezza spirituale e realizza le divine parole: “Prendete e
mangiate”e “Bevetene tutti”diventando così vero membro della
Chiesa e Figlio di Dio.
CAPITOLO SECONDO

LA TRADIZIONE E LA SPIRITUALITÀ
ORTODOSSA SULLA CROCE

Introduzione
Se l’uomo di oggi vedrà con serenità e senza pregiudizi la Croce di
Cristo, scoprirà l’ineffabile amore del Dio Trino. Scoprirà che, grazie
a questo amore divino, la Croce di Cristo gli rivela in modo meravi-
glioso l’acquisto della sua libertà, della sua salvezza e della sua unio-
ne con Dio.
La Croce di Cristo è il mistero della divina filantropia, il pegno del-
la divina pietà e salvezza, la più terrena e tangibile immagine della
Croce celeste dell’amore481. È realmente la più genuina, amorosa, ri-
sposta di Dio alla pazzia dell’uomo, il quale peccando, ha scelto da sé
la più pesante condanna: la morte. La Croce rivela e afferma che l’uo-
mo è nato soltanto per desiderio dell’amore del Dio Trino e si salva
nella passione del suo amore soprannaturale.
La Chiesa Ortodossa, particolarmente durante la Quaresima pas-
quale, dedica una settimana proprio alla venerazione della Croce482,
per far capire ai suoi fedeli - membri due concetti fondamentali: che
senza la crocifissione è impossibile incontrare Cristo, crocifisso e ri-
sorto per amore dell’uomo; che la crocifissione è una morte vivifican-

481. Cfr. I. Karpathiãos, Filocalia Aã, 281; Filarete di Mosca, Sull’Amore, in


Ekklesia 1967, 285.
482. Una delle più grandi feste dell'Ortodossia è la festa dell'esaltazione della
Santa Croce del 14 settembre.
120 † Metropolita Gennadios

te di amore e una resurrezione che ha la forma della Croce, il cui ini-


zio e la fine consistono nell’amore del Dio Trino.
Sulla Croce di Cristo è rivelato potentemente l’amore divino: la
Croce è il sacramento dell’amore, il mistero dell’invincibile debolez-
za di Dio verso quella creatura prediletta che è l’uomo. La Croce si
presenta nel mondo come follia e scandalo, come sapienza e poten-
za483. Dal punto di vista umano la follia è qualcosa di paradossale,
mentre la sapienza è la testimonianza della potenza dell’amore trini-
tario.
L’impeccabile amore divino sulla Croce libera l’uomo dalla schia-
vitù del peccato e vince Satana, principe della morte. Con la sua fi-
lantropica sapienza Dio vince il dolore e la povertà, la schiavitù e la
mortalità, trasformando l’universo: “Siamo salvati non per mezzo del-
la legge, ma per mezzo della divina compassione … il regno dei cieli
non è la ricompensa delle nostre opere, ma la grazia del Signore pre-
parata per i servi fedeli”484, i quali in seguito diventano figli. Da que-
sto momento si inaugura per l’uomo una nuova vita, caratterizzata da-
gli eterni frutti di vittoria, gioia, resurrezione, immortalità, esultanza
pasquale ed eternità.
La Croce non è più il simbolo della condanna e della morte, ma il
simbolo della grazia e della vita; non è più il legno della sofferenza,
ma l’albero dell’immortalità; non è più lo strumento dell’infamia, ma
il segno della gloria; non è più causa di lutto, ma fonte della consola-
zione pasquale per vivere in eternità: Cristo, nostra Pasqua, è stato
immolato485. Perciò la Santa Croce viene celebrata unitamente alla re-
surrezione nel mistero della divina economia. I cori bizantini della
Chiesa Ortodossa cantano durante la terza settimana della Quaresi-
ma pasquale: “Venite ad adorare l’amore della nostra vita … la Cro-
ce di Cristo, nostro Dio, … per noi volontariamente ha sofferto tutto
per salvare il mondo”. Un altro antico inno della Chiesa Ortodossa,

483. 1 Cor. 1, 18; 2,8.


484. Teodoreto di Pafo, 83, 413, cfr. Marcos l’Aseeta, Filocalia Aã, 109.
485. 1 Cor. 5,7.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 121

cantato nella terza domenica della Quaresima, recita così : “Cristo, il


Re della gloria, che volontariamente stese le mani (sulla Croce), ci ha
esaltati fino all’originaria beatitudine; noi che eravamo stati conqui-
stati all’inizio dal nemico per mezzo del piacere, il quale ci ha esiliati
da Dio”486. “Vediamo oggi compiersi un tremendo e straordinario mi-
stero! L’inafferrabile viene arrestato; colui che libera Adamo dalla
maledizione viene legato; colui che scruta i cuori e i nervi ingiusta-
mente è sottoposto ad inchiesta; compare davanti a Pilato colui al
quale stanno tremanti le potenze celesti. Il creatore è schiaffeggiato
dalle mani della creatura, è condannato al legno colui che giudica i vi-
vi e i morti. Viene chiuso nel sepolcro lo sterminatore dell’Ade. Glo-
ria a te, Signore, paziente che sopporti tutto con amore per salvare
tutti dalla maledizione”487.
San Giovanni Damasceno insegna che “ogni azione e ogni mi-ra-
colo di Cristo è divino e meraviglioso, ma il più meraviglioso di tutti
è la sua Croce; perché nessun’altra cosa ha domato la morte, ha espia-
to la prima coppia, ha spogliato l’Ade, ha portato la resurrezione, ha
donato la forza di vincere la stessa morte, ha preparato il nostro ri-
torno alla primiera benedizione, ha aperto la porta del paradiso, ha
messo la nostra natura a sedersi alla destra di Dio e ci ha fatto suoi fi-
gli, ...”488. La Croce è la rivelazione definitiva dell’amore di Dio nel
mondo per l’uomo: sul legno non è stata crocifissa una persona qual-
siasi, un uomo innocente, ma il Re della Gloria, il Dio dell’amore e
della salvezza.
Ilias Miniatis, grande predicatore durante i tempi della domina-
zione turca, disse: “Il mondo ha visto due cose straordinarie e curio-
se: un Dio che è diventato uomo e questo stesso Dio e Uomo che si è
innalzato sulla Croce per la salvezza dell’uomo”. La Croce, secondo
san Giovanni Crisostomo, è l’inizio della salvezza dell’uomo”e la

486. Idiomèlo.
487. Dal Vespero del Grande Venerdì .
488. PG 94, 1129.
122 † Metropolita Gennadios

“causa di innumerevoli beni”489, perché “salvò e trasformò il mondo,


scacciò l’errore, introdusse la verità, cambiò la terra in cielo, fece gli
uomini angeli”490. Secondo san Cirillo di Gerusalemme, ogni opera di
Cristo è gloria della Chiesa universale, tuttavia, la gloria delle glorie
è la Croce; in essa è manifestato al mondo l’infinito amore di Dio per
l’uomo. All’uomo è ridato l’amore con l’immortalità che possedeva
prima della sua caduta nel peccato.

1. Croce, amore e salvezza secondo l’Innologia della Chiesa Ortodos-


sa
La divina rivelazione della grandiosa opera di Dio sulla Croce co-
stituisce uno dei più grandi capitoli della Tradizione Patristica ed è
confessata con silenzioso timore e venerazione dai padri. Essa viene
proclamata nell’Innologia della Chiesa Ortodossa, nella celebrazione
dei vespri, del mattutino e della divina liturgia. La Chiesa Ortodossa
Orientale presenta alla cristianità intera un tesoro inestimabile di in-
ni, pieni di spiritualità, di amore della Croce e con i quali i fedeli vi-
vono continuamente questa grande realtà e verità, in consonanza con
tutto l’insegnamento della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa.
La ricchezza spirituale e la forza morale di questi inni mostrano
con precisione e comprendono in sé tutti gli elementi essenziali del-
l’Economia Divina riguardo alla salvezza del genere umano. Sono
una caratteristica peculiare della Chiesa Ortodossa, frutto di elevate
riflessioni teologiche e di eccezionale ispirazione poetica, composti da
famosi teologi e innografi della Chiesa Indivisa, Una, Santa, Cattoli-
ca ed Apostolica.
Il motivo centrale di questi inni è cantare e glorificare l’amore
sconfinato, misericordioso e trionfante di Dio. “Oggi l’Ade gemendo,
grida: È stata inghiottita la mia potenza; il Pastore è stato crocifisso e
Adamo è risorto; sono stato privato di quelli su cui regnavo, ho vomi-

489. Ilia Miniatis, Opere, vol. II, Pietroburgo 1896, 447.


490. Ibid., vol. 111, 559.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 123

tato quanti con forza avevo inghiottito. Ha svuotato le tombe il croci-


fisso e annientato la potenza della morte. Gloria, o Signore, alla tua
Croce e alla tua resurrezione!”491.
Nel Menologio del Grande Venerdì il lettore proclama: “Si fa me-
moria della santa, redentrice e tremenda passione del Signore Dio e
Salvatore nostro Gesù Cristo che per noi volontariamente soffrì gli
sputi, le battiture, gli schiaffi, le offese, le irrisioni, la veste purpurea, la
canna, la spugna, l’aceto, i chiodi, la lancia e soprattutto la Croce e la
morte. Alla funzione del Grande Sabato l’anima Ortodossa ascolta, se-
condo il libro del Triòdion: “Celebriamo la sepoltura del corpo divino
e la discesa agli inferi del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo”.
Vi sono diversi altri inni, con i quali il fedele Ortodosso fedele gioi-
sce, ascoltando la ricchezza della bontà del Crocifisso e la potenza del
Risorto di Dio: “Canto la tua misericordia, o amico degli uomini, e mi
prostro davanti alla ricchezza della tua bontà, o Sovrano: volendo sal-
vare la tua creatura, ti sei sottomesso alla morte - diceva la Purissima
(Madre) - ma per la tua resurrezione, o Salvatore, abbi pietà di noi”.
Sul legame spirituale della Croce e della resurrezione, san Paolo
dice: “Se Cristo non è risorto, è inutile la vostra fede e voi siete anco-
ra nei vostri peccati, come pure quelli che si sono addormentati in
Cristo sono perduti. Se avessimo speranza in Cristo soltanto in questa
vita, saremmo i più miserabili di tutti gli uomini, ma, invece, Cristo è
stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che dormono”492. Qui ab-
biamo una viva testimonianza della potenza della resurrezione che dà
il perdono dei peccati e li annienta: su di essa si basa il testo liturgico
che esprime questa salda fede nella Chiesa: “Regna l’Ade, ma non
eternamente sulla razza dei mortali: quando tu fosti deposto nella
tomba, o Potente, con la mano vivificante hai spezzato i sigilli della
morte e a coloro da secoli dormivino hai annunciato la vera libera-
zione, o Salvatore, divenuto il Primogenito tra i morti”.

491. Cfr. Trì fidion. Gli Ortodossi dicono «Grande Venerdì », invece di Venerdì
Santo.
492. 1 Cor. 15,17-20. 14 Eb. 9,14.
124 † Metropolita Gennadios

Per mezzo di questi inni abbiamo alcune immagini preziosissime,


indicative della rivelazione di questo amore ineffabile: “Come pelli-
cano ferito, dal tuo costato, o Verbo, tu hai vivificato i tuoi figli mor-
ti, facendo gocciolare su di essi vivificanti sorgenti”. Questo inno, che
canta l’icona di un pellicano con i suoi figli, ha una forza spirituale in-
vincibile. Il pellicano è un uccello che serve da modello efficace per il-
lustrare l’amore dì Dio. È un volatile che costruisce il suo nido sulle
rocce; il suo nemico e il serpente. Molte volte il pellicano va fuori per
trovare cibo per i suoi figli. Durante la sua assenza puỒ capitare che
il serpente passi dal nido dove ha lasciato le sue cose più belle: i suoi
figli. PuỒ succedere che essi vengano morsi dal serpente; in questo ca-
so, dice la tradizione popolare, il pellicano, vedendo i suoi teneri figli
feriti o morti per i morsi del serpente pieni di veleno, becca il suo pet-
to e con il sangue dà loro da bere ed essi si salvano e rinascono: il san-
gue del pellicano, infatti, è un ottimo antidoto per vincere la morte
dei suoi figli e per donare loro la vita. Dopo questo atto d’amore, egli
muore a causa dell’emorragia.
Questa icona descrive con fedeltà assoluta la meravigliosa opera
del nostro Redentore, il quale, per far rinascere l’uomo dal peccato e
per portarlo alla sua ultima beatitudine, ha versato sulla Croce il suo
preziosissimo sangue. Si tratta di un sangue vivificante, “dono dell’a-
more crocifisso”che, purificando come farmaco “la nostra coscienza
dalle opere di morte”493, dà il meglio, la ricchezza, la libertà, l’esalta-
zione, la gloria, la salvezza. San Gregorio il Teologo afferma che Cri-
sto “ha preso il peggio per dare il meglio, è diventato povero per far-
ci diventate ricchi per mezzo della sua povertà. Ha preso forma di ser-
vo per ottenerci a noi la libertà. È disceso per esaltare noi; è stato pro-
vato perché noi vincessimo; è stato disonorato per glorificare (l’uo-
mo). È morto per salvare e si è innalzato (sulla Croce) per trarre a sé
quelli che si trovano nel cadavere del peccato”.
Un’altra immagine che dimostra quale amore ha avuto Dio per
ogni uomo viene tracciata da questo inno: “Fratelli, amiamo lo sposo!

493. Eb. 9,14.


Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 125

Prepariamo le nostre lampade risplendendo di virtù e di retta fede, af-


finché, come le vergini prudenti del Signore, già pronti, possiamo en-
trare con Lui alle nozze. Lo sposo, che è Dio, dona a tutti la corona
incorruttibile”494. Dio è lo sposo. La Chiesa e la sua sposa. Come Eva
è stata creata dal costato di Adamo, così anche la Chiesa è stata crea-
ta dal divino liquido, dal sangue e dall’acqua495. Così si esprime san
Giovanni Crisostomo per affermare questa realtà: a) “Il Mistero oc-
culto si è manifestato: acqua e sangue sono usciti dal costato”; b)
“Non era cosa semplice, né cosa casuale quella che è avvenuta ri-
guardo alle due fonti che sono scaturite dal costato di Cristo, perché
da ambedue le parti è stata creata la Chiesa. Così i fedeli conosce-
ranno che per mezzo dell’acqua saranno rigenerati e per mezzo della
carne saranno nutriti”496.
Non c’è immagine più sacra che possa descrivere la nascita della
Chiesa; non c’è immagine più santa per descrivere l’istituzione della
Chiesa497! Grazie all’insuperabile e unico amore verso l’uomo, Dio è
disposto ad incamminarsi per il sentiero del martirio e dell’amore: “...
non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati
dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il san-
gue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia”.
Cristo, Tu “ci hai riscattati dalla maledizione della legge con il tuo
prezioso sangue; appeso alla Croce e trafitto dalla lancia, hai fatto
scaturire per gli uomini l’immortalità. O Salvatore nostro, gloria a
te”498.
In quel momento così triste e commovente, nel quale il soldato
compie un atto di barbarie colpendo il fianco di Cristo con la lancia499,
si realizza l’unità tra lo Sposo e la Sposa, tra il Signore e la Chiesa. In

494. Mattutino del Grande Martedì .


495. Cfr. Gv 19,34.
496. Ibid.
497. Cfr. P. Trempelas, Commento al vangelo di S, Giovanni, Atene 1954, 681.
498. Trifidion.
499. Cfr. Gv 19,34.
126 † Metropolita Gennadios

quel momento sacro e santo, si attuano la purificazione e la santifica-


zione della Chiesa che rinasce e si nutre del sangue di Cristo; si pre-
senta nel mondo senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma san-
ta ed intemerata500. San Giovanni Crisostomo afferma che Cristo non
soltanto ha ornato la Chiesa, ma l’ha resa gloriosa501. In verità lo “Spo-
so”, il più bello fra tutti gli uomini, stabilisce un legame spirituale con
la sua Sposa, la Chiesa e questo legame mistico abbraccia ogni crea-
tura: in particolare l’Adamo caduto, come canta la liturgia durante il
mattutino della Resurrezione502. Il suo costato fu trafitto, perché per
ogni uomo scaturissero le acque della vita. Fu confitto con chiodi, af-
finché l’uomo, convinto dalla profondità dei suoi patimenti, dalla
grandezza della sua potenza, potesse esclamare: “O Cristo, datore di
vita, gloria, o Salvatore, alla tua Croce e alla tua passione”503. Cristo,
“distendendo le sue braccia e unendo ciò che prima era separato”504,
“operando la salvezza in terra e stendendo le sue braccia purissime
sulla Croce per accogliere tutti i popoli”505, per la sua invincibile de-
bolezza di amore verso l’uomo, ha ottenuto da una parte la mistica co-
munione tra Dio e la sua creatura e dall’altra quella dell’uomo con sé
e con il suo prossimo, diventando così mediatore tra Dio e l’uomo.

2. L’amore divino nell’Eucaristia


L’infinito amore di Dio per l’uomo continua fino ad oggi nella di-
vina eucarestia che è rappresentazione e commemorazione del sacri-
ficio4 del Gólgota. L’eucaristia coincide con il sacrificio del Golgota.
Ambedue hanno Gesù Cristo come offerente ed offerta, come sacri-
ficatore e sacrificio506, con la differenza che nell’eucaristia Cristo im-

500. Cfr. Ef. 5,27.


501. Cf, P. Trempelas, Commento all’Epistole del Nuovo Testamento, Atene
1956, 149.
502. Cfr. Trifidion, Grande Lunedì - Sera (Mattutino del Grande Martedi).
503. Triodion, Grande Giovedì - Sera (Inni: «Le Beatitudini»).
504. Triodion, Grande Venerdì - Sera, Canone, Ode III.
505. Triodion, Inno dell’Ora Sesta del Grande Venerdì .
506. Cfr. Concilio Trullano, Can. III.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 127

mola se stesso per mezzo del sacerdote in modo incruento e mistico,


mentre sul Gólgota ha offerto se stesso con il suo sangue, sacrifican-
do la sua vita corporale. Se con il sacrificio della Croce il Signore ha
compiuto la redenzione di tutto il genere umano, riconciliando l’uo-
mo con Dio, col sacrificio dell’Eucaristia si attuano l’incorporazione
personale e la comunione dei beni della Croce507. “Confrontando in
genere il sacrificio sulla Croce con il sacrificio incruento, possiamo di-
re che il primo è utile come il seme o la radice, il secondo, invece, co-
me l’albero che germogliando da quel seme, si poggia interamente su
questa radice, si nutre della sua linfa vitale ed in questo modo produ-
ce la linfa salutare della vita; affinché ambedue i sacrifici siano indivi-
si tra loro e costituiscano principalmente un unico sacrificio, ma an-
che contemporaneamente si distinguano tra di loro. Sono uno e lo
stesso albero della vita, piantato da una parte da Dio sul Golgota, ri-
empiendo dall’altra parte tutta la Chiesa di Dio dei suoi mistici frut-
ti, nutrendo con essi tutti coloro che chiedono la vita eterna508.
San Cipriano, sant’Agostino e san Giovanni Crisostomo affermano
che l’eucaristia è una reale immagine del sacrificio della Croce509. Le
liturgie di san Basilio e di san Giovanni Crisostomo insegnano che
l’eucaristia si offre in commemorazione della morte del Signore. San
Giovanni Crisostomo, commentando la Lettera agli Ebrei, dice: “Noi
ogni giorno … offriamo, però facciamo commemorazione della mor-
te …. Non è un sacrificio diverso da quello che fece allora il sommo
sacerdote, ma è lo stesso che compiamo per sempre; piuttosto ope-
riamo la commemorazione del sacrificio”510. Quanto alla liturgia, in-
vece, afferma: “Memori, dunque, del precetto del Salvatore, prende-
te e mangiate: questo è il mio Corpo che per voi viene spezzato in re-
missione dei peccati; bevete tutti: questo è il mio sangue, del nuovo
Testamento (Nuova Alleanza) che viene sparso per voi e per molti in

507. Ibid.
508. Macario di Mosca, Manuale di Teologia Dogmatica, 453-454.
509. Cfr. Cipriano, Epist. 63, 14; Agostino, De off. 1, 48.
510. Giovanni Crisostomo, Omelia 17.
128 † Metropolita Gennadios

remissione dei peccati, e di tutto ciò che è stato compiuto per noi…,
gli stessi doni da te ricevuti, a te li offriamo”.
È noto che “il sacrificio della Croce (è stato) offerto soltanto una
volta per tutti sul Gólgota, mentre l’incruenta offerta si celebrava, si
celebra e sarà celebrata fino alla fine della venuta del Signore per la
salvezza degli uomini e su innumerevoli altari”511. Cristo DioUomo
continua ad amare le sue creature e a preparare per sempre la pre-
ziosa mensa, perché sua volontà è che “siano purificate le loro anime,
che siano rimessi ì loro peccati e possano acquistare il Regno di
Dio”512.
Sappiamo molto bene che Cristo precedentemente ha compiuto
un’azione di ineffabile umiltà, così come era ineffabile il suo amore
per l’uomo, insegnando: “Vi ho dato un esempio, affinché anche voi
facciate come io ho fatto a voi”513. Anche il cibo che porta Cristo è in-
superabile, unico, come il suo amore, perché in verità è il suo corpo e
il suo sangue. Così canta la Chiesa Ortodossa nel Grande Mercoledì :
“Orsù fedeli, con mente sublime partecipiamo all’ospitalità del Si-
gnore e alla sua mensa immortale”(Sera o nel Mattutino del Grande
Giovedì ).
Dio ha ospitato l’uomo nel paradiso, ha messo a sua disposizione
ogni cosa buona e bella, offrendogli gioia e l’onore di conversare con
Lui514; dopo la caduta Dio ha ridato la sua vita e l’uomo gli ha offerto
ospitalità prima in una grotta e poi sulla Croce. La Madonna è la crea-
tura pura e vergine che ha ospitato Dio la prima volta. Un inno del
Grande Venerdì afferma: “l’uomo è ospitato in un piccolo sepolcro;
è il sepolcro nuovo”515 che ospita il grande martire della salvezza del-
l’umanità: “Giãuseppe, chiesto a Pilato il santo corpo di Cristo, lo un-

511. Macario di Mosca, op. cit., 453.


512. Cfr. Liturgia di san Giovanni Crisostomo.
513. Gv 13,15.
514. Gn 2,8-9.
515. Cfr, Ode VIII; Apolitichion, Inno principale del Santo Giorno.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 129

se di preziosi unguenti e lo depose, avvolto in una candida sindone, in


un sepolcro nuovo”516.
Per completare questo punto sull’ospitalità del Grande Straniero
da parte di Giuseppe, bisogna far riferimento all’inno che si canta du-
rante l’uscita dal tempio dell’Epitaffio nel Grande Venerdì : “Dona-
mi questo straniero, che dall’infanzia sì è esiliato nel mondo come
uno straniero;... donami questo straniero che ha saputo accogliere i
poveri e gli stranieri. Donami questo straniero perché lo seppellisca
in una tomba lui che non ha dove posare il capo, come uno stranie-
ro”517.
Il gesto più grande d’ospitalità da parte di Dio è costituito dall’ul-
tima cena: l’Eucaristia è la più ricca mensa su questa terra, preparata
dall’ineffabile amore di Dio per l’uomo. Dio è colui che offre ed è of-
ferto, colui che riceve i doni e li distribuisce. Egli è spezzato e non si
divide, è sempre mangiato e mai si consuma, santificando tutti coloro
che ne partecipano518. “Prendete, mangiate: questo e il mio corpo che
per voi viene spezzato in remissione dei peccati. Bevetene tutti: que-
sto è il mio sangue del Nuovo Testamento che viene sparso per voi e
per molti in remissione dei peccati”519. Il celebrante, ogni volta che ce-
lebra l’Eucaristia, contempla questo mistero d’amore e si sforza di co-
struire la grandiosa scala di Giacobbe per far salire al cielo le anime
che pregano con lui. In questo modo all’uomo è dato il glorioso tito-
lo di “Figlio di Dio”ed è reso commensale della Santissima Trinità.
Dio non cessa così di amare l’uomo, ma continua a visitarlo, ad ascol-
tarlo e ad incontrarlo.
Nell’Eucaristia si invita l’uomo non soltanto ad imitare Cristo nel
compiere la volontà di Dio, ma anche a vivere fino in fondo il suo ec-
cellente desiderio di donare la propria vita per gli altri: “... che vi
amiate gli uni gli altri come io ho amato voi …. Nessuno ha un amore

516. Inno K¿thisma del Mattutiãno del Grande Sabato.


517. Processione dell’Epitaffio.
518. Cfr, Liturgia di san Giovanni Crisostomo.
519. Ibid.
130 † Metropolita Gennadios

più grande di questo: dare la vita per i suoi amici”520. La sacra Eucari-
stia è di grandissima importanza spirituale e morale, perché fa sco-
prire all’uomo l’amore ineffabile del Salvatore. Creato ad immagine e
somiglianza di Dio, l’uomo scopre nell’Eucaristia la propria ricchezza
spirituale e realizza le divine parole: “Prendete e mangiatene tutti”di-
ventando, così , vero membro della Chiesa e Figlio di Dio.

3. La spiritualità dell’amore divino


I padri della Chiesa Ortodossa Orientale, stupiti dall’ineffabile
amore di Cristo sulla Croce, hanno testimoniato nelle loro opere, di
rara bellezza poeticoletteraria, l’Amore Crocifisso che libera e santi-
fica l’uomo elevandolo e unendolo a Dio. La Croce è la lingua di Dio:
la lingua dell’amore, grazie al preziosissimo e vivificante sangue di
Cristo DioUomo. La Tradizione Patristica della Chiesa Ortodossa
concorre ad aiutare i fedeli affinché, partecipando con tutto il cuore
alle grandi verità che si nascondono Sulla Croce, possano superare i
momenti difficili delle loro crisi e della loro disperazione. La Croce è
simbolo del perdono e della riconciliazione, della luce e della grazia,
della speranza e della pace, della salvezza e della santificazione, del-
l’immortalità e della vita. “Il nostro Signore Gesù Cristo, essendo sen-
za peccato, non era sottomesso alla morte, dato che dopo la morte en-
trò nel mondo attraverso il peccato. Però Egli muore; subisce la mor-
te per noi ed offre se stesso al Padre in sacrificio per noi”521. Se Dio
non avesse amato, non sarebbe arrivato a questo preziosissimo dono
per l’uomo; Dio poteva lasciare incompiuto questo dono, ma non lo
ha fatto. L’amore di Dio, infatti, costituisce una energia increata che
trabocca dal seno della Santissima Trinità e si versa nel mondo in mil-
le modi riempiendo i cuori dei fedeli.

520. Gv 15,12-13.
521. Giovanni Damasceno, Esposizione della Fede Ortodossa, Pietroburgo
1894, 195-196.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 131

4. Riassunto teologico di san Gregorio il Teologo


Una viva testimonianza dell’inconcepibile amore di Dio ci è data
nei testi Patristici che parlano della Croce, come Cirillo di Alessan-
dria, Gregorio di Nissa, sant’Ignazio il Teoforo, ecc. In particolare
Gregorio il Teologo ci parla della Divina Economia e dice chiara-
mente che questa dottrina della morte del Signore sulla Croce è dog-
ma di fede, a cui dobbiamo dimostrare silenzio e venerazione perché
è mistero. Il mistero, tuttavia, va approfondito quanto più possibile,
cercando di chiarirlo nel limite delle possibilità umane. San Gregorio
dice che due sono le cose che vanno conosciute: per quale ragione è
stato versato il sangue di Cristo e a chi è stato dato in riscatto.
San Gregorio il Teologo studia il tema, meditando il mistero di
Cristo, come Figlio Unigenito e Verbo di Dio Padre, e di Cristo come
Sommo Sacerdote e Vittima, che ha offerto in sacrificio il proprio
sangue, versato sul Gólgota in riscatto di molti ed in redenzione di
tutti. Questo sangue di Dio è stato versato per noi e per la nostra cau-
sa. Gregorio continua, dicendo che colui che teneva l’uomo sotto il
suo dominio, dopo la disubbidienza, non era Dio, ma il maligno. A
causa del peccato originale, siamo sottomessi al potere del maligno,
avendo scambiato il paradiso con il piacere del peccato. Ipotizziamo
che il sangue di Cristo sia stato versato per noi ed in riscatto per la no-
stra liberazione dal peccato originale: ma a chi è stato dato questo ri-
scatto? Al maligno che si possedeva o a Dio che voleva la nostra sal-
vezza? Se dirỒ al maligno – afferma Gregorio – è grande bestemmia:
se dirỒ a Dio Padre o devo sostenere che prima non eravamo in pos-
sesso di Dio, oppure che Dio trae benefici dal sacrificio umano. Ma
per quale ragione il sangue del Figlio Unigenito dovrebbe essere gra-
dito a Dio Padre, che non ha neppure accettato il sacrificio di Isacco,
offerto da Abramo, ma scambiỒ quell’unico e prediletto figlio con un
montone?522.

522. Cfr. Gn 22,1ss.


132 † Metropolita Gennadios

San Gregorio si trova dinanzi ad un serio dilemma: è ragionevole


affermare che Dio onnipotente e pantocratore debba offrire riscatti al
maligno? È ragionevole affermare che il Padre, buono e filantropo,
voglia il sangue dell’Unigenito? Per rispondere a questo quesito, Gre-
gorio non nega che sia possibile che il sangue dell’Unigenito sia gra-
dito al Padre. San Gregorio contempla con stupore il mistero di amo-
re e di filantropia di Dio, senza voler dare una risposta al dilemma. È
costretto ad ammettere che Dio Padre ha riscattato il mondo attra-
verso il sacrificio di Cristo, senza doverlo chiedere all’uomo e senza
che questo fosse necessario perché l’uomo si salvasse. Dio Padre ha
compiuto tutto questo per economia e per fedeltà all’uomo, affinché
vinto il maligno con il suo amore e la sua filantropia, l’uomo fosse li-
berato dal male e venisse introdotto nella Chiesa per mezzo del suo
Figlio. San Gregorio rispetta con silenzio il mistero: neanche il tempo
potrà spiegarlo, in quanto l’amore di Croce non è teologia, ma eco-
nomia di Dio. “Dio ha tanto amato il mondo, da offrire il Figlio suo
Unigenito affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vi-
ta eterna”523.

523. Gv. 3,16.


CAPITOLO TERZO

CHIESA, EUCARISTIA,
MINISTERO SACERDOTALE

1. Il significato della Chiesa ed il suo valore spirituale


Fondatore e capo della Chiesa è Gesù Cristo, il quale, grazie al
proprio insegnamento, alle sue opere, e, soprattutto, grazie alla sua
Croce e Resurrezione ne ha posto le sue basi, dal momento che scel-
se dodici discepoli come primo nucleo della Chiesa e continuatori
dell’opera divina524.
Nel Nuovo Testamento non abbiamo alcuna definizione della na-
tura, dello scopo e dell’opera della Chiesa, ma solo descrizioni per
mezzo di immagini e rappresentazioni simboliche. Così la Chiesa è
caratterizzata come casa di Dio e dimora dello Spirito Santo525, come
corpo di Cristo, che ha come membra i diversi cristiani526, come edifi-
cio, la cui pietra angolare è Cristo, fondamenta i Profeti e gli Aposto-
li, pietre vive i fedeli527, ed, infine, vite, i cui tralci sono i cristiani, ra-
dice e fusto Cristo e contadino il Padre Celeste528.
Qual è il fine della Chiesa? È la continuazione dell’opera reden-
trice del Salvatore. La Chiesa consegue questo fine, insegnando ed
annunciando al mondo il Vangelo, offrendo ai fedeli la grazia Divina
per mezzo dei santi Sacramenti, guidandoli e governandoli spiritual-

524. Mt. 28, 18-20.


525. I Cor. 3, 16.
526. Rom. 12, 4-5; Ef. 5, 30.
527. Mt. 16, 18; 1 Cor. 3, 9-14; Ef. 2, 20.
528. Gv. 15, 1.
134 † Metropolita Gennadios

mente, perché diventino figli di Dio. Gli organi per mezzo dei quali la
Chiesa compie questa missione divina sono i sacerdoti che, con la sa-
cra ordinazione assumono i loro doveri pastorali. Ma anche i membri
laici della Chiesa la servono in questa sua opera, ricevendo per ordi-
ne diversi uffici.
La Chiesa da un lato è costituita da uomini, ma è una istituzione
divina e come tale supera l’umana comprensione. Nel Simbolo della
fede professiamo che la Chiesa è Una, Santa, Cattolica ed Apostoli-
ca.
La Chiesa è Una: perché Uno solo è il Suo Fondatore e Capo, Cri-
sto. Uno solo è il Principio che la vivifica, lo Spirito Santo. Una sola
è la sua Fede ed il suo Insegnamento529.
La Chiesa è Santa: perché è santo il suo capo, Cristo. Santo il prin-
cipio che la vivifica, lo Spirito Santo; e santi sono i suoi fini ed i mez-
zi della loro realizzazione530. La Chiesa è Santa, senza macchia; non ha
alcun significato per la sua santità il fatto che possa eventualmente
avere la maggior parte dei propri membri peccatori ed indegni. La
Chiesa è il campo, il quale, secondo la parabola, contiene grano e ziz-
zania; è la rete che ha raccolto pesci buoni e pesci guasti531.
È detta Cattolica: poiché ha come vocazione quella di accogliere
nel proprio seno tutti i popoli della terra, annunciando a tutti il Van-
gelo, secondo le parole del Signore: “Andando, ammaestrate tutti i
popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro ad osservare tutto quello che vi ho comanda-
to”532.
La Chiesa è detta Apostolica: poiché è stata fondata e si è diffusa,
per mezzo dell’annuncio fatto dagli Apostoli. Costoro, nel giorno di
Pentecoste, per mezzo della discesa dello Spirito Santo su di loro, co-
minciarono ad annunciare il Vangelo e fondarono a Gerusalemme la

529. Ef. 4, 8.
530. I Cor. 6, 11.
531. Mt. 13, 24, 47.
532. Mt. 28, 9.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 135

prima Chiesa, perciỒ la Pentecoste e considerata anche il giorno di na-


scita della Chiesa. Ugualmente, è detta Apostolica: poiché i chierici,
che la guidano spiritualmente, attribuiscono il proprio inizio dell’or-
dinazione agli apostoli, i quali consacrarono i primi vescovi, presbite-
ri e diaconi della Chiesa; perciỒ sono chiamati successori di loro.

2. La Divina Eucaristia
La Chiesa, come è stato detto, è il centro e l’organo per mezzo dei
quali è continuata l’opera redentrice del Signore nel mondo. La Chie-
sa porta a termine questa opera, grazie all’insegnamento ed all’attivi-
tà pastorale per la comunione dei fedeli, consegnando loro, per mez-
zo dei santi sacramenti, o di determinate celebrazioni sacri, la grazia
divina, indispensabile per la rinascita e la salvezza dei cristiani.
Uno dei sette sacramenti della Chiesa è la Divina Eucaristia. Il cri-
stiano, dopo esserci preparato spiritualmente, la riceve sotto le specie
del pane e del vino, lo stesso corpo e sangue del Signore, per la re-
missione dei peccati e per ricevere la vita eterna. Il sacramento della
Divina Eucaristia è stato stabilito dal Signore stesso nel corso del
Banchetto Mistico (l’Ultima Cena), quando mangiỒ per l’ultima vol-
ta insieme ai propri discepoli533.
La Divina Eucaristia non è solo comunione del corpo e del sangue
del Signore e unione con Lui, ma è anche sacrificio, perché durante la
sua celebrazione si verifica l’incruenta ripresentazione del sacrificio
della croce del Signore534. Questo sacrificio è di significato essenziale
per la vita del cristiano, poiché per mezzo suo è unito a Cristo, ma an-
che con gli altri cristiani, i quali ugualmente si nutrono dello stesso ci-
bo divino, col corpo e sangue del Signore: “Chi mangia la mia carne”e
“béve il mio sangue dimora in me ed io in lui”535. L’apostolo Paolo di-
ce che tutti i cristiani sono un solo corpo, poiché tutti si nutrono del-

533. Mt. 26,26; Mc. 14,25; Lc. 22. 19; Gv. 6, 48.
534. I Cor. 11, 26.
535. Gv. 6, 56.
136 † Metropolita Gennadios

lo stesso pane: un solo pane, un solo corpo, i molti siamo; tutti infat-
ti partecipiamo dell’unico pane”536. Pertanto il cristiano dev’essere
preparato spiritualmente con sincero pentimento e con confessione
dei peccati, puro e degno di essere ammesso, per potere comunicarsi,
per ricevere dentro di se il santissimo corpo ed il vivificante sangue
del Signore. Chi si comunica indegnamente e senza preparazione, se-
condo l’apostolo Paolo, si rende colpevole di un grande peccato, atti-
ra la condanna e la punizione di dio: PerciỒ chiunque mangi il pane o
beve il calice del Signore in modo indegno, sarà reo del corpo e del
sangue del Signore. Ciascuno pertanto esamini se stesso e poi mangi
di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve sen-
za riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condan-
na”537.

3. Il ministero sacerdotale
Il sacerdote celebra la Divina Eucarestia, come anche gli altri Sa-
cramenti e le cerimonie sacre. Il Sacerdozio, costituendo un’alta fun-
zione nella Chiesa, e quella cerimonia, durante la quale, per mezzo
dell’imposizione delle mani da parte del vescovo sull’ordinato, e per
mezzo dell’invocazione dello Spirito Santo, discende su di esso la
Grazia Divina, tramite la quale costui riceve il potere di svolgere l’at-
tività pastorale tra i fedeli, di istruirli e di celebrare i santi sacramen-
ti ed ogni cerimonia sacra.
Questa celebrazione del sacramento del Sacerdozio è detta anche
Ordinazione (¯ÂÈÚÔÙÔÓ›·), poiché avviene per mezzo delle mani del
vescovo sul candidato. L’imposizione delle mani costituisce il princi-
pale segno visibile nel sacramento del Sacerdozio. Il Sacerdozio ha il
suo inizio nello stesso Signore. Costui, dopo aver scelto i dodici Apo-
stoli diede loro ogni potere perché continuassero la sua opera538. Gli

536. I Cor. 10, 17.


537. I Cor. 11, 27.
538. Gv. 20, 22.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 137

Apostoli a loro volta, dopo aver consacrato vescovi, presbiteri e dia-


coni, diedero loro gli stessi poteri pastorali ai loro successori, così fe-
cero con gli altri e così via, in modo che i pastori della Chiesa risal-
gono, in successione, sino agli stessi Apostoli (Successione Apo-
stolica).
Sin dall’inizio i gradi del Sacerdozio erano tre: quello del vescovo,
del presbitero e del diacono. La consacrazione del vescovo avviene
per mezzo di almeno tre vescovi. Il vescovo è il più alto potere nella
Chiesa. Egli ordina i presbiteri ed i diaconi, cura spiritualmente e gui-
da con l’attività pastorale sul popolo, insegna e celebra tutti i sacra-
menti.
Il presbitero, su ordine del vescovo, esercita gli stessi poteri nella
propria parrocchia, ad eccezione del sacramento dell’ordinazione,
della santificazione del Santo Miron e della inaugurazione delle chie-
se. Il diacono serve, oppure aiuta i vescovi e presbiteri, senza poter ce-
lebrare da solo nessun rito sacro.
Nella Chiesa abbiamo Patriarchi, Arcivescovi, Metropoliti, Proto-
sincelli, Archimandriti, Protopresbiteri, Economi, ecc., ma questi no-
mi sono puri titoli che manifestano semplicemente distinzioni ammi-
nistrative ed onorifiche, non gradi del sacerdozio.
Secondo l’insegnamento Ortodosso, poiché la manifestazione del-
la Chiesa avviene nell’ambito dell’assemblea Eucaristica locale, prin-
cipale ruolo per l’istituzione della Chiesa riveste la continuità ininter-
rotta ed il retto funzionamento di quest’assemblea. Tutto ciò rassicu-
ra l’istituzione del Vescovo quando continua ininterrottamente dal-
l’epoca degli Apostoli, quando si trova in comunione di fede con il re-
sto dei vescovi e viene circondata con amore e rispetto dal popolo fe-
dele.
Il corpo episcopale di un luogo, o di tutta la Chiesa, prende deci-
sioni ed amministra attraverso l’istituzione del Sinodo e specialmente
il Concilio Ecumenico, che viene illuminato dallo Spirito Santo ed è
la suprema autorità della Chiesa.
Infine, vorrei dire che la Chiesa Ortodossa ritiene di essere la con-
tinuazione storica della Chiesa di Cristo, degli Apostoli, dei Santi Pa-
138 † Metropolita Gennadios

dri, della Chiesa dei primi Sette Concili Ecumenici. Rispetta la Tra-
dizione, l’insegnamento ed il culto tramandato come sono stati vissu-
ti nel suo cammino storico durante il I Millennio, quando la Chiesa di
Cristo era unita, la Chiesa Indivisa che si vanta e si gloria della ric-
chezza cultuale e monastica dell’Ortodossia, cose che si collegano da
una parte con la sua spiritualità e dall’altra con il suo insegnamento e
la sua identità che costituiscono la sua Straordinaria caratteristica per
la cristianità intera e per ogni uomo di buona volontà.
CAPITOLO QUARTO

LA VOLONTÀ DI DIO
NELLA LITURGIA
DI SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

San Giovanni Crisostomo, il padre dell’amore, della carità, e del dia-


logo, vive quasi ogni giorno nell’animo dell’Ortodosso con la sua Li-
turgia, la quale, secondo Evdokimov, “non è un mezzo, ma un modo
di vita”, “…l’uomo dirige il suo sguardo non su se stesso, ma su Dio e
sul suo splendore”539.
La volontà di Dio anche se non è espressa direttamente in tutte le
preghiere della Liturgia di san Giovanni Crisostomo, però, dal primo
momento che comincia fino alla fine di essa, domina come idea e real-
tà ed ha sempre lo stesso scopo morale e spirituale, cioè: di unire tut-
ti i fedeli, tutta l’ecumene, tutto l’equipaggio della Chiesa, come un’u-
nità, una società, una famiglia, ogni fedele con Dio, suo creatore e re-
dentore540.
San Giovanni Crisostomo, presentando a noi la sua Liturgia, dà a
noi la Volontà del nostro Salvatore, la quale, in poche parole, viene
affermata da lui stesso: “Fate questo in memoria di me”541.
Caratteristiche sono le parole della Divina Liturgia: “Memori dun-
que di questo precetto del Salvatore e di tutto ciò che è stato com-
piuto per noi: della croce, della sepoltura, della risurrezione al terzo

539. Evdokimov, L’Ortodossia, p. 379.


540. A. Fytrakis, L’ideale della Pace nel culto Ortodosso, pp. 15-16.
541. Luca 22, 19; I Corinti 11, 24-25.
140 † Metropolita Gennadios

giorno, dell’ascensione ai cieli, della sua presenza alla destra del Pa-
dre, della seconda e gloriosa venuta”542.
Nella Liturgia di s. G. Crisostomo anche il sacerdote, il quale di-
venta con le sue preghiere mistiche ponte tra Dio e uomo, indirizzan-
do le sue invocazioni al suo Signore, si sforza di unire il cielo con la
terra e creare tali condizioni che il “pleroma della Chiesa”si presen-
tasse degno davanti a Dio e comunicasse il suo corpo e il suo sangue,
realizzando così la parola di Dio che, in verità, è la sua volontà:
“prendete, mangiate: questo è il mio corpo che per voi viene spezza-
to in remissione dei peccati”. “Bevetene tutti”questo è il mio sangue
del Nuovo Testamento che viene sparso per voi e per molti in remis-
sione dei peccati”543.
Senza dubbio, la Liturgia di san Giovanni Crisostomo, che è “il mi-
stero della Divina Economia”, ha come centro l’Eucaristia, la quale,
essendo la manifestazione suprema dell’unità della “Chiesa”ed un po-
tente mezzo per realizzare l’unità, è per l’uomo il più bello, il più sa-
cro, e il più prezioso dono della Divina Volontà, che dà la remissione
dei peccati, il perdono delle colpe, l’unità con Dio, e di conseguenza
l’acquisto del Regno dei Cieli.
In una sua omelia san Giovanni Crisostomo, epigraficamente dice:
“per essergli uniti, non solo nell’amore, ma nella realtà, noi dobbiamo
essere mescolati a questa carne: a ciò avviene mediante il cibo che
Egli ci ha donato, volendo così dimostrarci quanto è grande la volon-
tà per noi. È per questo che Egli si è unito a noi ed ha fuso il Suo cor-
po al nostro, perchè divenissimo una sola cosa con Lui, come un sol
corpo unito al proprio capo. Infatti, in questo si riconosce un deside-
rio ardente… Egli non si è accontentato di mostrarsi a coloro che lo
desideravano, ma ha voluto farsi toccare e mangiare… fondersi con
noi, colmando tutti i nostri desideri”. Spesso le madri lasciano ad al-
tri la cura di nutrire le creature che hanno partorito: io non faccio co-

542. Preghiera prima della Consacrazione dei S. Doni.


543. Preghiera prima della Consacrazione dei S. Doni.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 141

sì , ma al contrario, li nutro della mia proprio carne, mi offro a voi, vo-
glio tutti nobilitarvi, voglio colmarvi delle più sublime speranze dei
beni futuri. Poichè colui che oggi si dona a noi in tal modo, ben più
ancora si donerà nel secolo a venire. Io ho voluto divenire vostro fra-
tello; per voi ho preso carne e sangue, ed ora vi dono questa carne e
questo sangue nei quali vi son diventato fratello”544.
Questa, dunque, grandiosa volontaria offerta da parte della Vo-
lontà di Dio all’uomo, dona a lui la perfetta unità e lo fa diventare non
più estraneo, ma “fratello”e “coeredo”di Cristo.
A tal segno “ha amato il mondo da dare l’unigenito suo figlio, af-
finchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna”.
Dio è stato fatto uomo nel Cristo per salvare l’uomo con la parte-
cipazione alla Tavola Eucaristica, corpo del Cristo vivente e centro
della fede cristiana”.
Evdokimov dice nella sua opera “L’Ortodossia”: “Tutta l’Eucari-
stia è stata offerta una volta e non è mai esaurita. L’Agnello di Dio,
sempre mangiato e mai consumato”.
Con la partecipazione alla Comunione, si realizza la Volontà di
Dio, la quale desidera quello che lo stesso padre della Chiesa, con
tanta chiarezza, ancora un’altra volta ripete: “Per coloro che ne par-
tecipano siano purificazione dell’anima, remissione dei peccati, unio-
ne nel tuo Santo Spirito, compimento del regno dei cieli, titolo di fi-
ducia in te e non di giudizio o di condanna”545.
L’uomo, allora, partecipando alla divina Liturgia, compie il suo
principale dovere, e, contemporaneamente, si considera ubbidiente
alla Volontà di Dio.
Nella Liturgia, l’uomo – fedele, trova il Regno di Dio. Cercando,
però, esso ubbedisce alla Volontà del suo Signore e Creatore e così
diviene suo figlio e, allorchè lo trova, si rallegra “come chi ha trovato
una perla”, come “chi ha trovato un tesoro”e la sua gloria è veramen-
te perfetta ed eterna.

544. S. G. Crisostomo, 6, 51.


545. Dalla Divina Liturgia di s. Giovanni Crisostomo.
142 † Metropolita Gennadios

Quasi in tutte le preghiere della Divina Liturgia, si ripete lo scopo


principale di essa e particolarmente della Eucaristia, dimostrando in
modo meraviglioso la volontà ed il desiderio di Dio per salvare l’uo-
mo e di farlo partecipare con pura conscienza ai celesti e tremendi mi-
steri di questa sacra e spirituale mensa”.
Ogni volta, quando il sacerdote celebra la Divina Liturgia, si sfor-
za di costruire la grandissima scala di Giacobbe, per fare salire al cie-
lo le anime che pregano con lui; pregando caldamente per la salvezza
delle anime che Dio gli ha affidato, fa la volontà di Dio. Sperando in
essa, ed aspettando con fede e timore la presenza reale di CristoDio,
compie una meravigliosa lotta che coincide con la volontà di Dio che
ha creato l’uomo a sua “immagine e somiglianza”546.
Ecco, che cosa dice san Giovanni Crisostomo: “Far risplendere nei
nostri cuori la pura luce della tua divina conoscenza e aprire gli occhi
della nostra mente. Infondi in noi il timore dei tuoi santi comanda-
menti, affinchè, calpestati i desideri carnali, noi trascorriamo una vita
spirituale, meditando ed operando tutto ciò che sia della tua volon-
tà”547.
Le preghiere del sacerdote, che prega sommessamente anche da
parte del popolo – fedeli, coincidono con la Divina Volontà, e, trami-
te di essa, vivono una realtà divina, e acquistano la forza spirituale di
avere un rapporto di conoscenza, di sincerità, di amore, di fratellan-
za, e di comunione con Dio.
Così il compimento della gioia, e dell’esultanza spirituale del sa-
cerdote, si realizza soltanto quando saranno creati i presupposti della
partecipazione dell’”io”del sacerdote degno, e di conseguenza,
l’”io”dei fedeli, del “tu”del Dio-uomo, che è la volontà divina.
Perciò il sacerdote, davanti all’altare, chiede da Dio per se stesso e
per il popolo di volere e dare a loro la perfezione ed il suo spirito che
è vita eterna.

546. Gen., 1, 26.


547. Dalla Divina Liturgia di s. Giovanni Crisostomo.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 143

Il Figlio di Dio e Salvatore dell’umanità Gesù Cristo è il più pre-


zioso e merviglioso modello nostro nel fare la Volontà del Padre:
“Per ineffabile e immenso suo amore per gli uomini fattosi uomo sen-
za alcun mutamento”548 ha dato al mondo l’esempio più vero dell’ub-
bidienza alla Volontà di Dio.
Il Figlio di Dio venuto al mondo compie tutta l’economia di sal-
vezza a favore dell’uomo e realizza la Volontà di suo Padre, per dare
all’uomo il glorioso titolo di “Figlio di Dio”e di farlo partecipare alla
gloria eterna della Santissima Trinità.
Nella Liturgia, come si vede, l’uomo seguendo la Volontà di Dio,
sceglie Dio, il quale è amore, e con la sua partecipazione alle pre-
ghiere mistiche, diventa fedele degno che accetta e glorifica Dio, per-
manentemente ed eternamente: “Tu, che hai reso noi, miseri ed in-
degni tuoi servi, degni di stare anche in quest’ora dinanzi alla gloria
del tuo santo altare e di offrirti l’adorazione e glorificazione a te do-
vuta: tu stesso, o sovrano, accetta anche dalle labbra di noi peccatori
l’inno trisagio, e volgi nella tua bontà lo sguardo su di noi. Perdonaci
ogni colpa volontaria ed involontaria: santifica le anime nostre ed i
nostri corpi e concedici di renderti santamente il culto tutti giorni del-
la nostra vita”549.
Fare la Volontà di Dio presuppone: “amare Dio”, e di conseguen-
za “amare il prossimo”.
Così l’amore a Dio e l’amore agli uomini è la legge nuova, la qua-
le Cristo prima di tutti l’ha vissuta. È la stessa la Volontà di Dio che
desidera il prossimo, diventare nostro fratello; di conseguenza amia-
mo anche Dio, il quale diventa uomo per salvare la sua amabile, però
caduta, creatura, l‘uomo.
Soltanto così , con la nuova Legge, spiritualmente preparato l’uo-
mo può essere sicuro che fa la Volontà di Dio, e di conseguenza par-
tecipare con tutto il cuore alla “sacra e spirituale mensa”, chiedendo:

548. Dalla Divina Liturgia di s. Giovanni Crisostomo.


549. Preghiera dell’Inno Trisagio.
144 † Metropolita Gennadios

“dirige la nostra vita, confermaci tutti nel tuo timore, custodisci la no-
stra vita, rendi sicuri i nostri passi”550.
La volontà dell’uomo, senza dubbio, deve coincidere con la Vo-
lontà di Dio.
L’uomo che ama Dio segue Cristo, il quale facendo la Volontà del
Suo Unico Padre, diventa la salvezza dell’umanità caduta.
L’uomo, camminando secondo la Volontà di Dio, diventa “uomo
di Dio”, “uomo di santità”, purificato “da ogni impurità della carne e
dello spirito”. Ricordato da Dio e visitato benignamente da Lui: “Tu
dal nulla ci hai tratti l’esistenza, e, caduti, ci hai rialzati; e nulla hai
tralasciato di fare fino a ricondurci al cielo e donarci il futuro tuo re-
gno. Per tutti questi beni rendiamo grazie a te, all’unigenito tuo Fi-
glio, e al tuo Santo Spirito, per tutti i benefici a noi fatti che cono-
sciamo e che non conosciamo”551.
Dio, in verità, volge il suo sguardo sull’uomo, lo visita, lo ascolta,
lo incontra, lo salva e gli dona l’eterna Eucaristia, la quale è “medici-
na di immortalità”e “antidoto per non morire più”.
“Dio ineffabile, inconcepibile, invisibile, incomprensibile, sempre
esistente e sempre lo stesso”ha voluto farsi uomo per fare l’uomo
Dio. La “divinizzazione”dell’uomo è Volontà di Dio.
L’uomo si invita, non soltanto ad imitare nel compiere la Volontà
di Dio, ma anche a vivere fino in fondo il suo eccellente desiderio,
cioè di dare e donare la sua vita per gli altri: “come io ho amato voi,
così amatevi gli uni gli altri, nessuno ha un amore più grande di que-
sto: “dare la vita per i propri amici”.
Questa realtà viene insegnata, come abbiamo visto, dalla Divina
Liturgia di Giovanni Crisostomo, e, tramite di essa, si può sapere in
modo particolare quale sia la volontà di Dio, e che cosa debba fare
un’uomo per diventare figlio di Dio.

550. Preghiera dopo la Comunione.


551. Preghiera prima della Consacrazione.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 145

Con la Eucaristia si annunzia anche la Volontà di Dio, come pure


il messaggio di salvezza.
Cristo si fa uomo per gli altri, per noi. Egli diventa fratello. La sua
funzione è di dare aiuto a noi; tutta la sua vita è incorporata nel suo
ministero per il nostro aiuto e la nostra liberazione.
L’uomo degno, unito per mezzo della Comunione, annunzia la
grande verità che tale comunione non è un atto statico, ma al contra-
rio essa trasforma l’uomo, e gli fa conoscere quale è la Volontà di
Dio; produce in lui una metanoia, catarsi, e, quindi, una elevazione.
L’uomo diventa figlio di Dio, degno di glorificare e lodare il magnifi-
co nome della Santissima Trinità, capace di unirsi con Dio-Trino, poi-
chè è in Lui unito, e vive in Lui la sua gloria eterna.
Rimane per sempre, anche oggi, grandissima l’importanza spiri-
tuale e morale della Liturgia di san Giovanni Crisostomo, perchè sco-
pre all’uomo di oggi, come nei tempi passati, la verità evangelica del-
la sua salvezza.
È un’ottima dinamica lezione che insegna all’uomo la stessa verità
della Volontà di Dio: è Volontà di Dio la salvezza eterna dell’uomo.
La Liturgia di san Giovanni Crisostomo, con al centro la Divina
Eucaristia, è intimamente legata alla comunità, alla quale esprime la
Volontà di Dio, il quale ha fondato la sua Chiesa per salvare l’uomo,
al quale il corpo di Cristo è stato dato in nutrimento e per la vita eter-
na.
La Liturgia è un aiuto necessario per l’uomo di oggi, particolar-
mente a causa della sua crisi spirituale e morale.
L’uomo di oggi può trovare e scegliere la migliore via, grazie alla
Divina Liturgia, la quale scopre a lui la sua origine e offre a lui la Vo-
lontà del suo Signore e Creatore, che è per ogni uomo: la salvezza e
la vita eterna.
L’uomo di ogni epoca, partecipando alla Liturgia, e, particolar-
mente, comunicando col corpo e col sangue di Cristo, diventa una
personalità valida ed utile per il suo prossimo e per la società. Al con-
trario, non partecipando è disubbidiente alla volontà di Dio, e di con-
seguenza nemico di essa, perchè così facendo rompe il rapporto di
146 † Metropolita Gennadios

conoscenza e di comunione con Dio. È ribelle ed inutile per se stesso


e per il suo prossimo, per il quale, Cristo, nostro Salvatore, è morto,
è stato crocifisso, ed è stato risuscitato.
La Liturgia dà all’uomo una forza spirituale, inestimabile ed eter-
na, che gli fa sentire bene la Volontà di Dio, anzi gli fa credere ad es-
sa per realizzare la sua Volontà; vuole l’uomo ubbidiente ad essa e
partecipe alla sua mensa sacra e spirituale, cosa che gli consente di
avere la vera gioia di unirsi con Dio e diventare fratello di Cristo.
L’uomo di ogni epoca, liberato dal suo egoismo, e dalle sue debo-
lezze umane, può senza difficoltà cercare e trovare nella Liturgia di
san Giovanni Crisostomo il suo inizio divino e la via che porta al Re-
gno di Dio: ambedue opera della Divina Volontà.
Per l’uomo che far la Volontà di Dio significa “vivere Dio”e que-
sto significa “amare Dio”. E Dio si manifesta con la sua presenza rea-
le durante la consacrazione dei Doni, donando all’uomo il suo santis-
simo corpo ed il suo preziosissimo sangue.
CAPITOLO QUINTO

LA SPIRITUALITÀ EUCARISTICA
DEL SACERDOTE
NELLA TRADIZIONE BIZANTINA

L a Teologia Ortodossa Liturgica non distingue gli avvenimenti, che


riguardano l’opera redentrice di Cristo, in quelli di importanza picco-
la e grande, ma al contrario affronta questa opera come “non stacca-
ta e non divisa nel suo insieme”.
Seguendo san Basilio, la Chiesa Ortodossa dice che la Liturgia è
tutta un insieme, cioè il “Mistero della Divina Economia”552.
La Liturgia Ortodossa testimonia la grande verità della presenza di
Cristo durante la celebrazione della Divina Eucaristia per mezzo di
molte cerimonie ed immagini.
Dal primo momento, cioè dalla cerimonia del “bacio delle icone”553
da parte del celebrante, dove si realizza il primo suo incontro con il
mistero della Divina Eucaristia, fino alla consacrazione del pane e del
vino, tutte queste cerimonie si collegano tra di loro e compiono in
modo (particolare) rappresentativo e simbolico la realtà della presen-
za del Signore, verificando le parole di san Paolo: “Or dunque, tutte
le volte che voi mangiate questo pane e bevete il calice, celebrate la
morte del Signore, finché egli venga”554.

552. «ª˘ÛÙ‹ÚÈÔÓ Ùɘ £Â›·˜ √åÎÔÓÔÌ›·˜».


553. «\∞Û·ÛÌfi˜ ÙáÓ ÂåÎfiÓˆÓ».
554. 1 Cor. 11, 26.
148 † Metropolita Gennadios

Diciamo qui che il simbolo, in verità, è un mezzo di conoscenza e


di ingresso in un mondo diverso. È un mezzo che supera la sfera del-
le realtà terrestri. Il mistero, però, resta sempre alla base del culto e
costituisce una manifestazione sacra.
L’Eucaristia è uno dei sette misteri istituiti dal nostro Salvatore
Gesù Cristo durante la sua vita pubblica nel mondo.
L’Eucaristia, secondo sant’Ignazio, è la manifestazione suprema
“dell’unità della Chiesa”555; è un potente mezzo per realizzare l’unità.
Così si esprime: “L’economia della salvezza consiste nella fede in Lui
(Gesù Cristo) e nell’amore per Lui, nella sua morte e nella sua resur-
rezione ... voi vi riunite in una stessa fede e nel Cristo Gesù, della stir-
pe di Davide secondo la carne556, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio in
ubbidienza al Vescovo e al Presbiterio, in una concordia, senza dis-
ubbedienza, sprezzando il medesimo pane che è “medicina di immor-
talità”557, “antidoto per non morire più”558, ma per vivere perenne-
mente in Gesù Cristo”.
Con Ignazio il Theoforo559, anche i padri della Chiesa del I Millen-
nio, Ireneo560, Atanasio561, Giovanni Crisostomo562, Damasceno563, in-
segnano, da una parte che la resurrezione nella vita eterna è partico-
larmente “âÓÂÚÁ›·” dell’Eucaristia e dall’altra chiamano essa medi-
cina dell’immortalità e antidoto contro la morte. Questa espressione,
traducendo la realtà e il dinamismo potente dell’Eucaristia, che di-
viene sorgente dell’immortalità, dà l’unità con Cristo, e di conseguen-
za, la vita eterna: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha
la vita eterna e io lo risusciterỒ nell’ultimo giorno. Perchè la mia car-

555. «^∂ÓfiÙËÙÔ˜ Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜».


556. Rom 1, 3.
557. «º¿ÚÌ·ÎÔÓ Ùɘ àı·Ó·Û›·˜».
558. «\∞ÓÙ›‰ÔÙÔÓ ÙÔÜ Ì‹ àÔı·ÓÂÖÓ».
559. Ef 20, 1-2.
560. Contro le eresie, IV, 185,5; V, 21.
561. A Serapione Epist. 4, 19.
562. Omelia 47; Ai Corinti Omelia 24.
563. De fide orthodoxa, IV, 13.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 149

ne è veramente cibo e il sangue è veramente bevanda. Chi mangia la


mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui”564.
Il celebrante dell’Eucaristia è il sacerdote, il quale è il vero rap-
presentante di Cristo in essa. Secondo un moderno Teologo greco, il
Prof. Mantzaridis, l’Eucaristia è il fondamento non soltanto dell’uni-
tà, ma anche dell’ecumenicità del cristianesimo565.
Il sacerdote, vero successore degli Apostoli, per mezzo della gra-
zia, che ha ricevuto dal suo vescovo, durante la sua consacrazione, ve-
de, in realtà, che questo divino sacramento domina l’aspetto cristolo-
gico e soteriologico.
San Giovanni Crisostomo si esprime così : “Per essergli uniti, non
solo nell’amore, ma nella realtà, noi dobbiamo essere mescolati a
questa carne: e ciò avviene mediante il cibo che Egli ci ha donato, vo-
lendo così dimostrarci quanto è grande il suo desiderio per noi; per-
ciò Egli si è unito a noi ed ha fuso il suo corpo al nostro, perchè dive-
nissimo una sola cosa con Lui, come un solo corpo unito al proprio
capo. È in questo, infatti, che si riconosce un desiderio ardente… Egli
non si è accontentato di mostrarsi a coloro che lo desideravano, ma
ha voluto farsi toccare e mangiare… e fondersi con noi colmando tut-
ti i nostri desideri…. Spesso le madri lasciano ad altri la cura di nutri-
re le creature che hanno partorito: io non faccio così , ma al contra-
rio, li nutro della mia propria carne, mi offro a voi, voglio tutti nobi-
litarvi, voglio colmarvi della più sublime speranza dei beni futuri. Poi-
chè colui che oggi si dona a noi in tal modo, ben più ancora si donerà
nei secoli a venire. Io ho voluto divenire vostro fratello; per voi ho
preso carne e sangue, ed ora vi dono questa carne e questo sangue nei
quali vi son diventato fratello”566.

564. Gv. 6, 54-56.


565. °. ª·ÓÙ˙·Ú›‰Ë˜, ∫ÔÈÓˆÓÈÔÏÔÁÈ΋ ıÂÒÚËÛȘ Ùɘ ÁÂÓ¤Ûˆ˜ ÙÔÜ ÂÚ› ëÓfiÙË-
ÙÔ˜ Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜ ‰fiÁÌ·ÙÔ˜, Âå˜ «£¤Ì·Ù· ∫ÔÈÓˆÓÈÔÏÔÁ›·˜ Ùɘ \OÚıÔ‰ÔÍ›·˜»,
£ÂÛÛ·ÏÔÓ›ÎË 1975, p. 68.
566. Omelia in S. Giovanni, 6, 51 e seg.
150 † Metropolita Gennadios

Il sacerdote, davanti al divino mistero, nel quale vedrà Dio stesso


e lo toccherà da vicino con le sue mani, comincia la sua grandiosa
opera con una preghiera, con la quale si prepara internamente, sup-
plicando caldamente Dio per la sua anima e aspettando la sua inte-
grale purificazione, perchè soltanto così diventerà degno di offrire, e,
preparato con il digiuno e, in genere, con la sua spiritualità che dà a
lui la sua fede e la sua speranza, nonchè il suo amore a Cristo, chiede
insistentemente l’immensa carità del Signore, la sua filantropia, per-
chè così la sua offerta avrà il risultato di salvezza: “Laverò nell’inno-
cenza le mie mani, e starò intorno al tuo altare, o Signore, per udire
la voce della tua lode e narrare tutte le tue meraviglie. Signore, io ho
amato lo splendore della tua casa ed il luogo della tua gloria. Non per-
dere con gli empire l’anima mia, nè con gli uomini sanguinari la mia
vita: nelle loro mani vi è iniquità, la loro destra è piena di allettamen-
ti. Io, invece, ho camminato nell’innocenza; liberami, o Signore, ed
abbi pietà di me. Il mio piede è rimasto sempre nel retto sentiero; nel-
le assemblee, io ti benedirò, o Signore”567.
Con la grazia del Signore, e, di conseguenza con il dono della pu-
rificazione che riceve, il sacerdote diventa una “grande personalità”568,
perchè si trova in conversazione con Dio ed il nostro Signore rispon-
de alle sue parole. Questa sua conversazione, davanti ai “doni sa-
cri”569, aspettando la sua risposta, e con la sua benedizione, avendo la
presenza reale del Cristo-Dio, si presenta il sacerdote come una per-
sona “divina”570, in quanto prende il posto del nostro Redentore Cri-
sto e dice le stesse parole. Perciò è indispensabile che il sacerdote co-
nosca bene la grandezza della sua vocazione, e, liberato da ogni pas-
sione e da ogni debolezza spirituale, diventerà l’angelo, la luce, il vi-
vente colore, l’anima spirituale, la quale conversando con Dio in quei
sacri momenti dell’Eucaristia, ed offrendo i suoi doni materiali, avrà,

567. Rito della Protesi.


568. «ªÂÁ¿ÏË ÚÔÛˆÈÎfiÙ˘».
569. «Δ›ÌÈ· ‰áÚ·».
570. «£Â›·».
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 151

come dono divino, come risposta divina, il corpo ed il sangue di Gesù


Cristo, sotto le due specie del pane e del vino.
Il sacerdote ha come scopo di unire il cielo con la terra, in quanto
si trova come mediatore tra Dio ed i fedeli. Ogni volta, quando il sa-
cerdote celebra la Divina Eucaristia, si sforza di costruire la grandio-
sa scala di Giacobbe, per fare salire al cielo le anime, che Dio gli ha
affidato, ed, aspettando la presenza reale di Cristo-Dio, la quale, co-
me abbiamo detto, si realizza “sotto le due specie”571, “del pane e del
vino”, compie una meravigliosa lotta per “far risplendere nei nostri
cuori la pura luce della tua divina conoscenza, e aprire gli occhi della
nostra mente; infondi in noi il timore dei tuoi comandamenti, medi-
tando ed operando tutto ciò che sia di tuo gradimento”572.
È verità incontestabile che il sacerdote, trovandosi dinanzi al più
grande sacramento della nostra fede, ha timore di Dio, perchè, es-
sendo indegno, ha il coraggio e la forza di presentarsi a Dio e toccare
Dio stesso con le proprie mani. Il suo timore è conseguenza della sua
indegnità (Il celebrante), perciò ha bisogno dell’incoraggiamento di-
vino per vedere, toccare e, in seguito, spezzare il pane che è il corpo
di Gesù Cristo.
Basilio il Grande e Giovanni Crisostomo sono testimoni di questa
grande verità. Sono caratteristiche le loro parole a proposito: “Nes-
suno che sia schiavo di desideri e di passioni carnali è degno di pre-
sentarsi o di avvicinarsi o di offrire sacrifici a Te, Re della gloria, poi-
chè il servire Te è cosa grande e tremenda anche per le stesse poten-
ze celesti… Supplico, dunque, Te, che sei buono e pronto ad esaudi-
re: volgi il tuo sguardo su di me peccatore ed inutile tuo servo, e pu-
rifica la mia anima e il mio cuore da una coscienza cattiva; e, per la
potenza del tuo Santo Spirito, fa che io, rivestito della grazia del sa-
cerdozio, possa stare dinanzi a questa tua sacra mensa e consacrare il
tuo santo corpo ed intemerato ed il tuo prezioso sangue. A Te mi ap-
presso, inchino il capo e ti prego: non distogliere da me il tuo volto e

571. «^Àfi Ù¿ ‰‡Ô Âú‰Ë».


572. Preghiera prima del Vangelo.
152 † Metropolita Gennadios

non mi respingere dal numero dei tuoi servi, ma concede che io, pec-
catore e indegno tuo servo, ti offrirò questi doni...”573. Immensa, sen-
za dubbio, è la sua esultanza e la sua pace, e possiamo dire che sono
i frutti della sua lotta, trovandosi dinanzi ai doni divini, quando cele-
bra la Divina Eucaristia.
È grande verità che il sacerdote, riflettendo sulla salvezza della sua
anima, la sua perfezione, l’irraggiamento della sua personalità ierati-
ca, che emana da quanto è stato detto sopra; chiedendo che la fine di
essa “sia cristiana”, serena, senza dolore e senza rimorsi, una valida
difesa dinanzi al tremendo tribunale di Cristo”574, diventa un cele-
brante più perfetto, immensamente più bello e mistico agli occhi di
Dio, ed ancora più utile per la salvezza dei suoi fedeli. Caratteristiche
sono quelle del “Piccolo Introito”, e particolarmente, come abbiamo
detto più sopra, la preghiera dell’Inno Cherubico, nella quale viene
confrontata la Divina perfezione all’imperfezione e indegnità uma-
na575.
Il sacerdote tramite queste preghiere acquista la sua vera comu-
nione spirituale con Dio e, di conseguenza, l’indispensabile incorag-
giamento e l’aiuto di Dio.
Il dovere del sacerdote ed il suo prezioso interessamento per le
anime, che Dio gli ha affidato, lo rendono capace di diventare forza
spirituale, morale e sociale per una vita integra, presupposto necessa-
rio per celebrare degnamente l’Eucaristia.
Il Signore si sacrifica per il popolo, e “per coloro che vi entrano
con fede, pietà e timor di Dio”576 prega il sacerdote. Questi, partico-
larmente, innanzi ai Doni Divini, aspettando la loro consacrazione, ha
la coscienza che è il vero pastore e il vero custode delle anime dei suoi
fedeli, i quali nella sua persona possono trovare fiducia, fede, speran-
za e amore evangelico. Il celebrante, da un canto ha la grande gioia e

573. Preghiera dell’Inno Cherubico.


574. Invocazioni dopo la deposizione dei Doni sull’Altare.
575. "Nessuno che sia schiavo di desideri e di passioni carnali…".
576. Invocazioni dopo il "Grande Introito".
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 153

l’esultanza spirituale che unisce la terra con il cielo e l’uomo con Dio
e, dall’altro, conduce il fedele dal martirio della vita quotidiana al sol-
lievo spirituale, alla gioia vera, alla resurrezione.
Due sono gli elementi che vengono accentuate da parte del sacer-
dote durante la celebrazione della Divina Eucaristia: a. Dio, e b. il Fi-
glio di Dio. Dunque, oggetto della Divina Eucaristia è lo stesso Dio
presentatosi sotto il doppio annunzio di Dio-Padre e del Figlio-Cristo
Salvatore.
Le persone di Dio-Padre e Dio-Figlio prendono forma e contenu-
to al di fuori delle debolezze e degli errori umani. Dio resta celeste,
impeccabile, intatto.
Ascoltando le preghiere mistiche del sacerdote rileviamo che egli
chiama Dio “Santo”, “che dimora nel santuario”577, “Signore Dio On-
nipotente”578, “Tu che solo sei santo”579, “Re invisibile”580. “Tu che sie-
di su un trono di Cherubini; tu che sei il Signore dei Serafini”581, “Tu
che sei lodato coll’inno trisagio dai Serafini e glorificato dai Cherubi-
ni e adorato da tutte le Potestà celesti”582, “Tu che siedi sul trono di
gloria del tuo regno”583 e la tua gloria è “magnifica”584; la tua “poten-
za è incomparabile, la misericordia immensa e l’amore per gli uomini
ineffabile”585. “Tu, che dal nulla hai tratto all’essere tutte le cose, che
hai creato l’uomo a tua immagine e somiglianza, adornandolo di tut-
ti i tuoi doni”586, “Tu che con la tua infinita potenza hai creato l’uni-
verso, e, nell’abbondanza della tua misericordia, dal nulla hai tratto

577. Preghiera dell’"Inno Trisagio".


578. Invocazioni della "Grande Litania" (dopo il Vangelo).
579. Invocazioni della "Grande Litania" (dopo il Vangelo), o della Preghiera
della Offerta dopo la deposizione dei Doni Divini.
580. Preghiera dopo il "Padre Nostro".
581. Preghiera dell’"Inno Cherubico".
582. Preghiera dell’"Inno Trisagio".
583. Preghiera del "Koinonicon".
584. Preghiera dell’Inno "Santo, Santo, Santo".
585. Preghiera della "prima Antifona".
586. Preghiera dell’"Inno Trisagio".
154 † Metropolita Gennadios

all’esistenza tutte le cose”587; Dio, dice il celebrante con la solenne


preghiera dell’Inno Trisagio, è nell’Eucaristia che celebra con fede e
speranza Lui, “che dà sapienza e prudenza a chi te ne chiede e non
disprezzi il peccatore, ma ha istituito la penitenza per la salvezza”588.
Dio ha creato il mondo; ha amato il mondo a tal segno da dare l’uni-
genito suo Figlio, prega il celebrante dopo l’inno “Santo, Santo, San-
to”, “affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita
eterna”. Il Figlio di Dio, “per ineffabile e immenso suo amore per gli
uomini, fattosi uomo senza alcun mutamento e costituendosi nostro
Sommo Sacerdote”589, ha dato al mondo la celebrazione del sacrificio
incruento (senza spargimento di sangue). Il figlio di Dio, venuto al
mondo, ha compiuto tutta l’Economia di salvezza a favore dell’uo-
mo590 ed ha eletto il sacerdote come suo rappresentante per celebrare
l’Eucaristia che è salvezza per l’uomo.
Il celebrante a volte prega Dio per il popolo, altre volte per se stes-
so e per il popolo. Così il sacerdote prega affinchè Dio accetta dai
suoi servi “questa insistente supplica”ed abbia pietà di noi secondo
“l’abbondanza della sua misericordia”591, e “faccia discendere i suoi
benefici su di noi e su tutto il suo popolo”che da Lui “attende copio-
sa misericordia”. Altrove il celebrante ripete la stessa formula della
supplica: “Rendiamo grazie a Te, Dio della Potestà che ci degni del
favore di stare anche ora davanti al Santo altare e d’implorare pro-
strate le tue misericordie per i nostri peccati e per le mancanze del po-
polo”592.
Le preghiere, nelle quali il sacerdote prega per se stesso, hanno
questa forma: “Accogli, o Dio, la nostra preghiera. Rendici degni di
offrirti preghiere, suppliche e sacrifici incruenti per tutto il tuo popo-

587. Preghiera dopo il "Padre Nostro".


588. Preghiera dell’"Inno Trisagio".
589. Preghiera.
590. Preghiera dell’Inno "Santo, Santo, Santo".
591. Preghiera della "Litania Grande".
592. Preghiera prima dei Fedeli.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 155

lo; e rendi capaci noi, ai quali hai affidato questo tuo ministero per la
potenza dello Spirito Santo, d’invocarti in ogni tempo ed in ogni luo-
go, senza condanna e senza colpa con la pura testimonianza della no-
stra coscienza: ascoltaci e sii a noi propizio nell’immensa tua bontà”593.
Altre preghiere sono ancora più chiare riguardo al celebrante. Ca-
ratteristica è la seguente: “Di nuovo, e più volte, ci prostriamo dinan-
zi a te, ti preghiamo, o buono e amico degli uomini (filantropo), af-
finchè tu, riguardando benigno alla nostra preghiera, purifichi le ani-
me nostre e i nostri corpi da ogni impurità della carne e dello spirito,
e ci conceda di stare, liberi da colpa e da condanna, davanti al tuo san-
to altare”. Importantissima è la continuazione di questa preghiera,
nella quale il sacerdote prega a favore del popolo: “Dona, o Dio, an-
che a quelli che pregano con noi il progresso nella vita, nella fede, e
nell’intelligenza spirituale. Concedi loro che ti servano sempre con ti-
more ed amore, e partecipino senza colpa e senza condanna ai tuoi
santi misteri e siano resi degni del tuo celeste regno”594.
Le preghiere del sacerdote non sono soltanto semplici anafore e
manifestazioni religiose, ma riguardano la vita dei fedeli e la fortifica-
no. In linea generale il sacerdote chiede al Signore di: a) raddrizzare
“la nostra vita”, b) confermare “tutti nel suo timore”, c) custodire “la
nostra vita”, d) assicurare “i nostri passi”595, e) salvare “il suo popolo”,
f) benedire “la sua eredità”, g) custodire “in pace tutta quanta la sua
Chiesa”e santificare “coloro che amano il decore della sua dimora”, h)
glorificare loro “ con la sua divina potenza”e non abbandonare “noi
che speriamo in Lui”596, i) donare “la pace al mondo che è suo, alle sue
Chiese, ai sacerdoti”597. Parallelamente il popolo per mezzo del sacer-
dote innalza diverse preghiere di ringraziamento a Dio: “Rendiamo
grazie per tutti i benefici a noi fatti che conosciamo e che non cono-

593. Ibidem.
594. Preghiera seconda dei Fedeli.
595. Preghiera dopo la comunione del sacerdote.
596. Preghiera della "Seconda Antifona".
597. Preghiera dell’"Opisthambono" (detta fuori del Vima).
156 † Metropolita Gennadios

sciamo, palesi ed occulti… Ti rendiamo grazie per questo sacrificio,


che ti sei degnato di ricevere dalle nostre mani...”598. In modo speciale
il sacerdote offre a Cristo il “sacrificio incruento”599, “affinchè, per co-
loro che ne partecipano, vi sia purificazione dell’anima, remissione dei
peccati, unione nel suo Santo Spirito, compimento del regno dei cieli,
titolo di fiducia in Lui e non di giudizio o di condanna”600.
La Divina Eucaristia viene offerta dal sacerdote anche per i morti:
“Ti offriamo inoltre questo culto spirituale per quelli che riposano
nella fede: “Progenitori, Padri, Patriarchi, Profeti, Apostoli, Predica-
tori, Evangelisti, Martiri, Confessori, Vergini e per ogni anima giusta
che ha perseverato fino alla fine nella fede”601.
Anche per i vivi prega il sacerdote: “...Ricordati, o Signore, di tut-
to l’episcopato Ortodosso, che dispensa rettamente la tua parola di
verità, di tutto il presbiterio, del diaconato in Cristo e di tutto il cle-
ro”602.
L’Eucaristia viene offerta dal sacerdote “per tutto il mondo, per la
Santa Chiesa Cattolica e Apostolica, per coloro che vivono nella ca-
stità e nella santità, per i nostri governanti…”603, “per la città in cui di-
moriamo, e per ogni città e paese e per i fedeli che vi abitano”, “per i
naviganti, per i viandanti, per i sofferenti, per i malati, per i prigio-
nieri, per coloro che presentano offerte e si adoperano per il bene del-
le tue Sante Chiese, e per quanti si ricordano dei poveri”604.
Da quanto detto sopra, il sacerdote con le preghiere, le quali sono
una catena di amore, unisce se stesso e i fedeli, tutta l’ecumene, tutto
l’equipaggio della Chiesa, come una unità, una società, una famiglia,
ogni fedele, con Dio, suo creatore e redentore605.

598. Preghiera dell’inizio dell’"Anafora".


599. «\∞Ó·›Ì·ÎÙÔ˜ ı˘Û›·».
600. Preghiera dopo la consacrazione.
601. Ibidem.
602. Preghera durante l’Inno della Madre di Dio (dopo la consacrazione).
603. Ibidem.
604. Ibidem.
605. \∞. º˘ÙÚ¿ÎË, Δfi 剷ÓÈÎfiÓ Ùɘ ÂåÚ‹Ó˘ Âå˜ Ù‹Ó \OÚıfi‰ÔÍÔÓ §·ÙÚ›·Ó, ª˘ÙÈ-
Ï‹ÓË 1937, pp. 15-16.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 157

Il compimento della gioia e dell’esultanza spirituale del sacerdote


si realizza soltanto quando saranno creati i presupposti della parteci-
pazione606 dell’“io”del sacerdote degno, e, di conseguenza, l’“io”dei
fedeli, nel “Tu”del Dio-Uomo. Perciò il sacerdote chiede continua-
mente per se stesso, e per il popolo di Dio, la sua perfezione e la sua
pienezza per mezzo della sua comunione con il “Tu”del Dio adorato.
Così il sacerdote diventa non soltanto una semplice espressione
ma il formatore della vita della Chiesa.
Quello, però, che dà profonda importanza al sacerdote e maestà
alla sua opera è che la sua offerta, durante la celebrazione della san-
ta Eucaristia, non è soltanto sforzo dell’uomo, ma contemporanea-
mente “âÓÂÚÁ›·”dello stesso Dio-Uomo, il quale celebra questo mi-
stero, non più come semplice uomo, ma come sommo sacerdote.
Questo pensiero è espresso caratteristicamente dalla seguente pre-
ghiera: “Tuttavia, per l’ineffabile e immenso tuo amore per gli uomi-
ni, ti sei fatto uomo senza alcun mutamento e sei stato costituito no-
stro sommo sacerdote, e, quale Signore dell’universo, ci hai affidato il
ministero di questo liturgico ed incruento sacrificio. Tu solo infatti, o
Signore Dio nostro, imperi sovrano sulle creature celesti e terrestri, tu
che siedi su un trono di Cherubini, tu che sei Signore dei Serafini e Re
di Israele, tu che solo sei Santo e dimora nel Santuario”607.
Durante la celebrazione della Divina Eucaristia, tramite il sacer-
dote si fa l’anafora del mondo intero a Dio. Si realizza, da una parte
la comunione dei fedeli con il sacerdote che sacrifica e con Cristo che
è il sacrificio e dall’altra la comunione dei fedeli tra di loro e dei fe-
deli con Dio per mezzo del Salvatore-Dio-Uomo.
Il sacerdote per mezzo dell’ “anafora”, la quale contemporanea-
mente è anche culto608, liturgia609 e comunione610, realizza la costruzio-

606. «ª¤ıÂÍȘ», «Û˘Ì‚›ˆÛȘ», «≤ÓˆÛȘ».


607. Preghiera dell’Inno Cherubico.
608. §·ÙÚ›·.
609. §ÂÈÙÔ˘ÚÁ›·.
610. ∫ÔÈÓˆÓ›·.
158 † Metropolita Gennadios

ne di un ponte tra Dio e l’uomo e demolisce i muri della separazione,


dando a tutti l’idea di una vera famiglia sotto la guida e la protezione
di un Padre unico. Il sacerdote, celebrando la Divina Eucaristia, e, co-
municando con i fedeli, pregusta già sostanzialmente e partecipa real-
mente fin d’ora alla futura realtà del Regno di Dio.
Tale verità crea i presupposti fondamentali del culto e della vita
cultuale dei fedeli nello Spirito Santo non soltanto nel momento in
cui il sacerdote celebra il mistero dell’offerta e della comunione, ma
permanentemente, perchè la Divina Eucaristia, la quale costituisce il
centro della Liturgia, è “il cammino nello Spirito Santo verso il Padre
dell’umanità che si è salvata in Cristo”611.
Questo senso del progresso spirituale e permanente del sacerdote
e del fedele per mezzo della “comunione”è evidente quando il sacer-
dote prega durante l’Inno del Trisagio. Vediamo il loro graduale e
spirituale progresso dalla situazione di servo alla situazione del sacer-
dote-degno e al fedele-degno che glorificano e accettano Dio, perma-
nentemente e eternamente: “Tu, che hai reso noi, miseri e indegni
tuoi servi, degni di stare anche in quest’ora dinanzi alla gloria del san-
to altare e di offrirti l’adorazione e la glorificazione a te dovuta: tu
stesso, o sovrano, accetta anche dalle labbra di noi peccatori l’Inno
Trisagio, e volgi nella tua bontà lo sguardo su di noi. Perdonaci ogni
colpa volontaria ed involontaria: santifica le anime nostre e i nostri
corpi, e concedici di renderti santamente il culto tutti i giorni della no-
stra vita…”612.
Il sacerdote celebrando la Divina Eucaristia annunzia il messaggio
di salvezza: Cristo si fa uomo per gli altri, per noi. Egli diventa fratel-
lo. La sua funzione è di dare aiuto a noi. Tutta la sua vita (tutte le sue
azioni) è incorporata nel suo ministero per il nostro aiuto e la nostra
liberazione. Il sacerdote degno, unito con Dio con la comunione, an-
nuncia la grande verità che tale comunione non è un atto statico. Es-

611. P. Rodopoulos, Metropolita di Tianon, Santificazione dei Doni della S.


Eucaristia, Salonicco 1968, p. 15.
612. Preghiera dell’"Inno Trisagio".
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 159

sa trasforma il sacerdote e lo rende simile al suo creatore, producen-


do una metanoia, catarsi, indi una elevazione spirituale e mistica. Ve-
ramente, il sacerdote diventa un mistero inafferrabile a immagine di
Dio. Così , diventa figlio di Dio, degno di glorificare e lodare il ma-
gnifico Nome della Santissima Trinità, capace di salvare “Ùfi ϋڈ̷
Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜”, e unirlo per sempre con il Dio-Trino, cosa gradita a
Dio; il Signore ha, infatti, creato l’uomo, perchè sia a Lui unito e viva
in Lui unito e viva in Lui la sua gloria eterna.
CAPITOLO SESTO

LA DEVOZIONE ALLE TOMBE DEGLI


APOSTOLI E DEGLI EVANGELISTI
E L’APOSTOLICITA DELLA CHIESA

È verità indisputabile che nel Cristianesimo la devozione e la posi-


zione degli Apostoli ed Evangelisti, dopo la loro morte, era eccezio-
nale. La loro vita santa, il loro messaggio di salvezza ed, in genere, la
loro inestimabile opera, ha impressionato i fedeli ed infedeli, perché
hanno diffuso la vera fede in Gesù Cristo, che costituisce l’unica spe-
ranza per trasfigurare la società umana in una società meravigliosa
nella quale dominerà il vero amore, la giustizia, la liberta, la pace e la
santità in tutto, in quanto solo così l’umanità puỒ vivere senza la pau-
ra, senza le guerre, ma anche senza la nuova malattia sociale della se-
colarizzazione che reca all’umanità morte morale e spirituale.
E questa devozione, senza dubbio giusta e spontanea, verso gli
Apostoli ed Evangelisti da parte delle comunità cristiane, nei primi
secoli, dimostra che esse avevano un “tesoro divino” 613; che quelli che
hanno insegnato e scritto a loro questo tesoro straordinario “erano
uomini di Dio, amministratori dei misteri di Dio, luce del mondo, glo-
ria di Cristo e gloria delle Chiese” 614.
Per ben comprendere la devozione dei primi cristiani alle tombe
degli Apostoli e degli Evangelisti, dobbiamo conoscere la venerazio-

613. Pere noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa
potenza straordinaria viene da Dio e non da noi, II Corinzi 4,7.
614. I Timoteo 6,11; I Corinzi 4, 1; II Corinzi 8,23.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 161

ne delle prime comunità cristiane verso le reliquie da essi acquisite,


perché così possiamo capire le diverse tappe storiche fino ad arrivare
alla costruzione e consacrazione della chiesa, grazie alla genuina e
profonda venerazione delle reliquie. Prima del quarto secolo, i cri-
stiani venerano le reliquie perché appartenevano agli uomini “cristo-
fòri”e “pneumatofòri”, che loro potevano fare miracoli, vale a dire
che essi possedevano particolari poteri soprannaturali, come abbiamo
detto, era una viva realtà del quarto secolo.
Durante i tre primi secoli, non abbiamo testimonianze che le reli-
quie avevano particolari poteri soprannaturali, loro caratteristica,
sentita dal popolo di Dio, più tardi, nel quarto secolo.
È degno di memoria conoscere il progressivo percorso di spiritua-
lità dei primi cristiani, i quali, a tal proposito, nei primi tre secoli cre-
devano che soltanto i corpi viventi avevano diversi poteri, come ad
esempio nel caso del Martire Policarpo, il cui corpo non era bruciato
dal fuoco. Però credevano che il potere, che il santo aveva da vivo, si
conservava anche nelle reliquie del martire, perché in questo modo
“comunicava con il suo santo corpo”.
Dunque, questa convinzione, cioè che le reliquie fossero portatrici
di poteri soprannaturali, che non era vissuta soltanto dal popolo, ma
anche dai grandi padri e maestri della Chiesa Indivisa, i quali hanno
scritto con saggezza e precisione, ha aiutato molto alla loro diligente
custodia, costruendo le tombe, come loro luoghi di incontri di fede, di
amore e di speranza, come luoghi di preghiera e celebrazioni. San Ba-
silio insegna che “colui che tocca le ossa del Santo partecipa della san-
tità e riceve la grazia che si trova nel suo corpo”.
San Giovanni Crisostomo sottolinea che non soltanto l’anima, ma
anche il corpo del santo ha comunicato “maggiore grazia”(“Ï›ÔÓÔ˜
¯¿ÚÈÙÔ˜”) con il suo martirio. Lo stesso Crisostomo, padre dell’amo-
re, del dialogo e della carità, definisce le sacre reliquie “grandissimi
doni dì Dio e buoni tesori”, “fontana di spiritualità e tesori di pro-
prietà imprendibili”, “fumi di carismi”. Invece Gregorio di Nissa in-
segna che tutti i corpi degli uomini sono creati “dalla stessa pasta; pe-
rò, quello del martire è, per mezzo del martirio, pieno di grazia e de-
gno dell’amore”.
162 † Metropolita Gennadios

Allora, con la presenza dei grandi Padri del quarto secolo, il cosid-
detto secolo d’oro della Chiesa, la fede cristiana, ed, in genere, la fe-
de della Chiesa locale potenzia la venerazione nei confronti delle re-
liquie; è una realtà viva che li spinge alla costruzione dei martyria, i
primi luoghi delle loro preghiere mistiche e delle sinassi spirituali.
Un altro motivo di grande importanza per il nostro motivo e la lo-
ro traslazione ed il loro smembramento. È noto che all’inizio era proi-
bito; però, alla fine, ha vinto la tesi di chi difendeva la legittimità del
loro trasferimento e smembramento. Aggiungiamo qui che il Diritto
Romano vietava l’apertura delle tombe e ciò costituiva senza dubbio
un forte ostacolo per la conoscenza delle reliquie ed il loro moltepli-
ce aiuto morale e spirituale a favore della comunità cristiana615. Sap-
piamo, inoltre, che i romani si sforzavano di impedire ai cristiani di
manifestare pubblicamente il proprio amore raccogliendo le reliquie
dei santi, festeggiando il “dies natalis”, vale a dire il “giorno genetlia-
co”616, che era l’anniversario della nuova vita del santo, giorno solen-
ne e pieno di gioia, “con vestiti belli, bianchi”accompagnavano i san-
ti alle loro tombe, ove festeggiavano con inni mistici e solenni cele-
brazioni. Ricordiamo il martire Pionio: egli, interrogato sul perche
andasse incontro alla morte, così rispose: Non vado incontro alla
morte, ma alla vita”.
Sarebbe una grave mancanza non ricordare che questa fede genui-
na e profonda consiste nel fatto che i santi Apostoli, Martiri ed Evan-
gelisti incontrano “l’immortalità”; e si fonda sulla dottrina di san Pao-
lo, che scrive ai Tessalonicesi: Non vogliamo poi lasciarvi nell’igno-
ranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad
affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo che

615. Nel 178, dopo l’esecuzione dei cristiani a Lione, il governo romano ordinò
di disperdere le reliquie dei martiri in modo che i cristiani non le potessero
raccogliere e non diventassero oggetto della loro venerazione.
616. Era l’anniversario della loro rinascita nei cieli. Secondo sant’Ignazio era la
nascita del Santo (Martire) per la nuova vita.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 163

Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li
radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui” 617.
Il “giorno genetliaco”trovava uniti tutti i cristiani, vicino alla tom-
ba del santo, sulla quale si celebrava la Divina Eucaristia.
La sua celebrazione era legata alla convinzione che “l’anima del
santo partecipava alla mensa spirituale” 618.
Dall’altra parte la Santa Eucarestia si celebrava sulla tomba anche
dei semplici fedeli, vivendo la Fede che “l’anima del morto partecipa-
va alle celebrazioni ed alla grazia che da essa promanata” 619.
Durante le celebrazioni festive leggevano Libri Sacri come anche i
martirologi. Nel III secolo i festeggiamenti per la memoria del Santo
erano legati con una funzione solenne notturna (Panichida);620 come
anche con pranzi di carità offerti dai membri più ricchi della comuni-
tà621.
Il Sinodo di Cartagine622 ordina quanto segue: “È possibile ancora
non leggere le passioni dei martiri, in quanto si celebrano i loro an-
nuali giorni festivi”.
La devozione delle tombe in tale giorno e la venerazione che espri-
mevano alle reliquie e di cui parla san Gregorio il Teologo623, era do-
vuta “alla profonda convinzione che, dopo la morte, esisteva una
stretta relazione dell’anima dei santi con le loro reliquie che si trova-
vano sulla terra” 624.
Aggiungiamo qui che la venerazione delle reliquie era attribuita
dai fedeli non solo ai corpi interi, ma anche alle sue diverse parti e
credevano che il loro smembramento non diminuisse la grazia ed il lo-

617. I Tessalonicesi 4,13-14.


618. Origene, Sulla preghiera, 31; Cipriano, Epist. 1,2.
619. Tertulliano, De pudicitia, 11; De corona, 3; De exhortatione castitatis, 11.
620. Agostino, De Civitate Dei, VIII, 27.
621. Ibidem.
622. Convocato nel 429.
623. PG 46, 953.
624. Eusebio, Storia ecclesiastica V,1; Tertulliano, De resurrectione carnis, 3.
164 † Metropolita Gennadios

ro valore. Così si spiega lo smembramento delle reliquie dei santi, in


quanto, dopo di esso, esse acquistavano “maggiore grazia” 625.
π fedeli, vicini alle tombe, cantando inni per i santi Apostoli, gli
Evangelisti e gli altri Martiri, desideravano ricevere forza, che ema-
nava da esse; credevano che si trattasse della grazia dì Dio la quale è
donata per mezzo di esse e che, in primo luogo, aveva come scopo la
loro santificazione. Perciò, essi chiedevano, con fede e speranza, que-
sta forza, la quale credevano che, per mezzo delle sacre reliquie, ven-
ga donata la grazia di Dio, fonte della Grazia stessa.
Così la venerazione delle reliquie degli Apostoli e degli Evangeli-
sti porta storicamente alla continuità del legame tra la loro tomba e
l’altare, cosa che si estende poi anche alla chiesa, ove abbiamo la pre-
senza necessaria (collocamento) delle sacre reliquie sull’altare.
Questa spiritualità che è “legislazione non scritta”, di cui parla il
VII Concilio Ecumenico, è una realtà che conduce storicamente alla
costante venerazione delle sacre reliquie, le quali si caratterizzano
“più preziose delle pietre bellissime”, messe “in luogo adatto, parti-
colare”, venerandole con pietà, timore e fedeltà dai cristiani.
Questo progressivo percorso di spiritualità dei cristiani, che ha co-
me distintivo la profonda venerazione delle reliquie, li conduce verso
la fine del III secolo, alla consacrazione delle chiese, con una funzio-
ne particolare, celebrata dal vescovo, forse influenzata da una corri-
spondente celebrazione giudaica. Della celebrazione della consacra-
zione parla con chiarezza lo scrittore ecclesiastico Eusebio chiaman-
dola “inaugurazione della chiesa”(“\EÁη›ÓÈ·”)626.
Riguardo la consacrazione delle chiese non possiamo affermare
con sicurezza che preesistesse questa celebrazione in Oriente. Sen-
z’altro, dopo la fine della persecuzione di Diocleziano, furono inau-
gurate nelle città diverse chiese, grandi e piccole, dedicate ai santi.

625. PG 50, 965.


626. Eusebio, Storia ecclesiastica X, 3.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 165

Sottolineiamo qui tre elementi riguardo le chiese provenienti dai


martiri (Martiria = costruzioni sulle tombe dei martiri)627:
1. La consuetudine di mettere sotto l’altare reliquie dei santi (me-
tà del IV secolo).
2. Ogni chiesa, all’inizio, porta il nome del santo le cui reliquie si
trovano sotto l’altare; in seguito il nome del santo è divenuto indi-
pendente da questa circostanza.
3. Le chiese erano utilizzate anche come luogo di sepoltura.
Riguardo l’argomento della traslazione dei corpi dei santi Aposto-
li ed Evangelisti, e l’acquisto di una tomba con le loro reliquie, si con-
siderava come una cosa preziosa, un avvenimento eccezionale.
È verità inconfutabile che le chiese, che non possedevano tombe di
santi o loro reliquie, chiedevano ad altre questo magnifico e prezio-
sissimo dono delle reliquie per ottenere aiuto e pace, o costruivano
tombe simboliche per quello o per quell’altro santo Apostolo o Evan-
gelista.
Con il passare del tempo il desiderio dei fedeli di avere reliquie di
molti santi diventa una forte realtà nei loro cuori, vivendo con la fede
che molti santi insieme possano riuscire maggiormente a proteggere
ed a salvare il paese o le persone, convinzione che ha aiutato a colle-
zionare reliquie e corpi dei santi Apostoli, Evangelisti e Martiri.
Un altro fattore molto significativo per la vita dei cristiani era la fe-
de che dalle tombe provenisse profumo di miro. La stessa fede esiste-
va nella Chiesa Indivisa anche per i corpi dei santi che profumavano
in modo particolare e caratteristico.
Il profumo e la forza, provenienti dalle tombe, dai corpi e dalle re-
liquie dei santi, non appartenevano loro, ma erano qualità della po-

627. Sinassi spirituali nei cimiteri ha conosciuto Dionisio d’Alessandria, ed i


persecutori della sua epoca, Gregorio il Taumaturgo (†270) (di Neocesarea), che
cristianizzò il Ponto, prescrisse di festeggiare il giorno del genetliaco dei martiri.
Simili genetliaci esistevano nell’Africa Settentrionale, come informano Tertulliano
(†220) e Cipriano (†258).
166 † Metropolita Gennadios

tenza divina: “È profumo di Cristo, odore dello Spirito Santo, profu-
mo dell’immortalità”.
San Gregorio Palamas riferisce che “noi veneriamo le sacre reli-
quie, perché non si è persa (‰bÓ à¯ˆÚ›ÛıË) la forza della santifica-
zione, come non è stata separata (‰bÓ à¯ˆÚ›ÛıË) la divinità dal
Corpo del nostro Signore durante la sua morte”.
A causa di questa vera e profonda venerazione delle sacre reliquie,
ed ancora perché i fedeli non potevano venerare le tombe, persegui-
tati dai loro nemici, particolarmente durante le persecuzioni, lenta-
mente sono stati creati i famosi “filactiria”o “filactà”con reliquie che
avevano la forza di proteggere ed aiutare il fedele. Essi hanno preso
il posto dei “filactiria”o “filactà”portafortuna o magici. La diffusione
della fede cristiana e la loro crescita numerica faceva aumentare lo
zelo per l’acquisizione dei “filactiria”.
In Occidente abbiamo un’altra situazione. Fino all’ottavo secolo in
Occidente era severamente proibito lo smembramento delle reliquie
nonché la loro traslazione. Più tardi, pellegrini e conquistatori, acqui-
stavano o rubavano reliquie trafugandole in Occidente ove diveniva-
no oggetto di commercio.
Durante il periodo delle crociate innumerevoli sono le reliquie dei
santi trasportate dall’Oriente in Occidente. Con la caduta di Costan-
tinopoli, di Antiochia e Gerusalemme, i latini portarono vi molte re-
liquie poi rivenduti ai propri connazionali. In questo periodo le cata-
combe di Roma subirono danni catastrofici nella ricerca di tali reli-
quie; tale situazione li spinge a costruire tombe per mettere altre re-
liquie degli Apostoli ed Evangelisti, per sfuggire all’ira dei pirati e de-
gli altri anticristiani.
Tra le taumaturgiche (miracolose) reliquie e le tombe c’erano an-
che quelle dei santissimi Apostoli ed Evangelisti, come sant’Andrea, i
santi Pietro e Paolo, san Luca Evangelista ed altri uomini di Dio sa-
crificatisi per diffondere e difendere la fede in Cristo.
San Gregorio il Teologo628, mentre parla contro Giuliano, egli per
primo fa memoria del martirio di san Luca, invece sulla traslazione

628. PG 35, 589.


Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 167

del suo corpo a Costantinopoli parlano sant’Isidoro di Siviglia629 e Ge-


rolamo630.
L’Apostolo ed Evangelista Luca631, secondo Massimo Margunio632
all’età “di ottant’anni riponsỒ in pace a Tebe in Beozia, nel luogo do-
ve è deposto il suo corpo...”.
Costanzo, figlio di Costantino il Grande, trasferì il suo corpo da
Tebe a Costantinopoli, per mezzo del Duca d’Egitto e Martire Arte-
mio, e lo mise sotto l’altare insieme ad Andrea e Timoteo.
Andrea, il fratello di Pietro, da Costantinopoli, ove istituì la Chie-
sa Bizantina, diventato il suo primo vescovo, diffonde la nuova e vera
fede di salvezza in Cristo Gesù anche a Patrasso, dove subì il martirio.
Pietro e Paolo insegnano anche a Roma e diffondono la fede in
Cristo; subiscono il martirio e Roma si lega strettamente con i due
grandi Apostoli. Dall’altra parte Roma è l’unica città in Occidente
che è chiesa apostolica.
Perciò, per l’Occidente, Roma aveva grande importanza e si è for-
mata la convinzione che le chiese dell’Occidente debbano concordar-
si con essa.
In Oriente, ove esistevano molte chiese apostoliche, ha dominato
una differente convinzione: tutte le chiese apostoliche hanno conser-
vato la tradizione apostolica e, di conseguenza, sono collegate tra di
loro.
Il Professore della Facoltà Teologica dell’Università di Atene
Vlassios Fidas scrive così : “ogni chiesa locale era portatrice dell’uni-
tà e dell’universalità della Chiesa una di Dio nell’ecumene, la quale
era anche manifestazione dell’unità ed universalità di tutte le chiese
locali che si trovano nell’ecumene” 633.

629. De vita et obitu patrum, PL 83, 154.


630. De virì s illustribus, PL 23, 610.
631. Secondo la tradizione, Luca è il primo ad avere dipinto con cera l’icona
della Madonna, portando il nostro Signore Gesù Cristo Âå˜ Ù‹Ó àÁοÏËÓ.
632. Massimo Margunio, Vescovo di Kithira, Vita dei Santi, Venezia 1680, mese
di ottobre, p. 18.
633. Vlassios Fidàs, Storia Ecclesiastica, 1 vol., Atene 1997, p. 196.
168 † Metropolita Gennadios

La principale caratteristica degli Apostoli era che loro sono stati


chiamati dal nostro Signore e, in verità, lasciando tutto, hanno segui-
to Cristo in tutta la sua vita terrena fino alla sua Ascensione, e dopo
alla Pentecoste, illuminati dallo Spirito Santo, sono diventati testimo-
ni della sua resurrezione e predicatori della fede di salvezza in Cristo
Gesù.
È vero che gli Apostoli sono il fondamento della chiesa cristiana,
la cui pietra angolare è lo stesso Gesù Cristo. San Paolo scrive agli
Efesini: “Edificati sopra il fondamento degli Apostoli... avendo come
pietra angolare lo stesso Gesù Cristo” 634.
Pure l’Apocalisse, descrivendo la santa città di Gerusalemme, dice:
“Le mura della città poggiano su dodici basamenti che sono i dodici
nomi dei dodici Apostoli dell’Agnello” 635.
A questo punto, per essere più comprensibile e sviluppare bene,
con chiarezza e diligenza questa tesi, mi occorre riferirsi alle qualità
della chiesa come professiamo noi gli Ortodossi nel Simbolo Niãceno-
Costantinopolitano: “Una, Santa, Cattolica ed Apostolica”.
La Chiesa è Una636 perché ha un solo capo, uno Spirito Santo, una
fede, un battesimo, un inizio ed uno scopo “egli è anche il capo del
corpo, cioè della Chiesa”637.
Seconda qualità della Chiesa è che essa è Santa, perciò “Cristo ha
amato la Chiesa ed ha dato se stesso per lei, per renderla Santa, puri-
ficandola per mezzo del lavacro dell’acqua, accompagnato dalla pa-
rola, al fine di farsi comparire davanti alla sua Chiesa tutta gloriosa,
senza macchia ne ruga o alcunché di simile, ma santa ed immacola-
ta”638.

634. Efes. 2,20.


635. Ap. 21,14.
636. Matteo 10,18; 16, l; 26,17; 28,16; Giovanni 10, 16; 15, 1; 17, 11; 20; Atti 1,
12; 2,4 1; 4,32; Rom. 5,12; 12,4; 1 Corinzi 3,6; 9; 6,19; 10, 17; 12,12; 15,9; Galati 1,
13; Efes. 1, 23; 2,2 1; 4,4; 5,25; Filip. 3,6; Colos. 1, 18; 2,17; 1 Tess. l. 4,13; π Timot.
3,15; Iπ Timot. 1, 18.
637. "∞éÙfi˜ âÛÙ›Ó ì ÎÂÊ·Ï‹ ÙÔÜ ÛÒÌ·ÙÔ˜ Ùɘ \EÎÎÏËÛ›·˜" (Col. 1,18).
638. Efes. 5, 25-27.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 169

La Chiesa è Cattolica. È la sua terza qualità: unire e ricapitolare


“in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” 639.
Infine la chiesa è Apostolica, istituita dal primo e sommo apostolo
Gesù Cristo, secondo la parola di san Paolo: “Ma quando venne la
pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sot-
to la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché rice-
vessimo l’adozione a figli” 640.
“Perciò, fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste, fissate be-
ne lo sguardo in Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che
noi professiamo, il quale è fedele a colui che l’ha costituito, come lo
fu anche Mosè in tutta la sua casa” 641.
La Chiesa Ortodossa, avendo “dodici basamenti, sopra i quali so-
no i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello” 642, ha conservato in-
tegra la dottrina, la tradizione e gli ordinamenti degli Apostoli. Ha le
caratteristiche (distintive) interne ed esterne della Chiesa Apostolica,
con i vescovi, che “lo Spirito Santo vi ha posti a pascere la Chiesa di
Dio” 643 ed i presbiteri ed i diaconi “e tutta la Chiesa” 644.
Dunque, l’Apostolicità della Chiesa Ortodossa si manifesta ester-
namente dal suo inizio apostolico e della sua provenienza, dalla dot-
trina apostolica e dalla sua continua successione apostolica, “di con-
seguenza i doni della grazia divina e della verità, che sono stati effusi
non soltanto su uno degli Apostoli, ma su tutti uniti nella stessa fede
e amore, si trasmettono continuamente ed incessantemente ai vesco-
vi loro successori, mai rotta (“ÔÙ¤ ‰È·Û·Ûı›Û˘”) della catena di
continua successione e di grazia, che collega (“\AÚÚ‹ÎÙˆ˜”) con gli
Apostoli anche i vescovi ortodossi”.

639. Efes. 1, 10 (realizzare nella pienezza dei tempi il disegno, cioè "àÓ·ÎÂÊ·-
Ï·ÈÒÛFË Ù¿ ¿ÓÙ· âÓ Ùˇá XÚÈÛÙˇá, Ù¿ â› ÙÔÖ˜ ÔéÚ·ÓÔÖ˜, η› Ù¿ â› Ùɘ Áɘ").
640. Galat. 4,4.
641. Ebrei 3,1.
642. Ap. 21,14.
643. Atti, 20,28.
644. Atti, 15,22.
170 † Metropolita Gennadios

Infatti, gli Ortodossi attribuiscono grande importanza, da una par-


te alla Successione Apostolica dei vescovi, dall’altra alla conservazio-
ne della Fede e della Dottrina Apostolica in modo assoluto integra, in
quanto la Successione Apostolica e la Dottrina Apostolica si collega-
no strettamente tra di loro e costituiscono elementi sostanziali del-
l’Apostolicità della Chiesa.
In modo speciale, la Successione Apostolica costituisce il distinti-
vo esterno che la Chiesa è vera, conservando integra ed intatta la Dot-
trina e la Tradizione Apostolica, perciỒ è indispensabile nella Chiesa,
perché essa assicura la certa ed autentica ÌÂÙÔ¯¤Ù¢ÛÈÓ della verità e
della grazia divina nella Chiesa, come anche la genuinità della predi-
cazione Apostolica e dei sacramenti. In genere, assicura la continuità
della vita del corpo della Chiesa e della trasmissione ai suoi membri
della grazia divina che salva. È verità indisputabile che senza la Suc-
cessione Apostolica dei vescovi non è possibile comprendere né la
Dottrina e la Tradizione Apostolica, né l’Unità, né l’Apostolicità, ma
ancora di più non è possibile comprendere la Chiesa stessa.
Con l’Apostolicità si collega anche l’Infallibilità della Chiesa, che
si esprime soltanto dai Sinodi (Concili) Ecumenici, cioè il Concilio
Ecumenico è l’organo di espressione dell’Infallibilità della Chiesa.
Non dobbiamo dimenticare che tutti gli Apostoli, compreso Pietro,
erano stati sotto il Sinodo Apostolico. Il Concilio è la bocca della
Chiesa nella quale è rappresentato il pleroma ecclesiale per mezzo
dei suoi vescovi, che dogmatizzano con l’assistenza dello Spirito San-
to: È diritto e opera esclusiva del Concilio Ecumenico, coll’assistenza
e l’illuminazione dello Spirito Santo. Possiamo aggiungere anche que-
sto: La Chiesa è Infallibile: non soltanto si convoca nei Concili Ecu-
menici, ma anche indipendentemente da essi per se stessa, come tut-
to (¬ÏÔÓ), in modo che l’Infallibilità della Chiesa non proviene dal-
l’Infallibilità dei Concili Ecumenici, ma al contrario dall’Infallibilità
della Chiesa, come tutto, proviene l’Infallibilità dei Concili Ecumeni-
ci645. La Chiesa è infallibile in quanto il suo capo è Cristo, che è la “ve-

645. I Patriarchi dell’Oriente, nel 1848, così hanno risposto al Papa Pio IX:
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 171

rità”646. San Giovanni Evangelista scrive: “Gli dice Gesù: io sono la


via, la verità e la vita”. Anima sua è lo Spirito Santo, che è similmen-
te “lo spirito di Verità”che guida “alla verità tutta intera”. Dunque, la
Chiesa, secondo san Paolo, è “colonna e sostegno della verità” 647, è
l’infallibile portatrice ed interpretre e maestra della verità cristiana,
che ha conservato e possiede integra ed intatta; ha acquistato divino
prestigio ed assoluta autenticità riguardo la fede e la salvezza, perché
nella Chiesa, e per mezzo di essa, continua a vivere, insegnare, salva-
re ed operare nel tempo e luogo lo stesso Dio Verbo: “Ecco, io sono
con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” 648. Similmente nella
Chiesa vive e dimora, mandato dal Padre “lo Spirito di verità, perché
rimanga con voi per sempre” 649.
Per la dimostrazione dell’Apostolicità della Chiesa in Occidente è
invalsa la convinzione che la sacra tomba di un apostolo, in una città
testimonia l’Apostolicità ed il Primato, una convinzione, in verità,
sconosciuta in Oriente. La tomba, senz’altro, riveste una vera impor-
tanza per l’Apostolicità, perỒ non da il diritto di primato, né è detto,
o scritto, ma è anche senza base spirituale evangelica, conciliare, pri-
va della loro fede e della tradizione della Chiesa Indivisa.
In Occidente era più facile questa convinzione, perché, come ab-
biamo detto precedentemente, l’unica Chiesa chiaramente Apostoli-
ca era quella di Roma, invece in Oriente la situazione ecclesiastica era
diversa, in quanto in Oriente c’erano molte chiese Apostoliche, isti-
tuite dagli stessi apostoli.

"Presso noi né Patriarchi, né Sinodi hanno potuto introdurre nuove cose, perché il
protettore della religione è lo stesso corpo della Chiesa, cioè lo stesso popolo, che
vuole la sua religione eternamente integra ("àÌÂÙ¿‚ÏËÙÔÓ") e "ïÌÔÂȉ¤˜" a quello
dei suoi padri" (G. Karmiris, Bã, 920).
646. Giovanni 14,17; 15,26; 16,30.
647. I Timot. 3,15.
648. Matteo 28,20.
649. Giovanni 14, 16-17.
PARTE Iππ

L’AMORE EVANGELICO
E LA CARITÀ
SECONDO I SANTI PADRI
CAPITOLO PRIMO

L’AMORE EVANGELICO

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fra-
telli più piccoli l’avete fatto a me”650. “Non c’è più giudeo nè greco,
non c’è più schiavo nè libero, non c’è più uomo nè donna poiché tut-
ti voi siete uno in Cristo Gesù”651.
Questi versetti sono veramente meravigliosi per la nostra vita quo-
tidiana e molto bene hanno pensato che queste parole racchiudono la
sostanza del Vangelo.
Dio si manifestò a noi come Amore chiedendo a noi di impostare
la nostra vita sull’amore; questo amore che chiede Gesù è la carità vi-
cendevole; questo è l’insegnamento che raccomanda il nostro Salva-
tore.
È un comandamento in verità nuovo, divino, eterno, è salvezza e
acquisto del Regno di Dio; l’amore è potenza invincibile, potenza che
supera la morte.
Amore, secondo Gesù Cristo, significa amare ed abbracciare ogni
uomo con i suoi dolori, con le sue gioie, con le sue prove, con i suoi
problemi. Allora, l’uomo deve vincere da una parte le sue passioni
(egoismo, gelosia, odio, fanatismo, ecc.) e dall’altra parte vivere una
nuova vita rivoluzionaria; così vivendo ha una lotta in se stesso la qua-
le deve essere vittoriosa, ed ancora è necessario dimostrare “vita
evangelica”, vivere la parola evangelica, perchè soltanto così amiamo

650. Mt. 25.40.


651. Gal. 3.28.
176 † Metropolita Gennadios

il prossimo. Che cosa è il prossimo? Sua Santità il Patriarca Bartolo-


meo I in occasione dei festeggiamenti dei 600 anni dalla fondazione
della Comunità Greco Ortodossa di Venezia, durante la sua Omelia,
il 15 novembre 1998, nella cattedrale di S. Giorgio dei Greci, ha dato
questa risposta: “il nostro prossimo è ogni consimile che la Divina
Provvidenza ci riconsentirà di incontrare in situazioni di bisogno; di
qualunque tipo di bisogno. Prossimo è Gesù Cristo; “Ogni volta che
avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’a-
vete fatto a me”. Non dimenticheremo le meravigliose parole evan-
geliche: “Ho avuto fame e mi hai dato da mangiare. Ho avuto sete e
mi hai dato da bere”652, “Ho avuto fame e non mi hai dato da man-
giare”.
San Giovanni Crisostomo, il padre dell’amore, della carità e del
dialogo, afferma una cosa veramente grande; lo studioso può ricava-
re dalle sue opere: ogni sacerdote, come anche ogni fedele, è un por-
to; entrano in esso tutte le navi, piccole e grandi, povere e ricche, bel-
le e distrutte. Infatti, la più bella cosa gradita a Dio è di mostrare a
tutti amore; continua San Giovanni Crisostomo, dicendo che l’amore
è universale, senza distinzione, amore per tutti. “Amerai il prossimo
come te stesso”, scrive san Paolo ai Galati653.
È una mancanza tragica non ascoltare le grandiose parole di Gesù:
“Siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i
malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti”654.
Dio, abbiamo detto, è amore: “Nessuno ha un amore più grande di
questo: dare la vita per i propri amici”655.
L’unità della SS Trinità, amore senza confusione e divisione, vuo-
le che ognuno di noi ami l’altro (il prossimo) con tutto il cuore, con
tutta l’anima, con tutta la mente, perché il prossimo è suo fratello;
dall’altra parte questa è la volontà di Dio Trino, come chiaramente di-

652. Mt. 25,35-42.


653. Gal. 5,14.
654. Mt. 5,45, Lc. 6,35.
655. Gv. 15,13.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 177

ce san Matteo Evangelista656; ma anche San Paolo con costanza pro-


clama: “Non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero,
non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Ge-
sù”657.
Questa realtà “Uno in Cristo Gesù”viene testimoniata dallo stesso
san Paolo in un suo altro versetto: “Mi sono fatto debole con i debo-
li per guadagnare i deboli, mi sono fatto tutto a tutti per salvare ad
ogni costo qualcuno”658. Però, quest’iniziativa, o meglio questo sacri-
ficio, perché, veramente, come abbiamo detto Precedentemente, ab-
biamo nel nostro essere, così amando, una vera rivoluzione spiritua-
le; porta ad una forte conseguenza, alla “Kenosãis”, al nostro svuota-
mento dalle nostre passioni, alla nostra purificazione morale. Quello
che Gesù Cristo ha fatto per la salvezza dell’umanità. Così , anche noi
per amore, dobbiamo morire per gli altri perché colla nostra morte fa-
remo vivere gli altri; così diamo la vita al nostro prossimo, al nostro
fratello; esiste un’altra gioia, felicità, più grande e vera di questa?
Molte volte, innumerevoli sono quelli che si lamentano perché non
sono felici in questa situazione; la risposta è facile; non sanno vivere,
non danno la vita agli altri. Morendo per gli altri, diamo vita agli al-
tri, ai fratelli, al prossimo. Così vivono per sempre gli altri, i nostri
fratelli.
Gesù abbandonato - la crocifissione, è l’unãico fortissimo e vivissi-
mo esempio che insegna a noi che cosa dobbiamo fare per il nostro
prossimo. Vita - salvezza - eternità sono le tre meravigliose realtà che
diamo al nostro fratello.
E’ verità indiscutibile che Gesù Cristo ha amato per primo; ha
amato tutti. Il povero diventa ricco e il ricco senza l’amore diventa po-
verissimo per se stesso e per gli altri. Caratteristica è la voce di san-
t’Agostino che confessa con fedeltà: “nell’amore del prossimo il po-
vero è ricco; senza l’amore del prossimo il ricco è povero”.

656. Mt. 22,37.


657. Gal. 3,28.
658. I Corinzi, 9,28.
178 † Metropolita Gennadios

Questa ricchezza spirituale, la carità, via di santità e di unità con


Dio e con i fratelli, diventa indispensabile, perché senza di essa l’u-
manità si trova davanti a tanti pericoli spirituali, morali, e sociali: “Vi
dỒ un comandamento nuovo: “Che vi amiate gli uni gli altri”659.
Uniti, con l’amore, con la carità, abbiamo un Padre, un Signore, un
Creatore, e quindi siamo fratelli. L’amore conquisterà il mondo: “...
siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda”660.
L’amore, che è la prima virtù teologale, per avere risultati positivi
e costruttivi, e di conseguenza la presenza e la manifestazione di Ge-
sù: “...Chi mi ama sarà amato dal Padre mio... e mi manifesterò a
lui”661 deve essere scambievole; diventa una viva testimonianza, una
realtà vissuta che aiuta l’uomo ad arrivare fino alla “Theosis”, alla di-
vinizzazione, alla perfezione, sua mèta durante la sua vita terrestre.
Dunque, uniti con Dio, tramite l’amore, viviamo una nuova vita di
santità e di unità, viviamo la comunione dei beni, viviamo la primiti-
va vita; lo Spirito è la vita dei primi cristiani, i quali con l’assistenza
dello Spirito Santo, e illuminati da esso, hanno fatto miracoli a favo-
re dell’uomo e della società:
L’amore, allora, degli uni verso gli altri è l’unica nuova regola di vi-
ta che vale per tutti i secoli: Io vi do un nuovo comandamento: che voi
vi amiate gli uni gli altri”662.
L’unità fra gli uomini, fra i cristiani, è l’unico scopo della vita uma-
na, della vita in Cristo: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro
che mi hai dato, perchè siano una cosa, come noi”663. È ciò che atten-
de Gesù crocifisso e risuscitato per la nostra Salvezza.

659. Gv. 13,34.


660. Gv. 17,21.
661. Gv 14,21.
662. Gv 13,34.
663. Gv 17,11.
CAPITOLO SECONDO

I SANTI PADRI DELLA CHIESA


E LA CARITÀ

Introduzione
L’uomo di oggi trapassa una tremenda crisi spirituale, sociale e
umana. Le diverse forme dell’umanesimo - antropocentrico che sono
state presenti nel passato, con la decisiva speranza che lo salvavano
dalla schiavitù dei dogmi e lo conducevano in una ideale spiritualità e
morale prosperità, non sono purtroppo riuscite a contribuire a tale
mèta; anzi, al contrario, l’hanno guidato a nuove forme di schiavitù,
alla negazione di ogni senso e logica. Il “super - uomo”è dimostrato,
in verità, debolissimo, possiamo dire “nulla”e così “l’umanesimo an-
tropocentrico”non ha voluto guardare e riconoscere l’uomo come
“Icona di Dio”; di conseguenza, lui ha cessato di essere Personalità ,
con dignità e prestigio, vuoto di spiritualità e di ideali di solidarietà,
pace, rispetto e umanità.
I santi Padri della Chiesa Indivisa, con la loro dottrina dignitosa e
umana sulla Carità, aiutano l’uomo, non soltanto a risolvere i suoi dif-
ficili problemi, e prevedere i futuri pericoli e difendersi da loro, ma
anche insegnano come ricercare a trovare la vera beatitudine, la vera
unità con il nostro Salvatore Cristo risorto che è la Carità, la Verità e
la Vita eterna.

1. La carità nei primi secoli del Cristianesimo


Parlando di questo argomento da un punto di vista ortodosso, de-
vo ricordare che si tratta di un tema particolarmente vasto, ma molto
180 † Metropolita Gennadios

affascinante per i santi Padri della Chiesa sia in Oriente che in Occi-
dente, da loro esaminato e sviluppato in profondità.
Infatti, la riflessione sul tema della Carità nel corso del IÆ Millen-
nio e la loro vita quotidiana, che puỒ coltivare e preparare la perfetta
unione con Dio, li fa diventare, tramite di essa, “figli di Dio”664, e co-
sì , acquistano la beatitudine e la vita eterna. Sono fieri di trasmette-
re questa divina realtà al mondo per renderlo pacifico, prospero e ca-
ritatevole, perché l’uomo trovi la sua salvezza.
Molte volte verità preziose, riguardo l’uomo e la sua vita, sono sta-
te considerate come buon successo dei tempi moderni, anzi come idee
dei filosofi e dei poeti.
E’ un fatto incontrastabile che molte verità –diversi messaggi di vi-
ta– sono stati stabiliti diversi secoli prima dell’epoca del Rinascimen-
to e del Neo-Umanesimo. Non soltanto i grandi e sapienti Vescovi
greci della Cappadocia, innanzitutto san Giovanni Crisostomo, ma
anche i semplici Padri del Deserto665 hanno stabilito, con chiarezza e
sicurezza, che il vero umanesimo non è soltanto la conoscenza degli
antichi scrittori, ma la civiltà dell’anima, la sua istruzione spirituale e
morale, la sua serenità interiore che concede fede, forza e intelligen-
za per il bene e l’interesse del suo vicino. Dunque, in altre parole, il
Deserto cristiano del IV secolo ha sviluppato l’accoglienza, l’ospitali-
tà, e la protezione dell’anima umana per fare arrivare alle altezze del-
la spiritualità divina e l’umanità perfetta. In generale l’amore – la ca-
rità – in favore del suo fratello. San Gregorio il Teologo afferma: “Lo
zelo è fervido, lo spirito quieto, la carità filantropica … la carità colle-
ga e non lascia sparire il bene che esiste nel nostro animo …”666.
È vero che essi, con umiltà e preghiera, vivono questa beata situa-
zione quotidianamente, insegnando la civiltà dell’amore: l’amore per
ogni creatura di Dio, la sua partecipazione al dolore dell’altro, il suo
aiuto per il bisognoso667.

664. San Massimo il Confessore, La Carità, 54 A; 20D.


665. Palladio, Storia lausiaca; PG. Migne T. 34 e 87,11.
666. Discorso XXIII; PG 1152 B.
667. PG 1152 B.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 181

San Antonio, il fondatore del monachesimo, dedica tutta la sua vi-


ta al servizio del prossimo, come più tardi farà san Basilio il Grande,
che prende nuove iniziative per promuovere la carità e l’assistenza ai
poveri, ai vecchi, agli orfani ed ai bisognosi.
I Padri Cappadoci, e san Giovanni Crisostomo, hanno amato l’uo-
mo così tanto come nessun altro; hanno sofferto così tanto per lui ed
hanno dato tanto a lui come nessuno altro; l’hanno abbracciato e l’-
hanno accolto come “icona di Dio”, come “microcosmo”, con i suoi
problemi e le sue necessità, perciò la loro dottrina è umana, caritate-
vole,filantropa, che comprende e ama l’uomo668.
San Basilio il Grande, per mezzo dei suoi eccellenti sociali discor-
si, “ha ornato i costumi e le usanze dell’uomo”e con i suoi famosi en-
ti ha creato la “Nuova Città”della Carità669.
San Giovanni Crisostomo, grazie alla sua profonda esperienza ri-
guardo la vita ed il suo umano realismo; grazie alla sua ricchezza sen-
timentale e la sua precisa conoscenza dell’uomo, e le sue divine illu-
minazioni lo spingono a diventare un vero amico ed un vero fratello
dell’uomo, sacrificando proprie preziose cose per salvare l’uomo e
unire con la carità diverse società e diversi uomini.
San Gregorio, Vescovo di Nissa, con i suoi preziosi messaggi a fa-
vore dell’uomo, ha influenzato i santi Padri di Antiochia e di Ales-
sandria, e tutti insieme hanno aiutato ed assistito l’uomo moralmen-
te, spiritualmente e socialmente.
San Isidoro Pelussiota, si sforza come guidare l’uomo a cammina-
re sulla via di Dio, perchè crede nel suo valore. Crede che l’uomo è
un “microcosmo”e la sua anima è opera ed icona di Dio.
Invece, san Macario di Egitto, studiando l’uomo e la sua vita, con
serietà e chiarezza, dichiara: l’uomo “è di grande dignità, perciò dob-
biamo amarlo, incontrarlo,conoscerlo e condurlo verso la beatitudine
e la conoscenza di Dio”670.

668. Archimandrita Elia Mastrogiannopulos, I Padri della Chiesa e l’uomo,


edizioni ZOI (Vita), seconda, 1979. p.261.
669. P. Christou, La sociologia di san Basilio, Atene 1951.
670. Elia Mastrogiannopulos, Ibidem, 178.
182 † Metropolita Gennadios

Essi stessi sono simbolo dell’ospitalità e della fratellanza, della dis-


ponibilità e della beneficenza.
Incontriamo il Padre: vescovo – sacerdote – monaco – asceta - ana-
coreta – che trasmette agli altri, con parole e scritti, con il suo mera-
viglioso comportamento, la gioia, la speranza e l’amore di Dio. La Ca-
rità, secondo la loro illuminata vita, non ha limiti. Costituisce per es-
si “il più grande comandamento”, “la più grande virtù”.
Ricordiamo qui Evagrio, che, con le sue celebri parole, dà un se-
gnale forte: “migliore è un laico che serve il fratello, anziché un padre
che non ama il suo fratello”.
Commetteremmo una grave mancanza se dimenticassimo il famo-
so libro di san Massimo il Confessore sulla Carità, nel quale si trova
l’eccellente dottrina sulla Carità, vale a dire sul perfetto e divino amo-
re in Cristo, realtà vissuta dagli stessi Padri della Chiesa.
Prima di completare il genuino pensiero ortodosso dei Padri sulla
carità, riportiamo qui il detto di san Nicodemo l’Aghiorita: “Nel libro
abbiamo l’opera e la conoscenza del sacro e divino amore”.
San Massimo il Confessore, che si occupa particolarmente della
Carità, riporta con precisione il puro pensiero, la vera dottrina dei Pa-
dri della Chiesa Una, Santa, Cattolica, ed Apostolica, su questo im-
portantissimo capitolo della nostra fede.
Degni di menzione sono i suoi punti sostanziali sulla carità:
1. La Carità è frutto della libertà spirituale.
2. La Carità perfetta è universale, come l’amore di Dio, e non se-
para la natura umana.
3. La Carità nei confronti del prossimo è indispensabile e possia-
mo dire che essa è estensione naturale del suo amore per Dio.
Sottolinea con sapienza che la carità è un mistero; è una persona,
è ipostasi; è lo stesso Dio. Spiega con saggezza: “Chi acquista la Cari-
tà, acquista lo stesso Dio, perché Dio è Carità”671.

671. San Massimo il Confessore, La Carità, 100 D; PG 35,841 A.


Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 183

In un famoso discorso di Gregorio il Teologo, dedicato a Gregorio,


vescovo di Nissa, leggiamo: “Dio è il Padre della Carità, la stessa Ca-
rità, perchè a lui piace di più essere chiamato con questi nomi; invece
che con altri; e ciỒ per insegnare agli altri con i sopradetti nomi; la Ca-
rità nei confronti dei fratelli; lui che ha dato il nuovo comandamento
di amarsi gli uni gli altri, come siamo amati.
Dunque, non è un’idea, od una semplice teoria, neanche un sem-
plice sentimento. Molti scrive san Massimo il Confessore, “parlano
della carità; e se qualcuno vuole chiedere dove si trova? La troviamo
nei discepoli di Cristo”, e ciỒ perché essi avevano il divino amore, vi-
vendo e seguendo il maestro della Carità.

2. La carità e la sua natura


Ed ora è il momento per chiedersi che cosa sia la Carità e quale sia
la sua natura.
In questo capitolo della nostra vita, ricco di spiritualità ed espe-
rienza, i Padri della Chiesa rispondono: “La Carità è una buona dis-
posizione dell’anima che non preferisce più le cose terrene dalla co-
noscenza di Dio; perciỒ è difficile acquistare costantemente la Carità,
se qualcuno è legato alle cose mondane”.
Massimo il Confessore, grande analizzatore dell’animo umano e
delle sue patologie, esamina con altri Padri dell’Oriente Ortodosso un
altro aspetto necessario per il progresso e lo sviluppo della vita mora-
le, spirituale e sociale. Mette in evidenza la disponibilità dell’anima di
una persona nei confronti del suo fratello; è impossibile convivere la
Carità con le passioni dell’anima, principalmente con l’amore per se
stessi (“filoautia”), da cui sono originati la vanità (“mateodoxia”) e
l’amore per la gloria (“filodoxia”).
Di grande spessore sono le seguenti affermazioni “La liberazione
è una condizione pacifica dell’anima, in quanto l’anima difficilmente
si muove ad operare il male”. Infatti, “la persona che non si sforza a
far sparire le cause delle passioni e principalmente la rabbia, senz’al-
tro sarà riempita di dolore verso gli altri a motivo del suo attacca-
mento alle cose mondane; sentirà nel suo animo odio… al contrario,
184 † Metropolita Gennadios

per l’anima che ama Dio, tutte queste passioni sono, in verità, estra-
nee”672.
Andando avanti per illustrare questo importantissimo aspetto del-
la nostra esistenza, i santi Padri della Chiesa approfondiscono in mo-
do particolare il tema della Carità.
Abbiamo così : 1. l’Amore lodevole, 2. l’Amore naturale o neutro
e 3. l’Amore biasimevole.
Ascoltiamo alcune affermazioni di san Massimo il Confessore:
“Gli uomini si amano l’uno l’altro per cinque ragioni:
1. per amore di Dio, come avviene quando il virtuoso ama tutti gli
uomini;
2. per amore naturale, come i genitori amano i figli e viceversa;
3. per vanità, quando una persona viene elogiata; essa ama chi la
elogia;
4. per avidità, quando l’avido ama il ricco, perché ne riceve del da-
naro;
5. per amore del piacere, quando ama la persona che soddisfa il
suo piacere carnale.
Malgrado tutto ciỒ, come possiamo dimenticare una sua osserva-
zione, così acuta e significativa? Egli osserva che la Carità è univer-
sale e non ha come oggetto “le cose umane”, bensì “l’uomo”; “ama
tutti gli uomini”, “non ama nulla che sia in contatto con le cose uma-
ne”673.
La Carità a favore del nostro prossimo si collega immediatamente
al nostro amore per Dio stesso: “Chi ama Dio non può che amare
ogni uomo come se stesso”674.
Nel discorso XXXII di Gregorio il Teologo abbiamo quanto segue:
“pure san Paolo desidera riconoscerci dal Signore per mezzo del no-
stro amore nei confronti del Signore, e con la nostra conoscenza, in-
vece, siamo istruiti; anzi considera che questa via sia preferibile per la

672. San Massimo il Confessore, La Carità, 31 A.


673. San Massimo il Confessore, Ibidem, 37 G.
674. PG 36,188 C.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 185

conoscenza, al posto della superbia, che rende l’uomo egoista e vani-


toso.
L’amore per Cristo spinge l’uomo ad imitare Cristo nella sua ma-
nifestazione di Carità verso il prossimo. Certamente chi ama Cristo lo
imita. Cristo, ad esempio, beneficando tutti gli uomini non ha cessato
mai di perdonare ed amare, non solo quando subiva bestemmie ed of-
fese, ma anche l’ingratitudine degli uomini.
Anzi, san Massimo il Confessore, va oltre, con forza e coraggio,
nello sviluppo del suo pensiero ed afferma con chiarezza: “La nostra
Carità verso ogni uomo, buono o cattivo, è un segno della parentela
per la grazia che esiste tra l’uomo e Dio”, il quale “fa sorgere il suo
sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. D’al-
tro canto675, l’amore perfetto e divino non divide l’unica natura uma-
na, a motivo dell’esistenza di uomini buoni ed uomini malvagi.
Gregorio il Teologo, saggio e preciso, ammaestrando il popolo di
Dio, scrive: “non devo perseguire il mio interesse, ma quello degli al-
tri, perché anche Cristo ha operato così ; malgrado Egli potesse rima-
nere nell’onore e nella sua divinità, non solo umiliò se stesso fino a ri-
cevere la natura dello schiavo, ma subì anche la croce senza curarsi
della vergogna, con lo scopo di far sparire il peccato e le sue passioni,
per far sparire la morte con la sua morte”.

3. La spiritualità della carità


I santi Padri della Chiesa ripetono continuamente con le loro azio-
ni ed i loro scritti che la natura umana, creata da Dio, ama ugual-
mente tutti gli uomini, anzi non opera distinzioni676.
Essi vivono un’altra realtà: il collegamento della Carità con la li-
berazione. “Colui che è giunto al vertice della liberazione dalle pas-
sioni ed è diventato perfetto nell’amore, non vede nessuna differenza
tra se stesso ed il suo fratello, tra sua moglie e la straniera, tra il fe-
dele e l’infedele, tra lo schiavo ed il libero, tra l’uomo e la donna”677.

675. PG 35,848 B.
676. San Massimo il Confessore, Ibidem, 71 A.
677. Colossesi 3,11; San Massimo il Confessore, Ibidem,30 B, 49 B.
186 † Metropolita Gennadios

E perché avviene ciò? I Padri non tacciono, ma rispondono: “Per-


ché l’uomo è diventato superiore rispetto alla tirannia delle passioni;
perché vede una ed unica natura umana in tutti gli uomini; perché li
considera uguali; perciò il suo comportamento nei loro confronti è
identico. L’uomo non vive la spiritualità della Carità, ma si comporta
altrimenti, riconosce la disuguaglianza, la distinzione, i continui cam-
biamenti ingiusti, manifesta un comportamento ammalato, sostan-
zialmente lontano dall’amore perfetto.
I santi Padri su altri aspetti della Carità affermano con dolcezza:
1. “la persona che non prova invidia od ira, né chi gli ha provocato
dolore, non significa che nutra amore per essa”;
2. “è possibile che un uomo, senza amare l’altro, non ricambi il ma-
le con il male, secondo l’ordine di Dio”;
3. “infatti è meraviglioso che l’uomo faccia del bene a quanti lo
odiano”;
4. dunque, ricapitolano i Padri, “ciò è frutto dell’amore perfetto e
spirituale678, come pure opera sua è la beneficenza nei confronti del
prossimo; lo stesso nei confronti del nemico, con tutto l’animo ed af-
fetto fraterno”.
E’ verità indiscutibile, proclamano i santi Padri, che il vero amico,
durante un periodo duro ed avventuroso del suo prossimo, soffra e
venga anche lui provato, accettando con serenità il dolore, le soffe-
renze e le necessità del suo amico; cioè vive la stessa situazione diffi-
cile, la stessa realtà dolorosa, come fosse tutta sua679.
Essi sono chiari in tutti gli aspetti sulla Carità e sottolineano da
una parte il pericolo della decadenza dall’amore divino, dall’amore di
Cristo: se l’uomo non sta attento, se non è sveglio, se il suo cuore è
spiritualmente ammalato; d’altra parte fanno conoscere i nemici del-
la Carità e propongono di lottare contro di loro per conquistare la no-
stra salvezza.

678. San Massimo il Confessore, Ibidem, 78 G.


679. Ibidem, 78 G.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 187

Tali nemici sono: il rancore, l’odio, l’invidia, la gelosia ecc. Sono


veleni contro la Carità, che facilmente entrano nel cuore del fratello.
“Quando diventerai caritatevole ed acquisirai amore, o carissimo, al-
lora potrai far sparire le passioni ed i veleni che distruggono la tua
anima. Vincerai quando tu, o fratello, pregherai a favore di tuo fra-
tello con sincerità, pensando che lui abbia ragione. Sta’, dunque, at-
tento e rifletti bene! Domandati: Forse il motivo della cattiveria che
divide te dal tuo vicino non si trovi in lui, ma in te; perciò i santi Pa-
dri dicono: “Vai a riconciliarti con lui, perché altrimenti decadrai dal-
l’amore di Cristo”680.
Degne di menzione sono in particolare l’attenzione speciale che da
un lato essi danno al grande pericolo che puỒ percorrere la cono-
scenza spirituale dalla superbia e dall’invidia; in secondo luogo il con-
siglio che viene concesso al fedele per affrontare i tremendi nemici
della Carità. “Se tu invidi qualcuno, puoi fermare l’invidia in questo
modo: gioisci quando lui gioisce ed affliggiti quando lui si affligge.
Così , vivi il comandamento dell’Apostolo: gioire con quanti gioisco-
no e piangere con quanti piangono”681.
Si impegnava ancora sull’amore nelle relazioni tra gli uomini, scri-
vendo che una cosa fragile, cosa fragile ha bisogno di attenzione e di-
scernimento per non ferire la Carità.
Il loro profondo pensiero costituisce un prezioso punto di riferi-
mento per operare la riconciliazione, la pace e l’amore: “Non dirgli
oggi che è bugiardo e malvagio, quello che sino a ieri elogiavi come
virtuoso, perché hai trasformato l’amore in odio, continua i tuoi elo-
gi anche se sei dominato dal dispiacere. In questo modo ritornerai fa-
cilmente alla Carità che salva”682. Parimenti è saggio il suo consiglio:
“Non offendere il tuo fratello per non contraccambiare con lo stesso
comportamento; allora, abbiamo la persuasione della carità da parte
vostra. Se tuo fratello ha sbagliato, lo rimprovererai con la forza del-

680. Ibidem, 19 D.
681. Ibidem, 90 G.
682. Ibidem, 27 D.
188 † Metropolita Gennadios

la Carità e vedrai che il motivo del dispiacere sparirà. Entrambi sare-


te liberi dall’inquietudine e dal dispiacere683.
I santi Padri della Chiesa, specialmente san Massimo il Confesso-
re, non esitano a paragonare la grandiosa Carità degli amici di Cristo
a quella falsa degli amici del mondo. La conclusione del suo libro è
veramente stupenda; è vita che vivifica e risuscita ogni uomo; scrive
con entusiasmo: “Gli amici di Cristo, vale a dire coloro che hanno nel
loro animo lo spirito di Cristo, amano tutti spontaneamente, però es-
si non sono amati da tutti; gli amici del mondo, vale a dire quelli che
sono legati alle realtà mondane, non sono amati da tutti; gli amici di
Cristo conservano la continuazione della Carità sino alla fine684.
Al contrario, gli amici del mondo arrivano sino al punto di con-
traddirsi duramente fra di loro, anzi di combattere l’uno contro l’al-
tro”685.

4. La necessità della carità e la sua peculiarità nei nostri tempi


Carissimi e diletti fratelli in Cristo, la Carità è la prima virtù e ve-
rità teologale che sola può permetterci l’unione con Dio e con i fra-
telli. Nulla è per l’uomo più forte, positivo, decisivo e conclusivo di es-
sa, in quanto è una realtà divina. La Carità è lo stesso Dio. San Gre-
gorio il Teologo scrive: “Se qualcuno domandava che cosa è più pre-
zioso e più onorabile, possiamo dire: la Carità, perché il nostro Dio è
Carità, come ha detto lo Spirito Santo. E piace a Dio ascoltare questa
cosa più di ogni altra”686; san Gregorio continua, domandando e ri-
spondendo lui stesso: “E quale è il principale tema della legge e dei
profeti?
L’Evangelista non permetteva di dare alcun altra risposta che non
fosse la Carità”687.

683. Ibidem, 32 D.
684. Ibidem, 98 D.
685. Ibidem, 98 D.
686. Discorso 13; PG 35, 1136 A.
687. PG 35, 1136 A.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 189

Come ripetono i santi Padri, ecco l’unica via, l’unica verità, l’unica
vita che deve nuovamente rinnovare oggi l’uomo, in modo particola-
re il cristiano.
La Carità unisce non solo i cristiani, ma tutti i popoli del mondo.
Umilmente credo, come tutti i vescovi, di pregare ed ammirare i
santi Padri della Chiesa per i loro messaggi di amore e di speranza che
trasmettono all’uomo, per la sua serenità e felicità interiore, che è una
risorsa inesauribile per risolvere i difficili problemi e le pericolose dif-
ficoltà che incontrano nel corso della vita. L’unica speranza di unire
gli uomini, realizzare la volontà di Dio “Che tutti siamo una sola co-
sa”è la Carità, che può unire tutti gli uomini, anzi operare autentici
miracoli per la prosperità e salvezza degli uomini.
Con la Carità, che propongono i santi Padri della Chiesa Unita del
I Millennio, come unica speranza per l’unità del mondo, riusciremo a
sconfiggere il male, la calunnia, l’ingiustizia, la povertà, il fanatismo,
l’odio ed ogni genere di malvagità e disumanità,le pericolose guerre,
che distruggono vite appartenenti a Dio.
La Carità, come un tesoro inesauribile di speranza per la reale fe-
licità dell’uomo e la sua unità con il suo Salvatore Cristo Risorto, crea
ed inaugura per i nostri tempi una nuova Morale per la società, che
può realizzare la riconciliazione, la fratellanza e la pace nel mondo.
Da non dimenticare che essa può cambiare la vecchia mentalità, vin-
cere l’incomprensione, i contrasti, gli scontri e far acquistare la liber-
tà e lo spirito di Cristo, per ricordare che l’uomo è “icona di
Dio”(“immagine di Dio”).
Qui appunto troviamo la Carità. Tutti abbiamo la stessa origine, lo
stesso creatore e lo stesso Salvatore. I comuni santi Padri della Chie-
sa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica ci chiamano a diventare se-
guaci di questa nuova Morale della Carità per la società ed offrire il
nostro continuo servizio, il nostro genuino entusiasmo, perché è, per
i nostri tempi, l’unica divina speranza che noi siamo chiamati a rea-
lizzare veramente nel mondo, una garanzia di immortalità, che assi-
cura all’uomo la libertà ed il diritto di vivere felice, pacifico ed unito
a suo fratello.
190 † Metropolita Gennadios

Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo a Davos688 in Sviz-


zera, ha annunziato la sua costante decisione di promuovere “l’uni-
versalità della Carità al posto dell’odio e dell’ipocrisia, promuovere
l’universalità della comunicazione e della collaborazione al posto del-
l’antagonismo”.
Concluderò il mio intervento con alcuni versi di una poesia di san
Gregorio il Teologo: “Chi ha amato, sarà amato, ed ogni uomo che è
stato amato diventa famigliare. E’ vero che dove si entra non è possi-
bile non avere luce. La luce conosce innanzi tutto la stessa luce. Così
la Carità, eccetto le altre cose, provoca anche la conoscenza”689.
Questa via conduce, senza dubbio, allo stesso Dio, che è Carità –
Luce – Verità e Vita eterna.
E noi, secondo lo stesso citato più sopra Padre della Chiesa Una
Santa Cattolica ed Apostolica, con una bocca e con un cuore, escla-
miamo: “diamo tutto, offriamo tutto a Te, o Signore, che non ha te-
muto di essere tradito per salvarci dai nostri peccati690.

688. Simposio Internazionale Economico, Davos (Svizzera), 1999.


689. PG 37, 751.
690. Elia Mastrogiannopulos, Ibidem 132.
CAPITOLO Δ∂RZO

LA PACE,
LA PREGHIERA E L’UNITÀ

Questo meraviglioso dono, benedetto da Dio, perché Lui, il nostro


Signore, è la vera fonte, costituisce uno dei più preziosi capitoli della
vita umana; costituisce una meravigliosa attività sociale ed ecclesia-
stica. E, per la conquista di questo dono, la ricchissima Tradizione e
Spiritualità della Chiesa Ortodossa provvede ogni giorno diversi mo-
menti di preghiera per chiedere dal Creatore dell’umanità la Pace per
sé stessi, per le proprie famiglie, per le nazioni, per l’autorità, per tut-
ti gli uomini. Veramente, questa preghiera per la pace e per l’unità è
tanto famigliare!
Ogni giorno, prima di accostarsi all’altare per ricevere la comunio-
ne eucaristica, il sacerdote prega continuamente per la pace e per l’u-
nità di tutti.
Degno di menzione è l’ufficio della Piccola Compieta che si dice
ogni giorno, secondo la Tradizione ed il Rituale della Chiesa Orto-
dossa. In tutti i Monasteri, dopo aver chiesto il perdono reciproco, si
intona la maestosa preghiera ardente, punteggiata dalla triplice invo-
cazione del “Kyrie Eleison”(Signore Pietà), e si prega con devozione
ed umiltà per la pace “per coloro che ci amano e per coloro che ci
odiano”.
Questa preghiera, piena di fede, di speranza ed amore, così espres-
siva e così universale, appare per quello che la dice, per quello che l’a-
scolta, o ancora per quello che la conosce, come una forte protezione,
come un’aiuto indispensabile della Chiesa su questo mondo, quando
calano le ombre della notte, per chiedere dal Signore – Padre perdo-
192 † Metropolita Gennadios

no, ma anche pace per tutto il mondo, unità per tutto il genere uma-
no.
La Chiesa, infatti, custodisce questo modo con la sua solenne pre-
ghiera di “Deisis”(la concreta preghiera dell’ininterrotta intercessio-
ne), la quale si unisce alla Preghiera di Theotokos, cioè di Maria, la
quale nella iconografia della Chiesa Ortodossa appare presso il trono
di Cristo in umile ed intensa preghiera per la salvezza del mondo.
Come abbiamo visto, attraverso la vita monastica, possiamo entra-
re nel cuore della Chiesa Ortodossa; possiamo, ammirare questi pre-
ziosi e benedetti doni,la pace, la preghiera e l’unità come realtà più
sentite.
Particolarmente con la vita Liturgica, grazie alla quale la richiesta
della Pace, della “Shalom”biblica, che è la perfetta comunione con
Dio e con i fratelli, è veramente tipica della Liturgia Bizantina.
La preghiera “Irinika”, o litania della Pace, è l’inizio della pre-
ghiera di intercessione della Liturgia di san Giovanni Crisostomo, ar-
civescovo di Costantinopoli, che viene celebrata quotidianamente.
“Per la pace che viene dall’alto, per la pace del mondo intero, per la
saldezza delle Sante Chiese di Dio e l’unione di tutti, preghiamo il Si-
gnore…”. Ecco la pace Liturgica. Ecco l’impegno della Chiesa. Ecco
il dono altissimo implorato per le Chiese e per il mondo, senza esclu-
sioni.
Portiamo qui il pensiero teologico del grande Liturgista Nicola Ca-
basilas, laico del XIV secolo, riguardo la preghiera “Irinika”, (litania
della Pace): “Dicendo Pace, il celebrante non intende soltanto che noi
dobbiamo stare in pace gli uni con gli altri, ma intende soprattutto la
pace con noi stessi, la sola in virtù della quale il nostro cuore non ci
condanna”691. E continua così : “Grande è l’utilità di questa Pace: Es-
sa ci è di assoluta necessità; infatti, uno spirito agitato non potrà mai
mettersi in rapporto con Dio. Come la pace stabilisce l’unità tra mol-
ti, così l’agitazione divide l’uomo in molti… Ecco perché ci è pre-

691. Cfr. Mat. 9, 13; 12, 7; Os. 6,6.


Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 193

scritto di pregare con un’anima in pace e, prima di ogni cosa, chiede-


re “la pace dell’alto”692. Sono di grande importanza anche le seguenti
sue parole: “Muniti da queste disposizioni di animo, ora possiamo
formulare, con carità, le petizioni per gli altri…; il sacerdote prega per
la pace di tutto il mondo –aggiunge lo stesso teologo- in primo luogo
perché i cristiani sappiano che il loro Maestro è Signore di tutti e che,
come Creatore, ha a cuore tutte le sue creature, tanto che se qualcu-
no si prende cura di esse, onora Dio più con questa sollecitudine, che
non con il mero sacrificio”693.
Un altro momento veramente significativo della preghiera e della
celebrazione della pace di Cristo nella Liturgia di san Giovanni Cri-
sostomo è il rito solenne e suggestivo del “bacio della pace”. Prima
della Professione della Fede e dell’Anafora Eucaristica c’è il rito del-
la Pace. Dopo la benedizione “Pace a tutti”ed il ricordo da parte del
sacerdote del comandamento nuovo di Gesù Cristo con queste paro-
le: “Amiamoci gli uni gli altri, per poter professare nella concordia la
nostra fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo”. E il gesto del-
la pace si realizza baciando prima l’altare, quasi per attingere alla sua
sorgente di pace, scambiandosi poi i celebranti il bacio con questo
glorioso saluto: “Cristo è in mezzo a noi”; subito la risposta: “Lo è e
lo sarà sempre”.
È veramente una profonda esperienza Liturgica che esprime e con-
fessa la presenza del Signore in mezzo ai suoi quando si amano come
fratelli.
Durante il gioioso periodo Pasquale, un altro bellissimo pacifico
saluto, che viene tanto vissuto dagli Ortodossi, è quello: “Cristo è ri-
sorto”; e la risposta: “È veramente risorto”.
Simeone di Salonicco, grande commentatore e teologo della Chie-
sa Ortodossa, così spiega questo bacio di pace: “Il bacio di pace si-
gnifica l’amore e l’unione degli angeli e degli uomini, poiché allora vi

692. Ibidem.
693. Ibidem.
194 † Metropolita Gennadios

sarà concordia e tutti saranno amici ed amati. E Gesù vittima glorio-


sa, starà in mezzo ai suoi santi quale pace e unità per tutti”694.
Ancora, in un altro momento, della Liturgia di san Giovanni Cri-
sostomo, prima di iniziare l’Anafora Eucaristica, il sacerdote rivolge
questo invito: “Stiamo attenti per offrire nella pace la santa oblazio-
ne”.
Il popolo in seguito risponde cantando: “Misericordia di Pace, Sa-
crificio di Lode”, parole che hanno una melodia dolcissima. I fedeli,
pieni di pace e di carità, offrono ora la santa oblazione del Corpo e
del Sangue di Cristo che è un sacrificio pacifico, il sacrificio della ri-
conciliazione e dell’alleanza.
Ancora Nicola Cabasilas offre una chiarissima spiegazione ricor-
dando che si adempie il comando del Signore di offrire il nostro sa-
crificio, poiché noi offriamo la misericordia a Colui che ha detto: “Mi-
sericordia voglio e non sacrificio”695. “Ora, la misericordia è un frutto
della salda e autentica pace. Quando, infatti nessuna passione ango-
scia l’anima, niente impedisce a questa di essere riempita di miseri-
cordia. Ecco perché offriamo anche un sacrificio di lode”696.
Indimenticabili sono anche le parole del più antico testo eucaristi-
co, le quali sono la preghiera della Didachè, che è in realtà, l’archeti-
po di una memoria ecclesiale, comune per tutte le tradizioni Liturgi-
che.
“Ricordati, Signore, della tua Chiesa; liberala da ogni male e ren-
dila perfetta nel tuo amore; riuniscila dai quattro venti, significata nel
tuo Regno”697. Altrove dice lo scrittore della Didachè: “Nel modo in
qui questo pane spezzato era sparso qua e là sopra i colli e raccolto
divenne una cosa sola, così si raccolga la tua Chiesa nel tuo Regno dai

694. De Sacra Liturgia; PG 155, 296 c.


695. Mat. 9, 13.
696. De Sacra Liturgia; PG 155.
697. Cfr. "Pregare l’Eucaristia. Preghiere eucaristiche di ieri e di oggi per la
catechesi e l’orazione", Brescia, Queriniana, 1982, p. 41.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 195

confini della Terra”698. Ricordiamo qui pure la preghiera che si trova


nell’Eucologio di Serapione del secolo IV: “E come questo pane spar-
so sui monti è stato raccolto insieme, così raccogli la Chiesa santa da
tutte le genti e da tutta la terra, da ogni città, villaggio e casa, e rendi
la Chiesa una, viva, universale…”699. Riporto un altro testo, contem-
poraneo egiziano, conosciuto come Papiro Der-Balizeh, il quale in
realtà completa ed allarga il simbolismo con le seguenti parole: “E co-
me questo pane altre volte sparso sulle alture, colline e valli, è stato
raccolto in modo che formasse un solo corpo … come anche questo
vino, sgorgato dalla santa vigna di Davide, e quest’acqua zampillata
dall’Agnello immacolato, mescolati, di due sono diventati un solo mi-
stero, allo stesso modo raduna la Chiesa cattolica di Gesù Cristo”700.
Parimenti sono degni di menzione anche i seguenti testi, i quali di-
mostrano l’urgenza della preghiera, quando è in pericolo la pace l’in-
columità della Chiesa, o quando si sfalda la sua unità. Le Anafore di
san Basilio il Grande e di san Giacomo sottolineano: “Metti fine agli
scismi delle Chiese, respingi rapidamente l’insurrezione delle eresie
… donaci la tua carità e la tua pace”701.
La Preghiera dell’Anafora di Teodoro d Mopsuestia così riferisce:
“Guarda Signore l’offerta, fatta alla presenza del tuo nome … per la
Chiesa, santa e cattolica; dimori in essa la tua pace e la tua serenità
sempre; siano allontanate le persecuzioni, i tumulti, le divisioni, gli
scismi: possiamo vivere tutti unanimi e concordi con cuore puro e ca-
rità perfetta”702.
Proprio perché si possa diventare una verità, vita e realtà per sem-
pre, la pace e l’unità nel mondo si chiede l’effusione dello Spirito San-

698. Ibidem, pp. 48-49.


699. Ibidem, pp. 51-52.
700. Cfr. A. Hanggi – I. Pahl, "Prex Eucharistica – Textus ex variis liturgiis
antiquioribus selecti", Fribourg, Editions Universitaires, 1968, [ = PE ], pp. 124-125.
701. PE pp. 254-255; PE pp. 242-243.
702. PE p. 348. Questa preghiera si trova anche nella Preghiera Anglicana del
Book of Common Prayer.
196 † Metropolita Gennadios

to nell’epiclesi che segue la consacrazione, l’anamnesi del sacrificio di


Gesù Cristo.
La più antica Epiclesi scritta è quella contenuta nella Tradizione
Apostolica di Ippolito, la quale risale al secolo terzo. Ippolito scrive:
“E ti chiediamo di mandare il tuo Santo Spirito sulla oblazione della
Santa Chiesa, e radunandoli insieme di dare a tutti coloro che parte-
cipano ai santi misteri di essere riempiti dello Spirito Santo a confer-
ma della loro fede nella verità”703.
La più sviluppata, però, Epiclesi, veramente meravigliosa, è quella
dell’antica Anafora di Teodoro di Mopsuestia che si esprime con tan-
ta saggezza: “Venga, o Signore, per la grazia dello Spirito Santo, ri-
manga e riposi su questa oblazione, che abbiamo offerto alla tua pre-
senza; la santifichi e faccia di questo pane e di questo calice il corpo
ed il sangue del nostro Signore Gesù Cristo, trasformandoli tu stesso
e santificandoli con l’operazione dello Spirito Santo: in modo che la
ricezione di questi santi misteri sia per tutti coloro che vi partecipe-
ranno sorgente di vita eterna … perché tutti insieme siano resi unani-
mi da uno stesso legame di carità e di pace, e diventiamo un solo cor-
po ed un solo spirito, come siamo stati chiamati in una sola speranza
della nostra vocazione”704.
Importantissima è la spiegazione che dà lo stesso Teodoro di Mop-
suestia, contenuta nelle sue famose Catechesi. Dice con precisione:
“Il sacerdote chiede allora che venga la grazia dello Spirito Santo su
tutti coloro che sono riuniti, affinché tutti coloro che sono diventati
un solo corpo per il sacramento della rinascita (Battesimo), ora siamo
stretti nell’unità di un solo corpo per la partecipazione al corpo del Si-
gnore e siamo uniti nella comunione e nella partecipazione ai santi
misteri nel desiderio di servirsi vicendevolmente …”705.
Il grande Teologo dell’Oriente san Basilio, riguardo ai precedenti
pensieri, riferisce come segue: “Ricordati, Signore, di coloro che vi-

703. PE p. 81.
704. PE pp. 386 e 396.
705. PE pp. 218.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 197

vono nella verginità, nel digiuno, nell’ascesi … educa i bambini, istrui-


sci i giovani, sostieni gli anziani, consola gli afflitti, raccogli i dispersi,
riconduci sulla retta via gli erranti e riuniscili nella tua chiesa santa,
cattolica ed apostolica. Libera i tormentati dalle potenze del male …
assisti le vedove, difendi gli orfani. … Ricordati di chi ama e di chi
odia. … Ricorda tu stesso, o Dio, coloro ce non abbiamo ricordato per
ignoranza, dimenticanza o per la moltitudine dei noi. Tu che ognuno
conosci la condizione e l’età dal grembo di sua madre. Poiché tu sei
l’aiuto degli abbandonati, la speranza dei disperati, la salvezza dei
naufraghi, il porto dei naviganti, il medico dei malati; sii tutto a tutti.
Tu che conosci ciascuno, le sue richieste, …, i bisogni, …”706.
Unità ed universalità della Pace! Ecco la preghiera e l’impegno.
Questa meravigliosa Deisis, questa accurata intercessione, mostra,
dopo questa analisi, da una parte la vitalità della Chiesa, come pro-
prio vivo, convergendo verso l’unità, realizzabile tramite l’Eucaristia
con il dono dello Spirito Santo, dall’altra parte per mezzo della pre-
ghiera abbraccia tutta l’umanità, con pace ed amore, senza che nulla
venga dimenticato, nessuno sia tralasciato; ma tutti diventino figli di
Dio e fratelli tra di loro, ed operatori della sua volontà.
“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli d Dio”.
Il teologo Cabasilas, che è stato precedentemente citato, così spie-
ga: “… Lui che ha fatto dei due uno ed ha distrutto il muro della se-
parazione, l’inimicizia nella propria carne; poiché da Lui tutto è stato
pensato in funzione della pace, quale bene può essere ritenuto supe-
riore alla pace da coloro che fanno oggetto della meditazione e del-
l’impegno dell’anima i misteri di Cristo? Essi andranno in cerca della
pace che ordina Paolo, come nessuna altra cosa; in questo si faranno
cessare i vani conflitti, ben sapendo che la pace è così preziosa che
Dio stesso è venuto alla terra a comprarla per gli uomini; lui ricco e
Signore di tutte le cose, non trovò nulla degno di quel bene, ma la
pagò, versando il proprio sangue. Poiché, infatti, tra tutte le cose già

706. PE pp. 238-241.


198 † Metropolita Gennadios

venute all’esistenza non trovò nulla che potesse valere quanto quella
pace e quella riconciliazione di cui andava in cerca, egli fece un’altra
nuova creazione: il suo sangue, e non appena l’ebbe versato, subito di-
venne riconciliato e principe della pace. Dunque, per condurre bene
la propria vita, gli adoratori di quel sangue non possono attribuirsi al-
tro dovere che quello di essere artefici di riconciliazione e di pace fra
gli uomini”707, di “una pace profonda ed inalienabile per il mondo in-
tero affinché tutti possiamo trascorrere una vita quieta e tranquilla in
tutta pace e santità”708.
Vorrei citare a questo punto un uomo di pace, forgiato dalla espe-
rienza della Liturgia di san Giovanni Crisostomo e di san Basilio, o
ancora dalla esperienza delle altre antiche Liturgie Bizantine, dalle
quali scaturisce l’impegno della preghiera ardente e continua per la
pace e dell’unità. Quest’uomo fu il Patriarca Ecumenico di Costanti-
nopoli Atenagora, il quale così si esprimeva nelle sue confidenze a
Olivier Clément, come un figlio di Dio che ha raggiunto la pace e la
trasmette: “Nulla mi turba. Nulla mi può turbare. Nelle sofferenze,
nelle vicissitudini ci rimane la nuda certezza che Dio ci ama di un
amore infinito; ci rimane il sangue di Cristo, la tenerezza della Tutta
Pura (la madre di Dio). … Nei momenti di smarrimento la sua fede
viene in soccorso alla nostra. La sua mansuetudine dissolve la nostra
amarezza. Conosco i momenti in cui il timore ci sfugge di mano, la-
sciandoci incapaci di agire. In quegli istanti mi arrendo profonda-
mente, mi sprofondo nella fiducia, con tutto il peso della mia impo-
tenza. E la pace viene a me quella pace che è dono di Dio e che su-
pera ogni intendimento”709.
Quale è il segreto di questa pace? Il Patriarca Atenagora dà la ri-
sposta, così semplice e chiara: “I poveri in spirito sono coloro che
hanno cessato di vedere nel loro “io”individuale o collettivo il centro

707. "La vita in Cristo", Torino, UTET, 1971, pp. 328-329.


708. PE p. 229.
709. O. Clément, "Dialoghi con Atenagora", Torino, Gibaudi, 1972, pp. 212-213.
Tesori di Spiritualità e Pastorale Ortodossa 199

del mondo, per vederlo in Dio e nel prossimo. Si spogliano di ogni co-
sa, di se stessi al limite. E ricevono, momento per momento la loro
esistenza da Dio come una grazia”710.
Di questa grazia divina, di questi doni meravigliosi si è dotata Sua
Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, il Vertice del mondo
Ortodosso, il quale, continuando il sereno “Cammino di Amore, Pa-
ce ed Unità”, visita i vetusti Patriarcati dell’Oriente Ortodosso, come
pure i nuovi Patriarcati e le altre Chiese Ortodosse Locali, comuni-
cando con i popoli e le loro autorità, religiose e politiche, e portando
dall’una parte i messaggi di Amore, di Pace e di Unità, e dall’altra i
messaggi di Fede e di Speranza. Particolarmente il Patriarca Ecume-
nico è vicino ai popoli che soffrono dalla terribile guerra che sparge
morte, lutto, povertà, distruzione, e tanti altri mali, dimostrando con
serietà, dignità e saggezza il suo ruolo ed i suoi sforzi, la sua respon-
sabilità, tendenti al consolidamento della pace nel mondo, la cessa-
zione delle guerre, per il rispetto dell’uomo, della sua libertà al fine di
vivere degnamente, per avere la vera prosperità, perché l’uomo è
creatura di Dio.
Così , la gloriosa Madre Chiesa di Costantinopoli, con il Suo infa-
ticabile, prudente e saggio Patriarca Bartolomeo I, continua a tra-
smettere i suoi illuminati messaggi ai popoli, alle nazioni, ai credenti
e non credenti, da una parte incoraggiando ed animando loro, e dal-
l’altra confessando, con devozione e fedeltà, la grande verità che “il
comune Padre di tutti, Dio, è padre di amore, di misericordia e di per-
dono. È Dio di Resurrezione”.

710. Ibidem, pp. 208-209.


CONCLUSIONE

Gesù Cristo, il nostro fondatore, che è AMORE, PACE, VERITÀ e LU-


CE, ci mostra una via meravigliosa, ci indica un modo costruttivo, ci
insegna un’ottimo mezzo per la nostra vita, per la vita delle nostre
chiese: il Dialogo.
Esso, ornato da diversi ideali e caratteristiche, deve avere come
fondamento, come base per la sua buona riuscita, la carità e la pace,
l’amore e la verità, la serietà ed il rispetto. Questo Dialogo, legato al-
la fede e alla speranza, come anche con la preghiera, diventa una for-
za morale, spirituale e sociale che senza dubbio, vince ogni difficoltà
ed ogni problema e conduce tutti al porto della serenità e della pro-
sperità, nell’amore, nella verità e nell’unità. Perciò il Dialogo della
Samaritana (diventata cristiana, con nome Fotini) ebbe un risultato
meraviglioso, perché era ornato da queste caratteristiche; era un Dia-
logo con l’unico scopo della professione della verità. Soltanto così si
salva l’unità dell’uomo con Dio, si salva la volontà di Dio che viene cu-
stodita nella Chiesa.
Oggi esistono diversi Dialoghi, i quali hanno come mèta l’unità dei
cristiani nella verità: Il Dialogo della Carità ed il Dialogo Teologico.
Il Dialogo della Carità, opera del Patriarca Ecumenico Atenagora
e del Papa Paolo VI, di gloriosa memoria, rafforzato in modo since-
ro, fraterno e sacro, fa diventare l’unità dei cristiani coscienza del po-
polo ed un suo aiuto meraviglioso per eliminare le divisioni, il fanati-
smo, l’odio ed ogni tipo di razzismo. Infatti, senza il Dialogo della Ca-
rità il Dialogo Teologico non esiste e non dona al popolo di Dio nuo-
vi veri successi, nuove gioie spirituali, nuove benedizioni.
202 † Metropolita Gennadios

L’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, che svolge un importan-


tissimo ruolo, trovandosi nel cuore del Cattolicesimo Romano, in Ita-
lia, riconosciuta dallo Stato Italiano con Decreto Presidenziale
(66.07.6998), ed oggi ottenuta, col passare del tempo, prestigio e ri-
conoscimento morale, spirituale, culturale e sociale, in questo nobi-
lissimo Paese, ha costruito ponti di amore, di fratellanza, di rispetto,
di pace e solidarietà, non soltanto con i cristiani, ma anche con ogni
uomo di buona volontà, con ogni uomo che “è ÂåÎÒÓ (immagine) di
Dio”.
L’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, per la sua peculiarità
particolare, essendosi l’unica Arcidiocesi Ortodossa che confina con
il centro del Cattolicesimo Romano, la sua presenza si nota di più os-
servabile, la sua missione guardata con più attenzione dagli altri; il
suo ruolo è più delicato; la sua comunicazione con gli altri è prezio-
sissima, il suo lavoro difficilissimo. Malgrado la sua peculiarità, che
gia abbiamo esposto, la missione dell’Arcidiocesi Ortodossa è, senza
dubbio, ammirevole, meravigliosa.
L’Arcidiocesi presente in diverse riunioni, incontri, nelle preghie-
re ecumeniche, con il suo contributo per la pace, l’amicizia, la salva-
guardia dell’ambiente, e le relazioni interreligiose, viene conosciuta e
riconosciuta per la sua preziosa missione spirituale cultuale, culturale
e sociale.