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10.

ELEMENTI DI ANTROPOMETRIA

10.1 Introduzione
L’antropometria è la scienza che tratta i caratteri misurabili del corpo umano, attraverso la raccolta e
l’elaborazione statistica dei dati rilevabili sugli individui all’interno dei diversi gruppi di
popolazione.
La diversità umana deriva dalle differenze del patrimonio genetico di ciascuno, dagli effetti prodotti
dall’ambiente, dalla nutrizione, dallo stato di salute, dalle abitudine di vita.
Le caratteristiche antropometriche e in particolare le dimensioni dinamiche, sono strettamente
connesse alla biomeccanica della postura e del movimento ed alle caratteristiche ed i limiti dello
sforzo muscolare.
I dati forniti dall’antropometria riguardano le dimensioni strutturali o dimensioni statiche, ossia le
dimensioni del corpo umano nelle diverse posizioni statiche, e le dimensioni dinamiche, ossia le
dimensioni che il corpo umano assume durante il movimento.
L’antropometria fornisce una quantità potenzialmente infinita di informazioni che consentono di
definire i requisiti fisico-dimensionali del progetto e possono essere utilizzate a qualsiasi scala di
intervento. Per definire i requisiti fisico-dimensionali è infatti necessario individuare i parametri
antropometrici utili al progetto e il gruppo di utenti a cui si rivolge e selezionare i valori assunti da
ciascun parametro all’interno di quel dato gruppo di utenti. Il gruppo di utenti, i dati antropometrici
e, in particolare, la distribuzione e la frequenza con a quale si presentano consentono di eliminare o
ridurre la necessità di compiere sforzi o movimenti errati.

10.1.1 I dati antropometrici per il progetto


L’utilizzazione dei dati antropometrici pone alcuni problemi relativi alla corretta selezione e
interpretazione dei dati disponibili e alla loro utilizzazione in funzione del problema progettuale.

La disponibilità dei dati


I dati antropometrici riportati sui manuali derivano da rilevazioni effettuate su grupi di popolazione
che, solo raramente, coincidono con il gruppo di utenti a cui il progetto si riferisce, e sono
generalmente elaborati sulla base di rivelazioni effettuate in campo militare.

La scelta dei dati


Una particolare attenzione deve essere rivolta alla scelta dei dati antropometrici in funzione dello
specifico problema progettuale. La quantità dei dati antropometrici richiede di individuare quali
sono i dati effettivamente utili al progetto e qual è il gruppo di popolazione al quale il progetto si
rivolge.

L’utilizzazione dei dati


Una volta individuati i parametri utili, la variazione dei dati corrispondenti fornirà i riferimenti
necessari a definire i requisiti dimensionali del progetto in modo da rispondere alle esigenze di
movimento del massimo numero di utenti considerati.

In tutti i casi l’utilizzazione dei dati antropometrici richiede sia la corretta impostazione del
problema progettuale, sia la successiva selezione ed elaborazione dei dati disponibili, e in
particolare:
• l’individuazione dei dati antropometrici necessari alla definizione dei requisiti fisico-
dimensionali del progetto;
• l’individuazione del gruppo di utenti a cui si riferisce;
• la selezione dei dati utili al progetto e relativi alle caratteristiche antropometriche dello
specifico gruppo di utenti;
• i modi nei quali i dati antropometrici così selezionati permettono di definire i requisiti
dimensionali del progetto;
• l’individuazione degli utenti limite.
L’utilizzazione dei dati antropometrici richiede alcune conoscenze relative ai criteri con i quali
viene presentata la variabilità e la distribuzione di frequenza dei dati rilevati all’interno di una data
popolazione.

10.2 Le fonti dei dati


Le rivelazioni antropometriche si basano su misurazioni sistematiche condotte su gruppi o campioni
selezionati di popolazione, attraverso strumenti e metodi di misura convenzionalmente accettati. I
dati raccolti sono elaborati su base statistica e presentati in base alla variazione percentuale con la
quale si presentano all’interno della popolazione considerata. Si tratta quindi di procedure
complesse che richiedono l’impiego di operatori esperti e l’impiego di ingenti risorse umane ed
economiche. Per queste ragioni la maggior parte dei dati disponibili proviene da fonti militari.
I dati antropometrici destinati all’uso dei progettisti e riportati in tabelle e/o schemi grafici sono
tratti da rivelazioni effettivamente realizzate su campioni rappresentativi di gruppi di popolazione
individuati sulla base di specifiche caratteristiche, oppure adattati operando aggiustamenti sui dati
disponibili. E’ importante sottolineare che i dati antropometrici riportati nei manuali si riferiscono
generalmente alle dimensioni e alla capacità di movimento di persone spogliate.
E’ dunque necessario tenere conto dell’ingombro degli abiti.

10.3 La presentazione dei dati antropometrici


Le misurazione antropometriche riguardano le dimensioni corporee rilevate sulla figura umana nelle
posizioni statiche standard e in movimento e forniscono una quantità potenzialmente illimitata di
dati dimensionali riferiti a ciascuna parte del corpo. Per ogni caratteri considerato (ad esempio la
statura) i dati rilevati all’interno di una data popolazione si presentano con valori variabili che
possono essere riportati su un
grafico attraverso una serie di
istogrammi ricavabili riportando
in ascissa i valori della statura e
in ordita la loro frequenza.
Unendo la sommità degli
istogrammi con una linea
continua, si ottiene un modello
di distribuzione del carattere.

La parte più alta della curva esprime sia il valore medio del carattere considerato, sia il valore più
frequente rilevato all’interno della popolazione considerata (la moda), ed infine il valore al di sotto
o al di sopra del quale di trova il 50% dei soggetti (mediana). Le misure relative possono essere
suddivise in 100 parti percentuali a cui corrispondono 99 medie (percentili) che indicano quale
percentuale di popolazione ha un valore del parametro uguale o inferiore a quello preso in
considerazione. Nella parte centrale della curva è concentrato il maggior numero dei dati rilevati;
nelle due parti estreme della curva invece è concentrato un minore numero di misurazioni, che
corrispondono quindi a minore percentuali di popolazione.
Si deve inoltre considerare che i percentili antropometrici si riferiscono ad una sola dimensione del
corpo umano.
L’utilizzazione dei dati antropometrici non deve quindi avvenire in modo meccaico, ma richiede la
selezione e l’interpretazione dei dati in funzione dello specifico problema progettuale.
Se utilizzati correttamente, i dati resi disponibili dall’antropometria costituiscono una risorsa
progettuale attraverso la quale è possibile definire i requisiti dimensionali del progetto e valutare la
percentuale di utenti che potranno utilizzare comodamente e senza sforzo l’ambiente e il prodotto
progettato, e rispondere così alle esigenze del massimo numero possibile di utenti.

10.4 Gli utenti limite


Facendo riferimento alla curva, gli utenti limite sono tutti gli individui che presentato una o più
caratteristiche antropometriche collocabili agli estremi della curva.
In funzione del problema progettuale, l’osservazione della frequenza con la quale si presentano i
dati relativi alle misure e alle capacità fisiche del corpo umano consente di stabile caso per caso
qual sono le caratteristiche fisiche degli utenti che si individuano come limiti del progetto.
Tenere conto delle caratteristiche antropometriche e si presentano con minore frequenza
comporterebbe l’adozione di soluzioni progettuali molto complesse, eccessive difficoltà di
realizzazione e un eccessivo innalzamento dei costi di produzione.
Il compromesso convenzionalmente accettato è quello di riferirsi alle caratteristiche
antropometriche della “massima percentuale di utenti possibile” riferendosi alle caratteristiche
rilevabili tra il 5° e il 95° percentile del gruppo di popolazione o di utenti considerato.
L’individuazione degli utenti limite consente di definire le soglie entro le quali le soluzione adottate
garantiscono adeguati livelli si accessibilità e sicurezza.
I percentili di riferimento possono inoltre cambiare in base agli obiettivi di ciascun caso di
intervento.

10.5 La variabilità umana


La variabilità con la quale si presentano i dati antropometrici all’interno di un determinato gruppo
di popolazione può essere ricondotta ad alcuni fattori che sono, in ordine di importanza, il sesso,
l’età, l’appartenenza geografica, l’appartenenza etnica, l’occupazione ecc. All’interno dello stesso
gruppo di popolazione si può inoltre rilevare una notevole variazione dei dati antropometrici tra le
diverse generazioni, ossia la tendenza generazionale (secular trend) alla modificazione delle
caratteristiche.
La variabilità umana è studiata dall’antropometria su base statistica a partire dalla possibilità di
applicare agli esseri umani, e ai dati relativi alle loro caratteristiche fisiche misurabili, modelli
matematici basati sulla probabilità che certi eventi si verifichino in un certo modo e con una certa
frequenza. Nella pratica antropometrica una popolazione statistica è rappresentata da un insieme di
soggetti che possono essere individuati sulla base di almeno una di questa caratteristiche:
• caratteristiche che derivano da legami genetici;
• appartenenza a un gruppo omogeneo per sesso, classe di età ecc.;
• appartenenza culturale o religiosa;
• appartenenza professionale;
• appartenenza determinata dallo svolgere una determinata attività.
I criteri di classificazione possono ovviamente essere utilizzati per definire ampi gruppi di
popolazione, oppure per identificare gruppi limitati e/o caratterizzati. Per quanto riguarda la
progettazione, il riferimento ai dati antropometrici consente di definire i requisiti fisico-
dimensionali del progetto in funzione delle caratteristiche e delle esigenze del gruppo di
popolazione a cui ci si rivolge, tenendo conto della variabilità e della distribuzione statistica con la
quale i dati antropometrici si presentano all’interno di quel dato gruppo di popolazione.
Una volta individuato il gruppo di popolazione è possibile individuare i dati suddivisi in base ai
sottogruppi che lo compongono, che possono anch’essi essere definiti in base al sesso, all’età ecc.
Dalla lettura dei dati antropometrici e considerando le misure rilevate per uno stesso parametro e
per lo stesso percentile, emergono notevoli differenze tra i dati relativi ai due sessi. Notevoli
differenze sono inoltre riscontrabili tra le diverse classi di età.

10.6 Le misure antropometriche: le dimensioni statiche


La maggior parte delle misure antropometriche relative alle dimensioni statiche si riferiscono alle
misure relative sulla persona immobile nelle due posizioni standard: la postura eretta, nella quale il
soggetto è in piedi senza muoversi, guardando dritto davanti a sé, con le spalle rilassate e le braccia
ai lati del corpo, e la postura assisa, nella quale il soggetto siede eretto senza muoversi su una
superficie piana e orizzontale, guardando dritto davanti a sé, con le braccia liberamente pendenti ai
lati del corpo e gli avambracci in posizione orizzontale.
Le posture utilizzate per le misurazioni antropometriche costituiscono ovviamente riferimenti
convenzionali in quanto le persone assumono di rado tali posizioni. I dati relativi alle posture
statiche devono in ogni caso essere utilizzati tenendo conto degli aspetti dinamici. Per tutte le
misure antropometriche si deve inoltre tenere conto delle correzioni ce derivano dai singoli casi di
applicazione, ad esempio gli incrementi dati dall’abbigliamento.

10.7 Le misure antropometriche: le dimensioni dinamiche


Le misure antropometriche relative alle dimensioni dinamiche riguardano le misure connesse al
movimento del corpo umano e lo spazio necessario al movimento del corpo nelle diverse posizioni
e le zone di raggiungibilità, ossia l’insieme delle distanze raggiungibili attraverso il movimento del
corpo e delle sue parti.
Le diverse posizioni che il corpo umano è in grado di assumere e le distanze che possono essere
raggiunte dalle singole parti del corpo sono ottenute attraverso sequenze di movimenti che
definiscono lo spazio di movimento e le zone di raggiungibilità dinamica.
Mentre la raggiungibilità statica i riferisce al corpo immobile e in equilibrio, la raggiungibilità
dinamica può cambiare in base a fattori che modificano l’equilibrio, come un peso o un appoggio
instabile.

10.7.1 Lo spazio di movimento e le zone di raggiungibilità


Lo spazio di movimento (clearence) è lo spazio necessario al corpo umano per svolgere
agevolmente i movimenti richiesti da una determinata attività. Per definire lo spazio di movimento è
quindi necessario prendere in esame l’ingombro corporeo e l’involucro occupato dal movimento
delle singole parti del corpo. La raggiungibilità dinamica rappresenta l’insieme delle distanze
raggiungibili e può essere descritta attraverso le coordinate dimensionali dell’involucro di lavoro.
Le zone di raggiungibilità son le zone raggiungibili comodamente.

10.8 la definizione dei requisiti dimensionali


Dal corretto dimensionamento degli sazi e di tutti gli elementi che vengono fisicamente utilizzati
dalle persone dipendono la funzionalità e l’efficienza con le quali è possibile svolgere la maggior
parte delle attività quotidiane e dipendono inoltre le condizioni di sicurezza, di benessere o di
disagio con le quali sono o saranno svolti i compiti fisici richiesti. Garantire l’accessibilità
dimensionale degli sazi al massimo numero di utenti significa quindi non solo garantire la loro
utilizzabilità, ma anche innalzare i livelli di sicurezza.
In particolare i requisti dimensionali necessari a garantire l’accessibilità degli spazi e degli elementi
di arredo ai portatori di disabilità motoria, costituiscono uno dei settori nei quali le prescrizioni di
legge, gli indirizzi normativi e i riferimenti forniti dai manuali di progettazione forniscono, pur con
alcuni limiti, un quadro ampio e consolidato delle possibili soluzioni progettuali. I limiti riguardano
i parametri dimensionali utilizzati in ambito legislativo e normativo.
La definizione dei requisiti dimensionali riguarda prevalentemente lo spazio di movimento e le zone
di raggiungibilità che pongono problemi sostanzialmente simili, ma richiedono, al contrario, il
riferimento a parametri antropometrici opposti. ( Nel caso dello spazio necessario a compiere
agevolmente i movimenti si dovrà assumere come riferimento l’ingombro della persona che
presenta le misure antropometriche più elevate).

Facendo riferimento all’ellisse corporea, l’involucro occupato dal corpo umano in movimento
durante una determinata attività può essere individuato sulla base delle misure antropometriche che
descrivono il raggio di movimento delle braccia o delle gambe ecc. L’analisi dei movimenti
necessari a svolgere i compiti richiesti consente di individuare lo spazio necessario a permettere la
corretta esecuzione dei compiti e di individuare la posizione e i rapporti dimensionali tra i diversi
elementi e tra questi e la persona che deve utilizzarli. Le zone di raggiungibilità consentono inoltre
di definire il layout delle postazioni di lavoro sulla base di alcuni principi di base:
• principio di importanza;
• principio della frequenza di utilizzo;
• principio delle funzioni;
• principio della sequenza di utilizzo.
Da sottolineare infine che la definizione dei requisiti dimensionali non può riferirsi ai soli aspetti
antropometrici ma deve necessariamente tenere conto delle posture e dei movimenti svolti dalle
persone.

10.9 La definizione dei requisiti dimensionali: l’utilizzazione dei dati antropometrici


La definizione dei requisiti dimensionali si basa sulla identificazione dei:
• parametri dimensionali di interesse;
• parametri antropometrici di interesse;
• dati relativi al gruppo di utenti di riferimento;
• vincoli dimensionali posti dal contesto di intervento;
• utenti limite del progetto e/o dell’intervento.
Il primo passaggio riguarda l’identificazione dei parametri dimensionali di interesse e dei relativi
parametri antropometrici.
I parametri dovranno essere riferiti sia alle dimensioni statiche, sia alle dimensioni dinamiche.
Dovranno essere considerati, in particolare, gli involucri della persona durante lo svolgimento delle
diverse attività e le relative zone di raggiungibilità.
Parallelamente all’identificazione dei parametri antropometrici necessari alla definizione dei
requisiti dimensionali, è necessario identificare:
• la o le categoria/e di persone alle quali il progetto si rivolge e le relative caratteristiche;
• le caratteristiche delle attività previste e/o ipotizzabili;
• i vincoli posti da tutte le variabili di contesto.
Altri fattoti di variabilità dovranno essere considerati caso per caso.

11. I DATI ANTROPOMETRICI DI RIFERIMENTO

Definizione di antropometria della World Health Organization (WHO):


“L’antropometria è un metodo per determinare le dimensioni, le proporzioni e la composizione del
corpo umano. Inoltre, l’antropometria può essere impiegata per stimare la funzionalità, lo stato di
salute e la sopravvivenza”.

La WHO, oltre ad individuare dei dati antropometrici di riferimento, ha cercato di instaurare una
guida sul patico utilizzo e interpretazione di tali dati. L’attenzione è stata focalizzata principalmente
sui bambini e sugli adolescenti, utilizzando l’antropometria come strumento per valutare
l’andamento della crescita dei bambini.
Quando vengono utilizzati i dati antropometrici, è necessario considerare questi valori come veri e
propri standard a cui riferirsi per poter definire una crescita ‘normale’ o quantomeno desiderabile
(interpretando i dati).
E’ indispensabile analizzare il contesto in cui si verifica una deviazione dai valori standard.
Altro fattore da considerare è l’influenza di fattori non- patologici sulla normale crescita e stato di
salute dell’individuo. Ogni fattore deve essere valutato singolarmente e nel proprio contesto e non
come valore assoluto.
Per quanto riguarda i bambini, le curve di crescita stabilite dalla WHO sono ormai universalmente
accettate. Per realizzarle è stato eseguito l “Multicentre Growth Reference Study” (MGRS), studio
intrapreso tra il 1997 e il 2003.
Le tabelle elaborate al termine dello studio, rese note nel 2003, hanno riguardato diversi indicatori
antropometrici: lunghezza/altezza per età, peso per età ecc.
Per ognuno di questi indicatori viene fatta distinzione in base al sesso e all’età, creando apposite
tabelle dove sono rappresentate le curve di crescita della popolazione infantile nromale. Gli
indicatori non sono rappresentati come valore assoluto, ma come curve in percentili.
E’ evidente la necessità di avere dati antropometrici di riferimento anche per la popolazione adulta,
non solo per avere un indice dello stato di salute individuale, ma anche delle condizioni socio-
economiche degli individui, nonché per la progettazione di strumenti secondo criteri ergonomici.
A tal proposito, un documento molto importante sugli indicatori antropometrici della popolazione
adulta è quello che arriva dagli Stati Uniti. Lo studio alla base è il “Nutritional Health and Nutrion
Examination Survey” (NHANES), studio condotto dal National Center fro Heath Statistics (NCHS).
Dai dati ricavati dal NHANES sono state create delle tabelle sui principali indicatori antropometrici.
Per ogni indicatore antropometrico viene indicata una media, la deviazione standard dalla media e i
valori in percentili.
Per quanto riguarda la standardizzazione delle misure antropometriche a livello internazionale, si fa
riferimento alle norma ISO, e a quelle del CEN e della NASA per le tecniche di misurazione. Per
l’interpretazione univoca dei dati antropometrici, si fa riferimento alla norma UNI EN ISO
15535:2013. Essa fornisce le informazioni necessarie per rendere possibile la comparazione
internazionale tra diversi fasce di popolazione.
Le definizione e le modalità di rilevazione dei dati antropometrici sono descritti nella orma UNI EN
ISO 7250/1:2017.
I dati antropometrici rilevati su alcune popolazioni sono riportati nella norma UNI CEN ISO/TR
7250/2:2001.
Una sintesi dei principali dati antropometrici rilevati in Italia, USA, Giappone è rielaborata dalla
norma UNI CEN ISO/TR 7250/2:2011.
Mentre per il Giappone risultano completi tutti i dati, alcuni di questi non sono invece riportati dalla
norma per Italia e USA.
15. ARREDI, POSTAZIONI DA LAVORO, UTENSILI MANUALI

15.1 Introduzione
I principali problemi progettuali relativi al layout, richiedono di prendere in esame congiuntamente
gli aspetti relativi ai compiti fisici e ai compiti cognitivi, cui si aggiungono gli aspetti emozionali
relativi alla situazione soggettiva di ciascuno.
Analogo approccio vale per la valutazione dei possibili rischi, che possono derivare
dall’incompatibilità tra le caratteristiche e le capacità fisiche, sensoriali o cognitive delle persone, e
i livelli di prestazione richiesti dal contesto fisico, sociale e organizzativo in cui operano.
Dal punto di vista operativo si tratta di individuare:
• le persone alle quali il progetto si rivolge;
• le principali attività per le quali il prodotto/sistema da valutare e/o progettare sono utilizzati;
• i compiti, fisici e mentali, richiesti;
• i parametri antropometrici di riferimento;
• le capacità fisiche e mentali;
• gli utenti limite.
Si devono inoltre definire:
• i limiti della soluzione progettuale;
• le soglie di accettabilità e i relativi vincoli dimensionali e funzionali;
• i requisiti dimensionali relativi all’accessibilità e utilizzabilità;
• i requisiti relativi alle caratteristiche, alla durata e/o all’intensità delle posture, dei
movimenti e degli sforzi.

15.1 L’analisi dei compiti fisici e mentali


La normativa individua nell’analisi dei compiti e nell’analisi dell’utenza le due fasi preliminari alla
selezione dei parametri e dati necessari alla progettazione e/o alla valutazione dell’ambiente e/o del
prodotto e alla definizione dei requisiti dimensionali e funzionali.
Il compito è definito come l’insieme di attività che sono richieste per ottenere un determinato
obiettivo.
Le condizioni sono rappresentate da qualsiasi cosa possa influenzare l’attività che deve essere
svolta. Le condizioni sono definite “costrizioni” quando si ritiene che possano avere effetti negativi.
I compiti sono definiti come “prescritti” quando gli obiettivi e le condizioni sono fissati da
un’autorità gerarchica ed esterna. Si parla di “missione” quando i compiti sono resi espliciti
semplicemente dai loro obiettivi.
La prima fase della progettazione dei compiti prevede la loro descrizione attraverso:
• l’osservazione e registrazione dei compiti esistenti;
• la definizione delle funzioni necessarie per realizzare con successo gli obiettivi;
• la descrizione di cosa si deve fare a livello di singoli compiti per raggiungere tali obiettivi.
I compiti sono poi definiti in base alle caratteristiche critiche e in base ai vincoli tecnici, relazionali
e ambientali alla piena esecuzione del compito. L’analisi del compito richiede di:
• identificare le caratteristiche degli utenti attuali o potenziali che eseguono il compito nel
contesto considerato;
• verificare la rispondenza tra le caratteristiche del compito con le caratteristiche e capacità
fisiche degli utenti.
I dati così elaborati costituiscono la base per le successive decisioni.
Secondo la norma UNI EN 614 del 2009 il progetto dei compiti può essere descritto come un
processo che richiede la definizione degli obiettivi progettuali, l’analisi delle funzioni richieste e la
loro applicazione, la specificazione delle attività lavorative e l’assegnazione dei compiti lavorativi
fra i vari operatori.
La normativa fornisce un
modello di analisi dei compiti
che è condotto per successivi
steps.

Una volta definito ciò che deve essere fatto per raggiungere gli obiettivi, i compiti devono essere
valutati. I metodi e i criteri di tale valutazione dipendono dalla complessità del processo e devono in
ogni caso essere esplicitati.
L’analisi dei compiti consente di definire i requisiti dimensionali del progetto e i parametri fisico-
dimensionali necessari a valutare l’accettabilità delle soluzioni progettuali sulla base delle
caratteristiche dell’utenza.
Dal punto di vista progettuale gli aspetti di maggior rilievo riguardano l’identificazione e la
valutazione dei disagi e/o delle patologie che possono derivare dalle costrizioni poste dall’ambiente
fisico, dalla struttura e dalla successione di compiti fisici e cognitivi richiesti da una determinata
attività. Una postazione di lavoro dovrebbe essere progettata tenendo conto della variabilità delle
caratteristiche degli operatori e/o utenti. Quest’ultima dovrebbe includere:
• le dimensioni del corpo;
• la postura;
• i movimenti del corpo;
• la forza fisica;
• le abilità mentali.
Per quanto riguarda in particolare le postazioni di lavoro, gli elementi che devono essere considerati
sono:
• la posizione dell’operatore;
• gli spazi di movimento e le zone di raggiungibilità;
• le dimensioni del corpo;
• la postura;
• i movimenti del corpo;
• le applicazioni di forza;
• le abilità mentali.

15.3 Postazioni per lavoro di ufficio


La postazione del lavoro di ufficio rappresenta uno dei più comuni casi di intervento al quale
possono essere assimilate anche le postazioni da lavoro utilizzate al di fuori del luogo di lavoro.
Il sistema tavolo e sedia può essere utilizzato in ambienti di lavoro, domestici ecc., e gli utenti
devono necessariamente essere individuati caso per caso.
I parametri antropometrici di riferimento sono utili a individuare il corretto rapporto dimensionale
tra gli elementi che devono essere utilizzati e tra questi e le dimensioni del corpo umano in
posizione statica e in movimento.
I parametri devono tenere conto del tipo di attività.
I vincoli che devono essere considerati sono in particolare:
• le zone di raggiungibilità;
• lo spazio di movimento;
• i fattori di rischio che derivano dalle posizioni e dai movimenti;
• i fattori di rischio che derivano dalla durata delle posture e dalla frequenza e dall’estensione
o intensità dei movimenti e delle forze.
La normativa UNI EN ISO 14738: 2009 fornisce alcuni parametri necessari alla valutazione delle
posture e dei movimenti richiesti dalle attività di lavoro e le raccomandazioni relative alla loro
accettabilità, in funzione del campo visivo richiesto dalle diverse attività di lavoro.

15.3.1 Tavoli per il lavoro di ufficio


I principali vincoli riguardano: la larghezza e la profondità del piano di lavoro, la distanza tra questo
e il piano della seduta, lo spazio per le gambe, l’altezza del piano seduta, le dimensioni e la forma
dello schienale della sedia e l’angolo tra questo e il piano di seduta. I vincoli dimensionali possono
essere definiti individuando i parametri antropometrici più significativi e analizzando per ciascun
parametro i dati dimensionali relativi al gruppo di utenze considerato.
L’involucro definito dai movimento della persona nel corso dell’attività svolte al tavolo di lavoro
dovrà essere definito in base alla scomposizione dei compiti e dovrà tenere conto delle dimensioni
antropometriche e delle capacità di movimento più limitate.
Il caso rilevante riguarda la disposizione dello schermo e della tastiera del videoterminale che
devono tenere conto: della posizione della distanza tra le braccia e il piano di lavoro e della
necessità di alzare e ruotare continuamente il capo per controllare la tastiera sullo schermo.
La posizione e la distanza degli occhi dagli oggetti da osservare e manipolare sono inoltre essenziali
per tutte le attività.

15.3.2 Sedie per il lavoro di ufficio


La progettazione delle sedie utilizzate per attività di lavoro di ufficio pone problemi relativi sia agli
aspetti strettamente antropometrici, sia agli aspetti posturali.
Questi ultimi in particolare la posizione e l’inclinazione dello schienale.
Koemer e Grandjean riportano i risultati di studi condotti sull’influenza che l’inclinazione dello
schienale esercita sulla pressione dei dischi intervertebrali, dai quali possono essere tratte alcune
indicazioni utili per la progettazione.
La curvatura della colonna vertebrale è stata di grande interesse per ortopedici e designer di sedute.
Alcuni studiosi sostengono che uno schienale non sia necessario quando si è seduti perché, senza di
esso, i muscoli della schiena agiscono per stabilizzare il tronco. (tuttavia lo schienale porta a molti
benefici).

15.4 Postazione per attività manuali e/o di precisione


Il dimensionamento della postazione di lavoro per attività di precisione dipende dall’altezza a cui
devono essere collocate le braccia e dalla posizione delle mani e dall’inclinazione degli avambracci.
Nei casi in cui il piano di lavoro sia utilizzato nella posizione eretta si dovrà tenere conto
dell’affaticamento conseguente al rimanere in piedi per lungo tempo e potranno essere previsti
eventuali appoggi.

15.5 Scaffali e contenitori


Le definizione della posizione e delle dimensioni di scaffali, librerie, pensili ecc. rappresenta
anch’essa uno dei problemi progettuali più frequenti.
I parametri antropometrici di riferimento sono quelli necessari a determinare le zone di
raggiungibilità in orizzontale e in verticale e riguardano la statura, la capacità di movimento relativa
alla rotazione delle braccia, al piegamento e alla rotazione del busto, la capacità di sforzo, la
capacità di presa della mano e le limitazioni e gli ingombri al movimento che derivano
dall’eventuale utilizzo di ausili.
I vincoli dimensionali riguardano l’altezza dei piani e la profondità dei piani si lavoro e gli spazi
necessari ai movimenti.
Lo spazio necessario per il movimento è ovviamente maggiore per le persone che utilizzano ausili
per il movimento.
Le zone di normale raggiungibilità in verticale in orizzontale permettono di individuare le altezza e
le profondità raggiungibili senza sforzo attraverso il movimento delle braccia e la moderata
inclinazione del busto. I vincoli dimensionali devono riferirsi in questo caso alle distanze
raggiungibili dagli utenti e capacità di movimento più ridotte.
La zone di massima raggiungibilità corrisponde alle distanze raggiungibili dalla mano. In questa
zona, che corrisponde anche alle distanze raggiungibili senza sforzo dalla posizione eretta, devono
essere collocati tutti gli elementi da cui dipendono la sicurezza e l’accessibilità dell’ambiente o
dell’oggetto.
Nella stanza dovranno essere collocati anche tutti gli elementi di uso più frequente e tutti gli
elementi che possono favorire l’autonomia delle persone che hanno difficoltà di movimento. Nel
zone immediatamente superiori e inferiori possono essere collocati ripiani e contenitori per oggetti
di uso meno frequente.
Analoghe considerazioni riguardano le zone di raggiungibilità in orizzontale.
Il rispetto dei vincoli dimensionali definiti in base a parametri antropometrici si scontra ovviamente
con l’esigenza di sfruttare lo spazio disponibile.

15.6 Maniglie e maniglioni


Le dimensioni di tutti gli elementi che vengono utilizzati per aprire e chiudere sportelli, porte e
contenitori, devono essere definite in base alle dimensioni della mano che caratterizzano il gruppo
di utenti di riferimento,alla capacità di presa e alla capacità di attuare con precisione e agilità i
movimenti che consentono la presa di precisione e la presa di forza. In entrambi i casi l’estensione e
la precisione dei movimenti varia in funzione dell’età.
La capacità di presa è ovviamente legata alla forza che la mano è in grado di esercitare durante la
presa di forza o la presa di precisione.
Le raccomandazioni relative alla capacità di presa della mano riguardano le dimensioni minime
degli oggetti. Per elevate forze di presa devono essere previste in particolare:
• dimensione compre tra 50 e 70 mm per oggetti che devono essere afferrati e movimentati;
• posizioni neutre dell’avambraccio o supine;
• posizioni neutre del polso.

15.7 Pulsanti, interruttori, comandi manuali e touchscreen


L’utilizzabilità di tutti i comandi manuali e in particolare dei tasti e dei pulsanti dipende sia dalla
dimensione che dalla distanza dei tasti e dalla possibilità di riconoscere i tasti e la loro posizione
attraverso il contatto tattile.
L’utilizzabilità del touchscreen è garantita dalla gestione e movimentazione di un solo dito. Inoltre il
touchscreen è utile per ridurre il carico di lavoro quando i tipi di input sono limitati e ben definiti.
Anche per il caso dei comandi manuali deve tenere conto:
• delle caratteristiche degli utilizzatori;
• della frequenza di utilizzazione;
• delle variabili.
La riconoscibilità tattile degli elementi consente la loro identificabilità e manovrabilità con il solo
uso delle mani e , inoltre, la possibilità di comprendere l’esito dell’azione appena svolta.
L’abbassamento del tasto rappresenta quindi il feedback Analogamente lo scatto che segue alla
rotazione di una manopola.
Mentre gli schermi touchscreen forniscono feedback fisici o audio in risposta a una pressione di un
pulsante digitale.

15.8 Utensili manuali


L’utilizzabilità e la sicurezza degli utensili manuali, così come la loro efficienza ed efficacia,
dipendono sia dalla compatibilità delle loro dimensioni e del loro peso con le caratteristiche fisiche
degli utilizzatori, sia dalle posizioni e dai movimenti della mano e del polso richiesti dal loro
impiego.
Si deve tenere conto in generale, che:
• è preferibile una posizione neutra del polso;
• la massima forza di presa si può esercitare con tutta la mano mentre i vari tipi di presa di
precisione comportano una notevole diminuzione della forza esercitabile;
• sono sconsigliati movimenti che richiedono deviazioni.
Le dimensioni dell’impugnatura a ci si può riferire sono:
• per gli utensili che richiedono un’apprezzabile applicazione della forza, la lunghezza;
• pr gli utensili con impugnatura a doppia presa la distanza tra il punto di applicazione della
forza e il punto di presa;
• per gli utensili con impugnatura cilindrica il diametro;
• per a presa di forza di utensili come seghe manuali, trapani ecc. l’inclinazione
dell’impugnatura.
Gli utensili manuali devono inoltre:
• garantire l’isolamento elettrico e termico;
• essere privi di parti taglienti, spigoli vivi o parti a rilievo;
• essere rivestiti di materiali impermeabili;
• impedire l’accumulo di sporcizia sulla loro superficie;
• facilitare la presa.