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DIARREA VIRALE BOVINA (BVD)

Caratteristiche della patologia Informazioni


E.1 Malattia
E.1.1 Nome patologia Diarrea Virale Bovina (Malattia delle Mucose).
E.1.2 Agente/i eziologico/i Bovine viral diarrhea virus (BVDV), virus a RNA con envelope
di cui sono conosciuti due genotipi (BVD-1 e BVDV-2) e due
biotipi (citopatico e non-citopatico) appartenenti al genere
Pestivirus famiglia delle Flaviviridae.
Al genere Pestivirus appartengono anche i virus della border
disease (BDV) e della peste suina classica (CSFV). Queste
specie risultano antigenicamente correlare tra loro (con
possibili fenomeni di cross-reattività) in maniera tale da non
rendere possibile una suddivisione in sierotipi; due nuove
specie potrebbero essere aggiunte alle quattro già presenti in
questo genere: il Bungowannah virus recentemente isolato in
Australia (patogeno per il suino) ed un Pestivirus della giraffa
non ancora classificato.
E.1.3 Breve descrizione Patologia ad eziologia virale che può colpire i bovini di tutte le
età; in altre specie descritte rare forme cliniche e
sieroconversione. La BVD è diffusa in tutto il Mondo e causa
di importanti perdite economiche dov’è presente.
L’infezione avviene principalmente attraverso le mucose per
contatto diretto tra animali, possibile anche per via aerogena,
contatto indiretto e trans-placentare. La trasmissione
verticale permette la nascita di vitelli immunotolleranti
persistentemente infetti (PI), principale fonte della malattia. Il
decorso generalmente è asintomatico con però ripercussioni
sulla produzione, effetto door opener e sinergia con altri
agenti patogeni. Le forme cliniche, generalmente lievi,
possono presentarsi con febbre, malessere, anoressia, lesioni
buccali, scolo oculo-nasale, aborto, sintomi respiratori e
talvolta diarrea. Segnalate forme acute gravi e forme
emorragiche con elevata mortalità da BVDV-2.
I soggetti PI possono manifestare ritardi nella crescita e varie
patologie secondare o restare del tutto asintomatici, le
bovine immunotolleranti generano figli persistente viremici
(quando portano a termine la gravidanza). Gli animali PI
possono inoltre sviluppare una forma particolarmente grave e
quasi sempre fatale della malattia, detta malattia delle
mucose (MD).
Su base clinica ed epidemiologica talvolta è possibile
emettere un sospetto di malattia, in ogni caso la diagnosi
certa necessita della conferma di laboratorio (isolamento
dell’agente e/o test sierologici).
BVDV non è un agente patogeno per l’uomo.

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1 Rilevanza della patologia
1.1/2 Presenza e frequenza dell’agente eziologico sul territorio regionale / extraregionale
1.1/2.1 Presenza e frequenza della Presente e diffusa sul territorio Regionale.
malattia in Regione Lombardia
1.1/2.2 Presenza e frequenza della Presente e diffusa in tutta Italia e Paesi confinanti. Piano di
malattia in regioni / Stati risanamento obbligatorio in Alto Adige per gli allevamenti da
confinanti riproduzione. Il piano di sorveglianza nelle Regione Veneto ha
evidenziato una sieroprevalenza dell’80-100% a livello di
allevamento e del 65-75% a livello di animale.
Piano nazionale di eradicazione obbligatorio in Svizzera (tra il
2008 ed il 2010 si è stimata una riduzione dei PI da 1,8 a
0.2%).
Nel corso degli anni sono stati effettuati numerosi studi di
prevalenza in vari Paesi Europei che hanno evidenziato una
diffusione della malattia molto elevata, tra circa il 70 ed il
100% a livello di allevamento (valore minimo 28% in Norvegia
alla fine degli anni ’80) e tra circa il 20 all’85% a livello di
animale. In Nord America si sono registrate sieoprevalenze
approssimativamente dal 70 al 100% a livello di allevamento e
dal 30 al 90% a livello di animale.
Studi di prevalenza, per quanto concerne i PI, hanno
generalmente registrato valori attorno all’1-2% (0,2-2,1 in UE
e 0,1-1,9% in Nord America).
1.1/2.3 Frequenza eventuali epidemie Attualmente patologia diffusa con diversi focolai senza vere e
(specificare aree) proprie epidemie.
1.1/2.4 Animali / Vettori / Ambiente Il principale serbatoio della malattia è il bovino e la presenza
di animali PI è la principale causa di persistenza e diffusione
dell’infezione; nell’alpaca dove sono descritte forme analoghe
a quelle del bovino (compresi cria PI e MD), altri runimanti
possono fungere da ospiti spill over (ruolo epidemiologico
non del tutto chiarito).
Alcune mosche possono fungere da vettori meccanici di BVDV
(ruolo secondario).
L’ambiente può essere fonte d’infezione con diffusione per
aresol (fino a 10m), contaminazione degli alimenti o degli
strumenti ad uso veterinario.
1.1/2.5 Eventuali cicli stagionali / focolai Infezioni durante tutto il periodo dell’anno, eventuali cicli
influenzati da anomalie climatiche stagionali legati alle forme respiratorie.
1.1/2.6 Fattori che favoriscono la presenza Basso livello di biosicurezza, management inadeguato e
dell'agente (scarse misure cattive pratiche veterinarie. Elevata densità di animali; scarsa
igieniche, biosicurezza, igiene; mancato controllo degli animali in entrata (PI) e della
management, ecc.) patologia in allevamento; impiego di siringhe, guanti per la
palpazione transrettale e altri strumenti contaminati dall0uso
su PI; contaminazioni degli alimenti; trattamento inadeguato
del materiale abortivo sospetto; impiego di sperma ed
embrioni non sicuri.
1.1/2.7 Stabilità nell'ambiente dell'agente Relativamente bassa, in ambiente favorevole (riparo dalla
eziologico luce solare e bassa temperatura) può sopravvivere anche
alcuni giorni, talvolta alcune settimane.
Buona stabilità alle variazioni di pH (da 5,7 a 9,3) ed alle basse
temperature (fino a -40°C). Inattivato dai comuni detergenti e
dai solventi organici.

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1.1/2.8 Possibilità di eliminare l'agente Sì. Eradicazione correlata all’eliminazione di tutti i PI.
dall'ambiente Da valutare la possibilità di eradicazione nella fauna selvatica
(ruolo epidemiologico secondario per l’infezione del bovino).
1.3 Numero di specie domestiche colpite
1.3.1 Numero di specie domestiche Elevato. Bovini, ovini, caprini, suini (rischio di falsa positività
colpite (indicare anche quali) per CSFV), camelidi (nell’alpaca infezioni da BVDV hanno
effetti analoghi a quelle bovine) e cervidi allevati in cattività
(ipotizzata infezione con sieroconversione anche nel coniglio).
1.4 Velocità di diffusione
1.4.1 Rapidità di diffusione Variabile. Fortemente correlata alla percentuale di PI, alla
nell'allevamento densità di animali e ai mezzi di controllo. Nelle condizioni
maggiormente favorevoli alla diffusione del virus l’intero
allevamento può essere infettato in pochi mesi.
1.4.2 Rapidità di diffusione tra Variabile. Correlata ai mezzi di controllo, alla movimentazione
allevamenti dei PI e degli animali in generale. Nelle condizioni
maggiormente favorevoli alla diffusione del virus la diffusione
può essere relativamente rapida .
1.4.3 Capacità di diffondersi senza Pressoché nulla per via aerogena (massimo 1,5-10m).
movimentazione di animali Possibile solo in caso di diffusione di seme o embrioni non
sicuri (attualmente improbabile).
1.5 Vettori come reservoir e potenziali fonti di contagio
1.5.1 Ciclo della patologia influenzato da Descritta la trasmissione della malattia attraverso vettori
vettori meccanici. Alcuni studi hanno isolato il virus dall’apparato
buccale di Musca autumnalis, mosca cavallina e mosca dei
boschi. Questi vettori svolgono un ruolo minore, se non
irrilevante, nell’epidemiologia della malattia e la loro
presenza non comporta particolari problemi ai fini
dell’eradicazione della patologia.
1.5.2 Presenza del vettore sul territorio Sì, ma di scarsa importanza epidemiologica.
regionale / nazionale
1.5.3 Presenza del vettore legata a Sì, ma di scarsa importanza epidemiologica.
determinate aree / condizioni
climatiche
1.5.4 Capacità del vettore di Sì, ma di scarsa importanza epidemiologica.
sopravvivere, riprodursi, Nessuna capacità di fungere da reservoir.
trasmettere l'infezione, fungere da
reservoir
1.6 Rischio di contagio nelle specie sensibili
1.6.1 Probabilità di trasmissione Variabile, a seconda della presenza di PI e ai mezzi di
controllo. Incidenza elevata, fino ad 1,2 casi al giorno, in caso
di stretto contatto tra PI e soggetti suscettibili all’infezione.
1.6.2 Modalità di trasmissione Diretta, indiretta, aerogena e congenita.
La principale via trasmissione è quella diretta, per contatto
naso-naso tra animali. Possibile trasmissione attraverso latte
e colostro di vacche PI, per contaminazione ambientale o per
via aerogena (fino a 10m). Descritta trasmissione indiretta
attraverso strumenti veterinari, impiegati prima su PI e
successivamente su animali recettivi, come aghi (BVDV può
restare infettante fino a 3 giorni) e guanti (durante la
palpazione transrettale). Rare trasmissioni attraverso vettori
meccanici (mosche).
La trasmissione verticale svolge un ruolo cardine nel

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mantenimento della malattia, infezioni tra l’80° ed il 125°
giorno di gestazione possono dare luogo alla nascita di vitelli
PI (raramente oltre il 100°). Possibile trasmissione attraverso
lo sperma di tori infetti (in particolare PI) e l’embryo-transfer
(riceventi infette).
1.6.3 Particolari condizioni che Basso livello di biosicurezza, management inadeguato, scarsa
favoriscono la trasmissione igiene e cattive pratiche veterinarie.
1.7 Specie selvatiche reservoir e potenziali fonti di contagio
1.7.1 Specie colpite Numerose, tuttavia infezioni principalmente limitate alla sola
sieroconversione.
Contagi descritti in camelidi, cervidi e ruminanti esotici (in
particolare bisonti, antilocapre e renne).
Prove sperimentali sul cervo e sullo wapiti hanno mostrato la
capacità del virus di indurre infezione con sieroconversione,
escrezione virale e contagio dei conspecifici a contatto coi
soggetti in esame (quest’ultimo solo nello wapiti). Virus
isolato nel capriolo ma con ceppi geneticamente differenti da
quelli del bovino. Isolamenti in cervi della Virginia con
sintomatologia analoga a quella della malattia delle mucose e
in cervi muli con gravi polmoniti batteriche. Descritti casi di
infezione persistente nei traguli.
1.7.2 Interazioni selvatici / domestici / Presumibilmente l’interazione tra domestici e selvatici non
uomo presenta una particolare importanza dal punto di vista
epidemiologico. Studi sierologici effettuati sui cervi non
hanno evidenziato differenze rilevanti tra le popolazioni di
questi animali che sono in diretto contatto con quelle bovine
e quelle che non lo sono. I ceppi di BVDV isolati dai caprioli
hanno presentato differenze genetiche rispetto a quelli
bovini.
1.7.3 Eventuali specie in pericolo colpite Nessuna in Europa.
1.8 Potenziale diffusione silente
1.8.1 Riconoscibilità della patologia Buona solo nel caso di sviluppo della malattie delle mucose.
attraverso i segni clinici Le forme cliniche dei soggetti non immunotolleranti si
presentano con sintomatologia aspecifica (diarrea, anche
emorragica, sintomi respiratori, aborti ed altri problemi
riproduttivi), notevolmente variabile a seconda del virus, della
suscettibilità dell’ospite e per l’irruzione secondaria di altri
patogeni. Sono frequenti le forme asintomatiche o sub-
cliniche. Data la capacità di BVDV di indurre
immunosospressione e infettare l’ovaio è possibile sospettare
l’ingresso della malattia in allevamento qualora si registrino
problemi relativi alla sfera riproduttiva, incremento di
patologie respiratorie, enteriche e/o micosi cutanee
(necessaria diagnosi di laboratorio per conferma).
1.8.2 Diffusione attraverso soggetti sub- Elevato, molto frequenti (70-90%) le forme asintomatiche,
clinici / asintomatici possibili anche nei soggetti immunotolleranti. Una delle
principali cause di diffusione della malattia è la presenza di
soggetti persistentemente infetti asintomatici (o non
identificati).

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1.8.3 Periodo d'incubazione Alcuni giorni per le forme cliniche dei non PI. Nei soggetti PI lo
sviluppo della malattia delle mucose avviene mediamente a
6-18 mesi con sviluppo della sintomatologia, generalmente, a
10-14 giorni dall’infezione del ceppo citopatico omologo.
1.9 Variabilità dell’agente
1.9.1 Specie / Tipi conosciuti Agente ad elevata variabilità che presenta 2 biotipi (citopatico
e non-citopatico) e 2 specie (genotipi), BVDV-1 e BVDV-2, di
cui sono conosciuti rispettivamente 11 (almeno 7 presenti in
Italia) e 2 sottogenotipi (almeno 1 presente in Italia).
I biotipi non-citopatici sono i più largamente diffusi e gli unici
in grado di indurre immunotolleranza nell’ospite.
L’infezione con i diversi biotipi/sottobiotipi è generalmente
asintomatica, le manifestazioni cliniche possono essere
notevolmente differenti a seconda del tipo coinvolto (con
pattern che si sono modificati negli anni). BVDV-2 sembra
essere in grado causare più frequentemente forme cliniche
gravi negli animali non-immunotolleranti, inoltre l’unico
riconosciuto capace di indurre trombocitopenia.
1.9.2 Mutazioni Frequenti, per drift antigenico, ricombinazioni omologhe
(sullo stesso genoma) o con virus non omologhi.
La Pressione selettiva riveste un ruolo particolarmente
rilevante per la variabilità di BVDV dove i soggetti
persistentemente infetti sono una fonte continua di virus che
potrà andare incontro a selezione nei soggetti non
immunotolleranti. La risposta immunitaria dell’ospite,
associata all’elevato tasso di mutazione dell’agente, induce la
selezione di nuovi virus.
I fenomeni ricombinativi non sembrano in grado di generare
nuovi genotipi virali tuttavia sono alla base della creazione di
diversi biotipi.
1.9.3 Specie - specificità Medio - bassa , un tempo si riteneva che l’agente potesse
infettare solo il bovino. l’infezione è stata descritta in altre
specie domestiche e selvatiche, in alcuni di questi ospiti sono
state inoltre descritte rare forme cliniche. Nell’alpaca BVDV
mostra un comportamento analogo a quello nel bovino, le
infezioni degli esemplari gravidi possono dar luogo alla
nascita di cria immunotollerati con viremia persistente e
successivo sviluppo della malattia delle mucose.
1.10 Conoscenza dell’interazione ospite-patogeno
1.10.1 Grado di conoscenza scientifica Discreto (studi diretti e mutuati da quelli di altri flavivirus).
sulla patogenesi Alcuni meccanismi patogenetici che s’instaurano seguito
all’infezione virale, come la riduzione del tasso di
concepimento, non sono del tutto chiariti.
Particolare importanza rivestono l’infezione dell’apparato
genitale femminile (ovaio, ovidutto e infezioni uterine) e
quella trans-placentare, sia per le perdite economiche che ne
derivano (infertilità, alterazioni ormonali, aborti e morte
fetale) che per la nascita dei vitelli immutolleranti.
BVDV può replicare nel citoplasma di numerosi tipi cellulari
(anche in correlazione alla virulenza), mostrando paricolare
predilezione per i leucociti. Questo tropismo è alla base dei
deficit immunitari indotti dall’infezione con riduzione della

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produzione di alcuni mediatori della flogosi, minor
replicazione linfocitaria, alterazione dell’attività dei fagociti e
leucopenie ematiche (oltre il 25%).
I vitelli PI infettati con un ceppo citopatico omologo
sviluppano malattia delle mucose, sembra che questa grave
forma non sia causata solamente dal danno diretto del virus
quanto piuttosto ad una perturbazione della secrezione di
citochine.
Modello di studio per testare i composti antivirali da
impiegare nella terapia dell’epatite C (HCV).
1.11 Conoscenza della risposta immunitaria
1.11.1 Totale / parziale / nessuna Buona conoscenza dell’immunità umorale. La risposta
conoscenza dell'immunità umorale anticorpale è stata ampiamente studiata in relazione agli
effetti degli interventi vaccinali e all’instaurarsi dei fenomeni
di immunotolleranza (down-regulation dei linfociti b preposti
al riconoscimento specifico di BVDV durante l’infezione
congenita).
1.11.2 Totale / parziale / nessuna Parziale. La risposta cellulo-mediata è stata studiata in
conoscenza dell'immunità cellulo- relazione all’instaurarsi dei fenomeni di immunotolleranza
mediata (down-regulation dei linfociti T preposti al riconoscimento di
BVDV l’infezione congenita). La CMI è presumibilmente
fondamentale per la resistenza alla malattia dei soggetti
sensibili, gli effetti degli interventi immunizzanti ed i
meccanismi che s’instaurano a seguito dell’infezione naturale
presento alcuni punti ancora non del tutto chiariti.
2 Impatto socio-economico
2.1 Impatto della patologia sulle produzioni nella realtà lombarda
2.1.1 Perdite produttive (mortalità / Il virus svolge un ruolo di door opener e di sinergia con alcuni
scarti) patogeni (ad esempio BHV) nelle malattie respiratorie del
bovino; negli USA queste patologie, nel loro complesso,
hanno un costo pari a circa 3 miliardi di dollari annui. A cui si
sommano le perdite legate alla sfera riproduttiva.
Negli USA sono state stimate perdite attorno 400-500$
all’anno per vacca nel caso di infezione clinica, 50-100$ per
quella subclinica.

Perdite dirette:
− aborti (fino ad oltre il 20%), riassorbimenti fetali,
mummie, malformazioni e vitelli ipovitali
− riduzione produzione lattea
− riforma dei soggetti PI e costi legati conseguente alla
rimonta (quando previsto da eventuali piani di
controllo)
− calo della fertilità e alterazioni del ciclo estrale anche
per lunghi periodi (infezione ad ovaio, ovidutto e
utero)
− mortalità forme cliniche gravi (rare) e malattia delle
mucuse
− incremento delle patologie secondarie ed effetti
sinergici con altri agenti

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Perdite indirette:
− in caso di piano di controllo, riduzione degli introiti
futuri per mancata riproduzione degli animali
eliminati (in particolare i bovini ad alto valore
genetico) o per riforma durante la lattazione dei PI
− spese routinarie anche per animali che non
producono o producono meno
− costi legati ad interventi veterinari (terapia
sintomatica e diagnostica varia)
A cui si sommano i costi aggiuntivi legati a eventuali piani di
controllo e alle restrizioni commerciali.
2.1.2 Riduzione della qualità dei prodotti Possibile riduzione dell’incremento ponderale e/o scarti al
macello legati principalmente alle complicazioni e alla MD.
2.1.3 Minacce alla sopravvivenza Gravi danni economici ma nessuna minaccia attuale minaccia
dell'industria alla sopravvivenza dell’allevamento bovino e dei prodotti da
esso derivati.
2.2 Impatto economico del piano di controllo
2.2.1 Presenza e obbligatorietà del piano Nessuna.
2.2.2 Costo delle misure di monitoraggio Non applicabile.
in atto
2.2.3 Presenza di focolai sul territorio Non applicabile.
2.2.4 Tipologia e costo delle misure di Non applicabile.
controllo in atto.
2.3 Potenziale Impatto economico diretto (costi cumulativi inclusi)
2.3.1 Limitazioni e divieti alla produzione Divieto di commercializzazione per seme ed embrioni non
e alla movimentazione animale conformi alle leggi nazionali (Legge 126/63; D.P.R. 505/82,
226/92, 241/92). Possibili limitazioni alle movimentazioni
animali in caso d’implementazione di un piano di controllo
obbligatorio.
2.3.2 Potenziale costo economico Difficile stima dell’impatto economico data l’andamento
notevolmente variabile dell’infezione. Alcuni autori hanno
riportato perdite per 13-160€ all’anno per vacca (con punte di
oltre 400€), altri circa 200-300€ vacca/anno.
2.3.3 Possibili mezzi di controllo Vaccinazione e terapia medica delle infezioni secondarie
(vaccinazione e terapia medica / (costi variabili a seconda della terapia, efficacia scarsa).
Test-and-cull / Stamping out) Piano di eradicazione con eliminazione dei PI (costi variabili a
seconda della situazione dell’allevamento, sul medio / lungo
periodo benefici superiori).
2.3.4 Costi degli eventuali interventi Costi medio-bassi per il monitoraggio, negli USA stimati 5$ a
richiesti (monitoraggio e controllo) capo per identificare i PI (2004).Nella Provincia Autonoma di
Trento sono stati effettuati oltre 40.000 controlli per una
spesa totale di circa 175.000€ (2010).
Costi medi per il controllo, la prima voce di costo è la riforma
dei soggetti PI tuttavia, considerate le ripercussione dovute
alla presenza di questi animali, questo costo è nettamente
inferiore ai benefici che ne derivano. In Norvegia il costo
diretto del piano di eradicazione (diagnosi e controllo
compresi) dal 1993 al 2002 con spese dirette tra circa 300-500
mila €/anno (con un trend generalmente in diminuzione negli
anni). In 10 anni questo programma ha prodotto, al netto dei
costi, benefici stimati attorno ai 16 milioni di €.

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2.4 Potenziale Impatto economico indiretto (sociale, commerciale)
2.4.1 Conseguenze sulla distribuzione dei Conseguenze minori sui prodotti (sperma ed embrioni).
prodotti
2.4.2 Riduzione del prezzo di mercato BVDV non è un agente patogeno per l’uomo, l’impatto
impatto mediatico è pressoché nullo e non porta a riduzioni
indirette del prezzo di mercato dei bovini e dei prodotti da
essi derivati.
2.4.3 Divieto di distribuzione a livello No.
nazionale
2.4.4 Costi dei trattamenti e del controllo Non applicabile.
della patologia negli esseri umani
2.4.5 Riduzioni del turismo e della Attualmente non segnalate.
biodiversità
2.4.6 Restrizioni sul sistema produttivo Nessuna indiretta.
3 Impatto sulla salute pubblica
3.1 Presente in normativa
3.1.1 Se presente ambito territoriale Non applicabile.
interessato
3.2 Potenziale zoonosico
3.2.1 Possibilità di trasmissione agli Assente.
esseri umani
3.2.2 Frequenza di trasmissione agli Non applicabile.
esseri umani
3.2.3 Modalità di trasmissione agli esseri Non applicabile.
umani (diretto, indiretto, vettori,
alimenti, aerogena)
3.2.4 Barriere di specie Non applicabile.
3.2.5 Fattori di patogenicità Non applicabile.
3.2.6 Eventuale sottostima dei casi Non applicabile.
umani
3.3 Probabilità di contagio
3.3.1 Probabilità di contagio Non applicabile.
3.4 Trasmissibilità tra esseri umani
3.4.1 Probabilità di trasmissione tra Non applicabile.
esseri umani
3.4.2 Modalità di trasmissione tra esseri Non applicabile.
umani (diretta / indiretta)
3.5 Impatto sulla salute umana
3.5.1 Gravità della sintomatologia clinica Non applicabile.
dei soggetti colpiti
3.5.2 Durata della sintomatologia e Non applicabile.
dell'eventuale interruzione
dell'attività lavorativa
3.5.3 Danni permanenti Non applicabile.
3.5.4 Mortalità Non applicabile.
3.6 Impatto sulla sicurezza alimentare
3.6.1 Probabilità d'infezione / Non applicabile.
tossinfezione / intossicazione
attraverso gli alimenti

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3.6.2 Dosi necessarie per causare Non applicabile.
infezione / tossinfezione /
intossicazione
3.6.3 Precauzioni richieste Non applicabile.
3.7 Potenziale bioterroristico
3.7.1 Potenziale dannoso dell'agente Non applicabile.
sull'uomo
3.7.2 Reperibilità dell'agente Non applicabile.
3.7.3 Facilità d’impiego e conservazione Non applicabile.
dell'agente (laboratori / personale
specializzato / singoli individui)
4 Impatto sugli scambi commerciali
4.1 Impatto scambi regionali legato alle normative vigenti
4.1.1 Blocco / limitazione al commercio Nessuno.
(singolo animale, mandria, area
delimitata, totale)
4.1.2 Lista di prodotti vietati Seme ed embrioni non conformi alle leggi nazionali (Legge
126/63; D.P.R. 505/82, 226/92, 241/92) ed alle direttive
comunitarie (2003/43/CE; 88/407/CEE).
4.1.3 Perdita di indennità Nessuna indennità ufficiale possibile in Lombardia.
4.1.4 Difficoltà e tempistica del recupero Non applicabile.
di eventuali indennità perse
4.2 Impatto scambi nazionali / comunitari legato alle normative vigenti
4.2.1 Blocco / limitazione al commercio Attualmente, per quanto riguarda la BVD, la movimentazione
(singolo animale, mandria, area degli animali non è regolata a livello Europeo (eccezion fatta
delimitata, totale) per gli animali con manifestazioni cliniche generiche).
Limitazioni per le movimentazioni verso la Provincia
Autonoma di Bolzano dove tutti i bovini presenti sul territorio
devono aver reagito negativamente alla ricerca del virus
(campionamento della cartilagine auricolare) e dove vige il
divieto di vaccinazione (decreto del direttore di servizio n.
31.12/136762 del 10 marzo 2009). Verso al Provincia
Autonoma di Trento, la Regione Veneto (Dgr n. 2909 del
18/09/2007) e Friuli Venezia Giulia (decreto n.132/vetal. del
21/02/2011).
4.2.2 Lista di prodotti vietati Seme ed embrioni non conformi alle leggi nazionali (Legge
126/63; D.P.R. 505/82, 226/92, 241/92) ed alle direttive
comunitarie (2003/43/CE; 88/407/CEE).
4.2.3 Perdita di indennità L’Italia non risulta indenne.
4.3 Impatto scambi internazionali legato alle normative vigenti
4.3.1 Blocco / limitazione al commercio Generalmente no.
(singolo animale, mandria, area
delimitata, totale)
4.3.2 Lista di prodotti vietati Seme ed embrioni non conformi agli standard OIE.
4.3.3 Perdita di indennità L’Italia non risulta indenne.
4.3.5 Paesi con legislazioni REGIONE LOMBARDIA.
particolarmente restrittive
4.4 Possibilità di creare aree di controllo
4.4.1 Estensione dell'area Non applicabile. La normativa lombarda non prevede alcuna
area di controllo, con un’opportuna legislazione sarebbe
possibile già a livello di singolo allevamento.

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5 Benessere animale
5.1 Impatto sul benessere animale (durata)
5.1.1 Presenza e durata dei danni al Nei soggetti non immunotolleranti i l’infezione è
benessere animale principalmente sub-clinica. Possibili forme cliniche, anche
gravi, indotte direttamente dal virus o per coinfezioni /
infezioni secondarie (immunosoppressione) che
compromettono il benessere animale. Le forme non
complicate si risolvono clinicamente generalmente in alcuni
giorni. Le forme acute gravi e quelle emorragiche possono
portare a morte del soggetto in pochi giorni (anche
improvvisa). Le forme complicate, in particolare quelle
respiratorie, possono persistere per alcune settimane.
Nei soggetti immunotolleranti è possibile lo sviluppo della
malattia delle mucose, con gravi sintomi ed exitus 3-10 giorni,
gli animali che sopravvivono, qualora non vengano riformati,
vanno in contro alla cronicizzazione della malattia con morte
generalmente entro 18 mesi.
5.2 Frequenza di animali sofferenti/feriti/stressati a causa della patologia
5.2.1 Se presenti indicare la percentuale Forme cliniche nel 10-30% dei casi d’infezione. Rare le forme
gravi e la MD (generalmente PI < 2%).
5.3 Severità / reversibilità della malattia
5.3.1 Gravità clinica / reversibilità della Notevolmente variabile, da forme subcliniche a gravi forme
malattia emorragiche rapidamente mortali.
Nelle vacche gravide l’infezione può portare, principalmente
durante il primo trimestre, ad aborto (fino al 21% dei casi), a
morte fetale (con riassorbimenti, mummie o espulsione)
durante tutto il periodo della gestazione (molto raramente
oltre i 175 giorni), alla nascita di vitelli malformati (SNC, 125°-
175° giorno), disvitali o persistentemente infetti. Alterazioni
della sfera riproduttiva anche nelle vacche non gravide per
infezione dell’ovario, dell’ovidutto e dell’utero (ipofertilità e
alterazioni dell’equilibrio ormonale).
Le forme acute lievi presentano una sintomatologia lieve e
reversbile con malessere generalizzato con febbre,
depressione, anoressia, scolo oculo-nasale, diarrea,
decremento della produzione lattea e lesioni buccali. Le
forme acute gravi si presentano con sintomi sistemici
importanti, polmoniti e mortalità elevata (10-25%). Le forme
emorragiche causano risentimento sistemico, diarrea
emorragica, epistassi, ifema, emorragie qualora si formino
soluzioni di continuo (comprese quelle da iniezione) e
mortalità elevata.
La malattia delle mucose è la manifestazione più grave delle
infezioni da BVDV, con mortalità che sfiora il 100% e danni
irreversibili (scarti) nei pochi soggetti che sopravvivono.
Clinicamente la forma acuta della MD si manifesta con gravi
sintomi sistemici.
5.3.2 Interventi terapeutici e loro I principali interventi terapeutici sono rivolti contri infezioni
efficacia batteriche secondarie. Non esiste una terapia specifica contro
il virus, nei casi clinici si effettua la terapia sintomatica. La
risposta della terapia è buona per le forme acute lievi, scarsa
nelle forme gravi e pressoché nulla nella MD.

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5.4 Impatto sulle Libertà Animali
5.4.1 Libertà animali impedite Eventuale impedimento delle Libertà:
− Libertà dalla fame, dalla sete e dalla malnutrizione
(forme acute gravi e MD).
− Dal dolore, dalle lesioni, dalle malattie.
− Di esprimere un comportamento normale (alterazioni
ormonali per infezioni all’ovario e all’ovidutto).
6 Strumenti di controllo
6.1 Adeguatezza degli strumenti per la diagnosi
6.1.1 Kit validati disponibili in Italia ELISA:
− Kits SYNBIOTICS Europe (SERELISA® BVD p80 Ag Mono
Indirect / Blocking).
− Kits Prionics (ParaCHECK BVDV Ab / Ag / Plus / Focus)
− Kits IDEXX (HerdChek BVDV Ag/Serum Plus / Antibody
/ Antigen / Antigen Leukocyt; POURQUIER® ELISA
BVD p80 Ab).
− Kits SVANOVA Biotech AB (SVANOVIR® BVDV-Ab /
BVDV-Ab (screen) / BVDVp80-Ab).
6.1.2 Normative che regolano la Gli unici interventi diagnostici obbligatori sono su seme,
diagnostica embrioni e sugli animali da cui derivano nel rispetto delle
norme nazionali (Legge 126/63; D.P.R. 505/82, 226/92,
241/92) ed delle direttive comunitarie (2003/43/CE;
88/407/CEE).
6.1.3 Metodologie diagnostiche descritte MANUALE OPERATIVO OIE (Cap. 2.4.8)
da enti internazionali (OIE, UE) Descritte metodologie per l’identificazione diretta dell’agente
e test sierologici.
a) IDENTIFICAZIONE AGENTE (indicati ai fini del commercio
internazionale):
− Isolamento virale; su tessuto-colture bovine da
sangue intero, siero, buffy coat, leucociti o sperma
(ponendo attenzione agli effetti citotossici). Falsi
positivi per contaminazioni (campioni, linee cellulari o
siero fetale bovino); falsi negativi per bassi titioli
virali, anticorpi colostrali o nel siero fetale bovino.
− ELISA Ag; ELISA sandwitch su leucociti lisati (NS2-3 o
ERNS) o su sangue, plasma, siero (ERNS). Falsi positivi
per contaminazioni e falsi negativi per anticoprpi colo
strali. Sensibilità simile ad isolamento ma inferiore a
RT-PCR.
− Biologia molecolare; RT-PCR o ibridazione in situ. RT-
PCR compresa real-time (metodo più sensibile ma
rischio contaminazione). Utilizzabile anche per
identificare contaminazioni virali in vari prodotti
durante la loro preparazione (ad esempio vaccini o
sieri fetali) e nel latte di massa (fino ad oltre 100
vacche in lattazione).
Ibridazione in situ per tessuti fissati in formalina (studi
retrospettivi) o associata a RT-PCR (studi filogenetici).
− Immunoistochimica; per l’identificazione dell’agente
in campioni istologici (soprattutto linfonodi. tiroide,
cute, encefalo e abomaso di PI).

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b) TEST SIEROLOGICI
− Virus neutralizzazione; metodo che presenta problemi
legati alla scelta del virus (variabilità dei ceppi di
campo e dei relativi anticorpi neutralizzanti).
− ELISA Ab; possibile sia con metodo indiretto che
blocking (problematiche legate alla preparazione
dell’antigene). Metodi utilizzabili come screening del
latte di massa con risultati di elevata positività
(fortemente suggestiva di PI in allevamento),
negatività (nessun PI) o intermedi (ulteriori esami).
6.1.4 Possibilità / Obbligo di effettuare Attualmente nessuna. Vaccini marker (immunizzazione
test DIVA (vaccini marker) soltanto verso gE2) ancora in fase di studio.
6.1.5 Giudizio complessivo Inadeguati.
dell’adeguatezza degli strumenti di L’ampia diffusione degli interventi immunizzanti rende
controllo difficoltosi eventuali studi epidemiologici finalizzati a stimare
la prevalenza della malattia su larga scala; negli allevamenti
che vaccinano la diagnosi sierologica sarebbe inaccurata
(problema interpretativo dei risultati), l’identificazione diretta
dell’agente inaffidabile (98-99% degli animali hanno viremia
transitoria) e costosa.
Attualmente in Lombardia non è previsto alcun piano di
controllo della malattia nemmeno su base volontaria e,
nonostante l’importante impatto economico della patologia
sull’allevamento bovino, non è possibile per gli allevatori
ottenere un qualifica di indennità ufficiale (a differenza di
quanto avviene in Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli
Venezia Giulia).
Il controllo della BVD basato sulla sola vaccinazione risulta
ampiamente inadeguato ai fini dell’eradicazione della
malattia, mostrandosi l’unica alternativa possibile solo nei
casi in cui non sia possibile ottenere un adeguato di
biosicurezza nell’allevamento.
L’implementazione di un efficace piano di eradicazione è
possibile e permetterebbe sia il controllo della malattia che la
sua eliminazione dall’allevamento rendendo così superflua la
vaccinazione ed i rischi che da essa derivano (in particolare
pressione selettiva, reazioni avverse ed efficacia altalenante).
Nei Paesi Scandinavi il piano di eradicazione nazionale, in atto
già dagli anni ’90, ha dato ottimi risultati sia dal punto di vista
dell’eliminazione dell’infezione (99% di aziende free in
Danimarca) che del rapporto costi/benefici.
6.2 Adeguatezza degli strumenti per la prevenzione
6.2.1 Ostacoli / incentivi alla prevenzione Ostacoli − Costi a carico dell’allevatore; necessari buon livello
di biosicurezza (problema fiere e movimentazione animale) e
management; se basata sulla vaccinazione ha scarsa efficacia;
mancanza di un sistema di sorveglianza regionale.
Incentivi − Fondamentale per l’eradicazione della malattia e
per impedirne nuovamente l’ingresso; rapporto costi-benefici
favorevole (se impiegati strumenti adeguati).

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6.2.2 Possibili mezzi di prevenzione e loro Biosicurezza e management sono fondamentali per la
efficacia prevenzione della malattia. Qualora s’intenda eradicare la
sorveglianza epidemiologica è indispensabile (ad esempio
ELISA sul latte di massa).
La vaccinazione non previene l’infezione, è un mezzo utile
principalmente a ridurre l’impatto clinico della malattia e
consigliabile solamente nei casi in cui non sia possibile
instaurare un corretto livello di biosicurezza (soprattutto
animali in entrata, fiere e mostre) per l’eradicazione.
6.2.3 Disponibilità di vaccini commerciali Sì. Disponibili a livello Europeo e Internazionale vaccini vivi
a livello Europeo / Internazionale modificati e vaccini spenti.
6.2.4 Disponibilità di vaccini marker a Attualmente nessuno.
livello Europeo / Internazionale La glicoproteina E2 di BVDV ha un elevato potere
immunogeno ed è oggetto si studio per la messa a punto di
possibili vaccini marker (vaccini ricombinanti, a DNA, a sub-
unità). Vaccini sintetizzati sfruttando i sistemi di espressione
del Baculovirus (virus patogeno per alcuni insetti) nonostante
abbiano mostrato una buona stimolazione della risposta
umorale contro E2 si sono rivelati scarsamente efficaci nel
proteggere gli animali dalla malattia, presumibilmente per
scarsa / nulla risposta cellulo-mediata che inducono.
6.2.5 Efficacia della vaccinazione La vaccinazione è volta principalmente alla riduzione
dell’incidenza e della gravità delle forme cliniche (primarie o
secondarie all’effetto door opener) ed ai danni derivati da
queste forme. I soli interventi vaccinali non sono in grado di
prevenire con certezza la nascita di vitelli persistentemente
infetti e quindi di impedire la diffusione in allevamento.
Vantaggi − Riduzione delle forme cliniche (minor impatto
sulla sfera riproduttiva), costi contenuti, alcuni MLV possono
ridurre infezioni fetali (58-88%), MLV inducono immunità
umorale e cellulo-mediata, disponibilità di formulati
polivalenti (riduzione degli interventi di inculo), disponibili
vaccini polivalenti (con altri agenti del complesso delle
malattie respiratorie bovine).
Svantaggi − Vaccinazione non impedisce l’infezione, pressione
selettiva sul virus, infezioni fetali eventualmente ridotte ma
non impedite del tutto (nascita di PI), interferenze con la
diagnostica, induzione di anticorpi efficaci generalmente solo
contro i virus omologhi (parziale contro gli altri), possibili
reazioni avverse (soprattutto MLV), efficacia molto variabile
dei vaccini spenti (25-100%), vaccinazioni polivalenti possono
indurre immunità meno efficace delle monovalenti,
contaminazioni dei vaccini con BVDV non-citopatici hanno la
potenzialità di indurre PI.
6.2.6 Normative che regolano gli Non applicabile, malattia non soggetta ad obbligo di denuncia
interventi vaccinali né presente in piani di eradicazione ufficiali (impiego di
vaccini registrati).

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6.3 Adeguatezza degli strumenti per il controllo
6.3.1 Ostacoli / incentivi al controllo Ostacoli − Costi attualmente a carico dell’allevatore; necessari
buon livello di biosicurezza (problema fiere e movimentazione
animale) e management; vaccinazione poco efficace e
interferisce con la diagnostica sierologia; nel caso di
applicazione obbligatoria su larga scala necessario un elevato
livello organizzativo e di collaborazione tra Autorità
Competenti e allevatori.
Incentivi − Rapporto costi-benefici favorevole sul medio /
lungo periodo; annullamento della pressione selettiva;
eliminazione delle perdite produttive e delle infezioni
secondarie; nessun rischio di MD; nessun intervento
immunizzante necessario; piani di eradicazione in altre
Regioni italiane e Paesi europei.
6.3.2 Possibili mezzi di controllo e loro Piano di controllo ed eradicazione della malattia basato su:
efficacia corretto livello di biosicurezza (controllo delle
movimentazioni e dei fattori di rischio); identificazione ed
eliminazione sicura dei PI (ad esempio real –time RT-PCR su
pool e poi su singoli individui dei pool positivi) e sorveglianza
sierologica. Se attuato correttamente efficace eliminazione
della patologia dall’allevamento.
Piano vaccinale (ad esempio primo intervento MLV e poi
vaccino spento sulle vacche). Inefficace ai fini della
sorveglianza sulla malattia, dell’eradicazione e per la
riduzione della pressione selettiva; consigliabile solo qualora
non sia instaurare un adeguato livello di biosicurezza in
allevamento.
6.3.3 Normative che regolano i mezzi di Non applicabile, in Lombardia malattia non soggetta ad
controllo obbligo di denuncia né presente in piani di eradicazione
ufficiali.
6.4 Adeguatezza degli strumenti per la terapia
6.4.1 Sistemi terapeutici in uso (cura e Principali interventi terapeutici contro le infezioni batteriche
prevenzione) secondarie (antibiotici e sintomatici). Nessun farmaco attivo
direttamente contro il virus, è possibile la terapia sintomatica
associata a quella di sostegno nelle rare forme gravi (la
mortalità resta comunque elevata). Nessuna terapia efficace
contro MD.
6.4.2 Normative che regolano la terapia Non applicabile. Rispetto dei tempi sospensione qualora si
medica ricorra all’uso di farmaci per il controllo delle forme
secondarie.
6.4.3 Eventuali residui / tempi di Non applicabile (nessuna terapia specifica contro il virus, gli
sospensione interventi terapeutici sono generalmente mirati al controllo
delle infezioni batteriche secondarie).

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